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laPiazza di Castelfranco - Ottobre26

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La Casa dei Sogni apre a Salvatronda. Dieci anni di solidarietà per l’autonomia

Ruzza: “Avanti con la piattaforma per il biglietto unico dei trasporti regionali”

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a sessione di bilancio in Regione Veneto si prospetta come uno dei banchi di prova più delicati e complessi della legislatura, un momento in cui la politica economica e finanziaria di Palazzo Ferro Fini dovrà fare i conti con la realtà complessa che famiglie e imprese stanno affrontando in un contesto socio-economico e internazionale segnato da forti criticità. Tra inflazione persistente, rincari energetici e incertezze globali che pesano sulla filiera produttiva, la grande domanda che attraversa i corridoi della politica veneta riguarda il futuro della programmazione finanziaria e la tenuta della storica coesione della maggioranza. In particolare, ci si chiede se il cosiddetto schema “Stefanildo”, ovvero il consolidato asse di governo e di sintesi politica tra i principali leader di maggioranza e opposizione coalizione, troverà piena soddisfazione anche nelle scelte di allocazione delle risorse o se, al contrario, l’elaborazione del documento contabile darà vita a una sfida aspra e a tensioni interne difficilmente dissimulabili. A rendere il quadro particolarmente teso vi è il clima di forte preoccupazione che serpeggia tra le realtà produttive del territorio.

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EMERGENZA CASA TRA COSTI INSOSTENIBILI E IMMOBILI “FANTASMA” A CASTELFRANCO AFFITTI SEMPRE PIÙ INTROVABILI servizi alle pag. 6-7

SCUOLE, STRADE E PISTE CICLABILI: LA GIUNTA CAMBIA PASSO SULLA MANUTENZIONE

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Influenza, al via le vaccinazioni: 147 mila dosi per la Marca

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Regione Veneto al banco di prova del bilancio

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OTTOBRE 2026

Periodico d’informazione locale - Anno XXXIII n. 213

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empre più cara, sempre più irraggiungibile: che sia da acquistare o da comprare la casa non è più una certezza ma assume i contorni di un miraggio o di una montagna impossibile da scalare. Bastano le cifre e i bilanci familiari a fine mese a dare un’idea. Se fino a qualche anno fa, in Veneto come in Trentino, la difficoltà a trovare un alloggio riguardava le fasce escluse dal ciclo produttivo, oggi il blocco dell’accesso alla casa incide direttamente su insegnanti, giovani tecnici, lavoratori della sanità, anziani con pensioni contributive ordinarie e famiglie monoreddito.

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FACCIAMO IL PUNTO

di Castelfranco

IL CETO MEDIO FUORI CASA

STEFFANI, ASSE CON BIRMINGHAM PER I DOTTORATI

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uovi percorsi di ricerca e una collaborazione sempre più internazionale per il Conservatorio Agostino Steffani. L’istituto castellano ha firmato con il Royal Birmingham Conservatoire, parte della Birmingham City University, un memorandum of understanding e un accordo interistituzionale che aprono alla realizzazione di progetti di dottorato congiunti. L’intesa prevede la possibilità di sviluppare percorsi di ricerca condivisi, anche con co-tutela e doppia supervisione, oltre a periodi di studio e ricerca a Birmingham e Castelfranco per studenti e docenti. Un accordo che rende lo Steffani il primo istituto italiano a sottoscrivere con il Royal Birmingham Conservatoire una collaborazione specificamente dedicata ai dottorati di ricerca. Il risultato arriva al termine di un percorso di valutazione condotto dagli organi accademici britannici, che hanno esaminato la qualità scientifica, la solidità dei progetti e la produzione musicologica dello Steffani. L’accordo sui dottorati si inserisce in una rete di rapporti già consolidata tra Italia e Regno Unito, ad iniziare dalla cooperazione messa in campo dal Centro Studi Internazionale Agostino Steffani, dedicato alla ricerca e alla valorizzazione del repertorio barocco. Nel comitato internazionale del Centro siedono anche studiosi del Royal Birmingham Conservatoire e della University of Birmingham. A questo si aggiungono la mobilità Erasmus+ dei docenti e la partecipazione alle attività dell’European Association of Conservatoires, che riunisce istituzioni di alta formazione musicale europee. La nuova intesa amplia quindi un percorso già avviato, dando agli studenti e ai ricercatori dello Steffani ulteriori opportunità di confronto e formazione all’estero e rafforzando i legami dell’istituto castellano con il mondo accademico e musicale internazionale.

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• Nicola Stievano Segue da pag. 1

U

Il Conservatorio apre nuovi orizzonti di ricerca

n giovane under 35 con un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio di 1.500 euro si scontra oggi con la richiesta di anticipi bancari pari ad almeno 45.000 euro per ottenere un mutuo prima casa; allo stesso tempo i canoni d’affitto assorbono ormai oltre il 40% delle entrate nette di un nucleo familiare medio. Il risultato è la paralisi: chi non ha alle spalle un patrimonio di famiglia rimane bloccato, oppure si vede costretto a rinunciare a scelte di lavoro e di vita. Di fronte a questa saturazione, gli strumenti istituzionali locali cercano di mettere un argine. In Veneto, la Regione ha attivato il piano “Generazione Casa” impegnando 50 milioni di euro per azzerare i tempi di ripristino delle abitazioni pubbliche sfitte e destinarle a lavoratori e giovani coppie. Sull’altro versante, la Provincia Autonoma di Trento affianca alla gestione ordinaria di ITEA S.p.A. (Istituto Trentino per l’Edilizia Abitativa) il progetto Ri-Val (Rigenerazione e Valorizzazione): una misura che ha censito 467 alloggi inutilizzati nei Comuni trentini con l’obiettivo di riqualificarne 300 e reimmetterli sul mercato a canone moderato (calmierato del 30% rispetto al mercato libero) o con opzione di riscatto. Misure operative che si

integrano con le direttive del Piano Casa da centomila alloggi in dieci anni, un impegno a lungo termine pensato per stimolare l’housing sociale privato attraverso leve fiscali e semplificazioni urbanistiche. Tuttavia, risanare qualche centinaio di appartamenti non basterà se le regole del mercato immobiliare continuano a spingere l’offerta esclusivamente verso la locazione turistica breve o la speculazione ad alto rendimento. La casa non può continuare a essere trattata esclusivamente come merce speculativa o bene di rendita a breve termine. Per la classe media la casa non è mai stata un lusso ma una necessità che spesso impegna per decenni le famiglie. Secondo gli esperti servirebbero tre cose poco appariscenti: cantieri con date verificabili, dati pubblici su sfitti e graduatorie (l’anagrafe regionale dell’Erp veneta va in questa direzione), criteri chiari su chi rientra nella fascia intermedia, anziani compresi. I proprietari di immobili vuoti dovrebbero valutare un canone concordato. I Comuni possono accelerare permessi e bandi, le imprese pensare alloggi per i propri dipendenti. A noi cittadini spetta chiedere conto dei tempi, perché una casa promessa tra cinque anni non risolve l’affitto di quest’inverno.

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• Leonardo Sernagiotto

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Questa edizione raggiunge la città di Castelfranco Veneto per un numero complessivo di 12.700 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; numero iscrizione ROC 32199

Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin - formato da 26 edizioni locali mensilmente recapitato a 575.000 famiglie del Veneto e del Trentino

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Emergenza casa/1. Il divario tra nuovo fuori portata e usato da ristrutturare rende l’acquisto difficile

Cercasi (disperatamente) casa a Castelfranco A Castelfranco il problema non è trovare una casa in vendita, ma individuare una soluzione che sia al contempo in buone condizioni e accessibile dal punto di vista economico. Nella città del Giorgione, per chi cerca un’abitazione pronta all’uso e vicina ai servizi, le opzioni sul mercato rischiano di ridursi drasticamente. Se da un lato i complessi di nuova realizzazione richiedono investimenti che superano ampiamente i 300 mila euro anche solo per un appartamento, dall’altro l’usato a prezzi più contenuti nasconde spesso costi di ristrutturazione tali da ridurre, se non annullare, il risparmio iniziale. Una forbice che rende tortuoso l’acquisto, in particolare per i giovani e per i nuclei familiari senza ampie disponibilità di partenza. A inquadrare il mercato locale sono anche i dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (Omi) dell’Agenzia delle Entrate. Per le abitazioni civili in stato normale nella zona “Centrale Pregiata”, i valori uff iciali di compravendita oscillano tra i 1.200 e i 2.000 euro al metro quadrato, mentre nella fascia centrale delimitata a sud dalla linea ferroviaria la forbice per l’usato si attesta tra 1.100 e 1.900 euro. Si tratta di valori riferiti alle rilevazioni Omi, che non fotografano

necessariamente i prezzi richiesti oggi sul mercato e non comprendono i picchi delle nuove costruzioni. Basta infatti esaminare gli annunci attivi nei principali portali immobiliari online per misurare lo scarto: per un appartamento nuovo di media metratura si parte da una base di 280 mila euro, con diverse richieste che superano i 330 mila euro per soluzioni della stessa taglia, oltrepassando la soglia dei 3.700 euro al metro quadrato. È in questo divario che si innesta quello che nel mercato viene descritto come una sorta di effetto “trazione” del nuovo sul resto del patrimonio edilizio. L’incremento dei costi di costruzione e gli standard energetici richiesti alle nuove edificazioni contribuiscono a spingere verso l’alto i prezzi di partenza. E questo finisce per influenzare anche l’usato: chi vende un’abitazione più datata tende a confrontarsi con le quotazioni del nuovo nel fissare la propria richiesta. Di conseguenza, anche immobili che necessitano di interventi possono mantenere prezzi importanti, costringendo chi acquista a mettere in conto ulteriori spese per impianti, serramenti e riqualificazione. A gravare sul quadro interviene poi l’accesso al credito. Rispetto al passato,

ottenere un mutuo richiede per molti acquirenti una maggiore disponibilità economica iniziale: oltre a dimostrare di poter sostenere la rata in rapporto al proprio reddito, è spesso necessario disporre di capitale proprio per coprire la parte del prezzo non finanziata dalla banca e le spese accessorie, dalle imposte

agli atti notarili. Per molte famiglie e giovani coppie, la combinazione tra listini elevati e maggiore selettività nell’accesso al credito sta portando anche a rinviare o interrompere la ricerca, in attesa di condizioni più favorevoli. • Leonardo Sernagiotto

Medici, insegnanti e professionisti senza casa

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rovare una casa in affitto a Castelfranco è diventato difficile anche per chi arriva in città per lavorare. Insegnanti, medici, infermieri, operatori socio-sanitari e professionisti si scontrano con un’offerta limitata e canoni che possono incidere pesantemente sullo stipendio. Una difficoltà che, in alcuni casi, arriva a condizionare anche le scelte lavorative. “Abbiamo avuto casi di professori che hanno rinunciato all’incarico e sono tornati a casa perché non riuscivano a trovare un alloggio sostenibile” racconta Roberto Pinto, agente immobiliare con quasi

trent’anni di esperienza a Castelfranco, per vent’anni specializzato esclusivamente nelle locazioni. Il cambiamento emerge anche dai numeri: “Sono passato da concludere 18-20 contratti d’affitto al mese nei primi anni 2000, ai due o tre di oggi”. Secondo Pinto, il problema non è tanto la presenza di abitazioni vuote con proprietari restii ad affittare (la percentuale di morosità è ormai bassissima), quanto la scarsità di immobili effettivamente disponibili per gli affitti tradizionali. A restringere ulteriormente il mercato contribuisce anche la crescita

delle locazioni brevi, che rispondono a esigenze diverse rispetto ai contratti di lunga durata. A Castelfranco, le richieste per questa tipologia di canone arrivano principalmente da persone che gravitano attorno all’ospedale (come familiari di persone ricoverate) e da consulenti chiamati dalle aziende per incarichi temporanei. Non sempre hanno bisogno di un appartamento per mesi: talvolta cercano una sistemazione per pochi giorni o qualche settimana. Per i proprietari, affittare per periodi brevi può garantire una redditività superiore rispet-

to a un contratto tradizionale, rendendo questa formula più interessante. Il rovescio della medaglia è che chi cerca una casa in cui vivere stabilmente si trova con meno alternative. • (l.s.)

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7 Emergenza casa/2. La città prova a puntare sul recupero, fondi regionali e patti con i privati

La fascia grigia rischia la crisi abitativa

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’emergenza abitativa non riguarda più soltanto chi attende una casa popolare. Sempre più persone rischiano di restare schiacciate tra un’edilizia residenziale pubblica che non riesce a rispondere a tutte le richieste e un mercato privato con prezzi e affitti difficili da sostenere. È la cosiddetta “fascia grigia”, composta da giovani coppie, famiglie monoreddito e lavoratori che non hanno i requisiti per accedere agli alloggi popolari, ma neppure le risorse per trovare una sistemazione a condizioni di

mercato. Un problema sul quale la giunta Ghimenton intende intervenire, affiancando al recupero del patrimonio pubblico nuove forme di collaborazione con privati e terzo settore. Nella graduatoria comunale sono 180 i nuclei ammessi in attesa di un alloggio popolare, per un totale di circa 560 persone. Il patrimonio di edilizia residenziale pubblica conta 107 alloggi gestiti dall’Ater e 331 dall’Azienda per l’edilizia economica popolare di Castelfranco, ma non basta a soddisfare le necessità del territorio. Restano inoltre circa 90

alloggi inutilizzati, che necessitano di interventi per poter essere rimessi a disposizione. Sul fronte degli interventi immediati, l’assessore al Sociale Claudio Beltramello ha annunciato le prime azioni concrete: “Ho chiesto uno sforzo nelle revisioni del bilancio a tutta la giunta, per trovare i fondi per agire rapidamente e rimettere come utilizzabili cinque abitazioni di proprietà del Comune a Salvatronda”. Per recuperare almeno una parte di questo patrimonio, il Comune punta anche a intercettare le risorse del piano regionale “Generazione Casa”, che mette sul piatto 50 milioni di euro. Di questi, 25 sono destinati alla manutenzione straordinaria, alla ristrutturazione e alla riqualificazione energetica degli alloggi pubblici sfitti. Altri 25 milioni finanzieranno invece nuovi progetti di edilizia residenziale sociale, con abitazioni a canone calmierato per giovani coppie, lavoratori e famiglie con redditi medio-bassi. “La vera emergenza abitativa non è la fascia grigia, ma il fatto che la fascia grigia sta scivolando verso l’emergenza abitativa” osserva l’assessore all’Urbanistica Alessandro Boldo. Castelfranco rientra tra i Comuni classificati ad alta tensione abitativa, caratterizzati da una carenza di alloggi accessibili rispetto alla domanda. Per far fronte ai bisogni della “fascia

La casa resta un miraggio: l’emergenza dei lavoratori stranieri residenti

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numeri che emergono dal report di Ca’ Sugana parlano chiaro, ma raccontano soltanto una parte della verità. A Treviso gli immigrati regolari sono ormai 12.946, registrando una crescita di oltre il 17% nell’ultimo decennio. Un flusso costante che sostiene la demografia locale, ma che si scontra ogni giorno con un muro invalicabile: l’emergenza abitativa. La mappa della presenza straniera mostra uno spostamento netto verso i quartieri periferici e l’immediato sud oltre la stazione — Sant’Antonino, San Zeno, San Lazzaro, con picchi di aumento vicini al 50% — mentre il centro storico si svuota. A Fra’ Giocondo e oltre il Cagnan i residenti stranieri diminuiscono, cacciati da un mercato immobiliare inaccessibile. Oggi queste zone ne contano 382 in meno rispetto a dieci anni fa, ma costituiscono l’eccezione. La concentrazione si sposta dove abbondano condomini ad alta densità e case popolari, come Santa Bona, San Paolo e San Liberale. Il paradosso più stridente riguarda però l’illusione della regolarità. Avere un contratto di lavoro, un permesso di soggiorno o la residenza non garantisce più un tetto sopra la testa. Lo dimostra la vicenda dei parcheggi Appiani e Dal Negro, trasformati in dormitori improvvisati da persone che, pur con le carte in regola, non riescono a trovare una stanza in affitto. Essere fuori dal circuito d’accoglienza — come la

grigia”, per Boldo è necessario anche il coinvolgimento dei privati attraverso accordi pubblico-privati e nuove forme di edilizia agevolata. “Possiamo concedere in diritto di superficie alcune aree comunali per realizzare abitazioni a prezzi o canoni più accessibili”. È una possibilità che l’amministrazione intende approfondire in occasione della definizione annuale delle aree da assegnare in diritto di superficie, prevista a dicembre. L’obiettivo è

favorire abitazioni che non siano né alloggi popolari né immobili a prezzo pieno, ma rispondano alle esigenze di chi oggi fatica a trovare una sistemazione sostenibile. In questo percorso potranno avere un ruolo anche enti del terzo settore, come le cooperative, le fondazioni e gli altri soggetti del privato sociale.

• Leonardo Sernagiotto

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caserma Serena, che ospita circa 500 richiedenti asilo — si trasforma spesso in un salto nel buio. Mentre la comunità rumena resta la più numerosa (1.646 persone), seguita da quelle di Kosovo, Bangladesh e Cina, il saldo migratorio della città continua a rimanere strutturalmente positivo. Treviso attrae braccia e competenze da tutto il mondo, ma continua a non offrire risposte concrete al bisogno primario dell’abitare, lasciando centinaia di nuovi cittadini nell’ombra di un’emergenza non più rinviabile. • (a.v.)

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IN PRIMO PIANO

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Politica. L’amministrazione avvia il confronto con enti e istituzioni

I primi cento giorni della giunta Maria Ghimenton I

primi cento giorni della giunta guidata da Maria Ghimenton sono stati una fase di ascolto e verifica, con l’obiettivo di tradurre il programma elettorale in priorità operative. “Cento giorni non sono un traguardo, sono l’inizio” ha ricordato la sindaca in un video pubblicato sui social, indicando le quattro parole che hanno accompagnato l’avvio del mandato: ascoltare, organizzare, decidere e iniziare. Dal 18 giugno, la nuova amministrazione ha avviato incontri con associazioni, istituzioni, forze dell’ordine, imprese e realtà sociali e sociosanitarie. Parallelamente, ha iniziato a fare il punto sulla macchina comunale e sui dossier ereditati. Il primo passaggio politico è stato l’approvazione del Documento unico di programmazione 2027-2029, che articola il progetto amministrativo attorno a quattro obiettivi: una Castelfranco “vicina, futura, bella e produttiva”. Sono 22 gli indirizzi strategici individuati, con l’intenzione di affiancare alla programmazione un Osservatorio

Maria Ghimenton

civico per verificare nel tempo lo stato di attuazione degli impegni. Tra i temi affrontati anche il futuro della sanità castellana, con il confronto con Ulss 2 e Iov e l’audizione dei due direttori

generali Bizzarri e Simionato in consiglio comunale sull’ospedale. Sul fronte organizzativo, operative le commissioni consiliari (passate da quattro a sei) e la nuova segretaria comunale Manuela

Bassani, con un incarico a tempo pieno. Una delle prime priorità operative riguarda la manutenzione del patrimonio pubblico. Scuole, impianti sportivi, strade e collegamenti ciclabili sono al centro della ricognizione avviata dall’assessora ai lavori pubblici Barbara Concolato, che punta a superare la logica degli interventi dettati dalle emergenze. Tra le priorità indicate figurano la bretella per collegare Borgo Padova alla rotonda di Ferrowine, il completamento dei tratti ciclabili rimasti scollegati, come quello tra l’istituto agrario Sartor e il centro Atlantis, e una pianificazione delle asfaltature che tenga conto anche della sicurezza degli attraversamenti pedonali. Prosegue inoltre il progetto Sisus per il recupero dei giardini del castello e quello per l’illuminazione dei portici. Avanti anche con lo scavo e lo smaltimento del materiale alluvionale dal fossato. La novità più visibile sul fronte della mobilità riguarda il progetto per liberare piazza Giorgione e il primo

tratto di via San Pio X dal passaggio degli autobus. Il nuovo piano delle linee, concordato con Mom dopo una prima proposta non condivisa dalla giunta, è legato all’attivazione del terminal di via Melchiori. Prima di entrare in funzione, restano tuttavia da completare alcuni adempimenti e da risolvere le difficoltà di manovra dei mezzi in alcune rotatorie. L’obiettivo è ridurre il deterioramento della pavimentazione in porfido e restituire spazio al mercato e alla vivibilità del centro. Tra le scelte sul patrimonio comunale, il vicesindaco Daniele Manente ha annunciato l’intenzione di escludere dal piano delle alienazioni Casa Caon e gli uffici comunali di piazza Serenissima. Se per l’edificio storico si punta a individuare un futuro utilizzo pubblico, gli uffici dovrebbero invece ospitare i servizi dell’Ambito territoriale-sociale Ven 8, di cui Castelfranco è capofila per 29 Comuni. • Leonardo Sernagiotto

MINORANZE ALL’ATTACCO: “IL DUP APPROVATO? UN LIBRO DEI SOGNI CON POCA CONCRETEZZA”

T

ante buone intenzioni, ma ancora poche risposte su tempi, risorse e interventi concreti. È il principale appunto mosso dalle minoranze al documento unico di programmazione (Dup) della nuova amministrazione guidata da Maria Ghimenton. Lega, Fratelli d’Italia e lista Pozzobon sindaco si sono astenute, riconoscendo alla giunta il tempo per conoscere la macchina comunale, ma chiedendo che le linee programmatiche si traducano presto in risultati verificabili. La discussione in commissione e in consiglio comunale ha permesso di passare al setaccio le priorità dell’amministrazione. A emergere, al di là delle singole osservazioni, è soprattutto il

dubbio sulla concretezza del documento e sulla capacità della nuova maggioranza di tradurre in un progetto organico le diverse sensibilità che l’hanno portata alla vittoria elettorale. “Il Dup è scritto anche con delle belle parole – ha osservato Mariagrazia Lizza (Pozzobon sindaco) –. Poi però bisogna arrivare anche ai fatti concreti”. La consigliera ha riconosciuto alcuni indirizzi condivisibili, sottolineando tuttavia che bisognerà verificare che le strategie annunciate trovino attuazione. Sulla stessa linea Roberta Garbuio (Fratelli d’Italia), che nel Dup vede “una nutrita cornice di intenti, ma poche azioni concrete, pochi

cronoprogrammi, pochi indicatori che ci permettono di valutare nel tempo l’operato dell’amministrazione”. La consigliera ha anche richiamato la “luna di miele” tra i gruppi di Ghimenton e Manente, apparentatisi al ballottaggio, lasciando intendere che la tenuta dell’intesa andrà verificata nel tempo. La sindaca ha respinto l’idea di una maggioranza ancora divisa in due componenti: “Non ci sono più due programmi: siamo un gruppo unico e anche molto coeso, andiamo molto d’accordo. Non è stato per nulla difficile trovare un accordo sulle linee programmatiche” • (l.s)

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CASTELFRANCO

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Salvatronda. Cinque camere, tecnologie assistive e percorsi graduali per sperimentare la vita quotidiana

La “Casa dei sogni” diventa realtà

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n sogno durato dieci anni, tra raccolte fondi, volontariato e solidarietà. Ora quel sogno ha una casa, nel cuore di Salvatronda. È stata inaugurata la Casa dei Sogni, il progetto dell’associazione “Teniamoci per Mano” nato per offrire alle persone con disabilità la possibilità di sperimentare l’autonomia, la vita quotidiana e, in prospettiva, una possibile indipendenza abitativa. Un progetto nato da un piccolo gruppo di persone e cresciuto grazie al sostegno dell’intera comunità. A dare il via due fratelli, con la donazione della somma necessaria per acquistare l’immobile. Poi sono arrivati imprese, professionisti, associazioni, volontari e cittadini, fino a raccogliere circa 750 mila euro. “Il sogno è diventato casa – racconta la presidente Stefania Baldin –. È il risultato di un’intera comunità che ha scelto di credere nel nostro sogno e di costruirlo insieme a noi”. E pensando alle famiglie aggiunge: “A quei genitori che ci dicevano: dopo di noi chi ci sarà? Noi oggi possiamo dire: eccoci, ci siamo”. La Casa dei Sogni non vuole essere una struttura assistenziale tradizionale, ma una casa dove imparare o mantenere abitudini e competenze della vita quotidiana. La posizione, nel centro di Salvatronda e vicino a negozi, farmacia,

parrocchia e fermata dell’autobus, è stata scelta per permettere a chi la abiterà di vivere il paese e sperimentare gradualmente una maggiore autonomia. I 260 metri quadrati dell’edificio, distribuiti su due piani, comprendono cinque camere, due cucine e cinque bagni, oltre ad ascensore, terrazza, pergola bioclimatica e un orto rialzato accessibile. La struttura dispone di tecnologie assistive che possono accompagnare i percorsi di vita indipendente e, quando necessario, consentire anche il monitoraggio a distanza, offrendo maggiore tranquillità alle famiglie. Il percorso sarà

graduale. Nella prima fase sono previste attività di socialità e occasioni per familiarizzare con la casa, quindi le prime esperienze nei fine settimana. Da qui si passerà progressivamente a soggiorni più lunghi, con l’obiettivo di arrivare, per chi ne avrà la possibilità, a una permanenza stabile. Non si tratta quindi soltanto di trovare un luogo dove trascorrere qualche giorno, ma di costruire passo dopo passo le condizioni per una vita più autonoma. La casa potrà inoltre diventare un punto di riferimento anche per gli anziani soli. Sono previste occasioni di incontro e attività per contrastare la solitudine e favorire lo scambio tra generazioni, coinvolgendo anche i bambini della vicina scuola dell’infanzia. All’inaugurazione era presente anche l’assessore regionale ai Servizi sociali Paola Roma, che ha riconosciuto come “le politiche sociali del futuro devono essere capaci di accompagnare le persone lungo tutto il loro percorso di vita, sostenendo l’autonomia, le relazioni e la possibilità di vivere pienamente nella propria comunità”. Per la sindaca Maria Ghimenton, invece, “la Casa dei Sogni è la dimostrazione di una comunità che ha scelto di prendersi cura dei propri cittadini”. • Leonardo Sernagiotto

Undici anni e un grande debutto: Matilde danza lo “Schiaccianoci”

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undici anni si prepara a vivere un’esperienza che, per una giovane ballerina, ha un significato particolare: salire sul palco del Teatro della Regina di Cattolica per danzare “Lo Schiaccianoci” di Čajkovskij. È il prossimo traguardo di Matilde Vecchiato di Castelfranco, selezionata per partecipare al RAD ICARO Project della Royal Academy of Dance Italia. Matilde ha superato una selezione internazionale rivolta a giovani studenti di danza classica provenienti da diversi Paesi europei. Le audizioni non hanno valutato soltanto la preparazione tecnica, ma anche capacità di apprendimento, sensibilità musicale e qualità interpretative. Dal 27 dicembre al 5 gennaio Matilde sarà quindi impegnata in dieci giorni di lezioni e prove insieme agli altri danzatori selezionati, prima dello spettacolo in programma il 5 gennaio al Teatro della Regina. Un passaggio importante nel percorso iniziato a sei anni nella scuola di danza Cinderella di Castelfranco,

sotto la guida di Nicola Kennedy. È stata proprio l’insegnante a incoraggiarla a partecipare alle audizioni, riconoscendone le qualità artistiche e la sensibilità musicale. Per Matilde, la selezione rappresenta così la possibilità di mettere alla prova il lavoro fatto negli anni e confrontarsi con altri giovani danzatori e professionisti della danza. Alla danza classica affianca inoltre la musica: da settembre frequenta la sezione musicale della scuola secondaria di primo grado di Treville, dove studia violino. Il progetto sarà curato dal maître de ballet Michele Vegis, già nel corpo di ballo del Teatro alla Scala e poi maître de ballet di Roberto Bolle & Friends. Con lui lavoreranno Renata Justino e Cristina Zatti, entrambe esaminatrici della Royal Academy of Dance London. Le coreografie riprenderanno quelle originali di Marius Petipa, adattate per il progetto. • (l.s.)

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La competizione. Vince la terza edizione dell’appuntamento del centro Sartor

DAL CAMMINO DI SANTIAGO ALLA CARBONARA: GRAZIELLA FONTANA È MISS NONNA 2026 A 78 anni ha affrontato per la prima volta una passerella, conquistando il titolo di Miss Nonna. Graziella Fontana, originaria di Sospirolo e oggi ospite del Centro Servizi “A. Brandalise” di Feltre, è la vincitrice della terza edizione di “Miss Nonna – Una Vita Vissuta con Amore”, la manifestazione organizzata dal Centro Servizi alla Persona “D. Sartor” di Castelfranco per mettere al centro le storie, le passioni e la voglia di vivere delle donne ospiti delle strutture per anziani. Solare, vulcanica, espansiva: Graziella è una donna che difficilmente passa inosservata. A raccontarla sono soprattutto le esperienze che ha accumulato nel corso della vita, a cominciare da quella che ancora oggi ricorda con

maggiore affetto: il Cammino di Santiago, percorso quando era più giovane. Un’avventura che continua a tornare nei suoi racconti e che rappresenta anche il simbolo di una passione per il cammino che non è venuta meno. “Mi piacerebbe camminare ancora, ma non posso per via del respiro” ha raccontato. Un’altra grande passione è la cucina, a partire dai piatti della tradizione. “Mi piace la polenta e schiz” ha spiegato Graziella, che in struttura ha continuato a cimentarsi ai fornelli, arrivando anche a preparare una carbonara insieme agli altri ospiti. A completare il ritratto ci sono poi la famiglia, con due nipoti e un pronipote, e una personalità decisa che, anche durante la manifestazione, le ha permesso di conquistare il pubblico

e la giuria. “È la prima volta che sfilo” ha raccontato dopo la proclamazione, ammettendo di essere sorpresa per la vittoria. Al suo fianco, sul palco, sono salite altre 19 partecipanti, provenienti dal Sartor e da altre strutture per anziani

del territorio. Le fasce di damigella d’onore sono andate a Teresa Bernardi, 82 anni, di Riese Pio X, e a Giovanna Pagliughi, 83 anni, originaria di Asola, nel Mantovano, entrambe ospiti del Sartor. Ma la passerella non è stata soltanto

quella delle nonne. Per un pomeriggio anche operatrici, infermiere e personale degli uffici del Sartor hanno lasciato da parte la divisa e il lavoro quotidiano per trasformarsi in modelle, indossando gli abiti dell’Atelier Milenka Puntel. “È la celebrazione della bellezza in ogni età della vita – ha sottolineato la direttrice Elisabetta Barbato –. Non soltanto una passerella, ma tanti sorrisi e tante storie di vita, raccontate in maniera semplice, genuina e gioiosa”. Un appuntamento che, giunto alla terza edizione, ha così allargato ulteriormente la partecipazione alle strutture del territorio, trasformando il concorso in un momento di incontro oltre i confini del Sartor. • Leonardo Sernagiotto

Da una lezione a una vita salvata: la storia di Marco

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na lezione a scuola può diventare l’inizio di una storia capace di salvare una vita. È quello che è successo a Marco, studente dell’istituto Rosselli di Castelfranco, che dopo aver ascoltato la testimonianza di un ex paziente ha scelto di iscriversi al Registro nazionale dei donatori di cellule staminali emopoietiche. Pochi mesi più tardi è arrivata la chiamata: era compatibile con un paziente che aveva bisogno di un trapianto e Marco ha detto sì. La storia è iniziata durante lo scorso anno scolastico, quando la sua classe quinta ha partecipato a un incontro organizzato da Adoces Treviso nell’ambito del progetto “Il dono entra in classe”, che da 15 anni porta nelle scuole superiori della provincia informazioni sulla donazione. A raccontare la propria esperienza c’era Alberto Torresan, volontario dell’associazione, guarito dal mieloma multiplo grazie a un trapianto

di cellule staminali emopoietiche ricevute da una donatrice volontaria argentina. Le sue parole hanno colpito Marco, che ha deciso di iscriversi all’IBMDR, il Registro nazionale italiano che raccoglie i dati dei potenziali donatori e permette di cercare una compatibilità per i pazienti che non possono trovare un donatore all’interno della famiglia. “Mi sono chiesto se anch’io un giorno avrei potuto rappresentare l’ancora di salvezza di qualcuno” ha raccontato Marco. Non pensava però che quel momento sarebbe arrivato così presto. “Quando mi è stata comunicata la compatibilità per donare, la mia convinzione è diventata ancora più forte: non si trattava più solo di un’ipotesi, c’era realmente qualcuno che stava aspettando il mio sì”. La donazione è avvenuta attraverso un prelievo di sangue, più prolungato rispetto a quello ordinario. Un’esperienza che Marco descrive come

molto semplice rispetto al valore del gesto: “Una fatica assolutamente irrisoria, se si pensa che il risultato potrà essere il ritorno alla vita di un’altra persona”. il suo gesto è stato celebrato proprio al Rosselli all’inizio dell’anno scolastico, con una piccola cerimonia organizzata insieme ad Adoces durante la consegna dei diplomi e la premiazione degli studenti coinvolti nei progetti dell’istituto. “Siamo orgogliosi di Marco, ma anche di tutti i ragazzi che negli anni hanno accolto l’invito a diventare donatori – commenta la presidente di Adoces Treviso Alice Vendramin Bandiera –. I giovani sono i custodi del dono e rappresentano la speranza di guarigione per tanti malati, anche bambini”. Il progetto “Il dono entra in classe” proseguirà anche nel nuovo anno scolastico. • (l.s.)

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L’edizione. Rimossa la barriera architettonica all’ingresso di Parco Bolasco

La Passeggiata del Giorgione sempre più inclusiva e partecipata

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a Passeggiata del Giorgione lascia in eredità anche un Parco Bolasco più accessibile. Per la 46esima edizione della storica manifestazione della Pro Loco, il percorso di 3 chilometri è entrato nel “central park” di Castelfranco passando dall’accesso di via Ospedale. Un percorso reso privo di barriere architettoniche grazie alla sistemazione del fondo a fianco della Barchessa degli Strepiti realizzata dal Comune nei giorni precedenti all’evento. Un intervento nato per consentire il passaggio delle carrozzine durante la Passeggiata, ma destinato a rimanere a disposizione della città. Per l’occasione sono state 3.500 le persone che hanno partecipato alla manifestazione organizzata dalla Pro Loco, andando oltre le attese e facendo segnare il dato più alto delle ultime edizioni. La partenza è scattata alle 9 da corso XXIX Aprile, con i partecipanti distribuiti sui quattro percorsi: 19, 12, 7 e 3 chilometri. Proprio quest’ultimo, gratuito e accessibile a tutti, ha attraversato il parco di Villa Bolasco,

permettendo di partecipare anche a persone con disabilità. La Passeggiata si conferma così un appuntamento capace di coinvolgere generazioni diverse. Tra i gruppi più numerosi premiati al termine della mattinata ci sono stati quelli della scuola di Santa Maria della Pieve, dei Genitori di Treville, di Animare Resana e di Borgo Padova. Ma, come sottolinea la presidente della Pro Loco Barbara Grassi, la partecipazione delle scuole è stata più ampia: “Praticamente tutte le scuole di Castelfranco sono state presenti con studenti, genitori e docenti. Ci fa molto piacere perché vuol dire che la Passeggiata del Giorgione è diventata ormai il primo momento di socializzazione dopo che è suonata la campanella del nuovo anno scolastico”. Un appuntamento cittadino che si regge però su una macchina organizzativa altrettanto ampia. Sono stati circa 200 i volontari impegnati tra percorso, punti ristoro, partenza e arrivo, con il coinvolgimento di associazioni e realtà del territorio. Tra queste gli

Mercatini di Natale, il Comune mette a disposizione le casette

C Alpini, il Centro Atlantis, Vita e Lavoro, Avis, Iridee, i volontari di San Giorgio e gli scout. Il Centro Atlantis ha inoltre partecipato con ragazzi e famiglie, mentre gli ospiti del Centro Servizi alla Persona Domenico Sartor hanno percorso i tre chilometri accompagnati da familiari e volontari. “Un doveroso grazie a tutti i 200 volontari, senza i quali la Passeggiata non si potrebbe fare” aggiunge Grassi. • Leonardo Sernagiotto

astelfranco Veneto si prepara a vivere la magia delle feste con “Natale sotto le mura 2026/2027”. Il Comune mette a disposizione alcune casette per gli operatori interessati a partecipare al Mercatino di Natale, in programma dal 21 novembre 2026 al 10 gennaio 2027 nei giardini prospicienti le mura del Castello. L’iniziativa punta a valorizzare il centro storico durante il periodo natalizio, offrendo a cittadini e visitatori un’occasione per immergersi nell’atmosfera delle feste tra prodotti, creazioni artigianali e proposte enogastronomiche. Le casette potranno essere destinate a diverse attività: commercio, artigianato, vendita di prodotti alimentari e somministrazione di alimenti e bevande. Sono previste due aree distinte, dedicate rispettivamente

al Mercatino di Natale e al Mercatino di Babbo Natale, per organizzare l’offerta e rendere ancora più caratteristico il percorso tra gli stand. L’avviso è rivolto agli operatori interessati a prendere parte alla manifestazione e a contribuire all’animazione natalizia della città, in uno scenario suggestivo come quello dei giardini ai piedi delle mura castellane. Per presentare la domanda c’è tempo fino alle ore 12 di lunedì 19 ottobre. Gli interessati sono invitati a consultare le informazioni pubblicate dal Comune di Castelfranco Veneto per conoscere le modalità di partecipazione, i requisiti richiesti e la documentazione necessaria. • (r.c.)

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CASTELFRANCO

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Il Palio. Le scenografie distrutte a maggio non hanno fermato la manifestazione

Salvarosa trionfa alla sfida Castel d’Amore

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a vittoria di Salvarosa chiude un Palio che, per spettacoli e partecipazione, è tornato ai fasti del passato. Oltre 6 mila persone hanno animato la giornata finale, tra il corteo storico con circa 800 rievocatori e figuranti, la sfida del Castel d’Amore e gli spettacoli che hanno riportato il pubblico in piazza Giorgione e tra le vie del castello. Un risultato ancora più

significativo dopo l’incendio di maggio, che aveva distrutto scenografie e materiali mettendo a rischio lo stesso trentennale della manifestazione. A conquistare il drappo è stata la squdra rosanera del “Selva Ellerosa”, che ha superato in finale Vallà e Quartiere Verdi. Per Salvarosa si tratta della quarta vittoria nella storia del Castel d’Amore, dopo

quelle del 1997, 2010 e 2013. Una squadra giovanissima, composta da amici che si conoscono da sempre e che hanno partecipato per la prima volta al Palio: Luca Morello (capitano), Alessandro Bortolazzo, Damiano Beltrame, Giovanni Ongarato, Matteo Visentin, Alessandro Caon e Tommaso Oliosi, con la damigella Francesca Bianco. “Avevamo poche aspettative, ma tanta voglia di divertirci – raccontano –. Dopo aver vinto la nostra batteria, ci siamo caricati con il pubblico e in finale abbiamo dato tutto”. La quarta vittoria è stata dedicata a Mario Bortignon, detto Tote, ex allenatore del Selva Ellerosa, scomparso di recente. E per il prossimo anno c’è già un auspicio: “Vorremmo riformare la squadra anche per l’Antico Gioco del Pallone, seguendo le orme di figure come la sua”. Il successo di Salvarosa arriva al termine di due fine settimana ricchi di appuntamenti, il primo dei quali ha visto l’Antico Gioco del Pallone, vinto da Treville, e il Palio dei Cei, conquistato dai bambini di Viale Italia al termine delle quattro prove di abilità. Molto apprezzati anche gli spettacoli medievali del secondo fine settimana: “Le fiamme del destino”, a cura dei Cavalieri del Drago, e “Magae et Magiae”, dedicato al tema della magia e realizzato con il coinvolgimento di diverse associazioni sugli spalti.

“È stata un’edizione strepitosa – commenta Gianmaria Pizzolato, presidente dell’associazione Palio –. La giornata finale è stata da ricordare: nove borghi hanno rimesso in piedi un Castel d’Amore che ha riempito la piazza, preceduto da un corteo storico con circa 800 rievocatori e figuranti. Siamo riusciti a riportare in piazza il pubblico di una volta”. Un risultato che ha soddisfatto anche l’amministrazione. “Quest’anno è stato molto particolare, ma siete riusciti

a celebrare questo trentennale in modo grandioso – ha sottolineato la sindaca Maria Ghimenton –. Avete fatto una cosa straordinaria per tutta la città”. Archiviata l’edizione del trentennale, l’associazione guarda già al futuro, tra il recupero delle scenografie distrutte dall’incendio e l’ipotesi di allargare il Castel d’Amore ad altri borghi. • Leonardo Sernagiotto

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Turismo in Veneto: il successo della Marca Trevigiana

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l Veneto si conferma saldamente al primo posto in Italia per presenze turistiche, trainato da mete di fama internazionale come Venezia e Verona che da anni dominano il podio globale. Tuttavia, a farsi apprezzare sempre di più è anche il territorio della Marca Trevigiana, una vera e propria gemma capace di attrarre visitatori orientati all’alta qualità e a un’offerta d’élite, lontana dai flussi del turismo di massa più frenetico e standardizzato. Secondo i dati dell’osservatorio turistico della Regione Veneto, su un totale complessivo di circa 74 milioni di presenze registrate a livello regionale, la Marca ne ospita stabilmente circa due milioni. Nonostante i soggiorni siano prevalentemente brevi, con una media che si attesta attorno alle due notti, i visitatori si distinguono per un profilo ben preciso: sono turisti altospendenti, attenti alle esperienze enogastronomiche, culturali e paesaggistiche, e disposti a investire per un’offerta di alto livello. Tra le mete più gettonate spiccano borghi d’arte dal fascino senza tempo come Asolo, definito la città dei cento orizzonti, e l’intera zona collinare, in particolare l’area del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, oggi giustamente riconosciuta come patrimonio dell’umanità UNESCO. L’intero territorio trevigiano

mette a disposizione una rete ricettiva diffusa e capillare, in grado di coniugare la tradizione dell’accoglienza alberghiera con la forte ascesa delle strutture extra-alberghiere, come agriturismi di charme, bed and breakfast immersi nel verde e residenze storiche restaurate. Questa tipologia di ricezione risponde perfettamente alla crescente domanda di un turismo lento, esperienziale e a contatto diretto con la natura e i ritmi autentici della comunità locale. Questa significativa ondata turistica è un fenomeno che la DMO Marca Trevigiana intende cavalcare con grande attenzione strategica. L’obiettivo primario degli operatori e delle istituzioni locali è valorizzare le eccellenze del territorio senza però dimenticare i rischi potenziali legati all’eccessivo sfruttamento commerciale e alla necessità di una gestione rigorosamente sostenibile. La sfida dei prossimi anni sarà proprio quella di preservare l’equilibrio tra la crescita economica, la tutela del paesaggio e la qualità della vita dei residenti, confermando la Marca come modello virtuoso di ospitalità raffinata e consapevole nel panorama turistico nazionale e internazionale. • (r.t.)

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TERRITORIO

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Il servizio. Un’operazione all’insegna della continuità operativa e della valorizzazione del patrimonio locale

LA CAMERA DI COMMERCIO RINNOVA IL SUO LEGAME CON IL TERRITORIO D al 1° ottobre, la Camera di Commercio di Treviso - Belluno ha firmato un nuovo capitolo della sua storia istituzionale, trasferendo temporaneamente la Presidenza, la Direzione generale e gli uffici di staff dalla sede di Piazza Borsa a Palazzo dei Maestri, in via Isola di Mezzo, proprio accanto al Tempio di San Nicolò. Un cambio d’indirizzo che è molto più di una semplice logistica temporanea: è la testimonianza di come un’istituzione centenaria sappia muoversi con agilità nel presente, mantenendo saldo il legame con il tessuto produttivo ed economico del territorio. La priorità assoluta rimane la piena efficienza dei servizi offerti a cittadini e imprese. Come rassicura con fermezza il Presidente Francesco De Bettin: “Il trasloco di questi giorni è un impegno che la Camera si assume nei confronti dei collaboratori e delle imprese. Proprio per questo abbiamo voluto che anche questo secondo tra-

sferimento fosse organizzato in modo da non far pesare sull’economia del territorio nemmeno un giorno di minore efficacia ed efficienza”. Nulla cambia sul fronte dell’accessibilità: i numeri di telefono, gli indirizzi di posta elettronica e la PEC restano quelli di sempre, mentre la piattaforma digitale del sito camerale continuerà a garantire l’erogazione dei servizi essenziali online. “Una Camera di Commercio è prima di tutto un punto di riferimento, e un punto di riferimento non si sposta mai davvero, anche quando cambia sede” ricorda De Bettin. “Continueremo a essere accanto alle imprese del territorio promuovendo con la stessa proattività di sempre la nostra economia”. A fare da casa a questa fase di transizione è un immobile duecentesco restaurato con sensibilità dall’imprenditore Patrizio Bof, Presidente di InfiniteGroup. L’edificio, con i suoi affreschi e le sue decorazioni, si propone come sintesi

perfetta tra tradizione e innovazione. “Siamo molto felici di accogliere a Palazzo dei Maestri un’istituzione come la Camera di Commercio” esprime Bof. “L’immobile ha ospitato maestranze del medioevo e importanti autorità. Gli affreschi testimoniano il “saper fare” dei nostri territori: il luogo ideale per chi oggi rappresenta proprio le arti e i mestieri”. Mentre la sede operativa principale rimane attiva in via Pinelli e Curia Mercatorum trova ospitalità temporanea in Piazza delle Istituzioni presso Confartigianato, la Camera dimostra che l’innovazione affonda le sue radici nella memoria storica. Perché, come conclude il Presidente De Bettin: “La storia, quando è ben custodita, resta e resterà il terreno più solido su cui costruire l’innovazione”.

Imprevidente di CCIAA, Francesco De Bettin

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Leah con sua mamma Shanitah, Uganda.

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Leah può tornare a vedere, anche grazie al tuo testamento. Per migliaia di bambini, una cura è possibile, ma resta solo un’attesa. Leah è cieca a causa della cataratta e un intervento può restituirle la vista. Per operarla, però, serve una sala operatoria che oggi non c’è. Con una donazione nel tuo testamento a CBM Italia puoi contribuire a costruire gli spazi, fornire le attrezzature e creare le condizioni necessarie per rendere possibile l’intervento. Il tuo gesto può trasformare un’attesa in una cura concreta, e restituire la vista a tanti bambini come Leah nei Paesi del Sud del mondo.

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CULTURA

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Museo Casa Giorgione. Mostra aperta fino al 15 novembre, con appuntamenti speciali il 31 ottobre e 5 novembre

Gino Oliva e gli uomini nuovi: la rinascita della fotografia a Castelfranco nel 1955 C ’è tempo fino al 15 novembre per visitare al Museo Casa Giorgione “Fotografia italiana 1955. Gli uomini nuovi della fotografia e Gino Oliva a Castelfranco”, la mostra che riporta alla luce una stagione in cui la città seppe diventare un punto di riferimento per la fotografia italiana. E nelle prossime settimane non mancheranno le occasioni per approfondirne i protagonisti e le storie. Sabato 31 ottobre alle 16, alla Saletta Guidolin della Biblioteca Comunale, la curatrice Simona Guerra dialogherà con il poeta Francesco Permunian sull’universo poetico e visivo di Mario Giacomelli, uno dei protagonisti di quella stagione artistica. Al termine è prevista una visita guidata alla mostra condotta dalla stessa Guerra. Giovedì 5 novembre alle 20.30 sarà invece Giovanni Tonetto, laureando allo IUAV di Venezia, a presentare il lavoro di ricerca “Gino Oliva: l’archivio”, condividendo appunti, carteggi e documenti emersi dalla sua tesi di

laurea. Gli appuntamenti, gratuiti e aperti al pubblico, fanno parte della quarta edizione di “Mestiere fotografo”, organizzata dal Circolo Fotografico El Paveion in collaborazione con il Comune. La mostra, curata da Guerra, nasce dalla riscoperta delle mostre nazionali e del Premio di Fotografia Città di Castelfranco

Veneto del 1954 e 1955, ideati da Gino Oliva. Circa cento le opere esposte, in gran parte stampe vintage originali dell’epoca e molte inedite, con fotografie di autori come Fulvio Roiter, Paolo Monti, Gianni Berengo Gardin, Nino Migliori, Mario De Biasi, Piergiorgio Branzi e Alfredo Camisa. C’è anche un’attenzione particolare

alle fotografe, in un ambiente allora prevalentemente maschile, con opere di Ada Gazzaniga, Laura Martinelli Stroili, Lavinia Ruggieri e Maria Sartori. Tra i protagonisti c’è Mario Giacomelli, che proprio nel 1955, ancora agli inizi della sua attività, ricevette a Castelfranco il primo importante riconoscimento

nazionale. Paolo Monti lo definì “l’uomo nuovo della fotografia”. Una sezione è invece dedicata a Oliva fotografo e figura capace di costruire relazioni e portare in città idee, autori e linguaggi nuovi. Per la curatrice Guerra la mostra non è soltanto un viaggio nel passato. “In un periodo in cui assistiamo a un decadimento del valore della fotografia come espressione artistica, questa mostra ha molto da insegnarci”. Il ritorno alle stampe originali e alla camera oscura intercetta anche l’interesse delle nuove generazioni: “Ci sono tanti ragazzi, nati digitali, che vogliono capire come funzionava la camera oscura. C’è voglia di riavere qualcosa di fisico”. A completare il percorso sono documenti, cataloghi, corrispondenze e registri della giuria dell’epoca, insieme a materiali recuperati negli archivi e nelle collezioni private. • Leonardo Sernagiotto

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SPORT

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Verso il mondiale. Il 35enne ha dato una svolta radicale alla sua vita

Da Castelfranco alle Hawaii per sfidare i propri limiti: Marsilli strappa il pass per il mondiale Ironman

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km di nuoto, 180 in bicicletta e 42 di corsa. Una sola di queste sfide basterebbe a mettere a dura prova anche il fisico più allenato, eppure c’è chi è disposto ad affrontarle tutte e tre una dopo l’altra all’interno della stessa competizione. L’Ironman Challenge è questo: trasformare nuoto, ciclismo e corsa in un vero e proprio sport estremo. Uno sport che il 35enne Massimiliano Marsilli ha conosciuto solo dieci anni fa, ma nel quale ha già raggiunto i vertici internazionali, strappando il pass per il suo secondo Mondiale. “Da giovane ero appassionato di ciclismo, poi ho smesso per studiare all’estero”, spiega Marsilli. Ma dopo sette anni trascorsi tra banchi universitari e libri in Spagna, il richiamo dell’attività fisica è tornato a farsi sentire. “A 25 anni mi è venuta questa strana idea, ma prima di buttarmi ho dovuto

superare diverse sfide. La più difficile? Imparare a nuotare da adulto!”. In meno di dieci anni, il trevigiano ha raggiunto i vertici internazionali e nel 2022 è arrivata la prima qualificazione per i Mondiali, che ogni anno si svolgono a Kona, città natale di questo sport e secondo centro abitato delle isole Hawaii. In quell’occasione arrivò 268esimo su ben 5.276 partecipanti. Oggi, quattro anni dopo, è arrivata una nuova occasione di mettersi in gioco di fronte alla platea internazionale, stavolta nella categoria 70.3, dove tutte le distanze sono dimezzate. L’impegno, però, è solo in apparenza ridotto: resta infatti fondamentale una preparazione atletica estrema, alla quale Massimiliano dedica dalle 10 alle 25 ore a settimana. “Qualche piccolo sacrificio lo faccio, come svegliarmi presto la mattina, saltare qualche pausa pranzo o andare

a letto tardi la sera”: è l’unico modo per coniugare sport e vita quotidiana, soprattutto da quando è diventato papà di una splendida bambina. Messa da parte la carriera odontoiatrica, oggi lo sport è comunque protagonista della sua vita, poiché sta studiando per diventare allenatore della nazionale italiana di triathlon. “Il vantaggio è che posso essere l’allenatore di me stesso, ma per fortuna posso contare anche su alcune persone di fiducia che mi seguono”. Nonostante il salto di categoria, l’ambizione non è calata e, infatti, l’obiettivo per l’anno prossimo è piazzarsi nella Top10 della sua fascia d’età. “Già qualificarsi è una sfida, perché ci sono circa 3mila posti in palio a fronte di oltre 100mila atleti che praticano questa disciplina in tutto il mondo, ma questo non vuol dire che mi accontenterò di fare presenza”, promette

l’atleta trevigiano. Le sfide per raggiungere il Mondiale, infatti, non sono solo di natura sportiva: “Oltre all’iscrizione, che da sola costa circa mille euro, gli atleti devono pagarsi tutto, dal viaggio, compresa la spedizione dell’attrezzatura dall’altra parte del mondo, all’alloggio”, racconta, con un po’ di amaro in bocca, ma grato del sostegno economico di alcune aziende locali. Per certe passioni si è disposti a tutto e Massimiliano spera di mettersi in gioco ancora per molti anni: “Quando ho iniziato eravamo tutti tra i trenta e i quarant’anni, ma oggi puoi trovare in gara ragazzini di 18 anni e perfino 60/70enni, quindi spero di continuare a gareggiare finché mi reggono le gambe”. • Nicola Canella

Azzurra Ballan, doppio oro agli Europei

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ue volte sul gradino più alto del podio europeo. Azzurra Ballan, diciottenne di Castelfranco, ha conquistato il titolo juniores nella prova in linea ai Campionati europei di ciclismo su strada e ha poi contribuito al successo dell’Italia nella staffetta mista a cronometro. Due ori sulle strade della Slovenia che aggiungono un altro capitolo importante alla giovane carriera della ciclista castellana. Il primo è arrivato nella prova individuale del 4 ottobre, al termine di 66 chilometri di gara. Ballan ha saputo leggere la corsa, inserendosi nel gruppo di testa formato inizialmente da cinque atlete. Nel finale è rimasta con tre avversarie e le ha battute

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tutte allo sprint, precedendo la francese Morgane Lestrade e la tedesca Klara Dworatzek. Un successo costruito con intelligenza tattica e freddezza, che ha regalato all’Italia il primo oro della rassegna nella categoria juniores femminile. Qualche giorno dopo è arrivato anche il titolo nella staffetta mista. Insieme a Elisa Bianchi e Matilde Rossignoli, Azzurra ha completato il terzetto femminile che ha difeso e ampliato il vantaggio costruito nella prima frazione dai compagni Enrico Andrea Balliana, Patrik Pezzo Rosola e Brandon Fedrizzi. L’Italia ha chiuso in 1h07’22”, davanti a Polonia e Svizzera. Un doppio successo che assume un significato particolare anche per la fa-

miglia. Azzurra è infatti figlia di Alessandro Ballan, campione del mondo su strada a Varese nel settembre 2008, poco più di un mese dopo la sua nascita. Per Azzurra il prossimo passo sarà nel 2027, quando entrerà nella squadra sviluppo della AG Insurance-Soudal, formazione belga legata al World Tour. E proprio i risultati di Azzurra e quelli ottenuti nei mesi scorsi da Agata Campana, con quattro titoli internazionali tra Europei e Mondiali juniores, confermano Castelfranco come terra di talenti ciclistici al femminile. • (l.s.)

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Enrico Leo

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Segue da pag. 1

Lo schema “Stefanildo” resiste o si apre lo scontro? Le categorie economiche, le associazioni d’impresa e il tessuto artigianale e industriale del Veneto guardano ai prossimi mesi con apprensione, temendo che le difficoltà di bilancio possano tradursi in una stangata fiscale, con un occhio particolarmente vigile sul fronte dell’Irap. L’ipotesi, anche solo ventilata, di un ritocco verso l’alto dell’imposta regionale sulle attività produttive viene vista dal mondo economico come un colpo durissimo in una fase già estremamente complicata per la

competitività aziendale, capace di frenare investimenti e margini di crescita. Dall’altro lato, sul fronte delle entrate personali e della tassazione dei redditi, resta intoccabile un vero e proprio dogma della stagione politica regionale: il mantenimento dell’Irpef come un tabù assoluto. Sulla scorta dei mandati di Luca Zaia, che hanno fatto della difesa del potere d’acquisto dei cittadini e della non-maggior tassazione un vessillo identitario e politico inattaccabile, la

maggioranza si muove con i piedi di piombo, consapevole che toccare le leve fiscali dirette sui contribuenti significherebbe incrinare quel rapporto di fiducia costruito in lunghi anni di governo. Tuttavia, far quadrare i conti senza ricorrere a leve fiscali straordinarie in un momento in cui le risorse statali si riducono e i costi dei servizi sociosanitari ed educativi lievitano rappresenta un esercizio di bilancio al limite del funambolismo. È qui che si misurerà la vera

tenuta dello schema “Stefanildo”: la capacità cioè di mediare tra le esigenze di bilancio e le pressioni delle diverse anime della coalizione. Se da una parte la programmazione finanziaria dovrà dare risposte concrete a un tessuto produttivo che chiede stabilità e sgravi, dall’altra dovrà evitare fughe in avanti che scontentino i territori o i partiti alleati. La sfida è aperta: il bilancio non sarà solo un atto contabile, ma il terreno politico decisivo per misurare i futuri equilibri di potere in Veneto.

Sociale. Approvazione unanime in Consiglio regionale, riconosciuto il ruolo nella rete dei servizi socio sanitari

CAREGIVER, LA LEGGE METTE TUTTI D’ACCORDO STEFANI: “DAL VENETO SEGNALE DI CIVILTÀ” Soranzo: “Due su tre costretti U a lasciare il lavoro”. Luisetto: “Vicini na legge che ha trovato il consenso di tutto l’arco politico, maggioranza e opposizione insieme. Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato all’unanimità la proposta di legge “Disposizioni per il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno del Caregiver familiare quale persona che presta cura e assistenza alla persona cara”, d’iniziativa della vicepresidente della Commissione sanità e relatrice d’aula Chiara Luisetto (Partito Democratico), con il capogruppo di Lega-LV Riccardo Barbisan come correlatore, e del presidente della Regione Alberto Stefani. Un voto compatto, trasversale agli schieramenti, che consegna al Veneto una delle prime leggi organiche in Italia dedicate a questa figura. Il provvedimento disciplina il ruolo del caregiver familiare, cioè di chi si prende cura, volontariamente e a titolo gratuito, di una persona non autosufficiente o che necessita di assistenza di lunga durata. La legge lo integra nel sistema regionale dei servizi sociosanitari, riconoscendone la funzione sociale, con un’attenzione specifica ai giovani caregiver - per i quali vengono individuate esigenze particolari in ambito educativo, formativo, lavorativo e di benessere psicofisico - e ai caregiver over 65. Sono previste misure di informazione, formazione, affiancamento e supporto

psicologico, oltre a interventi di sollievo e alla valorizzazione delle competenze, anche trasversali, maturate nell’attività di cura, utili a favorire l’accesso o il reinserimento nel mondo del lavoro. Tra gli strumenti istituiti: un Tavolo permanente presso la Giunta regionale, la raccolta di buone pratiche, la Giornata regionale del caregiver fissata al 6 ottobre, linee guida regionali e un Fondo regionale caregiver. Esprime soddisfazione il presidente della Regione Alberto Stefani: “Il Veneto oggi ha scelto di prendersi cura di chi si prende cura. La legge approvata dal Consiglio regionale riconosce e valorizza il ruolo centrale di chi, tutti i giorni, segue una persona cara malata, con disabilità, non autosufficiente o che necessita di essere accudita per particolari necessità assistenziali. Abbiamo mantenuto la promessa: al caregiver familiare, che

sarà inserito nella rete dei servizi sociali e sanitari, è riconosciuto il valore sociale ed economico che rappresenta come risorsa per tutta la società”. Stefani sottolinea la portata della misura: “Ancora una volta il Veneto dimostra sensibilità e visione. La legge approvata è un importante segnale di civiltà, una nuova pietra miliare del percorso sociosanitario che mette al centro la persona e le relazioni umane. Riguarda più di 260.000 veneti per i quali l’attività del caregiver non è soltanto un impegno familiare, ma si configura come un prezioso e fondamentale tassello della rete di assistenza. Per questo deve contare sul giusto riconoscimento sociale nel sistema regionale integrato dei servizi e del Welfare”. Il presidente ricorda infine come l’iniziativa fosse nata fin dall’avvio della legislatura: “Nella prima seduta del Consiglio regionale di questa legislatura, durante il mio discorso di insediamento, avevo lanciato una proposta: approvare una legge di civiltà, lavorando insieme, maggioranza e opposizione. Con orgoglio oggi abbiamo raggiunto l’obiettivo. Ringrazio la giunta e tutti i Consiglieri, anche per l’impegno di questi mesi e il senso di responsabilità dimostrato. Di fronte a scelte come queste non ci possono essere divisioni politiche davanti all’interesse dei nostri cittadini”.

alle 600 mila persone finora sole”

D

opo il via libera unanime alla legge sul caregiver familiare, arrivano le reazioni dei consiglieri regionali che hanno seguito il provvedimento nelle commissioni. Per il presidente della Sesta commissione Enoch Soranzo (Fratelli d’Italia) il dato di partenza è la diffusione del fenomeno: “Parliamo di una realtà che tocca da vicino quasi il 16% della popolazione veneta, fatta in gran parte di donne, spesso anziani o giovanissimi”. Soranzo richiama le conseguenze sul lavoro: “Quasi due caregiver su tre sono costretti a lasciare o ridurre il lavoro, con ripercussioni pesanti sulla salute, sulla serenità familiare e sulla futura pensione”. Tra gli elementi della legge, il consigliere sottolinea l’ingresso del caregiver nella rete del welfare: “Il caregiver entra nella rete del welfare locale e concorre direttamente alla stesura e alla firma del Piano Assistenziale Individualizzato, affiancando e

integrando i servizi pubblici senza mai sostituirli”. Il tutto, ricorda, sostenuto da un Fondo regionale “finanziato con oltre 2,2 milioni di euro nel triennio”. Di segno complementare la lettura della prima firmataria, Chiara Luisetto (Pd), che punta sul percorso che ha portato al testo: “Questa legge nasce da un lungo percorso di ascolto e partecipazione che ha visto il coinvolgimento del Terzo settore, delle forze sindacali, delle associazioni e delle esperienze dirette dei cittadini”. La consigliera quantifica la platea coinvolta, “oltre 600 mila persone in Veneto, in maggioranza donne della cosiddetta generazione ‘sandwich’”, e guarda già oltre l’approvazione: “Non consideriamo questa legge un punto di arrivo, bensì l’assunzione di una responsabilità precisa. Ora siamo al lavoro affinché a queste risorse e a questi diritti corrispondano servizi accessibili e capillari su tutto il territorio”.


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Mobilità. L’assessore regionale Diego Ruzza fa il punto sulle principali questioni aperte, in arrivo nuovi treni

BIGLIETTO UNICO, AVANTI CON LA PIATTAFORMA IL REBUS DELL’ALTA VELOCITÀ FERMA A VICENZA A lta velocità, nuovi treni, biglietto unico ed edilizia sportiva: l’assessore regionale ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici Diego Ruzza fa il punto nella nostra redazione sui principali cantieri aperti sul fronte della mobilità veneta. Il nodo più delicato resta quello dell’Alta Velocità, bloccata all’altezza di Vicenza. “È un problema che riguarda tutta la regione. Ci stiamo lavorando molto, soprattutto con un confronto con Rfi, perché il problema è l’uscita da Vicenza”, spiega Ruzza. “È un grande lavoro di confronto e di raccordo anche con gli enti locali, con i sindaci e con le comunità di quel territorio, perché parliamo di un intervento estremamente importante: dobbiamo riuscire a capire qual è la scelta da fare e iniziare a lavorarci subito”. Diverso il quadro sulla tratta Brescia-Verona, già in fase avanzata: “È molto probabile che nel secondo semestre dell’anno prossimo avremo il primo treno ad alta capacità che va verso la Lombardia”. Un passaggio che

l’assessore considera strategico anche per il trasporto locale: “Dobbiamo riuscire a sbloccare la situazione perché dobbiamo efficientare la linea, e questo comporterebbe un’ulteriore eccellenza sia in termini di trasporto sia di puntualità: libereremo tutta quella parte di binari che servono per i regionali e per il cargo”. Proprio sulla puntualità del servizio regionale Ruzza rivendica un dato: “Abbiamo un livello di puntualità che supera il 94%: siamo tra le regioni considerate eccellenti”. Un risultato legato anche al rinnovo della flotta: è da poco entrato in servizio il primo dei nuovi treni a due piani sulla direttrice Bologna-Brennero, linea interessata da forti flussi turistici, pendolari e intermodali. L’investimento complessivo è di 112,1 milioni di euro, di cui 75,8 milioni finanziati da Infrastrutture Venete e 36,3 milioni da Trenitalia, nell’ambito di un contratto di servizio 2023-2031 dal valore complessivo di circa 250 milioni di euro. “Il rinnovo della flotta rappresenta un investimento importante sulla qualità del trasporto

ferroviario regionale e sulla mobilità”, commenta Ruzza. Entro il 2027 tutti i 14 collegamenti giornalieri tra Brennero, Alto Adige, Trentino, Veneto ed Emilia-Romagna saranno effettuati con i nuovi treni, più capienti, accessibili e a minor consumo energetico. Capitolo biglietto unico: “Stiamo lavorando anche al biglietto unico, un progetto su cui crediamo tantissimo insieme col presidente Stefani, perché è una riforma epocale”, racconta l’assessore. “Siamo stati velocissimi a recuperare i primi due milioni di euro per creare la nostra piattaforma per pagare il biglietto in un’unica modalità, che sia carta di credito, telefono, smartwatch o carta prepagata della Regione. Ma abbiamo appena approvato anche ulteriori 11 milioni di euro per l’ammodernamento di software, hardware, bigliettazione e validatori, a disposizione degli enti locali e delle aziende: 13 milioni per la prima fase, penso non sia mai successo prima”. Il bando scade il 4 dicembre, mentre la piattaforma unica regionale

sarà allestita nel 2027. Fra i lavori pubblici rientra anche l’edilizia sportiva: “Diamo un aiuto, la prima volta così importante negli ultimi anni, alle associazioni sportive e ai Comuni che sono spesso proprietari di impianti ma fanno fatica ad ammodernarli”, spiega Ruzza, citando anche l’abbattimento delle barriere architettoniche e la fruibilità per le discipline paralimpiche. Lo stanziamento 2025 è di 3 milioni

di euro, a cui si aggiungono 10 milioni già previsti per il biennio 2027-2028: “13 milioni in tutto, per fare almeno decine di interventi in cofinanziamento con la Regione, con tagli da 35 a 100 mila euro per interventi urgenti, soprattutto di ammodernamento igienico-sanitario e messa in sicurezza”. • Redazione Regione

BILANCIO, 60 MILIONI TRA SANITÀ E CASA: 41 MILIONI PER L’EDILIZIA SOSTENIBILE

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isco verde dalla giunta regionale alla nuova variazione di bilancio, una che manovra rende disponibili oltre 60 milioni di euro, utilizzando risorse statali ed europee già assegnate al Veneto per sanità, sociale, casa, trasporto pubblico e sviluppo del sistema produttivo. Lo stanziamento più consistente riguarda la casa: oltre 41 milioni di euro del PR FESR 2021-2027 per favorire l’accesso ad abitazioni sostenibili e a prezzi accessibili, con 11,7 milioni previsti nel 2027 e 30 milioni nel 2028. Per il sociale arrivano 6,6 milioni di risorse statali destinate alla videosorveglianza nelle strutture che ospitano anziani e persone con disabilità. Sul fronte sanitario, la variazione mette a disposizione oltre 11

milioni di euro nell’ambito del Pnrr: 5,27 milioni per le Case della Comunità e la presa in carico delle persone, 578 mila euro per le Centrali Operative Territoriali e la telemedicina, oltre 5,6 milioni per l’ammodernamento delle tecnologie digitali e delle grandi apparecchiature ospedaliere. Al trasporto pubblico locale vanno invece oltre 5,1 milioni di euro nel biennio 2027-2028 per il rinnovo delle flotte. Tra gli altri capitoli, 713 mila euro nel 2026 per la tutela del patrimonio boschivo e il contrasto al bostrico, 4 milioni di euro dalle sanzioni per violazione delle norme sul diritto al lavoro delle persone con disabilità, e 6,35 milioni trasferiti da Veneto Innovazione per il Fondo Veneto Competitività, il Fondo Veneto Patrimonializzazione

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e il Fondo Veneto Ricerca, Sviluppo e Innovazione. “Con questa variazione mettiamo a disposizione del Veneto oltre 60 milioni di euro di risorse statali ed europee, destinandole a interventi importanti nei settori della sanità, del sociale, della casa, dei trasporti e dello sviluppo economico”, sottolinea l’assessore Giacinti. “È un lavoro che richiede attenzione nella programmazione e capacità di intercettare e utilizzare nei tempi giusti le risorse disponibili. Dalle Case della Comunità alla telemedicina, dall’ammodernamento delle apparecchiature sanitarie alla sicurezza nelle strutture per anziani e persone con disabilità, fino al sostegno all’accesso alla casa e al rinnovo del trasporto pubblico: interveniamo su esigenze reali, utilizzando al meglio le risorse disponibili”.

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Il dibattito. Il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Regione interviene sul decreto scuola e sul futuro della politica veneta

BALDAN: “BURQA E NIQAB? DOVE SERVE IL VOLTO DEVE ESSERE RICONOSCIBILE” I l dibattito sul burqa e sul niqab torna al centro dell’attenzione in Veneto, tra le nuove disposizioni del governo sulla scuola e l’ipotesi di un regolamento comunale a San Donà di Piave per disciplinare l’accesso agli uffici pubblici quando il volto di una persona è completamente coperto. A intervenire sul tema ai nostri microfoni di Veneto24 è Matteo Baldan, consigliere regionale e vicecapogruppo di Fratelli d’Italia, che difende l’idea di una distinzione netta tra libertà personale e necessità di identificazione. «Penso che sia un regolamento che va nella giusta direzione», afferma Baldan parlando dell’iniziativa allo studio a San Donà di Piave. Il riferimento, spiega, è alla necessità di garantire il riconoscimento dell’identità quando questo sia previsto dalla legge o risulti indispensabile per l’accesso a determinati servizi. «Non è un approccio assolutamente ideologico, non è un approccio discriminatorio, è un approccio per confermare ciò che di fatto è già previsto dalla legge».

Il punto non riguarda quindi il semplice fatto di indossare un velo o un particolare abito per motivi religiosi o culturali, ma le situazioni nelle quali il volto deve necessariamente essere riconoscibile. «Dove è necessario e si ritiene opportuno, proprio per obblighi di legge, il riconoscimento del volto deve essere reso possibile. Va ovviamente verificato il volto, che deve corrispondere a chi fa richiesta di accesso al servizio attraverso il proprio documento o la propria identità». Una distinzione che viene posta anche rispetto alla libertà individuale. Il fatto che una donna scelga autonomamente di indossare il niqab, osserva Baldan, è una questione diversa rispetto all’eventuale necessità di scoprirsi il volto quando si entra in un luogo nel quale è richiesta l’identificazione. Il tema si intreccia con il provvedimento del governo sulla scuola, che ha riacceso il confronto anche sulla presenza degli studenti stranieri e sulle modalità di integrazione scolastica. Baldan respinge però l’idea che le nuove misure

Matteo Baldan

possano essere lette semplicemente come iniziative legate alla prossimità delle elezioni. Lo sguardo si sposta poi sulle prossime elezioni politiche e sulle possibili candidature di esponenti della politica regionale. L’ipotesi che alcuni consiglieri

o assessori possano lasciare il Veneto per approdare a Roma non sorprende Baldan. «È normalissimo, è una cosa che credo sia abbastanza naturale e capita ogni qualvolta ci sono le elezioni politiche», commenta. E aggiunge: «Chi è fresco, diciamo così, di preferenze, può

essere considerato un buon candidato». Un passaggio che porta direttamente al nuovo sistema elettorale e al ritorno delle preferenze, tema sul quale il confronto politico non è mancato. Baldan difende l’impianto della nuova legge: «Secondo me ne è uscita una legge elettorale equilibrata, dove esiste la preferenza e dove è presente anche il capolista che di fatto rappresenta il partito». Il valore delle preferenze, per il consigliere, è soprattutto nella possibilità di lasciare agli elettori una scelta diretta. «Danno possibilità a chi vota di scegliere in modo esplicito da chi farsi rappresentare», sottolinea. E proprio questa scelta, aggiunge, attribuisce una responsabilità ulteriore a chi viene eletto: «Chi viene votato ha un ulteriore peso di responsabilità verso i cittadini». Sul tema Baldan parla anche di «molta strumentalizzazione e molta disinformazione», contestando le critiche arrivate da chi ha scelto di non votare la nuova legge elettorale. • (R.R.)

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Fumetti per ragazzi. Apostolidis: “Vogliamo offrire ai giovani storie d’avventura con uno spessore culturale e una profondità di pensiero”

“NON È SEMPLICE ENTERTAINMENT, LA MITOLOGIA GRECA CI PARLA DI NOI” E manuele Apostolidis torna in libreria con un nuovo fumetto per ragazzi che continua il successo di Archeo Tales. Lo sceneggiatore veneto, nato a Schio ma da anni ormai “padovano”, ha infatti da poco pubblicato “Il mito di Narciso. Archeo Tales Vol. 2”, con la collaborazione scientifica di Francesco Bellu e con le splendide tavole di Rebecca Spagnesi. Ho approfittato dell’occasione per scambiare due

chiacchiere con Apostolidis che ormai è diventato un nome di riferimento nel mondo del fumetto per ragazzi, grazie a una serie di pubblicazioni di successo che riescono ad unire alla perfezione l’intrattenimento con l’aspetto più educativo della lettura. Come mai hai scelto proprio il mito di Narciso come punto di partenza per questa seconda avventura di Archeo Tales?

Il mito di Narciso era l’occasione perfetta per introdurre il tema di una società in cui l’apparire è diventato essenziale e in cui la perfezione sembra essere una condizione necessaria. I grandi temi del mito siano ancora attuali: nel mondo di Archeo Tales, che rispecchia da vicino il nostro, volevamo far riflettere su come l’ossessione per l’immagine possa diventare una forma di controllo, trasformando una figura classica come

prime armi con la lettura, che lo vivranno come una bellissima storia d’avventura pur non conoscendo ancora i miti o gli dèi greci; i lettori più grandi, invece, vi troveranno continui riferimenti a ciò che studiano a scuola e saranno stimolati (si spera) ad approfondire altri racconti. Questo fumetto nasce dal lavoro di tre autori. Come funziona il vostro lavoro di squadra? Il nostro è un lavoro di grande sinergia

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La copertina di “Il mito di Narciso”

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Narciso in un’icona moderna del culto dell’apparenza. Quanto vi interessa restare fedeli al mito originale e quanto, invece, vi divertite a “smontarlo”? Per noi era fondamentale ricostruire il mito per catturare l’attenzione dei giovani lettori. Archeo Tales non vuole essere una serie didascalica ma un’opera che stimola la curiosità, ritenendola il vero motore della conoscenza. A questo proposito, le schede scritte da Francesco Bellu - archeologo e consulente scientifico della serie - servono proprio a nutrire e approfondire questo interesse. Archeo Tales si rivolge a lettori molto giovani. Come si raccontano miti spesso complessi, violenti o ambigui ai bambini senza impoverirli? Credo sia importante offrire ai giovani storie d’avventura che mantengano uno spessore culturale e una reale profondità di pensiero. Non bisogna semplificarle troppo né renderle eccessivamente complicate. Le più grandi storie per l’infanzia possiedono diversi livelli di lettura che possono essere colti a età differenti: Archeo Tales è adatto ai bambini alle

Emanuele Apostolidis

in cui la narrazione e la parte grafica si intrecciano fin dalle prime fasi di sviluppo. È un processo corale in cui la costruzione del mondo fantasy e dei personaggi dialoga con la parte di scientifica gestita da Francesco Bellu. Anche il rapporto con la disegnatrice Rebecca è costante e presente fin dall’inizio perché non è facile dare vita e forma grafica a un mondo come quello di Archeo Tales, ma Rebecca ci è riuscita perfettamente. Sono davvero felice di aver lavorato con questo team creativo che, posso già anticiparlo, sarà lo stesso anche per il terzo volume. Narciso è un mito che può essere letto anche attraverso selfie, social network e culto dell’immagine. Quanto del presente avete voluto far entrare nel personaggio e nella storia? Moltissimo. Archeo Tales è ambientato in un mondo fantasy in cui l’archeologia è vietata: un universo in cui i Titani cercano di controllare la società attraverso la tecnologia. È un mondo molto simile al nostro, di cui riconosciamo tratti distintivi come telefonini e selfie, ma dove magia e scienza si uniscono per

liberare il passato. La nostra memoria storica non è un elemento statico, bensì l’unica fonte in grado di ridare equilibrio al tutto e aiutarci a costruire un futuro migliore. I miti greci sono perfetti per raccontare il nostro mondo perché nelle loro storie sono state anticipate incredibilmente tutte le grandi tematiche del mondo attuale. L’Odissea di Nolan è stata un evento epocale nel mondo del cinema, pensi che abbia cambiato il modo di raccontare o percepire la mitologia? Tra l’altro, ti è piaciuto il film? Il film di Nolan si rivolge a un tipo di pubblico diverso rispetto al nostro, tuttavia spero davvero che abbia contribuito a riportare al centro dell’attenzione la mitologia e l’intramontabile fascino dei miti greci. In ogni caso personalmente mi è piaciuto tantissimo, ma sono un fan di Nolan da sempre. Tu da sempre fai tantissime presentazioni e laboratori di fumetto con i bambini: come ti trovi con gli eventi dal vivo? C’è vita oltre al tablet e allo smartphone anche per i più piccoli? Assolutamente sì. Credo che i bambini abbiano la necessità di tornare a immaginare e a riscoprire la bellezza di perdersi all’interno di una storia e di un’avventura. Quando tengo i laboratori dal vivo, cerco di stimolarli attraverso oggetti e reperti archeologici per guidarli nell’immaginare il passato: vedere quanto questo approccio li affascini ogni volta è la prova che c’è ancora un grandissimo spazio per la fantasia. Credo inoltre che il fumetto ha bisogno di ritrovare i lettori partendo proprio dai più giovani che sono ancora molto affascinati dalle immagini e dal disegno. Bisogna però essere in grado di parlare con il loro linguaggio, cercare di affascinarli e stimolarli. In questo modo non c’è schermo che possa battere la magia delle storie e del disegno. • Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.


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Despar, Eurospar, Interspar. Prezzi più leggeri per la spesa di tutti i giorni

CON “PREZZI PIUMA” 2.000 PRODOTTI DIVENTANO PIÙ CONVENIENTI Prezzi monitorati e aggiornati periodicamente sul mercato: Despar Nord rafforza la propria strategia sulla convenienza, affiancando “Prezzi Piuma” all’ampia offerta dei prodotti a marchio

F

are la spesa, oggi, significa sempre più spesso fare attenzione al prezzo. Si confrontano le alternative, si valutano marche e formati, si controlla il totale alla cassa e si cerca di mantenere il carrello entro un budget prestabilito. In un contesto economico segnato dall’aumento del costo della vita e da una crescente attenzione delle famiglie alla gestione della spesa quotidiana, anche le abitudini di acquisto sono cambiate. È in questo scenario che Despar Nord ha introdotto “Prezzi Piuma”, un progetto che coinvolge 2.000 prodotti e segna un’evoluzione importante nella strategia di convenienza dell’azienda. L’obiettivo è chiaro: rendere più conveniente la spesa di tutti i giorni, andando oltre la tradizionale logica delle promozioni a tempo e lavorando in maniera strutturale sul posizionamento dei prezzi. La principale novità è proprio questa: per le referenze coinvolte, il cliente può trovare un prezzo conveniente in modo continuativo, senza dover aspettare il volantino o concentrare gli acquisti nel periodo in cui un determinato prodotto è in promozione. Ma “Prezzi Piuma” non è un intervento una tantum. Alla base del progetto c’è infatti un sistema dinamico di monitoraggio del mercato: Despar Nord effettuerà periodicamente rilevazioni dei prezzi praticati dai principali competitor e, sulla base dei risultati, potrà intervenire sul prezzo delle referenze coinvolte. Un meccanismo che permette di adattare nel tempo il posizionamento dei 2.000 prodotti, con l’obiettivo di mantenere costante l’attenzione alla convenienza anche al variare delle condizioni di mercato. È questo uno degli elementi più innovativi dell’iniziativa: la convenienza non viene definita una volta per tutte, ma verificata e aggiornata periodicamente. Un approccio che fa di “Prezzi Piuma” non una semplice iniziativa commer-

ciale, ma una vera e propria strategia di posizionamento, pensata per rendere la convenienza un elemento sempre più stabile e riconoscibile dell’esperienza di spesa. Il progetto nasce in un momento in cui il potere d’acquisto rimane un tema particolarmente attuale. Negli ultimi anni l’inflazione e i rincari hanno modificato le abitudini dei consumatori, rendendoli più attenti al rapporto tra prezzo e qualità e più consapevoli nelle proprie scelte. “Prezzi Piuma” si concentra per questo sui prodotti che più frequentemente finiscono nel carrello. Le 2.000 referenze sono state individuate tra quelle maggiormente acquistate dai clienti e all’interno delle categorie che incidono maggiormente sulla spesa quotidiana. Il paniere comprende numerosi prodotti di marca, conosciuti e apprezzati dai consumatori: l’obiettivo non è quindi semplicemente proporre prezzi più bassi, ma rendere più conveniente l’acquisto di prodotti che fanno già parte delle abitudini delle famiglie, mantenendo qualità e possibilità di scelta. Una strategia che si affianca a un altro importante strumento attraverso cui Despar Nord lavora da tempo per offrire qualità e convenienza a diverse fasce di spesa: i prodotti a marchio. Un assortimento ampio e trasversale, sviluppato per offrire ai clienti la possibilità di scegliere in base alle proprie esigenze, preferenze e disponibilità di spesa, senza rinunciare alla qualità. La proposta a marchio di Despar Nord comprende infatti soluzioni capaci di rispondere a bisogni molto diversi: dalle eccellenze gastronomiche della linea Despar Premium ai prodotti per la spesa quotidiana, fino a S-BUDGET, la linea primo prezzo dedicata a chi ricerca una convenienza ancora più marcata. A queste si affiancano linee sviluppate per rispondere a specifici stili di vita ed esigenze alimentari,

La spesa più leggera

Non aspettare l’offerta!

2000

Fino a prodotti ogni giorno convenienti ampliando ulteriormente le possibilità di scelta all’interno del punto vendita. “Prezzi Piuma” e prodotto a marchio rappresentano così due leve complementari di una stessa strategia di convenienza: da un lato rendere più convenienti 2.000 prodotti, monitorandone periodicamente – su base mensile - il posizionamento sul mercato; dall’altro offrire attraverso la private label un ventaglio di alternative capace di rispondere a disponibilità di spesa, preferenze ed esigenze alimentari differenti.

Per Despar Nord, infatti, convenienza e qualità non sono elementi alternativi. L’obiettivo è rendere la spesa accessibile a un pubblico il più ampio possibile, offrendo a ciascun cliente la libertà di trovare il proprio equilibrio tra prezzo, qualità, preferenze ed esigenze personali. Cambia così anche il modo di intendere la convenienza: non soltanto un’occasione legata a una promozione, ma un impegno continuativo sul prezzo, capace di accompagnare la spesa abituale e di evolvere insieme al mercato.

Il progetto è partito a settembre da alcuni punti vendita Interspar del Veneto e nel corso del mese sarà esteso anche ai punti vendita Despar ed Eurospar, arrivando così a coinvolgere l’intera rete di vendita diretta Despar Nord presente in regione. Un percorso che, insieme alla continua evoluzione dell’offerta a marchio Despar, rafforza una strategia di convenienza sempre più strutturata, con l’obiettivo di offrire qualità, scelta e accessibilità e rispondere alle diverse esigenze di chi ogni giorno fa la spesa.


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DESPAR

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Solidarietà. La spesa diventa un aiuto per le scuole grazie ai buoni raccolti dalle famiglie

STICKERMANIA E SCUOLAFACENDO: DA DESPAR LA SPESA SOSTIENE LE SCUOLE

È

iniziata con il ritorno a scuola anche la nuova edizione di Stickermania, la raccolta di figurine che ogni anno coinvolge bambini e famiglie nei punti vendita Despar, Eurospar e Interspar aderenti. Quest’anno, come già nelle precedenti edizioni, insieme alle figurine c’è anche un’occasione per dare un aiuto concreto alle scuole del territorio attraverso Scuolafacendo. Le due iniziative proseguiranno fino al 18 ottobre. Stickermania, una nuova avventura da collezionare Per Stickermania 2026 la storia riparte con “Il segreto dell’amuleto luminoso”. Protagonisti sono ancora Oskar e Bo, questa volta alle prese con un viaggio nella mitologia nordica, sulle tracce dei Vichinghi e di un misterioso amuleto. La collezione è composta da 200 figurine. Il meccanismo è legato alla spesa: ogni 10 euro di spesa effettuata nei punti vendita aderenti si riceverà a una bustina di figurine. Per completare più rapidamente l’album è possibile acquistare anche pacchetti aggiuntivi di colore blu al prezzo di 50 centesimi. Inoltre, ogni 10 euro di spesa e l’acquisto di due prodotti sponsor si riceverà una bustina aggiuntiva di colore verde. I prodotti coinvolti sono segnalati direttamente nei punti vendita. Ma la raccolta non si ferma all’album. Stickermania è anche un progetto educativo che, attraverso il gioco e la condivisione, porta con sé valori come il rispetto, l’inclusione e la valorizzazione delle differenze, rafforzati dal legame con Scuolafacendo, l’iniziativa di Despar a sostegno delle scuole del territorio. Scuolafacendo, i buoni diventano materiali per le scuole Ogni bustina di figurine Stickermania contiene

anche un Buono Scuolafacendo. Il cliente potrà consegnarlo direttamente alla scuola che desidera sostenere oppure caricarlo online, attraverso il sito del progetto o l’app dedicata. I buoni potranno essere raccolti e destinati agli istituti fino al 7 febbraio 2027. Per le scuole, i buoni rappresentano la possibilità di ottenere materiali e attrezzature utili alle attività quotidiane. Gli istituti aderenti potranno scegliere dal catalogo dell’iniziativa prodotti per la didattica, strumenti per l’inclusione, attrezzature per le attività motorie e dotazioni tecnologiche. L’iniziativa è rivolta alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado, pubbliche e paritarie, presenti nei territori in cui opera Despar Nord. Per partecipare è necessaria la registrazione al progetto. Nella scorsa edizione sono stati destinati oltre 460 mila euro in materiali e attrezzature a più di 2.000 scuole. Un risultato che racconta anche il valore di una partecipazione semplice e quotidiana: quella di famiglie e clienti che, attraverso la spesa, possono contribuire a rendere più ricchi e attrezzati gli spazi in cui ogni giorno bambini e ragazzi imparano, crescono e stanno insieme.

Dal 14 settembre al 18 ottobre 2026

ALBUM E FIGURINE DA COLLEZIONARE!!

Stickermania Tour in Veneto Gli appuntamenti nei punti vendita per scambiare le figurine

Scuole in movimento con il contest educativo “Diamoci una mossa!”

a raccolta Stickermania fa tappa anche nei punti vendita con alcuni appuntamenti dedicati allo scambio delle figurine. Durante i pomeriggi dello Stickermania Tour, bambini e famiglie potranno incontrarsi per scambiarsi le figurine e completare più facilmente la propria collezione. Ad accompagnare gli appuntamenti ci saranno una merenda con succhi di frutta e merendine per i più piccoli e alcuni gadget a marchio Stickermania, tra cui cappellini e palloncini.

orna, insieme a Scuolafacendo, il contest creativo “Diamoci una mossa!” realizzato in collaborazione con Le Buone Abitudini, il progetto educativo gratuito di Despar che nel 2026 festeggia vent’anni di attività al fianco delle scuole. Il tema scelto per questa edizione è il movimento, raccontato dagli studenti attraverso disegni e racconti non solo come attività sportiva, ma anche come gioco, esperienza quotidiana, espressione personale e occasione di incontro. Il contest è aperto alle scuole iscritte a Scuolafacendo, che potranno caricare gli elaborati delle classi entro il 15 novembre 2026. Ogni plesso che presenterà almeno un lavoro valido riceverà 100 Buoni Scuola. Per i dieci elaborati selezionati dalla giuria sono invece previsti 3.000 Buoni Scuola ciascuno, che potranno essere utilizzati per arricchire la dotazione didattica dell’istituto. Una giuria di esperti valuterà gli elaborati, considerando in particolare originalità, efficacia del messaggio educativo e capacità di raccontare il movimento come esperienza quotidiana, inclusiva e condivisa. Il regolamento completo è disponibile sul sito di Scuolafacendo, nella sezione dedicata al contest.

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Gli appuntamenti in Veneto: 3 OTTOBRE: Interspar di Rovigo (RO) - viale Porta Po, 85 4 OTTOBRE: Interspar di Castelfranco Veneto (TV) - via dei Carpani Interspar di Bassano del Grappa (VI) - via Capitelvecchio, 88 10 OTTOBRE: Eurospar di Schio (VI) - via Lago Trasimeno, 11 Interspar di Sarmeola di Rubano (PD) - via della Provvidenza, 1 18 OTTOBRE: Interspar di Albignasego (PD) - via Verga, 1

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on-line: www.lapiazzaweb.it •Rubriche •Salute

Vaccinazioni contro l’influenza al via con quasi 147 mila dosi

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a campagna antinfluenzale nella Marca Trevigiana comincia dalle persone che hanno più bisogno di protezione. Dal 5 ottobre l’Ulss 2 ha avviato le somministrazioni per la stagione 2026-2027, con un calendario che prevede una prima fase dedicata a bambini, ospiti delle strutture residenziali e pazienti assistiti in ospedale o a domicilio. Dal 19 ottobre l’offerta si allarga alla rete dei medici di famiglia, delle farmacie aderenti e degli ambulatori vaccinali. Per sostenere la campagna, l’azienda sanitaria ha ordinato 146.740 dosi, con la possibilità di aumentare la fornitura secondo le necessità. I vaccini saranno distribuiti tra medici di medicina gene-

rale, pediatri di libera scelta, strutture per anziani e persone non autosufficienti, ospedali e sedi del Dipartimento di Prevenzione. Una rete che punta a rendere la vaccinazione accessibile attraverso diversi punti di riferimento

sanitari. La partenza scaglionata dà precedenza ai contesti in cui si trovano persone più vulnerabili. Dal 5 ottobre sono coinvolti i pediatri per la vaccinazione dei bambini, le strutture residenziali, i pazienti

ricoverati al momento della dimissione e le persone seguite dall’Assistenza domiciliare integrata. Il passaggio successivo, fissato per lunedì 19 ottobre, consentirà di rivolgersi anche al proprio medico di famiglia o a una farmacia che partecipa alla campagna. Negli ambulatori del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica sarà invece necessaria la prenotazione, attraverso la pagina dedicata sul sito dell’Ulss 2. La vaccinazione è raccomandata e gratuita, in via prioritaria, per chi rischia maggiormente di sviluppare complicanze. Tra i destinatari rientrano le persone dai sessant’anni in su, chi convive con patologie croniche o altre condizioni di rischio e chi assiste persone fra-

gili o malate. L’offerta riguarda inoltre i lavoratori maggiormente esposti al contagio e quelli impegnati in servizi essenziali per la comunità. Per i più piccoli il riferimento è il pediatra, con particolare attenzione ai bambini sani tra sei mesi e sei anni e ai minori con malattie croniche per i quali il vaccino è indicato. Un ulteriore appuntamento sarà il Vax Day di sabato 7 novembre. Sedi e modalità di accesso saranno pubblicate nella pagina della campagna. L’Ulss 2 dispone anche di 5.100 dosi di anticorpo monoclonale contro il virus respiratorio sinciziale, nell’ambito della prevenzione delle infezioni respiratorie stagionali.

Ottobre Rosa, allo IOV prevenzione e cure a misura di donna

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a facciata dell’Istituto Oncologico Veneto si illumina di rosa per richiamare l’attenzione sulla salute delle donne. Un segnale che accompagna il mese dedicato alla sensibilizzazione sul tumore al seno e ribadisce il valore della prevenzione, dei controlli e di un’assistenza capace di rispondere ai diversi bisogni delle pazienti. Ogni anno lo IOV prende in carico circa 800 nuovi casi di tumore della mammella, oltre a circa 300 casi di patologie mammarie benigne, ed esegue più di 300 interventi di chirurgia ricostruttiva. In Veneto la copertura dello screening mammografico raggiunge il 66%, mentre la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi si attesta intorno al 91%, secondo il rapporto del Registro Tumori regionale del 2025. Risultati ai quali contribuiscono diagnosi precoce, terapie innovative e percorsi sempre più

personalizzati. La prevenzione guarda anche alle donne più giovani. Dalla collaborazione tra Regione, IOV e Azienda Zero è nato nel 2018 un progetto di screening senologico che tiene conto delle caratteristiche individuali. Il percorso comprende mammografia con tomosintesi, misurazione della densità mammaria e valutazione della familiarità. Questi elementi permettono di definire una sorveglianza commisurata al profilo di rischio, accompagnando le partecipanti verso lo screening consolidato. L’obiettivo è studiare un modello che utilizzi informazioni personali e diagnostiche per orientare i controlli. Quando emerge una patologia, la risposta passa attraverso la Breast Unit, il centro nel quale competenze diverse lavorano insieme. La collaborazione tra medici e infermieri delle varie specialità

consente di affrontare in modo coordinato diagnosi, trattamento e riabilitazione, considerando anche gli aspetti psicologici, ereditari ed estetici. Le équipe discutono collegialmente i singoli casi e pianificano le successive fasi dell’assistenza. Ogni paziente viene inserita in un percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale personalizzato, seguito da un case manager, figura di riferimento lungo il cammino di cura. Questo modello aiuta a collegare i diversi passaggi, dalla scelta del trattamento alle necessità che possono emergere dopo l’intervento. L’esperienza maturata ha reso lo IOV un punto centrale della rete regionale dei centri di senologia. L’attenzione alla persona comprende anche il rapporto con il proprio corpo. Il progetto “Non smettere di piacerti”, attivo dal 2009 grazie alla collabo-

razione tra il Servizio di Psicologia Ospedaliera e AVO Padova, sostiene le pazienti nei cambiamenti legati alle terapie. Il prestito gratuito di parrucche e i consigli per la cura dell’immagine affiancano il trattamento della malattia, dando spazio al benessere psicologico e alla qualità della vita. Ottobre Rosa rinnova così l’invito a non rimandare i controlli e a prendersi cura della propria salute. «La cura oncologica deve mettere sempre al centro la persona», sottolinea la direttrice generale dello IOV Patrizia Simionato. Un principio che si traduce nell’integrazione tra il lavoro della Breast Unit, l’assistenza dei professionisti e il sostegno al benessere psicologico delle pazienti. Per Simionato, la sensibilizzazione deve accompagnarsi all’attenzione alla qualità della vita e all’invito a non rimandare i controlli. (P.B.)

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30 Solidarietà. L’appello dell’azienda sanitaria: coppie, famiglie e persone singole possono offrire accoglienza

Una casa può cambiare una vita: l’Ulss 2 cerca famiglie per accogliere persone con fragilità psichiche

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l progetto finisce, l’affetto no. Si creano amicizie». Le parole di Enrica, residente a San Polo di Piave, raccontano il senso dello IESA, l’Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti promosso dall’Ulss 2. Da cinque anni apre la propria casa a persone con fragilità psichiche, coinvolgendo tutta la famiglia: «Accogliere nella nostra famiglia persone con fragilità psichica, perché potessero vivere la quotidianità insieme ai nostri tre figli, ci ha aiutato a crescere. I giovani che abbiamo ospitato sono diventati parte della nostra famiglia». Ora l’azienda sanitaria cerca nuove famiglie, coppie e persone singole disponibili ad accogliere adulti seguiti dai Servizi di Salute Mentale. L’appello è stato rilanciato durante la Settimana della Salute Mentale, con un cortometraggio presentato alla Sala dei Colori in Cittadella a Treviso. «Apri la tua porta, condividi la tua quotidianità» è il messaggio della campagna. Lo IESA prevede un’accoglienza temporanea, a tempo pieno o parziale, all’interno di famiglie volontarie selezionate, formate e accompagnate da un’équipe di professionisti. L’obiettivo è favorire autonomia, responsabilità e relazioni attraverso la vita di tutti i giorni: condividere una

casa significa offrire alla persona la possibilità di sentirsi parte di un contesto familiare e sociale. Le formule vanno dalla convivenza a periodi più brevi, fino ad alcuni giorni alla settimana. Gli ospiti sono adulti, sempre più spesso giovani, indicativamente tra i 18 e i 45 anni. Non esiste un unico modello di famiglia: possono candidarsi anche persone singole e, negli anni, hanno partecipato pure sacerdoti. Gli operatori seguono

ogni percorso con visite settimanali. Una volta al mese le famiglie si incontrano in un gruppo di auto-mutuo aiuto per condividere esperienze e difficoltà. Sono previsti un rimborso spese mensile, formazione continua e sostegno dell’équipe. Attivo nell’ex Ulss 9 dal 2002 e nell’attuale Ulss 2 dal 2023, il progetto ha coinvolto circa 50 famiglie e un centinaio di persone. Attualmente sono una decina i nuclei impegnati nell’accoglienza.

L’obiettivo è ampliare la rete, così da individuare gli abbinamenti più adatti alle esigenze di ciascuno. Dopo la pandemia trovare nuove disponibilità è diventato più difficile, anche per lo stigma che ancora circonda la salute mentale. «Accogliere significa aprire una porta, ma soprattutto creare uno spazio perché una persona possa ritrovare il proprio posto nel mondo», sottolinea Simona Sforzin, direttrice dei Servizi Socio-Sanitari dell’Ulss 2. «Lo IESA ci ricorda che la cura non è fatta soltanto di servizi e professionisti, ma anche di relazioni, quotidianità e comunità». Per Carola Tozzini, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale, la dimensione familiare cambia il modo in cui la persona si relaziona e si percepisce: «Non si sente più ai margini, ma parte di un contesto nel quale ha un ruolo e può essere protagonista». Enrica, che ospita ancora una giovane donna, conferma il valore dell’accompagnamento: «In questi anni non ho mai avuto paura, perché non mi sono mai sentita sola». E nella vita condivisa anche la fragilità passa in secondo piano: «Dentro una famiglia, a un certo punto non la vedi più: le dinamiche si intrecciano e diventano semplicemente vita insieme».

Il soccorso vola anche al buio: cinque anni e 776 missioni

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aggiungere una persona ferita anche dopo il tramonto, quando il terreno impedisce l’atterraggio e le squadre via terra faticano ad avvicinarsi. È il traguardo dell’elisoccorso notturno del Suem 118 di Treviso, che in cinque anni ha effettuato 776 interventi, ampliando progressivamente la propria capacità di affrontare le emergenze. Il bilancio comprende 392 soccorsi primari e 384 trasferimenti secondari, con una media di circa 160 missioni all’anno. Il percorso è cominciato con il primo volo del 29 settembre 2021. Allora l’elicottero poteva atterrare soltanto in punti conosciuti, censiti e illuminati, come i campi sportivi. Da quella prima fase il servizio si è sviluppato attraverso nuove autorizzazioni, tecnologie e formazione, fino a consentire interventi in scenari sempre più difficili.

La novità più recente risale al primo febbraio 2026: da quel momento l’equipaggio trevigiano può eseguire anche di notte operazioni speciali con il verricello e manovre di hovering, mantenendo cioè l’elicottero fermo in volo durante il recupero. Una possibilità preziosa sia in pianura sia in montagna, soprattutto dove non esistono spazi per posare il mezzo. Nei mesi successivi sono stati effettuati 15 interventi notturni in ambiente montano, recuperando persone ferite o rimaste bloccate in luoghi difficilmente accessibili. Tra le missioni più impegnative figura quella compiuta a maggio sulla Torre Grande delle Cinque Torri. Dopo il tramonto, alcuni alpinisti sospesi negli imbraghi sono stati raggiunti e recuperati con un’operazione che ha coinvolto

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equipaggio di volo, verricellista, tecnici del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico ed équipe sanitaria. Una situazione nella quale rapidità e precisione erano decisive. Alla base del servizio c’è l’integrazione tra Ulss 2 Marca trevigiana e Ulss 1 Dolomiti. Il coordinamento delle Centrali operative e il lavoro degli elicotteri “Leone” e “Falco” permettono di garantire una risposta nell’arco delle 24 ore, mettendo insieme competenze sanitarie, aeronautiche e tecniche. L’anniversario racconta dunque un’evoluzione concreta dell’assistenza: poter arrivare più vicino al paziente anche nel buio e negli ambienti impervi. Un risultato sostenuto da addestramento continuo, procedure condivise e collaborazione tra tutti i professionisti del soccorso.

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