Dolo in Rosa, 1.500 partecipanti e 6.500 euro raccolti per la ricerca oncologica
Dalla Valdastico alla Holding
Il Veneto sta attraversando una stagione di pragmatismo politico che sembra voler mandare in so itta decenni di veti incrociati e dossier impolverati. Se fino a poco tempo fa parlare di gestione autonoma delle autostrade o del completamento della Valdastico Nord appariva come un esercizio di retorica elettorale destinato a scontrarsi con il muro della burocrazia romana o delle resistenze locali, oggi lo scenario è radicalmente mutato. Il cambio di passo impresso da Alberto Stefani, in stretta sinergia con il Ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, ha trasformato queste “eterne incompiute” in obiettivi a portata di mano, delineando un modello di governance territoriale che fa della concretezza la sua cifra distintiva. Il caso della holding autostradale regionale è emblematico. Per anni il controllo delle tratte strategiche, a partire dalla BresciaPadova, è rimasto sospeso in un limbo di concessioni in scadenza e rimpalli normativi. Lo sblocco arrivato negli ultimi giorni rappresenta una discontinuità netta rispetto al passato: l’idea di una società “in house” controllata dalla Regione non è più un’ipotesi di scuola, ma un progetto operativo che ha incassato il via libera politico di via Nomentana.
della Riviera del Brenta
Trasporto pubblico e biglietto unico, l’assessore Ruzza traccia il percorso
PARADOSSO VENETO, TRA LAVORO POVERO
E VERTENZE APERTE
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GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
Ecco i vertici dell’Ulss 3: Barbiero, Bovo e Maritati
BABY GANG IN RIVIERA DEL BRENTA: CRESCE L’ALLARME SOCIALE
l mercato del lavoro veneto di questa prima parte del 2026 ci consegna una fotografia in chiaroscuro. Se da un lato la dinamica delle assunzioni resta in terreno positivo non possiamo ignorare il segnale di un rallentamento: il bilancio del primo bimestre (+7.200 unità) è sensibilmente inferiore a quello dell’anno precedente. Siamo di fronte a una fase di “mantenimento della base occupazionale” , dove la crescita è frenata da un’intensificazione delle cessazioni, in particolare per i contratti a termine.
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GIUDICE DI PACE A DOLO, SI RISCHIA LA CHIUSURA
L’u icio del giudice di Pace di Dolo che ha la sua sede in Piazzetta degli Storti, rischia la chiusura e il sindaco Gianluigi Naletto invia una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio chiedendo di trovino soluzioni. Ma neanche questa sembra essere la soluzione. La chiusura per carenza di personale sarebbe già calendarizzata nelle prossime settimane. L’attuale personale in servizio infatti non è in grado di sostenere il carico di lavoro: ogni anno si registrano circa 630 ingiunzioni, 270 cause ordinarie e 35 procedimenti penali, oltre alle asseverazioni di perizie e traduzioni. Il Comune nelle scorse settimane aveva fatto anche un appello a poter avere del personale al presidente del Tribunale di Venezia Andrea Fidanzia, che però ha gelato la richiesta del primo cittadino bollandola come irricevibile ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 156 / 2012. Da qui la decisione del sindaco di fare direttamente un appello al ministro della giustizia Nordio. “Da quasi dieci anni il Comune di Dolo - scrive Naletto - ha messo a disposizione 2 dipendenti comunali inquadrati come cancellieri dopo il necessario percorso formativo, accollandosi un costo annuo di 90.000 euro, cui si sommano la disponibilità gratuita dell’immobile comunale e circa 31.000 euro annui per spese di gestione, ripartite tra i 10 Comuni rivieraschi. I due dipendenti comunali incardinati come cancellieri operano sotto organico e ciò li costringe ad accumulare pratiche in arretrato per garantire il funzionamento ordinario dell’U icio”. “Negli ultimi anni il Comune di Dolo si è attivato - continua nella lettera Naletto - a iancando ai cancellieri, personale assunto con rapporto di lavoro interinale, tirocinanti universitari e dipendenti amministrativi di altri settori. Alle criticità si è oggi aggiunta l’urgenza dettata dall’assenza di uno dei due cancellieri, che usufruisce del congedo straordinario retribuito di un anno dal primo gennaio 2026. La permanenza di un unico cancelliere, non consente di assicurare la continuità del servizio, determinando la necessità di dover disporre la chiusura dell’U icio”. Quindi l’appello diretto al ministro. “Chiedo di valutare soluzioni che consentano al Comune do garantire il presidio territoriale”. La soluzione però potrebbe essere quella di una messa a disposizione di personale da parte di tutti i Comuni della Riviera.
• Alessandro Abbadir
Appello al ministro Nordio per avere più personale
GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
In questo scenario, dominato da incertezza economica e di icoltà nel reperimento di manodopera in un contesto demografico sfavorevole, emerge con forza la questione giovanile. La ricerca Iusve-Veneto Lavoro presentata agli inizi di aprile ci svela un mondo che sfida i luoghi comuni. I nostri giovani non sono spettatori passivi: quasi uno su due (47,5%) è pronto a cercare un nuovo lavoro se quello attuale compromette il proprio benessere, anche a costo dell’instabilità. Non è un segnale di fragilità, ma di una maturata proattività e di una nuova scala di valori. Tuttavia, i punti di debolezza restano nodi strutturali che non possiamo più eludere.
La “questione salariale” è la preoccupazione principale per il 65% degli intervistati, seguita dalla precarietà contrattuale (29,4%). I dati confermano che l’ingresso nel mercato avviene ancora prevalentemente con contratti a termine, spesso nel settore dei servizi e del turismo, e con un ricorso frequente al part-time (quasi uno su tre). È un paradosso: chiediamo competenze e “consapevolezza delle proprie
capacità”, ma o riamo percorsi che faticano a garantire quella stabilità (richiesta dal 51,1% dei giovani) necessaria per costruire un futuro.
Eppure, tra le pieghe di questi dati, si scorgono segnali che fanno ben sperare. C’è una rinnovata voglia di “squadra”: il 67,5% dei giovani desidera collaborare e aiutarsi tra colleghi, ripudiando la competizione esasperata. Questa spinta alla cooperazione e al dialogo costruttivo con le figure senior è un patrimonio sociale immenso.
Il Veneto del 2026 si trova a un bivio: per trasformare il “rallentamento” in una nuova opportunità occorre rispondere con politiche coraggiose alla domanda di reddito e stabilità dei giovani. Investire su di loro non è solo un atto di giustizia, ma l’unica strategia per garantire la tenuta di un sistema produttivo che, pur tra mille fatiche, continua a generare valore. Infine non può essere ignorato il tema del “lavoro povero”, che investe giovani e meno giovani: il Veneto non ne è immune, anzi, so re di queste disparità evidenti che vanno sradicate.
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FACCIAMO
• Nicola Stievano
della Riviera del Brenta
Emergenza lavoro/1.
“C’È FORTE CONTRAZIONE DELLA DOMANDA E MANCATO RICAMBIO GENERAZIONALE”
“Il distretto della calzatura della Riviera del Brenta, pur essendo un’eccellenza mondiale nel lusso, vive una fase di forte instabilità dovuta anche al contesto internazionale: c’è una contrazione della domanda, aumento della cassa integrazione e di icoltà nel ricambio generazionale. Le politiche attuali, seppur utili come ammortizzatori, non a rontano le cause strutturali della crisi”. A fare questa dura analisi della situazione è Michele Pettenò segretario metropolitano Filctem Cgil Venezia. Gli strumenti emergenziali e ammortizzatori sociali (Cigd Moda, Fsba) hanno garantito una tenuta temporanea, ma mancano per il sindacato interventi strategici su innovazione, formazione e internazionalizzazione. La ricetta della Cgil però c’è. “La governance distrettuale - spiega Pettenò - necessita di maggiore coordinamento con istituzioni e brand committenti. Bisogna cioè avviare un piano straordinario di digitalizzazione e automazione per ridurre costi e aumentare competitività. Investire in sostenibilità e tracciabilità della filiera per rispondere alle richieste dei mercati globali. Ra orzare la contrattazione di filiera per garantire tempi di pagamento equi e stabilità degli ordini. Creare un fondo regionale per la formazione e l’attrazione di giovani talenti, in collaborazione con il Politecnico Calzaturiero. Bisogna promuovere
missioni commerciali nei mercati emergenti (Emirati Arabi Uniti, Turchia, Asia Centrale) per diversificare l’export”. La Cgil Venezia ribadisce la centralità del dialogo sociale e della contrattazione come leve per tutelare i lavoratori e rilanciare il distretto. “Non basta gestire la crisi - continua Pettenò - occorre una visione di lungo periodo che integri innovazione, sostenibilità e giustizia sociale. Solo così il distretto potrà continuare a essere un simbolo del Made in Italy nel mondo. Il Distretto della Riviera del Brenta, pur essendo un pilastro del Made in Italy e un’eccellenza mondiale nella calzatura di lusso, sta attraversando una crisi strutturale senza precedenti”. I dati confermano: la contrazione della domanda: nel 2024 il calo dell’export è stato del 13% (contro una media nazionale dell’8,4%), mentre la produzione è scesa del 16,1%. La cassa integrazione è quadruplicata e c’è stata la chiusura di 24 aziende nel solo 2024; oltre 894 posti di lavoro persi. Le 24 aziende chiuse nel 2024 nel distretto della Riviera del Brenta sono quasi esclusivamente piccole e medie imprese artigiane, spesso terziste che lavoravano per conto dei grandi marchi del lusso, a Dolo Fiesso d’Artico, Stra, Fossò, Vigonovo, Camponogara. Il fenomeno è legato a fattori strutturali: calo dell’export (-13%), riduzione della produzione (-16,1%), aumento dei costi energetici
e tensioni geopolitiche crescenti. “In sintesi non parliamo di grandi brand ma di laboratori e calzaturifici artigiani - dice Pettenò - specializzati nella produzione di calzature da donna di alta gamma, che costituivano l’ossatura del distretto e che hanno subito la crisi per la riduzione degli ordinativi da parte delle gri e”. Il distretto conta 507 imprese, 6.200 addetti e un fatturato di circa 2 miliardi di euro, ma la marginalità è in forte erosione. Servono ricambio generazionale e competenze artigiane. La di icoltà di attrarre giovani e la perdita di know-how minacciano la continuità del modello produttivo.
Comparto del lusso, la magistratura indaga su lavoro nero e sfruttamento
Negli ultimi mesi, la magistratura ha acceso i riflettori su pratiche illecite nella filiera del lusso in tutta Italia. “Marchi famosissimi - dice Pettenò - sono stati posti sotto amministrazione giudiziaria per omissione di controllo e sfruttamento indiretto della manodopera, attraverso catene di subappalti opache e laboratori irregolari”. Le criticità emerse: caporalato e dumping contrattuale nelle filiere terziste. Si sono riscontrate opacità nei passaggi intermedi e mancanza di
tracciabilità, pressioni sui fornitori per ridurre i costi, con ricadute su salari e sicurezza. “Questi scandali - sottolinea la Cgil - hanno spinto i brand a correre ai ripari con: integrazione operazioni di acquisizioni verticali (acquisizione di laboratori e botteghe) riduzione dei livelli di subfornitura”. Le aziende del comparto poi ora puntano su investimenti in tracciabilità digitale e standard Esg vincolanti. Per il distretto, ciò significa una doppia sfida: da un lato la dipendenza dai grandi
marchi, dall’altro la necessità di rispettare nuovi standard etici e di sostenibilità, pena l’esclusione dalle catene di fornitura. “La Filctem Cgil Venezia - conclude Pettenò - ribadisce che non basta gestire la crisi: serve una visione strategica che integri innovazione, sostenibilità e giustizia sociale. Solo così il distretto potrà continuare a essere un simbolo del Made in Italy nel mondo”.
• (A.A.)
A ciò si aggiunge un fenomeno preoccupante per Cgil: acquisizioni di piccole realtà artigiane da parte dei grandi brand, che stabilizzano la filiera nell’immediato ma rischiano di snaturare l’identità territoriale e il patrimonio di competenze locali.
• Alessandro Abbadir
Il segretario Filctem Cgil Venezia Michele Pettenò
Emergenza lavoro/2.
L’intervento
del sindaco di Dolo Gianluigi Naletto
“SUL TERRITORIO AUMENTA LA PRECARIETÀ”
“Il territorio dolese, come quello della Riviera del Brenta, riflette un rallentamento generale del mercato del lavoro, dopo il boom post emergenza sanitaria. Nonostante un tasso di disoccupazione locale (4,6%), più basso rispetto alla media nazionale (5,3%), emergono delle criticità in alcuni settori chiave dell’economia del territorio come quello calzaturiero e della moda che, in questo ultimo breve tempo, ha aumentato la cassa integrazione di circa cinque volte”.
A fare il punto della situazione per il suo Comune è il sindaco Gianluigi Naletto. “Nell’ambito rivierasco - dice Naletto - anche il settore del comparto metalmeccanico e della logistica segna una di icoltà produttiva che colpisce i lavoratori più fragili, sia sul versante sociale che economico. Sono molti i cittadini che testimoniano una maggiore parcellizzazione e precarietà contrattuale, per la gran parte derivante dall’instabilità dei mercati conseguenti alle guerre in corso e all’incertezza geopolitica
Se il comparto del calzaturiero versa in evidente di icoltà, è a luci ed ombre invece quello della chimica che si concentra in Riviera del Brenta nella parte est del comprensorio e cioè nel territorio di Mira. Le principali aziende di questo comparto sono 3: la Marchi industriale a Marano, la Reckitt Benckiser a Mira Taglio e la Poligof cioè l’ex Pansac a Malcontenta. I sindacati analizzano la situazione. La situazione più positiva è quella alla Marchi Marano. L’azienda ha fatto grossi investimenti sul territorio con nuovi impianti e ha un centinaio di dipendenti. Si occupa della produzione di acido solforico. Negli ultimi anni poi l’oleum, un concentrato di acido solforico,ha avuto un grande successo sui mercati. “Sono previste - spiega Davide Stoppa per Filctem Cgil - anche delle assunzioni, le prospettive sono quelle pure di un aumento della produzione. E’ una azienda che è davvero in buona salute sul mercato quella che ha sede nella frazione mirese”. “Sono sostanzialmente stabili invece le prospettive per Reckitt Benckiser che produce detersivi. L’azienda non ha grandi problemi. Si è specializzata nella produzione di detersivi e tabs. Qui si producono le pastiglie Finish per le lavastoviglie. Ha circa 200 lavoratori fra il centro ricerche e la produzione. I sindacati invece non vedono chiarezza riguardo alla Poligof che fa prodotti per l’igiene intima. L’azienda si è risollevata dal baratro in cui l’aveva fatta finire la gestione discutibile dell’ex patron Fabrizio Lori oltre un decennio fa. L’azienda era passata attraverso la di icile fase della gestione del commissario straor-
internazionale. Continua inoltre a persistere una distanza significativa tra le competenze o erte dai lavoratori locali e le richieste tecnologiche delle imprese, un aspetto questo che il nostro Comune ha approfondito con esperti del settore, arrivando alla conclusione sulla necessità di cantierare un percorso virtuoso e generativo che veda Dolo pioniere attuativo della riforma degli istituti secondari superiori attraverso la nascita di un nuovo Istituto Tecnologico Superiore (Its) nel nostro distretto scolastico statale”. Infatti, per la sua centralità geografica metropolitana, Dolo si configura
dinario, l’avvocato Marco Cappelletto per arrivare con la vendita a Poligof attraverso una prima fase in cui era stata denominata “Polimira”. “Non c’è chiarezza - spiega Davide Stoppa - per quanto riguarda gli investimenti industriali e i precari una volta vengono assunti e un altro anno invece non rinnovati. Ci venga illustrato un piano industriale preciso con precisi investimenti. Invece le persone vengono assunte o non confermate in base a ordini di mercato contingenti”.
da sempre come un centro del commercio e dei servizi alla persona e alle imprese. Una vocazione che conta una concentrazione importate e qualificata di soggetti pubblici e privati pronti a dare lavoro a tecnici specializzati di una filiera formativa tecnologico-professionale che, dopo quattro anni di scuola superiore, ne preveda altri due di specializzazione presso un Its dei “servizi alle imprese. “Per i non occupati fragili, l’esperienza a contatto con tanti concittadini - conclude Naletto - mi insegna quanto importante
possa essere il potenziamento del servizio integrazione lavorativa (Sil) dell’Ulss per l’inserimento nel mondo del lavoro di tante persone altrimenti destinate a rappresentare una nuova categoria di povertà sociale. Così come strategici per il ricollocamento aziendale, può essere un ruolo più incisivo della nostra Regione attraverso maggiori investimenti dedicati alla riqualificazione professionale”.
• Alessandro Abbadir
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Il sindaco Gianluigi Naletto
Sociale. L’analisi del presidente dei sindaci dell’ Ulss 3 Andrea Martellato
“SERVONO PIÙ MEDIATORI CULTURALI
PER AFFRONTARE IL DISAGIO GIOVANILE”
Scoppia il problema della devianza giovanile in Riviera del Brenta. Il fenomeno che è sempre più evidente e che sale alle cronache è quello di ragazzini che formano branchi per fare vandalismi e che sfociano sempre più in aggressioni e scontri violenti. Si tratta di una emergenza che va a rontata al più presto dai Comuni del comprensorio. Vanno ricordati che si sono succeduti nel comprensorio diversi fatti nel corso degli ultimi mesi: i più gravi uno scontro fra gruppi di giovani a Camponogara al parco Parolini che ha portato al ferimento di 6 giovani e al tentativo di investimento di un altro con un’auto. A Dolo qualche settimana fa un trentenne è stato aggredito da un gruppo di 15 ragazzi fra cui molti minorenni. Ha riportato ferite al volto. A Fossò si segnalano vandalismi contro le vetrate dei negozi del centro. A Vigonovo invece in un bar un ragazzo appena ventenne ha preso a sprangate un avventore di un bar che è stato portato in
ospedale con decine di punti di sutura alla testa. Sempre a Fossò un gruppo di giovani è finito sotto processo per aver aggredito omosessuali in zona industriale a Padova. Episodi su vandalismo, schiamazzi e liti si sono susseguiti a Mira, Spinea, e Martellago. Per questo è arrivata una indicazione dal presidente della Conferenza dei sindaci dell’ Ulss 3 Andrea Martellato. Martellato ha detto poi è anche consigliere di opposizione a Mira. “Si faccia - dice- al più presto un censimento sul territorio dei ragazzi a rischio”. “In questo momento - ribadisce Martellato - più che degli operatori di strada sono utili dei mediatori culturali ed educatori in grado di individuare i gruppi sociali a rischio e lavorare su quelle famiglie spesso di immigrati, in cui l’integrazione è solo di facciata e in cui le seconde generazioni vivono più acutamente la marginalizzazione nella società”. Per il presidente dei sindaci dell’ Ulss 3 servono persone che siano in grado di capire quali di icoltà si trovano
di fronte questi ragazzi che magari al patronato non ci vanno perché di altra religione”. “L’appello ai servizi sociali dei Comuni della Riviera e del Miranesedice così Martellato - è quello di capire dove si trova il possibile disagio sociale di questi nuovi italiani che si somma spesso negli stessi luoghi e quartieri, a quello dei giovani provenienti dalle storiche famiglie disagiate del territorio”. Strumenti come gli operatori di strada sono perciò quasi obsoleti. Va tenuto conto poi che queste nuove stratificazioni sociali si somma spesso anche una assenza di educazione e trasmissioni di valori da parte delle famiglie cosiddette “normali“ che lasciano ore e ore i ragazzini in balia di internet senza fare i dovuti controlli”. Insomma cambiano i tempi e deve cambiare anche l’approccio nell’a rontare problemi di questo tipo da parte degli enti locali.
• Alessandro Abbadir
I DUBBI DI FRATELLI D’ITALIA SULLE POLITICHE GIOVANILI
Il gruppo di Fratelli d’Italia di Mira fa una interrogazione per far luce sulla situazione di disagio giovanile che attanaglia il territorio. A spiegarlo sono il capogruppo il consigliere Antonio Mendolia e i consiglieri Andrea Martellato Vanna Baldan che hanno presentato un interpellanza per chiedere se nel si siano verificati casi di disagio giovanile e come l’amministrazione stia agendo. “Sempre più - spiegano - si sente parlare che cresce una violenza giovanile sempre più di usa con il fenomeno delle baby che sfociano in violente aggressioni ai danni delle persone, il problema è di uso con una percentuale e incidenza in
particolare nella fascia di età di 14-17enni”. Il fenomeno ha ricevuto un’impennata dal periodo della pandemia da Covid 19. A Mira ci sono circa 7.900 giovani fino ai 30 anni. “Come gruppo consiliare - continuano - poniamo attenzione a questa problematica da tempo e pensiamo che i luoghi di aggregazione organizzati rappresentino degli strumenti per venire incontro alle esigenze dei giovani; ricordiamo che anche a fine dell’anno scorso abbiamo presentato un’interpellanza sull’argomento con la quale manifestavamo la necessità che il Comune individuasse nuovi spazi e luoghi di incontro oltre a quello esistente a Mira
Taglio: cosa che ha fatto a dicembre dell’anno scorso inaugurando un altro centro per giovani a Oriago ma che, a nostro parere, ha una capienza molto limitata. Vogliamo capire, inoltre, quali programmi, politiche giovanili, progetti, azioni, e con quali fondi, anche in sinergia con altri enti e se il Comune intenda procedere per venire incontro alle esigenze di bambini e giovani e conseguentemente per supportare le loro famiglie nel percorso di crescita”.
• (A.A.)
Antonio Mendolia
Andrea Martellato
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Territorio. Sulla sicurezza idraulica non si placano le polemiche politiche
Allagamenti ad Oriago, è scontro in consiglio per i risarcimenti
Allagamenti e sicurezza idraulica dividono il Consiglio di Mira.
L’opposizione contesta la bocciatura di una mozione per maggiori investimenti
Non si placa anche ad aprile in consiglio comunale a Mira lo scontro in Consiglio comunale tra le opposizioni di centrodestra e la giunta guidata dal sindaco Marco Dori sul tema dei mancati risarcimenti e delle risorse necessarie per prevenire nuovi allagamenti, dopo il nubifragio del 21 agosto scorso.
Nel dettaglio l’evento meteorologico aveva colpito in particolare la frazione di Oriago, dove si erano registrate 360 abitazioni allagate e danni complessivi, tra pubblico e privato, stimati in circa 8 milioni di euro. A guidare l’attacco per il centrodestra è stato anche in queste settimane il capogruppo di Coraggio Italia, Paolo Lucarda. “Il Consiglio comunale ha respinto la mozione della minoranza - a erma in una nota - con cui chiedevamo impegni concreti e risorse strutturali per la sicurezza idraulica. Si tratta di una decisione arrivata al termine di una discussione paradossale: alcuni consiglieri di maggioranza hanno riconosciuto la validità della proposta, salvo poi votarle contro”. Lucarda sottolinea poi la presenza in aula di una delegazione del “Comitato 21 Agosto. “Erano presenti una ventina di rappresentanti e, nonostante l’appello del portavoce Fabio Manfrin a trovare soluzioni condivise, il sindaco ha scelto la linea della chiusura”. Secondo l’esponente di opposizione, la giunta avrebbe elencato interventi “in gran parte di competenza di altri enti, come il Consorzio di Bonifica o il Genio Civile senza però a rontare l’inerzia del Comune nell’attuazione del Piano delle Acque approvato nel 2020”. Nel mirino delle accuse anche le nuove normative in materia assicurativa: “Con l’introduzione delle polizze catastrofali obbligatorie dal 31 marzo - prosegue Lucarda - si rischia un drastico calo degli interventi statali. In questo scenario, l’unica vera difesa restano le opere di prevenzione, che però il Comune non finanzia adeguatamente”. L’opposizione
chiedeva infatti di destinare il 5% delle entrate correnti alla sicurezza idraulica, a fronte di uno stanziamento previsto di 450 mila euro per il 2026. Dal sindaco di Mira Marco Dori arriva una replica precisa. “Da Lucarda - taglia corto Dori- arriva la consueta polemica strumentale, dettata da convenienza politica. Un metodo che non aiuta i cittadini. Noi continuiamo a lavorare con impegno, mantenendo quanto stabilito in Consiglio comunale sul tema degli allagamenti”.
• Alessandro Abbadir
Un premio di laurea a Mira intitolato a Giulia Cecchettin
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n premio di laurea di 1.350 euro intitolato “Giulia Cecchettin – Per non dimenticare”, in memoria della giovane vittima di femminicidio nel novembre del 2023. Di che cosa si tratta? E’ stato istituito dal Comune di Mira un bando rivolto alle tesi di laurea magistrale, in lingua italiana, in materia di prevenzione della violenza di genere Il premio di laurea è stato istituito con l’obiettivo di promuovere e valorizzare l’impegno degli studenti universitari che, abbiano approfondito le tematiche relative alla prevenzione della violenza di genere, in un’ottica di promozione della cultura del rispetto e dell’uguaglianza. Possono partecipare tutti gli studenti che su questi temi abbiano conseguito la laurea magistrale in un’Università statale negli anni accademici 24-25 e 25-26. Il premio sarà attribuito al candidato la cui tesi risulterà maggiormente meritevole secondo la valutazione della Commissione esaminatrice. La domanda dovrà essere presentata, nelle forme e nelle modalità previste dal bando, entra e non oltre il prossimo 30 settembre. “Questo premio di laurea - spiega il sindaco Marco Dori - permetterà non solo di onorare la memoria di Giulia, ma anche di aiutare la ricerca e lo studio su temi importanti e necessari”. Il Comune nei mesi scorsi ha già dato voce agli studenti della scuola superiore Musatti di Dolo che hanno esposto in biblioteca a Oriago elaborati grafici sul tema della violenza di genere. “Siamo, inoltre, in costante contatto con la famiglia Cecchettin -dice l’assessore alle pari opportunità Irene Salieri - con cui si sta concordando una data per l’intitolazione a Giulia di una sala della biblioteca di Mira, che avverrà dopo l’estate”. Positivo anche il commento del consigliere di opposizione Paolo Lucarda che per mesi si è battuto per questa iniziativa. “Finalmente - dice - dal Comune iniziative che vanno nella giusta direzione”.
• (A.A.)
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Formazione dedicata e percorso di crescita
Urbanistica. Lottizzazione in corso in via delle Gardenie ad Oriago
FALSA
FIDEJUSSIONE IN CITTÀ, DOPO
IL RICORSO IL TAR DÀ RAGIONE AL COMUNE
L’ente locale decise di “congelare” il permesso a costruire, in attesa di una nuova polizza fidejussoria valida, che non è mai arrivata
Il Tar del Veneto ha dato ragione al Comune di Mira in merito all’intricata questione della fidejussione falsa e dello stop al permesso a costruire. Si tratta nello specifico della lottizzazione in corso in via delle Gardenie ad Oriago. Ma ecco i fatti. Lo scorso anno, il sindaco Marco Dori si accorse di una polizza fidejussoria falsa a garanzia della realizzazione dell’opera pubblica che il Comune di Mira avrebbe ricevuto come contropartita di un permesso a costruire convenzionato relativo al completamento di una lottizzazione
nei pressi di Piazza Mercato. A quel punto il Comune di Mira decise di “congelare” il permesso a costruire, in attesa di una nuova polizza fidejussoria valida, che però non è mai arrivata. Per tutta risposta, uno dei lottizzanti decise di ricorrere al Tar contro la decisione del Comune. Ne è nata una vertenza legale, con il Comune di Mira rappresentato dallo studio legale Lorigiola. Nelle scorse settimane è arrivata la sentenza, che dà pienamente ragione al Comune di Mira. Nella sua sentenza, il giudice amministrativo ha accolto le tesi difensive del Comune, riprendendo il legame intrinseco tra il rilascio del nuovo permesso a costruire convenzionato e la realizzazione dell’opera pubblica (con relativa garanzia fidejussoria).
La vicenda è stata più volte a rontata anche in Consiglio Comunale. In quelle occasioni, l’amministrazione comunale ha ripercorso con dovizia tutto l’iter di una vicenda lunga e complessa. Soddi-
sfatto il Comune di Mira con il sindaco Dori. “Questa è la seconda volta che i giudici ci danno pienamente ragione su questa vicenda, a dimostrazione che quanto da noi fatto è corretto e volto a tutelare l’interesse pubblicodice il sindaco di Mira Marco Dori. “Un ringraziamento agli u ici - aggiunge il vicesindaco Gabriele Bolzoni, con delega all’Edilizia Privata - perché hanno sempre dimostrato professionalità su questo procedimento complesso, volto a tutelare in primis l’interesse pubblico generale. E non si sono mai sottratti a spiegare nel dettaglio quanto fatto e le motivazioni che hanno condotto alla sospensione del permesso a costruire. Come da impegni presi, informeremo della sentenza e discuteremo di questa sentenza anche in sede di commissione”. Non erano mancate su questa questione prese di posizioni di erenti da parte delle forze politiche.
• Alessandro Abbadir
Addio a monsignor Dino Pistolato
E’ morto nelle scorse settimane a 68 anni monsignor Dino Pistolato, parroco a Gambarare di Mira. Era ricoverato all’ospedale di Mirano da qualche settimana. Don Dino era originario di Zelarino. Fu ordinato sacerdote il 27 giugno 1981, nella basilica della Salute, dall’allora patriarca Marco Cè. E’ stato vicario parrocchiale prima a Carpenedo e poi a Santa Rita di Mestre. È diventato poi nel 1987 responsabile della Comunità Emmaus a Santa Maria del Mare (incarico che
ha portato avanti ininterrottamente fino al 2014) e nel 1988 vice responsabile della Caritas diocesana di cui fu nominato direttore nel 1992.fino al 2012. Dal 1999 al 2019 ha guidato anche l’u icio diocesano per le migrazioni e dal 2008 al 2024 l’u icio diocesano per la pastorale della Salute. Ma non solo. E’ stato, inoltre, responsabile di altre comunità e strutture caritative come “Il Gabbiano” e “Betlemme” e anche membro di fondazioni, consigli d’amministrazione e vari organismi
diocesani. Nel settembre 2018 è diventato, parroco di Gambarare e dal 2019 al 2025 è stato provicario foraneo di Gambarare. Dal 2021 ha presieduto il consiglio di amministrazione dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Al funerale celebrato dal patriarca Francesco Moraglia c’erano migliaia di persone. Cordoglio è stato espresso dal sindaco di Mira Marco Dori.
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Il monsignor Dino Pistolato
Ambiente.
PLASTIC FREE, IL COMUNE È UN TERRITORIO VIRTUOSO
Il Comune di Mira è stato riconosciuto nelle scorse settimane per il terzo anno consecutivo, “Comune Plastic Free”. Nella cerimonia tenutasi a Roma, nelle scorse settimane il Comune è risultato tra i 141 comuni italiani più “virtuosi” in tema ambientale e tra quelli che di più si stanno dando da fare per ridurre l’impatto di plastiche e rifiuti. “In questi anni - dice il sindaco Marco Doriabbiamo portato avanti diverse iniziative di attenzione ambientale rivolte a tutti i cittadini. Penso alla massiccia presenza di casette dell’acqua, ben 9; ma anche al progetto “Ciccami” per il recupero dei mozziconi di sigaretta alle fermate degli autobus; ma anche alle tante giornate di sensibilizzazione e raccolta rifiuti fatte proprio con i volontari di Plastic Free. Con loro stiamo già pensando a nuove iniziative, ma anche a delle proposte innovative rivolte alla tutela della salute e dell’ambiente, come ad esempio zone smoking free e nuove fototrappole per immortalare chi abbandona i rifiuti”. I dati per l’ente locale parlano chiaro. Secondo stime di Plastic Free, nel solo territorio
del Comune di Mira, grazie alle iniziative di recupero dei rifiuti abbandonati condotte nel periodo 2022-2025, sono stati ben 5.452 i kg di rifiuti abbandonati che i volontari hanno raccolto da strade, campi, laguna. “L’inquinamento da plastica è un tema che ci riguarda da vicino - spiega Riccardo Levorato, referente mirese per Plastic Free - e c’è ancora molto da fare. Con Plastic Free possiamo di ondere una consapevolezza sempre più ampia nel Comune di Mira”. Uno degli elementi caratterizzanti dell’azione di consapevolezza e sensibilizzazione sono gli incontri che i volontari di Plastic Free tengono nelle scuole del comune e negli incontri di formazione aperti alla cittadinanza. Si aggiungono i “Clean Up Day”, i giorni di raccolta dedicati alla pulizia del territorio e che negli ultimi anni sono stati associati alle giornate ecologiche. Lo scorso anno, con 4 giornate di raccolta, sono stati individuati ben 735 kg di rifiuti abbandonati. “La strada da fare è molto lunga e passa sicuramente attraverso una maggiore consapevolezza di tutti - conclude il sindaco Dori -. Ma non c’è
dubbio che questo premio lo condividiamo con tutti i volontari e con tutti i cittadini per bene che aiutano a mantenere il nostro territorio pulito e ordinato. Mentre per chi sporca va ricordato che nel territorio sono attive le fototrappole e gli ispettori ambientali. Lo scorso mese abbiamo individuato alcuni trasgressori e contiamo di ra orzare questa azione per il bene di tutti”.
• Alessandro Abbadir
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Presentato a villa dei Leoni “Gente della Riviera”
Un viaggio tra terra e acqua, dove il lento scorrere del Brenta accompagna storie, volti e memorie. La Riviera del Brenta, con le sue ville maestose, i parchi secolari e i giardini silenziosi, diventa lo scenario ideale per riscoprire un passato fatto di tradizioni, lavoro e vita quotidiana, sospeso tra i profumi intensi della campagna e la sottile salsedine che arriva dalla laguna. Nelle scorse settimane la splendida cornice di Villa dei Leoni a Mira, ha accolto la presentazione del libro “Gente di Riviera” di Alberto Coletto. “L’operadice l’assessore alla Cultura Albino Pesce - è un intreccio di storie,
alcune note, altre custodite nella memoria collettiva, che raccontano il secolo scorso attraverso le vicende di uomini e donne profondamente legati a questo territorio unico. Tra rive, barche, campi e ville, emerge uno spaccato autentico della vita di una comunità che ha costruito la propria identità seguendo il ritmo quieto e costante del Brenta”. Dopo i saluti istituzionali, l’autore ha dialogato con Elsa Marchiori e Ornella Vanuzzo, accompagnando il pubblico in un racconto condiviso tra memoria, identità e territorio.
• (A.A.)
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Solidarietà. Oltre mille partecipanti raccolgono fondi per lo Iov e associazioni locali
CON “DOLO IN ROSA” DONATI 6.500 EURO
Una domenica mattina colorata di rosa. La terza edizione della manifestazione podistica non competitiva ‘Dolo in Rosa’ ha visto la partecipazione di ben 1.500 iscritti che si sono cimentati lungo le strade pianeggianti e asfaltate del territorio dolese nei due percorsi, uno di 3 e uno di 8 chilometri, predisposti dagli organizzatori. Lo scopo dell’evento di natura solidaristica era quello di contribuire alla ricerca e alla prevenzione oncologica. “E’ andata benissimo - ha sottolineato il presidente della Pro Loco Nereo Fracasso - quanto ricavato ci ha permesso di donare allo Iov (istituto oncologico veneto di Padova) 6.500 euro. Un altro importo, ancora
Uno stallo per future mamme e genitori
Approvato il regolamento per la riserva di uno stallo a favore delle donne incinte e dei genitori di bambini di età inferiore a 2 anni, come previsto dall’ articolo 188 bis del Codice della strada. Soddisfatto parzialmente l’ex consigliere comunale Vincenzo D’Agostino che da cinque anni portava avanti la richiesta che si provvedesse a riguardo che precisa: “lo stallo è previsto in via Vittorio Veneto, nell’area parcheggio di via Colombo. La richiesta di riserva deve essere presentata alla polizia locale. Voglio sperare che questa riserva possa trovare presto applicazione anche a Sambruson e Arino”. Il ‘permesso rosa’ é un contrassegno per parcheggi riservati alle donne in gravidanza e ai genitori con figli di età inferiore a due anni. Per ottenerlo, è necessario fare domanda al Comune presentando la documentazione richiesta che include un certificato medico o di nascita, e documenti relativi alla patente e al veicolo. Il permesso non autorizza il parcheggio sulle strisce blu o gialle.
• (L.P.)
Approvate in Consiglio comunale alcune modifiche del regolamento di polizia urbana, la più importante è rappresentata dal divieto o limitazione di accesso in caso di comportamenti che minano la sicurezza urbana in alcune aree del paese ritenute più ‘sensibili’ come scuole, biblioteche e sale di studio, luoghi di culto, cimiteri, monumenti, parchi, piazze, parcheggi, impianti sportivi, presidi sanitari, aree produttive e di mercato. A spiegarne l’importanza il sindaco Gianluigi Naletto . “Si tratta di una misura di prevenzione amministrativa, finalizzata a tutelare la sicurezza urbana, garantire la serena fruibilità e il decoro di specifiche aree del paese evitando comportamenti illeciti che turbino l’ordine pubblico. L’intenzione è quella di arricchire il sistema educativo locale alla convivenza civica con una nuova misura di prevenzione rivolta a chi lede il rispetto dell’altro e del bene pubblico. Un
provvedimento amministrativo, - ha aggiunto il sindaco, che vieta l’accesso a determinate aree del paese a soggetti ritenuti pericolosi per le loro condotte illecite come spaccio di stupefacenti, ubriachezza molesta, vandalismo, scontri violenti”.
La procedura prevede un ordine di allontanamento immediato di 48 ore da parte dell’agente accertatore, seguito, qualora detto ordine non venga rispettato, da un possibile divieto di accesso ad aree urbane specifiche emanato dal Questore della durata fino a 12 mesi. All’ordine di allontanamento si aggiungono sanzioni pecuniarie (da 100 a 300 euro) con applicazione anche ai genitori dei minori da 14 anni. La violazione del divieto di accesso alle aree urbane (D.AC.UR noto come “Daspo Urbano”) comporta l’arresto da 6 mesi a 1 anno. • (L.P.)
da definire verrà donato, nei prossimi giorni, alle associazioni ‘Sole Donna’ di Dolo e ‘Avapo’di Dolo e Mirano. E’ stata la terza edizione, la prima si era svolta nel 2024, ed i numeri – ha proseguito Nereo Fracasso – testimoniano una continua crescita di adesioni, segno che è stato recepito il messaggio di aiutare la ricerca contro le patologie oncologiche”.
L’evento è stato organizzato dalla Dauli Running Team e coadiuvato dalla Proloco di Dolo, unitamente all’associazione
‘Balla e Snella’ , all’associazione Podisti Dolesi mentre l’allestimento della piazza Cantiere, dove si è svolta la partenza e
l’arrivo dei partecipanti, è stato curato dalla associazione Isola Bassa. Lo spirito dei partecipanti e quello degli organizzatori è stato pienamente condiviso da tutti perché l’intento era quello di unire sport, solidarietà e impegno civile con l’obiettivo di sostenere la ricerca e la prevenzione contro le malattie oncologiche. Sensibilità che non è mancata neppure al sindaco Gianluigi Naletto che non ha voluto mancare con la sua maglietta rosa e le scarpe da ginnastica per una salutare passeggiata solidale.
• Lino Perini
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Il reparto. Oltre 500 esami e l’eredità del dottor Renato Marin custodita da Sara Antoniazzi
GASTROENTEROLOGIA, ECCELLENZA SANITARIA IN COSTANTE CRESCITA
L’ospedale dolese ha mantenuto alta la qualità del reparto di Gastroenterologia ed ha conservato al meglio l’eredità del dottor Renato Marin grazie alla guida della dottoressa Sara Antoniazzi. I numeri parlano chiaro. Mille visite, cinquecento prestazioni endoscopiche e duecentocinquanta colonscopie di screening in più. L’attività della Gastroenterologia dolese è cresciuta perché nel 2023 contava 5.200 esami endoscopici, saliti a 5.700 nel 2025; così come le visite, balzate nello stesso arco temporale da 2.852 a 3.900; e poi le colonscopie di screening per prevenire il cancro del colon retto, che dalle 700 del 2023 sono cresciute fino alle 950 dello scorso anno. Più 150 fibroscan (per l’indagine non invasiva della fibrosi epatica) e 60 videocapsule (per lo studio dell’intestino tenue) eseguite nell’ultimo anno ai pazienti di Dolo, Mirano e Chioggia, arrivando a servire anche l’utenza del Veneto orientale. E gli ambulatori specialistici del reparto hanno in carico 500 pazienti con patologie infiammatorie croniche intestinali, 300 pazienti celiaci e altri 380 pazienti con epatiti virali. Il risultato è frutto di un’équipe specialistica tutta al femminile di sette gastroenterologiche, a loro volta supportate da otto infermieri, un’operatrice socio sanitaria e una segretaria di reparto.
“Si tratta di una squadra preparata, volenterosa e aggiornata, che lavora in sinergia e in continua crescita professionale - spiega la primaria che la dirige e referente regionale del Gruppo dei gastroenterologi per lo Screening del colon retto Sara Antoniazzi -. La collaborazione è continua non solo tra noi e con i colleghi degli altri reparti del nostro ospedale (in particolare con la Chirurgia per la presa in carico dei pazienti neoplastici o candidati a interventi bariatrici) ma anche con gli altri ospedali dell’azienda sanitaria veneziana. Questo permette una continua implementazione di nuove tecniche e metodiche endoscopiche sempre più operative, come ad esempio la resezione endoscopica a tutto spessore colica e gastroduodenale che permette l’asportazione endoscopica di neoplasie allo stadio precoce”. Oltre a garantire servizi di reperibilità endoscopica notte e giorno per qualsiasi urgenza emorragica o di presenza di corpi estranei o di ingestione di caustici, la Gastroenterologia
di Dolo garantisce ai suoi pazienti tre ambulatori specialistici per le Malattie infiammatorie, l’Ambulatorio epatologico guidato da Adriana Sergio e quello di Celiachia. “Dal 2025 è iniziato in merito un progetto trasversale che coinvolge le Gastroenterologie di Dolo e Mestre e il Servizio di Igiene alimenti e nutrizione dell’Ulss 3 - dice Antoniazzi - che prevede la presa in carico del paziente celiaco di nuova diagnosi per gli aspetti nutrizionali, organizzativi e relazionali”.
• Lino Perini
La Protezione civile ha la sua prima coordinatrice, Erica Rigato
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a Protezione Civile dolese si tinge di rosa: Erica Rigato è la nuova coordinatrice. Un passaggio storico per il Gruppo Comunale Volontari, al vertice arriva una donna per la prima volta. Continuità e spirito di servizio restano i valori guida. Si chiama Erica Rigato, eletta per il biennio 2026–2028 nel corso dell’assemblea annuale. Un gesto che va ben oltre il simbolico, e che segna una svolta significativa per una realtà da sempre punto di riferimento per la comunità locale. Originaria di Arino, Erica è volontaria dal 2010, quindici anni sul campo tra prevenzione, supporto ai cittadini e operazioni di emergenza. Un percorso lungo e concreto, che le ha permesso di conoscere il gruppo dall’interno nei momenti di ordinaria quotidianità come in quelli di straordinaria urgenza. L’assemblea ha sancito anche il passaggio di testimone dal coordinatore uscente Giuseppe Di Vilio, figura di riferimento solida e rispettata negli ultimi anni. Di Vilio non lascia però il campo: continuerà nel direttivo ricoprendo il ruolo di tesoriere. La sua esperienza come ex coordinatore sarà una risorsa preziosa su cui Erica potrà contare, garantendo quella continuità operativa indispensabile per un’organizzazione come questa. Al fianco del nuovo coordinatore, Carlo Maschera che viene confermato vicecoordinatore e Paolo De Gaspari nel ruolo di segretario. Il direttivo è completato da Ciro Iuliano, Mauro Corró, Marco Tosatto, Danilo Miotto e Luca Rizzi. Ma la forza vera del gruppo rimane quella dei volontari, presenza indispensabile senza cui nessuna struttura avrebbe senso. L’obiettivo è semplice e immutabile: essere presenti, ogni giorno, per il territorio e la comunità. E i numeri lo confermano, nel 2025 i volontari hanno totalizzato circa 4.000 ore di attività, tra emergenze e manifestazioni.
• (L.P.)
La Dottoressa Sara Antoniazzi
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GRUPPO IN FORTE
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la città punto di riferimento nazionale
Gian Pietro Zabeo dona oltre
mille vignette al Comune
esto di grande significato umano e sociale quello del figlio di Rinaldo Zabeo che ha così onorato una delle manifestazioni annuali che per più di due decenni ha reso la località rivierasca dolese al centro dell’interesse nazionale, la rassegna ‘Umorismo e satira’ magistralmente ideata da Vincenzo D’Agostino. La rassegna ha goduto della preziosa collaborazione di Rinaldo Zabeo, storico presidente e fondatore del gruppo folkloristico ‘La Lanterna’, colui che col suo gruppo ha rilanciato il ‘Carneval dei Storti’ e il periodico satirico ‘La Cagnarra’. Il figlio di Rinaldo Zabeo, Gian Pietro, ha donato al comune di Dolo l’intera collezione delle vignette della rassegna umoristica che la Giunta comunale ha deliberato di accettare. Rinaldo Zabeo, scomparso nel 2024, aveva lasciato la collezione in eredità alla famiglia. Un segno di generosità quello del figlio che ha donato le tante vignette e i tanti disegni autografi, frutto delle più note e prestigiose ‘matite’ della satira italiana (da Altan a Bozzetto, da Elle Kappa a Franco Bruna, da Lido Contemori a Sergio Ippoliti, giusto per citarne alcuni), lasciati
lungo 23 anni della rassegna ‘Umorismo e Satira’, opere che ora faranno parte del patrimonio del Comune di Dolo. La rassegna grafica, nata grazie a un’idea di Vincenzo D’Agostino, che per molti anni ne curò l’edizione, divenne uno dei maggiori appuntamenti del genere in Italia, tanto da meritare anche l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica. Annualmente la mostra veniva dedicata a questioni di attualità sociale, culturale, ambientale, abbracciando anche temi legati a giustizia, sanità, sicurezza e divenendo, così, il concorso di riferimento per le vignette satiriche in Italia. Oltre mille gli elaborati, opere d’ingegno di carattere creativo, risalenti al periodo 1990/2011, che Gian Pietro Zabeo ha donato al Comune di Dolo. “Siamo onorati – hanno dichiarato il sindaco Gianluigi Naletto e il vicesindaco ed assessore alla Cultura Matteo Bellomo – di ricevere e custodire un’eredità creativa e artistica sviluppatasi grazie a una manifestazione culturale che per lungo tempo ha costituto davvero un ‘unicum’ nazionale e internazionale. Le vignette saranno ora catalogate e poi periodicamente esposte, a rotazione, al
pubblico. Pensiamo – hanno concluso i due amministratori – così di dedicare il miglior tributo al compianto Rinaldo Zabeo, che grazie anche al prezioso supporto di Vincenzo D’Agostino, ha saputo rendere Dolo, nel panorama creativo, davvero ‘caput mundi’, col gusto sottile della risata e della riflessione intelligente”.
• Lino Perini
Cristina Pasqualetto premiata a Roma
Prestigioso riconoscimento, alla dottoressa Cristina Pasqualetto, medico cardiologo ma anche autrice di libri , che ha ricevuto a Roma il Premio Internazionale ‘La Rosa d’Oro 2026 – Donne al Centro’, giunto all’ottava edizione, un appuntamento dedicato alla valorizzazione del talento femminile, dell’impegno professionale e del contributo sociale delle donne nei diversi ambiti della vita pubblica e culturale. Un riconoscimento importante per la cardiologa e scrittrice, nata a Dolo nel 1978. “Il Premio La Rosa d’Oro – hanno dichiarato gli organizzatori – è un’occasione per riflettere sul ruolo delle donne oggi. Celebrare i loro traguardi significa non solo valorizzare le singole eccellenze, ma anche o rire esempi positivi per le generazioni future”. Cristina Pasqualetto ha pubblicato vari libri, l’ultimo ‘Nel cuore dei campioni’ , in precedenza con ‘Un Sogno a Cinque Cerchi’ ha ricevuto una menzione d’onore al Premio Invictus 2024.
• (L.P.)
Il bilancio. Il Galaxy di Mira a un passo dalla promozione
IL CALCIO DELLA RIVIERA TROVA IL SORRISO
Icampionati calcistici dei dilettanti stanno per volgere al termine e per le squadre rivierasche che vi prendono parte si stanno avvicinando i bilanci di fine stagione. Il fiore all’occhiello è rappresentato dal Dolo Pianiga che disputa il campionato di Eccellenza e che sta raggiungendo l’obiettivo della permanenza in categoria sotto la guida di mister Milan.
Un’annata positiva per la formazione biancogranata che è sempre stata in posizione di tranquillità anche se ha alternato spesso delle belle e significative vittorie esterne a qualche rovescio inatteso casalingo. Avesse sfruttato meglio il fattore campo, l’undici dolese avrebbe anche potuto ambire ad entrare in lizza per i play-o . Ma onestamente va riconosciuto che raggiungere l’obiettivo della salvezza senza so erenza è stato comunque un risultato sicuramente positivo stante anche il valore delle squadre che fanno parte del girone B di Eccellenza veneta, alcune partite anche con obiettivi importanti e che,
invece, si trovano dietro i ragazzi del presidente Moreno Volpe e qualcuna anche in odore di retrocessione, vedi il Vittorio Veneto mentre altre rischiano seriamente come Giorgione e Piovese, nonostante, in particolare i padovani, abbiano investito molto anche a livello economico.
Per la società brentana sono anche arrivate delle soddisfazioni a livello di convocazione nelle rappresentative regionali che hanno partecipato al Torneo delle Regioni, manifestazione nazionale svoltasi in Puglia e che rappresenta la massima espressione del calcio giovanile italiano. Della rappresentativa Under 19 hanno fatto parte Alessandro Schenal e Rudy Agnoletto mentre in quella Under 17 ha fatto parte il portiere Daniel Meaun.
Un riconoscimento importante del lavoro svolto per migliorare la qualità del settore giovanile. Se Dolo sorride Mira gioisce. Il cammino del Galaxy, nel girone N di seconda categoria, è finora ricco soddisfazioni con un primo posto
RIVIERA NUOTO BRILLA
che sembra davvero vicino a regalare il ritorno nella Prima categoria perduta malamente lo scorso anno. Sarebbe una giusta rivincita per la società del presidente Davide Bacchin che ha messo a disposizione del tecnico Luca Cammozzo una rosa che potesse raggiungere al più presto l’obiettivo della promozione. Se la società tornerà nella categoria superiore, confidando di ritrovare la propria sede naturale di un rinnovato stadio ‘Ennio Gazzetta’, si tratterà di mettere a punto un programma importante che consenta al team biancoverde di poter disputare quantomeno una stagione tranquilla ma non va dimenticato che Mira, con i suoi trascorsi e per la grandezza della cittadina, merita ben altri palcoscenici rispetto alla Prima categoria. Per questo un aiuto tangibile di nuovi finanziatori a sostegno dell’attuale dirigenza, è lecito attenderselo.
AI CAMPIONATI REGIONALI
Iniziata alla grande la stagione agonistica degli atleti del Riviera Nuoto di Dolo. Nei fine settimana del mese di marzo si sono svolti i Campionati Regionali di categoria e assoluti. Sono stati dei weekend molto impegnativi nel corso dei quali gli atleti dolesi sono riusciti ad ottenere degli ottimi risultati dimostrandosi ai vertici del nuoto Veneto. In particolare si sono distinti Tommaso Coccato che ha conquistato il titolo regionale assoluto nei 50 metri farfalla, nei 50 metri stile libero, nei 50 metri dorso e nei 100 metri stile libero. Alessandro Chinellato è risultato vice campione regionale assoluto nei 50 metri farfalla e nei 100 metri farfalla. Veronica Quaggio ha vinto il titolo regionale assoluto nei
100 stile libero ed è risultata vice campionessa regionale assoluta nei 200 metri stile libero. Giacomo Mion è risultato vice campione regionale assoluto nei 100 metri dorso. Dario Guzzonato ha vinto il titolo regionale assoluto nei 100 metri rana mentre Veronica Quaggiù, nella categoria senior ha conquistato i titoli regionali assoluti nei 50 stile libero, metri 100 metri stile libero, nei 50 metri farfalla e nei 50 metri rana. Nella categoria Junior Linda Canova è risultata vice campionessa regionale nei 1500 metri stile libero. Anita Barzazi nella categoria senior ha vinto i 200 metri rana. Nella categoria Cadetti campione regionale dei 200 rana è risultato Riccardo Borgato mentre Dario Guzzonato ha vinto il titolo nella distanza
dei 100 metri rana. Nella categoria Junior doppio successo per Giacomo Mion, primo nei 100 dorso e vincitore anche dei 50 metri dorso. Ottimo risultato di squadra per gli atleti della categoria master della Riviera Nuoto anche al 10° trofeo Max Zuin svoltosi al ‘Plebliscito’ di Padova. I nuotatori dolesi si sono cimentati nella gare di velocità ottenendo un quarto posto nella classifica assoluta su oltre 60 società partecipanti. Ottimo è stato il bottino individuale con 22 ori, 20 argenti e 7 bronzi. Numeri che testimoniano ancora una volta l’ottimo lavoro che gli atleti stanno stanno svolgendo in vasca. • (L.P.)
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• Lino Perini
Davide Bacchin
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Dalla Valdastico alla Holding, il nuovo volto del Veneto
Questo significa poter trattenere sul territorio circa 400 milioni di euro di pedaggi all’anno, risorse che in precedenza prendevano la via del bilancio centrale o dei soci privati e che ora potranno essere reinvestite direttamente per la manutenzione delle strade venete e la riduzione delle tari e. È il passaggio da una subalternità gestionale a una sovranità infrastrutturale che il Veneto rivendicava da tempo senza successo.
Lo stesso dinamismo si respira sul fronte della Valdastico Nord. La prospettiva di collegare l’A31 al Trentino è stata per trent’anni l’emblema dello
stallo istituzionale, prigioniera del “no” ideologico delle amministrazioni confinanti e della mancanza di una spinta governativa univoca. Oggi, l’intesa raggiunta sulla variante con sbocco a Trento Sud segna il superamento di un tabù storico. Mentre in passato il progetto naufragava regolarmente tra ricorsi e mancate intese tecniche, l’attuale convergenza tra Venezia e Trento, sostenuta dal potere di coordinamento del Ministero, ha creato un corridoio negoziale finora inesistente. Non si tratta solo di posare asfalto, ma di chiudere una ferita logistica che penalizzava l’intero sistema produttivo del Nord-
Est, o rendo finalmente un’alternativa concreta al congestionamento del Brennero. Il motore di questa improvvisa accelerazione risiede in gran parte nella solidità del rapporto tra Alberto Stefani e Matteo Salvini. Questo “asse” ha permesso di superare le frizioni che storicamente rallentavano i rapporti tra la periferia e il centro. La sintonia politica tra il leader della Lega veneta e il titolare del MIT ha creato una corsia preferenziale per le istanze del territorio, trasformando le rivendicazioni regionali in priorità dell’agenda di governo. Stefani è riuscito a capitalizzare il proprio peso politico a Roma per
ottenere garanzie e decreti, mentre Salvini ha trovato nel Veneto il laboratorio ideale per dimostrare la capacità del Ministero di sbloccare i cantieri. È questa filiera corta del potere, priva delle mediazioni estenuanti del passato, a spiegare perché dossier rimasti chiusi nei cassetti per trent’anni stiano trovando una soluzione proprio in questi mesi, segnando una stagione di realismo che punta dritto ai risultati tangibili. Ora non resta che attendere per vedere se questi accordi saranno e ettivamente realizzate o se si tratterà di “pre – intese” che, come quelle dell’Autonomia, sono rimaste tali per molto tempo.
L’intervista. L’assessore Lucas Pavanetto fa il punto sul mondo del lavoro e sulle potenzialità della regione più visitata d’Italia
TRA SFIDE OCCUPAZIONALI E IL NUOVO
ORIZZONTE DEL TURISMO TUTTO L’ANNO
Assessore Pavanetto, viviamo un periodo di forti incertezze economiche. Quali sono le risposte concrete che le imprese e i lavoratori trovano oggi nel suo?
Fin dalla prima seduta di consiglio, la giunta Stefani ha messo al centro del dibattito la necessità di potenziare il welfare aziendale e a rontare l’emergenza sociale in senso ampio. Non si tratta solo di grandi investimenti, che pure vedranno nuovi strumenti presentati a breve, ma di una analisi profonda su cosa serva realmente per attrarre e mantenere i lavoratori nel nostro territorio. Il problema oggi non è solo la mancanza di o erta, ma la di icoltà di far incontrare domanda e opportunità a causa di fattori esterni come l’emergenza abitativa. Molte opportunità di lavoro non vengono colte perché mancano alloggi vicini alle sedi aziendali o perché il trasporto pubblico non copre adeguatamente i collegamenti. Su questi due assi - casa e mobilitàstiamo concentrando il nostro lavoro. In questo contesto, che ruolo giocano i centri per l’impiego, spesso visti in passato solo come u ici burocratici per la disoccupazione?
Oggi la prospettiva è radicalmente cambiata. Veneto Lavoro è diventato un’eccellenza rispetto ad altre regioni
proprio per la sua capacità di agire in modo proattivo. Non parliamo più solo di gestione dell’urgenza o di lavoro stagionale, ma di un punto di incontro strategico tra competenze e richieste. Abbiamo messo in campo figure fondamentali come i case manager e gli account manager. I primi si occupano di costruire curriculum “ad hoc” sulle specializzazioni del lavoratore, mentre i secondi mantengono il contatto diretto con le imprese per comprenderne le necessità. Evitiamo così che il lavoratore disperda energie portando curriculum nelle aziende sbagliate, puntando invece tutto sulla precisione del match tra domanda e o erta.
Passando al turismo, lei viene da una realtà come Jesolo. Qual è lo stato di salute del settore nel litorale e nell’intera regione?
Il Veneto si conferma per l’ennesima volta la prima regione in Italia per presenze turistiche, con 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi. Se guardiamo al comprensorio di Jesolo e Cavallino, parliamo di circa 12 milioni di presenze sicure: una cifra impressionante che rappresenta quasi tre volte gli abitanti dell’intero Veneto. La mia esperienza come amministratore a Jesolo, prima come consigliere e poi come presidente
del consiglio comunale, mi ha permesso di vivere queste dinamiche dall’interno. Il turismo è una leva economica imprescindibile, ma la vera sfida della nostra amministrazione è cambiare paradigma. Lei ha parlato spesso della necessità di superare il concetto di “destagionalizzazione”. Cosa intende esattamente?
L’obiettivo è smettere di parlare di “destagionalizzazione”, perché quel termine implica l’accettazione passiva di una stagionalità che oggi non dovrebbe più esistere. Dobbiamo ragionare su “città turistiche che vivono tutto l’anno”. Questo non serve solo ad aumentare le presenze attraverso eventi invernali, ma è un messaggio vitale per chi investe e per chi lavora. Chi sceglie di impegnarsi nel turismo non può farlo solo per quattro o cinque mesi per poi dover cercare un altro impiego. Dobbiamo dare stabilità e dignità a chi vive “di” turismo. È un modello che vogliamo applicare ovunque: dal litorale alla montagna, fino alle terme, che hanno potenzialità ancora inesplorate.
I dati dicono però che il turismo è molto concentrato. Come pensa di coinvolgere il resto del territorio veneto?
È un dato su cui riflettere: l’80% dei 74 milioni di presenze si concentra in sole
20 località. Questo significa in Veneto ci sono potenzialità ancora da sfruttare. Parlo del turismo dei cammini, delle ciclabili, del turismo esperienziale e della ricerca. Non c’è solo il “sole e mare” o le grandi città d’arte come Venezia e la montagna di Cortina. Centinaia di piccoli comuni possono e devono diventare protagonisti di un’o erta turistica diversificata, la nostra Giunta lavorerà intensamente su questo fronte. Un esempio di promozione integrata è stato “Casa Veneto” durante le Olimpiadi, un progetto che ha permesso
di mostrare alla stampa internazionale non solo lo sport, ma le eccellenze di tutte le nostre province. Infine, uno sguardo alla politica locale. In vista delle amministrative a Venezia, qual è il profilo ideale per il dopo-Brugnaro?
Credo che Luigi Brugnaro abbia fatto un lavoro straordinario, portando una modernità che altri sindaci non avevano saputo imprimere, specialmente nella riqualificazione di Mestre e con progetti come il “Bosco dello Sport”, una struttura di livello europeo strategica per l’attrattività del Veneto. Proprio a Mestre abbiamo recentemente inaugurato la nuova sede di Veneto Lavoro, recuperando u ici provinciali disabitati: un segnale forte di collaborazione tra Regione e Città. Per il futuro, la mia esperienza come coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e ora come capogruppo e assessore mi dice che serve una squadra coesa. Non cerchiamo necessariamente un nome di bandiera, ma l’uomo giusto al momento giusto. In questo senso, Simone Venturini è un ottimo candidato: ha lavorato bene in questi anni e ha saputo creare un forte spirito di squadra attorno a sé.
Lucas Pavanetto
I conti della Regione. L’assessore Filippo Giacinti
Bilancio da 18,9 miliardi Le novità per il Veneto
Assessore Filippo Giacinti, i tempi di approvazione del bilancio regionale sono stati rispettati. Cosa significa questo per i cittadini veneti?
Siamo riusciti ad approvare il bilancio di previsione con un mese di anticipo rispetto alla scadenza di legge del 30 aprile. È un risultato politico e tecnico di rilievo perché ci permette di essere pienamente operativi da subito. Invece di procedere con la spesa in dodicesimi, come fatto nei primi tre mesi dell’anno, ora possiamo attuare gli obiettivi dell’amministrazione disponendo dell’intera capacità di spesa per i restanti tre quarti dell’esercizio. Parliamo di una manovra da 18,9 miliardi di euro. Sebbene sia un “bilancio ponte” tra due amministrazioni, introduce novità sostanziali su fronti caldi come la sanità e il diritto allo studio.
Quali sono i settori che beneficeranno maggiormente di queste risorse? Il sociale e la sanità territoriale sono le nostre bussole. Abbiamo stanziato fondi specifici per equiparare le borse di studio dei medici di medicina generale a quelle delle altre specialità e per coprire i costi del rinnovo contrattuale delle medicine di gruppo integrate. Per la prima volta nella storia della Regione, finanziamo al 100% le borse di studio per gli studenti universitari del Veneto e garantiamo risorse immediate per il sostegno delle scuole dell’infanzia paritarie.
Sul fronte delle infrastrutture, abbiamo raddoppiato i fondi per la manutenzione straordinaria delle strade tramite Veneto Strade e rifinanziato la Legge 39 con 18 milioni di euro destinati ai Comuni per la sicurezza stradale. Non abbiamo dimenticato la prevenzione del rischio idraulico, aggiungendo 9 milioni di euro agli stanziamenti già programmati.
Avete scelto di non aumentare l’addizio-
nale IRPEF, nonostante le critiche delle opposizioni. Come pensate di sostenere questa strategia nel lungo periodo?
La nostra strada è quella dell’e icienza e della sussidiarietà, non dell’aumento della pressione fiscale. Puntiamo molto su “Venexus”, un’iniziativa del Presidente Stefani che permette alle imprese di far confluire risorse destinate a scopi sociali e sanitari direttamente in progetti regionali, liberando così fondi per altre iniziative. Inoltre, attendiamo per giugno l’approvazione del federalismo fiscale. L’auspicio è che una parte consistente delle tasse pagate dai veneti rimanga finalmente sul territorio, garantendoci maggiore autonomia finanziaria. Quali i prossimi impegni in questo periodo non facile?
Da maggio inizieremo il “bilancio partecipativo”: incontreremo sindaci, sindacati e associazioni di categoria per condividere le scelte in vista del prossimo esercizio economico. Nel segno della condivisione e della responsabilità.
Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza
“Biglietto unico, avanti con la sperimentazione”
Assessore Diego Ruzza, tra cinque anni che tipo di mobilità troveranno i cittadini veneti?
L’obiettivo condiviso con il Presidente Stefani e l’intera Giunta è consegnare un Veneto moderno, e icace e realmente fruibile. Stiamo lavorando per portare a termine la riforma del trasporto pubblico locale (TPL) basata sulla Legge n. 8 del 2025. La Regione tornerà a essere protagonista come coordinatrice dei distretti, con l’intento di uniformare il servizio e correggere le criticità attuali. Il mondo degli spostamenti sta cambiando e dobbiamo rispondere alle esigenze non solo dei centri urbani, ma soprattutto delle periferie e delle aree extraurbane.
Da anni si parla del “biglietto unico”. Quali i tempi e le risorse?
Per trasformare questo progetto in realtà, abbiamo già iniziato a stanziare risorse a bilancio per la progettazione e la sperimentazione. L’idea è un sistema moderno tramite app che permetta a turisti, pendolari e studenti di muoversi tra traghetti, autobus e treni regionali con un solo titolo di viaggio. È un’operazione complessa vista la varietà del nostro territorio, che spazia dal mare alla montagna. L’obiettivo è arrivare a una fase di sperimentazione concreta nei prossimi due anni.
Un punto critico sono i collegamenti ferroviari con gli aeroporti. Quando potremo arrivare in treno al Marco Polo di Venezia o al Catullo di Verona?
Non voglio fare promesse a vanvera, quindi non fornirò date certe finché non saremo pronti, ma posso garantire che i progetti stanno procedendo rapidamente, sia su Venezia che su Verona. Per Verona, l’obiettivo è collegare il Catullo alla stazione di Porta Nuova e alla sponda orientale del Lago di Garda. Riuscire a portare il treno direttamente in questi due scali rappresenterebbe un salto di qualità enorme per tutta la regione. Il trasporto su gomma appare oggi molto
frammentato. Come intendete riorganizzarlo?
Stiamo definendo con Province e Comuni i “bacini ottimali” per uniformare i flussi di utenza. La vera svolta sarà la creazione di un’Agenzia Regionale, prevista dalla Legge 8/2025, che gestirà questi bacini in una “triangolazione perfetta” tra Regione, aziende e territorio. Questo nuovo modello genererà ritorni economici che verranno reinvestiti nel TPL, permettendoci di aumentare le corse anche nelle zone più lontane dai centri. Solo o rendo servizi capillari possiamo incentivare lo “shift modale” e togliere auto dalle strade. Infine, capitolo sicurezza stradale. Cosa bolle in pentola per i Comuni? Con l’approvazione del bilancio 2026 rifinanzieremo la Legge 39 con 18 milioni di euro. Questi fondi daranno risposta a circa cinquanta Comuni per interventi su viabilità e sicurezza di pedoni, ciclisti e automobilisti. Una volta assegnate le risorse, i Comuni avranno un anno di tempo per aggiudicare le gare e iniziare i lavori: vogliamo che i cantieri partano subito.
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Filippo Giacinti
(R.R.)
Diego Ruzza
CARTA, RADIO E WEB: IL GRUPPO EDITORIALE
LA PIAZZA RACCONTA ANCHE IL TRENTINO
oi proviamo sempre a fare una cosa di icile: dare ai territori oltre alla rappresentazione di ciò che sta accadendo, anche una prospettiva della direzione che le comunità stanno prendendo”. Una frase dell’editore del gruppo La Piazza - LaPiazzaweb e Radio Veneto24 che esemplifica benissimo perché a Trento lo scorso 9 aprile il gruppo abbia deciso di invitare il professore Carlo Cottarelli a tenere a battesimo al Castello del Buonconsiglio la presentazione di Radio Trentino24 e dell’edizione di Trento de La Piazza. Pochi in Italia infatti sono in grado di raggiungere vette di chiarezza e di solidità accademica nell’indicare ad un pubblico vasto, e non per forza così informato sulle dinamiche della macro economia, prospettive di futuro. E così la presentazione di radio ed edizione cartacea e online sono diventate occasione per una lezione sul futuro del Trentino, del Nord Est e di questo pezzo di mondo che chiamiamo Italia. Non poteva esserci viatico migliore per spiegare appunto l’idea di fondo dei tre media che nascono in Trentino per dare una voce
in più al territorio, come ha ricordato in chiusura del convegno il nostro editore Giuseppe Bergantin, ma appunto con un approccio glocal: raccontare il particolare senza mai perdere di vista il contesto. “Siamo qui per restare e vi diamo appuntamento all’anno prossimo” ha detto l’editore rinnovando l’intenzione appunto di rendere il Forum Lavoro un appuntamento fisso nell’agenda già fitta di eventi della primavera trentina. Ospite d’onore della giornata è stato il professor Carlo Cottarelli, economista di chiarissima fama. Prima di Cottarelli, che ha spiegato le dinamiche che rendono più faticoso che in altre regioni d’Europa, mantenere la competitività nel Nord Est d’Italia, hanno preso la parola il sindaco di Trento Franco Ianeselli e il vice presidente della Provincia, con delega al lavoro, Achille Spinelli.
“La situazione del Trentino è positiva dal punto di vista occupazionale e mantiene il trend degli ultimi anni, senza segnali di cedimento” ha detto Spinelli. “Dobbiamo intervenire su demografia, competenze e innovazione tecnologica che incideranno profondamente sulle dinamiche del lavoro
nel prossimo futuro - ha aggiunto -. Per questo abbiamo avviato un percorso di crescita dei salari e delle retribuzioni, un patto sviluppato all’interno delle categorie economiche e sindacali con i quali siamo impegnati nella costruzione di politiche di stimolo rivolte ai settori industriali, per sviluppare ulteriormente politiche di welfare e benessere lavorativo. Abbiamo poi diversi indicatori che dimostrano come l’attivazione femminile sul nostro territorio sia significativa”. Carlo Cottarelli
ha sottolineato durante la sua esposizione le ripercussioni relative alle recenti tensioni internazionali in Medio Oriente. “Lo shock energetico dovuto all’incertezza geopolitica globale - ha aggiunto - può portare a inflazione, recessione e quindi ad un più alto rischio di perdere il lavoro e in generale a una crescita minore del reddito delle famiglie. Servono interventi immediati come aiuti economici per sostenere chi è in di icoltà mentre nel lungo periodo la priorità deve essere liberarsi dalla schiavitù
degli idrocarburi, sia con le rinnovabili ma anche con l’energia nucleare”. “Essere parte di un momento tanto importante per comprendere i nostri territori è per noi una grande sfida e motivo di soddisfazione; con la nostra nuova proposta editoriale locale vogliamo raccontare il Trentino in modo fruibile da tutti in forma gratuita”, ha concluso l’editore Bergantin.
• Alberto Gottardo
La presentazione a Trento L’editore Giuseppe Bergantin
Il libro. “Perseveranza” è il nuovo romanzo della scrittrice e giornalista padovana, una storia disturbante e a ascinante
IL PERSEVERARE DI BARBARA CODOGNO, “DIABOLICO” E SENZA COMPROMESSI
“Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale”
Giornalista, scrittrice, curatrice d’arte, viaggiatrice… Barbara Codogno riesce a vivere mille vite diverse, tutte controcorrente.
“Perseveranza” (Apogeo Editore), il nuovo romanzo di Codogno, è una storia disturbante e a ascinante. Una storia che racconta il lato oscuro della nostra società e che mette il lettore di fronte a una serie di provocazioni impossibili da ignorare. Un libro da leggere, insomma. Per questo ho incontrato Codogno per approfondire insieme a lei i tanti spunti del suo splendido romanzo.
“Perseveranza” è un libro che non fa compromessi. Da dove sei partita per raccontare questa storia?
L’incipit è un fatto reale: un violinista che a un concerto resiste alla sua tosse fino alla fine dell’esecuzione del pezzo. Ricordo benissimo: ero al Pollini di Padova e ne rimasi impressionata. Cominciai a riflettere sulla fatica che aveva fatto quel musicista: resistere a qualcosa di fisico per un bene più grande. Da qui l’idea di parlare di un uomo che, invece, non aveva mai amato nulla che gli fosse valso la decisione di uno sforzo.
La genesi di questo romanzo è stata molto lunga, come mai?
Io non sono una scrittrice prolifica, ho sempre tempi lunghi. Inseguo idee,
intuizioni. Il mio processo di scrittura prevede che il personaggio si incarni in me: finché non lo sento pronto, non scrivo. E non faccio progetti, non so che cosa succederà… il personaggio prende vita da solo e mi guida nella scrittura. Poi sai, io scrivo amalgamando tutto: pensiero, parola, voce narrante… tutto in un unico flusso continuo e anche questo comporta che io debba entrare in quel particolare stato emotivo che mi permette una fusione perfetta.
Lo stile di questo libro è molto personale, un flusso di coscienza in cui si mescolano più piani temporali, realtà e percezione, memoria e invenzione, lampi e oscurità. Come nasce una scrittura così potente?
Ti svelo un segreto. Dopo la laurea in filosofia ero in crisi, mi avvicinavo al giornalismo e alla curatela d’arte ma i primi passi mi trovarono timida e spaesata. Così decisi di fare un corso di teatro. In città era arrivato il figlio di Lee Strasberg, John. Faceva delle audizioni e io mi presentai con una cosa super drammatica in stile Carmelo Bene, della serie: spiriti, apparite! Strasberg rise come un pazzo e mi scelse perché a suo avviso avevo incredibili potenzialità comiche. Quel suo corso mi ha cambiato la vita. Sul paco lui interrompeva la tua recitazione,
chiedendoti: ma il personaggio ha fatto colazione? E fuori che tempo fa? Ti spiazzava! È stata una rivelazione che poi è confluita nella scrittura: il personaggio è nel mondo: dentro alla pagine ma soprattutto fuori da queste. Il personaggio è pensiero, corpo, vita. Una lezione che ha lasciato il segno. Il tuo è un romanzo che non rassicura il lettore. Negli ultimi anni, invece, si sono moltiplicare opere rassicuranti, che cercano di mettere le cose a posto. Cosa ne pensi? Credo di essere per natura lontana dal mainstream. Oggi o devi mettere in piazza il tuo disagio, con storie tipo che sei guarita da un male incurabile, che hai un passato da tossico, oppure che la vita è bellissima e che felicità sta nelle piccole cose. Una ipocrisia provinciale, una menzogna banale
che edulcora la vita reale. Ma non parlerei di amore per la verità: nel mio caso è gusto estetico. Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale, che vogliamo comprendere con categorie psichiche e sociali. Strano cortocircuito. Di cui sono ovviamente orgogliosa! Il tuo protagonista, Berto, è una persona ributtante. Quanto è stato di icile “scriverlo”, raccontarlo?
Entrare in contatto con lui è stato molto complesso. Poi è scattata la scintilla e tutto quello che per 4 anni avevo accumulato pensando a lui l’ho sputato sulla carta in meno di un mese. Certo, Berto è un vero stronzo,
ma sai che molte persone a lettura ultimata mi han detto: beh, ma anche io mi sento un po’ Berto… perché chi di noi non ha augurato la morte al tipo che ti so ia il parcheggio? Io credo che Berto sia anche la parte oscura e inconfessabile di noi tutti. Una parte eh? Lui è uno stronzo con s maiuscola.
Oltre alla scrittura sei impegnati su diversi fronti artistici: hai altri progetti di cui ci vuoi parlare?
Ti ho appena citato un grandissimo regista rumeno, io ho la fortuna di avere in copertina un’opera di Radu Belcin, grandissimo pittore anche lui rumeno. Che assieme a Flavia Pitis e ad altri grandi artisti sarà protagonista di una mostra dedicata alla pittura contemporanea che curerò a settembre a Padova. La mostra titola: “Sul futuro del corpo”. E come vedi, io sempre là torno: il corpo è la centralità della mia indagine. Corpo inteso come un tutt’uno di carne, pensiero, ambiente, parola… in questo caso il futuro del corpo è il futuro del corpo della pittura oggi in grande trasformazione.
• Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Educazione, territorio e futuro: quando impresa e scuola
crescono insieme
DESPAR NORD E LE SCUOLE: UN IMPEGNO
CHE NUTRE LE NUOVE GENERAZIONI
Dalla sana alimentazione ai progetti per la didattica: vent’anni di iniziative per accompagnare bambini, famiglie e insegnanti verso uno stile di vita più consapevole
Un percorso condiviso con le istituzioni scolastiche, le amministrazioni pubbliche, il mondo dell’associazionismo locale e quello delle imprese territoriali del mercato agroalimentare. Questo il programma di lungo corso e ampio respiro che Despar Nord ha intrapreso nell’ultimo ventennio per diventare partner di percorsi e progetti educativi a favore dei più piccoli, favorendo la di usione delle buone pratiche per la migliore educazione alimentare, raccontando l’importanza dei corretti stili di vita e dell’attività fisica, incoraggiando la conoscenza dell’ambiente e della natura e sostenendo la didattica nelle scuole. Un piano di idee e iniziative per investire con responsabilità nel futuro delle comunità e generare valore condiviso nei territori in cui il marchio dell’Abete è presente. Negli anni, queste iniziative sono cresciute e si sono trasformate, coinvolgendo sempre più insegnanti, studenti e famiglie. L’obiettivo è rimasto lo stesso: unire apprendimento e diverti-
mento, portando nelle scuole – ma anche fuori – esperienze nuove, stimolanti e coinvolgenti.
Tra i progetti più rappresentativi c’è “Le Buone Abitudini Despar”, un vero e proprio punto di riferimento per l’educazione alimentare nato con l’obiettivo di supportare scuole e famiglie nel raggiungere un concetto ampio di qualità della vita, con particolare attenzione ai temi della sana alimentazione e dell’adozione di stili di vita salutari. Nato per promuovere corretti stili di vita tra i più giovani, dal suo avvio vent’anni fa ha coinvolto numerosi comuni del Veneto, promuovendo il coinvolgimento e l’adesione di centinaia di insegnanti e migliaia di alunni, diventando un’occasione preziosa per parlare di benessere in modo semplice e concreto.
Il progetto accompagna bambini, insegnanti e famiglie lungo tutto il percorso della scuola primaria, grazie a programmi pensati su misura per ogni classe e sviluppati insieme a specialisti del settore. Un
percorso educativo completo, che aiuta a costruire abitudini sane fin da piccoli. Negli ultimi mesi, “Le Buone Abitudini” ha preso vita anche in modo nuovo e originale, trasformando alcuni punti vendita Interspar in vere e proprie aule didattiche.
A Bassano del Grappa, oltre 250 bambini di sei scuole tra infanzia e primaria hanno partecipato a laboratori dedicati alla scoperta della piramide alimentare. Guidati da un’educatrice professionista, hanno imparato a riconoscere i diversi
gruppi di alimenti e a capire quanto sia importante seguire una dieta varia ed equilibrata. A Castelfranco Veneto, invece, i più piccoli sono stati accompagnati in un viaggio fatto di storie, profumi e colori. Attraverso il racconto animato di una cantastorie e attività manuali ed esperienziali, i bambini hanno esplorato il mondo dei legumi, delle spezie, delle erbe aromatiche e dei cereali, scoprendone caratteristiche, sapori e proprietà. Accanto a questi percorsi educativi, Despar Nord sostiene concretamente
anche la didattica nelle scuole di tutta Italia con iniziative come “Scuola Facendo” e “Stickermania”. Solo negli ultimi due anni, questi progetti hanno permesso di raccogliere oltre 1,1 milioni di euro, destinati all’acquisto di materiali e attrezzature per più di 4.700 scuole, tra istituti pubblici e paritari di ogni ordine e grado. Un impegno che va oltre il semplice sostegno economico: è una scelta che guarda lontano, mettendo al centro le persone, l’educazione e il futuro delle nuove generazioni.
Dalla natura al supermercato: i bambini scoprono la biodiversità con Despar Nord
Imparare a rispettare l’ambiente partendo da esperienze concrete, da vivere con curiosità e meraviglia. È questo lo spirito del nuovo percorso educativo avviato da Despar Nord, pensato per avvicinare i più piccoli ai temi della sostenibilità e della tutela degli ecosistemi. Per farlo, l’azienda ha scelto di collaborare con Moretto Farm, una realtà trevigiana giovane e innovativa che ha fatto della sostenibilità la propria missione. Qui, infatti, si applicano ogni giorno i principi dell’economia circolare e si lavora per proteggere e valorizzare la biodiversità, attraverso attività come l’acquaponica e l’apicoltura sostenibile. Moretto Farm è anche una delle eccellenze promosse da Despar Nord all’interno del progetto “Sapori del Territorio”, nato per dare valore alle produzioni locali e sostenere uno sviluppo responsabile, legato alla qualità e al
rispetto dell’ambiente.
Proprio da questa collaborazione è nato un percorso educativo speciale, che ha visto protagonisti gli alunni delle classi terze della scuola primaria “Ugo Foscolo” di Montebelluna (TV).
La prima tappa si è svolta direttamente in azienda, dove i bambini hanno potuto osservare da vicino la serra acquaponica e scoprire come nasce il miele, imparando a conoscere i processi naturali e le tecniche sostenibili utilizzate.
Il percorso si è poi concluso all’Interspar di Montebelluna, trasformato per l’occasione in uno spazio di condivisione e scoperta. Qui i bambini hanno ripercorso il viaggio del miele e presentato disegni, lavori e riflessioni nati dall’esperienza vissuta, diventando veri protagonisti di un progetto che lega natura, cibo e lavoro.
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Una nuova direzione per l’Ulss 3 Serenissima: Michela Barbiero, Chiara Bovo e Antonio Maritati sono i tre nuovi direttori strategici dell’azienda sanitaria veneziana, che affiancheranno il direttore generale Massimo Zuin nel governo dell’Ulss. L’annuncio è stato dato nel corso della conferenza dei sindaci, alla presenza dei rappresentanti del territorio.
“Si tratta di una direzione completamente rinnovata, composta da profili di eccellenza con professionalità ed esperienza consolidate – ha sottolineato Zuin -. Sono certo che sapranno interpretare le necessità del territorio e farsi voce dei professionisti della salute e del mondo sociale”.
A Michela Barbiero è stata affidata la Direzione amministrativa. Laureata in Scienze politiche all’Università di Padova, vanta oltre 34 anni di esperienza nel settore sanitario e più di sedici come direttore amministrativo in diverse aziende del Veneto, tra cui l’ex Ulss 17 di Este, l’ex Ulss 5 di Arzignano e Azienda Zero. Dal 2020 guidava la Direzione amministrativa dell’Ulss 6 Euganea di Padova. Barbiero ha dichiarato: “Il mio impegno sarà orientato a un governo amministrativo concreto, basato
su lavoro di squadra, ascolto e confronto, per accompagnare i processi di cambiamento e garantire servizi di qualità ai cittadini”.
La Direzione sanitaria è affidata a Chiara Bovo, laureata in Medicina e Chirurgia con specializzazioni in Patologia clinica e Igiene e medicina preventiva. Con un’esperienza trentennale, Bovo ha guidato Direzioni sanitarie in aziende ospedaliere e territoriali a Verona e nell’Ulss 6 Euganea, occupandosi tra l’altro degli Ospedali riuniti Padova sud. “Sono onorata di questo incarico – ha detto Bovo – e lavorerò in squadra per garantire ogni giorno la migliore sanità possibile per le persone che si affidano a noi”.
Ad occuparsi della Direzione sociosanitaria è Antonio Maritati, laureato in Scienze politiche e dirigente amministrativo con oltre vent’anni di esperienza nella salute pubblica. Maritati ha coordinato progetti interregionali, partecipato a riforme dell’assistenza territoriale e diretto la Commissione salute e relazioni socio-sanitarie della Regione Veneto. “Ascolto, lavoro di squadra e collaborazione con sindaci e comunità locali saranno le basi del mio impegno, con particolare attenzione all’avvio delle case della comunità”, ha dichiarato.
Ulss 3 Serenissima, la nuova triade strategica: Barbiero, Bovo e Maritati prendono il timone
Obiettivo rafforzare servizi e prossimità ai cittadini
In Veneto strutture di comunità sopra la media nazionale: già attivati oltre metà dei servizi
Il Veneto si colloca sopra la media nazionale nello sviluppo della sanità territoriale prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con un numero significativo di strutture già in funzione almeno in parte.
Secondo l’ultimo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, in regione sono state programmate 99 Case di comunità: di queste, il 64,6% ha già attivato almeno un servizio, un dato nettamente superiore alla media italiana ferma al 45,5%.
Situazione analoga per gli ospedali di comunità, strutture pensate per alleggerire la pressione sugli ospedali tradizionali e garantire assistenza più vicina ai cittadini. In Veneto ne sono previsti 73, e 47 risultano già operativi almeno in parte, pari al 64% del totale, contro una media
nazionale che si attesta al 27%. Buoni risultati emergono anche sul fronte della digitalizzazione sanitaria. Nel Fascicolo sanitario elettronico regionale sono disponibili 14 tipologie di documenti su 20 previste dalla normativa nazionale, un dato in linea con la media italiana secondo i dati aggiornati al 30 settembre 2025 del Ministero della Salute. A spiccare è soprattutto la partecipazione dei cittadini: l’89% dei residenti in Veneto ha dato il consenso alla consultazione dei propri documenti sanitari digitali, una percentuale che supera di gran lunga la media nazionale, ferma al 44%. Numeri che confermano come, in Veneto, il percorso di rafforzamento della sanità sul territorio e l’adozione degli strumenti digitali procedano a un ritmo più sostenuto rispetto al resto del Paese.
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La raccomandazione degli specialisti dell’Ulss 3. “Gesti impulsivi possono avere conseguenze gravissime”
“Mai scuotere un neonato che piange”:
cuotere un neonato che piange, anche quando il pianto è prolungato e difficile da calmare, è un gesto da evitare in modo assoluto. A ribadirlo sono gli specialisti dell’Ulss 3 Serenissima, che in occasione delle giornate nazionali di sensibilizzazione dell’11 e 12 aprile tornano a diffondere informazioni sulla Sindrome del Bambino Scosso, una condizione potenzialmente gravissima.
Secondo gli esperti, movimenti bruschi e ripetuti possono provocare lesioni cerebrali anche irreversibili, con conseguenze che vanno da deficit motori e cognitivi fino a danni alla vista, all’udito e, nei casi più gravi, al decesso.
Il pianto del lattante, spiegano i pediatri, è una forma naturale di comunicazione e può manifestarsi anche per periodi prolungati senza una causa patologica evidente, soprattutto nelle ore serali. Una situazione che può mettere alla prova la pazienza dei genitori, in particolare in condizioni di stress o stanchezza. Gli specialisti sottolineano l’importanza di mantenere la calma e di verificare sempre i bisogni primari del bambino, come alimentazione, cambio e comfort. In caso di pian-
to persistente, si possono adottare strategie rassicuranti come il contatto fisico, il dondolio, il bagnetto o una breve passeggiata. Se la situazione diventa difficile da gestire, è consigliato mettere il neonato in sicurezza nella culla e allontanarsi per qualche minuto, chiedendo eventualmente supporto a familiari o al pediatra.
L’Ulss 3, insieme alla Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica e a Terre des Hommes, promuove una serie di iniziative sul territorio per rafforzare la consapevolezza sul tema. Oltre agli incontri informativi nei centri vaccinali, sono previsti stand e attività divulgative a Marghera e momenti di sensibilizzazione negli ospedali, con il coinvolgimento di operatori sanitari, famiglie e associazioni di volontariato.
di formazione professionale per studenti scuola media
La dieta mediterranea diventa terapia: l’Ulss 3 Serenissima apripista in Italia
Non più solo stile di vita, ma vera e propria “prescrizione medica”. La dieta mediterranea entra ufficialmente nei percorsi di prevenzione e cura del sistema sanitario: a fare da apripista in Italia è l’Ulss 3 Serenissima, che ha messo a punto il primo Percorso primario diagnostico terapeutico assistenziale (Ppdta) interamente dedicato al modello alimentare simbolo della tradizione italiana.
Un cambio di paradigma che trasforma olio d’oliva, pesce, pasta, frutta, verdura e legumi in strumenti concreti di salute pubblica. Il progetto, coordinato dal geriatra Nicola Veronese, punta a colmare il divario tra evidenze scientifiche e pratica clinica quotidiana, traducendo le linee guida nazionali in un sistema organizzato e multidisciplinare. Il nuovo percorso entrerà nella fase operativa entro un paio di mesi e coinvolgerà l’intera rete territoriale: ospedali, distretti, case della comunità, medici di famiglia e pediatri. Qui verrà monitorata l’adesione alla dieta mediterranea attraverso questionari digitali e strumenti di valutazione, con l’obiettivo di individuare precocemente i soggetti a rischio.
Chi risulterà distante da questo stile alimentare sarà preso in carico da équipe composte da dietisti, infermieri di comunità e, in prospettiva, anche psicologi di base. Un approccio integrato che punta a intervenire su patologie croniche come diabete e obesità, trasformando l’alimentazione in leva preventiva e terapeutica.
Non solo teoria: il progetto prevede anche attività pra-
tiche, dalla consulenza nutrizionale ai veri e propri laboratori di cucina, che si svolgeranno nelle case della comunità o a distanza, tramite telemedicina. Un modo per rendere concreta e accessibile l’adozione di abitudini più sane. «L’obiettivo è costruire interventi personalizzati di salute pubblica – spiega Veronese – lavorando su una maggiore consapevolezza e su comportamenti quotidiani sostenibili». Una sfida tutt’altro che scontata: oggi solo il 5% della popolazione italiana segue pienamente la dieta mediterranea, percentuale che nell’Ulss 3 sale al 20%, ma che si punta ad aumentare ulteriormente.
A incidere sul progressivo abbandono di questo modello contribuiscono ritmi di vita sempre più frenetici, fattori sociali ed economici e il crescente consumo di cibi ultra-processati. Un paradosso che vede i Paesi del Nord Europa avvicinarsi alla dieta mediterranea mentre quelli dell’area mediterranea tendono ad allontanarsene.
«Vogliamo rendere la dieta mediterranea una componente concreta, misurabile e sostenibile dei percorsi assistenziali – sottolinea il direttore generale Massimo Zuin – trasformando un patrimonio culturale in uno strumento terapeutico capace di migliorare la qualità della vita». Un’iniziativa che ha già attirato l’attenzione della comunità scientifica nazionale: esperti del Consiglio nazionale delle ricerche, dell’Istituto superiore di sanità e dell’Università di Padova hanno discusso il progetto in un recente webinar, evidenziandone il valore innovativo.
Fascicolo sanitario elettronico, scattata la scadenza del 31 marzo per l’adeguamento delle strutture
Nuove regole per ospedali e ambulatori: referti entro cinque giorni e dati condivisi per migliorare le cure. Veneto capofila nell’utilizzo del servizio digitale, lo usano due cittadini su tre
anche in caso di accesso al pronto soccorso in un’altra zona del Paese, i sanitari potranno avere subito un quadro chiaro delle condizioni del paziente.
I numeri mostrano una crescita significativa dell’utilizzo. Tra luglio e settembre 2025, il 27% degli italiani ha consultato il Fascicolo sanitario elettronico. Il Veneto si distingue con una delle percentuali più alte: il 66% dei cittadini ha già utilizzato il servizio. Complessivamente, oltre 6,4 milioni di persone hanno effettuato almeno un accesso, mentre per circa 23 milioni di cittadini è stato caricato almeno un documento.
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Prosegue anche in Veneto il percorso del Fascicolo sanitario elettronico, destinato a diventare il fulcro della sanità digitale. Il 31 marzo ha segnato una data importante: entro questo termine tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, si sono dovute adeguare alle nuove modalità di trasmissione dei dati. L’obiettivo è rendere più semplice e immediato l’accesso alle informazioni sanitarie dei cittadini. Il Fascicolo rappresenta infatti una sorta di archivio digitale personale dove vengono raccolti documenti, esami e referti legati alla storia clinica di ciascun assistito. Attraverso questo strumento, ogni cittadino può consultare i propri dati e condividerli con medici e specialisti, favorendo cure più rapide e coordinate.
Per rendere il sistema davvero efficace, tutte le strutture dovranno utilizzare un linguaggio comune e rispettare tempi precisi: i referti dovranno essere caricati entro cinque giorni dalla visita o dall’esame. In questo modo,
Resta però ancora limitata la quota di chi ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati da parte dei medici, ferma al 44%. Molto alta, invece, la partecipazione dei medici di famiglia e dei pediatri, con oltre il 95% già presenti nel sistema.
Tra gli strumenti più importanti c’è il cosiddetto profilo sanitario sintetico, una scheda aggiornata dal medico di base o dal pediatra che riassume le informazioni principali sulla salute del paziente. Si tratta di un documento essenziale per permettere ai sanitari di capire rapidamente la situazione clinica, soprattutto nei casi di urgenza.
I cittadini possono accedere al Fascicolo tramite identità digitale e hanno pieno controllo sui propri dati: possono decidere chi può consultarli, modificare in qualsiasi momento le autorizzazioni e verificare chi ha avuto accesso alle informazioni. Anche la revoca del consenso è sempre possibile e non comporta conseguenze sull’assistenza sanitaria.
Fascicolo sanitario elettronico: accesso in pochi clic con i video tutorial della Regione Veneto
La Regione del Veneto punta sulla semplicità per avvicinare i cittadini al Fascicolo Sanitario Elettronico. Sono infatti disponibili una serie di video tutorial chiari e immediati, pensati per guidare passo dopo passo nell’utilizzo dei servizi sanitari online e nella gestione della propria salute digitale. I video accompagnano l’utente nelle principali funzionalità del fascicolo: dall’accesso tramite identità digitale alla consultazione di referti, ricette e documenti clinici, fino alla possibilità di monitorare il proprio percorso sanitario e avere sempre a disposizione
la propria storia medica in modo sicuro e organizzato. Non mancano indicazioni pratiche anche su come aggiornare i dati, condividere le informazioni con i professionisti sanitari e sfruttare al meglio i servizi disponibili.
I contenuti, realizzati da Give Emotions – società editrice de La Piazza, LaPiazzaweb e Radio Veneto24 – nascono con l’obiettivo di rendere più accessibili e intuitivi gli strumenti messi a disposizione dal sistema sanitario regionale, favorendone così una diffusione sempre più ampia tra gli utenti.
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