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laPiazza di Bassano - Settembre26

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SETTEMBRE 2026 SETTEMBRE 2026

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Badanti in calo e posti mancanti, l’assistenza pesa sulle famiglie

Energia, il Veneto sfida il monopolio e punta sulle multiutility del territorio

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n Veneto si respira un clima politico singolare, lontano dai toni esasperati dello scontro ideologico. Tra Palazzo Balbi e i banchi dell’opposizione guidata da Giovanni Manildo si è consolidato un feeling istituzionale così palese da spingere gli osservatori, fin dalla campagna elettorale, a coniare la crasi “Stefanildo”. Una definizione nata per sottolineare non solo lo stile felpato e dialogante dei due protagonisti, ma anche una marcata sovrapposizione nei programmi e nella visione del territorio. Le prime conferme di questa sintonia non si sono fatte attendere. Sul terreno dei diritti e delle risposte sociali, maggioranza e opposizione hanno trovato convergenze significative, concretizzate in provvedimenti dal forte impatto etico e comunitario come la legge sui caregiver e il delicato dossier sul fine vita. Un’intesa culminata nell’ormai celebre “patto dell’acciuga”, l’incontro informale tra il presidente della Giunta Alberto Stefani e il leader dell’opposizione Manildo. Un vertice a tavola che ha formalizzato la volontà di superare i muri contrapposti per costruire percorsi legislativi condivisi.

SCUOLE, DOPPIA SFIDA: INVERNO DEMOGRAFICO E SPINTA ALL’INNOVAZIONE CALANO LE NASCITE E GLI ISCRITTI IN TUTTO IL TERRITORIO servizi alle pag. 4-5

SUI PRINCIPALI DOSSIER AMMINISTRATIVI FINCO TIENE COMPATTA LA MAGGIORANZA

servizio a pag. 11

AUTONOMIA: UN ALTRO PASSO AVANTI, STEFANI: “IL VENETO HA FRETTA”

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Case della Comunità, dopo le opere parte la campagna di comunicazione

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La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?

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uanto successo tra gli scanni del Consiglio regionale del Veneto travalica i confini della regione. L’approvazione del provvedimento sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito ha rotto la barriera dei posizionamenti ideologici predefiniti. Il voto a maggioranza trasversale ha stabilito un principio di realtà: la regolamentazione di tempi, verifiche ed erogazioni per chi si trova in condizioni di sofferenza irreversibile non è una concessione etica, ma un dovere organizzativo delle strutture pubbliche. segue a pag. 3

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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE

AL VIA IL BANDO PER I NUOVI “NONNI VIGILI”

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l nuovo anno scolastico porta con sé anche la ricerca di nuovi Nonni Vigili a Bassano del Grappa. Il Comune ha aperto un avviso rivolto ai cittadini disponibili a svolgere il servizio di volontariato in alcuni plessi scolastici e in determinati orari. Le candidature sono aperte dalle 12.30 di lunedì 7 settembre e potranno essere presentate fino al 31 maggio 2027. I volontari affiancheranno il Corpo di Polizia locale del Bassanese nelle attività rivolte alla prevenzione, all’educazione e alla sicurezza stradale degli alunni. Il loro compito sarà soprattutto quello di garantire maggiore sicurezza ai bambini delle scuole primarie durante i momenti di entrata e uscita. Tra le attività previste c’è la sorveglianza degli attraversamenti pedonali nei pressi delle scuole, per consentire agli studenti di attraversare la strada in sicurezza. I Nonni Vigili potranno inoltre fornire supporto durante la salita e la discesa dagli scuolabus e vigilare nelle aree di ingresso e uscita degli istituti. Per il Comune, il servizio rappresenta anche un modo per valorizzare la partecipazione delle persone adulte e anziane alla vita della comunità e favorire lo scambio tra generazioni, unendo sicurezza e solidarietà. Per partecipare alla selezione è necessario essere residenti a Bassano del Grappa, avere non più di 75 anni, essere pensionati oppure disoccupati iscritti nelle liste dei lavoratori immediatamente disponibili. Sono inoltre richieste l’idoneità fisica e l’assenza di condanne penali. L’avviso è rivolto sia alle donne sia agli uomini. L’incarico avrà durata annuale, secondo il calendario scolastico. Per ogni intervento, della durata variabile tra 30 e 45 minuti, è previsto un compenso di 10 euro lordi all’ora. Per candidarsi occorre compilare il modulo disponibile sul sito del Comune di Bassano del Grappa e inviarlo, insieme a un documento di identità valido e alle eventuali attestazioni di corsi sulla sicurezza, all’indirizzo di posta elettronica certificata protocollo.comune.bassanodelgrappa@pecveneto.it. In alternativa, la documentazione può essere consegnata all’Ufficio Protocollo o all’Ufficio Programmazione e Risorse, nella sede municipale di via Giacomo Matteotti 39.

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• Nicola Stievano Segue da pag. 1

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Il Comune apre le candidature fino al 31 maggio 2027

isalendo l’Adige, il Trentino procede invece con un’andatura diversa. Il disegno di legge giace nelle commissioni consiliari della Provincia Autonoma, frenato dalla volontà di non rincorrere l’attivismo normativo e dal tentativo di spostare il baricentro dell’attenzione sul potenziamento della rete di cure palliative. Si delineano così due approcci territoriali speculari al medesimo problema: da un lato l’inquadramento della sentenza della Corte Costituzionale sul fine vita entro un percorso amministrativo con scadenze definite per l’A zienda Sanitaria; dall’altro una cautela che preferisce attendere l’eventuale intervento del Parlamento, non fa venire meno il rischio di lasciare i cittadini e i comitati etici locali in una zona d’ombra procedurale. Questa differenza riflette una discussione pubblica che non può più essere liquidata come esercizio teorico o scontro di appartenenza. Le scelte sulla fase finale dell’esistenza appartengono alla sfera intima della persona, ma travalicano il singolo nel momento in cui investono i familiari, la responsabilità dei medici e si riverberano nella comunità. Quando il corpo sociale evita di affrontare l’argomento per timore di dividersi, delega la soluzione del dolore alla solitudine delle famiglie o alle aule dei tribunali. Il percorso però è tutt’altro che semplice e scontato.

Il merito dell’esperienza veneta, pur nella diversità delle posizioni e nelle contrapposizioni ideologiche, sta nell’aver separato la giurisdizione morale da quella gestionale. Regolamentare la procedura medica non significa incentivare una scelta, né svalutare l’importanza dell’affiancamento assistenziale o della terapia del dolore; significa prendere atto che la dignità individuale richiede certezze operative quando la vita impone decisioni definitive. La politica locale, forte dell’autonomia istituzionale di cui dispone a Venezia come a Trento, ha il compito di fornire regole trasparenti anziché risposte evasive. Dal canto suo, invece, la chiesa reclama il pieno rispetto per la vita, in ogni sua fase e condizione, ma qui entriamo in un altro ambito. Affrontare la questione con strumenti normativi chiari non è una resa culturale, ma un atto di responsabilità civile. Il dibattito aperto nelle nostre Regioni dimostra che la tutela della fragilità non si misura sulla capacità di rinviare i problemi, ma sulla disponibilità ad accompagnare le persone nell’esercizio delle proprie libertà fondamentali entro un quadro pubblico rigoroso e nel pieno rispetto della volontà di ogni individuo. Poi ciascuno deve essere libero di fare le proprie scelte, consapevole che le istituzioni non dovrebbero essere semplici controparti burocratiche.

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• Redazione Bassano

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ASCOLTACI IN Questa edizione raggiunge la città di Bassano del Grappa per un numero complessivo di 18.000 copie. Iscrizione al Tribunale di Srl Vicenza n. 10/2021 dell’11/11/2021; numero iscrizione ROC 32199

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Chiuso in redazione il 15 settembre 2026


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Focus scuola/1. Il Comune riorganizza plessi e spese in vista di 487 alunni in meno entro il 2029

SEMPRE MENO ALUNNI: TRE SCUOLE PRIMARIE SENZA LA CLASSE PRIMA A lla Marconi non è stato raggiunto il numero minimo di iscritti. La Don Cremona verso la chiusura graduale, mentre il Comune ha dato il via libera alla costruzione della nuova Canova 2.0. Il calo delle nascite entra nelle aule delle scuole di Bassano. Il 10 settembre sono infatti tre

le primarie nelle quali non partirà la classe prima, mentre le proiezioni comunali indicano entro il 2029 una riduzione complessiva di 487 alunni e 25 classi. Numeri che, insieme alle condizioni degli edifici più datati, hanno spinto l’amministrazione ad avviare una riflessione sul futuro

dell’assetto scolastico cittadino. Per la prima volta non si formerà una prima alla Guglielmo Marconi di via Melograni, nel quartiere San Lazzaro. Diversa la situazione della primaria Don Cremona, ospitata negli spazi della Fondazione Pirani-Cremona. Dallo scorso anno il Comune, d’intesa con l’Istituto comprensivo 2, ha bloccato le iscrizioni alle classi prime, avviando così il progressivo esaurimento del plesso. Nell’anno scolastico 2026-2027 resteranno soltanto la terza, la quarta e la quinta. Le famiglie che sceglievano la scuola anche per le attività pomeridiane dovranno quindi rivolgersi ad altri istituti della città. Nessuna prima anche alla San Francesco d’Assisi, nel quartiere Rondò Brenta che l’anno scorso, eccezionalmente, l’amministrazione aveva sperimentato l’aggregazione dei pochissimi bambini iscritti con quelli della classe terza dello stesso plesso. Resta aperto anche il nodo della Pascoli. Per il secondo anno consecutivo gli alunni saranno accolti all’Istituto Scalabrini, dopo che lo storico edificio di viale Diaz era stato dichiarato inagibile per problemi strutturali, emersi in seguito al distacco di alcuni pezzi d’intonaco dal soffitto di un’aula. L’immobile è stato inserito tra i beni comunali per i quali è

stata avviata una manifestazione di interesse in vista di una possibile vendita. Per l’utilizzo di un’ala del complesso degli Scalabrini, il Comune sostiene un canone annuo di oltre 110mila euro, utenze comprese. L’accordo ha una durata di tre anni, con la possibilità di una proroga per altri dodici mesi. Il problema, però, non riguarda soltanto il numero degli studenti. Gran parte degli edifici scolastici bassanesi risente ormai dell’età e necessita di interventi sempre più frequenti. Il Comune ha quindi avviato una ricognizione complessiva dei plessi, mettendo a confronto condizioni strutturali, costi di manutenzione e andamento della popolazione scolastica. L’amministrazione ha dato il via libera alla realizzazione della Canova 2.0 nel quartiere Santa Croce, vicino alla nuova scuola media Bellavitis. Il nuovo edificio dovrebbe sostituire l’attuale primaria Canova, da tempo interessata da continui lavori di manutenzione straordinaria. Un progetto che si inserisce in una riorganizzazione più ampia: meno alunni, meno classi e un patrimonio scolastico che dovrà essere ripensato nei prossimi anni. • Sara Busato

Pd: “Servono un piano per gli accorpamenti e strade più sicure”

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l calo delle nascite, le difficoltà negli spostamenti e la possibilità di aprire gli edifici scolastici alla città anche oltre l’orario delle lezioni. Sono i tre temi sui quali Maria Di Pino, segretaria del Partito democratico di Bassano, invita l’amministrazione comunale ad avviare una riflessione complessiva. Il primo riguarda l’inverno demografico, che comincia a produrre conseguenze concrete anche nelle scuole bassanesi. La progressiva diminuzione degli alunni renderà inevitabili, nei prossimi anni, accorpamenti tra classi o plessi. Secondo Di Pino, però, il fenomeno non può essere affrontato soltanto quando si

presenta l’emergenza: occorre programmare per tempo, valutando la distribuzione degli studenti, la qualità degli edifici e la tenuta dei servizi nei quartieri. Altrettanto urgente è la questione della mobilità scolastica. In alcune fasce orarie, soprattutto lungo l’asse est-ovest, il traffico raggiunge livelli critici. A pesare è anche la presenza di migliaia di studenti del liceo Brocchi, che ogni giorno genera picchi di congestione all’ingresso e all’uscita dalle lezioni. Una situazione che, oltre ai disagi per la circolazione, alimenta preoccupazioni sul fronte della sicurezza stradale. Per il Pd è quindi neces-

sario rafforzare il trasporto pubblico e rendere più sicuri i percorsi pedonali e ciclabili verso gli istituti. Di Pino propone infine di ripensare il ruolo delle scuole. Gli edifici, una volta terminate le lezioni, potrebbero diventare spazi aperti ai quartieri e all’intera città, ospitando attività educative, culturali e di partecipazione. Non soltanto luoghi concessi occasionalmente alle associazioni, dunque, ma presìdi civici capaci di vivere anche nel pomeriggio e nei periodi di chiusura. • (S.B.)

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5 Focus scuola/2. Investiti 7,5 milioni di euro per riunire studenti, laboratori e terreni agricoli

Il nuovo Parolini è l’intervento scolastico più importante del Pnrr vicentino Nel comprensorio bassanese resta in fase di ultimazione il cantiere dell’istituto agrario De Fabris di Nove, dove sono stati investiti 4,84 milioni di euro per il miglioramento sismico dell’edificio. La Provincia ha ottenuto una proroga fino al 31 agosto per portare a termine i lavori. “Riuscire a gestire ed erogare quasi 38 milioni di euro rispettando le scadenze serratissime imposte dall’Europa non era affatto scontato — sottolinea il pre-

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ette milioni e mezzo di euro per costruire il nuovo istituto Parolini e riunire in un’unica cittadella scolastica l’intera popolazione studentesca. È quello realizzato a Bassano del Grappa l’intervento economicamente più consistente tra i 14 cantieri finanziati dalla Provincia di Vicenza attraverso il Pnrr. Il nuovo edificio, inaugurato nel 2025, ha sostituito la vecchia sede di via Sonda e ha consentito di concentrare le attività

didattiche accanto ai laboratori e ai terreni utilizzati dagli studenti per le esercitazioni. Un’operazione attesa da tempo, che ha superato la frammentazione degli spazi e restituito all’istituto superiore una sede più moderna, funzionale e adeguata alle esigenze della didattica. Quello del Parolini rappresenta il principale investimento realizzato a Bassano all’interno del piano provinciale da quasi 38 milioni di euro. Nel dettaglio, oltre

31 milioni provengono dal programma europeo Next Generation Eu, ai quali la Provincia ha aggiunto 5,5 milioni di risorse proprie, necessari anche per fronteggiare l’aumento dei prezzi delle materie prime e garantire la conclusione delle opere. Un altro milione e 200 mila euro è arrivato da contributi ministeriali. Tredici dei 14 interventi programmati sono stati completati entro la scadenza del 30 giugno 2026.

Pascoli, Canova e Case Parolini, il Comune cerca idee per il futuro

• Sara Busato

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rorogata al 30 settembre la scadenza per presentare le manifestazioni di interesse. L’indagine è ancora esplorativa: nessuna decisione sulla vendita Che cosa diventeranno l’ex scuola Pascoli, la scuola primaria Antonio Canova e le Case Parolini? Il loro futuro è ancora tutto da scrivere. Per lasciare più tempo agli operatori interessati a studiare gli immobili e mettere a punto eventuali proposte, il Comune ha prorogato al 30 settembre 2026 il termine per partecipare all’indagine esplorativa avviata sulle tre proprietà. Non si tratta, almeno per il momento, di una procedura di vendita. L’obiettivo dell’amministrazione è verificare l’interesse di investitori, imprese, professionisti ed enti e raccogliere progetti capaci di indicare possibili nuove destinazioni per gli edifici. La presentazione di una proposta non comporterà l’aggiudicazione dell’immobile né farà nascere diritti nei confronti del Comune. Allo stesso modo, l’amministrazione non sarà obbligata a vendere o ad avviare una successiva procedura. Si tratta, piuttosto, di sondare il mercato prima di assumere decisioni, per capire quali interventi siano concretamente realizzabili. Se arriveranno manifestazioni di interesse, la valutazione non riguarderà soltanto l’offerta economica. Saranno presi in considerazione anche la qualità e la sostenibilità del progetto, l’interesse pubblico, l’inserimento nel contesto urbano e il rispetto dei vincoli urbanistici, paesaggistici e culturali. La partita, dunque, va oltre l’eventuale cessi-

sidente della Provincia Andrea Nardin —. Consegniamo ai ragazzi e al mondo della scuola strutture più sicure, sostenibili e accoglienti”. Per il consigliere provinciale delegato all’Edilizia scolastica Enrico Costa, il Pnrr è stato “un’opportunità irripetibile”, sostenuta anche da risorse provinciali per evitare che l’aumento dei costi provocasse rallentamenti o interruzioni nei cantieri.

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one degli immobili. Recuperare questi edifici significa individuare funzioni compatibili con la loro storia e con le esigenze dei quartieri, trasformando spazi oggi in attesa di una destinazione in nuove risorse per la città. La proroga consentirà agli interessati di approfondire caratteristiche, limiti e opportunità delle tre strutture, presentando proposte più articolate e credibili. Il destino dell’ex Pascoli, della Canova e delle Case Parolini non è ancora deciso, ma proprio da questa fase di ascolto potrebbero emergere le idee sulle quali costruire le prossime scelte dell’amministrazione. • (S.B.)

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IN PRIMO PIANO

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Politica. La coalizione ha votato unita sui principali dossier

FINCO TIENE UNITA LA MAGGIORANZA, LO SCONTRO RESTA INTERNO AI PARTITI L a maggioranza che sostiene il sindaco Nicola Finco ha continuato finora a votare compatta sui principali dossier amministrativi, ma lo scontro interno al centrodestra comincia ad avere conseguenze sull’attività del Comune. La commissione consiliare lavori pubblici, presieduta da Stefano Giunta, capogruppo di Fratelli d’Italia al centro della frattura con gli alleati, non è stata convocata. L’iter di alcuni progetti destinati a essere esaminati prima dell’approdo in Consiglio comunale è così entrato in una fase di stallo. Il problema è emerso durante l’Ufficio di Presidenza riunito in vista della prossima seduta consiliare, quando si è posto il tema del mancato passaggio in commissione di alcuni provvedimenti. La tensione politica tra le componenti della coalizione si intreccia quindi con il funzionamento degli organismi comunali e con le procedure necessarie per portare avanti gli atti riguardanti opere e interventi pubblici. All’origine dello scontro rimane la presa di posizione dei cinque capigruppo di maggioranza, che hanno dichiarato venuto meno il rapporto fiduciario con

Giunta, sostenendo che il consigliere non faccia più parte del perimetro politico della coalizione. Una decisione che ha aperto una questione più ampia rispetto alla posizione del singolo esponente, coinvolgendo direttamente i rapporti tra Fratelli d’Italia e le altre forze che sostengono Finco. Il coordinatore provinciale di FdI Silvio Giovine aveva già chiesto al sindaco di chiarire se condividesse la posizione assunta dai cinque capigruppo oppure intendesse confermare la fiducia a Giunta. Ora è intervenuto anche il coordinatore cittadino Nicola Giangregorio, secondo il quale la sfiducia espressa dagli alleati non avrebbe effetti sul piano amministrativo. Giangregorio ha inoltre rivendicato la decisione di Fratelli d’Italia di non partecipare a una riunione di maggioranza convocata, secondo quanto da lui riferito, nell’abitazione privata di un esponente della coalizione. Il partito attende una presa di posizione di Finco, chiamato a chiarire gli equilibri politici e le condizioni per proseguire il confronto. Fratelli d’Italia non ha annunciato l’uscita dalla maggioranza. Ha però indicato nella possibile revoca delle deleghe

all’assessore Andrea Zonta il passaggio che determinerebbe un cambiamento radicale della situazione. Sul versante delle altre componenti del centrodestra prevale invece la cautela. Luca Faccio, capogruppo della civica Nicola Finco Sindaco e tra i firmatari della nota su Giunta, non ha aggiunto ulteriori dichiarazioni, rinviando la questione al confronto tra il sindaco e i vertici di FdI. Finco si trova così a dover ricomporre una frattura che, almeno fino a questo momento, non ha modificato gli equilibri nelle votazioni più importanti. Il capogruppo del PD Roberto Campagnolo ha infatti sottolineato come la coalizione abbia continuato a esprimersi unitariamente sui principali dossier cittadini, compresi il Piano Mar, San Lazzaro e la nuova scuola elementare. Anche Fratelli d’Italia ha sostenuto gli atti presentati dall’Amministrazione. Per Campagnolo, le tensioni riguardano soprattutto i rapporti di forza interni al centrodestra e la competizione politica tra le sue componenti, anche in vista delle prossime scadenze elettorali. Il capogruppo dem non considera ancora definitiva la frattura, proprio perché alle

dichiarazioni e alle contrapposizioni pubbliche non è seguito un voto capace di mettere in discussione la tenuta numerica della coalizione. Le opposizioni hanno comunque chiesto un chiarimento istituzionale. Roberto Campagnolo, Paola Tessarolo, Riccardo Poletto, Paolo Retinò, Giulia Moro, Manuel Remonato e Sonia Zonta hanno domandato di definire se esista ancora una maggioranza politica, quali gruppi ne facciano parte e su quale progetto comune intenda proseguire l’attività amministrativa. Nel quadro si inserisce anche l’adesione di Gianluca Pietrosante a Futuro Nazionale, il movimento fondato da Roberto Vannacci. Pietrosante ha con-

fermato il proprio sostegno al sindaco e ha sostenuto che l’appartenenza alla maggioranza dipenda dalla condivisione del programma amministrativo, non dal simbolo di partito. Ha inoltre descritto l’isolamento di Giunta come conseguenza delle scelte compiute dal consigliere, escludendo che la frattura coinvolga l’intera componente di Fratelli d’Italia. Le minoranze hanno presentato un’interpellanza anche su questo passaggio, chiedendo se l’ingresso di Pietrosante in Futuro Nazionale modifichi il perimetro politico e valoriale della coalizione. Al sindaco viene domandato inoltre se le Linee programmatiche 2024-2029 restino integralmente confermate. Il confronto si sviluppa dunque su due piani collegati: da una parte la posizione di Giunta e il rapporto con Fratelli d’Italia, dall’altra la nuova collocazione politica di Pietrosante. Finora Finco ha mantenuto unita la maggioranza sulle scelte amministrative decisive. La mancata convocazione della commissione lavori pubblici rappresenta però il primo effetto diretto della crisi e rende necessario un chiarimento per consentire la ripresa dell’ordinaria attività consiliare.

PIETROSANTE PORTA FUTURO NAZIONALE NELLA MAGGIORANZA, L’OPPOSIZIONE CHIEDE CHIAREZZA

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l consigliere conferma il sostegno al sindaco Finco. Le minoranze interrogano l’Amministrazione sulla compatibilità con le linee programmatiche L’adesione di Gianluca Pietrosante a Futuro Nazionale introduce una nuova componente politica nella maggioranza che sostiene il sindaco Nicola Finco. Il consigliere, referente bassanese del movimento fondato da Roberto Vannacci, ha confermato la propria permanenza nella coalizione e il sostegno al programma amministrativo.

La scelta ha portato i consiglieri di opposizione Roberto Campagnolo, Paola Tessarolo, Riccardo Poletto, Paolo Retinò, Giulia Moro, Manuel Remonato e Sonia Zonta a presentare un’interpellanza. Le minoranze chiedono al sindaco se Pietrosante continui a essere parte integrante della maggioranza e se l’ingresso di Futuro Nazionale modifichi il perimetro politico e programmatico dell’Amministrazione. Nel documento vengono messe a confronto le Linee programmatiche 2024-2029, fondate su inclusione, coesione sociale, partecipazione,

sostenibilità e attenzione alle fragilità, con alcune posizioni contenute nel programma del movimento. I quesiti riguardano, tra gli altri temi, famiglia, unioni civili, organizzazione scolastica, educazione militare, accesso al welfare e integrazione europea. Pietrosante ha respinto i collegamenti proposti dal PD con l’AfD tedesca e con gli equilibri della destra europea. Ha ricordato che Futuro Nazionale si colloca nel centrodestra e ha distinto le dinamiche nazionali e internazionali dall’attività amministrativa locale. Secondo

il consigliere, l’appartenenza alla coalizione dipende dalla condivisione di obiettivi e scelte di governo per Bassano, non dai simboli di partito. L’interpellanza chiede inoltre se le altre liste della maggioranza siano state coinvolte in una valutazione politica e se le linee di mandato restino integralmente confermate. La risposta di Finco dovrà quindi chiarire se l’adesione di Pietrosante rappresenti una scelta individuale oppure l’ingresso formale di Futuro Nazionale nella coalizione.

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IN PRIMO PIANO

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Il confronto. Docenti, dirigenti, educatori e studenti riuniti per “Rimandati a settembre”

ISTRUZIONE, DUECENTO PROTAGONISTI AGLI STATI GENERALI SULLA SCUOLA Ascolto, prevenzione e responsabilità al centro del confronto per rafforzare l’alleanza educativa sul territorio

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uecento partecipanti e una rete che coinvolge 29 istituti del territorio, da Asiago a Breganze fino a Rosà. Sono i numeri di “Rimandati a settembre”, la giornata dedicata alla preadolescenza e all’adolescenza organizzata a Bassano del Grappa dalla Rete Territoriale Scolastica Bassano-Asiago, attraverso i tavoli permanenti Think Tank Scuola Media e Spazi Comuni. L’iniziativa, sostenuta dalla Cooperativa Adelante Onlus e dagli assessorati alle Politiche giovanili dei Comuni dell’Ambito sociale VEN-03, ha coinvolto insegnanti, dirigenti, educatori, operatori del terzo settore, amministratori e studenti. Dal confronto sono emerse quattro indicazioni condivise: rafforzare la prevenzione, creare occasioni di incontro anche al di fuori dell’orario scolastico, affiancare alla preparazione disciplinare una formazione educativa degli adulti e consolidare l’alleanza tra scuola, famiglie e territorio. La mattinata si è articolata in due sessioni parallele. Al Centro Giovanile il Think Tank Scuola Media ha analizzato quindici esperienze già sperimentate nelle scuole secondarie di primo grado. I partecipanti si sono divisi in cinque gruppi dedicati ad ascolto e partecipazione, comunità educante, metodi didattici, digitale e orientamento. A Villa Angaran San Giuseppe, invece, il tavolo Spazi Comuni ha promosso un confronto su gestione dei conflitti, vulnerabilità psicologica ed emotiva, rispetto, sanzioni disciplinari, genitorialità e protagonismo giovanile. Alla discussione hanno preso parte anche ragazze e ragazzi delle scuole superiori. Tra le criticità evidenziate c’è la percezione della scuola come luogo di passaggio, nel quale gli studenti faticano a sviluppare un autentico senso di appartenenza. È emersa anche la necessità di ripensare il rapporto con le famiglie, spesso attivato soltanto in presenza di

difficoltà e affidato prevalentemente a strumenti impersonali come il registro elettronico e i voti. La vulnerabilità non riguarda però soltanto gli studenti. Anche molti docenti convivono con un senso di inadeguatezza e con la difficoltà di rispondere a bisogni educativi sempre più complessi. Sul fronte disciplinare, i partecipanti hanno sottolineato come una sanzione possa avere efficacia educativa soltanto se inserita in un percorso fondato su regole condivise, confronto, assunzione di responsabilità e possibilità di riparare alle conseguenze delle

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proprie azioni. Nel pomeriggio, la plenaria in Sala Martinovich ha approfondito soprattutto il tema dei conflitti. La sociologa Marianella Sclavi ha invitato le scuole a non fermarsi all’individuazione dei problemi, ma a raccogliere e condividere le esperienze nelle quali le difficoltà sono state concretamente superate. Centrale anche il passaggio da un atteggiamento giudicante a una pratica di ascolto attivo, utilizzando pienamente gli spazi consentiti dall’autonomia scolastica. Anna Tantini, coordinatrice dei Centri di Giustizia Riparativa di Verona e Vicenza, ha illustrato l’esperienza delle scuole riparative, nelle quali studenti, insegnanti e genitori vengono formati alla mediazione. Il percorso non sostituisce automaticamente la sanzione, ma punta a promuovere responsabilità, conoscenza dell’altro e impegno nella riparazione. La giornalista Anna Franchin ha presentato alcune esperienze internazionali, dalle regole sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale elaborate dagli studenti negli Stati Uniti ai servizi di sostegno alla genitorialità attivati a Zurigo, fino ai modelli di sport di prossimità sviluppati in Minnesota e Norvegia. Il confronto ha riguardato anche il cambiamento nel modo in cui alcune famiglie considerano la scuola, sempre meno come istituzione con cui collaborare e sempre più come servizio dal quale attendersi prestazioni. La dirigente capofila della Rete, Chiara Tani, ha richiamato le opportunità offerte dall’autonomia scolastica e l’importanza di recuperare la dimensione laboratoriale e il saper fare. L’assessore bassanese alle Politiche giovanili Marina Bizzotto ha invece confermato l’impegno dei Comuni a collaborare con gli istituti per tutelare il benessere dei ragazzi, considerandoli prima di tutto persone. Il percorso continuerà durante l’anno scolastico. Le quindici pratiche analizzate e i materiali prodotti nei sei tavoli diventeranno la base dei prossimi incontri e saranno condivisi anche con le scuole che non hanno partecipato alla giornata. Sono inoltre previsti nuovi appuntamenti formativi su temi specifici. • Paola Bigon


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ATTUALITÀ

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Terza età. Nel Vicentino i lavoratori domestici regolari sono diminuiti del 6,9% in dieci anni

Badanti in calo e posti che non arrivano: l’assistenza agli anziani pesa sulle famiglie

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na badante che lascia il lavoro, la ricerca di una sostituta che si prolunga per settimane, la domanda per entrare in una struttura che resta in attesa. È dentro questa strettoia che si muovono sempre più famiglie del Bassanese, chiamate a garantire l’assistenza quotidiana a genitori anziani o non autosufficienti mentre il numero dei lavoratori domestici regolari continua a diminuire. Il primo segnale arriva dai dati Inps. In Veneto colf e badanti con almeno un contributo versato sono passati da 64.138 nel 2023 a 61.360 nel 2025: 2.778 persone in meno nell’arco di tre anni. Il calo, però, viene da più lontano. Nel Vicentino la contrazione registrata tra il 2015 e il 2025 è del 6,9%. E il sistema resta fortemente dipendente dalla manodopera straniera, che in pro-

vincia rappresenta il 77% degli addetti. Il dato non significa necessariamente che tutte queste persone abbiano abbandonato il lavoro di cura. Una parte potrebbe essersi spostata verso altri impieghi, un’altra potrebbe essere rientrata nel sommerso. Per le famiglie, tuttavia, l’effetto è evidente: trovare una persona disponibile, preparata e disposta a sostenere orari impegnativi diventa sempre più difficile. Anche chi assiste, del resto, sta invecchiando: a livello nazionale più di un lavoratore domestico su quattro ha già compiuto sessant’anni. La domanda di assistenza, intanto, è destinata ad aumentare. Nel 2024 in provincia di Vicenza vivevano 200.125 persone con almeno 65 anni, pari a circa il 23,4% della popolazione. Bassano, con 42.299 residenti, è uno

dei centri più popolosi del Veneto e rappresenta uno dei principali poli di riferimento della Pedemontana. A misurare la pressione sul sistema è anche il numero delle persone che attendono di entrare in una struttura. Nell’Ulss 7 Pedemontana, il territorio sanitario che comprende Bassano, l’infografica elaborata sui dati regionali indica per il 2025 una media di 798 persone in attesa dell’impegnativa di residenzialità. Non si tratta di 798 cittadini bassanesi, ma il

dato restituisce comunque la distanza tra le necessità delle famiglie e le risposte disponibili. Nel mezzo restano figli, coniugi e parenti. Quando non si trova una badante e il posto in casa di riposo non arriva, l’assistenza viene assorbita dalla famiglia, spesso mentre i suoi componenti stanno ancora lavorando. Le giornate si riempiono di farmaci da preparare, visite, pasti, telefonate e notti interrotte. Un carico che continua

a ricadere soprattutto sulle donne e che può costringere a ridurre l’orario di lavoro o a rinunciare temporaneamente all’occupazione. Per l’anziano che vive solo il rischio non è soltanto sanitario. Senza un aiuto quotidiano diminuiscono anche le occasioni di uscire, parlare con qualcuno e mantenere relazioni. La carenza di assistenti familiari finisce così per alimentare l’isolamento, soprattutto nei mesi estivi, quando le reti familiari e di vicinato si assottigliano. Perché la riduzione dei lavoratori domestici non è soltanto un problema occupazionale. È uno dei punti più fragili del welfare locale e rischia di trasformare la non autosufficienza in solitudine. • Sara Busato

Rsa, l’Uripa scrive al Vaticano: «Domicilio e strutture non sono nemici»

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l presidente dell’Uripa Roberto Volpe ha scritto al cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, e a monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, per contestare le dichiarazioni con cui monsignor Vincenzo Paglia ha più volte descritto l’assistenza residenziale agli anziani come un modello da superare. A provocare la reazione è stata, da ultimo, un’intervista pubblicata il 10 agosto da “La Stampa”, nella quale Paglia ha sostenuto che il posto dell’anziano non sia in una Rsa ma nella propria abitazione. Volpe condivide la necessità di sviluppare la domiciliarità e di permettere alle persone di restare a casa il più a lungo possibile, ma respinge una contrapposizione netta tra le due forme di assistenza. Secondo il presidente dell’Uripa, non esiste infatti una risposta unica alla non autosufficien-

za. Le condizioni cliniche e sociali cambiano da persona a persona e, nei casi più gravi, l’assistenza domiciliare deve fare i conti con problemi concreti: la copertura nelle 24 ore, i turni notturni, le sostituzioni e la disponibilità di familiari che spesso lavorano, vivono lontano oppure sono anziani a loro volta. La lettera difende soprattutto lavoratori e famiglie. Nelle strutture operano ogni giorno operatori sociosanitari, infermieri, medici, fisioterapisti, educatori, psicologi e assistenti sociali, garantendo assistenza anche di notte e durante le festività. Allo stesso tempo, l’ingresso di un familiare in Rsa arriva quasi sempre dopo un lungo periodo di cura a domicilio ed è accompagnato da sofferenza e sensi di colpa. «Aff idare una persona cara a una struttura non significa abbandonarla o amarla meno», sottolinea Volpe.

Sul futuro dell’assistenza pesa inoltre l’invecchiamento della popolazione. Nel 2025 gli ultraottantenni in Italia erano circa 4,8 milioni e nel 2050 potrebbero sfiorare gli 8 milioni. In Veneto, nello stesso periodo, passerebbero da quasi 383 mila a oltre 663 mila, con un aumento del 73%. Nella sola Vicenza, secondo i dati citati dall’Uripa, vivono da soli 7.853 ultrasessantacinquenni, tra i quali 3.952 ultraottantenni. Per Volpe, la politica non ha ancora elaborato una programmazione proporzionata alla trasformazione demografica. L’associazione chiede quindi un piano nazionale sulla longevità e sulla non autosufficienza che comprenda personale, servizi domiciliari, sostegno ai caregiver, centri diurni, nuove forme dell’abitare e assistenza residenziale. In Veneto operano attualmente 351 centri di servizio con 33.158 posti letto, mentre tra 10.500 e 11 mila anziani risultano

in lista d’attesa. Le Rsa, riconosce Volpe, devono diventare più aperte, domestiche e integrate nella comunità, mettendo le proprie competenze anche a disposizione di chi vive a casa. Non possono però essere rappresentate indistintamente come luoghi di isolamento e abbandono. Il presidente dell’Uripa interviene infine sui recenti episodi di violenza e maltrattamento denunciati in alcune strutture venete, definendoli inaccettabili. Per chi maltratta persone fragili e per le realtà abusive o inadeguate vengono chiesti controlli rigorosi, sanzioni severe e, quando necessario, la chiusura. Le responsabilità individuali, conclude Volpe, non possono tuttavia trasformarsi nella condanna dell’intero sistema residenziale. •(P.B.)

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ATTUALITÙ

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Il progetto. Previste nuove assunzioni, ma restano le opposizioni di una parte del territorio

Tribunale, la riapertura passa ora dall’esame della Camera

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a riapertura del Tribunale di Bassano del Grappa compie nuovi passi sul piano parlamentare, ma la strada verso l’effettiva attivazione del presidio giudiziario non è ancora conclusa. Il progetto è stato inserito nel disegno di legge governativo numero 2646 sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, attualmente all’esame della Commissione Giustizia della Camera. Il provvedimento prevede l’istituzione del Tribunale della Pedemontana e della relativa Procura della Repubblica, entrambi con sede a Bassano. Si tratta di un passaggio rilevante perché la proposta, dopo anni di iniziative territoriali e parlamentari, è entrata formalmente in un testo promosso dal

Governo. Perché diventi operativa saranno tuttavia necessarie l’approvazione della Camera, quella del Senato e la successiva entrata in vigore della legge. Uno dei principali nodi riguarda il personale. Il disegno di legge contempla un aumento di sette unità nel ruolo della magistratura ordinaria e l’assunzione di 25 dipendenti amministrativi, suddivisi tra 14 funzionari e 11 assistenti. La previsione punta a rispondere alle preoccupazioni di chi teme che il nuovo ufficio possa essere realizzato trasferendo risorse dai tribunali di Vicenza, Padova e Treviso. Rimangono però da definire con precisione la composizione degli organici, la distribuzione del personale e i tempi necessari per rendere pienamente funzionanti Tribunale e Procura. Durante l’estate la Commissione Giustizia ha svolto una serie di audizioni per raccogliere le posizioni delle istituzioni e delle realtà interessate. Il confronto ha confermato la distanza tra il fronte bassanese, favorevole alla riapertura, e gli Ordini degli avvocati di Vicenza, Padova, Treviso e Venezia, insieme ad alcuni amministratori dell’Alto Vicentino. Le principali obiezioni riguardano la sostenibilità organizzativa

dell’operazione e il rischio di indebolire uffici giudiziari già alle prese con carenze di personale. A favore di Bassano resta la disponibilità degli immobili destinati alla giustizia. La città può contare su un complesso di circa 11 mila metri quadrati formato da Palazzo Antonibon, Palazzo Cerato e dalla Cittadella della Giustizia. Secondo l’Amministrazione comunale e il Comitato promotore, la presenza di strutture già realizzate consentirebbe di contenere gli investimenti e accelerare l’attivazione del nuovo presidio. All’inizio di settembre da Bassano è ripartita la pressione sul Parlamento affinché il provvedimento venga portato rapidamente al voto. Alla data della chiusura in redazione de Il Bassano, tuttavia, non risultano ancora fissati né il passaggio conclusivo in Commissione né l’approdo del testo nell’Aula della Camera. La riapertura ha quindi ottenuto il sostegno formale del Governo ed è entrata nella fase parlamentare, ma non può ancora essere considerata definitiva. La partita si giocherà ora sui tempi dell’approvazione e sulle garanzie relative agli organici.

Alice Bertelle, una settimana con le Stellette per imparare responsabilità e impegno

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na settimana dedicata alla formazione, alla disciplina e alla cittadinanza attiva, affrontata con l’obiettivo di mettersi alla prova e acquisire nuovi strumenti per il futuro. È l’esperienza vissuta da Alice Bertelle, giovane studentessa bassanese che ad agosto ha partecipato all’undicesima edizione di “Studenti con le Stellette”. Alice, che compirà 17 anni a ottobre e frequenta il quarto anno dell’istituto tecnico Parolini, ha superato il percorso di selezione necessario per accedere alla scuola di formazione civica in stile militare, organizzata a Novedrate, in provincia di Como. L’iniziativa coinvolge ogni anno ragazze e ragazzi provenienti da diverse regioni italiane, impegnandoli in attività teoriche e pratiche incentrate sui valori della responsabilità, della solidarietà, della partecipazione e del rispetto delle regole. Al termine dell’esperienza, la giovane è stata ricevuta in Municipio dal sindaco di Bassano del Grappa, Nicola Finco, al quale ha raccontato le giornate trascorse durante il corso e le competenze maturate. Un’occasione che si inserisce in un percorso personale già caratterizzato da interessi diversi e da una forte propensione a confrontarsi

con nuove esperienze. Nel maggio scorso Alice aveva infatti conquistato il primo premio del concorso “Gino Pistorello”, promosso da Acque Slosse e rivolto ai giovani poeti. Accanto alla scrittura coltiva anche la passione per il canto e per lo sport. Il sindaco Finco ha sottolineato come l’entusiasmo, la curiosità e la disponibilità ad assumersi responsabilità dimostrati dalla studentessa rappresentino una risorsa preziosa per la comunità. A nome dell’Amministrazione comunale le ha quindi rivolto i complimenti per il traguardo raggiunto. La partecipazione a “Studenti con le Stellette” diventa così un ulteriore tassello nel cammino di crescita di Alice e un esempio positivo per i suoi coetanei: la dimostrazione che impegno e voglia di mettersi in gioco possono trasformarsi in occasioni concrete di formazione personale e civile.

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SOCIALE

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Istruzione. Al Centro Studi sono tornati oltre cinquemila ragazzi

LA SCUOLA RIPARTE DALLA SFIDA DELL’INCLUSIONE, ANCHE LE FAMIGLIE SONO COINVOLTE L a riapertura del Centro Studi di Bassano del Grappa non coincide soltanto con l’inizio di un nuovo anno scolastico. Il rientro di oltre cinquemila studenti riporta in primo piano una delle questioni più delicate per le famiglie e per l’intera comunità: il benessere degli adolescenti. La scuola è il luogo in cui i ragazzi trascorrono buona parte delle loro giornate, costruiscono relazioni, affrontano insicurezze e imparano progressivamente a trovare il proprio posto nel mondo. Per questo, dietro una campanella che suona, ci sono attese molto diverse. C’è chi ritrova una classe conosciuta e riprende un percorso già avviato, ma anche chi entra per la prima volta in un istituto superiore e deve ricominciare da zero. Per gli studenti più giovani il cambiamento non riguarda solamente programmi più impegnativi e nuove modalità di studio. Significa confrontarsi con compagni sconosciuti, entrare in gruppi ancora da formare e imparare a muoversi in un ambiente più grande. Proprio nei primi mesi possono emergere difficoltà che non trovano immediatamente le parole per essere raccontate. La paura di non essere accettati, il timore

di rimanere esclusi oppure la fatica nel creare nuove amicizie rischiano di pesare quanto un’insufficienza, se non di più. Non tutti i ragazzi manifestano apertamente il proprio disagio: alcuni si chiudono, altri cercano di nasconderlo, mentre in famiglia i cambiamenti possono essere scambiati per normali oscillazioni dell’adolescenza. Il nuovo anno scolastico affida quindi agli istituti un compito che supera la didattica. Accanto alla preparazione culturale, diventa essenziale costruire ambienti nei quali gli studenti possano sentirsi riconosciuti e avere la possibilità di chiedere aiuto. L’inclusione non si realizza attraverso dichiarazioni astratte, ma nella quotidianità: nell’attenzione dell’insegnante che intercetta una difficoltà, nella disponibilità all’ascolto,

nella capacità della classe di accogliere le differenze e nell’intervento tempestivo quando qualcuno viene isolato. Anche le famiglie sono chiamate ad affrontare un cambiamento. L’ingresso alle superiori coincide spesso con una richiesta più forte di autonomia da parte dei figli. Accompagnarli significa trovare un equilibrio non semplice tra presenza e rispetto dei loro spazi, continuando a osservare senza trasformare ogni difficoltà in un’emergenza. Il rendimento resta un indicatore importante, ma non può essere l’unico metro con cui valutare l’andamento dell’anno. La serenità, la qualità delle relazioni e la voglia di frequentare la scuola raccontano altrettanto chiaramente come un ragazzo stia vivendo il proprio percorso. La ripartenza del Centro Studi interessa inoltre tutta Bassano. La concentrazione di migliaia di persone nella stessa area, soprattutto negli orari di ingresso e di uscita, ha prodotto rallentamenti, code e difficoltà nella ricerca di un parcheggio. Sono disagi che si ripresentano con l’avvio delle lezioni e che richiedono attenzione sul fronte della mobilità, della sicurezza e dell’accessibilità. Garantire agli studenti spostamenti sostenibili e

ordinati significa intervenire anche sulla qualità della loro giornata. Quegli oltre cinquemila ragazzi, tuttavia, non sono soltanto un flusso da gestire. Costituiscono una parte vitale della città e rappresentano famiglie, aspirazioni e bisogni differenti. Il Centro Studi è uno dei luoghi nei quali Bassano incontra quotidianamente il proprio futuro, ma anche le fragilità che attraversano le nuove generazioni.

La vera sfida dell’anno appena cominciato sarà dunque fare in modo che ogni studente trovi non soltanto un banco, ma uno spazio dentro la comunità scolastica. Perché una scuola raggiunge pienamente il proprio obiettivo quando riesce a formare, accompagnare e includere, offrendo attenzione anche a chi fa più fatica a farsi vedere. • Paola Bigon

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Aperto il bando 2026 per l’assegnazione degli alloggi pubblici

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l Comune di Bassano del Grappa ha pubblicato il bando 2026 per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica che diventeranno disponibili o saranno ultimati nel territorio comunale durante il periodo di validità della nuova graduatoria. Le domande potranno essere presentate dal primo ottobre alle 23.59 del 16 novembre. Dovranno inoltrare una nuova istanza anche le persone già inserite nella graduatoria del precedente bando e interessate a mantenere la propria posizione. Lo stesso obbligo riguarda gli assegnatari di alloggi pubblici con contratto provvisorio per emergenza abitativa, sia ai fini dell’eventuale proroga sia per una futura assegnazione definitiva. Tra i principali requisiti figurano la residenza anagrafica in Veneto alla scadenza del bando e un Isee-Erp non superiore a 22.990 euro. Il richiedente e gli altri componenti del nucleo non devono inoltre possedere immobili adeguati alle esigenze familiari, in Italia o all’estero, né avere beneficiato dell’assegnazione in proprietà di abitazioni realizzate con contributi pubblici, salvo le eccezioni previste dalla normativa. La graduatoria sarà formata considerando la situazione economica e sociale delle famiglie. Saranno valutate, tra le altre condizioni, la presenza di anziani o persone con disabilità, i nuclei con un solo genitore, le giovani coppie, la mancanza di un’abitazione, gli sfratti non determinati da inadempienze contrattuali, la morosità incolpevole, il

sovraffollamento e le condizioni antigieniche degli immobili. Il Comune ha previsto anche punteggi aggiuntivi per i nuclei monoparentali, per le persone sole ultrasettantenni o le coppie con almeno un componente sopra i settant’anni e per chi risiede ininterrottamente a Bassano da almeno otto o dieci anni. Una quota dell’8 per cento degli alloggi disponibili sarà riservata agli under 35, un altro 8 per cento alle coppie sposate o unite da non più di tre anni e un’ulteriore quota dell’8 per cento alle famiglie composte da un solo genitore con figli a carico. Il 10 per cento sarà invece destinato alle emergenze abitative documentate. La domanda deve essere presentata esclusivamente online attraverso la piattaforma regionale, accedendo con Spid, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. I residenti a Bassano che necessitano di assistenza possono prenotare un appuntamento con l’Ufficio Politiche abitative di piazzetta Guadagnin chiamando lo 0424 519121. È possibile rivolgersi anche all’Ater di Vicenza, compilando il modulo disponibile sul sito dell’ente. Sono necessari un Isee valido e privo di omissioni o difformità, i documenti d’identità del nucleo familiare, l’eventuale titolo di soggiorno e una marca da bollo da 16 euro. L’Ater curerà l’istruttoria e la formazione della graduatoria provvisoria. A parità di punteggio avrà precedenza il nucleo con la situazione economica più bassa e, in caso di ulteriore parità, la domanda inviata per prima.

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CULTURA

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11 incontri. Dal 25 settembre al 20 novembre otto incontri al Museo Civico tra memoria locale e guerre

LA RASSEGNA “VENERDÌ STORIA” COMPIE QUINDICI ANNI E GUARDA ALLE SFIDE DEL PRESENTE Q uindici anni di incontri e oltre dodicimila presenze per raccontare il passato e offrire strumenti utili a interpretare il presente. Torna a Bassano del Grappa “Venerdì Storia. Incontri sul filo della memoria”, la rassegna promossa dalla Biblioteca civica e dedicata agli avvenimenti, ai protagonisti e ai grandi temi che hanno segnato la storia locale, nazionale e internazionale. L’edizione 2026 si svolgerà dal 25 settembre al 20 novembre e proporrà otto appuntamenti con storici, docenti universitari, studiosi ed esperti. Il programma partirà dalla memoria di Bassano e del Canale di Brenta, per poi allargare lo sguardo alla rappresentazione cinematografica della guerra, al diritto internazionale, al mondo antico e agli scenari geopolitici ed economici contemporanei. Tutti gli incontri inizieranno alle 17.30 nella Sala Chilesotti del Museo Civico. Ad aprire la rassegna, venerdì 25 settembre, saranno Marco Mondini dell’Università di Padova e lo storico Francesco Tessarolo. A ottant’anni dal conferimento, l’incontro ricostruirà il significato della medaglia al

Valor Militare assegnata a Bassano il 29 settembre 1946, approfondendo il contesto nel quale la città celebrò il proprio ruolo nella Resistenza e trasformò la memoria della guerra in un messaggio di pace e ricostruzione democratica. Il 2 ottobre l’attenzione si sposterà sul Canale di Brenta con “Foglie di tabacco”. Marco Crestani, insieme alle

testimonianze di Gianni Celi e Francesco Temperato, ripercorrerà una pagina della storia economica e sociale del territorio legata alla coltivazione del tabacco, al contrabbando e alla vita delle comunità della valle. Il rapporto tra cinema e conflitti sarà invece al centro dell’appuntamento del 9 ottobre. Luca Barnabè, docente dell’Università

Iulm di Milano, analizzerà il modo in cui registi e autori hanno rappresentato la guerra e la violenza, mettendo a confronto opere appartenenti a epoche differenti, da “Orizzonti di gloria” di Stanley Kubrick a “Civil War” di Alex Garland. Il 16 ottobre Marco Pertile dell’Università di Trento affronterà il tema del diritto internazionale nei conflitti contemporanei. L’incontro approfondirà le norme che regolano l’uso della forza, la tutela delle popolazioni civili e le responsabilità legate alle violazioni commesse durante le guerre. Eccezionalmente di mercoledì, il 28 ottobre, Claudio Azzara dell’Università Ca’ Foscari Venezia parlerà delle vie di comunicazione nella Venetia et Histria tra antichità e alto Medioevo. Saranno ricostruiti i percorsi terrestri e fluviali che favorirono gli scambi, gli spostamenti e la circolazione di modelli politici e culturali nel passaggio dal mondo romano a quello medievale. La parte conclusiva della rassegna guarderà ai principali equilibri internazionali. Il 6 novembre il generale dell’Esercito Italiano Giorgio Spagnol analizzerà il ruolo di Stati

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Uniti, Israele, Iran e Turchia nel complesso scenario mediorientale. Il 13 novembre Gaia Perini dell’Università di Bologna ripercorrerà le trasformazioni politiche, sociali e culturali della Cina moderna e le narrazioni attraverso le quali il Paese ha costruito la propria identità. A chiudere il ciclo, il 20 novembre, sarà Federico Varese dell’Università di Oxford con un incontro sul ritorno del mercantilismo. Al centro dell’analisi le politiche economiche di Cina, Russia e Stati Uniti, la protezione degli interessi nazionali, il controllo delle risorse strategiche e la crescente competizione commerciale. Ideata nel 2012, “Venerdì Storia” ha ospitato in questi anni più di 250 appuntamenti, consolidandosi nella proposta culturale bassanese. La partecipazione è libera fino a esaurimento dei posti. Gli incontri saranno trasmessi in diretta sui canali social della Biblioteca e resteranno disponibili su YouTube. Per gli studenti sarà inoltre possibile richiedere un attestato di frequenza valido per il credito formativo. • Paola Bigon

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Per info: 375 803 1687


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SPORT

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L’intervista. La squadra giallorossa riparte tra novità, giovani e ambizioni ancora da misurare

ZECCHIN PREDICA CALMA: “PRIMA CAPIAMO CHI SIAMO, POI DOVE POSSIAMO ARRIVARE” G ianpietro Zecchin ha le idee chiare: prima bisogna capire cosa sarà questo Bassano, poi si potrà stabilire dove potrà arrivare. L’allenatore giallorosso non ha intenzione di saltare passaggi. La stagione ha appena aperto le sue porte, il mercato è da poco concluso e ora sarà il campo a definire quanto sia stato fatto di buono. La cautela del tecnico ex Mestre non è un semplice gioco delle parti. La sua squadra ha vissuto un’intensa trasformazione, cambiando uomini e caratteristiche. A prevalere dunque, insieme alla fiducia e alla voglia di scoprire quel che sarà, c’è anche la prudenza: “La squadra è cambiata tanto. Possiamo essere una buona squadra, ma per capire se saremo migliori o peggiori rispetto all’anno scorso ci vorrà del tempo. I ragazzi devono conoscersi e il gruppo crescerà partita dopo partita”. Il primo punto da cui ripartiranno i giallorossi andrà nella direzione di consolidare l’ottima tenuta difensiva che ha contraddistinto la squadra nel suo recente percorso. E le prime uscite hanno confermato questa tendenza. Il cambiamento probabilmen-

te maggiore riguarda invece il reparto offensivo. Zecchin non nasconde che qualcosa sia stato perso, ma sottolinea altre qualità guadagnate: “Dal punto di vista fisico siamo cambiati. In particolare davanti abbiamo meno imprevedibilità e fantasia rispetto allo scorso anno, penso per esempio all’addio di Fasolo, ma abbiamo acquisito più struttura con Faggin e Cecchin. Sono due attaccanti più fisici”. Non è quindi soltanto una questione di nomi. Cambia il modo in cui il Bassano potrà arrivare alla porta avversaria. Meno giocatori capaci di accendere improvvisamente una partita, più peso offensivo e presenza dentro l’area. Toccherà proprio all’allenatore trovare il punto d’incontro tra il vecchio Bassano e quello che sta nascendo. “Ora sta a me, in base alle loro qualità, capire dove e come farli rendere al meglio”, ha sottolineato. Tra gli uomini chiamati a cambiare il peso dell’attacco c’è anche Davide Aloia, centravanti di 190 centimetri arrivato dall’Este dopo aver segnato cinque reti nell’ultima stagione e dieci, l’anno precedente, nel Bra promosso in Serie C. Anche il suo innesto conferma la

ricerca di centimetri e presenza offensiva. Discorso ancora diverso per il 2006 Matteo Cecchin, sul quale Zecchin intravede margini importanti ma evita di anticipare giudizi: “È un ragazzo interessante, ma deve calarsi nella Serie D”. Ancora una volta ritorna la stessa parola, anche senza essere pronunciata direttamente: tempo. Tempo per creare l’amalgama giusta, tempo per costruire gli automatismi, tempo per definire le gerarchie. E tempo soprattutto prima di stabilire se questo Bassano possa avvicinarsi alle zone nobili della classifica. Perché il Girone C, almeno sulla carta, non concede grandi scorciatoie. Rispetto alla passata stagione il quadro si è ulteriormente arricchito e comprende realtà che non nascondono di avere grandi ambizioni. Zecchin lo sottolinea: “Secondo me ci sono cinque o sei squadre che hanno costruito rose di un livello davvero alto e lotteranno per andare in Serie C. Ne salirà una sola, ma alcune si sono attrezzate davvero molto bene. Penso a Mestre, Triestina, Chioggia, Cjarlins e Luparense. Ci sono delle corazzate”.

Gianpietro Zecchin)

Il Bassano, almeno nelle parole del tecnico, parte senza l’obbligo di inserirsi in quella prima fila. “Anche noi abbiamo una buona rosa, ma è tutta da valutare. Vedremo più avanti dove potremo arrivare”, spiega Zecchin. Parole poi che sottolineano quello che ormai dalle parti del Grappa è diventato un aspetto centrale: la valorizzazione dei propri giovani. Tre ragazzi classe 2009, prodotti del settore giovanile, si sono allenati stabilmente con la prima squadra dall’inizio del ritiro. “Abbiamo ragazzi di prospettiva e con buone caratteristiche. Continueranno ad allenarsi con noi e, se

ce ne sarà bisogno, verranno anche la domenica”. Nell’ultima parte dell’intervista Zecchin si apre ad un confronto con i tifosi, riservando un messaggio ai sostenitori che saranno presenti al Mercante durante il viaggio giallorosso: “A loro chiedo di sostenerci come hanno sempre fatto e di starci vicini anche nei momenti difficili, perché arriveranno anche quelli. Noi cercheremo di regalare più soddisfazioni possibili. Una cosa che non mancherà mai sarà il massimo impegno, insieme alla serietà e al rispetto per i colori della maglia”. I giallorossi ripartono così: cambiati negli uomini e nelle caratteristiche, sono un gruppo ancora da decifrare. Restano però alcuni punti fermi: un allenatore che conosce l’ambiente, una società stabile, un settore giovanile che continua a produrre e una piazza pronta ancora una volta a stare vicino alla squadra. Il Bassano non sa ancora dove arriverà, ma sa con quali principi vuole combattere. • Stefano Parpajola

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SPORT

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Calcio Serie D. Il viaggio del nuovo acquisto giallorosso

Pol Garcia Tena si racconta: “A Bassano per aprire un ciclo, voglio tornare tra i professionisti”

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on chiamatelo passo indietro. Pol Garcia Tena non è arrivato a Bassano per vivere anni tranquilli lontano dalle pressioni del professionismo. E neppure perché Vicenza, la sua casa, è a pochi chilometri di distanza. Lo spagnolo ha scelto il giallorosso perché, dietro questa maglia, ha riconosciuto qualcosa che per un calciatore con il suo percorso continua ad avere un peso: un progetto, una storia e l’ambizione di tornare dove questa società è stata a lungo. “Negli ultimi anni non ho vissuto esperienze particolarmente positive. Per ripartire ho guardato molto anche al benessere della mia famiglia – racconta il difensore spagnolo –. Ma non è stata soltanto una scelta legata a questo aspetto. Ho trovato un club serio, di livello e con un progetto nel quale credo”. È questo il punto dal quale parte la nuova avventura del centrale classe 1995. Un giocatore che avrebbe potuto scegliere categorie superiori, ma che ha deciso di legarsi a una realtà di Serie D che vuole provare a crescere. Nelle sue parole non c’è spazio però per proclami immediati. Il suo è uno sguardo obiettivo: “Io gioco ogni partita con la voglia di vincerla. Dobbiamo poi essere realistici, perché in questo campionato ci sono società che hanno investito tantissimo e il nostro primo obiettivo deve essere raggiungere la salvezza il prima possibile. Però sono sempre stato ambizioso. E il bello di fissarsi un obiettivo è provare a metterlo più in alto possibile”. E il pensiero, inevitabilmente, va al professionismo. “Quello è l’obiettivo a lungo termine. Voglio tornarci e chissà che non possa accadere proprio con il Bassano. Mi piacerebbe portare questo club in alto”.

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Pol Garcia Tena

La carriera dello spagnolo porta con sé un enorme bagaglio di esperienze. Garcia Tena è partito giovanissimo dalla Spagna, dopo essere cresciuto tra Espanyol e Barcellona. A sedici anni è arrivata la chiamata della Juventus e una nuova scelta importante, presa seguendo non soltanto la prospettiva calcistica. “Sono cambiato relativamente poco nel modo in cui prendo le mie decisioni. Anche quando passai dal Barcellona alla Juventus scelsi in parte con il cuore, perché avevo avuto la possibilità di continuare il percorso insieme a mio fratello. In carriera mi è capitato anche di scegliere categorie superiori rinunciando economicamente a qualcosa”. Ambizione dunque, ma anche mente fredda. La Juventus gli ha permesso di respirare

da vicino il calcio di altissimo livello, prima di una carriera costruita tra Serie B, Serie C e numerose esperienze internazionali. Vicenza, Como, Crotone, Latina, Cremonese, Trento, il calcio spagnolo e quello greco, oltre alla massima serie in Belgio e Messico. Paesi differenti che hanno contribuito a costruire il difensore che oggi è arrivato al Mercante. “Da ogni cultura calcistica ho provato ad apprendere qualcosa. La Spagna ti insegna soprattutto la tecnica e l’uscita con il pallone. In Italia sono cresciuto dal punto di vista tattico: l’uno contro uno, il lavoro di reparto, la capacità di muoversi come squadra. In Belgio ho trovato maggiore spensieratezza e una grande disponibilità a dare fiducia ai giovani. Il Messico è invece un calcio che definirei totale: è molto fisico, meno

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ordinato tatticamente, lì devi dimostrare subito quello che vali, perché altrimenti cambiano rapidamente”. Non tutte le tappe sono state semplici. In Grecia, in particolare, le difficoltà sono andate oltre il campo. “Ho ricevuto soltanto tre mesi di stipendio e abbiamo cambiato cinque o sei allenatori. È stata un’esperienza complicata”. Anche per questo oggi per il giocatore la serietà di un progetto conta tantissimo. E Bassano, nelle sue prime settimane, gli ha trasmesso sensazioni positive. “L’impatto è stato ottimo. Ho trovato bravissimi ragazzi e un ambiente molto familiare. Non ho avuto alcuna difficoltà a inserirmi”. Una parte importante del percorso giallorosso passa da Gianpietro Zecchin, allenatore che Garcia Tena conosceva già e del quale apprezza soprattutto la capacità di unire idee e gestione del gruppo. “È una grandissima persona. Ha voglia di fare, trasmette energia e propone concetti tecnico-tattici che condivido. Vuole un calcio propositivo, ma sa anche quando bisogna badare al sodo. Credo che una delle sue forze principali sia la capacità di creare un grande gruppo. I giocatori gli vogliono bene e ne parlano tutti benissimo”. Garcia Tena ha avuto modo di lavorare, nel corso della carriera, con tecnici come Conte, Allegri, Baroni e Tesser. Esperienze che oggi prova a riportare anche all’interno di uno spogliatoio ricco di giovani. “Il mondo è cambiato molto rispetto a 10-12 anni fa. Non c’erano i social e anche il modo di vivere il calcio era differente. Io cerco di trasmettere la mia esperienza, di dare qualche consiglio. Al centro deve esserci sempre il bene della squadra”. C’è anche un’altra prospettiva dalla quale osserva queste dinamiche. Una

volta terminata la carriera, infatti, Garcia Tena non nasconde il desiderio di voler provare ad allenare. “È qualcosa che mi piacerebbe fare. Anche per questo già adesso osservo certe situazioni con un occhio diverso”. Nel suo percorso ci sono stati momenti difficili, ma anche fotografie che rimarranno per sempre. La promozione in Serie A con il Crotone, l’esordio al Trofeo Tim con la Juventus, le panchine con la prima squadra bianconera, l’esperienza positiva in Belgio. Poi, fuori dal campo, il matrimonio e la nascita del figlio. Rimpianti, invece, preferisce non averne. “Un calciatore deve continuamente prendere decisioni. Ogni tanto capita di chiedersi cosa sarebbe successo intraprendendo una strada diversa, ma se in quel momento ho fatto una determinata scelta significa che avevo le mie ragioni”. Anche Bassano è una scelta. E Garcia Tena vuole che venga letta esattamente per quello che rappresenta: non un passo indietro, ma il tentativo di costruire qualcosa. Qualche anno fa il difensore aveva raccontato il desiderio di trovare finalmente una società nella quale poter avere continuità e dove poter diventare un punto di riferimento. Oggi quella possibilità la vede in giallorosso. “L’ho scelto anche per questo. L’idea è quella di aprire un ciclo qui”. Poi torna fuori quella parola che accompagna tutta l’intervista, è scolpita nel dna dello spagnolo: l’ambizione. “Non ho sogni, ma obiettivi. Voglio tornare nel professionismo. E chissà che non possa riuscirci un giorno proprio con il Bassano”. Ripartire e guardare in alto: Pol Garcia Tena ha scelto il giallorosso proprio per questo.

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Segue da pag. 1

La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?

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uttavia, questo asse non è esente da scossoni. Ampie fasce della maggioranza guardano con aperto biasimo a questa politica dell’abbraccio, temendo l’annacquamento dell’identità di governo e l’eccessiva concessione di agibilità politica

al centrosinistra. Allo stesso modo, all’interno della minoranza non mancano i malumori di chi invoca un’opposizione più dura e priva di sconti. Di fronte alle resistenze delle rispettive basi, resta da chiedersi se questo lavoro a quattro mani sia solo una parentesi contingente o se

possa trasformarsi nel prototipo di un nuovo schema di alleanza istituzionale per il futuro. Se il metodo Veneto saprà resistere ai logoramenti tattici, la “Stefanildo” potrebbe davvero riscrivere le regole del gioco e la geografia politica della regione.

Tempo di scelte. L’intesa con il Governo per i primi trasferimenti di competenze e la complessa mediazione tra etica e medicina

AUTONOMIA E FINE VITA, DUPLICE SVOLTA STEFANI: “RISULTATI CHE FANNO LA STORIA” I l Veneto ha segnato il passo su due tra i temi più complessi e dibattuti dell’agenda politica e sociale: il via libera definitivo agli schemi di intesa per l’Autonomia differenziata e l’approvazione delle modifiche alla legge di iniziativa popolare sul fine vita. Due partite cruciali sulle quali il presidente della, Alberto Stefani, ha impresso una direzione precisa, improntata da un lato all’accelerazione sull’inquadramento costituzionale e dall’altro alla tutela dei principi etici.

Per l’autonomia ora il passaggio in Consiglio dei Ministri e il voto il Parlamento Sul fronte dell’Autonomia differenziata, il voto favorevole del Consiglio regionale al testo d’intesa siglato tra la Giunta regionale e il Governo rappresenta una tappa fondamentale che chiude la fase istruttoria veneta e proietta la pratica verso il Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Un traguardo che il governatore Stefani ha salutato con soddisfazione, richiamando l’esito del referendum del 2017 e la lunga gestazione del percorso istituzionale. “Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso”, dichiara il Presidente Alberto Stefani. “I Veneti

stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta”. Stefani ha voluto sottolineare il lavoro svolto dalla maggioranza consiliare, ribadendo come la delega di maggiori competenze su materie strategiche — quali Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Tutela della salute e Coordinamento della finanza pubblica — costituisca un’opportunità oggettiva per l’efficienza dei servizi erogati ai cittadini. “Siamo giunti alla nuova tappa di un percorso che è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti”, prosegue il Governatore. “Stiamo scaldando i motori perché siamo pronti a fare da ‘apripista’. Quando sono stato relatore della legge quadro in Parlamento ho vissuto oltre 300 ore di interventi ostruzionistici del Centrosinistra, fatti appositamente per bloccare questa riforma con l’accusa di provocare disparità e vantaggi ingiustificati a favore del Veneto. Sono convinto, invece, che l’autonomia sia una scelta di responsabilità e trasparenza che

Alberto Stefani

non spacca l’Italia e può rivelarsi strategica per tutti i territori. L’articolo 5 della nostra Costituzione, infatti, dice che la Repubblica ‘riconosce e promuove le autonomie locali’. È un principio cardine della Repubblica che abbiamo il dovere di realizzare. Se la riforma porterà a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra e capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia può portare al nostro territorio”. Parallelamente alla partita autonomista, il Consiglio regionale si è confrontato con la delicata proposta di legge d’iniziativa popolare “Liberi Subito” inerente al suicidio medicalmente assistito. L’approvazione del provvedimento è arrivata a seguito di una mediazione condotta dallo stesso

Stefani, concretizzatasi in una serie di emendamenti vincolanti intesi a riequilibrare il testo normativo nel quadro della giurisprudenza della Corte Costituzionale. “Nulla è più importante della dignità

“Vogliamo assicurare a tutti i veneti l’accesso alle cure palliative” della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”, sottolinea il presidente nel commentare l’esito della votazione. “Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla

stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”. L’impianto correttivo voluto dalla presidenza introduce paletti precisi all’interno dell’iter procedurale, stabilendo la priorità assoluta dell’accesso alle cure palliative e l’istituzione di nuovi organi consultivi. “Il mio obiettivo è semplice: assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste”, chiarisce Stefani. “Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza. Nello specifico, gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito, l’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale, e la priorità alle cure palliative con l’obbligo di informazione della possibilità di avvalersi delle stesse nel momento della richiesta”. • Redazione laPiazza


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Il caso. Federalismo energetico e il nodo delle concessioni per il controllo delle reti e delle derivazioni idroelettriche

La sfida delle multiutility: direttive europee, scelte di Governo e vantaggi per i territori L a partita per il controllo delle reti di distribuzione elettrica e delle grandi derivazioni idroelettriche rappresenta uno degli snodi economici, politici e infrastrutturali più complessi e decisivi per il futuro del Veneto e del suo tessuto produttivo. In questo scenario articolato, le multiutility venete si stanno compattando con forza per chiedere la possibilità di accedere al mercato della gestione delle infrastrutture attraverso la regolare indizione delle gare d’appalto, puntando a superare una condizione di monopolio storico che vede da decenni il gruppo Enel nel ruolo di operatore quasi esclusivo sul territorio. Al centro di questo acceso scontro d’interessi si colloca la posizione del Governo centrale, chiamato a decidere se spalancare le porte alla concorrenza oppure concedere un rinnovo automatico e prolungato in favore dell’incumbent nazionale. Da un lato, l’esecutivo avverte la tentazione di garantire la continuità operativa a un colosso strategico come Enel, ipotizzando proroghe alle concessioni

storiche che vengono periodicamente discusse nell’ambito delle norme inserite nella legge Finanziaria o nei decreti collegati alla politica energetica. Questa scelta risponderebbe prevalentemente a esigenze di stabilizzazione dei grandi asset strategici e a dinamiche di cassa nazionali. Dall’altro lato, la spinta verso la proroga si scontra in modo frontale e ineludibile con i principi cardine dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, fondato sul rispetto della concorrenza, sulla trasparenza delle procedure di evidenza pubblica e sulla libera circolazione dei servizi nel mercato unico. La giurisprudenza europea e nazionale ha infatti ribadito a più riprese che le concessioni di beni pubblici strategici e limitati, come le reti energetiche e i bacini idrici, non possono essere attribuite a tempo indeterminato né prorogate per via legislativa senza incorrere in gravissime violazioni del diritto comunitario. L’obbligo di effettuare le gare pubbliche scaturisce quindi dalla necessità inderogabile di rispettare le

direttive UE, pena l’apertura di onerose procedure d’infrazione e il potenziale blocco dei finanziamenti europei legati alle riforme e all’ammodernamento infrastrutturale. Di fronte a questo quadro, la classe politica veneta, supportata dalle amministrazioni locali e dai sindaci del territorio, assume una posizione molto chiara a sostegno delle aziende energetiche locali e dell’autonomia gestionale. Tra le forze politiche regionali emerge una diffusa convergenza nell’abbracciare la visione del cosiddetto federalismo energetico, inteso come il diritto-dovere delle istituzioni territoriali di valorizzare le proprie risorse naturali e infrastrutturali a diretto vantaggio della comunità locale. Consentire alle multiutility del Veneto di contendersi la gestione delle reti attraverso procedure di gara equa significherebbe infatti generare ricadute economiche ed operative straordinarie per il territorio. Tra i benefici più rilevanti evidenziati dai sostenitori della gestione locale figura il ridimensionamento dei costi energetici

con la prospettiva di applicare bollette più leggere: i dividendi, gli utili d’impresa e i canoni di concessione generati dalle reti non andrebbero infatti a rimpolpare le casse di gruppi centralizzati, ma rimarrebbero circoscritti all’interno del circuito economico regionale, permettendo agli enti locali di redistribuire il valore prodotto attraverso agevolazioni tariffarie per le famiglie e le imprese. A ciò si aggiunge il vantaggio determinante legato alla qualità delle manutenzioni e degli investimenti di sviluppo. Una presenza capillare e radicata, tipica delle utility

del territorio, garantisce una conoscenza diretta del suolo e delle sue criticità, favorendo interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della rete elettrica e idrica molto più tempestivi e mirati. In una stagione segnata da crescenti sfide climatiche e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica, la vicinanza dell’operatore si traduce in una maggiore resilienza dell’intero sistema energetico, trasformando il federalismo da astrazione politica a concreto strumento di sviluppo e competitività per la comunità veneta.

VENETO VERSO IL BIGLIETTO UNICO NEI TRASPORTI: DALLA REGIONE 2,1 MILIONI PER I PAGAMENTI CONTACTLESS

L

a Giunta regionale del Veneto compie un fondamentale passo avanti verso la svolta digitale del trasporto pubblico locale. Su proposta dell’Assessore ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici, Diego Ruzza, è stato approvato uno stanziamento di 2 milioni e 90 mila euro destinato alla società Infrastrutture Venete Srl. Le risorse serviranno a sviluppare una piattaforma digitale unica, capace di far dialogare i sistemi di pagamento contactless di tutti gli operatori del territorio. Il funzionamento del nuovo modello è improntato alla massima semplicità: ai viaggiatori basterà effettuare un “tap” a bordo di

qualsiasi mezzo — tra gomma e ferro — con la propria carta di credito o debito (circuito EMV) per spostarsi liberamente. Il sistema centrale provvederà a raccogliere i dati, aggregare la spesa e applicare la tariffa corretta, superando la necessità di acquistare preventivamente titoli di viaggio cartacei. La fase operativa entrerà nel vivo nel 2027 con l’installazione dei nuovi validatori, mentre il lancio ufficiale dell’infrastruttura integrata è previsto per il 2028. Entusiasta il commento dell’assessore Diego Ruzza, che evidenzia la portata strategica dell’intervento: “Questo progetto sarà in grado

di abilitare e governare l’utilizzo dei pagamenti contactless nel trasporto pubblico locale, raccogliendo e normalizzando i flussi degli operatori del nostro TPL e creando di fatto un sistema unico di pagamento per l’utilizzo di tutti i servizi del trasporto pubblico locale, superando la frammentazione dei sistemi locali, garantendo continuità operativa ai sistemi esistenti e introducendo un livello centrale capace di orchestrare e monitorare i flussi del territorio regionale e di abilitare le eventuali agevolazioni tariffarie. Ora si viaggia velocemente verso un futuro che migliorerà la gestione dell’intero sistema e soprattutto semplificherà la vita agli utenti”.

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Il dibattito. Maggioranza per la valorizzazione del territorio, ma le opposizioni denunciano la mancanza di fondi

LEGGE SULLA PIANURA VENETA: È SCONTRO SULL’EFFETTIVA UTILITÀ DEL PROVVEDIMENTO I l Consiglio regionale del Veneto ha dato il via libera alla nuova legge per la promozione e la valorizzazione del paesaggio della Pianura Veneta. La proposta, firmata dal consigliere Filippo Rigo (Lega-LV) in veste di primo firmatario e relatore, è passata a maggioranza con 31 voti favorevoli e 15 contrari, intercettando il sostegno compatto del centrodestra e sollevando, al contempo, un acceso dibattito politico in aula sulla sua effettiva utilità. La legge mira a tutelare e rilanciare le risorse naturali, paesaggistiche ed socioeconomiche di un territorio che copre oltre la metà della superficie regionale. Tra i punti qualificanti del provvedimento figura l’istituzione della “Giornata regionale per la Pianura Veneta”, fissata per l’11 novembre in coincidenza con la ricorrenza di San Martino, data fondamentale per la storia contadina locale. L’impianto normativo prevede inoltre contributi finanziari ai Comuni, la promozione del cicloturismo, delle ippovie e degli

itinerari enogastronomici, oltre a percorsi educativi nelle scuole per sensibilizzare i giovani. Piena soddisfazione per l’approvazione è stata espressa da Filippo Rigo: “La Pianura Veneta costituisce il cuore geografico, economico e sociale della nostra regione. Con questa legge diamo il via a un percorso concreto per promuovere un mosaico straordinario che rappresenta l’identità del nostro territorio. Non ci limitiamo a celebrare la pianura, ma definiamo una strategia di sviluppo sostenibile grazie al confronto continuo con Comuni, associazioni e Pro Loco”. L’iniziativa ha raccolto il supporto di diversi esponenti della maggioranza, tra cui Giorgia Bedin e Roberto Marcato (Lega-LV), Morena Martini (Stefani Presidente), il vicepresidente della Giunta Lucas Pavanetto e i capigruppo Alberto Bozza (Forza Italia), Riccardo Szumski (Resistere Veneto) e Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica). Risoluta, di contro, l’opposizione delle forze di minoranza, che hanno

Filippo Rigo

votato in modo compatto contro il provvedimento. A guidare le critiche è stata la vicepresidente della Sesta commissione e correlatrice di minoranza, Monica Sambo (Partito Democratico), che ha denunciato l’assenza di interventi concreti per

Monica Sambo

l’ambiente: “Nessuno mette in discussione il valore della Pianura Veneta, ciò che contestiamo è il metodo e l’assoluta inefficacia di questa legge, che si riduce all’ennesima operazione di facciata priva di contenuti reali. Si finanzia la comunicazione, la realtà

aumentata e le app, ma dei 620 mila euro di risorse previste non si spende un solo euro per la rinaturalizzazione delle aree degradate, la tutela delle risorgive o la piantumazione. In una regione che resta la seconda in Italia per consumo di suolo, parlare di valorizzazione del paesaggio senza bloccare la cementificazione è un mero esercizio di greenwashing”. Sulla stessa linea si sono espressi i consiglieri dem Paolo Galeano — che ha definito la norma “uno slogan povero di contenuti” —, Alessandro Del Bianco e Jonatan Montanariello. Dure contestazioni sono giunte anche dal capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato, che ha accusato la maggioranza di voler tutelare “un paesaggio distrutto dal cemento”, oltre che dai capigruppo Flavio Baldan (M5S) e Nicolò Rocco (Riformisti Veneti in Azione). Infine, Stefano Valdegamberi (Gruppo misto - Futuro Nazionale) ha auspicato misure urbanistiche più incisive per una reale tutela del territorio.

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L’intervista. L’amministratore delegato di CBC, iniziativa partita a Jesolo da 3 soci, punta a rivoluzionare il litorale

ALESSANDRO BERTON: “LE SPIAGGE VENETE DEL FUTURO SARANNO APERTE TUTTO L’ANNO” L e spiagge venete accolgono ogni anno milioni di turisti da tutta Europa. Jesolo è da sempre il cuore pulsante dell’eco-sistema delle spiagge venete. Una sorta di “Miami Made in Italy” che è esplosa negli anni ’80 tra discoteche, sole, spiagge e sapore di sale. Il mondo balneare però sta vivendo una rivoluzione, come ci ha raccontato Alessandro Berton, amministratore delegato di Cbc Srl, iniziativa partita da 3 soci fondatori (Berton, la famiglia Menazza e Moretti Polegato) e che oggi è una realtà in piena espansione con 50 soci. Alessandro, partiamo da questa nuova avventura. Spiegaci cos’è CBC Srl. Bisogna fare una premessa. Il Comune di Jesolo ha deciso di attuare un nuovo

Tu da sempre ripeti un mantra: “meno ombrelloni, più qualità”. Immagino che questa sia la vostra direzione… Assolutamente. Per noi “meno ombrelloni e più qualità” significa mettere l’ospite al centro. Il turismo deve intercettare bisogni che cambiano. Così come sono cambiati gli alberghi e le strutture ricettive, devono evolvere anche le spiagge. Dopo una fase preparatoria, quest’anno è iniziata la realizzazione concreta delle opere. Oltre il 40% dell’investimento è già stato completato e quella che molti definiscono la “spiaggia del futuro” prende forma. Una spiaggia che offrire servizi più evoluti: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi

“Servizi più evoluti per vivere le località balneari in tutte le stagioni: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi” Piano dell’Arenile, uno strumento urbanistico che disegna lo sviluppo dell’asset più importante di qualsiasi località balneare: la spiaggia. Questo nuovo piano nasce dall’esigenza di far vivere Jesolo per tutto l’anno e non solo d’estate. Da qui prende forma il nostro progetto, che è molto ambizioso. Ad oggi rappresenta il più rilevante progetto di finanza applicato al demanio marittimo mai realizzato in Italia, con un investimento di quasi 10 milioni di euro. L’obiettivo è dare concreta attuazione agli indirizzi del Piano dell’Arenile, aumentando progressivamente la qualità dell’offerta.

Alessandro Berton

come le junior lounge, con personale qualificato e servizi di babysitting che permettano anche ai genitori di ritagliarsi momenti di relax. E poi, soprattutto, pensiamo a una spiaggia che possa essere vissuta tutto l’anno. In uno scenario di questo tipo immagino che saranno le idee e le persone a fare la differenza. Le persone hanno un ruolo centrale. Mi piace ripetere che dietro ogni progetto ci sono sempre le persone. Oggi si parla molto di AI e di tecnologia, strumenti importanti e attuali, ma il motore del cambiamento è rappresentato dalle persone. Vogliamo creare strutture

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all’aria aperta capaci di accogliere tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche, dallo stato di salute o dalla capacità di spesa. In una bella giornata di ottobre o di marzo si può trascorrere una giornata al mare utilizzando servizi di qualità: palestre per il CrossFit, campi da padel, spogliatoi con acqua calda, bagni tecnologici. Stiamo proponendo un nuovo modo di concepire uno spazio pubblico dato in concessione ai privati. Una spiaggia che non sia utilizzata solo d’estate, ma che diventi un luogo di aggregazione e benessere per tutto l’anno. Quali benefici può portare questo tipo di investimento al territorio? L’impatto è molto rilevante. Nel nostro caso parliamo di circa un chilometro di spiaggia, da Piazza Mazzini a Piazza Brescia, nel cuore di Jesolo. Un investimento di questo tipo produce

una riqualificazione urbanistica e territoriale importante. I vantaggi riguardano anche i residenti. Significa avere una città più bella, più moderna e più funzionale. Possiamo parlare di una vera e propria “rigenerazione del demanio marittimo”, con effetti destinati a rimanere nel tempo. E i clienti come sono cambiati in questi anni? Io mi occupo di turismo da sempre e ricordo quando, da ragazzo, vedevo arrivare le famiglie da Milano con la Ritmo che trascorrevano un mese in appartamento. Oggi i soggiorni sono più brevi. C’è più attenzione alla spesa e questo dipende anche dal contesto economico. Le persone valutano con più attenzione come impiegare il proprio budget. Questo ha generato discussioni e polemiche, tuttavia i numeri raccontano una realtà in salute.

Chi ha investito negli anni successivi al Covid, chi ha riqualificato le strutture e migliorato i servizi, continua a lavorare bene. Proviamo a fare un bilancio di quest’estate: che cosa cerca oggi il turista? Per chi negli anni ha continuato a investire e ad aggiornarsi la stagione è andata bene. Certo, oggi il turista vuole scegliere in modo consapevole. Prima di spendere per una cena, una vacanza o una giornata in spiaggia valuta ciò che riceve in cambio. Per questo bisogna saper accogliere pubblici diversi. Noi offriamo postazioni accessibili e servizi premium per chi cerca un’esperienza esclusiva, ma anche postazioni smart da 20 euro. L’importante è costruire un’offerta ampia e di qualità. In definitiva, qual è la sfida dei prossimi anni? Continuare a investire nella qualità, nell’innovazione e nelle persone. La spiaggia del futuro sarà più inclusiva, più accessibile, più sostenibile e soprattutto più vissuta. Non soltanto durante l’estate, ma ogni volta che il mare saprà off rire un’esperienza piacevole a chi sceglierà di viverlo. • Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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DESPAR

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Eccellenze. Despar Nord porta a Made in Malga i sapori e le produzioni del territorio

IL GUSTO DEL TERRITORIO, UNA STORIA DA CONDIVIDERE Despar Nord rinnova la partecipazione alla rassegna di Asiago: degustazioni, formaggi di malga e prodotti selezionati per raccontare il valore delle eccellenze locali e di chi ogni giorno le produce

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nche quest’anno Despar Nord rinnova il proprio sostegno a Made in Malga, la rassegna nazionale dedicata ai formaggi e ai prodotti della montagna in programma ad Asiago nei due weekend dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre. Un appuntamento ormai consolidato per il marchio dell’Abete, che nella manifestazione riconosce un’importante occasione per raccontare uno dei valori che da sempre ne caratterizzano la presenza sul territorio: la vicinanza alle produzioni locali e alle persone che, attraverso il proprio lavoro, custodiscono e tramandano sapori, saperi e tradizioni. Tra masterclass, degustazioni, incontri, mostre mercato e appuntamenti diffusi nel centro di Asiago, Made in Malga porta ogni anno migliaia di visitatori alla scoperta della cultura gastronomica della montagna. Un patrimonio che Despar Nord contribuisce a valorizzare ogni giorno anche

nei propri punti vendita, attraverso la selezione e la presenza a scaffale di numerose eccellenze locali e regionali. Durante i due fine settimana della manifestazione, Despar sarà presente il sabato e la domenica con uno spazio dedicato a TANN, il Centro Carni e Salumi di Despar Nord, dove il pubblico potrà conoscere e degustare la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, realizzata con carne 100% italiana e una lista di ingredienti essenziale. A completare la presenza del marchio dell’Abete sarà un momento interamente dedicato alle eccellenze casearie della montagna. Domenica 6 settembre alle ore 11.00, all’Hotel Paradiso di Asiago, Despar proporrà infatti la masterclass “Alla scoperta dei formaggi di malga selezionati da Despar – Il gusto autentico delle nostre montagne”. Un viaggio tra sapori e territori che porterà in degustazione Mezzano e

Stravecchio Malga Verde di Fattoria Cortese, Monte Veronese DOP Allevo di Malga de La Casara Roncolato Romano e Cuor di Fassa Latte di Malga, accompagnati da una selezione di vini dell’arco alpino: Kerner Alto Adige DOC, Lagrein Alto Adige DOC e Ferrari Trentodoc. Un’occasione per scoprire non soltanto prodotti di grande qualità, ma anche le storie, le competenze e il lavoro dei produttori

che li rendono possibili. È proprio da questa volontà di valorizzare le realtà agroalimentari locali che nasce “Sapori del Territorio”, il progetto con cui Despar Nord da oltre dieci anni seleziona e porta sugli scaffali le produzioni più rappresentative delle aree in cui è presente. Un percorso che oggi raccoglie oltre 4.000 referenze realizzate da più di 600 produttori locali, costruendo un legame diretto

tra chi produce, i punti vendita e le comunità. La partecipazione a Made in Malga si inserisce così nel più ampio impegno di Despar Nord per sostenere le filiere locali e valorizzare le eccellenze dei territori in cui è presente, favorendo l’incontro tra produttori e consumatori e contribuendo a mantenere vive identità e tradizioni che rappresentano una ricchezza per le comunità.

TANN, dove filiera e innovazione diventano sinonimo di qualità

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ui competenze specialistiche, innovazione e ricerca si integrano con una particolare attenzione alla selezione e alla provenienza delle materie prime. Despar Nord ha infatti sviluppato accordi diretti con macelli italiani di medie e piccole dimensioni, riducendo i passaggi intermedi e rafforzando tracciabilità e controllo lungo la filiera. Tecnologie all’avanguardia e un elevato livello di automazione consentono inoltre di rendere più efficienti le lavorazioni, ridurre gli sprechi e garantire elevati standard qualitativi e igienico-sanitari. Da questo percorso nasce anche la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, arrivata nei punti vendita nell’estate 2026: prodotti realizzati con carne 100% italiana, senza nitriti e nitrati aggiunti e con una lista di ingredienti essenziale. Un progetto che racconta la volontà di Despar Nord di coniugare controllo della filiera, innovazione e ricerca per offrire prodotti sempre più attenti a qualità, trasparenza e origine delle materie prime.


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on-line: www.lapiazzaweb.it •Rubriche •Salute

Case della Comunità, parte la campagna del Veneto

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ar conoscere le Case della Comunità, spiegare quali servizi offrono e accompagnare i cittadini verso un utilizzo più consapevole della sanità territoriale. È questo l’obiettivo della nuova campagna di comunicazione lanciata dalla Regione del Veneto e presentata al Lido di Venezia, allo stand regionale della Mostra del Cinema all’Hotel Excelsior. Un progetto che punta su un linguaggio semplice, diretto e anche ironico, affidandosi a testimonial conosciuti per raggiungere un pubblico il più possibile ampio. Il cuore della campagna sono tre spot video, costruiti attorno a storie e protagonisti differenti, ma con un unico messaggio: le Case della Comunità devono diventare un punto di riferimento concreto per i cittadini e una porta di accesso più appropriata ai servizi sanitari. Accanto agli spot saranno utilizzati materiali informativi sul territorio, strumenti digitali, stampa ed emittenti televisive locali. La campagna interesserà tutte le Ulss venete e, in una seconda fase, sarà adattata alle caratteristiche dei singoli territori, con informazio-

ni sulla localizzazione delle strutture e sui servizi disponibili. Nel primo filmato il presidente della Regione Alberto Stefani dialoga con Barutz, interprete dell’iconica “nonna Marisa”. Con un tono leggero, il messaggio è quello di invitare i cittadini a scegliere in maniera consapevole il servizio sanitario a cui rivolgersi, evitando di considerare l’ospedale come risposta automatica a ogni necessità. Il secondo spot ha invece come protagonisti l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, cardiochirurgo di fama internazionale, e Mirko Bernardinello, primo paziente in Italia sottoposto a trapianto da donatore a cuore fermo proprio per mano del professor Gerosa. L’incontro avviene all’interno di una Casa della Comunità, dove Bernardinello si reca per un controllo. Una storia personale utilizzata per mostrare concretamente come le nuove strutture possano offrire risposte mirate e appropriate ai bisogni di salute. La terza protagonista è Georgette Polizzi, artista e influencer, che racconta la propria esperienza con la sclerosi multipla e il ruo-

lo del Fascicolo Sanitario Elettronico nella gestione delle informazioni e dei percorsi di cura. Proprio il FSE rappresenta uno degli strumenti che la campagna vuole contribuire a far conoscere e utilizzare maggiormente. Ma la comunicazione non riguarda soltanto le nuove strutture. Tra gli obiettivi c’è anche la diffusione del 116117, il numero unico per le richieste di assistenza sanitaria non urgente. Un servizio che la Regione intende valorizzare per orientare i cittadini verso la risposta più appropriata e contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. La campagna nasce anche dai risultati di un sondaggio sulla percezione della sanità territoriale. Il 80 per cento degli intervistati dichiara di aver utilizzato i servizi sanitari pubblici negli ultimi dodici mesi, mentre il 57 per cento ritiene che la sanità territoriale riesca a rispondere ai propri bisogni. Il problema principale riguarda però la conoscenza delle Case della Comunità: il 43 per cento ne ha sentito parlare, ma soltanto il 24 per cento conosce quella più vicina al proprio territorio. Allo stesso tempo emerge una forte disponibilità a utilizzarle: il 67 per cento dei cittadini lo farebbe se fosse presente nel proprio Comune, mentre l’80 per cento giudica positivamente la loro realizzazione e l’81 per cento ritiene necessario continuare a investire nella sanità territoriale. Numeri che spiegano la scelta della Regione di affiancare alla realizzazione delle

strutture una vera e propria operazione di informazione. In Veneto sono 102 le Case della Comunità complessivamente progettate nell’ambito del PNRR e del modello definito dal decreto ministeriale 77 del 2022. Al 30 giugno 2026 risultano completate 99 strutture, superando l’obiettivo nazionale assegnato alla Regione. All’interno delle Case della Comunità possono trovare spazio medici, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e altre professionalità. I cittadini possono ricevere informazioni e orientamento attraverso il Punto Unico di Accesso, prenotare prestazioni tramite il Cup, effettuare esami diagnostici di base e accedere, secondo l’organizzazione dei diversi territori, a visite specialistiche, servizi infermieristici, prelievi, programmi di prevenzione, screening e vaccinazioni. Le strutture sono inoltre collegate ai percorsi di assistenza domiciliare e alla presa in carico integrata della persona. «Conclusa la fase di realizzazione delle 99 strutture – sottolinea l’assessore alla Sanità Gino Gerosa – è ora fondamentale farle conoscere al massimo tra la popolazione». La sfida, dunque, entra ora nella fase della conoscenza. Perché le Case della Comunità non siano soltanto strutture realizzate, ma diventino davvero luoghi conosciuti e utilizzati dai cittadini, all’interno di un sistema sanitario sempre più orientato alla prossimità. Riccardo Musacco

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28 Assistenza. Una risposta rapida ai cittadini e l’indicazione del servizio più adatto alle diverse necessità

116117, oltre 55mila chiamate in un mese

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’Assessore Gerosa presenta i primi dati sul servizio: il Numero Unico Europeo per le richieste sanitarie non urgenti ha gestito 55.691 telefonate tra l’8 luglio e il 4 agosto Sono state 55.691 le chiamate gestite in Veneto dal Numero Unico Europeo 116117 tra l’8 luglio e il 4 agosto. Un volume di richieste che ha spinto la Regione a rafforzare il servizio con 18 nuove assunzioni: otto operatori sono già entrati in servizio dal primo agosto, mentre altri dieci prenderanno servizio dal primo settembre. Il bilancio è stato presentato a Venezia dall’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, insieme al direttore generale regionale alla Sanità e Sociale Giancarlo Ruscitti e alla direttrice della Programmazione sanitaria Romina Cazzaro. Il 116117 è operativo 24 ore su 24, sette giorni su sette, attraverso due Centrali operative: una all’Ulss 3 Serenissima di Mestre e l’altra all’Ulss 8 Berica di Vicenza. Complessivamente sono 114 gli operatori impiegati

nelle due sedi, 67 a Mestre e 47 a Vicenza, ai quali si aggiungono nove medici. «Il nuovo servizio è attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7», ha spiegato Gerosa, sottolineando il lavoro svolto per rendere operativo il numero unico in tempi rapidi. Le oltre 55mila

chiamate ricevute nel primo mese hanno registrato un tempo medio di gestione di 4 minuti e 49 secondi. «La mole di contatti era tale che abbiamo deciso altre 18 assunzioni di operatori, e altre ancora se ne potranno fare in caso di necessità», ha aggiun-

to l’assessore. Il 116117 è stato pensato per le richieste di salute non urgenti. L’obiettivo è fornire una risposta rapida e indicare al cittadino la struttura più adatta in base al problema segnalato. Un servizio particolarmente utile durante l’estate, quando molti cittadini si trovano in località di vacanza lontano dalla propria abitazione e possono avere bisogno di assistenza sanitaria. Durante la telefonata l’operatore effettua una prima valutazione della necessità, che può essere sanitaria, sociosanitaria oppure semplicemente informativa. Viene quindi aperta una scheda personale e la richiesta viene indirizzata al servizio più appropriato. La scheda viene poi trasmessa al servizio territoriale competente per la presa in carico. «In pratica, la persona fa la sua richiesta e poi il sistema gestisce tutto in automatico fino alla presa in carico. Efficiente mi sembra l’aggettivo più adatto», ha detto Gerosa. Resta fondamentale distinguere il ruolo del 116117 da quello

del numero per le emergenze: in presenza di casi gravi, incidenti o situazioni che mettono in pericolo la vita o le condizioni del paziente, bisogna sempre contattare il Suem 118. Gli operatori delle Centrali sono formati e certificati e lavorano con strumenti tecnologici validati, pensati per garantire un percorso standardizzato, tempestivo e sicuro. In base alla situazione segnalata, la richiesta può essere indirizzata ai servizi sanitari territoriali, alle Case di Comunità, alla Guardia Medica Turistica, al Servizio di Continuità Assistenziale oppure, nei casi che presentano elementi di gravità, al Suem 118. La Centrale operativa di Mestre serve i territori delle Ulss 1 Dolomiti, 2 Marca Trevigiana, 3 Serenissima, 4 Veneto Orientale, 5 Polesana e 7 Pedemontana, per una popolazione complessiva di circa 2,5 milioni di persone. Quella di Vicenza copre invece le Ulss 6 Euganea, 8 Berica e 9 Scaligera, raggiungendo circa 2,4 milioni di cittadini.

Influenza aviaria e vaccini: «Proteggono gli animali e non rendono meno sicure carne e uova»

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i nostri microfoni di radio Veneto24, intervistata da Vincenzo Gottardo, la dottoressa Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha affrontato un tema tornato al centro del dibattito: l’utilizzo dei vaccini contro l’influenza aviaria. L’aviaria, spiega Ricci, rappresenta da anni una delle principali emergenze per il settore avicolo. Il problema ha colpito duramente anche il Veneto, in particolare la provincia di Verona, ma con focolai importanti anche nel Padovano. Solo nella stagione 2021-2022 milioni di polli e tacchini sono morti o sono stati abbattuti, con danni economici stimati in circa 300 milioni di euro.

Per anni il vaccino è stato considerato una possibile soluzione per ridurre il ricorso agli abbattimenti. Oggi questa possibilità è diventata concreta. I vaccini disponibili si sono dimostrati efficaci nel prevenire l’infezione e la diffusione del virus e rappresentano uno strumento aggiuntivo per proteggere gli allevamenti e il benessere degli animali. Ma il tema riguarda anche la salute umana. L’influenza aviaria, infatti, è considerata un rischio per l’uomo soprattutto per la possibilità, seppur non automatica, che un virus possa compiere un salto di specie. Da qui l’importanza di controllare la circolazione del virus negli animali. Ricci rassicura anche i consumatori: i vaccini

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non compromettono la sicurezza delle carni o delle uova. «Non hanno alcun effetto sulle carni e quindi sul consumo né delle carni né delle uova», spiega, ricordando inoltre che si tratta di prodotti autorizzati a livello europeo e nazionale. Dall’aviaria il confronto si sposta poi sulla ricerca scientifica, considerata decisiva proprio per affrontare emergenze come questa. Secondo Ricci, la ricerca italiana mantiene un livello molto alto, ma continua a scontare difficoltà legate soprattutto alle risorse e alle condizioni offerte ai ricercatori. Molti giovani italiani, osserva, riescono a costruire carriere importanti all’estero anche perché trovano maggiori opportunità e

sostegno. Per questo, secondo la direttrice, servono finanziamenti, stabilità e soprattutto fiducia nei ricercatori più giovani. Il punto, però, non è soltanto economico. Ricci richiama anche la necessità di ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini, scienza e istituzioni. Una fiducia che negli ultimi anni, anche sul tema dei vaccini, si è progressivamente indebolita. «Le persone devono ritrovare questa fiducia nella ricerca, nella scienza e anche nelle istituzioni», è l’appello della direttrice. Un obiettivo che, secondo Ricci, richiede un lavoro comune tra ricercatori, istituzioni e mezzi di comunicazione.

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29 Prevenzione. Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, fa il punto sui contagi in Veneto e spiega come difendersi

West Nile, allarme zanzare a Padova: «Non bisogna avere paura, ma proteggersi»

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alute, ambiente e sicurezza alimentare sono temi molto più vicini tra loro di quanto si possa pensare. A occuparsi di questo intreccio, sul territorio del Triveneto, è anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, realtà con sede centrale nell’area di Padova e una rete di strutture periferiche distribuite nelle province di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. A guidare l’istituto è la dottoressa Antonia Ricci, direttrice generale di un ente che conta circa 650 dipendenti e che svolge attività che vanno ben oltre il controllo della salute degli animali. L’Istituto, infatti, si occupa anche di sicurezza degli alimenti destinati all’uomo, di ambiente, ricerca e prevenzione, seguendo la filiera agroalimentare dal campo alla tavola. Ed è proprio sul fronte della prevenzione che nell’ultimo periodo l’attenzione è concentrata sulla West Nile, malattia trasmessa dalle zanzare che ha fatto registrare diversi casi anche in Veneto e che interessa direttamente il territorio padovano.

«Non ci si deve preoccupare – spiega Ricci -. Soprattutto non dobbiamo preoccuparci noi che facciamo questo mestiere, ma essere attenti e cercare di evitare che queste malattie diventino pericolose per le persone». La West Nile non si trasmette direttamente da persona a persona: il principale veicolo sono le zanzare infette. Per questo il monitoraggio degli insetti è una delle attività fondamentali dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. In tutto il Triveneto vengono utilizzate trappole per catturare e analizzare le zanzare. Gli entomologi identificano le specie presenti e verificano anche la presenza del virus West Nile e di altri agenti patogeni trasmessi dagli insetti. E i dati raccolti mostrano una presenza del virus nelle zanzare piuttosto elevata. Una situazione che, secondo la direttrice dell’Istituto, non rappresenta una sorpresa considerando le condizioni climatiche di questa stagione. Il caldo e la siccità possono infatti creare condizioni favorevoli alla

circolazione del virus. In particolare, la scarsità d’acqua può spingere le zanzare a cercare piccoli ristagni più vicini alle abitazioni e quindi alle persone. Sul fronte dei contagi umani, in Veneto i casi sono attualmente circa 73. Un numero che, osserva Ricci, è inferiore rispetto ad alcune annate precedenti, ma che deve essere valutato considerando la stagionalità della malattia: il picco dei casi si registra generalmente nel mese di settembre. La parola d’ordine, quindi, è prevenzione. E non riguarda soltanto le amministrazioni pubbliche. «Bisogna proteggersi dalla puntura delle zanzare», sottolinea Ricci, ri-

cordando l’importanza dei repellenti e delle misure per impedire la proliferazione degli insetti. Un ruolo importante spetta anche ai cittadini. I Comuni intervengono nelle aree pubbliche, ma nei cortili e negli spazi privati la prevenzione dipende in larga parte dai singoli. È fondamentale trattare i tombini con prodotti larvicidi ed eliminare i ristagni d’acqua, anche quelli apparentemente insignificanti. Un esempio semplice riguarda i sottovasi delle piante: svuotarli regolarmente significa togliere alle zanzare uno dei luoghi in cui possono riprodursi. «Sembra una banalità – osserva la direttrice – ma vuotare i sottovasi delle nostre piante sui poggioli ci aiuta tantissimo a ridurre la presenza delle zanzare». La West Nile, però, non è l’unica minaccia legata alle zanzare. Sul territorio possono circolare anche altri virus, tra cui Chikungunya, Usutu e Toscana virus. Per questo l’attività di sorveglianza non si limita a un singolo agente patogeno. Il principio che guida questo lavoro è

quello della One Health, un approccio che considera strettamente collegati la salute dell’uomo, quella degli animali e la tutela dell’ambiente. Lo stesso approccio riguarda anche un altro elemento fondamentale degli ecosistemi: le api. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è infatti Centro di referenza nazionale per la salute delle api e svolge un’attività specifica di ricerca e sorveglianza in questo settore. Anche gli alveari devono fare i conti con parassiti e nuovi rischi sanitari, alcuni dei quali possono arrivare da altre parti del mondo. Anche in questo caso, secondo Ricci, i cambiamenti climatici possono contribuire a modificare lo scenario. Al momento non vengono segnalate situazioni particolarmente preoccupanti, ma la prevenzione resta fondamentale. L’attività dell’Istituto comprende anche la cooperazione internazionale, con l’obiettivo di aiutare i Paesi in cui determinati rischi sono già presenti a sviluppare strumenti efficaci per identificarli e controllarli. Vincenzo Gottardo

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30 L’allarme. Tra i giovani crescono i casi di tipo 2, spinti da obesità, cattive abitudini e poca attività fisica

Diabete sempre più precoce, aumentano le diagnosi tra bambini e adolescenti

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l diabete di tipo 2 non è più una malattia legata soltanto all’età adulta. Le diagnosi stanno aumentando anche tra bambini e adolescenti, modificando uno scenario che fino a una generazione fa vedeva questa patologia quasi assente negli ambulatori pediatrici. Alla base del fenomeno ci sono soprattutto la crescente diffusione dell’obesità infantile, il consumo abituale di alimenti ultraprocessati e ricchi di calorie e la progressiva riduzione dell’attività fisica. Nuovi dati saranno presentati al congresso annuale della Società europea per lo studio del diabete, in programma a Milano alla fine del mese. Una delle analisi più significative è stata condotta da Tessa Crume, ricercatrice della Colorado School of Public Health, utilizzando le informazioni raccolte dal registro sanitario del Colorado tra il 2002 e il 2023. In poco più di vent’anni, tra i ragazzi dai 10 ai 19 anni, l’incidenza del diabete di tipo 2 è passata da 2,37 a 22,30 casi ogni 100mila abitanti. Un incremento vicino a dieci volte, diventato ancora

più rapido nell’ultimo decennio. Secondo Crume, molti pediatri appartenenti alla generazione precedente potevano concludere la carriera senza incontrare un adolescente con questa forma della malattia. Ora, invece, la crescita delle diagnosi procede a una velocità superiore rispetto a quella del diabete di tipo 1. Il cambiamento pone anche nuove difficoltà diagnostiche. In presenza di un ragazzo sovrappeso, i sintomi delle due forme possono risultare simili e rendere necessarie analisi mirate, tra cui la ricerca degli autoanticorpi e la valutazione della resistenza all’insulina. Stabilire correttamente la natura della malattia è indispensabile per impostare il trattamento più appropriato. Nei giovani, inoltre, il diabete di tipo 2 può evolvere in modo particolarmente rapido. Le cellule pancreatiche responsabili della produzione di insulina tendono a perdere più velocemente la loro funzionalità, mentre mantenere sotto controllo la glicemia può diventare difficile. Problemi renali, cardiovascolari, oculari e neurologici rischiano così di

comparire dopo pochi anni, anziché dopo i tempi generalmente più lunghi osservati negli adulti. Una diagnosi tardiva può quindi avere conseguenze rilevanti sia sulla qualità sia sull’aspettativa di vita. Per contrastare il fenomeno, gli specialisti sottolineano l’importanza di coinvolgere l’intero nucleo familiare. Chiedere soltanto al ragazzo di modificare il proprio comportamento difficilmente porta a risultati duraturi. È più efficace introdurre abitudini comuni, come consumare i pasti insieme, preferire l’acqua alle bevande zuccherate e dedicare maggiore spazio al movimento. Anche l’ambiente esterno deve però rendere più semplici le scelte salutari. Mense scolastiche, negozi e supermercati possono avere un ruolo decisivo nel garantire un accesso più facile a prodotti equilibrati e convenienti. Un’analisi della World Obesity Federation, presentata al Congresso internazionale sull’obesità di luglio, ha rilevato che soltanto due delle 21 principali catene mondiali della grande distribuzio-

ne hanno adottato interventi concreti per favorire acquisti più sani da parte di bambini e famiglie. Nella maggioranza dei casi continuano invece a essere privilegiati, attraverso promozioni e posizionamenti strategici, gli alimenti con i profili nutrizionali peggiori. La crescita non riguarda solamente il diabete di tipo 2. Anche per il tipo 1, patologia autoimmune nella quale vengono distrutte le cellule pancreatiche che producono insulina, le prospettive indicano un aumento consistente. Un modello elaborato dallo Steno Diabetes Center danese, sotto la guida di Anders Green, stima che nel mondo il numero delle persone colpite passerà dagli attuali 9,4 milioni a 12,1 milioni nel 2049. La previsione, ottenuta combinando andamento storico delle diagnosi, evoluzione demografica, sopravvivenza e disponibilità dell’insulina nei diversi Paesi, corrisponde a una crescita del 29 per cento. Ogni anno i nuovi casi potrebbero salire da poco più di 530mila a oltre 605mila, mentre i decessi associati alla malattia passereb-

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bero da 361mila a 538mila. Per l’Italia è atteso un incremento del 16 per cento, inferiore in termini assoluti rispetto a quelli prospettati per il Regno Unito e gli Stati Uniti. Dal congresso europeo arriveranno anche nuove indicazioni sulle categorie maggiormente esposte al diabete di tipo 2. Una ricerca coordinata da Maria Houborg Petersen, dello Steno Diabetes Center, ha esaminato il rischio delle donne che hanno avuto il diabete gestazionale. In questo gruppo la diagnosi di tipo 2 arriva mediamente a 43 anni e mezzo, quasi tredici anni prima rispetto alle donne che durante la gravidanza avevano mantenuto valori normali di glicemia. Non cambia soltanto l’età di insorgenza. Dopo un diabete gestazionale, la probabilità di dover ricorrere all’insulina entro i primi due anni dalla diagnosi risulta doppia. Un dato che suggerisce lo sviluppo di una forma più severa della malattia e rende particolarmente importante proseguire i controlli anche a distanza dal parto. Paola Bigon

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