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lapiazza di padova - mag26

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Padova, campus

d’eccellenza al Fusinato, la rinascita dopo vent’anni di abbandono

di Padova

Il Veneto vuole

l’autonomia energetica, Bitonci: “Lavoriamo sulle concessioni”

davvero?

Con i cordoni della borsa ormai stretti dal bilancio approvato, il Consiglio Regionale del Veneto si è trasformato in un palcoscenico di scontri verbali che vanno ben oltre la semplice contabilità. È una sfida di visioni, un “botta e risposta” continuo che vede la maggioranza difendere il modello veneto e le opposizioni tentare di scardinarlo pezzo dopo pezzo. Il primo vero scontro frontale riguarda la mobilità. Carlo Cunegato, dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra, ha scosso l’aula con un attacco durissimo: “Presidente, mentre nel resto del mondo si corre verso il futuro, nel vicentino siamo fermi a treni a gasolio che sembrano reperti archeologici. Pagare abbonamenti esorbitanti per servizi da terzo mondo è un insulto ai lavoratori”.

Non si è fatta attendere la replica dai banchi della Lega e della Civica Zaia, che hanno risposto piccati: “Non abbiamo la bacchetta magica per elettrificare migliaia di chilometri in una notte, gli investimenti sono programmati e servono tempi tecnici, non slogan”. Ma è stato Giovanni Manildo del Partito Democratico a rincarare la dose, spostando l’asse sul sociale: “I tempi tecnici non sfamano le famiglie.

Con 25 milioni, briciole rispetto ai 19 miliardi totali, potremmo dare trasporti gratuiti agli studenti. Non farlo è una scelta politica deliberata contro i giovani”.

SICUREZZA URBANA, UNA CHIMERA FRA

AZIONE E PREVENZIONE

N• Nicola Stievano

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

el suo ultimo film, La grazia, Paolo Sorrentino ci consegna l’immagine di un Capo dello Stato che abita la «bellezza del dubbio». Così nelle sale austere e silenziose del Quirinale la burocrazia non è il mostro che tutti denunciamo, ma un argine saggio, un tempo sospeso di riflessione. “La burocrazia, tutti la detestano - a erma il presidente del film - perché è lenta ma serve proprio a questo: a non prendere decisioni a rettate”.

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Psoriasi nei bambini, a Padova garantite diagnosi precoce e cure su misura

SOCIALE, WELFARE, PIANO CASA E GIOVANI, STEFANI:

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RISTRUTTURATE DIECI PALAZZINE IN VIA CABRINI

Il nuovo complesso residenziale di via Santa Francesca Cabrini, nel cuore del quartiere Arcella, un intervento da 8,5 milioni di euro, segna un passaggio importante nel percorso di rigenerazione urbana della città e che consegna a Padova 64 alloggi completamente rinnovati, distribuiti in 10 palazzine, pensati per rispondere ai più attuali criteri di e icienza energetica, comfort abitativo e qualità degli spazi. L’opera, realizzata grazie ai fondi del Pnrr nell’ambito del programma PINQuA, è il risultato della collaborazione tra Ater e Comune e rappresenta uno degli interventi più significativi sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica cittadina. I nuovi alloggi si inseriscono in un contesto ripensato per o rire maggiore sicurezza, più decoro urbano e una migliore fruibilità degli spazi, contribuendo a ra orzare il tessuto sociale del quartiere e a dare una risposta concreta al bisogno abitativo. .

“Non è solo la conclusione di un intervento di manutenzione straordinaria - ha detto Tiberio Businaro, presidente di Ater Padova - ma il compimento di una vera e propria rivoluzione del modo di concepire l’edilizia residenziale pubblica. Non abbiamo semplicemente ristrutturato degli edifici; abbiamo creato un nuovo modello di abitare sostenibile che rappresenta il futuro per il nostro territorio. Restituiamo alla città 64 alloggi che sono un esempio di eccellenza abitativa, dove ogni dettaglio, dagli impianti di climatizzazione di ultima generazione agli infissi ad alta e icienza termica, è stato pensato per ridurre i consumi energetici e, di conseguenza, le spese per le famiglie che vi abiteranno”. “Sono soddisfatto - ha concluso il sindaco Sergio Giordani - di vedere realizzato un così importante intervento di riqualificazione di alloggi Erp nella nostra città. Da sempre sottolineo che la collaborazione fra istituzioni permette di fare più e meglio di quanto si può raggiungere da soli”.

• (S.B.)

Giordani: “Importante riqualificazione all’Arcella grazie alla collaborazione tra le istituzioni”

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

Peccato che, uscendo dalla sala e tornando alla cronaca, il dubbio si trasformi in sospetto e la saggezza della procedura in una fretta che lascia storditi.

Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti per ragioni umanitarie somiglia a un copione scritto male, dove la nobile “cura estrema dello Stato” inciampa su un nome che evoca i fantasmi di una stagione politica che è ancora lontana dall’essere archiviata e che continua a maturare i suoi frutti avvelenati. Perché tanta urgenza?

Perché quel velo di riservatezza che oggi, alla luce delle inchieste giornalistiche, appare anziché come la doverosa tutela verso un minore come piuttosto un maldestro tentativo di tenere sotto traccia una vicenda esplosiva?

A squarciare l’esile velo del silenzio è un’inchiesta giornalistica che prima rende pubblico il provvedimento firmato dal Presidente della Repubblica e in seguito ne svela i tanti lati oscuri, dagli intrighi in Venezuela in cui a farne le spese sono proprio dei bambini indifesi, alle visite fantasma in ospedali italiani che si a rettano a smentire contatti o consulenze. Se queste fondamenta crollano, non siamo più di fronte a una scelta politica discutibile o ad una decisione che può sembrare superficiale ma a un vero e proprio corto circuito istituzionale. Nel caos che ne è seguito finisce anche il rimpallo delle reciproche respons-

abilità. Il Quirinale non indaga, non fa il detective, si è detto: il Presidente della Repubblica esercita il suo potere di concedere o negare la grazia sulla base di un’istruttoria tecnica che gli viene consegnata. È il Ministero della Giustizia a dover garantire la genuinità di quel fascicolo che a sua volta ha ricevuto dalla Procura che ha condotto le indagini “sul campo” e tratto le proprie conclusioni. Ma in questo passaggio qualcosa si è rotto e qualcuno ha si è lasciato prendere la mano, quantomeno, da una insolita fretta o approssimazione, che di fronte a provvedimenti così definitivi come una grazia, è sempre cattiva consigliera. Non si può permettere che lo strumento della grazia - un atto quasi sacro, per questo concesso con parsimonia dai capi di stato - venga profanato da procedure opache o, peggio, da falsità documentali. Ecco allora la richiesta di chiarimenti urgenti del Quirinale al ministro della Giustizia per fare luce su un caso che potrebbe condizionare pesantemente il confronto politico. Mentre il Governo fa quadrato attorno a un Guardasigilli sempre più in a anno e la procura corre ai ripari con un rapido supplemento di indagine, resta l’amarezza per un’istituzione che meritava più rispetto. La grazia, diceva il film, è bellezza. Qui, purtroppo, sembra rimasta solo la bruttezza di una trappola tesa alla credibilità dello Stato.

segue da pag. 1

Sicurezza urbana/1. Cambiano cornice giuridica, durata del provvedimento e strumenti a disposizione delle

PADOVA BLINDATA FINO A NOVEMBRE: “VIGILANZA RAFFORZATA” ALLA STAZIONE

APadova la chiamavano “zona rossa”, ma da lunedì 5 maggio scorso quel nome scompare dagli atti u iciali. Al suo posto arriva una definizione nuova, destinata però ad avere e etti molto concreti sul controllo del territorio: “zona a vigilanza ra orzata”. Cambia la cornice giuridica, cambia la durata del provvedimento, cambiano gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine. Ma il cuore della questione resta lo stesso: il tentativo di riportare sicurezza e presidio nell’area della stazione ferroviaria, da anni considerata uno dei punti più delicati della città. Ci sono voluti un anno, tre proroghe e l’approvazione del nuovo decreto sicurezza nazionale per trasformare una misura emergenziale in un dispositivo stabile. Padova è tra le prime città italiane — insieme a Roma, Napoli e Torino — ad applicare il nuovo strumento previsto dalla legge approvata nelle scorse settimane dal Parlamento. Una scelta che segna un passaggio politico e operativo importante nella gestione della sicurezza urbana.

La decisione è stata formalizzata il 4 maggio dal prefetto Giuseppe Forlenza, al termine di una lunga riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica convocata in Prefettura. Attorno al tavolo sedevano il sindaco Sergio Giordani, l’assessore alla Sicurezza Diego Bonavina, il questore Marco Odorisio, i comandanti provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza Simone Pacioni e Alberto Franceschin, oltre al procuratore capo Angelantonio Racanelli. Il nuovo dispositivo resterà in vigore per sei mesi, fino a novembre 2026, con la possibilità di una proroga fino a ulteriori dodici mesi. Il perimetro interessato ricalca sostanzialmente quello già sottoposto ai controlli straordinari nell’ultimo anno, ma ora viene definito con maggiore precisione. L’area comprende via Jacopo d’Avanzo, il cavalcavia Borgomagno, viale Codalunga, via Trieste, via Gozzi, via Tommaseo, via Goldoni, viale della Pace, piazzale Stazione, piazza De Gasperi, corso del Popolo e piazzetta Gasparotto. Un quadrilatero che abbraccia l’intero nodo ferroviario

e le sue principali direttrici di accesso, teatro negli ultimi anni di episodi legati allo spaccio, alla microcriminalità, al degrado urbano e alle tensioni sociali. La novità principale non riguarda soltanto il nome del provvedimento, ma soprattutto la sua struttura normativa. Fino ad oggi i controlli erano regolati da ordinanze prefettizie a tempo, rinnovate di volta in volta. Con l’ingresso nel decreto sicurezza, invece, le forze dell’ordine dispongono di una base giuridica più solida e di criteri più definiti per intervenire.

Non sarà infatti sufficiente trovarsi nell’area per essere allontanati. La nuova normativa lega i provvedimenti ai comportamenti concreti. Potranno essere allontanati i soggetti denunciati negli ultimi cinque anni per reati legati allo spaccio, al porto abusivo di armi, alla violenza o ai delitti contro il patrimonio, qualora vengano sorpresi a molestare, minacciare o importunare cittadini e frequentatori della zona.

Nei giorni precedenti all’entrata in vigore della misura, il prefetto Forlenza aveva spiegato come il decreto consenta di

I numeri della Prefettura e la linea del rigore, migliaia le persone controllate, decine le denunce

La decisione sulla zona rossa arriva sostenuta anche dai dati raccolti negli ultimi mesi. Durante il vertice del Cosp sono stati illustrati i risultati ottenuti con le precedenti ordinanze prefettizie, in particolare quella applicata all’Arcella tra maggio e settembre 2025. In quel periodo sono state controllate oltre 24 mila persone. Ventitré gli arresti eseguiti, quarantasei le denunce e tredici le sanzioni amministrative per violazioni in materia di

stupefacenti. Sul fronte del tra ico di droga, i sequestri hanno riguardato circa tre chili di eroina, mezzo chilo di cocaina e oltre quattro chili di hashish. Diciannove, inoltre, i cittadini stranieri irregolari espulsi perché gravati da precedenti per spaccio, violenza o reati contro il patrimonio. Numeri che la Prefettura considera indicativi dell’e icacia dei controlli straordinari e che spiegano la scelta di consolidare il modello attraverso il nuovo quadro normativo nazionale.

“individuare specifiche zone urbane caratterizzate da gravi o ripetuti episodi di criminalità o illegalità”, introducendo strumenti finalizzati a garantire “la libera e piena fruibilità degli spazi pubblici” e a contrastare situazioni di concreto pericolo per la sicurezza. Ma il cambiamento più rilevante, dal punto di vista operativo, riguarda la continuità. I sei mesi garantiti dalla

A ra orzare ulteriormente la linea del rigore è arrivata, pochi giorni prima dell’annuncio u iciale, anche una vasta operazione congiunta condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia Locale. L’intervento ha portato allo smantellamento di una rete dedita al tra ico di sostanze stupefacenti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: otto arresti, ventiquattro denunce e il sequestro di circa tre chili di droga tra metanfetamina, ecstasy, crack

nuova norma consentono infatti di programmare i servizi di controllo senza l’incertezza delle proroghe continue. Polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale potranno così organizzare pattugliamenti e presidi con una pianificazione stabile, concentrando uomini e risorse nei punti più critici.

• Sara Busato

e marijuana, oltre ad armi e denaro contante. Resta però aperto il dibattito politico e sociale attorno a una misura che divide la città da oltre un anno. Per ora, però, la linea scelta dalle istituzioni è chiara: meno emergenza e più continuità. La “zona rossa” cambia nome, ma resta uno dei principali laboratori italiani delle nuove politiche di sicurezza urbana.

• (S.B.)

L’attività svolta dai Carabinieri del comando provinciale di Padova

dal Comune

E’ SCONTRO POLITICO SENZA TREGUA: DIVISI TRA SICUREZZA E MARGINALITÀ

APadova il dibattito sulla sicurezza urbana è tornato immediatamente ad accendersi. E come accade da oltre un anno, la linea di frattura resta la stessa: da una parte chi considera il provvedimento un argine necessario contro degrado e criminalità, dall’altra chi lo ritiene una misura simbolica, incapace di affrontare le cause profonde della marginalità. La decisione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha trovato il sostegno immediato del centrodestra e del governo. Tra i primi a intervenire è stato il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, che ha parlato di una scelta “nella direzione giusta”, rivendicando la necessità di mantenere alta l’attenzione nelle aree più esposte a fenomeni di illegalità di usa.

“Sosteniamo ogni strumento utile a garantire sicurezza ai cittadini perbene”, ha dichiarato, aggiungendo una stoccata a chi, secondo lui, “sa solo protestare”. Toni ancora più netti quelli della consigliera regionale della Lega Eleonora Mosco, da mesi tra le sostenitrici più convinte del provvedimento. “I fatti parlano chiaro, - ha attaccato -. Controlli, arresti e interventi continui tra la stazione e la prima Arcella dimostrano che la zona rossa serve e funziona”. Per Mosco i numeri delle operazioni di polizia bastano da soli a giustificare la proroga, al punto da trasformare il rinnovo della misura in un atto quasi inevitabile. Non manca neppure l’a ondo politico nei confronti dell’amministrazione comunale, accusata di avere inseguito il tema sicurezza con

esitazione e scarsa convinzione. Ed è proprio qui che emerge la posizione più complessa: quella del centrosinistra che governa Padova. L’assessore alla sicurezza Diego Bonavina ha scelto parole prudenti. “Niente di nuovo, a dire il vero. Si cercherà di svolgere controlli più puntuali rispetto a quelli e ettuati abitualmente”, ha commentato dopo l’annuncio del prefetto. Più esplicita la posizione di Coalizione Civica. La consigliera Chiara Gallani parla apertamente di una misura “inutile e dannosa”, soprattutto per chi vive condizioni di fragilità sociale. “Cambia il nome, ma la sostanza resta identica”, osserva, riportando il dibattito su un terreno che in questi mesi ha attraversato associazioni, volontariato e parte del mondo politico cittadino: quello del rischio di a rontare il

Idisagio sociale esclusivamente attraverso il controllo di polizia. Sul fronte opposto, Fratelli d’Italia difende senza esitazioni il provvedimento e accusa l’amministrazione di ambiguità politica. Matteo Cavatton punta il dito contro il sindaco Sergio Giordani e l’assessore Bonavina: “Hanno trasformato la questione sicurezza in un esercizio di equilibrismo politico”, sostiene, accusandoli di voler tenere insieme esigenze istituzionali e sensibilità ideologiche inconciliabili. Una critica che

riecheggia anche nelle proteste comparse nelle scorse settimane proprio nell’area interessata dai controlli. Su uno striscione a isso nel quartiere compariva una frase diventata simbolica: “Ancora zone rosse? Ci avete rotto il quartiere”. Segno di una tensione che non riguarda soltanto la sicurezza, ma anche il modo in cui viene raccontata e percepita da chi abita la zona.

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n occasione del 174esimo anniversario della Polizia di Stato, la Questura di Padova ha di uso i dati relativi all’ultimo anno di attività, tracciando una mappa della sicurezza che va ben oltre la semplice statistica. Tra l’1 aprile 2025 e il 31 marzo 2026, il dossier mette a nudo tre fronti critici che toccano le fragilità sociali del territorio: la violenza di genere, la criminalità giovanile e le tru e agli anziani. Sul versante della tutela delle donne, i numeri sono imponenti: 476 “codici rossi” attivati e 173 ammonimenti emessi per fermare sul nascere l’escalation della violenza. Il report ricorda il drammatico stupro di gruppo avvenuto a luglio presso l’ex aeroporto Allegri, risolto dalla Squadra Mobile con l’arresto di tre uomini. Altrettanto pesante è il capitolo dei minori, protagonisti di 570 episodi delittuosi. La Divisione Anticrimine ha risposto con fermezza, emettendo numerosi divieti di accesso (Daspo urbani) che hanno coinvolto molti giovanissimi. Tra i casi simbolo, l’individuazione del diciassettenne che aggredì una troupe Rai e l’arresto di due sedicenni, vertici di una baby gang che seminava il terrore nella zona della stazione. Il contrasto alle tru e agli anziani ha segnato un punto cruciale con l’operazione del 28 novembre a Napoli, che ha

smantellato una rete dedita al raggiro del “finto carabiniere”, sivamente, la provincia registra 34.001 reati denunciati, dei quali 8.746 a Padova, con 617 arresti e 2.243 persone indagate. Cifre che raccontano l’impegno costante della Polizia nel presidiare un territorio complesso, con una particolare attenzione ai minori — 136 quelli tra arrestati e denunciati — e alla protezione delle fasce più deboli della cittadinanza patavina. La Polizia

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• Sara Busato
Eleonora Mosco
Diego Bonavina

LA CITTÀ CHE CAMBIA

NUOVA QUESTURA IN VIA ANELLI, APPROVATO

IL PROGETTO: “PENSATA PER DURARE 100 ANNI”

Una struttura da 62 milioni di euro, pensata per ospitare circa 700 addetti tra poliziotti e personale civile del ministero dell’Interno, con alloggi di servizio, mensa, cappella e il Gabinetto interregionale di Polizia scientifica del Triveneto. È la nuova Questura di Padova, che sorgerà in via Anelli, nell’area un tempo simbolo del degrado cittadino e oggi al centro di una delle operazioni pubbliche più rilevanti dei prossimi anni. Il progetto definitivo è stato presentato a Palazzo Moroni e approvato dalla Giunta comunale. “È una struttura pensata per durare per i prossimi cento anni, - ha spiegato il questore Marco Odorisio, sottolineando anche il valore simbolico dell’intervento -. Tutti conosciamo le condizioni in cui versava questa zona. Anche la forma dell’edificio, che sembra abbracciare la città, dà un segnale di apertura coerente

con il nostro motto: esserci sempre”. L’opera sarà interamente finanziata dal ministero dell’Interno. La sfida, ha spiegato Odorisio, è chiudere i lavori entro dicembre 2029. Poi serviranno dai 12 ai 18 mesi per rendere pienamente operativa la struttura, con apertura prevista tra il 2030 e il 2031. Nel frattempo, si sta definendo con la Provincia un comodato gratuito per mantenere una porzione dell’attuale sede come commissariato, così da garantire i servizi anche ai cittadini del centro.

Soddisfatto il sindaco Sergio Giordani: “Sono orgoglioso di ciò che è stato fatto. Sarà un’opera funzionale ed esteticamente bellissima”. L’assessore ai Lavori pubblici Luigi Bisato ha ricordato i 23 pareri acquisiti, compreso quello del Consiglio superiore dei lavori pubblici: “Un dato che certifica la rilevanza dell’intervento”. Ora si passerà alla gara europea e all’individuazione delle imprese. La nuova sede dovrà rispondere alle esigenze di una provincia da oltre 900 mila abitanti, con 108 mila stranieri soggiornanti, 80 mila studenti universitari e un flusso quotidiano di pendolari, residenti e turisti.

“Non è solo una Questura, è quasi una città”, ha spiegato l’architetto Luciano Schiavon. Positivo anche il giudizio del Sap Padova, che parla di “risultato storico” dopo una battaglia durata oltre 15 anni. Per il sindacato, però, l’approvazione del progetto “non è il punto di arrivo”: l’auspicio è che ora non ci siano nuovi rallentamenti burocratici.

PADOVA, PIANO DA OLTRE 10 MILIONI PER STRADE E MARCIAPIEDI: CANTIERI FINO ALL’AUTUNNO

Un piano da oltre 10 milioni di euro per rimettere mano a strade e marciapiedi nei quartieri di Padova. È l’intervento messo a punto dall’amministrazione comunale, anche grazie alla variazione di bilancio approvata lunedì in Consiglio, con l’obiettivo di arrivare a 12 milioni complessivi nel corso dell’anno. I lavori partiranno nelle prossime settimane e proseguiranno fino all’autunno inoltrato. Il programma riguarda esclusivamente le strade esterne al tracciato delle nuove linee del tram. Per le aree interessate dai cantieri del Sir, infatti, sono già previsti interventi specifici nell’ambito degli appalti dedicati, oltre ai ripristini a carico delle aziende dei sottoservizi. Le prime riasfaltature lungo la linea Sir2 sono già iniziate in via Chiesanuova, mentre si stanno

concludendo in via Falloppio, lungo il Sir3, dove nei prossimi giorni sono attesi i primi test di circolazione con i nuovi tram, per ora alimentati a batteria. Nel complesso saranno asfaltati 21 chilometri di strade e riqualificati 9 chilometri di marciapiedi. I cantieri saranno distribuiti nei prossimi mesi, con una programmazione pensata per contenere i disagi alla viabilità: sulle arterie principali, come tangenziali e strade ad alta percorrenza, si lavorerà prevalentemente di notte; nelle vie di quartiere gli interventi partiranno dopo le 9 del mattino.

«Siamo consapevoli che le nostre strade hanno bisogno di manutenzioni — sottolinea l’assessore ai Lavori pubblici Luigi Alessandro Bisato — e per questo, ascoltando cittadini e Consulte,

abbiamo messo a punto un piano importante per il periodo estivo. La città migliora con le grandi opere, ma anche con la cura dell’esistente, che riguarderà tutti i quartieri». Le prime gare sono già state concluse e le ditte esecutrici individuate. Il primo lotto, da 3,3 milioni di euro, prenderà il via entro la prima decade di maggio. Le priorità sono state definite incrociando le richieste delle Consulte di quartiere, le segnalazioni dei cittadini e i sopralluoghi e ettuati dall’assessore con i tecnici comunali. La ripartizione delle risorse prevede 500 mila euro per il ripristino dei materiali lapidei in centro storico, 1,5 milioni per i marciapiedi, 250 mila euro per le strade bianche e 8 milioni per le asfaltature. Tra le prime vie interessate

figurano via Trieste, via Saetta, via Buonarroti, via Cavallotti-Costa, via Crescini, via Ponte dei Cavai, via Vergerio, via Comino, via Vlacovich e via dei Colli. Bisato precisa che l’elenco annunciato riguarda solo i primi interventi di maggio. «Dieci milioni sono una cifra rilevante, ma Padova ha centinaia di chilometri di viabilità e il rincaro dei bitumi pesa sui nuovi appalti. Partiremo dalle situazioni più ammalorate, cercando di fare il maggior numero possibile di lavori e di limitare al massimo i disagi. Andremo avanti fino all’autunno avanzato: con l’avvio del Sir3 la città inizierà a vedere il nuovo assetto della mobilità, più agevole e su strade sistemate». • (S.B.)

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L’apertura è prevista tra il 2023 e il 2031, cambierà il volto di una zona un tempo simbolo di degrado. L’attuale sede rimarrà come commissariato in centro

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Tram. Riuscito il primo test, le prossime settimane le verifiche saranno più impegnative, a giugno la

SIR3, PRIME PROVE TECNICHE NELLA NOTTE PRENDE FORMA LA NUOVA CICLABILE SUL SIR2

Èsuccesso poco dopo la mezzanotte, quando il servizio ordinario del Sir1 era ormai concluso. Un tram ha lasciato per la prima volta l’anello della stazione e si è immesso sulla nuova linea del Sir3, in direzione Voltabarozzo. Un passaggio tecnico, ma anche simbolico: sono u icialmente iniziate le prove sulla tratta che collegherà la stazione con il quartiere a sud-est della città.

Il primo test si è svolto a velocità ridotta, a passo d’uomo, con il convoglio scortato da mezzi di soccorso e da una squadra composta da circa quaranta persone.

Dopo l’apertura manuale dello scambio che consente l’accesso alla linea, il tram ha percorso il tratto dalla stazione fino a via Morgagni, fermandosi in corrispondenza delle fermate per consentire le verifiche su pensiline, banchine e marciapiedi. Lungo il percorso sono stati attraversati anche via Gozzi e il ponte Omizzolo. Al termine della prima ricognizione non sono emerse criticità significative: il rientro è avvenuto regolarmente, senza il supporto dei mezzi di traino, utilizzando esclusivamente le nuove batterie del mezzo.

« Ho visto la Padova del futuro prendere forma», ha commentato l’assessore alla mobilità Andrea Ragona. «È solo un piccolo passo verso il pieno esercizio, ma rappresenta un momento importante. Si intravede la città che stiamo costruendo, una città più moderna, sostenibile e collegata».

Le prove proseguiranno nelle prossime settimane e diventeranno progressivamente più impegnative, fino a interessare l’intera linea. Il calendario prevede anche una dimostrazione pubblica in occasione della Festa del Santo, con l’obiettivo di accompagnare la città verso il pre-esercizio estivo.

Intanto, accanto al fronte Sir3, avanzano anche i lavori legati al Sir2. Dopo il varo della passerella di Chiesanuova, è stato completato un nuovo tratto della pista ciclabile che a iancherà la linea tranviaria. Da piazza Insurrezione a via Verdi è stata realizzata una larga corsia bidirezionale, separata dalla carreggiata da un cordolo. Il tracciato proseguirà poi lungo corso Milano, sostanzialmente fino a Rubano. Per ora il tratto è indicato come ciclopedonale, perché l’area resta ancora inserita in un cantiere in continua evoluzione. Nella configurazione definitiva, però, lo spazio sarà dedicato esclusivamente alle biciclette, mentre il marciapiede resterà riservato ai pedoni. In questi giorni, nello stesso tratto, si sta procedendo anche con la posa delle rotaie.

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Quartieri 1 e 5, Via Riello, 4; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00

Quartiere 2, Via Cardinal Callegari, 14/A dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dal lunedì al giovedì dalle 15.00 alle 18.00

Quartiere 3, Via Prosdocimi, 10; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dal lunedì al giovedì dalle 15.00 alle 18.00

Quartiere 4, Via Guizza, 101; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - mar. mer. gio. dalle 16.00 alle 18.00

Quartiere 6, Via Edison 5; dal

«Inizia a vedersi il frutto del lavoro di questi anni — ha aggiunto Ragona —. Si tratta del primo breve stralcio, ma è l’inizio della nuova infrastruttura ciclabile realizzata insieme all’opera del tram. Come abbiamo sempre detto, il sistema Smart porta con sé una generale riqualificazione della città e anche della mobilità dolce. Una volta completati i vari tratti di cantiere per le piattaforme, verranno finalizzati anche i lavori delle ciclabili e delle asfaltature». Entro l’estate del 2027 saranno pronti i convogli destinati alla nuova linea del Sir2. La conferma è arrivata dall’assessore alla mobilità Andrea Ragona che ha accompagnato i tecnici di Aps Holding in una delle periodiche visite di monitoraggio negli stabilimenti Alstom, dove è in corso la produzione dei nuovi mezzi Translohr. Durante l’ultima visita, alla fine di ottobre, l’assessore insieme al sindaco Sergio Giordani aveva potuto verificare il funzionamento delle procedure di assemblaggio del primo tram completo, arrivato nel deposito di Rubano lo scorso dicembre. Attualmente altri cinque mezzi sono in fase avanzata di assemblaggio e stanno iniziando la fase di prove e verifiche tecniche necessarie prima della consegna. In totale, nella catena di produzione, sono presenti una decina di mezzi, a diversi livelli di lavorazione. Il cronoprogramma prevede che le attività di assemblaggio vengano completate entro la fine dell’anno. Un passaggio decisivo per il nuovo sistema tranviario cittadino, che accompagnerà l’avanzamento dei cantieri lungo la linea Sir2 e il progressivo avvicinamento alla fase di esercizio.

Per Palazzo Moroni, il quadro è dunque duplice: da una parte il Sir3 che inizia a muoversi davvero verso Voltabarozzo, dall’altra il Sir2 che ridisegna pezzi di città insieme a nuove ciclabili, marciapiedi e spazi pubblici. La rete del tram, passo dopo passo, comincia a uscire dai cantieri e a mostrarsi nella sua forma finale.

• Sara Busato

La restituzione. Non uno studentato qualunque, ma una cittadella del sapere che ha coniugato rispetto per la storia

Il Fusinato rinasce dopo 20 anni di abbandono: 187 posti letto e un campus per l’eccellenza

Era chiusa dal 2005, sequestrata dall’autorità giudiziaria, contesa tra enti, occupata e sgombrata più volte. Per vent’anni la Casa dello Studente Fusinato ha vissuto in un limbo fatto di contenziosi civili, delibere incompiute e promesse mai mantenute. Ora quella storia si è definitivamente chiusa: al civico 6 di via Marzolo, alla presenza della rettrice Daniela Mapelli e del direttore della Scuola Galileiana di Studi Superiori Gianguido Dall’Agata, il complesso ha riaperto i battenti, completamente ristrutturato e trasformato nel nuovo cuore pulsante di una delle scuole superiori universitarie più prestigiose d’Italia. Ventuno milioni di euro, un edificio del 1913 convertito in un campus da seimila metri quadrati in classe energetica A, 187 posti letto, aule didattiche con tecnologie di ultima generazione, una palestra, una sala musica, un’emeroteca, cucine, lavanderie e due grandi aule studio aperte a tutti gli studenti dell’ateneo.

Questo è il nuovo Fusinato: non uno studentato qualunque, ma una cittadella del sapere che ha coniugato rispetto per

la storia ed esigenze del presente. Nato nel 1913, ampliato negli anni Trenta e Cinquanta e completato negli anni Ottanta del Novecento, il Fusinato di via Marzolo ha attraversato un intero secolo di vita universitaria padovana prima di finire, nel 2005, costretto alla chiusura per ragioni di sicurezza. Iniziò allora un periodo buio: la struttura divenne il terreno di uno sfibrante contenzioso tra l’Esu — l’Ente regionale per il Diritto allo Studio — e la Fondazione Casa dello Studente, di fatto emanazione dell’ateneo. Si susseguirono occupazioni studentesche, sgomberi e sequestri giudiziari, in un ciclo che sembrava non avere fine. Solo nel 2015 l’immobile tornò nella piena disponibilità dell’università; l’anno dopo la Soprintendenza lo inserì tra i beni culturali dello Stato italiano, riconoscendone l’interesse storico e architettonico. Nel 2021, ancora in cantiere, vinse il premio regionale Compraverde assegnato dalla Regione Veneto per le sue caratteristiche di sostenibilità: una conferma che il progetto stava prendendo la direzione giusta. Il costo dell’intervento ha rag-

giunto i 21 milioni di euro, cofinanziati dal Ministero dell’Università — undici milioni in totale — e dalla Fondazione Cariparo, che ha contribuito con un milione. Risorse importanti sono arrivate anche attraverso i fondi del Pnrr dedicati alle Scuole Superiori Universitarie, intercettati dalla Galileiana tramite la rete Merita, alla quale aderisce insieme ad altri istituti di eccellenza nazionali. L’edificio si sviluppa su cinque piani fuori terra e un seminterrato, per circa seimila metri quadrati totali. Ospiterà 187 studenti selezionati ogni anno tramite concorso pubblico, con spazi collettivi pienamente accessibili e nove alloggi

progettati secondo criteri di inclusività. «Il complesso che abbiamo inaugurato non è solo uno studentato — ha dichiarato la rettrice Mapelli —. È uno spazio pensato per essere vissuto, attraversato, condiviso. Accanto agli alloggi ci sono ambienti comuni e luoghi di relazione pensati per tutta la comunità universitaria. L’università non costruisce luoghi chiusi, ma luoghi aperti. E la sostenibilità non è una parola astratta: è una scelta progettuale e una responsabilità concreta». Il direttore Dall’Agata ha sottolineato la svolta identitaria che la nuova sede rappresenta per la scuola: «O re una chiara identità spaziale, con l’unità logistica di

residenzialità, didattica e amministrazione: una condizione necessaria per una vera eccellenza». Avere tutto sotto uno stesso tetto — dormitori, aule e u ici — trasforma il Fusinato da semplice residenza a campus integrato. Due grandi aule studio in un nuovo fabbricato immerso nel verde saranno aperte a tutti gli universitari padovani, indipendentemente dalla facoltà. Una scelta che fa del Fusinato un polo aperto al quartiere — in un’area tra centro, Policlinico e Portello già fortemente caratterizzata dagli studenti fuori sede — e non una torre d’avorio riservata a pochi. Operative parzialmente già da maggio, a pieno regime da settembre. Il raggiungimento della classe energetica A dimostra che anche il patrimonio storico può diventare green senza sacrificare il fascino della sua facciata monumentale. Via Marzolo torna a essere un indirizzo che conta nella mappa universitaria di Padova. Il Fusinato riprende il suo posto nella storia di un ateneo che in questa città esiste da più di ottocento anni.

• Sara Busato

Giardini della Rotonda, regole per il nuovo chiosco: “Sarà elemento di presidio e valorizzazione”

Dopo il recupero dei Giardini della Rotonda, in piazzale Mazzini, il Comune di Padova ha stabilito le modalità della concessione dello spazio pubblico per il chiosco. L’obiettivo è valorizzare i parchi, favorendo forme di presidio degli spazi pubblici, migliorandone la cura. E’ stato stabilito che le future procedure potranno prevedere concessioni pluriennali rinnovabili e, nei limiti stabiliti dagli atti di gara, la possibilità di svolgere attività economiche, compresa la somministrazione di alimenti e bevande, quando

coerente con la destinazione dell’area.

Per quanto riguarda i Giardini della Rotonda, l’indirizzo riguarda il chiosco collocato all’interno di un compendio storico-monumentale.

La futura procedura dovrà quindi tenere conto della necessità delle eventuali prescrizioni della Soprintendenza.

“I Giardini della Rotonda”, ha dichiarato il vicesindaco Antonio Bressa, “sono uno spazio monumentale e delicato, nel quale il chiosco può rappresentare un elemento di presidio e

valorizzazione. Il punto è costruire per ogni area lo strumento più adatto, senza applicare modelli indistinti. In luoghi come questo, la valorizzazione deve misurarsi con un contesto storico e paesaggistico particolare. L’obiettivo è rendere il patrimonio verde della città più accessibile, più curato e più capace di generare benessere per le persone”.

• Diego Buonocore

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Il percorso. La struttura di

NUOVA CICLOPEDONALE LUNGO LE MURA PRIMO TASSELLO DEL PARCO PRANDINA

E’ aperta a ciclisti e pedoni la nuova ciclopedonale di via Orsini, già tra icata via di comunicazione tra via San Prosdocimo e corso Milano, ora primo tassello di quello che diventerà il futuro parco Prandina. La pista è larga circa 3 metri e mezzo e corre lungo le mura, ed è pavimentata con un materiale drenante e colorato. Attualmente la nuova ciclopedonale è ancora a iancata da una corsia stradale asfaltata a servizio del park Prandina, ma entro un anno, con la realizzazione del nuovo Parco delle Mura, sia sulla strada che nell’area della ex caserma verrà tolto l’asfalto e sistemato a verde. A quel punto la pista percorrerà il margine ovest del parco, proprio sotto le mura. “La realizzazione della pista ciclopedonale di via Orsini rappresenta uno dei tasselli per completare quello che sarà un bellissimo parco dentro il centro storico della città, cioè il Parco Ex-Prandina”, spiega l’assessore ai lavori pubblici Luigi Alessandro Bisato.

“Possiamo dire che abbiamo raggiunto un obiettivo importante per la città. Per quanto riguarda il Parco, attraverso due bandi distinti ma collegati, è in gara la vera e propria realizzazione, partendo dalla rinaturalizzazione, cioè dal togliere la pavimentazione in bitume di quel che resta di via Orsini. La gara è in corso e in breve tempo, un mese, avremo le ditte che realizzeranno gli interventi. Contestualmente APS procederà a spostare l’attuale parcheggio esistente nella parte più meridionale dell’area ex Prandina. Si procederà con la chiusura di quello esistente, solo quando il nuovo sarà completato, per non far mai mancare i posti auto a servizio del centro”.

La struttura si collega ad altre ciclabili: quella tra via Chiesanuova e corso Milano e quella di via San Prosdocimo che collega il centro con la circonvallazione interna all’altezza dell’ex Cinema Cristallo. Inoltre la ciclopedonale di via Orsini completa l’itinerario “dalla Stazione all’Università” che raggiunge la ex Caserma Piave, futuro Polo Universitario. I lavori hanno richiesto un investimento complessivo di 500 mila euro

messi a disposizione dal MASE –Ministero dell’ Ambiente e della Sicurezza Energetica. “E’ una idea di città completamente diversa che si sta iniziando a vedere, lo scorcio è già completamente diverso”, commenta l’assessore alla mobilità Andrea Ragona. “Quindi, tutti quei lavori che abbiamo fatto fino a questo momento, che hanno sicuramente portato del caos, del disordine del tra ico in città, stanno iniziando a vedere la fine”.

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Diecimila metri quadrati di verde e 90 alberti in più al parco Milcovich

Il parco Milcovich diventa più grande: il Comune di Padova ha avviato la procedura di gara per l’intervento di ampliamento del parco, per un importo complessivo di 340.000 euro, finanziato con fondi comunali. L’intervento consentirà di aggiungere circa 9.970 metri quadrati di nuova superficie verde, portando l’estensione complessiva del parco a oltre 37 mila metri quadrati. Il progetto prevede la messa a dimora di circa 90 nuovi alberi e la realizzazione di siepi arbustive. Elemento centrale del progetto è la realizzazione di una fascia di transizione ecologica lungo il lato verso via Rubaltelli: una zona naturalistica che fungerà da cuscinetto tra l’edificato e il cuore del parco, migliorando la vivibilità del quartiere.

“Con questa determina avanziamo concretamente verso l’ampliamento del Parco Milcovich”, ha dichiarato il vicesindaco Antonio Bressa, “si tratta di un intervento da 340 mila euro che ra orza uno spazio verde importante per il quartiere e per la città. È un passaggio tecnico ma significativo, perché apre la procedura di gara per realizzare nuove opere secondo criteri di qualità. L’obiettivo che ci siamo posti è di arrivare a fine del mandato, nel 2027, con un aumento del 20% del verde pubblico cittadino, rendendo i parchi sempre più accessibili, funzionali e vissuti dai cittadini”.

Consulta 6B. Il presidente Andrea Cesaro annuncia l’inaugurazione

del nuovo stadio Valsugana rugby

ALTICHIERO, DALLA GESTIONE DEL PARCO ALLA PETIZIONE PER IL PONTE FERROVIARIO

“Il nostro territorio viaggia in controtendenza”, dice il presidente della Consulta 6 B, Andrea Cesaro, “allo sviluppo immobiliare è seguito l’arrivo di parecchie giovani coppie, e il tasso di natalità è positivo. A settembre inaugureremo il nuovo stadio del Valsugana rugby che abbiamo già sperimentato, il 25 aprile scorso, con una festa a cui hanno

partecipato 800 ragazzi”. Il territorio della Consulta, che comprende i rioni

Sant’Ignazio, Montà, Sacro Cuore, Altichiero, Ponterotto, ha conosciuto una crescita nell’o erta di abitazioni. L’insediamento più popolato è il Parco Peep Altichiero di Via Ipazia. I primi abitanti sono arrivati nel 2015, una parte delle abitazioni era seguita da una cooperativa che si sarebbe

dovuta occupare della gestione del parco. Il parco, però, è rimasto chiuso per 5 anni. Un’apertura parziale è stata fatta per iniziativa dei cittadini stessi, nel 2021, che si sono rivolti al comune. Attualmente è un’area verde attrezzata e comprensiva di un punto di ristoro che o re spazi per la sosta, lo sport e il gioco dei bambini, e solo recentemente si è riusciti ad andare ad un’apertura che era stata richiesta con insistenza dai residenti.

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Progettazione

Fornitura superfi ci gres, legno, resine

Consulenze globali

“Sembra che la maggioranza dei residenti sia favorevole al nuovo conduttore, per cui siamo speranzosi per la prosecuzione della stagione”, dice il presidente Cesaro. “Prossimamente verrà a trovarci l’assessore Piva per parlarci dei progetti di edilizia scolastica, gli edifici riscontrano delle criticità. Sono necessari interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione: alla Labruschini, alla Petrarca, alla Mazzini, e Montegrappa che sono scuole primarie; Galilei, e Don Minzoni, sono scuole medie, infine c’è la scuola per l’ infanzia La Gira a”. Altri lavori pubblici, di ben altra entità, sono in corso al ponte ferroviario che sta tra Pontevigodarzere e Altichiero, dietro il capolinea nord del tram.“Ho seguito il cantiere del ponte ferroviario sul Brenta”, racconta Andrea Cesaro.

Appiani,

S“Ci sono state dichiarazioni anche di consiglieri regionali di maggioranza che hanno rassicurato sulla continuità dei lavori, perché il cantiere è stato a lungo fermo per il ritrovamento di amianto. Ho chiesto a più riprese RFI un cronoprogramma u iciale. Questo cantiere impatta sulla possibilità per i nostri cittadini di utilizzare una ciclopedonale e un sottopasso verso Pontevigodarzere. Un conto è che stia fermo due o tre anni, ma sono trascorsi cinque anni. Ho anche pro-

mosso una raccolta di firme online che ha riscosso 900 adesioni, ma RFI non ha risposto alla richiesta di comunicare il programma dei lavori. Le dichiarazioni dei consiglieri regionali non contengono dati né date, per cui non abbiamo certezza sul programma. Questa opera era finanziata con i fondi delle Olimpiadi, che sono passate e invece il ponte sta ancora lì”.

• Diego Buonocore

ono in corso i lavori per la riqualificazione dell’area attorno allo stadio Appiani. Il progetto prevede di separare via 58° Fanteria dallo stadio con un viale ciclo-pedonale, lo stombinamento di un pezzo di Canale Alicorno, una pista ciclabile e la nuova tribunetta. Il canale Alicorno era stato tombinato nel 1957 con l’obiettivo di allargare la strada che fiancheggia l’impianto sportivo. Grazie al recupero delle infrastrutture dello stadio, con l’abbattimento della Tribuna Est pericolante da tempo, e il ripristino della gradinata all’inglese prevista nel progetto originario, si è provveduto a riportare alla luce il canale, che ha origine nel Tronco Maestro in via Goito, da dove si dirama per alimentare prima il canale che scorre attorno all’Isola Memmia in Prato della Valle, per poi arrivare a ridosso dell’Orto botanico. I lavori si concentrano lungo via 58esimo Fanteria, lungo il perimetro dello stadio. Al posto della gradinata est dell’ Appiani (la “fossa dei Leoni”), verrà realizzato un terrapieno con circa 200 posti a sedere, che andranno a sommarsi ai 1200 della tribuna Ovest. I lavori di demolizione della vecchia tribuna dell’Appiani sono iniziati nel 2024 e sono stati a più riprese

interrotti, anche per il ritrovamento di amianto nel cantiere di demolizione del vecchio stadio. Lo stadio fu realizzato nel 1924 e prima della realizzazione della tribuna in muratura i tifosi vi si assiepavano lungo la linea del campo. Successivamente l’impianto è diventato il terreno u iciale di gioco del Calcio Padova e nella sua storia ha ospitato le partite del leggendario Padova allenato da Nereo Rocco, fino al 1994, anno in cui venne inaugurato il nuovo stadio Euganeo.

Andrea Cesaro

Il provvedimento. Il CdA approva

la

TASSAZIONE, LA SVOLTA, UDU CANTA VITTORIA: “SGRAVI PREZIOSI PER IL DIRITTO ALLO STUDIO”

Sorridono gli studenti e le loro famiglie: l’ateneo patavino segna un passo decisivo verso una maggiore accessibilità ed equità fiscale. Infatti, nella seduta del Consiglio di Amministrazione, è stato u icialmente approvato il prospetto della tassazione studentesca per il prossimo anno accademico, introducendo novità sostanziali che mirano a alleggerire il carico economico sulle famiglie. La riforma, frutto di una lunga trattativa portata avanti dai rappresentanti degli studenti di Udu Padova, sindacato studentesco padovano, ha ottenuto il via libera all’unanimità, confermando la volontà dell’Ateneo di investire nel diritto allo studio.

Il cuore della riforma riguarda la fascia di reddito compresa tra i 30mila e i 50mila punti ISEE. In quest’area, considerata critica per il cosiddetto “ceto medio”, gli studenti beneficeranno di una decontribuzione che può arrivare fino a 150 euro. Si tratta di un intervento mirato a correggere una distorsione del sistema precedente: quando nel 2024 era stato ottenuto l’innalzamento della No Tax Area fino a 30mila euro, rimaneva infatti un “salto” troppo brusco per chi superava di poco tale soglia, passando repentinamente da un esonero totale a duna tassazione vicina ai 900 euro.

Giada Aureli, rappresentante degli studenti in CdA, soddisfatta: “Si tratta di un grandissimo passo avanti per rendere l’Università più accessibile. Per anni abbiamo lavorato per migliorare il sistema di tassazione di Unipd e renderlo più agevolato verso le famiglie con i redditi più bassi. Grazie a un lavoro approfondito, siamo riusciti a far stanziare all’Ateneo quasi un milione di euro, garantendo che il costo di questa riforma non gravasse sulle fasce ISEE più alte, che già contribuiscono in modo significativo.”

Oltre il traguardo raggiunto, il sindacato studentesco mantiene alta la guardia, inserendo questa vittoria in un contesto nazionale ed europeo preoccupante.

Secondo Marco Nimis, coordinatore di Udu, l’università italiana resta tra le più costose in Europa, un dato che, unito all’aumento del costo della vita, alla crisi degli alloggi e ai trasporti sempre più cari, rischia di trasformare lo studio in un privilegio per pochi. “Le Università devono tornare a essere realmente accessibili,” ha dichiarato Nimis, citando i modelli di gratuità totale presenti in altri Paesi europei come obiettivo di

lungo periodo.

La strada per un’università equa, tuttavia, presenta ancora diversi ostacoli. L’attenzione, per Udu, si sposta su categorie spesso dimenticate dalle riforme generali. In primis, gli studenti Extra-UE, che attualmente non possono godere della tassazione progressiva e devono affrontare costi accessori pesanti, come i circa 700 euro richiesti per l’assicurazione sanitaria. In secondo luogo, la questione degli studenti fuoricorso: nonostante molti appartengano alla No Tax Area, sono spesso soggetti a more pesanti che rischiano di compromettere la con-

clusione della carriera accademica. “La nostra è una vittoria storica, ma le nostre istanze non si esauriscono qui,” conclude Nimis. “Continueremo a lavorare a inché l’Università risponda agli interessi di chi la vive maggiormente: gli studenti.” Con questo stanziamento da un milione di euro, Padova continua sulla rotta del diritto allo Studio, ma il dibattito su questo rimarrà centrale nell’agenda politica accademica dei prossimi mesi.

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Sagra del Portello dall’11 al 14 giugno: “Spazio di coesistenza tra studenti e residenti”

Associazioni, realtà commerciali, persone che vivono il Portello, anche quest’anno si uniranno per dar vita alla Sagra del Portello, dall’11 al 14 giugno 2026, negli stessi spazi dove negli anni si sono esibiti Roy Paci, Auroro Borealo, la Pensione Beat, Piccola Orchestra MDM, Horea Sas, e dove sono state tenute le iniziative con Francesca Albanese, Edoardo Righini e tanti altri. “Non è solo una sagra, è un modo di stare insieme - commenta Domenico Amico, presidente del Circolo Blow Up - Il senso di questi momenti è duplice: condividere momenti di aggregazione insieme coinvolgendo generazioni diverse mangiando e bevendo insieme a prezzi accessibili, ma anche prendere posizione come comunità sui fatti che ci circondano, sia sul piano locale che su quello globale”. Come nelle precedenti edizioni, sarà presente un servizio cucina con una vasta scelta che include ovviamente opzioni vegetariane e vegane, primi, secondo, contorni e frittini, oltre a tre punti bar. Nel frattempo, i tanti ospiti e attività di quest’anno: Cecco & Cipo, i Batisto Coco, tornei di Burraco e di Dungeons ‘n Dragons, Swap Party e riparazione biciclette; presto altre iniziative annunciate sui social della Sagra del Portello.

• (E.C.)

• Enrico Caccin

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Edilizia PER lancia una nuova iniziativa per chi vuole rifare il bagno

dilazionata e senza interessi, pensata per rendere più semplice l’avvio dei lavori.

Il bagno è uno degli ambienti più usati della casa, ma anche uno di quelli su cui spesso si interviene troppo tardi. Il motivo è semplice: il cantiere preoccupa, la spesa sembra impegnativa e, giorno dopo giorno, ci si abitua a piccoli disagi quotidiani. Una vasca scomoda, una doccia poco pratica, spazi stretti, materiali datati, impianti da controllare. Edilizia PER, realtà padovana attiva nelle ristrutturazioni, negli interventi chiavi in mano e nella valorizzazione immobiliare, sta preparando una proposta dedicata proprio a chi vuole affrontare questo intervento con maggiore serenità. I dettagli saranno comunicati a breve sul sito e sui canali social dell’azienda. Ne parliamo con Michela e Filippo, due voci complementari di Edilizia PER: Michela segue l’ascolto, l’organizzazione e il rapporto con i clienti; Filippo porta lo sguardo tecnico del cantiere, della fattibilità e della qualità dei lavori.

Michela, perché avete scelto di dedicarvi proprio al rifacimento del bagno?

Perché è una stanza quotidiana. Non è uno spazio che si usa ogni tanto: accompagna la vita della casa ogni giorno. Eppure è anche uno degli interventi che le persone posticipano più spesso. Ci sentiamo dire: “Dovremmo rifarlo da anni”. Poi però subentrano dubbi, timori, altre priorità. Questa proposta nasce proprio da qui: dare una possibilità in più a chi sa di avere un ambiente da sistemare, ma continua ad aspettare perché teme il costo iniziale o non sa da dove partire. Non vogliamo spingere nessuno a fare lavori di fretta. Vogliamo offrire uno strumento in più per affrontare una scelta importante con maggiore

funziona, a chi è rivolta e come richiedere una prima

vero. Penso anche ai figli che iniziano a preoccuparsi per i genitori anziani. A volte una vasca alta, uno spazio stretto o una disposizione poco comoda possono diventare un problema quotidiano. Questa possibilità può parlare anche a loro: a chi vuole rendere la stanza più sicura, più accessibile e più semplice da usare, prima che diventi una necessità urgente.

Filippo, quali interventi vengono richiesti più spesso per rendere il bagno più pratico e sicuro?

Uno dei più frequenti è la sostituzione della vasca con una doccia più comoda. È una scelta molto

l primo errore è partire solo dall’estetica. Piastrelle, colori, sanitari e arredi sono importanti, ma prima bisogna valutare la parte tecnica. Il secondo errore è non controllare bene impianti, scarichi, impermeabilizzazioni e ventilazione. Sono aspetti che non si vedono subito, ma fanno la differenza nel tempo. Il terzo errore è aspettare l’urgenza. Quando c’è già una perdita o un problema evidente, si decide con meno calma e spesso si vive il lavoro con più stress. Un progetto corretto parte sempre dalla realtà: chi userà quello spazio, quali difficoltà ci sono oggi, cosa deve migliorare e quali scelte possono funzionare davvero.

Michela, cosa deve fare chi pensa:

Filippo, quando un bagno smette di essere solo vecchio e diventa un problema pratico?

Filippo: Quando non risponde più all’uso reale della casa. Un ambiente datato non è solo una questione di piastrelle o sanitari vecchi. Ci possono essere impianti da verificare, scarichi poco efficienti, umidità, infiltrazioni, materiali usurati o spazi organizzati male. Poi c’è il tema della sicurezza. Una vasca alta può diventare scomoda per una persona anziana. Una doccia poco accessibile può creare difficoltà a chi ha problemi di mobilità. Uno spazio stretto può rendere complicati gesti molto semplici. Un lavoro fatto bene deve restituire un ambiente bello, certo,

materiali da scegliere con attenzione. Programmare bene significa evitare scelte affrettate e costruire un progetto più adatto alla casa e a chi la vive.

Michela, a chi è rivolta questa proposta?

Michela: A famiglie, coppie e proprietari di casa di Padova e provincia che hanno un bagno datato, scomodo o non più adatto alla vita quotidiana. Penso a chi vuole sostituire la vasca con una doccia più pratica. A chi ha uno spazio piccolo e vuole sfruttarlo meglio. A chi ha appena acquistato casa e desidera sistemare questo ambiente prima di viverla dav-

Michela: Edilizia PER segue famiglie, proprietari di casa e anche investitori che vogliono valorizzare immobili attraverso interventi mirati. Questa proposta è dedicata soprattutto alle famiglie, perché parla della casa e della vita quotidiana. Però racconta bene il nostro modo di lavorare: capire il bisogno, costruire un percorso chiaro e trovare soluzioni utili. Che si tratti di una casa da vivere o di un immobile da valorizzare, per noi contano metodo, visione e attenzione al risultato.

Filippo, quali errori bisognerebbe evitare quando si rifà un bagno?

Filippo: Che il bagno non va rifatto solo quando diventa un’emergenza. Se è scomodo, poco sicuro, datato o non adatto alla vita di oggi, vale la pena iniziare a parlarne. Anche solo per capire cosa si può fare, con quali tempi e con quale percorso. La novità che presenteremo a breve serve proprio a questo: rendere più semplice l’inizio e aiutare molte famiglie a trasformare un pensiero lasciato in sospeso in un progetto reale. Poi, come sempre, il valore vero resta nel lavoro: progettare bene, organizzare il cantiere e realizzare un ambiente che migliori davvero la vita quotidiana.

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Calcio serie B. Obiettivo raggiunto per i biancoscudati, passati nelle ultime giornate dalla so erenza alla gioia

PADOVA, LA SERIE B È ANCORA TUA: SALVEZZA CONQUISTATA DAL GRUPPO

Salvezza: è lo stato di chi si è messo al sicuro da un grave pericolo. Il gruppo invece è un qualcosa che rappresenta più persone insieme, vicine o collegate tra loro da legami a ettivi o scopi comuni. Parlando di calcio, e unendo questi due concetti, l’equazione dà come risultato il nome del Calcio Padova. La squadra biancoscudata infatti giocherà in Serie B anche nella prossima stagione soprattutto grazie all’alchimia che si è creata tra i suoi calciatori.

“Non mi piacciono i voti, ma posso dire che siamo stati eccezionali. Abbiamo fatto qualcosa di di icile, soprattutto dopo il periodo negativo. Non è semplice invertire la tendenza e noi ci siamo riusciti”, parola del capitano Lorenzo Crisetig, che ha poi aggiunto quanto sia stato fondamentale il gruppo nell’intero percorso. I veneti hanno vissuto un vero e proprio film sulle note di “Una vita spericolata” in questa annata e sono stati bravi a reggere l’urto per poi reagire nel mo-

mento decisivo. Tre fasi rappresentano il percorso biancoscudato. Nella prima, il girone di andata, i risultati sono confortanti: 25 punti ottenuti con la guida di Andreoletti, il Padova è la sorpresa della Serie B, una squadra solida ed equilibrata, capace di vincere su campi come quello di Monza e Catanzaro, e soprattutto di stare sempre in partita. Nonostante il secondo budget più basso della categoria, i biancoscudati vincono lo scetticismo e si dimostrano credibili in un campionato riabbracciato sei anni dopo l’ultima volta.

Dopodiché iniziano le di icoltà. Il Padova cala di rendimento e incombe in una crisi che porta 9 punti in 13 partite. Le 4 sconfitte consecutive, arrivate a marzo contro Avellino, Catanzaro, Venezia e Palermo, portano all’esonero di mister Matteo Andreoletti. È l’ora più buia con la zona play out che si avvicina e con la ferita aperta dell’addio di un allenatore che aveva creato un legame straordinario

con la piazza e con l’ambiente. Il Padova era andato forse oltre le proprie possibilità nella prima fase; poi le di icoltà di una rosa costruita con qualche lacuna sono emerse: i pezzi forti arrivati dal mercato estivo, tra cui Barreca, Ghiglione, Baselli, Papu Gomez e Lasagna, insieme saltano più di 100 partite nell’intero percorso. A essere protagonisti sono gli uomini del gruppo storico, i reduci dalla passata Serie C. In ogni caso per invertire il trend, la società decide di cambiare e di a idarsi alla guida dell’esperto Roberto Breda. Inizia così la rinascita. L’ex Salernitana riesce a portare stabilità emotiva nel gruppo e con grande freddezza non sbaglia i tre scontri diretti che valgono la salvezza. Battute Empoli, Reggiana e Pescara davanti ai propri tifosi in un Euganeo diverso. La nuova Curva Sud, infatti, è stata un fattore che ha indirizzato le sorti della squadra. Tre partite, tre vittorie per 1-0, con tre

gol arrivati dopo il minuto 80 sotto il muro biancoscudato. Un calderone di emozioni che riassume appieno il dna padovano. La so erenza per ottenere il traguardo fa parte del disegno della squadra della città. L’atto finale, con il passaggio dalla paura del rigore, poi sbagliato dal Pescara, fino alla gioia del gol di Pastina all’ultimo minuto, riassume tutto.

Fattore Breda, curva... o gruppo? La vera ricetta di questo traguardo sta nella forza di ragazzi di valore che sono andati addirittura oltre le aspettative. La vecchia guardia ha trascinato i nuovi arrivati e insieme si è scritta la pagina di una salvezza in piena salsa padovana.

• Stefano Parpajola

PADOVA E IL FUTURO: INIZIA PER DAVVERO L’ERA DI ALESSANDRO BANZATO

Dopo aver archiviato la pratica salvezza in Serie B, ora il Padova può a acciarsi al primo vero viaggio con al comando la famiglia Banzato. La stagione 2025/2026 infatti è stata vissuta a metà tra la fine del ciclo di Joseph Oughourlian e l’arrivo in corsa della nuova proprietà. Un mercato estivo, dunque, condizionato da investimenti ridotti e dalle trattative per la vendita del club che si sarebbe concretizzata con l’inizio dell’anno nuovo.

I biancoscudati hanno raggiunto la permanenza in categoria con il secondo valore più basso tra le rose del campionato cadetto. Un dato che dà ancora più valore all’obiettivo raggiunto da Andreoletti prima, e da Breda poi. Durante la sessione di riparazione sono arrivati i primi tre colpi dell’era

Banzato: Caprari, Di Mariano e Giunti, due nomi altisonanti e un giovane di prospettiva. Questo, però, era solo un assaggio di ciò che verrà. Il Padova infatti ripartirà con maggiore ambizione, cercando di costruire una squadra pronta ad alzare il suo livello. Oltre a ciò si lavorerà anche fuori dal campo: la priorità sarà quella del centro sportivo, con il Memo Geremia che potrà diventare una polisportiva polifunzionale. Lo Stadio Euganeo, dopo la nascita della nuova Curva Sud, verrà ancora modernizzato, con il progetto degli sky box in Tribuna Ovest pronto a diventare realtà. Altri punti focali sono rappresentati dal ra orzamento degli organi societari: è possibile l’ingresso di un nuovo direttore generale. Si lavorerà poi sullo sviluppo e sulla crescita del

settore giovanile.

Parlando nuovamente di calcio giocato, il Padova ripartirà da Massimiliano Mirabelli come direttore sportivo: a lui sarà a idata la costruzione della squadra. Da valutare le posizioni dei giocatori in scadenza: Perrotta, Belli e Crisetig in particolare. Mattia Fortin, ceduto al Lens nella passata stagione, lascerà con ogni probabilità. In ballo anche i rinnovi dei prestiti di Harder, Di Maggio e Silva, rispettivamente di proprietà di Fiorentina, Inter e Torino. È ancora da sciogliere ogni riserva su chi sarà l’allenatore. Roberto Breda ha salvato la squadra vincendo quattro partite su sei ma non è ancora certo del suo futuro.

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• (S.P.)
L’esultanza di giocatori e tifosi dopo la vittoria sul Pescara
Alessandro Banzato

Sintoni

Oltre 200 opere al concorso promosso dal Laboratorio Ecourbano Padova

Irazione con l’Istituto Comprensivo Giovanni Valle – liceo artistico di Grafica Audiovisivo e Multimediale – ha promosso un importante concorso fotografico aperto a tutti, con l’obiettivo di incentivare i giovani alla conoscenza del territorio e valorizzare il patrimonio urbano e artistico spesso poco conosciuto.

a cura di

L’ARCELLA RACCONTATA ATTRAVERSO LA FOTOGRAFIA

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fatte di luce, silenzio e presenza umana, costruiscono una narrazione essenziale capace di cogliere l’emozione dell’istante.

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Tema del concorso: “I murales e le ville Liberty della zona Nord di Padova”. L’iniziativa ha riscosso un successo oltre le aspettative: sono infatti arrivate oltre 200 opere fotografiche che verranno ora selezionate da una giuria di esperti. Le sei migliori fotografie saranno premiate ed esposte dal 23 maggio al 5 giugno presso la sede del Laboratorio Ecourbano Padova nella Galleria San Carlo, nel cuore dell’Arcella. Non solo mostra: il progetto prevede anche la realizzazione di una pubblicazione dedicata ai murales e alle ville Liberty dei quartieri nord della città. Il volume, previsto per marzo 2027, accompagnerà cittadini e visitatori in un vero e proprio percorso urbano attraverso luoghi, colori, architetture e storie del territorio.

La mostra ha registrato oltre 500 visitatori tra appassionati di fotografia, cittadini e curiosi, confermando l’interesse crescente verso le attività culturali promosse dal Laboratorio Ecourbano.

Le prossime iniziative confermano la volontà dell’associazione di trasformare la sede della Galleria San Carlo in un vero “negozio delle idee”, uno spazio sempre vivo, attrattivo e partecipato.

Il 5 giugno alle ore 18.30 si terrà l’incontro dal titolo “L’intelligenza artificiale: capire da dove arriva, come funziona e dove sta andando”, con relatore Michele Marchetto, laureato magistrale in informatica, da oltre vent’anni attivo nel settore e autore di diverse pubblicazioni di tecnica e cultura.

La cerimonia di premiazione si svolgerà il 23 maggio presso i giardini accanto alla Torre Gregotti, conosciuti come “Giardini Magnete”. Alcune opere verranno inoltre esposte in speciali cornici progettate dagli studenti del Valle e installate sulle colonne della torre affacciate sul giardino, trasformando lo spazio

atmosfera.

modo superficiale o penalizzante, ma che custodiscono invece un importante patrimonio artistico, umano e culturale. Grande interesse ha suscitato anche la recente mostra fotografica organizzata dal Laboratorio Ecourbano, che ha visto protagonisti tre autori molto apprezzati:

Mauro Minotto, Stefano Casali e Andrea Gallato.

Mauro Minotto rappresenta una delle figure più solide e riconosciute della fotografia

Accanto a lui Stefano Casali, definito da molti “il poeta del silenzio industriale”, ha presentato una ricerca fotografica intensa e identitaria dedicata agli spazi abbandonati e alle architetture dismesse, luoghi che diventano memoria visiva del passato industriale e sociale.

Andrea Gallato ha invece proposto una fotografia più intimista, dove lo scatto diventa ascolto e contemplazione. Le sue immagini,

Azienda Tipografica, da sempre impegnata nel raccontare storie del passato attraverso immagini capaci di emozionare e mantenere viva la memoria collettiva.

La serata sarà accompagnata dalla musica del talentuoso Adriano Antico e si concluderà con un momento conviviale aperto al pubblico. Per informazioni ed essere sempre informati sulle attività del Laboratorio inviare una e mail a : laboratorioecourbano@libero.it oppure web: lepadova.it

Galleria San Carlo - Arcella Padova

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VENETO2 4

L’intervista. Colloquio con il presidente della Regione Alberto Stefani, dal sociale all’abitare, dal welfare ai giovani

“BADANTI CERTIFICATE E 69 MILIONI PER AIUTARE CHI HA I NONNI IN RSA”

“Per assicurare un alloggio a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un piano da 50 milioni di euro per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’o erta dell’edilizia residenziale”

Presidente Alberto Stefani, parliamo di sociale. Registro badanti e assistenti di quartiere, cosa cambia per i cittadini?

Per i cittadini si profila un nuovo sistema di welfare territoriale regionale, che avrà come punto di forza un’organizzazione dell’assistenza domiciliare più professionale e una rete di servizi sempre più integrata. Saranno potenziati gli sportelli oltre che ra orzato il registro dell’assistenza familiare. In parole semplici: abbiamo istituito un nuovo albo per le badanti, che saranno formate e controllate, per dare servizi migliori e consentire alle famiglie di sentirsi più sicure. Da questo registro, poi, attingeremo per identificare gli ‘assistenti domiciliare di vicinato’, ossia un nucleo di operatori qualificati, che saranno condivisi tra più nuclei familiari. In sostanza, avremo badanti più preparate e, per anziani parzialmente autosu icienti, anche figure che possono occuparsi di assistenza e disbrigo di piccole faccende. Il provvedimento che avvia questo nuovo corso destina fondi per finanziare i 33 sportelli degli assistenti familiari gestiti dai Comuni e promuoverne di nuovi in territori, in collaborazione con Veneto Lavoro. Sarà una bella rivoluzione. Ma non tutte le situazioni sono risolvibili a livello domiciliare e molte famiglie sono costrette a misurarsi con i costi delle rette delle RSA. Come si muove la Regione?

La spesa per mantenere un familiare in RSA è un impegno importante per non pochi nuclei familiari. Un contesto complesso come quello attuale, segnato da aumenti dei costi come conseguenza della situazione internazionale, ci impone di dare risposte ai cittadini. Nell’ultimo bilancio di previsione, come Regione abbiamo stanziato 69 milioni di euro per sostenere le famiglie con anziani non autosu icienti, ospiti nelle RSA, e per i caregiver. Si tratta di un finanziamento con risorse proprie che non ha precedenti e va a contribuire a quello che è comunemente chiamato ‘bonus anziani’. Tra il sostegno alla domiciliarità e quello agli anziani in struttura ci stiamo impegnando verso un welfare regionale moderno e sostenibile. E, soprattutto, che non lascia sole le famiglie. State lavorando anche al welfare aziendale, con quale obiettivo?

Per trattenere talenti e manodopera specializzata è necessario fare un passo avanti e creare condizioni di equilibrio tra occupazione e vita. Il lavoro è cambiato, infatti, e con esso gli approcci per sostenerlo. I servizi o erti devono essere sempre più strategici. Sono convinto che la nostra regione può diventare un laboratorio privilegiato perché il 25% delle nostre imprese ha già introdotto politiche a sostegno dei dipendenti; una percentuale superiore alla media nazionale che potrebbe crescere se tutti avessero a disposizione i mezzi per farlo. Come Regione non possiamo obbligare gli imprenditori

a varare o potenziare soluzioni di welfare aziendale, ma possiamo accompagnarli e sostenerli nei percorsi necessari. Attualmente Veneto Welfare è una direzione di Veneto Lavoro; l’intenzione è di renderla autonoma. Sarà non soltanto un ente strumentale dedicato all’erogazione di risorse mirate previste dai fondi europei, ma anche un compagno di strada nelle procedure che consentano di realizzare progetti di welfare come contributi per i trasporti, asili aziendali, buoni acquisto o voucher. La maggior parte del nostro tessuto produttivo è composto da PMI e la metà sembra già interessata. Altro tema caldo è il piano casa, l’abitare resta un’emergenza in tutta la regione, come a rontarla? Quella dell’abitare è una sfida strategica. Per assicurare un alloggi a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un programma per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’offerta dell’edilizia residenziale. Garantendo a giovani, lavoratori e

operatori sanitari, che oggi risultano esclusi dalla graduatorie, di poter trovare una casa a prezzi accettabili. Da subito, come amministrazione regionale, abbiamo messo sul tavolo un piano da 50 milioni di euro. Non solo: pensare alla casa significa dare più futuro al Veneto e, in quest’ottica, abbiamo tenuto in particolare considerazione le necessità degli studenti. In collaborazione con gli Esu regionali, abbiamo scelto di investire su un progetto che entro il 2029 farà raggiungere il numero di 4.819 alloggi per studenti, il 53% in più rispetto alla dotazione del 2025.

Ad oggi si è raggiunto il numero di 3.138. Ne sono previsti per il prossimo triennio ulteriori 1.681. Questo significa che per l’anno accademico 2028/29 l’o erta raggiungerà 2.175 posti a Padova, 1.725 a Venezia, 919 a Verona.

Ha fatto molto discutere la sua proposta sul divieto di cellulare agli under 14, come intende concretizzarla?

Nessuno può negare che i social rappresentino un’opportunità e, contemporaneamente, un pericolo. La cronaca ci fornisce quotidianamente casi di cyberbullismo, violenza, disagio giovanile, patologie che sono conseguenza di troppa esposizione al digitale. Dobbiamo a rontare la realtà di un ambiente ormai frequentato abitualmente da ragazzini di 10, 11 o 12 anni, che non hanno la maturità e la capacità critica per leggere molte storie che vengono postate. E’ inaccettabile che tanti nostri giovani siano esposti a tanti contenuti violenti senza alcun filtro. L’obiettivo che ci siamo proposti è solo di tutelarli, che significa non esporli a situazioni virtuali che possono generare comportamenti non corretti nel mondo reale. L’ultimo disegno di legge che ho firmato da deputato andava in questa direzione. Nei giorni scorsi, l’ho ripresentato in Consiglio regionale. • (R.R.)

“CASA, SERVE UNA SVOLTA: PIÙ TUTELE PER I PROPRIETARI E AFFITTI

Il tema dell’abitare torna con decisione al centro del dibattito politico nazionale e locale. A dare voce a quella che definisce una priorità assoluta per il futuro del Paese è il senatore Antonio De Poli (Udc), che traccia una rotta chiara: la casa non deve essere più considerata un semplice bene privato, ma una risorsa collettiva strategica.

“Garantire il diritto all’abitare significa dare concretezza a un principio riconosciuto dalla nostra Costituzione come fondamentale per una vita dignitosa. Per questo”, spiega con convinzione il Senatore, “ritengo che la casa non sia semplicemente un bene materiale, ma una vera infrastruttura sociale ed economica”. Le proiezioni per il prossimo decennio sono allarmanti: l’Italia necessiterà di circa 700.000 alloggi accessibili. La so erenza maggiore colpisce il ceto medio, quella fascia di popolazione troppo “ricca” per l’edilizia popolare

ma troppo povera per sostenere il mercato libero. De Poli guarda con favore alle mosse dell’Esecutivo, ma chiede un cambio di passo strutturale: “Accolgo positivamente l’annuncio del Governo e della Regione Veneto sul Piano Casa per la realizzazione di 100.000 nuovi alloggi nei prossimi dieci anni. Ma sono convinto che, per essere davvero e icace, questo intervento debba essere accompagnato da riforme strutturali sul mercato delle locazioni”. Il nodo centrale è il paradosso degli 8,5 milioni di immobili vuoti. Perché restano sfitti? La risposta risiede nell’insicurezza giuridica. “Secondo il Censis, l’82% dei proprietari non a itta per paura di non riuscire a rientrare in possesso dell’immobile in caso di morosità. È qui che bisogna intervenire”, incalza il parlamentare. Per scardinare questa situazione, De Poli ha messo sul tavolo tre proposte legislative concrete. La prima riguarda il DDL 774 sulla riforma

L’ASSESSORE GEROSA: “PNRR IN VENETO: MISURA 6 SANITÀ, IL TRAGUARDO DEL 30 GIUGNO È VICINO, TEMPI RISPETTATI”

La Misura 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la sanità in Veneto è ormai sulla via del completamento, con l’obiettivo di essere pienamente operativa entro il 30 giugno 2026. A confermarlo è l’Assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, che ha recentemente ricevuto un aggiornamento sullo stato dei lavori da parte dei tecnici coinvolti nella realizzazione del progetto.

“Il rush finale verso la scadenza del 30 giugno sta dando risultati decisamente positivi, superando

le previsioni più ottimistiche,” ha dichiarato Gerosa. “Grazie a un intenso lavoro di squadra tra la Regione e le Aziende Sanitarie, siamo in grado di rispettare i tempi e completare la Misura 6 sanitaria, fondamentale per il potenziamento del sistema sanitario veneto”.

Il programma, che coinvolge numerose iniziative in tutta la regione, ha già registrato progressi significativi, come ha sottolineato l’assessore:

“Abbiamo visto dei dati molto positivi in quasi tutte le voci della Misura 6, con risultati che

rispecchiano gli impegni assunti dalla Giunta regionale, come il ra orzamento dei servizi territoriali, il miglioramento della connessione tra ospedale e territorio, e il sostegno alle categorie vulnerabili, inclusi i giovani”.

A livello operativo, la Regione Veneto ha completato la costruzione di 73 Case di Comunità e, a giugno, saranno attive ben 101 strutture, superando così l’obiettivo di 91 stabilito dal PNRR. Anche i lavori per gli Ospedali di Comunità sono in fase avanzata, con 29 strutture già completate, a fronte delle 30

degli sfratti: l’obiettivo è dimezzare i tempi di esecuzione (da 6 a 3 mesi) e concludere l’esecuzione forzata entro 4 mesi, prevedendo sanzioni per ogni giorno di ritardo. “Serve dare ai proprietari tempi certi, contrastare gli abusi e riportare sul mercato migliaia di immobili oggi inutilizzati”. Parallelamente, il DDL 828 punta a reintrodurre la cedolare secca al 21% sugli immobili commerciali per “contrastare la desertificazione delle nostre città e ridare vitalità ai centri storici”, mentre il DDL 775 mira a fare chiarezza sulla cedolare al 10%, legandola alla destinazione dell’immobile e non alla natura del contraente.

“La casa torni al centro della politica”, conclude De Poli. “Le politiche abitative richiedono visione e coraggio riformatore. Con queste proposte vogliamo o rire un contributo concreto: rimettere la casa al centro significa rimettere al centro le persone”.

previste. “Siamo sulla buona strada per completare il programma entro la fine di giugno, con una rete sanitaria più forte e preparata per a rontare le sfide future,” ha concluso Gerosa.

Antonio De Poli, senatore Udc
L’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa

Istruzione. Enaip Veneto da anni è pronto al cambiamento con un modello che anticipa nei fatti ciò che la legge ora codifica

LA FILIERA “4+2” RIDISEGNA LA SCUOLA TECNICO-PROFESSIONALE ITALIANA

C’ è una data che segna una discontinuità nella storia recente dell’istruzione italiana: settembre 2025. Da quell’anno scolastico, la filiera tecnologico-professionale cessa di essere un cantiere sperimentale e diventa parte integrante dell’ordinamento nazionale. Non più un progetto pilota riservato a istituti selezionati, ma un canale formativo strutturale disponibile in ogni scuola tecnica e professionale del paese. È la riforma comunemente identificata con la formula “4+2”, promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il nome sintetizza l’architettura del modello: quattro anni di percorso negli istituti tecnici e professionali, al termine dei quali lo studente consegue il diploma professionale, seguiti da due anni opzionali di specializzazione presso gli ITS Academy. Un percorso complessivo di sei anni pensato come un continuum coerente tra scuola, impresa e alta formazione tecnica.

Nel panorama della formazione professionale veneta, ENAIP Veneto occupa una posizione di primo piano. Ente accreditato dalla Regione Veneto, presente dal 1951 — quest’anno ricorre il 75° anniversario dalla fondazione — opera oggi attraverso 18 scuole di formazione professionale distribuite in tutte le province regionali. Ciò che rende la storia di ENAIP particolarmente rilevante nel contesto della riforma è che il modello ora codificato dalla legge — formazione quadriennale, coinvolgimento diretto delle imprese, alternanza strutturale tra aula e contesto lavorativo — è nei suoi tratti essenziali il modello che ENAIP pratica da anni nei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Questi si articolano in un triennio, al termine del quale lo studente consegue la qualifica professionale di 3° livello EQF riconosciuta in Italia e in Europa, e in un quarto anno che porta al diploma professionale di Tecnico

di 4° livello EQF. Con la riforma a regime, questo diploma consente l’accesso diretto alle ITS Academy, replicando la sequenza logica che la riforma intende generalizzare all’intero sistema.

L’offerta di ENAIP Veneto copre nove settori professionali: amministrazione, automotive, benessere, elettrico, informatico, meccanico, ristorazione, turismo e vendite. Per ciascun settore sono disponibili percorsi triennali per la qualifica

e percorsi di quarto anno per il diploma professionale. Enaip con l’approvazione della Regione Veneto ha avviato 27 corsi di 4 anni di Diploma Professionale di Tecnico per l’anno in corso, distribuiti tra tutte le province e attivati nelle sedi dell’ente. In sperimentazione della filiera 4+2 attualmente ha un secondo anno partito nel 2024/2025, 9 primi anni avviati nel 2025/2026 e prevede di avviare tra i 15 e i 22 corsi con questo modello.

Con l’entrata a regime della riforma, le scuole di formazione professionale accreditate — come quelle della rete ENAIP — non sono soggetti marginali rispetto alla filiera, ma ne costituiscono un nodo strategico. La legge prevede esplicitamente la possibilità per le regioni di integrare i percorsi IeFP nell’architettura della nuova filiera. Ad aprile 2026 i dati della fase sperimentale restituiscono un quadro in rapida espansione: le scuole aderenti sono passate da 180 a 396 in un solo anno (+120%), i percorsi attivati da 225 a 628 (+210%). Il Ministero ha stanziato 105 milioni di euro per i campus formativi. Per il Veneto, che ha fatto della formazione professionale tecnica duale un elemento identitario del proprio sistema produttivo, questi investimenti rappresentano un’opportunità concreta di valorizzare un patrimonio costruito da soggetti come ENAIP, che hanno anticipato nella pratica quotidiana ciò che la riforma ora eleva a modello nazionale

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Segue

Modello

veneto: funziona

Il clima si è fatto se possibile ancora più rovente quando il dibattito ha toccato l’autonomia, il vessillo storico della giunta. Il Presidente Alberto Stefani ha rivendicato con orgoglio il percorso intrapreso, definendo l’autonomia come una “moltiplicazione di libertà” che porterà risposte rapide e concrete ai territori. Una visione che però è stata attaccata da due lati opposti. Davide Lovat, per Resistere Veneto, ha gelato l’entusiasmo della maggioranza parlando di un “vicolo cieco a zero risorse”, una scatola vuota che lascerebbe

davvero? E’ scontro in Consiglio Regionale

il Veneto ancora schiavo della burocrazia romana. Dall’altra parte, le minoranze di centrosinistra hanno ammonito sui rischi di una frammentazione dei diritti essenziali, paventando un Veneto a due velocità dove chi vive nelle valli bellunesi o nel Polesine rischia di diventare un cittadino di serie B. Non meno acceso è stato il confronto sulla sicurezza e il welfare. Stefano Valdegamberi ha lanciato una provocazione che ha fatto saltare sulla sedia diversi consiglieri, proponendo di responsabilizzare i genitori

per i reati dei figli minorenni, arrivando a ipotizzare la revoca dei benefici regionali per le famiglie inadempienti. “Il welfare non può finanziare chi non educa”, ha tuonato in aula. La risposta è arrivata immediata dalle opposizioni, che hanno definito la proposta “punitiva e miope”, sostenendo che il disagio sociale si cura con gli educatori di strada e i centri di aggregazione, non togliendo il pane di bocca a chi è già in di icoltà. A chiudere il cerchio delle tensioni è intervenuta Elisa De Berti, che ha riportato l’attenzione

sulla gestione delle case popolari. Con un tono che non ammette repliche, ha ribadito la linea dura della Giunta: “La legalità non è un optional. Chi occupa abusivamente deve sapere che il Veneto non è terra di nessuno. Le case ERP vanno a chi rispetta le regole e sta in graduatoria, punto”. Un botta e risposta infinito che dimostra come, anche senza il bilancio da votare, la politica veneta del 2026 sia tutt’altro che una palude stanziale, ma un fiume in piena pronto a esondare a ogni seduta.

L’intervista. L’assessore regionale allo sviluppo economico Massimo Bitonci sui prossimi provvedimenti

LA SFIDA DELL’AUTONOMIA ENERGETICA

E IL PATTO TRA IMPRESE E UNIVERSITÀ

Abbiamo incontrato l’assessore regionale allo sviluppo economico, Massimo Bitonci per approfondire la strategia della Regione Veneto per la sicurezza energetica. Il bilancio di previsione 2026 sembra tracciare una rotta molto definita: in che modo sosterrete la crescita attraverso l’energia e l’innovazione? Il bilancio 2026 è guidato da una linea chiarissima: sostenere il sistema produttivo veneto attraverso l’innovazione, l’energia, l’accesso al credito e la valorizzazione dell’imprenditorialità. Lo facciamo con strumenti concreti e risorse mirate. Abbiamo approvato il bilancio e i relativi collegati includendo una serie di misure, tra cui un ordine del giorno della maggioranza nato da un mio suggerimento, che indica con precisione il nostro progetto energetico. Il punto focale sono le concessioni idroelettriche, sia le grandi che le medie derivazioni, che scadranno nel 2029. Da decenni queste concessioni sono condotte direttamente da ENEL, che ne gestisce il 70% in Veneto.

Una situazione cdiversa rispetto ad altre realtà. Qual è l’iniziativa che state lanciando insieme al Friuli

Venezia Giulia?

Esatto, la nostra situazione è di erente da quella delle province autonome. In Trentino-Alto Adige, ad esempio, la società Dolomiti Energia è interamente di proprietà pubblica dei comuni di Trento, Rovereto e della Provincia. Per questo, insieme al Friuli Venezia Giulia, stiamo lanciando un’iniziativa per arrivare pronti al 2029 con l’obiettivo di lavorare sulla vera autonomia energetica del Veneto. Vogliamo che queste concessioni vadano “in house”, a idate a una realtà partecipata dalla Regione e dalla Provincia di Belluno, dove si trovano fisicamente gli impianti. Quali saranno i vantaggi per il territorio?

Siamo fortemente convinti, e i numeri di altre realtà lo confermano, che l’idroelettrico garantisca una forte marginalità. Vogliamo che queste risorse rimangano a casa nostra, ai veneti e alle aziende venete. Gestire internamente significa poter ribaltare il vantaggio economico

prodotto sul territorio direttamente alla Provincia di Belluno, alla Regione, alle imprese e ai cittadini. Il percorso è lungo, ma vogliamo essere prontissimi per la scadenza del 2029.

Restando sul fronte energetico, stiamo vivendo un momento drammatico. Quanto è importante, in questa fase, investire sulle energie rinnovabili? È fondamentale. Attualmente il Veneto produce 1,7 gigawatt da fonti rinnovabili, ma l’obiettivo che l’Europa ci pone per il 2030 è di 5,8 gigawatt. È un percorso complesso, ma stiamo per approvare in giunta una delibera sulle “zone idonee” e sulle “zone di accelerazione”. L’idea è la massima semplificazione: togliamo burocrazia per l’installazione di pannelli fotovoltaici nelle zone dove il consumo di suolo è zero, come aree industriali, autostradali e cave. In questi luoghi la Regione si farà carico della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), eliminando la necessità della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per i singoli interventi. È una spinta fortissima alla realizzazione

di impianti rinnovabili su capannoni e insediamenti produttivi esistenti. Passiamo all’innovazione: nel 2026 sono previsti circa 760.000 euro complessivi per sostenere il sistema regionale?

In realtà le risorse sono anche maggiori. Bisogna capire che la Regione Veneto, non applicando l’addizionale regionale, utilizza prevalentemente i fondi di coesione per gli incentivi alle imprese e per il sociale. Recentemente abbiamo approvato un bando da 3 milioni di euro per le startup innovative, lavorando insieme ai rettori delle università venete e dello IUAV. Abbiamo fatto una scelta precisa: dare

priorità alle aziende che assumono o impiegano ricercatori, stagisti universitari e neolaureati. Vogliamo incentivare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa, spingendo a inché i ragazzi possano fare stage qualificati. Questo approccio riguarda anche altri settori, come l’imprenditoria femminile?

Certamente. Abbiamo confermato il bando per l’imprenditoria femminile anche per quest’anno, con altri 3 milioni di euro. Solitamente era una misura alternata ogni due anni, ma ho voluto fortemente rifinanziarla perché, a fronte di un aumento generale delle partite IVA in Veneto, il settore femminile ha registrato un lieve calo. Dobbiamo incentivare i settori più deboli per contribuire alla parità di opportunità. Complessivamente, tra startup innovative e attrazione degli investimenti, abbiamo messo in campo quasi 50 milioni di euro, senza contare gli strumenti finanziari di Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione a favore delle nostre imprese.

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ULa città scaligera protagonista della Wings for Life World Run

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globale a sostegno della ricerca sulle lesioni del midollo spinale. In contemporanea mondiale, alle 13.00, centinaia di migliaia di partecipanti si sono messi in movimento in diversi Paesi, uniti dall’obiettivo comune di contribuire al progresso scientifico.

DESPAR NORD IN CORSA A VERONA CON OLTRE 2.000 COLLEGHE E COLLEGHI

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Tra le città italiane protagoniste dell’edizione 2026, Verona è stata l’unica tappa veneta, a iancando altre App Run u iciali come Roma, Milano, Palermo e Aosta. All’evento veronese hanno preso parte moltissime persone tra runner, camminatori e partecipanti in sedia a rotelle, in un contesto caratterizzato da inclusione e partecipazione di usa.

A segnare in modo particolare l’appuntamento veronese è stata

della solidarietà”?

Anche quest’anno abbiamo scelto con entusiasmo di rinnovare questo impegno, coinvolgendo ancora una volta le nostre quasi 10.000 persone e sostenendo interamente il costo della loro iscrizione. La straordinaria adesione dei nostri collaboratori e delle nostre collaboratrici è il segno concreto del forte senso di responsabilità, appartenenza e comunità che ci unisce. Correre o camminare insieme, in contemporanea con il resto del mondo, per chi non può farlo, rappresenta per noi molto più di una partecipazione sportiva: è un gesto semplice, ma dal significato

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Spinale dell’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento, a testimonianza del legame tra la manifestazione e la ricerca medico-scientifica.

La particolarità della corsa è il suo format: non esiste un tra-

guardo fisso, ma una “Catcher Car” virtuale che parte trenta minuti dopo il via e raggiunge progressivamente i partecipanti, segnando la conclusione della prova per ciascuno.

delle persone e lo spirito di squadra siano elementi fondamentali del nostro modo di fare impresa. Iniziative come la Wings for Life World Run ci permettono di trasformare questi valori in un’esperienza concreta e condivisa, creando occasioni autentiche di incontro, conoscenza e relazione tra migliaia di colleghi e colleghe provenienti da territori diversi. Ritrovarsi insieme per una causa così importante rafforza il senso di appartenenza e ci ricorda che, anche attraverso piccoli gesti, possiamo contribuire a qualcosa di più grande. Sono momenti che consolidano il legame tra le persone e danno ancora più valore al

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Con i nostri progetti CSR vogliamo essere concretamente vicini alle comunità dei territori in cui operiamo, generando valore non solo economico, ma anche sociale. Questa iniziativa ci consente di sostenere la ricerca scientifica e, allo stesso tempo, di coinvolgere attivamente le nostre persone in un’esperienza che traduce in azione valori come partecipazione, collaborazione, inclusione e solidarietà. Per noi fare impresa significa anche questo: mettere al centro le persone, promuovere il loro benessere e contribuire, insieme, a costruire un impatto positivo e duraturo sulle comunità.

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rifacimento dei sedili al restauro dei veicoli d’epoca, dalla capote al volante in pelle: quando il lavoro artigianale incontra la precisione tecnica, ogni portiera

dell’automobile dove gli interni non sono solo una componente funzionale ma lo spazio in cui si trascorre ogni giorno il tempo del viaggio, quello breve della commissione sotto casa e quello lungo dell’autostrada. È su questo equilibrio tra estetica, comfort e tecnica che si fonda il lavoro di MG Autotappezzeria, realtà con sede ad Albignasego nata nei primi anni Ottanta e cresciuta nel tempo seguendo una linea precisa: offrire lavorazioni di qualità capaci di restituire valore a ogni veicolo, dal più recente al mezzo storico, con la stessa attenzione e la stessa

Il cuore dell’attività è la tappezzeria per auto, con interventi che spaziano dalla riparazione dei sedili al rifacimento completo degli interni. Pelle, tessuti tecnici, alcantara: ogni materiale viene lavorato con tecniche specifi che, rispettando le caratteristi-

Un capitolo importante riguarda il restauro dei veicoli d’epoca, ambito in cui l’attenzione al dettaglio smette di essere un valore aggiunto e diventa condizione necessaria. Riprodurre fedelmente materiali e finiture originali signifi ca preservare il valore storico dell’auto, mantenendone autenticità e coerenza con quello che era quando è uscita di fabbrica. È un lavoro che richiede tempo, esperienza e una sensibilità particolare verso il mezzo, quella capacità di leggere un’auto come un documento e di intervenire su di essa senza tradirne la natura. L’attività si estende anche alle selle per moto e scooter, adattando le lavorazioni alle diverse esigenze di comfort e design di chi viaggia su due ruote, in una versatilità che conferma la capacità dell’azienda di operare su ambiti diversi mantenendo sempre lo stesso livello qualitativo.

Alla base di ogni intervento c’è un approccio che non cambia mai: ascoltare il cliente, comprendere le esigenze e proporre soluzioni coerenti con quello che si vuole ottenere. Che si tratti di una semplice riparazione o di una personalizzazione completa, il lavoro viene costruito su misura, con l’obiettivo di un risultato duraturo. In un settore dove spesso prevale la standardizzazione, MG Autotappezzeria continua a valorizzare il lavoro artigianale integrandolo con tecniche moderne e ma-

re, fino a diventare istinto.

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Psoriasi nei bambini a Padova

Nel bambino la psoriasi non è soltanto una malattia della pelle. È una patologia infiammatoria cronica che può incidere profondamente sulla crescita, sul benessere psicologico e sulla qualità della vita quotidiana. Proprio da questa consapevolezza nasce l’approccio adottato all’Azienda Ospedale-Università di Padova, dove la presa in carico dei piccoli pazienti si fonda su diagnosi precoce, terapie mirate e un lavoro di squadra tra specialisti. Nel video divulgativo realizzato dalla struttura di Dermatologia Pediatrica, la professoressa Anna Belloni Fortina spiega come la psoriasi infantile presenti caratteristiche diverse rispetto a quella dell’adulto. Le manifestazioni cutanee possono essere meno tipiche, con lesioni talvolta più sottili, meno desquamanti e distribuite in aree differenti del corpo. Questo rende la diagnosi più complessa e richiede competenze specifiche per evitare ritardi nell’individuazione della malattia. Proprio la diagnosi precoce rappresenta uno degli elementi chiave. Intervenire tempestivamente permette non solo di controllare i sintomi, ma anche di ridurre il rischio di evoluzione verso forme più severe o di sviluppare patologie associate. La psoriasi, infatti, non è una condizione isolata: può essere collegata ad altre problematiche, anche sistemiche, che richiedono un monitoraggio attento nel tempo. Accanto agli aspetti clinici, emerge con forza il tema dell’impatto psicologico. Prurito, arrossamenti e lesioni visibili possono generare disagio, influenzare l’autostima e creare difficoltà nei rapporti con i coetanei. Nei bambini e negli adolescenti questo peso può tradursi in isolamento, insicurezza e sofferenza emotiva. Per questo la presa in carico non può limitarsi alla terapia dermatologica, ma deve includere una visione globale del paziente. È qui che entra in gioco l’approccio multidisciplinare adottato a Padova. Dermatologi, pediatri, ma anche

altri specialisti collaborano per costruire percorsi personalizzati, in grado di rispondere alle diverse esigenze dei pazienti. L’obiettivo è offrire un’assistenza completa, che tenga insieme cura della malattia, prevenzione delle complicanze e attenzione alla qualità della vita. Sul fronte terapeutico, negli ultimi anni si sono registrati importanti progressi. Accanto ai trattamenti topici e sistemici tradizionali, oggi sono disponibili terapie innovative, inclusi farmaci biologici, che consentono di intervenire in modo mirato sui meccanismi dell’infiammazione. Questo permette di ottenere risultati più efficaci e duraturi, con un miglior controllo della malattia anche nei casi più complessi. La scelta del trattamento viene sempre calibrata sul singolo paziente, tenendo conto dell’età, della gravità della patologia e dell’impatto sulla vita quotidiana. L’obiettivo non è solo la remissione delle lesioni cutanee, ma anche la riduzione dei sintomi e il miglioramento del benessere complessivo del bambino. Un ruolo fondamentale è svolto anche dalla famiglia. Genitori informati e coinvolti diventano parte integrante del percorso di cura: saper riconoscere segnali della malattia, seguire correttamente le terapie e mantenere un dialogo costante con i medici contribuisce in modo decisivo al successo del trattamento. L’educazione terapeutica diventa quindi uno strumento essenziale per affrontare la patologia nel lungo periodo. Il messaggio che arriva dalla Dermatologia Pediatrica padovana è chiaro: la psoriasi nei bambini si può gestire in modo efficace, ma è necessario un approccio integrato, precoce e personalizzato. Non basta intervenire sulla pelle, bisogna prendersi cura del bambino nella sua interezza, accompagnandolo in un percorso che unisce competenza clinica, innovazione terapeutica e attenzione alla dimensione umana.

Bigon

Padova Sud, impiantate lenti telescopiche intraoculari per pazienti ipovedenti

Importante traguardo per l’Oculistica degli Ospedali Riuniti Padova Sud: due pazienti ipovedenti, affetti da maculopatia avanzata, hanno ricevuto con successo l’impianto di lenti telescopiche intraoculari con sistema galileiano, una procedura altamente specializzata che consente di migliorare la visione centrale attraverso un ingrandimento selettivo dell’immagine su aree retiniche ancora funzionanti.

“Si tratta di un intervento complesso, già sperimentato lo scorso anno, disponibile in pochi centri a livello regionale”, spiega il dr. Giuseppe Lo Giudice, direttore dell’UOC Oculistica, che ha effettuato gli impianti. “Nei pazienti selezionati correttamente, può comportare un significativo miglioramento della qualità della vita, ma è fondamentale avere aspettative realistiche”.

L’accesso alla procedura è limitato a pazienti con maculopatia avanzata stabile e aree retiniche periferiche funzionanti, mentre sono esclusi coloro con precedenti interventi di cataratta, patologie retiniche diffuse o altre condizioni oculari

che compromettano la visione. Parte integrante del percorso è una riabilitazione visiva strutturata, indispensabile per il successo dell’intervento.

L’introduzione della chirurgia telescopica si inserisce in un contesto di crescente specializzazione e attività dell’UOC di Schiavonia: dal 2022 al 2026 gli interventi di cataratta sono passati da circa 2.300 a oltre 4.100 annui (+60%), mentre la chirurgia vitreoretinica è cresciuta da 50 a oltre 350 interventi (+400%).

Le procedure complesse, tra cui retina, glaucoma e cornea, hanno registrato un aumento superiore a sette volte.

“Il dato significativo non è solo la quantità di interventi, ma la complessità dei casi trattati e la capacità di offrire prestazioni altamente specialistiche”, conclude il dr. Lo Giudice. L’impianto di lenti telescopiche rappresenta un ulteriore passo avanti per la gestione di pazienti con grave compromissione visiva, contribuendo al consolidamento del centro come punto di riferimento regionale per la chirurgia oculare avanzata.

Antonino Calabrò Medico LILT Padova
Giulia Torni Tecnico LILT Padova

Padova, impiantato il catetere più sottile al mondo: svolta contro le aritmie

Un passo avanti concreto nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa arriva da Padova, dove l’Azienda Ospedale-Università ha impiantato con successo il più sottile elettrocatetere da defibrillazione transvenoso oggi disponibile. Un dispositivo di ultima generazione, utilizzato in pochissimi centri al mondo, con un diametro di appena 1,5 millimetri, capace di aprire nuove prospettive

nella gestione delle aritmie più pericolose.

Per capire la portata dell’innovazione, è utile chiarire cos’è un elettrocatetere da defibrillazione transvenoso. Si tratta di un sottile filo conduttore collegato a un defibrillatore cardiaco impiantabile (ICD), inserito attraverso una vena fino al cuore, dove viene posizionato generalmente nel ventricolo destro. Il suo compito è duplice: da

un lato monitora continuamente il ritmo cardiaco, dall’altro interviene quando necessario, trasmettendo impulsi o scariche elettriche per interrompere aritmie potenzialmente letali.

Via T. Minio 42/A PADOVA 049 616866 info@centrosstrinita.it www.centrosstrinita.it

In questo contesto, la riduzione delle dimensioni rappresenta un elemento decisivo. I cateteri tradizionali, più grandi, possono infatti aumentare il rischio di complicanze legate al sistema venoso o alle strutture cardiache. Il nuovo dispositivo, grazie al diametro ultraridotto e a una struttura progettata per garantire resistenza e durata nel tempo, consente un approccio meno invasivo e più sicuro, soprattutto nei pazienti giovani o con vasi di piccolo calibro. L’intervento eseguito a Padova si inserisce in un percorso di innovazione che punta a rendere sempre più personalizzati i trattamenti cardiologici. La possibilità di utilizzare

elettrocateteri più sottili e affidabili riduce infatti il rischio di complicanze e la necessità di reinterventi, migliorando la qualità della vita dei pazienti e ampliando le indicazioni anche a categorie finora più difficili da trattare, come i pazienti pediatrici.

Si tratta di un risultato che conferma il ruolo della sanità veneta e

dell’ospedale padovano tra i centri di riferimento a livello nazionale e internazionale nella cardiologia interventistica. Un traguardo che non è solo tecnologico, ma clinico: perché ogni millimetro in meno può tradursi in maggiore sicurezza, meno invasività e più possibilità di cura.

Cittadella, operata a 88 anni: nove ore in sala e torna a casa

A88 anni affrontare un intervento maggiore al fegato per un tumore delle vie biliari è una sfida che fino a pochi anni fa sarebbe stata considerata proibitiva. Oggi, invece, grazie all’evoluzione della chirurgia e a un approccio sempre più personalizzato, anche casi ad altissima complessità possono trovare una risposta. È quanto accaduto all’ospedale di Cittadella, dove Rosa – nome di fantasia – è stata sottoposta a un intervento durato nove ore ed è tornata a casa dopo venti giorni di ricovero. Tutto inizia con un segnale evidente: l’ittero. Prima gli occhi, poi la pelle che si colora di giallo. Il figlio, medico, la accompagna in ospedale. Gli accertamenti rivelano un tumore delle vie biliari già avanzato, con una parte importante del fegato compromessa. Una diagnosi difficile, resa ancora più delicata dall’età della paziente. Eppure Rosa è lucida, determinata, pronta a capire e a scegliere.

Il caso viene valutato da un’équipe multidisciplinare che coinvolge chirurghi, radiologi e anestesisti. Il primo passo è preparatorio: viene posizionato un drenaggio biliare per ridurre l’ittero e consentire al fegato sano di recuperare funzionalità. Una fase delicata, che si rivela decisiva. Solo dopo questo passaggio si apre la possibilità dell’intervento. La scelta non è scontata. L’età, i rischi, la complessità tecnica impongono valutazioni approfondite. Alla fine si decide di procedere con un’epatectomia destra allargata al lobo caudato, con ricostruzione vascolare: un intervento altamente impegnativo, sia dal punto di vista chirurgico sia per l’impatto sull’organismo. Secondo il direttore della Chirurgia, si tratta di un caso di elevata complessità, raro anche nella letteratura scientifica per pazienti di questa età. Tuttavia, l’evo-

luzione della medicina consente oggi di superare limiti che un tempo erano considerati invalicabili, a condizione che ogni passaggio sia attentamente pianificato: dalla tempistica alla tecnica, dalla gestione anestesiologica alla riabilitazione precoce.

Il decorso post-operatorio conferma la bontà del percorso. Rosa recupera progressivamente e, dopo venti giorni, viene dimessa. Prima di lasciare l’ospedale, si rivolge al personale con parole semplici ma significative: per lei, in quel periodo, i medici e gli operatori sono stati una famiglia.

Una storia che racconta non solo un successo clinico, ma anche il cambiamento della chirurgia di fronte a una popolazione che invecchia e chiede risposte sempre più avanzate, senza rinunciare alla qualità della cura e alla dignità della persona.

Paola Bigon

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