Trasporto pubblico e biglietto unico, l’assessore Ruzza traccia il percorso
PARADOSSO VENETO, TRA LAVORO POVERO
E VERTENZE APERTE
IN VENETO, INCOGNITA INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Nuova governance all’Uls 6 e Azienda Ospedale: Fortuna sceglie i direttori
Tram, si avvicina il traguardo: ultimi lavori in corso, poi il pre esercizio ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2027:
l Veneto sta attraversando una stagione di pragmatismo politico che sembra voler mandare in so itta decenni di veti incrociati e dossier impolverati. Se fino a poco tempo fa parlare di gestione autonoma delle autostrade o del completamento della Valdastico Nord appariva come un esercizio di retorica elettorale destinato a scontrarsi con il muro della burocrazia romana o delle resistenze locali, oggi lo scenario è radicalmente mutato. Il cambio di passo impresso da Alberto Stefani, in stretta sinergia con il Ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, ha trasformato queste “eterne incompiute” in obiettivi a portata di mano, delineando un modello di governance territoriale che fa della concretezza la sua cifra distintiva. Il caso della holding autostradale regionale è emblematico. Per anni il controllo delle tratte strategiche, a partire dalla BresciaPadova, è rimasto sospeso in un limbo di concessioni in scadenza e rimpalli normativi. Lo sblocco arrivato negli ultimi giorni rappresenta una discontinuità netta rispetto al passato: l’idea di una società “in house” controllata dalla Regione non è più un’ipotesi di scuola, ma un progetto operativo che ha incassato il via libera politico di via Nomentana.
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GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
l mercato del lavoro veneto di questa prima parte del 2026 ci consegna una fotografia in chiaroscuro. Se da un lato la dinamica delle assunzioni resta in terreno positivo non possiamo ignorare il segnale di un rallentamento: il bilancio del primo bimestre (+7.200 unità) è sensibilmente inferiore a quello dell’anno precedente. Siamo di fronte a una fase di “mantenimento della base occupazionale” , dove la crescita è frenata da un’intensificazione delle cessazioni, in particolare per i contratti a termine.
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IL GRANDE GIOCO DELLA SUCCESSIONE
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VIA LIBERA AL PROGETTO “INTERPORTO PADOVA HALL”, PATRIMONIO A 430 MILIONI
Svolta nell’assetto economico padovano. I consigli di amministrazione di Interporto Padova Spa e Padova Hall Spa hanno approvato il progetto di fusione per incorporazione della società fieristica nel gruppo logistico. Un passaggio destinato a ridisegnare gli equilibri locali e che, se completato nei prossimi mesi, porterà alla nascita di “Interporto Padova Hall Spa”, un unico soggetto con un patrimonio immobiliare stimato attorno ai 430 milioni di euro. Non si tratta di un’operazione formale, ma di una scelta industriale con obiettivi chiari: ra orzare la capacità competitiva del sistema padovano e attrarre nuovi investimenti, integrando logistica, servizi e attività congressuali. La nuova società vedrà Interporto detenere una quota compresa tra l’82,9% e l’86,3%, mentre Padova Hall si collocherà tra il 13,7% e il 17,1%. Il capitale sociale salirà dagli attuali 44,9 milioni a una forchetta tra 51,6 e 53,6 milioni. Per Interporto si tratta di un ulteriore passo lungo un percorso di integrazione già avviato negli anni con Magazzini Generali e Consorzio Zip. Per Padova Hall, invece, la fusione rappresenta una prospettiva di continuità e consolidamento finanziario, con l’obiettivo di rilanciare il quartiere fieristico come polo di innovazione, ricerca e attrattività. L’integrazione punta a generare sinergie sia gestionali sia economiche, aumentando la capacità di a rontare mercati sempre più complessi. “È un progetto sfidante che consolida il ruolo di Interporto nello sviluppo economico e sociale del territorio, - sottolinea il presidente Luciano Greco -. Creiamo un soggetto più forte, capace di generare valore per la comunità”. Sulla stessa linea il presidente di Padova Hall, Paolo Ferrin: “Questa aggregazione ra orza il nostro piano industriale e valorizza oltre un secolo di storia fieristica”. Ora la partita passa ai soci pubblici – Comune, Provincia e Camera di Commercio – chiamati al via libera definitivo. Seguirà la nomina di un esperto da parte del Tribunale per definire il rapporto di cambio finale e, quindi, l’assemblea che sancirà la nascita della nuova società.
• (S.B.)
Approvata la fusione per incorporazione della società fieristica nel gruppo logistico
GENERAZIONE
VENETO,
OLTRE I MITI DEL LAVORO
In questo scenario, dominato da incertezza economica e di icoltà nel reperimento di manodopera in un contesto demografico sfavorevole, emerge con forza la questione giovanile. La ricerca Iusve-Veneto Lavoro presentata agli inizi di aprile ci svela un mondo che sfida i luoghi comuni. I nostri giovani non sono spettatori passivi: quasi uno su due (47,5%) è pronto a cercare un nuovo lavoro se quello attuale compromette il proprio benessere, anche a costo dell’instabilità. Non è un segnale di fragilità, ma di una maturata proattività e di una nuova scala di valori.
Tuttavia, i punti di debolezza restano nodi strutturali che non possiamo più eludere. La “questione salariale” è la preoccupazione principale per il 65% degli intervistati, seguita dalla precarietà contrattuale (29,4%). I dati confermano che l’ingresso nel mercato avviene ancora prevalentemente con contratti a termine, spesso nel settore dei servizi e del turismo, e con un ricorso frequente al part-time (quasi uno su tre). È un paradosso: chiediamo competenze e “consapevolezza delle proprie
capacità”, ma o riamo percorsi che faticano a garantire quella stabilità (richiesta dal 51,1% dei giovani) necessaria per costruire un futuro.
Eppure, tra le pieghe di questi dati, si scorgono segnali che fanno ben sperare. C’è una rinnovata voglia di “squadra”: il 67,5% dei giovani desidera collaborare e aiutarsi tra colleghi, ripudiando la competizione esasperata. Questa spinta alla cooperazione e al dialogo costruttivo con le figure senior è un patrimonio sociale immenso.
Il Veneto del 2026 si trova a un bivio: per trasformare il “rallentamento” in una nuova opportunità occorre rispondere con politiche coraggiose alla domanda di reddito e stabilità dei giovani. Investire su di loro non è solo un atto di giustizia, ma l’unica strategia per garantire la tenuta di un sistema produttivo che, pur tra mille fatiche, continua a generare valore. Infine non può essere ignorato il tema del “lavoro povero”, che investe giovani e meno giovani: il Veneto non ne è immune, anzi, so re di queste disparità evidenti che vanno sradicate.
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FACCIAMO IL PUNTO
• Nicola Stievano
Emergenza lavoro/1. Indagine di Fòrema su oltre 300 impese: la stragrande maggioranza si muovono per tentativi, senza sfruttare al meglio le potenzialità
Intelligenza Artificiale, questa sconosciuta Nelle aziende padovane manca la strategia
Nel Veneto operoso, quello che ha costruito la propria identità su manifattura, export e capacità di adattamento, l’Intelligenza Artificiale è già entrata dalla porta principale. Ma lo ha fatto in silenzio, quasi in punta di piedi. E soprattutto senza una regia. I numeri dell’indagine di Fòrema — oltre 300 aziende tra Padova, Treviso e Vicenza — raccontano una realtà che, più che innovativa, appare sospesa. L’AI si usa, eccome: per scrivere email, sintetizzare riunioni, produrre contenuti. Attività utili, certo. Ma ancora periferiche. Ancora lontane dal cuore del lavoro. Il punto non è la tecnologia. È il lavoro. Solo un’azienda su cinque ha integrato l’AI nei processi produttivi veri, quelli che generano valore. E appena il 14,9% ha una strategia. Il resto si muove per tentativi, per iniziativa individuale, spesso a idandosi più alla curiosità dei singoli che a una visione aziendale. È qui che si apre la frattura: tra chi governa il cambiamento e chi lo subisce. Oltre il 90% dei lavoratori dichiara competenze nulle o di base sull’intelligenza artificiale. Un dato che pesa più di qualsiasi percentuale sull’adozione tecnologica. Perché misura la distanza reale tra strumenti disponibili e capacità di utilizzarli. È il rischio più concreto: non
perdere il treno dell’innovazione, ma salirci senza sapere dove porta. Il Veneto, del resto, non è nuovo a queste transizioni. Ha già attraversato rivoluzioni produttive, digitali, organizzative. Ma questa volta la velocità è diversa. E diverso è anche il tipo di impatto: non riguarda solo le macchine, riguarda le competenze, i ruoli, il senso stesso del lavoro. La domanda che emerge dall’indagine è chiara: le imprese vogliono più produttività, vogliono liberare tempo dalle attività ripetitive, vogliono concentrare energie sulle decisioni. In altre parole, vogliono un lavoro più qualificato. Ma senza formazione, senza governance, senza una strategia condivisa, il rischio è opposto: un lavoro svuotato, frammentato, a idato agli strumenti senza essere davvero guidato. Lo dice con chiarezza Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema: la transizione digitale non può essere lasciata al caso. E non è solo una questione aziendale. È un tema di sistema. Perché se l’innovazione resta individuale, non diventa sviluppo. Se resta episodica, non diventa competitività. E soprattutto, se non investe sulle persone, non diventa lavoro. Il Veneto, oggi, è davanti a un bivio che non è tecnologico ma culturale. L’intelligenza artificiale può essere una leva stra-
ordinaria di crescita. Oppure l’ennesima occasione mancata, che accentua le di erenze tra imprese strutturate e piccole realtà, tra lavoratori formati e chi resta indietro. Non basta adottare strumenti. Serve decidere che lavoro si vuole costruire. E
forse è proprio questa la vera sfida: non inseguire l’intelligenza artificiale, ma governare il futuro del lavoro che porta con sé.
Rider in piazza a Padova: “Tre euro l’ora è schiavitù”. Il lavoro che cambia senza regole
Le biciclette allineate, gli zaini termici ancora pieni e le bandiere della Cgil a fare da sfondo. In piazza Mazzini, a marzo, non è andata in scena solo una protesta. È a iorato un nodo che riguarda il lavoro di oggi, ben oltre il mondo delle consegne. Al centro ci sono i rider. E una richiesta che è insieme semplice e radicale: essere riconosciuti come lavoratori. «Tre euro l’ora è schiavitù», è la sintesi, dura, che arriva dalla piazza. Un’a ermazione che fotografa un settore cresciuto rapidamente, spinto dalla domanda di servizi, ma rimasto indietro sul terreno delle tutele. Dietro ogni consegna c’è una realtà fatta di turni lunghi, anche fino a 13 ore, e compensi che nei
periodi migliori arrivano a 800 euro al mese. Senza coperture reali per malattia o infortuni. Una condizione sospesa: autonomi sulla carta, dipendenti nei fatti. È qui che la vertenza supera il perimetro sindacale e diventa questione più ampia. Il lavoro dei rider è organizzato dalle piattaforme, scandito dagli algoritmi, privo spesso di un interlocutore diretto. E, come raccontano gli stessi lavoratori, rifiutare una corsa può tradursi in penalizzazioni. Più che autonomia, una dipendenza senza diritti. La mobilitazione padovana segna un passaggio. Non tanto per i numeri, quanto per il significato: i rider escono da una dimensione individuale
e si riconoscono come collettivo. Chiedono un contratto, tutele, un inquadramento chiaro. Dal sindacato la richiesta è netta: servono regole e un rapporto di lavoro definito. Dall’altra parte, le piattaforme finora non hanno aperto a cambiamenti sostanziali. Il risultato è un equilibrio fragile, dove la flessibilità si regge su diritti ridotti. E dove il caso dei rider diventa emblematico di una trasformazione più ampia. Perché ciò che accade nella consegna a domicilio riguarda ormai una parte crescente del mercato del lavoro: attività frammentate, redditi incerti, responsabilità scaricate sul singolo. La piazza di Padova, allora, non parla
solo di salari. Mette al centro una domanda più profonda, che attraversa tutto il lavoro contemporaneo: quale valore si attribuisce al tempo di chi lavora.
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• Sara Busato
conta già due decessi
Mortalità:Padova seconda in Veneto, oltre duemila gli infortuni denunciati
Padova resta tra le aree più esposte sul fronte della sicurezza sul lavoro. A febbraio 2026 l’indice di mortalità in provincia si attesta a 4,6 decessi per milione di occupati: un dato che colloca il territorio al secondo posto in Veneto, subito dopo Verona, e nella fascia più critica insieme a Belluno. Numeri che riportano il tema lavoro al centro del dibattito locale, tra crescita occupazionale e fragilità ancora irrisolte. Il quadro regionale, nel complesso, mostra segnali di miglioramento: nei primi due mesi del 2026 le vittime sul lavoro sono state 8, contro le 15 dello stesso periodo dell’anno precedente, con un calo del 46,7%. Un dato che consente al Veneto di scendere in “zona
gialla”, sotto la media nazionale (2,7 morti per milione di occupati contro i 3,0 italiani). Ma Padova resta osservata speciale. Qui si contano già due decessi in occasione di lavoro, in un contesto che continua a evidenziare criticità strutturali.
Accanto alla mortalità, crescono anche le denunce di infortunio. In provincia sono 2.111, seconde solo a Verona. Un dato che conferma il peso del sistema produttivo padovano, ma anche la sua esposizione al rischio. A livello regionale le denunce passano da 10.793 a 10.821, segno di una ripresa delle attività accompagnata però da una sicurezza ancora non pienamente consolidata. Il lavoro, dunque, cresce ma resta fragile. Le di erenze emer-
gono anche nei profili dei lavoratori coinvolti: la maggioranza delle denunce riguarda uomini (oltre 7 mila), ma sono quasi 3.800 quelle che coinvolgono donne. Significativo anche il dato sugli stranieri, con 2.729 segnalazioni complessive e una presenza rilevante anche tra le vittime: oltre la metà dei decessi registrati in Veneto riguarda lavoratori non italiani.
A pesare sono soprattutto alcuni settori chiave dell’economia padovana e veneta. La manifattura si conferma il comparto più esposto, con 1.756 denunce, seguita dalle costruzioni, dal commercio, dalla sanità e dalla logistica. Ambiti che trainano occupazione, ma dove il tema della sicurezza resta cruciale. Il paradosso è evidente: mentre il mercato del lavoro mostra segnali di tenuta e ripresa, soprattutto in un territorio dinamico come Padova, il costo umano degli incidenti continua a essere alto. Da qui l’appello, che arriva da più parti, a ra orzare controlli, formazione e investimenti in prevenzione. Perché la crescita, senza sicurezza, rischia di restare incompleta.
In calo le imprese guidate dai giovani: “Invertire la rotta, va data un’idea di futuro”
Sono 6.060 le imprese giovanili attive in provincia di Padova, con un tasso di imprenditorialità del 7,3%, superiore a quello di molte aree periferiche. Un dato che segnala vitalità, ma che non basta a nascondere una tendenza di lungo periodo: tra il 2015 e il 2025 le attività guidate da under 35 sono diminuite del 17,8%. Il calo, evidenzia l’analisi dell’U icio Studi di Cna Padova e Rovigo su dati della Camera di Commercio, si attenua negli ultimi anni: -2,8% rispetto al 2019 e -1,8% tra 2024 e 2025, in linea con l’andamento complessivo delle imprese. Dal punto di vista settoriale, i numeri più consistenti si concentrano nel commercio (1.364 imprese) e nelle costruzioni (820), ma è nei servizi che emerge la maggiore incidenza relativa. In testa le attività amministrative e di supporto (12%), seguite da altri servizi (11,1%), turismo e attività artistiche (10,1%). Rilevante anche il peso delle attività professionali, scientifiche e tecniche (10,5%), indice di una nuova imprenditorialità più qualificata. È proprio lo scarto tra crescita demografica (+3,8%) e calo
delle imprese (-2,2% sul 2019) a sollevare interrogativi: sempre meno giovani scelgono di fare impresa. «Non partono solo lavoratori, ma anche futuri imprenditori», avverte il presidente Cna Padova e Rovigo, Luca Montagnin, ricordando come la fuga di competenze costi al Veneto 1,5 miliardi l’anno.
Da qui la richiesta: superare la logica dei bandi “una tantum” e puntare su misure strutturali. Agevolazioni fiscali stabili, accesso al credito e fondi di rotazione, secondo Cna, devono diventare leve permanenti. «Ai giovani va data un’idea di futuro – sottolinea Montagnin – perché dove si è investito, come nell’Alta Padovana e nei Colli, la fiducia ha rimesso in moto la voglia d’impresa». Un passaggio chiave, in una provincia dove il ricambio generazionale resta la vera sfida per la tenuta del tessuto economico.
• (S.B.)
La manifattura si conferma il comparto più esposto, seguita dalle costruzioni, dal commercio, dalla sanità e dalla logistica, in crescita il numero di stranieri coinvolti
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• Sara Busato
Elezioni. Tra il
“metodo
Giordani”,
l’ascesa di Marcato e le ambizioni del PD: ecco chi si scalda per Palazzo Moroni
2027: IL GRANDE GIOCO DELLA SUCCESSIONE
Sebbene manchi ancora più di un anno all’appuntamento con le urne, il clima politico a Padova è già rovente. Le elezioni comunali del 2027 si preannunciano come uno spartiacque fondamentale per la “capitale del Nordest”. Con Sergio Giordani giunto al termine del suo secondo mandato, la città si interroga su chi raccoglierà l’eredità di un modello civico-politico che ha saputo tenere unito un centrosinistra larghissimo.
Il sindaco Sergio Giordani, figura carismatica e garante dell’equilibrio tra le anime della coalizione, ha più volte ribadito che il suo tempo a Palazzo Moroni volge al termine. Le sue recenti dichiarazioni sottolineano la necessità di una figura che sappia “parlare a tutti”, mantenendo quel pragmatismo che ha caratterizzato la sua amministrazione.
Tuttavia, il “metodo Giordani” – basato su una forte componente civica – rischia di scontrarsi con le naturali ambizioni dei partiti.
Nel Partito Democratico la partita è aperta. Andrea Micalizzi, ex vicesindaco e consigliere regionale e “uomo del fare” con delega ai lavori pubblici, è il nome più accreditato per continuità territoriale e presenza nei quartieri. La sua recente esposizione mediatica
Ssuggerisce una volontà chiara di scalare l’ultimo gradino, forte di una rete di consenso capillare. Tuttavia, non è l’unico. Antonio Bressa, rappresenta l’ala più moderata e innovatrice del PD, capace di intercettare il voto delle categorie economiche e dei giovani professionisti. Il dilemma per il centrosinistra sarà scegliere tra la solidità amministrativa di Micalizzi e la freschezza strategica di Bressa. Nelle ultime settimane è tornato a circolare con forza il nome di Luciano Greco. L’economista e docente universitario, già protagonista di diverse riflessioni sul futuro della città, viene visto da una parte dell’establishment come il profilo ideale per una “terza via”. Greco potrebbe rappresentare quella figura tecnica e autorevole capace di federare il centro, attirando segmenti di elettorato che faticano a identificarsi nel PD ma che apprezzano la gestione oculata delle risorse, specialmente in ottica PNRR.
Sul fronte opposto, il centrodestra sembra aver trovato il suo ariete. Roberto Marcato, assessore regionale della Lega e recordman di preferenze, ha rotto gli indugi: “Governare Padova sarebbe il massimo a cui aspirare”. Le sue dichiarazioni non sono passate
e i nomi dei candidati scaldano i motori, sono i temi a definire il perimetro dello scontro. La Padova del 2027 sarà una città profondamente diversa, segnata dal completamento (o quasi) delle grandi opere finanziate dal PNRR. La prossima campagna elettorale non sarà solo un giudizio sull’operato di Sergio Giordani, ma un confronto su due visioni opposte di futuro. Il tema centrale sarà inevitabilmente il sistema SIR (il tram). Con le linee Sir2 e Sir3 a pieno regime o in fase di ultimazione, il dibattito si
inosservate. Marcato punta tutto sulla “visione strategica”, criticando quelli che definisce “interventi spot” dell’attuale giunta. I sondaggi, sebbene embrionali, danno ragione alla sua popolarità: Marcato è l’unico profilo nel centrodestra capace di compattare Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, attirando anche il voto civico deluso. La sua sfida sarà trasformare il consenso regionale in un progetto
sposterà dalla fase costruttiva alla gestione della viabilità. Il centrosinistra difenderà la scelta della mobilità sostenibile come volano di modernità; il centrodestra, con figure come Roberto Marcato, punterà invece l’indice sui disagi patiti dal commercio e sulla necessità di un piano parcheggi più aggressivo per non “isolare” il centro storico. La sicurezza resta il terreno di scontro preferito. Nonostante gli sforzi su illuminazione e videosorveglianza, zone come la stazione e l’area dell’Arcella rimangono sensibili. La sfida sarà tra
cittadino che convinca il centro moderato, storicamente decisivo a Padova. I primi rilevamenti demoscopici di inizio 2026 mostrano una città spaccata. Se Fratelli d’Italia resta il primo partito per percentuali teoriche, il centrosinistra tiene grazie al “voto di lista” e alla buona percezione dell’operato di Giordani. La partita si giocherà sulla capacità dei candidati di interpretare i grandi temi: la sicurezza (cavallo di battaglia di
chi propone un modello di “sicurezza partecipata” e integrazione (il metodo Micalizzi) e chi invoca una linea dura, fatta di presidio costante e decoro urbano inflessibile, tema caro a Fratelli d’Italia e alla Lega.
Padova è la sua Università. Il rapporto con il Bo e la gestione dello studentato (caro a itti e posti letto) saranno decisivi per intercettare il voto giovane. Parallelamente, il completamento del Nuovo Polo Ospedaliero di Padova Est sposterà l’asse della città. Chi saprà governare questa
Marcato e Ostellari), la gestione della nuova mobilità (tram e aree pedonali) e la sfida dell’Università, vero motore economico della città. Il 2027 sembra lontano, ma a Padova la corsa è già iniziata. Tra tatticismi e alleanze sottotraccia, la città attende di capire se prevarrà la continuità del “modello Padova” o la spinta al cambiamento del centrodestra a trazione leghista.
transizione, garantendo servizi e collegamenti, avrà le chiavi della città. Infine, il “verde”. Tra il Parco del Basso Isonzo e la riforestazione urbana, la sensibilità ambientale non è più di nicchia. Il candidato che saprà coniugare lo sviluppo economico con la resilienza climatica riuscirà a conquistare quell’elettorato moderato e civile che, storicamente, decide il ballottaggio all’ombra del Santo.
• (R.P.)
Luciano Greco
Roberto Marcato
Sergio Giordani
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VITA IN CITTÀ
Mobilità. Sesta edizione dello strumento di democrazia diretta che mette a disposizione 350 mila euro
“Decidi tu per il tuo quartiere”: riparte il Bilancio Partecipato a Palazzo Moroni
Il comune di Padova rilancia sul coinvolgimento diretto dei cittadini e riapre il percorso del Bilancio partecipato. È partita infatti la sesta edizione dello strumento di democrazia diretta che mette a disposizione 350mila euro complessivi – 35mila per ciascuna delle dieci Consulte di quartiere –per finanziare progetti e interventi individuati insieme alla cittadinanza. Non solo partecipazione, ma anche consapevolezza dei meccanismi amministrativi. È questo uno degli aspetti su cui insiste l’assessora al decentramento e alla partecipazione Francesca Benciolini: «Il Bilancio partecipato è prima di tutto un percorso di cittadinanza attiva.specifica l’assessora - Le cittadine e i cittadini hanno la possibilità di entrare nei processi della pubblica
L’assessora Francesca Benciolini:
“E’ prima di tutto un percorso di cittadinanza attiva che permette di ascoltare bisogni reali”
amministrazione, comprendendone tempi, passaggi e criteri. Questo genera una maggiore consapevolezza, ma anche trasparenza ed equità nelle scelte». Un rapporto che, secondo l’assessora, si costruisce in entrambe le direzioni: «Avvicinare l’amministrazione ai cittadini è fondamentale, ma è altrettanto importante che gli u ici possano confrontarsi direttamente con le persone. È un’esperienza positiva anche per chi lavora nella macchina comunale, perché permette di ascoltare bisogni reali e migliorare la qualità delle risposte».
Dalla pulizia degli argini di Prato della Valle agli eventi nei parchi, passando per doposcuola e iniziative per la sicurezza: il bilancio partecipato racconta tanti interventi di usi in città, nati dalle idee dei cittadini.
Le Consulte di quartiere si sono trasformate in spazi di progettazione dal basso, con un obiettivo chiaro: rimettere la comunità al centro. La maggior parte delle risorse dell’ultimo bilancio partecipato (2025) è andata ad attività sociali e di aggregazione, fino al 70% in alcuni quartieri, segno di un forte bisogno di relazione e inclusione. Non mancano cultura e sport, con festival, laboratori, concerti e tornei che hanno animato piazze e parchi. In diversi casi i progetti hanno anche riattivato luoghi simbolici, trasformandoli in punti
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di incontro. Sul fronte dei servizi, spazio a interventi concreti come trasporto per anziani, doposcuola e centri estivi. Attenzione anche alla sicurezza, con telecamere e campagne di sensibilizzazione. Importanti, infine, gli interventi sulla città: cura del verde, nuove attrezzature nei parchi e miglioramento degli spazi pubblici. Ma il risultato più significativo è il metodo: più collaborazione tra cittadini, associazioni e amministrazione. Un percorso che ha ra orzato le comunità e aumentato la partecipazione attiva. Ora si avvia un nuovo bando. La prima fase è già in corso: fino al 31 agosto cittadine e cittadini potranno indicare bisogni e priorità compilando un questionario anonimo online. Una raccolta di indicazioni che servirà da base per le scelte successive e per orientare gli investimenti verso le esigenze più sentite nei diversi quartieri. Il percorso entrerà poi nel vivo tra settembre e novembre, quando nelle Consulte di quartiere saranno attivati tavoli di lavoro aperti. Qui le segnalazioni raccolte verranno trasformate in proposte concrete, con l’obiettivo di arrivare nel 2027 alla realizzazione degli interventi. Alla sesta edizione, il Bilancio partecipato si conferma così come uno degli strumenti principali con cui Palazzo Moroni prova ad avvicinare istituzioni e territorio, trasformando le indicazioni dei cittadini in progetti concreti per la città.
• Sara Busato
Francesca Benciolini
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Mobilità. Battute finali per la linea Sir3 ormai completata, per la Sir2 a Chiesanuova lavori fino a giugno
Tram verso il traguardo, ultimi cantieri poi si aprirà la fase del pre-esercizio
Il tracciato ormai c’è. I binari disegnano la linea, le fermate prendono forma, i cantieri arretrano. La Sir3 Voltabarozzo–stazione entra nella fase finale e la città inizia a intravedere il passaggio dal cantiere al servizio. L’ultimo getto di calcestruzzo chiude un cantiere lungo due anni e mezzo e segna, più di ogni altra immagine, il passaggio dalla fase delle opere a quella delle prove. Se il cronoprogramma sarà rispettato, già da questa estate i primi tram percorreranno la linea, ancora senza passeggeri ma in modalità di pre-esercizio, passo necessario verso i collaudi.
“La piattaforma della linea Sir3, la Stazione–Voltabarozzo, è completata. Il primo getto risaliva al 7 settembre 2023, davanti al liceo Cornaro: da allora il tracciato ha preso forma attraversando alcuni dei nodi più delicati della città, tra cantieri estesi, deviazioni e inevitabili disagi per residenti e attività”, spiega l’assessore alla mobilità Andrea Ragona.
Nel parcheggio scambiatore di Voltabarozzo un impianto fotovoltaico da 614 kWp per alimentare la linea anche con energia pulita e rinnovabile
I numeri danno la misura dell’opera: circa 6 chilometri di linea completati, comprese le tratte interne al deposito, e oltre 12 chilometri di piattaforma. A incidere sui tempi anche la scelta tecnologica del sistema Translohr, che consente lavorazioni meno invasive rispetto a un tram tradizionale, con scavi più contenuti e cantieri più rapidi. Una variabile non secondaria, soprattutto in contesti urbani ad alta densità come via Gozzi, interessata da una chiusura totale, o l’area dell’ospedale lungo via Giustiniani, fino ai quartieri residenziali di Voltabarozzo e agli assi ad alto scorrimento come via Piovese. Il traguardo è solo intermedio. Restano da ultimare impianti, finiture e collaudi prima di vedere i convogli in movimento. Il calendario è già segnato: prima del giorno giorno
di Sant’Antonio ( 13 giugno), è prevista una dimostrazione pubblica. Sarà il banco di prova per verificare la tenuta dell’infrastruttura e individuare eventuali correzioni prima dell’avvio u iciale della linea tranviaria. Nel frattempo, il progetto del tram si intreccia con quello della transizione energetica. Dopo lo stanziamento nazionale da 12 milioni destinato alle nove città italiane coinvolte nella missione europea “Climate-Neutral and Smart Cities”, Padova si prepara a utilizzare la propria quota — circa 1,3 milioni di euro — per alimentare il sistema con energia rinnovabile. La giunta ha già inviato al Ministero una proposta progettuale: al centro, un impianto fotovoltaico da 614 kWp nel parcheggio scambiatore di Voltabarozzo, su una superficie di oltre
duemila metri quadrati. L’obiettivo è duplice: produrre energia pulita e coprire parte del fabbisogno elettrico della linea. Sul fronte ovest, intanto, anche la Sir2 — la linea Rubano–Vigonza — si avvicina a una svolta. A Chiesanuova, uno dei nodi più delicati della viabilità cittadina, la pressione sul tra ico inizia ad allentarsi con il progressivo ritorno alla normalità.
La riapertura al trasporto pubblico lungo l’asse verso Vicenza segna un primo passaggio, mentre proseguono gli interventi sulle opere accessorie.
Tra questi, la passerella ciclopedonale sul cavalcavia, pensata per collegare in sicurezza i due lati della direttrice.
I mesi scorsi sono stati segnati da deviazioni, restringimenti e disagi per residenti e attività, ma ora il cantiere entra nella fase conclusiva. Sul ca-
valcavia San Benedetto restano da completare le piattaforme e alcune finiture, mentre la viabilità è già stata ripristinata a doppio senso. Più avanti, verso Chiesanuova, si lavora agli ultimi tratti e alle sistemazioni della sede stradale. L’obiettivo resta quello di chiudere i principali cantieri entro l’inizio dell’estate e restituire completamente l’area alla città. Rimangono alcuni nodi tecnici — la piattaforma in direzione centro e dettagli di finitura — ma il quadro è ormai definito. Il tram, almeno sul piano infrastrutturale, è vicino al traguardo. E con lui anche la promessa, attesa da anni, di una mobilità più fluida lungo uno degli ingressi strategici di Padova.
• Sara Busato
Sicurezza idrogeologica. Anche le Consulte cittadine sono coinvolte nell’elaborazione del nuovo strumento
Verso il nuovo Piano delle Acque per ridurre il rischio allagamenti
Le Consulte cittadine verranno coinvolte per l’elaborazione del Piano delle Acque, il nuovo strumento urbanistico e regolamentare che il comune di Padova intende adottare per prevenire l’emergenza allagamenti. La procedura prevede il coinvolgimento delle Consulte, con incontri tecnici e osservazioni che saranno utili in vista della successiva approvazione in consiglio comunale. Il Piano delle acque, previsto da una norma regionale, finora è stato adottato solo dalla città di Venezia, e si propone di considerare la problematica della gestione delle acque sotto molteplici aspetti: sarà una guida per lo sviluppo urbano futuro e indicherà le misure da adottare immediatamente. Inoltre individuerà i soggetti che hanno in gestione il reticolo locale delle condotte delle acque e pertanto devono tra loro coordinare gli interventi, in particolare: il Consorzio di bonifica Bacchiglione, Acegas Aps Amga e il Comune stesso. A seguito degli eventi di allagamento di agosto 2025, durante i quali molte zone della città sono state duramente colpite, è stato deciso di inserire nel piano la definizione degli interventi di immediata attuazione, ovvero quello che da subito si può mettere in campo per prevenire gli allagamenti.
L’amministrazione comunale ha contratto un mutuo di 4 milioni di euro per gli interventi previsti dal Piano. Una parte dello stanziamento sarà destinato all’acquisto di pompe di sollevamento e autoveicoli per lo spostamento di mezzi e persone di soccorso. Un’altra parte, circa 3,6 milioni di euro sarà destinata alla e ettuazione periodica della pulizia delle 100.000 caditoie della città e alla video ispezione e disostruzione delle condotte. Inoltre è previsto di impiegare circa 200.000 euro per incentivare l’adozione da parte di privati di misure di contenimento delle acque, come paratoie e valvole di non ritorno. Nelle prossime settimane verrà indetto un bando che interesserà con un contributo
significativo tutti i cittadini che abbiano deciso di adottare questi mezzi interessando anche coloro che hanno preso queste misure dopo l’agosto 2025.
“Stiamo definendo altri interventi”, ha dichiarato il sindaco Giordani, “ soprattutto quelli più strutturali, per un valore di opere che supererà i 100 milioni. Ma soprattutto stiamo elaborando strumenti di sostegno e formazione per i cittadini, proprio perché l’ottica in cui dobbiamo entrare è quella di difenderci, cambiando il nostro modo di progettare, di pensare e di agire”.
• Diego Buonocore
I residenti in via del Giglio: “Basta con le bombe d’acqua”
Iresidenti in via del Giglio, a San Bellino, chiedono con urgenza la manutenzione e il ripristino dei fossi. La richiesta arriva dopo un anno esatto dalle “bombe d’acqua” che, nell’aprile e maggio del 2025, hanno causato allagamenti e disagi. Via del Giglio, storica arteria del territorio legata al passaggio di Sant’Antonio, è oggi sotto pressione a causa di una serie di interventi che ne hanno modificato profondamente l’assetto.Negli ultimi anni la via ha subito trasformazioni significative con la posa della cablatura ENEL, la costruzione di nuove abitazioni nell’area ex Rogazionisti e la realizzazione di nuovi fossi per la raccolta delle acque piovane. A distanza di circa un anno dalla loro escavazione, questi fossi risultano incompleti e non funzionali: la presenza di cespugli infestanti e l’assenza di una pendenza adeguata ne compromettono il drenaggio. I cittadini segnalano che i fossi dell’area boscata, di proprietà mista tra privati, Consorzio del Bacchiglione Brenta e Comune, presentano carenze manutentive; il tratto che va sotto la massicciata dei binari della ferrovia fino alla strada, di proprietà privata, mostra ristagno d’acqua persistente; il fosso principale di competenza del Consorzio del Bacchiglione Brenta tra il Parco Morandi e il cantiere ex Rogazionisti è invaso da vegetazione e necessita di pulizia urgente. Durante i recenti lavori di posa dei cavi ENEL e della fibra ottica, sono stati riscontrati gravi atti di incuria a danno del fosso comunale lungo la pista ciclabile • (D.B.)
Antonino Calabrò Medico LILT Padova
Giulia Torni Tecnico LILT Padova
Il caso. Il centro storico fa i conti con gli e etti della movida, “ma nessuno vuole la città morta”
RUMORE AL PORTELLO E IN PIAZZA DEI SIGNORI
“E’ NECESSARIO TROVARE DELLE SOLUZIONI”
I“mercoledì dello studente” al Portello sono gli eventi più rumorosi della settimana, a causa dell’a ollamento di persone. Ed anche in Piazza dei Signori i rumori superano i limiti indicati dalla normativa. I dati sono stati rilevati grazie alle sonde posizionate dal’ARPAV, Agenzia regionale per l’ambiente, ancora due anni fa. La zona territoriale dei rilievi è stata scelta su indicazione della Consulta
1- Quartiere centro, con tempi e luoghi delle rilevazioni non noti alla cittadinanza. “Come Consulta auspichiamo che questi rilievi vengano utilizzati per poter prendere delle misure di contenimento”, dichiara la presidente della Consulta centro Francesca Verrecchia.
“Nessuno vuole la città morta o senza studenti. La Consulta ha raccolto una serie di problematiche sollevate dai
residenti sul loro sacrosanto diritto alla salute, e abbiamo cercato di portare all’amministrazione i risultati dei monitoraggi proprio per sensibilizzare la convivenza tra quello che è il mondo giovane e il diritto dei residenti al riposo”. Tre le zone monitorate: via San Martino e Solferino, Piazza dei Signori e la zona del Portello. Le misurazioni sono state e ettuate per due settimane in estate e due in autunno.
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Progettazione
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Al Portello i rumori sono dovuti perlopiù alle voci e al chiacchiericcio del gran numero di persone; grida e schiamazzi non alzano di molto i decibel, che, intorno alle 23, arrivano a una media oraria di 69,9, a fronte di un limite notturno di riferimento pari a 55 decibel. I livelli sonori notturni in Piazza dei Signori sono risultati superiori al limite di zona di 55 decibel: i livelli più elevati sono stati riscontrati nelle serate del fine settimana. Nel periodo autunnale i livelli sonori orari sono mediamente più alti rispetto al periodo estivo, soprattutto di giorno. Anche qui la rumorosità è dovuta al vociare dell’elevato numero di persone
che a ollano locali pubblici e aree libere.
La sonda installata in Via San Martino e Solferino ha registrato livelli per lo più inferiori al limite di zona, che non è interessata da presenza di pubblici esercizi o di aree di stazionamento di numerose persone.
“Non spetta alla Consulta trovare delle soluzioni”, commenta la presidente Francesca Verrecchia. “Noi abbiamo solo una funzione consultiva, poi le soluzioni spettano all’amministrazione. Questo monitoraggio potrebbe consentire al
comune di trovare delle soluzioni, ad esempio chiudere i locali un’ora prima, o trasferire la movida in un padiglione della Fiera. I monitoraggi servono a questo: capire dov’è il problema e quali soluzioni possono essere adottate per porvi rimedio. Intanto con il bilancio partecipato del 2026 abbiamo destinato altri 10mila euro per la convenzione con l’Arpav per proseguire con il monitoraggio nel quartiere centro”.
• Diego Buonocore
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E’ stato inaugurato ed è aperto al pubblico il nuovo parco Guizza, 130mila metri quadrati di verde che vede uniti il Parco Modì di Albignasego e l’area verde limitrofa nel territorio del comune di Padova. Grazie agli oltre 21 milioni di fondi europei che ricadranno sull’ambito territoriale di Padova, il Comune ha investito 2,7 milioni di finanziamento per la riqualificazione del verde e la realizzazione del Parco, per un progetto di complessivi 3 milioni dove i restanti sono stati cofinanziati dal Comune di Padova. In occasione dell’inaugurazione si è svolto a Palazzo Moroni un convegno tecnico dedicato al progetto, che ha visto la presenza di professionisti, tecnici e amministratori per illustrare le scelte progettuali, gli aspetti ambientali e il valore dell’intervento nel quadro delle politiche urbane della città.
Nel parco Guizza sono stati messi a dimora 342 alberi e 1.066 arbusti, e realizzati oltre 2 chilometri di percorsi.
“L’apertura del Parco Guizza rappresenta un traguardo significativo per la città e per il quartiere”, ha dichiarato il
vicesindaco Antonio Bressa – Il progetto prevede anche un futuro secondo stralcio che riguarda l’installazione delle strutture ludico-sportive e un ulteriore arricchimento degli spazi dedicati alla socialità. Il parco Guizza si inserisce in una strategia più ampia di ra orzamento del verde urbano, che in questi anni sta portando alla realizzazione e all’ampliamento di diversi parchi cittadini”.
“L’inaugurazione del nuovo Parco Guizza è stata resa possibile dai finanziamenti europei”, ha dichiarato l’assessora ai Programmi e Progetti comunitari Margherita Cera, “a dimostrazione di quanto sia importante per il Comune di Padova continuare a investire sulle competenze di U icio di coordinamento alla gestione dei progetti europei e sul posizionamento della città nei più importanti network europei”.
• (D.B.)
Francesca Verrecchia, presidente Consulta Centro
COMITATO PARTENARIATI INTERNAZIONALI
PER LA VALUTAZIONE DEGLI ACCORDI
Dopo il passaggio in Senato Accademico della delibera che istituiva questo nuovo comitato, inizi2ano u icialmente i lavori e la nomina di un rappresentante della comunità studentesca all’interno del Comitato Partenariati Internazionali per la valutazione degli accordi internazionali. L’obiettivo di questo comitato sarà porre maggiore attenzione agli accordi internazionali dell’Ateneo patavino e avrà la possibilità di valutarli con analisi strutturate e qualitative e di rettificarli tramite approvazione formale considerando tre principali fattori: la due diligence dell’accordo, ovvero che non ci siano finalità contrarie allo Statuto di Unipd, il contesto politico e giuridico del Paese con cui si vuole procedere a firmare l’accordo e il benessere di studenti e personale che lavorano nell’ambito dell’accordo.
I rappresentanti degli studenti di Udu Padova sono stati in prima linea negli organi decisionali dell’Ateneo per portare avanti questa richiesta, concretizzatasi dopo almeno due anni di trattative. Marco Nimis, coordinatore di Udu, dichiara: “Da ben prima del 2023, inerentemente al genocidio in Palestina abbiamo richiesto all’Università di rivedere le politiche sugli accordi internazionali per evitare la complicità del nostro Ateneo in queste dinamiche. Finalmente, dopo due anni di manifestazioni trasversali, molto sentite dalla comunità studentesca, e lavoro negli organi, siamo riusciti a fare un primo importante passo avanti. L’Università finalmente riconosce che i partenariati internazionali non sono atti neutrali o tecnici, ma devono essere coerenti con valori come diritti umani, libertà accademica, inclusione e responsabilità sociale.”
Il neo istituìto Comitato prevede delle linee guida che si sviluppano sul monitoraggio constante, sulla revisione e sul rinnovo dei partenariati, prevedendo la possibilità di intervenire in caso di cambiamenti geopolitici o dell’emergere di nuovi rischi. Commenta Nimis: “Il monitoraggio costante degli accordi è uno dei punti fondamentali, in quanto permette di poter rivedere, congelare o cessare accordi in caso di repentini cambiamenti sociopolitici che vanno a compromettere le finalità dell’accordo e i valori del nostro Ateneo. Se questo comitato fosse stato attivato
precedentemente, Unipd avrebbe potuto intervenire in maniera più tempestiva sugli accordi ad esempio con Israele, le cui università sono spesso macchine di riproduzione della cultura revisionista che impone il Governo israeliano.”
Secondo gli studenti rimane però ancora tanto lavoro da fare per migliorare questo comitato, che presenta ancora dei buchi su alcune tematiche.
Conclude Nimis: “Per ora le Linee Guida si applicano ai partenariati in ambito didattico con istituzioni non UE. Ricerca e terza missione restano ancora in larga parte fuori. È un primo
passo fondamentale ma non ancora su iciente, il ruolo dell’università in subalternità a logiche belliche e di profitto deve continuare ad essere messo in discussione e continueremo a chiedere strumenti di responsabilità etica reale su tutti i campi di collaborazione.”
• Enrico Caccin
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L’Università di Padova prima in Italia per progetti finanziati dalla Commissione Europea
L’Università di Padova si conferma portagonista della ricerca europea, conquistando il primo posto in Italia e il nono in Europa per progetti finanziati nell’ambito delle Marie Skłodowska-Curie Doctoral Networks di Horizon Europe 2025. Un risultato che vale oltre 6 milioni di euro che ra orza il ruolo dell’Ateneo patavino nella formazione di una nuova generazione di ricercatrici e ricercatori.
Due i progetti coordinati direttamente da Padova: AGRIPOLYS, guidato da Edmondo Maria Benetti, che sviluppa materiali biodegradabili per un’agricoltura sostenibile, e POLY4EV, coordinato da Francesca Lorandi, focalizzato su nuovi materiali per migliorare le prestazioni dei veicoli elettrici. Accanto a questi, altri 12 progetti vedono l’Ateneo coinvolto come partner.
In totale sono otto i dipartimenti implicati, a testimoniare l’approccio interdisciplinare e internazionale. Un risultato che, sottolinea il prorettore alla ricerca Fabio Zwirner, premia la capacità progettuale e la costruzione di reti europee, confermando Padova come un centro di eccellenza nella ricerca e nell’innovazione.
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VIMM: 30 ANNI DI RICERCA CONDIVISA PER COSTRUIRE LA MEDICINA DEL FUTURO
Il 12 maggio all’Aula Magna del Bo scienziati di fama internazionale si confronteranno sulle sfide della medicina molecolare e cellulare e sulle nuove strategie terapeutiche
Un calendario di eventi tra Italia ed Europa accompagna il trentesimo anniversario della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata, nata nel 1996 su iniziativa di Francesco Pagano e Giustina Destro. Da quell’intuizione è nato l’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM), oggi riconosciuto come centro di eccellenza internazionale, con circa 300 ricercatrici e ricercatori impegnati in quattro ambiti strategici: neuroscienze, fisiopatologia e rigenerazione muscolare, oncologia avanzata e medicina rigenerativa.
Le celebrazioni prendono il via a Padova, cuore storico del VIMM, con un primo appuntamento il 12 maggio all’Aula Magna di Palazzo Bo. Qui scienziati di fama internazionale si confronteranno sulle sfide della medicina molecolare e cellulare e sulle nuove strategie terapeutiche. Il 27 maggio sarà inaugurata al Museo della Natura e dell’Uomo la mostra “Il mondo è blu come un’arancia. Il mistero della ricerca”, un progetto che intreccia arte e scienza attraverso immagini dei laboratori VIMM, aprendo il racconto della ricerca anche al grande pubblico. Il giorno successivo, 28 maggio,
le celebrazioni si sposteranno a Venezia, alla Fondazione Cini, con una giornata dedicata al rapporto tra etica, ricerca e finanza. In programma tavole rotonde, approfondimenti scientifici e una lectio magistralis del premio Nobel William G. Kaelin Jr., oltre alla presentazione del Comitato Etico del VIMM.
Il progetto culturale proseguirà nei mesi successivi con tappe a Cortina, Milano e Bruxelles, portando il racconto della ricerca biomedica nel cuore dei principali contesti culturali e istituzionali. Tra i momenti simbolici anche la nomina dei nuovi VIMM Ambassador, figure di rilievo del mondo istituzionale e culturale chiamate a rappresentare i valori della Fondazione.
A chiudere l’anno, a dicembre, sarà l’inaugurazione di una serra bioclimatica nella sede di Padova, dedicata alla memoria del cofondatore Tullio Pozzan.
Il trentennale non è solo una celebrazione, ma un’occasione per rilanciare il ruolo della ricerca biomedica. Il VIMM nasce infatti come spazio aperto e interdisciplinare, fondato sulla condivisione tra competenze diverse, un modello che continua a guidarne lo sviluppo.
Dopo decenni di pubblicazioni scientifiche, progetti internazionali e innovazioni terapeutiche, l’Istituto guarda al futuro con l’obiettivo di ra orzare il legame tra ricerca e cura, contribuendo in modo concreto alla prevenzione e al trattamento delle malattie. Un percorso che, da Padova all’Europa, conferma il valore strategico della scienza per lo sviluppo della società.
“Il VIMM nasce dalla volontà di creare un centro di ricerca ispirato alla logica della condivisione e dell’interdisciplinarietà” - ha sottolineato Giustina Destro, Presidente della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata. “Siamo orgogliosi di celebrare questo importante appuntamento con i nostri ricercatori, sostenitori, donatori e partner istituzionali e finanziari: insieme ripercorreremo le sfide del presente e del futuro della scienza, celebrando l’eccellenza e l’importanza dei risultati ottenuti dal VIMM in questi 30 anni”.
“Fino al 1996, anno in cui nacque il VIMM, i laboratori erano progettati per una sola persona o per un gruppo
molto ristretto di ricercatori” – ha commentato il Presidente Onorario della Fondazione, Francesco Pagano.
“La nostra idea era che si dovesse creare uno spazio di condivisione di idee e di progetti tra gruppi attinenti a diverse discipline: un laboratorio open space e un nuovo modo di fare ricerca che da quel giorno caratterizza il VIMM nel panorama mondiale”.
“Dopo centinaia di riconoscimenti, pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali e traguardi raggiunti,
con il trentesimo il VIMM racconta il suo passato e si proietta nel futuro, dove la ricerca biomedica e le applicazioni degli studi condotti presso i nostri laboratori potranno avere applicazioni decisive nella prevenzione e nella cura delle malattie” - ha aggiunto Nicola Elvassore, Direttore Scientifico del VIMM.
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La rassegna. Cinque eventi, incluse tre prime assolute, ospitate in altrettante location rappresentative di Padova
Il Suono e la Parola: in viaggio fra musica, letteratura e teatro
i rinnova anche quest’anno l’appuntamento con la rassegna il Suono e la Parola, giunta alla sua undicesima edizione. Forte del successo ottenuto negli anni passati, il Suono e la Parola torna con cinque eventi immancabili - incluse tre prime assolute - ospitati in altrettante location rappresentative per la città.
In conformità allo spirito che da sempre anima la manifestazione, nata dalla volontà di dar voce al presente tramite diverse forme espressive, dalla letteratura alla musica, dal teatro alla poesia, anche l’edizione di quest’anno si presenta come un mix di eventi diversi, capaci di spaziare dallo spettacolo all’approfondimento.
Ad aprire le danze, lo scorso 15 aprile, è stata la presentazione del libro “La promessa” di Marianna Aprile: a 80 anni dall’introduzione
del suffragio universale, il racconto della giornalista e conduttrice televisiva, ospitato presso la Sala del Romanino dei Musei Eremitani, ha acceso la luce su decenni di battaglie di donne, attiviste, femministe e parlamentari. Un’apertura significativa cui seguirà, il 24 aprile, una prima assoluta, con l’omaggio a una delle figure più influenti degli ultimi decenni, in ambito musicale e culturale tour court: Franco Battiato. Lo spettacolo “Niente è come sembra”, con la musicologa Angela Forin e il dj Ivan Contini, è un racconto in musica che esplora l’opera di Battiato facendo emergere come il suo percorso artistico sia stato caratterizzato da una ricerca continua. L’evento sarà ospitato presso la Sala Rossini del Ca è Pedrocchi. Di pari levatura saranno gli eventi previsti a maggio. Si inizia il 9 al Teatro Benetollo (Spazio Gershwin) con lo
Storie di cuore e di coraggio, scienza e innovazione al Musme
spettacolo in prima assoluta “La terra della mia anima”, con Massimo Carlotto come voce narrante e l’accompagnamento musicale degli Old red alligators (Maurizio Camardi, sassofoni e duduk; Ricky Bizzarro, chiterra e voce; Sergio Marchesini, fisarmonica). In questa occasione verrà riproposto, con una nuova formazione, lo spettacolo tratto dal romanzo omonimo di Carlotto, pubblicato 20 anni fa. Il 29 maggio sarà l’Oratorio di San Giorgio ad ospitare un’altra prima assoluta: “La preghiera che mi resta, con Vasco Mirandola come voce recitante e Sergio Marchesini alla fisarmonica e al pianoforte, un duo consolidato che ha fatto del dialogo fra i rispettivi linguaggi un punto distintivo. Il gran finale, il 30 maggio al Teatro Verdi, prevede lo spettacolo “Francesco”, scritto e interpretato da Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi con l’accompagnamento musicale di Fabio Valdemarin. Parole, musiche e immagini compongono questo straordinario omaggio a San Francesco, a 800 anni dalla sua morte. La rassegna è promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Padova con la direzione artistica di Maurizio Camardi e l’organizzazione della Scuola di Musica Gershwin.
• Francesca Tessarollo
Le scoperte e i progressi avvenuti nello studio del cuore e del sistema cardiovascolare sono stati resi possibili anche grazie al coraggio di importanti medici e scienziati, alcuni dei quali hanno raggiunto traguardi straordinari proprio a Padova. È al coraggio di queste figure e alle innovazioni che sono state portate avanti nel corso del tempo che è dedicata la mostra “Storie di cuore e di coraggio”, al Musme - Museo della Storia della Medicina in Padova. La mostra, visitabile fino al prossimo 22 maggio, accompagna il visitatore in un viaggio fra storia, scienza e innovazione. La prima sezione è dedicata al funzionamento del sistema cardiovascolare: fra reperti, modelli interattivi e installazioni immersive i visitatori hanno la possibilità di apprendere in modo intuitivo la complessità fisiologica del cuore. Si continua con la parte
storica: la prima tappa riguarda William Harvey, formatosi a Padova, e la sua rivoluzionaria scoperta della circolazione del sangue, nel Seicento. Attraverso manoscritti e volumi antichi si ha modo di approfondire il ruolo giocato da Padova e dall’Università nella nascita della medicina moderna. Non può poi mancare un focus sul primo trapianto di cuore eseguito in Italia, che venne effettuato proprio a Padova nel 1985 dal prof. Vincenzo Gallucci. A farci tornare indietro nel tempo, reperti e tecnologie dell’epoca, ma anche testimoniante e audio di persone trapiantate, dei loro familiari e dei donatori. La mostra non tralascia nemmeno i risultati raggiunti più di recenti, con i nuovi traguardi messi a segno dalla cardiochirurgia padovana guidata dal prof. Gino Gerosa.
• (F.T.)
Massimo Carlotto e Old Red Alligators (foto Paolo Mazzo)
Calcio Padova. Dall’esonero di Andreoletti alla prima vittoria con la Nuova Curva Sud
DALLA SOFFERENZA ALLA GIOIA: È SCRITTO NEL DNA DELLA CITTÀ
Sono state settimane intense per il Padova, con la città che è passata rapidamente dallo sconforto alla gioia. Prima il mese da incubo, tra inizio marzo e inizio aprile. Una crisi di risultati che ha portato i biancoscudati in zona play out. Dopo il pareggio interno con lo Spezia, sono arrivate infatti 4 sconfitte consecutive. I risultati negativi hanno portato all’esonero di mister Matteo Andreoletti. Fatale è stata la beffa casalinga contro il Palermo con il ko rimediato al 92’; appena 4 giorni prima la società aveva confermato la fiducia all’allenatore lombardo. Poi il dietrofront nel bollente post partita: il tecnico viene sollevato dall’incarico tra le proteste e la rabbia del cuore della tifoseria.
Dopo aver sondato le piste Pagliuca e Maran, è arrivato l’annuncio di Roberto Breda. L’ex Salernitana è stato scelto per la sua esperienza; conosce bene la Serie B (345 panchine) ed è specialista nei subentri (10 volte in carriera).
Nonostante il cambio alla guida però le notizie negative sono continuate. Il Papu Gómez ha annunciato il forfait, con l’annuncio dell’operazione alla caviglia e la fine della stagione anticipata dopo aver ottenuto 9 presenze in campionato. Dopodiché è arrivata la sconfitta contro il Frosinone nella prima di Breda; la situazione di classifica è peggiorata e l’infermeria si è riempita con gli infortuni di Lasagna e Harder.
Ma non può piovere per sempre. Il 12 aprile la città del Santo infatti ha vissuto una giornata storica: dopo 18 anni l’Euganeo ha potuto ospitare i propri tifosi in una curva. L’inaugurazione della nuova Curva Sud è stata una liberazione.
3006 posti volatilizzati in poche ore, lo stadio gremito con 11mila spettatori e soprattutto una vittoria che pesa come un macigno.
84 minuti per vedere esultare per la prima volta il muro biancoscudato.
L’azione del decisivo 1-0 contro l’Empoli
rappresenta il popolo calcistico padovano: la so erenza, l’attesa di una manovra avvolgente con quel pallone che non voleva entrare. Un cross, un rimpallo, due tiri di Pastina, il tempo sospeso. Poi magicamente quel pallone è finito sul destro dell’uomo giusto al momento giusto. Non poteva che essere Mattia Bortolussi il giocatore della provvidenza. Trascinatore nella scorsa Serie C con 16 gol, decisivo anche in Serie B con la
doppia cifra raggiunta, il bomber prova a difendere un campionato conquistato con tanta fatica. Padova riparte da qui. Da quella rete, da quei tre punti, da quel meraviglioso muro che segna l’inizio di una nuova epoca. Non sarà l’Appiani, non lo sarà mai. Ma quel che era una casa inospitale, ora sembra aver cambiato volto. I naufraghi tifosi padovani hanno un loro posto nel mondo. È una storia che è nel DNA di questa piazza: dalla
salvezza quasi toccata fino alla paura della zona play out, all’attesa infinita della Curva Sud, a quella palla che vagava in area di rigore prima di arrivare a destinazione. Dalla so erenza alla gioia. Padova deve sudare e continuerà a farlo fino alla fine del campionato: e forse deve essere così, d’altronde è scritto nella storia della città.
• Stefano Parpajola
DAL FATTORE EUGANEO, PASSANDO PER IL CALENDARIO E LA VECCHIA GUARDIA: ECCO I SEGRETI PER LA SALVEZZA
Il Padova sta lottando per mantenere la permanenza in Serie B. La squadra del Santo, dopo un ottimo girone di andata, ha avuto un netto calo di rendimento che l’ha portata a essere coinvolta nella bagarre salvezza. Sono almeno 10 le squadre coinvolte a poche giornate dal termine. Il team di Breda per compiere la propria missione dovrà partire dal calendario. Dopo quello con l’Empoli ci saranno altri tre scontri diretti contro Reggiana, Virtus Entella e Pescara. Infine l’ultimo turno sarà al Manuzzi di Cesena. Si tratta di avversari alla portata e che hanno vissuto tante di icoltà durante il cammino. Due dei quattro appuntamenti saranno all’Euganeo. La nuova Curva Sud ha dimostrato nel giorno dell’inaugurazione di poter creare un ambiente caldo e avvolgente. I biancoscudati dovranno
trasformare la propria casa in un fattore. Guardando alla rosa e alle assenze dell’ultimo periodo una più di tutte ha pesato: senza Filippo Sgarbi, il Padova ha perso in sei occasioni su sei. È il leader difensivo della squadra e il suo recupero è fondamentale. C’è poi da tenere in considerazione il fattore “vecchia guardia”; sono i giocatori che hanno vissuto la scorsa trionfale annata, l’anima e la spina dorsale del gruppo: Belli, Perrotta, Faedo, Capelli, Fusi, Crisetig, Varas, Bortolussi, potranno dare una spinta in più anche dal punto di vista emotivo per non perdere quanto guadagnato con tanta fatica.
Tra questi il tassello più importante è rappresentato da Mattia Bortolussi; la sua esclusione contro il Frosinone, alla prima di Breda, aveva destato più di
qualche perplessità. 17 gol nella passata stagione, 10 nella sua prima in Serie B: “Ho lavorato una vita per essere qua, continuerò a farlo per essere all’altezza al di là delle categorie”, ha raccontato dopo la rete con l’Empoli. È lui il leader o ensivo del Padova e dalle sue reti passerà tanto della salvezza.
Infine l’ultimo segreto sta nell’esperienza di Roberto Breda: una partita “da B” quella contro i toscani, di gestione, lotta e attesa del momento giusto per colpire. Conosce la categoria e il suo sangue freddo potrà essere un’arma in più per il raggiungimento dell’obiettivo.
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• (S.P.)
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Dalla Valdastico alla Holding, il nuovo volto del Veneto
Questo significa poter trattenere sul territorio circa 400 milioni di euro di pedaggi all’anno, risorse che in precedenza prendevano la via del bilancio centrale o dei soci privati e che ora potranno essere reinvestite direttamente per la manutenzione delle strade venete e la riduzione delle tari e. È il passaggio da una subalternità gestionale a una sovranità infrastrutturale che il Veneto rivendicava da tempo senza successo.
Lo stesso dinamismo si respira sul fronte della Valdastico Nord. La prospettiva di collegare l’A31 al Trentino è stata per trent’anni l’emblema dello
stallo istituzionale, prigioniera del “no” ideologico delle amministrazioni confinanti e della mancanza di una spinta governativa univoca. Oggi, l’intesa raggiunta sulla variante con sbocco a Trento Sud segna il superamento di un tabù storico. Mentre in passato il progetto naufragava regolarmente tra ricorsi e mancate intese tecniche, l’attuale convergenza tra Venezia e Trento, sostenuta dal potere di coordinamento del Ministero, ha creato un corridoio negoziale finora inesistente. Non si tratta solo di posare asfalto, ma di chiudere una ferita logistica che penalizzava l’intero sistema produttivo del Nord-
Est, o rendo finalmente un’alternativa concreta al congestionamento del Brennero. Il motore di questa improvvisa accelerazione risiede in gran parte nella solidità del rapporto tra Alberto Stefani e Matteo Salvini. Questo “asse” ha permesso di superare le frizioni che storicamente rallentavano i rapporti tra la periferia e il centro. La sintonia politica tra il leader della Lega veneta e il titolare del MIT ha creato una corsia preferenziale per le istanze del territorio, trasformando le rivendicazioni regionali in priorità dell’agenda di governo. Stefani è riuscito a capitalizzare il proprio peso politico a Roma per
ottenere garanzie e decreti, mentre Salvini ha trovato nel Veneto il laboratorio ideale per dimostrare la capacità del Ministero di sbloccare i cantieri. È questa filiera corta del potere, priva delle mediazioni estenuanti del passato, a spiegare perché dossier rimasti chiusi nei cassetti per trent’anni stiano trovando una soluzione proprio in questi mesi, segnando una stagione di realismo che punta dritto ai risultati tangibili. Ora non resta che attendere per vedere se questi accordi saranno e ettivamente realizzate o se si tratterà di “pre – intese” che, come quelle dell’Autonomia, sono rimaste tali per molto tempo.
L’intervista. L’assessore Lucas Pavanetto fa il punto sul mondo del lavoro e sulle potenzialità della regione più visitata d’Italia
TRA SFIDE OCCUPAZIONALI E IL NUOVO
ORIZZONTE DEL TURISMO TUTTO L’ANNO
Assessore Pavanetto, viviamo un periodo di forti incertezze economiche. Quali sono le risposte concrete che le imprese e i lavoratori trovano oggi nel suo?
Fin dalla prima seduta di consiglio, la giunta Stefani ha messo al centro del dibattito la necessità di potenziare il welfare aziendale e a rontare l’emergenza sociale in senso ampio. Non si tratta solo di grandi investimenti, che pure vedranno nuovi strumenti presentati a breve, ma di una analisi profonda su cosa serva realmente per attrarre e mantenere i lavoratori nel nostro territorio. Il problema oggi non è solo la mancanza di o erta, ma la di icoltà di far incontrare domanda e opportunità a causa di fattori esterni come l’emergenza abitativa. Molte opportunità di lavoro non vengono colte perché mancano alloggi vicini alle sedi aziendali o perché il trasporto pubblico non copre adeguatamente i collegamenti. Su questi due assi - casa e mobilitàstiamo concentrando il nostro lavoro. In questo contesto, che ruolo giocano i centri per l’impiego, spesso visti in passato solo come u ici burocratici per la disoccupazione?
Oggi la prospettiva è radicalmente cambiata. Veneto Lavoro è diventato un’eccellenza rispetto ad altre regioni
proprio per la sua capacità di agire in modo proattivo. Non parliamo più solo di gestione dell’urgenza o di lavoro stagionale, ma di un punto di incontro strategico tra competenze e richieste. Abbiamo messo in campo figure fondamentali come i case manager e gli account manager. I primi si occupano di costruire curriculum “ad hoc” sulle specializzazioni del lavoratore, mentre i secondi mantengono il contatto diretto con le imprese per comprenderne le necessità. Evitiamo così che il lavoratore disperda energie portando curriculum nelle aziende sbagliate, puntando invece tutto sulla precisione del match tra domanda e o erta.
Passando al turismo, lei viene da una realtà come Jesolo. Qual è lo stato di salute del settore nel litorale e nell’intera regione?
Il Veneto si conferma per l’ennesima volta la prima regione in Italia per presenze turistiche, con 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi. Se guardiamo al comprensorio di Jesolo e Cavallino, parliamo di circa 12 milioni di presenze sicure: una cifra impressionante che rappresenta quasi tre volte gli abitanti dell’intero Veneto. La mia esperienza come amministratore a Jesolo, prima come consigliere e poi come presidente
del consiglio comunale, mi ha permesso di vivere queste dinamiche dall’interno. Il turismo è una leva economica imprescindibile, ma la vera sfida della nostra amministrazione è cambiare paradigma. Lei ha parlato spesso della necessità di superare il concetto di “destagionalizzazione”. Cosa intende esattamente?
L’obiettivo è smettere di parlare di “destagionalizzazione”, perché quel termine implica l’accettazione passiva di una stagionalità che oggi non dovrebbe più esistere. Dobbiamo ragionare su “città turistiche che vivono tutto l’anno”. Questo non serve solo ad aumentare le presenze attraverso eventi invernali, ma è un messaggio vitale per chi investe e per chi lavora. Chi sceglie di impegnarsi nel turismo non può farlo solo per quattro o cinque mesi per poi dover cercare un altro impiego. Dobbiamo dare stabilità e dignità a chi vive “di” turismo. È un modello che vogliamo applicare ovunque: dal litorale alla montagna, fino alle terme, che hanno potenzialità ancora inesplorate.
I dati dicono però che il turismo è molto concentrato. Come pensa di coinvolgere il resto del territorio veneto?
È un dato su cui riflettere: l’80% dei 74 milioni di presenze si concentra in sole
20 località. Questo significa in Veneto ci sono potenzialità ancora da sfruttare. Parlo del turismo dei cammini, delle ciclabili, del turismo esperienziale e della ricerca. Non c’è solo il “sole e mare” o le grandi città d’arte come Venezia e la montagna di Cortina. Centinaia di piccoli comuni possono e devono diventare protagonisti di un’o erta turistica diversificata, la nostra Giunta lavorerà intensamente su questo fronte. Un esempio di promozione integrata è stato “Casa Veneto” durante le Olimpiadi, un progetto che ha permesso
di mostrare alla stampa internazionale non solo lo sport, ma le eccellenze di tutte le nostre province. Infine, uno sguardo alla politica locale. In vista delle amministrative a Venezia, qual è il profilo ideale per il dopo-Brugnaro?
Credo che Luigi Brugnaro abbia fatto un lavoro straordinario, portando una modernità che altri sindaci non avevano saputo imprimere, specialmente nella riqualificazione di Mestre e con progetti come il “Bosco dello Sport”, una struttura di livello europeo strategica per l’attrattività del Veneto. Proprio a Mestre abbiamo recentemente inaugurato la nuova sede di Veneto Lavoro, recuperando u ici provinciali disabitati: un segnale forte di collaborazione tra Regione e Città. Per il futuro, la mia esperienza come coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e ora come capogruppo e assessore mi dice che serve una squadra coesa. Non cerchiamo necessariamente un nome di bandiera, ma l’uomo giusto al momento giusto. In questo senso, Simone Venturini è un ottimo candidato: ha lavorato bene in questi anni e ha saputo creare un forte spirito di squadra attorno a sé.
Lucas Pavanetto
I conti della Regione. L’assessore Filippo Giacinti
Bilancio da 18,9 miliardi Le novità per il Veneto
Assessore Filippo Giacinti, i tempi di approvazione del bilancio regionale sono stati rispettati. Cosa significa questo per i cittadini veneti?
Siamo riusciti ad approvare il bilancio di previsione con un mese di anticipo rispetto alla scadenza di legge del 30 aprile. È un risultato politico e tecnico di rilievo perché ci permette di essere pienamente operativi da subito. Invece di procedere con la spesa in dodicesimi, come fatto nei primi tre mesi dell’anno, ora possiamo attuare gli obiettivi dell’amministrazione disponendo dell’intera capacità di spesa per i restanti tre quarti dell’esercizio. Parliamo di una manovra da 18,9 miliardi di euro. Sebbene sia un “bilancio ponte” tra due amministrazioni, introduce novità sostanziali su fronti caldi come la sanità e il diritto allo studio.
Quali sono i settori che beneficeranno maggiormente di queste risorse? Il sociale e la sanità territoriale sono le nostre bussole. Abbiamo stanziato fondi specifici per equiparare le borse di studio dei medici di medicina generale a quelle delle altre specialità e per coprire i costi del rinnovo contrattuale delle medicine di gruppo integrate. Per la prima volta nella storia della Regione, finanziamo al 100% le borse di studio per gli studenti universitari del Veneto e garantiamo risorse immediate per il sostegno delle scuole dell’infanzia paritarie.
Sul fronte delle infrastrutture, abbiamo raddoppiato i fondi per la manutenzione straordinaria delle strade tramite Veneto Strade e rifinanziato la Legge 39 con 18 milioni di euro destinati ai Comuni per la sicurezza stradale. Non abbiamo dimenticato la prevenzione del rischio idraulico, aggiungendo 9 milioni di euro agli stanziamenti già programmati.
Avete scelto di non aumentare l’addizio-
nale IRPEF, nonostante le critiche delle opposizioni. Come pensate di sostenere questa strategia nel lungo periodo?
La nostra strada è quella dell’e icienza e della sussidiarietà, non dell’aumento della pressione fiscale. Puntiamo molto su “Venexus”, un’iniziativa del Presidente Stefani che permette alle imprese di far confluire risorse destinate a scopi sociali e sanitari direttamente in progetti regionali, liberando così fondi per altre iniziative. Inoltre, attendiamo per giugno l’approvazione del federalismo fiscale. L’auspicio è che una parte consistente delle tasse pagate dai veneti rimanga finalmente sul territorio, garantendoci maggiore autonomia finanziaria. Quali i prossimi impegni in questo periodo non facile?
Da maggio inizieremo il “bilancio partecipativo”: incontreremo sindaci, sindacati e associazioni di categoria per condividere le scelte in vista del prossimo esercizio economico. Nel segno della condivisione e della responsabilità.
Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza
“Biglietto unico, avanti con la sperimentazione”
Assessore Diego Ruzza, tra cinque anni che tipo di mobilità troveranno i cittadini veneti?
L’obiettivo condiviso con il Presidente Stefani e l’intera Giunta è consegnare un Veneto moderno, e icace e realmente fruibile. Stiamo lavorando per portare a termine la riforma del trasporto pubblico locale (TPL) basata sulla Legge n. 8 del 2025. La Regione tornerà a essere protagonista come coordinatrice dei distretti, con l’intento di uniformare il servizio e correggere le criticità attuali. Il mondo degli spostamenti sta cambiando e dobbiamo rispondere alle esigenze non solo dei centri urbani, ma soprattutto delle periferie e delle aree extraurbane.
Da anni si parla del “biglietto unico”. Quali i tempi e le risorse?
Per trasformare questo progetto in realtà, abbiamo già iniziato a stanziare risorse a bilancio per la progettazione e la sperimentazione. L’idea è un sistema moderno tramite app che permetta a turisti, pendolari e studenti di muoversi tra traghetti, autobus e treni regionali con un solo titolo di viaggio. È un’operazione complessa vista la varietà del nostro territorio, che spazia dal mare alla montagna. L’obiettivo è arrivare a una fase di sperimentazione concreta nei prossimi due anni.
Un punto critico sono i collegamenti ferroviari con gli aeroporti. Quando potremo arrivare in treno al Marco Polo di Venezia o al Catullo di Verona?
Non voglio fare promesse a vanvera, quindi non fornirò date certe finché non saremo pronti, ma posso garantire che i progetti stanno procedendo rapidamente, sia su Venezia che su Verona. Per Verona, l’obiettivo è collegare il Catullo alla stazione di Porta Nuova e alla sponda orientale del Lago di Garda. Riuscire a portare il treno direttamente in questi due scali rappresenterebbe un salto di qualità enorme per tutta la regione.
Il trasporto su gomma appare oggi molto
frammentato. Come intendete riorganizzarlo? Stiamo definendo con Province e Comuni i “bacini ottimali” per uniformare i flussi di utenza. La vera svolta sarà la creazione di un’Agenzia Regionale, prevista dalla Legge 8/2025, che gestirà questi bacini in una “triangolazione perfetta” tra Regione, aziende e territorio. Questo nuovo modello genererà ritorni economici che verranno reinvestiti nel TPL, permettendoci di aumentare le corse anche nelle zone più lontane dai centri. Solo o rendo servizi capillari possiamo incentivare lo “shift modale” e togliere auto dalle strade. Infine, capitolo sicurezza stradale. Cosa bolle in pentola per i Comuni?
Con l’approvazione del bilancio 2026 rifinanzieremo la Legge 39 con 18 milioni di euro. Questi fondi daranno risposta a circa cinquanta Comuni per interventi su viabilità e sicurezza di pedoni, ciclisti e automobilisti. Una volta assegnate le risorse, i Comuni avranno un anno di tempo per aggiudicare le gare e iniziare i lavori: vogliamo che i cantieri partano subito.
• (R.R.)
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Filippo Giacinti
Diego Ruzza
CARTA, RADIO E WEB: IL GRUPPO EDITORIALE LA PIAZZA RACCONTA ANCHE IL TRENTINO
oi proviamo sempre a fare una cosa di icile: dare ai territori oltre alla rappresentazione di ciò che sta accadendo, anche una prospettiva della direzione che le comunità stanno prendendo”. Una frase dell’editore del gruppo La Piazza - LaPiazzaweb e Radio Veneto24 che esemplifica benissimo perché a Trento lo scorso 9 aprile il gruppo abbia deciso di invitare il professore Carlo Cottarelli a tenere a battesimo al Castello del Buonconsiglio la presentazione di Radio Trentino24 e dell’edizione di Trento de La Piazza.
Pochi in Italia infatti sono in grado di raggiungere vette di chiarezza e di solidità accademica nell’indicare ad un pubblico vasto, e non per forza così informato sulle dinamiche della macro economia, prospettive di futuro. E così la presentazione di radio ed edizione cartacea e online sono diventate occasione per una lezione sul futuro del Trentino, del Nord Est e di questo pezzo di mondo che chiamiamo Italia. Non poteva esserci viatico migliore per spiegare appunto l’idea di fondo dei tre media che nascono in Trentino per dare una voce
in più al territorio, come ha ricordato in chiusura del convegno il nostro editore Giuseppe Bergantin, ma appunto con un approccio glocal: raccontare il particolare senza mai perdere di vista il contesto. “Siamo qui per restare e vi diamo appuntamento all’anno prossimo” ha detto l’editore rinnovando l’intenzione appunto di rendere il Forum Lavoro un appuntamento fisso nell’agenda già fitta di eventi della primavera trentina. Ospite d’onore della giornata è stato il professor Carlo Cottarelli, economista di chiarissima fama. Prima di Cottarelli, che ha spiegato le dinamiche che rendono più faticoso che in altre regioni d’Europa, mantenere la competitività nel Nord Est d’Italia, hanno preso la parola il sindaco di Trento Franco Ianeselli e il vice presidente della Provincia, con delega al lavoro, Achille Spinelli.
“La situazione del Trentino è positiva dal punto di vista occupazionale e mantiene il trend degli ultimi anni, senza segnali di cedimento” ha detto Spinelli. “Dobbiamo intervenire su demografia, competenze e innovazione tecnologica che incideranno profondamente sulle dinamiche del lavoro
nel prossimo futuro - ha aggiunto -. Per questo abbiamo avviato un percorso di crescita dei salari e delle retribuzioni, un patto sviluppato all’interno delle categorie economiche e sindacali con i quali siamo impegnati nella costruzione di politiche di stimolo rivolte ai settori industriali, per sviluppare ulteriormente politiche di welfare e benessere lavorativo. Abbiamo poi diversi indicatori che dimostrano come l’attivazione femminile sul nostro territorio sia significativa”. Carlo Cottarelli
ha sottolineato durante la sua esposizione le ripercussioni relative alle recenti tensioni internazionali in Medio Oriente. “Lo shock energetico dovuto all’incertezza geopolitica globale - ha aggiunto - può portare a inflazione, recessione e quindi ad un più alto rischio di perdere il lavoro e in generale a una crescita minore del reddito delle famiglie. Servono interventi immediati come aiuti economici per sostenere chi è in di icoltà mentre nel lungo periodo la priorità deve essere liberarsi dalla schiavitù
degli idrocarburi, sia con le rinnovabili ma anche con l’energia nucleare”. “Essere parte di un momento tanto importante per comprendere i nostri territori è per noi una grande sfida e motivo di soddisfazione; con la nostra nuova proposta editoriale locale vogliamo raccontare il Trentino in modo fruibile da tutti in forma gratuita”, ha concluso l’editore Bergantin.
• Alberto Gottardo
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L’ASSOCIAZIONE LAGUNARI TRUPPE ANFIBIE (A.L.T.A. Sezione di Padova
invita tutti i Leoni in congedo e i simpatizzanti che ne condividono i valori a unirsi alla propria Sezione per mantenere vivo lo spirito di corpo ed il legame con il territorio.
Iscriversi oggi significa partecipare attivamente alle iniziative di volontariato, protezione civile e alle cerimonie patriottiche che onorano la storia dei Lagunari ma anche dare un supporto a chi può dedicarsi a queste attività.
L’iscrizione è aperta per il 2026 rivolgendosi alla sede di Padova in Viale Felice Cavallotti 2 (Palazzina Assoarma)
Apertura sede il martedì dalle ore 10 alle ore 12 340 833 5452
La presentazione a Trento L’editore Giuseppe Bergantin
IL PERSEVERARE DI BARBARA CODOGNO, “DIABOLICO” E SENZA COMPROMESSI
“Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale”
Giornalista, scrittrice, curatrice d’arte, viaggiatrice… Barbara Codogno riesce a vivere mille vite diverse, tutte controcorrente.
“Perseveranza” (Apogeo Editore), il nuovo romanzo di Codogno, è una storia disturbante e a ascinante. Una storia che racconta il lato oscuro della nostra società e che mette il lettore di fronte a una serie di provocazioni impossibili da ignorare. Un libro da leggere, insomma. Per questo ho incontrato Codogno per approfondire insieme a lei i tanti spunti del suo splendido romanzo.
“Perseveranza” è un libro che non fa compromessi. Da dove sei partita per raccontare questa storia?
L’incipit è un fatto reale: un violinista che a un concerto resiste alla sua tosse fino alla fine dell’esecuzione del pezzo. Ricordo benissimo: ero al Pollini di Padova e ne rimasi impressionata. Cominciai a riflettere sulla fatica che aveva fatto quel musicista: resistere a qualcosa di fisico per un bene più grande. Da qui l’idea di parlare di un uomo che, invece, non aveva mai amato nulla che gli fosse valso la decisione di uno sforzo.
La genesi di questo romanzo è stata molto lunga, come mai?
Io non sono una scrittrice prolifica, ho sempre tempi lunghi. Inseguo idee,
intuizioni. Il mio processo di scrittura prevede che il personaggio si incarni in me: finché non lo sento pronto, non scrivo. E non faccio progetti, non so che cosa succederà… il personaggio prende vita da solo e mi guida nella scrittura. Poi sai, io scrivo amalgamando tutto: pensiero, parola, voce narrante… tutto in un unico flusso continuo e anche questo comporta che io debba entrare in quel particolare stato emotivo che mi permette una fusione perfetta.
Lo stile di questo libro è molto personale, un flusso di coscienza in cui si mescolano più piani temporali, realtà e percezione, memoria e invenzione, lampi e oscurità. Come nasce una scrittura così potente?
Ti svelo un segreto. Dopo la laurea in filosofia ero in crisi, mi avvicinavo al giornalismo e alla curatela d’arte ma i primi passi mi trovarono timida e spaesata. Così decisi di fare un corso di teatro. In città era arrivato il figlio di Lee Strasberg, John. Faceva delle audizioni e io mi presentai con una cosa super drammatica in stile Carmelo Bene, della serie: spiriti, apparite! Strasberg rise come un pazzo e mi scelse perché a suo avviso avevo incredibili potenzialità comiche. Quel suo corso mi ha cambiato la vita. Sul paco lui interrompeva la tua recitazione,
chiedendoti: ma il personaggio ha fatto colazione? E fuori che tempo fa? Ti spiazzava! È stata una rivelazione che poi è confluita nella scrittura: il personaggio è nel mondo: dentro alla pagine ma soprattutto fuori da queste. Il personaggio è pensiero, corpo, vita. Una lezione che ha lasciato il segno. Il tuo è un romanzo che non rassicura il lettore. Negli ultimi anni, invece, si sono moltiplicare opere rassicuranti, che cercano di mettere le cose a posto. Cosa ne pensi? Credo di essere per natura lontana dal mainstream. Oggi o devi mettere in piazza il tuo disagio, con storie tipo che sei guarita da un male incurabile, che hai un passato da tossico, oppure che la vita è bellissima e che felicità sta nelle piccole cose. Una ipocrisia provinciale, una menzogna banale
che edulcora la vita reale. Ma non parlerei di amore per la verità: nel mio caso è gusto estetico. Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale, che vogliamo comprendere con categorie psichiche e sociali. Strano cortocircuito. Di cui sono ovviamente orgogliosa! Il tuo protagonista, Berto, è una persona ributtante. Quanto è stato di icile “scriverlo”, raccontarlo?
Entrare in contatto con lui è stato molto complesso. Poi è scattata la scintilla e tutto quello che per 4 anni avevo accumulato pensando a lui l’ho sputato sulla carta in meno di un mese. Certo, Berto è un vero stronzo,
ma sai che molte persone a lettura ultimata mi han detto: beh, ma anche io mi sento un po’ Berto… perché chi di noi non ha augurato la morte al tipo che ti so ia il parcheggio? Io credo che Berto sia anche la parte oscura e inconfessabile di noi tutti. Una parte eh? Lui è uno stronzo con s maiuscola.
Oltre alla scrittura sei impegnati su diversi fronti artistici: hai altri progetti di cui ci vuoi parlare?
Ti ho appena citato un grandissimo regista rumeno, io ho la fortuna di avere in copertina un’opera di Radu Belcin, grandissimo pittore anche lui rumeno. Che assieme a Flavia Pitis e ad altri grandi artisti sarà protagonista di una mostra dedicata alla pittura contemporanea che curerò a settembre a Padova. La mostra titola: “Sul futuro del corpo”. E come vedi, io sempre là torno: il corpo è la centralità della mia indagine. Corpo inteso come un tutt’uno di carne, pensiero, ambiente, parola… in questo caso il futuro del corpo è il futuro del corpo della pittura oggi in grande trasformazione.
• Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Educazione, territorio e futuro: quando impresa e scuola
crescono insieme
DESPAR NORD E LE SCUOLE: UN IMPEGNO
CHE NUTRE LE NUOVE GENERAZIONI
Dalla sana alimentazione ai progetti per la didattica: vent’anni di iniziative per accompagnare bambini, famiglie e insegnanti verso uno stile di vita più consapevole
Un percorso condiviso con le istituzioni scolastiche, le amministrazioni pubbliche, il mondo dell’associazionismo locale e quello delle imprese territoriali del mercato agroalimentare. Questo il programma di lungo corso e ampio respiro che Despar Nord ha intrapreso nell’ultimo ventennio per diventare partner di percorsi e progetti educativi a favore dei più piccoli, favorendo la di usione delle buone pratiche per la migliore educazione alimentare, raccontando l’importanza dei corretti stili di vita e dell’attività fisica, incoraggiando la conoscenza dell’ambiente e della natura e sostenendo la didattica nelle scuole. Un piano di idee e iniziative per investire con responsabilità nel futuro delle comunità e generare valore condiviso nei territori in cui il marchio dell’Abete è presente. Negli anni, queste iniziative sono cresciute e si sono trasformate, coinvolgendo sempre più insegnanti, studenti e famiglie. L’obiettivo è rimasto lo stesso: unire apprendimento e diverti-
mento, portando nelle scuole – ma anche fuori – esperienze nuove, stimolanti e coinvolgenti.
Tra i progetti più rappresentativi c’è “Le Buone Abitudini Despar”, un vero e proprio punto di riferimento per l’educazione alimentare nato con l’obiettivo di supportare scuole e famiglie nel raggiungere un concetto ampio di qualità della vita, con particolare attenzione ai temi della sana alimentazione e dell’adozione di stili di vita salutari. Nato per promuovere corretti stili di vita tra i più giovani, dal suo avvio vent’anni fa ha coinvolto numerosi comuni del Veneto, promuovendo il coinvolgimento e l’adesione di centinaia di insegnanti e migliaia di alunni, diventando un’occasione preziosa per parlare di benessere in modo semplice e concreto.
Il progetto accompagna bambini, insegnanti e famiglie lungo tutto il percorso della scuola primaria, grazie a programmi pensati su misura per ogni classe e sviluppati insieme a specialisti del settore. Un
percorso educativo completo, che aiuta a costruire abitudini sane fin da piccoli. Negli ultimi mesi, “Le Buone Abitudini” ha preso vita anche in modo nuovo e originale, trasformando alcuni punti vendita Interspar in vere e proprie aule didattiche.
A Bassano del Grappa, oltre 250 bambini di sei scuole tra infanzia e primaria hanno partecipato a laboratori dedicati alla scoperta della piramide alimentare. Guidati da un’educatrice professionista, hanno imparato a riconoscere i diversi
gruppi di alimenti e a capire quanto sia importante seguire una dieta varia ed equilibrata. A Castelfranco Veneto, invece, i più piccoli sono stati accompagnati in un viaggio fatto di storie, profumi e colori. Attraverso il racconto animato di una cantastorie e attività manuali ed esperienziali, i bambini hanno esplorato il mondo dei legumi, delle spezie, delle erbe aromatiche e dei cereali, scoprendone caratteristiche, sapori e proprietà. Accanto a questi percorsi educativi, Despar Nord sostiene concretamente
anche la didattica nelle scuole di tutta Italia con iniziative come “Scuola Facendo” e “Stickermania”. Solo negli ultimi due anni, questi progetti hanno permesso di raccogliere oltre 1,1 milioni di euro, destinati all’acquisto di materiali e attrezzature per più di 4.700 scuole, tra istituti pubblici e paritari di ogni ordine e grado. Un impegno che va oltre il semplice sostegno economico: è una scelta che guarda lontano, mettendo al centro le persone, l’educazione e il futuro delle nuove generazioni.
Dalla natura al supermercato: i bambini scoprono la biodiversità con Despar Nord
Imparare a rispettare l’ambiente partendo da esperienze concrete, da vivere con curiosità e meraviglia. È questo lo spirito del nuovo percorso educativo avviato da Despar Nord, pensato per avvicinare i più piccoli ai temi della sostenibilità e della tutela degli ecosistemi. Per farlo, l’azienda ha scelto di collaborare con Moretto Farm, una realtà trevigiana giovane e innovativa che ha fatto della sostenibilità la propria missione. Qui, infatti, si applicano ogni giorno i principi dell’economia circolare e si lavora per proteggere e valorizzare la biodiversità, attraverso attività come l’acquaponica e l’apicoltura sostenibile. Moretto Farm è anche una delle eccellenze promosse da Despar Nord all’interno del progetto “Sapori del Territorio”, nato per dare valore alle produzioni locali e sostenere uno sviluppo responsabile, legato alla qualità e al
rispetto dell’ambiente.
Proprio da questa collaborazione è nato un percorso educativo speciale, che ha visto protagonisti gli alunni delle classi terze della scuola primaria “Ugo Foscolo” di Montebelluna (TV).
La prima tappa si è svolta direttamente in azienda, dove i bambini hanno potuto osservare da vicino la serra acquaponica e scoprire come nasce il miele, imparando a conoscere i processi naturali e le tecniche sostenibili utilizzate.
Il percorso si è poi concluso all’Interspar di Montebelluna, trasformato per l’occasione in uno spazio di condivisione e scoperta. Qui i bambini hanno ripercorso il viaggio del miele e presentato disegni, lavori e riflessioni nati dall’esperienza vissuta, diventando veri protagonisti di un progetto che lega natura, cibo e lavoro.
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Padova, nuova governanceper la sanità: Fortuna ridisegnai vertici dell’Azienda ospedaliera
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i completa il nuovo assetto ai vertici dell’Azienda Ospedale-Università di Padova. Con l’insediamento del direttore generale Paolo Fortuna, prende forma la squadra che guiderà uno dei poli sanitari più rilevanti del Veneto, tra continuità e nuove nomine. Il primo tassello riguarda la direzione sanitaria, affidata alla dottoressa Carla Destro, che succede al dottor Michele Tessarin.
Per Destro si tratta di un ritorno a Padova dopo l’esperienza maturata all’Ulss 5 Polesana, dove ha ricoperto un ruolo chiave nella direzione medica ospedaliera e nella gestione del rischio clinico. Un profilo tecnico e gestionale che punta a rafforzare l’organizzazione dei servizi e la qualità dell’assistenza.
Nel segno della continuità, invece, la scelta sul fronte amministrativo: Fabio Perina resta al suo posto, incarico che ricopre dal marzo 2021. Una conferma che garantisce stabilità nella gestione economica e organizzativa dell’azienda, in una
di trasformazione e rilancio. Il terzo pilastro della nuova governance è rappresentato dal professor Paolo Simioni, nominato direttore scientifico per i prossimi quattro anni. Succede al professor Paolo Navalesi e porta con sé un profilo di alto livello nel panorama della medicina padovana e nazionale. Il suo incarico sarà centrale per il coordinamento della ricerca e per il rafforzamento del legame tra attività clinica e innovazione scientifica. La nuova squadra delineata da Fortuna mette insieme competenze consolidate e nuove energie, con l’obiettivo di affrontare le sfide della sanità contemporanea: dalla gestione delle liste d’attesa al potenziamento della medicina territoriale, fino allo sviluppo della ricerca e dell’alta specializzazione. Un equilibrio tra esperienza e rinnovamento che punta a consolidare il ruolo strategico di Padova nel sistema sanitario regionale e nazionale, rafforzando un modello capace di coniugare assistenza, didattica e ricerca.
Ulss 6 Euganea, nuova direzione strategica: integrazione, trasparenza e visione i pilastri
Integrazione, trasparenza e visione. Sono questi i tre assi su cui si fonda la nuova Direzione Strategica dell’Ulss 6 Euganea, presentata dal direttore generale Patrizia Benini. Una squadra rinnovata che guiderà l’azienda sanitaria più grande del Veneto, con un bacino di quasi un milione di abitanti, quattro ospedali e una rete articolata tra distretti e servizi territoriali. Accanto alla direttrice generale entrano due nuovi direttori: Elena Debora Toffanello, 48 anni, geriatra con esperienza sia ospedaliera che territoriale, nominata Direttore Sanitario, e Francesco Favretti, 62 anni, statistico con una lunga carriera nella gestione amministrativa in ambito sanitario, scelto come Direttore Amministrativo. Confermato invece Stefano Vianello nel ruolo di Direttore Socio-Sanitario. La nuova governance punta su un equilibrio tra qualità dei servizi e sostenibilità economica. Toffanello avrà il compito di coordinare l’attività sanitaria complessiva, dall’ospedale alla prevenzione, fino alle cure
primarie e palliative, con un ruolo chiave nello sviluppo della medicina territoriale e nell’organizzazione delle case e degli ospedali di comunità. Favretti sarà invece chiamato a garantire la tenuta dei conti e la pianificazione finanziaria, governando risorse umane, approvvigionamenti, sistemi informativi e logistica, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo dell’azienda in un contesto di crescente complessità. Resta centrale il ruolo di Vianello, ponte tra sanità e sociale, con la responsabilità dell’integrazione tra prestazioni sanitarie e assistenza sociale e il coordinamento dei servizi dedicati ad anziani, disabili, minori e famiglie, oltre alle aree della psichiatria e delle dipendenze. Una squadra che, nelle intenzioni della direzione, dovrà rafforzare la collaborazione interna e il dialogo con i territori, in particolare con i Comuni, anche in vista dell’avvio degli Ambiti Territoriali Sociali, tassello chiave della riorganizzazione dei servizi sul territorio.
fase
Sara Busato
Francesco Favretti, Elena Debora To anello, Patrizia Benini, Stefano Vianello
Il DG Paolo Fortuna delinea la strategia: potenziare l’eccellenza dell’Azienda Ospedale Università e migliorare la rete territoriale.
Sanità a Padova, la reingegnerizzazione al centro del nuovo modello
La direttrice indicata è la reingegnerizzazione, intesa come trasformazione profonda dell’organizzazione sanitaria basata su tre pilastri: assistenza e presa in carico, ricerca e formazione, innovazione tecnologica e digitalizzazione. A delineare questo percorso è il direttore generale Paolo Fortuna, che ha tracciato le linee di sviluppo dell’Azienda Ospedale Università di Padova, confermandone il ruolo di polo di eccellenza e attrattore per pazienti da tutto il Veneto e dall’Italia, grazie anche all’elevato volume di prestazioni. Parallelamente, la strategia punta a rafforzare la qualità della sanità sul territorio, valorizzando gli ospedali della rete. In questo quadro rientrano la concentrazione di attività specialistiche, come dialisi e riabilitazione cardiologica e ortopedica al Sant’Antonio, e il consolidamento della collaborazione con Cittadella, Camposampiero, Schiavonia e Piove di Sacco. La reingegnerizzazione implica anche un cambiamento culturale, orientato a guidare i citta-
dini verso un utilizzo più appropriato dei servizi, riducendo i tempi di accesso e migliorando l’efficacia delle cure, anche in vista del nuovo policlinico di Padova est. Centrale resta inoltre la capacità di attrarre e trattenere professionisti sanitari, in un contesto segnato da carenza di personale. Tra le priorità individuate figurano il rinnovamento organizzativo, la digitalizzazione con attenzione alla cybersicurezza, la sostenibilità e l’ascolto. L’obiettivo è anticipare i bisogni e adattare l’offerta, mantenendo un equilibrio tra eccellenza ospedaliera e sviluppo della rete territoriale.
Il Dottor Claudio Pilerci nuovo Direttore della Funzione Ospedaliera dell’Ulss 6 Euganea
Un ruolo cruciale nel coordinamento delle strutture ospedaliere per migliorare l’efficienza e la qualità delle cure
Il dottor Claudio Pilerci, classe 1965, è stato nominato Direttore della Funzione Ospedaliera dell’Ulss 6 Euganea, assumendo un ruolo chiave nell’organizzazione sanitaria dell’azienda. Dal 1° settembre 2023, Pilerci ricopriva il ruolo di Direttore medico dell’Ospedale di Piove di Sacco. Ora, con il nuovo incarico, sarà responsabile del coordinamento delle Direzioni dei quattro presidi ospedalieri aziendali (Cittadella, Camposampiero, Piove di Sacco, Schiavonia), per garantire il buon funzionamento delle attività sanitarie, l’efficienza delle strutture ospedaliere e la qualità delle cure offerte. La nomina, formalizzata con la firma del contratto con il Direttore Generale dell’Ulss 6, dott.ssa Patrizia Benini, segna un nuovo
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capitolo nella carriera del dottor Pilerci, che ha alle spalle un ampio percorso formativo e professionale. Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1991 e specializzato in Igiene e Medicina Preventiva, ha completato nel 2004 un Executive Master in Management delle Aziende Sanitarie presso l’Università Bocconi di Milano e nel 2022 ha conseguito un titolo per il supporto all’attuazione del PNRR in Regione Veneto.
Il dottor Pilerci ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità, tra cui quello di Direttore della Direzione Programmazione Sanitaria - LEA in Regione Veneto dal 2021 al 2023. Ora, con il nuovo incarico, porterà la sua esperienza per ottimizzare l’intera rete ospedaliera dell’Ulss 6 Euganea, assicurando una gestione integrata e una migliore presa in carico dei pazienti, con un forte coordinamento tra ospedali e territorio. L’obiettivo è quello di garantire una sanità più efficiente e orientata alla qualità delle cure.
Fascicolo sanitario elettronico, scattata la scadenza del 31 marzo per l’adeguamento delle strutture
Nuove regole per ospedali e ambulatori: referti entro cinque giorni e dati condivisi per migliorare le cure. Veneto capofila nell’utilizzo del servizio digitale, lo usano due cittadini su tre
anche in caso di accesso al pronto soccorso in un’altra zona del Paese, i sanitari potranno avere subito un quadro chiaro delle condizioni del paziente.
I numeri mostrano una crescita significativa dell’utilizzo. Tra luglio e settembre 2025, il 27% degli italiani ha consultato il Fascicolo sanitario elettronico. Il Veneto si distingue con una delle percentuali più alte: il 66% dei cittadini ha già utilizzato il servizio. Complessivamente, oltre 6,4 milioni di persone hanno effettuato almeno un accesso, mentre per circa 23 milioni di cittadini è stato caricato almeno un documento.
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Prosegue anche in Veneto il percorso del Fascicolo sanitario elettronico, destinato a diventare il fulcro della sanità digitale. Il 31 marzo ha segnato una data importante: entro questo termine tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, si sono dovute adeguare alle nuove modalità di trasmissione dei dati. L’obiettivo è rendere più semplice e immediato l’accesso alle informazioni sanitarie dei cittadini. Il Fascicolo rappresenta infatti una sorta di archivio digitale personale dove vengono raccolti documenti, esami e referti legati alla storia clinica di ciascun assistito. Attraverso questo strumento, ogni cittadino può consultare i propri dati e condividerli con medici e specialisti, favorendo cure più rapide e coordinate.
Per rendere il sistema davvero efficace, tutte le strutture dovranno utilizzare un linguaggio comune e rispettare tempi precisi: i referti dovranno essere caricati entro cinque giorni dalla visita o dall’esame. In questo modo,
Resta però ancora limitata la quota di chi ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati da parte dei medici, ferma al 44%. Molto alta, invece, la partecipazione dei medici di famiglia e dei pediatri, con oltre il 95% già presenti nel sistema.
Tra gli strumenti più importanti c’è il cosiddetto profilo sanitario sintetico, una scheda aggiornata dal medico di base o dal pediatra che riassume le informazioni principali sulla salute del paziente. Si tratta di un documento essenziale per permettere ai sanitari di capire rapidamente la situazione clinica, soprattutto nei casi di urgenza.
I cittadini possono accedere al Fascicolo tramite identità digitale e hanno pieno controllo sui propri dati: possono decidere chi può consultarli, modificare in qualsiasi momento le autorizzazioni e verificare chi ha avuto accesso alle informazioni. Anche la revoca del consenso è sempre possibile e non comporta conseguenze sull’assistenza sanitaria.
Fascicolo sanitario elettronico: accesso in pochi clic con i video tutorial della Regione Veneto
La Regione del Veneto punta sulla semplicità per avvicinare i cittadini al Fascicolo Sanitario Elettronico. Sono infatti disponibili una serie di video tutorial chiari e immediati, pensati per guidare passo dopo passo nell’utilizzo dei servizi sanitari online e nella gestione della propria salute digitale. I video accompagnano l’utente nelle principali funzionalità del fascicolo: dall’accesso tramite identità digitale alla consultazione di referti, ricette e documenti clinici, fino alla possibilità di monitorare il proprio percorso sanitario e avere sempre a disposizione
la propria storia medica in modo sicuro e organizzato. Non mancano indicazioni pratiche anche su come aggiornare i dati, condividere le informazioni con i professionisti sanitari e sfruttare al meglio i servizi disponibili.
I contenuti, realizzati da Give Emotions – società editrice de La Piazza, LaPiazzaweb e Radio Veneto24 – nascono con l’obiettivo di rendere più accessibili e intuitivi gli strumenti messi a disposizione dal sistema sanitario regionale, favorendone così una diffusione sempre più ampia tra gli utenti.