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laPiazza della Bassa - mag26

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Estate da star a Este: 14 serate dal 5 luglio al 2 settembre al Castello Carrarese

della Bassa Padovana

Il Veneto vuole l’autonomia energetica, Bitonci: “Lavoriamo sulle concessioni”

Con i cordoni della borsa ormai stretti dal bilancio approvato, il Consiglio Regionale del Veneto si è trasformato in un palcoscenico di scontri verbali che vanno ben oltre la semplice contabilità. È una sfida di visioni, un “botta e risposta” continuo che vede la maggioranza difendere il modello veneto e le opposizioni tentare di scardinarlo pezzo dopo pezzo. Il primo vero scontro frontale riguarda la mobilità. Carlo Cunegato, dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra, ha scosso l’aula con un attacco durissimo: “Presidente, mentre nel resto del mondo si corre verso il futuro, nel vicentino siamo fermi a treni a gasolio che sembrano reperti archeologici. Pagare abbonamenti esorbitanti per servizi da terzo mondo è un insulto ai lavoratori”.

Non si è fatta attendere la replica dai banchi della Lega e della Civica Zaia, che hanno risposto piccati: “Non abbiamo la bacchetta magica per elettrificare migliaia di chilometri in una notte, gli investimenti sono programmati e servono tempi tecnici, non slogan”.

Ma è stato Giovanni Manildo del Partito Democratico a rincarare la dose, spostando l’asse sul sociale: “I tempi tecnici non sfamano le famiglie.

Con 25 milioni, briciole rispetto ai 19 miliardi totali, potremmo dare trasporti gratuiti agli studenti. Non farlo è una scelta politica deliberata contro i giovani”.

SICUREZZA URBANA, UNA CHIMERA FRA AZIONE E PREVENZIONE

alle pag. 6-7

Psoriasi nei bambini, a Padova garantite diagnosi precoce e cure su misura

SOCIALE, WELFARE, PIANO CASA E GIOVANI, STEFANI: “ECCO COME CI STIAMO MUOVENDO”

servizio a pag. 22

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

• Nicola Stievano

el suo ultimo film, La grazia, Paolo Sorrentino ci consegna l’immagine di un Capo dello Stato che abita la «bellezza del dubbio». Così nelle sale austere e silenziose del Quirinale la burocrazia non è il mostro che tutti denunciamo, ma un argine saggio, un tempo sospeso di riflessione. “La burocrazia, tutti la detestano - afferma il presidente del film - perché è lenta ma serve proprio a questo: a non prendere decisioni aff rettate”.

segue a pag. 5

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Sintoniz zati sul

NADDIO ASFALTO, TORNA IL VERDE

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

Peccato che, uscendo dalla sala e tornando alla cronaca, il dubbio si trasformi in sospetto e la saggezza della procedura in una fretta che lascia storditi.

Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti per ragioni umanitarie somiglia a un copione scritto male, dove la nobile “cura estrema dello Stato” inciampa su un nome che evoca i fantasmi di una stagione politica che è ancora lontana dall’essere archiviata e che continua a maturare i suoi frutti avvelenati. Perché tanta urgenza?

Perché quel velo di riservatezza che oggi, alla luce delle inchieste giornalistiche, appare anziché come la doverosa tutela verso un minore come piuttosto un maldestro tentativo di tenere sotto traccia una vicenda esplosiva?

on si potrà più togliere verde senza togliere cemento: lo dice il nuovo Regolamento europeo sul ripristino della natura che riguarda Comuni e Provincie e anche Monselice. A richiamarlo è il Comitato Lasciateci respirare, che invita l’amministrazione a rivedere alcune scelte urbanistiche alla luce delle nuove norme. Il riferimento è al Piano nazionale di ripristino della natura, lo strumento con cui l’Italia applica la legge europea in vigore nell’agosto 2024 che però è entrata nel vivo solo in questi giorni. Una norma che, per la prima volta, impone obblighi precisi anche ai Comuni: nelle aree urbane non si potranno ridurre gli spazi verdi e la copertura arborea, se non compensando con interventi concreti di depavimentazione e rinaturazione. In altre parole, non basta piantare alberi: bisogna togliere asfalto e restituire suolo alla natura. Monselice rientra tra i Comuni direttamente coinvolti e quindi dovrà adeguarsi fin da subito. Fino al 2030 vale il divieto di ridurre il verde urbano mentre dal 2031 scatterà anche l’obbligo di aumentarlo progressivamente. Un passaggio che, secondo il Comitato, entra in contrasto con alcune scelte recenti. “Non si tratta di un indirizzo politico, ma di una norma vincolante” sottolineano “che prevale anche sugli strumenti urbanistici locali”.

Il regolamento europeo punta a invertire la rotta sul consumo di suolo e sul degrado degli ecosistemi, fissando alcuni obiettivi: entro il 2030 dovranno essere avviati interventi di ripristino su almeno il 20% del territorio. Per Monselice, porta dei Colli Euganei e territorio ad alto valore paesaggistico c’è una partita in gioco: da un lato le previsioni urbanistiche dell’amministrazione, dall’altro un quadro normativo che impone limiti più stringenti. “È il momento di fermarsi e ripensare le scelte” conclude il Comitato “perché il futuro delle città non può più passare dalla riduzione del verde, dopo il verdetto del Parco Colli, lo dice forte e chiaro anche l’Europa”.

La norma europea obbliga anche Monselice a rivedere alcune scelte urbanistiche

A squarciare l’esile velo del silenzio è un’inchiesta giornalistica che prima rende pubblico il provvedimento firmato dal Presidente della Repubblica e in seguito ne svela i tanti lati oscuri, dagli intrighi in Venezuela in cui a farne le spese sono proprio dei bambini indifesi, alle visite fantasma in ospedali italiani che si aff rettano a smentire contatti o consulenze. Se queste fondamenta crollano, non siamo più di fronte a una scelta politica discutibile o ad una decisione che può sembrare superficiale ma a un vero e proprio corto circuito istituzionale. Nel caos che ne è seguito finisce anche il rimpallo delle reciproche respons-

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abilità. Il Quirinale non indaga, non fa il detective, si è detto: il Presidente della Repubblica esercita il suo potere di concedere o negare la grazia sulla base di un’istruttoria tecnica che gli viene consegnata. È il Ministero della Giustizia a dover garantire la genuinità di quel fascicolo che a sua volta ha ricevuto dalla Procura che ha condotto le indagini “sul campo” e tratto le proprie conclusioni. Ma in questo passaggio qualcosa si è rotto e qualcuno ha si è lasciato prendere la mano, quantomeno, da una insolita fretta o approssimazione, che di fronte a provvedimenti così definitivi come una grazia, è sempre cattiva consigliera. Non si può permettere che lo strumento della grazia - un atto quasi sacro, per questo concesso con parsimonia dai capi di stato - venga profanato da procedure opache o, peggio, da falsità documentali. Ecco allora la richiesta di chiarimenti urgenti del Quirinale al ministro della Giustizia per fare luce su un caso che potrebbe condizionare pesantemente il confronto politico. Mentre il Governo fa quadrato attorno a un Guardasigilli sempre più in aff anno e la procura corre ai ripari con un rapido supplemento di indagine, resta l’amarezza per un’istituzione che meritava più rispetto. La grazia, diceva il film, è bellezza. Qui, purtroppo, sembra rimasta solo la bruttezza di una trappola tesa alla credibilità dello Stato. segue

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Sicurezza urbana/1. Priorità, strategie e proposte nei programmi dei candidati Conte, Ennio e Peraro

SOLUZIONI E RICETTE DEGLI ASPIRANTI SINDACI, VISIONI E APPROCCI DIFFERENTI PER MONSELICE

AMonselice il tema della sicurezza urbana si impone come uno dei cardini del confronto tra i tre candidati sindaco, con approcci differenti che riflettono sensibilità e priorità diverse nel modo di intendere la vivibilità della città. Nel dibattito politico che anima la città della Rocca, la sicurezza viene declinata non solo come controllo del territorio, ma anche come qualità degli spazi, prevenzione e partecipazione della comunità.

Fabio Conte lega il concetto di sicurezza a una presenza costante delle istituzioni e a un’azione concreta contro il degrado urbano, sottolineando che “la sicurezza si costruisce con presenza costante e attenzione quotidiana” e che sarà necessario “raff orzare il presidio del territorio” intervenendo sulle criticità esistenti. Nel suo programma emerge con forza il ruolo dell’illuminazione pubblica e della collaborazione tra enti, indicando come decisiva “la collaborazione stabile tra amministrazione, Polizia Locale e forze dell’ordine”. Ma Conte insiste anche su una visione sociale

della sicurezza, osservando che “la sicurezza si garantisce principalmente rendendo viva e frequentata la città” e che una città con “più negozi, spazi e attività per famiglie è il primo obiettivo da raggiungere”. Tra le azioni proposte figurano anche iniziative di prevenzione come “la realizzazione di iniziative dedicate all’autodifesa femminile”, oltre a interventi su nodi sensibili come l’area della stazione ferroviaria e quella delle corriere, dove “necessita di interventi per migliorare decoro, sicurezza e vivibilità”.

Di taglio differente la proposta di Franco Ennio, che mette al centro la prevenzione e la cura dello spazio pubblico, chiarendo da subito un aspetto chiave: “crediamo in una sicurezza che nasca dalla prevenzione e dalla cura dello spazio pubblico, non solo dalla repressione”. Il candidato propone un equilibrio tra strumenti tradizionali e nuove strategie sociali, aff iancando a “illuminazione eff iciente” e “installazione di telecamere nei luoghi nevralgici” un forte investimento sulla cittadinanza attiva e sull’educazione.

In questa direzione si inserisce l’idea di “sperimentare la figura dell’Educatore di strada, per off rire un servizio che costruisca relazioni di fiducia tra i giovani cittadini ed il territorio”, così come il coinvolgimento delle scuole e delle istituzioni in percorsi condivisi, con “incontri sulle tematiche della sicurezza e della legalità, con la collaborazione dei Carabinieri, della polizia municipale, del SerD”. Centrale anche il coordinamento tra enti, con l’obiettivo di garantire “una presenza in tutto il territorio, nelle frazioni, nelle scuole e nella stazione ferroviaria”, oltre all’adesione ad “Avviso Pubblico”, per promuovere la cultura della legalità. Si concentra sul piano operativo la proposta di Stefano Peraro, che nel suo capitolo dedicato a Monselice “Forte e sicura” definisce la città come “presidio di legalità” e sottolinea che “una città che promuove la sicurezza come bene comune” deve agire su più livelli. Tra le misure indicate figurano “l’implementazione del progetto Controllo di vicinato” e il “completamento del progetto videosorveglianza con l’installazione di

nuove telecamere”, anche nei cimiteri. Ampio spazio è dedicato anche alla sicurezza stradale e urbana, con “la realizzazione di 10 nuovi attraversamenti stradali per garantire la sicurezza dei pedoni” (progetto peraltro già finanziato) e il potenziamento dell’illuminazione pubblica, opera in corso di esecuzione. Peraro punta inoltre sul rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine,

Controllo di vicinato a Monselice, 150 i cittadini coinvolti: rinnovato il protocollo d’intesa con la Prefettura

Dopo tre anni dalla sua attivazione il controllo di vicinato di Monselice è stato rinnovato con il protocollo d’intesa sottoscritto a fine aprile in Prefettura. Sei le aree in ambito urbano interessate, individuate in analogia alle contrade della Giostra della Rocca: Marco Polo - Marendole - San Cosma - Ca’ OddoCentro Storico/San Giacomo e Carmine. Qui sono installati i cartelli identificativi di colore bianco,

giallo e nero. Sono già 150 i cittadini che hanno ricevuto informazioni sul proprio gruppo di appartenenza e un vademecum completo per garantire una collaborazione corretta e un contributo attivo ed eff icace. Per ogni gruppo è stato designato un coordinatore incaricato di raccogliere le segnalazioni da parte degli aderenti e di trasmetterle alla forze dell’ordine quando necessario.

Restano per il momento in stand-by le zone di Monticelli e San Bortolo perché le adesioni in queste frazioni sono ancora in numero non idoneo per poter attivare il progetto. I residenti in queste zone, interessati ad aderire al controllo di vicinato, possono comunicare la propria disponibilità compilando il modulo disponibile sul sito del Comune di Monselice o rivolgendosi al Comando di Polizia Locale.

prevedendo il “potenziamento dell’attività della Polizia locale sul territorio e coordinamento delle azioni con l’Arma dei Carabinieri”, e su iniziative sociali come “progetti speciali per garantire la sicurezza e il decoro in centro storico” e “corsi di difesa personale gratuiti per le donne”.

• Nicola Stievano

L’iniziativa, avviata nel 2023, prevede il coinvolgimento diretto dei cittadini, che diventano sentinelle del proprio quartiere segnalando alle autorità comportamenti sospetti o situazioni anomale, senza sostituirsi alle forze dell’ordine ma in pieno spirito collaborativo. In questo modo il territorio viene monitorato in maniera capillare, migliorando la percezione di sicurezza e raff orzando il legame tra istituzioni e cittadinanza.

L’attività svolta in provincia di Padova (Comando provinciale Carabinieri)

“LA MICROCRIMINALITÀ ZERO NON ESISTE,

ESTE TRA PREVENZIONE E CONTROLLO”

In un’epoca in cui la percezione del rischio spesso supera il dato statistico, il sindaco di Este Matteo Pajola traccia un bilancio di una fida quotidiana fatta di equilibrio tra prevenzione e controllo. Sindaco, Este non ha attivato il “controllo di vicinato”. Come mai questa scelta? Partiamo da un presupposto: la microcriminalità “zero” non esiste in nessuna realtà, e sarei poco onesto a dire il contrario. Tuttavia, Este è una città dove si vive decisamente bene. La scelta di non puntare sul controllo di vicinato non è un disinteresse, ma deriva dalla volontà di investire massicciamente su canali istituzionali e professionali. Abbiamo fatto un lavoro immenso con il consigliere delegato e con la nostra Polizia Locale, guidata dal comandante Sinigaglia. La nostra priorità è stata la prevenzione tecnologica e la presenza

costante delle forze dell’ordine. Detto questo, la mia massima solidarietà va a chiunque subisca un furto o un reato: il trauma che ne deriva è profondo e va sempre trattato con estrema attenzione e rispetto.

A proposito di tecnologia, spesso si parla di telecamere come panacea, ma quali sono i numeri reali a Este?

I numeri sono importanti e parlano di un investimento concreto. Solo nell’ultimo biennio abbiamo installato 30 nuovi dispositivi. Oggi la nostra rete di controllo visivo ha superato i 170 “occhi elettronici”. Non parliamo solo di telecamere di contesto, ma anche di sistemi “Targa” che permettono un monitoraggio preciso degli accessi. È un apparato che abbiamo implementato in totale sintonia con i Carabinieri e le altre forze di polizia. Questo sistema non serve solo a reprimere,

Anche nella Bassa Padovana crescono le segnalazioni di raggiri e truffe ad anziani, specie a persone anziane, spesso sole, oppure che vivono in zone isolate. Come sempre le forze dell’ordine, che tengono incontri periodici con i cittadini, invitano alla massima prudenza e all’attenzione quando degli sconosciuti si presentano alla porta o al telefono. Tra i raggiri più frequenti, le telefonate di falsi carabinieri, poliziotti o avvocati che riferiscono di un parente stretto coinvolto in un grave incidente o trattenuto in caserma. La richiesta è di consegnare denaro o preziosi a un incaricato che si presenterà a domicilio. In altri casi, i truff atori si spacciano per parenti in diff icoltà o tecnici delle forniture domestiche, oppure incaricati del comune, inducendo la vittima a mettere al sicuro soldi e gioielli, poi sottratti abilmente.

I truff atori sfruttano la sensibilità emotiva e la fiducia degli anziani, mettendo in atto metodi sempre più ingegnosi.

Non mancano le truff e informatiche: tramite numeri

ma è un deterrente fondamentale che ci permette un controllo del territorio capillare e moderno.

Un altro tema sensibile riguarda i giovani. Si è parlato spesso di “baby gang” o atti di vandalismo in centro. Qual è la situazione attuale? Bisogna fare molta attenzione a non confondere il dinamismo giovanile con la criminalità. Este è una città viva, accogliente, che attrae molti ragazzi anche dai comuni limitrofi. In passato abbiamo avuto alcuni episodi di vandalismo, è vero, ma grazie alle indagini e alle telecamere i responsabili sono stati individuati e quegli eventi non si sono più ripetuti. Non abbiamo fenomeni di “baby gang” strutturate o situazioni fuori controllo. Certo, a volte ci scontriamo con la maleducazione di chi non rispetta le regole basilari della convivenza, ed è un fronte su cui il termometro deve restare sempre alto, ma non siamo di fronte a un allarme criminale giovanile che mette a soqquadro la città.

Este però non agisce da sola. Che ruolo gioca il coordinamento con gli altri Comuni?

Este è capofila del Sal (Servizio Associato di Polizia Locale) e questo ci permette di ragionare in termini di distretto. Grazie ai finanziamenti che abbiamo intercettato e ricevuto, siamo riusciti a potenziare la sicurezza non solo nel nostro comune, ma in tutto il territorio convenzionato. Ogni

di telefono apparentemente istituzionali, i malviventi entrano in possesso delle credenziali bancarie e spostano il denaro su conti falsi. Possono presentarsi falsi appartenenti alle Forze dell’Ordine, che chiedono di visionare il denaro custodito in casa con la scusa di controlli su banconote false, sottraendolo poi approfittando della distrazione della vittima. La raccomandazione è quella di non aprire a nessuno o fornire i propri dati, nel dubbio è utile chiamare subito il 112.

Comune ha fatto la sua parte economica, ma la visione d’insieme ci permette di avere una maglia di controllo molto più stretta. Inoltre, avere a Este la stazione e la Compagnia dei Carabinieri fa una differenza enorme: la collaborazione tra loro e la nostra Polizia Locale è quotidiana e significativa. In definitiva i cittadini di Este possono sentirsi sicuri?

Sì, lo dico con convinzione: Este è una città

sicura. Lo è grazie a un lavoro di squadra che vede l’amministrazione, la Polizia Locale e l’Arma dei Carabinieri remare nella stessa direzione. Continueremo a investire, a osservare e a intervenire, perché la sicurezza è un bene comune che va alimentato ogni giorno con serietà, senza slogan, ma con fatti e tecnologia”.

• Nicola Stievano

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Elezioni amministrative. I

cittadini sono chiamati alle urne il 24 e 25 maggio

VERSO IL VOTO: ECCO CHI SONO I TRE CANDIDATI

FABIO CONTE: “MONSELICE RITORNA”

Fabio Conte, 68 anni, pediatra, consigliere comunale di minoranza, già sindaco della città dal 1999 al 2009, torna in campo con l’obiettivo di riportare Monselice a essere un polo di attrazione per famiglie, imprese e turisti. Tra le priorità indica sicurezza e contrasto al degrado, rilancio del turismo, attenzione alle persone più fragili e sostegni concreti a famiglie e giovani, con ascolto delle esigenze delle frazioni. “Il mio slogan è “Monselice

FRANCO ENNIO:

Franco Ennio, 63 anni, imprenditore nel settore della moda e presidente del Monselice Volley 86, si candida alla guida della città puntando sulla discontinuità dopo ventisette anni di centrodestra. Il suo slogan è “–Io +Noi”, una linea che rilancia la partecipazione come metodo di governo. “Al centro del programma ci sono le persone, le famiglie e i giovani, ma anche cultura, turismo e mobilità sostenibile, per una Monselice più viva e attrattiva”, spiega. Sostenuto da quattro liste, PD, Monselice Futura, Insieme per Monselice e Casa Riformista, Franco Ennio non è un esordi-

ritorna”. Voglio restituire alla città il ruolo di attrattività e leadership che aveva fino a qualche anno fa”, sottolinea Conte. Il candidato è sostenuto da Forza Italia e dalla civica Con-te per Monselice, che riunisce Partito Popolare Europeo, Noi Moderati e Giovani Monselice. Tra i punti centrali del programma il tema sociale: “Vogliamo una Monselice accogliente, capace di sostenere concretamente le famiglie, in particolare le fasce più fragili. Dobbiamo aiutare chi vive qui

ente: tra il 1995 e il 1999 fu consigliere comunale nella giunta Bettin. “La politica deve riacquistare il proprio primato attraverso la ricerca del bene comune. La cittadinanza deve riappropriarsi della propria città”, sottolinea. Il programma parte dalle famiglie, con un Fondo natalità, il Fattore famiglia comunale per ridurre i costi di mensa e trasporto scolastico e uno sportello dedicato. Per i giovani punta al Forum dei giovani, al Consiglio Comunale dei ragazzi e ad un recupero degli spazi pubblici inutilizzati da mettere a disposizione anche degli anziani. Sull’ambiente, si impegna alla trasparenza

STEFANO PERARO: “FATTI, RISPOSTE, FUTURO”

Stefano Peraro, 54 anni, professionista nel settore della sanità privata e attuale vicesindaco, si candida alla guida della città puntando sulla continuità amministrativa e su un programma che guarda allo sviluppo e alla trasformazione urbana. Il suo slogan è “fatti, risposte, futuro”, una linea che rivendica i risultati ottenuti e rilancia nuove progettualità. “Al centro del programma ci sono rigenerazione urbana, viabilità e mobilità, il secondo casello autostradale e la

realizzazione di una casa di comunità, per una Monselice sicura, attrattiva e competitiva, capace di guardare ai giovani e alle famiglie”, spiega Peraro. Il candidato è sostenuto dalla civica Peraro Sindaco, dalla Lega con l’appoggio della consigliera regionale ed ex sindaca Giorgia Bedin, dalla lista Siamo Monselice e da Fratelli d’Italia.

“Non intendiamo fermarci. Abbiamo realizzato molto nei cinque anni precedenti e ulteriori risultati sono stati raggiunti in questi quasi due

e rendere la città attrattiva anche per nuove famiglie”. Ampio spazio anche alla sicurezza: “Servirà uno sforzo importante per garantire maggiore tutela, soprattutto nel centro cittadino e per le persone più esposte, come anziani, ragazze e donne”. Centrale anche il rilancio turistico: “Monselice deve tornare a essere turistica. Serve un nuovo slancio, a partire dalla riapertura dell’ostello, chiuso da troppo tempo e rimasto fermo anche davanti all’occasione del Giubileo”.

sulla bonifica dell’ex Italcementi, al controllo del radon nelle scuole e alle indagini sui PFAS. Sulla cementeria, l’obiettivo è proseguire verso la dismissione rispettando il Piano Ambientale del Parco Colli e la scadenza dell’AIA al 2029. Sul fronte mobilità, prevede il Piano urbano della mobilità sostenibile, percorsi ciclopedonali potenziati e pressione costante su Regione e Ministero per il casello autostradale. Cultura e turismo sono leve di sviluppo: rilancio dei siti storici, sinergie con la Bassa padovana e aggiornamento dell’offerta culturale. Chiude la visione un Uff icio Europa

Non manca il riferimento alle frazioni: “Oggi sono abbandonate. Nei miei mandati strade, illuminazione e marciapiedi erano al centro di un lavoro concreto. Ora bisogna recuperare quei servizi e restituire dignità a tutto il territorio”. Tra gli altri obiettivi, quello di riaprire Cava della Rocca a grandi eventi, concerti e manifestazioni, in sinergia con la Regione Veneto, proprietaria del sito.

• Giada Zandonà

per intercettare finanziamenti a sostegno della crescita del territorio. •(G.Z.)

anni. Ho ripreso il programma con cui ci siamo presentati alle ultime elezioni e ho verificato quanto è stato effettivamente realizzato: in meno di due anni abbiamo portato a compimento oltre il 50% degli obiettivi”, sottolinea. Peraro indica le priorità del programma elettorale, a partire dalla rigenerazione urbana già avviata con interventi strategici come l’area ex Italcementi e il recupero dell’ex ospedale. Centrale anche il tema della viabilità e della mobilità,

con il progetto del secondo casello autostradale e una serie di interventi che coinvolgono la rete cittadina e gli impianti sportivi. Tra gli obiettivi anche il raff orzamento dei servizi sociali, con la realizzazione della casa di comunità e la creazione di nuovi spazi di aggregazione. Una visione complessiva che punta a una città più eff iciente, con servizi diff usi e maggiore qualità della vita.

•(G.Z.)

Fabio Conte
Stefano Peraro
Franco Ennio

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Addio all’ex Italcementi. Via libera alla demolizione

NASCE IL PIÙ GRANDE PROGETTO DI RIGENERAZIONE URBANA DEL VENETO

Il gigante del cemento che ha segnato un’epoca e il paesaggio si prepara a scomparire. È stata presentata la richiesta da parte di Rocelli capital per la demolizione dell’ex Italcementi: il primo atto concreto che apre la strada al più grande progetto di rigenerazione urbana del Veneto.

Segreteria del Sindaco 0429 786 939 sindaco@comune.monselice.padova.it

“Abbiamo lavorato a lungo con l’obiettivo di restituire valore a un’area strategica, trasformandola in un motore di sviluppo sostenibile” spiega l’amministrazione, indicando le principali direttrici dell’intervento: una nuova area produttiva, spazi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, impianti sportivi e una pista ciclabile lungo tutto il perimetro. Un progetto destinato a cambiare volto a un’area che interessa circa 66 ettari tra il quartiere del Carmine e la frazione di Marendole, e che punta a riconvertire completamente l’ex cementeria in un comparto produttivo e logistico, aff iancato da funzioni direzionali e tecnologiche.

L’area sarà suddivisa in tre blocchi destinati ad attività industriali, con l’obiettivo di attrarre nuove imprese e creare opportunità occupazionali. Accanto alla riconversione edilizia è prevista anche una significativa rigenerazione ambientale, in particolare nell’area dell’ex cava del Monte Fiorin, dove su circa 38 ettari saranno realizzati parchi, mantenute le fasce boscate e tutelati gli invasi d’acqua esistenti. Una parte dei terreni sarà inoltre destinata alla produzione di energia rinnovabile attraverso un impianto fotovoltaico. Il piano prevede anche un importante pacchetto di opere infrastrutturali, a carico del proponente, tra cui la bretella di collegamento tra Marendole e la Sr 10 fino all’ospedale di Schiavonia e un nuovo campo da calcio. Sul fronte della viabilità è previsto il completamento del collegamento tra la Sr 10 Padana Inferiore e la rotatoria di via Moralediemo, con la realizzazione di un sottopasso ferroviario sulla linea Monselice-Mantova, considerato strategico anche per migliorare l’accesso al polo ospedaliero. In programma anche una nuova rotatoria e un percorso ciclopedonale lungo il perimetro nord e nord-ovest del comparto. Tra le opere pubbliche figura inoltre la cessione al Comune di almeno 15 mila metri quadrati nell’area della cava, destinati a impianti sportivi a servizio della

frazione di Marendole. Un intervento di portata davvero rilevante che apre una nuova fase ma che lascia anche aperta la questione delle tempistiche e dell’iter autorizzativo, inevitabilmente complesso per dimensioni e articolazione. Ora ci sarà l’attesa di capire quando i lavori potranno entrare nel vivo, come sarà gestito il cantiere e quali saranno i tempi reali di trasformazione di un’area che da anni attende una nuova identità e nuove destinazioni.

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Sabinianum riconosciuto “Scuola sicura”

L’istituto paritario cattolico Sabinianum ha ottenuto il riconoscimento di “Scuola sicura”. Si tratta di un protocollo della Federazione italiana di scuole cattoliche primarie e secondarie che tratta tutti gli aspetti legati alla tutela degli alunni, dalla protezione dagli abusi sessuali e non sessuali da parte del personale scolastico agli interventi dell’istituto a supporto del minore in caso di abusi in famiglia, passando per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo, la tutela della privacy dei minori, la sicurezza degli ambienti scolastici, dei mezzi di trasporto e delle strutture che ospitano le gite scolastiche.

Puoi scriverci all'indirizzo spipadova@gmail.com oppure venirci a trovare nelle nostre sedi: Monselice, Viale della Repubblica 27; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00 Este, Via Ca’ Mori 2; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00 Montagnana, Via Trevisan 8; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00

Un traguardo importante, dato che sono solo 12 le realtà in Italia che rispondono a questi requisiti: “Per noi perseguire il protocollo Scuola sicura è stata prima di tutto una scelta” sottolinea Virginia Kaladich, direttrice del Sabinianum e presidente di Fidae nazionale. “Una scelta che ha coinvolto tutte le scuole del Sabinianum: le primarie Buggiani e Sacro Cuore e la secondaria di primo grado Poloni. Scuola sicura” precisa Kaladich “è una visione, una scuola che previene, che ascolta, che educa alle responsabilità”. E per questo è stata coinvolta l’intera comunità: dai bambini più piccoli della primaria ai genitori, tramite le assemblee in tutte le classi e il confronto con i rappresentanti degli studenti, fino alla rielaborazione attenta e matura degli studenti della terza classe della secondaria di primo grado. “Qui il dialogo è reale e quotidiano. Studenti, docenti e famiglie hanno costruito insieme una bussola di valori. Scegliendo di essere “Scuola sicura” vogliamo dire che la tutela dei minori, la prevenzione e il contrasto al bullismo sono al centro della nostra attenzione. I nostri ragazzi devono guardare al futuro con serenità. “Scuola sicura” significa per noi una comunità che si prende cura, che educa e che cresce insieme e, in un linguaggio ecclesiale, una comunità che pratica la carità educativa”.

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Nuova

Il nuovo centro studi eremo di Santa Domenica apre con la biblioteca di Roberto Valandro

Una nuova vita per il Monte Ricco, è stato inaugurato il Centro studi eremo di Santa Domenica “Natura cultura scoperta”. Un nuovo spazio che si inserisce nel percorso di valorizzazione del complesso e che custodisce anche la preziosa biblioteca dello storico Roberto Valandro, donata alla collettività dopo una vita di studi e ricerche. Un tassello in più per continuare la trasformazione del luogo in un polo dedicato alla cultura, allo studio e al rapporto con la natura, con uno sguardo rivolto ai giovani e alle nuove generazioni chiamate a rileggere e abitare il territorio. Si tratta di una progettualità capace di mettere in rete istituzioni, scuola e realtà associative che ruotano attorno a un punto: l’eremo è un luogo della memoria per i monselicensi e uno spazio da che deve diventare punto di incontro tra storia, natura, formazione e ricerca. “Questo è un percorso

iniziato molti anni fa” ha ricordato il gestore del complesso Carlo Bovo: “Come i tornanti del monte Ricco, ci porta a guardare sempre più in alto. Lavoriamo a questo progetto dal 2005 e oggi riusciamo a valorizzare il colle in modo concreto e attuale, rendendolo uno spazio vivo e aperto”. Un progetto che affonda le radici nella storia, documentata fin dal 1203, data riportata anche nel logo e legata al primo insediamento di una comunità di frati. Un patrimonio raccontato nel libro “Viaggio attorno al monte Ricco. Il passato e il domani”, con fotografie di Donata Previato, nato dall’impegno di Valandro: “Questo monte è un universo. Come un personaggio che mi osservava dall’alto e attendeva di essere raccontato. Coinvolgere i giovani, in queste attività sul colle significa anche condividere in modo democratico conoscenza e possibilità di ricerca. Ho lavorato due anni a questo libro per restituire il monte

da ogni punto di vista, da quello geologico alle storie, alle leggende e alle tradizioni”. La mattinata è stata intervallata da diversi interventi, tra cui quello del docente Lucio Montecchio, che ha posto l’attenzione sul valore della natura come elemento centrale non solo dal punto di vista ambientale, ma anche educativo e culturale. Sul monte Ricco stanno intanto prendendo forma nuove iniziative, come la pulizia della vernice segnaletica dei tornanti e la prossima installazione di pannelli informativi dedicati alla storia e all’ambiente del territorio. L’eremo ospita già da oltre un anno attività con studenti di scuole, accademie e università, con l’obiettivo, che si sta già concretizzando di ampliare con altri enti e istituti le occasioni di studio, ricerca e divulgazione.

• Giada Zandonà

Federico Zandolin terzo ai campionati italiani juniores

Federico Zandolin, studente quindicenne del liceo scientifico Cattaneo-Mattei, si è classificato terzo ai Campionati di italiano, categoria Juniores. Un risultato di rilievo in una competizione che ha coinvolto 60 studenti da tutta Italia. La finale si è svolta il 21 aprile all’Università di Salerno e ha messo alla prova i partecipanti per quattro ore tra riassunto, articolo di giornale e testo creativo. Le tracce proposte spaziavano dal dibattito sull’intelligenza artificiale all’aff resco di Giotto dedicato a san Francesco e agli uccelli, temi diversi ma centrali nella cultura contemporanea e nella

tradizione italiana. La prova di Zandolin ha convinto la commissione, che ne ha sottolineato “la buona padronanza degli strumenti linguistici ed espositivi nonché la consapevolezza delle diverse tipologie di scrittura”. Soddisfazione anche da parte della docente Simona Marangoni: “La prova era tutt’altro che semplice e il livello dei partecipanti altissimo. Conosco Federico dalla prima liceo e ho sempre creduto nelle sue potenzialità: il suo approccio alla scrittura è originale e creativo, il suo bagaglio lessicale è ricco, il suo impegno e la sua dedizione commoventi”. Al

suo ritorno in classe Federico è stato accolto dall’aff etto festoso dei suoi compagni e dai suoi docenti, ma soprattutto dall’abbraccio dei suoi genitori, che hanno seguito in diretta la finale con il cuore palpitante. Le parole di Federico al momento della premiazione sono state uno spontaneo ed emozionato ringraziamento alla scuola, alla professoressa e alla sua famiglia: un messaggio toccante nella sua semplicità.

• (G.Z.)

Indagini. Primo passo verso la riqualificazione

Il foro romano riemerge: scavi e futuro Parco dell’Olmo

Tornano gli scavi nell’area archeologica “All’Olmo” e, con loro, riemerge un pezzo ancora poco conosciuto della città romana. Il Comune di Este, insieme all’Università di Verona e con la concessione del Ministero della Cultura – Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno, avvia una nuova campagna di indagini che anticipa la futura riqualificazione dell’area, destinata a diventare un parco pubblico aperto e accessibile. Sino al 29 maggio gli archeologi del Dipartimento di Culture e Civiltà dell’ateneo scaligero lavoreranno nello spazio compreso tra via Olmo e via Salute, con l’obiettivo di fare luce sul Decumano, l’antica arteria della città romana, e sulle strutture murarie che potrebbero appartenere al Foro, cuore politico, economico e religioso dell’antica Ateste. Si tratta di un’area già indagata tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, ma ancora in gran parte da interpretare e valorizzare. A coordinare lo scavo è la professoressa Patrizia Basso, alla guida di un’équipe

di archeologi e studenti impegnati nello studio stratigrafico. La campagna rappresenta anche un’occasione di apertura alla cittadinanza: venerdì 22 e 29 maggio sono previste visite guidate gratuite, con due turni alle 16.30 e alle 17.30, per permettere a cittadini, studenti e turisti di osservare da vicino le operazioni, conoscere le tecniche di scavo e i primi risultati. Un modo per trasformare l’area in un laboratorio vivo di conoscenza e partecipazione.

“Con questi scavi inizia concretamente la riqualificazione del Parco dell’Olmo, che non sarà soltanto uno spazio verde ma un centro culturale e sociale”, afferma il sindaco Matteo Pajola. “Un luogo dove la storia millenaria di Este dialogherà con la comunità di oggi e di domani, rafforzando il senso di appartenenza”. Sulla stessa linea l’assessora alla transizione ecologica Beatrice Andreose: “È il primo passo del progetto di valorizzazione dell’area, che restituirà alla città uno spazio centrale finora chiuso. Gli incontri con scuole e cittadini sono un’opportunità preziosa per riscoprire il passato, quando il

cuore civile si collocava tra l’Olmo e il quartiere Salute”.

L’intervento, sostenuto anche dalla Fondazione Cariparo, segna così l’avvio di un percorso che intreccia ricerca, rigenerazione urbana e partecipazione. L’area archeologica, oggi utilizzata come parcheggio, è destinata a trasformarsi in uno spazio pubblico capace di coniugare memoria storica, fruizione quotidiana e nuove occasioni di incontro per la comunità.

• Giada Zandonà

Grande

partecipazione per il meeting

interregionale di atletica

Este si conferma punto di riferimento per lo sport nel territorio veneto grazie al successo del meeting interregionale di atletica “I Ludi del Bo – 1° Trofeo Banca Prealpi-Città di Este”, svolto il 1° maggio 2026 nel rinnovato impianto di atletica cittadino. L’iniziativa, organizzata dall’ASD Virtus Este insieme al Cus Padova, ha visto la partecipazione di 750 atleti e circa 1000 spettatori, oltre al lavoro di volontari e giudici che hanno garantito lo svolgimento delle gare. Alla manifestazione erano presenti il sindaco e la consigliera con delega allo sport Carla Marigo, a testimonianza del sostegno del Comune di Este alla crescita delle attività sportive sul territorio. Un segnale di continuità con l’investimento fatto sulla nuova pista di atletica, inaugurata meno di un anno fa. A dare ulteriore rilievo all’evento è stata la presenza di Manuela Levorato,

“I Ludi del Bo”

oggi vicepresidente nazionale della FIDAL, che ha seguito da vicino le competizioni. Per il presidente della Virtus Este, Giorgio Dotto, la giornata rappresenta un risultato importante per tutta la comunità. Al termine della manifestazione ha espresso soddisfazione per la buona riuscita dell’evento e per la partecipazione del pubblico, sottolineando come il lavoro condiviso tra società sportive, istituzioni e volontari sia stato determinante. Dotto ha inoltre ribadito il valore educativo e sociale dell’atletica, invitando i cittadini ad avvicinarsi a questa disciplina. Un messaggio che richiama l’idea di uno sport come occasione di crescita personale e collettiva, dentro e fuori dalla pista.

• (R.P.)

L’APP

L’inaugurazione. Un percorso multimediale e immersivo, nuovo allestimento ad alta tecnologia

VILLA BEATRICE D’ESTE RIAPRE CON IL MUSEUM DEGLI EUGANEI

Ha riaperto al pubblico Villa Beatrice d’Este con un volto completamente rinnovato. Dal 1° maggio è visitabile MUSeuM, Museo degli Euganei, il nuovo allestimento ad alta tecnologia pensato per raccontare il territorio attraverso un’esperienza immersiva e contemporanea. Dopo alcuni mesi di restauro, la villa che domina il Monte Gemola di Baone torna ad accogliere visitatori con

un percorso capace di intrecciare storia, paesaggio e innovazione. Il progetto mette al centro il valore culturale del complesso e il contesto dei Colli Euganei, riconosciuti come Riserva della Biosfera MAB Unesco, traducendoli in un linguaggio accessibile e coinvolgente. Installazioni interattive, contenuti multimediali e soluzioni visive accompagnano il pubblico in un itinerario che unisce memoria e

presente. L’esperienza parte dalla figura della beata Beatrice I d’Este, alla quale la villa è storicamente legata, e si allarga alla scoperta del patrimonio artistico, architettonico e ambientale dei Colli. Non solo storia, ma anche cultura materiale ed enogastronomia, con l’obiettivo di restituire un racconto completo e dinamico del territorio. La nuova impostazione punta infatti a coinvolgere pubblici diversi per età e interessi, trasformando la visita in un percorso didattico ed esperienziale. Il progetto si inserisce in una strategia più ampia di valorizzazione, con l’ambizione di fare di Villa Beatrice un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale. Fondamentale la rete di partner pubblici e privati che ha sostenuto l’iniziativa. In primo piano Fondazione Cariparo, che ha contribuito con 750 mila euro, insieme ai Comuni di Baone ed Este, al Parco regionale dei Colli Euganei e agli enti del territorio. Coinvolti anche il Ministero della Cultura, la Direzione regionale Musei Veneto, l’Istituto regionale Ville Venete, il GAL Patavino, la Strada del Vino dei Colli Euganei e l’Università di Padova. La riapertura segna inoltre l’avvio

“Stop ai cantieri PNRR: serve un piano per l’abitare”

“Da cinque anni chiediamo la fine dei lavori sulle case popolari, il collaudo immediato e una nuova programmazione, troppe famiglie sono in attesa. Serve un nuovo Piano Triennale per l’Abitare” questo l’appello della consigliera di opposizione Roberta Gallana che sottolinea come “La chiusura dei cantieri Pnrr non deve essere un traguardo, ma in un nuovo punto di partenza”. Assieme alla collega Lucia Mulato chiedono impegni concreti e scadenze precise: “L’attuale disponibilità di alloggi è frutto della lungimiranza della precedente amministrazione Gallana, capace di intercettare i fondi europei per riqualificare il patrimonio esistente e avviare i nuovi alloggi Ater nelle frazioni di Prà e Schiavonia. Finiti i fondi Pnrr non ci sia un anno zero proprio ora che l’inflazione e il caro aff itti stringono la morsa sulle famiglie del nostro territorio”.

Per questo chiedono l’istituzione di un Tavolo sull’emergenza abitativa per monitorare costantemente il fabbisogno reale e lo stato delle manutenzioni, un Piano Triennale per l’Abitare, da presentare entro 120 giorni, focalizzato sulla progettazione di nuovi interventi

e sul recupero degli immobili dismessi. Tra le altre richieste l’apertura a partenariati pubblico-privati per aiutare la “fascia grigia” di cittadini che, pur avendo un reddito, non riescono a sostenere i prezzi del libero mercato ma non hanno diritto alle case popolari. Le consigliere sottolineano come molti cittadini in graduatoria si siano rivolti a loro per segnalare la mancanza di informazioni e la preoccupazione per una situazione che si protrae da troppo tempo.

• (G.Z.)

delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di Beatrice d’Este. Per i mesi di maggio e giugno, i residenti della provincia di Padova potranno accedere gratuitamente al museo, mentre restano sempre liberi l’ingresso al parco e alle aree esterne. Accanto alla visita museale è previsto un calendario di attività rivolte a tutte le età, in

dialogo con le iniziative organizzate sul territorio. La villa sarà aperta ogni sabato e domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura, e in via straordinaria anche martedì 2 giugno negli stessi orari. Il biglietto costa 5 euro, il ridotto 3 euro.

• Giada Zandonà

AREA OLMO: AL VIA GLI SCAVI ARCHEOLOGICI

l Comune di Este e l’Università di Verona, con la concessione del Ministero della Cultura - Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno e un contributo da parte di Fondazione Cariparo, annunciano l’avvio di una campagna di ricerche archeologiche presso l’area archeologica “All’Olmo”. Dal 04 al 29 maggio, l’area sarà oggetti di indagini archeologiche, condotte dal Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Ateneo scaligero e coordinato dalla Prof.ssa Patrizia Basso. Gli scavi mirano a far luce sul Decumano, l’arteria che attraversava la città romana, adiacente all’Area del Foro, spazio centrale dell’Ateste romana, dove si faceva politica, giustizia e mercato.

«Lo scavo precede l’inizio dei lavori di valorizzazione dell’intera area: il Parco dell’Olmo non sarà soltanto uno spazio verde, ma un vero e

Numeri da record per Este in Fiore 2026, la storica manifestazione orovivaistica giunta alla sua ventitreesima edizione, che ha animato la città di Este dal 17 al 19 aprile. Tre intense giornate hanno accompagnato cittadini e visitatori tra i Giardini del Castello Carrarese e le vie del centro storico: sono oltre 100.000 le presenze stimate nell’arco dell’intera kermesse. «Una meraviglia e una grande emozione: questa 23ª edizione di Este in Fiore “I Giardini di Beatrice” ha regalato ancora una volta immagini straordinarie – dichiara il Sindaco Matteo Pajola –. Anche quest’anno la nostra città si è trasformata in un grande giardino a cielo aperto, celebrando la bellezza della natura e l’attenzione all’ambiente grazie al lavoro attento di orovivaisti, artigiani e appassionati del verde.

Il grande risultato raggiunto da Este in Fiore

proprio centro culturale e sociale – afferma il Sindaco Matteo Pajola. – Un luogo dove la storia millenaria di Este dialogherà con la comunità di oggi e di domani, promuovendo cultura, inclusione e senso di appartenenza.»

Afferma l’Assessore alla Transizione Ecologica Beatrice Andreose – «I lavori consentiranno di restituire alla Città un’area importante del centro urbano nora ingiustamente chiusa. Gli incontri previsti con la scuola e con la comunità sono una preziosa opportunità di conoscenza del passato della nostra Città, quando, per secoli, il centro civile era spostato tra l’area dell’Olmo e la zona del quartiere Salute».

Il 22 e 29 maggio, i cittadini, gli studenti e i turisti potranno partecipare alle visite guidate gratuite curate dagli archeologi per osservare da vicino i progressi delle indagini e i possibili reperti rinvenuti.

GIORNI VISITE GUIDATE APERTE AI CITTADINI : Venerdì 22 e 29 maggio:

1° turno: 16.30-17.15

2° turno: 17.30-18.15

Via Salute / via Olmo (all’interno del parcheg-

gio Isidoro Alessi)

Per info visite: Comune di Este Tel: 0429 617556/954– c.zorzan@comune.este.pd.it –s.pastorello@comune.este.pd.it

PROSEGUONO ANCHE I LAVORI

DI RIQUALIFICAZIONE DEL PARCO DI PALAZZO CONTARINI

I lavori di restauro e riquali cazione del Parco di Palazzo Contarini procedono speditamente. L’intervento, del valore di circa 500.000 euro, prevede la valorizzazione del verde con nuove piantumazioni, la cura delle alberature esistenti, percorsi accessibili e spazi per la sosta e gli eventi all’aperto.

negli ultimi anni è che il territorio sente ormai questa manifestazione come propria. Este in Fiore è oggi un patrimonio che va oltre i con ni della città. La scelta di mantenere un’organizzazione interamente interna, fondata sulla qualità degli espositori e del programma, sta dando risultati importanti anche in termini di presenze e apprezzamento. Si stimano oltre 100.000 presenze nei tre giorni della rassegna. Un ringraziamento doveroso va all’assessore Luigia Businarolo e a tutto lo staff, che per il quarto anno consecutivo hanno seguito con impegno la realizzazione della manifestazione. Vedere così tante persone, famiglie, appassionati e curiosi riuniti tra le vie della città è la conferma di quanto questa rassegna sia amata e sentita dagli atestini e non solo». «Questa edizione si è distinta per l’elevata qualità della proposta – sottolinea l’assessore alla Cultura e ai Grandi Eventi Luigia Businarolo –.

Sono inoltre in fase di recupero la ghiacciaia e la cappella votiva, insieme all’installazione di nuovi arredi e illuminazione. L’obiettivo è restituire alla città un parco rinnovato, che diventi luogo di incontro, cultura e natura.

«Restituire vita al Parco Contarini signi ca

Molti degli espositori presenti sono anche produttori: un elemento che contribuisce ad alzare ulteriormente il livello della manifestazione e a renderla attrattiva per un pubblico attento, competente e sempre più quali cato. Un ringraziamento sentito va allo staff del Comune, che ha curato ogni aspetto organizzativo con grande attenzione e professionalità, prevenendo le criticità e distinguendosi per la disponibilità e la gentilezza, qualità riconosciute da tutti i partecipanti. Un plauso anche ai professionisti che hanno realizzato l’allestimento di Piazza Maggiore: realtà di alto pro lo, impegnate in questi giorni anche nel Fuorisalone di Milano. La loro presenza a Este è un segnale importante, che conferma come la manifestazione stia raggiungendo livelli sempre più rilevanti nel panorama nazionale».

restituire un pezzo di storia e di bellezza alla nostra città — commenta il Sindaco Matteo Pajola —. Sarà uno spazio dove natura, arte e memoria potranno convivere, a bene cio di tutta la comunità. Tra i molti interventi in corso, sono convinto sarà uno dei più apprezzati.»

foto di Francesco Trivellato

La manifestazione è stata resa possibile anche grazie alla preziosa collaborazione di Camera di Commercio di Padova, Padova Looking Ahead and Beyond, Venicepromex, SESA SpA, Komatsu, BCC Veneta e Obiettivo Casa. Un ringraziamento va inoltre a tutti gli enti e alle associazioni che hanno patrocinato l’iniziativa, ai numerosi partner operativi e al main partner Wigwam Giardini Storici Venezia.

Sindaco Matteo Pajola

Este Music Festival 2026: Baglioni, Cocciante e Deep Purple accendono il Castello Carrarese

Quattordici appuntamenti, grandi star internazionali e i nomi più amati della musica italiana: l’Este Music Festival torna per la terza edizione e alza l’asticella, trasformando il Castello Carrarese in uno dei principali palcoscenici live dell’estate veneta. La rassegna, organizzata da DuePunti Eventi in collaborazione con il Comune e con il patrocinio della Provincia di Padova, si svolgerà dal 5 luglio al 2 settembre con un cartellone ampio e trasversale. Ad aprire il festival sarà Claudio Baglioni il 5 luglio con “GrandTour La Vita è Adesso”, progetto che celebra i 40 anni dell’album più venduto della musica italiana. Il 16 luglio sarà la volta dei Pooh, impegnati nel tour dei 60 anni di carriera, seguiti il 17 luglio dai Deep Purple, tra le band più influenti della storia del rock, in tournée mondiale con poche date italiane. Il 20 luglio toccherà a Riccardo Cocciante, che torna dal vivo nell’anno dei suoi 80 anni, mentre il 21 luglio salirà sul palco Giorgia con il tour “G –Summer”. Il programma prosegue con lo spettacolo internazionale “K-Pop is coming” il 22 luglio, Marco Masini il 23 e “Din Don Down” di Paolo Ruff ini con la Compagnia Mayor Von Frinzius il 24 luglio. Il 25 luglio sarà protagonista Il Volo, seguito il 27 luglio da Sal Da Vinci, vincitore del Festival di Sanremo 2026. Il 28 luglio arrivano i Savatage con il “Prelude to Madness Tour”, mentre il 29 luglio spazio al rap con Shiva. Dopo la pausa di agosto, il festival riprenderà il 31 agosto con Gianni Morandi e si chiuderà il 2 settembre con gli Hollywood Vampires, il supergruppo formato da Johnny Depp, Alice Cooper, Joe Perry e Tommy Henriksen. «L’Este Music Festival 2026 si presenta come il programma più bello, ampio e completo degli ultimi anni, capace di off rire alla città e al territorio una proposta culturale e di intrattenimento di altissimo livello» sottolinea il sindaco Matteo Pajola «Una rassegna di grandi eventi che porterà a Este un clima di festa diffuso, con ricadute importanti anche sul piano economico per le attività locali. La cornice del Foro Boario, riqualificata dalla nostra Amministrazione, si conferma una location straordinaria: uno spazio rinnovato che oggi ci permette di ospitare artisti di fama nazionale e internazionale e di accogliere un pubblico sempre più numeroso». Sulla stessa linea l’assessora alla cultura e ai grandi

eventi Luigia Businarolo: «Con questo cartellone, Este si afferma sempre più come un punto di riferimento in Veneto per la musica dal vivo. La proposta è di grande spessore e qualità, capace di parlare a pubblici diversi e di coinvolgere fasce d’età differenti, off rendo un programma ricco, trasversale e attrattivo». I concerti inizieranno alle 21.30, ad eccezione di Baglioni, Morandi e Hollywood Vampires alle 21. Biglietti disponibili sul circuito TicketOne.

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Le associazioni dei Colli Euganei chiedono una gestione trasparente

“Fermiamo la spartizione e ripartiamo dal territorio”. È un appello diretto quello che il Coordinamento delle associazioni ambientaliste dei Colli Euganei rivolge al presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, intervenendo sul rinnovo della governance dell’Ente Parco. Nel mirino delle associazioni finisce quello che definiscono “l’ennesimo spettacolo del totonomi”, una dinamica che “continua a destare profonda indignazione” e che, secondo i firmatari, svuota il dibattito pubblico dei contenuti. “Ancora una volta” scrivono “la discussione non verte su programmi, strategie di conservazione o gestione dei cambiamenti climatici, ma si riduce a una lotta per la poltrona di presidente”. Una critica che si allarga al funzionamento stesso dell’Ente e alla normativa regionale. “È il fallimento strutturale della legge regionale 23 del 2018” affermano “che ha accentrato il potere, svuotando di significato l’autonomia dei territori e consegnando il Parco a dinamiche di occupazione partitica”. Secondo il Coordinamento, dopo anni di commissariamento il Parco “è ripartito più indebolito di prima”, con una gestione spesso distante dalla sua missione originaria. Tra i nodi sollevati anche il mancato coinvolgimento degli organismi consultivi. “Un segnale inequivocabile del degrado istituzionale è la sistematica trascuratezza verso la Consulta del Parco”, denunciano le associazioni, ricordando come l’obbligo di convocazione semestrale sia stato disatteso “nonostante il richiamo del Garante regionale”. Una situazione che “ha svuotato di significato la partecipazione”. Da qui la richiesta di un cambio di rotta netto. “Il Parco ha bisogno di una gestione che si concentri sull’attuazione del Piano ambientale”, sottolineano, chiedendo che il nuovo consiglio direttivo venga scelto “sulla base di competenze tecniche e sensibilità ambientale, superando le logiche di parte”. L’obiettivo, conclude il Coordinamento, è riportare al centro “la tutela paesaggistica e la sostenibilità, elementi imprescindibili per il futuro dei Colli Euganei”.

• (G.Z.)

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ECONOMIA

Lo scenario. Pesa anche la mancanza di nuove leve e la di usione di contratti di lavoro non regolari

IL TERZIARIO “MADE IN PADOVA” IN STALLO

TRA RESILIENZA E NUOVE SFIDE STRUTTURALI

L’attuale scenario economico della provincia di Padova delinea un quadro di profonda transizione dove la resilienza del tessuto imprenditoriale locale si scontra con variabili macroeconomiche e strutturali di complessa risoluzione. I dati relativi al primo trimestre del 2026 confermano una fase di sostanziale stallo per quanto riguarda la crescita economica con un saldo demografico delle imprese che pur mantenendosi su valori che non indicano un crollo verticale evidenzia segnali di soff erenza in settori chiave. La fotografia scattata durante l’ultima assemblea generale del settore terziario mette a nudo criticità storiche aggravate da un contesto internazionale instabile dove il peso della pressione fiscale e l’innalzamento dei costi gestionali a partire dagli affitti dei locali commerciali stanno mettendo a dura prova la tenuta delle piccole e medie attività. In particolare il centro storico di Padova e le principali direttrici

commerciali della provincia vedono una trasformazione dei modelli di business con una contrazione delle imprese individuali e delle società di persone a favore di strutture societarie più capitalizzate e strutturate. Questo spostamento verso le società di capitali che hanno registrato una crescita dell’1,3% su base trimestrale per un totale di oltre 24mila sedi attive indica una necessaria evoluzione verso modelli organizzativi più robusti capaci di assorbire meglio gli shock del mercato.

Tuttavia questa tendenza non compensa interamente la chiusura dei negozi di vicinato che continuano a rappresentare un presidio economico e sociale fondamentale per il territorio. Negli ultimi dodici anni il commercio di prossimità ha visto la scomparsa di circa quattrocento attività nella sola città un dato che riflette non solo il cambiamento delle abitudini di acquisto ma anche una oggettiva difficoltà nel ricambio generazionale.

La mancanza di nuove leve disposte

a investire nel settore del commercio e dei servizi è uno dei nodi più critici per il futuro del terziario padovano. A questo si aggiunge l’allarme per la diff usione di contratti di lavoro non regolari che sottraggono risorse preziose ai lavoratori e creano una distorsione della concorrenza a danno delle imprese che operano nella legalità. Sul fronte della Camera di Commercio i dati Movimprese elaborati dagli uff ici studi confermano un tasso di crescita leggermente negativo attestandosi sullo -0,2% nel periodo gennaio-marzo con 1.659 nuove iscrizioni a fronte di 1.800 cessazioni. Se il settore dei servizi alla persona mostra una timida vitalità con un incremento dello 0,8% comparti storici come l’agricoltura e il commercio registrano flessioni rispettivamente dell’1,6% e dell’1,1%. Anche l’industria segna il passo perdendo diciotto sedi e stabilizzandosi poco sopra le 9.500 unità attive.

La sfida dei prossimi anni si giocherà

sulla capacità di accompagnare le imprese verso una digitalizzazione reale e una sostenibilità non solo ambientale ma anche economica puntando sull’innovazione come unico strumento per contrastare la stagnazione e attrarre nuovi capitali nel territorio. Il sistema Padova pur sotto pressione dimostra una tenuta

strutturale che poggia su fondamenta solide ma richiede interventi urgenti sul fronte della semplificazione burocratica e dell’abbattimento dei costi fissi per permettere alle saracinesche di restare alzate.

• Vincenzo Gottardo

in collaborazione con:

A PORTA PORTELLO IL RIVER FILM FESTIVAL: ACCANTO AI CORTOMETRAGGI ANCHE I “LUNGHI”

Torna, a partire dal 24 maggio e fino al 20 giugno, l’atteso appuntamento con il River Film Festival, ormai storica manifestazione dedicata ai cortometraggi che, da quest’anno, presenterà una novità: l’apertura ai lungometraggi come nuova categoria in concorso.

Un affaccio inedito su una forma d’arte per un Festival che, negli anni, ha saputo aff ermarsi come punto di riferimento per gli estimatori dei corti e come importante catalizzatore di opere cinematografiche provenienti da tutto il mondo, viste e votate dal pubblico e da una giuria qualificata.

Nelle precedenti edizioni del festival sono state proiettate oltre 2.500 opere, provenienti da 132 paesi. Il Festival è inoltre partner di alcuni importanti eventi cinematografici internazionali, come il Festival di Berlino; ed è proprio qui che, ogni anno, il River Film Festival presenta il proprio programma in anteprima.

L’edizione 2026 non sarà un’edizione

qualunque, ma la ventesima: un traguardo importante per una manifestazione nata per promuovere la creatività e il talento e off rire, al contempo, un’esperienza di crescita culturale e sociale per la comunità, e che negli anni ha portato in città opere che hanno aperto una finestra su altri mondi, offerto interessanti spunti di riflessione e fornito preziose occasioni di incontro con registi, attori e artisti in generale.

Nato da un’idea dell’Associazione Culturale Reseraching Movie, fondata nel 2002 a Porta Portello, il Festival ha trovato proprio al Portello, e in particolare sulla sua scalinata fluviale, la sua collocazione ideale. Una location cinquecentesca che in passato costituiva il porto fluviale usato per gli scambi commerciali fra Padova e Venezia, la scalinata di Porto Portello raccoglie l’eredità del passato caricandola di un significato simbolico e diventando il luogo ideale per altri incontri e per scambi non più di merci, ma di idee e culture. Aldilà del valore simbolico, la location che ospita l’evento

rappresenta uno dei punti di forza del festival, accogliendo gli spettatori in un contesto insolito per un festival cinematografico e per questo ancora più suggestivo.

Oltre alla novità dei lungometraggi, l’edizione 2026 proporrà anche un’ulteriore nuova categoria in concorso, ossia quella dell’intelligenza artificiale.

Le due new entry di questa edizione si andranno ad aggiungere ad altre nove categorie: orizzonti internazionali, sguardi italiani, scuole di cinema, animazione, documentari, queers shorts, antropocene: diritti umani e cambiamenti, virtual reality, science-fiction e fantasy. La cerimonia d’apertura del Festival, ospitata presso il Centro Culturale San

“L’UOMO ARTEFICE. RITRATTI DI VITA” NELLA SALA DELLA GRAN GUARDIA

Tramandare, tramite l’arte, tradizioni che stanno scomparendo e creare così un nesso fra il mondo contemporaneo e quello del passato: è questo il fulcro del progetto artistico di Liubov Fedoseeva, protagonista con le sue opere della mostra “L’uomo artefice. Ritratti di vita”, ospitata nella Sala della Gran Guardia di Padova fino al 5 luglio.

Promossa dall’assessorato alla cultura del Comune di Padova, l’esposizione comprende venti dipinti e dodici disegni, il risultato di una ricerca che mira a rappresentare, tramite la forma del ritratto, storie di vita comune e quotidiana,

capaci, nella loro semplicità, di raccontare al meglio il territorio e le persone, con i relativi costumi e tipicità.

Specializzata nel ritratto, Fedoseeva realizza i propri dipinti ad olio su tela avvalendosi delle tecniche pittoriche d’epoca rinascimentale, come la velatura. È proprio questo suo modus operandi che permette all’artista di creare quei giochi di luce e ombra che non si trovano spesso nella pittura contemporanea, contribuendo a conferire ai propri dipinti quella sensazione di “antico” che si sposa con l’opera di riscoperta del passato portato avanti con la sua ricerca.

Gaetano, avverrà il 24 maggio e sarà dedicata alla presentazione di “She” di Parsifal Reparato e di “Cool Center African Voices”, progetto della residenza cinematografica UNESCO–Tamayouz Cinema Foundation.

•Francesca Tessarollo

Oltre ai dipinti su tela, la mostra include anche disegni a grafite e carboncino su carta fatta a mano, concentrati anch’essi sui temi cari all’artista ma con un maggior focus sui dettagli, in primis le mani. Non è un caso: le mani sono infatti il principale strumento impiegato nei lavori delle persone rappresentate. Un ulteriore chiave per accedere a un mondo di tradizioni e usanze passate e conoscerne i dettagli tramite l’arte e la pittura.

• (F.T.)

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L’intervista. Colloquio con il presidente della Regione Alberto Stefani, dal sociale all’abitare, dal welfare ai giovani

“BADANTI CERTIFICATE E 69 MILIONI PER AIUTARE CHI HA I NONNI IN RSA”

“Per assicurare un alloggio a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un piano da 50 milioni di euro per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’o erta dell’edilizia residenziale”

Presidente Alberto Stefani, parliamo di sociale. Registro badanti e assistenti di quartiere, cosa cambia per i cittadini?

Per i cittadini si profila un nuovo sistema di welfare territoriale regionale, che avrà come punto di forza un’organizzazione dell’assistenza domiciliare più professionale e una rete di servizi sempre più integrata. Saranno potenziati gli sportelli oltre che raff orzato il registro dell’assistenza familiare. In parole semplici: abbiamo istituito un nuovo albo per le badanti, che saranno formate e controllate, per dare servizi migliori e consentire alle famiglie di sentirsi più sicure. Da questo registro, poi, attingeremo per identificare gli ‘assistenti domiciliare di vicinato’, ossia un nucleo di operatori qualificati, che saranno condivisi tra più nuclei familiari. In sostanza, avremo badanti più preparate e, per anziani parzialmente autosuff icienti, anche figure che possono occuparsi di assistenza e disbrigo di piccole faccende. Il provvedimento che avvia questo nuovo corso destina fondi per finanziare i 33 sportelli degli assistenti familiari gestiti dai Comuni e promuoverne di nuovi in territori, in collaborazione con Veneto Lavoro. Sarà una bella rivoluzione. Ma non tutte le situazioni sono risolvibili a livello domiciliare e molte famiglie sono costrette a misurarsi con i costi delle rette delle RSA. Come si muove la Regione?

La spesa per mantenere un familiare in RSA è un impegno importante per non pochi nuclei familiari. Un contesto complesso come quello attuale, segnato da aumenti dei costi come conseguenza della situazione internazionale, ci impone di dare risposte ai cittadini. Nell’ultimo bilancio di previsione, come Regione abbiamo stanziato 69 milioni di euro per sostenere le famiglie con anziani non autosufficienti, ospiti nelle RSA, e per i caregiver. Si tratta di un finanziamento con risorse proprie che non ha precedenti e va a contribuire a quello che è comunemente chiamato ‘bonus anziani’. Tra il sostegno alla domiciliarità e quello agli anziani in struttura ci stiamo impegnando verso un welfare regionale moderno e sostenibile. E, soprattutto, che non lascia sole le famiglie.

State lavorando anche al welfare aziendale, con quale obiettivo?

Per trattenere talenti e manodopera specializzata è necessario fare un passo avanti e creare condizioni di equilibrio tra occupazione e vita. Il lavoro è cambiato, infatti, e con esso gli approcci per sostenerlo. I servizi offerti devono essere sempre più strategici. Sono convinto che la nostra regione può diventare un laboratorio privilegiato perché il 25% delle nostre imprese ha già introdotto politiche a sostegno dei dipendenti; una percentuale superiore alla media nazionale che potrebbe crescere se tutti avessero a disposizione i mezzi per farlo. Come Regione non possiamo obbligare gli imprenditori

a varare o potenziare soluzioni di welfare aziendale, ma possiamo accompagnarli e sostenerli nei percorsi necessari. Attualmente Veneto Welfare è una direzione di Veneto Lavoro; l’intenzione è di renderla autonoma. Sarà non soltanto un ente strumentale dedicato all’erogazione di risorse mirate previste dai fondi europei, ma anche un compagno di strada nelle procedure che consentano di realizzare progetti di welfare come contributi per i trasporti, asili aziendali, buoni acquisto o voucher. La maggior parte del nostro tessuto produttivo è composto da PMI e la metà sembra già interessata. Altro tema caldo è il piano casa, l’abitare resta un’emergenza in tutta la regione, come a rontarla? Quella dell’abitare è una sfida strategica. Per assicurare un alloggi a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un programma per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’offerta dell’edilizia residenziale. Garantendo a giovani, lavoratori e

operatori sanitari, che oggi risultano esclusi dalla graduatorie, di poter trovare una casa a prezzi accettabili. Da subito, come amministrazione regionale, abbiamo messo sul tavolo un piano da 50 milioni di euro. Non solo: pensare alla casa significa dare più futuro al Veneto e, in quest’ottica, abbiamo tenuto in particolare considerazione le necessità degli studenti. In collaborazione con gli Esu regionali, abbiamo scelto di investire su un progetto che entro il 2029 farà raggiungere il numero di 4.819 alloggi per studenti, il 53% in più rispetto alla dotazione del 2025. Ad oggi si è raggiunto il numero di 3.138. Ne sono previsti per il prossimo triennio ulteriori 1.681. Questo significa che per l’anno accademico 2028/29 l’offerta raggiungerà 2.175 posti a Padova, 1.725 a Venezia, 919 a Verona.

Ha fatto molto discutere la sua proposta sul divieto di cellulare agli under 14, come intende concretizzarla?

Nessuno può negare che i social rappresentino un’opportunità e, contemporaneamente, un pericolo. La cronaca ci fornisce quotidianamente casi di cyberbullismo, violenza, disagio giovanile, patologie che sono conseguenza di troppa esposizione al digitale. Dobbiamo aff rontare la realtà di un ambiente ormai frequentato abitualmente da ragazzini di 10, 11 o 12 anni, che non hanno la maturità e la capacità critica per leggere molte storie che vengono postate. E’ inaccettabile che tanti nostri giovani siano esposti a tanti contenuti violenti senza alcun filtro. L’obiettivo che ci siamo proposti è solo di tutelarli, che significa non esporli a situazioni virtuali che possono generare comportamenti non corretti nel mondo reale. L’ultimo disegno di legge che ho firmato da deputato andava in questa direzione. Nei giorni scorsi, l’ho ripresentato in Consiglio regionale.

• (R.R.)

“CASA, SERVE UNA SVOLTA: PIÙ TUTELE

PER I PROPRIETARI E AFFITTI

Il tema dell’abitare torna con decisione al centro del dibattito politico nazionale e locale. A dare voce a quella che definisce una priorità assoluta per il futuro del Paese è il senatore Antonio De Poli (Udc), che traccia una rotta chiara: la casa non deve essere più considerata un semplice bene privato, ma una risorsa collettiva strategica.

“Garantire il diritto all’abitare significa dare concretezza a un principio riconosciuto dalla nostra Costituzione come fondamentale per una vita dignitosa. Per questo”, spiega con convinzione il Senatore, “ritengo che la casa non sia semplicemente un bene materiale, ma una vera infrastruttura sociale ed economica”. Le proiezioni per il prossimo decennio sono allarmanti: l’Italia necessiterà di circa 700.000 alloggi accessibili. La sofferenza maggiore colpisce il ceto medio, quella fascia di popolazione troppo “ricca” per l’edilizia popolare

ma troppo povera per sostenere il mercato libero. De Poli guarda con favore alle mosse dell’Esecutivo, ma chiede un cambio di passo strutturale: “Accolgo positivamente l’annuncio del Governo e della Regione Veneto sul Piano Casa per la realizzazione di 100.000 nuovi alloggi nei prossimi dieci anni. Ma sono convinto che, per essere davvero eff icace, questo intervento debba essere accompagnato da riforme strutturali sul mercato delle locazioni”.

Il nodo centrale è il paradosso degli 8,5 milioni di immobili vuoti. Perché restano sfitti? La risposta risiede nell’insicurezza giuridica. “Secondo il Censis, l’82% dei proprietari non aff itta per paura di non riuscire a rientrare in possesso dell’immobile in caso di morosità. È qui che bisogna intervenire”, incalza il parlamentare. Per scardinare questa situazione, De Poli ha messo sul tavolo tre proposte legislative concrete. La prima riguarda il DDL 774 sulla riforma

L’ASSESSORE GEROSA: “PNRR IN VENETO: MISURA 6 SANITÀ, IL TRAGUARDO DEL 30 GIUGNO È VICINO, TEMPI RISPETTATI”

La Misura 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la sanità in Veneto è ormai sulla via del completamento, con l’obiettivo di essere pienamente operativa entro il 30 giugno 2026. A confermarlo è l’Assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, che ha recentemente ricevuto un aggiornamento sullo stato dei lavori da parte dei tecnici coinvolti nella realizzazione del progetto.

“Il rush finale verso la scadenza del 30 giugno sta dando risultati decisamente positivi, superando

le previsioni più ottimistiche,” ha dichiarato Gerosa. “Grazie a un intenso lavoro di squadra tra la Regione e le Aziende Sanitarie, siamo in grado di rispettare i tempi e completare la Misura 6 sanitaria, fondamentale per il potenziamento del sistema sanitario veneto”.

Il programma, che coinvolge numerose iniziative in tutta la regione, ha già registrato progressi significativi, come ha sottolineato l’assessore:

“Abbiamo visto dei dati molto positivi in quasi tutte le voci della Misura 6, con risultati che

rispecchiano gli impegni assunti dalla Giunta regionale, come il rafforzamento dei servizi territoriali, il miglioramento della connessione tra ospedale e territorio, e il sostegno alle categorie vulnerabili, inclusi i giovani”.

A livello operativo, la Regione Veneto ha completato la costruzione di 73 Case di Comunità e, a giugno, saranno attive ben 101 strutture, superando così l’obiettivo di 91 stabilito dal PNRR. Anche i lavori per gli Ospedali di Comunità sono in fase avanzata, con 29 strutture già completate, a fronte delle 30

degli sfratti: l’obiettivo è dimezzare i tempi di esecuzione (da 6 a 3 mesi) e concludere l’esecuzione forzata entro 4 mesi, prevedendo sanzioni per ogni giorno di ritardo. “Serve dare ai proprietari tempi certi, contrastare gli abusi e riportare sul mercato migliaia di immobili oggi inutilizzati”. Parallelamente, il DDL 828 punta a reintrodurre la cedolare secca al 21% sugli immobili commerciali per “contrastare la desertificazione delle nostre città e ridare vitalità ai centri storici”, mentre il DDL 775 mira a fare chiarezza sulla cedolare al 10%, legandola alla destinazione dell’immobile e non alla natura del contraente.

“La casa torni al centro della politica”, conclude De Poli. “Le politiche abitative richiedono visione e coraggio riformatore. Con queste proposte vogliamo offrire un contributo concreto: rimettere la casa al centro significa rimettere al centro le persone”.

previste. “Siamo sulla buona strada per completare il programma entro la fine di giugno, con una rete sanitaria più forte e preparata per aff rontare le sfide future,” ha concluso Gerosa.

Antonio De Poli, senatore Udc
L’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa

Istruzione.

LA FILIERA “4+2” RIDISEGNA LA SCUOLA TECNICO-PROFESSIONALE ITALIANA

C’ è una data che segna una discontinuità nella storia recente dell’istruzione italiana: settembre 2025. Da quell’anno scolastico, la filiera tecnologico-professionale cessa di essere un cantiere sperimentale e diventa parte integrante dell’ordinamento nazionale. Non più un progetto pilota riservato a istituti selezionati, ma un canale formativo strutturale disponibile in ogni scuola tecnica e professionale del paese. È la riforma comunemente identificata con la formula “4+2”, promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il nome sintetizza l’architettura del modello: quattro anni di percorso negli istituti tecnici e professionali, al termine dei quali lo studente consegue il diploma professionale, seguiti da due anni opzionali di specializzazione presso gli ITS Academy. Un percorso complessivo di sei anni pensato come un continuum coerente tra scuola, impresa e alta formazione tecnica.

Nel panorama della formazione professionale veneta, ENAIP Veneto occupa una posizione di primo piano. Ente accreditato dalla Regione Veneto, presente dal 1951 — quest’anno ricorre il 75° anniversario dalla fondazione — opera oggi attraverso 18 scuole di formazione professionale distribuite in tutte le province regionali. Ciò che rende la storia di ENAIP particolarmente rilevante nel contesto della riforma è che il modello ora codificato dalla legge — formazione quadriennale, coinvolgimento diretto delle imprese, alternanza strutturale tra aula e contesto lavorativo — è nei suoi tratti essenziali il modello che ENAIP pratica da anni nei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Questi si articolano in un triennio, al termine del quale lo studente consegue la qualifica professionale di 3° livello EQF riconosciuta in Italia e in Europa, e in un quarto anno che porta al diploma professionale di Tecnico

di 4° livello EQF. Con la riforma a regime, questo diploma consente l’accesso diretto alle ITS Academy, replicando la sequenza logica che la riforma intende generalizzare all’intero sistema.

L’offerta di ENAIP Veneto copre nove settori professionali: amministrazione, automotive, benessere, elettrico, informatico, meccanico, ristorazione, turismo e vendite. Per ciascun settore sono disponibili percorsi triennali per la qualifica

e percorsi di quarto anno per il diploma professionale. Enaip con l’approvazione della Regione Veneto ha avviato 27 corsi di 4 anni di Diploma Professionale di Tecnico per l’anno in corso, distribuiti tra tutte le province e attivati nelle sedi dell’ente. In sperimentazione della filiera 4+2 attualmente ha un secondo anno partito nel 2024/2025, 9 primi anni avviati nel 2025/2026 e prevede di avviare tra i 15 e i 22 corsi con questo modello.

Con l’entrata a regime della riforma, le scuole di formazione professionale accreditate — come quelle della rete ENAIP — non sono soggetti marginali rispetto alla filiera, ma ne costituiscono un nodo strategico. La legge prevede esplicitamente la possibilità per le regioni di integrare i percorsi IeFP nell’architettura della nuova filiera. Ad aprile 2026 i dati della fase sperimentale restituiscono un quadro in rapida espansione: le scuole aderenti sono passate da 180 a 396 in un solo anno (+120%), i percorsi attivati da 225 a 628 (+210%). Il Ministero ha stanziato 105 milioni di euro per i campus formativi. Per il Veneto, che ha fatto della formazione professionale tecnica duale un elemento identitario del proprio sistema produttivo, questi investimenti rappresentano un’opportunità concreta di valorizzare un patrimonio costruito da soggetti come ENAIP, che hanno anticipato nella pratica quotidiana ciò che la riforma ora eleva a modello nazionale

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Modello veneto: funziona davvero? E’ scontro in Consiglio Regionale

Il clima si è fatto se possibile ancora più rovente quando il dibattito ha toccato l’autonomia, il vessillo storico della giunta. Il Presidente Alberto Stefani ha rivendicato con orgoglio il percorso intrapreso, definendo l’autonomia come una “moltiplicazione di libertà” che porterà risposte rapide e concrete ai territori. Una visione che però è stata attaccata da due lati opposti. Davide Lovat, per Resistere Veneto, ha gelato l’entusiasmo della maggioranza parlando di un “vicolo cieco a zero risorse”, una scatola vuota che lascerebbe

il Veneto ancora schiavo della burocrazia romana. Dall’altra parte, le minoranze di centrosinistra hanno ammonito sui rischi di una frammentazione dei diritti essenziali, paventando un Veneto a due velocità dove chi vive nelle valli bellunesi o nel Polesine rischia di diventare un cittadino di serie B.

Non meno acceso è stato il confronto sulla sicurezza e il welfare. Stefano Valdegamberi ha lanciato una provocazione che ha fatto saltare sulla sedia diversi consiglieri, proponendo di responsabilizzare i genitori

per i reati dei figli minorenni, arrivando a ipotizzare la revoca dei benefici regionali per le famiglie inadempienti. “Il welfare non può finanziare chi non educa”, ha tuonato in aula. La risposta è arrivata immediata dalle opposizioni, che hanno definito la proposta “punitiva e miope”, sostenendo che il disagio sociale si cura con gli educatori di strada e i centri di aggregazione, non togliendo il pane di bocca a chi è già in diff icoltà. A chiudere il cerchio delle tensioni è intervenuta Elisa De Berti, che ha riportato l’attenzione

sulla gestione delle case popolari. Con un tono che non ammette repliche, ha ribadito la linea dura della Giunta: “La legalità non è un optional. Chi occupa abusivamente deve sapere che il Veneto non è terra di nessuno. Le case ERP vanno a chi rispetta le regole e sta in graduatoria, punto”. Un botta e risposta infinito che dimostra come, anche senza il bilancio da votare, la politica veneta del 2026 sia tutt’altro che una palude stanziale, ma un fiume in piena pronto a esondare a ogni seduta.

L’intervista. L’assessore regionale allo sviluppo economico Massimo Bitonci sui prossimi provvedimenti

LA SFIDA DELL’AUTONOMIA ENERGETICA

E IL PATTO TRA IMPRESE E UNIVERSITÀ

Abbiamo incontrato l’assessore regionale allo sviluppo economico, Massimo Bitonci per approfondire la strategia della Regione Veneto per la sicurezza energetica. Il bilancio di previsione 2026 sembra tracciare una rotta molto definita: in che modo sosterrete la crescita attraverso l’energia e l’innovazione? Il bilancio 2026 è guidato da una linea chiarissima: sostenere il sistema produttivo veneto attraverso l’innovazione, l’energia, l’accesso al credito e la valorizzazione dell’imprenditorialità. Lo facciamo con strumenti concreti e risorse mirate. Abbiamo approvato il bilancio e i relativi collegati includendo una serie di misure, tra cui un ordine del giorno della maggioranza nato da un mio suggerimento, che indica con precisione il nostro progetto energetico. Il punto focale sono le concessioni idroelettriche, sia le grandi che le medie derivazioni, che scadranno nel 2029. Da decenni queste concessioni sono condotte direttamente da ENEL, che ne gestisce il 70% in Veneto.

Una situazione cdiversa rispetto ad altre realtà. Qual è l’iniziativa che state lanciando insieme al Friuli

Venezia Giulia?

Esatto, la nostra situazione è differente da quella delle province autonome. In Trentino-Alto Adige, ad esempio, la società Dolomiti Energia è interamente di proprietà pubblica dei comuni di Trento, Rovereto e della Provincia. Per questo, insieme al Friuli Venezia Giulia, stiamo lanciando un’iniziativa per arrivare pronti al 2029 con l’obiettivo di lavorare sulla vera autonomia energetica del Veneto. Vogliamo che queste concessioni vadano “in house”, affidate a una realtà partecipata dalla Regione e dalla Provincia di Belluno, dove si trovano fisicamente gli impianti. Quali saranno i vantaggi per il territorio?

Siamo fortemente convinti, e i numeri di altre realtà lo confermano, che l’idroelettrico garantisca una forte marginalità. Vogliamo che queste risorse rimangano a casa nostra, ai veneti e alle aziende venete. Gestire internamente significa poter ribaltare il vantaggio economico

prodotto sul territorio direttamente alla Provincia di Belluno, alla Regione, alle imprese e ai cittadini. Il percorso è lungo, ma vogliamo essere prontissimi per la scadenza del 2029. Restando sul fronte energetico, stiamo vivendo un momento drammatico. Quanto è importante, in questa fase, investire sulle energie rinnovabili? È fondamentale. Attualmente il Veneto produce 1,7 gigawatt da fonti rinnovabili, ma l’obiettivo che l’Europa ci pone per il 2030 è di 5,8 gigawatt. È un percorso complesso, ma stiamo per approvare in giunta una delibera sulle “zone idonee” e sulle “zone di accelerazione”. L’idea è la massima semplificazione: togliamo burocrazia per l’installazione di pannelli fotovoltaici nelle zone dove il consumo di suolo è zero, come aree industriali, autostradali e cave. In questi luoghi la Regione si farà carico della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), eliminando la necessità della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per i singoli interventi. È una spinta fortissima alla realizzazione

di impianti rinnovabili su capannoni e insediamenti produttivi esistenti. Passiamo all’innovazione: nel 2026 sono previsti circa 760.000 euro complessivi per sostenere il sistema regionale?

In realtà le risorse sono anche maggiori. Bisogna capire che la Regione Veneto, non applicando l’addizionale regionale, utilizza prevalentemente i fondi di coesione per gli incentivi alle imprese e per il sociale. Recentemente abbiamo approvato un bando da 3 milioni di euro per le startup innovative, lavorando insieme ai rettori delle università venete e dello IUAV. Abbiamo fatto una scelta precisa: dare

priorità alle aziende che assumono o impiegano ricercatori, stagisti universitari e neolaureati. Vogliamo incentivare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa, spingendo aff inché i ragazzi possano fare stage qualificati. Questo approccio riguarda anche altri settori, come l’imprenditoria femminile?

Certamente. Abbiamo confermato il bando per l’imprenditoria femminile anche per quest’anno, con altri 3 milioni di euro. Solitamente era una misura alternata ogni due anni, ma ho voluto fortemente rifinanziarla perché, a fronte di un aumento generale delle partite IVA in Veneto, il settore femminile ha registrato un lieve calo. Dobbiamo incentivare i settori più deboli per contribuire alla parità di opportunità. Complessivamente, tra startup innovative e attrazione degli investimenti, abbiamo messo in campo quasi 50 milioni di euro, senza contare gli strumenti finanziari di Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione a favore delle nostre imprese.

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Segue

La

città scaligera protagonista della Wings for Life

World Run

Uglobale a sostegno della ricerca sulle lesioni del midollo spinale. In contemporanea mondiale, alle 13.00, centinaia di migliaia di partecipanti si sono messi in movimento in diversi Paesi, uniti dall’obiettivo comune di contribuire al progresso scientifico.

DESPAR NORD IN CORSA A VERONA CON OLTRE 2.000 COLLEGHE E COLLEGHI

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Tra le città italiane protagoniste dell’edizione 2026, Verona è stata l’unica tappa veneta, affiancando altre App Run ufficiali come Roma, Milano, Palermo e Aosta. All’evento veronese hanno preso parte moltissime persone tra runner, camminatori e partecipanti in sedia a rotelle, in un contesto caratterizzato da inclusione e partecipazione diffusa.

A segnare in modo particolare l’appuntamento veronese è stata

Spinale dell’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento, a testimonianza del legame tra la manifestazione e la ricerca medico-scientifica.

La particolarità della corsa è il suo format: non esiste un tra-

della solidarietà”?

Anche quest’anno abbiamo scelto con entusiasmo di rinnovare questo impegno, coinvolgendo ancora una volta le nostre quasi 10.000 persone e sostenendo interamente il costo della loro iscrizione. La straordinaria adesione dei nostri collaboratori e delle nostre collaboratrici è il segno concreto del forte senso di responsabilità, appartenenza e comunità che ci unisce. Correre o camminare insieme, in contemporanea con il resto del mondo, per chi non può farlo, rappresenta per noi molto più di una partecipazione sportiva: è un gesto semplice, ma dal significato

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guardo fisso, ma una “Catcher Car” virtuale che parte trenta minuti dopo il via e raggiunge progressivamente i partecipanti, segnando la conclusione della prova per ciascuno.

delle persone e lo spirito di squadra siano elementi fondamentali del nostro modo di fare impresa. Iniziative come la Wings for Life World Run ci permettono di trasformare questi valori in un’esperienza concreta e condivisa, creando occasioni autentiche di incontro, conoscenza e relazione tra migliaia di colleghi e colleghe provenienti da territori diversi. Ritrovarsi insieme per una causa così importante rafforza il senso di appartenenza e ci ricorda che, anche attraverso piccoli gesti, possiamo contribuire a qualcosa di più grande. Sono momenti che consolidano il legame tra le persone e danno ancora più valore al

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Con i nostri progetti CSR vogliamo essere concretamente vicini alle comunità dei territori in cui operiamo, generando valore non solo economico, ma anche sociale. Questa iniziativa ci consente di sostenere la ricerca scientifica e, allo stesso tempo, di coinvolgere attivamente le nostre persone in un’esperienza che traduce in azione valori come partecipazione, collaborazione, inclusione e solidarietà. Per noi fare impresa significa anche questo: mettere al centro le persone, promuovere il loro benessere e contribuire, insieme, a costruire un impatto positivo e duraturo sulle comunità.

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Nel bambino la psoriasi non è soltanto una malattia della pelle. È una patologia infiammatoria cronica che può incidere profondamente sulla crescita, sul benessere psicologico e sulla qualità della vita quotidiana. Proprio da questa consapevolezza nasce l’approccio adottato all’Azienda Ospedale-Università di Padova, dove la presa in carico dei piccoli pazienti si fonda su diagnosi precoce, terapie mirate e un lavoro di squadra tra specialisti. Nel video divulgativo realizzato dalla struttura di Dermatologia Pediatrica, la professoressa Anna Belloni Fortina spiega come la psoriasi infantile presenti caratteristiche diverse rispetto a quella dell’adulto. Le manifestazioni cutanee possono essere meno tipiche, con lesioni talvolta più sottili, meno desquamanti e distribuite in aree differenti del corpo. Questo rende la diagnosi più complessa e richiede competenze specifiche per evitare ritardi nell’individuazione della malattia. Proprio la diagnosi precoce rappresenta uno degli elementi chiave. Intervenire tempestivamente permette non solo di controllare i sintomi, ma anche di ridurre il rischio di evoluzione verso forme più severe o di sviluppare patologie associate. La psoriasi, infatti, non è una condizione isolata: può essere collegata ad altre problematiche, anche sistemiche, che richiedono un monitoraggio attento nel tempo. Accanto agli aspetti clinici, emerge con forza il tema dell’impatto psicologico. Prurito, arrossamenti e lesioni visibili possono generare disagio, influenzare l’autostima e creare difficoltà nei rapporti con i coetanei. Nei bambini e negli adolescenti questo peso può tradursi in isolamento, insicurezza e sofferenza emotiva. Per questo la presa in carico non può limitarsi alla terapia dermatologica, ma deve includere una visione globale del paziente. È qui che entra in gioco l’approccio multidisciplinare adottato a Padova. Dermatologi, pe-

Psoriasi nei bambini a Padova: diagnosi precoce e cure su misura

diatri, ma anche altri specialisti collaborano per costruire percorsi personalizzati, in grado di rispondere alle diverse esigenze dei pazienti. L’obiettivo è offrire un’assistenza completa, che tenga insieme cura della malattia, prevenzione delle complicanze e attenzione alla qualità della vita. Sul fronte terapeutico, negli ultimi anni si sono registrati importanti progressi. Accanto ai trattamenti topici e sistemici tradizionali, oggi sono disponibili terapie innovative, inclusi farmaci biologici, che consentono di intervenire in modo mirato sui meccanismi dell’infiammazione. Questo permette di ottenere risultati più efficaci e duraturi, con un miglior controllo della malattia anche nei casi più complessi. La scelta del trattamento viene sempre calibrata sul singolo paziente, tenendo conto dell’età, della gravità della patologia e dell’impatto sulla vita quotidiana. L’obiettivo non è solo la remissione delle lesioni cutanee, ma anche la riduzione dei sintomi e il miglioramento del benessere complessivo del bambino. Un ruolo fondamentale è svolto anche dalla famiglia. Genitori informati e coinvolti diventano parte integrante del percorso di cura: saper riconoscere i segnali della malattia, seguire correttamente le terapie e mantenere un dialogo costante con i medici contribuisce in modo decisivo al successo del trattamento. L’educazione terapeutica diventa quindi uno strumento essenziale per affrontare la patologia nel lungo periodo. Il messaggio che arriva dalla Dermatologia Pediatrica padovana è chiaro: la psoriasi nei bambini si può gestire in modo efficace, ma è necessario un approccio integrato, precoce e personalizzato. Non basta intervenire sulla pelle, bisogna prendersi cura del bambino nella sua interezza, accompagnandolo in un percorso che unisce competenza clinica, innovazione terapeutica e attenzione alla dimensione umana.

Bigon

Padova Sud, impiantate lenti telescopiche intraoculari per pazienti ipovedenti

Importante traguardo per l’Oculistica degli Ospedali Riuniti Padova Sud: due pazienti ipovedenti, affetti da maculopatia avanzata, hanno ricevuto con successo l’impianto di lenti telescopiche intraoculari con sistema galileiano, una procedura altamente specializzata che consente di migliorare la visione centrale attraverso un ingrandimento selettivo dell’immagine su aree retiniche ancora funzionanti.

“Si tratta di un intervento complesso, già sperimentato lo scorso anno, disponibile in pochi centri a livello regionale”, spiega il dr. Giuseppe Lo Giudice, direttore dell’UOC Oculistica, che ha effettuato gli impianti. “Nei pazienti selezionati correttamente, può comportare un significativo miglioramento della qualità della vita, ma è fondamentale avere aspettative realistiche”.

L’accesso alla procedura è limitato a pazienti con maculopatia avanzata stabile e aree retiniche periferiche funzionanti, mentre sono esclusi coloro con precedenti interventi di cataratta, patologie retiniche diffuse o altre condizioni oculari che compro-

mettano la visione. Parte integrante del percorso è una riabilitazione visiva strutturata, indispensabile per il successo dell’intervento.

L’introduzione della chirurgia telescopica si inserisce in un contesto di crescente specializzazione e attività dell’UOC di Schiavonia: dal 2022 al 2026 gli interventi di cataratta sono passati da circa 2.300 a oltre 4.100 annui (+60%), mentre la chirurgia vitreoretinica è cresciuta da 50 a oltre 350 interventi (+400%). Le procedure complesse, tra cui retina, glaucoma e cornea, hanno registrato un aumento superiore a sette volte.

“Il dato significativo non è solo la quantità di interventi, ma la complessità dei casi trattati e la capacità di offrire prestazioni altamente specialistiche”, conclude il dr. Lo Giudice.

L’impianto di lenti telescopiche rappresenta un ulteriore passo avanti per la gestione di pazienti con grave compromissione visiva, contribuendo al consolidamento del centro come punto di riferimento regionale per la chirurgia oculare avanzata.

tutte
Redazione Salute

Padova, impiantato il catetere più sottile al mondo: svolta contro le aritmie

Un passo avanti concreto nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa arriva da Padova, dove l’Azienda Ospedale-Università ha impiantato con successo il più sottile elettrocatetere da defibrillazione transvenoso oggi disponibile. Un dispositivo di ultima generazione, utilizzato in pochissimi centri al mondo, con un diametro di appena 1,5 millimetri, capace di aprire nuove prospettive

nella gestione delle aritmie più pericolose.

Per capire la portata dell’innovazione, è utile chiarire cos’è un elettrocatetere da defibrillazione transvenoso. Si tratta di un sottile filo conduttore collegato a un defibrillatore cardiaco impiantabile (ICD), inserito attraverso una vena fino al cuore, dove viene posizionato generalmente nel ventricolo destro. Il suo compito è duplice: da

un lato monitora continuamente il ritmo cardiaco, dall’altro interviene quando necessario, trasmettendo impulsi o scariche elettriche per interrompere aritmie potenzialmente letali.

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In questo contesto, la riduzione delle dimensioni rappresenta un elemento decisivo. I cateteri tradizionali, più grandi, possono infatti aumentare il rischio di complicanze legate al sistema venoso o alle strutture cardiache. Il nuovo dispositivo, grazie al diametro ultraridotto e a una struttura progettata per garantire resistenza e durata nel tempo, consente un approccio meno invasivo e più sicuro, soprattutto nei pazienti giovani o con vasi di piccolo calibro. L’intervento eseguito a Padova si inserisce in un percorso di innovazione che punta a rendere sempre più personalizzati i trattamenti cardiologici. La possibilità di utilizzare

elettrocateteri più sottili e affidabili riduce infatti il rischio di complicanze e la necessità di reinterventi, migliorando la qualità della vita dei pazienti e ampliando le indicazioni anche a categorie finora più difficili da trattare, come i pazienti pediatrici.

Si tratta di un risultato che conferma il ruolo della sanità veneta e

dell’ospedale padovano tra i centri di riferimento a livello nazionale e internazionale nella cardiologia interventistica. Un traguardo che non è solo tecnologico, ma clinico: perché ogni millimetro in meno può tradursi in maggiore sicurezza, meno invasività e più possibilità di cura.

Cittadella, operata a 88 anni: nove ore in sala e torna a casa

A88 anni affrontare un intervento maggiore al fegato per un tumore delle vie biliari è una sfida che fino a pochi anni fa sarebbe stata considerata proibitiva. Oggi, invece, grazie all’evoluzione della chirurgia e a un approccio sempre più personalizzato, anche casi ad altissima complessità possono trovare una risposta. È quanto accaduto all’ospedale di Cittadella, dove Rosa – nome di fantasia – è stata sottoposta a un intervento durato nove ore ed è tornata a casa dopo venti giorni di ricovero. Tutto inizia con un segnale evidente: l’ittero. Prima gli occhi, poi la pelle che si colora di giallo. Il figlio, medico, la accompagna in ospedale. Gli accertamenti rivelano un tumore delle vie biliari già avanzato, con una parte importante del fegato compromessa. Una diagnosi difficile, resa ancora più delicata dall’età della paziente. Eppure Rosa è lucida, determinata, pronta a capire e a scegliere.

Il caso viene valutato da un’équipe multidisciplinare che coinvolge chirurghi, radiologi e anestesisti. Il primo passo è preparatorio: viene posizionato un drenaggio biliare per ridurre l’ittero e consentire al fegato sano di recuperare funzionalità. Una fase delicata, che si rivela decisiva. Solo dopo questo passaggio si apre la possibilità dell’intervento.

La scelta non è scontata. L’età, i rischi, la complessità tecnica impongono valutazioni approfondite. Alla fine si decide di procedere con un’epatectomia destra allargata al lobo caudato, con ricostruzione vascolare: un intervento altamente impegnativo, sia dal punto di vista chirurgico sia per l’impatto sull’organismo. Secondo il direttore della Chirurgia, si tratta di un caso di elevata complessità, raro anche nella letteratura scientifica per pazienti di questa età. Tuttavia, l’evo-

luzione della medicina consente oggi di superare limiti che un tempo erano considerati invalicabili, a condizione che ogni passaggio sia attentamente pianificato: dalla tempistica alla tecnica, dalla gestione anestesiologica alla riabilitazione precoce.

Il decorso post-operatorio conferma la bontà del percorso. Rosa recupera progressivamente e, dopo venti giorni, viene dimessa. Prima di lasciare l’ospedale, si rivolge al personale con parole semplici ma significative: per lei, in quel periodo, i medici e gli operatori sono stati una famiglia.

Una storia che racconta non solo un successo clinico, ma anche il cambiamento della chirurgia di fronte a una popolazione che invecchia e chiede risposte sempre più avanzate, senza rinunciare alla qualità della cura e alla dignità della persona.

Paola Bigon

Paola Bigon

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