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Palazzo Gradenigo tesoro dimenticato: parco in abbandono e vetri in frantumi
Siccità record, Energia, il Veneto sfida il monopolio Elisa Venturini: e punta sullesfida “La multiutility dei prossimi del territorio anni è la prevenzione”
Case della Comunità, dopo le opere parte la campagna di comunicazione
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La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
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n Veneto si respira un clima politico singolare, lontano dai toni esasperati dello scontro ideologico. Tra Palazzo Balbi e i banchi dell’opposizione guidata da Giovanni Manildo si è consolidato un feeling istituzionale così palese da spingere gli osservatori, fin dalla campagna elettorale, a coniare la crasi “Stefanildo”. Una definizione nata per sottolineare non solo lo stile felpato e dialogante dei due protagonisti, ma anche una marcata sovrapposizione nei programmi e nella visione del territorio. Le prime conferme di questa sintonia non si sono fatte attendere. Sul terreno dei diritti e delle risposte sociali, maggioranza e opposizione hanno trovato convergenze significative, concretizzate in provvedimenti dal forte impatto etico e comunitario come la legge sui caregiver e il delicato dossier sul fine vita. Un’intesa culminata nell’ormai celebre “patto dell’acciuga”, l’incontro informale tra il presidente della Giunta Alberto Stefani e il leader dell’opposizione Manildo. Un vertice a tavola che ha formalizzato la volontà di superare i muri contrapposti per costruire percorsi legislativi condivisi.
SCUOLE, DOPPIA SFIDA: INVERNO DEMOGRAFICO E SPINTA ALL’INNOVAZIONE A PIOVE CHIUSURE SCONGIURATE GHION (ANP):”CARENZE NEL SOSTEGNO” servizi alle pag. 4-5
AVANZO DA 14 MILIONI A PIOVE MA IL “TESORETTO” E’ VINCOLATO
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AUTONOMIA: UN ALTRO PASSO AVANTI, STEFANI: “IL VENETO HA FRETTA”
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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE
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uanto successo tra gli scanni del Consiglio regionale del Veneto travalica i confini della regione. L’approvazione del provvedimento sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito ha rotto la barriera dei posizionamenti ideologici predefiniti. Il voto a maggioranza trasversale ha stabilito un principio di realtà: la regolamentazione di tempi, verifiche ed erogazioni per chi si trova in condizioni di sofferenza irreversibile non è una concessione etica, ma un dovere organizzativo delle strutture pubbliche.
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FACCIAMO IL PUNTO
del Piovese
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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE • Nicola Stievano Segue da pag. 1
R PIOVE DI SACCO RINNOVA IL PATTO D’AMICIZIA CON ARQUATA A DIECI ANNI DAL TERREMOTO
A
dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 devastò il Centro Italia, il legame tra Piove di Sacco e Arquata del Tronto resta vivo. Un gruppo di piovesi ha raggiunto a metà agosto la comunità marchigiana, partecipando alle iniziative del decennale e rinnovando un’amicizia nata all’indomani della tragedia. Il rapporto affonda le radici nell’estate del 2017. In occasione della Festa di Sant’Anna, la comunità dell’omonima parrocchia, insieme al parroco don Giorgio De Checchi, si interrogò su come esprimere la propria vicinanza alle popolazioni colpite. Da qui il contatto con don Nazzareno Gaspari, allora parroco di Arquata. Poche settimane dopo un gruppo di arquatani arrivò in città, accolto nelle famiglie. Da quell’incontro nacquero amicizie che negli anni non si sono interrotte, fino a diventare un vero Patto di Amicizia. La visita è coincisa con le giornate della memoria del decennale, culminate con la fiaccolata e la celebrazione in ricordo delle 299 vittime, 52 delle quali ad Arquata. Alle 3.36, l’ora della prima scossa, il paese si è fermato per il ricordo. Per Piove di Sacco, il viaggio è stato anche un modo per ribadire che la solidarietà non si esaurisce nell’emergenza. “A dieci anni da quella notte” sottolinea la sindaca Lucia Pizzo che ha partecipato all’iniziativa con altri amministratori “la memoria del terremoto continua a essere anche memoria di un incontro tra due comunità lontane, che la solidarietà ha reso vicine”. Da qui l’invito al sindaco Michele Franchi e agli arquatani a tornare a Piove di Sacco, per continuare a coltivare un rapporto nato dal dolore e trasformato nel tempo in amicizia in ogni anno. Un legame che continua nel segno della memoria e della vicinanza fra comunità.
Una delegazione piovese ha partecipato alle celebrazioni
isalendo l’Adige, il Trentino procede invece con un’andatura diversa. Il disegno di legge giace nelle commissioni consiliari della Provincia Autonoma, frenato dalla volontà di non rincorrere l’attivismo normativo e dal tentativo di spostare il baricentro dell’attenzione sul potenziamento della rete di cure palliative. Si delineano così due approcci territoriali speculari al medesimo problema: da un lato l’inquadramento della sentenza della Corte Costituzionale sul fine vita entro un percorso amministrativo con scadenze definite per l’A zienda Sanitaria; dall’altro una cautela che preferisce attendere l’eventuale intervento del Parlamento, non fa venire meno il rischio di lasciare i cittadini e i comitati etici locali in una zona d’ombra procedurale. Questa differenza riflette una discussione pubblica che non può più essere liquidata come esercizio teorico o scontro di appartenenza. Le scelte sulla fase finale dell’esistenza appartengono alla sfera intima della persona, ma travalicano il singolo nel momento in cui investono i familiari, la responsabilità dei medici e si riverberano nella comunità. Quando il corpo sociale evita di affrontare l’argomento per timore di dividersi, delega la soluzione del dolore alla solitudine delle famiglie o alle aule dei tribunali. Il percorso però è tutt’altro che semplice e scontato.
Il merito dell’esperienza veneta, pur nella diversità delle posizioni e nelle contrapposizioni ideologiche, sta nell’aver separato la giurisdizione morale da quella gestionale. Regolamentare la procedura medica non significa incentivare una scelta, né svalutare l’importanza dell’affiancamento assistenziale o della terapia del dolore; significa prendere atto che la dignità individuale richiede certezze operative quando la vita impone decisioni definitive. La politica locale, forte dell’autonomia istituzionale di cui dispone a Venezia come a Trento, ha il compito di fornire regole trasparenti anziché risposte evasive. Dal canto suo, invece, la chiesa reclama il pieno rispetto per la vita, in ogni sua fase e condizione, ma qui entriamo in un altro ambito. Affrontare la questione con strumenti normativi chiari non è una resa culturale, ma un atto di responsabilità civile. Il dibattito aperto nelle nostre Regioni dimostra che la tutela della fragilità non si misura sulla capacità di rinviare i problemi, ma sulla disponibilità ad accompagnare le persone nell’esercizio delle proprie libertà fondamentali entro un quadro pubblico rigoroso e nel pieno rispetto della volontà di ogni individuo. Poi ciascuno deve essere libero di fare le proprie scelte, consapevole che le istituzioni non dovrebbero essere semplici controparti burocratiche.
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• Alessandro Cesarato
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Chiuso in redazione il 15 settembre 2026
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Focus scuola/1. L’analisi della situazione nel territorio della saccisica
PIOVE DI SACCO: TRA CANTIERI APERTI, RIGIDITÀ STATALI E L’INCOGNITA DENATALITÀ L ’esito delle iscrizioni alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado consente di confermare a Piove di Sacco il numero delle sezioni e delle classi, senza problematiche particolari per l’anno scolastico 2026/2027. “Ad oggi - spiega la sindaca Lucia Pizzo - le 5 scuole dell’infanzia pubbliche e le 3 scuole dell’infanzia paritarie forniscono una risposta alle esigenze delle famiglie nei luoghi più vicini alla residenza, a volte anche dei nonni o al luogo di lavoro, in tutte le frazioni e nel quartiere di Sant’Anna. L’offerta oraria delle scuole primarie evidenzia una ripartizione equilibrata tra i due istituti della presenza dell’offerta del tempo pieno, a fianco dell’offerta del tempo normale, in alcuni casi con il sabato libero e due rientri pomeridiani”. Anche per le scuole secondarie di primo grado (medie) si profilano offerte orarie con la settimana corta e differenziazioni nelle proposte formative. ”Ovviamente - sottolinea la sindaca - la presenza dell’indirizzo musicale nella nostra scuola Regina Margherita è un unicum specifico, che soddisfa la richiesta di una formazione dedicata che riscuote ogni anno un grande successo. Va ribadito poi che il nostro Comune non ha mai, per problemi di bilancio, chiesto agli istituti comprensivi di eliminare il
sabato come giorno di scuola. Purtroppo, l’offerta oraria ministeriale evidenzia una significativa differenza di monte ore scuola tra il tempo pieno di 40 e il tempo normale di 24, a cui si aggiunge pure il tempo dei pasti. Auspico una riflessione politica sull’argomento”. “Il governo - attacca Pizzo - non risponde infatti nemmeno alla forte e giusta richiesta di mantenimento dei servizi scolastici nel territorio anche per la previsione del numero minimo di alunni per classe, che a volte impedisce di formare una classe. Ad oggi fortunatamente non si sono verificate queste condizioni, anzi, abbiamo per ora scongiurato gli effetti pesanti del decremento demografico, anche grazie alle iscrizioni di non residenti che, fino a qualche anno fa, non riuscivano a trovare posto nelle nostre scuole, soprattutto primarie”. Tutte le scuole sono da tempo adeguate, precisa il Comune, all’antincendio e alcune sono molto recenti: sia la scuola dell’infanzia Borgo Rossi, ultima nata del Pnrr, che è anche dotata di climatizzazione, sia la scuola secondaria Davila (in foto), anch’essa costruita con co-finanziamento Pnrr, “vedono addirittura un aumento delle iscrizioni, in controtendenza rispetto al numero negativo complessivo dovuto alla diminuzione delle nascite”. Alcuni cantieri sono ancora in corso, in
particolare per la palestra della scuola primaria Umdberto I° il completamento dell’appalto di miglioramento antisismico dovrebbe concludersi entro il mese di ottobre, mentre per la palestra della scuola secondaria Davila tutto si è completato. Si è cercato di ridurre i disagi per l’educazione motoria, con l’utilizzo provvisorio dell’Auditorium
e del Palasport Borgo Rossi. Insomma un quadro di interventi che ha permesso al territorio di presentarsi in ordine all’avvio dell’anno scolastico, anche se ovviamente gli investimenti fatti sono stati davvero cospicui nell’area della saccisica. • Alessandro Abbadir
Scuole superiori al limite, le aule finiscono nei patronati
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Piove di Sacco un lavoro in corso di completamento è la sistemazione radicale del giardino della scuola dell’infanzia Umberto I°, un lavoro però che in questo caso verrà completato solo entro la fine dell’anno. “Un problema importante - sottolinea invece la sindaca Lucia Pizzo (in foto) - sorge invece per quanto riguarda le scuole secondarie di secondo grado De Nicola ed Einstein, che non sono sufficientemente capienti per accogliere nel polo scolastico
provinciale la sezione agraria e le classi ospitate nei patronati di Sant’Anna e della parrocchia del Duomo, con le ulteriori problematiche di scarsità delle palestre, a cui ha sopperito l’amministrazione comunale mettendo a disposizione il Palasport, la palestra della scuola Regina Margherita e gli impianti sportivi dello stadio Vallini e del campo da calcio di Sant’Anna”. Positive le conclusioni finali da parte del primo cittadino: “Si tratta - conclude Pizzo - di un quadro complessivo che consente
di affrontare con rinnovata energia l’impegno più bello ed affascinante: formare le nuove generazioni, un compito che ci auguriamo possa trovare nei docenti la disponibilità piena e la collaborazione dei genitori, ingredienti insostituibili di un paese moderno, per tenere accese le luci delle scuole in ogni frazione”. L’ottimismo insomma c’è, la speranza è che alla fine però non venga smentito dai fatti. • (A.A.)
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5 Focus scuola/2. Interviene Enrico Ghion referente dell’Associazione Nazionale Presidi
Sostegno precario, formazione Ata e caldo in aula, tanti i problemi nel padovano un buon viatico all’integrazione”. Poi sulla questione dell’intelligenza artificiale a scuola il rappresentante dei presidi del padovano mette in guardia: “A scuola questo strumento per ora non è presente se non marginalmente - sottolinea. Su questo si dovrà sviluppare un necessario tema educativo nei prossimi anni”. Sulla questione della climatizzazione degli edifici è chiaro: “Ad ora nelle scuole - conclude - le uniche parti che
“I
problemi della scuola nel padovano? Carenza di insegnanti di sostegno di ruolo, personale non docente che necessita in tanti casi di maggiore formazione e meno precarietà, questione delle nomine dei supplenti”. A fare il punto della situazione è Enrico Ghion (in foto), presidente dell’Anp di Padova (Associazione Nazionale Presidi) e anche preside all’Iis di Piove di Sacco Albert Einstein.“Se partiamo - dice - dall’analisi della presenza degli insegnanti di sostegno, possiamo vedere che quelli di ruolo sono solo la metà di quelli che sarebbero necessari agli alunni che
di fatto sono climatizzate sono quelle dell’area amministrativa. Ma dove ci sono le aule o le palestre per ora no. Con i cambiamenti climatici in atto, è necessario climatizzare tutto l’edificio. Si pensi con il clima che ci ritroviamo, da fine giugno a fine agosto a svolgere gli esami di maturità in aule che hanno oltre 30 gradi all’interno”. • Alessandro Abbadir
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hanno dei problemi di disabilità. Certo nessuno dei ragazzi è scoperto e tutti hanno il loro insegnante di sostegno, ma si tratta di nomine temporanee, non di ruolo. La legislazione italiana è fra le più evolute in tema di inclusività, ma resta però al palo per problemi di applicabilità, e cioè per effettiva carenza di risorse, e in questo caso di personale”. Sul versante del personale non amministrativo per Ghion serve più preparazione e formazione. “Il personale non docente - sottolinea - non può essere considerato come il bidello di un tempo: ha compiti e funzioni complesse al giorno d’oggi sulle quali
bisogna investire con sempre maggiore formazione”. C’è poi il tema delle nomine dei supplenti: “Quest’anno a dire il vero rispetto agli anni precedenti non ci sono state assenze o ritardi nelle nomine fra i docenti, resta però un problema che è quello legato alla nomina degli insegnanti supplenti”. Queste nomine spesso arrivano tardi e gli insegnanti fanno fatica ad orientarsi quando arrivano in una nuova realtà scolastica. Ghion poi affronta il tema delle classi formate da molti stranieri: “Servono più mediatori culturali - dice. Si devono evitare, dove si può, classi con solo stranieri: non sono
Legnaro, doposcuola in aiuto alle difficoltà delle famiglie
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ul fronte della scuola, la situazione nel nostro territorio si presenta sostanzialmente stabile, sia per quanto riguarda gli edifici scolastici sia sotto il profilo del numero dei plessi”. A dirlo è il sindaco di Legnaro Vincenzo Danieletto. “Gli edifici che ospitano le attività scolastiche non hanno avuto - dice- bisogno di interventi di manutenzione straordinaria. Non sono state inoltre costruite nuove scuole e non si registrano chiusure di plessi legate, ad esempio, alla presenza di un numero troppo ridotto di alunni. La situazione rimane quindi pressoché invariata anche sotto il profilo numerico, garantendo la continuità dei servizi scolastici sul territorio”. Una delle novità riguarda invece il potenziamento dei servizi dedicati alle famiglie. È stato infatti confermato il doposcuola, attivato in via sperimentale negli ultimi mesi dello scorso anno scolastico presso la scuola primaria Don Milani. Il doposcuola “Apprendemente” è rivolto agli alunni dalla prima classe della scuola primaria fino alla terza classe della scuola secondaria di primo grado, offrendo quindi un percorso di supporto che accompagna i ragazzi per un’ampia fascia dell’età scolastica. Dopo la fase sperimentale,
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il servizio è stato confermato e, a seguito della gara per l’affidamento, è stato assegnato alla cooperativa Prende. L’obiettivo è offrire alle famiglie un sostegno concreto nella gestione del pomeriggio, mettendo a disposizione degli studenti uno spazio nel quale svolgere i compiti e le attività previste, insieme a momenti di socializzazione e accompagnamento educativo. • (A.A.)
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PIOVE DI SACCO
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Bilancio. Il Comune è in equilibrio, ma parte delle risorse resta vincolata o accantonata
14 MILIONI IN AVANZO, MA NESSUN TESORETTO DA SPENDERE LIBERAMENTE Q uattordici milioni di euro di risultato di amministrazione, ma nessun tesoretto da potere spendere liberamente. È il dato emerso con maggiore evidenza dall’assestamento generale di bilancio e dalla salvaguardia degli equilibri per il 2026, approvati dal Consiglio comunale. I conti del Comune sono in equilibrio, ma la cifra dell’avanzo va letta alla luce dei vincoli che ne condizionano l’utilizzo e dei tempi con cui le entrate diventano effettivamente disponibili. Il risultato di amministrazione, ha spiegato l’assessora al bilancio Francesca Betto, comprende infatti quote accantonate, vincolate, destinate agli investimenti e una parte di avanzo libero. “Non è totalmente disponibile a nostro piacimento”, ha chiarito. Anche la quota libera, quindi, può essere utilizzata secondo le regole previste dal bilancio. Il tema è emerso anche guardando allo stato di attuazione delle entrate e delle spese. La consigliera leghista Silvia Doro
ha chiesto spiegazioni sulle percentuali ancora basse di impegno di alcune spese in conto capitale, indicando in particolare ordine pubblico e sicurezza, assetto del territorio, edilizia abitativa e politiche sociali. Ha inoltre chiesto quali siano i tempi previsti per l’incasso dei residui attivi, cioè delle somme che il Comune deve ancora riscuotere. Per le entrate in conto capitale, l’assessora ha indicato tra le ragioni le procedure ancora in corso per le aste di alcune case popolari e di alcune tombe di famiglia. Sui residui attivi, invece, il Comune non ha ancora una stima analitica degli incassi entro la fine dell’anno, anche perché si tratta in parte di somme riferite ad annualità precedenti. Per le spese, un esempio riguarda il nuovo comando della Polizia locale. L’intervento è previsto, ma il cantiere non è ancora iniziato e quindi la relativa spesa non è stata impegnata. Sulle politiche sociali pesa invece il ritardo nell’accertamento di alcune entrate, a partire dal Fondo di
solidarietà comunale. È però soprattutto la differenza tra competenza e cassa a spiegare perché un Comune possa avere risorse previste in bilancio senza poterle ancora utilizzare. Il sindaco ha ricordato il ritardo nella definizione del Fondo di solidarietà comunale 2026, sottolineando che diversi Comuni italiani hanno dovuto ricorrere ad anticipazioni di liquidità. Piove di Sacco non ne ha avuto bisogno. Lo stesso problema riguarda alcuni finanziamenti Pnrr. Le somme possono essere riconosciute come ammissibili senza essere ancora state liquidate. La sindaca Lucia Pizzo ha citato, tra gli esempi, i ristori per la differenza prezzi. Il riconoscimento non significa che il denaro sia già nelle disponibilità del Comune. Nel frattempo l’ente deve rendicontare gli interventi e sostenere i pagamenti ai fornitori. L’assestamento, dunque, consegna un bilancio senza squilibri e senza necessità di correggere gli stanziamenti. Ma il confronto in aula ha messo in evidenza anche la distanza
Francesca Bettio, assessore al bilancio
tra il risultato di amministrazione e la concreta capacità di spesa dell’ente. I 14 milioni ci sono, ma non sono immediatamente disponibili perché una parte è vincolata o accantonata, mentre
altre risorse devono ancora arrivare materialmente. • Alessandro Cesarato
LA POLISPORTIVA CORTE FESTEGGIA 50 ANNI
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n riconoscimento per i primi 50 anni di attività e uno sguardo già rivolto al futuro. Il Consiglio comunale ha premiato la Polisportiva Corte, storica realtà sportiva della frazione che festeggia il mezzo secolo di vita tra calcio, volontariato e impegno educativo verso centinaia di ragazzi cresciuti con i colori della società. A ritirare la targa è stata la neopresidente Valentina Brentan insieme ad alcuni dirigenti della polisportiva. “Per noi la Polisportiva Corte è una grande famiglia”, ha spiegato, “i ragazzi che arrivano qui si sentono accolti e questo è il risultato
del lavoro di tanti volontari che dedicano tempo ed energie alla società. Negli ultimi anni abbiamo attraversato anche momenti difficili e siamo arrivati a chiederci se saremmo riusciti ad andare avanti, ma oggi siamo qui a festeggiare questo importante traguardo”. Nel corso della seduta è stato ricordato anche il ricambio generazionale che ha interessato il direttivo dell’associazione. “Cinquant’anni di attività rappresentano un patrimonio importante per la nostra comunità”, ha sottolineato l’assessora allo sport Francesca Betto, “dietro questo traguardo ci sono decine di volontari che
negli anni hanno dedicato tempo e passione ai giovani e allo sport. È bello vedere una società che continua a guardare avanti e a mettersi in gioco”. Proprio con l’obiettivo di investire sulle nuove generazioni, dalla prossima stagione sportiva prenderà il via la collaborazione con il Calcio Bojon per la creazione di un’Academy dedicata al settore giovanile. Le due società manterranno la propria identità, condividendo però il progetto sportivo rivolto ai più giovani. • (A.C.)
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PIOVE DI SACCO
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La segnalazione. Italia Nostra riaccende l’attenzione sulle condizioni del palazzo
Palazzo Gradenigo, il tesoro dimenticato tra vetri rotti e parco in abbandono “C om’è possibile che a distanza di anni non si sia ancora intervenuti a sostituire almeno i vetri rotti e i laceri teli di plastica installati a suo tempo a provvisoria protezione di varie finestre, lasciando gli ambienti in balia delle intemperie?”. È la domanda che Italia Nostra pone alle istituzioni riaccendendo l’attenzione su Palazzo Gradenigo, il grande complesso storico di via Garibaldi, oggi di proprietà privata e disabitato. La segnalazione porta la firma di Renzo Fontana, presidente di Italia Nostra Padova, ed è stata inviata alla soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Marta Mazza, alla Regione e alla sindaca Lucia Pizzo. L’associazione riferisce di aver visitato di recente il centro storico, rimanendo colpita dalle condizioni del palazzo, e chiede agli enti di garantire adeguati livelli di tutela e manutenzione. Italia Nostra richiama anche la storia degli interventi realizzati sull’edificio. “La cosa è ancor più sconcertante”, scrive Fontana, “se si tien conto che l’edificio, di proprietà privata, ha goduto di ingenti fondi del ministero della Cultura e della Regione per la sua messa in sicurezza”. L’associazione si chiede perché non siano stati eseguiti con regolarità i più elementari lavori di ordinaria manutenzione. Conclude con un’altra domanda: “Si attende forse, visti i generosi precedenti, che sia ancora il pubblico erario a provvedere?”. Nella lettera viene segnalata anche la situazione dello spazio scoperto sul retro, un tempo giardino, dove la vegetazione spontanea e i rampicanti sono arrivati a ridosso delle pareti. Senza contare l’aspetto sanitario, con l’ospedale che dista poche decine di metri. L’appello è dunque rivolto alle istituzioni perché venga verificata la situazione complessiva del complesso. La vicenda del Gradenigo non è nuova. I primi interventi risalgono alla fine degli anni Ottanta, nell’ambito della legge sulle Ville Venete. Tra il 2002 e il 2004 venne realizzato un intervento di messa in sicurezza, al quale contribuì anche l’associazione Amici del Gradenigo. Secondo i dati diffusi dall’associazione nel 2021, la spesa complessiva fu di circa 850.000 euro, ripartita tra Soprintendenza, Regione e Stato. Furono sostituite travature e tavolati, installati tiranti, sostituite le imposte e collaudati i solai. Fu inoltre predisposto un percorso di visita. Nel 2003 il palazzo venne aperto al pub-
blico per tre mesi, in occasione delle Giornate europee del patrimonio. Poi tornò a chiudere. Nel 2019 Comune e proprietà sottoscrissero una lettera d’intenti per un percorso di recupero e valorizzazione, ma quell’intesa non ebbe seguito. Gli Amici del Gradenigo non sono più entrati nel palazzo dopo il restauro; nel 2021 l’associazione aveva raccolto 1.080 firme per chiederne la riapertura e l’intervento delle istituzioni. Il presidente Mario Miotto annuncia una nuova raccolta di firme, prevista per settembre, da inviare al ministro della Cultura Alessandro Giuli. L’associazione è inoltre in attesa da mesi di
una convocazione della Regione per affrontare la situazione del complesso. Resta aperta anche la questione del parco. Attualmente lo sfalcio viene effettuato dalla cooperativa Magnolia soltanto nella parte prospiciente via Garibaldi, mentre nel resto dell’area è presente vegetazione spontanea. Con oltre 4.000 metri quadrati di fabbricato e un parco di circa tre ettari e mezzo, Palazzo Gradenigo è uno dei principali complessi storici della Saccisica. Un patrimonio, a quanto pare, troppo ingombrante per tutti. • Alessandro Cesarato
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Un murale per i bambini che insegna legalità e inclusione
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n fondo ministeriale destinato agli amministratori locali vittime di minacce trasformato in un messaggio di legalità, inclusione e rispetto rivolto ai più piccoli. È questa la scelta compiuta dal vicesindaco Davide Gianella, che ha deciso di destinare il residuo del contributo ricevuto dal ministero dell’Interno alla realizzazione di un nuovo murale sulla facciata della scuola elementare Dante Alighieri di via Petrarca, nel quartiere Sant’Anna. L’opera, realizzata dall’artista padovano Alessio-b, misura circa 3 metri per 3 metri e raffigura due bambini che sorreggono il mondo tra le mani mentre si guardano sorridendo. Un’immagine che richiama il valore dell’inclusione, della convivenza e del rispetto delle differenze, intese come una ricchezza da custodire e trasmettere alle nuove generazioni. Il progetto si inserisce nel percorso avviato negli ultimi anni dal Comune, che ha portato alla realizzazione di altri murales e opere artistiche dal forte valore simbolico negli spazi pubblici e scolastici della città, dalle scuole medie Regina Margherita ed Enrico Caterino Davila a piazza Puglisi, fino al patronato del Duomo. “Ho deciso di lasciare quelle risorse a bilancio e destinarle a progetti e messaggi concreti”, spiega Gianella, “che richiamino la legalità e il rispetto, sia per l’ambiente sia per gli altri e per il nostro Paese”. Il progetto è stato condiviso con la dirigente scolastica, che ha accolto favorevolmente l’iniziativa. “L’arte ha un linguaggio immediato”, aggiunge il vicesindaco, “ritengo che i messaggi legati ai valori universali siano patrimonio di tutti”. • (A.C.)
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PIOVE DI SACCO
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La nomina. Continuità sui progetti tra riqualificazioni, efficienza energetica e possibile aumento dei posti letto
CRAUP, IL TESTIMONE DEL CENTRO RESIDENZIALE ANZIANI PASSA DA COCCATO A LINO CONTE I l Craup apre una nuova pagina della sua storia. Dopo dieci anni alla presidenza di Bruno Coccato, il Centro residenziale anziani Umberto I si prepara infatti ad affrontare una nuova fase con l’elezione di Lino Conte alla guida del consiglio di amministrazione nominato dal sindaco Lucia Pizzo per il quinquennio 2026-2031. Un passaggio di consegne nel segno della continuità, almeno nelle intenzioni del nuovo presidente, che ha già annunciato di volere portare avanti i progetti avviati dal precedente consiglio di amministrazione, chiamato negli ultimi anni a confrontarsi con la pandemia, la riorganizzazione dei servizi e importanti investimenti strutturali. Volto conosciuto della vita pubblica piovese per il suo impegno politico e sociale, Bruno Coccato lascia la presidenza dopo due mandati consecutivi. Sono stati dieci anni particolarmente impegnativi, durante i quali il Craup ha attraversato l’emergenza Covid, ha consolidato i
Lino Conte
servizi di assistenza domiciliare e ha avviato un programma di riqualificazione destinato a proseguire anche nei prossimi anni. “Lascio un Craup diverso da quello che abbiamo trovato all’inizio del percorso”, spiega Coccato, “abbiamo affrontato momenti molto difficili senza mai smettere di guardare al futuro della
struttura e alla qualità dei servizi rivolti agli ospiti”. Il ricordo torna inevitabilmente agli anni della pandemia. “È stata la prova più difficile del mandato. Insieme al direttore Daniele Roccon e a tutto il personale abbiamo cercato di affrontare ogni criticità mettendo sempre al primo posto la tutela degli anziani e delle loro famiglie”. Oggi il Craup conta due strutture, la casa soggiorno di via San Rocco con 120 posti letto e la Rsa di via Botta con 109 posti letto, ai quali si aggiungono dieci posti per il centro diurno. Complessivamente vi lavorano 236 persone. Tra gli interventi più significativi avviati dal consiglio uscente figurano la riqualificazione della cucina interna, il piano di efficientamento energetico della centrale termica e frigorifera e soprattutto il terzo stralcio dei lavori nella sede di via San Rocco, con l’adeguamento antisismico e antincendio, il rifacimento degli impianti e la riqualificazione delle camere, sempre più orientate a garantire spazi adeguati
alle esigenze degli ospiti. Allo studio resta inoltre il recupero dell’ala est dell’edificio, destinata a ospitare ambulatori, spazi di servizio e una decina di alloggi per anziani autosufficienti o parzialmente autosufficienti. A raccogliere il testimone sarà Lino Conte, 75 anni, già sindaco dal 1995 al 1999, consigliere comunale per sei legislature, consigliere provinciale, amministratore dell’ospedale cittadino prima della riforma sanitaria e docente universitario al Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova. Il nuovo consiglio di amministrazione è composto da Giovanni Benetello e Renato Brugiolo, riconfermati rispetto al precedente mandato, e dai nuovi componenti Lino Conte, Silvia Ferretto e Vinicio Righetto. La presenza di Benetello e Brugiolo rappresenta un importante elemento di continuità amministrativa. “Ringrazio il sindaco e l’amministrazione comunale per la fiducia accordata al consiglio di amministrazione e i consiglieri per avermi eletto presidente”, afferma
Conte, “ringrazio inoltre il precedente consiglio e in particolare Bruno Coccato per il proficuo, serio e diligente lavoro svolto in questi anni”. Il neo presidente guarda già alle sfide che attendono il Craup. “Sarà impegno mio e dei consiglieri portare a compimento tutto ciò che è stato deciso e programmato dal precedente consiglio di amministrazione, perché si tratta di progetti e idee che condividiamo”. Tra le priorità indicate da Conte vi è il completamento della riqualificazione della sede di via San Rocco e, se possibile, l’incremento dei posti disponibili. “Esiste una forte richiesta di nuovi ingressi che inevitabilmente aumenterà con l’invecchiamento della popolazione. Sarà necessario continuare a investire sulla qualità dei servizi, ma anche razionalizzare la spesa senza comprometterne la funzionalità”. • Alessandro Cesarato
Boxe sotto la Torre: sport, spettacolo e amicizia internazionale
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port, spettacolo e amicizia internazionale hanno caratterizzato la 37esima di “Boxe sotto la Torre”. Un evento ormai imperdibile dell’estate in centro storico. L’appuntamento, organizzato come sempre dalla Boxe Piovese, ha richiamato un numeroso pubblico e ha confermato il valore di una manifestazione che, negli anni, è diventata un punto di riferimento per la boxe dilettantistica. A rendere ancora più significativa l’edizione di quest’anno è stata la presenza della delegazione della scuola di pugilato Box-Ring-Iller di Senden, città tedesca gemellata con Piove di Sacco. Il
gruppo, composto da 23 persone, comprendeva anche quattro atleti che sono saliti sul ring confrontandosi con i pugili italiani nelle diverse categorie in programma, offrendo incontri apprezzati dal pubblico presente. Nel corso della serata non sono mancati i momenti istituzionali. Durante l’intervallo si sono svolti i saluti e le premiazioni alla presenza del maestro benemerito Gino Freo e del presidente della Boxe Piovese Andrea Scalise. “L’appuntamento ha confermato ancora una volta come lo sport possa diventare un’occasione di incontro tra territori lontani, dando corpo a un rapporto di
amicizia che lega da anni le due comunità” ha sottolineato Mattia Buggio, assessore ai gemellaggi. Soddisfazione anche nelle parole
dell’assessore allo sport Francesca Betto, che ha evidenziato il ruolo della Boxe Piovese nel panorama sportivo della Saccisica: “È una delle associazioni più attive del territorio, capace di accogliere giovani e adulti senza distinzioni e di promuovere la boxe in tutte le sue forme, dai criterium giovanili alla paraboxe e alla boxe femminile. Quest’edizione ha riscosso un notevole successo, con una piazza gremita di pubblico e la presenza di campioni come Maurizio Stecca, Devis Boschiero e Cristian Sanavia”. • (A.C.)
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L’opera. Lavori quasi conclusi, resta il nodo della rotonda
Rotatoria di via Mareggia, l’opera resta provvisoria L a rotatoria di via Mareggia resta, per il momento, nella sua configurazione sperimentale. La sistemazione definitiva viene rinviata, in attesa che si chiarisca il confronto con Infrastrutture Venete sulla soluzione da adottare nell’area. È questo il principale elemento della seconda variante ai lavori tra via Puniga, via Breo e via Mareggia, approvata dalla Giunta. La variante arriva dopo la sospensione dei lavori, avvenuta lo scorso ottobre quando lo stato di avanzamento certificava l’esecuzione del 96,15% delle opere. Il nodo riguarda la rotatoria di via Mareggia, appena superata la ferrovia in direzione di Tognana.
La prima variante, approvata nell’agosto 2025, aveva introdotto la seconda rotatoria insieme ad altre opere di completamento. Nel frattempo il Comune ha avviato un confronto con Infrastrutture Venete per definire gli interventi definitivi collegati alla sistemazione dell’area. A giugno non era ancora stata individuata una soluzione condivisa. La seconda variante mantiene quindi la rotatoria nella sua forma sperimentale e reversibile, stralciando temporaneamente le pavimentazioni definitive. La soluzione consente di attendere le decisioni sull’assetto complessivo dell’area senza bloccare il completamento delle opere già previ-
ste. La nuova variante introduce infatti alcuni interventi necessari a rendere più funzionale quanto realizzato. È prevista l’asfaltatura dello stradello di accesso alle abitazioni, con adeguamenti per le pendenze e la raccolta delle acque meteoriche. Sono inoltre previste l’illuminazione dell’attraversamento e il rifacimento della pista ciclabile con una pavimentazione drenante, intervento quest’ultimo a carico dell’impresa. Le nuove lavorazioni comportano un aumento di 11.744,58 euro rispetto al precedente importo contrattuale, mentre il quadro economico complessivo dell’intervento resta fermo a 540 mila euro. La seconda variante non modifica l’impianto generale dell’opera, ma prende atto di una situazione ancora aperta: i lavori sono ormai largamente eseguiti, mentre resta da definire la sistemazione definitiva della rotatoria di via Mareggia. Il Comune procede quindi con le opere complementari e mantiene funzionale la viabilità, rinviando la scelta conclusiva a un accordo con Infrastrutture Venete. • Alessandro Cesarato
Anita Russo brilla in poesia e pittura
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quasi 9 anni Anita Russo si è già avvicinata a due linguaggi artistici diversi, la poesia e la pittura, ottenendo due riconoscimenti in altrettanti concorsi artistico-letterari internazionali. Il primo è arrivato al premio internazionale di poesia Città di Varallo 2026. La poesia Inverno, presentata nella sezione Poesia a tema libero (giovani), ha ricevuto una segnalazione d’eccellenza, accompagnata da un diploma personalizzato. Anita sarà a Varallo, in provincia di Vercelli, domenica 27 settembre al teatro civico, per la cerimonia di premiazione. Il secondo riconoscimento riguarda la pittura. Anita ha conquistato il premio speciale
Giovani artisti in erba all’VIII concorso artistico letterario internazionale Magna Graecia - arte e poesia, con il dipinto Notte incantata. Anita coltiva inoltre la propria passione attraverso le attività dell’associazione I Fiumi di Jane, della quale è capo junior. Qui partecipa a percorsi multidisciplinari che intrecciano poesia, scrittura, teatro-danza e laboratori creativi, sperimentando forme diverse di espressione. I due riconoscimenti arrivano dunque in ambiti differenti, ma restituiscono il quadro di una bambina che sta trovando nell’arte uno spazio per esprimersi e mettersi alla prova. • (A.C.)
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SANT’ANGELO DI PIOVE - PONTELONGO
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Digitale. L’obiettivo è rafforzare rapporto dell’amministrazione comunale con i cittadini
AL VIA IL NUOVO CANALE WHATSAPP I l Comune di Sant’Angelo di Piove di Sacco punta sempre più sulla comunicazione digitale e lancia “Sant’Angelo Informa”, il nuovo canale whatsapp ufficiale dell’amministrazione comunale. L’obiettivo è rendere le comunicazioni dell’ente ancora più immediate e facilmente accessibili ai cittadini, portando direttamente sullo smartphone notizie, avvisi, aggiornamenti, informazioni sui servizi ed eventi che riguardano il territorio. Il canale, presentato dal Comune anche attraverso una campagna informativa sui propri canali social, consentirà agli iscritti di ricevere
tempestivamente le comunicazioni più importanti. Tra queste figurano avvisi in tempo reale, allerte, modifiche ai servizi comunali e aggiornamenti sulle attività dell’amministrazione. Ampio spazio sarà inoltre dedicato agli eventi e alle iniziative: manifestazioni, appuntamenti, incontri e attività organizzate sul territorio potranno essere comunicati attraverso il nuovo strumento. Non mancheranno poi informazioni pratiche relative a servizi comunali, scadenze e novità. L’iscrizione al canale è gratuita. Per aderire è sufficiente inquadrare con la fotocamera dello smartphone il QR
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code diffuso dal Comune e seguire la procedura indicata. La campagna di lancio riassume la filosofia dell’iniziativa nello slogan “Sempre informati, sempre connessi. Sempre vicini.” Un modo, sottolinea l’amministrazione, per rafforzare il rapporto con la comunità e rendere le informazioni istituzionali più facilmente fruibili. Il nuovo canale si aggiunge agli altri strumenti attraverso i quali il Comune comunica con la cittadinanza, con l’intento di costruire una comunicazione sempre più rapida, capillare e vicina alle esigenze quotidiane dei cittadini. • Martina Maniero
100 candeline per nonna Elide
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a tagliato il traguardo del secolo di vita Elide Michieli che lunedì 31 agosto ha compiuto 100 anni. Nata a Saonara nel 1926, in una famiglia numerosa di otto tra fratelli e sorelle, tre maschi e cinque femmine, si è poi sposata a Sant’Angelo di Piove con Giovanni Bragato. Madre di Udino ed Egle, è oggi nonna di quattro nipoti e bisnonna di sei pronipoti. Per circa 25 anni Elide
è stata la storica cuoca del Centro anziani del capoluogo, un impegno svolto con passione e con il piacere di stare in mezzo alle persone. “Elide non è soltanto una concittadina, ma è anche la zia di mio padre. La conosco sin da piccola ed è sempre stata una persona dal sorriso aperto e di tanta gentilezza. Di lei ricordo gli anni di volontariato spesi alla cucina del Centro anziani per il rituale pranzo del giovedì. In un momento in cui le notizie tristi si moltiplicano, festeggiare il compleanno di una centenaria riscalda il cuore. Grazie Elide per quanto hai dato alla tua comunità”, ricorda la sindaca Angela Furlanetto. Tanti i ricordi anche di Silvia Tiso, assistente sociale del Comune: “Elide, dal carattere deciso, era colei che si occupava della griglia, fuori dal Centro
anziani e con ogni tempo atmosferico, preparava i contorni ed il caffè nella moka da 24, mai visto una moKa così grande. Dirigeva e lavorava con piglio deciso mettendoci tanta energia. Sia lei che Lidia mi preparavano il caffè a metà mattina e mi mettevano da parte sempre un piattino con un po’ di tutto. Ha lavorato tanto e sempre allegra, con la sua mitica bici”. Dal 2023 Elide è ospite del Craup di Piove di Sacco, dove è benvoluta da personale e compagne. A festeggiarla, insieme alla famiglia, anche il direttore Daniele Roccon, il presidente Lino Conte, la sindaca Furlanetto, l’assessore di Piove di Sacco, Monica Zanotto e Guglielmo Bazzato per l’Auser santangiolese. • (M.M.)
Incassati 20mila euro per il voto alla Madonna e il ponte sul Bacchiglione
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il Comune di Pontelongo a incassare il contributo più consistente tra i progetti padovani finanziati dalla Regione per la valorizzazione dell’identità veneta. Si tratta dei 20.200 euro per il 350esimo anniversario del voto alla Madonna. La giunta regionale ha approvato il riparto nelle scorse settimane, destinando complessivamente 380.450 euro a 62 iniziative in Veneto, dopo aver esaminato 68 domande. Il contributo può coprire fino al 70% della spesa documentata. Il finanziamento a Pontelongo, secondo per importo nell’intero elenco regionale dopo i 40.000 euro assegnati a Bassano del Grappa, riguarda una ricorrenza particolarmente radicata nella storia del paese. La storica processione votiva attraversa il centro abitato e le due sponde del fiume, rinnovando un rito nato come invocazione di protezione durante una grave pestilenza. Il momento più caratteristico è l’attraversamento del Bacchiglione su un ponte galleggiante temporaneo, elemento centrale della cerimonia e del rapporto tra la comunità e il fiume. Il voto è stato rinnovato all’inizio di maggio, quando il tradizionale ponte di barche è tornato a collegare le due
rive dopo diversi anni. Le vecchie imbarcazioni erano infatti diventate vetuste e non più a norma e l’attraversamento non era più stato realizzato. Il progetto sostenuto dalla Regione comprende, oltre alla processione, percorsi commemorativi, installazioni, mostre fotografiche e materiali divulgativi dedicati alla storia del voto e ai luoghi simbolici della comunità. Sono dieci, complessivamente, i progetti padovani finanziati dal provvedimento regionale, per un totale di 73.300 euro. • (A.C.)
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Prevenzione. Tre giorni di prevenzione, divulgazione, testimonianze e solidarietà
”Abbi fede - Aiutiamo la ricerca”: tre giorni di scienza e comunità per lo IOV U nire ricerca, prevenzione e comunità per trasformare la sensibilizzazione in un sostegno alla ricerca oncologica. È questo l’obiettivo di “Abbi fede Aiutiamo la ricerca”, iniziativa che si svolgerà a Vigorovea e Sant’Angelo di Piove. Tre giornate di divulgazione, prevenzione, testimonianze e socialità. Il ricavato sarà destinato ai progetti della UOC Chirurgia Oncologica dei tessuti molli del peritoneo e dei melanomi dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV), in particolare allo sviluppo di strategie immunoterapiche per il trattamento del melanoma. Il progetto è stato presentato in conferenza stampa a Palazzo Santo Stefano a Padova. “La Provincia sostiene con grande orgoglio iniziative come “Abbi Fede”, che sanno coniugare l’eccellenza della ricerca scientifica con il coinvolgimento attivo del territorio. Quando le istituzioni, il mondo della sanità e le comunità locali si uniscono per la prevenzione e
la solidarietà, si genera un valore immenso. Questo progetto dimostra come la lotta contro i tumori sia una sfida collettiva in cui ogni singolo cittadino può fare la propria parte a supporto delle nostre strutture d’eccellenza come lo IOV” sottolinea il consigliere provinciale Vincenzo Gottardo. Il vicesindaco di Sant ’Angelo, Daniele Bertin, evidenzia il valore umano dell’iniziativa: “Siamo profondamente onorati di ospitare nel nostro Comune un evento di tale portata umana e scientifica. “Abbi Fede” rappresenta un’opportunità straordinaria per la nostra comunità di stringersi attorno a chi affronta la malattia, promuovendo la cultura della prevenzione fin dai più giovani”. Per Bertin, il territorio diventerà “per tre giorni un luogo di incontro, speranza e generosità concreta, dimostrando la forza e il cuore” della comunità. Presenti alla cerimonia di presentazione anche il sindaco di Sant’Angelo, Angela Furlanetto,
l’assessore Mara Galeazzo, don Daniele Vigonotto, parroco di Vigorovea e il professor Antonio Rosato. Il programma alternerà momenti scientifici e occasioni di partecipazione.
A fare da fil rouge all’intera manifestazione sono simboli dal forte valore emotivo e sociale: dalla mascotte “Lumi”, simbolo di speranza, al pozzo “i-Lumi” per la raccolta di pensieri ed emozioni,
fino al bracciale della fede, privo di chiusura per ricordare l’impegno verso la solidarietà. • Martina Maniero
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L’investimento. 30mila euro per le verifiche che decideranno la riapertura
PONTE DI VIA ROSARA IN BILICO PER LA SICUREZZA, NECESSARI ACCERTAMENTI Q uasi 30.000 euro per capire in quali condizioni si trova il ponte di via Rosara e, soprattutto, quali lavori serviranno per poterlo riaprire. A tre mesi dalla chiusura al traffico, il Comune ha affidato le verifiche di sicurezza di Livello 4 del manufatto sul canale Novissimo, all’incrocio con la Ss 309 Romea. Un accertamento approfondito che dovrà stabilire se sarà sufficiente il ripristino del manto stradale oppure se sarà necessario intervenire anche sulla struttura. La cifra comprende sia il compenso professionale sia una campagna di indagini specialistiche che, sulla carta, appare tutt’altro che superficiale. Sono previsti rilievi con laser scanner, accessi all’intradosso del ponte con una piattaforma sottoponte, carotaggi e prove sul calcestruzzo, controlli sulle armature e prelievi di campioni della carpenteria metallica. Saranno inoltre esaminati gli elementi principali e secondari, i collegamenti, le giunzioni, gli appoggi e il punto di raccordo tra l’impalcato metallico e la parte in calcestruzzo armato. L’obiettivo è costruire un quadro preciso delle condizioni del ponte. C’è un secondo aspetto importante. L’incarico comprende anche la redazione del progetto di fattibilità tecnico economica degli eventuali interventi di consolidamento. In altre parole, se dalle verifiche emergerà la necessità di intervenire sulla struttura, il Comune avrà già il progetto di partenza per procedere. Il passaggio è stato chiuso a fine maggio con un’ordinanza urgente, dopo il sopralluogo che aveva evidenziato un grave dissesto della pavimentazione stradale. Il problema riguarda la sottostante pavimentazione metallica e le sollecitazioni provocate dal traffico, che nel tempo possono favorire il distacco del rivestimento e l’allentamento dei fissaggi. Per questo l’amministrazione aveva scelto da subito di non limitarsi a rappezzi provvisori, ritenuti poco risolutivi. Si è così deciso di verificare l’intero manufatto. La riapertura al traffico, dunque, resta legata all’esito delle verifiche. Al momento non è possibile stabilire se servirà un semplice ripristino o un intervento di consolidamento più consistente. Il passaggio pedonale continua invece a essere garantito per raggiungere le fermate del trasporto pubblico. • Alessandro Cesarato
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La città rende omaggio al brigadiere capo Carlo Scicchitano
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er 36 anni è stato uno dei volti dell’Arma dei Carabinieri in paese, punto di riferimento per cittadini e istituzioni. Il Consiglio comunale ha voluto rendere omaggio al brigadiere capo Carlo Scicchitano, giunto al pensionamento dopo 42 anni complessivi di servizio. Un riconoscimento pubblico che l’amministrazione comunale ha dedicato a una carriera spesa al servizio dello Stato e della comunità. Il sindaco Ettore Lazzaro, a nome dell’intero Consiglio comunale, ha ringraziato il militare per l’impegno e la professionalità dimostrati in oltre tre decenni di attività sul territorio. Alla cerimonia erano presenti anche il comandante della stazione dei Carabinieri di Codevigo, il luogotenente Giovanbattista Luigi Ferrante, e Giuliano Pasquali, in rappresentanza dell’Associazione nazionale carabinieri. • (A.C.)
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LA CITTÀ CHE CAMBIA
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Mobilità. In queste settimane l’attenzione si sposta sul completamento della linea Stazione - Voltabarozzo
TRAM, I LAVORI PROCEDONO SU PIÙ FRONTI ENTRO L’AUTUNNO SIR3 IN PRE-ESERCIZIO I l tram torna a scandire le giornate di studenti e pendolari, mentre i cantieri delle nuove linee cambiano strade, percorsi ciclabili e reti sotterranee. A Padova la ripartenza del Sir1, dal 10 settembre in coincidenza con il rientro a scuola, ha segnato una tappa del riassetto della mobilità cittadina. Dopo lo stop estivo, l’attenzione si sposta sul completamento del Sir3, che collegherà la stazione a Voltabarozzo, e sulle opere che accompagnano il Sir2: tra queste, la passerella destinata a portare pedoni e biciclette sopra via Friburgo e la ferrovia per l’Interporto. La sospensione del servizio tra luglio e agosto è servita ad adeguare piazzale Stazione al sistema Smart, la futura rete integrata del tram. Durante i due mesi di lavori è stata completata la linea aerea di contatto, che alimenta i convogli, sono state realizzate due nuove fermate funzionali al nuovo assetto e installati due scambi. L’ultima fase del cantiere ha riguardato asfaltature e finiture. Prima della riattivazione, la commissione ministeriale ha effettuato un sopralluogo, indicando alcune prescrizioni da rispettare. Con la nuova configurazione, il tram
percorre l’intero anello della stazione senza la necessità di fermarsi per alzare o abbassare il pantografo. Sul fronte del Sir3, la linea è ormai vicina al completamento. Le lavorazioni riguardano gli impianti semaforici e di alimentazione, ma anche le sistemazioni lungo il tracciato: asfalti, marciapiedi e
nuove rotatorie, come quella di via Gattamelata. Il collegamento tra Voltabarozzo e la stazione si svilupperà per circa 5,5 chilometri, con undici fermate più il capolinea, servendo quartieri residenziali, scuole, parchi e le aree ospedaliere. Il passaggio successivo sarà quello delle verifiche tecniche, necessarie ad
accertare la corretta esecuzione delle opere. Il programma indicato prevede in autunno l’avvio del pre-esercizio, la fase che precede il servizio con i passeggeri: un passaggio distinto dall’apertura al pubblico. A est della città, intanto, prende forma uno degli interventi più visibili legati al Sir2. In agosto è iniziata la posa della passerella ciclopedonale lungo il lato nord di via Venezia e via San Marco, parallela al cavalcavia. Lunga complessivamente circa 150 metri, consentirà di superare via Friburgo e i binari diretti all’Interporto attraverso un percorso protetto. L’obiettivo è assicurare continuità alla pista ciclabile che affianca il tracciato tranviario, con una soluzione analoga a quella prevista accanto al cavalcavia di via Chiesanuova. La struttura comprende due rampe di accesso e quattro campate in quota, costruite con elementi prefabbricati in acciaio di lunghezza variabile tra 28 e 40 metri. Le prime operazioni hanno interessato la campata sopra la ferrovia e quella sul lato verso Padova, con il coordinamento dei tecnici di Rfi. Il programma dei lavori prevede poi il
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completamento delle rampe di raccordo con la ciclabile a terra, la posa delle pavimentazioni e i collaudi necessari prima dell’utilizzo. Una parte consistente della trasformazione resta invece sotto l’asfalto. I cantieri hanno permesso al Comune e ad AcegasApsAmga di intervenire sulle reti idriche e fognarie: venti chilometri di nuove condotte, circa cinquecento allacci e un investimento di 14 milioni di euro. Secondo i dati diffusi, gli interventi hanno consentito di ridurre le perdite idriche di 700 mila metri cubi nell’arco di pochi anni, una quantità paragonata al consumo annuo di una città di diecimila abitanti. Le opere hanno coinvolto anche gas e fibra ottica, insieme alla posa di cavidotti destinati a ospitare servizi futuri senza dover riaprire le strade. Un rinnovo che amplia la portata dei lavori oltre il trasporto pubblico e lascia alla città infrastrutture destinate a durare anche dopo la chiusura dei cantieri. La sfida sarà collegare questi interventi in un sistema capace di rendere più semplici gli spostamenti quotidiani, dall’accesso alle fermate ai tragitti a piedi e in bicicletta tra i quartieri.
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TERRITORIO
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L’elezione. E’ il più giovane presidente di provincia d’Italia, 35 anni, sindaco di San Giorgio delle Periche al secondo mandato
CANELLA NUOVO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA: “IN PRIMO PIANO SCUOLE SUPERIORI E VIABILITÀ” Con un bilancio di oltre 200 milioni di euro l’ente gestisce settori strategici della pubblica amministrazione: “La sfida sarà tradurre questa funzione in risposte concrete”
D
aniele Canella è il nuovo presidente della Provincia di Padova. Trentacinque anni, sindaco di San Giorgio delle Pertiche al secondo mandato, è il più giovane a ricoprire l’incarico nella storia dell’ente padovano e il più giovane presidente di Provincia d’Italia. Candidato unico, sostenuto da diverse componenti politiche del territorio, arriva alla guida dell’amministrazione dopo quattro anni da vicepresidente, gli ultimi due con funzioni di vicario. “È una grande responsabilità: saper essere il presidente di tutti e interpretare le aspettative degli amministratori e dei sindaci del Padovano”, commenta il neopresidente. Il primo passaggio
sarà l’assegnazione delle deleghe ai consiglieri provinciali, per definire la squadra e avviare il mandato. Al centro del lavoro ci saranno le scuole superiori e la viabilità, due ambiti che incidono direttamente sulla vita quotidiana di studenti, famiglie e pendolari. Da oltre un decennio la Provincia ha visto ridursi competenze, risorse e personale, ma conserva un ruolo decisivo nella gestione di un territorio composto da 101 Comuni, con caratteristiche e necessità spesso differenti. “Parliamo di un ente con un bilancio di oltre 200 milioni di euro, che gestisce settori strategici della pubblica amministrazione: più di 1.300 chilometri di strade, oltre mille ponti e gli edifici delle scuole superiori — sot-
tolinea Canella —. Ho maturato questa esperienza direttamente sul campo e credo che durante il mandato sarà importante far comprendere ai cittadini quanto conti ancora il ruolo delle Province, fondamentali nel raccordo tra il territorio, la Regione e lo Stato”. La sfida sarà tradurre questa funzione in risposte concrete, individuando le priorità e tenendo insieme le richieste dei diversi territori. Per Canella il passaggio alla presidenza avviene nel segno della continuità amministrativa, dopo un’esperienza che lo ha portato a seguire numerosi settori dell’ente. Il suo percorso amministrativo si è consolidato a San Giorgio delle Pertiche: eletto sindaco nel 2019 con il 61,8 per cento dei consensi, è stato riconfermato nel 2024 con il 77,3 per cento. Dal 2020 presiede il Collegio degli assessori al Turismo della Federazione dei Comuni del Camposampierese. Vicepresidente dal 2022, nella consiliatura 2024-2026 ha avuto le deleghe alla
Il neo presidente della Provincia di Padova Daniele Canella
pianificazione territoriale e all’urbanistica, al personale e al patrimonio, alle società partecipate, ai contratti e alle gare. Tra le sue responsabilità anche il coordinamento dei progetti Pnrr, i rapporti con l’Unione delle Province italiane e le riforme istituzionali. Un lavoro che
ora proseguirà dalla presidenza, con il compito di trasformare il consenso raccolto attorno alla sua candidatura in un programma condiviso. • Sara Busato
Il gusto guida la spesa dei turisti, in città si impongono bar e ristoranti
I
l comparto della ristorazione e dei pubblici esercizi si conferma il vero motore dell’esperienza turistica nel territorio padovano, trasformando l’enogastronomia da semplice servizio accessorio a pilastro centrale dell’economia locale. L’analisi dei dati rilevati dall’Osservatorio del Turismo Regionale Federato, basata sulle transazioni con carte di credito nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 25 agosto, traccia una mappa dettagliata dei comportamenti di spesa di visitatori ed escursionisti, mettendo in luce dinamiche differenti ma complementari tra il capoluogo e il bacino termale ed euganeo. Nella città del Santo, la voce principale del
budget turistico è rappresentata proprio dalla ristorazione e dai locali pubblici. Bar, enoteche, trattorie e ristoranti intercettano complessivamente il 21,7% della spesa totale tracciata. Nel dettaglio, la sola ristorazione assorbe il 17,13% degli acquisti, mentre il mondo dei bar e della somministrazione di bevande si attesta al 4,54%. A questa quota si affianca la spesa effettuata presso i minimarket, i supermercati e le attività alimentari specializzate, che raggiunge il 21,45%, a testimonianza di una presenza significativa di flussi di passaggio, escursionisti giornalieri e visitatori legati a forme di turismo morbi e fuggi.
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Molto più contenuta appare invece la quota d’incasso diretta riservata alle strutture ricettive del capoluogo, dove la voce pernotto tra alberghi, bed and breakfast e locazioni turistiche si ferma al 5,3%. Questo divario evidenzia come la città sia vissuta intensamente all’esterno delle camere d’albergo, lungo le piazze, le vie del centro e i dehors, consolidando l’immagine di Padova come destinazione d’arte e cultura in cui l’esperienza conviviale e la sociabilità attorno a un tavolo o all’ora dell’aperitivo costituiscono parte integrante del viaggio. • (V.G.)
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14 → 18 APR 19 → 24 GEN Iacozzilli Valerio Binasco 02tutto → 07ilMAR Ascoltaci in Veneto in auto sulFabiana OLTRE UNA DELLE ULTIME SERE Alessio Boni Come 16+29 persone hanno ASCOLTACI SU SCARICA L’APP DI CARNOVALE MOLIÈRE attraversato il disastro delle Ande WWW.VENETO24.IT RADIO VENETO24 SUL TUO SMARTPHONE
L’arte della beffa
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Segue da pag. 1
La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
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uttavia, questo asse non è esente da scossoni. Ampie fasce della maggioranza guardano con aperto biasimo a questa politica dell’abbraccio, temendo l’annacquamento dell’identità di governo e l’eccessiva concessione di agibilità politica
al centrosinistra. Allo stesso modo, all’interno della minoranza non mancano i malumori di chi invoca un’opposizione più dura e priva di sconti. Di fronte alle resistenze delle rispettive basi, resta da chiedersi se questo lavoro a quattro mani sia solo una parentesi contingente o se
possa trasformarsi nel prototipo di un nuovo schema di alleanza istituzionale per il futuro. Se il metodo Veneto saprà resistere ai logoramenti tattici, la “Stefanildo” potrebbe davvero riscrivere le regole del gioco e la geografia politica della regione.
Tempo di scelte. L’intesa con il Governo per i primi trasferimenti di competenze e la complessa mediazione tra etica e medicina
AUTONOMIA E FINE VITA, DUPLICE SVOLTA STEFANI: “RISULTATI CHE FANNO LA STORIA” I l Veneto ha segnato il passo su due tra i temi più complessi e dibattuti dell’agenda politica e sociale: il via libera definitivo agli schemi di intesa per l’Autonomia differenziata e l’approvazione delle modifiche alla legge di iniziativa popolare sul fine vita. Due partite cruciali sulle quali il presidente della, Alberto Stefani, ha impresso una direzione precisa, improntata da un lato all’accelerazione sull’inquadramento costituzionale e dall’altro alla tutela dei principi etici.
Per l’autonomia ora il passaggio in Consiglio dei Ministri e il voto il Parlamento Sul fronte dell’Autonomia differenziata, il voto favorevole del Consiglio regionale al testo d’intesa siglato tra la Giunta regionale e il Governo rappresenta una tappa fondamentale che chiude la fase istruttoria veneta e proietta la pratica verso il Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Un traguardo che il governatore Stefani ha salutato con soddisfazione, richiamando l’esito del referendum del 2017 e la lunga gestazione del percorso istituzionale. “Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso”, dichiara il Presidente Alberto Stefani. “I Veneti
stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta”. Stefani ha voluto sottolineare il lavoro svolto dalla maggioranza consiliare, ribadendo come la delega di maggiori competenze su materie strategiche — quali Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Tutela della salute e Coordinamento della finanza pubblica — costituisca un’opportunità oggettiva per l’efficienza dei servizi erogati ai cittadini. “Siamo giunti alla nuova tappa di un percorso che è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti”, prosegue il Governatore. “Stiamo scaldando i motori perché siamo pronti a fare da ‘apripista’. Quando sono stato relatore della legge quadro in Parlamento ho vissuto oltre 300 ore di interventi ostruzionistici del Centrosinistra, fatti appositamente per bloccare questa riforma con l’accusa di provocare disparità e vantaggi ingiustificati a favore del Veneto. Sono convinto, invece, che l’autonomia sia una scelta di responsabilità e trasparenza che
Alberto Stefani
non spacca l’Italia e può rivelarsi strategica per tutti i territori. L’articolo 5 della nostra Costituzione, infatti, dice che la Repubblica ‘riconosce e promuove le autonomie locali’. È un principio cardine della Repubblica che abbiamo il dovere di realizzare. Se la riforma porterà a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra e capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia può portare al nostro territorio”. Parallelamente alla partita autonomista, il Consiglio regionale si è confrontato con la delicata proposta di legge d’iniziativa popolare “Liberi Subito” inerente al suicidio medicalmente assistito. L’approvazione del provvedimento è arrivata a seguito di una mediazione condotta dallo stesso
Stefani, concretizzatasi in una serie di emendamenti vincolanti intesi a riequilibrare il testo normativo nel quadro della giurisprudenza della Corte Costituzionale. “Nulla è più importante della dignità
“Vogliamo assicurare a tutti i veneti l’accesso alle cure palliative” della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”, sottolinea il presidente nel commentare l’esito della votazione. “Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla
stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”. L’impianto correttivo voluto dalla presidenza introduce paletti precisi all’interno dell’iter procedurale, stabilendo la priorità assoluta dell’accesso alle cure palliative e l’istituzione di nuovi organi consultivi. “Il mio obiettivo è semplice: assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste”, chiarisce Stefani. “Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza. Nello specifico, gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito, l’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale, e la priorità alle cure palliative con l’obbligo di informazione della possibilità di avvalersi delle stesse nel momento della richiesta”. • Redazione laPiazza
REGIONE
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Il caso. Federalismo energetico e il nodo delle concessioni per il controllo delle reti e delle derivazioni idroelettriche
La sfida delle multiutility: direttive europee, scelte di Governo e vantaggi per i territori L a partita per il controllo delle reti di distribuzione elettrica e delle grandi derivazioni idroelettriche rappresenta uno degli snodi economici, politici e infrastrutturali più complessi e decisivi per il futuro del Veneto e del suo tessuto produttivo. In questo scenario articolato, le multiutility venete si stanno compattando con forza per chiedere la possibilità di accedere al mercato della gestione delle infrastrutture attraverso la regolare indizione delle gare d’appalto, puntando a superare una condizione di monopolio storico che vede da decenni il gruppo Enel nel ruolo di operatore quasi esclusivo sul territorio. Al centro di questo acceso scontro d’interessi si colloca la posizione del Governo centrale, chiamato a decidere se spalancare le porte alla concorrenza oppure concedere un rinnovo automatico e prolungato in favore dell’incumbent nazionale. Da un lato, l’esecutivo avverte la tentazione di garantire la continuità operativa a un colosso strategico come Enel, ipotizzando proroghe alle concessioni
storiche che vengono periodicamente discusse nell’ambito delle norme inserite nella legge Finanziaria o nei decreti collegati alla politica energetica. Questa scelta risponderebbe prevalentemente a esigenze di stabilizzazione dei grandi asset strategici e a dinamiche di cassa nazionali. Dall’altro lato, la spinta verso la proroga si scontra in modo frontale e ineludibile con i principi cardine dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, fondato sul rispetto della concorrenza, sulla trasparenza delle procedure di evidenza pubblica e sulla libera circolazione dei servizi nel mercato unico. La giurisprudenza europea e nazionale ha infatti ribadito a più riprese che le concessioni di beni pubblici strategici e limitati, come le reti energetiche e i bacini idrici, non possono essere attribuite a tempo indeterminato né prorogate per via legislativa senza incorrere in gravissime violazioni del diritto comunitario. L’obbligo di effettuare le gare pubbliche scaturisce quindi dalla necessità inderogabile di rispettare le
direttive UE, pena l’apertura di onerose procedure d’infrazione e il potenziale blocco dei finanziamenti europei legati alle riforme e all’ammodernamento infrastrutturale. Di fronte a questo quadro, la classe politica veneta, supportata dalle amministrazioni locali e dai sindaci del territorio, assume una posizione molto chiara a sostegno delle aziende energetiche locali e dell’autonomia gestionale. Tra le forze politiche regionali emerge una diffusa convergenza nell’abbracciare la visione del cosiddetto federalismo energetico, inteso come il diritto-dovere delle istituzioni territoriali di valorizzare le proprie risorse naturali e infrastrutturali a diretto vantaggio della comunità locale. Consentire alle multiutility del Veneto di contendersi la gestione delle reti attraverso procedure di gara equa significherebbe infatti generare ricadute economiche ed operative straordinarie per il territorio. Tra i benefici più rilevanti evidenziati dai sostenitori della gestione locale figura il ridimensionamento dei costi energetici
con la prospettiva di applicare bollette più leggere: i dividendi, gli utili d’impresa e i canoni di concessione generati dalle reti non andrebbero infatti a rimpolpare le casse di gruppi centralizzati, ma rimarrebbero circoscritti all’interno del circuito economico regionale, permettendo agli enti locali di redistribuire il valore prodotto attraverso agevolazioni tariffarie per le famiglie e le imprese. A ciò si aggiunge il vantaggio determinante legato alla qualità delle manutenzioni e degli investimenti di sviluppo. Una presenza capillare e radicata, tipica delle utility
del territorio, garantisce una conoscenza diretta del suolo e delle sue criticità, favorendo interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della rete elettrica e idrica molto più tempestivi e mirati. In una stagione segnata da crescenti sfide climatiche e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica, la vicinanza dell’operatore si traduce in una maggiore resilienza dell’intero sistema energetico, trasformando il federalismo da astrazione politica a concreto strumento di sviluppo e competitività per la comunità veneta.
VENETO VERSO IL BIGLIETTO UNICO NEI TRASPORTI: DALLA REGIONE 2,1 MILIONI PER I PAGAMENTI CONTACTLESS
L
a Giunta regionale del Veneto compie un fondamentale passo avanti verso la svolta digitale del trasporto pubblico locale. Su proposta dell’Assessore ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici, Diego Ruzza, è stato approvato uno stanziamento di 2 milioni e 90 mila euro destinato alla società Infrastrutture Venete Srl. Le risorse serviranno a sviluppare una piattaforma digitale unica, capace di far dialogare i sistemi di pagamento contactless di tutti gli operatori del territorio. Il funzionamento del nuovo modello è improntato alla massima semplicità: ai viaggiatori basterà effettuare un “tap” a bordo di
qualsiasi mezzo — tra gomma e ferro — con la propria carta di credito o debito (circuito EMV) per spostarsi liberamente. Il sistema centrale provvederà a raccogliere i dati, aggregare la spesa e applicare la tariffa corretta, superando la necessità di acquistare preventivamente titoli di viaggio cartacei. La fase operativa entrerà nel vivo nel 2027 con l’installazione dei nuovi validatori, mentre il lancio ufficiale dell’infrastruttura integrata è previsto per il 2028. Entusiasta il commento dell’assessore Diego Ruzza, che evidenzia la portata strategica dell’intervento: “Questo progetto sarà in grado
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di abilitare e governare l’utilizzo dei pagamenti contactless nel trasporto pubblico locale, raccogliendo e normalizzando i flussi degli operatori del nostro TPL e creando di fatto un sistema unico di pagamento per l’utilizzo di tutti i servizi del trasporto pubblico locale, superando la frammentazione dei sistemi locali, garantendo continuità operativa ai sistemi esistenti e introducendo un livello centrale capace di orchestrare e monitorare i flussi del territorio regionale e di abilitare le eventuali agevolazioni tariffarie. Ora si viaggia velocemente verso un futuro che migliorerà la gestione dell’intero sistema e soprattutto semplificherà la vita agli utenti”.
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Meteo. L’assessore regionale al clima: “Adattamento e prevenzione le sfide dei prossimi anni”
Venturini: “Estate 2026 la più calda in Veneto Superato anche il 2003, record da affrontare” L ’estate 2026 entra nella storia climatica del Veneto come la più calda mai registrata. I primi dati sull’intera stagione indicano infatti una temperatura media di 23,5 °C, superiore, seppure di un decimo, ai 23,4 °C dell’estate 2003, che per oltre vent’anni ha rappresentato il principale termine di paragone per il caldo eccezionale nella regione. «Quella che abbiamo appena vissuto è stata un’estate eccezionale. Il confronto con il 2003 ci dà immediatamente la dimensione di quello che è accaduto: quella che per oltre vent’anni abbiamo considerato l’estate fuori scala oggi è stata superata. Ma il dato che deve farci riflettere maggiormente non è il singolo record, quanto la continuità del caldo e la persistenza di temperature molto elevate per gran parte della stagione», dichiara Elisa Venturini, assessore regionale al Clima. A rendere straordinaria l’estate 2026 è stata infatti la successione delle anomalie. Giugno ha fatto registrare temperature medie regionali di 3,1 °C superiori alla norma 1991-2020, risultando il quarto giugno più caldo dal 1991. Particolarmente eccezionale
l’ultima decade del mese, con temperature massime superiori di 6,7 °C alla norma. Il caldo non ha mollato la presa neppure a luglio, risultato il quarto più caldo della serie storica, con una temperatura media superiore di 2,1 °C alla norma. In pianura si sono registrate mediamente 15 notti tropicali e 24 giornate con temperature massime superiori ai 30 °C. Infine agosto, secondo più caldo mai registrato in Veneto e vicinissimo al primato dell’agosto 2003, ha chiuso la stagione con una temperatura media regionale di 3,2 °C sopra la norma. «Giugno, luglio e agosto raccontano tutti la stessa storia: temperature molto superiori alla norma, con pause relativamente brevi tra un’ondata di calore e l’altra. È soprattutto questa persistenza a rendere eccezionale il 2026. Non parliamo di qualche giornata particolarmente calda, ma di settimane nelle quali persone, città, attività produttive ed ecosistemi sono rimasti sottoposti a uno stress termico continuo», sottolinea Venturini. Nel corso dell’estate sono state registrate quattro distinte ondate di calore: dal 17
giugno al 1° luglio sull’intero territorio regionale; dal 7 al 16 luglio su circa il 20% del Veneto; dal 29 luglio al 7 agosto nuovamente su tutta la regione; e dal 9 al 16 agosto su circa il 60% del territorio. Particolarmente significativo anche il disagio fisico provocato dalla combinazione tra temperature elevate e umidità. Le ondate registrate tra giugno e agosto si collocano tra le più lunghe e intense osservate in Veneto, a fronte di una durata media storica di circa quattro giorni. Emblematico anche quanto accaduto durante le ore notturne. Ad agosto in pianura si sono contate mediamente 18 notti tropicali, cioè con temperature minime mai inferiori ai 20 °C: tredici in più rispetto alla norma 1991-2020 e un numero circa sei volte superiore alla media degli anni Novanta. A Chioggia e Pila-Porto Peschereccio le notti tropicali sono state 30 su 31. La stagione ha inoltre fatto segnare numerosi nuovi record assoluti di temperatura: 31 per le minime, 46 per le medie e 17 per le massime. Tra i valori più significativi figurano i 39,2 °C raggiunti a Trebaseleghe,
Elisa Venturini
i 38,8 °C di Teolo e i 37,3 °C di Crespadoro. Sul fronte delle precipitazioni, l’estate è stata caratterizzata da quantitativi complessivamente inferiori alla media e soprattutto da una distribuzione molto irregolare: lunghi periodi asciutti sono stati intervallati da episodi temporaleschi localmente molto intensi, accompagnati da grandine, piogge concentrate e fortissime raffiche di vento. “È questa forse la fotografia più significativa dell’estate che abbiamo vissuto: caldo molto intenso e persistente, periodi prolungati con poche precipitazioni e poi fenomeni meteorologici capaci di manifestarsi con grande violenza in pochissimo tempo.
Condizioni che hanno conseguenze sulla disponibilità d’acqua, sull’agricoltura, sulle nostre città, sugli ecosistemi e sulla sicurezza del territorio”, evidenzia l’assessore. Gli effetti delle temperature eccezionali sono visibili anche in montagna, dove durante agosto è proseguita la fusione dei ghiacciai e dei rock glaciers insieme al degrado del permafrost. Nel sito di riferimento del Piz Boè, a 2.900 metri, alla fine del mese non risultava più terreno gelato. «I dati ci dicono che il cambiamento climatico non è uno scenario lontano, ma qualcosa con cui il Veneto deve già fare i conti. La risposta deve muoversi su due fronti: continuare a ridurre le cause che alimentano il cambiamento climatico e, allo stesso tempo, aumentare la capacità dei nostri territori di adattarsi alle conseguenze che sono già evidenti. Adattamento e prevenzione saranno una delle grandi sfide dei prossimi anni: significa proteggere le persone, l’acqua, l’ambiente, le attività economiche e rendere il Veneto sempre più resiliente di fronte a fenomeni climatici che stanno diventando più frequenti e intensi», conclude Venturini.
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L’intervento. Il segretario nazionale Udc sulla tenuta della coalizione di centrodestra e sulla prossime sfide
GOVERNO, DE POLI: “QUATTRO ANNI DI STABILITÀ AVANTI CON FAMIGLIE, CETO MEDIO E AUTONOMIA” I l Centrodestra al Governo con Giorgia Meloni, il 4 settembre scorso, ha tagliato un traguardo storico: è l’Esecutivo più longevo della storia della Repubblica. Per il segretario nazionale dell’UDC, senatore Antonio De Poli, è un risultato che va oltre il dato simbolico: “A parlare sono i numeri, i risultati concreti e tangibili: rispetto al 2022, quando il Governo si è insediato, abbiamo oltre
1,3 milioni di posti di lavoro in più. È un dato importante, che racconta un’Italia che ha cambiato passo e dimostra come la stabilità possa tradursi in risultati concreti”. Secondo De Poli, il dato sull’occupazione segna anche una precisa discontinuità rispetto al passato. “Il Centrodestra ha voltato pagina. Abbiamo lasciato alle nostre spalle una stagione di assistenzialismo che
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ha speso circa 34 miliardi per il Reddito di cittadinanza, senza costruire un vero percorso di ingresso o reinserimento nel mondo del lavoro. La nostra idea è diversa: aiutare chi è in difficoltà, ma soprattutto creare le condizioni perché le persone possano lavorare, essere autonome e costruire il proprio futuro”. Per il segretario nazionale dell’UDC, la stabilità rappresenta dunque uno strumento, non un traguardo. “Quattro anni di Governo hanno consentito al Paese di affrontare una fase internazionale ed economica molto complessa con una guida stabile e una direzione riconoscibile. La coalizione ha dimostrato di saper governare insieme, mantenendo le proprie identità e trovando una sintesi su una visione comune. Ora dobbiamo proseguire su questa strada”. La priorità, per l’UDC, è trasformare la stabilità in risposte ancora più concrete per le famiglie e per il ceto medio. “Per noi queste sono e rimarranno le priorità: ridurre la pressione fiscale su chi lavora, produce e investe, sostenere le famiglie, affrontare con maggiore determinazione la denatalità e dare ai giovani la possibilità concreta di costruire un futuro. La stabilità ha valore se migliora la vita delle persone”. De Poli sottolinea inoltre il valore
Il senatore Antonio De Poli con Giorgia Meloni
politico di un altro risultato che riguarda direttamente il Veneto: il percorso verso l’autonomia differenziata. “Grazie alla determinazione di tutto il Centrodestra, al lavoro del ministro Roberto Calderoli e anche al contributo dell’UDC, abbiamo compiuto un passo decisivo verso l’autonomia del Veneto”. Nei giorni scorsi il Consiglio regionale ha approvato lo schema di intesa definitivo sulle prime quattro materie. “È un passaggio storico – afferma De Poli –. Ora siamo all’ultimo miglio, con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Dobbiamo completare il percorso con serietà e responsabilità”. Per il senatore UDC, l’autonomia significa anche rispettare la volontà espressa dagli elettori. “Nel 2017 milioni di cittadini veneti hanno
detto sì al referendum sull’autonomia. Portare avanti quel percorso significa dare seguito a quella volontà popolare, rafforzando l’efficienza delle istituzioni e la capacità dei territori di rispondere ai bisogni dei cittadini, nel rispetto dell’unità nazionale e della solidarietà”. Quattro anni di Governo rappresentano quindi, secondo De Poli, “un traguardo storico, ma soprattutto una responsabilità”. L’UDC rivendica il proprio contributo alla maggioranza, portando nella coalizione “l’attenzione alle famiglie, al ceto medio, ai territori e al mondo produttivo”. “Non ci interessano i record da bacheca – conclude De Poli –. Ci interessa quello che possiamo ancora fare per l’Italia. La stabilità è importante per lasciare agli italiani un Paese più forte, più competitivo e più vicino alle esigenze delle persone”.
De Poli rimette in moto lo scudo crociato: “Il Centrodestra ha bisogno dei valori dell’Udc”
“S
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ventoliamo con orgoglio la bandiera dello Scudo crociato. Il Centrodestra ha bisogno dei valori dell’Udc, anche perché senza il Centro la coalizione non può vincere. Oggi è decisivo rafforzare l’area politica e culturale di Centro per far crescere il Centrodestra, dare risposte concrete e rispondere alle attese di quell’elettorato moderato, tanco degli slogan urlati e, alle ultime Politiche, nel 2022, si è rifugiato nell’astensionismo”. Con queste parole il segretario nazionale Udc Antonio De Poli ha concluso la Festa nazionale del partito a Roma. Rivolgendosi alla platea di parlamentari, dirigenti, amministratori, simpatizzanti e militanti dello Scudo crociato, De Poli ha lanciato un appello: “Dobbiamo tornare nelle piazze con i nostri principi e valori e dobbiamo urlarli, non sussurrarli”. “In questa due-giorni, in molti, dalla premier Meloni ai vicepremier Salvini e Tajani, ci hanno detto che siamo fondamentali. Siamo felici che ce lo riconoscano, ma ci devono rispettare a Roma così come nel più piccolo Comune”. Il ragionamento del leader UDC è lineare: alle ultime elezioni, un elettore su 3 non è andato a votare. “Il partito dell’astensionismo è quello maggioritario. Sono i voti dell’area cattolica e moderata, che ha costruito l’Italia e che vuole guardare al futuro”, spiega De Poli che, alla vigilia dell’esame finale della legge elettorale in Senato, esulta per la reintroduzione delle preferenze, “una battaglia storica dell’Udc” e indica le priorità in vista della
prossima Legge di Bilancio: “Bisogna intervenire in maniera coraggiosa su giovani, famiglie e ceto medio”. Il segretario Udc rimarca che “a differenza di qualcun altro, per noi la politica non è un ring, ma ascolto, dialogo, concretezza. A chi parla di classi separate per i disabili e nega il femminicidio, diciamo che noi stiamo dall’altra parte”. “Non possiamo tornare indietro nella storia”, è il suo monito. “Ai nostri amici alleati – continua De Poli – diciamo: torniamo a parlare di noi, del Centrodestra equilibrato, moderno e plurale, dei risultati raggiunti in questi 4 anni di Governo. Il futuro della coalizione non è nella ricorsa agli estremismi”. “Da oggi in avanti si aprirà una delle campagne elettorali più dure della storia repubblicana”, avverte il leader dell’Unione di centro che è pronto a mobilitare il partito: “Da Nord a Sud, nei prossimi mesi, organizzeremo una serie di assemblee. E’ tempo di tornare nei territori, di rimettere in moto la macchina dello Scudo crociato. L’Italia ha bisogno di noi”, ha concluso.
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REGIONE
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L’intervista. L’amministratore delegato di CBC, iniziativa partita a Jesolo da 3 soci, punta a rivoluzionare il litorale
ALESSANDRO BERTON: “LE SPIAGGE VENETE DEL FUTURO SARANNO APERTE TUTTO L’ANNO” L e spiagge venete accolgono ogni anno milioni di turisti da tutta Europa. Jesolo è da sempre il cuore pulsante dell’eco-sistema delle spiagge venete. Una sorta di “Miami Made in Italy” che è esplosa negli anni ’80 tra discoteche, sole, spiagge e sapore di sale. Il mondo balneare però sta vivendo una rivoluzione, come ci ha raccontato Alessandro Berton, amministratore delegato di Cbc Srl, iniziativa partita da 3 soci fondatori (Berton, la famiglia Menazza e Moretti Polegato) e che oggi è una realtà in piena espansione con 50 soci. Alessandro, partiamo da questa nuova avventura. Spiegaci cos’è CBC Srl. Bisogna fare una premessa. Il Comune di Jesolo ha deciso di attuare un nuovo
Tu da sempre ripeti un mantra: “meno ombrelloni, più qualità”. Immagino che questa sia la vostra direzione… Assolutamente. Per noi “meno ombrelloni e più qualità” significa mettere l’ospite al centro. Il turismo deve intercettare bisogni che cambiano. Così come sono cambiati gli alberghi e le strutture ricettive, devono evolvere anche le spiagge. Dopo una fase preparatoria, quest’anno è iniziata la realizzazione concreta delle opere. Oltre il 40% dell’investimento è già stato completato e quella che molti definiscono la “spiaggia del futuro” prende forma. Una spiaggia che offrire servizi più evoluti: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi
“Servizi più evoluti per vivere le località balneari in tutte le stagioni: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi” Piano dell’Arenile, uno strumento urbanistico che disegna lo sviluppo dell’asset più importante di qualsiasi località balneare: la spiaggia. Questo nuovo piano nasce dall’esigenza di far vivere Jesolo per tutto l’anno e non solo d’estate. Da qui prende forma il nostro progetto, che è molto ambizioso. Ad oggi rappresenta il più rilevante progetto di finanza applicato al demanio marittimo mai realizzato in Italia, con un investimento di quasi 10 milioni di euro. L’obiettivo è dare concreta attuazione agli indirizzi del Piano dell’Arenile, aumentando progressivamente la qualità dell’offerta.
come le junior lounge, con personale qualificato e servizi di babysitting che permettano anche ai genitori di ritagliarsi momenti di relax. E poi, soprattutto, pensiamo a una spiaggia che possa essere vissuta tutto l’anno. In uno scenario di questo tipo immagino che saranno le idee e le persone a fare la differenza. Le persone hanno un ruolo centrale. Mi piace ripetere che dietro ogni progetto ci sono sempre le persone. Oggi si parla molto di AI e di tecnologia, strumenti importanti e attuali, ma il motore del cambiamento è rappresentato dalle persone. Vogliamo creare strutture
Alessandro Berton
all’aria aperta capaci di accogliere tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche, dallo stato di salute o dalla capacità di spesa. In una bella giornata di ottobre o di marzo si può trascorrere una giornata al mare utilizzando servizi di qualità: palestre per il CrossFit, campi da padel, spogliatoi con acqua calda, bagni tecnologici. Stiamo proponendo un nuovo modo di concepire uno spazio pubblico dato in concessione ai privati. Una spiaggia che non sia utilizzata solo d’estate, ma che diventi un luogo di aggregazione e benessere per tutto l’anno. Quali benefici può portare questo tipo di investimento al territorio? L’impatto è molto rilevante. Nel nostro caso parliamo di circa un chilometro di spiaggia, da Piazza Mazzini a Piazza Brescia, nel cuore di Jesolo. Un investimento di questo tipo produce
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una riqualificazione urbanistica e territoriale importante. I vantaggi riguardano anche i residenti. Significa avere una città più bella, più moderna e più funzionale. Possiamo parlare di una vera e propria “rigenerazione del demanio marittimo”, con effetti destinati a rimanere nel tempo. E i clienti come sono cambiati in questi anni? Io mi occupo di turismo da sempre e ricordo quando, da ragazzo, vedevo arrivare le famiglie da Milano con la Ritmo che trascorrevano un mese in appartamento. Oggi i soggiorni sono più brevi. C’è più attenzione alla spesa e questo dipende anche dal contesto economico. Le persone valutano con più attenzione come impiegare il proprio budget. Questo ha generato discussioni e polemiche, tuttavia i numeri raccontano una realtà in salute.
Chi ha investito negli anni successivi al Covid, chi ha riqualificato le strutture e migliorato i servizi, continua a lavorare bene. Proviamo a fare un bilancio di quest’estate: che cosa cerca oggi il turista? Per chi negli anni ha continuato a investire e ad aggiornarsi la stagione è andata bene. Certo, oggi il turista vuole scegliere in modo consapevole. Prima di spendere per una cena, una vacanza o una giornata in spiaggia valuta ciò che riceve in cambio. Per questo bisogna saper accogliere pubblici diversi. Noi offriamo postazioni accessibili e servizi premium per chi cerca un’esperienza esclusiva, ma anche postazioni smart da 20 euro. L’importante è costruire un’offerta ampia e di qualità. In definitiva, qual è la sfida dei prossimi anni? Continuare a investire nella qualità, nell’innovazione e nelle persone. La spiaggia del futuro sarà più inclusiva, più accessibile, più sostenibile e soprattutto più vissuta. Non soltanto durante l’estate, ma ogni volta che il mare saprà off rire un’esperienza piacevole a chi sceglierà di viverlo. • Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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DESPAR
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Eccellenze. Despar Nord porta a Made in Malga i sapori e le produzioni del territorio
IL GUSTO DEL TERRITORIO, UNA STORIA DA CONDIVIDERE Despar Nord rinnova la partecipazione alla rassegna di Asiago: degustazioni, formaggi di malga e prodotti selezionati per raccontare il valore delle eccellenze locali e di chi ogni giorno le produce
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nche quest’anno Despar Nord rinnova il proprio sostegno a Made in Malga, la rassegna nazionale dedicata ai formaggi e ai prodotti della montagna in programma ad Asiago nei due weekend dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre. Un appuntamento ormai consolidato per il marchio dell’Abete, che nella manifestazione riconosce un’importante occasione per raccontare uno dei valori che da sempre ne caratterizzano la presenza sul territorio: la vicinanza alle produzioni locali e alle persone che, attraverso il proprio lavoro, custodiscono e tramandano sapori, saperi e tradizioni. Tra masterclass, degustazioni, incontri, mostre mercato e appuntamenti diffusi nel centro di Asiago, Made in Malga porta ogni anno migliaia di visitatori alla scoperta della cultura gastronomica della montagna. Un patrimonio che Despar Nord contribuisce a valorizzare ogni giorno anche
nei propri punti vendita, attraverso la selezione e la presenza a scaffale di numerose eccellenze locali e regionali. Durante i due fine settimana della manifestazione, Despar sarà presente il sabato e la domenica con uno spazio dedicato a TANN, il Centro Carni e Salumi di Despar Nord, dove il pubblico potrà conoscere e degustare la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, realizzata con carne 100% italiana e una lista di ingredienti essenziale. A completare la presenza del marchio dell’Abete sarà un momento interamente dedicato alle eccellenze casearie della montagna. Domenica 6 settembre alle ore 11.00, all’Hotel Paradiso di Asiago, Despar proporrà infatti la masterclass “Alla scoperta dei formaggi di malga selezionati da Despar – Il gusto autentico delle nostre montagne”. Un viaggio tra sapori e territori che porterà in degustazione Mezzano e
Stravecchio Malga Verde di Fattoria Cortese, Monte Veronese DOP Allevo di Malga de La Casara Roncolato Romano e Cuor di Fassa Latte di Malga, accompagnati da una selezione di vini dell’arco alpino: Kerner Alto Adige DOC, Lagrein Alto Adige DOC e Ferrari Trentodoc. Un’occasione per scoprire non soltanto prodotti di grande qualità, ma anche le storie, le competenze e il lavoro dei produttori
che li rendono possibili. È proprio da questa volontà di valorizzare le realtà agroalimentari locali che nasce “Sapori del Territorio”, il progetto con cui Despar Nord da oltre dieci anni seleziona e porta sugli scaffali le produzioni più rappresentative delle aree in cui è presente. Un percorso che oggi raccoglie oltre 4.000 referenze realizzate da più di 600 produttori locali, costruendo un legame diretto
tra chi produce, i punti vendita e le comunità. La partecipazione a Made in Malga si inserisce così nel più ampio impegno di Despar Nord per sostenere le filiere locali e valorizzare le eccellenze dei territori in cui è presente, favorendo l’incontro tra produttori e consumatori e contribuendo a mantenere vive identità e tradizioni che rappresentano una ricchezza per le comunità.
TANN, dove filiera e innovazione diventano sinonimo di qualità
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ui competenze specialistiche, innovazione e ricerca si integrano con una particolare attenzione alla selezione e alla provenienza delle materie prime. Despar Nord ha infatti sviluppato accordi diretti con macelli italiani di medie e piccole dimensioni, riducendo i passaggi intermedi e rafforzando tracciabilità e controllo lungo la filiera. Tecnologie all’avanguardia e un elevato livello di automazione consentono inoltre di rendere più efficienti le lavorazioni, ridurre gli sprechi e garantire elevati standard qualitativi e igienico-sanitari. Da questo percorso nasce anche la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, arrivata nei punti vendita nell’estate 2026: prodotti realizzati con carne 100% italiana, senza nitriti e nitrati aggiunti e con una lista di ingredienti essenziale. Un progetto che racconta la volontà di Despar Nord di coniugare controllo della filiera, innovazione e ricerca per offrire prodotti sempre più attenti a qualità, trasparenza e origine delle materie prime.
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on-line: www.lapiazzaweb.it •Rubriche •Salute
Case della Comunità, parte la campagna del Veneto
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ar conoscere le Case della Comunità, spiegare quali servizi offrono e accompagnare i cittadini verso un utilizzo più consapevole della sanità territoriale. È questo l’obiettivo della nuova campagna di comunicazione lanciata dalla Regione del Veneto e presentata al Lido di Venezia, allo stand regionale della Mostra del Cinema all’Hotel Excelsior. Un progetto che punta su un linguaggio semplice, diretto e anche ironico, affidandosi a testimonial conosciuti per raggiungere un pubblico il più possibile ampio. Il cuore della campagna sono tre spot video, costruiti attorno a storie e protagonisti differenti, ma con un unico messaggio: le Case della Comunità devono diventare un punto di riferimento concreto per i cittadini e una porta di accesso più appropriata ai servizi sanitari. Accanto agli spot saranno utilizzati materiali informativi sul territorio, strumenti digitali, stampa ed emittenti televisive locali. La campagna interesserà tutte le Ulss venete e, in una seconda fase, sarà adattata alle caratteristiche dei singoli territori, con informazio-
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ni sulla localizzazione delle strutture e sui servizi disponibili. Nel primo filmato il presidente della Regione Alberto Stefani dialoga con Barutz, interprete dell’iconica “nonna Marisa”. Con un tono leggero, il messaggio è quello di invitare i cittadini a scegliere in maniera consapevole il servizio sanitario a cui rivolgersi, evitando di considerare l’ospedale come risposta automatica a ogni necessità. Il secondo spot ha invece come protagonisti l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, cardiochirurgo di fama internazionale, e Mirko Bernardinello, primo paziente in Italia sottoposto a trapianto da donatore a cuore fermo proprio per mano del professor Gerosa. L’incontro avviene all’interno di una Casa della Comunità, dove Bernardinello si reca per un controllo. Una storia personale utilizzata per mostrare concretamente come le nuove strutture possano offrire risposte mirate e appropriate ai bisogni di salute. La terza protagonista è Georgette Polizzi, artista e influencer, che racconta la propria esperienza con la sclerosi multipla e il ruo-
lo del Fascicolo Sanitario Elettronico nella gestione delle informazioni e dei percorsi di cura. Proprio il FSE rappresenta uno degli strumenti che la campagna vuole contribuire a far conoscere e utilizzare maggiormente. Ma la comunicazione non riguarda soltanto le nuove strutture. Tra gli obiettivi c’è anche la diffusione del 116117, il numero unico per le richieste di assistenza sanitaria non urgente. Un servizio che la Regione intende valorizzare per orientare i cittadini verso la risposta più appropriata e contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. La campagna nasce anche dai risultati di un sondaggio sulla percezione della sanità territoriale. Il 80 per cento degli intervistati dichiara di aver utilizzato i servizi sanitari pubblici negli ultimi dodici mesi, mentre il 57 per cento ritiene che la sanità territoriale riesca a rispondere ai propri bisogni. Il problema principale riguarda però la conoscenza delle Case della Comunità: il 43 per cento ne ha sentito parlare, ma soltanto il 24 per cento conosce quella più vicina al proprio territorio. Allo stesso tempo emerge una forte disponibilità a utilizzarle: il 67 per cento dei cittadini lo farebbe se fosse presente nel proprio Comune, mentre l’80 per cento giudica positivamente la loro realizzazione e l’81 per cento ritiene necessario continuare a investire nella sanità territoriale. Numeri che spiegano la scelta della Regione di affiancare alla realizzazione delle
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strutture una vera e propria operazione di informazione. In Veneto sono 102 le Case della Comunità complessivamente progettate nell’ambito del PNRR e del modello definito dal decreto ministeriale 77 del 2022. Al 30 giugno 2026 risultano completate 99 strutture, superando l’obiettivo nazionale assegnato alla Regione. All’interno delle Case della Comunità possono trovare spazio medici, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e altre professionalità. I cittadini possono ricevere informazioni e orientamento attraverso il Punto Unico di Accesso, prenotare prestazioni tramite il Cup, effettuare esami diagnostici di base e accedere, secondo l’organizzazione dei diversi territori, a visite specialistiche, servizi infermieristici, prelievi, programmi di prevenzione, screening e vaccinazioni. Le strutture sono inoltre collegate ai percorsi di assistenza domiciliare e alla presa in carico integrata della persona. «Conclusa la fase di realizzazione delle 99 strutture – sottolinea l’assessore alla Sanità Gino Gerosa – è ora fondamentale farle conoscere al massimo tra la popolazione». La sfida, dunque, entra ora nella fase della conoscenza. Perché le Case della Comunità non siano soltanto strutture realizzate, ma diventino davvero luoghi conosciuti e utilizzati dai cittadini, all’interno di un sistema sanitario sempre più orientato alla prossimità. Riccardo Musacco
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34 Prevenzione. Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, fa il punto sui contagi in Veneto e spiega come difendersi
West Nile, allarme zanzare a Padova: «Non bisogna avere paura, ma proteggersi»
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alute, ambiente e sicurezza alimentare sono temi molto più vicini tra loro di quanto si possa pensare. A occuparsi di questo intreccio, sul territorio del Triveneto, è anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, realtà con sede centrale nell’area di Padova e una rete di strutture periferiche distribuite nelle province di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. A guidare l’istituto è la dottoressa Antonia Ricci, direttrice generale di un ente che conta circa 650 dipendenti e che svolge attività che vanno ben oltre il controllo della salute degli animali. L’Istituto, infatti, si occupa anche di sicurezza degli alimenti destinati all’uomo, di ambiente, ricerca e prevenzione, seguendo la filiera agroalimentare dal campo alla tavola. Ed è proprio sul fronte della prevenzione che nell’ultimo periodo l’attenzione è concentrata sulla West Nile, malattia trasmessa dalle zanzare che ha fatto registrare diversi casi anche in Veneto e che interessa direttamente il territorio padovano.
«Non ci si deve preoccupare – spiega Ricci -. Soprattutto non dobbiamo preoccuparci noi che facciamo questo mestiere, ma essere attenti e cercare di evitare che queste malattie diventino pericolose per le persone». La West Nile non si trasmette direttamente da persona a persona: il principale veicolo sono le zanzare infette. Per questo il monitoraggio degli insetti è una delle attività fondamentali dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. In tutto il Triveneto vengono utilizzate trappole per catturare e analizzare le zanzare. Gli entomologi identificano le specie presenti e verificano anche la presenza del virus West Nile e di altri agenti patogeni trasmessi dagli insetti. E i dati raccolti mostrano una presenza del virus nelle zanzare piuttosto elevata. Una situazione che, secondo la direttrice dell’Istituto, non rappresenta una sorpresa considerando le condizioni climatiche di questa stagione. Il caldo e la siccità possono infatti creare condizioni favorevoli alla
circolazione del virus. In particolare, la scarsità d’acqua può spingere le zanzare a cercare piccoli ristagni più vicini alle abitazioni e quindi alle persone. Sul fronte dei contagi umani, in Veneto i casi sono attualmente circa 73. Un numero che, osserva Ricci, è inferiore rispetto ad alcune annate precedenti, ma che deve essere valutato considerando la stagionalità della malattia: il picco dei casi si registra generalmente nel mese di settembre. La parola d’ordine, quindi, è prevenzione. E non riguarda soltanto le amministrazioni pubbliche. «Bisogna proteggersi dalla puntura delle zanzare», sottolinea Ricci, ri-
cordando l’importanza dei repellenti e delle misure per impedire la proliferazione degli insetti. Un ruolo importante spetta anche ai cittadini. I Comuni intervengono nelle aree pubbliche, ma nei cortili e negli spazi privati la prevenzione dipende in larga parte dai singoli. È fondamentale trattare i tombini con prodotti larvicidi ed eliminare i ristagni d’acqua, anche quelli apparentemente insignificanti. Un esempio semplice riguarda i sottovasi delle piante: svuotarli regolarmente significa togliere alle zanzare uno dei luoghi in cui possono riprodursi. «Sembra una banalità – osserva la direttrice – ma vuotare i sottovasi delle nostre piante sui poggioli ci aiuta tantissimo a ridurre la presenza delle zanzare». La West Nile, però, non è l’unica minaccia legata alle zanzare. Sul territorio possono circolare anche altri virus, tra cui Chikungunya, Usutu e Toscana virus. Per questo l’attività di sorveglianza non si limita a un singolo agente patogeno. Il principio che guida questo lavoro è
quello della One Health, un approccio che considera strettamente collegati la salute dell’uomo, quella degli animali e la tutela dell’ambiente. Lo stesso approccio riguarda anche un altro elemento fondamentale degli ecosistemi: le api. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è infatti Centro di referenza nazionale per la salute delle api e svolge un’attività specifica di ricerca e sorveglianza in questo settore. Anche gli alveari devono fare i conti con parassiti e nuovi rischi sanitari, alcuni dei quali possono arrivare da altre parti del mondo. Anche in questo caso, secondo Ricci, i cambiamenti climatici possono contribuire a modificare lo scenario. Al momento non vengono segnalate situazioni particolarmente preoccupanti, ma la prevenzione resta fondamentale. L’attività dell’Istituto comprende anche la cooperazione internazionale, con l’obiettivo di aiutare i Paesi in cui determinati rischi sono già presenti a sviluppare strumenti efficaci per identificarli e controllarli. Vincenzo Gottardo
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36 Lo studio. Il gruppo guidato dal professor Giuseppe Tarantini protagonista al Congresso della Società Europea di Cardiologia
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La cardiologia interventistica guarda al futuro
adova è protagonista della cardiologia interventistica mondiale: uno studio su 4 mila pazienti porterà alla stesura delle nuove linee guida per la presa in carico e la cura dell’infarto. Il gruppo guidato dal prof. Giuseppe Tarantini, professore ordinario di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università di Padova e direttore della UOSD Cardiologia Interventistica dell’Azienda Ospedale Università di Padova, torna per il secondo anno consecutivo tra i protagonisti del Congresso della Società Europea di Cardiologia che è il più grande appuntamento cardiologico mondiale. Il nuovo studio è stato presentato come Late-Breaking Clinical Trial nella Main Arena davanti a migliaia di specialisti ed è stato pubblicato sul prestigioso European Heart Journal che si conferma la più importante rivista scientifica internazionale nel settore della cardiologia per impact factor. Il lavoro rafforza e amplia i risultati della precedente ricerca pubblicata dallo stesso gruppo padovano sul New England Journal of Medicine estendendo ora l’analisi a circa 4 mila pazienti e includendo, oltre ai Paesi occidentali, anche popolazioni dell’Asia orientale. Al centro dell’indagine clinica c’è un approccio sempre più personalizzato al trattamento dell’infarto. Il principio è non limitarsi alla riapertura dell’arteria responsabile dell’evento acuto, ma valutare l’intero albero coronarico e trattare anche le altre stenosi che presentano un reale significato emodinamico, cioè quelle effettivamente in grado di provocare ischemia. L’obiettivo è ottenere una rivascolarizzazione completa, ma selettiva riducendo il più possibile il rischio di nuovi eventi cardiovascolari. Una volta raggiunta una protezione ischemica ottimale, diventa così possibile intervenire anche sull’altro grande fronte della terapia dopo l’infarto: il rischio di sanguinamento. Tradizionalmente, dopo angioplastica e stent, i pazienti venivano trattati per mesi con una doppia terapia antiaggregante. I nuovi dati indicano invece che, nei pazienti adeguatamente selezionati e dopo una rivascolarizzazione ottimale, è possibile ridurre a un solo mese la doppia terapia antiaggregante proseguendo successivamente con una strategia meno intensiva senza perdere prote-
zione dagli eventi ischemici. Il vantaggio è rilevante: una riduzione dei sanguinamenti maggiori nell’ordine di circa il 50 per cento. Il messaggio clinico è, quindi, molto chiaro: trattare tutte le lesioni coronariche realmente pericolose, ridurre il rischio di una nuova ischemia e successivamente evitare una terapia antiaggregante più intensa e prolungata del necessario. La conferma dei risultati in popolazioni occidentali e dell’Asia orientale rafforza la solidità scientifica dello studio e la possibilità di applicare questa strategia su scala internazionale. Si consolida così un percorso scientifico che potrà avere un impatto diretto sulla pratica clinica e sulle future linee guida internazionali per il trattamento dell’infarto. Un risultato che valorizza la Cardiologia Interventistica e l’intera Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova, insieme all’Università di Padova, confermandone il ruolo di riferimento nella ricerca cardiovascolare e nell’innovazione terapeutica. Prof. Giuseppe Tarantini: “La Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova consolida ancora una volta il proprio ruolo di eccellenza nel panorama della ricerca e dell’innovazione in ambito cardiovascolare. Il risultato testimonia la qualità e la solidità del lavoro svolto quotidianamente dai professionisti della Cardiologia Interventistica e dell’Emodinamica di Padova e soprattutto conferma il valore di un modello fondato sull’integrazione tra attività clinica, ricerca scientifica, formazione e innovazione terapeutica. La capacità di sviluppare e di applicare approcci diagnostici e terapeutici sempre più avanzati, insieme alla partecipazione a progetti di ricerca di elevato profilo scientifico, contribuisce a rafforzare il posizionamento dell’Azienda Ospedale Università Padova e dell’Università di Padova come punto di riferimento nel campo della medicina cardiovascolare a livello nazionale, europeo e internazionale. Un risultato che premia, dunque, non solo l’eccellenza delle competenze e delle specificità coinvolte, ma anche la capacità di fare sistema tra assistenza, ricerca e innovazione con l’obiettivo di tradurre i progressi della ricerca scientifica in nuove opportunità di cura e in un concreto beneficio per i pazienti”.
Dall’asilo nido alle superiori, 98 scuole padovane premiate per le iniziative sulla salute
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ono 98 le scuole del territorio padovano, dai nidi alle scuole superiori, che riceveranno il riconoscimento e la targa regionale per aver aderito ad almeno tre iniziative dedicate alla promozione della salute. La consegna avverrà a partire da domani, in vista dell’avvio del nuovo anno scolastico. Tra le attività alle quali gli istituti hanno partecipato ci sono iniziative come l’Ora della Terra, la Maratona della Lettura, la Merenda Sana e le Giornate dello Sport. L’obiettivo è fare della scuola non soltanto il luogo dell’apprendimento, ma anche uno spazio nel quale il benessere e la salute entrino nella quotidianità della comunità scolastica. L’iniziativa segue l’approccio dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Onu «Salute in tutte le politiche», collegato all’Agenda 2030, secondo il quale la promozione della salute può contribuire anche al successo formativo degli studenti, lungo tutto
il percorso scolastico, dal nido fino al diploma. La scuola che promuove salute, secondo l’impostazione del progetto, è chiamata a occuparsi direttamente dei processi legati al benessere all’interno del proprio contesto, individuando priorità, obiettivi, strumenti e modalità di intervento. Un approccio che riguarda non solo la didattica, ma anche gli ambienti, l’organizzazione della scuola e le relazioni tra le persone. In questa prospettiva, la salute non viene considerata semplicemente come una materia da affrontare attraverso l’intervento di esperti esterni, ma come una componente che interessa la vita quotidiana della comunità scolastica e può incidere sul percorso formativo. La consegna delle targhe sarà accompagnata da tre appuntamenti organizzati dal team multidisciplinare «Scuole che Promuovono Salute» dell’Ulss 6 Euganea.
37 Chirurgia. Il punto del coordinatore trapianti Pietro Paolo Murdaca
«Senza donatore non c’è trapianto»: a Cittadella cresce la cultura della donazione
«S
enza donatore non c’è trapianto». È una frase semplice, ma racchiude il significato di una scelta capace di trasformare un momento di dolore in una nuova possibilità di vita. La donazione di organi, tessuti e cellule rappresenta infatti uno dei gesti più profondi di solidarietà e responsabilità civile: per chi attende un trapianto può significare la possibilità concreta di curarsi e tornare a guardare al futuro. Diffondere questa consapevolezza è uno degli obiettivi del Coordinamento trapianti dell’ospedale di Cittadella. «Tra gli obiettivi principali del Coordinamento trapianti – spiega Pietro Paolo Murdaca, medico anestesista e rianimatore e coordinatore Trapianti dell’ospedale di Cittadella – c’è proprio la diffusione della cultura della donazione, attraverso informazione e sensibilizzazione, perché ogni persona possa compiere una scelta libera e consapevole». Ogni anno sono migliaia gli italiani che attendono un trapianto. Il sistema nazionale è considerato tra
i più efficienti d’Europa e il Veneto rappresenta una delle realtà più significative sul fronte delle donazioni. Nonostante i risultati raggiunti, però, il numero dei donatori continua a non essere sufficiente a soddisfare tutte le richieste. «Anche dopo la vita possiamo continuare a fare del bene e regalare una nuova possibilità – sottolinea Murdaca –. Un solo donatore può salvare o migliorare la vita di più persone. Donare gli organi signifi-
ca trasformare una perdita in una nuova speranza». È proprio questo il messaggio che il personale sanitario cerca di portare tra i cittadini: informarsi, conoscere le procedure e decidere consapevolmente se dare il proprio consenso significa contribuire a creare una rete di solidarietà capace di incidere concretamente sulla vita di altre persone. L’Ulss 6 Euganea porta avanti da tempo attività di informazione e sensibilizzazione sulla donazione di organi e tessuti. Nel territorio di competenza dell’ospedale di Cittadella, Murdaca e l’infermiere Pier Paolo Olivo organizzano incontri dedicati al tema della donazione di organi, tessuti e cellule, anche attraverso testimonianze dirette. L’obiettivo è fornire ai cittadini informazioni corrette e comprensibili, così da favorire una scelta consapevole e permettere a chi partecipa agli incontri di diventare a sua volta portatore di un messaggio di solidarietà. I numeri confermano la presenza
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di una sensibilità significativa nel territorio: nel 2025 sono stati più di trenta i donatori nell’area afferente all’ospedale della città murata. E il valore di ogni singola donazione va ben oltre il numero dei donatori: una persona può infatti rendere disponibili diversi organi, tessuti e cellule, consentendo a più pazienti di beneficiare di quello stesso gesto. La decisione di donare può essere presa e formalizzata mentre si è in vita. Esprimere in anticipo la propria volontà è particolarmente importante perché, in assenza di una dichiarazione dell’interessato, nel momento del decesso la scelta può ricadere sui familiari, chiamati a decidere in una situazione di profondo dolore. Il consenso può essere espresso presso l’ufficio anagrafe del proprio Comune in occasione del rilascio o del rinnovo della carta d’identità. È inoltre possibile registrare la propria volontà online attraverso il portale dell’Associazione italiana donatori organi, utilizzando Spid o Carta d’identità elettronica, oppure rivol-
L’ANELLO CICLABILE DEI COLLI EUGANEI Il percorso cicloturistico per conoscere e riscoprire il paesaggio, la storia e la natura delle colline padovane
L’Anello Ciclabile dei Colli Euganei attraversa un territorio ricco di paesaggi, storia e tradizioni da scoprire con il ritmo lento della bicicletta. I suoi 63 chilometri possono essere percorsi in un’unica volta oppure suddivisi in più tappe, scegliendo di volta in volta quanto fermarsi e cosa visitare. Il percorso si snoda a pochi chilometri dalle città d’arte e dalle località termali. Lungo il tragitto si incontrano borghi e piccoli centri storici, ville venete, aree naturali e importanti siti storici. È un viaggio attraverso un territorio dove storia e natura convivono. Una parte significativa dell’anello si sviluppa all’interno del Parco Regionale dei Colli Euganei, in un paesaggio caratterizzato da particolari conformazioni geologiche e patrimonio MAB Unesco Riserva della Biosfera. La bicicletta diventa così il filo conduttore di un modo semplice e piacevole di esplorare il territorio. ASCOLTACI SU itinerari di Per facilitare la conoscenza del territorio e la scelta degli WWW.VENETO24.IT è disponibile il sito dedicato https://www.cicloculturando.it/ Ascoltaci in tutto il Veneto in viaggio, auto sul SUL TUO PC O ALEXA (accessibile anche dal sito istituzionale www.provincia.padova.it). Nel sito istituzionale è inoltre disponibile la sezione https://www.provincia.padova.it/padova-natura-e-cultura dedicata a questo e altri itinerari ciclabili presenti nel territorio provinciale e alla descrizione di alcuni punti d’interesse.
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gendosi alla propria Ulss e compilando l’apposito modulo. Un’altra possibilità è redigere e firmare una dichiarazione da conservare tra i propri documenti personali. La volontà può essere modificata in qualsiasi momento. La donazione degli organi segue una procedura medica precisa e rigorosa, nella quale ogni fase viene verificata da specialisti. L’espianto e il successivo trapianto di organi, tessuti e cellule richiedono il coordinamento di diverse équipe sanitarie e un’organizzazione complessa. A stabilire l’assegnazione degli organi ai pazienti inseriti nelle liste d’attesa è il Centro nazionale trapianti, sulla base di criteri che tengono conto, tra gli altri elementi, dell’urgenza e della compatibilità. Dietro ogni trapianto ci sono dunque una macchina sanitaria altamente organizzata e, prima ancora, una scelta individuale. Quella di una persona che decide di dire sì alla donazione, offrendo anche dopo la propria morte una possibilità concreta a chi sta aspettando una nuova vita.
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Sintonizzati Il Laboratorio Ecourbano riapre le porte sul
Storie di imprese ed imprenditori di successo - a cura di
Cultura e ambiente tornano al centro della città Libri, musica e teatro accompagnano nuovi progetti per il verde e la rigenerazione urbana.
R
iaprire uno spazio, animarlo e restituirlo alla città. È questo l’obiettivo con cui riprende l’attività del Laboratorio Ecourbano, associazione impegnata da anni sul fronte del recupero delle aree degradate e della valorizzazione del territorio. La sede in Galleria San Carlo nasce proprio con questa finalità: trasformare un luogo segnato dall’abbandono in uno spazio vivo, aperto alla cittadinanza, capace di diventare punto di incontro e di riferimento per iniziative culturali e sociali. Il nuovo programma propone un calendario articolato che mette insieme presentazioni di libri, mostre d’arte, musica e teatro, con par-
terraneo, sulla base di un progetto di Davide Mazzucato.
Gli appuntamenti
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ticolare attenzione agli artisti del territorio e, allo stesso tempo, con la presenza di autori e protagonisti già affermati, chiamati a portare le loro opere e le loro esperienze in galleria. Ma l’attività del Laboratorio Ecourbano non si ferma alla cultura. L’associazione continua infatti a occuparsi di progettazione, recupero e risanamento del territorio, con una particolare attenzione alle soluzioni capaci di affrontare le conseguenze dell’emergenza climatica. In questa prospettiva si inseriscono i progetti legati ai tetti verdi e alle oasi verdi urbane, strumenti che stanno entrando sempre più nella pratica urbanistica locale e che possono contribuire a rendere le città più vivibili e resiSCARICA L’APP figurano lienti. Tra le proposte del Laboratorio RADIO VENETO24 anche il progetto di riqualificazione dell’area SUL TUO SMARTPHONE Ex Chiodi, già presentato in Comune, e l’ipotesi di una riorganizzazione di Piazza Insurrezione, con la realizzazione di un parcheggio sot-
Il calendario prende il via venerdì 11 settembre alle 18.30, in Galleria San Carlo, con la presentazione di un libro dedicato ad Angelo Beolco, detto il Ruzante, a cura di Remigio Ruzzante, in arte Bronse Querte. Al termine dell’incontro è prevista una degustazione di vino Friularo, offerto dall’Enoteca […] di via Giovanni d’Alemagna 32, in zona Arcella, accompagnato da biscotti della tradizione. Venerdì 2 ottobre alle 18.30, sempre in Galleria San Carlo, sarà invece proposta una riflessione sulla situazione attuale dei risparmi e sulle scelte di investimento, con l’obiettivo
di stimolare una maggiore consapevolezza anche rispetto all’etica dei comparti finanziari nei quali si decide di investire. Il programma si sposta quindi al Teatro San Carlo. Venerdì 16 ottobre alle 20.45 andrà in scena Oggetti che mi parlano, spettacolo ideato e interpretato da Miriam Angile, accompagnata da Alessandro Tognon. Un viaggio nella memoria e nelle atmosfere degli anni Sessanta, attraverso oggetti, emozioni e ricordi, accompagnati dalle musiche dell’epoca eseguite dalla band Beat Shop di Paolo Beneato. Venerdì 23 ottobre alle 20.45 sarà protagonista il blues, con il maestro Michele Lideo che, accompagnato dalla sua chitarra, ripercorrerà alcuni dei brani più celebri e significativi della storia del genere, in un appuntamento dedicato agli appassionati di musica e non solo. Venerdì 6 novembre alle 20.45 sarà la volta de Lo spettacolo del cuore, un viaggio tra testi e
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canzoni che attraversano il tempo e parlano direttamente alle emozioni. Sul palco Monica Voltan e Maurizio Franceschetti, accompagnati al pianoforte da Cristiano Zanellato. Infine, venerdì 13 novembre, il Teatro San Carlo ospiterà un appuntamento dedicato alla musica del territorio. Padovarte Musica, storica
realtà con sede nel quartiere Arcella, festeggia il suo 15° anno di attività proprio nel quartiere che l’ha vista nascere e crescere. Per celebrare questo traguardo, saliranno sul palco le band nate dai laboratori di Musica d’Insieme, protagoniste di un percorso che negli anni ha coinvolto numerosi musicisti e appassionati. E questo è solo l’inizio. Molti altri appuntamenti sono infatti in programma in Galleria San Carlo, con l’intento di costruire progressivamente un calendario sempre più ricco e di fare dello spazio un luogo stabile di cultura, incontro e partecipazione. ASCOLTACI SU Per conoscereWWW.VENETO24.IT tutte le iniziative è possibile passare direttamente in PC Galleria San Carlo per SUL TUO O ALEXA ricevere informazioni oppure scrivere a Laboratorioecourbano@libero.it per ricevere il calendario completo.
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