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laPiazza della Bassa - Lug26

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Monselice, ex Rubini: il Comune rinuncia al ricorso contro il Parco Colli

Il Consiglio Regionale del Veneto ha superato uno scoglio, tutto interno: quello della prima infornata di nomine nei consigli di amministrazione delle società partecipate. Un tema che può non appassionare i più, ma che ha decisamente fatto tremare gli scranni di palazzo Balbi tra franchi tiratori, votazioni ripetute più volte per assenza di maggioranze, accordi trasversali.

La Sanità

Ora ci sarà il passaggio per l’approvazione degli equilibri di bilancio, che non dovrebbe riservare particolari sorprese, e poi il rompete le righe estivo. Ma per le vacanze Giunta e Consiglieri avranno molto da riflettere poiché i temi sul tavolo, in attesa della ripresa, sono molti e urgenti. Da sempre la materia principe della Regione ha bisogno di un sferzata. Si dovranno aggiornare e poi approvare le nuove schede: quegli strumenti che indicano, ospedale per ospedale, l’elenco dei reparti da mantenere, da ampliare, da ridurre o da chiudere. Ma non solo: nelle schede saranno contenuti anche le consistenze delle piante organiche e delle dotazioni tecniche. Non una passeggiata, insomma.

Bacino termale euganeo, Giacinti: “Puntiamo su una forte identità”

Il ciclone Vannacci sferza il Veneto tra consensi e qualche polemica

DI CULTURA E INCLUSIONE

alle pag. 6 - 7

C’è un’immagine che restituisce la saturazione del nostro territorio: i lunghi serpentoni d’auto sui passi trentini, i centri balneari e turistici del Veneto sempre più congestionati. Non è una sensazione passeggera, ma il verdetto dei numeri: nel 2025 il Veneto ha registrato l’inedito picco storico di 74,2 milioni di presenze, mentre il Trentino (secondo i dati definitivi ISPAT, l’Istituto di ricerca statistica della Provincia autonoma) ha infranto per la prima volta il muro dei 20,2 milioni di pernottamenti (+3,2% rispetto all’anno precedente).

segue a pag. 5

Benini illustra la nuova sanità nel territorio dell’Ulss 6

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PORTA ROMANA

RIAPRE E RESTA APERTA

FINO ALLE 22.30

Per alcune settimane il primo cittadino Franco Ennio e alcuni volontari avevano aperto personalmente il cancello della Porta Romana per garantire l’accesso alle Sette Chiesette, ma la Regione Veneto e Veneto Edifici Monumentali ha individuato una soluzione definitiva. Da metà giugno sono gli addetti al servizio di vigilanza della Rocca a occuparsi quotidianamente dell’apertura e della chiusura dell’accesso, che vede anche un ampliamento dell’orario, assicurando la continuità del servizio per cittadini, pellegrini e turisti. L’attività sarà garantita dal personale di vigilanza già presente nel complesso monumentale, alle 5.30 e alle 22.30, all’interno dell’accordo di servizio nella Rocca. La decisione è stata assunta dalla Regione dopo un confronto con il Comune e con la parrocchia del Duomo, proprietaria del complesso monumentale delle Sette Chiesette. “La soluzione individuata consente di garantire regolarmente la fruizione del sito senza creare particolari criticità per la comunità locale”, spiega l’assessore regionale al patrimonio Filippo Giacinti. “Si sono svolti incontri con il neosindaco Franco Ennio e con il parroco Paolo Marzellan ed entrambi hanno manifestato soddisfazione per la soluzione adottata e la disponibilità a partecipare a un prossimo tavolo di confronto per condividere le future modalità di gestione degli accessi e degli spazi collegati alla Porta Romana. Continueremo a operare per garantire la piena fruibilità del patrimonio storico e culturale di Monselice. La collaborazione tra istituzioni e realtà del territorio rappresenta la strada migliore per valorizzare un luogo di grande rilevanza storica, religiosa e turistica per l’intera comunità”. Con la soluzione individuata il servizio non solo viene ripristinato, ma si amplia: durante l’estate la Porta Romana resterà aperta fino alle 22.30, o rendo la possibilità di visitare il percorso Giubilare anche nelle ore serali.

• Giada Zandonà

La vigilanza garantisce l’accesso serale alle Sette Chiesette

IL TURISMO SIAMO NOI

Ma c’è un’ombra ancora più sinistra dell’overtourism quantitativo: è il turismo “cafone”. È quel turismo antropofago che consuma i luoghi senza guardarli, che scambia un patrimonio naturale per uno sfondo social o una piazza storica per un bivacco. Se le grandi soluzioni politiche e i ticket d’ingresso faticano a frenare l’ondata è il momento di riscoprire il potere delle micro-scelte quotidiane. Cambiare rotta è possibile, partendo da piccole attenzioni che costano pochissimo ma valgono tutto. In montagna, dove il Soccorso Alpino trentino registra ormai un incremento strutturale del 20% degli interventi dovuto a escursionisti del tutto improvvisati, il primo passo è la responsabilità. A partire dalla scelta di un itinerario, valutandone il grado di di icoltà ma anche l’impatto della nostra presenza. Se un parcheggio in quota è completo, torniamo indietro: l’accanimento di lasciare l’auto a bordo strada, calpestando i prati alpini pur di fare “quel” selfie da esibire online, è l’esatto manifesto della cafonaggine estiva.

Al mare e nelle località lacustri ad altissima densità - come il litorale veneto che registra indici

di pressione turistica sempre più elevati - la rivoluzione parte dal rispetto dello spazio comune. Abbandonare mozziconi sotto la sabbia o occupare metri di bagnasciuga con fortini di ombrelloni alle sei del mattino distrugge la convivenza civile e il diritto al riposo altrui. Nelle città d’arte, l’esplosione delle locazioni brevi - che in Trentino gestiscono ormai oltre 6,2 milioni di presenze all’anno e in Veneto sono di use a macchia d’olio nelle principali destinazioni turistiche - ha fatto schizzare i prezzi immobiliari e svuotato i centri storici. Qui l’attenzione si sposta sul decoro e sui consumi, sul modo in cui ci avviciniamo alle nostre montagne al nostro mare, alle città d’arte come ai piccoli ma ricercati borghi delle nostre regioni. Diventare “ospiti” consapevoli e smettere di essere “clienti che hanno pagato e quindi hanno ragione” è l’unica via per salvare i nostri territori. Questa estate, quando ci spostiamo, ricordiamoci che l’impatto del turismo si misura anche dalle tracce che decidiamo di non lasciare al nostro passaggio. •

Bassapadovana

Nicola Stievano
Segue da pag. 1

ESTE A CIELO APERTO: MUSIC FESTIVAL

E GLI 800 ANNI DELLA BEATA BEATRICE

La città di Este questa estate si trasforma in un vero e proprio polo culturale e ricreativo per l’intero territorio della Bassa Padovana. Il fitto cartellone di eventi e ormai entrato nel vivo, o rendo una programmazione variegata capace di spaziare dai grandi concerti live del Foro Boario fino alle conferenze e alle rassegne documentaristiche nei luoghi storici del centro.

“Anche quest’anno, nei mesi estivi, la città di Este si trasforma in un grande teatro a cielo aperto, capace di o rire un ricco calendario di eventi dedicati a cittadini e visitatori appassionati di musica, arte, teatro, cinema, sport e letteratura”. Con queste parole il sindaco, Matteo Pajola, presenta la rassegna del 2026, evidenziando la vocazione culturale e l’attrattività del comune atestino. Un’edizione che assume una rilevanza storica profonda: “L’estate 2026 assume un significato ancora più speciale: ricorrono infatti gli 800 anni dalla morte della Beata Beatrice d’Este, figura simbolo della nostra storia e della nostra identità”. A farle eco è l’assessore alla cultura e alle manifestazioni, Luigia Businarolo, che rimarca l’ispirazione profonda del programma: “A lei e ai valori di armonia, spiritualità e bellezza che rappresenta si ispirano molti appuntamenti inseriti nel vasto programma, che vuole essere un percorso culturale di uso che attraversa luoghi,

linguaggi ed esperienze”.

Nei giovedì di luglio le vie del centro si sono animate con “Shopping al chiar di luna”, ala proposta caratterizzata da negozi aperti fino alle 23.30 e intrattenimento, con i tradizionali scacchi in piazza via Matteotti.

Gli ultimi giorni di luglio vedranno il debutto di grandi nomi all’Anfiteatro del Castello, come Marco Masini il 23 luglio e Paolo Ru ini il 24 luglio, quindi spazio alle sonorità partenopee di Sal Da Vinci il 27 luglio, alle storiche vibrazioni rock dei Savatage il 28 luglio, fino all’esibizione di Shiva mercoledì 29 luglio. Le proposte continuano nel mese di agosto, con appuntamenti di altissimo spessore culturale. La prima settimana del mese si aprirà venerdì 7 agosto in Piazza Guariento con la serata “Balliamo sotto le stelle”. Sabato 8 agosto sarà una delle date più significative: la Basilica di Santa Maria delle Grazie ospiterà la proiezione di “Mater”, un a ascinante documentario che propone un viaggio nella storia e nell’arte attraverso la figura di Maria, a cui seguirà l’apertura straordinaria del sito religioso. Sempre l’8 agosto, il Museo Nazionale Atestino aprirà eccezionalmente le sue porte fino a tarda sera per visite guidate speciali. Domenica 9 agosto la scena si sdoppierà tra il Chiostro di San Francesco, teatro del prestigioso concerto per quartetto con

pianoforte nell’ambito del Festival Internazionale di Musica del Veneto, e la frazione di Deserto con il cinema all’aperto.

La programmazione di agosto proseguirà giovedì 13 con la proiezione cinematografica del classico “Priscilla la regina del deserto”, mentre la seconda metà del mese sarà fortemente caratterizzata dalle rievocazioni storiche di Videostoria. Venerdì 21 agosto, sul sagrato del Duomo di Santa Tecla, andrà in scena “Peste 1630”, un viaggio tra arte e fede nelle drammatiche cronache dell’epoca. La sera successiva, sabato 22 agosto, sarà il momento

“Este d’Estate Kids 2026” per bambini e famiglie: cinema, teatro, spettacoli, osservazioni del cielo

“Este d’Estate Kids 2026” è il nuovo cartellone di appuntamenti interamente dedicato ai bambini e alle loro famiglie. Fino a settembre un ricco programma di iniziative gratuite trasforma la città in un grande spazio a misura di bimbo, incentrato sulla cultura, sul divertimento e sulla condivisione.

In occasione dello “Shopping al Chiar di Luna”, che animerà il centro storico anche il 23 e 30 luglio, i più piccoli troveranno ad accoglierli giochi, gonfiabili e il teatro

dei burattini. Grande rilevanza sarà data al cinema all’aperto nelle frazioni, alle ore 21: il 23 luglio a Prà d’Este con “Troppo Cattivi”, per poi proseguire nello stesso luogo il 2 agosto con “Wonka” e il 9 agosto a Deserto d’Este con “The Legend of Ochi”. Il Chiostro di San Francesco si trasformerà invece in un palcoscenico teatrale con spettacoli mirati ad avvicinare i giovanissimi alla lettura e alla fantasia: “Storie Stravolte” il 26 luglio, “Cenerentola” il 1° agosto e “Racconti ribelli di Elfi senza zucchero” il 23 agosto.

Ad agosto e settembre tornerà la scienza con le osservazioni astronomiche guidate “Stelle vicine e lontane sotto il cielo di Este”, previste al Foro Boario il 12 agosto e il 10 settembre. Il finale di stagione sarà all’insegna del movimento e dell’avventura nel centro cittadino: il 13 settembre andrà in scena la nona Festa dello Sport, mentre il 20 settembre Piazza Maggiore ospiterà la tradizionale Caccia al Tesoro curata dalla Nuova Pro Loco. “Abbiamo voluto costruire non soltanto un contenitore di eventi ma un percorso di crescita, - sottolinea l’assessore

della prima visione assoluta di “Beatri”x, una nuova produzione cinematografica dedicata alla straordinaria vicenda medievale della Beata Beatrice d’Este. Venerdì 28 agosto si chiuderà il ciclo con il documentario “Hospitalitas”, incentrato sulla storia della sanità estense dal Settecento a oggi. Il gran finale estivo vedrà il ritorno della grande musica al Castello con Gianni Morandi il 31 agosto e la band internazionale Hollywood Vampires il 2 settembre.

Luigia Businarolo- scoperta e condivisione rivolto ai più piccoli e alle loro famiglie. La cultura può assumere molte forme: il teatro, il cinema, la lettura, la scienza, il gioco”.

del Veneto

• Nicola Stievano
Una scena di “Racconti ribelli di elfi senza zucchero”

PARCO BUZZACCARINI: UN’OASI DI CULTURA, MUSICA, INCLUSIONE E PARTECIPAZIONE

Con i suoi circa 35.000 metri quadrati, il Parco Buzzaccarini, da molti conosciuto come il Boschetto dei Frati, si conferma un punto di riferimento della vita sociale e dell’estate di Monselice, un’oasi verde di cultura, confronto, musica e partecipazione nel cuore della città. Il tutto grazie all’a iatato gruppo di volontari dell’associazione Ekopark si prende cura dell’area, trasformandola in un centro nevralgico di vitalità cittadina, ma anche il luogo di inclusione lavorativa con la possibilità di lavori di pubblica utilità nell’ambito della giustizia riparativa. Attraverso una costante sinergia con le realtà del territorio, il lavoro dei volontari garantisce una programmazione

estiva che spazia dai concerti d’alto livello all’impegno civile, senza dimenticare lo sport, le attività per anziani e disabili, e i servizi quotidiani come il bar pizzeria e l’area sgambamento cani, con la possibilità di ammirare il giardino botanico e il laghetto con gli animali.

I mesi estivi vedono il parco animarsi con una serie di grandi eventi musicali e serate tematiche all’aperto.

Il cartellone dei concerti propone sabato 25 luglio con il tributo alla musica italiana e sudamericana degli

“Only 5”, seguito il 1° agosto dall’atteso omaggio alle storiche sonorità dei Pink Floyd. Il lunedì 10 agosto, in occasione della notte di San Lorenzo, il parco ospiterà la tradizionale osservazione

delle stelle cadenti, arricchita dalla colonna sonora dei Duophonic e dalla presenza degli astrofili. Il 15 agosto sarà invece tempo di un “Ferragosto in rock” in compagnia della Vecchia Maniera, mentre ogni mercoledì sera lo spazio si trasforma in una balera a cielo aperto con il ballo liscio e di gruppo guidato da DJ Luciano. Il fulcro dell’impegno culturale dell’associazione si esprime tuttavia nell’Eko Park Festival, la storica kermesse che si articolerà dal 27 agosto al 3 settembre e, successivamente, dal 7 al 9 settembre, con incontri fissati alle ore 20.45. Ogni sera, l’o erta sarà completata dalla pizzeria e da una piccola cucina con proposte anche vegane.

L’apertura di giovedì 27 agosto sarà dedicata alla pace nel mondo, con un focus approfondito sui conflitti in corso e sulla questione israelo-palestinese insieme a docenti ed esperti. Il giorno successivo, venerdì 28 agosto, si celebreranno i trent’anni del Comitato “Lasciateci Respirare” con un dibattito su cambiamenti climatici e isole di calore curato da Gianni Belloni, Andrea Rosina e Christianne Bergamin. Il primo weekend del festival vedrà sabato 29 agosto lo scambio libri con “Il Colibrì” e il concerto tributo a Fabrizio De André, mentre domenica 30 agosto sarà caratterizzata da un’escursione

Monselice da vivere, tra Calici di Stelle, la Notte

Bianca e la storia della Giostra della Rocca

Nel cuore dell’estate Monselice mette in campo un tris di manifestazioni di rilievo che animeranno il centro cittadino tra fine luglio e settembre. Il primo appuntamento in calendario è fissato dal 31 luglio al 2 agosto con l’atteso ritorno di “Calici di Stelle”, l’evento curato in collaborazione con la Strada del Vino dei Colli Euganei. Tutte le sere, dalle 19 alle 24, Piazza Mazzini, via Argine Destro e l’inizio di via del Santuario si trasformeranno in un salotto enogastronomico all’aperto. Il 28 e 29 agosto sarà poi la volta della Notte Bianca, che accenderà il centro storico con negozi aperti, spettacoli e shopping sotto le stelle. Se Piazza Ossicella ospiterà un’area famiglie con gonfiabili e una pista di go-kart con prove libere, ogni bar proporrà la sua band live: il 28 agosto spazio al concerto della cover band u iciale dei Nomadi, mentre il 29 agosto sarà la volta di una travolgente “country night” con balli di gruppo e coreografie live. Dall’11 al 20 settembre, infine, torna l’appuntamento con la celeberrima Giostra della Rocca, l’appuntamento

più sentito in città.

A illustrare il valore di questa ricca programmazione è l’assessore alla Cultura, Gianni Mamprin: “Sono tre manifestazioni importanti. Calici di Stelle unisce l’aspetto enogastronomico con quello di esplorare, vivere le bellezze di Monselice e gustarle attraverso il vino e i prodotti tipici dei Colli Euganei. La Notte Bianca vuol dire far festa tutti insieme: il centro e i locali vengono coinvolti con le associazioni sportive per vivere la città fino a tarda sera e di notte. In settembre, con la Giostra della Rocca, Monselice si immerge nel 1239, quando Federico II entra da Porta San Martino e istituisce la Camera Imperiale, rendendoci per sei mesi il centro del Sacro Romano Impero. Rivivremo la storia attraverso le contrade, le gare di abilità, il corteo storico e la Quintana, la gara equestre più importante. Mettiamo in luce le bellezze di Monselice anche per accogliere i turisti che possono vivere e gustare la nostra città”.

• (N.S.)

mattutina in bicicletta, laboratori pomeridiani sul suolo per bambini e la tappa serale dell’Euganea Film Festival.

Il festival proseguirà toccando importanti tematiche sociali e di attualità: lunedì 31 agosto si parlerà di minori stranieri non accompagnati e accoglienza; martedì 1° settembre Sir Skardy presenterà il libro “Pittura fresca”, seguito il 2 settembre dalla serata sui diritti

del lavoro promossa da ADL Cobas. Giovedì 3 settembre Carlo Cunegato guiderà l’incontro sulla sanità pubblica. La seconda tranche di settembre si aprirà lunedì 7 con una serata dedicata all’antispecismo, seguita l’8 settembre dall’atteso appuntamento con Andrea Pennacchi e il suo “Pojana”, per poi chiudersi mercoledì 9 settembre con l’ultimo incontro dibattito dedicato ad un tema di attualità.

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Politica. Squadra pronta a intervenire su ambiente, servizi, sviluppo e cultura

IL SINDACO FRANCO ENNIO PRESENTA L’ESECUTIVO: “PRONTI A LAVORARE”

Con la presentazione u iciale della giunta comunale entra nel vivo il nuovo mandato amministrativo guidato dal sindaco Franco Ennio. A metà giugno sono state assegnate le deleghe e la definizione della squadra che amministrerà Monselice nei 5 prossimi anni. Si tratta di un momento particolarmente importante perché delinea in modo chiaro ruoli, responsabilità e competenze dei componenti dell’esecutivo, chiamati a tradurre in azioni concrete il programma presentato agli elettori durante la campagna elettorale.

Il nuovo assetto amministrativo vede il sindaco, Franco Ennio, possedere direttamente alcune delle deleghe più rilevanti per la gestione dell’ente e per la vita quotidiana della città. Tra queste figurano sport e impianti sportivi, istruzione ed edilizia scolastica, lavori pubblici, protezione civile, sanità, servizi demografici e cimiteriali, sicurezza urbana, polizia locale, edilizia privata e bilancio. Una scelta che evidenzia la volontà

del primo cittadino di seguire in prima persona temi considerati strategici per il futuro del territorio.

Accanto al sindaco opererà il nuovo vicesindaco Niccolò Ruffin, al quale sono state a idate deleghe legate allo sviluppo economico e all’innovazione. Ru in si occuperà infatti di commercio, attività produttive, agricoltura, innovazione e transizione digitale, settori che rappresentano una delle sfide principali per la crescita della città e per il sostegno alle imprese locali. Un ruolo centrale sarà ricoperto anche dall’assessora Christianne Bergamin, chiamata a seguire un ampio pacchetto di materie che riguardano il territorio e l’ambiente. Le sue competenze comprenderanno pianificazione territoriale e urbanistica, mobilità sostenibile, spazio pubblico, verde urbano, gestione dei rifiuti, assetto idrogeologico, telefonia mobile ed energie rinnovabili. Temi che negli ultimi anni hanno assunto un peso sempre maggiore nelle politiche amministrative locali. All’assessora Maria Elisa Giarin

sono state invece assegnate deleghe di carattere amministrativo e gestionale. Seguirà infatti a ari generali, patrimonio comunale, u icio legale, tributi e risorse umane, ambiti fondamentali per il corretto funzionamento della macchina comunale e per la gestione delle risorse dell’ente. Particolare attenzione viene riservata anche alle politiche sociali. A occuparsene sarà l’assessora Eleonora Guizzaro, che avrà competenze in materia di welfare, politiche abitative, politiche giovanili e associazionismo. Settori che coinvolgono direttamente famiglie, giovani e realtà del volontariato, considerate una componente essenziale del tessuto sociale cittadino. Completa la squadra di governo Gianni Mamprin, nominato assessore alla Cultura e al Turismo. Due deleghe strategiche per una città come Monselice, che punta a valorizzare il proprio patrimonio storico, artistico e culturale, ra orzando al tempo stesso la propria attrattività turistica. Con la presentazione u iciale della giunta si chiude dunque la fase di insediamento

della nuova amministrazione e si apre quella dell’azione politica e amministrativa. Nei prossimi mesi sindaco e assessori saranno chiamati a confrontarsi con le principali esigenze del territorio, dai servizi ai cittadini alle opere pubbliche, passando per sviluppo economico, ambiente e valorizzazione del patrimonio cittadino. La squadra è ora definita e operativa.

Per il nuovo esecutivo guidato da Franco Ennio inizia il lavoro sul campo, con l’obiettivo di dare attuazione agli impegni assunti durante la campagna elettorale e rispondere alle aspettative della comunità monselicense.

VOLONTARI ESAUSTI: SERVE UN PIANO STRUTTURATO PER I GATTI ABBANDONATI

Da anni il recupero dei gatti abbandonati e la gestione delle colonie feline si reggono quasi esclusivamente sull’impegno di pochi volontari. Una situazione che, secondo chi opera sul territorio, non è più sostenibile e richiede un intervento strutturato da parte delle istituzioni. A riportare il tema al centro del dibattito è stato lo sfogo di Mirka Sturaro, presidente dell’associazione Una Mano 4 Zampe Odv, che dopo l’ennesimo recupero di un gattino abbandonato ha annunciato di non poter più accogliere altri animali. Tra il lavoro come operaia, la gestione di dieci colonie feline, le cure ai gatti in stallo e la di icoltà di trovare nuove adozioni, il carico è

diventato ormai eccessivo. Una realtà condivisa da molti volontari, che ogni giorno si fanno carico di recuperi, cure veterinarie, alimentazione e ricerca

di famiglie adottive, spesso senza alcun sostegno economico o organizzativo. Sulla questione è intervenuto il consigliere comunale Filippo Duse, che chiede alle istituzioni un cambio di approccio. “Non possiamo continuare ad affidare un problema che riguarda il benessere animale, ma anche la salute pubblica e la sicurezza, esclusivamente alla buona volontà di pochi cittadini”. Tra le proposte avanzate c’è l’avvio di campagne permanenti di sensibilizzazione sulla sterilizzazione dei gatti domestici, accompagnate da agevolazioni economiche per i proprietari, oltre alla creazione di una rete stabile tra Comune, Usl e associazioni per

coordinare gli interventi e individuare spazi destinati all’accoglienza temporanea degli animali recuperati. Il consigliere suggerisce inoltre di valutare percorsi di inclusione lavorativa per valorizzare il ruolo di chi dedica quotidianamente tempo e competenze alla gestione del randagismo felino. “L’obiettivo”, sottolinea Duse, “è superare la logica dell’emergenza e costruire un modello organizzativo stabile, capace di sostenere concretamente i volontari e garantire una gestione più e icace del fenomeno nel lungo periodo”.

• (G.Z.)

• Giacomo Trivellato

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La decisione. Stop alla variante e scoppia la polemica politica

Ritirato il ricorso al Tar: la giunta punta al dialogo sul progetto ex Rubini

Un altro segnale di discontinuità rispetto alla precedente amministrazione: la giunta di Franco Ennio ritira il ricorso al Tar contro il parere negativo del Parco Colli sulla variante urbanistica dell’area ex Rubini, chiudendo così il contenzioso avviato nelle ultime settimane del mandato di Stefano Peraro. Al centro della vicenda c’è il progetto di riqualificazione dell’area di via Marconi, ai piedi della Rocca, dove un accordo pubblico-privato prevedeva la demolizione degli edifici esistenti e la realizzazione di un supermercato. L’iter aveva subito una brusca frenata il 31 marzo quando il direttore del Parco aveva dichiarato incompatibile la variante urbanistica con il Piano Ambientale dell’ente. Secondo il Parco, infatti, l’area ricade in una zona classificata come prevalentemente vegetata e quindi non compatibile con l’intervento proposto. La precedente amministrazione in carica aveva reagito predisponendo un ricorso al tribunale amministrativo, sostenendo la legittimità della variante. La squadra di Ennio ha invece scelto una strada diversa. Alla base della decisione c’è la volontà di evitare uno scontro istituzionale con il Parco e di privilegiare il confronto tra amministrazioni.

“Abbiamo voluto dare un segnale di responsabilità verso il nostro patrimonio e i cittadini” spiega il sindaco “la pianificazione urbanistica deve sempre perseguire un interesse collettivo reale e trasparente. Tra le nostre priorità rientrano i temi della rigenerazione urbana e del recupero delle aree dismesse del territorio, che però verranno affrontati nelle sedi opportune attraverso un confronto aperto con la cittadinanza e con tutti gli organi competenti, anteponendo sempre il benessere della comunità e del territorio”.

L’assessora all’ambiente Christianne Bergamin richiama il ruolo del Piano Ambientale del Parco: “Sono convinta che le tutele previste dal Piano Ambientale siano preminenti e che la pianificazione comunale debba conformarsi ad esse. C’è anche una recente sentenza del Tar in un contesto analogo che conferma la nostra pozione. Già in passato, di fronte a precedenti dinieghi del Parco, il Comune aveva saggiamente ritenuto di adeguarsi, non di intraprendere la via del ricorso”. Di tutt’altro avviso Stefano Peraro, che da assessore all’urbanistica aveva seguito l’operazione. “L’incarico

legale era stato a idato per contestare un parere palesemente errato del Parco nei calcoli e per fare chiarezza sull’e ettiva obbligatorietà di questi pareri”. Per l’ex sindaco la decisione della nuova maggioranza sarebbe esclusivamente politica: “Non hanno avuto il coraggio di ammetterlo e si nascondono dietro giustificazioni infondate. È incomprensibile che in aree limitrofe il Parco abbia autorizzato supermercati anche più grandi mentre qui ci si ferma, esponendo il Comune al rischio di ricorsi da parte del privato”.

• Giada Zandonà

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Il Comune corre per i “Luoghi del Cuore” del FAI

Puoi scriverci all'indirizzo spipadova@gmail.com oppure venirci a trovare nelle nostre sedi: Monselice, Viale della Repubblica 27; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00 Este, Via Ca’ Mori 2; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00 Montagnana, Via Trevisan 8; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00

l Santuario Giubilare delle Sette Chiese entra nella corsa per diventare uno dei “Luoghi del Cuore” del Fai. La Parrocchia del Duomo, insieme ai volontari dell’associazione “Amici della Pieve e del Santuario”, ha infatti candidato uno dei simboli della città alla dodicesima edizione del censimento nazionale promosso dal Fondo per l’Ambiente Italiano, con l’obiettivo di valorizzare e tutelare uno dei complessi religiosi e monumentali più importanti del Veneto. Per sostenere la candidatura è possibile votare online attraverso il sito del Fai, oppure sottoscrivendo gli appositi moduli cartacei messi a disposizione dai volontari in vari spazi della città. L’appello è rivolto non solo ai cittadini, ma anche ad associazioni, enti e realtà del territorio, chiamati a contribuire alla raccolta di firme e a promuovere l’iniziativa tra i propri associati e contatti. Le associazioni potranno inoltre aderire u icialmente alla campagna attraverso la sezione “Promuovi” del sito del Fai, ottenendo così visibilità a livello nazionale come sostenitrici del progetto. “L’obiettivo è far conoscere e valorizzare un patrimonio storico, artistico, religioso e culturale unico” spiegano i volontari degli “Amici della Pieve e del Santuario”, che invitano il territorio a fare squadra per raggiungere il maggior numero possibile di voti. Per chi desidera sostenere la candidatura o ricevere i moduli cartacei è possibile contattare l’associazione tramite l’indirizzo e-mail amicipievesantagiustina@gmail.com oppure telefonando al 340 3031302. I promotori dell’iniziativa sono inoltre disponibili a organizzare visite guidate e piccoli tour culturali per far conoscere da vicino la storia e il valore del Santuario delle Sette Chiese e dell’intero complesso monumentale di Monselice.

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Sostegno alle famiglie. Spazi rinnovati alla Casa delle associazioni

APRE IL POLISPORTELLO SOCIALE: PRIMO PUNTO

DI ASCOLTO AFFIDATO ALL’AVO CONSELVE

Il nuovo Polisportello Sociale ha aperto le porte ai cittadini. Si è concluso l’intervento di riqualificazione della Casa delle associazioni di via San Filippo Neri, che nei mesi scorsi è stata interessata da un importante cantiere di ristrutturazione finanziato attraverso il Gal Patavino e con fondi del Comune. Il nuovo servizio prenderà il via da martedì negli spazi del Progetto Giovani, con il primo Punto di ascolto a idato all’Associazione Volontari Ospedalieri di Conselve. L’apertura era inizialmente prevista per il 30 giugno, ma l’incertezza sulla conclusione del cantiere ha reso necessario rinviare di una settimana l’avvio delle attività e spostare temporaneamente gli appuntamenti già programmati in un’altra sede. Il primo servizio attivo sarà il Punto di ascolto Avo Conselve, dedicato al sostegno e all’orientamento dei cittadini. Lo sportello è aperto ogni martedì

dalle 16 alle 18 e sarà accessibile esclusivamente su appuntamento. Per il pomeriggio inaugurale risultano già fissati i primi incontri, segno di un servizio atteso dal territorio. L’obiettivo dell’Amministrazione comunale, però, è quello di fare del Polisportello un punto di riferimento sempre più ampio per la comunità. “Da questo momento inizierà anche un percorso di progettazione insieme agli u ici comunali, con l’obiettivo di organizzare e sviluppare al meglio l’attività del Polisportello Sociale, ampliando progressivamente i servizi o erti alla cittadinanza” spiega l’assessora alle Politiche sociali e all’associazionismo, Eleonora Guizzaro. “Parallelamente apriremo un confronto con le associazioni e con gli enti del territorio, per individuare, sulla base delle esigenze della comunità e degli obiettivi che ci siamo posti come Amministrazione, i servizi che potranno trovare spazio all’interno

del Polisportello, a inché diventi un punto di riferimento sempre più utile e vicino ai cittadini”. Il Polisportello nasce proprio con questa finalità: essere un punto di contatto e orientamento per i cittadini. O re informazioni e supporto per accedere ai servizi sociali, socio-sanitari e assistenziali, aiutando

Mezzo milione per Aurora, la solidarietà non si ferma

Mezzo milione di euro raccolti per dare ad Aurora la possibilità di costruirsi un futuro. Un traguardo che fino a pochi mesi fa sembrava irraggiungibile e che oggi è diventato realtà. La campagna solidale “Un passo per Aurora” ha infatti raggiunto la cifra stimata per permettere alla bambina, nata con una rara malformazione congenita a una gamba, di a rontare il complesso percorso di cure negli Stati Uniti. Dietro a quel numero ci sono migliaia di donazioni in una rete di solidarietà che, in poco più di un anno, ha accompagnato passo dopo passo Aurora e la

le persone a orientarsi tra pratiche, servizi e opportunità disponibili. Gli spazi rinnovati della Casa delle associazioni, resi più accessibili e funzionali grazie all’intervento di riqualificazione, ospiteranno quindi un servizio destinato a crescere nel tempo, con l’obiettivo di rispondere in modo sempre più e icace ai bi-

sua famiglia. “Oggi possiamo finalmente dirlo: abbiamo raggiunto i 500 mila euro per Aurora” raccontano con emozione mamma Ilaria e papà Luca. “Ogni donazione, grande o piccola, ogni condivisione, ogni parola di incoraggiamento e ogni gesto di solidarietà hanno contribuito a costruire questo incredibile risultato. Questa cifra rappresenta la speranza, l’amore e la forza di un’intera comunità che ha scelto di camminare al fianco di nostra figlia”. I genitori, però, tengono a chiarire un aspetto importante: “Molti ci chiedono se ora non ci sia più bisogno di aiuto. Ma Aurora avrà bisogno di protesi per

sogni delle famiglie, delle persone fragili e dell’intera comunità. Non solo, gli spazi accolgono numerose associazioni della città e l’aula studio gestita direttamente da un gruppo di studenti.

tutta la vita. Dovranno essere sostituite durante la crescita e anche da adulta. Sono dispositivi altamente specializzati e molto costosi”. Per questo motivo il fondo continuerà a essere gestito con la massima attenzione. “Le risorse raccolte saranno utilizzate esclusivamente per le esigenze mediche presenti e future di Aurora. La vostra generosità non finanzia soltanto un intervento, ma contribuisce a garantirle la migliore qualità di vita possibile per gli anni a venire.”

• (G.Z.)

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Ambiente solido e percorso di crescita in primaria azienda veneta

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• Giada Zandonà

L’infrastruttura. Più sicurezza per ciclisti e pedoni

Nuova passerella ciclopedonale che collega la città a Ospedaletto Euganeo

Una nuova passerella ciclopedonale collega oggi Este e Ospedaletto Euganeo, completando il percorso tra le piste ciclabili dei due Comuni e mettendo in sicurezza uno dei punti più critici lungo la statale 10. L’infrastruttura, realizzata da Sesa nell’ambito degli interventi collegati alla nuova rotatoria di via Comuna, permette ora a ciclisti e pedoni di attraversare il corso d’acqua senza dover impegnare l’arteria ad alta percorrenza. L’opera rappresenta il completamento di un progetto atteso da molti anni e nasce con un duplice obiettivo: migliorare la sicurezza della mobilità dolce e ra orzare i collegamenti tra due territori da sempre strettamente legati. La passerella è stata installata con una complessa operazione ingegneristica che aveva attirato numerosi cittadini, incuriositi dalla grande gru impiegata per sollevare e collocare la struttura nella sua posizione definitiva.

“È un’opera di grande funzionalità, della quale si parla da circa venticinque anni” sottolinea il sindaco di Este Matteo Pajola. “Garantisce maggiore sicurezza ma ha anche un valore simbolico importante: mette in relazione due comunità che, grazie a questo collegamento, sono ancora più vicine”.

La struttura è stata assemblata direttamente nell’area del cantiere e successivamente posizionata con precisione millimetrica. Un intervento che, come aveva evidenziato il sindaco, è stato possibile grazie al lavoro congiunto di tecnici, ingegneri e imprese coinvolte. Alla posa aveva assistito anche il sindaco di Ospedaletto Euganeo Fabio Vigato, a conferma del valore condiviso dell’opera. La passerella costituisce l’ultimo tassello del più ampio intervento finanziato da Sesa, che comprende anche la nuova rotatoria di via Comuna.

“Era uno degli obiettivi principali che ci eravamo dati” spiega la presidente di Sesa Silvia Ruzzon. “L’opera migliora la sicurezza, fluidifica il tra ico ed è funzionale anche all’attività dell’azienda, considerata l’intensa movimentazione dei mezzi. Durante il percorso abbiamo apportato alcune modifiche progettuali, sia alla rotatoria sia alla passerella,

arrivando a una soluzione più e icace e rispondente alle reali esigenze del territorio”. Oltre agli aspetti pratici, resta anche il significato simbolico dell’infrastruttura. “La passerella ra orza il legame tra Este e Ospedaletto Euganeo” conclude Ruzzon. “È un ponte che unisce due comunità e dimostra come realizzare collegamenti significhi creare nuove opportunità di collaborazione e di sviluppo condiviso”.

Al

Museo Nazionale Atestino Parkinson e benessere si incontrano

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er chi convive con il Parkinson il movimento è una terapia riconosciuta. Ma cosa succede quando l’attività fisica esce dalla palestra ed entra in un museo? La risposta è arrivata dal Museo Nazionale Atestino, con l’iniziativa “Una giornata al museo”, dove i partecipanti ai gruppi di attività fisica adattata dell’associazione culturale Salus Euganea hanno vissuto una mattinata speciale tra archeologia, storia e movimento. Un’iniziativa che ha unito cultura e salute, trasformando gli spazi del museo in un luogo di benessere e inclusione. Il progetto, promosso da Salus Euganea in collaborazione con la Direzione regionale Musei nazionali del Veneto del Ministero della Cultura e con il Comune di Este, ha previsto una visita guidata alle collezioni del museo, seguita da una seduta di attività motoria svolta nell’aula didattica. L’idea nasce da un principio ormai consolidato nella letteratura scientifica: l’esercizio fisico regolare contribuisce a migliorare la funzione motoria, l’equilibrio, la neuroplasticità e la qualità della vita delle persone a ette dalla malattia di Parkinson. “Inserire questa pratica in un ambiente ricco di stimoli culturali aggiunge però un valore ulteriore. Le opere, i reperti e i racconti custoditi nel museo diventano infatti strumenti capaci di stimolare memoria, attenzione, curiosità ed emozioni, favorendo il benessere psicologico oltre a quello fisico” spiega il presidente di Salus Euganea, Lino Pasqui.

• (G.Z.)

La nomina. Il suo programma mette al centro sostenibilità, biodiversità e educazione ambientale

MAURO DELLUNIVERSITÀ RILANCIA IL PARCO DEI COLLI EUGANEI

Dopo un breve periodo di commissariamento il Parco regionale dei Colli Euganei ha un nuovo presidente. La Regione del Veneto ha nominato Mauro Delluniversità, 47 anni, sindaco di Vo’ dal 2024, esperto di proprietà intellettuale e al primo mandato amministrativo.

Succede ad Alessandro Frizzarin con l’obiettivo di ricostruire il rapporto tra l’ente e il territorio, puntando su dialogo, semplificazione, Piano ambientale e valorizzazione del riconoscimento Mab Unesco.

“Vogliamo un Parco che torni a essere percepito come un’opportunità e non come un insieme di vincoli” spiega Delluniversità. “Prima del turismo vengono i cittadini: chi vive qui tutto l’anno deve sentire il Parco come una risorsa”. Le priorità saranno ricostruire il dialogo con Comuni, associazioni e categorie economiche, aggiornare il Piano ambientale, ra orzare la promozione del territorio e a rontare temi come fauna selvatica invasiva e semplificazione tecnico-amministrativa. Sul rapporto tra tutela e sviluppo il nuovo presidente esclude contrapposizioni.

“Lo sviluppo è vero solo quando è sostenibile. Il limite deve essere la conservazione della biodiversità e del paesaggio. Il Parco dovrà favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente, limitando nuove trasformazioni che possano comprometterne l’identità”. Centrale anche il ruolo dell’agricoltura: “Gli agricoltori sono i primi custodi del territorio e vanno sostenuti, a rontando con basi scientifiche anche il problema dei cinghiali”. Per il turismo Delluniversità guarda a un modello diverso dai grandi flussi. “Preferiamo un turismo rispettoso, distribuito durante tutto l’anno, capace di generare valore senza compromettere il patrimonio naturale. Il marchio Mab Unesco non deve essere un’etichetta, ma un metodo di lavoro”.

Tra gli obiettivi anche il ra orzamento dell’educazione ambientale, coinvolgendo scuole e giovani nella conoscenza del territorio. Le dichiarazioni del nuovo presidente trovano apertura da parte del Coordinamento delle associazioni ambientaliste, che però chiede di tradurre le parole in azioni. “La percezione di un ente burocratico e distante dal territorio è una fotografia vera” osserva la portavoce Christianne Bergamin. “I limiti del Parco non sono nel Piano ambientale, ma nella sua mancata applicazione. Ci auguriamo che il nuovo presidente

avvii un percorso di divulgazione del Piano e coinvolga in modo strutturato le associazioni nelle scelte strategiche”. Gli auguri arrivano anche dall’ex ministro Carlo Fracanzani, che richiama i principi della legge istitutiva del Parco, del Piano ambientale e del Mab Unesco. “Sarebbe importante procedere tempestivamente all’elaborazione di un programma coerente con questi obiettivi, valorizzando il capitale umano, i giovani, e ra orzando il ruolo del Parco nel rilancio del Veneto”.

Oltre

SSintoniz zati sul

ostenere le famiglie nei momenti di di icoltà, aiutare i genitori a ra orzare le proprie competenze educative e costruire una rete territoriale capace di accompagnare bambini, adolescenti e giovani nel loro percorso di crescita. È questo l’obiettivo del sistema di interventi promosso dal Comune di Este, in qualità di ente capofila dell’Ambito Territoriale Sociale VEN_17, grazie a una serie di progetti finanziati con risorse regionali, nazionali ed europee. Un lavoro che coinvolge servizi sociali, scuole, enti del terzo settore e realtà del territorio, con l’obiettivo di creare percorsi personalizzati per sostenere le famiglie e prevenire situazioni di disagio. Tra le iniziative principali c’è il programma P.I.P.P.I. (Programma di Interventi per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione), ideato dal Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare dell’Università di Padova e rivolto alle famiglie con figli da 0 a 17 anni che vivono condizioni di vulnerabilità. Il progetto punta a ra orzare il ruolo dei genitori e, quando possibile, evitare l’allontanamento dei minori dal nucleo familiare attraverso un percorso intensivo che prevede educativa domiciliare, gruppi di sostegno per genitori e bambini, collaborazione tra scuola, famiglia e servizi sociali e sviluppo di reti di vicinanza solidale. Nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Missione 5 “Inclusione e Coesione”, il Comune di Este ha ottenuto il finanziamento dedicato al sostegno delle capacità genitoriali. Al 30 giugno 2026 sono state prese in carico 36 famiglie residenti in 20 Comuni dell’Ambito VEN_17. Il programma ha visto una crescita progressiva nelle diverse edizioni: il P.I.P.P.I. 11 ha coinvolto 10 famiglie, il P.I.P.P.I. 12 ne ha accompagnate 12 introducendo anche interventi di vicinanza solidale e collaborazione con le scuole, mentre l’edizione P.I.P.P.I. 13, conclusa nel giugno 2026, ha coinvolto 14 famiglie attivando tutti i dispositivi previsti.

Mauro Delluniversità

INFORMA

“VIE D’USCITA”: Un nuovo approccio verso il contrasto alle dipendenze giovanili

Il Comune di Este ha attivato, a partire dal 2022, un progetto pensato per favorire corretti stili di vita e prevenire le diverse forme di dipendenze giovanili.

i tratta di “Vie d’Uscita”, reso possibile grazie alla fattiva collaborazione con le educatrici e gli infermieri dell’U.O.C. SerD Alta e Bassa Padovana ULSS6 Euganea, ma anche a tutti i membri facenti parte del Tavolo per il Contrasto alle Dipendenze del Comune di Este: ULSS6 Euganea, Istituto Comprensivo, Istituti d’Istruzione superiore, Patronato SS. Redentore, Polizia Locale, Carabinieri di Este.

«Il progetto ‘Vie d’Uscita’ è nato dalla consapevolezza che il tema delle dipendenze non può essere affrontato solo quando il problema si manifesta, ma richiede un investimento costante nella prevenzione, nell’educazione e nella costruzione di una comunità capace di riconoscere i segnali di disagio e offrire opportunità di crescita ai più giovani. - spiega il Vicesindaco e Assessore al Settore Sociale Simonetta Spigolon. - In questi anni abbiamo promosso un percorso condiviso che ha coinvolto il SerD, gli istituti scolastici del territorio, gli insegnanti, gli studenti e le loro famiglie. Grazie alla professionalità delle educatrici e degli infermieri del servizio e alla disponibilità delle scuole di Este, siamo riusciti a sviluppare iniziative innovative e partecipate: dal videoclip realizzato dagli studenti della scuola secondaria di primo

grado al concorso artistico promosso con il liceo artistico, no al percorso di supervisione rivolto ai docenti per favorire una lettura condivisa dei bisogni educativi e delle strategie di intervento». Dal 2022 ad oggi, infatti, sono state numerose le iniziative portate avanti dal Comune in collaborazione con il SerD, tra cui incontri con gli studenti di tre Istituti d’Istruzione Superiore di Este, un incontro dedicato ai genitori e alla comunità educante realizzato insieme alle Forze dell’Ordine, un servizio di mediazione tra i ragazzi, le loro famiglie e le strutture istituzionali del territorio. Grande attenzione anche alla comunicazione, con la promozione del progetto attraverso campagne social e volantini informativi.

Nel 2023, grazie al bando “Scuole Sicure” promosso dal Ministero degli Interni, è stato possibile parlare di prevenzione e contrasto alle dipendenze anche presso la Scuola Secondaria di Primo Grado G. Carducci. Gli incontri hanno portato alla realizzazione del videoclip “Essere ragazzi è un bel casino” in collaborazione con Associazione Culturale Alidarte e il SerD. Il videoclip è ancora disponibile sul canale YouTube del Comune di Este.

Nell’anno scolastico 2025/2026, grazie ad un contributo della Banca Prealpi San Biagio, è stato proposto un percorso di supervisione e formazione pedagogica dedicato agli insegnanti della scuola Secondaria di Primo Grado Carducci, un progetto pilota molto

apprezzato dal corpo insegnante come strumento di supporto per una lettura condivisa delle situazioni e di costruzione di strategie educative ef caci.

Ultimo ma non meno importante, il concorso artistico a cui ha partecipato il Liceo Artistico G.B. Ferrari di Este, sezione Corradini, nell’anno scolastico 2025-2026.

Le opere realizzate dagli studenti delle Classi Prime, a seguito di alcuni incontri tenuti con il SerD, sono state esposte a inizio giugno 2026 presso l’ex Chiesetta dell’Annunziata di Piazza Trento. Una volta valutate da una commissione costituita da esperti degli Enti e Istituti interessati, le prime tre classi vincitrici sono state premiate con buoni spesa, da utilizzare per l’acquisto di materiale didattico. Un grande traguardo sia per i giovani artisti, che hanno potuto vedere le proprie opere esposte, sia per il Comune di Este e il SerD, che hanno visto ancora una volta il frutto di anni di lavoro per il contrasto alle dipendenze.

Conclude il Vicesindaco: «Ritengo che il valore più importante di ‘Vie d’Uscita’ sia proprio quello di aver creato una rete educativa stabile, capace di mettere al centro il benessere dei ragazzi e di affrontare fenomeni complessi come le dipendenze da sostanze, alcol, gioco d’azzardo e strumenti digitali con strumenti culturali, relazionali e preventivi. È un patrimonio che appartiene a tutta la comunità e che rappresenta un investimento concreto sul futuro dei nostri giovani.»

Anche per l’estate 2026 Este investe sui giovani con il progetto di cittadinanza attiva Ci Sto? Affare Fatica! giunto alla sua IV edizione. Dal 13 al 31 luglio, squadre composte da 10 ragazzi di età mista dai 14 ai 19 anni, guidati da 1 giovane tutor e da 1 adulto tuttofare/ handyman, si occuperanno di piccoli interventi di manutenzione dei beni comuni (sistemazione di panchine e staccionate in legno, pulizia e abbellimento aree, tinteggiatura di pareti, ecc.) presso le aree di lavoro individuate a Prà, Motta, Schiavonia, Centro, Salute/Pilastro, Deserto e Meggiaro/Este Nuova.

Alla ne di ogni settimana i partecipanti riceveranno un “buono fatica” del valore di € 50,00 (di € 100,00 per i tutor), che spenderanno nel negozio prescelto tra quelli aderenti al progetto.

«Ci sono progetti che entrano nel cuore di una comunità - dichiara il Sindaco Matteo Pajola - e il Ci Sto? Affare Fatica! è senza dubbio uno di questi. Vedere così tanti giovani rimboccarsi le maniche per la cura della Città, dimostra che quando ai ragazzi viene data ducia, la risposta è straordinaria».

«Il contributo delle realtà locali e il numero degli iscritti sono cresciuti anno dopo annoprosegue l’Assessore Silvia Bottaro - quindi, per l’edizione 2026, proponiamo 9 cantieri, uno in più dell’anno scorso. I dati dimostrano che l’affetto della Città verso il progetto è tangibile: ringrazio i ragazzi, i tutor e i volontari.»

Le iscrizioni sono aperte su www.cistoaffarefatica.it, info alla mail: este@cistoaffarefatica.it, e al tel: 351.9687649 (dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 12.00 e il mercoledì anche dalle 16.00 alle 18.00).

Sindaco Matteo Pajola

L’emergenza. Ne parliamo con l’assessore regionale all’ambiente, clima e protezione civile

CALDO RECORD, VENTURINI: “L’ADATTAMENTO AL CLIMA È UNA SFIDA DEL FUTURO”

Il giugno 2026 verrà ricordato per aver superato, in intensità e durata, anche la storica estate del 2003. Con un’anomalia termica di oltre 3 gradi e un’ondata di calore che ha tenuto il Veneto col fiato sospeso per 15 giorni, il clima della nostra regione ha mostrato un volto nuovo. Ne abbiamo parlato con l’Assessore all’Ambiente, Clima e Protezione Civile, Elisa Venturini.

Assessore Venturini, i dati ARPAV appena pubblicati fotografano un giugno da record. Siamo di fronte a un’anomalia statistica o a una nuova normalità?

“I dati non mentono: giugno 2026 non è stato un episodio isolato, ma la conferma di un trend di lungo periodo che non possiamo più permetterci di sottovalutare. Abbiamo registrato un’anomalia termica regionale di +3,1 °C rispetto alla media 1991-2020, posizionandoci tra i quattro mesi di giugno più caldi dal 1991 a oggi. La vera eccezionalità risiede nella persistenza: l’ondata di calore che

ha attraversato la seconda metà del mese, per estensione e durata, ha superato anche l’agosto del 2003. Dobbiamo uscire dalla logica dell’emergenza temporanea e a rontare questo cambiamento con una visione strategica di lungo periodo”. Uno dei parametri più allarmanti è quello delle cosiddette “notti tropicali”. Ci spiega perché sono un indicatore così sensibile?

“Perché misurano direttamente il benessere delle persone. Una “notte tropicale” è un evento in cui la temperatura minima non scende mai sotto i 20°C, impedendo al nostro corpo di recuperare dallo stress termico diurno. La situazione è evoluta in modo drastico: se negli anni ‘90 registravamo in media una notte tropicale ogni due anni, nell’ultimo decennio la frequenza è salita a sei all’anno. Arrivare a ben 11 notti tropicali registrate nel solo mese di giugno di quest’anno, in pianura, è un segnale tangibile di quanto la nostra qualità della vita sia sotto pressione.

E sulla costa la situazione è ancora più estrema, con punte di 23 notti a Chioggia e 20 a Venezia-Cavanis”. L’agricoltura e il bilancio idrico restano sotto osservazione. Qual è la risposta della Regione?

“Il sistema agricolo è il primo a subire l’accelerazione dei cicli biologici: la sommatoria termica ha segnato un anticipo di 11 giorni rispetto alla norma. A questo si aggiunge un bilancio idroclimatico negativo su

quasi tutto il territorio, con un deficit medio di 103 mm in pianura. Non stiamo a guardare: la nostra priorità, in costante confronto con i Consorzi e le categorie, è trasformare il dato scientifico di ARPAV in una gestione più razionale della risorsa idrica. Dobbiamo passare dal monitoraggio all’azione, investendo in infrastrutture e pratiche agronomiche che rendano il nostro sistema produttivo più resiliente”.

Qual è, in definitiva, la bussola che guida l’Assessorato?

“La visione “Veneto 2030”. Il mio Assessorato agisce come garante del territorio: basiamo le nostre scelte su dati oggettivi, evitiamo allarmismi e pianifichiamo interventi strutturali. Convivere con questa nuova variabilità climatica richiede consapevolezza: la resilienza non è più un’opzione, ma la condizione necessaria per tutelare l’ambiente e la prosperità del nostro territorio”.

• Redazione Padova

Elisa Venturini, assessore regionale

SUGGESTIVA 2026: L’ODEO CORNARO

CORNICE DI GRANDI EVENTI CULTURALI

Arte, teatro e letteratura sono i protagonisti di SuggEstiva, la rassegna culturale ospitata all’Odeo Cornaro che torna ad allietare l’estate padovana fino al 25 agosto. Una serie di eventi diversi, dai reading letterari agli spettacoli teatrali, per omaggiare un complesso monumentale, quello appunto dell’Odeo Cornaro, che fa parte dei tesori architettonici, storici e artistici di Padova. Voluto da Alvise Cornaro, teorico dell’architettura, mecenate e promotore delle arti, il complesso monumentale venne costruito nella prima metà del Cinquecento come cornice per spettacoli musicali, letture poetiche e dibattiti, e consta anche di una loggia concepita per mettere in scena le opere teatrali di Ruzante, di cui Cornaro era mecenate. A secoli di distanza, questo luogo storico viene restituito alla sua funzione originaria, ospitando, in occasione

della rassegna SuggEstiva, un ricco calendario di eventi culturali. Organizzata dall’Associazione La Torlonga con la direzione artistica - per la parte teatrale - di Simone To anin, e realizzata con il contributo dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la manifestazione è stata inaugurata a fine giugno con il monologo “La verità vi prego sull’amore”, e proseguirà fino alla fine di agosto per un totale di tredici appuntamenti imperdibili. Da segnalare, in particolare, gli eventi del format “A casa di Alvise”, che prevedono uno spettacolo teatrale di Ruzante e una visita guidata per andare alla scoperta di ambienti che di solito non sono accessibili al pubblico. Dopo gli incontri del 30 giugno e del 15 luglio, il format ritornerà il 23 luglio e il 17 agosto. Da

Le Scuderie di Palazzo Moroni ospitano una mostra dedicata a una delle riviste per ragazzi più famose del Novecento: “I Pionieri di Rodari”, questo il titolo dell’evento, è visitabile fino al 13 settembre prossimo. Protagonista della mostra è “Pioniere”, la rivista di “Pionieri d’Italia”, associazione nata nel 1949 con l’obiettivo di proporre attività sociali e ricreative che fossero in grado di mettere al centro la creatività dei ragazzi. La rivisita, pubblicata negli anni Cinquanta e Sessanta, si componeva di fumetti ma anche di interventi di natura politica e sociale. Fra i protagonisti della rivista ci fu anche Gianni Rodari, che del “Pioniere” fu autore e direttore.

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segnalare inoltre l’appuntamento del 27 luglio con “Il colore della vita è… il nero”, una visita guidata alla Loggia e all’Odeo Cornaro seguita da un viaggio letterario nel mondo del noir, e quello del 28 luglio con “Nel bel mezzo di un gelido inverno”, commedia brillante tratta dall’omonimo film di Kennet Branagh. Se la prima parte della rassegna ospita diversi eventi letterari e

I Pionieri di Rodari alle Scuderie di Palazzo Moroni

La mostra padovana, promossa dal Comune di Padova - Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Centro Studi Ettore Luccini e l’Associazione Crap (Comitato Ricerche Associazione Pionieri), con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, o re la possibilità di fare un viaggio a ritroso nel tempo per scoprire una rivista che ha avuto un ruolo importante nella cultura del nostro paese, con la creazione di alcuni personaggi celebri (come Cipollino di Rodari, che ebbe successo anche all’estero). La rivista, che proponeva anche tavole di provenienza estera tradotte in italiano, ebbe inoltre il merito di far conoscere in Italia alcuni

reading, il programma di agosto si concentra maggiormente sulle pièce contemporanee con un focus sulla comicità. Il 4 agosto va in scena “Sandra e Raimondo - 2 cuori e una risata”, un omaggio alla celeberrima coppia, nello spettacolo e nella vita, amata da generazioni di spettatori. Si ride anche il 10 agosto con “Il colpo Gobbo del Dottor Frankestin”, pièce tratta dalle opere di Mary Shelley e

dal film di Mel Brooks. La rappresentazione in programma il 19 agosto, “I 39 scalini”, tratta dall’omonimo film di Alfred Hitchcock, mescola invece commedia e thriller. Si conclude, il 25 agosto, con “Proietti a modo mio”, evento dedicato all’istrionico attore che ne ripercorre i monologhi, gli sketch e le storielle.

• Francesca Tessarollo

fumetti di produzione francese a puntate. La mostra si compone di tavole e pagine della rivista e presenta anche articoli di giornale dell’epoca che permettono al visitatore di entrare appieno nello spirito del tempo e conoscere il contesto in cui nacque e venne edita la rivista.

“Obiettivo dell’iniziativa - spiega l’assessore Andrea Colasio - è restituire un Rodari meno noto, inserito nel cuore delle trasformazioni culturali del secondo dopoguerra, tra impegno editoriale e tensioni della Guerra fredda, con un approccio rigoroso e documentato alla storia”. • (F.T.)

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Compiti per le vacanze

Accanto a questo va a rontato il nodo dei Medici di Base: le stime parlano, soltanto per la provincia di Venezia ma la situazione è uniforme in tutto il Veneto, di oltre 360 pensionamenti nel corso del prossimo anno. I bandi per la loro sostituzione prevedono, tra mille di icoltà di reperimento, l’arruolamento di poco più di 150 medici di famiglia. Non certo una soluzione ottimale per una popolazione sempre più anziana. Le Case di Comunità, in fase di inaugurazione in queste settimane,

vanno riempite di personale e strutture. Sullo sfondo la spinosa vicenda del nuovo ospedale di Padova voluto da Regione e Comune, oggetto di accordi, delibere, stanziamenti e protocolli. Pare non ci sia più una completa copertura finanziaria. La Regione ha chiesto una pausa: problema decisamente non di poco conto.

Case di Riposo Il Veneto è l’unica regione, oltre la Sicilia, a non aver mai adottato una riforma delle Ipab

e questo rende meno performanti, in termini economici non certo di servizio, le case di riposo pubbliche. Oggi i dati parlano chiaro: ci sono circa 11mila anziani veneti in lista d’attesa per un posto in una struttura. Decisamente tanti.

Le infrastrutture per lo sviluppo

Alta velocità ferroviaria: avanti piano. Troppo piano. E questo è un grave limite per il territorio regionale. Romea: continua a essere la strada più pericolosa d’Italia. Anche qui dopo decenni di dibattiti urge una soluzione. Autostrada del Mare: si fa o non si fa? E se si come si risolve l’accesso al litorale? Holding autostradale

non se ne parla più: sogno finito? Biglietto unico per i mezzi pubblici, metropolitana di superficie, porti e aeroporti: i dossier sono decisamente molti e pesanti e nessuno di questi può attende. Saranno, dunque, vacanze molto intense se non ci si vorrà ritrovare impreparati alla ripresa quando si dovranno, anche, a rontare i nodi dell’emergenza casa, della regolamentazione del fine vita e del braccio di ferro con Governo e Enel delle concessioni della rete elettrica e degli impianti idroelettrici in scadenza tra pochi anni. Sullo sfondo rimane il nodo dell’autonomia: ma questa è tutta un’altra storia.

Sanità. L’assessore regionale Gino Gerosa: “Va cambiata la mentalità del paziente nell’approccio con l’ospedale”

“CON LE CASE DELLA COMUNITÀ VOGLIAMO RIDURRE GLI ACCESSI AI PRONTO SOCCORSO”

Dopo una carriera da cardiochirurgo e docente universitario, migliaia di interventi e vite salvate (“la soddisfazione più grande”), il professor Gino Gerosa si sta cimentando con la nuova sfida da assessore regionale alla sanità. “Dobbiamo fare delle scelte e agire oggi - spiega - pensando ai pazienti di domani. E chi saranno i pazienti di domani? Rispetto ai decenni scorsi la piramide sociale si è invertita, nel

una medicina reattiva, della serie sei ammalato - ti curo, ad una medicina di previsione che previene la fase acuta. In poche parole, vogliamo fare del Veneto il laboratorio internazionale per l’invecchiamento in buona salute”.

Di questa nuova sanità territoriale le Case della Comunità che stanno aprendo in tutta la Regione diventano un punto di riferimento e la base di partenza: “Le Case della Comunitàcontinua Gerosa - andranno adattate

“In futuro avremo molti pazienti anziani, con la prevenzione vogliamo fare del Veneto il laboratorio internazionale per l’invecchiamento in buona salute”

senso che una volta avevamo quattro figli, due genitori e un nonno, mentre oggi ci troviamo con un figlio e quattro nonni. La società è sempre più anziana e i pazienti di domani saranno over 80, fragili per definizione, con policomorbilità, vale a dire con più patologie, pazienti cronici da tenere il più possibile fuori dall’ospedale e seguire a casa. E per questo serve una sanità territoriale di vicinanza: dobbiamo passare da

alle esigenze dei singoli territori. Per questo bisogna fare una mappatura accurata: per esempio, se in una determinata area ci sono molti diabetici la Casa della Comunità di riferimento dovrà avere gli specialisti che a rontino questa situazione. La prevenzione non può essere considerata un lusso ma diventa un dovere e va adattata alla realtà territoriale in cui è calata”.

Il primo mattone delle Case della

Comunità sono i medici di famiglia, con i quali la Regione ha raggiunto, per prima in Italia, un accordo che permette di fare fronte alle necessità di coprire gli orari di apertura delle nuove strutture. “L’accordo integrativo regionale è un primo passo, - aggiunge l’assessore - stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli per fare delle Case della Comunità il riferimento della sanità territoriale. E’ un cambio di mentalità che coinvolge anche i cittadini, finora abituati a rivolgersi ai Pronto Soccorso per ogni problema. Con le Case della Comunità vogliamo ridurre gli accessi ai pronto soccorso e dare ai pazienti le risposte direttamente sul territorio. Naturalmente vanno seguiti in maniera molto precisa i pazienti affetti da patologie croniche. E’ una sfida che passa anche attraverso la sostenibilità economica”. Nei prossimi mesi pertanto le Case della Comunità prenderanno sempre più forma e verranno calibrate sulle esigenze e sulla realtà dei singoli territori della nostra regione. Sulla carenza dei medici che in questi anni ha portato al ricorso ai “gettonisti” negli ospedali Gerosa fa notare che nei prossimi anni si passerà dalla carenza di medici attuale ad un eccesso di camici bianchi nel 2030. Ed è al futuro che il cardiochirurgo invita a guadare anche nella programmazione del nuovo

ospedale di Padova e, più in generale, di tutta l’organizzazione ospedaliera. “Il nostro compito è quello di prevedere il futuro, per quanto possibile, e di pensare ad un sistema sanitario estremamente dinamico che possa dare le risposte alle esigenze della popolazione fra 15-20 anni. Chiaramente sappiamo quale direzione deve seguire la sanità ma questo deve avvenire in un sistema dinamico. E in questo approccio si inserisce anche il nuovo ospedale di Padova: noi oggi siamo chiamati a progettare una struttura che sarà a servizio dei pazienti del futuro, ed è quindi alle necessità del futuro che dobbiamo

rivolgerci, consapevoli che andiamo verso una società sempre più anziana che dobbiamo cercare di tenere il più possibile lontana dagli ospedali, che servono invece a curare la fase acuta”. In definitiva, chiediamo in chiusura, cosa ha spinto un cardiochirurgo a ermato a cimentarsi nel ruolo di assessore regionale? “Il potere è la possibilità di fare cose buone per gli altri - risponde Gerosa - allora se c’è questa possibilità di fare qualcosa di buono anche a livello regionale, ben venga”.

• Nicola Stievano
Gino Gerosa

BACINO TERMALE EUGANEO: “PUNTIAMO SU UNA FORTE IDENTITÀ DI DESTINAZIONE”

Assessore Giacinti, il Bacino Termale Euganeo rappresenta una delle eccellenze del Veneto, ma negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con profondi cambiamenti. Qual è oggi la situazione del comparto e quali sono le principali sfide da aff rontare?

Il Bacino Termale Euganeo rimane una realtà unica in Europa e uno dei principali punti di forza dell’o erta turistica veneta. Tuttavia, il settore sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Dopo la pandemia non si sono ancora recuperati pienamente i flussi turistici, in particolare quelli internazionali, e si è progressivamente ridotta anche la durata media dei soggiorni. È cambiato anche il modo di vivere il turismo e il benessere: oggi le persone cercano esperienze integrate, che uniscano salute, prevenzione, natura, attività all’aria aperta, cultura ed enogastronomia. Dobbiamo quindi intercettare nuovi segmenti di mercato, parlare alle giovani generazioni senza perdere

la nostra clientela storica e ra orzare l’identità del termalismo euganeo, distinguendolo dal wellness generico. Per farlo servono più ricerca, maggiore promozione, innovazione tecnologica e una governance capace di mettere in rete istituzioni, imprese e territorio. Quali sono le priorità per rilanciare il termalismo euganeo e quale ruolo devono avere Regione e istituzioni?

La prima priorità è aggiornare gli strumenti normativi e programmatori a inché siano adeguati alle nuove esigenze del settore. È fondamentale garantire una gestione sostenibile della risorsa termale, tutelandone il valore terapeutico e pianificando con attenzione anche gli eventuali utilizzi energetici, sempre nel rispetto dell’equilibrio idrogeologico del territorio. Allo stesso tempo la Regione deve essere protagonista nel confronto con il Governo sui temi che riguardano il sistema termale nazionale, dall’accreditamento delle strutture alle prestazioni sanitarie, fino all’aggiornamento della normativa di

Un aiuto alle amministrazioni locali che, sempre più spesso, si trovano a dover gestire i territori tra mille difficoltà finanziarie. La Giunta regionale del Veneto ha approvato un provvedimento straordinario che mette a disposizione 5 milioni di euro per finanziare opere pubbliche nei Comuni e nelle Unioni Montane del territorio.

L’obiettivo principale è sostenere i sindaci nella manutenzione, sicurezza e fruibilità del patrimonio pubblico, migliorando la qualità dei servizi per i cittadini. Per l’assessore ai Lavori Pubblici,

riferimento. Serve poi una strategia di promozione condivisa, capace di ra orzare il posizionamento del Bacino Termale Euganeo come destinazione internazionale del turismo della salute. Innovazione, sostenibilità, lavoro e riqualificazione urbana sono temi sempre più centrali. Come possono contribuire alla crescita del territorio? Sono aspetti strettamente collegati. Innovare significa sviluppare nuovi prodotti dedicati alla prevenzione, al medical wellness, allo sport, alla longevità e alla salute della persona, integrandoli con le eccellenze dei Colli Euganei, il patrimonio storico, culturale ed enogastronomico. Significa anche investire nella digitalizzazione delle imprese e nella promozione attraverso i nuovi strumenti tecnologici. Parallelamente dobbiamo sostenere la formazione degli operatori, favorire occupazione stabile e qualificata e rendere il settore sempre più attrattivo anche per i giovani. Un’altra sfida riguarda la qualità della destinazione: recuperare

Diego Ruzza, si tratta di un investimento mirato:

“La Giunta regionale, ancora una volta, mette in campo uno strumento straordinario a testimoniare la propria vicinanza ai Comuni e ai Sindaci che si trovano con sempre maggiori di icoltà a dover gestire i territori”.

I fondi serviranno a coprire fino al 50% delle spese per interventi urgenti e immediatamente cantierabili. Le amministrazioni locali avranno tempo fino al 1° settembre per presentare le domande. I progetti ammissibili dovranno avere un valore compreso tra i 100.000 e il milione di

gli alberghi dismessi, migliorare gli spazi pubblici, aumentare il verde urbano, sviluppare la mobilità dolce e rendere il territorio più accessibile. La qualità dell’ambiente è parte integrante dell’esperienza termale. Qual è il traguardo che vi ponete per il futuro del Bacino Termale Euganeo?

L’obiettivo è quello di creare un brand

euro, con un contributo regionale per singola opera che varierà da un minimo di 50.000 a un massimo di 200.000 euro.

Le risorse copriranno un’ampia gamma di interventi cruciali per i bilanci comunali: nuove costruzioni, e icientamento energetico, adeguamenti normativi e impiantistici, ma anche interventi per la sicurezza, l’igiene e l’abbattimento delle barriere architettoniche negli immobili pubblici.

Un’ossigeno puro per gli enti locali. Oltre a garantire spazi pubblici più sicuri e moderni per la comunità, lo stanziamento fungerà da volano economico

del territorio attraverso un marketing orientato alla creazione di un’identità di destinazione, di uno Storytelling esperienziale e di una tematizzazione dei cluster, tutto ciò anche attraverso l’organizzazione dell’o erta turistica sul digitale e quindi sfruttando le opportunità messe a disposizione dalle nuove tecnologie. Per fare questo, sarà necessario però fare sinergia con tutti i protagonisti di questo territorio: dalle amministrazioni locali all’ente parco colli, dai commercianti agli artigiani, dagli albergatori ai ai ristoratori e a tutti i componenti dell’ODG che già si occupano di promozione. Il tesoro delle nostre acque termali, nel meraviglioso contesto naturalistico dei Colli Euganei, a due passi da Venezia e Padova, deve consolidare un’identità di destinazione riconosciuta nei principali contesti internazionali.

Lavoriamo insieme ai protagonisti del territorio per un obiettivo ambizioso che il più grande bacino termale europeo merita di veder raggiunto.

in una fase congiunturale complessa, dando un impulso immediato al settore edilizio e all’intera economia veneta.

Il provvedimento. Ne parliamo con il senatore Udc Antonio De Poli dopo il via libera in Governo e al Parlamento

DEBUTTA IL PIANO CASA DA 10 MILIARDI, “ORA VA GARANTITA LA PIENA ATTUAZIONE”

Senatore Antonio De Poli, perché serve un Piano casa?

Negli ultimi anni il costo degli a itti è aumentato (incremento, di certo, non attribuibile al fenomeno degli a itti brevi) e l’o erta di abitazioni è insu iciente. In Veneto ci sono 454.000 case private vuote e 7850 alloggi ATER non usati (il 20% del totale), mentre oltre 10.000 famiglie aspettando una casa in graduatoria. Giovani famiglie e lavoratori faticano a trovare abitazioni a costi sostenibili. Per noi la casa non è solo un bene ma il luogo in cui si costruiscono famiglia, stabilità e futuro. Il Piano approvato dal centrodestra al Governo e in Parlamento è una risposta strutturale a questa emergenza. Quali sono i quattro pilastri su cui si fonda il Piano?

Il primo riguarda il recupero degli alloggi di edilizia popolare inutilizzati; il secondo è il rilancio dell’housing sociale, per o rire soluzioni abitative sostenibili a chi non riesce ad accedere né al mercato libero né all’edilizia popolare. Il terzo consiste nella realizzazione di nuovi alloggi a canone calmierato e, infine, il quarto

pilastro è la collaborazione tra pubblico e privato. Una sfida di queste dimensioni non può essere a rontata solo con risorse pubbliche.

Il Piano mobilita circa 10 miliardi di euro. Come verranno utilizzate queste risorse? L’obiettivo è realizzare 100.000 abitazioni nei prossimi 10 anni. Importante è anche il sostegno all’edilizia convenzionata, con abitazioni a prezzi accessibili a quella vasta fascia di cittadini che non ha i requisiti per l’edilizia popolare ma non può permettersi di acquistare una casa ai prezzi di mercato. È un segnale concreto per il ceto medio. Quali sono le misure operative che avranno un impatto più immediato sulla vita delle persone?

La misura più saliente è il recupero di 60.000 alloggi di edilizia popolare oggi inutilizzati. A questa si aggiungono il ra orzamento del Fondo Prima Casa (con accesso prioritario per le famiglie con disabili), gli alloggi a canone calmierato e, in questo ambito, la previsione di una “corsia preferenziale” per forze dell’ordine, insegnanti, personale sanitario. Inoltre,

è previsto il recupero di negozi sfitti consentendo il cambio di destinazione d’uso per creare alloggi destinati a studenti fuori sede. Infine, cedolare secca al 10% e IMU ridotta per chi a itta a giovani e genitori separati.

Qual è stato il contributo specifico

dell’UDC alla costruzione del Piano Casa?

Come UDC abbiamo promosso a Roma gli Stati Generali dell’Abitare, il punto di arrivo di un percorso iniziato molti mesi prima con tavoli tecnici che hanno coinvolto associazioni di categoria,

imprese, professionisti e operatori. Dal confronto sono nate proposte concrete: l’estensione della cedolare secca al 10% per le locazioni abitative, incentivi per la riqualificazione edilizia, la riforma delle locazioni per restituire maggiore fiducia ai proprietari e favorire l’aumento dell’o erta di alloggi. Stiamo inoltre lavorando alla riforma delle locazioni commerciali, con il canone concordato commerciale per rilanciare negozi di vicinato e botteghe. Molte di queste indicazioni hanno già trovato spazio nel Piano Casa. Questo Piano viene definito un punto di partenza. Quali saranno i prossimi passi?

La vera sfida dei prossimi anni sarà dare piena attuazione agli strumenti previsti. Uno degli obiettivi prioritari è ampliare la partecipazione agli interventi previsti dal Piano, coinvolgendo in maniera sempre più significativa le piccole e medie imprese, anche artigiane, i professionisti e tutti gli altri operatori della filiera dell’edilizia. Dobbiamo trasformare il diritto all’abitare in una leva di sviluppo, coesione sociale e crescita per l’Italia.

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PARTE DALL’UNIVERSITÀ DI PADOVA L’ULTIMA CACCIA A CARLOS, LO SCIACALLO

La Professoressa Valentine Lomellini, docente associata in Storia delle relazioni internazionali all’Università di Padova e direttrice di Securities (il Centro Studi italiano sulla sicurezza, il terrorismo e la criminalità organizzata), è da poco tornata in libreria con un saggio di grande spessore: Carlos lo sciacallo. Storia del più temuto terrorista internazionale (Edizioni Laterza). Attraverso un meticoloso lavoro d’archivio, Lomellini ha ricostruito la vera storia di un personaggio diventato un’icona, purtroppo in senso negativo, degli anni ‘70 e ’80.

Professoressa Lomellini, partiamo da un mini ritratto: chi è davvero Carlos lo Sciacallo?

Il suo vero nome è Ilich Ramírez Sánchez. È un terrorista internazionale nato

Quanto contano per persone come Carlos l’ideologia politica e la fede religiosa? Sono sentimenti sinceri o solo un’etichetta di facciata?

La “fede rivoluzionaria” è un elemento formativo in quello che oggi chiameremmo processo di radicalizzazione. Ramírez Sánchez nasce e cresce in una famiglia della piccola borghesia: il padre è un avvocato che milita nel Partito Comunista. Nasce quindi in un ambiente molto politicizzato. L’approdo alle istanze rivoluzionarie si sviluppa con il ‘68 globale, che lo vede parte attiva a Londra. Negli anni ‘70 Carlos si avvicina all’ala più radicale del FPLP, una formazione marxista-leninista, entrando nella sezione delle operazioni speciali diretta da Wadi Haddad, che sviluppava

Sulle tracce di Ilich Ramírez Sánchez, personaggio controverso accostato anche a Osama Bin Laden e al centro della cosiddetta “pista palestinese” per la strage di Bologna

in Venezuela, diventato poi studente all’Università Lumumba di Mosca, dove probabilmente è stato arruolato dal KGB. Ha militato nel Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e, con un’identità che è stata precorritrice dei tempi moderni, ha tentato di creare una rete internazionale del terrore nel corso degli anni ‘70. A metà di quel decennio si è persino convertito al jihadismo, anticipando quasi di quarant’anni gli sviluppi del terrorismo religioso contemporaneo. È un personaggio controverso, a cui sono stati dedicati libri, film e serie tv. È anche l’uomo al centro della cosiddetta “pista palestinese” per la strage di Bologna.

tutte le notizie del Veneto aggiornate in tempo reale. Il saggio. La Prof.ssa Lomellini, docente e direttrice di Securities, ha pubblicato un volume dedicato al celebre terrorista internazionale

azioni terroristiche sul suolo occidentale. L’ideologia, dunque, ha un’importanza reale. Tuttavia, subentra un’altra dinamica: quando una persona entra nel mondo del terrorismo e della clandestinità, quello diventa il suo unico mondo di riferimento. Non si può tornare indietro. Carlos è stato arrestato in Sudan nel 1994, anni in cui anche Osama Bin Laden viveva in quel Paese. Un vecchio articolo de Il Manifesto che titolava “Il nuovo Carlos è Bin Laden”. C’è stato un passaggio di testimone o era solo una suggestione giornalistica?

Al momento non abbiamo prove che ci sia stato un legame diretto tra i due.

L’articolo de Il Manifesto la suggestione dell’esistenza di una centrale internazionale del terrore guidata da un singolo capo. Negli anni ‘70-’80 era Carlos, negli anni ‘90-2000 è diventato Bin Laden.I due condividono alcune caratteristiche: la fede islamica, un’ampia disponibilità economica e vasti contatti internazionali. Tuttavia, la modalità d’azione è diversa. Carlos realizza attentati appoggiandosi a un gruppo trasversale, composto da tedeschi occidentali, giapponesi e palestinesi. Bin Laden, invece, promuove una vera e propria “Internazionale del terrore”, un progetto globale di radicalizzazione e di esportazione del Jihad in vari Paesi. Veniamo alla “pista palestinese” per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Cosa ci dicono i documenti?

Nel libro ho analizzato storiograficamente la pista palestinese. Sappiamo che a livello giudiziario le sentenze hanno ritenuto responsabili della strage di Bologna alcuni esponenti del neofascismo italiano. Tuttavia, da tempo alcuni politici ribadiscono il loro scetticismo, sostenendo che la strage sia stata una vendetta del FPLP per l’arresto, avvenuto in Italia nell’autunno ‘79, del palestinese Abu Anzeh Saleh. Secondo questa teoria, l’arresto avrebbe violato il presunto “Lodo Moro”, l’accordo tra il fronte palestinese

e l’Italia per il libero transito delle armi in cambio della neutralizzazione del nostro territorio dagli attentati. Analizzando le fonti, la conclusione a cui arrivo — e che dimostro nel libro — è che questa pista è assolutamente inattendibile. Al contrario, la vicenda di Abu Anzeh Saleh conferma l’esistenza di quell’accordo per evitare attacchi in Italia. Dunque, nessuna ragione legata a questa dinamica può essere addotta come movente per la strage di Bologna. Chiudiamo con un aspetto paradossale: il soprannome di Carlos, “lo Sciacallo”, arriva dal romanzo di Forsyth e dal film omonimo. Poi lo stesso Carlos ha ispirato i libri di Robert Ludlum su Jason Bourne. Essere così “pop” e mediatico si è rivelato un boomerang per un terrorista?

Assolutamente sì. A lungo si è creduto che Carlos fosse la longa manus di Mosca in Occidente. In realtà, consultando i documenti dei servizi segreti bulgari, cecoslovacchi e in parte rumeni, emerge che Carlos era tollerato, ma poi divenne del tutto indesiderato. Essere un terrorista richiede un grado estremo di riservatezza. Carlos, al contrario, aveva un temperamento esibizionista. I servizi dell’Est lo ritenevano un uomo incontrollabile e troppo “popolare” per svolgere un ruolo

strategico occulto. La grande notorietà esplosa nel 1973 gli si è ritorta contro: è stato costretto a fuggire di Paese in Paese fino all’arresto in Sudan nel ‘94, avvenuto anche grazie alle fotografie scattate anni prima dai servizi cecoslovacchi durante le sue permanenze a Praga. In un’epoca in cui di molti terroristi non si conosceva nemmeno il volto, Carlos, con la sua vanità, si è praticamente fregato da solo. • Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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Dottoressa Benini, ci siamo. L’Ulss 6 Euganea ha avviato la rete delle sue 20 Case della Comunità nel Padovano: un investimento da 40 milioni di euro per una vera e propria rivoluzione culturale. C’è già l’accordo con 150 medici di base per coprire i turni diurni. Come si strutturerà concretamente il servizio per evitare che queste strutture restino “scatole vuote” e siano davvero utili ai cittadini?

Come dice la parola stessa, sono “Case della Comunità”: dentro non troveremo solo medici e infermieri di famiglia, ma un’intera rete di servizi integrati. Alcune prestazioni, già esistenti, vengono ricollocate in queste strutture riorganizzate o costruite ex novo; altre sono invece completamente inedite. La novità principale è la presenza del medico all’interno della struttura per 12 ore al giorno, in continuità diurna. A questo si affiancherà la continuità assistenziale per la notte e i fine settimana, che sarà garantita o direttamente nei presidi o tramite punti di riferimento sul territorio.

L’obiettivo è inserire stabilmente in ogni sede il medico, l’infermiere di famiglia, i punti prelievi e il Punto Unico d’Accesso (PUA). Inoltre, grazie alla collaborazione con i Comuni, ci sarà l’assistente sociale per garantire una risposta a 360 gradi. È importante però capire che non tutte le specialità mediche saranno presenti ovunque: distribuiremo gli specialisti in base alle risorse disponibili e alle specifiche necessità dei diversi territori. È un processo in itinere; non parliamo di un interruttore che si accende e si spegne, ma di un avvio graduale che richiede tempo.

A proposito di servizi assistenziali, il numero unico regionale 116117 ha registrato circa 20.000 chiamate in poco più di un mese. Ci spiega esattamente come funziona e come si integrerà con la rete delle Case della Comunità?

Il 116117 è il numero unico regionale per le cure mediche non urgenti, gestito da una centrale operativa che si trova a Vicenza. Gli operatori sono personale laico, non medici, ma sono in grado di orientare perfettamente il cittadino grazie a una mappatura totale e dettagliata della nostra organizzazione sanitaria

e all’ausilio dell’intelligenza artificiale.

In base alla domanda dell’utente — che spesso riguarda la guardia medica, ma può anche essere di tipo informativo o sociale — viene fornita la risposta più adatta. Se la richiesta si rivela un’urgenza sanitaria, interviene il medico di centrale o la chiamata viene trasferita direttamente al 118. I tempi di risposta della centrale sono rapidissimi, circa 5-6 minuti, mentre la successiva presa in carico da parte del medico per i casi non urgenti avviene in meno di 50-55 minuti. Un ottimo standard.

I sindaci del Veneto hanno grandi aspettative, ma temono anche di fare da “parafulmine” per eventuali disservizi iniziali. Qual è il loro ruolo e come possiamo rassicurarli?

Il sindaco è la massima autorità sanitaria della comunità che rappresenta. Possiamo rassicurarli sul fatto che questo progetto è governato in modo molto stringente. Stiamo potenziando i flussi informativi e sto incontrando personalmente molti primi cittadini, specialmente nei territori dove le strutture sono più ampie o presentano maggiori complessità.

I Comuni hanno in capo la gestione del sociale puro. L’integrazione con la sanità avverrà proprio nel Punto Unico d’Accesso della Casa della Comunità, dove è prevista la presenza dell’assistente sociale del Comune, se necessario su appuntamento. Non dobbiamo pensare a un passaggio drastico del tipo “chiudo una vecchia struttura la sera e ne apro una nuova e perfetta il mattino dopo”. È un’evoluzione continua che richiede un forte scambio informativo tra noi e i sindaci.

Ulss 6, parte la rivoluzione delle Case della Comunità

Benini: «ecco la nuova sanità del territorio»

Questa fusione tra sanità e sociale rappresenta quindi un vero cambio di paradigma? Assolutamente sì. Cambia il modello organizzativo: alla Casa della Comunità sul versante sanitario corrisponde l’ATS (Ambito Territoriale Sociale) sul versante dei Comuni. È un potenziamento necessario perché la nostra è una “Ulss” con due “S”, ovvero un’azienda socio-sanitaria che vive dell’integrazione tra prestazioni mediche e servizi sociali del territorio.

Passiamo alla cronaca. A Selvazzano è stato registrato il primo caso di Dengue, sollevando subito allerta e preoccupazione tra la popolazione. Qual è lo stato dell’arte e quali sono le previsioni per l’estate? Non parlerei di emergenza. Al momento si tratta di un caso singolo e d’importazione, contratto da un cittadino durante un viaggio all’estero e non sul nostro territorio. Il Dipartimento di Prevenzione è intervenuto con estrema tempestività subito dopo la diagnosi, avviando la disinfestazione in un raggio di 300 metri attorno all’abitazione per eliminare le zanzare che avrebbero potuto infettarsi pungendo la persona malata.

La guardia deve restare alta, ma l’aiuto fondamentale deve arrivare dai cittadini. Per contrastare la Dengue, così come il virus West Nile o la Chikungunya, è indispensabile svuotare

costantemente tutti i ricettacoli di acqua stagnante: sottovasi, bacinelle, piccole piscine. Evitare il ristagno d’acqua è la prima vera difesa per impedire la proliferazione delle zanzare. Un’ultima domanda personale. Guidare una macchina complessa come l’Ulss 6 Euganea richiede un impegno totale. Lei arriva dall’esperienza al vertice di Verona, ma a Padova era già stata direttore sanitario. Come vive questa nuova sfida che tocca anche la mentalità dei cittadini e delle istituzioni?

Sono convinta che cambiare sia bellissimo, perché porta sempre nuovi stimoli a prescindere dall’età e dall’esperienza. Torno a Padova arricchita dagli anni trascorsi a Verona, ma il segreto è arrivare sempre con l’umiltà di chi sa di dover approfondire ogni dinamica locale, unita alla determinazione di voler dare un’impronta chiara agli obiettivi da raggiungere. Questo si fa condividendo il progetto con la squadra. Non esiste un uomo solo al comando; il direttore generale è come il direttore di una grande orchestra. Se non creiamo senso di appartenenza e soddisfazione professionale nelle persone che lavorano con noi, le riforme rimarranno sulla carta. I rapporti personali che si creano all’interno dell’organizzazione sono il vero motore per raggiungere risultati incredibili.

Vincenzo Gottardoo

Solidarietà.

L’Ulss 6 Euganea attiva le 20 Case della Comunità Oltre

Le venti Case di comunità dell’Ulss 6 Euganea sono state attivate e ora entrano nella fase di progressiva implementazione dei servizi. I cantieri si sono conclusi nei tempi previsti dal Pnrr e le strutture, distribuite nel territorio provinciale, sono pronte a diventare uno dei cardini della nuova sanità di prossimità.

L’investimento complessivo supera i 40 milioni di euro, di cui circa il 65% finanziato con fondi Pnrr. L’obiettivo è costruire una rete capace di offrire ai cittadini assistenza di base, prevenzione, presa in carico delle cronicità e servizi integrati tra ambito sanitario e sociale.

A fare il punto sull’avvio del nuovo modello è stata la direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea, Patrizia Benini, durante una conferenza stampa organizzata in contemporanea con le altre aziende sanitarie del Veneto, su indicazione della Regione.

«È una rivoluzione culturale, perché si modificano i modelli organizzativi e non si fanno solo traslochi di attività», ha spiegato Benini. Le Case di comunità, dunque, non nascono come semplici contenitori di servizi

La

già esistenti, ma come luoghi pensati per cambiare il modo in cui la sanità territoriale risponde ai bisogni dei cittadini.

Uno dei passaggi centrali riguarda la presenza dei medici. Sono oltre 150 quelli che hanno dato la propria disponibilità, per un totale di più di 1.100 ore. Il modello prevede, dal lunedì al venerdì, la presenza in ciascuna struttura di un medico di medicina generale o comunque di un medico H12. Nelle ore notturne, il sabato e la domenica, il riferimento resterà invece la continuità assistenziale, la cosiddetta guardia medica.

Accanto ai medici ci sarà anche l’infermiere di famiglia, figura già presente nel sistema e che l’Ulss punta a rafforzare nei prossimi mesi. Sarà uno degli elementi fondamentali per seguire i pazienti più fragili, accompagnare le persone con patologie croniche e favorire una presa in carico più vicina al territorio. La macchina organizzativa si è messa in moto dopo l’accordo sindacale. Il Veneto, ha ricordato la direzione dell’Ulss, è stata la prima Regione a chiuderlo, circa dieci giorni fa, prima dell’accordo na-

zionale. Da lì sono partiti i bandi ai quali i medici hanno risposto. Ora il lavoro dell’azienda sarà distribuire le disponibilità raccolte tra le venti sedi.

Resta ancora da completare la copertura dell’intero fabbisogno, ma l’Ulss rivendica il percorso avviato e il lavoro svolto per utilizzare al meglio le risorse disponibili, in un contesto in cui personale e ore restano comunque limitati.

«Sono soddisfatta del percorso soprattutto perché vedo un grande lavoro di squadra», ha aggiunto Benini, citando la collaborazione tra parte tecnica, amministrativa e sanitaria, medici di medicina generale, sindacati e continuità assistenziale.

«Quando tutti lavorano insieme, il risultato lo portiamo a casa».

L’avvio delle Case di comunità segna quindi un cambiamento importante, ma graduale. «Non è un interruttore che la sera si spegne e la mattina si riaccende con una cosa completamente diversa», ha concluso Benini. La sfida, ora, sarà trasformare queste strutture in punti di riferimento quotidiani per cittadini, famiglie e pazienti cronici.

Sara Busato

mille cinquantenni controllati

Sono già più di mille i cittadini sottoposti ai controlli del programma regionale Cardio50, lo screening cardiovascolare promosso dall’Ulss 6 Euganea e rivolto alle persone che nel 2026 compiono cinquant’anni.

L’iniziativa, partita lo scorso novembre, punta a intercettare in anticipo eventuali condizioni di rischio in persone che non hanno ancora ricevuto diagnosi di patologie cardiovascolari. I primi risultati mostrano un quadro significativo: circa un partecipante su tre ha scoperto valori anomali di pressione arteriosa, colesterolo o glicemia, mai rilevati prima, e dovrà ora approfondire la situazione con il proprio medico di famiglia.

Tra le oltre mille persone coinvolte prevalgono leggermente le donne, che rappresentano il 55%degli utenti. Un altro dato riguarda gli stili di vita: il 40% dei partecipanti, pur avendo parametri clinici nella norma, presenta almeno un fattore di rischio modificabile, come fumo, consumo eccessivo di alcol, dieta poco equilibrata, sedentarietà o sovrappeso. Per queste persone l’Ulss ha attivato percorsi di accompagna-

mento con consigli personalizzatie la possibilità di accedere a servizi dedicati, tra cui consulenze nutrizionali, programmi di attività fisica e supporto per smettere di fumare o ridurre il consumo di alcol.

Il progetto prevede anche un controllo successivo a circa sei mesi, per valutare se le indicazioni ricevute abbiano portato a un miglioramento delle abitudini quotidiane Lo screening è completamente gratuito e non serve l’impegnativa del medico. Le visite vengono effettuate nelle sedi di Padova Centro, Padova Ai Colli, Camposampiero e Monselice dal personale del Dipartimento di Prevenzione. Durante il controllo vengono raccolte informazioni sugli stili di vita e vengono misurati peso, altezza, circonferenza della vita e pressione arteriosa. Sono inoltre effettuati gli esami di glicemia e colesterolo attraverso un semplice prelievo di una goccia di sangue. I cittadini nati nel 1976 possono aderire autonomamente prenotando la visita attraverso il portale dedicato dell’Ulss 6 Euganea.

Redazione Salute

tecnologia che cura: come GPI sta

cambiando la sanità digitale italiana

Serve a rimuovere gli ostacoli burocratici e informativi che oggi rallentano le cure, sprecano risorse e rendono più dif cile prendere decisioni cliniche nel momento giusto. Un approccio che si declina lungo l’intero percorso di cura: dall’ospedale al territorio, no all’assistenza a domicilio del

Gche sviluppa software, servizi e tecnologie per la sanità. Con 7.800 persone, oltre 9.000 clienti tra strutture pubbliche e private e una presenza in più di 70 Paesi, è uno dei principali attori europei nella trasformazione digitale dei sistemi sanitari. I numeri del 2025 - 546 milioni di euro di ricavi, in progressivo aumento - raccontano un’azienda che sta trasformando decenni di esperienza in crescita concreta.

Ma i numeri da soli dicono poco. Ciò che distingue GPI è la visione che orienta ogni scelta: la tecnologia in sanità non serve a sostituire i medici né a complicare il lavoro degli operatori o l’esperienza dei pazienti.

In particolare, l’intelligenza arti ciale non è una componente che si aggiunge ai sistemi esistenti, bensì si integra direttamente negli strumenti che medici e specialisti usano ogni giorno. Le applicazioni spaziano dal riconoscimento vocale dei segnali precoci di patologie cardiovascolari, neurodegenerative o di burnout negli operatori, a modelli probabilistici che supportano i centri di prenotazione nell’ottimizzare le liste d’attesa, no a sistemi predittivi che anticipano con elevata precisione i picchi di accesso al pronto soccorso. Un impegno che GPI ha formalizzato anche sul piano internazionale, essendo tra i primi operatori ad aver ottenuto la certi cazione ISO/IEC 42001, lo standard che de nisce i requisiti per un uso etico e trasparente dell’intelligenza arti ciale.

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La stessa attenzione si ritrova sul fronte della sicurezza dei dati sanitari, una questione che tocca direttamente ogni cittadino. GPI ha scelto di aderire con convinzione a Intacture, un progetto di partenariato pubblico-privato che ha pochi equivalenti in Europa: un data center ricavato all’interno di una miniera attiva in Trentino, dove la roccia garantisce protezione sica naturale e il raffrescamento passivo della montagna abbatte i consumi energetici. Un’infrastruttura progettata per garantire elevati standard di sicurezza, continuità operativa e sovranità del dato, temi sempre più centrali nella gestione delle informazioni sanitarie.

Trasformare la sanità attraverso la tecnologia è un lavoro lungo, fatto di competenze accumulate nel tempo e di scelte strategiche. Con oltre 35 anni di attività, GPI continua a investire nello sviluppo di soluzioni digitali per la sanità, rafforzando la propria presenza sia in Italia sia sui mercati internazionali, con visione e sguardo rivolto al futuro.

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