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SETTEMBRE 2026
Periodico d’informazione locale - Anno XXXIII n. 186
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Fontaniva chiude alle auto le strade verso le golene del Brenta
Siccità record, Energia, il Veneto sfida il monopolio Elisa Venturini: e punta sullesfida “La multiutility dei prossimi del territorio anni è la prevenzione”
La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
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n Veneto si respira un clima politico singolare, lontano dai toni esasperati dello scontro ideologico. Tra Palazzo Balbi e i banchi dell’opposizione guidata da Giovanni Manildo si è consolidato un feeling istituzionale così palese da spingere gli osservatori, fin dalla campagna elettorale, a coniare la crasi “Stefanildo”. Una definizione nata per sottolineare non solo lo stile felpato e dialogante dei due protagonisti, ma anche una marcata sovrapposizione nei programmi e nella visione del territorio. Le prime conferme di questa sintonia non si sono fatte attendere. Sul terreno dei diritti e delle risposte sociali, maggioranza e opposizione hanno trovato convergenze significative, concretizzate in provvedimenti dal forte impatto etico e comunitario come la legge sui caregiver e il delicato dossier sul fine vita. Un’intesa culminata nell’ormai celebre “patto dell’acciuga”, l’incontro informale tra il presidente della Giunta Alberto Stefani e il leader dell’opposizione Manildo. Un vertice a tavola che ha formalizzato la volontà di superare i muri contrapposti per costruire percorsi legislativi condivisi.
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SCUOLE, DOPPIA SFIDA: INVERNO DEMOGRAFICO E SPINTA ALL’INNOVAZIONE LE NASCITE DIMINUISCONO E LE FAMIGLIE CAMBIANO ESIGENZE servizi alle pag. 4-5
CITTADELLA RIQUALIFICA L’INGRESSO CITTÀ: AL VIA IL RINNOVO DELL’EX HOTEL PALACE
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AUTONOMIA: UN ALTRO PASSO AVANTI, STEFANI: “IL VENETO HA FRETTA”
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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE
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Case della Comunità, dopo le opere parte la campagna di comunicazione
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uanto successo tra gli scanni del Consiglio regionale del Veneto travalica i confini della regione. L’approvazione del provvedimento sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito ha rotto la barriera dei posizionamenti ideologici predefiniti. Il voto a maggioranza trasversale ha stabilito un principio di realtà: la regolamentazione di tempi, verifiche ed erogazioni per chi si trova in condizioni di sofferenza irreversibile non è una concessione etica, ma un dovere organizzativo delle strutture pubbliche.
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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE • Nicola Stievano Segue da pag. 1
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PALIO DI SAN DONATO, LA FRAZIONE HA FATTO SQUADRA TRA GIOCHI E TRADIZIONE
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an Donato ha rinnovato anche quest’anno il suo appuntamento con il Palio, una delle occasioni più sentite per la frazione cittadellese. A metà settembre la comunità si è ritrovata attorno alla competizione tra le contrade, dando vita a un fine settimana fatto di giochi, sfide, spirito di squadra e voglia di stare insieme. Il Palio di San Donato non è soltanto una manifestazione ricreativa. È prima di tutto un momento identitario, nel quale la frazione si riconosce, si racconta e rafforza i propri legami. Le contrade, con colori, gruppi e partecipanti di età diverse, sono diventate ancora una volta il cuore dell’evento, trasformando la sfida in un’occasione di incontro e di appartenenza. A rendere speciale il Palio è proprio la sua dimensione popolare. Non servono grandi palchi o effetti scenici: bastano una piazza, una comunità che partecipa, famiglie, ragazzi, volontari e tanta voglia di mettersi in gioco. Le prove e i momenti di intrattenimento hanno coinvolto residenti e visitatori, restituendo l’immagine di una frazione viva, capace di custodire le proprie tradizioni senza rinunciare alla leggerezza della festa. Il valore di questi appuntamenti sta anche nel lavoro spesso silenzioso di chi li prepara. Dietro ogni edizione ci sono volontari, associazioni, parrocchia, famiglie e cittadini che dedicano tempo ed energie per costruire un’occasione aperta a tutti. È grazie a questo impegno che eventi come il Palio riescono a ripetersi nel tempo e a mantenere un significato che va oltre il programma della singola giornata. Per Cittadella, il Palio di San Donato rappresenta anche un modo per valorizzare le frazioni, portando attenzione su quei luoghi dove la vita di comunità si esprime con forza e continuità. Il centro storico resta certamente il cuore simbolico della città, ma sono anche le frazioni, con le loro feste e le loro tradizioni, a comporre l’identità cittadellese.
Le contrade si sono sfidate in un fine settimana di comunità, appartenenza e partecipazione
isalendo l’Adige, il Trentino procede invece con un’andatura diversa. Il disegno di legge giace nelle commissioni consiliari della Provincia Autonoma, frenato dalla volontà di non rincorrere l’attivismo normativo e dal tentativo di spostare il baricentro dell’attenzione sul potenziamento della rete di cure palliative. Si delineano così due approcci territoriali speculari al medesimo problema: da un lato l’inquadramento della sentenza della Corte Costituzionale sul fine vita entro un percorso amministrativo con scadenze definite per l’A zienda Sanitaria; dall’altro una cautela che preferisce attendere l’eventuale intervento del Parlamento, non fa venire meno il rischio di lasciare i cittadini e i comitati etici locali in una zona d’ombra procedurale. Questa differenza riflette una discussione pubblica che non può più essere liquidata come esercizio teorico o scontro di appartenenza. Le scelte sulla fase finale dell’esistenza appartengono alla sfera intima della persona, ma travalicano il singolo nel momento in cui investono i familiari, la responsabilità dei medici e si riverberano nella comunità. Quando il corpo sociale evita di affrontare l’argomento per timore di dividersi, delega la soluzione del dolore alla solitudine delle famiglie o alle aule dei tribunali. Il percorso però è tutt’altro che semplice e scontato.
Il merito dell’esperienza veneta, pur nella diversità delle posizioni e nelle contrapposizioni ideologiche, sta nell’aver separato la giurisdizione morale da quella gestionale. Regolamentare la procedura medica non significa incentivare una scelta, né svalutare l’importanza dell’affiancamento assistenziale o della terapia del dolore; significa prendere atto che la dignità individuale richiede certezze operative quando la vita impone decisioni definitive. La politica locale, forte dell’autonomia istituzionale di cui dispone a Venezia come a Trento, ha il compito di fornire regole trasparenti anziché risposte evasive. Dal canto suo, invece, la chiesa reclama il pieno rispetto per la vita, in ogni sua fase e condizione, ma qui entriamo in un altro ambito. Affrontare la questione con strumenti normativi chiari non è una resa culturale, ma un atto di responsabilità civile. Il dibattito aperto nelle nostre Regioni dimostra che la tutela della fragilità non si misura sulla capacità di rinviare i problemi, ma sulla disponibilità ad accompagnare le persone nell’esercizio delle proprie libertà fondamentali entro un quadro pubblico rigoroso e nel pieno rispetto della volontà di ogni individuo. Poi ciascuno deve essere libero di fare le proprie scelte, consapevole che le istituzioni non dovrebbero essere semplici controparti burocratiche.
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• Elisa Bonino
ASCOLTA ORA dell’Altapadovana è una testata giornalistica di proprietà di
ASCOLTACI IN Questa edizione raggiunge le zone di Cittadella, Fontaniva e Carmignano di Brenta per un numero complessivo di 12300 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; numeSrl ro iscrizione ROC 32199
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Chiuso in redazione il 15 settembre 2026
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Focus scuola/1. Cittadella tiene e investe su tempo pieno, servizi e nuovi progetti educativi, mentre Carmignano punta sull’accessibilità
Meno bambini, più qualità: la scuola dell’Alta Padovana sfida il calo demografico I l calo demografico non è più una previsione. Anche nell’Alta Padovana sta progressivamente modificando la geografia della scuola: meno bambini significa classi più difficili da formare, servizi da ripensare e una crescente necessità per i territori di offrire alle famiglie qualcosa in più. Lo scorso anno Dentro la Notizia aveva raccontato una Cittadella che in cinque anni aveva perso circa 300 studenti. Dodici mesi dopo il problema resta, ma accanto alla diminuzione delle nascite emerge con maggiore forza la risposta dei Comuni: investire sulla qualità. A Cittadella la rete scolastica, ad oggi, tiene. Non sono previste chiusure di scuole e anche la secondaria di primo grado mantiene una buona capacità attrattiva, accogliendo ragazzi provenienti dai comuni vicini. Un dato tutt’altro che scontato in una fase nella quale le famiglie scelgono sempre più spesso la scuola anche sulla base dei servizi e delle opportunità offerte. Emblematico è il caso della primaria di Laghi, dove è stato attivato il tempo pieno. Il Comune ha affiancato all’orario scolastico due ore aggiuntive di inglese e due di educazione fisica, mentre negli altri momenti rimane attivo l’aiuto compiti. Una risposta molto concreta alle esigenze delle famiglie nelle quali entrambi i genitori lavorano. Ma l’investimento non riguarda soltanto gli orari. Per il 2025/26 l’amministrazione ha stanziato 23.649 euro per sostenere i progetti dell’Istituto
Comprensivo. All’infanzia torna Happy English, per avvicinare i bambini alla lingua attraverso gioco, canzoni e attività; nei plessi dell’infanzia e della primaria il progetto “Giochiamo insieme con i suoni delle parole”, con il coinvolgimento di logopediste, punta invece all’individuazione precoce dei disturbi specifici dell’apprendimento. Alle primarie prosegue Teatrando, laboratorio rivolto alle classi quarte che utilizza il teatro anche come strumento di inclusione. Alle medie Pierobon si guarda invece alle competenze del futuro: gli studenti possono prepararsi alla certificazione internazionale Trinity di inglese e partecipare al corso pomeridiano di robotica educativa, lavorando con kit Lego Spike Prime e sviluppando problem solving e pensiero critico. Trasversale a tutta la comunità scolastica è infine lo Sportello Ascolto,
gestito da uno psicologo e rivolto principalmente agli studenti delle medie, ma aperto anche a insegnanti e genitori. Intorno alla didattica rimangono poi i servizi. Il Comune sostiene in misura importante il trasporto scolastico e per infanzia e primaria è disponibile la pre-accoglienza. Sul fronte degli edifici, le opportunità del PNRR hanno permesso di investire 840 mila euro per l’ampliamento della mensa della primaria Pozzetto e 490 mila per i nuovi spazi della mensa della Pierobon, mentre continua la ricerca di finanziamenti per sicurezza sismica ed efficientamento energetico. Anche la refezione viene seguita direttamente: una o due volte l’anno gli amministratori scelgono di sedersi in mensa e mangiare ciò che viene servito ai bambini. Un gesto semplice, ma indicativo
dell’attenzione riservata a un servizio che per molte famiglie è parte integrante della qualità scolastica. “Oggi i genitori sono molto più attenti e consapevoli e chiedono giustamente una scuola capace di accompagnare davvero la crescita dei figli – sottolinea il sindaco Luca Pierobon –. A Cittadella abbiamo insegnanti e personale di grande valore e cerchiamo, come amministrazione, di affiancarli con servizi, progetti e investimenti che rendano la nostra offerta all’altezza delle aspettative delle famiglie”. Con strumenti differenti, la stessa sfida riguarda Carmignano di Brenta, dove già lo scorso anno il Comune aveva scelto di intervenire sui costi di mensa, trasporto e servizi scolastici. Qui la scuola diventa anche una politica di welfare: aiutare una famiglia a conciliare tempi di lavoro e figli significa rendere un paese più attrattivo per le giovani coppie. Ed è forse questa la vera partita per tutta l’Alta Padovana. Il calo delle nascite non si cancella con una delibera. Si può però decidere come affrontarlo. In un territorio che avrà inevitabilmente meno bambini, la sfida non sarà soltanto avere abbastanza alunni per mantenere una classe, ma offrire scuole capaci di convincere le famiglie che quello è il posto giusto nel quale far crescere i propri figli. • Elisa Bonino
Otto scuole superiori padovane non hanno il certificato prevenzione incendi: le criticità sugli edifici più datati
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entuno scuole superiori della provincia di Padova non hanno il certificato di prevenzione incendi (Cpi) in regola. Lo dice la ricognizione degli uffici tecnici della Provincia sul patrimonio edilizio scolastico: otto edifici ne sono del tutto privi, undici hanno pratiche di adeguamento in corso, due hanno il
certificato scaduto. Il caso più critico è il plesso di via Cardinal Callegari, a Padova, dove convivono la succursale dell’istituto Ruzza e il liceo europeo dell’Educandato San Benedetto: entrambi senza Cpi, senza alcun iter di regolarizzazione avviato. Al Curiel, in via Pierobon, il certificato è scaduto a marzo 2021, da circa cinque anni. Allo Scalcerle
dal novembre 2024. Il problema affonda nell’età degli edifici: su 106 censiti, 33 sono stati costruiti tra il 1976 e il 1992, altri 29 tra il 1950 e il 1975. È su questa fascia di costruzioni, ormai quarantenni o più, che si concentrano le criticità antincendio. Undici plessi hanno già cantieri avviati, in gran parte con fondi Pnrr: 1,3 milioni di euro per il Belzoni,
880mila per Calvi, Da Vinci, Duca degli Abruzzi, Duca d’Aosta e Tito Livio, 850mila per Ruzza e Valle. Per gli altri dieci, tra cui Bernardi, Marconi e una succursale del Selvatico, la Provincia non ha però ancora indicato una data. • (S.B.)
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5 Focus scuola/2. Il piano comunale mette in fila opere molto diverse per importo e natura
Dalla mensa al radon: ecco il conto degli interventi nelle scuole di Fontaniva come la nuova mensa della Battisti, ma anche di tanti interventi meno visibili e altrettanto importanti: sicurezza, prevenzione incendi, controlli sul radon, manutenzioni, tinteggiature e nuovi arredi. Ogni lavoro contribuisce a rendere gli edifici più sicuri e adatti alle esigenze di studenti e personale”. Per il sindaco, il programma rappresenta quindi un investimento sul futuro della comunità. “Mettere risorse nelle scuole
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ltre 806 mila euro di interventi per rendere più sicure, funzionali e accoglienti le scuole di Fontaniva. È il quadro dei lavori che interessano i plessi Alberti, Battisti e Filzi, tra adeguamenti, manutenzioni e acquisto di arredi. L’investimento complessivo indicato nell’elenco degli interventi ammonta a 806.811,12 euro, con la parte più consistente destinata alla realizzazione della nuova mensa scolastica alla Battisti. Alla Battisti è previsto l’intervento più importante: 650 mila euro per la mensa, ai quali si aggiungono 26.132,40 euro per l’acquisto di mobilio. Sono inoltre previsti mille euro per la ritinteggiatura parziale, 3.689,60 euro per adeguamenti legati alla sicurezza, 750 euro per la verifica
del radon, 2.550 euro per il certificato di prevenzione incendi e 2 mila euro per riparazioni a vetri e infissi. Complessivamente il pacchetto di interventi sul plesso raggiunge 686.122 euro. Alla scuola Alberti gli investimenti ammontano a 90.094,86 euro. La voce principale riguarda il rinnovo dell’impianto di rilevazione incendi dell’intera scuola, per 54.489,48 euro. A questa si aggiungono 20.647,34 euro per la ritinteggiatura completa della palestra e degli spogliatoi, i ripristini murali e la ritinteggiatura parziale delle aule, comprese protezioni in gomma e policarbonato. Previsti anche 5.989,22 euro per nuovi mobili, 3.689,60 euro per interventi di sicurezza, 750 euro per la verifica del radon, 2.550 euro
per il certificato antincendio e 1.979,22 euro per vetri e infissi. Interventi anche alla Filzi, per complessivi 30.594,26 euro. Qui, la spesa principale, pari a 21.604,66 euro, riguarda la realizzazione di un nuovo controsoffitto al piano terra. Si aggiungono 3.689,60 euro per gli adeguamenti di sicurezza, 750 euro per la verifica del radon, 2.550 euro per il certificato di prevenzione incendi e 2 mila euro per la riparazione di vetri e infissi. “Abbiamo scelto di investire in maniera concreta sulle nostre scuole, perché la qualità degli spazi in cui bambini e ragazzi trascorrono tante ore ogni giorno è una priorità”, sottolinea il sindaco di Fontaniva Alberto Trento. “Non parliamo soltanto di grandi opere,
significa investire direttamente sui nostri ragazzi e sulle famiglie. L’obiettivo dell’amministrazione è intervenire in modo programmato sui diversi plessi, risolvendo le necessità concrete e migliorando progressivamente gli ambienti. Vogliamo scuole curate, efficienti e sicure, nelle quali sia piacevole studiare, lavorare e crescere”. ì • Federico Franchin
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Scuole superiori, il piano del futuro: sotto esame edifici, studenti e servizi
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on soltanto aule ed edifici, ma anche iscrizioni, offerta formativa e trasporti. Per la prima volta la Provincia di Padova ha commissionato uno studio complessivo sui 36 istituti superiori del territorio, per costruire una programmazione di breve, medio e lungo periodo fondata su dati oggettivi. Il «Piano di sviluppo strategico degli edifici scolastici provinciali», elaborato da un’azienda specializzata, nasce da un lavoro avviato nell’ottobre 2025. Le informazioni sono state raccolte nelle scuole, attraverso tavoli di confronto con i rappresentanti degli istituti e il coinvolgimento degli uffici provinciali. L’analisi incrocia l’offerta formativa, l’andamento degli studenti, le dinamiche demografiche e le condizioni del patrimonio edilizio. “Volevamo uno strumento capace di descrivere la situazione attuale e le evoluzioni attese nei prossimi anni”, spiega Stefano Agujari Stoppa, vicepresidente vicario della Provincia. I risultati saranno valutati insieme alle esigenze del territorio e alle risorse disponibili. La pianificazione potrà così interessare anche trasporti, servizi e gestione urbanistica, elementi che incidono sul
funzionamento delle scuole. La Provincia precisa però che il report non contiene decisioni già assunte. Nessun accorpamento o trasferimento di istituti è stato stabilito. Provvedimenti di questo tipo, ricorda Agujari Stoppa, rientrerebbero nelle competenze dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto. Una parte dell’indagine è dedicata agli edifici, con una ricognizione delle opere realizzate e di quelle ancora necessarie, anche alla luce dei cantieri finanziati attraverso il Pnrr. Sul fronte della sicurezza, la Provincia assicura che non sono emerse condizioni tali da far prevedere rischi per l’incolumità di studenti e personale. Gli interventi da completare, compresi quelli collegati ai certificati di prevenzione incendi, rientrano nel normale percorso di adeguamento alle norme. La maggior parte dei plessi possiede già le certificazioni richieste; negli altri sono in corso lavori definiti secondo le priorità. Il report sarà illustrato ai dirigenti scolastici e ai sindaci dei Comuni nella seconda metà di settembre. • (S.B.)
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CITTADELLA
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Il ricordo. Il sindaco: “La sua storia e l’amore della mamma Mariarosa restano un esempio per tutti”
LA CITTÀ RICORDA DIEGO, UNA VITA DIVENTATA TESTIMONIANZA DI FORZA C i sono vite che parlano anche nel silenzio. Quella di Diego Gillino, cittadellese scomparso a 53 anni, è stata una di queste. Una vita segnata fin dalla nascita da una grave disabilità, ma anche accompagnata da un amore tenace, quotidiano, capace di trasformare la fragilità in presenza, relazione e testimonianza. Diego era tetraplegico dalla nascita, a causa di una paralisi sopraggiunta durante il parto. Non poteva parlare, né muoversi autonomamente. Eppure chi lo ha conosciuto racconta una vita piena di affetti, sorrisi, incontri e legami profondi. Una vita vissuta dentro una rete familiare e comunitaria che non lo ha mai lasciato solo. Il funerale si è svolto nella Chiesa dei Frati di Cittadella, dove in tanti hanno voluto accompagnarlo con affetto. Un saluto partecipato, carico di gratitudine,
per una persona che ha saputo lasciare un segno proprio attraverso la sua presenza silenziosa. Accanto a Diego, per tutta la vita, c’è stata la mamma Mariarosa Fraccaro. Una madre che ha saputo prendersi cura del figlio con dedizione assoluta, ma anche con una visione più ampia: non chiudere la disabilità dentro le mura di casa, bensì trasformarla in occasione di incontro e sensibilizzazione. Grazie alla sua forza, Diego ha potuto vivere circondato da affetto e da attenzioni, ma anche diventare, a modo suo, una presenza capace di parlare alla comunità. Un ruolo importante in questo percorso è stato svolto anche dall’Associazione Airone, realtà cittadellese impegnata da anni sui temi della disabilità, dell’abbattimento delle barriere, dell’ascolto dei bisogni delle persone fragili e delle
loro famiglie. Attraverso iniziative di sensibilizzazione, anche nelle scuole, Airone ha contribuito a portare il tema dell’inclusione dentro la vita quotidiana del territorio, aiutando ragazzi e cittadini a
guardare la disabilità non come distanza, ma come parte della comunità. La storia di Diego e di sua madre Mariarosa e della loro famiglia si inserisce in questo cammino. Perché parlare di inclusione significa prima di tutto imparare a vedere la persona prima della malattia, la relazione prima del limite, la dignità prima della difficoltà. A ricordarlo è anche il sindaco Luca Pierobon, che esprime la vicinanza dell’amministrazione comunale alla famiglia. “A nome mio e della città desidero rivolgere un abbraccio sincero alla mamma Mariarosa, al papà Paolo, al fratello Glauco e a tutti i familiari di Diego. La sua scomparsa lascia un vuoto, ma anche un’eredità preziosa. Diego ha vissuto una condizione di grande fragilità, eppure attorno a lui si è generata una forza straordinaria, fatta
IL LAVORO CAMBIA PASSO: POSTAZIONI SU MISURA
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l lavoro cambia, ma cambiano anche i lavoratori. E in un Paese che invecchia, con giovani sempre più difficili da reperire in molti settori produttivi e con carriere destinate ad allungarsi, anche le aziende sono chiamate a ripensare ambienti, ritmi e postazioni. Non si tratta più soltanto di trovare personale, ma di mettere le persone nelle condizioni di lavorare meglio, più a lungo e in sicurezza. Da Cittadella arriva un esempio concreto di questa trasformazione. L’azienda Bnp, specializzata in soluzioni ergonomiche per la produzione industriale, sta sviluppando postazioni pensate in particolare per una forza lavoro sempre più adulta. L’obiettivo è semplice ma innovativo: non chiedere al lavoratore di adattarsi sempre alla macchina, ma costruire sistemi capaci di adattarsi alla persona, alle sue capacità, al suo livello di affaticamento e alle eventuali limitazioni fisiche.
Il tema è tutt’altro che marginale. L’aumento dell’età media nelle fabbriche porta con sé un patrimonio prezioso di esperienza, competenza e affidabilità, ma anche nuove necessità. Dopo i cinquant’anni possono crescere la fatica fisica, lo stress, le difficoltà legate a movimenti ripetitivi o a mansioni che richiedono sforzi continuativi. In molti casi esistono anche prescrizioni mediche o limitazioni certificate che rendono necessario riorganizzare il lavoro. È qui che entrano in gioco le nuove tecnologie. Le linee sviluppate dall’azienda cittadellese prevedono dispositivi indossabili in grado di misurare forza e affaticamento, occhiali hi-tech per monitorare il carico cognitivo, magliette intelligenti ed elettrodi per valutare il livello di stress. A questi strumenti si affiancano robot collaborativi e robot umanoidi capaci di modulare il ritmo, rallentando quando necessario e rendendo la postazione più com-
patibile con le condizioni reali dell’operatore. Una parte importante del progetto nasce dalla collaborazione con il Lab Village dell’Università di Padova, ecosistema di laboratori avanzati dedicato alla ricerca interdisciplinare e allo sviluppo di soluzioni innovative per il lavoro, la vita quotidiana e gli ambienti produttivi. Un incrocio tra impresa e ricerca che permette di trasformare problemi concreti delle aziende in prototipi, strumenti e modelli organizzativi. La prospettiva è anche culturale. Per anni l’innovazione industriale è stata raccontata soprattutto come accelerazione: produrre di più, più velocemente, con processi sempre più automatizzati. Oggi, invece, la sfida sembra spostarsi anche sulla capacità di costruire un lavoro sostenibile per chi lo svolge. La tecnologia non sostituisce soltanto, ma può accompagnare, alleggerire, correggere posture e ritmi, ridurre lo stress e consentire a
di amore, cura e comunità. Un pensiero particolare va alla mamma Mariarosa, esempio di lungimiranza e amore: con una dedizione rara ha saputo garantire a suo figlio una vita piena di sorrisi, affetto e dignità, trasformando una prova durissima in una testimonianza capace di parlare a tutti noi”. Il primo cittadino sottolinea anche il valore sociale di questa storia. “La vita di Diego ci ricorda che una comunità è davvero forte quando sa farsi prossima alle persone più fragili. E ci ricorda che l’inclusione non è una parola astratta: è fatta di gesti, di presenza, di ascolto, di famiglie che non si arrendono e di associazioni che aiutano il territorio a crescere. A Mariarosa e a tutta la famiglia va la gratitudine di Cittadella”. • Elisa Bonino
professionalità esperte di restare attive più a lungo. Secondo l’azienda, il cambio di paradigma è proprio questo: non sono più i sistemi a imporre sempre il ritmo, ma sono le persone a diventare il punto di partenza nella progettazione delle linee. Una visione che interessa già settori importanti come l’automotive e gli elettrodomestici, dove le postazioni innovative trovano applicazione in contesti produttivi complessi. In un territorio manifatturiero come quello dell’Alta Padovana, il tema apre una riflessione più ampia. L’inverno demografico, la difficoltà di trovare nuove figure tecniche e il progressivo innalzamento dell’età lavorativa non sono scenari futuri, ma condizioni già presenti. Da qui nasce la necessità di un nuovo equilibrio tra produttività e benessere, tra efficienza e tutela della persona. • (E.B.)
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Messaggio pubbliredazionale
Comune di Cittadella I N F O R M A
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S E T T E M B R E
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OTTOBRE CITTADELLESE Sindaco Dott. Luca Pierobon
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Cultura, tradizione e divertimento per vivere insieme la Città.
’Ottobre cittadellese si conferma uno dei periodi più vivaci per la nostra Città, vero motore di aggregazione e vitalità. L’Amministrazione continua a investire con convinzione in eventi culturali, dando vita a un ricco palinsesto di iniziative pensate per mantenere viva la voglia di incontrarsi e condividere momenti che rendono unica la nostra collettività. Anche quest’anno il cartellone si prospetta ricco di
appuntamenti: a partire dal divertimento a misura di famiglia con Cittadella dei Balocchi, giunta alla sua VI edizione e firmata da Febo Teatro, che il 26 e 27 Settembre animerà il centro storico tra spettacoli, laboratori creativi e artisti di strada. Il 3 e 4 Ottobre l’associazione Amici Torre di Meianiga porterà in piazza la 36ª edizione della Festa dea Suca, storica manifestazione tra tradizioni contadine, sapori d’autunno ed enogastronomia. Infine, il Teatro Sociale
aprirà le porte a una nuova Stagione di Prosa, pronta a far battere il cuore della Città grazie a prestigiose compagnie e a grandi interpreti della scena teatrale nazionale. Questo percorso trova la sua naturale coronazione nella storica Fiera Franca. 24, 25 e 26 Ottobre: queste le date dell’appuntamento più atteso e che ogni anno accoglie migliaia di visitatori con un’energia contagiosa. Con origini storiche che affondano nel lontano Medioevo, la Fiera Franca rappresenta il cuore pulsante delle nostre radici, espressione dei nostri valori e della nostra identità che così fieramente custodiamo. Anche quest’anno è confermata la formula ampliata: già a partire da Sabato mattina centinaia di bancarelle ed espositori animeranno il centro e l’area fieristica. L’atmosfera di festa abbraccerà l’intera Città: dal Luna Park negli impianti sportivi alla mostra dei macchinari agricoli in Riva dell’Ospedale, fino alla Fiera del Bestiame del Lunedì mattina presso il Cimitero Capoluogo. Nel piazzale del Milite Ignoto vi attendono l’area Expo a cura della Pro Cittadella e il tendone gastronomico gestito dai Volontari Ca’ Onorai. A chiudere il tutto, lo spettacolo pirotecnico del Lunedì sera a coronamento di questi giorni di festa e condivisione. La Fiera Franca è un vero e proprio catalizzatore che unisce economia, turismo e spirito comunitario. Un successo reso possibile grazie alla preziosa sinergia con i tantissimi volontari, le associazioni, i comitati e le forze dell’ordine che collaborano con dedizione per la buona riuscita dell’evento Vi aspettiamo a Cittadella per vivere insieme la magia dell’Ottobre Cittadellese.
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CITTADELLA
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La riqualificazione. Dopo anni di degrado arriva la svolta
Hotel Palace, si chiude un’epoca: al suo posto arriverà un supermercato L ’ex albergo simbolo della Cittadella degli anni Sessanta sarà riqualificato. Dopo anni di degrado, l’area è destinata a una nuova funzione commerciale Per molti cittadellesi è stato a lungo uno dei simboli della città moderna. Oggi, invece, l’ex Hotel Palace è diventato il segno più evidente di un passato ormai fermo, lasciato per anni al degrado e all’abbandono. La grande struttura alle porte di Cittadella, un tempo albergo di riferimento con ristorante e terrazze panoramiche, si prepara ora a cambiare volto: al suo posto sorgerà un supermercato. L’immobile, chiuso ormai da molti anni, era stato in passato luogo di soggiorno, eventi e conferenze. Poi il lento declino, fino alla trasformazione in edificio dismesso, spesso al centro di segnalazioni e preoccupazioni. Nel tempo non sono mancati accessi abusivi, interventi delle forze dell’ordine e proteste dei residenti, soprattutto per le condizioni dell’area e per la vegetazione cresciuta senza controllo. La svolta è arrivata con l’acquisto all’asta da parte di Eurospin, avvenuto nel 2022 per 615 mila euro. Il progetto di riconversione prevede la realizzazione di una struttura commerciale su una superficie di vendita di circa 2.300 metri quadrati, all’interno di un’area complessiva molto più ampia. Un intervento che, nelle intenzioni, dovrebbe restituire ordine e funzione a una zona da tempo in attesa di riqualificazione. Negli ultimi giorni l’ex Palace è tornato anche al centro dell’attenzione sui social, dopo la diffusione di un video che proponeva una sorta di visita virtuale all’interno dello stabile abbandonato, insistendo su racconti e suggestioni legate al passato dell’edificio. Un’iniziativa che ha generato commenti e reazioni contrastanti: da una parte la curiosità per un luogo che molti ricordano, dall’altra il disagio per una narrazione giudicata da alcuni poco rispettosa e troppo sensazionalistica. Al di là delle polemiche, resta il dato principale: per l’Hotel Palace si avvicina la fine di una lunga parentesi di abbandono. La torre e l’area circostante hanno rappresentato per decenni un riferimento visivo per
chi entrava o usciva da Cittadella. Ora quello spazio è destinato a essere completamente ripensato. Non sarà soltanto la demolizione di un edificio, ma la chiusura di un pezzo di memoria urbana. Un passaggio che divide chi conserva il ricordo dell’albergo dei tempi migliori e chi, invece, vede nella riqualificazione l’occasione per cancellare degrado e insicurezza. Cittadella si prepara così a salutare definitivamente l’ex Palace, lasciando spazio a una nuova pagina della città. • Elisa Bonino
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Crossabili, lo sport diventa lezione di inclusione
C
ittadella si prepara ad accogliere un appuntamento capace di unire emozione, sport e impegno sociale. Venerdì 18 e sabato 19 settembre, nell’area di Villa Rina e del parcheggio Milite Ignoto, torna infatti il “Crossabili Show per il Sociale 2026”, iniziativa promossa da ASD Crossabili by Mattia Cattapan con l’obiettivo di parlare soprattutto ai giovani di inclusione, disabilità, prevenzione e responsabilità. Non sarà soltanto uno spettacolo, ma una vera occasione educativa. La mattinata di venerdì 18 settembre sarà dedicata in particolare agli istituti scolastici, dalle 9 alle 12.30, con momenti pensati per coinvolgere gli studenti attraverso testimonianze, interventi e attività di forte impatto emotivo. Al centro ci saranno temi concreti: la sicurezza stradale, la consapevolezza dei rischi, il valore della vita, la capacità di guardare alla disabilità non come a un limite, ma come a una dimensione da conoscere e rispettare. Particolarmente significativo sarà anche l’intervento di Alpinestars, dedicato proprio alla sicurezza stradale, accanto alle testimonianze di persone con disabilità. È questa la forza del progetto Crossabili: portare davanti ai ragazzi storie vere, capaci di lasciare un segno più profondo di molte parole. Storie come quella di Mattia Cattapan, atleta e fondatore di Crossabili, diventato un punto di riferimento per chi crede che lo sport possa abbattere barriere fisiche, culturali e mentali. A sottolineare il valore dell’appuntamento è anche il sindaco Luca Pierobon. “Cittadella è orgogliosa di ospitare Crossabili Show per il Sociale, perché iniziative come questa parlano direttamente al cuore della nostra comunità. Ringrazio Mattia Cattapan e tutti i volontari per la forza con cui trasformano l’esperienza personale in un messaggio collettivo. Portare questi temi davanti agli studenti significa seminare rispetto, attenzione e consapevolezza. Inclusione e sicurezza non devono restare parole astratte: devono diventare comportamenti quotidiani, nelle scuole, nelle famiglie, nello sport e nella vita di tutti i giorni”. • (E.B.)
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Comune di
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CARMIGNANO DI BRENTA ESTATE CARMIGNANESE 2026, SI CHIUDE LA 21ª EDIZIONE: Oltre 60 eventi gratuiti dal 27 giugno al 30 agosto. Gran finale con lo spettacolo piromusicale
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IL SINDACO E I CONSIGLIERI HANNO PORTATO GLI AUGURI A DISMA PER I SUOI 102 ANNI
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CARMIGNANO
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Generazione. Il gemellaggio guarda al futuro puntando sul coinvolgimento dei giovani e sulla continuità dei rapporti
Un ponte tra Italia e Germania: 66 anni di amicizia
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n’amicizia che attraversa le generazioni e che, dopo 66 anni, continua a rafforzarsi. È quella tra Carmignano di Brenta e Albbruck, comune tedesco con il quale il paese padovano è legato da uno storico gemellaggio. Un legame che nel corso dei decenni è andato ben oltre i confini di un accordo istituzionale, trasformandosi in un vero e proprio ponte tra comunità, culture e persone. Qualche settimana fa una delegazione dell’Amministrazione comunale di Carmignano di Brenta, insieme al Comitato Gemellaggio, ha raggiunto Albbruck in occasione della tradizionale “Dorffest”, la festa dedicata alle associazioni del territorio. Un appuntamento che ha rappresentato ancora una volta un’importante occasione di
incontro, confronto e convivialità, nel segno di un rapporto costruito nel tempo attraverso numerose iniziative e momenti condivisi. La visita ha permesso di rinsaldare l’amicizia tra le due comunità e di guardare al futuro con l’obiettivo di mantenere vivo il gemellaggio, coinvolgendo sempre più anche le nuove generazioni. Proprio il passaggio del testimone ai più giovani rappresenta una delle sfide principali per garantire continuità a un rapporto nato 66 anni fa e che ancora oggi conserva un forte valore. Il gemellaggio, infatti, non è soltanto una ricorrenza da celebrare, ma un’opportunità per conoscersi, scoprire tradizioni diverse e costruire relazioni che superano le distanze geografiche. Nel corso degli anni sono state numerose le occasioni
che hanno visto protagonisti cittadini, associazioni e amministratori dei due Comuni, contribuendo a creare legami personali destinati a durare nel tempo. Al termine della trasferta, l’Amministrazione comunale di Carmignano di Brenta ha voluto rivolgere un ringraziamento al sindaco di Albbruck, Stefan Kaiser, a Christian e a tutti gli amici tedeschi per l’accoglienza e l’ospitalità riservate alla delegazione. Un grazie particolare è stato rivolto anche al presidente Francesco Pigato, a tutti i componenti del Comitato Gemellaggio e ai numerosi simpatizzanti che, con passione e dedizione, continuano a coltivare questo importante legame. • Redazione Padova
Disma Cristofari compie 102 anni
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n traguardo straordinario quello raggiunto da Disma Cristofari, cittadina di Carmignano di Brenta, che domenica 6 settembre ha festeggiato i suoi 102 anni. Un compleanno speciale, celebrato anche con la visita del consigliere regionale del Veneto Eric Pasqualon, che ha voluto rinnovare un appuntamento ormai diventato una piacevole tradizione. Nel corso dell’incontro, Pasqualon ha chiesto a Disma quale fosse il segreto per arrivare a un’età così importante mantenendo intatta la curiosità verso il mondo. La risposta è stata semplice e, al tempo stesso, significativa: leggere molto, informarsi attraverso i giornali e continuare a interessarsi a ciò che accade nel mondo. La conversazione ha offerto anche l’occasione per ripercorrere alcuni momenti importanti della storia italiana vissuti direttamente da Disma. Tra i ricordi più significativi, quello del
primo voto delle donne, un passaggio storico che la festeggiata ha vissuto in prima persona ottant’anni fa. Il rapporto tra Disma Cristofari ed Eric Pasqualon nasce anche negli anni in cui quest’ultimo ricopriva l’incarico di sindaco di Carmignano di Brenta. In occasione del centesimo compleanno, Pasqualon aveva accolto Disma in Municipio e le aveva donato un ulivo, scelto come simbolo di longevità e di vita. A distanza di due anni, quell’ulivo è diventato un piccolo simbolo di questa speciale amicizia. “Ogni anno è un piacere tornare da Disma per farle gli auguri e trascorrere un po’ di tempo con lei – racconta Pasqualon –. Per i suoi 100 anni, quando ero Sindaco, ho voluto regalarle un ulivo. Ieri mi ha fatto vedere con grande soddisfazione come sta crescendo: un piccolo gesto di allora che oggi assume un significato ancora più bello”. “Ci siamo dati appuntamento anno dopo anno
– prosegue il consigliere regionale – e spero davvero di poter continuare questa tradizione ancora a lungo. Vedere quell’ulivo crescere e ritrovare Disma con la stessa curiosità e voglia
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di informarsi è stato il regalo più bello di questo 102esimo compleanno”. Un augurio che guarda dunque anche al futuro: “A lei e alla sua famiglia rinnovo i miei più affettuosi auguri. Buon compleanno Disma”, conclude Pasqualon. A festeggiare la centenaria e a portarle gli auguri dell’intera comunità è stata anche l’Amministrazione comunale di Carmignano di Brenta, presente con il sindaco Elisa Paiusco, il vicesindaco Andrea Bombonati, l’assessore Francesco Securo e la presidente del Consiglio comunale Nadia Basso. A 102 anni, Disma Cristofari continua così a rappresentare una memoria preziosa della comunità: una testimonianza vivente di oltre un secolo di storia, attraversato con attenzione, curiosità e quella voglia di conoscere il mondo che, ancora oggi, non l’ha mai abbandonata. • (R.P.)
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La nomina. Il consigliere Pasqualon: “Grazie per il grande impegno”
PASSAGGIO DI TESTIMONE DELLE GIACCHE VERDI: ELISABETTA BOSCARIOL NUOVA PRESIDENTE P assaggio di testimone alla guida del Raggruppamento Veneto dell’Associazione Nazionale Giacche Verdi ODV. L’assemblea regionale straordinaria ed elettiva, svoltasi a Carmignano di Brenta, presso il maneggio L’Oasi del Cavallo da Vittorio, ha eletto all’unanimità Elisabetta Boscariol nuova presidente regionale. Boscariol raccoglie il testimone da Frida Spoto, che lascia la guida dell’associazione dopo oltre trent’anni di impegno. All’assemblea ha partecipato anche il presidente nazionale delle Giacche Verdi, Bruno Carta. Un lungo percorso che ha accompagnato la crescita dell’associazione in Veneto e che ora apre una nuova fase. A sottolinearlo è il consigliere regionale Eric Pasqualon, che ha voluto rivolgere un ringraziamento alla presidente uscente. “A Frida Spoto va un ringraziamento sincero per oltre trent’anni messi a disposizione delle Giacche Verdi e delle nostre comunità – dichiara Pasqualon –. Dietro un periodo così lungo ci sono sacrificio, passione, competenze e
soprattutto la capacità di aggregare persone attorno ai valori del volontariato, della tutela dell’ambiente e del servizio agli altri. Il patrimonio più importante che lascia è proprio questo”. Le Giacche Verdi sono impegnate nella tutela ambientale, nel monitoraggio e nel presidio del territorio, anche attraverso l’impiego del cavallo. L’associazione interviene inoltre, quando necessario, a supporto delle attività di ricerca di persone disperse e porta avanti progetti di educazione ambientale nelle scuole, attività sociali e iniziative dedicate alla conoscenza e alla salvaguardia del territorio. Durante l’assemblea di Carmignano di Brenta è stato eletto anche il nuovo Consiglio Direttivo regionale, composto da Oscar Magello, Domenico Grassetto, Paolo Santoro, Dario Deola, Valentina Sartore, Levis Marcon, Marino Bedon, Manuel Rizzati, Gianni Pigato e Giancarlo Gardellin, con la rappresentanza dei diversi Gruppi Operativi Locali. Per la nuova presidente Elisabetta Boscariol e per il direttivo si apre ora una
fase caratterizzata da nuovi obiettivi. Tra le priorità indicate da Pasqualon ci sono il rafforzamento della Protezione Civile, il Progetto Scuole e un coinvolgimento sempre maggiore dei gruppi territoriali. “Alla nuova Presidente Elisabetta Boscariol e a tutto il Consiglio Direttivo rivolgo i miei complimenti e l’augurio di buon lavoro. Si apre una nuova fase con obiettivi importanti: dal rafforzamento della Protezione Civile al Progetto Scuole, fino a un coinvolgimento sempre maggiore dei gruppi territoriali. Sono ambiti nei
quali il contributo del volontariato può fare realmente la differenza”. Pasqualon ha poi evidenziato il valore della rete di volontariato presente in Veneto e il ruolo delle Giacche Verdi nel collegare la passione per il cavallo alla tutela dell’ambiente e alla Protezione Civile. “Il Veneto può contare su una straordinaria rete di donne e uomini che scelgono di mettere gratuitamente tempo, capacità e competenze al servizio della collettività. Le Giacche Verdi ne sono un esempio concreto, perché uniscono la passione
per il cavallo alla tutela dell’ambiente, alla conoscenza del territorio e alla Protezione Civile”. Infine, il consigliere regionale ha ringraziato l’associazione per la targa consegnatagli durante l’incontro: “Un gesto che ho apprezzato molto e che considero soprattutto uno stimolo a continuare a lavorare al fianco di chi ogni giorno sceglie di mettersi a disposizione degli altri”. • Redazione Padova
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FONTANIVA
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L’esperienza. Esercitazione nazionale con ricerche simulate e supporto logistico
Droni e volontari in azione: il Comune protagonista dell’esercitazione nazionale volontari di Fontaniva hanno partecipato anche come figuranti, interpretando persone disperse che le squadre dovevano individuare durante le ricerche. Le attività hanno simulato situazioni nelle quali i droni possono diventare uno strumento prezioso per individuare persone scomparse e osservare rapidamente vaste
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re giorni di esercitazioni, ricerche simulate e attività sul campo hanno visto protagonista anche la Protezione civile di Fontaniva. A settembre il territorio dell’Alta Padovana ha ospitato l’esercitazione nazionale organizzata da Rescue Drones Network ODV, dedicata all’impiego dei droni nelle operazioni di emergenza e ricerca di persone disperse. In parallelo è stata organizzata un’esercitazione del Distretto di Protezione civile Alta Padovana, del quale fa parte
Fontaniva. La base operativa è stata allestita nella sede della Protezione civile di Cittadella, mentre diverse attività di volo e ricerca si sono svolte lungo il Brenta, interessando in particolare Fontaniva e Carmignano di Brenta. Importante l’impegno dei volontari fontanivesi coordinati da Lorenzo Zorzi. Il gruppo ha garantito complessivamente 31 turni di servizio, mettendo a disposizione una tenda completa e due mezzi per il supporto logistico. A Fontaniva è spettata
inoltre la gestione delle comunicazioni radio dell’intero Distretto Alta Padovana, con l’allestimento di una sala radio esterna e l’utilizzo di un software per la localizzazione GPS delle squadre impegnate sul territorio. Proprio Fontaniva è stata uno dei punti centrali delle simulazioni. Due aree operative sono state individuate nella zona di Brenta Viva, mentre altre tre, nel Bosco dei Baini, sono state utilizzate per le esercitazioni notturne. Cinque
porzioni di territorio. L’esercitazione si è conclusa domenica, dopo il confronto finale tra i partecipanti, mettendo alla prova uomini, mezzi, tecnologie e capacità di coordinamento in condizioni vicine a quelle di una vera emergenza. • Federico Franchin
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Fontaniva confermata “Comune Attivo”
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ontaniva si conferma “Comune Attivo”. L’Ulss 6 Euganea ha comunicato all’amministrazione il rinnovo per altri due anni del riconoscimento regionale, dopo aver verificato il rispetto dei requisiti richiesti. Il titolo, rivalutato ogni due anni, certifica l’impegno del Comune nella promozione dell’attività fisica, della socialità e di stili di vita sani. Fontaniva aveva aderito nel 2025 alla Rete regionale dei “Comuni Attivi”, prevista dal programma “Comunità Attive” del Piano regionale della prevenzione. Per ottenere e mantenere il titolo vengono considerate non solo le iniziative sportive, ma quelle che favoriscono gli spostamenti a piedi e in bicicletta, l’inclusione. Nella relazione inviata all’Ulss, il Comune ha elencato i progetti del biennio 2025-2026: percorso ciclabile, Piano urbano della mobilità sostenibile, progetto “Valgo – anziani protagonisti”, percorsi pedonali, adeguamento degli impianti sportivi di via I Maggio, parco inclusivo di via degli Aceri, progetto “Viviparchi”, Festa dello Sport e Marcia dei Bartandi. Si aggiungono Mese dello Sport, Pedibus, Bicibus, car pooling, gruppi di cammino, biciclettate, Ottobre Rosa e l’adesione con l’associazione Via Romea Germanica al bando “Cammini Veneti”. Tra le
esperienze attive c’è il gruppo di cammino dell’Avis Fontaniva, con uscite il martedì e venerdì alle 20: dalla piazzetta dietro il municipio si percorre la ciclabile verso Cittadella, con giro delle mura e ritorno a Fontaniva. Le opportunità vengono mappate sulla piattaforma regionale “Vivo Bene Map”. Il rinnovo è stato comunicato dall’Ulss 6 al sindaco Alberto Trento, alla consigliera delegata allo Sport Jessica Marchetti e alla referente Monica Antoniotti. Il Comune potrà continuare a utilizzare nelle comunicazioni ufficiali il logo “Comune Attivo”. • (F.F.)
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FONTANIVA
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Viabilità. Accesso garantito a residenti, disabili e mezzi autorizzati
STOP AI VEICOLI A MOTORE VERSO LE GOLENE DEL BRENTA S top al transito dei veicoli a motore nei tratti terminali di via Cartara e via Contrà Belgio, le due strade che conducono verso le aree golenali del Brenta. Il Comune di Fontaniva ha introdotto la nuova regolamentazione con un’ordinanza della Polizia Locale. Il divieto scatterà con l’installazione della segnaletica. Alla base del provvedimento ci sono soprattutto ragioni di sicurezza. Le due strade citate hanno le carreggiate strette e non dispongono di spazi laterali adeguati alla sosta. In estate il crescente afflusso verso il fiume ha provocato soste irregolari, restringimenti della carreggiata e difficoltà per residenti e mezzi di soccorso. I numeri della Polizia Locale mostrano
quanto il fenomeno sia aumentato. Tra giugno e settembre 2024, durante 11 servizi specifici, furono accertate 36 violazioni per sosta: 16 in via Cartara e 20 in Contrà Belgio. Nel 2025, con altri 11 servizi, le violazioni sono diventate 107: 80 in Cartara e 27 in Contrà Belgio. Nel 2026, fino al 16 agosto e con appena sette servizi, sono già 187: 90 in Cartara e 97 in Contrà Belgio. “I dati dimostrano che non siamo davanti a un problema occasionale – spiega il sindaco Alberto Trento –. Non vogliamo impedire alle persone di frequentare il Brenta, ma garantire strade libere, sicurezza e la possibilità per i mezzi di emergenza di passare senza ostacoli. Abbiamo quindi scelto una soluzione che tutela anche chi ha una reale necessità di accesso”. Il divieto non riguarderà i velocipedi. Potranno transitare residenti e frontisti, proprietari, possessori, conduttori e altri aventi titolo su immobili e fondi raggiungibili attraverso i tratti interessati. Via libera anche alle persone con disabilità titolari di CUDE e ai pescatori
abilitati, con apposito contrassegno. Sono esclusi anche mezzi di soccorso, Forze di polizia, veicoli istituzionali e comunali, gestori dei servizi pubblici e mezzi per manutenzione e vigilanza del territorio. Consentiti inoltre carico e scarico, consegne e interventi presso immobili e fondi per il tempo necessario. Per altre esigenze documentate potrà essere chiesta un’autorizzazione in deroga. In via Cartara saranno installati anche due preavvisi del divieto: uno sul tratto terminale sud di Contrà Belgio, a 500 metri, e uno in via Coltura, a 150 metri. Resteranno sempre consentiti il passaggio a piedi e in bicicletta. C’è anche l’aspetto ambientale. Le golene si trovano in un contesto della Rete Natura 2000 e l’aumento dei frequentatori ha portato anche all’abbandono di rifiuti. Nelle due aree vengono raccolte ogni anno alcune tonnellate di secco indifferenziato, con costi per la collettività. La finalità principale resta comunque la sicurezza della circolazione. • Federico Franchin
Inaugurata la nuova sede dei Maestri a Fontaniva
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n nuovo capitolo di musica e cultura si apre per la comunità di Fontaniva. E’ stata ufficialmente inaugurata la nuova sede dei Maestri della Filarmonica Cittadellese, una realtà prestigiosa e radicata che amplierà così la propria offerta formativa sul territorio. L’arrivo della Filarmonica rappresenta un’importante oppor-
tunità per giovani, appassionati e aspiranti musicisti. Da anni la struttura si distingue per l’alta qualità dell’insegnamento e per un corpo docenti in grado di trasmettere passione, disciplina e cura nei dettagli attraverso un’ampia varietà di corsi e proposte musicali. • (R.P.)
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COMUNE INFORMA | SETTEMBRE 2026
Comune di Fontaniva Alberto Trento - Sindaco di Fontaniva
TORNA LA MARCIA DEI BARTANDI: Domenica 27 settembre 2026 la 38ª edizione tra natura e comunità
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orna uno degli appuntamenti più attesi per gli amanti dello sport all’aria aperta e della convivialità: domenica 27 settembre 2026 si terrà la 38ª edizione della Marcia dei Bartandi. Promossa dall’Amministrazione Comu-
nale in collaborazione con le associazioni del territorio, la manifestazione si conferma un’occasione preziosa per vivere il paese, promuovere il benessere e rafforzare il senso di comunità. Il Sindaco Alberto Trento: “Ogni edizione rap-
presenta un’opportunità per valorizzare il nostro territorio e vivere insieme una giornata all’insegna dello sport e della condivisione. È il risultato dell’impegno di tante realtà che hanno scelto di lavorare insieme per coinvolgere l’intera cittadinanza”
I percorsi e le modalità di partecipazione L’evento avrà come punto di riferimento l’area Parco Brenta Viva. Partenza: Dalle ore 8:00 alle ore 9:00 (assistenza lungo i tracciati garantita fino alle 12:30). Con il contributo aggiuntivo di 1 euro alla quota di iscrizione , si riceverà una maglietta e il ricavato andrà a sostenere l’associazione Altre Parole ODV. Itinerari: Tre percorsi pianeggianti e completamente segnalati di 6, 11 e 21 chilometri, lungo sentieri, ponti e aree di campagna lungo il fiume Brenta.
Come iscriversi: Sabato 26 settembre: Dalle 9:00 alle 12:00 presso Sinergas (via Borgo Vicenza 129, Cittadella). Il giorno dell’evento: Domenica 27 settembre direttamente al Parco Brenta Viva (via delle Zattere) dalle 7:30 alle 9:00.
Un evento all’insegna della sostenibilità ambientale Anche quest’anno la manifestazione pone grande attenzione all’ecologia confermandosi un evento Plastic free: Boccioni d’acqua lungo i percorsi per riempire le proprie borracce ed eliminare la plastica monouso e ristori sostenibili con alimenti sani. L’Amministrazione Comunale rivolge un ringraziamento anticipato a tutte le associazioni, ai volontari, agli sponsor e ai cittadini il cui contributo è fondamentale per la buona riuscita della manifestazione.
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CULTURA
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Il progetto. Appuntamento in città il 7, 8 e 9 maggio 2027
CITTADELLA FILM FESTIVAL, LA SECONDA EDIZIONE PRESENTATA ALLA MOSTRA DEL CINEMA C ittadella ha portato il proprio nome dentro una delle cornici più prestigiose del cinema internazionale. Il 2 settembre, allo Spazio Regione del Veneto / Veneto Film Commission dell’Hotel Excelsior, al Lido di Venezia, è stata presentata la seconda edizione del Cittadella International Film Festival - Premio Torre di Malta, in programma il 7, 8 e 9 maggio 2027 nel cuore della città murata. La presentazione, ospitata durante la 83ª Mostra del Cinema di Venezia, ha rappresentato un passaggio importante per una manifestazione giovane ma già capace di guardare oltre i confini locali. Sul palco sono intervenuti Jacopo Dotti, fondatore e direttore del festival, l’avvocato Barnaba Lupo del Comitato tecnico scientifico, il consigliere del Comune di Padova Davide Meneghini e Salvatore Mileti, moderatore e ambassador dell’iniziativa. A portare i saluti del Comune di Cittadella anche il sindaco Luca Pierobon, Marina Beltrame e Antonia Perozzo.
Il CIFF nasce con l’obiettivo di valorizzare il cinema indipendente e di trasformare Cittadella in un luogo di incontro tra autori, professionisti, pubblico e territorio. La prima edizione ha già lasciato numeri significativi: tre giornate di festival, otto location coinvolte all’interno del borgo murato, opere arrivate da 24 Paesi, 18 tra partner, patrocini e media partner e 180 mila account raggiunti su Instagram. Un risultato importante per un progetto nato con risorse proprie e costruito con una forte spinta dal basso. La seconda edizione punta ora a consolidare questo percorso. L’appuntamento del 2027 confermerà il legame tra il festival e i luoghi simbolo della città, portando proiezioni, incontri, ospiti, momenti di approfondimento e occasioni di confronto culturale negli spazi del centro storico. Il Premio Torre di Malta, richiamando uno dei monumenti più riconoscibili di Cittadella, rafforza ulteriormente il rapporto tra cinema e identità urbana.
La vetrina veneziana ha avuto dunque un valore che va oltre la semplice presentazione di un calendario. Ha raccontato la volontà di Cittadella di inserirsi con sempre maggiore convinzione nel panorama dell’au-
diovisivo, unendo cultura, turismo, creatività e promozione del territorio. In una città già abituata a ospitare eventi e rassegne di richiamo, il festival aggiunge un linguaggio nuovo: quello del cinema come strumento
per attrarre pubblico, generare relazioni e raccontare il borgo murato da prospettive diverse. Gli organizzatori hanno anche lanciato un appello al mondo economico e produttivo. Dopo una prima edizione realizzata con risorse proprie, il festival cerca ora un main partner e sei partner entro il 31 gennaio 2027, con l’obiettivo di costruire insieme la nuova edizione e darle una struttura ancora più solida. Dopo il passaggio al Lido, il percorso verso maggio è ufficialmente iniziato. La sfida sarà trasformare l’energia della prima edizione in un appuntamento stabile e riconoscibile, capace di parlare agli addetti ai lavori ma anche ai cittadini. Perché un festival del cinema, dentro una città murata come Cittadella, può diventare molto più di una rassegna: può essere un modo nuovo per vivere, raccontare e far conoscere il territorio. • Elisa Bonino
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TERRITORIO
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L’elezione. E’ il più giovane presidente di provincia d’Italia, 35 anni, sindaco di San Giorgio delle Periche al secondo mandato
CANELLA NUOVO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA: “IN PRIMO PIANO SCUOLE SUPERIORI E VIABILITÀ” Con un bilancio di oltre 200 milioni di euro l’ente gestisce settori strategici della pubblica amministrazione: “La sfida sarà tradurre questa funzione in risposte concrete”
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aniele Canella è il nuovo presidente della Provincia di Padova. Trentacinque anni, sindaco di San Giorgio delle Pertiche al secondo mandato, è il più giovane a ricoprire l’incarico nella storia dell’ente padovano e il più giovane presidente di Provincia d’Italia. Candidato unico, sostenuto da diverse componenti politiche del territorio, arriva alla guida dell’amministrazione dopo quattro anni da vicepresidente, gli ultimi due con funzioni di vicario. “È una grande responsabilità: saper essere il presidente di tutti e interpretare le aspettative degli amministratori e dei sindaci del Padovano”, commenta il neopresidente. Il primo passaggio
sarà l’assegnazione delle deleghe ai consiglieri provinciali, per definire la squadra e avviare il mandato. Al centro del lavoro ci saranno le scuole superiori e la viabilità, due ambiti che incidono direttamente sulla vita quotidiana di studenti, famiglie e pendolari. Da oltre un decennio la Provincia ha visto ridursi competenze, risorse e personale, ma conserva un ruolo decisivo nella gestione di un territorio composto da 101 Comuni, con caratteristiche e necessità spesso differenti. “Parliamo di un ente con un bilancio di oltre 200 milioni di euro, che gestisce settori strategici della pubblica amministrazione: più di 1.300 chilometri di strade, oltre mille ponti e gli edifici delle scuole superiori — sot-
tolinea Canella —. Ho maturato questa esperienza direttamente sul campo e credo che durante il mandato sarà importante far comprendere ai cittadini quanto conti ancora il ruolo delle Province, fondamentali nel raccordo tra il territorio, la Regione e lo Stato”. La sfida sarà tradurre questa funzione in risposte concrete, individuando le priorità e tenendo insieme le richieste dei diversi territori. Per Canella il passaggio alla presidenza avviene nel segno della continuità amministrativa, dopo un’esperienza che lo ha portato a seguire numerosi settori dell’ente. Il suo percorso amministrativo si è consolidato a San Giorgio delle Pertiche: eletto sindaco nel 2019 con il 61,8 per cento dei consensi, è stato riconfermato nel 2024 con il 77,3 per cento. Dal 2020 presiede il Collegio degli assessori al Turismo della Federazione dei Comuni del Camposampierese. Vicepresidente dal 2022, nella consiliatura 2024-2026 ha avuto le deleghe alla
Il neo presidente della Provincia di Padova Daniele Canella
pianificazione territoriale e all’urbanistica, al personale e al patrimonio, alle società partecipate, ai contratti e alle gare. Tra le sue responsabilità anche il coordinamento dei progetti Pnrr, i rapporti con l’Unione delle Province italiane e le riforme istituzionali. Un lavoro che
ora proseguirà dalla presidenza, con il compito di trasformare il consenso raccolto attorno alla sua candidatura in un programma condiviso. • Sara Busato
Il gusto guida la spesa dei turisti, in città si impongono bar e ristoranti
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l comparto della ristorazione e dei pubblici esercizi si conferma il vero motore dell’esperienza turistica nel territorio padovano, trasformando l’enogastronomia da semplice servizio accessorio a pilastro centrale dell’economia locale. L’analisi dei dati rilevati dall’Osservatorio del Turismo Regionale Federato, basata sulle transazioni con carte di credito nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 25 agosto, traccia una mappa dettagliata dei comportamenti di spesa di visitatori ed escursionisti, mettendo in luce dinamiche differenti ma complementari tra il capoluogo e il bacino termale ed euganeo. Nella città del Santo, la voce principale del
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budget turistico è rappresentata proprio dalla ristorazione e dai locali pubblici. Bar, enoteche, trattorie e ristoranti intercettano complessivamente il 21,7% della spesa totale tracciata. Nel dettaglio, la sola ristorazione assorbe il 17,13% degli acquisti, mentre il mondo dei bar e della somministrazione di bevande si attesta al 4,54%. A questa quota si affianca la spesa effettuata presso i minimarket, i supermercati e le attività alimentari specializzate, che raggiunge il 21,45%, a testimonianza di una presenza significativa di flussi di passaggio, escursionisti giornalieri e visitatori legati a forme di turismo morbi e fuggi.
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Molto più contenuta appare invece la quota d’incasso diretta riservata alle strutture ricettive del capoluogo, dove la voce pernotto tra alberghi, bed and breakfast e locazioni turistiche si ferma al 5,3%. Questo divario evidenzia come la città sia vissuta intensamente all’esterno delle camere d’albergo, lungo le piazze, le vie del centro e i dehors, consolidando l’immagine di Padova come destinazione d’arte e cultura in cui l’esperienza conviviale e la sociabilità attorno a un tavolo o all’ora dell’aperitivo costituiscono parte integrante del viaggio.
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Sintonizzati Ristrutturare casa a Padova: il vero lusso oggi è non dover pensare a tutto sul Storie di imprese ed imprenditori di successo - a cura di
Michela Calzarotto e Filippo Bruseghin raccontano come sta cambiando il modo di affrontare una ristrutturazione completa e perché, nel 2026, il chiavi in mano risponde a un’esigenza sempre più concreta.
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Una ristrutturazione comincia quasi sempre da una bella idea. Aprire la cucina sul soggiorno. Recuperare una stanza. Rendere il bagno più funzionale. Cambiare completamente volto a un appartamento acquistato da poco. Poi arriva tutto il resto. Preventivi, pratiche, impianti, fornitori, materiali, consegne, artigiani, tempi da incastrare. La casa cambia. Nel frattempo cambia anche l’agenda di chi la sta ristrutturando. Da qui nasce uno dei motivi per cui sempre più persone si interessano alle ristrutturazioni chiavi in mano: non per rinunciare alle proprie scelte, ma per evitare che il progetto diventi un lavoro parallelo. Ne parliamo con Michela Calzarotto e Filippo Bruseghin di Edilizia PER, realtà di Limena che segue ristrutturazioni di case e appartamenti a Padova e provincia.
Michela, oggi chi entra da voi vuole davvero “pensare meno”? Michela: Vuole pensare alle cose giuste. Una persona deve poter decidere come vuole vivere la propria casa, quali ambienti sono importanti, cosa sente suo e cosa invece non funziona più. Non dovrebbe passare le giornate a capire se prima deve arrivare l’elettricista o il cartongessista. Il chiavi in mano serve proprio a questo: lasciare al cliente le decisioni che riguardano la sua casa e affidare a chi segue il progetto tutto ciò che serve per realizzarle.
Qual è la prima cosa che osservi quando entri in una casa da ristrutturare? Michela: Come viene usata. Prima ancora dello stile guardo i movimenti, gli spazi vuoti, quelli troppo pieni, le stanze che funzionano male rispetto alla vita reale. A volte non servono più metri quadrati. Serve usarli meglio. Una casa può cambiare moltissimo senza necessariamente diventare più grande.
Filippo: Quando bisogna far succedere le cose nel giusto ordine. Se una lavorazione slitta, può spostare quella successiva. Se una misura non torna, bisogna capire subito cosa comporta. Se durante una demolizione emerge qualcosa che non era previsto, la decisione presa in quel momento può avere conseguenze sul resto del progetto. Il coordinamento serve proprio a evitare che ogni passaggio venga gestito come un problema a sé.
Quindi il vero problema non è l’imprevisto? Filippo: No. Negli immobili esistenti l’imprevisto può capitare. Il problema è quando diventa responsabilità del cliente capire come risolverlo. Una persona che sta ristrutturando casa non dovrebbe ricevere cinque telefonate con cinque versioni diverse dello stesso problema. Dovrebbe avere un riferimento che analizzi la situazione e proponga una strada.
Michela, il chiavi in mano rischia di sembrare un servizio per chi vuole delegare tutto. Michela: Delegare non significa essere esclusi. Spesso succede il contrario. Quando una persona non è sommersa dalle questioni operative, riesce a concentrarsi meglio sulle decisioni che incidono davvero sulla casa. Materiali, distribuzione, funzionalità, priorità, budget. Il nostro compito è dare una struttura a tutte queste scelte.
C’è una richiesta che senti più spesso rispetto al passato? Michela: “Voglio sapere prima dove sto andando.” Mi sembra una sintesi molto chiara. Le persone sono più attente e vogliono comprendere meglio il progetto, il percorso e le priorità. Non cercano soltanto una casa bella alla fine. Vogliono sapere come ci si arriverà.
Siamo a settembre 2026. Anche il calendario fiscale entra nelle valutazioni? Filippo : Sì, soprattutto per chi aveva già in programma di intervenire. Per le spese sostenute nel 2026, nei casi previsti dalla normativa, la detrazione per le ristrutturazioni arriva al 50% per l’abitazione principale. Per gli altri immobili l’aliquota è del 36%. Il limite massimo agevolabile resta di 96.000 euro per unità immobiliare. Dal 2027 le percentuali previste scenderanno rispettivamente al 36% e al 30%. Non è un motivo per improvvisare una ristrutturazione. È però un’informazione importante per chi stava già pensando di farla.
Quanto conta quindi partire in questo periodo?
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Michela: Sì. Edilizia PER è partner Fiditalia per i progetti dedicati al rifacimento bagno. Fiditalia è una società finanziaria specializzata nel credito al consumo e questa collaborazione ci permette di offrire una formula di pagamento pensata proprio per chi vuole affrontare questo intervento. La promozione resta attiva fino al 31 dicembre 2026 e prevede la possibilità di valutare fino a 30 rate senza interessi, con un anticipo del 30%. La concessione del finanziamento resta soggetta all’approvazione di Fiditalia.
Perché può fare la differenza proprio sul bagno? Michela: Perché il bagno è uno degli ambienti che si continua a usare anche quando non funziona più bene. Ci si abitua alla doccia scomoda, agli spazi poco pratici, a una disposizione che non risponde più alle esigenze della famiglia. La possibilità di distribuire la spesa nel tempo può aiutare a smettere di rimandare un intervento che spesso è già necessario da tempo.
Filippo: Conta iniziare a ragionare adesso, non ne-
Se doveste spiegare il chiavi in mano senza usare l’espressione “chiavi in mano”?
ventivi, pratiche, ordini e programmazione. Arrivare alla fine dell’anno con un progetto già impostato è molto diverso dal cominciare a pensarci all’ultimo momento.
Michela: Poter immaginare la propria casa concentrandosi sulle scelte che contano davvero. SU Filippo: Sapere che,ASCOLTACI da quel momento in poi, c’è qualWWW.VENETO24.IT cuno che coordina persone, tempi, lavorazioni e imSUL TUO PC O ALEXA previsti.
cessariamente aprire il cantiere Ascoltaci in tutto il Veneto in auto suldomani. Prima dei lavori ci sono sopralluoghi, progetto, pre-
Filippo, sullaRADIO carta tutto sembra semVENETO24 plice. Dove si complica davvero? SUL TUO SMARTPHONE
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Per il bagno avete invece una possibilità specifica fino a fine anno.
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L’arte della beffa
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Segue da pag. 1
La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?
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uttavia, questo asse non è esente da scossoni. Ampie fasce della maggioranza guardano con aperto biasimo a questa politica dell’abbraccio, temendo l’annacquamento dell’identità di governo e l’eccessiva concessione di agibilità politica
al centrosinistra. Allo stesso modo, all’interno della minoranza non mancano i malumori di chi invoca un’opposizione più dura e priva di sconti. Di fronte alle resistenze delle rispettive basi, resta da chiedersi se questo lavoro a quattro mani sia solo una parentesi contingente o se
possa trasformarsi nel prototipo di un nuovo schema di alleanza istituzionale per il futuro. Se il metodo Veneto saprà resistere ai logoramenti tattici, la “Stefanildo” potrebbe davvero riscrivere le regole del gioco e la geografia politica della regione.
Tempo di scelte. L’intesa con il Governo per i primi trasferimenti di competenze e la complessa mediazione tra etica e medicina
AUTONOMIA E FINE VITA, DUPLICE SVOLTA STEFANI: “RISULTATI CHE FANNO LA STORIA” I l Veneto ha segnato il passo su due tra i temi più complessi e dibattuti dell’agenda politica e sociale: il via libera definitivo agli schemi di intesa per l’Autonomia differenziata e l’approvazione delle modifiche alla legge di iniziativa popolare sul fine vita. Due partite cruciali sulle quali il presidente della, Alberto Stefani, ha impresso una direzione precisa, improntata da un lato all’accelerazione sull’inquadramento costituzionale e dall’altro alla tutela dei principi etici.
Per l’autonomia ora il passaggio in Consiglio dei Ministri e il voto il Parlamento Sul fronte dell’Autonomia differenziata, il voto favorevole del Consiglio regionale al testo d’intesa siglato tra la Giunta regionale e il Governo rappresenta una tappa fondamentale che chiude la fase istruttoria veneta e proietta la pratica verso il Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Un traguardo che il governatore Stefani ha salutato con soddisfazione, richiamando l’esito del referendum del 2017 e la lunga gestazione del percorso istituzionale. “Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso”, dichiara il Presidente Alberto Stefani. “I Veneti
stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta”. Stefani ha voluto sottolineare il lavoro svolto dalla maggioranza consiliare, ribadendo come la delega di maggiori competenze su materie strategiche — quali Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Tutela della salute e Coordinamento della finanza pubblica — costituisca un’opportunità oggettiva per l’efficienza dei servizi erogati ai cittadini. “Siamo giunti alla nuova tappa di un percorso che è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti”, prosegue il Governatore. “Stiamo scaldando i motori perché siamo pronti a fare da ‘apripista’. Quando sono stato relatore della legge quadro in Parlamento ho vissuto oltre 300 ore di interventi ostruzionistici del Centrosinistra, fatti appositamente per bloccare questa riforma con l’accusa di provocare disparità e vantaggi ingiustificati a favore del Veneto. Sono convinto, invece, che l’autonomia sia una scelta di responsabilità e trasparenza che
Alberto Stefani
non spacca l’Italia e può rivelarsi strategica per tutti i territori. L’articolo 5 della nostra Costituzione, infatti, dice che la Repubblica ‘riconosce e promuove le autonomie locali’. È un principio cardine della Repubblica che abbiamo il dovere di realizzare. Se la riforma porterà a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra e capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia può portare al nostro territorio”. Parallelamente alla partita autonomista, il Consiglio regionale si è confrontato con la delicata proposta di legge d’iniziativa popolare “Liberi Subito” inerente al suicidio medicalmente assistito. L’approvazione del provvedimento è arrivata a seguito di una mediazione condotta dallo stesso
Stefani, concretizzatasi in una serie di emendamenti vincolanti intesi a riequilibrare il testo normativo nel quadro della giurisprudenza della Corte Costituzionale. “Nulla è più importante della dignità
“Vogliamo assicurare a tutti i veneti l’accesso alle cure palliative” della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”, sottolinea il presidente nel commentare l’esito della votazione. “Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla
stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”. L’impianto correttivo voluto dalla presidenza introduce paletti precisi all’interno dell’iter procedurale, stabilendo la priorità assoluta dell’accesso alle cure palliative e l’istituzione di nuovi organi consultivi. “Il mio obiettivo è semplice: assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste”, chiarisce Stefani. “Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza. Nello specifico, gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito, l’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale, e la priorità alle cure palliative con l’obbligo di informazione della possibilità di avvalersi delle stesse nel momento della richiesta”. • Redazione laPiazza
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Il caso. Federalismo energetico e il nodo delle concessioni per il controllo delle reti e delle derivazioni idroelettriche
La sfida delle multiutility: direttive europee, scelte di Governo e vantaggi per i territori L a partita per il controllo delle reti di distribuzione elettrica e delle grandi derivazioni idroelettriche rappresenta uno degli snodi economici, politici e infrastrutturali più complessi e decisivi per il futuro del Veneto e del suo tessuto produttivo. In questo scenario articolato, le multiutility venete si stanno compattando con forza per chiedere la possibilità di accedere al mercato della gestione delle infrastrutture attraverso la regolare indizione delle gare d’appalto, puntando a superare una condizione di monopolio storico che vede da decenni il gruppo Enel nel ruolo di operatore quasi esclusivo sul territorio. Al centro di questo acceso scontro d’interessi si colloca la posizione del Governo centrale, chiamato a decidere se spalancare le porte alla concorrenza oppure concedere un rinnovo automatico e prolungato in favore dell’incumbent nazionale. Da un lato, l’esecutivo avverte la tentazione di garantire la continuità operativa a un colosso strategico come Enel, ipotizzando proroghe alle concessioni
storiche che vengono periodicamente discusse nell’ambito delle norme inserite nella legge Finanziaria o nei decreti collegati alla politica energetica. Questa scelta risponderebbe prevalentemente a esigenze di stabilizzazione dei grandi asset strategici e a dinamiche di cassa nazionali. Dall’altro lato, la spinta verso la proroga si scontra in modo frontale e ineludibile con i principi cardine dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, fondato sul rispetto della concorrenza, sulla trasparenza delle procedure di evidenza pubblica e sulla libera circolazione dei servizi nel mercato unico. La giurisprudenza europea e nazionale ha infatti ribadito a più riprese che le concessioni di beni pubblici strategici e limitati, come le reti energetiche e i bacini idrici, non possono essere attribuite a tempo indeterminato né prorogate per via legislativa senza incorrere in gravissime violazioni del diritto comunitario. L’obbligo di effettuare le gare pubbliche scaturisce quindi dalla necessità inderogabile di rispettare le
direttive UE, pena l’apertura di onerose procedure d’infrazione e il potenziale blocco dei finanziamenti europei legati alle riforme e all’ammodernamento infrastrutturale. Di fronte a questo quadro, la classe politica veneta, supportata dalle amministrazioni locali e dai sindaci del territorio, assume una posizione molto chiara a sostegno delle aziende energetiche locali e dell’autonomia gestionale. Tra le forze politiche regionali emerge una diffusa convergenza nell’abbracciare la visione del cosiddetto federalismo energetico, inteso come il diritto-dovere delle istituzioni territoriali di valorizzare le proprie risorse naturali e infrastrutturali a diretto vantaggio della comunità locale. Consentire alle multiutility del Veneto di contendersi la gestione delle reti attraverso procedure di gara equa significherebbe infatti generare ricadute economiche ed operative straordinarie per il territorio. Tra i benefici più rilevanti evidenziati dai sostenitori della gestione locale figura il ridimensionamento dei costi energetici
con la prospettiva di applicare bollette più leggere: i dividendi, gli utili d’impresa e i canoni di concessione generati dalle reti non andrebbero infatti a rimpolpare le casse di gruppi centralizzati, ma rimarrebbero circoscritti all’interno del circuito economico regionale, permettendo agli enti locali di redistribuire il valore prodotto attraverso agevolazioni tariffarie per le famiglie e le imprese. A ciò si aggiunge il vantaggio determinante legato alla qualità delle manutenzioni e degli investimenti di sviluppo. Una presenza capillare e radicata, tipica delle utility
del territorio, garantisce una conoscenza diretta del suolo e delle sue criticità, favorendo interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della rete elettrica e idrica molto più tempestivi e mirati. In una stagione segnata da crescenti sfide climatiche e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica, la vicinanza dell’operatore si traduce in una maggiore resilienza dell’intero sistema energetico, trasformando il federalismo da astrazione politica a concreto strumento di sviluppo e competitività per la comunità veneta.
VENETO VERSO IL BIGLIETTO UNICO NEI TRASPORTI: DALLA REGIONE 2,1 MILIONI PER I PAGAMENTI CONTACTLESS
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a Giunta regionale del Veneto compie un fondamentale passo avanti verso la svolta digitale del trasporto pubblico locale. Su proposta dell’Assessore ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici, Diego Ruzza, è stato approvato uno stanziamento di 2 milioni e 90 mila euro destinato alla società Infrastrutture Venete Srl. Le risorse serviranno a sviluppare una piattaforma digitale unica, capace di far dialogare i sistemi di pagamento contactless di tutti gli operatori del territorio. Il funzionamento del nuovo modello è improntato alla massima semplicità: ai viaggiatori basterà effettuare un “tap” a bordo di
qualsiasi mezzo — tra gomma e ferro — con la propria carta di credito o debito (circuito EMV) per spostarsi liberamente. Il sistema centrale provvederà a raccogliere i dati, aggregare la spesa e applicare la tariffa corretta, superando la necessità di acquistare preventivamente titoli di viaggio cartacei. La fase operativa entrerà nel vivo nel 2027 con l’installazione dei nuovi validatori, mentre il lancio ufficiale dell’infrastruttura integrata è previsto per il 2028. Entusiasta il commento dell’assessore Diego Ruzza, che evidenzia la portata strategica dell’intervento: “Questo progetto sarà in grado
di abilitare e governare l’utilizzo dei pagamenti contactless nel trasporto pubblico locale, raccogliendo e normalizzando i flussi degli operatori del nostro TPL e creando di fatto un sistema unico di pagamento per l’utilizzo di tutti i servizi del trasporto pubblico locale, superando la frammentazione dei sistemi locali, garantendo continuità operativa ai sistemi esistenti e introducendo un livello centrale capace di orchestrare e monitorare i flussi del territorio regionale e di abilitare le eventuali agevolazioni tariffarie. Ora si viaggia velocemente verso un futuro che migliorerà la gestione dell’intero sistema e soprattutto semplificherà la vita agli utenti”.
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Meteo. L’assessore regionale al clima: “Adattamento e prevenzione le sfide dei prossimi anni”
Venturini: “Estate 2026 la più calda in Veneto Superato anche il 2003, record da affrontare” L ’estate 2026 entra nella storia climatica del Veneto come la più calda mai registrata. I primi dati sull’intera stagione indicano infatti una temperatura media di 23,5 °C, superiore, seppure di un decimo, ai 23,4 °C dell’estate 2003, che per oltre vent’anni ha rappresentato il principale termine di paragone per il caldo eccezionale nella regione. «Quella che abbiamo appena vissuto è stata un’estate eccezionale. Il confronto con il 2003 ci dà immediatamente la dimensione di quello che è accaduto: quella che per oltre vent’anni abbiamo considerato l’estate fuori scala oggi è stata superata. Ma il dato che deve farci riflettere maggiormente non è il singolo record, quanto la continuità del caldo e la persistenza di temperature molto elevate per gran parte della stagione», dichiara Elisa Venturini, assessore regionale al Clima. A rendere straordinaria l’estate 2026 è stata infatti la successione delle anomalie. Giugno ha fatto registrare temperature medie regionali di 3,1 °C superiori alla norma 1991-2020, risultando il quarto giugno più caldo dal 1991. Particolarmente eccezionale
l’ultima decade del mese, con temperature massime superiori di 6,7 °C alla norma. Il caldo non ha mollato la presa neppure a luglio, risultato il quarto più caldo della serie storica, con una temperatura media superiore di 2,1 °C alla norma. In pianura si sono registrate mediamente 15 notti tropicali e 24 giornate con temperature massime superiori ai 30 °C. Infine agosto, secondo più caldo mai registrato in Veneto e vicinissimo al primato dell’agosto 2003, ha chiuso la stagione con una temperatura media regionale di 3,2 °C sopra la norma. «Giugno, luglio e agosto raccontano tutti la stessa storia: temperature molto superiori alla norma, con pause relativamente brevi tra un’ondata di calore e l’altra. È soprattutto questa persistenza a rendere eccezionale il 2026. Non parliamo di qualche giornata particolarmente calda, ma di settimane nelle quali persone, città, attività produttive ed ecosistemi sono rimasti sottoposti a uno stress termico continuo», sottolinea Venturini. Nel corso dell’estate sono state registrate quattro distinte ondate di calore: dal 17
giugno al 1° luglio sull’intero territorio regionale; dal 7 al 16 luglio su circa il 20% del Veneto; dal 29 luglio al 7 agosto nuovamente su tutta la regione; e dal 9 al 16 agosto su circa il 60% del territorio. Particolarmente significativo anche il disagio fisico provocato dalla combinazione tra temperature elevate e umidità. Le ondate registrate tra giugno e agosto si collocano tra le più lunghe e intense osservate in Veneto, a fronte di una durata media storica di circa quattro giorni. Emblematico anche quanto accaduto durante le ore notturne. Ad agosto in pianura si sono contate mediamente 18 notti tropicali, cioè con temperature minime mai inferiori ai 20 °C: tredici in più rispetto alla norma 1991-2020 e un numero circa sei volte superiore alla media degli anni Novanta. A Chioggia e Pila-Porto Peschereccio le notti tropicali sono state 30 su 31. La stagione ha inoltre fatto segnare numerosi nuovi record assoluti di temperatura: 31 per le minime, 46 per le medie e 17 per le massime. Tra i valori più significativi figurano i 39,2 °C raggiunti a Trebaseleghe,
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i 38,8 °C di Teolo e i 37,3 °C di Crespadoro. Sul fronte delle precipitazioni, l’estate è stata caratterizzata da quantitativi complessivamente inferiori alla media e soprattutto da una distribuzione molto irregolare: lunghi periodi asciutti sono stati intervallati da episodi temporaleschi localmente molto intensi, accompagnati da grandine, piogge concentrate e fortissime raffiche di vento. “È questa forse la fotografia più significativa dell’estate che abbiamo vissuto: caldo molto intenso e persistente, periodi prolungati con poche precipitazioni e poi fenomeni meteorologici capaci di manifestarsi con grande violenza in pochissimo tempo.
L’ANELLO CICLABILE DEI COLLI EUGANEI Il percorso cicloturistico per conoscere e riscoprire il paesaggio, la storia e la natura delle colline padovane
L’Anello Ciclabile dei Colli Euganei attraversa un territorio ricco di paesaggi, storia e tradizioni da scoprire con il ritmo lento della bicicletta. I suoi 63 chilometri possono essere percorsi in un’unica volta oppure suddivisi in più tappe, scegliendo di volta in volta quanto fermarsi e cosa visitare. Il percorso si snoda a pochi chilometri dalle città d’arte e dalle località termali. Lungo il tragitto si incontrano borghi e piccoli centri storici, ville venete, aree naturali e importanti siti storici. È un viaggio attraverso un territorio dove storia e natura convivono. Una parte significativa dell’anello si sviluppa all’interno del Parco Regionale dei Colli Euganei, in un paesaggio caratterizzato da particolari conformazioni geologiche e patrimonio MAB Unesco Riserva della Biosfera. La bicicletta diventa così il filo conduttore di un modo semplice e piacevole di esplorare il territorio. ASCOLTACI SU itinerari di Per facilitare la conoscenza del territorio e la scelta degli WWW.VENETO24.IT è disponibile il sito dedicato https://www.cicloculturando.it/ Ascoltaci in tutto il Veneto in viaggio, auto sul SUL TUO PC O ALEXA (accessibile anche dal sito istituzionale www.provincia.padova.it). Nel sito istituzionale è inoltre disponibile la sezione https://www.provincia.padova.it/padova-natura-e-cultura dedicata a questo e altri itinerari ciclabili presenti nel territorio provinciale e alla descrizione di alcuni punti d’interesse.
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Elisa Venturini
Condizioni che hanno conseguenze sulla disponibilità d’acqua, sull’agricoltura, sulle nostre città, sugli ecosistemi e sulla sicurezza del territorio”, evidenzia l’assessore. Gli effetti delle temperature eccezionali sono visibili anche in montagna, dove durante agosto è proseguita la fusione dei ghiacciai e dei rock glaciers insieme al degrado del permafrost. Nel sito di riferimento del Piz Boè, a 2.900 metri, alla fine del mese non risultava più terreno gelato. «I dati ci dicono che il cambiamento climatico non è uno scenario lontano, ma qualcosa con cui il Veneto deve già fare i conti. La risposta deve muoversi su due fronti: continuare a ridurre le cause che alimentano il cambiamento climatico e, allo stesso tempo, aumentare la capacità dei nostri territori di adattarsi alle conseguenze che sono già evidenti. Adattamento e prevenzione saranno una delle grandi sfide dei prossimi anni: significa proteggere le persone, l’acqua, l’ambiente, le attività economiche e rendere il Veneto sempre più resiliente di fronte a fenomeni climatici che stanno diventando più frequenti e intensi», conclude Venturini.
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L’intervista. L’amministratore delegato di CBC, iniziativa partita a Jesolo da 3 soci, punta a rivoluzionare il litorale
ALESSANDRO BERTON: “LE SPIAGGE VENETE DEL FUTURO SARANNO APERTE TUTTO L’ANNO” L e spiagge venete accolgono ogni anno milioni di turisti da tutta Europa. Jesolo è da sempre il cuore pulsante dell’eco-sistema delle spiagge venete. Una sorta di “Miami Made in Italy” che è esplosa negli anni ’80 tra discoteche, sole, spiagge e sapore di sale. Il mondo balneare però sta vivendo una rivoluzione, come ci ha raccontato Alessandro Berton, amministratore delegato di Cbc Srl, iniziativa partita da 3 soci fondatori (Berton, la famiglia Menazza e Moretti Polegato) e che oggi è una realtà in piena espansione con 50 soci. Alessandro, partiamo da questa nuova avventura. Spiegaci cos’è CBC Srl. Bisogna fare una premessa. Il Comune di Jesolo ha deciso di attuare un nuovo
Tu da sempre ripeti un mantra: “meno ombrelloni, più qualità”. Immagino che questa sia la vostra direzione… Assolutamente. Per noi “meno ombrelloni e più qualità” significa mettere l’ospite al centro. Il turismo deve intercettare bisogni che cambiano. Così come sono cambiati gli alberghi e le strutture ricettive, devono evolvere anche le spiagge. Dopo una fase preparatoria, quest’anno è iniziata la realizzazione concreta delle opere. Oltre il 40% dell’investimento è già stato completato e quella che molti definiscono la “spiaggia del futuro” prende forma. Una spiaggia che offrire servizi più evoluti: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi
“Servizi più evoluti per vivere le località balneari in tutte le stagioni: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi” Piano dell’Arenile, uno strumento urbanistico che disegna lo sviluppo dell’asset più importante di qualsiasi località balneare: la spiaggia. Questo nuovo piano nasce dall’esigenza di far vivere Jesolo per tutto l’anno e non solo d’estate. Da qui prende forma il nostro progetto, che è molto ambizioso. Ad oggi rappresenta il più rilevante progetto di finanza applicato al demanio marittimo mai realizzato in Italia, con un investimento di quasi 10 milioni di euro. L’obiettivo è dare concreta attuazione agli indirizzi del Piano dell’Arenile, aumentando progressivamente la qualità dell’offerta.
come le junior lounge, con personale qualificato e servizi di babysitting che permettano anche ai genitori di ritagliarsi momenti di relax. E poi, soprattutto, pensiamo a una spiaggia che possa essere vissuta tutto l’anno. In uno scenario di questo tipo immagino che saranno le idee e le persone a fare la differenza. Le persone hanno un ruolo centrale. Mi piace ripetere che dietro ogni progetto ci sono sempre le persone. Oggi si parla molto di AI e di tecnologia, strumenti importanti e attuali, ma il motore del cambiamento è rappresentato dalle persone. Vogliamo creare strutture
Alessandro Berton
all’aria aperta capaci di accogliere tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche, dallo stato di salute o dalla capacità di spesa. In una bella giornata di ottobre o di marzo si può trascorrere una giornata al mare utilizzando servizi di qualità: palestre per il CrossFit, campi da padel, spogliatoi con acqua calda, bagni tecnologici. Stiamo proponendo un nuovo modo di concepire uno spazio pubblico dato in concessione ai privati. Una spiaggia che non sia utilizzata solo d’estate, ma che diventi un luogo di aggregazione e benessere per tutto l’anno. Quali benefici può portare questo tipo di investimento al territorio? L’impatto è molto rilevante. Nel nostro caso parliamo di circa un chilometro di spiaggia, da Piazza Mazzini a Piazza Brescia, nel cuore di Jesolo. Un investimento di questo tipo produce
una riqualificazione urbanistica e territoriale importante. I vantaggi riguardano anche i residenti. Significa avere una città più bella, più moderna e più funzionale. Possiamo parlare di una vera e propria “rigenerazione del demanio marittimo”, con effetti destinati a rimanere nel tempo. E i clienti come sono cambiati in questi anni? Io mi occupo di turismo da sempre e ricordo quando, da ragazzo, vedevo arrivare le famiglie da Milano con la Ritmo che trascorrevano un mese in appartamento. Oggi i soggiorni sono più brevi. C’è più attenzione alla spesa e questo dipende anche dal contesto economico. Le persone valutano con più attenzione come impiegare il proprio budget. Questo ha generato discussioni e polemiche, tuttavia i numeri raccontano una realtà in salute.
Chi ha investito negli anni successivi al Covid, chi ha riqualificato le strutture e migliorato i servizi, continua a lavorare bene. Proviamo a fare un bilancio di quest’estate: che cosa cerca oggi il turista? Per chi negli anni ha continuato a investire e ad aggiornarsi la stagione è andata bene. Certo, oggi il turista vuole scegliere in modo consapevole. Prima di spendere per una cena, una vacanza o una giornata in spiaggia valuta ciò che riceve in cambio. Per questo bisogna saper accogliere pubblici diversi. Noi offriamo postazioni accessibili e servizi premium per chi cerca un’esperienza esclusiva, ma anche postazioni smart da 20 euro. L’importante è costruire un’offerta ampia e di qualità. In definitiva, qual è la sfida dei prossimi anni? Continuare a investire nella qualità, nell’innovazione e nelle persone. La spiaggia del futuro sarà più inclusiva, più accessibile, più sostenibile e soprattutto più vissuta. Non soltanto durante l’estate, ma ogni volta che il mare saprà off rire un’esperienza piacevole a chi sceglierà di viverlo. • Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Eccellenze. Despar Nord porta a Made in Malga i sapori e le produzioni del territorio
IL GUSTO DEL TERRITORIO, UNA STORIA DA CONDIVIDERE Despar Nord rinnova la partecipazione alla rassegna di Asiago: degustazioni, formaggi di malga e prodotti selezionati per raccontare il valore delle eccellenze locali e di chi ogni giorno le produce
A
nche quest’anno Despar Nord rinnova il proprio sostegno a Made in Malga, la rassegna nazionale dedicata ai formaggi e ai prodotti della montagna in programma ad Asiago nei due weekend dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre. Un appuntamento ormai consolidato per il marchio dell’Abete, che nella manifestazione riconosce un’importante occasione per raccontare uno dei valori che da sempre ne caratterizzano la presenza sul territorio: la vicinanza alle produzioni locali e alle persone che, attraverso il proprio lavoro, custodiscono e tramandano sapori, saperi e tradizioni. Tra masterclass, degustazioni, incontri, mostre mercato e appuntamenti diffusi nel centro di Asiago, Made in Malga porta ogni anno migliaia di visitatori alla scoperta della cultura gastronomica della montagna. Un patrimonio che Despar Nord contribuisce a valorizzare ogni giorno anche
nei propri punti vendita, attraverso la selezione e la presenza a scaffale di numerose eccellenze locali e regionali. Durante i due fine settimana della manifestazione, Despar sarà presente il sabato e la domenica con uno spazio dedicato a TANN, il Centro Carni e Salumi di Despar Nord, dove il pubblico potrà conoscere e degustare la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, realizzata con carne 100% italiana e una lista di ingredienti essenziale. A completare la presenza del marchio dell’Abete sarà un momento interamente dedicato alle eccellenze casearie della montagna. Domenica 6 settembre alle ore 11.00, all’Hotel Paradiso di Asiago, Despar proporrà infatti la masterclass “Alla scoperta dei formaggi di malga selezionati da Despar – Il gusto autentico delle nostre montagne”. Un viaggio tra sapori e territori che porterà in degustazione Mezzano e
Stravecchio Malga Verde di Fattoria Cortese, Monte Veronese DOP Allevo di Malga de La Casara Roncolato Romano e Cuor di Fassa Latte di Malga, accompagnati da una selezione di vini dell’arco alpino: Kerner Alto Adige DOC, Lagrein Alto Adige DOC e Ferrari Trentodoc. Un’occasione per scoprire non soltanto prodotti di grande qualità, ma anche le storie, le competenze e il lavoro dei produttori
che li rendono possibili. È proprio da questa volontà di valorizzare le realtà agroalimentari locali che nasce “Sapori del Territorio”, il progetto con cui Despar Nord da oltre dieci anni seleziona e porta sugli scaffali le produzioni più rappresentative delle aree in cui è presente. Un percorso che oggi raccoglie oltre 4.000 referenze realizzate da più di 600 produttori locali, costruendo un legame diretto
tra chi produce, i punti vendita e le comunità. La partecipazione a Made in Malga si inserisce così nel più ampio impegno di Despar Nord per sostenere le filiere locali e valorizzare le eccellenze dei territori in cui è presente, favorendo l’incontro tra produttori e consumatori e contribuendo a mantenere vive identità e tradizioni che rappresentano una ricchezza per le comunità.
TANN, dove filiera e innovazione diventano sinonimo di qualità
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ui competenze specialistiche, innovazione e ricerca si integrano con una particolare attenzione alla selezione e alla provenienza delle materie prime. Despar Nord ha infatti sviluppato accordi diretti con macelli italiani di medie e piccole dimensioni, riducendo i passaggi intermedi e rafforzando tracciabilità e controllo lungo la filiera. Tecnologie all’avanguardia e un elevato livello di automazione consentono inoltre di rendere più efficienti le lavorazioni, ridurre gli sprechi e garantire elevati standard qualitativi e igienico-sanitari. Da questo percorso nasce anche la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, arrivata nei punti vendita nell’estate 2026: prodotti realizzati con carne 100% italiana, senza nitriti e nitrati aggiunti e con una lista di ingredienti essenziale. Un progetto che racconta la volontà di Despar Nord di coniugare controllo della filiera, innovazione e ricerca per offrire prodotti sempre più attenti a qualità, trasparenza e origine delle materie prime.
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on-line: www.lapiazzaweb.it •Rubriche •Salute
Case della Comunità, parte la campagna del Veneto
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ar conoscere le Case della Comunità, spiegare quali servizi offrono e accompagnare i cittadini verso un utilizzo più consapevole della sanità territoriale. È questo l’obiettivo della nuova campagna di comunicazione lanciata dalla Regione del Veneto e presentata al Lido di Venezia, allo stand regionale della Mostra del Cinema all’Hotel Excelsior. Un progetto che punta su un linguaggio semplice, diretto e anche ironico, affidandosi a testimonial conosciuti per raggiungere un pubblico il più possibile ampio. Il cuore della campagna sono tre spot video, costruiti attorno a storie e protagonisti differenti, ma con un unico messaggio: le Case della Comunità devono diventare un punto di riferimento concreto per i cittadini e una porta di accesso più appropriata ai servizi sanitari. Accanto agli spot saranno utilizzati materiali informativi sul territorio, strumenti digitali, stampa ed emittenti televisive locali. La campagna interesserà tutte le Ulss venete e, in una seconda fase, sarà adattata alle caratteristiche dei singoli territori, con informazioni sulla localizzazione delle strutture e sui servizi disponibili. Nel primo filmato il presidente della Regione Alberto Stefani dialoga con Barutz, interprete
dell’iconica “nonna Marisa”. Con un tono leggero, il messaggio è quello di invitare i cittadini a scegliere in maniera consapevole il servizio sanitario a cui rivolgersi, evitando di considerare l’ospedale come risposta automatica a ogni necessità. Il secondo spot ha invece come protagonisti l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, cardiochirurgo di fama internazionale, e Mirko Bernardinello, primo paziente in Italia sottoposto a trapianto da donatore a cuore fermo proprio per mano del professor Gerosa. L’incontro avviene all’interno di una Casa della Comunità, dove Bernardinello si reca per un controllo. Una storia personale utilizzata per mostrare concretamente come le nuove strutture possano offrire risposte mirate e appropriate ai bisogni di salute. La terza protagonista è Georgette Polizzi, artista e influencer, che racconta la propria esperienza con la sclerosi multipla e il ruolo del Fascicolo Sanitario Elettronico nella gestione delle informazioni e dei percorsi di cura. Proprio il FSE rappresenta uno degli strumenti che la campagna vuole contribuire a far conoscere e utilizzare maggiormente. Ma la comunicazione non riguarda soltanto le nuove strutture. Tra gli obiettivi c’è anche la diffusione del 116117, il numero unico per le
richieste di assistenza sanitaria non urgente. Un servizio che la Regione intende valorizzare per orientare i cittadini verso la risposta più appropriata e contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. La campagna nasce anche dai risultati di un sondaggio sulla percezione della sanità territoriale. Il 80 per cento degli intervistati dichiara di aver utilizzato i servizi sanitari pubblici negli ultimi dodici mesi, mentre il 57 per cento ritiene che la sanità territoriale riesca a rispondere ai propri bisogni. Il problema principale riguarda però la conoscenza delle Case della Comunità: il 43 per cento ne ha sentito parlare, ma soltanto il 24 per cento conosce quella più vicina al proprio territorio. Allo stesso tempo emerge una forte disponibilità a utilizzarle: il 67 per cento dei cittadini lo farebbe se fosse presente nel proprio Comune, mentre l’80 per cento giudica positivamente la loro realizzazione e l’81 per cento ritiene necessario continuare a investire nella sanità territoriale. Numeri che spiegano la scelta della Regione di affiancare alla realizzazione delle strutture una vera e propria operazione di informazione. In Veneto sono 102 le Case della Comunità complessivamente progettate nell’ambito del PNRR e del modello
definito dal decreto ministeriale 77 del 2022. Al 30 giugno 2026 risultano completate 99 strutture, superando l’obiettivo nazionale assegnato alla Regione. All’interno delle Case della Comunità possono trovare spazio medici, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e altre professionalità. I cittadini possono ricevere informazioni e orientamento attraverso il Punto Unico di Accesso, prenotare prestazioni tramite il Cup, effettuare esami diagnostici di base e accedere, secondo l’organizzazione dei diversi territori, a visite specialistiche, servizi infermieristici, prelievi, programmi di prevenzione, screening e vaccinazioni. Le strutture sono inoltre collegate ai percorsi di assistenza domiciliare e alla presa in carico integrata della persona. «Conclusa la fase di realizzazione delle 99 strutture – sottolinea l’assessore alla Sanità Gino Gerosa – è ora fondamentale farle conoscere al massimo tra la popolazione». La sfida, dunque, entra ora nella fase della conoscenza. Perché le Case della Comunità non siano soltanto strutture realizzate, ma diventino davvero luoghi conosciuti e utilizzati dai cittadini, all’interno di un sistema sanitario sempre più orientato alla prossimità. Riccardo Musacco
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30 Prevenzione. Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, fa il punto sui contagi in Veneto e spiega come difendersi
West Nile, allarme zanzare a Padova: «Non bisogna avere paura, ma proteggersi»
S
alute, ambiente e sicurezza alimentare sono temi molto più vicini tra loro di quanto si possa pensare. A occuparsi di questo intreccio, sul territorio del Triveneto, è anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, realtà con sede centrale nell’area di Padova e una rete di strutture periferiche distribuite nelle province di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. A guidare l’istituto è la dottoressa Antonia Ricci, direttrice generale di un ente che conta circa 650 dipendenti e che svolge attività che vanno ben oltre il controllo della salute degli animali. L’Istituto, infatti, si occupa anche di sicurezza degli alimenti destinati all’uomo, di ambiente, ricerca e prevenzione, seguendo la filiera agroalimentare dal campo alla tavola. Ed è proprio sul fronte della prevenzione che nell’ultimo periodo l’attenzione è concentrata sulla West Nile, malattia trasmessa dalle zanzare che ha fatto registrare diversi casi anche in Veneto e che interessa direttamente il territorio padovano.
«Non ci si deve preoccupare – spiega Ricci -. Soprattutto non dobbiamo preoccuparci noi che facciamo questo mestiere, ma essere attenti e cercare di evitare che queste malattie diventino pericolose per le persone». La West Nile non si trasmette direttamente da persona a persona: il principale veicolo sono le zanzare infette. Per questo il monitoraggio degli insetti è una delle attività fondamentali dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. In tutto il Triveneto vengono utilizzate trappole per catturare e analizzare le zanzare. Gli entomologi identificano le specie presenti e verificano anche la presenza del virus West Nile e di altri agenti patogeni trasmessi dagli insetti. E i dati raccolti mostrano una presenza del virus nelle zanzare piuttosto elevata. Una situazione che, secondo la direttrice dell’Istituto, non rappresenta una sorpresa considerando le condizioni climatiche di questa stagione. Il caldo e la siccità possono infatti creare condizioni favorevoli alla
circolazione del virus. In particolare, la scarsità d’acqua può spingere le zanzare a cercare piccoli ristagni più vicini alle abitazioni e quindi alle persone. Sul fronte dei contagi umani, in Veneto i casi sono attualmente circa 73. Un numero che, osserva Ricci, è inferiore rispetto ad alcune annate precedenti, ma che deve essere valutato considerando la stagionalità della malattia: il picco dei casi si registra generalmente nel mese di settembre. La parola d’ordine, quindi, è prevenzione. E non riguarda soltanto le amministrazioni pubbliche. «Bisogna proteggersi dalla puntura delle zanzare», sottolinea Ricci, ri-
cordando l’importanza dei repellenti e delle misure per impedire la proliferazione degli insetti. Un ruolo importante spetta anche ai cittadini. I Comuni intervengono nelle aree pubbliche, ma nei cortili e negli spazi privati la prevenzione dipende in larga parte dai singoli. È fondamentale trattare i tombini con prodotti larvicidi ed eliminare i ristagni d’acqua, anche quelli apparentemente insignificanti. Un esempio semplice riguarda i sottovasi delle piante: svuotarli regolarmente significa togliere alle zanzare uno dei luoghi in cui possono riprodursi. «Sembra una banalità – osserva la direttrice – ma vuotare i sottovasi delle nostre piante sui poggioli ci aiuta tantissimo a ridurre la presenza delle zanzare». La West Nile, però, non è l’unica minaccia legata alle zanzare. Sul territorio possono circolare anche altri virus, tra cui Chikungunya, Usutu e Toscana virus. Per questo l’attività di sorveglianza non si limita a un singolo agente patogeno. Il principio che guida questo lavoro è
quello della One Health, un approccio che considera strettamente collegati la salute dell’uomo, quella degli animali e la tutela dell’ambiente. Lo stesso approccio riguarda anche un altro elemento fondamentale degli ecosistemi: le api. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è infatti Centro di referenza nazionale per la salute delle api e svolge un’attività specifica di ricerca e sorveglianza in questo settore. Anche gli alveari devono fare i conti con parassiti e nuovi rischi sanitari, alcuni dei quali possono arrivare da altre parti del mondo. Anche in questo caso, secondo Ricci, i cambiamenti climatici possono contribuire a modificare lo scenario. Al momento non vengono segnalate situazioni particolarmente preoccupanti, ma la prevenzione resta fondamentale. L’attività dell’Istituto comprende anche la cooperazione internazionale, con l’obiettivo di aiutare i Paesi in cui determinati rischi sono già presenti a sviluppare strumenti efficaci per identificarli e controllarli. Vincenzo Gottardo
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