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del Delta
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SETTEMBRE 2026
Periodico d’informazione locale - Anno XXXIII n. 194
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ll comandante Marco Merlin racconta come cambia il lavoro del Comando a Rosolina
Energia, il Veneto sfida il monopolio e punta sulle multiutility del territorio
Case della Comunità, dopo le opere parte la campagna di comunicazione
pag. 13
I
n Veneto si respira un clima politico singolare, lontano dai toni esasperati dello scontro ideologico. Tra Palazzo Balbi e i banchi dell’opposizione guidata da Giovanni Manildo si è consolidato un feeling istituzionale così palese da spingere gli osservatori, fin dalla campagna elettorale, a coniare la crasi “Stefanildo”. Una definizione nata per sottolineare non solo lo stile felpato e dialogante dei due protagonisti, ma anche una marcata sovrapposizione nei programmi e nella visione del territorio. Le prime conferme di questa sintonia non si sono fatte attendere. Sul terreno dei diritti e delle risposte sociali, maggioranza e opposizione hanno trovato convergenze significative, concretizzate in provvedimenti dal forte impatto etico e comunitario come la legge sui caregiver e il delicato dossier sul fine vita. Un’intesa culminata nell’ormai celebre “patto dell’acciuga”, l’incontro informale tra il presidente della Giunta Alberto Stefani e il leader dell’opposizione Manildo. Un vertice a tavola che ha formalizzato la volontà di superare i muri contrapposti per costruire percorsi legislativi condivisi.
DA ROSOLINA A PORTO VIRO, ECCO COME LA SCUOLA È CAMBIATA servizi alle pag. 4-5
PORTO TOLLE, È SCONTRO SULLA LEGGE SPECIALE PER IL DELTA
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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE
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SCUOLE, DOPPIA SFIDA: INVERNO DEMOGRAFICO E SPINTA ALL’INNOVAZIONE
La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
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uanto successo tra gli scanni del Consiglio regionale del Veneto travalica i confini della regione. L’approvazione del provvedimento sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito ha rotto la barriera dei posizionamenti ideologici predefiniti. Il voto a maggioranza trasversale ha stabilito un principio di realtà: la regolamentazione di tempi, verifiche ed erogazioni per chi si trova in condizioni di sofferenza irreversibile non è una concessione etica, ma un dovere organizzativo delle strutture pubbliche. segue a pag. 3
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FACCIAMO IL PUNTO
del Delta
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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE • Nicola Stievano Segue da pag. 1
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RIAPERTI I CENTRI SOLLIEVO NEL DELTA
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ornano operativi i Centri Sollievo dedicati alle persone con decadimento cognitivo e alle loro famiglie. Gestiti dall’associazione Officine Sociali, sono attivi ad Adria, Ariano nel Polesine, Porto Tolle, Porto Viro, Rosolina e Taglio di Po. Sei punti di riferimento nei quali personale specializzato e volontari accolgono le persone fragili e, contemporaneamente, offrono alcune ore di respiro a chi se ne prende cura ogni giorno. “Non ce la faccio più”. Quattro parole che molti familiari hanno pensato o pronunciato almeno una volta, ma che spesso restano dentro le case, insieme alla stanchezza e alla sensazione di dover affrontare tutto da soli. “I Centri Sollievo vogliono essere una risposta concreta proprio a quel “non ce la faccio più” che tante famiglie ci confidano e che altre continuano a vivere in silenzio – sottolinea Marinella Mantovani, presidente di Officine Sociali –. Dietro una persona malata di decadimento cognitivo c’è quasi sempre qualcuno che se ne prende cura ogni giorno, spesso rinunciando al proprio tempo e modificando completamente la propria vita. Chiedere aiuto non significa arrendersi e nessuno dovrebbe essere lasciato solo ad affrontare tutto questo”. Il sollievo è concreto. Mentre la persona viene accolta in un ambiente protetto, seguita da personale specializzato, psicologa, educatrice e volontari formati, partecipando ad attività ludiche, di socializzazione e stimolazione cognitiva, il caregiver può ritagliarsi alcune ore per una commissione, una visita o semplicemente per recuperare energie. “Prendersi cura di chi cura deve diventare parte integrante del modo in cui una comunità affronta le fragilità – prosegue Mantovani –. La permanenza a domicilio di una persona malata è importante, ma non può significare lasciare sulle spalle delle famiglie tutto il peso dell’assistenza”. “Una famiglia non dovrebbe essere costretta ad arrivare al limite prima di trovare una porta alla quale bussare – conclude Mantovani –. Noi vogliamo che quella porta sia aperta prima”. Per informazioni e modalità di accesso ai Centri Sollievo è possibile contattare Officine Sociali al 335 520 8410 o scrivere a officinesocialiaps@gmail.com .
Punti di riferimento per accogliere le persone con decadimento cognitivo e offrire ore di sollievo ai familiari
isalendo l’Adige, il Trentino procede invece con un’andatura diversa. Il disegno di legge giace nelle commissioni consiliari della Provincia Autonoma, frenato dalla volontà di non rincorrere l’attivismo normativo e dal tentativo di spostare il baricentro dell’attenzione sul potenziamento della rete di cure palliative. Si delineano così due approcci territoriali speculari al medesimo problema: da un lato l’inquadramento della sentenza della Corte Costituzionale sul fine vita entro un percorso amministrativo con scadenze definite per l’A zienda Sanitaria; dall’altro una cautela che preferisce attendere l’eventuale intervento del Parlamento, non fa venire meno il rischio di lasciare i cittadini e i comitati etici locali in una zona d’ombra procedurale. Questa differenza riflette una discussione pubblica che non può più essere liquidata come esercizio teorico o scontro di appartenenza. Le scelte sulla fase finale dell’esistenza appartengono alla sfera intima della persona, ma travalicano il singolo nel momento in cui investono i familiari, la responsabilità dei medici e si riverberano nella comunità. Quando il corpo sociale evita di affrontare l’argomento per timore di dividersi, delega la soluzione del dolore alla solitudine delle famiglie o alle aule dei tribunali. Il percorso però è tutt’altro che semplice e scontato.
Il merito dell’esperienza veneta, pur nella diversità delle posizioni e nelle contrapposizioni ideologiche, sta nell’aver separato la giurisdizione morale da quella gestionale. Regolamentare la procedura medica non significa incentivare una scelta, né svalutare l’importanza dell’affiancamento assistenziale o della terapia del dolore; significa prendere atto che la dignità individuale richiede certezze operative quando la vita impone decisioni definitive. La politica locale, forte dell’autonomia istituzionale di cui dispone a Venezia come a Trento, ha il compito di fornire regole trasparenti anziché risposte evasive. Dal canto suo, invece, la chiesa reclama il pieno rispetto per la vita, in ogni sua fase e condizione, ma qui entriamo in un altro ambito. Affrontare la questione con strumenti normativi chiari non è una resa culturale, ma un atto di responsabilità civile. Il dibattito aperto nelle nostre Regioni dimostra che la tutela della fragilità non si misura sulla capacità di rinviare i problemi, ma sulla disponibilità ad accompagnare le persone nell’esercizio delle proprie libertà fondamentali entro un quadro pubblico rigoroso e nel pieno rispetto della volontà di ogni individuo. Poi ciascuno deve essere libero di fare le proprie scelte, consapevole che le istituzioni non dovrebbero essere semplici controparti burocratiche.
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• Guendalina Ferro
ASCOLTA ORA del Delta è una testata giornalistica di proprietà di
ASCOLTACI IN Questa edizione raggiunge le zone di Rosolina, Porto Viro, Taglio di Po, Loreo e Porto Tolle per un numero complessivo di 11.747 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; numeSrl ro iscrizione ROC 32199
Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin - formato da 25 edizioni locali mensilmente recapitato a 575.000 famiglie del Veneto e del Trentino
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Focus scuola/1. Antisismica, antincendio, efficienza energetica e ristrutturazioni mirate
ROSOLINA INVESTE NELLE SCUOLE: INTERVENTI PER QUASI 1,7 MILIONI DI EURO Q uasi 1,7 milioni di euro per rendere le scuole di Rosolina più sicure, efficienti e accoglienti. È il valore complessivo degli interventi realizzati, avviati o programmati nei diversi plessi del territorio comunale, dall’adeguamento antisismico alla prevenzione degli incendi, fino alla sostituzione dei serramenti e al rifacimento degli spazi interni. Alla scuola “Aldo Moro” è già stata installata, in tempo per l’inizio delle lezioni, la nuova scala antincendio, per una spesa di 52.333 euro. L’edificio è inoltre interessato da un più ampio progetto da 770 mila euro destinato all’efficientamento energetico e al miglioramento antisismico. A questi lavori si aggiunge un ulteriore intervento di adeguamento antincendio, attualmente in fase di attuazione, del valore di 65.500 euro. Un investimento consistente riguarda anche la scuola “Carla Gronchi”, dove sono previsti lavori di adeguamento antisismico e antincendio per 560 mila euro. Nello stesso plesso è stata programmata la sistemazione della pavimentazione, inserita in un pacchetto di opere da 35 mila euro che comprende anche il rifacimento dei bagni riservati agli insegnanti della scuola “Marin Sanudo”. Proprio alla “Marin Sanudo” si è intervenuti anche sul fronte del risparmio energetico, attraverso la sostituzione dei serramenti. I lavori sono stati suddivisi in due stralci: il primo da 70 mila euro e il secondo da
123.143 euro. Nel complesso, le risorse destinate agli edifici scolastici raggiungono 1 milione e 676 mila euro. Un piano articolato che punta a migliorare la sicurezza strutturale e antincendio, contenere i consumi energetici e garantire ad alunni, insegnanti e personale scolastico ambienti più funzionali. Quasi 1,7 milioni di euro per rendere le scuole di Rosolina più sicure, efficienti e accoglienti. È il valore complessivo degli interventi realizzati, avviati o programmati nei diversi plessi del territorio comunale, dall’adeguamento antisismico alla prevenzione degli incendi, fino alla sostituzione dei serramenti e al rifacimento degli spazi interni. Alla scuola “Aldo Moro” è già stata installata, in tempo per l’inizio delle lezioni, la nuova scala antincendio, per una spesa di 52.333 euro. L’edificio è inoltre interessato da un più ampio progetto da 770 mila euro destinato all’efficientamento energetico e al miglioramento antisismico. A questi lavori si aggiunge un ulteriore intervento di adeguamento antincendio, attualmente in fase di attuazione, del valore di 65.500 euro. Un investimento consistente riguarda anche la scuola “Carla Gronchi”, dove sono previsti lavori di adeguamento antisismico e antincendio per 560 mila euro. Nello stesso plesso è stata programmata la sistemazione della pavimentazione, inserita in un pacchetto di opere da 35 mila euro che
comprende anche il rifacimento dei bagni riservati agli insegnanti della scuola “Marin Sanudo”. Proprio alla “Marin Sanudo” si è intervenuti anche sul fronte del risparmio energetico, attraverso la sostituzione dei serramenti. I lavori sono stati suddivisi in due stralci: il primo da 70 mila euro e il secondo da 123.143 euro. Nel complesso, le risorse destinate agli
edifici scolastici raggiungono 1 milione e 676 mila euro. Un piano articolato che punta a migliorare la sicurezza strutturale e antincendio, contenere i consumi energetici e garantire ad alunni, insegnanti e personale scolastico ambienti più funzionali • Sara Busato
Porto Viro, un milione e mezzo di euro per il nuovo asilo nido
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a scuola resta una delle priorità dell’amministrazione comunale di Porto Viro, che conferma il proprio impegno a sostegno degli istituti del territorio e annuncia un investimento da un milione e mezzo di euro per l’asilo nido. Un progetto pensato per rispondere alle esigenze delle famiglie e offrire un servizio educativo sempre più adeguato. «Abbiamo scelto di mantenere sempre aperte le porte al mondo scolastico, perché crediamo fermamente che la scuola e l’educazione siano alla base della crescita della nostra comunità», sottolinea il sindaco. Porto Viro può contare su
un’offerta formativa ampia, che accompagna bambini e ragazzi dall’infanzia fino alla scuola superiore. Nel territorio sono presenti tre scuole dell’infanzia paritarie e una pubblica, tre plessi di scuola primaria, l’Istituto comprensivo con la scuola secondaria di primo grado e l’Ites “Cristoforo Colombo”, con gli indirizzi di ragioneria e perito turistico. A queste realtà si aggiunge l’Enaip, centro di formazione professionale frequentato ogni anno da circa 300 studenti. “È una scuola che offre ai ragazzi una preparazione concreta e li accompagna con competenza verso l’ingresso nel mondo del lavoro”,
evidenzia il primo cittadino. L’amministrazione rivendica una collaborazione costante con tutti gli istituti e sottolinea il rapporto positivo con il dirigente scolastico Massimiliano Beltrame, cittadino di Porto Viro e profondo conoscitore del territorio, con la responsabile dell’Enaip Alessandra Sguitti e con la dirigente dell’Ites “Cristoforo Colombo” Lorenza Fogagnolo. “Continueremo ad ascoltare le richieste provenienti dal mondo della scuola e a fornire risposte concrete, compatibilmente con le risorse disponibili – conclude il sindaco”. Le difficoltà economiche degli enti locali sono reali, ma la scuola
rimane ai primi posti delle nostre priorità. Investire nell’educazione significa investire nei nostri ragazzi e nel futuro di Porto Viro. • (S.B.)
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5 Focus scuola/2. Nuove regole per il riorientamento alle superiori
CAMBIARE INDIRIZZO DIVENTA PIÙ FACILE
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cegliere la scuola superiore a tredici o quattordici anni non è semplice. E non sempre la decisione presa in terza media, una volta entrati davvero in classe, si rivela quella giusta. C’è chi scopre che le materie sono diverse da come le aveva immaginate, chi incontra difficoltà con il metodo o con il carico di studio e chi, dopo i primi mesi, comprende di
avere interessi e attitudini più vicini a un altro percorso. È qui che entra in gioco il riorientamento: la possibilità di ripensare la scelta compiuta e individuare un indirizzo di studi più adatto alle proprie caratteristiche, evitando che una scelta iniziale poco adatta si trasformi necessariamente in un insuccesso scolastico. A rendere più concreto questo strumento è intervenuta
la legge che ha convertito con modificazioni il decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, modificando le disposizioni che regolano i passaggi tra i diversi percorsi della scuola secondaria di secondo grado. La novità riguarda in particolare il primo biennio delle scuole superiori: entro e non oltre il 31 gennaio di ciascun anno scolastico, lo studente può chiedere l’iscrizione alla classe corrispondente di un altro indirizzo, articolazione o opzione. Nel primo biennio il passaggio avviene senza esame integrativo. È la scuola che accoglie lo studente a dover predisporre gli interventi didattici necessari per consentirgli di acquisire le conoscenze, le abilità e le competenze richieste dal nuovo percorso. Dal terzo anno, invece, cambiano le modalità e il passaggio verso un diverso percorso di studi può richiedere il superamento degli esami integrativi previsti dalla normativa. La questione, però, non è soltanto consentire a un ragazzo di cambiare scuola o indirizzo. Il punto centrale è accompagnarlo nella nuova scelta, cercando di capire le ragioni delle difficoltà incontrate e quale percorso possa rispondere meglio alle sue capacità, ai suoi interessi e alle sue aspettative. A Rovigo, per esempio, l’IIS Viola-Marchesini prevede azioni di orientamento e riorientamento degli studenti, inse-
Porto Tolle sfida l’inverno demografico
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ul sito dell’istituto, alla pagina della scuola secondaria di Scardovari, il nome è già cambiato. Non più Istituto Comprensivo, ma Istituto Omnicomprensivo di Porto Tolle: la scritta compare da qualche settimana, prima ancora che i cartelli fuori dai plessi vengano sostituiti, prima che qualcuno lo annunci ai genitori con una circolare. È il segno più visibile di un cambiamento che la Regione Veneto ha messo nero su bianco lo scorso 4 novembre, con una delibera che ridisegna l’offerta scolastica del comune del Delta. Da quest’anno scolastico, il 2026/2027, infanzia, primaria, secondaria di primo grado e — per la prima volta — anche un ciclo superiore confluiscono in un unico istituto autonomo, che accompagna gli studenti dai tre ai diciotto anni sotto la stessa sigla. L’amministrazione comunale ha scelto di non parlare di fusione. Il nuovo assetto, spiegano dal Municipio, non nasce per accorpare classi che faticano a riempirsi, ma per costruire un percorso educativo unico, capace di tenere insieme i bambini della materna e i ragazzi che un tempo, finite le medie, dovevano lasciare il comune per proseguire gli studi altrove. Il tassello più nuovo è proprio la scuola superiore: a Porto Tolle riapre, con il corso MAT, Manutenzione e Assistenza Tecnica. Il sindaco Roberto Pizzoli la definisce “una sfida ambiziosa ma fondamentale”: significa, spiega, offrire ai ragazzi opportunità concrete di formazione e lavoro a due passi da casa. È un punto che nel
rendole in un percorso più ampio volto a favorire il successo formativo e a contrastare la dispersione scolastica. L’esperienza dell’istituto mostra quanto sia importante intervenire quando emergono difficoltà legate anche alla scelta del percorso scolastico, offrendo allo studente la possibilità di trovare una strada più adeguata. A Vicenza, la rete Orienta-Insieme, che oggi riunisce 48 scuole, ha sviluppato un sistema condiviso per accompagnare gli studenti nei percorsi di riorientamento e nei passaggi tra diversi indirizzi di studio. Il percorso non si limita al trasferimento burocratico dello studente:
attraverso il confronto con il ragazzo e la famiglia si cerca di comprendere quale possa essere la scelta più adatta. Tra gli strumenti utilizzati dalla rete ci sono anche gli stage orientativi nella possibile scuola di destinazione, della durata di almeno una settimana. In questo modo il ragazzo può conoscere direttamente il nuovo ambiente, entrare in contatto con le materie e con il metodo di lavoro e capire, prima di compiere definitivamente il passaggio, se il nuovo indirizzo corrisponde realmente alle proprie aspettative. • Guendalina Ferro
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Delta pesa più che in altre zone della provincia. Le distanze tra le frazioni e i centri scolastici più grandi, a Adria o a Rovigo, si misurano in decine di chilometri di argini e strade provinciali: per una famiglia di Scardovari o di Ca’ Tiepolo, avere un ciclo di studi completo senza dover spostare i figli fuori comune non è un dettaglio amministrativo, ma la differenza tra restare e andarsene. E se la tendenza generale è quella dell’inverno demografico, a Porto Tolle sono i numeri a raccontare un’altra storia: tra le tre primarie e le due scuole medie, quest’anno gli studenti arrivano a 500. “Un numero che dà speranza”, aggiunge il sindaco Pizzoli. • (S.B.)
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PORTO VIRO
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Politica. Il Consiglio comunale chiederà al prefetto un maggiore presidio del territorio
LA CITTÀ ALZA LA GUARDIA SULLA SICUREZZA E CHIEDE PIÙ CONTROLLI SULLE STRADE C inque sequestri di veicoli, una confisca, sei sanzioni relative ai monopattini, dodici sanzioni per mancata comunicazione dell’ospitalità a seguito di controlli che hanno rilevato la presenza di persone che vivevano presso abitazioni di altri. È la prima risposta data dall’amministrazione targata Mario Mantovan, a seguito del divampare di episodi di microcriminalità a Porto Viro, che hanno destato allarme nella cittadinanza per la velocità con si sono susseguiti. Il tema della sicurezza è al centro del dibattito in città dopo che negli ultimi tempi sono emerse numerose segnalazioni da parte dei cittadini, documentate anche attraverso i social network, che descrivono situazioni di degrado e criticità nelle ore serali e notturne sul territorio di Porto Viro. Il problema è stato sollevato anche dall’opposizione consiliare. La consigliera Armida Panizzo ha rilevato: “Tra le problematiche più segnalate
vi è il comportamento di chi utilizza i monopattini elettrici senza rispettare le regole del codice della strada, o quelle che vedrebbero coinvolte persone in evidente stato di alterazione, presumibilmente dovuto all’abuso di alcol o di stupefacenti; in alcune circostanze, tali persone avrebbero addirittura inseguito delle automobili”. Dopo la convocazione di un tavolo di coordinamento con il prefetto e le forze dell’ordine affinché venga valutata l’attivazione di un servizio di controllo ad alto impatto nelle fasce orarie serali e notturne, sindaco e giunta hanno anche convocato un incontro a porte chiuse tra i consiglieri di maggioranza e minoranza. Da questo momento di confronto, un segnale concreto: le forze politiche sono concordi nel chiedere un rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine sul territorio. L’intero consiglio comunale firmerà una richiesta indirizzata al prefetto affinché Porto Viro possa contare su un maggiore supporto,
prendendo come riferimento quanto avviene in comuni vicini come Adria e Porto Tolle. “Fin dal nostro insediamento, abbiamo scelto di investire concretamente sul
territorio – ha dichiarato il sindaco – abbiamo raddoppiato l’organico della polizia locale, siamo in costante contatto con i Carabinieri e con il prefetto, avvieremo il controllo di vicinato”.
In una conferenza stampa, Stefano Permunian, consigliere di minoranza ed esponente di Fratelli d’Italia, assieme ai suoi omologhi di Lega e Forza Italia, hanno sollecitato anche il ritorno della sorveglianza privata delle Giacche Verdi, turni serali per i vigili e il potenziamento di illuminazione e videosorveglianza. Panizzo ha infine invocato maturità istituzionale e senso di responsabilità: “Questo è un tema che dovrebbe unire tutti, al di là delle appartenenze politiche, perché riguarda la qualità della vita dell’intera comunità. Sono altrettanto consapevole che un sindaco, da solo, non possa risolvere un fenomeno così complesso ma che possa farsi portavoce delle preoccupazioni dei cittadini davanti a tutte le istituzioni competenti. Questa situazione non nasce oggi e non è stata creata dall’attuale amministrazione: è una criticità ereditata, ma proprio per questo va affrontata con decisione”. • Fabio Pregnolato
POLIZIA LOCALE, RAFFORZATO IL PRESIDIO SUL TERRITORIO
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on l’ingresso di due nuovi ufficiali continua il percorso di rafforzamento della polizia locale, un impegno caro al primo cittadino Mario Mantovan fin dalla campagna elettorale. “Quando ci siamo insediati abbiamo trovato un comando in una situazione complessa - ha riflettuto il primo cittadino - Oggi, grazie a un importante lavoro di riorganizzazione e a nuove assunzioni, stiamo ricostruendo passo dopo passo un corpo sempre più forte, preparato e vicino alla comunità; avevamo già inserito due nuovi agenti nei mesi scorsi e oggi diamo il benvenuto a due nuovi ufficiali”.
Ma il lavoro non si ferma qui: è in corso l’iter per l’assunzione di altre due unità a tempo pieno e indeterminato, con l’obiettivo di continuare a investire nella sicurezza e nella presenza sul territorio. “Desidero rivolgere un sincero benvenuto ai nuovi ufficiali e ringraziare tutti gli operatori della polizia locale per l’impegno e la professionalità con cui svolgono ogni giorno il loro servizio – ancora Mantovan – Un ringraziamento particolare va al sindaco di Porto Tolle, Roberto Pizzoli, per la collaborazione istituzionale dimostrata in questi mesi, e alla comandante Michela Trombin, che ha guidato il corpo con competenza e grande senso di
responsabilità in una fase particolarmente delicata. La sicurezza non si costruisce con gli slogan, ma con le persone, gli investimenti e scelte amministrative concrete. Anche oggi Porto Viro compie un altro importante passo in questa direzione: aspettiamo ragazzi e ragazze determinati, con la voglia di mettersi al servizio della nostra città e dei nostri cittadini”. Un tema che va di pari passo con la richiesta da parte dei cittadini di più sicurezza: “Su legalità, sicurezza e rispetto delle regole la nostra amministrazione continuerà ad avere una linea chiara”. • (F.P.)
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Messaggio pubbliredazionale
Comune di Porto Viro SETTEMBRE 2026
I N F O R M A
Un benvenuto speciale ai nuovi nati della Comunità collaborazione con Banca Adria Colli Euganei rappresenta un bell’esempio di come le realtà del territorio possano lavorare insieme per sostenere le famiglie e guardare con fiducia al futuro della nostra comunità”, “Essere vicini alle famiglie e alle nuove generazioni significa per noi dare concretezza al legame con il territorio – ha precisato il Presidente Mauro Giuriolo - Il kit di Benvenuto nasce proprio con questo spirito: un piccolo gesto di attenzione che vuole accompagnare i genitori in un momento speciale della loro vita e, allo stesso tempo, testimoniare la volontà della Banca di essere presente nelle comunità in cui opera. Crediamo che sostenere le famiglie e valorizzare i giovani significhi investire nel futuro del nostro territorio”. Per Banca Adria Colli Euganei, l’iniziativa deriva dalla volontà di creare un momento semplice ma significativo per le famiglie e rappresenta una concreta espressione dei propri valori: vicinanza alle persone, attenzione alle nuove generazioni e forte appartenenza al territorio. Anche il Comune di Porto Viro conferma così il proprio impegno nel valorizzare le famiglie e nel dare un caloroso benvenuto a chi entra a far parte della comunità. Un piccolo gesto per celebrare una grande occasione: l’arrivo di una nuova vita e di un nuovo cittadino nella nostra comunità. Le famiglie saranno contattate direttamente dalla segreteria del Sindaco per fissare l’appuntamento mensile di incontro per la consegna del materiale.
Il Comune di Porto Viro e Banca Adria Colli Euganei insieme per accogliere i nuovi nati e accompagnare le giovani famiglie con un gesto concreto di vicinanza alla comunità
C
on la sottoscrizione di un accordo fra il Sindaco di Porto Viro Mario Mantovan ed il Presidente di Banca Adria Colli Euganei Mauro Giuriolo, nasce una nuova iniziativa dedicata ai neonati ed alle loro famiglie, pensata per celebrare un momento importante e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità. Il progetto, inaugurato nella mattinata di mercoledì 12 agosto presso il Comune di Porto Viro, vuole rappresentare un gesto concreto di accoglienza, vicinanza e attenzione alle giovani famiglie, attraverso una collaborazione tra istituzioni e una banca profondamente legata al territorio. I genitori dei nuovi nati residenti nel Comune di Porto Viro sono invitati a recarsi presso il Municipio, per ricevere un attestato di “Benvenuto alla Vita nella Comunità” e un quadro ricordo, quale simbolo dell’accoglienza del nuovo cittadino e del legame con la comunità in cui cresce. Riceveranno inoltre un utile omaggio ed un invito a recarsi presso la Filiale di Porto Viro di Banca Adria Colli Euganei per ricevere il “Kit di Benvenuto”, costituito da prodotti utili tanto alla mamma quanto al bambino per accompagnarli in questo nuovo viaggio. Per il Sindaco Mario Mantovan: “Accogliere un nuovo nato significa accogliere una nuova storia e una nuova presenza nella nostra comunità. Con questa iniziativa vogliamo trasmettere alle famiglie la vicinanza dell’Amministrazione e di tutta la comunità di Porto Viro, celebrando la nascita di ogni nuovo cittadino con un gesto semplice, ma ricco di significato. La
Il sindaco di Porto Viro Mantovan e il Presidente della Banca Giuriolo
Per eventuali chiarimenti telefonare al numero 331 143 0420 Dott. Maurizio Zagato - Segretario del Sindaco
Porto Viro celebra la Patrona tra fede, cultura e comunità Porto Viro si prepara a celebrare la festa della Patrona con un programma di iniziative promosso dalla Comunità Cristiana Sinodale, con il patrocinio del Comune di Porto Viro, che quest’anno intreccia la tradizione della festa patronale con le celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi. Il calendario si aprirà venerdì 2 ottobre, in Sala Eracle, con la prese ntazi o n e della mostra dedicata a Carlo Acutis, alla quale interverrà una delle
curatrici dell’esposizione, Cailla Marzetti. La mostra sarà visitabile in Sala Eracle da sabato 3 a sabato 10 ottobre, offrendo alla cittadinanza un’occasione di approfondimento sulla figura del gio- Don Carlo Beorchia vane beato, particolarmente significativo per le nuove generazioni. Domenica 4 ottobre, festa di San Francesco, le diverse realtà parrocchiali della Comunità Cristiana Sinodale vivranno insieme la celebrazione della Santa Messa presso il Monastero delle Claris-
Piazza della Repubblica, 23 | Porto Viro (RO) |
se, in una giornata che assume un significato particolare nell’anno dell’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi. La settimana proseguirà con un appuntamento musicale: venerdì 9 ottobre sarà la volta del concerto della Banda cittadina in Sala Eracle alle ore 21, momento di festa e di partecipazione per l’intera comunità. Come riferisce don Carlo Beorchia, nuovo parroco e moderatore delle otto Parrocchie di Porto Viro, le celebrazioni culmineranno domenica 11 ottobre, con la celebrazione eucaristica del mattino dedicata a tutta la Comunità Cristiana Sinodale e alla città di Porto Viro, presso la chiesa parrocchiale di Scalon. Un programma che unisce spiritualità, cultura e tradizione e che vuole essere soprattutto un momento di incontro per
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l’intera comunità cittadina, nel segno della partecipazione e della condivisione. Assessore alla Cultura e Politiche di Genere – Marialaura Tessarin
PORTO VIRO
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Economia. L’assise consigliare chiede sostegno alla Regione
Allarme Zuccherificio: “A rischio anche trenta lavoratori del Polesine” L o stabilimento saccarifero di Pontelongo è tornato al centro del dibattito politico portovirese grazie ad una interpellanza consigliare a firma del sindaco Mario Mantovan e dei consiglieri Ivano Vianello e Giovanni Siviero. L’impianto della cittadina padovana è attivo da 115 anni e nell’ultimo periodo ha riassorbito i dipendenti del dismesso zuccherificio di Contarina. A seguito della cessione delle quote della produzione di zucchero avvenuta nel 2006 è rimasto l’unico stabilimento in Veneto e l’unico in Italia assieme a quello di Minerbio guidati da Coprob, la cooperativa di produttori bieticoltori, a sostenere la filiera italiana dello zucchero. A febbraio scorso, la stessa cooperativa ha annunciato la sospensione del ricevimento e della lavorazione della barbabietola a Pontelongo, mantenendo in funzione il solo confezionamento; l’indotto complessivo tra agricoltori, avventizi e trasportatori comprende circa un migliaio di addetti e la Regione del Veneto ha convocato un tavolo generale del comparto saccarifero per salvaguardare le maestranze coinvolte e spingere per un rilancio della filiera. Il sostegno dell’assise consigliare portovirese ha preso il via con le parole del sindaco Mantovan che ha subito puntualizzato: “La richiesta per questa interpellanza arriva dal sindaco di Pontelongo; a febbraio mi ero recato a sostenere la causa promettendo di essere al suo fianco in questa battaglia. Tra Porto Viro, Loreo e Adria, sono una trentina le persone che lavorano a Pontelongo, altrettante famiglie che potrebbero il prossimo anno trovarsi senza lavoro; alcuni di questi operai mi hanno riferito che stanno facendo manutenzione all’interno dell’impianto, la chiusura quindi non è ancora definitiva”. Dello stesso tono le parole dell’assessore Vianello: “L’annuncio della sospensione è drammatico, la Regione Veneto dovrebbe copiare dall’Emilia Romagna, che ha dato sovvenzioni e aiuti a tutti coloro che lavorano nel settore bieticolo: spero vivamente che il nostro assessore regionale all’agricoltura Dario Bond dimostri sensibilità su questo tema”. Ripercorrendo la chiusura dello stabilimento di Contarina, operativo dal 1973 al 2005, e contestualmente di diciassette dei diciannove zuccherifici della zona, il consigliere di minoranza all’epoca sindaco, Doriano Mancin, ha ricordato: “Con una delegazione andammo dall’allora assessore regionale all’agricoltura Luca
Zaia e dal presidente della provincia Saccardin; a nulla servì perché pesi politici diversi decretarono la chiusura di Contarina e la sopravvivenza di Pontelongo”. Per il consigliere di minoranza Mattia Mantovani “la Regione Veneto è attiva assieme alle organizzazioni agricole e ai sindacati: ha chiesto al Governo un tavolo di crisi nazionale, misure per ridurre i costi energetici, strumenti più efficaci per la difesa fitosanitaria delle colture e interventi per rilanciare la coltivazione della barbabietola e salvaguardare l’unica filiera dello zucchero al 100% italiana”. • Fabio Pregnolato
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La città sul tetto d’Europa grazie a Dario Mantovan
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na bellissima impresa sportiva ha portato il nome di Porto Viro a 4.634 metri di altitudine. Dario Mantovan, quarantenne portovirese, ha raggiunto la vetta della Dufourspitze, nel massiccio del Monte Rosa, seconda cima più alta delle Alpi e dell’Europa occidentale dopo il Monte Bianco. Un risultato straordinario, frutto di preparazione, sacrificio, determinazione e grande passione. Aggiungere una vetta di questa importanza al curriculum - che per Dario annovera tra le altre il Monviso, la Cima Tofana di Mezzo e la Cima Pisciadù - significa affrontare ghiacciai, creste e condizioni impegnative, mettendo alla prova corpo e mente. Dopo l’impresa, Dario è stato ricevuto in municipio dal sindaco Mario Mantovan e dall’assessore Giovanni Siviero, che si sono congratulati personalmente con lui e gli hanno consegnato il gagliardetto della città come segno di riconoscenza e dell’orgoglio della comunità. “Abbiamo ringraziato Dario per aver portato con sé, fino a 4.634 metri, il nome della nostra città e per averci regalato una bella pagina di sport portovirese. A Dario vanno i complimenti miei, dell’amministrazione comunale e di tutta Porto Viro” le parole del primo cittadino. Il picco è la cima più alta della Svizzera e delle Alpi Pennine: si trova fra la Svizzera e l’Italia ma essendo interamente in territorio svizzero, 180 metri a ovest della linea di confine, è definita il “tetto della Svizzera”. La vetta acquisì l’attuale nome nel 1863, quando il Consiglio federale decise di dedicarla al generale e cartografo dell’esercito svizzero Guillaume-Henri Dufour. • (F.P.)
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Messaggio pubbliredazionale
Comune di Porto Tolle SETTEMBRE 2026
I N F O R M A
Sindaco Pizzoli Roberto
RIVOLUZIONE SCOLASTICA A PORTO TOLLE: nasce l’Istituto Omnicomprensivo e suona la prima campanella per il MAT
P
orto Tolle (RO) – Settembre è da sempre un mese di ripartenze e nuove sfide per gli studenti, ma questo settembre per la comunità di Porto Tolle ha un sapore del tutto speciale: è il sapore di una grande vittoria condivisa. Con l’avvio dell’anno scolastico 2026/2027, infatti, prende ufficialmente vita il nuovo Istituto Omnicomprensivo, una svolta storica per la mappa educativa e formativa del territorio. Dalla fusione strategica tra il locale Istituto Comprensivo e lo storico plesso dell’ex Ipsia nasce un’unica grande scuola: un polo didattico solido, moderno e perfettamente integrato, capace di accompagnare i giovani dai 3 ai 18 anni lungo un percorso formativo continuo, valorizzante e senza interruzioni.
Dalle difficoltà all’opportunità: la rinascita dell’ex Ipsia
La nascita dell’Omnicomprensivo rappresenta la risposta concreta e lungimirante delle istituzioni locali a una sfida complessa: il calo demografico e il ridimensionamento delle iscrizioni che negli ultimi anni avevano colpito l’Ipsia, portando alla sospensione del tradizionale corso in Pesca commerciale. Anziché arrendersi al ridimensionamento, il Comune di Porto Tolle e gli organi scolastici hanno scelto di rilanciare. Il vecchio plesso, precedentemente in disuso, torna a nuova vita e gli studenti continueranno a frequentare le strutture a loro familiari, beneficiando però di una gestione unica, unificata e più efficiente, capace di ottimizzare risorse e valorizzare gli organici.
Suona la campanella per il nuovo indirizzo MAT
La novità più attesa di questo rientro in aula è senza dubbio l’avvio del percorso di studi in “Manutenzione e Assistenza Tecnica” (MAT). Con il primo suono della campanella per gli alunni del MAT, Porto Tolle restituisce forza e centralità alla formazione tecnica e professionale. L’indirizzo MAT non è stato scelto a caso: è stato progettato e cucito su misura attorno alle esigenze reali delle
di alleanze tra aziende e istituzioni rappresentano i pilastri di questo nuovo polo scolastico, nato con l’obiettivo fondamentale di valorizzare le competenze e trattenere i giovani nel proprio territorio”.
La voce della scuola: «Un’alleanza strategica per il futuro dei nostri giovani» imprese del Delta del Po. In questo modo la scuola si trasforma in un vero e proprio volano per il territorio, offrendo ai ragazzi competenze spendibili subito sul mercato del lavoro locale e garantendo alle aziende maestranze qualificate e preparate.
Un unico cammino, dall’infanzia alle superiori
Garantire continuità didattica, stabilità organizzativa e un’offerta educativa d’eccellenza che parta dai primi passi nell’infanzia fino alla maturità: è questa la visione vincente dell’Omnicomprensivo di Porto Tolle. Un modello moderno che mette al centro le esigenze delle famiglie e dei giovani, dimostrando che anche nei territori periferici si possono costruire progetti educativi.
Le parole del Sindaco e la visione del territorio
Il sindaco Roberto Pizzoli ha spiegato che, con questa importante decisione, l’amministrazione intende garantire la continuità dell’offerta educativa sul territorio e costruire un percorso formativo coerente e stabile per i giovani. Il primo cittadino ha sottolineato come la chiusura del corso sulla pesca sia stata un duro colpo per tutta la comunità, ma ha rimarcato la ferma volontà delle istituzioni di non arrendersi di fronte alla perdita dell’istruzione superiore. “Grazie a questa scelta, Porto Tolle potrà finalmente contare su una scuola unificata, efficiente e in grado di rispondere con efficacia alle sfide educative locali. L’avvio del percorso MAT rilancia così la formazione professionale nei settori chiave dell’economia del Delta: nautica, pesca, agricoltura, industria ed idraulica. Laboratori completamente rinnovati, curricoli modellati sulle reali esigenze produttive e una solida rete
Piazza Ciceruacchio, 9 - Porto Tolle (RO) |
Alla guida di questo importante progetto c’è il dirigente scolastico Silvio Antonio Junior Balta: «Ridare vita a questo luogo era un dovere verso il territorio – ha spiegato –. Questi laboratori oggi tornano a essere una risorsa strategica per i giovani e per le imprese. Il nuovo MAT nasce dal saper fare, dall’utilizzo diretto delle attrezzature e dall’obiettivo di formare tecnici qualificati e preparati. Si tratta di un percorso che rilascia un diploma quinquennale con la possibilità di proseguire gli studi all’università, garantendo un equilibrio perfetto tra materie umanistiche, scientifiche e, soprattutto, professionalizzanti». Il dirigente Balta ha inoltre ricordato come la normativa attuale consenta agli istituti professionali di modellare fino al 40% del curricolo in base alle reali necessità produttive del territorio: «Significa poter indirizzare la formazione verso i settori chiave del Delta: nautica, pesca, agricoltura, manutenzione di impianti, industria ed idraulica. Ma per ottenere risultati concreti servono alleanze solide: le aziende del territorio sono il nostro faro e saranno loro a guidarci su quali competenze costruire insieme». “Tra i banchi dei laboratori – definiti dallo stesso dirigente un vero e proprio «museo vivo», dove anche le attrezzature meno moderne continuano a insegnare con grande efficacia – si respira la consapevolezza di trovarsi a un crocevia storico”. «È una sfida educativa e sociale – ha aggiunto il dirigente – per dare ai giovani la possibilità di restare nel territorio e diventarne protagonisti. Una sfida che riguarda tutti, comprese le ragazze: la tecnologia di oggi, infatti, non richiede forza fisica ma intelligenza e competenze, rendendo questo settore aperto a loro tanto quanto ai coetanei maschi. Per arrivare fin qui è stata necessaria una grande sinergia: scuola, amministrazione comunale, imprese e mondo produttivo hanno lavorato fianco a fianco, sostenuti dalle
0426 394411 | www.comune.portotolle.ro.it
associazioni di categoria, dalle cooperative e da Confindustria Rovigo. A tutti loro va il nostro più sentito ringraziamento”.
La forza dell’apprendimento pratico
A ribadire il valore formativo di questo nuovo corso è anche la referente Linda Bonandin: “Il percorso professionale deve essere visto come una risorsa estremamente preziosa per i nostri ragazzi: rappresenta un modo concreto di apprendere, in cui la pratica gioca un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle competenze”.
L’emozione dell’Assessore alla Cultura Silvia Boscolo
L’emozione e la soddisfazione sono emerse chiaramente anche nelle parole dell’assessore alla Cultura Silvia Boscolo, che ha ricordato il lungo percorso e l’attesa per la rinascita della struttura: «Vedere questo edificio chiuso era una ferita aperta e una sconfitta per tutti noi, specie dopo i grandi investimenti fatti in passato. Oggi, invece, celebriamo un nuovo e luminoso inizio. L’Istituto Omnicomprensivo e il nuovo indirizzo MAT sono scommesse che consideriamo già vinte. Ora la sfida principale è quella da vincere insieme al territorio: questo progetto ci dona la concreta speranza che qui un futuro sia davvero possibile, offrendo ai nostri giovani l’opportunità di restare e diventare il motore trainante delle imprese locali».
Il Sindaco Pizzoli: «Celebriamo un punto di partenza per tutta la comunità»
Il sindaco Roberto Pizzoli ha sottolineato con forza il valore strategico del ritorno di un istituto professionale nel comune: «Oggi celebriamo un importante punto di partenza. Questa scuola ha dato lavoro a generazioni di ragazzi, che spesso trovavano impiego ancora prima di conseguire il diploma. Sapere che tutto questo rinasce è motivo di grandissimo orgoglio per tutti noi. Rivolgo un sentito ringraziamento al dirigente Balta, al Provveditorato, alla Provincia, alla Regione e alla dirigente Lorenza Fogagnolo per il fondamentale sostegno dimostrato. A tutti gli studenti, ai docenti e al personale scolastico va un grande in bocca al lupo: da oggi scriviamo insieme una straordinaria nuova pagina della storia di Porto Tolle!».
PORTO TOLLE
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Politica. Il sindaco Pizzoli avvia il percorso istituzionale coinvolgendo Veneto ed Emilia-Romagna
“SERVE UNA LEGGE SPECIALE PER IL DELTA DEL PO” U na legge speciale per il Delta del Po, capace di assicurare continuità amministrativa, finanziaria e programmatoria agli interventi necessari per la salvaguardia di uno dei territori più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici. È questa la proposta che il sindaco di Porto Tolle, Roberto Pizzoli, ha portato all’ attenzione attraverso una specifica mozione destinata ad avviare un percorso condiviso con i comuni del delta e le Regioni Veneto ed Emilia-Romagna. L’iniziativa nasce dopo un video-appello diffuso dal primo cittadino e punta a ottenere il riconoscimento del Delta del Po quale territorio strategico di interesse nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, la tutela della biodiversità e lo sviluppo sostenibile, promuovendo al tempo stesso una strategia nazionale e una legge speciale dedicata a quest’area. Il progetto guarda al Delta del Po come a una realtà unica nel panorama italiano ed europeo. Un territorio riconosciuto come Riserva della Biosfera MAB UNESCO, dove
convivono ecosistemi di straordinario valore ambientale e attività economiche che rappresentano eccellenze nazionali: dall’agricoltura specializzata, con produzioni come il melone, alla pesca e all’acquacoltura, fino a un turismo sempre più orientato alla sostenibilità. Secondo il sindaco, però, questo patrimonio naturale ed economico è oggi messo seriamente a rischio dagli effetti sempre più evidenti della crisi climatica. “È diventato indispensabile trovare soluzioni concrete alle criticità che investono il nostro territorio. Mi riferisco in particolare alla crisi idrica che stiamo vivendo, con la portata del Po ridotta ai minimi termini. Una situazione per la quale ho già incontrato il capo della Protezione Civile, nonché Commissario nazionale per l’emergenza idrica, Fabio Ciciliano, insieme ai nostri rappresentanti civili del territorio, per affrontare le problematiche che stanno interessando l’agricoltura e la pesca. Abbiamo eccellenze uniche, come la cozza Dop, il melone, le ostriche e le vongole, che rappresentano il valore e
l’identità economica del Delta del Po. Oggi, però, stiamo vivendo una forte carenza di approvvigionamento idrico per le nostre campagne e una situazione di sofferenza delle lagune. Quelle che in passato erano emergenze sporadiche sono diventate, negli ultimi anni, crisi effettive e strutturali, che richiedono risposte programmate e interventi duraturi”. Il primo cittadino sottolinea come la proposta non si limiti alla richiesta di nuovi finanziamenti, ma punti a costruire un quadro normativo stabile che permetta di pianificare interventi nel lungo periodo, superando la logica delle risposte emergenziali. Tra le priorità indicate figura la vivificazione delle lagune, indispensabile per garantire il ricambio delle acque, contrastare il ristagno e preservare gli habitat naturali e le attività di molluschicoltura, oltre agli interventi di difesa idraulica di un territorio che, per gran parte della sua estensione, si trova al di sotto del livello del mare. “Una legge speciale per il Delta del Po, che oggi vive veramente una problematica
Roberto Pizzoli
conseguente ai cambiamenti climatici, che finanzi la vivificazione delle lagune, che sia a difesa del territorio, una zona umida che si trova mediamente sotto al livello del mare. – sottolinea il primo cittadino -. Se non abbiamo la possibilità di salvaguardare il nostro territorio siamo destinati allo spopolamento”. La mozione rappresenta il primo passo di un percorso
istituzionale che punta a coinvolgere gli enti locali delle due regioni attraversate dal Delta, con l’obiettivo di fare squadra e ottenere dal Governo il riconoscimento di un’area considerata sempre più strategica sotto il profilo ambientale, economico e sociale. • Guendalina Ferro
Nicolasi: “Dobbiamo lavorare su proposte serie e concrete”
L
a proposta di una legge speciale per il Delta accende lo scontro politico. A intervenire è la consigliera Cosetta Nicolasi, che proprio dalle dichiarazioni del primo cittadino durante la presentazione della mozione parte per tracciare un bilancio critico degli ultimi anni. “Dopo otto anni di amministrazione Pizzoli, il sindaco ammette finalmente quello che noi denunciamo da tempo: il nostro Comune sta morendo”, afferma Nicolasi. La consigliera mette in fila le criticità: giovani che se ne vanno, pesca in crisi, turismo che fatica a offrire prospettive ai residenti, attività commerciali che chiudono, natalità ai minimi e una popolazione sempre più anziana, con ripercussioni anche su asili e scuole. Per Nicolasi, però, la richiesta di una legge speciale non rappresenta, almeno nella forma proposta dalla maggioranza, una risposta sufficiente. La consigliera parla di «propaganda»
e contesta l’assenza nella mozione di interventi concreti, chiamando in causa anche le responsabilità di chi governa da anni il territorio. Nel suo intervento Nicolasi sostiene inoltre che a livello nazionale sarebbe già stata prospettata per il Delta una linea di “declino controllato”: “Da un lato ci fanno credere che chiedono leggi speciali per la salvaguardia del nostro fragile territorio, mentre dall’altro hanno già deciso che il Delta deve morire”. La consigliera ricorda poi gli enti e gli strumenti già presenti sul territorio, dal Parco del Delta del Po al Consorzio di Bonifica, passando per Contratto di Foce, Aree Interne, Contratto di Costa e Genio Civile. “La domanda da porre al sindaco e ai nostri amministratori è una sola: cosa avete fatto voi, in questi anni, per invertire la rotta di questo declino?”. Da qui la scelta di non sostenere la mozione, pur dichiarandosi disponi-
Cosetta Nicolasi
bile a lavorare “su proposte serie e concrete che affrontino davvero i problemi del nostro Comune”. Alle accuse replica il sindaco Roberto Pizzoli, che rivendica invece la necessità di cercare risposte di lungo periodo: “Io credo che sia un dovere di chi
amministra cercare delle soluzioni strutturali per il territorio. Serve una visione. Per lei probabilmente è solo propaganda, ma per me è continuare a vivere in questo Paese. Almeno ci provo a portare qualche soluzione e non solo a lamentarmi”. Nel frattempo il tema è approdato anche in Regione Veneto con il progetto di legge n. 87, “Principi per la coesione territoriale, lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione del territorio polesano”, presentato dai consiglieri regionali Cristiano Corazzari e Riccardo Barbisan. La proposta interviene proprio su alcune delle criticità al centro del confronto a Porto Tolle – spopolamento, fragilità economiche e tenuta dei servizi – prevedendo misure rivolte anche al sostegno delle imprese e alla permanenza dei giovani sul territorio Polesano. • (G.F.)
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PORTO TOLLE
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Economia. Il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine lancia tre versioni della polpa
IL GRANCHIO BLU DEL DELTA ARRIVA SUL MERCATO IN VASETTO D a specie invasiva che ha messo in difficoltà il comparto della pesca a nuova opportunità economica per il territorio. Il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine, presieduto da Paolo Mancin, apre una nuova fase nella gestione del granchio blu con il lancio sul mercato di un prodotto destinato ai consumatori italiani ed europei: la polpa pronta, confezionata in vasetto. Il progetto è stato presentato a Scardovari di Porto Tolle alla presenza del presidente del Consorzio Paolo Mancin, di Timothy O’Reilly, fondatore di Taprobane Seafoods, società nata dalla partnership tra Atman Holdings, Taprobane Seafoods Group e il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine, e di Massimiliano Mancin, direttore dello stabilimento Granchio Blu Trading di Barricata. Il nuovo prodotto sarà disponibile in tre versioni: polpa di chela, polpa mista e filetto. La commercializzazione prevede vasetti da 225 e 450 grammi, oltre alle confezioni in busta da un chilo dedicate alla ristorazione. La distribuzione partirà dallo spaccio del Consorzio a Scardovari, per
arrivare nelle pescherie e nei ristoranti, con l’obiettivo di raggiungere anche la grande distribuzione. Un progetto che nasce dalla necessità di reagire a una crisi che ha segnato profondamente la storia recente della pesca di Porto Tolle. “Dal 2023 ad oggi, abbiamo perso oltre un terzo dei pescatori e il Consorzio ha faticato a resistere - ha ricordato Mancin -. Prima abbiamo cercato di eliminarlo, poi abbiamo capito che dovevamo cambiare strategia. Non più soltanto un nemico, ma un’opportunità”. Il cambiamento ha portato anche a una riorganizzazione delle attività. Il Consorzio, che in passato contava circa 1.500 pescatori, oggi conta 865 partite Iva, con una presenza del 40% di donne e del 60% di uomini. Circa 350 operatori pescano a Pila dedicandosi al pesce azzurro, alle ostriche e a ciò che resta della produzione di cozze e vongole, mentre gli altri continuano a operare nella Sacca degli Scardovari. La nuova produzione nasce dalla collaborazione avviata alla fine del 2024 con Taprobane Seafoods. Il granchio viene pescato tra Scardovari e Rosolina, cotto
a vapore nello stabilimento di Barricata, congelato e inviato in Sri Lanka, dove la polpa viene estratta manualmente e confezionata. Successivamente il prodotto torna nel Delta con il marchio del Consorzio, pronto per essere distribuito. I vasetti, senza conservanti né coloranti e sottoposti a pastorizzazione, avranno
una durata fino a 18 mesi in frigorifero. I preordini partiranno la prossima settimana. “È un prodotto nuovo per l’Italia e per l’Europa, pescato nelle nostre acque”, ha sottolineato Mancin, ricordando anche i primi contatti avviati ad aprile al Seafood Expo di Barcellona. Attualmente vengono conferiti tra 120 e
150 quintali di granchi al giorno, mentre lo stabilimento di Barricata potrebbe arrivare a lavorarne fino a 200 quintali. Sono circa 150 i pescatori impegnati nella cattura, con un compenso di 1,35 euro al chilo. La selezione riguarda solo gli esemplari superiori ai 150 grammi, mentre quelli più piccoli vengono rimessi in acqua fino al raggiungimento della pezzatura commerciale. Per Timothy O’Reilly il lancio rappresenta «un altro traguardo» e una conferma dell’impegno verso pescatori e comunità locali. Nello stabilimento di Barricata lavorano oggi 18 persone, dieci delle quali assunte sul territorio dallo scorso aprile. Il prossimo obiettivo è quello di riportare la lavorazione della polpa direttamente a Porto Tolle, chiudendo la filiera nel territorio. Il progetto prevede la realizzazione di un laboratorio per l’estrazione della polpa e la possibilità di creare nuove opportunità occupazionali, coinvolgendo anche le donne che sono uscite dal settore della pesca. • Guendalina Ferro
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Il bilancio. Il Comune passa da poco più di 6mila residenti a punte di 50mila presenze
MERLIN: “D’ESTATE SI MOLTIPLICANO PRATICHE, CONTROLLI E INTERVENTI”
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on sono soltanto le presenze a moltiplicarsi durante i mesi estivi a Rosolina. A crescere sono anche le pratiche, i controlli, gli accertamenti e gli interventi che ogni giorno impegnano la Polizia locale. In un Comune di poco più di 6mila residenti che durante la stagione può raggiungere punte di 50mila presenze, il lavoro del Corpo di Polizia Locale assume dimensioni paragonabili a quelle di una città molto più grande. Incidenti stradali, manifestazioni di pubblico spettacolo, mercati, controlli commerciali, abusivismo sulle spiagge, polizia edilizia e ambientale, fino agli interventi di polizia veterinaria: dietro la stagione turistica c’è un’attività operativa e amministrativa che coinvolge la Polizia locale e, spesso, diversi uffici
Marco Merlin
comunali. È questa la “città a fisarmonica” descritta dal comandante della polizia locale Marco Merlin: le esigenze aumentano rapidamente con l’arrivo dei turisti, mentre molte attività richiedono istruttorie, verifiche e accertamenti che non si esauriscono con il singolo intervento. Un esempio sono le numerose manifestazioni estive, che comportano controlli preventivi e vigilanza, con un lavoro in sinergia con l’ufficio Commercio, gli altri settori comunali e la Prefettura. Una condizione comune alle principali località turistiche italiane e che fa da sfondo alla richiesta dello status di Comunità Marina portata avanti dal G20S, network del quale Rosolina fa parte, con l’obiettivo di poter disporre di risorse e personale maggiormente commisurati
alle presenze effettive. Ad aiutare il Comando anche la tecnologia. Alle 48 telecamere di contesto già presenti ne sono state aggiunte 15, mentre i lettori targhe ai varchi sono passati da cinque a sette. La rete consente di monitorare i principali accessi e le zone sensibili del capoluogo, delle frazioni e di Rosolina Mare, con punti di controllo presso Polizia locale e Carabinieri. Prosegue inoltre il contrasto all’abbandono dei rifiuti, anche attraverso le foto-trappole ottenute grazie a un finanziamento regionale. Dai circa 120 verbali amministrativi registrati negli anni di maggiore criticità si è scesi oggi, riferisce Merlin, a circa 10-15. Un calo che il comandante riconduce ai controlli effettuati negli anni, all’utilizzo delle foto-trappole e anche all’inasprimento della normativa, che oggi prevede conseguenze penali per l’abbandono dei rifiuti. Un’attività che ha contribuito a ridurre, durante l’inverno, anche i conferimenti irregolari nelle isole ecologiche di Rosolina Mare da parte di non residenti. Con l’estate non manca l’impegno della polizia locale nei mercati rionali e mercatini serali, negli esercizi commerciali e sulle spiagge, dove vengono effettuati servizi contro il commercio abusivo anche insieme alla Guardia di Finanza, con sanzioni e sequestri cautelari della merce. Attenzione anche ai veicoli senza revisione o assicurazione, irregolarità che Merlin
segnala in aumento. Ma sicurezza non significa soltanto controllare e sanzionare. Tra gli appuntamenti serali in spiaggia si è svolta una tappa della campagna permanente per la sicurezza stradale, organizzata da ANVU – Associazione professionale Polizia Locale d’Italia – in sinergia con Federazione Motociclistica Italiana, Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada e ARCAT Veneto,
l’Associazione regionale dei Club Alcologici Territoriali. Un’iniziativa rivolta alle famiglie che, nel pieno della stagione turistica, ha affiancato all’attività di vigilanza un altro compito fondamentale della Polizia locale: la prevenzione e la sensibilizzazione sui comportamenti responsabili alla guida. • Guendalina Ferro
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Clelia Liguori conquista la selezione Polesana di Miss Mamma
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’ partita da Scardovari una delle prime selezioni nazionali di Miss Mamma Italiana 2027, il concorso di bellezza e simpatia riservato alle mamme che, giunto alla 34ª edizione, continua a coniugare spettacolo, valorizzazione della figura materna e sensibilizzazione sociale. La selezione si è svolta una domenica di agosto al ristorante Marina 70, dove le concorrenti hanno sfilato in passerella Ad aggiudicarsi la fascia di Miss Mamma Italiana è stata Clelia Liguori, 42 anni, insegnante di inglese di Adria La fascia Miss Mamma Italiana Gold, riservata alle mamme tra i 46 e i 55 anni, è stata assegnata a Chiara Crivellari, 49 anni, pescatrice di Pila di Porto Tolle. Nella categoria Evergreen, dedicata alle mamme over 56, ha prevalso Enrica Pozzato, 56 anni, commessa di Porto Viro. Nel corso della serata sono stati assegnati anche numerosi riconoscimenti speciali. Le fasce sono andate a Larisa Grachila (“Miss Mamma Radiosa”), Elisabetta Masiero (“Miss Mamma Glamour”), Valeria Chiereghin (“Miss Mamma Solare”), Giulia Gibin (“Miss Mamma Mio”), Daniela Corradin (“Miss Mamma Sorriso”), Giuseppina Sgaravato (“Miss Mamma Dolcezza”), Diana Scuccimarra (“Miss Mamma Eleganza”) e Franca Pulvirenti (“Miss Mamma Fashion”). La serata è stata condotta da Paolo Teti, ideatore e patron del
concorso, insieme a Chiara Medea, con la partecipazione delle vincitrici delle precedenti edizioni di Miss Mamma Italiana, presenti in qualità di madrine della manifestazione. Nato nel 1994 e organizzato dalla Te.Ma Spettacoli, il concorso è riservato alle mamme di età compresa tra i 25 e i 45 anni, con sezioni dedicate alle fasce Gold (46-55 anni) ed Evergreen (oltre i 56 anni). Oltre all’aspetto spettacolare, l’iniziativa sostiene l’associazione Arianne Onlus, impegnata nella sensibilizzazione sull’endometriosi, patologia cronica che interessa milioni di donne e sulla quale il concorso promuove attività di informazione e prevenzione. Le iscrizioni all’edizione 2027 sono gratuite e restano aperte per le prossime selezioni che si svolgeranno in tutta Italia. • (G.F.)
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Il caso. Il Ciass risponde punto per punto alle contestazioni dell’assessore Pregnolato
“SERVIZI GARANTITI, NESSUN PERICOLO” I l Consiglio di Amministrazione (CdA)del CIASS replica alle accuse dell’assessore di Taglio di Po Renato Pregnolato, che dopo il nuovo aumento delle rette ha chiesto le dimissioni del Direttore e dell’intero CdA. Una risposta articolata, con la quale il Consorzio respinge l’immagine di un ente in difficoltà e rassicura famiglie, ospiti e lavoratori: i servizi, sostiene, non corrono alcun pericolo. Il CIASS ricorda anzitutto che la propria attività non riguarda soltanto le tre case di riposo, nelle quali sono assistiti complessivamente 295 ospiti: 104 a Corbola, 148 a Taglio di Po e 43 ad Ariano nel Polesine. Il Consorzio gestisce anche assistenza domiciliare, pasti a domicilio, accompagnamento alle visite e punto prelievi, servizi che da oltre vent’anni costituiscono un riferimento sociale per i tre Comuni soci. Sul contestato aumento delle rette, portate a 61 euro al giorno, il CdA sottolinea che rimangono tra le più basse del Polesine, indicando in 68-70 euro la media giornaliera veneta. Respinta anche l’accusa di inattendibilità del bilancio: i conti, precisa il Consorzio, sono sottoposti al Revisore e la normativa consente adeguamenti successivi all’approvazione quando emergano nuove necessità. L’aumento legato agli adeguamenti contrattuali del personale viene quindi ricondotto al mutato quadro dei costi. La scelta di utilizzare o meno l’avanzo 2025, sulla quale Taglio di Po aveva avanzato una proposta alternativa, rientra invece nelle decisioni assunte dai Comuni soci attraverso i Sindaci. Alle critiche sui costi di cucina e lavanderia della “Madonna del Vaiolo”, il CIASS risponde ricordando che il vecchio centro cottura funzionava esclusivamente a energia elettrica, non essendo raggiunto dalla rete del metano, mentre la lavanderia richiedeva una revisione strutturale e organizzativa. La scelta viene quindi definita una razionalizzazione dei servizi. Il CdA rivendica inoltre gli investimenti effettuati nella struttura di Taglio di Po: nuova caldaia, sostituzione del condizionamento centralizzato, impermeabilizzazione della terrazza, nuovi letti e arredi e la prevista installazione di sollevatori a soffitto. Sul progetto di una Fondazione, il Consorzio precisa che lo studio preliminare fu commissionato e finanziato dal Comune di Corbola, senza costi per il CIASS. Quanto a Villa Agopiàn, i lavori di efficientamento energetico sono in capo allo stesso Comune di Corbola e finanziati con risorse comunali. Il CIASS conferma invece la disponibilità a valutare con Taglio di Po il progetto di un Centro
diurno per anziani non autosufficienti. Netta la replica anche sul presunto compenso di 130 mila euro del Direttore: secondo il CdA, il trattamento è regolato
dal CCNL e i “valori reali” sarebbero diversi da quelli indicati da Pregnolato e comunque in linea con incarichi analoghi. Riguardo alle contestazioni
sulle risorse richieste ai Comuni e sul rispetto dello Statuto, il CdA ribadisce che il CIASS opera secondo le norme statutarie e gli indirizzi dei Sindaci, garanti degli equilibri consortili. Resta infine il tema delle lamentele di alcuni familiari sulla qualità dell’assistenza. Nella replica il CdA non entra nel merito dei singoli casi, ma richiama l’attenzione sulla necessità di evitare allarmismi che possano danneggiare l’immagine dell’ente e dei servizi. La porta al confronto resta comunque aperta, purché nelle sedi istituzionali. Per il CdA, la tutela degli anziani e delle persone fragili richiede responsabilità e non può trasformarsi in terreno di scontro politico o di ricerca di visibilità personale. • Guendalina Ferro
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Le dimissioni di Renato Pregnolato
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enato Pregnolato ha rassegnato le sue dimissioni immediate e irrevocabili dalla carica di assessore comunale. La decisione, comunicata ufficialmente tramite una lettera indirizzata alla Sindaca e al Segretario Comunale, arriva a seguito di un deterioramento del rapporto di fiducia con la Sindaca stessa. Pregnolato, che aveva ricevuto la delega nel 2022, spiega nella sua lettera che la scelta è stata “obbligata” dopo che la Sindaca aveva dichiarato ad alcuni quotidiani locali, le proprie perplessità sull’operato dell’Assessore Delegato, sulla questione C.I.A.S.S. il Consorzio Isola di Ariano per i Servizi Sociali. Questo venir meno della fiducia, reso noto in modo chiaro e pubblico, ha portato Pregnolato a prendere una decisione che lui stesso definisce “non certo facile”. Nonostante le dimissioni dall’incarico di Assessore, Pregnolato ha dichiarato la volontà di continuare a svolgere il proprio ruolo di Consigliere Comunale. Ha ribadito l’impegno a sostenere l’attività del Gruppo Consiliare, con l’obiettivo di portare avanti il programma elettorale a beneficio dell’intera comunità di Taglio di Po. La vicenda apre ora nuovi scenari all’interno dell’amministrazione comunale, mentre resta da capire come verrà riorganizzata la giunta e quali saranno le ripercussioni politiche di questa scelta. • (G.F.)
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LOREO
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La donazione. Uno strumento diventa il simbolo di una collaborazione tra impresa, istituzioni e cultura
Ecco un gesto che vale una vita
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’è un modo per celebrare un anniversario che va oltre la ricorrenza. In occasione dei 45 anni di attività, EdilFerro Costruzioni Srl di Porto Viro ha scelto di donare un defibrillatore semiautomatico (DAE) al Centro Danza Loreo Asd, dotando la scuola di uno strumento salvavita fondamentale in caso di arresto cardiaco improvviso. La cerimonia si è svolta nella sala consiliare del Municipio ed è stata aperta dal sindaco Moreno Gasparini, che ha evidenziato il ruolo educativo della scuola di danza. “La danza è arte e cultura, ma è anche uno strumento di crescita per i giovani del nostro territorio. Sostenerla e farla funzionare bene significa investire sul futuro dei nostri bambini e contribuire a costruire una comunità civile e democratica”, ha affermato. Sono quindi intervenuti i consiglieri comunali Walter Bellato, Giovanni Civiero e Marilena Berto, sottolineando il valore di una donazione che rafforza la sicurezza di una realtà frequentata quotidianamente da bambini e ragazzi. A spiegare il significato dell’iniziativa è stato Luca Ferro, affiancato
dal figlio Marco, oggi alla guida di un’azienda giunta alla quarta generazione e impegnata a Loreo nella riqualificazione dell’ex macello comunale, destinato a diventare la futura sede della Protezione Civile. “Non basterebbe un libro per raccontare quarantacinque anni di storia della nostra azienda”, ha spiegato Luca Ferro, sottolineando come la donazione rappresenti un modo per restituire qualcosa al territorio dove vivono le maestranze dell’azienda e le loro famiglie, perché la crescita di un’impresa passa anche da quella della comunità in cui opera. La donazione di un defibrillatore ad una associazione che si dedicata ai giovani rappresenta oggi una garanzia di sicurezza significativa. Uno strumento che tutti si augurano di non dover mai utilizzare, ma che può rivelarsi decisivo nei primi minuti di un’emergenza. Un tema che richiama anche il ricordo del campione polesano Vigor Bovolenta, originario di Taglio di Po, la cui scomparsa contribuì a sensibilizzare il mondo dello sport sull’importanza della diffusione dei dispositivi salvavita. Dopo i ringraziamenti dei vertici del centro danza di Loreo, con il presidente Sandro Granata, la vice Franca Mancin e la maestra Simonetta Granata, è intervenuto Marco Doati, direttore artistico del Teatro Ferrini di Adria, che ha posto l’accento sulla collaborazione nata tra il Comune di Loreo, EdilFerro, il Centro Danza e il Teatro Ferrini. “Campanili diversi che suonano la stessa musica”, ha detto, descrivendo la sinergia in atto come la dimostrazione che il Delta può crescere come un’unica comunità. • Guendalina Ferro
La città dice addio ad Arnaldo Pisetti
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on la scomparsa di Arnaldo Pisetti, all’età di 92 anni, Loreo perde una delle figure più conosciute e rappresentative della propria comunità. Per decenni è stato protagonista della vita amministrativa, dell’associazionismo e dell’impegno civico, ricoprendo numerosi incarichi che lo hanno reso un punto di riferimento per il territorio. Nato a Casaloldo (Mantova) il 23 dicembre 1933, Pisetti ha legato il proprio nome a Loreo, dove ha svolto per molti anni il ruolo di vicesindaco, distinguendosi per il profondo senso delle istituzioni, la disponibilità al dialogo e l’attenzione costante verso le esigenze dei cittadini. Per i servizi resi alla collettività, già dopo la drammatica alluvione del 1951 fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Negli anni successivi ricevette anche quella di Commendatore della Repubblica, tra i più importanti riconoscimenti conferiti dallo Stato italiano, a testimonianza di una vita dedicata al bene comune. Accanto all’attività amministrativa, ha dedicato una parte significativa della propria vita al volontariato e alla promozione del territorio. Per venticinque anni è stato presidente della Pro Loco di Loreo, contribuendo alla valorizzazione delle tradizioni locali e all’organizzazione di iniziative che hanno rafforzato l’identità della comunità. Il suo impegno è proseguito anche a livello provinciale, dove ha ricoperto gli incarichi di consigliere e
assessore, mettendo la propria esperienza al servizio dello sviluppo del Polesine. Grande appassionato del mondo venatorio, con 72 licenze di caccia conseguite nel corso della sua vita, Pisetti ha ricoperto incarichi di primo piano nella Federazione Italiana della Caccia, della quale è stato presidente comunale, presidente provinciale e successivamente vicepresidente nazionale, distinguendosi per capacità organizzativa e spirito di servizio. Con la sua scomparsa, Loreo perde una figura che ha attraversato oltre mezzo secolo di vita pubblica, contribuendo alla crescita del paese attraverso l’impegno nelle istituzioni e nelle associazioni. Il suo ricordo rimarrà legato alle numerose iniziative promosse per il territorio e al servizio svolto con continuità e dedizione. • (G.F.)
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Ambiente. Sul Po di Gnocca entra in funzione un sistema automatico che raccoglie i rifiuti galleggianti
NEL DELTA DEL PO UNA BARRIERA INTELLIGENTE N el tratto terminale del Po di Gnocca, a poche decine di metri dal ponte di barche di Santa Giulia, è entrato in funzione un sistema automatizzato progettato per intercettare i rifiuti galleggianti prima che raggiungano il mare Adriatico. Qui, dove il Grande Fiume conclude il suo percorso, la plastica trasportata dalla corrente può essere fermata prima di disperdersi nell’ecosistema marino. L’impianto rappresenta il sito dimostrativo italiano del progetto europeo Horizon Europe INSPIRE (Innovative Solutions for Plastic-free European Rivers) ed è stato potenziato grazie al cofinanziamento della Regione Veneto, attraverso l’associazione Venice Lagoon Plastic Free. La tecnologia è stata progettata e realizzata dalla Mold Srl di Cassola (Vicenza), che ha sviluppato il sistema
River Cleaning partendo dall’esperienza dell’imprenditore Vanni Covolo. Per oltre trent’anni Covolo ha operato nella progettazione e costruzione di stampi e attrezzature per il settore della plastica e dell’automotive. Nel 2019 ha deciso di mettere quelle competenze al servizio dell’ambiente, avviando un percorso di ricerca dedicato alla tutela dei fiumi e del mare. La barriera, lunga circa 25 metri e alimentata da pannelli fotovoltaici, intercetta i materiali galleggianti trasportati dalla corrente convogliandoli in una cella di raccolta dalla quale possono essere rimossi. Il sistema è stato progettato per adattarsi anche alle condizioni più critiche: durante le piene la barriera si solleva automaticamente, consentendo il passaggio di tronchi, rami e altro materiale trasportato dal fiume, oltre a garantire, quando necessario, il
transito delle imbarcazioni. L’impianto integra sensori, telecamere e dispositivi elettronici collegati a una piattaforma cloud che consente il controllo da remoto dei principali parametri di funzionamento, dal livello dell’acqua alla velocità della corrente. Ma il progetto va oltre la semplice raccolta dei rifiuti. Attraverso il monitoraggio continuo è infatti possibile stimare quantità e tipologia dei materiali trasportati dal fiume, raccogliendo dati utili per comprendere l’evoluzione del fenomeno e pianificare future azioni di contrasto. Il sistema è inoltre predisposto per integrare il controllo della salinità dell’acqua e di altri parametri ambientali, mentre gli sviluppi in corso puntano all’utilizzo di radar, sonar, telecamere ad alta definizione e algoritmi di intelligenza artificiale per riconoscere e classificare automaticamente sia i rifiuti
galleggianti sia quelli sommersi. La scelta del Delta del Po non è casuale. Secondo il monitoraggio nazionale condotto da ISPRA per il Ministero dell’Ambiente sui macrorifiuti galleggianti trasportati da dodici fiumi italiani, il Po, insieme a Tevere e Sarno, è tra i corsi d’acqua che convogliano verso il mare le maggiori
quantità di rifiuti. Oltre l’80% è costituito da plastica e più di un terzo da prodotti monouso come bottiglie, contenitori e imballaggi alimentari. L’inaugurazione ufficiale dell’impianto si è svolta a metà settembre. • Guendalina Ferro
Pila scommette sui prodotti che raccontano la pesca
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on soltanto pescare, ma trasformare, valorizzare e raccontare il prodotto, legandolo sempre più al territorio nel quale nasce. È la strada scelta dalla Cooperativa Pescatori di Pila O.P., che conta circa 200 soci, per reagire alla crisi delle vongole provocata dal granchio blu. A fare il punto è il presidente Gionni Franzoso, al termine dell’incontro dedicato ai nuovi bandi del GALPA Chioggia Delta Po. “Il granchio è stato un danno e lo è tuttora”, sottolinea. La sua diffusione ha praticamente azzerato un mercato delle vongole che per la Cooperativa valeva 3,5 milioni di euro, contribuendo a far chiudere l’anno 2024 a 11,5 milioni rispetto ai 15 previsti. “La risposta passa dalla diversificazione, ma soprattutto dalla qualità”-fa spiega Franzoso. Grazie anche a finanziamenti regionali ed europei, veicolati attraverso bandi Feampa, la Cooperativa sta costruendo una nuova identità attorno a tre prodotti e altrettanti marchi riconos-
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cibili: l’Ostrica Helianthus, la cozza biologica e il muggine del Delta. Prodotti diversi, accomunati dalla volontà di legare ciò che arriva sulla tavola al luogo di origine e alla storia di chi lo alleva. È in fase di completamento infatti, l’ edificio di circa 800 metri quadrati, destinato a ospitare lo stabulario e all’interno del vicino mercato ittico, è in via di definizione il laboratorio per sfilettatura, trasformazione e confezionamento del prodotto pescato. “L’obiettivo è inaugurare le strutture all’inizio del 2027”, annuncia Franzoso. Si partirà proprio dal muggine, che sarà lavorato e confezionato nel nuovo locale di 150 mq: dai vasetti sott’olio al prodotto sfilettato e pronto da cucinare, recuperando anche le antiche ricette delle famiglie dei pescatori di Pila. Una filiera corta e di semplice tracciabilità che coinvolgerà le pescatrici maggiormente penalizzate dalla crisi delle vongole. L’altro simbolo del nuovo corso nasce nella laguna del Barbamarco, dove la Cooperativa
dispone da oltre vent’anni di una concessione di sei ettari. È l’Ostrica Helianthus, l’“Ostrica del Sole”, coltivata da un gruppo di allevatori che, dopo l’arrivo del granchio blu, hanno scelto di diventare ostricoltori. L’impianto conta oltre 8mila
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galleggianti su 20 filari. Per simulare le escursioni di marea assenti nel Delta, le ostriche vengono periodicamente portate fuori dall’acqua ed esposte al sole, per poi essere nuovamente immerse. Da qui Helianthus, “girasole”, un nome che racconta già il legame tra prodotto e ambiente. Il terzo elemento sono le cozze biologiche, allevate in mare in un impianto capace di produrre circa 20mila quintali l’anno. Ed è proprio questa identità che Pila vuole portare fuori dai propri confini, dalla Mostra del Cinema di Venezia a settembre alle fiere di La Spezia, Pordenone, Barcellona e Milano. Perché dietro un’ostrica, una cozza o un muggine non c’è soltanto un prodotto da vendere: c’è un territorio come il Delta del Po, le famiglie dei pescatori, i loro mestieri e quasi ottant’anni di storia della cooperativa. Ed è questa storia che Pila vuole trasformare in valore aggiunto.
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Segue da pag. 1
La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
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uttavia, questo asse non è esente da scossoni. Ampie fasce della maggioranza guardano con aperto biasimo a questa politica dell’abbraccio, temendo l’annacquamento dell’identità di governo e l’eccessiva concessione di agibilità politica
al centrosinistra. Allo stesso modo, all’interno della minoranza non mancano i malumori di chi invoca un’opposizione più dura e priva di sconti. Di fronte alle resistenze delle rispettive basi, resta da chiedersi se questo lavoro a quattro mani sia solo una parentesi contingente o se
possa trasformarsi nel prototipo di un nuovo schema di alleanza istituzionale per il futuro. Se il metodo Veneto saprà resistere ai logoramenti tattici, la “Stefanildo” potrebbe davvero riscrivere le regole del gioco e la geografia politica della regione.
Tempo di scelte. L’intesa con il Governo per i primi trasferimenti di competenze e la complessa mediazione tra etica e medicina
AUTONOMIA E FINE VITA, DUPLICE SVOLTA STEFANI: “RISULTATI CHE FANNO LA STORIA” I l Veneto ha segnato il passo su due tra i temi più complessi e dibattuti dell’agenda politica e sociale: il via libera definitivo agli schemi di intesa per l’Autonomia differenziata e l’approvazione delle modifiche alla legge di iniziativa popolare sul fine vita. Due partite cruciali sulle quali il presidente della, Alberto Stefani, ha impresso una direzione precisa, improntata da un lato all’accelerazione sull’inquadramento costituzionale e dall’altro alla tutela dei principi etici.
Per l’autonomia ora il passaggio in Consiglio dei Ministri e il voto il Parlamento Sul fronte dell’Autonomia differenziata, il voto favorevole del Consiglio regionale al testo d’intesa siglato tra la Giunta regionale e il Governo rappresenta una tappa fondamentale che chiude la fase istruttoria veneta e proietta la pratica verso il Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Un traguardo che il governatore Stefani ha salutato con soddisfazione, richiamando l’esito del referendum del 2017 e la lunga gestazione del percorso istituzionale. “Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso”, dichiara il Presidente Alberto Stefani. “I Veneti
stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta”. Stefani ha voluto sottolineare il lavoro svolto dalla maggioranza consiliare, ribadendo come la delega di maggiori competenze su materie strategiche — quali Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Tutela della salute e Coordinamento della finanza pubblica — costituisca un’opportunità oggettiva per l’efficienza dei servizi erogati ai cittadini. “Siamo giunti alla nuova tappa di un percorso che è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti”, prosegue il Governatore. “Stiamo scaldando i motori perché siamo pronti a fare da ‘apripista’. Quando sono stato relatore della legge quadro in Parlamento ho vissuto oltre 300 ore di interventi ostruzionistici del Centrosinistra, fatti appositamente per bloccare questa riforma con l’accusa di provocare disparità e vantaggi ingiustificati a favore del Veneto. Sono convinto, invece, che l’autonomia sia una scelta di responsabilità e trasparenza che
Alberto Stefani
non spacca l’Italia e può rivelarsi strategica per tutti i territori. L’articolo 5 della nostra Costituzione, infatti, dice che la Repubblica ‘riconosce e promuove le autonomie locali’. È un principio cardine della Repubblica che abbiamo il dovere di realizzare. Se la riforma porterà a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra e capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia può portare al nostro territorio”. Parallelamente alla partita autonomista, il Consiglio regionale si è confrontato con la delicata proposta di legge d’iniziativa popolare “Liberi Subito” inerente al suicidio medicalmente assistito. L’approvazione del provvedimento è arrivata a seguito di una mediazione condotta dallo stesso
Stefani, concretizzatasi in una serie di emendamenti vincolanti intesi a riequilibrare il testo normativo nel quadro della giurisprudenza della Corte Costituzionale. “Nulla è più importante della dignità
“Vogliamo assicurare a tutti i veneti l’accesso alle cure palliative” della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”, sottolinea il presidente nel commentare l’esito della votazione. “Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla
stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”. L’impianto correttivo voluto dalla presidenza introduce paletti precisi all’interno dell’iter procedurale, stabilendo la priorità assoluta dell’accesso alle cure palliative e l’istituzione di nuovi organi consultivi. “Il mio obiettivo è semplice: assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste”, chiarisce Stefani. “Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza. Nello specifico, gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito, l’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale, e la priorità alle cure palliative con l’obbligo di informazione della possibilità di avvalersi delle stesse nel momento della richiesta”. • Redazione laPiazza
REGIONE
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Il caso. Federalismo energetico e il nodo delle concessioni per il controllo delle reti e delle derivazioni idroelettriche
La sfida delle multiutility: direttive europee, scelte di Governo e vantaggi per i territori L a partita per il controllo delle reti di distribuzione elettrica e delle grandi derivazioni idroelettriche rappresenta uno degli snodi economici, politici e infrastrutturali più complessi e decisivi per il futuro del Veneto e del suo tessuto produttivo. In questo scenario articolato, le multiutility venete si stanno compattando con forza per chiedere la possibilità di accedere al mercato della gestione delle infrastrutture attraverso la regolare indizione delle gare d’appalto, puntando a superare una condizione di monopolio storico che vede da decenni il gruppo Enel nel ruolo di operatore quasi esclusivo sul territorio. Al centro di questo acceso scontro d’interessi si colloca la posizione del Governo centrale, chiamato a decidere se spalancare le porte alla concorrenza oppure concedere un rinnovo automatico e prolungato in favore dell’incumbent nazionale. Da un lato, l’esecutivo avverte la tentazione di garantire la continuità operativa a un colosso strategico come Enel, ipotizzando proroghe alle concessioni
storiche che vengono periodicamente discusse nell’ambito delle norme inserite nella legge Finanziaria o nei decreti collegati alla politica energetica. Questa scelta risponderebbe prevalentemente a esigenze di stabilizzazione dei grandi asset strategici e a dinamiche di cassa nazionali. Dall’altro lato, la spinta verso la proroga si scontra in modo frontale e ineludibile con i principi cardine dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, fondato sul rispetto della concorrenza, sulla trasparenza delle procedure di evidenza pubblica e sulla libera circolazione dei servizi nel mercato unico. La giurisprudenza europea e nazionale ha infatti ribadito a più riprese che le concessioni di beni pubblici strategici e limitati, come le reti energetiche e i bacini idrici, non possono essere attribuite a tempo indeterminato né prorogate per via legislativa senza incorrere in gravissime violazioni del diritto comunitario. L’obbligo di effettuare le gare pubbliche scaturisce quindi dalla necessità inderogabile di rispettare le
direttive UE, pena l’apertura di onerose procedure d’infrazione e il potenziale blocco dei finanziamenti europei legati alle riforme e all’ammodernamento infrastrutturale. Di fronte a questo quadro, la classe politica veneta, supportata dalle amministrazioni locali e dai sindaci del territorio, assume una posizione molto chiara a sostegno delle aziende energetiche locali e dell’autonomia gestionale. Tra le forze politiche regionali emerge una diffusa convergenza nell’abbracciare la visione del cosiddetto federalismo energetico, inteso come il diritto-dovere delle istituzioni territoriali di valorizzare le proprie risorse naturali e infrastrutturali a diretto vantaggio della comunità locale. Consentire alle multiutility del Veneto di contendersi la gestione delle reti attraverso procedure di gara equa significherebbe infatti generare ricadute economiche ed operative straordinarie per il territorio. Tra i benefici più rilevanti evidenziati dai sostenitori della gestione locale figura il ridimensionamento dei costi energetici
con la prospettiva di applicare bollette più leggere: i dividendi, gli utili d’impresa e i canoni di concessione generati dalle reti non andrebbero infatti a rimpolpare le casse di gruppi centralizzati, ma rimarrebbero circoscritti all’interno del circuito economico regionale, permettendo agli enti locali di redistribuire il valore prodotto attraverso agevolazioni tariffarie per le famiglie e le imprese. A ciò si aggiunge il vantaggio determinante legato alla qualità delle manutenzioni e degli investimenti di sviluppo. Una presenza capillare e radicata, tipica delle utility
del territorio, garantisce una conoscenza diretta del suolo e delle sue criticità, favorendo interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della rete elettrica e idrica molto più tempestivi e mirati. In una stagione segnata da crescenti sfide climatiche e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica, la vicinanza dell’operatore si traduce in una maggiore resilienza dell’intero sistema energetico, trasformando il federalismo da astrazione politica a concreto strumento di sviluppo e competitività per la comunità veneta.
VENETO VERSO IL BIGLIETTO UNICO NEI TRASPORTI: DALLA REGIONE 2,1 MILIONI PER I PAGAMENTI CONTACTLESS
L
a Giunta regionale del Veneto compie un fondamentale passo avanti verso la svolta digitale del trasporto pubblico locale. Su proposta dell’Assessore ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici, Diego Ruzza, è stato approvato uno stanziamento di 2 milioni e 90 mila euro destinato alla società Infrastrutture Venete Srl. Le risorse serviranno a sviluppare una piattaforma digitale unica, capace di far dialogare i sistemi di pagamento contactless di tutti gli operatori del territorio. Il funzionamento del nuovo modello è improntato alla massima semplicità: ai viaggiatori basterà effettuare un “tap” a bordo di
qualsiasi mezzo — tra gomma e ferro — con la propria carta di credito o debito (circuito EMV) per spostarsi liberamente. Il sistema centrale provvederà a raccogliere i dati, aggregare la spesa e applicare la tariffa corretta, superando la necessità di acquistare preventivamente titoli di viaggio cartacei. La fase operativa entrerà nel vivo nel 2027 con l’installazione dei nuovi validatori, mentre il lancio ufficiale dell’infrastruttura integrata è previsto per il 2028. Entusiasta il commento dell’assessore Diego Ruzza, che evidenzia la portata strategica dell’intervento: “Questo progetto sarà in grado
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di abilitare e governare l’utilizzo dei pagamenti contactless nel trasporto pubblico locale, raccogliendo e normalizzando i flussi degli operatori del nostro TPL e creando di fatto un sistema unico di pagamento per l’utilizzo di tutti i servizi del trasporto pubblico locale, superando la frammentazione dei sistemi locali, garantendo continuità operativa ai sistemi esistenti e introducendo un livello centrale capace di orchestrare e monitorare i flussi del territorio regionale e di abilitare le eventuali agevolazioni tariffarie. Ora si viaggia velocemente verso un futuro che migliorerà la gestione dell’intero sistema e soprattutto semplificherà la vita agli utenti”.
PaRTecIPa alle SelezIOnI 13 OttObre 2026, ore 9:30 Asiago, presso Sede IIS Mario Rigoni Stern
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Il dibattito. Maggioranza per la valorizzazione del territorio, ma le opposizioni denunciano la mancanza di fondi
LEGGE SULLA PIANURA VENETA: È SCONTRO SULL’EFFETTIVA UTILITÀ DEL PROVVEDIMENTO I l Consiglio regionale del Veneto ha dato il via libera alla nuova legge per la promozione e la valorizzazione del paesaggio della Pianura Veneta. La proposta, firmata dal consigliere Filippo Rigo (Lega-LV) in veste di primo firmatario e relatore, è passata a maggioranza con 31 voti favorevoli e 15 contrari, intercettando il sostegno compatto del centrodestra e sollevando, al contempo, un acceso dibattito politico in aula sulla sua effettiva utilità. La legge mira a tutelare e rilanciare le risorse naturali, paesaggistiche ed socioeconomiche di un territorio che copre oltre la metà della superficie regionale. Tra i punti qualificanti del provvedimento figura l’istituzione della “Giornata regionale per la Pianura Veneta”, fissata per l’11 novembre in coincidenza con la ricorrenza di San Martino, data fondamentale per la storia contadina locale. L’impianto normativo prevede inoltre contributi finanziari ai Comuni, la promozione del cicloturismo, delle ippovie e degli
itinerari enogastronomici, oltre a percorsi educativi nelle scuole per sensibilizzare i giovani. Piena soddisfazione per l’approvazione è stata espressa da Filippo Rigo: “La Pianura Veneta costituisce il cuore geografico, economico e sociale della nostra regione. Con questa legge diamo il via a un percorso concreto per promuovere un mosaico straordinario che rappresenta l’identità del nostro territorio. Non ci limitiamo a celebrare la pianura, ma definiamo una strategia di sviluppo sostenibile grazie al confronto continuo con Comuni, associazioni e Pro Loco”. L’iniziativa ha raccolto il supporto di diversi esponenti della maggioranza, tra cui Giorgia Bedin e Roberto Marcato (Lega-LV), Morena Martini (Stefani Presidente), il vicepresidente della Giunta Lucas Pavanetto e i capigruppo Alberto Bozza (Forza Italia), Riccardo Szumski (Resistere Veneto) e Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica). Risoluta, di contro, l’opposizione delle forze di minoranza, che hanno
Filippo Rigo
votato in modo compatto contro il provvedimento. A guidare le critiche è stata la vicepresidente della Sesta commissione e correlatrice di minoranza, Monica Sambo (Partito Democratico), che ha denunciato l’assenza di interventi concreti per
Monica Sambo
l’ambiente: “Nessuno mette in discussione il valore della Pianura Veneta, ciò che contestiamo è il metodo e l’assoluta inefficacia di questa legge, che si riduce all’ennesima operazione di facciata priva di contenuti reali. Si finanzia la comunicazione, la realtà
aumentata e le app, ma dei 620 mila euro di risorse previste non si spende un solo euro per la rinaturalizzazione delle aree degradate, la tutela delle risorgive o la piantumazione. In una regione che resta la seconda in Italia per consumo di suolo, parlare di valorizzazione del paesaggio senza bloccare la cementificazione è un mero esercizio di greenwashing”. Sulla stessa linea si sono espressi i consiglieri dem Paolo Galeano — che ha definito la norma “uno slogan povero di contenuti” —, Alessandro Del Bianco e Jonatan Montanariello. Dure contestazioni sono giunte anche dal capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato, che ha accusato la maggioranza di voler tutelare “un paesaggio distrutto dal cemento”, oltre che dai capigruppo Flavio Baldan (M5S) e Nicolò Rocco (Riformisti Veneti in Azione). Infine, Stefano Valdegamberi (Gruppo misto - Futuro Nazionale) ha auspicato misure urbanistiche più incisive per una reale tutela del territorio.
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L’intervista. L’amministratore delegato di CBC, iniziativa partita a Jesolo da 3 soci, punta a rivoluzionare il litorale
ALESSANDRO BERTON: “LE SPIAGGE VENETE DEL FUTURO SARANNO APERTE TUTTO L’ANNO” L e spiagge venete accolgono ogni anno milioni di turisti da tutta Europa. Jesolo è da sempre il cuore pulsante dell’eco-sistema delle spiagge venete. Una sorta di “Miami Made in Italy” che è esplosa negli anni ’80 tra discoteche, sole, spiagge e sapore di sale. Il mondo balneare però sta vivendo una rivoluzione, come ci ha raccontato Alessandro Berton, amministratore delegato di Cbc Srl, iniziativa partita da 3 soci fondatori (Berton, la famiglia Menazza e Moretti Polegato) e che oggi è una realtà in piena espansione con 50 soci. Alessandro, partiamo da questa nuova avventura. Spiegaci cos’è CBC Srl. Bisogna fare una premessa. Il Comune di Jesolo ha deciso di attuare un nuovo
Tu da sempre ripeti un mantra: “meno ombrelloni, più qualità”. Immagino che questa sia la vostra direzione… Assolutamente. Per noi “meno ombrelloni e più qualità” significa mettere l’ospite al centro. Il turismo deve intercettare bisogni che cambiano. Così come sono cambiati gli alberghi e le strutture ricettive, devono evolvere anche le spiagge. Dopo una fase preparatoria, quest’anno è iniziata la realizzazione concreta delle opere. Oltre il 40% dell’investimento è già stato completato e quella che molti definiscono la “spiaggia del futuro” prende forma. Una spiaggia che offrire servizi più evoluti: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi
“Servizi più evoluti per vivere le località balneari in tutte le stagioni: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi” Piano dell’Arenile, uno strumento urbanistico che disegna lo sviluppo dell’asset più importante di qualsiasi località balneare: la spiaggia. Questo nuovo piano nasce dall’esigenza di far vivere Jesolo per tutto l’anno e non solo d’estate. Da qui prende forma il nostro progetto, che è molto ambizioso. Ad oggi rappresenta il più rilevante progetto di finanza applicato al demanio marittimo mai realizzato in Italia, con un investimento di quasi 10 milioni di euro. L’obiettivo è dare concreta attuazione agli indirizzi del Piano dell’Arenile, aumentando progressivamente la qualità dell’offerta.
Alessandro Berton
come le junior lounge, con personale qualificato e servizi di babysitting che permettano anche ai genitori di ritagliarsi momenti di relax. E poi, soprattutto, pensiamo a una spiaggia che possa essere vissuta tutto l’anno. In uno scenario di questo tipo immagino che saranno le idee e le persone a fare la differenza. Le persone hanno un ruolo centrale. Mi piace ripetere che dietro ogni progetto ci sono sempre le persone. Oggi si parla molto di AI e di tecnologia, strumenti importanti e attuali, ma il motore del cambiamento è rappresentato dalle persone. Vogliamo creare strutture
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all’aria aperta capaci di accogliere tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche, dallo stato di salute o dalla capacità di spesa. In una bella giornata di ottobre o di marzo si può trascorrere una giornata al mare utilizzando servizi di qualità: palestre per il CrossFit, campi da padel, spogliatoi con acqua calda, bagni tecnologici. Stiamo proponendo un nuovo modo di concepire uno spazio pubblico dato in concessione ai privati. Una spiaggia che non sia utilizzata solo d’estate, ma che diventi un luogo di aggregazione e benessere per tutto l’anno. Quali benefici può portare questo tipo di investimento al territorio? L’impatto è molto rilevante. Nel nostro caso parliamo di circa un chilometro di spiaggia, da Piazza Mazzini a Piazza Brescia, nel cuore di Jesolo. Un investimento di questo tipo produce
una riqualificazione urbanistica e territoriale importante. I vantaggi riguardano anche i residenti. Significa avere una città più bella, più moderna e più funzionale. Possiamo parlare di una vera e propria “rigenerazione del demanio marittimo”, con effetti destinati a rimanere nel tempo. E i clienti come sono cambiati in questi anni? Io mi occupo di turismo da sempre e ricordo quando, da ragazzo, vedevo arrivare le famiglie da Milano con la Ritmo che trascorrevano un mese in appartamento. Oggi i soggiorni sono più brevi. C’è più attenzione alla spesa e questo dipende anche dal contesto economico. Le persone valutano con più attenzione come impiegare il proprio budget. Questo ha generato discussioni e polemiche, tuttavia i numeri raccontano una realtà in salute.
Chi ha investito negli anni successivi al Covid, chi ha riqualificato le strutture e migliorato i servizi, continua a lavorare bene. Proviamo a fare un bilancio di quest’estate: che cosa cerca oggi il turista? Per chi negli anni ha continuato a investire e ad aggiornarsi la stagione è andata bene. Certo, oggi il turista vuole scegliere in modo consapevole. Prima di spendere per una cena, una vacanza o una giornata in spiaggia valuta ciò che riceve in cambio. Per questo bisogna saper accogliere pubblici diversi. Noi offriamo postazioni accessibili e servizi premium per chi cerca un’esperienza esclusiva, ma anche postazioni smart da 20 euro. L’importante è costruire un’offerta ampia e di qualità. In definitiva, qual è la sfida dei prossimi anni? Continuare a investire nella qualità, nell’innovazione e nelle persone. La spiaggia del futuro sarà più inclusiva, più accessibile, più sostenibile e soprattutto più vissuta. Non soltanto durante l’estate, ma ogni volta che il mare saprà off rire un’esperienza piacevole a chi sceglierà di viverlo. • Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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23 Messaggio Pubbliredazionale
12 anni al servizio dell’ascolto, oggi una nuova sfida in proprio
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Eccellenze. Despar Nord porta a Made in Malga i sapori e le produzioni del territorio
IL GUSTO DEL TERRITORIO, UNA STORIA DA CONDIVIDERE Despar Nord rinnova la partecipazione alla rassegna di Asiago: degustazioni, formaggi di malga e prodotti selezionati per raccontare il valore delle eccellenze locali e di chi ogni giorno le produce
A
nche quest’anno Despar Nord rinnova il proprio sostegno a Made in Malga, la rassegna nazionale dedicata ai formaggi e ai prodotti della montagna in programma ad Asiago nei due weekend dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre. Un appuntamento ormai consolidato per il marchio dell’Abete, che nella manifestazione riconosce un’importante occasione per raccontare uno dei valori che da sempre ne caratterizzano la presenza sul territorio: la vicinanza alle produzioni locali e alle persone che, attraverso il proprio lavoro, custodiscono e tramandano sapori, saperi e tradizioni. Tra masterclass, degustazioni, incontri, mostre mercato e appuntamenti diffusi nel centro di Asiago, Made in Malga porta ogni anno migliaia di visitatori alla scoperta della cultura gastronomica della montagna. Un patrimonio che Despar Nord contribuisce a valorizzare ogni giorno anche
nei propri punti vendita, attraverso la selezione e la presenza a scaffale di numerose eccellenze locali e regionali. Durante i due fine settimana della manifestazione, Despar sarà presente il sabato e la domenica con uno spazio dedicato a TANN, il Centro Carni e Salumi di Despar Nord, dove il pubblico potrà conoscere e degustare la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, realizzata con carne 100% italiana e una lista di ingredienti essenziale. A completare la presenza del marchio dell’Abete sarà un momento interamente dedicato alle eccellenze casearie della montagna. Domenica 6 settembre alle ore 11.00, all’Hotel Paradiso di Asiago, Despar proporrà infatti la masterclass “Alla scoperta dei formaggi di malga selezionati da Despar – Il gusto autentico delle nostre montagne”. Un viaggio tra sapori e territori che porterà in degustazione Mezzano e
Stravecchio Malga Verde di Fattoria Cortese, Monte Veronese DOP Allevo di Malga de La Casara Roncolato Romano e Cuor di Fassa Latte di Malga, accompagnati da una selezione di vini dell’arco alpino: Kerner Alto Adige DOC, Lagrein Alto Adige DOC e Ferrari Trentodoc. Un’occasione per scoprire non soltanto prodotti di grande qualità, ma anche le storie, le competenze e il lavoro dei produttori
che li rendono possibili. È proprio da questa volontà di valorizzare le realtà agroalimentari locali che nasce “Sapori del Territorio”, il progetto con cui Despar Nord da oltre dieci anni seleziona e porta sugli scaffali le produzioni più rappresentative delle aree in cui è presente. Un percorso che oggi raccoglie oltre 4.000 referenze realizzate da più di 600 produttori locali, costruendo un legame diretto
tra chi produce, i punti vendita e le comunità. La partecipazione a Made in Malga si inserisce così nel più ampio impegno di Despar Nord per sostenere le filiere locali e valorizzare le eccellenze dei territori in cui è presente, favorendo l’incontro tra produttori e consumatori e contribuendo a mantenere vive identità e tradizioni che rappresentano una ricchezza per le comunità.
TANN, dove filiera e innovazione diventano sinonimo di qualità
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ui competenze specialistiche, innovazione e ricerca si integrano con una particolare attenzione alla selezione e alla provenienza delle materie prime. Despar Nord ha infatti sviluppato accordi diretti con macelli italiani di medie e piccole dimensioni, riducendo i passaggi intermedi e rafforzando tracciabilità e controllo lungo la filiera. Tecnologie all’avanguardia e un elevato livello di automazione consentono inoltre di rendere più efficienti le lavorazioni, ridurre gli sprechi e garantire elevati standard qualitativi e igienico-sanitari. Da questo percorso nasce anche la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, arrivata nei punti vendita nell’estate 2026: prodotti realizzati con carne 100% italiana, senza nitriti e nitrati aggiunti e con una lista di ingredienti essenziale. Un progetto che racconta la volontà di Despar Nord di coniugare controllo della filiera, innovazione e ricerca per offrire prodotti sempre più attenti a qualità, trasparenza e origine delle materie prime.
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on-line: www.lapiazzaweb.it •Rubriche •Salute
Case della Comunità, parte la campagna del Veneto
F
ar conoscere le Case della Comunità, spiegare quali servizi offrono e accompagnare i cittadini verso un utilizzo più consapevole della sanità territoriale. È questo l’obiettivo della nuova campagna di comunicazione lanciata dalla Regione del Veneto e presentata al Lido di Venezia, allo stand regionale della Mostra del Cinema all’Hotel Excelsior. Un progetto che punta su un linguaggio semplice, diretto e anche ironico, affidandosi a testimonial conosciuti per raggiungere un pubblico il più possibile ampio. Il cuore della campagna sono tre spot video, costruiti attorno a storie e protagonisti differenti, ma con un unico messaggio: le Case della Comunità devono diventare un punto di riferimento concreto per i cittadini e una porta di accesso più appropriata ai servizi sanitari. Accanto agli spot saranno utilizzati materiali informativi sul territorio, strumenti digitali, stampa ed emittenti televisive locali. La campagna interesserà tutte le Ulss venete e, in una seconda fase, sarà adattata alle caratteristiche dei singoli territori, con informazio-
ni sulla localizzazione delle strutture e sui servizi disponibili. Nel primo filmato il presidente della Regione Alberto Stefani dialoga con Barutz, interprete dell’iconica “nonna Marisa”. Con un tono leggero, il messaggio è quello di invitare i cittadini a scegliere in maniera consapevole il servizio sanitario a cui rivolgersi, evitando di considerare l’ospedale come risposta automatica a ogni necessità. Il secondo spot ha invece come protagonisti l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, cardiochirurgo di fama internazionale, e Mirko Bernardinello, primo paziente in Italia sottoposto a trapianto da donatore a cuore fermo proprio per mano del professor Gerosa. L’incontro avviene all’interno di una Casa della Comunità, dove Bernardinello si reca per un controllo. Una storia personale utilizzata per mostrare concretamente come le nuove strutture possano offrire risposte mirate e appropriate ai bisogni di salute. La terza protagonista è Georgette Polizzi, artista e influencer, che racconta la propria esperienza con la sclerosi multipla e il ruo-
lo del Fascicolo Sanitario Elettronico nella gestione delle informazioni e dei percorsi di cura. Proprio il FSE rappresenta uno degli strumenti che la campagna vuole contribuire a far conoscere e utilizzare maggiormente. Ma la comunicazione non riguarda soltanto le nuove strutture. Tra gli obiettivi c’è anche la diffusione del 116117, il numero unico per le richieste di assistenza sanitaria non urgente. Un servizio che la Regione intende valorizzare per orientare i cittadini verso la risposta più appropriata e contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. La campagna nasce anche dai risultati di un sondaggio sulla percezione della sanità territoriale. Il 80 per cento degli intervistati dichiara di aver utilizzato i servizi sanitari pubblici negli ultimi dodici mesi, mentre il 57 per cento ritiene che la sanità territoriale riesca a rispondere ai propri bisogni. Il problema principale riguarda però la conoscenza delle Case della Comunità: il 43 per cento ne ha sentito parlare, ma soltanto il 24 per cento conosce quella più vicina al proprio territorio. Allo stesso tempo emerge una forte disponibilità a utilizzarle: il 67 per cento dei cittadini lo farebbe se fosse presente nel proprio Comune, mentre l’80 per cento giudica positivamente la loro realizzazione e l’81 per cento ritiene necessario continuare a investire nella sanità territoriale. Numeri che spiegano la scelta della Regione di affiancare alla realizzazione delle
strutture una vera e propria operazione di informazione. In Veneto sono 102 le Case della Comunità complessivamente progettate nell’ambito del PNRR e del modello definito dal decreto ministeriale 77 del 2022. Al 30 giugno 2026 risultano completate 99 strutture, superando l’obiettivo nazionale assegnato alla Regione. All’interno delle Case della Comunità possono trovare spazio medici, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e altre professionalità. I cittadini possono ricevere informazioni e orientamento attraverso il Punto Unico di Accesso, prenotare prestazioni tramite il Cup, effettuare esami diagnostici di base e accedere, secondo l’organizzazione dei diversi territori, a visite specialistiche, servizi infermieristici, prelievi, programmi di prevenzione, screening e vaccinazioni. Le strutture sono inoltre collegate ai percorsi di assistenza domiciliare e alla presa in carico integrata della persona. «Conclusa la fase di realizzazione delle 99 strutture – sottolinea l’assessore alla Sanità Gino Gerosa – è ora fondamentale farle conoscere al massimo tra la popolazione». La sfida, dunque, entra ora nella fase della conoscenza. Perché le Case della Comunità non siano soltanto strutture realizzate, ma diventino davvero luoghi conosciuti e utilizzati dai cittadini, all’interno di un sistema sanitario sempre più orientato alla prossimità. Riccardo Musacco
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28 L’iniziativa. Apertura straordinaria degli ambulatori il 9 e 10 ottobre
Rovigo, cinque ambulatori di Nefrologia aperti per un weekend con 150 visite aggiuntive
C
entocinquanta controlli nefrologici concentrati in un solo fine settimana, cinque ambulatori attivi contemporaneamente e 90 ore complessive di attività medica aggiuntiva. Parte dalla Nefrologia dell’ospedale di Rovigo la nuova iniziativa dell’Ulss 5 Polesana per ridurre le liste d’attesa. Gli ambulatori saranno aperti in via straordinaria venerdì 9 e sabato 10 ottobre. Il programma prevede 50 visite nella prima giornata, dalle 14 alle 20, altrettante sabato mattina, dalle 8 alle 14, e ulteriori 50 nel pomeriggio, fino alle 20. L’obiettivo dell’azienda sanitaria è intervenire in maniera consistente sull’attuale lista dei controlli nefrologici, arrivando al suo sostanziale azzeramento. L’iniziativa è stata promossa dal direttore dell’Unità operativa complessa di Nefrologia, Giuseppe Scaparrotta, e sarà resa possibile dalla disponibilità dei medici e da una riorganizzazione straordinaria dell’attività ambulatoriale. Le prestazioni del 9 e 10 ottobre non saranno aperte a nuove prenotazioni. Gli appuntamenti saranno infatti riservati agli utenti già inseriti nelle liste d’attesa per un controllo nefrologico. Sarà direttamente l’Ulss 5 a individuare e contattare i pazienti, comunicando loro la data e l’orario della
Cure palliative, cresce l’assistenza a domicilio e negli Hospice
C visita. Non sarà quindi necessario telefonare al Cup o rivolgersi agli sportelli aziendali. Il “weekend delle visite” rappresenta il primo intervento di un programma che l’Ulss 5 intende estendere anche ad altre specialità. L’azienda valuterà gli ambiti nei quali aperture straordinarie, prestazioni aggiuntive e una diversa organizzazione delle sedute possano favorire il recupero degli appuntamenti e una riduzione più rapida dei tempi. «Centocinquanta cittadini potranno effettuare il proprio controllo grazie alla disponibilità dei nostri professionisti e a uno sforzo organizzativo importante – sottolinea il direttore generale Mauro Filippi –. Ma questo è soltanto il primo passo. Vogliamo utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per intervenire sulle liste d’attesa e dare risposte concrete ai bisogni di salute dei cittadini». Paola Bigon
resce in Polesine la rete delle cure palliative, chiamata ad accompagnare le persone e le loro famiglie nelle fasi più delicate della malattia. Nel corso del 2025 sono stati 646 i pazienti assistiti a domicilio dall’Ulss 5 Polesana, contro i 610 dell’anno precedente. Le cure palliative comprendono gli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali rivolti ai malati affetti da patologie che non rispondono più a trattamenti specifici. L’obiettivo è garantire continuità dell’assistenza, controllo del dolore e degli altri sintomi, oltre al necessario sostegno psicologico, sociale e spirituale. La presa in carico viene assicurata da équipe multidisciplinari formate da medici di medicina generale, palliativisti, psicologi, infermieri e assistenti sociali, alle quali possono affiancarsi altre figure professionali. Il servizio di Rovigo e Trecenta è diretto da Stefania Daziale, mentre quello di Adria è guidato da Barbara Vaccarini. Nel Distretto di Rovigo le persone seguite a domicilio nel 2025 sono state complessivamente 429, in aumento rispetto alle 391 dell’anno precedente. Di queste, 335 hanno ricevuto cure palliative specialistiche e 94 cure di base. Nel Distretto di Adria sono stati invece assistiti 217 pazienti, 47 attraverso percorsi specialistici e 170 con cure di base.
La rete comprende anche gli Hospice, gli ambulatori e le consulenze offerte nelle strutture intermedie, nei centri di servizio e nei reparti ospedalieri. Centrale è inoltre la collaborazione con le unità di Oncologia, compresi gli ambulatori di Day Hospital, per garantire un approccio palliativo anche ai pazienti che continuano a ricevere trattamenti oncologici attivi. Nel 2025 gli Hospice dell’Ulss 5 hanno accolto complessivamente 298 persone, rispetto alle 262 del 2024. Nell’Hospice del Distretto 1 i pazienti sono stati 185, mentre in quello del Distretto 2 di Adria sono stati 113. Le strutture accolgono le persone per le quali non è più possibile assicurare un’assistenza adeguata a casa, offrendo accompagnamento medico, psicologico e spirituale. Specifici percorsi di supporto sono rivolti anche ai familiari e ai caregiver. Un contributo alla continuità della presa in carico viene assicurato anche dal servizio di Trecenta e dagli infermieri dell’Assistenza domiciliare integrata di Trecenta e Rovigo. «Dietro questi numeri ci sono persone, famiglie, storie e momenti di particolare fragilità – sottolinea il direttore generale Mauro Filippi –. Le cure palliative significano garantire dignità, sollievo, ascolto e vicinanza alla persona e alla sua famiglia». (P.B.)
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29 Prevenzione. Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, fa il punto sui contagi in Veneto e spiega come difendersi
West Nile, allarme zanzare a Padova: «Non bisogna avere paura, ma proteggersi»
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alute, ambiente e sicurezza alimentare sono temi molto più vicini tra loro di quanto si possa pensare. A occuparsi di questo intreccio, sul territorio del Triveneto, è anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, realtà con sede centrale nell’area di Padova e una rete di strutture periferiche distribuite nelle province di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. A guidare l’istituto è la dottoressa Antonia Ricci, direttrice generale di un ente che conta circa 650 dipendenti e che svolge attività che vanno ben oltre il controllo della salute degli animali. L’Istituto, infatti, si occupa anche di sicurezza degli alimenti destinati all’uomo, di ambiente, ricerca e prevenzione, seguendo la filiera agroalimentare dal campo alla tavola. Ed è proprio sul fronte della prevenzione che nell’ultimo periodo l’attenzione è concentrata sulla West Nile, malattia trasmessa dalle zanzare che ha fatto registrare diversi casi anche in Veneto e che interessa direttamente il territorio padovano. «Non ci si deve preoccupare – spiega Ricci -. Soprattutto non dobbiamo preoccuparci noi che facciamo questo mestiere, ma essere attenti e cercare di evitare che queste malattie diventino pericolose per le persone». La West Nile non si trasmette direttamente da persona a persona: il principale veicolo sono le zanzare infette. Per questo il monitoraggio degli insetti è una delle attività fondamen-
tali dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. In tutto il Triveneto vengono utilizzate trappole per catturare e analizzare le zanzare. Gli entomologi identificano le specie presenti e verificano anche la presenza del virus West Nile e di altri agenti patogeni trasmessi dagli insetti. E i dati raccolti mostrano una presenza del virus nelle zanzare piuttosto elevata. Una situazione che, secondo la direttrice dell’Istituto, non rappresenta una sorpresa considerando le condizioni climatiche di questa stagione. Il caldo e la siccità possono infatti creare condizioni favorevoli alla circolazione del virus. In particolare, la scarsità d’acqua può spingere le zanzare a cercare piccoli ristagni più vicini alle abitazioni e quindi alle persone. Sul fronte dei contagi umani, in Veneto i casi sono attualmente circa 73. Un numero che, osserva Ricci, è inferiore rispetto ad alcune annate precedenti, ma che deve essere valutato conside-
rando la stagionalità della malattia: il picco dei casi si registra generalmente nel mese di settembre. La parola d’ordine, quindi, è prevenzione. E non riguarda soltanto le amministrazioni pubbliche. «Bisogna proteggersi dalla puntura delle zanzare», sottolinea Ricci, ricordando l’importanza dei repellenti e delle misure per impedire la proliferazione degli insetti. Un ruolo importante spetta anche ai cittadini. I Comuni intervengono nelle aree pubbliche, ma nei cortili e negli spazi privati la prevenzione dipende in larga parte dai singoli. È fondamentale trattare i tombini con prodotti larvicidi ed eliminare i ristagni d’acqua, anche quelli apparentemente insignificanti. Un esempio semplice riguarda i sottovasi delle piante: svuotarli regolarmente significa togliere alle zanzare uno dei luoghi in cui possono riprodursi. «Sembra una banalità – osserva la direttrice – ma vuotare i sottovasi delle nostre piante sui poggioli ci aiuta tantissimo a ridurre la presenza delle zanzare». La West Nile, però, non è l’unica minaccia legata alle zanzare. Sul territorio possono circolare anche altri virus, tra cui Chikungunya, Usutu e Toscana virus. Per questo l’attività di sorveglianza non si limita a un singolo agente patogeno. Il principio che guida questo lavoro è quello della One Health, un approccio che considera strettamente collegati
Adria, prende forma la riconversione del Punto nascita
I
l futuro del Punto nascita di Adria entra nella fase operativa. L’Ulss 5 Polesana ha predisposto un piano per accompagnare la possibile riconversione del servizio, inserito dalla Regione Veneto tra le strutture che non raggiungono la soglia minima dei 500 parti all’anno indicata dal ministero della Salute. Nel 2025 all’ospedale adriese sono nati 227 bambini, un dato molto distante dal parametro utilizzato per valutare la sostenibilità e la sicurezza dell’attività ostetrica. La situazione di Adria non è isolata: lo stesso percorso riguarda anche i Punti nascita di Valdagno, Portogruaro e Castelfranco Veneto, che lo scorso anno hanno registrato rispettivamente 242, 343 e 297 parti. In attesa della decisione definitiva, l’azienda sanitaria polesana ha delineato le misure da adottare durante la transizione. Il progetto illustrato dal direttore generale Mauro Filippi prevede che ad Adria venga garantita per 180 giorni la presenza di un’ostetrica nell’arco delle 24 ore. L’obiettivo è offrire continuità assistenziale alle donne del territorio e assicurare un riferimento sanitario anche dopo l’eventuale cessazione dei parti nella struttura. La riorganizzazione comporterebbe una nuova dis-
tribuzione delle pazienti tra gli ospedali vicini. In base al Comune di residenza, le future mamme verrebbero indirizzate verso Rovigo oppure Chioggia. Un cambiamento destinato a incidere soprattutto sul Basso Polesine, dove distanze e collegamenti rendono particolarmente delicato il ridimensionamento dei servizi ospedalieri. La procedura si inserisce nel percorso avviato dalla Regione dopo il riconoscimento della condizione al di sotto degli standard ministeriali. La scadenza conclusiva è fissata al 31 dicembre, ma restano in corso le interlocuzioni con il ministero della Salute. Non risulta quindi ancora formalizzata una decisione finale sulla chiusura delle quattro strutture. Il tema, intanto, continua ad alimentare il confronto politico regionale. Le polemiche si sono concentrate nelle ultime ore soprattutto su Valdagno, dove il Partito Democratico teme un’accelerazione della chiusura. Ad Adria, invece, l’avvio del piano aziendale rende già più concreto lo scenario della riconversione e pone al centro la necessità di garantire alle famiglie polesane percorsi chiari, assistenza continuativa e collegamenti efficaci con i reparti di Rovigo e Chioggia. Paola Bigon
la salute dell’uomo, quella degli animali e la tutela dell’ambiente. Lo stesso approccio riguarda anche un altro elemento fondamentale degli ecosistemi: le api. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è infatti Centro di referenza nazionale per la salute delle api e svolge un’attività specifica di ricerca e sorveglianza in questo settore. Anche gli alveari devono fare i conti con parassiti e nuovi rischi sanitari, alcuni dei quali possono arrivare da altre parti del mondo. Anche in que-
sto caso, secondo Ricci, i cambiamenti climatici possono contribuire a modificare lo scenario. Al momento non vengono segnalate situazioni particolarmente preoccupanti, ma la prevenzione resta fondamentale. L’attività dell’Istituto comprende anche la cooperazione internazionale, con l’obiettivo di aiutare i Paesi in cui determinati rischi sono già presenti a sviluppare strumenti efficaci per identificarli e controllarli. Vincenzo Gottardo
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30 La ripresa. Il ritorno al lavoro, scuola e vari impegni si accompagna agli effetti accumulati durante mesi di temperature elevate
Rientro più difficile dopo l’estate rovente, il caldo prolunga stanchezza e stress
S
ettembre segna tradizionalmente il ritorno alle abitudini quotidiane, ma quest’anno la ripartenza rischia di essere più faticosa del solito. Alla malinconia per la conclusione delle vacanze si sommano infatti le conseguenze di un’estate caratterizzata da caldo persistente, notti afose e violenti temporali che spesso non hanno portato un reale sollievo. La cosiddetta sindrome da rientro non è una vera patologia, ma una condizione transitoria che può manifestarsi con stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione, insonnia, mal di testa e problemi digestivi. Il passaggio dai ritmi più liberi delle ferie a quelli imposti da lavoro, scuola e responsabilità familiari richiede un periodo di adattamento. Secondo le stime dell’Istat, questo disagio interesserebbe circa il 35 per cento della popolazione. A complicare il quadro è però l’affaticamento lasciato dalle temperature eccezionali. Le vacanze, anziché garantire un completo recupero delle energie, per molte per-
sone sono trascorse in condizioni climatiche impegnative. Il risultato è un doppio carico: da una parte lo stress psicologico provocato dalla ripresa degli impegni, dall’altra una spossatezza fisica che può continuare anche quando il termometro comincia a scendere. Le conseguenze del caldo prolungato, del resto, non si esauriscono con la fine di un’ondata. Temperature elevate per molti giorni, soprattutto se accompagnate da minime notturne alte, sottopongono l’organismo a uno sforzo continuo. Il sonno perde qualità, aumenta il rischio di disidratazione e possono peggiorare patologie cardiovascolari, respiratorie e renali. Il caldo può inoltre interferire con alcuni trattamenti farmacologici e influire sull’equilibrio emotivo. Durante le fasi più critiche dell’estate europea, gli accessi ai pronto soccorso sarebbero aumentati tra il 10 e il 15 per cento. Particolarmente vulnerabili sono gli anziani e le persone affette da malattie croniche. Il Ministero della Salute ricorda che le ondate di calore possono
favorire l’aggravamento di disturbi cardiaci e cerebrovascolari, patologie polmonari, malattie metaboliche come il diabete, problemi renali ed epatici e condizioni che interessano il sistema nervoso. Anche sul piano psicologico le temperature estreme possono lasciare una traccia. La Società italiana di medicina di emergenza-urgenza e la Società italiana di epidemiologia psichiatrica hanno rilevato, alla fine di agosto, un aumento fino al 20 per cento degli accessi ai pronto soccorso per disturbi psichiatrici rispetto a tre anni prima. Caldo intenso e mancanza di riposo possono infatti accentuare ansia, alterazioni dell’umore e fragilità già presenti. A rendere insolito questo passaggio stagionale è anche la distanza tra ciò che indica il calendario e ciò che viene percepito dal corpo. Le temperature possono rimanere estive mentre le giornate iniziano ad accorciarsi. La riduzione delle ore di luce influisce sui ritmi circadiani, sulla qualità del sonno e sull’umore, anche quando l’afa continua a suggerire che l’estate non sia ancora
terminata. Secondo David Lazzari, già presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi e presidente dell’Osservatorio Benessere psicologico e salute Benèpsys, questa discordanza può ritardare la consueta malinconia di fine stagione senza eliminarla. Il cambiamento della luce rappresenta infatti un segnale biologico molto forte, indipendente dall’andamento delle temperature. Per superare questa fase è utile evitare una ripresa troppo brusca. Quando possibile, gli impegni andrebbero distribuiti gradualmente, riservando spazio al riposo, all’attività fisica e a un’alimentazione equilibrata. È importante anche
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continuare a bere regolarmente: con l’avvicinarsi dell’autunno l’attenzione all’idratazione tende a diminuire, ma caldo e umidità possono mantenere elevata la sudorazione e quindi la perdita di acqua e sali minerali. Le previsioni indicano un progressivo calo delle temperature, legato anche alla diminuzione delle ore di luce, mentre resta più incerta la distribuzione delle precipitazioni. Francesco Meneguzzo, primo ricercatore del Cnr-Ibe e commissario straordinario del Consorzio Lamma, segnala tuttavia la possibilità di valori ancora superiori alle medie stagionali. Il ritorno alla normalità potrebbe quindi richiedere più tempo. L’estate meteorologica continua a farsi sentire mentre quella psicologica e biologica sta già lasciando spazio all’autunno. Una sfasatura capace di rendere meno netto il cambio di stagione, ma anche più improvviso il momento in cui corpo e mente dovranno finalmente riconoscere che l’estate è davvero finita. Paola Bigon
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