di Cavarzere
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SETTEMBRE 2026
Periodico d’informazione locale - Anno XXXIII n. 191
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Cona, 140 mila euro per riqualificare impianti sportivi ed edifici pubblici
Energia, il Veneto sfida il monopolio e punta sulle multiutility del territorio
Case della Comunità, dopo le opere parte la campagna di comunicazione
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La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
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n Veneto si respira un clima politico singolare, lontano dai toni esasperati dello scontro ideologico. Tra Palazzo Balbi e i banchi dell’opposizione guidata da Giovanni Manildo si è consolidato un feeling istituzionale così palese da spingere gli osservatori, fin dalla campagna elettorale, a coniare la crasi “Stefanildo”. Una definizione nata per sottolineare non solo lo stile felpato e dialogante dei due protagonisti, ma anche una marcata sovrapposizione nei programmi e nella visione del territorio. Le prime conferme di questa sintonia non si sono fatte attendere. Sul terreno dei diritti e delle risposte sociali, maggioranza e opposizione hanno trovato convergenze significative, concretizzate in provvedimenti dal forte impatto etico e comunitario come la legge sui caregiver e il delicato dossier sul fine vita. Un’intesa culminata nell’ormai celebre “patto dell’acciuga”, l’incontro informale tra il presidente della Giunta Alberto Stefani e il leader dell’opposizione Manildo. Un vertice a tavola che ha formalizzato la volontà di superare i muri contrapposti per costruire percorsi legislativi condivisi.
SCUOLE, DOPPIA SFIDA: INVERNO DEMOGRAFICO E SPINTA ALL’INNOVAZIONE I DUE COMUNI EVITANO CHIUSURE MA GLI STUDENTI SONO IN CALO servizi alle pag. 4-5
LA BUFALA DELL’AUGURIO SCOLASTICO IN ARABO SCUOTE CAVARZERE
servizio a pag. 6
AUTONOMIA: UN ALTRO PASSO AVANTI, STEFANI: “IL VENETO HA FRETTA”
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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE
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uanto successo tra gli scanni del Consiglio regionale del Veneto travalica i confini della regione. L’approvazione del provvedimento sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito ha rotto la barriera dei posizionamenti ideologici predefiniti. Il voto a maggioranza trasversale ha stabilito un principio di realtà: la regolamentazione di tempi, verifiche ed erogazioni per chi si trova in condizioni di sofferenza irreversibile non è una concessione etica, ma un dovere organizzativo delle strutture pubbliche.
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FACCIAMO IL PUNTO
di Cavarzere
GIUSEPPE MAINARDI ATTRAVERSA A NUOTO LO STRETTO DI MESSINA
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na traversata di grande difficoltà, affrontata con preparazione, determinazione e coraggio. È quella compiuta dal dottor Giuseppe Mainardi, concittadino di Cavarzere, che ha attraversato a nuoto lo Stretto di Messina, partecipando all’evento ufficiale. Mainardi è partito da Villa San Giovanni e ha affrontato il percorso nelle acque dello Stretto, caratterizzate dalle correnti e da una temperatura di circa 22 gradi. Al termine della prova ha fatto registrare un tempo di 51 minuti e 30 secondi, portando a termine una sfida sportiva di particolare impegno. Un risultato che ha suscitato l’orgoglio dell’Amministrazione comunale e della comunità cavarzerana, che attraverso l’assessore allo Sport Mattia Bernello ha voluto rivolgere un messaggio di congratulazioni al concittadino. “Quella di Giuseppe è un’impresa straordinaria, che riempie d’orgoglio tutta Cavarzere. Attraversare a nuoto lo Stretto di Messina richiede preparazione, forza, concentrazione e una grande determinazione, qualità che Giuseppe ha dimostrato pienamente”, commenta Bernello. L’assessore sottolinea anche il valore della prestazione al di là del risultato cronometrico: “A nome dell’Amministrazione comunale e di tutta la cittadinanza voglio rivolgere a Giuseppe le mie più sincere congratulazioni e un ringraziamento per aver portato il nome di Cavarzere in una manifestazione così importante. Il suo risultato rappresenta un motivo di gioia per la nostra comunità e testimonia quanto passione e dedizione possano permettere di raggiungere traguardi importanti”. La traversata dello Stretto rappresenta dunque una nuova pagina sportiva per Cavarzere e per il suo concittadino, protagonista di una prova che ha richiesto non soltanto una solida preparazione atletica, ma anche la capacità di gestire le particolari condizioni del tratto di mare tra Calabria e Sicilia.
Il medico e concittadino ha completato la traversata in 51 minuti e 30 secondi
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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE • Nicola Stievano Segue da pag. 1
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isalendo l’Adige, il Trentino procede invece con un’andatura diversa. Il disegno di legge giace nelle commissioni consiliari della Provincia Autonoma, frenato dalla volontà di non rincorrere l’attivismo normativo e dal tentativo di spostare il baricentro dell’attenzione sul potenziamento della rete di cure palliative. Si delineano così due approcci territoriali speculari al medesimo problema: da un lato l’inquadramento della sentenza della Corte Costituzionale sul fine vita entro un percorso amministrativo con scadenze definite per l’A zienda Sanitaria; dall’altro una cautela che preferisce attendere l’eventuale intervento del Parlamento, non fa venire meno il rischio di lasciare i cittadini e i comitati etici locali in una zona d’ombra procedurale. Questa differenza riflette una discussione pubblica che non può più essere liquidata come esercizio teorico o scontro di appartenenza. Le scelte sulla fase finale dell’esistenza appartengono alla sfera intima della persona, ma travalicano il singolo nel momento in cui investono i familiari, la responsabilità dei medici e si riverberano nella comunità. Quando il corpo sociale evita di affrontare l’argomento per timore di dividersi, delega la soluzione del dolore alla solitudine delle famiglie o alle aule dei tribunali. Il percorso però è tutt’altro che semplice e scontato.
Il merito dell’esperienza veneta, pur nella diversità delle posizioni e nelle contrapposizioni ideologiche, sta nell’aver separato la giurisdizione morale da quella gestionale. Regolamentare la procedura medica non significa incentivare una scelta, né svalutare l’importanza dell’affiancamento assistenziale o della terapia del dolore; significa prendere atto che la dignità individuale richiede certezze operative quando la vita impone decisioni definitive. La politica locale, forte dell’autonomia istituzionale di cui dispone a Venezia come a Trento, ha il compito di fornire regole trasparenti anziché risposte evasive. Dal canto suo, invece, la chiesa reclama il pieno rispetto per la vita, in ogni sua fase e condizione, ma qui entriamo in un altro ambito. Affrontare la questione con strumenti normativi chiari non è una resa culturale, ma un atto di responsabilità civile. Il dibattito aperto nelle nostre Regioni dimostra che la tutela della fragilità non si misura sulla capacità di rinviare i problemi, ma sulla disponibilità ad accompagnare le persone nell’esercizio delle proprie libertà fondamentali entro un quadro pubblico rigoroso e nel pieno rispetto della volontà di ogni individuo. Poi ciascuno deve essere libero di fare le proprie scelte, consapevole che le istituzioni non dovrebbero essere semplici controparti burocratiche.
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• Giulia Toffanello
ASCOLTA ORA di Cavarzere è una testata giornalistica di proprietà di
ASCOLTACI IN Questa edizione raggiunge le zone di Cavarzere e Cona per un numero complessivo di 7.007 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; Srl numero iscrizione ROC 32199
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Chiuso in redazione il 15 settembre 2026
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Focus scuola/1. Il punto nel territorio comunale di Cavarzere
Mensa nuova, adeguamenti e difesa dei plessi. Boscochiaro per ora non chiude L ’anno scolastico a Cavarzere si apre nel segno degli interventi sugli edifici e della sicurezza nei plessi del territorio. L’amministrazione comunale ha recepito un importante finanziamento del Pnrr per effettuare lavori significativi nelle
strutture scolastiche, mentre il sindaco Pierfrancesco Munari fa il punto sui cantieri conclusi, sugli interventi in programma e sul mantenimento delle scuole nelle frazioni. “Attraverso i contributi del Pnrr - spiega il sindaco Munari - a giugno abbiamo aperto la
nuova mensa della scuola Collodi (in foto), un plesso che va ad inserirsi all’interno del complesso della Dante Alighieri, dove sono presenti sia la scuola dell’infanzia che la scuola elementare. Si tratta sicuramente di un intervento notevole, da oltre
un milione e 400 mila euro, a cui adesso sta facendo seguito una messa in sicurezza di tutti gli altri plessi della stessa Dante Alighieri, una struttura che consta complessivamente di quattro edifici staccati l’un dall’altro, ovvero quattro padiglioni distinti”. I lavori nei padiglioni del centro mirano ad adeguarli alle normative operative: “In questi spazi andremo a sistemare i controsoffitti per mettere il materiale ignifugo ed ottemperare a tutte quelle richieste in materia di sicurezza che fino ad oggi non erano state centrate”. Oltre al capoluogo, il primo cittadino rassicura la popolazione sulla situazione dei plessi nelle frazioni: “Per quanto riguarda le chiusure vi era una problematica relativa alla scuola di Boscochiaro, dove pareva non ci fosse il numero minimo sufficiente di iscritti. Ad oggi però la questione pare superata e quindi i cittadini e le famiglie di Boscochiaro possono stare assolutamente tranquille: quest’anno chiusure di plessi non ce
ne saranno”. Munari richiama infine le scelte passate e le prospettive future della rete scolastica comunale: “Noi abbiamo chiuso due anni fa ormai un complesso scolastico che è quello di via Piave, per il quale ad oggi non ci sono ipotesi di riapertura visto che erano crollati dei pezzi di un soffitto al piano terra. È una scuola vecchia di oltre tre piani e abbiamo ritenuto, visto l’esiguo numero di alunni, di spostarli verso il centro. L’edificio rimarrà chiuso salvo recepire finanziamenti per il suo riatto, che ad oggi non sono in previsione. Nelle frazioni l’unica scuola è quella di Boscochiaro: i numeri sono sempre risicati, ma ci teniamo con le unghie e con i denti la scuola di Boscochiaro che è l’ultimo presidio educativo nelle frazioni. Lotteremo di anno in anno per mantenere i servizi”. Sapendo però insomma che prima o poi una riorganizzazione di tutti i servizi scolastici dovrà esserci. • Alessandro Abbadir
Al nido comunale, ambientamento con i genitori
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l nido comunale “Il Giardino dei Sogni”, gestito dalla Cooperativa Sociale “Titoli Minori”, l’ingresso non è più un distacco traumatico ma un incontro graduale. Dall’anno educativo 2026-2027, dopo due anni di sperimentazione guidata, l’ambientamento partecipato diventa il modello strutturale del servizio. A differenza del metodo tradizionale, questa formula prevede la presenza attiva e costante del genitore in sezione per i primi giorni. Non una presenza passiva, ma una partecipazione reale: la figura di riferimento
gioca a terra, osserva le routine, partecipa ai pasti e conosce le educatrici in azione, permettendo al bambino di esplorare il nuovo ambiente in sicurezza. L’educatrice costruisce così un ponte graduale, prendendo in carico il piccolo sotto lo sguardo rassicurante della famiglia. Il modello trova riscontro nelle recenti acquisizioni pedagogiche e neuroscientifiche e nasce da un percorso formativo dell’equipe guidata dalla coordinatrice psicopedagogica. Soddisfatta l’assessore all’istruzione del Comune di Cavarzere, Stefania Sommacampagna:
“Considero significativa la scelta di rendere stabile questo modello perché pone al centro il bambino e il suo benessere, senza separarlo dal contesto affettivo. Il nido è il primo spazio educativo che una famiglia incontra e deve essere vissuto come luogo di fiducia. L’ambientamento partecipato rafforza l’alleanza tra famiglie ed educatrici, testimoniando l’attenzione della nostra amministrazione verso la qualità dei servizi per l’infanzia”. • (A.A.)
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5 Focus scuola/2. Il sindaco Aggio conferma i servizi e la novità del nido integrato
CONA, ISCRIZIONI STABILI MA PESA DRAMMATICAMENTE IL CALO DEMOGRAFICO
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on l’avvio del nuovo anno scolastico si rinnova l’impegno del Comune di Cona. I numeri delle iscrizioni si mantengono in linea con quelli dello scorso anno che erano stati di 56 alunni iscritti alla scuola secondaria di primo grado (in foto la media Tito Livio), 95 alla scuola primaria e 44 alla scuola dell’infanzia. Non emergono criticità nella composizione delle classi, anche se non si può non rilevare una progressiva diminuzione del numero dei bambini, una decina di anni fa si superavano i 100 iscritti alle elementari. Tra i servizi confermati per le famiglie, in collaborazione con la parrocchia, c’è
il doposcuola per gli alunni della scuola primaria, attivo dalle 13 alle 17 e fino alle 16 per i bambini che rientrano a casa con il servizio di trasporto scolastico. Le iscrizioni hanno già raggiunto quasi 40 bambini, che possono usufruire del pranzo in mensa e trascorrere il pomeriggio seguiti nello svolgimento dei compiti. Una novità riguarda proprio gli spazi destinati al doposcuola, che quest’anno saranno più ampi. Il Comune ha infatti provveduto ad allestire come aule gli ambienti dell’appartamento in passato utilizzato dalle suore, al piano superiore dello stabile della scuola dell’infanzia. È stato riorganizzato il servizio di trasporto
scolastico, attraverso l’utilizzo di un unico pullman. Una soluzione che ha consentito di mantenere invariata la tariffa a carico delle famiglie, pari a 180 euro all’anno. Quest’anno riparte, in collaborazione con la scuola dell’infanzia gestita dalla parrocchia, il servizio di nido integrato rivolto ai bambini di età inferiore ai tre anni, con possibilità di frequenza fino alle 13. Per sostenere l’attivazione del servizio è stato assegnato al Comune un contributo di 38 mila euro. Vengono confermati alcuni interventi a sostegno delle attività didattiche. Il Comune continuerà a mettere a disposizione il servizio di trasporto comunale per le uscite didattiche degli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado e manterrà il contributo alla scuola per le gite di fine anno. Confermata inoltre la borsa di studio del valore di 400 euro destinata agli alunni meritevoli al termine della secondaria di primo grado, quale riconoscimento dell’impegno e dei risultati raggiunti. Proseguirà la collaborazione tra il Comune e l’istituto comprensivo su iniziative rivolte alla crescita e alla formazione dei ragazzi. Anche quest’anno saranno organizzate letture animate dedicate agli alunni in occasione di particolari giornate e ricorrenze. Tra queste, lo scorso anno, la Giornata dei calzini spaiati, utilizzata come occasione per parlare di bullismo, diversità e isolamento sociale. Sempre nell’ambito della colla-
Zennaro (presidi): “allarme precarietà, inclusione e caldo in aula”
borazione con la scuola, lo scorso anno è stato realizzato un progetto sull’affettività rivolto agli studenti della secondaria di primo grado, con la partecipazione di psicologi e ostetriche dell’Usl3 Serenissima. Il percorso ha previsto una visita al consultorio di Cavarzere. “L’inizio di un nuovo anno scolastico è sempre un momento importante per una comunità - è il commento del sindaco Alessandro Aggio. Anche quest’anno abbiamo voluto
• Alessandro Abbadir
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on solo calo demografico: l’anno scolastico 2026/2027 si apre nel Veneziano tra forti criticità organizzative e strutturali. A tracciare il quadro e a lanciare l’allarme è Luigi Zennaro (in foto), presidente provinciale dell’Anp (Associazione Nazionale Presidi), che punta il dito sulla precarietà del personale e sull’impatto del cambiamento climatico. “Ci vorranno settimane per coprire i posti ancora scoperti - spiega Zennaro che è preside in una scuola dell’area sud del veneziano. Oltre ai docenti, c’è un’estrema precarietà tra collaboratori scolastici e addetti di segreteria, che ricevono contratti di anno in anno: un tempo troppo breve per garantire la continuità amministrativa”. Il calo demografico, inoltre, si fa capire, è compensato solo in parte dagli studenti di origine straniera. Altro nodo critico riguarda l’assistenza agli alunni con disabilità: la normativa italiana sull’inclusione è avanzata, ma senza organici stabili e completi l’applicazione concreta diventa complicata. E ogni anno i problemi si ripresentano. A questo ma non ultimo, si aggiunge l’emergenza clima: dopo un’estate rovente, l’Anp
confermare i servizi che accompagnano quotidianamente le famiglie, cercando allo stesso tempo di migliorarli e di ampliare le opportunità a disposizione dei nostri bambini e ragazzi. Si deve continuare ad investire nella scuola nei suoi servizi e nella qualità delle opportunità offerte ai più giovani per contrastare il calo demografico generale”.
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chiede con urgenza di installare impianti di climatizzazione nelle aule, oggi quasi del tutto sprovviste. Le temperature elevate di settembre e dei mesi estivi (quando si svolgono gli esami di maturità e di terza media), rendono infatti la permanenza a scuola sempre più insostenibile per studenti e personale. • (A.A.)
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CAVARZERE
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Il caso. Scoppiano le polemiche dopo la figuraccia rimediata da un esponente di Fn
LOCANDINA CREATA CON L’I.A: L’ASSESSORE BERNELLO SMENTISCE E ANNUNCIA QUERELE L a campagna elettorale a Cavarzere parte in anticipo e a suon di fake news. A sollevare un polverone e a rimediare una brutta figuraccia è stato Claudio Santamaria, un referente di Futuro Nazionale di una sezione di Chioggia, che ha rilanciato una vera e propria bufala generata dall’intelligenza artificiale. Il falso che si è impegnato a commentare il referente vannacciano era una locandina con cui l’assessore comunale di Cavarzere, Mattia Bernello, rivolgeva il classico augurio agli studenti per l’inizio del nuovo anno scolastico. Una locandina, però, scritta completamente in arabo, proprio per dare loro il benvenuto nel nuovo anno scolastico. Nel post condiviso dal candidato che fa capo al generale Vannacci appariva anche una traduzione dall’arabo all’italiano, accompagnata da dure parole di critica per il gesto di Bernello: “Siamo invasi e, invece di tutelare la nostra identità e le nostre tradizioni, gli diamo pure il benvenuto in arabo. Cosa dobbiamo aspettarci ancora? Spero che i cittadini di Cavarzere se ne ricordino bene e
aprano gli occhi alle prossime votazioni”, commentava l’esponente di Fn. Ma era tutto falso. E l’assessore non ci ha pensato un secondo a smentire: “Si tratta di una notizia destituita d’ogni fondamento, falsa e costruita ad arte sottolinea Bernello - ricorrendo a strumenti di intelligenza artificiale per alimentare tensione e propaganda politica sulla pelle dei cittadini e delle famiglie di Cavarzere. Di fronte a questo attacco scorretto mi tutelerò in tutte le sedi legali che riterrò necessarie”. Da parte sua, l’esponente di Futuro Nazionale ha ammesso di essersi sbagliato. Su tutta la vicenda arriva anche una presa di posizione del sindaco Pierfrancesco Munari: “Mancano otto mesi alle elezioni amministrative di Cavarzere e, probabilmente, saranno le prime elezioni locali nell’epoca dell’intelligenza artificiale davvero alla portata di tutti. Se questo è l’inizio, ci sarà da ridere. Ma soprattutto da preoccuparsi. Abbiamo assistito a un episodio gravissimo: un referente locale di un partito ha utilizzato sui social un’immagine arbitrariamente generata con l’intelligenza
artificiale, inserendo addirittura scritte in arabo e facendo così intendere a chi legge che la comunicazione sia rivolta a persone straniere. Una rappresentazione costruita artificialmente, utilizzata per cercare un minimo di visibilità, alimentare tensioni e soprattutto attaccare e diffamare persone. La politica può essere dura e il confronto anche molto acceso. Ma la diffamazione, la manipolazione delle immagini e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per costruire rappresentazioni false sono un limite che non può essere superato”. Dure le conclusioni del sindaco: “Bravo Mattia Bernello ad aver denunciato pubblicamente quanto accaduto e ad aver deciso di tutelarsi anche nelle sedi competenti. Se qualcuno pensa che la prossima campagna elettorale debba essere combattuta attraverso immagini artificiali, falsificazioni e insinuazioni, ha già dimostrato di avere ben pochi argomenti politici da mettere in campo”. • Alessandro Abbadir
Il post artefatto
NUOVO MEZZO PER LA PROTEZIONE CIVILE
“C
on grande soddisfazione comunico che il Gruppo Comunale Volontari di Protezione Civile di Cavarzere, tramite il bando presentato dall’Amministrazione, ha ottenuto dalla Regione del Veneto un contributo di 27.906,51 euro, destinato all’acquisto di un nuovo Dacia Duster Expression 4x4”. A darne notizia nelle scorse settimane è stato il sindaco di Cavarzere, Pierfrancesco Munari.“Si tratta – sottolinea il primo cittadino – di un risultato davvero importante che ci permetterà di potenziare i mezzi e la capacità operativa della nostra Protezione Civile, rendendola ancora più tempestiva e pronta a intervenire su tutto il territorio comunale. Ma non si tratta solo di questo: è un sostegno concreto a tutte quelle donne e a quegli uomini
che sono sempre in prima linea e disponibili ogni volta che la nostra comunità ne ha bisogno, sia nelle emergenze che nelle quotidiane attività di prevenzione e in tante occasioni di servizio
civico. Un grande ringraziamento va alla Regione per il prezioso contributo e, soprattutto, a tutti i nostri instancabili volontari per il tempo, l’impegno e la generosità che dedicano ogni
giorno a Cavarzere”. I volontari del gruppo locale, oltre a essere intervenuti tempestivamente nel corso degli anni in caso di allagamenti sia nel centro urbano che nelle diverse frazioni, sono stati impiegati con successo anche in numerose emergenze a carattere regionale. Proprio per questa ragione, un costante rinnovo del parco mezzi e delle attrezzature operative risulta fondamentale per consentire loro di svolgere al meglio le attività sul campo. “Investire nella Protezione Civile - conclude quindi il sindaco Pierfrancesco Munari - significa prima di tutto investire nella sicurezza, nella tutela e nel futuro di tutta la nostra comunità”. • (A.A.)
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CAVARZERE
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Servizi. I dem chiedono trasparenza sulla fatturazione delle tasse per i rifiuti
Scontro sulle bollette Tarip: il Pd all’attacco della giunta Munari S i incendia il confronto politico-amministrativo a Cavarzere. Ad andare all’attacco dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pierfrancesco Munari è il Partito Democratico locale con una nota ufficiale. Sotto accusa da parte dell’opposizione finisce la Tarip, la tariffa sui rifiuti. “L’amministrazione comunale aveva garantito ai cittadini che la tassa sui rifiuti non sarebbe aumentata - spiega in una nota l’opposizione dem. “Oggi, però, nelle case stanno arrivando le bollette Tarip e c’è un dettaglio che rischia di sfuggire a molti: la fattura ricevuta riguarda soltanto i primi sei mesi del 2026, da gennaio a giugno. È chiaro quindi che, confrontando questa bolletta con quella dello scorso anno, l’importo può apparire più basso. Ma attenzione: non significa che la Tarip sia diminuita. Significa semplicemente che, per ora, viene richiesto il pagamento di soli sei mesi. E gli altri sei mesi? Dovranno essere fatturati successivamente. È proprio qui che nasce il problema politico che vogliamo sollevare”. Come gruppo consiliare di minoranza, il Pd sottolinea di aver sollevato per tempo diversi dubbi, venendo anche duramente smentito dalla maggioranza. “Oggi chiediamo semplicemente di poter verificare i numeri. Se si vuole dimostrare ai cittadini che non ci sono stati aumenti, il confronto corretto non può essere fatto tra una bolletta annuale e una relativa a soli sei mesi. Il confronto dovrà essere fatto sull’intero anno 2026, considerando entrambe le fatture e rapportando il totale a quanto pagato nel 2025”. A questo si aggiunge un altro dato ritenuto fondamentale dai dem: ad oggi il Comune non disporrebbe ancora del Pef, il Piano Economico Finanziario necessario per definire con precisione i costi del servizio. Per questo la minoranza incalza la giunta con domande dirette: “Quanto pagherà complessivamente una famiglia per la Tarip nel 2026? Qual è l’aumento o la diminuzione effettiva rispetto al 2025? Perché ai cittadini viene presentata ora una bolletta relativa soltanto a sei mesi, anziché fornire immediatamente un quadro chiaro della spesa complessiva annuale?”. “I cittadini di Cavarzere hanno diritto a conoscere quanto pagheranno
realmente, senza essere ingannati - conclude la nota del Partito Democratico, ribadendo che non si tratta di una pura questione formale, bensì di trasparenza e rispetto verso la comunità. “Riteniamo che su questo tema – concludono - non debbano esserci giochi contabili, comunicazioni ambigue o sorprese. Ai cittadini va detta tutta la verità: quanto costerà complessivamente la Tarip 2026?”. Un tema spinoso destinato a far discutere vivacemente anche nei prossimi mesi. • Alessandro Abbadir
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Grandi replica: “Avviata la svolta verso l’equità”
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Marco Grandi
i fronte alle polemiche sollevate dall’opposizione del Pd sull’aumento della tassa rifiuti, l’assessore comunale Marco Grandi chiarisce la posizione dell’amministrazione di Cavarzere. “Stiamo portando avanti - dice - un percorso storico di trasparenza e razionalizzazione, abbandonando un modello obsoleto che considerava il rifiuto come una semplice tassa sulla casa”, L’amministrazione evidenzia come il Piano Economico Finanziario (Pef), approvato dal Consiglio di Bacino Venezia Ambiente per tutti i Comuni del territorio, registri per Cavarzere un incremento contenuto, una percentuale decisamente inferiore alla media del bacino e nettamente più bassa rispetto ai rincari degli anni passati. Inoltre, il passaggio della gestione diretta dal Comune a Veritas introduce una fase transitoria propedeutica alla Tarip vera e propria. La nuova bollettazione introduce per la prima volta i criteri Arera, dividendo quota fissa e variabile: il calcolo non si basa più solo sulla metratura dell’immobile, ma tiene conto del numero di componenti del nucleo familiare. “È un principio di equità essenziale - spiega l’assessore - simile a quello delle utenze di luce e gas: paga di più chi produce più rifiuti, tutelando i single e gli anziani che vivono in case ampie”. Per supportare la cittadinanza in questa transizione e gestire eventuali imprecisioni nei dati, è stato attivato uno sportello temporaneo di Veritas al primo piano di Palazzo Danielato (il municipio). Sarà aperto al mattino per otto appuntamenti tra settembre e ottobre (22-23, 29-30 settembre e 6-7, 13-14 ottobre), esclusivamente su prenotazione telefonica al numero dedicato 041 9655595. Un’iniziativa pensata per evitare code e fornire risposte puntuali, pronta a essere prorogata se le richieste dei cittadini lo renderanno necessario. • (A.A.)
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L’iniziativa. C’è tempo fino al 30 settembre per prenotare sul sito
ALBERI IN PIANURA VENETA, TORNANO LE PIANTE PER I CITTADINI I l Comune di Cavarzere rinnova anche per il 2026 la propria adesione a “Alberi in Pianura Veneta”, l’iniziativa promossa da Veneto Agricoltura per favorire la diffusione del verde e degli alberi nel territorio della pianura veneta. Dopo il risultato particolarmente positivo dello scorso anno, quando i cittadini cavarzerani avevano richiesto circa 700 piante, l’amministrazione comunale ha deciso di partecipare nuovamente al progetto. Gli arbusti saranno messi a dimora nelle pertinenze private, contribuendo così, nel tempo, a rendere il territorio sempre più verde. “Anche quest’anno il Comune di Cavarzere, attraverso la mia assessorato all’Ambiente, ha voluto aderire all’iniziativa proposta da Veneto Agricoltura – spiega l’assessore all’Ambiente Marco Grandi – anche sull’onda del grandissimo successo riscosso nell’edizione 2025, nella quale i cittadini cavarzerani hanno richiesto circa 700 piante”. Le prenotazioni sono aperte fino al 30 settembre e devono essere effettuate esclusivamente attraverso il
sito dedicato all’iniziativa, alberiinpianura. it. Ogni nucleo familiare potrà ordinare, come già avvenuto lo scorso anno, fino a un massimo di 10 arbusti, scegliendo tra le specie comprese nei gruppi 1, 2 e 3, suddivisi in base alle dimensioni che le piante raggiungeranno. Il portale consente di consultare nel dettaglio le caratteristiche delle diverse tipologie disponibili, aiutando i cittadini a scegliere le piante più adatte agli spazi nei quali verranno messe a dimora. “Il sito è molto ben strutturato e permetterà a ogni cittadino di capire bene la tipologia di pianta che sta andando a ordinare e quindi anche quali dimensioni raggiungerà in futuro nelle proprie pertinenze”, aggiunge Grandi. Terminata la fase di prenotazione, il Comune si coordinerà con Veneto Agricoltura per il ritiro delle piante. I cittadini che avranno effettuato la richiesta saranno successivamente contattati individualmente con le indicazioni relative a giorno, orario e luogo di consegna a Cavarzere. Parti-
colare attenzione viene inoltre rivolta al documento rilasciato al termine della procedura online. La prenotazione genererà infatti un file Excel riepilogativo, contenente il numero e la tipologia delle piante richieste. “Raccomandiamo ai cittadini che effettuano la richiesta di conservare e, possibilmente, stampare il file che viene rilasciato al termine della prenotazione – sottolinea l’assessore –. Sarà utile per rendere più veloci e precise le operazioni di consegna degli arbusti”. L’amministrazione invita quindi i cittadini a partecipare numerosi anche a questa nuova edizione, con l’obiettivo di replicare i numeri raggiunti nel 2025. “Più verde abbiamo nella nostra città e più benefici ne traiamo tutti quanti – conclude Marco Grandi –. Ringrazio fin da ora tutti coloro che vorranno aderire anche quest’anno e spero che la partecipazione sia altrettanto soddisfacente di quella registrata nel 2025”. • Giulia Toffanello
A soli 20 anni conquista il massimo dei voti
U
n traguardo importante, conquistato con talento, studio e passione. Anna Banzato, ventenne pianista di Cavarzere, ha conseguito la Laurea Triennale in Pianoforte al Conservatorio Statale di Musica “A. Buzzolla” di Adria, ottenendo la massima valutazione: 110/110. A coronare il percorso accademico di primo livello, seguito sotto la guida della docente Francesca Vidal, è stato un recital pubblico dedicato al Novecento pianistico in Italia e in Europa. L’esibizione si è tenuta all’Auditorium Mecenati di Adria, dove Anna ha proposto un programma musicale di particolare interesse, affrontando pagine di Claude
Debussy, Ottorino Respighi, Sergej Prokofiev, Jean Sibelius e Juraj M. Žerovnik. Una prova che ha rappresentato il momento conclusivo del percorso di formazione e che ha preceduto la valutazione della commissione, presieduta dal direttore del Conservatorio, il maestro Paolo Zoccarato. Al termine dell’esame, il giudizio è stato il più alto possibile: 110/110. Per Anna si apre ora una nuova fase del proprio cammino musicale, dopo anni di studio e di impegno che l’hanno portata a consolidare una forte esperienza anche all’interno di importanti realtà musicali del territorio. La giovane pianista fa infatti parte del Coro Tullio Serafin e della Serafin
Youth Symphony Orchestra, due realtà con le quali ha condiviso parte del proprio percorso artistico. Alla neo dottoressa sono arrivati i complimenti degli amici, dei componenti del Coro Tullio Serafin e della Serafin Youth Symphony Orchestra, oltre a quelli della famiglia. Un riconoscimento particolare va alla mamma Ida e al papà Renzo, che ha accompagnato costantemente Anna nel suo percorso, contribuendo a trasmetterle quella passione per la musica che oggi rappresenta una parte fondamentale della sua vita. • (R.C.)
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Il ricordo. Con lui se ne va un pezzo di storia del Veneto che ballava
ADDIO GIORGIO RUZZA, PROTAGONISTA DI UN EPOCA INDIMENTICABILE C i sono persone che non lasciano soltanto un ricordo, ma una pagina di storia. Giorgio Ruzza è una di queste. Venuto a mancare all’età di 81 anni, il suo nome resterà indissolubilmente legato a un pezzo della memoria collettiva di Cavarzere: il Daikin Club, la discoteca che ha accompagnato i sogni, le emozioni e le serate dei giovani che hanno vissuto gli anni d’oro delle sale da ballo. La storia del Daikin Club nasce da lontano, dalla balera di famiglia “Il Giardino d’Inverno”, gestita da Francesco e Fortunato Ruzza, in un periodo in cui la vita sociale del territorio si animava tra cinema e sale da ballo nelle frazioni di Rottanova, Boscochiaro, Dolfina e San Pietro. La svolta arrivò nei primi anni Settanta, quando il giovane Giorgio Ruzza, appena diciannovenne, insieme al fratello Serafino, seppe intuire che stava cambiando il modo di vivere il tempo libero e diede vita a un progetto destinato a lasciare
Giorgio Ruzza
il segno. Nel 1972 nacque così il Daikin Club, un nome che raccontava anche una parte della sua storia professionale. Daikin era infatti il marchio dei climatizzatori che Giorgio vendeva come agente commerciale.
A quella denominazione aggiunse la parola “Club”, accompagnandola con il logo ideato dall’architetto Carlo Nicodemo. Un’intuizione semplice ma lungimirante, capace di trasformare un nome commerciale in un
simbolo riconosciuto da migliaia di persone. Inaugurato con un concerto dei Pooh, il Daikin Club divenne rapidamente una delle discoteche più conosciute del territorio, un punto di riferimento per intere generazioni fino agli anni Novanta. Da Cavarzere a Chioggia, dal Polesine fino a gran parte del Veneto, il suo nome evocava immediatamente musica, divertimento e voglia di stare insieme. Sul palco del locale arrivarono grandi protagonisti della musica italiana e internazionale: da Patty Pravo a Tony Dallara, fino alla star pop degli anni Ottanta Den Harrow. Ma più di tutto, il Daikin è stato un luogo di incontri. “dentro al Daikin club sono nati tantissimi amori, coppie che ancora oggi sono felicemente sposate”, ha ricordato il figlio Sandro Ruzza, riportando alla memoria il valore umano di quelle serate. La gestione diretta della famiglia Ruzza si concluse nel 1990, quando le nuove normative e i costi di gestione
sempre più elevati resero difficile continuare quell’esperienza. Dopo la chiusura Giorgio Ruzza scelse di non proseguire nel settore, lasciando però un’eredità che è andata oltre l’attività imprenditoriale. La notizia della sua scomparsa ha riaperto il cassetto della memoria collettiva, riportando alla luce emozioni, immagini e racconti legati a un luogo che ha segnato un’intera generazione. Perché alcuni posti non chiudono mai davvero: continuano a vivere nei ricordi di chi li ha vissuti. L’ultimo saluto a Giorgio Ruzza si è svolto nel Duomo di Cavarzere il mese scorso. Don Andrea, durante l’omelia, dopo aver rivolto un pensiero di vicinanza ai familiari, ha affidato a Giorgio un ultimo, toccante saluto: “Tu oggi puoi parlare con la voce che solo il cuore sa ascoltare. Fai buon viaggio verso il Paradiso e gli angeli ti avvolgano nella festa di Cristo. Amen”. • Guendalina Ferro
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CONA
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Centro e frazioni. Ecco la mappa dei cantieri in programma
Patrimonio pubblico, tra nuovi investimenti e interventi di manutenzione
P
rosegue l’attività dell’amministrazione comunale sul fronte della manutenzione, della riqualificazione e dell’efficientamento del patrimonio pubblico, con una serie di interventi che interessano in particolare gli impianti sportivi, gli edifici comunali e le aree verdi. Tra i prossimi progetti figura la partecipazione a un bando regionale destinato al finanziamento di interventi di impiantistica sportiva. L’Ufficio tecnico comunale sta predisponendo la documentazione necessaria per la partecipazione, con un progetto
che prevede interventi allo stadio “Don Mario Zanin” e presso la struttura del “Polivalente”. Per lo stadio si punta all’impermeabilizzazione delle gradinate della tribuna, un intervento finalizzato a preservare la struttura e a contrastare i problemi legati alle infiltrazioni. Al Polivalente, invece, il progetto volge all’efficientamento energetico dell’impianto di illuminazione, con l’obiettivo di ridurre i consumi e migliorare le prestazioni della struttura. Il costo complessivo delle opere è stimato in circa 70 mila euro, con una
compartecipazione comunale del 30 per cento. Una parte della quota a carico del Comune potrà essere sostenuta attraverso le risorse del Conto Termico, contribuendo così a ridurre l’impatto dell’investimento sul bilancio comunale. Sempre sul fronte dell’efficientamento energetico, a settembre prenderanno il via i lavori per l’installazione di un impianto fotovoltaico da 30 kW sulla copertura dell’edificio polifunzionale di via Rialto. L’intervento avrà un costo complessivo di circa 69 mila euro. In questo caso il progetto potrà beneficiare di un contributo pari al 40 per cento della spesa ammissibile, per un importo di circa 20 mila euro, grazie al fatto che l’impianto entrerà a far parte della Comunità energetica di Cona. L’installazione consentirà di produrre energia da fonte rinnovabile e si inserisce in una strategia più ampia volta a ridurre i consumi degli edifici pubblici. Accanto ai nuovi investimenti, l’amministrazione deve però fare i conti anche con gli interventi resi necessari dagli eventi meteorologici che hanno interessato il territorio nel mese di luglio. I temporali hanno provocato diversi danni al patrimonio pubblico, in particolare agli alberi del parco della scuola materna e ad alcune coperture del cimitero, per un valore complessivo stimato in circa 20 mila euro. Partico-
larmente delicata la situazione delle alberature del parco scolastico, che hanno riportato danni importanti. Per gli esemplari maggiormente compromessi sarà necessario procedere con le opportune verifiche e valutazioni tecniche, senza escludere, nei casi in cui venga accertato un pericolo per la sicurezza, la necessità di procedere all’abbattimento. “L’obiettivo - spiega il
sindaco Alessandro Aggio - è mantenere in efficienza gli edifici e gli spazi pubblici, migliorandone nel tempo sicurezza, funzionalità e sostenibilità, attraverso una programmazione degli interventi che consenta di sfruttare, dove possibile, le opportunità di finanziamento disponibili”. • Alessandro Abbadir
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Panchine in via Rialto è polemica sulla rimozione
A
Cona, oltre che sul tema delle multe, si è discusso della rimozione delle panchine in via Rialto davanti allo studio medico di Pegolotte. A porre la questione è il consigliere di minoranza Antonio Bottin: “È importante ricordare che il Covid è ancora presente e continua a circolare, soprattutto tra anziani e persone fragili, che rimangono i soggetti più esposti alle complicanze delle malattie respiratorie. La sala d’attesa del medico è molto piccola. Per questo, durante l’emergenza sanitaria, erano state installate all’esterno delle panchine e un telo di copertura, così da permettere ai pazienti di attendere all’aperto, con maggiore sicurezza e distanziamento. Questa esigenza rimane attuale: molti cittadini preferiscono evitare ambienti chiusi e affollati, soprattutto nei periodi di maggiore circolazione virale”.Secondo Bottin, la decisione di eliminare le sedute va contro le necessità dei residenti: “Togliere l’arredo urbano non è una soluzione. Rimuovere panchine pubbliche significa penalizzare proprio le persone più fragili, che hanno bisogno di un posto sicuro e dignitoso dove attendere la visita. L’arredo urbano non è uno strumento di “punizione”: è un servizio essenziale per
la comunità”. La scelta parrebbe legata alle preoccupazioni di alcuni cittadini su possibili comportamenti a rischio, come l’uso di alcol o droghe da parte di gruppi di giovani. “È giusto chiarire - aggiunge Bottin - che, qualora vi fossero sospetti concreti, il Comune dispone di tutti gli strumenti necessari per intervenire. La responsabilizzazione non si ottiene con divieti o rimozioni, ma con dialogo, regole chiare e fiducia reciproca. Se i ragazzi vengono coinvolti, rispondono con maturità”. Un appello all’amministrazione: “Rimettere le panchine è una scelta di buon senso: tutela la salute pubblica, rispetta gli anziani, responsabilizza i giovani e rafforza la convivenza civile”. • (A.A.)
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CONA
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Politica. L’attacco del gruppo Cona Partecipazione Civica
”C’È UN BUCO SULLE SANZIONI”, IL SINDACO: “UN ERRORE NEL DOCUMENTO” D I alla variazione di assestamento che è stata approvata nel parlamentino nelle scorse settimane, emerge un dato finanziario destinato, secondo il gruppo di opposizione di centrosinistra Cona Partecipazione Civica a far discutere l’intera comunità di Cona. Nel bilancio di previsione 2026, il Comune ha stimato di incassare complessivamente 80.000 euro dalle sanzioni al Codice della Strada: 40.000 euro provenienti dal capitolo E0185 (soggetto a vincolo d’incasso) e ulteriori 40.000 euro dal capitolo relativo alle sanzioni non vincolate. “Tuttavia, il documento contabile aggiornato a luglio riporta una realtà completamente diversa per l‘opposizione al sindaco Alessandro Aggio: “la cifra effettivamente accertata nei primi sette mesi dell’anno si ferma ad appena 56,13 euro”. Una discrepanza netta che il gruppo di opposizione mette subito sotto i riflettori. “Per raggiungere il target prefissato entro il 31 dicembre - sottolinea per il gruppo il consigliere ed ex candidato sindaco Antonio Bottin - le casse comunali dovrebbero incamerare ben 79.943,87 euro nei restanti cinque mesi dell’anno. Tradotto in proiezioni quotidiane, significa che il Comune dovrebbe registrare entrate pari a circa 15.988 euro al mese, 533 euro al giorno o 22 euro all’ora, 24 ore su 24. Cifre giudicate del tutto irrealistiche e scollegate dall’effettiva attività della Polizia Locale (in foto) sul territorio”. La questione, evidenziano i rappresentanti di Cona Partecipazione Civica, non riguarda soltanto la precisione contabile, ma ha un impatto diretto sui servizi e sulla sicurezza dei cittadini. I proventi del Codice della Strada sono infatti fondamentali per finanziare la manutenzione stradale, il ripristino della segnaletica, la messa in sicurezza degli incroci e la cura del verde pubblico. “Con entrate quasi azzerate, le risorse previste per questi interventi rischiano di mancare del tutto, con conseguenze visibili ogni giorno: strade deteriorate, buche in aumento, segnaletica scolorita, incroci pericolosi e verde invaso dalla vegetazione”. Di fronte a questo scenario, il gruppo Cona Partecipazione Civica chiede interventi immediati all’amministrazione comunale di centrodestra del sindaco Alessandro Aggio. “Chiediamo - conclude Bottin - la correzione tempestiva delle previsioni d’entrata,
chiarimenti sui motivi per cui i controlli risultino praticamente assenti, la presentazione di un piano operativo della Polizia Locale e la garanzia di fondi certi per la manutenzione e il decoro del territorio comunale”. Il sindaco però spiega la vicenda. ”Si è trattato - dice Alessandro Aggio di un errore su un documento. Non sono stati incassati solo 56 euro. Non gli ottantamila potenziali, ma decine di migliaia sì. Rettificheremo quel documento”. • Alessandro Abbadir
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Mozione M5S per deviare i tir dalla Romea in autostrada
ncentivare il traffico pesante a preferire l’autostrada alla strada statale 309 Romea per garantire una maggiore sicurezza stradale. È il cuore della mozione depositata nei mesi scorsi in consiglio regionale da Flavio Baldan (in foto), capogruppo del Movimento 5 Stelle, sottoscritta anche da Rossella Cendron (Le Civiche Venete) e Jonatan Montanariello (Pd), per impegnare la giunta regionale a intervenire. L’iniziativa nasce dai incidenti mortali lungo l’arteria tra Venezia e Ravenna, segnata da alta velocità, carreggiate strette e un intenso flusso di mezzi pesanti. Una strada usata anche da tanti cittadini di Cona per andare al lavoro a Chioggia o Mestre. “La sicurezza della Romea dev’essere una priorità nazionale - afferma Baldan. Nei primi mesi del 2026 sono state almeno cinque le vittime lungo il percorso: una strage continua che danneggia anche l’economia turistica del litorale”. La proposta trae spunto da precedenti ordinanze prefettizie adottate per l’Aurelia a Livorno e la Sr 450 ad Affi, dove il transito dei tir è stato limitato a favore delle autostrade. Una soluzione accolta favorevolmente anche da Confartigianato Veneto, a patto di prevedere indennizzi sui pedaggi. Si chiede la convocazione di una Conferenza di servizi tra Regione, Anas, Concessioni Autostradali Venete (Cav), le Prefetture di Venezia, Padova e Rovigo e i Comuni interessati, per definire rimborsi o soluzioni tecniche in attesa delle opere infrastrutturali (le rotatorie di Valli di Chioggia, Giare e Dogaletto, l’eliminazione dei semafori e i bypass dei centri abitati). La mozione sollecita infine l’installazione di tecnologie Ans come il tutor Vergilius, il sistema “sorpassòmetro” e pannelli a messaggio variabile. “L’ideale - conclude Baldan - sarebbe che Cav assumesse il controllo gestionale della Romea per velocizzare gli interventi necessari”. • (A.A.)
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TERRITORIO
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Il riconoscimento. Il premio valorizza l’illustrazione per l’infanzia
PIERO SANDANO CONQUISTA IL SECONDO POSTO AL CONCORSO “NOTTE DI FIABA” U n nuovo importante riconoscimento arricchisce il percorso artistico di Piero Sandano, illustratore e artista di Cavarzere, che ha conquistato il secondo posto alla dodicesima edizione del “Notte di Fiaba Illustration Contest”, prestigioso concorso internazionale dedicato all’illustrazione per l’infanzia, organizzato a Riva del Garda. Il concorso si inserisce all’interno della storica manifestazione “Notte di Fiaba”, appuntamento che dal 1950 anima per alcuni giorni il centro trentino affacciato sul lago di Garda. Spettacoli, mostre, laboratori e iniziative culturali coinvolgono l’intera comunità, insieme ai numerosi visitatori e turisti, ogni anno attorno a una fiaba scelta come filo conduttore della manifestazione. Uno dei momenti più attesi è lo spettacolo itinerante realizzato dalla compagnia Lupus in Fabula, che dal 1999 porta nelle strade e nelle piazze di Riva del Garda la fiaba protagonista dell’edizione. A rendere ancora più vivace l’atmosfera contribuiscono le associazioni locali, impegnate nella realizzazione di giochi, laboratori, attività artistiche e proposte culturali rivolte a grandi e piccoli. Proprio nell’ambito della manifestazione, dal 2014 l’Associazione Manifestazioni Rivane promuove un concorso internazionale di illustrazione ispirato alla fiaba dell’anno. L’iniziativa è pensata anche in prospettiva editoriale e ha già portato alla realizzazione dell’albo per bambini Sir Tarzan, gorilla gentiluomo, scritto da Brian Freschi e illustrato da Andra Calligaro. È stato proprio Tarzan il tema sul quale Sandano si è cimentato nell’edizione di quest’anno, riuscendo a conquistare una seconda posizione di assoluto rilievo in una competizione di respiro internazionale. Attraverso i propri canali social, Sandano ha voluto esprimere la sua gratitudine alla giuria, presieduta da Francesca Tancini, all’art director Chiara Tomasi, alla casa editrice Giunti, al MAG – Museo Alto Garda e a tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione del concorso. Particolarmente significativa la riflessione affidata dall’artista al suo messaggio di ringraziamento:
“Disegnare per i bambini non è un’arte di serie B”. Un risultato che conferma il valore e la qualità del lavoro di Piero Sandano, da anni impegnato nel campo dell’arte e dell’illustrazione. Un secondo posto conquistato in una vetrina internazionale che rappresenta motivo di soddisfazione non solo per l’artista, ma anche per tutta la comunità di Cavarzere, che può ancora una volta vedere riconosciuto il talento di uno dei suoi protagonisti.
Musica senza confini al Centro Candiani di Mestre
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l Centro Culturale Candiani di Mestre si conferma punto di riferimento per la cultura cittadina con il ritorno di “Candiani Groove”, la rassegna curata da Veneto Jazz. Dal 4 ottobre al 22 novembre, cinque appuntamenti porteranno sul palco artisti internazionali per un viaggio sonoro tra jazz, tradizioni mediterranee, balcaniche e sudamericane. Il cartellone si apre domenica 4 ottobre con la vivace band catalana El Pony Pisador. Si prosegue l’11 ottobre con Note di sabbia – Little Jazz Story, dove le melodie incontrano la sand art. Il 25 ottobre spazio alle sonorità del Mediterraneo e del Medio Oriente con Stelios Petrakis, Bijan Chemirani ed Efren Lopez. L’8 novembre sarà la volta del virtuoso dell’oud Mehmet Polat, mentre la chiusura, il 22 novembre, è affidata al trio guidato dalla fisarmonica di Roger Corrêa, che fonde radici sudamericane e jazz. Una programmazione di qualità pensata per avvicinare culture e offrire al pubblico nuovi percorsi d’ascolto.
CULTURA
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L’iniziativa. Dalle cantine ministeriali alle teche degli alberghi
NASCE IL “MUSEO DIFFUSO”: I REPERTI ARCHEOLOGICI CHIUSI NEI DEPOSITI DI VENEZIA «G li spazi ci sono, perché lasciarli nei depositi?». È la domanda da cui è partita una vera e propria rivoluzione culturale e turistica per la laguna. Migliaia di reperti archeologici, emersi nel corso di decenni di scavi sul territorio ma rimasti confinati nei magazzini ministeriali e del tutto inaccessibili al pubblico, si apprestano a uscire dall’ombra. La Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Venezia ha infatti siglato uno speciale accordo di partenariato con l’Associazione Veneziana Albergatori (Ava), inaugurando una formula inedita nel panorama nazionale. L’intesa formale permette di esporre stabilmente o temporaneamente i tesori nascosti della storia veneziana direttamente all’interno delle strutture ricettive del territorio. L’accordo strategico, sottoscritto dal soprintendente Corrado Azzollini e dal presidente dell’Ava Antonio Vianello — affiancato dal direttore dell’associazione Daniele Minotto —, dà ufficialmente vita al progetto battezzato “Museo diffuso dell’archeologia di Venezia”. Attraverso questa iniziativa, una rigorosa
selezione di reperti archeologici recuperati durante i vari scavi cittadini o sottratti a traffici illeciti troverà nuovi spazi di valorizzazione all’interno degli alberghi che decideranno di aderire su base volontaria. Le strutture ricettive avranno la possibilità di ospitare i beni culturali in forma temporanea o pluriennale, collocandoli all’interno di teche protette e in ambienti preventivamente verificati e approvati dalla Soprintendenza. L’ente statale conserverà in ogni momento la piena e totale competenza sulla selezione scientifica dei pezzi, sulla verifica degli standard di sicurezza degli spazi e sui contenuti espositivi, mantenendo naturalmente la proprietà in capo allo Stato e la facoltà di richiamare i reperti in qualsiasi momento. «Questa è un’esperienza totalmente nuova, non ci sono precedenti in Italia — spiega il presidente dell’Ava, Antonio Vianello —. Oggi i magazzini della Soprintendenza contengono reperti straordinari che meritano di essere ammirati dal pubblico grazie a teche adeguate capaci di proteggerli al meglio». Per l’associazione di categoria, tuttavia, il valore dell’operazione va ben oltre la semplice offerta turistica di lusso,
puntando a rinsaldare il legame profondo tra la ricettività e il tessuto urbano. L’intenzione è quella di tessere una fitta rete che abbracci il centro storico, il Lido, le isole e la terraferma, mettendo a disposizione della cittadinanza luoghi aperti tutto l’anno e profondamente legati alla storia locale. Dal punto di vista della tutela, il progetto spazza via ogni dubbio sulla compatibilità tra conservazione e fruizione pubblica. «L’idea che ha mosso il nostro ufficio — dichiara il soprintendente Corrado Azzollini — è che alcuni reperti oggi conservati nei depositi non accessibili possano essere trasferiti in spazi espositivi che, dal punto di vista della tutela e della conservazione, funzionino a tutti gli effetti come piccoli depositi della Soprintendenza, con l’aggiunta straordinaria di poter essere visti e conosciuti dal pubblico». I beni continueranno a essere custoditi in condizioni di massima sicurezza, inseriti in teche idonee e sottoposti a standard di monitoraggio analoghi a quelli dei magazzini statali. Venezia possiede una stratificazione archeologica unica e spesso invisibile: questa iniziativa permette di svelarne frammenti preziosi
senza intaccare le garanzie conservative. Un aspetto centrale del progetto riguarda l’apertura alla comunità: i reperti esposti saranno legati a doppio filo al territorio di provenienza e le visite alle teche saranno aperte non solo ai clienti degli alberghi, ma anche alle scuole, ai cittadini, agli studiosi e ai visitatori locali desiderosi di scoprire nuovi
tasselli della storia di Venezia. Le adesioni da parte delle singole strutture alberghiere sono attualmente in corso e la macchina operativa entrerà nel vivo con un primo incontro fissato per il prossimo 21 ottobre, appuntamento chiave per definire i dettagli tecnici e logistici dell’iniziativa insieme ai primi hotel pionieri.
Biblioteche di Venezia sempre più amate dai giovani
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a Rete Biblioteche Venezia conferma il suo straordinario momento di crescita nella prima metà del 2026, totalizzando ben 270mila visite da gennaio a giugno, un incremento del 3,9% degli utenti attivi e un forte slancio per la Vez di Mestre, che registra il 5,6% di accessi in più. Le sale della storica villa si confermano un punto di riferimento fondamentale per le generazioni più giovani, che le scelgono quotidianamente per studiare, lavorare e socializzare. Il confronto a lungo termine evidenzia un’espansione costante: tra il 2014 e il 2025 le visite
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complessive sono praticamente raddoppiate, passando da 255mila a 507mila, mentre le attività culturali e i relativi partecipanti sono più che raddoppiati. Questo successo è sostenuto da investimenti mirati sull’ampliamento degli orari e delle strutture. La Vez e la biblioteca di Carpenedo Bissuola restano aperte sette giorni su sette, con la Vez che garantisce le aperture serali fino a mezzanotte il mercoledì e il giovedì, affiancate dai recenti potenziamenti a Zelarino e Favaro Veneto, in attesa della prossima apertura della nuova biblioteca di Marghera.
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La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
T
uttavia, questo asse non è esente da scossoni. Ampie fasce della maggioranza guardano con aperto biasimo a questa politica dell’abbraccio, temendo l’annacquamento dell’identità di governo e l’eccessiva concessione di agibilità politica
al centrosinistra. Allo stesso modo, all’interno della minoranza non mancano i malumori di chi invoca un’opposizione più dura e priva di sconti. Di fronte alle resistenze delle rispettive basi, resta da chiedersi se questo lavoro a quattro mani sia solo una parentesi contingente o se
possa trasformarsi nel prototipo di un nuovo schema di alleanza istituzionale per il futuro. Se il metodo Veneto saprà resistere ai logoramenti tattici, la “Stefanildo” potrebbe davvero riscrivere le regole del gioco e la geografia politica della regione.
Tempo di scelte. L’intesa con il Governo per i primi trasferimenti di competenze e la complessa mediazione tra etica e medicina
AUTONOMIA E FINE VITA, DUPLICE SVOLTA STEFANI: “RISULTATI CHE FANNO LA STORIA” I l Veneto ha segnato il passo su due tra i temi più complessi e dibattuti dell’agenda politica e sociale: il via libera definitivo agli schemi di intesa per l’Autonomia differenziata e l’approvazione delle modifiche alla legge di iniziativa popolare sul fine vita. Due partite cruciali sulle quali il presidente della, Alberto Stefani, ha impresso una direzione precisa, improntata da un lato all’accelerazione sull’inquadramento costituzionale e dall’altro alla tutela dei principi etici.
Per l’autonomia ora il passaggio in Consiglio dei Ministri e il voto il Parlamento Sul fronte dell’Autonomia differenziata, il voto favorevole del Consiglio regionale al testo d’intesa siglato tra la Giunta regionale e il Governo rappresenta una tappa fondamentale che chiude la fase istruttoria veneta e proietta la pratica verso il Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Un traguardo che il governatore Stefani ha salutato con soddisfazione, richiamando l’esito del referendum del 2017 e la lunga gestazione del percorso istituzionale. “Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso”, dichiara il Presidente Alberto Stefani. “I Veneti
stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta”. Stefani ha voluto sottolineare il lavoro svolto dalla maggioranza consiliare, ribadendo come la delega di maggiori competenze su materie strategiche — quali Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Tutela della salute e Coordinamento della finanza pubblica — costituisca un’opportunità oggettiva per l’efficienza dei servizi erogati ai cittadini. “Siamo giunti alla nuova tappa di un percorso che è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti”, prosegue il Governatore. “Stiamo scaldando i motori perché siamo pronti a fare da ‘apripista’. Quando sono stato relatore della legge quadro in Parlamento ho vissuto oltre 300 ore di interventi ostruzionistici del Centrosinistra, fatti appositamente per bloccare questa riforma con l’accusa di provocare disparità e vantaggi ingiustificati a favore del Veneto. Sono convinto, invece, che l’autonomia sia una scelta di responsabilità e trasparenza che
Alberto Stefani
non spacca l’Italia e può rivelarsi strategica per tutti i territori. L’articolo 5 della nostra Costituzione, infatti, dice che la Repubblica ‘riconosce e promuove le autonomie locali’. È un principio cardine della Repubblica che abbiamo il dovere di realizzare. Se la riforma porterà a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra e capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia può portare al nostro territorio”. Parallelamente alla partita autonomista, il Consiglio regionale si è confrontato con la delicata proposta di legge d’iniziativa popolare “Liberi Subito” inerente al suicidio medicalmente assistito. L’approvazione del provvedimento è arrivata a seguito di una mediazione condotta dallo stesso
Stefani, concretizzatasi in una serie di emendamenti vincolanti intesi a riequilibrare il testo normativo nel quadro della giurisprudenza della Corte Costituzionale. “Nulla è più importante della dignità
“Vogliamo assicurare a tutti i veneti l’accesso alle cure palliative” della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”, sottolinea il presidente nel commentare l’esito della votazione. “Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla
stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”. L’impianto correttivo voluto dalla presidenza introduce paletti precisi all’interno dell’iter procedurale, stabilendo la priorità assoluta dell’accesso alle cure palliative e l’istituzione di nuovi organi consultivi. “Il mio obiettivo è semplice: assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste”, chiarisce Stefani. “Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza. Nello specifico, gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito, l’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale, e la priorità alle cure palliative con l’obbligo di informazione della possibilità di avvalersi delle stesse nel momento della richiesta”. • Redazione laPiazza
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Il caso. Federalismo energetico e il nodo delle concessioni per il controllo delle reti e delle derivazioni idroelettriche
La sfida delle multiutility: direttive europee, scelte di Governo e vantaggi per i territori L a partita per il controllo delle reti di distribuzione elettrica e delle grandi derivazioni idroelettriche rappresenta uno degli snodi economici, politici e infrastrutturali più complessi e decisivi per il futuro del Veneto e del suo tessuto produttivo. In questo scenario articolato, le multiutility venete si stanno compattando con forza per chiedere la possibilità di accedere al mercato della gestione delle infrastrutture attraverso la regolare indizione delle gare d’appalto, puntando a superare una condizione di monopolio storico che vede da decenni il gruppo Enel nel ruolo di operatore quasi esclusivo sul territorio. Al centro di questo acceso scontro d’interessi si colloca la posizione del Governo centrale, chiamato a decidere se spalancare le porte alla concorrenza oppure concedere un rinnovo automatico e prolungato in favore dell’incumbent nazionale. Da un lato, l’esecutivo avverte la tentazione di garantire la continuità operativa a un colosso strategico come Enel, ipotizzando proroghe alle concessioni
storiche che vengono periodicamente discusse nell’ambito delle norme inserite nella legge Finanziaria o nei decreti collegati alla politica energetica. Questa scelta risponderebbe prevalentemente a esigenze di stabilizzazione dei grandi asset strategici e a dinamiche di cassa nazionali. Dall’altro lato, la spinta verso la proroga si scontra in modo frontale e ineludibile con i principi cardine dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, fondato sul rispetto della concorrenza, sulla trasparenza delle procedure di evidenza pubblica e sulla libera circolazione dei servizi nel mercato unico. La giurisprudenza europea e nazionale ha infatti ribadito a più riprese che le concessioni di beni pubblici strategici e limitati, come le reti energetiche e i bacini idrici, non possono essere attribuite a tempo indeterminato né prorogate per via legislativa senza incorrere in gravissime violazioni del diritto comunitario. L’obbligo di effettuare le gare pubbliche scaturisce quindi dalla necessità inderogabile di rispettare le
direttive UE, pena l’apertura di onerose procedure d’infrazione e il potenziale blocco dei finanziamenti europei legati alle riforme e all’ammodernamento infrastrutturale. Di fronte a questo quadro, la classe politica veneta, supportata dalle amministrazioni locali e dai sindaci del territorio, assume una posizione molto chiara a sostegno delle aziende energetiche locali e dell’autonomia gestionale. Tra le forze politiche regionali emerge una diffusa convergenza nell’abbracciare la visione del cosiddetto federalismo energetico, inteso come il diritto-dovere delle istituzioni territoriali di valorizzare le proprie risorse naturali e infrastrutturali a diretto vantaggio della comunità locale. Consentire alle multiutility del Veneto di contendersi la gestione delle reti attraverso procedure di gara equa significherebbe infatti generare ricadute economiche ed operative straordinarie per il territorio. Tra i benefici più rilevanti evidenziati dai sostenitori della gestione locale figura il ridimensionamento dei costi energetici
con la prospettiva di applicare bollette più leggere: i dividendi, gli utili d’impresa e i canoni di concessione generati dalle reti non andrebbero infatti a rimpolpare le casse di gruppi centralizzati, ma rimarrebbero circoscritti all’interno del circuito economico regionale, permettendo agli enti locali di redistribuire il valore prodotto attraverso agevolazioni tariffarie per le famiglie e le imprese. A ciò si aggiunge il vantaggio determinante legato alla qualità delle manutenzioni e degli investimenti di sviluppo. Una presenza capillare e radicata, tipica delle utility
del territorio, garantisce una conoscenza diretta del suolo e delle sue criticità, favorendo interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della rete elettrica e idrica molto più tempestivi e mirati. In una stagione segnata da crescenti sfide climatiche e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica, la vicinanza dell’operatore si traduce in una maggiore resilienza dell’intero sistema energetico, trasformando il federalismo da astrazione politica a concreto strumento di sviluppo e competitività per la comunità veneta.
VENETO VERSO IL BIGLIETTO UNICO NEI TRASPORTI: DALLA REGIONE 2,1 MILIONI PER I PAGAMENTI CONTACTLESS
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a Giunta regionale del Veneto compie un fondamentale passo avanti verso la svolta digitale del trasporto pubblico locale. Su proposta dell’Assessore ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici, Diego Ruzza, è stato approvato uno stanziamento di 2 milioni e 90 mila euro destinato alla società Infrastrutture Venete Srl. Le risorse serviranno a sviluppare una piattaforma digitale unica, capace di far dialogare i sistemi di pagamento contactless di tutti gli operatori del territorio. Il funzionamento del nuovo modello è improntato alla massima semplicità: ai viaggiatori basterà effettuare un “tap” a bordo di
qualsiasi mezzo — tra gomma e ferro — con la propria carta di credito o debito (circuito EMV) per spostarsi liberamente. Il sistema centrale provvederà a raccogliere i dati, aggregare la spesa e applicare la tariffa corretta, superando la necessità di acquistare preventivamente titoli di viaggio cartacei. La fase operativa entrerà nel vivo nel 2027 con l’installazione dei nuovi validatori, mentre il lancio ufficiale dell’infrastruttura integrata è previsto per il 2028. Entusiasta il commento dell’assessore Diego Ruzza, che evidenzia la portata strategica dell’intervento: “Questo progetto sarà in grado
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di abilitare e governare l’utilizzo dei pagamenti contactless nel trasporto pubblico locale, raccogliendo e normalizzando i flussi degli operatori del nostro TPL e creando di fatto un sistema unico di pagamento per l’utilizzo di tutti i servizi del trasporto pubblico locale, superando la frammentazione dei sistemi locali, garantendo continuità operativa ai sistemi esistenti e introducendo un livello centrale capace di orchestrare e monitorare i flussi del territorio regionale e di abilitare le eventuali agevolazioni tariffarie. Ora si viaggia velocemente verso un futuro che migliorerà la gestione dell’intero sistema e soprattutto semplificherà la vita agli utenti”.
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Il dibattito. Maggioranza per la valorizzazione del territorio, ma le opposizioni denunciano la mancanza di fondi
LEGGE SULLA PIANURA VENETA: È SCONTRO SULL’EFFETTIVA UTILITÀ DEL PROVVEDIMENTO I l Consiglio regionale del Veneto ha dato il via libera alla nuova legge per la promozione e la valorizzazione del paesaggio della Pianura Veneta. La proposta, firmata dal consigliere Filippo Rigo (Lega-LV) in veste di primo firmatario e relatore, è passata a maggioranza con 31 voti favorevoli e 15 contrari, intercettando il sostegno compatto del centrodestra e sollevando, al contempo, un acceso dibattito politico in aula sulla sua effettiva utilità. La legge mira a tutelare e rilanciare le risorse naturali, paesaggistiche ed socioeconomiche di un territorio che copre oltre la metà della superficie regionale. Tra i punti qualificanti del provvedimento figura l’istituzione della “Giornata regionale per la Pianura Veneta”, fissata per l’11 novembre in coincidenza con la ricorrenza di San Martino, data fondamentale per la storia contadina locale. L’impianto normativo prevede inoltre contributi finanziari ai Comuni, la promozione del cicloturismo, delle ippovie e degli
itinerari enogastronomici, oltre a percorsi educativi nelle scuole per sensibilizzare i giovani. Piena soddisfazione per l’approvazione è stata espressa da Filippo Rigo: “La Pianura Veneta costituisce il cuore geografico, economico e sociale della nostra regione. Con questa legge diamo il via a un percorso concreto per promuovere un mosaico straordinario che rappresenta l’identità del nostro territorio. Non ci limitiamo a celebrare la pianura, ma definiamo una strategia di sviluppo sostenibile grazie al confronto continuo con Comuni, associazioni e Pro Loco”. L’iniziativa ha raccolto il supporto di diversi esponenti della maggioranza, tra cui Giorgia Bedin e Roberto Marcato (Lega-LV), Morena Martini (Stefani Presidente), il vicepresidente della Giunta Lucas Pavanetto e i capigruppo Alberto Bozza (Forza Italia), Riccardo Szumski (Resistere Veneto) e Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica). Risoluta, di contro, l’opposizione delle forze di minoranza, che hanno
Filippo Rigo
votato in modo compatto contro il provvedimento. A guidare le critiche è stata la vicepresidente della Sesta commissione e correlatrice di minoranza, Monica Sambo (Partito Democratico), che ha denunciato l’assenza di interventi concreti per
Monica Sambo
l’ambiente: “Nessuno mette in discussione il valore della Pianura Veneta, ciò che contestiamo è il metodo e l’assoluta inefficacia di questa legge, che si riduce all’ennesima operazione di facciata priva di contenuti reali. Si finanzia la comunicazione, la realtà
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aumentata e le app, ma dei 620 mila euro di risorse previste non si spende un solo euro per la rinaturalizzazione delle aree degradate, la tutela delle risorgive o la piantumazione. In una regione che resta la seconda in Italia per consumo di suolo, parlare di valorizzazione del paesaggio senza bloccare la cementificazione è un mero esercizio di greenwashing”. Sulla stessa linea si sono espressi i consiglieri dem Paolo Galeano — che ha definito la norma “uno slogan povero di contenuti” —, Alessandro Del Bianco e Jonatan Montanariello. Dure contestazioni sono giunte anche dal capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato, che ha accusato la maggioranza di voler tutelare “un paesaggio distrutto dal cemento”, oltre che dai capigruppo Flavio Baldan (M5S) e Nicolò Rocco (Riformisti Veneti in Azione). Infine, Stefano Valdegamberi (Gruppo misto - Futuro Nazionale) ha auspicato misure urbanistiche più incisive per una reale tutela del territorio.
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L’intervista. L’amministratore delegato di CBC, iniziativa partita a Jesolo da 3 soci, punta a rivoluzionare il litorale
ALESSANDRO BERTON: “LE SPIAGGE VENETE DEL FUTURO SARANNO APERTE TUTTO L’ANNO” L e spiagge venete accolgono ogni anno milioni di turisti da tutta Europa. Jesolo è da sempre il cuore pulsante dell’eco-sistema delle spiagge venete. Una sorta di “Miami Made in Italy” che è esplosa negli anni ’80 tra discoteche, sole, spiagge e sapore di sale. Il mondo balneare però sta vivendo una rivoluzione, come ci ha raccontato Alessandro Berton, amministratore delegato di Cbc Srl, iniziativa partita da 3 soci fondatori (Berton, la famiglia Menazza e Moretti Polegato) e che oggi è una realtà in piena espansione con 50 soci. Alessandro, partiamo da questa nuova avventura. Spiegaci cos’è CBC Srl. Bisogna fare una premessa. Il Comune di Jesolo ha deciso di attuare un nuovo
Tu da sempre ripeti un mantra: “meno ombrelloni, più qualità”. Immagino che questa sia la vostra direzione… Assolutamente. Per noi “meno ombrelloni e più qualità” significa mettere l’ospite al centro. Il turismo deve intercettare bisogni che cambiano. Così come sono cambiati gli alberghi e le strutture ricettive, devono evolvere anche le spiagge. Dopo una fase preparatoria, quest’anno è iniziata la realizzazione concreta delle opere. Oltre il 40% dell’investimento è già stato completato e quella che molti definiscono la “spiaggia del futuro” prende forma. Una spiaggia che offrire servizi più evoluti: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi
“Servizi più evoluti per vivere le località balneari in tutte le stagioni: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi” Piano dell’Arenile, uno strumento urbanistico che disegna lo sviluppo dell’asset più importante di qualsiasi località balneare: la spiaggia. Questo nuovo piano nasce dall’esigenza di far vivere Jesolo per tutto l’anno e non solo d’estate. Da qui prende forma il nostro progetto, che è molto ambizioso. Ad oggi rappresenta il più rilevante progetto di finanza applicato al demanio marittimo mai realizzato in Italia, con un investimento di quasi 10 milioni di euro. L’obiettivo è dare concreta attuazione agli indirizzi del Piano dell’Arenile, aumentando progressivamente la qualità dell’offerta.
come le junior lounge, con personale qualificato e servizi di babysitting che permettano anche ai genitori di ritagliarsi momenti di relax. E poi, soprattutto, pensiamo a una spiaggia che possa essere vissuta tutto l’anno. In uno scenario di questo tipo immagino che saranno le idee e le persone a fare la differenza. Le persone hanno un ruolo centrale. Mi piace ripetere che dietro ogni progetto ci sono sempre le persone. Oggi si parla molto di AI e di tecnologia, strumenti importanti e attuali, ma il motore del cambiamento è rappresentato dalle persone. Vogliamo creare strutture
Alessandro Berton
all’aria aperta capaci di accogliere tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche, dallo stato di salute o dalla capacità di spesa. In una bella giornata di ottobre o di marzo si può trascorrere una giornata al mare utilizzando servizi di qualità: palestre per il CrossFit, campi da padel, spogliatoi con acqua calda, bagni tecnologici. Stiamo proponendo un nuovo modo di concepire uno spazio pubblico dato in concessione ai privati. Una spiaggia che non sia utilizzata solo d’estate, ma che diventi un luogo di aggregazione e benessere per tutto l’anno. Quali benefici può portare questo tipo di investimento al territorio? L’impatto è molto rilevante. Nel nostro caso parliamo di circa un chilometro di spiaggia, da Piazza Mazzini a Piazza Brescia, nel cuore di Jesolo. Un investimento di questo tipo produce
una riqualificazione urbanistica e territoriale importante. I vantaggi riguardano anche i residenti. Significa avere una città più bella, più moderna e più funzionale. Possiamo parlare di una vera e propria “rigenerazione del demanio marittimo”, con effetti destinati a rimanere nel tempo. E i clienti come sono cambiati in questi anni? Io mi occupo di turismo da sempre e ricordo quando, da ragazzo, vedevo arrivare le famiglie da Milano con la Ritmo che trascorrevano un mese in appartamento. Oggi i soggiorni sono più brevi. C’è più attenzione alla spesa e questo dipende anche dal contesto economico. Le persone valutano con più attenzione come impiegare il proprio budget. Questo ha generato discussioni e polemiche, tuttavia i numeri raccontano una realtà in salute.
Chi ha investito negli anni successivi al Covid, chi ha riqualificato le strutture e migliorato i servizi, continua a lavorare bene. Proviamo a fare un bilancio di quest’estate: che cosa cerca oggi il turista? Per chi negli anni ha continuato a investire e ad aggiornarsi la stagione è andata bene. Certo, oggi il turista vuole scegliere in modo consapevole. Prima di spendere per una cena, una vacanza o una giornata in spiaggia valuta ciò che riceve in cambio. Per questo bisogna saper accogliere pubblici diversi. Noi offriamo postazioni accessibili e servizi premium per chi cerca un’esperienza esclusiva, ma anche postazioni smart da 20 euro. L’importante è costruire un’offerta ampia e di qualità. In definitiva, qual è la sfida dei prossimi anni? Continuare a investire nella qualità, nell’innovazione e nelle persone. La spiaggia del futuro sarà più inclusiva, più accessibile, più sostenibile e soprattutto più vissuta. Non soltanto durante l’estate, ma ogni volta che il mare saprà off rire un’esperienza piacevole a chi sceglierà di viverlo. • Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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DESPAR
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Eccellenze. Despar Nord porta a Made in Malga i sapori e le produzioni del territorio
IL GUSTO DEL TERRITORIO, UNA STORIA DA CONDIVIDERE Despar Nord rinnova la partecipazione alla rassegna di Asiago: degustazioni, formaggi di malga e prodotti selezionati per raccontare il valore delle eccellenze locali e di chi ogni giorno le produce
A
nche quest’anno Despar Nord rinnova il proprio sostegno a Made in Malga, la rassegna nazionale dedicata ai formaggi e ai prodotti della montagna in programma ad Asiago nei due weekend dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre. Un appuntamento ormai consolidato per il marchio dell’Abete, che nella manifestazione riconosce un’importante occasione per raccontare uno dei valori che da sempre ne caratterizzano la presenza sul territorio: la vicinanza alle produzioni locali e alle persone che, attraverso il proprio lavoro, custodiscono e tramandano sapori, saperi e tradizioni. Tra masterclass, degustazioni, incontri, mostre mercato e appuntamenti diffusi nel centro di Asiago, Made in Malga porta ogni anno migliaia di visitatori alla scoperta della cultura gastronomica della montagna. Un patrimonio che Despar Nord contribuisce a valorizzare ogni giorno anche
nei propri punti vendita, attraverso la selezione e la presenza a scaffale di numerose eccellenze locali e regionali. Durante i due fine settimana della manifestazione, Despar sarà presente il sabato e la domenica con uno spazio dedicato a TANN, il Centro Carni e Salumi di Despar Nord, dove il pubblico potrà conoscere e degustare la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, realizzata con carne 100% italiana e una lista di ingredienti essenziale. A completare la presenza del marchio dell’Abete sarà un momento interamente dedicato alle eccellenze casearie della montagna. Domenica 6 settembre alle ore 11.00, all’Hotel Paradiso di Asiago, Despar proporrà infatti la masterclass “Alla scoperta dei formaggi di malga selezionati da Despar – Il gusto autentico delle nostre montagne”. Un viaggio tra sapori e territori che porterà in degustazione Mezzano e
Stravecchio Malga Verde di Fattoria Cortese, Monte Veronese DOP Allevo di Malga de La Casara Roncolato Romano e Cuor di Fassa Latte di Malga, accompagnati da una selezione di vini dell’arco alpino: Kerner Alto Adige DOC, Lagrein Alto Adige DOC e Ferrari Trentodoc. Un’occasione per scoprire non soltanto prodotti di grande qualità, ma anche le storie, le competenze e il lavoro dei produttori
che li rendono possibili. È proprio da questa volontà di valorizzare le realtà agroalimentari locali che nasce “Sapori del Territorio”, il progetto con cui Despar Nord da oltre dieci anni seleziona e porta sugli scaffali le produzioni più rappresentative delle aree in cui è presente. Un percorso che oggi raccoglie oltre 4.000 referenze realizzate da più di 600 produttori locali, costruendo un legame diretto
tra chi produce, i punti vendita e le comunità. La partecipazione a Made in Malga si inserisce così nel più ampio impegno di Despar Nord per sostenere le filiere locali e valorizzare le eccellenze dei territori in cui è presente, favorendo l’incontro tra produttori e consumatori e contribuendo a mantenere vive identità e tradizioni che rappresentano una ricchezza per le comunità.
TANN, dove filiera e innovazione diventano sinonimo di qualità
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ui competenze specialistiche, innovazione e ricerca si integrano con una particolare attenzione alla selezione e alla provenienza delle materie prime. Despar Nord ha infatti sviluppato accordi diretti con macelli italiani di medie e piccole dimensioni, riducendo i passaggi intermedi e rafforzando tracciabilità e controllo lungo la filiera. Tecnologie all’avanguardia e un elevato livello di automazione consentono inoltre di rendere più efficienti le lavorazioni, ridurre gli sprechi e garantire elevati standard qualitativi e igienico-sanitari. Da questo percorso nasce anche la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, arrivata nei punti vendita nell’estate 2026: prodotti realizzati con carne 100% italiana, senza nitriti e nitrati aggiunti e con una lista di ingredienti essenziale. Un progetto che racconta la volontà di Despar Nord di coniugare controllo della filiera, innovazione e ricerca per offrire prodotti sempre più attenti a qualità, trasparenza e origine delle materie prime.
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Case della Comunità, parte la campagna del Veneto
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ar conoscere le Case della Comunità, spiegare quali servizi offrono e accompagnare i cittadini verso un utilizzo più consapevole della sanità territoriale. È questo l’obiettivo della nuova campagna di comunicazione lanciata dalla Regione del Veneto e presentata al Lido di Venezia, allo stand regionale della Mostra del Cinema all’Hotel Excelsior. Un progetto che punta su un linguaggio semplice, diretto e anche ironico, affidandosi a testimonial conosciuti per raggiungere un pubblico il più possibile ampio. Il cuore della campagna sono tre spot video, costruiti attorno a storie e protagonisti differenti, ma con un unico messaggio: le Case della Comunità devono diventare un punto di riferimento concreto per i cittadini e una porta di accesso più appropriata ai servizi sanitari. Accanto agli spot saranno utilizzati materiali informativi sul territorio, strumenti digitali, stampa ed emittenti televisive locali. La campagna interesserà tutte le Ulss venete e, in una seconda fase, sarà adattata alle caratteristiche dei singoli territori, con informazio-
ni sulla localizzazione delle strutture e sui servizi disponibili. Nel primo filmato il presidente della Regione Alberto Stefani dialoga con Barutz, interprete dell’iconica “nonna Marisa”. Con un tono leggero, il messaggio è quello di invitare i cittadini a scegliere in maniera consapevole il servizio sanitario a cui rivolgersi, evitando di considerare l’ospedale come risposta automatica a ogni necessità. Il secondo spot ha invece come protagonisti l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, cardiochirurgo di fama internazionale, e Mirko Bernardinello, primo paziente in Italia sottoposto a trapianto da donatore a cuore fermo proprio per mano del professor Gerosa. L’incontro avviene all’interno di una Casa della Comunità, dove Bernardinello si reca per un controllo. Una storia personale utilizzata per mostrare concretamente come le nuove strutture possano offrire risposte mirate e appropriate ai bisogni di salute. La terza protagonista è Georgette Polizzi, artista e influencer, che racconta la propria esperienza con la sclerosi multipla e il ruo-
lo del Fascicolo Sanitario Elettronico nella gestione delle informazioni e dei percorsi di cura. Proprio il FSE rappresenta uno degli strumenti che la campagna vuole contribuire a far conoscere e utilizzare maggiormente. Ma la comunicazione non riguarda soltanto le nuove strutture. Tra gli obiettivi c’è anche la diffusione del 116117, il numero unico per le richieste di assistenza sanitaria non urgente. Un servizio che la Regione intende valorizzare per orientare i cittadini verso la risposta più appropriata e contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. La campagna nasce anche dai risultati di un sondaggio sulla percezione della sanità territoriale. Il 80 per cento degli intervistati dichiara di aver utilizzato i servizi sanitari pubblici negli ultimi dodici mesi, mentre il 57 per cento ritiene che la sanità territoriale riesca a rispondere ai propri bisogni. Il problema principale riguarda però la conoscenza delle Case della Comunità: il 43 per cento ne ha sentito parlare, ma soltanto il 24 per cento conosce quella più vicina al proprio territorio. Allo stesso tempo emerge una forte disponibilità a utilizzarle: il 67 per cento dei cittadini lo farebbe se fosse presente nel proprio Comune, mentre l’80 per cento giudica positivamente la loro realizzazione e l’81 per cento ritiene necessario continuare a investire nella sanità territoriale. Numeri che spiegano la scelta della Regione di affiancare alla realizzazione delle
strutture una vera e propria operazione di informazione. In Veneto sono 102 le Case della Comunità complessivamente progettate nell’ambito del PNRR e del modello definito dal decreto ministeriale 77 del 2022. Al 30 giugno 2026 risultano completate 99 strutture, superando l’obiettivo nazionale assegnato alla Regione. All’interno delle Case della Comunità possono trovare spazio medici, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e altre professionalità. I cittadini possono ricevere informazioni e orientamento attraverso il Punto Unico di Accesso, prenotare prestazioni tramite il Cup, effettuare esami diagnostici di base e accedere, secondo l’organizzazione dei diversi territori, a visite specialistiche, servizi infermieristici, prelievi, programmi di prevenzione, screening e vaccinazioni. Le strutture sono inoltre collegate ai percorsi di assistenza domiciliare e alla presa in carico integrata della persona. «Conclusa la fase di realizzazione delle 99 strutture – sottolinea l’assessore alla Sanità Gino Gerosa – è ora fondamentale farle conoscere al massimo tra la popolazione». La sfida, dunque, entra ora nella fase della conoscenza. Perché le Case della Comunità non siano soltanto strutture realizzate, ma diventino davvero luoghi conosciuti e utilizzati dai cittadini, all’interno di un sistema sanitario sempre più orientato alla prossimità. Riccardo Musacco
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28 Prevenzione. Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, fa il punto sui contagi in Veneto e spiega come difendersi
West Nile, allarme zanzare a Padova: «Non bisogna avere paura, ma proteggersi»
S
alute, ambiente e sicurezza alimentare sono temi molto più vicini tra loro di quanto si possa pensare. A occuparsi di questo intreccio, sul territorio del Triveneto, è anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, realtà con sede centrale nell’area di Padova e una rete di strutture periferiche distribuite nelle province di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. A guidare l’istituto è la dottoressa Antonia Ricci, direttrice generale di un ente che conta circa 650 dipendenti e che svolge attività che vanno ben oltre il controllo della salute degli animali. L’Istituto, infatti, si occupa anche di sicurezza degli alimenti destinati all’uomo, di ambiente, ricerca e prevenzione, seguendo la filiera agroalimentare dal campo alla tavola. Ed è proprio sul fronte della prevenzione che nell’ultimo periodo l’attenzione è concentrata sulla West Nile, malattia trasmessa dalle zanzare che ha fatto registrare diversi casi anche in Veneto e che interessa direttamente il territorio padovano.
«Non ci si deve preoccupare – spiega Ricci -. Soprattutto non dobbiamo preoccuparci noi che facciamo questo mestiere, ma essere attenti e cercare di evitare che queste malattie diventino pericolose per le persone». La West Nile non si trasmette direttamente da persona a persona: il principale veicolo sono le zanzare infette. Per questo il monitoraggio degli insetti è una delle attività fondamentali dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. In tutto il Triveneto vengono utilizzate trappole per catturare e analizzare le zanzare. Gli entomologi identificano le specie presenti e verificano anche la presenza del virus West Nile e di altri agenti patogeni trasmessi dagli insetti. E i dati raccolti mostrano una presenza del virus nelle zanzare piuttosto elevata. Una situazione che, secondo la direttrice dell’Istituto, non rappresenta una sorpresa considerando le condizioni climatiche di questa stagione. Il caldo e la siccità possono infatti creare condizioni favorevoli alla
circolazione del virus. In particolare, la scarsità d’acqua può spingere le zanzare a cercare piccoli ristagni più vicini alle abitazioni e quindi alle persone. Sul fronte dei contagi umani, in Veneto i casi sono attualmente circa 73. Un numero che, osserva Ricci, è inferiore rispetto ad alcune annate precedenti, ma che deve essere valutato considerando la stagionalità della malattia: il picco dei casi si registra generalmente nel mese di settembre. La parola d’ordine, quindi, è prevenzione. E non riguarda soltanto le amministrazioni pubbliche. «Bisogna proteggersi dalla puntura delle zanzare», sottolinea Ricci, ri-
cordando l’importanza dei repellenti e delle misure per impedire la proliferazione degli insetti. Un ruolo importante spetta anche ai cittadini. I Comuni intervengono nelle aree pubbliche, ma nei cortili e negli spazi privati la prevenzione dipende in larga parte dai singoli. È fondamentale trattare i tombini con prodotti larvicidi ed eliminare i ristagni d’acqua, anche quelli apparentemente insignificanti. Un esempio semplice riguarda i sottovasi delle piante: svuotarli regolarmente significa togliere alle zanzare uno dei luoghi in cui possono riprodursi. «Sembra una banalità – osserva la direttrice – ma vuotare i sottovasi delle nostre piante sui poggioli ci aiuta tantissimo a ridurre la presenza delle zanzare». La West Nile, però, non è l’unica minaccia legata alle zanzare. Sul territorio possono circolare anche altri virus, tra cui Chikungunya, Usutu e Toscana virus. Per questo l’attività di sorveglianza non si limita a un singolo agente patogeno. Il principio che guida questo lavoro è
quello della One Health, un approccio che considera strettamente collegati la salute dell’uomo, quella degli animali e la tutela dell’ambiente. Lo stesso approccio riguarda anche un altro elemento fondamentale degli ecosistemi: le api. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è infatti Centro di referenza nazionale per la salute delle api e svolge un’attività specifica di ricerca e sorveglianza in questo settore. Anche gli alveari devono fare i conti con parassiti e nuovi rischi sanitari, alcuni dei quali possono arrivare da altre parti del mondo. Anche in questo caso, secondo Ricci, i cambiamenti climatici possono contribuire a modificare lo scenario. Al momento non vengono segnalate situazioni particolarmente preoccupanti, ma la prevenzione resta fondamentale. L’attività dell’Istituto comprende anche la cooperazione internazionale, con l’obiettivo di aiutare i Paesi in cui determinati rischi sono già presenti a sviluppare strumenti efficaci per identificarli e controllarli. Vincenzo Gottardo
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29 L’insediamento. Gino Crivellari prenderà la guida del reparto raccogliendo il testimone del dottor Rosetti
Ulss3 Serenissima, un nuovo primario per l’Oncologia di Chioggia Super lavoro per le cicogne a Chioggia:
U
n ritorno a casa, con un importante bagaglio professionale maturato in alcune delle principali realtà oncologiche del Veneto. È Gino Crivellari, classe 1976, il nuovo primario dell’Oncologia dell’Ospedale di Chioggia. Specialista proveniente dall’Istituto Oncologico Veneto di Padova, Crivellari si insedierà alla guida del reparto all’inizio di ottobre, portando con sé un’esperienza costruita in oltre un decennio di attività nel settore. «Lo accogliamo nella squadra ampia dell’Ulss 3 Serenissima e nell’Ospedale di quella che è anche la sua città», sottolinea il direttore generale Massimo Zuin, ricordando le origini chioggiotte del nuovo primario. Per Zuin, l’arrivo di Crivellari rappresenta «un’altra buona notizia» per l’ospedale e per l’azienda sanitaria, con l’obiettivo di mettere a disposizione della cittadinanza le competenze acquisite e rafforzare il lavoro in sinergia tra gli specialisti. Laureato e specializzato all’università di Padova, Crivellari è in servizio dal 2013 allo IOV, dove ha ricoperto un incarico di dirigente medico ad altissima specializzazione. Prima dell’esperienza all’Istituto Oncologico Veneto aveva la-
vorato anche per alcuni anni nei reparti di Oncologia degli ospedali di Mestre e Venezia, maturando così una conoscenza articolata della realtà sanitaria del territorio. Il nuovo primario ha una particolare esperienza nel trattamento delle neoplasie del distretto gastrointestinale e si è occupato anche di tumori ereditari su base genetica. Un profilo specialistico che si accompagna all’attività in ambito scientifico: Crivellari è attualmente segretario del gruppo di lavoro nazionale dell’AIOM, la società scientifica degli specialisti di oncologia, impegnato nella stesura delle linee guida per la cura delle neoplasie della tiroide. Ora per lui si apre una nuova fase professionale proprio nella città dove è
nato. Crivellari raccoglierà il testimone del dottor Rosetti, chiamato alla guida dell’Oncologia dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre, e ha voluto sottolineare il valore del lavoro costruito negli anni precedenti a Chioggia. «Colgo con orgoglio e con impegno l’eredità del dottor Rosetti, che tanto ha saputo costruire nell’Ospedale di Chioggia», afferma il nuovo primario. Un’eredità fatta di «buone pratiche» e di un’équipe di collaboratori che Crivellari definisce eccellente e alla quale intende dare il proprio contributo. «Sono nato a Chioggia, anche se fin qui non ho avuto l’occasione di lavorare nel nostro Ospedale, mi sento a casa», racconta. Il nuovo incarico partirà dunque nel segno della continuità, ma anche con l’intenzione di mettere a disposizione del reparto le esperienze maturate allo IOV e nelle altre strutture in cui ha lavorato. Al centro ci sarà soprattutto il lavoro di squadra. «Sono pronto a prendere il testimone alla guida di un’équipe in cui la collaborazione tra professionisti è il marchio distintivo», conclude Crivellari. Riccardo Musacco
cinque nati in una sola notte
Una notte da record per l’Ospedale di Chioggia, dove tra giovedì 10 e venerdì 11 settembre le cicogne hanno volato più volte sopra la città. Sono venuti al mondo infatti cinque bambini nel giro di poco più di cinque ore. Una vera e propria staffetta di fiocchi, con una nascita all’incirca ogni ora, che ha visto alternarsi tre bambine e due bambini, tutti con parto naturale e in buone condizioni di salute. Giorgio, arrivato alle 22.25 con un peso di 3 chili e 570 grammi. A mezzanotte e 51 minuti è toccato a Irene, 3 chili e 320 grammi, quindi alle 2.19 è nato Denis Gabriel, il più pesante della compagnia con i suoi 4 chili e 10 grammi. Alle 3.29 è arrivata Sofia, 4 chili e 130 grammi, mentre alle 3.46 ha chiuso la serie Gazhal, 3 chili e 530 grammi. Cinque nascite così ravvicinate rappresentano un record per il Punto nascita chioggiotto e hanno trasformato la notte in un intenso lavoro per le équipe di Ostetricia e Pediatria. Un superlavoro affrontato con professionalità dal personale, chiamato a gestire una sequenza insolita di parti nell’arco di poche ore. Ora i cinque piccoli sono tutti insieme nel Nido della Pediatria, in attesa delle dimissioni, mentre per le loro famiglie quella notte resterà inevitabilmente impressa nella memoria. Un evento che ha portato una ventata di festa anche all’interno dell’ospedale e che viene salutato dall’Ulss 3 Serenissima come un segnale particolarmente positivo. «Queste cinque nascite così ravvicinate costituiscono un evento bellissimo e di ottimo auspicio», commenta il direttore generale dell’azienda sociosanitaria veneziana Massimo Zuin. Il direttore ha ringraziato le équipe di Ostetricia e Pediatria, sottolineando come abbiano affrontato «in emergenza questo splendido superlavoro», e ha rivolto gli auguri alle famiglie che hanno scelto il Punto nascita di Chioggia. Un record che arriva inoltre in un Punto nascita completamente rinnovato e che rafforza il legame tra la struttura e il territorio. Anche il sindaco di Chioggia Mauro Armelao ha voluto salutare i cinque nuovi cittadini: «Siamo orgogliosi di questi nuovi cinque cittadini arrivati tutti in una notte». Per il primo cittadino, il Punto nascita, affiancato dall’unica struttura di Procreazione medicalmente assistita presente nella provincia veneziana, continua a rappresentare un riferimento importante per il territorio. «Queste nascite sono il segno di una città vitale e della sua voglia di confermarsi una delle comunità più importanti e vive del Veneto», conclude Armelao.
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30 L’investimento. Al via il cantiere per la nuova sede del servizio per le dipendenze
Mirano, dopo 30 anni parte il nuovo SerD
T
rent’anni di attesa, poi finalmente il cantiere. A Mirano è partito il conto alla rovescia per il nuovo SerD, il servizio dell’Ulss 3 Serenissima dedicato alle persone con problemi di dipendenza. I lavori sono iniziati oggi e dovranno essere completati in 240 giorni, con l’obiettivo di consegnare la struttura nella primavera del 2027. L’investimento sfiora i due milioni di euro e porterà alla realizzazione di un edificio completamente nuovo, destinato a sostituire l’attuale sede, considerata ormai insufficiente e inadeguata rispetto alle esigenze del servizio. A dare ufficialmente il via ai lavori è stato il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Massimo Zuin, durante un sopralluogo nell’area destinata alla nuova struttura, alla presenza degli operatori e delle autorità locali. «La nuova struttura sorgerà qui», ha spiegato Zuin mostrando i progetti esecutivi. L’area si trova non lontano dall’attuale SerD e dall’ospedale cittadino. Prima sarà demolito l’edificio oggi inutilizzato, un immobile che in passato aveva ospitato altre attività sanitarie. Al
suo posto nascerà un nuovo spazio di oltre 500 metri quadrati destinato ai servizi. Il cronoprogramma è particolarmente serrato. «Siamo impegnati a concluderlo dopo tanta attesa, in soli otto mesi di lavoro a cominciare da oggi», ha sottolineato il direttore generale, indicando nella primavera del prossimo anno il momento previsto per l’entrata in funzione della nuova sede. Non sarà soltanto un edificio più grande. Il progetto punta infatti
a modificare radicalmente anche la qualità degli ambienti nei quali operatori e utenti si incontrano ogni giorno. La nuova struttura sarà sviluppata su un unico piano, con una pianta trapezoidale e senza barriere architettoniche. Una scelta progettuale pensata per rendere gli spazi accessibili e funzionali. Sulla copertura piana troveranno posto gli impianti necessari al funzionamento dell’edificio, compresi i pannelli fotovoltaici, con l’obiettivo di con-
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tenere i consumi energetici. «La nuova struttura si inserirà correttamente nel contesto urbanistico preesistente, contribuendo al progressivo sviluppo di un’area di qualità», ha spiegato Peter Francis Casagrande, responsabile dei Servizi tecnici dell’Ulss 3 Serenissima. Anche per chi lavora all’interno del SerD il nuovo edificio rappresenta un cambiamento atteso da tempo. La sede comprenderà una zona dedicata all’attesa e all’accettazione, una sala polivalente per le attività comuni, sette ambulatori destinati a medici, psicologi e assistenti sociali, oltre agli studi per gli operatori e ai locali di servizio. «Credo sia fondamentale fare questo salto di qualità», ha sottolineato Laura Suardi, responsabile del SerD dell’Ulss 3. Gli spazi, ha spiegato, permetteranno finalmente agli operatori di lavorare in un ambiente adeguato, ma avranno anche un valore importante per le persone che si rivolgono al servizio. Perché in un settore ancora segnato dallo stigma sociale, anche l’ambiente nel quale si viene accolti può diventare parte del percorso di cura. «Un luogo accogliente e gradevole sia il primo ingrediente per
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una presa in carico efficace», ha osservato Suardi, sottolineando l’importanza di una struttura che non abbia bisogno di nascondersi, ma che possa presentarsi come uno spazio dignitoso e aperto alla comunità. Il sopralluogo che ha segnato l’avvio del cantiere ha riunito anche il direttore dei Servizi sociosanitari Antonio Maritati e le principali autorità del territorio. Presenti il sindaco di Mirano Tiziano Baggio, il presidente della Conferenza dei Sindaci Andrea Martellato e i consiglieri regionali Matteo Baldan e Alessio Morosin. Da tutti è arrivato il riconoscimento per il lavoro preparatorio svolto finora e, soprattutto, l’auspicio che i tempi previsti vengano rispettati. Dopo tre decenni di attesa, il calendario è dunque già fissato: 240 giorni per trasformare un’area oggi occupata da un edificio inutilizzato in un nuovo presidio sanitario. L’obiettivo è arrivare alla primavera 2027 con un SerD più grande, accessibile e moderno, ma soprattutto con uno spazio pensato per togliere dal percorso di cura almeno una delle barriere che spesso accompagnano le dipendenze: quella dello stigma.
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