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laPiazza di Chioggia - Febb26

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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

di Chioggia

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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Il libro di Dianese:

“Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE

A Chioggia sono oltre 600 i casi seguiti dai servizi sociali del Comune nel 2025. Per Barbara Penzo (Pd): “Serve rafforzare l’organico. Non basta gestire l’emergenza”

Sanità veneziana, bilancio di fine mandato del direttore generale Edgardo Contato”

MAXI INTERVENTO SU UNO STORICO EDIFICIO DI CHIOGGIA

Si tratta di un intervento strategico da oltre 3,3 milioni di euro che trasformerà il plesso in un edificio a energia quasi zero (Nzeb)

SBUROCRATIZZAZIONE, BITONCI ALL’OPERA PER RENDERE PIU’ SEMPLICE LA VITA ALLE

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

IMPRESE

Veneto2 4

Oltre le sbarre del silenzio

CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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“Sofia

– Due mani per la vita”

Il Lions Club Chioggia Sottomarina in collaborazione con i volontari della Croce Rossa Italiana, abilitati alle manovre di primo soccorso, hanno concluso nel mese di gennaio il progetto “Sofia – Due mani per la vita”. Rivolto agli studenti delle classi terze e quarte degli istituti professionali e statali della città, tale progetto era stato avviato nel mese di ottobre 2025 ed articolato in una parte teorica e una pratica. Nel corso degli incontri gli studenti sono stati formati sulle manovre di disostruzione delle vie aeree, sul massaggio cardiaco per adulti, bambini e neonati, e sull’utilizzo del defibrillatore.

Ogni incontro di tre ore coinvolgeva gruppi di circa 25–30 studenti, suddivisi in due “isole” operative, al fine di garantire un apprendimento efficace e fortemente partecipato. Al termine del progetto sono stati formati 415 studenti degli istituti superiori Alberghiero Enaip, Professionale Cavanis, Cestari-Righi e Veronese. Il Presidente del Lions Club di Chioggia, Lucio Cavallarin, ha sentitamente ringraziato la Croce Rossa Italiana per la professionalità, disponibilità e costante collaborazione dimostrata nel corso dell’intero progetto, ed i Dirigenti Scolastici e docenti che hanno creduto nell’iniziativa e reso possibile la realizzazione.

“Sofia – Due mani per la vita” è un progetto che conferma l’importanza della formazione dei giovani alle manovre salvavita, diffondendo la cultura della prevenzione e della sicurezza: un intervento tempestivo può fare la differenza tra la vita e la morte.

Il progetto ha coinvolto oltre 400 studenti delle scuole superiori

Oltre le sbarre del silenzio

Stievano

Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.

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Al via la riqualificazione integrale della scuola primaria Marchetti

E’ stato dato il via libera nelle scorse settimane all’iter per la riqualificazione integrale della scuola Primaria “G. Marchetti” di via Mazzini a Chioggia, uno degli edifici scolastici storici della città. Si tratta di un intervento strategico da oltre 3,3 milioni di euro che trasformerà una scuola costruita negli anni ’60 in un edificio a energia quasi zero (Nzeb), portandola alla classe energetica A4, il livello più alto di efficienza. L’edificio, inaugurato nel 1960 alla presenza di Amintore Fanfani e interessato nel tempo solo da interventi minimi, sarà oggetto di una trasformazione radicale, sia dal punto di vista energetico che funzionale.

Il Comune ha impostato una strategia integrata di finanziamento, attivando due procedure parallele con il Gse (Gestore dei Servizi Energetici): Conto Termico 2.0 con una richiesta già inoltrata di una quota di circa 258.000 euro per un intervento urgente sulla copertura,

oggi in condizioni critiche; Conto Termico 3.0, la nuova istanza è in fase di avvio per circa 3.000.000 di euro, destinata alla riqualificazione globale dell’edificio.

Grazie al nuovo decreto nazionale, l’operazione consentirà di coprire quasi il 90% dell’investimento complessivo con fondi statali, integrando la parte restante con risorse comunali provenienti dalla Legge Speciale per Venezia e dall’avanzo di bilancio (per un totale di 335.518 euro).

Sarà insomma alla fine una scuola Nzeb a tutti gli effetti. “Si tratta di un passaggio fondamentale della nostra visione di città - dichiara il sindaco Mauro Armelao. Investiamo sulle scuole perché investire sull’educazione significa investire sul futuro di Chioggia. Con la Marchetti dimostriamo che è possibile coniugare sostenibilità ambientale, qualità degli spazi e attenzione ai conti pubblici, intercettando risorse statali e

riducendo in modo strutturale i costi di spesa corrente per il Comune”. Sottolinea l’importanza tecnica e strategica dell’operazione anche l’assessore ai Lavori Pubblici, Angelo Mancin. “Non si tratta - dice Mancin- di un semplice intervento di efficientamento, ma di una rifunzionalizzazione completa dell’edificio. Portiamo una scuola degli anni ’60 ai più alti standard energetici e impiantistici, migliorando il comfort, la qualità dell’aria e la sicurezza per studenti e personale. La scelta di concentrare tutti i lavori in un’unica fase ci permetterà di evitare cantieri infiniti e di riconsegnare alla città una scuola nuova sotto ogni punto di vista”.

Dal punto di vista politicoamministrativo, la scelta è chiara: concentrare gli interventi in un’unica grande fase, evitando piccoli cantieri diluiti nel tempo. L’obiettivo è ridurre i disagi e consegnare alla città una scuola completamente rinno-

vata, senza dover intervenire nuovamente a distanza di pochi mesi o anni. Per limitare l’impatto sull’attività scolastica, i lavori procederanno per metà edificio alla volta. Grazie alla disponibilità del plesso “Grego-

Tutti i dettagl del progetto nel segno dell’efficienza energetica

Nel dettaglio il progetto della riqualificazione della primaria Marchetti prevede un intervento completo sull’involucro edilizio e sugli impianti: isolamento totale con cappotto esterno da 1 4 cm in Eps con grafite e rifacimento della copertura con isolamento da 12 centimetri; sostituzione integrale dei serramenti con nuovi infissi a taglio termico e triplo vetro; addio al gas grazie all’installazione di pompe di calore aria-acqua ad alta efficienza; qualità dell’aria garantita da un sistema di Ventilazione Meccanica Controllata (Vmc) con recupero di calore fino al 90%; energia rinnovabile con un nuovo impianto fotovoltaico da 105 kWp, composto da 233 moduli installati

in copertura; domotica e controllo dei consumi tramite sistemi di Building Automation. A fine lavori, la scuola compirà un salto energetico dalla classe D alla classe A4, con risultati rilevanti: dalla riduzione dell’86% delle emissioni di CO , da 120 a 16 tonnellate annue all’azzeramento totale del consumo di gas metano, al taglio dei costi energetici dell’82,4% (la spesa annua passerà da 51.909,47 a 9.155,47 euro, con un risparmio economico stimato: 42.754,01 euro all’anno. L’intervento si configura come un vero investimento strutturale: il tempo di ritorno per il Comune, al netto del contributo statale di 3 milioni di euro, è stimato in 7,8 anni, dopo i quali

rutti”, le classi coinvolte sono già state trasferite temporaneamente, garantendo la continuità delle lezioni in ambienti idonei e sicuri.

la scuola genererà risparmi netti per le casse comunali. “L’approccio dell’amministrazione - dice il sindaco Mauro Armelao - va oltre il solo efficientamento energetico. Sono infatti previsti interventi complessivi sul benessere e sulla funzionalità del plesso scolastico. E’ già in corso la sistemazione dell’impianto fognario e il rifacimento totale del blocco bagni lato est. Inoltre, in parallelo ai lavori energetici, verranno realizzati: la ristrutturazione del blocco bagni lato ovest, la nuova impiantistica elettrica e idraulica, la riqualificazione degli spazi didattici interni, con modifiche distributive, nuove finiture, pitturazioni e pavimentazioni”. (a.a.)

Alessandro Abbadir

zati

Focus povertà/1. L’analisi del Comune fra vecchie e nuove emergenze

Povertà a Chioggia, oltre 600 le persone seguite dai servizi sociali nel 2025

Inumeri sulla poverà a Chioggia riferiti al 2025 sono importanti: oltre 600 persone sono stare seguite nel 2025 dal Comune. Altre centinaia dalle parrocchie e dalla Caritas. Una situazione insomma davvero complessa che nonostante gli sforzi di enti e associazioni, di anno in anno diventa sempre più preoccupante. “Il contrasto alla povertà - spiega il sindaco Mauro Armelao - è uno dei capitoli più complessi e delicati dell’azione amministrativa del Comune di Chioggia. Nel 2025 i servizi sociali comunali hanno seguito complessivamente oltre 600 tra singole persone e nuclei familiari in condizioni di fragilità economica e sociale, attraverso misure nazionali, interventi comunali e progettualità finanziate anche con fondi Pnrr. Il perno del sistema resta l’assegno di inclusione (Adi). Nel corso del 2025 risultano 381 nuclei familiari percettori, così suddivisi: 89 nuclei con minori, 292 nuclei composti da adulti

soli, persone over 60, cittadini con disabilità superiore al 67% o persone in condizione di svantaggio segnalata dai servizi specialistici dell’Usl o dai servizi sociali comunali”. Accanto alla misura nazionale, il Comune è intervenuto direttamente con contributi economici finalizzati, che nel 2025 hanno interessato 74 persone, e con un’attività costante di presa in carico, consulenza e orientamento, un lavoro, che riguarda una stima di circa 150 persone, anche senza l’erogazione immediata di un contributo economico.

“I numeri raccontano solo una parte del lavoro - sottolinea l’assessore ai Servizi sociali Sandro Marangon. Dietro ogni dato c’è una storia, una difficoltà, una famiglia che va accompagnata. Il nostro obiettivo non è solo erogare aiuti, ma costruire percorsi di inclusione e autonomia”. Un passaggio chiave è stato la riorganizzazione dei servizi sociali all’interno dell’Ats, che vede Chioggia lavorare insieme

ad altri due Comuni del territorio e cioè Cona e Cavarzere.

“La gestione associata - continua Marangon - ci consente di garantire servizi omogenei, maggiore coordinamento e una programmazione più efficace delle risorse. È un cambio di passo strutturale, non solo organizzativo”. In quest’ottica si inserisce anche il rafforzamento dell’organico, con l’assunzione di 2 nuove assistenti sociali a tempo determinato. Il 2025 è

stato anche l’anno della chiusura formale di alcuni progetti Pnrr e dell’avvio concreto delle attività sul territorio. Tra questi il Centro Servizi “Stazione di Posta” con la ristrutturazione di due immobili e servizi di bassa soglia per persone in condizioni di forte esclusione sociale. Il progetto punta a raggiungere 82 beneficiari. C’è poi l’ Housing Sociale: prevede la ristrutturazione di immobili comunali destinati ad accogliere 15 persone

Barbara Penzo (Pd) : “Serve rafforzare l’organico. Non basta gestire l’emergenza”

Sulla questione della povertà a Chioggia interviene anche la consigliera comunale di opposizione del Pd Barbara Penzo. “Negli ultimi anni anche Chioggia - dicesta vivendo un aumento significativo delle situazioni di fragilità economica e sociale. I dati dei servizi sociali comunali parlano chiaro, ogni anno si registrano circa 1.000 accessi da parte di cittadini in difficoltà, con una crescita delle richieste di sostegno da parte di anziani soli, persone con disabilità e famiglie con redditi insuffi-

cienti. La povertà oggi non riguarda solo chi è totalmente privo di reddito. Sempre più spesso coinvolge lavoratori precari, famiglie monoreddito, partite Iva in difficoltà e nuclei che, pur avendo un’occupazione, non riescono a far fronte all’aumento del costo della vita, delle bollette e degli affitti. Particolarmente preoccupante è la questione abitativa. Le difficoltà di accesso alla casa, le liste d’attesa per gli alloggi pubblici e l’aumento dei canoni di locazione stanno aggravando condizioni

già precarie. Il rischio è che sempre più cittadini scivolino da una situazione di vulnerabilità a una vera e propria emergenza sociale”. A questo si aggiunge per Penzo, la pressione crescente sui servizi sociali, che operano con risorse e personale limitati rispetto ai bisogni del territorio. “È necessario - sottolinea e conclude - rafforzare l’organico, investire in prevenzione e costruire politiche strutturali che non si limitino alla gestione dell’emergenza”. (a.a.)

in condizione di disagio abitativo. Nel corso del 2025 il Comune di Chioggia ha inoltre avviato: i lavori di Pubblica Utilità che nel 2026, coinvolgeranno 6 beneficiari, Ria XI – Reddito di Inclusione Attiva con 45 beneficiari coinvolti in progetti di inclusione, 35 contributi Soa per affitti, cauzioni, bollette straordinarie e spese condominiali; ospitalità in emergenza; 2 interventi di povertà minorile. Alessandro Abbadir

Focus povertà/2. Il territorio prova a regire a una situazione difficile da sempre

“Progetto Insieme”, sostegno concreto alle famiglie più fragili

U n aiuto concreto alle famiglie che vivono momenti di difficoltà, e un modello di intervento che mette al centro le persone e la comunità. È l’obiettivo del “Progetto Insieme”, promosso dalla Regione e finanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus, attivo anche nel territorio di Chioggia. Il progetto, avviato nel gennaio 2023 dopo una delibera regionale, coinvolge i Comuni dell’Ats 14 – Chioggia, Cona e Cavarzere e punta a prevenire il rischio di esclusione sociale attraverso un lavoro condiviso tra servizi sociali, sanitari, scuole ed enti del terzo settore per un investimento totale di 385.326 euro. A Chioggia, il “Progetto Insieme” ha già accompagnato 54 nuclei familiari, mentre complessivamente sul territorio dell’Ats 14 sono 59 le famiglie coinvolte. Il sostegno arriva attraverso percorsi personalizzati, costruiti sui bisogni reali delle persone, grazie a voucher che permettono di attivare interventi educativi, di supporto allo studio, di affiancamento alla genitorialità e di accompagnamento per bambini e ragazzi in difficoltà, sia a scuola che nelle relazioni”. Accanto agli interventi individuali, il progetto propone anche attività di gruppo, come laboratori creativi e sportivi, incontri per genitori e figli, spazi di confronto dedicati alla crescita dei ragazzi e momenti di ascolto e consulenza. Iniziative pensate non solo per aiutare, ma anche per creare relazioni, scambio di espe-

rienze e senso di appartenenza alla comunità. “Insieme” è un esempio concreto di welfare che funziona perché è vicino alle persone - ha sottolineato Sandro Marangon, assessore ai servizi sociali del Comune di Chioggia. È un progetto che non si limita a fornire aiuti, ma accompagna le famiglie, le ascolta e costruisce con loro percorsi su misura. Il lavoro di rete tra Comune, servizi e associazioni del territorio è la chiave per dare risposte efficaci e durature”. I primi risultati sono incoraggianti e il percorso continuerà: sono infatti già state individuate nuove famiglie che potranno entrare nel progetto, che proseguirà fino a giugno 2026, garantendo continuità e attenzione nel tempo. Ma resta a Chioggia il problema di

una povertà diffusa che nel corso dei decenni è apparsa connaturata al tessuto socio economico dell’area sud della provincia di Venezia. Il Comune prova a rilanciare. “Il lavoro non si ferma - dice l’assessore. Per il 2026 sono già in cantiere nuove azioni, l’attivazione del Pronto Intervento Sociale, la prosecuzione del Ria XII, la piena realizzazione dei Lavori di pubblica utilità, e il rafforzamento della collaborazione con il centro per l’impiego, per favorire l’incontro tra politiche sociali e lavoro”. “La povertà oggi ha molte facce - conclude Marangon. La risposta deve essere integrata, territoriale e costruita insieme”. Basterà a segnare una inversione di tendenza?

Alessandro Abbadir

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più

vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico

post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.

Attivo dal 2023, il “Progetto Insieme” accompagna decine di famiglie con supporto allo studio, alla genitorialità e alle relazioni

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La riforma. L’intervento del consigliere regionale del Pd Jonatan Montanariello

“Sul futuro del porto serve maggiore condivisione”

S

ulla questione dei porti di Venezia e Chioggia e del loro sviluppo interviene il consigliere regionale Jonatan Montabariello che è vicepresidente della seconda commissione. “Come annunciato subito dopo l’insediamento delle commissioni consiliari, abbiamo depositato - dice - una formale richiesta di audizione del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale per capire cosa comporterà, concretamente, la nuova riforma nazionale del sistema portuale per il nostro territorio”. “Mentre a Roma si parla di “riforma storica” e di un mondo che cambia – prosegue Montanariello – qui nei territori regna l’incertezza più totale. Nessuno sa davvero cosa succederà, quali saranno i nuovi rapporti tra la struttura nazionale e le Autorità di Sistema Portuale, né quali effetti concreti avrà questa riforma sull’economia portuale veneta”. Secondo Montanariello, uno dei nodi principali riguarda le risorse: “Parliamo di un tema economico di primo livello. Da quanto emerge, per finanziare la nuova struttura nazionale “Porti d’Italia Spa” le risorse verrebbero drenate dalle Autorità portuali territoriali. Un’ipotesi che preoccupa fortemente e sulla quale serve immediata chiarezza”. E per questo il consigliere regionale va nel dettaglio. “Continuiamo - dice - a leggere notizie contrastanti, ma non esiste alcuna comunicazione ufficiale e trasparente rivolta alle Regioni e ai territori . La portualità è un asse strategico fondamentale per il Veneto ed è inaccettabile che una riforma di questa portata venga discussa solo nelle stanze romane, senza coinvolgere la Regione, gli enti locali e le comunità interessate”. Da qui una presa di posizione chiara e netta in Regione Per questo motivo, Montanariello spiega che ”a nome dei colleghi dell’intergruppo Manildo presenti in Seconda Commissione, abbiamo chiesto di po-

ter audire il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale affinché venga a fare chiarezza su una riforma che investe pienamente il Veneto e in modo particolare l’area veneziana, dove insistono due porti strategici come Venezia e Chioggia”. “Serve trasparenza e serve subito – conclude –. I territori hanno diritto di sapere cosa sta accadendo e quale sarà il futuro della portualità veneta”. Insomma la questione del Porto di Chioggia resta importante per le prospettive della città.

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Gianni Boscolo Moretto resta in giunta alla Camera di Commercio La Camera di commercio di Venezia e Rovigo ha riconfermato Gianni Boscolo Moretto nella propria giunta per il quinquennio 2026–2031. Le votazioni dell’organo esecutivo, svolte nella sede di Mestre, hanno consolidato la presenza di Boscolo Moretto tra i sette componenti che affiancheranno il presidente Massimo Zanon fino al 2031. Per Chioggia si tratta di una riconferma di rilievo, che rafforza il peso del territorio all’interno dell’ente camerale e garantisce la possibilità di rappresentare con continuità le esigenze economiche e produttive locali. Boscolo Moretto ha espresso soddisfazione per il nuovo incarico, che considera un impegno da portare avanti con responsabilità a favore del sistema imprenditoriale del territorio. Ha inoltre rivolto un ringraziamento al Consiglio camerale e a Confcommercio Venezia Rovigo per il sostegno e per un percorso condiviso che negli anni si è tradotto in un lavoro continuo a favore delle imprese. La conferma offre al territorio chioggiotto l’occasione di sviluppare progetti in sinergia con le altre categorie economiche e sociali, anche grazie alla collaborazione dei consiglieri Ivano Boscolo Bielo e Paolo Tiozzo Brasiola. Nel commento rilasciato ai microfoni di Veneto24, Boscolo Moretto ha ribadito la gratitudine per la fiducia ricevuta e ha ricordato che il compito centrale della Camera di commercio resta il sostegno alle imprese del territorio di Venezia e Rovigo. Ha sottolineato che la priorità della giunta sarà mantenere elevati i livelli di competitività riconosciuti e stimati non soltanto in ambito veneto, ma anche a livello nazionale. Per il nuovo mandato, l’obiettivo dichiarato è rafforzare il ruolo dell’ente come strumento di crescita per le imprese, con particolare attenzione a innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle eccellenze locali, in un contesto economico che impone una visione strategica e la capacità di fare sistema. (r.v.)

Chioggia

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Sociale.

Gli accreditati passeranno da 24 a 49

La Regione: all’Ipab “Il Boschetto” aumentano i posti letto per anziani

“L a riorganizzazione prevista aumenterà la capacità di risposta sanitaria del welfare in provincia di Venezia. Una ricalibratura impostata dalla Regione, che ora andrà finanziata, e che sul nostro territorio riguarderà più strutture tra Case di Riposo e centri per disabili, rafforzando una attesa e da tempo manifestata richiesta di maggior disponibilità di posti per gestire la complessa questione delle liste d’attesa”. Così il vice capogruppo di Fratelli d’Italia al Ferro Fini Matteo Baldan commenta la recentissima riorganizzazione degli accreditamenti e relativa estensione dei posti letto in alcune strutture fatta dalla Giunta a Palazzo Balbi per implementare le capacità ricettive dell’intero Veneto, provincia di Venezia inclu-

sa. “L’attivazione dei nuovi postidice- non potrà essere immediata, ma sarà programmata nel tempo in base ai finanziamenti che verranno appositamente dedicati. Intanto c’è, nero su bianco. Con questo atto d’indirizzo che vedrà più risorse per le categorie e persone più fragili, si è voluto dare un preciso segnale dell’attenzione che ci sarà in Sanità e nel Welfare da parte di questo governo regionale e da parte mia verso il territorio. Un segnale importante, che prosegue quanto di buono già fatto, andando ritarare dove serve e dove possibile risorse e disponibilità per una sanità al passo con i tempi e con i veloci mutamenti sociali in atto, cambiamenti che richiedono dinamismo, sia nelle proposte sia nelle risposte, con particolare attenzio-

ne alle famiglie e alle persone con disabilità non autosufficienti”. Per quanto riguarda la provincia di Venezia, quattro le strutture interessate tra aumenti posti e riconferme. All’Ipab “Luigi Mariutto” di Mirano i posti accreditati passeranno da 15 a 20, all’Ipab “Il Boschetto” di Chioggia i posti letto accreditati passeranno da 24 a 49, sono confermati i 10 posti per la cooperativa che a Cavallino gestisce la struttura “Il porto di Rame” e aumenteranno da 14 a 18 posti letto per l’associazione che a Fossalta di Piave gestisce “La Casa di Umberta”. “Si tratta di un primo atto - conclude Baldan - una prima risposta concreta, che affronta la questione nell’unico modo possibile; pianificare dove investire le successive risorse che saranno

destinate al welfare”. Sulla stessa linea anche il consigliere regionale della Lega Andrea Tomaello.”Si ampliano - dice - i posti letto nelle case di riposo e nei centri diurni per i disabili nella provincia di Venezia: una prima risposta a un

“Saremo gli ultimi Cristiani? Il futuro della religione in Occidente”

Il vescovo di Chioggia mons. Giampaolo Dianin, al ristorante “Al Granso Stanco” di Sottomarina, è stato ospite e relatore della conviviale del Rotary Club di Chioggia, presieduto da Carlo Albertini, dedicata al tema “Il futuro della religione”, inserita nel programma annuale del Club incentrato sul futuro. L’intervento del vescovo Dianin“Saremo gli ultimi Cristiani ? Il futuro della religione in Occidente” - è stato incentrato sul destino del cristianesimo in Occidente, interrogandosi sul cambiamento delle forme di fede e sulla trasformazione del rapporto tra religione e società contemporanea, evidenziando come non sia in atto la fine della religiosità, che resta parte della natura umana, ma piuttosto la crisi di un certo modo storico di vivere il cristianesimo. Non si tratta di un declino irreversibile, ma un tempo di purificazione e rinnovamento, in cui la Chie-

sa è chiamata a diventare una “minoranza creativa”: piccole comunità vive, capaci di testimoniare il Vangelo con autenticità, più che con la forza dei numeri. Nel corso dell’incontro alla presenza di vari rappresentanti del mondo istituzionale ed economico del territorio, tra cui il Vice Presidente di BCC Veneta accompagnato dal Direttore Generale, mons. Simone Zocca, Vicario Generale della Diocesi e Presidente della Fondazione Santi Felice e Fortunato, ha illustrato la creazione, all’interno della Torre di Sant’Andrea – che ospita il meccanismo dell’orologio da torre più antico del mondo – di un innovativo “Museo del Tempo”, che sarà inaugurato in occasione della festa dei Santi Patroni l’11 giugno 2026. Per la realizzazione di quest’opera la Fondazione Santi Felice e Fortunato sarà affiancata dal Rotary Club di Chioggia e da BCC Veneta. (e.f.)

bisogno sociale molto sentito sul territorio, pur essendo coscienti che la problematica ha dimensioni rilevanti, ma tra l’inazione e il cominciare a risolvere il problema, è meglio iniziare ad affrontarlo”. Alessandro Abbadir

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Lions e Protezione Civile uniti nelle emergenze

are rete per la sicurezza del territorio”, un importante momento di confronto dedicato alle possibili cause di disastri nel nostro territorio e al ruolo fondamentale del volontariato e delle istituzioni nella prevenzione e nella gestione delle emergenze. Il meeting dell’Alert Team organizzato dal Lions Club Chioggia Sottomarina, presieduto per l’annata sociale 2025/26 da Lucio Cavallarin, si è tenuto nello storico locale “El Fontego”. Luigi Marangoni, 2° Vice Governatore Lions Distretto 108 Ta3, e Enrico Stefanin, Coordinatore Lions Club Alert Team Distretto 108 Ta3, hanno illustrato il progetto delle “Cittadelle Alert Team” che si prefiggono di mettere competenze, formazione e spirito di servizio dei Lions a fianco delle istituzioni, in particolare nelle situazioni di emergenza e di supporto alla Protezione Civile, sempre nel pieno rispetto dei ruoli e delle direttive operative, sottolineando per uomini e donne Lions l’adeguata formazione per operare in sicurezza anche in contesti complessi. Sergio Ferroli, presidente del Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Chioggia, e Luca Barbaro, funziona-

rio del Servizio di Protezione Civile del Comune di Chioggia, hanno spiegato le modalità di attivazione dei soccorsi, l’organizzazione degli interventi e i mezzi a disposizione della Protezione Civile, che variano in base alle diverse tipologie di emergenza e richiedono specifici dispositivi di protezione per garantire la sicurezza degli operatori. Il presidente della Sav (Sorveglianza Aerea Veneta) Marcello Colombo ha presentato le nuove tecnologie applicate al pronto intervento, con particolare riferimento all’utilizzo di droni personalizzati per il salvataggio in mare. Questi dispositivi, studiati e progettati a Chioggia con il prezioso contributo dello staff tecnico

della Sav, costituiscono un importante supporto operativo per la Capitaneria di Porto e per i bagnini. Per l’utilizzo di questa tecnologia altamente innovativa, fondamentale per il monitoraggio, la prevenzione e la gestione delle emergenze, interamente progettata e sviluppata in Veneto con tecnologia italiana, è stato evidenziato il complesso percorso autorizzativo necessario per superare le rigorose normative Enac, a garanzia della sicurezza e dell’affidabilità dei droni. Per la realizzazione del progetto è stato determinante il supporto dell’Amministrazione Comunale e, in particolare, dell’incoraggiamento del Sindaco.

Eugenio Ferrarese

Per il terzo anno il progetto “Salute in Comune - Qualità di Vita”

Per il terzo anno la città di Chioggia sarà coinvolta nel progetto “Salute in Comune - Qualità di Vita” che sarà attivato grazie alla collaborazione dell’associazione Andos (Associazione nazionale donne operate al seno) Odv Comitato di Chioggia. La realizzazione del progetto, tramite la ditta Stargate sas, si sviluppa grazie alla sensibilità degli imprenditori del territorio: le imprese che investono in prevenzione sanitaria, educazione alla salute e inclusione sociale non solo migliorano la qualità della vita delle persone, ma rafforzano anche la propria reputazione e creano valore strategico per tutti. Scopo di questa iniziativa è il sostegno concreto alle donne che stanno affrontando un percorso difficile. Per migliorare la qualità di vita delle pazienti oncologiche del nostro territorio è prevista la consegna a titolo gratuito, alle donne seguite dall’Andos, di prodotti per la cura del corpo, cosmetici, e l’organizzazione di incontri di supporto psicologico di gruppo. Tale supporto è un pilastro fondamentale del percorso di cura, poiché l’impatto della diagnosi e dell’intervento coinvolge la sfera dell’identità corporea, della femminilità e dell’equilibrio emotivo. Con il progetto “Salute in Comune - Qualità di Vita” si restituisce benessere, dignità, bellezza, autostima e femminilità alle donne operate; il servizio sarà gratuito per le donne che ne faranno richiesta. L’Andos Chioggia è presente tutti i mercoledì dalle 9.30 alle 12.00 presso il box delle associazioni nell’atrio dell’Ospedale di Chioggia. (e.f.)

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Vene t o 2 a gener a coltare an c h e la ra d io con r fe t ta .

Un premio alla Darsena Le Saline al Salone Nazionale dell’Alto Adriatico

Il riconoscimento consolida il ruolo della struttura come punto di riferimento per il turismo nautico

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Formazione dedicata e a ancamento

a Darsena Le Saline è stata premiata quale Protagonista del Turismo Balneare Alto Adriatico 2025 al Salone Nazionale dell’Alto Adriatico nell’ambito di una ricerca di mercato condotta da Scouting Capital Advisors, in collaborazione con HBenchmark, nel settore del turismo balneare del litorale. Il Salone Nazionale dell’Alto Adriatico - tenutosi al PalaExpoMar di Caorle dal 26 al 29 gennaio 2026è un evento promosso da Venezia Expomar Caorle, dall’Associazione Jesolana Albergatori e dai Comuni di Caorle e Jesolo, e rappresenta un laboratorio di confronto e crescita per i settori dell’enogastronomia, dell’ospitalità e del turismo, con particolare attenzione alle nuove generazioni e alle prospettive future del comparto. “Per noi è un grande onore e motivo di soddisfazione ricevere questo riconoscimento - ha affermato Marco Boscolo Buleghin, Marina Manager di Darsena Le Saline. - Ringraziamo tutto il nostro team e chi ci supporta quotidianamente nel rendere Darsena Le Saline un punto di riferimento unico per il turismo dell’Alto Adriatico”. “Siamo molto

felici di aver ricevuto questo riconoscimento che non ci aspettavamo - ha aggiunto Laura Morelli, Presidente di Sporting Club Marina di Chioggia SpA, società che gestisce il Marina. - Sporting Club Marina di Chioggia Spa investe costantemente nel rispetto delle più rigorose norme di sicurezza e tutela dell’ambiente naturale. Un impegno che, unito al continuo aggiornamento delle infrastrutture, si traduce in un significativo miglioramento del servizio ai nostri clienti. Dal 2022 Darsena Le Saline ha ottenuto la certificazione

ambientale ISO 14001, un ulteriore traguardo nel percorso verso l’ottimizzazione e la responsabilità ambientale. Il nostro Marina promuove inoltre iniziative volte a sensibilizzare l’utenza sulla fragilità dell’ambiente lagunare e marino”. Questo riconoscimento conferma la Darsena Le Saline quale punto di eccellenza del turismo e della nautica nell’Alto Adriatico, in grado di unire qualità dei servizi, innovazione e responsabilità ambientale.

Eugenio Ferrarese

Un prestigioso riconoscimento per la Dragaggi Srl

Assumiamo Teleseller su Padova

Cinque generazioni impegnate in lavori di dragaggio, livellazione fondali, ripascimenti litoranei, formazione e posa di scogliere, bonifiche di canali e porti, costruzioni marittime, vivificazione barene, ripristino ambienti lagunari, banchinamenti e maricoltura. La “Dragaggi Srl” è ufficialmente iscritta nel Registro Nazionale delle Imprese Storiche d’Italia, l’albo istituito da Unioncamere per valorizzare le imprese che hanno superato i 100 anni di attività. Già nella seconda metà dell’Ottocento i tradizionali burchi a vela della famiglia Boscolo Cucco erano impegnati in laguna veneta e in attività fluviali per trasportare ortaggi, sabbia e ghiaia per poi successivamente orientarsi nel settore del dragaggio e manutenzione dei fondali. Il prestigioso riconoscimento è stato consegnato qualche settimana fa Luciano Boscolo Cucco, accompagnato

dal figlio Stefano, dal presidente della Camere di Commercio di Venezia-Rovigo Massimo Zanon. L’inserimento nel Registro delle Imprese Storiche, promosso da Unioncamere e dalla rete delle Camere di Commercio italiane, è riservato a quelle imprese attive da oltre un secolo che hanno mantenuto la continuità familiare e il legame con il territorio. L’imprenditore Luciano Boscolo Cucco, cittadino emerito e ambasciatore di Chioggia nel mondo, è assai noto anche per il suo impegno come mecenate e promotore della cultura del mare. A lui infat-

ti si deve la riproposizione della rotta del sale Chioggia - Cervia, la visita in città del vigile del fuoco di New York Vincent Tummino che eroicamente intervenne durante il crollo delle Torri Gemelle, la sfilata di un Bragozzo per le vie di Manhattan. Il presente e il futuro della Dragaggi è ora rappresentato dal figlio, l’ing. Stefano Boscolo Cucco, che porta avanti l’innovazione tecnico-operativa e la sostenibilità ambientale con l’utilizzo di imbarcazioni in grado di aspirare i fondali e riutilizzare i materiali per il ripascimento delle spiagge dopo le mareggiate. (e.f.)

Il bilancio. Mercato ittico di Venezia, valore record e futuro al Tronchetto: il 2026 anno chiave

Fatturato stabile attorno ai 55 milioni nonostante il calo dei volumi

I

l Mercato ittico all’ingrosso di Venezia apre il 2026 con numeri solidi e uno sguardo già proiettato al futuro. La prima seduta dell’anno della Commissione del Mercato, presieduta dall’assessore al Commercio Sebastiano Costalonga e alla presenza degli operatori e di VERITAS, ha confermato la tenuta di un comparto che resta tra i primi in Italia per valore complessivo del prodotto commercializzato.

A fronte di una flessione dei volumi di vendita pari al 5,88 per cento rispetto al 2024, il fatturato si mantiene su livelli elevati, attestandosi intorno ai 55 milioni di euro. Un dato che racconta la capacità del sistema di assorbire le difficoltà e di riorganizzarsi, anche dopo l’uscita di scena di due realtà importanti del settore, tra fallimenti e pensionamenti.

Il 2026 segna inoltre una tappa simbolica: sarà l’ultimo anno di attività nell’attuale sede storica. Il trasferimento nel nuovo Mercato ittico del Tronchetto, previsto per il 2027, entra ormai nel conto alla rovescia. I lavori della nuova struttura – pensata per rispondere a una domanda profondamente cambiata – sono in fase avanzata e garantiranno standard elevatisotto il profilo igienico-sanitario, logistico e organizzativo.

«Siamo riusciti a mantenere il fatturato praticamente invariato grazie all’impegno straordinario degli operatori – ha sottolineato l’assessore Costalonga -. È la dimostrazione di una filiera coesa e resiliente». Un riconoscimento esplicito è stato rivolto anche alla direzione del Mercato: l’ingegner Michele Chieregato sta coordinando il delicato passaggio tra vecchia e nuova sede, con l’obiettivo di rendere il trasferimento il più fluido possibile.

Ma il futuro non è fatto solo di infrastrutture. Al centro del confronto in Commissione sono emerse nuove strategie di sviluppo, a partire dal coinvolgimento della Grande Distribuzione Organizzata. L’idea è quella di creare una piattaforma logistica di riferimento per catene come Alì, Conad e Tosano, capace di col-

legare direttamente il Mercato ittico alla distribuzione su larga scala.

In questa direzione si inserisce anche il progetto del “Marchio Mercato Ittico”, un bollino di qualità che certifichi la salubrità e la tracciabilità del prodotto, già sottoposto ai controlli costanti di ASL e Guardia Costiera. Uno strumento pensato soprattutto per rafforzare la presenza del pescato veneziano nel canale della ristorazione e della grande distribuzione locale.

Non manca infine una riflessione più ampia sugli orari e

sulle modalità di vendita. Tra le ipotesi allo studio c’è l’estensione delle aperture delle pescherie al sabato pomeriggio e alla domenica, affiancata a una visione

innovativa del nuovo piazzale del Tronchetto: non solo mercato, ma anche punto di partenza per attività di pesca-turismo e tour naturalistici.

“Il

mio purgatorio. Dante profeta di speranza”

Alla scoperta del Purgatorio di Dante. Dal 6 al 22 marzo 2026 il Museo Diocesano di Chioggia si appresta ad ospitare la mostra “Il Mio Purgatorio. Dante profeta di speranza” organizzata dal Centro Culturale Terzo Millennio, in collaborazione con la Fondazione SS. Felice e Fortunato e il patrocinio della Città di Chioggia. Dopo il successo dello scorso anno con la presentazione dell’Inferno, che ha registrato la presenza di 2000 visitatori, continua il viaggio alla scoperta del poeta “profeta di speranza” grazie ai testi di Franco Nembrini e le illustrazioni di Gabriele Dell’Otto. Anche quest’anno guide della mostra saranno gli studenti delle classi

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terze dell’Istituto “D. Cestari” e del Liceo “G. Veronese” che, nell’ambito delle attività dei Pcto (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento), saranno formati sui contenuti del percorso per poterlo presentare ai propri compagni di scuola e a tutti i visitatori. Se l’Inferno è l’esperienza di poter guardare in faccia il proprio male fino in fondo, il Purgatorio offre la possibilità di ripartire, a dispetto dei limiti, delle fatiche, delle crisi, delle difficoltà che si vivono. Così è stato per Dante, così può avvenire per ciascuno di noi: si può essere perdonati. La mostra è costituita da 33 pannelli che ci illustrano il cammino di Dante, profeta di speranza, capace con le sue parole e i suoi esempi concreti di porci di fronte al nostro desiderio di felicità. Si potrà visitare da lunedì a sabato dalle ore 9.00 alle 12.00 e da giovedì a domenica dalle ore 16.00 alle 18.00. Per informazioni e prenotazioni: 3491613595 (Pierluigi Bellemo)3478636321 (Rita Longo); e-mail: ilmiopurgatoriochioggia@gmail.com Il prof. Giovanni Bresadola, uno dei curatori della mostra, terrà l’incontro di presentazione mercoledì 4 marzo 2026 alle ore 21.00 nella Pinacoteca della SS. Trinità a Chioggia. La mostra sarà inaugurata venerdì 6 marzo alle ore ore 11.00. L’ingresso è libero. (e.f.)

Arte. Un ricco patrimonio artistico tra porti, fiumi e canali

Una Diocesi accarezzata dall’acqua

U n ‘museo’ di arte sacra diffuso in un territorio che risulta contrassegnato dalla presenza dell’acqua tra porti, fiumi e canali: la zona nord est del delta del Po, le foci del Brenta e dell’Adige, la laguna veneziana e il mare Adriatico. “Chioggia. Una diocesi accarezzata dall’acqua - Arte sacra nel territorio” (Nuova Scintilla editrice 2025) è un agile volumetto con il quale mons. Giuliano Marangon presenta le più significative opere del Museo Diocesano, della Pinacoteca della SS. Trinità, delle chiese del centro storico di Chioggia e Sottomarina, dell’isola di Pellestrina, del territorio di Cavarzere, della zona di Loreo, Porto Viro ed altre chiese dell’ampia area del Delta.

Il ricco patrimonio storico-artistico della Diocesi Clodiense si caratterizza per alcune specificità che riguardano in particolare la venerazione del Crocifisso, la devozione alla Madonna e l’attenzione al culto dei Santi (S. Felice e Fortunato, patroni della Diocesi, S. Martino, S. Andrea, San Giacomo, San Domenico, San’Antonio, Santa Caterina d’Alessandria, S. Michele, la chiesa di Pellestrina dedicata a Ognissanti…). Alcune opere risalgono al periodo medievale prima del Mille (un capitello bizantino del VII secolo), altre ad un’epoca di poco posteriore tra il Duecento e il Trecento (un paio di formelle in pietra che appartenevano alla Catte-

drale distrutta dall’incendio del 1623, il Crocifisso polilobato che si trovava nella chiesa di Santa Caterina, il polittico di San Martino di Paolo Veneziano), per poi passare ad alcune espressioni artistiche del Quattrocento e Cinquecento (il “San Paolo Stigmatizzato” di Vittore Carpaccio datato 1520 nella chiesa di San Domenico), le molte testimonianze del Barocco seicentesco, del Rococò e Neoclassicismo tra Settecento e Ottocento, per poi arrivare allo stile Liberty di inizio Novecento e all’arte contemporanea.

Nel libretto di mons. Marangon c’è una parte dedicata alle somiglianze, analogie e imitazioni fra opere anche non presenti nella diocesi di Chioggia in un confron-

to che evidenzia ancor più la ricca testimonianza artistica del territorio; ed uno spazio per alcune significative curiosità di opere presenti nel Museo Diocesano e nella pinacoteca della SS. Trinità. Eugenio Ferrarese

L’appello del movimento

Caregiver Familiari Uniti

Alcune associazioni (Comitato Insieme si può Aps, Sorridiamo Insieme, Uildm Chioggia, Anffas Chioggia, il Sorriso e la Speranza, Stelle sulla Terra, Prometeo) e varie persone si sono riunite qualche settimana fa in piazzetta Granaio a Chioggia per rispondere all’appello del movimento Cfu (Caregiver Familiari Uniti) che ha organizzato un presidio a Roma in Piazza Santi Apostoli e successivamente una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati: in piazza non per chiedere pietà,

ma dignità. I caregiver sono coloro che assistono un parente non autosufficiente colmando le lacune dell’assistenza pubblica. Soprattutto quando si occupano di persone con disabilità gravissime e non autosufficienti, nella maggior parte dei casi non riescono a mantenere un proprio lavoro rinunciando alla carriera, ai contributi, alla stabilità economica. C’è però bisogno di una legge concreta, con servizi adeguati e tutele previdenziali effettive per questi caregiver - quasi il 90% dei caregiver familiari sono donne - che spesso sono costretti a rinunciare al lavoro, alle relazioni con gli altri, al futuro. “Essere caregiver - afferma il Cfu - non è un ruolo ma una vita intera dedicata alla responsabilità e alla cura, fatta di sacrifici invisibili e di giorni in cui ci si sente ai margini. Una società matura deve riconoscere il valore umano e sociale della cura, senza lasciare indietro nessuno”. (e.f.)

Union Clodiense, mister Vecchiato

fa volare la squadra nel girone C

E’ la vera antagonista della prima della classe Treviso, che viaggia a ritmi alti dall’inizio del campionato, ma che, da quando sulla panchina dell’Union Clodiense è arrivato mister Roberto Vecchiato deve guardarsi maggiormente alle spalle. Sì, l’Union Clodiense (al momento in cui scriviamo) è la squadra che sta meglio del girone C forte di 8 risultati utili consecutivi, 7 vittorie e un pareggio, un ritmo da promozione, meglio della capolista Treviso, che è incappata in tre pareggi consecutivi. Così, dopo 23 giornate, la classifica dice Treviso 55, Union Clodiense 45 (poi Mestre 38, Este e Cjarlins Muzane 37). E il primo marzo ci sarà, a Treviso, il big match prima contro seconda. Nessun obiettivo dichiarato, se non quello di continuare a fare pun-

ti e guardare avanti partita dopo partita. “Non abbiamo obiettivi precisi -dice il tecnico venezianovogliamo solo scalare la classifica e fare più punti possibile. Se poi le cose cambieranno in positivo, ci proveremo. Guardo solo chi ci sta davanti e chi ci sta dietro. Godiamoci questo momento, perché è davvero bellissimo: 10 vittorie e 3 pareggi sono tanta roba. Ho giocatori simili anche in panchina e li cambio in base alle caratteristiche degli avversari e alle mie sensazioni. Chi gioca meno non è meno bravo”.

Una squadra che è cambiata anche con gli arrivi, su tutti Davide Rosso, attaccante padovano. “È il terzo anno che lo alleno, è molto aerobico, ha tanta corsa e deve metterla tutta. È un giocatore importante per il nostro modo di

stare in campo”. E a proposito di volti nuovi, ecco quello di Rinaldo Maestrelli, difensore classe 2007, in prestito dal Pontedera. Cresciuto nei settori giovanili di Padova ed Empoli, nella prima parte della stagione Maestrelli ha militato nel Cjarlins Muzane, collezionando 7 presenze. L’altro volto nuovo è Filippo De Paoli, centrocampista classe 2002, in prestito dalla Dolomiti Bellunesi. Cresciuto nei settori giovanili dell’Union Feltre e successivamente del Monza Under 19, De Paoli ha poi vestito nuovamente i colori dell’Union Feltre e quelli del Monte Prodeco. Con la Dolomiti Bellunesi ha collezionato 112 presenze complessive e, nella stagione in corso, 11 presenze in serie C tra campionato e coppa.

Il pilota chioggiotto Daniele Paganin premiato a Roma

In una location speciale come quella dello stadio Olimpico di Roma, sono stati premiati i campioni 2025 del KZR Championship, tra i le punte di diamante nel settore karting del team adriese Bolza Corse, il chioggiotto Daniele Paganin e il genovese Federico Parrinello Meli. I due piloti nella passata stagione, hanno portato in alto i colori della squadra corse di Adria, cogliendo rispettivamente il secondo ed il terzo posto nella categoria Rotax 18+ Gentleman, arricchendo la bacheca della compagine polesana. “Sono molto orgoglioso di questo premio – racconta Paganin – e poter tornare, per il secondo anno consecutivo,

in questo stadio mi riempie di gioia. Non posso che essere grato a Bolza Corse ed a tutti i partners che mi hanno sostenuto in un 2025 ricco di momenti magici”. Una stagione consegnata agli annali che fa posto ad un 2026 ricco di importanti novità, ad iniziare da una serie che cambia nome, passando a KZR National Series, sotto l’egida di Aci Sport che va a confermare un importante cambio di passo per un campionato in crescita. Bolza Corse ufficializza così la presenza della sua coppia d’oro che vedrà dividere le proprie strade con Paganin che darà battaglia nella categoria Light 70 kg mentre Parrinello Meli punterà

dritto al titolo, scontrandosi con i protagonisti della Master 85 kg. “Quest’anno vivrà una bella rivoluzione per il nostro campionato – aggiunge Paganin – ma, pur essendo consapevole che la nuova categoria sarà più tosta, sono pronto alla sfida”. Appuntamento quindi fissato per il 1 marzo a Trevi per l’apertura ufficiale della nuova serie federale, capeggiando un calendario di sette round in totale che proseguirà con le tappe di Limatola il 29 marzo, di Pomposa il 19 aprile, di Corridonia il 24 maggio, di Cervia il 5 luglio, di Cremona il 13 settembre, prima di chiudere ad Arce con il round conclusivo dell’ 11 ottobre. (c.a.)

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segue da pag. 1

La grande attesa del bilancio regionale

Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader

del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.

Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.

Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.

“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”

Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.

Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?

“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.

Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.

“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo

meno burocrazia in Veneto”

economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.

il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.

Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?

“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”

Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?

“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie

Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?

“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.

Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?

“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio

pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.

Alberto Gottardo

Massimo Bitonci

Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza

Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità

Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.

Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?

Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?

Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.

Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.

Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».

A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?

Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di

rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.

Perché puntare proprio sul metano?

«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.

Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?

Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.

Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?

Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.

Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?

Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.

I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo

bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”

Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.

Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?

La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?

In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini. Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?

Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.

Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?

La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.

Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?

Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.

Diego Ruzza
Filippo Giacinti

della verità

La politica si divide sul futuro della magistratura

Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo

I l prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione

definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai

magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.

Elly Schlein
Flavio Tosi

L’intervista. Maurizio Dianese, autore di “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni)

“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”

M

aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo).

Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).

Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?

Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.

Nel libro emerge forte il lega-

me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.

Oggi che uomo è Felice Maniero?

Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo. Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso. Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?

Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.

Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-

cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.

Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?

Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-

vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?

La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.

Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?

La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.

Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.

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Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

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Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.

D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.

nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-

a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-

propria identità, portando sulle

nate da un profondo legame con

Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza

Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”

Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.

Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta . Ascoltaci in tutto il Veneto in

Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.

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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-

Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.

Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.

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chiusure tecniche fanno parte di questa categoria: non si notano finché non funzionano, ma diventano indispensabili quando il comfort viene meno. Zago Alberto opera esattamente in questo spazio, offrendo soluzioni affidabili per abitazioni private, uffi ci e attività commerciali, con un approccio che mette al centro la funzionalità e la durata nel tempo. L’azienda si è costruita negli anni come punto di riferimento per la vendita, l’assistenza e la riparazione di sistemi di protezione e schermatura. Un servizio completo, che parte dalla consulenza iniziale e accompagna il cliente fino alla posa in opera. Perché tende, zanzariere, tapparelle o strutture tecniche non sono semplici elementi d’arredo, ma dispositivi che devono lavorare bene ogni giorno, in tutte le stagioni.

protette e fruibili durante tutto l’anno. Anche in questo ambito, la parola chiave resta una: affidabilità.

Uno degli aspetti che caratterizzano il lavoro di Zago Alberto è la continuità dell’assistenza. La manutenzione e la riparazione fanno parte integrante dell’offerta, perché un sistema di schermatura, per funzionare bene nel tempo, ha bisogno di interventi puntuali e competenti. È qui che emerge il valore dell’esperienza tecnica: sapere dove intervenire, come farlo e con quali materiali, evitando soluzioni temporanee che durano una

Ogni intervento è studiato su misura. Non solo nella scelta del prodotto, ma anche nella modalità di installazione e nel supporto successivo. L’obiettivo è risolvere un’esigenza concreta, migliorando l’uso quotidiano degli spazi. Che si tratti di un’abitazione privata, di un uffi cio o di un’attività commerciale, il principio resta lo stesso: offrire soluzioni che funzionano e che continuano a funzionare.

Affidabilità, competenza tecnica e attenzione al cliente sono i valori che guidano il lavoro quotidiano di Zago Alberto. Un’operatività fatta di sopralluoghi, misurazioni precise, installazioni curate e interventi di assistenza puntuali. In un settore dove spesso si dà tutto per scontato, la differenza la fanno proprio questi dettagli.

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LO STAFF

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Edgardo Contato a fine mandato: “La sanità veneziana è in buona salute”

A fine mandato, Edgardo Contato ripercorre gli anni alla guida di ULSS 3

Serenissima: dalla sfida del Covid alla crescita del modello veneziano, fino al riconoscimento dell’Ospedale dell’Angelo. Centrale il lavoro di squadra e lo sviluppo della sanità territoriale tra Case della Comunità e telemedicina

Non ama definirsi un direttore “da scrivania”. Anzi, l’idea stessa di rimanere fermo dietro a un tavolo non gli appartiene. “Io ho una postazione di lavoro dove arrivo la mattina, appoggio le mie cose e provo a risolvere i problemi di questa enorme azienda, di questa enorme famiglia”. Così si racconta Edgardo Contato, Direttore generale di ULSS 3 Serenissima, a poche settimane dalla conclusione del suo mandato, fissata per il 28 febbraio.

Una famiglia fatta di professionisti, operatori, tecnici e cittadini. “È composta da persone che cercano di aiutare altre persone – sottolinea – e con pazienza si mettono insieme sistemi, relazioni e competenze per far funzionare uno strumento splendido: uno strumento per fare salute”. Il suo arrivo alla guida dell’azienda sanitaria veneziana è coinciso con il momento più delicato che la sanità italiana ricordi. “Il Covid è stata la prima esperienza vissuta qui ed è stata estremamente costruttiva”. Un passaggio traumatico ma anche trasformativo. “Abbiamo imparato a lavorare in maniera diversa. Non parlo solo di tecnologia e di lavoro a distanza, che prima non venivano sfruttati così, ma soprattutto del modo di affrontare i problemi complessi e delle relazioni istituzionali. È cambiato tutto”.

Se oggi il sistema sanitario veneziano fosse un paziente, quale sarebbe la diagnosi? “Direi che è in buona salute – risponde senza esitazioni – con margini di miglioramento. Con un po’ più di prevenzione e di attenzione agli stili di vita può fare ancora meglio”.

Tra le notizie più significative degli ultimi mesi, il riconoscimento dell’ospedale dell’Angelo di Mestre come miglior ospedale italiano. “È una certificazio-

ne che arriva da un soggetto terzo, su parametri comuni a tutta la nazione. È un risultato di cui devono essere fieri i lavoratori e orgogliosi i cittadini”. Ma Contato precisa subito: “Non certifica solo una struttura, certifica un modello. È una rete di risposte che vede nell’Angelo il punto di riferimento, ma che coinvolge tutte le realtà ospedaliere e dei servizi”.

Un risultato figlio del lavoro di squadra. “Dai professionisti che aprono la porta la mattina fino ai grandi luminari, tutti hanno messo a disposizione le proprie competenze. Questo è il vero valore aggiunto”.

Tra le soddisfazioni personali, Contato non cita numeri o classifiche. “Sapere che un cittadino ti ferma per ringraziarti o che un collaboratore riconosce il proprio luogo di lavoro come positivo e accogliente è una delle gratificazioni più grandi”.

Lo sguardo si sposta poi sul futuro della sanità, che passa inevitabilmente dal territorio. “Case della Comunità e 116-117 sono la sanità del futuro. La sanità veneziana parte avvantaggiata perché qui abbiamo iniziato a lavorarci prima, anche grazie alle sperimentazioni regionali”. Un tema cruciale in un territorio complesso come quello lagunare. “Per un anziano spostarsi per un esame può diventare una vera via crucis. Dobbiamo portare i servizi vicino alle persone”. Telemedicina, teleconsulto, assistenza domiciliare: “Venezia è il luogo ideale per sviluppare questi strumenti. Se avessi la bacchetta magica agirei proprio sulle fasce più fragili della popolazione, per garantire una sanità il più possibile vicina”.

In questo processo, il ruolo del medico di medicina generale resta centrale. “Senza il medico di base il sistema rimane orfano. Serve riallineare la medi-

cina generale con le Case della Comunità e con le nuove tecnologie, recuperando anche il rapporto di fiducia con i cittadini”.

Non manca una riflessione sulla burocrazia. “Oggi il medico rischia di passare più tempo a registrare dati che a visitare. Qui la tecnologia può aiutarci a semplificare e a restituire centralità al dialogo con il paziente”.

Sul fronte del personale, la crisi dei medici di base è stata in parte superata. “Abbiamo fatto anche operazioni di attrattività internazionale. Venezia aiuta”. Resta invece aperta la questione infermieri. “Qui pesa la crisi demografica. Abbiamo aumen-

tato scuole, benefit, foresterie, servizi. La porta d’ingresso è spalancata, ma servono giovani che scelgano questa strada”.

E quando la tensione sociale emerge anche dentro le strutture sanitarie, Contato invita a leggere il contesto. “Dietro ogni scontro c’è un disagio. Il merito dei nostri professionisti è trasformare il conflitto in comprensione”.

Alla domanda finale, quella sui rimpianti, la risposta è netta: “No. Quello che si poteva fare si è fatto. Sono stati anni intensi, dal Covid in poi. Non c’è stato tempo per pensare ai rimpianti. Va bene così”.

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“Rete del Trauma” dell’Ulss 3 Serenissima ottiene la certificazione internazionale di eccellenza

GGli Ospedali dell’Ulss 3 Serenissima conquistano un prestigioso riconoscimento internazionale: la “Distinction” di Accreditation Canada, certificazione che premia l’eccellenza nella gestione dei traumi. Dopo quattro anni di valutazioni e monitoraggio, ben 117 unità operative ed équipe specialistiche dei cinque ospedali dell’Azienda sanitaria hanno ottenuto il riconoscimento.

Tra le strutture certificate figurano Suem118, Pronto Soccorso, Rianimazioni, Ortopedie, Radiologie, Gruppi operatori, servizi trasfusionali e psicologia ospedaliera, oltre a tutte le realtà che contribuiscono alla gestione completa dei pazienti traumatizzati. La certificazione riconosce la rapidità di intervento, l’efficacia dei percorsi di cura e assistenza e la capacità di affrontare traumi gravi con elevati standard di qualità.

“Il riconoscimento riguarda l’intera rete del trauma” – spiega il Direttore sanitario, Giovanni Carretta – “un sistema integrato di équipe e servizi che operano in col-

legamento per garantire la miglior presa in carico possibile della persona vittima di trauma, dall’incidente stradale a quello sportivo o domestico.”

La rete dell’Ulss 3 Serenissima affronta ogni anno un numero rilevante di traumi maggiori: 233 nel 2023, 214 nel 2024 e 165 fino a settembre 2025, con una mortalità entro 30 giorni tra il 6% e il 6,5% e una degenza media di circa 16 giorni. Oltre alla gestione dei traumi acuti, la certificazione premia anche le azioni di prevenzione, la formazione continua e la riabilitazione post-trauma.

Il riconoscimento si aggiunge ad altre certificazioni prestigiose ottenute dall’Azienda, come la Distinction per la rete ictus ischemico, il giudizio di Agenas sull’ospedale Angelo come il più performante d’Italia, e i 3 Bollini Rosa di Fondazione Onda, a conferma dell’eccellenza clinica e organizzativa dell’Ulss 3 Serenissima.

Secondo il Direttore Generale, Edgardo Contato, “si tratta di certificazioni non obbligatorie, perseguite come stimolo a

migliorare costantemente il servizio ai cittadini del nostro territorio”. L’Azienda sanitaria continuerà a garantire il monitoraggio continuo attraverso il Registro Informatizzato Traumi, strumento innovativo gestito da Suem118, Pronto Soccorso, Terapie Intensive e Chirurgie.

“Le pratiche saranno ora più semplici, a vantaggio non solo dei cittadini ma anche degli operatori sociali”, ha sottolineato il presidente della Regione, Alberto Stefani. L’intervento mira a ridurre i passaggi che in passato potevano rallentare la presa in carico delle persone non autosufficienti e a migliorare la gestione dei casi in cui la persona ha o non ha un familiare disponibile. Secondo l’assessore Roma, alcune criticità segnalate dai servizi territoriali riguardavano la nomina dell’Amministratore di Sostegno, elemento che rischiava di rallentare l’ingresso nelle strutture, soprattutto nei casi di bisogno urgente. Con la nuova formula, i cittadini non dovranno più individuare subito un amministratore, rendendo la procedura più flessibile e immediata.

L’Ospedale di Mirano riceve un cicloergometro donato da La Colonna APS

All’Ospedale di Mirano si è svolta la cerimonia di consegna di un cicloergometro ricondizionato “Motomed Layson”, del valore di 12.000 euro, donato da La Colonna APS all’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione. Il dispositivo sarà impiegato per il training degli arti inferiori, favorendo la mobilizzazione precoce dei pazienti allettati, in particolare coloro con lesioni spinali o difficoltà motorie complesse. La donazione non rappresenta solo un supporto tecnico, ma anche un contributo significativo al miglioramento delle cure e alla prevenzione delle complicanze legate all’immobilità. Il cicloergometro permetterà agli operatori di ottimizzare le attività di mobilizzazione passiva e di rafforzare l’efficacia dei percorsi di riabilitazione funzionale.

Alla cerimonia hanno partecipato il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima,

dott. Edgardo Contato; il Direttore dei Servizi Socio-Sanitari, dott. Massimo Zuin; la Direttrice dell’Ospedale di Mirano, dott. ssa Silvia Gallo; il Primario dell’U.O.C. di Anestesia e Rianimazione, dott. Ioannis Psimadas; insieme al personale medico e infermieristico dell’unità. Presenti anche i rappresentanti de La Colonna APS e numerosi sostenitori, tra cui realtà locali e associazioni sportive.

Il progetto sottolinea l’importanza della collaborazione tra istituzioni, associazioni e comunità nel trasformare la solidarietà in strumenti concreti a beneficio dei pazienti. Fondamentale anche il contributo dei donatori tramite il 5 per mille, che permette a La Colonna APS di proseguire nella promozione di iniziative rivolte alle persone con lesioni spinali e di rafforzare una rete di supporto capace di prendersi cura dei più fragili.

250 esami in una mattina. Il direttore Contato: «Prevenzione fondamentale, grazie alla collaborazione con Cuore Amico»

Successo per “Cardiologie Aperte”: a oltre 170 cittadini agli screening gratuiti

MMattinata di prevenzione e grande partecipazione all’Ospedale di Mirano per l’iniziativa “Cardiologie Aperte”, che ha fatto registrare numeri significativi. Sono state 171 le persone sottoposte a screening cardiologico gratuito, con un totale di circa 250 esami effettuati tra controlli clinici e approfondimenti diagnostici. Nel dettaglio, 22 cittadini hanno effettuato una visita cardiologica completa, mentre una cinquantina si è sottoposta a esami aggiuntivi, tra cui misurazioni dell’handgrip e controlli specifici dedicati a fumatori ad alto rischio e persone esposte al fumo passivo «Non si può non ringraziare – ha dichiarato il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima, Edgardo Contato – il personale sanitario e i volontari dell’associazione Cuore Amico di Mirano. Grazie al loro impegno non si effettuano soltanto esami, ma si diffonde tra i cittadini la cultura della prevenzione, che resta fondamentale».

L’appuntamento rientra nel programma nazionale promosso dall’Associazione Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e dalla Fondazione per il Tuo Cuore (Heart Care Foundation), che fino al 14 febbraio organizza eventi di sensibilizzazione in tutta Italia. A Mirano i cittadini hanno potuto accedere senza prenotazione agli

screening gratuiti di colesterolo, glicemia, pressione arteriosa, oltre alla misurazione di peso, altezza e circonferenza vita. Accanto agli esami clinici, sono stati organizzati momenti informativi e consulenze individuali con personale esperto in prevenzione cardiovascolare. «Anche

Veneto: semplificato l’accesso ai servizi per le persone non autosufficienti

Un cambiamento tecnico che porta benefici concreti alle persone non autosufficienti del Veneto. La recente delibera, pubblicata il 3 febbraio 2026, semplifica l’accesso ai servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari, raccogliendo la proposta dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto. L’eliminazione dell’obbligo di nominare un amministratore di sostegno per tutte le domande, senza una valutazione dell’effettiva necessità, riduce gli oneri burocratici e accelera i tempi di risposta. La decisione arriva dopo un confronto costruttivo tra l’Ordine e le istituzioni regionali. In particolare, il Presidente dell’Ordine, Stefania Bon, ha sottolineato che la modifica risponde a segnalazioni fatte dai professionisti del settore che avevano rilevato criticità nel sistema introdotto nel febbraio 2025. La nomina dell’amministratore di sostegno, infatti, comportava lunghe attese e l’intervento del giudice tutelare, con un processo che poteva richiedere mesi. “Questo risultato dimostra che il dialogo tra professionisti e istituzioni può portare a cambiamenti significativi per la qualità della vita dei cittadini”, ha dichiarato la Presidente Bon, ringraziando la Regione e i colleghi per l’impegno. Veneto, pratiche più snelle

quest’anno abbiamo centrato l’obiettivo – hanno spiegato la presidente di Cuore Amico, Manuela Lovo, e il presidente onorario Nicolò Cammarata – grazie alla disponibilità degli specialisti e al rapporto costruito negli anni con la popolazione, oltre al sostegno delle autorità locali».

per l’accesso ai servizi per anziani non autosufficienti La Regione semplifica la compilazione della “Svama” per velocizzare la presa in carico delle persone fragili, riducendo burocrazia e tempi di attesa per cittadini e operatori La Regione Veneto continua a lavorare per snellire le pratiche burocratiche e rendere più rapido l’accesso ai servizi di assistenza per gli anziani. Con una recente delibera di Giunta, presentata dall’assessore alle Politiche Sociali Paola Roma, è stata aggiornata la compilazione della “Scheda di

valutazione multidimensionale dell’anziano” (Svama), il documento necessario per accedere ai servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari. L’aggiornamento, richiesto anche dall’Ordine degli assistenti sociali del Veneto, punta a garantire continuità e tempestività degli interventi, proteggendo al tempo stesso la tutela della persona già nelle fasi iniziali della procedura. Un passo avanti concreto per ridurre la burocrazia e dare risposte più rapide agli anziani e alle loro famiglie in tutta la regione.

Grande partecipazione all’iniziativa di screening cardiologico: visite, esami specifici e momenti informativi hanno permesso a centinaia di persone di monitorare il proprio stato di salute e rafforzare l’importanza della prevenzione

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I dati. Più assistenza domiciliare, ospedali sotto pressione

La Quinta commissione regionale apre l’analisi della Relazione sociosanitaria 2025 del Veneto

AVenezia, a Palazzo Ferro Fini, i commissari hanno iniziato a esaminare i dati dello scorso anno su spesa sanitaria, servizi alla popolazione e progetti PNRR La Quinta commissione consiliare permanente, che si occupa di politiche sociosanitarie, ha tenuto a Palazzo Ferro Fini la sua prima riunione dopo l’insediamento ufficiale e la nomina dei vertici della commissione.

Presieduta da Manuela Lanzarin (Lega), con Chiara Luisetto (Pd) vicepresidente e Silvia Calligaro (FdI) segretaria, la commissione ha iniziato l’analisi della Relazione sociosanitaria della Regione Veneto per l’anno 2025, basata sui dati del 2024.

Nel corso della seduta, alla quale hanno partecipato anche gli assessori regionali alla Sanità, Gino Gerosa, e ai Servizi Sociali, Paola Roma, i commissari hanno esaminato un documento dettagliato che fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, dai costi ai servizi offerti ai cittadini, fino all’epidemiologia e allo stato dei progetti legati alle strutture intermedie finanziate con fondi del PNRR.

La relazione è stata illustrata dai tecnici dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero, tra cui il direttore generale Massimo Annicchiarico, Silvia Vigna, Romina Cazzaro, Pierangelo Spano, Manuel Zorzi e Stefano Nicola, che hanno guidato i commissari attraverso dati e le informazioni operative.

La Quinta commissione consiliare prende atto

dei dati 2024: in Veneto crescono screening e cure a casa, ma permangono disparità tra Ulss e lunghe liste d’attesa per case di riposo e assistenza domiciliare

La Quinta commissione consiliare permanente, incaricata delle politiche sociosanitarie, ha approvato con i voti della maggioranza la Relazione sociosanitaria della Regione del Veneto per l’anno 2025, basata sui dati raccolti nel 2024. La seduta si è svolta alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, e della presidente della commissione, Manuela Lanzarin (Lega), affiancata dalla vicepresidente Chiara Luisetto (Pd) e dal segretario Silvia Calligaro (FdI).

Il documento fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, con un’analisi di spesa, servizi offerti alla popolazione, prevenzione e avanzamento delle strutture intermedie finanziate dal PNRR.

Secondo la presidente Lanzarin, i dati confermano il ruolo centrale della prevenzione in Veneto: “Gli screening per la mammella registrano un’adesione del 76,1%, superiore alla media nazionale del 53,8%, mentre quelli per il colon retto arrivano al 61,5% contro il 35,8% del resto d’Italia”. Risultati analoghi si registrano nella campagna contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) per i bambini da 0 a 1 anno, con il 76,5% di copertura, 28.650 dosi somministrate e un calo dei ricoveri del 71%.

Accanto alla prevenzione cresce anche l’assistenza domiciliare: nel 2024 sono stati regi-

strati oltre 2,1 milioni di accessi, con 158.848 pazienti seguiti (+9,2% rispetto al 2023) e 63.125 persone assistite in forma intensiva. Si rafforza inoltre la rete delle cure palliative, coordinando hospice e servizi sul territorio per garantire continuità e dignità ai pazienti e alle famiglie.

Il sistema ospedaliero, tuttavia, resta sotto pressione: 1.928.828 accessi in Pronto Soccorso (+0,8%) e 630.979 dimissioni (+2,4%). Lanzarin sottolinea che “potenziare i percorsi territoriali e l’appropriatezza delle cure significa ridurre la pressione sugli ospedali e garantire risposte più rapide e di qualità”. La vicepresidente Luisetto ha invece evidenziato le disuguaglianze: “Il Veneto mostra velocità diverse tra le Ulss. Ci sono quasi 11mila anziani in attesa di un posto in casa di riposo e oltre 3mila persone in attesa di assistenza domiciliare. Nel 2024 i cittadini hanno speso circa quattro miliardi di euro di tasca propria per curarsi: è il segno di un sistema pubblico che fatica a rispondere ai bisogni della popolazione”.

Durante la seduta, i funzionari dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero hanno fornito chiarimenti sulle questioni tecniche emerse nella precedente riunione del 21 gennaio. La Relazione, pur mettendo in luce risultati positivi in prevenzione e assistenza territoriale, lascia aperti temi cruciali sul rafforzamento del sistema pubblico e sulle disuguaglianze tra territori veneti.

La relazione sociosanitaria 2025 mostra luci e ombre

La Relazione sociosanitaria 2025, che fotografa l’attività del sistema sanitario regionale nel 2024, mette in luce criticità che il Partito Democratico definisce “impossibili da rimandare”. Le consigliere Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo hanno commentato il documento a margine della Quinta commissione consiliare, sottolineando che, seppur ricca di dati, la relazione non affronta le vere disuguaglianze sul territorio e la pressione crescente su operatori e famiglie. “Abbiamo davanti una mole di informazioni che però non dice ciò che conta davvero – ha spiegato Luisetto – dalle attese e costi per anziani e persone con disabilità all’assistenza domiciliare, fino alle differenze tra Ulss nei servizi di salute mentale. Il risultato è un Veneto diviso tra cittadini di serie A e di serie B, con una crescente spesa sanitaria privata a carico dei veneti, che arriva a oltre 4 miliardi di euro.” Monica Sambo ha evidenziato un problema strutturale: la carenza di personale. Tra il 2023 e il 2024, il personale a tempo indeterminato è diminuito di 60 unità, con una riduzione drastica di circa 400 infermieri. “Il sistema sanitario pubblico soffre – ha sottolineato – mentre la Regione continua a presentarlo come eccellente, i cittadini pagano sempre di più di tasca propria: 850 euro pro capite contro la media nazionale di 730, spesso non per scelta ma perché le liste d’attesa sono troppo lunghe.”

Bigon ha aggiunto che la diminuzione degli investimenti in prevenzione e l’alto numero di codici bianchi nei pronto soccorso sono segnali di un sistema poco integrato tra ospedali, medicina di base e servizi territoriali. “Serve una visione che accompagni il cittadino lungo tutto il percorso di vita, investendo su territorio, prevenzione e continuità assistenziale”, ha concluso.

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