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laPiazza di Bassa Padovana - Settembre26

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della Bassapadovana

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SETTEMBRE 2026

Periodico d’informazione locale - Anno XXXIII n. 187

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Nuova struttura per il lavoro a Monselice è stata completamente rinnovata

Siccità record, Energia, il Veneto sfida il monopolio Elisa Venturini: e punta sullesfida “La multiutility dei prossimi del territorio anni è la prevenzione”

Case della Comunità, dopo le opere parte la campagna di comunicazione

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La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?

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n Veneto si respira un clima politico singolare, lontano dai toni esasperati dello scontro ideologico. Tra Palazzo Balbi e i banchi dell’opposizione guidata da Giovanni Manildo si è consolidato un feeling istituzionale così palese da spingere gli osservatori, fin dalla campagna elettorale, a coniare la crasi “Stefanildo”. Una definizione nata per sottolineare non solo lo stile felpato e dialogante dei due protagonisti, ma anche una marcata sovrapposizione nei programmi e nella visione del territorio. Le prime conferme di questa sintonia non si sono fatte attendere. Sul terreno dei diritti e delle risposte sociali, maggioranza e opposizione hanno trovato convergenze significative, concretizzate in provvedimenti dal forte impatto etico e comunitario come la legge sui caregiver e il delicato dossier sul fine vita. Un’intesa culminata nell’ormai celebre “patto dell’acciuga”, l’incontro informale tra il presidente della Giunta Alberto Stefani e il leader dell’opposizione Manildo. Un vertice a tavola che ha formalizzato la volontà di superare i muri contrapposti per costruire percorsi legislativi condivisi.

SCUOLE, DOPPIA SFIDA: INVERNO DEMOGRAFICO E SPINTA ALL’INNOVAZIONE A ESTE MAXI INVESTIMENTO IN OPERE MONSELICE STUDIA DEI CORRETTIVI servizi alle pag. 4-5

ESTE REGINA DEI CONCERTI: MIGLIAIA DI SPETTATORI E UNA CITTÀ SEMPRE PRONTA A RIPARTIRE

servizio a pag. 11

AUTONOMIA: UN ALTRO PASSO AVANTI, STEFANI: “IL VENETO HA FRETTA”

segue a pag. 23

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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE

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uanto successo tra gli scanni del Consiglio regionale del Veneto travalica i confini della regione. L’approvazione del provvedimento sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito ha rotto la barriera dei posizionamenti ideologici predefiniti. Il voto a maggioranza trasversale ha stabilito un principio di realtà: la regolamentazione di tempi, verifiche ed erogazioni per chi si trova in condizioni di sofferenza irreversibile non è una concessione etica, ma un dovere organizzativo delle strutture pubbliche. segue a pag. 5

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FACCIAMO IL PUNTO

della Bassapadovana

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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE • Nicola Stievano Segue da pag. 1

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LE SETTE CHIESETTE RITROVANO DECORO GRAZIE A VOLONTARI

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ue mattinate di lavoro a fine agosto e circa 25 persone impegnate per restituire decoro al percorso delle Sette Chiesette, uno dei luoghi simbolo della città che da anni, però, non versa nelle migliori condizioni. L’area è di proprietà della parrocchia del Duomo, ma a rimboccarsi le maniche questa volta sono stati amministratori, volontari e privati, che hanno unito le forze per un intervento di pulizia straordinaria lungo il percorso del Santuario giubilare, dove vegetazione, erba e sterpaglie avevano ormai preso il sopravvento. “Abbiamo iniziato il primo giorno con la pulizia più pesante” racconta l’assessore al Turismo Gianni Mamprin. Una prima squadra ha affrontato il taglio della vegetazione e la sistemazione delle zone più compromesse, mentre la seconda fase ha visto al lavoro una quindicina di volontari. “Abbiamo completato la pulizia eliminando erba e residui e ora il Santuario è pulitissimo” continua Mamprin “Ci sarà poi un terzo intervento, più radicale, sulle radici. Erano circa sette anni che l’area non veniva ripulita così a fondo”. Un’operazione che riporta l’attenzione anche sulla necessità di garantire una manutenzione costante a uno dei complessi monumentali più importanti e frequentati di Monselice. “Insieme si possono fare tante cose” sottolinea l’assessore “Questo è il bene più importante e più caro ai monselicensi e, anche in vista del lavoro che stiamo portando avanti con il Fai, deve essere curato. Con il lavoro di tutti è tornato quasi allo splendore di tanti anni fa”. Alle operazioni ha partecipato anche l’assessora regionale all’Ambiente Elisa Venturini: “Sono qui per dare il mio sostegno e fare un plauso ad amministratori e volontari che dimostrano attenzione, sensibilità, rispetto e cura dell’ambiente. Anche con un clima difficile si stanno prendendo cura del loro territorio”.

Due giornate di pulizia straordinaria, interventi sulle radici e impegno

isalendo l’Adige, il Trentino procede invece con un’andatura diversa. Il disegno di legge giace nelle commissioni consiliari della Provincia Autonoma, frenato dalla volontà di non rincorrere l’attivismo normativo e dal tentativo di spostare il baricentro dell’attenzione sul potenziamento della rete di cure palliative. Si delineano così due approcci territoriali speculari al medesimo problema: da un lato l’inquadramento della sentenza della Corte Costituzionale sul fine vita entro un percorso amministrativo con scadenze definite per l’A zienda Sanitaria; dall’altro una cautela che preferisce attendere l’eventuale intervento del Parlamento, non fa venire meno il rischio di lasciare i cittadini e i comitati etici locali in una zona d’ombra procedurale. Questa differenza riflette una discussione pubblica che non può più essere liquidata come esercizio teorico o scontro di appartenenza. Le scelte sulla fase finale dell’esistenza appartengono alla sfera intima della persona, ma travalicano il singolo nel momento in cui investono i familiari, la responsabilità dei medici e si riverberano nella comunità. Quando il corpo sociale evita di affrontare l’argomento per timore di dividersi, delega la soluzione del dolore alla solitudine delle famiglie o alle aule dei tribunali. Il percorso però è tutt’altro che semplice e scontato.

Il merito dell’esperienza veneta, pur nella diversità delle posizioni e nelle contrapposizioni ideologiche, sta nell’aver separato la giurisdizione morale da quella gestionale. Regolamentare la procedura medica non significa incentivare una scelta, né svalutare l’importanza dell’affiancamento assistenziale o della terapia del dolore; significa prendere atto che la dignità individuale richiede certezze operative quando la vita impone decisioni definitive. La politica locale, forte dell’autonomia istituzionale di cui dispone a Venezia come a Trento, ha il compito di fornire regole trasparenti anziché risposte evasive. Dal canto suo, invece, la chiesa reclama il pieno rispetto per la vita, in ogni sua fase e condizione, ma qui entriamo in un altro ambito. Affrontare la questione con strumenti normativi chiari non è una resa culturale, ma un atto di responsabilità civile. Il dibattito aperto nelle nostre Regioni dimostra che la tutela della fragilità non si misura sulla capacità di rinviare i problemi, ma sulla disponibilità ad accompagnare le persone nell’esercizio delle proprie libertà fondamentali entro un quadro pubblico rigoroso e nel pieno rispetto della volontà di ogni individuo. Poi ciascuno deve essere libero di fare le proprie scelte, consapevole che le istituzioni non dovrebbero essere semplici controparti burocratiche.

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• Giada Zandonà

ASCOLTA ORA della Bassapadovana è una testata giornalistica di proprietà di

ASCOLTACI IN Questa edizione raggiunge le zone di Monselice e Este per un numero complessivo di 9.106 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; Srl numero iscrizione ROC 32199

Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin - formato da 25 edizioni locali mensilmente recapitato a 575.000 famiglie del Veneto e del Trentino

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Focus scuola/1. Diversi i cantieri completati nel corso dell’estate, altri saranno attivati prossimamente

Scatta il maxi piano da 3,2 milioni di euro così Este affronta l’inverno demografico I n un panorama generale e regionale in cui l’istruzione deve fare i conti con un inesorabile calo demografico e una conseguente flessione delle iscrizioni, l’amministrazione comunale di Este ha deciso di rispondere proattivamente puntando sulla qualità degli spazi e investendo in modo massiccio sul proprio

patrimonio edilizio. Con l’avvio del nuovo anno scolastico e la campanella ormai suonata da alcuni giorni, l’attenzione della Giunta Pajola si concentra sui cantieri conclusi durante l’estate e su quelli di prossima attivazione, delineando un ambizioso piano di interventi che ammonta complessivamente a oltre 3,2 milioni di euro.

La scuola Unità d’Italia

Questa programmazione organica, orientata a rendere le strutture didattiche più sicure, efficienti dal punto di vista energetico e sostenibili, interessa ben sei plessi scolastici cittadini. Dei 3,2 milioni totali, oltre 2,3 milioni di euro derivano da fondi ottenuti tramite il GSE (Gestore Servizi Energetici) mentre il restante milione proviene in parte da risorse proprie del bilancio comunale. “Un piano da oltre 3,2 milioni di euro rappresenta un investimento importante sul futuro delle nostre scuole e dell’intera città”, dichiara il sindaco di Este, Matteo Pajola. “È il risultato di una programmazione organica che coinvolge tutti i plessi, con lavori in fase di ultimazione, cantieri già avviati e nuovi interventi in fase di progettazione”. Tra le opere già in fase operativa spicca la riqualificazione energetica da 250.000 euro alla scuola dell’infanzia “Pilastro” di via Augustea. Il cantiere, le cui finiture termineranno in questo mese di settembre, ha permesso di realizzare un nuovo cappotto termico esterno, l’isolamento della copertura e il completo relamping degli interni con moderne luci a basso consumo. Un intervento essenziale anche per il benessere termico, come sottolinea l’assessore alla Pubblica Istruzione Luigia Businarolo: “Il cambiamento

climatico degli ultimi tempi sta mettendo a dura prova la permanenza degli studenti nelle scuole, in particolare dei bambini nelle Scuole dell’Infanzia”. La fetta più consistente del maxi-piano riguarda le scuole “G. Pascoli”, “Sartori Borotto”, “S.M. Pilastro” e “Unità d’Italia”, destinatarie degli oltre 2,3 milioni di fondi sovracomunali per nuovi isolamenti e schermature solari. “A breve verrà conclusa la fase progettuale”, rassicura il primo cittadino, “ma i lavori saranno programmati ed eseguiti solo durante la sospensione delle lezioni”. Intanto alla scuola “G. Verdi” di Deserto si sono conclusi lavori per 74 mila euro (rinnovo dell’illuminazione, schermature solari e un nuovo impianto fotovoltaico) ed è in attesa di responso un’ulteriore richiesta al GSE da 400 mila euro. Piena attenzione anche alla sicurezza statica e antincendio: per la primaria “S.M. Pilastro” il Comune ha incassato 70.000 euro dal PNRR per la realizzazione di una nuova scala di sicurezza entro l’anno, a cui si sono aggiunti nei giorni scorsi 120.000 euro dal Ministero dell’Istruzione per mettere in sicurezza il solaio seminterrato della “Unità d’Italia”. • Nicola Stievano

Debuttano le nuove aule al liceo Ferrari: recuperata l’ex falegnameria di Villa Contarini

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l liceo “Ferrari” di Este l’anno scolastico si è aperto con una novità per la sezione artistica “Corradini”: sei nuovi spazi polifunzionali ricavati dal recupero dell’ex falegnameria. L’intervento di restauro conservativo, promosso dalla Provincia di Padova con un investimento di 720 mila euro durato circa un anno, ha restituito all’istituto un edificio storico vincolato dalla Soprintendenza, sapientemente integrato nel complesso cinquecentesco di Villa Contarini alla Restara. I lavori hanno previsto l’adeguamento sismico e la

riqualificazione strutturale, l’installazione di impianti elettrici e meccanici ex novo, la sostituzione dei serramenti per l’efficientamento energetico e la sistemazione dei percorsi di accesso esterni. La ristrutturazione mette a disposizione della scuola due aule laboratorio per l’indirizzo Architettura e Ambiente, un’aula didattica curricolare, una sala docenti e lettura e un’auletta per attività personalizzate. “Questi spazi rinnovati rispondono a un’esigenza espressa dalla scuola e contribuiscono a raffor-

zarne il progetto didattico: aule più adeguate, sicure e confortevoli migliorano la vivibilità degli studenti e permettono di svolgere le attività in condizioni ideali”, afferma Stefano Agujari Stoppa, vicepresidente vicario della Provincia di Padova. Soddisfazione anche da parte della dirigente scolastica dell’I.I.S. “Ferrari”, Milena Cosimo: “L’intervento rappresenta un’importante azione di valorizzazione del patrimonio strutturale. L’opera ha consentito di restituire uno spazio storico rinnovato e adeguato agli standard tecnologici

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5 Focus scuola/2. Monselice, il sindaco Franco Ennio affronta l’inizio delle lezioni, allo studio i prossimi interventi

Nuova amministrazione al banco di prova, “Un peccato lasciar chiusa l’ex Valeri” venga utilizzata quella che di fatto è la scuola migliore che abbiamo sul piano strutturale. Tutti i plessi avrebbero bisogno di manutenzioni, ma paradossalmente l’edificio che versa nello stato migliore è proprio la Valeri, in precedenza ristrutturata e migliorata sotto il profilo energetico ma ormai completamente sbarrata”. L’agenda dell’amministrazione punta anche a potenziare i servizi alla prima infanzia per ampliare i posti negli asili

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tre mesi dall’insediamento la nuova amministrazione comunale di Monselice guidata dal sindaco Franco Ennio affronta il suo primo avvio dell’anno scolastico. La popolazione scolastica complessiva della città si attesta su circa 3.600 alunni, distribuiti tra i vari ordini e gradi di istruzione. Se i dati delle iscrizioni mostrano una tenuta generale, la geografia dell’istruzione locale deve comunque fare i conti con le dinamiche demografiche e la gestione degli spazi. Mentre gli istituti superiori registrano un trend positivo di preferenze, le scuole primarie soffrono la flessione delle nascite comune all’intero bacino provinciale. Particolare attenzione viene rivolta al polo secondario di secondo grado, dove si evidenziano criticità logistiche per

L’ex scuola primaria Diego Valeri chiusa da un paio d’anni

l’aumento degli studenti. “I dati relativi alle iscrizioni del nuovo anno scolastico sono in fase di consolidamento e stiamo raccogliendo il quadro aggiornato dai diversi istituti del territorio”, spiega il primo cittadino Franco Ennio. “Le iscrizioni al momento sono stabili, in linea con l’anno precedente, anche se la fascia che soffre di più è la scuola primaria, mentre gli istituti superiori stanno mantenendo la posizione. In particolare, sia il Kennedy che il Cattaneo stanno riscuotendo un importante successo di iscrizioni. Sappiamo però che il Cattaneo sta soffrendo da anni sul fronte della disponibilità delle aule. La dirigente mi ha manifestato le sue difficoltà gestionali e l’esigenza di trovare una soluzione: è un’urgenza segnalata da tempo e posta prioritariamente al

sottoscritto, in carica da soli tre mesi”. Per ora non sono previste nuove contrazioni dell’offerta o serrate nei plessi cittadini, dopo la chiusura della Cini l’anno scorso e il precedente stop alla primaria “Diego Valeri”. Proprio il recupero e la riattivazione di questo immobile rappresenta la priorità strategica per la nuova giunta. L’edificio, chiuso a seguito della riorganizzazione della rete scolastica e del calo delle nascite, era stato oggetto di precedenti interventi di ammodernamento. “Non ci sono segnalazioni sulla possibilità che vi sia un’ulteriore chiusura di plessi, dopo lo stop alla Valeri che è stato diretta conseguenza del calo demografico”, sottolinea il sindaco Ennio. “Proprio sul riutilizzo di quella struttura stiamo discutendo: è un controsenso che non

nido e favorire la continuità educativa verso le scuole dell’infanzia e le primarie. “Le necessità per la scuola di Monselice sono legate alla possibilità di rendere sempre più attrattiva l’offerta formativa”, conclude il sindaco Franco Ennio. “Stiamo lavorando su progetti e prospettive importanti che presenteremo a tempo debito”. • Nicola Stievano

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Pomeriggi gratuiti per la prima settimana di scuola: la risposta di Monselice in attesa di mensa e rientri

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er far fronte all’assenza della mensa e dei rientri pomeridiani durante la prima settimana di lezioni il Comune di Monselice ha promosso due servizi pomeridiani totalmente gratuiti riservati ai residenti. L’iniziativa è stata finanziata dall’assessorato alle Politiche sociali attingendo alle risorse statali per le attività socio-educative dei minori. Il progetto è nato dalla collaborazione tra l’assessore Eleonora Guizzaro, le consigliere delegate Monica Buson, Anna Gazzetta e Loredana Margutti, gli uffici dei Servizi Sociali e le realtà del territorio. Le attività si sono svolte in due sedi strategiche della città: al Parco Buzzaccarini si è tenuto “Fuori Classe”, un’aula a cielo aperto per la primaria gestita in piccoli gruppi da studenti universitari con compiti, laboratori, merenda, sport con le società locali e una giornata conclusiva speciale dedicata alla biologia e alla microscopia. Nel centro parrocchiale di San Cosma è stata invece attivata l’”Officina delle Idee”

per ragazzi dai 6 ai 14 anni, gestita dagli animatori con pranzo caldo a base di pasta, studio assistito, giochi di squadra e laboratori STEM. “L’idea nasce dal confronto: quando abbiamo verificato la disponibilità di risorse destinate ai minori, ci siamo chiesti come utilizzarle nel modo più utile”, spiega l’assessora al sociale Eleonora Guizzaro. “Abbiamo scelto di aiutare le famiglie proprio nella settimana in cui la scuola è iniziata ma i servizi non erano ancora a regime. Abbiamo individuato una proposta centrale e una nella frazione di San Cosma, una zona più distante e non servita dal pulmino, perché avere attenzione per il territorio significa portare i servizi vicino alle persone e non chiedere sempre ai cittadini di spostarsi. Un ringraziamento va alle consigliere delegate per il lavoro di squadra, agli uffici e alle realtà di San Cosma e del parco Buzzaccarini che hanno reso possibili questi due progetti in tempi strettissimi”.

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Il caso. Fabio Conte denuncia i ritardi: “Luogo dove si può fare quel che si vuole”

PIAZZA SAN MARCO, DOPO DUE ANNI SI MUOVONO PARCO COLLI E SOPRINTENDENZA D opo oltre due anni di segnalazioni, Pec e richieste di chiarimenti, sulle installazioni di piazza San Marco si muovono Parco Colli e Soprintendenza. A sollevare nuovamente il caso è Fabio Conte, presidente del Consiglio comunale, che denuncia i tempi con cui sarebbero arrivati i controlli: “Piazza San Marco, luogo dove si può fare quel che si vuole”. Una vicenda che si trascina da tempo e sulla quale, sostiene Conte, solo ora si starebbero aprendo alcuni procedimenti formali. Il punto di partenza è un’ordinanza comunale del novembre 2023 per la rimessa in pristino

di alcune installazioni che, secondo il provvedimento, non avevano i necessari presupposti paesaggistici. Per Conte, però, quell’ordinanza non avrebbe prodotto effetti concreti. Nel frattempo, sostiene il presidente del Consiglio, sarebbero stati realizzati ulteriori lavori da parte degli esercenti interessati, compresi interventi sulla pavimentazione in trachite della piazza. Da qui una lunga attività di sollecito e richiesta di documentazione: Conte riferisce di aver inviato 24 Pec al Parco regionale dei Colli Euganei, alla Soprintendenza e anche al capo di gabinetto del ministro della Cultura,

chiedendo chiarimenti e accesso agli atti. Secondo quanto riferisce sulla base delle risposte ricevute, le strutture ombreggianti, i dehors e gli impianti contestati non avrebbero mai ottenuto un’autorizzazione paesaggistica. Ora il Parco avrebbe avviato un procedimento per verificare la sussistenza di un abuso edilizio, mentre anche la Soprintendenza si sarebbe attivata per l’accesso alla documentazione. Spetterà dunque agli enti competenti stabilire natura e regolarità delle opere e gli eventuali provvedimenti da adottare. Conte chiede che, qualora le irregolarità vengano confermate, venga

ripristinato lo stato dei luoghi, trattandosi di un’area pubblica, e che le strutture esterne siano ricondotte ai requisiti previsti dal regolamento comunale. Ma la contestazione è anche politica e riguarda soprattutto i tempi: secondo Conte la precedente amministrazione, guidata dalla sindaca Giorgia Bedin, non avrebbe affrontato con la necessaria tempestività la situazione segnalata. “Relativamente alle responsabilità, alle eventuali complicità o negligenze saranno gli atti in corso ad accertare anche queste” conclude. • GIada Zandonà

Fabio Conte

DIECI GIORNI DI AMBIENTE, MUSICA E IMPEGNO CIVILE

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ieci giornate di incontri, dibattiti, cinema, musica e partecipazione, con ospiti di primo piano e un pubblico che ha risposto ancora una volta con grande interesse. Ekopark Festival archivia la sua tredicesima edizione confermandosi uno dei principali punti di riferimento dell’ambientalismo e dell’impegno civile della Bassa Padovana e dei Colli Euganei. Al Parco Buzzaccarini si sono alternati temi locali e grandi questioni internazionali: dalle guerre alle politiche genocidiarie, dalla crisi climatica alla sanità pubblica, passando per sfruttamento

del lavoro, migrazioni, antispecismo e caccia. Spazio anche ai trent’anni del Comitato Lasciateci Respirare, realtà simbolo delle battaglie ambientali del territorio. Tra gli appuntamenti più partecipati l’incontro con Sir Oliver Skardy, che ha ripercorso la sua storia dai Pitura Freska a oggi, e la serata conclusiva con Andrea Pennacchi, che attraverso il suo Pojana ha raccontato vizi e contraddizioni del Veneto contemporaneo. Nel programma anche Euganea Film Festival, il concerto dedicato a Fabrizio De André, libri, documentari, attività per famiglie e il tradizionale bike tour. «Anche

quest’anno Ekopark ha dimostrato che c’è bisogno di spazi nei quali incontrarsi e affrontare senza superficialità questioni ambientali, sociali e politiche», commentano gli organizzatori. “Dopo tredici anni vedere il Parco riempirsi ancora di persone, e soprattutto di generazioni diverse, è la conferma più bella. Questo festival esiste grazie ai volontari, alle associazioni e a una comunità che continua a credere nella partecipazione come strumento di cambiamento”. • (G.Z.)

100MILA EURO PER TELECAMERE E LETTURA TARGHE NEI PUNTI CRITICI

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entomila euro per ampliare la videosorveglianza e tenere sotto controllo alcuni dei punti più delicati della città. È il progetto “Monselice più sicura”, approvato dalla giunta, con cui l’amministrazione punta a ottenere un contributo statale di 50 mila euro, mentre la restante metà sarà finanziata dal Comune. L’intervento prevede nuovi punti di ripresa, l’aggiornamento della rete esistente e

il potenziamento della centrale operativa. Otto le aree individuate. In via Roma, all’incrocio con via Tortorini, zona della movida dove la relazione comunale ricorda risse anche con lancio di tavolini e sedie e, in alcuni casi, l’utilizzo di armi da taglio, saranno installate telecamere fisse. Altre arriveranno all’incrocio tra via Battisti e via San Luigi e tra via Roma e via Battisti, zona vicina a piazza Mazzini dove sono stati segnalati episodi

di spaccio. Agli accessi della città saranno invece utilizzati sistemi per la lettura delle targhe: in viale della Repubblica e via Petrarca saranno installate telecamere bidirezionali per individuare più facilmente eventuali veicoli utilizzati per commettere reati. Una telecamera multisensor a quattro ottiche arriverà in via San Pio X, altra zona interessata da segnalazioni di spaccio, e la stessa tecnologia sarà utilizzata alla rotatoria tra

via Orti e via Colombo e in via Argine destro, alla Cavana. Qui vengono segnalati danneggiamenti e reati predatori ai danni di veicoli e imbarcazioni, oltre a episodi di spaccio durante eventi e manifestazioni. Il progetto dovrà ora passare al vaglio del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per ottenere il finanziamento. • (G.Z.)

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La salute della donna va ben oltre la sola prevenzione senologica. Dalla prima visita ginecologica alla contraccezione, dalla gravidanza alla menopausa, ogni fase della vita porta con sé esigenze specifiche che richiedono un ascolto dedicato. In Domus Medica crediamo in un approccio globale alla persona. Per questo affianchiamo alla ginecologia e alla senologia una rete completa di specialità mediche, permettendo ai nostri professionisti di collaborare per la tua salute a 360 gradi: dai percorsi mirati per il dimagrimento e la nutrizione ai servizi di supporto psicologico, pensati per accompagnare ogni momento di cambiamento con discrezione e competenza. Prendersi cura di sé significa anche sentirsi a proprio agio nel proprio corpo e ritrovare il benessere personale. Il nostro Percorso Donna integra trattamenti di Medicina Estetica condotti con un rigoroso approccio medico: attraverso consulenze dedicate e su misura, guidiamo ogni paziente verso l’armonia e la valorizzazione della propria natura. Senologia, ginecologia, medicina estetica, supporto psicologico, nutrizione e molti altri specialisti interconnessi in un unico centro, per semplificare il tuo percorso di salute. Perché prendersi cura di sé non significa aspettare che si presenti un problema, ma scegliere di stare bene, ogni giorno. ASCOLTACI SU WWW.VENETO24.IT SUL TUO PC O ALEXA


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Turismo. Il Comune riparte dalla ricerca di risorse private e pubbliche

Sponsor, bandi e riprese su Galileo Nasce il Cammino degli Euganei per una nuova stagione culturale I

R

ipartire cercando sponsor, partecipando ai bandi e provando contemporaneamente ad alzare il livello dell’offerta culturale della città. È la strada scelta dalla nuova amministrazione sul fronte di turismo e cultura. A tracciarla è l’assessore Gianni Mamprin, tornato alla guida del settore dopo aver ricoperto lo stesso incarico fino a sette anni fa. Il primo problema è quello delle risorse. “Quando sono arrivato, nei cinque capitoli di bilancio dedicati a manifestazioni, turismo e cultura ho trovato rispettivamente zero euro, 50 euro, 2 mila euro e 500 euro”, spiega Mamprin. Da qui la decisione di riaprire la strada delle sponsorizzazioni private, già sperimentata durante il suo precedente mandato: “È un sistema che avevo introdotto nel 2016. Allora erano altri tempi, ma siamo arrivati anche a raccogliere tra i 50 e gli 80 mila euro all’anno e questo ci permetteva di organizzare più manifestazioni”. Il Comune ha quindi pubblicato un avviso rivolto a imprese e privati disponibili a sostenere cinque appuntamenti: Notti bianche, Giostra della Rocca, Colori e sapori d’autunno, Fiera dei Santi ed eventi natalizi, ottenendo in cambio visibilità nei materiali

Gianni Mamprin

e nei canali promozionali. Parallelamente sono state presentate domande per diversi bandi: “Ne abbiamo individuati parecchi e speriamo di ottenere almeno cinque finanziamenti importanti, anche nazionali, che riguardano la programmazione dall’autunno fino al prossimo San Valentino. Senza nuove risorse saremmo in difficoltà”. Per Mamprin le manifestazioni storiche, dalla Giostra alla Fiera dei Santi fino a Rocca in Fiore, rimarranno punti fermi, ma dal prossimo anno l’obiettivo è affiancare qualcosa di nuovo. “Dall’autunno inizieremo

a programmare il 2027. Vogliamo valorizzare molto San Valentino, anche con iniziative culturali e concerti di musica classica di livello, e coinvolgere associazioni e gruppi giovani che in questi anni non hanno trovato spazio e che ci stanno già portando idee interessanti”. Tra le ipotesi c’è un progetto attorno ai temi di “Eros e Thanatos”, amore e morte, coinvolgendo diversi luoghi cittadini e recuperando anche la collaborazione con la Scuola di documentaristica etnografica di Fabio Gemo. Mamprin cita inoltre l’Euganea Film Festival tra le realtà da valorizzare. C’è anche il cinema: tra fine settembre e fine ottobre Monselice ospiterà le riprese del film dedicato a Galileo, con troupe e attori che lavoreranno in diversi luoghi della città. “Sono già stati affittati diversi appartamenti per due mesi e tante maestranze saranno stabilmente a Monselice. Durante i casting sono arrivate oltre 1500 persone: bar e attività erano pieni. La cultura produce anche un indotto”. L’amministrazione sta già trattando per ospitare altre produzioni e vorrebbe affiancare alle riprese incontri pubblici con registi e attori. • Giada Zandonà

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Colli Euganei avranno il loro cammino, con tanto di credenziale da timbrare tappa dopo tappa. In un momento in cui il turismo zaino in spalla continua a conquistare i viaggiatori alla ricerca di esperienze lente e sostenibili, nasce il “Cammino degli Euganei”, un itinerario che attraverserà tutti i Comuni del Parco, mettendo insieme natura, storia, borghi, terme e prodotti del territorio. A idearlo sono Alessia Toso e Stefano Torcelli, guide ambientali escursionistiche e operatori certificati della Carta europea del turismo sostenibile, in collaborazione con il Cai di Padova. “Da anni lavoriamo sui cammini e vediamo quanto questo modo di viaggiare sia ricercato: dal pellegrino al turista, fino a chi vuole semplicemente percorrere l’itinerario un pezzo alla volta”, spiegano Toso e Torcelli. Il percorso infatti non resterà soltanto sui sentieri ma scenderà nei borghi, raggiungerà produttori, cantine e strutture ricettive, con l’obiettivo di costruire una rete e generare una ricaduta economica. Si potranno così aggiungere al viaggio degustazioni e magari qualche notte alle terme. Anche la scelta della partenza guarda alla mobilità sostenibile: il cammino inizierà dalla stazione ferroviaria di Monselice e terminerà a quella di Battaglia Terme o Montegrotto Terme. Per ora l’itinerario è pensato esclusivamente per chi cammina, mentre in futuro potrebbe essere studiata una versione per le biciclette. Una volta completato l’iter burocratico per la segnaletica, il progetto punta a entrare nel circuito nazionale dei cammini, accompagnato da sito e materiali dedicati. “Invitiamo tutti i cittadini a diventare, per un giorno o per l’intero viaggio, tra i primi viandanti del nuovo Cammino degli Euganei” concludono. • (G.Z.)

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Il caso. Scompare il messaggio dei giovani

IL MURALE SULL’EX CINEMA ROMA OSCURATO DAL NUOVO EDIFICIO S ei anni fa doveva essere il segno di una città che scommetteva sui giovani e sulla rigenerazione urbana. Oggi il murale di Tony Gallo sull’ex cinema Roma è scomparso dietro il nuovo edificio residenziale in costruzione. Un’opera costata 8 mila euro di fondi pubblici, realizzata nel 2020 sulla facciata ovest dell’immobile, è stata completamente oscurata dal cantiere dei quattordici appartamenti che stanno sorgendo nell’area. Un epilogo che riporta l’attenzione su una vicenda urbanistica trascinatasi per oltre vent’anni e conclusa anche con la rinuncia alla sala pubblica inizialmente prevista nel progetto di recupero. Il murale, intitolato “Un giorno sarà migliore tu intanto fai!”, era nato dall’entusiasmo dei ragazzi coinvolti in “Evisioni2020”, progetto promosso nell’ambito del Piano giovani Bassa punto della Regione Veneto in collaborazione con il Comune. Dopo un viaggio in Sicilia alla scoperta di esperienze virtuose di partecipazione

giovanile, il gruppo aveva deciso di lasciare un segno alla città. Insieme a Tony Gallo, artista padovano conosciuto anche a livello internazionale per il suo linguaggio onirico e le figure dai colori pastello, e grazie a un contributo comunale di 8 mila euro, aveva trasformato la facciata dell’ex cinema in un’opera di arte pubblica. Quella parete, però, apparteneva alla Società Operaia ed era già destinata a un futuro diverso. Sull’area gravava infatti da anni un progetto di riqualificazione immobiliare, concretizzato alla fine del 2022 con l’approvazione della variante urbanistica che ha trasformato la destinazione d’uso da commerciale a residenziale. L’operazione ha portato nelle casse comunali una plusvalenza di 60 mila 925 euro, mentre dal progetto è scomparsa la sala pubblica inizialmente prevista. L’allora assessore Stefano Peraro aveva spiegato che la città non aveva bisogno di uno spazio da appena 50-60 posti, ma di una struttura più grande e funzionale. A

quasi quattro anni di distanza, però, quella sala non è arrivata e Monselice continua a non disporre di uno spazio pubblico dedicato agli incontri. Il cantiere dell’ex cinema procede intanto rapidamente e restituirà nuova vita a un’area rimasta per decenni in condizioni di degrado, portando anche nuovi residenti nel centro storico. Ma resta il paradosso di un’opera di rigenerazione urbana finanziata dal Comune e realizzata su una parete che già si sapeva destinata a essere coinvolta in un progetto immobiliare. Con il murale scompare anche il messaggio lasciato dai ragazzi: “Un giorno sarà migliore tu intanto fai!”. Una frase che invitava a costruire il futuro attraverso l’impegno quotidiano e che oggi rimane nascosta dietro il nuovo edificio. E con essa Monselice perde anche l’unica opera di Tony Gallo che si poteva ammirare gratuitamente nel cuore della città. . Giada Zandonà

La scultura che unisce Veneto e Brasile

D

opo aver salutato Monselice, la monumentale scultura di Domenico Travaglia ha iniziato il suo lungo viaggio verso il Brasile. L’opera, oltre due tonnellate di pietra scolpita, è partita alla volta di Antônio Prado, città del Rio Grande do Sul gemellata con Monselice e profondamente legata alla storia dell’emigrazione veneta. Durante l’estate era rimasta esposta negli spazi esterni del Duomo, accompagnata da un apparato esplicativo che ha permesso a cittadini e visitatori di scoprirne simboli e significato. Ora attraverserà l’Atlantico per raggiungere

la sua collocazione definitiva. La scultura nasce nell’ambito delle iniziative per i 150 anni dell’emigrazione italiana e suggella il rapporto tra le due città, formalizzato con il gemellaggio nel marzo 2025 dopo un percorso iniziato nel 2019. Il progetto ha coinvolto i due Comuni, i Lions Club, le rispettive Società operaie e la parrocchia di San Giuseppe Operaio. Travaglia ha lavorato per oltre un anno partendo da un blocco di pietra di 22,30 quintali, trasformato nel racconto delle partenze, della paura e del riscatto di migliaia di emigranti. “È un ponte di memoria che unisce il Veneto al cuore del

Brasile”, spiega l’artista. Nella parte superiore emergono due volti uniti in un abbraccio, simbolo dei migranti di ieri e dei cittadini di oggi. Più in basso la pietra resta volutamente grezza, popolata da animali, serpenti e forme che richiamano la “mata”, la foresta affrontata dai primi veneti arrivati in Sudamerica. Da quella natura ostile emergono progressivamente i volti e l’abbraccio della nuova comunità. Antônio Prado accoglierà così un pezzo di Monselice e della memoria dell’emigrazione veneta. • (G.Z.)

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La struttura. 375 mila euro per una sede più moderna e nuovi servizi

INAUGURATO IL CENTRO PER L’IMPIEGO U na sede più moderna, spazi riorganizzati e servizi pensati per mettere in contatto più facilmente chi cerca lavoro e chi, invece, ha bisogno di personale. È stato inaugurato a Monselice il Centro per l’impiego rinnovato, al termine di un intervento complessivo da 375 mila euro, finanziato per oltre 350 mila euro con risorse PNRR gestite da Veneto Lavoro e, per la parte restante, dal Comune di Monselice. I lavori hanno interessato una superficie di circa 319 metri quadrati e hanno riguardato sia l’ammodernamento degli ambienti sia l’efficientamento energetico dell’edificio. Gli interventi hanno portato alla sostituzione delle vecchie vetrate con nuovi serramenti in alluminio a taglio termico e vetrocamera a basso emissivo, oltre alla sostituzione dell’impianto di climatizzazione con un sistema elettrico ad alta efficienza e della vecchia illuminazione con tecnologia LED. Non si tratta però soltanto di un intervento edilizio. Gli spazi interni sono stati ripensati per rendere più funzionale l’attività del Centro per l’impiego. La struttura dispone ora di otto postazioni di lavoro, una sala accoglienza e una nuova sala riunioni che potrà essere utilizzata per

incontri di gruppo, laboratori con gli utenti, conferenze e iniziative legate al mondo del lavoro. Il Centro per l’impiego di Monselice serve un bacino potenziale di circa 37.500 persone in età lavorativa, distribuite in 12 Comuni: Arquà Petrarca, Boara Pisani, Due Carrare, Granze, Monselice, Pernumia, Pozzonovo, San Pietro Viminario, Sant’Elena, Solesino, Stanghella e Vescovana. La struttura rappresenta un punto di riferimento sia per chi è alla ricerca di un’occupazione sia per le aziende. Attra-

verso i servizi di orientamento e presa in carico, le persone disoccupate possono conoscere le opportunità formative e le politiche attive disponibili sul territorio, iscriversi agli elenchi provinciali del collocamento mirato, ricevere proposte di inserimento lavorativo o tirocinio e svolgere le pratiche amministrative legate alla condizione di disoccupazione. Le imprese possono invece rivolgersi agli account manager di Veneto Lavoro per la ricerca di personale, pubblicare le proprie offerte, accedere ai servizi

di recruiting e individuare candidati potenzialmente adatti alle posizioni disponibili. I numeri danno la misura dell’attività svolta. Sono 3.600 i disoccupati iscritti agli elenchi del Centro per l’impiego, di cui 330 persone con disabilità. Nell’ultimo anno sono stati gestiti oltre 4.000 appuntamenti con gli utenti e circa 250 richieste di personale, per un totale vicino ai 400 posti di lavoro. Alle aziende interessate sono stati inoltre segnalati circa 1.500 candidati

potenzialmente idonei. Il territorio, però, deve fare i conti anche con una trasformazione demografica ormai evidente. Rispetto al 2017, i residenti over 64 sono aumentati del 15% e oggi rappresentano il 26% della popolazione. Gli occupati complessivi sono circa 28 mila e, secondo i dati SILV di Veneto Lavoro, nel 2025 a Monselice si sono registrate 9.700 assunzioni, l’8,5% in più rispetto all’anno precedente e con una crescita superiore alla media della provincia di Padova. Un dato che racconta anche la particolare posizione di Monselice. La mobilità dei lavoratori evidenzia infatti un territorio fortemente collegato con Padova, Rovigo e le aree limitrofe, con numerosi residenti che lavorano fuori dal Comune ma anche con un’importante capacità di attrarre lavoratori dall’esterno. Monselice si conferma così un vero e proprio nodo di un mercato del lavoro che supera i confini comunali. Il Centro per l’impiego è aperto al pubblico su appuntamento. Per informazioni è possibile contattare il numero 049 7448041 oppure utilizzare il Portale Assistenza di Veneto Lavoro. • Giacomo Trivellato

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ESTE

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Il cartellone. Il successo degli eventi estivi nasce dal “modello Este”

QUANDO LA GRANDE MUSICA INCONTRA L’EFFICIENZA DI UNA SQUADRA L ’estate appena trascorsa ha confermato Este come un punto di riferimento di primo piano nel panorama culturale e musicale del Veneto. Il cartellone di concerti ospitato nella suggestiva cornice del Castello Carrarese ha portato in città migliaia di spettatori da tutta la regione e non solo, trasformando il centro storico in un palcoscenico a cielo aperto e offrendo

un contributo concreto alla vitalità economica del territorio. Bar, ristoranti, esercizi commerciali e strutture ricettive hanno beneficiato in modo diretto di questo flusso turistico, dimostrando come gli eventi culturali e di intrattenimento rappresentino un volano fondamentale per la crescita e la valorizzazione della città. Gestire grandi flussi di pubblico in spazi storici richiede tuttavia una

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macchina organizzativa complessa, dove il successo dell’evento non si misura soltanto sugli spalti o sotto il palco, ma nella capacità di preservare la vivibilità quotidiana della città. È qui che entra in gioco quella che può essere definita una vera e propria prova di coordinamento corale, battezzata non a caso “modello Este”. In questo contesto, il risultato ottimale non è il merito di un singolo attore, ma il frutto del lavoro integrato di un’intera squadra: l’amministrazione comunale

nella pianificazione e regia degli eventi, le categorie economiche e gli operatori turistici pronti ad accogliere i visitatori, e le aziende operative del territorio — tra cui la municipalizzata Sesa — che gestiscono con tempestività la logistica e l’igiene urbana. Grazie a un intervento programmato e coordinato, a poche ore dalla fine di ogni grande concerto le aree interessate sono tornate perfettamente pulite e disponibili, azzerando i disagi per i residenti. Questo approccio mostra come il

successo di una stagione di grandi eventi non nasca dal caso, ma da una sinergia strutturata. Quando istituzioni, imprese, operatori economici e servizi pubblici lavorano insieme con metodo, la cultura diventa non solo un’occasione di svago, ma un modello di gestione virtuoso capace di coniugare attrattività turistica, decoro urbano e sviluppo economico. • Redazione Padova

Mobilitazione contro il ddl sulla caccia

D Ascoltaci in tutto il Veneto in auto sul SCARICA L’APP RADIO VENETO24 SUL TUO SMARTPHONE

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a Este ai Colli Euganei, ambientalisti e cittadini si mobilitano contro il nuovo Ddl sulla caccia. Da agosto e per tutto settembre gli attivisti di L’Altra Este e del Comitato Lasciateci respirare hanno organizzanto banchetti per raccogliere firme contro il disegno di legge che interviene sulla normativa nazionale in materia venatoria. Solo a Este, nelle giornate dell’1 e dell’8 agosto, sotto i portici di piazza Maggiore sono state raccolte circa 150 firme. Altrettante sono arrivate dai banchetti organizzati tra Baone, Lozzo Atestino e Monselice. Nel mirino degli ambientalisti c’è un provvedimento che punta a modificare diversi aspetti della legge 157 del 1992, dalla gestione delle specie cacciabili e dei calendari venatori fino alle regole sull’attività di caccia. Le associazioni ambientaliste contestano in particolare il rischio di un ampliamento della pressione venatoria e di un indebolimento delle tutele della fauna selvatica e degli habitat, particolarmente delicato in un territorio come quello dei Colli Euganei. “Quando è partito il passaparola per organizzarsi contro il Ddl caccia mi sono sentito subito coinvolto” spiega uno dei promotori, Renato Romito “Nel nostro territorio, e soprattutto nel Parco dei

Colli, la caccia ha un impatto impressionante anche sulla particolarità dei fondi. Chi impugna un’arma può entrare nei terreni altrui per cacciare e questo mette in discussione persino la percezione di casa propria come luogo dedicato all’attività venatoria anche se si è contrari”. Per Romito la questione è anche culturale: “Le armi rappresentano un modo arcaico di affermare il dominio dell’uomo sugli altri esseri viventi. In un momento storico nel quale imperversano le guerre, credo che i fucili dovrebbero essere riposti. A partire dalla caccia”. • (G.Z.)


Messaggio pubbliredazionale

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I N F O R M A

Sindaco Matteo Pajola

ESTE MUSIC FESTIVAL, STAGIONE DA RECORD: Oltre 43 mila presenze e la città sotto i riflettori

i chiude con numeri da

lia e dall’estero. “È un risultato

le forze dell’ordine, la Polizia

record la terza edizio-

che ci riempie di orgoglio – non

Locale, tutti gli uffici comuna-

ne di Este Music Festi-

nasconde la soddisfazione il

li, i volontari e quanti hanno

val: oltre 43 mila presenze in

Sindaco di Este, Matteo Pajola

lavorato per rendere possibile

13 appuntamenti, da luglio a

- perché dimostra che Este può

questa straordinaria stagione.

settembre, consacrano il 2026

essere protagonista nel pano-

Il ringraziamento più speciale

come l’anno più importante

rama dei grandi eventi musicali

va all’Assessore Luigia Busi-

della rassegna per pubblico

europei. Grazie all’intenso la-

narolo e al Consigliere Stefano

e visibilità. A mettere il sigillo

voro degli ultimi anni il Castello

Agujari Stoppa, che con gran-

sulla stagione, il 2 settembre,

Carrarese è diventato un pal-

de passione e dedizione hanno

sono stati gli Hollywood Vam-

coscenico conosciuto ben oltre

seguito tutto l’Este Music Festi-

pires: Alice Cooper, Joe Perry,

i confini regionali e migliaia di

Tommy Henriksen e un accla-

persone hanno scoperto, insie-

euro per la Città e il territorio

e Shiva che hanno avuto un’af-

che danno sempre sostegno ed

matissimo Johnny Depp hanno

me alla musica, la nostra città.

e soprattutto una promozio-

fluenza incredibile hanno poi

energia”. Este chiude così un’e-

trasformato il Castello Carra-

È una scelta di promozione ma

ne del nome della città di Este

pubblicizzato Este nei loro so-

state che segna un record: una

rese in una grande arena rock.

anche di sviluppo delle realtà

che tocca milioni di persone.

cial seguiti da migliaia di follo-

destinazione culturale capace

Quella di Este era una delle

del territorio”. I numeri sono

A tal proposito basti pensare

wers. “Ringrazio una squadra

di attrarre pubblico, generare

sole due date italiane tra le 19

incontestabili: oltre 43 mila pre-

che artisti come Deep Purple,

straordinaria” - conclude il Sin-

economia e far conoscere la

previste in Europa della super-

senze, un indotto per le attività

Il Volo e Din Don Down hanno

daco Matteo Pajola - “Il gesto-

propria storia e bellezza grazie

band dopo quasi tre anni, con

locali che, da stime a ribasso,

fatto sold out e artisti come i

re DuePunti Eventi che ha uno

ad un calendario complessivo

spettatori arrivati da tutta Ita-

si aggira ben oltre il milione di

Pooh, Giorgia, Gianni Morandi

staff di grande professionalità,

di oltre 150 eventi.

val, e a tutti gli Amministratori

Il modello Este per la terza età: una rete di servizi per l’autonomia e il benessere degli anziani La visione dell’Amministrazione comunale di Este può essere sintetizzata nel principio “Una Città che si prende cura”. In un contesto caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione, una particolare attenzione viene riservata alla popolazione anziana. Il Comune di Este svolge un ruolo strategico come ente capofila dell’Ambito Territoriale Sociale VEN_17, che riunisce 43 Comuni, favorendo una gestione integrata e coordinata delle politiche sociali. «La tutela e il benessere della nostra popolazione anziana – dichiara l’assessore ai Servizi Sociali Simonetta Spigolon - rappresentano uno dei nodi portanti dell’azione amministrativa del Comune di Este: lavoriamo quotidianamente per costruire progetti di vita, per garantire servizi di supporto alla vita quotidiana, per prevenire l’isolamen-

to, mettendo al centro la persona e la sua dignità». Il principale asse dell’intervento comunale è il sostegno alla domiciliarità, con l’obiettivo di permettere alle persone anziane, fragili e non autosufficienti di rimanere nel proprio ambiente di vita, preservando relazioni familiari e sociali e prevenendo, quando possibile, il ricorso alle strutture residenziali. In questo ambito, il Servizio di Assistenza Domiciliare (S.A.D.) ha seguito nel 2025 77 utenti, per un totale di 6.570 ore di assistenza professionale. A esso si affianca l’Impegnativa di Cura Domiciliare (I.C.D.), che nello stesso anno ha sostenuto 131 utenti, mentre i contributi economici comunali destinati alle situazioni di fragilità legate all’invecchiamento e alla disabilità hanno raggiunto complessivamente 164.837 euro. Importante anche il ruolo dell’Ambito VEN_17 nella

capacità di intercettare risorse del PNRR, in particolare attraverso il progetto “Percorsi di autonomia degli anziani non autosufficienti”. La Linea 1.1.2 prevede il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, la ristrutturazione di 6 appartamenti e l’attivazione di 100 progetti. La Linea 1.1.3, realizzata con il Comune di Tribano, sostiene invece le dimissioni anticipate assistite, favorendo il rientro a domicilio degli anziani fragili dopo il ricovero ospedaliero. Sono inoltre previste tecnologie e dispositivi per rendere le abitazioni più sicure e funzionali. La rete dei servizi comprende anche 6.636 pasti a domicilio erogati nel 2025, interventi di lavanderia per emergenze, Piani Assistenziali Individualizzati e servizi di trasporto sociale verso le strutture dell’AULSS 6 Euganea, realizzati in collaborazione con Croce Rossa Italia-

@comune.este

www.comune.este.pd.it

na e A.I.S.M. Il collegamento tra le frazioni e il centro nei giorni di mercato favorisce inoltre la mobilità e la partecipazione alla vita cittadina. Accanto all’assistenza, Este investe nell’invecchiamento attivo, nella prevenzione dell’isolamento e nella socializzazione. L’Università del Tempo Libero coinvolge ogni anno circa 260 persone, mentre le attività motorie in palestra e nelle piscine termali promuovono benessere psicofisico, inclusione e relazioni sociali. Il modello Este si configura quindi come una rete multidimensionale che integra assistenza, domiciliarità, sostegno economico, innovazione, mobilità, prevenzione e socializzazione, con l’obiettivo di mettere al centro la persona anziana, la sua autonomia, la dignità e la possibilità di continuare a vivere pienamente nella propria comunità


ESTE

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Comunità. Inclusione, lavoro e spazi aperti per la città

2,5 MILIONI PER LA NUOVA CASA IREA NEL CENTRO STORICO U na nuova casa per la comunità alloggio Irea, ma anche un negozio, un appartamento destinato a una persona con disabilità e al proprio genitore anziano e nuovi spazi aperti alla città. Ha preso forma, con la demolizione del vecchio stabile di via Cavour, a pochi metri dal Duomo di Santa Tecla, uno dei progetti più importanti della Fondazione Irea Morini Pedrina. Un investimento da circa 2,5 milioni di euro che punta a trasformare un edificio ormai datato in un luogo dedicato all’inclusione e all’autonomia delle persone con disabilità, contribuendo allo stesso tempo alla riqualificazione del centro storico. Al posto dell’immobile, acquistato dalla parrocchia di Santa Tecla circa cinque anni fa, sorgerà una struttura di tre livelli. Il primo ospiterà la comunità alloggio oggi attiva in via Santo Stefano, dove vivono 16 persone con disabilità che necessitano di sostegno. “Quell’edificio è ormai superato sotto molti aspetti” spiega la direttrice della Fondazione, Elena Littamè “Inizialmente avevamo valutato una ristrutturazione, ma le verifiche tecniche hanno evidenziato troppi limiti, dall’adeguamento antisismico all’impiantistica. Per questo abbiamo scelto la demolizione e la ricostruzione”. Il nuovo complesso non sarà però soltanto una struttura residenziale. Al piano terra sarà aperto alla città con il trasferimento del negozio I Re-lizzabili, progetto lavorativo della Fondazione che coinvolge persone con disabilità nella produzione di oggetti artigianali. Una grande vetrina affacciata sulla strada renderà il laboratorio maggiormente visibile e creerà nuove occasioni di incontro. Anche gli spazi esterni saranno completamente ripensati: l’attuale area utilizzata come parcheggio diventerà un luogo verde e aperto, pensato per favorire le relazioni tra ospiti e cittadini. Accanto alla comunità nascerà inoltre un piccolo appartamento con due posti, destinato a una persona adulta con disabilità e al proprio genitore anziano. L’obiettivo è offrire una soluzione abitativa che consenta loro di continuare a vivere vicini, mantenendo però percorsi distinti e servizi adeguati alle rispettive necessità. Il cantiere durerà almeno due anni. Sul fronte economico la Fondazione ha già ottenuto un milione di euro attraverso un finanziamento, 500 mila euro dalla Regione Veneto tramite il Fondo di rotazione per gli

edifici con finalità pubblica e altri 500 mila euro grazie a un progetto sostenuto da Fondazione Cariparo e Intesa Sanpaolo. Per reperire le risorse mancanti continuerà la partecipazione a bandi regionali e nazionali. “Sarebbe stato più semplice costruire in periferia” conclude Littamè “ma abbiamo scelto il centro perché qui le persone possono vivere la città, uscire autonomamente, andare in piazza, entrare nei negozi e incontrare gli altri”.

• Giada Zandonà

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Più parcheggi, città più vivibile

C

inquanta posti auto pubblici in più rispetto al 2021, nonostante i numerosi cantieri di riqualificazione che negli ultimi quattro anni hanno ridisegnato strade e spazi urbani. È il bilancio tracciato dall’Amministrazione comunale, che rivendica un saldo positivo nella disponibilità di parcheggi gratuiti e una migliore organizzazione della sosta. Tra gli interventi principali figura quello di via San Girolamo, dove sono stati ricavati 29 nuovi stalli. Al termine del recupero dell’immobile nell’area del Riccio sarà inoltre riaperto il parcheggio pubblico, con una cinquantina di posti, mentre resteranno disponibili quelli realizzati lungo la strada. Altri 12 parcheggi sono stati creati a servizio della pista ciclopedonale Este-Baone-Cinto Euganeo, a beneficio degli utenti del percorso e dei residenti. In viale Fiume la ridistribuzione degli spazi ha consentito di mantenere 88 stalli conformi alle prescrizioni del Codice della strada, mentre la riqualificazione di via Cesare Battisti ha portato a una decina di posti in più rispetto alla situazione precedente. Il conteggio, precisa il Comune, comprende esclusivamente i parcheggi pubblici e non considera quelli realizzati nell’ambito di interventi edilizi privati ma destinati all’uso pubblico. “L’incremento netto di circa cinquanta posti non è frutto del caso, ma di una pianificazione portata avanti con continuità”, sottolinea l’assessore alla Viabilità Alberto Fornasiero. “Ogni intervento è stato progettato per rendere Este più ordinata, sicura e vivibile, senza sacrificare i parcheggi. I numeri dimostrano che è possibile migliorare la qualità degli spazi pubblici e, nello stesso tempo, aumentare l’offerta di sosta”. L’obiettivo dell’Amministrazione è proseguire lungo questa strada, individuando nuove aree e soluzioni capaci di rendere la città più accessibile per residenti, attività economiche e visitatori. • (G.Z.)


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Lavori. Diversi gli interventi già completati

STRADE E CENTRO STORICO, QUASI 600 MILA EURO PER LA MANUTENZIONE S fiora i 600 mila euro il conto degli interventi messi in campo quest’anno dal Comune per asfaltare le strade e sistemare le pavimentazioni del centro storico. Dopo il piano di lavori partito in primavera, l’amministrazione ha stanziato altri 250 mila euro per proseguire la manutenzione della rete viaria cittadina, mentre circa 50 mila euro sono stati destinati al recupero dei tratti in porfido. Il nuovo finanziamento si aggiunge infatti ai circa 300 mila euro già investiti nella prima tornata di asfaltature, ormai interamente conclusa. Un programma piuttosto esteso che ha interessato via Zuccherificio, via Guido Ferro, via Padana Inferiore, via Atheste, via Fuoghi, via Sperone, via Meggiaro, via Guola Larga, via Rovigo, parte di Monte Cero e via Canevedo. I cantieri hanno riguardato anche la terza calata di via Riva di Fiume, parte di via Papa Giovanni XXIII con la relativa area a parcheggio e via Belle. Con i nuovi 250 mila euro si

apre ora una seconda fase. Il primo intervento è già partito a fine agosto nella centralissima via Garibaldi e ha coinvolto anche piazza Santa Tecla. Le prossime strade saranno invece individuate sulla base delle condizioni delle carreggiate e delle priorità manutentive, con cantieri distribuiti tra centro, quartieri e zone periferiche. Parallelamente sono iniziati i lavori sulle pavimentazioni in porfido del centro storico, per una spesa di circa 50 mila euro. Gli interventi interessano alcuni tratti di piazza Beata Beatrice, piazza Trieste, via Matteotti e via Isidoro Alessi, all’altezza del Ponte di San Francesco. “Con questo ulteriore stanziamento confermiamo concretamente l’attenzione riservata alla manutenzione della città” commenta il sindaco Matteo Pajola “Gli interventi già portati a termine e quelli di prossima realizzazione rappresentano un investimento importante sulla sicurezza e sulla qualità degli spazi

urbani”. Per l’assessore alla viabilità Alberto Fornasiero, dopo la conclusione del programma primaverile era necessario proseguire intervenendo sulle situazioni più critiche. “I lavori successivi saranno definiti a breve

sulla base delle priorità e delle condizioni delle diverse strade e interesseranno diverse zone della città. A questi si affianca la manutenzione del porfido del centro storico, necessaria per garantire

maggiore sicurezza e preservare pavimentazioni di particolare valore per l’immagine della città” conclude Fornasiero. • Giada Zandonà

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TERRITORIO

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L’elezione. E’ il più giovane presidente di provincia d’Italia, 35 anni, sindaco di San Giorgio delle Periche al secondo mandato

CANELLA NUOVO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA: “IN PRIMO PIANO SCUOLE SUPERIORI E VIABILITÀ” Con un bilancio di oltre 200 milioni di euro l’ente gestisce settori strategici della pubblica amministrazione: “La sfida sarà tradurre questa funzione in risposte concrete”

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aniele Canella è il nuovo presidente della Provincia di Padova. Trentacinque anni, sindaco di San Giorgio delle Pertiche al secondo mandato, è il più giovane a ricoprire l’incarico nella storia dell’ente padovano e il più giovane presidente di Provincia d’Italia. Candidato unico, sostenuto da diverse componenti politiche del territorio, arriva alla guida dell’amministrazione dopo quattro anni da vicepresidente, gli ultimi due con funzioni di vicario. “È una grande responsabilità: saper essere il presidente di tutti e interpretare le aspettative degli amministratori e dei sindaci del Padovano”, commenta il neopresidente. Il primo passaggio

sarà l’assegnazione delle deleghe ai consiglieri provinciali, per definire la squadra e avviare il mandato. Al centro del lavoro ci saranno le scuole superiori e la viabilità, due ambiti che incidono direttamente sulla vita quotidiana di studenti, famiglie e pendolari. Da oltre un decennio la Provincia ha visto ridursi competenze, risorse e personale, ma conserva un ruolo decisivo nella gestione di un territorio composto da 101 Comuni, con caratteristiche e necessità spesso differenti. “Parliamo di un ente con un bilancio di oltre 200 milioni di euro, che gestisce settori strategici della pubblica amministrazione: più di 1.300 chilometri di strade, oltre mille ponti e gli edifici delle scuole superiori — sot-

tolinea Canella —. Ho maturato questa esperienza direttamente sul campo e credo che durante il mandato sarà importante far comprendere ai cittadini quanto conti ancora il ruolo delle Province, fondamentali nel raccordo tra il territorio, la Regione e lo Stato”. La sfida sarà tradurre questa funzione in risposte concrete, individuando le priorità e tenendo insieme le richieste dei diversi territori. Per Canella il passaggio alla presidenza avviene nel segno della continuità amministrativa, dopo un’esperienza che lo ha portato a seguire numerosi settori dell’ente. Il suo percorso amministrativo si è consolidato a San Giorgio delle Pertiche: eletto sindaco nel 2019 con il 61,8 per cento dei consensi, è stato riconfermato nel 2024 con il 77,3 per cento. Dal 2020 presiede il Collegio degli assessori al Turismo della Federazione dei Comuni del Camposampierese. Vicepresidente dal 2022, nella consiliatura 2024-2026 ha avuto le deleghe alla

Il neo presidente della Provincia di Padova Daniele Canella

pianificazione territoriale e all’urbanistica, al personale e al patrimonio, alle società partecipate, ai contratti e alle gare. Tra le sue responsabilità anche il coordinamento dei progetti Pnrr, i rapporti con l’Unione delle Province italiane e le riforme istituzionali. Un lavoro che

ora proseguirà dalla presidenza, con il compito di trasformare il consenso raccolto attorno alla sua candidatura in un programma condiviso. • Sara Busato

Il gusto guida la spesa dei turisti, in città si impongono bar e ristoranti

I

l comparto della ristorazione e dei pubblici esercizi si conferma il vero motore dell’esperienza turistica nel territorio padovano, trasformando l’enogastronomia da semplice servizio accessorio a pilastro centrale dell’economia locale. L’analisi dei dati rilevati dall’Osservatorio del Turismo Regionale Federato, basata sulle transazioni con carte di credito nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 25 agosto, traccia una mappa dettagliata dei comportamenti di spesa di visitatori ed escursionisti, mettendo in luce dinamiche differenti ma complementari tra il capoluogo e il bacino termale ed euganeo. Nella città del Santo, la voce principale del

budget turistico è rappresentata proprio dalla ristorazione e dai locali pubblici. Bar, enoteche, trattorie e ristoranti intercettano complessivamente il 21,7% della spesa totale tracciata. Nel dettaglio, la sola ristorazione assorbe il 17,13% degli acquisti, mentre il mondo dei bar e della somministrazione di bevande si attesta al 4,54%. A questa quota si affianca la spesa effettuata presso i minimarket, i supermercati e le attività alimentari specializzate, che raggiunge il 21,45%, a testimonianza di una presenza significativa di flussi di passaggio, escursionisti giornalieri e visitatori legati a forme di turismo morbi e fuggi.

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Molto più contenuta appare invece la quota d’incasso diretta riservata alle strutture ricettive del capoluogo, dove la voce pernotto tra alberghi, bed and breakfast e locazioni turistiche si ferma al 5,3%. Questo divario evidenzia come la città sia vissuta intensamente all’esterno delle camere d’albergo, lungo le piazze, le vie del centro e i dehors, consolidando l’immagine di Padova come destinazione d’arte e cultura in cui l’esperienza conviviale e la sociabilità attorno a un tavolo o all’ora dell’aperitivo costituiscono parte integrante del viaggio. • (V.G.)

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Provincia di Padova

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Segue da pag. 1

La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?

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uttavia, questo asse non è esente da scossoni. Ampie fasce della maggioranza guardano con aperto biasimo a questa politica dell’abbraccio, temendo l’annacquamento dell’identità di governo e l’eccessiva concessione di agibilità politica

al centrosinistra. Allo stesso modo, all’interno della minoranza non mancano i malumori di chi invoca un’opposizione più dura e priva di sconti. Di fronte alle resistenze delle rispettive basi, resta da chiedersi se questo lavoro a quattro mani sia solo una parentesi contingente o se

possa trasformarsi nel prototipo di un nuovo schema di alleanza istituzionale per il futuro. Se il metodo Veneto saprà resistere ai logoramenti tattici, la “Stefanildo” potrebbe davvero riscrivere le regole del gioco e la geografia politica della regione.

Tempo di scelte. L’intesa con il Governo per i primi trasferimenti di competenze e la complessa mediazione tra etica e medicina

AUTONOMIA E FINE VITA, DUPLICE SVOLTA STEFANI: “RISULTATI CHE FANNO LA STORIA” I l Veneto ha segnato il passo su due tra i temi più complessi e dibattuti dell’agenda politica e sociale: il via libera definitivo agli schemi di intesa per l’Autonomia differenziata e l’approvazione delle modifiche alla legge di iniziativa popolare sul fine vita. Due partite cruciali sulle quali il presidente della, Alberto Stefani, ha impresso una direzione precisa, improntata da un lato all’accelerazione sull’inquadramento costituzionale e dall’altro alla tutela dei principi etici.

Per l’autonomia ora il passaggio in Consiglio dei Ministri e il voto il Parlamento Sul fronte dell’Autonomia differenziata, il voto favorevole del Consiglio regionale al testo d’intesa siglato tra la Giunta regionale e il Governo rappresenta una tappa fondamentale che chiude la fase istruttoria veneta e proietta la pratica verso il Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Un traguardo che il governatore Stefani ha salutato con soddisfazione, richiamando l’esito del referendum del 2017 e la lunga gestazione del percorso istituzionale. “Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso”, dichiara il Presidente Alberto Stefani. “I Veneti

stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta”. Stefani ha voluto sottolineare il lavoro svolto dalla maggioranza consiliare, ribadendo come la delega di maggiori competenze su materie strategiche — quali Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Tutela della salute e Coordinamento della finanza pubblica — costituisca un’opportunità oggettiva per l’efficienza dei servizi erogati ai cittadini. “Siamo giunti alla nuova tappa di un percorso che è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti”, prosegue il Governatore. “Stiamo scaldando i motori perché siamo pronti a fare da ‘apripista’. Quando sono stato relatore della legge quadro in Parlamento ho vissuto oltre 300 ore di interventi ostruzionistici del Centrosinistra, fatti appositamente per bloccare questa riforma con l’accusa di provocare disparità e vantaggi ingiustificati a favore del Veneto. Sono convinto, invece, che l’autonomia sia una scelta di responsabilità e trasparenza che

Alberto Stefani

non spacca l’Italia e può rivelarsi strategica per tutti i territori. L’articolo 5 della nostra Costituzione, infatti, dice che la Repubblica ‘riconosce e promuove le autonomie locali’. È un principio cardine della Repubblica che abbiamo il dovere di realizzare. Se la riforma porterà a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra e capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia può portare al nostro territorio”. Parallelamente alla partita autonomista, il Consiglio regionale si è confrontato con la delicata proposta di legge d’iniziativa popolare “Liberi Subito” inerente al suicidio medicalmente assistito. L’approvazione del provvedimento è arrivata a seguito di una mediazione condotta dallo stesso

Stefani, concretizzatasi in una serie di emendamenti vincolanti intesi a riequilibrare il testo normativo nel quadro della giurisprudenza della Corte Costituzionale. “Nulla è più importante della dignità

“Vogliamo assicurare a tutti i veneti l’accesso alle cure palliative” della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”, sottolinea il presidente nel commentare l’esito della votazione. “Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla

stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”. L’impianto correttivo voluto dalla presidenza introduce paletti precisi all’interno dell’iter procedurale, stabilendo la priorità assoluta dell’accesso alle cure palliative e l’istituzione di nuovi organi consultivi. “Il mio obiettivo è semplice: assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste”, chiarisce Stefani. “Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza. Nello specifico, gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito, l’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale, e la priorità alle cure palliative con l’obbligo di informazione della possibilità di avvalersi delle stesse nel momento della richiesta”. • Redazione laPiazza


REGIONE

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Il caso. Federalismo energetico e il nodo delle concessioni per il controllo delle reti e delle derivazioni idroelettriche

La sfida delle multiutility: direttive europee, scelte di Governo e vantaggi per i territori L a partita per il controllo delle reti di distribuzione elettrica e delle grandi derivazioni idroelettriche rappresenta uno degli snodi economici, politici e infrastrutturali più complessi e decisivi per il futuro del Veneto e del suo tessuto produttivo. In questo scenario articolato, le multiutility venete si stanno compattando con forza per chiedere la possibilità di accedere al mercato della gestione delle infrastrutture attraverso la regolare indizione delle gare d’appalto, puntando a superare una condizione di monopolio storico che vede da decenni il gruppo Enel nel ruolo di operatore quasi esclusivo sul territorio. Al centro di questo acceso scontro d’interessi si colloca la posizione del Governo centrale, chiamato a decidere se spalancare le porte alla concorrenza oppure concedere un rinnovo automatico e prolungato in favore dell’incumbent nazionale. Da un lato, l’esecutivo avverte la tentazione di garantire la continuità operativa a un colosso strategico come Enel, ipotizzando proroghe alle concessioni

storiche che vengono periodicamente discusse nell’ambito delle norme inserite nella legge Finanziaria o nei decreti collegati alla politica energetica. Questa scelta risponderebbe prevalentemente a esigenze di stabilizzazione dei grandi asset strategici e a dinamiche di cassa nazionali. Dall’altro lato, la spinta verso la proroga si scontra in modo frontale e ineludibile con i principi cardine dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, fondato sul rispetto della concorrenza, sulla trasparenza delle procedure di evidenza pubblica e sulla libera circolazione dei servizi nel mercato unico. La giurisprudenza europea e nazionale ha infatti ribadito a più riprese che le concessioni di beni pubblici strategici e limitati, come le reti energetiche e i bacini idrici, non possono essere attribuite a tempo indeterminato né prorogate per via legislativa senza incorrere in gravissime violazioni del diritto comunitario. L’obbligo di effettuare le gare pubbliche scaturisce quindi dalla necessità inderogabile di rispettare le

direttive UE, pena l’apertura di onerose procedure d’infrazione e il potenziale blocco dei finanziamenti europei legati alle riforme e all’ammodernamento infrastrutturale. Di fronte a questo quadro, la classe politica veneta, supportata dalle amministrazioni locali e dai sindaci del territorio, assume una posizione molto chiara a sostegno delle aziende energetiche locali e dell’autonomia gestionale. Tra le forze politiche regionali emerge una diffusa convergenza nell’abbracciare la visione del cosiddetto federalismo energetico, inteso come il diritto-dovere delle istituzioni territoriali di valorizzare le proprie risorse naturali e infrastrutturali a diretto vantaggio della comunità locale. Consentire alle multiutility del Veneto di contendersi la gestione delle reti attraverso procedure di gara equa significherebbe infatti generare ricadute economiche ed operative straordinarie per il territorio. Tra i benefici più rilevanti evidenziati dai sostenitori della gestione locale figura il ridimensionamento dei costi energetici

con la prospettiva di applicare bollette più leggere: i dividendi, gli utili d’impresa e i canoni di concessione generati dalle reti non andrebbero infatti a rimpolpare le casse di gruppi centralizzati, ma rimarrebbero circoscritti all’interno del circuito economico regionale, permettendo agli enti locali di redistribuire il valore prodotto attraverso agevolazioni tariffarie per le famiglie e le imprese. A ciò si aggiunge il vantaggio determinante legato alla qualità delle manutenzioni e degli investimenti di sviluppo. Una presenza capillare e radicata, tipica delle utility

del territorio, garantisce una conoscenza diretta del suolo e delle sue criticità, favorendo interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della rete elettrica e idrica molto più tempestivi e mirati. In una stagione segnata da crescenti sfide climatiche e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica, la vicinanza dell’operatore si traduce in una maggiore resilienza dell’intero sistema energetico, trasformando il federalismo da astrazione politica a concreto strumento di sviluppo e competitività per la comunità veneta.

VENETO VERSO IL BIGLIETTO UNICO NEI TRASPORTI: DALLA REGIONE 2,1 MILIONI PER I PAGAMENTI CONTACTLESS

L

a Giunta regionale del Veneto compie un fondamentale passo avanti verso la svolta digitale del trasporto pubblico locale. Su proposta dell’Assessore ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici, Diego Ruzza, è stato approvato uno stanziamento di 2 milioni e 90 mila euro destinato alla società Infrastrutture Venete Srl. Le risorse serviranno a sviluppare una piattaforma digitale unica, capace di far dialogare i sistemi di pagamento contactless di tutti gli operatori del territorio. Il funzionamento del nuovo modello è improntato alla massima semplicità: ai viaggiatori basterà effettuare un “tap” a bordo di

qualsiasi mezzo — tra gomma e ferro — con la propria carta di credito o debito (circuito EMV) per spostarsi liberamente. Il sistema centrale provvederà a raccogliere i dati, aggregare la spesa e applicare la tariffa corretta, superando la necessità di acquistare preventivamente titoli di viaggio cartacei. La fase operativa entrerà nel vivo nel 2027 con l’installazione dei nuovi validatori, mentre il lancio ufficiale dell’infrastruttura integrata è previsto per il 2028. Entusiasta il commento dell’assessore Diego Ruzza, che evidenzia la portata strategica dell’intervento: “Questo progetto sarà in grado

di abilitare e governare l’utilizzo dei pagamenti contactless nel trasporto pubblico locale, raccogliendo e normalizzando i flussi degli operatori del nostro TPL e creando di fatto un sistema unico di pagamento per l’utilizzo di tutti i servizi del trasporto pubblico locale, superando la frammentazione dei sistemi locali, garantendo continuità operativa ai sistemi esistenti e introducendo un livello centrale capace di orchestrare e monitorare i flussi del territorio regionale e di abilitare le eventuali agevolazioni tariffarie. Ora si viaggia velocemente verso un futuro che migliorerà la gestione dell’intero sistema e soprattutto semplificherà la vita agli utenti”.

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Meteo. L’assessore regionale al clima: “Adattamento e prevenzione le sfide dei prossimi anni”

Venturini: “Estate 2026 la più calda in Veneto Superato anche il 2003, record da affrontare” L ’estate 2026 entra nella storia climatica del Veneto come la più calda mai registrata. I primi dati sull’intera stagione indicano infatti una temperatura media di 23,5 °C, superiore, seppure di un decimo, ai 23,4 °C dell’estate 2003, che per oltre vent’anni ha rappresentato il principale termine di paragone per il caldo eccezionale nella regione. «Quella che abbiamo appena vissuto è stata un’estate eccezionale. Il confronto con il 2003 ci dà immediatamente la dimensione di quello che è accaduto: quella che per oltre vent’anni abbiamo considerato l’estate fuori scala oggi è stata superata. Ma il dato che deve farci riflettere maggiormente non è il singolo record, quanto la continuità del caldo e la persistenza di temperature molto elevate per gran parte della stagione», dichiara Elisa Venturini, assessore regionale al Clima. A rendere straordinaria l’estate 2026 è stata infatti la successione delle anomalie. Giugno ha fatto registrare temperature medie regionali di 3,1 °C superiori alla norma 1991-2020, risultando il quarto giugno più caldo dal 1991. Particolarmente eccezionale

l’ultima decade del mese, con temperature massime superiori di 6,7 °C alla norma. Il caldo non ha mollato la presa neppure a luglio, risultato il quarto più caldo della serie storica, con una temperatura media superiore di 2,1 °C alla norma. In pianura si sono registrate mediamente 15 notti tropicali e 24 giornate con temperature massime superiori ai 30 °C. Infine agosto, secondo più caldo mai registrato in Veneto e vicinissimo al primato dell’agosto 2003, ha chiuso la stagione con una temperatura media regionale di 3,2 °C sopra la norma. «Giugno, luglio e agosto raccontano tutti la stessa storia: temperature molto superiori alla norma, con pause relativamente brevi tra un’ondata di calore e l’altra. È soprattutto questa persistenza a rendere eccezionale il 2026. Non parliamo di qualche giornata particolarmente calda, ma di settimane nelle quali persone, città, attività produttive ed ecosistemi sono rimasti sottoposti a uno stress termico continuo», sottolinea Venturini. Nel corso dell’estate sono state registrate quattro distinte ondate di calore: dal 17

giugno al 1° luglio sull’intero territorio regionale; dal 7 al 16 luglio su circa il 20% del Veneto; dal 29 luglio al 7 agosto nuovamente su tutta la regione; e dal 9 al 16 agosto su circa il 60% del territorio. Particolarmente significativo anche il disagio fisico provocato dalla combinazione tra temperature elevate e umidità. Le ondate registrate tra giugno e agosto si collocano tra le più lunghe e intense osservate in Veneto, a fronte di una durata media storica di circa quattro giorni. Emblematico anche quanto accaduto durante le ore notturne. Ad agosto in pianura si sono contate mediamente 18 notti tropicali, cioè con temperature minime mai inferiori ai 20 °C: tredici in più rispetto alla norma 1991-2020 e un numero circa sei volte superiore alla media degli anni Novanta. A Chioggia e Pila-Porto Peschereccio le notti tropicali sono state 30 su 31. La stagione ha inoltre fatto segnare numerosi nuovi record assoluti di temperatura: 31 per le minime, 46 per le medie e 17 per le massime. Tra i valori più significativi figurano i 39,2 °C raggiunti a Trebaseleghe,

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i 38,8 °C di Teolo e i 37,3 °C di Crespadoro. Sul fronte delle precipitazioni, l’estate è stata caratterizzata da quantitativi complessivamente inferiori alla media e soprattutto da una distribuzione molto irregolare: lunghi periodi asciutti sono stati intervallati da episodi temporaleschi localmente molto intensi, accompagnati da grandine, piogge concentrate e fortissime raffiche di vento. “È questa forse la fotografia più significativa dell’estate che abbiamo vissuto: caldo molto intenso e persistente, periodi prolungati con poche precipitazioni e poi fenomeni meteorologici capaci di manifestarsi con grande violenza in pochissimo tempo.

L’ANELLO CICLABILE DEI COLLI EUGANEI Il percorso cicloturistico per conoscere e riscoprire il paesaggio, la storia e la natura delle colline padovane

L’Anello Ciclabile dei Colli Euganei attraversa un territorio ricco di paesaggi, storia e tradizioni da scoprire con il ritmo lento della bicicletta. I suoi 63 chilometri possono essere percorsi in un’unica volta oppure suddivisi in più tappe, scegliendo di volta in volta quanto fermarsi e cosa visitare. Il percorso si snoda a pochi chilometri dalle città d’arte e dalle località termali. Lungo il tragitto si incontrano borghi e piccoli centri storici, ville venete, aree naturali e importanti siti storici. È un viaggio attraverso un territorio dove storia e natura convivono. Una parte significativa dell’anello si sviluppa all’interno del Parco Regionale dei Colli Euganei, in un paesaggio caratterizzato da particolari conformazioni geologiche e patrimonio MAB Unesco Riserva della Biosfera. La bicicletta diventa così il filo conduttore di un modo semplice e piacevole di esplorare il territorio. ASCOLTACI SU itinerari di Per facilitare la conoscenza del territorio e la scelta degli WWW.VENETO24.IT è disponibile il sito dedicato https://www.cicloculturando.it/ Ascoltaci in tutto il Veneto in viaggio, auto sul SUL TUO PC O ALEXA (accessibile anche dal sito istituzionale www.provincia.padova.it). Nel sito istituzionale è inoltre disponibile la sezione https://www.provincia.padova.it/padova-natura-e-cultura dedicata a questo e altri itinerari ciclabili presenti nel territorio provinciale e alla descrizione di alcuni punti d’interesse.

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Elisa Venturini

Condizioni che hanno conseguenze sulla disponibilità d’acqua, sull’agricoltura, sulle nostre città, sugli ecosistemi e sulla sicurezza del territorio”, evidenzia l’assessore. Gli effetti delle temperature eccezionali sono visibili anche in montagna, dove durante agosto è proseguita la fusione dei ghiacciai e dei rock glaciers insieme al degrado del permafrost. Nel sito di riferimento del Piz Boè, a 2.900 metri, alla fine del mese non risultava più terreno gelato. «I dati ci dicono che il cambiamento climatico non è uno scenario lontano, ma qualcosa con cui il Veneto deve già fare i conti. La risposta deve muoversi su due fronti: continuare a ridurre le cause che alimentano il cambiamento climatico e, allo stesso tempo, aumentare la capacità dei nostri territori di adattarsi alle conseguenze che sono già evidenti. Adattamento e prevenzione saranno una delle grandi sfide dei prossimi anni: significa proteggere le persone, l’acqua, l’ambiente, le attività economiche e rendere il Veneto sempre più resiliente di fronte a fenomeni climatici che stanno diventando più frequenti e intensi», conclude Venturini.


REGIONE

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L’intervista. L’amministratore delegato di CBC, iniziativa partita a Jesolo da 3 soci, punta a rivoluzionare il litorale

ALESSANDRO BERTON: “LE SPIAGGE VENETE DEL FUTURO SARANNO APERTE TUTTO L’ANNO” L e spiagge venete accolgono ogni anno milioni di turisti da tutta Europa. Jesolo è da sempre il cuore pulsante dell’eco-sistema delle spiagge venete. Una sorta di “Miami Made in Italy” che è esplosa negli anni ’80 tra discoteche, sole, spiagge e sapore di sale. Il mondo balneare però sta vivendo una rivoluzione, come ci ha raccontato Alessandro Berton, amministratore delegato di Cbc Srl, iniziativa partita da 3 soci fondatori (Berton, la famiglia Menazza e Moretti Polegato) e che oggi è una realtà in piena espansione con 50 soci. Alessandro, partiamo da questa nuova avventura. Spiegaci cos’è CBC Srl. Bisogna fare una premessa. Il Comune di Jesolo ha deciso di attuare un nuovo

Tu da sempre ripeti un mantra: “meno ombrelloni, più qualità”. Immagino che questa sia la vostra direzione… Assolutamente. Per noi “meno ombrelloni e più qualità” significa mettere l’ospite al centro. Il turismo deve intercettare bisogni che cambiano. Così come sono cambiati gli alberghi e le strutture ricettive, devono evolvere anche le spiagge. Dopo una fase preparatoria, quest’anno è iniziata la realizzazione concreta delle opere. Oltre il 40% dell’investimento è già stato completato e quella che molti definiscono la “spiaggia del futuro” prende forma. Una spiaggia che offrire servizi più evoluti: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi

“Servizi più evoluti per vivere le località balneari in tutte le stagioni: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi” Piano dell’Arenile, uno strumento urbanistico che disegna lo sviluppo dell’asset più importante di qualsiasi località balneare: la spiaggia. Questo nuovo piano nasce dall’esigenza di far vivere Jesolo per tutto l’anno e non solo d’estate. Da qui prende forma il nostro progetto, che è molto ambizioso. Ad oggi rappresenta il più rilevante progetto di finanza applicato al demanio marittimo mai realizzato in Italia, con un investimento di quasi 10 milioni di euro. L’obiettivo è dare concreta attuazione agli indirizzi del Piano dell’Arenile, aumentando progressivamente la qualità dell’offerta.

Alessandro Berton

come le junior lounge, con personale qualificato e servizi di babysitting che permettano anche ai genitori di ritagliarsi momenti di relax. E poi, soprattutto, pensiamo a una spiaggia che possa essere vissuta tutto l’anno. In uno scenario di questo tipo immagino che saranno le idee e le persone a fare la differenza. Le persone hanno un ruolo centrale. Mi piace ripetere che dietro ogni progetto ci sono sempre le persone. Oggi si parla molto di AI e di tecnologia, strumenti importanti e attuali, ma il motore del cambiamento è rappresentato dalle persone. Vogliamo creare strutture

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all’aria aperta capaci di accogliere tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche, dallo stato di salute o dalla capacità di spesa. In una bella giornata di ottobre o di marzo si può trascorrere una giornata al mare utilizzando servizi di qualità: palestre per il CrossFit, campi da padel, spogliatoi con acqua calda, bagni tecnologici. Stiamo proponendo un nuovo modo di concepire uno spazio pubblico dato in concessione ai privati. Una spiaggia che non sia utilizzata solo d’estate, ma che diventi un luogo di aggregazione e benessere per tutto l’anno. Quali benefici può portare questo tipo di investimento al territorio? L’impatto è molto rilevante. Nel nostro caso parliamo di circa un chilometro di spiaggia, da Piazza Mazzini a Piazza Brescia, nel cuore di Jesolo. Un investimento di questo tipo produce

una riqualificazione urbanistica e territoriale importante. I vantaggi riguardano anche i residenti. Significa avere una città più bella, più moderna e più funzionale. Possiamo parlare di una vera e propria “rigenerazione del demanio marittimo”, con effetti destinati a rimanere nel tempo. E i clienti come sono cambiati in questi anni? Io mi occupo di turismo da sempre e ricordo quando, da ragazzo, vedevo arrivare le famiglie da Milano con la Ritmo che trascorrevano un mese in appartamento. Oggi i soggiorni sono più brevi. C’è più attenzione alla spesa e questo dipende anche dal contesto economico. Le persone valutano con più attenzione come impiegare il proprio budget. Questo ha generato discussioni e polemiche, tuttavia i numeri raccontano una realtà in salute.

Chi ha investito negli anni successivi al Covid, chi ha riqualificato le strutture e migliorato i servizi, continua a lavorare bene. Proviamo a fare un bilancio di quest’estate: che cosa cerca oggi il turista? Per chi negli anni ha continuato a investire e ad aggiornarsi la stagione è andata bene. Certo, oggi il turista vuole scegliere in modo consapevole. Prima di spendere per una cena, una vacanza o una giornata in spiaggia valuta ciò che riceve in cambio. Per questo bisogna saper accogliere pubblici diversi. Noi offriamo postazioni accessibili e servizi premium per chi cerca un’esperienza esclusiva, ma anche postazioni smart da 20 euro. L’importante è costruire un’offerta ampia e di qualità. In definitiva, qual è la sfida dei prossimi anni? Continuare a investire nella qualità, nell’innovazione e nelle persone. La spiaggia del futuro sarà più inclusiva, più accessibile, più sostenibile e soprattutto più vissuta. Non soltanto durante l’estate, ma ogni volta che il mare saprà off rire un’esperienza piacevole a chi sceglierà di viverlo. • Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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REGIONE

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L’intervento. Il segretario nazionale Udc sulla tenuta della coalizione di centrodestra e sulla prossime sfide

GOVERNO, DE POLI: “QUATTRO ANNI DI STABILITÀ AVANTI CON FAMIGLIE, CETO MEDIO E AUTONOMIA” I l Centrodestra al Governo con Giorgia Meloni, il 4 settembre scorso, ha tagliato un traguardo storico: è l’Esecutivo più longevo della storia della Repubblica. Per il segretario nazionale dell’UDC, senatore Antonio De Poli, è un risultato che va oltre il dato simbolico: “A parlare sono i numeri, i risultati concreti e tangibili: rispetto al 2022, quando il Governo si è insediato, abbiamo oltre

1,3 milioni di posti di lavoro in più. È un dato importante, che racconta un’Italia che ha cambiato passo e dimostra come la stabilità possa tradursi in risultati concreti”. Secondo De Poli, il dato sull’occupazione segna anche una precisa discontinuità rispetto al passato. “Il Centrodestra ha voltato pagina. Abbiamo lasciato alle nostre spalle una stagione di assistenzialismo che

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ha speso circa 34 miliardi per il Reddito di cittadinanza, senza costruire un vero percorso di ingresso o reinserimento nel mondo del lavoro. La nostra idea è diversa: aiutare chi è in difficoltà, ma soprattutto creare le condizioni perché le persone possano lavorare, essere autonome e costruire il proprio futuro”. Per il segretario nazionale dell’UDC, la stabilità rappresenta dunque uno strumento, non un traguardo. “Quattro anni di Governo hanno consentito al Paese di affrontare una fase internazionale ed economica molto complessa con una guida stabile e una direzione riconoscibile. La coalizione ha dimostrato di saper governare insieme, mantenendo le proprie identità e trovando una sintesi su una visione comune. Ora dobbiamo proseguire su questa strada”. La priorità, per l’UDC, è trasformare la stabilità in risposte ancora più concrete per le famiglie e per il ceto medio. “Per noi queste sono e rimarranno le priorità: ridurre la pressione fiscale su chi lavora, produce e investe, sostenere le famiglie, affrontare con maggiore determinazione la denatalità e dare ai giovani la possibilità concreta di costruire un futuro. La stabilità ha valore se migliora la vita delle persone”. De Poli sottolinea inoltre il valore

Il senatore Antonio De Poli con Giorgia Meloni

politico di un altro risultato che riguarda direttamente il Veneto: il percorso verso l’autonomia differenziata. “Grazie alla determinazione di tutto il Centrodestra, al lavoro del ministro Roberto Calderoli e anche al contributo dell’UDC, abbiamo compiuto un passo decisivo verso l’autonomia del Veneto”. Nei giorni scorsi il Consiglio regionale ha approvato lo schema di intesa definitivo sulle prime quattro materie. “È un passaggio storico – afferma De Poli –. Ora siamo all’ultimo miglio, con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Dobbiamo completare il percorso con serietà e responsabilità”. Per il senatore UDC, l’autonomia significa anche rispettare la volontà espressa dagli elettori. “Nel 2017 milioni di cittadini veneti hanno

detto sì al referendum sull’autonomia. Portare avanti quel percorso significa dare seguito a quella volontà popolare, rafforzando l’efficienza delle istituzioni e la capacità dei territori di rispondere ai bisogni dei cittadini, nel rispetto dell’unità nazionale e della solidarietà”. Quattro anni di Governo rappresentano quindi, secondo De Poli, “un traguardo storico, ma soprattutto una responsabilità”. L’UDC rivendica il proprio contributo alla maggioranza, portando nella coalizione “l’attenzione alle famiglie, al ceto medio, ai territori e al mondo produttivo”. “Non ci interessano i record da bacheca – conclude De Poli –. Ci interessa quello che possiamo ancora fare per l’Italia. La stabilità è importante per lasciare agli italiani un Paese più forte, più competitivo e più vicino alle esigenze delle persone”.

De Poli rimette in moto lo scudo crociato: “Il Centrodestra ha bisogno dei valori dell’Udc”

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ventoliamo con orgoglio la bandiera dello Scudo crociato. Il Centrodestra ha bisogno dei valori dell’Udc, anche perché senza il Centro la coalizione non può vincere. Oggi è decisivo rafforzare l’area politica e culturale di Centro per far crescere il Centrodestra, dare risposte concrete e rispondere alle attese di quell’elettorato moderato, tanco degli slogan urlati e, alle ultime Politiche, nel 2022, si è rifugiato nell’astensionismo”. Con queste parole il segretario nazionale Udc Antonio De Poli ha concluso la Festa nazionale del partito a Roma. Rivolgendosi alla platea di parlamentari, dirigenti, amministratori, simpatizzanti e militanti dello Scudo crociato, De Poli ha lanciato un appello: “Dobbiamo tornare nelle piazze con i nostri principi e valori e dobbiamo urlarli, non sussurrarli”. “In questa due-giorni, in molti, dalla premier Meloni ai vicepremier Salvini e Tajani, ci hanno detto che siamo fondamentali. Siamo felici che ce lo riconoscano, ma ci devono rispettare a Roma così come nel più piccolo Comune”. Il ragionamento del leader UDC è lineare: alle ultime elezioni, un elettore su 3 non è andato a votare. “Il partito dell’astensionismo è quello maggioritario. Sono i voti dell’area cattolica e moderata, che ha costruito l’Italia e che vuole guardare al futuro”, spiega De Poli che, alla vigilia dell’esame finale della legge elettorale in Senato, esulta per la reintroduzione delle preferenze, “una battaglia storica dell’Udc” e indica le priorità in vista della

prossima Legge di Bilancio: “Bisogna intervenire in maniera coraggiosa su giovani, famiglie e ceto medio”. Il segretario Udc rimarca che “a differenza di qualcun altro, per noi la politica non è un ring, ma ascolto, dialogo, concretezza. A chi parla di classi separate per i disabili e nega il femminicidio, diciamo che noi stiamo dall’altra parte”. “Non possiamo tornare indietro nella storia”, è il suo monito. “Ai nostri amici alleati – continua De Poli – diciamo: torniamo a parlare di noi, del Centrodestra equilibrato, moderno e plurale, dei risultati raggiunti in questi 4 anni di Governo. Il futuro della coalizione non è nella ricorsa agli estremismi”. “Da oggi in avanti si aprirà una delle campagne elettorali più dure della storia repubblicana”, avverte il leader dell’Unione di centro che è pronto a mobilitare il partito: “Da Nord a Sud, nei prossimi mesi, organizzeremo una serie di assemblee. E’ tempo di tornare nei territori, di rimettere in moto la macchina dello Scudo crociato. L’Italia ha bisogno di noi”, ha concluso.


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DESPAR

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Eccellenze. Despar Nord porta a Made in Malga i sapori e le produzioni del territorio

IL GUSTO DEL TERRITORIO, UNA STORIA DA CONDIVIDERE Despar Nord rinnova la partecipazione alla rassegna di Asiago: degustazioni, formaggi di malga e prodotti selezionati per raccontare il valore delle eccellenze locali e di chi ogni giorno le produce

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nche quest’anno Despar Nord rinnova il proprio sostegno a Made in Malga, la rassegna nazionale dedicata ai formaggi e ai prodotti della montagna in programma ad Asiago nei due weekend dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre. Un appuntamento ormai consolidato per il marchio dell’Abete, che nella manifestazione riconosce un’importante occasione per raccontare uno dei valori che da sempre ne caratterizzano la presenza sul territorio: la vicinanza alle produzioni locali e alle persone che, attraverso il proprio lavoro, custodiscono e tramandano sapori, saperi e tradizioni. Tra masterclass, degustazioni, incontri, mostre mercato e appuntamenti diffusi nel centro di Asiago, Made in Malga porta ogni anno migliaia di visitatori alla scoperta della cultura gastronomica della montagna. Un patrimonio che Despar Nord contribuisce a valorizzare ogni giorno anche

nei propri punti vendita, attraverso la selezione e la presenza a scaffale di numerose eccellenze locali e regionali. Durante i due fine settimana della manifestazione, Despar sarà presente il sabato e la domenica con uno spazio dedicato a TANN, il Centro Carni e Salumi di Despar Nord, dove il pubblico potrà conoscere e degustare la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, realizzata con carne 100% italiana e una lista di ingredienti essenziale. A completare la presenza del marchio dell’Abete sarà un momento interamente dedicato alle eccellenze casearie della montagna. Domenica 6 settembre alle ore 11.00, all’Hotel Paradiso di Asiago, Despar proporrà infatti la masterclass “Alla scoperta dei formaggi di malga selezionati da Despar – Il gusto autentico delle nostre montagne”. Un viaggio tra sapori e territori che porterà in degustazione Mezzano e

Stravecchio Malga Verde di Fattoria Cortese, Monte Veronese DOP Allevo di Malga de La Casara Roncolato Romano e Cuor di Fassa Latte di Malga, accompagnati da una selezione di vini dell’arco alpino: Kerner Alto Adige DOC, Lagrein Alto Adige DOC e Ferrari Trentodoc. Un’occasione per scoprire non soltanto prodotti di grande qualità, ma anche le storie, le competenze e il lavoro dei produttori

che li rendono possibili. È proprio da questa volontà di valorizzare le realtà agroalimentari locali che nasce “Sapori del Territorio”, il progetto con cui Despar Nord da oltre dieci anni seleziona e porta sugli scaffali le produzioni più rappresentative delle aree in cui è presente. Un percorso che oggi raccoglie oltre 4.000 referenze realizzate da più di 600 produttori locali, costruendo un legame diretto

tra chi produce, i punti vendita e le comunità. La partecipazione a Made in Malga si inserisce così nel più ampio impegno di Despar Nord per sostenere le filiere locali e valorizzare le eccellenze dei territori in cui è presente, favorendo l’incontro tra produttori e consumatori e contribuendo a mantenere vive identità e tradizioni che rappresentano una ricchezza per le comunità.

TANN, dove filiera e innovazione diventano sinonimo di qualità

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ui competenze specialistiche, innovazione e ricerca si integrano con una particolare attenzione alla selezione e alla provenienza delle materie prime. Despar Nord ha infatti sviluppato accordi diretti con macelli italiani di medie e piccole dimensioni, riducendo i passaggi intermedi e rafforzando tracciabilità e controllo lungo la filiera. Tecnologie all’avanguardia e un elevato livello di automazione consentono inoltre di rendere più efficienti le lavorazioni, ridurre gli sprechi e garantire elevati standard qualitativi e igienico-sanitari. Da questo percorso nasce anche la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, arrivata nei punti vendita nell’estate 2026: prodotti realizzati con carne 100% italiana, senza nitriti e nitrati aggiunti e con una lista di ingredienti essenziale. Un progetto che racconta la volontà di Despar Nord di coniugare controllo della filiera, innovazione e ricerca per offrire prodotti sempre più attenti a qualità, trasparenza e origine delle materie prime.


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on-line: www.lapiazzaweb.it •Rubriche •Salute

Case della Comunità, parte la campagna del Veneto

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ar conoscere le Case della Comunità, spiegare quali servizi offrono e accompagnare i cittadini verso un utilizzo più consapevole della sanità territoriale. È questo l’obiettivo della nuova campagna di comunicazione lanciata dalla Regione del Veneto e presentata al Lido di Venezia, allo stand regionale della Mostra del Cinema all’Hotel Excelsior. Un progetto che punta su un linguaggio semplice, diretto e anche ironico, affidandosi a testimonial conosciuti per raggiungere un pubblico il più possibile ampio. Il cuore della campagna sono tre spot video, costruiti attorno a storie e protagonisti differenti, ma con un unico messaggio: le Case della Comunità devono diventare un punto di riferimento concreto per i cittadini e una porta di accesso più appropriata ai servizi sanitari. Accanto agli spot saranno utilizzati materiali informativi sul territorio, strumenti digitali, stampa ed emittenti televisive locali. La campagna interesserà tutte le Ulss venete e, in una seconda fase, sarà adattata alle caratteristiche dei singoli territori, con informazio-

ni sulla localizzazione delle strutture e sui servizi disponibili. Nel primo filmato il presidente della Regione Alberto Stefani dialoga con Barutz, interprete dell’iconica “nonna Marisa”. Con un tono leggero, il messaggio è quello di invitare i cittadini a scegliere in maniera consapevole il servizio sanitario a cui rivolgersi, evitando di considerare l’ospedale come risposta automatica a ogni necessità. Il secondo spot ha invece come protagonisti l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, cardiochirurgo di fama internazionale, e Mirko Bernardinello, primo paziente in Italia sottoposto a trapianto da donatore a cuore fermo proprio per mano del professor Gerosa. L’incontro avviene all’interno di una Casa della Comunità, dove Bernardinello si reca per un controllo. Una storia personale utilizzata per mostrare concretamente come le nuove strutture possano offrire risposte mirate e appropriate ai bisogni di salute. La terza protagonista è Georgette Polizzi, artista e influencer, che racconta la propria esperienza con la sclerosi multipla e il ruo-

lo del Fascicolo Sanitario Elettronico nella gestione delle informazioni e dei percorsi di cura. Proprio il FSE rappresenta uno degli strumenti che la campagna vuole contribuire a far conoscere e utilizzare maggiormente. Ma la comunicazione non riguarda soltanto le nuove strutture. Tra gli obiettivi c’è anche la diffusione del 116117, il numero unico per le richieste di assistenza sanitaria non urgente. Un servizio che la Regione intende valorizzare per orientare i cittadini verso la risposta più appropriata e contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. La campagna nasce anche dai risultati di un sondaggio sulla percezione della sanità territoriale. Il 80 per cento degli intervistati dichiara di aver utilizzato i servizi sanitari pubblici negli ultimi dodici mesi, mentre il 57 per cento ritiene che la sanità territoriale riesca a rispondere ai propri bisogni. Il problema principale riguarda però la conoscenza delle Case della Comunità: il 43 per cento ne ha sentito parlare, ma soltanto il 24 per cento conosce quella più vicina al proprio territorio. Allo stesso tempo emerge una forte disponibilità a utilizzarle: il 67 per cento dei cittadini lo farebbe se fosse presente nel proprio Comune, mentre l’80 per cento giudica positivamente la loro realizzazione e l’81 per cento ritiene necessario continuare a investire nella sanità territoriale. Numeri che spiegano la scelta della Regione di affiancare alla realizzazione delle

strutture una vera e propria operazione di informazione. In Veneto sono 102 le Case della Comunità complessivamente progettate nell’ambito del PNRR e del modello definito dal decreto ministeriale 77 del 2022. Al 30 giugno 2026 risultano completate 99 strutture, superando l’obiettivo nazionale assegnato alla Regione. All’interno delle Case della Comunità possono trovare spazio medici, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e altre professionalità. I cittadini possono ricevere informazioni e orientamento attraverso il Punto Unico di Accesso, prenotare prestazioni tramite il Cup, effettuare esami diagnostici di base e accedere, secondo l’organizzazione dei diversi territori, a visite specialistiche, servizi infermieristici, prelievi, programmi di prevenzione, screening e vaccinazioni. Le strutture sono inoltre collegate ai percorsi di assistenza domiciliare e alla presa in carico integrata della persona. «Conclusa la fase di realizzazione delle 99 strutture – sottolinea l’assessore alla Sanità Gino Gerosa – è ora fondamentale farle conoscere al massimo tra la popolazione». La sfida, dunque, entra ora nella fase della conoscenza. Perché le Case della Comunità non siano soltanto strutture realizzate, ma diventino davvero luoghi conosciuti e utilizzati dai cittadini, all’interno di un sistema sanitario sempre più orientato alla prossimità. Riccardo Musacco

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34 Prevenzione. Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, fa il punto sui contagi in Veneto e spiega come difendersi

West Nile, allarme zanzare a Padova: «Non bisogna avere paura, ma proteggersi»

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alute, ambiente e sicurezza alimentare sono temi molto più vicini tra loro di quanto si possa pensare. A occuparsi di questo intreccio, sul territorio del Triveneto, è anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, realtà con sede centrale nell’area di Padova e una rete di strutture periferiche distribuite nelle province di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. A guidare l’istituto è la dottoressa Antonia Ricci, direttrice generale di un ente che conta circa 650 dipendenti e che svolge attività che vanno ben oltre il controllo della salute degli animali. L’Istituto, infatti, si occupa anche di sicurezza degli alimenti destinati all’uomo, di ambiente, ricerca e prevenzione, seguendo la filiera agroalimentare dal campo alla tavola. Ed è proprio sul fronte della prevenzione che nell’ultimo periodo l’attenzione è concentrata sulla West Nile, malattia trasmessa dalle zanzare che ha fatto registrare diversi casi anche in Veneto e che interessa direttamente il territo-

rio padovano. «Non ci si deve preoccupare – spiega Ricci -. Soprattutto non dobbiamo preoccuparci noi che facciamo questo mestiere, ma essere attenti e cercare di evitare che queste malattie diventino pericolose per le persone». La West Nile non si trasmette direttamente da persona a persona: il principale veicolo sono le zanzare infette. Per questo il monitoraggio degli insetti è una delle attività fondamentali dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. In tutto il Triveneto vengono utilizzate trappole per catturare e analizzare le zanzare. Gli entomologi identificano le specie presenti e verificano anche la presenza del virus West Nile e di altri

agenti patogeni trasmessi dagli insetti. E i dati raccolti mostrano una presenza del virus nelle zanzare piuttosto elevata. Una situazione che, secondo la direttrice dell’Istituto, non rappresenta una sorpresa considerando le condizioni climatiche di questa stagione. Il caldo e la siccità possono infatti creare condizioni favorevoli alla circolazione del virus. In particolare, la scarsità d’acqua può spingere le zanzare a cercare piccoli ristagni più vicini alle abitazioni e quindi alle persone. Sul fronte dei contagi umani, in Veneto i casi sono attualmente circa 73. Un numero che, osserva Ricci, è inferiore rispetto ad alcune annate precedenti, ma che deve essere valutato considerando la stagionalità della malattia: il picco dei casi si registra generalmente nel mese di settembre. La parola d’ordine, quindi, è prevenzione. E non riguarda soltanto le amministrazioni pubbliche. «Bisogna proteggersi dalla puntura delle zanzare», sottolinea Ricci, ricordando l’importanza dei repellenti e

delle misure per impedire la proliferazione degli insetti. Un ruolo importante spetta anche ai cittadini. I Comuni intervengono nelle aree pubbliche, ma nei cortili e negli spazi privati la prevenzione dipende in larga parte dai singoli. È fondamentale trattare i tombini con prodotti larvicidi ed eliminare i ristagni d’acqua, anche quelli apparentemente insignificanti. Un esempio semplice riguarda i sottovasi delle piante: svuotarli regolarmente significa togliere alle zanzare uno dei luoghi in cui possono riprodursi. «Sembra una banalità – osserva la direttrice – ma vuotare i sottovasi delle nostre piante sui poggioli ci aiuta tantissimo a ridurre la presenza delle zanzare». La West Nile, però, non è l’unica minaccia legata alle zanzare. Sul territorio possono circolare anche altri virus, tra cui Chikungunya, Usutu e Toscana virus. Per questo l’attività di sorveglianza non si limita a un singolo agente patogeno. Il principio che guida questo lavoro è quello della One Health, un approccio

che considera strettamente collegati la salute dell’uomo, quella degli animali e la tutela dell’ambiente. Lo stesso approccio riguarda anche un altro elemento fondamentale degli ecosistemi: le api. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è infatti Centro di referenza nazionale per la salute delle api e svolge un’attività specifica di ricerca e sorveglianza in questo settore. Anche gli alveari devono fare i conti con parassiti e nuovi rischi sanitari, alcuni dei quali possono arrivare da altre parti del mondo. Anche in questo caso, secondo Ricci, i cambiamenti climatici possono contribuire a modificare lo scenario. Al momento non vengono segnalate situazioni particolarmente preoccupanti, ma la prevenzione resta fondamentale. L’attività dell’Istituto comprende anche la cooperazione internazionale, con l’obiettivo di aiutare i Paesi in cui determinati rischi sono già presenti a sviluppare strumenti efficaci per identificarli e controllarli. Vincenzo Gottardo

Influenza aviaria e vaccini: «Proteggono gli animali e non rendono meno sicure carne e uova»

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i nostri microfoni di radio Veneto24, intervistata da Vincenzo Gottardo, la dottoressa Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha affrontato un tema tornato al centro del dibattito: l’utilizzo dei vaccini contro l’influenza aviaria. L’aviaria, spiega Ricci, rappresenta da anni una delle principali emergenze per il settore avicolo. Il problema ha colpito duramente anche il Veneto, in particolare la provincia di Verona, ma con focolai importanti anche nel Padovano. Solo nella stagione 2021-2022 milioni di polli e tacchini sono morti o sono stati abbattuti, con danni economici stimati in circa 300 milioni di euro. Per anni il vaccino è stato considerato una possibile soluzione per ridurre il ricorso agli abbattimenti. Oggi questa possibilità è diventata concreta. I vaccini disponibili si sono dimostrati

efficaci nel prevenire l’infezione e la diffusione del virus e rappresentano uno strumento aggiuntivo per proteggere gli allevamenti e il benessere degli animali. Ma il tema riguarda anche la salute umana. L’influenza aviaria, infatti, è considerata un rischio per l’uomo soprattutto per la possibilità, seppur non automatica, che un virus possa compiere un salto di specie. Da qui l’importanza di controllare la circolazione del virus negli animali. Ricci rassicura anche i consumatori: i vaccini non compromettono la sicurezza delle carni o delle uova. «Non hanno alcun effetto sulle carni e quindi sul consumo né delle carni né delle uova», spiega, ricordando inoltre che si tratta di prodotti autorizzati a livello europeo e nazionale. Dall’aviaria il confronto si sposta poi sulla ricerca scientifica, considerata decisiva proprio per affrontare emergenze come

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questa. Secondo Ricci, la ricerca italiana mantiene un livello molto alto, ma continua a scontare difficoltà legate soprattutto alle risorse e alle condizioni offerte ai ricercatori. Molti giovani italiani, osserva, riescono a costruire carriere importanti all’estero anche perché trovano maggiori opportunità e sostegno. Per questo, secondo la direttrice, servono finanziamenti, stabilità e soprattutto fiducia nei ricercatori più giovani. Il punto, però, non è soltanto economico. Ricci richiama anche la necessità di ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini, scienza e istituzioni. Una fiducia che negli ultimi anni, anche sul tema dei vaccini, si è progressivamente indebolita. «Le persone devono ritrovare questa fiducia nella ricerca, nella scienza e anche nelle istituzioni», è l’appello della direttrice. Un obiettivo che, secondo Ricci, richiede un lavoro comune tra ricercatori, istituzioni e mezzi di comunicazione. (V.G.)

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37 Lo studio. Il gruppo guidato dal professor Giuseppe Tarantini protagonista al Congresso della Società Europea di Cardiologia

La cardiologia interventistica guarda al futuro, uno studio su 4mila pazienti può cambiare la cura dell’infarto

P

adova è protagonista della cardiologia interventistica mondiale: uno studio su 4 mila pazienti porterà alla stesura delle nuove linee guida per la presa in carico e la cura dell’infarto. Il gruppo guidato dal prof. Giuseppe Tarantini, professore ordinario di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università di Padova e direttore della UOSD Cardiologia Interventistica dell’Azienda Ospedale Università di Padova, torna per il secondo anno consecutivo tra i protagonisti del Congresso della Società Europea di Cardiologia che è il più grande appuntamento cardiologico mondiale. Il nuovo studio è stato presentato come Late-Breaking Clinical Trial nella Main Arena davanti a migliaia di specialisti ed è stato pubblicato sul prestigioso European Heart Journal che si conferma la più importante rivista scientifica internazionale nel settore della cardiologia per impact factor. Il lavoro rafforza e amplia i risultati della precedente ricerca pubblicata dallo stesso gruppo padovano sul New England Journal of Medicine estendendo ora l’analisi a circa 4 mila pazienti e includendo, oltre ai Paesi occidentali, anche popolazioni dell’Asia orientale. Al centro dell’indagine clinica c’è un approccio sempre più personalizzato al trattamento dell’infarto. Il principio è non limitarsi alla riapertura dell’arteria responsabile dell’evento acuto, ma valutare l’intero albero coronarico e trattare anche le altre stenosi che presentano un reale significato emodinamico, cioè quelle

effettivamente in grado di provocare ischemia. L’obiettivo è ottenere una rivascolarizzazione completa, ma selettiva riducendo il più possibile il rischio di nuovi eventi cardiovascolari. Una volta raggiunta una protezione ischemica ottimale, diventa così possibile intervenire anche sull’altro grande fronte della terapia dopo l’infarto: il rischio di sanguinamento. Tradizionalmente, dopo angioplastica e stent, i pazienti venivano trattati per mesi con una doppia terapia antiaggregante. I nuovi dati indicano invece che, nei pazienti adeguatamente selezionati e dopo una rivascolarizzazione ottimale, è possibile ridurre a un solo mese la doppia terapia antiaggregante proseguendo successivamente con una strategia meno in-

tensiva senza perdere protezione dagli eventi ischemici. Il vantaggio è rilevante: una riduzione dei sanguinamenti maggiori nell’ordine di circa il 50 per cento. Il messaggio clinico è, quindi, molto chiaro: trattare tutte le lesioni coronariche realmente pericolose, ridurre il rischio di una nuova ischemia e successivamente evitare una terapia antiaggregante più intensa e prolungata del necessario. La conferma dei risultati in popolazioni occidentali e dell’Asia orientale rafforza la solidità scientifica dello studio e la possibilità di applicare questa strategia su scala internazionale. Si consolida così un percorso scientifico che potrà avere un impatto diretto sulla pratica clinica e sulle future linee guida

internazionali per il trattamento dell’infarto. Un risultato che valorizza la Cardiologia Interventistica e l’intera Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova, insieme all’Università di Padova, confermandone il ruolo di riferimento nella ricerca cardiovascolare e nell’innovazione terapeutica. Prof. Giuseppe Tarantini: “La Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova consolida ancora una volta il proprio ruolo di eccellenza nel panorama della ricerca e dell’innovazione in ambito cardiovascolare. Il risultato testimonia la qualità e la solidità del lavoro svolto quotidianamente dai professionisti della Cardiologia Interventistica e dell’Emodinamica di Padova e soprattutto conferma il valore di un modello fondato sull’integrazione tra attività clinica, ricerca scientifica, formazione e innovazione terapeutica. La capacità di sviluppare e di applicare approcci diagnostici e terapeutici sempre più avanzati, insieme alla partecipazione a progetti di ricerca di elevato profilo scientifico, contribuisce a rafforzare il posizionamento dell’Azienda Ospedale Università Padova e dell’Università di Padova come punto di riferimento nel campo della medicina cardiovascolare a livello nazionale, europeo e internazionale. Un risultato che premia, dunque, non solo l’eccellenza delle competenze e delle specificità coinvolte, ma anche la capacità di fare sistema tra assistenza, ricerca e innovazione con l’obiettivo di tradurre i progressi della ricerca scientifica in nuove opportunità di cura e in un concreto beneficio per i pazienti”.

Dall’asilo nido alle superiori, 98 scuole padovane premiate per le iniziative sulla salute

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ono 98 le scuole del territorio padovano, dai nidi alle scuole superiori, che riceveranno il riconoscimento e la targa regionale per aver aderito ad almeno tre iniziative dedicate alla promozione della salute. La consegna avverrà a partire da domani, in vista dell’avvio del nuovo anno scolastico. Tra le attività alle quali gli istituti hanno partecipato ci sono iniziative come l’Ora della Terra, la Maratona della Lettura, la Merenda

Sana e le Giornate dello Sport. L’obiettivo è fare della scuola non soltanto il luogo dell’apprendimento, ma anche uno spazio nel quale il benessere e la salute entrino nella quotidianità della comunità scolastica. L’iniziativa segue l’approccio dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Onu «Salute in tutte le politiche», collegato all’Agenda 2030, secondo il quale la promozione della salute può contribuire anche al successo for-

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mativo degli studenti, lungo tutto il percorso scolastico, dal nido fino al diploma. La scuola che promuove salute, secondo l’impostazione del progetto, è chiamata a occuparsi direttamente dei processi legati al benessere all’interno del proprio contesto, individuando priorità, obiettivi, strumenti e modalità di intervento. Un approccio che riguarda non solo la didattica, ma anche gli ambienti, l’organizzazione della scuola e le relazioni tra le

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persone. In questa prospettiva, la salute non viene considerata semplicemente come una materia da affrontare attraverso l’intervento di esperti esterni, ma come una componente che interessa la vita quotidiana della comunità scolastica e può incidere sul percorso formativo. La consegna delle targhe sarà accompagnata da tre appuntamenti organizzati dal team multidisciplinare «Scuole che Promuovono Salute» dell’Ulss 6 Euganea.

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38 Chirurgia. Il punto del coordinatore trapianti Pietro Paolo Murdaca

«Senza donatore non c’è trapianto»: a Cittadella cresce la cultura della donazione

«S

enza donatore non c’è trapianto». È una frase semplice, ma racchiude il significato di una scelta capace di trasformare un momento di dolore in una nuova possibilità di vita. La donazione di organi, tessuti e cellule rappresenta infatti uno dei gesti più profondi di solidarietà e responsabilità civile: per chi attende un trapianto può significare la possibilità concreta di curarsi e tornare a guardare al futuro. Diffondere questa consapevolezza è uno degli obiettivi del Coordinamento trapianti dell’ospedale di Cittadella. «Tra gli obiettivi principali del Coordinamento trapianti – spiega Pietro Paolo Murdaca, medico anestesista e rianimatore e coordinatore Trapianti dell’ospedale di Cittadella – c’è proprio la diffusione della cultura della donazione, attraverso informazione e sensibilizzazione, perché ogni persona possa compiere una scelta libera e consapevole». Ogni anno sono migliaia gli italiani che attendono un trapianto. Il sistema nazionale è considerato tra

i più efficienti d’Europa e il Veneto rappresenta una delle realtà più significative sul fronte delle donazioni. Nonostante i risultati raggiunti, però, il numero dei donatori continua a non essere sufficiente a soddisfare tutte le richieste. «Anche dopo la vita possiamo continuare a fare del bene e regalare una nuova possibilità – sottolinea Murdaca –. Un solo donatore può salvare o migliorare la vita di più persone. Donare gli organi signifi-

ca trasformare una perdita in una nuova speranza». È proprio questo il messaggio che il personale sanitario cerca di portare tra i cittadini: informarsi, conoscere le procedure e decidere consapevolmente se dare il proprio consenso significa contribuire a creare una rete di solidarietà capace di incidere concretamente sulla vita di altre persone. L’Ulss 6 Euganea porta avanti da tempo attività di informazione e sensibilizzazione sulla donazione di organi e tessuti. Nel territorio di competenza dell’ospedale di Cittadella, Murdaca e l’infermiere Pier Paolo Olivo organizzano incontri dedicati al tema della donazione di organi, tessuti e cellule, anche attraverso testimonianze dirette. L’obiettivo è fornire ai cittadini informazioni corrette e comprensibili, così da favorire una scelta consapevole e permettere a chi partecipa agli incontri di diventare a sua volta portatore di un messaggio di solidarietà. I numeri confermano la presenza

di una sensibilità significativa nel territorio: nel 2025 sono stati più di trenta i donatori nell’area afferente all’ospedale della città murata. E il valore di ogni singola donazione va ben oltre il numero dei donatori: una persona può infatti rendere disponibili diversi organi, tessuti e cellule, consentendo a più pazienti di beneficiare di quello stesso gesto. La decisione di donare può essere presa e formalizzata mentre si è in vita. Esprimere in anticipo la propria volontà è particolarmente importante perché, in assenza di una dichiarazione dell’interessato, nel momento del decesso la scelta può ricadere sui familiari, chiamati a decidere in una situazione di profondo dolore. Il consenso può essere espresso presso l’ufficio anagrafe del proprio Comune in occasione del rilascio o del rinnovo della carta d’identità. È inoltre possibile registrare la propria volontà online attraverso il portale dell’Associazione italiana donatori organi, utilizzando Spid o Carta d’identità elettronica, oppure rivol-

gendosi alla propria Ulss e compilando l’apposito modulo. Un’altra possibilità è redigere e firmare una dichiarazione da conservare tra i propri documenti personali. La volontà può essere modificata in qualsiasi momento. La donazione degli organi segue una procedura medica precisa e rigorosa, nella quale ogni fase viene verificata da specialisti. L’espianto e il successivo trapianto di organi, tessuti e cellule richiedono il coordinamento di diverse équipe sanitarie e un’organizzazione complessa. A stabilire l’assegnazione degli organi ai pazienti inseriti nelle liste d’attesa è il Centro nazionale trapianti, sulla base di criteri che tengono conto, tra gli altri elementi, dell’urgenza e della compatibilità. Dietro ogni trapianto ci sono dunque una macchina sanitaria altamente organizzata e, prima ancora, una scelta individuale. Quella di una persona che decide di dire sì alla donazione, offrendo anche dopo la propria morte una possibilità concreta a chi sta aspettando una nuova vita.

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