Limena più cardioprotetta, donato un defibrillatore al Parco Coccinella
Il Consiglio Regionale del Veneto ha superato uno scoglio, tutto interno: quello della prima infornata di nomine nei consigli di amministrazione delle società partecipate. Un tema che può non appassionare i più, ma che ha decisamente fatto tremare gli scranni di palazzo Balbi tra franchi tiratori, votazioni ripetute più volte per assenza di maggioranze, accordi trasversali.
La Sanità
Ora ci sarà il passaggio per l’approvazione degli equilibri di bilancio, che non dovrebbe riservare particolari sorprese, e poi il rompete le righe estivo. Ma per le vacanze Giunta e Consiglieri avranno molto da riflettere poiché i temi sul tavolo, in attesa della ripresa, sono molti e urgenti. Da sempre la materia principe della Regione ha bisogno di un sferzata. Si dovranno aggiornare e poi approvare le nuove schede: quegli strumenti che indicano, ospedale per ospedale, l’elenco dei reparti da mantenere, da ampliare, da ridurre o da chiudere. Ma non solo: nelle schede saranno contenuti anche le consistenze delle piante organiche e delle dotazioni tecniche. Non una passeggiata, insomma.
Il ciclone Vannacci sferza il Veneto tra consensi e qualche polemica
Bacino termale euganeo, Giacinti: “Puntiamo su una forte identità”
ESTATE DA VIVERE:
MILLE OCCASIONI
CHI SCEGLIE IL VENETO
Benini illustra la nuova sanità nel territorio dell’Ulss 6
IL TURISMO SIAMO NOI
C’è un’immagine che restituisce la saturazione del nostro territorio: i lunghi serpentoni d’auto sui passi trentini, i centri balneari e turistici del Veneto sempre più congestionati. Non è una sensazione passeggera, ma il verdetto dei numeri: nel 2025 il Veneto ha registrato l’inedito picco storico di 74,2 milioni di presenze, mentre il Trentino (secondo i dati definitivi ISPAT, l’Istituto di ricerca statistica della Provincia autonoma) ha infranto per la prima volta il muro dei 20,2 milioni di pernottamenti (+3,2% rispetto all’anno precedente).
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e passioni”
STAGIONE SUPER ATTIVA A CADONEGHE, MATCH SPORTIVI E STELLE DA SCOPRIRE
Una stagione all’insegna dello sport e dei giovani, ma anche delle proposte culturali con uno sguardo alle stelle: dopo gli eventi di giugno e degli inizi di luglio a Cadoneghe ci saranno altre occasioni di incontro e svago. “Il dinamismo delle associazioni sportive non manca neanche in questa estate 2026, che è il periodo migliore per portare giovani e famiglie all’aria aperta, ad esprimersi attraverso lo sport, a impegnarsi e a sviluppare passioni”, sottolinea il sindaco Marco Schiesaro. “E’ importante creare anche nel periodo estivo occasioni di incontro nei tempi di pausa feriale - aggiunge Sara Ranzato, vice sindaco - per apprezzare gli eventi culturali, aggregativi che o re il nostro territorio, un modo per cercare di non lasciare solo chi rimane in paese, grazie alle associazioni che rendono possibile tutto questo”.
Tra le iniziative più recenti, in occasione della Giornata mondiale delle Capacità dei Giovani, in collaborazione con le Cooperative l’Iride e il Sestante i giovani sono stati coinvolti in una serata in cui sono stati proiettati i video delle precedenti tre edizioni di “Occupati a luglio”. Ospiti i coetanei che hanno intrapreso professioni particolari, fondato imprese o associazioni. La biblioteca civica ha promosso “Storie in comune”, una serata per
raccontare il territorio e per presentare il progetto cofinanziato da Fondazione Cariparo nell’ambito del bando Biblioteche sociali. “L’iniziativa anticipa un percorso di attività che dal prossimo settembre ad aprile 2027 coinvolgerà persone di tutte le età nella scoperta e narrazione del territorio, attraverso il recupero della memoria orale e la valorizzazione delle storie di Comunità”, spiega il delegato alla Biblioteca Consigliere Nicola Pasqualotto. Ad agosto, mese delle stelle cadenti, in prossimità della notte di San Lorenzo, ci sarà la possibilità di osservare gli astri attraverso binocoli professionali messi a disposizione da Giovanni Pasquetto e il gruppo “Fratell’Astri”, astrofili itineranti che portano l’universo nelle Piazze con serate osservative e mostre fotografiche. Dal 28 al 30 agosto in Piazza Sant’Andrea la tre giorni de “La Storica” organizzata dal Circolo Noi Cadoneghe Insieme e Associazione Le Maschere porterà in piazza food, musica, divertimento in ricordo dei volontari Davide Zaramella e Nicola Alfonsi scomparsi entrambi prematuramente. Tra fine agosto e prima decade di settembre il playground di Via Leopardi a Cadoneghe tornerà ad animarsi con “The Cage”, il torneo di basket 3 contro 3 giunto alla seconda edizione con questa denominazione e al sesto anno consecutivo di attività nello stesso spazio. L’iniziativa è organizzata
dal
Provinciale Libertas Padova e dal Comune di Cadoneghe, partner del progetto Play District, in collaborazione con un gruppo di giovani appassionati che da anni contribuiscono a rendere il playground un punto di riferimento per il basket e l’aggregazione giovanile del territorio. Il campetto di Via Leopardi, riqualificato nel 2021 e oggi tra i playground più attrezzati della provincia, rappresenta un importante punto di riferimento per i giovani del territorio. La costante frequentazione e la possibilità di utilizzo anche nelle ore serali ne hanno fatto negli anni un luogo di aggregazione
spontanea, sport e socialità. L’edizione 2026 vedrà la partecipazione di 24 squadre maschili e, per la prima volta, di 8 squadre femminili, ampliando ulteriormente le opportunità di coinvolgimento e partecipazione. Durante le tre giornate sarà inoltre attiva un’area food & beverage, pensata per accogliere atleti, famiglie e pubblico e contribuire a creare un’atmosfera di festa e condivisione. Infine il 19 settembre c’è la “Summer run 2026” organizzata da Sphera Asd e Libertas Padova.
• Nicola Stievano
Ad agosto torna LimenaEstate: sei giorni di musica e spettacolo per migliaia di ospiti
Dal 13 al 18 agosto il prato antistante la Barchessa, sede del Comune di Limena, tornerà a essere il cuore pulsante dell’estate limenese con la 7’ edizione di LimenaEstate, una manifestazione che, anno dopo anno, ha saputo conquistare il pubblico, diventando uno degli appuntamenti più attesi e partecipati.
“LimenaEstate nasce nel 2020, in un momento particolare. - ricorda l’assessore Jody BarichelloDopo i lunghi mesi segnati dalla pandemia e dalle limitazioni alla socialità, si sentiva forte il bisogno di restituire alle persone il piacere di incontrarsi.
Da quella intuizione è nata una manifestazione che è cresciuta costantemente fino a diventare un punto di riferimento per migliaia di spettatori provenienti non solo da Limena, ma da tutto il territorio.
Oggi LimenaEstate rappresenta molto più di una rassegna musicale. È un progetto che valorizza il paese, promuove il territorio, sostiene le attività economiche locali e dimostra come una comunità possa crescere attraverso la cultura, la musica e la partecipazione”. Anche il programma dell’edizione 2026 è stato costruito per o rire spettacoli di qualità.
Si partirà giovedì 13 agosto con una grande festa dedicata agli anni Ottanta, con due stelle degli anni 80 Tony Esposito e Ivan Cattaneo. Venerdì 14 agosto il palco ospiterà un coinvolgente tributo ai Dire Straits, che farà rivivere le atmosfere e i grandi successi della leggendaria band britannica. Sabato 15 agosto, Ferragosto, vedrà protagonista Enrico Marchiante con il suo repertorio con i più grandi successi della musica italiana. Domenica 16 agosto sarà invece dedicata all’indimenticabile musica di Lucio Battisti, proposta in una suggestiva versione orchestrale con 24 musicisti. Lunedì 17
agosto sarà la volta del coinvolgente tributo a Marco Mengoni. La manifestazione si concluderà martedì 18 agosto con il grande omaggio ai Pooh, con la band “Ascolta” un finale che farà cantare tutto il pubblico sulle note di alcune delle canzoni più amate della musica italiana. Tutti gli spettacoli saranno a ingresso completamente libero e gratuito, confermando la volontà dell’Amministrazione Comunale di o rire un evento accessibile a tutti, a inché ogni cittadino possa partecipare e vivere l’atmosfera di LimenaEstate senza alcun costo.
da Spera,
Centro
Estate da vivere/2. Dopo gli appuntamenti di luglio l’attenzione si concentra sui ragazzi
VIGODARZERE GUARDA AI PIÙ GIOVANI, ATTIVITÀ POTENZIATE CON I NUOVI FONDI
Una delle iniziative di spicco a Vigodarzere per la stagione estiva è senz’altro il progetto “E... state a Conselve”, che ogni anno prima dell’inizio delle scuole coinvolge gli alunni delle scuole primaria e secondaria di primo gradoin numerose attività. Oltretutto l’iniziativa ha ottenuto 8.500 euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, somma che ha permesso di potenziare il progetto. Un sostegno importante alle famiglie e nuove opportunità educative per bambini e ragazzi durante la pausa scolastica. Il contributo rientra infatti in una linea di intervento dedicata ai Comuni delle province di Padova e Rovigo, per il potenziamento delle attività estive rivolte ai più giovani. Il progetto si svolgerà dal 24 agosto al 4 settembre prossimi nella Barchessa di Villa Zusto e sarà rivolto agli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, residenti a Vigodarzere. Le attività si terranno dal lunedì al
venerdì, dalle 7:30 alle 17:30 e rispondono a una necessità spesso avvertita dalle famiglie nel periodo che precede l’inizio del nuovo anno scolastico, ricordano gli organizzatori, quando molti centri estivi hanno già concluso le proprie attività e le opportunità educative e ricreative per bambini e ragazzi risultano più limitate. In questo
ai ragazzi più fragili e alle situazioni di maggiore vulnerabilità sociale ed educativa, con l’obiettivo di garantire a tutti pari opportunità di partecipazione, inclusione e sviluppo delle proprie capacità. Le attività saranno pensate per favorire il benessere fisico e psicologico, la socializzazione, la creatività e il ra orzamento delle competenze relazionali in un contesto sicuro e qualificato. “Naturalmente siamo particolarmente soddisfatti di questo risultato – sottolinea il il sindaco Adolfo Zordan – perché il
Il progetto ha ottenuto un contributo di 8.500 euro dalla Fondazione Cariparo che permette di dare una risposta ai genitori alle prese con gli impegni di lavoro
modo i giovani partecipanti, sottolineano dal Municipio di Vigodarzere, potranno essere coinvolti in esperienze formative, laboratori e momenti di socializzazione proprio in una fase dell’estate in cui non sempre è facile trovare servizi dedicati. Una particolare attenzione sarà riservata
L’estate di Curtarolo entra nel vivo con un nuovo appuntamento dedicato alle famiglie e ai più piccoli. Il 29 luglio, alle 20.30, il Parco di via Gandhi a Pieve ospiterà il secondo incontro di “Letture a tutti i gusti”, la rassegna gratuita di letture animate per bambini dai 6 agli 11 anni accompagnata dal gelato artigianale delle gelaterie Gardellin e Da Bepi. Guardando alla fine della stagione, a settembre è in programma la tradizionale gita sociale incentrata sui luoghi di San Francesco, organizzata in occasione dell’ottocentenario della morte del Santo. La manifestazione culturale all’aperto delle letteure animate aveva preso il via due settimane prima con una prima serata al Parco di via Mandic a Santa Maria di Non, area verde che qualche giorno addietro aveva visto protagonisti i giovani del progetto “Ci Sto? A are Fatica!”. Per una settimana I ragazzi, a iancati da tutor
progetto rappresenta un investimento sul benessere delle nostre famiglie e dei nostri giovani cittadini. Grazie al contributo della Fondazione Cariparo possiamo o rire attività educative di qualità in un periodo dell’anno particolarmente delicato per l’organizzazione familiare. I centri estivi non
ed esperti, si sono rimboccati le maniche per dare nuova vita alla staccionata del parco. Il fitto calendario estivo ha registrato una grande partecipazione anche per le iniziative passate, a partire da “Capricci&Capricciosa” nell’Orto del Molino, serata promossa dal Circolo Auser e dalla Scuola Italiana Pizzaioli che ha unito la musica dal vivo alla beneficenza, raccogliendo fondi per il trasporto delle persone fragili. Successo confermato anche per i cinque giorni della tradizionale sagra paesana, caratterizzata da musica e stand gastronomici per tutte le età.
Tra gli appuntamenti più eleganti, si è distinta la cena di gala e solidarietà promossa dalla Pro Loco in collaborazione con il Comune: l’evento ha permesso di raccogliere e devolvere fondi all’Associazione Bambino Uganda per sostenerne i progetti umanitari.
sono soltanto un servizio, ma un’occasione di crescita, inclusione e socializzazione”. Mette l’accendo sul valore educativo dell’iniziativa anche l’assessore alle politiche sociali e all’istruzione, Katia Bano: “Abbiamo scelto di valorizzare un progetto che mette al centro i bambini e i ragazzi, o rendo loro esperienze formative, momenti di aggregazione e attività pensate per stimolare curiosità, autonomia e creatività. Un’attenzione particolare sarà dedicata ai
minori che vivono situazioni di fragilità, a inché nessuno resti escluso dalle opportunità educative e relazionali o erte dal centro estivo. Allo stesso tempo garantiamo un supporto alle famiglie proprio in quel periodo in cui le attività non sono ancora ricominciate dopo la pausa estiva, fornendo così un valido aiuto ai genitori che in questo periodo dell’anno hanno ripreso appieno l’attività lavorativa e hanno bisogno di un aiuto concreto”.
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Politica.
IN CONSIGLIO COMUNALE UNA MOZIONE A DIFESA DEL MADE IN ITALY
Più trasparenza per i consumatori, una maggiore tutela del Made in Italy e più chiarezza sull’origine dei prodotti agricoli e alimentari. Sono questi gli obiettivi della mozione presentata in Consiglio comunale dal gruppo consiliare Lega Liga Veneta, incentrata sulla revisione della normativa europea sull’origine doganale dei prodotti. Al centro della proposta l’attuale disciplina prevista dal Codice doganale dell’Unione europea, secondo cui una merce prodotta con il contributo di più Paesi può essere considerata originaria del luogo in cui ha subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale. Un criterio ritenuto inadeguato dai proponenti, soprattutto quando viene applicato ai prodotti agricoli e alimentari, nei quali l’origine delle materie prime rappresenta un elemento determinante per il consumatore.
Il rischio evidenziato nella mozione è che alimenti etichettati come Made in Italy possano essere prodotti utilizzando
ingredienti provenienti dall’estero, pur avendo subito in Italia solo l’ultima trasformazione sostanziale. Una situazione che, secondo i proponenti, può creare confusione tra i consumatori e incidere negativamente sulla reputazione e sul valore economico del patrimonio agroalimentare nazionale.
“Il Made in Italy non è soltanto un marchio: è qualità, territorio, lavoro, identità e fiducia – a ermano i consiglieri della Lega Liga Veneta -. Per questo riteniamo necessario ra orzare le regole sull’origine dei prodotti agricoli e alimentari, a inché il consumatore sia realmente messo nelle condizioni di sapere da dove proviene ciò che acquista. La trasparenza è il primo strumento di tutela, sia per le famiglie sia per le imprese italiane che ogni giorno investono nella qualità”.
Con la mozione, il Consiglio comunale impegna sindaco e Giunta ad attivarsi attraverso Anci, a inché l’associazione promuova, nelle sedi istituzionali europee, anche tramite il Comitato europeo
delle Regioni, una revisione dell’articolo 60 del regolamento UE n. 952/2013. L’obiettivo è chiedere l’esclusione dei prodotti agricoli e alimentari dall’attuale disciplina doganale, basata sull’ultima trasformazione sostanziale, introducendo invece come criterio prevalente il luogo di provenienza, per garantire un’informazione più chiara e corretta ai consumatori.
Il documento invita inoltre ad avviare un confronto con gli europarlamentari eletti nella circoscrizione di riferimento e a coinvolgere anche la Regione Veneto, chiedendo che il tema venga portato all’attenzione della Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome.
“Anche da un Comune come Cadoneghe può partire un segnale politico chiaro – proseguono i consiglieri -. La difesa delle produzioni italiane e della corretta informazione alimentare riguarda tutti i territori, anche quelli che non sono direttamente agricoli, perché riguarda le scelte quotidiane dei cittadini, la tutela delle nostre filiere e la credibilità del sistema Italia”.
• Giulia Turato
ZONA INDUSTRIALE PIÙ CONNESSA CON LA BANDA ULTRALARGA
Più connessa, moderna e performante. La zona industriale di Cadoneghe si prepara a fare un passo avanti sul fronte della banda ultralarga, migliorando la connettività a servizio delle imprese e del territorio. Il Comune ha infatti approvato una convenzione con Redder Telco Srl, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo della rete in fibra ottica sul territorio comunale, con particolare attenzione alla zona industriale. L’accordo disciplina l’utilizzo delle infrastrutture comunali già esistenti, come tubazioni passacavi e linee aeree, per la posa della fibra. Una soluzione che consentirà di sfruttare in larga parte strutture
già presenti, in particolare quelle legate alla pubblica illuminazione, riducendo l’impatto dei lavori e rendendo più e iciente la realizzazione degli interventi. Il progetto prevede una rete in fibra ottica punto-punto, pensata per o rire connessioni a banda garantita soprattutto alle imprese. Un aspetto sempre più importante per la competitività delle aziende, l’organizzazione del lavoro e la capacità di attrarre investimenti. L’intervento procederà progressivamente, accompagnando le richieste e l’attivazione dei nuovi utenti nella zona produttiva. L’inizio dei lavori è previsto nel corso del 2026. L’intero intervento
richiederà indicativamente dalle 14 alle 23 settimane, tra progettazione, permessi, lavori, collaudi e attivazioni finali. La convenzione avrà una durata di vent’anni, con possibilità di rinnovo. “Oggi una connessione veloce ed e iciente non è più un servizio accessorio, ma una vera infrastruttura strategica per il territorio– sottolinea il sindaco Marco Schiesaro- Significa dare alle nostre imprese strumenti adeguati per lavorare meglio, essere più competitive e guardare al futuro con maggiore solidità”.
• (G.T.)
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CADONEGHE
Il contenzioso. Asfaltature a Mezzavia e riqualificazione del Parco Lituania
Oltre 1,2 milioni dal contenzioso con il Consorzio
Cadoneghe Nord: ecco come saranno investiti
Dalle asfaltature delle strade a Mezzavia alla riqualificazione del Parco Lituania. Sono questi gli interventi che il Comune di Cadoneghe punta a realizzare con parte delle risorse derivanti dalla conclusione definitiva del contenzioso con il Consorzio Cadoneghe Nord. Opere prioritarie per migliorare viabilitá, sicurezza e qualità urbana di un’area produttiva fondamentale per l’economia del territorio. I lavori potranno essere avviati non appena il Comune entrerà in possesso delle somme riconosciute dalla giustizia amministrativa. L’ente, assistito dall’avvocato Fulvio Lorigiola, è risultato vittorioso nel contenzioso relativo al Consorzio Cadoneghe Nord, una vicenda che si trascina da molti anni e che ha trovato un punto fermo con la sentenza favorevole del Consiglio di Stato dello scorso gennaio.
L’Amministrazione è ora in attesa della riscossione di oltre 1,2 milioni di euro. “Ci troviamo oggi – dichiara il sindaco – in una situazione particolarmente delicata. Da un lato abbiamo il dovere di dare piena esecuzione a una sentenza definitiva e quindi di recuperare risorse che spettano legittimamente alla collettività. Dall’altro siamo consapevoli che le aziende coinvolte rappresentano una parte importante del tessuto produttivo locale, danno lavoro a numerose famiglie e costituiscono un patrimonio economico del nostro territorio”.
“Il nostro obiettivo – prosegue il sindaco – è trovare un punto di equilibrio tra la necessità di tutelare gli interessi pubblici e quella di non compromettere la continuità delle attività produttive. Allo stesso tempo, però, abbiamo il dovere di dare risposte ai cittadini, ai lavoratori e alle imprese che ogni giorno frequentano la zona industriale e che da anni chiedono interventi di manutenzione delle strade e degli spazi pubblici”.
Il sindaco ricorda inoltre che il Comune attende queste somme da quasi quindici anni. “Quelle risorse appartengono alla comunità. Significano manutenzioni, opere pubbliche, sicurezza e servizi. È anche da vicende come questa che emerge quanto sia fondamentale che ciascuno assolva ai propri obblighi nei confronti della collettività, perché le risorse pubbliche si trasformano in investimenti concreti per migliorare il territorio”.
Il sindaco conclude spiegando che l’Amministrazione intende concedere ancora qualche giorno per favorire una soluzione condivisa. “Confido che possa
prevalere il senso di responsabilità e che si riesca a trovare una modalità di adempimento che consenta di rispettare la sentenza senza creare inutili di icoltà. Qualora però non dovessero pervenire i pagamenti dovuti, il Comune sarà costretto ad avviare le procedure esecutive previste dalla legge, compreso il pignoramento delle somme spettanti. È un atto dovuto nei confronti dei cittadini, che attendono da quasi quindici anni interventi indispensabili per la zona industriale e per il quartiere di Mezzavia”.
• Giulia Turato
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L’argine si illumina: passeggiate più sicure anche di sera
DPuoi scriverci all'indirizzo spipadova@gmail.com oppure venirci a trovare nelle nostre sedi: Cadoneghe, Via Gramsci, 95;
dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dal lunedì al giovedì dalle 15.00 alle 17.30 Limena, Via Beato Arnaldo, 26; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00 Piazzola sul Brenta, Via della Roggia, 5 int. 1; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00
a qualche settimana camminare lungo l’argine di Cadoneghe è diventato più sicuro, anche nelle ore serali. Si è infatti concluso l’intervento di illuminazione della sommità arginale nel tratto che collega Cadoneghe Storica, dalla chiesa e dalla Passerella Benetti, fino alla Castagnara. L’intervento risponde a una richiesta avanzata da tempo dai cittadini e inserita fin dall’inizio nel programma amministrativo, con l’obiettivo di rendere pienamente fruibile e valorizzare uno degli spazi più amati e frequentati del paese. L’opera rappresenta uno dei principali interventi del più ampio piano di riqualificazione della pubblica illuminazione che il Comune sta portando avanti sul territorio. Grazie alla nuova illuminazione, il percorso è ora fruibile con maggiore sicurezza e comfort, favorendo passeggiate, attività all’aria aperta e una più ampia valorizzazione di questo collegamento naturale tra due aree importanti del territorio comunale. “Con questo intervento – dichiara il sindaco Marco Schiesaro – diamo una risposta concreta a una richiesta che ci è stata rivolta molte volte dai cittadini e che avevamo inserito nel nostro programma. Illuminare tutta la sommità arginale significa rendere finalmente questo percorso più sicuro, più accessibile e più bello da vivere ogni giorno, anche nelle ore serali”. Soddisfatto anche l’assessore Nicolò Comis: “È un’opera significativa perché unisce sicurezza, valorizzazione del territorio e qualità della vita. L’argine è uno spazio molto frequentato e molto sentito dalla comunità: poterlo percorrere anche di sera, in condizioni adeguate, rappresenta un miglioramento concreto per tanti cittadini”. Un intervento atteso da tempo che diventa finalmente realtà: per la prima volta il percorso è completamente illuminato e fruibile anche dopo il tramonto.
L’iniziativa.
NUOVO DEFIBRILLATORE INSTALLATO AL PARCO COCCINELLA PER IL PRIMO SOCCORSO
In occasione della XV edizione del Torneo di Basket, organizzato dall’Associazione Skip To My Lou, Fondazione Ometto E.T.S. ha donato un defibrillatore al Comune per il Parco Coccinella, nell’ambito del progetto sociale “Piccolo Principe – Limena Cardioprotetta”, grazie al sostegno di Multistampa Srl. Alla donazione erano presenti il sindaco di Limena, Stefano Tonazzo, l’assessore alla sanità, Cristina Turetta, due volontari della Croce Verde, i titolari dell’azienda Multistampa Annita Guadagnin e Daniele Lelli e il presidente dell’Associazione Skip To My Lou, Fabio Facci.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio programma promosso dalla Fondazione Ometto E.T.S., volto a di ondere la cultura del primo soccorso e a incrementare la presenza di dispositivi salvavita sul territorio, con particolare attenzione a scuole, luoghi pubblici e spazi frequentati dalla comunità, in particolare dai cittadini più giovani.
“Questa donazione – spiega il sindaco Stefano Tonazzo – rappresenta un importante gesto di responsabilità sociale e un investimento concreto nella sicurezza della nostra comunità. Il Parco Coccinella è un luogo di incontro e crescita per tanti bambini e famiglie e poterlo rendere cardioprotetto significa prendersi cura del bene più prezioso: la vita. Ringrazio Fondazione Ometto E.T.S., Multistampa Srl e tutti i partner che hanno contribuito a questo significativo progetto”.
Il progetto sociale Piccolo Principe ha già permesso l’installazione di oltre 100 defibrillatori in diversi contesti territoriali del Veneto: scuole, aree verdi e auto della Polizia di Stato, grazie alla collaborazione tra Fondazione Ometto E.T.S., aziende, banche e istituzioni locali, con l’obiettivo di rendere le comunità sempre più cardioprotette e preparate a intervenire in caso di emergenza. La donazione del defibrillatore con colonnina termoriscaldata al Comune di Limena
rappresenta un importante intervento di responsabilità sociale da parte dell’azienda Multistampa Srl, finalizzato a garantire maggiore sicurezza per bambini e ragazzi che frequentano il Parco Coccinella, luogo di aggregazione del paese, dove il dispositivo sarà disponibile h24 per un intervento tempestivo.
“La prevenzione e la di usione della cultura del primo soccorso – a erma il vicesindaco e assessore alla sanità Cristina Turetta – rappresentano strumenti fondamentali per costruire comunità più sicure e consapevoli. Questo nuovo defibrillatore è un presidio salvavita a disposizione di tutti i cittadini e testimonia quanto la collaborazione tra istituzioni e imprese possa generare valore per il territorio. Un ringraziamento a Fondazione Ometto E.T.S. e a Multistampa Srl per aver contribuito a rendere Limena una comunità sempre più cardioprotetta e attenta al bene comune”.
Il progetto Piccolo Principe è patrocinato da Unioncamere del Veneto ed è promosso
Grande successo per il Porto Vecchio Festival
Aluglio si è svolto il “Porto Vecchio Festival 2026”, giunto alla sua quattordicesima edizione, organizzato dall’Associazione “Ottavo Miglio”, con il patrocinio del Comune, nell’area naturalistica del Tavello, l’Oasi Bettella di via Monte Grappa. “Il Porto Vecchio Festival, nato nel 2012 – ha spiegato il presidente dell’Associazione “Ottavo Miglio”, Gioele Rigoni – negli anni ha saputo unire decine e decine di giovani nel mondo del volontariato e ha coinvolto musicisti indipendenti, anche internazionali, mantenendo sempre un occhio di riguardo per la salvaguardia dell’ambiente. Grazie ai ricavati della scorsa edizione del “Porto Vecchio Festival 2025”
è stato realizzato, dall’artista Orion Ead, il nuovo murales dell’Associazione “Ottavo Miglio”. Abbiamo deciso di portare avanti l’opera di abbellimento del Comune di Limena, a idandoci a uno street artist per la riqualificazione della casetta Enel di via Lucio Battisti. Come Associazione “Ottavo Miglio” siamo stati felici di vedere come questo progetto di abbellimento sia continuato negli anni con costanza”.
“Per diversi mesi – ha aggiunto il presidente Gioele Rigoni – tantissimi ragazzi e ragazze si sono messi in gioco con impegno per organizzare al meglio anche questa edizione del “Porto Vecchio Festival”.
dalla Regione Veneto sulla piattaforma Venexus, che attua la legge regionale 10/2024 e mette in relazione Società Benefit e imprese ESG (Environmental, Social e Governance) con gli enti pubblici.
Il Piccolo Principe rappresenta quindi un trait d’union per quanto riguarda la cardioprotezione e la realizzazione di progetti a beneficio della collettività.
“L’arresto cardiaco – sottolinea la presidente della Fondazione, Valentina Ometto – è un evento drammatico che
può colpire indiscriminatamente chiunque e in qualsiasi luogo. Intervenire entro i primi minuti con le manovre di primo soccorso e l’utilizzo di un defibrillatore è fondamentale per aumentare le probabilità di sopravvivenza. La di usione dei defibrillatori e l’uso consapevole di essi, grazie alla formazione, sono elementi essenziali per salvare vite umane. Unitevi a noi: due mani salvano un cuore!”.
• Fanny Xhajanka
Il tema di quest’anno è stato “Controtempo”. In musica, il controtempo è l’accento che interrompe il ritmo dominante, rompe la prevedibilità e obbliga all’ascolto. “Controtempo” è nato dal desiderio di restituire centralità alla musica non come intrattenimento, ma come linguaggio. Un linguaggio capace di unire, denunciare e creare relazione. La musica come megafono, come spazio comune, come interferenza. Siamo stati sicuri che sarebbe stato un evento bellissimo e abbiamo fatto di tutto a inché questo accadesse”.
• (F.X.)
Credito: Porto Vecchio Festival
CURTAROLO
Istruzione. Blocco delle rette e il potenziamento delle sezioni
NUOVI CONTRIBUTI
PER LE SCUOLE PARITARIE
L’amministrazione comunale di Curtarolo conferma e ra orza il proprio impegno a sostegno delle scuole dell’infanzia paritarie del territorio, riconoscendone a pieno titolo il ruolo essenziale e insostituibile all’interno della comunità e nel delicato percorso educativo delle nuove generazioni. Queste strutture non sono semplicemente luoghi di custodia, ma veri e propri pilastri del sistema formativo locale.
Le scuole dell’infanzia paritarie accolgono bambini e bambine in età prescolare a partire dai tre anni e hanno inoltre attivato il servizio di Sezione Primavera, dedicato ai bambini dai 24 ai 36 mesi, ampliando così l’o erta educativa e o rendo un supporto ancora più concreto e flessibile per rispondere alle complesse esigenze di conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro delle famiglie.
Per gli anni scolastici 2026/2027 e 2027/2028, il Comune ha previsto un contributo complessivo di 130.000 euro all’anno, che sarà ripartito in pari misura tra la scuola dell’infanzia Santa Maria Goretti nella frazione di Santa Maria di
Non e la scuola dell’infanzia Monsignor
Evaristo Romanato a Pieve di Curtarolo. “Si tratta di un investimento significativo –dichiara il sindaco Martina Rocchio – che testimonia una scelta chiara: sostenere concretamente un servizio educativo di grande valore. Basti pensare che nel 2019 il contributo comunale ammontava a 80.000 euro annui: l’incremento delle risorse stanziate rappresenta una risposta concreta alle esigenze crescenti delle strutture educative e dei genitori e un sostegno importante anche sotto il profilo economico. Il contributo comunale consente infatti di calmierare le rette, contribuendo a mantenere il servizio accessibile e sostenibile e garantendo continuità educativa alle famiglie del territorio”. Le scuole dell’infanzia rappresentano un presidio educativo e sociale fondamentale: luoghi in cui i bambini iniziano a costruire relazioni, autonomie e competenze che accompagneranno il loro percorso di crescita. “Per questo motivo – prosegue il sindaco – sostenere questi servizi significa non solo aiutare le famiglie oggi, ma ra orzare le basi
della comunità di domani. Investire nell’infanzia significa compiere una scelta di responsabilità e di futuro, mettendo al centro i bambini e riconoscendo il valore educativo e sociale di tutti coloro che ogni giorno li accompagnano con dedizione e professionalità nei primi, decisivi anni della loro vita”.
• Cristina Salvato
Corso di italiano per mamme straniere
Con il termine dell’anno scolastico a Curtarolo si è concluso un percorso importante, che ha rappresentato molto più di un semplice corso di lingua italiana: è stato un vero progetto di inclusione, crescita personale e partecipazione attiva alla vita della comunità locale. Il Comune di Curtarolo, insieme alla Caritas di Campo San Martino e alla Scuola secondaria P. B. Longo di Curtarolo, ha fortemente creduto e sostenuto un corso di lingua italiana per donne straniere, consapevole del valore profondo che attività di questo tipo hanno per l’integrazione e l’autonomia quotidiana delle persone. Grazie alle basi della lingua italiana queste donne possono capire le maestre dei loro figli, fare la spesa da sole, chiedere informazioni senza aver paura di sbagliare, sentirsi autonome, sentirsi parte di Curtarolo. Considerazioni importanti, che ricordano quanto la conoscenza della lingua
sia uno strumento fondamentale per costruire relazioni, partecipare alla vita del territorio e sentirsi a tutti gli e etti parte integrante di una comunità. A coronamento di questo cammino si è tenuta una festa finale con la consegna dei diplomi alle partecipanti, un momento di condivisione arricchito dai dolci tipici preparati dalle donne e legati ai loro paesi di provenienza. Un corso tenuto da alcune docenti, che hanno portato impegno, professionalità e sensibilità in questo progetto. “Oltre alle docenti – dichiara l’amministrazione comunale – ringraziamo anche tutte le persone che, con il loro prezioso contributo, hanno lasciato un segno in questa esperienza e hanno reso possibile il raggiungimento di questo traguardo, con l’auspicio di continuare ad aprire porte e costruire una comunità sempre più inclusiva”
• (CRIS.S.)
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Nuovo verde. Il Consiglio comunale approva la variazione al piano delle opere pubbliche
VIA LIBERA AL PROGETTO TRA LA TREVISO-OSTIGLIA E IL CIMITERO DI PIEVE
Il piano di valorizzazione ambientale e di riqualificazione urbana di Curtarolo compie un passo avanti decisivo, puntando con decisione sulla sostenibilità e sul recupero del patrimonio naturale locale. Grazie al positivo esito di un bando regionale, l’amministrazione comunale è risultata beneficiaria di un importante contributo economico di 135 mila euro, espressamente destinato a un mirato intervento di rinaturalizzazione del territorio. Per consentire l’avvio formale dell’iter
burocratico e permettere ai tecnici di procedere celermente con l’approvazione del progetto esecutivo e il successivo a idamento dei lavori sul campo, si è reso necessario un passaggio in Consiglio comunale.
L’assemblea consiliare ha approvato la modifica al programma triennale delle opere pubbliche 2026-2028, con il contestuale aggiornamento dell’elenco annuale per l’anno in corso.
L’operazione prevede l’inserimento nell’annualità in corso di un nuovo
capitolo di spesa del valore complessivo di 170 mila euro. Questa cifra è interamente coperta dal finanziamento regionale intercettato dall’ente e da una quota di cofinanziamento a carico del bilancio comunale pari a circa 35 mila euro, che serve a completare il quadro economico dell’opera. L’inserimento formale all’interno del piano triennale si è reso obbligatorio per precise normative di legge, in quanto l’importo complessivo dei lavori supera la soglia dei 150 mila euro e richiede pertanto una specifica e preventiva approvazione da parte del Consiglio prima di poter dare avvio alle fasi successive di gara.
L’intervento si concentrerà in un punto particolarmente strategico per il decoro, la viabilità e la visibilità del paese, ovvero nell’area compresa tra la ciclovia Treviso-Ostiglia e il parcheggio situato frontalmente al cimitero della frazione di Pieve. Il bando regionale era specificamente rivolto alla rinaturalizzazione di tutte quelle aree pubbliche precedentemente coperte da superfici impermeabili come asfalti o granigliati, con l’obiettivo fondamentale di restituire la terra alle sue funzioni ecologiche originarie. La rinaturalizzazione consisterà nella rimozione
Nuovi orari per i servizi sanitari a Piazzola e Campo San Martino
Apartire dal mese di giugno, l’Ulss 6 Euganea ha avviato una riorganizzazione di alcuni servizi territoriali tra la sede distrettuale di Piazzola sul Brenta e la Casa della Comunità di Campo San Martino, dove dal 17 giugno è stata trasferita la sede della guardia medica. Per quanto riguarda la sede distrettuale di Piazzola sul Brenta, situata in via dei Contarini 59, gli sportelli amministrativi distrettuali sono operativi il lunedì dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 16, e il mercoledì e il venerdì dalle 8.30 alle 12.30. Il punto prelievi è attivo il lunedì, il mercoledì e il venerdì, con l’accettazione dei prelievi programmata dalle 7 alle 9.30 e la consegna dei referti dalle 10.30 alle 12. Presso questa sede, l’ambulatorio infermieristico è aperto il martedì dalle 8 alle 12, mentre l’ambulatorio specialistico di endocrinologia riceve nei pomeriggi di lunedì e giovedì. Gli assistenti sociali del servizio sociale professionale di base sono invece disponibili esclusivamente su appuntamento. Rimangono inoltre attive a Piazzola sul Brenta, senza alcuna modifica di orario o trasferimento, tutte le altre attività tradizion-
ali, tra cui il consultorio familiare, la neuropsichiatria infantile, il servizio protezione e cura minori, il SUEM 118 e gli ambulatori specialistici di oculistica, otorinolaringoiatria, odontoiatria, cardiologia, ginecologia, fisiatria, diabetologia, medicina sportiva e fisioterapia. Per i cittadini che devono invece fare riferimento alla Casa della Comunità di Campo San Martino, che ha sede in via Forese 57, il servizio di continuità assistenziale, ovvero l’ex guardia medica, è attivo tutte le sere a partire dalle ore 20. Gli sportelli amministrativi distrettuali sono aperti il martedì e il giovedì dalle 8.30 alle 12.30. Il punto prelievi è operativo nei giorni di martedì e giovedì, con accettazione dalle 7 alle 9.30 e la consegna dei referti dalle 10.30 a mezzogiorno. L’ambulatorio infermieristico riceve il giovedì dalle 8 alle 12, mentre l’ambulatorio specialistico di endocrinologia è attivo il giovedì mattina. Infine, anche in questa sede il servizio degli assistenti sociali è fruibile previa prenotazione e su appuntamento.
• (CRIS.S.)
delle vecchie pavimentazioni e nella successiva piantumazione di diverse essenze arboree e piante selezionate. Questo intervento permetterà non solo di dare maggiore decoro e ombra all’area di sosta di fronte al cimitero, ma consentirà anche di creare un vero e proprio ampliamento verde a ridosso del percorso della Treviso-Ostiglia, un
tracciato già di per sé immerso nella natura. In questo modo si andrà a riqualificare in modo significativo una delle principali porte d’ingresso al paese, rendendola esteticamente migliore, più funzionale e decisamente più sostenibile dal punto di vista dell’impatto ambientale.
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• Cristina Salvato
Il caso. Il Consiglio comunale straordinario fa il punto sul clamoroso incidente
CROLLATO IL SOFFITTO ALLA SCUOLA PRIMARIA DI TERRAGLIONE
Il crollo improvviso del controso itto alla scuola primaria Domenico Savio di Terraglione, nel Comune di Vigodarzere, avvenuto qualche settimana fa, ha acceso il dibattito sulla sicurezza degli edifici scolastici del territorio, fortunatamente senza trasformarsi in una tragedia solo grazie al fatto che i locali erano vuoti al momento del cedimento. L’episodio ha comprensibilmente sollevato l’allarme tra le famiglie e ha spinto le minoranze consiliari a richiedere con urgenza un Consiglio comunale straordinario, che si è tenuto il 6 luglio per fare piena luce sull’accaduto e sulle responsabilità. Nonostante la gravità dell’evento e la forte apprensione, l’amministrazione comunale ha comunque rassicurato la cittadinanza sul fatto che i lavori di ripristino procedono spediti e che il plesso riaprirà regolarmente a settembre per l’avvio del nuovo anno scolastico.
Al centro del dibattito vi è una struttura che risale agli anni Sessanta, caratterizzata da un so itto originale in cemento a cui, nel biennio 2006-2007, era stato agganciato un controso itto, seguito nel 2017 dall’installazione di pannelli fonoassorbenti in mensa e atrio per il comfort acustico. Per fare chiarezza, il Comune ha incaricato un ingegnere per una perizia tecnica. Da una prima analisi preliminare sono emersi numerosi fori nel soffitto, realizzati per appendere i tiranti dei tasselli, oltre a tracce di condensa riconducibili a probabili infiltrazioni. Come concausa si valutano anche le vibrazioni delle opere di demolizione iniziate nella vicina piazza di Terraglione per i lavori di riqualificazione.
Durante la seduta consiliare, i rappresentanti dell’opposizione hanno espresso severe critiche sulla gestione della sicurezza.
La civica La Brentana ha confermato l’impegno della minoranza nel monitorare i tempi dei lavori e le verifiche strutturali, accusando la maggioranza di non dare risposte concrete ai cittadini. Il Partito Democratico ha criticato la scelta politica di far relazionare solo il tecnico e non gli amministratori, ribadendo che il crollo non è una fatalità ma il frutto di precise concause, dalle doppie installazioni all’umidità fino alle vibrazioni dei lavori in piazza, su cui l’opposizione vigilerà strettamente. Il consigliere Moreno Boschello si è invece detto scettico
sulla reale riapertura della scuola a inizio settembre, visti i tempi per perizie e preventivi. Monica Cesaro (Fratelli d’Italia) ha sottolineato come si sia sfiorata la tragedia, chiedendo risposte immediate ai genitori, la messa in sicurezza per settembre e controlli urgenti sugli altri quattro plessi. La discussione ha comunque portato a una convergenza sull’obiettivo principale: restituire la Domenico Savio alle famiglie a settembre, ma solo a fronte di una totale ed e ettiva sicurezza certificata.
• Cristina Salvato
Centri estivi comunali e contributi per la disabilità
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l Comune di Vigodarzere lancia due importanti iniziative per supportare le famiglie durante il periodo estivo, garantendo svago, socializzazione e inclusione. La prima proposta riguarda l’attivazione del centro estivo comunale, che si svolgerà dal 24 agosto al 4 settembre all’interno dei locali della barchessa di Villa Zusto. Il servizio si rivolge ai ragazzi residenti che hanno frequentato la scuola primaria o la secondaria di primo grado. Le attività saranno strutturate dal lunedì al venerdì, dalle ore 7.30 alle 17.30, con il pranzo a carico delle famiglie. La quota di partecipazione è fissata in 30 euro a settimana. L’accesso avverrà tramite una graduatoria che accordarà la priorità assoluta ai minori segnalati dai Servizi Sociali, per i quali il servizio sarà gratuito, seguiti dai beneficiari con disabilità certificata e, infine, in base all’ordine di arrivo delle iscrizioni. Le domande dovranno pervenire perentoriamente entro le ore 12 del 29 luglio all’u icio Protocollo del Comune oppure tramite posta elettronica o PEC. La seconda misura prevede invece lo stanziamento di contributi economici specifici per favorire la partecipazione dei ragazzi con disabilità ad attività ricreative ed educative sul territorio, come centri estivi o campi scuola frequentati tra l’8 giugno e il 12 settembre. L’intervento è destinato alle famiglie con adolescenti con sindrome di Down o da altre disabilità certificate dalla legge 104 che abbiano frequentato la scuola secondaria di secondo grado nell’anno scolastico appena concluso. L’amministrazione comunale ha messo a disposizione un fondo complessivo pari a 3.500 euro. L’importo erogato a ciascun beneficiario sarà calcolato dividendo la somma totale per il numero di domande ammissibili. Anche in questo caso, le richieste dovranno essere presentate tassativamente entro le ore 12 del 29 luglio utilizzando la modulistica u iciale.
• (CRIS.S.)
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Compiti per le vacanze
Accanto a questo va a rontato il nodo dei Medici di Base: le stime parlano, soltanto per la provincia di Venezia ma la situazione è uniforme in tutto il Veneto, di oltre 360 pensionamenti nel corso del prossimo anno. I bandi per la loro sostituzione prevedono, tra mille di icoltà di reperimento, l’arruolamento di poco più di 150 medici di famiglia. Non certo una soluzione ottimale per una popolazione sempre più anziana. Le Case di Comunità, in fase di inaugurazione in queste settimane,
vanno riempite di personale e strutture. Sullo sfondo la spinosa vicenda del nuovo ospedale di Padova voluto da Regione e Comune, oggetto di accordi, delibere, stanziamenti e protocolli. Pare non ci sia più una completa copertura finanziaria. La Regione ha chiesto una pausa: problema decisamente non di poco conto.
Case di Riposo Il Veneto è l’unica regione, oltre la Sicilia, a non aver mai adottato una riforma delle Ipab
e questo rende meno performanti, in termini economici non certo di servizio, le case di riposo pubbliche. Oggi i dati parlano chiaro: ci sono circa 11mila anziani veneti in lista d’attesa per un posto in una struttura. Decisamente tanti.
Le infrastrutture per lo sviluppo
Alta velocità ferroviaria: avanti piano. Troppo piano. E questo è un grave limite per il territorio regionale. Romea: continua a essere la strada più pericolosa d’Italia. Anche qui dopo decenni di dibattiti urge una soluzione. Autostrada del Mare: si fa o non si fa? E se si come si risolve l’accesso al litorale? Holding autostradale
non se ne parla più: sogno finito? Biglietto unico per i mezzi pubblici, metropolitana di superficie, porti e aeroporti: i dossier sono decisamente molti e pesanti e nessuno di questi può attende. Saranno, dunque, vacanze molto intense se non ci si vorrà ritrovare impreparati alla ripresa quando si dovranno, anche, a rontare i nodi dell’emergenza casa, della regolamentazione del fine vita e del braccio di ferro con Governo e Enel delle concessioni della rete elettrica e degli impianti idroelettrici in scadenza tra pochi anni. Sullo sfondo rimane il nodo dell’autonomia: ma questa è tutta un’altra storia.
Sanità. L’assessore regionale Gino Gerosa: “Va cambiata la mentalità del paziente nell’approccio con l’ospedale”
“CON LE CASE DELLA COMUNITÀ VOGLIAMO RIDURRE GLI ACCESSI AI PRONTO SOCCORSO”
Dopo una carriera da cardiochirurgo e docente universitario, migliaia di interventi e vite salvate (“la soddisfazione più grande”), il professor Gino Gerosa si sta cimentando con la nuova sfida da assessore regionale alla sanità. “Dobbiamo fare delle scelte e agire oggi - spiega - pensando ai pazienti di domani. E chi saranno i pazienti di domani? Rispetto ai decenni scorsi la piramide sociale si è invertita, nel
una medicina reattiva, della serie sei ammalato - ti curo, ad una medicina di previsione che previene la fase acuta. In poche parole, vogliamo fare del Veneto il laboratorio internazionale per l’invecchiamento in buona salute”.
Di questa nuova sanità territoriale le Case della Comunità che stanno aprendo in tutta la Regione diventano un punto di riferimento e la base di partenza: “Le Case della Comunitàcontinua Gerosa - andranno adattate
“In futuro avremo molti pazienti anziani, con la prevenzione vogliamo fare del Veneto il laboratorio internazionale per l’invecchiamento in buona salute”
senso che una volta avevamo quattro figli, due genitori e un nonno, mentre oggi ci troviamo con un figlio e quattro nonni. La società è sempre più anziana e i pazienti di domani saranno over 80, fragili per definizione, con policomorbilità, vale a dire con più patologie, pazienti cronici da tenere il più possibile fuori dall’ospedale e seguire a casa. E per questo serve una sanità territoriale di vicinanza: dobbiamo passare da
alle esigenze dei singoli territori. Per questo bisogna fare una mappatura accurata: per esempio, se in una determinata area ci sono molti diabetici la Casa della Comunità di riferimento dovrà avere gli specialisti che a rontino questa situazione. La prevenzione non può essere considerata un lusso ma diventa un dovere e va adattata alla realtà territoriale in cui è calata”.
Il primo mattone delle Case della
Comunità sono i medici di famiglia, con i quali la Regione ha raggiunto, per prima in Italia, un accordo che permette di fare fronte alle necessità di coprire gli orari di apertura delle nuove strutture. “L’accordo integrativo regionale è un primo passo, - aggiunge l’assessore - stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli per fare delle Case della Comunità il riferimento della sanità territoriale. E’ un cambio di mentalità che coinvolge anche i cittadini, finora abituati a rivolgersi ai Pronto Soccorso per ogni problema. Con le Case della Comunità vogliamo ridurre gli accessi ai pronto soccorso e dare ai pazienti le risposte direttamente sul territorio. Naturalmente vanno seguiti in maniera molto precisa i pazienti affetti da patologie croniche. E’ una sfida che passa anche attraverso la sostenibilità economica”. Nei prossimi mesi pertanto le Case della Comunità prenderanno sempre più forma e verranno calibrate sulle esigenze e sulla realtà dei singoli territori della nostra regione. Sulla carenza dei medici che in questi anni ha portato al ricorso ai “gettonisti” negli ospedali Gerosa fa notare che nei prossimi anni si passerà dalla carenza di medici attuale ad un eccesso di camici bianchi nel 2030. Ed è al futuro che il cardiochirurgo invita a guadare anche nella programmazione del nuovo
ospedale di Padova e, più in generale, di tutta l’organizzazione ospedaliera. “Il nostro compito è quello di prevedere il futuro, per quanto possibile, e di pensare ad un sistema sanitario estremamente dinamico che possa dare le risposte alle esigenze della popolazione fra 15-20 anni. Chiaramente sappiamo quale direzione deve seguire la sanità ma questo deve avvenire in un sistema dinamico. E in questo approccio si inserisce anche il nuovo ospedale di Padova: noi oggi siamo chiamati a progettare una struttura che sarà a servizio dei pazienti del futuro, ed è quindi alle necessità del futuro che dobbiamo
rivolgerci, consapevoli che andiamo verso una società sempre più anziana che dobbiamo cercare di tenere il più possibile lontana dagli ospedali, che servono invece a curare la fase acuta”. In definitiva, chiediamo in chiusura, cosa ha spinto un cardiochirurgo a ermato a cimentarsi nel ruolo di assessore regionale? “Il potere è la possibilità di fare cose buone per gli altri - risponde Gerosa - allora se c’è questa possibilità di fare qualcosa di buono anche a livello regionale, ben venga”.
• Nicola Stievano
Gino Gerosa
BACINO TERMALE EUGANEO: “PUNTIAMO SU UNA FORTE IDENTITÀ DI DESTINAZIONE”
Assessore Giacinti, il Bacino Termale Euganeo rappresenta una delle eccellenze del Veneto, ma negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con profondi cambiamenti. Qual è oggi la situazione del comparto e quali sono le principali sfide da aff rontare?
Il Bacino Termale Euganeo rimane una realtà unica in Europa e uno dei principali punti di forza dell’o erta turistica veneta. Tuttavia, il settore sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Dopo la pandemia non si sono ancora recuperati pienamente i flussi turistici, in particolare quelli internazionali, e si è progressivamente ridotta anche la durata media dei soggiorni. È cambiato anche il modo di vivere il turismo e il benessere: oggi le persone cercano esperienze integrate, che uniscano salute, prevenzione, natura, attività all’aria aperta, cultura ed enogastronomia. Dobbiamo quindi intercettare nuovi segmenti di mercato, parlare alle giovani generazioni senza perdere
la nostra clientela storica e ra orzare l’identità del termalismo euganeo, distinguendolo dal wellness generico. Per farlo servono più ricerca, maggiore promozione, innovazione tecnologica e una governance capace di mettere in rete istituzioni, imprese e territorio. Quali sono le priorità per rilanciare il termalismo euganeo e quale ruolo devono avere Regione e istituzioni?
La prima priorità è aggiornare gli strumenti normativi e programmatori a inché siano adeguati alle nuove esigenze del settore. È fondamentale garantire una gestione sostenibile della risorsa termale, tutelandone il valore terapeutico e pianificando con attenzione anche gli eventuali utilizzi energetici, sempre nel rispetto dell’equilibrio idrogeologico del territorio. Allo stesso tempo la Regione deve essere protagonista nel confronto con il Governo sui temi che riguardano il sistema termale nazionale, dall’accreditamento delle strutture alle prestazioni sanitarie, fino all’aggiornamento della normativa di
Un aiuto alle amministrazioni locali che, sempre più spesso, si trovano a dover gestire i territori tra mille difficoltà finanziarie. La Giunta regionale del Veneto ha approvato un provvedimento straordinario che mette a disposizione 5 milioni di euro per finanziare opere pubbliche nei Comuni e nelle Unioni Montane del territorio.
L’obiettivo principale è sostenere i sindaci nella manutenzione, sicurezza e fruibilità del patrimonio pubblico, migliorando la qualità dei servizi per i cittadini. Per l’assessore ai Lavori Pubblici,
riferimento. Serve poi una strategia di promozione condivisa, capace di ra orzare il posizionamento del Bacino Termale Euganeo come destinazione internazionale del turismo della salute. Innovazione, sostenibilità, lavoro e riqualificazione urbana sono temi sempre più centrali. Come possono contribuire alla crescita del territorio? Sono aspetti strettamente collegati. Innovare significa sviluppare nuovi prodotti dedicati alla prevenzione, al medical wellness, allo sport, alla longevità e alla salute della persona, integrandoli con le eccellenze dei Colli Euganei, il patrimonio storico, culturale ed enogastronomico. Significa anche investire nella digitalizzazione delle imprese e nella promozione attraverso i nuovi strumenti tecnologici. Parallelamente dobbiamo sostenere la formazione degli operatori, favorire occupazione stabile e qualificata e rendere il settore sempre più attrattivo anche per i giovani. Un’altra sfida riguarda la qualità della destinazione: recuperare
Diego Ruzza, si tratta di un investimento mirato:
“La Giunta regionale, ancora una volta, mette in campo uno strumento straordinario a testimoniare la propria vicinanza ai Comuni e ai Sindaci che si trovano con sempre maggiori di icoltà a dover gestire i territori”.
I fondi serviranno a coprire fino al 50% delle spese per interventi urgenti e immediatamente cantierabili. Le amministrazioni locali avranno tempo fino al 1° settembre per presentare le domande. I progetti ammissibili dovranno avere un valore compreso tra i 100.000 e il milione di
gli alberghi dismessi, migliorare gli spazi pubblici, aumentare il verde urbano, sviluppare la mobilità dolce e rendere il territorio più accessibile. La qualità dell’ambiente è parte integrante dell’esperienza termale. Qual è il traguardo che vi ponete per il futuro del Bacino Termale Euganeo?
L’obiettivo è quello di creare un brand
euro, con un contributo regionale per singola opera che varierà da un minimo di 50.000 a un massimo di 200.000 euro.
Le risorse copriranno un’ampia gamma di interventi cruciali per i bilanci comunali: nuove costruzioni, e icientamento energetico, adeguamenti normativi e impiantistici, ma anche interventi per la sicurezza, l’igiene e l’abbattimento delle barriere architettoniche negli immobili pubblici.
Un’ossigeno puro per gli enti locali. Oltre a garantire spazi pubblici più sicuri e moderni per la comunità, lo stanziamento fungerà da volano economico
del territorio attraverso un marketing orientato alla creazione di un’identità di destinazione, di uno Storytelling esperienziale e di una tematizzazione dei cluster, tutto ciò anche attraverso l’organizzazione dell’o erta turistica sul digitale e quindi sfruttando le opportunità messe a disposizione dalle nuove tecnologie. Per fare questo, sarà necessario però fare sinergia con tutti i protagonisti di questo territorio: dalle amministrazioni locali all’ente parco colli, dai commercianti agli artigiani, dagli albergatori ai ai ristoratori e a tutti i componenti dell’ODG che già si occupano di promozione. Il tesoro delle nostre acque termali, nel meraviglioso contesto naturalistico dei Colli Euganei, a due passi da Venezia e Padova, deve consolidare un’identità di destinazione riconosciuta nei principali contesti internazionali.
Lavoriamo insieme ai protagonisti del territorio per un obiettivo ambizioso che il più grande bacino termale europeo merita di veder raggiunto.
in una fase congiunturale complessa, dando un impulso immediato al settore edilizio e all’intera economia veneta.
Il provvedimento. Ne parliamo con il senatore Udc Antonio De Poli dopo il via libera in Governo e al Parlamento
DEBUTTA IL PIANO CASA DA 10 MILIARDI, “ORA VA GARANTITA LA PIENA ATTUAZIONE”
Senatore Antonio De Poli, perché serve un Piano casa?
Negli ultimi anni il costo degli a itti è aumentato (incremento, di certo, non attribuibile al fenomeno degli a itti brevi) e l’o erta di abitazioni è insu iciente. In Veneto ci sono 454.000 case private vuote e 7850 alloggi ATER non usati (il 20% del totale), mentre oltre 10.000 famiglie aspettando una casa in graduatoria. Giovani famiglie e lavoratori faticano a trovare abitazioni a costi sostenibili. Per noi la casa non è solo un bene ma il luogo in cui si costruiscono famiglia, stabilità e futuro. Il Piano approvato dal centrodestra al Governo e in Parlamento è una risposta strutturale a questa emergenza. Quali sono i quattro pilastri su cui si fonda il Piano?
Il primo riguarda il recupero degli alloggi di edilizia popolare inutilizzati; il secondo è il rilancio dell’housing sociale, per o rire soluzioni abitative sostenibili a chi non riesce ad accedere né al mercato libero né all’edilizia popolare. Il terzo consiste nella realizzazione di nuovi alloggi a canone calmierato e, infine, il quarto
pilastro è la collaborazione tra pubblico e privato. Una sfida di queste dimensioni non può essere a rontata solo con risorse pubbliche.
Il Piano mobilita circa 10 miliardi di euro. Come verranno utilizzate queste risorse? L’obiettivo è realizzare 100.000 abitazioni nei prossimi 10 anni. Importante è anche il sostegno all’edilizia convenzionata, con abitazioni a prezzi accessibili a quella vasta fascia di cittadini che non ha i requisiti per l’edilizia popolare ma non può permettersi di acquistare una casa ai prezzi di mercato. È un segnale concreto per il ceto medio. Quali sono le misure operative che avranno un impatto più immediato sulla vita delle persone?
La misura più saliente è il recupero di 60.000 alloggi di edilizia popolare oggi inutilizzati. A questa si aggiungono il ra orzamento del Fondo Prima Casa (con accesso prioritario per le famiglie con disabili), gli alloggi a canone calmierato e, in questo ambito, la previsione di una “corsia preferenziale” per forze dell’ordine, insegnanti, personale sanitario. Inoltre,
è previsto il recupero di negozi sfitti consentendo il cambio di destinazione d’uso per creare alloggi destinati a studenti fuori sede. Infine, cedolare secca al 10% e IMU ridotta per chi a itta a giovani e genitori separati.
Qual è stato il contributo specifico
dell’UDC alla costruzione del Piano Casa?
Come UDC abbiamo promosso a Roma gli Stati Generali dell’Abitare, il punto di arrivo di un percorso iniziato molti mesi prima con tavoli tecnici che hanno coinvolto associazioni di categoria,
imprese, professionisti e operatori. Dal confronto sono nate proposte concrete: l’estensione della cedolare secca al 10% per le locazioni abitative, incentivi per la riqualificazione edilizia, la riforma delle locazioni per restituire maggiore fiducia ai proprietari e favorire l’aumento dell’o erta di alloggi. Stiamo inoltre lavorando alla riforma delle locazioni commerciali, con il canone concordato commerciale per rilanciare negozi di vicinato e botteghe. Molte di queste indicazioni hanno già trovato spazio nel Piano Casa. Questo Piano viene definito un punto di partenza. Quali saranno i prossimi passi?
La vera sfida dei prossimi anni sarà dare piena attuazione agli strumenti previsti. Uno degli obiettivi prioritari è ampliare la partecipazione agli interventi previsti dal Piano, coinvolgendo in maniera sempre più significativa le piccole e medie imprese, anche artigiane, i professionisti e tutti gli altri operatori della filiera dell’edilizia. Dobbiamo trasformare il diritto all’abitare in una leva di sviluppo, coesione sociale e crescita per l’Italia.
Scienza e salute. Giustina Destro, presidente Vimm, Istituto Veneto di Medicina Molecolare
“LA RICERCA BIOMEDICA ANTICIPA IL FUTURO, AIUTA LA PREVENZIONE E RIDUCE LE SPESE”
Quest’anno l’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (Vimm) celebra il suo trentesimo anniversario, una realtà d’eccellenza nata nel 1996 dall’intuizione di Francesco Pagan e Giustina Destro, che oggi ne è la Presidente. Abbiamo intervistato la Presidente Destro, figura storica del territorio padovano — già imprenditrice, prima
donna sindaco di Padova e prima donna alla guida di Confindustria, parlamentare e presidente del Premio Campiello — per tracciare un bilancio e guardare alle sfide future della ricerca biomedica avanzata. Presidente Destro, il Vimm festeggia trent’anni di attività. Lei c’era fin dall’inizio, quando fu inaugurato proprio durante il suo mandato
da sindaco...
Sì, ero sindaco di Padova quando abbiamo fatto l’inaugurazione. In seguito sono stata in consiglio per alcuni anni, poi mi sono dedicata ad altro: sono stata parlamentare e Presidente del Premio Campiello. Ma questi trent’anni al Vimm hanno portato grandi soddisfazioni e, soprattutto, risultati scientifici straordinari. Quali sono i numeri e i volti che oggi animano l’istituto?
innovativi in corso?
Sicuramente lo studio sugli organoidi, ovvero micro-organi generati in laboratorio dal professor Elvassore. Partendo da un capello o da un frammento di pelle, in laboratorio decidiamo di far crescere, per esempio, un cervello in miniatura.
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QUELLO CHE SUCCEDE A PADOVA NORD!
Oggi al Vimm accogliamo ben 320 giovani ricercatori divisi in gruppi di lavoro guidati da 12 eccellenti scienziati, tra cui il nostro direttore scientifico Nicola Elvassore, e i professori Corbetta, Sandri e Carrer. Quasi tutti sono docenti universitari e alcuni, come il professor Corbetta, svolgono anche attività clinica. Grazie a loro contribuiamo alla prevenzione di gravi malattie e alla fondamentale ricerca di base. Su quali aree terapeutiche vi concentrate maggiormente?
Grazie a questi organoidi possiamo individuare tempestivamente la malattia e approntare cure preventive mirate, prima che sia troppo tardi, come purtroppo spesso accade con i tumori cerebrali.
A questo proposito, quanto conta la prevenzione per la sanità pubblica?
Moltissimo, perché la prevenzione riduce drasticamente i costi sanitari. Ricordiamoci che il bilancio di una Regione è costituito per il 70% dalla sanità. Evitare la crescita di malattie devastanti migliora la vita del paziente, delle famiglie, del mondo del lavoro e la qualità della vita sociale. In questo senso è fondamentale la nostra biobanca di cellule staminali, prima nel suo genere, nata in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera.
La ricerca italiana soffre spesso di carenza di fondi. Qual è la situazione rispetto all’estero?
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La nostra ricerca parte dal cervello, a rontando patologie come ictus, Parkinson e Alzheimer, fino a fegato, pancreas e apparato muscolare, vitale per dare sostegno al corpo. Poiché oggi l’età media si allunga, l’obiettivo è far sì che l’uomo e la donna arrivino alla vecchiaia in salute.
Ci sono progetti particolarmente
Siamo ancora indietro: Paesi come la Germania dedicano il 5-6% della spesa alla ricerca, mentre in Italia siamo a malapena sopra l’1%. La strada
da fare è tanta. Tuttavia, vantiamo centri di eccellenza nazionali con cui collaboriamo costantemente, perché il confronto reciproco è ciò che fa crescere in ogni campo. Per celebrare questo legame tra scienza e bellezza, avete anche promosso un’iniziativa culturale originale, vuole ricordarla? Sì, abbiamo allestito la mostra “La terra è blu come un’arancia”, a Padova presso il Museo della Natura e dell’Uomo. Curata da Sylvain Bellenger, personalità culturale d’eccezione, in collaborazione con l’Università. Espone fotografie scientifiche dei nostri ricercatori che sembrano veri quadri per forme e colori. Sarà aperta fino al 30 novembre, ma probabilmente verrà prolungata di un mese o due.
Idroelettrico, 99 milioni per il Veneto, Stefani: “Risultato storico, ulteriore forma di autonomia regionale”
Entra nel vivo una nuova fase per l’idroelettrico veneto grazie a un accordo strategico tra la Regione e il Gruppo Enel. Attraverso la rideterminazione dei canoni idrici e la monetizzazione dell’energia gratuita che i concessionari devono fornire annualmente alla Regione sono stati recuperati ben 99 milioni di euro per il territorio. Nel dettaglio, la cifra è composta da 44 milioni di euro derivanti dalla quota fissa e variabile dei canoni idrici, che saranno destinati direttamente alla provincia di Belluno, e da altri 55 milioni provenienti dalla monetizzazione dell’energia. Il presidente del Veneto Alberto Stefani ha espresso soddisfazione per questo traguardo, sottolineando come l’operazione rappresenti un passo decisivo verso l’autonomia energetica: “E’ risultato storico, che testimonia l’esercizio di una forma ulteriore di autonomia regionale, che procede attraverso gli strumenti del dialogo”. L’assessore alla montagna Dario Bond ha poi spiegato l’impatto concreto che questi fondi avranno sul territorio: “Stiamo parlando di risorse che potranno sostenere il
sistema sociosanitario, i trasporti, le scuole, la valorizzazione della montagna e le infrastrutture e altro. E’ una forma di autonomia fondamentale per il nostro territorio e attiveremo una cabina di regia congiunta per concertare la destinazione delle risorse”.
Infine, lo sguardo è rivolto al futuro delle concessioni idroelettriche, per le quali l’assessore allo sviluppo economico Massimo Bitonci ha annunciato l’avvio di un’analisi approfondita: “Abbiamo a idato lo studio delle soluzioni a un tavolo tecnico. Sulla base della relazione finale, prenderemo la decisione che porterà, secondo criteri oggettivi, il migliore beneficio al Veneto e ai veneti”.
Giustina Destro
Da sinistra: Massimo Bitonci, Alberto Stefani e Dario Bond
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PARTE DALL’UNIVERSITÀ DI PADOVA L’ULTIMA CACCIA A CARLOS, LO SCIACALLO
La Professoressa Valentine Lomellini, docente associata in Storia delle relazioni internazionali all’Università di Padova e direttrice di Securities (il Centro Studi italiano sulla sicurezza, il terrorismo e la criminalità organizzata), è da poco tornata in libreria con un saggio di grande spessore: Carlos lo sciacallo. Storia del più temuto terrorista internazionale (Edizioni Laterza). Attraverso un meticoloso lavoro d’archivio, Lomellini ha ricostruito la vera storia di un personaggio diventato un’icona, purtroppo in senso negativo, degli anni ‘70 e ’80.
Professoressa Lomellini, partiamo da un mini ritratto: chi è davvero Carlos lo Sciacallo?
Il suo vero nome è Ilich Ramírez Sánchez. È un terrorista internazionale nato
Quanto contano per persone come Carlos l’ideologia politica e la fede religiosa? Sono sentimenti sinceri o solo un’etichetta di facciata?
La “fede rivoluzionaria” è un elemento formativo in quello che oggi chiameremmo processo di radicalizzazione. Ramírez Sánchez nasce e cresce in una famiglia della piccola borghesia: il padre è un avvocato che milita nel Partito Comunista. Nasce quindi in un ambiente molto politicizzato. L’approdo alle istanze rivoluzionarie si sviluppa con il ‘68 globale, che lo vede parte attiva a Londra. Negli anni ‘70 Carlos si avvicina all’ala più radicale del FPLP, una formazione marxista-leninista, entrando nella sezione delle operazioni speciali diretta da Wadi Haddad, che sviluppava
Sulle tracce di Ilich Ramírez Sánchez, personaggio controverso accostato anche a Osama Bin Laden e al centro della cosiddetta “pista palestinese” per la strage di Bologna
in Venezuela, diventato poi studente all’Università Lumumba di Mosca, dove probabilmente è stato arruolato dal KGB. Ha militato nel Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e, con un’identità che è stata precorritrice dei tempi moderni, ha tentato di creare una rete internazionale del terrore nel corso degli anni ‘70. A metà di quel decennio si è persino convertito al jihadismo, anticipando quasi di quarant’anni gli sviluppi del terrorismo religioso contemporaneo. È un personaggio controverso, a cui sono stati dedicati libri, film e serie tv. È anche l’uomo al centro della cosiddetta “pista palestinese” per la strage di Bologna.
azioni terroristiche sul suolo occidentale.
L’ideologia, dunque, ha un’importanza reale. Tuttavia, subentra un’altra dinamica: quando una persona entra nel mondo del terrorismo e della clandestinità, quello diventa il suo unico mondo di riferimento. Non si può tornare indietro.
Carlos è stato arrestato in Sudan nel 1994, anni in cui anche Osama Bin Laden viveva in quel Paese. Un vecchio articolo de Il Manifesto che titolava “Il nuovo Carlos è Bin Laden”. C’è stato un passaggio di testimone o era solo una suggestione giornalistica?
Al momento non abbiamo prove che ci sia stato un legame diretto tra i due.
le notizie del
L’articolo de Il Manifesto la suggestione dell’esistenza di una centrale internazionale del terrore guidata da un singolo capo. Negli anni ‘70-’80 era Carlos, negli anni ‘90-2000 è diventato Bin Laden.I due condividono alcune caratteristiche: la fede islamica, un’ampia disponibilità economica e vasti contatti internazionali. Tuttavia, la modalità d’azione è diversa. Carlos realizza attentati appoggiandosi a un gruppo trasversale, composto da tedeschi occidentali, giapponesi e palestinesi. Bin Laden, invece, promuove una vera e propria “Internazionale del terrore”, un progetto globale di radicalizzazione e di esportazione del Jihad in vari Paesi. Veniamo alla “pista palestinese” per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Cosa ci dicono i documenti?
Nel libro ho analizzato storiograficamente la pista palestinese. Sappiamo che a livello giudiziario le sentenze hanno ritenuto responsabili della strage di Bologna alcuni esponenti del neofascismo italiano. Tuttavia, da tempo alcuni politici ribadiscono il loro scetticismo, sostenendo che la strage sia stata una vendetta del FPLP per l’arresto, avvenuto in Italia nell’autunno ‘79, del palestinese Abu Anzeh Saleh. Secondo questa teoria, l’arresto avrebbe violato il presunto “Lodo Moro”, l’accordo tra il fronte palestinese
e l’Italia per il libero transito delle armi in cambio della neutralizzazione del nostro territorio dagli attentati. Analizzando le fonti, la conclusione a cui arrivo — e che dimostro nel libro — è che questa pista è assolutamente inattendibile. Al contrario, la vicenda di Abu Anzeh Saleh conferma l’esistenza di quell’accordo per evitare attacchi in Italia. Dunque, nessuna ragione legata a questa dinamica può essere addotta come movente per la strage di Bologna. Chiudiamo con un aspetto paradossale: il soprannome di Carlos, “lo Sciacallo”, arriva dal romanzo di Forsyth e dal film omonimo. Poi lo stesso Carlos ha ispirato i libri di Robert Ludlum su Jason Bourne. Essere così “pop” e mediatico si è rivelato un boomerang per un terrorista?
Assolutamente sì. A lungo si è creduto che Carlos fosse la longa manus di Mosca in Occidente. In realtà, consultando i documenti dei servizi segreti bulgari, cecoslovacchi e in parte rumeni, emerge che Carlos era tollerato, ma poi divenne del tutto indesiderato. Essere un terrorista richiede un grado estremo di riservatezza. Carlos, al contrario, aveva un temperamento esibizionista. I servizi dell’Est lo ritenevano un uomo incontrollabile e troppo “popolare” per svolgere un ruolo
strategico occulto. La grande notorietà esplosa nel 1973 gli si è ritorta contro: è stato costretto a fuggire di Paese in Paese fino all’arresto in Sudan nel ‘94, avvenuto anche grazie alle fotografie scattate anni prima dai servizi cecoslovacchi durante le sue permanenze a Praga. In un’epoca in cui di molti terroristi non si conosceva nemmeno il volto, Carlos, con la sua vanità, si è praticamente fregato da solo.
• Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Dottoressa Benini, ci siamo. L’Ulss 6 Euganea ha avviato la rete delle sue 20 Case della Comunità nel Padovano: un investimento da 40 milioni di euro per una vera e propria rivoluzione culturale. C’è già l’accordo con 150 medici di base per coprire i turni diurni. Come si strutturerà concretamente il servizio per evitare che queste strutture restino “scatole vuote” e siano davvero utili ai cittadini?
Come dice la parola stessa, sono “Case della Comunità”: dentro non troveremo solo medici e infermieri di famiglia, ma un’intera rete di servizi integrati. Alcune prestazioni, già esistenti, vengono ricollocate in queste strutture riorganizzate o costruite ex novo; altre sono invece completamente inedite. La novità principale è la presenza del medico all’interno della struttura per 12 ore al giorno, in continuità diurna. A questo si affiancherà la continuità assistenziale per la notte e i fine settimana, che sarà garantita o direttamente nei presidi o tramite punti di riferimento sul territorio.
L’obiettivo è inserire stabilmente in ogni sede il medico, l’infermiere di famiglia, i punti prelievi e il Punto Unico d’Accesso (PUA). Inoltre, grazie alla collaborazione con i Comuni, ci sarà l’assistente sociale per garantire una risposta a 360 gradi. È importante però capire che non tutte le specialità mediche saranno presenti ovunque: distribuiremo gli specialisti in base alle risorse disponibili e alle specifiche necessità dei diversi territori. È un processo in itinere; non parliamo di un interruttore che si accende e si spegne, ma di un avvio graduale che richiede tempo.
A proposito di servizi assistenziali, il numero unico regionale 116117 ha registrato circa 20.000 chiamate in poco più di un mese. Ci spiega esattamente come funziona e come si integrerà con la rete delle Case della Comunità?
Il 116117 è il numero unico regionale per le cure mediche non urgenti, gestito da una centrale operativa che si trova a Vicenza. Gli operatori sono personale laico, non medici, ma sono in grado di orientare perfettamente il cittadino grazie a una mappatura totale e dettagliata della nostra organizzazione sanitaria
e all’ausilio dell’intelligenza artificiale.
In base alla domanda dell’utente — che spesso riguarda la guardia medica, ma può anche essere di tipo informativo o sociale — viene fornita la risposta più adatta. Se la richiesta si rivela un’urgenza sanitaria, interviene il medico di centrale o la chiamata viene trasferita direttamente al 118. I tempi di risposta della centrale sono rapidissimi, circa 5-6 minuti, mentre la successiva presa in carico da parte del medico per i casi non urgenti avviene in meno di 50-55 minuti. Un ottimo standard.
I sindaci del Veneto hanno grandi aspettative, ma temono anche di fare da “parafulmine” per eventuali disservizi iniziali. Qual è il loro ruolo e come possiamo rassicurarli?
Il sindaco è la massima autorità sanitaria della comunità che rappresenta. Possiamo rassicurarli sul fatto che questo progetto è governato in modo molto stringente. Stiamo potenziando i flussi informativi e sto incontrando personalmente molti primi cittadini, specialmente nei territori dove le strutture sono più ampie o presentano maggiori complessità.
I Comuni hanno in capo la gestione del sociale puro. L’integrazione con la sanità avverrà proprio nel Punto Unico d’Accesso della Casa della Comunità, dove è prevista la presenza dell’assistente sociale del Comune, se necessario su appuntamento. Non dobbiamo pensare a un passaggio drastico del tipo “chiudo una vecchia struttura la sera e ne apro una nuova e perfetta il mattino dopo”. È un’evoluzione continua che richiede un forte scambio informativo tra noi e i sindaci.
Ulss 6, parte la rivoluzione delle Case della Comunità
Benini: «ecco la nuova sanità del territorio»
Questa fusione tra sanità e sociale rappresenta quindi un vero cambio di paradigma? Assolutamente sì. Cambia il modello organizzativo: alla Casa della Comunità sul versante sanitario corrisponde l’ATS (Ambito Territoriale Sociale) sul versante dei Comuni. È un potenziamento necessario perché la nostra è una “Ulss” con due “S”, ovvero un’azienda socio-sanitaria che vive dell’integrazione tra prestazioni mediche e servizi sociali del territorio.
Passiamo alla cronaca. A Selvazzano è stato registrato il primo caso di Dengue, sollevando subito allerta e preoccupazione tra la popolazione. Qual è lo stato dell’arte e quali sono le previsioni per l’estate? Non parlerei di emergenza. Al momento si tratta di un caso singolo e d’importazione, contratto da un cittadino durante un viaggio all’estero e non sul nostro territorio. Il Dipartimento di Prevenzione è intervenuto con estrema tempestività subito dopo la diagnosi, avviando la disinfestazione in un raggio di 300 metri attorno all’abitazione per eliminare le zanzare che avrebbero potuto infettarsi pungendo la persona malata.
La guardia deve restare alta, ma l’aiuto fondamentale deve arrivare dai cittadini. Per contrastare la Dengue, così come il virus West Nile o la Chikungunya, è indispensabile svuotare
costantemente tutti i ricettacoli di acqua stagnante: sottovasi, bacinelle, piccole piscine. Evitare il ristagno d’acqua è la prima vera difesa per impedire la proliferazione delle zanzare. Un’ultima domanda personale. Guidare una macchina complessa come l’Ulss 6 Euganea richiede un impegno totale. Lei arriva dall’esperienza al vertice di Verona, ma a Padova era già stata direttore sanitario. Come vive questa nuova sfida che tocca anche la mentalità dei cittadini e delle istituzioni?
Sono convinta che cambiare sia bellissimo, perché porta sempre nuovi stimoli a prescindere dall’età e dall’esperienza. Torno a Padova arricchita dagli anni trascorsi a Verona, ma il segreto è arrivare sempre con l’umiltà di chi sa di dover approfondire ogni dinamica locale, unita alla determinazione di voler dare un’impronta chiara agli obiettivi da raggiungere. Questo si fa condividendo il progetto con la squadra. Non esiste un uomo solo al comando; il direttore generale è come il direttore di una grande orchestra. Se non creiamo senso di appartenenza e soddisfazione professionale nelle persone che lavorano con noi, le riforme rimarranno sulla carta. I rapporti personali che si creano all’interno dell’organizzazione sono il vero motore per raggiungere risultati incredibili.
Vincenzo Gottardoo
L’Ulss 6 Euganea attiva le 20 Case della Comunità
Le venti Case di comunità dell’Ulss 6 Euganea sono state attivate e ora entrano nella fase di progressiva implementazione dei servizi. I cantieri si sono conclusi nei tempi previsti dal Pnrr e le strutture, distribuite nel territorio provinciale, sono pronte a diventare uno dei cardini della nuova sanità di prossimità.
L’investimento complessivo supera i 40 milioni di euro, di cui circa il 65% finanziato con fondi Pnrr. L’obiettivo è costruire una rete capace di offrire ai cittadini assistenza di base, prevenzione, presa in carico delle cronicità e servizi integrati tra ambito sanitario e sociale.
A fare il punto sull’avvio del nuovo modello è stata la direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea, Patrizia Benini, durante una conferenza stampa organizzata in contemporanea con le altre aziende sanitarie del Veneto, su indicazione della Regione.
«È una rivoluzione culturale, perché si modificano i modelli organizzativi e non si fanno solo traslochi di attività», ha spiegato Benini. Le Case di comunità, dunque, non nascono come semplici contenitori di servizi già esistenti, ma come luoghi pensati per cambiare il modo in cui la sanità territoriale risponde ai bisogni dei cittadini.
Uno dei passaggi centrali riguarda la presenza dei medici. Sono oltre 150 quelli che hanno dato la propria disponibilità, per un totale di più di 1.100 ore. Il modello prevede, dal lunedì al venerdì, la presenza in ciascuna struttura di un medico di medicina generale o comunque di un medico H12. Nelle ore notturne, il sabato e la domenica, il riferimento resterà invece la continuità assistenziale, la cosiddetta guardia
Accanto ai medici ci sarà anche l’infermiere di famiglia, figura già presente nel sistema e che l’Ulss punta a rafforzare nei prossimi mesi. Sarà uno degli elementi fondamentali per seguire i pazienti più fragili, accompagnare le persone con patologie croniche e favorire una presa in carico più vicina al territorio.
Cardio50, oltre mille cinquantenni controllati nell’Ulss 6 Euganea
Sono già più di mille i cittadini sottoposti ai controlli del programma regionale
Cardio50, lo screening cardiovascolare promosso dall’Ulss 6 Euganea e rivolto alle persone che nel 2026 compiono cinquant’anni. L’iniziativa, partita lo scorso novembre, punta a intercettare in anticipo eventuali condizioni di rischio in persone che non hanno ancora ricevuto diagnosi di patologie cardiovascolari. I primi risultati mostrano un quadro significativo: circa un partecipante su tre ha scoperto valori anomali di pressione arteriosa, colesterolo o glicemia, mai rilevati prima, e dovrà ora approfondire la situazione con il proprio medico di famiglia. Tra le oltre mille persone coinvolte prevalgo-
no leggermente le donne, che rappresentano il 55%degli utenti. Un altro dato riguarda gli stili di vita: il 40% dei partecipanti, pur avendo parametri clinici nella norma, presenta almeno un fattore di rischio modificabile, come fumo, consumo eccessivo di alcol, dieta poco equilibrata, sedentarietà o sovrappeso. Per queste persone l’Ulss ha attivato percorsi di accompagnamento con consigli personalizzatie la possibilità di accedere a servizi dedicati, tra cui consulenze nutrizionali, programmi di attività fisica e supporto per smettere di fumare o ridurre il consumo di alcol. Il progetto prevede anche un controllo successivo a circa sei mesi, per valutare se le indicazioni ricevute abbiano portato a un
miglioramento delle abitudini quotidiane Lo screening è completamente gratuito e non serve l’impegnativa del medico. Le visite vengono effettuate nelle sedi di Padova Centro, Padova Ai Colli, Camposampiero e Monselice dal personale del Dipartimento di Prevenzione. Durante il controllo vengono raccolte informazioni sugli stili di vita e vengono misurati peso, altezza, circonferenza della vita e pressione arteriosa. Sono inoltre effettuati gli esami di glicemia e colesterolo attraverso un semplice prelievo di una goccia di sangue. I cittadini nati nel 1976 possono aderire autonomamente prenotando la visita attraverso il portale dedicato dell’Ulss 6 Euganea.
Redazione Salute
La macchina organizzativa si è messa in moto dopo l’accordo sindacale. Il Veneto, ha ricordato la direzione dell’Ulss, è stata la prima Regione a chiuderlo, circa dieci giorni fa, prima dell’accordo nazionale. Da lì sono partiti i bandi ai quali i medici hanno risposto. Ora il lavoro dell’azienda sarà distribuire le disponibilità raccolte tra le venti sedi.
Resta ancora da completare la copertura dell’intero fabbisogno, ma l’Ulss rivendica il percorso avviato e il lavoro svolto per utilizzare al meglio le risorse disponibili, in un contesto in cui personale e ore restano comunque limitati. «Sono soddisfatta del percorso soprattutto perché vedo un grande lavoro di squadra», ha aggiunto Benini, citando la collaborazione tra parte tecnica, amministrativa e sanitaria, medici di medicina generale, sindacati e continuità assistenziale. «Quando tutti lavorano insieme, il risultato lo portiamo a casa». L’avvio delle Case di comunità segna quindi un cambiamento importante, ma graduale. «Non è un interruttore che la sera si spegne e la mattina si riaccende con una cosa completamente diversa», ha concluso Benini. La sfida, ora, sarà trasformare queste strutture in punti di riferimento quotidiani per cittadini, famiglie e pazienti cronici.
Sara Busato
medica.
Il confronto. Il direttore generale dell’Area Sanità e Sociale del Veneto incontra i vertici dell’Istituto di
Ricerca Pediatrica di Padova
Ricerca pediatrica e prevenzione, Ruscitti visita Città della Speranza
afforzare il legame tra ricerca scientifica, prevenzione e sanità pubblica per costruire un futuro più sicuro per bambini, adolescenti e giovani generazioni. È questo il messaggio emerso dalla visita istituzionale del direttore generale dell’Area Sanità e Sociale della Regione Veneto, Giancarlo Ruscitti, all’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza di Padova. L’incontro, avvenuto venerdì 10 luglio, ha rappresentato un’occasione di confronto tra istituzioni e mondo della ricerca sulle prospettive della medicina pediatrica, della prevenzione e dell’innovazione clinica. Ad accogliere Ruscitti sono stati i vertici di Città della Speranza: il presidente della Fondazione Marino Finozzi, l’amministratore delegato dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Gen. Stefano Lupi e il direttore scientifico dell’IRP, professor Eugenio Baraldi. Durante la visita il direttore generale ha potuto conoscere da vicino le attività dei laboratori dedicati all’Oncoematologia, alla Genetica e alle Malattie Rare, all’Area di Medicina Predittiva e alla Microscopia, accompagnato dalla professoressa Alessandra Biffi, coordinatrice dell’Area Oncoematologia, e dal professor Leonardo Salviati, coordinatore dell’Area Genetica
e Malattie Rare. “È un piacere essere tornato in questa struttura con un ruolo istituzionale – ha dichiarato Ruscitti – e ho apprezzato il lavoro svolto nella ricerca, anche per la capacità di creare condizioni favorevoli affinché giovani ricercatori possano restare e sviluppare qui il proprio percorso professionale”. Al centro dell’intervento del direttore generale vi è stata la necessità di tradurre sempre più rapidamente i risultati della ricerca in applicazioni cliniche concrete, capaci di migliorare la qualità delle cure rivolte ai pazienti più giovani. “Il nostro obiettivo deve essere portare più pratica clinica nella ricerca, così da migliorare la qualità dell’assistenza per bambini, bambine e adolescenti con problemi di salute – ha spiegato Ruscitti -. Accanto a questo, diventa fondamentale lavorare sugli stili di vita e sulla prevenzione”. Secondo il direttore generale, il progressivo invecchiamento della popolazione impone nuove strategie sanitarie. Il Veneto, ha ricordato, punta a diventare un punto di riferimento nell’ambito dell’invecchiamento attivo, attraverso politiche di prevenzione e promozione della salute.
“Tra dieci anni una persona su cinque tra i residenti veneti avrà più di 80 anni e tra
vent’anni la quota salirà a una su quattro – ha sottolineato Ruscitti -. Dobbiamo quindi investire oggi sugli stili di vita corretti e sulla prevenzione secondaria, perché il futuro vedrà aumentare anche la presenza di patologie complesse che richiederanno risposte sempre più avanzate”. In questo scenario, la ricerca assume un ruolo strategico, soprattutto nella gestione delle malattie oncologiche e delle patologie rare. “Le possibilità di cura dei pazienti oncologici sono cresciute molto –ha aggiunto Ruscitti – ma dobbiamo continuare a impegnarci, intervenendo anche sui giovani e sugli adolescenti attraverso percorsi innovativi e una collaborazione sempre più stretta tra ricerca e sistema sanitario”.
La visita si è conclusa con l’auspicio di avviare una collaborazione stabile tra Regione Veneto e Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza, con l’obiettivo comune di sostenere la ricerca, promuovere la prevenzione e tutelare la salute delle nuove generazioni. “Sono certo – ha concluso Ruscitti – che su queste basi potremo costruire una collaborazione concreta e proficua. Questa giornata rappresenta soltanto l’inizio di un percorso condiviso”. Redazione Salute
Policlinico di Abano, primo intervento in Italia con protesi d’anca in ceramica di rivestimento
Il reparto di Ortopedia e Traumatologia del Policlinico di Abano segna un importante passo avanti nella chirurgia protesica dell’anca, eseguendo il primo intervento in Italia con protesi di rivestimento interamente in ceramica impiantata con tecnica mini-invasiva. L’innovativa procedura è stata realizzata dall’équipe guidata dal dottor Antonio Camporese, responsabile dell’unità operativa, su due pazienti, un uomo di 54 anni e una donna di 52, entrambi affetti da una grave forma di artrosi dell’anca.
I due interventi si sono conclusi con successo e i pazienti sono stati dimessi dopo appena tre giorni di degenza, avviando immediatamente il percorso riabilitativo.
La tecnica del “resurfacing” è indicata soprattutto per pazienti giovani e con uno stile di vita attivo. A differenza della tradizionale protesi totale d’anca, consente di conservare gran parte della testa e del collo del femore, sostituendo esclusivamente le superfici articolari compromesse dalla malattia e preservando così una maggiore quantità di tessuto osseo.
L’elemento più innovativo è rappresentato dall’impiego della ceramica. «Questa protesi – spiega il dottor Antonio Camporese – permette di preservare gran parte dell’osso del femore e rappresenta un significativo passo avanti nel trattamento dell’artrosi. La ceramica è un materiale a bassissima usura, altamente biocompatibile e progettato per mantenere inalterate le proprie caratteristiche nel tempo. Inoltre, non rilascia ioni metallici, eliminando uno dei principali limiti delle precedenti protesi metalliche, che potevano favorire fenomeni infiammatori». L’intervento conferma il ruolo del Policlinico di Abano tra i centri di riferimento nazionali per l’innovazione nella chirurgia ortopedica e nella ricerca di soluzioni sempre meno invasive e più efficaci per il recupero dei pazienti.
La tecnologia che cura: come GPI sta cambiando la sanità digitale italiana
Sintoniz
Gche sviluppa software, servizi e tecnologie per la sanità. Con 7.800 persone, oltre 9.000 clienti tra strutture pubbliche e private e una presenza in più di 70 Paesi, è uno dei principali attori europei nella trasformazione digitale dei sistemi sanitari. I numeri del 2025 - 546 milioni di euro di ricavi, in progressivo aumento - raccontano un’azienda che sta trasformando decenni di esperienza in crescita concreta. Ma i numeri da soli dicono poco. Ciò che distingue GPI è la visione che orienta ogni scelta: la tecnologia in sanità non serve a sostituire i medici né a complicare il lavoro degli operatori o l’esperienza dei pazienti.
Serve a rimuovere gli ostacoli burocratici e informativi che oggi rallentano le cure, sprecano risorse e rendono più dif cile prendere decisioni cliniche nel momento giusto. Un approccio che si declina lungo l’intero percorso di cura: dall’ospedale al territorio, no all’assistenza a domicilio del In particolare, l’intelligenza arti ciale non è una componente che si aggiunge ai sistemi esistenti, bensì si integra direttamente negli strumenti che medici e specialisti usano ogni giorno. Le applicazioni spaziano dal riconoscimento vocale dei segnali precoci di patologie cardiovascolari, neurodegenerative o di burnout negli operatori, a modelli probabilistici che supportano i centri di prenotazione nell’ottimizzare le liste d’attesa, no a sistemi predittivi che anticipano con elevata precisione i picchi di accesso al pronto soccorso. Un impegno che GPI ha formalizzato anche sul piano internazionale, essendo tra i primi operatori ad aver ottenuto la certi cazione ISO/IEC 42001, lo standard che de nisce i requisiti per un uso etico e trasparente dell’intelligenza arti ciale.
La stessa attenzione si ritrova sul fronte della sicurezza dei dati sanitari, una questione che tocca direttamente ogni cittadino. GPI ha scelto di aderire con convinzione a Intacture, un progetto di partenariato pubblico-privato che ha pochi equivalenti in Europa: un data center ricavato all’interno di una miniera attiva in Trentino, dove la roccia garantisce protezione sica naturale e il raffrescamento passivo della montagna abbatte i consumi energetici. Un’infrastruttura progettata per garantire elevati standard di sicurezza, continuità operativa e sovranità del dato, temi sempre più centrali nella gestione delle informazioni sanitarie.
Trasformare la sanità attraverso la tecnologia è un lavoro lungo, fatto di competenze accumulate nel tempo e di scelte strategiche. Con oltre 35 anni di attività, GPI continua a investire nello sviluppo di soluzioni digitali per la sanità, rafforzando la propria presenza sia in Italia sia sui mercati internazionali, con visione e sguardo rivolto al futuro.
Ogni 20 minuti tutte le notizie del Veneto aggiornate in tempo reale. Il traguardo. Nel 2025 l’Azienda Ospedale-Università239 si conferma leader con trapianti di rene, 37 di polmone e 12 di pancreas
Azienda Ospedaliera di Padova capitale dei trapianti: primo posto in Italia
Nel 2025 l’Azienda Ospedale-Università conferma la leadership nazionale con 239 trapianti di rene, 37 di polmone e 12 di pancreas. Un risultato costruito su ricerca, innovazione e lavoro di squadra.
immunologi, rianimatori, tecnici, personale di laboratorio e ricercatori, oltre alla complessa rete della donazione degli organi.
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L’Azienda Ospedale-Università di Padova si conferma uno dei principali punti di riferimento della sanità italiana, conquistando anche nel 2025 il primo posto nazionale per numero di trapianti di rene, pancreas e polmoni. Un primato che non rappresenta soltanto un dato statistico, ma testimonia la capacità di un centro altamente specializzato di coniugare competenze chirurgiche, ricerca scientifica, innovazione tecnologica e organizzazione assistenziale, offrendo ogni anno una nuova possibilità di vita a centinaia di pazienti.
I numeri parlano da soli. Nel corso del 2025 sono stati effettuati 239 trapianti di rene, di cui ben 57 da donatore vivente, 37 trapianti di polmone e 12 di pancreas. Prestazioni che consentono all’ospedale padovano di mantenere la leadership italiana in tre tra le più complesse attività della chirurgia dei trapianti.
Dietro questi risultati c’è il lavoro di équipe che coinvolge centinaia di professionisti. Un ruolo centrale è svolto dalla Chirurgia dei Trapianti di Rene e Pancreas diretta dalla professoressa Lucrezia Furian e dalla Chirurgia Toracica guidata dal professor Andrea Dell’Amore, reparti che negli ultimi anni hanno consolidato un’attività di altissimo livello, riconosciuta a livello nazionale e internazionale. La riuscita di un trapianto, infatti, è il risultato di un percorso che coinvolge chirurghi, anestesisti, infermieri,
Caldo record, l’ULSS
6
Il dato sui trapianti da donatore vivente assume un significato particolare. I 57 interventi effettuati nel 2025 dimostrano infatti quanto sia cresciuta la cultura della donazione e quanto l’esperienza maturata a Padova rappresenti un punto di riferimento per pazienti provenienti da tutto il Paese. L’attività dell’ospedale richiama infatti persone anche da fuori regione, confermando il ruolo dell’Azienda come polo di eccellenza del Servizio sanitario nazionale. La leadership nei trapianti si inserisce in un percorso di crescita costante. Già nei primi cinque mesi del 2026 il Centro Trapianti di Rene e Pancreas aveva raggiunto il traguardo dei primi cento interventi dell’anno, confermando un ritmo di attività tra i più elevati d’Europa e lasciando intravedere un’ulteriore stagione di risultati importanti. Il primato padovano è anche il simbolo di una sanità che continua a investire in innovazione, formazione e ricerca. In un settore dove ogni intervento richiede organizzazione perfetta, tecnologie avanzate e competenze multidisciplinari, i risultati ottenuti dimostrano come l’eccellenza non sia il frutto di un singolo reparto, ma di un sistema capace di lavorare in modo integrato. Per centinaia di pazienti in lista d’attesa, tutto questo significa una concreta possibilità di tornare a vivere grazie a cure di altissimo livello che fanno di Padova uno dei principali punti di riferimento italiani per la medicina dei trapianti.
Euganea attiva il piano estivo per proteggere i cittadini
L’Azienda ULSS 6 Euganea ha attivato il piano straordinario per affrontare l’emergenza caldo dell’estate 2026, con un sistema di interventi pensato per tutelare anziani, bambini, persone con patologie croniche e tutti i cittadini maggiormente esposti ai rischi delle alte temperature. Il protocollo coinvolge in modo coordinato ospedali, servizi territoriali, medici di famiglia, pediatri, continuità assistenziale, Suem 118, Numero Unico Europeo 116117, servizi sociali, volontariato ed enti locali.
L’obiettivo è garantire un’assistenza tempestiva attraverso una rete integrata capace di monitorare le situazioni di maggiore fragilità, fornire informazioni utili per prevenire i colpi di calore e intervenire rapidamente in caso di necessità. Medici di medicina generale e pediatri assicurano la disponibilità per le richieste di visite domiciliari nelle ore mattutine,
mentre la continuità assistenziale resta operativa nelle fasce orarie notturne e nei giorni festivi. Sempre attivi, 24 ore su 24 e sette giorni su sette, anche il Servizio Infermieristico di Assistenza Domiciliare, la Centrale Operativa dell’assistenza domiciliare e la Centrale Operativa Territoriale. Un ruolo fondamentale è affidato al numero europeo 116117, che orienta i cittadini verso il servizio più appropriato per i bisogni sanitari e socio-sanitari non urgenti, lavorando in stretta sinergia con il Suem 118, che continua a gestire tutte le emergenze. Al piano partecipano inoltre l’Azienda Ospedale-Università di Padova, l’Istituto Oncologico Veneto e il Policlinico di Abano Terme, che collaborano nella presa in carico dei pazienti più vulnerabili. Per facilitare l’accesso alle informazioni, la Regione Veneto mette inoltre a disposizione il numero verde gratuito 800 535 535, col-
più fragili
legato al servizio di telesoccorso e telecontrollo.
L’ULSS 6 richiama infine alcune semplici regole di prevenzione: evitare di uscire nelle ore più calde, bere frequentemente acqua, consumare pasti leggeri, indossare abiti chiari e leggeri, mantenere freschi gli ambienti domestici e prestare particolare attenzione alle persone anziane e a chi soffre di malattie cardiovascolari, respiratorie o diabete. In caso di sospetto colpo di calore è importante spostare la persona in un luogo fresco, raffreddarla gradualmente, idratarla se cosciente e chiamare immediatamente il 118 se compaiono perdita di coscienza o difficoltà respiratorie.
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