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di Padova
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AGOSTO 2026
Periodico d’informazione locale - Anno XXXIII n. 176
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Sicurezza idraulica: stanziati dalla regione 737 mila euro dal Genio Civile per i fiumi padovani
Energia, l’Antitrust sulle concessioni, intanto il Veneto punta all’autonomia
Case della Comunità: raggiunto l’accordo, arrivano i medici di medicina generale
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Il fine vita al centro del dibattito in Veneto
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l tema del fine vita torna a infiammare l’agenda politica del Veneto in questa calda estate. Dopo il rinvio tecnico e le tensioni registrate nelle ultime sedute estive del Consiglio regionale, la discussione sulla proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’associazione Luca Coscioni è stata calendarizzata per il prossimo settembre, trasformandosi nel banco di prova più delicato della stagione politica autunnale. Il provvedimento, che punta a regolamentare tempi e procedure certe per l’accesso al suicidio medicalmente assistito in applicazione della storica sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale, riapre ferite e spaccature mai sopite all’interno dell’emiciclo di Palazzo Ferro-Fini. Già nel gennaio del 2024 il Veneto era stato pioniere in Italia su questo fronte, vedendo tuttavia la proposta respinta per un solo voto a causa di defezioni trasversali e distinguo interni alla stessa maggioranza. Un colpo di scena che innescò accese reazioni contrastanti e tenne vivo il dibattito a lungo, dentro e fuori il Palazzo. Anche in vista del nuovo appuntamento di settembre, il clima si conferma rovente.
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segue a pag. 19
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CONVIVENZE SOCIALI SEMPRE PIU’ DIFFUSE, GIOVANI A DUE VELOCITA’ servizi alle pag. 4-5
VERSO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE MANOVRE E TATTICHE NEGLI SCHIERAMENTI
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I COSTI PER OLIMPIADI E PEDEMONTANA SCALDANO I CONTI DELLA REGIONE
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ANZIANI E GIOVANI A RISCHIO SOLITUDINE E ISOLAMENTO
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IL TEMPO SOSPESO TRA LE GENERAZIONI
numeri, come sempre, lasciano poco spazio alla fantasia: il Nordest, e quindi anche Veneto e Trentino fa i conti con una comunità che invecchia a passi spediti. Lo confermano recenti dati Istat e proiezioni demografiche. Guardando alle cifre il Veneto ormai conta oltre 200 anziani ogni cento ragazzi mentre in Trentino sono più di trentamila gli over 70 che affrontano la quotidianità in solitudine. Dal Covid in poi le fragilità e i bisogni dell’una e dell’altra generazioni si sono fatti ancora più urgenti. segue a pag. 3
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di Padova
IL TEMPO SOSPESO TRA LE GENERAZIONI
ALTA VELOCITÀ, COMUNE E CAMERA DI COMMERCIO SCRIVONO A SALVINI
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el giorno in cui sono state completate le opere civili, l’armamento ferroviario e gli impianti tecnologici del primo lotto della linea ad alta velocità Verona-Padova, Comune e Camera di commercio di Padova tornano a chiedere chiarezza sul futuro dell’opera e, soprattutto, sul progetto della nuova stazione ferroviaria. Il sindaco Sergio Giordani e il presidente della Camera di commercio Antonio Santocono hanno inviato una lettera al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e all’amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane Gianpiero Strisciuglio, chiedendo di confermare la volontà di portare l’alta velocità fino a Padova e di dare finalmente impulso al progetto della nuova stazione. La questione è da tempo una delle principali preoccupazioni del sindaco. Sono quattro le richieste avanzate da Comune e Camera di commercio. La prima riguarda la conferma del completamento della tratta ad alta velocità e alta capacità Vicenza-Padova come priorità strategica nazionale, con un cronoprogramma definito e risorse economiche adeguate. La seconda punta ad anticipare la progettazione definitiva ed esecutiva della nuova stazione, evitando rinvii o soluzioni temporanee. La terza chiede che la realizzazione della nuova stazione proceda insieme alla linea ferroviaria, riconoscendone il ruolo centrale per il nodo ferroviario veneto e per il corridoio europeo dedicato al trasporto di passeggeri e merci. Infine, Giordani e Santocono sollecitano la convocazione di un tavolo istituzionale con Ministero, Regione Veneto, Gruppo FS, Comune, Camera di commercio e rappresentanze economiche del territorio per fare il punto sullo stato dell’opera e individuare le soluzioni utili ad accelerarne la realizzazione. Nella lettera, sindaco e presidente della Camera di commercio sottolineano come il completamento dell’alta velocità fino a Padova e la costruzione della nuova stazione rappresentino una scelta strategica non solo per il territorio, ma per l’intero Paese.
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• Nicola Stievano Segue da pag. 1
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Giordani e Santocono chiedono il completamento della linea fino a Padova e la nuova stazione
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i fronte a questo scenario la tentazione della retorica è forte. Da un lato la commiserazione per gli anziani “soli e fragili”, dall’altro la ramanzina paternalistica per i giovani “incomunicabili e disorientati”. È una narrazione pigra e, soprattutto, falsa. Se ci prendiamo la briga di gettare lo sguardo oltre i luoghi comuni, scopriamo che i ragazzi e i grandi anziani di questo territorio non sono due pianeti lontani che si ignorano. Sono, al contrario, due specchi che riflettono la medesima ferita: il rischio dell’invisibilità. I giovani soff rono per un futuro che sembra già ipotecato, per la difficoltà di trovare spazi di espressione autentica e per un sovraccarico digitale che spesso maschera una profonda solitudine emotiva. Gli anziani soffrono per l’improvviso ridimensionamento del proprio ruolo sociale, confinati nell’etichetta di “utenti da assistere” anziché custodi di competenze ed esperienze. Entrambi vivono la frustrazione di una comunicazione interrotta, in cui parlare non significa essere ascoltati. Per decenni abbiamo risposto a queste fragilità con l’assistenzialismo: sussidi, servizi a sportello, intrattenimento di facciata. Strumenti utili, certo, ma insufficienti se non affrontano la radice del problema:
la perdita di dignità e di autonomia. Un anziano ha bisogno di essere riconosciuto come risorsa attiva, fin dove possibile. Un giovane chiede fiducia concreta per incidere sulle decisioni della propria comunità. In alcune zone del nostro territorio si intravedono già le fondamenta di un cambio di rotta. Pensiamo ai progetti di abitare condiviso tra studenti universitari e pensionati, al volontariato di comunità che unisce il passo di chi ha memoria al dinamismo di chi ha visione, o ai tavoli territoriali che finalmente smettono di parlare dei giovani e degli anziani per iniziare a parlare con loro. Il dialogo intergenerazionale non è un esercizio poetico o un atto di bontà. È un’infrastruttura sociale primaria, urgente quanto una superstrada o la banda larga. Senza questo ponte, il nostro territorio rischia di trasformarsi in una gigantesca ed elegante residenza per anziani senza futuro, circondata da giovani che sognano di andarsene altrove. Urge allora restituire a chi si trova ai margini dell’agenda economica e spesso anche delle decisioni politiche, perché nel parlarne invece tutti sono bravi, la chiave per ricucire la trama sociale e avvicinare queste generazioni solo in apparenza lontane.
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Giovani e anziani/1. A Padova ne sono attive due, altre due apriranno al Portello, quando la rete di vicinato funziona
D’estate nascono le “convivenze solidali” per sconfiggere la solitudine e il caldo D al 2 giugno Patrizia rientra in un appartamento dove c’è qualcun altro. È tra le prime, a Padova, a sperimentare quelle che la Comunità di Sant’Egidio chiama “convivenze solidali”: una forma di cohousing sociale pensata per gli anziani che vivono soli e che d’estate, quando la città si svuota e le giornate si allungano nel caldo, rischiano di non parlare con nessuno per giorni. Il numero che sta dietro a questa scelta è già noto, ma d’estate cambia peso: in Veneto sono circa 17mila gli ultrasettantacinquenni che dichiarano di non avere nessuno su cui contare. Alessandra Coin, responsabile di Sant’Egidio in Veneto, mette in fila tre fattori che si sommano — l’età avanzata, la solitudine e le temperature — e che insieme moltiplicano la fragilità di chi è già ai margini. Non si tratta soltanto di ondate di calore: è la struttura stessa dell’estate urbana, con i figli lontani, i vicini in ferie, gli ambulatori a orario ridotto. Il modello è semplice. Due, tre o quattro persone condividono un appartamento mettendo in comune le spese in modo proporzionato al reddito. Ciascu-
no mantiene la propria stanza, il proprio spazio privato, ma ci sono ambienti comuni dove ci si incontra: la casa resta una casa, non diventa una struttura. Sono appartamenti inseriti nei quartieri, non ai loro margini, e collegati alla rete dei servizi sociosanitari del Comune. A Padova ne sono attive due; altre due apriranno nella Casa dell’amicizia al Portello, una destinata a due persone, l’altra capace di accoglierne fino a sei. Elena Riani, che segue il programma “Viva gli Anziani”, racconta la ragione per cui questa formula conta più di quanto suggerisca la sua semplicità. Molti degli anziani che incontra, dice, guardano alla casa di riposo non come a una possibilità tra le altre, ma come a un approdo scritto in anticipo: «Non come scelta, ma come destino inevitabile». Restare nel proprio contesto, con una rete umana attorno, ribalta quella prospettiva. Attorno alle convivenze padovane lavora una rete di 32 volontari, 18 “buoni vicini” e 28 medici di medicina generale. Tra i volontari c’è Ida Schiavon. I “buoni vicini” sono la parte meno visibile e forse la più decisiva del
meccanismo: persone che abitano nello stesso palazzo o nella stessa via e che si accorgono se la tapparella resta abbassata, se la spesa non viene ritirata, se il telefono squilla a vuoto. Accanto alle convivenze, al Portello la Comunità ha attivato “Viva gli Anziani”, un sistema di monitoraggio fatto di telefonate e visite periodiche agli over 80 per intercettare le emergenze prima che diventino tali. Dal 2021 il programma ha raggiunto 223 anziani, l’82 per cento degli ultraottantenni
residenti nel quartiere. Chi manca all’appello, spiegano dalla Comunità, è spesso chi non ha voluto essere registrato: la reticenza è a sua volta un indicatore. Per Patrizia l’estate è il primo banco di prova. La casa che ora condivide, il quartiere che sa chi abita dietro quella porta, i giorni più caldi da attraversare senza contarli da sola. • Sara Busato
La geografia dell’isolamento: “In città si fatica di più e un imprevisto può diventare un ostacolo insormontabile”
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l carrello della spesa trascinato da soli il martedì mattina, la fila allo sportello per pagare una bolletta, la sedia vuota accanto nella sala d’attesa del medico di base. Sono i gesti quotidiani di oltre 17mila veneti con più di 75 anni che vivono in completo isolamento: nessun figlio, parente, amico o vicino su cui poter contare. Il dato emerge da un’indagine Istat elaborata sui numeri del 2023 e pubblicata lo scorso febbraio, e a rilanciarlo è lo Spi Cgil del Veneto, che chiede alle istituzioni interventi concreti. Non si tratta di una categoria omogenea. Molti di questi anziani sono autonomi: escono di casa, sbrigano le incombenze fiscali, si presentano da soli agli
appuntamenti sanitari. Ma anche per loro un ricovero, una visita ospedaliera o un imprevisto domestico possono trasformarsi in un ostacolo insormontabile, perché manca chiunque possa accompagnarli o farsi carico del dopo. Per chi invece non è autosufficiente, la solitudine diventa una difficoltà quotidiana, aggravata — nei casi più fragili — da ristrettezze economiche che non consentono di pagarsi un’assistenza adeguata. C’è poi una geografia dell’isolamento. La solitudine pesa di più nelle città medio-grandi, dove il 3,5 per cento degli over 75 non ha nessuno intorno, contro il 2,5 per cento dei piccoli comuni e delle zone rurali, dove le relazioni di prossimità nascono
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con più facilità. Di fronte a questi numeri, il sindacato dei pensionati della Cgil chiede a ogni Comune, grande o piccolo, di censire e monitorare gli anziani soli del proprio territorio, e alle istituzioni pubbliche di coordinare una rete di solidarietà che non lasci nessuno nella condizione di sentirsi abbandonato. Le risorse dei bilanci comunali non sempre bastano a coprire tutti i bisogni, ma alcune risposte costano poco: una rete sociale tra residenti, esperienze di co-abitazione, l’accoglienza di studenti in casa, un animale da compagnia che tenga viva la giornata. Restano poi i centri per anziani, con
le loro attività contro l’isolamento, e — per le amministrazioni con maggiori disponibilità — un servizio di monitoraggio con visite a domicilio o contatti telematici periodici. Perché quel carrello della spesa, la fila allo sportello, la sedia in sala d’attesa smettano di essere gesti da affrontare sempre e soltanto da soli. • (S.B.)
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5 Giovani e anziani/2. Al quartiere Cave l’iniziativa sollecitata dalla Consulta 6A per monitorare la terza età
IN ASCOLTO DI 385 PERSONE SOLE: AL VIA LA SPERIMENTAZIONE CON GLI OVER 74
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Stefano Cedrone, Coordinatore del Servizio Prisma
ndividuare la popolazione anziana del quartiere che vive sola, ascoltare esigenze e desideri, informarli e indirizzarli verso la rete di servizi sociali esistenti. La sperimentazione si svolgerà nel quartiere Cave, una
iniziativa sollecitata dalla Consulta 6A, che comprende i rioni Brusegana, Cave e Chiesanuova, Luciano Sardena ne è il presidente: “Siamo veramente soddisfatti che sia stato scelto il nostro quartiere per questo tipo di rilevazione, anche perché
questa zona è frequentata ed è abitata da persone sole ed anziane”. “Il quartiere Cave-Brentelle è abitato da 385 persone anziane con più di 74 anni di età che vivono sole”, spiega Silvia Lideo, Coordinatrice Ufficio Sviluppo di Comunità. “A queste persone è stata inviata una lettera comunicando l’indagine in corso e i nominativi delle persone che si recheranno a domicilio per le rilevazioni, per evitare il rischio di truffe o malintenzionati. I rilevatori approfondiranno qual’è la situazione sociale degli anziani intervistati, e quali sono i bisogni e le aspettative, e daranno indicazioni sui servizi locali disponibili”. La rilevazione sociale nel quartiere della Consulta 6A si svolgerà in collaborazione con l’Istituto Configliacchi. L’obiettivo è mappare le fragilità del territorio e costruire risposte assistenziali condivise, per contrastare l’isolamento e rafforzare i legami all’interno della comunità. Stefano
Giovani, Padova a due velocità: le opportunità non mancano ma la fragilità incide su un terzo della generazione
Cedrone, Coordinatore del Servizio Prisma, che coordinerà le rilevazioni, spiega quale sarà l’ambito dell’intervento: “Il Servizio Prisma è un servizio di sviluppo di comunità del settore servizi sociali del comune di Padova. E’ un servizio di prevenzione che si occupa di analizzare i bisogni del territorio, di mettere assieme gli attori dei vari quartieri dei vari territori per poi creare insieme delle soluzioni condivise per risolvere le problematiche
e i bisogni che si rilevano a livello locale . Proprio in questo ambito di analisi e di ricerca il Servizio Prisma sta conducendo questa indagine in questa attività che è anche di prossimità, quindi gli operatori vanno a casa delle persone e fanno un’attività di informazione dei servizi presenti sul territorio più adatti alla loro fascia di età”. • Diego Buonocore
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adova è una città a due velocità. Da una parte offre alle giovani opportunità che la collocano ai primi posti nazionali: nell’Indice Youth Friendly 2025 di Confartigianato, costruito su occupazione, vitalità delle imprese, formazione e qualità dei servizi, la provincia è risultata settima in Italia e prima nel Veneto. Dall’altra, dietro la forza economica e accademica, affiora un disagio più difficile da misurare: la solitudine delle nuove generazioni. Non esistono percentuali aggiornate capaci di fotografare il fenomeno nella sola provincia di Padova. Il contesto nazionale ed europeo, tuttavia, resta preoccupante. Un approfondimento pubblicato nel maggio 2026 dal CSV di Padova e Rovigo ricorda che già nel 2020 il 35% dei giovani tra i 18 e i 25 anni dichiarava di sentirsi solo, contro il 9% del periodo precedente. Una consultazione nazionale dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, resa nota nel 2024 e condotta tra circa 7.500 studenti delle scuole secondarie, ha inoltre rilevato che il 51,4% soffriva in maniera ricorrente di ansia o tristezza prolungata. Dati non padovani, ma che trovano un’eco nelle parole arrivate dalle scuole della città. Alla fine di gennaio i rappresentanti di sette istituti hanno rivolto un appello alle istituzioni dopo la morte di due studentesse. Hanno parlato di ragazzi che si sentono soli e fragili, schiacciati dal perfezionismo, dall’ansia da prestazione e dalla paura di fallire. Anche il ritiro sociale compare nei loro racconti, sebbene non esistano dati ufficiali sulla sua diffusione nel territorio padovano. La risposta passa allora dalla ricostruzione dei legami. Tra le esperienze sviluppate sul territorio c’è “Spiazzati”, il laboratorio nato dalla collaborazione
tra il La.R.I.O.S. dell’Università di Padova e la Diocesi. Un percorso di cinque incontri, già sperimentato in diverse realtà parrocchiali della periferia, nel quale i giovani sono accompagnati a trasformare il disorientamento in partecipazione e a interrogarsi sui problemi delle proprie comunità. Proprio durante gli incontri la solitudine è emersa come difficoltà nel sentirsi visti, ascoltati e riconosciuti. Nella stessa direzione si muovono le iniziative del CSV, che attraverso il volontariato punta a costruire appartenenza, relazioni e spazi nei quali i giovani possano sentirsi protagonisti. • (S.B.)
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POLITICA
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Elezioni 2027. L’autocandidatura del leghista scalda i vertici ma frena gli alleati, si fa strada il parlamentare centrista
CENTRODESTRA, FREDDEZZE E ALLEANZE TRA IPOTESI MARCATO E OPZIONE DE POLI A meno di un anno dal voto che rinnoverà il governo della città, il panorama politico del centrodestra padovano assomiglia a un cantiere aperto, segnato da manovre sottotraccia, veti incrociati e la ricerca urgente di una sintesi per riconquistare Palazzo Moroni. La scadenza del 2027 si avvicina rapidamente e la coalizione si trova a fare i conti con un rebus strategico complesso, dove le ambizioni dei singoli partiti rischiano di scontrarsi con la necessità di presentare un fronte compatto e competitivo contro il centrosinistra. Al centro del dibattito c’è la proposta, avanzata con decisione e benedetta dai vertici della Lega, che vede in Roberto Marcato il candidato naturale per la corsa a sindaco. Un’autocandidatura forte, sostenuta dall’ala regionalista, che punta sul radicamento politico, sulla forte identità territoriale e sulla spinta di figure di primo piano del Carroccio. Tuttavia, l’accoglienza riservata dagli
Antonio De Poli
alleati di coalizione — in particolare da Fratelli d’Italia e Forza Italia — è stata tutt’altro che entusiasta, registrando una freddezza iniziale che riflette i delicati equilibri interni emersi anche in sede regionale. I partiti alleati non mettono in dubbio le competenze amministrative di Marcato, ma frenano di fronte a un’investitura calata dall’alto, rivendicando il metodo del confronto preventivo e la
necessità di un tavolo di coalizione che valuti collegialmente il profilo ideale per vincere in un contesto urbano articolato come quello padovano. Le perplessità degli alleati affondano le radici anche in dinamiche e posizionamenti politici recenti, che rendono il percorso tutt’altro che in discesa. Da un lato pesano le diverse sensibilità sui temi amministrativi e le alleanze allargate;
Roberto Marcato
dall’altra si guarda con attenzione agli umori della società civile e dei moderati, che a Padova rappresentano storicamente un serbatoio di voti decisivo per l’esito dei ballottaggi. È proprio in questo scenario di stallo e di trattative complesse che, parallelamente alla proposta leghista, prende sempre più quota e si fa strada un’opzione alternativa e di forte mediazione: quella che porta al nome di
Antonio De Poli. Il parlamentare e leader centrista gode di un profilo istituzionale solido, ampiamente riconosciuto per la sua capacità di dialogare con tutte le anime della coalizione e di attrarre anche l’elettorato moderato e centrista più distante dalle polarizzazioni estreme. L’ipotesi De Poli viene vista da più parti come la chiave di volta ideale per superare le divisioni e blindare un’unità di coalizione ritenuta imprescindibile per la vittoria finale. Mentre i tavoli romani e regionali continuano a lavorare dietro le quinte, il centrodestra padovano si trova a un bivio: puntare sulla forza identitaria di una candidatura di forte impatto politico o convergere su un profilo civico e moderato capace di allargare il perimetro del consenso. La partita per le amministrative del 2027 è ufficialmente aperta e le prossime settimane saranno decisive per capire quale direzione prenderà la coalizione. • Redazione Padova
IL CENTROSINISTRA PADOVANO CERCA L’EREDE: SFIDA APERTA BRESSA-MICALIZZI, IL PESO CIVICO DI GIORDANI È UN FATTORE DETERMINANTE
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l campo largo e il centrosinistra padovano si trovano a fare i conti con la fase più delicata della programmazione in vista delle elezioni amministrative del 2027. La necessità di individuare una figura unitaria capace di raccogliere la pesante eredità del modello amministrativo attuale ha aperto una competizione interna che vede contrapposti due pesi massimi della giunta e del Partito Democratico locale: Antonio Bressa e Andrea Micalizzi. Da mesi i due rappresentano i poli di una riflessione strategica che divide i dem tra la spinta verso un profilo più istituzionale e manageriale, incarnato da Bressa, e la continuità di un radicamento politico sul territorio e nelle circoscrizioni, tratto distintivo di Micalizzi.
Il Sindaco Giordani, forte di un consenso personale rimasto intatto in questi anni, sta valutando l’ipotesi di scendere direttamente in campo come capolista di una sua lista civica forte e trasversale. Una mossa pensata per fare da traino alla coalizione e blindare il perimetro moderato. Un passaggio strategico fondamentale per garantire stabilità al progetto e valorizzare la sintesi tra le varie anime della maggioranza. L’obiettivo della coalizione rimane infatti quello di costruire una proposta solida e largamente condivisa, capace di evitare spaccature interne e di confermare la guida della città valorizzando il percorso amministrativo tracciato negli ultimi anni.
Andrea Micalizzi
Antonio Bressa
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LA CITTÀ CHE CAMBIA
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Mobilità. Il Comune ha certificato di aver raggiunto gli obiettivi del Pnrr per le due nuove linee e il termine fissato dal ministero
TRAM, CANTIERI ALLE BATTUTE FINALI AD OTTOBRE SIR3 IN PRE ESERCIZIO U na firma, la mattina del 31 luglio, in Municipio. Su quei fogli il Comune di Padova ha certificato di aver centrato tutti i target del Pnrr per le due nuove linee tranviarie: il Sir2 tra Rubano e Vigonza, il Sir3 tra la stazione e Voltabarozzo. Il termine fissato dal ministero delle Infrastrutture per tutte le opere italiane della misura M2C2 I.4.2 scadeva quel giorno. I numeri raccontano un’opera che ha superato le soglie richieste. Per il Sir3 il decreto del 6 maggio scorso chiedeva 5,4 chilometri di linea e un deposito: ne risultano realizzati 6,3, più il deposito. Per il Sir2 la soglia
sono state pubblicate meno di un mese fa. “Nel 2022, l’obiettivo odierno sembrava quasi irraggiungibile,” ha detto il sindaco Sergio Giordani, che ha ringraziato l’Unità di missione del ministero e le centinaia di professionisti e imprese coinvolte, e ha rivendicato l’opera come risposta a chi accusa l’amministrazione di non avere una visione per la città. La sindaca di Rubano Chiara Buson ha ricordato il protocollo d’intesa da cui è partita la collaborazione fra i tre comuni; il vicesindaco di Vigonza Damiano Gottardello ha rilanciato sul
La firma dei documenti di certificazione a Palazzo Moroni
Sintonizzati sul Ogni 20 minuti tutte le notizie del Veneto aggiornate in tempo reale. era di 15 chilometri e un deposito: sono stati realizzati 21,3 chilometri di piattaforma, con la rotaia già posata su oltre sedici, e accanto al deposito anche la rimessa. Sui mezzi il target chiedeva dieci veicoli per il sistema Smart: ne sono disponibili undici, cinque dei quali già in prova sulle linee, due in deposito a Rubano, quattro a Strasburgo, uno in consegna ad agosto. Il finanziamento vale 415,4 milioni per il Sir2 e 101,4 milioni per il Sir3, entrato nel perimetro Pnrr a dicembre 2023. Palazzo Moroni rivendica un primato: l’intervento sul trasporto rapido di massa più grande d’Italia per quota finanziata dal Piano, pari da solo a circa il 15 per cento della misura nazionale sui chilometri di via di corsa. Il responsabile unico del procedimento Diego Galiazzo ha spiegato quanto la corsa sia stata stretta: le ultime modifiche formali agli obiettivi sono arrivate due mesi fa, con l’aggiunta di due depositi, e le linee guida per la rendicontazione
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La posa della passerella in via Friburgo
prolungamento del tracciato fin quasi al confine con Strà. Il presidente di Aps Holding Giuseppe Farina ha insistito sulla necessità di chiudere i lavori il prima possibile. Perché centrare i target non significa aver finito, e il Comune lo mette nero su bianco: restano le fermate, i pali, l’alimentazione, le asfaltature, gli impianti semaforici. In stazione, ha raccontato il direttore tecnico di Vittadello Giacomo Fasolato, c’è “una cinquantina di persone che stanno lavorando costantemente”, sotto il caldo di questi giorni, per completare il piazzale entro Ferragosto; il varo della passerella ciclopedonale a fianco del cavalcavia di via Venezia è cominciato domenica 2 agosto, alle cinque del mattino, e si replica il prossimo fine settimana. Con la fine dell’estate, assicura l’amministrazione, molte aree della città saranno liberate dai cantieri più pesanti. Il Sir3 entrerà in pre-esercizio a ottobre e in servizio entro dicembre, il Sir2 aprirà per tratte nel corso del prossimo anno. Sull’asse ovest, però, l’attesa pesa. Tra piazza Insurrezione e Ponte Molino le serrande abbassate si contano a decine e il 13 luglio ha chiuso anche il Diego Bar, al civico 9 di corso Milano, attivo da oltre cinquant’anni: i titolari hanno indicato nei cantieri il colpo definitivo. A luglio, in via Chiesanuova, il titolare di un garden center ha piazzato il furgone dell’azienda in mezzo al cantiere dopo l’ennesima chiusura dell’accesso senza preavviso, e il giorno dopo l’assessore alla Mobilità Andrea Ragona è andato a incontrarlo. Sui fogli firmati in Municipio il conto torna. Sotto i portici di corso Milano si aspetta la data.
LA CITTÀ CHE CAMBIA
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CIttà sostenibile. Annunciata la depavimentazione di 400 luoghi, Cardin:“Situazione nettamente migliorata”
PIÙ VERDE, MENO CEMENTO E MENO CALDO: PIAZZA SAVELLI HA APERTO UN NUOVO CORSO P iazza Savelli è stato il primo esperimento di depavimentazione, concluso nel 2024, un possibile modello, la “madre di tutte le depavimentazioni”, ora che il Comune ha annunciato un piano che prevede la revisione di 400 luoghi della città. “Piazza Savelli è sicuramente meglio di prima”, ci dice Franco Cardin, presidente della Consulta 3A. “prima era un luogo dove c’era solo asfalto, adesso ci sono alberi, per adesso ancora piccoli, non c’è più asfalto, hanno messo materiale che assorbe la pioggia. Nei mesi scorsi la Consulta aveva organizzato una seduta pubblica a cui avevano partecipato tecnici del settore Verde del Comune e dei ricercatori dell’Università per presentare un progetto sperimentale finanziato con fondi della UE proprio per depavimentare aree della città, con l’obiettivo da un lato di combattere le ondate di calore, visto
che l’asfalto non è drenante ed è anche un elemento che favorisce il rilascio di calore”. Piazza Savelli, tra la Stanga e San Lazzaro, Quartiere 3 Est, era sicuramente una delle zone della città più calde in assoluto: era un parcheggio, parte a pagamento parte libero, un forno rivestito in cemento ed asfalto, dove il calore picchiava sul terreno,
rimbalzava e si diffondeva. I 34 gradi di temperatura diventavano, a terra, più di 40. Il progetto di revisione in chiave green di Piazza Savelli e dell’adiacente viale della Croce Rossa era parte del Piano del Verde della città di Padova, si proponeva un’idea di progettazione della città che tenesse conto della natura, e di
un diverso modo di intervenire. Per cui via la pavimentazione, spazio ad alberi e ad aiuole, realizzazione di tecniche di drenaggio sostenibile. Gli alberi, tigli o bagolari, una volta cresciuti, porteranno ombra e favoriranno il processo di evapotraspirazione, processo che porta in corrispondenza delle lamine fogliari alla trasformazione dell’acqua in vapore, che può ridurre la temperatura in aree pavimentate anche in 2 – 3 gradi. “E’ una tecnica che conosciamo”, dice il presidente dalla Consulta Cardin. “come Consulta stiamo individuando quali aree nel territorio di nostra competenza, un territorio vasto che comprende la Stanga, Pio X, Mortise, Torre, San Lazzaro e Ponte di Brenta, meritino di essere inserite nell’elenco dei 400 siti individuati per un intervento di depavimentazione. Per il mese di settembre ho intenzione di
organizzare una seduta pubblica della Consulta su questo tema”. Il vicesindaco con delega al verde Antonio Bressa e l’assessore all’urbanistica Andrea Ragona hanno illustrato l’adozione di un Piano per la depavimentazione e la de impermeabilizzazione della città. Sono circa 400 le prime aree individuate, per una superficie complessiva di circa 287.000 metri quadrati. A queste si aggiungono quelle individuate con un lavoro specifico e separato che è stato già realizzato insieme allo IUAV per la Zona Industriale, il “Masterplan Strategico di Adattamento per l’Area Industriale di Padova” del 2024, strumento specificamente dedicato alle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e alla definizione di indirizzi progettuali per l’area produttiva. • Diego Buonocore
Al via la depavimentazione in zona industriale: arrivano 16 rain garden contro gli effetti del cambiamento climatico
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artiti i lavori di depavimentazione di un tratto di marciapiede in via della Ricerca Scientifica, nella zona industriale di Padova. L’intervento rientra nel progetto europeo CONE – Cities of NaturE, finanziato dal programma Interreg Central Europe 2021-2027, che promuove soluzioni innovative per rendere le città più resilienti agli effetti del cambiamento climatico. Il cantiere interesserà una superficie di 256 metri quadrati sul lato ovest della strada, dove l’asfalto sarà rimosso per lasciare spazio a 16 aiuole drenanti, i cosiddetti rain garden. Si tratta di sistemi progettati per raccogliere e trattenere l’acqua piovana, favorendone l’assorbimento nel terreno e riducendo il carico sulla rete di smaltimento delle acque. Le nuove aree verdi saranno realizzate con
materiali drenanti e dotate di un sistema idraulico in grado di gestire l’acqua in eccesso. La vegetazione scelta sarà composta da specie adatte a sopportare condizioni di umidità variabili, con l’obiettivo di coniugare funzionalità, ridotta manutenzione e valorizzazione del paesaggio urbano. L’investimento ammonta complessivamente a 123.240 euro, di cui 116 mila finanziati attraverso il programma europeo Interreg Central Europe, mentre la restante quota sarà coperta dal bilancio comunale. Il vicesindaco con delega al Verde e ai Parchi, Antonio Bressa, sottolinea che l’intervento rappresenta uno dei primi tasselli del piano di depavimentazione avviato dal Comune. “ Qui si fa sul serio, perché stiamo già rimuovendo
superfici asfaltate per la creazione di aiuole drenanti, “rain garden”, come vengono chiamate, con il loro termine tecnico. Cosa permettono di fare? Permettono di assorbire meglio e filtrare le acque meteoriche, quindi con una gestione migliore di quelli che sono gli eventi meteorologici più significativi ed estremi. Queste acque contribuiscono, tra l’altro, a irrigare, far crescere gli alberi che sono già presenti lungo Via della Ricerca Scientifica, e questo contesto, ovviamente, permette di abbattere l’isola di calore, ridurre quindi la temperatura sia cella superficie sia dell’area circostante. Parliamo quindi di un passo concreto all’interno della strategia che prevede di mettere a regime questo insieme di interventi”. L’amministrazione guarda già oltre questo
L’assessore Bressa in via della Ricerca Scientifica per l’inizio dei lavori di depavimentazione
cantiere. Sono infatti circa 400 le aree della città individuate come potenzialmente idonee per futuri interventi di depavimentazione, nell’ottica di aumentare il verde urbano, migliorare la gestione delle acque meteoriche e rendere Padova sempre più resiliente ai cambiamenti climatici. • (D.B.)
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Consulta 6A. Coinvolte Legambiente e Anpi per le testimonianze su campo di internamento e Padre Placido Cortese
Un “Giardino della memoria” a cielo aperto all’ex Caserma Romagnoli
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l parco all’ex Caserma Romagnoli, a Chiesanuova, si farà “in qualsiasi caso”, e Il percorso urbanistico vedrà il coinvolgimento diretto della Consulta di quartiere 6A insieme a realtà storiche come Anpi e Legambiente. Non sarà solo un parco di 150 mila metri quadrati, ma un vero e proprio “Giardino della Memoria” a cielo aperto. Verranno infatti conservati il muro
di cinta originale e un edificio storico a testimonianza del campo di internamento attivo tra il 1942 e il 1943, inserendo anche uno spazio espositivo dedicato a Padre Placido Cortese. Nel 2022 il Consiglio comunale di Padova approvò all’unanimità una mozione per la conservazione della memoria del campo di concentramento di Chiesanuova.“E’ necessario mantenere memoria del campo di concentramento nella riqualificazione dell’area della ex caserma”, motivò il consigliere comunale Gianni Berno. “Perché è un elemento importante della storia di tutto il Paese e anche perchè qui si è svolta la azione Il consigliere comunale Gianni Berno
pastorale di Padre Cortese, che si adoperò a costo della propria vita per portare conforto agli internati”. Con l’impegno formale da parte del Comune di Padova di destinare l’area a parco prende forma anche il progetto di realizzare, in uno degli edifici esistenti, una volta recuperato, un museo per per ricordare il campo di concentramento che tra l’agosto 1942 e il settembre 1943 accolse migliaia di deportati dalla Slovenia e dall’entroterra fiumano occupati dal Regio Esercito italiano a seguito dell’attacco italo-tedesco al Regno di Jugoslavia. Le condizioni di vita per i prigionieri all’interno del campo erano molto precarie: furono almeno 70 i morti per la fame e le privazioni. Padre Placido Cortese, frate della Basilica del Santo, si adoperò di nascosto per alleviare le difficili condizioni dei prigionieri. • Diego Buonocore
Parco Treves restituito alla città completamente restaurato, si torna allo spirito romantico delle origini
C
on il concerto per quartetto d’archi dell’Orchestra di Padova e del Veneto è stato inaugurato il Tempietto del Parco Treves dopo il recente restauro, con il quale viene restituito alla città Parco Treves completamente restaurato e pronto a diventare un parco-museo. Nei mesi scorsi sono stati sistemati dei pannelli informativi sulla storia del primo giardino pubblico di Padova; rifatti tutti i vialetti, la recinzione delimitante il corso d’acqua e sono stati installati dei faretti per illuminare i viali. Per quanto riguarda il tempietto che sovrasta il Parco sono stati restaurate le parti murarie e la copertura. Tra gli aspetti più rilevanti
dell’intervento il ritorno del colore originario della struttura, marmorino color crema. “Si tratta di un intervento particolarmente importante perché ci consente di recuperare uno dei simboli più riconoscibili e identitari del Parco Treves, restituendolo alla città dopo decenni”, ha dichiarato Antonio Bressa, vicesindaco e assessore al verde e ai parchi. Il parco Treves de’ Bonfili era in origine un orto botanico privato, uno dei primissimi in Italia, ed è stato progettato in stile romantico all’inglese dall’architetto Giuseppe Jappelli, e realizzato fra il 1829 ed il 1835. L’ingresso è da via Bartolomeo d’Alviano, di fianco a Porta Pontecorvo, aperto al pubblico dalle 10 alle 18.
SENTINELLA DEL FIUME BACCHIGLIONE
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il Castello di San Martino della Vaneza fra storia e misteri
Una storia lunga più di mille anni lega il fiume Bacchiglione e il Castello di San Martino della Vaneza, a Cervarese Santa Croce. Un tempo in cui questa edificazione medievale ha cambiato più volte funzione, ma non ha mai smesso di dialogare con il fiume. Prima fortezza, poi porto fluviale, infine museo: oggi il castello narra tutta la sua storia e non nasconde anche qualche mistero. Molti degli oggetti conservati nel Museo Archeologico del fiume Bacchiglione sono stati recuperati proprio dall'acqua: reperti preromani e romani, ceramiche medievali, antiche imbarcazioni monossili. Oggetti comuni che oggi permettono di ricostruire e raccontare una storia fatta di gesti quotidiani e che lasciano in sospeso più di qualche interrogativo. Passeggiando tra le mura e lungo il fiume, viene spontaneo chiedersi quante storie il castello abbia vissuto, e quante ne siano andate perdute. Di molte si conoscono i protagonisti e le date. Di altre restano soltanto pochi oggetti, qualche traccia e molte domande. La struttura si trova inoltre lungo la Ciclovia Fiume Bacchiglione I1/I2, un itinerario di circa 60 chilometri che segue in gran parte gli argini del fiume attraversando campagne, borghi rurali e numerosi luoghi di interesse storico e architettonico. Il Castello di San Martino della Vaneza è oggi proprietà della Provincia di Padova Per informaUn patrimonio da scoprire Castello di zioni sulle visite guidate e sulle Episodio 5 San Martino ASCOLTACI SU della Vaneza attività, è possibile contattare il WWW.VENETO24.IT Museo a info@castellosanmartiAscoltaci in tutto il Veneto in auto sul SUL TUO PC O ALEXA nodellavaneza.it. Il Castello si trova in via San Martino, 23 a Cervarese Santa Croce (Padova). Clicca sui QR-code per vedere i video di presentazione.
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Il cantiere. L’apertura è prevista la prossima primavera, sono in corso le rifiniture esterne, il Comune pubblica il bando per gli arredi
Una nuova vita per l’ex Coni all’Arcella Centro culturale DU30 sempre più vicino B asta avvicinarsi alle impalcature per vederla: una pelle metallica forata, sottile, che dalla facciata pubblica dell’edificio filtrerà la luce come un merletto industriale. È la lamiera stirata che rivestirà il DU30, il centro culturale in costruzione negli spazi dell’ex Coni all’Arcella, e che gli stessi progettisti indicano come l’elemento più riconoscibile dell’intervento quello che, da fuori, dirà subito cos’è cambiato
in questo angolo di quartiere. Il cantiere procede verso l’apertura prevista per la prossima primavera. Il nome della struttura richiama la storia del luogo: qui, alla Rima, l’artigiano e designer Gastone Rinaldi vinse nel 1954 il Compasso d’Oro con la sedia “DU30”. Oggi sono in corso le rifiniture interne, mentre il Comune pubblica un bando da 250 mila euro per gli arredi e ne prepara un secondo per la gestione del bar e del
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punto ristoro, dopo il ritiro di Fedegroup, già impegnata al Caffè Pedrocchi. Il progetto tiene insieme funzioni diverse: una biblioteca per bambini con circa 3 mila volumi, pensata in tre aree non rigidamente divise ma modulate da arredi e colori; una sezione per ragazzi articolata tra gioco e fumetti, studio condiviso con postazioni di rete, e lettura informale lungo la vetrata; alloggi per giovani artisti con cucina attrezzata e zona notte; uffici direzionali e operativi. «Il nuovo centro culturale sarà in dialogo costante con il quartiere, coinvolgendo anche l’ex Configliachi che stiamo recuperando», ha detto l’assessore alla Cultura Andrea Colasio. A raccontare l’edificio nel dettaglio è Pietro Peroni, dello studio Settanta7, che firma uno dei cinque interventi di riqualificazione dell’Arcella: sei piani, i primi tre a pianta ampia e una torre residenziale che completa la costruzione. «Al piano terra restano le funzioni pubbliche, dalla ristorazione alla biblioteca per bambini», spiega l’architetto, mentre al primo piano trovano posto le aree studio, la biblioteca e la sala esposizioni. È prevista anche una sezione dedicata ai ragazzi, articolata in tre ambienti. Il primo sarà riservato al gioco e ai fumetti, con contenitori per giochi in scatola, espositori, poltrone, pouf e tavoli alti con sgabelli. Il secondo sarà destinato allo studio condiviso, con tavoli attrezzati e postazioni collegate alla rete. Il terzo offrirà invece uno spazio per la
lettura informale lungo la vetrata esterna, arredato con poltrone e sedute a sacco. La sorpresa è al secondo livello, sulla terrazza: un bar collegato al ristorante sottostante e un atelier per artisti che occupa il centro dello spazio, dividendolo in due. Sulla parte tecnica interviene Pietro Pecovela, di Vanzega Architettura: «La complessità funzionale è l’aspetto più rilevante, perché il progetto mette insieme funzioni morfologicamente molto diverse tra loro». Oltre alla lamiera stirata, cita le grandi campate rese possibili da una struttura in cemento armato e le facciate continue a triplo vetro, che uniscono prestazione termica e trasparenza. Ma è l’attacco a terra dell’edificio,
la corte interna aperta e la parte coperta che definisce la piazza, l’elemento a cui l’architetto tiene di più: uno spazio pensato per essere permeabile, capace di accogliere quello che il quartiere già offre, dalle attività dello stadio Colbacchini al centro ricreativo della parrocchia San Carlo. Sarà quella lamiera, allora, il primo segno del cambiamento per chi attraverserà l’Arcella la prossima primavera: una superficie forata che non chiude, ma lascia intravedere la biblioteca, il bar sulla terrazza, la piazza aperta sotto, il quartiere che da qui in poi passerà anche da questo edificio. • Sara Busato
Serrande abbassate nei quartieri: l’addio alle botteghe di vicinato cambia il volto della città, a partire da Arcella, Guizza e Stanga
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a mappa economica dei quartieri padovani sta cambiando volto e la contrazione dei piccoli negozi di vicinato e delle attività tradizionali segna un arretramento preoccupante per il tessuto sociale cittadino. Un’analisi dettagliata dei dati recenti mostra una trasformazione profonda: dal 2021 al primo trimestre del 2026, l’intera provincia di Padova ha registrato la chiusura netta di ben 3.099 punti vendita al dettaglio e all’ingrosso, passati da 30.823 a 27.724 esercizi. Un impatto particolarmente evidente si registra nel settore della somministrazione e della socialità di quartiere. Tra il 2015 e il 2025, la città di Padova ha perso 119 bar (-21,7%), scesi da 549 a 430. Se nel centro storico il calo è stato del 18,8% (55 serrate), il dato è ancora più marcato proprio nelle periferie e nei rioni storici fuori dalle mura — come Arcella, Guizza o Stanga —, dove la riduzione ha toccato il -25% con 64 attività in meno. La chiusura di questi storici presìdi svuota la
rete di socialità locale, lasciando spazio alla crescita di format standardizzati o del take away, la cui ristorazione d’asporto è salita del 6,2% a livello comunale e del 13,7% nel centro cittadino. A pesare sul commercio al dettaglio e sull’artigianato padovano si aggiunge la stangata dei costi energetici, con gli aumenti di luce e gas (+12,6% tra febbraio e giugno) che mettono a rischio un’impresa artigiana su tre. Di fronte al pericolo della desertificazione commerciale nei rioni, emergono proposte di sostegno per chi presidia la vivibilità delle piazze: dalla richiesta di una “pausa fiscale” di tre anni con l’azzeramento delle tasse locali (IMU e TARI) per chi apre una nuova bottega di vicinato, fino a interventi dedicati a tutelare le attività esistenti in temporanea difficoltà economica. • (V.G.)
UNIPD
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Lo studio. Università di Padova e Bocconi pubblicano la ricerca sulla rivista statunitense Pnas
POCHI FIGLI? NON È SOLO QUESTIONE DI SOLDI GUERRE E CRISI CLIMATICA SVUOTANO LE CULLE C i siamo sempre detti che non si fanno più figli perché mancano gli asili nido, le case costano troppo e perché, scaricando il peso della maternità prevalentemente a loro, le donne faticano a conciliare carriera e famiglia. Tutto verissimo, ma oggi questi motivi non spiegano più, da soli, il crollo delle nascite. La verità è che fare un figlio in un mondo minacciato dal cambiamento climatico, dalle guerre e dall’instabilità politica fa sempre più paura. A confermarlo è un nuovo studio condotto dal Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova insieme all’Università Bocconi di Milano, pubblicato sulla rivista statunitense PNAS. La ricerca dimostra come l’eco-ansia e le tensioni geopolitiche stiano cambiando profondamente i nostri progetti di vita. Il team di ricerca, guidato per Padova dalla professoressa di Demografia Maria Letizia Tanturri, ha coinvolto oltre 8.000 persone tra i 20 e i 44 anni in quattro Paesi: Italia, Germania, Stati Uniti e Argentina. Attraverso una serie di scenari ipotetici, ai partecipanti è stato chiesto in quali condizioni ritenessero probabile la scelta di avere un bambino. I risultati hanno rimescolato le carte in tavola. Se il reddito e la stabilità abitativa restano ovviamente determinanti, le classiche “politiche familiari” (come i servizi per l’infanzia o una divisione più equa dei compiti in casa) hanno mostrato un peso meno decisivo del previsto. A frenare i futuri genitori è invece un “senso di insicurezza macro-sistemica”: l’ansia per il futuro del pianeta e delle democrazie pesa quasi quanto l’estratto conto. Le incertezze globali frenano le culle ovunque, ma con sfumature diverse a seconda della latitudine. In Argentina, per esempio, a terrorizzare i futuri genitori sono soprattutto i tracolli economici e il clima. Negli Stati Uniti l’instabilità geopolitica influisce meno, mentre in Germania a spaventare maggiormente sono proprio la guerra e la crisi delle istituzioni democratiche. E in Italia? Da noi non c’è una fobia che prevale sulle altre: i giovani italiani sono paralizzati da un mix di tutte queste paure messe insieme. Un senso di precarietà a 360
gradi che porta inevitabilmente a rimandare il progetto di un figlio, o ad accantonarlo del tutto. Lo studio offre una prospettiva chiara per la classe politica: per contrastare l’inverno demografico non basta più limitarsi ai “bonus bebè” o agli sconti sugli asili nido. Le persone scelgono di mettere al mondo una nuova vita solo se percepiscono che la società intorno a loro ha un futuro solido. Le grandi sfide globali, dalla pace all’ambiente, sono ormai diventate questioni molto intime e familiari. • Enrico Caccin
La professoressa di Demografia Maria Letizia Tanturri
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Arrivano i gruppi di corso per le matricole: iniziativa dei rappresentanti degli studenti UDU per agevolare l’inizio dell’anno accademico
“L
’inizio di un percorso universitario è spesso caratterizzato da grandi difficoltà: un mondo nuovo da conoscere, nuove persone, spesso una nuova città. Per agevolare la comunità studentesca e soprattutto le nuove matricole abbiamo lanciato i gruppi di corso su Whatsapp” dichiara Adriana Miccolis, rappresentante della comunità studentesca in Senato Accademico “Nei gruppi ci siamo noi, i rappresentanti degli studenti, per aiutare le matricole semplificando il percorso sulla base di ciò che abbiamo provato noi quando eravamo al loro posto”. Per accedervi è sufficiente digitare “Controguida Udu Padova” su un qualsiasi browser, selezionare il primo risultato e cliccare su “Gruppi Whatsapp”. A questo punto si seleziona la scuola ed il corso di studi prescelto. “La guida è presente anche nella pagina Instagram @ UduPadova. È utile anche per facilitare la conoscenza dei propri colleghi: è più facile affrontare la sessione d’esami se i tuoi compagni di corso sono anche tuoi amici” conclude Miccolis. • (E.C.)
TERRITORIO
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Sicurezza idraulica. Approvati gli interventi, Venturini: “Prevenzione e cura del territorio sono una priorità”
LA REGIONE INVESTE 737 MILA EURO PER LA MANUTENZIONE DEI CORSI D’ACQUA I l Genio Civile di Padova ha approvato tre interventi di manutenzione ordinaria sui corsi d’acqua dei circondari idraulici di Padova ed Este, per un investimento complessivo di 737.500 euro. Le opere interesseranno numerosi fiumi e canali tra le province di Padova, Venezia, Vicenza, Verona e Treviso e consentiranno di mantenere efficiente il reticolo idraulico attraverso interventi di sfalcio della vegetazione, decespugliamento, disboscamento delle scarpate e degli argini, taglio delle alberature pericolanti e manutenzione delle piste di servizio. Nel dettaglio, il programma comprende un intervento da 437.500 euro relativo all’accordo quadro per la manutenzione ordinaria di tratti dei corsi d’acqua del circondario padovano e due ulteriori interventi da 150.000 euro ciascuno destinati rispettivamente ai circondari idraulici di Padova e di Este. Le attività saranno realizzate nei prossimi mesi lungo i principali corsi d’acqua del territorio e consentiranno di preservare la funzionalità delle opere idrauliche, favorendo il corretto deflusso delle acque e contribuendo alla prevenzione del rischio idraulico.
L’assessore regionale all’ambiente e alla protezione civile Elisa Venturini
«La manutenzione ordinaria rappresenta una delle azioni più efficaci per garantire la sicurezza idraulica del territorio – dichiara l’assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione Civile Elisa Venturini –. Intervenire con continuità sulla vegetazione, sugli argini e sulle pertinenze dei corsi d’acqua significa mantenere efficiente il reticolo idraulico e ridurre il rischio di criticità durante gli eventi meteorologici più intensi.» «Questi interventi – prosegue Venturini – confermano la volontà della Regione di investire in una prevenzione concreta e costante. La sicurezza del territorio si costruisce attraverso una manutenzione programmata, capillare e puntuale, che permette di tutelare cittadini, imprese, attività agricole e patrimonio ambientale prima ancora che si verifichino situazioni di emergenza». Ecco quali sono i corsi d’acqua interessati dagli interventi: - Fiume Adige, lungo l’argine sinistro, dal confine tra le province di Padova e Verona, nel comune di Castelbaldo, fino alla foce nel Mare Adriatico, nel comune di Chioggia. - Fiume Brenta, dal Ponte Vigodarzere nel comune di Padova fino al Ponte di Santa Margherita nel comune di Codevigo. - Torrente Muson dei Sassi, dal ponte della ferrovia nel comune di Castelfranco Veneto fino alla confluenza con il fiume Brenta nel comune di Padova. - Fiume Bacchiglione e relativi affluenti, dal confine con la provincia di Vicenza fino alla confluenza con il fiume Brenta in località Punta Gorzone, nel comune di Chioggia. - Canale Brentella, dall’incile sul fiume Brenta nel comune di Limena fino alla confluenza con il Bacchiglione nel comune di Padova. - Canale Battaglia, dall’incile sul Bacchiglione nel comune di Padova fino al sostegno della Bastarda, nel comune di Monselice. - Canale Roncajette, dal Ponte Kennedy nel comune di Padova fino al comune di Bovolenta. - Canale Cagnola, dal Ponte di Cagnola fino al comune di Bovolenta. - Canale Bagnarolo. - Fiume Fratta-Gorzone, dal ponte in località
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Sabbion, nel comune di Cologna Veneta, fino alla confluenza nel fiume Brenta in località Punta Gorzone, nel comune di Chioggia. Nell’ambito dello stesso corso d’acqua sono inoltre previsti interventi dal Ponte dell’Isoletta, nel comune di Pressana, fino al ponte della ferrovia nel comune di Stanghella. - Fiume Frassine – Brancaglia – Santa Caterina, dal comune di Montagnana fino alla confluenza con il Gorzone nel comune di Vescovana. Sono inoltre previsti interventi sul fiume Frassine dal Ponte della Torre nel comune di Este fino al Ponte
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della SR10 in località Prà. - Canale Bisatto, dal ponte della SP10 nel comune di Albettone (VI) fino al ponte della SP47 nel comune di Vo’, oltre al tratto dal Ponte di Cà Barbaro, nel comune di Este, fino al Bagnarolo, nel comune di Monselice. - Canal di Valle, lungo l’argine di ponente nel comune di Chioggia. - Nodo idraulico di Padova, comprendente Canale Scaricatore, Canale San Gregorio, Canale San Massimo, Canale Piovego, Canale Roncajette Superiore e Tronco Maestro.
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CULTURA
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L’esposizione. Al Palazzo della Gran Guardia fino al 13 settembre le creazioni in bianco e nero
Le magiche Terre Euganee viste attraverso l’obiettivo del fotografo Francesco Munaro C ’è tempo fino al prossimo 13 settembre per visitare la mostra “Terre Euganee” al Palazzo della Gran Guardia: un intenso racconto fotografico firmato da Francesco Munaro e dedicato a un territorio, quello dei Colli Euganei, che può riservare molte sorprese a un osservatore attento. In esposizione le creazioni in bianco e nero del fotografo, che per il tema della mostra si è ispirato all’inserimento dei Colli Euganei nel Patrimonio MAB UNESCO - L’uomo e la biosfera. Un im-
portante traguardo raggiunto nel luglio del 2024, che coinvolge tutti i 15 comuni del Parco Regionale dei Colli Euganei e che non è da intendersi solo come un riconoscimento alle bellezze naturali, paesaggistiche e storico-culturali del territorio, ma anche come un significativo tributo all’impegno delle persone che costantemente lo valorizzano. Il programma MAB UNESCO nasce infatti nel 1971 per promuovere i territori in cui si manifesta un rapporto equilibrato fra uomo e ambiente, raggiungibile
tramite la tutela della biodiversità e le pratiche di sviluppo sostenibile. Un riconoscimento al territorio e alla sua gestione da parte dell’uomo quindi, che, nelle parole di Munaro, “pone una sfida rivolta al futuro, per uno sviluppo sostenibile che ne esalti le peculiarità e allo stesso tempo le preservi”. Gli scatti di Francesco Munaro esposti alla Gran Guardia suggeriscono come il dialogo fra uomo e ambiente, in questo territorio, sia armonico: anche se nelle foto non compaiono persone, la loro presenza si riconosce attraverso le tracce lasciate nei luoghi in cui vivono. Gli scatti in bianco e nero riflettono invece l’interesse dell’artista nei confronti della luce e della sua natura mutevole, che le permette di trasformarsi in ombra. È proprio nel passaggio fra luce ed ombra che lo spazio e il tempo sembrano fondersi, creando una zona in continua trasformazione e dando vita a delle suggestioni oniriche in cui, nell’intenzione di Munaro, ognuno può trovare il proprio, personale “incanto”. La mostra è un’occasione unica per conoscere l’opera di un artista che ha iniziato il proprio percorso negli anni Novanta, per arrivare, a fine anni 2000, alla sperimentazione della fotografia all’infrarosso. È in questa fase che
scopre un nuovo linguaggio espressivo che lo porterà ad indagare, attraverso l’obiettivo, il territorio: non solo i Colli Euganei, ma anche la campagna e la Laguna Veneta, con un ficus sui luoghi di interesse storico-artistico e sui siti abbandonati in cui la natura riesce a riprendere il proprio spazio. Numerosi i premi e riconoscimenti ottenuti, inclusi il Premio Speciale Fulvio Roiter
nell’ambito del V^ Concorso Europeo EBT (2009), il primo premio nella sezione “Persone” nel concorso del 2017 della rivista “National Geographic”, il “Portfolio Award” e il “Silver Award” nel San Francisco Bay International Photo Awards (2020). • Francesca Tessarollo
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Le opere in ceramica di Toni Liverani all’Oratorio San Rocco, omaggio all’artista a poco più di trent’anni dalla scomparsa
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e opere di un’artista contemporaneo scomparso troppo presto ospitate in una location caratterizzata da sculture e affreschi cinquecenteschi, in un dialogo tra epoche artistiche e modalità espressive: è questo il fulcro della mostra “Toni Liverani. Ceramica come scultura”, visitabile presso l’Oratorio di San Rocco fino al 13 settembre. Protagoniste della mostra sono le opere di Toni Liverani, artista scomparso nel 1994 a soli cinquant’anni che, nel suo percorso artistico, fu capace di sviluppare il proprio linguaggio scultoreo basato sull’utilizzo della ceramica. Curata da Stefano Annibaletto e promossa dai Musei Civici di Padova con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la mostra si pone come un omaggio all’artista nato nel Ravennate ma padovano d’adozione, a poco più di 30 anni dalla scomparsa. La mostra si compone di una selezione di opere realizzate dall’artista fra gli anni Ottanta e Novanta, periodo in cui Liverani fu protagonista della personale Keramos (1988) e fece parte del Gruppo Visiva Anni Novanta. A caratterizzare lo studio dell’artista, l’indagine sulla relazione fra pieno e vuoto e fra interno ed esterno e dalla lavorazione della
materia per trasformarla in architettura dello spazio. Fra le opere presenti alla mostra, le grandi “Torsioni” in gres, lavori caratterizzati dall’unione fra superfici levigate a base di mattoni ricotti, e una selezione di “Pesci”, che riflette la ricerca di Liverani nell’ambito della tecnica “Raku”. Ad accompagnare la mostra, il libro “Rosso Rubino. Antonio “Liv” Liverani ceramista a Padova”, contenente immagini delle opere ma anche documenti e testimonianze che aiutano ad approfondire il contesto in cui l’artista portò avanti la propria ricerca artistica. • (F.T.)
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SPORT
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Calcio. Un mercato funzionale per i biancoscudati, alla vigilia del campionato si respira una nuova aria
SERIE B 2026/2027 SEMPRE PIÙ VICINA, IL NUOVO PADOVA STA PRENDENDO FORMA I l nuovo Padova sta prendendo forma e lo sta facendo all’insegna della funzionalità. Rispetto alla passata stagione, la strategia del ds Massimiliano Mirabelli è cambiata. Prima di entrare nella profondità delle scelte, una premessa è d’obbligo. L’universo patavino è stato stravolto in un solo anno: dall’avvicinarsi al ritorno in Serie B con il patron Joseph Oughourlian ormai con la testa lontana e soprattutto stanco di investire, alla prima vera era Banzato, fatta di idee chiare, progettualità e soprattutto di milioni messi sul piatto. Questa iniezione di fiducia e liquidità ha ribaltato le dinamiche di mercato del club. Il ds Mirabelli ha finalmente la possibilità di scegliere i giocatori più adatti al progetto tecnico, senza dover più vivere di ripieghi, rincorrendo le occasioni dell’ultimo minuto tra prestiti secchi e svincolati. Il modus operandi in casa biancoscudata è cambiato: i veneti osservano, trattano, valutano e infine, appunto, scelgono. Padova è diventata una piazza sempre più appetibile.
“Ci tengo a precisare che sono qui per il progetto e per le ambizioni del club. Ci vorrà tempo, ma le basi sono ottime e la volontà di fare bene c’è. Dell’arrivo della nuova proprietà mi ha colpito soprattutto la serietà con cui vengono dette le cose e la consapevolezza di come vengono comunicate. Io non ho mai visto il Padova in Serie A e, da padovano, mi vengono i brividi a sentire certi discorsi”, ha spiegato presentandosi alla stampa uno dei nuovi acquisti Matteo Lovato. All’ombra del Santo si respira una nuova aria: dalle dichiarazioni forti e decise della società, al ritiro in Trentino vissuto in grande stile, fino ai lavori per migliorare lo stadio Euganeo. E, infine, la gestione di un mercato interessante. Si è passati dalla ricerca della scommessa, magari supportata da un curriculum di tutto rispetto, all’acquisizione di certezze assolute per la categoria. Giocatori come Papu Gomez, Baselli, Barreca, Ghiglione e Lasagna erano nomi altisonanti, profili perfetti per scaldare la piazza a livello mediatico, ma anche legati a incognite
anagrafiche o fisiche. Con l’inizio della nuova era si è deciso di tagliare i ponti con questa filosofia. Gli arrivi di giocatori come Lovato, Zuelli, Carissoni, Zanimacchia e Silletti, uniti alla freschezza e all’energia dei giovani Dellavalle, Bordoni, Cocchi e Marcolini, rispondono a un’esigenza precisa: utilità e concretezza al centro. Come ha sottolineato lo stesso ds Mirabelli, il mercato del Padova non sarebbe stato fatto “per riempire i giornali”, ma senza fretta, cogliendo profili mirati per creare l’ingranaggio tattico perfetto per mister Calabro. Per Zuelli, un pupillo dell’allenatore alla Carrarese, la società ha fatto uno sforzo economico importante, sborsando 1,8 milioni di euro per assicurarsi un centrocampista capace di dettare i tempi e dare geometrie. Un investimento blindato da un contratto quadriennale. Stessa filosofia applicata per la difesa: per arrivare a Carissoni, esterno classe 1997 che si è distinto per affidabilità e continuità in cadetteria, il Padova ha versato circa 650 mila euro
Mister Antonio Calabro, @foto facebook Padova
nelle casse della Juve Stabia. Anche per lui, firma fino al 2029; legami fino al 2029 anche per Zanimacchia e Lovato. Tutto ciò a testimonianza di una volontà chiara: costruire un qualcosa di futuribile. In definitiva, i biancoscudati stanno costruendo una squadra per l’oggi e per il domani, con solidità, programmazione e acquisti mirati. Il club sta facendo la sua parte, fornendo a mister Calabro un telaio costruito su misura per il suo 3-5-2. Ora, come sempre accade nel calcio, la palla
passerà inevitabilmente al campo. Sarà il rettangolo verde dell’Euganeo a dire se questa “rivoluzione funzionale” sarà la chiave giusta per riaprire le porte di quel calcio che conta, tanto sognato da Lovato e da un’intera città. Una cosa, però, è certa: le fondamenta per costruire un ciclo vincente, questa volta, sembrano essere state gettate con cemento armato... anzi con l’acciaio della famiglia Banzato. • Stefano Parpajola
KIOENE ARENA RIAPRE I BATTENTI: AL VIA LA NUOVA STAGIONE DELLA PALLAVOLO PADOVA, ALLENAMENTI TECNICI APERTI AI TIFOSI
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a Pallavolo Padova torna in palestra per la nuova stagione sportiva. Il 24 agosto la squadra bianconera ha varcato nuovamente le porte della Kioene Arena per iniziare il percorso di avvicinamento al debutto in campionato. La prima fase della preparazione sarà dedicata soprattutto alla valutazione delle condizioni fisiche degli atleti. Dal 26 agosto squadra entra nel vivo della preparazione con doppie sedute quotidiane: al mattino spazio al lavoro fisico e tecnico, mentre nel pomeriggio gli allenamenti proseguiranno sul campo con esercizi dedicati alla parte tattica e al gioco. Nel programma non man-
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cheranno anche momenti dedicati al recupero e alla prevenzione degli infortuni. Sono previste infatti due sessioni in piscina, in calendario venerdì 28 agosto e mercoledì 2 settembre, pensate per accompagnare il lavoro atletico con attività di scarico e rigenerazione. Dopo la pausa prevista nel fine settimana del 29 e 30 agosto, il gruppo tornerà ad allenarsi da lunedì 31 agosto mantenendo lo stesso ritmo fino a venerdì 4 settembre. Una novità importante riguarda il rapporto con i tifosi: le sedute pomeridiane dedicate alla tecnica saranno aperte al pubblico, offrendo ai sostenitori bianconeri la possibilità di
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seguire da vicino la squadra nella fase più intensa della preparazione. Rimarranno invece riservati agli addetti ai lavori i test fisici, gli allenamenti mattutini e le sessioni in piscina. Il programma della preseason proseguirà poi con i primi allenamenti congiunti e i tornei di preparazione, che verranno ufficializzati dalla società non appena saranno definiti tutti i dettagli. Per Padova è quindi tempo di ripartire: la nuova stagione prende forma tra lavoro, programmazione e l’obiettivo di arrivare al debutto in campionato nella migliore condizione possibile.
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Segue da pag. 1
Il fine vita torna al centro del dibattito regionale: l’attesa per il voto di settembre tra divisioni politiche e pressioni sociali
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a un lato persistono le resistenze e i prudenti scetticismi all’interno del centrodestra — preoccupati sia dai possibili profili di impugnazione statale sia dalle differenti sensibilità etiche — mentre dall’altro si registra la ferma opposizione del mondo cattolico. Di recente, il Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, ha definito la misura “inaccettabile”, ammonendo
sul rischio che una legge regionale possa aprire varchi impropri a pratiche eutanasiche. A stretto giro è arrivata la replica istituzionale, con il richiamo alla necessità di un confronto laico e rispettoso delle sofferenze umane, fondato sul perimetro già tracciato dai giudici costituzionali. Nel frattempo, il dibattito si arricchisce di nuove istanze trasversali. Le opposizioni, guidate dal Partito Democratico,
non solo premono per il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei pazienti in condizioni di sofferenza irreversibile, ma rilanciano con forza anche il tema della carenza strutturale delle cure palliative nella regione, ricordando come i posti letto negli hospice siano ancora ampiamente inferiori rispetto ai fabbisogni programmati. Con il mese di settembre ormai alle porte, la
maggioranza e le opposizioni si preparano a un confronto d’aula che si annuncia serrato e privo di sconti. La tenuta dei numeri in Consiglio e la capacità della politica veneta di dare una risposta concreta a un tema etico così complesso saranno determinanti, non solo per il futuro della legge regionale, ma per l’intero dibattito nazionale sui diritti dei malati terminali.
Tempo di bilanci. L’assessore Giacinti rassicura sui rilievi della Corte dei Conti: “Nessun rischio, fondi già accantonati”
REGIONE, VIA LIBERA AL RENDICONTO 2025, SFIDA APERTA PER OLIMPIADI E PEDEMONTANA E ’ passato con 30 voti della maggioranza in Consiglio regionale e 15 contrati il Rendiconto generale relativo all’esercizio finanziario 2025. Un passaggio contabile fondamentale che ratifica la tenuta delle casse regionali e che ha visto al centro dell’attenzione le riserve e i capitoli di spesa legati a due importanti partite per il futuro dell’amministrazione: la gestione degli oneri della Superstrada Pedemontana Veneta e i costi previsti per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026. Sulle due questioni, oggetto di specifici rilievi da parte della Corte dei Conti, l’assessore regionale al Bilancio, Filippo Giacinti, ha espresso la posizione ufficiale dell’esecutivo per rassicurare l’aula consiliare e la cittadinanza. “Abbiamo accolto le osservazioni della Corte con lo spirito di collaborazione istituzionale che da sempre contraddistingue la Regione del Veneto”, ha spiegato l’assessore Giacinti. “Su entrambi i fronti desidero rassicurare il Consiglio e i cittadini: gli accantonamenti necessari sono già stati effettuati e le risorse risultano pienamente disponibili. La programmazione finanziaria della Regione tiene conto di questi impegni e continuerà a garantire equilibrio e sostenibilità nel medio e lungo periodo”.
Al di là dei nodi legati alla Pedemontana e alla macchina olimpica, l’amministrazione ha sottolineato il valore complessivo di una gestione guidata dal contenimento dei costi e dall’efficienza operativa. Il Veneto si conferma tra i territori con le spese di funzionamento e di personale più basse a livello nazionale, registrando tempi di pagamento dei fornitori in anticipo di 18 giorni rispetto alle scadenze previste dalla legge. Un modello virtuoso che punta a tutelare
Filippo Giacinti
la qualità dei servizi al cittadino, con particolare riferimento alla sanità, limitando il ricorso alla leva fiscale. Conclusa l’approvazione del documento consuntivo, l’amministrazione ha già avviato i lavori per la stesura
del Bilancio di previsione 2027-2029. Il nuovo strumento programmatico punta a sviluppare un percorso fortemente condiviso con gli enti locali, le parti sociali e le categorie economiche territoriali. “Sarà un bilancio
compartecipato, costruito insieme ai territori, - conclude Giacinti - vogliamo superare definitivamente la logica del bilancio come semplice documento contabile e dare forma a uno strumento di programmazione condivisa”.
Il correlatore Paolo Galeano vota contro: “Manovra senza futuro per il Veneto”
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l gruppo consiliare del Partito Democratico ha espresso voto contrario all’assestamento di bilancio della Regione Veneto, contestando l’assenza di una visione strategica per le infrastrutture economiche e sociali. A spiegare le ragioni della bocciatura è il consigliere regionale dem e correlatore della manovra, Paolo Galeano, che sollecita interventi più incisivi a sostegno della cittadinanza. “Dopo un rendiconto che ha chiuso un’epoca amministrativa dalla quale il Veneto è uscito impoverito, ci attendavamo una manovra capace di dare una prospettiva reale”, evidenzia Galeano, ricordando le proposte emendative avanzate dal proprio gruppo. “Con 130 milioni di euro a disposizione, era doveroso immettere stanziamenti mirati nelle urgenze. La cosa paradossale è che la stessa maggioranza ha ammesso la bontà dei nostri obiettivi, arrivando a dire che li avrebbe sostenuti se solo ci fossero state le risorse”, prosegue l’esponente del Pd. La critica dell’opposizione punta il dito contro quella che definisce una semplice gestione dell’ordinario, priva di coraggio politico. “E’ giunto il momento della verità per chi governa la Regione. Possono continuare con una politica
Paolo Galeano
di piccolo cabotaggio che si limita a gestire il presente verso una totale assenza di prospettiva, oppure decidere di ridare futuro e speranza a questo territorio”, sottolinea il consigliere. “Ogni amministratore ha il dovere di usare al massimo le leve a disposizione: davanti a una crisi evidente, la scelta della maggioranza è stata purtroppo quella di rimanere fermi”, conclude Galeano.
REGIONE
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Il dibattito. Le reazioni e il confronto in Consiglio Regionale dopo l’approvazione del Rendiconto 2025
Il centrodestra difende la manovra Pedemontana, l’affondo di Rocco, Barbisan e Soranzo: “Conti solidi” Manildo: “Maggioranza spaccata”
Enoch Soranzo
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’approvazione del Rendiconto 2025 trova il pieno sostegno dei gruppi di maggioranza in Consiglio regionale, che rivendicano la stabilità dei conti e sottolineano come le scelte di bilancio garantiscano continuità, sviluppo e responsabilità finanziaria. Per Riccardo Barbisan, capogruppo della Lega – Liga Veneta, il documento contabile rappresenta la prosecuzione di una gestione virtuosa: “Il Veneto non riparte da zero, ma prosegue un percorso amministrativo che negli ultimi quindici anni ha consentito alla nostra Regione di costruire basi solide”. Barbisan evidenzia l’atteggiamento di apertura dialogante mostrato verso i banchi della minoranza in ambito sociale e difende la tenuta del sistema sanitario regionale: “Il Veneto continua a garantire livelli di assistenza tra i migliori d’Italia senza ricorrere all’addizionale regionale IRPEF. Questo è stato possibile grazie a una gestione attenta delle risorse e dei conti pubblici”. L’esponente del Carroccio rimarca inoltre il valore strategico delle infrastrutture come la Pedemontana, definita come “un’opera che ha cambiato la mobilità e reso più competitivo un territorio di piccole e medie imprese”, ribadendo l’importanza di
accelerare il percorso dell’Autonomia. Sulla stessa linea Enoch Soranzo, consigliere di Fratelli d’Italia e presidente della Sesta Commissione consiliare, che pone l’accento sul rigore finanziario: “La tenuta dei conti non è un merito da esibire, ma un dovere fondamentale per garantire stabilità e continuità ai servizi sul nostro territorio”. Entrando nel dettaglio dei numeri, Soranzo illustra le cifre del documento: “I dati contabili mostrano un quadro di stabilità finanziaria, con un risultato di amministrazione pari a 2.043 milioni di euro e un avanzo netto disponibile di 180,6 milioni. Questo equilibrio ci consente di coprire le spese programmate senza accumulare disavanzi”. Soranzo evidenzia inoltre la virtuosità dell’amministrazione nel saldare i fornitori con circa 18 giorni di anticipo sui tempi ordinari. Sul piano della spesa, oltre il 70% dei fondi impegnati — pari a 12,3 miliardi di euro — è andato alla sanità e al sociale, a cui si aggiungono 1,1 miliardi per i trasporti, oltre 2 miliardi di fondi europei e 1,5 miliardi del PNRR. “La parifica con la Corte dei conti conferma la correttezza delle procedure svolte: il nostro compito rimane lavorare in silenzio e con concretezza”, conclude Soranzo.
Giovanni Manildo
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’approvazione del Rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2025 solleva accese polemiche tra i banchi dell’opposizione in Consiglio regionale. Sul fronte finanziario, il capogruppo di Riformisti Veneti in Azione, Nicolò Rocco, individua nei grandi dossier infrastrutturali il principale ostacolo agli investimenti. Pur ammettendo che la parità contabile rappresenti un elemento positivo, il consigliere evidenzia i pesanti vincoli che frenano l’ente: “L’assenza di addizionale regionale, che come evidenziato dal Presidente Stefani nelle altre Regioni vale oltre 40 miliardi di euro, unitamente ai debiti per la Pedemontana e le Olimpiadi ci consegnano un bilancio con pochi spazi per gli investimenti”. Analizzando le singole voci di spesa, Rocco rileva forti criticità sul partenariato per la Superstrada Pedemontana Veneta: “È emersa una beffa nei rapporti con il privato: a fronte di maggiori volumi di traffico non vi è riduzione degli oneri a carico della Regione perché il pubblico deve farsi carico di inflazione e manutenzioni”. Alttrettanto delicato il nodo legato a Milano Cortina 2026: “Sulle Olimpiadi ci sono 153 milioni congelati in attesa di capire quanto Regioni ed Enti locali dovranno versare per
coprire i debiti della società organizzatrice”. Per evitare la stagnazione economica, Rocco chiede di affrontare entro l’anno spending review e piano delle entrate. Allo scetticismo sulla tenuta economica si aggiunge l’affondo sferrato dal Partito Democratico. Il capogruppo Giovanni Manildo censura duramente lo scontro tra le forze di governo: “Un deragliamento simile non ha precedenti. Perché il dibattito andato in scena, che doveva essere dedicato al Rendiconto della Regione, si è trasformato subito in una sorta di seduta dall’analista, nella quale le forze del centrodestra, completamente balcanizzate in gruppi, hanno dato sfogo alle loro frustrazioni e guerre reciproche”. Secondo l’esponente dem, la coalizione di governo appare divisa tra nostalgie e veti incrociati. “Dispiace che il Consiglio regionale non sia il lettino dello psicologo e che ci siano mille cose da fare e decidere per far andare avanti questa Regione”, sottolinea Manildo, rivendicando la linea dell’opposizione: “Noi andiamo avanti per la nostra strada, proponendo in modo costruttivo una nostra visione del Veneto e provvedimenti concreti per dare nuovo slancio a questa regione”.
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Energia. Il Garante della Concorrenza chiede gare pubbliche e stop alle proroghe. Federico Testa: “Meglio affidare le dighe ad aziende del territorio”
IL FARO DELL’ANTITRUST SULLE CONCESSIONI, INTANTO IL VENETO PUNTA SULL’AUTONOMIA L ’energia e la gestione delle grandi infrastrutture di rete finiscono al centro della nuova segnalazione inviata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) a Governo e Parlamento in vista del Disegno di Legge Concorrenza. Il documento firmato dal presidente Saverio Valentino punta il faro su tre nodi cruciali: le concessioni per la distribuzione elettrica, le gare per la distribuzione del gas e il rinnovo delle grandi derivazioni idroelettriche. Si tratta di settori strategici in cui l’assenza di procedure competitive rischia di frenare gli investimenti, penalizzare i consumatori e soffocare il mercato. Una partita che riguarda direttamente da vicino il Veneto, sia per il peso delle infrastrutture idroelettriche presenti sul territorio regionale, sia per la presenza di multiutility locali pronte a competere. A chiarire i termini della questione è Federico Testa, presidente di Magis: “Il parere dell’antitrust conferma che la situazione dei mercati delle infrastrutture energetiche in Italia è certamente problematica. l’Enel, con una delibera del governo di un anno e mezzo fa , è
Massimo Bitonci
titolata a mantenere più del 80% delle concessioni di distribuzione elettrica in Italia, caricando i consumatori di un canone che prima non esisteva in bolletta. Per quello che riguarda l’idroelettrico si continua a parlare della volontà del governo di fare altrettanto. Questo soprattutto nella nostra regione comporta il mantenimento all’Enel di 31 delle 34 grandi dighe della regione, con margini di centinaia di milioni. Meglio sarebbe che queste concessioni fossero affidate a soggetti del territorio capaci di gestirle e che potrebbero riversare parte di questi margini sul territorio,
penso a Magis ma anche a Ascopiave o APS Acegas, i Bim del bellunese insieme alla regione. Per quanto riguarda infine le concessioni della distribuzione gas c’è bisogno di una regolamentazione che eviti che Italgas, date le sue dimensioni sia in grado di vincere tutte le gare che saranno bandite, in spregio alle più elementari regole della concorrenza”. Per quanto riguarda la distribuzione elettrica, l’Antitrust critica le proroghe generalizzate e pluridecennali, evidenziando come la stasi attuale favorisca l’operatore dominante e rallenti gli investimenti necessari per la
Federico Testa
transizione. Soltanto gare trasparenti e contendibili sul piano degli impegni economici potrebbero garantire elevati standard di innovazione e qualità. Sul fronte dell’idroelettrico, bene chiave per il tessuto montano e produttivo veneto, l’Antitrust ribadisce che la gara pubblica deve rimanere la via maestra, chiedendo tempi certi per le leggi regionali e l’eliminazione di rendite di posizione. Infine, per le gare della distribuzione del gas, l’Autorità sollecita una revisione dei bandi e degli ambiti territoriali (Atem) per evitare che un unico grande operatore soffochi la concorrenza a discapito delle
aziende locali. Intanto l’assessore regionale alle attività produttive e sviluppo Massimo Bitonci conferma che il Veneto sta proseguendo sulla strada dell’autonomia energetica: “Abbiamo già individuato e abbiamo già incontrato insieme ai dirigenti di settore i professionisti che ci seguiranno dal punto di vista legale, economico e ingegneristico. Ai primi di settembre valuteremo delle ipotesi, c’è tutta una fase di studio e di lavorazione per poi decidere quale sarà la via più corretta da intraprendere in vista del 2029 con la scadenza delle grandi concessioni. Stiamo lavorando ad un progetto che permetta di gestire in proprio le grandi derivazioni idroelettriche attraverso società partecipate, ovviamente tenendo conto delle autonomie provinciali, dei Comuni e di quanto previsto dalla legge regionale sull’autonomia della provincia di Belluno. Mi pare corretto discuterne con professionisti che operano nel settore e che già seguono già alcuni regioni. Analizzeremo i dati e sceglieremo la soluzione migliore per cercare di ottimizzare il risultato”.
Programmazione. L’assessore all’ambiente, clima e Protezione Civile: “Prevenire è una condizione necessaria”
VENTURINI: “14 MILIONI PER LA DIFESA DEL SUOLO E DEL LITORALE, ALTRI 3 MILIONI PER I COMUNI” D alla programmazione strategica alla concretezza della prevenzione: per la Regione del Veneto è il momento di passare decisamente ai fatti. L’assessore regionale all’Ambiente, Clima e Protezione Civile, Elisa Venturini, ha delineato il pacchetto complessivo di risorse messe in campo dall’assessorato, pensato per anticipare le criticità del territorio, superare la logica della sola emergenza temporanea e agire in chiave strutturale. Il piano d’azione poggia su una visione di lungo periodo e su due pilastri finanziari complementari. Da un lato è stato perfezionato l’iter per l’accensione di un mutuo da 14 milioni di euro destinato a coprire il piano triennale di interventi per la sicurezza idraulica e la difesa della costa. Dall’altro, a queste risorse si
affiancano ulteriori 3 milioni di euro interamente dedicati ai Comuni per il 2026, che verranno assegnati tramite un apposito bando a cui le amministrazioni locali potranno partecipare direttamente. La scelta strategica di ricorrere a un mutuo che copre l’intero piano triennale — strutturato con 3 milioni di euro per l’annualità in corso e 2 milioni di euro per ciascuna delle due successive — nasce proprio con l’obiettivo di pianificare con lungimiranza e di impostare un’unica grande proce-
dura di gara per ciascun ambito. Questo passaggio permette di azzerare i passaggi burocratici superflui, accelerare l’affidamento dei lavori e garantire risposte rapide, certe e tempestive alle comunità locali. Il cuore della Elisa Venturini programmazione dell’Assessorato si fonda su un monitoraggio continuo, basato su dati oggettivi e su un dialogo stretto e costante con il territorio, per trasformare l’analisi in interventi mirati coordinati dai Geni
Civili. Per la sicurezza idraulica diffusa vengono stanziati 7 milioni di euro in totale, a favore di interventi di sistemazione, pulizia e messa in sicurezza dei corsi d’acqua e delle reti idrauliche nelle province di Belluno, Padova, Treviso, Verona, Vicenza, Venezia e Rovigo, essenziali per regimare i flussi idrici ed evitare criticità idrogeologiche. Altri 7 milioni vanno alla difesa del litorale e contrasto all’erosione. A Venezia sono in programma interventi mirati di ripascimento e di sistemazione delle difese del litorale veneto, estesi dalla foce del Tagliamento fino alla foce dell’Adige. A Rovigo interventi specifici per il mantenimento della linea di costa e il contrasto all’erosione del litorale veneto compreso tra la foce dell’Adige e la foce del Po di Goro.
Per il sostegno diretto ai Comuni vengono stanziati 3 milioni di euro per il 2026, si tratta di risorse messe a bando per supportare le amministrazioni comunali nella prevenzione e nella tutela ambientale locale. “Dobbiamo uscire dalla logica dell’emergenza temporanea e affrontare le sfide climatiche con una visione strategica e di lungo periodo. Questo piano rappresenta il vero cuore della nostra programmazione: prevenire significa agire prima che i fenomeni colpiscano il territorio. Con i 14 milioni a mutuo e i 3 milioni messi a bando per i Comuni diamo risposte concrete e capillari, lavorando fianco a fianco con le amministrazioni locali per tutelare l’ambiente, la sicurezza dei cittadini e la prosperità del nostro territorio.”
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Energia. Il Garante della Concorrenza chiede gare pubbliche e stop alle proroghe. Federico Testa: “Meglio affidare le dighe ad aziende del territorio”
POLO DI PADOVA EST NEL CAOS FINANZIARIO: PIANO INAIL, COSTI E SPONDA DEL COMUNE De Poli (Udc): “Il nuovo Ospedale di Padova I sia riconosciuto come eccellenza nazionale. l maxi-progetto del nuovo ospedale di Padova Est si muove su un crinale sempre più stretto, stretto tra l’impennata dei costi delle materie prime e la sostenibilità di un piano finanziario che continua a far discutere i livelli istituzionali. Al centro delle tensioni ci sono i dubbi sull’accordo originario con l’Inail, impostato su rate pluriennali ingenti — stimate in circa 25 milioni di euro all’anno per un quarto di secolo — che al termine del periodo non assicurerebbero tuttavia alla Regione la proprietà finale dell’infrastruttura, lasciando aperta una pesante ipoteca sui conti futuri della sanità veneta. Su questo fronte si inserisce con fermezza la linea del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, il quale ha confermato la volontà di portare a termine l’opera ma senza subire passivamente i vincoli economici del vecchio schema. L’obiettivo dichiarato da Palazzo Balbi è esplorare canali di cofinanziamento statale a Roma per tagliare i costi e salvaguardare il patrimonio pubblico, stimando un potenziale risparmio superiore ai 200 milioni di euro. Nelle interlocuzioni con il territorio, il governatore ha inoltre garantito che il cronoprogramma non subirà rallentamenti e che il progetto terrà conto delle nuove esigenze post-Covid, dell’intelligenza artificiale e del supporto agli operatori sanitari, inserendo anche la tutela e la valorizzazione di presidi storici strategici come l’ospedale Sant’Antonio. In questa delicata fase di transizione si muove il sindaco di Padova, Sergio Giordani, che ha chiesto e ottenuto un tavolo di confronto istituzionale congiunto insieme a Regione e Università per fare chiarezza sul futuro dell’opera e coordinare le tappe. Palazzo Moroni ribadisce la massima disponibilità al dialogo costruttivo, ricordando gli investimenti già compiuti dal Comune sull’area est — a partire dal sistema tranviario e dalla viabilità di contorno — ma esige certezze sui tempi e garanzie sulla tenuta complessiva del sistema sanitario locale. Tra fondi da ricalcolare a Roma, ipotesi di mutuo alternative e la ricerca di un equilibrio tra innovazione tecnologica e stabilità di bilancio, la partita per il nuovo polo di Padova Est rimane aperta e complessa.
Ora servono le risorse, bisogna fare rete”
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l nuovo Polo della Salute di Padova ha tutte le carte in regola per diventare un’eccellenza sanitaria nazionale: una struttura di alta specializzazione, con una forte vocazione alla ricerca clinica”. Lo dichiara il senatore UDC Antonio De Poli, intervenendo nel dibattito pubblico sul nuovo Ospedale di Padova. “Come ha
ricordato, di recente, il direttore generale dell’A zienda ospedaliera, Paolo Fortuna – prosegue De Poli – se il nuovo polo venisse usato per la sanità ordinaria sarebbe un fallimento per tutti. Il progetto dovrà avere le caratteristiche per diventare ospedale di terzo livello, secondo i criteri della riforma voluta dal ministro Schillaci: questo è il nostro
auspicio. Lo merita Padova, lo merita la sua tradizione medica che, insieme all’Università, ha scritto pagine importanti nella storia della Medicina”. “Non a caso – aggiunge il senatore – va in questa direzione anche la posizione della rettrice Daniela Mapelli che, nei confronti con il presidente della Regione Alberto Stefani e il sindaco Sergio Giordani,
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Antonio De Poli
ha ribadito la volontà comune di realizzare un ospedale moderno, punto di riferimento per il Veneto e per l’Italia. È la conferma che l’ambizione su questo progetto non è solo politica, ma condivisa da chi la sanità e la ricerca padovana le vive ogni giorno”. Secondo De Poli “adesso bisogna passare ai fatti, tradurre questa progettualità in cantieri: è una priorità della Regione. Il nuovo Ospedale è un ponte verso il futuro, che si costruisce con solidità, campata dopo campata, per reggere il peso delle generazioni future”. Sul fronte della viabilità, De Poli fa presente che “l’intervento della Regione sulla Sr308 per l’accesso al nuovo ospedale è un primo passo importante ma, da solo, - avverte non basta. Parliamo di una struttura che sarà un hub nazionale, non solo regionale: serve ripensare la viabilità a 360 gradi, dalla zona San Lazzaro alla Sp47, alla Sr10, all’intera Sr308”. “Le risorse vanno trovate, bisogna fare rete. Su questo punto c’è già l’impegno concreto della Regione, con il presidente Stefani e l’assessore Gerosa, e sono fiducioso che anche il Governo farà la sua parte. In vista della prossima Legge di Stabilità, come UDC chiederemo un adeguato sostegno finanziario dello Stato, per rispettare le tempistiche dei progetti e arrivare rapidamente alla messa a terra e all’avvio dei cantieri”, sottolinea il senatore. “Il progetto, primo in Italia per dotazione di posti letto, ha nel suo Dna un valore aggiunto: la sinergia tra assistenza clinica e ricerca accademica, grazie al ruolo centrale dell’Università. È un passaggio epocale per la sanità veneta che avrà una struttura all’avanguardia per tecnologie e digitale. Come istituzioni abbiamo una grande responsabilità: farci trovare pronti. Per Padova ha vinto finora il gioco di squadra, grazie al dialogo tra i diversi livelli istituzionali: con lo stesso metodo dobbiamo affrontare la questione delle risorse. Siamo fieri di questo risultato, ma ora più che mai è il momento di fare rete”. Conclude De Poli: “Il nuovo Ospedale di Padova, che formerà anche i medici del domani, sarà un modello per il futuro della sanità nazionale ed internazionale”.
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Case di Comunità, in Veneto arrivano i medici di base
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a sanità territoriale veneta compie un nuovo passo avanti. Medici di medicina generale e Case di Comunità saranno sempre più integrati per offrire ai cittadini un punto di riferimento vicino al territorio e ridurre il ricorso improprio agli ospedali e ai pronto soccorso. Regione Veneto ha infatti definito, insieme alle organizzazioni sindacali dei medici di famiglia Fimmg, Smi, Snami e Fmt, il documento operativo che dà attuazione alla delibera regionale approvata lo scorso giugno. Le indicazioni sono state trasmesse alle Ulss e riguardano l’inserimento dei medici di medicina generale all’interno della rete delle Case di Comunità realizzate con i fondi del Pnrr. In Veneto sono attualmente previste 99 Case di Comunità, strutture pensate per avvicinare i servizi sanitari ai cittadini e potenziare l’assistenza fuori dagli ospedali. «Come promesso, si parte», ha dichiarato l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, sottolineando l’importanza dell’accordo raggiunto. Ai medici che svolgeranno attività aggiuntive all’interno delle Case di Comunità sarà riconosciuto un compenso di 60 euro all’ora,
coperto da risorse regionali già stanziate. Il nuovo modello prevede la presenza del medico di medicina generale nella fascia oraria 8-20, attraverso turnazioni organizzate tra la Casa di Comunità, lo studio principale o eventuali ambulatori secondari. Tra i compiti affidati ai professionisti ci saranno la gestione delle richieste dei cittadini, anche attraverso il numero unico 116117, il supporto ai pazienti fragili e cronici, la collaborazione con gli infermieri di famiglia e di comunità, la partecipazione alle campagne vaccinali e il monitoraggio dei pazienti dimessi dagli ospedali. Previsto anche il coinvolgimento dei medici nei percorsi di presa in carico dei malati cronici, con l’obiettivo di programmare visite e prestazioni senza che il cittadino debba occuparsi autonomamente delle prenotazioni. Durante le ore notturne, dalle 20 alle 8, e nei giorni prefestivi e festivi, l’assistenza medica continuerà a essere garantita dal servizio di continuità assistenziale, la cosiddetta guardia medica. «La presenza dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità significa portare davvero la sanità più
vicina ai cittadini – ha spiegato Gerosa -. Questo nuovo assetto potrà contribuire anche a ridurre gli accessi non necessari ai pronto soccorso, lasciando spazio alle emergenze che richiedono cure immediate». Sul fronte dell’attuazione del Pnrr, la Regione comunica di aver raggiunto gli obiettivi previsti per la Missione 6. Le Case
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Alessandra, nata a 615 grammi, dedica la laurea alla Patologia Neonatale che le salvò la vita
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di Comunità attive sono distribuite tra tutte le Ulss venete: 4 nell’Ulss 1 Dolomiti, 15 nell’Ulss 2 Marca Trevigiana, 13 nell’Ulss 3 Serenissima, 5 nell’Ulss 4 Veneto Orientale, 5 nell’Ulss 5 Polesana, 20 nell’Ulss 6 Euganea, 8 nell’Ulss 7 Pedemontana, 9 nell’Ulss 8 Berica e 20 nell’Ulss 9 Scaligera.
a sua storia personale è diventata il punto di partenza per una scelta di vita e di studio. Alessandra Favarato, quasi ventiduenne, si è laureata in Psicologia con il massimo dei voti, 110 e lode, dedicando la propria tesi alla Patologia Neonatale dell’ospedale di Camposampiero, il luogo dove la sua vita è iniziata in condizioni estremamente difficili. Il tema scelto per il suo lavoro di laurea riguarda l’impatto della prematurità sullo sviluppo dell’attaccamento nel bambino pretermine. Una scelta tutt’altro che casuale: Alessandra, infatti, conosce in prima persona il percorso affrontato dai piccoli nati molto prima del termine della gravidanza. È venuta al mondo il 7 ottobre 2004, alla 26ª settimana di gestazione, con un peso di appena 615 grammi e una lunghezza di 31 centimetri. Dopo circa cento giorni di ricovero e cure intensive, trascorsi nella Patologia Neonatale di Camposampiero, è stata finalmente dimessa insieme alla sua famiglia. “Ho scelto questo argomento di tesi – racconta Ales-
sandra – perché credo sia importante sensibilizzare le persone sul tema della prematurità, soprattutto quella severa, che comporta tante difficoltà e tante battaglie da affrontare”. Un’esperienza che ha influenzato anche il suo futuro professionale: “Fin da piccola ho sentito il bisogno di svolgere una professione che mi permettesse di aiutare chi si trova in difficoltà. Per questo ho scelto Psicologia e spero, tra qualche anno, di diventare una psicoterapeuta capace di accompagnare concretamente i pazienti nei momenti più complessi della loro vita”. Nel suo percorso c’è però anche un profondo senso di riconoscenza verso chi si è preso cura di lei nei primi mesi di vita. Proprio per questo Alessandra ha scelto di dedicare la sua tesi all’équipe sanitaria che l’ha accolta da neonata e ha voluto consegnare personalmente una copia del suo lavoro agli attuali professionisti della Pediatria e Patologia Neonatale di Camposampiero, diretta dal dottor Luca Vecchiato.
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26 Lo studio. Analizzati 40 anni di dati veneti: grazie ai nuovi criteri diagnostici i decessi sono diminuiti
La risonanza cardiaca svela la forma più nascosta della cardiomiopatia aritmogena
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a prevenzione della morte improvvisa negli atleti compie un nuovo passo avanti grazie alla ricerca padovana. Uno studio condotto dall’Unità di Patologia Cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliera e dell’Università di Padova ha analizzato quattro decenni di dati raccolti nel Registro regionale veneto della morte improvvisa giovanile, evidenziando come i nuovi strumenti diagnostici abbiano ridotto
in modo significativo il numero di vittime, ma anche fatto emergere una forma della malattia più difficile da individuare. Al centro della ricerca c’è la cardiomiopatia aritmogena (ACM), una patologia genetica del cuore nella quale il tessuto muscolare del miocardio viene progressivamente sostituito da tessuto fibro-adiposo, creando un terreno favorevole allo sviluppo di aritmie potenzialmente letali.
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Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Circulation: Arrhythmia and Electrophysiology, ha preso in esame i casi registrati tra il 1985 e il 2024, un patrimonio di dati unico per continuità e accuratezza diagnostica. I risultati mostrano un calo netto delle morti improvvise legate alla cardiomiopatia aritmogena negli atleti agonisti. Dopo l’introduzione nel 2010 dei criteri diagnostici aggiornati, i casi sono passati da 0,43 a 0,14 ogni 100mila persone all’anno. Anche la mortalità improvvisa complessiva nello sport è diminuita, passando da 1,41 a 0,64 casi ogni 100mila persone all’anno. Nella popolazione degli atleti veneti deceduti improvvisamente, la quota attribuita all’ACM è scesa dal 31% al 22%, un dato che conferma l’efficacia dei programmi di prevenzione e dello screening sportivo. La scoperta più rilevante riguarda però l’evoluzione della malattia. Se in passato la cardiomiopatia aritmogena si presentava soprattutto nella sua forma classica, con il coinvolgimento del ventricolo destro o di entrambi i ventricoli, oggi emerge con maggiore frequenza una variante che interessa principalmente il ventricolo sinistro. Una forma definita dagli specialisti “mancina”, perché colpisce la parte sinistra del cuore, che risulta più difficile
da individuare con gli esami tradizionali. Una trasformazione che rappresenta una nuova sfida per la medicina sportiva, perché questa variante può sfuggire ai controlli di primo livello. Secondo lo studio, elettrocardiogramma ed ecocardiogramma tradizionale possono non essere sufficienti per riconoscere la forma “mancina” della malattia. Nella casistica analizzata, composta da 51 atleti deceduti per ACM, l’ecocardiogramma era risultato positivo soltanto nel 5,8% dei casi in cui era stato eseguito. La risonanza magnetica cardiaca con mezzo di contrasto (CE-CMR) emerge invece come uno strumento fondamentale per individuare il danno del muscolo cardiaco, grazie alla capacità di evidenziare le aree di fibrosi che rappresentano il substrato delle aritmie. Nei casi in cui l’esame era stato effettuato prima del decesso, la risonanza aveva individuato le alterazioni compatibili con la malattia anche quando
gli altri controlli risultavano normali. Per questo motivo gli autori dello studio suggeriscono di aumentare il livello di attenzione negli atleti che presentano segnali sospetti durante lo screening, come aritmie ventricolari provocate dallo sforzo, ridotti voltaggi elettrici o familiarità per malattie cardiache. In presenza di ulteriori elementi di rischio, la risonanza magnetica con contrasto potrebbe quindi diventare un passaggio decisivo per arrivare a una diagnosi più precoce. Lo studio conferma anche una marcata prevalenza maschile nei casi di morte improvvisa da cardiomiopatia aritmogena nello sport: dei 51 casi analizzati, soltanto uno ha riguardato un’atleta donna. La ricerca padovana dimostra come la prevenzione continui a essere un elemento centrale nella tutela degli sportivi, ma evidenzia anche la necessità di aggiornare continuamente gli strumenti diagnostici.
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Operata al cuore a Padova una bambina di quattro anni arrivata dagli Emirati Arabi
È
arrivata a Padova dagli Emirati Arabi, quattro anni e un cuore che non teneva. La seguiva la Cardiochirurgia della Columbia University, ma per operarla la famiglia è salita su un aereo diretto in Veneto. A prenderla in carico è stata l’équipe di Vladimiro Vida, direttore della Uoc di Cardiochirurgia pediatrica e Cardiopatie congenite dell’Azienda Ospedale Università di Padova. Il quadro clinico era complesso: stenosi valvolare mitralica congenita severa, stenosi sopravalvolare e sottovalvolare, ipertensione polmonare secondaria, coartazione aortica. I chirurghi non hanno aperto lo sterno. Hanno lavorato attraverso una minitoracotomia ascellare destra — pochi centimetri sotto il braccio — con circolazione extracorporea periferica. Hanno resecato la membrana sopravalvolare, eseguito la commissurotomia, corretto l’apparato sottovalvolare. La valvola mitralica è rimasta la sua: nessuna protesi. La bambina è stata estubata in giornata, senza complicanze. Vida il proprio mestiere lo descrive con un verbo che appartiene più alla bottega che alla sala operatoria. «Ripari-
amo i cuori malati». Riparare, non sostituire: è la logica della chirurgia conservativa, e a Padova passa anche dalla preparazione. Prima di entrare in sala l’équipe studia il cuore su modelli stampati in tre dimensioni e in realtà virtuale, provando la sequenza dei gesti su una copia dell’anatomia che troverà. È il passaggio che ha permesso di estendere l’accesso sottoascellare, nato per i difetti semplici, alle patologie valvolari e alle anatomie congenite complesse. Con trecento procedure l’anno, l’Azienda Ospedale Università di Padova è il centro italiano con la più vasta esperienza di cardiochirurgia mininvasiva. Il 48 per cento dei pazienti arriva da altre regioni o dall’estero, richiamato dalla tecnica, dalla tecnologia e dalla personalizzazione delle cure. Le cardiopatie congenite sono anomalie strutturali del cuore e dei grandi vasi presenti dalla nascita e riguardano otto nati su mille. Ma solo il 60 per cento viene individuato entro il primo anno di vita: quattro bambini su dieci con una malformazione cardiaca crescono senza che nessuno l’abbia ancora vista.
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1. Quale fiume attraversa Verona?
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A) Vicenza B) Rovigo C) Belluno
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A) Torcello B) Pellestrina C) Murano
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4. In quale provincia si trova Asolo? A) Treviso B) Padova C) Verona
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5. Quale dolce è nato a Verona?
ORIZZONTALI
2. Scrisse La caverna - 12. Bramosa impazienza - 18. 20. Smonta l’accusa - 22. Centro sul Lago Maggiore con il Sancarlone - 23. Rientranze costiere - 25. Città del Marocco - 28. Fiore blu-violetto - 30. È stato un grande nuotatore russo - 33. Il centro della Toscana con il Giardino dei Tarocchi - 34. Teatro di posa - 35. Ex direttore di Rai News 24 - 38. Cambiano oli in molti - 40. Il dittongo di Diana - 41. Romanzo di Niccolò Ammaniti - 42. Un gigante della strada - 43. Film di Luciano Salce con Ugo Tognazzi - 45. Capitale svizzera - 47. Percuotere con una frusta di nuovo - 48. Sprezzanti - 49. Selezionata - 50. Le estreme in azione - 51. Malattia - 53. Gian Paolo che amò la monaca di Monza - 55. Seggio per sovrani - 58. Lago del Guatemala - 59. Lo sono le mire dell’ambizioso - 60. Filippo, primatista nazionale dei 100 metri piani - 62. Regimi 66. Verso di mici. alimentari - 64. La Pavone de Il geghegè - 65.
VERTICALI
1. La città di san Francesco e santa Chiara - 2. La Leigh di Psyco - 3. Sfrigola in padella - 4. La nota... affermativa - 5. Brian, il musicista di By this river - 6. Direzione opposta a NE - 7. L’Arbore della TV (iniz.) - 8. Si attira con uno... specchietto - 9. 14. Un terzo di miglio - 10. Le nozioni elementari - 11. Forma un trio con Aldo e Giovanni - 13. Lingua proverbialmente ostica - 15. I penultimi su dieci - 16. Avviato, iniziato - 17. Una raccolta di racconti di Aldo Busi - 19. I mercati... con grano e avena - 21. Misere - 24. Uccello dei Passeriformi - 26. La città della donna che dissetò Gesù dal pozzo - 27. Gruppo musicale - 29. Moralmente abbattuto - 30. Gli animali catturati - 31. Lustrino - 32. Il Papa lo è di Cristo - 36. L’ultima lettera greca - 37. Si impone al battesimo - 39. Colonna romana per celebrare la conquista della Dacia - 41. Un gioiello da décolleté - 42. Pesce dall’occhio languido - 44. Dio Vulcano per i Greci - 46. Antichi lucani - 47. Iniziali di Saviano - 48. 51. Vivacizzano la cravatta - 52. La baby sitter per il bimbo - 54. Un giardino con le gabbie - 56. Dramma 57. Nota di chi scrive (sigla) - 59. Sigla di Agrigento - 60. In mezzo ai pasticci - 61. Rendono troppi i topi - 63. Le iniziali della Canalis.
PAROLA INIZIALE
COME SI GIOCA Trova la parola centrale che forma un’espressione corretta sia con quella di sinistra sia con quella di destra. Il riferimento veneto può trovarsi in una delle due espressioni.
2. Dove si trova la Basilica Palladiana?
3. Quale isola è famosa per il vetro?
CRUCIVERBA CRUCIVERBALIBERO
Gioco linguistico · livello medio
A) Brenta B) Adige C) Piave
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PAROLE CONCATENATE DEL VENETO
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SAN MONTE ACQUA BACARO CANAL VINO CITTÀ MARE REGIONE PRODOTTO
ANELLO MANCANTE
A) Babà B) Pandoro C) Cannolo
6. Chi nacque a Possagno? A) Canova B) Vivaldi C) Goldoni
7. Quale vino è legato alla Valpolicella? A) Amarone B) Barbaresco C) Frascati
8. Come si chiamano i piccoli assaggi veneziani? A) Tigelle B) Cicchetti C) Friselle
PAROLA FINALE POLO BIANCA MAREA GUIDATO RACCORDO CLASSICO MODERNA SETTENTRIONALE ORIENTALE VENETO
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Enigmistica
30 CRUCIVERBA CHIOCCIOLA CRUCIVERBA A CHIOCCIOLE Scrivi orizzontalmente, una di seguito all’altra (senza tenere conto Nelle 4 spirali dovranno risultare, sempre una di seguito all’altra e iniziando dalle caselle recanti il numero 1, le parole rispondenti
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pasquale.petrullo@gmail.com
ORIZZONTALI
1. Ha numerose paia di zampette - 9. Il Ford dei fumetti - 10. Arbusti con le more - 11. Rete nel ping-pong - 12. 14. Il soggetto di resto - 15. Il veicolo di Ben Hur - 16. In mezzo alla barriera - 17. Era la resina del calzolaio - 18. Titolo di antichi notai - 19. Rimette a posto le scarpe - 22. La ricevono in dono gli sposi - 23. La scrittrice Levi - 24. Un tizio... qualsiasi - 25. Sigla di Cosenza - 26. Causano rotture - 27. Nell’hockey e nel karate - 28. Un ardito... da medaglia - 29. Ragioniere in breve - 30. Il genere di Quentin Tarantino - 31. Il pop che si mangia - 32. Colorato.
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1. Ferra i cavalli - 2. Tratto dell’intestino tenue - 3. Si 5. Ideate... dà con la “long.” - 4. dall’architetto - 6. Una “i” greca - 7. Epoca - 8. Dire per metà - 12. Lupo mannaro - 13. Un’attrazione del luna park - 15. Bambino piccino - 16. Filtrano il sangue - 17. Compenso di lavoratore - 18. Appellativo del re 20. 21. Spicchi di tenda - 26. Grida 28. A Roma vi incontrollate - 27. 1 2 3 4 5 è 1l’INPS2 - 29. L’amico di Harry Potter 30. 3 4 5 Una pera... senza polpa - 31. Le ultime di undici. 8 9 10 11 8 9 10 11 1
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DEFINIZIONI A
1. Non si riesce a frenare - Fanno uso di un estratto del papavero Il talento di Mr.Ripley 2. 3. Sposò Onan - Fu il primo re d’Israele - Il giornalista Lerner - 4. In coppia con Tap - Un tipo eccentrico - Incolti e villani - 5. Storica villa di Roma - Non zuccherine - Colonna di libri sovrapposti - 6. L’Arana interprete di Ustica - Le madri dei coniugi - 7. Si cambia traslocando - Il romanziere di Tonio Króger - Un astuccio per reliquie - 8. Film di Akira Kurosawa - Non lo discute il credente - Un mare dell’Antartide - 9. Si rendono ai meritevoli - Simboli di santità - 10. Parte interna dell’abito - Canale per l’irrigazione della pianura padana - 11. Vano per l’equipaggio - Lo emana Mattarella (sigla) - 12. La casa in cui si vive Fondarono Cartagine.
DEFINIZIONI B
(in alto a sinistra): Scrittrice che ha vinto il Premio Bancarella - Sfocia tra Eraclea e Jesolo - Il jolly nel mazzo - Desiderio smodato - Adeguati, conformati - Fu rivale di Bartali. (in alto a destra): Scrittrice che ha vinto il Premio Bancarella Universali o internazionali - Lo Stato con Lima - Il giorno che verrà. (in basso a sinistra): Scrittrice che ha vinto il Premio Bancarella Più che stizziti - Mite e affettuosa - Una collega di Circe - Il parassita della scabbia - Il re della Frigia che odiò l’oro - Bucato col trapano I “ ... media” d’informazione. (in basso a destra): Scrittrice che ha vinto il Premio Bancarella - Pezzo del bikini- Lo è la parte che fa male - Relativi ai formaggi - Dibattito sul
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ORIZZONT
ALI:1. SiFRAMMENTO leggono in Belgio -INCROCIATO 3. In pieno giorno - 6. L'Aquila sulle targhe - 8. Relativi alla Petrus pace - 11. La punta delINCROCIATO battello - 13. Armonie di suoni - 14. Il proprio... comodo - 15. Il re di Micene FRAMMENTO Petrus fratello di Menelao - 17. Grossa nave da carico - 19. Fetta di carne - 20. Recapita la Petrus corrispondenza - 22. FRAMMENTO INCROCIATO FRAMMENTO INCROCIATO Tipica casetta alpina - 23. Si prepara con il pancarrè - 24. Si spinge remando - 25. Donare senza... dare ORIZZONTALI:1. Si leggono in Belgio - 3. In pieno giorno - 6. L'Aquila sulle targhe - 8. Relativi alla 26. Le estreme in offerta - 27. Subito dopo cinque. ORIZZONTALI:1. Si battello leggono- in - 3. di In suoni pieno -giorno - 6. L'Aquila sulle -targhe pace - 11. La punta del 13.Belgio Armonie 14. Il proprio... comodo 15. Il -re8.diRelativi Micenealla pace 11. La punta del battello 13. Armonie di suoni 14. Il proprio... comodo 15. Il re di Micene- 22. 20. Recapita la corrispondenza fratello di Menelao 17. Grossa nave da carico 19. Fetta di carne VERTICALI:1. Capitale peruviana - 2. Umorista che fa coppia con Lillo - 3. Luigi e Vito li festeggiano fratello di Menelao 17. Grossa nave da carico 19. Fetta di carne 20. Recapita la corrispondenza - 22. Tipica alpina --5.23. Si prepara con- 6.ilLo pancarrè - 24.brizzolata Si spinge in giugnocasetta - 4. Risvegliata È attiguo alla stalla è la chioma... - 7. remando Un nipote di- 25. Donare senza... dare Tipica casetta alpina 23. Si prepara con il pancarrè 24. Si spinge remando 25. Donare senza... dare Paperino 9. Sviluppare un'idea 10. Parte del corpo sopra i fianchi 11. Dolce natalizio milanese 12. 26. Le estreme in offerta - 27. Subito dopo cinque. Vocali campo - 16. gli abiti - 18.dopo Vi nacque San Paolo - 19. Sindacati di base (sigla) - 21. 26. Leinestreme in Gruccia offertaper - 27. Subito cinque. Gli anni che si hanno.
VERTICALI:1. Capitale peruviana - 2. Umorista che fa coppia con Lillo - 3. Luigi e Vito li festeggiano VERTICALI:1. Capitale -peruviana - 2.alla Umorista fa ècoppia con Lillo - 3. Luigi Vitonipote li festeggiano in giugno - 4. Risvegliata 5. È attiguo stalla - che 6. Lo la chioma... brizzolata - 7.eUn di in giugno--9.4.Sviluppare Risvegliataun'idea - 5. È attiguo alla del stalla - 6. sopra Lo è lai fianchi chioma... brizzolata - 7. Un nipote di - 12. Paperino - 10. Parte corpo - 11. Dolce natalizio milanese Paperino 9. Sviluppare un'idea 10. Parte del corpo sopra i fianchi 11. Dolce natalizio milanese 21. Vocali in campo - 16. Gruccia per gli abiti - 18. Vi nacque San Paolo - 19. Sindacati di base (sigla) -- 12. Vocali campo - 16. Gruccia per gli abiti - 18. Vi nacque San Paolo - 19. Sindacati di base (sigla) - 21. Gli anniinche si hanno. Gli anni che si hanno.
Indovinelli veneti 1. Non ho ruote e non ho ali, ma porto in giro innamorati e curiosi. Scivolo lentamente tra palazzi e ponti e chi mi guida resta sempre in piedi. Chi sono? 2. Nasce dalla terra con un vestito rosso, ha foglie eleganti e un gusto amarognolo. Una città della Marca mi ha reso famoso. Chi sono? 3. Sono fatto di pietra e di genio, ma non sono una statua. A Vicenza porto la firma di un architetto conosciuto in tutto il mondo. Chi sono? 4. Non sono a Roma, eppure mi chiamo Arena. Da secoli osservo la città e d’estate canto con mille voci. Dove mi trovo? 5. Nasce tra colline ordinate come un giardino, sale nel bicchiere con tante piccole bolle e porta con sé il nome di una terra veneta. Chi sono? 6. Unisco due rive e porto sulle spalle secoli di passi e di battaglie. Sono coperto, fatto di legno e Bassano mi considera il suo simbolo. Chi sono?
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