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lapiazza delle terme - mag26

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A Montegrotto confronto tra imprese e istituzioni sul ruolo dei bandi UE

Modello veneto: funziona davvero?

Con i cordoni della borsa ormai stretti dal bilancio approvato, il Consiglio Regionale del Veneto si è trasformato in un palcoscenico di scontri verbali che vanno ben oltre la semplice contabilità. È una sfida di visioni, un “botta e risposta” continuo che vede la maggioranza difendere il modello veneto e le opposizioni tentare di scardinarlo pezzo dopo pezzo. Il primo vero scontro frontale riguarda la mobilità. Carlo Cunegato, dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra, ha scosso l’aula con un attacco durissimo: “Presidente, mentre nel resto del mondo si corre verso il futuro, nel vicentino siamo fermi a treni a gasolio che sembrano reperti archeologici. Pagare abbonamenti esorbitanti per servizi da terzo mondo è un insulto ai lavoratori”.

Non si è fatta attendere la replica dai banchi della Lega e della Civica Zaia, che hanno risposto piccati: “Non abbiamo la bacchetta magica per elettrificare migliaia di chilometri in una notte, gli investimenti sono programmati e servono tempi tecnici, non slogan”. Ma è stato Giovanni Manildo del Partito Democratico a rincarare la dose, spostando l’asse sul sociale: “I tempi tecnici non sfamano le famiglie.

Con 25 milioni, briciole rispetto ai 19 miliardi totali, potremmo dare trasporti gratuiti agli studenti. Non farlo è una scelta politica deliberata contro i giovani”.

segue a pag. 24

delle Terme Euganee

Il Veneto vuole

l’autonomia energetica, Bitonci: “Lavoriamo sulle concessioni”

SICUREZZA

URBANA, UNA CHIMERA FRA AZIONE E PREVENZIONE

servizi alle pag. 4-5

Psoriasi nei bambini, a Padova garantite diagnosi precoce e cure su misura

a pag. 6

SOCIALE, WELFARE, PIANO CASA E GIOVANI, STEFANI: “ECCO COME

servizio a pag. 21

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

• Nicola Stievano

Nel suo ultimo film, La grazia, Paolo Sorrentino ci consegna l’immagine di un Capo dello Stato che abita la «bellezza del dubbio». Così nelle sale austere e silenziose del Quirinale la burocrazia non è il mostro che tutti denunciamo, ma un argine saggio, un tempo sospeso di riflessione. “La burocrazia, tutti la detestano - a erma il presidente del film - perché è lenta ma serve proprio a questo: a non prendere decisioni a rettate”.

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servizio

Dove lo butto?

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L’olio, se disperso nell’ambiente, inquina: , perché contamina i pozzi di acqua , perché impedisce alle radici delle piante l’assunzione delle sostanze nutritive; e compromette la vita della flora e della fauna.

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Non va gettato nel wc o nel lavandino perché causa tappi e intasamenti nelle condutture, anche domestiche, con conseguenti danni agli impianti.

L’olio per uso alimentare è: l’olio usato in cucina l’olio di conservazione dei l’olio, di oliva o di semi, usato

COME RACCOGLIERE L’OLIO ALIMENTARE

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Una volta riempito, chiudere bene il contenitore con il tappo.

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Inserire il contenitore nelle cisterne gialle dislocate nel territorio.

ABANO TERME SCEGLIE “GIROTONDO ROC”

Si chiamerà “Girotondo Roc” il nuovo Polo dell’Infanzia in fase di realizzazione ad Abano Terme, nell’area dell’ex caserma “Primo Roc” a Giarre. La decisione è arrivata al termine della consultazione pubblica conclusa ad aprile, che ha coinvolto attivamente la cittadinanza nella scelta del nome. Sono stati circa 400 i partecipanti che, nel corso delle 13 giornate di votazione online, hanno espresso la propria preferenza tra cinque proposte: “Le Nuvole”, “Il Volo della Rondine”, “Girotondo Roc”, “Il Giardino delle Acacie” e “Cielo Blu”. A prevalere è stato “Girotondo Roc” con il 28,7% dei voti, seguito da “Le Nuvole” (24,8%) e “Il Giardino delle Acacie” (21,7%). “Siamo estremamente soddisfatti della risposta della nostra comunità”, dichiara l’assessore all’Istruzione Virginia Gallocchio. “Coinvolgere i cittadini nella scelta del nome non è stato solo un momento di partecipazione, che ha visto protagonisti anche molti neo genitori, ma un modo per costruire un’identità condivisa attorno a uno spazio pensato per bambini e famiglie”. Soddisfazione anche da parte del sindaco Federico Barbierato, che sottolinea il valore simbolico della scelta: “Girotondo Roc rappresenta perfettamente il ponte tra passato e futuro. Recupera la memoria storica della caserma e la trasforma in un’immagine positiva, inclusiva e piena di vita. Il girotondo è simbolo universale di amicizia e condivisione, un cerchio aperto dove tutti trovano posto”. Il progetto va oltre la realizzazione di una struttura educativa moderna: segna infatti il primo passo di un più ampio percorso di rigenerazione urbana dell’area dell’ex caserma, destinata a essere restituita alla comunità con nuove funzioni e una forte vocazione sociale. L’intervento potrà contare anche su un contributo ministeriale di 276mila euro per arredi e materiali didattici. Il nuovo Polo dell’Infanzia si prepara così a diventare un punto di riferimento per la città, simbolo concreto di una comunità che investe nel futuro delle nuove generazioni.

Da ex caserma a polo dell’infanzia, il nome è stato indicato dai 400 partecipanti alla consultazione pubblica

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

Peccato che, uscendo dalla sala e tornando alla cronaca, il dubbio si trasformi in sospetto e la saggezza della procedura in una fretta che

Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti per ragioni umanitarie somiglia a un copione scritto male, dove la nobile “cura estrema dello Stato” inciampa su un nome che evoca i fantasmi di una stagione politica che è ancora lontana dall’essere archiviata e che continua a maturare i suoi frutti avvelenati. Perché tanta urgenza? Perché quel velo di riservatezza che oggi, alla luce delle inchieste giornalistiche, appare anziché come la doverosa tutela verso un minore come piuttosto un maldestro tentativo di tenere sotto traccia una vicenda

A squarciare l’esile velo del silenzio è un’inchiesta giornalistica che prima rende pubblico il provvedimento firmato dal Presidente della Repubblica e in seguito ne svela i tanti lati oscuri, dagli intrighi in Venezuela in cui a farne le spese sono proprio dei bambini indifesi, alle visite fantasma in ospedali italiani che si a rettano a smentire contatti o consulenze. Se queste fondamenta crollano, non siamo più di fronte a una scelta politica discutibile o ad una decisione che può sembrare superficiale ma a un vero e proprio corto circuito istituzionale. Nel caos che ne è seguito finisce anche il rimpallo delle reciproche respons-

abilità. Il Quirinale non indaga, non fa il detective, si è detto: il Presidente della Repubblica esercita il suo potere di concedere o negare la grazia sulla base di un’istruttoria tecnica che gli viene consegnata. È il Ministero della Giustizia a dover garantire la genuinità di quel fascicolo che a sua volta ha ricevuto dalla Procura che ha condotto le indagini “sul campo” e tratto le proprie conclusioni. Ma in questo passaggio qualcosa si è rotto e qualcuno ha si è lasciato prendere la mano, quantomeno, da una insolita fretta o approssimazione, che di fronte a provvedimenti così definitivi come una grazia, è sempre cattiva consigliera.

Non si può permettere che lo strumento della grazia - un atto quasi sacro, per questo concesso con parsimonia dai capi di stato - venga profanato da procedure opache o, peggio, da falsità documentali. Ecco allora la richiesta di chiarimenti urgenti del Quirinale al ministro della Giustizia per fare luce su un caso che potrebbe condizionare pesantemente il confronto politico. Mentre il Governo fa quadrato attorno a un Guardasigilli sempre più in a anno e la procura corre ai ripari con un rapido supplemento di indagine, resta l’amarezza per un’istituzione che meritava più rispetto. La grazia, diceva il film, è bellezza. Qui, purtroppo, sembra rimasta solo la bruttezza di una trappola tesa alla credibilità dello Stato.

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Sicurezza Urbana/1. Ra orzata l’attività

AD ABANO SEGNALAZIONI AMBIENTALI, DISTURBO, ATTI DI VANDALISMO E FURTI

Ad Abano Terme si fa strada un modello di sicurezza urbana fondato su prossimità, prevenzione, tecnologia e partecipazione civica. “La nostra amministrazione - spiega il sindaco Federico Barbierato - proseguirà nel ra orzamento del presidio territoriale, nel miglioramento della rete di videosorveglianza, nel rilancio del Controllo di Vicinato nei quartieri meno coperti e nel monitoraggio dei fenomeni giovanili, con un approccio basato su dati, ascolto e interventi mirati. Il quadro complessivo mette in luce un ra orzamento del presidio operativo della Polizia Locale, sostenuto dal ripristino dell’organico, dall’aumento dei servizi esterni, dal potenziamento della videosorveglianza e dalla crescita dell’attività di Polizia Giudiziaria”. Passando ai dati, le segnalazioni alla Centrale Operativa sono passate da 349 a 391 e il servizio di controllo dei quartieri è stato esteso all’intero territorio comunale, secondo la suddivisione già prevista dal progetto di Controllo di Vicinato. L’aumento dei verbali contestati direttamente su strada, da 568 a 726, conferma una Polizia Locale più presente e visibile. Parallelamente, la riduzione dei ricorsi al Codice della Strada, da 294 a 191, indica una maggiore qualità degli accertamenti e una più solida tenuta amministrativa dell’attività svolta. Sul fronte del decoro e della

vivibilità urbana, nel 2025 sono stati adottati 11 ordini di allontanamento, sono state registrate contestazioni per ubriachezza molesta e sono stati e ettuati controlli connessi alla guida in stato di ebbrezza.

Il Controllo di Vicinato si conferma uno strumento utile di sicurezza partecipata e di ascolto del territorio. Nel 2025 risultano 159 adesioni o gruppi censiti, con una maggiore partecipazione nei quartieri Malachin, San Giuseppe, Monteortone e Monterosso. Le segnalazioni pervenute tramite il sistema sono state 90. La categoria più ricorrente riguarda le strade, seguita da rifiuti, verde, atti vandalici, arredo urbano e Codice della Strada. Il Comune intende concentrare specifiche azioni di rilancio nelle aree con minore partecipazione, in particolare Abano Bagni, San Lorenzo, Giarre e Abano Storica, così da rendere più omogenea la rete civica di monitoraggio.

“Non mancano alcune criticità - prosegue il sindaco - da monitorare con continuità: l’aumento della domanda operativa rivolta alla Polizia Locale, le segnalazioni su decoro urbano e manutenzione, le problematiche ambientali e la presenza di episodi di disturbo, vandalismi e furti episodici. Rilevante è l’aumento delle relazioni di sopralluogo ambientale, passate da 19 a 106. C’è una maggiore capacità di intervento ma anche l’esigenza di proseguire il lavoro su rifiuti, inquinamento acustico, inquinamento atmosferico e tutela del decoro urbano”. Dai dati non emerge ad Abano Terme un fenomeno strutturato di baby gang anche se l’anno scorso una informativa di polizia giudiziaria ha riguardato i minori. “Resta alta l’attenzione sui comportamenti giovanili a rischio, - conclude il sindaco - sul bullismo e cyberbullismo, sull’uso di alcool e sostanze stupefacenti e sui luoghi di aggregazione. Per questo motivo la Polizia Locale ha proseguito le attività di educazione alla legalità nelle scuole. Proseguiremo nel monitoraggio dei fenomeni giovanili, con un approccio basato su dati, ascolto e interventi mirati”.

Videosorveglianza potenziata nell’area del cimitero e dei parcheggi vicini, control room più efficiente

La videosorveglianza ad Abano è stata potenziata con con quattro nuovi punti di ripresa dedicati al contrasto dell’abbandono dei rifiuti, collocati in aree sensibili del territorio comunale.

È inoltre previsto il ra orzamento della nuova Control Room, con la centralizzazione delle immagini di videosorveglianza, controllo

ambientale e ZTL, insieme all’estensione del sistema all’area cimiteriale e ai parcheggi adiacenti, zona indicata come sensibile per episodi di vandalismo, furti e ingressi non autorizzati. “Il potenziamento tecnologico a ianca e non sostituisce la presenza degli operatori: il valore aggiunto - osserva il sindaco Barbierato è dato dall’integrazione tra

controllo da remoto, presidio fisico e capacità di intervento tempestivo. Il potenziamento della videosorveglianza e la crescita dell’attività di polizia giudiziaria dimostrano un impegno concreto per una città più sicura, ordinata e vicina ai cittadini. Continueremo a lavorare su prevenzione, legalità e collaborazione con la comunità, senza alimentare allarmismi

non supportati dai dati ma mantenendo alta l’attenzione su ogni possibile criticità”.

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Sicurezza urbana, l’attività svolta ad Abano Terme nell’ultimo biennio

Sicurezza urbana/2. Con i fondi

CONTRASTO AL CRIMINE E PREVENZIONE, MONTEGROTTO SI AFFIDA ALLA TECNOLOGIA

AMontegrotto Terme la sicurezza urbana passa sempre più dalla tecnologia e da un controllo del territorio capace di fare prevenzione garantire interventi in tempo reale. È in questa direzione che si inserisce il potenziamento della Control Room della Polizia Locale, destinato a ra orzare il sistema di videosorveglianza cittadino e a migliorare la gestione delle criticità legate alla sicurezza, alla viabilità e alla tutela ambientale.

Il progetto, sostenuto da un finanziamento di 73 mila euro del Ministero dell’Interno

nell’ambito dell’iniziativa “Terme Sicure”, prevede il completamento della copertura di videosorveglianza lungo uno degli assi più frequentati, quello tra viale Stazione e piazza Roma, attraverso l’installazione di nuovi punti dotati di telecamere multisensor e sistemi di lettura targhe.

Un intervento che punta a rendere più capillare il controllo delle aree considerate sensibili e a superare definitivamente i limiti dei sistemi tradizionali.

“Con l’istituzione della Control Room presso il Comando di Polizia Locale –spiega la comandante Cristina Moro –

Montegrotto Terme nel 2025 ha compiuto uno straordinario salto di qualità nella gestione dei fenomeni di criminalità, nella prevenzione delle violazioni ambientali, come l’abbandono dei rifiuti, e nella tutela del patrimonio pubblico e privato. Ora possiamo ulteriormente potenziare queste funzioni”. La struttura, composta da videowall, postazioni operative e sala server, consente infatti una gestione centralizzata dell’intero sistema, superando la logica frammentata delle telecamere “a macchia di leopardo” e garantendo un controllo più coordinato e dinamico delle aree urbane.

L’innovazione non riguarda soltanto la quantità dei dispositivi, ma soprattutto la qualità delle informazioni raccolte. Il sistema permette la ricostruzione dettagliata degli eventi, facilitando le indagini su furti e atti vandalici e migliorando al tempo stesso il monitoraggio del tra ico e delle situazioni di degrado. Particolare attenzione è riservata anche alla tutela ambientale, con strumenti in grado di contrastare fenomeni come l’abbandono dei rifiuti e di segnalare automaticamente criticità, ad esempio nei sottopassi in caso di allagamento. “La nostra città – dichiara il sindaco Ric-

Giovani al centro dell’attenzione a Montegrotto: ascolto e coinvolgimento per vincere il disagio

Montegrotto Terme in prima linea nel contrasto al disagio giovanile attraverso l’attività del Centro di aggregazione “Casetta Mostar”, un “punto sicuro” per orientarsi verso l’età adulta gestito da “La Bottega dei Ragazzi”. I numeri parlano di una partecipazione in crescita: la fascia 11-14 anni ha registrato 31 iscritti, con un nucleo fisso di 10 ragazzi che frequentano assiduamente entrambe le aperture settimanali. Il successo è frutto di una capillare promozione nelle scuole medie, che ha permesso di intercettare i bisogni di una platea sempre più ampia. Sono stati 69 i giovani che hanno frequentato almeno una volta nel 2025 il Centro di Aggregazione 15+, 13 ragazze e 56 ragazzi, con un’età che va dai 15 ai 22 anni e una media di 20 presenze negli ultimi mesi. L’attività di prevenzione si snoda attraverso la costruzione di un’alleanza educativa tra operatori, famiglie e servizi sociali. Dallo “Spazio Studio” alla gestione autonoma della merenda, ogni momento è pensato per favorire lo “stare bene insieme” nel rispetto delle regole condivise. Il dialogo con gli operatori si mantiene un aspetto centrale della vita in Casetta Mostar e viene attivamente ricercato dai ragazzi e dalle ragazze, sia a livello individuale che in piccoli gruppi. In molte occasioni sono proprio le esperienze, le riflessioni, i dubbi o i pensieri condivisi

a creare momenti di confronto.

Sul fronte della sicurezza e del supporto psicologico, l’amministrazione comunale annuncia nuovi passi. “A breve partirà anche uno sportello di consulenza psicologicaannuncia Elisabetta Roetta, vice sindaco e assessore al sociale - dedicato anche a quella fascia d’età. Riguardo al fenomeno delle ‘baby gang’ sono costanti e attenti i controlli da parte delle forze dell’ordine, polizia locale e carabinieri, nei luoghi più sensibili come i vari parchi, in modo particolare su Parco Mostar”.

cardo Mortandello – è pronta a cogliere le sfide dell’innovazione digitale, soprattutto nell’ambito della sicurezza urbana. La Control Room e l’intero impianto delle telecamere consentono un’attività di monitoraggio della sicurezza e della mobilità urbana prima impensabili”. Il primo cittadino sottolinea come la prevenzione possa oggi essere “sempre più di usa e puntuale” grazie a un sistema che guarda anche alla gestione delle

emergenze. “Avere una Control Room che permetta di avere tutto il territorio digitalmente sotto controllo è il futuro ed è una priorità per la nostra amministrazione”, conclude, evidenziando le possibili integrazioni future con il monitoraggio dei corsi d’acqua e con sistemi di allerta per interruzioni di energia.

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• Nicola Stievano
La control room della polizia locale a Montegrotto
Attività alla “Casetta Mostar

MANOVRA STRATEGICA PER TURISMO, ISTRUZIONE E SICUREZZA IDRAULICA

Una variazione di bilancio che guarda al presente, ma soprattutto al futuro della città termale. L’amministrazione comunale di Abano Terme ha approvato una manovra definita “strategica”, capace di coniugare prudenza finanziaria e investimenti mirati in alcuni dei settori chiave del territorio: turismo, istruzione e sicurezza idraulica. In un contesto internazionale complesso, segnato da conflitti e rincari che incidono direttamente sui flussi turistici e sui costi di gestione, il Comune sceglie di non arretrare. Anzi, rilancia. La voce più consistente riguarda proprio il turismo, vero cuore economico della città: sono stati stanziati 650 mila euro per promozione, eventi e manifestazioni, a cui si aggiungono ulteriori risorse dedicate alla programmazione culturale di alto livello.

“Per una città termale come la nostra, il turismo non è solo un settore, è il motore pulsante della comunità,” sottolinea il

sindaco Federico Barbierato. “Investire con forza in promozione e grandi eventi proprio ora è una scelta politica precisa: vogliamo dare sicurezza agli operatori e mantenere alta l’attrattività di Abano Terme, o rendo al turista motivi solidi per sceglierci nonostante il contesto internazionale complesso”.

La manovra tiene conto anche dell’impatto dei rincari energetici e delle tensioni globali. Sono infatti stati accantonati 140 mila euro per far fronte all’aumento delle utenze, legato anche alle crisi in Medio Oriente, e ben 400 mila euro per coprire i maggiori oneri derivanti dal rinnovo del contratto nazionale delle Funzioni Locali. Una scelta che punta a garantire continuità ed e icienza nei servizi comunali.

Ampio spazio è riservato anche al sostegno delle famiglie e all’istruzione. Il Comune ha destinato 200 mila euro al potenziamento dei centri estivi, con

l’introduzione di un nuovo servizio presso l’asilo nido comunale, e ai progetti di pre e post scuola. A questi si aggiunge un risultato significativo sul fronte dei finanziamenti: 270 mila euro ottenuti tramite bando ministeriale che saranno utilizzati per gli arredi del nuovo Polo dell’Infanzia “Girotondo Roc” di Giarre, struttura moderna e innovativa ormai prossima all’apertura. Non meno rilevante il capitolo dedicato al decoro urbano e alla sicurezza del territorio. Sono stati stanziati 100 mila euro per la manutenzione straordinaria di strade ed edifici pubblici, con l’obiettivo di preservare l’immagine e l’accoglienza della città. Altri 125 mila euro saranno invece destinati alla pulizia straordinaria dei fossati, intervento ritenuto fondamentale per a rontare le criticità idrauliche e prevenire rischi in caso di eventi atmosferici intensi.

“Questa variazione dimostra che non intendiamo subire passivamente la crisi

internazionale,” commenta l’assessore Francesco Pozza. “Al contrario, proteggiamo i cittadini, miglioriamo la città e sosteniamo con forza il turismo, in una destinazione che dovrà essere sempre più integrata e coesa”. Una manovra, dunque, che prova a tenere insieme sviluppo economico,

È SCONTRO SULL’ASSOCIAZIONE ISLAMICA DI PIAZZA MERCATO

Ad Abano Terme si accende il dibattito sul centro culturale Al Madina di piazza Mercato, finito al centro di un’interrogazione in consiglio comunale presentata da Bruno Carraro, esponente di Fratelli d’Italia. Il consigliere chiede chiarimenti sull’utilizzo degli spazi, sostenendo che oltre alle attività culturali si svolgerebbero anche momenti di preghiera, elemento che a suo avviso meriterebbe una verifica sulla destinazione d’uso della struttura. L’amministrazione comunale ha ribadito che il centro è autorizzato come spazio culturale, annunciando comunque controlli. A intervenire è il presidente

dell’associazione, Abdelhak Mahboub, che respinge le critiche e difende la natura del centro. “Siamo un’associazione culturale a tutti gli e etti, organizziamo corsi di arabo, attività per bambini, tornei di calcetto e iniziative di integrazione”, spiega. Sul tema della preghiera chiarisce: “È presente, ma in forma limitata, prima dell’alba e dopo il tramonto. Solo il venerdì arriviamo a una cinquantina di persone, perché è il giorno santo. I frequentatori sono principalmente tunisini e marocchini, ma ci sono anche pakistani, egiziani e algerini. È una realtà multiculturale”. Sul fronte politico, Carraro

attenzione sociale e tutela del territorio, con l’obiettivo dichiarato di mantenere Abano Terme competitiva e attrattiva nel panorama nazionale ed europeo, anche in una fase storica segnata da incertezza e cambiamenti.

• Federico Franchin

ribadisce la necessità di verifiche: “Non si mette in discussione il valore delle attività culturali, ma se vi sono anche funzioni religiose è giusto accertare la coerenza con la destinazione d’uso”. L’assessore alla sicurezza Ermanno Berto conferma la linea prudente dell’amministrazione: “Faremo tutti gli approfondimenti necessari, nel rispetto delle regole e con equilibrio”. il dibattito politico e non aveva la scaturito in consiglio comunale quindi continua con chi critica l’associazione culturale e chi invece si schiera in sua difesa.

• (F.F.)

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Il progetto. Intervento in due fasi con parcheggio, tempi serrati e investimenti

AL PRIMO ROC TROVERÀ POSTO LA NUOVA CASA DELLE ASSOCIAZIONI

Prende il via, con l’approvazione del progetto esecutivo, il progetto per trasformare l’ex Circolo U iciali dell’area dell’ex caserma Primo Roc nella futura “Casa delle Associazioni”. Un intervento che punta a restituire alla città uno spazio oggi inutilizzato, con l’obiettivo di farne un punto di riferimento per attività sociali, culturali e associative. L’intervento riguarda in particolare l’ala est dell’edificio e sarà sviluppato in due fasi. La prima prevede la messa in sicurezza della struttura, il miglioramento del decoro e la possibilità di renderla nuovamente accessibile. La seconda fase completerà il recupero con ulteriori sistemazioni interne e la realizzazione di un parcheggio da circa 600 metri quadrati, pensato per agevolare l’accesso all’area. Il costo complessivo dell’operazione supera i 700 mila euro (Iva esclusa), suddivisi in circa 344 mila euro per il primo stralcio e 357 mila euro per il secondo. A questi si aggiungono oltre 25 mila euro per la sicurezza del cantiere. Il valore complessivo dell’intervento, considerando tutte le voci, sfiora i 950 mila euro. I lavori dovranno partire rapidamente e il primo stralcio è previsto in completamento entro 125 giorni. Una tempistica stretta, legata anche al coordinamento con altri interventi nell’area, tra cui il nuovo polo dell’infanzia che sarà operativo entro settembre 2026. Sul significato dell’intervento è intervenuto il sindaco Federico Barbierato, che ha sottolineato come il recupero dell’ex caserma rappresenti un passaggio strategico per la città: “Si tratta di un progetto importante perché restituisce alla comunità uno spazio che per anni è rimasto chiuso e inutilizzato. L’obiettivo è trasformarlo in un luogo vivo, aperto e utile alle associazioni del territorio”. Il primo cittadino ha evidenziato anche la visione complessiva dell’operazione: “Non è solo un intervento edilizio, ma un modo per ra orzare il tessuto sociale della città. Qui potranno trovare casa le realtà associative, il volontariato e tutte quelle esperienze che ogni giorno tengono viva la nostra comunità”. Barbierato ha poi aggiunto: “Vogliamo che questo spazio diventi un punto di incontro,

un luogo di partecipazione e condivisione. Un’area che da militare diventa civile e che torna a essere parte attiva della vita di Abano Terme, con servizi e opportunità per i cittadini”. Un nuovo percorso, quindi per l’ex caserma, che oltre al nuovo asilo, avrà ora anche una casa delle associazioni, che porterà tantissime aponensi a conoscere l’ex sito militare di Giarre, che molti anni fa aveva rischiato di diventare anche un hub per profughi.

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Scattano i controlli su quasi cento alberi del territorio comunale

SPuoi scriverci all'indirizzo spipadova@gmail.com oppure venirci a trovare nelle nostre sedi: Abano Terme, Via Appia Monterosso, 50; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00 Sarmeola di Rubano, Via della Provvidenza 1/B; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - martedì e mercoledì dalle 15.00 alle 18.30 Salvazzano Dentro, Via Roma, 45; dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.00 - lun. mar. merc. dalle 15.00 alle 18.00

cattano i controlli su quasi cento alberi del territorio comunale. L’amministrazione ha infatti deciso di avviare una serie di verifiche tecniche per valutare lo stato di salute e la stabilità di 97 alberature distribuite in diverse zone della città, dai parchi alle principali vie. Nel dettaglio, gli interventi riguarderanno aree frequentate come il parco Montirone, il parcheggio Tito Livio e numerose strade tra cui via Monteortone, via dei Tigli, via Puccini e via Vespucci. Si tratta di piante che presentano segnali di possibile so erenza o criticità strutturali, tra cui fenomeni di deperimento o difetti legati alla crescita. Per questo motivo il Comune ha a idato a un professionista specializzato l’incarico di e ettuare le analisi con il metodo V.T.A., una tecnica che consente di valutare visivamente e strumentalmente la stabilità degli alberi, individuando eventuali rischi prima che possano trasformarsi in pericolo per cittadini e automobilisti. L’intervento, per un importo complessivo di poco meno di 10 mila euro, permetterà di ottenere un quadro preciso della situazione e di programmare eventuali operazioni di manutenzione, potatura o, nei casi più critici, sostituzione delle piante. “Si tratta di un’azione fondamentale di prevenzione”, spiega il sindaco Federico Barbierato. “Il nostro obiettivo è garantire la sicurezza delle persone senza rinunciare al patrimonio verde della città, che rappresenta un valore ambientale e paesaggistico importante. Monitorare lo stato degli alberi significa intervenire per tempo ed evitare situazioni di rischio”. “Vogliamo una città sicura ma anche curata e sostenibile. Queste verifiche ci consentono di prendere decisioni mirate, basate su dati tecnici, e di programmare gli interventi necessari in modo efficace”. Le analisi saranno e ettuate nelle prossime settimane. •

abano terme NEWS

Care concittadine, cari concittadini, anche quest’anno Abano Terme è pronta ad accogliere l’Abano Football Trophy, giunto alla sua 32ª edizione: un torneo internazionale di calcio giovanile che rappresenta non solo un importante appuntamento sportivo, ma anche un’occasione di incontro, crescita e condivisione per tanti ragazzi, famiglie e società sportive. Dal 25 al 29 maggio 2026, la nostra città vivrà giornate di sport,

entusiasmo e partecipazione, confermandosi punto di riferimento per eventi capaci di valorizzare il territorio e i valori più autentici dello sport.

A tutti gli atleti, agli organizzatori, ai volontari e alle squadre partecipanti rivolgo il mio benvenuto e l’augurio di vivere ad Abano Terme un’esperienza bella, intensa e memorabile.

Il

Città di Abano Terme

Social. In primo piano la voce degli albergatori e operatori

TRA GLI ALBERGATORI SPOPOLANO I REEL

Nelle Terme Euganee sta prendendo sempre più piede una nuova forma di comunicazione per gli hotel: i Reel sui social, video brevi e “veri” in cui a parlare non sono più solo immagini patinate, ma direttamente albergatori e operatori, spesso anche in prima persona davanti alla telecamera. A dare una spinta a questa tendenza è Giovanni Maregotto, titolare dell’Hotel Aqua di Abano Terme, che ha scelto di metterci la faccia nei propri contenuti social diventando anche protagonista dei video. Un approccio che segna una rottura rispetto alla comunicazione più tradizionale del settore. “È una tendenza che nasce da un cambio netto nel modo di comunicare gli hotel”, spiega Maregotto.

“I canali come Google Ads intercettano chi sta già cercando, mentre i social, in particolare Reel e video autentici della vita in hotel, permettono di raccontare meglio identità, esperienza e territorio”. Il punto centrale, sottolinea, è l’autenticità.

“Le persone passano sempre più tempo sui social e hanno meno fiducia verso immagini costruite e perfette. Si legano di più a chi si mostra per quello che è”,

racconta. Da gennaio l’hotel ha iniziato a investire in modo strutturato su questo tipo di contenuti, con risultati già visibili in termini di visibilità, interazioni e richieste dirette. “Metterci la faccia non è semplice, ma fa la di erenza perché crea fiducia prima ancora della prenotazione”. Per Maregotto, inoltre, i social non sono solo promozione dell’hotel ma anche valorizzazione del territorio: “Sono un’occasione per raccontare le esperienze che si possono vivere attorno ad Abano, come le collaborazioni con realtà culturali e turistiche del territorio, ad esempio Villa Selvatico”. Un fenomeno che, per ora, coinvolge ancora pochi operatori. “Sono tra i primi a farlo in questo modo nel territorio, anche se qualcuno sta iniziando ora, come il Formentin con i primi video”, aggiunge. Accanto a questa nuova modalità più “personale”, resta forte anche la comunicazione istituzionale e coordinata della destinazione. A sottolinearlo è Andrea Tezzon, presidente del Consorzio Terme Colli Marketing (TCM), che evidenzia il lavoro di sistema portato avanti sul territorio “Come TCM riteniamo che una

destinazione sia realmente viva quando comunica in modo continuativo, coordinato e coerente nel tempo, e non attraverso singole campagne episodiche”, spiega Tezzon. “Per questo lavoriamo su una presenza costante che valorizzi il territorio, gli eventi, gli operatori e le esperienze, mantenendo forte e riconoscibile l’identità della destinazione”. Un’attività che si è evoluta negli anni. “L’attività social

Tutto esaurito per il ponte del 1 maggio

Si è chiuso il ponte del 1° maggio e per le Terme Euganee il bilancio è decisamente positivo. Le strutture ricettive hanno registrato numeri molto alti, con un’occupazione media che ha superato il 90% e un totale di circa 45 mila presenze distribuite nelle tre notti del lungo fine settimana. Di fatto un quasi sold out, favorito anche dal meteo stabile e dall’assenza, nel calendario di quest’anno, del ponte del 25 aprile. A tracciare il quadro è Walter Poli, presidente della sezione locale di Federalberghi, che sottolinea come questo risultato confermi la forte attrattività del territorio. “Il ponte del primo maggio conferma

ancora una volta la forte attrattività delle Terme euganee, con un tasso di occupazione media che supera il 90%”, spiega. “Un dato molto positivo, complice anche il meteo favorevole e l’assenza, nel calendario di quest’anno, del ponte del 25 aprile”. Non solo terme e benessere. Sempre più turisti scelgono infatti di arricchire il soggiorno con esperienze nel territorio circostante, a partire dai Colli Euganei, che continuano a rappresentare un valore aggiunto importante. “Questi dati si accompagnano a un rinnovato interesse per il territorio circostante, sempre più visitatori scelgono infatti di a iancare al soggiorno termale la scoperta

si è strutturata come uno strumento coordinato capace di integrare contenuti organici e campagne ADV mirate, in sinergia con soggetti pubblici e privati, con l’obiettivo di o rire una presenza digitale riconoscibile e autorevole”. Il ruolo del consorzio, ribadisce, è anche quello di garanzia: “Il nostro compito è presidiare e sostenere l’OGD Terme e Colli nella tutela dell’immagine coordinata,

dei Colli Euganei, un patrimonio naturalistico e culturale che rappresenta un valore aggiunto fondamentale per l’intera destinazione”, prosegue Poli. Un segnale chiaro di come l’o erta integrata tra salute, benessere, natura ed enogastronomia sia oggi la chiave per attrarre visitatori. Tuttavia, accanto ai numeri positivi, resta una criticità ormai consolidata, quella della durata dei soggiorni. “I dati positivi rispetto a questo ponte non cancellano però i segnali di attenzione legati alla riduzione della durata media dei soggiorni”, evidenzia Poli.

assicurando una comunicazione univoca e coerente”. Infine uno sguardo ai mercati esteri: “Sono attive campagne rivolte ai bacini internazionali per mantenere alta l’attenzione sulla destinazione e stimolare il desiderio di visita attraverso contenuti visivi e campagne mirate”.

• Federico Franchin

“Anche in questa occasione infatti la maggioranza degli ospiti in arrivo si fermerà per due o tre notti”. Una tendenza che impone riflessioni e strategie. L’obiettivo, infatti, è riuscire a trattenere i turisti più a lungo, offrendo esperienze sempre più complete e diversificate • (F.F.)

Economia. Con oltre 180 milioni di investimenti privati, il territorio dimostra forte fiducia nel futuro

FONDI EUROPEI, MOTORE DI CRESCITA

E DI INNOVAZIONE PER LE TERME EUGANEE

Nel turismo delle Terme Euganee i bandi europei Fesr e Fse stanno diventando una leva sempre più decisiva di sviluppo per le imprese del comparto. Non semplici contributi pubblici, ma strumenti che, secondo operatori e istituzioni, attivano un e etto moltiplicatore: ogni euro investito genera nuovi investimenti privati, innovazione e occupazione. Per chiarire: il Fesr (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) finanzia investimenti materiali, riqualificazioni, innovazione e infrastrutture aziendali; il Fse (Fondo Sociale Europeo) sostiene invece formazione, competenze e crescita professionale dei lavoratori. Il tema è stato al centro anche di una tavola rotonda che si è svolta all’Hotel Terme Preistoriche di Montegrotto Terme, dove imprese e istituzioni si sono confrontate proprio sul ruolo dei fondi europei nello sviluppo del comparto turistico. Un caso simbolo arriva proprio da qui, con l’Hotel Terme Preistoriche indicato come esempio concreto di trasformazione sostenuta dai fondi europei. “Per noi i bandi Fesr e Fse non sono stati solo un

aiuto economico, ma un percorso di crescita strutturale”, racconta la titolare Angela Stoppato. “Siamo partiti come una piccola azienda familiare e oggi siamo una media impresa, con oltre 100 dipendenti. Nel 2019 eravamo meno della metà. Questo cambiamento non è solo numerico, ma organizzativo e culturale”. Il piano complessivo di sviluppo supera gli 11 milioni di euro di investimenti privati, con circa 900 mila euro di contributi pubblici tra Fesr e Fse. Tra gli interventi principali: nuova area wellness, Green

Lodge e il nuovo reparto cure, oltre alla riqualificazione della struttura storica. Dal 2019 il fatturato è cresciuto di circa il 50%. “Il punto è l’e etto leva dei bandi”, aggiunge Stoppato. “Il Fesr sostiene le strutture, il Fse la formazione del personale. Senza questo doppio binario la crescita sarebbe stata molto più lenta”. Sul tema interviene l’assessore regionale al bilancio Filippo Giacinti: “Fesr e Fse sono strumenti fondamentali della programmazione europea. Nel Veneto il ciclo 2021-2027 vale circa 1 miliardo

per ciascun fondo, con cofinanziamento regionale del 18%. Solo per l’innovazione delle imprese sono stati attivati 55 milioni che hanno coinvolto oltre 400 aziende. Sono risorse che diventano sviluppo reale quando vengono intercettate e trasformate in progetti concreti”. Sul turismo l’assessore Lucas Pavanetto aggiunge: “Il Veneto registra circa 22 milioni di arrivi e 74 milioni di presenze.

L’80% delle presenze si concentra in una ventina di località: questo significa forte attrattività, ma anche la necessità di di-

versificare e ra orzare destinazioni come le Terme Euganee attraverso innovazione e investimenti”. Il sindaco di Montegrotto Riccardo Mortandello, che ha snocciolato gli interventi di riqualificazione di vari hotel dismessi sampietrini, sottolinea: “Nel bacino termale gli investimenti privati superano i 180 milioni di euro. È un segnale chiaro della fiducia degli imprenditori nel territorio”.

A chiudere è Walter Poli, presidente della sezione locale di Federalberghi: “Il caso delle Terme Preistoriche dimostra come i bandi Fesr e Fse, se ben utilizzati, possano sostenere non solo le singole imprese ma l’intero sistema turistico. Qui si vede il valore del passaggio generazionale e della capacità di innovare restando radicati nel territorio”. Un modello che, secondo istituzioni e operatori, conferma come la sinergia tra pubblico e privato trasformi i fondi europei in crescita reale, occupazione e competitività per tutto il sistema turistico euganeo.

• Federico Franchin

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Sociale. Tredici spazi riqualificati in via Catajo assegnati con priorità ai più fragili

RIPARTONO DI SLANCIO GLI ORTI COMUNALI

Tredici appezzamenti, tredici nuovi coltivatori e un progetto che torna a mettere radici nella comunità. A Montegrotto Terme riparte u icialmente l’esperienza degli orti comunali: concluso l’iter di assegnazione per il triennio 2026–2028, il Comune ha

consegnato gli spazi nell’area di via Catajo, in località Turri. L’iniziativa conferma il forte interesse da parte dei cittadini. Al bando, pubblicato il 23 febbraio e chiuso il 25 marzo, hanno partecipato in diciotto, con un’ampia varietà di profili: dai 35 ai 78 anni, tra pensionati, lavoratori,

disoccupati e casalinghi. Un dato che evidenzia come gli orti non siano solo un passatempo, ma una risposta concreta a bisogni diversi, sociali ed economici.

La graduatoria ha individuato i tredici assegnatari seguendo criteri orientati all’equità: priorità a chi è privo di occupazione e reddito, poi pensionati, casalinghi e lavoratori.

A incidere sul punteggio anche la composizione del nucleo familiare, mentre in caso di parità è stato determinante l’ISEE. La graduatoria resterà valida fino al 31 dicembre 2028 e potrà scorrere in caso di rinunce o decadenze. Prima della consegna degli orti, l’Amministrazione è intervenuta con una serie di lavori di riqualificazione: sostituiti i parapetti, ammodernato l’impianto di irrigazione, rimossi i rifiuti abbandonati e ripulita l’intera area. Un intervento silenzioso ma essenziale, che restituisce dignità e piena funzionalità a uno spazio pubblico molto sentito.

“Gli orti comunali non sono solo spazi coltivati, ma veri luoghi di comunità”, sottolinea il sindaco Riccardo Mortandello, “offrono benessere, socialità e un rapporto diretto con l’ambiente. La partecipazione al bando dimostra quanto questo servizio sia apprezzato e quanto sia importante continuare a investire in aree verdi accessibili

Sette lotti tra terreni, immobili e aree da riqualificare: il Comune di Montegrotto Terme apre alla possibilità di valorizzare e alienare parte del proprio patrimonio pubblico. È stato infatti pubblicato un avviso esplorativo rivolto a soggetti pubblici e privati, senza scadenza, con l’obiettivo di raccogliere proposte concrete per dare nuova vita a beni oggi inutilizzati o sottoutilizzati. Nel Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari rientrano terreni edificabili a destinazione residenziale, un’area agricola che ospita il manufatto dell’ex inceneritore comunale, quattro appezzamenti su cui insiste l’attività “Butterfly Arc”, una porzione di viabilità in via Zucca e parte di un magazzino con scoperto in via del Commercio, nella zona artigianale. Presente anche un capannone attualmente adibito a magazzino comunale, con area esterna di pertinenza. L’Amministrazione ha però chiarito che le proposte potranno riguardare anche altri beni comunali non inseriti nell’elenco, ampliando così il perimetro delle opportunità. L’obiettivo è intercettare idee innovative capaci di coniugare sviluppo e interesse collettivo. “Vogliamo raccogliere proposte che contribuiscano

alla crescita del territorio e alla tutela del patrimonio pubblico”, spiega il sindaco Riccardo Mortandello, “ogni bene deve trovare la destinazione più utile e sostenibile, sia dal punto di vista economico che sociale”. Sulla stessa linea l’assessore alla programmazione urbanistica Luca Fanton: “Questo avviso rappresenta un’occasione per mettere in relazione la pianificazione urbanistica con le energie del territorio. Siamo aperti a proposte serie e strutturate, perché il patrimonio pubblico è una risorsa della comunità e va valorizzato con visione”.

L’iniziativa punta a favorire il recupero di immobili dismessi, incentivare nuovi utilizzi in ambito sociale, culturale, economico e turistico, e valutare anche modalità alternative alla tradizionale asta pubblica. Si tratta però di una fase preliminare: l’avviso ha natura esplorativa e non vincolante, non costituisce gara e non comporta obblighi per l’ente. Le manifestazioni di interesse potranno quindi rappresentare il primo passo per trasformare spazi oggi marginali in nuove opportunità di sviluppo per Montegrotto Terme.

• (F.F.)

e curate”. Dello stesso avviso l’assessora al Verde Laura Zanotto: “Abbiamo lavorato per garantire qualità e sicurezza, intervenendo su parapetti, irrigazione e pulizia complessiva. Vogliamo che chi coltiva questi spazi trovi un ambiente accogliente, dove far crescere non solo ortaggi ma anche relazioni e senso di appartenenza”. A evidenziare il valore sociale dell’iniziativa è la vicesindaca Elisabetta Roetta: “Il sistema di priorità valorizza le situazioni di maggiore fragilità e i

nuclei familiari più numerosi. Gli orti rappresentano un’opportunità concreta per sostenere chi è in di icoltà e per ra orzare i legami tra cittadini”.

Con la nuova assegnazione, gli orti di via Catajo tornano così a essere un punto di riferimento per la comunità: piccoli spazi di terra che diventano luoghi di incontro, inclusione e crescita condivisa.

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Sette lotti in cerca di futuro
• Federico Franchin

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MONTEGROTTO

Sei proposte per una regia unitaria dei Colli Euganei

Un documento politico, sei richieste e una visione chiara: superare la frammentazione e governare in modo unitario il territorio dei Colli Euganei e il sistema termale. In occasione della consultazione avviata dalla Regione Veneto per la nomina del nuovo presidente dell’Ente Parco Regionale dei Colli Euganei, il sindaco di Montegrotto Terme Riccardo Mortandello ha presentato un testo che non indica candidati, ma punta a ridefinire il modello di gestione. Il punto di partenza è geografico, ma soprattutto strategico. Il perimetro del Parco coincide quasi completamente con quello della destinazione turistica “Terme e Colli Euganei”, con l’unica eccezione del Comune di Due Carrare. “Parco e sistema termale insistono sullo stesso territorio, sulle stesse comunità e sulle stesse risorse, continuare a considerarli separati significa sprecare un’opportunità straordinaria”, sottolinea Mortandello.

Da qui le sei richieste avanzate alla Regione. La prima riguarda l’avvio di un percorso di integrazione istituzionale e progettuale tra Parco e sistema termale, riconoscendo l’unitarietà della destinazione. La seconda

punta a trasformare l’Ente Parco da semplice organo gestionale a soggetto con piena capacità progettuale, anche attraverso eventuali interventi normativi su funzioni e governance. Terzo nodo, l’aggiornamento del Piano Ambientale, ritenuto non più adeguato alle sfide attuali e rischioso se trasformato in un ostacolo burocratico anziché in una guida strategica. La quarta richiesta riguarda la semplificazione delle procedure edilizie all’interno del Parco, mantenendo elevata la tutela ambientale ma garantendo tempi certi per cittadini e operatori economici. Le ultime due proposte toccano aspetti cruciali per il territorio: da un lato la necessità di risorse dedicate alla gestione del rischio idrogeologico, alla manutenzione e alla valorizzazione paesaggistica; dall’altro la costruzione di un piano di comunicazione capace di restituire un’immagine positiva del Parco. “Troppo spesso viene percepito solo come un vincolo, ed è il segnale più preoccupante, perché indebolisce il rapporto tra comunità e ambiente”, osserva il sindaco. Il messaggio alla Regione è diretto: la nomina del nuovo presidente rappresenta un passaggio importante, ma non su iciente. “Il

futuro non si costruisce cambiando soltanto il presidente, si costruisce cambiando il sistema”, conclude Mortandello. L’obiettivo è ambizioso: fare dei Colli Euganei una destinazione di riferimento a livello europeo per turismo lento, naturalistico, benessere e salute. Ma, per riuscirci, serve una regia unitaria e una visione politica capace di andare oltre le attuali divisioni.

• Federico Franchin

Tre colonnine di ricarica rapida in via Scavi

Nuovo passo avanti verso la mobilità sostenibile a Montegrotto Terme. Nel parcheggio di via Scavi saranno installate tre nuove colonnine di ricarica rapida per auto elettriche, che porteranno a otto il totale delle postazioni disponibili nell’area. L’intervento nasce dal protocollo d’intesa sottoscritto dal Comune con Plenitude On The Road, partner di Poste Italiane per la mobilità elettrica. Le nuove infrastrutture, di tipo Quick da 22 kW ciascuna, metteranno a disposizione sei ulteriori punti di ricarica, che si aggiungeranno alle due colonnine già presenti. L’installazione rientra nel progetto nazionale “Polis” di Poste Italiane, che a Montegrotto ha già portato al rinnovamento dell’ufficio postale e che prevede, tra le sue azioni, anche lo sviluppo di servizi legati alla transizione energetica. Plenitude, aggiudicataria dell’iniziativa, si farà carico dell’intero investimento: installazione, gestione e manutenzione saranno garantite per dieci anni senza costi per l’ente pubblico, mentre il Comune metterà a disposizione gratuitamente il suolo. “La scelta di via Scavi non è casuale”, spiega il consigliere comunale

Omar Turlon, che ha seguito l’accordo, “si tratta di una zona strategica, a pochi passi da viale Stazione, dagli scavi romani, dalla biblioteca e dalla Butterfly Art. Cittadini e turisti potranno ricaricare l’auto mentre frequentano il centro o visitano i principali punti di interesse”. Accanto alle nuove colonnine, l’Amministrazione ha previsto anche interventi di riqualificazione dell’area: potenziamento dell’illuminazione pubblica e sistemazione del verde attorno al parcheggio, con l’obiettivo di migliorare sicurezza e decoro urbano. “È un intervento a costo zero per il Comune che ra orza il percorso di sostenibilità ambientale della città”, aggiunge Turlon, sottolineando l’importanza di servizi sempre più in linea con le esigenze di una località turistica. Durante la ricarica, gli stalli dedicati saranno riservati esclusivamente ai veicoli elettrici e la sosta sarà gratuita per il tempo necessario all’operazione. Un servizio in più per residenti e visitatori, che conferma la direzione intrapresa da Montegrotto Terme verso una mobilità più moderna e attenta all’ambiente.

• (f.f.)

Riccardo Mortandello

CULTURA

Padova. La storica rassegna apre una nuova categoria in concorso per la sua ventesima edizione

A PORTA PORTELLO IL RIVER FILM FESTIVAL:

ACCANTO AI CORTOMETRAGGI ANCHE I “LUNGHI”

Torna, a partire dal 24 maggio e fino al 20 giugno, l’atteso appuntamento con il River Film Festival, ormai storica manifestazione dedicata ai cortometraggi che, da quest’anno, presenterà una novità: l’apertura ai lungometraggi come nuova categoria in concorso.

Un affaccio inedito su una forma d’arte per un Festival che, negli anni, ha saputo a ermarsi come punto di riferimento per gli estimatori dei corti e come importante catalizzatore di opere cinematografiche provenienti da tutto il mondo, viste e votate dal pubblico e da una giuria qualificata.

Nelle precedenti edizioni del festival sono state proiettate oltre 2.500 opere, provenienti da 132 paesi. Il Festival è inoltre partner di alcuni importanti eventi cinematografici internazionali, come il Festival di Berlino; ed è proprio qui che, ogni anno, il River Film Festival presenta il proprio programma in anteprima.

L’edizione 2026 non sarà un’edizione

qualunque, ma la ventesima: un traguardo importante per una manifestazione nata per promuovere la creatività e il talento e o rire, al contempo, un’esperienza di crescita culturale e sociale per la comunità, e che negli anni ha portato in città opere che hanno aperto una finestra su altri mondi, o erto interessanti spunti di riflessione e fornito preziose occasioni di incontro con registi, attori e artisti in generale.

Nato da un’idea dell’Associazione Culturale Reseraching Movie, fondata nel 2002 a Porta Portello, il Festival ha trovato proprio al Portello, e in particolare sulla sua scalinata fluviale, la sua collocazione ideale. Una location cinquecentesca che in passato costituiva il porto fluviale usato per gli scambi commerciali fra Padova e Venezia, la scalinata di Porto Portello raccoglie l’eredità del passato caricandola di un significato simbolico e diventando il luogo ideale per altri incontri e per scambi non più di merci, ma di idee e culture. Aldilà del valore simbolico, la location che ospita l’evento

rappresenta uno dei punti di forza del festival, accogliendo gli spettatori in un contesto insolito per un festival cinematografico e per questo ancora più suggestivo.

Oltre alla novità dei lungometraggi, l’edizione 2026 proporrà anche un’ulteriore nuova categoria in concorso, ossia quella dell’intelligenza artificiale.

Le due new entry di questa edizione si andranno ad aggiungere ad altre nove categorie: orizzonti internazionali, sguardi italiani, scuole di cinema, animazione, documentari, queers shorts, antropocene: diritti umani e cambiamenti, virtual reality, science-fiction e fantasy.

La cerimonia d’apertura del Festival, ospitata presso il Centro Culturale San

“L’UOMO ARTEFICE. RITRATTI DI VITA” NELLA SALA DELLA GRAN GUARDIA

Tramandare, tramite l’arte, tradizioni che stanno scomparendo e creare così un nesso fra il mondo contemporaneo e quello del passato: è questo il fulcro del progetto artistico di Liubov Fedoseeva, protagonista con le sue opere della mostra “L’uomo artefice. Ritratti di vita”, ospitata nella Sala della Gran Guardia di Padova fino al 5 luglio.

Promossa dall’assessorato alla cultura del Comune di Padova, l’esposizione comprende venti dipinti e dodici disegni, il risultato di una ricerca che mira a rappresentare, tramite la forma del ritratto, storie di vita comune e quotidiana,

capaci, nella loro semplicità, di raccontare al meglio il territorio e le persone, con i relativi costumi e tipicità.

Specializzata nel ritratto, Fedoseeva realizza i propri dipinti ad olio su tela avvalendosi delle tecniche pittoriche d’epoca rinascimentale, come la velatura. È proprio questo suo modus operandi che permette all’artista di creare quei giochi di luce e ombra che non si trovano spesso nella pittura contemporanea, contribuendo a conferire ai propri dipinti quella sensazione di “antico” che si sposa con l’opera di riscoperta del passato portato avanti con la sua ricerca.

Gaetano, avverrà il 24 maggio e sarà dedicata alla presentazione di “She” di Parsifal Reparato e di “Cool Center African Voices”, progetto della residenza cinematografica UNESCO–Tamayouz Cinema Foundation.

•Francesca Tessarollo

Oltre ai dipinti su tela, la mostra include anche disegni a grafite e carboncino su carta fatta a mano, concentrati anch’essi sui temi cari all’artista ma con un maggior focus sui dettagli, in primis le mani. Non è un caso: le mani sono infatti il principale strumento impiegato nei lavori delle persone rappresentate. Un ulteriore chiave per accedere a un mondo di tradizioni e usanze passate e conoscerne i dettagli tramite l’arte e la pittura.

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• (F.T.)

Sintoni

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Edilizia PER lancia una nuova iniziativa per chi vuole rifare il bagno

dilazionata e senza interessi, pensata per rendere più semplice l’avvio dei lavori.

Il bagno è uno degli ambienti più usati della casa, ma anche uno di quelli su cui spesso si interviene troppo tardi. Il motivo è semplice: il cantiere preoccupa, la spesa sembra impegnativa e, giorno dopo giorno, ci si abitua a piccoli disagi quotidiani. Una vasca scomoda, una doccia poco pratica, spazi stretti, materiali datati, impianti da controllare. Edilizia PER, realtà padovana attiva nelle ristrutturazioni, negli interventi chiavi in mano e nella valorizzazione immobiliare, sta preparando una proposta dedicata proprio a chi vuole affrontare questo intervento con maggiore serenità. I dettagli saranno comunicati a breve sul sito e sui canali social dell’azienda. Ne parliamo con Michela e Filippo, due voci complementari di Edilizia PER: Michela segue l’ascolto, l’organizzazione e il rapporto con i clienti; Filippo porta lo sguardo tecnico del cantiere, della fattibilità e della qualità dei lavori.

Michela, perché avete scelto di dedicarvi proprio al rifacimento del bagno?

Perché è una stanza quotidiana. Non è uno spazio che si usa ogni tanto: accompagna la vita della casa ogni giorno. Eppure è anche uno degli interventi che le persone posticipano più spesso. Ci sentiamo dire: “Dovremmo rifarlo da anni”. Poi però subentrano dubbi, timori, altre priorità. Questa proposta nasce proprio da qui: dare una possibilità in più a chi sa di avere un ambiente da sistemare, ma continua ad aspettare perché teme il costo iniziale o non sa da dove partire. Non vogliamo spingere nessuno a fare lavori di fretta. Vogliamo offrire uno strumento in più per affrontare una scelta importante con maggiore

funziona, a chi è rivolta e come richiedere una prima

vero. Penso anche ai figli che iniziano a preoccuparsi per i genitori anziani. A volte una vasca alta, uno spazio stretto o una disposizione poco comoda possono diventare un problema quotidiano. Questa possibilità può parlare anche a loro: a chi vuole rendere la stanza più sicura, più accessibile e più semplice da usare, prima che diventi una necessità urgente.

Filippo, quali interventi vengono richiesti più spesso per rendere il bagno più pratico e sicuro?

Uno dei più frequenti è la sostituzione della vasca con una doccia più comoda. È una scelta molto

l primo errore è partire solo dall’estetica. Piastrelle, colori, sanitari e arredi sono importanti, ma prima bisogna valutare la parte tecnica. Il secondo errore è non controllare bene impianti, scarichi, impermeabilizzazioni e ventilazione. Sono aspetti che non si vedono subito, ma fanno la differenza nel tempo. Il terzo errore è aspettare l’urgenza. Quando c’è già una perdita o un problema evidente, si decide con meno calma e spesso si vive il lavoro con più stress. Un progetto corretto parte sempre dalla realtà: chi userà quello spazio, quali difficoltà ci sono oggi, cosa deve migliorare e quali scelte possono funzionare davvero.

Michela, cosa deve fare chi pensa:

Filippo, quando un bagno smette di essere solo vecchio e diventa un problema pratico?

Filippo: Quando non risponde più all’uso reale della casa. Un ambiente datato non è solo una questione di piastrelle o sanitari vecchi. Ci possono essere impianti da verificare, scarichi poco efficienti, umidità, infiltrazioni, materiali usurati o spazi organizzati male. Poi c’è il tema della sicurezza. Una vasca alta può diventare scomoda per una persona anziana. Una doccia poco accessibile può creare difficoltà a chi ha problemi di mobilità. Uno spazio stretto può rendere complicati gesti molto semplici. Un lavoro fatto bene deve restituire un ambiente bello, certo,

materiali da scegliere con attenzione. Programmare bene significa evitare scelte affrettate e costruire un progetto più adatto alla casa e a chi la vive.

Michela, a chi è rivolta questa proposta?

Michela: A famiglie, coppie e proprietari di casa di Padova e provincia che hanno un bagno datato, scomodo o non più adatto alla vita quotidiana. Penso a chi vuole sostituire la vasca con una doccia più pratica. A chi ha uno spazio piccolo e vuole sfruttarlo meglio. A chi ha appena acquistato casa e desidera sistemare questo ambiente prima di viverla dav-

Michela: Edilizia PER segue famiglie, proprietari di casa e anche investitori che vogliono valorizzare immobili attraverso interventi mirati. Questa proposta è dedicata soprattutto alle famiglie, perché parla della casa e della vita quotidiana. Però racconta bene il nostro modo di lavorare: capire il bisogno, costruire un percorso chiaro e trovare soluzioni utili. Che si tratti di una casa da vivere o di un immobile da valorizzare, per noi contano metodo, visione e attenzione al risultato.

Filippo, quali errori bisognerebbe evitare quando si rifà un bagno?

Filippo: Che il bagno non va rifatto solo quando diventa un’emergenza. Se è scomodo, poco sicuro, datato o non adatto alla vita di oggi, vale la pena iniziare a parlarne. Anche solo per capire cosa si può fare, con quali tempi e con quale percorso. La novità che presenteremo a breve serve proprio a questo: rendere più semplice l’inizio e aiutare molte famiglie a trasformare un pensiero lasciato in sospeso in un progetto reale. Poi, come sempre, il valore vero resta nel lavoro: progettare bene, organizzare il cantiere e realizzare un ambiente che migliori davvero la vita quotidiana.

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L’intervista. Colloquio con il presidente della Regione Alberto Stefani, dal sociale all’abitare, dal welfare ai giovani

“BADANTI CERTIFICATE E 69 MILIONI PER AIUTARE CHI HA I NONNI IN RSA”

“Per assicurare un alloggio a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un piano da 50 milioni di euro per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’o erta dell’edilizia residenziale”

Presidente Alberto Stefani, parliamo di sociale. Registro badanti e assistenti di quartiere, cosa cambia per i cittadini?

Per i cittadini si profila un nuovo sistema di welfare territoriale regionale, che avrà come punto di forza un’organizzazione dell’assistenza domiciliare più professionale e una rete di servizi sempre più integrata. Saranno potenziati gli sportelli oltre che ra orzato il registro dell’assistenza familiare. In parole semplici: abbiamo istituito un nuovo albo per le badanti, che saranno formate e controllate, per dare servizi migliori e consentire alle famiglie di sentirsi più sicure. Da questo registro, poi, attingeremo per identificare gli ‘assistenti domiciliare di vicinato’, ossia un nucleo di operatori qualificati, che saranno condivisi tra più nuclei familiari. In sostanza, avremo badanti più preparate e, per anziani parzialmente autosu icienti, anche figure che possono occuparsi di assistenza e disbrigo di piccole faccende. Il provvedimento che avvia questo nuovo corso destina fondi per finanziare i 33 sportelli degli assistenti familiari gestiti dai Comuni e promuoverne di nuovi in territori, in collaborazione con Veneto Lavoro. Sarà una bella rivoluzione. Ma non tutte le situazioni sono risolvibili a livello domiciliare e molte famiglie sono costrette a misurarsi con i costi delle rette delle RSA. Come si muove la Regione?

La spesa per mantenere un familiare in RSA è un impegno importante per non pochi nuclei familiari. Un contesto complesso come quello attuale, segnato da aumenti dei costi come conseguenza della situazione internazionale, ci impone di dare risposte ai cittadini. Nell’ultimo bilancio di previsione, come Regione abbiamo stanziato 69 milioni di euro per sostenere le famiglie con anziani non autosu icienti, ospiti nelle RSA, e per i caregiver. Si tratta di un finanziamento con risorse proprie che non ha precedenti e va a contribuire a quello che è comunemente chiamato ‘bonus anziani’. Tra il sostegno alla domiciliarità e quello agli anziani in struttura ci stiamo impegnando verso un welfare regionale moderno e sostenibile. E, soprattutto, che non lascia sole le famiglie. State lavorando anche al welfare aziendale, con quale obiettivo?

Per trattenere talenti e manodopera specializzata è necessario fare un passo avanti e creare condizioni di equilibrio tra occupazione e vita. Il lavoro è cambiato, infatti, e con esso gli approcci per sostenerlo. I servizi o erti devono essere sempre più strategici. Sono convinto che la nostra regione può diventare un laboratorio privilegiato perché il 25% delle nostre imprese ha già introdotto politiche a sostegno dei dipendenti; una percentuale superiore alla media nazionale che potrebbe crescere se tutti avessero a disposizione i mezzi per farlo. Come Regione non possiamo obbligare gli imprenditori

a varare o potenziare soluzioni di welfare aziendale, ma possiamo accompagnarli e sostenerli nei percorsi necessari. Attualmente Veneto Welfare è una direzione di Veneto Lavoro; l’intenzione è di renderla autonoma. Sarà non soltanto un ente strumentale dedicato all’erogazione di risorse mirate previste dai fondi europei, ma anche un compagno di strada nelle procedure che consentano di realizzare progetti di welfare come contributi per i trasporti, asili aziendali, buoni acquisto o voucher. La maggior parte del nostro tessuto produttivo è composto da PMI e la metà sembra già interessata. Altro tema caldo è il piano casa, l’abitare resta un’emergenza in tutta la regione, come a rontarla? Quella dell’abitare è una sfida strategica. Per assicurare un alloggi a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un programma per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’offerta dell’edilizia residenziale. Garantendo a giovani, lavoratori e

operatori sanitari, che oggi risultano esclusi dalla graduatorie, di poter trovare una casa a prezzi accettabili. Da subito, come amministrazione regionale, abbiamo messo sul tavolo un piano da 50 milioni di euro. Non solo: pensare alla casa significa dare più futuro al Veneto e, in quest’ottica, abbiamo tenuto in particolare considerazione le necessità degli studenti. In collaborazione con gli Esu regionali, abbiamo scelto di investire su un progetto che entro il 2029 farà raggiungere il numero di 4.819 alloggi per studenti, il 53% in più rispetto alla dotazione del 2025.

Ad oggi si è raggiunto il numero di 3.138. Ne sono previsti per il prossimo triennio ulteriori 1.681. Questo significa che per l’anno accademico 2028/29 l’o erta raggiungerà 2.175 posti a Padova, 1.725 a Venezia, 919 a Verona.

Ha fatto molto discutere la sua proposta sul divieto di cellulare agli under 14, come intende concretizzarla?

Nessuno può negare che i social rappresentino un’opportunità e, contemporaneamente, un pericolo. La cronaca ci fornisce quotidianamente casi di cyberbullismo, violenza, disagio giovanile, patologie che sono conseguenza di troppa esposizione al digitale. Dobbiamo a rontare la realtà di un ambiente ormai frequentato abitualmente da ragazzini di 10, 11 o 12 anni, che non hanno la maturità e la capacità critica per leggere molte storie che vengono postate. E’ inaccettabile che tanti nostri giovani siano esposti a tanti contenuti violenti senza alcun filtro. L’obiettivo che ci siamo proposti è solo di tutelarli, che significa non esporli a situazioni virtuali che possono generare comportamenti non corretti nel mondo reale. L’ultimo disegno di legge che ho firmato da deputato andava in questa direzione. Nei giorni scorsi, l’ho ripresentato in Consiglio regionale. • (R.R.)

L’intervento. Il senatore Udc Antonio De Poli: “Bene il piano casa del Governo e della Regione Veneto”

“CASA, SERVE UNA SVOLTA: PIÙ TUTELE

PER I PROPRIETARI E AFFITTI PIÙ ACCESSIBILI”

Il tema dell’abitare torna con decisione al centro del dibattito politico nazionale e locale. A dare voce a quella che definisce una priorità assoluta per il futuro del Paese è il senatore Antonio De Poli (Udc), che traccia una rotta chiara: la casa non deve essere più considerata un semplice bene privato, ma una risorsa collettiva strategica.

“Garantire il diritto all’abitare significa dare concretezza a un principio riconosciuto dalla nostra Costituzione come fondamentale per una vita dignitosa. Per questo”, spiega con convinzione il Senatore, “ritengo che la casa non sia semplicemente un bene materiale, ma una vera infrastruttura sociale ed economica”. Le proiezioni per il prossimo decennio sono allarmanti: l’Italia necessiterà di circa 700.000 alloggi accessibili. La so erenza maggiore colpisce il ceto medio, quella fascia di popolazione troppo “ricca” per l’edilizia popolare

ma troppo povera per sostenere il mercato libero. De Poli guarda con favore alle mosse dell’Esecutivo, ma chiede un cambio di passo strutturale: “Accolgo positivamente l’annuncio del Governo e della Regione Veneto sul Piano Casa per la realizzazione di 100.000 nuovi alloggi nei prossimi dieci anni. Ma sono convinto che, per essere davvero e icace, questo intervento debba essere accompagnato da riforme strutturali sul mercato delle locazioni”. Il nodo centrale è il paradosso degli 8,5 milioni di immobili vuoti. Perché restano sfitti? La risposta risiede nell’insicurezza giuridica. “Secondo il Censis, l’82% dei proprietari non a itta per paura di non riuscire a rientrare in possesso dell’immobile in caso di morosità. È qui che bisogna intervenire”, incalza il parlamentare. Per scardinare questa situazione, De Poli ha messo sul tavolo tre proposte legislative concrete. La prima riguarda il DDL 774 sulla riforma

L’ASSESSORE GEROSA: “PNRR IN VENETO: MISURA 6 SANITÀ, IL TRAGUARDO DEL 30 GIUGNO È VICINO, TEMPI RISPETTATI”

La Misura 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la sanità in Veneto è ormai sulla via del completamento, con l’obiettivo di essere pienamente operativa entro il 30 giugno 2026. A confermarlo è l’Assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, che ha recentemente ricevuto un aggiornamento sullo stato dei lavori da parte dei tecnici coinvolti nella realizzazione del progetto.

“Il rush finale verso la scadenza del 30 giugno sta dando risultati decisamente positivi, superando

le previsioni più ottimistiche,” ha dichiarato Gerosa. “Grazie a un intenso lavoro di squadra tra la Regione e le Aziende Sanitarie, siamo in grado di rispettare i tempi e completare la Misura 6 sanitaria, fondamentale per il potenziamento del sistema sanitario veneto”.

Il programma, che coinvolge numerose iniziative in tutta la regione, ha già registrato progressi significativi, come ha sottolineato l’assessore:

“Abbiamo visto dei dati molto positivi in quasi tutte le voci della Misura 6, con risultati che

rispecchiano gli impegni assunti dalla Giunta regionale, come il ra orzamento dei servizi territoriali, il miglioramento della connessione tra ospedale e territorio, e il sostegno alle categorie vulnerabili, inclusi i giovani”.

A livello operativo, la Regione Veneto ha completato la costruzione di 73 Case di Comunità e, a giugno, saranno attive ben 101 strutture, superando così l’obiettivo di 91 stabilito dal PNRR. Anche i lavori per gli Ospedali di Comunità sono in fase avanzata, con 29 strutture già completate, a fronte delle 30

degli sfratti: l’obiettivo è dimezzare i tempi di esecuzione (da 6 a 3 mesi) e concludere l’esecuzione forzata entro 4 mesi, prevedendo sanzioni per ogni giorno di ritardo. “Serve dare ai proprietari tempi certi, contrastare gli abusi e riportare sul mercato migliaia di immobili oggi inutilizzati”. Parallelamente, il DDL 828 punta a reintrodurre la cedolare secca al 21% sugli immobili commerciali per “contrastare la desertificazione delle nostre città e ridare vitalità ai centri storici”, mentre il DDL 775 mira a fare chiarezza sulla cedolare al 10%, legandola alla destinazione dell’immobile e non alla natura del contraente.

“La casa torni al centro della politica”, conclude De Poli. “Le politiche abitative richiedono visione e coraggio riformatore. Con queste proposte vogliamo o rire un contributo concreto: rimettere la casa al centro significa rimettere al centro le persone”.

previste. “Siamo sulla buona strada per completare il programma entro la fine di giugno, con una rete sanitaria più forte e preparata per a rontare le sfide future,” ha concluso Gerosa.

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Antonio De Poli, senatore Udc
L’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa

Istruzione. Enaip Veneto da anni è pronto al cambiamento con un modello che anticipa nei fatti ciò che la legge ora codifica

LA FILIERA “4+2” RIDISEGNA LA SCUOLA TECNICO-PROFESSIONALE ITALIANA

C’ è una data che segna una discontinuità nella storia recente dell’istruzione italiana: settembre 2025. Da quell’anno scolastico, la filiera tecnologico-professionale cessa di essere un cantiere sperimentale e diventa parte integrante dell’ordinamento nazionale. Non più un progetto pilota riservato a istituti selezionati, ma un canale formativo strutturale disponibile in ogni scuola tecnica e professionale del paese. È la riforma comunemente identificata con la formula “4+2”, promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il nome sintetizza l’architettura del modello: quattro anni di percorso negli istituti tecnici e professionali, al termine dei quali lo studente consegue il diploma professionale, seguiti da due anni opzionali di specializzazione presso gli ITS Academy. Un percorso complessivo di sei anni pensato come un continuum coerente tra scuola, impresa e alta formazione tecnica.

Nel panorama della formazione professionale veneta, ENAIP Veneto occupa una posizione di primo piano. Ente accreditato dalla Regione Veneto, presente dal 1951 — quest’anno ricorre il 75° anniversario dalla fondazione — opera oggi attraverso 18 scuole di formazione professionale distribuite in tutte le province regionali. Ciò che rende la storia di ENAIP particolarmente rilevante nel contesto della riforma è che il modello ora codificato dalla legge — formazione quadriennale, coinvolgimento diretto delle imprese, alternanza strutturale tra aula e contesto lavorativo — è nei suoi tratti essenziali il modello che ENAIP pratica da anni nei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Questi si articolano in un triennio, al termine del quale lo studente consegue la qualifica professionale di 3° livello EQF riconosciuta in Italia e in Europa, e in un quarto anno che porta al diploma professionale di Tecnico

di 4° livello EQF. Con la riforma a regime, questo diploma consente l’accesso diretto alle ITS Academy, replicando la sequenza logica che la riforma intende generalizzare all’intero sistema.

L’offerta di ENAIP Veneto copre nove settori professionali: amministrazione, automotive, benessere, elettrico, informatico, meccanico, ristorazione, turismo e vendite. Per ciascun settore sono disponibili percorsi triennali per la qualifica

e percorsi di quarto anno per il diploma professionale. Enaip con l’approvazione della Regione Veneto ha avviato 27 corsi di 4 anni di Diploma Professionale di Tecnico per l’anno in corso, distribuiti tra tutte le province e attivati nelle sedi dell’ente. In sperimentazione della filiera 4+2 attualmente ha un secondo anno partito nel 2024/2025, 9 primi anni avviati nel 2025/2026 e prevede di avviare tra i 15 e i 22 corsi con questo modello.

Con l’entrata a regime della riforma, le scuole di formazione professionale accreditate — come quelle della rete ENAIP — non sono soggetti marginali rispetto alla filiera, ma ne costituiscono un nodo strategico. La legge prevede esplicitamente la possibilità per le regioni di integrare i percorsi IeFP nell’architettura della nuova filiera. Ad aprile 2026 i dati della fase sperimentale restituiscono un quadro in rapida espansione: le scuole aderenti sono passate da 180 a 396 in un solo anno (+120%), i percorsi attivati da 225 a 628 (+210%). Il Ministero ha stanziato 105 milioni di euro per i campus formativi. Per il Veneto, che ha fatto della formazione professionale tecnica duale un elemento identitario del proprio sistema produttivo, questi investimenti rappresentano un’opportunità concreta di valorizzare un patrimonio costruito da soggetti come ENAIP, che hanno anticipato nella pratica quotidiana ciò che la riforma ora eleva a modello nazionale

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Modello veneto: funziona davvero? E’ scontro in Consiglio Regionale

Il clima si è fatto se possibile ancora più rovente quando il dibattito ha toccato l’autonomia, il vessillo storico della giunta. Il Presidente Alberto Stefani ha rivendicato con orgoglio il percorso intrapreso, definendo l’autonomia come una “moltiplicazione di libertà” che porterà risposte rapide e concrete ai territori. Una visione che però è stata attaccata da due lati opposti. Davide Lovat, per Resistere Veneto, ha gelato l’entusiasmo della maggioranza parlando di un “vicolo cieco a zero risorse”, una scatola vuota che lascerebbe

il Veneto ancora schiavo della burocrazia romana. Dall’altra parte, le minoranze di centrosinistra hanno ammonito sui rischi di una frammentazione dei diritti essenziali, paventando un Veneto a due velocità dove chi vive nelle valli bellunesi o nel Polesine rischia di diventare un cittadino di serie B.

Non meno acceso è stato il confronto sulla sicurezza e il welfare. Stefano Valdegamberi ha lanciato una provocazione che ha fatto saltare sulla sedia diversi consiglieri, proponendo di responsabilizzare i genitori

per i reati dei figli minorenni, arrivando a ipotizzare la revoca dei benefici regionali per le famiglie inadempienti. “Il welfare non può finanziare chi non educa”, ha tuonato in aula. La risposta è arrivata immediata dalle opposizioni, che hanno definito la proposta “punitiva e miope”, sostenendo che il disagio sociale si cura con gli educatori di strada e i centri di aggregazione, non togliendo il pane di bocca a chi è già in di icoltà. A chiudere il cerchio delle tensioni è intervenuta Elisa De Berti, che ha riportato l’attenzione

sulla gestione delle case popolari. Con un tono che non ammette repliche, ha ribadito la linea dura della Giunta: “La legalità non è un optional. Chi occupa abusivamente deve sapere che il Veneto non è terra di nessuno. Le case ERP vanno a chi rispetta le regole e sta in graduatoria, punto”. Un botta e risposta infinito che dimostra come, anche senza il bilancio da votare, la politica veneta del 2026 sia tutt’altro che una palude stanziale, ma un fiume in piena pronto a esondare a ogni seduta.

L’intervista. L’assessore regionale allo sviluppo economico Massimo Bitonci sui prossimi provvedimenti

LA SFIDA DELL’AUTONOMIA ENERGETICA E IL PATTO TRA IMPRESE E UNIVERSITÀ

Abbiamo incontrato l’assessore regionale allo sviluppo economico, Massimo Bitonci per approfondire la strategia della Regione Veneto per la sicurezza energetica. Il bilancio di previsione 2026 sembra tracciare una rotta molto definita: in che modo sosterrete la crescita attraverso l’energia e l’innovazione? Il bilancio 2026 è guidato da una linea chiarissima: sostenere il sistema produttivo veneto attraverso l’innovazione, l’energia, l’accesso al credito e la valorizzazione dell’imprenditorialità. Lo facciamo con strumenti concreti e risorse mirate. Abbiamo approvato il bilancio e i relativi collegati includendo una serie di misure, tra cui un ordine del giorno della maggioranza nato da un mio suggerimento, che indica con precisione il nostro progetto energetico. Il punto focale sono le concessioni idroelettriche, sia le grandi che le medie derivazioni, che scadranno nel 2029. Da decenni queste concessioni sono condotte direttamente da ENEL, che ne gestisce il 70% in Veneto.

Una situazione cdiversa rispetto ad altre realtà. Qual è l’iniziativa che state lanciando insieme al Friuli

Venezia Giulia?

Esatto, la nostra situazione è di erente da quella delle province autonome. In Trentino-Alto Adige, ad esempio, la società Dolomiti Energia è interamente di proprietà pubblica dei comuni di Trento, Rovereto e della Provincia. Per questo, insieme al Friuli Venezia Giulia, stiamo lanciando un’iniziativa per arrivare pronti al 2029 con l’obiettivo di lavorare sulla vera autonomia energetica del Veneto. Vogliamo che queste concessioni vadano “in house”, a idate a una realtà partecipata dalla Regione e dalla Provincia di Belluno, dove si trovano fisicamente gli impianti. Quali saranno i vantaggi per il territorio?

Siamo fortemente convinti, e i numeri di altre realtà lo confermano, che l’idroelettrico garantisca una forte marginalità. Vogliamo che queste risorse rimangano a casa nostra, ai veneti e alle aziende venete. Gestire internamente significa poter ribaltare il vantaggio economico

prodotto sul territorio direttamente alla Provincia di Belluno, alla Regione, alle imprese e ai cittadini. Il percorso è lungo, ma vogliamo essere prontissimi per la scadenza del 2029.

Restando sul fronte energetico, stiamo vivendo un momento drammatico. Quanto è importante, in questa fase, investire sulle energie rinnovabili? È fondamentale. Attualmente il Veneto produce 1,7 gigawatt da fonti rinnovabili, ma l’obiettivo che l’Europa ci pone per il 2030 è di 5,8 gigawatt. È un percorso complesso, ma stiamo per approvare in giunta una delibera sulle “zone idonee” e sulle “zone di accelerazione”. L’idea è la massima semplificazione: togliamo burocrazia per l’installazione di pannelli fotovoltaici nelle zone dove il consumo di suolo è zero, come aree industriali, autostradali e cave. In questi luoghi la Regione si farà carico della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), eliminando la necessità della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per i singoli interventi. È una spinta fortissima alla realizzazione

di impianti rinnovabili su capannoni e insediamenti produttivi esistenti. Passiamo all’innovazione: nel 2026 sono previsti circa 760.000 euro complessivi per sostenere il sistema regionale?

In realtà le risorse sono anche maggiori. Bisogna capire che la Regione Veneto, non applicando l’addizionale regionale, utilizza prevalentemente i fondi di coesione per gli incentivi alle imprese e per il sociale. Recentemente abbiamo approvato un bando da 3 milioni di euro per le startup innovative, lavorando insieme ai rettori delle università venete e dello IUAV. Abbiamo fatto una scelta precisa: dare

priorità alle aziende che assumono o impiegano ricercatori, stagisti universitari e neolaureati. Vogliamo incentivare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa, spingendo a inché i ragazzi possano fare stage qualificati. Questo approccio riguarda anche altri settori, come l’imprenditoria femminile?

Certamente. Abbiamo confermato il bando per l’imprenditoria femminile anche per quest’anno, con altri 3 milioni di euro. Solitamente era una misura alternata ogni due anni, ma ho voluto fortemente rifinanziarla perché, a fronte di un aumento generale delle partite IVA in Veneto, il settore femminile ha registrato un lieve calo. Dobbiamo incentivare i settori più deboli per contribuire alla parità di opportunità. Complessivamente, tra startup innovative e attrazione degli investimenti, abbiamo messo in campo quasi 50 milioni di euro, senza contare gli strumenti finanziari di Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione a favore delle nostre imprese.

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ULa città scaligera protagonista della Wings for Life World Run

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globale a sostegno della ricerca sulle lesioni del midollo spinale. In contemporanea mondiale, alle 13.00, centinaia di migliaia di partecipanti si sono messi in movimento in diversi Paesi, uniti dall’obiettivo comune di contribuire al progresso scientifico.

DESPAR NORD IN CORSA A VERONA CON OLTRE 2.000 COLLEGHE E COLLEGHI

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Tra le città italiane protagoniste dell’edizione 2026, Verona è stata l’unica tappa veneta, a iancando altre App Run u iciali come Roma, Milano, Palermo e Aosta. All’evento veronese hanno preso parte moltissime persone tra runner, camminatori e partecipanti in sedia a rotelle, in un contesto caratterizzato da inclusione e partecipazione di usa.

A segnare in modo particolare l’appuntamento veronese è stata

della solidarietà”?

Anche quest’anno abbiamo scelto con entusiasmo di rinnovare questo impegno, coinvolgendo ancora una volta le nostre quasi 10.000 persone e sostenendo interamente il costo della loro iscrizione. La straordinaria adesione dei nostri collaboratori e delle nostre collaboratrici è il segno concreto del forte senso di responsabilità, appartenenza e comunità che ci unisce. Correre o camminare insieme, in contemporanea con il resto del mondo, per chi non può farlo, rappresenta per noi molto più di una partecipazione sportiva: è un gesto semplice, ma dal significato

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Spinale dell’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento, a testimonianza del legame tra la manifestazione e la ricerca medico-scientifica.

La particolarità della corsa è il suo format: non esiste un tra-

guardo fisso, ma una “Catcher Car” virtuale che parte trenta minuti dopo il via e raggiunge progressivamente i partecipanti, segnando la conclusione della prova per ciascuno.

delle persone e lo spirito di squadra siano elementi fondamentali del nostro modo di fare impresa. Iniziative come la Wings for Life World Run ci permettono di trasformare questi valori in un’esperienza concreta e condivisa, creando occasioni autentiche di incontro, conoscenza e relazione tra migliaia di colleghi e colleghe provenienti da territori diversi. Ritrovarsi insieme per una causa così importante rafforza il senso di appartenenza e ci ricorda che, anche attraverso piccoli gesti, possiamo contribuire a qualcosa di più grande. Sono momenti che consolidano il legame tra le persone e danno ancora più valore al

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Con i nostri progetti CSR vogliamo essere concretamente vicini alle comunità dei territori in cui operiamo, generando valore non solo economico, ma anche sociale. Questa iniziativa ci consente di sostenere la ricerca scientifica e, allo stesso tempo, di coinvolgere attivamente le nostre persone in un’esperienza che traduce in azione valori come partecipazione, collaborazione, inclusione e solidarietà. Per noi fare impresa significa anche questo: mettere al centro le persone, promuovere il loro benessere e contribuire, insieme, a costruire un impatto positivo e duraturo sulle comunità.

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AD ABANO TERME UN SECOLO E MEZZO DI GIOIELLERIA

La famiglia Turetta e quella tradizione che non si compra

Dal 1870 a oggi, cinque generazioni che hanno fatto dell’oreficeria un mestiere e una passione: dalla prima bottega di fronte al Duomo di San Lorenzo all’attuale negozio in zona pedonale, passando per i fasti termali degli

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si moltiplicavano, il turismo cresceva. I turisti che venivano per le cure non erano massa mordi e fuggi, erano clienti con capacità di spesa che cercavano pezzi di qualità, orologi prestigiosi, gioielli italiani. La posizione centrale e l’alta professionalità hanno avvicinato non solo i turisti ma le stesse case di alta gioielleria, che decisero di inserire nel negozio i marchi più prestigiosi. Era il riconoscimento che Turetta era diventata un punto di riferimento anche per una clientela internazionale esigente.

Italia ha visto guerre, monarchie, repubbliche, crisi economiche e boom industriali, e attraverso tutto questo la famiglia Turetta ha continuato a lavorare l’oro, a vendere orologi, a consigliare fidanzati incerti su quale anello scegliere. La profonda passione e il forte amore per tutto ciò che è prezioso e unico è stato il comune denominatore che ha legato le generazioni a questa professione, un filo che non si è mai spezzato nemmeno quando sarebbe stato più facile fare altro. Perché l’oreficeria è un mestiere che si impara con gli anni, che richiede occhio, sensibilità, capacità di capire cosa

Dapprima ubicata nel centro del paese di fronte al Duomo di San Lorenzo nell’allora via Roma, oggi via Matteotti, la gioielleria Turetta è sempre stata l’oreficeria e l’orologeria di riferimento per gli abitanti di Abano. Una posizione centrale che non era casuale:

Nel 2013 i figli, attuali titolari – Antonio, Ivana e Barbara – hanno deciso di trasferire il punto vendita in zona pedonale in via Pietro d’Abano 21, angolo via Busonera. Un’altra scelta strategica che dimostra come questa famiglia abbia sempre saputo leggere i cambiamenti del territorio. La zona pedonale è il nuovo cuore commerciale della città, dove la gente passeggia, guarda le vetrine, vive la città. L’attuale punto vendita ha cambiato aspetto con vetrine moderne e spazi studiati, ma non ha cambiato la tradizione dell’accoglienza, della professionalità e dell’amore per questo mestiere. Oggi Gioielleria Turetta offre una vetrina ricca: gioielleria d’alta gamma, classica e di design, gioielli moda, gioielleria d’epoca, diamanti certificati, orologi moderni e da collezione. Il centro assistenza si avvale di tecnici qualificati per trasformazione gioielli e riparazione orologi Rolex e di tutte le marche, con garanzia dodici mesi. Il laboratorio gemmologico certifica pietre preziose e

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età dell’oro: le terme attiravano clienti da tutta Europa, gli alberghi

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Produzione e vendita con posa di Lapidi - Loculi - Monumenti

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Nel bambino la psoriasi non è soltanto una malattia della pelle. È una patologia infiammatoria cronica che può incidere profondamente sulla crescita, sul benessere psicologico e sulla qualità della vita quotidiana. Proprio da questa consapevolezza nasce l’approccio adottato all’Azienda Ospedale-Università di Padova, dove la presa in carico dei piccoli pazienti si fonda su diagnosi precoce, terapie mirate e un lavoro di squadra tra specialisti. Nel video divulgativo realizzato dalla struttura di Dermatologia Pediatrica, la professoressa Anna Belloni Fortina spiega come la psoriasi infantile presenti caratteristiche diverse rispetto a quella dell’adulto. Le manifestazioni cutanee possono essere meno tipiche, con lesioni talvolta più sottili, meno desquamanti e distribuite in aree differenti del corpo. Questo rende la diagnosi più complessa e richiede competenze specifiche per evitare ritardi nell’individuazione della malattia. Proprio la diagnosi precoce rappresenta uno degli elementi chiave. Intervenire tempestivamente permette non solo di controllare i sintomi, ma anche di ridurre il rischio di evoluzione verso forme più severe o di sviluppare patologie associate. La psoriasi, infatti, non è una condizione isolata: può essere collegata ad altre problematiche, anche sistemiche, che richiedono un monitoraggio attento nel tempo. Accanto agli aspetti clinici, emerge con forza il tema dell’impatto psicologico. Prurito, arrossamenti e lesioni visibili possono generare disagio, influenzare l’autostima e creare difficoltà nei rapporti con i coetanei. Nei bambini e negli adolescenti questo peso può tradursi in isolamento, insicurezza e sofferenza emotiva. Per questo la presa in carico non può limitarsi alla terapia dermatologica, ma deve includere una visione globale del paziente. È qui che entra in gioco l’approccio multidisciplinare adottato a Padova. Dermatologi, pe-

Psoriasi nei bambini a Padova: diagnosi precoce e cure su misura

diatri, ma anche altri specialisti collaborano per costruire percorsi personalizzati, in grado di rispondere alle diverse esigenze dei pazienti. L’obiettivo è offrire un’assistenza completa, che tenga insieme cura della malattia, prevenzione delle complicanze e attenzione alla qualità della vita. Sul fronte terapeutico, negli ultimi anni si sono registrati importanti progressi. Accanto ai trattamenti topici e sistemici tradizionali, oggi sono disponibili terapie innovative, inclusi farmaci biologici, che consentono di intervenire in modo mirato sui meccanismi dell’infiammazione. Questo permette di ottenere risultati più efficaci e duraturi, con un miglior controllo della malattia anche nei casi più complessi. La scelta del trattamento viene sempre calibrata sul singolo paziente, tenendo conto dell’età, della gravità della patologia e dell’impatto sulla vita quotidiana. L’obiettivo non è solo la remissione delle lesioni cutanee, ma anche la riduzione dei sintomi e il miglioramento del benessere complessivo del bambino. Un ruolo fondamentale è svolto anche dalla famiglia. Genitori informati e coinvolti diventano parte integrante del percorso di cura: saper riconoscere i segnali della malattia, seguire correttamente le terapie e mantenere un dialogo costante con i medici contribuisce in modo decisivo al successo del trattamento. L’educazione terapeutica diventa quindi uno strumento essenziale per affrontare la patologia nel lungo periodo. Il messaggio che arriva dalla Dermatologia Pediatrica padovana è chiaro: la psoriasi nei bambini si può gestire in modo efficace, ma è necessario un approccio integrato, precoce e personalizzato. Non basta intervenire sulla pelle, bisogna prendersi cura del bambino nella sua interezza, accompagnandolo in un percorso che unisce competenza clinica, innovazione terapeutica e attenzione alla dimensione umana.

Bigon

Padova Sud, impiantate lenti telescopiche intraoculari per pazienti ipovedenti

Importante traguardo per l’Oculistica degli Ospedali Riuniti Padova Sud: due pazienti ipovedenti, affetti da maculopatia avanzata, hanno ricevuto con successo l’impianto di lenti telescopiche intraoculari con sistema galileiano, una procedura altamente specializzata che consente di migliorare la visione centrale attraverso un ingrandimento selettivo dell’immagine su aree retiniche ancora funzionanti.

“Si tratta di un intervento complesso, già sperimentato lo scorso anno, disponibile in pochi centri a livello regionale”, spiega il dr. Giuseppe Lo Giudice, direttore dell’UOC Oculistica, che ha effettuato gli impianti. “Nei pazienti selezionati correttamente, può comportare un significativo miglioramento della qualità della vita, ma è fondamentale avere aspettative realistiche”.

L’accesso alla procedura è limitato a pazienti con maculopatia avanzata stabile e aree retiniche periferiche funzionanti, mentre sono esclusi coloro con precedenti interventi di cataratta, patologie retiniche diffuse o altre condizioni oculari che compro-

mettano la visione. Parte integrante del percorso è una riabilitazione visiva strutturata, indispensabile per il successo dell’intervento.

L’introduzione della chirurgia telescopica si inserisce in un contesto di crescente specializzazione e attività dell’UOC di Schiavonia: dal 2022 al 2026 gli interventi di cataratta sono passati da circa 2.300 a oltre 4.100 annui (+60%), mentre la chirurgia vitreoretinica è cresciuta da 50 a oltre 350 interventi (+400%). Le procedure complesse, tra cui retina, glaucoma e cornea, hanno registrato un aumento superiore a sette volte.

“Il dato significativo non è solo la quantità di interventi, ma la complessità dei casi trattati e la capacità di offrire prestazioni altamente specialistiche”, conclude il dr. Lo Giudice.

L’impianto di lenti telescopiche rappresenta un ulteriore passo avanti per la gestione di pazienti con grave compromissione visiva, contribuendo al consolidamento del centro come punto di riferimento regionale per la chirurgia oculare avanzata.

tutte
Redazione Salute

Padova, impiantato il catetere più sottile al mondo: svolta contro le aritmie

Un passo avanti concreto nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa arriva da Padova, dove l’Azienda Ospedale-Università ha impiantato con successo il più sottile elettrocatetere da defibrillazione transvenoso oggi disponibile. Un dispositivo di ultima generazione, utilizzato in pochissimi centri al mondo, con un diametro di appena 1,5 millimetri, capace di aprire nuove prospettive

nella gestione delle aritmie più pericolose.

Per capire la portata dell’innovazione, è utile chiarire cos’è un elettrocatetere da defibrillazione transvenoso. Si tratta di un sottile filo conduttore collegato a un defibrillatore cardiaco impiantabile (ICD), inserito attraverso una vena fino al cuore, dove viene posizionato generalmente nel ventricolo destro. Il suo compito è duplice: da

un lato monitora continuamente il ritmo cardiaco, dall’altro interviene quando necessario, trasmettendo impulsi o scariche elettriche per interrompere aritmie potenzialmente letali.

elettrocateteri più sottili e affidabili riduce infatti il rischio di complicanze e la necessità di reinterventi, migliorando la qualità della vita dei pazienti e ampliando le indicazioni anche a categorie finora più difficili da trattare, come i pazienti pediatrici.

Si tratta di un risultato che conferma il ruolo della sanità veneta e

dell’ospedale padovano tra i centri di riferimento a livello nazionale e internazionale nella cardiologia interventistica. Un traguardo che non è solo tecnologico, ma clinico: perché ogni millimetro in meno può tradursi in maggiore sicurezza, meno invasività e più possibilità di cura.

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In questo contesto, la riduzione delle dimensioni rappresenta un elemento decisivo. I cateteri tradizionali, più grandi, possono infatti aumentare il rischio di complicanze legate al sistema venoso o alle strutture cardiache. Il nuovo dispositivo, grazie al diametro ultraridotto e a una struttura progettata per garantire resistenza e durata nel tempo, consente un approccio meno invasivo e più sicuro, soprattutto nei pazienti giovani o con vasi di piccolo calibro. L’intervento eseguito a Padova si inserisce in un percorso di innovazione che punta a rendere sempre più personalizzati i trattamenti cardiologici. La possibilità di utilizzare

Cittadella, operata a 88 anni: nove ore in sala e torna a casa

A88 anni affrontare un intervento maggiore al fegato per un tumore delle vie biliari è una sfida che fino a pochi anni fa sarebbe stata considerata proibitiva. Oggi, invece, grazie all’evoluzione della chirurgia e a un approccio sempre più personalizzato, anche casi ad altissima complessità possono trovare una risposta. È quanto accaduto all’ospedale di Cittadella, dove Rosa – nome di fantasia – è stata sottoposta a un intervento durato nove ore ed è tornata a casa dopo venti giorni di ricovero. Tutto inizia con un segnale evidente: l’ittero. Prima gli occhi, poi la pelle che si colora di giallo. Il figlio, medico, la accompagna in ospedale. Gli accertamenti rivelano un tumore delle vie biliari già avanzato, con una parte importante del fegato compromessa. Una diagnosi difficile, resa ancora più delicata dall’età della paziente. Eppure Rosa è lucida, determinata, pronta a capire e a scegliere.

Il caso viene valutato da un’équipe multidisciplinare che coinvolge chirurghi, radiologi e anestesisti. Il primo passo è preparatorio: viene posizionato un drenaggio biliare per ridurre l’ittero e consentire al fegato sano di recuperare funzionalità. Una fase delicata, che si rivela decisiva. Solo dopo questo passaggio si apre la possibilità dell’intervento.

La scelta non è scontata. L’età, i rischi, la complessità tecnica impongono valutazioni approfondite. Alla fine si decide di procedere con un’epatectomia destra allargata al lobo caudato, con ricostruzione vascolare: un intervento altamente impegnativo, sia dal punto di vista chirurgico sia per l’impatto sull’organismo.

Secondo il direttore della Chirurgia, si tratta di un caso di elevata complessità, raro anche nella letteratura scientifica per pazienti di questa età. Tuttavia, l’evo-

luzione della medicina consente oggi di superare limiti che un tempo erano considerati invalicabili, a condizione che ogni passaggio sia attentamente pianificato: dalla tempistica alla tecnica, dalla gestione anestesiologica alla riabilitazione precoce.

Il decorso post-operatorio conferma la bontà del percorso. Rosa recupera progressivamente e, dopo venti giorni, viene dimessa. Prima di lasciare l’ospedale, si rivolge al personale con parole semplici ma significative: per lei, in quel periodo, i medici e gli operatori sono stati una famiglia.

Una storia che racconta non solo un successo clinico, ma anche il cambiamento della chirurgia di fronte a una popolazione che invecchia e chiede risposte sempre più avanzate, senza rinunciare alla qualità della cura e alla dignità della persona.

Paola Bigon
Paola Bigon

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