del Miranese Sud
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SETTEMBRE 2026
Periodico d’informazione locale - Anno XXXIII n. 196
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Cambiamenti climatici e rischio d’impresa: l’allarme di Cia Veneto
Energia, il Veneto sfida il monopolio e punta sulle multiutility del territorio
Case della Comunità, dopo le opere parte la campagna di comunicazione
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La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
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n Veneto si respira un clima politico singolare, lontano dai toni esasperati dello scontro ideologico. Tra Palazzo Balbi e i banchi dell’opposizione guidata da Giovanni Manildo si è consolidato un feeling istituzionale così palese da spingere gli osservatori, fin dalla campagna elettorale, a coniare la crasi “Stefanildo”. Una definizione nata per sottolineare non solo lo stile felpato e dialogante dei due protagonisti, ma anche una marcata sovrapposizione nei programmi e nella visione del territorio. Le prime conferme di questa sintonia non si sono fatte attendere. Sul terreno dei diritti e delle risposte sociali, maggioranza e opposizione hanno trovato convergenze significative, concretizzate in provvedimenti dal forte impatto etico e comunitario come la legge sui caregiver e il delicato dossier sul fine vita. Un’intesa culminata nell’ormai celebre “patto dell’acciuga”, l’incontro informale tra il presidente della Giunta Alberto Stefani e il leader dell’opposizione Manildo. Un vertice a tavola che ha formalizzato la volontà di superare i muri contrapposti per costruire percorsi legislativi condivisi.
SCUOLE, DOPPIA SFIDA: INVERNO DEMOGRAFICO E SPINTA ALL’INNOVAZIONE ATTESO A MIRANO IL NUOVO NIDO ALUNNI, SPINEA IN CONTROTENDENZA servizi alle pag. 4-5
MIRANO, IL NUOVO GALLO RIAPRE LE PORTE ALLO SPORT servizio a pag. 3
AUTONOMIA: UN ALTRO PASSO AVANTI, STEFANI: “IL VENETO HA FRETTA”
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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE
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uanto successo tra gli scanni del Consiglio regionale del Veneto travalica i confini della regione. L’approvazione del provvedimento sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito ha rotto la barriera dei posizionamenti ideologici predefiniti. Il voto a maggioranza trasversale ha stabilito un principio di realtà: la regolamentazione di tempi, verifiche ed erogazioni per chi si trova in condizioni di sofferenza irreversibile non è una concessione etica, ma un dovere organizzativo delle strutture pubbliche.
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FACCIAMO IL PUNTO
del Miranese Sud
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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE • Nicola Stievano Segue da pag. 1
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LO STADIO MARCELLINO GALLO TORNA ALLA CITTÀ
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irano ha restituito alla città uno dei suoi luoghi sportivi più importanti, completamente rinnovato grazie a un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro: 2 milioni finanziati dal PNRR e 500 mila euro messi a disposizione dal Comune. Lo stadio Marcellino Gallo è ora pronto ad accogliere nuovamente atleti, società e famiglie, con una pista, strutture e spazi a servizio dell’atletica e del calcio profondamente riqualificati. Il sindaco Tiziano Baggio ha sottolineato il valore di un intervento atteso e necessario, che va oltre la semplice riqualificazione degli impianti. Secondo il primo cittadino, infatti, un’opera pubblica acquista il suo vero significato quando riesce a produrre valore per le persone e per tutta la comunità. L’obiettivo è quindi fare dello stadio un luogo vivo, capace di generare attraverso lo sport opportunità, benessere, relazioni e senso di appartenenza. Un compito che Baggio affida in particolare alle due società storiche della città, Libertas Mirano e Miranese Calcio, chiamate ora a far vivere quotidianamente il nuovo impianto. Il nome dello stadio, Marcellino Gallo, assume in questo contesto un significato particolare. Atleta, allenatore ed educatore, Gallo dedicò la propria vita ai giovani e allo sport miranese, distinguendosi non soltanto per i risultati raggiunti, ma anche per le scelte compiute in coerenza con i propri valori. Tra queste, la rinuncia alla possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928, dopo aver scelto di non iscriversi al Partito Nazionale Fascista. Un episodio che, per Baggio, rappresenta ancora oggi un insegnamento importante. La riapertura dello stadio diventa così anche l’occasione per rilanciare il valore educativo dello sport. Per il sindaco lo sport non forma soltanto atleti, ma soprattutto persone, insegnando impegno, rispetto, lealtà e il coraggio di fare scelte coerenti con i propri valori.
Rinnovati pista, strutture e spazi per atletica e calcio
isalendo l’Adige, il Trentino procede invece con un’andatura diversa. Il disegno di legge giace nelle commissioni consiliari della Provincia Autonoma, frenato dalla volontà di non rincorrere l’attivismo normativo e dal tentativo di spostare il baricentro dell’attenzione sul potenziamento della rete di cure palliative. Si delineano così due approcci territoriali speculari al medesimo problema: da un lato l’inquadramento della sentenza della Corte Costituzionale sul fine vita entro un percorso amministrativo con scadenze definite per l’A zienda Sanitaria; dall’altro una cautela che preferisce attendere l’eventuale intervento del Parlamento, non fa venire meno il rischio di lasciare i cittadini e i comitati etici locali in una zona d’ombra procedurale. Questa differenza riflette una discussione pubblica che non può più essere liquidata come esercizio teorico o scontro di appartenenza. Le scelte sulla fase finale dell’esistenza appartengono alla sfera intima della persona, ma travalicano il singolo nel momento in cui investono i familiari, la responsabilità dei medici e si riverberano nella comunità. Quando il corpo sociale evita di affrontare l’argomento per timore di dividersi, delega la soluzione del dolore alla solitudine delle famiglie o alle aule dei tribunali. Il percorso però è tutt’altro che semplice e scontato.
Il merito dell’esperienza veneta, pur nella diversità delle posizioni e nelle contrapposizioni ideologiche, sta nell’aver separato la giurisdizione morale da quella gestionale. Regolamentare la procedura medica non significa incentivare una scelta, né svalutare l’importanza dell’affiancamento assistenziale o della terapia del dolore; significa prendere atto che la dignità individuale richiede certezze operative quando la vita impone decisioni definitive. La politica locale, forte dell’autonomia istituzionale di cui dispone a Venezia come a Trento, ha il compito di fornire regole trasparenti anziché risposte evasive. Dal canto suo, invece, la chiesa reclama il pieno rispetto per la vita, in ogni sua fase e condizione, ma qui entriamo in un altro ambito. Affrontare la questione con strumenti normativi chiari non è una resa culturale, ma un atto di responsabilità civile. Il dibattito aperto nelle nostre Regioni dimostra che la tutela della fragilità non si misura sulla capacità di rinviare i problemi, ma sulla disponibilità ad accompagnare le persone nell’esercizio delle proprie libertà fondamentali entro un quadro pubblico rigoroso e nel pieno rispetto della volontà di ogni individuo. Poi ciascuno deve essere libero di fare le proprie scelte, consapevole che le istituzioni non dovrebbero essere semplici controparti burocratiche.
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• Riccardo Musacco
ASCOLTA ORA del Miranese Sud è una testata giornalistica di proprietà di
ASCOLTACI IN Questa edizione raggiunge le zone di Mirano, Spinea e Santa Maria di Sala per un numero complessivo di 15.595 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; numeSrl ro iscrizione ROC 32199
Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin - formato da 25 edizioni locali mensilmente recapitato a 575.000 famiglie del Veneto e del Trentino
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Chiuso in redazione il 15 settembre 2026
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Focus scuola/1. Il punto del sindaco Baggio e dell’assessore Caldura
MIRANO RINNOVA LE SCUOLE: AD OTTOBRE APRE IL NIDO “PRIMO MAGGIO” L ’avvio del nuovo anno scolastico a Mirano porta con sé novità per le famiglie, tra manutenzioni estive completate, nuove strutture sportive e l’imminente inaugurazione di un polo educativo atteso. Durante i mesi estivi il Comune ha portato a termine una serie di interventi di manutenzione ordinaria negli edifici scolastici per garantire un rientro in aula sicuro ed efficiente, uniti al restauro straordinario e alla sostituzione delle attrezzature ludiche nei parchi e nei giardini delle
scuole dell’infanzia. Il fiore all’occhiello di questa stagione di cantieri è l’ormai prossima apertura del nuovo asilo nido comunale “Primo Maggio” (in foto), prevista entro ottobre all’interno della barchessa di Villa Bianchini a Zianigo. Immerso nel verde, l’edificio storico è stato oggetto di una profonda opera di ristrutturazione e valorizzazione, resa possibile grazie a un finanziamento Pnrr di 1,1 milioni di euro, integrato da 800 mila euro di risorse comunali. L’impostazione pedagogica
della struttura sfrutterà il contesto ambientale: la natura e gli ampi spazi esterni diventeranno parte integrante dell’esperienza quotidiana dei piccoli ospiti. A gestire la struttura sarà la cooperativa sociale “Gd Educa”, che si è aggiudicata la gara indetta dalla Città Metropolitana di Venezia. Con il nuovo gestore sono state avviate le interlocuzioni operative per definire ogni dettaglio dell’avvio. Si sta completando l’installazione degli arredi didattici, acquistati con un contributo ministeriale di 110 mila euro: soluzioni flessibili, sostenibili e ad alto valore inclusivo. La risposta della cittadinanza è immediata, con quasi 80 manifestazioni d’interesse già arrivate in Municipio. Nel corso di settembre verrà organizzato un Open Day dedicato ai genitori, in concomitanza con l’apertura ufficiale delle iscrizioni. “È un passaggio fondamentale per arrivare all’apertura e accogliere presto bambini e famiglie nel nuovo nido - commenta l’assessore alle Politiche familiari Federico Caldura. In queste settimane stiamo completando gli ultimi tasselli sugli spazi esterni e sugli adempimenti burocratici. Le quasi 80 manifestazioni d’interesse ricevute, confermano quanto questo servizio fosse atteso e quanto sia strategico investire sulla prima infanzia”. Sul fronte della pratica sportiva e della ricreazione, ad agosto si sono conclusi anche i
lavori di riqualificazione della piastra polivalente alla scuola primaria “Dante Alighieri”. L’intervento, dal costo complessivo di 40 mila euro, ha visto la stesura di una nuova pavimentazione in resina colorata, il restauro dei canestri da basket e la tracciatura di spazi dedicati ai giochi tradizionali come la campana e i quattro cantoni. “Alla scuola Alighieri sappiamo che serve un cantiere ben più imponente - specifica il sindaco Tiziano Baggio. L’edificio, necessita di opere di adeguamento antisismico e riqualificazione funzionale, compreso il rifacimento degli intonaci esterni. Un progetto economico impegnativo per il quale saremo chiamati a intercettare specifici finanziamenti”. L’intervento alla Alighieri si inserisce in un piano pluriennale di ammodernamento che ha già visto la conclusione dei lavori di miglioramento sismico alla mensa della primaria “Azzolini” e quelli da 2,2 milioni di euro (sempre tramite fondi Pnrr) alla secondaria “Leonardo da Vinci”, inclusi palestra e corpo di collegamento. Infine, sono ormai in dirittura d’arrivo gli interventi di efficientamento energetico su tutti i 15 plessi scolastici del territorio comunale, tra asili, primarie e secondarie di primo grado. • Alessandro Abbadir
Si rafforzano i servizi pre e post- scuola
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al 1° ottobre a Mirano si rafforzano i servizi di pre e post-scuola, un tassello fondamentale nel percorso promosso dal Comune per sostenere le famiglie nella conciliazione tra lavoro e vita familiare. Dopo il 2022, con il venire meno dei fondi regionali, il Comune ha scelto di farsi carico del pre-scuola. Successivamente è stata avviata la sperimentazione del post-scuola, che ha evidenziato necessità diverse: se la prima accoglienza del
mattino può poggiarsi sul prezioso supporto del volontariato, il tempo del pomeriggio richiede continuità, personale qualificato e una proposta educativa strutturata. Per questo motivo, con l’avvio dell’anno scolastico, il Comune ha siglato un accordo con la Cooperativa Agorà per gestire un post-scuola professionale e stabile, mentre il pre-scuola continuerà a essere garantito dal volontariato. A completare l’offerta per le medie si aggiunge l’innovativo progetto “Non solo
compiti”, realizzato con Fondazione di Venezia ed Acli Coop. In questo quadro integrato si inserisce il riallineamento della quota annuale del pre-scuola, che passa a 100 euro per l’intero anno scolastico: un adeguamento necessario per ripartire in modo equilibrato i costi dell’intero sistema di accoglienza senza gravare solo sul post-scuola, garantendo un servizio a 360 gradi, flessibile e di qualità. Sull’aumento del costo erano arrivate nelle scorse settimane critiche da parte
dei consiglieri comunali di opposizione di Fratelli d’Italia Matteo Baldan e Alberto Scantamburlo. • (A.A.)
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5 Focus scuola/2. A Spinea avviato il nuovo anno scolastico con molte novità
ARRIVANO PIÙ CLASSI, SI PUNTA SU EDIFICI SICURI E PROGETTI DIDATTICI intervento di rilievo riguarda via Marco Polo, a servizio delle scuole Marco Polo e Rodari, dove la riqualificazione viaria ha portato alla creazione della prima “piazza scolastica” di Spinea, completa di percorsi pedonali sicuri, nuova illuminazione, parcheggi riorganizzati e 20 nuovi alberi. Gli interventi sono stati completati dalla manutenzione del verde e dalle potature in tutti gli istituti. Gli assessori Paolo Barbiero
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on l’anno scolastico 2026/2027, il Comune di Spinea si è presentato ai nastri di partenza con un piano integrato che unisce un ricco programma formativo, l’aumento delle classi e importanti interventi di riqualificazione e sicurezza negli edifici scolastici. L’offerta formativa si rinnova puntando sul concetto chiave dell’”imparare ad avere cura”: cura verso gli altri, l’ambiente, la legalità e la memoria storica. L’assessorato all’istruzione, guidato da Loredana Mainardi, ha confermato un’ampia rete di collaborazione con enti del territorio e nazionali, tra cui Biblioteca, Iveser, Associazione Sulle Regole, Deina,
Libera, Fai, Wwf, Legambiente, Mce, Proteo Fare Sapere e la Commissione Pari Opportunità. Il programma prevede anche incontri di rilievo con autori e studiosi come Francesco Filippi, Fabio Caon e Gherardo Colombo. Sul fronte dei numeri si registra una nuova classe sia alla scuola secondaria di primo grado Vico sia alla Ungaretti, mentre alla primaria Furlan le sezioni aggiuntive sono due, distribuite tra il plesso Nievo e il Mantegna. Durante i mesi estivi il Comune ha inoltre promosso una fitta serie di cantieri per migliorare comfort, decoro e sicurezza delle strutture. Nelle scuole dell’infanzia sono stati installati
nuovi giochi a Fornase (in foto) e alla Munari, mentre alla Calvino di Crea è stato completato l’atteso ampliamento del giardino. Per quanto riguarda la sicurezza e la prevenzione dagli atti vandalici, alle scuole Anna Frank e Vico sono state sostituite porte e finestre danneggiate da recenti intrusioni, e davanti agli stessi plessi sono stati posizionati due dossi rallentatraffico. Lavori di prevenzione incendi, nuovi sensori e luci d’emergenza hanno invece interessato la primaria Goldoni e l’infanzia Collodi, mentre alla nuova Ungaretti sono state ultimate le finiture del giardino e dei serramenti. Un
Esposito (Cisl): “subito la stabilizzazione dei precari”
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er circa 86.000 studentesse e studenti della provincia di Venezia è scattato nelle scorse settimane il campanello d’inizio dell’anno scolastico. Un avvio segnato dal costante calo demografico: sui banchi siederanno infatti 2.000 alunni in meno rispetto allo scorso anno. Sul piano dell’organico, tra luglio e agosto sono state completate circa 500 immissioni in ruolo per i docenti. A queste si affiancano 180 stabilizzazioni tra il personale Ata, fondamentale per la gestione amministrativa e ausiliaria, e l’arrivo di 8 nuovi dirigenti scolastici. Segnali positivi, ma che non azzerano le criticità. “Siamo soddisfatti per i ruoli assegnati d’estate, ogni assunzione a tempo indeterminato è un passo verso la stabilità - commenta Ciro Esposito (in foto) per il sindacato Cisl. Occorre però fare di più: la stabilizzazione deve riguardare tutti i posti disponibili, soprattutto quelli storicamente coperti dai precari. Dare certezza ai lavoratori significa garantire continuità didattica e qualità del servizio per gli studenti”. Il quadro resta infatti complesso nella scuola primaria, dove continuano a mancare insegnanti sia sul posto comune sia sul sostegno. Non mancano le sofferenze anche negli istituti tecnici industriali, per via dell’assenza di candidati
(Ambiente) e Sonia Martignon (Lavori Pubblici) sottolineano “la centralità del recupero degli spazi e della sicurezza”. Grande soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco Franco Bevilacqua, che ha ribadito come, nonostante le risorse limitate, l’impegno verso la scuola resti la priorità assoluta per costruire il futuro della comunità. • Alessandro Abbadir
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idonei nelle graduatorie delle discipline tecniche. “Non è più possibile affidarsi ogni anno - conclude Esposito - a migliaia di supplenti per coprire posti che, in molti casi, sono disponibili stabilmente. Abbiamo docenti abilitati, specializzati e con anni di esperienza alle spalle che continuano a lavorare da precari, mentre le scuole devono ogni anno ricominciare le procedure”. • (A.A.)
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MIRANO
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Politica. Baldan: “È già previsto, così si fa solo propaganda”
BAGGIO: “NEL MIRANESE SERVE UNA CASA DELLA COMUNITÀ SPOKE” U na Casa della Comunità Spoke a Mirano, a supporto della Hub di Noale, l’attivazione dell’Ospedale di Comunità all’Rsa locale, il “Mariutto” e la realizzazione degli investimenti programmati sull’ospedale per acuti. È il progetto indicato dal sindaco Tiziano Baggio per rafforzare la sanità di prossimità nel Miranese, riprendendo una proposta avanzata nei giorni scorsi anche dal presidente del Consiglio comunale Gabriele Petrolito. “La riorganizzazione della sanità territoriale è un’occasione importante per rafforzare i servizi di prossimità – afferma Baggio – e nel Miranese emerge la necessità di completare la rete con una Casa della Comunità Spoke a Mirano”. Il sindaco richiama il modello del DM 77 del 2022 e gli standard regionali, sottolineando soprattutto il numero di cittadini che fanno riferimento alla struttura di Noale. Alla Hub di Noale fanno capo infatti l’AFT Noale-Salzano-Scorzè, con 48.156 abitanti, e l’AFT Mirano-Santa Maria di Sala, con 44.497: complessivamente 92.653
persone. “Sulla Hub di Noale gravitano oltre 92 mila abitanti, quasi il doppio del valore superiore dello standard – osserva Baggio – distribuiti tra più Comuni. Per anziani, persone fragili e cittadini con difficoltà negli spostamenti, distanze e collegamenti sono un fattore importante”. La sede sarebbe già disponibile negli spazi del Distretto sanitario rimasti liberi dopo il trasferimento a Martellago di alcune attività delle Cure Primarie. “Non dobbiamo costruire una nuova struttura – sottolinea Baggio – ma utilizzare meglio ciò che già abbiamo”. Nel disegno del sindaco rientra anche l’Ospedale di Comunità. “Serve accelerare”, sostiene Baggio, ricordando i 12 posti letto previsti al Mariutto e un percorso che dura ormai da circa tre anni. La struttura dovrà garantire assistenza intermedia tra ospedale e domicilio, favorendo le dimissioni protette. Contemporaneamente Baggio chiede di procedere con gli investimenti sull’Ospedale di Mirano, a partire dal primo stralcio da 22 milioni
di euro per l’adeguamento strutturale e funzionale, con nuovi spazi destinati all’area materno-infantile e alla morgue. La proposta scatena però la reazione di Matteo Baldan, consigliere comunale di opposizione e vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale. “Dove era Baggio quando in Conferenza dei Sindaci si affrontava il tema delle Case della Comunità?”. Per Baldan la Spoke non rappresenta una novità: “La seconda fase del Piano sanitario prevede già strutture spoke. Più che lanciare un’idea, sta copiando un’idea”. Baldan accusa inoltre il sindaco di non aver costruito adeguati rapporti con Regione e Ulss 3 e di trasformare la sanità in un tema di campagna elettorale. Critica anche l’utilizzo della pagina istituzionale del Comune per diffondere una posizione politica. “Sto seguendo l’evolversi della pianificazione – conclude –. Per il territorio servono collaborazione e passaggi istituzionali, non polemiche”. • Riccardo Musacco
IL CONSIGLIO COMUNALE: “FACCIAMO CHIAREZZA”
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are chiarezza sulla proposta di una Casa della Comunità Spoke a Mirano e, soprattutto, ribadire che la questione non nasce oggi. È quanto sottolineano i consiglieri comunali, ricordando che nel 2024 il Consiglio comunale, con un ordine del giorno approvato all’unanimità, aveva chiesto alla Direzione dell’Ulss 3 e al Comitato dei sindaci maggiore attenzione nella programmazione dei servizi sanitari locali, compresa la realizzazione di una Casa della Comunità. Un impegno che, spiegano, aveva trovato un riscontro già nel 2023 e poi nella primavera 2025, quando il direttore generale
dell’Ulss aveva indicato l’attivazione di una Casa della Comunità Spoke come possibile soluzione. La proposta, dunque, sarebbe stata prospettata dalla stessa Azienda sanitaria ben prima dell’attuale dibattito. A riaccendere l’attenzione è stato il trasferimento, tra luglio e agosto, di alcune attività dal Distretto sanitario di Mirano alla Casa della Comunità di Martellago. Tra queste anche l’ambulatorio infermieristico che segue circa un centinaio di pazienti fragili di Mirano, Santa Maria di Sala e Salzano. “Non si tratta semplicemente di riempire gli spazi lasciati liberi – sottolineano i consiglieri – ma di trovare soluzioni realmente
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migliorative”. La Spoke viene quindi indicata come una delle possibili risposte, anche alla luce della disponibilità manifestata dai medici di medicina generale di Mirano a collaborare. “Se esistono proposte migliori, saremo i primi a sostenerle”. L’obiettivo dichiarato resta uno: costruire insieme all’Ulss servizi più vicini ai cittadini, evitando soluzioni calate dall’alto. In questo percorso, concludono, anche la presenza in Consiglio regionale del miranese Matteo Baldan potrà contribuire a dare forza alle soluzioni condivise. Gabriele Petrolito, Presidente
• (R.M.)
del Consiglio comunale di Mirano
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MIRANO
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Il confronto. Associazioni, sindacati e cittadini fanno rete per chiedere alternative al progetto
SUL POLO LOGISTICO DI DOLO IL FRONTE DEL NO RILANCIA LA MOBILITAZIONE I l futuro del territorio non si subisce, si decide. È questo il messaggio che arriva da Mirano, dove associazioni, sindacati e cittadini hanno scelto di unire le proprie voci per aprire una nuova fase di confronto sul progetto del Polo Logistico di Dolo. Una mobilitazione che non si limita alla contrarietà all’intervento, ma punta a mettere sul tavolo obiettivi e proposte concrete, collegando tutela ambientale, lavoro, salute, beni comuni e partecipazione democratica. Nelle scorse settimane diverse realtà si sono ritrovate per costruire un fronte condiviso. Ci sono i sindacati, con FILT CGIL e ADL Cobas, impegnati a evidenziare le criticità legate alle condizioni di lavoro e al sistema degli appalti nel comparto della logistica. Legambiente ha posto l’attenzione sull’impatto che un nuovo insediamento potrebbe avere sulla viabilità e su un territorio già alle prese con problemi di dissesto idrogeologico. Opzione Zero concentra invece la propria battaglia sulla difesa del bosco di via Cainello, mentre l’Ecoistituto del Veneto porta all’attenzione nuove possibili al-
ternative al Polo Logistico. A sostenere il percorso ci sono anche Extinction Rebellion e Italia Nostra. Proprio negli spazi del giardino del centro civico A. Masenello, grazie all’organizzazione di MyR My Regeneration e alla collaborazione con Italia Nostra, è stato organizzato un appuntamento dedicato a fare il punto sulla situazione e sulle possibili iniziative future. Al centro della riflessione c’è il consumo di suolo. Per i promotori, il territorio non può essere considerato una semplice risorsa da spartire, ma rappresenta la base delle risorse comuni e un patrimonio da preservare per le generazioni future. Da qui la richiesta di mettere in relazione le diverse questioni, senza affrontarle come emergenze separate: qualità del lavoro, salvaguardia dell’ambiente, salute pubblica, patrimonio pubblico e diritto dei cittadini a partecipare alle scelte che riguardano il proprio territorio. Il confronto è proseguito martedì 8 settembre al parco del Centro Civico Masenello con l’incontro “Polo Logistico di Dolo, a che punto siamo e cosa
possiamo fare”. Una serata pensata non soltanto per aggiornare sul progetto, ma anche per individuare strumenti e strategie attraverso cui trasformare la protesta in proposta. A intervenire sono stati Mattia Donadel di Opzione Zero, Elisabetta Barizza di Legambiente, Luca Fattambrini dell’Ecoistituto del Veneto,
Alex Langerr, Marcello Salbitani di FILT CGIL Venezia, Sergio Giuliani di ADL Cobas e Irene Malvestio di Extinction Rebellion. L’obiettivo dichiarato è aprire una fase nuova, fatta di dialogo pubblico e mobilitazione. Un percorso nel quale le diverse realtà intendono mettere in comune competenze ed esperienze
per costruire una visione alternativa e incidere sulle scelte che riguarderanno il futuro del territorio. Perché, sostengono i promotori, il domani non è qualcosa da attendere, ma una direzione da scegliere e difendere insieme. • Riccardo Musacco
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MIRANO
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La manifestazione. Successo per la quinta edizione della Fiera
L’AGRICOLTURA PROTAGONISTA TRA TRATTORI, TRADIZIONE E SAPORI DEL TERRITORIO L ’agricoltura è tornata al centro della scena a Mirano, con la quinta edizione della Fiera dell’Agricoltura che nelle scorse settimane ha animato gli Impianti Sportivi, richiamando pubblico, operatori del settore, famiglie e appassionati del mondo rurale. Cinque giorni di appuntamenti hanno riportato in città la tradizione agricola del territorio, mettendola a confronto con l’innovazione, le nuove tecnologie e le sfide che oggi interessano il comparto. La manifestazione, patrocinata dalla Città di Mirano e organizzata da CIA Agricoltori Italiani, Coldiretti e Confagricoltura, con la collaborazione dell’Associazione Volare 4.0 per l’area food e l’intrattenimento, ha puntato ancora una volta sulla valorizzazione delle aziende agricole e delle produzioni locali. Un’occasione per raccontare un
settore che continua a rappresentare una parte importante dell’economia e dell’identità del territorio. Proprio la redditività delle imprese, i rincari energetici e i danni provocati dal caldo alle coltivazioni di mais e soia sono stati tra i temi richiamati dai rappresentanti delle organizzazioni agricole. Accanto alle criticità è emerso però anche il volto di un’agricoltura che
cambia, con una presenza crescente di giovani impegnati nell’innovazione e nella ricerca di nuovi modelli produttivi. Un comparto che, come sottolineato durante la manifestazione, ha inoltre compiuto passi significativi sul fronte della sostenibilità, riducendo sensibilmente le emissioni negli ultimi decenni. La Fiera ha dedicato ampio spazio anche alla memoria contadina. Il Casone, i
trattori d’epoca e le dimostrazioni delle antiche lavorazioni hanno permesso al pubblico di riscoprire strumenti e attività che appartengono alla storia delle campagne del Miranese. Tra i momenti più seguiti c’è stata la grande sfilata dei trattori, con centinaia di mezzi arrivati da diverse località del Veneto e protagonisti di un lungo corteo attraverso le vie cittadine e il centro storico. Non sono mancate le prove di abilità e le dimostrazioni dedicate ai mezzi agricoli. Dal tiro alla fune tra trattori alle prove di aratura con macchine comprese tra 50 e 400 cavalli, passando per la trebbiatura e il tradizionale solco dritto. Particolarmente curiosi anche gli appuntamenti dedicati alle sfide tra escavatoristi e alla singolare partita di calcio giocata con i mezzi da cantiere.
Grande attenzione è stata riservata alle famiglie. Il programma ha proposto il battesimo della sella e il salto ostacoli, oltre alla fattoria degli animali, alla piscina di mais, ai trattorini a pedali e alla pista per quad. Tra le iniziative più apprezzate anche la quotidiana poppata dei vitellini, diventata uno dei momenti più attesi soprattutto dai bambini. A completare la manifestazione sono stati gli stand gastronomici, aperti ogni sera e anche a pranzo nella giornata festiva, insieme alla musica, alle serate country, ai dj set e all’Agricolor Party. La Fiera dell’Agricoltura si è confermata così non soltanto come vetrina per il settore primario, ma anche come momento di aggregazione per la comunità. • Riccardo Musacco
Riapre il ponte di Calle Ghirardi sul Muson
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uattro anni dopo la chiusura, Mirano torna a riabbracciare uno dei suoi percorsi pedonali più caratteristici. È stato inaugurato il nuovo ponte di calle Ghirardi sul Muson, che ripristina il collegamento diretto tra il centro storico e il sistema dei parchi di Villa XXV Aprile e Villa Belvedere. Una passerella che è molto più di un semplice attraversamento: è un pezzo della memoria cittadina e della quotidianità di generazioni di miranesi. La storia del ponte affonda le radici nel 1975, anno fondamentale per la nascita del sistema dei parchi pubblici cittadini. La prima struttura, in legno, collegava il centro ai giardini storici delle ville, diventati patrimonio accessibile alla comunità. Dopo trent’anni fu sostituita da un secondo ponte, sempre in legno, chiuso definitivamente nel 2022 a causa dell’ammaloramento provocato dall’umidità. Ora arriva una struttura completamente rinnovata,
con portante in acciaio corten, scelta per garantire maggiore sicurezza, durabilità e minori necessità di manutenzione, mantenendo al tempo stesso un inserimento rispettoso nel contesto storico e paesaggistico. L’inaugurazione è stata accompagnata dagli artisti di CircoVolante, trasformando la riapertura in una festa per la città. La cerimonia ha previsto anche un momento dedicato al ricordo di Alex Favaro, il 24enne di Noale ritrovato senza vita nel Muson lo scorso luglio. “Non restituiamo soltanto un ponte – ha sottolineato il sindaco Tiziano Baggio – ma ricomponiamo il rapporto tra centro storico, acqua e parchi, uno dei caratteri più belli della nostra città”. Un collegamento tornato finalmente a unire luoghi, persone e memoria. • (R.M.)
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Mobilità. Nuova mappa, segnaletica e percorsi per collegare centro, frazioni, scuole e servizi
Si pedala con MiBi, ecco la nuova identità della ciclabilità cittadina
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irano punta sulla bicicletta e lo fa con una nuova identità, una rete più riconoscibile e un programma di iniziative pensato per portare la mobilità sostenibile nella quotidianità. Si chiama MiBi – Mirano in Bici il progetto presentato dall’amministrazione comunale in occasione della Settimana Europea della Mobilità 2026, quest’anno dedicata al tema “Mobilità per tutti”. L’obiettivo è collegare in modo più leggibile e sicuro il centro storico con le frazioni, le scuole, i servizi, i parchi e gli altri luoghi della città.
La nuova mappa, oltre a fornire indicazioni sulla rete esistente, contiene consigli per pedalare in sicurezza e propone tre percorsi tematici: Mirano-Zianigo-Scaltenigo, il Tour delle frazioni e l’itinerario “Tra ville e campagna”, con le relative tracce scaricabili. “Non basta costruire nuove piste ciclabili – sottolinea l’assessora Elena Spolaore – bisogna anche far conoscere la rete, aiutare le persone a orientarsi e a muoversi in sicurezza, rendendo la bicicletta una scelta semplice per andare a scuola, al lavoro, in centro o nelle frazioni”. Il progetto riprende e sviluppa anche la mappa MetroMinuto realizzata nel 2022 con True Hardcore Cycle. Per il sindaco Tiziano Baggio Mirano possiede caratteristiche particolarmente favorevoli alla mobilità ciclabile, grazie alle distanze contenute, alla presenza del centro, delle frazioni, dei parchi, delle ville e della campagna. “Una Mirano più ciclabile è una città più sostenibile”, è il senso dell’iniziativa, che punta a coniugare ambiente, salute, qualità dello spazio pubblico e valorizzazione del territorio. Il programma di MiBi accompagnerà la
Settimana europea della mobilità fino al 27 settembre. Al MiBi Bike Park di via Paganini aperto un circuito educativo dedicato a bambini e ragazzi. Sotto il Teatro Villa Belvedere, spazio al “Bike to Work”, dedicato a chi utilizza la bicicletta per gli spostamenti quotidiani. Durante la Fiera di San Matteo, sarà attivo lo Stazio MiBi sotto il campanile del Duomo, con parcheggio custodito e informazioni. In programma anche “Ciclista illuminato”, iniziativa dedicata alla visibilità e alla sicurezza. Domenica 27 settembre, in occasione di “A piedi in centro”, lo Stazio MiBi sarà aperto dalle 9 alle 18 e alle 9.30 partirà la MiBi Ride 2026, percorso di circa 20 chilometri attraverso le frazioni, con una tappa al ciclodromo. Il progetto si inserisce in un più ampio percorso di sviluppo della ciclabilità. Tra gli interventi realizzati o in corso figurano la pista Scaltenigo-Mirano, il collegamento Cazzago-Ballò, la ciclabile di via Caltana e gli studi per i collegamenti via Desman e Oriago-Scaltenigo. • Riccardo Musacco
Università Popolare del Nordest, aperte le iscrizioni ai corsi
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’è tempo fino al 3 ottobre per iscriversi ai corsi dell’Università Popolare del Nordest per l’anno accademico 2026-2027. L’iniziativa, rivolta ai giovani a partire dai 16 anni e agli adulti, viene proposta per il quarto anno consecutivo dal Comune di Mirano in collaborazione con l’Università Popolare del Nordest. L’offerta formativa è ampia e pensata per rispondere a interessi e esigenze diverse. I corsi spaziano dall’area linguistica a quella umanistica, dai percorsi psico-affettivi all’informatica e alla finanza, fino alle attività dedicate a danza, benessere, nutrizione e ad altri ambiti. I contenuti e le proposte per il nuovo anno accademico sono stati illustrati nel corso della serata di presentazione che si è svolta mercoledì scorso, offrendo ai partecipanti una
panoramica delle opportunità disponibili. A Mirano le lezioni si svolgeranno alla scuola primaria “F. Petrarca” di via Cesare Battisti 107 e prenderanno il via a partire da ottobre. Le iscrizioni possono essere effettuate online attraverso il sito dell’Università Popolare del Nordest oppure direttamente in presenza al Punto Iscrizioni allestito nella scuola Petrarca, aperto il sabato dalle 9.30 alle 12. Per informazioni è possibile rivolgersi anche alla segreteria centrale di Camponogara, in via Giovanni XXIII 2, dal martedì al venerdì dalle 18 alle 20.30 e il sabato dalle 8.30 alle 12. La segreteria è raggiungibile ai numeri 041 5158030 e 331 8228533 o all’indirizzo email segreteria@unipopnordest.it. • (R.M.)
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SANTA MARIA DI SALA
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Il dispositivo. Spolladore: “Serve trasparenza”. Il sindaco Arpi: “Costante contatto con il Consorzio”
SULLO SGRIGLIATORE DI CALTANA FORZA ITALIA CHIEDE UN INCONTRO PUBBLICO
Gianpietro Spolladore
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o sgrigliatore di Caltana torna al centro del confronto politico a Santa Maria di Sala. A sollevare la questione è Forza Italia attraverso il consigliere comunale Gianpietro Spolladore, che chiede all’amministrazione di fare chiarezza sul funzionamento e sull’effettiva efficacia del dispositivo elettromeccanico installato all’imbocco dell’ex tombotto per garantire sicurezza idraulica alla frazione. L’obiettivo è arrivare a un incontro pubblico,
per consentire alla cittadinanza di conoscere lo stato dell’opera, le modalità di gestione e le garanzie previste per la sicurezza idraulica. Lo sgrigliatore è stato pensato per rimuovere automaticamente detriti e rifiuti solidi che si accumulano contro una griglia di filtrazione, evitando che il materiale possa ostacolare il regolare deflusso dell’acqua. Ma secondo Spolladore segnalazioni hanno evidenziato problematiche relative ad accumuli di rifiuti, alghe
e materiale organico, oltre alla necessità di ripetuti interventi di pulizia. Spolladore ritiene necessario chiarire in modo puntuale a che punto sia l’attivazione e come verrà garantita la manutenzione. Al centro delle richieste ci sono in particolare le modalità di svuotamento, la frequenza delle operazioni di pulizia e l’individuazione dei soggetti chiamati a intervenire quando il dispositivo raccoglierà il materiale. Questioni che, secondo Spolladore, meritano di essere affrontate non soltanto nelle sedi istituzionali, ma anche davanti ai cittadini. Sul tema il sindaco Alessandro Arpi ha assicurato che il Comune sta lavorando insieme al Consorzio per portare a regime la soluzione. “Siamo in costante contatto con il Consorzio per mettere a regime questa soluzione tecnica che è stata impostata nell’imbocco dell’extombotto”, ha spiegato il primo cittadino. L’attivazione definitiva passa ora dalla definizione delle modalità di funzionamento e manutenzione. “Appena sarà in funzione ci aggiorneremo – ha aggiunto Arpi – adesso stiamo tendendo a metterlo in funzione anche per definire con il Consorzio modalità di svuotamento, frequenza della pulizia e quant’altro”. Un passaggio importante perché l’efficacia del
dispositivo non dipenderà soltanto dalla sua accensione, ma anche dalla capacità di assicurare nel tempo interventi regolari e tempestivi. La gestione della griglia e la rimozione dei materiali accumulati saranno quindi elementi decisivi per verificare la reale utilità dell’impianto. Il Comune ha già organizzato un incontro con il Consorzio proprio per definire
questi aspetti. E, secondo quanto riferito da Arpi, sarebbe finalmente arrivata anche l’alimentazione elettrica necessaria. “Sembra essere arrivata la corrente finalmente dall’Enel e quindi siamo pronti a condividere la convenzione con il Consorzio”, ha spiegato il sindaco. • Riccardo Musacco
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La Fenice Summer Cup scende in campo per la ricerca
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o sport che si trasforma in solidarietà e l’impegno dei giovani che diventa sostegno concreto alla ricerca. È questo il significato della visita del vicesindaco di Santa Maria di Sala, Daniel Basso, insieme ai ragazzi del Gruppo Sportivo Fenice Caselle, alla Fondazione Città della Speranza, dove è stato consegnato l’incasso devoluto in beneficenza della Fenice Summer Cup per un ammontare di 1000 Euro. Ad accogliere la delegazione è stata Stefania Fochesato fundraiser della Fondazione, che ha accompagnato i giovani alla scoperta della realtà della Fondazione e del lavoro svolto quotidianamente all’interno della Torre della Ricerca, uno dei poli più avanzati in Italia nel campo della ricerca scientifica. La visita ha permesso ai ragazzi di conoscere più da vicino l’attività dei numerosi giovani ricercatori impegnati ogni giorno nello studio e nella ricerca, dando un significato ancora più concreto alla scelta di destinare parte del ricavato della manifestazione a una causa di grande valore sociale. Protagonisti dell’iniziativa sono stati Tancredi Petrin, Davide Gallo, Nicolò Favero ed Enrico Carraro, giovani di Caselle che, attraverso la Fenice Summer Cup, hanno unito passione sportiva, entusiasmo e attenzione alla comunità. L’iniziativa rappresenta così un esempio di come una manifestazione sportiva possa andare oltre il risultato sul campo e diventare occasione di partecipazione e cittadinanza attiva. Un
messaggio particolarmente significativo anche per le nuove generazioni, chiamate non soltanto a guardare al futuro, ma a essere già oggi parte attiva della comunità. La consegna alla Fondazione Città della Speranza ha quindi chiuso idealmente il percorso della Summer Cup, trasformando l’energia e la passione di una giornata di sport in un aiuto concreto alla ricerca. Un gesto che ha raccolto l’apprezzamento dell’amministrazione comunale e che conferma il valore di iniziative capaci di mettere insieme sport, giovani e solidarietà. • (R.M.)
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L’esperienza. Le consigliere comunali Sara Gardin e Silvia Casari impegnate in un progetto internazionale
QUATTRO GIORNI PER COSTRUIRE LA PACE C i sono esperienze dalle quali, in qualche modo, non si torna completamente. Per Sara Gardin e Silvia Casari, consigliere comunali di Santa Maria di Sala, quattro giorni a Odessa hanno trasformato la parola pace da concetto lontano a responsabilità concreta. A fine agosto hanno partecipato alla missione “Adesso, Odesa”, promossa dal MEAN – Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, insieme a circa 130 rappresentanti della società civile italiana ed europea. La partenza è stata possibile grazie all’invito di Paolo Della Rocca, portavoce della Rete per la Pace della Riviera del Brenta. “Siamo partite pensando di portare la nostra presenza – raccontano – e siamo tornate con la consapevolezza della differenza tra parlare di
pace da remoto e scegliere di esserci”. La guerra, a Odessa, entra nella quotidianità. Lo hanno capito soprattutto durante una notte, quando una sirena ha interrotto il sonno e il gruppo è stato invitato a raggiungere il rifugio. Circa 25 persone, provenienti da diverse parti d’Italia, si sono ritrovate insieme ad aspettare. “In quel momento siamo semplicemente persone che condividono la stessa paura e la stessa domanda: quando finirà?”. Durante la missione non sono mancati il volontariato e gli incontri con amministratori locali, associazioni e cittadini. La delegazione ha contribuito alla realizzazione di reti antidrone e coperte mimetiche destinate ai militari ucraini, confrontandosi anche sul ruolo che le comunità locali possono avere nella costruzione di solidarietà e relazioni. A
colpire, però, è stata soprattutto la capacità di Odessa di continuare a vivere. Sirene e musica, paura e voglia di stare insieme convivono nella stessa città. Le consigliere raccontano anche momenti di convivialità, musica e persino balli in piazza con cittadini ucraini. Non una dimenticanza della guerra, ma un modo per non permetterle di occupare ogni spazio della vita. Il flash mob per la pace, accompagnato da canti italiani e ucraini fino alla scalinata Potëmkin, ha chiuso idealmente il percorso. Da qui la riflessione sulla proposta del MEAN dei Corpi Civili di Pace Europei, come strumento di prevenzione, mediazione, protezione e ricostruzione. “La società civile non è spettatrice. Può esserci, ascoltare, creare relazioni e costruire ponti”. Ora l’obiettivo è riportare questa esperienza a Santa Maria di Sala e trasformarla in impegno. “Non possiamo fermare una guerra dal nostro territorio – concludono – ma possiamo scegliere di non essere indifferenti. Perché la guerra separa, mentre le relazioni fanno esattamente il contrario”.
Caterina Gallo da record
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i è concluso con un bilancio di grande soddisfazione il 64º Campionato Italiano Targa di Canegrate 2026 per gli Arcieri San Marco di Stigliano. A rappresentare la società sono stati Giacomo Cuogo, Caterina Gallo e Riccardo Fedalto, protagonisti di una competizione di alto livello. A brillare è stata soprattutto Caterina Gallo, capace di conquistare la medaglia di bronzo nel compound junior femminile e di centrare per il quarto anno consecutivo la qualificazione agli Assoluti. Un risultato che conferma la costante crescita della giovane arciera. Ottima anche la prova di Riccardo Fedalto, quarto classificato nel compound junior maschile, mentre Giacomo Cuogo ha chiuso al ventesimo posto nel compound senior maschile, in una gara che vedeva al via 46 atleti. Il risultato più prestigioso è arrivato però nel mixed team junior. Caterina Gallo e Riccardo Fedalto, qualificatisi al primo posto, hanno superato in semifinale gli Arcieri delle Frecce Azzurre per 151-144, prima di imporsi in finale sugli Arcieri di Rotaio con il punteggio di 157-151. Un successo che vale l’oro italiano e soprattutto il nuovo record nazionale, migliorato di ben cinque punti. Una prestazione da incorniciare per la coppia e per tutta la comunità salese. • (R.M.)
• Riccardo Musacco
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Bilancio. I dati preoccupanti del Miranese: danni ingenti per l’agricoltura
LA SICCITÀ PEGGIORE DAL 2022 P eggio del 2022. I danni causati dalla siccità e dalle temperature anomale nell’area del Veneziano superano i dati negativi del peggiore anno del millennio. Fino a -50% per il mais, -40% per la soia, -20% per le orticole e la frutta solo per quanto riguarda il Miranese, con pezzature particolarmente piccole e non sempre di ottima qualità. “Una congiuntura complicata – sottolinea Cia Veneto – Le piogge sono tardive, arrivando al termine dello sviluppo vegetativo di granoturco e orticole. Non sono dunque sufficienti a porre rimedio
ad una situazione già largamente compromessa”. Male, in particolare, i fagiolini; mentre i pomodori non sono cresciuti a regola d’arte. Proprio in questi giorni Cia Veneto sta raccogliendo le segnalazioni dei danneggiamenti subìti dalle imprese agricole della Regione e i dati del Miranese sono in linea. “Sono centinaia le aziende in difficoltà – spiega il presidente di Cia Veneto, Giorgio Puppin – Nei mesi scorsi hanno investito migliaia di euro tra acquisto delle piantine, spese per l’irrigazione, di energia elettrica e di materie prime agricole. Adesso si trovano a dover fare i conti con perdite importanti”. Nel frattempo è stato attivato Agricat, il fondo mutualistico nazionale che interviene in caso di eventi avversi. Sono previsti rimborsi ad hoc qualora i danni registrati siano superiori al 20% rispetto alla produzione media storica della singola azienda. A tal riguardo Cia si sta muovendo nelle sedi opportune per assicurare ancora maggiori risorse (quelle previste sono insufficienti). “Ormai portare avanti
un’attività agricola è una scommessa – prosegue il presidente – Sempre di più esiste il rischio d’impresa, che peraltro non dipende dal titolare, piuttosto dal meteo. Siamo in balìa dei cambiamenti climatici”. Fra le proposte avanzate da Cia Veneto, la realizzazione di appositi bacini e invasi in grado di trattenere l’acqua quando è in abbondanza o al verificarsi di forti nubifragi, per poter poi rilasciarla all’occorrenza. “Posto che quest’estate i Consorzi di bonifica hanno svolto un lavoro eccellente, garantendo la risorsa idrica ai terreni agricoli pure nelle fasi più critiche, va comunque fatto un ragionamento di più ampio respiro. Occorrono opere idrauliche finalizzate ad assicurare la continuità dell’attività agricola”. “Questa è la nuova normalità – conclude – Le Istituzioni sono tenute a mettere il primario in cima all’agenda politica. Altrimenti il tessuto economico-sociale locale sarà destinato a perdere pezzi”. • Nome Cognome
Spinea rinnova parchi e spazi pubblici
P
rosegue il programma di interventi dedicato alla riqualificazione dell’arredo urbano di Spinea. Questa estate sono state posizionate nuove panchine in diversi punti della città: due lungo il percorso pedonale che va da piazza Cortina al distretto di via Murano; quattro al Parco De Curtis; due al Parco di via Luneo, fronte Casetta dei Libri. È inoltre atteso il prossimo intervento di Veritas per il posizionamento di 35 nuovi cestini grandi, che saranno distribuiti in diverse zone della città, tra cui il Parco di via Luneo, lungo il Rio Cimetto, via Roma, a Crea e a Fornase. Sempre a fine estate, è stata infine attivata l’illuminazione nei pressi del camminamento lungo l’invaso in via Giussani. “Stiamo portando avanti una programmazione precisa per migliorare e rendere sempre più accoglienti
gli spazi pubblici della nostra città – sottolinea l’Assessore all’Ambiente Paolo Barbiero –. Panchine e cestini sono elementi semplici ma importanti per la qualità degli spazi urbani e per favorire una maggiore fruibilità e cura delle aree verdi e dei percorsi pedonali. Gli interventi proseguiranno anche nei primi mesi autunnali con l’obiettivo di interessare progressivamente diverse zone di Spinea”. Le aree verdi, a partire dal parco Nuove Gemme, sono una delle zone nelle quali i residenti hanno chiesto maggiore urgenza negli interventi perché, nonostante siano ovviamente molto frequentate dai residenti, negli ultimi anni a detta dei cittadini sono state fin troppo trascurate, fino a diventare spesso solo luogo di ritrovo di sbandati. • (M.T.)
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Parrocchia. La comunità festeggia una delle sue personalità religiose più conosciute
FRA BRUNO MIELE: CINQUANT’ANNI DI SACERDOZIO C inquant’anni di sacerdozio celebrati tornando alle proprie radici. Domenica 13 settembre 2026 la parrocchia di Santa Maria Bertilla di Spinea ha festeggiato il cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale di fra Bruno Miele, frate minore francescano, che proprio a Santa Bertilla ha vissuto gli anni della giovinezza e maturato la propria vocazione. La celebrazione si è inserita nella tradizionale Festa degli Anniversari della parrocchia e per fra Bruno è stato un ritorno particolarmente significativo. Nato in una famiglia numerosa, quinto di otto figli, è cresciuto a Spinea in un ambiente profondamente legato alla vita parrocchiale e alla fede. Due fratelli maggiori, don Antonio e don Giuseppe Miele, avevano scelto la vita sacerdotale tra i Salesiani. Bruno, invece, entrò direttamente nel seminario francescano dei Frati Minori, iniziando
un percorso che lo portò nei seminari di Chiampo e Lonigo, quindi ad Assisi per l’anno di noviziato e a San Bernardino di Verona per gli studi teologici. Durante gli anni della formazione svolse anche esperienze pastorali a Lentiai, mentre nel settembre 1976, all’età di 25 anni, venne ordinato sacerdote nella chiesa di Santa Bertilla a Spinea, allora guidata dal parroco don Lino. Da quel momento è iniziato un ministero che ha attraversato mezzo secolo e numerose esperienze pastorali. Fra Bruno ricorda in particolare 22 anni dedicati alla pastorale vocazionale con i giovani, 12 anni nel servizio della Fraternità provinciale dei Frati Minori del Veneto e Friuli, tre anni nel santuario di Chiampo e tre anni nella parrocchia di Cordenons. Da dieci anni vive nel convento francescano di Santa Croce a Villa Verucchio, in provincia di Rimini, proseguendo in
Romagna il proprio cammino religioso e pastorale. La giornata di Spinea ha avuto anche il sapore di un grande ritrovo familiare nel segno delle vocazioni. Accanto a fra
Bruno sono infatti arrivati i fratelli don Antonio Miele e don Giuseppe Miele, entrambi salesiani, oltre a don Marcello, cugino di primo grado, e don Renzo Miele, salesiano e cugino di secondo
grado, le sorelle suor Bertilla Codato, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, e suor Silvana Codato, delle Dorotee, entrambe cugine di primo grado di fra Bruno. A loro si aggiunge suor Stefania Vivian, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, cugina di secondo grado. Per il francescano il traguardo dei cinquanta anni di sacerdozio si accompagna quest’anno anche a quello dei 75 anni di vita. Nel ripercorrere la propria storia, fra Bruno la legge soprattutto alla luce della Provvidenza: dagli anni della formazione al lungo impegno con i giovani, dalla vita nelle diverse fraternità francescane fino all’attuale esperienza in Romagna, un cammino scandito dagli incontri, dalle comunità e dalle persone conosciute e accompagnate. • Massimo Tonizzo
Alzheimer, una comunità che ascolta e sostiene
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na comunità che ascolta, informa e sostiene. È questo il messaggio emerso dall’incontro dedicato all’Alzheimer ospitato qualche settimana fa al Centro Servizi Anziani San Giuseppe Caburlotto, dove è stato presentato il libro “Un tempo piccolo – Continuare a essere famiglia con l’Alzheimer precoce”. Un appuntamento intenso, che ha messo in dialogo esperienza, competenza scientifica e impegno istituzionale. Particolarmente significativa la testimonianza di Michela Morutto, coautrice del volume e caregiver familiare, che ha raccontato il percorso quotidiano accanto a una persona colpita da Alzheimer precoce, off rendo uno sguardo diretto sulla malattia e sulle difficoltà che coinvolgono non solo chi ne è affetto, ma
l’intero nucleo familiare. A portare il contributo scientifico è stato il dottor Nicola Veronese, geriatra dell’ULSS 3 Serenis-
sima, che ha approfondito gli aspetti legati alla prevenzione, alla conoscenza della malattia e alla necessità di affrontarla attraverso strumenti adeguati e una rete di supporto. Per il Comune di Spinea sono intervenuti il vicesindaco Emanuele Ditadi, per i saluti istituzionali, e l’assessora alle Politiche Sociali Loredana Mainardi, che ha sottolineato il valore dell’incontro tra sapere scientifico ed esperienza quotidiana. “Mettere insieme questi due sguardi è particolarmente importante – ha evidenziato Mainardi –: da una parte la competenza e la conoscenza, dall’altra l’esperienza quotidiana di chi vive la malattia accanto a una persona cara”. L’assessora ha ribadito l’impegno dell’Amministrazione nel costruire una comunità capace di non lasciare sole le persone più fragili e le loro famiglie,
attraverso informazione, prevenzione, servizi e occasioni di incontro, ma anche promuovendo una vera cultura dell’ascolto e della vicinanza. L’appuntamento ha inaugurato il calendario di iniziative promosso dal Comune di Spinea in occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, in collaborazione con l’Associazione Alzheimer Venezia e la Biblioteca Comunale, con il patrocinio dell’A zienda ULSS 3 Serenissima. Il programma proseguirà nelle prossime settimane con momenti di informazione, screening della memoria, percorsi di potenziamento cognitivo e una proiezione cinematografica prevista per il 20 ottobre. • (R.V.)
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09 → 13 DIC Andrea Pennacchi PREDATORI DI PIANURA
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La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
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uttavia, questo asse non è esente da scossoni. Ampie fasce della maggioranza guardano con aperto biasimo a questa politica dell’abbraccio, temendo l’annacquamento dell’identità di governo e l’eccessiva concessione di agibilità politica
al centrosinistra. Allo stesso modo, all’interno della minoranza non mancano i malumori di chi invoca un’opposizione più dura e priva di sconti. Di fronte alle resistenze delle rispettive basi, resta da chiedersi se questo lavoro a quattro mani sia solo una parentesi contingente o se
possa trasformarsi nel prototipo di un nuovo schema di alleanza istituzionale per il futuro. Se il metodo Veneto saprà resistere ai logoramenti tattici, la “Stefanildo” potrebbe davvero riscrivere le regole del gioco e la geografia politica della regione.
Tempo di scelte. L’intesa con il Governo per i primi trasferimenti di competenze e la complessa mediazione tra etica e medicina
AUTONOMIA E FINE VITA, DUPLICE SVOLTA STEFANI: “RISULTATI CHE FANNO LA STORIA” I l Veneto ha segnato il passo su due tra i temi più complessi e dibattuti dell’agenda politica e sociale: il via libera definitivo agli schemi di intesa per l’Autonomia differenziata e l’approvazione delle modifiche alla legge di iniziativa popolare sul fine vita. Due partite cruciali sulle quali il presidente della, Alberto Stefani, ha impresso una direzione precisa, improntata da un lato all’accelerazione sull’inquadramento costituzionale e dall’altro alla tutela dei principi etici.
Per l’autonomia ora il passaggio in Consiglio dei Ministri e il voto il Parlamento Sul fronte dell’Autonomia differenziata, il voto favorevole del Consiglio regionale al testo d’intesa siglato tra la Giunta regionale e il Governo rappresenta una tappa fondamentale che chiude la fase istruttoria veneta e proietta la pratica verso il Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Un traguardo che il governatore Stefani ha salutato con soddisfazione, richiamando l’esito del referendum del 2017 e la lunga gestazione del percorso istituzionale. “Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso”, dichiara il Presidente Alberto Stefani. “I Veneti
stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta”. Stefani ha voluto sottolineare il lavoro svolto dalla maggioranza consiliare, ribadendo come la delega di maggiori competenze su materie strategiche — quali Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Tutela della salute e Coordinamento della finanza pubblica — costituisca un’opportunità oggettiva per l’efficienza dei servizi erogati ai cittadini. “Siamo giunti alla nuova tappa di un percorso che è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti”, prosegue il Governatore. “Stiamo scaldando i motori perché siamo pronti a fare da ‘apripista’. Quando sono stato relatore della legge quadro in Parlamento ho vissuto oltre 300 ore di interventi ostruzionistici del Centrosinistra, fatti appositamente per bloccare questa riforma con l’accusa di provocare disparità e vantaggi ingiustificati a favore del Veneto. Sono convinto, invece, che l’autonomia sia una scelta di responsabilità e trasparenza che
Alberto Stefani
non spacca l’Italia e può rivelarsi strategica per tutti i territori. L’articolo 5 della nostra Costituzione, infatti, dice che la Repubblica ‘riconosce e promuove le autonomie locali’. È un principio cardine della Repubblica che abbiamo il dovere di realizzare. Se la riforma porterà a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra e capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia può portare al nostro territorio”. Parallelamente alla partita autonomista, il Consiglio regionale si è confrontato con la delicata proposta di legge d’iniziativa popolare “Liberi Subito” inerente al suicidio medicalmente assistito. L’approvazione del provvedimento è arrivata a seguito di una mediazione condotta dallo stesso
Stefani, concretizzatasi in una serie di emendamenti vincolanti intesi a riequilibrare il testo normativo nel quadro della giurisprudenza della Corte Costituzionale. “Nulla è più importante della dignità
“Vogliamo assicurare a tutti i veneti l’accesso alle cure palliative” della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”, sottolinea il presidente nel commentare l’esito della votazione. “Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla
stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”. L’impianto correttivo voluto dalla presidenza introduce paletti precisi all’interno dell’iter procedurale, stabilendo la priorità assoluta dell’accesso alle cure palliative e l’istituzione di nuovi organi consultivi. “Il mio obiettivo è semplice: assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste”, chiarisce Stefani. “Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza. Nello specifico, gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito, l’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale, e la priorità alle cure palliative con l’obbligo di informazione della possibilità di avvalersi delle stesse nel momento della richiesta”. • Redazione laPiazza
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Il caso. Federalismo energetico e il nodo delle concessioni per il controllo delle reti e delle derivazioni idroelettriche
La sfida delle multiutility: direttive europee, scelte di Governo e vantaggi per i territori L a partita per il controllo delle reti di distribuzione elettrica e delle grandi derivazioni idroelettriche rappresenta uno degli snodi economici, politici e infrastrutturali più complessi e decisivi per il futuro del Veneto e del suo tessuto produttivo. In questo scenario articolato, le multiutility venete si stanno compattando con forza per chiedere la possibilità di accedere al mercato della gestione delle infrastrutture attraverso la regolare indizione delle gare d’appalto, puntando a superare una condizione di monopolio storico che vede da decenni il gruppo Enel nel ruolo di operatore quasi esclusivo sul territorio. Al centro di questo acceso scontro d’interessi si colloca la posizione del Governo centrale, chiamato a decidere se spalancare le porte alla concorrenza oppure concedere un rinnovo automatico e prolungato in favore dell’incumbent nazionale. Da un lato, l’esecutivo avverte la tentazione di garantire la continuità operativa a un colosso strategico come Enel, ipotizzando proroghe alle concessioni
storiche che vengono periodicamente discusse nell’ambito delle norme inserite nella legge Finanziaria o nei decreti collegati alla politica energetica. Questa scelta risponderebbe prevalentemente a esigenze di stabilizzazione dei grandi asset strategici e a dinamiche di cassa nazionali. Dall’altro lato, la spinta verso la proroga si scontra in modo frontale e ineludibile con i principi cardine dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, fondato sul rispetto della concorrenza, sulla trasparenza delle procedure di evidenza pubblica e sulla libera circolazione dei servizi nel mercato unico. La giurisprudenza europea e nazionale ha infatti ribadito a più riprese che le concessioni di beni pubblici strategici e limitati, come le reti energetiche e i bacini idrici, non possono essere attribuite a tempo indeterminato né prorogate per via legislativa senza incorrere in gravissime violazioni del diritto comunitario. L’obbligo di effettuare le gare pubbliche scaturisce quindi dalla necessità inderogabile di rispettare le
direttive UE, pena l’apertura di onerose procedure d’infrazione e il potenziale blocco dei finanziamenti europei legati alle riforme e all’ammodernamento infrastrutturale. Di fronte a questo quadro, la classe politica veneta, supportata dalle amministrazioni locali e dai sindaci del territorio, assume una posizione molto chiara a sostegno delle aziende energetiche locali e dell’autonomia gestionale. Tra le forze politiche regionali emerge una diffusa convergenza nell’abbracciare la visione del cosiddetto federalismo energetico, inteso come il diritto-dovere delle istituzioni territoriali di valorizzare le proprie risorse naturali e infrastrutturali a diretto vantaggio della comunità locale. Consentire alle multiutility del Veneto di contendersi la gestione delle reti attraverso procedure di gara equa significherebbe infatti generare ricadute economiche ed operative straordinarie per il territorio. Tra i benefici più rilevanti evidenziati dai sostenitori della gestione locale figura il ridimensionamento dei costi energetici
con la prospettiva di applicare bollette più leggere: i dividendi, gli utili d’impresa e i canoni di concessione generati dalle reti non andrebbero infatti a rimpolpare le casse di gruppi centralizzati, ma rimarrebbero circoscritti all’interno del circuito economico regionale, permettendo agli enti locali di redistribuire il valore prodotto attraverso agevolazioni tariffarie per le famiglie e le imprese. A ciò si aggiunge il vantaggio determinante legato alla qualità delle manutenzioni e degli investimenti di sviluppo. Una presenza capillare e radicata, tipica delle utility
del territorio, garantisce una conoscenza diretta del suolo e delle sue criticità, favorendo interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della rete elettrica e idrica molto più tempestivi e mirati. In una stagione segnata da crescenti sfide climatiche e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica, la vicinanza dell’operatore si traduce in una maggiore resilienza dell’intero sistema energetico, trasformando il federalismo da astrazione politica a concreto strumento di sviluppo e competitività per la comunità veneta.
VENETO VERSO IL BIGLIETTO UNICO NEI TRASPORTI: DALLA REGIONE 2,1 MILIONI PER I PAGAMENTI CONTACTLESS
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a Giunta regionale del Veneto compie un fondamentale passo avanti verso la svolta digitale del trasporto pubblico locale. Su proposta dell’Assessore ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici, Diego Ruzza, è stato approvato uno stanziamento di 2 milioni e 90 mila euro destinato alla società Infrastrutture Venete Srl. Le risorse serviranno a sviluppare una piattaforma digitale unica, capace di far dialogare i sistemi di pagamento contactless di tutti gli operatori del territorio. Il funzionamento del nuovo modello è improntato alla massima semplicità: ai viaggiatori basterà effettuare un “tap” a bordo di
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qualsiasi mezzo — tra gomma e ferro — con la propria carta di credito o debito (circuito EMV) per spostarsi liberamente. Il sistema centrale provvederà a raccogliere i dati, aggregare la spesa e applicare la tariffa corretta, superando la necessità di acquistare preventivamente titoli di viaggio cartacei. La fase operativa entrerà nel vivo nel 2027 con l’installazione dei nuovi validatori, mentre il lancio ufficiale dell’infrastruttura integrata è previsto per il 2028. Entusiasta il commento dell’assessore Diego Ruzza, che evidenzia la portata strategica dell’intervento: “Questo progetto sarà in grado
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di abilitare e governare l’utilizzo dei pagamenti contactless nel trasporto pubblico locale, raccogliendo e normalizzando i flussi degli operatori del nostro TPL e creando di fatto un sistema unico di pagamento per l’utilizzo di tutti i servizi del trasporto pubblico locale, superando la frammentazione dei sistemi locali, garantendo continuità operativa ai sistemi esistenti e introducendo un livello centrale capace di orchestrare e monitorare i flussi del territorio regionale e di abilitare le eventuali agevolazioni tariffarie. Ora si viaggia velocemente verso un futuro che migliorerà la gestione dell’intero sistema e soprattutto semplificherà la vita agli utenti”.
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Il dibattito. Maggioranza per la valorizzazione del territorio, ma le opposizioni denunciano la mancanza di fondi
LEGGE SULLA PIANURA VENETA: È SCONTRO SULL’EFFETTIVA UTILITÀ DEL PROVVEDIMENTO I l Consiglio regionale del Veneto ha dato il via libera alla nuova legge per la promozione e la valorizzazione del paesaggio della Pianura Veneta. La proposta, firmata dal consigliere Filippo Rigo (Lega-LV) in veste di primo firmatario e relatore, è passata a maggioranza con 31 voti favorevoli e 15 contrari, intercettando il sostegno compatto del centrodestra e sollevando, al contempo, un acceso dibattito politico in aula sulla sua effettiva utilità. La legge mira a tutelare e rilanciare le risorse naturali, paesaggistiche ed socioeconomiche di un territorio che copre oltre la metà della superficie regionale. Tra i punti qualificanti del provvedimento figura l’istituzione della “Giornata regionale per la Pianura Veneta”, fissata per l’11 novembre in coincidenza con la ricorrenza di San Martino, data fondamentale per la storia contadina locale. L’impianto normativo prevede inoltre contributi finanziari ai Comuni, la promozione del cicloturismo, delle ippovie e degli
itinerari enogastronomici, oltre a percorsi educativi nelle scuole per sensibilizzare i giovani. Piena soddisfazione per l’approvazione è stata espressa da Filippo Rigo: “La Pianura Veneta costituisce il cuore geografico, economico e sociale della nostra regione. Con questa legge diamo il via a un percorso concreto per promuovere un mosaico straordinario che rappresenta l’identità del nostro territorio. Non ci limitiamo a celebrare la pianura, ma definiamo una strategia di sviluppo sostenibile grazie al confronto continuo con Comuni, associazioni e Pro Loco”. L’iniziativa ha raccolto il supporto di diversi esponenti della maggioranza, tra cui Giorgia Bedin e Roberto Marcato (Lega-LV), Morena Martini (Stefani Presidente), il vicepresidente della Giunta Lucas Pavanetto e i capigruppo Alberto Bozza (Forza Italia), Riccardo Szumski (Resistere Veneto) e Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica). Risoluta, di contro, l’opposizione delle forze di minoranza, che hanno
Filippo Rigo
votato in modo compatto contro il provvedimento. A guidare le critiche è stata la vicepresidente della Sesta commissione e correlatrice di minoranza, Monica Sambo (Partito Democratico), che ha denunciato l’assenza di interventi concreti per
Monica Sambo
l’ambiente: “Nessuno mette in discussione il valore della Pianura Veneta, ciò che contestiamo è il metodo e l’assoluta inefficacia di questa legge, che si riduce all’ennesima operazione di facciata priva di contenuti reali. Si finanzia la comunicazione, la realtà
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aumentata e le app, ma dei 620 mila euro di risorse previste non si spende un solo euro per la rinaturalizzazione delle aree degradate, la tutela delle risorgive o la piantumazione. In una regione che resta la seconda in Italia per consumo di suolo, parlare di valorizzazione del paesaggio senza bloccare la cementificazione è un mero esercizio di greenwashing”. Sulla stessa linea si sono espressi i consiglieri dem Paolo Galeano — che ha definito la norma “uno slogan povero di contenuti” —, Alessandro Del Bianco e Jonatan Montanariello. Dure contestazioni sono giunte anche dal capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato, che ha accusato la maggioranza di voler tutelare “un paesaggio distrutto dal cemento”, oltre che dai capigruppo Flavio Baldan (M5S) e Nicolò Rocco (Riformisti Veneti in Azione). Infine, Stefano Valdegamberi (Gruppo misto - Futuro Nazionale) ha auspicato misure urbanistiche più incisive per una reale tutela del territorio.
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L’intervista. L’amministratore delegato di CBC, iniziativa partita a Jesolo da 3 soci, punta a rivoluzionare il litorale
ALESSANDRO BERTON: “LE SPIAGGE VENETE DEL FUTURO SARANNO APERTE TUTTO L’ANNO” L e spiagge venete accolgono ogni anno milioni di turisti da tutta Europa. Jesolo è da sempre il cuore pulsante dell’eco-sistema delle spiagge venete. Una sorta di “Miami Made in Italy” che è esplosa negli anni ’80 tra discoteche, sole, spiagge e sapore di sale. Il mondo balneare però sta vivendo una rivoluzione, come ci ha raccontato Alessandro Berton, amministratore delegato di Cbc Srl, iniziativa partita da 3 soci fondatori (Berton, la famiglia Menazza e Moretti Polegato) e che oggi è una realtà in piena espansione con 50 soci. Alessandro, partiamo da questa nuova avventura. Spiegaci cos’è CBC Srl. Bisogna fare una premessa. Il Comune di Jesolo ha deciso di attuare un nuovo
Tu da sempre ripeti un mantra: “meno ombrelloni, più qualità”. Immagino che questa sia la vostra direzione… Assolutamente. Per noi “meno ombrelloni e più qualità” significa mettere l’ospite al centro. Il turismo deve intercettare bisogni che cambiano. Così come sono cambiati gli alberghi e le strutture ricettive, devono evolvere anche le spiagge. Dopo una fase preparatoria, quest’anno è iniziata la realizzazione concreta delle opere. Oltre il 40% dell’investimento è già stato completato e quella che molti definiscono la “spiaggia del futuro” prende forma. Una spiaggia che offrire servizi più evoluti: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi
“Servizi più evoluti per vivere le località balneari in tutte le stagioni: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi” Piano dell’Arenile, uno strumento urbanistico che disegna lo sviluppo dell’asset più importante di qualsiasi località balneare: la spiaggia. Questo nuovo piano nasce dall’esigenza di far vivere Jesolo per tutto l’anno e non solo d’estate. Da qui prende forma il nostro progetto, che è molto ambizioso. Ad oggi rappresenta il più rilevante progetto di finanza applicato al demanio marittimo mai realizzato in Italia, con un investimento di quasi 10 milioni di euro. L’obiettivo è dare concreta attuazione agli indirizzi del Piano dell’Arenile, aumentando progressivamente la qualità dell’offerta.
come le junior lounge, con personale qualificato e servizi di babysitting che permettano anche ai genitori di ritagliarsi momenti di relax. E poi, soprattutto, pensiamo a una spiaggia che possa essere vissuta tutto l’anno. In uno scenario di questo tipo immagino che saranno le idee e le persone a fare la differenza. Le persone hanno un ruolo centrale. Mi piace ripetere che dietro ogni progetto ci sono sempre le persone. Oggi si parla molto di AI e di tecnologia, strumenti importanti e attuali, ma il motore del cambiamento è rappresentato dalle persone. Vogliamo creare strutture
Alessandro Berton
all’aria aperta capaci di accogliere tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche, dallo stato di salute o dalla capacità di spesa. In una bella giornata di ottobre o di marzo si può trascorrere una giornata al mare utilizzando servizi di qualità: palestre per il CrossFit, campi da padel, spogliatoi con acqua calda, bagni tecnologici. Stiamo proponendo un nuovo modo di concepire uno spazio pubblico dato in concessione ai privati. Una spiaggia che non sia utilizzata solo d’estate, ma che diventi un luogo di aggregazione e benessere per tutto l’anno. Quali benefici può portare questo tipo di investimento al territorio? L’impatto è molto rilevante. Nel nostro caso parliamo di circa un chilometro di spiaggia, da Piazza Mazzini a Piazza Brescia, nel cuore di Jesolo. Un investimento di questo tipo produce
una riqualificazione urbanistica e territoriale importante. I vantaggi riguardano anche i residenti. Significa avere una città più bella, più moderna e più funzionale. Possiamo parlare di una vera e propria “rigenerazione del demanio marittimo”, con effetti destinati a rimanere nel tempo. E i clienti come sono cambiati in questi anni? Io mi occupo di turismo da sempre e ricordo quando, da ragazzo, vedevo arrivare le famiglie da Milano con la Ritmo che trascorrevano un mese in appartamento. Oggi i soggiorni sono più brevi. C’è più attenzione alla spesa e questo dipende anche dal contesto economico. Le persone valutano con più attenzione come impiegare il proprio budget. Questo ha generato discussioni e polemiche, tuttavia i numeri raccontano una realtà in salute.
Chi ha investito negli anni successivi al Covid, chi ha riqualificato le strutture e migliorato i servizi, continua a lavorare bene. Proviamo a fare un bilancio di quest’estate: che cosa cerca oggi il turista? Per chi negli anni ha continuato a investire e ad aggiornarsi la stagione è andata bene. Certo, oggi il turista vuole scegliere in modo consapevole. Prima di spendere per una cena, una vacanza o una giornata in spiaggia valuta ciò che riceve in cambio. Per questo bisogna saper accogliere pubblici diversi. Noi offriamo postazioni accessibili e servizi premium per chi cerca un’esperienza esclusiva, ma anche postazioni smart da 20 euro. L’importante è costruire un’offerta ampia e di qualità. In definitiva, qual è la sfida dei prossimi anni? Continuare a investire nella qualità, nell’innovazione e nelle persone. La spiaggia del futuro sarà più inclusiva, più accessibile, più sostenibile e soprattutto più vissuta. Non soltanto durante l’estate, ma ogni volta che il mare saprà off rire un’esperienza piacevole a chi sceglierà di viverlo. • Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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DESPAR
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Eccellenze. Despar Nord porta a Made in Malga i sapori e le produzioni del territorio
IL GUSTO DEL TERRITORIO, UNA STORIA DA CONDIVIDERE Despar Nord rinnova la partecipazione alla rassegna di Asiago: degustazioni, formaggi di malga e prodotti selezionati per raccontare il valore delle eccellenze locali e di chi ogni giorno le produce
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nche quest’anno Despar Nord rinnova il proprio sostegno a Made in Malga, la rassegna nazionale dedicata ai formaggi e ai prodotti della montagna in programma ad Asiago nei due weekend dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre. Un appuntamento ormai consolidato per il marchio dell’Abete, che nella manifestazione riconosce un’importante occasione per raccontare uno dei valori che da sempre ne caratterizzano la presenza sul territorio: la vicinanza alle produzioni locali e alle persone che, attraverso il proprio lavoro, custodiscono e tramandano sapori, saperi e tradizioni. Tra masterclass, degustazioni, incontri, mostre mercato e appuntamenti diffusi nel centro di Asiago, Made in Malga porta ogni anno migliaia di visitatori alla scoperta della cultura gastronomica della montagna. Un patrimonio che Despar Nord contribuisce a valorizzare ogni giorno anche
nei propri punti vendita, attraverso la selezione e la presenza a scaffale di numerose eccellenze locali e regionali. Durante i due fine settimana della manifestazione, Despar sarà presente il sabato e la domenica con uno spazio dedicato a TANN, il Centro Carni e Salumi di Despar Nord, dove il pubblico potrà conoscere e degustare la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, realizzata con carne 100% italiana e una lista di ingredienti essenziale. A completare la presenza del marchio dell’Abete sarà un momento interamente dedicato alle eccellenze casearie della montagna. Domenica 6 settembre alle ore 11.00, all’Hotel Paradiso di Asiago, Despar proporrà infatti la masterclass “Alla scoperta dei formaggi di malga selezionati da Despar – Il gusto autentico delle nostre montagne”. Un viaggio tra sapori e territori che porterà in degustazione Mezzano e
Stravecchio Malga Verde di Fattoria Cortese, Monte Veronese DOP Allevo di Malga de La Casara Roncolato Romano e Cuor di Fassa Latte di Malga, accompagnati da una selezione di vini dell’arco alpino: Kerner Alto Adige DOC, Lagrein Alto Adige DOC e Ferrari Trentodoc. Un’occasione per scoprire non soltanto prodotti di grande qualità, ma anche le storie, le competenze e il lavoro dei produttori
che li rendono possibili. È proprio da questa volontà di valorizzare le realtà agroalimentari locali che nasce “Sapori del Territorio”, il progetto con cui Despar Nord da oltre dieci anni seleziona e porta sugli scaffali le produzioni più rappresentative delle aree in cui è presente. Un percorso che oggi raccoglie oltre 4.000 referenze realizzate da più di 600 produttori locali, costruendo un legame diretto
tra chi produce, i punti vendita e le comunità. La partecipazione a Made in Malga si inserisce così nel più ampio impegno di Despar Nord per sostenere le filiere locali e valorizzare le eccellenze dei territori in cui è presente, favorendo l’incontro tra produttori e consumatori e contribuendo a mantenere vive identità e tradizioni che rappresentano una ricchezza per le comunità.
TANN, dove filiera e innovazione diventano sinonimo di qualità
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ui competenze specialistiche, innovazione e ricerca si integrano con una particolare attenzione alla selezione e alla provenienza delle materie prime. Despar Nord ha infatti sviluppato accordi diretti con macelli italiani di medie e piccole dimensioni, riducendo i passaggi intermedi e rafforzando tracciabilità e controllo lungo la filiera. Tecnologie all’avanguardia e un elevato livello di automazione consentono inoltre di rendere più efficienti le lavorazioni, ridurre gli sprechi e garantire elevati standard qualitativi e igienico-sanitari. Da questo percorso nasce anche la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, arrivata nei punti vendita nell’estate 2026: prodotti realizzati con carne 100% italiana, senza nitriti e nitrati aggiunti e con una lista di ingredienti essenziale. Un progetto che racconta la volontà di Despar Nord di coniugare controllo della filiera, innovazione e ricerca per offrire prodotti sempre più attenti a qualità, trasparenza e origine delle materie prime.
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on-line: www.lapiazzaweb.it •Rubriche •Salute
Case della Comunità, parte la campagna del Veneto
F
ar conoscere le Case della Comunità, spiegare quali servizi offrono e accompagnare i cittadini verso un utilizzo più consapevole della sanità territoriale. È questo l’obiettivo della nuova campagna di comunicazione lanciata dalla Regione del Veneto e presentata al Lido di Venezia, allo stand regionale della Mostra del Cinema all’Hotel Excelsior. Un progetto che punta su un linguaggio semplice, diretto e anche ironico, affidandosi a testimonial conosciuti per raggiungere un pubblico il più possibile ampio. Il cuore della campagna sono tre spot video, costruiti attorno a storie e protagonisti differenti, ma con un unico messaggio: le Case della Comunità devono diventare un punto di riferimento concreto per i cittadini e una porta di accesso più appropriata ai servizi sanitari. Accanto agli spot saranno utilizzati materiali informativi sul territorio, strumenti digitali, stampa ed emittenti televisive locali. La campagna interesserà tutte le Ulss venete e, in una seconda fase, sarà adattata alle caratteristiche dei singoli territori, con informazio-
ni sulla localizzazione delle strutture e sui servizi disponibili. Nel primo filmato il presidente della Regione Alberto Stefani dialoga con Barutz, interprete dell’iconica “nonna Marisa”. Con un tono leggero, il messaggio è quello di invitare i cittadini a scegliere in maniera consapevole il servizio sanitario a cui rivolgersi, evitando di considerare l’ospedale come risposta automatica a ogni necessità. Il secondo spot ha invece come protagonisti l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, cardiochirurgo di fama internazionale, e Mirko Bernardinello, primo paziente in Italia sottoposto a trapianto da donatore a cuore fermo proprio per mano del professor Gerosa. L’incontro avviene all’interno di una Casa della Comunità, dove Bernardinello si reca per un controllo. Una storia personale utilizzata per mostrare concretamente come le nuove strutture possano offrire risposte mirate e appropriate ai bisogni di salute. La terza protagonista è Georgette Polizzi, artista e influencer, che racconta la propria esperienza con la sclerosi multipla e il ruo-
lo del Fascicolo Sanitario Elettronico nella gestione delle informazioni e dei percorsi di cura. Proprio il FSE rappresenta uno degli strumenti che la campagna vuole contribuire a far conoscere e utilizzare maggiormente. Ma la comunicazione non riguarda soltanto le nuove strutture. Tra gli obiettivi c’è anche la diffusione del 116117, il numero unico per le richieste di assistenza sanitaria non urgente. Un servizio che la Regione intende valorizzare per orientare i cittadini verso la risposta più appropriata e contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. La campagna nasce anche dai risultati di un sondaggio sulla percezione della sanità territoriale. Il 80 per cento degli intervistati dichiara di aver utilizzato i servizi sanitari pubblici negli ultimi dodici mesi, mentre il 57 per cento ritiene che la sanità territoriale riesca a rispondere ai propri bisogni. Il problema principale riguarda però la conoscenza delle Case della Comunità: il 43 per cento ne ha sentito parlare, ma soltanto il 24 per cento conosce quella più vicina al proprio territorio. Allo stesso tempo emerge una forte disponibilità a utilizzarle: il 67 per cento dei cittadini lo farebbe se fosse presente nel proprio Comune, mentre l’80 per cento giudica positivamente la loro realizzazione e l’81 per cento ritiene necessario continuare a investire nella sanità territoriale. Numeri che spiegano la scelta della Regione di affiancare alla realizzazione delle
strutture una vera e propria operazione di informazione. In Veneto sono 102 le Case della Comunità complessivamente progettate nell’ambito del PNRR e del modello definito dal decreto ministeriale 77 del 2022. Al 30 giugno 2026 risultano completate 99 strutture, superando l’obiettivo nazionale assegnato alla Regione. All’interno delle Case della Comunità possono trovare spazio medici, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e altre professionalità. I cittadini possono ricevere informazioni e orientamento attraverso il Punto Unico di Accesso, prenotare prestazioni tramite il Cup, effettuare esami diagnostici di base e accedere, secondo l’organizzazione dei diversi territori, a visite specialistiche, servizi infermieristici, prelievi, programmi di prevenzione, screening e vaccinazioni. Le strutture sono inoltre collegate ai percorsi di assistenza domiciliare e alla presa in carico integrata della persona. «Conclusa la fase di realizzazione delle 99 strutture – sottolinea l’assessore alla Sanità Gino Gerosa – è ora fondamentale farle conoscere al massimo tra la popolazione». La sfida, dunque, entra ora nella fase della conoscenza. Perché le Case della Comunità non siano soltanto strutture realizzate, ma diventino davvero luoghi conosciuti e utilizzati dai cittadini, all’interno di un sistema sanitario sempre più orientato alla prossimità. Riccardo Musacco
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28 Prevenzione. Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, fa il punto sui contagi in Veneto e spiega come difendersi
West Nile, allarme zanzare a Padova: «Non bisogna avere paura, ma proteggersi»
S
alute, ambiente e sicurezza alimentare sono temi molto più vicini tra loro di quanto si possa pensare. A occuparsi di questo intreccio, sul territorio del Triveneto, è anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, realtà con sede centrale nell’area di Padova e una rete di strutture periferiche distribuite nelle province di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. A guidare l’istituto è la dottoressa Antonia Ricci, direttrice generale di un ente che conta circa 650 dipendenti e che svolge attività che vanno ben oltre il controllo della salute degli animali. L’Istituto, infatti, si occupa anche di sicurezza degli alimenti destinati all’uomo, di ambiente, ricerca e prevenzione, seguendo la filiera agroalimentare dal campo alla tavola. Ed è proprio sul fronte della prevenzione che nell’ultimo periodo l’attenzione è concentrata sulla West Nile, malattia trasmessa dalle zanzare che ha fatto registrare diversi casi anche in Veneto e che interessa direttamente il territorio padovano.
«Non ci si deve preoccupare – spiega Ricci -. Soprattutto non dobbiamo preoccuparci noi che facciamo questo mestiere, ma essere attenti e cercare di evitare che queste malattie diventino pericolose per le persone». La West Nile non si trasmette direttamente da persona a persona: il principale veicolo sono le zanzare infette. Per questo il monitoraggio degli insetti è una delle attività fondamentali dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. In tutto il Triveneto vengono utilizzate trappole per catturare e analizzare le zanzare. Gli entomologi identificano le specie presenti e verificano anche la presenza del virus West Nile e di altri agenti patogeni trasmessi dagli insetti. E i dati raccolti mostrano una presenza del virus nelle zanzare piuttosto elevata. Una situazione che, secondo la direttrice dell’Istituto, non rappresenta una sorpresa considerando le condizioni climatiche di questa stagione. Il caldo e la siccità possono infatti creare condizioni favorevoli alla
circolazione del virus. In particolare, la scarsità d’acqua può spingere le zanzare a cercare piccoli ristagni più vicini alle abitazioni e quindi alle persone. Sul fronte dei contagi umani, in Veneto i casi sono attualmente circa 73. Un numero che, osserva Ricci, è inferiore rispetto ad alcune annate precedenti, ma che deve essere valutato considerando la stagionalità della malattia: il picco dei casi si registra generalmente nel mese di settembre. La parola d’ordine, quindi, è prevenzione. E non riguarda soltanto le amministrazioni pubbliche. «Bisogna proteggersi dalla puntura delle zanzare», sottolinea Ricci, ri-
cordando l’importanza dei repellenti e delle misure per impedire la proliferazione degli insetti. Un ruolo importante spetta anche ai cittadini. I Comuni intervengono nelle aree pubbliche, ma nei cortili e negli spazi privati la prevenzione dipende in larga parte dai singoli. È fondamentale trattare i tombini con prodotti larvicidi ed eliminare i ristagni d’acqua, anche quelli apparentemente insignificanti. Un esempio semplice riguarda i sottovasi delle piante: svuotarli regolarmente significa togliere alle zanzare uno dei luoghi in cui possono riprodursi. «Sembra una banalità – osserva la direttrice – ma vuotare i sottovasi delle nostre piante sui poggioli ci aiuta tantissimo a ridurre la presenza delle zanzare». La West Nile, però, non è l’unica minaccia legata alle zanzare. Sul territorio possono circolare anche altri virus, tra cui Chikungunya, Usutu e Toscana virus. Per questo l’attività di sorveglianza non si limita a un singolo agente patogeno. Il principio che guida questo lavoro è
quello della One Health, un approccio che considera strettamente collegati la salute dell’uomo, quella degli animali e la tutela dell’ambiente. Lo stesso approccio riguarda anche un altro elemento fondamentale degli ecosistemi: le api. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è infatti Centro di referenza nazionale per la salute delle api e svolge un’attività specifica di ricerca e sorveglianza in questo settore. Anche gli alveari devono fare i conti con parassiti e nuovi rischi sanitari, alcuni dei quali possono arrivare da altre parti del mondo. Anche in questo caso, secondo Ricci, i cambiamenti climatici possono contribuire a modificare lo scenario. Al momento non vengono segnalate situazioni particolarmente preoccupanti, ma la prevenzione resta fondamentale. L’attività dell’Istituto comprende anche la cooperazione internazionale, con l’obiettivo di aiutare i Paesi in cui determinati rischi sono già presenti a sviluppare strumenti efficaci per identificarli e controllarli. Vincenzo Gottardo
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29 L’investimento. Al via il cantiere per la nuova sede del servizio per le dipendenze
Mirano, dopo 30 anni parte il nuovo SerD
T
rent’anni di attesa, poi finalmente il cantiere. A Mirano è partito il conto alla rovescia per il nuovo SerD, il servizio dell’Ulss 3 Serenissima dedicato alle persone con problemi di dipendenza. I lavori sono iniziati oggi e dovranno essere completati in 240 giorni, con l’obiettivo di consegnare la struttura nella primavera del 2027. L’investimento sfiora i due milioni di euro e porterà alla realizzazione di un edificio completamente nuovo, destinato a sostituire l’attuale sede, considerata ormai insufficiente e inadeguata rispetto alle esigenze del servizio. A dare ufficialmente il via ai lavori è stato il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Massimo Zuin, durante un sopralluogo nell’area destinata alla nuova struttura, alla presenza degli operatori e delle autorità locali. «La nuova struttura sorgerà qui», ha spiegato Zuin mostrando i progetti esecutivi. L’area si trova non lontano dall’attuale SerD e dall’ospedale cittadino. Prima sarà demolito l’edificio oggi inutilizzato, un immobile che in passato aveva ospitato altre attività sanitarie. Al
suo posto nascerà un nuovo spazio di oltre 500 metri quadrati destinato ai servizi. Il cronoprogramma è particolarmente serrato. «Siamo impegnati a concluderlo dopo tanta attesa, in soli otto mesi di lavoro a cominciare da oggi», ha sottolineato il direttore generale, indicando nella primavera del prossimo anno il momento previsto per l’entrata in funzione della nuova sede. Non sarà soltanto un edificio più grande. Il progetto punta infatti
a modificare radicalmente anche la qualità degli ambienti nei quali operatori e utenti si incontrano ogni giorno. La nuova struttura sarà sviluppata su un unico piano, con una pianta trapezoidale e senza barriere architettoniche. Una scelta progettuale pensata per rendere gli spazi accessibili e funzionali. Sulla copertura piana troveranno posto gli impianti necessari al funzionamento dell’edificio, compresi i pannelli fotovoltaici, con l’obiettivo di con-
tenere i consumi energetici. «La nuova struttura si inserirà correttamente nel contesto urbanistico preesistente, contribuendo al progressivo sviluppo di un’area di qualità», ha spiegato Peter Francis Casagrande, responsabile dei Servizi tecnici dell’Ulss 3 Serenissima. Anche per chi lavora all’interno del SerD il nuovo edificio rappresenta un cambiamento atteso da tempo. La sede comprenderà una zona dedicata all’attesa e all’accettazione, una sala polivalente per le attività comuni, sette ambulatori destinati a medici, psicologi e assistenti sociali, oltre agli studi per gli operatori e ai locali di servizio. «Credo sia fondamentale fare questo salto di qualità», ha sottolineato Laura Suardi, responsabile del SerD dell’Ulss 3. Gli spazi, ha spiegato, permetteranno finalmente agli operatori di lavorare in un ambiente adeguato, ma avranno anche un valore importante per le persone che si rivolgono al servizio. Perché in un settore ancora segnato dallo stigma sociale, anche l’ambiente nel quale si viene accolti può diventare parte del percorso di cura. «Un luogo accogliente e gradevole sia il primo ingrediente per
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una presa in carico efficace», ha osservato Suardi, sottolineando l’importanza di una struttura che non abbia bisogno di nascondersi, ma che possa presentarsi come uno spazio dignitoso e aperto alla comunità. Il sopralluogo che ha segnato l’avvio del cantiere ha riunito anche il direttore dei Servizi sociosanitari Antonio Maritati e le principali autorità del territorio. Presenti il sindaco di Mirano Tiziano Baggio, il presidente della Conferenza dei Sindaci Andrea Martellato e i consiglieri regionali Matteo Baldan e Alessio Morosin. Da tutti è arrivato il riconoscimento per il lavoro preparatorio svolto finora e, soprattutto, l’auspicio che i tempi previsti vengano rispettati. Dopo tre decenni di attesa, il calendario è dunque già fissato: 240 giorni per trasformare un’area oggi occupata da un edificio inutilizzato in un nuovo presidio sanitario. L’obiettivo è arrivare alla primavera 2027 con un SerD più grande, accessibile e moderno, ma soprattutto con uno spazio pensato per togliere dal percorso di cura almeno una delle barriere che spesso accompagnano le dipendenze: quella dello stigma.
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30 L’insediamento. Gino Crivellari prenderà la guida del reparto raccogliendo il testimone del dottor Rosetti
Ulss3 Serenissima, un nuovo primario per l’Oncologia di Chioggia Super lavoro per le cicogne a Chioggia:
U
n ritorno a casa, con un importante bagaglio professionale maturato in alcune delle principali realtà oncologiche del Veneto. È Gino Crivellari, classe 1976, il nuovo primario dell’Oncologia dell’Ospedale di Chioggia. Specialista proveniente dall’Istituto Oncologico Veneto di Padova, Crivellari si insedierà alla guida del reparto all’inizio di ottobre, portando con sé un’esperienza costruita in oltre un decennio di attività nel settore. «Lo accogliamo nella squadra ampia dell’Ulss 3 Serenissima e nell’Ospedale di quella che è anche la sua città», sottolinea il direttore generale Massimo Zuin, ricordando le origini chioggiotte del nuovo primario. Per Zuin, l’arrivo di Crivellari rappresenta «un’altra buona notizia» per l’ospedale e per l’azienda sanitaria, con l’obiettivo di mettere a disposizione della cittadinanza le competenze acquisite e rafforzare il lavoro in sinergia tra gli specialisti. Laureato e specializzato all’università di Padova, Crivellari è in servizio dal 2013 allo IOV, dove ha ricoperto un incarico di dirigente medico ad altissima specializzazione. Prima dell’esperienza all’Istituto Oncologico Veneto aveva la-
vorato anche per alcuni anni nei reparti di Oncologia degli ospedali di Mestre e Venezia, maturando così una conoscenza articolata della realtà sanitaria del territorio. Il nuovo primario ha una particolare esperienza nel trattamento delle neoplasie del distretto gastrointestinale e si è occupato anche di tumori ereditari su base genetica. Un profilo specialistico che si accompagna all’attività in ambito scientifico: Crivellari è attualmente segretario del gruppo di lavoro nazionale dell’AIOM, la società scientifica degli specialisti di oncologia, impegnato nella stesura delle linee guida per la cura delle neoplasie della tiroide. Ora per lui si apre una nuova fase professionale proprio nella città dove è
nato. Crivellari raccoglierà il testimone del dottor Rosetti, chiamato alla guida dell’Oncologia dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre, e ha voluto sottolineare il valore del lavoro costruito negli anni precedenti a Chioggia. «Colgo con orgoglio e con impegno l’eredità del dottor Rosetti, che tanto ha saputo costruire nell’Ospedale di Chioggia», afferma il nuovo primario. Un’eredità fatta di «buone pratiche» e di un’équipe di collaboratori che Crivellari definisce eccellente e alla quale intende dare il proprio contributo. «Sono nato a Chioggia, anche se fin qui non ho avuto l’occasione di lavorare nel nostro Ospedale, mi sento a casa», racconta. Il nuovo incarico partirà dunque nel segno della continuità, ma anche con l’intenzione di mettere a disposizione del reparto le esperienze maturate allo IOV e nelle altre strutture in cui ha lavorato. Al centro ci sarà soprattutto il lavoro di squadra. «Sono pronto a prendere il testimone alla guida di un’équipe in cui la collaborazione tra professionisti è il marchio distintivo», conclude Crivellari. Riccardo Musacco
cinque nati in una sola notte
Una notte da record per l’Ospedale di Chioggia, dove tra giovedì 10 e venerdì 11 settembre le cicogne hanno volato più volte sopra la città. Sono venuti al mondo infatti cinque bambini nel giro di poco più di cinque ore. Una vera e propria staffetta di fiocchi, con una nascita all’incirca ogni ora, che ha visto alternarsi tre bambine e due bambini, tutti con parto naturale e in buone condizioni di salute. Giorgio, arrivato alle 22.25 con un peso di 3 chili e 570 grammi. A mezzanotte e 51 minuti è toccato a Irene, 3 chili e 320 grammi, quindi alle 2.19 è nato Denis Gabriel, il più pesante della compagnia con i suoi 4 chili e 10 grammi. Alle 3.29 è arrivata Sofia, 4 chili e 130 grammi, mentre alle 3.46 ha chiuso la serie Gazhal, 3 chili e 530 grammi. Cinque nascite così ravvicinate rappresentano un record per il Punto nascita chioggiotto e hanno trasformato la notte in un intenso lavoro per le équipe di Ostetricia e Pediatria. Un superlavoro affrontato con professionalità dal personale, chiamato a gestire una sequenza insolita di parti nell’arco di poche ore. Ora i cinque piccoli sono tutti insieme nel Nido della Pediatria, in attesa delle dimissioni, mentre per le loro famiglie quella notte resterà inevitabilmente impressa nella memoria. Un evento che ha portato una ventata di festa anche all’interno dell’ospedale e che viene salutato dall’Ulss 3 Serenissima come un segnale particolarmente positivo. «Queste cinque nascite così ravvicinate costituiscono un evento bellissimo e di ottimo auspicio», commenta il direttore generale dell’azienda sociosanitaria veneziana Massimo Zuin. Il direttore ha ringraziato le équipe di Ostetricia e Pediatria, sottolineando come abbiano affrontato «in emergenza questo splendido superlavoro», e ha rivolto gli auguri alle famiglie che hanno scelto il Punto nascita di Chioggia. Un record che arriva inoltre in un Punto nascita completamente rinnovato e che rafforza il legame tra la struttura e il territorio. Anche il sindaco di Chioggia Mauro Armelao ha voluto salutare i cinque nuovi cittadini: «Siamo orgogliosi di questi nuovi cinque cittadini arrivati tutti in una notte». Per il primo cittadino, il Punto nascita, affiancato dall’unica struttura di Procreazione medicalmente assistita presente nella provincia veneziana, continua a rappresentare un riferimento importante per il territorio. «Queste nascite sono il segno di una città vitale e della sua voglia di confermarsi una delle comunità più importanti e vive del Veneto», conclude Armelao.
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