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laPiazza di Castelfranco - giugno26

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Estate complicata a Castelfranco deviazioni obbligatorie per il ponte chiuso

La “Svolta a Nord” e il fragile patto di

Roma

La Lega vive settimane di profonda e sotterranea fibrillazione, e l’epicentro di questa scossa si trova, ancora una volta, in Veneto. L’esito del recente Consiglio federale di Roma, risoltosi con un congelamento delle nomine dei vicesegretari, ha plasticamente descritto lo stato di tesa tregua che attraversa via Bellerio. Quello che apparentemente si presenta come un rinvio tecnico, nei fatti nasconde un confronto serrato sul futuro identitario del partito, con il Veneto a fare da capofila di una richiesta chiara: rimettere i territori e i governatori al centro della cabina di regia.

Dal punto di vista della base e dei quadri veneti, il dibattito attuale va ben oltre la pura assegnazione delle poltrone. La trattativa reale si muove lungo l’asse tra il segretario federale Matteo Salvini e la figura più rappresentativa del leghismo veneto, Luca Zaia.

La prospettiva emersa nelle ultime ore non vede semplicemente l’ex Doge nel ruolo di vice, bensì come potenziale garante di una decisa “svolta a Nord” . Un assetto che sul piano dei pesi politici interni avrebbe lo scopo di blindare l’eredità e il controllo politico delle storiche roccaforti settentrionali.

Più poteri alle Regioni: la Cgil mette in guardia

servizi alle pag. 4-5

Genitori più vicini ai loro bambini ricoverati all’ospedale

Ca’ Foncello

GHIMENTON È

AUTONOMIA DIFFERENZIATA, CONFRONTO SERRATO, STEFANI: “RICHIESTE SACROSANTE”

E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA

• Nicola Stievano

l tempo scorre inesorabile: il 30 giugno 2026 non è più una data cerchiata in rosso sul calendario di amministratori e tecnici, ma una scadenza immediata che bussa alle porte dei nostri municipi e u ici. Anche per il Veneto questa non è una scadenza qualunque: è il momento della verità per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’ora in cui i progetti devono trasformarsi definitivamente in opere compiute, i cantieri devono chiudersi e la burocrazia deve lasciare spazio ai fatti.

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NUOVA

DI CASTELFRANCO VENETO

a pag. 21

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FACCIAMO IL PUNTO

E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA

Guardando i dati del monitoraggio territoriale, emerge un quadro di indiscutibile orgoglio per il nostro Nord-Est. Il Veneto si conferma locomotiva d’Italia anche nella capacità di spendere e realizzare. Nella nostra regione viene gestita una mole finanziaria monumentale da 14,3 miliardi di euro per 64.800 progetti complessivi: una transizione che ha già portato alta tecnologia negli ospedali, nuove strutture di cura e assistenza e un tasso di completamento dei cantieri comunali superiore alla media nazionale. Questi numeri ci dicono che la macchina amministrativa locale ha retto l’urto.

LA CITTÀ SVOLTA A SINISTRA

CON MARIA GHIMENTON

Maria Ghimenton è la nuova sindaca di Castelfranco Veneto. Avvocata impegnata nel mondo del volontariato, Ghimenton ha superato al ballottaggio lo sfidante del centrodestra Luca Pozzobon per appena 236 voti, ottenendo 7.407 preferenze contro le 7.171 dell’avversario. Si era presentata alle urne sostenuta da due liste civiche, Castelfranco Può e Castelfranco Civica, oltre che dal Partito Democratico, potendo contare anche sull’appoggio dei Verdi. Con la sua elezione il centrosinistra torna alla guida della città del Giorgione dopo trent’anni, dall’esperienza amministrativa di Bruno Marchetti con L’Ulivo. Determinante per la vittoria al secondo turno è stata la scelta dell’apparentamento con Daniele Manente, il candidato sindaco classificatosi terzo al primo turno. Un accordo che ha consentito alla coalizione guidata dal commercialista di entrare nella maggioranza consiliare, che sarà composta, oltre che da Ghimenton e Manente, da cinque consiglieri di Castelfranco Può e Partito Democratico, tre di Cambiamo Castelfranco e uno ciascuno per Castelfranco Civica, Avanti Castelfranco e Punto d’Incontro. L’opposizione sarà invece formata da due consiglieri per Fratelli d’Italia, Lega e lista Pozzobon, oltre allo stesso candidato sindaco. Restano escluse dal consiglio comunale le due liste civiche Onestà e Trasparenza e Nova Republica, così come – per la prima volta da quando si presenta alle elezioni comunali di Castelfranco – anche Forza Italia. Sul fronte delle preferenze, la lista più votata in assoluto è stata Avanti Castelfranco di Manente, unica a superare quota 2 mila voti, mentre Fratelli d’Italia si conferma il primo partito cittadino. Il podio dei consiglieri più votati è composto da Alessandro Boldo (Castelfranco Può, 357 preferenze), Claudio Beltramello (Pd, 338) e Guido Rizzo (Fdi, 316). Quelle del 2026 sono inoltre le elezioni comunali che hanno fatto registrare la più bassa a luenza nella storia della città. Al primo turno si è recato alle urne meno di un castellano su due: l’a luenza si è fermata al 49,32%, per poi calare ulteriormente al ballottaggio fino al 45,29%.

• Leonardo Sernagiotto

Il Centrosinistra torna alla guida cittadina dopo trent’anni con una vittoria per 236 voti

Laddove lo Stato centrale ha spesso mostrato fiatone e ritardi, stavolta il pragmatismo degli enti locali ha risposto positivamente. I sindaci e i tecnici dei piccoli comuni, spesso lasciati soli a combattere con la piattaforma ReGiS, hanno fatto i salti mortali, supportati negli ultimi mesi dalle task force di esperti per evitare il blocco delle autorizzazioni e dei cantieri e veder sfumare i generosi fondi messia disposizione. Ora è tempo di tirare le somme, di completare i cantieri e poi la rendicontazione. Tuttavia è necessaria una riflessione più profonda che vada oltre il 30 giugno e il 31 agosto, l’ultima data utile per la rendicontazione. La vera sfida, infatti, comincia il giorno dopo. Cosa ce ne faremo di queste

infrastrutture se non avremo le risorse umane per gestirla? Abbiamo costruito asili nido, ma avremo i fondi di bilancio corrente per assumere gli educatori? Stiamo digitalizzando la sanità e creando Case della Comunità, ma dove troveremo i medici e gli infermieri per riempirle, vista la crisi vocazionale del settore? A complicare ulteriormente il quadro, sul fronte sanitario, è lo stallo a livello nazionale sulla riforma della medicina territoriale che riguarda per l’appunto il ruolo dei medici di base nelle nuove Case della Comunità. Il PNRR è stato pensato come una straordinaria iniezione di capitale per le strutture, non per la spesa corrente. Il rischio concreto è di ritrovarsi con scatole tecnologiche bellissime, con edifici nuovi e all’avanguardia ma desolatamente vuoti. Il Veneto ha dimostrato di saper spendere e costruire rispettando quasi sempre tempi e procedure. Ora, però, la politica locale e nazionale deve pretendere una fase due, che va ben oltre il 2026: riforme strutturali e risorse correnti per far funzionare ciò che è stato realizzato, a partire dalla sanità, non certo questione di poco conto. Altrimenti, la più grande opportunità di questo quarto di nuovo secolo rischia di trasformarsi in un monumento all’e icienza edilizia, privo di un’anima sociale e non in sintonia con le necessità quotidiane.

Castelfranco

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PNRR/1. Restano però perplessità sulla capacità della nuova piazza di diventare un vero luogo di incontro

Piazza di Salvatronda, promossa a metà: bella e più sicura, ma manca la vita sociale

Una piazza più bella, ordinata e sicura, ma che secondo diversi residenti avrebbe potuto osare di più sul fronte della vivibilità e dell’aggregazione. A quasi due anni dall’inaugurazione della nuova piazza di Salvatronda, tra via Lovara e via Centro, è tempo di bilanci per un intervento che ha cambiato il volto del cuore della frazione. L’opera, finanziata nell’ambito del Pnrr – Missione 5 dedicata a inclusione e coesione sociale – è costata complessivamente circa 620 mila euro, di cui 130mila da bilancio comunale. Tra gli obiettivi dichiarati dalla scorsa amministrazione comunale vi erano la messa in sicurezza dell’incrocio e la riqualificazione del centro storico della frazione, con la valorizzazione di alcuni elementi identitari come il secolare bagolaro, il cippo gromatico di epoca romana, la chiesa di Francesco Maria Preti. Il risultato è una piazza rinnovata, caratterizzata da nuove pavimentazioni in porfido, illuminazione a led, percorsi pedonali più sicuri. Un intervento che, sotto il profilo estetico, raccoglie giudizi generalmente positivi. “Sicuramente adesso è molto più bella rispetto a prima” osserva una residente. “Soprattutto la

sistemazione dei marciapiedi davanti alla scuola primaria ha migliorato il decoro e la sicurezza della zona”.

Accanto agli apprezzamenti, però, emergono alcune riflessioni. In particolare, c’è chi ritiene che le risorse disponibili avrebbero potuto essere distribuite diversamente, privilegiando un’estensione maggiore dell’intervento.

“Forse si sarebbe potuto scegliere materiali meno costosi del porfido, che avrà bisogno di una manutenzione particolare, e utilizzare le risorse per sistemare un tratto più lungo, ad esempio includendo un tratto di via Pezze”.

L’impressione è che si sia realizzato un intervento molto curato, ma concentrato in uno spazio piuttosto limitato. L’aspetto che viene segnalato più spesso riguarda però la funzione sociale della piazza. Nel progetto la nuova area era stata pensata anche come luogo di incontro e aggregazione per la comunità. Secondo alcuni abitanti, tuttavia, mancano elementi di arredo urbano che potrebbero favorire una maggiore frequentazione dello spazio pubblico.

“La piazza è certamente più gradevole, ma, se

non fosse per lo spostamento di un bar, la vita sociale è rimasta sostanzialmente la stessa di prima” racconta un altro residente. “Non ci sono panchine o piccoli spazi dove fermarsi a sedere e chiacchierare”. Durante la fase progettuale aveva inoltre suscitato discussioni la scelta di ricavare alcuni nuovi posti auto dal parco della scuola. Oggi i parcheggi disponibili sono complessivamente 25, ma tra i residenti c’è chi ritiene che, nonostante la precedente organizzazione fosse più disordinata,

la disponibilità e ettiva di sosta non sia aumentata in modo significativo. Critiche che non mettono in discussione la qualità complessiva dell’intervento, ma che trasmettono l’impressione di un’occasione colta solo in parte: una piazza rinnovata, che può ancora crescere come vero luogo di incontro per la comunità di Salvatronda.

• Leonardo Sernagiotto

Ultimi cantieri verso il traguardo: avanzano Barchessa degli Strepiti e Casa Pastrello

Giugno 2026 era stato indicato come termine per il completamento delle opere finanziate dal Pnrr. A Castelfranco molti interventi sono già stati conclusi, dalla nuova scuola dell’infanzia “La tana del lupo” di via Enego al recupero di Casa Cattani per l’asilo notturno e i progetti di co-housing. Restano però due cantieri di particolare rilievo ancora in fase di ultimazione. Il primo riguarda il recupero della Barchessa degli Strepiti, edificio storico situato all’ingresso di Parco Bolasco. L’intervento, del valore di oltre 4 milioni di euro, è ormai alle battute finali per quanto riguarda le opere edilizie. La struttura

ospiterà la sede dell’Osservatorio Regionale per il Paesaggio, centro dedicato allo studio e alla valorizzazione del rapporto tra ambiente, benessere e comunità. Secondo quanto previsto dal progetto, gli oltre 1.200 metri quadrati del complesso dovrebbero accogliere sale per mostre, eventi e conferenze, aule per attività formative, u ici, aree di accoglienza e ristoro, un bookshop e spazi dedicati alla socialità. Il futuro utilizzo della struttura è stato uno dei temi a rontati anche durante la recente campagna elettorale. Procedono intanto i lavori all’ex Casa Pastrello, all’interno delle mura cittadine. Qui è prevista la realizzazione di una stazione di

posta, finanziata con un milione di euro di fondi Pnrr. La struttura o rirà servizi di accoglienza e supporto temporaneo a persone che si trovano in condizioni di grave fragilità o a rischio di emarginazione. L’obiettivo è garantire una risposta rapida alle situazioni di emergenza abitativa e sociale, fornendo un rifugio temporaneo e servizi di accompagnamento. Potrà accogliere, ad esempio, persone rimaste senza casa a causa di eventi improvvisi o donne costrette ad allontanarsi dalla propria abitazione per sfuggire a situazioni di violenza domestica.

• (L.S.)

VIA OSPEDALE, LA CICLABILE DEL PNRR CERCA IL SUO COMPLETAMENTO

Aquasi due anni dall’inaugurazione, il percorso ciclo-pedonale tra via Ospedale e l’accesso a Parco Bolasco continua a rappresentare una delle opere più significative realizzate in città con i fondi del Pnrr. Un intervento da 1,15 milioni di euro, finanziato per 950 mila euro attraverso le risorse europee della Missione Rigenerazione Urbana e per i restanti 200 mila euro dal Comune, che ha consentito di completare il

I cantieri sono

Acollegamento tra viale Italia e l’area dell’ospedale, oltre alla riorganizzazione del parcheggio pubblico a servizio del polo sanitario. L’opera, lunga circa 300 metri, ha migliorato l’accessibilità ciclopedonale a una zona strategica della città, creando una connessione più sicura tra i quartieri orientali, l’ospedale e il centro storico. Contestualmente è stato ampliato il parcheggio esistente, portando gli stalli complessivi a oltre cinquanta posti auto, con ulteriori

l motto di “edifici sicuri e funzionali come prerogativa importante per la formazione dei giovani, oggi e domani”, il presidente della Provincia di Treviso, Marco Donadel, annuncia il completamento dei cantieri finanziati con le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Palla in meta per la Provincia già dal 31 marzo scorso, come da cronoprogramma dei lavori, anche se sono in atto collaudi e ultime finiture. Molte le scuole del territorio che hanno beneficiato del potenziamento e della riqualificazione all’interno del patrimonio edilizio dell’ente. Terminata la palestra scolastica nel nuovo edificio dell’Istituto Casagrande di Pieve di Soligo (opera inaugurata lo scorso settembre con valore complessivo di 9.604.460 euro), il miglioramento sismico dell’Istituto Cerletti di Conegliano (3.443.000 euro), gli interventi di costruzione e accorpamento degli Istituti Pittoni-Galilei di Conegliano (9.558.602 euro, già terminati a gennaio), la nuova costruzione dell’Istituto Planck a Villorba (9.209.651 euro), arriva anche la realizzazione della nuova succursale Ca’ del

spazi riordinati nelle aree limitrofe. Un intervento che però, fin dalla fase progettuale, aveva suscitato le perplessità della Fiab Castellana. Critiche che l’associazione continua a ribadire anche oggi.

“La nostra osservazione principale riguardava l’organizzazione dello spazio e il fatto di presentare come rigenerazione urbana la trasformazione di un’area verde in parcheggio” spiega il presidente Francesco Serafino.

La Fiab ricorda infatti che l’area a ridosso dell’Avenale presenta una particolare fragilità idraulica e avrebbe richiesto una maggiore attenzione alla permeabilità del suolo e alla presenza del verde. Una vulnerabilità emersa durante le alluvioni del 2024, quando il nuovo parcheggio si era trasformato in un vero e proprio lago, non riuscendo ad assorbire e smaltire l’acqua in eccesso. C’è poi la questione degli spazi: realizzando una strada a due corsie, che termina in una strada senza sbocco, si è ridotto lo spazio riservato soprattutto ai pedoni, che spesso “invadono” la corsia ciclabile. “Avevamo evidenziato l’opportunità di creare una strada promiscua a priorità pedonale e ciclabile, compatibile con l’esiguo traffico previsto” commentano dalla Fiab. Nonostante le riserve, l’associazione

Galletto a Treviso (10.257.053 euro). Planck e Ca’ del Galletto saranno pronti ad accogliere, per l’inizio del nuovo anno scolastico a settembre di quest’anno, studentesse, studenti e docenti in aula. Il Ca’ del Galletto, succursale del Liceo Canova, è ora un edificio di tipo NZEB, ovvero completamente eco-sostenibile, a consumi zero, e potrà ospitare 400 studenti. I suoi tre piani comprendono locali adibiti ad aule, laboratori e palestra. Anche il nuovo edificio dell’Istituto Planck di Villorba è una struttura NZEB, ottimizzata dal punto di vista energetico, e mette a disposizione di tutta la comunità scolastica 19 nuove aule, 4 laboratori (Informatica, elettronica, fisica e chimica), un’aula magna, una sala audiovisivi e una biblioteca. “Il completamento dei cantieri PNRR - chiosa Donadel - conferma la capacità dell’Ente di rispettare le tempistiche e gli obiettivi previsti. Ma non ci fermiamo qui: si prosegue infatti con la programmazione dei nuovi interventi, previsti per l’estate.”

• (A.V.)

guarda ora soprattutto al futuro e alla possibilità di completare il percorso, che si interrompe di fronte al muretto dell’Avenale senza collegarsi ad altri itinerari. Proprio su questo punto Fiab aveva presentato un’osservazione nell’ambito del nuovo Piano generale del tra ico urbano. L’obiettivo è innanzitutto intervenire sull’incrocio in prossimità del ponte di via Regina Cornaro e realizzare

il collegamento con il percorso sterrato che costeggia il torrente Avenale, parallelo a via Ospedale. Un passaggio che permetterebbe di valorizzare pienamente un’infrastruttura importante per la mobilità sostenibile cittadina, superando alcune delle criticità che ne hanno accompagnato la nascita.

• Leonardo Sernagiotto

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Elezioni/1. Ghimenton vince il ballottaggio: tra le priorità frazioni, piazza e giovani

“ASCOLTO, UNITÀ E SUBITO AL LAVORO

PER IL CAMBIAMENTO DELLA CITTÀ”

Aseguito di una campagna fatta di ascolto, confronto e dialogo, Maria Ghimenton si trova a raccogliere la sfida più importante: guidare Castelfranco Veneto nei prossimi cinque anni. Avvocata penalista, impegnata da tempo nel volontariato e nel mondo dell’associazionismo cittadino, è la nuova sindaca della città del Giorgione dopo aver superato al ballottaggio Luca Pozzobon con 236 voti di vantaggio. Una vittoria arrivata al termine di una lunga corsa elettorale che l’ha vista costruire una coalizione capace di tenere insieme anime diverse: il Partito Democratico, due liste civiche e, tra il primo e il secondo turno, anche l’alleanza con Daniele Manente e la sua coalizione. Quando il risultato è diventato definitivo, nella sede elettorale di via Saviane l’emozione ha lasciato spazio ai festeggiamenti.

“È una vittoria emozionante fino all’ultimo – ha commentato a caldo Ghimenton –Tanti cittadini hanno voluto qualcosa

di nuovo per Castelfranco e speriamo di non deluderli. Ascolterò e accoglierò le richieste di tutti, anche di quelli che non ci hanno votato”.

Parole che riflettono il messaggio politico su cui ha costruito l’intera campagna elettorale. Fin dall’inizio, infatti, la candidata ha insistito sulla necessità di ricucire rapporti e favorire una maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni dell’amministrazione. Un approccio che, secondo la stessa Ghimenton, ha contribuito al risultato ottenuto nelle urne. Determinante si è rivelata la scelta dell’apparentamento con Daniele Manente, una novità assoluta nella storia politica recente di Castelfranco.

“Più che una strategia, l’ho ritenuto un ascolto del territorio e delle persone. Abbiamo ritenuto di dare spazio a forze che avevano ottenuto un riconoscimento importante nella prima fase delle elezioni e che proponevano qualcosa di innovativo per Castelfranco. Dopo

il primo turno ci siamo confrontati sui punti che ci accomunavano e ne abbiamo trovati molti. Da qui è nata la scelta di compiere un passo visibile di unità verso la città. Era importante che tutti ci sentissimo parte di un unico progetto di cambiamento”.

Nel giorno della vittoria non sono mancati i ringraziamenti alle persone che l’hanno accompagnata lungo il percorso. Il primo pensiero è andato alla famiglia e in particolare al marito, l’avvocato Diego Signor. “Dedico questa vittoria alle persone che mi sono state vicine, a mio marito in primis, che mi ha aiutato in tutto il percorso”. Ma Ghimenton ha voluto sottolineare soprattutto il ruolo della squadra che l’ha sostenuta durante la campagna elettorale: “Ho avuto persone veramente formidabili che sono state in grado di darmi supporto anche nei momenti più di icili”. Adesso la fase elettorale lascia spazio a quella amministrativa: Ghimenton assicura di voler mantenere il metodo

che ha caratterizzato il suo cammino fino a oggi, puntando sul dialogo sia con gli alleati sia con la minoranza. Un messaggio ribadito anche poche ore dopo l’elezione attraverso i social: “Castelfranco ha scelto. È una responsabilità enorme che porto con orgoglio. Questa vittoria dimostra che si può fare politica in modo diverso: che il civismo

ECCO IL NUOVO CONSIGLIO COMUNALE USCITO DALLE URNE

Dopo 16 anni alla guida della città, la Lega esce dalle urne fortemente ridimensionata. In consiglio comunale il Carroccio potrà contare su appena due seggi, uno in meno di Fratelli d’Italia, che, con le dimissioni del candidato Pozzobon, si ritrova con tre consiglieri, diventando la forza più rappresentata del centrodestra. A rendere ancora più particolare la composizione della nuova assemblea cittadina è l’apparentamento di due delle tre liste che sostenevano Daniele Manente con la coalizione vincente di Maria Ghimenton. Una scelta che permette all’ex candidato sindaco di contare su quattro consiglieri in maggioranza e due all’opposizione. Di fatto, i banchi della minoranza

si riducono da nove a sette seggi. Nel momento in cui scriviamo sono ancora in corso le trattative per la composizione della nuova giunta comunale. Le elezioni hanno però riportato tra i banchi del consiglio diversi volti già noti della precedente amministrazione. Per il centrosinistra siederanno in maggioranza gli ex consiglieri Alessandro Boldo e Serena Stangherlin per Castelfranco Può, Claudio Beltramello e Sebastiano Sartoretto per il Partito Democratico e Gianni Fiscon per Castelfranco Civica. Completano la squadra della sindaca Anna Bassani, Stefano Costa e Agnese Scalco, oltre ai dem Valentina Magrin, Teresa Spaliviero e Sandro Faleschini. Della coalizione di Manente entreranno

invece in consiglio, oltre allo stesso candidato sindaco, Andrea Beltrame, Graziella Andreatta e Alberto Genesin per Cambiamo Castelfranco, Cristian Antonello per Avanti Castelfranco e Ariana Didonè di Punto d’Incontro, che con i suoi

non è uno slogan ma un metodo, che si possono unire forze diverse intorno a obiettivi comuni per il bene di una città”. Poi l’indicazione delle priorità: ospedale, frazioni, piazza e giovani. “Adesso al lavoro. Lo chiede la città”.

• Leonardo Sernagiotto

quasi 26 anni sarà la più giovane consigliera. Tra i banchi dell’opposizione, Fratelli d’Italia schiera Guido Rizzo e Roberta Garbuio, rispettivamente ex consigliere comunale ed ex assessore, oltre a Roberto Pinto, che subentra a Grazia Azzolin. Quest’ultima, terza più votata della lista, si trovava infatti in una situazione di incompatibilità legata al ruolo di componente del cda di Alto Trevigiano Servizi. La Lega sarà invece rappresentata dall’ex vicesindaco Marica Galante e da Brian Pasquettin, mentre per la lista Pozzobon Sindaco prenderanno posto Diego Murarotto e Mariagrazia Lizza.

• (L.S.)

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le è presente anche a Castelfranco Veneto. Un nuovo presidio territoriale che rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita della banca e, soprattutto, una nuova occasione per costruire relazioni di fiducia con famiglie, imprese e comunità locali.

La filiale di via San Pio X è la numero 86 della rete territoriale di Bvr Banca Veneto Centrale e testimonia la volontà dell’Istituto di consolidare la propria

po del territorio attraverso una presenza concreta e quotidiana.

A guidare la nuova realtà è Roberta Piccolo, a ancata dai colleghi Alice Bordignon, Giulio Fanton e Mauro Tartaglia. Una squadra che ha raccolto con entusiasmo la sfida di portare nel territorio della Castellana i valori che da sempre caratterizzano il Credito Cooperativo: prossimità, competenza, responsabilità e attenzione alle relazioni.

Perché essere una banca cooperativa significa prima di tutto esserci: con professionalità, con ascolto e con la capacità di costruire rapporti duraturi nel tempo.

La nuova filiale di Castelfranco Veneto è pronta ad accogliere Soci, clienti e cittadini, mettendo a disposizione servizi, consulenza e competenze, ma soprattutto una presenza attenta alle esigenze delle persone e delle imprese del territorio.

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IN PRIMO PIANO

Elezioni/2. Pesa l’incompatibilità con il ruolo in Provincia di Treviso

Luca Pozzobon rinuncia al consiglio comunale dopo la sconfitta elettorale

Èstato il tecnico capace di rinsaldare un centrodestra che si stava disgregando, portandolo a un soffio dalla vittoria elettorale, mancata per soli 236 voti. Luca Pozzobon, 62 anni, tuttavia non siederà in consiglio comunale. Questo a causa dell’incompatibilità tra il suo ruolo di dirigente della Provincia di Treviso e la carica di consigliere comunale a Castelfranco, comune con più di 15mila abitanti, così come previsto dal decreto legislativo 39 del 2013. Alla vigilia del voto, Pozzobon aveva annunciato che, in caso di vittoria, avrebbe chiesto un’aspettativa non retribuita, potendo contare sull’indennità da sindaco. La carica di consigliere comunale, invece, prevede unicamente un gettone di presenza in consiglio. Pozzobon, per poter esercitare la carica di consigliere di opposizione, avrebbe quindi dovuto chiedere l’aspettativa e rinunciare al proprio stipendio. Da qui la decisione di dimettersi dal consiglio comunale, formalizzata pochi giorni dopo il ballottaggio. Successivamente, l’ex candidato del centrodestra ha spiegato i motivi della sua scelta, aggiungendo tuttavia di non voler venire meno all’impegno politico a supporto della sua lista e dell’intera coalizione di centrodestra. “Ho una famiglia e delle responsabilità. Credo che chiunque possa comprendere che rinunciare al proprio stipendio non sia una scelta sostenibile” osserva Pozzobon. La rinuncia al seggio, però, non coincide con un passo indietro dalla vita politica cittadina. Anzi, Pozzobon rivendica il percorso costruito durante la campagna elettorale e assicura la volontà di continuare a seguire da vicino l’attività amministrativa. “In questi mesi è nato qualcosa di importante: un gruppo di persone competenti, appassionate e profondamente legate a Castelfranco, che hanno condiviso idee, tempo ed energie per o rire alla città una nuova visione”. In consiglio comunale il gruppo “Luca Pozzobon Sindaco” sarà rappresentato da Mariagrazia Lizza e Diego Murarotto, con i quali l’ex candidato assicura un confronto costante per definire la linea politica e l’azione di opposizione alla nuova maggioranza, in raccordo anche con i partiti della coalizione. “Continuerò a seguire con attenzione la vita amministrativa della città e a dare il mio contributo al progetto che migliaia di cittadini hanno scelto e sostenuto con il loro voto”. Sui motivi della sconfitta elettorale, Pozzobon a erma

che l’apparentamento tra Manente e Ghimenton ha giocato un ruolo importante, così come le notizie sulla chiusura del punto nascite di Castelfranco e le vicende legate ai finanziamenti elettorali dell’ex sindaco Stefano Marcon. “Inoltre, alcuni elettori del centrodestra non sono andati a votare, anche se siamo comunque riusciti ad aumentare di oltre 700 voti rispetto al primo turno, cosa che invece non era accaduta sei anni fa, quando la coalizione di centrodestra registrò un calo”.

• Leonardo Sernagiotto

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2.500 euro alla primaria di San Floriano

Un contributo per investire nella didattica digitale e nelle nuove tecnologie a disposizione degli alunni. La scuola primaria San Floriano dell’Istituto Comprensivo 2 di Castelfranco è tra gli istituti premiati dal progetto “Digi e Lode” promosso dal Gruppo Hera, che ha assegnato alla scuola un finanziamento di 2.500 euro destinato a sostenere percorsi di innovazione e digitalizzazione. La consegna dell’assegno si è svolta a fine maggio direttamente nel plesso scolastico, alla presenza degli studenti, degli insegnanti e delle rappresentanti del comitato genitori. A rappresentare l’azienda c’era Filippo Boraso, responsabile customer operations di EstEnergy Gruppo Hera, realtà che sul territorio opera anche attraverso lo storico marchio Ascotrade. Per Castelfranco si tratta di un ulteriore riconoscimento ottenuto grazie all’iniziativa. Quella della San Floriano è infatti la quinta scuola cittadina a beneficiare del progetto negli ultimi anni. In precedenza avevano ricevuto il contributo anche le scuole primarie di Villarazzo e di Treville, la primaria paritaria Santa Maria della Pieve e la scuola secondaria di primo grado Giorgione-Treville. L’iniziativa è arrivata alla quinta edizione in Veneto e continua a coinvolgere numerosi istituti del territorio. Dal 2021 a oggi, nella sola provincia di Treviso, sono state finanziate 40 scuole per un importo complessivo di 100 mila euro. Risorse che gli istituti hanno potuto destinare all’acquisto di strumenti tecnologici, attrezzature e progetti legati all’innovazione didattica. Il meccanismo alla base del progetto collega le scelte digitali dei clienti Hera al sostegno delle scuole del territorio. Ogni volta che un utente attiva servizi come la bolletta online, utilizza l’app aziendale o aderisce alla piattaforma #genHerazioni, contribuisce a generare un punteggio che viene attribuito alle scuole del comune di residenza. Al termine di ogni quadrimestre, gli istituti che raccolgono il maggior numero di punti ricevono un contributo economico da reinvestire in progetti educativi e di digitalizzazione. L’iniziativa proseguirà anche nel prossimo anno scolastico.

• (L.S.)

Città di Castelfranco Veneto

Castelfranco guarda avanti: accordo AEEP-

GDF per l’accoglienza del personale

Una collaborazione strategica per favorire l’inserimento dei finanzieri trasferiti

e sostenere il presidio del territorio

Garantire un alloggio a chi ogni giorno opera per la tutela della legalità significa anche investire nella qualità della presenza dello Stato sul territorio. È questa la filosofia che ha guidato l’accordo sottoscritto tra l’Azienda per l’Edilizia Economica e Popolare (AEEP) e il Comando Provinciale della Guardia di Finanza, un’intesa che punta a fornire risposte concrete alle esigenze abitative del personale in servizio nella Marca Trevigiana. La convenzione, siglata lo scorso maggio nella sede municipale alla presenza del Commissario Straordinario Alessandro Sallusto, rappresenta un esempio di collaborazione tra istituzioni che guarda oltre l’aspetto puramente amministrativo. Al centro c’è infatti la volontà di creare condizioni favorevoli per i militari chiamati a svolgere attività di controllo economico-finanziario, contrasto all’evasione fiscale e tutela della col-

lettività.

A rendere operativo l’accordo sono stati il Direttore dell’AEEP, Cristiano Caputi, e il Comandante Provinciale delle Fiamme Gialle, Colonnello Daniele La Gioia. La prima misura prevista dall’accordo riguarda la concessione in locazione di un appartamento all’interno del complesso Canaletto, una realtà che già oggi ospita personale di enti pubblici, operatori del settore sanitario e studenti universitari. Il contratto avrà una durata di quattro anni, con possibilità di rinnovo per ulteriori due. L’iniziativa nasce da un dialogo avviato nei mesi scorsi tra la Compagnia della Guardia di Finanza di Castelfranco Veneto e l’azienda che gestisce il patrimonio abitativo pubblico locale. Un confronto che ha portato a individuare una soluzione concreta a una problematica sempre più attuale: la difficoltà di reperire alloggi adeguati per il personale

trasferito o assegnato a nuovi incarichi. L’accordo contiene infatti una prospettiva di più ampio respiro, prevedendo la possibilità di ampliare in futuro il numero delle unità abitative riservate ai militari, qualora le esigenze operative lo richiedessero. Una scelta che testimonia la volontà di costruire un rapporto stabile tra le istituzioni coinvolte e di sviluppare forme di collaborazione destinate a durare nel tempo.

La disponibilità di soluzioni abitative rappresenta un fattore spesso decisivo per garantire continuità e stabilità ai reparti territoriali. Consentire agli appartenenti alle Forze dell’Ordine di trovare con maggiore facilità una sistemazione significa favorire un inserimento più rapido nel contesto locale e assicurare una presenza costante sul territorio. Da questo punto di vista, l’intesa assu-

me anche un valore simbolico. In una fase storica in cui le amministrazioni pubbliche sono chiamate a ottimizzare risorse e servizi, la capacità di fare rete tra enti diversi diventa uno strumento strategico. Castelfranco Veneto sceglie così di puntare su una collaborazione concreta, che mette insieme patrimonio pubblico, esigenze organizzative e interesse collettivo.

L’accordo potrebbe inoltre rappresentare un modello replicabile in altri contesti, dimostrando come il tema della casa possa diventare parte integrante delle politiche di supporto alle istituzioni che operano quotidianamente per la sicurezza e la legalità. Un piccolo intervento sul piano logistico che, nelle intenzioni dei promotori, è destinato a produrre effetti ben più ampi sul rapporto tra territorio, comunità e presenza dello Stato.

Viabilità.

PONTE DI CA’ DUODO CHIUSO FINO AL 9 SETTEMBRE, DISAGI AL TRAFFICO PER TUTTA L’ESTATE

Estate di passione per il tra ico cittadino a Castelfranco. Sono entrati nel vivo i lavori di ra orzamento e consolidamento del ponte di Ca’ Duodo, all’angolo sud-orientale del castello, in prossimità dell’imbocco di Borgo Pieve. Dopo una prima fase, avviata il 18 maggio, caratterizzata dall’istituzione di un senso unico in direzione sud, dal 26 maggio il cantiere ha comportato la chiusura del tratto finale di corso XXIX Aprile, destinata a protrarsi fino al prossimo 9 settembre. Chi proviene da Borgo Pieve o Borgo Padova in direzione nord è quindi costretto a deviare lungo via Roma, con inevitabili ripercussioni sulla circolazione in una delle principali porte d’accesso al centro storico. La scelta di concentrare l’intervento nei mesi estivi, approfittando della chiusura delle scuole, è legata alla volontà di contenere il più possibile i disagi. Nonostante ciò, le modifiche alla viabilità sono destinate a farsi sentire per tutta l’estate. L’opera rientra nel pacchetto di interventi avviati

dal Comune dopo le alluvioni che hanno colpito il territorio nel 2024. Il ponte di Ca’ Duodo rappresenta infatti uno dei nodi più delicati del sistema idraulico cittadino, fungendo sia da punto di ingresso sia da punto di uscita, tramite un sifone, delle acque del torrente Avenale nel circuito delle fosse del castello. Oltre a migliorarne la resistenza in caso di nuove piene dell’Avenale, il progetto prevede opere strutturali per incrementare la capacità di carico della struttura, consentendo in futuro anche il passaggio delle corriere. Attualmente gli autobus sono costretti a percorsi alternativi, ma una volta completati i lavori potrà essere ripensato l’intero assetto del trasporto pubblico cittadino, anche in vista dell’attivazione del nuovo terminal bus in via di conclusione nell’area del parcheggio nord della stazione ferroviaria. L’intervento è finanziato in larga parte attraverso un contributo statale di 260 mila euro, assegnato nell’ambito delle misure straordinarie destinate ai comuni

colpiti dagli eventi alluvionali. Castelfranco ha ottenuto complessivamente oltre 1,2 milioni di euro da destinare a opere di sicurezza idraulica, nell’ambito degli aiuti concessi dal Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e con il Ministro per la

Protezione Civile e le Politiche del mare, in favore dei comuni italiani colpiti da eventi alluvionali. Oltre al consolidamento del ponte e alla posa dei cordoli lungo l’Avenale, finanziata con 115 mila euro, il programma comprende il rialzo degli argini del torrente Muson in Borgo Vicenza, per un importo di 208 mila euro, e lo scavo con smaltimento di fanghi e materiale alluvionale dall’Avenale e dal fossato del castello, l’intervento economicamente più rilevante, sostenuto con 635 mila euro. • Leonardo Sernagiotto

Terzo mandato per Antonio Mario Ria

Antonio Mario Ria resta alla guida della sezione “Salvo D’Acquisto” dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Castelfranco. L’assemblea dei soci, ha eletto il nuovo consiglio direttivo che il giorno successivo ha confermato alla presidenza il sottotenente dei Carabinieri in congedo, già alla guida dell’associazione negli anni scorsi e ora al suo terzo mandato. Volto molto conosciuto in città, Ria ha trascorso gran parte della propria carriera nell’Arma dei Carabinieri nella città del Giorgione. Nel corso degli anni ha ricoperto gli incarichi di comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile e di vice comandante della Compagnia. Tra le indagini

più importanti alle quali ha preso parte figurano quelle relative al clamoroso furto avvenuto nel 1983 nel caveau della sede centrale dell’allora Banca Popolare di Asolo e Montebelluna. Da ricordare anche l’attività investigativa condotta in merito al sequestro di Martina Guarnera, conclusosi nel giro di ventiquattro ore con la liberazione della vittima e l’arresto dei sequestratori. Al suo fianco, nel ruolo di vicepresidente, è stato confermato Giuseppe Siciliano, sottotenente in congedo e collaboratore storico del presidente. La sezione castellana dell’Associazione Nazionale Carabinieri opera nei territori di Castelfranco, Castello di Godego e Resana e può

contare su un nucleo di volontariato e protezione civile particolarmente attivo. Il gruppo, coordinato da Franco De Faveri, è spesso impegnato nelle attività di supporto richieste dalle amministrazioni e dagli enti competenti, come testimoniato durante le alluvioni del 2024 che hanno colpito Castelfranco. Del consiglio direttivo fanno parte i luogotenenti Giovanni Rutigliano, Antonio Ra aello Savignano e Antonio Di Gianvittorio, il maresciallo capo Matteo Porcu e i carabinieri ausiliari Franco De Faveri, Luciano Stocco e Nereo Favaro.

• (L.S.)

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La terza età. La nuova area verde con alberi da frutto e statue di animali per riattivare la memoria

AGRI-CULTURA: IL GIARDINO SENSORIALE

CHE RIACCENDE RICORDI E BENESSERE

Una mucca, alcune galline, alberi da frutto e il profumo delle erbe aromatiche. Elementi semplici, legati alla vita di campagna, che per molti anziani custodiscono ricordi, esperienze e frammenti di vita. È partendo da questo principio che il Centro servizi alla persona Domenico Sartor ha dato vita ad “Agri-Cultura”, il nuovo progetto inaugurato all’interno della struttura castellana che accoglie oltre 330 ospiti. L’iniziativa rappresenta un’evoluzione del giardino sensoriale già presente nel centro e nasce dalla riqualificazione di un’area verde che fino a poco tempo fa risultava sostanzialmente inutilizzata. Lo spazio è stato trasformato in un ambiente pensato per favorire il benessere degli anziani attraverso il contatto con la natura, il richiamo alle tradizioni rurali e la stimolazione dei ricordi, attraverso alberi da frutto, aiuole di piante aromatiche e installazioni raffiguranti animali tipici della

campagna veneta. Proprio queste ultime costituiscono uno degli elementi caratterizzanti del progetto. Le statue in resina di animali da cortile e della tradizione agricola locale sono state collocate nel giardino sensoriale, nel parco e anche nel nucleo dedicato alla disabilità.

“Si tratta di interventi con una funzione terapeutica precisa: riattivare la memoria semantica attraverso il riconoscimento di elementi familiari e simbolici, favorendo il recupero di ricordi, esperienze e connessioni emotive profonde” ha spiegato la segretaria direttrice Elisabetta Barbato. L’obiettivo è quello di stimolare negli ospiti il riconoscimento di immagini e concetti appartenenti alla loro esperienza di vita, favorendo conversazioni, racconti e momenti di condivisione con familiari e operatori. Un percorso che punta a valorizzare la memoria e il patrimonio di conoscenze maturato nel

corso degli anni, mantenendo vivo il legame con la cultura contadina che ha caratterizzato gran parte del territorio castellano. Nel corso dell’inaugurazione è intervenuta anche la psicologa Giovanna Cipriani, che ha richiamato alcuni studi presenti nella letteratura scientifica sul rapporto tra ambiente e benessere della persona. “Stare vicino al bello fa

stare bene” ha osservato, sottolineando come la qualità degli spazi e il contatto con elementi naturali possano contribuire positivamente alla qualità della vita. All’inaugurazione, accompagnata musicalmente dagli studenti del Conservatorio Ste ani, erano presenti il presidente del Centro Sartor Maurizio Trento, alcuni componenti del consiglio di amministrazione

e del comitato familiari, Cristina Busatto in rappresentanza di Parco Bolasco e dell’Università di Padova, Maurizio Cattapan, Italo Scapinello e Barbara Grassi, presidenti rispettivamente di Confartigianato, Anap Confartigianato e Pro Loco di Castelfranco.

• Leonardo Sernagiotto

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Onoroficenze. Tecnologia e inclusione al centro del suo percorso umano e professionale

L’INGEGNERE PAOLO BERRO NOMINATO UFFICIALE DELLA REPUBBLICA

Dall’impegno per abbattere le barriere architettoniche e digitali fino al riconoscimento della Repubblica. Martedì 2 giugno, Festa della Repubblica, nella sede della Prefettura di Treviso, l’ingegnere castellano Paolo Berro è stato insignito dell’onorificenza di U iciale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, uno dei più importanti riconoscimenti conferiti dallo Stato a cittadini che si sono distinti per particolari meriti verso la Nazione. Per Berro, 49 anni, si tratta di una nuova tappa di un

percorso umano e professionale che da oltre venticinque anni è legato ai temi dell’inclusione, dell’accessibilità e dell’innovazione tecnologica. Già nominato Cavaliere della Repubblica nel 2006, l’ingegnere castellano ha ricevuto il nuovo riconoscimento per il lavoro svolto nel promuovere una società più accessibile alle persone con disabilità, con particolare attenzione al mondo digitale. Un impegno nato dopo che nel 1998 un grave incidente stradale gli causò una tetraplegia, cambiando radicalmente la sua vita.

Da quella esperienza è nato però un percorso che lo ha portato a trasformare la tecnologia in uno strumento di autonomia e inclusione. Dopo la laurea in ingegneria, Berro ha partecipato a progetti di ricerca e sperimentazione sulle tecnologie assistive, collaborando con università, istituzioni e organismi nazionali impegnati nello sviluppo di strumenti per favorire l’accesso delle persone con disabilità allo studio, al lavoro e ai servizi. Tra i passaggi più significativi del suo impegno figura il contributo ai lavori che portarono alla definizione della cosiddetta Legge Stanca, il provvedimento che ha introdotto in Italia i primi standard sull’accessibilità dei siti e dei servizi digitali della pubblica amministrazione. Un tema che oggi, a meno di un anno dall’entrata in vigore dell’European Accessibility Act, assume un’importanza sempre maggiore. Attualmente Berro ricopre il ruolo di vicepresidente per l’accessibilità nell’azienda torinese Accessiway e continua a collaborare con il mondo istituzionale sui temi dell’inclusione digitale, partecipando anche ai lavori dell’Intergruppo parlamentare per l’accessibilità digitale. “Non considero questa nomina come un traguardo, ma come una responsabilità che si rinnova – ha commentato Berro – In vent’anni il

Emergenza casa a Treviso, CNA lancia l’allarme

Il caro a itti a Treviso non è più solo una questione sociale, ma una vera emergenza economica che frena lo sviluppo. È quanto emerge da uno studio nazionale di CNA sui costi delle locazioni nei 109 capoluoghi italiani, che posiziona Treviso al 29° posto per aumento dei canoni tra il 2019 e il 2025 e al 23° per incidenza dell’a itto sul reddito.

I dati mostrano un balzo del 25% in sei anni: il canone mensile medio per un appartamento di 70 mq è passato da 620 a 775 euro. Di contro, gli stipendi sono cresciuti solo del 10%, evidenziando un pesante divario di 15 punti percentuali. Oggi, con una retribuzione media di 1.950 euro al mese, un lavoratore trevigiano destina ben il 40% delle proprie entrate alla casa, pari a circa 9.300 euro all’anno (quasi 5 mensilità).

«Quando l’a itto assorbe una quota così alta del reddito, cala il potere d’acquisto e le imprese faticano ad attrarre e trattenere personale qualificato, soprattutto da fuori regione», spiega Gianpaolo Stocco, presidente di CNA Provinciale Treviso. Per l’associazione, il rischio concreto è quello di minare la competitività territoriale di fronte a una domanda di lavoro che resta alta. CNA chiede quindi un Piano casa strutturale che incrementi gli alloggi a canone sostenibile, incentivi il recupero degli immobili sfitti e riqualifichi l’esistente, rendendo la città accessibile a giovani e lavoratori.

mondo è cambiato, ma la direzione resta la stessa: lavorare a inché il digitale appartenga davvero a tutti. L’accessibilità non può restare una conversazione tra addetti ai lavori, ma deve diventare un diritto concretamente esercitabile”. Alla soddisfazione della comunità castellana si è unita anche quella della Regione Veneto. L’assessore regionale al Sociale, Paola Roma, ha

espresso le proprie congratulazioni: “La capacità di Paolo Berro di trasformare una di icile esperienza personale in una missione al servizio della collettività rappresenta un esempio concreto di determinazione, competenza e spirito di servizio”, motivo di orgoglio per l’intera comunità veneta.

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• Leonardo Sernagiotto

CONTINUA IL SOGNO DELLA PROVINCIA CON IL RESTAURO DI VILLA FRANCHETTI

Villa Franchetti è sempre più vicina alla fruizione pubblica grazie ad un sostanzioso stanziamento della Provincia per la progettazione e il conseguente recupero del rilevante complesso storico.

Sono 461.700 gli euro stanziati dall’ente grazie all’approvazione della variazione di bilancio presentata durante l’ultimo consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci.

“Con questo stanziamento compiamo un passo significativo verso il recupero di Villa Franchetti – sono le parole del presidente della Provincia, Marco Donadel – che ci permette di creare le condizioni a inché questo luogo possa tornare a vivere e a essere un punto di riferimento per la comunità, nel rispetto della sua storia e della sua identità nel segno di una continuità di impegno portata avanti da lungo tempo dall’ente che oggi rappresento”.

Non mancano le stoccate a legiferazioni italiane precedenti. “Nonostante il gravoso cambiamento attraversato con la riforma Delrio e il suo conseguente riassetto istituzionale, i cui e etti persistono tutt’oggi, la Provincia ha saputo intraprendere tutte le strade possibili che potessero portare a una e ettiva rinascita del prestigioso complesso.”

Le alterne vicende storiche e amministrative legate a villa Albrizzi Franchetti, gravemente danneggiata durante la Grande Guerra, sono piuttosto note. Acquistato dall’Ente nel ’73 da Raimondo Nanuk Franchetti, poi dal 2010 passato in gestione a Fondazione Cassamarca e dal 2022 restituito nuovamente alla Provincia ma rimasto da tempo inutilizzato, il complesso pare comunque rappresentare uno dei temi centrali dell’azione dell’Ente.

Se è vero che a Sant’Artemio si sia tentata a più riprese l’alienazione della villa, ormai in carenza manutentiva sia degli immobili che del parco monumentale che la circonda, “le risorse che ora sono state allocate nel bilancio provincialeammette la sindaca di Preganziol, Elena Stocco - rappresentano sicuramente un cambio di prospettiva che va riconosciuto al presidente Marco Donadel”. Preganziol ha quindi formalmente inviato nei giorni scorsi una lettera alla Provincia con una richiesta di incontro.

Il consigliere provinciale delegato all’edilizia scolastica, Ra aele Freda, ritiene che il principio della piena fruibilità pubblica sia imprescindibile. “L’avvio di questa progettazione apre una strada

straordinaria e concreta per il futuro di Villa Franchetti, ma non solo: è la riprova che la Provincia crede davvero nel futuro della Villa e che intende continuare con determinazione a lavorare per valorizzarla. Ora si apre una fase nuova, in cui

è fondamentale dimostrare visione per costruire insieme un progetto sostenibile e di qualità. Con la messa in campo di queste risorse si apre una prospettiva reale, pratica, per restituire splendore a Villa Franchetti, valorizzandone il pregio

storico-culturale a beneficio dell’intero territorio provinciale”. Il 26 maggio si è svolto un sopralluogo tecnico al complesso storico alla presenza di Donadel, dei consiglieri provinciali e dei tecnici dell’Ente, con l’obiettivo di condividere le prossime fasi della gestione progettuale finalizzata alla sua riqualificazione. Sono stati ripercorsi gli aspetti tecnici, strutturali e progettuali necessari per definire il percorso operativo e la possibilità di accedere a ulteriori linee di finanziamento dedicate al patrimonio culturale del sito.

• Aldina Vincenzi

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Tutto pronto per il ritiro leghista: a luglio gli stati generali della Lega Nord a Treviso

Non più attesa per il 19 e 20 giugno ma in arrivo a Treviso per il 4 e 5 luglio la carovana leghista in volata verso le politiche del 2027. Matteo Salvini ha convocato gli stati generali della Lega Nord identificando nel capoluogo una roccaforte da difendere strenuamente. Risultato che non parrebbe così di icile, al momento, sebbene insidiato da svuotamento del centro storico con zone rosse caldissime. Ma la città veneta è anche la patria di Luca Zaia e l’insediamento conterrebbe con poche approssimazioni anche la volontà perlomeno di appianare antichi disagi e recenti attriti. L’ex governatore del Veneto, dopo un primo diniego ha accettato l’invito, mentre si concretizza per lui almeno il vicesegretariato di partito. Si attendono nella Marca Gioiosa et Amorosa circa duecento rappresentanti, tra parlamentari, vertici del partito, presidenti ed ex presidenti di regione. Il ritiro leghista avrà temi caldi all’ordine del giorno che spazieranno dal locale al mondiale -Trump, Netanyahu e Putin in primis - a iancati dai possibili candidati alla carica di sindaco trevigiano per il 2027, data per certa ormai la virata romana di Mario Conte. In ambito centro destra emerge soprattutto il duetto tra l’attuale vicesindaco, Alessandro Manera, e Giancarlo Benazzi, ex direttore generale della ULSS 2 Marca Trevigiana, anche se il secondo pare stia già glissando dignitosamente verso altri impegni più inerenti alla sua professione legata alla sanità. Tuttavia il recente sondaggio che Scenari Politici ha commissionato a Winpoll per valutare i possibili candidati dei due principali schieramenti parla chiaro. Conte, nel frattempo, invita, soprattutto quelli della sua squadra “a rimanere concentrati sul proprio lavoro” definendo il proposito “la migliore campagna elettorale possibile, perché la città ha bisogno di visione, serietà, di attenzione, non di beghe politiche e battaglie.” Cionondimeno allenta la pressione che intende porre sulle prossime scelte. “Il peso della mia civica è del 31% e sarà un aspetto da valutare”, dichiara, sostenendo il diritto, dopo due mandati, di fare proposte quasi vincolanti.

• (A.V.)

La manifestazione. Dal 7 all’11 luglio la città si anima con la dodicesima edizione della rassegna

CASTELFRANCO ALL’INSEGNA DEL JAZZ: CINQUE GIORNI DI STELLE INTERNAZIONALI

Per cinque giorni Castelfranco tornerà a parlare il linguaggio del jazz. Dal 7 all’11 luglio la città ospiterà la dodicesima edizione del Castelfranco Veneto Jazz Festival, manifestazione organizzata dal Conservatorio “Agostino Ste ani” e dal Comune che negli anni si è ritagliata un ruolo di primo piano nel panorama regionale e nazionale, portando in città artisti di fama internazionale e trasformando il centro storico in un grande palcoscenico di uso. La formula resta quella che ha decretato il successo della rassegna: grandi concerti serali, numerosi appuntamenti gratuiti, momenti di approfondimento, jam session e attività formative rivolte agli studenti del Conservatorio. Da dodici edizioni il Conservatorio investe risorse ed energie per questo festival – sottolinea Paolo Troncon, direttore dello Ste ani –. Oggi il festival richiama protagonisti della scena internazionale ed è diventato anche un importante indotto turistico per la città, oltre che uno spazio di confronto tra professionisti e nuove generazioni».

Ad aprire il cartellone, martedì 7 luglio al Teatro Accademico, sarà uno degli appuntamenti più attesi dell’intera rassegna: il progetto “First Meeting”, che riunisce quattro autentiche stelle del jazz mondiale, il pianista cubano Gonzalo Rubalcaba, il sassofonista Chris Potter, il contrabbassista Larry Grenadier e il batterista Eric Harland. Un quartetto “all stars” capace di fondere modern jazz e influenze latin in un incontro artistico di altissimo livello. Mercoledì 8 luglio il festival si trasferirà a Villa Barbarella. Nel salone si esibirà, a ingresso libero, il pianista israeliano Yakir Arbib, protagonista di un concerto che intreccia improvvisazione jazzistica e repertorio classico. In serata il giardino della villa ospiterà il J&J Organ Trio guidato da Gianluca Carollo, trombettista e direttore artistico del festival. Il concerto sarà dedicato alla memoria del contrabbassista castellano Beppe Pilotto. Tornano anche le Notti Blu: giovedì 9 e venerdì 10 luglio il centro storico sarà animato da concerti, esibizioni e appuntamenti

nei locali e nelle vie cittadine. Sul sagrato del Duomo, entrambe le serate a ingresso libero, saliranno sul palco alcuni dei nomi più apprezzati del jazz italiano. Il 9 luglio l’Orchestra Ottovolante diretta da Mauro Ottolini proporrà un viaggio nella musica italiana del dopoguerra tra swing, mambo e cha cha cha. Il giorno successivo sarà invece la volta del trombettista Fabrizio Bosso, considerato uno dei più brillanti e riconoscibili solisti della scena nazionale. La chiusura,

sabato 11 luglio al Teatro Accademico, sarà a idata a Maria Pia De Vito con “Buarqueana”, progetto dedicato alle canzoni di Chico Buarque. Un lavoro che mette in dialogo la tradizione napoletana e quella brasiliana. Spazio anche agli eventi collaterali, come “Miles, The Last Concert”, dedicato all’ultimo concerto europeo di Miles Davis, tenuto proprio a Castelfranco nell’estate del 1991, pochi mesi prima della scomparsa del grande trombettista americano. Inoltre, jam session

degli studenti del Dipartimento Jazz, live painting dell’artista Walter Marin e dirette radiofoniche de “Il Jazzofono” di Radio Cafè. «La manifestazione è in continua crescita – osserva il direttore artistico Carollo – Anno dopo anno si è a ermata come un appuntamento fondamentale per la città. Durante il festival Castelfranco diventa una sorta di capitale del jazz, animata da musica, cultura, arte e spettacolo».

• Leonardo Sernagiotto

musicali

Q200 CENSER

IL CAMPUS DOVE ROVIGO

SPERIMENTA IL PROPRIO FUTURO

’era una volta lo zuccheri cio. Poi arrivò il quartiere eristico che per anni ha ospitato manifestazioni, eventi e appuntamenti economici di rilievo per il Polesine. Oggi quello stesso luogo sta vivendo una nuova trasformazione. L’area dell’ex Censer è diventata infatti Q200 Censer, il distretto dell’innovazione, della formazione, della ricerca e della cultura promosso dalla Fondazione Cariparo attraverso un importante progetto

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nella distribuzione di sensoristica per l’industria e la

loro. Per questo Q200 Censer non è stato concepito come una semplice somma di edi ci o servizi, ma come una comunità in cui persone e competenze diverse possono

La vicinanza alla stazione ferroviaria, la presenza di spazi per la formazione, di laboratori specializzati, di residenze per studenti e di aree dedicate agli eventi contribuiscono a rendere il campus un luogo sempre più vissuto e integrato nella città.

L’obiettivo non è soltanto recuperare spazi esistenti, ma costruire un ecosistema capace di mettere in relazione mondi diversi. Università, imprese, startup, laboratori, enti di formazione e realtà culturali condividono oggi lo stesso luogo, creando occasioni di collaborazione e nuove opportunità di crescita per il territorio.

Una delle presenze più importanti è quella dell’Università di Padova, che all’interno di Q200 Censer ha portato attività didattiche, ricerca scienti ca e laboratori avanzati.

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Tra questi c’è il laboratorio Te.Si. del Dipartimento di Ingegneria Industriale, specializzato nelle tecnologie e nei sistemi di lavorazione manifatturiera. Qui studenti, ricercatori e aziende collaborano per sviluppare nuove

CULTURA E TERRITORIO

Il progetto continua a evolversi e molte delle sue potenzialità devono ancora esprimersi completamente. Tuttavia una direzione appare già chiara: fare di Rovigo un punto di riferimento per l’innovazione e la conoscenza, valorizzando il capitale umano e creando connessioni tra chi produce ricerca, chi fa impresa e chi promuove

In un territorio spesso raccontato per le sue dif coltà, Q200 Censer rappresenta una scommessa sul futuro. Una scommessa che passa attraverso le idee, le competenze e la capacità di trasformare un luogo simbolo del passato

FABBRICA DELLO ZUCCHERO, LA CULTURA CHE DÀ IDENTITÀ A Q200 CENSER

Dalla memoria dell’antico zuccheri cio ai nuovi spazi per eventi e iniziative: la realtà guidata da Claudio Curina è il motore culturale del campus rodigino

SSCARICA L’APP

e ricerca e innovazione rappresentano il cuore tecnologico di Q200 Censer, la Fabbrica dello Zucchero ne custodisce invece parte della sua anima culturale. Già il nome racconta molto della sua missione: mantenere vivo il legame con la storia dell’area che oggi ospita il nuovo distretto dell’innovazione di Rovigo. Prima del quartiere eristico e del campus universitario, infatti, qui sorgeva lo storico

RADIO VENETO2 4

SUL TUO SMARTPHONE

evoluzione dell’esperienza di Rovigo Festival e si sviluppa grazie a un progetto nanziato attraverso un bando regionale che aveva l’obiettivo di valorizzare gli spazi del Censer anche dal punto di vista culturale. Nel corso degli anni la realtà ha acquisito attrezzature, competenze e professionalità necessarie per organizzare eventi e iniziative sia all’interno del campus sia nel resto della città.

Oggi il suo ruolo è quello di favorire l’incontro tra tutti i soggetti presenti nel complesso. La disponibilità di strutture come la Sala A. Bisaglia, che può ospitare

quasi 500 persone, rappresenta una risorsa importante per la vita culturale cittadina. Il progetto continua inoltre a evolversi.

Q200 CENSER RACCONTATO IN RADIO

La crescita del campus è al centro di una rubrica dedicata su Veneto24, con approfondimenti su ricerca, formazione, startup e innovazione.

destinato a diventare una sede per attività culturali e iniziative aperte al pubblico. L’idea è quella di ampliare ulteriormente le opportunità offerte dal campus, rendendolo sempre più un punto di riferimento non solo per studenti e ricercatori ma per l’intera comunità polesana.

In un contesto in cui si parla spesso di innovazione tecnologica, la Fabbrica dello Zucchero ricorda che anche la cultura è un elemento essenziale dello sviluppo. Perché un campus può crescere davvero solo se riesce a produrre conoscenza, ma anche partecipazione e identità.

DOVE LA RICERCA DIVENTA INNOVAZIONE PER LE IMPRESE

questo ospita non solo strumenti di caratterizzazione dei materiali, ma anche veri e propri impianti industriali che permettono di simulare e studiare le

per sviluppare nuove tecnologie manifatturiere

ll’interno di Q200 Censer trova spazio una delle realtà scientifiche più avanzate di tutta l’Università di Padova. È il laboratorio Te.Si., acronimo di Tecnologie e Sistemi di Lavorazione, struttura del Dipartimento di Ingegneria Industriale specializzata nello studio dei processi manifatturieri e delle loro applicazioni

Nato tra il 2007 e il 2008 grazie a un importante sostegno della Fondazione

Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, il laboratorio si è sviluppato con una vocazione molto chiara: costruire un collegamento diretto tra ricerca universitaria e mondo produttivo. Per

L’attività parte dall’analisi del comportamento dei materiali e arriva no alla quali cazione del prodotto nale. Un percorso che coinvolge numerosi settori, dall’automotive all’aerospazio, no al biomedicale. Proprio in quest’ultimo ambito il laboratorio è impegnato nello sviluppo di componenti e protesi realizzati attraverso tecnologie di stampa 3D metallica, con l’obiettivo di Grande attenzione viene dedicata anche alla sostenibilità. Ogni processo produttivo comporta infatti consumi energetici e impatti ambientali che possono essere ridotti grazie alla ricerca. L’obiettivo è ottimizzare le lavorazioni, limitando sprechi, consumi

LA STARTUP CHE MISURA IL MONDO ATTRAVERSO I DATI

a trasformazione digitale passa spesso da strumenti invisibili ma fondamentali: i sensori. È proprio su questo settore che ha costruito la propria attività IT Sensor, azienda fondata nel 2011 da Stefano Pirani e Andrea Spolaor e oggi presente all’interno del campus Q200 Censer. L’impresa nasce dall’esperienza dei due fondatori nel settore della strumentazione industriale. Osservando il mercato, individuarono una nicchia ancora poco presidiata: la vendita online di sensoristica destinata all’industria e alla building automation. Da quell’intuizione è nato un progetto imprenditoriale che negli anni si è consolidato, specializzandosi nella distribuzione di dispositivi in grado di monitorare temperatura, umidità, pressione, anidride carbonica e numerosi altri parametri ambientali.

un ambiente dinamico e aperto allo scambio di competenze.

Più che un semplice centro di ricerca, Te.Si. rappresenta oggi un laboratorio di idee dove università e imprese lavorano insieme per costruire le tecnologie del futuro.

Il legame con Rovigo si sviluppa attraverso il percorso di incubazione avviato negli spazi dedicati all’innovazione locale. Quando le attività di supporto alle startup si sono trasferite nell’area del Censer, anche l’azienda ha scelto di proseguire il proprio percorso all’interno di quello che oggi è diventato Q200 Censer. Tra i temi più attuali affrontati da IT Sensor c’è quello della qualità dell’aria e del monitoraggio ambientale. Le tecnologie sviluppate e distribuite dall’azienda trovano applicazione in edi ci, impianti industriali e sistemi di automazione, contribuendo a migliorare ef cienza energetica, sicurezza e controllo delle condizioni ambientali.

L’azienda guarda inoltre con interesse alle opportunità offerte dall’ecosistema Q200 Censer. La

presenza nello stesso spazio di laboratori universitari, imprese innovative e centri di ricerca potrebbe infatti favorire nuove collaborazioni e nuovi progetti.

Una dimostrazione concreta di come il campus rodigino stia diventando sempre più un luogo in cui idee, competenze e imprese possono incontrarsi e crescere insieme.

Karate. Unsu impeccabile e vittoria 6-1 che spezza un digiuno di quattordici anni

Da Castelfranco al titolo in Europa: Mattia Busato conquista l’oro con gli azzurri del kata

L’ Italia del kata torna sul tetto d’Europa e c’è anche la firma di Mattia Busato. A Francoforte il karateka di Mirano, ma cresciuto sportivamente a Castelfranco, ha conquistato la medaglia d’oro nella prova a squadre insieme ad Alessandro Iodice e Gianluca Gallo, riportando il titolo continentale in azzurro dopo quattordici anni di attesa. Per il karate italiano si tratta di un successo dal valore storico. L’ultimo oro europeo del kata maschile a squadre risaliva infatti al 2012, quando tra i protagonisti c’era Luca Valdesi, oggi direttore tecnico della nazionale.

A riportare il titolo in Italia sono stati Busato, Gallo e Iodice, protagonisti di una prestazione impeccabile nella rassegna continentale disputata in Germania. La squadra azzurra ha superato Portogallo, Azerbaijan e Germania, guadagnandosi l’accesso alla finale contro la Turchia del 24 maggio. Una sfida di altissimo livello tecnico nella quale entrambe le formazioni hanno scelto di eseguire l’Unsu, uno dei

kata più complessi e spettacolari del repertorio Shotokan, caratterizzato da passaggi particolarmente impegnativi e da una celebre sequenza con salto e rotazione in volo. La prova di Busato e compagni ha convinto nettamente la giuria, che ha assegnato la vittoria all’Italia con un eloquente 6-1. Per Mattia Busato, 33 anni, atleta del Centro Sportivo Esercito cresciuto agonisticamente a Castelfranco Veneto nelle fila di Sport Target Karate, il successo di Francoforte rappresenta una nuova perla in una carriera già ricca di soddisfazioni. Campione europeo individuale nel kata nel 2014, il karateka castellano è da anni uno dei punti di riferimento della nazionale italiana. L’oro tedesco assume però un significato particolare. Arriva infatti dopo la delusione vissuta appena un anno fa a Yerevan, in Armenia, quando lo stesso terzetto azzurro aveva visto sfumare il titolo europeo per pochi decimi nella finale contro la Spagna. Grande la soddisfazione anche in casa

Sport Target Karate Castelfranco. «Mattia Busato è entrato nella storia del karate nazionale e internazionale, laureandosi campione d’Europa a Francoforte con il team azzurro del kata. Assieme ad Alessandro Iodice e Gianluca Gallo ha conquistato un oro storico per l’Italia del kata». La società castellana sottolinea

inoltre il valore del percorso compiuto dall’atleta: «Per Mattia, che aveva vinto l’oro individuale agli Europei nel 2014, è un cerchio che si chiude nel pieno della maturità agonistica. Per Sport Target è un piacere e un onore aver contribuito alla sua crescita umana e sportiva, seguendo il percorso che

IL TREVISO CHE VERRÀ: PAROLA AL DS PIERFRANCESCO STRANO

Pierfrancesco Strano, il direttore sportivo che ha saputo costruire il puzzle perfetto del Treviso 2025/2026, ha fatto il punto su ciò che è stato e allo stesso tempo ha iniziato a guardare verso la sfida della Serie C. Nell’annata appena conclusa, per il ds la realtà ha superato ogni aspettativa. “Più che immaginata, posso dire di averla sognata una stagione così. Dal derby col Mestre a dicembre, non siamo mai scesi sotto la doppia cifra di vantaggio. È nato un gruppo fantastico, dove ogni ingranaggio – dal Presidente al magazziniere – è stato fondamentale”. Ora però inizia una nuova sfida. La Serie C è un altro pianeta, e se l’anno scorso è stata necessaria una rivoluzione radicale per costruire le basi, quest’anno

la strategia sarà diversa. “Non smantelleremo nulla”, assicura Strano. “Stiamo valutando con il mister i ragazzi da confermare. Andremo a puntellare ogni reparto, perché la Serie C è un campionato completamente diverso, dove non puoi permetterti distrazioni”. Per il mercato, Strano vuole mantenere la stessa filosofia che ha fatto le fortune del Treviso: “Punteremo su un giusto equilibrio tra esperti di categoria e giovani scommesse. I cognomi lasciano il tempo che trovano: io cerco ragazzi a amati, ambiziosi, che vivano Treviso come un’opportunità e una responsabilità”. Secondo Strano sarà fondamentale approcciare il campionato con la giusta mentalità: “L’errore più grande sarebbe sottovalutare la Serie C. Sarà

lo ha proiettato ai vertici del karate europeo». Un traguardo che premia anni di lavoro, sacrificio e continuità ad altissimo livello e che permette a Castelfranco di festeggiare uno dei suoi atleti più rappresentativi.

• Leonardo Sernagiotto

una battaglia ogni domenica. Il nostro obiettivo dichiarato è la salvezza, e per ottenerla dovremo essere solidi soprattutto mentalmente”. Il ds, dopo il grande percorso nella sua prima annata trevigiana, ha ricevuto la piena fiducia da parte del Presidente Botter: “Il Presidente si è sempre messo in prima persona a risolvere i problemi. La famiglia Botter ha un amore smisurato per questi colori e per il territorio; è un entusiasmo che contagia tutti e ci spinge a dare il 110%”. Il Treviso si prepara a un nuovo capitolo partendo da una certezza: Pierfrancesco Strano sarà ancora il regista dei biancocelesti.

• (S.P.)

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La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma

Acomplicare il risiko concorrono fattori esterni che spingono per una rapida definizione degli equilibri. Da un lato vi è il costante monitoraggio dei flussi elettorali, dall’altro la pressione esercitata dalle nuove correnti identitarie radicali legate alla nascita di movimenti come “Futuro Nazionale” di Roberto Vannacci, capace di intercettare parte del

dissenso ma guardato con forte prudenza dall’ala più istituzionale e pragmatica del settentrione. Per gli amministratori veneti, la priorità resta la tutela dell’autonomia e il radicamento sul territorio, elementi che hanno storicamente decretato il successo del brand Liga Veneta. Se l’accordo di mediazione interna dovesse reggere, la struttura del partito potrebbe

La Lega alla ricerca di una sintesi tra leadership nazionale e correnti identitarie

evolvere verso un modello a doppia trazione, simile alla storica dinamica della Csu bavarese: una leadership nazionale a iancata

da un forte e autonomo presidio del Nord. Al contrario, se la sintesi dovesse sfumare, il rischio è che il malcontento accumulato nei territori del Nord-Est si addensi attorno ai volti storici della governance regionale. La partita veneta, con le sue tese dinamiche congressuali e i posizionamenti in vista dei futuri appuntamenti elettorali, si conferma il vero termometro della tenuta della Lega.

Il dibattito. Da questo mese dedichiamo le pagine regionali ad un confronto su temi di attualità per il Veneto

STEFANI TIRA DRITTO SULL’ AUTONOMIA:

“SACROSANTE RICHIESTE DAL TERRITORIO”

L’obiettivo resta rafforzare l’efficienza amministrativa e dare risposte più rapide ai cittadini

L’autonomia infiamma il dibattito politico veneto e nazionale su fronti contrapposti. “A chi ci accusa di spaccare l’Italia, rispondiamo con la Costituzione e con le sacrosante richieste del nostro territorio”: con queste parole il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, è intervenuto al termine dell’audizione a Roma davanti alle Commissioni A ari costituzionali di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sull’autonomia di erenziata. Nel corso del confronto parlamentare, Stefani ha respinto le critiche mosse da alcuni esponenti dell’opposizione, secondo i quali la riforma rischierebbe di creare disparità tra i territori e di introdurre trattamenti di erenti tra i cittadini.

“Ci viene contestato di voler creare privilegi di erenziati, approvare norme non più uguali per tutti e aumentare gli stipendi nella sanità”, ha dichiarato il governatore, sottolineando di aver

ribadito in aula la volontà di tutelare gli interessi dei cittadini veneti.

Secondo Stefani, l’autonomia rappresenta uno strumento per ra orzare l’e icienza amministrativa e garantire risposte più rapide alle esigenze locali.

Tra gli obiettivi indicati dal presidente figurano il sostegno al sistema sanitario, l’aumento dell’attrattività del territorio e una maggiore capacità di intervento in caso di emergenze e calamità naturali.

“L’autonomia è responsabilità”, ha a ermato il governatore, evidenziando come il concetto implichi la capacità di rispondere concretamente delle scelte compiute. “I veneti conoscono bene il significato di questa parola e sono abituati a rendere conto del proprio operato”.

Stefani ha infine rilanciato il tema della valorizzazione del personale sanitario, sostenendo che le Regioni in grado di generare risparmi debbano poter destinare maggiori risorse ai lavoratori del settore. “Se una Regione, risparmiando, può aumentare gli stipendi e ra orzare la previdenza del personale della sanità, è giusto che lo faccia”, ha concluso.

Nei giorni successivi Stefani è tornato a difendere con decisione il percorso verso l’autonomia di erenziata, rivendicando la scelta come opportunità

istituzionale e non come fattore di divisione del Paese. L’occasione è venuta dai rilievi della Fondazione Gimbe emersi durante l’audizione in Commissione A ari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa relativi alla riforma, a proposito delle competenze richieste dalle Regioni su tariffe regionali differenziate, gestione autonoma delle risorse statali per edilizia sanitaria e tecnologie, istituzione di fondi sanitari integrativi regionali, assunzioni di personale e riallocazione di risorse nazionali vincolate

La Fondazione Gimbe ha ricordato che la Corte Costituzionale ha chiarito che il trasferimento di funzioni alle Regioni non può essere giustificato in modo generico, ma richiede un’istruttoria puntuale e motivata per ciascuna funzione oggetto di devoluzione, fondata sul principio di sussidiarietà e sulla dimostrazione che l’esercizio regionale sia in grado di perseguire meglio l’interesse pubblico. “Desta forti perplessità – ha detto Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione – che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente

sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse. Prima di attribuire nuove competenze – ha avvertito Cartabellotta – occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

Secondo Stefani il nodo centrale è il miglioramento della sanità regionale, con l’obiettivo di renderla più vicina ai cittadini e più aderente ai bisogni dei territori. “I veneti hanno diritto a una sanità migliore”, ha a ermato, sottolineando come l’autonomia non comporti sottrazione di risorse ad altre regioni ma una diversa organizzazione delle competenze. “Voglio ribadire un principio: equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi - insiste Stefani -. Stiamo parlando della salute delle persone. La riforma Calderoli non esclude nessuno: ciascuna Regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. - conclude il presidente della Regione del Veneto - Noi, ancora una volta, faremo gli apripista”.

• (R.R.)

Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani

“AUTONOMIA, STAGIONE ARCHIVIATA, NUOVA FASE PER IL REGIONALISMO”

Tra le fila dell’opposizione in Consiglio Regionale l’autonomia invocata da Stefani e dal centrodestra è bersaglio di critiche. Per Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico e portavoce delle opposizioni, il progetto dell’autonomia di erenziata sarebbe ormai giunto al termine e, con esso, anche una lunga fase politica segnata da promesse rimaste incompiute.

“Siamo alla fine di lunga stagionea erma - segnata dalla inconcludente propaganda della Lega e di Zaia. Quella eterna promessa di un Veneto che avrebbe ottenuto poteri su 23 materie e valanghe di soldi, quel modello, chiacchiere e distintivo, va agli archivi. Non solo perché oggi si sta parlando di sole quattro funzioni, ma perché lo stesso Stefani si dice convinto che a questo schema si agganceranno altre Regioni. Arrivando così alla stessa conclusione di quanto da tempo sosteniamo e indichiamo: ovvero che alcune funzioni possono essere trasferite a

tutte le Regioni a Statuto ordinario”

Per il rappresentante dem, dunque, si chiude una fase politica e se ne apre un’altra, in cui il rapporto tra Stato e Regioni dovrebbe basarsi su una collaborazione più stretta e condivisa, superando i modelli precedenti di autonomia di erenziata.“Parliamo sostanzialmente di nuova stagione del regionalismo, destinato a scrivere una nuova pagina fatta di leale cooperazione fra lo Stato e le Regioni all’insegna di una cooperazione ra orzata”. Chiara Luisetto, consigliere regionale del Pd, intervenuta a Veneto24 aggiunge: “Credo che sia arrivato il momento di smetterla di illudere le persone e sostenere che con l’autonomia risolviamo tutti i problemi economici di questa regione, di un bilancio che non paga adeguatamente il personale e che non fornisce servizi sociosanitari dignitosi alle persone. Penso che sia necessario invece fare un salto di qualità non a parole, ma con i fatti. Questa riforma invece è svuotata perché non stiamo parlando

di una reale redistribuzione di risorse, néstiamo parlando di un’autonomia cooperativa. E’ piuttosto un’autonomia che spacchetta e divide il paese e che sembrerebbe voler creare disuguaglianze, però senza dare sostanza a una legge, ad un’autonomia che è stata promessa per decenni. Inoltre è stata considerata incostituzionale, perché, lo ricordiamo, la legge Calderoli è stata su sette punti svuotata dalla dalla pronuncia della Corte Costituzionale. Rischiamo davvero una divisione del Paese non corretta e non sana”.

“Avevo chiesto al presidente Stefani di venire in Aula a spiegare ai veneti cosa sta succedendo con l’Autonomia di erenziata”, ha dichiarato Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in un intervento in Consiglio regionale. “Di recente è emerso - ha aggiunto il consigliere - che perfino i 300 milioni per la sanità promessi lo scorso anno da Luca Zaia, altro che i nove decimi delle tasse, sarebbero spariti dall’intesa firmata a febbraio. Senza

LA CGIL: “NON SI TRATTA DI RISPOSTE

Presente alla Commissione A ari Costituzionali della Camera con il segretario confederale Christian Ferrari e il responsabile delle riforme istituzionali Florindo Oliverio la Cgil bocca il percorso delle intese preliminari su alcune materie. “Stiamo parlando di “protezione civile”, di “professioni”, di “previdenza complementare e integrativa”, di “tutela della salute”: materie che incidono direttamente sui diritti delle persone, - sottolineano i sindacalisti - sulla qualità del lavoro e sulla coesione e unitarietà del sistema pubblico. Basti pensare alla protezione civile: in un tempo segnato dall’emergenza climatica e dall’aumento degli eventi estremi, davvero si può sostenere che si tratti di una funzione

trasparenza una democrazia diventa zoppa, mutilata”. “Abbiamo interrogazioni a risposta immediata scadute da gennaio; di fatto sono trascorsi cinque mesi, ma il regolamento prevede 15 giorni” ha puntalizzato Cunegato-. Ci sono interrogazioni a risposta scritta scadute a dicembre. Ho chiesto dati sui

da frammentare ulteriormente, sottraendola a una forte regia nazionale e assegnandola in via esclusiva a questa o quella Regione? E lo stesso vale per la sanità. Attribuire ulteriori margini di autonomia in questa materia significa: accentuare la frantumazione del Servizio sanitario nazionale; indebolire i principi di universalità e uguaglianza dei diritti sociali; rendere ancora più profondi gli attuali – insostenibili – divari territoriali. La salute delle cittadine e dei cittadini non può dipendere dal luogo di nascita o di residenza. E non meno rilevanti sono i rischi nelle altre materie oggetto di devoluzione. Sulle professioni, il pericolo è quello di incrinare l’unità del mercato del lavoro nazionale, creando una giungla di regimi giuridici

medici gettonisti nei Pronto Soccorso a gennaio, sollecitando più volte: ancora niente. I Pronto Soccorso veneti sono in grave crisi e abbiamo bisogno di capire cosa sta succedendo. Sono stato eletto per avere accesso ai dati, per capire come funziona la sanità che vale l’80% del bilancio regionale”.

diversi, vincoli, disparità e barriere localistiche. La Corte ha chiarito che qualsiasi ulteriore forma di autonomia deve essere giustificata da specificità concrete di ogni singola Regione. Nelle intese preliminari, questa specificità – come sottolineato da più parti durante queste audizioni – semplicemente non esiste: i testi sono identici, le richieste regionali assolutamente uguali e le motivazioni completamente generiche. Questo dimostra che non si tratta di risposte mirate a bisogni territoriali specifici, supportate da un’istruttoria oggettiva e scientificamente fondata, ma di una scelta puramente politica e ideologica: sostanzialmente, un atto di fede che non necessita né di spiegazioni né di motivazioni.

Chiara Luisetto Giovanni Manildo

L’intervista. Francesco Rucco, vice presidente del Consiglio regionale, Fratelli d’Italia, ex sindaco di Vicenza

“ALTA VELOCITÀ: SERVE IL CORAGGIO

DI DECIDERE UNA VOLTA PER TUTTE”

Francesco Rucco, lei è stato a lungo sindaco di Vicenza e presidente della Provincia, oggi è vice presidente del Consiglio Regionale: c’è una sfida imminente che la città si accinge ad aff rontare, e che poi toccherà a tutto il resto del Nord-Est: quella dell’Alta Velocità. Dal suo punto di vista, si rischia un pantano burocratico e operativo?

Secondo me l’attuale sindaco Possamai sta di fatto rallentando l’opera per evitare di prendere decisioni nette. Credo che lo abbiano capito anche i vicentini: l’obiettivo è non fare scelte impopolari in vista delle elezioni del 2028, per evitare contraccolpi sul risultato elettorale. Bisogna però considerare che sono già passati tre anni, ne passeranno altri cinque e l’opera in città ancora non è arrivata. Parliamo di un cantiere che durerà oltre dieci anni nel tessuto cittadino, portando un disagio enorme. Chi fa l’amministratore non può fare calcoli elettorali, deve avere il coraggio di a rontare la situazione e decidere una volta per tutte. Abbiamo ancora la possibilità di scegliere come il treno uscirà dalla stazione di Vicenza

verso Padova, incidendo quindi anche sul territorio padovano. Stiamo lavorando per sbloccare la situazione, ma credo che entro l’autunno una decisione definitiva vada presa.

La presidente di Confindustria Vicenza ha spiegato che siamo ormai al terzo anno di “decrescita infelice” della produzione industriale. In questo scenario economico, che ruolo sta avendo e può avere la Regione?

La Regione ha un ruolo fondamentale, e lo dimostra anche la recente e importante nomina di Massimo Giorgetti — già assessore regionale veronese — alla presidenza di Veneto Sviluppo. Veneto Sviluppo è la finanziaria che sostiene le nostre aziende. In questi anni è rimasta un po’ troppo ferma e deve riprendere il ruolo centrale del passato, immettendo liquidità e denaro dove necessario per sostenere imprese che oggi sono in netta di icoltà. Il Veneto non è più quello di venti o trent’anni fa, sta so rendo. Durante la campagna elettorale ho visitato almeno un centinaio di aziende e continuo a farlo tuttora; pochi giorni fa ero in un’azienda casearia di livello

internazionale. La richiesta che arriva unanimemente dal mondo produttivo è chiara: meno burocrazia e più elasticità. Da questo punto di vista, il presidente Stefani e l’assessore Bitonci hanno aperto tavoli strategici per la sburocratizzazione. Sul fronte dei trasporti, inoltre, dopo la Pedemontana è vitale ragionare sull’A31 e sul collegamento a nord con l’Europa: non è solo un raccordo verso Trento, ma un’apertura commerciale, imprenditoriale e turistica verso l’Europa centrale e del Nord che sarebbe una manna dal cielo per l’economia veneta.

Spostandoci sul fronte politico, come si spiega l’alto consenso di tanti vicentini verso figure come Vannacci, Valdegamberi o Joe Formaggio? Sicuramente Vannacci rappresenta l’elemento di novità. Quando si apre uno spazio politico nuovo, com’era accaduto a suo tempo con il Movimento Cinque Stelle, si attirano inevitabilmente quelle persone che non hanno trovato risposte o spazio nei partiti classici. Si tratta di un fenomeno che non va sottovalutato, ma di cui bisogna comprendere a fondo il messaggio. Devo dire che alcune delle

posizioni che Vannacci sta esprimendo sono un po’ contraddittorie: sul tema del femminicidio, ad esempio, le sue dichiarazioni non mi trovano a atto d’accordo. Come si trova in questa nuova veste da consigliere regionale dopo tanti anni passati a fare il sindaco e cosa significa aver ricevuto un così alto numero di consensi?

Fare il sindaco è, a mio avviso, il ruolo più bello in assoluto in politica. C’è un legame viscerale: è la tua città, la ami naturalmente e ti trovi a lavorare ogni giorno per il tuo territorio e per la tua comunità. Il Consiglio regionale rappresenta una realtà completamente diversa. È un’assemblea legislativa, il cui approccio assomiglia molto a quello del Parlamento italiano, un vero e proprio “Parlamento veneto” che lavora sulla produzione delle leggi regionali. Devo dire, però, che il livello dei componenti di questo consiglio è molto alto e l’aula è composta da amministratori di ottimo spessore. Il risultato elettorale è un bellissimo risultato, frutto di un lavoro capillare e costante svolto sul territorio a stretto contatto con i cittadini.

VIOLENZA DI GENERE, LANZARIN: “PREVENZIONE E FORMAZIONE CONTRO UN FENOMENO PERVASIVO”

“Il Veneto può contare su una rete antiviolenza solida e strutturata, composta da 25 Centri Antiviolenza, 42 Case Rifugio e 37 Sportelli. Tuttavia, i dati ci confermano che la violenza contro le donne resta un fenomeno pervasivo e che c’è ancora molto lavoro da fare sul fronte della prevenzione e della promozione di una cultura del rispetto”. Manuela Lanzarin (Lega-Liga Veneta), presidente della Quinta Commissione, interviene con forza sul tema della violenza di genere e sull’attività dell’Osservatorio regionale permanente.

I dati Istat tracciano un quadro drammatico: il 31,7% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito una forma di violenza nel corso della propria vita. Una realtà che bussa ogni giorno alle porte dei servizi territoriali: nel solo 2024, i Centri Antiviolenza e gli Sportelli veneti hanno registrato 8.366 contatti, prendendo in carico e accompagnando 3.780 donne. In questo contesto diventa centrale il lavoro dell’Osservatorio regionale, nato grazie a un voto condiviso da tutte le forze politiche. Durante la seduta della Quinta Commissione,

la presidente Roberta Ruggeri ha illustrato il bilancio dei primi sei mesi e le prossime iniziative. L’obiettivo è duplice: monitorare il fenomeno attraverso dati scientifici, grazie a un protocollo con l’Università di Padova, e far crescere una consapevolezza di usa. “La formazione rappresenta uno strumento fondamentale – sottolinea Lanzarin – e dovrà coinvolgere avvocati, assistenti sociali, personale sanitario, giornalisti e personale scolastico”. Il prossimo passaggio sarà l’esame della relazione in Consiglio regionale.

Manuela Lanzarin
Francesco Rucco

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Despar Nord investe sul Veneto

Ioccupazione e presenza sul territorio

l Veneto si conferma un’area strategica per Despar Nord che, nel 2025, ha consolidato la propria presenza in regione con un percorso capace di coniugare crescita economica, sviluppo territoriale e attenzione alle comunità locali. Accanto ai risultati commerciali, l’azienda ha ra orzato il proprio ruolo sociale attraverso iniziative dedicate all’inclusione, all’educazione e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. el corso dell’anno Despar Nord ha destinato oltre 160 mila euro ad attività sociali, culturali ed educative realizzate con associazioni, scuole, istituzioni e realtà locali. Tra i progetti più significativi, la collaborazione con la Cooperativa Vite Vere Down Dadi, con cui l’azienda ha promosso percorsi di integrazione sociale e opportunità lavorative per persone con disabilità, coinvolgendo direttamente anche alcuni punti vendita. È proseguita inoltre la partnership con

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che

DESPAR NORD RAFFORZA IL LEGAME CON IL VENETO: CRESCITA, FILIERE LOCALI E SOSTEGNO AL TERRITORIO

coinvolte nell’iniziativa. Oggi sono 81 le micro-realtà artigiane venete presenti sugli sca ali dei punti vendita, alle quali si aggiungono 41 produttori regionali per un totale di oltre mille referenze provenienti dal Veneto. Un modello che sostiene le filiere corte e valorizza i piccoli produttori.

U n percorso di crescita confermato

di euro con un incremento dell’1,49% rispetto al 2024. Sul territorio sono stati investiti oltre 24,5 milioni di euro per il potenziamento della rete vendita, che oggi in Veneto conta 155 punti vendita di cui 81 a gestione diretta e 74 a iliati. È cresciuta anche l’occupazione, con 324 fra nuove assunzioni e stabilizzazioni contrattuali che portano a 4.287 il numero complessivo dei collaboratori

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proposito di persone, Despar Nord ha celebrato anche in Veneto i “Giubilei”, l’appuntamento annuale dedicato ai collaboratori e alle collaboratrici con importanti anzianità di servizio e che hanno raggiunto la pensione. L a cerimonia per il Veneto si è svolta nelle scorse settimane a Villa di Montruglio, a Barbarano Vicentino, coinvolgendo complessivamente 378 persone: 41 pensionati e 337 collaboratori premiati per traguardi professionali compresi tra i 15 e i 40 anni di attività in azienda. Nata oltre vent’anni fa, l’iniziativa rappresenta per Despar Nord un momento di riconoscimento dell’esperienza e della professionalità maturate nel tempo dai propri collaboratori e collaboratrici. Per l’azienda, celebrare questi percorsi significa perciò valorizzare il contributo che ogni persona ha dato alla crescita di Despar Nord e al consolidamento del legame con il territorio, confermando al tempo stesso l’impegno nello sviluppo occupazionale nelle regioni in cui opera.

lo scorso anno nel solo Veneto ha Despar Nord e il tessuto agroalimentare

PROFESSIONISTI AL TUO SERVIZIO

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i sono aziende che attraversano il tempo seguendo le mode del momento e altre che costruiscono il proprio

ampliamento dei servizi e attenzione alle esigenze di un

Fondata nel 1996, La Idroferramenta è diventata nel tempo un punto di riferimento per privati, professionisti e imprese nei settori dell’idraulica, della ferramenta e dell’arredo bagno, ampliando progressivamente la propria offerta fino a trasformarsi in una realtà specializzata capace di rispondere alle più diverse necessità del mondo della casa,

In questi trent’anni l’azienda ha saputo crescere senza perdere la propria identità. Alla base del successo c’è sempre stata una filosofia semplice ma concreta: offrire prodotti di qualità, consulenza qualifi cata e un servizio capace di accompagnare il cliente dalla scelta fino alla realizzazione

stintivo dell’azienda è rappresentato dalla consulenza. In un mercato dove il prodotto da solo non basta più, poter contare sull’esperienza di personale qualifi cato diventa un valore aggiunto fondamentale. Le sedi di Onè di Fonte e Pederobba mettono a disposizione un team preparato e costantemente aggiornato, in grado di fornire indicazioni tecniche, suggerimenti progettuali e soluzioni personalizzate per ogni esigenza.

La crescita dell’azienda è andata di pari passo anche con l’evoluzione della comunicazione. Attraverso il sito internet e i canali social, La Idroferramenta mantiene un dialogo costante con clienti e operatori del settore, offrendo aggiornamenti, novità di prodotto e informazioni utili per orientarsi tra le molteplici opportunità offerte dal mercato. Il trentesimo anniversario rappresenta quindi non solo una celebrazione del percorso compiuto, ma anche un’occasione per guardare al futuro con lo stesso entusiasmo che ha caratterizzato gli inizi. Per condividere questo importante traguardo con clienti, collaboratori e territorio, l’azienda ha organizzato una speciale giornata di porte aperte sabato 20 giugno 2026, dalle 8 alle 18, un appuntamento pensato per conoscere da vicino la realtà azienda-

diversifi cate, mantenendo elevati standard qualitativi e una costante attenzione all’innovazione. Un elemento di-

ni di attività, La Idroferramenta continua a dimostrare che questa è ancora la strada giusta.

FORMAZIONE

INTERNAZIONALE

Specializzazione n dal primo anno per professioni e mercati internazionali

SCANSIONA E

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Un ambiente pensato per offrire conforto e serenità ai genitori dei bambini ricoverati nella Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale Ca’ Foncello. È stata presentata a Treviso “Una stanza per Asia”, la nuova sala di attesa nata grazie a una raccolta fondi promossa dai familiari di una piccola paziente che ha trascorso gran parte della sua breve vita nel reparto.

Lo spazio è stato progettato con arredi accoglienti, colori tenui, illuminazione calda e richiami alla natura. Le immagini di foglie mosse dal vento evocano il respiro dei bambini, mentre piccoli uccelli rappresentano i neonati assistiti ogni giorno da genitori e operatori sanitari. L’iniziativa prende il nome da Asia, bambina prematura affetta da una rara malattia: dopo mesi di ricovero e interventi chirurgici, la piccola è morta all’età di tre mesi. Da quel dolore, la madre Elena ha deciso di avviare un progetto capace di aiutare altre famiglie che vivono la difficile esperienza del ricovero di un neonato. «Asia ci ha lasciato una grande missione da compiere: essere accanto a tutte le famiglie che in futuro conosceranno la TIN – ha raccontato Elena durante la presentazione, insieme a Matteo e Nadia –. Per la maggior parte della sua breve vita la nostra bambina è stata ricoverata in questo reparto, al quale siamo profondamente legati. Volevamo creare un luogo

dove i genitori potessero vivere e condividere il loro dolore, le loro speranze e il loro vissuto. Un ambiente che non fosse una fredda sala d’attesa ospedaliera, ma uno spazio capace di accogliere e sostenere».

Secondo quanto spiegato dalla famiglia, l’obiettivo era realizzare un luogo in cui mamme e papà possano trovare un momento di sollievo durante le lunghe giornate trascorse accanto ai propri figli. Uno spazio in grado di ridurre il senso di isolamento e offrire un contesto più umano e vicino alle esigenze emotive delle famiglie.

Il progetto è stato accolto dalla Terapia Intensiva Neonatale e dall’associazione Pulcino Odv, realtà che da anni affianca le famiglie dei neonati ricoverati nei reparti specializzati del Veneto. La progettazione della sala è stata affidata all’interior designer Fulvio Serasin, che ha donato il proprio lavoro all’associazione. «Questa iniziativa realizzata grazie alla volontà della mamma di Asia e al supporto fondamentale dell’associazione Pulcino va nella direzione di un miglioramento dell’assistenza ai neonati ricoverati e delle loro famiglie accolte nel nostro reparto – ha dichiarato la direttrice della Terapia Intensiva Neonatale, Paola Lago –. Mettere al centro il neonato e la sua famiglia rappresenta un importante cambiamento nell’approccio alle cure. I miei ringraziamenti

All’ospedale

Ca’ Foncello nasce

“Una

stanza per Asia”, nuovo spazio dedicato ai genitori dei neonati ricoverati

vanno a quanti hanno reso possibile questa trasformazione».

La nuova sala porterà il nome di Asia e sarà dedicata alla sua memoria. Un luogo nato da una vicenda personale dolorosa che, attraver-

so la solidarietà e la partecipazione di tante persone, si è trasformato in un aiuto concreto per le famiglie che ogni giorno affrontano il percorso del ricovero in Terapia Intensiva Neonatale.

Ematologia di Treviso sulla rivista “The Lancet”

Un importante riconoscimento scientifico internazionale per la sanità trevigiana: la rivista

The Lancet ha pubblicato i risultati dello studio clinico di fase III “Triangle”, che vede tra i protagonisti anche l’Unità operativa complessa di Ematologia e Trapianto di Treviso.

Tra gli autori principali figura il dottor Piero Maria Stefani, coinvolto nella ricerca che ha contribuito a ridefinire il trattamento del linfoma non Hodgkin mantellare, una patologia rara e aggressiva che in Italia colpisce circa mille persone ogni anno, con una media di 50-75 casi in Veneto. Lo studio, avviato nel 2016 e coordinato a livello internazionale dall’European MCL Network con 165 centri coinvolti, ha evidenziato come l’introduzione di un farmaco biologico mirato, un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton, possa migliorare significativamente l’efficacia delle terapie di prima linea.

Secondo i dati raccolti in oltre quattro anni di

osservazione, il nuovo approccio terapeutico consente di ridurre in modo rilevante la necessità di ricorrere all’autotrapianto di cellule staminali, finora considerato uno dei passaggi cardine del trattamento standard. Oltre all’aumento dell’efficacia clinica, la terapia mostra anche un migliore profilo di sicurezza e tollerabilità per i pazienti.

In Veneto, lo studio ha coinvolto solo centri considerati di eccellenza, tra cui Treviso, Padova e Vicenza, confermando il ruolo centrale della rete ematologica regionale nella ricerca internazionale.

Sotto la direzione della dottoressa Anna Candoni, la struttura di Ematologia e Trapianto di Treviso consolida così la propria posizione nel panorama scientifico mondiale, contribuendo allo sviluppo di protocolli terapeutici più avanzati e meno invasivi per i pazienti affetti da linfoma.

L’allarme. Calo delle nascite, standard ministeriali e proteste dei territori

Punti nascita verso la chiusura: perché quattro ospedali rischiano di perdere il reparto

l futuro di alcuni punti nascita del Veneto è diventato uno dei temi più delicati della sanità regionale. A far discutere è la prospettiva di chiusura o riconversione di diversi reparti che non raggiungono più la soglia minima dei 500 parti all’anno prevista dagli standard nazionali per garantire sicurezza e qualità delle cure. Il problema non nasce oggi. Da anni il Ministero della Salute chiede alle Regioni di concentrare i parti nei centri con volumi più elevati, ritenuti più sicuri sia per le madri sia per i neonati. Tuttavia il progressivo calo della natalità sta rendendo sempre più difficile mantenere attivi i punti nascita negli ospedali periferici.

In Veneto la situazione è diventata particolarmente evidente negli ultimi mesi. Alcuni presidi, tra cui Valdagno, Adria, Portogruaro e Castelfranco Veneto, sono scesi ben al di sotto della soglia dei 500 parti annui e rischiano ora di perdere il servizio. La Regione è chiamata a presentare una riorganizzazione della rete, anche per evitare contestazioni sul rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza.

La prospettiva ha però scatenato una forte reazione nei territori interessati. Sindaci, amministratori locali e rappresentanti politici sostengono che la semplice applicazione dei parametri numerici non tenga conto delle peculiarità geo-

grafiche e sociali di molte aree venete. Il timore è che la chiusura dei punti nascita rappresenti l’ennesimo passo verso l’indebolimento degli ospedali periferici, con conseguenze per l’intero sistema sanitario locale.

Particolarmente acceso è il dibattito nell’Alto Vicentino attorno all’ospedale di Valdagno, dove nelle ultime settimane si sono moltiplicate prese di posizione e richieste di intervento alla Regione. La difesa del punto nascita è diventata un tema trasversale che coinvolge amministratori, forze politiche e cittadini.

Nel confronto è entrata anche la proposta avanzata dall’europarlamentare Flavio Tosi, che suggerisce di sperimentare la rotazione del personale tra gli ospedali della stessa area per garantire gli standard richiesti senza arrivare alla chiusura dei reparti. Una soluzione che punta a mantenere la presenza del servizio nei territori più fragili e che potrebbe aprire un confronto con il Ministero.

Sul tavolo resta però un dato difficile da ignorare: in Veneto nascono sempre meno bambini. È questo il vero nodo che sta mettendo sotto pressione la rete dei punti nascita e che obbliga la sanità regionale a trovare un equilibrio tra sostenibilità, sicurezza clinica e diritto dei cittadini ad avere servizi vicini al proprio territorio.

Castelfranco

Veneto, Ghimenton sulla chiusura del Punto Nascite

La possibile chiusura del Punto Nascite dell’ospedale di Castelfranco Veneto accende il dibattito politico cittadino. La neo sindaca Maria Ghimenton definisce la situazione «gravissima» e parla di un progressivo ridimensionamento dei servizi sanitari del territorio che negli anni avrebbe interessato anche altri reparti del presidio castellano. Secondo Ghimenton, il rischio di chiusura del Punto Nascite rappresenta l’esito di un percorso iniziato da tempo e caratterizzato da una progressiva perdita di attrattività del servizio. Una posizione condivisa anche da Claudio Beltramello, medico dell’ospedale e consigliere comunale uscente, che evidenzia le difficoltà organizzative vissute dal reparto negli ultimi anni, tra carenza di personale, continui cambi di guida e limitazioni nell’attività assistenziale. Tra le criticità segnalate vi sono l’assenza della partoanalgesia garantita dal servizio sanitario e le restrizioni introdotte nella presa in carico delle gravidanze, fattori che avrebbero contribuito

alla diminuzione del numero dei parti registrati a Castelfranco. Ghimenton annuncia ora un’iniziativa istituzionale per fare chiarezza sul futuro dell’ospedale. La sindaca intende chiedere un incontro con la direzione dell’Ulss e un confronto in Regione per verificare l’esistenza di eventuali margini per mantenere attivo il Punto Nascite e, più in generale, per ottenere garanzie sul mantenimento dei servizi ospedalieri destinati al territorio. Secondo la neo prima cittadina, il presidio castellano continua a rappresentare un punto di riferimento per un ampio bacino di utenza e merita risposte chiare sul proprio futuro.

La tecnologia che cura: come GPI sta cambiando la sanità digitale italiana

GPI è un gruppo italiano con sede a Trento, quotato in Borsa dal 2016, che sviluppa software, servizi e tecnologie per la sanità. Con 7.800 persone, oltre 9.000 clienti tra strutture pubbliche e private e una presenza in più di 70 Paesi, è uno dei principali attori europei nella trasformazione digitale dei sistemi sanitari. I numeri del 2025 - 546 milioni di euro di ricavi, in progressivo aumento - raccontano un’azienda che sta trasformando decenni di esperienza in crescita concreta. Ma i numeri da soli dicono poco. Ciò che distingue GPI è la visione che orienta ogni scelta: la tecnologia in sanità non serve a sostituire i medici né a complicare il lavoro degli operatori o l’esperienza dei pazienti.

Serve a rimuovere gli ostacoli burocratici e informativi che oggi rallentano le cure, sprecano risorse e rendono più dif cile prendere decisioni cliniche nel momento giusto. Un approccio che si declina lungo l’intero percorso di cura: dall’ospedale al territorio, no all’assistenza a domicilio del In particolare, l’intelligenza arti ciale non è una componente che si aggiunge ai sistemi esistenti, bensì si integra direttamente negli strumenti che medici e specialisti usano ogni giorno. Le applicazioni spaziano dal riconoscimento vocale dei segnali precoci di patologie cardiovascolari, neurodegenerative o di burnout negli operatori, a modelli probabilistici che supportano i centri di prenotazione nell’ottimizzare le liste d’attesa, no a sistemi predittivi che anticipano con elevata precisione i picchi di accesso al pronto soccorso. Un impegno che GPI ha formalizzato anche sul piano internazionale, essendo tra i primi operatori ad aver ottenuto la certi cazione ISO/IEC 42001, lo standard che de nisce i requisiti per un uso etico e trasparente dell’intelligenza arti ciale.

La stessa attenzione si ritrova sul fronte della sicurezza dei dati sanitari, una questione che tocca direttamente ogni cittadino. GPI ha scelto di aderire con convinzione a Intacture, un progetto di partenariato pubblico-privato che ha pochi equivalenti in Europa: un data center ricavato all’interno di una miniera attiva in Trentino, dove la roccia garantisce protezione sica naturale e il raffrescamento passivo della montagna abbatte i consumi energetici. Un’infrastruttura progettata per garantire elevati standard di sicurezza, continuità operativa e sovranità del dato, temi sempre più centrali nella gestione delle informazioni sanitarie.

Trasformare la sanità attraverso la tecnologia è un lavoro lungo, fatto di competenze accumulate nel tempo e di scelte strategiche. Con oltre 35 anni di attività, GPI continua a investire nello sviluppo di soluzioni digitali per la sanità, rafforzando la propria presenza sia in Italia sia sui mercati internazionali, con visione e sguardo rivolto al futuro.

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