delle Terme Euganee
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SETTEMBRE 2026
Periodico d’informazione locale - Anno XXXIII n. 204
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Nuova luce per Abano: il progetto da 3 milioni per strade e impianti comunali
Siccità record, Energia, il Veneto sfida il monopolio Elisa Venturini: e punta sullesfida “La multiutility dei prossimi del territorio anni è la prevenzione”
Case della Comunità, dopo le opere parte la campagna di comunicazione
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La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
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n Veneto si respira un clima politico singolare, lontano dai toni esasperati dello scontro ideologico. Tra Palazzo Balbi e i banchi dell’opposizione guidata da Giovanni Manildo si è consolidato un feeling istituzionale così palese da spingere gli osservatori, fin dalla campagna elettorale, a coniare la crasi “Stefanildo”. Una definizione nata per sottolineare non solo lo stile felpato e dialogante dei due protagonisti, ma anche una marcata sovrapposizione nei programmi e nella visione del territorio. Le prime conferme di questa sintonia non si sono fatte attendere. Sul terreno dei diritti e delle risposte sociali, maggioranza e opposizione hanno trovato convergenze significative, concretizzate in provvedimenti dal forte impatto etico e comunitario come la legge sui caregiver e il delicato dossier sul fine vita. Un’intesa culminata nell’ormai celebre “patto dell’acciuga”, l’incontro informale tra il presidente della Giunta Alberto Stefani e il leader dell’opposizione Manildo. Un vertice a tavola che ha formalizzato la volontà di superare i muri contrapposti per costruire percorsi legislativi condivisi.
SCUOLE, DOPPIA SFIDA: INVERNO DEMOGRAFICO E SPINTA ALL’INNOVAZIONE AD ABANO NE’ CHIUSURE NE’ TAGLI MONTEGROTTO SPINGE SULLE OPERE servizi alle pag. 4-5
MONTEGROTTO, RIPARTONO I LAVORI DELLA CASA DI RIPOSO
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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE
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AUTONOMIA: UN ALTRO PASSO AVANTI, STEFANI: “IL VENETO HA FRETTA”
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uanto successo tra gli scanni del Consiglio regionale del Veneto travalica i confini della regione. L’approvazione del provvedimento sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito ha rotto la barriera dei posizionamenti ideologici predefiniti. Il voto a maggioranza trasversale ha stabilito un principio di realtà: la regolamentazione di tempi, verifiche ed erogazioni per chi si trova in condizioni di sofferenza irreversibile non è una concessione etica, ma un dovere organizzativo delle strutture pubbliche.
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Dove lo butto?
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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE
BIBLIOTECA TALAMI, QUASI 400 PRESTITI IN UN GIORNO
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87 prestiti in una sola giornata. È il dato registrato a metà agosto dalla Biblioteca Civica “Federico Talami” di Abano Terme, alla riapertura dopo la breve pausa estiva. Un risultato particolarmente significativo, che colloca la biblioteca di Abano nettamente al primo posto tra quelle del circondario: nello stesso giorno la seconda biblioteca per numero di prestiti si è fermata a 240. Ma dietro ai numeri c’è soprattutto una bella fotografia della nostra città: famiglie, adulti e tanti bambini e ragazzi che frequentano la biblioteca, scelgono un libro, partecipano alle attività e vivono questo spazio come un vero punto di incontro. Sta contribuendo al risultato anche “Un’estate LEGGEndaria”, la sfida di lettura gratuita dedicata ai giovani dai 5 ai 16 anni, iniziata a giugno e in programma fino al 30 settembre. Ogni partecipante sceglie il proprio obiettivo, a partire da almeno sei libri, e ad ogni restituzione conquista uno sticker. Al raggiungimento del traguardo vengono consegnati l’Attestato di Gran Lettore e i gadget dell’iniziativa. L’estate della Talami propone inoltre laboratori creativi, cacce al libro, giochi di ruolo, attività investigative e giochi da tavolo, realizzati sia in biblioteca sia nei parchi cittadini. “387 prestiti in un giorno sono un risultato che ci rende molto felici. Ancora di più ci piace vedere tanti giovanissimi entrare in biblioteca e lasciarsi incuriosire dai libri. Una biblioteca frequentata è un segnale di vitalità della comunità. Avvicinare un bambino alla lettura significa offrirgli uno strumento che potrà accompagnarlo per tutta la vita. Grazie ai bibliotecari e a tutte le persone che stanno rendendo possibile questa estate così partecipata”. C’è ancora tempo per partecipare a “Un’estate LEGGEndaria”: l’iniziativa continua fino al 30 settembre.
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• Nicola Stievano Segue da pag. 1
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Ad Abano l’estate è “LEGGEndaria”
isalendo l’Adige, il Trentino procede invece con un’andatura diversa. Il disegno di legge giace nelle commissioni consiliari della Provincia Autonoma, frenato dalla volontà di non rincorrere l’attivismo normativo e dal tentativo di spostare il baricentro dell’attenzione sul potenziamento della rete di cure palliative. Si delineano così due approcci territoriali speculari al medesimo problema: da un lato l’inquadramento della sentenza della Corte Costituzionale sul fine vita entro un percorso amministrativo con scadenze definite per l’A zienda Sanitaria; dall’altro una cautela che preferisce attendere l’eventuale intervento del Parlamento, non fa venire meno il rischio di lasciare i cittadini e i comitati etici locali in una zona d’ombra procedurale. Questa differenza riflette una discussione pubblica che non può più essere liquidata come esercizio teorico o scontro di appartenenza. Le scelte sulla fase finale dell’esistenza appartengono alla sfera intima della persona, ma travalicano il singolo nel momento in cui investono i familiari, la responsabilità dei medici e si riverberano nella comunità. Quando il corpo sociale evita di affrontare l’argomento per timore di dividersi, delega la soluzione del dolore alla solitudine delle famiglie o alle aule dei tribunali. Il percorso però è tutt’altro che semplice e scontato.
Il merito dell’esperienza veneta, pur nella diversità delle posizioni e nelle contrapposizioni ideologiche, sta nell’aver separato la giurisdizione morale da quella gestionale. Regolamentare la procedura medica non significa incentivare una scelta, né svalutare l’importanza dell’affiancamento assistenziale o della terapia del dolore; significa prendere atto che la dignità individuale richiede certezze operative quando la vita impone decisioni definitive. La politica locale, forte dell’autonomia istituzionale di cui dispone a Venezia come a Trento, ha il compito di fornire regole trasparenti anziché risposte evasive. Dal canto suo, invece, la chiesa reclama il pieno rispetto per la vita, in ogni sua fase e condizione, ma qui entriamo in un altro ambito. Affrontare la questione con strumenti normativi chiari non è una resa culturale, ma un atto di responsabilità civile. Il dibattito aperto nelle nostre Regioni dimostra che la tutela della fragilità non si misura sulla capacità di rinviare i problemi, ma sulla disponibilità ad accompagnare le persone nell’esercizio delle proprie libertà fondamentali entro un quadro pubblico rigoroso e nel pieno rispetto della volontà di ogni individuo. Poi ciascuno deve essere libero di fare le proprie scelte, consapevole che le istituzioni non dovrebbero essere semplici controparti burocratiche.
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• Federico Franchin
ASCOLTA ORA delle Terme Euganee è una testata giornalistica di proprietà di
ASCOLTACI IN Questa edizione raggiunge le zone di Abano Terme e Montegrotto Terme per un numero complessivo di 11.500 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; Srl numero iscrizione ROC 32199
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Focus scuola/1. La mappa delle iscrizioni negli istituti cittadini si mantiene solida, nessuna chiusura o contrazione
Abano Terme resiste al calo demografico: plessi confermati e nuovo nido a Giarre L ’avvio del nuovo anno scolastico ad Abano Terme si apre sotto il segno della stabilità demografica e organizzativa. In controtendenza rispetto alle generali difficoltà legate alla denatalità, la mappa delle iscrizioni negli istituti cittadini si mantiene solida, consentendo la piena conferma di tutte le classi e
di tutti i plessi comunali, senza alcuna chiusura o contrazione di sezioni. Per quanto riguarda le scuole primarie, il nuovo anno vede la partenza di una prima classe alla Pascoli, una alla Busonera, due alla Manzoni, due alla Giovanni XXIII e due alla De Amicis. Un quadro positivo che si riflette anche nelle
La scuola primaria Busonera
scuole secondarie di primo grado, garantendo una presenza capillare dell’istruzione nei diversi quartieri della città termale. La principale novità dell’anno riguarda però i servizi per la prima infanzia, con l’entrata in funzione del nuovo nido “Girotondo ROC” a Giarre, realizzato nell’area riqualificata dell’ex I ROC. Un’opera che amplia l’offerta comunale per la fascia 0-3 anni, affiancandosi alle strutture già esistenti. Per l’anno educativo appena avviato, le iscrizioni ai nidi comunali registrano 66 bambini al “Prati Colorati”, 26 al “Monterosso” e 34 al nuovo “Girotondo ROC”. Quest’ultimo dispone di una capienza potenziale di 60 posti, ma per il primo anno si è optato per un avvio graduale in vista del pieno regime. “L’obiettivo è arrivare, a partire da settembre 2027, alla piena capacità della struttura”, spiega il sindaco Federico Barbierato. “In questa prospettiva stiamo valutando anche possibili forme di collaborazione con alcune aziende del territorio, che hanno già manifestato interesse per la possibilità di riservare un certo numero di posti ai figli delle proprie dipendenti, offrendo così un ulteriore strumento di conciliazione tra tempi di vita familiare e lavoro”. Un impegno che si estende anche al sostegno
economico e logistico quotidiano per le famiglie. “Parallelamente abbiamo confermato tutti i servizi scolastici già garantiti negli anni precedenti, a partire dal pre e post scuola fino al trasporto scolastico, perché riteniamo fondamentale sostenere concretamente l’organizzazione quotidiana delle famiglie e assicurare continuità ai servizi”, sottolinea il primo cittadino. “È un dato importante, perché conferma la tenuta della nostra rete scolastica e la presenza diffusa del servizio nei diversi quartieri della città”. Durante la pausa estiva, l’amministrazione ha investito in importanti interventi di manutenzione ed efficientamento degli edifici. Tra le opere principali spicca l’installazione dei sistemi di climatizzazione presso i nidi “Prati Colorati” e “Monterosso” e la scuola dell’infanzia statale “Mago Merlino”, per garantire ambienti idonei nei mesi più caldi. Si sono aggiunti lavori puntuali di sistemazione dei pluviali e delle gronde alla primaria Giovanni XXIII e interventi contro le infiltrazioni nella palestra comunale di Giarre, con la sigillatura degli infissi e la protezione delle coperture per il corretto smaltimento delle acque piovane. • Nicola Stievano
Sostenibilità ed energia pulita: la geotermia entra nelle scuole
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ltre agli interventi manutentivi di routine, l’amministrazione comunale di Abano Terme guarda al futuro programmando investimenti strutturali dedicati all’efficientamento energetico del patrimonio scolastico cittadino. L’obiettivo dell’ente è ridurre i consumi e l’impatto ambientale, offrendo al contempo spazi moderni e confortevoli a studenti e personale. La novità di maggiore rilievo riguarda la scuola primaria “Manzoni”, dove verrà realizzato un progetto sperimentale del valore di
270 mila euro per l’impiego della geotermia e delle risorse termali a fini energetici. Si tratta di un’iniziativa fortemente innovativa che punta a valorizzare la risorsa naturale simbolo del territorio abanese in un’ottica di sostenibilità e risparmio. Parallelamente, interventi sul fronte dell’eff icienza sono stati completati nella palestra della scuola “Vittorino da Feltre”, con il completo rifacimento dell’impianto di illuminazione e l’installazione di nuovi corpi illuminanti a LED per migliorare la resa visiva e tagliare
i consumi elettrici. “La scuola resta per noi uno degli ambiti sui quali mantenere alta l’attenzione”, evidenzia l’amministrazione comunale. “Da una parte garantiamo i servizi quotidiani e interveniamo tempestivamente sulle manutenzioni necessarie, dall’altra programmiamo opere strutturali che possano migliorare in maniera duratura la qualità degli edifici. L’obiettivo è offrire ai bambini, alle famiglie e a tutto il personale scolastico ambienti sicuri, accoglienti e adeguati, investendo
oggi su strutture che devono continuare a svolgere al meglio la loro funzione anche nei prossimi decenni”. • (N.S.)
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5 Focus scuola/2. Prosegue intanto la costruzione del polo educativo don Milani a Turri
MONTEGROTTO SPINGE SULLA MANUTENZIONE NUOVI SPAZI MONTESSORIANI ALLA “NIEVO”
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nizio d’anno scolastico a Montegrotto Terme all’insegna di novità sul fronte dell’edilizia, grazie a un piano articolato di interventi di manutenzione, adeguamento e ammodernamento che l’amministrazione comunale ha portato a termine in queste settimane. I cantieri hanno interessato la scuola primaria Nievo e la scuola Ruzzante, mentre prosegue a ritmo sostenuto la costruzione del nuovo polo educativo Don Milani a Turri alta. “Una comunità che investe nelle proprie scuole investe nel proprio futuro, e Montegrotto Terme lo sta facendo con continuità e concretezza: ogni estate i cantieri nelle scuole sono la prima priorità dell’Amministrazione”, dichiara il sindaco Riccardo Mortandello. “Alla Nievo abbiamo costruito, anno dopo
anno, un’offerta Montessori che oggi non esiste altrove nel territorio termale ed euganeo e che sta attirando famiglie da tutto il comprensorio; alla Ruzzante stiamo affrontando con metodo e con risorse vere le criticità di un edificio che ha bisogno di cure, senza rinvii. E a Turri alta cresce il nuovo polo Don Milani, che sarà la scuola più moderna del bacino euganeo. Nel complesso parliamo di quasi 250 mila euro di interventi solo per quest’anno, oltre al cantiere del nuovo plesso. Non sono spese, sono la scelta più lungimirante che un’Amministrazione possa fare: garantire ai nostri ragazzi spazi sicuri, belli e adatti a una didattica di qualità”. Alla scuola primaria Nievo, dando seguito ai lavori dell’estate 2025 che avevano
portato alla realizzazione del refettorio e alla conversione delle prime aule, sono state modificate tre ulteriori aule al primo piano per ampliare l’offerta didattica a indirizzo Montessori. Il nuovo ambiente è stato dotato di una parete scorrevole a scomparsa che permette di dividere o unificare gli spazi a seconda delle esigenze pedagogiche. I lavori, completati con le rifiniture e le pulizie in vista della riapertura, hanno comportato un investimento di 40 mila euro. Particolare attenzione è stata riservata anche alla scuola Ruzzante, dove prosegue la messa in sicurezza dell’edificio. Dopo aver risolto prima dell’estate alcune infiltrazioni sul tetto e sistemato la scala di emergenza della scuola dell’infanzia, a inizio settembre prenderà il via la manutenzione straordinaria della copertura per un importo di 23 mila euro. È inoltre in fase di approvazione il progetto di consolidamento statico definitivo per le strutture esterne del lato sud-est della primaria, del valore di circa 180 mila euro, mentre volgono al termine i lavori di riqualificazione della tensostruttura adiacente. Procedono secondo cronoprogramma anche i lavori per la nuova scuola Don Milani a Turri alta, destinata a diventare un polo di riferimento per l’intero bacino euganeo. Completati i muri perimetrali e il tetto, sono in fase di posa le pareti interne ed entro settembre prenderanno il via gli impianti e il cappotto termico esterno, con
conclusione prevista entro febbraio 2027. L’assessore all’Istruzione Pier Luigi Sponton evidenzia la rilevanza dell’offerta formativa: “Stiamo cercando di consolidare il nuovo indirizzo della scuola Montessori, che riscuote interesse non solo dai sampietrini, ma attrae anche famiglie del comprensorio termale ed euganeo, dato che era un’offerta formativa che mancava in questo territorio”. Sulla stessa linea l’assessore all’Edilizia Scolastica Duilio Fasolato, che ribadisce:
“L’Amministrazione continua a investire nella sicurezza e nell’adeguamento dei propri edifici scolastici. Alla scuola Nievo abbiamo completato una trasformazione significativa che rende lo spazio più funzionale alla didattica innovativa, mentre alla Ruzzante stiamo procedendo con la risoluzione delle criticità strutturali”. • Nicola Stievano
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Montegrotto Terme, quasi 60 mila euro dal Comune per supportare le attività scolastiche
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lezioni ormai avviate nelle scuole primarie e secondarie di Montegrotto Terme, l’amministrazione comunale traccia il bilancio del proprio impegno economico a supporto degli studenti, delle famiglie e del personale docente per l’anno scolastico in corso. La Giunta ha approvato uno stanziamento complessivo di 59.500 euro destinato all’Istituto Comprensivo cittadino per il 2026. I fondi stanziati andranno a coprire diverse aree fondamentali dell’offerta formativa. Una parte del contributo è destinata al finanziamento delle attività didattiche e delle spese generali di funzionamento del plesso, a cui si affiancano risorse specifiche per l’arricchimento dell’offerta educativa. Tra le voci di maggior rilievo figura il sostegno alla disabilità, garantito attraverso la presenza di un educatore professionale esterno. C’è anche un finanziamento straordinario dedicato all’organizzazione dello spettacolo teatrale e del concerto di fine anno degli alunni della scuola “Vivaldi”.
A questo pacchetto di risorse si sommano poi i percorsi consolidati sostenuti dall’amministrazione, come il programma “Genitoriamo”, rivolto al supporto di genitori e docenti, e il “Percorso Benessere” dedicato ai piccoli delle scuole dell’infanzia. L’assessore all’Istruzione Pier Luigi Sponton precisa che il sostegno economico del Comune alle scuole è garantito da anni: “Siamo sempre stati costanti nell’impegno di affiancamento ai nostri istituti - spiega l’assessore - e ogni anno destiniamo risorse per garantire alcuni servizi. Tra questi c’è l’attenzione verso il sostegno agli studenti con disabilità attraverso l’educatore professionale esterno, una figura preziosa e indispensabile. Proprio in un tempo così complesso la scuola va difesa e rafforzata”. • (N.S.)
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ABANO
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L’investimento. Quasi 3 milioni e 15 anni di progetto
ILLUMINAZIONE PUBBLICA PIÙ MODERNA, FOTOVOLTAICO E MENO CONSUMI Q uasi 3 milioni di euro di nuovi investimenti, un progetto della durata di 15 anni, una riduzione stimata dei consumi energetici del 27% e nuovi impianti fotovoltaici sugli edifici comunali. Sono questi i punti principali della proposta arrivata al Comune di Abano Terme per rinnovare profondamente l’illuminazione pubblica e migliorare l’efficienza energetica del patrimonio comunale. Il progetto, che l’Amministrazione sta ora valutando sotto il profilo tecnico, economico e amministrativo, prevede innanzitutto un importante intervento sulla rete di illuminazione della città: sostituzione della maggior parte dei punti luce con lampade a LED, sistemazione dei pali e degli impianti più deteriorati e introduzione di nuovi sistemi di controllo e gestione della rete. L’obiettivo è molto concreto: consumare meno energia, migliorare la qualità dell’illuminazione e aumen-
tare sicurezza e vivibilità di strade, quartieri e spazi pubblici. Ma la proposta va oltre l’illuminazione. È prevista infatti anche la realizzazione e gestione di impianti fotovoltaici sugli edifici comunali, così da aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili e ridurre progressivamente i consumi e i costi
energetici del Comune. Parliamo quindi di un intervento che guarda ai prossimi quindici anni e che può incidere in maniera significativa sulla qualità e sull’efficienza dei nostri servizi pubblici. Per tutta la durata dell’affidamento, il soggetto incaricato dovrebbe occuparsi anche della fornitura dell’e-
nergia elettrica, della gestione e della manutenzione degli impianti, con un canone complessivo previsto di circa 12,42 milioni di euro in 15 anni, oltre IVA. Nel canone sarebbero compresi investimenti, energia, manutenzione, gestione e sicurezza. Un ulteriore elemento previsto è la possibilità di valorizzare alcuni punti della città attraverso installazioni luminose artistiche nel periodo natalizio, affrontando in maniera strutturale anche un servizio che oggi viene organizzato annualmente. È importante chiarire che non c’è ancora alcuna decisione definitiva. La proposta ricevuta rappresenta l’avvio di un percorso previsto dalla normativa: il Comune dovrà verificarne attentamente sostenibilità, convenienza e qualità. Altri operatori interessati potranno inoltre presentare proposte alternative entro il prossimo 6 ottobre. La direzione politica, però, è chiara: nei prossimi
anni vogliamo continuare a ridurre i consumi energetici degli edifici e degli impianti pubblici, aumentare l’utilizzo delle fonti rinnovabili e utilizzare le risorse risparmiate per migliorare ulteriormente i servizi alla città. Investire sull’efficienza energetica significa infatti fare una scelta che riguarda contemporaneamente bilancio comunale, ambiente e qualità urbana. E significa soprattutto evitare di lasciare alle future amministrazioni e alle future generazioni impianti vecchi, energivori e sempre più costosi da mantenere. Abano Terme ha già avviato negli ultimi anni diversi interventi in questa direzione. Ora vogliamo verificare se questo progetto possa rappresentare un ulteriore salto di qualità: meno sprechi, più energia prodotta localmente e una città meglio illuminata e più efficiente. • Federico Franchin
OLTRE 300 MILA EURO L’ANNO E DUE GRANDI PROGETTI
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a sicurezza idraulica resta una priorità per Abano Terme. Anche quest’anno il Comune investirà oltre 300 mila euro nella manutenzione di fossi, scoli e della rete idraulica minore, con interventi indispensabili per mantenere efficiente un sistema particolarmente delicato. Accanto alla manutenzione ordinaria, però, servono opere strutturali. Per questo da anni il Comune lavora insieme al Consorzio di Bonifica Bacchiglione, con il quale sono stati sviluppati due importanti progetti per ridurre il rischio idraulico del territorio. Il primo, pre-
disposto già nel 2019, prevede la realizzazione di un grande bacino di laminazione per un investimento superiore agli 8 milioni di euro. Un’opera che avrebbe anche una seconda funzione importante: trattenere l’acqua nei periodi di abbondanza per poterla utilizzare nei momenti di siccità. Il secondo intervento, del valore di oltre 5 milioni di euro, riguarda il sistema idraulico nell’area compresa tra via IV Novembre e Giarre e consentirebbe di migliorare sensibilmente la capacità di smaltimento delle acque in una parte importante della città. Sono progetti già studiati e condivisi con il
Consorzio, che ora hanno bisogno di trovare adeguati finanziamenti sovracomunali. “Come Comune continuiamo a fare la nostra parte, ma opere di queste dimensioni non possono essere lasciate sulle sole spalle degli enti locali. L’alluvione dell’ottobre 2021 provocò in una sola notte oltre 8 milioni di euro di danni tra patrimonio pubblico, cittadini e imprese. Investire prima nella prevenzione significa evitare di spendere molto di più dopo le emergenze”. • (F.F.)
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Lavori pubblici. Risanati oltre 700 metri dello scolo Piovega con una nuova tecnologia senza scavi
PINAZZA, AL VIA I LAVORI PER METTERE IN SICUREZZA L’AREA S ta entrando nella fase centrale uno degli interventi più importanti che abbiamo programmato nel quartiere Pinazza per migliorare la sicurezza idraulica e la funzionalità della rete fognaria. AcegasApsAmga sta infatti procedendo con il risanamento di oltre 700 metri dello scolo Piovega tombinato, nel tratto che va da via dei Colli fino alla confluenza con la dorsale fognaria di via Stella. Parliamo di una condotta strategica, in calcestruzzo, del diametro di circa un metro, sulla quale si sta intervenendo con una tecnologia particolare: il relining strutturale. In sostanza, anziché scavare e sostituire completamente la vecchia tubazione, viene inserita al suo interno una speciale “calza” impregnata di resina, chiamata liner, che consente di creare una nuova superficie resistente dentro la condotta esistente. È una soluzione che permette di ottenere diversi risultati contemporaneamente: ripristinare la tenuta della tubazione, migliorare il deflusso dell’acqua, ridurre la formazione di depositi e soprattutto limitare in modo significativo scavi, tempi di lavorazione e disagi per chi vive nel quartiere. Un aspetto particolarmente importante in una zona come Pinazza, dove parte della rete attraversa anche proprietà private. Prima del relining sono state effettuate la pulizia e la videoispezione della condotta e sono stati sistemati i pozzetti di ispezione. Nelle prossime settimane, una volta completato il risanamento interno, partiranno anche i lavori di asfaltatura previsti nel quartiere. L’investimento complessivo è significativo: circa 500 mila euro per questo intervento sulla asfaltature del quartiere , ai quali si aggiungono 1,2 milioni di euro destinati alla maglia idraulica. Sono opere magari poco visibili rispetto ad altri cantieri, perché buona parte del lavoro avviene sotto terra, ma incidono direttamente sulla qualità e sulla sicurezza della città. Gli eventi meteorologici degli ultimi anni ci stanno ricordando quanto sia necessario intervenire sulle reti, sulla capacità di smaltimento delle acque e sulla manutenzione del territorio. Per questo stiamo lavorando da tempo su più livelli, insieme ai gestori e agli enti competenti, con interventi puntuali nei quartieri e con opere strutturali più ampie. Il lavoro
al Pinazza va esattamente in questa direzione: rendere più efficiente una rete esistente, aumentarne la durata e ridurre il rischio di criticità durante le piogge più intense. Il cantiere, avviato alla fine del 2025, punta a completare questa fase entro l’autunno. Investire sottoterra significa spesso realizzare opere che, una volta concluse, non si vedono. Ma sono proprio queste infrastrutture a fare la differenza quando arriva il maltempo. E la sicurezza idraulica, sempre più, si costruisce prima che inizi a piovere. • Federico Franchin
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Messe all’asta quattro aree comunali
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l Comune di Abano Terme mette all’asta quattro aree di proprietà comunale che da molti anni ospitano infrastrutture per le telecomunicazioni. Si tratta quindi di terreni già utilizzati da tempo per questa funzione, sulla base di concessioni e rapporti contrattuali esistenti. L’operazione riguarda esclusivamente la proprietà delle aree e non le antenne o gli impianti tecnologici presenti, che restano di proprietà degli operatori. Le quattro aree saranno vendute insieme, in un unico lotto, con una base d’asta complessiva di 600 mila euro. Non sarà possibile presentare offerte per un singolo terreno. Le offerte dovranno essere superiori alla base prevista dal bando e accompagnate dal deposito cauzionale richiesto. “È un’operazione di valorizzazione del patrimonio comunale – spiega il sindaco Federico Barbierato – che riguarda aree già da parecchi anni destinate a questo utilizzo. Non vengono individuati nuovi siti e non cambia la loro funzione attuale. Se l’asta avrà esito positivo, il Comune potrà trasformare un patrimonio immobiliare già dato in concessione in nuove risorse da destinare agli investimenti per la città, senza ridurre i servizi ai cittadini”. La vendita non modifica i rapporti contrattuali già in essere e restano ferme le disposizioni previste dalla normativa, compreso l’eventuale diritto di prelazione. Le offerte dovranno essere presentate al Comune entro le ore 13 di venerdì 25 settembre 2026. L’asta pubblica si svolgerà martedì 29 settembre alle ore 10 nella sede municipale. Bando, disciplinare e modulistica sono disponibili sul sito istituzionale del Comune di Abano Terme, nella sezione “Avvisi, Bandi e Concorsi • (F.F.)
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ABANO
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L’opera. Gli interventi riguarderanno sia il centro sia quartieri e frazioni
OTTOCENTO MILA EURO PER MARCIAPIEDI PIÙ SICURI E UNA CITTÀ PIÙ VIVIBILE U n investimento importante sulla qualità dello spazio pubblico, sulla sicurezza e sulla vivibilità dei nostri quartieri. La Giunta comunale ha approvato il progetto di fattibilità per un intervento straordinario da 800 mila euro destinato alla manutenzione e al rifacimento dei marciapiedi in diversi punti del territorio comunale. È un intervento che abbiamo voluto programmare in maniera organica, partendo dalle situazioni che presentano le maggiori criticità e interessando sia il centro sia i quartieri e le frazioni, comprese Giarre e Monteortone. Il progetto rientra nella programmazione dei lavori pubblici 2026-2028 e prevede interventi in più zone della città, compresa la sistemazione di alcuni percorsi ciclopedonali. In diversi punti i marciapiedi hanno ormai molti anni. Nel tempo la normale usura, gli assestamenti del terre-
no, le radici degli alberi e i diversi lavori eseguiti sui sottoservizi hanno prodotto avvallamenti, rattoppi e discontinuità che oggi richiedono interventi più profondi rispetto alla semplice manutenzione ordinaria. L’obiettivo è quindi rifare dove necessario, non limitarsi a riparare. Un marciapiede in buone condizioni può sembrare un’opera meno appariscente rispetto a un grande edificio o a una nuova infrastruttura, ma incide ogni giorno sulla vita delle persone. Significa maggiore sicurezza per chi cammina, per gli anziani, per i bambini, per le famiglie con passeggini e soprattutto una città più accessibile per le persone con difficoltà motorie. Significa anche migliorare il decoro e la qualità complessiva dello spazio urbano. Per una città turistica come Abano Terme, dove migliaia di ospiti si muovono quotidianamente a piedi, la cura dei percorsi pedonali
è parte integrante della qualità dell’accoglienza. Gli 800 mila euro consentiranno di intervenire su più punti della città seguendo una scala di priorità e cercando di ridurre al minimo i disagi durante i cantieri. L’intenzione dell’Amministrazione è procedere rapidamente con le successive fasi progettuali, avviare i lavori entro la fine del 2026 e completarli nella primavera del 2027. Continuiamo quindi a investire anche su quella manutenzione diffusa che spesso si nota meno delle grandi opere, ma che i cittadini incontrano ogni mattina uscendo di casa. Una città si misura anche dalla qualità del suo spazio quotidiano: dalle strade, dai marciapiedi, dal verde e dalla possibilità di muoversi in sicurezza.
• Federico Franchin
Monteortone, i Salesiani mettono in vendita il complesso
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ale 35 milioni di euro il patrimonio immobiliare che i salesiani hanno deciso di mettere in vendita nell’area dei Colli Euganei. La cifra riguarda l’intero compendio e non soltanto il complesso di Monteortone, che rappresenta però il cuore dell’operazione. A gestire la cessione è Lionard Luxury Real Estate, incaricata di proporre sul mercato le proprietà. La vendita avrebbe già suscitato l’interesse di alcuni possibili acquirenti. Al momento, tuttavia, si tratterebbe soltanto di un primo
approccio e non risultano accordi o offerte formalizzate. Il complesso di Monteortone viene descritto come una struttura di grande valore, sia per le sue caratteristiche architettoniche sia per il contesto in cui è inserita. Ai piedi dei Colli Euganei si trova l’ex monastero, affiancato dagli spazi destinati all’accoglienza e alle attività termali. La proprietà comprende inoltre sale e ambienti utilizzati per convegni ed eventi, oltre a una consistente dotazione di aree verdi. Nel complesso si contano circa 10mila metri
quadrati di superfici coperte e 25 ettari di terreni. Numeri che restituiscono le dimensioni di un patrimonio particolarmente articolato, dove immobili storici e strutture ricettive convivono con un’ampia componente naturalistica. Ora resta da capire se l’interesse iniziale degli investitori si tradurrà in una concreta proposta d’acquisto e quale sarà, in caso di vendita, la destinazione di questo importante patrimonio dei Colli Euganei. • (R.P.)
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Cronistoria. Il cantiere nell’area dell’ex hotel Rio d’Oro è tornato operativo
SPRINT FINALE PER COMPLETARE I LAVORI DELLA NUOVA CASA DI RIPOSO L a nuova casa di riposo nell’area dell’ex hotel Rio d’Oro torna finalmente a prendere forma. Nel cantiere di via Siesalunga, dopo una fase di impasse, i lavori sono ripresi e in questa fase si sta procedendo soprattutto alla realizzazione dei diversi impianti. L’obiettivo è arrivare alla conclusione dell’opera entro la fine dell’anno, per poi completare collaudi e pratiche e aprire nella primavera del 2027. A fare il punto è Antonio Venturato, responsabile dei lavori per la proprietà, Namira SGR, che sta portando avanti l’operazione attraverso il Fondo Salute 3. “Dopo una fase di impasse i lavori sono ripresi e sono mesi che stiamo lavorando. Confidiamo di riuscire a terminare l’opera entro la fine dell’anno in corso”, spiega per la proprietà Antonio Venturato. La fine del cantiere non coinciderà però con l’apertura. Serviranno alcuni mesi per completare i collaudi, effettuare le verifiche e chiudere le pratiche burocratiche. Tra i passaggi decisivi c’è
quello dell’accreditamento regionale. “Finora siamo inseriti nel piano di zona. Soltanto al termine dell’opera potremo chiedere ufficialmente e ottenere l’accreditamento della Regione Veneto”, chiarisce Venturato. Il progetto prevede una struttura di circa 6.050 metri quadrati di superficie lorda, distribuita su due piani fuori terra, all’interno di un’area di circa 12.700 metri quadrati. I 120 posti letto saranno distribuiti in 82 camere, 44 singole e 38 doppie. All’interno dell’area sarà inoltre realizzato un edificio pubblico di circa 261 metri quadrati, che sarà ceduto gratuitamente al Comune e destinato a funzioni sanitarie e ambulatoriali. La nuova struttura nasce dalla trasformazione dell’area occupata per decenni dal Rio d’Oro. L’ex hotel, otto piani e circa 26 mila metri cubi, era in stato di degrado da oltre quindici anni ed è stato demolito con un’implosione controllata il 18 settembre 2022. Al suo posto è stato progettato un edificio molto più basso: l’altezza passa dai circa 24 metri dell’ex albergo a circa
7 metri, mentre viene ridotta anche la volumetria. Il percorso ha conosciuto rallentamenti. Nel giugno 2025 il Comune aveva sollecitato formalmente la società attuatrice a dare seguito al progetto, ricordando gli impegni previsti dalla convenzione. Ora il cantiere è nuovamente operativo e il cronoprogramma punta alla chiusura dei lavori entro dicembre. Nel frattempo è aumentato anche il costo dell’investimento. L’opera era partita con una previsione di circa 12 milioni di euro, ma l’aumento dei costi di costruzione ha fatto crescere la spesa di circa il 30 per cento, portandola agli attuali 15 milioni. L’aumento non modifica l’obiettivo finale della proprietà. La struttura è pensata come servizio convenzionato con il sistema sanitario per Montegrotto e il territorio. L’apertura permetterà di riqualificare un’area strategica all’ingresso della città dopo anni di abbandono e degrado. • Federico Franchin
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Il veicolo. Affidato al Comune all’Auser per il trasporto e attività sociali
Autocarro sequestrato per contrabbando diventa risorsa per la comunità U n autocarro utilizzato per trasportare sigarette di contrabbando sarà ora messo al servizio della comunità. La Guardia di Finanza di Padova, dopo l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, ha affidato il mezzo in custodia, con facoltà d’uso, al Comune di Montegrotto Terme e all’associazione Auser. Il veicolo, immatricolato di recente e con un
valore commerciale di circa 20mila euro, è dotato di cassone chiuso e di una pedana mobile nella parte posteriore. Una dotazione che lo rende particolarmente utile per il trasporto di materiali e beni destinati alle attività sociali e di volontariato. L’autocarro era stato sequestrato nell’ambito di un’indagine anticontrabbando condotta dalle Fiamme Gialle. I finanzieri
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del Gruppo di Padova e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Palermo lo avevano rinvenuto durante la perquisizione di un capannone di circa 5 mila metri quadrati situato tra Vigonza e Noventa Padovana. All’interno era stata scoperta una vera e propria fabbrica clandestina dove venivano prodotte sigarette Marlboro Red, Marlboro Gold e L&M. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il camion veniva utilizzato per trasportare le sigarette di contrabbando dalla fabbrica verso altre località. Qui i tabacchi venivano trasferiti su altri mezzi, con l’obiettivo di rendere più difficili i controlli e ostacolare le indagini. Proprio durante l’accesso alla fabbrica clandestina uno degli indagati era stato fermato mentre si stava allontanando a bordo dell’autocarro. Nel vano di carico i finanzieri avevano trovato circa due tonnellate di sigarette di contrabbando. In attesa della confisca definitiva, il mezzo potrà quindi avere una nuova funzione e diventare uno strumento utile per il territorio. “È una risorsa preziosa per tutta la comunità”, sottolinea il sindaco di Montegrotto Terme Riccardo Mortandello, ricordando il ruolo svolto dall’Auser a favore delle persone fragili e di chi si trova in difficoltà. Soddisfazione anche da parte dell’associazione. “Per noi sarà
utilissimo per trasportare le derrate alimentari dai supermercati al centro Auser”, spiega il presidente Silvio Nardo. Il veicolo potrà infatti essere impiegato anche a supporto del banco di solidarietà alimentare e delle altre attività di sostegno organizzate dai volontari. Un mezzo nato quindi per alimentare un traffico illecito viene ora recuperato e destinato a finalità sociali, diventando una risorsa concreta per
chi ogni giorno lavora a servizio della comunità. L’assegnazione permette così di trasformare un bene sequestrato durante un’operazione di polizia in uno strumento destinato alla solidarietà, con un vantaggio concreto per il Comune, per l’Auser e per le persone assistite locali • Federico Franchin
Arriva il nono agente, presto l’organico salirà a dieci
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i rafforza l’organico della Polizia Locale di Montegrotto Terme. È entrato ufficialmente in servizio l’agente Vincenzo Alvino, che porta da otto a nove il numero degli agenti presenti nel corpo comunale. Un potenziamento che proseguirà nei prossimi mesi: è infatti prevista un’ulteriore assunzione, con la quale si arriverà a dieci agenti, completando così l’organico standard previsto per la città. A dare il benvenuto al nuovo agente è il sindaco Riccardo Mortandello, a nome dell’intera amministrazione comunale. “Rivolgo all’agente Alvino i migliori auguri di buon lavoro. Entrare a far parte della Polizia Locale significa mettersi ogni giorno al servizio della comunità, della sua sicurezza, della sua vivibilità e del rispetto delle regole che rendono la nostra città un luogo accogliente per chi la abita e per chi la visita”. Il passaggio dagli otto agenti finora in servizio ai nove attuali, e presto ai dieci previsti, permetterà al Comune di aumentare la presenza della Polizia Locale sul territorio e di garantire maggiore vicinanza ai cittadini. “Una Polizia Locale al completo significa più presenza, più ascolto e più risposte ai cittadini”, sottolinea Mortandello. Il sindaco
ha infine ringraziato tutte le agenti e gli agenti per il lavoro svolto quotidianamente con professionalità e dedizione, dal controllo del territorio alla gestione della viabilità, fino ai servizi durante gli eventi e all’assistenza alle persone. Un rafforzamento previsto, per rendere più efficace il servizio. • (F.F.)
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Sintonizzati Ristrutturare casa a Padova: il vero lusso oggi è non dover pensare a tutto sul Storie di imprese ed imprenditori di successo - a cura di
Michela Calzarotto e Filippo Bruseghin raccontano come sta cambiando il modo di affrontare una ristrutturazione completa e perché, nel 2026, il chiavi in mano risponde a un’esigenza sempre più concreta.
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Una ristrutturazione comincia quasi sempre da una bella idea. Aprire la cucina sul soggiorno. Recuperare una stanza. Rendere il bagno più funzionale. Cambiare completamente volto a un appartamento acquistato da poco. Poi arriva tutto il resto. Preventivi, pratiche, impianti, fornitori, materiali, consegne, artigiani, tempi da incastrare. La casa cambia. Nel frattempo cambia anche l’agenda di chi la sta ristrutturando. Da qui nasce uno dei motivi per cui sempre più persone si interessano alle ristrutturazioni chiavi in mano: non per rinunciare alle proprie scelte, ma per evitare che il progetto diventi un lavoro parallelo. Ne parliamo con Michela Calzarotto e Filippo Bruseghin di Edilizia PER, realtà di Limena che segue ristrutturazioni di case e appartamenti a Padova e provincia.
Michela, oggi chi entra da voi vuole davvero “pensare meno”? Michela: Vuole pensare alle cose giuste. Una persona deve poter decidere come vuole vivere la propria casa, quali ambienti sono importanti, cosa sente suo e cosa invece non funziona più. Non dovrebbe passare le giornate a capire se prima deve arrivare l’elettricista o il cartongessista. Il chiavi in mano serve proprio a questo: lasciare al cliente le decisioni che riguardano la sua casa e affidare a chi segue il progetto tutto ciò che serve per realizzarle.
Qual è la prima cosa che osservi quando entri in una casa da ristrutturare? Michela: Come viene usata. Prima ancora dello stile guardo i movimenti, gli spazi vuoti, quelli troppo pieni, le stanze che funzionano male rispetto alla vita reale. A volte non servono più metri quadrati. Serve usarli meglio. Una casa può cambiare moltissimo senza necessariamente diventare più grande.
Filippo: Quando bisogna far succedere le cose nel giusto ordine. Se una lavorazione slitta, può spostare quella successiva. Se una misura non torna, bisogna capire subito cosa comporta. Se durante una demolizione emerge qualcosa che non era previsto, la decisione presa in quel momento può avere conseguenze sul resto del progetto. Il coordinamento serve proprio a evitare che ogni passaggio venga gestito come un problema a sé.
Quindi il vero problema non è l’imprevisto? Filippo: No. Negli immobili esistenti l’imprevisto può capitare. Il problema è quando diventa responsabilità del cliente capire come risolverlo. Una persona che sta ristrutturando casa non dovrebbe ricevere cinque telefonate con cinque versioni diverse dello stesso problema. Dovrebbe avere un riferimento che analizzi la situazione e proponga una strada.
Michela, il chiavi in mano rischia di sembrare un servizio per chi vuole delegare tutto. Michela: Delegare non significa essere esclusi. Spesso succede il contrario. Quando una persona non è sommersa dalle questioni operative, riesce a concentrarsi meglio sulle decisioni che incidono davvero sulla casa. Materiali, distribuzione, funzionalità, priorità, budget. Il nostro compito è dare una struttura a tutte queste scelte.
C’è una richiesta che senti più spesso rispetto al passato? Michela: “Voglio sapere prima dove sto andando.” Mi sembra una sintesi molto chiara. Le persone sono più attente e vogliono comprendere meglio il progetto, il percorso e le priorità. Non cercano soltanto una casa bella alla fine. Vogliono sapere come ci si arriverà.
Siamo a settembre 2026. Anche il calendario fiscale entra nelle valutazioni? Filippo : Sì, soprattutto per chi aveva già in programma di intervenire. Per le spese sostenute nel 2026, nei casi previsti dalla normativa, la detrazione per le ristrutturazioni arriva al 50% per l’abitazione principale. Per gli altri immobili l’aliquota è del 36%. Il limite massimo agevolabile resta di 96.000 euro per unità immobiliare. Dal 2027 le percentuali previste scenderanno rispettivamente al 36% e al 30%. Non è un motivo per improvvisare una ristrutturazione. È però un’informazione importante per chi stava già pensando di farla.
Quanto conta quindi partire in questo periodo? Filippo: Conta iniziare a ragionare adesso, non necessariamente aprire il cantiere domani. Prima dei lavori ci sono sopralluoghi, progetto, preventivi, pratiche, ordini e programmazione. Arrivare alla fine dell’anno con un progetto già impostato è molto diverso dal cominciare a pensarci all’ultimo momento.
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Per il bagno avete invece una possibilità specifica fino a fine anno. Michela: Sì. Edilizia PER è partner Fiditalia per i progetti dedicati al rifacimento bagno. Fiditalia è una società finanziaria specializzata nel credito al consumo e questa collaborazione ci permette di offrire una formula di pagamento pensata proprio per chi vuole affrontare questo intervento. La promozione resta attiva fino al 31 dicembre 2026 e prevede la possibilità di valutare fino a 30 rate senza interessi, con un anticipo del 30%. La concessione del finanziamento resta soggetta all’approvazione di Fiditalia.
Perché può fare la differenza proprio sul bagno? Michela: Perché il bagno è uno degli ambienti che si continua a usare anche quando non funziona più bene. Ci si abitua alla doccia scomoda, agli spazi poco pratici, a una disposizione che non risponde più alle esigenze della famiglia. La possibilità di distribuire la spesa nel tempo può aiutare a smettere di rimandare un intervento che spesso è già necessario da tempo.
Se doveste spiegare il chiavi in mano senza usare l’espressione “chiavi in mano”? Michela: Poter immaginare la propria casa concentrandosi sulle scelte che contano davvero. SU Filippo: Sapere che,ASCOLTACI da quel momento in poi, c’è qualWWW.VENETO24.IT cuno che coordina persone, tempi, lavorazioni e imSUL TUO PC O ALEXA previsti.
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Sicurezza. Interventi su scuole, strade e aree pubbliche
RIPRENDE DOPO LA PAUSA ESTIVA LA MANUTENZIONE DEL VERDE R iparte pieno ritmo a Montegrotto Terme il programma di manutenzione del verde pubblico e, dopo la breve pausa estiva e le recenti piogge, il Comune ha riavviato interventi che interesseranno scuole, strade, marciapiedi, aiuole e aree verdi dei quartieri. Il primo obiettivo è preparare gli spazi esterni degli istituti scolastici alla ripresa delle lezioni: sono infatti già in corso lo sfalcio dell’erba e il riordino delle aree verdi. Un altro fronte riguarda la viabilità. È iniziato lo sfalcio dei cigli e delle banchine lungo oltre 25 chilometri di strade comunali. L’intervento punta non soltanto a migliorare il decoro, ma soprattutto a garantire maggiore visibilità agli automobilisti e quindi più sicurezza nella circolazione. In settimana partirà inoltre un nuovo ciclo di rimozione meccanica del verde infestante su circa 25 chilometri tra marciapiedi e zone individuate dal Piano comunale del verde infestante. Nei punti dove i mezzi non riescono a intervenire si procederà invece manualmente con la scerbatura. Proseguono la manutenzione delle aiuole ornamentali e la sistemazione delle fioriture stagionali. Sono partiti anche gli interventi di pulizia delle caditoie destinate alla raccolta delle acque piovane e dei tratti di condotta. Gli operatori rimuoveranno materiali che possono ostacolare il deflusso dell’acqua. Nei prossimi giorni è previsto un ulteriore ciclo di sfalcio dei parterres inerbiti presenti nelle aree verdi dei quartieri. Si sono invece appena conclusi i lavori di spollonatura e di rialzo delle chiome degli alberi lungo alcune delle principali arterie cittadine. Anche in questo caso l’obiettivo è migliorare sicurezza, visibilità e decoro urbano. Particolare attenzione viene riservata alle nuove alberature. Continua infatti il monitoraggio delle 615 piante messe a dimora al Parco dei Filosofi grazie a un bando provinciale. Si tratta di piantumazioni compensative legate agli abbattimenti prescritti dal censimento arboreo comunale. L’amministrazione sta valutando nuovi interventi compensativi da programmare nei prossimi mesi, con l’obiettivo di aumentare il patrimonio arboreo cittadino. “Il nostro patrimonio verde conta quasi 70 ettari di aree e circa 4.500 alberi e richiede una
programmazione costante – spiega il sindaco Riccardo Mortandello –. Questi interventi vanno avanti tutto l’anno, con l’obiettivo di garantire sicurezza e decoro in ogni angolo della città”. L’assessora all’ambiente Laura Zanotto sottolinea come ogni attività, “dallo sfalcio dei cigli stradali alla cura delle aiuole, fino al monitoraggio delle nuove piantumazioni”, contribuisca alla vivibilità degli spazi pubblici e alla qualità del verde utilizzato ogni giorno dai sampietrini. • Federico Franchin
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Nuovi impianti di irrigazione
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artono a Montegrotto Terme i lavori per riqualificare gli impianti di irrigazione del verde pubblico. L’intervento interesserà dieci aree della città per sostituire sistemi vecchi e soggetti a perdite e portare l’irrigazione anche negli spazi finora privi. I lavori riguarderanno corso Terme su entrambi i lati, la rotonda di via Roma, la rotonda Cristallo e i relativi spartitraffico, viale Stazione, piazza Roma, via Aureliana fino alla rotonda dell’ex hotel Berta, piazza Carmignotto con l’area pedonale, piazza Libertà con la rotonda e la rotonda di via Giulio Cesare. Il cantiere partirà dai punti contatore, già attivati e predisposti dal Comune. Da qui saranno posate sotto la sede stradale le tubazioni necessarie per portare l’acqua alle aiuole. Gli impianti saranno realizzati in modo diverso in base alle caratteristiche delle singole zone: verrà utilizzata l’ala gocciolante dove è necessaria un’irrigazione più capillare, mentre nelle superfici più ampie saranno installati irrigatori. Ogni sistema avrà centraline di programmazione, elettrovalvole, rubinetti e pozzetti, per gestire meglio acqua e consumi. “Con questo intervento diamo finalmente una risposta a un problema che si trascinava da tempo”, spiega il sindaco Riccardo Mortandello, sottolineando l’obiettivo di usare in modo più razionale la risorsa idrica e mantenere curato il verde di una città a forte vocazione turistica. L’assessora al Verde Laura Zanotto ricorda che nei periodi di maggiore siccità era necessario utilizzare la botte per irrigare: il nuovo sistema consentirà di ridurre i costi di gestione. Durante i lavori potranno verificarsi limitazioni temporanee alla circolazione, che saranno segnalate nei tratti interessati. • (F.F.)
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L’elezione. E’ il più giovane presidente di provincia d’Italia, 35 anni, sindaco di San Giorgio delle Periche al secondo mandato
CANELLA NUOVO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA: “IN PRIMO PIANO SCUOLE SUPERIORI E VIABILITÀ” Con un bilancio di oltre 200 milioni di euro l’ente gestisce settori strategici della pubblica amministrazione: “La sfida sarà tradurre questa funzione in risposte concrete”
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aniele Canella è il nuovo presidente della Provincia di Padova. Trentacinque anni, sindaco di San Giorgio delle Pertiche al secondo mandato, è il più giovane a ricoprire l’incarico nella storia dell’ente padovano e il più giovane presidente di Provincia d’Italia. Candidato unico, sostenuto da diverse componenti politiche del territorio, arriva alla guida dell’amministrazione dopo quattro anni da vicepresidente, gli ultimi due con funzioni di vicario. “È una grande responsabilità: saper essere il presidente di tutti e interpretare le aspettative degli amministratori e dei sindaci del Padovano”, commenta il neopresidente. Il primo passaggio sarà l’assegnazione delle deleghe ai
consiglieri provinciali, per definire la squadra e avviare il mandato. Al centro del lavoro ci saranno le scuole superiori e la viabilità, due ambiti che incidono direttamente sulla vita quotidiana di studenti, famiglie e pendolari. Da oltre un decennio la Provincia ha visto ridursi competenze, risorse e personale, ma conserva un ruolo decisivo nella gestione di un territorio composto da 101 Comuni, con caratteristiche e necessità spesso differenti. “Parliamo di un ente con un bilancio di oltre 200 milioni di euro, che gestisce settori strategici della pubblica amministrazione: più di 1.300 chilometri di strade, oltre mille ponti e gli edifici delle scuole superiori — sottolinea Canella —. Ho maturato questa esperienza
direttamente sul campo e credo che durante il mandato sarà importante far comprendere ai cittadini quanto conti ancora il ruolo delle Province, fondamentali nel raccordo tra il territorio, la Regione e lo Stato”. La sfida sarà tradurre questa funzione in risposte concrete, individuando le priorità e tenendo insieme le richieste dei diversi territori. Per Canella il passaggio alla presidenza avviene nel segno della continuità amministrativa, dopo un’esperienza che lo ha portato a seguire numerosi settori dell’ente. Il suo percorso amministrativo si è consolidato a San Giorgio delle Pertiche: eletto sindaco nel 2019 con il 61,8 per cento dei consensi, è stato riconfermato nel 2024 con il 77,3 per cento. Dal 2020 presiede il Collegio degli assessori al Turismo della Federazione dei Comuni del Camposampierese. Vicepresidente dal 2022, nella consiliatura 2024-2026 ha avuto le deleghe alla pianificazione territoriale e all’urbanistica, al personale e al patrimonio, alle società
Il neo presidente della Provincia di Padova Daniele Canella
partecipate, ai contratti e alle gare. Tra le sue responsabilità anche il coordinamento dei progetti Pnrr, i rapporti con l’Unione delle Province italiane e le riforme istituzionali. Un lavoro che ora proseguirà dalla presidenza, con
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il compito di trasformare il consenso raccolto attorno alla sua candidatura in un programma condiviso. • Sara Busato
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Sicurezza idraulica. L’assessore Elisa Venturini illustra la strategia della Regione per far fronte all’emergenza
DIFESA DEL TERRITORIO E GESTIONE DELLA SICCITÀ: MANUTENZIONE DEI CANALI E SERVIZI ESSENZIALI L ’estate 2026 passerà agli archivi come quella del caldo record. Un’ondata di calore straordinaria, accompagnata da una prolungata assenza di precipitazioni, ha messo a dura prova il sistema idrico regionale, portando alla luce la vulnerabilità di una risorsa che troppo spesso si tende a dare per scontata. Per far fronte a questa complessa emergenza, la Regione del Veneto ha scelto di superare la logica puramente reattiva, puntando su una strategia strutturata che unisce la prevenzione costante, la manutenzione capillare del territorio e una rigida gerarchia nella gestione dei flussi idrici. “L’acqua è un bene prezioso che dobbiamo imparare a tutelare con lungimiranza — spiega l’assessore regionale all’Ambiente e al Clima, Elisa Venturini —. La drastica riduzione delle scorte idriche e nevose in montagna ci ha costretti ad affrontare momenti di grande complessità, imponendoci scelte dolorose, come la limitazione
temporanea dell’uso irriguo per salvaguardare i bisogni primari della collettività”. Per evitare che la crisi climatica si trasformi in una paralisi sistemica, la Regione del Veneto ha cercato di intervenire nei punti più critici. L’obiettivo primario di questi interventi è duplice: da un lato, favorire il corretto deflusso delle acque interne per evitare i ristagni; dall’altro, rimuovere tempestivamente gli ostacoli e gli accumuli di rifiuti che rallentano la corrente, aumentando i rischi igienico-sanitari. Un impegno concreto che trova riscontro nei cantieri e nelle verifiche tecniche condotte nei nodi cruciali del territorio. Tra gli interventi di maggior rilievo spiccano la pulizia della chiusa di San Massimo e i lavori mirati nei canali della zona di Battaglia, affiancati dal sopralluogo congiunto effettuato dall’assessore Venturini insieme all’assessore comunale Antonio Bressa al Ponte dei Cavai, nel cuore di Padova. Questi
Elisa Venturini e Antonio Bressa al Ponte dei Cavai
Operazioni di pulizia nella zona del Bassanello
ed altri interventi dimostrano come la sinergia istituzionale tra Regione, amministrazioni locali, geni civili e consorzi di bonifica rappresenti l’arma vincente per coordinare in tempo reale le azioni correttive sia nei contesti urbani che in quelli rurali. Dietro a questa macchina operativa si muove una precisa scala di priorità stabilita per legge. La salvaguardia dell’acqua potabile, della salute pubblica e la tutela igienico-sanitaria rimangono il primo e insindacabile traguardo da raggiungere attraverso il controllo costante del reticolo idrografico. Un esempio emblematico in questo senso è rappresentato dal nodo idraulico di Padova. Tra le attività garantite dalla disponibilità di acqua c’è un flusso costante che è vitale per il raffreddamento dell’inceneritore: un’interruzione del servizio comprometterebbe la ricezione dei rifiuti, innescando a catena gravi disagi urbani. Subito dopo, l’attenzione si sposta
sulla garanzia dei servizi pubblici essenziali e delle infrastrutture strategiche. Dopo aver messo in sicurezza la salute dei cittadini e la continuità dei servizi strategici, la programmazione regionale si rivolge al comparto agricolo, tutelando la fondamentale funzione irrigua a supporto dell’economia locale, per poi estendere la gestione a tutte le restanti esigenze della comunità e in questo pensiamo a tutta l’attività economico-turistica. Affrontare le estati roventi del futuro richiede dunque un cambio di passo definitivo, che coniughi la manutenzione straordinaria del territorio con una pianificazione rigorosa tenendo conto che le risorse disponibili non sono illimitate. È questa la chiave di volta con cui il Veneto punta a rafforzare la propria resilienza di fronte ai cambiamenti climatici, proteggendo al tempo stesso l’ambiente, il tessuto produttivo e la sicurezza di tutti i cittadini.
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“E’ necessario un cambio di paradigma – dice ancora Elisa Venturini – Per far fronte alla crisi di quest’estate abbiamo convocato una task force coinvolgendo anche l’università, ci siamo trovati attorno ad un tavolo con tutti gli operatori del settore perché questa è una partita decisiva in cui nessuno può pensare di muoversi in maniera autonoma. E’ necessario lavorare per creare una nuova consapevolezza, nuove prassi e tecnologie ed una nuova cultura per risparmiare l’acqua: dal passaggio a sistemi di irrigazione ‘a goccia’ anziché ‘a scorrimento’ per ottimizzare l’uso dell’acqua ad una coscienza diffusa nei cittadini che con piccoli accorgimenti possono dare un grande aiuto. Per questo è impensabile spostare la discussione sull’acqua alla prossima estate: già in autunno dovremo lavorare alla nuova strategia e dovremo farlo su piani diversi, partendo dalle istituzioni e coinvolgendo aziende e cittadini”.
In collaborazione con:
Provincia di Padova
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27 → 31 GEN Luca Marinelli LA COSMICOMICA VITA DI Q 03 → 07 FEB Elio De Capitani ERANO TUTTI MIEI FIGLI 16 → 21 FEB Marco Paolini BESTIARIO IDRICO 24 → 28 FEB Gabriele Muccino A CASA TUTTI BENE
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Segue da pag. 1
La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
T
uttavia, questo asse non è esente da scossoni. Ampie fasce della maggioranza guardano con aperto biasimo a questa politica dell’abbraccio, temendo l’annacquamento dell’identità di governo e l’eccessiva concessione di agibilità politica
al centrosinistra. Allo stesso modo, all’interno della minoranza non mancano i malumori di chi invoca un’opposizione più dura e priva di sconti. Di fronte alle resistenze delle rispettive basi, resta da chiedersi se questo lavoro a quattro mani sia solo una parentesi contingente o se
possa trasformarsi nel prototipo di un nuovo schema di alleanza istituzionale per il futuro. Se il metodo Veneto saprà resistere ai logoramenti tattici, la “Stefanildo” potrebbe davvero riscrivere le regole del gioco e la geografia politica della regione.
Tempo di scelte. L’intesa con il Governo per i primi trasferimenti di competenze e la complessa mediazione tra etica e medicina
AUTONOMIA E FINE VITA, DUPLICE SVOLTA STEFANI: “RISULTATI CHE FANNO LA STORIA” I l Veneto ha segnato il passo su due tra i temi più complessi e dibattuti dell’agenda politica e sociale: il via libera definitivo agli schemi di intesa per l’Autonomia differenziata e l’approvazione delle modifiche alla legge di iniziativa popolare sul fine vita. Due partite cruciali sulle quali il presidente della, Alberto Stefani, ha impresso una direzione precisa, improntata da un lato all’accelerazione sull’inquadramento costituzionale e dall’altro alla tutela dei principi etici.
Per l’autonomia ora il passaggio in Consiglio dei Ministri e il voto il Parlamento Sul fronte dell’Autonomia differenziata, il voto favorevole del Consiglio regionale al testo d’intesa siglato tra la Giunta regionale e il Governo rappresenta una tappa fondamentale che chiude la fase istruttoria veneta e proietta la pratica verso il Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Un traguardo che il governatore Stefani ha salutato con soddisfazione, richiamando l’esito del referendum del 2017 e la lunga gestazione del percorso istituzionale. “Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso”, dichiara il Presidente Alberto Stefani. “I Veneti
stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta”. Stefani ha voluto sottolineare il lavoro svolto dalla maggioranza consiliare, ribadendo come la delega di maggiori competenze su materie strategiche — quali Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Tutela della salute e Coordinamento della finanza pubblica — costituisca un’opportunità oggettiva per l’efficienza dei servizi erogati ai cittadini. “Siamo giunti alla nuova tappa di un percorso che è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti”, prosegue il Governatore. “Stiamo scaldando i motori perché siamo pronti a fare da ‘apripista’. Quando sono stato relatore della legge quadro in Parlamento ho vissuto oltre 300 ore di interventi ostruzionistici del Centrosinistra, fatti appositamente per bloccare questa riforma con l’accusa di provocare disparità e vantaggi ingiustificati a favore del Veneto. Sono convinto, invece, che l’autonomia sia una scelta di responsabilità e trasparenza che
Alberto Stefani
non spacca l’Italia e può rivelarsi strategica per tutti i territori. L’articolo 5 della nostra Costituzione, infatti, dice che la Repubblica ‘riconosce e promuove le autonomie locali’. È un principio cardine della Repubblica che abbiamo il dovere di realizzare. Se la riforma porterà a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra e capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia può portare al nostro territorio”. Parallelamente alla partita autonomista, il Consiglio regionale si è confrontato con la delicata proposta di legge d’iniziativa popolare “Liberi Subito” inerente al suicidio medicalmente assistito. L’approvazione del provvedimento è arrivata a seguito di una mediazione condotta dallo stesso
Stefani, concretizzatasi in una serie di emendamenti vincolanti intesi a riequilibrare il testo normativo nel quadro della giurisprudenza della Corte Costituzionale. “Nulla è più importante della dignità
“Vogliamo assicurare a tutti i veneti l’accesso alle cure palliative” della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”, sottolinea il presidente nel commentare l’esito della votazione. “Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla
stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”. L’impianto correttivo voluto dalla presidenza introduce paletti precisi all’interno dell’iter procedurale, stabilendo la priorità assoluta dell’accesso alle cure palliative e l’istituzione di nuovi organi consultivi. “Il mio obiettivo è semplice: assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste”, chiarisce Stefani. “Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza. Nello specifico, gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito, l’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale, e la priorità alle cure palliative con l’obbligo di informazione della possibilità di avvalersi delle stesse nel momento della richiesta”. • Redazione laPiazza
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Il caso. Federalismo energetico e il nodo delle concessioni per il controllo delle reti e delle derivazioni idroelettriche
La sfida delle multiutility: direttive europee, scelte di Governo e vantaggi per i territori L a partita per il controllo delle reti di distribuzione elettrica e delle grandi derivazioni idroelettriche rappresenta uno degli snodi economici, politici e infrastrutturali più complessi e decisivi per il futuro del Veneto e del suo tessuto produttivo. In questo scenario articolato, le multiutility venete si stanno compattando con forza per chiedere la possibilità di accedere al mercato della gestione delle infrastrutture attraverso la regolare indizione delle gare d’appalto, puntando a superare una condizione di monopolio storico che vede da decenni il gruppo Enel nel ruolo di operatore quasi esclusivo sul territorio. Al centro di questo acceso scontro d’interessi si colloca la posizione del Governo centrale, chiamato a decidere se spalancare le porte alla concorrenza oppure concedere un rinnovo automatico e prolungato in favore dell’incumbent nazionale. Da un lato, l’esecutivo avverte la tentazione di garantire la continuità operativa a un colosso strategico come Enel, ipotizzando proroghe alle concessioni
storiche che vengono periodicamente discusse nell’ambito delle norme inserite nella legge Finanziaria o nei decreti collegati alla politica energetica. Questa scelta risponderebbe prevalentemente a esigenze di stabilizzazione dei grandi asset strategici e a dinamiche di cassa nazionali. Dall’altro lato, la spinta verso la proroga si scontra in modo frontale e ineludibile con i principi cardine dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, fondato sul rispetto della concorrenza, sulla trasparenza delle procedure di evidenza pubblica e sulla libera circolazione dei servizi nel mercato unico. La giurisprudenza europea e nazionale ha infatti ribadito a più riprese che le concessioni di beni pubblici strategici e limitati, come le reti energetiche e i bacini idrici, non possono essere attribuite a tempo indeterminato né prorogate per via legislativa senza incorrere in gravissime violazioni del diritto comunitario. L’obbligo di effettuare le gare pubbliche scaturisce quindi dalla necessità inderogabile di rispettare le
direttive UE, pena l’apertura di onerose procedure d’infrazione e il potenziale blocco dei finanziamenti europei legati alle riforme e all’ammodernamento infrastrutturale. Di fronte a questo quadro, la classe politica veneta, supportata dalle amministrazioni locali e dai sindaci del territorio, assume una posizione molto chiara a sostegno delle aziende energetiche locali e dell’autonomia gestionale. Tra le forze politiche regionali emerge una diffusa convergenza nell’abbracciare la visione del cosiddetto federalismo energetico, inteso come il diritto-dovere delle istituzioni territoriali di valorizzare le proprie risorse naturali e infrastrutturali a diretto vantaggio della comunità locale. Consentire alle multiutility del Veneto di contendersi la gestione delle reti attraverso procedure di gara equa significherebbe infatti generare ricadute economiche ed operative straordinarie per il territorio. Tra i benefici più rilevanti evidenziati dai sostenitori della gestione locale figura il ridimensionamento dei costi energetici
con la prospettiva di applicare bollette più leggere: i dividendi, gli utili d’impresa e i canoni di concessione generati dalle reti non andrebbero infatti a rimpolpare le casse di gruppi centralizzati, ma rimarrebbero circoscritti all’interno del circuito economico regionale, permettendo agli enti locali di redistribuire il valore prodotto attraverso agevolazioni tariffarie per le famiglie e le imprese. A ciò si aggiunge il vantaggio determinante legato alla qualità delle manutenzioni e degli investimenti di sviluppo. Una presenza capillare e radicata, tipica delle utility
del territorio, garantisce una conoscenza diretta del suolo e delle sue criticità, favorendo interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della rete elettrica e idrica molto più tempestivi e mirati. In una stagione segnata da crescenti sfide climatiche e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica, la vicinanza dell’operatore si traduce in una maggiore resilienza dell’intero sistema energetico, trasformando il federalismo da astrazione politica a concreto strumento di sviluppo e competitività per la comunità veneta.
VENETO VERSO IL BIGLIETTO UNICO NEI TRASPORTI: DALLA REGIONE 2,1 MILIONI PER I PAGAMENTI CONTACTLESS
L
a Giunta regionale del Veneto compie un fondamentale passo avanti verso la svolta digitale del trasporto pubblico locale. Su proposta dell’Assessore ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici, Diego Ruzza, è stato approvato uno stanziamento di 2 milioni e 90 mila euro destinato alla società Infrastrutture Venete Srl. Le risorse serviranno a sviluppare una piattaforma digitale unica, capace di far dialogare i sistemi di pagamento contactless di tutti gli operatori del territorio. Il funzionamento del nuovo modello è improntato alla massima semplicità: ai viaggiatori basterà effettuare un “tap” a bordo di
qualsiasi mezzo — tra gomma e ferro — con la propria carta di credito o debito (circuito EMV) per spostarsi liberamente. Il sistema centrale provvederà a raccogliere i dati, aggregare la spesa e applicare la tariffa corretta, superando la necessità di acquistare preventivamente titoli di viaggio cartacei. La fase operativa entrerà nel vivo nel 2027 con l’installazione dei nuovi validatori, mentre il lancio ufficiale dell’infrastruttura integrata è previsto per il 2028. Entusiasta il commento dell’assessore Diego Ruzza, che evidenzia la portata strategica dell’intervento: “Questo progetto sarà in grado
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Meteo. L’assessore regionale al clima: “Adattamento e prevenzione le sfide dei prossimi anni”
Venturini: “Estate 2026 la più calda in Veneto Superato anche il 2003, record da affrontare” L ’estate 2026 entra nella storia climatica del Veneto come la più calda mai registrata. I primi dati sull’intera stagione indicano infatti una temperatura media di 23,5 °C, superiore, seppure di un decimo, ai 23,4 °C dell’estate 2003, che per oltre vent’anni ha rappresentato il principale termine di paragone per il caldo eccezionale nella regione. «Quella che abbiamo appena vissuto è stata un’estate eccezionale. Il confronto con il 2003 ci dà immediatamente la dimensione di quello che è accaduto: quella che per oltre vent’anni abbiamo considerato l’estate fuori scala oggi è stata superata. Ma il dato che deve farci riflettere maggiormente non è il singolo record, quanto la continuità del caldo e la persistenza di temperature molto elevate per gran parte della stagione», dichiara Elisa Venturini, assessore regionale al Clima. A rendere straordinaria l’estate 2026 è stata infatti la successione delle anomalie. Giugno ha fatto registrare temperature medie regionali di 3,1 °C superiori alla norma 1991-2020, risultando il quarto giugno più caldo dal 1991. Particolarmente eccezionale
l’ultima decade del mese, con temperature massime superiori di 6,7 °C alla norma. Il caldo non ha mollato la presa neppure a luglio, risultato il quarto più caldo della serie storica, con una temperatura media superiore di 2,1 °C alla norma. In pianura si sono registrate mediamente 15 notti tropicali e 24 giornate con temperature massime superiori ai 30 °C. Infine agosto, secondo più caldo mai registrato in Veneto e vicinissimo al primato dell’agosto 2003, ha chiuso la stagione con una temperatura media regionale di 3,2 °C sopra la norma. «Giugno, luglio e agosto raccontano tutti la stessa storia: temperature molto superiori alla norma, con pause relativamente brevi tra un’ondata di calore e l’altra. È soprattutto questa persistenza a rendere eccezionale il 2026. Non parliamo di qualche giornata particolarmente calda, ma di settimane nelle quali persone, città, attività produttive ed ecosistemi sono rimasti sottoposti a uno stress termico continuo», sottolinea Venturini. Nel corso dell’estate sono state registrate quattro distinte ondate di calore: dal 17
giugno al 1° luglio sull’intero territorio regionale; dal 7 al 16 luglio su circa il 20% del Veneto; dal 29 luglio al 7 agosto nuovamente su tutta la regione; e dal 9 al 16 agosto su circa il 60% del territorio. Particolarmente significativo anche il disagio fisico provocato dalla combinazione tra temperature elevate e umidità. Le ondate registrate tra giugno e agosto si collocano tra le più lunghe e intense osservate in Veneto, a fronte di una durata media storica di circa quattro giorni. Emblematico anche quanto accaduto durante le ore notturne. Ad agosto in pianura si sono contate mediamente 18 notti tropicali, cioè con temperature minime mai inferiori ai 20 °C: tredici in più rispetto alla norma 1991-2020 e un numero circa sei volte superiore alla media degli anni Novanta. A Chioggia e Pila-Porto Peschereccio le notti tropicali sono state 30 su 31. La stagione ha inoltre fatto segnare numerosi nuovi record assoluti di temperatura: 31 per le minime, 46 per le medie e 17 per le massime. Tra i valori più significativi figurano i 39,2 °C raggiunti a Trebaseleghe,
Elisa Venturini
i 38,8 °C di Teolo e i 37,3 °C di Crespadoro. Sul fronte delle precipitazioni, l’estate è stata caratterizzata da quantitativi complessivamente inferiori alla media e soprattutto da una distribuzione molto irregolare: lunghi periodi asciutti sono stati intervallati da episodi temporaleschi localmente molto intensi, accompagnati da grandine, piogge concentrate e fortissime raffiche di vento. “È questa forse la fotografia più significativa dell’estate che abbiamo vissuto: caldo molto intenso e persistente, periodi prolungati con poche precipitazioni e poi fenomeni meteorologici capaci di manifestarsi con grande violenza in pochissimo tempo.
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Condizioni che hanno conseguenze sulla disponibilità d’acqua, sull’agricoltura, sulle nostre città, sugli ecosistemi e sulla sicurezza del territorio”, evidenzia l’assessore. Gli effetti delle temperature eccezionali sono visibili anche in montagna, dove durante agosto è proseguita la fusione dei ghiacciai e dei rock glaciers insieme al degrado del permafrost. Nel sito di riferimento del Piz Boè, a 2.900 metri, alla fine del mese non risultava più terreno gelato. «I dati ci dicono che il cambiamento climatico non è uno scenario lontano, ma qualcosa con cui il Veneto deve già fare i conti. La risposta deve muoversi su due fronti: continuare a ridurre le cause che alimentano il cambiamento climatico e, allo stesso tempo, aumentare la capacità dei nostri territori di adattarsi alle conseguenze che sono già evidenti. Adattamento e prevenzione saranno una delle grandi sfide dei prossimi anni: significa proteggere le persone, l’acqua, l’ambiente, le attività economiche e rendere il Veneto sempre più resiliente di fronte a fenomeni climatici che stanno diventando più frequenti e intensi», conclude Venturini.
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Stefano Sguotti lo dice senza giri di parole: «La morte di una per-
ali, perché nessuno dovrebbe trovarsi in difficoltà nel dare un addio
sona cara è il momento più drammatico della vita. Servono tatto,
dignitoso. L’azienda si reca anche presso l’abitazione della famiglia
empatia, educazione e capacità di ascolto». Non è retorica ma la
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L’intervento. Il segretario nazionale Udc sulla tenuta della coalizione di centrodestra e sulla prossime sfide
GOVERNO, DE POLI: “QUATTRO ANNI DI STABILITÀ AVANTI CON FAMIGLIE, CETO MEDIO E AUTONOMIA” I l Centrodestra al Governo con Giorgia Meloni, il 4 settembre scorso, ha tagliato un traguardo storico: è l’Esecutivo più longevo della storia della Repubblica. Per il segretario nazionale dell’UDC, senatore Antonio De Poli, è un risultato che va oltre il dato simbolico: “A parlare sono i numeri, i risultati concreti e tangibili: rispetto al 2022, quando il Governo si è insediato, abbiamo oltre
1,3 milioni di posti di lavoro in più. È un dato importante, che racconta un’Italia che ha cambiato passo e dimostra come la stabilità possa tradursi in risultati concreti”. Secondo De Poli, il dato sull’occupazione segna anche una precisa discontinuità rispetto al passato. “Il Centrodestra ha voltato pagina. Abbiamo lasciato alle nostre spalle una stagione di assistenzialismo che
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ha speso circa 34 miliardi per il Reddito di cittadinanza, senza costruire un vero percorso di ingresso o reinserimento nel mondo del lavoro. La nostra idea è diversa: aiutare chi è in difficoltà, ma soprattutto creare le condizioni perché le persone possano lavorare, essere autonome e costruire il proprio futuro”. Per il segretario nazionale dell’UDC, la stabilità rappresenta dunque uno strumento, non un traguardo. “Quattro anni di Governo hanno consentito al Paese di affrontare una fase internazionale ed economica molto complessa con una guida stabile e una direzione riconoscibile. La coalizione ha dimostrato di saper governare insieme, mantenendo le proprie identità e trovando una sintesi su una visione comune. Ora dobbiamo proseguire su questa strada”. La priorità, per l’UDC, è trasformare la stabilità in risposte ancora più concrete per le famiglie e per il ceto medio. “Per noi queste sono e rimarranno le priorità: ridurre la pressione fiscale su chi lavora, produce e investe, sostenere le famiglie, affrontare con maggiore determinazione la denatalità e dare ai giovani la possibilità concreta di costruire un futuro. La stabilità ha valore se migliora la vita delle persone”. De Poli sottolinea inoltre il valore
Il senatore Antonio De Poli con Giorgia Meloni
politico di un altro risultato che riguarda direttamente il Veneto: il percorso verso l’autonomia differenziata. “Grazie alla determinazione di tutto il Centrodestra, al lavoro del ministro Roberto Calderoli e anche al contributo dell’UDC, abbiamo compiuto un passo decisivo verso l’autonomia del Veneto”. Nei giorni scorsi il Consiglio regionale ha approvato lo schema di intesa definitivo sulle prime quattro materie. “È un passaggio storico – afferma De Poli –. Ora siamo all’ultimo miglio, con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Dobbiamo completare il percorso con serietà e responsabilità”. Per il senatore UDC, l’autonomia significa anche rispettare la volontà espressa dagli elettori. “Nel 2017 milioni di cittadini veneti hanno
detto sì al referendum sull’autonomia. Portare avanti quel percorso significa dare seguito a quella volontà popolare, rafforzando l’efficienza delle istituzioni e la capacità dei territori di rispondere ai bisogni dei cittadini, nel rispetto dell’unità nazionale e della solidarietà”. Quattro anni di Governo rappresentano quindi, secondo De Poli, “un traguardo storico, ma soprattutto una responsabilità”. L’UDC rivendica il proprio contributo alla maggioranza, portando nella coalizione “l’attenzione alle famiglie, al ceto medio, ai territori e al mondo produttivo”. “Non ci interessano i record da bacheca – conclude De Poli –. Ci interessa quello che possiamo ancora fare per l’Italia. La stabilità è importante per lasciare agli italiani un Paese più forte, più competitivo e più vicino alle esigenze delle persone”.
De Poli rimette in moto lo scudo crociato: “Il Centrodestra ha bisogno dei valori dell’Udc”
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ventoliamo con orgoglio la bandiera dello Scudo crociato. Il Centrodestra ha bisogno dei valori dell’Udc, anche perché senza il Centro la coalizione non può vincere. Oggi è decisivo rafforzare l’area politica e culturale di Centro per far crescere il Centrodestra, dare risposte concrete e rispondere alle attese di quell’elettorato moderato, tanco degli slogan urlati e, alle ultime Politiche, nel 2022, si è rifugiato nell’astensionismo”. Con queste parole il segretario nazionale Udc Antonio De Poli ha concluso la Festa nazionale del partito a Roma. Rivolgendosi alla platea di parlamentari, dirigenti, amministratori, simpatizzanti e militanti dello Scudo crociato, De Poli ha lanciato un appello: “Dobbiamo tornare nelle piazze con i nostri principi e valori e dobbiamo urlarli, non sussurrarli”. “In questa due-giorni, in molti, dalla premier Meloni ai vicepremier Salvini e Tajani, ci hanno detto che siamo fondamentali. Siamo felici che ce lo riconoscano, ma ci devono rispettare a Roma così come nel più piccolo Comune”. Il ragionamento del leader UDC è lineare: alle ultime elezioni, un elettore su 3 non è andato a votare. “Il partito dell’astensionismo è quello maggioritario. Sono i voti dell’area cattolica e moderata, che ha costruito l’Italia e che vuole guardare al futuro”, spiega De Poli che, alla vigilia dell’esame finale della legge elettorale in Senato, esulta per la reintroduzione delle preferenze, “una battaglia storica dell’Udc” e indica le priorità in vista della
prossima Legge di Bilancio: “Bisogna intervenire in maniera coraggiosa su giovani, famiglie e ceto medio”. Il segretario Udc rimarca che “a differenza di qualcun altro, per noi la politica non è un ring, ma ascolto, dialogo, concretezza. A chi parla di classi separate per i disabili e nega il femminicidio, diciamo che noi stiamo dall’altra parte”. “Non possiamo tornare indietro nella storia”, è il suo monito. “Ai nostri amici alleati – continua De Poli – diciamo: torniamo a parlare di noi, del Centrodestra equilibrato, moderno e plurale, dei risultati raggiunti in questi 4 anni di Governo. Il futuro della coalizione non è nella ricorsa agli estremismi”. “Da oggi in avanti si aprirà una delle campagne elettorali più dure della storia repubblicana”, avverte il leader dell’Unione di centro che è pronto a mobilitare il partito: “Da Nord a Sud, nei prossimi mesi, organizzeremo una serie di assemblee. E’ tempo di tornare nei territori, di rimettere in moto la macchina dello Scudo crociato. L’Italia ha bisogno di noi”, ha concluso.
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REGIONE
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L’intervista. L’amministratore delegato di CBC, iniziativa partita a Jesolo da 3 soci, punta a rivoluzionare il litorale
ALESSANDRO BERTON: “LE SPIAGGE VENETE DEL FUTURO SARANNO APERTE TUTTO L’ANNO” L e spiagge venete accolgono ogni anno milioni di turisti da tutta Europa. Jesolo è da sempre il cuore pulsante dell’eco-sistema delle spiagge venete. Una sorta di “Miami Made in Italy” che è esplosa negli anni ’80 tra discoteche, sole, spiagge e sapore di sale. Il mondo balneare però sta vivendo una rivoluzione, come ci ha raccontato Alessandro Berton, amministratore delegato di Cbc Srl, iniziativa partita da 3 soci fondatori (Berton, la famiglia Menazza e Moretti Polegato) e che oggi è una realtà in piena espansione con 50 soci. Alessandro, partiamo da questa nuova avventura. Spiegaci cos’è CBC Srl. Bisogna fare una premessa. Il Comune di Jesolo ha deciso di attuare un nuovo
Tu da sempre ripeti un mantra: “meno ombrelloni, più qualità”. Immagino che questa sia la vostra direzione… Assolutamente. Per noi “meno ombrelloni e più qualità” significa mettere l’ospite al centro. Il turismo deve intercettare bisogni che cambiano. Così come sono cambiati gli alberghi e le strutture ricettive, devono evolvere anche le spiagge. Dopo una fase preparatoria, quest’anno è iniziata la realizzazione concreta delle opere. Oltre il 40% dell’investimento è già stato completato e quella che molti definiscono la “spiaggia del futuro” prende forma. Una spiaggia che offrire servizi più evoluti: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi
“Servizi più evoluti per vivere le località balneari in tutte le stagioni: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi” Piano dell’Arenile, uno strumento urbanistico che disegna lo sviluppo dell’asset più importante di qualsiasi località balneare: la spiaggia. Questo nuovo piano nasce dall’esigenza di far vivere Jesolo per tutto l’anno e non solo d’estate. Da qui prende forma il nostro progetto, che è molto ambizioso. Ad oggi rappresenta il più rilevante progetto di finanza applicato al demanio marittimo mai realizzato in Italia, con un investimento di quasi 10 milioni di euro. L’obiettivo è dare concreta attuazione agli indirizzi del Piano dell’Arenile, aumentando progressivamente la qualità dell’offerta.
come le junior lounge, con personale qualificato e servizi di babysitting che permettano anche ai genitori di ritagliarsi momenti di relax. E poi, soprattutto, pensiamo a una spiaggia che possa essere vissuta tutto l’anno. In uno scenario di questo tipo immagino che saranno le idee e le persone a fare la differenza. Le persone hanno un ruolo centrale. Mi piace ripetere che dietro ogni progetto ci sono sempre le persone. Oggi si parla molto di AI e di tecnologia, strumenti importanti e attuali, ma il motore del cambiamento è rappresentato dalle persone. Vogliamo creare strutture
Alessandro Berton
all’aria aperta capaci di accogliere tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche, dallo stato di salute o dalla capacità di spesa. In una bella giornata di ottobre o di marzo si può trascorrere una giornata al mare utilizzando servizi di qualità: palestre per il CrossFit, campi da padel, spogliatoi con acqua calda, bagni tecnologici. Stiamo proponendo un nuovo modo di concepire uno spazio pubblico dato in concessione ai privati. Una spiaggia che non sia utilizzata solo d’estate, ma che diventi un luogo di aggregazione e benessere per tutto l’anno. Quali benefici può portare questo tipo di investimento al territorio? L’impatto è molto rilevante. Nel nostro caso parliamo di circa un chilometro di spiaggia, da Piazza Mazzini a Piazza Brescia, nel cuore di Jesolo. Un investimento di questo tipo produce
una riqualificazione urbanistica e territoriale importante. I vantaggi riguardano anche i residenti. Significa avere una città più bella, più moderna e più funzionale. Possiamo parlare di una vera e propria “rigenerazione del demanio marittimo”, con effetti destinati a rimanere nel tempo. E i clienti come sono cambiati in questi anni? Io mi occupo di turismo da sempre e ricordo quando, da ragazzo, vedevo arrivare le famiglie da Milano con la Ritmo che trascorrevano un mese in appartamento. Oggi i soggiorni sono più brevi. C’è più attenzione alla spesa e questo dipende anche dal contesto economico. Le persone valutano con più attenzione come impiegare il proprio budget. Questo ha generato discussioni e polemiche, tuttavia i numeri raccontano una realtà in salute.
Chi ha investito negli anni successivi al Covid, chi ha riqualificato le strutture e migliorato i servizi, continua a lavorare bene. Proviamo a fare un bilancio di quest’estate: che cosa cerca oggi il turista? Per chi negli anni ha continuato a investire e ad aggiornarsi la stagione è andata bene. Certo, oggi il turista vuole scegliere in modo consapevole. Prima di spendere per una cena, una vacanza o una giornata in spiaggia valuta ciò che riceve in cambio. Per questo bisogna saper accogliere pubblici diversi. Noi offriamo postazioni accessibili e servizi premium per chi cerca un’esperienza esclusiva, ma anche postazioni smart da 20 euro. L’importante è costruire un’offerta ampia e di qualità. In definitiva, qual è la sfida dei prossimi anni? Continuare a investire nella qualità, nell’innovazione e nelle persone. La spiaggia del futuro sarà più inclusiva, più accessibile, più sostenibile e soprattutto più vissuta. Non soltanto durante l’estate, ma ogni volta che il mare saprà off rire un’esperienza piacevole a chi sceglierà di viverlo. • Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Eccellenze. Despar Nord porta a Made in Malga i sapori e le produzioni del territorio
IL GUSTO DEL TERRITORIO, UNA STORIA DA CONDIVIDERE Despar Nord rinnova la partecipazione alla rassegna di Asiago: degustazioni, formaggi di malga e prodotti selezionati per raccontare il valore delle eccellenze locali e di chi ogni giorno le produce
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nche quest’anno Despar Nord rinnova il proprio sostegno a Made in Malga, la rassegna nazionale dedicata ai formaggi e ai prodotti della montagna in programma ad Asiago nei due weekend dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre. Un appuntamento ormai consolidato per il marchio dell’Abete, che nella manifestazione riconosce un’importante occasione per raccontare uno dei valori che da sempre ne caratterizzano la presenza sul territorio: la vicinanza alle produzioni locali e alle persone che, attraverso il proprio lavoro, custodiscono e tramandano sapori, saperi e tradizioni. Tra masterclass, degustazioni, incontri, mostre mercato e appuntamenti diffusi nel centro di Asiago, Made in Malga porta ogni anno migliaia di visitatori alla scoperta della cultura gastronomica della montagna. Un patrimonio che Despar Nord contribuisce a valorizzare ogni giorno anche
nei propri punti vendita, attraverso la selezione e la presenza a scaffale di numerose eccellenze locali e regionali. Durante i due fine settimana della manifestazione, Despar sarà presente il sabato e la domenica con uno spazio dedicato a TANN, il Centro Carni e Salumi di Despar Nord, dove il pubblico potrà conoscere e degustare la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, realizzata con carne 100% italiana e una lista di ingredienti essenziale. A completare la presenza del marchio dell’Abete sarà un momento interamente dedicato alle eccellenze casearie della montagna. Domenica 6 settembre alle ore 11.00, all’Hotel Paradiso di Asiago, Despar proporrà infatti la masterclass “Alla scoperta dei formaggi di malga selezionati da Despar – Il gusto autentico delle nostre montagne”. Un viaggio tra sapori e territori che porterà in degustazione Mezzano e
Stravecchio Malga Verde di Fattoria Cortese, Monte Veronese DOP Allevo di Malga de La Casara Roncolato Romano e Cuor di Fassa Latte di Malga, accompagnati da una selezione di vini dell’arco alpino: Kerner Alto Adige DOC, Lagrein Alto Adige DOC e Ferrari Trentodoc. Un’occasione per scoprire non soltanto prodotti di grande qualità, ma anche le storie, le competenze e il lavoro dei produttori
che li rendono possibili. È proprio da questa volontà di valorizzare le realtà agroalimentari locali che nasce “Sapori del Territorio”, il progetto con cui Despar Nord da oltre dieci anni seleziona e porta sugli scaffali le produzioni più rappresentative delle aree in cui è presente. Un percorso che oggi raccoglie oltre 4.000 referenze realizzate da più di 600 produttori locali, costruendo un legame diretto
tra chi produce, i punti vendita e le comunità. La partecipazione a Made in Malga si inserisce così nel più ampio impegno di Despar Nord per sostenere le filiere locali e valorizzare le eccellenze dei territori in cui è presente, favorendo l’incontro tra produttori e consumatori e contribuendo a mantenere vive identità e tradizioni che rappresentano una ricchezza per le comunità.
TANN, dove filiera e innovazione diventano sinonimo di qualità
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ui competenze specialistiche, innovazione e ricerca si integrano con una particolare attenzione alla selezione e alla provenienza delle materie prime. Despar Nord ha infatti sviluppato accordi diretti con macelli italiani di medie e piccole dimensioni, riducendo i passaggi intermedi e rafforzando tracciabilità e controllo lungo la filiera. Tecnologie all’avanguardia e un elevato livello di automazione consentono inoltre di rendere più efficienti le lavorazioni, ridurre gli sprechi e garantire elevati standard qualitativi e igienico-sanitari. Da questo percorso nasce anche la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, arrivata nei punti vendita nell’estate 2026: prodotti realizzati con carne 100% italiana, senza nitriti e nitrati aggiunti e con una lista di ingredienti essenziale. Un progetto che racconta la volontà di Despar Nord di coniugare controllo della filiera, innovazione e ricerca per offrire prodotti sempre più attenti a qualità, trasparenza e origine delle materie prime.
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Case della Comunità, parte la campagna del Veneto
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ar conoscere le Case della Comunità, spiegare quali servizi offrono e accompagnare i cittadini verso un utilizzo più consapevole della sanità territoriale. È questo l’obiettivo della nuova campagna di comunicazione lanciata dalla Regione del Veneto e presentata al Lido di Venezia, allo stand regionale della Mostra del Cinema all’Hotel Excelsior. Un progetto che punta su un linguaggio semplice, diretto e anche ironico, affidandosi a testimonial conosciuti per raggiungere un pubblico il più possibile ampio. Il cuore della campagna sono tre spot video, costruiti attorno a storie e protagonisti differenti, ma con un unico messaggio: le Case della Comunità devono diventare un punto di riferimento concreto per i cittadini e una porta di accesso più appropriata ai servizi sanitari. Accanto agli spot saranno utilizzati materiali informativi sul territorio, strumenti digitali, stampa ed emittenti televisive locali. La campagna interesserà tutte le Ulss venete e, in una seconda fase, sarà adattata alle caratteristiche dei singoli territori, con informazio-
ni sulla localizzazione delle strutture e sui servizi disponibili. Nel primo filmato il presidente della Regione Alberto Stefani dialoga con Barutz, interprete dell’iconica “nonna Marisa”. Con un tono leggero, il messaggio è quello di invitare i cittadini a scegliere in maniera consapevole il servizio sanitario a cui rivolgersi, evitando di considerare l’ospedale come risposta automatica a ogni necessità. Il secondo spot ha invece come protagonisti l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, cardiochirurgo di fama internazionale, e Mirko Bernardinello, primo paziente in Italia sottoposto a trapianto da donatore a cuore fermo proprio per mano del professor Gerosa. L’incontro avviene all’interno di una Casa della Comunità, dove Bernardinello si reca per un controllo. Una storia personale utilizzata per mostrare concretamente come le nuove strutture possano offrire risposte mirate e appropriate ai bisogni di salute. La terza protagonista è Georgette Polizzi, artista e influencer, che racconta la propria esperienza con la sclerosi multipla e il ruo-
lo del Fascicolo Sanitario Elettronico nella gestione delle informazioni e dei percorsi di cura. Proprio il FSE rappresenta uno degli strumenti che la campagna vuole contribuire a far conoscere e utilizzare maggiormente. Ma la comunicazione non riguarda soltanto le nuove strutture. Tra gli obiettivi c’è anche la diffusione del 116117, il numero unico per le richieste di assistenza sanitaria non urgente. Un servizio che la Regione intende valorizzare per orientare i cittadini verso la risposta più appropriata e contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. La campagna nasce anche dai risultati di un sondaggio sulla percezione della sanità territoriale. Il 80 per cento degli intervistati dichiara di aver utilizzato i servizi sanitari pubblici negli ultimi dodici mesi, mentre il 57 per cento ritiene che la sanità territoriale riesca a rispondere ai propri bisogni. Il problema principale riguarda però la conoscenza delle Case della Comunità: il 43 per cento ne ha sentito parlare, ma soltanto il 24 per cento conosce quella più vicina al proprio territorio. Allo stesso tempo emerge una forte disponibilità a utilizzarle: il 67 per cento dei cittadini lo farebbe se fosse presente nel proprio Comune, mentre l’80 per cento giudica positivamente la loro realizzazione e l’81 per cento ritiene necessario continuare a investire nella sanità territoriale. Numeri che spiegano la scelta della Regione di affiancare alla realizzazione delle
strutture una vera e propria operazione di informazione. In Veneto sono 102 le Case della Comunità complessivamente progettate nell’ambito del PNRR e del modello definito dal decreto ministeriale 77 del 2022. Al 30 giugno 2026 risultano completate 99 strutture, superando l’obiettivo nazionale assegnato alla Regione. All’interno delle Case della Comunità possono trovare spazio medici, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e altre professionalità. I cittadini possono ricevere informazioni e orientamento attraverso il Punto Unico di Accesso, prenotare prestazioni tramite il Cup, effettuare esami diagnostici di base e accedere, secondo l’organizzazione dei diversi territori, a visite specialistiche, servizi infermieristici, prelievi, programmi di prevenzione, screening e vaccinazioni. Le strutture sono inoltre collegate ai percorsi di assistenza domiciliare e alla presa in carico integrata della persona. «Conclusa la fase di realizzazione delle 99 strutture – sottolinea l’assessore alla Sanità Gino Gerosa – è ora fondamentale farle conoscere al massimo tra la popolazione». La sfida, dunque, entra ora nella fase della conoscenza. Perché le Case della Comunità non siano soltanto strutture realizzate, ma diventino davvero luoghi conosciuti e utilizzati dai cittadini, all’interno di un sistema sanitario sempre più orientato alla prossimità. Riccardo Musacco
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Prevenzione. Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, fa il punto sui contagi in Veneto e spiega come difendersi
West Nile, allarme zanzare a Padova: «Non bisogna avere paura, ma proteggersi»
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alute, ambiente e sicurezza alimentare sono temi molto più vicini tra loro di quanto si possa pensare. A occuparsi di questo intreccio, sul territorio del Triveneto, è anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, realtà con sede centrale nell’area di Padova e una rete di strutture periferiche distribuite nelle province di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. A guidare l’istituto è la dottoressa Antonia Ricci, direttrice generale di un ente che conta circa 650 dipendenti e che svolge attività che vanno ben oltre il controllo della salute degli animali. L’Istituto, infatti, si occupa anche di sicurezza degli alimenti destinati all’uomo, di ambiente, ricerca e prevenzione, seguendo la filiera agroalimentare dal campo alla tavola. Ed è proprio sul fronte della prevenzione che nell’ultimo periodo l’attenzione è concentrata sulla West Nile, malattia trasmessa dalle zanzare che ha fatto registrare diversi casi anche in Veneto e che interessa direttamente il territo-
rio padovano. «Non ci si deve preoccupare – spiega Ricci -. Soprattutto non dobbiamo preoccuparci noi che facciamo questo mestiere, ma essere attenti e cercare di evitare che queste malattie diventino pericolose per le persone». La West Nile non si trasmette direttamente da persona a persona: il principale veicolo sono le zanzare infette. Per questo il monitoraggio degli insetti è una delle attività fondamentali dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. In tutto il Triveneto vengono utilizzate trappole per catturare e analizzare le zanzare. Gli entomologi identificano le specie presenti e verificano anche la presenza del virus West Nile e di altri
agenti patogeni trasmessi dagli insetti. E i dati raccolti mostrano una presenza del virus nelle zanzare piuttosto elevata. Una situazione che, secondo la direttrice dell’Istituto, non rappresenta una sorpresa considerando le condizioni climatiche di questa stagione. Il caldo e la siccità possono infatti creare condizioni favorevoli alla circolazione del virus. In particolare, la scarsità d’acqua può spingere le zanzare a cercare piccoli ristagni più vicini alle abitazioni e quindi alle persone. Sul fronte dei contagi umani, in Veneto i casi sono attualmente circa 73. Un numero che, osserva Ricci, è inferiore rispetto ad alcune annate precedenti, ma che deve essere valutato considerando la stagionalità della malattia: il picco dei casi si registra generalmente nel mese di settembre. La parola d’ordine, quindi, è prevenzione. E non riguarda soltanto le amministrazioni pubbliche. «Bisogna proteggersi dalla puntura delle zanzare», sottolinea Ricci, ricordando l’importanza dei repellenti e
delle misure per impedire la proliferazione degli insetti. Un ruolo importante spetta anche ai cittadini. I Comuni intervengono nelle aree pubbliche, ma nei cortili e negli spazi privati la prevenzione dipende in larga parte dai singoli. È fondamentale trattare i tombini con prodotti larvicidi ed eliminare i ristagni d’acqua, anche quelli apparentemente insignificanti. Un esempio semplice riguarda i sottovasi delle piante: svuotarli regolarmente significa togliere alle zanzare uno dei luoghi in cui possono riprodursi. «Sembra una banalità – osserva la direttrice – ma vuotare i sottovasi delle nostre piante sui poggioli ci aiuta tantissimo a ridurre la presenza delle zanzare». La West Nile, però, non è l’unica minaccia legata alle zanzare. Sul territorio possono circolare anche altri virus, tra cui Chikungunya, Usutu e Toscana virus. Per questo l’attività di sorveglianza non si limita a un singolo agente patogeno. Il principio che guida questo lavoro è quello della One Health, un approccio
che considera strettamente collegati la salute dell’uomo, quella degli animali e la tutela dell’ambiente. Lo stesso approccio riguarda anche un altro elemento fondamentale degli ecosistemi: le api. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è infatti Centro di referenza nazionale per la salute delle api e svolge un’attività specifica di ricerca e sorveglianza in questo settore. Anche gli alveari devono fare i conti con parassiti e nuovi rischi sanitari, alcuni dei quali possono arrivare da altre parti del mondo. Anche in questo caso, secondo Ricci, i cambiamenti climatici possono contribuire a modificare lo scenario. Al momento non vengono segnalate situazioni particolarmente preoccupanti, ma la prevenzione resta fondamentale. L’attività dell’Istituto comprende anche la cooperazione internazionale, con l’obiettivo di aiutare i Paesi in cui determinati rischi sono già presenti a sviluppare strumenti efficaci per identificarli e controllarli. Vincenzo Gottardo
Influenza aviaria e vaccini: «Proteggono gli animali e non rendono meno sicure carne e uova»
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i nostri microfoni di radio Veneto24, intervistata da Vincenzo Gottardo, la dottoressa Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha affrontato un tema tornato al centro del dibattito: l’utilizzo dei vaccini contro l’influenza aviaria. L’aviaria, spiega Ricci, rappresenta da anni una delle principali emergenze per il settore avicolo. Il problema ha colpito duramente anche il Veneto, in particolare la provincia di Verona, ma con focolai importanti anche nel Padovano. Solo nella stagione 2021-2022 milioni di polli e tacchini sono morti o sono stati abbattuti, con danni economici stimati in circa 300 milioni di euro. Per anni il vaccino è stato considerato una possibile soluzione per ridurre il ricorso agli abbattimenti. Oggi questa possibilità è diventata concreta. I vaccini disponibili si sono dimostrati
efficaci nel prevenire l’infezione e la diffusione del virus e rappresentano uno strumento aggiuntivo per proteggere gli allevamenti e il benessere degli animali. Ma il tema riguarda anche la salute umana. L’influenza aviaria, infatti, è considerata un rischio per l’uomo soprattutto per la possibilità, seppur non automatica, che un virus possa compiere un salto di specie. Da qui l’importanza di controllare la circolazione del virus negli animali. Ricci rassicura anche i consumatori: i vaccini non compromettono la sicurezza delle carni o delle uova. «Non hanno alcun effetto sulle carni e quindi sul consumo né delle carni né delle uova», spiega, ricordando inoltre che si tratta di prodotti autorizzati a livello europeo e nazionale. Dall’aviaria il confronto si sposta poi sulla ricerca scientifica, considerata decisiva proprio per affrontare emergenze come
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questa. Secondo Ricci, la ricerca italiana mantiene un livello molto alto, ma continua a scontare difficoltà legate soprattutto alle risorse e alle condizioni offerte ai ricercatori. Molti giovani italiani, osserva, riescono a costruire carriere importanti all’estero anche perché trovano maggiori opportunità e sostegno. Per questo, secondo la direttrice, servono finanziamenti, stabilità e soprattutto fiducia nei ricercatori più giovani. Il punto, però, non è soltanto economico. Ricci richiama anche la necessità di ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini, scienza e istituzioni. Una fiducia che negli ultimi anni, anche sul tema dei vaccini, si è progressivamente indebolita. «Le persone devono ritrovare questa fiducia nella ricerca, nella scienza e anche nelle istituzioni», è l’appello della direttrice. Un obiettivo che, secondo Ricci, richiede un lavoro comune tra ricercatori, istituzioni e mezzi di comunicazione. (V.G.)
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La cardiologia interventistica guarda al futuro, uno studio su 4mila pazienti può cambiare la cura dell’infarto
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adova è protagonista della cardiologia interventistica mondiale: uno studio su 4 mila pazienti porterà alla stesura delle nuove linee guida per la presa in carico e la cura dell’infarto. Il gruppo guidato dal prof. Giuseppe Tarantini, professore ordinario di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università di Padova e direttore della UOSD Cardiologia Interventistica dell’Azienda Ospedale Università di Padova, torna per il secondo anno consecutivo tra i protagonisti del Congresso della Società Europea di Cardiologia che è il più grande appuntamento cardiologico mondiale. Il nuovo studio è stato presentato come Late-Breaking Clinical Trial nella Main Arena davanti a migliaia di specialisti ed è stato pubblicato sul prestigioso European Heart Journal che si conferma la più importante rivista scientifica internazionale nel settore della cardiologia per impact factor. Il lavoro rafforza e amplia i risultati della precedente ricerca pubblicata dallo stesso gruppo padovano sul New England Journal of Medicine estendendo ora l’analisi a circa 4 mila pazienti e includendo, oltre ai Paesi occidentali, anche popolazioni dell’Asia orientale. Al centro dell’indagine clinica c’è un approccio sempre più personalizzato al trattamento dell’infarto. Il principio è non limitarsi alla riapertura dell’arteria responsabile dell’evento acuto, ma valutare l’intero albero coronarico e trattare anche le altre stenosi che presentano un reale significato emodinamico, cioè quelle
effettivamente in grado di provocare ischemia. L’obiettivo è ottenere una rivascolarizzazione completa, ma selettiva riducendo il più possibile il rischio di nuovi eventi cardiovascolari. Una volta raggiunta una protezione ischemica ottimale, diventa così possibile intervenire anche sull’altro grande fronte della terapia dopo l’infarto: il rischio di sanguinamento. Tradizionalmente, dopo angioplastica e stent, i pazienti venivano trattati per mesi con una doppia terapia antiaggregante. I nuovi dati indicano invece che, nei pazienti adeguatamente selezionati e dopo una rivascolarizzazione ottimale, è possibile ridurre a un solo mese la doppia terapia antiaggregante proseguendo successivamente con una strategia meno in-
tensiva senza perdere protezione dagli eventi ischemici. Il vantaggio è rilevante: una riduzione dei sanguinamenti maggiori nell’ordine di circa il 50 per cento. Il messaggio clinico è, quindi, molto chiaro: trattare tutte le lesioni coronariche realmente pericolose, ridurre il rischio di una nuova ischemia e successivamente evitare una terapia antiaggregante più intensa e prolungata del necessario. La conferma dei risultati in popolazioni occidentali e dell’Asia orientale rafforza la solidità scientifica dello studio e la possibilità di applicare questa strategia su scala internazionale. Si consolida così un percorso scientifico che potrà avere un impatto diretto sulla pratica clinica e sulle future linee guida
internazionali per il trattamento dell’infarto. Un risultato che valorizza la Cardiologia Interventistica e l’intera Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova, insieme all’Università di Padova, confermandone il ruolo di riferimento nella ricerca cardiovascolare e nell’innovazione terapeutica. Prof. Giuseppe Tarantini: “La Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova consolida ancora una volta il proprio ruolo di eccellenza nel panorama della ricerca e dell’innovazione in ambito cardiovascolare. Il risultato testimonia la qualità e la solidità del lavoro svolto quotidianamente dai professionisti della Cardiologia Interventistica e dell’Emodinamica di Padova e soprattutto conferma il valore di un modello fondato sull’integrazione tra attività clinica, ricerca scientifica, formazione e innovazione terapeutica. La capacità di sviluppare e di applicare approcci diagnostici e terapeutici sempre più avanzati, insieme alla partecipazione a progetti di ricerca di elevato profilo scientifico, contribuisce a rafforzare il posizionamento dell’Azienda Ospedale Università Padova e dell’Università di Padova come punto di riferimento nel campo della medicina cardiovascolare a livello nazionale, europeo e internazionale. Un risultato che premia, dunque, non solo l’eccellenza delle competenze e delle specificità coinvolte, ma anche la capacità di fare sistema tra assistenza, ricerca e innovazione con l’obiettivo di tradurre i progressi della ricerca scientifica in nuove opportunità di cura e in un concreto beneficio per i pazienti”.
Dall’asilo nido alle superiori, 98 scuole padovane premiate per le iniziative sulla salute
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ono 98 le scuole del territorio padovano, dai nidi alle scuole superiori, che riceveranno il riconoscimento e la targa regionale per aver aderito ad almeno tre iniziative dedicate alla promozione della salute. La consegna avverrà a partire da domani, in vista dell’avvio del nuovo anno scolastico. Tra le attività alle quali gli istituti hanno partecipato ci sono iniziative come l’Ora della Terra, la Maratona della Lettura, la Merenda
Sana e le Giornate dello Sport. L’obiettivo è fare della scuola non soltanto il luogo dell’apprendimento, ma anche uno spazio nel quale il benessere e la salute entrino nella quotidianità della comunità scolastica. L’iniziativa segue l’approccio dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Onu «Salute in tutte le politiche», collegato all’Agenda 2030, secondo il quale la promozione della salute può contribuire anche al successo for-
mativo degli studenti, lungo tutto il percorso scolastico, dal nido fino al diploma. La scuola che promuove salute, secondo l’impostazione del progetto, è chiamata a occuparsi direttamente dei processi legati al benessere all’interno del proprio contesto, individuando priorità, obiettivi, strumenti e modalità di intervento. Un approccio che riguarda non solo la didattica, ma anche gli ambienti, l’organizzazione della scuola e le relazioni tra le
persone. In questa prospettiva, la salute non viene considerata semplicemente come una materia da affrontare attraverso l’intervento di esperti esterni, ma come una componente che interessa la vita quotidiana della comunità scolastica e può incidere sul percorso formativo. La consegna delle targhe sarà accompagnata da tre appuntamenti organizzati dal team multidisciplinare «Scuole che Promuovono Salute» dell’Ulss 6 Euganea.
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37 Chirurgia. Il punto del coordinatore trapianti Pietro Paolo Murdaca
«Senza donatore non c’è trapianto»: a Cittadella cresce la cultura della donazione
«S
enza donatore non c’è trapianto». È una frase semplice, ma racchiude il significato di una scelta capace di trasformare un momento di dolore in una nuova possibilità di vita. La donazione di organi, tessuti e cellule rappresenta infatti uno dei gesti più profondi di solidarietà e responsabilità civile: per chi attende un trapianto può significare la possibilità concreta di curarsi e tornare a guardare al futuro. Diffondere questa consapevolezza è uno degli obiettivi del Coordinamento trapianti dell’ospedale di Cittadella. «Tra gli obiettivi principali del Coordinamento trapianti – spiega Pietro Paolo Murdaca, medico anestesista e rianimatore e coordinatore Trapianti dell’ospedale di Cittadella – c’è proprio la diffusione della cultura della donazione, attraverso informazione e sensibilizzazione, perché ogni persona possa compiere una scelta libera e consapevole». Ogni anno sono migliaia gli italiani che attendono un trapianto. Il sistema nazionale è considerato tra
i più efficienti d’Europa e il Veneto rappresenta una delle realtà più significative sul fronte delle donazioni. Nonostante i risultati raggiunti, però, il numero dei donatori continua a non essere sufficiente a soddisfare tutte le richieste. «Anche dopo la vita possiamo continuare a fare del bene e regalare una nuova possibilità – sottolinea Murdaca –. Un solo donatore può salvare o migliorare la vita di più persone. Donare gli organi signifi-
ca trasformare una perdita in una nuova speranza». È proprio questo il messaggio che il personale sanitario cerca di portare tra i cittadini: informarsi, conoscere le procedure e decidere consapevolmente se dare il proprio consenso significa contribuire a creare una rete di solidarietà capace di incidere concretamente sulla vita di altre persone. L’Ulss 6 Euganea porta avanti da tempo attività di informazione e sensibilizzazione sulla donazione di organi e tessuti. Nel territorio di competenza dell’ospedale di Cittadella, Murdaca e l’infermiere Pier Paolo Olivo organizzano incontri dedicati al tema della donazione di organi, tessuti e cellule, anche attraverso testimonianze dirette. L’obiettivo è fornire ai cittadini informazioni corrette e comprensibili, così da favorire una scelta consapevole e permettere a chi partecipa agli incontri di diventare a sua volta portatore di un messaggio di solidarietà. I numeri confermano la presenza
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gendosi alla propria Ulss e compilando l’apposito modulo. Un’altra possibilità è redigere e firmare una dichiarazione da conservare tra i propri documenti personali. La volontà può essere modificata in qualsiasi momento. La donazione degli organi segue una procedura medica precisa e rigorosa, nella quale ogni fase viene verificata da specialisti. L’espianto e il successivo trapianto di organi, tessuti e cellule richiedono il coordinamento di diverse équipe sanitarie e un’organizzazione complessa. A stabilire l’assegnazione degli organi ai pazienti inseriti nelle liste d’attesa è il Centro nazionale trapianti, sulla base di criteri che tengono conto, tra gli altri elementi, dell’urgenza e della compatibilità. Dietro ogni trapianto ci sono dunque una macchina sanitaria altamente organizzata e, prima ancora, una scelta individuale. Quella di una persona che decide di dire sì alla donazione, offrendo anche dopo la propria morte una possibilità concreta a chi sta aspettando una nuova vita.
L’ANELLO CICLABILE DEI COLLI EUGANEI Il percorso cicloturistico per conoscere e riscoprire il paesaggio, la storia e la natura delle colline padovane
L’Anello Ciclabile dei Colli Euganei attraversa un territorio ricco di paesaggi, storia e tradizioni da scoprire con il ritmo lento della bicicletta. I suoi 63 chilometri possono essere percorsi in un’unica volta oppure suddivisi in più tappe, scegliendo di volta in volta quanto fermarsi e cosa visitare. Il percorso si snoda a pochi chilometri dalle città d’arte e dalle località termali. Lungo il tragitto si incontrano borghi e piccoli centri storici, ville venete, aree naturali e importanti siti storici. È un viaggio attraverso un territorio dove storia e natura convivono. Una parte significativa dell’anello si sviluppa all’interno del Parco Regionale dei Colli Euganei, in un paesaggio caratterizzato da particolari conformazioni geologiche e patrimonio MAB Unesco Riserva della Biosfera. La bicicletta diventa così il filo conduttore di un modo semplice e piacevole di esplorare il territorio. ASCOLTACI SU itinerari di Per facilitare la conoscenza del territorio e la scelta degli WWW.VENETO24.IT è disponibile il sito dedicato https://www.cicloculturando.it/ Ascoltaci in tutto il Veneto in viaggio, auto sul SUL TUO PC O ALEXA (accessibile anche dal sito istituzionale www.provincia.padova.it). Nel sito istituzionale è inoltre disponibile la sezione https://www.provincia.padova.it/padova-natura-e-cultura dedicata a questo e altri itinerari ciclabili presenti nel territorio provinciale e alla descrizione di alcuni punti d’interesse.
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di una sensibilità significativa nel territorio: nel 2025 sono stati più di trenta i donatori nell’area afferente all’ospedale della città murata. E il valore di ogni singola donazione va ben oltre il numero dei donatori: una persona può infatti rendere disponibili diversi organi, tessuti e cellule, consentendo a più pazienti di beneficiare di quello stesso gesto. La decisione di donare può essere presa e formalizzata mentre si è in vita. Esprimere in anticipo la propria volontà è particolarmente importante perché, in assenza di una dichiarazione dell’interessato, nel momento del decesso la scelta può ricadere sui familiari, chiamati a decidere in una situazione di profondo dolore. Il consenso può essere espresso presso l’ufficio anagrafe del proprio Comune in occasione del rilascio o del rinnovo della carta d’identità. È inoltre possibile registrare la propria volontà online attraverso il portale dell’Associazione italiana donatori organi, utilizzando Spid o Carta d’identità elettronica, oppure rivol-
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Sintonizzati Il Laboratorio Ecourbano riapre le porte sul
Storie di imprese ed imprenditori di successo - a cura di
Cultura e ambiente tornano al centro della città Libri, musica e teatro accompagnano nuovi progetti per il verde e la rigenerazione urbana.
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iaprire uno spazio, animarlo e restituirlo alla città. È questo l’obiettivo con cui riprende l’attività del Laboratorio Ecourbano, associazione impegnata da anni sul fronte del recupero delle aree degradate e della valorizzazione del territorio. La sede in Galleria San Carlo nasce proprio con questa finalità: trasformare un luogo segnato dall’abbandono in uno spazio vivo, aperto alla cittadinanza, capace di diventare punto di incontro e di riferimento per iniziative culturali e sociali. Il nuovo programma propone un calendario articolato che mette insieme presentazioni di libri, mostre d’arte, musica e teatro, con par-
terraneo, sulla base di un progetto di Davide Mazzucato.
Gli appuntamenti
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ticolare attenzione agli artisti del territorio e, allo stesso tempo, con la presenza di autori e protagonisti già affermati, chiamati a portare le loro opere e le loro esperienze in galleria. Ma l’attività del Laboratorio Ecourbano non si ferma alla cultura. L’associazione continua infatti a occuparsi di progettazione, recupero e risanamento del territorio, con una particolare attenzione alle soluzioni capaci di affrontare le conseguenze dell’emergenza climatica. In questa prospettiva si inseriscono i progetti legati ai tetti verdi e alle oasi verdi urbane, strumenti che stanno entrando sempre più nella pratica urbanistica locale e che possono contribuire a rendere le città più vivibili e resiSCARICA L’APP figurano lienti. Tra le proposte del Laboratorio RADIO VENETO24 anche il progetto di riqualificazione dell’area SUL TUO SMARTPHONE Ex Chiodi, già presentato in Comune, e l’ipotesi di una riorganizzazione di Piazza Insurrezione, con la realizzazione di un parcheggio sot-
Il calendario prende il via venerdì 11 settembre alle 18.30, in Galleria San Carlo, con la presentazione di un libro dedicato ad Angelo Beolco, detto il Ruzante, a cura di Remigio Ruzzante, in arte Bronse Querte. Al termine dell’incontro è prevista una degustazione di vino Friularo, offerto dall’Enoteca […] di via Giovanni d’Alemagna 32, in zona Arcella, accompagnato da biscotti della tradizione. Venerdì 2 ottobre alle 18.30, sempre in Galleria San Carlo, sarà invece proposta una riflessione sulla situazione attuale dei risparmi e sulle scelte di investimento, con l’obiettivo
di stimolare una maggiore consapevolezza anche rispetto all’etica dei comparti finanziari nei quali si decide di investire. Il programma si sposta quindi al Teatro San Carlo. Venerdì 16 ottobre alle 20.45 andrà in scena Oggetti che mi parlano, spettacolo ideato e interpretato da Miriam Angile, accompagnata da Alessandro Tognon. Un viaggio nella memoria e nelle atmosfere degli anni Sessanta, attraverso oggetti, emozioni e ricordi, accompagnati dalle musiche dell’epoca eseguite dalla band Beat Shop di Paolo Beneato. Venerdì 23 ottobre alle 20.45 sarà protagonista il blues, con il maestro Michele Lideo che, accompagnato dalla sua chitarra, ripercorrerà alcuni dei brani più celebri e significativi della storia del genere, in un appuntamento dedicato agli appassionati di musica e non solo. Venerdì 6 novembre alle 20.45 sarà la volta de Lo spettacolo del cuore, un viaggio tra testi e
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canzoni che attraversano il tempo e parlano direttamente alle emozioni. Sul palco Monica Voltan e Maurizio Franceschetti, accompagnati al pianoforte da Cristiano Zanellato. Infine, venerdì 13 novembre, il Teatro San Carlo ospiterà un appuntamento dedicato alla musica del territorio. Padovarte Musica, storica
realtà con sede nel quartiere Arcella, festeggia il suo 15° anno di attività proprio nel quartiere che l’ha vista nascere e crescere. Per celebrare questo traguardo, saliranno sul palco le band nate dai laboratori di Musica d’Insieme, protagoniste di un percorso che negli anni ha coinvolto numerosi musicisti e appassionati. E questo è solo l’inizio. Molti altri appuntamenti sono infatti in programma in Galleria San Carlo, con l’intento di costruire progressivamente un calendario sempre più ricco e di fare dello spazio un luogo stabile di cultura, incontro e partecipazione. ASCOLTACI SU Per conoscereWWW.VENETO24.IT tutte le iniziative è possibile passare direttamente in PC Galleria San Carlo per SUL TUO O ALEXA ricevere informazioni oppure scrivere a Laboratorioecourbano@libero.it per ricevere il calendario completo.
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