Periodico d’informazione locale - Anno I n. 8
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di Rovereto
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Bypass ferroviario: associazioni e comitati aprono 3 tavoli di lavoro tematici
Trentino Sviluppo, 40 anni tra imprese, innovazione e oltre un miliardo gestito
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• Matteo Bellomo
otto la superficie di un territorio storicamente solido, il dibattito
uno snodo delicato. Tra le aule del Consiglio e le piazze civiche emergono tensioni che mettono alla prova la tenuta delle politiche provinciali. La prima emergenza è sociale: i dati emersi negli ultimi vertici sul welfare tratteggiano un’inaspettata fragilità economico-abitativa. Il carovita e la carenza di alloggi accessibili stanno trasformando il “modello Trentino” in un sistema escludente per lavoratori e giovani famiglie, alimentando il duro scontro sulle risorse destinate all’edilizia pubblica. A ciò si aggiunge il nodo della gestione del territorio. Le grandi opere infrastrutturali e la viabilità restano terreno di scontro tra sostenibilità ambientale e sviluppo commerciale, mentre sul fondo continua a bruciare la complessa partita dei servizi e della sanità periferica. Trento si trova di fronte a uno specchio: per rimanere una virtuosa eccezione autonoma non può limitarsi a gestire l’esistente, ma deve ritrovare una visione condivisa che metta la persona al centro delle scelte di governo.
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Cecità e diritti, l’Uici chiede criteri più chiari nelle valutazioni sanitarie
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Equilibrio incrinato del laboratorio Trentino?
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EMERGENZA CASA TRA COSTI INSOSTENIBILI E IMMOBILI “FANTASMA” LACRISI ABITATIVAMORDE AROVERETO E MORI:POCHIALLOGGIEAFFITTICARI servizi alle pag. 8-9
ÈANCORA CHIUSO IL TEATRO GUSTAVOMODENA A MORI servizio a pag. 7
LISTE D’ATTESA E CARENZA DI PERSONALE RESTANO LE EMERGENZE DA AFFRONTARE servizio a pag. 24
LA PIAZZA ARRIVA A ROVERETO E MORI
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onoscere il luogo in cui si vive significa poter partecipare alla sua crescita. Con questo spirito La Piazza arriva da questo mese anche a Rovereto e Mori, portando nelle case un giornale dedicato alle comunità, alle loro esigenze e alle trasformazioni che le attraversano. È un nuovo passo che nasce dall’esperienza maturata a Trento nel corso di quest’anno: un percorso importante, fondamentale per costruire una proposta
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FACCIAMO IL PUNTO
di Rovereto
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LA PIAZZA ARRIVA A ROVERETO E MORI • Valeria Marcato Segue da pag. 1
R IL CETO MEDIO FUORI CASA
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empre più cara, sempre più irraggiungibile: che sia da acquistare o da comprare la casa non è più una certezza ma assume i contorni di un miraggio o di una montagna impossibile da scalare. Bastano le cifre e i bilanci familiari a fine mese a dare un’idea. Se fino a qualche anno fa, in Veneto come in Trentino, la difficoltà a trovare un alloggio riguardava le fasce escluse dal ciclo produttivo, oggi il blocco dell’accesso alla casa incide direttamente su insegnanti, giovani tecnici, lavoratori della sanità, anziani con pensioni contributive ordinarie e famiglie monoreddito. Un giovane under 35 con un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio di 1.500 euro si scontra oggi con la richiesta di anticipi bancari pari ad almeno 45.000 euro per ottenere un mutuo prima casa; allo stesso tempo i canoni d’affitto assorbono ormai oltre il 40% delle entrate nette di un nucleo familiare medio. Il risultato è la paralisi: chi non ha alle spalle un patrimonio di famiglia rimane bloccato, oppure si vede costretto a rinunciare a scelte di lavoro e di vita. Di fronte a questa saturazione, gli strumenti istituzionali locali cercano di mettere un argine. In Veneto, la Regione ha attivato il piano “Generazione Casa” impegnando 50 milioni di euro per azzerare i tempi di ripristino delle abitazioni pubbliche sfitte e destinarle a lavoratori e giovani coppie. Sull’altro versante, la Provincia Autonoma di Trento affianca alla gestione ordinaria di ITEA S.p.A. (Istituto Trentino per l’Edilizia Abitativa) il progetto Ri-Val (Rigenerazione e Valorizzazione): una misura che ha censito 467 alloggi inutilizzati nei Comuni trentini con l’obiettivo di riqualificarne 300 e reimmetterli sul mercato a canone moderato (calmierato del 30% rispetto al mercato libero) o con opzione di riscatto. Misure operative che si integrano con le direttive del Piano Casa da centomila alloggi in dieci anni, un impegno a lungo termine pensato per stimolare l’housing sociale privato attraverso leve fiscali e semplificazioni urbanistiche. Tuttavia, risanare qualche centinaio di appartamenti non basterà se le regole del mercato immobiliare continuano a spingere l’offerta esclusivamente verso la locazione turistica breve o la speculazione ad alto rendimento. La casa non può continuare a essere trattata esclusivamente come merce speculativa o bene di rendita a breve termine. Per la classe media la casa non è mai stata un lusso ma una necessità che spesso impegna per decenni le famiglie. Secondo gli esperti servirebbero tre cose poco appariscenti: cantieri con date verificabili, dati pubblici su sfitti e graduatorie (l’anagrafe regionale dell’Erp veneta va in questa direzione), criteri chiari su chi rientra nella fascia intermedia, anziani compresi. I proprietari di immobili vuoti dovrebbero valutare un canone concordato. I Comuni possono accelerare permessi e bandi, le imprese pensare alloggi per i propri dipendenti. A noi cittadini spetta chiedere conto dei tempi, perché una casa promessa tra cinque anni non risolve l’affitto di quest’inverno.
La casa diventa un miraggio per giovani, lavoratori e famiglie. Tra mutui inaccessibili e affitti alle stelle, Veneto e Trentino cercano soluzioni per contrastare l’emergenza abitativa
accontare le scelte delle istituzioni, spiegare i servizi, dare spazio alle associazioni e alle imprese significa rendere più comprensibile ciò che accade e alimentare il dialogo con la comunità. L’esperienza di Trento ha rafforzato questa convinzione: l’informazione locale ha valore quando ascolta, approfondisce e aiuta le persone a orientarsi. È questo impegno che vogliamo portare a Rovereto e Mori, dedicando attenzione all’identità di ciascun territorio, alle sue risorse e alle questioni che interessano le famiglie. Alle spalle ci sono oltre 32 anni di attività nel Nord-Est e un sistema editoriale che unisce il giornale cartaceo, il quotidiano online LaPiazzaweb.it e Radio Trentino24. Canali diversi, complementari, per accompagnare i cittadini con notizie e approfondimenti dalla politica alla sanità, dall’economia alla cultura. La Piazza sarà un mensile gratuito, distribuito direttamente alle famiglie attraverso un sistema certificato. Entrare nelle case è una responsabilità: significa costruire fiducia, offrire informazioni utili e dare voce al territorio. Da Trento a Rovereto e Mori, il nostro progetto cresce insieme alle comunità che racconta.
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di Trento di Rovereto
DALL’8 AL 17 OTTOBRE
ASCOLTACI SU www.trentino24.it Redazione: Redazione: Direttore Direttore responsabile responsabile Matteo Matteo Bellomo Bellomo >direttore@trentino24.it< >direttore@trentino24.it< Redazione Redazione >redazione@trentino24.it< >redazione@trentino24.it<
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ROVERETO IN PRIMO PIANO
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L’intervista. Nel primo numero de La Piazza di Rovereto, la sindaca racconta le priorità della città
Robol: «Rovereto deve prendersi cura delle persone e tornare a vivere il suo centro»
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he Rovereto vorrebbe lasciare ai cittadini alla fine del mandato? E quale cambiamento, già nei prossimi due anni, le farebbe capire che la città sta andando nella direzione giusta? Giulia Robol risponde indicando «la cura delle persone e la cura della città, e quindi degli spazi fisici». È da questa doppia priorità che la sindaca parte per salutare i lettori nel primo numero de La Piazza di Rovereto: sostenere chi vive una situazione di fragilità e, nello stesso tempo, rendere più vivi i luoghi della città. Per le persone, Robol cita i servizi per la prima infanzia, i progetti rivolti ad adolescenti e anziani e il sostegno a chi è uscito dal mondo del lavoro. Per gli spazi, guarda soprattutto al centro storico, dove vede la necessità di far tornare residenti, studenti e attività. Il cambiamento che spera di vedere nei prossimi anni ha una forma concreta: l’arrivo del corso universitario di Scienze della formazione primaria, previsto dall’anno accademico 2027-2028, e i suoi effetti sulla frequentazione delle strade, sul recupero dei palazzi e sul commercio. «Per me è un modo per costruire un indotto, una maggior frequentazione degli spazi
del centro storico e anche l’opportunità di rigenerare i palazzi», spiega. Il centro storico è il punto in cui questa sfida diventa più visibile. Robol riconosce le difficoltà del commercio e delle città di medie dimensioni: «Dobbiamo fare in modo che i centri storici possano essere rivitalizzati e riabitati». Una delle occasioni, secondo la sindaca, arriverà dall’università. Dall’anno accademico 2027-2028 Rovereto ospiterà in centro il corso di Scienze della formazione primaria. La città conta già, nella stima indicata da Robol, circa 1.800 studenti universitari; per il nuovo percorso l’ateneo ne prevede circa 600 nell’arco di cinque anni. Non si tratta soltanto di aggiungere aule.
Più studenti possono significare palazzi recuperati, attività frequentate e nuove ragioni per vivere il centro durante la giornata. «È un modo per costruire un indotto», osserva la sindaca. Alla formazione affianca la manutenzione degli spazi pubblici, il verde e l’attenzione a una città più curata. Il risultato che spera di vedere nei prossimi due o tre anni è proprio questo: progetti già avviati che comincino a cambiare l’esperienza quotidiana di Rovereto. Nel disegno rientra anche la cultura. Il Mart, il Museo storico italiano della guerra, la Campana dei Caduti e la Fondazione Museo Civico compongono un’offerta concentrata in pochi luoghi, ma conosciuta ben oltre il territorio. Per Robol la sfida è far sì che questa ricchezza abbia effetti più ampi sulla città. Il lavoro avviato con Trentino Marketing punta a raccontare Rovereto insieme alla Vallagarina, collegando musei, identità locale ed enogastronomia. «Formazione, cultura, commercio, artigianato e associazioni si incrociano», dice. La speranza è che la presenza di visitatori e studenti dia opportunità anche a chi lavora e abita qui. Lo sguardo della sindaca va poi oltre il
centro e raggiunge le aree dell’innovazione, da Manifattura alla meccatronica e al polo delle scienze della vita in fase di realizzazione. Università, ricerca e imprese, sostiene, devono mantenere un rapporto con la città e con il suo tessuto industriale. È un equilibrio che Robol considera essenziale: far crescere i nuovi poli senza perdere il legame con le attività storiche e con la vita dei quartieri. Tra le questioni che toccano più direttamente le famiglie c’è l’ospedale Santa Maria del Carmine. La sindaca accoglie positivamente il primo finanziamento provinciale di 50 milioni di euro per la riqualificazione, ma attende di vedere il progetto. Al Comune, spiega, è stata illustrata a voce l’ipotesi di intervenire per fasi sulla struttura; manca ancora un disegno complessivo sul quale esprimere una valutazione. «Abbiamo chiesto un masterplan», precisa. La sua posizione è che il rinnovamento non riduca le specialità e i servizi di un ospedale che serve tutta la parte meridionale del Trentino. Anche la gestione di un cantiere lungo, aggiunge, richiederà attenzione. La sicurezza è un altro tema sul quale i cittadini cercano risposte dal Comune. Robol
parla di collaborazione costante con le forze dell’ordine e di interventi sull’illuminazione degli spazi meno frequentati, compresa l’area dell’Urban City. La trasformazione prevista dal proprietario, con nuove attività e l’ampliamento del supermercato, potrebbe contribuire a renderla più vissuta: «Quando un luogo è più abitato, anche le condizioni di sicurezza migliorano». Accanto ai controlli e al progetto di un’unità cinofila della polizia locale, la sindaca richiama il lavoro degli operatori di strada con i ragazzi in difficoltà. Per lei presidiare uno spazio significa anche provare a intercettare il disagio prima che si aggravi. Alla domanda su quale luogo racconti meglio le potenzialità di Rovereto, Robol guarda fuori dal municipio. Indica il castello, i musei, Santa Maria e le strade del centro: luoghi vicini tra loro nei quali immagina di vedere i primi risultati del lavoro su università, attività economiche e turismo. È da quello scorcio che sceglie di salutare i lettori de La Piazza: con l’idea di una città che valorizzi ciò che già possiede e trovi nuovi modi per viverlo. • Valeria Marcato
BYPASS FERROVIARIO, ROBOL: «SU MARCO L’ATTENZIONE RESTERÀ ALTA»
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l bypass ferroviario resta una delle opere su cui Rovereto chiede di essere ascoltata. Per la sindaca Giulia Robol il passaggio decisivo sarà il nuovo progetto: solo allora il Comune potrà valutare se le soluzioni proposte tutelano adeguatamente Marco, il territorio interessato dall’imbocco della galleria. «La modifica che per il momento è stata accolta è l’approfondimento della progettazione degli imbocchi», spiega la sindaca, riferendosi al percorso partecipativo appena concluso. Per
Rovereto l’attenzione si concentra su Marco. Il Comune ha chiesto uno spostamento della soluzione progettuale per evitare che l’uscita crei condizioni troppo gravose per l’abitato. Robol giudica positiva la disponibilità delle Ferrovie ad approfondire il tema, ma distingue questa apertura dal risultato finale: «Quando il nuovo progetto verrà presentato, lo valuteremo. La nostra attenzione rimane alta». La sindaca non mette in discussione la necessità di adeguare la rete ferroviaria. Ricorda che la
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linea attraversa zone urbanizzate e che l’aumento del traff ico sui binari potrebbe avere effetti, anche sul rumore, per chi vi abita accanto. La prospettiva di trasferire merci dalla strada alla
ferrovia, sostiene, deve quindi accompagnarsi alla salvaguardia del territorio. Il punto, per Robol, è trovare un equilibrio tra l’infrastruttura e la vita quotidiana di Marco. Per questo promette di seguire la progettazione fino alle scelte definitive: il confronto aperto finora ha consentito di rivedere le ipotesi, ma sarà la proposta aggiornata a mostrare se le richieste del Comune hanno trovato una risposta concreta. • (V.M.)
Concessionaria e officina Suzuki auto e Moto Guzzi
DA OLTRE 60 ANNI A ROVERETO
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MORI IN PRIMO PIANO
diRovereto
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Il problema. Cerniera fra Alto Garda e Rovereto, il paese subisce dinamiche abitative ed economiche impattanti dall’esterno
Il Teatro Modena Crisi abitativa e commercio al centro resta chiuso e non del dibattito politico per il futuro del paese si sa quando riaprirà
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l problema della casa è particolarmente sentito anche a Mori. Ne parliamo con Filippo Mura, capogruppo del PD in consiglio comunale , ex assessore alla Cultura nell’amministrazione Barozzi, attuale segretario del Circolo del PD moriano. “Mori vive e si trova geograficamente a Cerniera tra Alto Garda e Rovereto – dice - due aree con forte stress abitativo, in modo particolare l’Alto Garda”. Negli ultimi anni - segnala – c’è stata una modifica della composizione demografica, con sempre più nuclei monocomponenti, e un’impennata di lavoratori stagionali e persone che lavorano in Alto Garda (dove trovare casa a prezzi accessibili è difficilissmo) che trovano a Mori uno sbocco. “Questo ha portato nell’ultimo decennio ad un’esplosione degli affitti, perché le domande sono molto più alte dell’ offerta – annota - Un bilocale arriva a costare 600-700 € al mese, soprattutto non si trovano alloggi”. Emergono problemi noti: mancanza
di soldi per ristrutturare alloggi che non tornano sul mercato, scarsa fiducia nelle tutele per i padroni di casa, alloggi Itea non disponibili. Secondo il consigliere le soluzioni sono un mix: reinvestire in edilizia popolare (senza consumo di suolo) e ristrutturazioni, la mediazione offerta da Fondazione Trentino Abitare, premialità fiscale ma anche il piano attuativo di co-housing approvato dal consiglio comunale, anche in previsione dell’invecchiamento della popolazione. “Il comune pos-
siede diversi appartamenti ma non sempre si riesce subito a rimetterli sul mercato; sono più destinati a soddisfare contesti sociali particolari”. Il problema non si risolve con sguardo campanilistico interno, secondo Mura: “Finché in Alto Garda la maggior parte dei proprietari trova conveniente e possibile - legittimamente – mettere appartamenti nel turismo, Mori rimarrà vittima di questa dinamica”. Altro tema attuale: il commercio. “Vediamo tanti furgoni consegnare in paese. Difficile sostenere il commercio locale di
prossimità, perché effettivamente il contesto sta cambiando. Le amministrazioni hanno cercato di mettere in campo iniziative, collaborando con Unione Commercio e turismo della Vallagarina, spiega. A livello locale si possono organizzare eventi (come la Ganzéga o la Festa di primavera), gestire l’ accessibilità, garantire decoro urbano, valorizzare normative e finanziamenti provinciali e statali. • Maddalena Di Tolla Deflorian
proposito di valore del territorio e di come preservarne attrattività e vivibilità nei fondovalle alpini: non c’è ancora un esito certo sulla richiesta di finanziamento per la ristrutturazione e una data di avvio lavori per il Teatro Gustavo Modena di Mori, il secondo teatro più antico del Trentino, che rimane chiuso dallo scorso anno per motivi tecnici e di sicurezza, secondo quanto ha motivato la sua decisione l’amministrazione comunale. In occasione della recente edizione della Ganzéga la sua permanenza chiuso ha suscitato la tristezza dei residenti. Il Teatro, costruito nei primi anni del 1800, è intitolato a Gustavo Modena (1803-1861), ritenuto il più grande attore italiano dell’Ottocento, il cui padre Giacomo nacque a Mori nel 1757. Il Teatro Modena è uno dei luoghi simbolici e identitari del paese e il direttore artistico della compagnia, ha dichiarato che una lunga chusura danneggerebbe la relazione fra gli abitanti e il luogo di cultura. La chiusura aveva anche destato una polemica politica, con i tre gruppi di opposizione (PD, AVS e Lista civica Uniti per Mori) a presentare un’interrogazione per avere lumi sulle perizie tecniche. • (R.R.)
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Emergenza casa/1. Il comune sperimenta bandi diversi, Sportello casa critica e propone
CRISI ABITATIVA IN CITTÀ: INSUFFICIENZA DI ALLOGGI E PREZZI ALTI A nche a Rovereto la crisi abitativa picchia duro, come in tante città italiane e altre zone del Trentino, a partire da Trento, con una sensibile riduzione degli affitti a lungo termine disponibili, prezzi in salita per compravendite e affitti e più della metà della città che – secondo un’ elaborazione del quotidiano Il T – sarebbe in zona di stress abitativo. Ne abbiamo parlato con la sindaca Giulia Robol. Il comune ha presentato un piano d’azione per le politiche abitative 2026-28. La sindaca Giulia Robol spiega che il piano si compone di 7 azioni più un’azione comunicativa. Il comune di Rovereto è dentro il sistema di ITEA, e la gestione è della comunità di Valle della Vallagarina. “Nel comune c’è un patrimonio di case e abitazioni che è il più cospicuo in Vallagarina – annota la sindaca - Si tratta di alloggi soprattutto per la fascia di emergenza sociale e a canone calmierato. ITEA ha fatto e sta facendo investimenti importanti, con il cosiddetto progetto RIURB, su alcune aree importanti della città, per esempio l’area ex BIMAC, Sant’Ilario e area delle Maioliche, nella zona sud di Rovereto. Le tre novità che abbiamo inserito attraverso dei bandi sono
dedicate all’abitare universitario (in sinergia con l’Opera universitaria), a quello lavorativo e poi al “Condominio solidale”. Per l’abitare lavorativo il bando rilanciato in seconda edizione a inizio ottobre, dopo una prima fase avviata a maggio che aveva assegnato tre alloggi, prevede 11 alloggi da assegnare a lavoratori e lavoratrici (esclusi i dirigenti), attraverso un ente gestore, nel cui contesto le imprese faranno da garanti per i propri lavoratori. È un bando innovativo secondo Robol, costruito su esempio di alcuni comuni come Milano e alcuni comuni europei, tedeschi in particolar modo”. Il condominio solidale è invece un progetto di comunità, con demolizione e ricostruzione dell’edificio pre-esistente, con fondi PNRR che vedrà poi “la costruzione di una comunità, partendo da un mix abitativo e di origini diverse, che costruiscono opportunità di coesione, di costruire una comunità sociale del condominio stesso – raccontala sindaca L’ottanta per cento dei progetti che abbiamo sull’abitare riguarda il sociale, l’emergenza sociale e le persone che hanno disagi abitativi, l’abitare accompagnato, per le disabilità, pe4r situazioni in cui noi andiamo a incidere, cercare
di risolvere situazioni puntuali. Sono alloggi che vengono sempre dati da un ente gestore selezionato attraverso bando”. É critico invece su questa scelta il giudizio del portavoce di Sportello Casa per tuttə, l’attivista Tommaso Baldo. “Abbiamo duramente criticato questa scelta perché quelle sono case del co-
mune, e noi per esempio seguiamo due anziani di 72 e 73 anni, che hanno un Icef da canone moderato, e che non sono stati minimamente ascoltati dalle istituzioni, nessuno ha dato loro una mano. C’è gente che aspetta Itea da tutta la vita: gli industriali per i propri dipendenti, la casa possono trovarle in altro modo. Le case del comune servono per gli anziani, per i disabili, per le emergenze. Abbiamo già detto alla sindaca che questa è privatizzazione di risorse pubbliche. Così si rischia di creare la guerra tra poveri. Bisogna tassare gli appartamenti vuoti e l’uso turistico, per far tornare sul mercato a prezzi calmierati molti più alloggi”. La proposta di Sportello casa è anche quella di istituire un Tavolo Sfratti per fare prevenzione, trovare soluzioni e mediare nelle situazioni critiche. Un altro aspetto critico da monitorare, pur nella sperimentazione – secondo il segretario provinciale della UIL, Walter Largher – è il legame diretto fra contratto con l’azienda e affitto dell’alloggio. • Maddalena Di Tolla Deflorian
Case inutilizzate e affitti: la Fondazione Trentino Abitare scende in campo
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ra gli strumenti messi in campo sul fronte del problema abitare, esiste anche La Fondazione Trentino Abitare – Impresa Sociale. Lavora per ampliare l’offerta abitativa recuperando immobili inutilizzati, incentivando la locazione a lungo termine e lo sviluppo di modelli innovativi. Mette in relazione proprietari, cittadini, imprese, enti pubblici, costruendo progetti concreti capaci di generare fiducia. Garantisce ai locatori una gestione senza pensieri, azzerando le incombenze e offrendo le massime tutele. Accompagna proprietari e inquilini nella
costruzione di rapporti abitativi più stabili, sostenibili e basati sulla fiducia, offrendo strumenti e soluzioni che aiutano a valorizzare gli immobili e a rendere serena la gestione della locazione. Sviluppa iniziative e partnership orientate alla valorizzazione del patrimonio esistente e alla sperimentazione di nuovi modelli residenziali, capaci di generare benefici per le persone e per le comunità. Organizza incontri informativi sui temi della casa in giro per le valli. Opera quale ente gestore per conto del comune di Rovereto per È stata costituita a Trento il 25 febbraio
2025 con l’obiettivo di favorire l’accesso alla casa e promuovere soluzioni innovative, sostenibili e accessibili. È un ente del Terzo Settore senza scopo di lucro, che persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Non ha controllo pubblico. Fondatori sono i due enti costitutivi: ATAS Onlus e L’Alveare (ex Casa Padre Angelo). Partecipano anche i comuni di Trento e Rovereto, altri comuni, sindacati e associazioni varie. • (M.D.T.D)
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di Trento
Emergenza casa/2. Progetti speciali per attivare soluzioni abitative per tutti
Si avvera il sogno del condominio solidale in città: modello innovativo di co-housing e welfare di prossimità
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l Condominio solidale in via Maioliche 40, laddove sorsero le prime case popolari dopo la Seconda guerra mondiale, composto da dodici appartamenti e ristrutturato con fondi PNRR e comunali, è un intervento strategico per rispondere all’emergenza abitativa e contrastare l’isolamento sociale attraverso la forza delle relazioni di comunità, adattando le risposte alle diverse esigenze. La casa qui non è intesa semplicemente come una struttura fisica e residenziale, ma come il nucleo
fondamentale in cui nascono relazioni, si sviluppano percorsi di vita e si consolida il senso di appartenenza alla comunità. Questa iniziativa locale risponde in modo concreto – spiega l’amministrazione - alle linee del Piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile del dicembre 2025, ed al Piano casa Italia nazionale, approvato in via definitiva dal Senato il 1° luglio 2026. Dal punto di vista dei servizi, l’intervento non prevede una presa in carico assistenziale tradizionale
da parte dei servizi sociali, ma si configura come un servizio territoriale volto alla costruzione e promozione di reti territoriali. Il modello di intervento si svilupperà in modo integrato su tre dimensioni. All’interno del condominio: per favorire la socializzazione, la reciprocità, l’aiuto solidale e la gestione condivisa degli spazi comunitari. Nel quartiere: per integrare le ed i residenti con il tessuto sociale, le associazioni e le istituzioni locali. Nella cura delle persone: garan-
tendo un supporto costante sia sul piano psicofisico che sociale. “Con il progetto di via Maioliche sperimentiamo un vero e proprio laboratorio di welfare di comunità, di abitare collaborativo e di inclusione dove il diritto all’abitare non si esaurisce nella consegna delle chiavi di una casa, ma la casa diventa luogo primario da cui nascono relazioni, solidarietà e senso di appartenenza alla comu-
nità. Vogliamo creare un modello abitativo collaborativo capace di prevenire la solitudine, l’isolamento sociale e di valorizzare il mutuo aiuto tra le persone, costruendo una rete solida sia all’interno del condominio sia con l’intero quartiere”, sono le parole di Arianna Miorandi, assessora comunale alla cura e al benessere sociale. • Maddalena Di Tolla Deflorian
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Assegnati 14 alloggi ITEA a canone moderato all’ex BIMAC
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inizio settembre erano stati assegnati 14 appartamenti realizzati da Itea spa nel nuovo compendio ex Bimac. L’opera comprende, oltre al complesso residenziale, anche il distretto sanitario Asuit, spazi per le associazioni, un bar e oltre 360 posti auto. “Con l’inaugurazione di queste abitazioni a canone moderato non celebriamo soltanto la fine di un cantiere, ma diamo una risposta concreta al fabbisogno abitativo del territorio e dell’intera comunità”, ha dichiarato l’assessore provinciale alle Politiche abitative Simone Marchiori in quella occasione. “La consegna di questi 14 alloggi rappresenta la felice conclusione di un percorso lungo e complesso, che la Società
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ha portato avanti con determinazione per restituire alla comunità un compendio completamente riqualificato e ad alto valore sociale,” dichiarava il presidente di Itea spa, Sergio Anzelini. “Non consegniamo solo abitazioni
moderne ed efficienti, ma diamo vita a un vero polo integrato dove i servizi sanitari, gli spazi per le associazioni e la residenzialità conviveranno quotidianamente.” • (M.D.T.D)
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INFRASTRUTTURE
diRovereto
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Mobilitazione. Sono stati aperti alcuni tavoli di lavoro con circa 150 persone di 20 realtà del territorio
BYPASS FERROVIARIO: ASSOCIAZIONI E COMUNI INSODDISFATTI DELL’ESITO DEL DIBATTITO PUBBLICO S ul bypass ferroviario Lotto di Rovereto, sono tornati a riunirsi nelle scorse settimane associazioni, cittadini, amministratori e comitati, dopo che il 7 settembre RFI ha pubblicato la relazione finale del Dibattito Pubblico. Il documento lascia insoddisfatta la società civile, perché di fronte all’analisi critica fondamentale prodotta dalle associazioni (in particolare da Legambiente, il cui documento abbiamo visionato), non è entrato nel merito puntuale delle questioni trasportistiche centrali, per capire se il progetto serva davvero o sia evitabile, con tutte le sue conseguenze ambientali. Circa 150 persone di una ventina di realtà del territorio si sono suddivise in tavoli di lavoro tematici: lo scopo è studiare ma soprattutto, fare ulteriori pressioni sulla Provincia (che secondo gli attivisti ha fatto osservazioni marginali) e sulla Regione. “Ci sono stati due momenti assembleari da settembre ad ora – racconta
Marino Cofler, chimico, vicepresidente Legambiente Trento, residente in Vallagarina - che hanno coinvolto buona parte di associazioni e istituzioni, che hanno presentato le osservazioni (quasi 500) nel Dibattito pubblico. Ci sono stati altri incontri nei giorni scorsi, in particolare quello promosso dal circolo Arci di Besenello in teatro (che si è riempito) ha visto una buona partecipazione, con circa 150 persone”. “Il timore adesso è per il fatto che pare non ci siano altre possibilità di intervento da parte di cittadini e
associazioni ma solo interlocuzioni degli enti, amministrazioni comunali ed eventualmente amministrazione provinciale”. Legambiente ha proposto una valutazione dal punto di vista trasportistico della necessità dell’opera, e in subordine della sua tempistica. “Abbiamo proposto - prendendo i dati effettivi attuali del flusso di merci lungo l’asse del Brennero - di passare ad una fase di potenziamento e rinnovamento della linea ferroviaria storica, contemporaneamente ad una modifica
delle tariffe autostradali”. Eccolo il nodo essenziale intorno al quale le istituzioni e RFI danno risposte generiche: possiamo aumentare la capacità di trasporto delle merci anche senza raddoppio della linea, aumentando le tariffe autostradali e potenziando la linea storica? Il comune di Besenello aveva presentato un documento di 100 pagine contrario al progetto, “in quanto – annota Cofler - la proposta progettuale numero 3 passa in profondità sotto la valle e anche sotto il paese di Besenello, quindi preoccupa moltissimo per aspetti di stabilità e staticità degli edifici e per il fatto che a monte perfora il massiccio della Vigolana, con grossissimi rischi per le risorse idriche (infatti le amministrazioni dell’altopiano sono state storicamente contrarie). Anche Calliano, Nomi e Volano hanno portato analoghe motivazioni critiche e contrarie. Alcuni dati dati da Legambiente:
“La linea storica ha una potenzialità di 29 milioni di tonnellate anno. In questo momento sta trasportando, negli ultimi 4 anni, mediamente 14 milioni di tonnellate, quindi c’è ancora metà della potenzialità non sfruttata. Quando sarà aperto il tunnel di base del Brennero, la potenzialità potrà aumentare a 35 milioni di tonnellate, perché i treni merci che attualmente sono dei 600 metri di lunghezza, potranno essere più lunghi, con lo stesso tipo di trazione, arrivando a 750 metri, che significa un aumento da 29 a 35 milioni di tonnellate annue di potenzialità”. Su questi numeri precisi non ci sono risposte. Il notevole lavoro della società civile e di diversi comuni dimostra che di scontato non c’era nulla, benché proponenti e categorie economiche presentino l’opera come “indispensabile” . • Maddalena Di Tolla Deflorian
La richiesta in Regione al Governo Meloni su tariffe e compensazioni dei trasporti lungo il Brennero
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’è una mozione regionale (trasformata in un voto, cioè richiesta al Governo) sull questione tariffe e trasporti, presentata da Francesca Parolari del PD con le firme delle colleghe e dei colleghi del centro sinistra. Il testo è stato modificato in accordo con il presidente Arno Kompatscher. Ora attende di essere votato in consiglio per poi approdare a scala romana. Ecco le richieste: 1. Che l’Italia recepisca e applichi tariffazione e pedaggio ambientale europeo su tutti i tratti autostradali, compresa l’ A22, superando la politica dei prezzi artificialmente bassi che penalizza salute dei cittadini e ambiente, a vantaggio
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del traffico merci parassitario. 2. Si negozi con Governo austriaco e istituzioni di Bruxelles un sistema tariffario integrato, dinamico e comune che tuteli la qualità della vita dei residenti lungo l’intero corridoio del Brennero. 3. Si studino le modalità per istituire un fondo di compensazione e ristoro per i Comuni della regione attraversati dall’asse autostradale, da alimentarsi attraverso i futuri proventi derivanti dalle componenti del pedaggio ambientale, sul modello dei canoni idroelettrici. • (R.T.)
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ECONOMIA
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L’intervista. Il presidente della categoria rilancia la necessità di collegare arte, turismo e commercio
IL COMMERCIO IN VALLAGARINA E A ROVERETO A DUE VELOCITÀ A Rovereto e Vallagarina il commercio va a doppia velocità – racconta il presidente di Unione Commercio e Turismo Vallagarina, Marco Fontanari. La categoria conta circa 800 aziende nella zona. “La grande distribuzione tiene, soprattutto per generi alimentari e di prima necessità ma nei centri storici il commercio è in difficoltà. Soffre anche perché toccato dal posizionamento di grandi superfici di vendita fuori città e soprattutto incide l’online. La stessa cosa vale per Mori: fra Rovereto e Mori si è posizionata la grande superficie commerciale. Stanno tenendo un po’ di più bar e ristoranti, perché la voglia della “casa fuori casa” resiste; con i bar che soffrono un po’ più rispetto ai ristoranti. C’è un annoso dibattito nella categoria: sino a fine anni’ 90 avevamo un contingentamento delle licenze, l’offerta era calibrata sul mercato. Poi con le liberalizzazioni di fatto si aumentava di molto l’offerta rispetto a mercato e utenza. Quali sono i punti di forza e le debolezze? La tipicità dei borghi è importante ma capta più il turista che il residente. Il turismo crea massa critica che si aggiunge allo stanziale, permette di vivere o sopravvivere a parecchie attività. Ahimè, la Vallagarina non è ancora una vera destinazione turistica. Io sono stato presidente della APT di Rovereto e Vallagarina, albergatore sull’altopiano di Brentonico alla Polsa, sono sceso a Rovereto, ho aperto due attività di ristorante. Conosco il mondo dei flussi che contano per far stare in piedi le aziende. Sono fra quelli che hanno fatto l’investimento più grande a fianco del MART, dico le cose per conoscenza, non per sensazione. Oggi la Vallagarina non è una destinazione turistica che riesca a generare i flussi necessari, perché è sempre stata una zona a forte vocazione industriale, artigianale, agricola e non ha ancora fatto secondo me il necessario passaggio. Abbiamo grandi eccellenze e potenzialità ma non ragioniamo ancora in modo adeguato. Flussi, sicurezza e prospettiva la priorità. Parliamo del rapporto MART-economia? Quando diciamo che un museo ha carattere scientifico, di ricerca, io sono assolutamente d’accordo ma
gli arrivi delle scuole non si devono conteggiare, le scuole hanno valore a parte, educativo, di crescita dei nostri ragazzi.
Però in tutta Italia, arte e cultura sono il nostro petrolio. Col MART non succede ancora, i numeri sono ancora bassi. Si è curato più l’aspetto
scientifico-culturale che quello economico. Forse perché per alcuni creare economia attorno alla cultura mistifica l’arte ma i nostri musei sono a trazione di finanza pubblica. Fare gli elitari con costi sostenuti da tutti non è corretto. Ad esempio, abbiamo Depero: valorizziamolo di più col marketing. Abbiamo riconosciuto che quando è arrivato il presidente Sgarbi un cambio di marcia nella comunicazione e nelle scelte l’aveva dato, poi purtroppo si è tornati nella mediocrità. • Maddalena Di Tolla Deflorian
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Il centro storico si salva con abbellimento, eventi di spessore, attrattività. Orari ZTL problematici. Il Natale? Futurista, nella città di Depero
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l centro storico di Rovereto soffre, come tanti altri. L’Unione Commercio e turismo negli anni - spiega il presidente Fontanari – ha messo in campo diverse azioni e alcuni progetti, come i Distretti , le feste classiche come Halloween, il protocollo di rigenerazione urbana. Ma serve maggiore incisività per difendere il modello italiano del commercio di prossimità, in un centro dove sono tante le serrande che si abbassano. “Serve curare bene i piccoli dettagli, creare altri eventi di livello, ad esempio dedicati ai personaggi cittadini, Rosmini, De Pero, Zandonai, e comunicarlo bene. Servono infrastrutture, abbellimento”. Sui prossimi nuovi orari della ZTL con i varchi, Fontanari critica (ma ci tiene alla costruttività) l’amministrazione, con cui dice però di dialogare costantemente: “Prima si doveva garantire l’aumento dei flussi in centro e l’attrattività poi cambiare gli orari che ci scombussolano tutto. Così i commercianti perdono fatturato. Una ZTL non è un problema quando fai vedere che la chiusura porta valore e più persone, e non perdita di fatturato”. La sindaca Robol da parte sua spiega che la giunta resta aperta a qualsiasi confronto e che la ZTL è un percorso ereditato da precedenti amministrazioni “Adesso serve digitalizzare e regolamentare i vachi” spiega. Altra idea forte di Fontanari: “dobbiamo riuscire ricontingentare le licenze, all’interno dei centri, per le piccole botteghe artigiane e per i negozi”. Intanto si va verso un Natale in centro che Fontanari non vede benissimo: “da un grande evento che era nato col Natale dei popoli, dopo lo shock di Agostino Carollo, è sempre elemento di critica. Bisogna trovare un format completamente nuovo: secondo me per Rovereto sarebbe bello pensare ad un Natale futurista”. • (M.D.T.D.)
MORI IN PRIMO PIANO
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Montagna. Un convegno nazionale sul futuro delle vie ferrate, per i 50 anni della Marangoni
ESPERTI E PERSONALITÀ DEL MONDO DELLA MONTAGNA A CONFRONTO IL 17 OTTOBRE S tanno arrivando alla conclusione i festeggiamenti della SAT di Mori e Val di Gresta, per i primi 50 anni della celebre via ferrata Ottorino Marangoni di Montalbano. Come ultimo saluto per questi 50 anni – scrive la sezione sui propri canali social: “vogliamo rivolgere il nostro sguardo al futuro e alle nuove generazioni. Che futuro potranno avere le ferrate storiche? È corretto la costruzione di nuove vie? Quali linee guida e criteri scientifici adottare? Tutte queste domande e molto altro si troverà sabato 17 ottobre (dalle 14.30 alle 18.30, sala Ex Galetera, via San Giovanni) nel convegno nazionale SAT-CAI “Vie ferrate tra paesaggio, economia e loisir” a Mori.
Le iscrizioni al convegno sono aperte. I posti disponibili in sala sono limitati. Quel giorno, in mattinata, ci sarà anche una libera (e senza guide) salita autonoma alle vie ferrate del posto (si sottolinea, con attrezzatura e competenza adeguate e autovalutate). Il festeggiamento riguarda anche i 50 anni dell’apertura della via attrezzata di Avio “C. Sega”, e dunque la sezione aviense co-organizza con Mori gli eventi per questa celebrazione. Al convegno intervengono esperti, responsabili CAI e SAT, referenti del Soccorso Alpino, esponenti di altre associazioni dedite ad ambiente e montagna (come Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness).
I nuovi contenitori per la raccolta del vetro
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n viaggio nei ricordi, tra musica, sapori, voglia di stare insieme. Il 3 e 4 ottobre Mori ha ritrovato la Ganzega d’Autunno, appuntamento che lega la festa alla memoria della comunità. Il centro storico è stato cornice di un’edizione dedicata agli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, con un filo conduttore capace di avvicinare generazioni diverse. Organizzata dalla Pro Loco Mori Val di Gresta, con il contributo e patrocinio del Comune, la manifestazione ha scelto di raccontare
un passato ancora vicino: quello delle canzoni che hanno accompagnato profondi cambiamenti sociali, delle nuove abitudini e dei ricordi custoditi nelle famiglie. La musica ha occupato un posto centrale nel cartellone. Dalla sfilata con la banda alle sonorità della Cross Roads Band, fino allo spettacolo Beatles Story in piazza Cal di Ponte, il sabato ha proposto un percorso attraverso atmosfere e repertori diversi. La domenica ha affiancato i brani anni Sessanta e Settanta di Bella Napoli agli appuntamenti per i
bambini, alla musica da ballo degli Alibi e al concerto delle Frequenze Italiane. Accanto agli spettacoli, gli stand gastronomici hanno mantenuto il legame con la dimensione conviviale della Ganzega. Una festa costruita attorno al piacere di incontrarsi e condividere, nella quale il centro della borgata diventa anche un luogo di racconto. Il richiamo al passato offre così l’occasione per trasmettere ai più giovani ricordi e tradizioni. • (R.M.)
Interviene Antonio Montai, presidente del CAI, a illustrare il pensiero del Sodalizio nazionale. Si tratta di sicurezza, ma anche paesaggio, tutela ambientale, accessibilità e criticità, come la deriva commerciale anche in questo ambito. Alla fine delle relazioni sarà la tavola rotonda a declinare una riflessione collettiva verso la costruzione di un approccio rispettoso alla montagna
e al futuro. Porterà la posizione della SAT il presidente Cristian Ferrari. Gianni Canale, presidente delle Guide Alpine Trentine parlerà di valore per il territorio e gestione responsabile. Ci sarà spazio anche per gli aspetti turistici, con interventi di rappresentanti dell’APT Garda Dolomiti. • Redazione Mori
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NTINO24 L’APP TRE
La Ganzega d’Autunno fa rivivere gli anni del cambiamento
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n viaggio nei ricordi, tra musica, sapori, voglia di stare insieme. Il 3 e 4 ottobre Mori ha ritrovato la Ganzega d’Autunno, appuntamento che lega la festa alla memoria della comunità. Il centro storico è stato cornice di un’edizione dedicata agli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, con un filo conduttore capace di avvicinare generazioni diverse. Organizzata dalla Pro Loco Mori Val di Gresta, con il contributo e patrocinio del Comune, la manifestazione ha scelto di raccontare un passato ancora vicino: quello delle canzoni che hanno accompagnato profondi cambiamenti sociali, delle nuove abitudini e dei ricordi custoditi nelle famiglie. La musica ha occupato un posto centrale nel cartellone. Dalla sfilata con la banda alle sonorità della Cross Roads Band, fino allo spettacolo Beatles Story in piazza Cal di Ponte, il sabato ha proposto un percorso attraverso atmosfere e repertori diversi. La domenica ha affiancato i brani anni Sessanta e Settanta di Bella Napoli agli appuntamenti per i bambini, alla musica da ballo degli Alibi e al concerto delle Frequenze Italiane. Accanto agli spettacoli, gli stand gastronomici hanno
mantenuto il legame con la dimensione conviviale della Ganzega. Una festa costruita attorno al piacere di incontrarsi e condividere, nella quale il centro della borgata diventa anche un luogo di racconto. Il richiamo al passato offre così l’occasione per trasmettere ai più giovani ricordi e tradizioni. • (R.M.)
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QUARTIERI
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Lo spazio sociale. La Foresta accoglie persone, supporta reti sociali
Spazio collettivo, fucina di progetti ma anche servizio sociale
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n uno spazio rigenerato collettivamente della stazione dei treni (nell’ala nord), si trova una piccola grande eccellenza della città, una specie di lumino in tempi cupi: “La Foresta”, che è un’accademia di comunità, uno spazio sociale, un piccolo laboratori di migliore umanità. La Foresta è una comunità aperta e in continuo divenire, fatta di persone, gruppi ed enti appassionati di trasformazione eco-sociale. È un
bene comune emergente che accoglie e promuove attività partecipative in ambito culturale, artistico, economico, culinario, educativo, di ricerca, ambientale, di mutuo aiuto, del fare. È aperta al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17. Le attività serali sono rivolte esclusivamente alle socie ed ai soci. Nata nel 2017 da una collaborazione col Servizio Politiche Sociali del Comune di Rovereto, la Foresta è anche una rete orizzontale, aperta ed eterogenea che comprende enti del terzo settore, gruppi informali, persone fisiche e lo stesso Comune di Rovereto: una comunità che nel 2020 si è costituita in un’associazione di tipo misto, a cui tutte e tutti si possono associare. Lo spazio in stazione dei treni, ristrutturato dal Comune di Rovereto e allestito in autocostruzione con risorse economiche messe a disposizione dal Comune, è stato inaugurato ufficialmente a novembre 2021 e ora le attiviste e gli attivisti lo stanno arricchendo. Ma cosa si fa in Foresta? Ci sono momenti di socializzazione, progetti, corsi e seminari, ma anche
servizi gratuiti (negozio gratuito di vestiti, ricarica borracce di acqua e di batterie del cellulare, spazio bimbi (per allattare e cambiare i bimbi), consultazione posta elettronica da pc, uso del wi-fi, servizi igienici) e a offerta libvera (fotocopie, stampe,farsi un caffè, prendere a prestito attrezzature ad esempio). Tra i progetti più noti, citiamo Dai Nèta, uscite conviviali in Vallagarina per raccogliere rifiuti dispersi in natura; azioni per promuovere il riuso e la riduzione dei rifiuti; visite guidate e attività formative alla scoperta del sistema dei rifiuti trentino. Ogni due settimane c’è la Fucina, un’assemblea orizzontale pubblica facilitata con metodo sociocratico, che funge da principale organo decisionale sulla direzione che la Foresta prende e le molte questioni che quotidianamente emergono dal vivere e animare collettivamente uno spazio e una comunità aperta ed eterogenea di persone. Se vi sentite soli questo è il posto giusto a Rovereto. • Maddalena Di Tolla Deflorian
Il progetto sulla stazione
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ell’area della stazione dei treni di Rovereto, come parte di una rete di organizzazioni partner, la Foresta sta creando spazi di incontro e collaborazione tra enti pubblici e comunità per promuovere la transizione ecologica del territorio della Vallagarina. Il progetto-quadro è Station for transformation/Station Trasformazione”, che vuole rendere attrattive azioni concrete per affrontare e mitigare le conseguenze della crisi climatica e della perdita di biodiversità. In particolare, si sperimentano progetti innovativi in settori come l’agroalimentare, l’inclusione sociale, le città verdi e il
turismo sostenibile. Il progetto è co-finanziato dall’Unione Europea nel bando European Urban Initiative e dal Comune di Rovereto, che è anche il soggetto capofila. Inoltre, come nel caso della Foresta, il progetto è sostenuto da Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane / Rete Ferroviaria Italiana attraverso la concessione gratuita di vari locali in disuso della stazione al Comune di Rovereto. Fra le azioni c’è anche una Co-cucina climatica, per ragionare e sperimentare filiere del cibo sostenibili e territoriali. • (R.T.)
Messaggio Pubbliredazionale
A ROVERETO UN NUOVO POLO PER IL LAVORO E LO SVILUPPO DELLE COMPETENZE
Sintonizzati T sul
Adecco e Mylia aprono insieme in Piazza Leoni 24, nel cuore di uno dei distretti manifatturieri più avanzati del Trentino.
circa 2.000 lavoratori e 700 imprese. A trainare la domanda in Vallagarina sono soprattutto i profili tecnici. Programmatori e operatori CNC, manutentori, elettricisti, conduttori di rovare lavoratori con competenze impianti e operai specializzati risultano tecniche adeguate resta una delle tra le figure più ricercate, con oltre 50 principali difficoltà per le imprese posizioni aperte per ciascun profilo. della Vallagarina. Una domanda Il problema non riguarda solo il territorio crescente alla quale Adecco e Mylia trentino. A livello nazionale, secondo i puntano a rispondere rafforzando la dati Adecco, il tasso di copertura propria presenza sul territorio con delle richieste si ferma intorno al 32% la nuova sede di Piazza Leoni 24, a per gli operatori CNC e al 29% per Rovereto. gli elettricisti, mentre per individuare Nello stesso spazio convivono due un manutentore possono essere attività complementari: la ricerca e necessari più di 16 giorni. Nel solo selezione del personale, affidata ad Trentino-Alto Adige, nel 2025, sono Adecco, e la formazione professionale state registrate 950 richieste relative a curata da Mylia, società di The Adecco operai metalmeccanici. Group specializzata nello sviluppo delle Una domanda favorita anche dalla forte competenze di persone e imprese. vocazione produttiva del territorio e La filiale di Rovereto segue oggi circa dalla presenza di realtà come il Polo SCARICA 250 lavoratori, il 60% dei qualiL’APP con Meccatronica e Progetto Manifattura, RADIO TRENTINO24 contratto a tempo indeterminato, e attorno alle quali si sviluppano attività SUL90 TUO SMARTPHONE un bacino di circa aziende clienti. legate ad automazione, digitalizzazione, Complessivamente, nell’area tra Trento, sostenibilità e manifattura avanzata. Bolzano e Verona, il Gruppo assiste Accanto all’industria continua inoltre a
ricoprire un ruolo significativo il settore agricolo, caratterizzato da esigenze di personale legate ai picchi stagionali. Proprio la difficoltà nel far incontrare le competenze richieste dalle aziende con quelle disponibili sul mercato è alla base della collaborazione tra Adecco e Mylia. Da una parte selezione, somministrazione, assessment e consulenza alle imprese; dall’altra formazione e aggiornamento professionale, con l’obiettivo di accompagnare lavoratori e aziende nell’evoluzione del mercato del lavoro. «La realtà di Rovereto è un ottimo osservatorio del mercato del lavoro trentino: un tessuto produttivo solido e innovativo, che tuttavia fatica ad assicurarsi competenze tecniche imprescindibili e sempre più complesse», sottolinea Loris Battan, Head of Operations Adecco per il Trentino-Alto Adige. «Selezionare le persone giuste non basta più: occorre affiancare le aziende nella loro crescita e accompagnare i lavoratori lungo tutto il percorso».
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staffing solutions di Adecco, la sindaca Per Martina Rizzo, Training Operations di Rovereto e il direttore di filiale di Manager di Mylia, la nuova sede Rovereto Gianluca Rigoni e il team rappresenta invece «la scelta di Mylia e Adecco della filiale. presentarci al territorio come un Gruppo unico, in cui lavoro e formazione si muovono nella stessa direzione». Una collaborazione che punta a trasformare l’investimento sulle competenze in un ASCOLTACI SU elemento di competitività per l’intero WWW.TRENTINO24.IT sistema produttivo locale. SUL TUO PC O ALEXA All’inaugurazione della sede hanno partecipato Loris Battan e Martina Rizzo, Luca Trombacco head of
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LA CITTÀ
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Impianti. Nuove luci a LED, lavori di ammodernamento e cantieri aperti nelle strutture sportive
Una città attenta alla La Commissione impianti sportivi in politica del cibo sopralluogo su cantieri aperti e già conclusi I
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a Commissione comunale per gli impianti sportivi ha effettuato un sopralluogo in diverse strutture cittadine interessate da importanti interventi di riqualificazione, conclusi e ancora in corso. È l’occasione per fare una sintesi dei lavori da poco terminati e soprattutto di quelli in essere. La prima tappa si è svolta al palazzetto dello sport “Marchetti”, dove i lavori hanno riguardato l’installazione di un nuovo impianto di illuminazione a LED, più efficiente. Realizzati anche interventi sull’impianto di aerazione e sul bar, riposizionato per ottimizzare la gestione e i flussi degli spettatori, e installata una nuova pompa di calore per raffrescare impianto. Gli interventi sono stati completati a tempo di record per consentire all’impianto di ospitare adeguatamente gli Europei giovanili di basket dello scorso luglio. La seconda tappa della commissione, guidata dall’assessore Michele Dorigotti, ha interessato la struttura di via Baratieri. Qui, oltre ad alcuni interventi minori, il lavoro principale è stato ammodernare i fari dei tre campi in sintetico. Sostituito il vecchio impianto di illuminazione, con 20 proiettori a LED ad altissima efficienza da 1.800 W ciascuno, riducendo l’impegno di potenza a 36 kW. La luminosità media sul terreno di gioco è passata da circa 250 lux a 400 lux, a fronte di un costo di fornitura e posa in opera di circa 80.000 euro. Analoghi interventi di relamping
sono stati completati al campo antistadio e allo Stadio Quercia, mentre hanno raggiunto il 50% nel campo di via Benacense. È in fase di progettazione il rifacimento dell’impianto di illuminazione per il campo Fucine. La nuova tecnologia a LED, oltre a garantire una migliore fruibilità delle strutture, assicura un consistente risparmio energetico ed economico. L’ultima tappa ha riguardato lo Stadio Quercia, sede del cantiere più grande della città. La
struttura destinata ad accogliere l’atletica indoor è ormai in fase di completamento. La fase successiva prevede la sistemazione dell’area esterna verso lo stadio per il ripristino della pista, mentre la gradinata est destinata al pubblico (circa 1.200 posti) dovrebbe essere ultimata entro la fine dell’anno. • Maddalena Di Tolla Deflorian
l Comune di Rovereto compie un altro passo verso l’adozione di una cosiddetta Food Policy (Politica del Cibo) con l’adesione al Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP). Nata nel 2015, la rete conta oggi oltre 330 città nel mondo (25 in Italia) ed è il principale riferimento internazionale per rendere i sistemi alimentari urbani più sostenibili, inclusivi e resilienti. L’adesione al MUFPP si inserisce nel solco delle strategie di sviluppo sostenibile promosse dall’Agenda 2030, dalla Strategia Nazionale e da quella Provinciale (SPROSS). Per Rovereto rappresenta la naturale evoluzione di un percorso già intrapreso con il Patto dei Sindaci (2011), l’iniziativa Plastic Free (2021), le Linee Guida per l’Educazione alla Cittadinanza Globale (2025) e la Rete Città Sane (2026). Sul piano operativo, partendo dal consolidamento di progetti già in essere — mercato contadino, Orto San Marco, orti urbani e sperimentazioni all’interno del progetto europeo StationforTransformation (S4T 2024-2027), si intende creare, attraverso processi partecipati, una food policy per la città e auspicabilmente per l’intera Vallagarina. • (M.D.T.D.) Messaggio Pubbliredazionale
Dolomiti Energia ha giocato d’anticipo: prezzi giù del 40% già da marzo
TSintonizzati rento, 30 settembre 2026 - Mentre in questi giorni si moltiplicano annunci e promesse per contrastare il ritorno del caro energia, Dolomiti Energia aveva già scelto mesi fa di agire concretamente per proteggere le famiglie. Già da marzo 2026 l’azienda mette infatti a disposizione offerte che sono per la materia prima
sul
più convenienti del 40% rispetto al prezzo medio all’ingrosso di settembre. Per Dolomiti Energia la risposta al caro energia non è arrivata con gli annunci di questi giorni: era già disponibile. Grazie alla propria produzione rinnovabile, il Gruppo ha potuto trasformare la propria solidità industriale in un vantaggio concreto per i clienti, offrendo
prezzi convenienti e fissi proprio quando le famiglie ne hanno più bisogno. E per il Trentino c’è anche di più: l’offerta “Dolomiti Fisso Luce 60” dedicata, ancora per qualche settimana, in esclusiva alle famiglie del territorio, permette risparmi sulla materia prima anche superiori del 40% rispetto al prezzo medio all’ingrosso di settembre. “In una fase in cui il
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caro energia torna a preoccupare, ha dichiarato Stefano Granella CEO di Dolomiti Energia riteniamo che il modo migliore per proteggere le famiglie sia giocare d’anticipo e offrire offerte concrete, vantaggiose Ascoltaci in tutto il Trentino in auto sul e immediatamente disponibili. È ciò che
abbiamo fatto, tra i primi nel mercato, già da tempo. Accogliamo positivamente il fatto che anche altri operatori stiano andando nella stessa direzione, perché ogni iniziativa SU cheASCOLTACI contribuisce a dare WWW.TRENTINO24.IT maggiore tutela e serenità SUL TUO PC O ALEXA alle famiglie va nella direzione giusta.”
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ROVERETO CHIAMA TRENTO
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Trento. L’approvazione del bilancio consolidato è occasione di forte dibattito politico
APPROVATO IL BILANCIO CONSOLIDATO 2025: UTILE ATTIVO DI 13,6 MILIARDI DI EURO T Sono 42 i soggetti che compongono il gruppo Pat, tra enti e società partecipate. Il Bilancio 2025 fotografa un patrimonio netto di 10,5 miliardi, mentre l’opposizione accusa la Giunta di scarsa regia e interventi insufficienti
rento: il Consiglio provinciale approva il Bilancio 2025: un patrimonio netto di 10 miliardi e mezzo e un totale attivo di 13,6 miliardi di euro. Molto critiche le opposizioni su società partecipate, aspetti sociali (a partire dalla casa), sanità, servizi e trasparenza. L’assessore competente e vicepresidente della Giunta Achille Spinelli ha tracciato un quadro d’insieme
del gruppo Pat: 15 enti strumentali; 8 società controllate direttamente da piazza Dante; 2 controllate indirettamente; 5 partecipate direttamente; 2 partecipate indirettamente. In tutto sono 42 soggetti. Nel perimetro del bilancio consolidato rientrano anche le 9 Agenzie provinciali e il Consiglio provinciale. Consigliere e consiglieri di opposizione hanno criticato la scarsa regia della Provincia nella
gestione delle partecipate, l’insufficiente azione per sanare le diseguaglianze socio-economiche e di opportunità crescenti in Trentino, le liste di attesa ITEA bloccate, il poco fatto per aiutare i 40 mila lavoratori poveri censiti in provincia ma anche il futuro dei musei e molto altro. • Redazione Rovereto
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A Sociologia uno sportello di ascolto per donne
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Al MUSE il Maxi Ooh! si anima con storie
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portello antiviolenza a Sociologia: uno spazio di ascolto riservato dedicato alle donne che lavorano o studiano a UniTrento. Proseguono le aperture dello Sportello antiviolenza per tutte le donne che lavorano o studiano a UniTrento (studentesse, ricercatrici, docenti, dipendenti): uno spazio di ascolto, dedicato e riservato, all’interno del Palazzo di Sociologia di Trento. L’accesso è libero e non è necessario prendere appuntamento. Per garantire la massima riservatezza, si invita a scrivere all’indirizzo spor-
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pazio Maxi Ooh! al Muse, un luogo sempre più bello, curato e stimolante, pensato dal team del museo, per bambine, bambini e per genitori curiosi. In ottobre sono due gli appuntamenti nel bosco sensoriale del Maxi Ooh!? , per la rassegna di eventi “Insieme si cresce”, che prosegue. Giovedì 15 ottobre, alle 16.30 | Manine e zampette. Impara cura ed empatia
insieme a un simpatico coniglietto. Giovedì 29 ottobre 2026, alle 16.30 | Maurice il mostro gentile e altri strani animali Incontra animali dall’aspetto “mostruoso”, ma con tante qualità nascoste. Si prosegue poi anche in novembre. Il Muse offre una ricca varietà di proposte per tutte le età. • (R.R.)
• (R.R.)
CULTURA
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Storia cittadina. Un’impresa logistica senza precedenti attraverso i monti del Trentino
QUANDO LE NAVI SCALARONO LE MONTAGNE: L’IMPRESA DELLE GALEAS PER MONTES U n’impresa ingegneristica che ha del fantastico, capace di far impallidire i moderni trasporti eccezionali: in un momento cruciale per la storia d’Italia, quando la Serenissima Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano si contesero il controllo del Nord Italia, la storia del Trentino e del Benaco fu segnata da un evento incredibile. I primi anni del Quattrocento avevano visto una enorme espansione della Repubblica di Venezia sulla terraferma che si espanse sia ad Est verso il Friuli che verso i ricchi territori della Pianura Padana ad Ovest con l’inclusione delle città di Padova, Feltre, Verona e Vicenza per poi spingersi fino a Brescia e a Bergamo. Tra le città che “si diedero” spontaneamente a Venezia ci fu anche Rovereto nel 1418. L’avanzata di Venezia sulla “Terraferma” pareva inarrestabile, fino a quando il Ducato di Milano non decise di contrattaccare. L’offensiva venne scatenata nel 1438 e colse di sorpresa la città lagunare. Le armate del Duca di Milano Filippo Maria Visconti riconquistarono le zone di confine della Repubblica di Venezia, arrivando a cingere d’assedio anche la città di Brescia, che si era consegnata nel 1426 alla Serenissima. I Milanesi guidati dal condottiero Niccolò Piccinino, avevano bloccato ogni via d’accesso alla “Leonessa d’Italia” (all’epoca appartenente proprio alla Serenissima), isolandola anche sul Garda. Per spezzare l’assedio, Venezia doveva trovare un modo per portare soccorso alla città, ma le vie tradizionali erano sbarrate. Fu allora che l’ingegnere cretese Niccolò Sorbolo propose un’idea tanto brillante quanto folle: risalire l’Adige con una flottiglia di navi, per poi trasportarle via terra nel Lago di Garda oltre la catena montuosa in modo da arrivare a Brescia da Nord-Est. La spedizione partì dal mare Adriatico nel gennaio del 1439, risalì l’Adige partendo da Sottomarina di Chioggia e risalendo da Verona, non prima di aver risolto qualche problema nel passaggio della Chiusa di Ceraino per il basso livello delle acque. Per vincere la corrente contraria del fiume si utilizzò il metodo consueto per i commerci sull’Adige: animali da tiro posti su entrambi gli argini del corso d’acqua venivano collegati ai navigli con delle corde, per poi trainarli al punto desiderato. Giunta in Vallagarina, vicino a Rovereto, la flotta si preparò al grande balzo terrestre. Il convoglio contava una trentina di imbarcazioni, tra cui 25 barche grosse, 2 galee e 6 fregate. Per il viaggio via terra venne mobilitato un “esercito” di buoi: le fonti
parlano di 2000 animali e di centinaia di conduttori assoldati tra i contadini locali per riuscire a trainare verso Torbole le pesanti imbarcazioni. Grazie alla forza animale, le grandi navi vennero tirate in secca e fatte muovere su rulli sopra una strada di tavole di legno. Da Ravazzone la
flotta risalì verso Mori, attraversò Loppio e qui potè navigare, anche se per pochi chilometri, sull’omonimo lago (allora molto più esteso di oggi). Raggiunto il valico sopra Nag superando la salita del Passo San Giovanni, il problema divenne quello di frenare i giganti di legno
lungo i ripidi pendii che scendono verso Torbole. Le navi vennero trattenute con enormi argani ancorati agli alberi e fatte scivolare sugli stessi rulli usati per la salita. Per frenare ulteriormente i pesanti natanti durante la vertiginosa discesa verso la Busa, il genio marinaresco ci mise di nuovo lo zampino: quando i mezzi venivano calati al pomeriggio si spiegavano le vele, per usare l’Ora del Garda, il vento che regolarmente sale nel pomeriggio, come freno. In sole due settimane di sforzo titanico, nel febbraio del 1439, le imbarcazioni toccarono le acque del Garda. A dire il vero i primi scontri navali con i Milanesi, che nel
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frattempo avevano saputo dell’operazione, non furono per nulla favorevoli e molte delle navi vennero distrutte nei mesi successivi. Ma l’infrastruttura logistica era stabilita, altre navi vennero costruite sul posto e ciò permise a Venezia di conquistare il controllo definitivo del lago l’anno successivo. L’impresa delle Galeas per montes rimane una delle pagine più suggestive della storia del Benaco: una sfida in cui la determinazione umana e la maestria ingegneristica riuscirono, letteralmente, a far scalare i monti alle navi da guerra. • Davide Allegri
I giovedì della geologia tornano al Museo Civico: uno degli appuntamenti amati dal pubblico
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ornano i giovedì della geologia, al Museo di Scienze e Archeologia in, Borgo Santa Caterina 41, a Rovereto (alle 18, dal 15 ottobre, in Sala Convegni Fortunato Zeni). Organizzano: Società Museo Civico Rovereto, Fondazione Alvise Comel e Fondazione Museo Civico di Rovereto. L’attività è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento del personale docente ed è valida per il riconoscimento dei crediti formativi per chi frequenta le scuole secondarie di secondo grado. Si parte il 15 ottobre, con la conferenza “Guardare i fossili con occhi diversi: dal satellite al museo”, con E. Ghezzo, RTDa presso il Dipartimento di Geoscienze, Università di Padova. Ghezzo parlerà di come possiamo scoprire e studiare i fossili anche senza vederli direttamente. Oggi le nuove tecnologie permettono di osservare il patrimonio paleontologico da prospettive inedite: dalle immagini satellitari alla fotogrammetria, dalla scansione 3D alla realtà digitale. Strumenti che aiutano a individuare, documentare e conservare le tracce della vita del passato, trasformando il modo in cui conosciamo e raccontiamo i fossili, dentro e fuori dal museo. • (R.T.)
SPORT
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L’edizione. La campionessa chiude la stagioncon una vittoria nei 1500 metri
NADIA BATTOCLETTI ILLUMINA IL PALIO: A ROVERETO UNA SERATA DA CINQUE RECORD C inque record del meeting, grandi campioni internazionali e una Nadia Battocletti protagonista davanti al pubblico di casa. La 62ª edizione del Palio Città della Quercia, andata in scena a settembre scorso allo Stadio Quercia di Rovereto, ha confermato ancora una volta il ruolo della manifestazione come uno degli appuntamenti più importanti dell’atletica italiana, che ha portato in città atleti provenienti da numerosi paesi, regalando una serata di alto livello tecnico e di grande partecipazione. Il dato più significativo arriva dai cinque nuovi record del meeting, il più spettacolare dei quali firmato dal sudafricano Bayanda Walaza, vincitore dei 100 metri in 9”91, tempo che ha riscritto il primato della manifestazione. Nei 110 ostacoli Jamal Britt ha fermato il cronometro a 13”14, mentre negli 800 metri il britannico Yusuf Bizimana ha corso in 1’43”31. Nel getto del peso la sudafricana Raijndra Campbell ha raggiunto
22,17 metri, mentre nel salto triplo si è scritto la storia del Palio: l’algerino Mohammed Triki, infatti, ha saltato 17,30 metri, migliorando il precedente record di 17,27 che durava dal lontano 2001, quando a stabilirlo era stato Jonathan Edwards. Protagonista indiscussa della serata, poi, è stata Nadia Battocletti. La campionessa trentina ha scelto proprio il Palio per chiudere la propria stagione estiva conquistando, in casa, i 1500 metri in 3’59”49. Alle sue spalle la francese Adèle Gay, seconda in 4’02”12, e l’americana Margot Appleton, terza in 4’02”17. Grande spettacolo anche per quanto riguarda le altre discipline, con i 400 metri maschili dominati dal canadese Christopher Morales Williams in 44”64, mentre nei 3000 metri la vittoria è andata alla keniota Frankline Kibet in 7’36”53. Tra le donne, gli 800 metri hanno premiato la slovacca Gabriela Gajanová, capace di chiudere in 1’58”37, mentre nei 400 metri ad imporsi è stata l’irlandese Sharlene Mawdsley in 50”58. Im-
Palio Città della Quercia
portante anche la presenza italiana: Pietro Arese ha chiuso quindicesimo nei 3000 metri, mentre Alessandra Bonora si è classificata quarta nei
400 metri, con Marco Fassinotti capace di superare quota 2,19 nel salto in alto. Non sono poi mancate le gare di
contorno, con Under 23 e Master impegnati in pista, dando lustro ad una delle storiche peculiarità del Palio: essere una vetrina per l’atletica internazionale e una festa per tutto il movimento. Questa capacità di unire campioni affermati, giovani promesse e realtà locali è parte dell’identità stessa della manifestazione. Nato nel 1965, il Palio Città della Quercia è oggi il meeting su pista più antico d’Italia. In oltre sessant’anni di storia ha ospitato campioni olimpici e mondiali e contribuito a far conoscere il nome di Rovereto ben oltre i confini del Trentino. L’edizione 2026 ha dunque aggiunto un altro capitolo a una storia lunga più di metà secolo, regalando un’altra notte nel quale la città ha corso, saltato e lanciato insieme ai protagonisti dell’atletica internazionale, confermando il Palio come uno degli appuntamenti identitari dello sport roveretano. • Nicolò Bortoli
BETTEGA E SANGUINETI TRIONFANO AL TROFEO CROSS COUNTRY MTB
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on di sola atletica si nutre il cuore dei roveretani e dell’intera Vallagarina. Se le piste ufficiali, come nel caso del Palio della Quercia di cui abbiamo ampiamente parlato, concentrano su di sé la maggior parte delle attenzioni mediatiche di fine estate, è l’entroterra a rispondere presente con una proposta dal carattere del tutto differente, dove a dominare sono adrenalina, ritmo e fatica. La dimostrazione più nitida viene dalla recente prova autunnale del Trofeo Cross Country MTB della Vallagarina, appuntamento divenuto un
vero e proprio punto di riferimento per gli amanti del fuoristrada. A caratterizzare l’evento sono stati i sentieri ed i vigneti tra Noriglio ed il cosiddetto ‘Bosco della Città’, un anfiteatro naturale che ha regalato a
bikers e spettatori uno scenario unico nel suo genere. Oltre duecento i partecipanti che si sono sfidati a colpi di pedale lungo l’anello di 4,2 chilometri da ripetere più volte: un tracciato selettivo, reso ancor più insidioso dall’umidità portata dalle piogge mattutine. Tra gli uomini, a trionfare è stato Matteo Bettega grazie all’attacco sull’ultima salita che ha sparigliato le carte in tavola. Il trentino ha saputo staccare tutti di ruota e presentarsi in solitaria sul traguardo finale. Stesso epilogo, seppur con cronaca differente, anche al femminile,
con la bergamasca Elena Sanguineti capace di iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro della manifestazione al termine di una corsa dominata dal primo all’ultimo passaggio. Una manifestazione che ha saputo coniugare al meglio sport e territorio, confermando, se mai ce ne fosse stato il bisogno, il valore di Rovereto come distretto sportivo a tutto tondo: una città capace di valorizzare il proprio patrimonio naturale attraverso le discipline outdoor. • (N.B.)
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Il racconto. Tra incontri con i campioni, sport nelle piazze e lo sguardo rivolto ai Mondiali di ciclismo del 2031
FESTIVAL DELLO SPORT, GOTTARDI: «TRENTO È DIVENTATA UNA PALESTRA A CIELO APERTO» I l Festival dello Sport colora di rosa Trento e porta campioni, appassionati e famiglie nelle piazze e nei teatri della città. Per l’assessore Matteo Gottardi il suo valore va oltre il programma degli incontri: è la capacità di coinvolgere l’intera comunità trentina e di trasformare lo sport in un’occasione di partecipazione. «Ogni nuova edizione è come se fosse la prima», osserva Gottardi. Pur essendo diventato una tradizione, il Festival conserva per lui la forza di emozionare. Coinvolge atleti ed ex atleti, tifosi e persone di tutte le età. «La città si trasforma, diventa una palestra a cielo aperto, dove il colore rosa domina le strade, le sale e le emozioni delle persone». Accanto agli incontri con i protagonisti dello sport, le attività nelle piazze permettono anche di scoprire e provare discipline diverse. Il tema della nona edizione, “Invincibili”, ha per l’assessore un significato
più ampio della vittoria. Riguarda chi ha segnato la storia della propria disciplina e compiuto imprese memorabili, ma anche chi è riuscito a rialzarsi dopo un grave infortunio. Le storie dei campioni possono offrire, spiega, «una chiave di lettura della quotidianità e della propria vita». Il Festival dà al pubblico la possibilità di ascoltarle da vicino, di incontrare i propri miti e di condividere con loro un’esperienza. C’è poi il legame con lo sport trentino. Gottardi richiama il lavoro di Provincia, Comuni e associazioni dilettantistiche, che accompagna la pratica sportiva dai bambini fino agli agonisti. È un impegno diffuso che contribuisce alla crescita degli atleti del territorio e ai loro risultati nelle competizioni internazionali. «È un motivo di vanto», sottolinea l’assessore. Il Festival diventa così anche un’occasione per dare spazio alle esperienze delle atlete e degli atleti trentini che si sono distinti nelle
rispettive discipline. La manifestazione offre inoltre una cornice alla presentazione dei Supermondiali di ciclismo del 2031. Per Gottardi ospitare un appuntamento che si svolge ogni quattro anni è «una grande responsabilità, ma anche una grande emozione». La presentazione segna l’inizio di quella che l’assessore definisce «una lunga pedalata» verso l’evento, capace di coinvolgere il territorio ben oltre le giornate delle gare. Nella visione di Gottardi, il Festival unisce cultura sportiva, incontri e pratica. Parla «dai bambini ai nonni, dagli amatori agli agonisti» e avvicina il pubblico alle persone dietro le imprese sportive. È diventato una tradizione per Trento e per il Trentino, ma una tradizione alla quale, dice l’assessore, «non sappiamo abituarci se non con l’emozione». • Valeria Marcato
BONUS NIDI, SPINELLI: «UN AIUTO ALLE FAMIGLIE E AL LAVORO DELLE MADRI»
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l costo del nido può pesare sulla scelta di tornare al lavoro dopo la nascita di un figlio. È su questo ostacolo che interviene il nuovo bonus nidi d’infanzia della Provincia autonoma di Trento, destinato alle famiglie con bambini iscritti ai servizi per la prima infanzia. Per il vicepresidente e assessore alle politiche familiari Achille Spinelli, la misura vuole «alleggerire le famiglie di un costo di frequenza che è sempre stato visto come un elemento ostativo». Una spesa che, osserva, ha spesso messo molte madri davanti alla scelta tra lavorare e restare a casa. Il contributo riguarda i primi due figli della stessa madre, biologica o adottiva, dai tre mesi fino ad agosto dell’anno in cui compiono tre anni. Vale per i nidi d’infanzia, compresi quelli nei luoghi di lavoro, per i nidi familiari Tagesmutter e per i servizi conciliativi accreditati per i Buoni di servizio FSE+. L’obiettivo, spiega Spinelli nell’in-
tervista, è permettere alle famiglie di valutare la frequenza di queste strutture senza che la tariffa rappresenti da sola un limite. Il rimborso provinciale si calcola sulla quota che resta da pagare dopo il bonus nido dell’Inps, gli eventuali Buoni di servizio e gli altri contributi pubblici ricevuti per la stessa finalità. Con un indicatore ICEF Famiglia fino a 0,40 copre il 100% di quella quota; con un ICEF superiore a 0,40 e non oltre 0,70 ne copre il 50%. In entrambi i casi il tetto è di 2.500 euro per figlio all’anno. Per accedere alla misura occorre essere residenti in provincia di Trento e aver già richiesto e incassato il contributo Inps. Spinelli lega il bonus anche alla possibilità di usare i nuovi posti nei servizi per l’infanzia realizzati dopo gli investimenti del Pnrr. Ridurre la spesa a carico dei genitori, sostiene, può incoraggiare l’iscrizione di bambini per i quali
finora la frequenza non era stata presa in considerazione. «È un aiuto anche per liberare tempo e pensare al lavoro da parte delle famiglie, in particolare delle madri», afferma l’assessore. Nelle intenzioni della Provincia, il sostegno ai nidi si inserisce così nelle politiche per la natalità e per la conciliazione tra vita familiare e professionale. La prima annualità comprende le spese sostenute dal 1° settembre 2026. Le fatture devono essere intestate alla stessa persona che presenta la domanda sia all’Inps sia alla Provincia. La richiesta del bonus provinciale andrà inoltrata online o tramite patronato tra aprile e settembre dell’anno successivo alla spesa: per le rette pagate nel 2026, dunque, la domanda si presenterà nel 2027. • (V.M.)
PROVINCIA
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L’intervista. L’assessore fa il punto sulle criticità degli ultimi due anni
MARIO TONINA: “LA SITUAZIONE MIGLIORA, NON ABBASSIAMO LA GUARDIA” P rima le liste d’attesa infinite, poi i disguidi informatici e infine una corsa contro il tempo per non perdere medici, infermieri e operatori sanitari. È una sanità alle prese con diverse problematiche quella trentina degli ultimi due anni, specialmente se l’attenzione cade sulle zone periferiche della regione e su alcuni servizi, come ad esempio il pronto soccorso. Ne abbiamo parlato con Mario Tonina, Assessore alla salute, politiche sociali e cooperazione che, senza nascondere le difficoltà degli ultimi mesi, ha chiarito che su molti fronti “la situazione sta migliorando, ma va monitorata affinché, col tempo, si possa trovare un nuovo equilibrio”. Uno dei nodi della sanità riguarda le tempistiche con cui ogni utente, prenotando una visita, deve fare i conti. “Quest’anno il contenitore delle persone in lista d’attesa è passato da 13-14mila alle circa 25mila unità a febbraio - ha spiegato Tonina -. Da allora la situazione è progressivamente migliorata. Questo grazie allo sforzo dell’azienda sanitaria, al gestore del Cup Gpi e soprattutto grazie allo straordinario lavoro dei medici, alle
risorse destinate alla libera professione intramoenia e alla scelta di ricorrere al privato convenzionato. Detto questo, non possiamo fermarci: l’obiettivo è prendere in carico i pazienti il prima possibile”. Alla base delle difficoltà c’è anche la transizione informatica, che ha portato non pochi disguidi sia ai pazienti che al personale sanitario, soprattutto al pronto soccorso. “I vecchi programmi erano obsoleti, pertanto la loro sostituzione era necessaria” ha sottolineato l’assessore ammettendo che “il passaggio non è stato indolore: negli ultimi sei-sette mesi si sono verificati problemi e disservizi che hanno provocato anche le proteste dei sindacati. Non posso dire che la situazione si sia risolta, ma comunque stiamo lavorando affinché possa rientrare il prima possibile”. La prospettiva, al momento, è quella di riuscire ad ottenere un miglioramento almeno nel corso del prossimo anno. “Le società aggiudicatarie delle gare stanno garantendo l’assistenza e, secondo i responsabili di Asuit, servirà ancora tempo per arrivare a un sistema pienamente collaudato. Nelle ultime settimane, però,
non ci sono stati disservizi”. Un’altra grande sfida riguarda la carenza di personale medico, infermieristico e sanitario, specialmente nelle zone periferiche della città. “È un problema da non sottovalutare” ha osservato Tonina. “Per affrontarlo, abbiamo puntato sulla
nascita della facoltà di Medicina all’Università di Trento e sulla conversione dell’Azienda sanitaria per i servizi sanitari in Asuit (Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino), grazie alla quale è possibile mettere in rete le diverse strutture coinvolte”. La difficoltà principale, ha spiegato l’Assessore, è la carenza di infermieri e Oss. “È necessario far capire ai giovani l’importanza di queste due professioni” ha affermato, annunciando che “la Provincia ha introdotto un incentivo di circa 6.000 euro distribuito su tre anni, vincolato alla permanenza professionale temporanea sul territorio, per chi decidesse di intraprendere un percorso di studi in questa direzione”. L’aspetto economico, però, non basta. Tra i problemi riscontrati, infatti, ci sono anche le condizioni di lavoro richieste dalla sanità pubblica, con turni pesanti e orari lavorativi insostenibili nel lungo periodo. “Serve una nuova organizzazione. Uno degli impegni della Provincia è anche quello di agevolare, per quanto possibile, il lavoro del personale ospedaliero”. Un caso rappresentativo di questa problematica ha interessato, il mese scorso, il
reparto di Ortopedia dell’ospedale di Cles, formato originariamente da sei professionisti. Qui, un primario e tre medici hanno presentato le dimissioni per spostarsi nella sanità privata. La situazione si è risolta nel giro di una settimana grazie all’intervento del direttore generale dell’A zienda sanitaria e alla decisione dei tre medici di revocare le dimissioni. “Un risultato importante, soprattutto in vista della stagione invernale, dato che la struttura ospedaliera di Cles è un punto di riferimento per la val di Sole, anche dato il flusso di sciatori e turisti in zona” ha affermato. Secondo le verifiche effettuate dall’azienda sanitaria, alla base della scelta dei medici non ci sarebbe stata una motivazione economica, ma relativa alle condizioni lavorative del reparto. “Bisogna monitorare costantemente le motivazioni del personale, perché trattenere nel sistema pubblico le professionalità già formate è decisivo per garantire i servizi, anche nei territori periferici” ha concluso. • Virginia Revolti
Case della Comunità e prevenzione. La sfida di Asuit: “Alleggerire il lavoro del personale”
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ortare una parte dell’assistenza sanitaria fuori dagli ospedali per avvicinarla ai cittadini. È questa una delle principali sfide della sanità trentina. Al centro del percorso c’è la realizzazione di quattordici Case della Comunità distribuite sul territorio regionale, pensate per diventare un punto di riferimento per i bisogni sanitari non urgenti dei pazienti. A fare il punto della situazione è l’Assessore alla salute, politiche sociali e cooperazione Mario Tonina. “Dodici strutture sono già state inaugurate e la tredicesima sarà completata nei prossimi mesi.
L’obiettivo è entrare al più presto a pieno regime, con tutte e quattordici le strutture”. Nelle Case della Comunità troveranno spazio diversi servizi, dalla medicina generale agli infermieri di famiglia, passando per l’assistenza specialistica, la continuità assistenziale, la riabilitazione, la salute mentale e il supporto degli assistenti sociali. “Ora è il momento di fare informazione sulle potenzialità di questo servizio” ha affermato l’Assessore spiegando che verosimilmente queste strutture “alleggeriranno il lavoro del pronto soccorso, in quanto potranno farsi carico di una buona parte
di richieste che, al momento, possono essere soddisfatte solo in ospedale”. Ha poi chiarito che “questo miglioramento non sarà immediatamente tangibile prima di uno o due anni. È un progetto che va comunque portato avanti affinché possa portare frutto nel lungo periodo”. Mentre prosegue la realizzazione delle nuove Case della Comunità, Asuit e Provincia puntano anche alle campagne di prevenzione. “Con una popolazione che invecchia e il calo delle nascite è fondamentale investire nella promozione di corretti stili di vita, non solo tra persone anziane ma anche e soprattutto tra
i giovani” ha spiegato Tonina. La sua strategia coinvolge anche gli altri assessorati, in particolar modo quelli alla Cultura e allo Sport, attraverso progetti rivolti alle scuole e ai ragazzi. L’impegno della Provincia, in quest’ambito, si inserisce in un quadro positivo dato che nell’ultima rilevazione del Nuovo sistema di garanzia del Ministero della Salute, riferita al 2024, il Trentino ha ottenuto 98 punti su 100 nell’area della prevenzione, posizionandosi primo in classifica a livello nazionale. • (V.R.)
Trento sud, parte la riqualificazione di viale dei Tigli
È
ufficialmente partito il cantiere per la riqualificazione di viale dei Tigli, a Trento sud. La consegna dei lavori, avvenuta alla presenza dell’assessore provinciale alle politiche della casa Simone Marchiori, del presidente di Itea Sergio Anzelini e dell’assessora comunale alle politiche sociali, casa e partecipazione Giulia Casonato, dà il via a un intervento atteso da anni e destinato a cambiare il volto dell’area. Il progetto, promosso da Itea Spa insieme al Comune di Trento, prevede un investimento complessivo di oltre 20 milioni di euro e interessa una superficie di circa 3 mila metri quadrati. Il nuovo complesso
ospiterà 28 alloggi a canone moderato, tre attività commerciali, un pubblico esercizio e una biblioteca di quartiere. La conclusione dei lavori è prevista entro il 2029, dopo circa 880 giorni di cantiere. Saranno quattro le palazzine realizzate. Una, di proprietà comunale, comprenderà quattro alloggi e la biblioteca di quartiere. Le altre tre, di proprietà Itea e sviluppate su cinque piani, ospiteranno otto appartamenti ciascuna, oltre agli spazi commerciali al piano terra. Nel piano interrato troverà posto un’autorimessa con 53 posti auto coperti, oltre a cantine e locali tecnici. Altri 15 posti auto saranno disponibili lungo viale dei Tigli.
“L’apertura di questo cantiere rappresenta un investimento concreto sul futuro di Trento”, ha detto Marchiori, sottolineando la necessità di garantire a famiglie, giovani e lavoratori abitazioni a condizioni sostenibili. Per Anzelini si tratta invece dell’avvio di
“una nuova prospettiva per la comunità”, mentre Casonato ha parlato di una rigenerazione attesa da anni, capace di portare non solo nuove case, ma anche servizi e luoghi di incontro. L’intervento punta inoltre sull’efficienza energetica: gli alloggi saranno in classe A e A+, con cappotto in lana minerale, pannelli fotovoltaici, pompe di calore e coperture a verde. Previsti anche percorsi pedonali e ciclopedonali, nuove aree verdi, pergolati e arbusti lungo il viale. Per le pavimentazioni esterne sarà utilizzato il porfido trentino. • (R.T.)
PROVINCIA
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La ricorrenza. Una storia che si intreccia con quella dello sviluppo economico del territorio
TRENTINO SVILUPPO: 40 ANNI DI INVESTIMENTI PROVINCIALI PER INDUSTRIE E INNOVAZIONE T rentino Sviluppo, la società di sistema della Provincia per innovazione, marketing, supporto ad imprese, start-up, poli tecnologici, ha festeggiato i 40 anni a Rovereto, dove tutto ebbe origine. La società nasceva nel 1986 da una crisi industriale e occupazionale, col nome (ben noto a generazioni di trentini e trentine) di Tecnofin Strutture. Allora avevano chiuso Cotonificio Pirelli e Grundig, lasciando senza lavoro 1200 persone. Ecco i numeri del bilancio 2025: utile 5,6 milioni di euro, valore produzione 23,5 milioni, patrimonio netto 277 milioni, 6 Business Innocation Center. Ma il patrimonio complessivamente gestito, tra bilancio proprio e fondi amministrati per conto della Provincia autonoma di Trento, supera il miliardo di euro. Insomma un colosso territoriale, che spartisce possibilità, scelte, supporto, ma anche influenza e potere. Fra le questioni critiche, gli ingenti investimenti di denaro pubblico in impianti e società per lo sci (come il collegamento San-Martino-Passo
Rolle, per 55 milioni di euro di costo), molto criticati dagli ambientalisti ma rivendicati dall’assessore Roberto Failoni durante la celebrazione. Hanno celebrato la ricorrenza le massime autorità della Provincia e del territorio (tanti i sindaci in sala, con quella di Rovereto, Giulia Robol, padrona di casa, sul palco) e protagonisti dell’economia (imprese e sindacati) , della ricerca e Università. Il presidente di TS, Giuseppe Consoli, sottolinea quali punti di forza “la voglia di essere utili al territorio, di lavorare in un gioco di squadra organizzato, di alta professionalità, sapendo ricevere impulsi dall’ente provinciale e tradurli in fatti concreti”. La sindaca di Rovereto Giulia Robol dichiara orgogliosa: “Sono molto contenta del percorso che è diventato asse portante della nostra autonomia. Con un certo orgoglio, rilevo quanto il contributo di molti progetti nati a Rovereto, riesca a diventare sistema e modello. Questo fa comprendere quanto la città, nel confronto, nell’idealità, per
innovazione e progetto sia effettivamente sempre determinante”. E proprio a Rovereto, dove ha sede la società, si trovano anche alcuni dei gioielli di TS, come il nuovo Polo dell’Idrogeno e quello di Scienze della vita (dove fra TS, Università e FBK si investiranno circa 100 milioni di euro), e anche ex
Manifattura Tabacchi e Meccatronica. Per il vicepresidente Achille Spinelli così il futuro: “Essere sempre più al fianco delle imprese, sportello unico di riferimento per chi vuole fare investimenti in Trentino e crescere in termini innovativi, collaborare coi
centri di ricerca e università. Cercare di profilare meglio fornitori e catene, e di collaborare sul territorio con ricadute importanti, attraendo capitali, competenze, soggetti con qualità. È un percorso innovativo, che guarda i giovani e le start-up innovative, e guarderà anche la continuità di impresa in termini di passaggio generazionale”. In questa fase di incertezza globale, TS supporta in particolare le aziende nell’internazionalizzazione, con orientamento, assestement strategico, accompagnamento sui mercati. Intanto si discute (con qualche perplessità) del distacco di Trentino Marketing da TS, per metterla direttamente nelle mani della Provincia ma anche sulla base di rilievi della Corte dei Conti sulla trasparenza dei flussi di denaro fra le due società. A settembre la Prima Commissione del Consiglio ha approvato la proposta, con 5 sì e 4 astensioni. • Maddalena Di Tolla Deflorian
Sicurezza in bici tra nuove corsie e rispetto sulla strada
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a sicurezza di chi pedala passa dalle infrastrutture, ma anche dai comportamenti quotidiani. Una corsia dedicata può rendere più riconoscibile la presenza delle biciclette; l’attenzione di chi guida resta però decisiva quando percorsi e spazi si incrociano. È su questa convivenza che si è concentrato il confronto “Pedalare in sicurezza”, ospitato al Festival dello Sport di Trento. Al dibattito hanno partecipato l’assessore provinciale Mattia Gottardi, il presidente nazionale della Federciclismo Cordiano Dagnoni, quello trentino Renato Beber e l’ex professionista Maurizio Fondriest. Gottardi ha richiamato la necessità di un riconoscimento
reciproco tra automobilisti e ciclisti, illustrando l’impegno della Provincia sulle infrastrutture. Agli oltre 500 chilometri di piste ciclabili si affianca uno stanziamento di 170 milioni di euro per migliorarne i collegamenti. Su alcune strade sono state inoltre tracciate le bike lane, corsie che rendono visibile lo spazio destinato alle biciclette. Beber ha sottolineato il valore di questa iniziativa che, dopo alcune reazioni iniziali critiche, aiuta a richiamare l’attenzione degli automobilisti. Fondriest ha evidenziato come l’aumento delle vetture e delle loro dimensioni renda ancora più necessario il rispetto di chi pedala. La Federazione propone interventi sulla formazione nelle scuole
guida, sensori sui veicoli e obbligo del casco per tutti i ciclisti. Sono proposte che accompagnano il tema delle infrastrutture, allargando il confronto alla prevenzione. Il richiamo alla cura degli altri è arrivato anche attraverso l’esperienza di Gioele Cobelli, fratello di Adele, morta in un incidente durante un allenamento. Un messaggio che riguarda ogni utente della strada: dietro una bicicletta, un volante o un attraversamento ci sono persone. Riconoscerle significa dare alla sicurezza un valore condiviso. • (V.M.)
Oltre al podio, le sfide della vita: il racconto di Monica Boggioni
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gni medaglia racconta una vittoria, un traguardo raggiunto, un sogno che si realizza. Non racconta però il percorso da intraprendere per raggiungerla, fatto di dubbi, cadute, disciplina e determinazione. È da questa riflessione che nasce il libro “Ogni sfida è vita” di Monica Boggioni, campionessa paralimpica di nuoto, e Valerio Esposti, giornalista e scrittore, presentato il 3 ottobre al Festival dello Sport. “Volevo raccontare una storia autentica, senza vittimismo né eroismo” ha raccontato l’atleta, vincitrice di sei medaglie paralimpiche (un oro e cinque bronzi), undici ori mondiali e tredici ori europei. Ricordando alcuni momenti dell’infanzia e dell’età adulta, Monica Boggioni ha spiegato come la sua malattia – una diplegia spastica
agli arti inferiori – abbia influenzato la sua crescita personale e la sua carriera sportiva. “Nella mia famiglia la disabilità è sempre stata vista come qualcosa di ‘normale’. Alle elementari mi sono scontrata per la prima volta con il fatto che l’essere diversi potesse diventare un problema per gli altri. Quando i bambini giocavano con me, mi escludevano”. Da quell’esperienza è nata una consapevolezza: “Ognuno di noi ha le proprie diversità, alcune sono semplicemente più evidenti di altre ed è lì che si nasconde la nostra unicità”. Il nuoto è diventato così uno strumento per sviluppare un potenziale, trasformare i sogni in obiettivi e dimostrare, prima a sé stessa e poi agli altri, la propria capacità di ottenere grandi risultati. Il tutto però, ha sottolineato l’atleta, “ha richiesto determinazione,
pazienza e impegno, anche quando la voglia mancava. Alla base di tutto, infatti, non c’è la motivazione, ma la disciplina”. Un messaggio che l’atleta non ha affidato soltanto alle pagine del suo libro, ma ha anche promosso avviando il progetto “Nuota con noi”, nato dalla società Pavia Nuoto, con l’obiettivo di “avvicinare bambini e ragazzi con disabilità al mondo dello sport, per far conoscere loro il proprio corpo e comprendere le proprie potenzialità”. Con questo progetto, Monica Boggioni condivide con gli altri ciò che lo sport ha dato a lei, ovvero “l’opportunità di scoprire le proprie capacità e costruire, passo dopo passo, il proprio percorso”. • (V.R.)
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Centrodestra, centrosinistra e giochi celtici: la corsa al 2028 è già una guerra senza esclusione di colpi
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arissimi lettori, innanzitutto mi scuso per l’assenza del mese scorso ma, come ben sapete, il vero trentino a settembre è impegnato tra i vigneti ed i meleti. Personalmente, ho dovuto prestare la mia opera presso i vigneti della Val dei Laghi di proprietà della consigliera Angeli, per poi continuare con la raccolta delle mele nei latifondi nonesi dell’assessore all’agricoltura Zanotelli. Ci tengo a rappresentare che, con la scusa della “ganzega” o “regalia” che dir si voglia, il mio operato è stato lautamente pagato a “pan e bondola”. Nel frattempo, oltre che ad uva e mele, ho raccolto molte informazioni per quanto concerne le strategie dei vari schieramenti politici che si sfideranno alle provinciali del 2028. Nel campo stretto del centro sinistra trentino è tutto un misto di depistaggi e doppi giochi per cercare di far fuori dalla partita il sempre più isolato Francisco Ianeselli. La situazione in casa piddina è talmente ingarbugliata che si profila un’alleanza del tutto inedita tra la consigliera Maestri, il quasi senatore Manica, e l’onorevole Sara Ferrari. A tale scopo l’on. Ferrari di recente ha fatto un salto a Cuba, una sorta di visita pastorale che ha fatto rizzare i peli sulla schiena alla focolarina Franzoia, per apprendere meglio la magnificenza del sistema del comunismo reale in salsa caraibica. S’è persino fatta immortalare sotto la foto con il classico ritratto del “Che”, tanto che dal suo ufficio in Piazza Pasi, la Maestri avrebbe lanciato la corsa lunga per il 2028 sulle note del Buena Vista Social Club “Comandante Che-
Gue-Saaaaaara”, con buona pace del sempre più moderato Ianeselli e di tutto il Campobase, che verrà probabilmente smontato per avviare la Revoluciòn a suon di polenta e oseleti (Stanchina e Malfer) scampadi. Lo stato di caos e lunghi coltelli che regna nel campo stretto trentino è certificato dal morale sempre più sotto i tacchi di Lorenzo fu principe Dellai, avvistato di sovente al bancone del Pedavena, in modo tale da prendere coraggio prima di andare a rendicontare l’andazzo all’amico Lauro residente dirimpetto allo storico locale. Una sera tra gli avventori del locale era presente anche il mio amico “Toni dal Congial”, che avvicinatosi all’ex principe per una battuta, giura di averlo sentito imprecare: “ Se la va avanti cosi col campo stretto i mando tutti a farse benedir e ghè dago na man al Kaswalder a far la quarta lista a so sostegno. Almen col Walter so en partenza che no ven for nient”… Intanto, in casa centrodestra, tra i noti fiumi di bianco di Cembra del compleanno di Alessandro Cionfoli Savoi, che ha fatto sì che il Presidente Fugatti disertasse l’incontro con Salvini a Pinzolo per una “indisposizione”, si ragiona sul potenziale futuro della coalizione. Parrebbe che una possibile soluzione sia arrivata proprio dal Fugatti che – in estasi nordista da pratone di Pontida – ha annunciato che il suo successore alla guida del Trentino verrà scelto mediante l’antica e sempre amata tradizione bossiana dei giochi celtici. I papabili alla successione sono ormai noti da tempo: il fido Spinelli, il furbo Gottardi, l’on-
nipresente Failoni. Ognuno di loro dovrà scegliere un proprio fedelissimo che si cimenterà nella disciplina che verrà a loro assegnata. Spinelli parte male, scalognato individuo. Aveva puntato tutte le sue speranze sulla consigliera Angeli, campionessa olimpionica nella disciplina del “salto del partito” e si è trovato a tentare di corrompere il sempre pacifico giudice di gara Soini per evitare il controllo antidoping. Va da sé che, con quel cognome, è sempre al centro dei sospetti. Gottardi corre sul sicuro ed affida le sue fortune al “trattorino rendenero” Lady Vanessa Masè da Strembo, capace di cacciare a mani nude un capriolo di notte nel bosco, scuoiarlo e cucinarlo in tempo zero. Della serie “cot e magnà”…altro che Benedetta Parodi. Failoni, avendo di recente
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sul territorio non poteva che essere il Galeazzo Ciano “de noantri”, ovvero, Emilio Giuliana. Le prime uscite sulla stampa del novello Jean Marie Le Pen in salsa sicula sono state confortanti per l’elettorato trentino; Giuliana infatti dichiara: “L’autonomia è una mera faccenda economica e bancaria…”. Nel frattempo la concorrenza per accaparrarsi un posto tra le legioni del Generale si profila agguerrita. Giorni fa, infatti, al mercato i coniugi Rossato/Demattè sono stati visti fare incetta di camice nere tra le bancarelle, ma soprattutto da qualche tempo dalle uova della Katia nascono pulcini neri come Calimero. Cari amizi trentini en vederen de tuti i colori da chi a ottobre ’28… • Giorgio Gazér
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introdotto la possibilità di cacciare i cinghiali con l’arco, se ne infischia dei regolamenti come è suo solito e tenta di colpire Gottardi con una freccia al cuore. Ripreso dal Divino De Col, uno e trino, intento a distribuire i martelletti della forestale per la gara a chi segna più veloce le piante della sórt, è costretto ad affidarsi alle mani sapienti del Capitone ormai bollito Matteo Salvini, che pescatore esperto tra le acque limpide di Pinzolo e quelle putride del Tevere, cercherà di prendere all’amo almeno il baccalà romano di Francesca Gerosa sempre più in pista per il collegio senatoriale di Trento e poi in rampa di lancio per un sottosegretariato. Qualche segno di vita in Trentino anche per il movimento del “Generale Kebab Vannacci”. Il luogotenente in pectore
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DESPAR
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Solidarietà. La spesa diventa un aiuto per le scuole grazie ai buoni raccolti dalle famiglie
STICKERMANIA E SCUOLAFACENDO: DA DESPAR LA SPESA SOSTIENE LE SCUOLE
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iniziata con il ritorno a scuola anche la nuova edizione di Stickermania, la raccolta di figurine che ogni anno coinvolge bambini e famiglie nei punti vendita Despar, Eurospar e Interspar aderenti. Quest’anno, come già nelle precedenti edizioni, insieme alle figurine c’è anche un’occasione per dare un aiuto concreto alle scuole del territorio attraverso Scuolafacendo. Le due iniziative proseguiranno fino al 18 ottobre. Stickermania, una nuova avventura da collezionare Per Stickermania 2026 la storia riparte con “Il segreto dell’amuleto luminoso”. Protagonisti sono ancora Oskar e Bo, questa volta alle prese con un viaggio nella mitologia nordica, sulle tracce dei Vichinghi e di un misterioso amuleto. La collezione è composta da 200 figurine. Il meccanismo è legato alla spesa: ogni 10 euro di spesa effettuata nei punti vendita aderenti si riceverà a una bustina di figurine. Per completare più rapidamente l’album è possibile acquistare anche pacchetti aggiuntivi di colore blu al prezzo di 50 centesimi. Inoltre, ogni 10 euro di spesa e l’acquisto di due prodotti sponsor si riceverà una bustina aggiuntiva di colore verde. I prodotti coinvolti sono segnalati direttamente nei punti vendita. Ma la raccolta non si ferma all’album. Stickermania è anche un progetto educativo che, attraverso il gioco e la condivisione, porta con sé valori come il rispetto, l’inclusione e la valorizzazione delle differenze, rafforzati dal legame con Scuolafacendo, l’iniziativa di Despar a sostegno delle scuole del territorio. Scuolafacendo, i buoni diventano materiali per le scuole Ogni bustina di figurine Stickermania contiene
anche un Buono Scuolafacendo. Il cliente potrà consegnarlo direttamente alla scuola che desidera sostenere oppure caricarlo online, attraverso il sito del progetto o l’app dedicata. I buoni potranno essere raccolti e destinati agli istituti fino al 7 febbraio 2027. Per le scuole, i buoni rappresentano la possibilità di ottenere materiali e attrezzature utili alle attività quotidiane. Gli istituti aderenti potranno scegliere dal catalogo dell’iniziativa prodotti per la didattica, strumenti per l’inclusione, attrezzature per le attività motorie e dotazioni tecnologiche. L’iniziativa è rivolta alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado, pubbliche e paritarie, presenti nei territori in cui opera Despar Nord. Per partecipare è necessaria la registrazione al progetto. Nella scorsa edizione sono stati destinati oltre 460 mila euro in materiali e attrezzature a più di 2.000 scuole. Un risultato che racconta anche il valore di una partecipazione semplice e quotidiana: quella di famiglie e clienti che, attraverso la spesa, possono contribuire a rendere più ricchi e attrezzati gli spazi in cui ogni giorno bambini e ragazzi imparano, crescono e stanno insieme.
Dal 14 settembre al 18 ottobre 2026
ALBUM E FIGURINE DA COLLEZIONARE!!
Stickermania Tour, in Trentino-Alto Adige la festa delle figurine
Scuole in movimento con il contest educativo “Diamoci una mossa!”
nche in Trentino-Alto Adige ha fatto tappa lo Stickermania Tour, coinvolgendo bambini e famiglie in cinque appuntamenti dedicati alla passione per le figurine. Nei punti vendita della regione, i piccoli collezionisti hanno potuto portare con sé i propri album, scambiare le figurine doppie e andare alla ricerca degli sticker ancora mancanti per completare la raccolta. Le giornate sono state un’occasione per condividere la passione per la collezione, incontrare altri giovani collezionisti e stringere nuove amicizie. A rendere ancora più piacevoli gli appuntamenti hanno contribuito una merenda con succhi di frutta e merendine e la distribuzione di gadget Stickermania, tra cui cappellini e palloncini. In regione, il tour ha fatto tappa all’Eurospar di Milland e negli Interspar di Rovereto, San Lorenzo, Bolzano e Merano, dove gli appuntamenti hanno portato l’esperienza Stickermania direttamente nei punti vendita, trasformandoli per un giorno in luoghi di incontro e condivisione per appassionati e famiglie.
orna, insieme a Scuolafacendo, il contest creativo “Diamoci una mossa!” realizzato in collaborazione con Le Buone Abitudini, il progetto educativo gratuito di Despar che nel 2026 festeggia vent’anni di attività al fianco delle scuole. Il tema scelto per questa edizione è il movimento, raccontato dagli studenti attraverso disegni e racconti non solo come attività sportiva, ma anche come gioco, esperienza quotidiana, espressione personale e occasione di incontro. Il contest è aperto alle scuole iscritte a Scuolafacendo, che potranno caricare gli elaborati delle classi entro il 15 novembre 2026. Ogni plesso che presenterà almeno un lavoro valido riceverà 100 Buoni Scuola. Per i dieci elaborati selezionati dalla giuria sono invece previsti 3.000 Buoni Scuola ciascuno, che potranno essere utilizzati per arricchire la dotazione didattica dell’istituto. Una giuria di esperti valuterà gli elaborati, considerando in particolare originalità, efficacia del messaggio educativo e capacità di raccontare il movimento come esperienza quotidiana, inclusiva e condivisa. Il regolamento completo è disponibile sul sito di Scuolafacendo, nella sezione dedicata al contest.
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T
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on-line: www.lapiazzaweb.it •Rubriche •Salute
Cecità in Trentino, il riconoscimento dei diritti diventa un caso
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n Trentino il riconoscimento della cecità totale o parziale presenta criticità che, secondo l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, richiedono una verifica delle valutazioni sanitarie. La questione, già raccontata da La Piazza, riguarda persone che hanno documentato una grave compromissione della vista e che attendono una risposta coerente con gli accertamenti specialistici. Non è soltanto una pratica amministrativa: dal riconoscimento della condizione dipende l’accesso alle tutele previste dalla legge. Un primo elemento indicato dall’Uici è il confronto con il resto del Paese. In provincia risultano 302 persone riconosciute cieche assolute e 441 cieche parziali: in totale 1,36 ogni mille residenti, rispetto a una media nazionale di 1,97. L’associazione ritiene che lo scarto meriti attenzione e si interroga sulle modalità con cui vengono esaminate le domande. Il dato, preso da solo, non consente di stabilire quanti eventuali riconoscimenti siano mancati, ma è una delle ragioni per cui l’Uici chiede un confronto con l’azienda sanitaria. Il caso portato dall’associazione riguarda una donna la cui documentazione oculistica, proveniente dai reparti degli ospedali di Trento e Rovereto, attestava un residuo del campo visivo binoculare del 2,5 per cento. Il percorso davanti alla commissione sanitaria non aveva però prodotto il riconoscimento richiesto. La donna, assistita dagli avvocati Luca Zeni e Gloria Valentini, si è quindi rivol-
ta al giudice. La consulenza tecnica disposta nel procedimento ha riesaminato gli esami e il giudice ne ha omologato le risultanze in relazione al requisito sanitario per il riconoscimento dell’handicap grave ai sensi della legge 104, inizialmente negato dalla commissione. È importante precisare l’oggetto della pronuncia, senza estenderla ad altri riconoscimenti. Per Mauro Dallapè, presidente dell’Uici trentina, la vicenda solleva un problema di fondo: una persona con una perdita visiva così grave, attestata da specialisti del servizio sanitario provinciale, non dovrebbe essere costretta a sostenere un procedimento giudiziario per vedere tutelati i propri diritti. L’associazione chiede che i certificati vengano valutati con attenzione e che l’azienda sanitaria chiarisca ogni dubbio sull’eventuale applicazione di criteri eccessivamente restrittivi. Le decisioni delle commissioni, sostiene l’Uici, devono basarsi sulle condizioni cliniche effettive e sulla legge. Il riconoscimento è tuttavia solo una parte del percorso di una persona cieca o ipovedente. Dopo la diagnosi possono cambiare gesti essenziali come leggere, spostarsi, studiare o lavorare. È su questo secondo versante che si è concentrato il convegno “Orientati al futuro”, promosso il 18 settembre a Trento da AbilNova e dedicato ai nuovi scenari della riabilitazione visiva. Il Centro provinciale di prevenzione e riabilitazione gestito dalla cooperativa prevede una valu-
tazione multidisciplinare e un progetto individuale, con interventi rivolti sia agli adulti sia ai minori. L’obiettivo è valorizzare le capacità visive residue e sviluppare l’autonomia nella vita quotidiana. Riconoscere correttamente
una condizione e accompagnare la persona dopo la diagnosi sono così due passaggi dello stesso percorso di tutela Maddalena Di Tolla Deflorian Valeria Marcato
Dipendenze digitali, la prevenzione comincia dalle emozioni
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ideogiochi, social media, acquisti compulsivi e gioco d’azzardo online fanno parte di un panorama delle dipendenze sempre più ampio. Il punto, soprattutto per i più giovani, è riconoscere quando un’attività quotidiana diventa un comportamento problematico. Se ne è discusso a Palazzo Piomarta, a Rovereto, durante un incontro del Festival EDUCA promosso da Fondazione Franco Demarchi e Università di Trento. Ornella Corazza, direttrice dell’Addiction Science Lab dell’ateneo trentino, ha richiamato l’attenzione sui meccanismi economici presenti anche in app e videogiochi apparentemente gratuiti, spesso poco conosciuti dalle famiglie. Alcune dinamiche, ha osservato, si avvicinano a quelle del gioco d’azzardo. Per questo occorre intervenire prima che le difficoltà si aggravino e richiedano l’accesso ai servizi sociosanitari. A indicare la dimensione del problema è uno studio condotto in
24 Paesi europei su 2.514 studenti tra i 12 e i 16 anni: il 42% del campione è risultato ad altissimo rischio di uso problematico di Internet. Tra i fattori di vulnerabilità figurano ansia, sofferenza psicologica, impulsività, difficoltà emotive e isolamento sociale. Il dato riguarda i ragazzi coinvolti nella ricerca e non può essere esteso automaticamente a tutti gli adolescenti. La risposta, dunque, non si esaurisce nel limitare il tempo trascorso davanti agli schermi. Maurizio Gentile, docente alla LUMSA di Roma, ha sottolineato il ruolo delle competenze socio-emotive: imparare a gestire lo stress, conoscere le proprie emozioni e costruire relazioni positive può contribuire al benessere degli studenti e al clima nelle classi. In questa direzione si muove anche Big Yourself, progetto rivolto a giovani e adulti, dentro e fuori la scuola, per favorire una maggiore consapevolezza di sé e promuovere stili di vita e relazioni più sani. (V.M.)
Santa Chiara, una sala operatoria ibrida per gli interventi cardiovascolari
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ll’ospedale Santa Chiara di Trento è stata inaugurata una nuova sala operatoria ibrida, destinata soprattutto al trattamento delle patologie cardiovascolari. La struttura riunisce in un unico ambiente le attrezzature chirurgiche e i sistemi di diagnostica per immagini: cardiochirurghi, chirurghi vascolari e cardiologi potranno così eseguire procedure complesse senza trasferire il paziente durante l’intervento. La sala consentirà, tra le altre cose, di trattare aneurismi con protesi vascolari e di effettuare interventi meno invasivi sulle valvole cardiache. Le immagini ecografiche e radiologiche in tempo reale aiuteranno le équipe a seguire ogni fase della procedura. La nuova dotazione è pensata in particolare per i pazienti anziani o fragili, per i quali un’operazione tradizionale
può comportare rischi elevati. L’investimento della Provincia autonoma di Trento ammonta a 5,7 milioni di euro: oltre 3,2 milioni sono stati destinati ai lavori edili e agli impianti, 2,5 milioni alle tecnologie sanitarie e agli arredi. La sala operatoria misura 70 metri quadrati ed è collegata direttamente al blocco operatorio esistente. Per inserirla in un ospedale rimasto in attività, è stato costruito un modulo sopraelevato all’estremità del Corpo C, preservando il passaggio dei mezzi di soccorso. Per il direttore del Dipartimento cardio toraco vascolare Roberto Bonmassari, la nuova sala permetterà alle diverse specialità di lavorare fianco a fianco e di scegliere trattamenti più adatti alle condizioni di ciascun paziente. (V.M.)
30 L’emergenza. Il bando per 59 zone vacanti aveva raccolto 16 domande. A Rovereto nessuna assegnazione
Medici di base, dieci incarichi assegnati ma la carenza resta
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ieci incarichi assegnati a fronte di 59 zone rimaste senza medico di medicina generale. È il risultato della convocazione dei candidati nella sede di Asuit, che aggiorna il quadro emerso dal bando pubblicato a inizio settembre. Le domande arrivate erano 16, cinque delle quali presentate da medici ancora impegnati nel percorso di formazione. Più della metà dei candidati ha dunque scelto una sede, ma la distanza tra i posti disponibili e quelli coperti rimane ampia. La carenza interessa buona parte del Trentino. Secondo la ricognizione pubblicata prima delle assegnazioni, le zone vacanti erano 20 nell’ambito di Trento e Valle dei Laghi, dieci in Vallagarina e nove in Alta Valsugana. Seguivano la Bassa Valsugana e l’Alto Garda e Ledro, con sei posti ciascuno. Gli altri erano distribuiti tra Rotaliana, val di Non, Primiero, val di Fassa e Giudicarie e Rendena. La difficoltà di reperire medici non riguarda solo le località più distanti dai centri maggiori: nella città di Trento i posti da coprire erano distribuiti tra diversi quartieri, mentre Rovereto ne contava tre e Pergine Valsugana quattro. Le scelte formalizzate in Asuit riguardano
due zone nel Centro storico-Piedicastello di Trento e una ciascuna a Madruzzo, Mezzolombardo, Contà, Pergine Valsugana, Pieve Tesino, San Giovanni di Fassa, Arco e Spiazzo. I dieci professionisti incaricati avranno al massimo tre mesi per aprire l’ambulatorio.
L’assegnazione, quindi, rappresenta un passaggio concreto, ma non coincide ancora con l’avvio delle visite nelle nuove sedi. Il caso di Rovereto mostra quanto lavoro resti da fare. La città aveva tre zone vacanti nel bando, ma non compare tra le sedi accetta-
te in questa tornata. Nessuna assegnazione risulta nemmeno per le altre località della Vallagarina indicate nella ricognizione: Avio, Isera, Mori, Terragnolo, Trambileno, Vallarsa e Volano. Anche in Alta Valsugana la scelta di un incarico a Pergine copre soltanto una parte dei quattro posti segnalati per il comune. Per i cittadini dei territori rimasti scoperti, la disponibilità di un medico vicino a casa continua a essere un tema aperto. Il direttore generale di Asuit, Antonio Ferro, ha accolto le dieci adesioni come un segnale della capacità della rete sanitaria provinciale di attrarre professionisti, anche nelle sedi di montagna. La risposta al bando consente effettivamente di rafforzare alcuni territori. Il dato complessivo, però, impone di tenere distinti i diversi passaggi: 59 zone vacanti, 16 candidature, dieci incarichi accettati e ambulatori che dovranno ancora aprire. Per ora il numero degli incarichi accettati lascia ancora senza risposta gran parte delle necessità individuate dal bando. Il prossimo bilancio si potrà fare quando i nuovi medici entreranno in servizio e sarà chiaro quali zone continueranno a non avere una copertura stabile. Valeria Marcato
Ottobre Rosa, Anvolt punta su prevenzione e sostegno alle donne
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n controllo fatto per tempo può cambiare il percorso di una malattia. È il messaggio al centro dell’Ottobre Rosa di Anvolt Trentino, che ha presentato nella sua sede di via Roma, a Trento, le attività dedicate alla prevenzione del tumore al seno. L’obiettivo è rafforzare un lavoro di sensibilizzazione che l’associazione porta avanti durante tutto l’anno e ricordare il valore della diagnosi precoce, accanto al sostegno per chi sta affrontando le cure. Alla presentazione ha partecipato l’assessore provinciale alla salute Mario Tonina, che ha ringraziato i volontari per l’impegno nell’informazione e nell’aiuto alle persone. Le campagne di prevenzione, ha osservato, possono incoraggiare ad aderire agli screening e a prestare attenzione ai comportamenti che incidono sulla salute. Secondo l’assessore, investire in questo ambito significa anche permettere al sistema sani-
tario di destinare maggiori risorse a personale, tecnologie e servizi. Il confronto ha riunito professionisti della sanità, rappresentanti delle istituzioni e dell’associazione: Marvi Valentini, direttrice della senologia clinica di Asuit, Antonella Ferro, responsabile della Breast Unit dell’ospedale Santa Chiara, l’oncologo Orazio Caffo, il direttore sanitario di Anvolt Claudio Eccher e l’assessora comunale Giulia Casonato. Al centro degli interventi, la necessità di collaborare per accompagnare le persone dalla prevenzione alla cura. I progressi della medicina hanno migliorato le possibilità di trattamento, ma individuare un tumore nelle sue fasi iniziali resta decisivo per affrontarlo. L’Ottobre Rosa richiama anche l’attenzione su ciò che accade dopo una diagnosi. La presidente di Anvolt Trentino, Elisa Zeni, ha sottolineato l’importanza dell’ascolto e del
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sostegno psicologico lungo tutto il percorso della malattia. In questo lavoro le associazioni possono offrire una presenza vicina ai pazienti e alle loro famiglie, aiutandoli ad affrontare difficoltà che vanno oltre gli appuntamenti clinici. Tra i temi affrontati c’è anche l’alimentazione durante le cure. Dai laboratori di cucina promossi nel tempo da Anvolt è nato il libro Donne in rinascita ai fornelli, una raccolta di ricette semplici dedicata alle donne che stanno vivendo la malattia. Il volume porta nelle case un’esperienza condivisa negli incontri dell’associazione e dà spazio a un aspetto concreto della vita quotidiana, nel quale anche il piacere di preparare un piatto può avere valore. È questa la prospettiva scelta da Anvolt per il mese rosa: invitare ai controlli, diffondere informazioni e restare accanto alle persone quando hanno bisogno di essere ascoltate. (V.M.)
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Il ritratto di una straordinaria amicizia attraverso lo sguardo dell’arte. In mostra opere di Francesco Hayez, Giuseppe Ascoltaci in tutto il Trentino in autoCraff sulonara, Giovanni Migliara.
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