Rovigo, incendio al Parco Langer: fumo sulla città e famiglie evacuate
Modello veneto: funziona davvero?
Con i cordoni della borsa ormai stretti dal bilancio approvato, il Consiglio Regionale del Veneto si è trasformato in un palcoscenico di scontri verbali che vanno ben oltre la semplice contabilità. È una sfida di visioni, un “botta e risposta” continuo che vede la maggioranza difendere il modello veneto e le opposizioni tentare di scardinarlo pezzo dopo pezzo. Il primo vero scontro frontale riguarda la mobilità. Carlo Cunegato, dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra, ha scosso l’aula con un attacco durissimo: “Presidente, mentre nel resto del mondo si corre verso il futuro, nel vicentino siamo fermi a treni a gasolio che sembrano reperti archeologici. Pagare abbonamenti esorbitanti per servizi da terzo mondo è un insulto ai lavoratori”.
Non si è fatta attendere la replica dai banchi della Lega e della Civica Zaia, che hanno risposto piccati: “Non abbiamo la bacchetta magica per elettrificare migliaia di chilometri in una notte, gli investimenti sono programmati e servono tempi tecnici, non slogan”.
Ma è stato Giovanni Manildo del Partito Democratico a rincarare la dose, spostando l’asse sul sociale: “I tempi tecnici non sfamano le famiglie.
Con 25 milioni, briciole rispetto ai 19 miliardi totali, potremmo dare trasporti gratuiti agli studenti. Non farlo è una scelta politica deliberata contro i giovani”.
di Rovigo
Il Veneto vuole
l’autonomia energetica, Bitonci: “Lavoriamo sulle concessioni”
SICUREZZA URBANA, UNA CHIMERA FRA
AZIONE E PREVENZIONE
LA CRIMINALITÀ ARRETRA
MA SCATTA IL MAXI PIANO SICUREZZA
Continuità delle cure, in Ulss 5 nasce il Dipartimento guidato da Lucia Rizzato
SOCIALE, WELFARE, PIANO CASA E GIOVANI, STEFANI: “ECCO COME CI STIAMO MUOVENDO”
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LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE
• Nicola Stievano
Nel suo ultimo film, La grazia, Paolo Sorrentino ci consegna l’immagine di un Capo dello Stato che abita la «bellezza del dubbio». Così nelle sale austere e silenziose del Quirinale la burocrazia non è il mostro che tutti denunciamo, ma un argine saggio, un tempo sospeso di riflessione. “La burocrazia, tutti la detestano - a erma il presidente del film - perché è lenta ma serve proprio a questo: a non prendere decisioni a rettate”.
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NUOVA STAZIONE
DELLE CORRIERE, LA CITTÀ ACCELERA
Prende sempre più forma il progetto per la nuova stazione delle corriere di Rovigo, col Comune che ha compiuto un passo decisivo verso l’acquisizione dell’ex scalo merci ferroviario, l’area individuata per ospitare il futuro hub del trasporto pubblico.
A fine aprile, è stato firmato un protocollo d’intesa tra il sindaco Valeria Cittadin e l’amministratore delegato di FS Sistemi Urbani Matteo Colamussi, in una base d’accordo riguardante la cessione di una vasta porzione dell’ex scalo merci, situata accanto alla stazione ferroviaria e estesa fino all’area dell’ex Dopolavoro ferroviario e al parcheggio di Piazza Riconoscenza.
L’operazione si svilupperà in due fasi: La prima, relativa allo scalo merci, dovrebbe concludersi entro la fine di maggio con il rogito definitivo. La seconda, che comprende l’ex Dlf, è prevista entro la fine dell’anno, anche per consentire alla proprietà di regolarizzare alcune situazioni edilizie.
Per l’acquisto dell’89% dell’area, che supera i 7mila metri quadrati, il Comune ha già previsto uno stanziamento di circa 500.000€, provenienti dall’avanzo vincolato legato ai parcheggi. L’operazione dovrà comunque passare al vaglio del consiglio comunale, chiamato a dare l’approvazione definitiva.
Una volta completato l’iter amministrativo, si potrà avviare la fase successiva: la realizzazione della nuova stazione degli autobus, per la quale si stima un investimento tra i 2.500.000 e i 3.000.000€. Il percorso è ancora lungo, ma l’obiettivo è chiaro: trasferire il terminal delle corriere da Piazza Cervi in una nuova area più funzionale, moderna e meglio collegata alla rete ferroviaria, capace di rispondere alle esigenze della mobilità urbana ed extraurbana e di migliorare l’organizzazione complessiva del trasporto pubblico cittadino.
• Giacomo Trivellaro
Accordo siglato per l’area dell’ex scalo ferroviario individuata per ospitare il futuro hub del trasporto pubblico locale
LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE
Peccato che, uscendo dalla sala e tornando alla cronaca, il dubbio si trasformi in sospetto e la saggezza della procedura in una fretta che lascia storditi.
Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti per ragioni umanitarie somiglia a un copione scritto male, dove la nobile “cura estrema dello Stato” inciampa su un nome che evoca i fantasmi di una stagione politica che è ancora lontana dall’essere archiviata e che continua a maturare i suoi frutti avvelenati. Perché tanta urgenza? Perché quel velo di riservatezza che oggi, alla luce delle inchieste giornalistiche, appare anziché come la doverosa tutela verso un minore come piuttosto un maldestro tentativo di tenere sotto traccia una vicenda esplosiva?
A squarciare l’esile velo del silenzio è un’inchiesta giornalistica che prima rende pubblico il provvedimento firmato dal Presidente della Repubblica e in seguito ne svela i tanti lati oscuri, dagli intrighi in Venezuela in cui a farne le spese sono proprio dei bambini indifesi, alle visite fantasma in ospedali italiani che si a rettano a smentire contatti o consulenze. Se queste fondamenta crollano, non siamo più di fronte a una scelta politica discutibile o ad una decisione che può sembrare superficiale ma a un vero e proprio corto circuito istituzionale. Nel caos che ne è seguito finisce anche il rimpallo delle reciproche respons-
abilità. Il Quirinale non indaga, non fa il detective, si è detto: il Presidente della Repubblica esercita il suo potere di concedere o negare la grazia sulla base di un’istruttoria tecnica che gli viene consegnata. È il Ministero della Giustizia a dover garantire la genuinità di quel fascicolo che a sua volta ha ricevuto dalla Procura che ha condotto le indagini “sul campo” e tratto le proprie conclusioni. Ma in questo passaggio qualcosa si è rotto e qualcuno ha si è lasciato prendere la mano, quantomeno, da una insolita fretta o approssimazione, che di fronte a provvedimenti così definitivi come una grazia, è sempre cattiva consigliera. Non si può permettere che lo strumento della grazia - un atto quasi sacro, per questo concesso con parsimonia dai capi di stato - venga profanato da procedure opache o, peggio, da falsità documentali. Ecco allora la richiesta di chiarimenti urgenti del Quirinale al ministro della Giustizia per fare luce su un caso che potrebbe condizionare pesantemente il confronto politico. Mentre il Governo fa quadrato attorno a un Guardasigilli sempre più in a anno e la procura corre ai ripari con un rapido supplemento di indagine, resta l’amarezza per un’istituzione che meritava più rispetto. La grazia, diceva il film, è bellezza. Qui, purtroppo, sembra rimasta solo la bruttezza di una trappola tesa alla credibilità dello Stato.
di Rovigo
segue da pag. 1
Sicurezza urbana/1. Ra orzati controlli e iniziative per contrastare il crescente senso di insicurezza
ROVIGO PIÙ SICURA, MA LA PAURA RESTA: IL PARADOSSO DEI REATI IN CALO
Idati oggettivi parlano chiaro: a Rovigo i reati sono in calo. È quanto emerso nel corso del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito a fine aprile in Prefettura e presieduto dal Prefetto Franca Tancredi, alla presenza dei vertici provinciali delle Forze di Polizia, del sindaco Valeria Cittadin e dell’assessore alla Sicurezza Michele Aretusini.
Durante l’incontro è stato analizzato l’andamento della delittuosità nel capoluogo sulla base dei dati aggiornati forniti dalle Forze dell’Ordine. Dall’esame congiunto è emerso un quadro complessivamente positivo, caratterizzato da un significativo e generalizzato calo dei fenomeni delittuosi sia nel primo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025, sia nell’ultimo semestre rispetto ai sei mesi precedenti.
Un risultato che viene attribuito al lavoro del sistema integrato della sicurezza territoriale: coordinamento della Prefettura, operatività delle Forze di Polizia, collaborazione del Comune e
presidio della Polizia Locale, pilastri fondamentali della sicurezza urbana.
Nonostante il miglioramento dei numeri, nel corso della riunione è stato evidenziato come permanga in una parte della popolazione un sentimento di insicurezza. Per questo motivo le istituzioni intendono a iancare al controllo del territorio anche azioni di carattere culturale e sociale, ra orzando così il concetto stesso di sicurezza urbana, intesa non solo come repressione ma anche come prevenzione e coesione.
Tra le iniziative previste figurano momenti di informazione pubblica, campagne di comunicazione istituzionale coordinate e progetti educativi rivolti soprattutto ai giovani, con l’obiettivo di di ondere la conoscenza dei dati reali, ra orzare la fiducia nelle istituzioni e promuovere la coesione sociale. “In un contesto in cui i dati confermano una significativa riduzione dei reati – ha dichiarato il Prefetto Franca Tancredi – è fondamentale a iancare all’azione repressiva e di controllo del
territorio anche un lavoro di carattere culturale e sociale, capace di contrastare il sentimento di insicurezza e di ra orzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. La sicurezza si costruisce anche attraverso la partecipazione, il dialogo e la consapevolezza”.
Parallelamente non si abbassa il livello di attenzione. Il Comitato ha infatti preso atto delle misure già disposte nella riunione del 15 aprile scorso, quando è stata decisa un’ulteriore intensificazione dei servizi straordinari interforze nel capoluogo. I controlli, supportati anche da equipaggi aggiuntivi di reparti specializzati provenienti da fuori provincia, saranno concentrati nelle aree e nelle fasce orarie considerate più sensibili, per ra orzare sia la sicurezza reale sia la percezione di sicurezza dei cittadini, due dimensioni centrali della sicurezza urbana.
Il monitoraggio della situazione proseguirà periodicamente in Prefettura, confermando la piena e proficua sinergia tra Prefettura, Forze di Polizia e
Sicurezza urbana al centro dello scontro politico
“La giostra continua vorticosamente a girare: con quali esiti per i cittadini di Rovigo non è ancora dato sapere”. Con queste parole Diego Crivellari, esponente del Partito Democratico, commenta il nuovo rimpasto nella giunta comunale di Rovigo, avvenuto al termine del consiglio comunale del 30 aprile. Il sindaco Valeria Cittadin ha infatti redistribuito alcune deleghe strategiche, trasferendo sicurezza urbana, polizia locale e cultura della legalità dall’assessore leghista Michele Aretusini all’assessore di Fratelli d’Italia Renato Campanile.
“Un rimpasto notturno che segna una sorta di record – prosegue Crivellari – anche per una giunta già molto movimentata”. Campanile era entrato in giunta lo scorso 23 dicembre con deleghe a Statistica, Associazionismo,
Protezione civile, sviluppo dei quartieri e attuazione del programma. Competenze che ora passano ad Aretusini, il quale mantiene le deleghe a trasporti e mobilità sostenibile. “Oggi possiamo consegnare alle statistiche –sottolinea Crivellari – l’avvicendamento di tre assessori in meno di due anni in un settore così strategico. E questo senza considerare le di icoltà di chi lavora quotidianamente negli u ici e si trova a dover gestire continui cambiamenti”. Secondo l’esponente Dem, tra i pochi risultati concreti rivendicabili dall’amministrazione vi sarebbe l’introduzione del “terzo turno” per la polizia locale, misura collegata direttamente alle politiche di sicurezza urbana e al presidio del territorio.
Sul tema del controllo della città interviene anche Antonio Rossini, capogruppo di “Noi
per Rovigo”, che nell’interpellanza depositata lo scorso aprile richiama l’attenzione sulla necessità di ra orzare il presidio della Polizia
Amministrazione comunale, considerata un elemento imprescindibile per un approccio integrato ed e icace alle tematiche della sicurezza pubblica.
• Guendalina Ferro
Locale. Rossini chiede infatti all’amministrazione se intenda incrementare la vigilanza nel tardo pomeriggio e in fascia serale, sottolineando come una maggiore presenza di agenti a piedi possa contribuire alla prevenzione di atti vandalici, disturbo della quiete pubblica e fenomeni di microcriminalità giovanile, oltre a contrastare comportamenti indecorosi segnalati in alcune zone della città. “Ancora una volta – aggiunge Crivellari – prevalgono le dinamiche interne e gli equilibri politici rispetto ai problemi reali della città. Le recenti tensioni in consiglio comunale erano già un segnale evidente di questa instabilità”. Per Crivellari, la situazione conferma “una cronica di icoltà di questa giunta nel garantire continuità amministrativa e nel portare avanti scelte strutturali, anche sul fronte della sicurezza urbana e della gestione del territorio”.
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Sicurezza urbana/2. Reati in
calo,
ma cresce la percezione di insicurezza
È DAVVERO ALLARME “BABY GANG”?
I NUMERI INVITANO ALLA CAUTELA
Alla luce dei dati emersi dalla riunione in Prefettura a Rovigo del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, relativi al capoluogo e ad Adria — dove si registra un calo oggettivo dei reati a fronte di una crescente percezione di insicurezza — è necessario fare chiarezza anche su un altro tema spesso al centro del dibattito pubblico: quello delle cosiddette “baby gang”. Il termine “baby gang”, identifica gruppi organizzati con finalità criminali strutturate, una realtà ben diversa dagli episodi sporadici di vandalismo o dalle intemperanze giovanili che, per quanto da condannare, non configurano un
fenomeno di criminalità organizzata. I dati delle Forze dell’Ordine confermano questa distinzione: il numero di denunce e di minori segnalati, dal 1 gennaio 2026 ad aprile, in tutta la provincia di Rovigo resta contenuto, con poco più di una decina di casi, un quadro che risulta peraltro sovrapponibile a quello di molte altre province medio-piccole del Nord Italia. Non esiste, dunque, un’emergenza specifica legata al territorio Polesano.Altra cosa è la percezione di insicurezza che hanno i cittadini.
In questo ultimo periodo,infatti, il divario tra i dati oggettivi dei reati e la percezione di insicurezza dei cit-
tadini è stato spesso alimentato da una narrazione mediatica e dai social, dove le testimonianze personali – pur legittime – tendono a enfatizzare singoli episodi senza restituire un quadro complessivo equilibrato. A ciò si aggiunge il vincolo del segreto d’indagine, che limita la possibilità per le autorità di intervenire pubblicamente con puntualizzazioni, lasciando quindi spazio a interpretazioni non sempre aderenti ai fatti.
Va inoltre considerato che la risposta giudiziaria nei confronti dei minori segue logiche diverse rispetto a quella prevista per gli adulti: le misure restrittive rappresentano l’extrema ratio e vengono adottate solo quando risultano ine icaci gli strumenti educativi e rieducativi.
Parallelamente, il fenomeno del disagio giovanile è oggetto di un costante monitoraggio a livello provinciale attraverso tavoli di confronto periodici tra le Forze dell’Ordine e le istituzioni scolastiche sotto la regia della Prefettura. Da questi incontri emerge chiaramente come la risposta non possa esaurirsi nel solo intervento repressivo, ma rientri a pieno titolo in una più ampia
Più controlli in centro e Polizia Locale di prossimità
Una presenza più visibile degli agenti nelle strade del centro storico, controlli mirati contro monopattini e fatbike e un ra orzamento complessivo del presidio del territorio. È questa la nuova linea tracciata dal Comune di Rovigo sul fronte della sicurezza urbana, dopo il recente riassetto delle deleghe in giunta. Il sindaco Valeria Cittadin, al termine del consiglio comunale del 30 aprile, ha a idato le deleghe alla sicurezza urbana, alla Polizia Locale e cultura della legalità all’ assessore Renato Campanile, poliziotto in quiescenza. Il punto centrale del progetto illustrato da Campanile è quello della “Polizia Locale di prossimità”, con agenti presenti a piedi nelle piazze, sotto i portici e lungo le principali vie commerciali del centro. “Gli agenti devono stare tra la gente, entrare nei negozi, dialogare con i cittadini e presidiare fisicamente il territorio – spiega Campanile – perché la sicurezza urbana passa anche dalla percezione di presenza e vicinanza delle istituzioni”. L’obiettivo è ra orzare il controllo del territorio attraverso una vigilanza più dinamica e costante, a iancando all’attività sanzionatoria una funzione preventiva e di ascolto. Tra le priorità individuate dall’assessore Campanile i controlli per la nuova normativa entrata in vigore il 16 maggio scorso, per monopattini elettrici e fatbike, spesso utilizzate per le consegne a domicilio e considerate fonte di rischio nelle
le norme verrà controllato e sanzionato”. Parallelamente, il Comune punta ad ampliare, settimanalmente, il terzo turno della Polizia Locale. Una misura ritenuta strategica per il ra orzamento della sicurezza urbana, soprattutto nelle fasce orarie considerate più delicate. Sul piano operativo, è prevista anche la sperimentazione del taser, dopo la formazione già e ettuata da parte di diversi agenti, oltre all’introduzione di nuovi strumenti tecnologici come i guanti metal detector, pensati per e ettuare controlli rapidi e discreti.
• (G.F.)
strategia di sicurezza urbana. Nell’ultima riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, infatti, riunitosi a fine aprile in Prefettura, è emersa l’importanza di un supporto sociale mirato ai giovani più fragili, spesso provenienti da contesti familiari poco integrati –spesso di origine straniera- o in condizioni di particolare svantaggio. In questa prospettiva, risulta fondamentale
una rete integrata di intervento che coinvolga, oltre alle autorità, anche i servizi socio-sanitari dell’ULSS e il mondo della scuola, così da a iancare al controllo del territorio percorsi di prevenzione, integrazione e accompagnamento educativo.
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• Guendalina Ferro
Politica. Il sindaco Cittadin interviene: “Nessuna frattura, la maggioranza è solida”
NUOVO ASSETTO DELLE DELEGHE IN COMUNE
Sono giunti cambiamenti u iciali nella giunta comunale di Rovigo, dove nei giorni scorsi è stato ridefinito l’assetto delle deleghe, dove il sindaco Valeria Cittadin ha deciso di riorganizzare alcune competenze, revocando all’assessore Michele Aretusini le deleghe a sicurezza e polizia locale, ora a idate all’assessore Renato Campanile. Il provvedimento è stato formalizzato nella tarda serata di giovedì 30 aprile con la firma dei decreti, poi pubblicati all’albo pretorio, rendendo immediatamente operativa la nuova distribuzione delle competenze. Ad Aretusini restano comunque incarichi rilevanti, tra cui trasporti e mobilità sostenibile, protezione civile, partecipazione dei cittadini, sviluppo di quartieri e frazioni e attuazione del programma. Campanile, invece, assume ora la responsabilità di polizia locale,
sicurezza urbana e promozione della cultura della legalità, rafforzando il proprio ruolo all’interno della giunta. La decisione è arrivata in tempi rapidi: dopo il consiglio comunale si era ipotizzato un confronto con i segretari dei partiti di maggioranza, ma nel giro di poche ore il sindaco ha scelto di procedere comunque con la firma dei decreti, anticipando di fatto ogni ulteriore passaggio politico. Il riassetto ha inevitabilmente avuto riflessi contrastanti all’interno dell’opinione pubblica, alimentando interpretazioni e ricostruzioni non sempre corrette. Proprio per chiarire la situazione, il sindaco è intervenuto direttamente spiegando il senso della scelta: “Sì tratta di una rimodulazione che non incide sulla solidità della squadra, che resta invariata, ma che punta a valorizzare al meglio competenze ed
esperienze. In questo senso confermo piena fiducia a Michele Aretusini e Renato Campanile, certa che, nelle nuove aree di intervento loro a idate, continueranno ad o rire un contributo qualificato e determinante.
Le deleghe, per loro natura, evolvono insieme alle esigenze amministrative: è in questo spirito che si inserisce la scelta, orientata a ra orzare l’azione complessiva della Giunta.”
Una precisazione che mira a riportare la vicenda su un piano amministrativo più che politico, cercando di arginare qualsiasi tipo di destabilizzazione esterna e sottolineando la volontà di ra orzare l’e icacia dell’esecutivo. Resta comunque un passaggio significativo per la giunta, che apre una nuova fase e sarà da monitorare nei prossimi sviluppi.
• Giacomo Trivellato
CRITICHE ALL’ESECUTIVO DA PARTE DEL GRUPPO “NOI PER NOVIGO”
Un attacco diretto all’operato dell’amministrazione comunale e, soprattutto, alla mancanza di una visione strategica per il futuro della città. È quanto emerge dalla presa di posizione del gruppo consiliare Noi per Rovigo, che punta il dito contro le politiche attuali in materia di sviluppo, commercio e promozione del territorio. A sollevare le critiche è il capogruppo Antonio Rossini, secondo cui Rovigo starebbe progressivamente perdendo il proprio ruolo di riferimento non tanto per la posizione geografica, quanto per l’assenza di una guida capace di a rontare i problemi con progettualità, lungimiranza e una solida cultura di governo. Una situazione che, a suo avviso, rischia di tradursi in un rallentamento complessivo nella crescita della città. Nel mirino dell’opposizione finisce la di icoltà della città nel costruire un’identità forte e riconoscibile. Secondo Noi per Rovigo mancano una strategia
complessiva, un vero “brand” territoriale e una programmazione strutturata che permettano di promuovere Rovigo oltre i confini locali, rendendola più attrattiva per visitatori, imprese e investitori. Un limite che, secondo il gruppo civico, pesa anche sulla capacità di competere con altri territori vicini. Particolarmente critica anche la valutazione sul commercio di prossimità. Per Rossini, l’azione della giunta risulta insu iciente nel sostenere negozi e attività del centro storico e delle frazioni, lasciati ad a rontare da soli problemi ormai noti come la carenza di parcheggi, le di icoltà di accesso e la mancanza di incentivi. Una situazione che rischia di accentuare la desertificazione commerciale e di indebolire ulteriormente il tessuto economico cittadino, con ricadute anche sul piano sociale. Eppure, sottolinea il gruppo civico, il territorio polesano dispone di risorse importanti: patrimonio culturale, turismo ambientale, eccellenze
enogastronomiche e una posizione strategica nel nord Italia. Elementi che, però, non sarebbero ancora inseriti in una visione integrata capace di generare sviluppo duraturo e continuità nel tempo. Per l’opposizione, il rilancio passa necessariamente da un progetto più ampio che colleghi: cultura, turismo, commercio e valorizzazione del territorio, puntando su un turismo meno occasionale e più strutturato e su un centro storico capace di tornare a essere un vero motore economico e sociale. Il quadro tracciato, da parte dell’opposizione è chiaro: senza una svolta concreta e una strategia condivisa, il rischio è quello di vedere progressivamente indebolito il ruolo di Rovigo come punto di riferimento economico, culturale e amministrativo del Polesine, con conseguenze che potrebbero farsi sentire anche nel lungo periodo.
• (G.T.)
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Antonio Rossini
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Q200 CENSER, IL CAMPUS
CHE TRASFORMA ROVIGO
NEL LABORATORIO DEL FUTURO
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’è un luogo a Rovigo dove formazione, ricerca e impresa smettono di essere mondi separati e iniziano a dialogare in modo concreto, quotidiano. Non è un progetto sulla carta, ma una realtà già attiva e in continua evoluzione: si chiama Q200 ed è il campus nato nell’area dell’ex Censer, oggi trasformato in uno dei poli più interessanti dell’innovazione in Veneto. Qui le idee non restano teoria. Si traducono in attività, percorsi formativi, laboratori avanzati e progetti che mettono insieme studenti, ricercatori e imprese. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Cariparo e sviluppato insieme a istituzioni e attori economici del territorio, rappresenta un cambio di passo per Rovigo, che da area percepita come marginale si propone sempre più come nodo capace di attrarre competenze e generare valore.
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Q200 Censer non è semplicemente un polo universitario. È pensato come un campus vero e proprio, dove la dimensione della formazione si integra con quella della ricerca e dell’innovazione applicata. L’Università degli Studi di Padova ha scelto di investire qui in modo strutturale, portando corsi di laurea, dipartimenti e attività scienti che di alto livello. Oggi sono circa 2000 gli studenti che gravitano attorno a questo spazio, destinati a crescere con l’attivazione di nuovi percorsi, tra cui quello legato alle scienze motorie. La presenza universitaria non si limita alla didattica. Q200 ospita infatti diversi dipartimenti e attività di ricerca che lo rendono un nodo attivo del sistema accademico. Non una
migliorare le prestazioni e rispondere a normative sempre più stringenti.
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Il rapporto con il mondo produttivo non è accessorio, ma centrale. Q200 Censer nasce proprio con l’idea di creare un ecosistema in cui università e imprese possano crescere insieme, condividendo spazi, conoscenze e opportunità. In questo senso, il campus diventa anche un luogo di incontro stabile, dove si sviluppano collaborazioni, si costruiscono reti e si sperimentano nuovi modelli di sviluppo territoriale, con ricadute concrete sull’economia locale e sulle prospettive occupazionali.
Q200 è anche uno spazio pensato per essere vissuto. Non solo aule e laboratori, ma servizi per gli studenti, biblioteche,
Q200 CENSER RACCONTATO IN RADIO
aule studio, campi sportivi, spazi di socialità e residenze. L’obiettivo è costruire una comunità, un ambiente in cui chi
UN SISTEMA
CHE GUARDA ALL’EUROPA
Accanto alla dimensione sica, c’è poi quella del racconto. La rubrica radiofonica dedicata a Q200 Censer accompagna questo percorso, puntata dopo puntata, dando voce ai protagonisti e mettendo in luce le diverse anime del campus: dalla ricerca scienti ca alle applicazioni industriali, dalla formazione universitaria alle opportunità per le imprese e per il territorio.
in tutto il Veneto
Il risultato è un sistema in continua evoluzione, che non si limita a descrivere il presente ma prova ad anticipare il futuro. Q200 Censer rappresenta oggi un modello di sviluppo capace di mettere insieme sapere, innovazione e territorio, contribuendo a ride nire il ruolo di Rovigo nel panorama regionale e nazionale, con uno sguardo sempre più aperto verso le s de europee e internazionali.
La crescita del campus è al centro di una rubrica dedicata su Veneto24, con approfondimenti su ricerca, formazione, startup e innovazione.
PER ASCOLTARE L’UNIVERSO:
el cuore del campus Q200
Censer di Rovigo prende forma uno dei progetti scienti ci più ambiziosi a livello europeo. Si chiama COMET ed è il laboratorio che lavora su una s da affascinante: contribuire alla realizzazione dell’Einstein Telescope, lo strumento destinato a rilevare le onde gravitazionali e ad aprire una nuova frontiera nell’osservazione dell’universo.
L’Einstein Telescope rappresenta una delle grandi infrastrutture di ricerca previste dall’Unione Europea nei prossimi anni. L’Italia è tra i Paesi candidati a ospitarlo, con la Sardegna individuata come area ideale per le sue caratteristiche geologiche e sismiche. Tuttavia, la competizione è alta e non basta disporre di un territorio adatto: è necessario dimostrare di avere competenze scienti che e tecnologie in grado di sostenere un progetto di questa portata. Il laboratorio COMET
nasce proprio con questo obiettivo. Inserito in un progetto nazionale coordinato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, si occupa di studiare e sviluppare i materiali utilizzati per gli specchi del telescopio. Si tratta di componenti estremamente delicati, che devono garantire prestazioni ottiche e meccaniche di altissimo livello, indispensabili per intercettare segnali debolissimi provenienti dalle profondità
All’interno del laboratorio vengono utilizzate tecnologie avanzate, in particolare sistemi di deposizione di lm ottici attraverso processi controllati al plasma. Le macchine presenti permettono di lavorare sui materiali con un livello di precisione superiore rispetto agli standard industriali, consentendo ai ricercatori di sperimentare soluzioni innovative e di spingere al massimo le
Questa attività di ricerca non si limita alla fase teorica, ma punta a produrre risultati concreti, in grado di contribuire direttamente allo sviluppo del telescopio. La qualità degli specchi è infatti uno degli
STARTUP, IMPRESE
dall’automotive alla difesa, no alle tecnologie ottiche e digitali. L’obiettivo è quello di creare un ponte tra ricerca scienti ca e sistema produttivo, generando ricadute concrete anche sul piano economico.
La decisione nale sull’Einstein Telescope è attesa nei prossimi anni, ma il lavoro è già in corso. Progetti come COMET dimostrano che il sistema italiano è in grado di competere a livello internazionale, mettendo insieme ricerca, innovazione e capacità industriale.
E in questa s da anche Rovigo ha già conquistato un ruolo di primo piano, diventando uno dei punti in cui il futuro della ricerca europea inizia a prendere forma.
E SICUREZZA: IL LABORATORIO t2i AL SERVIZIO DELL’INNOVAZIONE
Tra le anime del campus Q200
Censer c’è anche quella più direttamente legata alle imprese e al trasferimento tecnologico. A rappresentarla è t2i, agenzia che opera a livello regionale con l’obiettivo di accompagnare le aziende nei processi di innovazione e sviluppo, mettendo a disposizione competenze, strumenti e infrastrutture avanzate.
dell’attività è rappresentato dai laboratori. Qui vengono testati materiali e prodotti secondo standard nazionali ed europei, veri cando prestazioni e conformità alle normative. Serramenti, facciate, componenti edilizi, pavimentazioni: ogni elemento viene analizzato per garantire qualità e sicurezza.
Presente a Rovigo con un incubatore certi cato dal Ministero, t2i segue numerose startup innovative in tutto il Veneto, offrendo supporto sia sico che virtuale. Un’attività che consente di trasformare idee in progetti concreti, aiutando le nuove imprese a strutturarsi, crescere e affrontare il mercato con maggiore solidità.
Accanto all’incubazione, il cuore
Un passaggio fondamentale, perché senza certi cazione un prodotto non può essere immesso sul mercato.
Proprio per questo t2i lavora a stretto contatto con le aziende già nelle fasi iniziali di sviluppo, evitando errori progettuali e riducendo tempi e costi legati alle veri che nali. Particolare attenzione è dedicata alla sicurezza, in particolare alla reazione al fuoco dei materiali, tema sempre più
centrale anche alla luce delle normative europee e dei recenti episodi che hanno evidenziato criticità nel settore delle costruzioni.
I numeri confermano il ruolo strategico di questa realtà: oltre 400 aziende clienti nel Nordest e un posizionamento che la rende una delle poche strutture in Italia in grado di offrire servizi di
questo livello. All’interno di Q200 Censer, t2i contribuisce così a rendere il campus non solo un luogo di ricerca e formazione, ma anche uno spazio concreto di supporto alle imprese, dove l’innovazione non resta teoria ma diventa applicazione e sviluppo reale per il territorio.
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Il caso. Si riaccendono i dubbi e le richieste sulla manutenzione e sicurezza dell’area
PARCO LANGER: INCENDIO
E POLEMICHE SULLA GESTIONE
Paura nel tardo pomeriggio di domenica 3 maggio a Rovigo, dove un incendio ha colpito il Parco Langer, nel quartiere Commenda, generando una densa nube di fumo visibile da gran parte della città e mettendo in allarme centinaia di residenti.
L’allarme è scattato poco prima delle 17, quando il fumo è stato notato levarsi da più punti del bosco. In breve tempo le fiamme si sono di use in diverse aree del parco, alimentate dal vento e da condizioni ambientali particolarmente favorevoli alla combustione, come la presenza dei piumini dei pioppi e di materiale secco sul terreno. Il rogo, caratterizzato da più focolai, ha reso subito complesse le operazioni di spegnimento.
Sul posto sono intervenute diverse squadre dei Vigili del Fuoco, supportate dai distaccamenti della provincia, i quali hanno trovato di icoltà di accesso al parco, un’area boschiva fitta e poco curata, costringendo i soccorritori a muoversi a piedi, mentre il vento continuava a spostare le ceneri accese, generando nuovi punti di incendio.
Dopo i primi tentativi da terra, si è reso necessario anche l’intervento di un elicottero partito da Venezia, che ha e ettuato diversi lanci d’acqua prelevata dal canale Ceresolo. Le operazioni, condotte a ridosso delle abitazioni, hanno attirato l’attenzione dei residenti e richiesto particolare cautela. Per sicurezza, alcune persone hanno dovuto temporaneamente evacuare dalle loro abitazioni e dall’area, mentre la polizia locale ha chiuso alcune strade e regolato la viabilità nell’area, dato che il fumo, particolarmente denso, aveva raggiunto diverse zone della città, riducendo la visibilità e creando disagio tra i cittadini. Le operazioni di spegnimento e bonifica sono proseguite fino a sera, per evitare la riaccensione dei focolai. Per quanto riguarda le cause, attualmente sono in corso accertamenti, ma l’ipotesi più probabile è quella di un’origine umana, forse accidentale. In questo periodo, infatti, basta una scintilla, anche una sigaretta, per innescare incendi in un contesto reso fragile dalla presenza di materiale altamente infiammabile. L’episodio riaccende, così, anche l’attenzione sullo stato del Parco Langer, un’area verde già al centro di progetti di riqualificazione ma da tempo segnata da criticità legate alla manutenzione e al controllo degli accessi. Secondo diverse osservazioni, la
presenza di legna a terra e i varchi nella recinzione rendono l’ intero perimetro più vulnerabile, sia dal punto di vista ambientale che della sicurezza. Durante l’emergenza erano presenti anche rappresentanti dell’amministrazione comunale, che hanno sottolineato l’importanza del tempestivo intervento dei soccorsi. Ora, oltre a chiarire l’origine dell’incendio, l’attenzione si concentra sulla necessità di una gestione più strutturata dell’area, per prevenire il ripetersi di episodi simili.
• Giacomo Trivellato
“Serve sicurezza e rilancio dell’area verde”
Dopo il vasto incendio,il quale, domenica 3 maggio ha colpito il Parco Langer di Rovigo, torna al centro del dibattito cittadino il futuro dell’area verde considerata una delle più importanti della città. A intervenire è Diego Crivellari, consigliere comunale del Partito Democratico, che chiede un cambio di passo immediato da parte dell’amministrazione.
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L’incendio ha interessato una porzione ampia del parco arrivando vicino al quartiere circostante, in una zona che comprende abitazioni, scuole e impianti sportivi. Secondo le prime ricostruzioni, le cause del rogo non sarebbero ancora del tutto definite, ma per Crivellari il problema va oltre il singolo episodio.
“Parco Langer è stato trascurato troppo a lungo”, sostiene il consigliere dem, ricordando come negli anni scorsi fossero stati ottenuti contributi e avviati progetti per la valorizzazione dell’area. Un percorso che, secondo il Pd, si sarebbe però fermato anche dopo la scoperta di criticità ambientali, tra cui la presenza di piombo nel terreno.
Per Crivellari, tuttavia, queste problematiche non possono diventare un alibi per lasciare il parco in stato di abbandono. “Non si può dimenticare una parte così importante della città”, sottolinea, ribadendo la necessità di difendere e rilanciare il polmone verde rodigino con investimenti concreti. Nel suo intervento richiama anche le posizioni espresse da WWF e associazioni ambientaliste, che chiedono una presa in carico seria della questione, con la priorità che resta la messa in sicurezza dell’area, ma secondo il consigliere serve già ora guardare oltre l’emergenza. L’obiettivo, spiega, deve essere quello di restituire alla città uno spazio pubblico vivo, accessibile e sicuro, capace di rispondere alle esigenze di famiglie e giovani. Da qui l’appello al Comune: completare rapidamente i controlli e avviare quanto prima una vera riqualificazione del Parco Langer, considerato dal Pd un’area strategica per il futuro della città.
Sociale. Tari e agevolate per i soci, progetti per i giovani e promozione della donazione
FONDAZIONE MEIS E AVIS SIGLANO UNA CONVENZIONE PER UNIRE CULTURA E SOLIDARIETÀ
Nella giornata di martedì 5 maggio è stato siglato un accordo che unisce cultura e solidarietà, infatti con la firma a Palazzo Nodari, si è ufficializzata una convenzione tra la Fondazione MEIS di Ferrara e AVIS Provinciale e Comunale di Rovigo, dando il via ad una collaborazione che punta a ra orzare l’impegno civico e la partecipazione sul territorio. L’intesa nasce con l’obiettivo di mettere in relazione due realtà diverse ma accomunate dagli stessi valori: da un lato la promozione della cultura e della memoria storica, dall’altro la di usione della cultura della donazione del sangue e della solidarietà. Un percorso condiviso che guarda in particolare ai giovani e al coinvolgimento della comunità. Tra
le prime iniziative concrete previste dalla convenzione c’è l’introduzione di una tariffa agevolata per i soci AVIS per visitare il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara. Ma l’obiettivo è più ampio: sviluppare nel tempo attività e progetti congiunti, capaci di unire memoria, educazione e impegno sociale. A fare da ponte tra le due realtà è stato il Presidente del Consiglio Comunale Mattia Moretto, che ha contribuito alla nascita del progetto. L’iniziativa ha trovato il sostegno dell’amministrazione comunale, che vede in questa collaborazione un’opportunità per valorizzare il legame tra cultura e responsabilità sociale, oltre a promuovere il valore del dono. L’idea potrebbe avere sviluppi anche
a livello locale, con possibili iniziative da realizzare a Rovigo, ad esempio coinvolgendo il Museo dei Grandi Fiumi in percorsi simili. Soddisfazione è stata espressa anche dai rappresentanti di AVIS, che sottolineano come l’accordo possa contribuire a di ondere ulteriormente il messaggio della donazione e a creare nuove occasioni di partecipazione per i cittadini, promuovendo al tempo stesso valori come pace, solidarietà e inclusione. Dal canto suo, la Fondazione MEIS evidenzia il duplice obiettivo dell’intesa: incentivare le visite al museo ferrarese, in particolare da parte delle scuole, e allo stesso tempo valorizzare la storia e la presenza della comunità ebraica anche nel territorio rodigino. La convenzione si inserisce
in un percorso più ampio che punta a costruire una rete tra istituzioni culturali e associazioni di volontariato, con l’obiettivo di promuovere una
società più consapevole, partecipata e attenta ai valori della solidarietà.
Una nuova strategia per il commercio polesano
Il futuro del commercio polesano torna al centro del dibattito. Dopo il confronto avviato nelle scorse settimane con istituzioni e forze dell’ordine, Confcommercio Unione Venezia Rovigo rilancia la necessità di un piano strutturato per a rontare i cambiamenti che stanno trasformando città e abitudini di consumo. L’associazione di categoria punta a superare la logica degli interventi episodici, proponendo una visione più ampia e coordinata. Al centro, l’idea che il commercio urbano debba evolversi insieme alla società, puntando su innovazione, qualità dell’o erta e integrazione tra negozi fisici e canali digitali.
Proprio in questa direzione si inserisce il documento programmatico presentato da Confcommercio, che delinea una strategia basata su più elementi: accessibilità,
sicurezza, rigenerazione dei centri storici e sostegno concreto alle imprese. Un approccio che arriva anche in risposta alle recenti polemiche sulla qualità dell’o erta commerciale cittadina. Tra le priorità indicate ci sono il ra orzamento dell’accesso al credito, il supporto fiscale alle piccole attività, la valorizzazione dei negozi di prossimità e investimenti su formazione e giovani imprenditori. Particolare attenzione viene riservata anche alle frazioni e ai centri minori, dove il commercio rappresenta non solo un’attività economica, ma un vero servizio per la comunità.
Per dare seguito a queste proposte, Confcommercio ha annunciato un nuovo incontro istituzionale previsto per questo mese di maggio, dedicato proprio al tema delle risorse finanziarie e delle opportunità
di investimento per le imprese. L’obiettivo è fornire strumenti concreti a chi opera nel settore e favorire processi di innovazione. L’associazione propone inoltre la creazione di un “Laboratorio per l’economia di città”, uno spazio di confronto stabile tra istituzioni, imprese e realtà associative, con l’intento di programmare interventi di lungo periodo. Il messaggio è chiaro: per restare competitivo, il commercio deve cambiare passo. Per farlo servono non solo capacità imprenditoriale, ma anche politiche pubbliche coerenti e una visione condivisa, in una sfida che riguarda non solo le attività economiche, ma il futuro stesso delle città e della loro capacità di restare vive e attrattive.
• (G.T.)
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• Giacomo Trivellato
Il progetto. Un percorso interattivo gratuito pensato per bambini, ragazzi e studenti
“Inside
You”
apre
le porte all’esplorazione del corpo umano
Un percorso immersivo dentro il corpo umano, tra giochi, laboratori e installazioni interattive. Arriva a Rovigo “Inside You”, il nuovo progetto educativo promosso dal centro commerciale La Fattoria con il patrocinio del Comune, pensato per coinvolgere bambini, ragazzi, famiglie e scuole in un’esperienza originale e coinvolgente. L’iniziativa è stata presentata nella giornata di mercoledì 6 maggio, a palazzo Nodari e con l’apertura u iciale al pubblico da giovedì 7 maggio fino al 5 giugno nella piazza centrale del centro commerciale, con ingresso gratuito.
“Inside You” accompagna i visitatori in un viaggio simbolico all’interno del corpo umano, attraverso ambientazioni immersive fatte di luci, colori, suoni ed e etti scenografici. Il percorso parte dal cuore e attraversa organi, sistemi vitali e funzioni del corpo fino ad arrivare al cervello, a rontando in modo semplice e dinamico temi legati alla salute, alle emozioni e al funzionamento dell’organismo. L’obiettivo è unire apprendimento e divertimento, utilizzando il gioco come
strumento educativo. I partecipanti potranno infatti scoprire curiosità sul corpo umano attraverso attività pratiche, esperimenti e percorsi guidati studiati per essere accessibili a tutte le età. Grande attenzione sarà dedicata anche al mondo della scuola, infatti durante le mattine dal lunedì al venerdì, il progetto ospiterà visite guidate per gli istituti scolastici del territorio, con la possibilità di usufruire gratuitamente di un servizio navetta dedicato. Il sindaco Valeria Cittadin ha sottolineato il valore educativo dell’iniziativa, spiegando come esperienze di questo tipo aiutino a stimolare curiosità, consapevolezza e conoscenza nei più giovani, trasformando l’apprendimento in un momento coinvolgente e condiviso. Sulla stessa linea anche l’assessore alla Cultura e agli Eventi
Erika De Luca, che ha definito “Inside You” un esempio concreto di come cultura e didattica possano incontrarsi attraverso linguaggi innovativi e accessibili alle nuove generazioni.
Soddisfazione anche da parte del direttore del centro commerciale La Fattoria, Marco
Cavallaro, che ha evidenziato la volontà di trasformare il centro non solo in uno spazio dedicato allo shopping, ma anche in un luogo di aggregazione e crescita per il territorio. “Inside You” sarà aperto dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 19, mentre sabato e domenica l’orario sarà esteso dalle 11 alle 19. Un’occasione per vivere un’esperienza educativa diversa dal solito, capace di unire scoperta, intrattenimento e partecipazione.
• Giacomo Trivellato
Sport Illumina finanzia un playground inclusivo
ARovigo prende forma “Sport Illumina”, il progetto nazionale che punta a creare nuovi spazi sportivi inclusivi e aperti alla comunità. Il capoluogo polesano è tra i 59 enti selezionati e ha ottenuto un finanziamento di 200mila euro per la realizzazione di un playground innovativo. La nuova struttura sorgerà in zona Via Aldo Moro, nelle vicinanze della stazione ferroviaria, un’area strategica che sarà riqualificata per diventare un punto di incontro accessibile e vivo, soprattutto per i giovani. L’obiettivo è infatti quello di unire sport, socialità e inclusione, restituendo ai cittadini uno spazio sicuro e fruibile.
Il progetto è promosso dal Dipartimento per lo Sport e realizzato da Sport e Salute SpA in collaborazione con il Comune, e rappresenta un tassello importante nel percorso di valorizzazione degli spazi urbani attraverso lo sport. In vista dell’apertura del nuovo playground,
sono già state avviate le selezioni per le figure che ne gestiranno le attività. Si cercano Sport Manager, con funzioni di coordinamento, e Tutor sportivi e operatori ludico-sportivi, che si occuperanno di animare le iniziative coinvolgendo direttamente cittadini, bambini e ragazzi. Le candidature possono essere presentate attraverso la piattaforma dedicata di Sport e Salute. Soddisfazione da parte dell’amministrazione comunale, col vicesindaco e assessore allo Sport Andrea Bimbatti,cheha evidenziato come il progetto rappresenti un’opportunità concreta per coniugare riqualificazione urbana e promozione del benessere. I lavori, gestiti a livello centrale, prenderanno il via nei prossimi mesi, con l’intento di trasformare l’area in un nuovo punto di riferimento per la città, capace di favorire aggregazione e partecipazione attraverso lo sport.
• (G.T.)
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L’esperienza. Inaugurato “Primo calice”, progetto per valorizzare i vitigni locali
RISORSA ENOTURISMO: IL TERRITORIO FA UN PASSO AVANTI NEL SETTORE
Nasce nel Polesine una nuova esperienza dedicata all’enoturismo. A Occhiobello, l’azienda agricola Succi ha inaugurato “Primo calice”, un progetto che punta a valorizzare i vitigni autoctoni e ad aprire le porte dell’azienda al turismo legato al vino. Il taglio del nastro si è svolto alla presenza di numerose autorità civili e istituzionali, tra cui il prefetto Franca
Tancredi, rappresentanti del Parlamento e della regione, oltre agli amministratori locali e alle realtà del mondo agricolo. Presenti anche le forze dell’ordine, esponenti di Coldiretti e il mondo della scuola, a testimonianza dell’attenzione verso un’iniziativa considerata significativa per il territorio. Al centro del progetto c’è l’idea di un’agricoltura che guarda oltre la produzione, aprendosi a nuove
opportunità come il turismo esperienziale. Un percorso che, come sottolineato dagli interventi durante l’inaugurazione, può rappresentare una risorsa importante per le aziende agricole, soprattutto in un contesto non sempre semplice dal punto di vista economico.
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più moderno e diversificato, capace di coniugare tradizione agricola e nuove opportunità economiche, a ermandosi come leva strategica per valorizzare i prodotti locali, ma anche per raccontare il territorio attraverso esperienze dirette, ra orzando il legame tra imprese, comunità e visitatori. L’auspicio è che tale progetto possa fare da apripista ad
altre realtà del territorio, contribuendo a creare una rete sempre più ampia e strutturata, capace di promuovere il polesine come destinazione legata non solo alla produzione, ma anche all’esperienza e alla cultura del vino.
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Soddisfazione è stata espressa dal titolare Giovanni Succi, seconda generazione alla guida dell’azienda, che ha voluto condividere questo momento con la propria famiglia e con tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto. “Primo calice” nasce infatti da un investimento costruito nel tempo, tra passione e impegno, con l’obiettivo di valorizzare il legame tra terra, produzione e accoglienza. Durante la cerimonia è stato evidenziato anche il valore del fare rete tra istituzioni, imprese e associazioni, un elemento ritenuto fondamentale per sostenere e far crescere iniziative di questo tipo. L’enoturismo, in questo senso, rappresenta una strada concreta per diversificare l’attività agricola e ra orzare l’economia locale. Con “Primo calice”, il Polesine compie quindi un passo significativo verso un modello di sviluppo
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ARovigo, si sono chiuse con grande partecipazione le tre giornate di iniziative dedicate al 25esimo anniversario del Museo dei Grandi Fiumi. Un traguardo importante che conferma il ruolo centrale della struttura nella valorizzazione della storia, dell’ambiente e delle tradizioni del territorio. Per l’occasione, il museo ha accolto cittadini, famiglie, studiosi e visitatori proponendo un programma ricco e articolato, pensato per coinvolgere un pubblico ampio e variegato. Tra gli appuntamenti, visite guidate, laboratori, incontri culturali e momenti di approfondimento dedicati al patrimonio naturalistico e archeologico legato ai grandi corsi d’acqua. Non sono mancati momenti di spettacolo e intrattenimento, con la partecipazione dei cori della parrocchia di San Bortolo e della cantante Amaranta
Visentin, che hanno contribuito a rendere ancora più suggestiva l’atmosfera delle celebrazioni. Particolarmente significativa la giornata di sabato, che ha rappresentato il momento centrale dell’evento, con il tradizionale taglio della torta alla presenza delle autorità e del sindaco Valeria Cittadin. Nel suo intervento, il primo cittadino ha sottolineato come il museo sia oggi un punto di riferimento non solo culturale, ma anche educativo, capace di crescere e innovarsi nel tempo, mantenendo saldo il legame con le proprie radici e parlando alle nuove generazioni. Nel corso delle iniziative spazio anche al confronto istituzionale, con la partecipazione dell’assessore regionale Valeria Mantovan, a testimonianza dell’attenzione verso una realtà che negli anni ha saputo consolidare il proprio valore sul territorio. A chiudere le celebrazioni, da registrare la presenza della Console Generale della Romania, Adina Lovin, che ha dato ulteriore rilievo all’iniziativa. Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore alla Cultura Erika De Luca, che ha evidenziato come il successo dell’evento confermi il valore di una realtà che da 25 anni racconta il rapporto tra uomo, ambiente fluviale e natura. Un anniversario che non è stato solo un momento celebrativo, ma anche un’occasione per guardare avanti, con l’obiettivo di continuare a promuovere cultura e costruire una memoria condivisa.
• Giacomo Trivellato
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Una scuola che guarda oltre l’aula. Cultura, tecnologia e orientamento al centro del percorso formativo della SFP Cavanis
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La Scuola di Formazione Professionale Cavanis di Chioggia: un modello educativo che cresce guardando al futuro
Dalla visione dei fratelli Marco e Antonio Cavanis ai progetti della sede clodiense: percorsi formativi, cultura e inclusione per accompagnare i giovani verso il mondo del lavoro e le sfide di domani
C’è un filo rosso che attraversa oltre due secoli di storia e unisce la Venezia del 1802 alla Chioggia di oggi: è la visione educativa dei fratelli Marco e Antonio Cavanis. Quella che nacque come una scelta coraggiosa per sottrarre i giovani all’abbandono e offrire loro un futuro dignitoso, nel tempo si è trasformata in una missione internazionale capace di parlare alle nuove generazioni con linguaggi sempre attuali. Oggi la Congregazione delle Scuole di Carità rappresenta molto più di una storica istituzione educativa. È una rete viva, dinamica, presente in diversi Paesi del mondo, capace di mettere in relazione scuole, studenti, docenti e comunità educanti attraverso un modello fondato sull’ascolto, sulla crescita personale e sulla valorizzazione dei talenti. La Rete Educativa Cavanis non è soltanto un coordinamento organizzativo, ma una vera comunità internazionale che condivide una stessa idea di formazione: mettere il giovane al centro, accompagnandolo verso il futuro con competenze, valori e consapevolezza. In questo scenario, la Scuola di Formazione Professionale Cavanis di Chioggia rappresenta uno degli esempi più concreti di come tradizione e innovazione possano convivere in modo efficace. Qui l’eredità educativa dei fondatori si traduce in percorsi formativi capaci di rispondere alle esigenze reali del mondo del lavoro, senza mai perdere di vista la dimensione
Accanto al potenziamento delle strutture, la scuola continua a distinguersi per progetti didattici innovativi che uniscono sapere tecnico, cultura scientifica e crescita personale. È il caso di “Stelle senza età”, iniziativa finanziata dalla Regione Veneto che rappresenta la naturale prosecuzione di percorsi di successo come “Artigiani del cielo” e “One click stars”. Attraverso l’astronomia, le tecnologie digitali e lo studio del cosmo, gli studenti imparano a guardare oltre i confini tradizionali della formazione professionale. Il progetto diventa così occasione di scoperta, ricerca e dialogo tra generazioni. Grazie alla collaborazione con l’Università
Popolare, infatti, “Stelle senza età” ha dato vita a un ponte intergenerazionale fatto di convegni, workshop pratici e uscite didattiche, dove l’entusiasmo dei giovani incontra l’esperienza degli adulti in un reciproco scambio di conoscenze. L’idea che emerge è quella di una scuola che non si limita a trasmettere competenze tecniche, ma costruisce comunità educanti capaci di creare relazioni, inclusione e partecipazione. Un approccio che trova conferma anche nei continui investimenti dedicati alla sicurezza e all’innovazione delle strutture scolastiche. Grazie ai finanziamenti della Regione Veneto, la Scuola di Formazione Professionale Cavanis di Chioggia ha infatti avviato importanti in-
Il percorso didattico si articola su tre livelli fondamentali: Qualifica Professionale (3 anni): Al termine del triennio, gli studenti ottengono una Qualifica di 3° livello EQF. È il primo passo concreto che permette di entrare nel mondo del lavoro come operatori esperti, grazie a una formazione che alterna teoria e molte ore di laboratorio.
Diploma Professionale (4° anno): Per chi desidera eccellere, il quarto anno offre un Diploma di 4° livello EQF. Qui l’accento si sposta sulla gestione dei processi e sull’auto-imprenditorialità, formando tecnici capaci di coordinare un team o gestire un’attività.
Abilitazione Professionale: Fondamentale per settori come il Benessere, il percorso formativo include i requisiti di legge necessari per l’abilitazione, permettendo ai futuri acconciatori ed estetiste di aprire e gestire il proprio salone. In un contesto sociale sempre più complesso, il progetto si propone come un vero strumento di rilancio personale e professionale. Al centro c’è l’orientamento individuale: ogni giovane viene accompagnato attraverso colloqui personalizzati, attività pratiche, workshop motivazionali e percorsi formativi specifici, pensati per valorizzare attitudini e competenze. Il prossimo anno segnerà una tappa fondamentale per la nostra strategia di crescita e cura della persona. Siamo entusiasti di annunciare l’avvio di una collaborazione d’eccellenza con il Poliestetico di Milano, istituzione di riferimento nel panorama della formazione e della ricerca nel settore benessere in Italia. Parallelamente, il nostro impegno si estende attraverso il progetto #Elettroskill 2026, un percorso formativo coordinato da Enel coinvolta nell’ambito del progetto “Energia per la scuola”, in collaborazione con partner tecnici e formativi. Un progetto pensato per rafforzare il collegamento tra formazione professionale e mondo del lavoro, attraverso un modello che integra didattica, pratica e innovazione. L’obiettivo non è soltanto formare lavoratori qualificati, ma aiutare i ragazzi a ritrovare fiducia nelle proprie capacità e costruire un nuovo progetto di vita. È la stessa intuizione che oltre due secoli fa guidò i fratelli Cavanis: offrire ai giovani una bussola sicura in un mondo in continua trasformazione. Oggi, tra laboratori tecnologici, progetti culturali, partnership con le aziende del territorio e una rete educativa internazionale, la SFP Cavanis di Chioggia continua a essere un presidio fondamentale contro la dispersione scolastica e un punto di riferimento per l’intera comunità. Una scuola che forma professionisti preparati, ma soprattutto persone capaci di guardare al futuro con competenza, responsabilità e coraggio.
artistica e sociale capace di coinvolgere studenti, famiglie
Pesca. Presentati i risultati della prima fase di intervento del Blue GRANCHIO BLU, PRESENTATI I DATI DEL PRIMO
ANNO DEL PROGETTO REGIONALE DI MAPPATURA
APalazzo Celio a Rovigo sono stati presentati i risultati del primo anno di attività del progetto “Mappatura ambientale ed eco-fisiologica del granchio blu nelle acque interne e marittime del Veneto (Blue Crab Action Plan)”. L’iniziativa, avviata nel novembre 2024, mira a monitorare la diffusione del granchio blu, specie aliena che negli ultimi anni ha mostrato un’espansione significativa nelle lagune e nei fiumi del Veneto. Il progetto può contare su un budget complessivo di 1.541.000 euro, di cui 750.000 di risorse regionali più un cofinanziamento di 791.000 da parte di Enti regionali e Istituti di ricerca che partecipano allo studio. All’incontro hanno partecipato l’assessore regionale alla pesca Dario Bond, il commissario straordinario nazionale per il granchio blu Enrico Caterino, la dottoressa Franca Baldessin di ARPAV, il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner, i rappresentanti degli Atenei di Padova e Venezia coinvolti nel progetto e Gianluca Carraro della Fondazione Cariparo. Presenti anche i rappresentanti dei Comuni interessati, come il sindaco di Porto Tolle Pizzoli e l’assessore alla pesca di Rosolina Biondi, oltre alle organizzazioni professionali di pesca e acquacoltura e ai presidenti delle cooperative e dei consorzi di pescatori di Porto Tolle e Chioggia. Il presidente della provincia di Rovigo, Enrico Ferrarese, ha aperto i lavori con i saluti istituzionali: “Argomento significativo per la nostra provincia. Evento rilevante sul tema, che ci preoccupa e ci occupa, ma c’è la volontà di agire per la nostra comunità. La provincia è disponibile per il lavoro che si sta facendo”.Gianluca Carraro della Fondazione Cariparo ha aggiunto:“La fondazione si mette a disposizione del territorio per una problematica che richiede approcci multidisciplinari. Un progetto articolato per gli enti coinvolti. Un problema grave, che da agronomo, è stata fatta un’indagine particolarmente attenta e di gestione”. Il direttore di Veneto Agricoltura, Federico Caner, ha spiegato: “Il nostro compito è mettere a terra il progetto. Siamo braccio operativo con le aziende. Abbiamo messo a disposizione 250 mila euro, ma ne gestiamo circa 600 mila. Abbiamo raccolto materiale e dati in tutte le lagune, utilizzando anche personale di Veneto Agricoltura, monitorando il delta del Po. Il granchio blu tende a risalire il fiume, la sua presenza è arrivata fino a Mantova. Questo ci fa capire che il fenomeno è strutturale, il tema quindi è convivere e a rontarlo”. Il commissario Enrico Caterino ha sottolineato: “Per il Piano di intervento per il
contenimento della specie del granchio blu, la sede operativa è ora nel territorio, perché Emilia e Veneto sono state le più interessate. Il progetto è utile perché il monitoraggio serve per contrastare la specie. Siamo in stato avanzato, e abbiamo notizie positive. La presenza del granchio è dagli anni ’50, ma negli ultimi anni ha avuto una notevole di usione. Gli studi ci danno una mano. Il granchio blu è una specie che sto seguendo con ISPRA per creare una banca dati nazionale su tutte le specie aliene. Il supporto creato qui in Veneto ha permesso di ottenere dati importanti”. Giuseppe Cherubini, moderatore della conferenza, ha poi passato la parola
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all’assessore regionale Dario Bond: “Sono stato al Ministero, e le cose sono in grande evoluzione. In conferenza Stato-Regione è passato il regolamento, che sarà un’incombenza per gli agricoltori, ma per i pescatori sarà un’opportunità, che ci permetterà di fare una foto dell’ambiente marino. A firma del Presidente Stefani, abbiamo scritto una richiesta come Veneto per avere una emergenza ambientale per le specie aliene. Con il collega dell’Emilia-Romagna, stiamo lavorando per unire le forze nel distretto di pesca dell’Alto Adriatico. Portando avanti la battaglia anche sulle quote del tonno rosso. Certi problemi non hanno colore politico, ma devono unire le forze: università, banca, Veneto Agricoltura, e persone capaci come il commissario Caterino, a inché questo sistema possa essere portato in altre località”. Infine, Franca Baldessin di ARPAV ha illustrato alcuni dati della progettualità: “Dopo un anno di progetto portato avanti dalla Regione Veneto, ARPAV, Veneto Agricoltura, UniPD, Università Ca’ Foscari di Venezia e le cooperative di pescatori, abbiamo dati preliminari,di due stagioni: estiva e autunnale. Periodo durante il quale abbiamo coinvolto 74 pescatori, 59 operatori, eseguiti 60 incontri con gli stakeholder ed eseguite 40 uscite sul campo. Strumenti utilizzati: sciabica, nasse e il cogollo. Monitoriamo fino a 16 miglia dalla costa, con focus su temperatura e salinità. Dai dati emerge che il granchio è presente nelle valli, lagune, mare e fiumi. Le femmine sono soprattutto in mare, i maschi nelle lagune e i giovani adulti nei fiumi. Il progetto permette di fornire dati alle istituzioni per attività mirate, catture controllate e gestione degli attrezzi”. I sistemi di cattura utilizzati consentono di dire che le nasse sono più performanti nel Delta del Po, i cogolli nella Laguna di Venezia. • Guendalina Ferro
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L’evento. Torna il festival “più
arancione” della primavera
ROVIGORACCONTA 2026: LIBRI E INCONTRI, TRE GIORNI DI PAROLE E RESPIRO
Tre giorni per fermarsi, ascoltare e – come suggerisce il titolo di questa edizione – respirare. Dal 29 al 31 maggio torna a Rovigo Rovigoracconta, il festival letterario che negli anni si è ritagliato un posto stabile nel panorama culturale nazionale, capace di richiamare pubblico e protagonisti della scena italiana.
Il claim 2026 è “Respira”, un invito a rallentare in un tempo frammentato e a ritrovare uno spazio interiore attraverso libri, incontri e dialoghi. L’apertura è fissata per venerdì alle 18.30 in piazza Vittorio Emanuele II con Lorenza Gentile, seguita da due ospiti molto attesi: il medico Franco Berrino e l’attore Andrea Pennacchi. Il cartellone, come da tradizione,
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è ricco e trasversale. Tra gli ospiti spiccano Stefania Auci, Concita De Gregorio, Enrico Brizzi, Dario Bressanini, Michela Marzano e il cantautore Vasco Brondi, insieme a molti altri protagonisti della narrativa, del giornalismo e dello spettacolo. Tra le novità più significative debutta il Giardino della spiritualità, uno spazio dedicato alla ricerca interiore tra meditazione, mindfulness e benessere. Qui interverranno, tra gli altri, Selene Calloni Williams, Daniel Lumera e il monaco buddhista Tetsugen Serra, in un programma che intreccia riflessione personale
e pratiche quotidiane. Altra prima assoluta è l’incontro dei Gruppi di lettura del Veneto: oltre 300 realtà coinvolte in un grande evento collettivo che porterà il pubblico dentro un gruppo di lettura “dal vivo”, con autori come Antonio G. Bortoluzzi, Emanuela Canepa e Giovanna Zucca. In quell’occasione sarà anche annunciato il libro vincitore della short list del festival, destinato a essere letto durante la stagione successiva. Non mancheranno le iniziative collaterali: reading, workshop, spettacoli e le apprezzate passeggiate culturali
“Un giro in città”, che guideranno il pubblico tra i luoghi simbolo di Rovigo, da Palazzo Roverella a Palazzo Roncale, fino alla Chiesa del Cristo. Spazio anche ai più piccoli, con un’area dedicata e attività pensate per famiglie e bambini, in attesa dell’edizione autunnale Rovigoracconta Kids.
Gran finale a idato a Enrico Brizzi, che chiuderà il festival con uno spettacolo-reading sull’arte del camminare, tra introspezione e scoperta del mondo.
Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito.
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Dimenticate le solite camminate silenziose tra i corridoi polverosi e l’obbligo di guardare senza toccare (o quasi). Immaginate invece di entrare a Palazzo Roverella e trovarvi catapultati in una vera e propria sfida d’intelligenza, dove i quadri non sono solo oggetti da ammirare, ma scrigni che nascondono segreti da svelare. Sabato 30 maggio 2026, alle ore 16:30, l’appuntamento è con “Missione Impressionismo”, il nuovo capitolo di GiocaMuseo pensato per trasformare il pomeriggio delle famiglie in un’esperienza fuori dal comune.
Il cuore dell’evento è il confronto tra due giganti del colore: Federico Zandomeneghi e Edgar Degas. Da una parte l’eleganza di Firenze, dall’altra il fermento di Parigi. Ma come si fa a spiegare ai più piccoli la rivoluzione di una pennellata o la magia di un’inquadratura fotografica? Semplice: trasformando la visita in un
percorso a tappe fatto di indizi, quiz e piccoli giochi di osservazione.
GiocaMuseo rompe gli schemi della classica visita guidata. Qui i partecipanti non sono spettatori passivi, ma protagonisti di un’avventura partecipata. Muniti di spirito critico e tanta fantasia, i bambini e i loro genitori saranno chiamati ad “allenare lo sguardo”. Dove si nasconde il dettaglio che fa la di erenza? Cosa voleva dirci il pittore con quella strana luce?
Attraverso domande curiose e stimoli creativi, le opere d’arte prendono vita, smettendo di essere “lontane” per diventare parte di un racconto condiviso.
La durata del percorso è di circa un’ora e mezza, il tempo perfetto per immergersi nell’atmosfera impressionista senza mai annoiarsi. L’attività è studiata appositamente per le famiglie, creando un ponte tra le generazioni attraverso la bellezza e il divertimento.
La squadra. Finale di carattere, mentre il maschile under 18 si confronta con le grandi del torneo
CANOE, LA SQUADRA FEMMINILE VINCE LA COPPA ITALIA A NUMANA
La squadra femminile del Canoe Rovigo ha fatto il bis, vincendo anche quest’anno la Coppa Italia senior di canoa polo nazionale. Così, nello splendido scenario della Riviera del Conero, a Numana, in provincia di Ancona, la squadra allenata da Giacomo Amelotti battendo in finale per 3-1 Canottieri Jonica ha alzato al cielo la coppa Italia.
La squadra rodigina formata da Maddalena Lago, Chiara Trevisan, Aurora Lenzi, Sara Bianchini, Alice Ventura, Veronica Mazzanti e Elisa Foddis, ha dimostrato solidità, qualità tecnica e grande capacità di adattamento, un gruppo compatto, capace di unire esperienza e dinamismo e ha saputo a rontare ogni partita con determinazione. Sette le squadre in gara, in un girone unico all’italiana, con incontri di sola andata tra tutte le partecipanti. Le Canoe Rovigo hanno iniziato il torneo imponendo fin da subito il proprio ritmo, collezionando una serie di vittorie convincenti battendo 5-0 Canottieri
Ichnusa, 7-0 G.S.
Canoa Catania, 5-0 Circolo MM N. Sauro e 6-0 CUS Milano. Nella seconda fase sono arrivate sfide più equilibrate, con la sconfitta per 5-3 contro Canottieri
Jonica e il pareggio, 2-2 contro il Circolo Nautico Posillipo, con un secondo posto che è valso l’accesso alla finale, dove le rodigine hanno ritrovato la Canottieri
Jonica, sfoderando una prestazione di grande maturità e determinazione vincendo 3-1, conquistando la Coppa, facendo il bis del 2025, ribadendo il
proprio ruolo di riferimento nel panorama nazionale. In contemporanea alla competizione femminile, anche la formazione maschile della Canoe Rovigo, sempre guidata da Amelotti, ha preso parte al torneo di Coppa Italia dove erano presenti 27 squadre. Il Rovigo ha schierato una formazione giovane, quasi interamente Under 18, rinforzata dagli elementi più esperti come Edoardo Marangoni, Mauro Bevilacqua e Chiara Trevisan, già punti di riferimento del gruppo che prenderà
GLI ALLIEVI PROVINCIALI HANNO VINTO IL CAMPIONATO
Grazie alla vittoria per 2-0 sul campo del Rosolina, gli Allievi provinciali Under 17 del Rovigo Calcio allenati da mister Antonio Collo, con due giornate d’anticipo, si sono laureati campione provinciali. Sessantatré punti conquistati in 23 gare disputate, 21 vittorie, due sconfitte, nessun pareggio, col Porto Tolle, secondo a quota 54. “E’ stato il coronamento di un percorso bellissimo” – dice Davide Doati, responsabile del settore giovanile biancazzurro (che è praticamente ripartito quasi da zero, dopo l’addio di Luca Boldrin e Debora d’Aquino, il primo verso Adria, la seconda all’Union Vis Lendinara). I ragazzi hanno sempre dato il massimo contro
parte anche al campionato di serie A1, con le giovani leve Davide Duoccio, Lorenzo Biscuolo, Francesco Fiore e Alessandro Romagnolo che hanno così potuto confrontarsi con un livello
ogni avversario, dimostrando una mentalità incredibile. Genitori e tutti i ragazzi sanno quanto mister Antonio Collo si sia speso per portare a casa questa splendida vittoria”. Un Antonio Collo soddisfatto. “Mi preme ringraziare – dice l’allenatore del Rovigo, il presidente Roberto Benasciutti, il direttore generale Giorgio Giuliano e il direttore sportivo Massimo Bovolenta, che hanno sempre creduto nel nostro gruppo, seguendoci in ogni partita e dandoci un continuo sostegno. Un ringraziamento va al preparatore atletico Gabriele Mancin e al preparatore dei portieri Emiliano Marini e a Vasco, Bruno e Cesare. Un ringraziamento speciale – continua
tecnico elevato. Alla fine, è arrivato un 19° posto finale (coppa Italia vinta dalla Canottieri Ichnusa).
• Cristiano Aggio
Collo- va ai miei dirigenti Enrico, Fregnan, Natalino Bozzo e Ra aele Serain. È stato facile, per me, allenare un gruppo di ragazzi molto speciale e di cui vado orgoglioso. Sono molto fiero di ciò che sono riusciti a fare in questa, che sarà una stagione che non dimenticheranno mai, sempre disponibili ad accogliere le mie indicazioni, i miei suggerimenti e consigli e sempre presenti durante gli allenamenti: hanno creduto in ciò che inizialmente era un sogno. Ora, quel sogno si è trasformato in una bellissima realtà”.
• (C.A.)
L’intervista. Colloquio con il presidente della Regione Alberto Stefani, dal sociale all’abitare, dal welfare ai giovani
“BADANTI CERTIFICATE E 69 MILIONI PER AIUTARE CHI HA I NONNI IN RSA”
“Per assicurare un alloggio a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un piano da 50 milioni di euro per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’o erta dell’edilizia residenziale”
Presidente Alberto Stefani, parliamo di sociale. Registro badanti e assistenti di quartiere, cosa cambia per i cittadini?
Per i cittadini si profila un nuovo sistema di welfare territoriale regionale, che avrà come punto di forza un’organizzazione dell’assistenza domiciliare più professionale e una rete di servizi sempre più integrata. Saranno potenziati gli sportelli oltre che ra orzato il registro dell’assistenza familiare. In parole semplici: abbiamo istituito un nuovo albo per le badanti, che saranno formate e controllate, per dare servizi migliori e consentire alle famiglie di sentirsi più sicure. Da questo registro, poi, attingeremo per identificare gli ‘assistenti domiciliare di vicinato’, ossia un nucleo di operatori qualificati, che saranno condivisi tra più nuclei familiari. In sostanza, avremo badanti più preparate e, per anziani parzialmente autosu icienti, anche figure che possono occuparsi di assistenza e disbrigo di piccole faccende. Il provvedimento che avvia questo nuovo corso destina fondi per finanziare i 33 sportelli degli assistenti familiari gestiti dai Comuni e promuoverne di nuovi in territori, in collaborazione con Veneto Lavoro. Sarà una bella rivoluzione. Ma non tutte le situazioni sono risolvibili a livello domiciliare e molte famiglie sono costrette a misurarsi con i costi delle rette delle RSA. Come si muove la Regione?
La spesa per mantenere un familiare in RSA è un impegno importante per non pochi nuclei familiari. Un contesto complesso come quello attuale, segnato da aumenti dei costi come conseguenza della situazione internazionale, ci impone di dare risposte ai cittadini. Nell’ultimo bilancio di previsione, come Regione abbiamo stanziato 69 milioni di euro per sostenere le famiglie con anziani non autosu icienti, ospiti nelle RSA, e per i caregiver. Si tratta di un finanziamento con risorse proprie che non ha precedenti e va a contribuire a quello che è comunemente chiamato ‘bonus anziani’. Tra il sostegno alla domiciliarità e quello agli anziani in struttura ci stiamo impegnando verso un welfare regionale moderno e sostenibile. E, soprattutto, che non lascia sole le famiglie. State lavorando anche al welfare aziendale, con quale obiettivo?
Per trattenere talenti e manodopera specializzata è necessario fare un passo avanti e creare condizioni di equilibrio tra occupazione e vita. Il lavoro è cambiato, infatti, e con esso gli approcci per sostenerlo. I servizi o erti devono essere sempre più strategici. Sono convinto che la nostra regione può diventare un laboratorio privilegiato perché il 25% delle nostre imprese ha già introdotto politiche a sostegno dei dipendenti; una percentuale superiore alla media nazionale che potrebbe crescere se tutti avessero a disposizione i mezzi per farlo. Come Regione non possiamo obbligare gli imprenditori
a varare o potenziare soluzioni di welfare aziendale, ma possiamo accompagnarli e sostenerli nei percorsi necessari. Attualmente Veneto Welfare è una direzione di Veneto Lavoro; l’intenzione è di renderla autonoma. Sarà non soltanto un ente strumentale dedicato all’erogazione di risorse mirate previste dai fondi europei, ma anche un compagno di strada nelle procedure che consentano di realizzare progetti di welfare come contributi per i trasporti, asili aziendali, buoni acquisto o voucher. La maggior parte del nostro tessuto produttivo è composto da PMI e la metà sembra già interessata. Altro tema caldo è il piano casa, l’abitare resta un’emergenza in tutta la regione, come a rontarla? Quella dell’abitare è una sfida strategica. Per assicurare un alloggi a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un programma per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’offerta dell’edilizia residenziale. Garantendo a giovani, lavoratori e
operatori sanitari, che oggi risultano esclusi dalla graduatorie, di poter trovare una casa a prezzi accettabili. Da subito, come amministrazione regionale, abbiamo messo sul tavolo un piano da 50 milioni di euro. Non solo: pensare alla casa significa dare più futuro al Veneto e, in quest’ottica, abbiamo tenuto in particolare considerazione le necessità degli studenti. In collaborazione con gli Esu regionali, abbiamo scelto di investire su un progetto che entro il 2029 farà raggiungere il numero di 4.819 alloggi per studenti, il 53% in più rispetto alla dotazione del 2025.
Ad oggi si è raggiunto il numero di 3.138. Ne sono previsti per il prossimo triennio ulteriori 1.681. Questo significa che per l’anno accademico 2028/29 l’o erta raggiungerà 2.175 posti a Padova, 1.725 a Venezia, 919 a Verona.
Ha fatto molto discutere la sua proposta sul divieto di cellulare agli under 14, come intende concretizzarla?
Nessuno può negare che i social rappresentino un’opportunità e, contemporaneamente, un pericolo. La cronaca ci fornisce quotidianamente casi di cyberbullismo, violenza, disagio giovanile, patologie che sono conseguenza di troppa esposizione al digitale. Dobbiamo a rontare la realtà di un ambiente ormai frequentato abitualmente da ragazzini di 10, 11 o 12 anni, che non hanno la maturità e la capacità critica per leggere molte storie che vengono postate. E’ inaccettabile che tanti nostri giovani siano esposti a tanti contenuti violenti senza alcun filtro. L’obiettivo che ci siamo proposti è solo di tutelarli, che significa non esporli a situazioni virtuali che possono generare comportamenti non corretti nel mondo reale. L’ultimo disegno di legge che ho firmato da deputato andava in questa direzione. Nei giorni scorsi, l’ho ripresentato in Consiglio regionale. • (R.R.)
L’intervento. Il senatore Udc Antonio De Poli: “Bene il piano casa del Governo e della Regione Veneto”
“CASA, SERVE UNA SVOLTA: PIÙ TUTELE
PER I PROPRIETARI E AFFITTI PIÙ ACCESSIBILI”
Il tema dell’abitare torna con decisione al centro del dibattito politico nazionale e locale. A dare voce a quella che definisce una priorità assoluta per il futuro del Paese è il senatore Antonio De Poli (Udc), che traccia una rotta chiara: la casa non deve essere più considerata un semplice bene privato, ma una risorsa collettiva strategica.
“Garantire il diritto all’abitare significa dare concretezza a un principio riconosciuto dalla nostra Costituzione come fondamentale per una vita dignitosa. Per questo”, spiega con convinzione il Senatore, “ritengo che la casa non sia semplicemente un bene materiale, ma una vera infrastruttura sociale ed economica”. Le proiezioni per il prossimo decennio sono allarmanti: l’Italia necessiterà di circa 700.000 alloggi accessibili. La so erenza maggiore colpisce il ceto medio, quella fascia di popolazione troppo “ricca” per l’edilizia popolare
ma troppo povera per sostenere il mercato libero. De Poli guarda con favore alle mosse dell’Esecutivo, ma chiede un cambio di passo strutturale: “Accolgo positivamente l’annuncio del Governo e della Regione Veneto sul Piano Casa per la realizzazione di 100.000 nuovi alloggi nei prossimi dieci anni. Ma sono convinto che, per essere davvero e icace, questo intervento debba essere accompagnato da riforme strutturali sul mercato delle locazioni”. Il nodo centrale è il paradosso degli 8,5 milioni di immobili vuoti. Perché restano sfitti? La risposta risiede nell’insicurezza giuridica. “Secondo il Censis, l’82% dei proprietari non a itta per paura di non riuscire a rientrare in possesso dell’immobile in caso di morosità. È qui che bisogna intervenire”, incalza il parlamentare. Per scardinare questa situazione, De Poli ha messo sul tavolo tre proposte legislative concrete. La prima riguarda il DDL 774 sulla riforma
L’ASSESSORE GEROSA: “PNRR IN VENETO: MISURA 6 SANITÀ, IL TRAGUARDO DEL 30 GIUGNO È VICINO, TEMPI RISPETTATI”
La Misura 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la sanità in Veneto è ormai sulla via del completamento, con l’obiettivo di essere pienamente operativa entro il 30 giugno 2026. A confermarlo è l’Assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, che ha recentemente ricevuto un aggiornamento sullo stato dei lavori da parte dei tecnici coinvolti nella realizzazione del progetto.
“Il rush finale verso la scadenza del 30 giugno sta dando risultati decisamente positivi, superando
le previsioni più ottimistiche,” ha dichiarato Gerosa. “Grazie a un intenso lavoro di squadra tra la Regione e le Aziende Sanitarie, siamo in grado di rispettare i tempi e completare la Misura 6 sanitaria, fondamentale per il potenziamento del sistema sanitario veneto”.
Il programma, che coinvolge numerose iniziative in tutta la regione, ha già registrato progressi significativi, come ha sottolineato l’assessore:
“Abbiamo visto dei dati molto positivi in quasi tutte le voci della Misura 6, con risultati che
rispecchiano gli impegni assunti dalla Giunta regionale, come il ra orzamento dei servizi territoriali, il miglioramento della connessione tra ospedale e territorio, e il sostegno alle categorie vulnerabili, inclusi i giovani”.
A livello operativo, la Regione Veneto ha completato la costruzione di 73 Case di Comunità e, a giugno, saranno attive ben 101 strutture, superando così l’obiettivo di 91 stabilito dal PNRR. Anche i lavori per gli Ospedali di Comunità sono in fase avanzata, con 29 strutture già completate, a fronte delle 30
degli sfratti: l’obiettivo è dimezzare i tempi di esecuzione (da 6 a 3 mesi) e concludere l’esecuzione forzata entro 4 mesi, prevedendo sanzioni per ogni giorno di ritardo. “Serve dare ai proprietari tempi certi, contrastare gli abusi e riportare sul mercato migliaia di immobili oggi inutilizzati”. Parallelamente, il DDL 828 punta a reintrodurre la cedolare secca al 21% sugli immobili commerciali per “contrastare la desertificazione delle nostre città e ridare vitalità ai centri storici”, mentre il DDL 775 mira a fare chiarezza sulla cedolare al 10%, legandola alla destinazione dell’immobile e non alla natura del contraente.
“La casa torni al centro della politica”, conclude De Poli. “Le politiche abitative richiedono visione e coraggio riformatore. Con queste proposte vogliamo o rire un contributo concreto: rimettere la casa al centro significa rimettere al centro le persone”.
previste. “Siamo sulla buona strada per completare il programma entro la fine di giugno, con una rete sanitaria più forte e preparata per a rontare le sfide future,” ha concluso Gerosa.
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Antonio De Poli, senatore Udc
L’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa
Istruzione. Enaip Veneto da anni è pronto al cambiamento con un modello che anticipa nei fatti ciò che la legge ora codifica
LA FILIERA “4+2” RIDISEGNA LA SCUOLA TECNICO-PROFESSIONALE ITALIANA
C’ è una data che segna una discontinuità nella storia recente dell’istruzione italiana: settembre 2025. Da quell’anno scolastico, la filiera tecnologico-professionale cessa di essere un cantiere sperimentale e diventa parte integrante dell’ordinamento nazionale. Non più un progetto pilota riservato a istituti selezionati, ma un canale formativo strutturale disponibile in ogni scuola tecnica e professionale del paese. È la riforma comunemente identificata con la formula “4+2”, promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il nome sintetizza l’architettura del modello: quattro anni di percorso negli istituti tecnici e professionali, al termine dei quali lo studente consegue il diploma professionale, seguiti da due anni opzionali di specializzazione presso gli ITS Academy. Un percorso complessivo di sei anni pensato come un continuum coerente tra scuola, impresa e alta formazione tecnica.
Nel panorama della formazione professionale veneta, ENAIP Veneto occupa una posizione di primo piano. Ente accreditato dalla Regione Veneto, presente dal 1951 — quest’anno ricorre il 75° anniversario dalla fondazione — opera oggi attraverso 18 scuole di formazione professionale distribuite in tutte le province regionali. Ciò che rende la storia di ENAIP particolarmente rilevante nel contesto della riforma è che il modello ora codificato dalla legge — formazione quadriennale, coinvolgimento diretto delle imprese, alternanza strutturale tra aula e contesto lavorativo — è nei suoi tratti essenziali il modello che ENAIP pratica da anni nei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Questi si articolano in un triennio, al termine del quale lo studente consegue la qualifica professionale di 3° livello EQF riconosciuta in Italia e in Europa, e in un quarto anno che porta al diploma professionale di Tecnico
di 4° livello EQF. Con la riforma a regime, questo diploma consente l’accesso diretto alle ITS Academy, replicando la sequenza logica che la riforma intende generalizzare all’intero sistema.
L’offerta di ENAIP Veneto copre nove settori professionali: amministrazione, automotive, benessere, elettrico, informatico, meccanico, ristorazione, turismo e vendite. Per ciascun settore sono disponibili percorsi triennali per la qualifica
e percorsi di quarto anno per il diploma professionale. Enaip con l’approvazione della Regione Veneto ha avviato 27 corsi di 4 anni di Diploma Professionale di Tecnico per l’anno in corso, distribuiti tra tutte le province e attivati nelle sedi dell’ente. In sperimentazione della filiera 4+2 attualmente ha un secondo anno partito nel 2024/2025, 9 primi anni avviati nel 2025/2026 e prevede di avviare tra i 15 e i 22 corsi con questo modello.
Con l’entrata a regime della riforma, le scuole di formazione professionale accreditate — come quelle della rete ENAIP — non sono soggetti marginali rispetto alla filiera, ma ne costituiscono un nodo strategico. La legge prevede esplicitamente la possibilità per le regioni di integrare i percorsi IeFP nell’architettura della nuova filiera. Ad aprile 2026 i dati della fase sperimentale restituiscono un quadro in rapida espansione: le scuole aderenti sono passate da 180 a 396 in un solo anno (+120%), i percorsi attivati da 225 a 628 (+210%). Il Ministero ha stanziato 105 milioni di euro per i campus formativi. Per il Veneto, che ha fatto della formazione professionale tecnica duale un elemento identitario del proprio sistema produttivo, questi investimenti rappresentano un’opportunità concreta di valorizzare un patrimonio costruito da soggetti come ENAIP, che hanno anticipato nella pratica quotidiana ciò che la riforma ora eleva a modello nazionale
Segue
Modello veneto: funziona davvero? E’ scontro in Consiglio Regionale
Il clima si è fatto se possibile ancora più rovente quando il dibattito ha toccato l’autonomia, il vessillo storico della giunta. Il Presidente Alberto Stefani ha rivendicato con orgoglio il percorso intrapreso, definendo l’autonomia come una “moltiplicazione di libertà” che porterà risposte rapide e concrete ai territori. Una visione che però è stata attaccata da due lati opposti. Davide Lovat, per Resistere Veneto, ha gelato l’entusiasmo della maggioranza parlando di un “vicolo cieco a zero risorse”, una scatola vuota che lascerebbe
il Veneto ancora schiavo della burocrazia romana. Dall’altra parte, le minoranze di centrosinistra hanno ammonito sui rischi di una frammentazione dei diritti essenziali, paventando un Veneto a due velocità dove chi vive nelle valli bellunesi o nel Polesine rischia di diventare un cittadino di serie B. Non meno acceso è stato il confronto sulla sicurezza e il welfare. Stefano Valdegamberi ha lanciato una provocazione che ha fatto saltare sulla sedia diversi consiglieri, proponendo di responsabilizzare i genitori
per i reati dei figli minorenni, arrivando a ipotizzare la revoca dei benefici regionali per le famiglie inadempienti. “Il welfare non può finanziare chi non educa”, ha tuonato in aula. La risposta è arrivata immediata dalle opposizioni, che hanno definito la proposta “punitiva e miope”, sostenendo che il disagio sociale si cura con gli educatori di strada e i centri di aggregazione, non togliendo il pane di bocca a chi è già in di icoltà.
A chiudere il cerchio delle tensioni è intervenuta Elisa De Berti, che ha riportato l’attenzione
sulla gestione delle case popolari. Con un tono che non ammette repliche, ha ribadito la linea dura della Giunta: “La legalità non è un optional. Chi occupa abusivamente deve sapere che il Veneto non è terra di nessuno. Le case ERP vanno a chi rispetta le regole e sta in graduatoria, punto”. Un botta e risposta infinito che dimostra come, anche senza il bilancio da votare, la politica veneta del 2026 sia tutt’altro che una palude stanziale, ma un fiume in piena pronto a esondare a ogni seduta.
LA SFIDA DELL’AUTONOMIA ENERGETICA
E IL PATTO TRA IMPRESE E UNIVERSITÀ
Abbiamo incontrato l’assessore regionale allo sviluppo economico, Massimo Bitonci per approfondire la strategia della Regione Veneto per la sicurezza energetica. Il bilancio di previsione 2026 sembra tracciare una rotta molto definita: in che modo sosterrete la crescita attraverso l’energia e l’innovazione? Il bilancio 2026 è guidato da una linea chiarissima: sostenere il sistema produttivo veneto attraverso l’innovazione, l’energia, l’accesso al credito e la valorizzazione dell’imprenditorialità. Lo facciamo con strumenti concreti e risorse mirate. Abbiamo approvato il bilancio e i relativi collegati includendo una serie di misure, tra cui un ordine del giorno della maggioranza nato da un mio suggerimento, che indica con precisione il nostro progetto energetico. Il punto focale sono le concessioni idroelettriche, sia le grandi che le medie derivazioni, che scadranno nel 2029. Da decenni queste concessioni sono condotte direttamente da ENEL, che ne gestisce il 70% in Veneto.
Una situazione cdiversa rispetto ad altre realtà. Qual è l’iniziativa che state lanciando insieme al Friuli
Venezia Giulia?
Esatto, la nostra situazione è di erente da quella delle province autonome. In Trentino-Alto Adige, ad esempio, la società Dolomiti Energia è interamente di proprietà pubblica dei comuni di Trento, Rovereto e della Provincia. Per questo, insieme al Friuli Venezia Giulia, stiamo lanciando un’iniziativa per arrivare pronti al 2029 con l’obiettivo di lavorare sulla vera autonomia energetica del Veneto. Vogliamo che queste concessioni vadano “in house”, a idate a una realtà partecipata dalla Regione e dalla Provincia di Belluno, dove si trovano fisicamente gli impianti. Quali saranno i vantaggi per il territorio?
Siamo fortemente convinti, e i numeri di altre realtà lo confermano, che l’idroelettrico garantisca una forte marginalità. Vogliamo che queste risorse rimangano a casa nostra, ai veneti e alle aziende venete. Gestire internamente significa poter ribaltare il vantaggio economico
prodotto sul territorio direttamente alla Provincia di Belluno, alla Regione, alle imprese e ai cittadini. Il percorso è lungo, ma vogliamo essere prontissimi per la scadenza del 2029.
Restando sul fronte energetico, stiamo vivendo un momento drammatico. Quanto è importante, in questa fase, investire sulle energie rinnovabili? È fondamentale. Attualmente il Veneto produce 1,7 gigawatt da fonti rinnovabili, ma l’obiettivo che l’Europa ci pone per il 2030 è di 5,8 gigawatt. È un percorso complesso, ma stiamo per approvare in giunta una delibera sulle “zone idonee” e sulle “zone di accelerazione”. L’idea è la massima semplificazione: togliamo burocrazia per l’installazione di pannelli fotovoltaici nelle zone dove il consumo di suolo è zero, come aree industriali, autostradali e cave. In questi luoghi la Regione si farà carico della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), eliminando la necessità della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per i singoli interventi. È una spinta fortissima alla realizzazione
di impianti rinnovabili su capannoni e insediamenti produttivi esistenti. Passiamo all’innovazione: nel 2026 sono previsti circa 760.000 euro complessivi per sostenere il sistema regionale?
In realtà le risorse sono anche maggiori. Bisogna capire che la Regione Veneto, non applicando l’addizionale regionale, utilizza prevalentemente i fondi di coesione per gli incentivi alle imprese e per il sociale. Recentemente abbiamo approvato un bando da 3 milioni di euro per le startup innovative, lavorando insieme ai rettori delle università venete e dello IUAV. Abbiamo fatto una scelta precisa: dare
priorità alle aziende che assumono o impiegano ricercatori, stagisti universitari e neolaureati. Vogliamo incentivare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa, spingendo a inché i ragazzi possano fare stage qualificati. Questo approccio riguarda anche altri settori, come l’imprenditoria femminile?
Certamente. Abbiamo confermato il bando per l’imprenditoria femminile anche per quest’anno, con altri 3 milioni di euro. Solitamente era una misura alternata ogni due anni, ma ho voluto fortemente rifinanziarla perché, a fronte di un aumento generale delle partite IVA in Veneto, il settore femminile ha registrato un lieve calo. Dobbiamo incentivare i settori più deboli per contribuire alla parità di opportunità. Complessivamente, tra startup innovative e attrazione degli investimenti, abbiamo messo in campo quasi 50 milioni di euro, senza contare gli strumenti finanziari di Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione a favore delle nostre imprese.
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dell’automobile dove gli interni non sono solo una componente funzionale ma lo spazio in cui si trascorre ogni giorno il tempo del viaggio, quello breve della commissione sotto casa e quello lungo dell’autostrada. È su questo equilibrio tra estetica, comfort e tecnica che si fonda il lavoro di MG Autotappezzeria, realtà con sede ad Albignasego nata nei primi anni Ottanta e cresciuta nel tempo seguendo una linea precisa: offrire lavorazioni di qualità capaci di restituire valore a ogni veicolo, dal più recente al mezzo storico, con la stessa attenzione e la stessa
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Un capitolo importante riguarda il restauro dei veicoli d’epoca, ambito in cui l’attenzione al dettaglio smette di essere un valore aggiunto e diventa condizione necessaria. Riprodurre fedelmente materiali e finiture originali signifi ca preservare il valore storico dell’auto, mantenendone autenticità e coerenza con quello che era quando è uscita di fabbrica. È un lavoro che richiede tempo, esperienza e una sensibilità particolare verso il mezzo, quella capacità di leggere un’auto come un documento e di intervenire su di essa senza tradirne la natura. L’attività si estende anche alle selle per moto e scooter, adattando le lavorazioni alle diverse esigenze di comfort e design di chi viaggia su due ruote, in una versatilità che conferma la capacità dell’azienda di operare su ambiti diversi mantenendo sempre lo stesso livello qualitativo.
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Tra le città italiane protagoniste dell’edizione 2026, Verona è stata l’unica tappa veneta, a iancando altre App Run u iciali come Roma, Milano, Palermo e Aosta. All’evento veronese hanno preso parte moltissime persone tra runner, camminatori e partecipanti in sedia a rotelle, in un contesto caratterizzato da inclusione e partecipazione di usa.
A segnare in modo particolare l’appuntamento veronese è stata
Spinale dell’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento, a testimonianza del legame tra la manifestazione e la ricerca medico-scientifica.
La particolarità della corsa è il suo format: non esiste un tra-
della solidarietà”?
Anche quest’anno abbiamo scelto con entusiasmo di rinnovare questo impegno, coinvolgendo ancora una volta le nostre quasi 10.000 persone e sostenendo interamente il costo della loro iscrizione. La straordinaria adesione dei nostri collaboratori e delle nostre collaboratrici è il segno concreto del forte senso di responsabilità, appartenenza e comunità che ci unisce. Correre o camminare insieme, in contemporanea con il resto del mondo, per chi non può farlo, rappresenta per noi molto più di una partecipazione sportiva: è un gesto semplice, ma dal significato
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guardo fisso, ma una “Catcher Car” virtuale che parte trenta minuti dopo il via e raggiunge progressivamente i partecipanti, segnando la conclusione della prova per ciascuno.
delle persone e lo spirito di squadra siano elementi fondamentali del nostro modo di fare impresa. Iniziative come la Wings for Life World Run ci permettono di trasformare questi valori in un’esperienza concreta e condivisa, creando occasioni autentiche di incontro, conoscenza e relazione tra migliaia di colleghi e colleghe provenienti da territori diversi. Ritrovarsi insieme per una causa così importante rafforza il senso di appartenenza e ci ricorda che, anche attraverso piccoli gesti, possiamo contribuire a qualcosa di più grande. Sono momenti che consolidano il legame tra le persone e danno ancora più valore al
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Con i nostri progetti CSR vogliamo essere concretamente vicini alle comunità dei territori in cui operiamo, generando valore non solo economico, ma anche sociale. Questa iniziativa ci consente di sostenere la ricerca scientifica e, allo stesso tempo, di coinvolgere attivamente le nostre persone in un’esperienza che traduce in azione valori come partecipazione, collaborazione, inclusione e solidarietà. Per noi fare impresa significa anche questo: mettere al centro le persone, promuovere il loro benessere e contribuire, insieme, a costruire un impatto positivo e duraturo sulle comunità.
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LO STAFF
Erika, Michaela, Rossella, Cinzia
I PAZIENTI: VOI ... vi aspettiamo
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Nell’Ulss 5 Polesana nasce il nuovo Dipartimento per la continuità delle cure
ell’Azienda Ulss 5 Polesana è stato avviato nel corso del mese un nuovo modello organizzativo pensato per migliorare la continuità dell’assistenza ai pazienti più fragili nei passaggi tra ospedale e servizi territoriali. Il sistema prevede il coordinamento dei diversi servizi aziendali attraverso un nuovo Dipartimento funzionale per la continuità dell’assistenza. La direzione è affidata alla dottoressa Lucia Rizzato, infermiera e già responsabile delle professioni sanitarie dell’Azienda. Si tratta, come indicato, della prima esperienza di questo tipo a livello regionale. Secondo quanto sottolineato dal direttore generale Mauro Filippi, le professioni sanitarie sono presenti in tutti gli ambiti di cura, sia in ospedale sia sul territorio, con copertura continuativa nelle 24 ore. Questo elemento viene considerato centrale per gestire in modo più efficace i percorsi di assistenza, soprattutto in vista dell’avvio delle Case della Comunità, con particolare attenzione alle persone più fragili. La continuità delle cure resta affidata all’insieme dei professionisti coinvolti, ciascuno secondo le proprie competenze, mentre il nuovo Dipartimento avrà il compito di favorire lo sviluppo e l’attuazione di percorsi integrati. L’obiettivo è evi-
tare interruzioni nell’assistenza tra i diversi livelli di cura. Tra le strutture interessate rientrano medicina, geriatria, cure primarie, servizi per la disabilità, medicina territoriale, strutture intermedie, assistenza domiciliare e la Centrale Operativa Territoriale.
Tra gli obiettivi principali figurano il rafforzamento dei modelli organizzativi per la presa in carico delle persone con patologie croniche e più condizioni di salute concomitanti, il miglioramento della gestione dei passaggi tra ospedale e territorio e lo sviluppo della rete dei servizi territoriali secondo quanto previsto dal DM 77/2022. È previsto inoltre il potenziamento dei percorsi di cura condivisi con pazienti e familiari, insieme all’implementazione della telemedicina e alla maggiore integrazione dei dati tra i servizi.
Il Dipartimento opererà in collaborazione con la medicina del territorio, le strutture private accreditate e la rete dei servizi sociali e socio-sanitari, considerati elementi fondamentali per garantire una presa in carico continua e centrata sulla persona.
La dottoressa Rizzato ha evidenziato come l’incarico rappresenti una sfida e un’opportunità per valorizzare il ruolo delle
professioni sanitarie nei processi di integrazione tra ospedale e territorio. L’obiettivo dichiarato è costruire percorsi di cura centrati sulla persona, evitando frammentazioni e discontinuità, rafforzando la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti e promuovendo modelli organizzativi innovativi, anche attraverso la telemedicina e una gestione condivisa delle informazioni, per garantire risposte tempestive e coordinate ai pazienti fragili.
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All’ospedale Santa Maria della Misericordia somministrato per la prima volta il farmaco ADZYNMA
Avviata terapia innovativa contro una rara malattia del sangue
Un passo significativo nella cura delle patologie rare arriva dall’AULSS 5 Polesana, dove è stata avviata una terapia innovativa per una malattia ematologica estremamente rara. Nell’ambulatorio di Medicina Trasfusionale dell’ospedale Ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo è stato somministrato per la prima volta in profilassi il farmaco ADZYNMA a una paziente della provincia.
Si tratta della prima terapia enzimatica sostitutiva approvata a livello internazionale per il trattamento della porpora trombotica trombocitopenica congenita (cTTP), patologia conosciuta anche come sindrome di Upshaw-Schulman. Una malattia genetica rara che comporta la carenza dell’enzima ADAMTS13, fondamentale per il corretto funzionamento della coagulazione del sangue.
Quando questo enzima manca o è insufficiente, si formano microtrombi nei vasi sanguigni che possono provocare complicanze anche gravi, tra cui riduzione delle piastrine e anemia emolitica.
Il nuovo farmaco agisce proprio sostituendo l’enzima mancante, contribuendo a prevenire la formazione di coaguli e riducendo il rischio
di episodi acuti. Una terapia considerata un avanzamento importante nella gestione della malattia, con un impatto diretto sulla qualità della vita dei pazienti.
“È un risultato che testimonia la capacità del nostro sistema di offrire cure avanzate anche in ambiti altamente specialistici e per patologie rarissime”, ha sottolineato la responsabile della Medicina Trasfusionale, Francesca Polese.
Soddisfazione anche dalla direzione generale dell’azienda sanitaria. Mauro Filippi ha evidenziato come l’intervento rappresenti un segnale di eccellenza del servizio sanitario locale, frutto della competenza dei professionisti e dell’investimento continuo sull’innovazione clinica.
Inaugurata la nuova vasca parto all’ospedale
Nell’ospedale di Rovigo è stata inaugurata la nuova vasca parto del Punto Nascita dell’ULSS 5 Polesana, un innovazione significativa pensata per offrire alle future mamme un’alternativa più naturale, sicura e accogliente al parto tradizionale. L’iniziativa, presieduta dal Sindaco Valeria Cittadin, dalla Dottoressa Federica Merlin, dal Direttore Generale dell’ULSS 5 Polesana Mauro Filippi ed insieme all’Assessore regionale Valeria Mantovan, ha voluto mostrare questo un ulteriore passo avanti nel percorso di crescita e innovazione della sanità polesana. Nel corso della presentazione è stato infatti sottolineato il forte impegno dell’azienda sanitaria nel migliorare la qualità dei servizi, anche grazie agli investimenti in tecnologie e nuove attrezzature che stanno interessando le strutture del territorio. Protagonista della giornata è stata la nuova vasca parto, una soluzione di ultima generazione che consente di affrontare una fase delicata come il travaglio e la successiva nascita in acqua, in un ambiente più intimo e rilassante. Questa modalità come dichiarato, sta prendendo sempre più piede, dato che favorisce il benessere della madre, aiuta a ridurre il dolore e rende più dolce anche il
passaggio del neonato, garantendo un’esperienza più naturale e meno stressante per entrambi.
Il servizio sarà destinato alle donne con gravidanze a basso rischio e sarà seguito da personale sanitario specializzato, il quale valuterà caso per caso le condizioni cliniche per assicurare la massima sicurezza durante tutto il percorso.
Durante l’inaugurazione, le autorità presenti hanno evidenziato come questo intervento non sia solo un miglioramento strutturale, ma anche un segnale concreto di attenzione verso le esigenze delle famiglie e delle nuove generazioni. Al termine della cerimonia è stata effettuata anche una visita ai locali del reparto, dove è stata illustrata nel dettaglio la nuova attrezzatura ed il conseguente taglio del nastro.
Con l’introduzione di questo nuovo servizio, il Punto Nascita di Rovigo amplia così le proprie possibilità assistenziali, offrendo un servizio più moderno, personalizzato e centrato sulla persona, con l’obiettivo di accompagnare le mamme in un momento delicato come quello della nascita in modo sempre più consapevole, sereno e sicuro.
Giacomo Trivellato
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