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laPiazza di Adria - Settembre26

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di Adria

DAL 1994

SETTEMBRE 2026

Periodico d’informazione locale - Anno XXXIII n. 185

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Pettorazza investe nello sport per offrire ai giovani più spazi e opportunità

Energia, il Veneto sfida il monopolio e punta sulle multiutility del territorio

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n Veneto si respira un clima politico singolare, lontano dai toni esasperati dello scontro ideologico. Tra Palazzo Balbi e i banchi dell’opposizione guidata da Giovanni Manildo si è consolidato un feeling istituzionale così palese da spingere gli osservatori, fin dalla campagna elettorale, a coniare la crasi “Stefanildo”. Una definizione nata per sottolineare non solo lo stile felpato e dialogante dei due protagonisti, ma anche una marcata sovrapposizione nei programmi e nella visione del territorio. Le prime conferme di questa sintonia non si sono fatte attendere. Sul terreno dei diritti e delle risposte sociali, maggioranza e opposizione hanno trovato convergenze significative, concretizzate in provvedimenti dal forte impatto etico e comunitario come la legge sui caregiver e il delicato dossier sul fine vita. Un’intesa culminata nell’ormai celebre “patto dell’acciuga”, l’incontro informale tra il presidente della Giunta Alberto Stefani e il leader dell’opposizione Manildo. Un vertice a tavola che ha formalizzato la volontà di superare i muri contrapposti per costruire percorsi legislativi condivisi.

SCUOLE, DOPPIA SFIDA: INVERNO DEMOGRAFICO E SPINTA ALL’INNOVAZIONE L’80% DELLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ ERA SCONOSCIUTO AI SERVIZI SOCIALI servizi alle pag. 4-5-6

VIABILITÀ AD ADRIA, IL PIANO PUNTA SU PARCHEGGI E ZONA 30

servizio a pag. 11

AUTONOMIA: UN ALTRO PASSO AVANTI, STEFANI: “IL VENETO HA FRETTA”

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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE

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uanto successo tra gli scanni del Consiglio regionale del Veneto travalica i confini della regione. L’approvazione del provvedimento sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito ha rotto la barriera dei posizionamenti ideologici predefiniti. Il voto a maggioranza trasversale ha stabilito un principio di realtà: la regolamentazione di tempi, verifiche ed erogazioni per chi si trova in condizioni di sofferenza irreversibile non è una concessione etica, ma un dovere organizzativo delle strutture pubbliche. segue a pag. 3

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Case della Comunità, dopo le opere parte la campagna di comunicazione

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La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?

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FACCIAMO IL PUNTO

di Adria

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OLTRE L’IDEOLOGIA: LE PERSONE SI ASPETTANO RISPOSTE • Nicola Stievano Segue da pag. 1

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NUOVI AGENTI PER LA POLIZIA DI STATO

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afforzare la presenza della Polizia di Stato sul territorio Polesano, con particolare attenzione al Delta. È questo l’obiettivo dell’assegnazione di 26 nuovi agenti alla Questura di Rovigo, accolti dal Questore al termine del percorso formativo svolto nelle Scuole Allievi Agenti della Polizia di Stato. I neoagenti, otto donne e diciotto uomini, hanno prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione agli inizi di agosto e ora iniziano il loro servizio operativo nelle diverse sedi della provincia. Una parte significativa dei nuovi arrivi interesserà proprio il territorio deltino. Sei agenti saranno assegnati al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Adria, mentre nove prenderanno servizio nel Commissariato di Porto Tolle, rafforzando così due presìdi strategici per un’area che durante la stagione estiva, vede aumentare sensibilmente le esigenze di controllo del territorio e di sicurezza. Gli altri undici agenti entreranno invece a far parte degli organici della Questura di Rovigo. Nel corso dell’incontro di benvenuto, il Questore Andrea Straffelini ha ricordato ai giovani poliziotti il significato del giuramento appena prestato, invitandoli a svolgere il proprio servizio con impegno, senso del dovere e spirito di responsabilità nei confronti della comunità Polesana. Nel salutarli, il Questore ha ricordato loro i doveri assunti con il Giuramento, esortandoli al massimo impegno al servizio della comunità Polesana ed ha poi così commentato, rivolgendosi anche ai Funzionari della Questura presenti alla breve cerimonia: “Accogliere degli Agenti di nuova nomina è sempre un momento di grande gioia professionale e richiamo alla responsabilità per noi tutti. Queste ragazze e questi ragazzi sono il futuro della Polizia di Stato, a noi il compito di guidarli e sostenerli, cosicché possano, quanto prima, diventare punto di riferimento per la sicurezza delle nostre Comunità” .

Il Questore: “Saranno il futuro della sicurezza delle nostre comunità”

isalendo l’Adige, il Trentino procede invece con un’andatura diversa. Il disegno di legge giace nelle commissioni consiliari della Provincia Autonoma, frenato dalla volontà di non rincorrere l’attivismo normativo e dal tentativo di spostare il baricentro dell’attenzione sul potenziamento della rete di cure palliative. Si delineano così due approcci territoriali speculari al medesimo problema: da un lato l’inquadramento della sentenza della Corte Costituzionale sul fine vita entro un percorso amministrativo con scadenze definite per l’A zienda Sanitaria; dall’altro una cautela che preferisce attendere l’eventuale intervento del Parlamento, non fa venire meno il rischio di lasciare i cittadini e i comitati etici locali in una zona d’ombra procedurale. Questa differenza riflette una discussione pubblica che non può più essere liquidata come esercizio teorico o scontro di appartenenza. Le scelte sulla fase finale dell’esistenza appartengono alla sfera intima della persona, ma travalicano il singolo nel momento in cui investono i familiari, la responsabilità dei medici e si riverberano nella comunità. Quando il corpo sociale evita di affrontare l’argomento per timore di dividersi, delega la soluzione del dolore alla solitudine delle famiglie o alle aule dei tribunali. Il percorso però è tutt’altro che semplice e scontato.

Il merito dell’esperienza veneta, pur nella diversità delle posizioni e nelle contrapposizioni ideologiche, sta nell’aver separato la giurisdizione morale da quella gestionale. Regolamentare la procedura medica non significa incentivare una scelta, né svalutare l’importanza dell’affiancamento assistenziale o della terapia del dolore; significa prendere atto che la dignità individuale richiede certezze operative quando la vita impone decisioni definitive. La politica locale, forte dell’autonomia istituzionale di cui dispone a Venezia come a Trento, ha il compito di fornire regole trasparenti anziché risposte evasive. Dal canto suo, invece, la chiesa reclama il pieno rispetto per la vita, in ogni sua fase e condizione, ma qui entriamo in un altro ambito. Affrontare la questione con strumenti normativi chiari non è una resa culturale, ma un atto di responsabilità civile. Il dibattito aperto nelle nostre Regioni dimostra che la tutela della fragilità non si misura sulla capacità di rinviare i problemi, ma sulla disponibilità ad accompagnare le persone nell’esercizio delle proprie libertà fondamentali entro un quadro pubblico rigoroso e nel pieno rispetto della volontà di ogni individuo. Poi ciascuno deve essere libero di fare le proprie scelte, consapevole che le istituzioni non dovrebbero essere semplici controparti burocratiche.

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• Guendalina Ferro

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di Adria è una testata giornalistica di proprietà di

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Questa edizione raggiunge le zone di Adria, Pettorazza Grimani per un numero complessivo di 7.072 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; numero iscrizione ROC 32199

Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin - formato da 25 edizioni locali mensilmente recapitato a 575.000 famiglie del Veneto e del Trentino

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Focus scuola/1. Adria concentra un’offerta formativa ampia e diversificata

CIRCA TREMILA STUDENTI TRA SCUOLE SUPERIORI E CONSERVATORIO Q uando si parla di scuole superiori nel Delta, il baricentro resta Adria. È nella città etrusca che si concentra la parte più ampia e diversificata dell’offerta formativa dopo la terza media e, di conseguenza, è verso Adria che ogni giorno converge una parte importante degli studenti provenienti dai Comuni del territorio. I dati diffusi dal Comune per l’anno scolastico 2026/2027 danno la misura di questa centralità. Sono 4.214 gli iscritti complessivi nelle scuole adriesi, dall’infanzia alle superiori fino al Conservatorio, ma è soprattutto il dato relativo agli studenti più grandi a fotografare il ruolo territoriale della città: 2.934 frequentano gli istituti Superiori e il Conservatorio. Quasi sette studenti su dieci tra quelli conteggiati nel sistema scolastico e formativo cittadino appartengono dunque a questo segmento. Un peso che va letto anche alla luce della geografia dell’istruzione nel Delta, dove le possibilità di scelta dopo la scuola media si concentrano in larga parte proprio ad Adria. La città offre percorsi liceali, tecnici e professionali. Secondo i dati forniti dal Comune nella prima settimana di settembre, il Liceo “Bocchi-Galilei” conta 991 studenti, di cui 647 nel plesso Bocchi-Badini e 344 al Galilei. Il Polo Tecnico di Adria raggiunge 942 iscritti: 330 a Ragioneria, 569 nei percorsi dell’ITIS

e 43 nei corsi serali. L’Istituto “Cipriani-Colombo” di Adria conta invece 815 studenti, mentre altri 186 frequentano il Conservatorio Musicale “A. Buzzolla”. Complessivamente si arriva così a 2.934 iscritti tra istruzione superiore e alta formazione musicale. Numeri che spiegano perché Adria rappresenti un punto di riferimento per molti ragazzi del Delta e delle province limitrofi. La presenza quotidiana di una popolazione studentesca di queste dimensioni non riguarda soltanto la scuola, ma si riflette sulla vita della città, dalla mobilità ai trasporti fino ai servizi e agli spazi destinati ai giovani. Per avere una fotografia più completa dell’istruzione superiore nel Delta occorre guardare anche alle opportunità presenti negli altri Comuni. A Porto Viro si trova un ulteriore plesso dell’Istituto Cipriani-Colombo, i cui studenti si aggiungono dunque agli 815 iscritti conteggiati nella sede di Adria. Nella stessa città è presente anche un centro Enaip, che amplia l’offerta nel campo della formazione professionale. Una novità arriva invece da Porto Tolle, dove all’interno dell’Istituto Omnicomprensivo è partita la prima classe dell’indirizzo Manutenzione e Assistenza Tecnica (MAT), con 32 studenti. Il sistema scolastico cittadino ad Adria, comincia naturalmente molto prima delle superiori. Sono complessivamente 1.280 i bambini e i ragazzi iscritti tra scuole dell’infanzia

pubbliche, primarie e secondarie di primo grado. Le scuole dell’infanzia pubbliche accolgono 179 bambini: 54 alla “G. Di Vittorio”, 68 all’“Arcobaleno” e 57 alla “Gregnanin”. Le primarie contano invece 619 alunni distribuiti in sei plessi. La “Vittorino da Feltre” è la più numerosa con 227 iscritti, seguita dalla “E. De Amicis” con 116, dalla “L. Da Vinci” con 83, dalla “S.G. Bosco” con 74, dalla “G. Pascoli” con 73 e dalla “A. Frank” con 46.Sono infine 482 gli studenti delle secondarie di primo grado: 223 alla “M. Marin”, 164 alla “A. Manzoni” e 95 alla “A. Buzzolla”.

Sommando questi numeri ai 2.934 iscritti delle superiori e del Conservatorio si arriva ai 4.214 studenti fotografati dai dati diffusi dal Comune di Adria. Escluse quindi le scuole dell’infanzia paritarie Alle Scuole superiori va aggiunto il Corso di laurea triennale in Infermieristica dell’Università degli Studi di Ferrara con sede presso un’ala dell’edificio dell’ospedale di Adria. • Guendalina Ferro

I dati del liceo “Bocchi-Galilei”, in mille tornati tra i banchi

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uasi mille studenti sono tornati tra i banchi del Liceo Bocchi-Galilei di Adria. Il nuovo anno scolastico 2026/2027 è iniziato con 996 iscritti, distribuiti nelle due principali realtà dell’istituto diretto dalla dirigente scolastica Silvia Polato: il Liceo classico “C. Bocchi” e il Liceo scientifico “G. Galilei”. I dati, aggiornati al 25 agosto e suscettibili quindi di variazioni, indicano 651 studenti al Bocchi e 345 al Galilei. Complessivamente sono state attivate 50 classi, di cui dieci prime. A caratterizzare la popolazione scolastica è soprattutto la forte presenza femminile: 696 sono le studentesse e 300 gli studenti. Sul fronte della cittadinanza, 939

iscritti sono italiani e 57 hanno cittadinanza straniera. L’avvio delle lezioni coincide anche con una novità importante sul fronte degli edifici: la riapertura della sede del liceo classico di via Dante 4, interessata dal 2022 da lavori di adeguamento strutturale. È stato rifatto integralmente il tetto, mentre gli ambienti interni sono stati ritinteggiati e dotati di controsoffitti e di un nuovo impianto di illuminazione. Si avviano alla conclusione anche gli interventi nella palestra di via Ragazzi del ’99, con l’adeguamento strutturale, il rifacimento del tetto e della pavimentazione dell’area di gioco. La sede del liceo scientifico rimane in viale Umberto Maddalena. Con il ritorno

in aula entra nel vivo anche l’offerta di attività che accompagnerà gli studenti. Nell’ambito del Piano Scuola Estate gli studenti potranno beneficiare di corsi di Autocad, teatro, inglese, francese e russo, un percorso di potenziamento della matematica e gli incontri di lettura e scrittura critica del Book Club. Per 45 ragazzi è previsto inoltre il “progetto montagna”, quattro giorni tra le vette della Val di Zoldo. Tornano anche gli scambi con diversi Paesi europei, insieme a un articolato programma di viaggi in Italia e all’estero. Il Bocchi-Galilei ha così iniziato il nuovo anno con numeri vicini alla soglia dei mille iscritti, spazi recuperati e nuove opportu-

nità formative, confermando il peso dell’istituto nel panorama delle scuole superiori di Adria. • (G.F.)

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5 Focus scuola/2. In aumento i ragazzi del biennio che lasciano la scuola e si isolano a casa

DISPERSIONE SCOLASTICA, IL DISAGIO CHE NON SI VEDE COLPISCE I GIOVANI in carico in condizioni di emergenza. Un punto di raccordo è rappresentato inoltre dal Tavolo Servizi-Scuola del Piano di Zona ULSS 5, spazio stabile di confronto tra istituti scolastici e Servizi Sociali per coordinare gli interventi e condividere le risposte alle situazioni che emergono sul territorio. Sul fronte dell’obbligo di istruzione, il Comune riferisce inoltre di avere attivato una modalità di intervento rapido nell’am-

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agazzi che smettono di frequentare le lezioni e progressivamente si chiudono in casa. Famiglie che, nella maggior parte dei casi, non avevano mai avuto contatti con i Servizi Sociali. È questo uno degli aspetti più significativi che emerge dal quadro delle attività diffuse dal Comune di Adria sul fronte della dispersione scolastica e della prevenzione del disagio giovanile. Secondo quanto riferito dal comune, il fenomeno sta assumendo caratteristiche nuove e più complesse, in particolare nel biennio della scuola secondaria di secondo grado. Il dato che fotografa meglio questa realtà riguarda proprio le famiglie coinvolte: circa l’80% non

era precedentemente conosciuto dai Servizi Sociali. Situazioni che, dunque, possono maturare lontano dai tradizionali contesti di fragilità già seguiti dai servizi e che rendono più diff icile intercettare per tempo i primi segnali di disagio. È su questo terreno che il Comune di Adria sta rafforzando il lavoro con le scuole e con gli altri soggetti del territorio. Nei dieci Comuni dell’Ambito territoriale – Adria, Rosolina, Loreo, Corbola, Taglio di Po, Porto Viro, Papozze, Pettorazza Grimani, Ariano nel Polesine e Porto Tolle – si è consolidata negli ultimi anni una collaborazione tra Servizi Sociali, istituzioni scolastiche e operatrici

di Veneto Lavoro impegnate nelle attività di orientamento e nel contrasto alla dispersione scolastica. L’obiettivo è riuscire a intervenire prima che l’allontanamento dalla scuola si trasformi in una situazione più difficile da recuperare, lavorando non solo con i ragazzi ma anche con le famiglie. La risposta passa attraverso progettualità regionali dedicate alla prevenzione del ritiro sociale e al sostegno degli adolescenti, nelle quali assume un ruolo sempre più importante anche la figura dell’educatore. A queste si affianca il lavoro di prevenzione finalizzato a costruire un rapporto di fiducia con le famiglie prima che le difficoltà arrivino a richiedere una presa

Adria Uno, 855 alunni tra Adria e Papozze

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ono tornati tra i banchi gli alunni dell’Istituto comprensivo Adria Uno, una realtà scolastica che per l’anno 2026/2027 conta complessivamente 855 iscritti. Il dato, aggiornato al 25 agosto, potrà registrare piccole variazioni. L’istituto, guidato dalla dirigente scolastica Antonella Flori, ha una particolarità territoriale significativa: accanto alle scuole di Adria e della frazione di Bottrighe comprende infatti tre plessi nel vicino Comune di Papozze, realtà di circa 1.400 abitanti. Qui sono 123 gli alunni: 21 alla scuola dell’infanzia Bottoni, 55 alla primaria Dante Alighieri e 47 alla secondaria di primo grado Leonardo da Vinci. Numeri importanti per una comunità di queste dimensioni. Ad Adria, nelle scuole dell’infanzia, sono 57 i bambini della Gregnanin e 70 quelli dell’Arcobaleno. Tra le primarie, il plesso più numeroso dell’intero comprensivo è la Vittorino da Feltre, con 230 alunni, seguita dalla San Giovanni Bosco di Bottrighe con 75 e dalla Giovanni Pascoli con 74. Alla secondaria Marino Marin gli studenti sono 223.Sostanzialmente equilibrata anche la composizione della popolazione scolastica tra maschi e femmine, con una lieve prevalenza dei primi. Con le lezioni ormai iniziate, entra nel vivo anche l’offerta for-

bito delle disposizioni introdotte dal Decreto Caivano (D.L. 123/2023) per il contrasto alla dispersione scolastica. Il meccanismo prevede una cooperazione più stretta tra scuola, Ufficio Pubblica Istruzione e Servizi Sociali, con l’obiettivo di individuare tempestivamente le situazioni critiche e coordinare gli interventi. • Guendalina Ferro

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mativa. Tra i progetti figurano robotica educativa, corsi di inglese e preparazione alle certificazioni linguistiche, latino e orientamento. Spazio anche alla metodologia CLIL, acronimo di Content and Language Integrated Learning, che integra l’apprendimento dei contenuti di una disciplina con l’utilizzo di una lingua straniera come lingua veicolare. Alla scuola secondaria prosegue inoltre l’indirizzo musicale, mentre sul versante sportivo sono previsti progetti e partecipazione ai Campionati studenteschi. Completano l’offerta le iniziative dedicate alla lettura, alla mediazione culturale e alla creazione artistica. • (G.F.)

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Focus scuola/3. Cresce l’attenzione verso gli studenti che scoprono di aver scelto un percorso poco adatto

RIORIENTAMENTO, QUANDO CAMBIARE SCUOLA DIVENTA UNA SECONDA POSSIBILITÀ S cegliere la scuola superiore a tredici o quattordici anni non è semplice. E non sempre la scelta fatta in terza media, una volta entrati davvero in classe, si rivela quella più adatta. C’è chi scopre che le materie sono diverse da come le aveva immaginate, chi incontra difficoltà con il metodo o il carico di studio e chi comprende semplicemente di avere interessi e attitudini più vicini a un altro percorso. È qui che entra in gioco il riorientamento: la possibilità di ripensare la propria scelta e cambiare indirizzo o scuola dopo aver sperimentato concretamente il percorso intrapreso. Una possibilità alla quale dal 2025 la normativa nazionale ha dato una disciplina precisa. Nel primo biennio delle superiori, quindi in prima e seconda, gli studenti possono chiedere, entro e non oltre il 31 gennaio di ogni anno scolastico, l’iscrizione alla classe corrispondente di un altro

indirizzo, articolazione o opzione. Non è previsto un esame integrativo: spetta alla scuola di destinazione predisporre gli interventi didattici necessari per consentire allo studente di acquisire conoscenze, abilità e competenze necessarie all’inserimento nel nuovo percorso. La finalità indicata dalla stessa legge è favorire il successo formativo e il riorientamento. Dal terzo anno, invece, il passaggio è subordinato al superamento di un esame integrativo. Il riorientamento, dunque, non coincide semplicemente con il trasferimento da una scuola all’altra. Significa anche accompagnare lo studente nella comprensione delle ragioni che lo spingono a cambiare e nella scelta del nuovo percorso, per evitare che alla prima decisione poco adatta ne segua un’altra altrettanto incerta. Il tema riguarda anche Adria, dove gli istituti affrontano l’orientamento non soltanto nella fase che precede l’iscrizione alle superiori.

Al Cipriani-Colombo, accanto all’orientamento in entrata e in uscita, è prevista una funzione dedicata all’“orientamento interno percorso”, insieme alle attività rivolte al contrasto della dispersione scolastica. Al Polo Tecnico, invece, l’accompagna-

mento prosegue anche dopo l’ingresso alle superiori attraverso l’orientamento in itinere, finalizzato anche a una maggiore conoscenza delle proprie inclinazioni e dei propri interessi. Il Bocchi-Galilei punta molto sulla fase precedente alla scelta, attraverso

laboratori esperienziali e ministage che consentono agli studenti delle medie di avvicinarsi concretamente ai diversi percorsi di studio. • Guendalina Ferro

AL “CIPRIANI-COLOMBO”, OLTRE MILLE STUDENTI

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ono circa 1.020 gli studenti che si preparano al nuovo anno scolastico all’Istituto di istruzione superiore “Cipriani-Colombo” di Adria. Una popolazione scolastica importante e distribuita tra diversi indirizzi e plessi scolastici, con 51 classi complessive e nove prime che accoglieranno i nuovi iscritti. A fornire il quadro in vista dell’avvio dell’anno scolastico 2026-2027 è la dirigente Lorenza Fogagnolo. Dei circa 1.020 iscritti, una cinquantina frequenta i corsi serali. A fare la parte del leone è l’Istituto professionale Alberghiero, che raggiunge 549 studenti, 43 dei quali inseriti nel percorso IeFP. Seguono l’Istituto tecnico

economico con 156 iscritti, suddivisi tra i 37 dell’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing e i 119 del Turismo. Sono invece 103 gli studenti dei Servizi sanitari e assistenza sociale, 86 quelli dell’Odontotecnico e 29 gli iscritti ai Servizi commerciali. La novità dell’anno riguarda proprio l’Alberghiero. Dal terzo anno sarà infatti disponibile il percorso dedicato ad Arte bianca e Pasticceria, ampliando ulteriormente l’offerta formativa di un settore che già raccoglie più della metà degli studenti dell’istituto. Per conoscere nel dettaglio i nuovi progetti didattici bisognerà invece attendere le deli-

bere del Collegio dei docenti. La scuola parte comunque da una serie di attività già avviate o programmate attraverso le risorse del Pnrr. Gli interventi riguarderanno sia la formazione specifica degli studenti, sia le azioni di sostegno e contrasto alla dispersione scolastica. Tra i temi sui quali il Cipriani-Colombo ha deciso di continuare a investire c’è anche l’intelligenza artificiale. Proseguirà infatti la formazione già avviata durante lo scorso anno sull’utilizzo dell’IA sia nella didattica sia nelle attività amministrative. Numeri e indirizzi diversi che restituiscono l’immagine di una scuola articolata, con l’Alberghiero come

realtà numericamente più consistente ma con un’offerta che spazia dal turismo all’economia, dall’odontotecnica ai servizi sanitari e sociali. “Per il Cipriani-Colombo il nuovo anno ripartirà quindi da oltre mille studenti e nove nuove classi prime, mentre la sfida sarà continuare ad aggiornare l’offerta formativa, affiancando alle competenze professionali tradizionali nuovi percorsi e strumenti sempre più legati all’innovazione”- ha sottolineato la dirigente scolastica Lorenza Fogagnolo. • (G.F.)

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ADRIA

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Il caso. Simoni: “La famiglia Carinci non sposterà la farmacia”

Claudio Zanetti, un ricordo che continua a fare del bene

LA DELIBERA DI GIUNTA SULLA FARMACIA DI BARICETTA È DA RIFARE U L a delibera di giunta dovrà essere rifatta, ma il caso resta aperto. La revisione biennale della pianta organica delle sei farmacie del territorio adriese è approdata nel Consiglio comunale di agosto con un’interrogazione del Pd, dopo che la minoranza aveva sollevato il caso dell’atto pubblicato all’albo pretorio. Alla base c’è un errore: la firma del sindaco, che risulta aver presieduto la riunione di Giunta, compare su un verbale nel quale lo stesso primo cittadino viene indicato contemporaneamente come assente all’appello. Sarà quindi necessaria una nuova delibera. Ma, chiarito l’aspetto formale, il confronto politico in consiglio comunale si è concentrato soprattutto sul futuro della farmacia di Baricetta e sulle conseguenze della ridefinizione delle aree di competenza. A rispondere all’interrogazione del consigliere dem,Giorgio Zanellato, è stato il vicesindaco Federico Simoni, che ha ricordato come la normativa imponga ai Comuni la revisione della pianta organica delle farmacie ogni due anni, adempimento che ad Adria non veniva effettuato dal 1992. “I residenti sono passati dai 21.255 del 1992 ai 18.809 del 2026, mentre sono cresciute nuove aree abitate, dall’Amolaretta alla zona Coop fino agli insediamenti attorno a Borgo Dolomiti», ha spiegato Simoni, parlando di «una contrazione del 10,5% che ha colpito il territorio in maniera non uniforme». Da qui, secondo il vicesindaco, «la ridistribuzione delle farmacie e quindi i nuovi confini di territorialità elaborati dagli uffici comunali con strumenti tecnologici”. Simoni, nel corso della seduta pubblica, ha inoltre assicurato che la famiglia Carinci non sposterà la farmacia da Baricetta. Una rassicurazione che non ha chiuso il confronto. Il consigliere Zanellato ha riferito quanto emerso durante una riunione pubblica a Baricetta: dopo aver parlato con il figlio del proprietario della farmacia, avrebbe appreso che la famiglia starebbe cercando da tre anni di vendere l’attività. Il timore espresso dall’opposizione è che un eventuale trasferimento verso Borgo Dolomiti, lungo la regionale

443, possa aumentare l’attrattività commerciale della farmacia ma penalizzare Baricetta, in particolare anziani e residenti che oggi raggiungono il presidio a piedi o in bicicletta, spesso abbinando la visita dal medico all’accesso alla farmacia. La delibera, dunque, tornerà in Giunta per correggere l’errore. Il nodo politico, invece, resta quello della farmacia di Baricetta e della tutela di un servizio che per le frazioni rappresenta un presidio di prossimità. • Guendalina Ferro

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n ricordo che continua a vivere trasformandosi in un gesto concreto per chi affronta uno dei momenti più delicati della propria vita. Ha permesso di raccogliere 1.415 euro il “Viaggio armonico Solidale”, iniziativa promossa dalla Pro Loco di Adria Aps, in collaborazione con il Gruppo Alpini, in memoria di Claudio Zanetti. La somma sarà devoluta all’Hospice e al Servizio di Cure Palliative dell’Ulss 5 Polesana dell’ospedale di Adria.A dare vita all’iniziativa è stata Elena Zanetti, moglie di Claudio e, come lui, socia e volontaria della Pro Loco. Non è stata casuale neppure la scelta del Parco degli Alpini. Era un luogo particolarmente caro a Claudio, che negli anni aveva dedicato tempo ed energie alla sua gestione e alla sua cura. Proprio qui si è quindi deciso di organizzare una serata capace di mettere insieme ricordo, partecipazione e solidarietà. Gli Alpini hanno accolto la proposta mettendo a disposizione il parco e collaborando alla realizzazione dell’appuntamento, che ha visto una significativa presenza di pubblico. Ad accompagnare la serata sono stati il bagno di gong curato da Marco Pironi e le atmosfere musicali del Duo Saem, creando un percorso di rilassamento, ascolto e condivisione. Ma il cuore dell’iniziativa è andato oltre il momento di benessere. Una parte dell’incontro è stata infatti dedicata a far conoscere più da vicino il lavoro dell’Hospice di Adria e delle cure palliative. La dottoressa Cristiana Manzetto ha illustrato il valore di un servizio che ogni giorno accompagna le persone nella fase più delicata della malattia, offrendo assistenza ai pazienti e sostegno alle loro famiglie. A concludere la serata sono state due letture: una dedicata alle cure palliative e l’altra alla bellezza della vita. “Elena ha voluto trasformare un ricordo in qualcosa che potesse continuare a fare del bene – sottolinea la Pro Loco – e crediamo che sia questo il modo più bello per ricordare una persona che ha dedicato tempo ed energie alla propria comunità e al Parco degli Alpini”. La Pro Loco ha quindi ringraziato Elena Zanetti per aver trasformato la sua idea in un progetto concreto, gli Alpini per l’accoglienza, la dottoressa Manzetto, quanti hanno collaborato all’organizzazione e soprattutto le tante persone che hanno partecipato e contribuito alla raccolta. Alla fine della serata, il risultato è stato di 1.415 euro. • (G.F.)


Sintonizzati Sintonizzati sul DOMENICA 20 SETTEMBRE ORE 11:00 – DOSS ALPINE STYLE, PINZOLO

sfide e le responsabilità della critica enologica moderna, per capire come orientarsi in un panorama sempre più ricco e complesso. Con Robert Camuto, giornalista Wine Spectator e autore; Giulia Zanotelli, Assessore all’Agricoltura, Promozione dei prodotti trentini, Ambiente, Difesa idrogeologica ed Enti locali Provincia autonoma di Trento; Carlo Moser, owner Moser Trento.

TRENTODOC TASTING

sul

Trentodoc Elevation, bollicine d’alta quota

ORE 15:00 – SALA FORMAZIONE, PALAZZO ROCCABRUNA

Un percorso tra Trentodoc, per esplorare il legame tra territorio, clima e identità dei vini, alla ricerca degli elementi che definiscono freschezza, tensione ed eleganza nel calice. Conduce Roberto Anesi, Miglior Sommelier d’Italia 2017 dell’Associazione Italiana Sommelier.

TRENTODOC TASTING

VENERDÌ 25 SETTEMBRE

ORE 11:00 – CORTE, PALAZZO ROCCABRUNA

WINE TALKS

Perlage Tour in Val di Cembra

Sei soste virtuali, sei Trentodoc per un viaggio immaginario in Val di Cembra. Bollicine di montagna tra immaginazione, racconto e degustazione, insieme a Simone Loguercio e Cristian Maitan, rispettivamente Migliori Sommelier d’Italia 2018 e 2023 dell’Associazione Italiana Sommelier.

ORE 16:00 – GIARDINI SAN MARCO

SPARKLING STORIES

ORE 17:00 – LOGGIA DEL ROMANINO, CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO

COOK TALES

Futuro, dove va il fine dining italiano?

Il fine dining sta cambiando. Tra un (apparente) ritorno al passato, necessità di figure «culturali» e formule più informali, capaci di adeguarsi alle abitudini dei clienti, qual è lo stato dell’arte dell’alta cucina e quali sono i possibili scenari futuri? Con Francesco Rovai, Del Cambio , Torino; Stefania Di Pasquo, Locanda Mammì , Agnone (IS); Matteo Lunelli, presidente e Ceo Ferrari Trento; Marco Masé, vicepresidente Asat, owner Hotel Bertelli e Ristorante Gallo Cedrone , Madonna di Campiglio (TN).

ORE 18:30 – SALE 1-2-4, PALAZZO ROCCABRUNA

TRENTODOC TASTING

Diventa Sommelier per un giorno!

Un laboratorio dove chi partecipa stappa, versa e degusta. Per vivere Trentodoc da protagonisti, scoprendo sei etichette insieme a grandi professionisti come Ilaria Lorini, Stefano Berzi e Cristian Maitan rispettivamente Migliori Sommelier d’Italia dell’Associazione Italiana Sommelier 2025 (in carica), 2021 e 2023.

dell’attesa: perché i grandi vini non hanno fretta altri, tra TV e scrittura OgniL’arte20 minuti tutte ledeglinotizie del Veneto La forma del Trentodoc: effetto magnum? aggiornate in tempo reale. Il tempo è un ingrediente, non una scadenza. Un dialogo sull’importanza della pazienza nella creazione dei grandi vini, dal vigneto alla cantina, fino all’affinamento in bottiglia. Un racconto corale che svela come solo una lenta maturazione possa trasformare un vino in un capolavoro senza tempo. Con Salvino Benanti, amministratore delegato Benanti Viticoltori; Stefano Fambri, presidente Istiuto Trentodoc; Rossana Gaja, owner Gaja; Andrea Buccella, responsabile produzione Cesarini Sforza; Sergio Moser, responsabile Azienda Agricola e Cantina – Fondazione Edmund Mach.

Francesca Fialdini: una carriera dedicata all’ascolto

Un incontro per ripercorrere una carriera costruita sull’arte dell’ascolto. Un dialogo sul valore delle storie, dell’empatia e delle parole come strumenti per comprendere gli altri e il nostro tempo. Con Francesca Fialdini, conduttrice televisiva.

ORE 18:30 – PALAZZO OCSE

TRENTODOC TASTING

Il formato in cui è custodito Trentodoc ha la capacità di influenzare la sua maturazione, l’evoluzione e la sua eleganza. Una degustazione, un viaggio sensoriale che mette a confronto sei bollicine di montagna, sia in bottiglia standard (0,75l) che in magnum (1,5l). Conducono Roberto Anesi e Simone Loguercio, rispettivamente Migliori Sommelier d’Italia 2017 e 2018 dell’Associazione Italiana Sommelier.

ORE 16:00 – PALAZZO OCSE

100 pagina Ogni 20 minuti tutte le notizie del Veneto 270x330 aggiornate in tempo reale. TRENTODOC TASTING

ORE 12:00 – LOGGIA DEL ROMANINO, CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO

Le origini: Tranquillo e Trentodoc

COOK TALES

English language Un’esperienza per scoprire come un vino base di oggi diventerà un Trentodoc domani, degustandoli insieme, per scoprire le origini e l’eleganza delle bollicine di montagna.La degustazione si terrà in lingua inglese. Sarà condotta da Essi Avellan, Master of Wine e Roberto Anesi, Miglior Sommelier d’Italia 2017 dell’Associazione Italiana Sommelier.

Selvatico, la cucina wild: tra foraging e mare e selvaggina

Per molti chef la sostenibilità passa dall’uso di materie prime selvatiche: dalla troppo spesso demonizzata selvaggina alla pesca, senza dimenticare il mondo vegetale. Come si concilia l’impiego di ingredienti spontanei, stagionali e dalla disponibilità mutevole con l’alta cucina e i suoi menu? Con Alessandro Gilmozzi, El Molin , Cavalese (TN); Marco Visciola, Il Marin , Genova; Edoardo Tilli, Podere Belvedere, Pontassieve (FI).

ORE 15:00 – SALA RAPPRESENTANZA, PALAZZO GEREMIA

WINE TALKS

Pagelle in cantina: come si giudica il vino oggi

Punteggi, guide, recensioni: come si è evoluto il giudizio sul vino e qual è il suo impatto su produttori e consumatori? Un confronto aperto sulle metodologie, le

ORE 17:00 – CORTE, PALAZZO ROCCABRUNA

WINE TALKS

ORE 19:00 – CHIOSTRO DEGLI AGOSTINIANI

SPARKLING STORIES

Teresa Ciabatti: parole a tema libero

Una delle voci più originali della narrativa italiana contemporanea. In un dialogo tra letteratura e vita, l’autrice racconterà il suo modo di trasformare l’esperienza personale in racconto, esplorando il confine sottile tra memoria, verità e invenzione. Con Teresa Ciabatti, scrittrice.

Vino da Oscar: storie, volti e pellicole nati tra le vigne

Il vino come musa ispiratrice per il grande schermo. Un viaggio affascinante tra film, attori e registi che hanno portato sul set la magia della vigna. Un incontro per scoprire come il cinema racconta il vino, trasformandolo in personaggio, scenario e metafora di storie indimenticabili. Con Giuseppe Di Gioia, Ceo Grattamacco; Augusta Bargilli, viticultrice; Paolo Mereghetti, giornalista e critico cinematografico.

SABATO 26 SETTEMBRE ORE 10:00 – LOGGIA DEL ROMANINOCASTELLO DEL BUONCONSIGLIO

COOK TALES

caratteristiche che rendono le bollicine di montagna espressione identitaria e autentica di questo luogo.

Radici, il lusso dell’autoproduzione in cucina

Non solo orto: l’autoproduzione delle materie prime sta diventando centrale nell’alta ristorazione. Cuochi e agronomi lavorano insieme per coltivare ingredienti d’eccellenza su misura e ridurre l’impatto ambientale. Per molti chef è anche una fonte di ispirazione e creatività, alla base della loro identità gastronomica. , Oppeano (VR); Antonio Romano, Con Francesco Sodano, Famiglia Rana Ristorante Nove , Villa della Pergola Relais & Châteaux, Alassio (SV); Aurora Brunel, Agritur Ciasa dò Parè, Soraga di Fassa (TN).

ORE 10:30 – GIARDINI SAN MARCO

SPARKLING STORIES

ORE 11:30 – SALA RAPPRESENTANZA, PALAZZO GEREMIA

WINE TALKS

Il commissario Buonvino: scrivere storie che sanno di vino Scrittore, giornalista, politico: Walter Veltroni racconta come il mestiere di narrare attraversi generi e stagioni diverse della vita. Dal suo Commissario Buonvino — protagonista della fortunata serie noir ambientata a Roma — al rapporto personale con il vino come rito, memoria e convivialità, un dialogo su cosa significa oggi raccontare storie che restano. Con Walter Veltroni, scrittore e giornalista.

SCARICA L’APP ORE 11:30 – SALA FORMAZIONE, PALAZZO ROCCABRUNA TASTING RADIO VENETO24 TRENTODOC Il profumo dell’alpeggio ORE 11:00 – PALAZZO OCSE TRENTODOC TASTING Ascoltaci in tutto il Veneto in auto sul SUL TUO SMARTPHONE Filippo Caccamo: vite fuori di tela, arte e artisti oltre gli schemi Il racconto di un’arte fatta di curiosità, aneddoti e vita fuori dagli schemi. Un viaggio per scoprire come la creatività possa sorprendere, divertire e offrire nuovi modi di guardare il mondo. Con Filippo Caccamo, attore comico e content creator.

Perlage Tour in Trentino

distretti, un viaggio in Trentino, un solo vino: Trentodoc. Con Cristina Mercuri, SCARICASeiL’APP Master of Wine, percorreremo il territorio, calice dopo calice, alla scoperta delle RADIO VENETO24 SUL TUO SMARTPHONE

ORE 15:30 – CORTE, PALAZZO ROCCABRUNA

WINE TALKS

La grammatica delle bollicine: nuovi linguaggi per raccontare il vino Come si comunica l’eccellenza di un Trentodoc nell’era digitale? Dai social media alle esperienze immersive, un confronto su linguaggi, strategie e strumenti innovativi per narrare il mondo delle bollicine a un pubblico globale, connettendo tradizione, eleganza e nuove forme di comunicazione. Con Cristina Mercuri, Master of Wine, founder & CEO Mercuri Wine Club; Camilla Lunelli, vicepresidente Ferrari Trento; Anselmo Guerrieri Gonzaga, amministratore e owner Tenuta San Leonardo; Gianluca Esposito, Professore e Direttore del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento.

ORE 16:00 – PALAZZO BORTOLAZZI, SOSAT

TRENTODOC TASTING

Dosaggio sì? Dosaggio no?

Ascoltaci in tutto il Vene

Con l’abbinamento ai formaggi di alpeggio, un percorso di degustazione tra l’eleganza del Trentodoc e le sfumature aromatiche dei grandi formaggi d’alta quota. In collaborazione con Palazzo Roccabruna - Enoteca Provinciale del Trentino. Conducono Marina Schmohl, Relatore Organizzazione nazionale assaggiatori formaggio, e Simone Loguercio, Miglior Sommelier d’Italia 2018 dell’Associazione Italiana Sommelier.

Il dosaggio come firma stilistica: una decisione tecnica che interpreta e valorizza l’identità di ogni Trentodoc, uno strumento enologico al servizio della qualità, una scelta precisa che interpreta il territorio. Conduce Andrea Gualdoni, Miglior Sommelier d’Italia 2024 dell’Associazione Italiana Sommelier.

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Sintonizzati sul

ORE 17:00 – LOGGIA DEL ROMANINO, CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO

COOK TALES

Esperienza, come la sala sta cambiando l’alta ristorazione

L’alta cucina sta diventando sempre più esperienziale ed è anche merito dei professionisti del servizio. Dal pairing analcolico alle relazioni empatiche e di scambio tra ospiti e sala, passando per una diversa gestione del personale. Ecco come stanno evolvendo i ristoranti gastronomici. Con Alessandro Marcialis, La Rei Natura , Il Boscareto Resort & Spa, Serralunga d’Alba (CN); Daniele Gagliardi, Iris , Verona; Giulia Caffiero, Geranium , Copenhagen; Alina Cazacu, Amapama Lusernarhof , Luserna (TN).

ORE 17:00 – PALAZZO OCSE

TRENTODOC TASTING

Trentodoc blind tasting game

Quando il gusto parla prima del vino. Una degustazione alla cieca dedicata a Trentodoc, dove le bottiglie si presentano senza nome e i protagonisti diventano olfatto e palato. Un’esperienza coinvolgente per scoprire stile, eleganza e personalità delle bollicine di montagna, senza condizionamenti. L’organizzazione fornirà tutto il materiale necessario. Conduce Ilaria Lorini, Miglior Sommelier d’Italia 2025 (in carica) dell’Associazione Italiana Sommelier.

Italiana Sommelier 2024; Raffaele Boscaini, direttore Marketing Masi Agricola; Martina Centa, Brand Manager cantina Roeno e vicepresidente AGIVI.

ORE 19:00 – PALAZZO BORTOLAZZI, SOSAT

TRENTODOC TASTING

La storia che vive nel calice, il tempo del Trentodoc

ORE 18:30 – MART, ROVERETO

SPARKLING STORIES

Una vita di sguardi. Laura Morante e il cinema

I grandi film, la regia e adesso un romanzo. Le mille vite della signora del grande schermo. Con Laura Morante, attrice, regista e scrittrice.

ORE 18:30 – SALE 1-2-4, PALAZZO ROCCABRUNA

TRENTODOC TASTING

Diventa Sommelier per un giorno!

Un laboratorio dove chi partecipa stappa, versa e degusta. Per vivere Trentodoc da protagonisti, scoprendo sei etichette insieme a grandi professionisti comeIlaria Lorini, Stefano Berzi e Roberto Anesi, rispettivamente Migliori Sommelier d’Italia 2025 (in carica), 2021 e 2017 dell’Associazione Italiana Sommelier.

Un viaggio dentro Trentodoc, dove è il tempo a fungere da guida: evoluzione silenziosa, longevità, tocco dell’uomo. Un’esperienza accompagnata da video pensati per raccontare ciò che è accaduto nelle annate dei vini in degustazione, con uno sguardo narrativo sul contesto storico e umano che ha segnato ogni vendemmia. Conducono Andrea Gualdoni e Simone Loguercio, rispettivamente, Migliori Sommelier d’Italia 2024 e 2018 dell’Associazione Italiana Sommelier.

ORE 21:00 – MART, ROVERTO

SPARKLING STORIES

Il cuore del folk, la musica di Davide Van De Sfroos Le radici, il dialetto, l’identità. Viaggio nell’anima di un grande cantautore. Con Davide Van De Sfroos, cantautore e chitarrista.

Ogni 20 minuti tutte le notizie del Veneto aggiornate in tempo reale. Samuel Romano: trent’anni di Subsonica e le nuove ORE 18:00 – CHIOSTRO DEGLI AGOSTINIANI

SPARKLING STORIES

ORE 17:30 – SALA RAPPRESENTANZA, PALAZZO GEREMIA

WINE TALKS

Generazione calice: consumi e tendenze under 30 Cosa bevono i giovani e come si avvicinano al vino? Un’analisi dedicata ai consumatori di domani, per esplorare gusti, abitudini e valori che guidano le loro scelte. Un dialogo tra esperti e nuove generazioni per decifrare le tendenze che stanno ridisegnando il futuro del settore vinicolo. Con Andrea Gualdoni, miglior sommelier d’Italia Associazione

DOMENICA 27 SETTEMBRE ORE 10:30 – GIARDINI SAN MARCO

‘terre rare’

100 pagina 270x330

Un anniversario significativo, un viaggio lungo una vita che ha rivoluzionato la musica italiana. Un dialogo tra memoria e futuro, che attraversa tre decenni di ricerca sonora e approda ad un nuovo album e al suo ormai altrettanto significativo progetto da solista: tra geografie reali e immaginarie, nuove contaminazioni musicali e una riflessione sul presente, un dialogo sulle ferite e sulle possibilità. Con Samuel Romano.

SPARKLING STORIES

Gualdoni, Miglior Sommelier d’Italia 2024 dell’Associazione Italiana Sommelier. In collaborazione con Italesse.

Massimiliano e Doriana Fuksas, i linguaggi dell’architettura internazionale

ORE 11:30 – LOGGIA DEL ROMANINO, CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO

Da oltre quarant’anni progettano edifici che hanno ridefinito il linguaggio dell’architettura contemporanea, coniugando ricerca, innovazione e visione globale. Un dialogo sul ruolo dell’architettura nel nostro tempo, tra grandi opere, sostenibilità, trasformazione delle città e responsabilità nell’immaginare gli spazi in cui vivremo domani. Con Massimiliano e Doriana Fuksas, architetti e designers, fondatori studio Fuksas.

ORE 11:00 – SALA RAPPRESENTANZA, PALAZZO GEREMIA

WINE TALKS

Manager in vigna: visioni oltre la crisi Guidare un’azienda vinicola oggi richiede visione strategica e capacità di leggere il futuro. Da qui, l’idea di un confronto sulle sfide del mercato globale, sulla gestione delle incertezze e sulle strategie per trasformare le difficoltà in opportunità di crescita, innovazione e affermazione. Con Giampiero Bertolini, Ceo Biondi Santi; Alberto Malesani, owner cantina ‘La Giuva’; Enrico Zanoni, direttore Generale Cavit; Rodolfo Maralli, Presidente Banfi Srl e Fondazione Banfi.

ORE 11:00 – PALAZZO OCSE

TRENTODOC TASTING

Nuove firme, un’unica identità: benvenuti in Trentodoc Un percorso di degustazione dedicato alle nuove cantine associate a Trentodoc, per scoprire visioni e territori ma anche realtà emergenti, percorsi imprenditoriali e interpretazioni originali, che arricchiscono il panorama delle bollicine di montagna. Con la partecipazione delle case spumantistiche, conduconoIlaria Lorini e Stefano Berzi, rispettivamente, Migliori Sommelier d’Italia 2025 (in carica) e 2021 dell’Associazione Italiana Sommelier.

COOK TALES

Terre di mezzo, né montagna e né mare: il gastro-successo dei boschi Non sono territori né spiccatamente montani, né marittimi. Eppure, è qui che molti chef stanno esprimendo alcune delle più originali e identitarie cucine italiane, attraverso il ritorno alle origini o la commistione di tradizioni. Accanto agli chef, sempre più produttori valorizzano questi paesaggi, attraverso coltivazioni rispettose e rigenerative. Con Niccolò Palumbo, Paca Tenuta Ceri , Prato; Ada Stifani, Ada , Perugia; Stefano Benetti, Guà Forest & Farm, Cavedine (TN); Davide Di Fabio, Dalla Gioconda , Gabicce Monte (PU).

ORE 15:00 – LOGGIA DEL ROMANINO, CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO

COOK TALES

Affinamento, il formaggio a misura di chef L’affinamento dei formaggi è ormai parte del lavoro quotidiano di molte grandi insegne italiane: questione di artigianalità, ma anche fucina di idee per creare pietanze e abbinamenti di gusto completamente nuovi. Come valorizzano oggi le insegne il lavoro dei casari e dei piccoli produttori da cui si riforniscono? Con Luca Ludovici, ConTatto, Frascati, (RM); Francesco Federici, Enoteca Pinchiorri , Firenze; Thomas Beltramolli, Rendenèr Alpine Food, Pinzolo (TN).

ORE 15:00 – CHIOSTRO DEGLI AGOSTINIANI

SPARKLING STORIES

Andrea Pennacchi: la piccola Odissea del Pojana, viaggio tra teatro e cinema Ha costruito un percorso originale capace di intrecciare teatro, cinema e racconto civile. Un incontro per esplorare una poetica che unisce ironia, memoria e identità, trasformando storie individuali in uno sguardo lucido e universale sul presente. ConAndrea Pennacchi, attore, drammaturgo e regista teatrale.

ORE 16:30 – PALAZZO BORTOLAZZI, SOSAT

TRENTODOC TASTING

Dialoghi nel calice, emozioni Trentodoc Un percorso dedicato alle emozioni della degustazione. Il sommelier guida e interagisce con l’ospite, che diventa parte attiva dell’esperienza. Sei calici Trentodoc da assaggiare e confrontare insieme, per scoprire come ogni bollicina sappia raccontare una storia diversa. Conduce Stefano Berzi, Miglior Sommelier d’Italia 2021 dell’Associazione Italiana Sommelier.

ORE 18:00 – CHIOSTRO DEGLI AGOSTINIANI

SPARKLING STORIES

Noemi: forte come il glicine Con una voce tra le più riconoscibili della musica italiana, ripercorriamo un percorso artistico fatto di continua evoluzione, ricerca e autenticità. Un dialogo tra musica e vita per raccontare il valore delle parole, delle emozioni e delle trasformazioni. Con Noemi, cantautrice.

ASCOLTACI SU ORE 15:00 – SALE 1-2-4, PALAZZO ROCCABRUNA WWW.VENETO24.IT ORE 11:30 – SALA FORMAZIONE, PALAZZO ROCCABRUNA TRENTODOC TASTING TRENTODOC TASTING Sommelier per un giorno! AscoltaciDiventa in tutto il Veneto in autoSUL sul TUO PC O ALEXA Cinque calici per Trentodoc Un laboratorio dove chi partecipa stappa, versa e degusta. Per vivere Trentodoc da

eto in auto sul

Quanto influisce nella degustazione la forma del calice nel quale si versa Trentodoc? Questo laboratorio propone Trentodoc in cinque calici dalla forma diversa per SCARICA L’APP sperimentare cambiano le proprie sensazioni, lasciandosi stupire. ConduceAndrea RADIOcomeVENETO24

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protagonisti, scoprendo sei etichette insieme a grandi professionisti come Ilaria Lorini, Stefano Berzi e Andrea Gualdoni, rispettivamente Migliori Sommelier d’Italia 2025 (in carica), 2021 e 2024 dell’Associazione Italiana Sommelier.

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ADRIA

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Viabilità. Nuove rotatorie, zone 30 e parcheggi da riorganizzare

DEBUTTA IL NUOVO PIANO DEL TRAFFICO D alle aree di sosta congestionate alla viabilità nella zona delle scuole, fino ai nodi della sicurezza stradale: il nuovo Piano generale del traff ico urbano (Pgtu) fotografa la situazione della mobilità adriese e propone gli interventi per affrontare le principali criticità. Il documento è stato presentato ai giardini di Palazzo Tassoni dall’Amministrazione comunale insieme ai tecnici dello studio Puam, incaricato di analizzare i flussi di traffico e proporre le soluzioni. Ad aprire l’incontro è stato il sindaco Massimo Barbujani, che ha ringraziato lo studio Puam per il lavoro di analisi e pianificazione svolto, alla presenza di amministratori, alcuni cittadini e della tecnica Paola Sartori, in rappresentanza dello studio incaricato di elaborare il Piano. Dall’analisi condotta dallo studio Puam emerge una situazione complessivamente sotto controllo, ma con alcune aree che richiedono interventi specifici. “Le maggiori criticità si concentrano infatti nella zona dell’ospedale, nei

pressi delle scuole superiori e lungo la Sp 45, dove negli ultimi anni è stato registrato un incremento del traffico pesante” ha spiegato Paola Sartori. Uno dei punti più delicati riguarda proprio la zona dell’ospedale, dove il Piano evidenzia la necessità di una riorganizzazione degli stalli di sosta. Il parcheggio di piazzale degli Etruschi, con 43 posti auto, risulta infatti occupato in modo costante nella fascia oraria compresa tra le 7.45 e le 18.Criticità vengono segnalate anche nei parcheggi vicini e lungo viale Croce Verde, dove i circa 70 posti disponibili risultano insufficienti soprattutto nella fascia di punta delle 10.30.Anche il collegamento da viale Croce Verde verso il polo scolastico presenta alcune carenze che richiedono una riorganizzazione della viabilità e della gestione dei 36 stalli presenti. Sul fronte della sicurezza stradale, l’attenzione si concentra in particolare sulla Sr 443, dove si registra la maggior parte dei sinistri. Gli episodi più rilevanti si sono verificati negli incroci tra via Emanuele Filiberto e la

Sr 495, tra via Badini e piazza Bocchi e tra via R. Malfatti e Riviera Cengiaretto. Il Piano affronta anche il tema della mobilità ciclopedonale. Attualmente la rete cittadina è composta da brevi tratti ciclabili non collegati tra loro, ad eccezione della pista Adria-Valliera, lunga 2,3 chilometri per la quale “servono circa 100 mila euro, per completare l’illuminazione e mettere in sicurezza alcuni attraversamenti.” Le parole del Sindaco Per via Dante e via Aldo Moro il Piano prevede nuove corsie riservate agli autobus, fermate numerate con pensiline, l’introduzione di una zona 30 km/h negli orari di ingresso e uscita degli studenti e il sistema “Kiss and ride”, pensato per consentire la sosta breve ai genitori che accompagnano i figli a scuola in condizioni di maggiore sicurezza. Prevista inoltre la riapertura di Riviera Matteotti al doppio senso di marcia fino all’intersezione con via Marani.Due le rotatorie previste lungo via Leonardo da Vinci: una all’intersezione con via Molinterran e l’altra con corso Garibaldi. Il Piano prevede

inoltre la rimozione dello stop in viale Umberto Maddalena, la riqualificazione dei parcheggi dell’autostazione e la riapertura a doppio senso di via Molinterran. Tra gli interventi prospettati anche una nuova canalizzazione del traffico lungo via Malfatti, con l’obiettivo di rallentare la velocità dei veicoli e migliorare i collegamenti da e verso

l’area industriale. È invece stata accantonata l’ipotesi della realizzazione di una rotatoria. A settembre è prevista una verifica degli effetti delle modifiche viabilistiche introdotte negli ultimi mesi, compresa la valutazione sul senso unico in località Amolaretta. • Guendalina Ferro

Un incontro per abbattere i pregiudizi

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arlare di salute mentale, abbattere i pregiudizi e soprattutto rompere quel silenzio che ancora troppo spesso accompagna il disagio psichico. Adria si prepara a celebrare la Giornata Mondiale della Salute Mentale con “Sleghiamo il pregiudizio – Insieme contro lo stigma”, iniziativa promossa da AITSaM Polesana per sabato 10 ottobre, dalle 17, all’Auditorium Pertini. L’appuntamento, patrocinato dal Comune di Adria e dall’ULSS 5 Polesana, nasce con l’obiettivo di portare il tema fuori dagli ambienti strettamente sanitari e coinvolgere l’intera comunità. Perché il contrasto allo stigma passa anche dalla conoscenza, dalla possibilità di ascoltare le esperienze degli altri e dalla capacità di considerare la salute mentale parte

integrante della salute della persona. Dalle 17 alle 20 l’Auditorium ospiterà un convegno articolato in due panel, con la partecipazione di rappresentanti di AITSaM, ULSS 5 Polesana, Psichiatria, Comunità Terapeutiche e Cooperative. Professionisti e realtà del territorio si confronteranno con persone che hanno un’esperienza diretta delle problematiche legate alla salute mentale e con i cittadini. Non soltanto interventi degli esperti. Il programma lascerà spazio alle testimonianze e ai momenti informativi, oltre alla proiezione del cortometraggio “Il paese che non voleva essere grigio”. Linguaggi e punti di vista differenti per provare a superare stereotipi e luoghi comuni ancora radicati. La giornata non terminerà con il convegno. Dalle 21 spazio

alla musica e alla socialità, con un momento di festa aperto alla cittadinanza. Una seconda parte pensata per tradurre concretamente il messaggio dell’iniziativa: inclusione significa anche incontrarsi, condividere gli stessi spazi e sentirsi parte della propria comunità. “Sleghiamo il pregiudizio” vuole così trasformare la ricorrenza internazionale in un’occasione concreta di partecipazione ad Adria, mettendo attorno allo stesso tavolo istituzioni, servizi, associazioni, professionisti e cittadini. Con un messaggio semplice: conoscere e ascoltare sono i primi strumenti per contrastare stigma e pregiudizio. • (G.F.)

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BOTTRIGHE

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Associazioni. Un riconoscimento per la vivacità delle tante iniziative proposte

GRAN SUCCESSO E FOLLA PER “E...STATE IN PIAZZA” “S iete un paese sempre in fermento e vi va riconosciuto che avete una marcia in più” sono le parole del sindaco Massimo Barbujani invitato all’inaugurazione ufficiale della 12esima

edizione di “E…state in Piazza” organizzata da Aribo, l’associazione ricreativa Bottrighese. La kermesse, che ha riscosso grande successo, è iniziata con lo spettacolo “Tutto il rock dei film” con i “Rock in Movies”, una band toscana di elevato livello artistico che si è esibita sul palco posizionato sul liston di palazzo civico, in piazza della Libertà. La sera successiva è stata dedicata ai tantissimi giovani che hanno ballato con i “90’ Love generation”, tra animazione e spettacolo con le migliori hit degli anni ’90. L’evento che ha richiamato più pubblico è stato senza dubbio il concerto degli “Oi&B”, ovvero la tributo band ufficiale di Zucchero Fornaciari. Applauditissimi, sia il cantante, la corista ed i musicisti che hanno saputo

infiammare l’affollata platea grazie alla loro competenza e alta preparazione. Gran finale con la serata show e cabaret “Non ci resta che ridere” presentata da Tiziano Sheriff. Tante risate con attori, imitatori e cabarettisti di fama, quali Massimo Brancalion, Rino Ceronte, Paolo Franceschini e Paolo Favareo. Ospiti musicali, particolarmente apprezzati, le voci del trio Barbara Banin con le sorelle Sara e Sofia Cisotto, rispettivamente figlie della già nota cantante bottrighese. Tutte le sere ha funzionato un fornitissimo servizio di piadineria, chioschi della birra, del miele e bancarelle. La manifestazione, patrocinata dal comune, ha avuto l’adesione ed il sostegno di numerose attività di Bottrighe e limitrofi, oltre all’Avis e alla Croce Verde di Adria. “Un ringraziamento a tutti i volontari e alle nuove leve entrate nell’associazione e che si stanno distinguendo per impegno e dedizione- hanno affermato dall’Aribo- e un grazie infine ai numerosissimi partecipanti alle quattro animate serate, questo, per il futuro, ci impegna a fare sempre meglio e di più”.

50esimo anniversario di sacerdozio per don Massimo e don Gabriele

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omenica 4 ottobre alle 11, la comunità di Bottrighe, alla presenza del vescovo Pierantonio Pavanello, celebra e festeggia il cinquantesimo di sacerdozio di don Massimo Barison, parroco del paese e di don Gabriele Fantinati, nativo di Bottrighe. Don Massimo Barison è nato il 20 luglio 1951 a San Martino di Venezze. Ordinato sacedote il 25 settembre 1976, è stato parroco a Ficarolo, poi a Castelnovo Bariano, Lama, Pezzoli, Ariano Polesine, quindi alla guida della parrocchia Bottrighe, con l’incarico anche di amministratore della parrocchia “San Luigi” di Panarella. Don Gabriele Fantinati è nato il 13 novembre 1949, ordinato sacerdote il 26 giugno 1976, è stato titolare di diverse parrocchie in Polesine, ha prestato servizio a “San Bortolo” di Rovigo, a “Santa Sofia” di Lendinara e nel Duomo rodigino. Per 17 anni è stato missionario in Brasile. A Roma, per cinque anni, ha prestato servizio in una Ong che organizzava progetti per il terzo mondo. Attualmente è parroco di Ariano nel Polesine.

• Roberto Maragoni

• (R.M.)

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BOTTRIGHE

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Industria. L’impianto produce un monomero fondamentale per la creazione delle plastiche biodegradabili

NOVAMONT, DA DIECI ANNI CAPITALE MONDIALE DEL BIOBUTANDIOLO

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a dieci anni Bottrighe è la capitale mondiale del bio butandiolo. Dieci anni da quel 30 settembre 2016, in cui venne inaugurata la produzione nell’innovativo stabilimento Mater-Biotech, il primo al mondo capace di realizzare, attraverso gli zuccheri, un componente essenziale per la produzione di plastiche completamente biodegradabili. Novamont di Versalis, controllata del gruppo Eni, leader nella produzione di elementi biochimici, attraverso l’integrazione di chimica e agricoltura, ha realizzato ciò riconvertendo completamente l’ex stabilimento BioItalia di Ajinomoto, che qui produceva lisina e ancor prima,

glutammato monosodico, quando nacque negli anni cinquanta per iniziativa dell’allora gruppo Montesi. Società, che in Bottrighe, attraverso lo zuccherificio e lo stabilimento di confettatura dei semi di barbabietola, aveva individuato un punto strategico di lavorazione della bietola e di parte dei suoi derivati. L’attuale fabbrica ha una produzione annua di circa 31 mila tonnellate di butandiolo ricavato direttamente da zuccheri, attraverso l’utilizzo di batteri, di tipo escherichia-coli, opportunamente ingegnerizzati, un composto chimico ricavato allora solo da fonti fossili. In ciò Novamont si era avvalsa della partnership della californiana Genomatica e del

suo team di ingegneri. Il butandiolo da fonte rinnovabile, prodotto a Bottrighe, impiegato sia come solvente, sia per la produzione di plastiche, è utilizzato per la produzione della quarta generazione delle bioplastiche Mater-bi, contraddistinto da un maggiore impiego di materie prime rinnovabili, con una forte riduzione delle emissioni in atmosfera. In questo modo il bio butandiolo ha un aumento del suo contenuto rinnovabile che dal 36% è passato al 61% con la conseguente riduzione del 15% circa del carbonio. Lo stabilimento, situato nella zona industriale di via Gramsci, da occupazione stabile ad un’ottantina di persone, suddivise in tre turni di lavorazione a ciclo continuo. 108 sono stati i milioni di euro di investimento, il più elevato in Italia in quel periodo, di cui 4,5 per lavori di ingegneria, 11 per ammodernamento e smaltimento, 26 per l’impiantistica, 17 per la riconversione e altri 9 milioni per la centrale di cogenerazione. Per tale operazione furono smaltite 350 tonnellate di amianto, 12 di rifiuti interrati, altri tipi di rifiuti, bonificando serbatoi e smaltendo i fanghi di depurazione. In tre anni di lavori le imprese occupate, molte del territorio, avevano superato le 300 unità.

Le tre S-cioptà a cura di Roberto Marangoni

> El ladro dov chel stà, nol robae > La paura d’mùrire l’è pezo d’là morte > Tanti pochi i fa un mùcio

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• Roberto Maragoni

Le sculture pittoriche di Daniele Domeneghetti

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a riscosso tanto interesse ed apprezzamenti la mostra di pittura su sculture in legno di Daniele Domeneghetti. L’artista, originario di Bottrighe, vive in Alto Adige dagli anni ’90, in quei luoghi ha costruito la sua famiglia. E’ figlio d’arte, il padre Remo, impegnato nel volontariato, appassionato pittore, nel

1965 era stato tra i soci fondatori del gruppo folkloristico “Bontemponi”. I suoi sei fratelli, per passione, hanno tutti attitudini verso l’arte, la pittura e la musica ed il canto. L’amore per la terra natale ha riportato Daniele a casa, anche se per pochi giorni, per poter esporre le sue opere in omaggio ai suoi concittadini. Tanta è stata la parteci-

pazione dei visitatori in sala polivalente “Loris Cominato” in coincidenza delle manifestazioni programmate per “E… state in Piazza” organizzate dall’Aribo, la ricreativa bottrighese. Daniele Domeneghetti non usa le classiche tele, bensì tavole lignee, con legno anche di recupero, le trasforma, le dipinge in seguito, creando vere opere d’arte, in rilievo e anche tridimensionali. Una di queste racconta l’origine della sua vita, molte altre, identificative, sono spesso riconoscibili dall’uso di foglia d’oro e caratterizzano il suo particolare stile. In tutti i lavori c’è l’anima dell’artista sensibile ed attento al mondo che lo circonda, ed è proprio dal titolo della mostra “La mia voce in colore” che si comprende tutto ciò. • (R.M.)

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PETTORAZZA GRIMANI

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L’intervento. Duecentomila euro per il primo intervento sull’impianto sportivo

LA CITTÀ INVESTE NELLO SPORT I nvestire negli impianti sportivi per offrire maggiori opportunità ai giovani e alle famiglie e, allo stesso tempo, mantenere attrattivo un piccolo paese alle prese con il progressivo calo della popolazione. È la strada intrapresa dall’amministrazione comunale di Pettorazza Grimani, che ha programmato un primo intervento da 200mila euro sull’impianto sportivo e punta successivamente a riqualificare anche palestra e spogliatoi. A mettere in relazione gli investimenti con il problema demografico è il sindaco Loris Grassetto, che parte da una premessa: lo sport non può essere considerato la soluzione allo spopolamento. “Come tutti i piccoli centri, Pettorazza Grimani affronta da anni lo spopolamento: meno nascite, giovani che costruiscono altrove il proprio futuro, servizi sempre più difficili da mantenere”, afferma il primo cittadino. Un fenomeno che, secondo Grassetto, dipende da dinamiche demografiche ed economiche che vanno ben oltre le possibilità di intervento di una singola amministrazione e richiedono politiche più ampie su famiglia, natalità e occupazione. “Nessuna amministrazione locale può invertire da sola una tendenza di questa portata, tantomeno con lo sport. Ma un sindaco e un’amministrazione devono impegnarsi affinché il paese resti un luogo vivo e attrattivo, per chi lo abita e per chi lo sceglie”. Il primo intervento riguarderà la realizzazione di tribune coperte nell’impianto sportivo. L’obiettivo è permettere alle famiglie di seguire l’attività dei ragazzi anche durante i mesi più freddi e piovosi e offrire una struttura più adeguata anche agli spettatori delle partite della prima squadra. Contestualmente sarà realizzato un nuovo accesso dedicato alle persone con disabilità. L’opera, del valore complessivo di 200mila euro, sarà finanziata attraverso “Sport Missione Comune 2026”, iniziativa promossa dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale in collaborazione con ANCI, che mette a disposizione degli enti locali mutui a tasso fisso con interessi azzerati. Grassetto precisa che l’operazione non comporterà una riduzione delle risorse destinate agli interventi sociali: “Si tratta di risorse aggiuntive che non sottraggono nulla ai fondi destinati al sociale, agli anziani e alle famiglie in difficoltà, rimasti invariati e costantemente monitorati dal nostro Comune”. Nella scelta dell’amministrazione pesa anche l’attività della Pettorazza San Martino, società calcistica che negli ultimi anni ha sviluppato il proprio

settore giovanile. ““Pensare ai giovani” resta talvolta solo uno slogan senza fatti concreti – sostiene il sindaco – e servono realtà come il PSM, che investe nei più

piccoli e offre percorsi ed eventi dove ragazzi e famiglie possano ritrovarsi e crescere insieme”. Le tribune rappresentano però soltanto

una parte del programma. L’amministrazione intende partecipare a nuovi bandi per proseguire la riqualificazione dell’intero polo sportivo, intervenendo sul sistema di climatizzazione e riscaldamento della palestra e successivamente negli spogliatoi. La scelta dell’amministrazione è quindi quella di utilizzare lo sport come uno degli strumenti per sostenere aggregazione e partecipazione, soprattutto tra i più giovani. Senza attribuirgli il compito di risolvere un fenomeno complesso come lo spopolamento, ma cercando di evitare che il calo demografico si traduca anche in meno strutture, meno occasioni di incontro e meno opportunità per chi continua a vivere nel paese. • Guendalina Ferro

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Il blues torna sul Po

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l blues torna nel cuore del Delta del Po. Domenica 27 settembre l’Isola del Balutin di Corbola ospiterà la seconda edizione del Balut’in Blues Festival, una giornata di musica dal vivo, da mezzogiorno al tramonto, con tre protagonisti della scena italiana: Francesco Piu, Umberto Porcaro e Matteo Sansonetto. A sostenere l’appuntamento anche una leggenda del blues italiano, Fabio Treves. Il fondatore della Treves Blues Band ha realizzato un videomessaggio per promuovere il festival, offrendo così un prestigioso riconoscimento a una manifestazione nata soltanto lo scorso anno. A ideare il Balut’in sono stati Giovanni Gnan e Cesare Freguia, musicisti e appassionati che, dopo il buon riscontro della prima edizione, hanno deciso di dare continuità al progetto. “È un festival nato dai musicisti per i musicisti – spiegano –. Vogliamo proporre musica di alto livello e contribuire a mantenere vivo il blues, facendolo conoscere anche a chi non lo frequenta abitualmente”. Il cartellone riunisce tre differenti modi di interpretare questo genere. Francesco Piu, chitarrista e cantante sardo, unisce le radici afroamericane a sonorità contemporanee. Il siciliano Umberto Porcaro, con una lunga esperienza internazionale, ha condiviso esperienze musicali con artisti come Robben Ford e B.B. King. Con lui suoneranno Daniele Nesi, Giulio Campagnolo e Federico Patarnello. Matteo Sansonetto porta invece un forte legame con il blues americano, maturato anche al Buddy Guy’s Legends di Chicago. Elemento distintivo rimane la cornice dell’Isola del Balutin, dove il paesaggio fluviale diventa parte della manifestazione e accompagna la musica fino al tramonto. Affiliato all’Italian Blues Union, il festival punta così a consolidare un’identità precisa: il blues al centro, interpreti di qualità e il Po come scenario naturale. Un appuntamento nato nel Delta che, alla seconda edizione, prova a ritagliarsi un proprio spazio nel panorama blues italiano. • (G.F.)


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CULTURA

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Spettacoli. Andrea Ortis ha raccontato l’artista liberandola dall’immagine pop

Frida Kahlo, la donna oltre l’icona

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’è la Frida Kahlo riprodotta sulle magliette, sulle borse e sui souvenir. E poi c’è Frida: la donna, il corpo ferito, l’amore, la solitudine e, soprattutto, la necessità di dipingere per dare forma al dolore. È questa Frida, lontana dai cliché dell’icona pop, che Andrea Ortis ha portato in scena ad agosto in piazza Chiesa con “Frida mi amor”, appuntamento della XXVII edizione di Tra Ville e Giardini. Alla serata erano presenti il sindaco di Corbola Michele Domeneghetti, la consigliera provinciale Lucia Ghiotti e il direttore artistico della rassegna Claudio Ronda. Davanti a una piazza gremita, Ortis ha trasformato sette anni di ricerca in un racconto teatrale e musicale che va oltre la semplice biografia. Frida diventa il filo conduttore di un viaggio attraverso epoche, rivoluzioni culturali e trasformazioni sociali, ma soprattutto di una riflessione sulla capacità dell’arte di dare un senso alla vita quando questa sembra spezzarsi. Il viaggio parte da lontano, dalle grandi trasformazioni che accompagnarono il Rinascimento, per approdare al Messico del Novecento. Frida Kahlo nasce nel 1907 e già da bambina conosce la sofferenza, quando viene colpita dalla poliomielite. Nel 1925, poi,

un drammatico incidente dell’autobus sul quale viaggia cambia per sempre la sua esistenza. Le gravissime ferite la costringono a una lunga immobilità ed è proprio dentro quel vuoto che la pittura diventa necessità. “Bisogna perdersi per avere voglia di ritrovarsi”: attorno a questo pensiero si sviluppa uno dei passaggi più intensi dello spettacolo. Frida non nasconde il proprio corpo ferito, ma lo porta sulla tela. Non cancella la sofferenza: la trasforma in arte. Sul cavalletto compaiono le immagini di alcune delle sue opere più conosciute, che Ortis illustra e inserisce nei diversi momenti della sua vita. “Ospedale Henry Ford” racconta il dramma dell’aborto spontaneo; “Autoritratto con i capelli tagliati” nasce dopo il tradimento di Diego Rivera con la sorella di Frida; “Le due Frida” restituisce invece tutta la forza di un’identità divisa e ferita. E poi c’è Diego Rivera, il grande muralista messicano e il grande amore della sua vita. Una relazione passionale e tormentata, segnata da tradimenti, separazioni e ritorni, che si intreccia inevitabilmente con la vicenda umana e artistica di Kahlo. Negli ultimi anni il corpo cede sempre di più, ma non la volontà. Quando in Messico viene organizzata una

personale delle sue opere, Frida è ormai costretta a letto. Vuole però esserci e si fa trasportare all’inaugurazione. Ortis rievoca anche l’incontro con un anziano indigente che le si avvicina, le bacia la mano senza pronunciare una parola e poi si allontana: un gesto semplice che diventa uno dei momenti più delicati del racconto. È così che la vicenda di una pittrice nata dall’altra parte dell’oceano riesce a superare tempo e geografia, arrivando a parlare anche alle comunità del Delta attraverso temi universali come il dolore, l’amore, la fragilità e la capacità di ricominciare. A fare da contrappunto alla narrazione è stata la musica dal vivo dei quattro musicisti, con sonorità capaci di richiamare anche l’universo di Chavela Vargas. Lettere, scritti e testimonianze dell’epoca hanno completato il racconto, contribuendo a restituire la voce della donna dietro l’immagine diventata celebre in tutto il mondo. Il lungo e caloroso applauso del pubblico ha chiuso lo spettacolo, ma non la serata. Al termine di “Frida mi amor”, infatti, l’appuntamento è proseguito con la visita guidata alla chiesa di Santa Maria Maddalena. • Guendalina Ferro

Roberto Marangoni ricevuto dal prefetto Franca Tancredi

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l prefetto di Rovigo Franca Tancredi, dopo essere stata Madrina, a fine giugno, della 35esima edizione di “Serata d’Onore”, manifestazione musicale e di solidarietà promossa dal gruppo folkloristico “Bontemponi” di Bottrighe, ha invitato il cavaliere Roberto Marangoni, nostro storico collaboratore de “La Piazza”, impegnato in tanti ambiti del sociale, per un incontro a Palazzo Salvadego Sgarzi, sede della prefettura rodigina. “E’ stato un lungo colloquio molto cordiale - ha raccontato Marangoni - sono stato accolto con grande cortesia e affetto dal prefetto, insieme abbiamo parlato di vari argomenti, dalle attività che seguo nel mondo del volontariato, ai tanti aspetti che caratterizzano il Polesine, terra in cui, il rappresentante del Governo, si trova molto bene”. Marangoni le ha donato

il suo recentissimo foto libro “Il mio Delta” personalizzato per l’occasione, che raccoglie sessantaquattro scatti nel Delta del Po. Altresì due copie del semestrale polesano “Ventaglio Novanta”, altra rivista alla quale collabora da molti anni, una copia del libro sulla storia di Bottrighe “Nella scia delle rondini” scritto da Nerino Albieri ed un dvd del mediometraggio “El canfin de vero”, pellicola amatoriale in cui lo stesso è attore protagonista. Compiacendosi con Marangoni e con tutto il gruppo folkloristico “Bontemponi”, nel definire “bellissima” la “Serata d’Onore”, il prefetto ha annunciato infine che, salvo impegni istituzionali, sarà presente in qualità di ospite anche nell’edizione 2027. • (M.P.)

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TERRITORIO

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Centro Servizi Anziani. Da luglio è scattato l’adeguamento delle rette

CSA, il 2 ottobre riapre la chiesa di Sant’Andrea U na data dal forte valore simbolico per restituire agli anziani e alla città la chiesa di Sant’Andrea. Sarà il 2 ottobre, Festa dei Nonni, il giorno scelto per l’inaugurazione e la riapertura della chiesa del Centro Servizi Anziani di Adria, dopo i necessari lavori di riqualificazione. L’intervento è stato completato grazie ai contributi di Fondazione Cariparo, Fondazione Di Cola e a finanziamenti ottenuti attraverso bandi pubblici. Un aspetto sottolineato dallo stesso Centro Servizi Anziani(CSA):” la ristrutturazione è stata finanziata integralmente senza incidere sul bilancio ordinario dell’ente” le parole di Elisa Romani, presidente del CSA. La riapertura di Sant’Andrea arriva in un anno particolarmente importante anche sul fronte economico per il

Centro Servizi Anziani, impegnato nel percorso previsto dal piano di risanamento e nel mantenimento degli equilibri di bilancio. Proprio con l’approvazione del bilancio di previsione 2026, avvenuta nella seduta del 27 febbraio, il Consiglio di amministrazione (CdA) aveva definito anche le nuove rette di ospitalità. La scelta era stata quella di non procedere, inizialmente, con aumenti generalizzati. Dal primo marzo era stato introdotto un adeguamento specifico soltanto per gli ospiti classificati in Area 3, in relazione alla nuova classificazione dei bisogni assistenziali prevista dalla normativa regionale. Dal primo luglio, invece, per tutte le rette è entrato in vigore l’adeguamento Istat dell’1,5 per cento. Tradotto in cifre, l’incremento giornaliero varia a seconda della tipologia di ospite e

di sistemazione. Per i parzialmente autosufficienti, ad esempio, la camera singola è passata da 66,50 a 67,50 euro al giorno, mentre quella doppia da 60,65 a 61,55 euro. Per i non autosufficienti delle Aree 1 e 2 la singola è salita da 65,50 a 66,50 euro, mentre la sistemazione a due o più letti è passata da 62,25 a 63,20 euro. Per gli ospiti non autosufficienti privi di impegnativa, gli aumenti raggiungono 1,30 euro al giorno per alcune camere singole e 1,25 euro per le doppie. L’incremento maggiore riportato nella tabella riguarda l’ospitalità temporanea a fini riabilitativi: la camera singola passa da 94,50 a 95,90 euro, con 1,40 euro in più al giorno, mentre la doppia sale da 91,50 a 92,85 euro. Il CSA ha motivato la scelta richiamando anche l’aumento del costo del lavoro conseguente al

rinnovo contrattuale del personale sociosanitario, a fronte di un Fondo regionale per la non autosufficienza senza incrementi e dell’assenza di aumenti del valore delle impegnative di residenzialità.

L’obiettivo dichiarato dal Consiglio di amministrazione resta quello di contenere il più possibile l’impatto sulle famiglie, mantenendo contemporaneamente gli equilibri economici previsti dal piano di risanamento. In questo quadro si inserisce anche la scelta di ricercare finanziamenti esterni per gli interventi sul patrimonio. La chiesa di Sant’Andrea ne è un esempio concreto: riqualificata senza utilizzare risorse del bilancio ordinario del CSA, tornerà ad aprire le porte il 2 ottobre, in occasione della Festa dei Nonni. La riapertura sarà celebrata con una cerimonia alla presenza delle massime autorità del territorio, restituendo agli ospiti del Centro e alla comunità un luogo di culto completamente riqualificato. • Guendalina Ferro

Il Vescovo Pavanello: “Serve una sanità che guardi al futuro”

I

l futuro del punto nascite di Adria diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sul futuro della sanità polesana. È questo il messaggio emerso dal tavolo di confronto promosso dall’Ufficio della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Adria-Rovigo, coordinato da Daniele Pasin e sostenuto dal vescovo Pierantonio Pavanello, che ha riunito amministratori locali, rappresentanti della Regione Veneto e della Provincia per affrontare una questione che riguarda l’intero territorio. Sul tavolo del confronto c’era il futuro del punto nascite di Adria, la cui chiusura è prevista entro la fine dell’anno dalla delibera della Giunta regionale del Veneto n. 453 del 28 maggio 2026, che recepisce la normativa nazionale in materia. La legge stabilisce infatti che un punto nascite con meno di 500 parti all’anno non garantisca gli standard di sicurezza richiesti. Adria registra attualmente circa 240 nascite annue. Proprio in considerazione delle caratteristiche geografiche

DIRETTA SPO T24 T 24

del Polesine, un territorio esteso e con collegamenti non sempre agevoli verso gli altri ospedali, la Regione Veneto ha chiesto al Ministero della Salute una deroga all’applicazione della norma. Ma durante l’incontro il dibattito è andato oltre i numeri. “Non esistono soluzioni semplici quando si parla di sanità - ha sottolineato Daniele Pasin - ma è necessario costruire insieme una visione del futuro che metta al centro i bisogni delle persone, in particolare di quelle più fragili”. La riflessione condivisa dai partecipanti parte da un dato di fatto: nessuna famiglia desidera affrontare un parto in una struttura percepita come poco attrezzata, motivo per cui negli ultimi anni molte coppie hanno scelto di rivolgersi ad altri ospedali, anche fuori provincia. Allo stesso tempo, però, non tutte le famiglie hanno la possibilità di scegliere. Per questo la priorità indicata dall’Uff icio diocesano è garantire servizi sicuri, accessibili e di qual-

ità, senza penalizzare chi vive nelle aree più periferiche. Il confronto non si è quindi limitato a difendere l’esistente, ma ha guardato anche alle prospettive future. Per i sindaci intervenuti all’incontro e per il presidente della Provincia la grande sfida del Polesine è oggi più che mai riuscire a fare squadra senza divisioni dettate da logiche partitiche, per avere un ruolo determinante nelle scelte. “Se tuteliamo e garantiamo i territori periferici, anche offrendo servizi assistenziali di qualità, non salviamo solo il basso, l’alto o il Polesine in generale – hanno affermato - ma tuteliamo la città dai problemi connessi al sovraffollamento. Stiamo infatti scongiurando quel trasferimento massiccio di famiglie e persone che non avrebbero motivo di rimanere a vivere in campagna”. È così che il tema del punto nascite di Adria, al tavolo di confronto tenutosi nei giorni scorsi presso la Casa della diocesi, è diventato un’oc-

DIRETTA T24 Sintonizzati sul SPO T

casione per parlare delle tante emergenze che affliggono la provincia di Rovigo e soprattutto per condividere progetti futuri. Dopo aver ringraziato gli organizzatori, i partecipanti, in modo particolare l’avvocato Marco Mazzoni e il dottor Marco Rossi della Regione del Veneto, il presidente della provincia Enrico Ferrarese e i sindaci di Adria , Ariano nel Polesine e Corbola per aver contribuito senza esitazioni al confronto e al dialogo, il vescovo Pierantonio Pavanello ha ricordato che compito della Chiesa è vigilare e assicurarsi che nessuno resti indietro nell’accesso ai servizi fondamentali per la persona e per la sua dignità, ha rinnovato l’invito a fare squadra superando ogni diffidenza e sul tema della Sanità ha rilanciato un prossimo appuntamento a settembre.

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Segue da pag. 1

La “Stefanildo” e il patto dell’acciuga: nuovo laboratorio Veneto?

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uttavia, questo asse non è esente da scossoni. Ampie fasce della maggioranza guardano con aperto biasimo a questa politica dell’abbraccio, temendo l’annacquamento dell’identità di governo e l’eccessiva concessione di agibilità politica

al centrosinistra. Allo stesso modo, all’interno della minoranza non mancano i malumori di chi invoca un’opposizione più dura e priva di sconti. Di fronte alle resistenze delle rispettive basi, resta da chiedersi se questo lavoro a quattro mani sia solo una parentesi contingente o se

possa trasformarsi nel prototipo di un nuovo schema di alleanza istituzionale per il futuro. Se il metodo Veneto saprà resistere ai logoramenti tattici, la “Stefanildo” potrebbe davvero riscrivere le regole del gioco e la geografia politica della regione.

Tempo di scelte. L’intesa con il Governo per i primi trasferimenti di competenze e la complessa mediazione tra etica e medicina

AUTONOMIA E FINE VITA, DUPLICE SVOLTA STEFANI: “RISULTATI CHE FANNO LA STORIA” I l Veneto ha segnato il passo su due tra i temi più complessi e dibattuti dell’agenda politica e sociale: il via libera definitivo agli schemi di intesa per l’Autonomia differenziata e l’approvazione delle modifiche alla legge di iniziativa popolare sul fine vita. Due partite cruciali sulle quali il presidente della, Alberto Stefani, ha impresso una direzione precisa, improntata da un lato all’accelerazione sull’inquadramento costituzionale e dall’altro alla tutela dei principi etici.

Per l’autonomia ora il passaggio in Consiglio dei Ministri e il voto il Parlamento Sul fronte dell’Autonomia differenziata, il voto favorevole del Consiglio regionale al testo d’intesa siglato tra la Giunta regionale e il Governo rappresenta una tappa fondamentale che chiude la fase istruttoria veneta e proietta la pratica verso il Consiglio dei ministri e il successivo passaggio parlamentare. Un traguardo che il governatore Stefani ha salutato con soddisfazione, richiamando l’esito del referendum del 2017 e la lunga gestazione del percorso istituzionale. “Oggi è un giorno da ricordare: il cammino verso l’Autonomia si fa ancora più breve e il passo si fa ancora più deciso”, dichiara il Presidente Alberto Stefani. “I Veneti

stanno aspettando da troppo tempo di vedere riconosciuto un diritto a cui aspirano perché garantito dalla Costituzione. Dopo l’approvazione degli schemi di intesa definitivi da parte della Giunta un mese fa, il Consiglio regionale ha raccolto la palla e nei tempi essenziali ora ha assicurato il via libera. Non resta che un passaggio in Consiglio dei ministri e il voto definitivo in Parlamento. Il Veneto ha fretta”. Stefani ha voluto sottolineare il lavoro svolto dalla maggioranza consiliare, ribadendo come la delega di maggiori competenze su materie strategiche — quali Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Tutela della salute e Coordinamento della finanza pubblica — costituisca un’opportunità oggettiva per l’efficienza dei servizi erogati ai cittadini. “Siamo giunti alla nuova tappa di un percorso che è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti”, prosegue il Governatore. “Stiamo scaldando i motori perché siamo pronti a fare da ‘apripista’. Quando sono stato relatore della legge quadro in Parlamento ho vissuto oltre 300 ore di interventi ostruzionistici del Centrosinistra, fatti appositamente per bloccare questa riforma con l’accusa di provocare disparità e vantaggi ingiustificati a favore del Veneto. Sono convinto, invece, che l’autonomia sia una scelta di responsabilità e trasparenza che

Alberto Stefani

non spacca l’Italia e può rivelarsi strategica per tutti i territori. L’articolo 5 della nostra Costituzione, infatti, dice che la Repubblica ‘riconosce e promuove le autonomie locali’. È un principio cardine della Repubblica che abbiamo il dovere di realizzare. Se la riforma porterà a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra e capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia può portare al nostro territorio”. Parallelamente alla partita autonomista, il Consiglio regionale si è confrontato con la delicata proposta di legge d’iniziativa popolare “Liberi Subito” inerente al suicidio medicalmente assistito. L’approvazione del provvedimento è arrivata a seguito di una mediazione condotta dallo stesso

Stefani, concretizzatasi in una serie di emendamenti vincolanti intesi a riequilibrare il testo normativo nel quadro della giurisprudenza della Corte Costituzionale. “Nulla è più importante della dignità

“Vogliamo assicurare a tutti i veneti l’accesso alle cure palliative” della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari”, sottolinea il presidente nel commentare l’esito della votazione. “Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla

stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore”. L’impianto correttivo voluto dalla presidenza introduce paletti precisi all’interno dell’iter procedurale, stabilendo la priorità assoluta dell’accesso alle cure palliative e l’istituzione di nuovi organi consultivi. “Il mio obiettivo è semplice: assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste”, chiarisce Stefani. “Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza. Nello specifico, gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito, l’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale, e la priorità alle cure palliative con l’obbligo di informazione della possibilità di avvalersi delle stesse nel momento della richiesta”. • Redazione laPiazza


REGIONE

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Il caso. Federalismo energetico e il nodo delle concessioni per il controllo delle reti e delle derivazioni idroelettriche

La sfida delle multiutility: direttive europee, scelte di Governo e vantaggi per i territori L a partita per il controllo delle reti di distribuzione elettrica e delle grandi derivazioni idroelettriche rappresenta uno degli snodi economici, politici e infrastrutturali più complessi e decisivi per il futuro del Veneto e del suo tessuto produttivo. In questo scenario articolato, le multiutility venete si stanno compattando con forza per chiedere la possibilità di accedere al mercato della gestione delle infrastrutture attraverso la regolare indizione delle gare d’appalto, puntando a superare una condizione di monopolio storico che vede da decenni il gruppo Enel nel ruolo di operatore quasi esclusivo sul territorio. Al centro di questo acceso scontro d’interessi si colloca la posizione del Governo centrale, chiamato a decidere se spalancare le porte alla concorrenza oppure concedere un rinnovo automatico e prolungato in favore dell’incumbent nazionale. Da un lato, l’esecutivo avverte la tentazione di garantire la continuità operativa a un colosso strategico come Enel, ipotizzando proroghe alle concessioni

storiche che vengono periodicamente discusse nell’ambito delle norme inserite nella legge Finanziaria o nei decreti collegati alla politica energetica. Questa scelta risponderebbe prevalentemente a esigenze di stabilizzazione dei grandi asset strategici e a dinamiche di cassa nazionali. Dall’altro lato, la spinta verso la proroga si scontra in modo frontale e ineludibile con i principi cardine dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, fondato sul rispetto della concorrenza, sulla trasparenza delle procedure di evidenza pubblica e sulla libera circolazione dei servizi nel mercato unico. La giurisprudenza europea e nazionale ha infatti ribadito a più riprese che le concessioni di beni pubblici strategici e limitati, come le reti energetiche e i bacini idrici, non possono essere attribuite a tempo indeterminato né prorogate per via legislativa senza incorrere in gravissime violazioni del diritto comunitario. L’obbligo di effettuare le gare pubbliche scaturisce quindi dalla necessità inderogabile di rispettare le

direttive UE, pena l’apertura di onerose procedure d’infrazione e il potenziale blocco dei finanziamenti europei legati alle riforme e all’ammodernamento infrastrutturale. Di fronte a questo quadro, la classe politica veneta, supportata dalle amministrazioni locali e dai sindaci del territorio, assume una posizione molto chiara a sostegno delle aziende energetiche locali e dell’autonomia gestionale. Tra le forze politiche regionali emerge una diffusa convergenza nell’abbracciare la visione del cosiddetto federalismo energetico, inteso come il diritto-dovere delle istituzioni territoriali di valorizzare le proprie risorse naturali e infrastrutturali a diretto vantaggio della comunità locale. Consentire alle multiutility del Veneto di contendersi la gestione delle reti attraverso procedure di gara equa significherebbe infatti generare ricadute economiche ed operative straordinarie per il territorio. Tra i benefici più rilevanti evidenziati dai sostenitori della gestione locale figura il ridimensionamento dei costi energetici

con la prospettiva di applicare bollette più leggere: i dividendi, gli utili d’impresa e i canoni di concessione generati dalle reti non andrebbero infatti a rimpolpare le casse di gruppi centralizzati, ma rimarrebbero circoscritti all’interno del circuito economico regionale, permettendo agli enti locali di redistribuire il valore prodotto attraverso agevolazioni tariffarie per le famiglie e le imprese. A ciò si aggiunge il vantaggio determinante legato alla qualità delle manutenzioni e degli investimenti di sviluppo. Una presenza capillare e radicata, tipica delle utility

del territorio, garantisce una conoscenza diretta del suolo e delle sue criticità, favorendo interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della rete elettrica e idrica molto più tempestivi e mirati. In una stagione segnata da crescenti sfide climatiche e dalla necessità di accelerare la transizione ecologica, la vicinanza dell’operatore si traduce in una maggiore resilienza dell’intero sistema energetico, trasformando il federalismo da astrazione politica a concreto strumento di sviluppo e competitività per la comunità veneta.

VENETO VERSO IL BIGLIETTO UNICO NEI TRASPORTI: DALLA REGIONE 2,1 MILIONI PER I PAGAMENTI CONTACTLESS

L

a Giunta regionale del Veneto compie un fondamentale passo avanti verso la svolta digitale del trasporto pubblico locale. Su proposta dell’Assessore ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici, Diego Ruzza, è stato approvato uno stanziamento di 2 milioni e 90 mila euro destinato alla società Infrastrutture Venete Srl. Le risorse serviranno a sviluppare una piattaforma digitale unica, capace di far dialogare i sistemi di pagamento contactless di tutti gli operatori del territorio. Il funzionamento del nuovo modello è improntato alla massima semplicità: ai viaggiatori basterà effettuare un “tap” a bordo di

qualsiasi mezzo — tra gomma e ferro — con la propria carta di credito o debito (circuito EMV) per spostarsi liberamente. Il sistema centrale provvederà a raccogliere i dati, aggregare la spesa e applicare la tariffa corretta, superando la necessità di acquistare preventivamente titoli di viaggio cartacei. La fase operativa entrerà nel vivo nel 2027 con l’installazione dei nuovi validatori, mentre il lancio ufficiale dell’infrastruttura integrata è previsto per il 2028. Entusiasta il commento dell’assessore Diego Ruzza, che evidenzia la portata strategica dell’intervento: “Questo progetto sarà in grado

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di abilitare e governare l’utilizzo dei pagamenti contactless nel trasporto pubblico locale, raccogliendo e normalizzando i flussi degli operatori del nostro TPL e creando di fatto un sistema unico di pagamento per l’utilizzo di tutti i servizi del trasporto pubblico locale, superando la frammentazione dei sistemi locali, garantendo continuità operativa ai sistemi esistenti e introducendo un livello centrale capace di orchestrare e monitorare i flussi del territorio regionale e di abilitare le eventuali agevolazioni tariffarie. Ora si viaggia velocemente verso un futuro che migliorerà la gestione dell’intero sistema e soprattutto semplificherà la vita agli utenti”.

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Il dibattito. Maggioranza per la valorizzazione del territorio, ma le opposizioni denunciano la mancanza di fondi

LEGGE SULLA PIANURA VENETA: È SCONTRO SULL’EFFETTIVA UTILITÀ DEL PROVVEDIMENTO I l Consiglio regionale del Veneto ha dato il via libera alla nuova legge per la promozione e la valorizzazione del paesaggio della Pianura Veneta. La proposta, firmata dal consigliere Filippo Rigo (Lega-LV) in veste di primo firmatario e relatore, è passata a maggioranza con 31 voti favorevoli e 15 contrari, intercettando il sostegno compatto del centrodestra e sollevando, al contempo, un acceso dibattito politico in aula sulla sua effettiva utilità. La legge mira a tutelare e rilanciare le risorse naturali, paesaggistiche ed socioeconomiche di un territorio che copre oltre la metà della superficie regionale. Tra i punti qualificanti del provvedimento figura l’istituzione della “Giornata regionale per la Pianura Veneta”, fissata per l’11 novembre in coincidenza con la ricorrenza di San Martino, data fondamentale per la storia contadina locale. L’impianto normativo prevede inoltre contributi finanziari ai Comuni, la promozione del cicloturismo, delle ippovie e degli

itinerari enogastronomici, oltre a percorsi educativi nelle scuole per sensibilizzare i giovani. Piena soddisfazione per l’approvazione è stata espressa da Filippo Rigo: “La Pianura Veneta costituisce il cuore geografico, economico e sociale della nostra regione. Con questa legge diamo il via a un percorso concreto per promuovere un mosaico straordinario che rappresenta l’identità del nostro territorio. Non ci limitiamo a celebrare la pianura, ma definiamo una strategia di sviluppo sostenibile grazie al confronto continuo con Comuni, associazioni e Pro Loco”. L’iniziativa ha raccolto il supporto di diversi esponenti della maggioranza, tra cui Giorgia Bedin e Roberto Marcato (Lega-LV), Morena Martini (Stefani Presidente), il vicepresidente della Giunta Lucas Pavanetto e i capigruppo Alberto Bozza (Forza Italia), Riccardo Szumski (Resistere Veneto) e Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica). Risoluta, di contro, l’opposizione delle forze di minoranza, che hanno

Filippo Rigo

votato in modo compatto contro il provvedimento. A guidare le critiche è stata la vicepresidente della Sesta commissione e correlatrice di minoranza, Monica Sambo (Partito Democratico), che ha denunciato l’assenza di interventi concreti per

Monica Sambo

l’ambiente: “Nessuno mette in discussione il valore della Pianura Veneta, ciò che contestiamo è il metodo e l’assoluta inefficacia di questa legge, che si riduce all’ennesima operazione di facciata priva di contenuti reali. Si finanzia la comunicazione, la realtà

aumentata e le app, ma dei 620 mila euro di risorse previste non si spende un solo euro per la rinaturalizzazione delle aree degradate, la tutela delle risorgive o la piantumazione. In una regione che resta la seconda in Italia per consumo di suolo, parlare di valorizzazione del paesaggio senza bloccare la cementificazione è un mero esercizio di greenwashing”. Sulla stessa linea si sono espressi i consiglieri dem Paolo Galeano — che ha definito la norma “uno slogan povero di contenuti” —, Alessandro Del Bianco e Jonatan Montanariello. Dure contestazioni sono giunte anche dal capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato, che ha accusato la maggioranza di voler tutelare “un paesaggio distrutto dal cemento”, oltre che dai capigruppo Flavio Baldan (M5S) e Nicolò Rocco (Riformisti Veneti in Azione). Infine, Stefano Valdegamberi (Gruppo misto - Futuro Nazionale) ha auspicato misure urbanistiche più incisive per una reale tutela del territorio.

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L’intervista. L’amministratore delegato di CBC, iniziativa partita a Jesolo da 3 soci, punta a rivoluzionare il litorale

ALESSANDRO BERTON: “LE SPIAGGE VENETE DEL FUTURO SARANNO APERTE TUTTO L’ANNO” L e spiagge venete accolgono ogni anno milioni di turisti da tutta Europa. Jesolo è da sempre il cuore pulsante dell’eco-sistema delle spiagge venete. Una sorta di “Miami Made in Italy” che è esplosa negli anni ’80 tra discoteche, sole, spiagge e sapore di sale. Il mondo balneare però sta vivendo una rivoluzione, come ci ha raccontato Alessandro Berton, amministratore delegato di Cbc Srl, iniziativa partita da 3 soci fondatori (Berton, la famiglia Menazza e Moretti Polegato) e che oggi è una realtà in piena espansione con 50 soci. Alessandro, partiamo da questa nuova avventura. Spiegaci cos’è CBC Srl. Bisogna fare una premessa. Il Comune di Jesolo ha deciso di attuare un nuovo

Tu da sempre ripeti un mantra: “meno ombrelloni, più qualità”. Immagino che questa sia la vostra direzione… Assolutamente. Per noi “meno ombrelloni e più qualità” significa mettere l’ospite al centro. Il turismo deve intercettare bisogni che cambiano. Così come sono cambiati gli alberghi e le strutture ricettive, devono evolvere anche le spiagge. Dopo una fase preparatoria, quest’anno è iniziata la realizzazione concreta delle opere. Oltre il 40% dell’investimento è già stato completato e quella che molti definiscono la “spiaggia del futuro” prende forma. Una spiaggia che offrire servizi più evoluti: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi

“Servizi più evoluti per vivere le località balneari in tutte le stagioni: non soltanto sole, mare, lettino e ombrellone, ma anche sport, aree dedicate ai bambini, spazi innovativi” Piano dell’Arenile, uno strumento urbanistico che disegna lo sviluppo dell’asset più importante di qualsiasi località balneare: la spiaggia. Questo nuovo piano nasce dall’esigenza di far vivere Jesolo per tutto l’anno e non solo d’estate. Da qui prende forma il nostro progetto, che è molto ambizioso. Ad oggi rappresenta il più rilevante progetto di finanza applicato al demanio marittimo mai realizzato in Italia, con un investimento di quasi 10 milioni di euro. L’obiettivo è dare concreta attuazione agli indirizzi del Piano dell’Arenile, aumentando progressivamente la qualità dell’offerta.

Alessandro Berton

come le junior lounge, con personale qualificato e servizi di babysitting che permettano anche ai genitori di ritagliarsi momenti di relax. E poi, soprattutto, pensiamo a una spiaggia che possa essere vissuta tutto l’anno. In uno scenario di questo tipo immagino che saranno le idee e le persone a fare la differenza. Le persone hanno un ruolo centrale. Mi piace ripetere che dietro ogni progetto ci sono sempre le persone. Oggi si parla molto di AI e di tecnologia, strumenti importanti e attuali, ma il motore del cambiamento è rappresentato dalle persone. Vogliamo creare strutture

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all’aria aperta capaci di accogliere tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche, dallo stato di salute o dalla capacità di spesa. In una bella giornata di ottobre o di marzo si può trascorrere una giornata al mare utilizzando servizi di qualità: palestre per il CrossFit, campi da padel, spogliatoi con acqua calda, bagni tecnologici. Stiamo proponendo un nuovo modo di concepire uno spazio pubblico dato in concessione ai privati. Una spiaggia che non sia utilizzata solo d’estate, ma che diventi un luogo di aggregazione e benessere per tutto l’anno. Quali benefici può portare questo tipo di investimento al territorio? L’impatto è molto rilevante. Nel nostro caso parliamo di circa un chilometro di spiaggia, da Piazza Mazzini a Piazza Brescia, nel cuore di Jesolo. Un investimento di questo tipo produce

una riqualificazione urbanistica e territoriale importante. I vantaggi riguardano anche i residenti. Significa avere una città più bella, più moderna e più funzionale. Possiamo parlare di una vera e propria “rigenerazione del demanio marittimo”, con effetti destinati a rimanere nel tempo. E i clienti come sono cambiati in questi anni? Io mi occupo di turismo da sempre e ricordo quando, da ragazzo, vedevo arrivare le famiglie da Milano con la Ritmo che trascorrevano un mese in appartamento. Oggi i soggiorni sono più brevi. C’è più attenzione alla spesa e questo dipende anche dal contesto economico. Le persone valutano con più attenzione come impiegare il proprio budget. Questo ha generato discussioni e polemiche, tuttavia i numeri raccontano una realtà in salute.

Chi ha investito negli anni successivi al Covid, chi ha riqualificato le strutture e migliorato i servizi, continua a lavorare bene. Proviamo a fare un bilancio di quest’estate: che cosa cerca oggi il turista? Per chi negli anni ha continuato a investire e ad aggiornarsi la stagione è andata bene. Certo, oggi il turista vuole scegliere in modo consapevole. Prima di spendere per una cena, una vacanza o una giornata in spiaggia valuta ciò che riceve in cambio. Per questo bisogna saper accogliere pubblici diversi. Noi offriamo postazioni accessibili e servizi premium per chi cerca un’esperienza esclusiva, ma anche postazioni smart da 20 euro. L’importante è costruire un’offerta ampia e di qualità. In definitiva, qual è la sfida dei prossimi anni? Continuare a investire nella qualità, nell’innovazione e nelle persone. La spiaggia del futuro sarà più inclusiva, più accessibile, più sostenibile e soprattutto più vissuta. Non soltanto durante l’estate, ma ogni volta che il mare saprà off rire un’esperienza piacevole a chi sceglierà di viverlo. • Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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Leah con sua mamma Shanitah, Uganda.

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Leah può tornare a vedere, anche grazie al tuo testamento. Per migliaia di bambini, una cura è possibile, ma resta solo un’attesa. Leah è cieca a causa della cataratta e un intervento può restituirle la vista. Per operarla, però, serve una sala operatoria che oggi non c’è. Con una donazione nel tuo testamento a CBM Italia puoi contribuire a costruire gli spazi, fornire le attrezzature e creare le condizioni necessarie per rendere possibile l’intervento. Il tuo gesto può trasformare un’attesa in una cura concreta, e restituire la vista a tanti bambini come Leah nei Paesi del Sud del mondo.

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Eccellenze. Despar Nord porta a Made in Malga i sapori e le produzioni del territorio

IL GUSTO DEL TERRITORIO, UNA STORIA DA CONDIVIDERE Despar Nord rinnova la partecipazione alla rassegna di Asiago: degustazioni, formaggi di malga e prodotti selezionati per raccontare il valore delle eccellenze locali e di chi ogni giorno le produce

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nche quest’anno Despar Nord rinnova il proprio sostegno a Made in Malga, la rassegna nazionale dedicata ai formaggi e ai prodotti della montagna in programma ad Asiago nei due weekend dal 4 al 6 e dall’11 al 13 settembre. Un appuntamento ormai consolidato per il marchio dell’Abete, che nella manifestazione riconosce un’importante occasione per raccontare uno dei valori che da sempre ne caratterizzano la presenza sul territorio: la vicinanza alle produzioni locali e alle persone che, attraverso il proprio lavoro, custodiscono e tramandano sapori, saperi e tradizioni. Tra masterclass, degustazioni, incontri, mostre mercato e appuntamenti diffusi nel centro di Asiago, Made in Malga porta ogni anno migliaia di visitatori alla scoperta della cultura gastronomica della montagna. Un patrimonio che Despar Nord contribuisce a valorizzare ogni giorno anche

nei propri punti vendita, attraverso la selezione e la presenza a scaffale di numerose eccellenze locali e regionali. Durante i due fine settimana della manifestazione, Despar sarà presente il sabato e la domenica con uno spazio dedicato a TANN, il Centro Carni e Salumi di Despar Nord, dove il pubblico potrà conoscere e degustare la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, realizzata con carne 100% italiana e una lista di ingredienti essenziale. A completare la presenza del marchio dell’Abete sarà un momento interamente dedicato alle eccellenze casearie della montagna. Domenica 6 settembre alle ore 11.00, all’Hotel Paradiso di Asiago, Despar proporrà infatti la masterclass “Alla scoperta dei formaggi di malga selezionati da Despar – Il gusto autentico delle nostre montagne”. Un viaggio tra sapori e territori che porterà in degustazione Mezzano e

Stravecchio Malga Verde di Fattoria Cortese, Monte Veronese DOP Allevo di Malga de La Casara Roncolato Romano e Cuor di Fassa Latte di Malga, accompagnati da una selezione di vini dell’arco alpino: Kerner Alto Adige DOC, Lagrein Alto Adige DOC e Ferrari Trentodoc. Un’occasione per scoprire non soltanto prodotti di grande qualità, ma anche le storie, le competenze e il lavoro dei produttori

che li rendono possibili. È proprio da questa volontà di valorizzare le realtà agroalimentari locali che nasce “Sapori del Territorio”, il progetto con cui Despar Nord da oltre dieci anni seleziona e porta sugli scaffali le produzioni più rappresentative delle aree in cui è presente. Un percorso che oggi raccoglie oltre 4.000 referenze realizzate da più di 600 produttori locali, costruendo un legame diretto

tra chi produce, i punti vendita e le comunità. La partecipazione a Made in Malga si inserisce così nel più ampio impegno di Despar Nord per sostenere le filiere locali e valorizzare le eccellenze dei territori in cui è presente, favorendo l’incontro tra produttori e consumatori e contribuendo a mantenere vive identità e tradizioni che rappresentano una ricchezza per le comunità.

TANN, dove filiera e innovazione diventano sinonimo di qualità

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ui competenze specialistiche, innovazione e ricerca si integrano con una particolare attenzione alla selezione e alla provenienza delle materie prime. Despar Nord ha infatti sviluppato accordi diretti con macelli italiani di medie e piccole dimensioni, riducendo i passaggi intermedi e rafforzando tracciabilità e controllo lungo la filiera. Tecnologie all’avanguardia e un elevato livello di automazione consentono inoltre di rendere più efficienti le lavorazioni, ridurre gli sprechi e garantire elevati standard qualitativi e igienico-sanitari. Da questo percorso nasce anche la nuova selezione Despar Premium di salumi e affettati senza conservanti, arrivata nei punti vendita nell’estate 2026: prodotti realizzati con carne 100% italiana, senza nitriti e nitrati aggiunti e con una lista di ingredienti essenziale. Un progetto che racconta la volontà di Despar Nord di coniugare controllo della filiera, innovazione e ricerca per offrire prodotti sempre più attenti a qualità, trasparenza e origine delle materie prime.


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on-line: www.lapiazzaweb.it •Rubriche •Salute

Case della Comunità, parte la campagna del Veneto

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ar conoscere le Case della Comunità, spiegare quali servizi offrono e accompagnare i cittadini verso un utilizzo più consapevole della sanità territoriale. È questo l’obiettivo della nuova campagna di comunicazione lanciata dalla Regione del Veneto e presentata al Lido di Venezia, allo stand regionale della Mostra del Cinema all’Hotel Excelsior. Un progetto che punta su un linguaggio semplice, diretto e anche ironico, affidandosi a testimonial conosciuti per raggiungere un pubblico il più possibile ampio. Il cuore della campagna sono tre spot video, costruiti attorno a storie e protagonisti differenti, ma con un unico messaggio: le Case della Comunità devono diventare un punto di riferimento concreto per i cittadini e una porta di accesso più appropriata ai servizi sanitari. Accanto agli spot saranno utilizzati materiali informativi sul territorio, strumenti digitali, stampa ed emittenti televisive locali. La campagna interesserà tutte le Ulss venete e, in una seconda fase, sarà adattata alle caratteristiche dei singoli territori, con informazio-

ni sulla localizzazione delle strutture e sui servizi disponibili. Nel primo filmato il presidente della Regione Alberto Stefani dialoga con Barutz, interprete dell’iconica “nonna Marisa”. Con un tono leggero, il messaggio è quello di invitare i cittadini a scegliere in maniera consapevole il servizio sanitario a cui rivolgersi, evitando di considerare l’ospedale come risposta automatica a ogni necessità. Il secondo spot ha invece come protagonisti l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, cardiochirurgo di fama internazionale, e Mirko Bernardinello, primo paziente in Italia sottoposto a trapianto da donatore a cuore fermo proprio per mano del professor Gerosa. L’incontro avviene all’interno di una Casa della Comunità, dove Bernardinello si reca per un controllo. Una storia personale utilizzata per mostrare concretamente come le nuove strutture possano offrire risposte mirate e appropriate ai bisogni di salute. La terza protagonista è Georgette Polizzi, artista e influencer, che racconta la propria esperienza con la sclerosi multipla e il ruo-

lo del Fascicolo Sanitario Elettronico nella gestione delle informazioni e dei percorsi di cura. Proprio il FSE rappresenta uno degli strumenti che la campagna vuole contribuire a far conoscere e utilizzare maggiormente. Ma la comunicazione non riguarda soltanto le nuove strutture. Tra gli obiettivi c’è anche la diffusione del 116117, il numero unico per le richieste di assistenza sanitaria non urgente. Un servizio che la Regione intende valorizzare per orientare i cittadini verso la risposta più appropriata e contribuire a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. La campagna nasce anche dai risultati di un sondaggio sulla percezione della sanità territoriale. Il 80 per cento degli intervistati dichiara di aver utilizzato i servizi sanitari pubblici negli ultimi dodici mesi, mentre il 57 per cento ritiene che la sanità territoriale riesca a rispondere ai propri bisogni. Il problema principale riguarda però la conoscenza delle Case della Comunità: il 43 per cento ne ha sentito parlare, ma soltanto il 24 per cento conosce quella più vicina al proprio territorio. Allo stesso tempo emerge una forte disponibilità a utilizzarle: il 67 per cento dei cittadini lo farebbe se fosse presente nel proprio Comune, mentre l’80 per cento giudica positivamente la loro realizzazione e l’81 per cento ritiene necessario continuare a investire nella sanità territoriale. Numeri che spiegano la scelta della Regione di affiancare alla realizzazione delle

strutture una vera e propria operazione di informazione. In Veneto sono 102 le Case della Comunità complessivamente progettate nell’ambito del PNRR e del modello definito dal decreto ministeriale 77 del 2022. Al 30 giugno 2026 risultano completate 99 strutture, superando l’obiettivo nazionale assegnato alla Regione. All’interno delle Case della Comunità possono trovare spazio medici, infermieri di famiglia e di comunità, specialisti ambulatoriali e altre professionalità. I cittadini possono ricevere informazioni e orientamento attraverso il Punto Unico di Accesso, prenotare prestazioni tramite il Cup, effettuare esami diagnostici di base e accedere, secondo l’organizzazione dei diversi territori, a visite specialistiche, servizi infermieristici, prelievi, programmi di prevenzione, screening e vaccinazioni. Le strutture sono inoltre collegate ai percorsi di assistenza domiciliare e alla presa in carico integrata della persona. «Conclusa la fase di realizzazione delle 99 strutture – sottolinea l’assessore alla Sanità Gino Gerosa – è ora fondamentale farle conoscere al massimo tra la popolazione». La sfida, dunque, entra ora nella fase della conoscenza. Perché le Case della Comunità non siano soltanto strutture realizzate, ma diventino davvero luoghi conosciuti e utilizzati dai cittadini, all’interno di un sistema sanitario sempre più orientato alla prossimità. Riccardo Musacco

Adria, prende forma la riconversione del Punto nascita

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l futuro del Punto nascita di Adria entra nella fase operativa. L’Ulss 5 Polesana ha predisposto un piano per accompagnare la possibile riconversione del servizio, inserito dalla Regione Veneto tra le strutture che non raggiungono la soglia minima dei 500 parti all’anno indicata dal ministero della Salute. Nel 2025 all’ospedale adriese sono nati 227 bambini, un dato molto distante dal parametro utilizzato per valutare la sostenibilità e la sicurezza dell’attività ostetrica. La situazione di Adria non è isolata: lo stesso percorso riguarda anche i Punti nascita di Valdagno, Portogruaro e Castelfranco Veneto, che lo scorso anno hanno registrato rispettivamente 242, 343 e 297 parti. In attesa della decisione definitiva, l’azienda sanitaria polesana ha delineato le misure da adottare durante la transizione. Il

progetto illustrato dal direttore generale Mauro Filippi prevede che ad Adria venga garantita per 180 giorni la presenza di un’ostetrica nell’arco delle 24 ore. L’obiettivo è offrire continuità assistenziale alle donne del territorio e assicurare un riferimento sanitario anche dopo l’eventuale cessazione dei parti nella struttura. La riorganizzazione comporterebbe una nuova distribuzione delle pazienti tra gli ospedali vicini. In base al Comune di residenza, le future mamme verrebbero indirizzate verso Rovigo oppure Chioggia. Un cambiamento destinato a incidere soprattutto sul Basso Polesine, dove distanze e collegamenti rendono particolarmente delicato il ridimensionamento dei servizi ospedalieri. La procedura si inserisce nel percorso avviato dalla Regione

dopo il riconoscimento della condizione al di sotto degli standard ministeriali. La scadenza conclusiva è fissata al 31 dicembre, ma restano in corso le interlocuzioni con il ministero della Salute. Non risulta quindi ancora formalizzata una decisione finale sulla chiusura delle quattro strutture. Il tema, intanto, continua ad alimentare il confronto politico regionale. Le polemiche si sono concentrate nelle ultime ore soprattutto su Valdagno, dove il Partito Democratico teme un’accelerazione della chiusura. Ad Adria, invece, l’avvio del piano aziendale rende già più concreto lo scenario della riconversione e pone al centro la necessità di garantire alle famiglie polesane percorsi chiari, assistenza continuativa e collegamenti efficaci con i reparti di Rovigo e Chioggia. Paola Bigon


28 L’iniziativa. Apertura straordinaria degli ambulatori il 9 e 10 ottobre

Rovigo, cinque ambulatori di Nefrologia aperti per un weekend con 150 visite aggiuntive

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entocinquanta controlli nefrologici concentrati in un solo fine settimana, cinque ambulatori attivi contemporaneamente e 90 ore complessive di attività medica aggiuntiva. Parte dalla Nefrologia dell’ospedale di Rovigo la nuova iniziativa dell’Ulss 5 Polesana per ridurre le liste d’attesa. Gli ambulatori saranno aperti in via straordinaria venerdì 9 e sabato 10 ottobre. Il programma prevede 50 visite nella prima giornata, dalle 14 alle 20, altrettante sabato mattina, dalle 8 alle 14, e ulteriori 50 nel pomeriggio, fino alle 20. L’obiettivo dell’azienda sanitaria è intervenire in maniera consistente sull’attuale lista dei controlli nefrologici, arrivando al suo sostanziale azzeramento. L’iniziativa è stata promossa dal direttore dell’Unità operativa complessa di Nefrologia, Giuseppe Scaparrotta, e sarà resa possibile dalla disponibilità dei medici e da una riorganizzazione straordinaria dell’attività ambulatoriale. Le prestazioni del 9 e 10 ottobre non saranno aperte a nuove prenotazioni. Gli appuntamenti saranno infatti riservati agli utenti già inseriti nelle liste d’attesa per un controllo nefrologico. Sarà direttamente l’Ulss 5 a individuare e contattare i pazienti, comunicando loro la data e l’orario della

Cure palliative, cresce l’assistenza a domicilio e negli Hospice

C visita. Non sarà quindi necessario telefonare al Cup o rivolgersi agli sportelli aziendali. Il “weekend delle visite” rappresenta il primo intervento di un programma che l’Ulss 5 intende estendere anche ad altre specialità. L’azienda valuterà gli ambiti nei quali aperture straordinarie, prestazioni aggiuntive e una diversa organizzazione delle sedute possano favorire il recupero degli appuntamenti e una riduzione più rapida dei tempi. «Centocinquanta cittadini potranno effettuare il proprio controllo grazie alla disponibilità dei nostri professionisti e a uno sforzo organizzativo importante – sottolinea il direttore generale Mauro Filippi –. Ma questo è soltanto il primo passo. Vogliamo utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per intervenire sulle liste d’attesa e dare risposte concrete ai bisogni di salute dei cittadini». Paola Bigon

resce in Polesine la rete delle cure palliative, chiamata ad accompagnare le persone e le loro famiglie nelle fasi più delicate della malattia. Nel corso del 2025 sono stati 646 i pazienti assistiti a domicilio dall’Ulss 5 Polesana, contro i 610 dell’anno precedente. Le cure palliative comprendono gli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali rivolti ai malati affetti da patologie che non rispondono più a trattamenti specifici. L’obiettivo è garantire continuità dell’assistenza, controllo del dolore e degli altri sintomi, oltre al necessario sostegno psicologico, sociale e spirituale. La presa in carico viene assicurata da équipe multidisciplinari formate da medici di medicina generale, palliativisti, psicologi, infermieri e assistenti sociali, alle quali possono affiancarsi altre figure professionali. Il servizio di Rovigo e Trecenta è diretto da Stefania Daziale, mentre quello di Adria è guidato da Barbara Vaccarini. Nel Distretto di Rovigo le persone seguite a domicilio nel 2025 sono state complessivamente 429, in aumento rispetto alle 391 dell’anno precedente. Di queste, 335 hanno ricevuto cure palliative specialistiche e 94 cure di base. Nel Distretto di Adria sono stati invece assistiti 217 pazienti, 47 attraverso percorsi specialistici e 170 con cure di base.

La rete comprende anche gli Hospice, gli ambulatori e le consulenze offerte nelle strutture intermedie, nei centri di servizio e nei reparti ospedalieri. Centrale è inoltre la collaborazione con le unità di Oncologia, compresi gli ambulatori di Day Hospital, per garantire un approccio palliativo anche ai pazienti che continuano a ricevere trattamenti oncologici attivi. Nel 2025 gli Hospice dell’Ulss 5 hanno accolto complessivamente 298 persone, rispetto alle 262 del 2024. Nell’Hospice del Distretto 1 i pazienti sono stati 185, mentre in quello del Distretto 2 di Adria sono stati 113. Le strutture accolgono le persone per le quali non è più possibile assicurare un’assistenza adeguata a casa, offrendo accompagnamento medico, psicologico e spirituale. Specifici percorsi di supporto sono rivolti anche ai familiari e ai caregiver. Un contributo alla continuità della presa in carico viene assicurato anche dal servizio di Trecenta e dagli infermieri dell’Assistenza domiciliare integrata di Trecenta e Rovigo. «Dietro questi numeri ci sono persone, famiglie, storie e momenti di particolare fragilità – sottolinea il direttore generale Mauro Filippi –. Le cure palliative significano garantire dignità, sollievo, ascolto e vicinanza alla persona e alla sua famiglia». (P.B.)

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29 Prevenzione. Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, fa il punto sui contagi in Veneto e spiega come difendersi

West Nile, allarme zanzare a Padova: «Non bisogna avere paura, ma proteggersi»

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alute, ambiente e sicurezza alimentare sono temi molto più vicini tra loro di quanto si possa pensare. A occuparsi di questo intreccio, sul territorio del Triveneto, è anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, realtà con sede centrale nell’area di Padova e una rete di strutture periferiche distribuite nelle province di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. A guidare l’istituto è la dottoressa Antonia Ricci, direttrice generale di un ente che conta circa 650 dipendenti e che svolge attività che vanno ben oltre il controllo della salute degli animali. L’Istituto, infatti, si occupa anche di sicurezza degli alimenti destinati all’uomo, di ambiente, ricerca e prevenzione, seguendo la filiera agroalimentare dal campo alla tavola. Ed è proprio sul fronte della prevenzione che nell’ultimo periodo l’attenzione è concentrata sulla West Nile, malattia trasmessa dalle zanzare che ha fatto registrare diversi casi anche in Veneto e che interessa direttamente il territorio padovano.

«Non ci si deve preoccupare – spiega Ricci -. Soprattutto non dobbiamo preoccuparci noi che facciamo questo mestiere, ma essere attenti e cercare di evitare che queste malattie diventino pericolose per le persone». La West Nile non si trasmette direttamente da persona a persona: il principale veicolo sono le zanzare infette. Per questo il monitoraggio degli insetti è una delle attività fondamentali dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. In tutto il Triveneto vengono utilizzate trappole per catturare e analizzare le zanzare. Gli entomologi identificano le specie presenti e verificano anche la presenza del virus West Nile e di altri agenti patogeni trasmessi dagli insetti. E i dati raccolti mostrano una presenza del virus nelle zanzare piuttosto elevata. Una situazione che, secondo la direttrice dell’Istituto, non rappresenta una sorpresa considerando le condizioni climatiche di questa stagione. Il caldo e la siccità possono infatti creare condizioni favorevoli alla

circolazione del virus. In particolare, la scarsità d’acqua può spingere le zanzare a cercare piccoli ristagni più vicini alle abitazioni e quindi alle persone. Sul fronte dei contagi umani, in Veneto i casi sono attualmente circa 73. Un numero che, osserva Ricci, è inferiore rispetto ad alcune annate precedenti, ma che deve essere valutato considerando la stagionalità della malattia: il picco dei casi si registra generalmente nel mese di settembre. La parola d’ordine, quindi, è prevenzione. E non riguarda soltanto le amministrazioni pubbliche. «Bisogna proteggersi dalla puntura delle zanzare», sottolinea Ricci, ri-

cordando l’importanza dei repellenti e delle misure per impedire la proliferazione degli insetti. Un ruolo importante spetta anche ai cittadini. I Comuni intervengono nelle aree pubbliche, ma nei cortili e negli spazi privati la prevenzione dipende in larga parte dai singoli. È fondamentale trattare i tombini con prodotti larvicidi ed eliminare i ristagni d’acqua, anche quelli apparentemente insignificanti. Un esempio semplice riguarda i sottovasi delle piante: svuotarli regolarmente significa togliere alle zanzare uno dei luoghi in cui possono riprodursi. «Sembra una banalità – osserva la direttrice – ma vuotare i sottovasi delle nostre piante sui poggioli ci aiuta tantissimo a ridurre la presenza delle zanzare». La West Nile, però, non è l’unica minaccia legata alle zanzare. Sul territorio possono circolare anche altri virus, tra cui Chikungunya, Usutu e Toscana virus. Per questo l’attività di sorveglianza non si limita a un singolo agente patogeno. Il principio che guida questo lavoro è

quello della One Health, un approccio che considera strettamente collegati la salute dell’uomo, quella degli animali e la tutela dell’ambiente. Lo stesso approccio riguarda anche un altro elemento fondamentale degli ecosistemi: le api. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è infatti Centro di referenza nazionale per la salute delle api e svolge un’attività specifica di ricerca e sorveglianza in questo settore. Anche gli alveari devono fare i conti con parassiti e nuovi rischi sanitari, alcuni dei quali possono arrivare da altre parti del mondo. Anche in questo caso, secondo Ricci, i cambiamenti climatici possono contribuire a modificare lo scenario. Al momento non vengono segnalate situazioni particolarmente preoccupanti, ma la prevenzione resta fondamentale. L’attività dell’Istituto comprende anche la cooperazione internazionale, con l’obiettivo di aiutare i Paesi in cui determinati rischi sono già presenti a sviluppare strumenti efficaci per identificarli e controllarli. Vincenzo Gottardo

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30 La ripresa. Il ritorno al lavoro, scuola e vari impegni si accompagna agli effetti accumulati durante mesi di temperature elevate

Rientro più difficile dopo l’estate rovente, il caldo prolunga stanchezza e stress

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ettembre segna tradizionalmente il ritorno alle abitudini quotidiane, ma quest’anno la ripartenza rischia di essere più faticosa del solito. Alla malinconia per la conclusione delle vacanze si sommano infatti le conseguenze di un’estate caratterizzata da caldo persistente, notti afose e violenti temporali che spesso non hanno portato un reale sollievo. La cosiddetta sindrome da rientro non è una vera patologia, ma una condizione transitoria che può manifestarsi con stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione, insonnia, mal di testa e problemi digestivi. Il passaggio dai ritmi più liberi delle ferie a quelli imposti da lavoro, scuola e responsabilità familiari richiede un periodo di adattamento. Secondo le stime dell’Istat, questo disagio interesserebbe circa il 35 per cento della popolazione. A complicare il quadro è però l’affaticamento lasciato dalle temperature eccezionali. Le vacanze, anziché garantire un completo recupero delle energie, per molte per-

sone sono trascorse in condizioni climatiche impegnative. Il risultato è un doppio carico: da una parte lo stress psicologico provocato dalla ripresa degli impegni, dall’altra una spossatezza fisica che può continuare anche quando il termometro comincia a scendere. Le conseguenze del caldo prolungato, del resto, non si esauriscono con la fine di un’ondata. Temperature elevate per molti giorni, soprattutto se accompagnate da minime notturne alte, sottopongono l’organismo a uno sforzo continuo. Il sonno perde qualità, aumenta il rischio di disidratazione e possono peggiorare patologie cardiovascolari, respiratorie e renali. Il caldo può inoltre interferire con alcuni trattamenti farmacologici e influire sull’equilibrio emotivo. Durante le fasi più critiche dell’estate europea, gli accessi ai pronto soccorso sarebbero aumentati tra il 10 e il 15 per cento. Particolarmente vulnerabili sono gli anziani e le persone affette da malattie croniche. Il Ministero della Salute ricorda che le ondate di calore possono

favorire l’aggravamento di disturbi cardiaci e cerebrovascolari, patologie polmonari, malattie metaboliche come il diabete, problemi renali ed epatici e condizioni che interessano il sistema nervoso. Anche sul piano psicologico le temperature estreme possono lasciare una traccia. La Società italiana di medicina di emergenza-urgenza e la Società italiana di epidemiologia psichiatrica hanno rilevato, alla fine di agosto, un aumento fino al 20 per cento degli accessi ai pronto soccorso per disturbi psichiatrici rispetto a tre anni prima. Caldo intenso e mancanza di riposo possono infatti accentuare ansia, alterazioni dell’umore e fragilità già presenti. A rendere insolito questo passaggio stagionale è anche la distanza tra ciò che indica il calendario e ciò che viene percepito dal corpo. Le temperature possono rimanere estive mentre le giornate iniziano ad accorciarsi. La riduzione delle ore di luce influisce sui ritmi circadiani, sulla qualità del sonno e sull’umore, anche quando l’afa continua a suggerire che l’estate non sia ancora

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terminata. Secondo David Lazzari, già presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi e presidente dell’Osservatorio Benessere psicologico e salute Benèpsys, questa discordanza può ritardare la consueta malinconia di fine stagione senza eliminarla. Il cambiamento della luce rappresenta infatti un segnale biologico molto forte, indipendente dall’andamento delle temperature. Per superare questa fase è utile evitare una ripresa troppo brusca. Quando possibile, gli impegni andrebbero distribuiti gradualmente, riservando spazio al riposo, all’attività fisica e a un’alimentazione equilibrata. È importante anche

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continuare a bere regolarmente: con l’avvicinarsi dell’autunno l’attenzione all’idratazione tende a diminuire, ma caldo e umidità possono mantenere elevata la sudorazione e quindi la perdita di acqua e sali minerali. Le previsioni indicano un progressivo calo delle temperature, legato anche alla diminuzione delle ore di luce, mentre resta più incerta la distribuzione delle precipitazioni. Francesco Meneguzzo, primo ricercatore del Cnr-Ibe e commissario straordinario del Consorzio Lamma, segnala tuttavia la possibilità di valori ancora superiori alle medie stagionali. Il ritorno alla normalità potrebbe quindi richiedere più tempo. L’estate meteorologica continua a farsi sentire mentre quella psicologica e biologica sta già lasciando spazio all’autunno. Una sfasatura capace di rendere meno netto il cambio di stagione, ma anche più improvviso il momento in cui corpo e mente dovranno finalmente riconoscere che l’estate è davvero finita. Paola Bigon

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