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laPiazza di Adria - Ottobre26

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di Adria

DAL 1994

OTTOBRE 2026

Periodico d’informazione locale - Anno XXXIII n. 208

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Bottrighe ricorda lo zuccherificio, cuore pulsante del paese per 77 anni

Ruzza: “Avanti con la piattaforma per il biglietto unico dei trasporti regionali”

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a sessione di bilancio in Regione Veneto si prospetta come uno dei banchi di prova più delicati e complessi della legislatura, un momento in cui la politica economica e finanziaria di Palazzo Ferro Fini dovrà fare i conti con la realtà complessa che famiglie e imprese stanno affrontando in un contesto socio-economico e internazionale segnato da forti criticità. Tra inflazione persistente, rincari energetici e incertezze globali che pesano sulla filiera produttiva, la grande domanda che attraversa i corridoi della politica veneta riguarda il futuro della programmazione finanziaria e la tenuta della storica coesione della maggioranza. In particolare, ci si chiede se il cosiddetto schema “Stefanildo”, ovvero il consolidato asse di governo e di sintesi politica tra i principali leader di maggioranza e opposizione coalizione, troverà piena soddisfazione anche nelle scelte di allocazione delle risorse o se, al contrario, l’elaborazione del documento contabile darà vita a una sfida aspra e a tensioni interne difficilmente dissimulabili. A rendere il quadro particolarmente teso vi è il clima di forte preoccupazione che serpeggia tra le realtà produttive del territorio.

EMERGENZA CASA TRA COSTI INSOSTENIBILI E IMMOBILI “FANTASMA” IN DIFFICOLTÀ ANCHE MADRI SOLE CON FIGLI, GIOVANI E ANZIANI servizi alle pag. 6-7

NINO CATTOZZO TORNA AD ADRIA: 85 OPERE NELLA BIBLIOTECA DEL CONSERVATORIO

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Influenza, al via le vaccinazioni: quasi 47 mila dosi per il Polesine

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Regione Veneto al banco di prova del bilancio

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IL CETO MEDIO FUORI CASA

empre più cara, sempre più irraggiungibile: che sia da acquistare o da comprare la casa non è più una certezza ma assume i contorni di un miraggio o di una montagna impossibile da scalare. Bastano le cifre e i bilanci familiari a fine mese a dare un’idea. Se fino a qualche anno fa, in Veneto come in Trentino, la difficoltà a trovare un alloggio riguardava le fasce escluse dal ciclo produttivo, oggi il blocco dell’accesso alla casa incide direttamente su insegnanti, giovani tecnici, lavoratori della sanità, anziani con pensioni contributive ordinarie e famiglie monoreddito.

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FACCIAMO IL PUNTO

di Adria

IL CETO MEDIO FUORI CASA

PLASTIC FREE, RACCOLTI 250 CHILI DI RIFIUTI

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uecentocinquanta chili di rifiuti raccolti, 25 volontari e anche dei bambini pronti a dare il buon esempio. È il bilancio della giornata organizzata da Plastic Free Adria in occasione del weekend dedicato al “Sea & Rivers World Cleanup Day”, che ha visto i partecipanti impegnati in diverse zone della città. A rendere particolarmente significativa l’iniziativa è stata la presenza di diversi bambini di una scuola primaria di Adria, accompagnati dai loro genitori. Una sorpresa per i referenti locali Antonino Porto e Maria Giovanna e, soprattutto, un segnale positivo sul fronte della sensibilizzazione delle nuove generazioni. “La Terra non è un’eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli”: una frase che racchiude lo spirito della giornata e il valore dell’attività di sensibilizzazione portata avanti dall’associazione, soprattutto nei confronti dei più giovani. I 25 volontari si sono divisi in due gruppi. Il primo, del quale facevano parte anche i bambini, ha ripulito la zona della Tomba, la parte finale di corso Vittorio Emanuele e corso Garibaldi. Il secondo ha invece raggiunto aree più difficili, intervenendo lungo gli argini del Canal Bianco e ai margini della strada verso località Piantamelon. Proprio qui i volontari hanno constatato ancora una volta un fenomeno difficile da contrastare: l’abbandono dei sacchetti pieni di rifiuti gettati lungo la strada. Un comportamento che conferma quanto, accanto alle giornate di raccolta, resti necessario continuare a lavorare sulla prevenzione e sull’educazione ambientale. A fine intervento sono stati circa 250 i chili di rifiuti recuperati dalle diverse zone della città. Un quantitativo consistente che, oltre a restituire spazi più puliti, fotografa ancora una volta la dimensione del fenomeno dell’abbandono dei rifiuti, soprattutto nelle aree più periferiche e meno frequentate del territorio adriese.

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• Nicola Stievano Segue da pag. 1

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In campo anche i bambini della scuola primaria

n giovane under 35 con un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio di 1.500 euro si scontra oggi con la richiesta di anticipi bancari pari ad almeno 45.000 euro per ottenere un mutuo prima casa; allo stesso tempo i canoni d’affitto assorbono ormai oltre il 40% delle entrate nette di un nucleo familiare medio. Il risultato è la paralisi: chi non ha alle spalle un patrimonio di famiglia rimane bloccato, oppure si vede costretto a rinunciare a scelte di lavoro e di vita. Di fronte a questa saturazione, gli strumenti istituzionali locali cercano di mettere un argine. In Veneto, la Regione ha attivato il piano “Generazione Casa” impegnando 50 milioni di euro per azzerare i tempi di ripristino delle abitazioni pubbliche sfitte e destinarle a lavoratori e giovani coppie. Sull’altro versante, la Provincia Autonoma di Trento affianca alla gestione ordinaria di ITEA S.p.A. (Istituto Trentino per l’Edilizia Abitativa) il progetto Ri-Val (Rigenerazione e Valorizzazione): una misura che ha censito 467 alloggi inutilizzati nei Comuni trentini con l’obiettivo di riqualificarne 300 e reimmetterli sul mercato a canone moderato (calmierato del 30% rispetto al mercato libero) o con opzione di riscatto. Misure operative che si

integrano con le direttive del Piano Casa da centomila alloggi in dieci anni, un impegno a lungo termine pensato per stimolare l’housing sociale privato attraverso leve fiscali e semplificazioni urbanistiche. Tuttavia, risanare qualche centinaio di appartamenti non basterà se le regole del mercato immobiliare continuano a spingere l’offerta esclusivamente verso la locazione turistica breve o la speculazione ad alto rendimento. La casa non può continuare a essere trattata esclusivamente come merce speculativa o bene di rendita a breve termine. Per la classe media la casa non è mai stata un lusso ma una necessità che spesso impegna per decenni le famiglie. Secondo gli esperti servirebbero tre cose poco appariscenti: cantieri con date verificabili, dati pubblici su sfitti e graduatorie (l’anagrafe regionale dell’Erp veneta va in questa direzione), criteri chiari su chi rientra nella fascia intermedia, anziani compresi. I proprietari di immobili vuoti dovrebbero valutare un canone concordato. I Comuni possono accelerare permessi e bandi, le imprese pensare alloggi per i propri dipendenti. A noi cittadini spetta chiedere conto dei tempi, perché una casa promessa tra cinque anni non risolve l’affitto di quest’inverno.

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• Guendalina Ferro

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di Adria è una testata giornalistica di proprietà di

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Questa edizione raggiunge le zone di Adria, Pettorazza Grimani per un numero complessivo di 7.072 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; numero iscrizione ROC 32199

Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin - formato da 26 edizioni locali mensilmente recapitato a 575.000 famiglie del Veneto e del Trentino

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Emergenza casa/1. Il recupero del patrimonio procederà per fasi in base alle risorse disponibili

TRENTACINQUE ALLOGGI COMUNALI, 17 ASPETTANO DI TORNARE ABITABILI Q uasi la metà del patrimonio abitativo di proprietà del Comune di Adria oggi non può essere utilizzata. L’Ente dispone complessivamente di 35 alloggi: 18 sono regolarmente locati e assegnati alle famiglie aventi diritto, mentre 17 necessitano di interventi di manutenzione straordinaria e ristrutturazione edilizia prima di poter tornare abitabili. Un patrimonio già esistente sul quale l’Amministrazione ha deciso di concentrare prioritariamente attenzione e risorse, anche se al momento non risultano progetti attivi o in fase di avvio relativi a social housing o cohousing. Per recuperare i 17 appartamenti è stato impostato un piano che si muove lungo tre direttrici. La prima prevede lo stanziamento e l’impiego progressivo di risorse proprie di bilancio, nel momento in cui saranno disponibili. La seconda passa attraverso la candidatura del Comune a bandi e finanziamenti regionali dedicati. La terza riguarda la definizione di specifiche convenzioni operative e gestionali con ATER - si legge nella nota ufficiale del Comune. Il recupero, tuttavia, non potrà essere immediato. Gli interventi comportano infatti complessità di natura tecnico-strutturale, amministrativa e finanziaria

che, come precisa il Comune, richiedono tempi di esecuzione anche molto lunghi e rendono necessaria una programmazione per fasi. Distinta è invece la situazione degli alloggi di

edilizia residenziale pubblica di proprietà ATER. Gestione, dati aggiornati e graduatorie sono di esclusiva competenza di ATER Rovigo e il Comune non dispone quindi dei relativi elenchi di attesa.

Il tema degli immobili inutilizzati, però, va oltre il patrimonio pubblico. Sul territorio comunale viene rilevata anche una quota di abitazioni private sfitte o inutilizzate, in diversi casi di ampie dimensioni. L’obiettivo indicato dall’Amministrazione è arrivare allo sviluppo di modelli di collaborazione tra pubblico e privato. La prospettiva è quella di mettere in campo adeguate garanzie istituzionali e forme di incentivazione che possano favorire la disponibilità dei proprietari e permettere di convertire una parte di questo patrimonio in alloggi a canone calmierato oppure in soluzioni abitative temporanee destinate alle emergenze. Da una parte, quindi, ci sono 17 appartamenti comunali da riportare progressivamente all’idoneità abitativa; dall’altra un patrimonio privato inutilizzato sul quale il Comune sta lavorando per poter costruire nuove forme di collaborazione. Due percorsi differenti che partono però dallo stesso dato: una parte delle abitazioni già presenti ad Adria oggi resta fuori dal circuito abitativo. • Guendalina Ferro

Cresce la fragilità tra affitti, lavoro precario e nuovi equilibri familiari

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erdere un lavoro, non riuscire più a sostenere l’affitto oppure affrontare una separazione e ritrovarsi con un solo reddito. L’emergenza abitativa ad Adria passa sempre più spesso attraverso situazioni nelle quali la casa diventa il punto di caduta di una fragilità economica o familiare. Un fenomeno che i servizi sociali comunali stanno monitorando e che riguarda persone con storie ed età differenti. Le cause prevalenti indicate dal Comune sono la precarietà lavorativa e l’insufficienza del reddito, che possono portare anche a procedure di sfratto per morosità incolpevole. A queste si aggiungono i cambiamenti nella composizione delle famiglie. Una presenza significativa è infatti rappresentata

dai nuclei monoparentali, in particolare madri sole con figli minori, per le quali una separazione può comportare la perdita improvvisa della precedente stabilità economica e abitativa. Oggi sono 15 le situazioni di emergenza attiva monitorate dai servizi sociali: sette riguardano nuclei familiari e otto persone singole. Quando la difficoltà diventa concreta, il Comune può intervenire attraverso gli strumenti previsti nell’ambito delle politiche sociali. Tra questi ci sono contributi economici straordinari, riconosciuti dopo l’accertamento dei requisiti socio-economici, che possono aiutare una famiglia anche a sostenere le spese necessarie per entrare in una nuova abitazione sul mercato privato: dalla cauzione alle prime mensilità fino ai

costi di insediamento. Ma trovare una nuova casa non è semplice. Le criticità del mercato privato coinvolgono anche giovani e giovani coppie, alle prese con canoni elevati persino per immobili di modesta qualità o vetusti. A rappresentare una barriera sono poi le garanzie richieste dai proprietari: contratto di lavoro a tempo indeterminato e più mensilità anticipate come caparra sono condizioni difficili da soddisfare per chi è appena entrato nel mondo del lavoro. Una rigidità che, secondo il Comune, si accentua ulteriormente per le famiglie di origine straniera. Sul versante opposto ci sono gli anziani. Anche quando possono contare su una pensione, l’aumento dei canoni del mercato libero, insieme al rincaro delle utenze e

delle spese accessorie, riduce la capacità di spesa e aumenta il rischio di morosità o di deprivazione materiale. L’emergenza abitativa assume così volti differenti: da chi rischia di perdere l’alloggio a chi, pur cercandone uno, fatica ad avere le condizioni economiche e le garanzie necessarie per accedere al mercato. • (G.F.)

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7 Emergenza casa/2. Nel centro storico sono stati ricavati 24 posti letto

STUDENTATI, LA SFIDA DEGLI AFFITTI A ROVIGO: SCENDE IN CAMPO ANCHE LA DIOCESI

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ue nuovi studentati, uno in Commenda e l’altro nel cuore del centro storico, per dare una risposta concreta ai giovani che scelgono Rovigo per gli studi universitari. È il progetto promosso dalla Diocesi di Adria-Rovigo grazie alla collaborazione tra la parrocchia della Madonna Pellegrina e l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero (Idsc), attraverso i fondi Pnrr e con il supporto dell’Esu di Padova.

L’operazione consente di recuperare immobili ecclesiastici sottoutilizzati e, allo stesso tempo, di aumentare la disponibilità di alloggi per gli universitari. In Commenda alcuni spazi un tempo destinati ai giovani e alle attività parrocchiali sono stati trasformati in uno studentato con 13 stanze, pensato anche per offrire soluzioni a costi calmierati. Nel centro storico, invece, in un immobile di pregio vicino al Duomo, sono stati

ricavati 24 posti letto distribuiti in quattro appartamenti. A spiegare la nascita dell’iniziativa è stato il vescovo Pierantonio Pavanello. “Siamo partiti dall’esigenza di valorizzare due immobili che erano bisognosi di interventi di manutenzione straordinaria e che erano sottoutilizzati”, ha ricordato. Un’esperienza che potrebbe diventare un modello anche per altri interventi: “Mi piacerebbe che come diocesi potessimo ripetere anche in altri settori, penso in particolare all’housing sociale per anziani e lavoratori, lo stesso schema di collaborazione tra enti ecclesiastici e istituzioni pubbliche”. Per don Enrico Turcato, parroco dell’Unità pastorale Commenda, il recupero mantiene anche la vocazione originaria di quegli spazi, da sempre legati ai giovani. “Ci è sembrato interessante provare oggi a dare casa a quei giovani che Rovigo la stanno scegliendo come luogo per gli studi”. Non solo stanze, quindi, ma una risposta anche alle famiglie alle prese con l’aumento dei costi degli affitti. Lo studentato del Duomo punta invece anche sulla tecnologia. Guido Pizzamano, direttore dell’Idsc, ha spiegato

Case disponibili, ma non per tutte le tasche

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e abitazioni ci sono. Quello che manca è un numero sufficiente di case offerte a prezzi compatibili con le possibilità economiche di chi le cerca. È questa la principale criticità individuata dal Comune di Adria analizzando il mercato immobiliare locale. Il problema, infatti, non viene ricondotto alla totale assenza di immobili, ma alla scarsità di alloggi disponibili a canoni accessibili rispetto alla reale capacità reddituale dei residenti. A rendere ancora più difficile l’accesso alla locazione è la diffidenza di molti proprietari privati, che richiedono ampie garanzie prima di concedere un’abitazione. Una situazione che lascia scoperta soprattutto quella fascia di persone che non possiede i requisiti economici richiesti dal mercato privato e che, allo stesso tempo, può trovarsi nella necessità di avere rapidamente una sistemazione. Se il Comune potesse disporre di risorse straordinarie dedicate, la priorità indicata dall’Amministrazione sarebbe la realizzazione oppure la rifunzionalizzazione di un immobile da destinare ad alloggi a canone calmierato o transitorio. Non si tratterebbe di creare sistemazioni destinate necessariamente a diventare definitive. Il modello ipotizzato prevede infatti un raccordo con le graduatorie ATER e un avvicendamento degli assegnatari, così da mantenere gli appartamenti disponibili per rispondere in maniera tempestiva e dinamica alle diverse emergenze cittadine. L’obiettivo per il Comune sarebbe quindi disporre

che gli appartamenti sono dotati di domotica, pompe di calore e accessi controllati tramite badge. Anche in questo caso lo sguardo è rivolto al futuro, con l’ipotesi di sviluppare alloggi a prezzi accessibili anche per lavoratori, personale sanitario e forze dell’ordine. Alla presentazione sono intervenuti anche l’assessore regionale all’Istruzione Valeria Mantovan, l’assessore comunale

alle Politiche sociali Dominga Milan, la presidente del Cur Maria Cristina Acquaviva e il direttore dell’Esu di Padova Gabriele Verza. Un progetto che, oltre a recuperare due immobili, rafforza la rete tra Diocesi e istituzioni e accompagna la crescita di Rovigo come città universitaria. • Guendalina Ferro

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di una soluzione intermedia capace di offrire una risposta abitativa nei momenti di maggiore difficoltà, mentre resta centrale il nodo dell’accessibilità del mercato privato: non soltanto trovare una casa, ma riuscire a sostenerne il costo e a fornire le garanzie necessarie per ottenerla. • (G.F.)

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IN PRIMO PIANO

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La scoperta. Studenti e docenti hanno riportato in musica alcune delle composizioni del Maestro

LA BIBLIOTECA DEL “BUZZOLLA” DIVENTA SCRIGNO DELLE OPERE DI NINO CATTOZZO O ttantacinque opere di Nino Cattozzo hanno trovato casa nella Biblioteca del Conservatorio “Antonio Buzzolla” di Adria, che da oggi porta il nome del compositore adriese. Un’intitolazione che va oltre la scopertura di una targa, perché consegna agli studenti un patrimonio musicale prezioso, ricchissimo e in gran parte inedito, da conservare, studiare e riportare all’ascolto. Nato ad Adria il 22 luglio 1886, Cattozzo torna così idealmente nella sua città attraverso le partiture custodite con grande cura nella casa romana del nipote Alberto Catozzo. È stato lui ad aprire le porte dell’archivio, consentendo a Silvia Nonnato di compiere un altro importante passo nel progetto dedicato al compositore, iniziato nel 2020 e proseguito con la mostra permanente realizzata ai Giardini Zen e nel giardino del Conservatorio. Il percorso si concluderà con la prossima pubblicazione del catalogo cartaceo della mostra. L’arrivo delle opere al “Buzzolla”

realizza soprattutto il desiderio dei figli Leo e Matelda, che fino agli ultimi anni della loro vita si erano impegnati per far conoscere la musica del padre e mettere i suoi spartiti a disposizione dei giovani. Leo Catozzo (per difformità anagrafica) sarebbe diventato a sua volta protagonista della cultura italiana come celebre montatore cinematografico, inventore della “Pressa Catozzo” e collaboratore di Federico Fellini.

Ed è proprio il passaggio della musica alle nuove generazioni ad aver dato sostanza alla giornata. Dopo la scopertura della targa della Biblioteca, alla presenza dei vertici del Conservatorio Musicale, delle autorità civili, dei rappresentanti della Fondazione Mecenati, dei familiari di Catozzo, di Silvia Nonnato e del corpo docente, il pubblico si è trasferito all’Auditorium Mecenati per il concerto lirico-musicale curato ed eseguito dagli

studenti e dai docenti del Conservatorio, con il coordinamento della professoressa Alessandra Presutti. Non una semplice esecuzione, ma un lavoro didattico che ha attraversato diverse discipline. Gli studenti hanno lavorato sulle composizioni di Cattozzo attraverso la musica da camera, il pianoforte e il canto, ma anche realizzando trascrizioni, riprese audio e approfondimenti storici e musicologici.

Il programma ha restituito l’essenza della produzione del compositore attraverso una selezione delle sue pagine pianistiche, cameristiche, sacre e vocali. Dall’Impromptu alle pagine delle Canzoni senza parole, dal Notturnino all’Ave Maria dedicata a Matelda, fino alla lirica Nel terso cielo, le opere hanno mostrato le diverse anime della scrittura di Cattozzo. A chiudere il concerto sono stati gli studenti di canto lirico con “Adria canta” op. 69, la cantatina popolaresca in dialetto veneto che ha ricondotto idealmente la musica del compositore alla sua città. Con l’intitolazione della Biblioteca, le 85 opere di Nino Cattozzo trovano quindi una sede nella sua città e, soprattutto, diventano patrimonio a disposizione degli studenti del Conservatorio. Un modo concreto per conservare la sua musica, farla conoscere e continuare a suonarla, come avevano desiderato i figli Leo e Matelda. • Guendalina Ferro

BIBLIOTECA “LUIGI GROTO”, IL PD ATTACCA SUGLI ORARI RIDOTTI

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’ulteriore riduzione degli orari di apertura della Biblioteca comunale “Luigi Groto” e dell’Archivio storico accende la polemica politica ad Adria. A intervenire è il Partito Democratico locale, che punta il dito contro l’amministrazione comunale e chiede al sindaco Massimo Barbujani di intervenire per restituire piena funzionalità a quello che considera uno dei principali presidi culturali della città. “È insopportabile l’ulteriore riduzione di orario della Biblioteca Comunale e dell’Archivio Storico”, afferma il Pd, che parla di una situazione “indecorosa e umiliante”. Secondo i dem, a pagare le conseguenze della riduzione del servizio sarebbero soprattutto studenti, studiosi e

ricercatori. La biblioteca, ricordano, fino a non molto tempo fa era molto frequentata anche come luogo di studio e per le attività di ricerca, mentre oggi parte dell’utenza sarebbe costretta a rivolgersi altrove. Tra le cause della riduzione degli orari di apertura ci sarebbe anche la carenza di personale. Il Pd chiama direttamente in causa Barbujani, sostenendo che il sindaco avrebbe disatteso quanto annunciato in Consiglio comunale all’inizio dell’anno. “Aveva garantito che ad aprile sarebbe arrivato nuovo personale e i problemi sarebbero stati risolti – sostengono i dem – invece è accaduto il contrario, altri dipendenti se ne sono andati”. Una situazione che il partito considera ancora più penalizzante alla

luce degli investimenti effettuati sulla struttura. Il Pd sottolinea infatti come la sistemazione logistica e le dotazioni tecnologiche siano migliorate grazie anche ai finanziamenti del Pnrr e della Fondazione Cassa di Risparmio, mentre la carenza di personale continuerebbe a condizionare l’apertura e la piena fruibilità dei servizi. Nel documento viene riconosciuto anche “l’enorme impegno” profuso negli anni a favore della biblioteca da personalità della cultura adriese come Bruno Rigobello, Piergiorgio Bassan, Elios Andreini, Antonio Lodo, Lea Voltan Franzoso, Antonio Giolo e Livio Crepaldi, oltre all’impegno dei dipendenti attualmente in servizio. Nel contempo il Pd ricorda la Biblioteca Capitolare

della Cattedrale, i nuovi locali della biblioteca del Conservatorio messi a disposizione dalla Fondazione Mecenati e le biblioteche dei Ragazzi, di Bottrighe, Baricetta e Ca’ Emo, che continuano la propria attività anche grazie al lavoro dei volontari. Infine l’affondo politico sulle priorità nella destinazione delle risorse comunali, che secondo il Pd sarebbero talvolta utilizzate per iniziative “di sola facciata e propagandistiche”. Da qui l’appello conclusivo al primo cittadino: “Barbujani faccia finalmente una scelta di qualità e di prestigio, ridia la dignità dovuta alla Biblioteca Luigi Groto”. • (G.F.)

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ADRIA

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Il caso. Il sindaco scrive al vescovo Pavanello e all’arciprete don Fabio Finotello

Funerali solo in Cattedrale, Barbujani chiede di rivedere la scelta I l nuovo sistema organizzativo per la celebrazione delle esequie nella Zona Pastorale di Adria preoccupa le famiglie e porta il Comune a chiedere un ripensamento. Il sindaco Massimo Barbujani ha scritto al vescovo della Diocesi di Adria-Rovigo, monsignor Pierantonio Pavanello, indirizzando la lettera anche all’arciprete della Cattedrale di Adria, don Fabio Finotello, per chiedere di rivedere le nuove modalità e, in particolare, la scelta di concentrare nel capoluogo le celebrazioni funebri nella sola Cattedrale. Una riorganizzazione legata alla grave carenza di sacerdoti e alla conseguente necessità di razionalizzare tempi e disponibilità per le celebrazioni, ma che, secondo quanto rappresentato dal primo cittadino, sta suscitando forti preoccupazioni nella comunità adriese. Nella lettera, Barbujani interviene a nome dell’Amministrazione comunale e facendosi interprete del sentimento manifestato dalla cittadinanza. Pur riconoscendo la complessità delle scelte pastorali e organizzative della Diocesi, il sindaco pone l’attenzione soprattutto su un aspetto: la possibilità per le famiglie di scegliere il luogo nel quale dare l’ultimo saluto ai propri cari. Per molti adriesi, infatti, la chiesa del quartiere non rappresenta semplicemente il luogo nel quale celebrare il rito funebre. È spesso la parrocchia frequentata per una vita, legata ai sacramenti, alla famiglia e alla storia personale del defunto. Per questo, sottolinea Barbujani, poter celebrare lì le esequie costituisce un conforto umano e spirituale particolarmente importante nel momento del lutto. Da qui la richiesta formale rivolta al vescovo Pavanello e, per conoscenza e competenza pastorale, anche a don Fabio Finotello, di valutare la possibilità di ampliare le sedi nelle quali possono essere celebrate le esequie nel capoluogo, affiancando alla Cattedrale altre tre chiese considerate punti di riferimento per i rispettivi quartieri. Nello specifico, Barbujani propone di includere la Basilica di Santa Maria Assunta della Tomba, la chiesa di San Vigilio, nel quartiere Dolomiti, e la chiesa di Nostra Signora Gesù Divino Lavoratore, a Carbonara. La posizione dell’Amministrazione non

intende entrare nel merito dell’organizzazione interna della Chiesa, ma sollecitare una soluzione capace di conciliare le difficoltà determinate dalla riduzione del numero dei sacerdoti con le esigenze delle famiglie e con il forte legame tra i quartieri e le rispettive comunità parrocchiali. Il sindaco chiede quindi di valutare una revisione delle nuove disposizioni, manifestando al tempo stesso la disponibilità dell’Amministrazione comunale a un confronto e a un approfondimento sulla questione. • Guendalina Ferro

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AIL, Laura Cassetta passa il testimone a Rossella Paolini

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ambio alla guida dell’Associazione Italiana contro le Leucemie (AIL) Rovigo “Sara e Fabio Bellato” ODV ETS, sodalizio Polesano che ha sede in piazza XX Settembre ad Adria. L’assemblea ordinaria dei soci ha eletto il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2026-2029 e nominato all’unanimità presidente la dottoressa Rossella Paolini, già responsabile del reparto di Oncoematologia dell’ospedale di Rovigo. A passarle il testimone è stata Laura Cassetta, oggi assessora del Comune di Villadose, che dopo due mandati alla guida di AIL Rovigo non ha dato la propria disponibilità alla rielezione. Sei anni di impegno ripercorsi durante l’assemblea attraverso immagini e filmati: un album dei ricordi con gli eventi più significativi e le attività portate avanti dall’associazione. Nel suo intervento, la presidente uscente ha ricordato il lavoro svolto grazie alla costanza delle volontarie e dei volontari, all’impegno dell’intero consiglio di amministrazione e al contributo dei tanti sostenitori. Un percorso condiviso, nel quale ciascuno ha contribuito alla vita e alle iniziative di AIL Rovigo. All’attività sul territorio Cassetta ha affiancato quella di consigliera nazionale: un incarico che proseguirà a Roma fino a giugno 2027, mantenendo il suo impegno all’interno dell’associazione anche dopo la conclusione della presidenza provinciale. Il nuovo consiglio di amministrazione è composto da Carlo Crivellari, Anna Fogato, Emilia Ladogana, Rossella Paolini, Enrico Rossi, Matteo Stoppa e Tiziana Zecchi. Sarà questo il gruppo chiamato ad accompagnare la nuova presidente nei prossimi tre anni. Il passaggio di consegne è stato suggellato da un gesto simbolico: Laura Cassetta ha consegnato a Rossella Paolini la spilla dorata con il logo di AIL. Un grande applauso ha accolto la nuova presidente e tutto il consiglio, insieme all’augurio di buon lavoro da parte dell’assemblea. • (G.F.)


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Storie di imprese ed imprenditori di successo - a cura di

Fondazione Cavanis · Ritorno dall’Oriente lontano

ll’aeroporto di Venezia, al rientro, il cartello della dogana chiedeva se avessimo qualcosa da dichiarare. Niente, abbiamo pensato, spingendo le valigie. Non era vero. Avevamo con noi parecchie cose che non si mettono in valigia, e che da allora stiamo cercando di rimettere a posto. Una matita, per esempio. A Dili, a Timor-Leste, i bambini delle capanne intorno al seminario facevano la fila per averne una. Poi ti prendevano la mano e se la portavano alla fronte, come si fa con gli anziani. Per loro eravamo questo: i vecchi venuti da lontano. A Timor sono tutti giovani. Quelli che avrebbero dovuto essere vecchi oggi, sono stati massacrati durante l’occupazione indonesiana (1975-1999). Una bombola del gas. Nella chiesa di Dili fa da campana e chiama alla Santa Messa. Non ho mai mancato quella delle sei e un quarto, prima dell’alba, quando il canto dei galli contende la scena ai Padri durante l’omelia. La chiesa è sempre piena, e la domenica la gente, vestita a festa, riempie anche il piazzale e il campo accanto. Mi sedevo sempre sul lato sinistro, accanto a una finestra da cui entrava la brezza fresca del mattino e da cui vedevo la vita cominciare nel gruppo di capanne di fronte, mentre il sole si portava via in fretta il buio. Un cordolo largo una spanna. La strada del seminario di Dili è allagata da oltre un anno e si cammina in bilico sul bordo di un canale di scolo. Quando due persone si incrociano, il più svelto passa sul bordo esterno per lasciare spazio all’altro. I bambini ne hanno fatto un gioco; noi, dopo qualche giorno, ci abbiamo visto una piccola regola di convivenza. Uno sguardo al cielo. Una notte, mentre fotografavo le stelle australi con un piccolo telescopio, un giovane seminarista è venuto a vedere che cosa stessi facendo. Gli ho mostrato la Via Lattea e le costellazioni principali. Quando sullo schermo è comparsa l’immagine di Omega Centauri ha spalancato gli occhi e ha detto: «Grazie! È la prima volta che mi capita di guardare il cielo.». Un canto alle quattro del mattino. A Davao, nelle Filippine, il giorno del mio compleanno cinquanta tra ragazzi e padri hanno bussato L’APP alla nostra porta perSCARICA cantarmi gli auguri. Una RADIO VENETO24 settimana prima non ci conoscevamo. Una ta-

vola che non si svuota. A Flores, in Indonesia, ospiti di un amico, al termine della cena la tavola sembrava ancora imbandita come al nostro arrivo. A Timor un uomo che viveva in una capanna continuava a portarci da mangiare. È l’abbondanza di chi si mette a disposizione di chi arriva. Il vulcano Lewotobi. Il primo giorno la sua cenere ci ha chiuso un aeroporto e ci ha costretti a rivoluzionare il programma di viaggio. L’ultimo giorno ce lo siamo ritrovato guar-

dando attraverso i tetti in lamiera bucherellati dai lapilli, in una scuola dove manca l’acqua. Per noi il vulcano è stato solo un contrattempo; per quei bambini è il compagno di ogni giorno. Siamo partiti convinti di portare qualcosa e abbiamo ricevuto più di quanto abbiamo dato: tempo, attenzione, gratitudine, sorrisi e nomi e volti che adesso hanno un indirizzo e sono nella nostra memoria. Abbiamo acqua calda, strade asciutte e matite in abbondanza. Da

questo viaggio ci siamo riportati anche la voglia di usarle meglio.

Il lavoro dietro il viaggio

Il viaggio, però, non è stato soltanto questo. La missione aveva uno scopo preciso: costruire, insieme alle comunità locali, i progetti di cooperazione che la rete educativa delle scuole Cavanis sta preparando con l’Università di

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Centro di Formazione Professionale FONDAZIONE CAVANIS Campo Guglielmo Marconi, 112, Chioggia VE | Tel. 041 400922

Padova nell’ambito del programma europeo Erasmus+. I temi sono diversi per ogni Paese. A Timor-Leste si lavora sulla formazione degli insegnanti e su una scuola capace di includere. Nel Mindanao, regione filippina che vive di agricoltura, su un percorso formativo sull’agroalimentare sostenibile. A Flores si valuta la possibilità di una nuova presenza della Congregazione. Durante un mese abbiamo avuto molti incontri. A Dili abbiamo visto la Ministra dell’Educazione, che ha dato il proprio sostegno formale all’iniziativa, e tre delle università del Paese. A Davao abbiamo incontrato alcuni atenei cattolici della città, le scuole della rete e anche una cooperativa del cacao, per legare la formazione al mondo produttivo. A Flores abbiamo visitato due istituti universitari di Maumere, con uno dei quali è stato firmato un primo accordo di collaborazione, e diverse scuole del territorio. Un percorso analogo, avviato lo scorso inverno in America Latina, ha già portato alla presentazione di un progetto alla Commissione europea. Il metodo è quello che conosciamo bene: niente modelli preconfezionati, ma progetti costruiti con chi li dovrà portare avanti. In questo lavoro la Fondazione di Chioggia mette l’esperienza della formazione professionale: il legame stretto tra scuola e lavoro, la didattica di laboratorio, l’attenzione ai ragazzi più fragili. È un patrimonio che in quei Paesi può fare la differenza, perché un mestiere imparato bene è spesso la via più concreta per uscire dalla povertà. Non è una storia lontana. Più di due secoli fa, a Venezia, i fratelli Cavanis fondarono la Congregazione delle Scuole di Carità per dare un’educazione ai ragazzi più poveri. A Chioggia quel carisma ha oggi la forma di una Scuola di Formazione Professionale accreditata dalla Regione Veneto, dove ogni giorno ragazze e ragazzi imparano un mestiere e costruiscono il proprio futuro. Per loro, far parte di una rete che arriva fino a Dili, a Davao e a Maumere significa sapere che ciò che imparano qui ha un valore anche dall’altra parte del mondo. Laggiù come qui, il lavoro è lo stesso: aiutare qualcuno ad alzare lo sguardo. ASCOLTACI SU WWW.VENETO24.IT Vincenzo Giannotti, direttore della Fondazione SUL TUO PC O ALEXA Cavanis di Chioggia e i suoi compagni di viaggio: Padre Alvise Bellinato, Padre Antonio Elcio Aleixo e Susanna Busatta.


ADRIA

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Il confronto. Il CdA sceglie di non intervenire sulle tariffe nell’ultima parte dell’anno

CSA, LA SFIDA DELLA SOSTENIBILITÀ TRA RESIDENZIALITÀ E SERVIZI SUL TERRITORIO S ostenibilità economica, qualità dell’assistenza e una rete territoriale capace di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana. Sono alcuni dei temi al centro del confronto sul futuro dei servizi per la non autosufficienza al quale ha partecipato anche il Centro Servizi Anziani di Adria. Lo scorso 2 settembre, a Mestre, il CSA ha preso parte all’incontro promosso dalla Regione del Veneto con gli enti gestori dei Centri di servizi per anziani non autosufficienti, che ha coinvolto anche i rappresentanti delle Aziende Ulss e degli Ambiti Territoriali Sociali. Sul tavolo diverse questioni che interessano il sistema della residenzialità: dall’aggiornamento della Dgr 465/2024 ai contenziosi relativi alle quote alberghiere, dall’Osservatorio regionale delle politiche sociali e sociosanitarie alla riforma delle Ipab e della legge regionale sull’autorizzazione e l’accreditamento delle strutture, fino alla formazione degli operatori sociosanitari. “È stato un incontro importante – sottolinea Elisa Romani, Presidente del Centro Servizi Anziani di Adria – perché ha confermato la volontà della Regione di affrontare in maniera complessiva il tema

della non autosufficienza, coinvolgendo tutti i soggetti che, con responsabilità diverse, concorrono alla presa in carico delle persone anziane. Per realtà come la nostra è fondamentale che le scelte regionali tengano insieme qualità dell’assistenza, bisogni crescenti delle famiglie e sostenibilità economica dei servizi”. Proprio la sostenibilità è stata al centro anche delle ultime sedute del Consiglio di amministrazione del CSA. Il CdA ha preso atto del controllo di gestione aggiornato al 31 luglio 2026, approfondendo il quadro economico e gestionale e individuando gli indirizzi per i prossimi mesi e per la programmazione del 2027. Sull’equilibrio economico pesano diversi fattori esterni: andamento delle impegnative regionali e delle graduatorie di accesso, aumento dei costi energetici, crescente complessità sanitaria e assistenziale degli ospiti, assenze imprevedibili del personale, difficoltà nel reperire figure professionali qualificate ed effetti dei rinnovi contrattuali. Accanto a questi vi sono però anche elementi sui quali l’ente può intervenire direttamente. “Il Consiglio di Amministrazione – precisa la

Presidente – ha scelto di affrontare questi dati con trasparenza e con una visione di medio periodo. Una parte importante delle variabili che incidono sui nostri conti non dipende dall’Ente. Questo, però, non significa rinunciare ad intervenire con decisione su tutto ciò che possiamo governare direttamente”. Il CdA ha quindi deciso di non adottare interventi tariffari nell’ultima parte dell’anno, puntando invece su un percorso pluriennale coerente con il Piano di risanamento e con l’obiettivo di salvaguardare qualità dell’assistenza, sicurezza e continuità dei servizi. Lo sguardo è già rivolto al 2027. In questo percorso rientra anche il confronto avviato con il Comune di Adria. L’obiettivo è rafforzare l’integrazione tra il CSA e i servizi rivolti alla comunità, sviluppando una rete capace di intercettare i bisogni degli anziani e delle loro famiglie e di favorire servizi di prossimità e nuove forme di sostegno alla domiciliarità. Un rafforzamento del territorio che, secondo il CSA, non deve però andare a discapito della residenzialità. Le strutture sono infatti chiamate ad assistere persone con livelli di

non autosufficienza e complessità sanitaria sempre maggiori e, quando le condizioni personali, familiari o assistenziali non consentono più una permanenza sicura a casa, continuano a rappresentare una risposta indispensabile. “Il futuro dei Centri Servizi – conclude la Presidente Romani – non può essere pensato esclusivamente dentro le mura delle strutture, ma neppure prescindere dal ruolo fondamentale della residenzialità. L’invecchiamento della popolazione richiede un sistema capace di accompagnare le persone nei diversi momenti della non autosufficienza: sostenendo la permanenza a domicilio quando questa è possibile e appropriata, ma assicurando una risposta residenziale qualificata a chi, per condizioni di salute, assistenziali o familiari, non può

più essere adeguatamente assistito a casa. È una direzione sulla quale il CSA e il Comune di Adria stanno già lavorando insieme e che trova oggi ulteriore conferma nel percorso delineato dalla Regione. Auspichiamo, in questo senso, che il CSA di Adria possa essere coinvolto attivamente anche nei tavoli di lavoro provinciali annunciati dalla Regione, portando il contributo e l’esperienza di un Ente che opera quotidianamente nella rete dei servizi per le persone anziane e che sta investendo con convinzione nell’integrazione tra residenzialità e territorio. Vogliamo essere parte attiva di questo percorso, continuando contemporaneamente il nostro impegno sul fronte del risanamento e dell’innovazione. La sostenibilità economica è una condizione indispensabile, ma deve essere perseguita senza perdere di vista la nostra finalità fondamentale: garantire alle persone anziane assistenza, dignità e qualità della vita, sia sostenendole nel proprio domicilio quando possibile, sia assicurando una risposta residenziale adeguata quando questa diventa necessaria”. • Guendalina Ferro

Cariparo, 4 milioni per rigenerare gli spazi con i giovani protagonisti

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uattro milioni di euro per recuperare e trasformare spazi pubblici coinvolgendo direttamente i giovani, oltre un milione per portare nelle scuole laboratori e nuovi percorsi educativi e 1,78 milioni destinati a 76 progetti di doposcuola. Sono le nuove iniziative messe in campo da Fondazione Cariparo per le province di Rovigo e Padova, con opportunità che riguardano quindi direttamente anche il Polesine. Il filo conduttore è quello di rendere bambini e ragazzi non soltanto destinatari di servizi e progetti, ma protagonisti della vita delle proprie comunità, rafforzando allo stesso tempo la collaborazione tra scuole, enti locali

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e Terzo settore. “Se vogliamo che i giovani scelgano di costruire qui il proprio futuro, dobbiamo offrire loro opportunità reali per formarsi, esprimere le proprie capacità e partecipare alle scelte che riguardano le comunità”, sottolinea Rosario Rizzuto, presidente di Fondazione Cariparo. Tra le opportunità di maggiore interesse per il territorio c’è il nuovo bando “Luoghi (Non) Comuni: voci che contano”, che mette sul piatto complessivamente 4 milioni di euro per rigenerare spazi urbani, naturali o culturali nelle province di Rovigo e Padova. La particolarità è che i giovani tra i 15 e i 29 anni dovranno avere un ruolo concreto

nella costruzione dei progetti. Non si tratta, quindi, semplicemente di realizzare nuovi luoghi destinati ai ragazzi: saranno proprio le nuove generazioni a dover contribuire a immaginarli e, possibilmente, anche alla loro successiva gestione e animazione. Ogni candidatura dovrà infatti essere accompagnata già nella prima fase dalla manifestazione di interesse di una componente giovanile del territorio, che potrà essere una scuola, una consulta o anche un gruppo informale. I progetti dovranno essere presentati da partnership composte almeno da un ente pubblico e un ente del Terzo settore e interessare beni pubblici

o nella disponibilità di un ente pubblico. Il contributo della Fondazione potrà raggiungere 200mila euro per progetto, con un cofinanziamento minimo del 20%. Per i Comuni e le realtà associative del Polesine si apre dunque la possibilità di recuperare spazi oggi poco utilizzati o da valorizzare, a condizione che la loro trasformazione nasca anche dal confronto con i giovani e produca luoghi aperti e fruibili dall’intera comunità. Le idee progettuali dovranno essere presentate entro le 13 del 30 novembre 2026. • (G.F.)

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BOTTRIGHE

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L’area. La sede uffici dell’ex zuccherificio potrebbe diventare un polo culturale o museale

UNA STORICA PALAZZINA DA RECUPERARE

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endere omaggio, attraverso una via o piazza, ai lavoratori dello zuccherificio, è un’idea che sarebbe interessante da affiancare anche ad un progetto per il futuro della palazzina uffici dello stesso opificio. Se ne parla da anni, ne abbiamo scritto in diverse occasioni, ma nessuno, seriamente, ha preso in considerazione un eventuale piano di recupero. Ricordiamo, tra l’altro, che l’architetto Silvia Secchiero se ne era occupata nella sua tesi di laurea nel 2017 dal titolo “Il luogo ritrovato: Restauro dell’ex

zuccherificio di Bottrighe, tra bonifica ambientale e strategie di riuso sociale”. Dell’ex impianto, oltre ai due silos e la centrale di cogenerazione mai entrata in funzione, il resto è stato abbattuto da anni. Rimane la palazzina liberty, di interessante valore architettonico. Costruita qualche anno dopo la messa in funzione della fabbrica, risale agli anni ‘20. La struttura, successivamente alla chiusura dello zuccherificio, fu sede uffici della Polychimica, tanto discussa per anni, causa l’inquinamento lasciato.

L’area, oggi bonificata, è all’asta. Da otto anni, intanto, un buco di evidenti dimensioni si è creato sul tetto della palazzina e nel tempo potrebbe cedere. Il segno dell’abbandono continua inesorabile e sarebbe un peccato che ciò andasse perduto. Il comune, non direttamente coinvolto essendo una proprietà privata, potrebbe però essere interprete, attraverso lo studio che detiene l’area, per trovare un futuro al sito. Potrebbe tentare di tenersi la palazzina e l’area circostante, valutando la possibilità di accedere a finanziamenti per il recupero di siti di archeologia industriale. Ma anche attraverso un eventuale accordo pubblico-privato. Potrebbe diventare un polo culturale, magari quale sede di un museo dell’industria saccarifera, rappresentando così il centro di memoria della comunità. La zona, tra l’altro, sarà prossimamente oggetto di recupero di alcuni edifici adiacenti, come l’ex dopolavoro dello zuccherificio e la villa dell’ex direttore. • Roberto Maragoni

Arriva il camper Lilt sulla prevenzione dei tumori

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orna a Bottrighe, nell’ambito dell’ottobre rosa, il camper medico della prevenzione, a cura della Lilt, Lega Italiana Lotta al Tumore di Rovigo, che avrà la collaborazione del gruppo folkloristico “Bontemponi” con il patrocinio di Ulss 5 Polesana e Comune. Le due associazioni di volontariato da anni collaborano insieme in svariate iniziative, in particolare, il sodalizio bottrighese, annualmente sostiene Lilt Rovigo con un contributo per la ricerca dei tumori che viene consegnato nel corso della cerimonia

della tradizionale “Serata d’Onore”. In questa occasione, per la prevenzione oncologica del tumore al seno, verranno effettuate visite gratuite a tutte coloro che lo hanno richiesto. Il motorcaravan della Lilt, un vero e proprio ambulatorio medico attrezzato con le necessarie apparecchiature ed uno specialista, sarà in piazza della Libertà martedì 20 ottobre e le visite saranno effettuate dalle ore 9 alle ore 12.30. Ci sarà anche un banchetto con i volontari Lilt per ogni informazione. • (R.M.)

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BOTTRIGHE

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Il ricordo. Dedicare una via o piazzale ai lavoratori dello stabilimento nel ricordo di ciò che ha rappresentato

TRENTACINQUE ANNI DALLA CHIUSURA DELLO ZUCCHERIFICIO: LA MEMORIA E’ ANCORA VIVA Le tre S-cioptà a cura di Roberto Marangoni

> I schèi i fa schèi, i pioci i fa rassa > An t’po’ càvar sangue dai muri > Boca unta non pol dir d’nò

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rentacinque anni sono ormai trascorsi dalla chiusura dello zuccherificio di Bottrighe, esattamente il 29 ottobre 1991, ma sembra ieri. Il ricordo dello storico opificio, spesso postato sui social, è tutto un continuo susseguirsi di commenti nostalgici. Ciò, tra agosto e ottobre, diventava infatti da solo, una città dentro il paese, creando un movimento indescrivibile di mezzi e persone. Senza contare le luci, i fumi, i rumori e gli odori della lavorazione. Altresì le lunghe file di camion, trattori, tra questi il gran rumore del mitico Landini testa calda, tutti in attesa di scaricare le barbabietole. Ed ancora le donne in bicicletta con la sporta delle cibarie da portare ai loro mariti durante i turni. Volti, sorrisi, parole e movimenti che rimangono indelebili nella mente di chi ha vissuto a fianco e a contatto con lo storico stabilimento dello zucchero,

che per settantasette ininterrotti anni, diede lavoro a migliaia di persone del territorio. Lo zuccherificio, la cui costruzione si svolse in soli diciotto mesi da parte di una società Belga, effettuò la sua prima campagna saccarifera nell’agosto 1914. Negli anni settanta questo impianto batteva il primato italiano, in produzione e qualità. Lo zuccherificio, tra i “gioielli” dell’impero Montesi, causa la crisi societaria, passò in seguito nelle mani di Eridania-Ferruzzi, che dopo pochi anni ne decretò la chiusura. Dopo Bottrighe, seguì la stessa sorte lo zuccherificio di Contarina, l’ultimo dei tredici impianti polesani, un tempo fiorenti nell’industria agroalimentare. La fine della bieticoltura italiana avviene dagli anni novanta, con il benestare dell’allora Ministero dell’Agricoltura, che accolse le direttive europee. Oggi in Italia si contano solo due zuccheri-

fici, uno a Pontelongo nel padovano, che quest’anno non ha effettuato la campagna saccarifera e che dovrebbe riprendere nel 2027 e l’altro a Minerbio, nel bolognese, della stessa cooperativa CoproB, che commercializza il marchio Italia Zuccheri, oggi l’unico zucchero prodotto da barbabietole italiane. A Bottrighe rimane il commovente ricordo dello zuccherificio, diventato un binomio che continua a rimanere nel tempo inscindibile, tra lo stesso e l’intero paese. Interessante sarebbe ricordare i lavoratori che si sono alternati e che piano piano se ne stanno andando verso altra vita, dedicando, proprio a loro, una via o un luogo di Bottrighe, nel ricordo incancellabile di quanto vissuto, proprio perché appartenente alla storia di questa comunità.

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• Roberto Maragoni

I Bontemponi donano gli armadietti alla scuola materna

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ommozione e riconoscenza nei confronti dei volontari scomparsi, persone sempre attive nei confronti della scuola materna “Umberto Maddalena” di Bottrighe. Nutrita la partecipazione di famigliari e concittadini, alla presenza del delegato dal sindaco Fabrizio Romani e delle insegnanti, nel parco della scuola durante la celebrazione della messa in ricordo dei volontari dello storico istituto di Bottrighe, che compie quest’anno il 98mo dalla fondazione. Parole di affetto sono state espresse dal presidente della scuola Angelo Stefani e da Giuliana Fantinati con Luigi Bellan, membri del direttivo scolastico, che hanno sottolineato quanto importante sia stato e sia il contributo di disponibilità nei confronti dell’asilo, chi per i vari piccoli lavori edili o elettrici, chi per

l’amministrazione, chi per le varie attività ed il sostegno delle associazioni del paese come il Gruppo Sportivo, i Bontemponi e l’Aribo associazione Ricreativa Bottrighese. Durante l’omelia parole di riconoscenza da parte del parroco don Massimo Barison che ha espresso gratitudine nei confronti di tutti i volontari che sostengono ogni

giorno l’asilo. Occasione per benedire l’avvio del nuovo anno scolastico e l’inaugurazione dei nuovissimi armadietti in legno per tutti i bambini, realizzati da un’azienda artigiana del territorio ed acquistati grazie al generoso contributo del gruppo folkloristico “Bontemponi”. • (R.M.)

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PETORAZZA GRIMANI

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Politica. Il gruppo Pettorazza Vale chiede alla maggioranza di rivedere le priorità

LA MINORANZA CONTESTA IL MUTUO DA 200MILA EURO PER LA NUOVA TRIBUNA U n mutuo da 200mila euro per realizzare nuovi spalti al campo da calcio accende il confronto politico a Pettorazza Grimani. A sollevare dubbi sull’operazione è il gruppo di minoranza Pettorazza Vale, che mette in discussione non tanto l’intervento in sé, quanto la sua priorità rispetto ad altre necessità del paese. Il progetto era stato illustrato dal sindaco durante il Consiglio comunale del 16 luglio e inserito nella variazione di bilancio. Secondo quanto ricostruito dalla minoranza, l’amministrazione intende accedere a un finanziamento da 200mila euro beneficiando di un contributo sugli interessi: al Comune resterebbe quindi la restituzione della quota capitale nell’arco di dieci anni, pari a 20mila euro l’anno. Ed è proprio sull’opportunità di assumere oggi questo impegno finanziario che si concentra la critica di Pettorazza Vale. Il gruppo precisa di non essere contrario al miglioramento delle strutture sportive, ma ritiene che, in una fase di risorse limitate, debbano essere affrontate prima altre situazioni. L’elenco indicato dall’opposizione comprende la palestra, la sede municipale, il cimitero, alcune strade, il centro civico e il ponte sul Bresega, oltre alle questioni ancora aperte relative all’ampliamento della scuola e al sostegno delle piccole attività economiche e delle associazioni di volontariato. A rafforzare le perplessità, secondo il gruppo, sono gli ultimi problemi che hanno interessato alcuni edifici pubblici. Pettorazza Vale segnala infatti un nuovo allagamento del plesso scolastico “Gianni Rodari” e la rottura della linea idrica della palestra, episodi per i quali, sostiene la minoranza, devono ancora essere quantificati danni e costi degli interventi. Da qui la richiesta di concentrare le risorse sulle emergenze considerate più urgenti. “Il Comune di Pettorazza deve capire in quale direzione vuole andare puntando su scuola, anziani e tutela delle attività economiche, rinviando ad un futuro, speriamo prossimo, tutte le altre iniziative”, afferma Pettorazza Vale. Nel mirino dell’opposizione resta anche la vicenda dell’ampliamento scolastico, per il quale viene auspicato

il rimborso delle somme già sostenute dal Comune. I ripetuti allagamenti, sostiene il gruppo, renderebbero inoltre necessari interventi definitivi sulla struttura. Il mutuo per la nuova tribuna diventa così il nuovo terreno di confronto tra maggioranza e minoranza: da una parte il progetto per potenziare l’impianto sportivo, dall’altra la richiesta dell’opposizione di destinare prima le risorse disponibili alle manutenzioni e ai servizi ritenuti più urgenti. • Guendalina Ferro

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La città dà il benvenuto al nuovo vescovo Di Tolve

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l sindaco Andrea Grassetto accoglie con soddisfazione la designazione di monsignor Michele Di Tolve quale nuovo vescovo della Diocesi di Chioggia, soffermandosi in particolare sul richiamo all’ascolto e alla vicinanza alla gente contenuto nelle prime parole rivolte dal nuovo pastore alla comunità diocesana. Un messaggio che Grassetto lega direttamente alla realtà di Pettorazza Grimani, piccolo paese di campagna profondamente legato alle proprie radici, ma alle prese con problemi che richiedono attenzione costante. «Viviamo quotidianamente la realtà della denatalità, con una popolazione per fortuna più longeva e in salute, ma che si trova a fare i conti con servizi sempre più diradati e collegamenti stradali storicamente complessi», evidenzia il sindaco. In questo contesto assumono un ruolo fondamentale le parrocchie, l’Amministrazione comunale e le associazioni di volontariato. “Ciascuno opera nel proprio ambito, ma è solo agendo in una rete indispensabile e sinergica che possiamo sostenere i nostri cittadini e preservare l’immenso patrimonio umano e sociale che ancora abbiamo”. Da qui il ringraziamento alla Chiesa locale e ai parroci e l’auspicio che l’arrivo di monsignor Di Tolve possa rafforzare ulteriormente una collaborazione fondata sull’ascolto e sull’aiuto reciproco. “A nome mio e dell’intera Amministrazione comunale porgiamo a Sua Eccellenza il più caloroso benvenuto”, conclude Grassetto, augurando al nuovo vescovo un ministero pastorale ricco di ascolto e vicinanza nelle terre della Destra Adige e auspicando presto occasioni d’incontro e collaborazione “per il bene della nostra gente”. • (G.F.)


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Leah con sua mamma Shanitah, Uganda.

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Leah può tornare a vedere, anche grazie al tuo testamento. Per migliaia di bambini, una cura è possibile, ma resta solo un’attesa. Leah è cieca a causa della cataratta e un intervento può restituirle la vista. Per operarla, però, serve una sala operatoria che oggi non c’è. Con una donazione nel tuo testamento a CBM Italia puoi contribuire a costruire gli spazi, fornire le attrezzature e creare le condizioni necessarie per rendere possibile l’intervento. Il tuo gesto può trasformare un’attesa in una cura concreta, e restituire la vista a tanti bambini come Leah nei Paesi del Sud del mondo.

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Il tuo testamento parla di te.

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CULTURA

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Il percorso. La Pro Loco lo dedica alle figure femminili

IL NUMERO UNICO RACCONTA ADRIA ATTRAVERSO LE SUE DONNE

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essant’anni di Numero Unico e, per questa edizione, un filo conduttore tutto al femminile. La pubblicazione 2026 curata dalla Pro Loco di Adria ha scelto infatti di raccontare le storie di donne che, in epoche e in modi diversi, hanno contribuito alla vita della città, lasciando una traccia nella scuola, nella cultura, nel lavoro, nella fede, nell’assistenza e nell’impegno civile e sociale. Una scelta particolarmente significativa nell’anno in cui ricorrono gli ottant’anni dal primo voto delle donne italiane, avvenuto nel 1946, quando anche le donne entrarono a pieno titolo nella vita politica e democratica del Paese. Il volume, presentato lo scorso settembre alla Sala Cordella, costruisce un percorso che attraversa i secoli. Si parte dall’antica Adria, leggendo attraverso i reperti del Museo Archeologico Nazionale

il ruolo della donna nella società dell’epoca, per arrivare alle protagoniste della comunità contemporanea. Ma raccontare queste donne significa anche raccontare la città. La vicenda di Maddalena Istrago, vissuta tra XIX e XX secolo, permette di conoscere la realtà dell’infanzia abbandonata e dell’assistenza di quel periodo, mentre le storie di Marianna Casellato e Vittoria Gallo conducono dentro il fenomeno dell’emigrazione. Nel volume trovano spazio anche la figura femminile al tempo di Luigi Groto, Verona Bocchi e le donne del Risorgimento adriese. Un capitolo è dedicato alle donne di fede e alle comunità religiose femminili, dal Monastero di Santa Maria della Vittoria alle Canossiane, dalle Serve di Maria Riparatrici alle Figlie di Sant’Angela, fino alle congregazioni del secondo Novecento. Tra i nomi ricordati quelli di Madre Elisa Andreoli, Maria Cecchetti e Agnese Simoni. Una presenza che ha inciso profondamente anche sulla vita sociale della città attraverso asili, scuole materne, attività assistenziali, laboratori e iniziative formative. Ci sono poi le donne che hanno accompagnato generazioni di adriesi nella quotidianità, come maestre e levatrici, attraverso le storie di Rita Raule Barzan, Bruna Bovolenta e Agnese Baggio,

e quelle che hanno lasciato il proprio segno nella cultura e nell’impegno educativo e civile: Silvia Bonandini, Atilde Zen, Giustina Lucchiari, Rosita Lusardi Mecenati, Maria Conciato Casellati e Lina Merlin. Alle pagine dedicate alla resistenza, al coraggio e alla memoria appartengono invece le vicende di Luigia Berto, Dobrilla Giovannini e Anna Maria Cattani, insieme al ricordo di Maria Gabriella Lopezi, custode di una memoria che rischiava di andare perduta. Il percorso arriva infine alle donne di oggi: Anita Gallimberti, Emy Bernecoli, Laura Beltrami, Emanuela Carlini, Emma Girotto, Alice Cominato, Elena Zen e Alice Mattioli. Esperienze diverse, legate alle immagini, alla musica, all’artigianato, al lavoro, alla creatività e all’ascolto, che mostrano come anche la storia contemporanea della città continui a essere costruita attraverso il contributo femminile. Il Numero Unico restituisce così spazio a una parte della storia adriese rimasta spesso in secondo piano: quella costruita dalle donne. Recuperarne nomi, fotografie, documenti e testimonianze permesso di riportare alla luce vicende che altrimenti rischierebbero di andare perdute e di consegnarle alla memoria della città. • Guendalina Ferro

Il Ferrini riapre il sipario con lirica, prosa e cabaret

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’attesa è finita per gli amanti dello spettacolo dal vivo. Il Teatro Ferrini si prepara alla nuova stagione 2026/2027, che ha preso ufficialmente il via alla fine di settembre. Sabato 24 ottobre il Ferrini ospiterà il tributo a Francesco De Gregori con la Koala’s Tribute Band, mentre nei mesi successivi sul palco si alterneranno commedie, concerti, cabaret e incontri culturali. Tornerà anche Adria Ride Due, la rassegna dedicata alla comicità. Tra gli appuntamenti culturali, il 28 febbraio spazio invece a Pier Paolo Pasolini con L’Odore della Notte, spettacolo di e con Paolo D’Anna, dedicato alla vita, all’opera e al percorso creativo dell’intellettuale e scrittore. Un calendario lungo, dunque, già fissato fino a maggio 2027, che accompagnerà il pubblico per gran parte dell’anno alternando linguaggi e generi differenti. Il servizio di biglietteria in presenza è disponibile ogni martedì e giovedì dalle 17 alle 19. Resta attivo anche il numero 328 3357244, utilizzabile telefonicamente e tramite WhatsApp per informazioni e prenotazioni. Tutti gli aggiornamenti sugli spettacoli sono disponibili anche sul sito e sulle pagine social del Teatro Ferrini, mentre il conto alla rovescia è già iniziato per il 26 settembre, quando il sipario tornerà ad alzarsi ad Adria. • (G.T.) Messaggio Pubbliredazionale

UN MOMENTO SPECIALE CHE SEGNA L’INIZIO DI UNA NUOVA STAGIONE PER LA FAMIGLIA ZANELLA

U Sintonizzati grazie di cuore da Zanella.

A nome di tutta la famiglia Zanella, desideriamo ringraziare di cuore tutte le persone che hanno partecipato all’inaugurazione della nostra nuova serra. La vostra numerosa presenza, l’affetto e la partecipazione con cui avete condiviso con noi questo importante traguardo ci hanno fatto davvero piacere e ci hanno emozionato. Vedere così tante persone, tra clienti affezionati, amici, conoscenti e nuove persone che hanno scelto di venire a conoscere questa nostra nuova realtà, è stato per noi motivo di grande orgoglio e soddisfazione. È stato bello poter condividere con voi non soltanto un’inaugurazione, ma il risultato di un percorso fatto di idee, progetti, sacrifici e tanto lavoro. La nuova serra rappresenta infatti molto più di un

sul

nuovo spazio espositivo. È il risultato di un sogno che nel tempo abbiamo cercato di trasformare in realtà, con la volontà di creare un ambiente ancora più accogliente, funzionale e ricco di proposte, nel quale poter esprimere al meglio la nostra passione per il mondo dei fiori, delle piante e della casa. Un progetto importante, che nasce dalla nostra storia e dalla nostra esperienza, ma che guarda soprattutto al futuro. Per questo siamo particolarmente felici di aver potuto inaugurare questo nuovo capitolo insieme a voi, proprio alle persone che ogni giorno ci scelgono, ci danno fiducia e ci permettono di continuare a crescere. SCARICA L’APP Un grazie speciale va quindi ai nostri RADIO VENETO24 clienti. A chi ci accompagna da tanti anni, a chi entra nel nostro negozio anche solo SUL TUO SMARTPHONE per un piccolo acquisto, a chi ci chiede un consiglio per una pianta, a chi affida

a noi un momento importante della propria vita e a chi, magari per la prima volta, ha deciso di venirci a conoscere. Ognuno di voi, con la propria presenza e con le proprie parole, contribuisce a dare un significato speciale al nostro lavoro. Un ringraziamento speciale va anche ai nostri collaboratori e a tutti coloro che, con impegno, professionalità e disponibilità, hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto. Dietro a una nuova struttura, a un allestimento e a una giornata di festa ci sono sempre tante persone, tante ore di lavoro e una grande collaborazione. È anche grazie a loro se questo sogno ha potuto prendere forma. L’inaugurazione è stata per noi un momento importante, ma soprattutto rappresenta un nuovo punto di partenza. Non vogliamo fermarci al traguardo raggiunto: desideriamo continuare a crescere, sperimentare e proporre nuove idee, cercando ogni giorno di migliorare e di offrire ai nostri clienti qualcosa di nuovo. Abbiamo tante idee per il futuro e siamo già al lavoro per preparare nuove proposte, nuovi allestimenti e nuove atmosfere da vivere insieme. Perché crediamo

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che il nostro lavoro non sia soltanto che la visitano, la scelgono e la sentono vendere un fiore o una pianta, ma creare un po’ anche loro. Grazie ancora a tutti emozioni, aiutare a scegliere qualcosa coloro che hanno voluto esserci, a chi ci di speciale e accompagnare le persone ha dedicato il proprio tempo, a chi ci ha nei momenti importanti. E adesso che sostenuto con una parola, un sorriso o un la nuova serra è finalmente pronta, non semplice gesto di affetto. Grazie per aver vediamo l’ora di accogliervi nuovamente condiviso con noi questo momento così per accompagnarvi attraverso i colori e le importante. atmosfere dell’autunno, con tante nuove Famiglia Zanella proposte per la casa e per il giardino, fino ad arrivare alla magia del Natale firmato Zanella. Sarà un piacere continuare questo percorso insieme a voi, stagione dopo stagione, trasformando ogni volta ASCOLTACI SU la nostra serra in un luogo nuovo da WWW.VENETO24.IT scoprire. Perché, in fondo, il risultato più bello di questo progetto non è soltanto SUL TUO PC O ALEXA la nuova serra che abbiamo costruito, ma vederla vivere attraverso le persone

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Tel. 0426 21534 www.fioreriazanella.com


TERRITORIO

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La giornata. Il convegno ha acceso i riflettori sui bisogni dei giovani, sulle difficoltà dei servizi e sul sostegno alle famiglie

“SLEGHIAMO IL PREGIUDIZIO”: IL DIRITTO DI UNA VITA OLTRE LA DIAGNOSI M ettere al centro le persone, ascoltarne le esperienze e costruire una comunità capace di includere. È il messaggio del convegno “Sleghiamo il pregiudizio – Insieme contro lo stigma”, promosso da AITSaM Polesana all’Auditorium Pertini di Adria il 10 ottobre, Giornata mondiale della salute mentale, con il patrocinio del Comune e dell’ULSS 5 Polesana. Il tema scelto dall’Organizzazione mondiale della sanità per il 2026, “Voci autentiche, cambiamento reale”, invita a coinvolgere chi vive un problema di salute mentale nelle decisioni sulla propria vita. Introdotto da Mauro Colombo, l’incontro ha visto i saluti di Elisa Romani, direttrice del CSA, e dell’assessora Marzia Manzetto, che hanno sottolineato il valore della collaborazione in rete tra enti e del sostegno alle famiglie. Nel confronto moderato da Marco Roccato, Marilena Martucci, direttrice del Dipartimento di salute mentale dell’ULSS 5 Polesana, ha illustrato la

rete dei servizi, richiamando i bisogni dei giovani e la carenza di personale. Ferruccio Donà, presidente di AITSaM Polesana, ha evidenziato le difficoltà delle famiglie nelle aree periferiche del Delta, chiedendo maggiori risorse e servizi più vicini alle persone. Ha ricordato i gruppi di auto mutuo aiuto di Rovigo e Adria, spazi di ascolto e condivisione contro l’isolamento. Sara Gasparetto, del corso di Infermieristica dell’Università di Ferrara con sede ad Adria, e Sara Ferron, del corso di Tecnica della riabilitazione psichiatrica dell’Università di Padova, hanno affrontato la collaborazione tra professionisti e il linguaggio nella cura. Dal percorso formativo è nato un manifesto contro lo stigma: “la persona non è la sua diagnosi”, ma ha una storia, relazioni, risorse e un progetto di vita. Nel secondo confronto, moderato da Gaia Spicciarelli, Vanda Bui ed Elena Berto hanno raccontato anche le esperienze di Ca’ Rossa e Corte Guazzo e il ruolo dei laboratori

e dei legami con il territorio nella riabilitazione. Un esempio virtuoso dell’eredità basagliana è la Cooperativa Lavoratori Uniti Franco Basaglia di

Trieste, città simbolo di quella rivoluzione. Con oltre 50 anni di attività, 265 lavoratori e un fatturato di 9 milioni di euro, la cooperativa dimostra come

sia possibile coniugare impresa e inclusione sociale, traducendo i principi della riforma Basaglia in opportunità concrete di lavoro, dignità e autonomia. È stato poi proiettato il video realizzato nell’ambito del laboratorio teatrale con gli ospiti di Ca’ Rossa e Corte Guazzo, guidato da Maurizio Turatti. Attraverso una fiaba tratta da “Fole e filò”, letta dall’autrice Chiara Crepaldi, i partecipanti hanno dato voce alla propria creatività, condividendo un’esperienza di espressione e relazione. La serata è terminata con un concerto di artisti locali. Nel corso dell’incontro è stata annunciata la prossima tappa di “Sguardi oltre”, la mostra delle opere realizzate dagli utenti del Dipartimento di salute mentale che sarà ospitata in sala Cordella ad Adria dal 13 al 19 novembre, con apertura dalle 10 alle 17. Un’occasione per incontrare le persone attraverso la loro creatività e continuare a superare il pregiudizio. • Guendalina Ferro

Pettorazza Grimani, cambio alla Polizia Locale

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n cambio di divisa, ma soprattutto di sede, che collega direttamente Pettorazza Grimani e Porto Viro. Dal 2 ottobre il servizio di Polizia Locale del piccolo comune polesano vede infatti un avvicendamento di personale, reso possibile da una procedura di interscambio tra i due enti: Patrick Roccato arriva da Porto Viro, mentre Valeria Mantovan compie il percorso inverso dopo oltre cinque anni trascorsi al servizio della comunità di Pettorazza. Per Pettorazza Grimani l’arrivo di Roccato significa poter dare continuità a un servizio particolarmente importante in una realtà di piccole dimensioni, dove la Polizia Locale rappresenta un riferimento diretto per

i cittadini e per l’amministrazione comunale. L’agente ha scelto il trasferimento anche per avvicinarsi a casa e ora inizierà la sua nuova esperienza professionale al servizio del territorio. L’avvicendamento porta contemporaneamente ai saluti a Valeria Mantovan, che in oltre cinque anni di attività a Pettorazza ha lavorato a stretto contatto con la popolazione, con le diverse amministrazioni che si sono succedute e con gli altri dipendenti comunali. Un rapporto costruito giorno dopo giorno che ha portato l’amministrazione a ricordarne, nel momento del saluto, la costante disponibilità e la professionalità dimostrate nel servizio. Mantovan entra ora nel Corpo di Polizia

Locale di Porto Viro, portando con sé l’esperienza maturata a Pettorazza Grimani e iniziando così una nuova tappa del proprio percorso professionale. A Pettorazza, invece, il passaggio di consegne avrà anche un momento istituzionale. Roccato e Mantovan saranno rispettivamente accolto e salutata durante la prossima seduta del Consiglio comunale: sarà l’occasione per presentare ufficialmente il nuovo agente alla comunità e, allo stesso tempo, ringraziare Mantovan per gli oltre cinque anni trascorsi al servizio del paese. • (G.F.)

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Segue da pag. 1

Lo schema “Stefanildo” resiste o si apre lo scontro? Le categorie economiche, le associazioni d’impresa e il tessuto artigianale e industriale del Veneto guardano ai prossimi mesi con apprensione, temendo che le difficoltà di bilancio possano tradursi in una stangata fiscale, con un occhio particolarmente vigile sul fronte dell’Irap. L’ipotesi, anche solo ventilata, di un ritocco verso l’alto dell’imposta regionale sulle attività produttive viene vista dal mondo economico come un colpo durissimo in una fase già estremamente complicata per la

competitività aziendale, capace di frenare investimenti e margini di crescita. Dall’altro lato, sul fronte delle entrate personali e della tassazione dei redditi, resta intoccabile un vero e proprio dogma della stagione politica regionale: il mantenimento dell’Irpef come un tabù assoluto. Sulla scorta dei mandati di Luca Zaia, che hanno fatto della difesa del potere d’acquisto dei cittadini e della non-maggior tassazione un vessillo identitario e politico inattaccabile, la

maggioranza si muove con i piedi di piombo, consapevole che toccare le leve fiscali dirette sui contribuenti significherebbe incrinare quel rapporto di fiducia costruito in lunghi anni di governo. Tuttavia, far quadrare i conti senza ricorrere a leve fiscali straordinarie in un momento in cui le risorse statali si riducono e i costi dei servizi sociosanitari ed educativi lievitano rappresenta un esercizio di bilancio al limite del funambolismo. È qui che si misurerà la vera

tenuta dello schema “Stefanildo”: la capacità cioè di mediare tra le esigenze di bilancio e le pressioni delle diverse anime della coalizione. Se da una parte la programmazione finanziaria dovrà dare risposte concrete a un tessuto produttivo che chiede stabilità e sgravi, dall’altra dovrà evitare fughe in avanti che scontentino i territori o i partiti alleati. La sfida è aperta: il bilancio non sarà solo un atto contabile, ma il terreno politico decisivo per misurare i futuri equilibri di potere in Veneto.

Sociale. Approvazione unanime in Consiglio regionale, riconosciuto il ruolo nella rete dei servizi socio sanitari

CAREGIVER, LA LEGGE METTE TUTTI D’ACCORDO STEFANI: “DAL VENETO SEGNALE DI CIVILTÀ” Soranzo: “Due su tre costretti U a lasciare il lavoro”. Luisetto: “Vicini na legge che ha trovato il consenso di tutto l’arco politico, maggioranza e opposizione insieme. Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato all’unanimità la proposta di legge “Disposizioni per il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno del Caregiver familiare quale persona che presta cura e assistenza alla persona cara”, d’iniziativa della vicepresidente della Commissione sanità e relatrice d’aula Chiara Luisetto (Partito Democratico), con il capogruppo di Lega-LV Riccardo Barbisan come correlatore, e del presidente della Regione Alberto Stefani. Un voto compatto, trasversale agli schieramenti, che consegna al Veneto una delle prime leggi organiche in Italia dedicate a questa figura. Il provvedimento disciplina il ruolo del caregiver familiare, cioè di chi si prende cura, volontariamente e a titolo gratuito, di una persona non autosufficiente o che necessita di assistenza di lunga durata. La legge lo integra nel sistema regionale dei servizi sociosanitari, riconoscendone la funzione sociale, con un’attenzione specifica ai giovani caregiver - per i quali vengono individuate esigenze particolari in ambito educativo, formativo, lavorativo e di benessere psicofisico - e ai caregiver over 65. Sono previste misure di informazione, formazione, affiancamento e supporto

psicologico, oltre a interventi di sollievo e alla valorizzazione delle competenze, anche trasversali, maturate nell’attività di cura, utili a favorire l’accesso o il reinserimento nel mondo del lavoro. Tra gli strumenti istituiti: un Tavolo permanente presso la Giunta regionale, la raccolta di buone pratiche, la Giornata regionale del caregiver fissata al 6 ottobre, linee guida regionali e un Fondo regionale caregiver. Esprime soddisfazione il presidente della Regione Alberto Stefani: “Il Veneto oggi ha scelto di prendersi cura di chi si prende cura. La legge approvata dal Consiglio regionale riconosce e valorizza il ruolo centrale di chi, tutti i giorni, segue una persona cara malata, con disabilità, non autosufficiente o che necessita di essere accudita per particolari necessità assistenziali. Abbiamo mantenuto la promessa: al caregiver familiare, che

sarà inserito nella rete dei servizi sociali e sanitari, è riconosciuto il valore sociale ed economico che rappresenta come risorsa per tutta la società”. Stefani sottolinea la portata della misura: “Ancora una volta il Veneto dimostra sensibilità e visione. La legge approvata è un importante segnale di civiltà, una nuova pietra miliare del percorso sociosanitario che mette al centro la persona e le relazioni umane. Riguarda più di 260.000 veneti per i quali l’attività del caregiver non è soltanto un impegno familiare, ma si configura come un prezioso e fondamentale tassello della rete di assistenza. Per questo deve contare sul giusto riconoscimento sociale nel sistema regionale integrato dei servizi e del Welfare”. Il presidente ricorda infine come l’iniziativa fosse nata fin dall’avvio della legislatura: “Nella prima seduta del Consiglio regionale di questa legislatura, durante il mio discorso di insediamento, avevo lanciato una proposta: approvare una legge di civiltà, lavorando insieme, maggioranza e opposizione. Con orgoglio oggi abbiamo raggiunto l’obiettivo. Ringrazio la giunta e tutti i Consiglieri, anche per l’impegno di questi mesi e il senso di responsabilità dimostrato. Di fronte a scelte come queste non ci possono essere divisioni politiche davanti all’interesse dei nostri cittadini”.

alle 600 mila persone finora sole”

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opo il via libera unanime alla legge sul caregiver familiare, arrivano le reazioni dei consiglieri regionali che hanno seguito il provvedimento nelle commissioni. Per il presidente della Sesta commissione Enoch Soranzo (Fratelli d’Italia) il dato di partenza è la diffusione del fenomeno: “Parliamo di una realtà che tocca da vicino quasi il 16% della popolazione veneta, fatta in gran parte di donne, spesso anziani o giovanissimi”. Soranzo richiama le conseguenze sul lavoro: “Quasi due caregiver su tre sono costretti a lasciare o ridurre il lavoro, con ripercussioni pesanti sulla salute, sulla serenità familiare e sulla futura pensione”. Tra gli elementi della legge, il consigliere sottolinea l’ingresso del caregiver nella rete del welfare: “Il caregiver entra nella rete del welfare locale e concorre direttamente alla stesura e alla firma del Piano Assistenziale Individualizzato, affiancando e

integrando i servizi pubblici senza mai sostituirli”. Il tutto, ricorda, sostenuto da un Fondo regionale “finanziato con oltre 2,2 milioni di euro nel triennio”. Di segno complementare la lettura della prima firmataria, Chiara Luisetto (Pd), che punta sul percorso che ha portato al testo: “Questa legge nasce da un lungo percorso di ascolto e partecipazione che ha visto il coinvolgimento del Terzo settore, delle forze sindacali, delle associazioni e delle esperienze dirette dei cittadini”. La consigliera quantifica la platea coinvolta, “oltre 600 mila persone in Veneto, in maggioranza donne della cosiddetta generazione ‘sandwich’”, e guarda già oltre l’approvazione: “Non consideriamo questa legge un punto di arrivo, bensì l’assunzione di una responsabilità precisa. Ora siamo al lavoro affinché a queste risorse e a questi diritti corrispondano servizi accessibili e capillari su tutto il territorio”.


REGIONE

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Mobilità. L’assessore regionale Diego Ruzza fa il punto sulle principali questioni aperte, in arrivo nuovi treni

BIGLIETTO UNICO, AVANTI CON LA PIATTAFORMA IL REBUS DELL’ALTA VELOCITÀ FERMA A VICENZA A lta velocità, nuovi treni, biglietto unico ed edilizia sportiva: l’assessore regionale ai Trasporti, Mobilità e Lavori Pubblici Diego Ruzza fa il punto nella nostra redazione sui principali cantieri aperti sul fronte della mobilità veneta. Il nodo più delicato resta quello dell’Alta Velocità, bloccata all’altezza di Vicenza. “È un problema che riguarda tutta la regione. Ci stiamo lavorando molto, soprattutto con un confronto con Rfi, perché il problema è l’uscita da Vicenza”, spiega Ruzza. “È un grande lavoro di confronto e di raccordo anche con gli enti locali, con i sindaci e con le comunità di quel territorio, perché parliamo di un intervento estremamente importante: dobbiamo riuscire a capire qual è la scelta da fare e iniziare a lavorarci subito”. Diverso il quadro sulla tratta Brescia-Verona, già in fase avanzata: “È molto probabile che nel secondo semestre dell’anno prossimo avremo il primo treno ad alta capacità che va verso la Lombardia”. Un passaggio che

l’assessore considera strategico anche per il trasporto locale: “Dobbiamo riuscire a sbloccare la situazione perché dobbiamo efficientare la linea, e questo comporterebbe un’ulteriore eccellenza sia in termini di trasporto sia di puntualità: libereremo tutta quella parte di binari che servono per i regionali e per il cargo”. Proprio sulla puntualità del servizio regionale Ruzza rivendica un dato: “Abbiamo un livello di puntualità che supera il 94%: siamo tra le regioni considerate eccellenti”. Un risultato legato anche al rinnovo della flotta: è da poco entrato in servizio il primo dei nuovi treni a due piani sulla direttrice Bologna-Brennero, linea interessata da forti flussi turistici, pendolari e intermodali. L’investimento complessivo è di 112,1 milioni di euro, di cui 75,8 milioni finanziati da Infrastrutture Venete e 36,3 milioni da Trenitalia, nell’ambito di un contratto di servizio 2023-2031 dal valore complessivo di circa 250 milioni di euro. “Il rinnovo della flotta rappresenta un investimento importante sulla qualità del trasporto

ferroviario regionale e sulla mobilità”, commenta Ruzza. Entro il 2027 tutti i 14 collegamenti giornalieri tra Brennero, Alto Adige, Trentino, Veneto ed Emilia-Romagna saranno effettuati con i nuovi treni, più capienti, accessibili e a minor consumo energetico. Capitolo biglietto unico: “Stiamo lavorando anche al biglietto unico, un progetto su cui crediamo tantissimo insieme col presidente Stefani, perché è una riforma epocale”, racconta l’assessore. “Siamo stati velocissimi a recuperare i primi due milioni di euro per creare la nostra piattaforma per pagare il biglietto in un’unica modalità, che sia carta di credito, telefono, smartwatch o carta prepagata della Regione. Ma abbiamo appena approvato anche ulteriori 11 milioni di euro per l’ammodernamento di software, hardware, bigliettazione e validatori, a disposizione degli enti locali e delle aziende: 13 milioni per la prima fase, penso non sia mai successo prima”. Il bando scade il 4 dicembre, mentre la piattaforma unica regionale

sarà allestita nel 2027. Fra i lavori pubblici rientra anche l’edilizia sportiva: “Diamo un aiuto, la prima volta così importante negli ultimi anni, alle associazioni sportive e ai Comuni che sono spesso proprietari di impianti ma fanno fatica ad ammodernarli”, spiega Ruzza, citando anche l’abbattimento delle barriere architettoniche e la fruibilità per le discipline paralimpiche. Lo stanziamento 2025 è di 3 milioni

di euro, a cui si aggiungono 10 milioni già previsti per il biennio 2027-2028: “13 milioni in tutto, per fare almeno decine di interventi in cofinanziamento con la Regione, con tagli da 35 a 100 mila euro per interventi urgenti, soprattutto di ammodernamento igienico-sanitario e messa in sicurezza”. • Redazione Regione

BILANCIO, 60 MILIONI TRA SANITÀ E CASA: 41 MILIONI PER L’EDILIZIA SOSTENIBILE

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isco verde dalla giunta regionale alla nuova variazione di bilancio, una che manovra rende disponibili oltre 60 milioni di euro, utilizzando risorse statali ed europee già assegnate al Veneto per sanità, sociale, casa, trasporto pubblico e sviluppo del sistema produttivo. Lo stanziamento più consistente riguarda la casa: oltre 41 milioni di euro del PR FESR 2021-2027 per favorire l’accesso ad abitazioni sostenibili e a prezzi accessibili, con 11,7 milioni previsti nel 2027 e 30 milioni nel 2028. Per il sociale arrivano 6,6 milioni di risorse statali destinate alla videosorveglianza nelle strutture che ospitano anziani e persone con disabilità. Sul fronte sanitario, la variazione mette a disposizione oltre 11

milioni di euro nell’ambito del Pnrr: 5,27 milioni per le Case della Comunità e la presa in carico delle persone, 578 mila euro per le Centrali Operative Territoriali e la telemedicina, oltre 5,6 milioni per l’ammodernamento delle tecnologie digitali e delle grandi apparecchiature ospedaliere. Al trasporto pubblico locale vanno invece oltre 5,1 milioni di euro nel biennio 2027-2028 per il rinnovo delle flotte. Tra gli altri capitoli, 713 mila euro nel 2026 per la tutela del patrimonio boschivo e il contrasto al bostrico, 4 milioni di euro dalle sanzioni per violazione delle norme sul diritto al lavoro delle persone con disabilità, e 6,35 milioni trasferiti da Veneto Innovazione per il Fondo Veneto Competitività, il Fondo Veneto Patrimonializzazione

e il Fondo Veneto Ricerca, Sviluppo e Innovazione. “Con questa variazione mettiamo a disposizione del Veneto oltre 60 milioni di euro di risorse statali ed europee, destinandole a interventi importanti nei settori della sanità, del sociale, della casa, dei trasporti e dello sviluppo economico”, sottolinea l’assessore Giacinti. “È un lavoro che richiede attenzione nella programmazione e capacità di intercettare e utilizzare nei tempi giusti le risorse disponibili. Dalle Case della Comunità alla telemedicina, dall’ammodernamento delle apparecchiature sanitarie alla sicurezza nelle strutture per anziani e persone con disabilità, fino al sostegno all’accesso alla casa e al rinnovo del trasporto pubblico: interveniamo su esigenze reali, utilizzando al meglio le risorse disponibili”.

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Il dibattito. Il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in Regione interviene sul decreto scuola e sul futuro della politica veneta

BALDAN: “BURQA E NIQAB? DOVE SERVE IL VOLTO DEVE ESSERE RICONOSCIBILE” I l dibattito sul burqa e sul niqab torna al centro dell’attenzione in Veneto, tra le nuove disposizioni del governo sulla scuola e l’ipotesi di un regolamento comunale a San Donà di Piave per disciplinare l’accesso agli uffici pubblici quando il volto di una persona è completamente coperto. A intervenire sul tema ai nostri microfoni di Veneto24 è Matteo Baldan, consigliere regionale e vicecapogruppo di Fratelli d’Italia, che difende l’idea di una distinzione netta tra libertà personale e necessità di identificazione. «Penso che sia un regolamento che va nella giusta direzione», afferma Baldan parlando dell’iniziativa allo studio a San Donà di Piave. Il riferimento, spiega, è alla necessità di garantire il riconoscimento dell’identità quando questo sia previsto dalla legge o risulti indispensabile per l’accesso a determinati servizi. «Non è un approccio assolutamente ideologico, non è un approccio discriminatorio, è un approccio per confermare ciò che di fatto è già previsto dalla legge».

Il punto non riguarda quindi il semplice fatto di indossare un velo o un particolare abito per motivi religiosi o culturali, ma le situazioni nelle quali il volto deve necessariamente essere riconoscibile. «Dove è necessario e si ritiene opportuno, proprio per obblighi di legge, il riconoscimento del volto deve essere reso possibile. Va ovviamente verificato il volto, che deve corrispondere a chi fa richiesta di accesso al servizio attraverso il proprio documento o la propria identità». Una distinzione che viene posta anche rispetto alla libertà individuale. Il fatto che una donna scelga autonomamente di indossare il niqab, osserva Baldan, è una questione diversa rispetto all’eventuale necessità di scoprirsi il volto quando si entra in un luogo nel quale è richiesta l’identificazione. Il tema si intreccia con il provvedimento del governo sulla scuola, che ha riacceso il confronto anche sulla presenza degli studenti stranieri e sulle modalità di integrazione scolastica. Baldan respinge però l’idea che le nuove misure

Matteo Baldan

possano essere lette semplicemente come iniziative legate alla prossimità delle elezioni. Lo sguardo si sposta poi sulle prossime elezioni politiche e sulle possibili candidature di esponenti della politica regionale. L’ipotesi che alcuni consiglieri

o assessori possano lasciare il Veneto per approdare a Roma non sorprende Baldan. «È normalissimo, è una cosa che credo sia abbastanza naturale e capita ogni qualvolta ci sono le elezioni politiche», commenta. E aggiunge: «Chi è fresco, diciamo così, di preferenze, può

essere considerato un buon candidato». Un passaggio che porta direttamente al nuovo sistema elettorale e al ritorno delle preferenze, tema sul quale il confronto politico non è mancato. Baldan difende l’impianto della nuova legge: «Secondo me ne è uscita una legge elettorale equilibrata, dove esiste la preferenza e dove è presente anche il capolista che di fatto rappresenta il partito». Il valore delle preferenze, per il consigliere, è soprattutto nella possibilità di lasciare agli elettori una scelta diretta. «Danno possibilità a chi vota di scegliere in modo esplicito da chi farsi rappresentare», sottolinea. E proprio questa scelta, aggiunge, attribuisce una responsabilità ulteriore a chi viene eletto: «Chi viene votato ha un ulteriore peso di responsabilità verso i cittadini». Sul tema Baldan parla anche di «molta strumentalizzazione e molta disinformazione», contestando le critiche arrivate da chi ha scelto di non votare la nuova legge elettorale. • (R.R.)

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REGIONE

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Fumetti per ragazzi. Apostolidis: “Vogliamo offrire ai giovani storie d’avventura con uno spessore culturale e una profondità di pensiero”

“NON È SEMPLICE ENTERTAINMENT, LA MITOLOGIA GRECA CI PARLA DI NOI” E manuele Apostolidis torna in libreria con un nuovo fumetto per ragazzi che continua il successo di Archeo Tales. Lo sceneggiatore veneto, nato a Schio ma da anni ormai “padovano”, ha infatti da poco pubblicato “Il mito di Narciso. Archeo Tales Vol. 2”, con la collaborazione scientifica di Francesco Bellu e con le splendide tavole di Rebecca Spagnesi. Ho approfittato dell’occasione per scambiare due

chiacchiere con Apostolidis che ormai è diventato un nome di riferimento nel mondo del fumetto per ragazzi, grazie a una serie di pubblicazioni di successo che riescono ad unire alla perfezione l’intrattenimento con l’aspetto più educativo della lettura. Come mai hai scelto proprio il mito di Narciso come punto di partenza per questa seconda avventura di Archeo Tales?

Il mito di Narciso era l’occasione perfetta per introdurre il tema di una società in cui l’apparire è diventato essenziale e in cui la perfezione sembra essere una condizione necessaria. I grandi temi del mito siano ancora attuali: nel mondo di Archeo Tales, che rispecchia da vicino il nostro, volevamo far riflettere su come l’ossessione per l’immagine possa diventare una forma di controllo, trasformando una figura classica come

prime armi con la lettura, che lo vivranno come una bellissima storia d’avventura pur non conoscendo ancora i miti o gli dèi greci; i lettori più grandi, invece, vi troveranno continui riferimenti a ciò che studiano a scuola e saranno stimolati (si spera) ad approfondire altri racconti. Questo fumetto nasce dal lavoro di tre autori. Come funziona il vostro lavoro di squadra? Il nostro è un lavoro di grande sinergia

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TE LO DO IO IL VENETO Ogni 20 minuti tutte le notizie del Veneto dal lunedì al venerdì alle 17:00 aggiornate in tempo reale.

Il commento alle notizie del giorno

con Alberto Gottardo La copertina di “Il mito di Narciso”

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Narciso in un’icona moderna del culto dell’apparenza. Quanto vi interessa restare fedeli al mito originale e quanto, invece, vi divertite a “smontarlo”? Per noi era fondamentale ricostruire il mito per catturare l’attenzione dei giovani lettori. Archeo Tales non vuole essere una serie didascalica ma un’opera che stimola la curiosità, ritenendola il vero motore della conoscenza. A questo proposito, le schede scritte da Francesco Bellu - archeologo e consulente scientifico della serie - servono proprio a nutrire e approfondire questo interesse. Archeo Tales si rivolge a lettori molto giovani. Come si raccontano miti spesso complessi, violenti o ambigui ai bambini senza impoverirli? Credo sia importante offrire ai giovani storie d’avventura che mantengano uno spessore culturale e una reale profondità di pensiero. Non bisogna semplificarle troppo né renderle eccessivamente complicate. Le più grandi storie per l’infanzia possiedono diversi livelli di lettura che possono essere colti a età differenti: Archeo Tales è adatto ai bambini alle

Emanuele Apostolidis

in cui la narrazione e la parte grafica si intrecciano fin dalle prime fasi di sviluppo. È un processo corale in cui la costruzione del mondo fantasy e dei personaggi dialoga con la parte di scientifica gestita da Francesco Bellu. Anche il rapporto con la disegnatrice Rebecca è costante e presente fin dall’inizio perché non è facile dare vita e forma grafica a un mondo come quello di Archeo Tales, ma Rebecca ci è riuscita perfettamente. Sono davvero felice di aver lavorato con questo team creativo che, posso già anticiparlo, sarà lo stesso anche per il terzo volume. Narciso è un mito che può essere letto anche attraverso selfie, social network e culto dell’immagine. Quanto del presente avete voluto far entrare nel personaggio e nella storia? Moltissimo. Archeo Tales è ambientato in un mondo fantasy in cui l’archeologia è vietata: un universo in cui i Titani cercano di controllare la società attraverso la tecnologia. È un mondo molto simile al nostro, di cui riconosciamo tratti distintivi come telefonini e selfie, ma dove magia e scienza si uniscono per

liberare il passato. La nostra memoria storica non è un elemento statico, bensì l’unica fonte in grado di ridare equilibrio al tutto e aiutarci a costruire un futuro migliore. I miti greci sono perfetti per raccontare il nostro mondo perché nelle loro storie sono state anticipate incredibilmente tutte le grandi tematiche del mondo attuale. L’Odissea di Nolan è stata un evento epocale nel mondo del cinema, pensi che abbia cambiato il modo di raccontare o percepire la mitologia? Tra l’altro, ti è piaciuto il film? Il film di Nolan si rivolge a un tipo di pubblico diverso rispetto al nostro, tuttavia spero davvero che abbia contribuito a riportare al centro dell’attenzione la mitologia e l’intramontabile fascino dei miti greci. In ogni caso personalmente mi è piaciuto tantissimo, ma sono un fan di Nolan da sempre. Tu da sempre fai tantissime presentazioni e laboratori di fumetto con i bambini: come ti trovi con gli eventi dal vivo? C’è vita oltre al tablet e allo smartphone anche per i più piccoli? Assolutamente sì. Credo che i bambini abbiano la necessità di tornare a immaginare e a riscoprire la bellezza di perdersi all’interno di una storia e di un’avventura. Quando tengo i laboratori dal vivo, cerco di stimolarli attraverso oggetti e reperti archeologici per guidarli nell’immaginare il passato: vedere quanto questo approccio li affascini ogni volta è la prova che c’è ancora un grandissimo spazio per la fantasia. Credo inoltre che il fumetto ha bisogno di ritrovare i lettori partendo proprio dai più giovani che sono ancora molto affascinati dalle immagini e dal disegno. Bisogna però essere in grado di parlare con il loro linguaggio, cercare di affascinarli e stimolarli. In questo modo non c’è schermo che possa battere la magia delle storie e del disegno. • Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.


DESPAR

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Despar, Eurospar, Interspar. Prezzi più leggeri per la spesa di tutti i giorni

CON “PREZZI PIUMA” 2.000 PRODOTTI DIVENTANO PIÙ CONVENIENTI Prezzi monitorati e aggiornati periodicamente sul mercato: Despar Nord rafforza la propria strategia sulla convenienza, affiancando “Prezzi Piuma” all’ampia offerta dei prodotti a marchio

F

are la spesa, oggi, significa sempre più spesso fare attenzione al prezzo. Si confrontano le alternative, si valutano marche e formati, si controlla il totale alla cassa e si cerca di mantenere il carrello entro un budget prestabilito. In un contesto economico segnato dall’aumento del costo della vita e da una crescente attenzione delle famiglie alla gestione della spesa quotidiana, anche le abitudini di acquisto sono cambiate. È in questo scenario che Despar Nord ha introdotto “Prezzi Piuma”, un progetto che coinvolge 2.000 prodotti e segna un’evoluzione importante nella strategia di convenienza dell’azienda. L’obiettivo è chiaro: rendere più conveniente la spesa di tutti i giorni, andando oltre la tradizionale logica delle promozioni a tempo e lavorando in maniera strutturale sul posizionamento dei prezzi. La principale novità è proprio questa: per le referenze coinvolte, il cliente può trovare un prezzo conveniente in modo continuativo, senza dover aspettare il volantino o concentrare gli acquisti nel periodo in cui un determinato prodotto è in promozione. Ma “Prezzi Piuma” non è un intervento una tantum. Alla base del progetto c’è infatti un sistema dinamico di monitoraggio del mercato: Despar Nord effettuerà periodicamente rilevazioni dei prezzi praticati dai principali competitor e, sulla base dei risultati, potrà intervenire sul prezzo delle referenze coinvolte. Un meccanismo che permette di adattare nel tempo il posizionamento dei 2.000 prodotti, con l’obiettivo di mantenere costante l’attenzione alla convenienza anche al variare delle condizioni di mercato. È questo uno degli elementi più innovativi dell’iniziativa: la convenienza non viene definita una volta per tutte, ma verificata e aggiornata periodicamente. Un approccio che fa di “Prezzi Piuma” non una semplice iniziativa commer-

ciale, ma una vera e propria strategia di posizionamento, pensata per rendere la convenienza un elemento sempre più stabile e riconoscibile dell’esperienza di spesa. Il progetto nasce in un momento in cui il potere d’acquisto rimane un tema particolarmente attuale. Negli ultimi anni l’inflazione e i rincari hanno modificato le abitudini dei consumatori, rendendoli più attenti al rapporto tra prezzo e qualità e più consapevoli nelle proprie scelte. “Prezzi Piuma” si concentra per questo sui prodotti che più frequentemente finiscono nel carrello. Le 2.000 referenze sono state individuate tra quelle maggiormente acquistate dai clienti e all’interno delle categorie che incidono maggiormente sulla spesa quotidiana. Il paniere comprende numerosi prodotti di marca, conosciuti e apprezzati dai consumatori: l’obiettivo non è quindi semplicemente proporre prezzi più bassi, ma rendere più conveniente l’acquisto di prodotti che fanno già parte delle abitudini delle famiglie, mantenendo qualità e possibilità di scelta. Una strategia che si affianca a un altro importante strumento attraverso cui Despar Nord lavora da tempo per offrire qualità e convenienza a diverse fasce di spesa: i prodotti a marchio. Un assortimento ampio e trasversale, sviluppato per offrire ai clienti la possibilità di scegliere in base alle proprie esigenze, preferenze e disponibilità di spesa, senza rinunciare alla qualità. La proposta a marchio di Despar Nord comprende infatti soluzioni capaci di rispondere a bisogni molto diversi: dalle eccellenze gastronomiche della linea Despar Premium ai prodotti per la spesa quotidiana, fino a S-BUDGET, la linea primo prezzo dedicata a chi ricerca una convenienza ancora più marcata. A queste si affiancano linee sviluppate per rispondere a specifici stili di vita ed esigenze alimentari,

La spesa più leggera

Non aspettare l’offerta!

2000

Fino a prodotti ogni giorno convenienti ampliando ulteriormente le possibilità di scelta all’interno del punto vendita. “Prezzi Piuma” e prodotto a marchio rappresentano così due leve complementari di una stessa strategia di convenienza: da un lato rendere più convenienti 2.000 prodotti, monitorandone periodicamente – su base mensile - il posizionamento sul mercato; dall’altro offrire attraverso la private label un ventaglio di alternative capace di rispondere a disponibilità di spesa, preferenze ed esigenze alimentari differenti.

Per Despar Nord, infatti, convenienza e qualità non sono elementi alternativi. L’obiettivo è rendere la spesa accessibile a un pubblico il più ampio possibile, offrendo a ciascun cliente la libertà di trovare il proprio equilibrio tra prezzo, qualità, preferenze ed esigenze personali. Cambia così anche il modo di intendere la convenienza: non soltanto un’occasione legata a una promozione, ma un impegno continuativo sul prezzo, capace di accompagnare la spesa abituale e di evolvere insieme al mercato.

Il progetto è partito a settembre da alcuni punti vendita Interspar del Veneto e nel corso del mese sarà esteso anche ai punti vendita Despar ed Eurospar, arrivando così a coinvolgere l’intera rete di vendita diretta Despar Nord presente in regione. Un percorso che, insieme alla continua evoluzione dell’offerta a marchio Despar, rafforza una strategia di convenienza sempre più strutturata, con l’obiettivo di offrire qualità, scelta e accessibilità e rispondere alle diverse esigenze di chi ogni giorno fa la spesa.


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DESPAR

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Solidarietà. La spesa diventa un aiuto per le scuole grazie ai buoni raccolti dalle famiglie

STICKERMANIA E SCUOLAFACENDO: DA DESPAR LA SPESA SOSTIENE LE SCUOLE

È

iniziata con il ritorno a scuola anche la nuova edizione di Stickermania, la raccolta di figurine che ogni anno coinvolge bambini e famiglie nei punti vendita Despar, Eurospar e Interspar aderenti. Quest’anno, come già nelle precedenti edizioni, insieme alle figurine c’è anche un’occasione per dare un aiuto concreto alle scuole del territorio attraverso Scuolafacendo. Le due iniziative proseguiranno fino al 18 ottobre. Stickermania, una nuova avventura da collezionare Per Stickermania 2026 la storia riparte con “Il segreto dell’amuleto luminoso”. Protagonisti sono ancora Oskar e Bo, questa volta alle prese con un viaggio nella mitologia nordica, sulle tracce dei Vichinghi e di un misterioso amuleto. La collezione è composta da 200 figurine. Il meccanismo è legato alla spesa: ogni 10 euro di spesa effettuata nei punti vendita aderenti si riceverà a una bustina di figurine. Per completare più rapidamente l’album è possibile acquistare anche pacchetti aggiuntivi di colore blu al prezzo di 50 centesimi. Inoltre, ogni 10 euro di spesa e l’acquisto di due prodotti sponsor si riceverà una bustina aggiuntiva di colore verde. I prodotti coinvolti sono segnalati direttamente nei punti vendita. Ma la raccolta non si ferma all’album. Stickermania è anche un progetto educativo che, attraverso il gioco e la condivisione, porta con sé valori come il rispetto, l’inclusione e la valorizzazione delle differenze, rafforzati dal legame con Scuolafacendo, l’iniziativa di Despar a sostegno delle scuole del territorio. Scuolafacendo, i buoni diventano materiali per le scuole Ogni bustina di figurine Stickermania contiene

anche un Buono Scuolafacendo. Il cliente potrà consegnarlo direttamente alla scuola che desidera sostenere oppure caricarlo online, attraverso il sito del progetto o l’app dedicata. I buoni potranno essere raccolti e destinati agli istituti fino al 7 febbraio 2027. Per le scuole, i buoni rappresentano la possibilità di ottenere materiali e attrezzature utili alle attività quotidiane. Gli istituti aderenti potranno scegliere dal catalogo dell’iniziativa prodotti per la didattica, strumenti per l’inclusione, attrezzature per le attività motorie e dotazioni tecnologiche. L’iniziativa è rivolta alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado, pubbliche e paritarie, presenti nei territori in cui opera Despar Nord. Per partecipare è necessaria la registrazione al progetto. Nella scorsa edizione sono stati destinati oltre 460 mila euro in materiali e attrezzature a più di 2.000 scuole. Un risultato che racconta anche il valore di una partecipazione semplice e quotidiana: quella di famiglie e clienti che, attraverso la spesa, possono contribuire a rendere più ricchi e attrezzati gli spazi in cui ogni giorno bambini e ragazzi imparano, crescono e stanno insieme.

Dal 14 settembre al 18 ottobre 2026

ALBUM E FIGURINE DA COLLEZIONARE!!

Stickermania Tour in Veneto Gli appuntamenti nei punti vendita per scambiare le figurine

Scuole in movimento con il contest educativo “Diamoci una mossa!”

a raccolta Stickermania fa tappa anche nei punti vendita con alcuni appuntamenti dedicati allo scambio delle figurine. Durante i pomeriggi dello Stickermania Tour, bambini e famiglie potranno incontrarsi per scambiarsi le figurine e completare più facilmente la propria collezione. Ad accompagnare gli appuntamenti ci saranno una merenda con succhi di frutta e merendine per i più piccoli e alcuni gadget a marchio Stickermania, tra cui cappellini e palloncini.

orna, insieme a Scuolafacendo, il contest creativo “Diamoci una mossa!” realizzato in collaborazione con Le Buone Abitudini, il progetto educativo gratuito di Despar che nel 2026 festeggia vent’anni di attività al fianco delle scuole. Il tema scelto per questa edizione è il movimento, raccontato dagli studenti attraverso disegni e racconti non solo come attività sportiva, ma anche come gioco, esperienza quotidiana, espressione personale e occasione di incontro. Il contest è aperto alle scuole iscritte a Scuolafacendo, che potranno caricare gli elaborati delle classi entro il 15 novembre 2026. Ogni plesso che presenterà almeno un lavoro valido riceverà 100 Buoni Scuola. Per i dieci elaborati selezionati dalla giuria sono invece previsti 3.000 Buoni Scuola ciascuno, che potranno essere utilizzati per arricchire la dotazione didattica dell’istituto. Una giuria di esperti valuterà gli elaborati, considerando in particolare originalità, efficacia del messaggio educativo e capacità di raccontare il movimento come esperienza quotidiana, inclusiva e condivisa. Il regolamento completo è disponibile sul sito di Scuolafacendo, nella sezione dedicata al contest.

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Gli appuntamenti in Veneto: 3 OTTOBRE: Interspar di Rovigo (RO) - viale Porta Po, 85 4 OTTOBRE: Interspar di Castelfranco Veneto (TV) - via dei Carpani Interspar di Bassano del Grappa (VI) - via Capitelvecchio, 88 10 OTTOBRE: Eurospar di Schio (VI) - via Lago Trasimeno, 11 Interspar di Sarmeola di Rubano (PD) - via della Provvidenza, 1 18 OTTOBRE: Interspar di Albignasego (PD) - via Verga, 1

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on-line: www.lapiazzaweb.it •Rubriche •Salute

Influenza, pochi giorni di febbre possono costare un inverno di salute

C

i sono inverni che, per una famiglia, si complicano con un solo ricovero. Un anziano che perde autonomia dopo giorni a letto, una persona con problemi respiratori che fatica a recuperare, un malato cronico che vede peggiorare condizioni fino a quel momento stabili. È anche attraverso queste conseguenze che va letta l’influenza: una malattia comune, ma capace di incidere profondamente sulla salute delle persone più vulnerabili. L’avvio delle campagne vaccinali di ottobre riporta quindi una scelta concreta: prepararsi alla stagione dei contagi prima che siano i sintomi a imporre attenzione. Il punto riguarda tanto la salute individuale quanto la capacità delle famiglie e dei servizi sanitari di affrontare i mesi in cui crescono

le infezioni respiratorie. A fare la differenza è soprattutto la condizione di partenza. La stessa infezione può avere un decorso relativamente breve in un adulto sano e diventare impegnativa per chi convive con una patologia cardiaca o polmonare, per una donna in gravidanza, per un bambino piccolo o per chi ha difese immunitarie ridotte. La febbre è soltanto la manifestazione più evidente: ciò che preoccupa sono le possibili polmoniti, le sovrainfezioni batteriche e l’aggravamento di malattie preesistenti. Da questa diversa esposizione al rischio nasce l’offerta vaccinale. Per la stagione 2026-2027 il Ministero della Salute indica tra i principali destinatari le persone di almeno 60 anni, i bambini dai sei mesi ai sei anni, le

donne in gravidanza, gli operatori sanitari e le persone con patologie che aumentano la probabilità di complicanze. La vaccinazione gratuita per le categorie previste è uno strumento per raggiungere chi può pagare il prezzo più alto dell’infezione. Una telefonata al medico di famiglia o al pediatra diventa così il primo passo per capire come accedere alla vaccinazione e quale percorso seguire: i servizi vaccinali territoriali partecipano alla campagna, secondo l’organizzazione delle singole Ulss ed aziende sanitarie. Portare la prevenzione vicino alle persone significa rendere più semplice una decisione che rischia altrimenti di essere rinviata tra impegni, dubbi e la sensazione che l’inverno sia ancora lontano. Il calendario,

però, conta. L’organismo impiega circa due settimane a sviluppare pienamente la risposta immunitaria: vaccinarsi quando i contagi sono già aumentati può lasciare scoperto proprio quel periodo. Chi arriva più tardi non deve comunque considerare persa l’occasione, perché il Ministero raccomanda di continuare a offrire la vaccinazione ai soggetti eleggibili durante la stagione influenzale. Anche le aspettative devono essere chiare. La vaccinazione può ridurre il rischio di ammalarsi e, soprattutto, di sviluppare forme gravi, ma non elimina ogni possibilità di infezione. Inoltre, durante l’inverno circolano altri virus capaci di provocare febbre, tosse e malessere: sintomi comparsi dopo il vaccino non dimostrano, da soli, che la

protezione contro l’influenza abbia fallito. E la dose dell’anno precedente non basta per il nuovo inverno, perché l’immunità si attenua e i virus possono cambiare. Resta una responsabilità quotidiana, anche dopo la vaccinazione. Curare l’igiene delle mani, coprire tosse e starnuti e restare a casa in presenza di sintomi respiratori febbrili contribuisce a contenere la trasmissione. Sono attenzioni che acquistano ancora più valore quando si vive o si lavora accanto a persone fragili. La campagna di ottobre comincia da una scelta personale, ma la sua utilità si estende alla comunità: meno complicanze significano meno sofferenza per i malati, meno difficoltà per chi li assiste e minore pressione sui servizi di cura.

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30 Prevenzione. Disponibili quasi 47 mila dosi antinfluenzali, ma il numero potrà crescere in base alle necessità

Al via la campagna contro i virus respiratori

I

l Polesine si prepara alla stagione dei virus respiratori con una nuova campagna di prevenzione contro influenza, Covid-19 e virus respiratorio sinciziale. L’Ulss 5 riparte dai risultati dello scorso inverno, quando 47.017 residenti hanno ricevuto il vaccino antinfluenzale. La copertura ha raggiunto il 20,2% della popolazione, il valore più alto tra le aziende sanitarie del Veneto, superiore alla media regionale del 17,7%. Per la stagione 2026-2027 sono disponibili 46.850 dosi antinfluenzali, una dotazione che potrà essere aumentata secondo le necessità. L’obiettivo è rafforzare l’adesione, soprattutto tra le persone maggiormente esposte alle complicanze delle infezioni respiratorie. Federica Fenzi, direttrice del Servizio di igiene e sanità pubblica, sottolinea la sensibilità del territorio verso la prevenzione e la necessità di raggiungere chi rischia le conseguenze più serie. L’avvio è graduale. Dal 5 ottobre la vaccinazione antinfluenzale viene offerta dai pediatri ai bambini e interessa le strutture residenziali per anziani e persone non autosufficienti, i pazienti ospedalieri al momento della dimissione e quelli in assistenza domiciliare integrata. Dal 19 ottobre sarà disponibile anche dai medici di famiglia, nelle farmacie aderenti e negli

ambulatori vaccinali dell’Ulss. I vaccini contro influenza e Covid-19 possono essere somministrati nello stesso appuntamento. Per gli ambulatori aziendali è prevista la prenotazione attraverso il portale regionale Prenota Vaccino. La rete territoriale avrà un ruolo decisivo: nella precedente campagna medici di famiglia e pediatri hanno somministrato l’83,4% delle dosi antinfluenzali nel Polesine. Domenica Lucianò, direttrice della Funzione territoriale, evidenzia come la conoscenza degli assistiti permetta di individuare fragilità e condizioni di rischio, rendendo la

prevenzione più accessibile. Un appuntamento dedicato sarà organizzato sabato 7 novembre, in occasione del Vax Day regionale, al Servizio vaccinale della Cittadella Socio Sanitaria di Rovigo. Saranno disponibili le vaccinazioni antinfluenzale e anti-Covid, anche insieme. Le modalità di accesso saranno pubblicate sui canali istituzionali dell’Ulss 5. Dal 1° ottobre è inoltre attiva la campagna gratuita con anticorpo monoclonale contro il virus respiratorio sinciziale, principale causa di bronchiolite nei bambini sotto l’anno. La protezione riguarda i nati tra ottobre 2026 e marzo 2027, ai quali sarà proposta in ospedale o dal pediatra, e quelli nati tra aprile e settembre 2026, le cui famiglie riceveranno una lettera informativa. Sono inclusi anche i bambini fino a 24 mesi con particolari condizioni di rischio. Anche su questo fronte il territorio presenta un’adesione elevata: nella stagione precedente è stato immunizzato il 91,3% dei nati tra ottobre 2025 e marzo 2026 e l’81,4% di quelli nati nei sei mesi precedenti. Il direttore generale Mauro Filippi invita soprattutto le persone fragili e le famiglie dei bambini ad aderire alle campagne raccomandate, per ridurre il rischio delle forme più gravi. Paola Bigon

Una scuola dell’emergenza per rendere più sicure le cure

A

llenarsi ad affrontare le emergenze per migliorare la sicurezza dei pazienti. Nasce con questo obiettivo a Rovigo l’Emergency Academy dell’Ulss 5 Polesana, inaugurata il 14 settembre negli spazi riqualificati accanto al Pronto soccorso. Il centro utilizza simulatori che riproducono situazioni cliniche realistiche e registrano interventi, comunicazioni e decisioni delle équipe. Ogni esercitazione viene poi analizzata per migliorare le competenze e il lavoro di squadra. La formazione potrà svolgersi anche direttamente nei reparti e nei servizi territoriali. L’Academy avrà circa 40 istruttori e si inserisce nelle attività formative aziendali, che coinvolgono oltre 1.200 professionisti all’anno. A coordinare la didattica è Dario Zambello, nell’ambito del Polo formativo diretto da Sara Gajon. Il centro ricorda Debora Romano, medico prematuramente scomparso. Una donazione della madre ha permesso di acquistare parte delle tecnologie, con il contributo di Bandiera Gialla Onlus Rovigo. Per il direttore generale Mauro Filippi, il progetto unisce l’investimento nella sicurezza delle cure al valore umano della memoria. (P.B.)

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