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di Padova
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SETTEMBRE 2026
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Provincia di Padova, Daniele Canella è il nuovo presidente: “Ecco le mie priorità”
Siccità record, Energia, il Veneto sfida il monopolio Elisa Venturini: e punta sullesfida “La multiutility dei prossimi del territorio anni è la prevenzione”
Case della Comunità, dopo le opere parte la campagna di comunicazione
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La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
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n Veneto si respira un clima politico singolare, lontano dai toni esasperati dello scontro ideologico. Tra Palazzo Balbi e i banchi dell’opposizione guidata da Giovanni Manildo si è consolidato un feeling istituzionale così palese da spingere gli osservatori, fin dalla campagna elettorale, a coniare la crasi “Stefanildo”. Una definizione nata per sottolineare non solo lo stile felpato e dialogante dei due protagonisti, ma anche una marcata sovrapposizione nei programmi e nella visione del territorio. Le prime conferme di questa sintonia non si sono fatte attendere. Sul terreno dei diritti e delle risposte sociali, maggioranza e opposizione hanno trovato convergenze significative, concretizzate in provvedimenti dal forte impatto etico e comunitario come la legge sui caregiver e il delicato dossier sul fine vita. Un’intesa culminata nell’ormai celebre “patto dell’acciuga”, l’incontro informale tra il presidente della Giunta Alberto Stefani e il leader dell’opposizione Manildo. Un vertice a tavola che ha formalizzato la volontà di superare i muri contrapposti per costruire percorsi legislativi condivisi.
SCUOLE, DOPPIA SFIDA: INVERNO DEMOGRAFICO E SPINTA ALL’INNOVAZIONE PADOVA GUARDA CON PREOCCUPAZIONE AGLI ACCOPARMENTI DEGLI ISTITUTI servizi alle pag. 4-5
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uanto successo tra gli scanni del Consiglio regionale del Veneto travalica i confini della regione. L’approvazione del provvedimento sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito ha rotto la barriera dei posizionamenti ideologici predefiniti. Il voto a maggioranza trasversale ha stabilito un principio di realtà: la regolamentazione di tempi, verifiche ed erogazioni per chi si trova in condizioni di sofferenza irreversibile non è una concessione etica, ma un dovere organizzativo delle strutture pubbliche.
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FACCIAMO IL PUNTO
di Padova
OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE
STADIO EUGANEO, DUE PALAZZETTI SOTTO LA CURVA SUD
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ue palazzetti dello sport sotto la curva Sud dello stadio Euganeo: uno dedicato al basket, con 1.100 posti, e uno polivalente da 950 spettatori. La giunta comunale ha approvato il progetto esecutivo per completare gli spazi ricavati sotto le tribune, dove sono state realizzate soltanto le strutture portanti. L’investimento complessivo è di sei milioni di euro: 4,5 milioni per i lavori e 1,5 milioni per Iva, collaudi e altre spese. L’affidamento passerà attraverso una gara europea. I due impianti saranno indipendenti e dotati di spogliatoi per atleti e arbitri, servizi, sala antidoping e magazzini. Quello sul lato est sarà riservato alla pallacanestro; l’altro potrà ospitare calcio a cinque e pallavolo, ampliando le possibilità per società e associazioni sportive. “Noi qui avremo due strutture che a Padova mancano”, sottolinea l’assessore allo Sport Diego Bonavina. Il nodo è la disponibilità di impianti di dimensioni intermedie: accanto alla Kioene Arena e al Palantenore, destinato alla pallavolo, l’offerta cittadina comprende poche strutture da 300 o 400 posti. Una dotazione che, secondo l’assessore, non basta a soddisfare la domanda. Il progetto punta a dare una casa al basket e nuovi spazi alle altre discipline. Bonavina richiama la presenza di realtà di vertice nel calcio a cinque, la crescita del movimento femminile e l’interesse di squadre di pallavolo a giocare in città. “Credo che bisogna mettere a disposizione le strutture prima di tutto e poi si può costruire un futuro”. Particolare attenzione è riservata ai consumi, con riscaldamento a pavimento e impianti di climatizzazione ad alta efficienza. L’obiettivo è contenere le spese di gestione sostenute dalle associazioni, che si riflettono anche sulle quote delle famiglie. L’intervento, sottolinea Bonavina, non comporta consumo di suolo, neppure per i parcheggi. Il quadro economico comprende tutte le dotazioni necessarie al funzionamento: “Consegneremo alla città due palazzetti completamente finiti”, assicura l’assessore. • Sara Busato
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• Nicola Stievano Segue da pag. 1
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Uno sarà dedicato al basket con 1.110 posti, l’altro polivalente da 950 spettatori
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isalendo l’Adige, il Trentino procede invece con un’andatura diversa. Il disegno di legge giace nelle commissioni consiliari della Provincia Autonoma, frenato dalla volontà di non rincorrere l’attivismo normativo e dal tentativo di spostare il baricentro dell’attenzione sul potenziamento della rete di cure palliative. Si delineano così due approcci territoriali speculari al medesimo problema: da un lato l’inquadramento della sentenza della Corte Costituzionale sul fine vita entro un percorso amministrativo con scadenze definite per l’A zienda Sanitaria; dall’altro una cautela che preferisce attendere l’eventuale intervento del Parlamento, non fa venire meno il rischio di lasciare i cittadini e i comitati etici locali in una zona d’ombra procedurale. Questa differenza riflette una discussione pubblica che non può più essere liquidata come esercizio teorico o scontro di appartenenza. Le scelte sulla fase finale dell’esistenza appartengono alla sfera intima della persona, ma travalicano il singolo nel momento in cui investono i familiari, la responsabilità dei medici e si riverberano nella comunità. Quando il corpo sociale evita di affrontare l’argomento per timore di dividersi, delega la soluzione del dolore alla solitudine delle famiglie o alle aule dei tribunali. Il percorso però è tutt’altro che semplice e scontato.
Il merito dell’esperienza veneta, pur nella diversità delle posizioni e nelle contrapposizioni ideologiche, sta nell’aver separato la giurisdizione morale da quella gestionale. Regolamentare la procedura medica non significa incentivare una scelta, né svalutare l’importanza dell’affiancamento assistenziale o della terapia del dolore; significa prendere atto che la dignità individuale richiede certezze operative quando la vita impone decisioni definitive. La politica locale, forte dell’autonomia istituzionale di cui dispone a Venezia come a Trento, ha il compito di fornire regole trasparenti anziché risposte evasive. Dal canto suo, invece, la chiesa reclama il pieno rispetto per la vita, in ogni sua fase e condizione, ma qui entriamo in un altro ambito. Affrontare la questione con strumenti normativi chiari non è una resa culturale, ma un atto di responsabilità civile. Il dibattito aperto nelle nostre Regioni dimostra che la tutela della fragilità non si misura sulla capacità di rinviare i problemi, ma sulla disponibilità ad accompagnare le persone nell’esercizio delle proprie libertà fondamentali entro un quadro pubblico rigoroso e nel pieno rispetto della volontà di ogni individuo. Poi ciascuno deve essere libero di fare le proprie scelte, consapevole che le istituzioni non dovrebbero essere semplici controparti burocratiche.
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Questa edizione raggiunge i quartieri di Padova per un numero complessivo di 98.000 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; numero iscrizione ROC 32199
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Focus scuola/1. L’analisi degli alumni dei tre istituti del centro cittadino tra timori e nuove speranze
Tito Livio, Nievo e Fermi verso la fusione: la verità e le prospettive dietro le voci R appresentanti dei Genitori, amministratori locali e intellettuali guardano al futuro dei licei padovani attraverso il proprio passato da studenti Rivoluzione annunciata per i licei del centro, ma quando? Nelle ultime settimane è circolata l’ipotesi di riunire tre nomi storici dell’istruzione padovana, Tito Livio, Nievo e Fermi sotto un unico istituto comprensivo. La ragione? Il calo demografico, che ha portato i tre licei dagli oltre 1.000 iscritti degli anni ’80 e ’90, a meno di 700 l’uno. “L’Ufficio scolastico ha fatto una proiezione al 2030 e i dati non sono incoraggianti. Il Nievo potrebbe calare leggermente sotto la soglia dei 700 iscritti, mentre il Tito è in caduta libera”, ci spiega Roberto Mancin, ex studente del Fermi, oggi rappresentante dei genitori. Ma cosa cambierebbe davvero? “La differenza dal punto di vista didattico sarebbe nulla, perché le tre scuole manterrebbero la propria individualità come plessi”, rassicura Mancin. Insomma, niente “classi pollaio” da 40 o 50 alunni o un esodo di tutti gli studenti verso una sola struttura. L’unione sarà solo amministrativa: un Dirigente al vertice assistito da tre referenti di plesso, con un significativo risparmio di risorse pubbliche e burocrazia. Per la didattica, secondo Mancin, il cambiamento sarebbe minimo: “L’assegnazione delle cattedre dipende dal Dirigente: ha del personale a disposizione e può dire ‘tu insegni matematica al liceo
scientifico’, oppure ‘tu insegni matematica al liceo classico’, ma la materia è sempre la stessa”. E l’identità scolastica? Per Mancin, il problema non sussiste: “Il Fermi è sempre il Fermi. Gli spazi hanno un’anima immortale, mentre i dirigenti vanno e vengono”. Meno ottimista è, invece, Cesare Previatello, presidente dell’associazione culturale Giovani Orizzonti, ex studente del Nievo: “Sono molto dispiaciuto, ma per la crisi demografica che sta alla base del problema”. Previatello individua nella formazione professionale un ostacolo per i licei: “La preparazione è buona, se non ottima, ma quello che si studia al liceo è nettamente diverso da quello che si fa all’università”. La soluzione però non convince: “Anche tra Nievo e Fermi ci sono delle differenze e trovo giusto che queste rimangano, pur tenendo conto delle necessità dei giorni nostri”, conclude Previatello. Dalla comunità liviana arriva, invece, un punto di vista decisamente più positivo: secondo Pierfrancesco Mattiolo, rappresentante d’istituto del Tito Livio dal 2011 al 2014 e oggi dottorando di diritto economico internazionale ad Anversa, “una scuola è fatta soprattutto dalla comunità dei suoi studenti e insegnanti”. Sarebbe quindi l’elemento umano a distinguere i “licei del centro” dalle altre scuole: “Ciò che ha contribuito più di ogni altra cosa a stimolarmi e riempirmi di curiosità verso il mondo è stata proprio questa comunità. Insegnanti
Margherita Colonnello
e studenti sono sempre stati la vera anima del Tito Livio”. Per l’accademico è una questione di mentalità: “I docenti mi hanno sempre stimolato, se non addirittura sfidato, a inseguire i miei interessi. Questa è la nostra vera ‘tradizione’, più dei luoghi comuni sui ‘fighetti del centro’ o sulla rigidità che, francamente, non ho mai riscontrato.” Quella che per altri è un pericolo, diventa quindi un’occasione: “Credo che accorpare i tre istituti non sia necessariamente un male, perché avere una comunità più grande di studenti e insegnanti può essere una risorsa. Anche per provare a ‘contaminare’ i tipi di formazione e unire le forze per organizzare più progetti per gli studenti”, conclude Mattiolo. Aperta è anche l’interpretazione di Margherita
Cesare Previatello
Colonnello, orgogliosa ex studentessa del Tito Livio e oggi Assessore con delega al diritto allo studio, tra le altre, del Comune di Padova: “Da ex studentessa mi dispiace che dobbiamo fare i conti con la decrescita demografica e auspico che l’eventuale fusione sia messa in pratica con cognizione di causa. Da amministratrice, però, mi rendo conto che ormai certi processi sono ineluttabili, quindi tanto vale avviare un dibattito pubblico, collettivo e ben ragionato, ponderato su come affrontare questo transito, piuttosto che rimandare per poi trovarci nella condizione in cui comunque dei tagli saranno necessari”. • Nicola Canella
Otto scuole superiori padovane non hanno il certificato prevenzione incendi: le criticità sugli edifici più datati
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entuno scuole superiori della provincia di Padova non hanno il certificato di prevenzione incendi (Cpi) in regola. Lo dice la ricognizione degli uffici tecnici della Provincia sul patrimonio edilizio scolastico: otto edifici ne sono del tutto privi, undici hanno pratiche di adeguamento in corso, due hanno il
certificato scaduto. Il caso più critico è il plesso di via Cardinal Callegari, a Padova, dove convivono la succursale dell’istituto Ruzza e il liceo europeo dell’Educandato San Benedetto: entrambi senza Cpi, senza alcun iter di regolarizzazione avviato. Al Curiel, in via Pierobon, il certificato è scaduto a marzo 2021, da circa cinque anni. Allo Scalcerle
dal novembre 2024. Il problema affonda nell’età degli edifici: su 106 censiti, 33 sono stati costruiti tra il 1976 e il 1992, altri 29 tra il 1950 e il 1975. È su questa fascia di costruzioni, ormai quarantenni o più, che si concentrano le criticità antincendio. Undici plessi hanno già cantieri avviati, in gran parte con fondi Pnrr: 1,3 milioni di euro per il Belzoni,
880mila per Calvi, Da Vinci, Duca degli Abruzzi, Duca d’Aosta e Tito Livio, 850mila per Ruzza e Valle. Per gli altri dieci, tra cui Bernardi, Marconi e una succursale del Selvatico, la Provincia non ha però ancora indicato una data. • (S.B.)
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5 Focus scuola/2. La proposta del ministro Valditara si scontra con i numeri della città, il caso della Salvo d’Acquisto
CITTADINANZA, LA MAPPA DEL TETTO AL 30%: 1 ISTITUTO SU 4 OLTRE LA SOGLIA DI STRANIERI che segue da anni il calo demografico nelle aule cittadine. «In queste settimane dovremmo chiudere numerosi edifici». Anche i dirigenti scolastici interpellati nei giorni scorsi hanno respinto l’ipotesi: la scuola, ripetono, resta un luogo di inclusione, e restringerne l’accesso in base a una soglia rigida rischia di colpire proprio i quartieri dove la composizione delle classi rispecchia da tempo quella del territorio circostante. È lì, tra i
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l nido Girotondo, in centro, tredici bambini su diciotto non hanno la cittadinanza italiana. Alla materna Joan Mirò sono cinquantadue su sessantanove. Al San Lorenzo da Brindisi, sette su dieci. Sono i tre istituti più esposti di una mappa che il tetto del 30% di alunni stranieri proposto dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara trasformerebbe da un giorno all’altro in un elenco di scuole fuori norma. Non sono casi isolati. Su 213 istituti di ogni ordine e grado censiti in città, 58 superano già oggi quella soglia: quasi uno su quattro. La media cittadina si ferma al 27,2%, ma alla primaria Salvo D’Acquisto, all’Arcella,
La scuola dell’infanzia Joan Mirò
gli alunni stranieri sono il 71,5%, il dato più alto della città. È lo stesso quartiere che da anni guida ogni classifica sul tema, senza che nessuna delle carte pubblicate finora ne spieghi davvero le ragioni. Il conto, rifatto istituto per istituto sui dati della mappa scolastica cittadina pubblicata nei giorni scorsi, dice che nella sola fascia 0-6 anni sono diciannove le strutture sopra soglia, tra nidi e materne comunali, statali e paritarie. Applicando il limite agli iscritti già presenti, più di 230 bambini si troverebbero da un giorno all’altro fuori dai parametri imposti da Roma. Un dato che nessuna delle carte finora circolate aveva messo in
fila. Dietro i numeri restano più domande che risposte. Il ministero non ha ancora chiarito se il tetto si applicherebbe agli alunni già iscritti o solo alle nuove iscrizioni, né con quale gradualità andrebbe introdotto: per famiglie che una scuola l’hanno già scelta, la differenza non è di poco conto. Resta aperto anche il nodo di dove dovrebbero essere ricollocati i bambini in esubero, in una città dove il Comune lavora da tempo per ridurre le liste d’attesa nei nidi e negli asili di quartiere, non per allungarle. A Palazzo Moroni la lettura è netta. «Idea scioccante», dice l’assessora alle Politiche scolastiche Cristina Piva,
cancelli del Girotondo e quelli del Joan Mirò, che la politica nazionale incontra la geografia reale di una città. Tredici bambini, cinquantadue, sette su dieci: non sono soglie astratte, ma nomi già scritti su un registro di classe. • Sara Busato
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Contro il caro libri di testo alle scuole medie il Comune stanzia 700 mila euro per migliaia di famiglie
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n fondo da 700 mila euro per aiutare le famiglie padovane ad affrontare l’acquisto dei libri di testo delle scuole secondarie di primo grado. È la misura approvata dall’amministrazione comunale per contrastare gli effetti dell’inflazione e del generale aumento del costo della vita. Il contributo interesserà circa tremila nuclei familiari, pari al 95% della platea potenziale, e sarà riconosciuto per ciascun figlio che frequenta le scuole medie. Per chi possiede un Isee fino a 26 mila euro è previsto il rimborso completo della spesa. La copertura scenderà al 90% per gli Isee compresi tra 26.001 e 35 mila euro, all’80% tra 35.001 e 45 mila euro e al 50% tra 45.001 e 60 mila euro. L’importo massimo rimborsabile sarà quello stabilito dal ministero: 303 euro per la prima media, 121 euro per la seconda e 136 euro per la terza. Saranno ammesse le spese per libri cartacei o digitali, contenuti didattici alternativi e ausili indispensabili indicati dagli istituti. Le famiglie dovranno conservare scontrini e documentazione d’acquisto. Le domande potranno essere presentate attraverso il portale comunale MyArea dalle 9 del 10 ottobre alle 14 del 10 novembre 2026. I residenti con un Isee inferiore a
Da sinistra Chiara Gallana e Cristina Piva
15.748,78 euro dovranno prima richiedere il “Buono Libri” regionale, disponibile dal 14 settembre. Gli sportelli Urp offriranno assistenza nella compilazione. “Abbiamo scelto di coinvolgere la platea più ampia possibile – spiega l’assessora Cristina Piva – perché tutte le famiglie stanno vivendo le conseguenze dell’inflazione”. Per la consigliera di Coalizione Civica Chiara Gallani, la misura “mette al centro la scuola, i giovani e il sostegno alle famiglie, dando una risposta concreta in un momento complicato”. • (S.B.)
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IN PRIMO PIANO
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L’intervista. Il sindaco di Padova analizza la sua esperienza amministrativa e traccia la rotta per il futuro della Città
GIORDANI: “AMO PADOVA E HO DATO TUTTO CONTINUEREMO A FAR CRESCERE LA CITTÀ” A pochi mesi dalla fine del secondo mandato, Sergio Giordani traccia il bilancio dei suoi anni alla guida di Padova, rivendicando le tante opere realizzate e una città più serena
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ancano pochi mesi e i due mandati da Sindaco di Sergio Giordani termineranno. Nella primavera del 2027, infatti, si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Sindaco e del Consiglio Comunale della Città del Santo. Un appuntamento decisamente molto atteso visto il ruolo della Città anche in chiave nazionale. In questi anni Giordani ha impresso una forte accelerazione allo sviluppo di Padova facendola crescere in modo evidente e scalando tutte le classifiche nazionali sulla qualità della vita. Oltre 10 anni di amministrazione, episodi straordinari nel mezzo come la pandemia, l’opportunità, comunque difficile da cogliere appieno del Pnrr: che voto da al Giordani Sindaco e di quale azione amministrativa va più fiero? “Non mi do voti, quello spetta ai padovani. Quello che posso dire è che sono stati anni intensi dove ho dato tutto me stesso per la mia città, che amo, affiancato da una squadra straordinaria. L’altra cosa che mi sento di dire è che il mio impegno da Sindaco sarà totale fino all’ultimo giorno del mio mandato. Ho sempre interpretato tutte le sfide così, senza mezze misure, questa vale per me ancora di più perché c’entra con la mia e nostra comunità. Vado orgoglioso di molte cose, intanto di
aver pacificato la città, di aver riportato serenità e rispetto, nel 2017 dopo il commissariamento seguito alla sfiducia di Massimo Bitonci avevo trovato una città spaventata e dove i litigi erano all’ordine del giorno. Collaborando con tutti a partire dalle Istituzioni e facendo spazio a un linguaggio di dialogo le acque si sono calmate, non ho mai avuto uno scontro nella mia Giunta e anche per questo sono arrivati i risultati. Padova è cambiata e le opere sono tante. Penso all’accordo raggiunto tra regione università e comune sul nuovo doppio polo della salute per i Padovani, con il mantenimento del nostro policlinico in centro, alle due nuove linee del tram che rivoluzioneranno in meglio la vita dei padovani e miglioreranno in maniera drastica la qualità dell’aria che respiriamo, all’attenzione avuta per tutti i quartieri con nuove piazze e infrastrutture, alla demolizione di via anelli per far sorgere la nuova questura, abbiamo triplicato il parco Iris, aperto il parco Guizza, piantato decine di migliaia di alberi, ora estenderemo il Milcovich, sempre all’Arcella abbiamo fatto tanti interventi per cambiare il volto di quel quartiere, penso alla Prandina, un nuovo spazio verde per tutti i padovani e penso all’ottenimento del sigillo UNESCO che ha portato prestigio, turismo e benessere alla nostra comunità. Non è mancata
l’attenzione alla sicurezza con migliaia di nuove telecamere installate, e tutto questo senza mai togliere un euro al sociale, ai nostri anziani alle giovani coppie. Abbiamo fatto molto ma sono certo che chi verrà dopo di me, e che penso sarà un sindaco di centrosinistra, continuerà a stupire la città con nuovi progetti e una nuova visione anche rispetto a quella di questi anni che abbia al centro le persone, l’ambiente, la lotta al costo della vita che attanaglia le nostre famiglie.” A Padova è stato fatto molto in questi anni, c’è un rimpianto per una cosa non fatta? “Mi piacerebbe procedere con la nuova stazione di Padova, ho chiesto al Ministro personalmente di anticipare i fondi statali anche prima dell’arrivo dell’alta velocità, e voglio continuare a insistere, sarebbe un opera importanza
per connettere ancora meglio Arcella e centro storico e proseguire con l’opera di rigenerazione di tutta l’area che è già in corso su molti versanti.” La politica cambia velocemente le sue priorità e suoi linguaggi. Che campagna elettorale si aspetta? “A giudicare dai primi cenni di questa campagna che vede la destra agitare cose che non esistono come la Moschea penso ci sarà chi vorrà usare slogan per inquinare il clima, noi dobbiamo restare su toni calmi e costruttivi Padova non merita di tornare alla babele elettorale permanente che c’era prima che arrivassimo con la stessa identica destra che oggi vorrebbe tornare dopo l’esperienza Bitonci.” Roberto Marcato, papabile candidato del centro destra, dice che bisogna decidere entro settembre chi mettere in campo. La sua maggioranza
quando conta, invece, di arrivare a una scelta? “Siamo al governo, c’è ancora da lavorare, non abbiamo nessuna fretta, prima viene la città poi le aspirazioni dei singoli. Quello di accelerare è un problema di Marcato e della destra.” Lei continuerà la sua esperienza politica alla guida della civica che porta il suo nome. Quali a suo avviso le priorità per i prossimi anni? “Si con tante donne e uomini darò vita a una civica per continuare a dare casa ai moderati e al buon senso, a sostegno del candidato di centro sinistra. Le priorità ? Lotta al caro vita, ambiente, sicurezza.” Se dovesse dare un consiglio al prossimo sindaco, a prescindere da chi sarà, cosa direbbe? “Per rappresentare le persone serve parlare poco e ascoltare tanto.”
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LA CITTÀ CHE CAMBIA
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Mobilità. In queste settimane l’attenzione si sposta sul completamento della linea Stazione - Voltabarozzo
TRAM, I LAVORI PROCEDONO SU PIÙ FRONTI ENTRO L’AUTUNNO SIR3 IN PRE-ESERCIZIO Avanza anche il cantiere del Sir2 con la posa della passerella sopra via Friburgo e le altre opere
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l tram torna a scandire le giornate di studenti e pendolari, mentre i cantieri delle nuove linee cambiano strade, percorsi ciclabili e reti sotterranee. A Padova la ripartenza del Sir1, dal 10 settembre in coincidenza con il rientro a scuola, ha segnato una tappa del riassetto della mobilità cittadina. Dopo lo stop estivo, l’attenzione si sposta sul completamento del Sir3, che collegherà la stazione a Voltabarozzo, e sulle opere che accompagnano il Sir2: tra queste, la passerella destinata a portare pedoni e biciclette sopra via Friburgo e la ferrovia per l’Interporto. La sospensione del servizio tra luglio e agosto è servita ad adeguare piazzale Stazione al sistema Smart, la futura rete integrata del tram. Durante i
polinea, servendo quartieri residenziali, scuole, parchi e le aree ospedaliere. Il passaggio successivo sarà quello delle verifiche tecniche, necessarie ad accertare la corretta esecuzione delle opere. Il programma indicato prevede in autunno l’avvio del pre-esercizio, la fase
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due mesi di lavori è stata completata la linea aerea di contatto, che alimenta i convogli, sono state realizzate due nuove fermate funzionali al nuovo assetto e installati due scambi. L’ultima fase del cantiere ha riguardato asfaltature e finiture. Prima della riattivazione, la commissione ministeriale ha effettuato un sopralluogo, indicando alcune prescrizioni da rispettare. Con la nuova configurazione, il tram percorre l’intero anello della stazione senza la necessità di fermarsi per alzare o abbassare il pantografo. Sul fronte del Sir3, la linea è ormai vicina al completamento. Le lavorazioni riguardano gli impianti semaforici e di alimentazione, ma anche le sistemazioni lungo il tracciato: asfalti, marciapiedi e nuove rotatorie, come quella di via Gattamelata. Il collegamento tra Voltabarozzo e la stazione si svilupperà per circa 5,5 chilometri, con undici fermate più il ca-
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che precede il servizio con i passeggeri: un passaggio distinto dall’apertura al pubblico. A est della città, intanto, prende forma uno degli interventi più visibili legati al Sir2. In agosto è iniziata la posa della passerella ciclopedonale lungo il lato nord di via Venezia e via San Marco, parallela al cavalcavia. Lunga complessivamente circa 150 metri, consentirà di superare via Friburgo e i binari diretti all’Interporto attraverso un percorso protetto. L’obiettivo è assicurare continuità alla pista ciclabile che affianca il tracciato tranviario, con una soluzione analoga a quella prevista accanto al cavalcavia di via Chiesanuova. La struttura comprende due rampe di accesso e quattro campate in quota, costruite con elementi prefabbricati in acciaio di lunghezza variabile tra 28 e 40 metri. Le prime operazioni hanno interessato la campata sopra la ferrovia e quella sul lato verso Padova, con il coordinamento dei tecnici di Rfi. Il programma dei lavori prevede poi il completamento delle rampe di raccordo con la ciclabile a terra, la posa delle pavimentazioni e i collaudi necessari prima dell’utilizzo. Una parte consistente della trasformazione resta invece sotto l’asfalto. I cantieri hanno permesso al Comune e ad AcegasApsAmga di intervenire sulle reti idriche e fognarie: venti chilometri di nuove condotte, circa cinquecento allacci e un investimento di 14 milioni di euro. Secondo i dati diffusi, gli interventi hanno consentito di ridurre le perdite idriche di 700 mila metri cubi nell’arco di pochi anni, una quantità paragonata al consumo annuo di una città di diecimila abitanti. Le opere hanno coinvolto anche gas e fibra ottica, insieme alla posa di cavidotti destinati a ospitare servizi futuri senza dover riaprire le strade. Un rinnovo che amplia la portata dei lavori oltre il trasporto pubblico e lascia alla città infrastrutture destinate a durare anche dopo la chiusura dei cantieri. La sfida sarà collegare questi interventi in un sistema capace di rendere più semplici gli spostamenti quotidiani, dall’accesso alle fermate ai tragitti a piedi e in bicicletta tra i quartieri.
Sintonizzati Sintonizzati sul DOMENICA 20 SETTEMBRE ORE 11:00 – DOSS ALPINE STYLE, PINZOLO
sfide e le responsabilità della critica enologica moderna, per capire come orientarsi in un panorama sempre più ricco e complesso. Con Robert Camuto, giornalista Wine Spectator e autore; Giulia Zanotelli, Assessore all’Agricoltura, Promozione dei prodotti trentini, Ambiente, Difesa idrogeologica ed Enti locali Provincia autonoma di Trento; Carlo Moser, owner Moser Trento.
TRENTODOC TASTING
sul
Trentodoc Elevation, bollicine d’alta quota
ORE 15:00 – SALA FORMAZIONE, PALAZZO ROCCABRUNA
Un percorso tra Trentodoc, per esplorare il legame tra territorio, clima e identità dei vini, alla ricerca degli elementi che definiscono freschezza, tensione ed eleganza nel calice. Conduce Roberto Anesi, Miglior Sommelier d’Italia 2017 dell’Associazione Italiana Sommelier.
TRENTODOC TASTING
VENERDÌ 25 SETTEMBRE
ORE 11:00 – CORTE, PALAZZO ROCCABRUNA
WINE TALKS
Perlage Tour in Val di Cembra
Sei soste virtuali, sei Trentodoc per un viaggio immaginario in Val di Cembra. Bollicine di montagna tra immaginazione, racconto e degustazione, insieme a Simone Loguercio e Cristian Maitan, rispettivamente Migliori Sommelier d’Italia 2018 e 2023 dell’Associazione Italiana Sommelier.
ORE 16:00 – GIARDINI SAN MARCO
SPARKLING STORIES
ORE 17:00 – LOGGIA DEL ROMANINO, CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO
COOK TALES
Futuro, dove va il fine dining italiano?
Il fine dining sta cambiando. Tra un (apparente) ritorno al passato, necessità di figure «culturali» e formule più informali, capaci di adeguarsi alle abitudini dei clienti, qual è lo stato dell’arte dell’alta cucina e quali sono i possibili scenari futuri? Con Francesco Rovai, Del Cambio , Torino; Stefania Di Pasquo, Locanda Mammì , Agnone (IS); Matteo Lunelli, presidente e Ceo Ferrari Trento; Marco Masé, vicepresidente Asat, owner Hotel Bertelli e Ristorante Gallo Cedrone , Madonna di Campiglio (TN).
ORE 18:30 – SALE 1-2-4, PALAZZO ROCCABRUNA
TRENTODOC TASTING
Diventa Sommelier per un giorno!
Un laboratorio dove chi partecipa stappa, versa e degusta. Per vivere Trentodoc da protagonisti, scoprendo sei etichette insieme a grandi professionisti come Ilaria Lorini, Stefano Berzi e Cristian Maitan rispettivamente Migliori Sommelier d’Italia dell’Associazione Italiana Sommelier 2025 (in carica), 2021 e 2023.
dell’attesa: perché i grandi vini non hanno fretta altri, tra TV e scrittura OgniL’arte20 minuti tutte ledeglinotizie del Veneto La forma del Trentodoc: effetto magnum? aggiornate in tempo reale. Il tempo è un ingrediente, non una scadenza. Un dialogo sull’importanza della pazienza nella creazione dei grandi vini, dal vigneto alla cantina, fino all’affinamento in bottiglia. Un racconto corale che svela come solo una lenta maturazione possa trasformare un vino in un capolavoro senza tempo. Con Salvino Benanti, amministratore delegato Benanti Viticoltori; Stefano Fambri, presidente Istiuto Trentodoc; Rossana Gaja, owner Gaja; Andrea Buccella, responsabile produzione Cesarini Sforza; Sergio Moser, responsabile Azienda Agricola e Cantina – Fondazione Edmund Mach.
Francesca Fialdini: una carriera dedicata all’ascolto
Un incontro per ripercorrere una carriera costruita sull’arte dell’ascolto. Un dialogo sul valore delle storie, dell’empatia e delle parole come strumenti per comprendere gli altri e il nostro tempo. Con Francesca Fialdini, conduttrice televisiva.
ORE 18:30 – PALAZZO OCSE
TRENTODOC TASTING
Il formato in cui è custodito Trentodoc ha la capacità di influenzare la sua maturazione, l’evoluzione e la sua eleganza. Una degustazione, un viaggio sensoriale che mette a confronto sei bollicine di montagna, sia in bottiglia standard (0,75l) che in magnum (1,5l). Conducono Roberto Anesi e Simone Loguercio, rispettivamente Migliori Sommelier d’Italia 2017 e 2018 dell’Associazione Italiana Sommelier.
ORE 16:00 – PALAZZO OCSE
100 pagina Ogni 20 minuti tutte le notizie del Veneto 270x330 aggiornate in tempo reale. TRENTODOC TASTING
ORE 12:00 – LOGGIA DEL ROMANINO, CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO
Le origini: Tranquillo e Trentodoc
COOK TALES
English language Un’esperienza per scoprire come un vino base di oggi diventerà un Trentodoc domani, degustandoli insieme, per scoprire le origini e l’eleganza delle bollicine di montagna.La degustazione si terrà in lingua inglese. Sarà condotta da Essi Avellan, Master of Wine e Roberto Anesi, Miglior Sommelier d’Italia 2017 dell’Associazione Italiana Sommelier.
Selvatico, la cucina wild: tra foraging e mare e selvaggina
Per molti chef la sostenibilità passa dall’uso di materie prime selvatiche: dalla troppo spesso demonizzata selvaggina alla pesca, senza dimenticare il mondo vegetale. Come si concilia l’impiego di ingredienti spontanei, stagionali e dalla disponibilità mutevole con l’alta cucina e i suoi menu? Con Alessandro Gilmozzi, El Molin , Cavalese (TN); Marco Visciola, Il Marin , Genova; Edoardo Tilli, Podere Belvedere, Pontassieve (FI).
ORE 15:00 – SALA RAPPRESENTANZA, PALAZZO GEREMIA
WINE TALKS
Pagelle in cantina: come si giudica il vino oggi
Punteggi, guide, recensioni: come si è evoluto il giudizio sul vino e qual è il suo impatto su produttori e consumatori? Un confronto aperto sulle metodologie, le
ORE 17:00 – CORTE, PALAZZO ROCCABRUNA
WINE TALKS
ORE 19:00 – CHIOSTRO DEGLI AGOSTINIANI
SPARKLING STORIES
Teresa Ciabatti: parole a tema libero
Una delle voci più originali della narrativa italiana contemporanea. In un dialogo tra letteratura e vita, l’autrice racconterà il suo modo di trasformare l’esperienza personale in racconto, esplorando il confine sottile tra memoria, verità e invenzione. Con Teresa Ciabatti, scrittrice.
Vino da Oscar: storie, volti e pellicole nati tra le vigne
Il vino come musa ispiratrice per il grande schermo. Un viaggio affascinante tra film, attori e registi che hanno portato sul set la magia della vigna. Un incontro per scoprire come il cinema racconta il vino, trasformandolo in personaggio, scenario e metafora di storie indimenticabili. Con Giuseppe Di Gioia, Ceo Grattamacco; Augusta Bargilli, viticultrice; Paolo Mereghetti, giornalista e critico cinematografico.
SABATO 26 SETTEMBRE ORE 10:00 – LOGGIA DEL ROMANINOCASTELLO DEL BUONCONSIGLIO
COOK TALES
caratteristiche che rendono le bollicine di montagna espressione identitaria e autentica di questo luogo.
Radici, il lusso dell’autoproduzione in cucina
Non solo orto: l’autoproduzione delle materie prime sta diventando centrale nell’alta ristorazione. Cuochi e agronomi lavorano insieme per coltivare ingredienti d’eccellenza su misura e ridurre l’impatto ambientale. Per molti chef è anche una fonte di ispirazione e creatività, alla base della loro identità gastronomica. , Oppeano (VR); Antonio Romano, Con Francesco Sodano, Famiglia Rana Ristorante Nove , Villa della Pergola Relais & Châteaux, Alassio (SV); Aurora Brunel, Agritur Ciasa dò Parè, Soraga di Fassa (TN).
ORE 10:30 – GIARDINI SAN MARCO
SPARKLING STORIES
ORE 11:30 – SALA RAPPRESENTANZA, PALAZZO GEREMIA
WINE TALKS
Il commissario Buonvino: scrivere storie che sanno di vino Scrittore, giornalista, politico: Walter Veltroni racconta come il mestiere di narrare attraversi generi e stagioni diverse della vita. Dal suo Commissario Buonvino — protagonista della fortunata serie noir ambientata a Roma — al rapporto personale con il vino come rito, memoria e convivialità, un dialogo su cosa significa oggi raccontare storie che restano. Con Walter Veltroni, scrittore e giornalista.
SCARICA L’APP ORE 11:30 – SALA FORMAZIONE, PALAZZO ROCCABRUNA TASTING RADIO VENETO24 TRENTODOC Il profumo dell’alpeggio ORE 11:00 – PALAZZO OCSE TRENTODOC TASTING Ascoltaci in tutto il Veneto in auto sul SUL TUO SMARTPHONE Filippo Caccamo: vite fuori di tela, arte e artisti oltre gli schemi Il racconto di un’arte fatta di curiosità, aneddoti e vita fuori dagli schemi. Un viaggio per scoprire come la creatività possa sorprendere, divertire e offrire nuovi modi di guardare il mondo. Con Filippo Caccamo, attore comico e content creator.
Perlage Tour in Trentino
distretti, un viaggio in Trentino, un solo vino: Trentodoc. Con Cristina Mercuri, SCARICASeiL’APP Master of Wine, percorreremo il territorio, calice dopo calice, alla scoperta delle RADIO VENETO24 SUL TUO SMARTPHONE
ORE 15:30 – CORTE, PALAZZO ROCCABRUNA
WINE TALKS
La grammatica delle bollicine: nuovi linguaggi per raccontare il vino Come si comunica l’eccellenza di un Trentodoc nell’era digitale? Dai social media alle esperienze immersive, un confronto su linguaggi, strategie e strumenti innovativi per narrare il mondo delle bollicine a un pubblico globale, connettendo tradizione, eleganza e nuove forme di comunicazione. Con Cristina Mercuri, Master of Wine, founder & CEO Mercuri Wine Club; Camilla Lunelli, vicepresidente Ferrari Trento; Anselmo Guerrieri Gonzaga, amministratore e owner Tenuta San Leonardo; Gianluca Esposito, Professore e Direttore del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento.
ORE 16:00 – PALAZZO BORTOLAZZI, SOSAT
TRENTODOC TASTING
Dosaggio sì? Dosaggio no?
Ascoltaci in tutto il Vene
Con l’abbinamento ai formaggi di alpeggio, un percorso di degustazione tra l’eleganza del Trentodoc e le sfumature aromatiche dei grandi formaggi d’alta quota. In collaborazione con Palazzo Roccabruna - Enoteca Provinciale del Trentino. Conducono Marina Schmohl, Relatore Organizzazione nazionale assaggiatori formaggio, e Simone Loguercio, Miglior Sommelier d’Italia 2018 dell’Associazione Italiana Sommelier.
Il dosaggio come firma stilistica: una decisione tecnica che interpreta e valorizza l’identità di ogni Trentodoc, uno strumento enologico al servizio della qualità, una scelta precisa che interpreta il territorio. Conduce Andrea Gualdoni, Miglior Sommelier d’Italia 2024 dell’Associazione Italiana Sommelier.
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Sintonizzati sul
ORE 17:00 – LOGGIA DEL ROMANINO, CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO
COOK TALES
Esperienza, come la sala sta cambiando l’alta ristorazione
L’alta cucina sta diventando sempre più esperienziale ed è anche merito dei professionisti del servizio. Dal pairing analcolico alle relazioni empatiche e di scambio tra ospiti e sala, passando per una diversa gestione del personale. Ecco come stanno evolvendo i ristoranti gastronomici. Con Alessandro Marcialis, La Rei Natura , Il Boscareto Resort & Spa, Serralunga d’Alba (CN); Daniele Gagliardi, Iris , Verona; Giulia Caffiero, Geranium , Copenhagen; Alina Cazacu, Amapama Lusernarhof , Luserna (TN).
ORE 17:00 – PALAZZO OCSE
TRENTODOC TASTING
Trentodoc blind tasting game
Quando il gusto parla prima del vino. Una degustazione alla cieca dedicata a Trentodoc, dove le bottiglie si presentano senza nome e i protagonisti diventano olfatto e palato. Un’esperienza coinvolgente per scoprire stile, eleganza e personalità delle bollicine di montagna, senza condizionamenti. L’organizzazione fornirà tutto il materiale necessario. Conduce Ilaria Lorini, Miglior Sommelier d’Italia 2025 (in carica) dell’Associazione Italiana Sommelier.
Italiana Sommelier 2024; Raffaele Boscaini, direttore Marketing Masi Agricola; Martina Centa, Brand Manager cantina Roeno e vicepresidente AGIVI.
ORE 19:00 – PALAZZO BORTOLAZZI, SOSAT
TRENTODOC TASTING
La storia che vive nel calice, il tempo del Trentodoc
ORE 18:30 – MART, ROVERETO
SPARKLING STORIES
Una vita di sguardi. Laura Morante e il cinema
I grandi film, la regia e adesso un romanzo. Le mille vite della signora del grande schermo. Con Laura Morante, attrice, regista e scrittrice.
ORE 18:30 – SALE 1-2-4, PALAZZO ROCCABRUNA
TRENTODOC TASTING
Diventa Sommelier per un giorno!
Un laboratorio dove chi partecipa stappa, versa e degusta. Per vivere Trentodoc da protagonisti, scoprendo sei etichette insieme a grandi professionisti comeIlaria Lorini, Stefano Berzi e Roberto Anesi, rispettivamente Migliori Sommelier d’Italia 2025 (in carica), 2021 e 2017 dell’Associazione Italiana Sommelier.
Un viaggio dentro Trentodoc, dove è il tempo a fungere da guida: evoluzione silenziosa, longevità, tocco dell’uomo. Un’esperienza accompagnata da video pensati per raccontare ciò che è accaduto nelle annate dei vini in degustazione, con uno sguardo narrativo sul contesto storico e umano che ha segnato ogni vendemmia. Conducono Andrea Gualdoni e Simone Loguercio, rispettivamente, Migliori Sommelier d’Italia 2024 e 2018 dell’Associazione Italiana Sommelier.
ORE 21:00 – MART, ROVERTO
SPARKLING STORIES
Il cuore del folk, la musica di Davide Van De Sfroos Le radici, il dialetto, l’identità. Viaggio nell’anima di un grande cantautore. Con Davide Van De Sfroos, cantautore e chitarrista.
Ogni 20 minuti tutte le notizie del Veneto aggiornate in tempo reale. Samuel Romano: trent’anni di Subsonica e le nuove ORE 18:00 – CHIOSTRO DEGLI AGOSTINIANI
SPARKLING STORIES
ORE 17:30 – SALA RAPPRESENTANZA, PALAZZO GEREMIA
WINE TALKS
Generazione calice: consumi e tendenze under 30 Cosa bevono i giovani e come si avvicinano al vino? Un’analisi dedicata ai consumatori di domani, per esplorare gusti, abitudini e valori che guidano le loro scelte. Un dialogo tra esperti e nuove generazioni per decifrare le tendenze che stanno ridisegnando il futuro del settore vinicolo. Con Andrea Gualdoni, miglior sommelier d’Italia Associazione
DOMENICA 27 SETTEMBRE ORE 10:30 – GIARDINI SAN MARCO
‘terre rare’
100 pagina 270x330
Un anniversario significativo, un viaggio lungo una vita che ha rivoluzionato la musica italiana. Un dialogo tra memoria e futuro, che attraversa tre decenni di ricerca sonora e approda ad un nuovo album e al suo ormai altrettanto significativo progetto da solista: tra geografie reali e immaginarie, nuove contaminazioni musicali e una riflessione sul presente, un dialogo sulle ferite e sulle possibilità. Con Samuel Romano.
SPARKLING STORIES
Gualdoni, Miglior Sommelier d’Italia 2024 dell’Associazione Italiana Sommelier. In collaborazione con Italesse.
Massimiliano e Doriana Fuksas, i linguaggi dell’architettura internazionale
ORE 11:30 – LOGGIA DEL ROMANINO, CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO
Da oltre quarant’anni progettano edifici che hanno ridefinito il linguaggio dell’architettura contemporanea, coniugando ricerca, innovazione e visione globale. Un dialogo sul ruolo dell’architettura nel nostro tempo, tra grandi opere, sostenibilità, trasformazione delle città e responsabilità nell’immaginare gli spazi in cui vivremo domani. Con Massimiliano e Doriana Fuksas, architetti e designers, fondatori studio Fuksas.
ORE 11:00 – SALA RAPPRESENTANZA, PALAZZO GEREMIA
WINE TALKS
Manager in vigna: visioni oltre la crisi Guidare un’azienda vinicola oggi richiede visione strategica e capacità di leggere il futuro. Da qui, l’idea di un confronto sulle sfide del mercato globale, sulla gestione delle incertezze e sulle strategie per trasformare le difficoltà in opportunità di crescita, innovazione e affermazione. Con Giampiero Bertolini, Ceo Biondi Santi; Alberto Malesani, owner cantina ‘La Giuva’; Enrico Zanoni, direttore Generale Cavit; Rodolfo Maralli, Presidente Banfi Srl e Fondazione Banfi.
ORE 11:00 – PALAZZO OCSE
TRENTODOC TASTING
Nuove firme, un’unica identità: benvenuti in Trentodoc Un percorso di degustazione dedicato alle nuove cantine associate a Trentodoc, per scoprire visioni e territori ma anche realtà emergenti, percorsi imprenditoriali e interpretazioni originali, che arricchiscono il panorama delle bollicine di montagna. Con la partecipazione delle case spumantistiche, conduconoIlaria Lorini e Stefano Berzi, rispettivamente, Migliori Sommelier d’Italia 2025 (in carica) e 2021 dell’Associazione Italiana Sommelier.
COOK TALES
Terre di mezzo, né montagna e né mare: il gastro-successo dei boschi Non sono territori né spiccatamente montani, né marittimi. Eppure, è qui che molti chef stanno esprimendo alcune delle più originali e identitarie cucine italiane, attraverso il ritorno alle origini o la commistione di tradizioni. Accanto agli chef, sempre più produttori valorizzano questi paesaggi, attraverso coltivazioni rispettose e rigenerative. Con Niccolò Palumbo, Paca Tenuta Ceri , Prato; Ada Stifani, Ada , Perugia; Stefano Benetti, Guà Forest & Farm, Cavedine (TN); Davide Di Fabio, Dalla Gioconda , Gabicce Monte (PU).
ORE 15:00 – LOGGIA DEL ROMANINO, CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO
COOK TALES
Affinamento, il formaggio a misura di chef L’affinamento dei formaggi è ormai parte del lavoro quotidiano di molte grandi insegne italiane: questione di artigianalità, ma anche fucina di idee per creare pietanze e abbinamenti di gusto completamente nuovi. Come valorizzano oggi le insegne il lavoro dei casari e dei piccoli produttori da cui si riforniscono? Con Luca Ludovici, ConTatto, Frascati, (RM); Francesco Federici, Enoteca Pinchiorri , Firenze; Thomas Beltramolli, Rendenèr Alpine Food, Pinzolo (TN).
ORE 15:00 – CHIOSTRO DEGLI AGOSTINIANI
SPARKLING STORIES
Andrea Pennacchi: la piccola Odissea del Pojana, viaggio tra teatro e cinema Ha costruito un percorso originale capace di intrecciare teatro, cinema e racconto civile. Un incontro per esplorare una poetica che unisce ironia, memoria e identità, trasformando storie individuali in uno sguardo lucido e universale sul presente. ConAndrea Pennacchi, attore, drammaturgo e regista teatrale.
ORE 16:30 – PALAZZO BORTOLAZZI, SOSAT
TRENTODOC TASTING
Dialoghi nel calice, emozioni Trentodoc Un percorso dedicato alle emozioni della degustazione. Il sommelier guida e interagisce con l’ospite, che diventa parte attiva dell’esperienza. Sei calici Trentodoc da assaggiare e confrontare insieme, per scoprire come ogni bollicina sappia raccontare una storia diversa. Conduce Stefano Berzi, Miglior Sommelier d’Italia 2021 dell’Associazione Italiana Sommelier.
ORE 18:00 – CHIOSTRO DEGLI AGOSTINIANI
SPARKLING STORIES
Noemi: forte come il glicine Con una voce tra le più riconoscibili della musica italiana, ripercorriamo un percorso artistico fatto di continua evoluzione, ricerca e autenticità. Un dialogo tra musica e vita per raccontare il valore delle parole, delle emozioni e delle trasformazioni. Con Noemi, cantautrice.
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eto in auto sul
Quanto influisce nella degustazione la forma del calice nel quale si versa Trentodoc? Questo laboratorio propone Trentodoc in cinque calici dalla forma diversa per SCARICA L’APP sperimentare cambiano le proprie sensazioni, lasciandosi stupire. ConduceAndrea RADIOcomeVENETO24
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protagonisti, scoprendo sei etichette insieme a grandi professionisti come Ilaria Lorini, Stefano Berzi e Andrea Gualdoni, rispettivamente Migliori Sommelier d’Italia 2025 (in carica), 2021 e 2024 dell’Associazione Italiana Sommelier.
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ATTUALITÀ
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L’elezione. E’ il più giovane presidente di provincia d’Italia, 35 anni, sindaco di San Giorgio delle Periche al secondo mandato
CANELLA NUOVO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA: “IN PRIMO PIANO SCUOLE SUPERIORI E VIABILITÀ” Con un bilancio di oltre 200 milioni di euro l’ente gestisce settori strategici della pubblica amministrazione: “La sfida sarà tradurre questa funzione in risposte concrete”
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aniele Canella è il nuovo presidente della Provincia di Padova. Trentacinque anni, sindaco di San Giorgio delle Pertiche al secondo mandato, è il più giovane a ricoprire l’incarico nella storia dell’ente padovano e il più giovane presidente di Provincia d’Italia. Candidato unico, sostenuto da diverse componenti politiche del territorio, arriva alla guida dell’amministrazione dopo quattro anni da vicepresidente, gli ultimi due con funzioni di vicario. “È una grande responsabilità: saper essere il presidente di tutti e interpretare le aspettative degli amministratori e
dei sindaci del Padovano”, commenta il neopresidente. Il primo passaggio sarà l’assegnazione delle deleghe ai consiglieri provinciali, per definire la squadra e avviare il mandato. Al centro del lavoro ci saranno le scuole superiori e la viabilità, due ambiti che incidono direttamente sulla vita quotidiana di studenti, famiglie e pendolari. Da oltre un decennio la Provincia ha visto ridursi competenze, risorse e personale, ma conserva un ruolo decisivo nella gestione di un territorio composto da 101 Comuni, con caratteristiche e necessità spesso differenti. “Parliamo di un ente con un bilancio di oltre 200 milioni di
euro, che gestisce settori strategici della pubblica amministrazione: più di 1.300 chilometri di strade, oltre mille ponti e gli edifici delle scuole superiori — sottolinea Canella —. Ho maturato questa esperienza direttamente sul campo e credo che durante il mandato sarà importante far comprendere ai cittadini quanto conti ancora il ruolo delle Province, fondamentali nel raccordo tra il territorio, la Regione e lo Stato”. La sfida sarà tradurre questa funzione in risposte concrete, individuando le priorità e tenendo insieme le richieste dei diversi territori. Per Canella il passaggio alla presidenza avviene nel segno della continuità amministrativa, dopo un’esperienza che lo ha portato a seguire numerosi settori dell’ente. Il suo percorso amministrativo si è consolidato a San Giorgio delle Pertiche: eletto sindaco nel 2019 con il 61,8 per cento dei consensi, è stato
Il neo presidente della Provincia di Padova Daniele Canella
riconfermato nel 2024 con il 77,3 per cento. Dal 2020 presiede il Collegio degli assessori al Turismo della Federazione dei Comuni del Camposampierese. Vicepresidente dal 2022, nella consiliatura 2024-2026 ha avuto le deleghe alla pianificazione territoriale e all’urbanistica, al personale e al patrimonio, alle società partecipate, ai contratti e alle gare. Tra le sue responsabilità anche il coordi-
namento dei progetti Pnrr, i rapporti con l’Unione delle Province italiane e le riforme istituzionali. Un lavoro che ora proseguirà dalla presidenza, con il compito di trasformare il consenso raccolto attorno alla sua candidatura in un programma condiviso. • Sara Busato
Il parco Iris triplica la superficie, nuovo edificio polifunzionale a basso impatto
U
na sala vetrata affacciata sul verde, un bar e locali che potranno ospitare anche un ristorante. Ha preso forma il nuovo edificio polifunzionale del Parco Iris, a Padova, realizzato nel primo stralcio dell’ampliamento. L’obiettivo del Comune è aprire la nuova area a febbraio, dopo aver completato gli allestimenti e gli ultimi lavori. La struttura si trova nella parte meridionale del parco, con accesso diretto da via Canestrini. Si sviluppa su un solo piano, con 225 metri quadrati coperti e un plateatico esterno di 175. All’interno sono previsti bar, locali per la preparazione degli alimenti, magazzino, spogliatoi e servizi igienici. Un padiglione vetrato su tre lati ospiterà la sala di somministrazione.
Progettato per raggiungere lo standard energetico nZEB, a consumo quasi zero, l’edificio sarà dotato di un impianto fotovoltaico da 12 kilowatt e di un sistema geotermico con sei sonde, per una potenza complessiva di 30
kilowatt. Avrà inoltre una funzione di presidio e sorveglianza del parco. «Abbiamo quindi voluto che l’edificio fosse un modello in termini di sostenibilità, alimentato da fonti rinnovabili e inserito con attenzione nel paesaggio», spiega il vicesindaco Antonio Bressa. Il prossimo passaggio sarà il bando per individuare un gestore, chiamato a garantire la cura dell’area e un servizio di bar e ristorazione aperto in tutte le stagioni. Nel frattempo sono stati completati i percorsi ciclopedonali, lo spazio parkour e la sistemazione di fossi e scoline per la gestione delle acque piovane. Piantati 318 alberi a pronto effetto e altri 300 destinati a una nuova area forestale e naturalistica. Restano da ultimare la piastra sportiva, le attrezzature
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per il tempo libero, l’illuminazione, gli arredi e la cartellonistica. L’ultimo intervento riguarderà il manto erboso. L’ampliamento nasce dalla permuta del novembre 2021: il Comune ha acquisito 132.156 metri quadrati di terreno, cedendo ai privati le due palazzine Liberty dell’ex piazzale Boschetti, con l’impegno di recuperarle. L’accordo ha evitato oltre 40 mila metri cubi di edificazione. Con entrambi gli stralci, il Parco Iris passerà dagli originari 64.829 metri quadrati a quasi 200 mila. Il primo interessa 97.179 metri quadrati, il secondo altri 37.536. Una trasformazione che, sottolinea Bressa, nasce dalla scelta di «sottrarre all’edificazione questa grande area verde per restituirla alla città come spazio pubblico».
In collaborazione con:
Provincia di Padova
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OBIETTIVO QUARTIERI
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L’iniziativa. In autunno saranno coinvolti sei rioni, ne parliamo con Giovanna Porcino, presidente Consulta 2
All’Arcella si passeggia insieme “Un quartiere vivo è più sicuro”
U
n quartiere vivo è un quartiere più sicuro: all’Arcella si passeggia assieme, ogni sabato, alla scoperta dei rioni e dei suoi abitanti. Da settembre a ottobre sono in programma sei passeggiate nei rioni, una per ciascuna delle sei zone individuate, con l’obiettivo di incontrare cittadini, commercianti, negozi di prossimità e associazioni. “L’iniziativa nasce da un principio semplice: se i cittadini non vanno
Giovanna Porcino
alla Consulta, è la Consulta ad andare nei territori”, dice Giovanna Porcino, presidente del Quartiere 2 Nord, che comprende Arcella, San Bellino, San Carlo e Pontevigodarzere. “Le passeggiate saranno occasioni per conoscere meglio i quartieri, raccogliere segnalazioni e individuare criticità ed esigenze specifiche. Il ruolo della Consulta è infatti intercettare i bisogni delle comunità e trasferirli all’Amministrazione, favorendo il confronto e la collaborazione tra le realtà locali. Gli appuntamenti si svolgeranno fino al 19 ottobre e saranno anche momenti di incontro e ascolto”. Il tema della sicurezza urbana è particolarmente sentito all’Arcella, dopo gli episodi registrati all’inizio di luglio. La Questura aveva disposto controlli straordinari sul territorio, rendendo noti i dati relativi a controlli, denunce ed espulsioni. Ma la sicurezza non riguarda soltanto l’attività delle forze dell’ordine: emerge anche una dimensione di disagio sociale che richiede risposte e interventi condivisi.
“In un quartiere popoloso e attraversato quotidianamente da numerosi pendolari, la sicurezza passa anche dalla vivibilità degli spazi, dalla presenza delle associazioni, delle attività commerciali e dalla partecipazione dei cittadini”, dice la presidente Porcino. “La Consulta lavora quindi per mettere in rete le realtà del territorio. Attraverso il bilancio partecipato sono stati finanziati diversi progetti, tra cui una grande coprogettazione che coinvolge 11 realtà del quartiere, con “Popoli Insieme” come capofila. Tra le iniziative che hanno animato il quartiere: la Festa dell’Intercultura, con un viaggio nei sapori del mondo, cibi preparati da cuochi di diverse culture; un laboratorio di scrittura creativa e un corso di pittura per donne over 60. Progetti pensati per favorire l’ incontro intergenerazionale, l’inclusione e l’intercultura, perché un quartiere più partecipato è anche un quartiere più vivo e sicuro”. • Diego Buonocore
Riviera Mussato rinasce e ritrova la “Passeggiata dell’amore”
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on enfasi romantica viene chiamata “la Passeggiata dell’Amore”. Siamo in Riviera Albertino Mussato, oggi sconnessa, e che entro l’autunno sarà completamente riqualificata. Il Comune di Padova ha stanziato circa 200 mila euro per intervenire sul percorso pedonale che costeggia il Tronco Maestro, uno degli scorci più suggestivi del centro storico. I lavori dovrebbero iniziare tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre e interessare l’intera camminata. Realizzata nel 2009 e ampliata nel 2014, la passeggiata presenta oggi numerose criticità. Le assi in legno risultano in diversi punti sollevate, divelte o mancanti, mentre i sostegni hanno perso stabilità con il passare del tempo e creando vere e proprie
buche lungo il percorso. Una situazione che rende la camminata poco sicura soprattutto per bambini, anziani, genitori con passeggini. Per questo l’intervento previsto sarà radicale: le attuali doghe verranno rimosse completamente e sostituite con un materiale effetto legno, ritenuto più resistente e meno esposto al degrado. Saranno inoltre rifatti i supporti per garantire maggiore stabilità e sicurezza. La riqualificazione della Riviera Mussato arriva dopo mesi di segnalazioni e proteste sulla situazione del percorso. Ora il progetto è restituire alla città una passeggiata più bella, sicura e accessibile, valorizzando uno degli angoli più caratteristici di Padova. • (D.B.)
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OBIETTIVO QUARTIERI
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La revisione. Al via il percorso che porterà ad una modifica del regolamento in vista della scadenza del mandato
Consulte tra partecipazione e confronto Benciolini: “A breve avremo una proposta” C on le prossime elezioni amministrative nella primavera del 2027 verrà sciolto il consiglio comunale e anche le Consulte di quartiere decadranno. “Siamo in una fase di revisione del regolamento delle Consulte”, annuncia l’assessora al decentramento Francesca Benciolini. “Da tempo con la maggioranza ci siamo interrogati, confrontandoci anche con i sistemi
adottati da altre città, per capire se ci fosse un altro sistema di nomina delle Consulte e siamo quasi alla fine dell’iter di revisione”. Fino al 2010, in coincidenza con le elezioni per il consiglio comunale, venivano eletti con voto dei cittadini anche i Consigli di quartiere. Questo meccanismo è stato interrotto da una legge di spending review dell’allora ministro Calderoli che abolì i Consigli
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nelle città con meno di 250mila abitanti. “Uno degli obiettivi della nostra amministrazione era ampliare la possibilità di partecipazione dei cittadini e del territorio: nel 2018 abbiamo approvato il regolamento che prevede che dopo l’insediamento del nuovo consiglio comunale vengano aperti gli “albi di disponibilità” in cui i cittadini possono iscriversi per mettersi a disposizione per la nomina nelle Consulte di quartiere. Nel 2018 e nel 2022 il consiglio comunale ha nominato i consultieri in proporzione alla propria composizione: i diversi gruppi hanno potuto indicare le persone che sono andate a costituire le dieci Consulte cittadine che hanno 16 componenti ciascuna, tranne l’Arcella, che ha 21 rappresentanti, e il quartiere Armistizio, che ne ha 13”. In Italia ci sono varie esperienze delle città sotto i 250mila abitanti che si sono trovate a non avere più i consigli di circoscrizione e quindi hanno dovuto inventare delle modalità per garantire la partecipazione dei quartieri. Alcune di queste esperienze sono più
legate a nomine del consiglio comunale, come Padova, altre vanno verso una partecipazione o per voto da parte della popolazione, anche se non in combinazione con le elezioni amministrative, oppure addirittura per nomina di realtà territoriali che non hanno un legame diretto con il consiglio comunale. “Abbiamo visto che ci sono modalità diverse di favorire la partecipazione dei quartieri”, dice ancora l’assessora Benciolini, “e abbiamo deciso di provvedere
• Diego Buonocore
Wizza Park Fest: dal dialogo con le realtà del quartiere un percorso codiviso
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alla revisione del sistema di nomina e di composizione delle Consulte e a breve avremo una proposta che verrà votata dal consiglio comunale nei prossimi mesi. Si rimarrà probabilmente nel solco della visione attuale, perché la città è ancora molto legata alla vecchia modalità dei consigli di quartiere che è un legame più stretto tra il consiglio comunale e i consigli di circoscrizione”. Le dieci Consulte cittadine sono diventate luogo di partecipazione e di confronto, anche con un proprio budget di 35mila euro l’anno. “Il rapporto tra amministrazione Consulte si può ancora migliorare, ad esempio con una maggiore conoscenza da parte delle Consulte delle linee di programmazione del comune, come il documento unico di programmazione (DUP); stiamo studiando qualche sistema che permetta di dare alle Consulte un maggiore potere anche nella presa delle decisioni importanti che riguardano il suo territorio”.
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rosegue fino al 4 ottobre prossimo nel Quartiere 4 Sud-Est, che comprende Guizza, Bassanello e Voltabarozzo, la prima edizione del “Wizza Park Fest”, un festival di teatro, danza, musica e arti performative, che trasforma i parchi e gli spazi pubblici in luoghi di incontro, partecipazione e riflessione. Promosso da Abracalam con la collaborazione di Arci Padova, Bel Teatro e Teatro Laterale, e realizzato con il contributo del Comune di Padova, nell’ambito de La Città delle Idee 2026-2027, e della Camera di Commercio di Padova, il festival propone un modello culturale innovativo in cui la scena si fonde con il paesaggio urbano e naturale. Prima ancora degli eventi aperti al pubblico, Abracalam ha avviato un dialogo con le realtà del quartiere, tra cui le Consulte, parrocchie, associazioni, attività commerciali e cittadini, per costruire un percorso condiviso capace di coinvolgere gli abitanti nella vita culturale del territorio.
Il nuovo Parco della Guizza, recentemente inaugurato, è il centro delle rappresentazioni, che si svolgono senza palchi, strutture scenografiche o allestimenti. Alberi, prati, sentieri e piazze diventano gli elementi scenici naturali degli spettacoli. Venerdì 25 settembre alle 18.30 è in programma lo spettacolo teatrale “Quattro chiacchiere al Parco”, una riflessione scenica sulle relazioni umane, gli incontri casuali e il bisogno di costruire legami; si prosegue domenica 4 ottobre, sempre al parco della Guizza alle 18 e 30, con il progetto teatrale “Il cuore, l’occhio, la voce”, un viaggio scenico dedicato ai temi dell’inclusione, dell’amore per la terra e del dialogo ideale tra Francesco d’Assisi e Antonio di Padova. A chiudere la rassegna domenica 11 ottobre alle 18.30 presso Abracalam in via Guidi 32, “ImBoscaTanz – Il momento finale”. • (D.B.)
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UNIPD
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Il nuovo anno accademico. I rappresentanti degli universitari sull’inizio delle lezioni nelle varie sedi
LE PREOCCUPAZIONI DEGLI STUDENTI TRA SEMESTRE FILTRO E BORSE DI STUDIO C on l’inizio di un nuovo anno accademico i rappresentanti degli universitari di Studenti Per Udu Padova ammoniscono: “Non possiamo ritenerci minimamente tranquilli dalle prospettive per quest’anno, perché oltre ai vari problemi ormai risaputi sulla condizione materiale e psicologica degli studenti, si aggiungono questioni dettate da precise scelte politiche” dichiara Marco Nimis, coordinatore del sindacato studentesco e senatore accademico. Dall’inizio delle lezioni il 1 settembre in varie sedi dell’ateneo - tra cui in presenza nelle aule dell’HUB di Ingegneria - vari rappresentanti degli studenti si sono impegnati a consegnare materiale informativo circa il funzionamento del Semestre Filtro. “Partiamo dalla questione che ha colpito migliaia di studenti già dal primo settembre, con l’inizio del semestre filtro di Medicina. I malfunzionamenti di questo sistema non sono stati veramente corretti dai cosiddetti decreti correttivi che il Ministero ha portato avanti, in primis perché non si è capito che l’accesso a medicina organizzato in questo modo è disfunzionale dal principio. Pare assurdo che sia così, nonostante le critiche siano arrivate anche dalle associazioni studentesche più vicine ai partiti di governo, che hanno portato avanti questa riforma. Vediamo studenti che iniziano a studiare e addirittura trasferirsi in una città dove non sanno se poi riusciranno a rimanere, senza aver nemmeno la possibilità di accedere alle residenze pubbliche gestite dall’Ente regionale.” La richiesta per le residenze ESU, infatti, può essere fatta solo a febbraio 2027. L’attacco dei rappresentanti degli studenti si indirizza quindi anche sul fronte borse di studio, che con la fine dei fondi PNRR rischieranno di non venire coperte. Prosegue Nimis: “Parliamo di quasi 14 milioni che non entreranno nelle casse degli Atenei per finanziare le borse di studio, e non sono ancora previste aggiunte di fondi da parte di Regione e Ministero per coprire questa mancanza. L’unica cosa che ha proposto la Regione Veneto al momento è stato chiedere ai singoli di Atenei di impegnarsi economicamente per provare a tappare i buchi. Sappiamo però che questo sarebbe un precedente che permetterebbe alla Regione di svincolarsi da una sua responsabilità, senza considerare
che gli Atenei in Veneto hanno bilanci diversi e non tutti riuscirebbero a portare avanti questa strada, creando gravi disparità tra studenti nella stessa regione su un tema come il diritto allo studio che dovrebbe essere di competenza regionale. La direzione che si sta percorrendo è l’esatto opposto di quello che necessitanoo gli studenti, ovvero copertura totale e immediata delle borse di studio, specialmente per riuscire a sostenere i primi mesi di università”. • Enrico Caccin
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Science4All: la scienza trasforma il centro storico e coinvolge anche Legnaro e Rovigo
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a venerdì 25 a domenica 27 settembre l’Università di Padova riaccende Science4All, il festival che porta la ricerca in mezzo alla gente. Il cuore dell’evento sarà il Boulevard delle Scienze: 67 stand interattivi trasformeranno il centro storico – dal Bo all’Orto Botanico – in un enorme laboratorio a cielo aperto, mentre nel cortile di Palazzo Moroni debutteranno i droni e i rover spaziali creati dagli studenti. La quinta edizione si espande coinvolgendo sedi come Legnaro e Rovigo, e portando un evento speciale anche ai detenuti del carcere “Due Palazzi”. Il fine settimana decollerà già venerdì sera con la Notte Europea dei Ricercatori, che aprirà in via straordinaria luoghi storici come la Specola e il MUSME. La novità di quest’anno è la maglietta solidale del festival: parte del ricavato finanzierà progetti di depavimentazione per contrastare le ondate di calore in città, eliminando l’asfalto per restituire spazio al verde. Tra novembre e dicembre, infine, la carovana si sposterà nelle scuole con oltre 140 laboratori dedicati ai ragazzi. Info e prenotazioni sono disponibili su science4all.it. • (E.C.)
L’ANALISI
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I dati. Oltre un milione di ospiti nei primi sette mesi dell’anno, la metà sono stranieri, tedeschi in testa
IL TURISMO A PADOVA CONTINUA A CRESCERE OLTRE UN MILIONE DI PRESENZE FINO A LUGLIO P iù di un milione di turisti hanno soggiornato a Padova nel corso dei primi sette mesi (gennaio-luglio) di quest’anno. Presenze che si apprestano a superare il milione e 700mila turisti, circa la metà stranieri, arrivati in città nel corso del 2025. Una tendenza alla crescita che continua dal 2021, anno cruciale del riconoscimento Unesco di Padova Urbs Picta, che ha fatto conoscere a livello mondiale il ciclo trecentesco degli affreschi padovani, e che ha fatto registrare un incremento immediato degli arrivi turistici superiore al 30%. I numeri diffusi dal report della Regione Veneto relativo ai primi sei mesi del 2026 e all’intero anno 2025 certifica che circa la metà dei turisti che nel 2026 hanno pernottato in città erano stranieri, in totale 485mila: la parte del leone l’hanno fatta i tedeschi (76.179) che hanno superato americani (75.736) e francesi (50.676). Molti i turchi (più di 31mila presenze) e molti gli arrivi anche da Cina e India (circa 25mila presenze ciascuno). Il maggior afflusso del periodo
considerato è stato registrato a maggio, con oltre 93mila pernottamenti, e a giugno (87mila). Per quanto riguarda le presenze di turisti italiani la maggior parte sono veneti provenienti da altre provincie che sono arrivati e rimasti per almeno una notte nella città del Santo. Seguono per numero le presenze di turisti lombardi e provenienti dal Lazio, molti anche i campani e pugliesi. Per quanto riguarda la capacità ricettiva alberghiera ed extra alberghiera (case vacanza, b&b, affittacamere) i numeri si presentano in linea con lo scorso anno. Nei primi sette mesi del 2026 la maggior parte dei turisti (il 55 per cento) ha soggiornato in albergo, preferendo strutture a 4 o 5 stelle. In leggera crescita (dal 43 al 45 per cento) il numero di turisti che ha scelto di soggiornare in strutture extra alberghiere: sono stati ben 346.480 le permanenze in alloggi privati. Lo scorso anno erano stati nei 12 mesi più di 700mila sul totale di un milione e settecentomila. La “svolta” per il turismo a Padova si
Fonte: Regione Veneto, Sistema statistico banche dati economia e turismo
è avuta con la promozione del ciclo trecentesco degli affreschi, che nel 2021 è stato inserito nel patrimonio mondiale UNESCO come Padova Urbs Picta, che rappresenta un momento di svolta unico nella storia dell’arte. Nel XIV secolo Padova divenne la capitale europea della pittura murale, unendo i più
grandi artisti dell’epoca. Sono otto i siti nell’itinerario di “Urbs Picta” diventato il percorso di molti dei turisti che arrivano in città: dalla Cappella degli Scrovegni alla Reggia Carrarese al Battistero della Cattedrale, con affreschi di Giotto, Guariento, Giusto dè Manabuoi, Nonostante i numerosi cantieri e il disagio causato
al traffico, questa estate di fatto la città non è mai andata in vacanza: negozi e pubblici esercizi hanno garantito aperture e servizi anche nei mesi primaverili ed estivi, sia per i padovani rimasti in città che per i numerosi turisti. • Diego Buonocore
Colasio: “Si apre una stagione nuova, il Castello Carrarese restituito alla città”
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lati nord e sud del Castello Carrarese, per anni sottratti allo sguardo dei padovani, si preparano ad aprirsi. Per l’assessore alla Cultura Andrea Colasio non è solo un cantiere che si chiude: è un luogo «restituito ai padovani», riconsegnato alla sua identità di «luogo della sovranità politica» della città. «I prossimi mesi segneranno un salto qualitativo per la città — annuncia Colasio —: per Padova sarà una primavera ricca di novità culturali». Il calendario delle aperture lo conferma. Si parte dallo spazio Configliachi, come futura sede staccata del Museo agli Eremitani: si realizza così, spiega Colasio, il sogno dell’urbanista Luigi Piccinato di portarvi una funzione nobile. Seguirà
l’inaugurazione del D30, poi il Castello. Accanto al pubblico, gli investimenti privati: dalla Fondazione Carrao al cinema Altino, fino alla fondazione Alberto Peruzzo. Strutture inedite che, nelle intenzioni dell’assessore, collocheranno Padova tra le realtà più interessanti del nord Italia. A sostenere l’ottimismo ci sono i numeri: 42.298 presenze alla Torre degli Anziani, Padova Card in crescita del 14,6 per cento, Cappella degli Scrovegni stabile tra le 215 e le 216 mila presenze annue. I grandi attrattori, è la lettura dell’assessorato, hanno funzionato. Il dato che Colasio rivendica è però strategico: si apre una stagione nuova, con una strategia museale inedita, tutta di valorizzazione,
che ha nel riconoscimento Unesco dell’Urbs picta il proprio asse portante. Il Castello dovrà configurarsi come la nona stazione del percorso, dopo gli otto siti affrescati del Trecento che hanno portato Padova nel patrimonio mondiale. E c’è il fronte su cui la città è rimasta più a lungo in silenzio, quello dell’arte contemporanea: anche lì, assicura l’assessore, si apre una nuova stagione, già avviata con il percorso alla nomina di Capitale italiana dell’arte contemporanea. Mura che si aprono, musei che si moltiplicano, una città che si riappropria dei suoi luoghi. L’assessore Andrea Colasio
• (S.B.)
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TERRITORIO
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Sicurezza idraulica. L’assessore Elisa Venturini illustra la strategia della Regione per far fronte all’emergenza
DIFESA DEL TERRITORIO E GESTIONE DELLA SICCITÀ: MANUTENZIONE DEI CANALI E SERVIZI ESSENZIALI L ’estate 2026 passerà agli archivi come quella del caldo record. Un’ondata di calore straordinaria, accompagnata da una prolungata assenza di precipitazioni, ha messo a dura prova il sistema idrico regionale, portando alla luce la vulnerabilità di una risorsa che troppo spesso si tende a dare per scontata. Per far fronte a questa complessa emergenza, la Regione del Veneto ha scelto di superare la logica puramente reattiva, puntando su una strategia strutturata che unisce la prevenzione costante, la manutenzione capillare del territorio e una rigida gerarchia nella gestione dei flussi idrici. “L’acqua è un bene prezioso che dobbiamo imparare a tutelare con lungimiranza — spiega l’assessore regionale all’Ambiente e al Clima, Elisa Venturini —. La drastica riduzione delle scorte idriche e nevose in montagna ci ha costretti ad affrontare momenti di grande complessità, imponendoci scelte dolorose, come la limitazione temporanea dell’uso irriguo per salvaguardare i bisogni primari della collettività”. Per evitare che la crisi climatica si trasformi
in una paralisi sistemica, la Regione del Veneto ha cercato di intervenire nei punti più critici. L’obiettivo primario di questi interventi è duplice: da un lato, favorire il corretto deflusso delle acque interne per evitare i ristagni; dall’altro, rimuovere tempestivamente gli ostacoli e gli accumuli di rifiuti che rallentano la corrente, aumentando i rischi igienico-sanitari. Un impegno concreto che trova riscontro nei cantieri e nelle verifiche tecniche condotte nei nodi cruciali del territorio. Tra gli interventi di maggior rilievo spiccano la pulizia della chiusa di San Massimo e i lavori mirati nei canali della zona di Battaglia, affiancati dal sopralluogo congiunto effettuato dall’assessore Venturini insieme all’assessore comunale Antonio Bressa al Ponte dei Cavai, nel cuore di Padova. Questi ed altri interventi dimostrano come la sinergia istituzionale tra Regione, amministrazioni locali, geni civili e consorzi di bonifica rappresenti l’arma vincente per coordinare in tempo reale le azioni correttive sia nei contesti urbani che in quelli rurali. Dietro a questa macchina operativa si muove una precisa scala di priorità stabilita
per legge. La salvaguardia dell’acqua potabile, della salute pubblica e la tutela igienico-sanitaria rimangono il primo e insindacabile traguardo da raggiungere attraverso il controllo costante del reticolo idrografico. Un esempio emblematico in questo senso è rappresentato dal nodo idraulico di Padova. Tra le attività garantite dalla disponibilità di acqua c’è un flusso costante che è vitale per il raffreddamento dell’inceneritore: un’interruzione del servizio comprometterebbe la ricezione dei rifiuti, innescando a catena gravi disagi urbani. Subito dopo, l’attenzione si sposta sulla garanzia dei servizi pubblici essenziali e delle infrastrutture strategiche. Dopo aver messo in sicurezza la salute dei cittadini e la continuità dei servizi strategici, la programmazione regionale si rivolge al comparto agricolo, tutelando la fondamentale funzione irrigua a supporto dell’economia locale, per poi estendere la gestione a tutte le restanti esigenze della comunità e in questo pensiamo a tutta l’attività economico-turistica. Affrontare le estati roventi del futuro richiede dunque un cambio di passo definitivo, che
Elisa Venturini e Antonio Bressa al Ponte dei Cavai
coniughi la manutenzione straordinaria del territorio con una pianificazione rigorosa tenendo conto che le risorse disponibili non sono illimitate. È questa la chiave di volta con cui il Veneto punta a rafforzare la propria resilienza di fronte ai cambiamenti climatici, proteggendo al tempo stesso l’ambiente, il tessuto produttivo e la sicurezza di tutti i cittadini. “E’ necessario un cambio di paradigma – dice ancora Elisa Venturini – Per far fronte alla crisi di quest’estate abbiamo convocato una task force coinvolgendo anche l’università, ci siamo trovati attorno ad un tavolo con tutti gli operatori del settore perché questa è una partita decisiva in
cui nessuno può pensare di muoversi in maniera autonoma. E’ necessario lavorare per creare una nuova consapevolezza, nuove prassi e tecnologie ed una nuova cultura per risparmiare l’acqua: dal passaggio a sistemi di irrigazione ‘a goccia’ anziché ‘a scorrimento’ per ottimizzare l’uso dell’acqua ad una coscienza diffusa nei cittadini che con piccoli accorgimenti possono dare un grande aiuto. Per questo è impensabile spostare la discussione sull’acqua alla prossima estate: già in autunno dovremo lavorare alla nuova strategia e dovremo farlo su piani diversi, partendo dalle istituzioni e coinvolgendo aziende e cittadini”.
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TERRITORIO
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La ricerca. Le mappa dei flussi economici in città e provincia, alberghi preferiti alle Terme
Culle sempre più vuote, natalità in calo
IL GUSTO GUIDA LA SPESA DEI TURISTI N IN CITTÀ SI IMPONGONO BAR E RISTORANTI I l comparto della ristorazione e dei pubblici esercizi si conferma il vero motore dell’esperienza turistica nel territorio padovano, trasformando l’enogastronomia da semplice servizio accessorio a pilastro centrale dell’economia locale. L’analisi dei dati rilevati dall’Osservatorio del Turismo Regionale Federato, basata sulle transazioni con carte di credito nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 25 agosto, traccia una mappa dettagliata dei comportamenti di spesa di visitatori ed escursionisti, mettendo in luce dinamiche differenti ma complementari tra il capoluogo e il bacino termale ed euganeo. Nella città del Santo, la voce principale del budget turistico è rappresentata proprio dalla ristorazione e dai locali pubblici. Bar, enoteche, trattorie e ristoranti intercettano complessivamente il 21,7% della spesa totale tracciata. Nel dettaglio, la sola ristorazione assorbe il 17,13% degli acquisti, mentre il mondo dei bar e della somministrazione di bevande si attesta al 4,54%. A questa quota si affianca la spesa effettuata presso i minimarket, i supermercati e le attività alimentari specializzate, che raggiunge il 21,45%, a testimonianza di una presenza significativa di flussi di passaggio, escursionisti giornalieri e visitatori legati a forme di turismo morbi e fuggi. Molto più contenuta appare invece la quota d’incasso diretta riservata alle strutture ricettive del capoluogo, dove la voce pernotto tra alberghi, bed and breakfast e locazioni turistiche si ferma al 5,3%. Questo divario evidenzia come la città sia vissuta intensamente all’esterno delle camere d’albergo, lungo le piazze, le vie del centro e i dehors, consolidando l’immagine di Padova come destinazione d’arte e cultura in cui l’esperienza conviviale e la sociabilità attorno a un tavolo o all’ora dell’aperitivo costituiscono parte integrante del viaggio. La fotografia cambia radicalmente spostando lo sguardo verso la zona delle Terme e dei Colli Euganei. In quest’area la centralità del soggiorno alberghiero rimane dominante: la spesa indirizzata all’accommodation assorbe infatti il 60,98% del totale, mentre la ristorazione esterna alle strutture ricettive raccoglie il 10,37%, con i bar ed enoteche che si fermano al 1,41%. Una conformazione che riflette la forte vocazione curativa e d’accoglienza
integrata degli hotel termali, ma che al tempo stesso individua ampi margini di potenziale crescita per l’integrazione commerciale del territorio circostante.
Le riflessioni emerse dalle categorie economiche evidenziano dunque la necessità di aggiornare le strategie di promozione turistica territoriale. Se a
Padova i pubblici esercizi rappresentano la prima interfaccia con il visitatore e un veicolo insostituibile di memoria del viaggio, nel comparto euganeo la sfida risiede nella creazione di nuove opportunità per attrarre l’ospite fuori dagli alberghi. L’obiettivo comune condiviso dalle rappresentanze di settore è valorizzare l’intera filiera enogastronomica come risorsa strategica trainante per l’intera economia provinciale.
• Vincenzo Gottardo
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on sono soltanto la mancanza del posto fisso, il costo della vita in costante crescita o le difficoltà nell’ottenere un mutuo a scoraggiare i giovani dal diventare genitori. A pesare in maniera sempre più incisiva sulle scelte familiari subentrano ormai le grandi preoccupazioni del nostro tempo: il cambiamento climatico, le guerre, l’instabilità politica e l’incertezza economica globale. È quanto emerge con chiarezza da un recente studio scientifico internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences), coordinato dall’Università Bocconi di Milano in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, che vede tra i firmanti la professoressa Maria Letizia Tanturri del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Ateneo patavino. L’indagine ha coinvolto un campione di oltre 8.000 persone tra i 20 e i 44 anni distribuite tra Italia, Germania, Stati Uniti e Argentina. Dalle risposte agli scenari proposti si evidenzia come, pur rimanendo il reddito e la sicurezza abitativa i prerequisiti fondamentali, le aspettative sul futuro della società e la percezione di vivere in un mondo instabile esercitino un forte freno alla genitorialità, riducendo l’efficacia dei soli servizi all’infanzia o di una migliore conciliazione dei tempi di vita. Questa fotografia trova un riscontro immediato e preoccupante proprio nella realtà di Padova e della sua provincia, dove il fenomeno delle culle vuote continua ad accentuarsi anno dopo anno. I dati demografici del territorio mostrano un trend in costante contrazione: nella provincia padovana il numero dei nati vivi è sceso sotto la soglia delle 6.500 unità all’anno, a fronte degli oltre 8.500 nati che si registravano all’inizio dello scorso decennio. Il tasso di fecondità medio provinciale si attesta ormai intorno a 1,21 figli per donna, un valore drammaticamente inferiore al livello di 2,1 necessario per garantire il ricambio generazionale. La situazione si presenta ancor più complessa nel solo Comune di Padova, dove le nuove uscite dalle sale parto faticano a superare quota 1.300 all’anno. Rispetto a una mortalità che registra costantemente oltre 2.500 decessi annui, il saldo naturale della città rimane fortemente negativo, contribuendo a far schizzare l’indice di vecchiaia provinciale oltre i 180 anziani ogni 100 ragazzi al di sotto dei 14 anni. • (V.G.)
CULTURA
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L’esposizione. Fino al 4 ottobre a Padova il corpo torna al centro della ricerca artistica
Sul futuro del corpo: 17 artisti protagonisti di una mostra unica alla Galleria Cavour I l corpo torna al centro della ricerca artistica nelle opere protagoniste della mostra “Sul futuro del corpo”, inaugurata il 4 settembre presso la Galleria Civica Cavour di Padova e visitabile fino al prossimo 4 ottobre. Curata da Barbara Codogno, realizzata in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Padova e con la partecipazione della Fondazione Alberto Peruzzo e della Fondazione Coppola, la mostra racchiude cin-
quantacinque opere, alcune di grandi dimensioni, realizzate da diciassette artisti di spicco della nuova figurazione internazionale che, tramite i propri dipinti e le proprie sculture, esplorano il corpo e alcuni temi fondamentali ad esso collegati: identità, memoria, controllo e trasformazione. Nelle opere presenti in mostra, i corpi non vengono considerati come semplici soggetti iconografici, ma come un vero e proprio mezzo per leggere le trasformazioni culturali
Un’opera di Chiara Calore
e sociali dell’epoca in cui viviamo. Un’epoca un cui il corpo è più che mai esposto, corretto e omologato: attraverso i dispositivi entrati a far parte della quotidianità di ognuno di noi l’immagine del corpo viene registrata, archiviata e resa riproducibile, ed è qui che si sviluppa un evidente paradosso. Se da una parte il corpo è sempre più visibile, dall’altra appare troppo distante dall’esperienza reale del nostro vissuto autentico. Nelle opere protagoniste della mostra, al contrario, il corpo non è un’immagine da consumare, ma una presenza viva, rappresentato nella sua fragilità, nella sua impermanenza e nella sua capacità di trasformarsi. Il corpo diventa un vero e proprio archivio vivente e uno spazio simbolico e politico: è nel corpo che si manifestano le grandi tensioni del nostro tempo. La mostra dà modo di ammirare le opere di ben diciassette artisti: Radu Belcin, Enrica Berselli, Luca Bidoli, Greta Bisandola, Angelo Brugnera, Chiara Calore, Fabbio Copercini, Chandra Fanti, Angelo Giordano, Alfio Giurato, Maurizio L’Altrella, Julio Larraz, Nunzio Paci, Flavia Pitiș, Stefano Reolon, Nicola Samorì, Markus Schinwald. Ognuno di essi dà una propria e personale rappresentazione del corpo: se nelle opere di alcuni
Padova celebra Sandra Marconato nel decennale della scomparsa
artisti la figura umana emerge e allo stesso si consuma, superando l’apparenza e lasciando affiorare tempo e memoria, per altri artisti il corpo ritorna a una dimensione naturale, rendendo il confine fra umano e vivente vago. Alcune opere indagano il legame fra anatomia a natura, riconoscendone gli inevitabili tratti in comune, mentre ad emergere, nei lavori di altri artisti, è il rapporto fra
• Francesca Tessarollo
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C
’è tempo fino al 25 ottobre prossimo per ammirare l’installazione “Sandra Marconato. Oracoli”, presso il Museo Eremitani di Padova. Evento dedicato a una delle protagoniste dell’arte italiana della seconda metà del Novecento e organizzato nel decennale della sua morte, “Sandra Marconato. Oracoli” offre al visitatore la possibilità di scroprirne la cifra artistica tramite un’installazione di arazzi presso il Museo Archeologico. Una location che permette di creare un dialogo fra arte contemporanea e reperti antichi, tra gli arazzi realizzati negli anni Settanta del Novecento e i mosaici romani sopra i quali sono collocati, senza mai entrare in contatto con essi, così da creare un confronto visivo basato su distanza e rappresentazione. Gli arazzi esposti, fra i più rappresentativi della produzione artistica di Marconato, ne raccontano il percorso e le evoluzioni affrontate, dagli esordi a Venezia al telaio con Anna Akerdahl all’incontro con Carla Scarpa, da cui probabilmente ereditò una certa sensibilità per gli effetti di luce e di colore che ne caratterizzano le opere, insieme ad altri elementi pregnanti: l’attenzione alla struttura e al ritmo
corpo, mito e spiritualità. Non solo: il corpo è anche luogo in cui materia e trascendenza si incontrano, come dimostrano le riletture di archetipi religiosi e iconografie tradizionali, fino a diventare un vero e proprio territorio politico, capace di portare a riflessioni su temi quali sacrificio, violenza ed esilio.
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e l’uso di materiali semplici (lana, garza, carta, cellulosa) che, per mano dell’artista, diventano superfici stratificate di grande valore. Un talento e una visione che hanno portato l’artista oltre l’artigianato, proiettando l’attività tessile nella dimensione dell’arte contemporanea, come dimostrano i riconoscimenti ottenuti anche in sedi di rilievo come la Biennale di Venezia. Curata da Stefano Annibaletto e Francesca Veronese, la mostra è realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. • (F.T.)
Fabio Natale
Enrico Leo
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SPORT
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Il personaggio. Laura De Marco, quattro presenze in maglia azzurra e un nuovo percorso
DAL PRIMO AMORE PER L’ATLETICA ALL’IMPEGNO NELLA PROMOZIONE DELLO SPORT A 360 GRADI U na brillante carriera sportiva le ha aperto la strada per nuove attività nell’ambito dello sport ma anche nel mondo dell’immagine e della comunicazione. Laura De Marco, 28 anni, di Padova è un’atleta di mezzofondo e siepi con quattro presenze in maglia azzurra e un passato nelle Fiamme Oro. Oggi gareggia per Assindustria Sport Padova e, accanto all’attività agonistica, lavora come istruttrice sportiva e porta avanti esperienze nel mondo della moda e dell’immagine. “Ho iniziato a fare atletica alle scuole medie”, racconta Laura, “per il mezzofondo sono necessarie caratteristiche di base: è una disciplina che richiede di costruire fiato, muscoli, resistenza, cambio di ritmo. Bisogna avere delle qualità su cui poi costruire, con allenamenti e con sacrificio. Purtroppo
ci sono stati degli infortuni che mi hanno costretto a stare lontana dallo sport, e nel mezzofondo la costanza nel tempo è invece necessaria. Grazie ai risultati sportivi si sono aperte delle possibilità nel mondo dell’immagine, quindi con passione e tanto studio sono riuscita ad aprire delle porte anche in questo ambito”. Come si è verificata questa svolta? “Quando ero più piccola sembrava potessi entrare nel mondo del professionismo ed entrare in un gruppo sportivo militare. Purtroppo gli infortuni non me l’hanno permesso. Il fatto di non essere entrata in un gruppo sportivo ha determinato che continuassi a studiare; questo ha cambiato anche le prospettive che mi sono trovata di fronte. Sto per conseguire la laurea in scienze motorie, ho conseguito l’abilitazione per insegnare pilates e
Laura De Marco
ginnastica posturale. Tutte certificazioni che mi permettono di avere un lavoro e un’attività più dinamica”. Com’è questa attività che ha scoperto oltre lo sport? “Negli ultimi anni è iniziato quasi per caso un percorso nuovo: da singole opportunità legate allo sport, all’insegnamento e alla comunicazione è nata gradualmente una dimensione professionale più ampia, che continua a evolversi senza farmi abbandonare la mia identità di atleta. Sono alta 1.79 e l’atletica e la genetica mi hanno aiutato a trovare lavoro nel mondo dell’immagine, non solo nel settore dei brand sportivi. In alcune occasioni sono stata incaricata di predisporre dei progetti online per dei marchi; tutti gli accordi commerciali prevedono una serie di attività: riunioni, concordare gli obiettivi della
comunicazione, individuare i luoghi per gli shooting e poi apparire, a seconda dei casi, come testimonial o come modella. Sono i lavori dell’immagine, legati a come vivo lo sporto, non solo come atleta”. Quali sono i suoi progetti per il futuro ? “Si sta aprendo un periodo molto interessante, legato alle attività di promozione. Nelle prossime settimane parteciperò ad un evento molto importante per essere la testimonial di un marchio sportivo molto conosciuto. Sono molto impegnata anche come modella per presentare prodotti e attrezzi sportivi. Aver studiato molto, discipline diverse legate al mondo sportivo, mi hanno aiutato a crescere e a sviluppare questa attività che mi apre le porte al futuro”. • DIego Buonocore
Calcio Padova, un buon inizio per costruire il futuro Invio incoraggiante anche se la squadra è ancora un cantiere aperto
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ette punti nelle prime quattro giornate rappresentano un ottimo bottino per il Padova. I biancoscudati, in attesa della trasferta di Palermo, hanno affrontato un avvio molto insidioso. E ne sono usciti bene. In ordine hanno incontrato le tre retrocesse dalla Serie A, Pisa, Verona e Cremonese e l’Ascoli di Tomei, appena salito dalla Serie C. I veneti hanno risposto vincendo all’Arena Garibaldi, pareggiando all’Euganeo nel derby e incassando a Cremona la prima vera lezione della stagione. Allo Zini cinque minuti sono bastati per compromettere una partita poi diventata difficilissima da raddrizzare. La risposta contro l’Ascoli, però, è stata forse ancora più significativa del risultato. Il Padova non ha giocato la sua partita più brillante, per lunghi tratti ha lasciato
campo, possesso e occasioni agli avversari. Ma ha saputo resistere e colpire nel momento giusto con la rete decisiva di Galazzi. Calendario difficile e cantiere ancora aperto: l’impatto sulla Serie B è stato dunque più che positivo. Le prime quattro giornate hanno consegnato alcune indicazioni. Il 3-5-2 è la certezza, ma più del sistema si è visto un atteggiamento riconoscibile: densità, aggressività, disponibilità alla corsa e ricerca immediata della verticalità quando si riconquista il pallone. Dal punto di vista della costruzione invece i biancoscudati faticano a imporre la propria filosofia e a comandare la partita. In attesa di bomber Artistico, ancora ai box, manca ancora il primo gol di un attaccante. Finora il Padova ha trovato
foto @Calcio Padova @Davide Boggian
reti e giocate decisive soprattutto grazie agli inserimenti dei centrocampisti: sta diventando un classico la palla a cercare l’esterno sul punto debole della difesa avversaria e il cross a premiare l’arrivo da dietro della mezzala. Il prossimo step sarà ora quello di sbloccare
l’importante pacchetto offensivo costruito da Mirabelli in fase di mercato. Nel percorso poi è da considerare un processo di conoscenza inevitabilmente ancora incompleto. Automatismi, meccanismi e gerarchie richiederanno tempo. Proprio per questo i sette punti conquistati assumono un valore considerevole: sono arrivati con un Padova ancora in piena fase di costruzione. In questo senso la sosta, che arriverà dopo la gara di Palermo, sarà ossigeno puro per Antonio Calabro. E il bottino ottenuto permetterà di lavorare con una discreta serenità. Lavori in corso, ma prospettive interessanti: la missione patavina continua. • (S.P.)
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Sintonizzati Ristrutturare casa a Padova: il vero lusso oggi è non dover pensare a tutto sul Storie di imprese ed imprenditori di successo - a cura di
Michela Calzarotto e Filippo Bruseghin raccontano come sta cambiando il modo di affrontare una ristrutturazione completa e perché, nel 2026, il chiavi in mano risponde a un’esigenza sempre più concreta.
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Una ristrutturazione comincia quasi sempre da una bella idea. Aprire la cucina sul soggiorno. Recuperare una stanza. Rendere il bagno più funzionale. Cambiare completamente volto a un appartamento acquistato da poco. Poi arriva tutto il resto. Preventivi, pratiche, impianti, fornitori, materiali, consegne, artigiani, tempi da incastrare. La casa cambia. Nel frattempo cambia anche l’agenda di chi la sta ristrutturando. Da qui nasce uno dei motivi per cui sempre più persone si interessano alle ristrutturazioni chiavi in mano: non per rinunciare alle proprie scelte, ma per evitare che il progetto diventi un lavoro parallelo. Ne parliamo con Michela Calzarotto e Filippo Bruseghin di Edilizia PER, realtà di Limena che segue ristrutturazioni di case e appartamenti a Padova e provincia.
Michela, oggi chi entra da voi vuole davvero “pensare meno”? Michela: Vuole pensare alle cose giuste. Una persona deve poter decidere come vuole vivere la propria casa, quali ambienti sono importanti, cosa sente suo e cosa invece non funziona più. Non dovrebbe passare le giornate a capire se prima deve arrivare l’elettricista o il cartongessista. Il chiavi in mano serve proprio a questo: lasciare al cliente le decisioni che riguardano la sua casa e affidare a chi segue il progetto tutto ciò che serve per realizzarle.
Qual è la prima cosa che osservi quando entri in una casa da ristrutturare? Michela: Come viene usata. Prima ancora dello stile guardo i movimenti, gli spazi vuoti, quelli troppo pieni, le stanze che funzionano male rispetto alla vita reale. A volte non servono più metri quadrati. Serve usarli meglio. Una casa può cambiare moltissimo senza necessariamente diventare più grande.
Filippo: Quando bisogna far succedere le cose nel giusto ordine. Se una lavorazione slitta, può spostare quella successiva. Se una misura non torna, bisogna capire subito cosa comporta. Se durante una demolizione emerge qualcosa che non era previsto, la decisione presa in quel momento può avere conseguenze sul resto del progetto. Il coordinamento serve proprio a evitare che ogni passaggio venga gestito come un problema a sé.
Quindi il vero problema non è l’imprevisto? Filippo: No. Negli immobili esistenti l’imprevisto può capitare. Il problema è quando diventa responsabilità del cliente capire come risolverlo. Una persona che sta ristrutturando casa non dovrebbe ricevere cinque telefonate con cinque versioni diverse dello stesso problema. Dovrebbe avere un riferimento che analizzi la situazione e proponga una strada.
Michela, il chiavi in mano rischia di sembrare un servizio per chi vuole delegare tutto. Michela: Delegare non significa essere esclusi. Spesso succede il contrario. Quando una persona non è sommersa dalle questioni operative, riesce a concentrarsi meglio sulle decisioni che incidono davvero sulla casa. Materiali, distribuzione, funzionalità, priorità, budget. Il nostro compito è dare una struttura a tutte queste scelte.
C’è una richiesta che senti più spesso rispetto al passato? Michela: “Voglio sapere prima dove sto andando.” Mi sembra una sintesi molto chiara. Le persone sono più attente e vogliono comprendere meglio il progetto, il percorso e le priorità. Non cercano soltanto una casa bella alla fine. Vogliono sapere come ci si arriverà.
Siamo a settembre 2026. Anche il calendario fiscale entra nelle valutazioni? Filippo : Sì, soprattutto per chi aveva già in programma di intervenire. Per le spese sostenute nel 2026, nei casi previsti dalla normativa, la detrazione per le ristrutturazioni arriva al 50% per l’abitazione principale. Per gli altri immobili l’aliquota è del 36%. Il limite massimo agevolabile resta di 96.000 euro per unità immobiliare. Dal 2027 le percentuali previste scenderanno rispettivamente al 36% e al 30%. Non è un motivo per improvvisare una ristrutturazione. È però un’informazione importante per chi stava già pensando di farla.
Quanto conta quindi partire in questo periodo? Filippo: Conta iniziare a ragionare adesso, non necessariamente aprire il cantiere domani. Prima dei lavori ci sono sopralluoghi, progetto, preventivi, pratiche, ordini e programmazione. Arrivare alla fine dell’anno con un progetto già impostato è molto diverso dal cominciare a pensarci all’ultimo momento.
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Per il bagno avete invece una possibilità specifica fino a fine anno. Michela: Sì. Edilizia PER è partner Fiditalia per i progetti dedicati al rifacimento bagno. Fiditalia è una società finanziaria specializzata nel credito al consumo e questa collaborazione ci permette di offrire una formula di pagamento pensata proprio per chi vuole affrontare questo intervento. La promozione resta attiva fino al 31 dicembre 2026 e prevede la possibilità di valutare fino a 30 rate senza interessi, con un anticipo del 30%. La concessione del finanziamento resta soggetta all’approvazione di Fiditalia.
Perché può fare la differenza proprio sul bagno? Michela: Perché il bagno è uno degli ambienti che si continua a usare anche quando non funziona più bene. Ci si abitua alla doccia scomoda, agli spazi poco pratici, a una disposizione che non risponde più alle esigenze della famiglia. La possibilità di distribuire la spesa nel tempo può aiutare a smettere di rimandare un intervento che spesso è già necessario da tempo.
Se doveste spiegare il chiavi in mano senza usare l’espressione “chiavi in mano”? Michela: Poter immaginare la propria casa concentrandosi sulle scelte che contano davvero. SU Filippo: Sapere che,ASCOLTACI da quel momento in poi, c’è qualWWW.VENETO24.IT cuno che coordina persone, tempi, lavorazioni e imSUL TUO PC O ALEXA previsti.
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31 MAR → 04 APR Luca Bizzarri LE NOSTRE DONNE 07 → 11 APR Maria Paiato IL DELIRIO DEL PARTICOLARE
14 → 18 APR 19 → 24 GEN Iacozzilli Valerio Binasco 02tutto → 07ilMAR Ascoltaci in Veneto in auto sulFabiana OLTRE UNA DELLE ULTIME SERE Alessio Boni Come 16+29 persone hanno ASCOLTACI SU SCARICA L’APP DI CARNOVALE MOLIÈRE attraversato il disastro delle Ande WWW.VENETO24.IT RADIO VENETO24 SUL TUO SMARTPHONE
L’arte della beffa
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Segue da pag. 1
La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
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uttavia, questo asse non è esente da scossoni. Ampie fasce della maggioranza guardano con aperto biasimo a questa politica dell’abbraccio, temendo l’annacquamento dell’identità di governo e l’eccessiva concessione di agibilità politica
al centrosinistra. Allo stesso modo, all’interno della minoranza non mancano i malumori di chi invoca un’opposizione più dura e priva di sconti. Di fronte alle resistenze delle rispettive basi, resta da chiedersi se questo lavoro a quattro mani sia solo una parentesi contingente o se
possa trasformarsi nel prototipo di un nuovo schema di alleanza istituzionale per il futuro. Se il metodo Veneto saprà resistere ai logoramenti tattici, la “Stefanildo” potrebbe davvero riscrivere le regole del gioco e la geografia politica della regione.
Tempo di scelte. L’intesa con il Governo per i primi trasferimenti di competenze e la complessa mediazione tra etica e medicina
AUTONOMIA E FINE VITA, DUPLICE SVOLTA STEFANI: “RISULTATI CHE FANNO LA STORIA” I l Veneto ha segnato il passo su due tra i temi più complessi e dibattuti dell’agenda politica e sociale: il via libera definitivo agli schemi di intesa per l’Autonomia differenziata e l’approvazione delle modifiche alla legge di iniziativa popolare sul fine vita. Due partite cruciali sulle quali il presidente della, Alberto Stefani, ha impresso una direzione precisa, improntata da un lato all’accelerazione sull’inquadramento costituzionale e dall’altro alla tutela dei principi etici.
Per l’autonomia ora il passaggio in Consiglio dei Ministri e il voto il Parlamento Sul fronte dell’Autonomia differenziata, il voto favorevole del Consiglio regionale al testo d’intesa siglato tra la Giunta regionale e il Governo rappresenta una tappa fondamentale che chiude la fase istruttoria veneta e proietta la pratica verso il Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Un traguardo che il governatore Stefani ha salutato con soddisfazione, richiamando l’esito del referendum del 2017 e la lunga gestazione del percorso istituzionale. “Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso”, dichiara il Presidente Alberto Stefani. “I Veneti
stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta”. Stefani ha voluto sottolineare il lavoro svolto dalla maggioranza consiliare, ribadendo come la delega di maggiori competenze su materie strategiche — quali Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Tutela della salute e Coordinamento della finanza pubblica — costituisca un’opportunità oggettiva per l’efficienza dei servizi erogati ai cittadini. “Siamo giunti alla nuova tappa di un percorso che è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti”, prosegue il Governatore. “Stiamo scaldando i motori perché siamo pronti a fare da ‘apripista’. Quando sono stato relatore della legge quadro in Parlamento ho vissuto oltre 300 ore di interventi ostruzionistici del Centrosinistra, fatti appositamente per bloccare questa riforma con l’accusa di provocare disparità e vantaggi ingiustificati a favore del Veneto. Sono convinto, invece, che l’autonomia sia una scelta di responsabilità e trasparenza che
Alberto Stefani
non spacca l’Italia e può rivelarsi strategica per tutti i territori. L’articolo 5 della nostra Costituzione, infatti, dice che la Repubblica ‘riconosce e promuove le autonomie locali’. È un principio cardine della Repubblica che abbiamo il dovere di realizzare. Se la riforma porterà a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra e capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia può portare al nostro territorio”. Parallelamente alla partita autonomista, il Consiglio regionale si è confrontato con la delicata proposta di legge d’iniziativa popolare “Liberi Subito” inerente al suicidio medicalmente assistito. L’approvazione del provvedimento è arrivata a seguito di una mediazione condotta dallo stesso
Stefani, concretizzatasi in una serie di emendamenti vincolanti intesi a riequilibrare il testo normativo nel quadro della giurisprudenza della Corte Costituzionale. “Nulla è più importante della dignità
“Vogliamo assicurare a tutti i veneti l’accesso alle cure palliative” della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”, sottolinea il presidente nel commentare l’esito della votazione. “Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla
stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”. L’impianto correttivo voluto dalla presidenza introduce paletti precisi all’interno dell’iter procedurale, stabilendo la priorità assoluta dell’accesso alle cure palliative e l’istituzione di nuovi organi consultivi. “Il mio obiettivo è semplice: assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste”, chiarisce Stefani. “Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza. Nello specifico, gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito, l’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale, e la priorità alle cure palliative con l’obbligo di informazione della possibilità di avvalersi delle stesse nel momento della richiesta”. • Redazione laPiazza
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Il caso. Federalismo energetico e il nodo delle concessioni per il controllo delle reti e delle derivazioni idroelettriche
La sfida delle multiutility: direttive europee, scelte di Governo e vantaggi per i territori L a partita per il controllo delle reti di distribuzione elettrica e delle grandi derivazioni idroelettriche rappresenta uno degli snodi economici, politici e infrastrutturali più complessi e decisivi per il futuro del Veneto e del suo tessuto produttivo. In questo scenario articolato, le multiutility venete si stanno compattando con forza per chiedere la possibilità di accedere al mercato della gestione delle infrastrutture attraverso la regolare indizione delle gare d’appalto, puntando a superare una condizione di monopolio storico che vede da decenni il gruppo Enel nel ruolo di operatore quasi esclusivo sul territorio. Al centro di questo acceso scontro d’interessi si colloca la posizione del Governo centrale, chiamato a decidere se spalancare le porte alla concorrenza oppure concedere un rinnovo automatico e prolungato in favore dell’incumbent nazionale. Da un lato, l’esecutivo avverte la tentazione di garantire la continuità operativa a un colosso strategico come Enel, ipotizzando proroghe alle concessioni
storiche che vengono periodicamente discusse nell’ambito delle norme inserite nella legge Finanziaria o nei decreti collegati alla politica energetica. Questa scelta risponderebbe prevalentemente a esigenze di stabilizzazione dei grandi asset strategici e a dinamiche di cassa nazionali. Dall’altro lato, la spinta verso la proroga si scontra in modo frontale e ineludibile con i principi cardine dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, fondato sul rispetto della concorrenza, sulla trasparenza delle procedure di evidenza pubblica e sulla libera circolazione dei servizi nel mercato unico. La giurisprudenza europea e nazionale ha infatti ribadito a più riprese che le concessioni di beni pubblici strategici e limitati, come le reti energetiche e i bacini idrici, non possono essere attribuite a tempo indeterminato né prorogate per via legislativa senza incorrere in gravissime violazioni del diritto comunitario. L’obbligo di effettuare le gare pubbliche scaturisce quindi dalla necessità inderogabile di rispettare le
direttive UE, pena l’apertura di onerose procedure d’infrazione e il potenziale blocco dei finanziamenti europei legati alle riforme e all’ammodernamento infrastrutturale. Di fronte a questo quadro, la classe politica veneta, supportata dalle amministrazioni locali e dai sindaci del territorio, assume una posizione molto chiara a sostegno delle aziende energetiche locali e dell’autonomia gestionale. Tra le forze politiche regionali emerge una diffusa convergenza nell’abbracciare la visione del cosiddetto federalismo energetico, inteso come il diritto-dovere delle istituzioni territoriali di valorizzare le proprie risorse naturali e infrastrutturali a diretto vantaggio della comunità locale. Consentire alle multiutility del Veneto di contendersi la gestione delle reti attraverso procedure di gara equa significherebbe infatti generare ricadute economiche ed operative straordinarie per il territorio. Tra i benefici più rilevanti evidenziati dai sostenitori della gestione locale figura il ridimensionamento dei costi energetici
con la prospettiva di applicare bollette più leggere: i dividendi, gli utili d’impresa e i canoni di concessione generati dalle reti non andrebbero infatti a rimpolpare le casse di gruppi centralizzati, ma rimarrebbero circoscritti all’interno del circuito economico regionale, permettendo agli enti locali di redistribuire il valore prodotto attraverso agevolazioni tariffarie per le famiglie e le imprese. A ciò si aggiunge il vantaggio determinante legato alla qualità delle manutenzioni e degli investimenti di sviluppo. Una presenza capillare e radicata, tipica delle utility
del territorio, garantisce una conoscenza diretta del suolo e delle sue criticità, favorendo interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della rete elettrica e idrica molto più tempestivi e mirati. In una stagione segnata da crescenti sfide climatiche e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica, la vicinanza dell’operatore si traduce in una maggiore resilienza dell’intero sistema energetico, trasformando il federalismo da astrazione politica a concreto strumento di sviluppo e competitività per la comunità veneta.
VENETO VERSO IL BIGLIETTO UNICO NEI TRASPORTI: DALLA REGIONE 2,1 MILIONI PER I PAGAMENTI CONTACTLESS
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a Giunta regionale del Veneto compie un fondamentale passo avanti verso la svolta digitale del trasporto pubblico locale. Su proposta dell’Assessore ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici, Diego Ruzza, è stato approvato uno stanziamento di 2 milioni e 90 mila euro destinato alla società Infrastrutture Venete Srl. Le risorse serviranno a sviluppare una piattaforma digitale unica, capace di far dialogare i sistemi di pagamento contactless di tutti gli operatori del territorio. Il funzionamento del nuovo modello è improntato alla massima semplicità: ai viaggiatori basterà effettuare un “tap” a bordo di
Gianluigi Recarti Vice Presidente LILT Padova
qualsiasi mezzo — tra gomma e ferro — con la propria carta di credito o debito (circuito EMV) per spostarsi liberamente. Il sistema centrale provvederà a raccogliere i dati, aggregare la spesa e applicare la tariffa corretta, superando la necessità di acquistare preventivamente titoli di viaggio cartacei. La fase operativa entrerà nel vivo nel 2027 con l’installazione dei nuovi validatori, mentre il lancio ufficiale dell’infrastruttura integrata è previsto per il 2028. Entusiasta il commento dell’assessore Diego Ruzza, che evidenzia la portata strategica dell’intervento: “Questo progetto sarà in grado
Giulia Torni Tecnico LILT Padova
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di abilitare e governare l’utilizzo dei pagamenti contactless nel trasporto pubblico locale, raccogliendo e normalizzando i flussi degli operatori del nostro TPL e creando di fatto un sistema unico di pagamento per l’utilizzo di tutti i servizi del trasporto pubblico locale, superando la frammentazione dei sistemi locali, garantendo continuità operativa ai sistemi esistenti e introducendo un livello centrale capace di orchestrare e monitorare i flussi del territorio regionale e di abilitare le eventuali agevolazioni tariffarie. Ora si viaggia velocemente verso un futuro che migliorerà la gestione dell’intero sistema e soprattutto semplificherà la vita agli utenti”.
Antonino Calabrò Medico LILT Padova
Elena Vettorello Volontaria LILT Padova
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Meteo. L’assessore regionale al clima: “Adattamento e prevenzione le sfide dei prossimi anni”
Venturini: “Estate 2026 la più calda in Veneto Superato anche il 2003, record da affrontare” L ’estate 2026 entra nella storia climatica del Veneto come la più calda mai registrata. I primi dati sull’intera stagione indicano infatti una temperatura media di 23,5 °C, superiore, seppure di un decimo, ai 23,4 °C dell’estate 2003, che per oltre vent’anni ha rappresentato il principale termine di paragone per il caldo eccezionale nella regione. «Quella che abbiamo appena vissuto è stata un’estate eccezionale. Il confronto con il 2003 ci dà immediatamente la dimensione di quello che è accaduto: quella che per oltre vent’anni abbiamo considerato l’estate fuori scala oggi è stata superata. Ma il dato che deve farci riflettere maggiormente non è il singolo record, quanto la continuità del caldo e la persistenza di temperature molto elevate per gran parte della stagione», dichiara Elisa Venturini, assessore regionale al Clima. A rendere straordinaria l’estate 2026 è stata infatti la successione delle anomalie. Giugno ha fatto registrare temperature medie regionali di 3,1 °C superiori alla norma 1991-2020, risultando il quarto giugno più caldo dal 1991. Particolarmente eccezionale
l’ultima decade del mese, con temperature massime superiori di 6,7 °C alla norma. Il caldo non ha mollato la presa neppure a luglio, risultato il quarto più caldo della serie storica, con una temperatura media superiore di 2,1 °C alla norma. In pianura si sono registrate mediamente 15 notti tropicali e 24 giornate con temperature massime superiori ai 30 °C. Infine agosto, secondo più caldo mai registrato in Veneto e vicinissimo al primato dell’agosto 2003, ha chiuso la stagione con una temperatura media regionale di 3,2 °C sopra la norma. «Giugno, luglio e agosto raccontano tutti la stessa storia: temperature molto superiori alla norma, con pause relativamente brevi tra un’ondata di calore e l’altra. È soprattutto questa persistenza a rendere eccezionale il 2026. Non parliamo di qualche giornata particolarmente calda, ma di settimane nelle quali persone, città, attività produttive ed ecosistemi sono rimasti sottoposti a uno stress termico continuo», sottolinea Venturini. Nel corso dell’estate sono state registrate quattro distinte ondate di calore: dal 17
giugno al 1° luglio sull’intero territorio regionale; dal 7 al 16 luglio su circa il 20% del Veneto; dal 29 luglio al 7 agosto nuovamente su tutta la regione; e dal 9 al 16 agosto su circa il 60% del territorio. Particolarmente significativo anche il disagio fisico provocato dalla combinazione tra temperature elevate e umidità. Le ondate registrate tra giugno e agosto si collocano tra le più lunghe e intense osservate in Veneto, a fronte di una durata media storica di circa quattro giorni. Emblematico anche quanto accaduto durante le ore notturne. Ad agosto in pianura si sono contate mediamente 18 notti tropicali, cioè con temperature minime mai inferiori ai 20 °C: tredici in più rispetto alla norma 1991-2020 e un numero circa sei volte superiore alla media degli anni Novanta. A Chioggia e Pila-Porto Peschereccio le notti tropicali sono state 30 su 31. La stagione ha inoltre fatto segnare numerosi nuovi record assoluti di temperatura: 31 per le minime, 46 per le medie e 17 per le massime. Tra i valori più significativi figurano i 39,2 °C raggiunti a Trebaseleghe,
Elisa Venturini
i 38,8 °C di Teolo e i 37,3 °C di Crespadoro. Sul fronte delle precipitazioni, l’estate è stata caratterizzata da quantitativi complessivamente inferiori alla media e soprattutto da una distribuzione molto irregolare: lunghi periodi asciutti sono stati intervallati da episodi temporaleschi localmente molto intensi, accompagnati da grandine, piogge concentrate e fortissime raffiche di vento. “È questa forse la fotografia più significativa dell’estate che abbiamo vissuto: caldo molto intenso e persistente, periodi prolungati con poche precipitazioni e poi fenomeni meteorologici capaci di manifestarsi con grande violenza in pochissimo tempo.
Condizioni che hanno conseguenze sulla disponibilità d’acqua, sull’agricoltura, sulle nostre città, sugli ecosistemi e sulla sicurezza del territorio”, evidenzia l’assessore. Gli effetti delle temperature eccezionali sono visibili anche in montagna, dove durante agosto è proseguita la fusione dei ghiacciai e dei rock glaciers insieme al degrado del permafrost. Nel sito di riferimento del Piz Boè, a 2.900 metri, alla fine del mese non risultava più terreno gelato. «I dati ci dicono che il cambiamento climatico non è uno scenario lontano, ma qualcosa con cui il Veneto deve già fare i conti. La risposta deve muoversi su due fronti: continuare a ridurre le cause che alimentano il cambiamento climatico e, allo stesso tempo, aumentare la capacità dei nostri territori di adattarsi alle conseguenze che sono già evidenti. Adattamento e prevenzione saranno una delle grandi sfide dei prossimi anni: significa proteggere le persone, l’acqua, l’ambiente, le attività economiche e rendere il Veneto sempre più resiliente di fronte a fenomeni climatici che stanno diventando più frequenti e intensi», conclude Venturini.
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L’intervento. Il segretario nazionale Udc sulla tenuta della coalizione di centrodestra e sulla prossime sfide
GOVERNO, DE POLI: “QUATTRO ANNI DI STABILITÀ AVANTI CON FAMIGLIE, CETO MEDIO E AUTONOMIA” I l Centrodestra al Governo con Giorgia Meloni, il 4 settembre scorso, ha tagliato un traguardo storico: è l’Esecutivo più longevo della storia della Repubblica. Per il segretario nazionale dell’UDC, senatore Antonio De Poli, è un risultato che va oltre il dato simbolico: “A parlare sono i numeri, i risultati concreti e tangibili: rispetto al 2022, quando il Governo si è insediato, abbiamo oltre
1,3 milioni di posti di lavoro in più. È un dato importante, che racconta un’Italia che ha cambiato passo e dimostra come la stabilità possa tradursi in risultati concreti”. Secondo De Poli, il dato sull’occupazione segna anche una precisa discontinuità rispetto al passato. “Il Centrodestra ha voltato pagina. Abbiamo lasciato alle nostre spalle una stagione di assistenzialismo che
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ha speso circa 34 miliardi per il Reddito di cittadinanza, senza costruire un vero percorso di ingresso o reinserimento nel mondo del lavoro. La nostra idea è diversa: aiutare chi è in difficoltà, ma soprattutto creare le condizioni perché le persone possano lavorare, essere autonome e costruire il proprio futuro”. Per il segretario nazionale dell’UDC, la stabilità rappresenta dunque uno strumento, non un traguardo. “Quattro anni di Governo hanno consentito al Paese di affrontare una fase internazionale ed economica molto complessa con una guida stabile e una direzione riconoscibile. La coalizione ha dimostrato di saper governare insieme, mantenendo le proprie identità e trovando una sintesi su una visione comune. Ora dobbiamo proseguire su questa strada”. La priorità, per l’UDC, è trasformare la stabilità in risposte ancora più concrete per le famiglie e per il ceto medio. “Per noi queste sono e rimarranno le priorità: ridurre la pressione fiscale su chi lavora, produce e investe, sostenere le famiglie, affrontare con maggiore determinazione la denatalità e dare ai giovani la possibilità concreta di costruire un futuro. La stabilità ha valore se migliora la vita delle persone”. De Poli sottolinea inoltre il valore
Il senatore Antonio De Poli con Giorgia Meloni
politico di un altro risultato che riguarda direttamente il Veneto: il percorso verso l’autonomia differenziata. “Grazie alla determinazione di tutto il Centrodestra, al lavoro del ministro Roberto Calderoli e anche al contributo dell’UDC, abbiamo compiuto un passo decisivo verso l’autonomia del Veneto”. Nei giorni scorsi il Consiglio regionale ha approvato lo schema di intesa definitivo sulle prime quattro materie. “È un passaggio storico – afferma De Poli –. Ora siamo all’ultimo miglio, con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Dobbiamo completare il percorso con serietà e responsabilità”. Per il senatore UDC, l’autonomia significa anche rispettare la volontà espressa dagli elettori. “Nel 2017 milioni di cittadini veneti hanno
detto sì al referendum sull’autonomia. Portare avanti quel percorso significa dare seguito a quella volontà popolare, rafforzando l’efficienza delle istituzioni e la capacità dei territori di rispondere ai bisogni dei cittadini, nel rispetto dell’unità nazionale e della solidarietà”. Quattro anni di Governo rappresentano quindi, secondo De Poli, “un traguardo storico, ma soprattutto una responsabilità”. L’UDC rivendica il proprio contributo alla maggioranza, portando nella coalizione “l’attenzione alle famiglie, al ceto medio, ai territori e al mondo produttivo”. “Non ci interessano i record da bacheca – conclude De Poli –. Ci interessa quello che possiamo ancora fare per l’Italia. La stabilità è importante per lasciare agli italiani un Paese più forte, più competitivo e più vicino alle esigenze delle persone”.
De Poli rimette in moto lo scudo crociato: “Il Centrodestra ha bisogno dei valori dell’Udc”
“S
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ventoliamo con orgoglio la bandiera dello Scudo crociato. Il Centrodestra ha bisogno dei valori dell’Udc, anche perché senza il Centro la coalizione non può vincere. Oggi è decisivo rafforzare l’area politica e culturale di Centro per far crescere il Centrodestra, dare risposte concrete e rispondere alle attese di quell’elettorato moderato, tanco degli slogan urlati e, alle ultime Politiche, nel 2022, si è rifugiato nell’astensionismo”. Con queste parole il segretario nazionale Udc Antonio De Poli ha concluso la Festa nazionale del partito a Roma. Rivolgendosi alla platea di parlamentari, dirigenti, amministratori, simpatizzanti e militanti dello Scudo crociato, De Poli ha lanciato un appello: “Dobbiamo tornare nelle piazze con i nostri principi e valori e dobbiamo urlarli, non sussurrarli”. “In questa due-giorni, in molti, dalla premier Meloni ai vicepremier Salvini e Tajani, ci hanno detto che siamo fondamentali. Siamo felici che ce lo riconoscano, ma ci devono rispettare a Roma così come nel più piccolo Comune”. Il ragionamento del leader UDC è lineare: alle ultime elezioni, un elettore su 3 non è andato a votare. “Il partito dell’astensionismo è quello maggioritario. Sono i voti dell’area cattolica e moderata, che ha costruito l’Italia e che vuole guardare al futuro”, spiega De Poli che, alla vigilia dell’esame finale della legge elettorale in Senato, esulta per la reintroduzione delle preferenze, “una battaglia storica dell’Udc” e indica le priorità in vista della
prossima Legge di Bilancio: “Bisogna intervenire in maniera coraggiosa su giovani, famiglie e ceto medio”. Il segretario Udc rimarca che “a differenza di qualcun altro, per noi la politica non è un ring, ma ascolto, dialogo, concretezza. A chi parla di classi separate per i disabili e nega il femminicidio, diciamo che noi stiamo dall’altra parte”. “Non possiamo tornare indietro nella storia”, è il suo monito. “Ai nostri amici alleati – continua De Poli – diciamo: torniamo a parlare di noi, del Centrodestra equilibrato, moderno e plurale, dei risultati raggiunti in questi 4 anni di Governo. Il futuro della coalizione non è nella ricorsa agli estremismi”. “Da oggi in avanti si aprirà una delle campagne elettorali più dure della storia repubblicana”, avverte il leader dell’Unione di centro che è pronto a mobilitare il partito: “Da Nord a Sud, nei prossimi mesi, organizzeremo una serie di assemblee. E’ tempo di tornare nei territori, di rimettere in moto la macchina dello Scudo crociato. L’Italia ha bisogno di noi”, ha concluso.
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L’intervista. L’amministratore delegato di CBC, iniziativa partita a Jesolo da 3 soci, punta a rivoluzionare il litorale
ALESSANDRO BERTON: “LE SPIAGGE VENETE DEL FUTURO SARANNO APERTE TUTTO L’ANNO” L e spiagge venete accolgono ogni anno milioni di turisti da tutta Europa. Jesolo è da sempre il cuore pulsante dell’eco-sistema delle spiagge venete. Una sorta di “Miami Made in Italy” che è esplosa negli anni ’80 tra discoteche, sole, spiagge e sapore di sale. Il mondo balneare però sta vivendo una rivoluzione, come ci ha raccontato Alessandro Berton, amministratore
delegato di Cbc Srl, iniziativa partita da 3 soci fondatori (Berton, la famiglia Menazza e Moretti Polegato) e che oggi è una realtà in piena espansione con 50 soci. Alessandro, partiamo da questa nuova avventura. Spiegaci cos’è CBC Srl. Bisogna fare una premessa. Il Comune di Jesolo ha deciso di attuare un nuovo Piano dell’Arenile, uno strumento urbanistico che disegna lo sviluppo
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dell’asset più importante di qualsiasi località balneare: la spiaggia. Questo nuovo piano nasce dall’esigenza di far vivere Jesolo per tutto l’anno e non solo d’estate. Da qui prende forma il nostro progetto, che è molto ambizioso. Ad oggi rappresenta il più rilevante progetto di finanza applicato al demanio marittimo mai realizzato in Italia, con un investimento di quasi 10 milioni di euro. L’obiettivo è dare concreta attuazione agli indirizzi del Piano dell’Arenile, aumentando progressivamente la qualità dell’offerta. Tu da sempre ripeti un mantra: “meno ombrelloni, più qualità”. Immagino che questa sia la vostra direzione… Assolutamente. Per noi “meno ombrelloni e più qualità” significa mettere l’ospite al centro. Il turismo deve intercettare bisogni che cambiano. Così come sono cambiati gli alberghi e le strutture ricettive, devono evolvere anche le spiagge. Dopo una fase
Alessandro Berton
“Servizi più evoluti per vivere le località balneari in tutte le stagioni: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi” preparatoria, quest’anno è iniziata la realizzazione concreta delle opere. Oltre il 40% dell’investimento è già stato completato e quella che molti definiscono la “spiaggia del futuro” prende forma. Una spiaggia che offrire servizi più evoluti: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi come le junior lounge, con personale qualificato e servizi di babysitting che permettano anche ai genitori di ritagliarsi momenti di relax. E poi, soprattutto, pensiamo a una spiaggia che possa essere vissuta tutto l’anno. In uno scenario di questo tipo immagino che saranno le idee e le persone a fare la differenza. Le persone hanno un ruolo centrale. Mi piace ripetere che dietro ogni progetto ci sono sempre le persone. Oggi si parla molto di AI e di tecnologia, strumenti importanti e attuali, ma il motore del cambiamento è rappresentato dalle persone. Vogliamo creare strutture all’aria aperta capaci di accogliere tutti, indipendentemente
dalle condizioni fisiche, dallo stato di salute o dalla capacità di spesa. In una bella giornata di ottobre o di marzo si può trascorrere una giornata al mare utilizzando servizi di qualità: palestre per il CrossFit, campi da padel, spogliatoi con acqua calda, bagni tecnologici. Stiamo proponendo un nuovo modo di concepire uno spazio pubblico dato in concessione ai privati. Una spiaggia che non sia utilizzata solo d’estate, ma che diventi un luogo di aggregazione e benessere per tutto l’anno. Quali benefici può portare questo tipo di investimento al territorio? L’impatto è molto rilevante. Nel nostro caso parliamo di circa un chilometro di spiaggia, da Piazza Mazzini a Piazza Brescia, nel cuore di Jesolo. Un investimento di questo tipo produce una riqualificazione urbanistica e territoriale importante. I vantaggi riguardano anche i residenti. Significa avere una città più bella, più moderna e più funzionale. Possiamo parlare di una vera e propria “rigenerazione del demanio marittimo”, con effetti
destinati a rimanere nel tempo. E i clienti come sono cambiati in questi anni? Io mi occupo di turismo da sempre e ricordo quando, da ragazzo, vedevo arrivare le famiglie da Milano con la Ritmo che trascorrevano un mese in appartamento. Oggi i soggiorni sono più brevi. C’è più attenzione alla spesa e questo dipende anche dal contesto economico. Le persone valutano con più attenzione come impiegare il proprio budget. Questo ha generato discussioni e polemiche, tuttavia i numeri raccontano una realtà in salute. Chi ha investito negli anni successivi al Covid, chi ha riqualificato le strutture e migliorato i servizi, continua a lavorare bene. Proviamo a fare un bilancio di quest’estate: che cosa cerca oggi il turista? Per chi negli anni ha continuato a investire e ad aggiornarsi la stagione è andata bene. Certo, oggi il turista vuole scegliere in modo consapevole. Prima di spendere per una cena, una vacanza o una giornata in spiaggia valuta ciò che riceve in cambio. Per questo bisogna saper accogliere pubblici diversi. Noi offriamo postazioni accessibili e servizi premium per chi cerca un’esperienza esclusiva, ma anche postazioni smart da 20 euro. L’importante è costruire un’offerta ampia e di qualità. In definitiva, qual è la sfida dei prossimi anni? Continuare a investire nella qualità, nell’innovazione e nelle persone. La spiaggia del futuro sarà più inclusiva, più accessibile, più sostenibile e soprattutto più vissuta. Non soltanto durante l’estate, ma ogni volta che il mare saprà offrire un’esperienza piacevole a chi sceglierà di viverlo. • Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Cultura e ambiente tornano al centro della città Libri, musica e teatro accompagnano nuovi progetti per il verde e la rigenerazione urbana.
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iaprire uno spazio, animarlo e restituirlo alla città. È questo l’obiettivo con cui riprende l’attività del Laboratorio Ecourbano, associazione impegnata da anni sul fronte del recupero delle aree degradate e della valorizzazione del territorio. La sede in Galleria San Carlo nasce proprio con questa finalità: trasformare un luogo segnato dall’abbandono in uno spazio vivo, aperto alla cittadinanza, capace di diventare punto di incontro e di riferimento per iniziative culturali e sociali. Il nuovo programma propone un calendario articolato che mette insieme presentazioni di libri, mostre d’arte, musica e teatro, con par-
terraneo, sulla base di un progetto di Davide Mazzucato.
Gli appuntamenti
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ticolare attenzione agli artisti del territorio e, allo stesso tempo, con la presenza di autori e protagonisti già affermati, chiamati a portare le loro opere e le loro esperienze in galleria. Ma l’attività del Laboratorio Ecourbano non si ferma alla cultura. L’associazione continua infatti a occuparsi di progettazione, recupero e risanamento del territorio, con una particolare attenzione alle soluzioni capaci di affrontare le conseguenze dell’emergenza climatica. In questa prospettiva si inseriscono i progetti legati ai tetti verdi e alle oasi verdi urbane, strumenti che stanno entrando sempre più nella pratica urbanistica locale e che possono contribuire a rendere le città più vivibili e resiSCARICA L’APP figurano lienti. Tra le proposte del Laboratorio RADIO VENETO24 anche il progetto di riqualificazione dell’area SUL TUO SMARTPHONE Ex Chiodi, già presentato in Comune, e l’ipotesi di una riorganizzazione di Piazza Insurrezione, con la realizzazione di un parcheggio sot-
Il calendario prende il via venerdì 11 settembre alle 18.30, in Galleria San Carlo, con la presentazione di un libro dedicato ad Angelo Beolco, detto il Ruzante, a cura di Remigio Ruzzante, in arte Bronse Querte. Al termine dell’incontro è prevista una degustazione di vino Friularo, offerto dall’Enoteca […] di via Giovanni d’Alemagna 32, in zona Arcella, accompagnato da biscotti della tradizione. Venerdì 2 ottobre alle 18.30, sempre in Galleria San Carlo, sarà invece proposta una riflessione sulla situazione attuale dei risparmi e sulle scelte di investimento, con l’obiettivo
di stimolare una maggiore consapevolezza anche rispetto all’etica dei comparti finanziari nei quali si decide di investire. Il programma si sposta quindi al Teatro San Carlo. Venerdì 16 ottobre alle 20.45 andrà in scena Oggetti che mi parlano, spettacolo ideato e interpretato da Miriam Angile, accompagnata da Alessandro Tognon. Un viaggio nella memoria e nelle atmosfere degli anni Sessanta, attraverso oggetti, emozioni e ricordi, accompagnati dalle musiche dell’epoca eseguite dalla band Beat Shop di Paolo Beneato. Venerdì 23 ottobre alle 20.45 sarà protagonista il blues, con il maestro Michele Lideo che, accompagnato dalla sua chitarra, ripercorrerà alcuni dei brani più celebri e significativi della storia del genere, in un appuntamento dedicato agli appassionati di musica e non solo. Venerdì 6 novembre alle 20.45 sarà la volta de Lo spettacolo del cuore, un viaggio tra testi e
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canzoni che attraversano il tempo e parlano direttamente alle emozioni. Sul palco Monica Voltan e Maurizio Franceschetti, accompagnati al pianoforte da Cristiano Zanellato. Infine, venerdì 13 novembre, il Teatro San Carlo ospiterà un appuntamento dedicato alla musica del territorio. Padovarte Musica, storica
realtà con sede nel quartiere Arcella, festeggia il suo 15° anno di attività proprio nel quartiere che l’ha vista nascere e crescere. Per celebrare questo traguardo, saliranno sul palco le band nate dai laboratori di Musica d’Insieme, protagoniste di un percorso che negli anni ha coinvolto numerosi musicisti e appassionati. E questo è solo l’inizio. Molti altri appuntamenti sono infatti in programma in Galleria San Carlo, con l’intento di costruire progressivamente un calendario sempre più ricco e di fare dello spazio un luogo stabile di cultura, incontro e partecipazione. ASCOLTACI SU Per conoscereWWW.VENETO24.IT tutte le iniziative è possibile passare direttamente in PC Galleria San Carlo per SUL TUO O ALEXA ricevere informazioni oppure scrivere a Laboratorioecourbano@libero.it per ricevere il calendario completo.
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Eccellenze. Despar Nord porta a Made in Malga i sapori e le produzioni del territorio
IL GUSTO DEL TERRITORIO, UNA STORIA DA CONDIVIDERE Despar Nord rinnova la partecipazione alla rassegna di Asiago: degustazioni, formaggi di malga e prodotti selezionati per raccontare il valore delle eccellenze locali e di chi ogni giorno le produce
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nche quest’anno Despar Nord rinnova il proprio sostegno a Made in Malga, la rassegna nazionale dedicata ai formaggi e ai prodotti della montagna in programma ad Asiago nei due weekend dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre. Un appuntamento ormai consolidato per il marchio dell’Abete, che nella manifestazione riconosce un’importante occasione per raccontare uno dei valori che da sempre ne caratterizzano la presenza sul territorio: la vicinanza alle produzioni locali e alle persone che, attraverso il proprio lavoro, custodiscono e tramandano sapori, saperi e tradizioni. Tra masterclass, degustazioni, incontri, mostre mercato e appuntamenti diffusi nel centro di Asiago, Made in Malga porta ogni anno migliaia di visitatori alla scoperta della cultura gastronomica della montagna. Un patrimonio che Despar Nord contribuisce a valorizzare ogni giorno anche
nei propri punti vendita, attraverso la selezione e la presenza a scaffale di numerose eccellenze locali e regionali. Durante i due fine settimana della manifestazione, Despar sarà presente il sabato e la domenica con uno spazio dedicato a TANN, il Centro Carni e Salumi di Despar Nord, dove il pubblico potrà conoscere e degustare la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, realizzata con carne 100% italiana e una lista di ingredienti essenziale. A completare la presenza del marchio dell’Abete sarà un momento interamente dedicato alle eccellenze casearie della montagna. Domenica 6 settembre alle ore 11.00, all’Hotel Paradiso di Asiago, Despar proporrà infatti la masterclass “Alla scoperta dei formaggi di malga selezionati da Despar – Il gusto autentico delle nostre montagne”. Un viaggio tra sapori e territori che porterà in degustazione Mezzano e
Stravecchio Malga Verde di Fattoria Cortese, Monte Veronese DOP Allevo di Malga de La Casara Roncolato Romano e Cuor di Fassa Latte di Malga, accompagnati da una selezione di vini dell’arco alpino: Kerner Alto Adige DOC, Lagrein Alto Adige DOC e Ferrari Trentodoc. Un’occasione per scoprire non soltanto prodotti di grande qualità, ma anche le storie, le competenze e il lavoro dei produttori
che li rendono possibili. È proprio da questa volontà di valorizzare le realtà agroalimentari locali che nasce “Sapori del Territorio”, il progetto con cui Despar Nord da oltre dieci anni seleziona e porta sugli scaffali le produzioni più rappresentative delle aree in cui è presente. Un percorso che oggi raccoglie oltre 4.000 referenze realizzate da più di 600 produttori locali, costruendo un legame diretto
tra chi produce, i punti vendita e le comunità. La partecipazione a Made in Malga si inserisce così nel più ampio impegno di Despar Nord per sostenere le filiere locali e valorizzare le eccellenze dei territori in cui è presente, favorendo l’incontro tra produttori e consumatori e contribuendo a mantenere vive identità e tradizioni che rappresentano una ricchezza per le comunità.
TANN, dove filiera e innovazione diventano sinonimo di qualità
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ui competenze specialistiche, innovazione e ricerca si integrano con una particolare attenzione alla selezione e alla provenienza delle materie prime. Despar Nord ha infatti sviluppato accordi diretti con macelli italiani di medie e piccole dimensioni, riducendo i passaggi intermedi e rafforzando tracciabilità e controllo lungo la filiera. Tecnologie all’avanguardia e un elevato livello di automazione consentono inoltre di rendere più efficienti le lavorazioni, ridurre gli sprechi e garantire elevati standard qualitativi e igienico-sanitari. Da questo percorso nasce anche la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, arrivata nei punti vendita nell’estate 2026: prodotti realizzati con carne 100% italiana, senza nitriti e nitrati aggiunti e con una lista di ingredienti essenziale. Un progetto che racconta la volontà di Despar Nord di coniugare controllo della filiera, innovazione e ricerca per offrire prodotti sempre più attenti a qualità, trasparenza e origine delle materie prime.
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Case della Comunità, parte la campagna del Veneto
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ar conoscere le Case della Comunità, spiegare quali servizi offrono e accompagnare i cittadini verso un utilizzo più consapevole della sanità territoriale. È questo l’obiettivo della nuova campagna di comunicazione lanciata dalla Regione del Veneto e presentata al Lido di Venezia, allo stand regionale della Mostra del Cinema all’Hotel Excelsior. Un progetto che punta su un linguaggio semplice, diretto e anche ironico, affidandosi a testimonial conosciuti per raggiungere un pubblico il più possibile ampio. Il cuore della campagna sono tre spot video, costruiti attorno a storie e protagonisti differenti, ma con un unico messaggio: le Case della Comunità devono diventare un punto di riferimento concreto per i cittadini e una porta di accesso più appropriata ai servizi sanitari. Accanto agli spot saranno utilizzati materiali informativi sul territorio, strumenti digitali, stampa ed emittenti televisive locali. La campagna interesserà tutte le Ulss venete e, in una seconda fase, sarà adattata alle caratteristiche dei singoli territori, con informazioni sulla localizzazione delle strutture e sui servizi disponibili. Nel primo filmato il presidente della Regione Alberto Stefani dialoga con Barutz, interprete
dell’iconica “nonna Marisa”. Con un tono leggero, il messaggio è quello di invitare i cittadini a scegliere in maniera consapevole il servizio sanitario a cui rivolgersi, evitando di considerare l’ospedale come risposta automatica a ogni necessità. Il secondo spot ha invece come protagonisti l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, cardiochirurgo di fama internazionale, e Mirko Bernardinello, primo paziente in Italia sottoposto a trapianto da donatore a cuore fermo proprio per mano del professor Gerosa. L’incontro avviene all’interno di una Casa della Comunità, dove Bernardinello si reca per un controllo. Una storia personale utilizzata per mostrare concretamente come le nuove strutture possano offrire risposte mirate e appropriate ai bisogni di salute. La terza protagonista è Georgette Polizzi, artista e influencer, che racconta la propria esperienza con la sclerosi multipla e il ruolo del Fascicolo Sanitario Elettronico nella gestione delle informazioni e dei percorsi di cura. Proprio il FSE rappresenta uno degli strumenti che la campagna vuole contribuire a far conoscere e utilizzare maggiormente. Ma la comunicazione non riguarda soltanto le nuove strutture. Tra gli obiettivi c’è anche la diffusione del 116117, il numero unico per le
richieste di assistenza sanitaria non urgente. Un servizio che la Regione intende valorizzare per orientare i cittadini verso la risposta più appropriata e contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. La campagna nasce anche dai risultati di un sondaggio sulla percezione della sanità territoriale. Il 80 per cento degli intervistati dichiara di aver utilizzato i servizi sanitari pubblici negli ultimi dodici mesi, mentre il 57 per cento ritiene che la sanità territoriale riesca a rispondere ai propri bisogni. Il problema principale riguarda però la conoscenza delle Case della Comunità: il 43 per cento ne ha sentito parlare, ma soltanto il 24 per cento conosce quella più vicina al proprio territorio. Allo stesso tempo emerge una forte disponibilità a utilizzarle: il 67 per cento dei cittadini lo farebbe se fosse presente nel proprio Comune, mentre l’80 per cento giudica positivamente la loro realizzazione e l’81 per cento ritiene necessario continuare a investire nella sanità territoriale. Numeri che spiegano la scelta della Regione di affiancare alla realizzazione delle strutture una vera e propria operazione di informazione. In Veneto sono 102 le Case della Comunità complessivamente progettate nell’ambito del PNRR e del modello
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definito dal decreto ministeriale 77 del 2022. Al 30 giugno 2026 risultano completate 99 strutture, superando l’obiettivo nazionale assegnato alla Regione. All’interno delle Case della Comunità possono trovare spazio medici, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e altre professionalità. I cittadini possono ricevere informazioni e orientamento attraverso il Punto Unico di Accesso, prenotare prestazioni tramite il Cup, effettuare esami diagnostici di base e accedere, secondo l’organizzazione dei diversi territori, a visite specialistiche, servizi infermieristici, prelievi, programmi di prevenzione, screening e vaccinazioni. Le strutture sono inoltre collegate ai percorsi di assistenza domiciliare e alla presa in carico integrata della persona. «Conclusa la fase di realizzazione delle 99 strutture – sottolinea l’assessore alla Sanità Gino Gerosa – è ora fondamentale farle conoscere al massimo tra la popolazione». La sfida, dunque, entra ora nella fase della conoscenza. Perché le Case della Comunità non siano soltanto strutture realizzate, ma diventino davvero luoghi conosciuti e utilizzati dai cittadini, all’interno di un sistema sanitario sempre più orientato alla prossimità. Riccardo Musacco
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36 Prevenzione. Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, fa il punto sui contagi in Veneto e spiega come difendersi
West Nile, allarme zanzare a Padova: «Non bisogna avere paura, ma proteggersi»
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alute, ambiente e sicurezza alimentare sono temi molto più vicini tra loro di quanto si possa pensare. A occuparsi di questo intreccio, sul territorio del Triveneto, è anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, realtà con sede centrale nell’area di Padova e una rete di strutture periferiche distribuite nelle province di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. A guidare l’istituto è la dottoressa Antonia Ricci, direttrice generale di un ente che conta circa 650 dipendenti e che svolge attività che vanno ben oltre il controllo della salute degli animali. L’Istituto, infatti, si occupa anche di sicurezza degli alimenti destinati all’uomo, di ambiente, ricerca e prevenzione, seguendo la filiera agroalimentare dal campo alla tavola. Ed è proprio sul fronte della prevenzione che nell’ultimo periodo l’attenzione è concentrata sulla West Nile, malattia trasmessa dalle zanzare che ha fatto registrare diversi casi anche in Veneto e che interessa direttamente il territorio padovano.
«Non ci si deve preoccupare – spiega Ricci -. Soprattutto non dobbiamo preoccuparci noi che facciamo questo mestiere, ma essere attenti e cercare di evitare che queste malattie diventino pericolose per le persone». La West Nile non si trasmette direttamente da persona a persona: il principale veicolo sono le zanzare infette. Per questo il monitoraggio degli insetti è una delle attività fondamentali dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. In tutto il Triveneto vengono utilizzate trappole per catturare e analizzare le zanzare. Gli entomologi identificano le specie presenti e verificano anche la presenza del virus West Nile e di altri agenti patogeni trasmessi dagli insetti. E i dati raccolti mostrano una presenza del virus nelle zanzare piuttosto elevata. Una situazione che, secondo la direttrice dell’Istituto, non rappresenta una sorpresa considerando le condizioni climatiche di questa stagione. Il caldo e la siccità possono infatti creare condizioni favorevoli alla
circolazione del virus. In particolare, la scarsità d’acqua può spingere le zanzare a cercare piccoli ristagni più vicini alle abitazioni e quindi alle persone. Sul fronte dei contagi umani, in Veneto i casi sono attualmente circa 73. Un numero che, osserva Ricci, è inferiore rispetto ad alcune annate precedenti, ma che deve essere valutato considerando la stagionalità della malattia: il picco dei casi si registra generalmente nel mese di settembre. La parola d’ordine, quindi, è prevenzione. E non riguarda soltanto le amministrazioni pubbliche. «Bisogna proteggersi dalla puntura delle zanzare», sottolinea Ricci, ri-
cordando l’importanza dei repellenti e delle misure per impedire la proliferazione degli insetti. Un ruolo importante spetta anche ai cittadini. I Comuni intervengono nelle aree pubbliche, ma nei cortili e negli spazi privati la prevenzione dipende in larga parte dai singoli. È fondamentale trattare i tombini con prodotti larvicidi ed eliminare i ristagni d’acqua, anche quelli apparentemente insignificanti. Un esempio semplice riguarda i sottovasi delle piante: svuotarli regolarmente significa togliere alle zanzare uno dei luoghi in cui possono riprodursi. «Sembra una banalità – osserva la direttrice – ma vuotare i sottovasi delle nostre piante sui poggioli ci aiuta tantissimo a ridurre la presenza delle zanzare». La West Nile, però, non è l’unica minaccia legata alle zanzare. Sul territorio possono circolare anche altri virus, tra cui Chikungunya, Usutu e Toscana virus. Per questo l’attività di sorveglianza non si limita a un singolo agente patogeno. Il principio che guida questo lavoro è
quello della One Health, un approccio che considera strettamente collegati la salute dell’uomo, quella degli animali e la tutela dell’ambiente. Lo stesso approccio riguarda anche un altro elemento fondamentale degli ecosistemi: le api. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è infatti Centro di referenza nazionale per la salute delle api e svolge un’attività specifica di ricerca e sorveglianza in questo settore. Anche gli alveari devono fare i conti con parassiti e nuovi rischi sanitari, alcuni dei quali possono arrivare da altre parti del mondo. Anche in questo caso, secondo Ricci, i cambiamenti climatici possono contribuire a modificare lo scenario. Al momento non vengono segnalate situazioni particolarmente preoccupanti, ma la prevenzione resta fondamentale. L’attività dell’Istituto comprende anche la cooperazione internazionale, con l’obiettivo di aiutare i Paesi in cui determinati rischi sono già presenti a sviluppare strumenti efficaci per identificarli e controllarli. Vincenzo Gottardo Messaggio Pubbliredazionale
LimenAntiqua, ogni prima domenica del mese un viaggio tra storia, curiosit� e oggetti senza tempo
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Ogni prima domenica del mese il cuore di Limena si trasforma in un vero e proprio punto d’incontro per appassionati, curiosi e amanti delle cose d’altri tempi. È LimenAntiqua, il mercatino dell’antiquariato organizzato con passione dalla Pro Loco, un appuntamento che nel corso delle sue edizioni è diventato un’occasione per vivere il centro del paese in modo diverso, tra cultura, tradizione e convivialità.
dischi in vinile, oggettistica rara e tante altre curiosità dal fascino senza tempo. Un patrimonio di piccoli e grandi tesori che permette di riscoprire oggetti appartenenti a epoche diverse e che, ancora oggi, continuano a suscitare interesse e meraviglia. Il bello di LimenAntiqua, infatti, non sta soltanto nella possibilità di trovare il pezzo mancante per completare una collezione o un oggetto particolare da portare a casa. Il mercatino diventa anche un’occasione per rallentare, curiosare tra le bancarelle, asseggiare tra le bancarelle scambiare qualche parola con significa lasciarsi guidare espositori e appassionati e dalla curiosità e dalla lasciarsi sorprendere da oggetti possibilità di imbattersi, quasi che spesso hanno alle spalle per caso, in un oggetto capace storie, memorie e tradizioni. di raccontare una storia. L’offerta SCARICA L’APP Per i collezionisti più esperti è è ampia e variegata: mobili RADIO VENETO24 un appuntamento da segnare in d’epoca, pezzi di antiquariato SUL TUO SMARTPHONE calendario, alla ricerca di pezzi e modernariato, oggetti da particolari e curiosità; per chi collezione, stampe, monete, invece si avvicina per la prima
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volta al mondo dell’antiquariato, può rappresentare un modo semplice e piacevole per scoprirne il fascino. E anche per i semplici curiosi c’è sempre qualcosa da osservare: un vecchio vinile, una stampa d’epoca, una moneta, un complemento d’arredo o un oggetto insolito possono diventare l’occasione per fare un piccolo viaggio nel passato. A rendere speciale l’appuntamento è anche l’atmosfera che si crea nel centro di Limena, dove le bancarelle diventano parte di una giornata dedicata alla scoperta e alla socialità. LimenAntiqua unisce così il piacere della ricerca a quello di vivere gli spazi del paese, offrendo a residenti e visitatori un’occasione per incontrarsi e trascorrere qualche ora immersi tra oggetti, ricordi e testimonianze di epoche diverse.
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a passeggiare, curiosare e Un appuntamento, dunque, lasciarsi conquistare dal fascino pensato per pubblici diversi delle cose che hanno una storia e capace di parlare a più da raccontare. Perché, tra un generazioni: agli appassionati oggetto raro e un ricordo del di antiquariato e collezionismo, passato, il prossimo piccolo ma anche a chi ama il vintage, tesoro potrebbe essere proprio la storia degli oggetti o lì, a pochi passi da voi. semplicemente l’emozione di ASCOLTACI SU non sapere cosa troverà dietro la WWW.VENETO24.IT bancarella successiva. LimenAntiqua vi aspetta ogni SUL TUO PC O ALEXA prima domenica del mese nel centro di Limena: un invito
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38 Lo studio. Il gruppo guidato dal professor Giuseppe Tarantini protagonista al Congresso della Società Europea di Cardiologia
La cardiologia interventistica guarda al futuro, uno studio su 4mila pazienti può cambiare la cura dell’infarto
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adova è protagonista della cardiologia interventistica mondiale: uno studio su 4 mila pazienti porterà alla stesura delle nuove linee guida per la presa in carico e la cura dell’infarto. Il gruppo guidato dal prof. Giuseppe Tarantini, professore ordinario di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università di Padova e direttore della UOSD Cardiologia Interventistica dell’Azienda Ospedale Università di Padova, torna per il secondo anno consecutivo tra i protagonisti del Congresso della Società Europea di Cardiologia che è il più grande appuntamento cardiologico mondiale. Il nuovo studio è stato presentato come Late-Breaking Clinical Trial nella Main Arena davanti a migliaia di specialisti ed è stato pubblicato sul prestigioso European Heart Journal che si conferma la più importante rivista scientifica internazionale nel settore della cardiologia per impact factor. Il lavoro rafforza e amplia i risultati della precedente ricerca pubblicata dallo stesso gruppo padovano sul
New England Journal of Medicine estendendo ora l’analisi a circa 4 mila pazienti e includendo, oltre ai Paesi occidentali, anche popolazioni dell’Asia orientale. Al centro dell’indagine clinica c’è un approccio sempre più personalizzato al trattamento dell’infarto. Il principio è non limitarsi alla riapertura dell’arteria responsabile dell’evento acuto, ma valutare l’intero albero coronarico e trattare anche
le altre stenosi che presentano un reale significato emodinamico, cioè quelle effettivamente in grado di provocare ischemia. L’obiettivo è ottenere una rivascolarizzazione completa, ma selettiva riducendo il più possibile il rischio di nuovi eventi cardiovascolari. Una volta raggiunta una protezione ischemica ottimale, diventa così possibile intervenire anche sull’altro grande fronte della terapia dopo l’infarto: il rischio di sanguinamento. Tradizionalmente, dopo angioplastica e stent, i pazienti venivano trattati per mesi con una doppia terapia antiaggregante. I nuovi dati indicano invece che, nei pazienti adeguatamente selezionati e dopo una rivascolarizzazione ottimale, è possibile ridurre a un solo mese la doppia terapia antiaggregante proseguendo successivamente con una strategia meno intensiva senza perdere protezione dagli eventi ischemici. Il vantaggio è rilevante: una riduzione dei sanguinamenti maggiori nell’ordine di circa il 50 per cento. Il messaggio clinico è, quindi, mol-
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to chiaro: trattare tutte le lesioni coronariche realmente pericolose, ridurre il rischio di una nuova ischemia e successivamente evitare una terapia antiaggregante più intensa e prolungata del necessario. La conferma dei risultati in popolazioni occidentali e dell’Asia orientale rafforza la solidità scientifica dello studio e la possibilità di applicare questa strategia su scala internazionale. Si consolida così un percorso scientifico che potrà avere un impatto diretto sulla pratica clinica e sulle future linee guida internazionali per il trattamento dell’infarto. Un risultato che valorizza la Cardiologia Interventistica e l’intera Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova, insieme all’Università di Padova, confermandone il ruolo di riferimento nella ricerca cardiovascolare e nell’innovazione terapeutica. Prof. Giuseppe Tarantini: “La Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova consolida ancora una volta il proprio ruolo di eccellenza nel panorama della ricerca e dell’in-
L’ANELLO CICLABILE DEI COLLI EUGANEI Il percorso cicloturistico per conoscere e riscoprire il paesaggio, la storia e la natura delle colline padovane
L’Anello Ciclabile dei Colli Euganei attraversa un territorio ricco di paesaggi, storia e tradizioni da scoprire con il ritmo lento della bicicletta. I suoi 63 chilometri possono essere percorsi in un’unica volta oppure suddivisi in più tappe, scegliendo di volta in volta quanto fermarsi e cosa visitare. Il percorso si snoda a pochi chilometri dalle città d’arte e dalle località termali. Lungo il tragitto si incontrano borghi e piccoli centri storici, ville venete, aree naturali e importanti siti storici. È un viaggio attraverso un territorio dove storia e natura convivono. Una parte significativa dell’anello si sviluppa all’interno del Parco Regionale dei Colli Euganei, in un paesaggio caratterizzato da particolari conformazioni geologiche e patrimonio MAB Unesco Riserva della Biosfera. La bicicletta diventa così il filo conduttore di un modo semplice e piacevole di esplorare il territorio. ASCOLTACI SU itinerari di Per facilitare la conoscenza del territorio e la scelta degli WWW.VENETO24.IT è disponibile il sito dedicato https://www.cicloculturando.it/ Ascoltaci in tutto il Veneto in viaggio, auto sul SUL TUO PC O ALEXA (accessibile anche dal sito istituzionale www.provincia.padova.it). Nel sito istituzionale è inoltre disponibile la sezione https://www.provincia.padova.it/padova-natura-e-cultura dedicata a questo e altri itinerari ciclabili presenti nel territorio provinciale e alla descrizione di alcuni punti d’interesse.
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novazione in ambito cardiovascolare. Il risultato testimonia la qualità e la solidità del lavoro svolto quotidianamente dai professionisti della Cardiologia Interventistica e dell’Emodinamica di Padova e soprattutto conferma il valore di un modello fondato sull’integrazione tra attività clinica, ricerca scientifica, formazione e innovazione terapeutica. La capacità di sviluppare e di applicare approcci diagnostici e terapeutici sempre più avanzati, insieme alla partecipazione a progetti di ricerca di elevato profilo scientifico, contribuisce a rafforzare il posizionamento dell’Azienda Ospedale Università Padova e dell’Università di Padova come punto di riferimento nel campo della medicina cardiovascolare a livello nazionale, europeo e internazionale. Un risultato che premia, dunque, non solo l’eccellenza delle competenze e delle specificità coinvolte, ma anche la capacità di fare sistema tra assistenza, ricerca e innovazione con l’obiettivo di tradurre i progressi della ricerca scientifica in nuove opportunità di cura e in un concreto beneficio per i pazienti”.
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