Carcere minorile, la rivolta riapre il nodo su personale e gestione
Trasporto pubblico e biglietto unico, l’assessore Ruzza traccia il percorso
Il Veneto sta attraversando una stagione di pragmatismo politico che sembra voler mandare in so itta decenni di veti incrociati e dossier impolverati. Se fino a poco tempo fa parlare di gestione autonoma delle autostrade o del completamento della Valdastico Nord appariva come un esercizio di retorica elettorale destinato a scontrarsi con il muro della burocrazia romana o delle resistenze locali, oggi lo scenario è radicalmente mutato. Il cambio di passo impresso da Alberto Stefani, in stretta sinergia con il Ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, ha trasformato queste “eterne incompiute” in obiettivi a portata di mano, delineando un modello di governance territoriale che fa della concretezza la sua cifra distintiva. Il caso della holding autostradale regionale è emblematico. Per anni il controllo delle tratte strategiche, a partire dalla BresciaPadova, è rimasto sospeso in un limbo di concessioni in scadenza e rimpalli normativi. Lo sblocco arrivato negli ultimi giorni rappresenta una discontinuità netta rispetto al passato: l’idea di una società “in house” controllata dalla Regione non è più un’ipotesi di scuola, ma un progetto operativo che ha incassato il via libera politico di via Nomentana.
PARADOSSO VENETO,
TRA LAVORO POVERO
E VERTENZE APERTE
Arriva il numero unico 116117 attivo h24 per info e assistenza non urgenti
ROVIGO RIDISEGNA LA MOBILITÀ: NUOVA STAZIONE BUS E RIQUALIFICAZIONE URBANA
GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
l mercato del lavoro veneto di questa prima parte del 2026 ci consegna una fotografia in chiaroscuro. Se da un lato la dinamica delle assunzioni resta in terreno positivo non possiamo ignorare il segnale di un rallentamento: il bilancio del primo bimestre (+7.200 unità) è sensibilmente inferiore a quello dell’anno precedente. Siamo di fronte a una fase di “mantenimento della base occupazionale” , dove la crescita è frenata da un’intensificazione delle cessazioni, in particolare per i contratti a termine.
Dalla Valdastico alla Holding
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LEGALITÀ E SICUREZZA, LA CITTÀ FA SQUADRA
“Una provincia di Rovigo accogliente e serena”. Questo è stato il tema al centro della tavola rotonda ospitata dalla Camera di Commercio di Rovigo, promossa da Confcommercio in collaborazione con la Prefettura. Un momento di confronto dedicato ai temi della legalità e della sicurezza, con la partecipazione delle principali autorità del territorio. All’incontro hanno preso parte il Prefetto Franca Tancredi, il Questore, i comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza, il vice comandante dei Vigili del Fuoco e il direttore dell’Ulss 5, insieme a sindaci, rappresentanti istituzionali, imprenditori, esercenti, cittadini e studenti. Numerosi gli argomenti a rontati: dalle tru e all’abusivismo commerciale, dai reati di genere alla devianza giovanile. Temi diversi ma legati da un obiettivo comune: ra orzare la prevenzione e il contrasto ai fenomeni di illegalità attraverso una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, forze dell’ordine, associazioni di categoria e società civile. Nel suo intervento, il Prefetto ha richiamato l’importanza dei protocolli sottoscritti a livello locale con Confcommercio e Confesercenti, in linea con le direttive del Ministero dell’Interno. Strumenti che puntano a migliorare la sicurezza dentro e intorno agli esercizi pubblici, senza introdurre nuovi obblighi per i gestori, ma incentivando una maggiore attenzione e consapevolezza. In questo quadro, gli esercenti sono chiamati a svolgere un ruolo attivo, diventando veri e propri “presidi di legalità” sul territorio, capaci di segnalare situazioni di rischio e contribuire alla tutela della sicurezza collettiva. A chiudere l’incontro, tre parole chiave indicate dal Prefetto: collaborazione istituzionale, dialogo e coinvolgimento. Un percorso condiviso per costruire, giorno dopo giorno, una provincia più sicura, accogliente e resiliente.
• Giacomo Trivellato
Dalla lotta alle truffe alla prevenzione: istituzioni e cittadini a confronto
GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
In questo scenario, dominato da incertezza economica e di icoltà nel reperimento di manodopera in un contesto demografico sfavorevole, emerge con forza la questione giovanile. La ricerca Iusve-Veneto Lavoro presentata agli inizi di aprile ci svela un mondo che sfida i luoghi comuni. I nostri giovani non sono spettatori passivi: quasi uno su due (47,5%) è pronto a cercare un nuovo lavoro se quello attuale compromette il proprio benessere, anche a costo dell’instabilità. Non è un segnale di fragilità, ma di una maturata proattività e di una nuova scala di valori. Tuttavia, i punti di debolezza restano nodi strutturali che non possiamo più eludere. La “questione salariale” è la preoccupazione principale per il 65% degli intervistati, seguita dalla precarietà contrattuale (29,4%). I dati confermano che l’ingresso nel mercato avviene ancora prevalentemente con contratti a termine, spesso nel settore dei servizi e del turismo, e con un ricorso frequente al part-time (quasi uno su tre). È un paradosso: chiediamo competenze e “consapevolezza delle proprie
capacità”, ma o riamo percorsi che faticano a garantire quella stabilità (richiesta dal 51,1% dei giovani) necessaria per costruire un futuro.
Eppure, tra le pieghe di questi dati, si scorgono segnali che fanno ben sperare. C’è una rinnovata voglia di “squadra”: il 67,5% dei giovani desidera collaborare e aiutarsi tra colleghi, ripudiando la competizione esasperata. Questa spinta alla cooperazione e al dialogo costruttivo con le figure senior è un patrimonio sociale immenso.
Il Veneto del 2026 si trova a un bivio: per trasformare il “rallentamento” in una nuova opportunità occorre rispondere con politiche coraggiose alla domanda di reddito e stabilità dei giovani. Investire su di loro non è solo un atto di giustizia, ma l’unica strategia per garantire la tenuta di un sistema produttivo che, pur tra mille fatiche, continua a generare valore. Infine non può essere ignorato il tema del “lavoro povero”, che investe giovani e meno giovani: il Veneto non ne è immune, anzi, so re di queste disparità evidenti che vanno sradicate.
di Rovigo
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ATTREZZI
ATTREZZI DA
Segue da pag. 1 FACCIAMO
• Nicola Stievano
Emergenza lavoro/1. Stipendio, qualità e servizi al centro del mismatch
Il lavoro a Rovigo non convince più: stipendi, orari e qualità sotto accusa
ARovigo e nelle altre province del Veneto il lavoro spesso c’è, ma non sempre domanda e o erta riescono a incontrarsi. È il quadro che emerge dal report “Le ragioni del no: prospettive e nuove chiavi di lettura sul mismatch territoriale”, pubblicato dall’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro. L’analisi, costruita attraverso il confronto con lavoratori, imprese, operatori dei Centri per l’impiego, associazioni di categoria e altri soggetti del territorio, mette in evidenza come il mercato del lavoro sia oggi molto più complesso rispetto al passato. Chi cerca occupazione non è composto solo da disoccupati, ma anche da lavoratori già impiegati che cercano condizioni migliori, un secondo lavoro o nuove opportunità professionali. Il cosiddetto mismatch, cioè la di icoltà di far combaciare richieste delle aziende e disponibilità delle persone, nasce da fattori strutturali, economici, demografici e sociali che influenzano sia le scelte dei lavoratori sia le strategie delle imprese. Secondo il report, il primo elemento che orienta la scelta di accettare o rifiutare un impiego resta la retribuzione. Ma il salario, da solo, non basta più. Cresce infatti il peso
della qualità del lavoro: stabilità contrattuale, orari sostenibili, distanza casa-lavoro, conciliazione tra vita privata e professionale, ambiente lavorativo e prospettive di crescita. Un cambiamento che impone nuove politiche del lavoro. Non bastano più soluzioni standardizzate: servono interventi più mirati, capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone e alle esigenze dei territori. “Le dinamiche demografiche in atto, che porteranno a una progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa e a un mercato del lavoro caratterizzato da alta domanda e bassa disoccupazione, ci spingono a guardare il fenomeno del mismatch lavorativo da una prospettiva più ampia”, sottolinea Tiziano Barone, direttore di Veneto Lavoro. Tra le leve ritenute fondamentali c’è la formazione. Ma anche in questo caso servono percorsi più accessibili, flessibili e concreti. Molti lavoratori fragili o disoccupati faticano infatti a investire tempo e risorse in corsi lunghi o poco collegati a reali opportunità occupazionali. Da qui la richiesta di moduli brevi, di usi sul territorio e coerenti con i nuovi sistemi europei di certificazione delle competenze. Il report evidenzia anche le di icoltà delle micro e piccole imprese, spesso
concentrate sulle esigenze immediate e meno strutturate nella ricerca del personale. Questo porta frequentemente a cercare candidati subito pronti, trascurando percorsi di crescita interna e fidelizzazione dei talenti. Un altro nodo decisivo riguarda il territorio. Casa, trasporti, servizi per la famiglia, mobilità e qualità della vita incidono sempre di più sulla scelta di accettare un impiego o trasferirsi per lavorare. Per questo, secondo gli
I Centri per l’Impiego preparano il nuovo “collocamento mirato“
ICentri per l’Impiego stanno lavorando per ra orzare il collocamento mirato delle persone con disabilità, partendo dai buoni risultati emersi dalla sperimentazione avviata a Padova e Rovigo in collaborazione con Veneto Lavoro. Un percorso innovativo che punta a migliorare l’incontro tra aziende e candidati attraverso strumenti più flessibili e personalizzati. Il progetto pilota, recentemente coordinato nei capoluoghi di provincia di Padova e Rovigo da Fabio Becchelli, dirigente di Veneto Lavoro per i due territori, ha posto al centro il principio degli accomodamenti ragionevoli, previsto dal decreto legislativo
62/2024. La normativa promuove misure concrete e personalizzate per garantire piena accessibilità e pari opportunità nei luoghi di lavoro, attraverso adeguamento degli spazi, strumenti di supporto, rimodulazione delle mansioni e maggiore flessibilità organizzativa e oraria. La formula sperimentale si è svolta in strutture alberghiere tra Padova e Rovigo, dove aziende e candidati hanno potuto incontrarsi attraverso colloqui rapidi e diretti. Un sistema pensato per facilitare numerosi contatti in poche ore e rendere più semplice il primo approccio reciproco.
“Ci siamo rivolti alle aziende di determinate
dimensioni, che hanno il tema del collocamento mirato, proponendo un cambio di rotta, ovvero venendo all’incontro per conoscere le persone e non per venire con richieste di mansione”, spiega il direttore Becchelli. Terminata la fase dei colloqui, i consulenti dei Centri per l’Impiego hanno accompagnato imprese e candidati nella valutazione delle possibili soluzioni organizzative, o rendo supporto tecnico e amministrativo. I risultati ottenuti hanno confermato l’e icacia del metodo: oltre il 30% dei partecipanti ha avviato un percorso di inserimento lavorativo, mentre diverse aziende hanno ricontattato i candidati
esperti, le politiche del lavoro devono essere integrate con interventi su abitare, servizi e infrastrutture. Il messaggio che arriva dal report è chiaro: oggi il lavoro non si misura solo dal numero delle o erte disponibili, ma dalla loro qualità e dalla capacità del territorio di renderle davvero accessibili.
• Guendalina Ferro
nelle settimane successive. “Ora l’obiettivo è di portare questa formula , nel giro di due anni, in tutti i centri per l’impiego delle province di Padova e Rovigo”, sottolinea Becchelli.
• (G.F.)
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Emergenza lavoro/2. : Nel 2025
MENO ASSUNZIONI E SALDO OCCUPAZIONALE NEGATIVO
Il mercato del lavoro polesano rallenta nel 2025 e chiude l’anno con meno assunzioni e un saldo occupazionale in territorio negativo. È quanto emerge dai dati del quarto trimestre dell’Osservatorio regionale
Mercato del Lavoro, elaborati da Veneto Lavoro attraverso il Sistema informativo lavoro veneto (Silv), contenuti nel report trimestrale Il Sestante.
Nel complesso del 2025, in provincia di Rovigo si contano 38.700 nuovi rapporti di lavoro, in diminuzione del 7% rispetto al 2024, quando erano stati 41.800. Un calo che coinvolge tutti i principali settori produttivi e che conferma una fase di rallentamento dell’occupazione.
Il bilancio occupazionale annuale risulta infatti negativo per 490 posizioni di lavoro, in netto peggioramento rispetto al saldo positivo di +1.600 registrato nel 2024.
A pesare maggiormente è il comparto agricolo, che registra 8.300 assunzioni (-8%) e una perdita di 600 posizioni
lavorative. Un dato significativo per un territorio dove l’agricoltura continua a rappresentare una componente essenziale dell’economia locale.
Nel settore secondario si contano 8.600 assunzioni (-6%), con variazioni negative di use in quasi tutti i comparti, in particolare nell’industria chimica-plastica.
L’industria nel complesso registra un saldo lievemente negativo (-90), sostanzialmente in linea con l’anno precedente. In controtendenza, invece, il comparto metalmeccanico mostra segnali di miglioramento.
Il terziario resta il settore con il maggior numero di ingressi, con 21.800 assunzioni, ma anch’esso in flessione dell’8%.
A incidere sono soprattutto la logistica (-25%), gli altri servizi (-12%) e i servizi alla persona (-11%). Crescono invece commercio e tempo libero, trainati in particolare dai servizi turistici, che segnano un aumento del 13%.
I dati del quarto trimestre confermano il trend negativo osservato nell’intero
anno. Tra ottobre e dicembre 2025 si registrano 8.100 nuove assunzioni, in calo dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2024.
La diminuzione è trainata soprattutto dall’agricoltura (-22%) e dai servizi (-8%), mentre l’industria mostra una sostanziale stabilità.
Il saldo occupazionale trimestrale è pari a -2.200 posizioni di lavoro, peggiore rispetto al -1.600 dello stesso trimestre del 2024. Sul piano settoriale, agricoltura (-1.500) e servizi (-190) evidenziano i risultati più critici, mentre l’industria, anch’essa negativa con -500 unità, resta stabile rispetto all’anno precedente. Il quadro che emerge racconta una provincia alle prese con una fase di rallentamento del mercato del lavoro. A o rire segnali positivi sono soprattutto turismo e metalmeccanico, mentre agricoltura, logistica e servizi restano i comparti più in di icoltà.
• Guendalina Ferro
Maestri del Lavoro, da 18 anni in Polesine per educare i giovani
Parlare di lavoro ai giovani, trasmettere il valore dell’impegno, della legalità e della sicurezza nei luoghi professionali. È questa la missione che da diciotto anni porta avanti il Consolato provinciale di Rovigo della Federazione Nazionale dei Maestri del Lavoro, guidato dal console Erminio Vallese, anche neo consigliere nazionale per la provincia di Rovigo. Il consolato, con sede in viale della Pace 5, sede staccata della Provincia di Rovigo, è diventato nel tempo un punto di riferimento per il dialogo tra scuola e mondo produttivo, promuovendo incontri di sensibilizzazione negli istituti professionali del Polesine sui temi dell’educazione alla legalità, convivenza civile, salute, etica del lavoro e sicurezza. Ogni anno vengono organizzati una quindicina di incontri itineranti nelle scuole Polesane, con il coinvolgimento delle istituzioni e delle forze dell’ordine. In ciascuna edizione è prevista una lectio magistralis del Prefetto di Rovigo e, in sinergia con l’U icio scolastico regionale, vengono premiati gli studenti degli istituti professionali che hanno ottenuto il miglior punteggio agli esami di qualifica e diploma. Numeri significativi raccontano l’impatto dell’iniziativa: in diciotto anni
sono stati contattati circa 19 mila studenti, con una media di oltre mille ragazzi coinvolti ogni anno. Tra i risultati più concreti anche storie di orientamento riuscito. Tre studenti dell’ITIS Viola-Marchesini di Rovigo, dopo una visita organizzata dai Maestri del Lavoro presso Trenitalia a Milano, si sono appassionati al settore ferroviario, hanno frequentato il relativo corso triennale e oggi guidano i convogli ad alta velocità. L’impegno del Consolato non si ferma alle scuole superiori. Nell’Alto Polesine sono stati promossi, insieme alla Polizia di Stato, corsi di sicurezza stradale rivolti agli studenti delle scuole medie. Sul fronte universitario, lo scorso anno è stato assegnato un premio di laurea, mentre nel 2026 saranno conferiti due riconoscimenti alle migliori tesi dedicate al tema del lavoro. Il prossimo appuntamento è fissato per il 7 maggio alle 10.30, quando gli studenti dell’ITT De Amicis e del SSAS Marco Polo di Rovigo incontreranno il prefetto Franca Tancredi, che interverrà su “legalità e convivenza civile: ruolo delle istituzioni”.
• (G.F.)
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L’iter.
ECCO LA NUOVA STAZIONE DELLE CORRIERE: IL PROGETTO ENTRA UFFICIALMENTE NEL VIVO
Dopo oltre vent’anni di attesa, il progetto della nuova stazione delle corriere di Rovigo entra finalmente in una fase concreta. L’Amministrazione comunale ha infatti presentato la delibera che sarà approvata in Giunta nei prossimi giorni, passaggio fondamentale per avviare l’iter che porterà alla sottoscrizione dell’accordo con FS Sistemi Urbani, società proprietaria dell’area dell’ex scalo merci. Si tratta di un atto preliminare ma decisivo: l’intesa consentirà infatti al Comune di acquisire l’area, comprensiva anche dell’ex Dopolavoro Ferroviario (DLF), aprendo di fatto la strada alla realizzazione di una nuova stazione delle corriere a ridosso della stazione ferroviaria. Un intervento atteso da anni e considerato strategico per migliorare la mobilità cittadina e i servizi dedicati a studenti e pendolari. Proprio l’ex DLF sarà uno dei punti centrali del progetto. Al suo interno troveranno
spazio la biglietteria, sale d’attesa moderne e servizi igienici, o rendo finalmente ambienti adeguati e funzionali a chi ogni giorno utilizza il trasporto pubblico. L’obiettivo è quello di superare le attuali criticità e garantire standard più elevati di accoglienza e comfort. Il progetto non si limiterà alla sola realizzazione della stazione, ma interesserà l’intera area circostante. È prevista infatti una riqualificazione complessiva di piazzale Cervi, con l’introduzione di nuove aree verdi e il potenziamento dei parcheggi, pensati sia per i pendolari sia per i frequentatori della zona. Un intervento che punta a ridisegnare uno spazio urbano importante, migliorandone funzionalità e vivibilità.
I tempi di realizzazione, considerata la complessità delle operazioni previste tra demolizioni e nuove costruzioni, sono stimati tra un anno e mezzo e due anni. Un arco temporale che tiene conto delle
diverse fasi tecniche e amministrative necessarie per portare a termine un’opera di questa portata. Grande soddisfazione è stata espressa dall’amministrazione comunale, che sottolinea il valore storico del passaggio appena avviato. Dopo anni di progetti e annunci, l’approvazione della delibera rappresenta infatti l’inizio di un percorso concreto verso la realizzazione dell’opera, portando un risultato finale, frutto di un lavoro perseguito con continuità e che segna un cambio di passo per la città. Anche sul piano urbanistico, l’intervento viene considerato strategico. La riqualificazione dell’area dell’ex scalo merci e la sua trasformazione in un nodo moderno del trasporto pubblico rappresentano un’occasione per rilanciare una zona centrale e migliorare l’integrazione tra diversi sistemi di mobilità.
L’Amministrazione ha inoltre evidenziato il ruolo della collaborazione con FS Si-
stemi Urbani, definita determinante per arrivare alla definizione dell’accordo che sarà formalizzato a breve. Un passaggio che segna l’avvio di una nuova fase non solo per il progetto della stazione delle corriere, ma più in generale per lo sviluppo urbano di Rovigo. Con questo intervento, la città si prepara
dunque a colmare una lacuna storica, dotandosi di un’infrastruttura moderna e funzionale, in grado di rispondere alle esigenze di mobilità di un territorio in continua evoluzione.
FRATTURA IN CONSIGLIO SULLE TRIVELLAZIONI: DUE MOZIONI, DUE VISIONI
Si riaccende il confronto politico sulle trivellazioni nel Delta del Po durante l’ultimo Consiglio comunale di Rovigo svoltosi a fine marzo, dove sono state discusse e votate due mozioni contrapposte sul tema delle estrazioni. Da una parte, la proposta firmata da Diego Crivellari insieme al collega Tosini, sostenuta da gran parte dell’opposizione e da alcune realtà civiche. Dall’altra, una contromozione avanzata dalla maggioranza di centrodestra. Al centro dello scontro, due visioni politiche di erenti. La mozione Crivellari-Tosini chiedeva un “no fermo e senza condizioni” alla ripresa delle trivellazioni, sia in mare sia nel territorio polesano, oltre a sollecitare il Governo a finanziare interventi contro la subsidenza, fenomeno che da anni interessa l’area
del Delta del Po. “Era la posizione più chiara,ha sottolineato Crivellari, non solo perché presentata per prima, ma perché esprimeva un rifiuto netto, senza aperture”. Di segno diverso, secondo l’opposizione, la mozione della maggioranza, ritenuta più ambigua. Il testo, infatti, lascerebbe spazio a eventuali sviluppi futuri legati a innovazioni scientifiche e tecnologiche, configurandosi come un “no condizionato”. Proprio per questo motivo, le forze di minoranza hanno scelto di non partecipare al voto sulla seconda mozione, poi approvata. La prima proposta, di Crivellari-Tosini, ha ottenuto il sostegno delle opposizioni e anche l’appoggio da parte della collega Folchini della maggioranza. Tutto il centrosinistra ha evidenziato, successivamente, questa frattura trasversale, dichiarando: “Sarebbe
stato auspicabile un pronunciamento unitario su un tema così rilevante”.
Il dibattito resta dunque aperto anche alla luce delle tensioni energetiche globali. Intanto, il fronte del “no” si ra orza con il contributo di associazioni e comitati, tra cui WWF Italia e Italia Nostra, che continuano a evidenziare rischi e criticità legati alle nuove estrazioni.
La linea del Partito Democratico e delle liste civiche resta quindi invariata: contrarietà netta alle trivellazioni nel territorio polesano. “Le tecnologie sono cambiate, ma le incognite restano troppe: il gioco non vale la candela”, conclude Crivellari.
• (G.T.)
• Giacomo Trivellato
Diego Crivellari
(VI), Oderzo (TV), Olmo di Creazzo (VI), Padova (PD), Pieve di Soligo (TV), Piove di Sacco (PD), Piovene Rocchette (VI), Ponte nelle Alpi (BL), Reschigliano (PD), Rovigo (RO), San Lazzaro di Savena (BO), San Martino di Lupari (PD), San Pietro in Casale (BO), San Vendemiano (TV), Schio (VI), Sottomarina di Chioggia (VE), Staranzano (GO), Taggì di Sotto (PD), Teolo (PD), Thiene (VI), Treviso (TV), Tricesimo (UD), Trichiana (BL), Trieste (TS), Udine (UD), Valdagno (VI), Vedelago (TV), Vicenza (VI), Villorba (TV).
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Tensioni a Palazzo Nodari sulla gestione del ciclo dei rifiuti
Ecoambiente, l’ombra dei rincari dietro i ritardi del digestore
La consigliera Merlo attacca la governance: “Piano industriale disatteso e rischi di extracosti per i cittadini. Necessaria trasparenza su conflitti di interesse e spese di comunicazione”.
Il futuro della gestione dei rifiuti a Rovigo e l’e icienza di Ecoambiente diventano terreno di un acceso scontro politico. Al centro della discussione in Consiglio Comunale sono finiti i lavori per il maxi digestore di via Zennaro, l’impianto per il trattamento della frazione organica considerato il pilastro per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti urbani nel territorio. Nonostante l’importanza strategica dell’opera, finanziata con i fondi del PNRR, i ritardi sulla tabella di marcia e le incertezze sulla governance societaria sollevano forti preoccupazioni per le tasche dei contribuenti.
Ad alzare i toni è stata la consigliera del Forum dei cittadini, Dina Merlo, già assessore all’Ambiente nella giunta Ga eo. Merlo ha aperto il suo intervento definendo “ingiustificata” l’assenza del Consiglio di Bacino, l’organo deputato alla vigilanza su Ecoambiente: una mancanza che, secondo la consigliera, rappresenta un vulnus democratico e tecnico in un momento cruciale per le scelte strategiche della città. L’ex assessore ha puntato il dito contro l’attuale assetto di potere, ravvisando una “concentrazione di cariche” in capo all’amministrazione comunale che potrebbe generare profili di conflitto di interessi. Richiamando le linee guida dell’ANAC, Merlo ha ribadito la necessità di una netta distinzione tra controllore e controllato, suggerendo che l’attuale stallo e le opacità gestionali siano figli di questo squilibrio istituzionale. Il nodo del Piano Industriale e del PNRR Il punto più critico riguarda la tenuta economica della società. Il piano industriale, che nel 2022 aveva garantito un finanziamento bancario da 22 milioni di euro, risulta oggi “largamente disatteso”. Merlo ha chiesto con forza perché non sia stata ancora operata una revisione urgente del documento, specialmente considerando che gli oltre 20 milioni di euro ottenuti dal PNRR per l’impianto a biometano e gli ecocentri dovrebbero, in teoria, portare a una riduzione strutturale delle tari e. Al contrario, il rischio concreto è che i ritardi accumulati — figli di uno stallo politico durato mesi — si traducano in un aumento dei costi operativi. Secondo la consigliera, i costi derivanti
dai “piani di emergenza” per gestire i rifiuti in assenza dell’impianto a pieno regime non resteranno in capo alla società, ma verranno trasferiti direttamente nelle bollette dei cittadini dei 50 Comuni serviti. “Serve una campagna informativa onesta e capillare”, ha incalzato Merlo, chiedendo conto anche di ingenti spese per la comunicazione (pari a decine di migliaia di euro) che non sembrano tradursi in un reale vantaggio informativo per l’utenza. In chiusura, la richiesta del Forum dei cittadini è stata perentoria: eliminare i conflitti di interesse, ra orzare il controllo pubblico da parte dei soci e procedere
immediatamente alla revisione del piano industriale per evitare che il passaggio alla transizione ecologica diventi un costo insostenibile per le famiglie
rodigine. Il termine per la consegna dei lavori è fissato al 30 giugno 2026, ma la corsa contro il tempo sembra essere appena iniziata.
Villadose, al via il nuovo ecocentro
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Villadose sono iniziati i lavori per il nuovo Centro di Raccolta comunale, un intervento pensato per migliorare la gestione dei rifiuti e ra orzare i servizi ambientali sul territorio. L’opera, dal valore complessivo di circa 850.000€, con un finanziamento arrivato, in gran parte, dai fondi del PNRR – Next Generation EU e si inserisce nel piano di potenziamento della rete provinciale degli ecocentri. La struttura sorgerà in via Serafino Zennaro, nell’area dell’ex Isola Verde, già nella disponibilità di Ecoambiente Srl, la società che gestisce il servizio rifiuti in provincia. Il progetto nasce infatti dalla collaborazione tra l’azienda e l’Amministrazione comunale, con l’obiettivo di realizzare un impianto moderno, funzionale e sicuro. Dal punto di vista operativo, sono previsti interventi di sistemazione dell’area e la realizzazione di nuove infrastrutture, tra cui una piattaforma sopraelevata per agevolare il conferimento dei materiali. Il centro sarà inoltre dotato di una copertura per i rifiuti più delicati e di spazi dedicati alla gestione operativa, come u ici e controllo degli accessi. Particolare attenzione è riservata alla sostenibilità e alla sicurezza: infatti il centro sarà dotato di illuminazione a LED, di un impianto fotovoltaico, di sistemi per la gestione delle acque e videosorveglianza, oltre ad ingressi regolati elettronicamente. Previsti anche interventi sulla viabilità e sull’area circostante per migliorare l’accessibilità. Il nuovo ecocentro si aggiungerà a quelli già attivi in provincia, o rendo un servizio più e iciente ai cittadini e contribuendo a contrastare l’abbandono dei rifiuti. Un investimento, di cui Ecoambiente esprime la massima soddisfazione, vedendo nel nuovo impianto un passo concreto nella lotta contro l’abbandono dei rifiuti. • (G.T.)
Ascoltaci in tutto il Veneto in auto sul
TRAFFICO E SMOG, SCONTRO A TUTTO CAMPO IN CONSIGLIO COMUNALE SULLE LIMITAZIONI
Il tema delle limitazioni al tra ico e delle politiche per contrastare l’inquinamento è tornato al centro del dibattito nel Consiglio comunale di Rovigo, dove si è sviluppato un confronto acceso tra il capogruppo di “Noi per Rovigo” Antonio Rossini e l’assessore all’Ambiente Andrea Denti. Al centro della discussione, l’e icacia delle misure attualmente in vigore e il loro impatto sulla vita quotidiana dei cittadini. Rossini ha espresso forti perplessità sull’impostazione delle restrizioni, sostenendo che i provvedimenti finiscono per colpire soprattutto automobilisti e lavoratori con minori possibilità economiche. Secondo il consigliere, infatti, il peso delle limitazioni ricade su chi non può permettersi di cambiare veicolo o non dispone di alternative valide al mezzo privato. Ha inoltre evidenziato come le misure sul tra ico incidano solo in parte
sulle cause principali dell’inquinamento, indicando nel riscaldamento domestico una delle fonti più rilevanti, su cui, dover intervenire. Diversa la posizione dell’assessore Denti, che ha ricordato come le limitazioni non siano frutto di scelte isolate dell’amministrazione, ma derivino da obblighi stabiliti a livello europeo e regionale. L’obiettivo resta quello di ridurre le emissioni e migliorare la qualità dell’aria, in un contesto normativo sempre più stringente. Allo stesso tempo, ha sottolineato come il Comune abbia cercato di introdurre strumenti per rendere queste misure più sostenibili dal punto di vista sociale. Tra questi rientrano le numerose deroghe previste, che consentono a determinate categorie di continuare a circolare anche durante i periodi di blocco. Le esenzioni riguardano, ad esempio, persone con disabilità, cittadini con particolari esigenze
sanitarie, lavoratori che non possono utilizzare il trasporto pubblico e servizi essenziali come assistenza domiciliare e trasporto scolastico.
Accanto alle deroghe, è stato evidenziato anche il ruolo del progetto Move-In, che introduce un sistema più flessibile rispetto ai divieti tradizionali. Attraverso l’installazione di un dispositivo che monitora i chilometri percorsi, i proprietari di veicoli soggetti a limitazioni possono continuare a utilizzare l’auto entro una soglia annuale stabilita. Soluzione pensata per conciliare le esigenze ambientali con quelle economiche, evitando di penalizzare chi non è in grado di sostituire immediatamente il proprio mezzo. Pur mantenendo le proprie critiche, Rossini ha riconosciuto l’importanza di una maggiore informazione ai cittadini, sottolineando come spesso deroghe
e strumenti disponibili non siano sufficientemente conosciuti. In questo contesto, i cittadini si trovano a dover gestire un sistema complesso, in cui l’utilizzo dell’auto richiede attenzione non solo alle limitazioni, ma anche alla
Ex questura, Bimbatti chiude: “Niente tribunale, progetto
Nuovo futuro per l’ex questura di via Donatoni: l’area sarà trasformata in un comparto residenziale, con la realizzazione di nuovi alloggi. Tramonta così definitivamente l’ipotesi di trasferirvi il tribunale, un’idea che negli anni aveva alimentato il confronto politico cittadino. La svolta è stata u icializzata in Consiglio Comunale dall’assessore all’Urbanistica Andrea Bimbatti, che ha chiarito come la soluzione del tribunale non sia mai stata realmente praticabile. Le valutazioni tecniche, infatti, avevano già evidenziato criticità importanti, sia dal punto di vista economico che operativo. Il complesso,
inutilizzato dal 2017, sarà ora messo in vendita dal Demanio e interessato da una variante urbanistica che ne consentirà la riconversione. L’intervento prevede anche una riorganizzazione degli accessi, con l’obiettivo di limitare l’impatto sulla viabilità della zona, mantenendo allo stesso tempo alcune tutele sugli edifici esistenti, con’operazione porterà inoltre benefici economici per le casse comunali.
Chiusa questa partita, resta però aperta quella della nuova sede del tribunale. L’amministrazione guarda ora all’ex caserma Silvestri, dove è attivo un tavolo di confronto con Ministero e Demanio per individuare una
conoscenza delle possibilità offerte per continuare a circolare nel rispetto delle norme.
soluzione adeguata. L’intenzione è quella di mantenere il tribunale in città, individuando una struttura più funzionale. Tra le opzioni allo studio, il recupero dell’edificio principale della Silvestri, che potrebbe accogliere anche altri servizi pubblici. Dopo anni di ipotesi e discussioni, dunque, si definisce un nuovo scenario: l’ex questura esce definitivamente dal progetto tribunale e si prepara a una trasformazione che ne cambierà completamente destinazione e ruolo all’interno della città.
(G.T.)
• GIacomo Trivellato
Andrea Bimbatti
Sociale. Dai laboratori musicali ai murales, studenti protagonisti di progetti innovativi
ALL’ISTITUTO DE AMICIS L’ARTE DIVENTA STRUMENTO CONCRETO DI INCLUSIONE
’ istituto di istruzione superiore Edmondo De Amicis si conferma una realtà educativa dinamica e attenta ai temi dell’inclusione, presentando una serie di progetti che intrecciano arte, didattica e crescita personale. L’iniziativa è stata illustrata nel Salone d’Onore del comune di Rovigo, mettendo in luce il ruolo della scuola come spazio di partecipazione attiva e innovazione culturale. Tra i progetti più significativi spicca “Andare a Tempo”, nato all’interno del Dipartimento di Sostegno. Si tratta di un percorso che utilizza musica, body percussion e rap come strumenti per favorire inclusione e collaborazione tra studenti. Il laboratorio ha coinvolto i ragazzi in un’esperienza artistica condivisa, culminata nella realizzazione del videoclip “Dentro il mio nome”, creato insieme all’artista Phrome. Un lavoro che rappresenta non solo un prodotto creativo, ma anche un esempio concreto di come il linguaggio musicale possa diventare mezzo di espressione e cittadinanza.
L’iniziativa è stata resa possibile grazie al sostegno della Fondazione Banca
del Monte di Rovigo e al patrocinio del Comune, a testimonianza di una collaborazione virtuosa tra scuola e territorio. Durante la presentazione, l’assessore alle Politiche sociali Dominga Milna ha sottolineato l’importanza di queste sinergie nel costruire percorsi autentici di inclusione sociale. Accanto alla dimensione musicale, il De Amicis propone anche nuovi progetti nell’ambito della formazione scuola-lavoro, coinvolgendo le classi quarte degli indirizzi Grafica e Comunicazione e Turismo. Tra questi emergono “Colorful Safari” e “Street Art”, due iniziative che uniscono linguaggi artistici contemporanei, sostenibilità e partecipazione.
“Colorful Safari” trasforma gli spazi scolastici in un percorso espositivo di uso, ispirato al movimento Cracking Art, noto per l’uso di plastiche rigenerate e colorate. Grazie alla collaborazione con l’artista Kicco, gli studenti hanno realizzato installazioni di animali simbolici, accompagnate da un progetto comunicativo completo. Le visite saranno guidate dagli studenti dell’indirizzo Turismo, rendendo l’espe-
di formazione professionale per studenti scuola media
rienza accessibile anche ai più giovani. Parallelamente, il progetto “Street Art” ha portato alla creazione di un murale permanente a Palazzo Montalti, realizzato con il contributo dell’associazione Uguali… Diversamente e sotto la guida dell’illustratrice Alessia Properzi. L’opera, nata dalle idee e dalle emozioni degli studenti, rappresenta un racconto visivo collettivo che dà identità agli spazi scolastici e ra orza il senso di appartenenza. L’intero percorso, che si sviluppa tra installazioni temporanee e interventi permanenti, culmina in un itinerario espositivo pensato per coinvolgere la comunità. Più che una semplice presentazione di progetti, si tratta di un’esperienza che dimostra come la scuola possa essere luogo di produzione culturale, dialogo e innovazione. Con queste iniziative, il De Amicis ribadisce una visione educativa centrata sulla valorizzazione delle di erenze, trasformando l’arte in uno strumento concreto di inclusione e crescita condivisa.
• Giacomo Trivellato
Viale Porta Adige,
Cronaca. Il caso al vaglio della Prefettura tra sicurezza e gestione interna
TENSIONE E TENTATA FUGA: FINISCE SOTTO ACCUSA IL NUOVO MINORILE
Nel carcere minorile di Rovigo, un episodio di grave tensione ha riaperto il dibattito sulla gestione interna e sulla sicurezza. Lo scorso sabato 11 aprile si è verificata una rivolta con un tentativo di evasione, rientrata solo dopo diverse ore grazie a una mediazione e all’intervento delle forze dell’ordine. A seguito dei fatti,
i cinque detenuti ritenuti coinvolti sono stati trasferiti in altri istituti e la loro posizione è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.
L’episodio ha avuto ripercussioni anche sul piano istituzionale: il caso è stato portato all’attenzione della Prefettura e sarà analizzato nel prossimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
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L’obiettivo è chiarire sia la dinamica della rivolta sia eventuali criticità organizzative che possano aver favorito la situazione, oltre a valutare possibili interventi correttivi. Secondo le prime ricostruzioni, tra i fattori che avrebbero inciso sugli equilibri interni c’è la presenza di detenuti di età compresa tra i 18 e i 24 anni, trasferiti da un altro istituto. Cinque persone su un totale di 14 ospiti, una quota significativa secondo alcune rappresentanze sindacali della polizia penitenziaria, che hanno evidenziato come questa scelta abbia contribuito a creare instabilità in una struttura pensata principalmente per minori. Le critiche si sono concentrate anche sulla gestione dell’emergenza. Per fronteggiare la rivolta, infatti, sarebbero stati spostati agenti da altri istituti, lasciando temporaneamente scoperti alcuni servizi. Inoltre, viene contestato il mancato ricorso ai gruppi specializzati di intervento, sia regionali sia nazionali, che avrebbero potuto supportare la gestione della crisi in modo più strutturato. Un altro elemento evidenziato riguarda la carenza di personale, particolarmente evidente nei fine
settimana, quando la riduzione dei turni può rendere più fragile il controllo della struttura. Secondo alcune valutazioni, proprio questa condizione potrebbe essere stata sfruttata nei giorni precedenti alla rivolta, contribuendo all’escalation dei fatti.
Le organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria hanno parlato di gestione inadeguata e di scelte organizzative discutibili, chiedendo una revisione dei protocolli di assegnazione dei detenuti e un ra orzamento delle misure di sicurezza. Ora il carcere
minorile di Rovigo, recentemente riqualificato e presentato come struttura innovativa si trova al centro di una verifica complessiva sul suo funzionamento. L’attenzione delle istituzioni è concentrata sia sul ripristino della piena sicurezza sia sulla tenuta del modello organizzativo, messo alla prova da un episodio che ha sollevato interrogativi sulla gestione quotidiana e sull’equilibrio tra funzione rieducativa e controllo.
Carcere minorile di Rovigo, il caso arriva in Parlamento
La situazione del carcere minorile di Rovigo finisce sotto la lente del Governo. La deputata del Partito Democratico, Nadia Romeo, ha depositato un’interrogazione formale al Ministero della Giustizia per accendere i riflettori su una gestione che definisce allarmante, caratterizzata da criticità strutturali, organici sottodimensionati e una preoccupante escalation di episodi critici. L’iniziativa parlamentare trae origine dai gravissimi fatti di cronaca registrati recentemente all’interno della struttura rodigina. Il 12 aprile scorso si sono verificati momenti di forte tensione dovuti a atti di insubordinazione; pochi giorni dopo, solo il tempestivo intervento della Polizia penitenziaria ha evitato la tragedia del suicidio di un giovane detenuto. A completare il quadro, la protesta di alcuni ristretti che si sono rifiutati di rientrare nelle celle, rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine.
A seguito di un’ispezione personale, l’onorevole Romeo ha descritto l’istituto come un “cantiere di fatto ancora aperto”. Le infrastrutture essenziali risultano incomplete e mancano servizi logistici fondamentali. Sul fronte del personale, la carenza è evidente: operano circa 37 agenti a fronte dei 45 previsti, in un contesto privo
di spazi idonei, come una mensa interna o alloggi per ospitare rinforzi.
Ancor più delicata è la questione sanitaria. “Manca un presidio stabile”, denuncia la deputata, sottolineando come l’unico medico sia condiviso con la casa circondariale e il personale infermieristico non sia dedicato esclusivamente alla struttura minorile, con di icoltà perfino nel reperimento dei farmaci.
L’interrogazione solleva dubbi anche sulla gestione delle emergenze e sulla sicurezza interna. Romeo contesta il mancato coinvolgimento dei nuclei specializzati (GIO e GIR) durante i disordini e l’assenza di un piano operativo e icace. Oltre all’aspetto repressivo, a mancare è però soprattutto quello rieducativo: la carenza di percorsi formativi, lavorativi e scolastici svuota di significato la funzione della pena per i minori e i giovani adulti presenti.
“È necessario che il Ministero valuti la compatibilità dell’istituto con il contesto urbano e intervenga immediatamente”, conclude Romeo. La richiesta è chiara: misure urgenti per garantire standard dignitosi, sicurezza per gli operatori e reali prospettive di reinserimento per i detenuti, evitando che la struttura rimanga un luogo di mera detenzione e marginalità.
• Giacomo Trivellato
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ECONOMIA
L’analisi. Allarme per il 2026 rincari stimati per 557 milioni di euro
Veneto, la morsa del caro energia: 140mila famiglie in povertà, artigiani colpiti due volte
Nonostante un’incidenza regionale inferiore alla media nazionale (6,5% contro 9,1%), l’impennata dei prezzi di gas e luce minaccia la tenuta dei bilanci domestici e delle piccole attività produttive.
In Veneto, una regione storicamente trainante per l’economia nazionale, si sta consumando una crisi silenziosa ma pervasiva: quella della povertà energetica. Secondo l’ultima analisi dell’U icio studi della CGIA di Mestre, basata su dati Istat e OIPE, sono circa 315mila le persone che vivono in condizioni di oggettiva di icoltà nel sostenere le spese per l’illuminazione e il riscaldamento. Si tratta di 140mila nuclei familiari che, pur rappresentando una percentuale del 6,5% (dato più confortante rispetto al 9,1% della media italiana), mostrano una vulnerabilità crescente di fronte all’instabilità dei mercati internazionali.
Il quadro descritto dalla CGIA è destinato a farsi più cupo a causa delle tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, che continuano a spingere verso l’alto i costi delle materie prime. A marzo, il prezzo del gas ha toccato i 53 euro/MWh, mentre l’energia elettrica è balzata a 143 euro/MWh.
Le proiezioni per il prossimo futuro sono allarmanti: si stima che nel 2026 le famiglie italiane subiranno un extracosto di oltre 5,4 miliardi di euro rispetto al 2025. Per il solo Veneto, questo si tradurrà in un esborso aggiuntivo di 557 milioni di euro, una cifra che rischia di erodere definitivamente i risparmi delle fasce più fragili della popolazione, come anziani soli e famiglie numerose. Una particolarità del tessuto veneto rende la situazione ancora più complessa: l’altissima densità di lavoratori autonomi. In regione si contano oltre 210mila tra artigiani e piccoli commercianti, spesso titolari di attività senza dipendenti. Per questa categoria, il caro energia rappresenta un “doppio colpo”.
Questi professionisti subiscono l’aumento dei costi come cittadini nelle proprie abitazioni e, contemporaneamente, come imprenditori nei propri laboratori e negozi. Macchinari, celle frigorifere e sistemi di climatizzazione sono costi fissi non comprimibili; l’aumento delle bollette incide direttamente sui margini di guadagno, bloccando di fatto la
capacità di investimento e spingendo molti piccoli imprenditori verso una drastica riduzione dei consumi.
Ma cosa significa, tecnicamente, vivere in povertà energetica? Secondo l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica, il fenomeno si manifesta in tre forme principali:
• Spesa eccessiva: quando le bollette drenano una quota insostenibile del reddito familiare.
• Sotto-consumo: quando le famiglie rinunciano al riscaldamento o alla luce per paura del debito.
• Condizioni abitative inadeguate: quando si vive in case poco e icienti,
soggette a umidità e muffe, che richiedono più energia per essere scaldate.
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Nonostante il Veneto mantenga una capacità di resilienza superiore ad altre aree del Paese, il rischio di un “contagio” della povertà verso nuovi strati sociali è concreto. Senza interventi strutturali o una stabilizzazione dei prezzi, la transizione energetica rischia di trasformarsi in un’emergenza sociale senza precedenti per il Nordest. Allarme truffe TARI via SMS: “Non richiamate i numeri a pagamento” Nuova ondata di tentativi di tru a nel rodigino, questa volta a tema fiscale. Ecoambiente, il gestore del ciclo dei rifiuti, ha lanciato un’allerta u iciale dopo numerose segnalazioni riguardanti falsi SMS inviati a cittadini e imprese. I messaggi sfruttano il timore di sanzioni per spingere gli utenti a contattare numeri a tari azione elevata.
Il testo del messaggio sospetto segue solitamente un copione standard: “La sua posizione TARI – TARIP risulta irregolare. È richiesto un suo tempestivo contatto al numero 893… per evitare aggravamenti”. Si tratta di una strategia di ingegneria sociale che punta sull’urgenza e sulla paura di conseguenze burocratiche. Una “evoluzione creativa” dei tru atori che, anziché promettere premi, minacciano ora verifiche fiscali inesistenti. Ecoambiente ha chiarito con fermezza di essere totalmente estranea a queste comunicazioni. L’azienda sottolinea due punti fondamentali per smascherare il tentativo di frode:
• Modalità di invio: Ecoambiente non utilizza mai gli SMS per contestare irregolarità o richiedere pagamenti. • Numerazioni sospette: Il prefisso 893 è associato a servizi a sovrapprezzo e non appartiene in alcun modo ai sistemi di assistenza o fatturazione del gestore.
L’invito alla cittadinanza è di non richiamare mai i numeri indicati e di non fornire dati sensibili. In caso di dubbi sulla propria posizione Tari, l’unica procedura sicura è ignorare il messaggio e verificare la situazione attraverso i canali u iciali: gli sportelli fisici sul territorio, il sito web aziendale o il numero verde del servizio clienti riportato sulle bollette originali. Di idare sempre dai messaggi che impongono un senso di urgenza immediata.
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La Novità. Presentata u icialmente l’associazione apolitica e senza fini di lucro nata per tutelare il patrimonio cittadino
Rovigo riscopre le sue radici: nasce il “Comitato 15 Aprile - Cappa D’Oro”
Sottoscritto l’atto costitutivo nel segno della Giornata Mondiale dell’Arte. L’obiettivo: promuovere i tesori artistici del territorio e denunciare il degrado. Primo appuntamento il 10 maggio tra musica e storia. Rovigo si riappropria del proprio passato per progettare un futuro all’insegna della bellezza e della consapevolezza. In una mattinata
densa di significato istituzionale e civile, è stato u icialmente costituito, presso lo studio della notaia Elisa Giovanna Bortolin, il “Comitato 15 Aprile - Cappa D’Oro”. Il gruppo, formato da volontari appassionati, nasce con una missione precisa: agire come sentinella e promotore della cultura locale, salvaguardando la storia di Rovigo e della sua provincia dall’abbandono e dall’indi erenza.
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L’associazione si presenta come una realtà apolitica e senza fini di lucro, pronta a dialogare con le istituzioni ma anche a segnalare con fermezza i casi di degrado urbano e architettonico. L’idea di fondo è che l’incuria, spesso, derivi da una mancata conoscenza: molti beni storici e artistici del Polesine restano invisibili agli occhi dei cittadini stessi, finendo per essere “normalizzati” nel loro stato di abbandono. Il Comitato intende rompere questo circolo vizioso attraverso iniziative di divulgazione, itinerari guidati e momenti di confronto pubblico. Alla cerimonia di costituzione ha partecipato con entusiasmo l’assessore comunale Erika De Luca, che ha voluto sottolineare il valore sociale dell’iniziativa: “Siamo ben felici della nascita di questo gruppo che pone al centro il benessere artistico e storico della nostra Rovigo. È una città che non ha nulla da invidiare ad altri centri d’arte e questa mobilitazione dal basso ne è la prova”. Il direttivo del Comitato vede come presidente Marco Suttini, a iancato da Mario Bovenzi (vicepresidente e segretario), Mirko Pozzati, Barbara Bandi (tesoriere) e dai consiglieri
Alberto Scaranello, Mario Andriotto e Mattia Tridello. Saranno proprio questi ultimi a curare e guidare gli itinerari storico-artistici che costituiranno il cuore dell’attività associativa, o rendo ai partecipanti chiavi di lettura inedite sul patrimonio locale.
La scelta del 15 aprile per l’atto notarile non è stata casuale. Come spiegato da Mario Bovenzi, la data coincide con la Giornata Mondiale dell’Arte istituita dall’Unesco: “Abbiamo voluto legare la nostra nascita a una ricorrenza che promuove lo sviluppo e la fruizione dell’arte a livello globale. Il nostro intento è portare questo spirito qui, a Rovigo, con dedizione e cura costante”.
Il Comitato non intende perdere
Rovigo ritrova la sua banda musicale cittadina grazie a un accordo siglato a Palazzo Nodari tra l’amministrazione comunale e il Conservatorio “F. Venezze”. L’intesa segna un passo importante per la vita culturale della città, con l’obiettivo di creare un progetto stabile capace di unire formazione, partecipazione e identità collettiva. In base alla convenzione, il Conservatorio avrà un ruolo centrale: si occuperà infatti della progettazione e della gestione didattica della banda, garantendo la direzione artistica, la preparazione dei musicisti e il coordinamento delle attività. La nuova formazione accompagnerà la città nelle occasioni u iciali, nelle celebrazioni civili e religiose e negli eventi pubblici, diventando un punto di riferimento per la comunità. L’iniziativa punta anche a coinvolgere attivamente i cittadini, soprattutto i più giovani, o rendo percorsi di avvicinamento alla musica e opportunità concrete di crescita artistica. L’obiettivo è quello di trasformare la banda in un elemento vivo e riconoscibile del tessuto sociale rodigino, capace di ra orzare il senso di appartenenza.
tempo e ha già fissato il primo appuntamento per domenica 10 maggio. Sarà una vera e propria festa della città, concepita come un momento di aggregazione popolare e culturale. Ad accompagnare il debutto u iciale saranno le note della Banda Città di Rovigo e l’energia del gruppo folkloristico “I Bontemponi”, per ribadire che la tutela dell’arte non è solo conservazione museale, ma una pratica viva che coinvolge la musica, le tradizioni e l’identità di una comunità intera.
L’invito del “Comitato 15 Aprile - Cappa D’Oro” è aperto a tutti i cittadini che non vogliono più restare indi erenti di fronte alla bellezza che rischia di sbiadire.
Il progetto si inserisce in un più ampio percorso culturale già avviato, che ha visto recentemente la nascita del coro di voci bianche del Teatro Sociale. Una strategia che mira a rendere la cultura sempre più accessibile e partecipata.
Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Valeria Cittadin, che ha sottolineato il valore dell’iniziativa come investimento non solo culturale, ma anche sociale, capace di coniugaretradizione e inclusione. Positivo anche il commento del direttore del Conservatorio, Stefano Romani, che ha ricordato il legame storico tra l’istituto e le bande musicali, evidenziando la volontà di rilanciare questa tradizione mettendo a disposizione competenze e qualità formativa.
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d’interni, vendita di arredi e realizzazione di soluzioni “chiavi in mano”, seguendo il cliente in ogni fase del progetto.
Il nuovo percorso amplia questa visione, introducendo soluzioni innovative capaci di migliorare non solo l’estetica e la funzionalità degli spazi, ma anche la qualità della vita quotidiana
Tra queste, i sistemi radianti Sunshower, integrabili all’interno della doccia, progettati per favorire il benessere muscolare e articolare, nonchè stimolare la produzione di vitamina D, trasformando un gesto quotidiano in un momento rigenerante.
A completare il tutto, un team di professionisti che a anca il cliente nella realizzazione di spazi su misura, progettati per rispondere alle esigenze di chi li vive ogni giorno.
LA CARTA DEL RUGBY POLESANO
stata firmata allo stadio
Mario Battaglini di Rovigo la Carta del Rugby Polesano, un documento che segna un passaggio storico per il movimento rugbistico della provincia polesana e rappresenta un’esperienza unica nel panorama nazionale. Un progetto che è nato da un percorso costruito nell’arco di un anno, promosso dal comitato regionale e coordinato dal consigliere Filippo Boraso e dal delegato provinciale Federico Lubian, che ha visto il coinvolgimento diretto dei club della provincia di Rovigo attraverso incontri periodici. Un lavoro di confronto continuo che ha permesso di costruire una visione comune, fondata sulla collaborazione e sulla valorizzazione dell’intero sistema rugbistico polesano. Si tratta della prima iniziativa di questo tipo nel movimento rugbistico italiano: un modello di crescita condivisa che si fonda sull’orgoglio di appartenenza e sul legame con la tradizione di
ciascun club, ne riconosce il valore di presidio sociale per la comunità e pone al centro le atlete e gli atleti, ra orzando al contempo la connessione tra i club e il territorio polesano, nelle sue diverse articolazioni e nei suoi portatori d’interesse. Nel merito, la Carta del Rugby Polesano definisce un sistema organico di principi e linee guida che orientano lo sviluppo del movimento a livello provinciale. Tra gli elementi centrali vi è il riconoscimento del rugby come strumento educativo e sociale, capace di generare valore per la comunità, promuovendo inclusione, partecipazione e senso di appartenenza. “La firma della Carta del Rugby Polesano – ha detto il presidente regionale Vittorio Raccamarirappresenta un passaggio di grande valore per tutto il movimento veneto. È il risultato di un percorso condiviso che ha saputo mettere al centro il dialogo tra i club e la costruzione di una visione comune, superando logiche individuali per guardare allo
sviluppo complessivo del territorio. Questo documento non è solo un punto di arrivo, ma soprattutto uno strumento concreto per il futuro: definisce principi, responsabilità e obiettivi che ci permetteranno di accompagnare in modo strutturato la crescita del rugby polesano, valorizzando il ruolo educativo dello sport, il
lavoro dei club e il contributo di tutte le componenti del movimento.” Oltre al presidente regionale, di Filippo Boraso e Federico Lubian, erano presenti il coordinatore dei comitati regionali e dei rapporti con i club della Federazione Italiana Rugby Guido Feletti, Massimiliano Dolcetto (presidente rugby Badia 1981), Mirco
AL VIA LA COLLABORAZIONE TRA CANOE ROVIGO E GRUPPO CANOE POLESINE
Le società remiere rodigine, Gruppo Canoe Polesine, presieduta da Emanuele Baracco e Asd Canoe Rovigo, presieduta da Andrea Donzelli, hanno annunciato l’avvio di una collaborazione finalizzata alla crescita e al consolidamento dell’attività remiera nel Polesine. “Una collaborazione storica, ma soprattutto un progetto che parla di futuro, comunità e inclusione” le parole di Emanuele Baracco.
“Insieme diventiamo un esempio di sinergia unico nel territorio – gli fa eco Andrea Donzelli -. Il nostro obiettivo è rappresentare un modello per le altre realtà sportive rodigine: riteniamo infatti che le collaborazioni costruite nel modo giusto possano far crescere non solo lo sport, ma anche i valori che esso porta con sé”.
Gli atleti provenienti dal settore agonistico del Gcp si sono già integrati nella squadra del Canoe Rovigo e potranno contare su un’o erta completa orientata allo sport e all’inclusione.
Le attività giovanili, rivolte ai ragazzi a partire dagli 8 anni, si svolgono presso il centro nautico remiero dell’ostello Canalbianco a Bosaro, che sarà centro tecnico-formativo per le discipline della canoa velocità, canoa polo e paracanoa. Gli amatori, invece, continueranno la loro attività con il Gruppo Canoe Polesine all’Interporto a Rovigo, dando vita a una struttura organizzata, funzionale e complementare, con l’obiettivo di valorizzare e sviluppare maggiormente lo sport amatoriale.
E’ rinnovata inoltre la proposta dedicata ai ragazzi con disabilità, o rendo uno spazio di libertà,
autonomia e crescita attraverso lo sport. Accanto all’attività in acqua piatta, viene proposta anche la canoa polo: attrezzature, pulmini e canoe, insieme alla competenza degli allenatori, saranno condivisi: non una semplice collaborazione, ma una vera integrazione di risorse, energie e visione. “L’obiettivo è andare oltre i risultati sportivi, diventando un punto di riferimento per il Polesine e un modello per il Veneto – dicono i due presidenti: uno spazio in cui agonismo, passione e solidarietà camminano insieme. Perché quando due realtà si uniscono con visione, organizzazione e cuore, non stanno semplicemente facendo sport: stanno costruendo qualcosa destinato a durare”.
• (C.A.)
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Dalla Valdastico alla Holding, il nuovo volto del Veneto
Questo significa poter trattenere sul territorio circa 400 milioni di euro di pedaggi all’anno, risorse che in precedenza prendevano la via del bilancio centrale o dei soci privati e che ora potranno essere reinvestite direttamente per la manutenzione delle strade venete e la riduzione delle tari e. È il passaggio da una subalternità gestionale a una sovranità infrastrutturale che il Veneto rivendicava da tempo senza successo.
Lo stesso dinamismo si respira sul fronte della Valdastico Nord. La prospettiva di collegare l’A31 al Trentino è stata per trent’anni l’emblema dello
stallo istituzionale, prigioniera del “no” ideologico delle amministrazioni confinanti e della mancanza di una spinta governativa univoca. Oggi, l’intesa raggiunta sulla variante con sbocco a Trento Sud segna il superamento di un tabù storico. Mentre in passato il progetto naufragava regolarmente tra ricorsi e mancate intese tecniche, l’attuale convergenza tra Venezia e Trento, sostenuta dal potere di coordinamento del Ministero, ha creato un corridoio negoziale finora inesistente. Non si tratta solo di posare asfalto, ma di chiudere una ferita logistica che penalizzava l’intero sistema produttivo del Nord-
Est, o rendo finalmente un’alternativa concreta al congestionamento del Brennero. Il motore di questa improvvisa accelerazione risiede in gran parte nella solidità del rapporto tra Alberto Stefani e Matteo Salvini. Questo “asse” ha permesso di superare le frizioni che storicamente rallentavano i rapporti tra la periferia e il centro. La sintonia politica tra il leader della Lega veneta e il titolare del MIT ha creato una corsia preferenziale per le istanze del territorio, trasformando le rivendicazioni regionali in priorità dell’agenda di governo. Stefani è riuscito a capitalizzare il proprio peso politico a Roma per
ottenere garanzie e decreti, mentre Salvini ha trovato nel Veneto il laboratorio ideale per dimostrare la capacità del Ministero di sbloccare i cantieri. È questa filiera corta del potere, priva delle mediazioni estenuanti del passato, a spiegare perché dossier rimasti chiusi nei cassetti per trent’anni stiano trovando una soluzione proprio in questi mesi, segnando una stagione di realismo che punta dritto ai risultati tangibili. Ora non resta che attendere per vedere se questi accordi saranno e ettivamente realizzate o se si tratterà di “pre – intese” che, come quelle dell’Autonomia, sono rimaste tali per molto tempo.
L’intervista. L’assessore Lucas Pavanetto fa il punto sul mondo del lavoro e sulle potenzialità della regione più visitata d’Italia
TRA SFIDE OCCUPAZIONALI E IL NUOVO
ORIZZONTE DEL TURISMO TUTTO L’ANNO
Assessore Pavanetto, viviamo un periodo di forti incertezze economiche. Quali sono le risposte concrete che le imprese e i lavoratori trovano oggi nel suo?
Fin dalla prima seduta di consiglio, la giunta Stefani ha messo al centro del dibattito la necessità di potenziare il welfare aziendale e a rontare l’emergenza sociale in senso ampio. Non si tratta solo di grandi investimenti, che pure vedranno nuovi strumenti presentati a breve, ma di una analisi profonda su cosa serva realmente per attrarre e mantenere i lavoratori nel nostro territorio. Il problema oggi non è solo la mancanza di o erta, ma la di icoltà di far incontrare domanda e opportunità a causa di fattori esterni come l’emergenza abitativa. Molte opportunità di lavoro non vengono colte perché mancano alloggi vicini alle sedi aziendali o perché il trasporto pubblico non copre adeguatamente i collegamenti. Su questi due assi - casa e mobilitàstiamo concentrando il nostro lavoro. In questo contesto, che ruolo giocano i centri per l’impiego, spesso visti in passato solo come u ici burocratici per la disoccupazione?
Oggi la prospettiva è radicalmente cambiata. Veneto Lavoro è diventato un’eccellenza rispetto ad altre regioni
proprio per la sua capacità di agire in modo proattivo. Non parliamo più solo di gestione dell’urgenza o di lavoro stagionale, ma di un punto di incontro strategico tra competenze e richieste. Abbiamo messo in campo figure fondamentali come i case manager e gli account manager. I primi si occupano di costruire curriculum “ad hoc” sulle specializzazioni del lavoratore, mentre i secondi mantengono il contatto diretto con le imprese per comprenderne le necessità. Evitiamo così che il lavoratore disperda energie portando curriculum nelle aziende sbagliate, puntando invece tutto sulla precisione del match tra domanda e o erta.
Passando al turismo, lei viene da una realtà come Jesolo. Qual è lo stato di salute del settore nel litorale e nell’intera regione?
Il Veneto si conferma per l’ennesima volta la prima regione in Italia per presenze turistiche, con 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi. Se guardiamo al comprensorio di Jesolo e Cavallino, parliamo di circa 12 milioni di presenze sicure: una cifra impressionante che rappresenta quasi tre volte gli abitanti dell’intero Veneto. La mia esperienza come amministratore a Jesolo, prima come consigliere e poi come presidente
del consiglio comunale, mi ha permesso di vivere queste dinamiche dall’interno. Il turismo è una leva economica imprescindibile, ma la vera sfida della nostra amministrazione è cambiare paradigma. Lei ha parlato spesso della necessità di superare il concetto di “destagionalizzazione”. Cosa intende esattamente?
L’obiettivo è smettere di parlare di “destagionalizzazione”, perché quel termine implica l’accettazione passiva di una stagionalità che oggi non dovrebbe più esistere. Dobbiamo ragionare su “città turistiche che vivono tutto l’anno”. Questo non serve solo ad aumentare le presenze attraverso eventi invernali, ma è un messaggio vitale per chi investe e per chi lavora. Chi sceglie di impegnarsi nel turismo non può farlo solo per quattro o cinque mesi per poi dover cercare un altro impiego. Dobbiamo dare stabilità e dignità a chi vive “di” turismo. È un modello che vogliamo applicare ovunque: dal litorale alla montagna, fino alle terme, che hanno potenzialità ancora inesplorate.
I dati dicono però che il turismo è molto concentrato. Come pensa di coinvolgere il resto del territorio veneto?
È un dato su cui riflettere: l’80% dei 74 milioni di presenze si concentra in sole
20 località. Questo significa in Veneto ci sono potenzialità ancora da sfruttare. Parlo del turismo dei cammini, delle ciclabili, del turismo esperienziale e della ricerca. Non c’è solo il “sole e mare” o le grandi città d’arte come Venezia e la montagna di Cortina. Centinaia di piccoli comuni possono e devono diventare protagonisti di un’o erta turistica diversificata, la nostra Giunta lavorerà intensamente su questo fronte. Un esempio di promozione integrata è stato “Casa Veneto” durante le Olimpiadi, un progetto che ha permesso
di mostrare alla stampa internazionale non solo lo sport, ma le eccellenze di tutte le nostre province. Infine, uno sguardo alla politica locale. In vista delle amministrative a Venezia, qual è il profilo ideale per il dopo-Brugnaro?
Credo che Luigi Brugnaro abbia fatto un lavoro straordinario, portando una modernità che altri sindaci non avevano saputo imprimere, specialmente nella riqualificazione di Mestre e con progetti come il “Bosco dello Sport”, una struttura di livello europeo strategica per l’attrattività del Veneto. Proprio a Mestre abbiamo recentemente inaugurato la nuova sede di Veneto Lavoro, recuperando u ici provinciali disabitati: un segnale forte di collaborazione tra Regione e Città. Per il futuro, la mia esperienza come coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e ora come capogruppo e assessore mi dice che serve una squadra coesa. Non cerchiamo necessariamente un nome di bandiera, ma l’uomo giusto al momento giusto. In questo senso, Simone Venturini è un ottimo candidato: ha lavorato bene in questi anni e ha saputo creare un forte spirito di squadra attorno a sé.
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I conti della Regione. L’assessore Filippo Giacinti
Bilancio da 18,9 miliardi Le novità per il Veneto
Assessore Filippo Giacinti, i tempi di approvazione del bilancio regionale sono stati rispettati. Cosa significa questo per i cittadini veneti?
Siamo riusciti ad approvare il bilancio di previsione con un mese di anticipo rispetto alla scadenza di legge del 30 aprile. È un risultato politico e tecnico di rilievo perché ci permette di essere pienamente operativi da subito. Invece di procedere con la spesa in dodicesimi, come fatto nei primi tre mesi dell’anno, ora possiamo attuare gli obiettivi dell’amministrazione disponendo dell’intera capacità di spesa per i restanti tre quarti dell’esercizio. Parliamo di una manovra da 18,9 miliardi di euro. Sebbene sia un “bilancio ponte” tra due amministrazioni, introduce novità sostanziali su fronti caldi come la sanità e il diritto allo studio.
Quali sono i settori che beneficeranno maggiormente di queste risorse? Il sociale e la sanità territoriale sono le nostre bussole. Abbiamo stanziato fondi specifici per equiparare le borse di studio dei medici di medicina generale a quelle delle altre specialità e per coprire i costi del rinnovo contrattuale delle medicine di gruppo integrate. Per la prima volta nella storia della Regione, finanziamo al 100% le borse di studio per gli studenti universitari del Veneto e garantiamo risorse immediate per il sostegno delle scuole dell’infanzia paritarie.
Sul fronte delle infrastrutture, abbiamo raddoppiato i fondi per la manutenzione straordinaria delle strade tramite Veneto Strade e rifinanziato la Legge 39 con 18 milioni di euro destinati ai Comuni per la sicurezza stradale. Non abbiamo dimenticato la prevenzione del rischio idraulico, aggiungendo 9 milioni di euro agli stanziamenti già programmati.
Avete scelto di non aumentare l’addizio-
nale IRPEF, nonostante le critiche delle opposizioni. Come pensate di sostenere questa strategia nel lungo periodo?
La nostra strada è quella dell’e icienza e della sussidiarietà, non dell’aumento della pressione fiscale. Puntiamo molto su “Venexus”, un’iniziativa del Presidente Stefani che permette alle imprese di far confluire risorse destinate a scopi sociali e sanitari direttamente in progetti regionali, liberando così fondi per altre iniziative. Inoltre, attendiamo per giugno l’approvazione del federalismo fiscale. L’auspicio è che una parte consistente delle tasse pagate dai veneti rimanga finalmente sul territorio, garantendoci maggiore autonomia finanziaria. Quali i prossimi impegni in questo periodo non facile?
Da maggio inizieremo il “bilancio partecipativo”: incontreremo sindaci, sindacati e associazioni di categoria per condividere le scelte in vista del prossimo esercizio economico. Nel segno della condivisione e della responsabilità.
Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza
“Biglietto unico, avanti con la sperimentazione”
Assessore Diego Ruzza, tra cinque anni che tipo di mobilità troveranno i cittadini veneti?
L’obiettivo condiviso con il Presidente Stefani e l’intera Giunta è consegnare un Veneto moderno, e icace e realmente fruibile. Stiamo lavorando per portare a termine la riforma del trasporto pubblico locale (TPL) basata sulla Legge n. 8 del 2025. La Regione tornerà a essere protagonista come coordinatrice dei distretti, con l’intento di uniformare il servizio e correggere le criticità attuali. Il mondo degli spostamenti sta cambiando e dobbiamo rispondere alle esigenze non solo dei centri urbani, ma soprattutto delle periferie e delle aree extraurbane.
Da anni si parla del “biglietto unico”. Quali i tempi e le risorse?
Per trasformare questo progetto in realtà, abbiamo già iniziato a stanziare risorse a bilancio per la progettazione e la sperimentazione. L’idea è un sistema moderno tramite app che permetta a turisti, pendolari e studenti di muoversi tra traghetti, autobus e treni regionali con un solo titolo di viaggio. È un’operazione complessa vista la varietà del nostro territorio, che spazia dal mare alla montagna. L’obiettivo è arrivare a una fase di sperimentazione concreta nei prossimi due anni.
Un punto critico sono i collegamenti ferroviari con gli aeroporti. Quando potremo arrivare in treno al Marco Polo di Venezia o al Catullo di Verona?
Non voglio fare promesse a vanvera, quindi non fornirò date certe finché non saremo pronti, ma posso garantire che i progetti stanno procedendo rapidamente, sia su Venezia che su Verona. Per Verona, l’obiettivo è collegare il Catullo alla stazione di Porta Nuova e alla sponda orientale del Lago di Garda. Riuscire a portare il treno direttamente in questi due scali rappresenterebbe un salto di qualità enorme per tutta la regione.
Il trasporto su gomma appare oggi molto
frammentato. Come intendete riorganizzarlo?
Stiamo definendo con Province e Comuni i “bacini ottimali” per uniformare i flussi di utenza. La vera svolta sarà la creazione di un’Agenzia Regionale, prevista dalla Legge 8/2025, che gestirà questi bacini in una “triangolazione perfetta” tra Regione, aziende e territorio. Questo nuovo modello genererà ritorni economici che verranno reinvestiti nel TPL, permettendoci di aumentare le corse anche nelle zone più lontane dai centri. Solo o rendo servizi capillari possiamo incentivare lo “shift modale” e togliere auto dalle strade. Infine, capitolo sicurezza stradale. Cosa bolle in pentola per i Comuni? Con l’approvazione del bilancio 2026 rifinanzieremo la Legge 39 con 18 milioni di euro. Questi fondi daranno risposta a circa cinquanta Comuni per interventi su viabilità e sicurezza di pedoni, ciclisti e automobilisti. Una volta assegnate le risorse, i Comuni avranno un anno di tempo per aggiudicare le gare e iniziare i lavori: vogliamo che i cantieri partano subito.
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Filippo Giacinti
• (R.R.)
Diego Ruzza
CARTA, RADIO E WEB: IL GRUPPO EDITORIALE LA PIAZZA RACCONTA ANCHE IL TRENTINO
“Noi proviamo sempre a fare una cosa di icile: dare ai territori oltre alla rappresentazione di ciò che sta accadendo, anche una prospettiva della direzione che le comunità stanno prendendo”. Una frase dell’editore del gruppo La Piazza - LaPiazzaweb e Radio Veneto24 che esemplifica benissimo perché a Trento lo scorso 9 aprile il gruppo abbia deciso di invitare il professore Carlo Cottarelli a tenere a battesimo al Castello del Buonconsiglio la presentazione di Radio Trentino24 e dell’edizione di Trento de La Piazza. Pochi in Italia infatti sono in grado di raggiungere vette di chiarezza e di solidità accademica nell’indicare ad un pubblico vasto, e non per forza così informato sulle dinamiche della macro economia, prospettive di futuro. E così la presentazione di radio ed edizione cartacea e online sono diventate occasione per una lezione sul futuro del Trentino, del Nord Est e di questo pezzo di mondo che chiamiamo Italia. Non poteva esserci viatico migliore per spiegare appunto l’idea di fondo dei tre media che nascono in Trentino per dare una voce
in più al territorio, come ha ricordato in chiusura del convegno il nostro editore Giuseppe Bergantin, ma appunto con un approccio glocal: raccontare il particolare senza mai perdere di vista il contesto. “Siamo qui per restare e vi diamo appuntamento all’anno prossimo” ha detto l’editore rinnovando l’intenzione appunto di rendere il Forum Lavoro un appuntamento fisso nell’agenda già fitta di eventi della primavera trentina. Ospite d’onore della giornata è stato il professor Carlo Cottarelli, economista di chiarissima fama. Prima di Cottarelli, che ha spiegato le dinamiche che rendono più faticoso che in altre regioni d’Europa, mantenere la competitività nel Nord Est d’Italia, hanno preso la parola il sindaco di Trento Franco Ianeselli e il vice presidente della Provincia, con delega al lavoro, Achille Spinelli.
“La situazione del Trentino è positiva dal punto di vista occupazionale e mantiene il trend degli ultimi anni, senza segnali di cedimento” ha detto Spinelli. “Dobbiamo intervenire su demografia, competenze e innovazione tecnologica che incideranno profondamente sulle dinamiche del lavoro
nel prossimo futuro - ha aggiunto -. Per questo abbiamo avviato un percorso di crescita dei salari e delle retribuzioni, un patto sviluppato all’interno delle categorie economiche e sindacali con i quali siamo impegnati nella costruzione di politiche di stimolo rivolte ai settori industriali, per sviluppare ulteriormente politiche di welfare e benessere lavorativo. Abbiamo poi diversi indicatori che dimostrano come l’attivazione femminile sul nostro territorio sia significativa”. Carlo Cottarelli
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ha sottolineato durante la sua esposizione le ripercussioni relative alle recenti tensioni internazionali in Medio Oriente. “Lo shock energetico dovuto all’incertezza geopolitica globale - ha aggiunto - può portare a inflazione, recessione e quindi ad un più alto rischio di perdere il lavoro e in generale a una crescita minore del reddito delle famiglie. Servono interventi immediati come aiuti economici per sostenere chi è in di icoltà mentre nel lungo periodo la priorità deve essere liberarsi dalla schiavitù
degli idrocarburi, sia con le rinnovabili ma anche con l’energia nucleare”. “Essere parte di un momento tanto importante per comprendere i nostri territori è per noi una grande sfida e motivo di soddisfazione; con la nostra nuova proposta editoriale locale vogliamo raccontare il Trentino in modo fruibile da tutti in forma gratuita”, ha concluso l’editore Bergantin.
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• Alberto Gottardo
La presentazione a Trento L’editore Giuseppe Bergantin
IL PERSEVERARE DI BARBARA CODOGNO, “DIABOLICO” E SENZA COMPROMESSI
“Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale”
Giornalista, scrittrice, curatrice d’arte, viaggiatrice… Barbara Codogno riesce a vivere mille vite diverse, tutte controcorrente.
“Perseveranza” (Apogeo Editore), il nuovo romanzo di Codogno, è una storia disturbante e a ascinante. Una storia che racconta il lato oscuro della nostra società e che mette il lettore di fronte a una serie di provocazioni impossibili da ignorare. Un libro da leggere, insomma. Per questo ho incontrato Codogno per approfondire insieme a lei i tanti spunti del suo splendido romanzo.
“Perseveranza” è un libro che non fa compromessi. Da dove sei partita per raccontare questa storia?
L’incipit è un fatto reale: un violinista che a un concerto resiste alla sua tosse fino alla fine dell’esecuzione del pezzo. Ricordo benissimo: ero al Pollini di Padova e ne rimasi impressionata.
Cominciai a riflettere sulla fatica che aveva fatto quel musicista: resistere a qualcosa di fisico per un bene più grande. Da qui l’idea di parlare di un uomo che, invece, non aveva mai amato nulla che gli fosse valso la decisione di uno sforzo.
La genesi di questo romanzo è stata molto lunga, come mai?
Io non sono una scrittrice prolifica, ho sempre tempi lunghi. Inseguo idee,
intuizioni. Il mio processo di scrittura prevede che il personaggio si incarni in me: finché non lo sento pronto, non scrivo. E non faccio progetti, non so che cosa succederà… il personaggio prende vita da solo e mi guida nella scrittura. Poi sai, io scrivo amalgamando tutto: pensiero, parola, voce narrante… tutto in un unico flusso continuo e anche questo comporta che io debba entrare in quel particolare stato emotivo che mi permette una fusione perfetta.
Lo stile di questo libro è molto personale, un flusso di coscienza in cui si mescolano più piani temporali, realtà e percezione, memoria e invenzione, lampi e oscurità. Come nasce una scrittura così potente?
Ti svelo un segreto. Dopo la laurea in filosofia ero in crisi, mi avvicinavo al giornalismo e alla curatela d’arte ma i primi passi mi trovarono timida e spaesata. Così decisi di fare un corso di teatro. In città era arrivato il figlio di Lee Strasberg, John. Faceva delle audizioni e io mi presentai con una cosa super drammatica in stile Carmelo Bene, della serie: spiriti, apparite! Strasberg rise come un pazzo e mi scelse perché a suo avviso avevo incredibili potenzialità comiche. Quel suo corso mi ha cambiato la vita. Sul paco lui interrompeva la tua recitazione,
chiedendoti: ma il personaggio ha fatto colazione? E fuori che tempo fa? Ti spiazzava! È stata una rivelazione che poi è confluita nella scrittura: il personaggio è nel mondo: dentro alla pagine ma soprattutto fuori da queste. Il personaggio è pensiero, corpo, vita. Una lezione che ha lasciato il segno. Il tuo è un romanzo che non rassicura il lettore. Negli ultimi anni, invece, si sono moltiplicare opere rassicuranti, che cercano di mettere le cose a posto. Cosa ne pensi? Credo di essere per natura lontana dal mainstream. Oggi o devi mettere in piazza il tuo disagio, con storie tipo che sei guarita da un male incurabile, che hai un passato da tossico, oppure che la vita è bellissima e che felicità sta nelle piccole cose. Una ipocrisia provinciale, una menzogna banale
che edulcora la vita reale. Ma non parlerei di amore per la verità: nel mio caso è gusto estetico. Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale, che vogliamo comprendere con categorie psichiche e sociali. Strano cortocircuito. Di cui sono ovviamente orgogliosa! Il tuo protagonista, Berto, è una persona ributtante. Quanto è stato di icile “scriverlo”, raccontarlo?
Entrare in contatto con lui è stato molto complesso. Poi è scattata la scintilla e tutto quello che per 4 anni avevo accumulato pensando a lui l’ho sputato sulla carta in meno di un mese. Certo, Berto è un vero stronzo,
ma sai che molte persone a lettura ultimata mi han detto: beh, ma anche io mi sento un po’ Berto… perché chi di noi non ha augurato la morte al tipo che ti so ia il parcheggio? Io credo che Berto sia anche la parte oscura e inconfessabile di noi tutti. Una parte eh? Lui è uno stronzo con s maiuscola.
Oltre alla scrittura sei impegnati su diversi fronti artistici: hai altri progetti di cui ci vuoi parlare? Ti ho appena citato un grandissimo regista rumeno, io ho la fortuna di avere in copertina un’opera di Radu Belcin, grandissimo pittore anche lui rumeno. Che assieme a Flavia Pitis e ad altri grandi artisti sarà protagonista di una mostra dedicata alla pittura contemporanea che curerò a settembre a Padova. La mostra titola: “Sul futuro del corpo”. E come vedi, io sempre là torno: il corpo è la centralità della mia indagine. Corpo inteso come un tutt’uno di carne, pensiero, ambiente, parola… in questo caso il futuro del corpo è il futuro del corpo della pittura oggi in grande trasformazione.
• Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Educazione, territorio e futuro: quando impresa e scuola
crescono insieme
DESPAR NORD E LE SCUOLE: UN IMPEGNO
CHE NUTRE LE NUOVE GENERAZIONI
Dalla sana alimentazione ai progetti per la didattica: vent’anni di iniziative per accompagnare bambini, famiglie e insegnanti verso uno stile di vita più consapevole
Un percorso condiviso con le istituzioni scolastiche, le amministrazioni pubbliche, il mondo dell’associazionismo locale e quello delle imprese territoriali del mercato agroalimentare. Questo il programma di lungo corso e ampio respiro che Despar Nord ha intrapreso nell’ultimo ventennio per diventare partner di percorsi e progetti educativi a favore dei più piccoli, favorendo la di usione delle buone pratiche per la migliore educazione alimentare, raccontando l’importanza dei corretti stili di vita e dell’attività fisica, incoraggiando la conoscenza dell’ambiente e della natura e sostenendo la didattica nelle scuole. Un piano di idee e iniziative per investire con responsabilità nel futuro delle comunità e generare valore condiviso nei territori in cui il marchio dell’Abete è presente. Negli anni, queste iniziative sono cresciute e si sono trasformate, coinvolgendo sempre più insegnanti, studenti e famiglie. L’obiettivo è rimasto lo stesso: unire apprendimento e diverti-
mento, portando nelle scuole – ma anche fuori – esperienze nuove, stimolanti e coinvolgenti.
Tra i progetti più rappresentativi c’è “Le Buone Abitudini Despar”, un vero e proprio punto di riferimento per l’educazione alimentare nato con l’obiettivo di supportare scuole e famiglie nel raggiungere un concetto ampio di qualità della vita, con particolare attenzione ai temi della sana alimentazione e dell’adozione di stili di vita salutari. Nato per promuovere corretti stili di vita tra i più giovani, dal suo avvio vent’anni fa ha coinvolto numerosi comuni del Veneto, promuovendo il coinvolgimento e l’adesione di centinaia di insegnanti e migliaia di alunni, diventando un’occasione preziosa per parlare di benessere in modo semplice e concreto.
Il progetto accompagna bambini, insegnanti e famiglie lungo tutto il percorso della scuola primaria, grazie a programmi pensati su misura per ogni classe e sviluppati insieme a specialisti del settore. Un
percorso educativo completo, che aiuta a costruire abitudini sane fin da piccoli. Negli ultimi mesi, “Le Buone Abitudini” ha preso vita anche in modo nuovo e originale, trasformando alcuni punti vendita Interspar in vere e proprie aule didattiche.
A Bassano del Grappa, oltre 250 bambini di sei scuole tra infanzia e primaria hanno partecipato a laboratori dedicati alla scoperta della piramide alimentare. Guidati da un’educatrice professionista, hanno imparato a riconoscere i diversi
gruppi di alimenti e a capire quanto sia importante seguire una dieta varia ed equilibrata. A Castelfranco Veneto, invece, i più piccoli sono stati accompagnati in un viaggio fatto di storie, profumi e colori. Attraverso il racconto animato di una cantastorie e attività manuali ed esperienziali, i bambini hanno esplorato il mondo dei legumi, delle spezie, delle erbe aromatiche e dei cereali, scoprendone caratteristiche, sapori e proprietà. Accanto a questi percorsi educativi, Despar Nord sostiene concretamente
anche la didattica nelle scuole di tutta Italia con iniziative come “Scuola Facendo” e “Stickermania”. Solo negli ultimi due anni, questi progetti hanno permesso di raccogliere oltre 1,1 milioni di euro, destinati all’acquisto di materiali e attrezzature per più di 4.700 scuole, tra istituti pubblici e paritari di ogni ordine e grado. Un impegno che va oltre il semplice sostegno economico: è una scelta che guarda lontano, mettendo al centro le persone, l’educazione e il futuro delle nuove generazioni.
Dalla natura al supermercato: i bambini scoprono la biodiversità con Despar Nord
Imparare a rispettare l’ambiente partendo da esperienze concrete, da vivere con curiosità e meraviglia. È questo lo spirito del nuovo percorso educativo avviato da Despar Nord, pensato per avvicinare i più piccoli ai temi della sostenibilità e della tutela degli ecosistemi. Per farlo, l’azienda ha scelto di collaborare con Moretto Farm, una realtà trevigiana giovane e innovativa che ha fatto della sostenibilità la propria missione. Qui, infatti, si applicano ogni giorno i principi dell’economia circolare e si lavora per proteggere e valorizzare la biodiversità, attraverso attività come l’acquaponica e l’apicoltura sostenibile. Moretto Farm è anche una delle eccellenze promosse da Despar Nord all’interno del progetto “Sapori del Territorio”, nato per dare valore alle produzioni locali e sostenere uno sviluppo responsabile, legato alla qualità e al
rispetto dell’ambiente.
Proprio da questa collaborazione è nato un percorso educativo speciale, che ha visto protagonisti gli alunni delle classi terze della scuola primaria “Ugo Foscolo” di Montebelluna (TV).
La prima tappa si è svolta direttamente in azienda, dove i bambini hanno potuto osservare da vicino la serra acquaponica e scoprire come nasce il miele, imparando a conoscere i processi naturali e le tecniche sostenibili utilizzate.
Il percorso si è poi concluso all’Interspar di Montebelluna, trasformato per l’occasione in uno spazio di condivisione e scoperta. Qui i bambini hanno ripercorso il viaggio del miele e presentato disegni, lavori e riflessioni nati dall’esperienza vissuta, diventando veri protagonisti di un progetto che lega natura, cibo e lavoro.
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Sanità territoriale, arriva il numero unico
24 ore su 24 per i bisogni non urgenti
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Nel rodigino arriva un nuovo punto di riferimento per i cittadini nella gestione dei bisogni sanitari non urgenti. È stato presentato presso la Cittadella sanitaria dell’Ulss 5 Polesana a Rovigo il numero pubblico 116117, un servizio gratuito attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, pensato per offrire risposte rapide e coordinate in ambito sanitario e sociosanitario.
A illustrare il funzionamento del sistema sono stati il direttore generale Mauro Filippi, il direttore dei servizi socio-sanitari Marcello Mazzo e la direttrice della funzione territoriale Domenica Lucianò, che hanno sottolineato come il nuovo servizio rappresenti un tassello fondamentale nella riorganizzazione della sanità territoriale.
ricontattato da un medico della continuità assistenziale oppure essere indirizzato verso i servizi più adeguati.
Tra le novità principali, cambia anche l’accesso alla guardia medica: non sarà più possibile recarsi direttamente nelle sedi territoriali, ma sarà necessario contattare prima il 116117, che valuterà la richiesta e attiverà il percorso più corretto. Questo sistema consente di organizzare meglio gli interventi e di fornire al personale sanitario informazioni già strutturate prima del contatto con il paziente.
È stato inoltre previsto un numero alternativo, 800 311 330, da utilizzare esclusivamente nei casi in cui il 116117 non sia raggiungibile, ad esempio in alcune aree di confine dove potrebbe non esserci copertura di rete adeguata.
Il numero 116117 non sostituisce il 118, che resta il riferimento per le emergenze, ma si rivolge a tutte quelle situazioni che non richiedono un intervento immediato, con l’obiettivo di offrire ai cittadini un accesso semplice e uniforme ai servizi, evitando confusioni e migliorando l’appropriatezza delle richieste.
Attraverso le centrali operative situate a Vicenza e Mestre, gli operatori dedicati gestiranno le chiamate anche in sinergia tra loro per garantire continuità e tempestività nelle risposte, con le chiamate che verranno valutate ed indirizzate verso tre principali ambiti: informazioni sui servizi, bisogni sanitari e richieste sociosanitarie. A seconda del caso, il cittadino potrà ricevere indicazioni immediate, essere
Come sottolineato dai dirigenti, si tratta di un sistema complesso che richiederà un periodo di adattamento, soprattutto per i cittadini. Proprio per questo è fondamentale utilizzare correttamente il numero, evitando di chiamarlo per emergenze o per prestazioni già garantite da altri canali, come le prenotazioni sanitarie o le visite dal medico di base durante gli orari di ambulatorio.
L’obiettivo finale è migliorare l’organizzazione delle risposte sanitarie e sociosanitarie, offrendo ai cittadini un servizio più chiaro, accessibile e coordinato. Un cambiamento che, come accaduto in passato con l’introduzione del 118, richiederà tempo ma punta a diventare un riferimento stabile per il territorio.
Ulss 5 Polesana, una squadra unita alla guida della sanità del territorio
La Direzione Strategica dell’Ulss 5 Polesana si presenta al completo, espressione di competenze diverse ma accomunate da un’unica visione: garantire una sanità sempre più vicina ai cittadini e capace di rispondere in modo efficace ai bisogni del territorio.
A comporre il vertice aziendale sono il Direttore dei
Servizi Socio-Sanitari Marcello Mazzo, il Direttore
Sanitario Monica Briani, il Direttore Generale Mauro Filippi e il Direttore Amministrativo Roberto Sembeni. Quattro figure chiave che, attraverso un lavoro
sinergico, guidano l’organizzazione dei servizi sanitari e socio-sanitari polesani. Alla base dell’azione della Direzione Strategica vi sono valori condivisi come impegno, collaborazione e responsabilità, elementi fondamentali per costruire un sistema sanitario efficiente, accessibile e di qualità. Un lavoro quotidiano che punta a rafforzare il rapporto con la comunità, migliorando i servizi e rispondendo con concretezza alle esigenze dei cittadini.
Giacomo Trivellato
Endocrinologia. Innovazione e attenzione alle patologie rare: nuove terapie avanzate all’Ulss 5 Polesana
Rovigo, all’Ulss 5 Polesana avviata una terapia innovativa per l’ipoparatiroidismo cronico
L’Ulss 5 Polesana compie un nuovo passo sul fronte dell’innovazione clinica e della presa in carico delle patologie rare. Nei giorni scorsi, infatti, il servizio di Endocrinologia aziendale, afferente alla Medicina Interna diretta dal dottor Stefano Cuppini, ha avviato con successo un nuovo trattamento con palopegteriparatide, attualmente unico farmaco approvato per l’ipoparatiroidismo cronico. Si tratta di un risultato di rilievo per l’azienda sanitaria polesana, reso possibile grazie alla recente autorizzazione alla rimborsabilità da parte dell’Aifa e alla collaborazione con la Farmacia ospedaliera di Rovigo, che ha consentito di importare rapidamente il medicinale e di iniziare la terapia per un paziente seguito dall’Ulss 5.
L’avvio del trattamento assume un valore ancora più significativo se si considera che, al momento, sono meno di dieci in tutto il Veneto i pazienti che hanno intrapreso questo nuovo percorso terapeutico. Un
dato che conferma il ruolo attivo dell’azienda sanitaria nell’accesso alle cure più avanzate e nell’attenzione verso i bisogni dei malati affetti da patologie rare.
Il traguardo raggiunto è il frutto di un lavoro di squadra che ha coinvolto specialisti, servizi aziendali e reti regionali e nazionali, con l’obiettivo di garantire ai pazienti un’assistenza aggiornata, appropriata ed equa.
L’impegno dell’Ulss 5 prosegue anche sul piano della formazione e del confronto tra professionisti.
Mercoledì 15 aprile si è tenuto infatti il convegno “Salute integrata: l’evoluzione della cura cardio-nefro-metabolica”, momento di dialogo tra ospedale e territorio pensato per migliorare ulteriormente la qualità dell’assistenza.
“L’introduzione di terapie innovative rappresenta un segnale concreto della capacità della nostra Azienda di offrire percorsi di cura sempre più avanzati”, ha commentato il direttore generale.
Iloprost
a domicilio per le pazienti con sclerodermia
Migliorare la qualità di vita delle pazienti croniche, portando la cura fuori dall’ospedale e dentro le loro case. È questo l’obiettivo del progetto di domiciliazione della terapia con iloprost avviato dall’Azienda Ulss 5 Polesana, attraverso l’Uos di Angiologia afferente alla Uoc di Medicina, nell’ambito del Day Hospital multidisciplinare.
Il modello, presentato anche al XLV Congresso nazionale della Società italiana di angiologia e patologia vascolare, introduce un cambio di paradigma nella gestione della sclerodermia. La terapia con Iloprost, indicata per la vasculopatia sclerodermica, consente di ridurre la frequenza e la gravità del fenomeno di Raynaud, migliorare la tolleranza al freddo e favorire la guarigione delle ulcere digitali. Tradizionalmente, però, richiede infusioni ospedaliere di circa sei ore, con una permanenza prolungata in reparto.
La novità introdotta dall’Ulss 5 è l’uti-
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lizzo di infusori portatili a siringa, dispositivi indossabili che permettono la somministrazione del farmaco direttamente a domicilio, in condizioni di sicurezza clinica. Un passaggio che consente alle pazienti di seguire la terapia nel proprio ambiente quotidiano, con maggiore autonomia e minore impatto sulla vita personale.
Il progetto è il risultato di oltre due anni di lavoro organizzativo e clinico, necessari per definire criteri di selezione, protocolli di sicurezza e percorsi assistenziali. Oggi il programma è pienamente operativo e i primi risultati evidenziano benefici concreti. Le pazienti segnalano un sensibile miglioramento della qualità della vita, grazie alla riduzione degli accessi in ospedale e dei tempi di permanenza nelle strutture sanitarie. Non solo. Anche sul piano organizzativo emergono effetti rilevanti: l’impiego dei nuovi dispositivi consente una riduzione fino al 66% del tempo di as-
sistenza infermieristica dedicato alla sorveglianza dell’infusione, liberando risorse per altre attività cliniche. Il progetto coinvolge un’équipe multidisciplinare composta dai medici Marco Marzolo, Monica Milan, Elena Borella, Laura Grillini, Elisa Miozzo, Franziska Wabersich e Stefano Cuppini, insieme al personale infermieristico Marta Tomasi, Barbara Tamiello, Martina Tiziani, Federica Salvan e Francesca Manzato. “La domiciliazione delle terapie rappresenta una delle direzioni strategiche più importanti per la sanità moderna, soprattutto nella gestione delle patologie croniche – sottolinea il direttore generale Mauro Filippi –. Questo progetto dimostra come innovazione organizzativa, competenze professionali e attenzione ai bisogni dei pazienti possano tradursi in un servizio concreto, capace di migliorare la qualità della vita e rendere più efficiente il sistema sanitario”.
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Nuove regole per ospedali e ambulatori: referti entro cinque giorni e dati condivisi per migliorare le cure
Fascicolo sanitario elettronico, scattata la scadenza del 31 marzo per l’adeguamento delle strutture
Prosegue anche in Veneto il percorso del Fascicolo sanitario elettronico, destinato a diventare il fulcro della sanità digitale. Il 31 marzo ha segnato una data importante: entro questo termine tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, si sono dovute adeguare alle nuove modalità di trasmissione dei dati.
L’obiettivo è rendere più semplice e immediato l’accesso alle informazioni sanitarie dei cittadini. Il Fascicolo rappresenta infatti una sorta di archivio digitale personale dove vengono raccolti documenti, esami e referti legati alla storia clinica di ciascun assistito. Attraverso questo strumento, ogni cittadino può consultare i propri dati e condividerli con medici e specialisti, favorendo cure più rapide e coordinate.
Per rendere il sistema davvero efficace, tutte le strutture dovranno utilizzare un linguaggio comune e rispettare tempi pre-
dal 1969 al vostro servizio
cisi: i referti dovranno essere caricati entro cinque giorni dalla visita o dall’esame. In questo modo, anche in caso di accesso al pronto soccorso in un’altra zona del Paese, i sanitari potranno avere subito un quadro chiaro delle condizioni del paziente. I numeri mostrano una crescita significativa dell’utilizzo. Tra luglio e settembre 2025, il 27% degli italiani ha consultato il Fascicolo sanitario elettronico. Il Veneto si distingue con una delle percentuali più alte: il 66% dei cittadini ha già utilizzato il servizio. Complessivamente, oltre 6,4 milioni di persone hanno effettuato almeno un accesso, mentre per circa 23 milioni di cittadini è stato caricato almeno un documento.
Resta però ancora limitata la quota di chi ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati da parte dei medici, ferma al 44%. Molto alta, invece, la partecipazione dei medici di famiglia e dei pediatri, con oltre il 95% già presenti nel sistema. Tra gli strumenti più importanti c’è il cosiddetto profilo sanitario sintetico, una scheda aggiornata dal medico di base o dal pediatra che riassume le informazioni principali sulla salute del paziente. Si tratta di un documento essenziale per permettere ai sanitari di capire rapidamente la situazione clinica, soprattutto nei casi di urgenza.
I cittadini possono accedere al Fascicolo tramite identità digitale e hanno pieno controllo sui propri dati: possono decidere chi può consultarli, modificare in qualsiasi momento le autorizzazioni e verificare chi ha avuto accesso alle informazioni. Anche la revoca del consenso è sempre possibile e non comporta conseguenze sull’assistenza sanitaria.
Fascicolo sanitario elettronico: accesso in pochi clic con i video tutorial della Regione Veneto
La Regione del Veneto punta sulla semplicità per avvicinare i cittadini al Fascicolo Sanitario Elettronico. Sono infatti disponibili una serie di video tutorial chiari e immediati, pensati per guidare passo dopo passo nell’utilizzo dei servizi sanitari online e nella gestione della propria salute digitale. I video accompagnano l’utente nelle principali funzionalità del fascicolo: dall’accesso tramite identità digitale alla consultazione di referti, ricette e documenti clinici, fino alla possibilità di monitorare il proprio percorso sanitario e avere sempre a disposizione la propria storia medica in modo sicuro e organizzato. Non mancano indicazioni pratiche anche su come aggiornare i dati, condividere le informazioni con i professionisti sanitari e sfruttare al meglio i servizi disponibili. I contenuti, realizzati da Give Emotions – società editrice de La Piazza, LaPiazzaweb e Radio Veneto24 – nascono con l’obiettivo di rendere più accessibili e intuitivi gli strumenti messi a disposizione dal sistema sanitario regionale, favorendone così una diffusione sempre più ampia tra gli utenti.
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E CHIRURGIA
RILASSAMENTO E BIORIVITALIZZAZIONE DEL VOLTO TERAPIA ANTALGICA E FISIOTERAPIA
DELL'ARTICOLAZIONE MANDIBOLARE INFILTRAZIONI
disagi nel corso del giorno (pranzi, motivi di lavoro ... ) esistono allineatori con forze calibrate che consentono di giungere ai risultati indossando gli apparecchi solo durante il sonno.