Asilo nido a Cona a rischio 38mila euro di fondi statali
Dalla Valdastico alla Holding
Il Veneto sta attraversando una stagione di pragmatismo politico che sembra voler mandare in sof itta decenni di veti incrociati e dossier impolverati. Se fino a poco tempo fa parlare di gestione autonoma delle autostrade o del completamento della Valdastico Nord appariva come un esercizio di retorica elettorale destinato a scontrarsi con il muro della burocrazia romana o delle resistenze locali, oggi lo scenario è radicalmente mutato. Il cambio di passo impresso da Alberto Stefani, in stretta sinergia con il Ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, ha trasformato queste “eterne incompiute” in obiettivi a portata di mano, delineando un modello di governance territoriale che fa della concretezza la sua cifra distintiva. Il caso della holding autostradale regionale è emblematico. Per anni il controllo delle tratte strategiche, a partire dalla BresciaPadova, è rimasto sospeso in un limbo di concessioni in scadenza e rimpalli normativi. Lo sblocco arrivato negli ultimi giorni rappresenta una discontinuità netta rispetto al passato: l’idea di una società “in house” controllata dalla Regione non è più un’ipotesi di scuola, ma un progetto operativo che ha incassato il via libera politico di via Nomentana.
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Trasporto pubblico e biglietto unico, l’assessore Ruzza traccia il percorso
PARADOSSO VENETO, TRA LAVORO POVERO
E VERTENZE APERTE
È SEMPRE PIÙ IN CRISI
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Ecco i vertici dell’Ulss 3: Barbiero, Bovo e Maritati
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GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
l mercato del lavoro veneto di questa prima parte del 2026 ci consegna una fotografia in chiaroscuro. Se da un lato la dinamica delle assunzioni resta in terreno positivo non possiamo ignorare il segnale di un rallentamento: il bilancio del primo bimestre (+7.200 unità) è sensibilmente inferiore a quello dell’anno precedente. Siamo di fronte a una fase di “mantenimento della base occupazionale” , dove la crescita è frenata da un’intensificazione delle cessazioni, in particolare per i contratti a termine.
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“DISEGNO INDACO”, QUANDO I BAMBINI DIVENTANO ISPIRAZIONE
Un progetto nato dall’ascolto dei più piccoli, dalla loro capacità di sorprendere e da quell’energia dif icile da spiegare ma impossibile da ignorare. Si chiama “Disegno Indaco” ed è un’iniziativa che mette al centro i bambini, con l’obiettivo di diventare nel tempo un vero e proprio canale di espressione e condivisione, anche attraverso piccoli format pensati per loro, in chiave leggera e goliardica. Alla base c’è un’idea semplice ma potente: i bambini, spesso di poche parole, racchiudono un universo ricco di sfumature. Un mondo fatto di intuizioni, racconti e visioni che, a volte, sembrano arrivare da dimensioni lontane, ma che riescono sempre a catturare l’attenzione e a suscitare stupore. È proprio da questo ascolto attento e curioso che nasce l’ispirazione del progetto. L’esperienza all’Antoniano e la nascita della canzone. Un momento chiave arriva con la visita all’Antoniano di Bologna, luogo simbolo dove ogni anno prende vita lo Zecchino d’Oro. Un’esperienza intensa e carica di emozione, capace di riportare alla memoria l’incanto vissuto da bambini davanti alla televisione nel periodo natalizio. Da quell’esperienza nasce il desiderio di mettersi in gioco e scrivere un brano per partecipare alle selezioni. Prende così forma “Indaco Testone”, una canzone allegra e frizzante che racconta l’amicizia tra due bambini, uniti dalla voglia di vivere pienamente la loro infanzia e da un sentimento semplice ma fondamentale: la spensieratezza. Un progetto musicale corale. Il brano, pur non superando le selezioni dello Zecchino d’Oro, ha comunque trovato la sua strada, conquistando il pubblico di tutte le età grazie anche a un video coinvolgente. A interpretarlo è la giovane Diletta, voce brillante e gioiosa già nota per la partecipazione all’edizione 2025 dello Zecchino. La musica e l’arrangiamento portano la firma del Maestro Gianluca Sibaldi, mentre il testo è di Maurizio Padovani, ideatore del progetto. Fondamentale anche il contributo della professoressa Stefania Masiero, che ha coordinato l’intero percorso artistico.
• Giulia Tofanello
Dal progetto creativo alla candidatura allo Zecchino d’Oro
GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
In questo scenario, dominato da incertezza economica e di f icoltà nel reperimento di manodopera in un contesto demografico sfavorevole, emerge con forza la questione giovanile. La ricerca Iusve-Veneto Lavoro presentata agli inizi di aprile ci svela un mondo che sfida i luoghi comuni. I nostri giovani non sono spettatori passivi: quasi uno su due (47,5%) è pronto a cercare un nuovo lavoro se quello attuale compromette il proprio benessere, anche a costo dell’instabilità. Non è un segnale di fragilità, ma di una maturata proattività e di una nuova scala di valori. Tuttavia, i punti di debolezza restano nodi strutturali che non possiamo più eludere.
La “questione salariale” è la preoccupazione principale per il 65% degli intervistati, seguita dalla precarietà contrattuale (29,4%). I dati confermano che l’ingresso nel mercato avviene ancora prevalentemente con contratti a termine, spesso nel settore dei servizi e del turismo, e con un ricorso frequente al part-time (quasi uno su tre). È un paradosso: chiediamo competenze e “consapevolezza delle proprie
capacità”, ma ofriamo percorsi che faticano a garantire quella stabilità (richiesta dal 51,1% dei giovani) necessaria per costruire un futuro.
Eppure, tra le pieghe di questi dati, si scorgono segnali che fanno ben sperare. C’è una rinnovata voglia di “squadra”: il 67,5% dei giovani desidera collaborare e aiutarsi tra colleghi, ripudiando la competizione esasperata. Questa spinta alla cooperazione e al dialogo costruttivo con le figure senior è un patrimonio sociale immenso.
Il Veneto del 2026 si trova a un bivio: per trasformare il “rallentamento” in una nuova opportunità occorre rispondere con politiche coraggiose alla domanda di reddito e stabilità dei giovani. Investire su di loro non è solo un atto di giustizia, ma l’unica strategia per garantire la tenuta di un sistema produttivo che, pur tra mille fatiche, continua a generare valore. Infine non può essere ignorato il tema del “lavoro povero”, che investe giovani e meno giovani: il Veneto non ne è immune, anzi, sof re di queste disparità evidenti che vanno sradicate.
di Cavarzere
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• Nicola Stievano
Emergenza lavoro/1. La Filctem Cgil
Distretto tessile del Cavarzerano sempre più in crisi: calano aziende ed occupati
Il comparto produttivo tessile nel cavarzerano che un tempo era uno dei comparti principe di questo territorio con migliaia di lavoratori impiegati, è in profonda crisi. Le aziende in tutta l’area sud del veneziano sono meno di una cinquantina e i lavoratori nel comparto non superano i 1500. A fare il punto della situazione sul territorio è Davide Stoppa della direzione metropolitana Venezia di Filctem Cgil. “La situazione del tessile anche nel cavarzerano - dice Stoppa - è in forte dificoltà, non da oggi, ma da molti anni. Se vogliamo dare un inizio a questa crisi possiamo dire che è dal 2008 che si porta avanti, con varie fasi. Cioè dall’inizio della crisi finanziaria dei subprime. La fase di oggi è determinata soprattutto dal momento contingente, anche il tessile un po’ come il calzaturiero stanno vivendo in una fase dove i grandi marchi determinano l’andamento della filiera, mentre una volta la filiera era interna e quindi chi produceva il marchio proprio poi dava a lavorare a tutto il distretto e a tutti i laboratori del territorio. Nelle varie fasi, c’era chi faceva un pezzo del capo, chi ne faceva un altro, chi faceva poi il confezionamento”. Cosa succede invece adesso?
“Succede - sottolinea Stoppa - che ci sono pochi grandi marchi, marchi che hanno rilevanza a livello internazionale e che determinano quello che è il ciclo produttivo: quindi danno da lavorare quando c’è richiesta. Oggi che c’è un po’ meno richiesta anche per questioni legate alle tensioni geopolitiche internazionali, evidentemente i grandi marchi si tengono una parte della lavorazione internamente e non la danno più i piccoli laboratori. Chi sof re di più questa situazione sono perciò le piccole aziende che mano a mano purtroppo sono andate a chiudere. Quelle in attività lavorano con sempre più dif icoltà”. Ma non c’è solo questo problema da af rontare. L’altro ragionamento da fare è quello che l’ammortizzatore sociale previsto in questo comparto, spesso si rivela uno strumento debole per supportare i lavoratori in dif icoltà. “In queste condizioni - continua Stoppa - di contrazione del mercato e delle dif icoltà purtroppo evidenti, non avendo il settore dell’artigianato un ammortizzatore sociale robusto, bisogna centellinarlo e ci sono delle aziende che stanno finendo quasi tutte le ore a disposizione. Una dif icoltà che efettivamente si sente”. Il rischio è insomma di chiusure a breve
se la situazione non a volge al meglio. Precise le considerazioni finali sul comparto che dagli anni Novanta aveva fatto la storia del tessuto sociale ed economico del cavarzerano. “La situazione del tessile è un po’ come quella anche della calzatura nell’area della Riviera del Brenta - conclude Stoppa. E’ un comparto che oggi sof re di una situazione dove i grandi marchi decidono a chi dare il lavoro
e non ne danno afatto a volte nel momento in cui ci sono meno ordinativi”. L’appello è a rivedere in toto il funzionamento di un settore che se vuole rilanciarsi, deve fare rete e soprattutto trovare nuove soluzioni produttive.
• Alessandro Abbadir
Investcloud a Marghera, un caso nazionale: 37 licenziati sostituiti dall’intelligenza artificiale
C’è una azienda di Marghera che è diventata un caso nazionale suo malgrado, ed è Investcloud. A marzo scorso l’azienda statunitense che si occupa di soluzioni finanziarie tech, ha annunciato di voler chiudere la sede veneziana e concentrare il lavoro in altri paesi. Chiusura che aveva fatto scoppiare una gran polemica non solo per i 37 licenziamenti annunciati, ma anche perché fra le motivazioni si faceva riferimento alla volontà di creare un nuovo modello centralizzato, basato sull’intelligenza artificiale. In questi
ultime settimane un barlume di speranza si è riacceso. L’azienda ha fatto trapelare la possibilità di essere disposta a cedere l’unità produttiva di Marghera. Ciò è emerso dal tavolo in Regione Veneto dove Investcloud si è detta “disponibile a valutare eventuali proposte di acquisto dell’unità produttiva di Marghera da parte di potenziali interessati e a favorire il ricollocamento, collettivo o individuale, dei lavoratori”. L’incontro tenutosi in Regione è stato costruttivo per l’assessore Massimo Bitonci, ma i nodi però restano. Investcloud è disposta a considerare una
cessione dell’unità di Marghera, ma senza la proprietà intellettuale del prodotto e i clienti. E non è disponibile a prolungare le tempistiche di una procedura che scade il 24 maggio. Il prossimo tavolo si terrà nella sede di Confindustria a fine aprile. Poi si tornerà per la terza volta in Regione l’11 maggio. Per i sindacati qualcosa si muove, ma non è ancora suf iciente per risolvere la situazione e definire il futuro dei dipendenti dell’azienda.
• (A.A.)
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Il referente Filctem Cgil Venezia Davide Stoppa
“Decine di posti di lavoro in più con un supermercato e una azienda di macchine agricole”
Il Comune di Cavarzere è in prima linea nel cercare di aiutare le persone a trovare un lavoro. A spiegarlo è il sindaco Pierfrancesco Munari. “L’amministrazione comunale sta lavorando - spiega Munari - per portare nuovamente in paese dopo tanti tanti anni che non è stato presente, lo Sportello Veneto Lavoro”. “Abbiamo già fatto - dice nel dettaglio il primo cittadino - diversi sopralluoghi su diversi immobili di proprietà dell’amministrazione comunale per individuate una precisa collocazione e quindi a breve partirà lo Sportello Lavoro. Credo che questo sarà una spinta sicuramente importante per dare un aiuto alle persone che si
trovano senza lavoro o con un lavoro precario, quindi lo sportello garantirà sicuramente anche un’accessibilità più semplice. Adesso l’uf icio si trova solamente a Chioggia e quindi una risposta concreta ai cittadini”. Ma le novità non finiscono qui. Per quanto riguarda l’occupazione, il Comune con il suo primo cittadino annuncia anche l’arrivo di due progetti molto importanti su Cavarzere . “Uno - dice - che credo che nel mese di giugno aprirà già i battenti, è lo spostamento di una grossa azienda dal vicentino e dal padovano che porterà tutta l’azienda nel cavarverano con 70 dipendenti di cui almeno una quindicina saranno nuovi
assunti. Si tratta del gruppo Bassan, Sergio Bassan, macchine agricole. Il nostro territorio è praticamente agricolo e quindi si incastona perfettamente nella nostra realtà”. Il secondo è già previsto da tempo. “Abbiamo il gruppo Unicom - sottolinea Munari - quindi il gruppo del Famila che sta costruendo e sta finendo la fase di progettazione documentale di un nuovo supermercato che implementerà anche lì la forza lavoro con circa una decina di nuovi assunti e quindi ritengo che siano stati fatti passi in passi importanti per quanto riguarda l’occupazione sia giovanile che anche l’occupazione generale”. Poi l’analisi della situazione sociale. “Emergenze e dinamiche sociali non mancano - ammette il sindaco - vediamo che i servizi sociali sono sempre più sotto stress, ma non è un dato che riguarda il territorio del cavarzerano, è un dato che possiamo riscontrare su tutto il territorio nazionale, avendo sicuramente il costo della vita notato un aumento importante negli ultimi anni e sicuramente la gente si sente più povera e l’ausilio a determinati servizi sociali per le fasce quindi ha avuto un incremento. Come assistenza sociale cerchiamo di non lasciare nessuno indietro”.
Le priorità a Cona? Aiutare i giovani e chi si avvicina alla pensione
Cona politiche attive e aiuto nella ricerca del lavoro, un binomio che per il Comune ha dato dei frutti. A spiegarlo è il sindaco Alessandro Aggio. “Il Comune - dice Aggio - è da sempre impegnato nelle politiche sociali attive. In questo periodo ha in campo una serie di interventi concreti a favore delle persone in situazione di fragilità, con l’obiettivo di promuovere inclusione, autonomia e reinserimento nel mondo del lavoro. Attualmente sono 4 le persone inserite in attività di accompagnamento scolastico, pre-scuola e servizi di pulizia, per un impegno che varia dalle 4 alle 12 ore settimanali. I progetti hanno una durata semestrale e possono essere prorogati in base alle necessità dei lavoratori”. A questi si af iancano i Lavori di Pubblica Utilità (Lpu), con 4 inserimenti attivi per 20 ore settimanali della durata di 6 mesi. Si tratta di opportunità importanti per af rontare momenti temporanei di dif icoltà lavorativa, ofrendo un sostegno concreto anche in situazioni specifiche, come l’integrazione dei contributi previdenziali in prossimità della pensione. Fondamentale è inoltre la collaborazione con il Centro per l’Impiego di Chioggia, punto di riferimento per le persone in età lavorativa. Guardando al
futuro, è in fase di avvio un nuovo progetto rivolto ai giovani tra i 18 e i 29 anni: “Creiamo connessioni – giovani in azione”, promosso dalla Fondazione Irpea. L’iniziativa coinvolge una rete di enti locali, tra cooperative e parrocchie. L’obiettivo è of rire ai partecipanti strumenti concreti per l’ingresso nel mondo del lavoro.
• (A.A.)
“Lo spostamento di una grossa azienda dal vicentino e dal padovano nel cavarverano poterà 70 dipendenti”
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• Alessandro Abbadir
Servizi. L’assessore Marco Grandi fa il punto della situazione
NUOVO SISTEMA RIFIUTI: PRIMI DATI TRIMESTRALI POSITIVI NEL 2026
E’ partito a Cavarzere con l’inizio del 2026 il nuovo servizio di raccolta differenziata dei rifiuti e arrivano intanto i primi dati che sono incoraggianti. A fare il punto è l’assessore all’ecologia Marco Grandi che sottolinea un importante risultato per il territorio. I dati del primo trimestre del 2026 mostrano un trend positivo per quanto riguarda produzione complessiva di rifiuti in calo di 173 tonnellate pari a -14,1%. La raccolta di f erenziata è in crescita e passa da dalla percentuale del 65,4% al 74,5% con un aumento di 9,1 punti percentuali. Nel dettaglio si assiste ad una riduzione del secco non riciclabile per abitante, una percentuale che passa da 96,48 chilogrammi per abitante all’anno a 82,86 chilogrammi per abitante all’anno. Sono numeri che confermano l’eficacia delle nuove modalità di servizio e che, se consolidati nei prossimi mesi, potranno tradursi in benefici ambientali concreti e in una migliore ottimizzazione dei costi di smaltimento. “Va detto - spiega l’assessore Marco Grandi - che il porta a porta nelle frazioni è partito dal primo marzo a livello operativo, quindi il dato è destinato a
aumentare in maniera molto sensibile. L’obiettivo era di aumentare naturalmente la parte diferenziabile del rifiuto andando far a calare quella del secco indi f erenziato. Rifiuto che già nei primi mesi, non ancora sicuramente positivamente influenzato dal porta a porta nelle frazioni, ha subito un crollo veramente importante. Aumentano quindi vetro, plastica, lattina e carta a cartone, è diminuita molto la frazione verde”. “Confrontandomi anche con Veritas per interpretare questi risultati in maniera corretta - sottolinea Grandi - un elemento è dato dal fatto che gli orribili front loader, i cassoni enormi che c’erano in giro per il territorio servivano non tanto per i cittadini e le piccole potature, ma per grandi imprese che più o meno regolarmente scaricavano. Si ipotizza, visto il dato così di forte del crollo del verde, ci fosse anche un turismo del verde, quindi da fuori Comune. Ditte e soggetti venivano a scaricare all’interno del nostro. Anche l’organico che alla fine è un rifiuto buono sostanzialmente, è aumentato molto. Questo dato parte dal fatto che sicuramente i cittadini che magari distrattamente buttavano
nel secco anche quello che potevano conferire nell’organico, stanno correttamente aumentando in maniera importante la frazione dell’organico, ma il dato ripeto, che era l’obiettivo principale è il crollo importante del secco indiferenziato, il rifiuto maggiormente costoso, costa il doppio di smaltimento rispetto alle altre categorie”. Non erano mancate va detto negli scorsi mesi, tante critiche e polemiche parte di cittadini e anche forze politiche sull’introduzione del nuovo sistema di raccolta dei rifiuti. Per il Comune si tratta di perplessità superate dai fatti. “Lo sforzo - conclude Grandi - è stato enorme, la decisione è stata non facile perché cambiare la metodologia di raccolta a 6.400 nuclei familiari in territorio di Cavarzere e con due metri diversi era una sfida che non era facile da af rontare e che chiaramente i primi risultati ci danno molta soddisfazione”. Grande soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco, che ha ringraziato anche sui social il suo assessore per il lavoro svolto.
IL TAR DÀ RAGIONE AL COMUNE SULLO STOP AL BIOGAS
Il Comune di Cavarzere ottiene un’altra vittoria sulla questione biogas. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto infatti, ha confermato lo stop all’impianto di produzione di biogas a Cavarzere, respingendo il ricorso presentato dalla società Martinelle Energia Srl. Il sindaco del paese Pierfrancesco Munari è soddisfatto del risultato anche in sede di giudizio amministrativo. “La decisione del Tar del Veneto – sottolinea - ribadisce la validità delle valutazioni espresse a suo tempo e conferma la linea sostenuta dall’amministrazione comunale, a tutela del territorio e della salute pubblica”. Ma non solo. “Il provvedimento – sottolinea ancora il sindaco - si inserisce in un contesto che richiede
un equilibrio tra sviluppo delle energie rinnovabili e salvaguardia delle condizioni ambientali e sanitarie locali. L’amministrazione comunale continuerà a operare con responsabilità e attenzione, nell’interesse della comunità”. L’impianto in questione sarebbe dovuto sorgere nella frazione di San Pietro in località Revoltante. Impianto attraverso il quale la società voleva produrre energia attraverso il letame agricolo la cosiddetta “pollina”. L’impianto era stato autorizzato per ricavare biomassa solo da liquame bovino. Quindi adesso è arrivato lo stop.
• Alessandro Abbadir
L’assessore Grandi e il sindaco Munari
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d’interni, vendita di arredi e realizzazione di soluzioni “chiavi in mano”, seguendo il cliente in ogni fase del progetto.
Il nuovo percorso amplia questa visione, introducendo soluzioni innovative capaci di migliorare non solo l’estetica e la funzionalità degli spazi, ma anche la qualità della vita quotidiana
Tra queste, i sistemi radianti Sunshower, integrabili all’interno della doccia, progettati per favorire il benessere muscolare e articolare, nonchè stimolare la produzione di vitamina D, trasformando un gesto quotidiano in un momento rigenerante.
A completare il tutto, un team di professionisti che afanca il cliente nella realizzazione di spazi su misura, progettati per rispondere alle esigenze di chi li vive ogni giorno.
“ TROPPI ANNUNCI DI APERTURE
DI SERVIZI MAI AVVENUTE”
Il Pd di Cavarzere va all’attacco del Comune e fa un’analisi della situazione attaccando la giunta guidata dal sindaco Pierfrancesco Munari. “A breve, siamo prossimi, manca davvero poco. Sono queste le espressioni che da mesi accompagnano gli annunci dell’amministrazione comunale sull’apertura di servizi fondamentali come gli impianti sportivi e la nuova mensa scolastica - spiega il Pd con una nota -. Parole che, però, si scontrano con una realtà ben diversa: strutture ancora chiuse e cittadini costretti ad aspettare. Eppure si tratta di opere realizzate con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), risorse straordinarie pensate proprio per accelerare i tempi, migliorare i servizi e rispondere in modo concreto ai bisogni delle comunità. Un obiettivo che, almeno in questo caso, sembra ancora lontano dall’essere raggiunto”.
“L’assessore allo sport - rincara la dose il Pd - continua da tempo a rassicurare sulla prossima apertura degli impianti sportivi finanziati con il Pnrr. Ma, nonostante il passare delle settimane e l’arrivo della bella stagione, tutto resta fermo. Nessun taglio del nastro, nessuna possibilità per associazioni e ragazzi di usufruire di spazi che dovrebbero già essere a disposizione della collettività. Stesso copione per la mensa scolastica, anch’essa realizzata grazie ai fondi del Pnrr”.
“Il sindaco - sottolinea il Pd - ha più volte dichiarato che l’apertura è imminente, che manca solo il mobilio, che siamo ormai agli sgoccioli. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: l’anno scolastico è ormai quasi concluso e della mensa non c’è traccia di attività. E non è vero (come si è detto in giro) che le opere Pnrr debbano restare chiuse fino alla fine del programma. Se sono concluse e agibili, possono essere aperte subito. Le scadenze riguardano la rendicontazione, non l’utilizzo. Perché allora tutto resta fermo”? Una situazione per il Pd cavarzerano che solleva inevitabilmente interrogativi. “È possibile che per mesi si sia sempre “a un passo” senza mai arrivare al traguardo? È accettabile che opere finanziate con risorse pubbliche europee, pensate per essere immediatamente utili ai cittadini, restino di fatto inutilizzate? Il problema non è solo nei ritardi, che possono anche verificarsi, ma nella comunicazione e nelle aspettative create. Annunciare ripetutamente aperture imminenti che poi non si con-
cretizzano rischia di minare la fiducia dei cittadini e di alimentare un senso difuso di frustrazione”. Nel frattempo, a pagare il prezzo di queste lungaggini per il Pd “sono soprattutto le famiglie e i più giovani: bambini senza una mensa funzionante, ragazzi privati di spazi sportivi che potrebbero rappresentare un’importante occasione di crescita e socialità”. “Cosa impedisce l’apertura di strutture già completate e, soprattutto - concludono i dem - quando i cittadini potranno finalmente usufruirne?”
• Alessandro Abbadir
La replica del sindaco Munari:
“Non accetto lezioni dal Pd. Le opere verranno inaugurate entro maggio”
“NSintoniz zati sul
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on accetto lezioni sui tempi di consegna dei cantieri, soprattutto dal Pd cavarzerano”. A dirlo è il sindaco di Cavarzere Pierfrancesco Munari dopo gli attacchi fatti dal Pd sui tempi di consegna delle opere in programma. “Ben si ricordano i cavarzerani degli anni nei quali ha governato il Pd e tutti si ricordano del ponte di Boscochiaro che è stato consegnato con anni di ritardo, opera ancora incompiuta perché è ancora presente il ponte vecchio con i sottoservizi sotto, e con una causa persa a causa loro di oltre 300 mila euro che hanno pagato i cavarzerani”. “Altra opera che merita l’attenzione per i “grandi risultati” portati dal Pd a Cavarzere è stata quella del complesso della Monte Equina, che è stata un’opera che è stata inaugurata con taglio del nastro pubblico dall’ex sindaco, opera che non era nemmeno stata collaudata e ad oggi abbiamo dovuto e stiamo ultimando noi il collaudo. Quindi accetto critiche da tutti, ma non certo dal Pd. Noi stiamo facendo un piano storico per Cavarzere che prevede sei grandi cantieri oltre tanti altri piccoli cantieri, interventi con somme che superano i 10 milioni di euro di investimento e quindi credo che tanto la mensa, quanto gli alloggi del Pinqua, cioè gli alloggi non di edilizia residenziale pubblica del Pinqua, quanto il campo sportivo, tutte siano opere che il nostro territorio aspettava da decenni, se non da di più e che solo grazie a noi, la nostra volontà amministrativa e capacità siamo riusciti a portare a casa”. Precise le conclusioni del sindaco. “Settimane in più, settimane in meno - spiega Munari - stanno per essere consegnate, quindi adesso di tutta questa urgenza e questa fretta non ne vedo la ragione. Credo ad esempio che sulla mensa che tutti vogliamo, non sia mai stata realizzata una mensa così come quella in arrivo a Cavarzere, quindi penso che si possa aspettare qualche settimana. Comunque sono interventi tutti in fase di collaudo e nel mese di maggio verranno sicuramente consegnati alla cittadinanza”.
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Il municipio di Cavarzere
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Il confronto. Dallo storico gemellaggio allo scambio tra i Consigli dei ragazzi
CASSINO E CAVARZERE, LA MEMORIA SI FA FUTURO
Non è solo un progetto istituzionale, né soltanto un esercizio di memoria: l’incontro tra i Consigli Comunali delle Ragazze e dei Ragazzi di Cassino e Cavarzere è diventato il punto di sintesi tra storia condivisa e responsabilità verso il futuro. Due comunità segnate dalla guerra, unite da un gemellaggio nato nel 1998, hanno scelto di af idare alle nuove generazioni il compito di dare nuova vita a quel legame. Il percorso ha trovato una recente accelerazione grazie alla volontà delle amministrazioni locali, formalizzata dalla delibera della Giunta di Cavarzere del marzo 2026. Ma la spinta più profonda afonda nelle vicende che hanno segnato entrambi i territori durante il secondo conflitto mondiale. Un filo che unisce distruzione e rinascita, memoria e impegno civile, e che oggi viene riletto alla luce dell’educazione alla pace. Determinante, in questo rilancio, è stato l’incontro tra i sindaci delle due città, avvenuto nell’anno dell’ottantesimo anniversario della fine della guerra e in occasione del conferimento della Medaglia d’oro al valor civile a Cavarzere. Un
passaggio simbolico che ha trasformato il gemellaggio da atto formale a esperienza concreta, af idata ai giovani. Così è nato lo scambio istituzionale tra i CCRR, inserito nel percorso educativo del Consiglio dei ragazzi di Cavarzere, ricostituito nel 2024 in collaborazione con l’Istituto Comprensivo. La visita a Cassino del 29 e 30 marzo si è configurata fin dall’inizio non come una semplice uscita didattica, ma come un laboratorio di cittadinanza attiva, sostenuto e organizzato dalle due amministrazioni. Le due giornate si sono sviluppate tra momenti istituzionali e visite ai luoghi simbolo della memoria storica, dall’Abbazia di Montecassino al Museo Historiale. Un itinerario che ha intrecciato riflessione e scoperta, incontri con la comunità locale e dialogo tra coetanei, restituendo ai partecipanti un’esperienza completa, umana e civile. Il cuore dell’iniziativa si è svolto nella sala “Di Biasio” del Comune di Cassino, dove si è riunito il Consiglio congiunto dei ragazzi. Qui il confronto ha assunto toni concreti, lontani da ogni formalismo. I giovani consiglieri
hanno discusso di temi cruciali: memoria e pace, rifiuto della guerra, valore della solidarietà e rispetto reciproco. Accanto a questi argomenti, sono emerse anche le questioni quotidiane che segnano la vita delle nuove generazioni: spazi di aggregazione, ruolo della scuola e della cultura, rapporto con i social media, contrasto al cyberbullismo, equilibrio tra vita digitale e benessere personale. Non è mancata la volontà di costruire un legame duraturo tra i due Consigli, attraverso progetti condivisi. Dal dibattito è nata una mozione comune, significativamente intitolata “Dalla memoria della distruzione all’impegno
comune per la pace”. Un documento che richiama i principi fondamentali della Costituzione italiana e ribadisce il rifiuto di ogni forma di violenza, discriminazione e soprafazione, impegnando istituzioni, scuola e famiglie a promuovere dialogo e partecipazione. Non una semplice dichiarazione d’intenti, ma la dimostrazione che, quando coinvolti seriamente, i più giovani sanno assumersi responsabilità e visioni all’altezza del proprio tempo.
A rendere ancora più significativo lo scambio è stata la sua dimensione umana: l’accoglienza, l’incontro con le famiglie, la condivisione di esperienze. Elementi
“Dalla memoria della guerra una lezione di democrazia”
La memoria prende forma attraverso gli occhi dei più giovani. È il racconto di un’esperienza vissuta in prima persona quello che emerge dalle parole dei rappresentanti del Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi, protagonisti dello scambio istituzionale con Cassino. Per Michele Lunardi, consigliere, il viaggio è stato innanzitutto un percorso dentro la storia. “Cassino è una città molto bella, legata al passato ma capace di guardare alla contemporaneità”, osserva. Le tappe all’Abbazia di Montecassino, alla Rocca Janula e al Historiale di Cassino hanno oferto un quadro concreto delle vicende che hanno segnato il territorio.
Accanto alla dimensione storica, centrale è stato il confronto con i coetanei del CCRR locale. “Abbiamo collaborato con una realtà diversa dalla nostra e partecipato insieme a una seduta nel palazzo comunale”, racconta Lunardi. Un’esperienza che ha fatto emergere una consapevolezza condivisa: “Cassino e Cavarzere, pur distanti, sono simili perché entrambe si sono rialzate dalle macerie della guerra, ricostruendo quando tutto sembrava perduto”. Sulla stessa linea Giulia Crivellaro, vicesindaco del CCRR, che sottolinea il valore educativo dell’iniziativa. “È stata un’esperienza molto bella ed estremamente istruttiva”, aferma, evidenziando l’importanza del dialogo
che hanno trasformato un progetto amministrativo in un’occasione autentica di crescita reciproca. Per le amministrazioni coinvolte, l’obiettivo è chiaro: rendere il gemellaggio uno strumento vivo, capace di generare esperienze formative e relazioni durature. Per le scuole, la conferma che l’educazione civica può uscire dalle aule e tradursi in pratica concreta. Per i ragazzi, infine, la scoperta di un ruolo attivo nella costruzione del futuro.
• Redazione Cavarzere
con i ragazzi e con gli amministratori locali all’interno del municipio. Il confronto ha permesso di af rontare temi complessi, a partire dalla guerra, ma anche di comprendere più da vicino i meccanismi della vita pubblica. “Ci siamo af acciati al mondo degli adulti, capendo meglio come funziona la democrazia”, spiega. Un passaggio che apre anche a nuove prospettive: “Tra noi potrebbe esserci un futuro sindaco o un futuro politico”. Fondamentali, infine, le visite ai luoghi simbolo della città, tra cui anche il teatro romano, che hanno reso tangibile l’impatto dei conflitti sulla vita delle persone. “Abbiamo compreso concretamente cosa significa la guerra”, sottolinea Crivellaro.
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La mobilizzazione. Famiglie e cittadini chiedono la continuità
per il 2026/2027
IN 371 FIRMANO PER SALVARE IL PLESSO SCOLASTICO
ACavarzere e nelle sue frazioni cresce la mobilitazione a sostegno della scuola di Boscochiaro. Sono infatti 371 i cittadini che hanno sottoscritto una petizione per chiedere la continuità del plesso scolastico anche per l’anno 2026/2027, evidenziandone l’importanza non solo educativa ma anche sociale per l’intero territorio. L’iniziativa ha coinvolto famiglie residenti non solo a Boscochiaro e nelle vicine San Pietro e Cavarzere, ma anche nei comuni limitrofi come Adria, Chioggia e Codevigo. La richiesta, indirizzata all’Istituto Comprensivo e all’amministrazione comunale, punta a garantire la permanenza della scuola dell’infanzia “Piccoli Angeli” e della primaria “Lombardo Radice”, anche attraverso l’applicazione di una deroga normativa. Nel documento, i firmatari sottolineano come la scuola rappresenti un presidio essenziale per la comunità: oltre a garantire il diritto allo studio in modo equo, consente alle famiglie di evitare spostamenti complessi e dispendiosi. In realtà territoriali come Boscochiaro, spiegano, la presenza di una scuola è determinante anche per mantenere viva la comunità e contrastare il rischio di spopolamento. Alla base delle criticità vi è il calo delle nascite, un fenomeno già discusso in sede di consiglio comunale nei mesi scorsi. In quell’occasione, durante l’approvazione del
piano per il diritto allo studio 2025-2026, era emerso come la diminuzione demografica –con appena 56 nascite nel 2025 – possa avere efetti concreti sull’organizzazione scolastica locale. Nonostante questo scenario, i promotori della petizione ribadiscono la necessità di tutelare il servizio scolastico, ritenuto ancora fondamentale per una comunità che, seppur ridotta nei numeri, resta attiva e bisognosa di servizi. Tra le richieste principali vi sono l’attivazione della deroga per formare una nuova classe prima e una sezione dell’infanzia, il riconoscimento del ruolo strategico della
scuola come punto di riferimento educativo e sociale, e il mantenimento dei servizi essenziali nelle frazioni.
La mobilitazione rappresenta quindi un segnale forte: per i cittadini, la scuola non è solo un luogo di istruzione, ma un elemento chiave per la coesione sociale e la vitalità del territorio. La sua eventuale chiusura, avvertono, comporterebbe conseguenze rilevanti per famiglie e comunità locali.
• Giulia Tofanello
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Il ricordo di Alcide Benito Cepaldi, storico protagonista della vita amministrativa
Cavarzere è in lutto per la scomparsa di Alcide Benito Cepaldi, scomparso il 6 aprile. Figura molto conosciuta nella comunità locale, Cepaldi ha ricoperto per anni ruoli di rilievo nella vita pubblica locale, contribuendo in modo significativo alle scelte amministrative della città. Stimato per il suo impegno e per il rigore con cui ha svolto i propri incarichi, è stato un punto di riferimento nella gestione della cosa pubblica, lasciando un segno profondo nella comunità rivierasca. A ricordarlo è stato anche il sindaco Pierfrancesco Munari, che ha condiviso un messaggio accompagnato da una fotografia insieme a lui: “Ciao caro Benito, fa buon viaggio. Se ne va una colonna
portante della nostra città; fine amministratore, sempre attento alle esigenze di tutti e con lo spirito di un ragazzino. Ti ricordo con questo sorriso che racconta tanto di te”. L’ultimo saluto si è svolto nel duomo di San Mauro, dove la comunità si è riunita per rendere omaggio a una figura che ha segnato la storia recente di Cavarzere e del territorio veneto.
• (R.C.)
CAVARZERE
Prevenzione. Quattro giornate di distribuzione in centro e azioni coordinate
RAFFORZATA LA LOTTA ALLE ZANZARE: KIT GRATUITI E PIANO DI DISINFESTAZIONE
Il Comune di Cavarzere, attraverso l’Assessorato all’Ambiente e alle Politiche Sanitarie, rinnova anche per quest’anno l’impegno nella lotta alle zanzare con un articolato programma di prevenzione e distribuzione gratuita di kit larvicidi ai cittadini.La campagna è finalizzata al contenimento della proliferazione delle zanzare, in particolare della specie comune (Culex pipiens) e della “zanzara tigre”
(Aedes albopictus), vettori potenziali di malattie come West Nile, Dengue e Chikungunya. La distribuzione gratuita delle pastiglie larvicide avverrà presso un gazebo allestito lungo Via Roma, lato Chiesa, nelle seguenti giornate, tutte con orario 8.30 – 12.30: Venerdì 8, 22 maggio e sabato 6 giugno. La scelta delle giornate del venerdì coincide con il mercato settimanale, per favorire la partecipazione, mentre
L’Amministrazione comunale di Cavarzere annuncia che il Premio San Marco 2026 verrà conferito alla Filodrammatica di Cavarzere, in riconoscimento dei quarant’anni di attività del gruppo teatrale e del significativo contributo oferto alla promozione culturale del territorio. La candidatura è maturata anche alla luce della grande partecipazione e delle numerose attestazioni di apprezzamento emerse in occasione delle celebrazioni per il quarantesimo anniversario, tenutesi domenica scorsa presso il teatro cittadino. Il Sindaco di Cavarzere, Pierfrancesco Munari, ha dichiarato: “Le numerose richieste pervenute in occasione dei 40 anni di attività, festeggiati domenica presso il nostro meraviglioso teatro, hanno convinto l’Amministrazione a proporre al Sindaco Metropolitano questa candidatura. La Filodrammatica rappresenta un gruppo che ha saputo portare il nome della nostra città nei teatri di tutto il Veneto e non solo, trasmettendo valori culturali a tante generazioni”. Un riconoscimento che, come sottolineato dall’Amministrazione, assume un valore collettivo: “Si tratta di un premio che va condiviso con tutti coloro che, in questi
l’appuntamento del sabato è pensato per agevolare chi non può recarsi nei giorni lavorativi. È prevista la consegna di un solo kit per nucleo familiare residente nel Comune. Il ritiro potrà avvenire in una sola delle quattro giornate, presentando un documento di identità: i richiedenti verranno registrati al momento della consegna. L’iniziativa si inserisce in un piano più ampio che prevede interventi di disinfestazione nelle aree pubbliche, con trattamenti larvicidi periodici su fossati e caditoie afidati a una ditta specializzata. Gli interventi adulticidi saranno invece limitati a casi straordinari, in conformità alla normativa vigente, per ridurre l’impatto sugli insetti utili come le api. Accanto all’azione pubblica, un ruolo fondamentale è svolto dai cittadini, chiamati a contribuire attivamente attraverso semplici ma eficaci comportamenti: evitare ristagni d’acqua, svuotare sottovasi e contenitori, mantenere pulite grondaie e tombini, coprire cisterne e piscine, e trattare le caditoie private con i prodotti distribuiti. Le pastiglie larvicide, in particolare, vanno utilizzate inserendone una nei pozzetti delle acque meteoriche circa ogni 20 giorni. La disponibilità dei kit è garantita fino ad esaurimento scorte e, in via eccezionale, sarà possibile il
quattro decenni, hanno fatto parte di questo gruppo, impegnandosi con passione nella realizzazione di opere divertentissime”. Nel corso dell’annuncio è stato inoltre espresso un ringraziamento all’Assessore Ilaria Turatti per il costante sostegno alle attività culturali cittadine. Il Premio San Marco rappresenta uno dei più importanti riconoscimenti del territorio e testimonia il valore delle realtà associative che contribuiscono alla crescita culturale e sociale della comunità.
• (G.T.)
ritiro anche presso l’Uficio Ambiente del Comune negli orari di apertura. “È un importante sforzo, sia organizzativo che economico, per contenere un fenomeno particolarmente difuso nel nostro territorio e per tutelare la salute dei cittadini – dichiara l’assessore all’Ambiente Marco Grandi –. La lotta preventiva rappresenta lo strumento principale e la collaborazione dei cittadini è decisiva: l’amministrazione
può intervenire negli spazi pubblici, ma è nelle aree private che si gioca una parte fondamentale della partita. Invitiamo tutti a ritirare il kit, utilizzarlo correttamente e adottare le buone pratiche quotidiane. Solo con l’impegno di tutta la comunità possiamo rendere davvero e f icace questa azione di prevenzione”.
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• Giulia Tofanello
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(VI), Oderzo (TV), Olmo di Creazzo (VI), Padova (PD), Pieve di Soligo (TV), Piove di Sacco (PD), Piovene Rocchette (VI), Ponte nelle Alpi (BL), Reschigliano (PD), Rovigo (RO), San Lazzaro di Savena (BO), San Martino di Lupari (PD), San Pietro in Casale (BO), San Vendemiano (TV), Schio (VI), Sottomarina di Chioggia (VE), Staranzano (GO), Taggì di Sotto (PD), Teolo (PD), Thiene (VI), Treviso (TV), Tricesimo (UD), Trichiana (BL), Trieste (TS), Udine (UD), Valdagno (VI), Vedelago (TV), Vicenza (VI), Villorba (TV).
Energia. L’appello del vice segretario metropolitano di Forza Italia Beniamino Boscolo
“AGRIVOLTAICO E RINNOVABILI RISPETTINO IL TERRITORIO AGRICOLO”
“La transizione energetica e lo sviluppo delle rinnovabili rappresentano una grande opportunità per la sicurezza e la competitività del paese, e Forza Italia li sostiene con convinzione. Ma questa sfida deve rispettare il territorio, le comunità che lo vivono e la sua vocazione agricola e turistica”. A dirlo è Beniamino Boscolo vicesegretario provinciale di Forza Italia che analizza la delicata questione che rischia di investire anche il territorio di Cona e Cavarzere.
“Faccio questa premessa - dice Boscolo - perché ho appreso della realizzazione nel vicino Comune di Cavarzere di un paio di impianti agrivoltaici, uno di 33 ettari e l’altro di 113 ettari che interessano i territori dell’area sud della provincia di Venezia a confine con i Comuni del polesine. Si tratta di una trasformazione significativa: intere aree agricole diventano distese di strutture e pannelli, con un impatto non solo visivo ma anche sul suolo, sul microclima e, nel tempo, sulla gestione e sullo smaltimento degli impianti”. Altri sono in arrivo nel Comune di Cona. “Ma non è una battaglia di campanile - dice Boscolo - perché, nella sola provincia di Venezia, da Torre di Fine e Torre di Mosto fino a Caorle, Eraclea e Campagna Lupia, si sta registrando una concentrazione crescente di progetti su centinaia di ettari, e proprio perché si tratta di tecnologie strategiche, non possiamo permettere uno sviluppo disordinato e privo di regole certe. Per questo è necessario sostenere l’appello dei sindaci della Riviera del Brenta e del Veneto Orientale alla Regione Veneto. Non è una questione ideologica, ma di equilibrio territoriale”. Boscolo poi ringrazia “la consigliera metropolitana di Forza Italia Deborah Onisto per avergli fornito il materiale richiesto”. “Ho coinvolto – dice- il segretario di Forza Italia provinciale di Venezia Gianluca Forcolin chiedendo per convocare il direttivo provinciale per coinvolgere Regione e Città Metropolitana”. “Il tema vero è la sostenibilità - conclude Boscolo - l’equilibrio tra sviluppo innovativo dell’energia e la tutela del paesaggio, delle comunità locali, del sistema agricolo e del turismo, che rappresentano l’identità e l’economia di questi territori. La presenza di compensazioni al territorio “sacrificato” per la perdita di qualità e di asset strategici, e la certezza che l’ubicazione di fonti di inquinamento elettromagnetico siano isolate e alla massima distanza possibile da centri abitati, centri di cura e località turistiche”. Una risposta arriva
dal sindaco di Cona Alessandro Aggio. “La presenza di questi investimenti sul nostro territorio - sottolinea - non deve certo essere considerata come un problema se si rispettano le normative. Si parla molto della possibilità di creare delle alternative energetiche al petrolio, questa è una soluzione. L’agrivoltaico fatto bene permette di evitare il consumo indiscriminato di suolo, e anche permettere le coltivazioni.
• Alessandro Abbadir
Polemica sulla mozione per la pace
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l gruppo di opposizione Cona Partecipazione Civica ha presentato una mozione che chiedeva al Consiglio Comunale di esprimere una posizione chiara su un tema che riguarda la tutela dei civili e il rispetto del diritto internazionale. La mozione è stata respinta con il rammarico dei proponenti. “La mozione prevedeva – spiega il consigliere comunale di opposizione Antonio Bottin – la condanna delle violenze contro la popolazione civile di Gaza, chiedendo il rispetto del diritto umanitario, la condanna degli atti di terrorismo di Hamas, perché nessuna causa politica può giustificare attacchi contro innocenti. E poi: il sostegno al rilascio degli ostaggi, in particolare dei civili israeliani ancora detenuti., la condanna dell’antisemitismo, contrastando ogni forma di odio e discriminazione e la richiesta al Governo italiano di riconoscere lo Stato di Palestina, come già fatto da diversi paesi europei, per favorire una soluzione politica basata sul principio dei due Stati”. E poi si chiedeva: la trasmissione della ”mozione alle istituzioni nazionali e regionali, af inché anche la voce del nostro Comune fosse ascoltata e la promozione locale di iniziative per la pace e i diritti umani, coinvolgendo scuole, associazioni e cittadini”. E’ stata bocciata. “Era - dice Bottin - una mozione equilibrata, fondata su documenti internazionali e su valori riconosciuti dalla nostra Costituzione. L’amministrazione Aggio ha scelto di votare contro. Riteniamo che sia stata un’occasione mancata per afermare principi universali. La pace non è un tema lontano”. Ironica la risposta del sindaco Alessandro Aggio. “Speriamodice - che non ci siano conseguenze a livello internazionali per la bocciatura della mozione del centrosinistra”.
• (A.A.)
Il consigliere Antonio Bottin
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GRUPPO IN FORTE
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“ASILO NIDO, SI RISCHIANO DI PERDERE I FONDI STATALI”
silo nido a Cona: a rischio un finanziamento statale di 38.340,29 euro. A lanciare questo allarme sono state nelle scorse settimane le opposizioni del gruppo consigliare Cona Partecipazione Civica. “Il gruppo consiliare Cona Partecipazione Civica – spiega per le opposizioni il consigliere Antonio Bottin ex candidato sindaco - esprime forte preoccupazione per il futuro del servizio di asilo nido nel Comune di Cona. Per il 2026 è previsto un finanziamento statale di 38.340,29 euro una risorsa importante che rischia però di andare completamente perduta. Nonostante esista già un progetto di fattibilità, tutto sembra essere finito ancora una volta nel dimenticatoio. Ci chiediamo: qual è la reale intenzione dell’amministrazione comunale su questo tema? Si vuole davvero investire su un servizio fondamentale per le famiglie e per i più piccoli, oppure si continuerà a far finta di interessarsene senza mai arrivare a risultati concreti”? Poi un attacco diretto al centrodestra che governa il Comune. “L’asilo nido non è un optional – dice la
lista di centrosinistra - ma un servizio essenziale per la comunità. Perdere queste risorse significherebbe arrecare un grave danno al nostro territorio, alle famiglie e alle nuove generazioni. Chiediamo all’amministrazione perciò chiarezza, responsabilità e azioni concrete, prima che sia troppo tardi”.
Sulla questione la chiarezza arriva dalla risposta del sindaco Alessandro Aggio. “Questi fondi non ci sono per il semplice motivo - dice il primo cittadino di Cona - che prevedono che siano in età da asilo nido almeno 5 bambini. Lo stato infatti stanzia i soldi in base a dei parametri precisi. Il primo anno erano 7mila euro circa per un bambino. Successivamente con quei soldi abbiamo fatto uno studio di fattibilità per poter realizzare una nuova struttura, da ricavare come asilo nido all’interno del giardino della scuola materna di Cona. Si tratta di struttura che potrà ospitare fino a 20 bambini. Ricordo però che questi soldi non arriveranno a Cona perché non ci sono sul territorio comunale i 5 bambini in età da asilo nido da poter iscrivere.
Stiamo comunque cercando in accordo con la parrocchia di trovare una soluzione per capire se si può trovare il numero di bambini necessario nel 2026 ad ottenere i fondi”. Insomma l’inverno demografico blocca anche l’arrivo di nuovi fondi dello stato per costruire asili.
• Alessandro Abbadir
Pattinaggio, Laura Boscolo Stagnaro campionessa conense
“Nelle scorse settimane sotto le luci del PalaBigi di Reggio Emilia, Laura Boscolo Stagnaro di Monsole di Cona, insieme agli atleti del gruppo Omnis dell’Associazione Pattinaggio Conselve, ha contribuito a scrivere una pagina importante di sport, conquistando il titolo di campioni nazionali nella categoria Piccoli Gruppi Divisione Nazionale”. A renderlo noto è direttamente il sindaco di Cona Alessandro Aggio, anche sui social. “La gara del campionato Fisr –dice Aggio - pattinaggio a rotelle, ha visto la partecipazione delle migliori squadre provenienti da tutta Italia, e il gruppo conselvano si è imposto su ben 29 formazioni. La coreografia, intitolata “La Corte dei Miracoli” e ispirata alle
suggestive atmosfere delle catacombe di Notre-Dame, ha saputo conquistare pubblico e giuria grazie alla qualità tecnica ed espressiva dimostrata in pista”. Tanta soddisfazione per il risultato raggiunto. “ Si tratta di un traguardo- sottolinea il primo cittadino - che rappresenta un esempio per tutta la comunità e testimonia come impegno, passione e dedizione possano portare a risultati straordinari”. E poi l’augurio all’atleta locale. “A Laura –conclude Aggiovanno le più sincere congratulazioni, con l’augurio che questo importante successo si unisca una lunga serie di soddisfazioni”. Insomma un bel risultato per il territorio conense che sforna talenti anche sul versante dello sport.
• (A.A.)
L’appuntamento. All’Arsenale torna la grande nautica in un evento di richiamo internazionale
TUTTO PRONTO PER LA SETTIMA EDIZIONE DEL SALONE NAUTICO DAL 27 AL 31 MAGGIO
Conto alla rovescia per la settima edizione del Salone Nautico, in programma dal 27 al 31 maggio 2026, che riporterà l’Arsenale al centro della scena internazionale. Un appuntamento che, anno dopo anno, sta consolidando un ruolo strategico non solo per la città, ma per l’intero quadrante del Mediterraneo. E mentre i lavori di allestimento procedono, si parla già dell’edizione 2027, segno di un progetto che guarda lontano.A darne notizia è il sindaco Luigi Brugnaro, in occasione della conferenza stampa a Ca’ Farsetti: “Quello di Venezia è l’unico Salone del Mediterraneo orientale ed è un capitale da non disperdere. Sette anni fa abbiamo voluto con determinazione riportare la nautica a casa, nell’Arsenale, per ribadire con forza la nostra identità: città d’acqua, città di mare, città che dall’Oriente ha tratto ricchezza, scambio, apertura al mondo. Il Salone non è soltanto un evento espositivo, ma un progetto
strategico per Venezia e per l’intero comparto. Qui la nautica è un settore economico, è storia, cultura, lavoro, formazione. È il nostro destino”. Le cifre confermano la visione: 300 imbarcazioni attese (240 in acqua), 270 espositori, 55.000 metri quadrati di bacino acqueo e 1.100 metri lineari di pontili. Una piattaforma che unisce storia, tecnologia e ricerca, trasformando l’Arsenale in una vetrina internazionale. “La Marina Militare conferma il proprio impegno e sarà al fianco della città anche per questa settima edizione del Salone, rendendo disponibili le darsene dell’antico Arsenale e parte degli spazi militari a terra”, ha sottolineato il Capitano di Vascello Carlo Marchi, aggiungendo: “La Marina Militare intende contribuire all’attrattività della manifestazione con la presenza di alcune delle sue unità navali più moderne”. Alberto Galassi, CEO di Ferretti Group, ha ricordato il valore unico dell’appuntamento veneziano: “Venezia ha un tesoro:
questo Salone appartiene ormai all’Italia, è un patrimonio nazionale. Con la cancellazione dell’evento di Dubai, Venezia sarà la vera cartina di tornasole del futuro e salute della nautica”. Accanto ai cantieri italiani, sono attese presenze da Croazia, Germania, Francia, Inghilterra, Polonia e Turchia. Una geografia che cresce e si diversifica, posizionando Venezia come punto di connessione tra i Paesi. Le aree indoor ospiteranno motori elettrici e ibridi, soluzioni a idrogeno, materiali innovativi, sistemi di gestione energetica e componenti per ridurre consumi ed emissioni. Nel bacino dedicato, dimostrazioni e prove in acqua mostreranno l’evoluzione del settore, af iancate da una selezione di water toys di nuova generazione. Torna anche il Wood Village, spazio dedicato alla cantieristica tradizionale in legno. Qui le maestranze lagunari mostrano tecniche costruttive antiche, restauri filologici e imbarcazioni che raccontano l’identità marittima
veneziana. Un patrimonio materiale e culturale che il Salone valorizza con continuità. La Camera di Commercio Venezia Rovigo ha confermato la partnership con Assonautica Venezia e Assonautica nazionale per i programmi legati alla Blue Economy ed E-Regatta.
CAVARZERE INCANTA CON I CARRI ALLEGORICI IN NOTTURNA
Grande successo a Cavarzere per la tradizionale sfilata notturna dei carri allegorici, uno degli appuntamenti più attesi dalla comunità locale e dai visitatori provenienti anche da fuori provincia. Una serata all’insegna della creatività, della luce e del coinvolgimento, che ha trasformato le vie cittadine in un palcoscenico di colori e suggestioni. I carri, frutto di mesi di lavoro e dedizione, hanno regalato uno spettacolo capace di incantare grandi e piccoli, confermando ancora una volta la qualità e la passione che caratterizzano questa manifestazione. Il pubblico, numeroso e partec-
ipe, ha seguito con entusiasmo ogni momento della sfilata, contribuendo a creare un’atmosfera festosa e condivisa. “Desidero, congiuntamente all’amministrazione tutta - commenta l’assessore alle manifestazioni Mattia Bernello - esprimere il più sentito ringraziamento alla Pro Loco di Cavarzere, alla Presidente Lina Figoni e a tutto lo sta f , che anche quest’anno hanno saputo regalare alla nostra comunità uno spettacolo unico ed emozionante. La sfilata dei carri allegorici in notturna rappresenta il risultato di un intero anno di impegno, passione e preparativi: un lavoro straordinario che si è tradotto in una
“Squadra che vince non si cambia”, ha sintetizzato il vicepresidente Roberto Bottan, evidenziando la continuità di un lavoro che unisce impresa, associazioni e promozione del territorio
• Guendalina Ferro
serata ricca di magia, colori e suggestivi giochi di luce, capace di coinvolgere ed entusiasmare un pubblico numeroso. Un doveroso ringraziamento va inoltre alla Polizia Locale di Cavarzere, alla Protezione Civile e a tutti i volontari che, con professionalità e dedizione, hanno garantito la sicurezza e il corretto svolgimento della manifestazione. Un appuntamento che ogni anno risponde con grande partecipazione, con cittadini provenienti da diverse città e province che scelgono di essere presenti, contribuendo a rendere questo evento un appuntamento di grande richiamo”.
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Dalla Valdastico alla Holding, il nuovo volto del Veneto
Questo significa poter trattenere sul territorio circa 400 milioni di euro di pedaggi all’anno, risorse che in precedenza prendevano la via del bilancio centrale o dei soci privati e che ora potranno essere reinvestite direttamente per la manutenzione delle strade venete e la riduzione delle tarife. È il passaggio da una subalternità gestionale a una sovranità infrastrutturale che il Veneto rivendicava da tempo senza successo. Lo stesso dinamismo si respira sul fronte della Valdastico Nord. La prospettiva di collegare l’A31 al Trentino è stata per trent’anni l’emblema dello
stallo istituzionale, prigioniera del “no” ideologico delle amministrazioni confinanti e della mancanza di una spinta governativa univoca. Oggi, l’intesa raggiunta sulla variante con sbocco a Trento Sud segna il superamento di un tabù storico. Mentre in passato il progetto naufragava regolarmente tra ricorsi e mancate intese tecniche, l’attuale convergenza tra Venezia e Trento, sostenuta dal potere di coordinamento del Ministero, ha creato un corridoio negoziale finora inesistente. Non si tratta solo di posare asfalto, ma di chiudere una ferita logistica che penalizzava l’intero sistema produttivo del Nord-
Est, of rendo finalmente un’alternativa concreta al congestionamento del Brennero. Il motore di questa improvvisa accelerazione risiede in gran parte nella solidità del rapporto tra Alberto Stefani e Matteo Salvini. Questo “asse” ha permesso di superare le frizioni che storicamente rallentavano i rapporti tra la periferia e il centro. La sintonia politica tra il leader della Lega veneta e il titolare del MIT ha creato una corsia preferenziale per le istanze del territorio, trasformando le rivendicazioni regionali in priorità dell’agenda di governo. Stefani è riuscito a capitalizzare il proprio peso politico a Roma per
ottenere garanzie e decreti, mentre Salvini ha trovato nel Veneto il laboratorio ideale per dimostrare la capacità del Ministero di sbloccare i cantieri. È questa filiera corta del potere, priva delle mediazioni estenuanti del passato, a spiegare perché dossier rimasti chiusi nei cassetti per trent’anni stiano trovando una soluzione proprio in questi mesi, segnando una stagione di realismo che punta dritto ai risultati tangibili. Ora non resta che attendere per vedere se questi accordi saranno e f ettivamente realizzate o se si tratterà di “pre – intese” che, come quelle dell’Autonomia, sono rimaste tali per molto tempo.
L’intervista. L’assessore Lucas Pavanetto fa il punto sul mondo del lavoro e sulle potenzialità della regione più visitata d’Italia
TRA SFIDE OCCUPAZIONALI E IL NUOVO
ORIZZONTE DEL TURISMO TUTTO L’ANNO
Assessore Pavanetto, viviamo un periodo di forti incertezze economiche. Quali sono le risposte concrete che le imprese e i lavoratori trovano oggi nel suo?
Fin dalla prima seduta di consiglio, la giunta Stefani ha messo al centro del dibattito la necessità di potenziare il welfare aziendale e afrontare l’emergenza sociale in senso ampio. Non si tratta solo di grandi investimenti, che pure vedranno nuovi strumenti presentati a breve, ma di una analisi profonda su cosa serva realmente per attrarre e mantenere i lavoratori nel nostro territorio. Il problema oggi non è solo la mancanza di oferta, ma la dif icoltà di far incontrare domanda e opportunità a causa di fattori esterni come l’emergenza abitativa. Molte opportunità di lavoro non vengono colte perché mancano alloggi vicini alle sedi aziendali o perché il trasporto pubblico non copre adeguatamente i collegamenti. Su questi due assi - casa e mobilitàstiamo concentrando il nostro lavoro. In questo contesto, che ruolo giocano i centri per l’impiego, spesso visti in passato solo come uf ici burocratici per la disoccupazione?
Oggi la prospettiva è radicalmente cambiata. Veneto Lavoro è diventato un’eccellenza rispetto ad altre regioni
proprio per la sua capacità di agire in modo proattivo. Non parliamo più solo di gestione dell’urgenza o di lavoro stagionale, ma di un punto di incontro strategico tra competenze e richieste. Abbiamo messo in campo figure fondamentali come i case manager e gli account manager. I primi si occupano di costruire curriculum “ad hoc” sulle specializzazioni del lavoratore, mentre i secondi mantengono il contatto diretto con le imprese per comprenderne le necessità. Evitiamo così che il lavoratore disperda energie portando curriculum nelle aziende sbagliate, puntando invece tutto sulla precisione del match tra domanda e oferta.
Passando al turismo, lei viene da una realtà come Jesolo. Qual è lo stato di salute del settore nel litorale e nell’intera regione?
Il Veneto si conferma per l’ennesima volta la prima regione in Italia per presenze turistiche, con 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi. Se guardiamo al comprensorio di Jesolo e Cavallino, parliamo di circa 12 milioni di presenze sicure: una cifra impressionante che rappresenta quasi tre volte gli abitanti dell’intero Veneto. La mia esperienza come amministratore a Jesolo, prima come consigliere e poi come presidente
del consiglio comunale, mi ha permesso di vivere queste dinamiche dall’interno. Il turismo è una leva economica imprescindibile, ma la vera sfida della nostra amministrazione è cambiare paradigma. Lei ha parlato spesso della necessità di superare il concetto di “destagionalizzazione”. Cosa intende esattamente?
L’obiettivo è smettere di parlare di “destagionalizzazione”, perché quel termine implica l’accettazione passiva di una stagionalità che oggi non dovrebbe più esistere. Dobbiamo ragionare su “città turistiche che vivono tutto l’anno”. Questo non serve solo ad aumentare le presenze attraverso eventi invernali, ma è un messaggio vitale per chi investe e per chi lavora. Chi sceglie di impegnarsi nel turismo non può farlo solo per quattro o cinque mesi per poi dover cercare un altro impiego. Dobbiamo dare stabilità e dignità a chi vive “di” turismo. È un modello che vogliamo applicare ovunque: dal litorale alla montagna, fino alle terme, che hanno potenzialità ancora inesplorate.
I dati dicono però che il turismo è molto concentrato. Come pensa di coinvolgere il resto del territorio veneto?
È un dato su cui riflettere: l’80% dei 74 milioni di presenze si concentra in sole
20 località. Questo significa in Veneto ci sono potenzialità ancora da sfruttare. Parlo del turismo dei cammini, delle ciclabili, del turismo esperienziale e della ricerca. Non c’è solo il “sole e mare” o le grandi città d’arte come Venezia e la montagna di Cortina. Centinaia di piccoli comuni possono e devono diventare protagonisti di un’o f erta turistica diversificata, la nostra Giunta lavorerà intensamente su questo fronte. Un esempio di promozione integrata è stato “Casa Veneto” durante le Olimpiadi, un progetto che ha permesso
di mostrare alla stampa internazionale non solo lo sport, ma le eccellenze di tutte le nostre province. Infine, uno sguardo alla politica locale. In vista delle amministrative a Venezia, qual è il profilo ideale per il dopo-Brugnaro?
Credo che Luigi Brugnaro abbia fatto un lavoro straordinario, portando una modernità che altri sindaci non avevano saputo imprimere, specialmente nella riqualificazione di Mestre e con progetti come il “Bosco dello Sport”, una struttura di livello europeo strategica per l’attrattività del Veneto. Proprio a Mestre abbiamo recentemente inaugurato la nuova sede di Veneto Lavoro, recuperando u f ici provinciali disabitati: un segnale forte di collaborazione tra Regione e Città. Per il futuro, la mia esperienza come coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e ora come capogruppo e assessore mi dice che serve una squadra coesa. Non cerchiamo necessariamente un nome di bandiera, ma l’uomo giusto al momento giusto. In questo senso, Simone Venturini è un ottimo candidato: ha lavorato bene in questi anni e ha saputo creare un forte spirito di squadra attorno a sé.
Lucas Pavanetto
I conti della Regione. L’assessore Filippo Giacinti
Bilancio da 18,9 miliardi Le novità per il Veneto
Assessore Filippo Giacinti, i tempi di approvazione del bilancio regionale sono stati rispettati. Cosa significa questo per i cittadini veneti?
Siamo riusciti ad approvare il bilancio di previsione con un mese di anticipo rispetto alla scadenza di legge del 30 aprile. È un risultato politico e tecnico di rilievo perché ci permette di essere pienamente operativi da subito. Invece di procedere con la spesa in dodicesimi, come fatto nei primi tre mesi dell’anno, ora possiamo attuare gli obiettivi dell’amministrazione disponendo dell’intera capacità di spesa per i restanti tre quarti dell’esercizio. Parliamo di una manovra da 18,9 miliardi di euro. Sebbene sia un “bilancio ponte” tra due amministrazioni, introduce novità sostanziali su fronti caldi come la sanità e il diritto allo studio.
Quali sono i settori che beneficeranno maggiormente di queste risorse? Il sociale e la sanità territoriale sono le nostre bussole. Abbiamo stanziato fondi specifici per equiparare le borse di studio dei medici di medicina generale a quelle delle altre specialità e per coprire i costi del rinnovo contrattuale delle medicine di gruppo integrate. Per la prima volta nella storia della Regione, finanziamo al 100% le borse di studio per gli studenti universitari del Veneto e garantiamo risorse immediate per il sostegno delle scuole dell’infanzia paritarie.
Sul fronte delle infrastrutture, abbiamo raddoppiato i fondi per la manutenzione straordinaria delle strade tramite Veneto Strade e rifinanziato la Legge 39 con 18 milioni di euro destinati ai Comuni per la sicurezza stradale. Non abbiamo dimenticato la prevenzione del rischio idraulico, aggiungendo 9 milioni di euro agli stanziamenti già programmati.
Avete scelto di non aumentare l’addizio-
nale IRPEF, nonostante le critiche delle opposizioni. Come pensate di sostenere questa strategia nel lungo periodo?
La nostra strada è quella dell’e f icienza e della sussidiarietà, non dell’aumento della pressione fiscale. Puntiamo molto su “Venexus”, un’iniziativa del Presidente Stefani che permette alle imprese di far confluire risorse destinate a scopi sociali e sanitari direttamente in progetti regionali, liberando così fondi per altre iniziative. Inoltre, attendiamo per giugno l’approvazione del federalismo fiscale. L’auspicio è che una parte consistente delle tasse pagate dai veneti rimanga finalmente sul territorio, garantendoci maggiore autonomia finanziaria. Quali i prossimi impegni in questo periodo non facile?
Da maggio inizieremo il “bilancio partecipativo”: incontreremo sindaci, sindacati e associazioni di categoria per condividere le scelte in vista del prossimo esercizio economico. Nel segno della condivisione e della responsabilità.
Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza
“Biglietto unico, avanti con la sperimentazione”
Assessore Diego Ruzza, tra cinque anni che tipo di mobilità troveranno i cittadini veneti?
L’obiettivo condiviso con il Presidente Stefani e l’intera Giunta è consegnare un Veneto moderno, eficace e realmente fruibile. Stiamo lavorando per portare a termine la riforma del trasporto pubblico locale (TPL) basata sulla Legge n. 8 del 2025. La Regione tornerà a essere protagonista come coordinatrice dei distretti, con l’intento di uniformare il servizio e correggere le criticità attuali. Il mondo degli spostamenti sta cambiando e dobbiamo rispondere alle esigenze non solo dei centri urbani, ma soprattutto delle periferie e delle aree extraurbane.
Da anni si parla del “biglietto unico”. Quali i tempi e le risorse?
Per trasformare questo progetto in realtà, abbiamo già iniziato a stanziare risorse a bilancio per la progettazione e la sperimentazione. L’idea è un sistema moderno tramite app che permetta a turisti, pendolari e studenti di muoversi tra traghetti, autobus e treni regionali con un solo titolo di viaggio. È un’operazione complessa vista la varietà del nostro territorio, che spazia dal mare alla montagna. L’obiettivo è arrivare a una fase di sperimentazione concreta nei prossimi due anni.
Un punto critico sono i collegamenti ferroviari con gli aeroporti. Quando potremo arrivare in treno al Marco Polo di Venezia o al Catullo di Verona?
Non voglio fare promesse a vanvera, quindi non fornirò date certe finché non saremo pronti, ma posso garantire che i progetti stanno procedendo rapidamente, sia su Venezia che su Verona. Per Verona, l’obiettivo è collegare il Catullo alla stazione di Porta Nuova e alla sponda orientale del Lago di Garda. Riuscire a portare il treno direttamente in questi due scali rappresenterebbe un salto di qualità enorme per tutta la regione.
Il trasporto su gomma appare oggi molto
frammentato. Come intendete riorganizzarlo?
Stiamo definendo con Province e Comuni i “bacini ottimali” per uniformare i flussi di utenza. La vera svolta sarà la creazione di un’Agenzia Regionale, prevista dalla Legge 8/2025, che gestirà questi bacini in una “triangolazione perfetta” tra Regione, aziende e territorio. Questo nuovo modello genererà ritorni economici che verranno reinvestiti nel TPL, permettendoci di aumentare le corse anche nelle zone più lontane dai centri. Solo ofrendo servizi capillari possiamo incentivare lo “shift modale” e togliere auto dalle strade. Infine, capitolo sicurezza stradale. Cosa bolle in pentola per i Comuni? Con l’approvazione del bilancio 2026 rifinanzieremo la Legge 39 con 18 milioni di euro. Questi fondi daranno risposta a circa cinquanta Comuni per interventi su viabilità e sicurezza di pedoni, ciclisti e automobilisti. Una volta assegnate le risorse, i Comuni avranno un anno di tempo per aggiudicare le gare e iniziare i lavori: vogliamo che i cantieri partano subito.
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Filippo Giacinti
• (R.R.)
Diego Ruzza
L’iniziativa. Al Forum Lavoro di Trento la presentazione con l’intervento del professor Carlo Cottarelli
CARTA, RADIO E WEB: IL GRUPPO EDITORIALE
LA PIAZZA RACCONTA ANCHE IL TRENTINO
“Noi proviamo sempre a fare una cosa dif icile: dare ai territori oltre alla rappresentazione di ciò che sta accadendo, anche una prospettiva della direzione che le comunità stanno prendendo”. Una frase dell’editore del gruppo La Piazza - LaPiazzaweb e Radio Veneto24 che esemplifica benissimo perché a Trento lo scorso 9 aprile il gruppo abbia deciso di invitare il professore Carlo Cottarelli a tenere a battesimo al Castello del Buonconsiglio la presentazione di Radio Trentino24 e dell’edizione di Trento de La Piazza. Pochi in Italia infatti sono in grado di raggiungere vette di chiarezza e di solidità accademica nell’indicare ad un pubblico vasto, e non per forza così informato sulle dinamiche della macro economia, prospettive di futuro. E così la presentazione di radio ed edizione cartacea e online sono diventate occasione per una lezione sul futuro del Trentino, del Nord Est e di questo pezzo di mondo che chiamiamo Italia. Non poteva esserci viatico migliore per spiegare appunto l’idea di fondo dei tre media che nascono in Trentino per dare una voce
in più al territorio, come ha ricordato in chiusura del convegno il nostro editore Giuseppe Bergantin, ma appunto con un approccio glocal: raccontare il particolare senza mai perdere di vista il contesto. “Siamo qui per restare e vi diamo appuntamento all’anno prossimo” ha detto l’editore rinnovando l’intenzione appunto di rendere il Forum Lavoro un appuntamento fisso nell’agenda già fitta di eventi della primavera trentina. Ospite d’onore della giornata è stato il professor Carlo Cottarelli, economista di chiarissima fama. Prima di Cottarelli, che ha spiegato le dinamiche che rendono più faticoso che in altre regioni d’Europa, mantenere la competitività nel Nord Est d’Italia, hanno preso la parola il sindaco di Trento Franco Ianeselli e il vice presidente della Provincia, con delega al lavoro, Achille Spinelli.
“La situazione del Trentino è positiva dal punto di vista occupazionale e mantiene il trend degli ultimi anni, senza segnali di cedimento” ha detto Spinelli. “Dobbiamo intervenire su demografia, competenze e innovazione tecnologica che incideranno profondamente sulle dinamiche del lavoro
nel prossimo futuro - ha aggiunto -. Per questo abbiamo avviato un percorso di crescita dei salari e delle retribuzioni, un patto sviluppato all’interno delle categorie economiche e sindacali con i quali siamo impegnati nella costruzione di politiche di stimolo rivolte ai settori industriali, per sviluppare ulteriormente politiche di welfare e benessere lavorativo. Abbiamo poi diversi indicatori che dimostrano come l’attivazione femminile sul nostro territorio sia significativa”. Carlo Cottarelli
ha sottolineato durante la sua esposizione le ripercussioni relative alle recenti tensioni internazionali in Medio Oriente. “Lo shock energetico dovuto all’incertezza geopolitica globale - ha aggiunto - può portare a inflazione, recessione e quindi ad un più alto rischio di perdere il lavoro e in generale a una crescita minore del reddito delle famiglie. Servono interventi immediati come aiuti economici per sostenere chi è in dif icoltà mentre nel lungo periodo la priorità deve essere liberarsi dalla schiavitù
degli idrocarburi, sia con le rinnovabili ma anche con l’energia nucleare”. “Essere parte di un momento tanto importante per comprendere i nostri territori è per noi una grande sfida e motivo di soddisfazione; con la nostra nuova proposta editoriale locale vogliamo raccontare il Trentino in modo fruibile da tutti in forma gratuita”, ha concluso l’editore Bergantin.
• Alberto Gottardo
La presentazione a Trento L’editore Giuseppe Bergantin
IL PERSEVERARE DI BARBARA CODOGNO, “DIABOLICO” E SENZA COMPROMESSI
“Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale”
Giornalista, scrittrice, curatrice d’arte, viaggiatrice… Barbara Codogno riesce a vivere mille vite diverse, tutte controcorrente.
“Perseveranza” (Apogeo Editore), il nuovo romanzo di Codogno, è una storia disturbante e afascinante. Una storia che racconta il lato oscuro della nostra società e che mette il lettore di fronte a una serie di provocazioni impossibili da ignorare. Un libro da leggere, insomma. Per questo ho incontrato Codogno per approfondire insieme a lei i tanti spunti del suo splendido romanzo.
“Perseveranza” è un libro che non fa compromessi. Da dove sei partita per raccontare questa storia?
L’incipit è un fatto reale: un violinista che a un concerto resiste alla sua tosse fino alla fine dell’esecuzione del pezzo. Ricordo benissimo: ero al Pollini di Padova e ne rimasi impressionata. Cominciai a riflettere sulla fatica che aveva fatto quel musicista: resistere a qualcosa di fisico per un bene più grande. Da qui l’idea di parlare di un uomo che, invece, non aveva mai amato nulla che gli fosse valso la decisione di uno sforzo.
La genesi di questo romanzo è stata molto lunga, come mai?
Io non sono una scrittrice prolifica, ho sempre tempi lunghi. Inseguo idee,
intuizioni. Il mio processo di scrittura prevede che il personaggio si incarni in me: finché non lo sento pronto, non scrivo. E non faccio progetti, non so che cosa succederà… il personaggio prende vita da solo e mi guida nella scrittura. Poi sai, io scrivo amalgamando tutto: pensiero, parola, voce narrante… tutto in un unico flusso continuo e anche questo comporta che io debba entrare in quel particolare stato emotivo che mi permette una fusione perfetta.
Lo stile di questo libro è molto personale, un flusso di coscienza in cui si mescolano più piani temporali, realtà e percezione, memoria e invenzione, lampi e oscurità. Come nasce una scrittura così potente?
Ti svelo un segreto. Dopo la laurea in filosofia ero in crisi, mi avvicinavo al giornalismo e alla curatela d’arte ma i primi passi mi trovarono timida e spaesata. Così decisi di fare un corso di teatro. In città era arrivato il figlio di Lee Strasberg, John. Faceva delle audizioni e io mi presentai con una cosa super drammatica in stile Carmelo Bene, della serie: spiriti, apparite! Strasberg rise come un pazzo e mi scelse perché a suo avviso avevo incredibili potenzialità comiche. Quel suo corso mi ha cambiato la vita. Sul paco lui interrompeva la tua recitazione,
chiedendoti: ma il personaggio ha fatto colazione? E fuori che tempo fa? Ti spiazzava! È stata una rivelazione che poi è confluita nella scrittura: il personaggio è nel mondo: dentro alla pagine ma soprattutto fuori da queste. Il personaggio è pensiero, corpo, vita. Una lezione che ha lasciato il segno. Il tuo è un romanzo che non rassicura il lettore. Negli ultimi anni, invece, si sono moltiplicare opere rassicuranti, che cercano di mettere le cose a posto. Cosa ne pensi? Credo di essere per natura lontana dal mainstream. Oggi o devi mettere in piazza il tuo disagio, con storie tipo che sei guarita da un male incurabile, che hai un passato da tossico, oppure che la vita è bellissima e che felicità sta nelle piccole cose. Una ipocrisia provinciale, una menzogna banale
che edulcora la vita reale. Ma non parlerei di amore per la verità: nel mio caso è gusto estetico. Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale, che vogliamo comprendere con categorie psichiche e sociali. Strano cortocircuito. Di cui sono ovviamente orgogliosa! Il tuo protagonista, Berto, è una persona ributtante. Quanto è stato dif icile “scriverlo”, raccontarlo?
Entrare in contatto con lui è stato molto complesso. Poi è scattata la scintilla e tutto quello che per 4 anni avevo accumulato pensando a lui l’ho sputato sulla carta in meno di un mese. Certo, Berto è un vero stronzo,
ma sai che molte persone a lettura ultimata mi han detto: beh, ma anche io mi sento un po’ Berto… perché chi di noi non ha augurato la morte al tipo che ti sof ia il parcheggio? Io credo che Berto sia anche la parte oscura e inconfessabile di noi tutti. Una parte eh? Lui è uno stronzo con s maiuscola.
Oltre alla scrittura sei impegnati su diversi fronti artistici: hai altri progetti di cui ci vuoi parlare? Ti ho appena citato un grandissimo regista rumeno, io ho la fortuna di avere in copertina un’opera di Radu Belcin, grandissimo pittore anche lui rumeno. Che assieme a Flavia Pitis e ad altri grandi artisti sarà protagonista di una mostra dedicata alla pittura contemporanea che curerò a settembre a Padova. La mostra titola: “Sul futuro del corpo”. E come vedi, io sempre là torno: il corpo è la centralità della mia indagine. Corpo inteso come un tutt’uno di carne, pensiero, ambiente, parola… in questo caso il futuro del corpo è il futuro del corpo della pittura oggi in grande trasformazione.
• Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Educazione, territorio e futuro: quando impresa e
scuola crescono insieme
DESPAR NORD E LE SCUOLE: UN IMPEGNO
CHE NUTRE LE NUOVE GENERAZIONI
Dalla sana alimentazione ai progetti per la didattica: vent’anni di iniziative per accompagnare bambini, famiglie e insegnanti verso uno stile di vita più consapevole
Un percorso condiviso con le istituzioni scolastiche, le amministrazioni pubbliche, il mondo dell’associazionismo locale e quello delle imprese territoriali del mercato agroalimentare. Questo il programma di lungo corso e ampio respiro che Despar Nord ha intrapreso nell’ultimo ventennio per diventare partner di percorsi e progetti educativi a favore dei più piccoli, favorendo la difusione delle buone pratiche per la migliore educazione alimentare, raccontando l’importanza dei corretti stili di vita e dell’attività fisica, incoraggiando la conoscenza dell’ambiente e della natura e sostenendo la didattica nelle scuole. Un piano di idee e iniziative per investire con responsabilità nel futuro delle comunità e generare valore condiviso nei territori in cui il marchio dell’Abete è presente. Negli anni, queste iniziative sono cresciute e si sono trasformate, coinvolgendo sempre più insegnanti, studenti e famiglie. L’obiettivo è rimasto lo stesso: unire apprendimento e diverti-
mento, portando nelle scuole – ma anche fuori – esperienze nuove, stimolanti e coinvolgenti.
Tra i progetti più rappresentativi c’è “Le Buone Abitudini Despar”, un vero e proprio punto di riferimento per l’educazione alimentare nato con l’obiettivo di supportare scuole e famiglie nel raggiungere un concetto ampio di qualità della vita, con particolare attenzione ai temi della sana alimentazione e dell’adozione di stili di vita salutari. Nato per promuovere corretti stili di vita tra i più giovani, dal suo avvio vent’anni fa ha coinvolto numerosi comuni del Veneto, promuovendo il coinvolgimento e l’adesione di centinaia di insegnanti e migliaia di alunni, diventando un’occasione preziosa per parlare di benessere in modo semplice e concreto.
Il progetto accompagna bambini, insegnanti e famiglie lungo tutto il percorso della scuola primaria, grazie a programmi pensati su misura per ogni classe e sviluppati insieme a specialisti del settore. Un
percorso educativo completo, che aiuta a costruire abitudini sane fin da piccoli. Negli ultimi mesi, “Le Buone Abitudini” ha preso vita anche in modo nuovo e originale, trasformando alcuni punti vendita Interspar in vere e proprie aule didattiche.
A Bassano del Grappa, oltre 250 bambini di sei scuole tra infanzia e primaria hanno partecipato a laboratori dedicati alla scoperta della piramide alimentare. Guidati da un’educatrice professionista, hanno imparato a riconoscere i diversi
gruppi di alimenti e a capire quanto sia importante seguire una dieta varia ed equilibrata. A Castelfranco Veneto, invece, i più piccoli sono stati accompagnati in un viaggio fatto di storie, profumi e colori. Attraverso il racconto animato di una cantastorie e attività manuali ed esperienziali, i bambini hanno esplorato il mondo dei legumi, delle spezie, delle erbe aromatiche e dei cereali, scoprendone caratteristiche, sapori e proprietà. Accanto a questi percorsi educativi, Despar Nord sostiene concretamente
anche la didattica nelle scuole di tutta Italia con iniziative come “Scuola Facendo” e “Stickermania”. Solo negli ultimi due anni, questi progetti hanno permesso di raccogliere oltre 1,1 milioni di euro, destinati all’acquisto di materiali e attrezzature per più di 4.700 scuole, tra istituti pubblici e paritari di ogni ordine e grado. Un impegno che va oltre il semplice sostegno economico: è una scelta che guarda lontano, mettendo al centro le persone, l’educazione e il futuro delle nuove generazioni.
Dalla natura al supermercato: i bambini scoprono la biodiversità con Despar Nord
Imparare a rispettare l’ambiente partendo da esperienze concrete, da vivere con curiosità e meraviglia. È questo lo spirito del nuovo percorso educativo avviato da Despar Nord, pensato per avvicinare i più piccoli ai temi della sostenibilità e della tutela degli ecosistemi. Per farlo, l’azienda ha scelto di collaborare con Moretto Farm, una realtà trevigiana giovane e innovativa che ha fatto della sostenibilità la propria missione. Qui, infatti, si applicano ogni giorno i principi dell’economia circolare e si lavora per proteggere e valorizzare la biodiversità, attraverso attività come l’acquaponica e l’apicoltura sostenibile. Moretto Farm è anche una delle eccellenze promosse da Despar Nord all’interno del progetto “Sapori del Territorio”, nato per dare valore alle produzioni locali e sostenere uno sviluppo responsabile, legato alla qualità e al
rispetto dell’ambiente.
Proprio da questa collaborazione è nato un percorso educativo speciale, che ha visto protagonisti gli alunni delle classi terze della scuola primaria “Ugo Foscolo” di Montebelluna (TV).
La prima tappa si è svolta direttamente in azienda, dove i bambini hanno potuto osservare da vicino la serra acquaponica e scoprire come nasce il miele, imparando a conoscere i processi naturali e le tecniche sostenibili utilizzate.
Il percorso si è poi concluso all’Interspar di Montebelluna, trasformato per l’occasione in uno spazio di condivisione e scoperta. Qui i bambini hanno ripercorso il viaggio del miele e presentato disegni, lavori e riflessioni nati dall’esperienza vissuta, diventando veri protagonisti di un progetto che lega natura, cibo e lavoro.
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Una nuova direzione per l’Ulss 3 Serenissima: Michela Barbiero, Chiara Bovo e Antonio Maritati sono i tre nuovi direttori strategici dell’azienda sanitaria veneziana, che affiancheranno il direttore generale Massimo Zuin nel governo dell’Ulss. L’annuncio è stato dato nel corso della conferenza dei sindaci, alla presenza dei rappresentanti del territorio.
“Si tratta di una direzione completamente rinnovata, composta da profili di eccellenza con professionalità ed esperienza consolidate – ha sottolineato Zuin -. Sono certo che sapranno interpretare le necessità del territorio e farsi voce dei professionisti della salute e del mondo sociale”.
A Michela Barbiero è stata affidata la Direzione amministrativa. Laureata in Scienze politiche all’Università di Padova, vanta oltre 34 anni di esperienza nel settore sanitario e più di sedici come direttore amministrativo in diverse aziende del Veneto, tra cui l’ex Ulss 17 di Este, l’ex Ulss 5 di Arzignano e Azienda Zero. Dal 2020 guidava la Direzione amministrativa dell’Ulss 6 Euganea di Padova. Barbiero ha dichiarato: “Il mio impegno sarà orientato a un governo amministrativo concreto, basato
su lavoro di squadra, ascolto e confronto, per accompagnare i processi di cambiamento e garantire servizi di qualità ai cittadini”.
La Direzione sanitaria è affidata a Chiara Bovo, laureata in Medicina e Chirurgia con specializzazioni in Patologia clinica e Igiene e medicina preventiva. Con un’esperienza trentennale, Bovo ha guidato Direzioni sanitarie in aziende ospedaliere e territoriali a Verona e nell’Ulss 6 Euganea, occupandosi tra l’altro degli Ospedali riuniti Padova sud. “Sono onorata di questo incarico – ha detto Bovo – e lavorerò in squadra per garantire ogni giorno la migliore sanità possibile per le persone che si affidano a noi”.
Ad occuparsi della Direzione sociosanitaria è Antonio Maritati, laureato in Scienze politiche e dirigente amministrativo con oltre vent’anni di esperienza nella salute pubblica. Maritati ha coordinato progetti interregionali, partecipato a riforme dell’assistenza territoriale e diretto la Commissione salute e relazioni socio-sanitarie della Regione Veneto. “Ascolto, lavoro di squadra e collaborazione con sindaci e comunità locali saranno le basi del mio impegno, con particolare attenzione all’avvio delle case della comunità”, ha dichiarato.
Ulss 3 Serenissima, la nuova triade strategica: Barbiero, Bovo e Maritati prendono il timone
Obiettivo rafforzare servizi e prossimità ai cittadini
In Veneto strutture di comunità sopra la media nazionale: già attivati oltre metà dei servizi
Il Veneto si colloca sopra la media nazionale nello sviluppo della sanità territoriale prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con un numero significativo di strutture già in funzione almeno in parte.
Secondo l’ultimo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, in regione sono state programmate 99 Case di comunità: di queste, il 64,6% ha già attivato almeno un servizio, un dato nettamente superiore alla media italiana ferma al 45,5%.
Situazione analoga per gli ospedali di comunità, strutture pensate per alleggerire la pressione sugli ospedali tradizionali e garantire assistenza più vicina ai cittadini. In Veneto ne sono previsti 73, e 47 risultano già operativi almeno in parte, pari al 64% del totale, contro una media
nazionale che si attesta al 27%.
Buoni risultati emergono anche sul fronte della digitalizzazione sanitaria. Nel Fascicolo sanitario elettronico regionale sono disponibili 14 tipologie di documenti su 20 previste dalla normativa nazionale, un dato in linea con la media italiana secondo i dati aggiornati al 30 settembre 2025 del Ministero della Salute. A spiccare è soprattutto la partecipazione dei cittadini: l’89% dei residenti in Veneto ha dato il consenso alla consultazione dei propri documenti sanitari digitali, una percentuale che supera di gran lunga la media nazionale, ferma al 44%. Numeri che confermano come, in Veneto, il percorso di rafforzamento della sanità sul territorio e l’adozione degli strumenti digitali procedano a un ritmo più sostenuto rispetto al resto del Paese.
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La raccomandazione degli specialisti dell’Ulss 3. “Gesti impulsivi possono avere conseguenze gravissime”
“Mai scuotere un neonato che piange”:
Scuotere un neonato che piange, anche quando il pianto è prolungato e difficile da calmare, è un gesto da evitare in modo assoluto. A ribadirlo sono gli specialisti dell’Ulss 3 Serenissima, che in occasione delle giornate nazionali di sensibilizzazione dell’11 e 12 aprile tornano a diffondere informazioni sulla Sindrome del Bambino Scosso, una condizione potenzialmente gravissima.
Secondo gli esperti, movimenti bruschi e ripetuti possono provocare lesioni cerebrali anche irreversibili, con conseguenze che vanno da deficit motori e cognitivi fino a danni alla vista, all’udito e, nei casi più gravi, al decesso.
Il pianto del lattante, spiegano i pediatri, è una forma naturale di comunicazione e può manifestarsi anche per periodi prolungati senza una causa patologica evidente, soprattutto nelle ore serali. Una situazione che può mettere alla prova la pazienza dei genitori, in particolare in condizioni di stress o stanchezza. Gli specialisti sottolineano l’importanza di mantenere la calma e di verificare sempre i bisogni primari del bambino, come alimentazione, cambio e comfort. In caso di pian-
to persistente, si possono adottare strategie rassicuranti come il contatto fisico, il dondolio, il bagnetto o una breve passeggiata. Se la situazione diventa difficile da gestire, è consigliato mettere il neonato in sicurezza nella culla e allontanarsi per qualche minuto, chiedendo eventualmente supporto a familiari o al pediatra.
L’Ulss 3, insieme alla Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica e a Terre des Hommes, promuove una serie di iniziative sul territorio per rafforzare la consapevolezza sul tema. Oltre agli incontri informativi nei centri vaccinali, sono previsti stand e attività divulgative a Marghera e momenti di sensibilizzazione negli ospedali, con il coinvolgimento di operatori sanitari, famiglie e associazioni di volontariato.
dal 1969 al vostro servizio
La dieta mediterranea diventa terapia: l’Ulss 3 Serenissima apripista in Italia
Non più solo stile di vita, ma vera e propria “prescrizione medica”. La dieta mediterranea entra ufficialmente nei percorsi di prevenzione e cura del sistema sanitario: a fare da apripista in Italia è l’Ulss 3 Serenissima, che ha messo a punto il primo Percorso primario diagnostico terapeutico assistenziale (Ppdta) interamente dedicato al modello alimentare simbolo della tradizione italiana. Un cambio di paradigma che trasforma olio d’oliva, pesce, pasta, frutta, verdura e legumi in strumenti concreti di salute pubblica. Il progetto, coordinato dal geriatra Nicola Veronese, punta a colmare il divario tra evidenze scientifiche e pratica clinica quotidiana, traducendo le linee guida nazionali in un sistema organizzato e multidisciplinare. Il nuovo percorso entrerà nella fase operativa entro un paio di mesi e coinvolgerà l’intera rete territoriale: ospedali, distretti, case della comunità, medici di famiglia e pediatri. Qui verrà monitorata l’adesione alla dieta mediterranea attraverso questionari digitali e strumenti di valutazione, con l’obiettivo di individuare precocemente i soggetti a rischio.
Chi risulterà distante da questo stile alimentare sarà preso in carico da équipe composte da dietisti, infermieri di comunità e, in prospettiva, anche psicologi di base. Un approccio integrato che punta a intervenire su patologie croniche come diabete e obesità, trasformando l’alimentazione in leva preventiva e terapeutica.
Non solo teoria: il progetto prevede anche attività pra-
tiche, dalla consulenza nutrizionale ai veri e propri laboratori di cucina, che si svolgeranno nelle case della comunità o a distanza, tramite telemedicina. Un modo per rendere concreta e accessibile l’adozione di abitudini più sane. «L’obiettivo è costruire interventi personalizzati di salute pubblica – spiega Veronese – lavorando su una maggiore consapevolezza e su comportamenti quotidiani sostenibili». Una sfida tutt’altro che scontata: oggi solo il 5% della popolazione italiana segue pienamente la dieta mediterranea, percentuale che nell’Ulss 3 sale al 20%, ma che si punta ad aumentare ulteriormente.
A incidere sul progressivo abbandono di questo modello contribuiscono ritmi di vita sempre più frenetici, fattori sociali ed economici e il crescente consumo di cibi ultra-processati. Un paradosso che vede i Paesi del Nord Europa avvicinarsi alla dieta mediterranea mentre quelli dell’area mediterranea tendono ad allontanarsene.
«Vogliamo rendere la dieta mediterranea una componente concreta, misurabile e sostenibile dei percorsi assistenziali – sottolinea il direttore generale Massimo Zuin – trasformando un patrimonio culturale in uno strumento terapeutico capace di migliorare la qualità della vita». Un’iniziativa che ha già attirato l’attenzione della comunità scientifica nazionale: esperti del Consiglio nazionale delle ricerche, dell’Istituto superiore di sanità e dell’Università di Padova hanno discusso il progetto in un recente webinar, evidenziandone il valore innovativo.
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Nuove regole per ospedali e ambulatori: referti entro cinque giorni e dati condivisi per migliorare le cure
Fascicolo sanitario elettronico, scattata la scadenza del 31 marzo per l’adeguamento delle strutture
Prosegue anche in Veneto il percorso del Fascicolo sanitario elettronico, destinato a diventare il fulcro della sanità digitale. Il 31 marzo ha segnato una data importante: entro questo termine tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, si sono dovute adeguare alle nuove modalità di trasmissione dei dati.
L’obiettivo è rendere più semplice e immediato l’accesso alle informazioni sanitarie dei cittadini. Il Fascicolo rappresenta infatti una sorta di archivio digitale personale dove vengono raccolti documenti, esami e referti legati alla storia clinica di ciascun assistito. Attraverso questo strumento, ogni cittadino può consultare i propri dati e condividerli con medici e specialisti, favorendo cure più rapide e coordinate.
Per rendere il sistema davvero efficace, tutte le strutture dovranno utilizzare un linguaggio comune e rispettare tempi pre-
cisi: i referti dovranno essere caricati entro cinque giorni dalla visita o dall’esame. In questo modo, anche in caso di accesso al pronto soccorso in un’altra zona del Paese, i sanitari potranno avere subito un quadro chiaro delle condizioni del paziente. I numeri mostrano una crescita significativa dell’utilizzo. Tra luglio e settembre 2025, il 27% degli italiani ha consultato il Fascicolo sanitario elettronico. Il Veneto si distingue con una delle percentuali più alte: il 66% dei cittadini ha già utilizzato il servizio. Complessivamente, oltre 6,4 milioni di persone hanno effettuato almeno un accesso, mentre per circa 23 milioni di cittadini è stato caricato almeno un documento.
Resta però ancora limitata la quota di chi ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati da parte dei medici, ferma al 44%. Molto alta, invece, la partecipazione dei medici di famiglia e dei pediatri, con oltre il 95% già presenti nel sistema. Tra gli strumenti più importanti c’è il cosiddetto profilo sanitario sintetico, una scheda aggiornata dal medico di base o dal pediatra che riassume le informazioni principali sulla salute del paziente. Si tratta di un documento essenziale per permettere ai sanitari di capire rapidamente la situazione clinica, soprattutto nei casi di urgenza.
I cittadini possono accedere al Fascicolo tramite identità digitale e hanno pieno controllo sui propri dati: possono decidere chi può consultarli, modificare in qualsiasi momento le autorizzazioni e verificare chi ha avuto accesso alle informazioni. Anche la revoca del consenso è sempre possibile e non comporta conseguenze sull’assistenza sanitaria.
Fascicolo sanitario elettronico: accesso in pochi clic con i video tutorial della Regione Veneto
La Regione del Veneto punta sulla semplicità per avvicinare i cittadini al Fascicolo Sanitario Elettronico. Sono infatti disponibili una serie di video tutorial chiari e immediati, pensati per guidare passo dopo passo nell’utilizzo dei servizi sanitari online e nella gestione della propria salute digitale. I video accompagnano l’utente nelle principali funzionalità del fascicolo: dall’accesso tramite identità digitale alla consultazione di referti, ricette e documenti clinici, fino alla possibilità di monitorare il proprio percorso sanitario e avere sempre a disposizione la propria storia medica in modo sicuro e organizzato. Non mancano indicazioni pratiche anche su come aggiornare i dati, condividere le informazioni con i professionisti sanitari e sfruttare al meglio i servizi disponibili. I contenuti, realizzati da Give Emotions – società editrice de La Piazza, LaPiazzaweb e Radio Veneto24 – nascono con l’obiettivo di rendere più accessibili e intuitivi gli strumenti messi a disposizione dal sistema sanitario regionale, favorendone così una diffusione sempre più ampia tra gli utenti.
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E CHIRURGIA
RILASSAMENTO E BIORIVITALIZZAZIONE DEL VOLTO TERAPIA ANTALGICA E FISIOTERAPIA
DELL'ARTICOLAZIONE MANDIBOLARE INFILTRAZIONI
disagi nel corso del giorno (pranzi, motivi di lavoro ... ) esistono allineatori con forze calibrate che consentono di giungere ai risultati indossando gli apparecchi solo durante il sonno.