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lapiazza di rovigo - giugno26

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Rovigo Pride il 20 giugno, esplode la polemica sul corteo

La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma

La Lega vive settimane di profonda e sotterranea fibrillazione, e l’epicentro di questa scossa si trova, ancora una volta, in Veneto. L’esito del recente Consiglio federale di Roma, risoltosi con un congelamento delle nomine dei vicesegretari, ha plasticamente descritto lo stato di tesa tregua che attraversa via Bellerio. Quello che apparentemente si presenta come un rinvio tecnico, nei fatti nasconde un confronto serrato sul futuro identitario del partito, con il Veneto a fare da capofila di una richiesta chiara: rimettere i territori e i governatori al centro della cabina di regia.

Dal punto di vista della base e dei quadri veneti, il dibattito attuale va ben oltre la pura assegnazione delle poltrone. La trattativa reale si muove lungo l’asse tra il segretario federale Matteo Salvini e la figura più rappresentativa del leghismo veneto, Luca Zaia.

La prospettiva emersa nelle ultime ore non vede semplicemente l’ex Doge nel ruolo di vice, bensì come potenziale garante di una decisa “svolta a Nord” . Un assetto che sul piano dei pesi politici interni avrebbe lo scopo di blindare l’eredità e il controllo politico delle storiche roccaforti settentrionali.

Più poteri alle Regioni: la Cgil mette in guardia

E OBIETTIVI RAGGIUNTI

RIZZATO SOTTOLINEA LA COMPLESSITÀ DELLA MACCHINA AMMINISTRATIVA

servizi alle pag. 4-5

Arriva l’estate al via il servizio di medicina turistica in Polesine

CITTADIN NOMINA ASSESSORE MICHELE ARETUSINI

AUTONOMIA DIFFERENZIATA, CONFRONTO SERRATO, STEFANI: “RICHIESTE SACROSANTE”

servizio a pag. 21

E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA

• Nicola Stievano

Il tempo scorre inesorabile: il 30 giugno 2026 non è più una data cerchiata in rosso sul calendario di amministratori e tecnici, ma una scadenza immediata che bussa alle porte dei nostri municipi e u ici. Anche per il Veneto questa non è una scadenza qualunque: è il momento della verità per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’ora in cui i progetti devono trasformarsi definitivamente in opere compiute, i cantieri devono chiudersi e la burocrazia deve lasciare spazio ai fatti.

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FACCIAMO IL PUNTO

E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA

GIL BOCAR JUNIORS UNDER 17

È CAMPIONE DEL VENETO

Si chiude nel modo più prestigioso una stagione destinata a rimanere nella storia del Bocar Juniors Under 17, capace di conquistare la Coppa Veneto di categoria al termine di un percorso straordinario, costruito su lavoro, determinazione e grande qualità di squadra. La finale, disputata a Dolo, ha visto i rossoneri imporsi per 1-0 sul Mestre grazie alla rete decisiva di Leonardo Trombin al 30’ del primo tempo, con un potente tiro da 40 metri. Un gol pesantissimo, quello del centrocampista, che ha deciso una sfida equilibrata e combattuta, consegnando alla squadra una vittoria destinata a restare nella memoria della società.

Guidati da mister Luca Ferro e dal vice Lorenzo Di Lena, i giovani del Bocar hanno mostrato ancora una volta maturità, organizzazione e grande spirito di sacrificio. Contro un avversario di valore come il Mestre, la formazione rossonera ha saputo gestire con lucidità i momenti più delicati della gara, difendendo con ordine il vantaggio fino al triplice fischio finale. Il successo in finale rappresenta il coronamento di un percorso entusiasmante iniziato dai quarti di finale. In quella occasione il Bocar aveva lanciato un segnale forte, espugnando il campo del Caorle La Salute con un clamoroso 6-3, dimostrando grande potenziale o ensivo. La sfida decisiva contro il Mestre ha così rappresentato la degna conclusione di un percorso impeccabile. Decisivo il guizzo di Trombin, ma il successo è il frutto del contributo di tutto il gruppo, capace di mettere sempre il collettivo davanti alle individualità.

Al termine della partita è esplosa la festa rossonera: giocatori, sta , dirigenti e tifosi hanno celebrato insieme una vittoria meritata, frutto di impegno, passione e forte senso di appartenenza.

di Rovigo

Percorso perfetto e stagione da incorniciare

uardando i dati del monitoraggio territoriale, emerge un quadro di indiscutibile orgoglio per il nostro Nord-Est. Il Veneto si conferma locomotiva d’Italia anche nella capacità di spendere e realizzare. Nella nostra regione viene gestita una mole finanziaria monumentale da 14,3 miliardi di euro per 64.800 progetti complessivi: una transizione che ha già portato alta tecnologia negli ospedali, nuove strutture di cura e assistenza e un tasso di completamento dei cantieri comunali superiore alla media nazionale. Questi numeri ci dicono che la macchina amministrativa locale ha retto l’urto. Laddove lo Stato centrale ha spesso mostrato fiatone e ritardi, stavolta il pragmatismo degli enti locali ha risposto positivamente. I sindaci e i tecnici dei piccoli comuni, spesso lasciati soli a combattere con la piattaforma ReGiS, hanno fatto i salti mortali, supportati negli ultimi mesi dalle task force di esperti per evitare il blocco delle autorizzazioni e dei cantieri e veder sfumare i generosi fondi messia disposizione. Ora è tempo di tirare le somme, di completare i cantieri e poi la rendicontazione. Tuttavia è necessaria una riflessione più profonda che vada oltre il 30 giugno e il 31 agosto, l’ultima data utile per la rendicontazione. La vera sfida, infatti, comincia il giorno dopo. Cosa ce ne faremo di queste

infrastrutture se non avremo le risorse umane per gestirla? Abbiamo costruito asili nido, ma avremo i fondi di bilancio corrente per assumere gli educatori? Stiamo digitalizzando la sanità e creando Case della Comunità, ma dove troveremo i medici e gli infermieri per riempirle, vista la crisi vocazionale del settore? A complicare ulteriormente il quadro, sul fronte sanitario, è lo stallo a livello nazionale sulla riforma della medicina territoriale che riguarda per l’appunto il ruolo dei medici di base nelle nuove Case della Comunità. Il PNRR è stato pensato come una straordinaria iniezione di capitale per le strutture, non per la spesa corrente. Il rischio concreto è di ritrovarsi con scatole tecnologiche bellissime, con edifici nuovi e all’avanguardia ma desolatamente vuoti. Il Veneto ha dimostrato di saper spendere e costruire rispettando quasi sempre tempi e procedure. Ora, però, la politica locale e nazionale deve pretendere una fase due, che va ben oltre il 2026: riforme strutturali e risorse correnti per far funzionare ciò che è stato realizzato, a partire dalla sanità, non certo questione di poco conto. Altrimenti, la più grande opportunità di questo quarto di nuovo secolo rischia di trasformarsi in un monumento all’e icienza edilizia, privo di un’anima sociale e non in sintonia con le necessità quotidiane.

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CONCLUSO IL MAXI-INTERVENTO

DA 30 MILIONI DI EURO DI FONDI EUROPEI

Il Consorzio di Bonifica Adige Po ha concluso i lavori relativi del progetto “Completamento del sistema canali Adigetto-Scortico-Malopera ed opere idrauliche connesse per l’irrigazione di 50.000 ettari”, finanziato con 30 milioni di euro nell’ambito del PNRR. L’intervento, inserito nella linea ministeriale dedicata agli investimenti in infrastrutture idriche per la sicurezza dell’approvvigionamento, è stato completato nel rispetto delle scadenze previste e ha già concluso positivamente anche l’iter di collaudo. L’ultima visita dei collaudatori si è svolta infatti martedì 26 maggio, segnando di fatto il passaggio finale di un’opera che rappresenta oggi uno dei più significativi investimenti realizzati nel comprensorio consortile.

Il progetto ha interessato il canale Adigetto, asse portante del sistema irriguo del territorio compreso tra Adige e Canalbianco, lungo circa 67 chilometri, da Badia Polesine fino al nodo idraulico di Botti Barbarighe, coinvolgendo i comuni di Badia Polesine, Lendinara, Fratta Polesine, Villanova del Ghebbo, Costa di Rovigo, Rovigo, Ceregnano, Villadose, Adria e Pettorazza Grimani. Gli interventi hanno riguardato

la sistemazione del canale, la messa in sicurezza delle sponde, la manutenzione straordinaria delle opere di regolazione e l’ammodernamento dei sistemi di telecomando e telecontrollo.

Si tratta di un’opera di rilievo non solo per il sistema irriguo, ma anche per la sicurezza idraulica complessiva del territorio.-fa sapere il presidente del consorzio di bonifica Adige Po, Roberto Branco.L’Adigetto, infatti, attraversa alcuni dei principali centri abitati della provincia di Rovigo e costituisce una dorsale fondamentale per la distribuzione della risorsa idrica a servizio di circa 50.000 ettari, in un’area a forte vocazione agricola. A testimonianza concreta dell’ampiezza e della capillarità degli interventi realizzati, alcuni dei lavori più significativi sono oggi visibili proprio lungo il tratto centrale del canale, in particolare nei territori di Rovigo e Adria, dove si concentrano opere strategiche per la regolazione e la distribuzione della risorsa idrica. Nel comune di Rovigo, spicca il nuovo sostegno di San Sisto, uno degli interventi più rilevanti dell’intero progetto. Il manufatto è stato completamente ricostruito e ricollocato circa 500 metri

più a valle rispetto alla posizione originaria, dove si registravano criticità legate a fenomeni di filtrazione. Il nuovo sostegno, realizzato in calcestruzzo armato e dotato di sistemi automatizzati di manovra, è completamente integrato nei sistemi di telecomando. Il vecchio manufatto è stato invece mantenuto e riqualificato per garantire la continuità della pista ciclabile. Sempre in ambito rodigino, il lavoro ha riguardato un punto strategico della rete consortile: la derivazione Albera. Essa, posta a valle del sostegno di San Sisto, alimenta a gravità il canale scolmatore Adigetto, contribuendo, quindi, all’irrigazione delle campagne in destra Adigetto fino ad Adria. Anche qui sono stati completamente rinnovati gli organi di manovra, i quadri elettrici e i sistemi di comando e controllo.

“La conclusione di questo intervento nei tempi stabiliti dal PNRR rappresenta per il Consorzio un risultato di grande valore tecnico, amministrativo e territoriale”, dichiara il presidente Roberto Branco. “Parliamo di un’opera che unisce e icienza irrigua, capacità di risposta alle nuove sfide climatiche e sicurezza idraulica. L’Adigetto è una infrastruttura

Rimodulato il progetto dell’ex caserma dei vigili urbani

Il quartiere San Bortolo si prepara a vedere completata una delle più importanti operazioni di rigenerazione urbana degli ultimi anni. L’inaugurazione degli interventi del progetto Pinqua è prevista per la fine di giugno, in concomitanza con la scadenza fissata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha prorogato al 30 giugno 2026 il termine ultimo per la conclusione dei cantieri finanziati nell’ambito del Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare (PINQUA). Il maxi progetto,iniziato con la precedente amministrazione per un valore di 20 milioni di euro, è stato rimodulato dall’attuale maggioranza alla luce delle risorse e ettivamente ottenute dal PNRR, pari a circa 15 milioni di euro. A questa cifra si era aggiunto un ulteriore milione proveniente

dal Fondo Opere Indi eribili (FOI), istituito per compensare l’aumento dei costi delle materie prime e delle lavorazioni nei cantieri finanziati dal PNRR. “Risorse che non potevano essere utilizzate per la realizzazione di opere infrastrutturali.”- puntualizza l’assessore Rizzato. “La rimodulazione ha quindi interessato l’ex caserma dei vigili urbani, per la quale si riuscirà a realizzare la messa in sicurezza come opera infrastrutturale ma non verrà quindi realizzato, in questa prima fase, l’auditorium, come era previsto nel progetto realizzato dalla precedente amministrazione-spiega l’assessore- Una cosa che non era prevista nel progetto originale della precedente amministrazione, e sulla quale ci stiamo lavorando per rispondere alle richieste del quartiere, è la realizzazione di una serie di parcheggi nella

zona antistante e retrostante il Pinqua”, Nel quartiere restano ancora attivi i cantieri che interessano i due edifici residenziali, vero cuore dell’intervento di rigenerazione urbana. Le gru sono ancora operative sugli immobili che, una volta completati, saranno dipinti esternamente di arancione, scelta per dare una nuova identità visiva all’intera area. Accanto alla riqualificazione degli edifici residenziali, il progetto comprende la realizzazione del nuovo parco lungo via Oroboni, la pista ciclabile e il rifacimento del manto stradale dell’anello che circonda il centro cittadino, dalla rotatoria di viale della Pace fino a quella di corso del Popolo.

• (G.F.)

essenziale per il nostro comprensorio e oggi consegniamo al territorio un sistema più sicuro, più moderno e più efficiente. È un traguardo importante, ma anche un segnale concreto della capacità degli enti di tradurre i finanziamenti in opere reali e utili alle comunità”.

• Guendalina Ferro

L’ ASSESSORE RIZZATO: “PNRR IN FASE FINALE, LAVORI QUASI TUTTI PORTATI A TERMINE”

Il settore Lavori Pubblici e PNRR del Comune di Rovigo continua a portare avanti il programma di interventi finanziati attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. A fare il punto è l’assessore ai Lavori Pubblici e PNRR, Lorenzo Rizzato, che traccia lo stato di avanzamento delle opere finanziate e ormai prossime alla conclusione.

“Oggi possiamo dire con soddisfazione che praticamente tutti gli interventi finanziati con fondi PNRR risultano conclusi o in fase di ultimazione,

Pcon il solo grande comparto PINQuA ormai alle battute finali”, ha dichiarato Rizzato.

Tra le opere completate o in fase di chiusura figurano l’ampliamento dell’asilo Marchi, per un investimento di oltre 1,3 milioni di euro, la nuova mensa della scuola primaria Donatoni (circa 590 mila euro), l’e icientamento energetico delle palestre Pascoli (quasi 700 mila euro) e Riccoboni (oltre 1,9 milioni di euro), il rifacimento dell’impianto sportivo dell’ex pattinodromo (2,1

rima i cantieri aperti in quattro angoli del territorio, dall’Alto al Basso Polesine. Poi i numeri che raccontano la misura reale della trasformazione: quasi 23 milioni di euro di fondi PNRR destinati all’Azienda ULSS 5 Polesana, distribuiti tra strutture territoriali, posti letto e infrastrutture digitali. Il piano si articola su tre linee di intervento, tutte riconducibili alla Missione 6 Salute. La più visibile riguarda le Case della Comunità: cinque presidi sanitari di prossimità da Rovigo a Porto Tolle, passando per Adria, Porto Viro e Castelmassa. Il finanziamento complessivo ammonta a 12.625.000 euro: 3,2 milioni per Rovigo, 2,4 per Adria, 2,3 per Porto Viro, 2,325 per Porto Tolle, 2,4 per Castelmassa. “Spostiamo il baricentro dall’ospedale al territorio, dalla gestione dell’episodio acuto alla presa in carico continuativa della persona”, aveva spiegato il direttore generale Pietro Girardi ai sindaci polesani. Non si costruisce solo un edificio: si ridisegna il rapporto tra i cittadini e il servizio sanitario. All’interno troveranno spazio medici di base, ambulatori specialistici, infermieri di comunità, assistenti sociali e il Punto Unico di Accesso. Aperte sette giorni su sette, h24, le cinque strutture serviranno oltre 170.000 residenti. Includere comuni periferici come Porto Tolle

milioni di euro), l’e icientamento del polo natatorio (400 mila euro) e la realizzazione del nuovo impianto aerulico del Teatro Sociale (circa 450 mila euro).

Particolarmente rilevante anche il programma PINQuA – Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare, che ha portato sul territorio circa 15 milioni di euro destinati alla rigenerazione urbana del quartiere San Bortolo. Il progetto originario, del valore complessivo di circa 19 milioni, è stato rimodulato per garantire la coerenza con il finanziamento ottenuto e il rispetto delle tempistiche previste dal PNRR. Il programma ha consentito la realizzazione di un ampio insieme di interventi: urbanizzazioni delle aree pubbliche, social housing, il Bosco Urbano, il Parco delle Sensazioni, il Teatro Studio e il recupero degli alloggi comunali esistenti.

Rizzato ha evidenziato come la gestione del cronoprogramma sia stata particolarmente complessa, anche a causa delle stringenti normative e delle continue attività di monitoraggio richieste dai Ministeri competenti. “Ora stiamo ultimando gli ultimi interventi PINQuA, con scadenza fissata a fine giugno. Parallelamente è in corso una cospicua e molto impegnativa attività di rendicon-

e Castelmassa non è casuale: in un territorio dove la distanza dall’ospedale può fare la di erenza, portare il servizio vicino alle persone è anche equità. Accanto alle Case della Comunità, il PNRR finanzia tre Ospedali di Comunità a Rovigo, Trecenta e Adria: 70 posti letto per circa 2 milioni. Strutture intermedie per chi non necessita di ricovero acuto ma ha bisogno di più assistenza di quella domiciliare — un anello mancante nei territori a bassa densità, dove il pronto soccorso assorbe anche quello che non gli compete. Il terzo filone riguarda la digitalizzazione: 8,62 milioni di euro all’ospedale di Rovigo per aggiornare i sistemi informativi clinici, rivedere i processi assistenziali e integrare le infrastrutture digitali del presidio. Un intervento meno visibile dei cantieri in città, ma ugualmente strutturale. Prossimità, continuità, innovazione: i tre assi su cui l’ULSS 5 sta ridisegnando la propria o erta sanitaria. Con quasi 23 milioni del PNRR come leva, il cambiamento si misurerà nei prossimi anni dalla capacità reale di rispondere ai bisogni di un Polesine che invecchia e chiede di essere curato vicino a casa.

tazione amministrativa e tecnica. Voglio ringraziare gli u ici comunali, i tecnici, i dirigenti, le imprese e tutti coloro che stanno lavorando senza sosta su queste progettualità. Dietro ogni opera ci sono mesi e mesi di lavoro burocratico, progettuale e amministrativo spesso poco visibile all’esterno”. L’assessore sottolinea infine la portata complessiva del lavoro in corso sul fronte PNRR: “Il

settore sta lavorando davvero moltissimo. Oltre alla gestione ordinaria della città, siamo riusciti a portare avanti una mole di investimenti senza precedenti per Rovigo. Questo significa più servizi, scuole migliori, impianti sportivi riqualificati, nuovi spazi pubblici e una città più moderna ed e iciente”.

• Guendalina Ferro

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Lorenzo Rizzato

Politica. “Nuove sfide da a rontare con il massimo impegno”, ha dichiarato Aretusini dopo l’annuncio

NUOVE DELEGHE A MICHELE ARETUSINI DOPO LE DIMISSIONI DI ANDREA DENTI

Nuovo assetto per la Giunta comunale di Rovigo dopo le dimissioni dell’assessore Andrea Denti, che ha lasciato l’incarico per motivi personali legati alla propria attività professionale.

A raccogliere le sue deleghe sarà l’assessore Michele Aretusini, già titolare di diversi incarichi all’interno dell’amministrazione comunale.

L’annuncio è stato dato a Palazzo Nodari dal sindaco Valeria Cittadin, che ha u icializzato l’assegnazione delle deleghe relative a: Bilancio, Ambiente, Agricoltura e Partecipate. Una scelta che, come precisato dalla stessa Cittadin, rappresenta però una soluzione destinata ad essere rivista nei prossimi mesi, quando la Giunta tornerà al completo con l’ingresso di due nuovi assessori.

Il primo cittadino ha spiegato che la redistribuzione degli incarichi rientra in un percorso già avviato nelle scorse settimane, quando erano

state ridefinite alcune competenze tra gli assessori Aretusini e Campanile.

In quell’occasione, ha ricordato il sindaco, era già stata ipotizzata una futura implementazione delle deleghe a idate ad Aretusini, oggi concretizzata anche alla luce della situazione venutasi a creare con l’uscita di Denti.

“Si tratta di un’assegnazione che andrà rimodulata quando avremo la Giunta al completo”, ha spiegato Cittadin, sottolineando il rapporto di fiducia consolidato con Aretusini e definendo questa scelta come una naturale conseguenza del percorso amministrativo avviato negli ultimi mesi. Il sindaco ha inoltre evidenziato le capacità dell’assessore nell’a rontare temi complessi e delicati, ribadendo la convinzione che saprà gestire il nuovo incarico con professionalità e continuità amministrativa.

Per Aretusini si tratta di un ampliamento significativo delle proprie

competenze. L’assessore, infatti, mantiene anche le deleghe già assegnate in precedenza: trasporti e mobilità sostenibile, protezione civile, sicurezza urbana, sviluppo di quartieri e frazioni. Un pacchetto di incarichi particolarmente ampio che lo porterà ora a seguire anche alcuni dei settori più strategici per l’attività del Comune, a partire dal bilancio e dalle politiche ambientali. Da parte sua, Aretusini ha ringraziato il sindaco per la fiducia accordata, definendo le nuove deleghe “un motivo di orgoglio” e parlando di “nuove sfide” da a rontare con il massimo impegno. L’assessore ha assicurato piena disponibilità nel proseguire il lavoro amministrativo e nel garantire continuità alle attività già avviate dai diversi settori coinvolti. Le dimissioni di Denti aprono ora una nuova fase per la Giunta comunale rodigina, che nei prossimi mesi sarà interessata da una revisione com-

plessiva dell’assetto amministrativo. L’obiettivo dell’amministrazione è quello di completare la squadra di governo cittadina con l’ingresso di nuovi assessori e una ridefinizione

SICUREZZA A ROVIGO, FRIGATO (ROVIGO SI AMA) ATTACCA LA SINDACA:

“BASTA ANNUNCI, SERVONO FATTI”

«Sulla sicurezza non servono proclami, servono risultati». Questo il duro a ondo di Federico Frigato, capogruppo della lista civica Rovigo Si Ama, indirizzato all’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Valeria Cittadin. L’intervento si inserisce nel vivo del dibattito cittadino, riacceso da recenti episodi di cronaca che hanno riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza urbana. In una nota particolarmente critica, Frigato accusa il primo cittadino di limitarsi a dichiarazioni di facciata senza far seguire interventi

concreti. «Non se ne può più di annunci vuoti – a erma l’esponente civico –. Ad ogni episodio di violenza o criminalità la sindaca risponde con atteggiamenti securitari che compiacciono l’opinione pubblica, ma che non si traducono in azioni reali». Il consigliere precisa di non voler minimizzare il problema né di sposare approcci ideologici, riconoscendo che la questione esiste ed è fortemente sentita dalla popolazione. «A Rovigo il problema sicurezza c’è. Non parliamo di immigrazione regolare, ma di criminalità e degrado urbano. La percezione di insicurezza

generale delle deleghe, così da ristabilire un equilibrio operativo dopo i recenti cambiamenti interni. • Giacomo Trivellato

colpisce soprattutto le categorie più fragili: anziani, donne, giovani, residenti delle periferie e commercianti». Secondo il leader di Rovigo Si Ama, la complessità del fenomeno non può essere a rontata esclusivamente con slogan o misure straordinarie e punitive. «Invocare la zona rossa, l’esercito o il terzo turno della Polizia locale significa solo parlare alla pancia delle persone. Sono proposte che purtroppo rischiano di rivelarsi soltanto fumo negli occhi, senza risolvere alla radice i problemi del territorio».

La polemica. Il sindaco respinge le accuse di omofobia

PRIDE IN CITTA’ E ACCESE POLEMICHE: CITTADIN CHIARISCE LA SUA POSIZIONE

Continuano a far discutere a Rovigo le dichiarazioni del Sindaco

Valeria Cittadin sul tema del Pride e delle manifestazioni LGBTQIA+, parole che nelle ultime ore hanno acceso un forte dibattito politico e sociale sia in città che sui social network. Dopo le accuse di omofobia arrivate da esponenti politici, associazioni, il primo cittadino è intervenuto pubblicamente per chiarire la propria posizione, respingendo con decisione le critiche e sostenendo che le sue parole siano state strumentalizzate e decontestualizzate.

La polemica nasce dalle considerazioni espresse da quest’ultima sul primo Rovigo Pride, in programma il 20 giugno. Cittadin ha spiegato di non avere alcun pregiudizio nei confronti delle persone omosessuali, ribadendo più volte di rispettare ogni orientamento sessuale e di non considerare gli omosessuali persone da discriminare. Allo stesso tempo, però, ha confermato la propria contrarietà alla manifestazione, definendola una posizione valoriale. Secondo Valeria Cittadin, infatti, i Gay Pride sarebbero caratterizzati da provocazioni ed eccessi che finirebbero per trasformare una manifestazione nata, secondo gli organizzatori, per difendere diritti e inclusione in un evento ideologico e divisivo, sostenendo che molte persone omosessuali vivano serenamente il proprio orientamento senza sentire il bisogno di partecipare a queste manifestazioni e ha aggiunto che l’esibizione pubblica dell’orientamento sessuale rischierebbe addirittura di alimentare nuove tensioni sociali e forme di omofobia. Nel suo lungo intervento, ha anche ribadito che, a suo giudizio, oggi i diritti delle persone omosessuali siano già tutelati dalla legislazione italiana, facendo riferimento alle norme esistenti. Per questo motivo ritiene che non vi sia la necessità di organizzare manifestazioni pubbliche come il Pride. Una posizione che ha immediatamente provocato reazioni da parte del mondo politico e delle associazioni impegnate nella tutela dei diritti civili. Particolarmente contestate sono state alcune espressioni utilizzate dalla sindaca per descrivere i Pride, giudicate o ensive da molti esponenti dell’opposizione e da rappresentanti della comunità LGBTQIA+. Proprio su questi passaggi si sono concentrate gran parte delle critiche, con accuse di aver contribuito ad alimentare stereotipi e discriminazioni. Cittadin, però, ha respinto ogni accusa di omofobia, sostenendo che il suo pensiero sia stato travisato attraverso l’estrapolazione di

singole frasi dal contesto generale del discorso. “Non accetto assolutamente l’accusa di essere omofoba perché non lo sono”, ha dichiarato, ribadendo di aver semplicemente espresso una posizione critica nei confronti del Pride e delle modalità con cui queste manifestazioni vengono organizzate.

Le dichiarazioni della sindaca continuano intanto ad alimentare il confronto pubblico in vista del Rovigo Pride del 20 giugno, evento che si preannuncia già al centro del dibattito locale nelle prossime settimane.

Zan: “Il Pride si farà comunque”

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“Prima le parole gravissime della sindaca Valeria Cittadin che aveva definito il Pride ‘tribale’ evocando la ‘giungla’. Poi settimane di silenzi e ritardi. Ora, a pochi giorni dalla manifestazione, il diniego all’utilizzo di piazza Matteotti, uno degli spazi centrali della città”. Questo l’attacco dell’europarlamentare del PD, Alessandro Zan, che in un post sui social attacca la giunta. “Non c’è molto da capire: la giunta di destra sta facendo di tutto per ostacolare il primo Pride cittadino, colpendo una manifestazione pacifica che parla di diritti, libertà e uguaglianza - continua Zan -. E’ un ostruzionismo politico vergognoso: se una piazza è adatta a concerti e manifestazioni di ogni genere, perché diventa improvvisamente inadeguata per il Pride? Chi governa la città ha il dovere di garantire il pieno esercizio delle libertà democratiche previste dalla Costituzione. Il Pride si farà comunque, e sarà ancora più partecipato e determinato. Più cercano di cancellarci, più noi saremo marea”. Zan contesta inoltre la scelta amministrativa, sostenendo che gli spazi pubblici vengano normalmente concessi anche per concerti e altre iniziative, e chiede quindi un trattamento uniforme per tutte le realtà associative e culturali.

Q200 CENSER

IL CAMPUS DOVE ROVIGO

SPERIMENTA IL PROPRIO FUTURO

’era una volta lo zuccheri cio. Poi arrivò il quartiere eristico che per anni ha ospitato manifestazioni, eventi e appuntamenti economici di rilievo per il Polesine. Oggi quello stesso luogo sta vivendo una nuova trasformazione. L’area dell’ex Censer è diventata infatti Q200 Censer, il distretto dell’innovazione, della formazione, della ricerca e della cultura promosso dalla Fondazione Cariparo attraverso un importante progetto

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nella distribuzione di sensoristica per l’industria e la

loro. Per questo Q200 Censer non è stato concepito come una semplice somma di edi ci o servizi, ma come una comunità in cui persone e competenze diverse possono

La vicinanza alla stazione ferroviaria, la presenza di spazi per la formazione, di laboratori specializzati, di residenze per studenti e di aree dedicate agli eventi contribuiscono a rendere il campus un luogo sempre più vissuto e integrato nella città.

L’obiettivo non è soltanto recuperare spazi esistenti, ma costruire un ecosistema capace di mettere in relazione mondi diversi. Università, imprese, startup, laboratori, enti di formazione e realtà culturali condividono oggi lo stesso luogo, creando occasioni di collaborazione e nuove opportunità di crescita per il territorio.

Una delle presenze più importanti è quella dell’Università di Padova, che all’interno di Q200 Censer ha portato attività didattiche, ricerca scienti ca e laboratori avanzati.

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Tra questi c’è il laboratorio Te.Si. del Dipartimento di Ingegneria Industriale, specializzato nelle tecnologie e nei sistemi di lavorazione manifatturiera. Qui studenti, ricercatori e aziende collaborano per sviluppare nuove

CULTURA E TERRITORIO

Il progetto continua a evolversi e molte delle sue potenzialità devono ancora esprimersi completamente. Tuttavia una direzione appare già chiara: fare di Rovigo un punto di riferimento per l’innovazione e la conoscenza, valorizzando il capitale umano e creando connessioni tra chi produce ricerca, chi fa impresa e chi promuove

In un territorio spesso raccontato per le sue dif coltà, Q200 Censer rappresenta una scommessa sul futuro. Una scommessa che passa attraverso le idee, le competenze e la capacità di trasformare un luogo simbolo del passato

FABBRICA DELLO ZUCCHERO, LA CULTURA CHE DÀ IDENTITÀ A Q200 CENSER

Dalla memoria dell’antico zuccheri cio ai nuovi spazi per eventi e iniziative: la realtà guidata da Claudio Curina è il motore culturale del campus rodigino

SSCARICA L’APP

e ricerca e innovazione rappresentano il cuore tecnologico di Q200 Censer, la Fabbrica dello Zucchero ne custodisce invece parte della sua anima culturale. Già il nome racconta molto della sua missione: mantenere vivo il legame con la storia dell’area che oggi ospita il nuovo distretto dell’innovazione di Rovigo. Prima del quartiere eristico e del campus universitario, infatti, qui sorgeva lo storico

RADIO VENETO2 4

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evoluzione dell’esperienza di Rovigo Festival e si sviluppa grazie a un progetto nanziato attraverso un bando regionale che aveva l’obiettivo di valorizzare gli spazi del Censer anche dal punto di vista culturale. Nel corso degli anni la realtà ha acquisito attrezzature, competenze e professionalità necessarie per organizzare eventi e iniziative sia all’interno del campus sia nel resto della città.

Oggi il suo ruolo è quello di favorire l’incontro tra tutti i soggetti presenti nel complesso. La disponibilità di strutture come la Sala A. Bisaglia, che può ospitare

quasi 500 persone, rappresenta una risorsa importante per la vita culturale cittadina. Il progetto continua inoltre a evolversi.

Q200 CENSER RACCONTATO IN RADIO

La crescita del campus è al centro di una rubrica dedicata su Veneto24, con approfondimenti su ricerca, formazione, startup e innovazione.

destinato a diventare una sede per attività culturali e iniziative aperte al pubblico. L’idea è quella di ampliare ulteriormente le opportunità offerte dal campus, rendendolo sempre più un punto di riferimento non solo per studenti e ricercatori ma per l’intera comunità polesana.

In un contesto in cui si parla spesso di innovazione tecnologica, la Fabbrica dello Zucchero ricorda che anche la cultura è un elemento essenziale dello sviluppo. Perché un campus può crescere davvero solo se riesce a produrre conoscenza, ma anche partecipazione e identità.

DOVE LA RICERCA DIVENTA INNOVAZIONE PER LE IMPRESE

questo ospita non solo strumenti di caratterizzazione dei materiali, ma anche veri e propri impianti industriali che permettono di simulare e studiare le

per sviluppare nuove tecnologie manifatturiere

ll’interno di Q200 Censer trova spazio una delle realtà scientifiche più avanzate di tutta l’Università di Padova. È il laboratorio Te.Si., acronimo di Tecnologie e Sistemi di Lavorazione, struttura del Dipartimento di Ingegneria Industriale specializzata nello studio dei processi manifatturieri e delle loro applicazioni

Nato tra il 2007 e il 2008 grazie a un importante sostegno della Fondazione

Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, il laboratorio si è sviluppato con una vocazione molto chiara: costruire un collegamento diretto tra ricerca universitaria e mondo produttivo. Per

L’attività parte dall’analisi del comportamento dei materiali e arriva no alla quali cazione del prodotto nale. Un percorso che coinvolge numerosi settori, dall’automotive all’aerospazio, no al biomedicale. Proprio in quest’ultimo ambito il laboratorio è impegnato nello sviluppo di componenti e protesi realizzati attraverso tecnologie di stampa 3D metallica, con l’obiettivo di Grande attenzione viene dedicata anche alla sostenibilità. Ogni processo produttivo comporta infatti consumi energetici e impatti ambientali che possono essere ridotti grazie alla ricerca. L’obiettivo è ottimizzare le lavorazioni, limitando sprechi, consumi

LA STARTUP CHE MISURA IL MONDO ATTRAVERSO I DATI

a trasformazione digitale passa spesso da strumenti invisibili ma fondamentali: i sensori. È proprio su questo settore che ha costruito la propria attività IT Sensor, azienda fondata nel 2011 da Stefano Pirani e Andrea Spolaor e oggi presente all’interno del campus Q200 Censer. L’impresa nasce dall’esperienza dei due fondatori nel settore della strumentazione industriale. Osservando il mercato, individuarono una nicchia ancora poco presidiata: la vendita online di sensoristica destinata all’industria e alla building automation. Da quell’intuizione è nato un progetto imprenditoriale che negli anni si è consolidato, specializzandosi nella distribuzione di dispositivi in grado di monitorare temperatura, umidità, pressione, anidride carbonica e numerosi altri parametri ambientali.

un ambiente dinamico e aperto allo scambio di competenze.

Più che un semplice centro di ricerca, Te.Si. rappresenta oggi un laboratorio di idee dove università e imprese lavorano insieme per costruire le tecnologie del futuro.

Il legame con Rovigo si sviluppa attraverso il percorso di incubazione avviato negli spazi dedicati all’innovazione locale. Quando le attività di supporto alle startup si sono trasferite nell’area del Censer, anche l’azienda ha scelto di proseguire il proprio percorso all’interno di quello che oggi è diventato Q200 Censer. Tra i temi più attuali affrontati da IT Sensor c’è quello della qualità dell’aria e del monitoraggio ambientale. Le tecnologie sviluppate e distribuite dall’azienda trovano applicazione in edi ci, impianti industriali e sistemi di automazione, contribuendo a migliorare ef cienza energetica, sicurezza e controllo delle condizioni ambientali.

L’azienda guarda inoltre con interesse alle opportunità offerte dall’ecosistema Q200 Censer. La

presenza nello stesso spazio di laboratori universitari, imprese innovative e centri di ricerca potrebbe infatti favorire nuove collaborazioni e nuovi progetti.

Una dimostrazione concreta di come il campus rodigino stia diventando sempre più un luogo in cui idee, competenze e imprese possono incontrarsi e crescere insieme.

Viabilità. Il progetto punta a migliorare collegamenti, sostenibilità e servizi per i pendolari

UN HUB PER AUTOBUS, BICI E PEDONI: ROVIGO GUARDA AL FUTURO

Una nuova stazione delle corriere, un sistema di mobilità più moderno e una riqualificazione dell’area attorno a piazza Fratelli Cervi. Sono questi gli obiettivi che il Comune di Rovigo intende raggiungere attraverso la partecipazione a un bando ministeriale che potrebbe portare in città oltre 4.800.000€

L’annuncio è stato presentato a Palazzo Nodari dal sindaco Valeria Cittadin insieme agli assessori Michele Aretusini e Lorenzo Rizzato. L’amministrazione comunale sta infatti lavorando alla candidatura del progetto nell’ambito del “Programma integrato di interventi sulla mobilità urbana e metropolitana”, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. “Stiamo partecipando a un’importante opportunità di finanziamento che potrebbe consentirci di realizzare una delle opere più attese per la città”, ha spiegato il sindaco Cittadin. “Anche senza il contributo

ministeriale avevamo previsto di destinare risorse proprie a questo progetto, ma ottenere il finanziamento permetterebbe di a rontare l’intervento con maggiore serenità e di liberare ulteriori risorse per altri investimenti”.

L’obiettivo è creare un vero e proprio hub intermodale capace di integrare autobus urbani ed extraurbani, percorsi ciclabili, collegamenti pedonali e nuovi servizi per i viaggiatori. Un sistema pensato per rendere più semplici, efficienti e sostenibili gli spostamenti quotidiani di studenti, lavoratori e pendolari.

Secondo l’assessore alla Mobilità Michele Aretusini, il progetto rappresenta una concreta occasione per accelerare un’opera attesa da anni. “Non si tratta soltanto di costruire una nuova stazione delle corriere, ma di investire sul futuro della mobilità cittadina. Significa migliorare i collegamenti, incentivare l’utilizzo

del trasporto pubblico, ridurre il tra ico privato e contribuire al miglioramento della qualità dell’aria”.

Accanto alla nuova stazione, il Comune guarda anche alla riqualificazione dell’area circostante. L’assessore ai Lavori pubblici Lorenzo Rizzato ha infatti spiegato che il finanziamento potrebbe consentire interventi su piazza Fratelli Cervi e sul parcheggio situato alle spalle del cosiddetto “Palazzo di Vetro”, con particolare attenzione alle esigenze dei pendolari. “L’idea è quella di valorizzare l’intera zona, migliorando l’accessibilità e offrendo nuove risposte sul fronte della sosta”, ha sottolineato Rizzato. “Se il finanziamento dovesse arrivare, potrebbero inoltre liberarsi risorse per altri interventi sul territorio, come la realizzazione di nuove piste ciclabili e ulteriori opere legate alla mobilità sostenibile”. Nei prossimi giorni proseguiranno i con-

Ecoambiente porta i suoi servizi nel cuore cittadino

Èstato inaugurato nella mattinata di giovedì 4 giugno il nuovo sportello utenti di Ecoambiente in piazza Garibaldi 23, nel cuore del centro storico di Rovigo. La nuova sede sostituisce quella di via Dante e rappresenta una scelta che punta non solo a migliorare l’accessibilità dei servizi, ma anche a ra orzare la presenza dell’azienda nel centro cittadino. Alla cerimonia hanno partecipato la sindaca Valeria Cittadin, il presidente del Consiglio di Bacino Rovigo Tiziano Menon, la presidente del Consiglio di amministrazione di Ecoambiente Patrizia Cassetta, l’amministratore delegato Alberto Patergnani e gli assessori comunali Andrea Bimbatti e Michele Aretusini. A spiegare il significato dell’operazione è stato proprio l’amministratore delegato Alberto Patergnani. Ecoambiente, ha ricordato,

fronti tecnici con il Ministero dell’Ambiente, con ANCI, che a iancherà gli enti locali nella predisposizione dei progetti, e con i soggetti coinvolti nella gestione del trasporto pubblico locale, tra cui Busitalia Veneto. L’obiettivo dell’amministrazione è presentare una proposta solida e condivisa entro il 6 luglio, in grado di ottenere

è una società partecipata dai cinquanta Comuni della provincia di Rovigo e ogni giorno gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti su un territorio molto ampio, che va da Porto Tolle a Melara. Accanto all’attività operativa, però, l’azienda ha scelto da tempo di investire anche nel rapporto diretto con gli utenti attraverso una rete di sportelli distribuiti tra Alto, Medio e Basso Polesine. L’apertura della nuova sede in centro storico si inserisce proprio in questa strategia di prossimità. Pur trattandosi di uno spostamento di poche centinaia di metri rispetto alla precedente collocazione, la scelta assume un valore simbolico importante. Secondo Patergnani, infatti, le istituzioni devono essere le prime a credere nella valorizzazione del centro storico e a contribuire concretamente alla sua vitalità. Il nuovo sportello

il finanziamento e trasformare una delle principali porte d’accesso alla città in un’infrastruttura moderna, e iciente e all’altezza delle esigenze future di Rovigo e del suo territorio.

sarà un punto di riferimento per tutti i cittadini che necessitano di informazioni sulla tari azione dei rifiuti, sull’organizzazione dei servizi e sulla prenotazione del ritiro degli ingombranti a domicilio. Ma non solo. L’obiettivo è anche quello di creare uno spazio di ascolto dove raccogliere segnalazioni, suggerimenti e richieste da trasformare in occasioni di miglioramento per l’azienda. Già operativo, il nuovo u icio o re assistenza sulle pratiche amministrative, sulla bollettazione e sul rilascio o duplicato delle tessere per il conferimento dei rifiuti. Un servizio che punta a rendere più semplice il rapporto tra cittadini ed Ecoambiente, ra orzando al tempo stesso la presenza dell’azienda nel cuore della città.

• (G.T.)

La ricorrenza. Numeri, operazioni e riconoscimenti ai militari distintisi in servizio

L’ARMA FESTEGGIA 212 ANNI E PRESENTA

IL BILANCIO DELLE ATTIVITÀ IN POLESINE

na presenza costante sul territorio, oltre 78 mila chiamate gestite dal numero unico di emergenza 112 e più di 6.200 reati perseguiti nell’ultimo anno. Sono alcuni dei numeri illustrati durante la cerimonia per il 212° anniversario della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri, celebrata il 5 giugno nella sede del Comando Provinciale di Rovigo, in via Silvestri. La ricorrenza si è aperta con la deposizione di una corona di fiori presso la targa dedicata ai Caduti dell’Arma, collocata nel corpo di guardia della caserma. Successivamente si è svolta la tradizionale cerimonia militare alla presenza del prefetto di Rovigo, Franca Tancredi, delle autorità civili, militari e religiose della provincia, di numerosi sindaci del territorio e di una significativa partecipazione di cittadini. Nel suo intervento, il comandante provinciale, colonnello Edoardo Campora, dopo aver dato lettura dei messaggi del Presidente della Repubblica e del Comandante Generale dell’Arma, ha tracciato il bilancio dell’attività svolta dai Carabinieri polesani negli ultimi dodici mesi. I dati confermano il ruolo centrale dell’Arma

nel sistema della sicurezza provinciale. Su poco più di 7.000 reati denunciati o commessi nel territorio provinciale, i Carabinieri ne hanno perseguiti circa 6.200, pari all’89% del totale. Sono stati individuati i responsabili di 1.670 delitti e deferiti all’Autorità giudiziaria oltre 2.000 soggetti.

Particolarmente intensa l’attività di pronto intervento. Le oltre 78 mila chiamate ricevute dal 112 hanno generato più di 15 mila interventi sul territorio, svolti principalmente dalle pattuglie delle Stazioni Carabinieri e dai Nuclei Radiomobili. Nel corso dei controlli sono state identificate oltre 50 mila persone.

Significativo anche l’impegno nel settore della sicurezza stradale. Nell’ultimo anno sono stati rilevati 544 incidenti stradali, otto dei quali con esito mortale. I controlli alla circolazione hanno portato alla denuncia di 129 persone per guida in stato di ebbrezza e di altre 47 per guida sotto l’e etto di sostanze stupefacenti, tra cui un minorenne. Entrambi i dati risultano in aumento rispetto all’anno precedente. Sul fronte del contrasto allo spaccio e al

consumo di droga, sono stati complessivamente arrestati, denunciati o segnalati alle autorità amministrative circa 220 soggetti, undici dei quali minorenni, con un incremento di circa il 40 per cento rispetto al 2025. Ampio spazio è stato dedicato anche all’azione di contrasto alla violenza di genere. Nell’ultimo anno i militari del Comando Provinciale hanno perseguito oltre 160 reati riconducibili a questo ambito, e ettuando 10 arresti e denunciando 83 persone. Attualmente vengono inoltre monitorati undici soggetti sottoposti a misure cautelari con braccialetto elettronico o altre restrizioni per reati legati alla violenza domestica. Nel corso della

cerimonia è stato evidenziato anche il contributo delle specialità dell’Arma presenti in provincia: i Carabinieri Forestali, il Nucleo Ispettorato del Lavoro di Rovigo, il Nucleo Antisofisticazione e Sanità di Padova e i reparti impegnati nella tutela agroalimentare, protagonisti di numerose attività ispettive e di controllo. Tra le operazioni più rilevanti ricordate l’intervento che risale all’ottobre 2025, quando i Carabinieri della Compagnia di Rovigo individuarono e fermarono il presunto autore di un tentato omicidio avvenuto nel centro cittadino, dopo una rapida e complessa attività investigativa. La cerimonia si è conclusa con la consegna delle attestazioni di merito ai militari che si

sono distinti per professionalità, coraggio e dedizione al servizio. Tra questi il Luogotenente Domenico Fiore e il Maresciallo Ordinario Federico Fornerone per l’attività che ha portato all’individuazione dell’autore del tentato omicidio avvenuto a Rovigo nell’ottobre 2025; il personale della Stazione di Castelguglielmo impegnato nelle indagini sul tragico caso che ha coinvolto una giovane madre e il figlioletto; e i militari delle Compagnie di Castelmassa e Badia Polesine protagonisti della cattura di due pericolosi malviventi ritenuti responsabili, a vario titolo, di tentato omicidio, furto aggravato e resistenza a pubblico u iciale.

• Guendalina Ferro

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Le strutture. L’amministrazione punta a garantire gestioni stabili e a valorizzare gli impianti del territorio

ENTRA NEL VIVO L’ASSEGNAZIONE DEI CAMPI SPORTIVI DELLE FRAZIONI

Prosegue il percorso avviato dal Comune di Rovigo per a idare la gestione dei campi sportivi delle frazioni. L’amministrazione comunale è entrata nella fase operativa delle procedure che riguardano gli impianti di Granzette, Concadirame e Roverdicrè, con l’obiettivo di garantire la piena funzionalità delle strutture in vista della prossima stagione sportiva.

Le manifestazioni di interesse raccolte nelle scorse settimane hanno delineato scenari di erenti per i tre impianti. A Granzette è arrivata un’unica proposta di gestione, presentata dalla Rovigo Women, mentre per il campo sportivo di Concadirame l’unica candidatura è stata quella del CSI di Rovigo. In entrambi i casi, come previsto dalle procedure comunali, sarà possibile

procedere con l’assegnazione diretta una volta completate le verifiche tecniche e amministrative.

Gli uffici comunali stanno infatti ultimando l’istruttoria necessaria, mentre le società interessate stanno integrando la documentazione richiesta per arrivare alla sottoscrizione definitiva degli a idamenti.

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Più articolata, invece, la situazione relativa al campo sportivo di Roverdicrè. Per questa struttura sono infatti pervenute tre diverse manifestazioni di interesse, elemento che rende necessaria l’apertura di una procedura di gara pubblica per individuare il futuro gestore dell’impianto.

L’amministrazione comunale ha annunciato che il bando verrà pubblicato nei prossimi giorni e che l’iter sarà condotto con tempi rapidi, così da consentire l’assegnazione della struttura prima dell’avvio della nuova stagione sportiva.

Proprio Roverdicrè è stata recentemente interessata da un importante intervento di miglioramento. Sono stati infatti completati i lavori per il nuovo impianto di illuminazione, realizzati anche grazie al contributo della Regione Veneto. Un’opera che consentirà finalmente di utilizzare il campo anche nelle ore serali, ampliando le possibilità di allenamento e

Udi svolgimento delle attività sportive. Soddisfatti il sindaco Valeria Cittadin e l’assessore allo Sport Andrea Bimbatti, che sottolineano come l’elevato numero di candidature ricevute per Roverdicrè rappresenti un segnale positivo e confermi l’attrattività degli impianti sportivi comunali. L’obiettivo dell’amministrazione è quello di garantire gestioni stabili e durature, valorizzando gli impianti presenti nelle frazioni e ra orzando l’o erta sportiva del territorio. Un percorso che punta non solo a migliorare le

n murale per la città e un monito di pace. È stata inaugurata ieri mattina, sulla parete della palestra Casalini (con ingresso dalla scuola primaria Papa Giovanni XXIII e a accio su viale Oroboni), la nuova opera di street art che unisce arte, scuola e impegno civile. Il progetto, nato da un’idea della consigliera comunale di minoranza Elena Rossi, è il frutto di un’intensa collaborazione che ha visto protagonisti il collettivo 639 – in particolare gli artisti Andrea Artax e Zentequerente – insieme alle classi terminali dell’indirizzo artistico del liceo Celio-Roccati e all’istituto comprensivo Rovigo 3.

Il lavoro ha ricevuto il pieno supporto dell’associazione Voci per la libertà e del Tavolo della Pace di Rovigo, rappresentato da Enrico Moro, a testimonianza di una forte unione d’intenti della cittadinanza attiva sul tema dei diritti umani. Il percorso creativo è partito proprio dai banchi di scuola: gli studenti delle quinte classi hanno curato l’ideazione simulando una seconda prova d’esame, sotto la guida della professoressa Silvia Fogagnolo, fino a giungere alla bozza definitiva.

strutture, ma anche a sostenere il lavoro delle associazioni e dei volontari che ogni giorno contribuiscono a promuovere l’attività sportiva tra giovani e famiglie. Per il Comune, l’attenzione verso l’impiantistica sportiva, rappresenta infatti un tassello importante delle politiche dedicate alle frazioni, considerate una componente fondamentale della vita cittadina e del tessuto sociale del territorio.

Il significato profondo dell’opera è stato illustrato dal writer Artax: «Come si vede, la colomba ancora non a erra l’ulivo. Questo a dirci che la pace non è qualcosa di scontato, ma un lavoro continuo da fare». All’evento inaugurale hanno partecipato anche gli assessori Renato Campanile e Michele Aretusini, evidenziando il valore di una collaborazione trasversale. Michele Lionello (VxL) ha ricordato l’e icacia della street art come linguaggio giovanile, mentre la dirigente del Celio-Roccati, Anna Maria Pastorelli, ha lodato lo spessore civico dell’iniziativa.

• Giacomo Trivellato
L’ Assessore allo sport Andrea Bimbatti

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Rosolina Mare: Consegna kit sacchetti per raccolta di erenziata dei ri uti per l’anno 2026

I kit per la raccolta dei ri uti, prodotti nelle seconde case di Rosolina Mare, usate stagionalmente

dal 15 settembre 2026

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ECONOMIA

L’allarme della Cna. Secondo l’associazione è necessaria una strategia concreta

POLESINE, CALA L’IMPRENDITORIA GIOVANILE: “SERVONO INTERVENTI URGENTI”

Il Polesine continua a fare i conti con il calo delle imprese giovanili e con una di icoltà sempre più evidente nel trattenere nuove energie imprenditoriali sul territorio. Un fenomeno che, secondo CNA Padova e Rovigo, rischia di impoverire progressivamente il tessuto economico locale se non verranno messi in campo interventi concreti a sostegno dei giovani e dell’innovazione. A lanciare l’allarme è il presidente di CNA Padova e Rovigo Luca Montagnin, che parla apertamente del rischio di una “desertificazione” economica e produttiva della provincia. Un problema che non riguarda soltanto il presente, ma che potrebbe avere ripercussioni importanti anche nei prossimi anni sul piano occupazionale, sociale e demografico. Secondo l’analisi dell’associazione artigiana, la realtà polesana appare oggi più fragile rispetto ad altre province venete. In molti comparti tradizionali si registra infatti una progressiva diminuzione delle attività guidate da giovani imprenditori, mentre fatica ancora a svilupparsi un sistema economico innovativo capace di compensare questo calo con nuove imprese e nuove professionalità. Alcuni segnali positivi arrivano dal settore delle attività professionali, scientifiche e tecniche, dove si nota una crescita legata a servizi consulenziali e competenze innovative. Tuttavia, il quadro generale resta complesso. Artigianato, commercio, agricoltura continuano infatti a vivere una fase delicata, segnata dalla di icoltà di garantire un reale ricambio generazionale. Proprio questo aspetto viene indicato da CNA come una delle criticità principali. Il rischio, infatti, è che il territorio perda competenze storiche e attività economiche senza riuscire a sostituirle con nuove realtà imprenditoriali solide e competitive. A preoccupare è anche il numero ancora limitato di start up innovative presenti in provincia e la bassa partecipazione dei giovani ai percorsi imprenditoriali ad alto contenuto tecnologico.

Per Montagnin serve quindi una strategia capace di muoversi su due fronti paralleli: da una parte sostenere i settori storici dell’economia polesana, dall’altra creare condizioni favorevoli per attrarre innovazione, investimenti e nuove imprese. Un lavoro che, secondo CNA, non può essere lasciato soltanto alle associazioni di categoria.

L’associazione spiega infatti di essere già impegnata nel supporto ai giovani attraverso attività di formazione, accompagnamento all’autoimprenditorialità, consulenza aziendale e assistenza nella partecipazione ai bandi pubblici. Ma tutto questo, viene sottolineato, non basta più senza un intervento strutturale delle istituzioni.

Da qui l’appello rivolto agli enti locali e al

Governo a inché vengano adottate politiche capaci di incentivare chi vuole investire e costruire il proprio futuro in Polesine. L’obiettivo è evitare che sempre più giovani decidano di lasciare il territorio alla ricerca di maggiori opportunità lavorative e imprenditoriali altrove. Secondo CNA, senza una risposta concreta il rischio è quello di assistere nei prossimi anni a un ulteriore indebolimento del tessuto produttivo provinciale, con effetti diretti sull’economia locale e sulla tenuta sociale dell’intero territorio.

• Giacomo Trivellato

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Credito alle micro-imprese, l’allarme di Confartigianato Polesine

«Quando le banche chiudono i rubinetti del credito ai lavoratori autonomi e alle piccolissime imprese, si mette in di icoltà il cuore pulsante della nostra economia». Questo il commento di Marco Campion, presidente di Confartigianato Polesine, di fronte ai dati dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre. L’analisi evidenzia come, a fronte di un incremento complessivo del credito nell’ultimo anno, i beneficiari siano stati soprattutto i grandi gruppi, lasciando escluse le realtà con meno di 20 occupati. Una penalizzazione che colpisce la spina dorsale del Paese: autonomi, artigiani, piccoli commercianti e micro-imprese costituiscono infatti il 98% delle aziende italiane e impiegano oltre la metà dei lavoratori del settore privato. «Molte aziende artigiane, commerciali e di servizio, pur essendo sane e con commesse in corso, si trovano senza la liquidità necessaria per investire, pagare i fornitori o a rontare la normale gestione», rimarca Campion. Le ricadute sul tessuto economico sono pesanti: si rinviano le assunzioni, si bloccano i progetti di sviluppo e, nei casi più gravi, si rischia la chiusura dell’attività. Da anni Confartigianato Polesine chiede al sistema bancario provinciale di tornare a svolgere un ruolo di sostegno all’economia reale, valutando il merito imprenditoriale e la storia aziendale anziché a idarsi esclusivamente a freddi parametri matematici. «Le micro e piccole imprese non sono un problema da gestire, ma una risorsa da valorizzare – conclude il presidente –: tutelarle significa difendere il lavoro, il territorio e il futuro delle nostre comunità».

Luca Montagnin

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Lavoro. Coinvolta la Prefettura, enti locali, sindacati, associazioni di categoria e organismi di controllo

Nasce il “Progetto Preposto”: più formazione e strumenti per rafforzare la sicurezza sul lavoro

Promuovere una maggiore cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro e ra orzare il ruolo di chi, ogni giorno, è chiamato a vigilare sul rispetto delle norme all’interno delle aziende. È questo l’obiettivo del nuovo “Progetto Preposto”, iniziativa avviata in provincia di Rovigo nell’ambito del Protocollo d’intesa sottoscritto in Prefettura insieme a enti pubblici, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali del territorio. Il progetto è stato presentato durante la riunione del Tavolo di coordinamento per la legalità, la sicurezza e la prevenzione degli incidenti sul lavoro. Un momento di confronto dedicato alle attività sviluppate dalla Cabina di regia e dal Gruppo tecnico di lavoro, impegnati nei mesi scorsi nella definizione delle nuove azioni di prevenzione. Al centro dell’iniziativa c’è la figura del preposto alla sicurezza, considerata

fondamentale per il controllo quotidiano delle condizioni di lavoro e per la prevenzione dei rischi nei diversi contesti produttivi. L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza sui compiti e sulle responsabilità legate a questo ruolo, fornendo strumenti pratici e attività di supporto dedicate. Tra le iniziative previste ci sono un questionario anonimo rivolto ai preposti, pensato per valutare il livello di conoscenza delle normative e delle mansioni previste dalla legge, oltre a materiale informativo e checklist operative di erenziate in base ai vari settori produttivi.

La fase operativa del progetto prenderà il via dall’1 giugno e proseguirà fino al 15 luglio 2026. In questo periodo sarà possibile compilare il questionario tramite qr-code in forma completamente anonima. Il modulo sarà disponibile non

solo in italiano, ma anche in inglese e francese, con l’obiettivo di favorire la partecipazione del maggior numero possibile di lavoratori. I dati raccolti verranno successivamente analizzati dalla Cabina di regia per individuare eventuali criticità e comprendere il livello di preparazione e consapevolezza sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Le informazioni serviranno inoltre a programmare nuove attività formative e campagne di sensibilizzazione rivolte sia alle imprese che ai lavoratori. Conclusa la fase di monitoraggio, il progetto proseguirà con la di usione delle checklist dedicate ai preposti, strumenti operativi studiati per supportare concretamente le attività di vigilanza e migliorare la gestione della sicurezza nelle aziende. L’iniziativa coinvolge numerosi soggetti istituzionali e rappresentativi del territorio, tra cui: Prefettura, Provincia e

Comune di Rovigo, Ispettorato Territoriale del Lavoro, Vigili del Fuoco, Inps, Inail, Spisal Ulss 5 Polesana, associazioni datoriali, organizzazioni agricole, cooperative e sigle sindacali confederali,

in un percorso condiviso che punta a ra orzare prevenzione, legalità e tutela dei lavoratori.

BANCHE ED ISTITUZIONI UNITE CONTRO ISOLAMENTO ECONOMICO E USURA

ARovigo sicurezza economica e territoriale viaggiano in simbiosi. È questo il messaggio emerso dall’incontro promosso in Camera di Commercio da Confcommercio Rovigo insieme ad istituzioni, forze dell’ordine, sistema bancario e associazioni di categoria per a rontare un tema centrale per il tessuto economico polesano: garantire alle imprese accesso a un credito legale e sostenibile, lontano dal rischio di usura o infiltrazioni criminali. Al centro del confronto non solo il sostegno finanziario alle aziende, ma anche la necessità di evitare che isolamento, di icoltà economiche e mancanza di liquidità possano mettere in crisi attività commerciali e piccole imprese del territorio. Un problema che nel polesine assume un peso ancora maggiore a causa dello spopolamento e della fragilità di molti centri urbani. Tra gli

interventi più significativi quello del presidente di Banca Adria Colli Euganei, Mauro Giuriolo, che ha ribadito il ruolo delle banche del territorio come presidio economico e sociale. Durante l’incontro è stato annunciato un credito da 3 milioni di euro, realizzato insieme a Fidimpresa e Confcommercio, destinato a sostenere investimenti, continuità aziendale e sviluppo delle piccole attività locali. Un sostegno pensato soprattutto per negozi di vicinato, microimprese e realtà più esposte alle di icoltà economiche. “Gli investimenti sul territorio generano non solo valore economico, ma anche umano”, ha sottolineato Giuriolo, evidenziando il legame tra imprese e vitalità delle comunità locali. Sulla stessa linea anche il presidente di Confcommercio Rovigo, Stefano Pattaro, secondo cui le attività economiche rappresentano veri punti di riferimento sociali. Bar,

negozi, studi professionali e attività artigianali contribuiscono infatti alla vivibilità delle città e alla sicurezza urbana. Da qui la richiesta di un approccio basato non solo sulla gestione delle emergenze, ma anche sulla prevenzione e sulla collaborazione stabile tra istituzioni, banche e imprese. Molto forte anche il messaggio del prefetto di Rovigo Franca Tancredi, che ha ricordato come il contrasto all’usura non possa limitarsi agli interventi repressivi. Il rischio, ha spiegato, nasce quando un’impresa non riesce più ad accedere al credito regolare e finisce per rivolgersi a circuiti illegali. Tancredi ha quindi invitato gli imprenditori a denunciare e a utilizzare gli strumenti di sostegno disponibili, come il fondo di solidarietà per le vittime di usura ed estorsione e il tutor antiusura che accompagna le aziende nei percorsi di risanamento. Durante la

mattinata sono stati illustrati anche gli strumenti messi a disposizione da Fidimpresa FriulVeneto, che gestisce un fondo antiusura da oltre 14 milioni di euro. Tra le possibili o erte alle imprese ci sono finanziamenti diretti, garanzie sui prestiti bancari fino all’80% e operazioni fino a 150 mila euro, con particolare attenzione alle microimprese e alle attività del commercio e del turismo. A chiudere il confronto è stato il questore di Rovigo Antonino De Santis, che ha sottolineato il legame tra presenza delle attività economiche e sicurezza urbana. Secondo De Santis, il degrado e la perdita di negozi e servizi favoriscono isolamento e criminalità, mentre le attività commerciali rappresentano un presidio concreto di socialità e controllo del territorio.

• (G.T.)

L’iniziativa. Ragazze e ragazzi tra i 14 e i 17 anni saranno coinvolti in attività di cittadinanza attiva

COINVOLTI I GIOVANI NELLA CURA AL VIA IL PROGETTO “SUMMER SPRINT ”

Èstato presentato a Palazzo

Nodari il progetto “Summer Sprint”, iniziativa promossa dal Comune di Rovigo con il sostegno della Fondazione Cariparo e rivolta ai ragazzi tra i 14 e i 17 anni. L’obiettivo è o rire ai giovani un’esperienza concreta di partecipazione alla vita della comunità, coinvolgendoli in attività

Idedicate alla cura e alla valorizzazione degli spazi pubblici cittadini. Per una settimana, i partecipanti avranno l’opportunità di lavorare in gruppo, contribuendo al miglioramento della città e vivendo un percorso formativo all’insegna della responsabilità e della condivisione. A presentare il progetto è stata l’assessore alle Politiche sociali

l 20 e 21 giugno 2026 Rovigo torna a celebrare la grande Festa della Musica. Giunto alla trentaduesima edizione, l’evento nazionale promosso dal Ministero della Cultura quest’anno ha come tema “La Voce dei Luoghi”, un omaggio alle corali e alle unicità storico-artistiche del territorio, realizzato in città grazie a una fitta rete di collaborazioni istituzionali e culturali.

Due saranno i palcoscenici principali di questa edizione, presentata a palazzo Nodari. Sabato 20 giugno l’Archivio di Stato aprirà le porte alle esibizioni di pianisti, cantanti e violinisti del Conservatorio “F. Venezze” e della Scuola di Musica di Fiesole. Domenica 21 giugno, in concomitanza con la Giornata dello Yoga, la kermesse si sposterà per la prima volta nella suggestiva “Casa degli Angeli” (Corte De Polzer) a Buso. Dal sorgere del sole a mezzogiorno, l’antica barchessa e l’aia immersa tra i pioppi ospiteranno oltre 200 musicisti tra cori, chitarre, gong e laboratori per bambini, rievocando i ritmi della civiltà contadina e il legame storico tra Vienna e il Polesine. Proprio a Corte De Polzer, in memoria del musicista Alfredo

Dominga Milan, che ha sottolineato il valore educativo dell’iniziativa e l’interesse già manifestato da numerosi ragazzi. “Siamo felici di poter proporre questo progetto – ha spiegato Milan – perché o re ai giovani la possibilità di mettersi in gioco per il bene della comunità. Abbiamo coinvolto anche le scuole del territorio e confidiamo in una partecipazione significativa. Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato alla realizzazione di questa iniziativa”. Come illustrato dall’educatrice Lorenza Lorenzetto, i partecipanti saranno suddivisi in gruppi di dieci ragazzi e a iancati da tutor tra i 18 e i 25 anni, che li accompagneranno durante tutte le attività. I giovani saranno impegnati in interventi di pulizia, manutenzione leggera e valorizzazione di aree pubbliche e beni comuni, contribuendo in modo concreto al miglioramento degli spazi cittadini. Le attività si svolgeranno in due turni settimanali, dal 22 giugno al 3 luglio 2026, dal lunedì al venerdì, con orario dalle 8.30 alle 12.30. Al termine dell’esperienza, ogni partecipante riceverà un buono spesa del valore di 50€ da utilizzare negli esercizi commerciali aderenti all’iniziativa. Un riconoscimento è previsto anche per i tutor, ai quali sarà assegnato un buono da 100€. Secondo Lorenzetto, il

De Polzer, i visitatori potranno scoprire i segreti del liutaio Alessandro Sandalo, mentre la casa editrice Minelliana esporrà i propri volumi storici sulla cultura locale. Presente anche un’area ristoro per la colazione.

L’assessore Erika De Luca e la presidente della Fondazione Rovigo Cultura, Gianna Previato, hanno espresso orgoglio per un programma che unisce valorizzazione del patrimonio e partecipazione artistica spontanea. La festa si chiuderà la sera del 21 giugno, dalle 19.30, quando il centro cittadino si accenderà con i ritmi e i concerti della storica rassegna Delta Blues On the road.

progetto rappresenta un’importante occasione di crescita personale e sociale. “Sono esperienze che arricchiscono i ragazzi, o rendo loro un modo diverso e costruttivo di vivere il tempo libero. Inoltre, il lavoro di rete tra enti, associazioni e istituzioni rappresenta un valore aggiunto fondamentale”. Per il Comune segue il progetto Chiara Boldrin, che ha evidenziato come “Summer Sprint” sia nato da un lungo percorso

di ascolto e confronto con il territorio. Un’esperienza che l’amministrazione vorrebbe rendere strutturale, valutandone una possibile riproposizione anche nei mesi autunnali. La partecipazione è aperta sia ai residenti nel Comune di Rovigo sia ai giovani provenienti da altri territori.

Ogni mattina dalle 8:00 alle 12:00

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• Giacomo Trivellato

La Federazione basket del Veneto ha avviato un progetto col carcere minorile di Rovigo

Un progetto di inclusione, crescita e recupero. Il comitato regionale della Fip (federazione pallacanestro) ha iniziato un progetto sportivo in collaborazione con il nuovo carcere minorile di Rovigo. Un progetto articolato su più appuntamenti che porteranno i tecnici di Fip Veneto a incontrare i giovani ospiti dell’istituto rodigino proponendo una serie di allenamenti e di gare utili all’attività fisica, ma anche alla crescita personale e umana che i valori della pallacanestro riescono a trasmettere. “Quando il delegato di Rovigo, Roberto Altafin, mi ha informato che il carcere minorile di Rovigo aveva chiesto il nostro supporto per organizzare alcuni incontri sportivi dedicati ai ragazzi detenuti, non abbiamo esitato un istante – spiega il presidente di Fip

VOLLEY, GRETA

• Cristiano Aggio

Veneto, Fabio Crivellaro. Ci siamo subito attivati per strutturare e preparare un’attività atipica rispetto ai nostri consueti canali, ma sicuramente dal profondo valore educativo e sociale”. Al progetto, che si avvale della presenza dei due referenti tecnici territoriali Valerio Salvato e Giulia Pegoraro, ha aderito anche un campione del calibro di Denis Marconato, ex atleta della nazionale medaglia d’argento alle olimpiadi, attualmente responsabile tecnico e allenatore delle giovanili del Treviso basket e consigliere di Fip Veneto. Un progetto importante per il territorio rodigino, come sottolinea il delegato Fip di Rovigo, Roberto Altafin. “Fin dalla prima riunione che abbiamo fatto tra federazioni del territorio con il responsabile attività dell’istituto carcerario minorile, Eliseo Secli, mi son sentito qualcosa dentro, e già pensavo come poter essere utile ai ragazzi – dice Altafin. Così, al termine della riunione ho contattato il presidente regionale Fabio Crivellaro per condividere l’opportunità e l’idea per trasformare in realtà queste idee. Il presidente si è dimostrato subito entusiasta ed insieme abbiamo sviluppato il progetto, tra l’attività da svolgere e lo staff da coinvolgere. Siamo tornati in istituto per esporre il progetto alla direttrice e i suoi collaboratori e devo dire che è stato un momento molto emozionante a livello umano. È stata un’esperienza fantastica a livello personale e di federazione, una vittoria dello sport e dell’integrazione”.

BALLARIN CAMPIONE D’ITALIA CON IMOCO CONEGLIANO U16

La pallavolista polesana Greta Ballarin sul tetto d’Italia. La giovane giocatrice, centrale di ruolo, 15 anni ad ottobre, alta 185 centimetri, si è laureata campione d’Italia con la Valentino Ricci Imoco Conegliano battendo nella finale giocata a Perugia al PalaBarton Energy le cugine venete dell’US Torri con un secco 3-0 (25-11, 25-17, 25-10). È il primo scudetto di categoria nella storia del club di Conegliano, è il primo titolo di campione d’Italia di una pallavolista under 16 polesana. Un successo che ha suscitato grande entusiasmo nella società trevigiana, tra compagne di squadra allenate da Elisa Sperandio, e grande

emozione per mamma Elisa Bulgarello (ex pallavolista e attualmente direttore tecnico della pallavolo San Bortolo) e papà Dario Ballarin, che hanno seguito le finali nazionali disputate in Umbria. Una grande soddisfazione anche per Greta che ha cominciato a giocare a pallavolo a 10 anni prima a Pontecchio, paese in cui risiede, poi a Polesella, e il salto al Volley Pool Piave, società satellite dell’Imoco Conegliano, per approdare quest’anno al Valentino Ricci Imoco Conegliano dove vive in uno studentato a Treviso e frequenta il primo anno di liceo ad indirizzo sportivo con ottimo profitto. Dedizione, sacrificio e passione hanno portato le strade di Greta

ad alzare la coppa di campione d’Italia. In Umbria alle finali nazionali, il percorso è stato pressoché perfetto per le ragazze di Elisa Sperandio che hanno incassato solo una sconfitta al tie-break contro le pugliesi di Cutrofiano nell’ultima uscita della pool F. Nella fase ad eliminazione diretta sono arrivati, invece, due successi per 3-0 e uno per 3-1; 3-0 contro Anderlini ai quarti di finale, 3-1 su Club76 PlayAsti in semifinale e, infine, il 3-0 più importante nella finale perfetta a culmine di un percorso che le ha viste protagoniste ai massimi livelli in tutta stagione.

• (C.A.)

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“AUTONOMIA, STAGIONE ARCHIVIATA, NUOVA FASE PER IL REGIONALISMO”

Tra le fila dell’opposizione in Consiglio Regionale l’autonomia invocata da Stefani e dal centrodestra è bersaglio di critiche. Per Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico e portavoce delle opposizioni, il progetto dell’autonomia di erenziata sarebbe ormai giunto al termine e, con esso, anche una lunga fase politica segnata da promesse rimaste incompiute.

“Siamo alla fine di lunga stagionea erma - segnata dalla inconcludente propaganda della Lega e di Zaia. Quella eterna promessa di un Veneto che avrebbe ottenuto poteri su 23 materie e valanghe di soldi, quel modello, chiacchiere e distintivo, va agli archivi. Non solo perché oggi si sta parlando di sole quattro funzioni, ma perché lo stesso Stefani si dice convinto che a questo schema si agganceranno altre Regioni. Arrivando così alla stessa conclusione di quanto da tempo sosteniamo e indichiamo: ovvero che alcune funzioni possono essere trasferite a

tutte le Regioni a Statuto ordinario”

Per il rappresentante dem, dunque, si chiude una fase politica e se ne apre un’altra, in cui il rapporto tra Stato e Regioni dovrebbe basarsi su una collaborazione più stretta e condivisa, superando i modelli precedenti di autonomia di erenziata.“Parliamo sostanzialmente di nuova stagione del regionalismo, destinato a scrivere una nuova pagina fatta di leale cooperazione fra lo Stato e le Regioni all’insegna di una cooperazione ra orzata”. Chiara Luisetto, consigliere regionale del Pd, intervenuta a Veneto24 aggiunge: “Credo che sia arrivato il momento di smetterla di illudere le persone e sostenere che con l’autonomia risolviamo tutti i problemi economici di questa regione, di un bilancio che non paga adeguatamente il personale e che non fornisce servizi sociosanitari dignitosi alle persone. Penso che sia necessario invece fare un salto di qualità non a parole, ma con i fatti. Questa riforma invece è svuotata perché non stiamo parlando

di una reale redistribuzione di risorse, néstiamo parlando di un’autonomia cooperativa. E’ piuttosto un’autonomia che spacchetta e divide il paese e che sembrerebbe voler creare disuguaglianze, però senza dare sostanza a una legge, ad un’autonomia che è stata promessa per decenni. Inoltre è stata considerata incostituzionale, perché, lo ricordiamo, la legge Calderoli è stata su sette punti svuotata dalla dalla pronuncia della Corte Costituzionale. Rischiamo davvero una divisione del Paese non corretta e non sana”.

“Avevo chiesto al presidente Stefani di venire in Aula a spiegare ai veneti cosa sta succedendo con l’Autonomia di erenziata”, ha dichiarato Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in un intervento in Consiglio regionale. “Di recente è emerso - ha aggiunto il consigliere - che perfino i 300 milioni per la sanità promessi lo scorso anno da Luca Zaia, altro che i nove decimi delle tasse, sarebbero spariti dall’intesa firmata a febbraio. Senza

trasparenza una democrazia diventa zoppa, mutilata”. “Abbiamo interrogazioni a risposta immediata scadute da gennaio; di fatto sono trascorsi cinque mesi, ma il regolamento prevede 15 giorni” ha puntalizzato Cunegato-. Ci sono interrogazioni a risposta scritta scadute a dicembre. Ho chiesto dati sui

medici gettonisti nei Pronto Soccorso a gennaio, sollecitando più volte: ancora niente. I Pronto Soccorso veneti sono in grave crisi e abbiamo bisogno di capire cosa sta succedendo. Sono stato eletto per avere accesso ai dati, per capire come funziona la sanità che vale l’80% del bilancio regionale”.

LA CGIL: “NON SI TRATTA DI RISPOSTE A BISOGNI TERRITORIALI MA DI SCELTE POLITICHE”

Presente alla Commissione A ari Costituzionali della Camera con il segretario confederale Christian Ferrari e il responsabile delle riforme istituzionali Florindo Oliverio la Cgil bocca il percorso delle intese preliminari su alcune materie. “Stiamo parlando di “protezione civile”, di “professioni”, di “previdenza complementare e integrativa”, di “tutela della salute”: materie che incidono direttamente sui diritti delle persone, - sottolineano i sindacalisti - sulla qualità del lavoro e sulla coesione e unitarietà del sistema pubblico. Basti pensare alla protezione civile: in un tempo segnato dall’emergenza climatica e dall’aumento degli eventi estremi, davvero si può sostenere che si tratti di una funzione

da frammentare ulteriormente, sottraendola a una forte regia nazionale e assegnandola in via esclusiva a questa o quella Regione? E lo stesso vale per la sanità. Attribuire ulteriori margini di autonomia in questa materia significa: accentuare la frantumazione del Servizio sanitario nazionale; indebolire i principi di universalità e uguaglianza dei diritti sociali; rendere ancora più profondi gli attuali – insostenibili – divari territoriali. La salute delle cittadine e dei cittadini non può dipendere dal luogo di nascita o di residenza. E non meno rilevanti sono i rischi nelle altre materie oggetto di devoluzione. Sulle professioni, il pericolo è quello di incrinare l’unità del mercato del lavoro nazionale, creando una giungla di regimi giuridici

diversi, vincoli, disparità e barriere localistiche. La Corte ha chiarito che qualsiasi ulteriore forma di autonomia deve essere giustificata da specificità concrete di ogni singola Regione. Nelle intese preliminari, questa specificità – come sottolineato da più parti durante queste audizioni – semplicemente non esiste: i testi sono identici, le richieste regionali assolutamente uguali e le motivazioni completamente generiche. Questo dimostra che non si tratta di risposte mirate a bisogni territoriali specifici, supportate da un’istruttoria oggettiva e scientificamente fondata, ma di una scelta puramente politica e ideologica: sostanzialmente, un atto di fede che non necessita né di spiegazioni né di motivazioni.

Chiara Luisetto Giovanni Manildo

L’intervento. Il senatore Udc: “Dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e capaci”

DE POLI E L’AUTONOMIA: “E’ UNA SFIDA DI RESPONSABILITÀ PER RAFFORZARE IL PAESE”

er troppo tempo il dibattito sull’autonomia di erenziata

è stato raccontato come uno scontro tra chi vuole dividere l’Italia e chi vuole difenderne l’unità. È una rappresentazione semplicistica che non aiuta a comprendere la vera questione: l’autonomia serve per rendere le istituzioni più e icaci e più vicine ai cittadini”.

Il senatore Antonio De Poli (Udc) interviene sul dibattito di questi giorni e a erma che la recente audizione del presidente del Veneto Alberto Stefani “ha riportato il confronto sul terreno giusto, quello della responsabilità. Principio che non solo condivido in pieno, - aggiunge il senatore ma da cui vorrei partire, l’autonomia non è una bandiera ideologica né una mera rivendicazione identitaria. È uno strumento per migliorare il funzionamento dello Stato, rendere più e icaci le amministrazioni e costruire servizi più vicini alle esigenze dei cittadini e delle cittadine.

Per questo ho accolto con favore la decisione della Corte Costituzionale che ha

dichiarato inammissibile il referendum abrogativo sulla legge Calderoli. La Consulta ha ricordato che il percorso dell’autonomia rientra pienamente nel quadro costituzionale e che il confronto politico non può trasformarsi in un pregiudizio verso una riforma prevista dalla nostra Carta”.

De Poli richiama il referendum del 2017, con il quale oltre 2,3 milioni di veneti hanno chiesto più autonomia attraverso un referendum consultivo. “L’espressione democratica di una comunità che chiede di poter contribuire in modo più diretto all’organizzazione dei servizi e delle politiche pubbliche. Un mandato politico e istituzionale che merita rispetto. L’esperienza del Veneto dimostra che autonomia e unità nazionale non sono concetti in contrapposizione, al contrario possono ra orzarsi reciprocamente se l’obiettivo resta quello di o rire servizi migliori ai cittadini e rendere più e iciente l’azione pubblica. Naturalmente l’autonomia non può essere interpretata come una corsa solitaria delle Regioni più forti. L’Italia è una e indivisibile.

Ma proprio perché crediamo nell’unità del Paese dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e più capaci di rispondere ai bisogni dei territori, nel solco di quel principio di sussidiarietà che invita ad avvicinare le decisioni ai cittadini ogni volta che questo può migliorare la qualità dei servizi”. Il senatore porta l’esempio della sanità e si chiede; “Se una regione riesce a

organizzare i servizi in modo e iciente, ridurre gli sprechi e liberare risorse, perché non dovrebbe poter reinvestire quei risparmi per valorizzare medici, infermieri e operatori sanitari? In una fase in cui la carenza di personale rappresenta una delle principali emergenze del sistema sanitario nazionale, poter rendere più attrattivi gli ospedali e i servizi territoriali significa o rire una

risposta che tenga presente le esigenze territoriali e cittadine”. Gli stessi presupposti valgono, continua De Poli, per la protezione civile, il lavoro e la formazione professionale. “Ecco che ritorniamo proprio al tema della responsabilità, riuscire a mettere l’e icienza al servizio dei cittadini, governando in modo più diretto. Sapendo che più competenze comportano più responsabilità, trasparenza e una più chiara valutazione dei risultati ottenuti. A questo proposito - continua - esistono principi che non possono essere messi in discussione. I livelli essenziali delle prestazioni (LEP) devono essere garantiti in ogni parte del Paese. La solidarietà nazionale resta un pilastro irrinunciabile della Repubblica. L’autonomia è una grande occasione per l’Italia perché saprà premiare la buona amministrazione, responsabilizzare chi governa e migliorare concretamente la qualità dei servizi. La sfida non è trasferire competenze da Roma ai territori, ma utilizzare quelle competenze per dare risposte più rapide”.

Il senatore Udc Antonio De Poli

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La Regione Veneto e i sindacati dei medici di medicina generale hanno raggiunto un accordo destinato a rendere pienamente operative le Case di Comunità, strutture considerate uno dei cardini della riorganizzazione della sanità territoriale. L’intesa è stata definita al termine di un incontro svoltosi oggi a Venezia tra il presidente della Regione Alberto Stefani, l’assessore alla Sanità Gino Gerosa, il direttore dell’Area Sanità e Sociale Giancarlo Ruscitti e le rappresentanze sindacali dei medici di famiglia. Mentre a livello nazionale la trattativa è ancora in fase critica, la Regione Veneto per prima in Italia raggiunge un accordo e funge da modello nazionale. L’obiettivo è rafforzare la medicina di prossimità e garantire una presenza stabile dei professionisti sanitari all’interno delle Case di Comunità, trasformandole in un punto di riferimento per i cittadini. I dettagli tecnici dell’accordo sono ancora in fase di definizione, ma il modello organizzativo è stato delineato. «Il Veneto si conferma un laboratorio di buone pratiche e un modello per il resto del Paese», ha dichiarato il presidente Stefani. «Fin dall’inizio abbiamo immaginato le Case di Comunità come il cuore della medicina territoriale, luoghi in cui i cittadini possano trovare assistenza continua e vicina ai loro bisogni».

L’accordo prevede che i medici di medicina generale convenzionati, inseriti nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), garantiscano la loro presenza nelle Case di Comunità dal lunedì al venerdì, nella fascia

oraria compresa tra le 8 e le 20. Nelle ore restanti sarà invece assicurato dai medici della continuità assistenziale, consentendo così alle strutture di rimanere operative 24 ore su 24. Per i medici con incarico a regime orario viene confermato l’impegno di 38 ore settimanali all’interno delle Case di Comunità, con attività prevalente nelle ore notturne e durante i fine settimana, contribuendo a rafforzare la copertura assistenziale nelle fasce orarie non coperte dai medici di famiglia. L’intesa prevede inoltre la possibilità, per entrambe le categorie di professionisti, di svolgere da sei a dieci ore aggiuntive settimanali, retribuite con un compenso di 60 euro lordi all’ora. Durante questi turni i medici potranno assistere non soltanto i propri assistiti, ma tutti i cittadini che accederanno alle strutture. Secondo l’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, l’accordo rappresenta un passaggio fondamentale per dare concreta attuazione a uno dei progetti strategici della sanità veneta. Le Case di Comunità, ha sottolineato, avranno il compito di intercettare i bisogni assistenziali prima che si trasformino in emergenze o richiedano il ricorso agli ospedali. L’obiettivo della Regione è ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso e garantire una maggiore vicinanza ai cittadini, in particolare alle persone fragili e ai pazienti cronici. Un risultato raggiunto attraverso il confronto con i rappresentanti dei medici di famiglia e la definizione di un modello organizzativo che punta a rendere la sanità territoriale più accessibile e capillare.

Accordo tra Regione e medici di base: Case di Comunità aperte 24 ore su 24

L’Ulss 5 valorizza il ruolo degli specialisti della vista

L’Ulss 5 Polesana accende i riflettori sul ruolo degli ortottisti nei percorsi di prevenzione, diagnosi e riabilitazione visiva. Un’attività svolta all’interno della Uoc Oculistica diretta dal dottor Luigi Caretti, dove opera un’équipe composta da otto professionisti specializzati. L’ortottista è una figura sanitaria che affianca il paziente lungo tutto il percorso di cura, dall’età pediatrica fino alla terza età, occupandosi della valutazione funzionale della vista, della diagnostica strumentale e della riabilitazione visiva. Nell’Ulss 5 il gruppo di lavoro collabora quotidianamente con gli specialisti oculisti, contribuendo all’organizzazione delle attività assistenziali e chirurgiche e al miglioramento della qualità delle prestazioni offerte ai cittadini. Tra le principali attività svolte figurano la prevenzione e la riabilitazione ortottica, la semeiologia strumentale oftalmologica attraverso tecnologie diagnostiche avanzate, il supporto agli ambulatori specialistici e l’assistenza durante gli interventi chirurgici e le terapie intravitreali.

«La crescente domanda di prestazioni oftalmo-

logiche, l’invecchiamento della popolazione e la continua evoluzione tecnologica rendono oggi strategica la presenza dell’ortottista nei percorsi di cura», spiega Gloria Badin, ortottista della Uoc Oculistica e presidente della Commissione d’Albo degli Ortottisti di Rovigo. «Accanto alle competenze cliniche e tecniche, restano fondamentali la capacità di ascolto, l’empatia e l’attenzione alla persona». L’azienda sanitaria sottolinea inoltre l’impegno dell’équipe sul fronte della formazione e dell’aggiornamento professionale. Gli operatori partecipano infatti a tavoli tecnici regionali, attività scientifiche e percorsi di tutoraggio rivolti agli studenti universitari, contribuendo anche alla definizione di protocolli assistenziali. «Investire nelle professionalità sanitarie e nelle competenze multidisciplinari significa garantire servizi sempre più efficaci e vicini ai bisogni dei cittadini», conclude il direttore generale dell’Ulss 5 Polesana, Mauro Filippi. «Il lavoro degli ortottisti rappresenta una risorsa importante per la qualità dell’assistenza e per lo sviluppo della rete oftalmologica aziendale».

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Dal 1° giugno attiva l’assistenza per villeggianti e turisti nell’AULSS 5 Polesana

Polesine, al via il servizio di Medicina Turistica per l’estate 2026

Torna operativo dal 1° giugno il servizio di Medicina Turistica dell’AULSS 5 Polesana, pensato per garantire assistenza sanitaria ai turisti e ai villeggianti presenti durante la stagione estiva nelle principali località del Polesine.

Il servizio sarà attivo fino alla fine dell’estate nelle aree a maggiore afflusso turistico e nelle località balneari del territorio, con accesso garantito anche ai cittadini stranieri secondo le tariffe previste. Per i non residenti sono inoltre previste modalità di rimborso in specifici casi, tra cui minori di 12 anni, over 60, lavoratori e studenti temporaneamente domiciliati fuori sede e persone con disabilità grave. I cittadini stranieri potranno invece rivolgersi agli enti assicurativi di competenza per eventuali rimborsi.

In caso di emergenze notturne, dalle 20 alle 8, resta attiva la Continuità Assistenziale tramite il numero unico 116117. Tra le sedi operative figurano Rosolina Mare, con attività fino al 15 settembre, e il Barricata Holiday Village a Porto Tolle, attivo nei giorni festivi e prefestivi fino al 30 agosto.

Il direttore generale Mauro Filippi sottolinea come la riattivazione del servizio rappresenti una risposta concreta alle esigenze di residenti e turisti, in un territorio che durante l’estate registra un forte incremento di presenze.

Caregiver, al via l’iter in Regione Veneto

È iniziato in Quinta Commissione del Consiglio regionale del Veneto l’iter del progetto di legge dedicato al riconoscimento e al sostegno del caregiver familiare, figura sempre più centrale nell’equilibrio del sistema socio-sanitario. Un provvedimento definito strategico dalla maggioranza e fortemente sostenuto dal presidente della Regione, Alberto Stefani.

A darne conto è Riccardo Barbisan, capogruppo della Lega-LV a Palazzo Ferro Fini, che parla di una “giornata di grande rilievo” per l’assemblea legislativa veneta. La proposta normativa punta a riconoscere formalmente il valore sociale ed economico dell’attività di assistenza e cura svolta in ambito familiare, spesso in modo continuativo e non retribuito, nei confronti di persone non autosufficienti o bisognose di assistenza.

Nel testo, la figura del caregiver viene inserita a pieno titolo nella rete integrata dei servizi sociali, sociosanitari e sanitari regionali, riconoscendola come risorsa attiva del sistema di welfare.

L’obiettivo dichiarato è duplice: sostenere chi si prende cura di un familiare fragile e, allo stesso tempo, valorizzarne il ruolo anche in prospettiva

lavorativa e sociale.

Tra i punti qualificanti del disegno di legge figura l’istituzione di un Fondo regionale per i caregiver, con una dotazione prevista di un milione di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028. È inoltre prevista una relazione annuale della Giunta al Consiglio regionale sull’attuazione degli interventi e sui risultati raggiunti. Secondo Barbisan, il provvedimento nasce per rispondere alle difficoltà concrete di molte famiglie che si trovano ad affrontare situazioni di assistenza complessa. “L’intento è integrare il caregiver nel sistema dei servizi e riconoscerne formalmente l’esperienza di cura”, spiega, sottolineando anche la possibilità di una sua spendibilità nel mondo del lavoro. Lo stesso esponente della Lega-LV ha infine anticipato che, dopo l’approvazione della legge sui caregiver, l’attenzione della Regione si sposterà su un ulteriore progetto: l’introduzione dello psicologo territoriale. Un’iniziativa che, nelle intenzioni della maggioranza, dovrebbe rafforzare la rete di supporto psicologico sul territorio veneto e completare il percorso di potenziamento dei servizi alla persona.

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