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laPiazza della Bassa - Ago26

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DAL 1994

AGOSTO 2026

Periodico d’informazione locale - Anno XXXIII n. 164

della Bassa Padovana

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Energia, l’Antitrust sulle concessioni, intanto il Veneto punta all’autonomia

Case della Comunità: raggiunto l’accordo, arrivano i medici di medicina generale

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Il fine vita al centro del dibattito in Veneto

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l tema del fine vita torna a infiammare l’agenda politica del Veneto in questa calda estate. Dopo il rinvio tecnico e le tensioni registrate nelle ultime sedute estive del Consiglio regionale, la discussione sulla proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’associazione Luca Coscioni è stata calendarizzata per il prossimo settembre, trasformandosi nel banco di prova più delicato della stagione politica autunnale. Il provvedimento, che punta a regolamentare tempi e procedure certe per l’accesso al suicidio medicalmente assistito in applicazione della storica sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale, riapre ferite e spaccature mai sopite all’interno dell’emiciclo di Palazzo Ferro-Fini. Già nel gennaio del 2024 il Veneto era stato pioniere in Italia su questo fronte, vedendo tuttavia la proposta respinta per un solo voto a causa di defezioni trasversali e distinguo interni alla stessa maggioranza. Un colpo di scena che innescò accese reazioni contrastanti e tenne vivo il dibattito a lungo, dentro e fuori il Palazzo. Anche in vista del nuovo appuntamento di settembre, il clima si conferma rovente.

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ANZIANI E GIOVANI A RISCHIO SOLITUDINE E ISOLAMENTO TERZA ETÀ, ESTE E MONSELICE RISPONDONO CON I SERVIZI servizi alle pag. 6-7

MONSELICE, VARIAZIONE DI BILANCIO TRA ACCUSE E VELENI IN CONSIGLIO

servizio a pag. 11

I COSTI PER OLIMPIADI E PEDEMONTANA SCALDANO I CONTI DELLA REGIONE

servizio a pag. 21

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Sicurezza idraulica: stanziati dalla Regione 737 mila euro del Genio Civile per i fiumi padovani

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IL TEMPO SOSPESO TRA LE GENERAZIONI

numeri, come sempre, lasciano poco spazio alla fantasia: il Nordest, e quindi anche Veneto e Trentino fa i conti con una comunità che invecchia a passi spediti. Lo confermano recenti dati Istat e proiezioni demografiche. Guardando alle cifre il Veneto ormai conta oltre 200 anziani ogni cento ragazzi mentre in Trentino sono più di trentamila gli over 70 che affrontano la quotidianità in solitudine. Dal Covid in poi le fragilità e i bisogni dell’una e dell’altra generazioni si sono fatti ancora più urgenti. segue a pag. 5

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FACCIAMO IL PUNTO

della Bassa Padovana

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IL TEMPO SOSPESO TRA LE GENERAZIONI • Nicola Stievano Segue da pag. 1

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LA GIOSTRA DELLA ROCCA CELEBRA LA 41ESIMA EDIZIONE

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ndici giorni di rievocazioni, gare e spettacoli per riportare la città nel Medioevo. Dall’11 al 20 settembre torna la Giostra della Rocca, giunta alla 41ª edizione, uno degli appuntamenti storici più attesi del Veneto. Nove contrade si contenderanno il Pallium in un calendario che culminerà con la Quintana, la tradizionale sfida a cavallo. Si comincia venerdì 11 settembre con la Cena Medievale in piazza Mazzini, uno degli eventi più partecipati della manifestazione. Un banchetto ispirato alle corti medievali, con ricette storiche, musici, giullari e spettacoli, accessibile su prenotazione. Sabato 12 settembre prenderanno il via le competizioni con la Gara degli Arcieri e la Staffetta delle Contrade, mentre domenica 13 il Castello ospiterà il Mercatino Medievale e la tradizionale Gara delle Macine, tra le prove più spettacolari e impegnative. Lunedì 14 settembre torneranno gli Scacchi viventi, uno degli appuntamenti simbolo della Giostra, seguiti nei giorni successivi dalle iniziative organizzate dalle singole contrade. Giovedì 17 settembre sarà invece la volta del Tenzone dei Tamburi, sfida che ogni anno richiama un pubblico numeroso grazie alle esibizioni dei gruppi storici. Il gran finale è in programma domenica 20 settembre. Al mattino il centro storico sarà attraversato dal tradizionale Corteo Storico, con centinaia di figuranti in costume, dame, armigeri, musici e sbandieratori. Nel pomeriggio, sul campo di via Piave, si correrà la Quintana, che decreterà la contrada vincitrice dell’edizione 2026. “Anche quest’anno ci aspettano gare entusiasmanti e un’edizione ricca di emozioni e con tante novità. La Giostra della Rocca continua a crescere, conquistando un ruolo sempre più importante nel panorama delle rievocazioni storiche nazionali”, commenta la presidente Paola Signoretto.

Undici giorni di rievocazioni, gare e spettacoli

i fronte a questo scenario la tentazione della retorica è forte. Da un lato la commiserazione per gli anziani “soli e fragili”, dall’altro la ramanzina paternalistica per i giovani “incomunicabili e disorientati”. È una narrazione pigra e, soprattutto, falsa. Se ci prendiamo la briga di gettare lo sguardo oltre i luoghi comuni, scopriamo che i ragazzi e i grandi anziani di questo territorio non sono due pianeti lontani che si ignorano. Sono, al contrario, due specchi che riflettono la medesima ferita: il rischio dell’invisibilità. I giovani soff rono per un futuro che sembra già ipotecato, per la difficoltà di trovare spazi di espressione autentica e per un sovraccarico digitale che spesso maschera una profonda solitudine emotiva. Gli anziani soffrono per l’improvviso ridimensionamento del proprio ruolo sociale, confinati nell’etichetta di “utenti da assistere” anziché custodi di competenze ed esperienze. Entrambi vivono la frustrazione di una comunicazione interrotta, in cui parlare non significa essere ascoltati. Per decenni abbiamo risposto a queste fragilità con l’assistenzialismo: sussidi, servizi a sportello, intrattenimento di facciata. Strumenti utili, certo, ma insufficienti se non affrontano la radice del problema:

la perdita di dignità e di autonomia. Un anziano ha bisogno di essere riconosciuto come risorsa attiva, fin dove possibile. Un giovane chiede fiducia concreta per incidere sulle decisioni della propria comunità. In alcune zone del nostro territorio si intravedono già le fondamenta di un cambio di rotta. Pensiamo ai progetti di abitare condiviso tra studenti universitari e pensionati, al volontariato di comunità che unisce il passo di chi ha memoria al dinamismo di chi ha visione, o ai tavoli territoriali che finalmente smettono di parlare dei giovani e degli anziani per iniziare a parlare con loro. Il dialogo intergenerazionale non è un esercizio poetico o un atto di bontà. È un’infrastruttura sociale primaria, urgente quanto una superstrada o la banda larga. Senza questo ponte, il nostro territorio rischia di trasformarsi in una gigantesca ed elegante residenza per anziani senza futuro, circondata da giovani che sognano di andarsene altrove. Urge allora restituire a chi si trova ai margini dell’agenda economica e spesso anche delle decisioni politiche, perché nel parlarne invece tutti sono bravi, la chiave per ricucire la trama sociale e avvicinare queste generazioni solo in apparenza lontane.

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• Giada Zandonà

ASCOLTA ORA della Bassa Padovana è una testata giornalistica di proprietà di

ASCOLTACI IN Questa edizione raggiunge le zone di Monselice e Este per un numero complessivo di 9.106 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; Srl numero iscrizione ROC 32199

Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin - formato da 26 edizioni locali mensilmente recapitato a 575.000 famiglie del Veneto e del Trentino

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Redazione: Direttore responsabile Nicola Stievano >direttore@givemotions.it< Redazione >redazione@givemotions.it<

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Chiuso in redazione il 7 agosto 2026


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Giovani e anziani/1. Servizi sociali e politiche di supporto alla terza età fra assistenza e progetti di autonomia

Este risponde al rischio isolamento, più di 1200 gli over 65 che vivono soli A Este su un totale di circa 15.900 abitanti, le persone over 65 che vivono sole sono 1.264. Sebbene non tutte si trovino in condizioni di difficoltà, vi sono diverse decine di anziani in età avanzata sprovvisti del sostegno di figli o parenti prossimi. La tutela della popolazione anziana rappresenta dunque una priorità e un punto fermo per le politiche sociali cittadine. Per questo l’assessorato guidato da Simonetta Spigolon ha orientato le proprie risorse con un obiettivo primario: consentire alle persone fragili di rimanere il più a lungo possibile all’interno del proprio ambiente domestico e del proprio contesto relazionale. Per rispondere alle situazioni più complesse, caratterizzate da reti familiari carenti o disponibilità economiche limitate, il Comune garantisce un attivo Servizio di Assistenza Domiciliare. Il SAD interviene per offrire tutela e supporto anche in presenza di fragilità temporanee o permanenti, avendo assistito nel solo 2025 ben 77 utenti per un totale di 6.570 ore erogate. A questo si affianca il servizio comunale di pasti a domicilio, finalizzato a consegnare pasti pronti e bilanciati, con menù personalizzabili su prescrizione medica, a chi non

è in grado di provvedere autonomamente. Per assicurare continuità nei periodi di festività e vacanze scolastiche, l’ente ha avviato una collaborazione sperimentale con la RSA Santa Tecla, arrivando a seguire 37 utenti per un totale di 7.152 ore nel 2025. Tra le misure sperimentali figura anche un servizio di lavanderia attivato tra il 2023 e il 2024 per le emergenze. Sul fronte della mobilità, le convenzioni con la Croce Rossa Italiana Comitato Padova Sud e l’AISM garantiscono i trasporti sociali verso le strutture sanitarie, mentre un collegamento in pulmino unisce le frazioni al centro nei giorni di mercoledì e sabato, servendo mediamente

ogni anno i 250 iscritti, mentre l’attività motoria in acqua termale, ripristinata dopo la pandemia come investimento sulla salute e il benessere, conta quasi 60 partecipanti. A queste iniziative si sommano gli incontri pubblici di sensibilizzazione e le attività culturali promosse dalla biblioteca e dalle associazioni locali. “Il faro costante di questi anni di amministrazione – conclude l’assessore Spigolon - è stato quello di tutelare la dignità delle fasce più deboli della nostra popolazione e per questo abbiamo rafforzato un sistema di servizi sociali volto a contrastare la solitudine e la marginalità che spesso colpiscono giovani e anziani. I tre pilastri fondamentali del nostro operato sono stati la prossimità, l’inclusione attiva e la co-progettazione con gli enti del Terzo Settore. Abbiamo in questo modo voluto dare sostanza all’articolo 3 della nostra Costituzione, consapevoli che, come sosteneva Tina Anselmi, la forza di un buon governo di un paese si misura sulla capacità di prendersi cura dei più fragili, garantendo a tutti pari opportunità di vita e di salute”.

15 cittadini a settimana. L’azione amministrativa sfrutta inoltre le risorse del PNRR nell’ambito territoriale VEN_17, dove sono stati avviati 100 progetti per l’autonomia degli anziani, affiancati dalla ristrutturazione di 6 appartamenti attrezzati per facilitare la quotidianità delle persone non autosufficienti e dalla distribuzione di dispositivi salvavita per il monitoraggio della salute. Accanto alle prestazioni assistenziali, il Comune promuove la socialità e l’invecchiamento attivo in linea con la programmazione regionale e in partenariato con il Terzo settore. La risposta della comunità è positiva: l’Università del Tempo Libero supera

• Nicola Stievano

L’età media avanza ma i giovani sono uno su quattro

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el comune di Este, su una popolazione complessiva di poco inferiore ai 15.900 abitanti caratterizzata da un’età media di 49,2 anni, i giovani fino a 29 anni rappresentano circa il 24,5 per cento dei residenti, superando le 3.800 unità secondo i più recenti dati statistici ufficiali Istat. Per valorizzare questa importante componente sociale, le politiche giovanili dell’amministrazione comunale puntano sulla partecipazione, sulla responsabilizzazione e sulla possibilità per ragazze e ragazzi di diventare veri protagonisti della vita cittadina. Tra le principali esperienze attive sul territorio figura il Laboratorio delle Idee, uno spazio informale di confronto e progettazione nel quale i giovani possono proporre e realizzare

attività culturali, ricreative e di valorizzazione del patrimonio locale. Negli ultimi anni il gruppo ha ideato ed eseguito passeggiate guidate alla scoperta della città, mostre e iniziative fotografiche, affiancate da eventi culturali costruiti direttamente dai ragazzi. A questa opportunità si aggiunge il Servizio Civile Universale, rivolto ai giovani tra i 18 e i 28 anni, che permette di svolgere un’esperienza formativa nei servizi alla comunità, sviluppando competenze utili per il percorso personale e professionale. Il progetto “Vie d’uscita” punta a favorire corretti stili di vita e prevenire le dipendenze giovanili, grazie alla collaborazione con le educatrici e gli infermieri del SerD Ulss 6. Sono state organizzate lezioni con gli studenti in orario scolastico, un

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incontro con i genitori e educatori, sono stati realiz-zati dagli studenti della media Carducci il videoclip “Essere ragazzi è un bel casino”, in collaborazione con l’associazione culturale Alidarte e il SerD e dagli studenti delle prime classi del liceo artistico Ferrari un concorso artistico sul tema delle dipendenze. Particolarmente consolidata è anche l’esperienza del progetto “Ci Sto? Affare Fatica!”, giunta nel 2026 alla sua quarta edizione e rivolta alla fascia tra i 14 e i 19 anni con il supporto di giovani tutor e volontari adulti. Ogni estate circa 90 adolescenti si dedicano alla cura dei beni comuni, occupandosi di manutenzione di panchine, giardinaggio, tinteggiatura e sistemazione degli spazi pubblici, scolastici e

associativi della città. A completare il quadro delle azioni interviene il progetto dell’Ambito Territoriale Sociale Young2Young, rivolto ai minori tra i 13 e i 18 anni e ai giovani fino ai 29 anni, che impiega l’educazione tra pari per prevenire la povertà educativa e favorire l’orientamento lavorativo. • (N.S.)

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7 Giovani e anziani/2. Eleonora Guizzaro, neo assessore al sociale, fa il punto sulle iniziative e i progetti

MONSELICE PUNTA A RAFFORZARE LA RETE, DAL CO-HOUSING ALL’EDUCATORE DI STRADA

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Monselice le politiche sociali e le iniziative rivolte alle nuove generazioni si muovono lungo un binario comune: la costruzione di relazioni stabili per contrastare l’isolamento. Sul fronte della terza età, il territorio conta su una rete articolata di servizi promossi in sinergia tra Comune, Uls 6 e mondo associativo. Tra le principali realtà operative figura la collaborazione con Anteas InformAnziani, che garantisce un servizio gratuito di trasporto sociale verso le strutture sanitarie con una media di 2-3 uscite giornaliere, e gestisce l’Università del Tempo Libero, arrivata a 212 iscritti nel 2025/2026,

L’assessore al sociale Eleonora Guizzaro

oltre alle attività settimanali del Centro La Ginestra. L’offerta comprende anche 30 orti comunali per over 60, il progetto “Vivere attivamente la terza giovinezza”, il programma “Nuoto Argento” e lo Sportello Alzheimer. Particolare rilevanza riveste l’iniziativa “Scambi Gener...Attivi”, che ha visto gli studenti dell’Istituto Kennedy affiancare gli anziani nell’attività motoria e nell’alfabetizzazione digitale. “È un esempio concreto di come giovani e anziani possano non essere considerati semplicemente due categorie destinatarie di servizi, ma diventare una risorsa gli uni per gli altri”, spiega l’assessore al sociale Eleonora Guizzaro. “Come nuova

amministrazione vogliamo partire da questa rete e rafforzarla, soprattutto sul rischio di solitudine e isolamento. Nel nostro programma abbiamo previsto un maggiore coordinamento tra Comune, Centro Servizi Anziani e associazioni per costruire servizi di prossimità rivolti alle persone anziane e fragili: non soltanto trasporto sociale, quindi, ma anche forme di sostegno nella quotidianità e un servizio di segretariato sociale che possa aiutare nell’accesso ai servizi digitali come SPID, prenotazioni e scarico referti”. L’obiettivo più ambizioso riguarda proprio l’integrazione generazionale: “Tra i traguardi del programma c’è quello di valutare, nell’ambito della futura riprogettazione degli spazi dell’ex ospedale, anche soluzioni di co-housing destinate ad anziani autosufficienti e studenti universitari, creando occasioni concrete di scambio e reciproco sostegno”. Sul versante giovanile, Monselice è capofila del piano “Giovani Euganei Evolution”, giunto nel 2026 alla quinta edizione per ragazzi dai 14 ai 35 anni, a cui si affiancano il bando “Abbiamo Idee Frizzanti”, il Servizio Civile e la gestione dell’aula studio di via San Filippo Neri con l’associazione Dedalo. “La nostra idea è che le politiche giovanili non debbano essere semplicemente politiche ‘per’ i giovani, ma sempre più politiche costruite

‘con’ i giovani”, sottolinea l’assessore Guizzaro. “Per questo abbiamo previsto il potenziamento del Progetto Giovani, il recupero di spazi pubblici inutilizzati per l’aggregazione, la riproposizione di ‘Ci sto? Affare fatica!’, il Consiglio comunale dei ragazzi e l’istituzione di un Forum dei Giovani per confrontarsi stabilmente con l’Amministrazione. Vorremmo inoltre lavorare sul disagio e sulla prevenzione, sperimentando la figura dell’educatore

di strada nei luoghi di ritrovo”. “Il filo conduttore tra politiche giovanili e terza età deve essere proprio il contrasto alla solitudine attraverso le relazioni”, conclude Eleonora Guizzaro. “Il nostro obiettivo nei prossimi anni sarà mettere sempre più in rete il tessuto associativo e far incontrare le generazioni anziché pensarle come due mondi separati”. • Nicola Stievano

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“Giovani Euganei” in Senato: Monselice capofila, 17 i Comuni coinvolti nel progetto

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prire le porte delle istituzioni ai giovani per favorire partecipazione e consapevolezza. È questo il senso dell’incontro al Senato tra il senatore questore Antonio De Poli e un gruppo di giovani e amministratori della Bassa Padovana protagonisti del progetto “La poltrona dei giovani prende parola”. L’iniziativa rientra nel bando regionale “Giovani Euganei”, che coinvolge 17 Comuni del territorio con Monselice come ente capofila e sostiene progetti ideati direttamente dai gruppi giovanili locali. Il percorso prevede una serie di incontri con i diversi livelli della rappresentanza istituzionale, dal Comune fino al Consiglio regionale del Veneto, alla Provincia di Padova e al Senato. Ad accompagnare i ragazzi nella visita a Palazzo Madama è stato Giovanni Cillario, referente giovani della Pro Loco di Monselice e presidente del Leo Club Monselice, promotore del progetto insieme alla presidente della Pro Loco Mariagrazia Canazza. Presenti anche il sindaco di San Pietro Viminario Nicolas De Zuani, il consigliere comunale Matteo Bertin e l’assessore Nicolò Capuzzo di Tribano.

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RITIRO ARGENTERIA USATA “Mi ha colpito la curiosità e la voglia di partecipare dimostrata dai ragazzi – ha raccontato De Poli –. Hanno posto domande, cercato di capire e soprattutto hanno mostrato il desiderio di far sentire la propria voce. Se vogliamo avvicinare i giovani alla vita pubblica dobbiamo prima di tutto creare occasioni di incontro, ascoltarli e permettere loro di conoscere da vicino le istituzioni”. Secondo il senatore, il coinvolgimento delle nuove generazioni passa dalla possibilità di comprendere concretamente come funzionano i luoghi della democrazia. “La politica deve essere vista per quello che dovrebbe essere: uno strumento per migliorare la realtà e dare risposte alle comunità”.

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Politica. Il sindaco Franco Ennio completa la distribuzione delle deleghe ai consiglieri

AFFIDATE LE DELEGHE: DALLE BUONE PRATICHE DI GENTILEZZA ALLA BANCA DEL TEMPO L a delega alle “buone pratiche di gentilezza”, quella alla banca del tempo, la nascita delle consulte dedicate al volontariato, alla cultura e all’ambiente, fino al coordinamento della Giostra della Rocca. Il sindaco Franco Ennio ha distribuito gli incarichi ai consiglieri comunali di maggioranza, completando l’organigramma politico dopo la nomina della giunta. Tra gli incarichi spicca quello affidato a Sofia Tullio, chiamata a promuovere le “buone pratiche di gentilezza”, un tema insolito per un’amministrazione

Franco Ennio

comunale ma che punta a tradurre il rispetto reciproco e l’inclusione in azioni, dalle scuole agli uffici pubblici, fino ai rapporti tra cittadini. Loredana Margutti seguirà invece la nascita della Consulta del volontariato sociale e della Banca del tempo, progetto che punta a favorire lo scambio di competenze e servizi tra cittadini, valorizzando il ruolo delle associazioni. Sul fronte delle manifestazioni storiche, Rino Biscaro avrà il compito di coordinare l’organizzazione della Giostra della Rocca, oltre a seguire gemellaggi,

patti di amicizia e decoro dei cimiteri. Marco Baratella lavorerà invece sulle politiche giovanili, mentre Enrico Favaro avrà la delega alla costituzione della Consulta delle associazioni culturali e ambientali. Monica Buson seguirà le pari opportunità, la cultura della pace e la mobilità sostenibile. Ad Anna Gazzetta sono stati affidati il sostegno alle famiglie e alle persone fragili, insieme ai progetti dedicati all’educazione alla cittadinanza e alla legalità. “Abbiamo scelto di affidare deleghe che non siano soltanto simboliche, ma che

permettano ai consiglieri di seguire progetti specifici e di mantenere un contatto diretto con il territorio e con le associazioni. È un modo per allargare la partecipazione all’attività amministrativa e mettere a disposizione della città energie e professionalità diverse” commenta il sindaco Franco Ennio. Il quadro, tuttavia, non è ancora definitivo. Restano infatti senza delega Lorena Gloria Dicati, Francesco Miazzi ed Enrico Rettore. • Giada Zandonà

IL COMUNE REGALA PIANTE AUTOCTONE

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n albero oggi, un quartiere più fresco domani. Con questo obiettivo il Comune aderisce al progetto regionale “Alberi per la pianura veneta”, offrendo ai residenti la possibilità di ricevere gratuitamente giovani alberi e arbusti autoctoni da piantare nei giardini e nelle aree verdi private. L’iniziativa, promossa dalla Regione con il supporto di Veneto Agricoltura, punta ad aumentare il patrimonio arboreo e a coinvolgere direttamente i cittadini nella cura dell’ambiente. “L’iniziativa si inserisce perfettamente nella visione ecologica dell’amministrazione” spiega

l’assessora all’Ambiente Christianne Bergamin “Il nostro obiettivo non è solo ambientale, ma anche culturale: vogliamo promuovere una ricomposizione che valorizzi la bellezza del nostro territorio e garantisca una qualità della vita e una vivibilità urbana migliori per tutta la comunità. Inoltre il Comune richiederà a sua volta gli alberi previsti dal progetto per incrementare il verde pubblico”. Possono partecipare tutti i residenti che dispongono di uno spazio idoneo alla messa a dimora delle piante. Ogni famiglia potrà richiedere fino a dieci esemplari scegliendo tra alberi di grandi

dimensioni, alberi di media taglia e arbusti, senza indicare la specie, che sarà assegnata in modo da garantire una distribuzione equilibrata delle essenze autoctone. Le domande dovranno essere presentate entro il 30 settembre attraverso il sito alberinpianura.it . La consegna delle piante avverrà successivamente secondo il calendario dell’iniziativa e sarà comunicata direttamente dal Comune ai cittadini che avranno effettuato la prenotazione. • (G.Z.)

RANDAGISMO FELINO: DUSE CHIEDE UN PIANO ISTITUZIONALE

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a gestione del randagismo felino non può più essere lasciata esclusivamente sulle spalle del volontariato. È la posizione del consigliere comunale Filippo Duse, che chiede un intervento strutturale da parte delle istituzioni per affrontare un problema che, sottolinea, riguarda non solo il benessere degli animali, ma anche la salute pubblica, l’igiene urbana e la sicurezza stradale. “Non è più sostenibile deman-

dare esclusivamente a pochi cittadini di buona volontà la responsabilità di gestire questa situazione”, afferma Duse. Per il consigliere, il primo passo deve essere un investimento deciso nella prevenzione, attraverso campagne permanenti di sensibilizzazione rivolte ai proprietari di gatti domestici e agevolazioni economiche per incentivare la sterilizzazione. “Sterilizzare un animale non è solo una scelta personale, ma una responsabilità

verso l’intera comunità”. Tra le proposte avanzate c’è anche la creazione di una rete stabile tra Comune, Usl, associazioni

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e volontari, con procedure condivise e spazi dedicati all’accoglienza temporanea dei gatti recuperati. Duse propone inoltre di valutare percorsi di inclusione lavorativa per chi opera quotidianamente nella gestione delle colonie feline e del recupero degli animali, riconoscendo il valore sociale di un’attività oggi svolta quasi esclusivamente a titolo volontario. “La situazione dei gatti randagi è un indicatore della capacità di un territorio

di prendersi cura della propria comunità”, conclude il consigliere. “Chiediamo al Comune di Monselice, alla Provincia di Padova e alla Regione Veneto di affrontare questo tema con una visione di lungo periodo, risorse dedicate e un modello organizzativo stabile, capace di garantire risposte efficaci e di non lasciare tutto il peso sulle spalle dei volontari”. • (G.Z.)

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MEDICINA DELLO SPORT, FISIOTERAPIA E RIABILITAZIONE A ESTE: SALUTE E PERFORMANCE: il nuovo punto di riferimento per la medicina dello sport, la fisioterapia e la riabilitazione

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Il percorso di cura si distingue per l'approccio multidisciplinare che integra Fisiatria, Ortopedia, Fisioterapia e palestra riabilitativa. Medico fisiatra e fisioterapisti collaborano per definire programmi personalizzati dedicati al recupero post-infortunio, alla riabilitazione post-operatoria, alla ginnastica posturale e alla rieducazione funzionale. L'obiettivo è accompagnare ogni paziente verso un recupero completo, favorendo un movimento corretto, riducendo il rischio di recidive e promuovendo benessere, salute e qualità della vita nel lungo periodo.

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MONSELICE

11

Variazione di bilancio. Polemiche sull’uso dell’addizionale Irpef e rischio restituzione di 271 mila euro

25 MILA EURO PER LA GIOSTRA DELLA ROCCA E SCONTRO SULL’EX SCUOLA CINI L a prima variazione di bilancio della nuova amministrazione avvenuta a metà luglio diventa terreno di scontro politico. A far discutere è lo stanziamento di 25 mila euro destinato alla Giostra della Rocca, finanziamento che questa volta, secondo la minoranza, arriva anche dalle maggiori entrate generate dall’addizionale Irpef comunale. A sollevare la questione nel consiglio comunale di luglio è stato il consigliere di minoranza Stefano Peraro, che ha ricordato come in passato tutte le amministrazioni abbiano sostenuto economicamente la manifestazione utilizzando l’avanzo disponibile dopo il 30 giugno. L’ex vicesindaco ha puntato il dito contro quella che definisce una contraddizione politica. “Per due anni i consiglieri Francesco Miazzi e Fabio Conte hanno contestato duramente l’estensione dell’addizionale Irpef anche ai redditi compresi tra 11 mila e 15 mila euro. Oggi quelle stesse risorse, che derivano dalle tasche delle famiglie, vengono impiegate non per rafforzare il sociale o sostenere i nuclei più fragili, ma per finanziare una manifestazione”. Il sindaco Franco Ennio ha invece spiegato che nel bilancio di previsione erano stati accantonati solo 10 mila euro per la Giostra, evidenziando una mancanza di programmazione finanziaria adeguata da parte della precedente amministrazione. Il confronto più acceso della serata si è però consumato sull’ex scuola Cini di Costa Calcinara. La mozione presentata da Peraro, Rossella Molon e Andrea Parolo chiedeva al consiglio di confermare la realizzazione della comunità alloggio per persone con disabilità nella struttura, progetto già inserito nel Piano di zona dell’Usl. Il sindaco Ennio ha ribadito di non aver cambiato orientamento sul progetto, precisando però che sono in corso alcuni approfondimenti. “Dovremmo ritornare in Consiglio con elementi più coerenti sulla definizione del progetto”. A motivare il voto contrario della maggioranza è stato il vincolo dei finanziamenti europei ottenuti per la riqualificazione energetica della scuola, conclusa nel 2023. La consigliera Loredana Margutti ha ricordato che un cambio di destinazione d’uso potrebbe comportare la restituzione di 271 mila euro. “Fino a settembre 2028 quell’edificio deve restare scolastico, come prevede il bando”. Ancora più duro il consigliere Miazzi, che ha rivolto un attacco diretto ai proponenti della mozione. “Avete

venduto un progetto senza approfondimenti. Adesso è vostra la responsabilità di aver attivato dei percorsi con una cooperativa su una struttura per la quale sembra non ci sia la disponibilità”. Infine la stoccata sul vincolo europeo: “Io non so come abbia fatto a sfuggirvi l’obbligo di mantenere la destinazione d’uso dell’immobile per cinque anni dalla concessione del finanziamento”. Ora l’amministrazione dovrà verificare la possibilità di ottenere una deroga per procedere con il progetto proposto dalla cooperativa.

Istituito un tavolo permanente per il commercio

• Giada Zandonà

Sintonizzati U Dal piccolo comune fino sul alla periferia di Padova: Ogni 20 minuti tutte le notizie del Veneto aggiornate in tempo reale.

siamo presenti con oltre 30 sedi sul territorio provinciale.

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n tavolo di lavoro permanente per programmare le politiche economiche dei prossimi anni, con particolare attenzione al commercio di vicinato e alla valorizzazione del centro storico. È questo il principale risultato dell’incontro tra il sindaco Franco Ennio, il vicesindaco e assessore alle attività produttive Niccolò Ruffin e i vertici di Confcommercio Padova. L’incontro si è svolto in un clima di piena collaborazione e ha visto la partecipazione del presidente di Confcommercio Padova, del direttore generale Otello Vendramin, del sindaco di Abano Terme Federico Barbierato, della presidente mandamentale Mirta Fiocco e del funzionario di delegazione Mirco Pedrotta. Tra i temi affrontati c’è il futuro del Distretto del commercio di Monselice, di cui Confcommercio cura la gestione da diversi anni. L’amministrazione ha confermato la volontà di lavorare in stretta sinergia con le associazioni di categoria per rafforzare l’attrattività della città, sostenere le attività economiche e intercettare nuove opportunità di crescita. L’idea è quella di costruire un percorso condiviso che metta a sistema commercio, turismo ed eventi, utilizzando anche strumenti di analisi dei flussi per programmare interventi sempre più mirati. • (G.Z.)


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MONSELICE

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Patrimonio. La consigliera regionale chiede di accelerare sui progetti ancora fermi

Colle della Rocca, Bedin chiede tempi certi per l’apertura della Locanda Longobarda

U

no sguardo puntato sulla gestione dei beni del Colle della Rocca. La Locanda Longobarda ancora chiusa, la bonifica della cava da avviare e una soluzione stabile per la gestione di Porta Romana. Sono questi i temi al centro dell’interrogazione presentata a fine luglio in Consiglio regionale dalla consigliera della Lega ed ex sindaca di Monselice Giorgia Bedin, che chiede alla Regione Veneto di accelerare sui principali interventi ancora aperti nel compendio monumentale della Rocca. “Il colle della Rocca è il simbolo di Monselice e un patrimonio storico di proprietà regionale. Negli ultimi sette anni, grazie all’eccellente dialogo tra Comune e Regione, abbiamo sbloccato interventi cruciali: dal restauro del muro delle Sette chiesette ai 2 milioni di euro destinati a Casa Salotto, fino alla rimozione del vecchio cantiere dell’ascensore. Ora serve un ultimo sforzo per completare l’opera”, afferma Bedin. La consigliera punta innanzitutto l’attenzione

sulla Locanda Longobarda, lo stabile che si incontra all’inizio del sentiero che porta al Mastio federiciano, restaurata dopo anni di stallo e inaugurata con un grande clamore nel luglio dello scorso anno ma non ancora aperta al pubblico e senza una gestione o una progettualità. “Non possiamo rischiare che l’immobile si deteriori, come accaduto in passato, rimanendo inutilizzato e chiuso: serve l’immediata assegnazione della gestione, è trascorso un anno di tempo”, sottolinea la consigliera. Tra le priorità indicate figura anche la cava della Rocca, al centro da decenni di numerose vicende, dall’interramento di rifiuti, alla sua chiusura legata all’ascensore, a numerose progettualità messe in essere. Secondo Bedin, Veneto Acque dispone già del progetto per la bonifica e la messa in sicurezza della parete, con l’isolamento della vecchia discarica risalente agli anni Cinquanta. “L’intervento deve partire al più presto per consentire la realizzazione di

un parcheggio e di uno spazio destinato agli eventi, restituendo quest’area alla città”. Infine, la consigliera richiama l’attenzione sulla situazione di Porta Romana, accesso monumentale al percorso delle Sette Chiese che ha richiesto di rimanere chiuso due mesi fa. “Ringrazio la Regione per aver garantito temporaneamente l’apertura con una guardia giurata, ma ora è necessario individuare una soluzione definitiva e programmare anche il restauro del manufatto”. Con l’interrogazione Bedin chiede agli assessori competenti un aggiornamento sullo stato dei cantieri, tempi certi per l’apertura della Locanda Longobarda, l’avvio della bonifica della cava e chiarimenti sul futuro di Porta Romana. “La Regione ha investito tanto e bene sul nostro compendio monumentale. Adesso completiamo i progetti per dare a Monselice lo slancio turistico e culturale che merita”. • Giada Zandonà

Monselice in Rosa trasloca a Gallio

L

a vicenda della Monselice in Rosa si trasforma in un caso politico. Dopo sette edizioni ospitate nella città della Rocca, la manifestazione ciclistica organizzata da Atheste Bike trasloca a Gallio, portando con sé anche il Campionato Italiano Marathon 2028. Una decisione che ha aperto uno scontro tra organizzatori, amministrazione comunale e opposizione. Il presidente di Atheste Bike, Gianluca Barbieri, racconta che a inizio luglio il sindaco Franco Ennio aveva confermato la volontà di mantenere la gara a Monselice. Successivamente, però, gli uff ici comunali avrebbero richiesto una serie di approfondimenti contabili: dal bilancio della manifestazione al numero degli iscritti, fino ai bonifici degli abbonati. “Mi è stato chiesto un prospetto di

entrate e uscite. Ho dimostrato che la manifestazione è in perdita, ma come ogni anno avrei trovato gli sponsor per coprire i costi. Quando sono arrivate ulteriori richieste, ho inviato una Pec dichiarandomi disponibile a mostrare tutta la documentazione, anche con il commercialista, chiedendo però che il Comune si facesse carico della perdita. Non ho ricevuto risposta e ho deciso di trasferire la gara a Gallio”. Diversa la ricostruzione del sindaco Franco Ennio, che respinge le accuse. “Avevamo accolto tutte le richieste avanzate e confermato il nostro sostegno alla manifestazione. L’unico approfondimento richiesto riguardava la documentazione fiscale. La decisione di trasferire l’evento è stata esclusivamente della società organizzatrice. Da parte nostra

c’è sempre stata la volontà di mantenere la gara”. Sulla vicenda interviene anche il gruppo consiliare di minoranza formato da Rossella Molon, Andrea Parolo e Stefano Peraro, che punta il dito contro la giunta. “Non è stata una questione burocratica, ma una scelta politica. Si interrompe un percorso iniziato con l’arrivo del Giro d’Italia e proseguito con sette edizioni della Monselice in Rosa. Mentre altri territori investono nel turismo sportivo, Monselice perde una manifestazione consolidata e un Campionato Italiano. Parlare di scelta unilaterale degli organizzatori significa scaricare le responsabilità”. Stefano Peraro

• (G.Z.)

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I numeri. 29 milioni di euro di investimenti per trasformare la città

Chiuso il capitolo PNRR: 40 progetti completati U n bilancio da quasi 29 milioni di euro di investimenti, 40 progetti realizzati e tutti gli obiettivi del PNRR rispettati nei tempi previsti. È il risultato presentato dall’Amministrazione comunale di Este al termine di un percorso che ha portato alla realizzazione di opere pubbliche, nuovi servizi e interventi destinati a incidere sul futuro della città. Dei 40 progetti seguiti dal Comune, finanziati in tutto o in parte attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza, 37

hanno raggiunto i traguardi fissati entro il 30 giugno 2026. Un solo intervento ha beneficiato di una breve proroga fino al 31 luglio, mentre i due progetti con scadenza al 31 dicembre 2027 procedono in anticipo rispetto al cronoprogramma, con conclusione prevista nei primi mesi del prossimo anno. “È un risultato tutt’altro che scontato - commenta il sindaco Matteo Pajola - soprattutto considerando che il PNRR rappresenta solo una parte del lavoro svolto in questi anni. Entro la fine

del mandato, infatti, saranno oltre 80 i cantieri di rilievo conclusi o avviati, con investimenti complessivi che si aggirano attorno ai 50 milioni di euro”. Secondo il primo cittadino, la sfida principale è stata riuscire a rispettare tempi e obiettivi molto stringenti. “Il PNRR è stato una grande opportunità, ma anche una responsabilità importante. Sono servite programmazione, competenze e capacità decisionale, oltre alla ricerca di risorse aggiuntive e cofinanziamenti necessari per completare gli interventi”. Tra i progetti più significativi figura il potenziamento dell’Asilo Nido Arcobaleno, con la creazione di 30 nuovi posti. Un intervento pensato per ampliare l’offerta educativa e sostenere le famiglie, con particolare attenzione alle nuove generazioni e alla qualità della vita dei cittadini più giovani. Grande attenzione anche alla riqualificazione dell’area del Riccio, già area San Girolamo, destinata a diventare un nuovo polo dedicato all’innovazione, alla formazione e al lavoro. Il progetto prevede spazi per il coworking, ambienti per start-up, laboratori professionali, appartamenti e locali per la foresteria, con l’obiettivo di creare un punto di incontro tra giovani,

imprese e nuove opportunità occupazionali. Un altro intervento strategico riguarda Palazzo Contarini, storico edificio di viale Fiume. Il recupero prevede la riqualificazione energetica e funzionale della struttura, che ospiterà spazi culturali, una pinacoteca, aree espositive e un centro socioculturale. Il progetto comprende anche la sistemazione del vicino Parco del Sacro Cuore. Cambia volto anche l’ex Palazzetto dello Sport di via Zanchi, destinato a diventare Piazza-Teatro, un nuovo spazio civico dedicato alla cultura e alla socialità. La struttura ospiterà sale studio, un auditorium-teatro, spazi espositivi, aree di aggregazione e un giardino della lettura. Sul fronte della mobilità sono stati realizzati interventi su alcune importanti arterie cittadine, tra cui viale Fiume e via Cesare Battisti, oltre all’ampliamento della rete ciclopedonale con nuovi collegamenti in zona Manfredini, lungo via Atheste e verso Baone. Completano il quadro il restauro del ponte San Francesco e il recupero della palestra Zanchi. Importanti anche gli interventi sul patrimonio abitativo: attraverso PNRR e Superbonus sono stati riqualificati 200 alloggi di edilizia residenziale pubblica,

in collaborazione con ATER. Il processo di modernizzazione ha coinvolto anche la macchina comunale. L’Ufficio Sistemi Informativi ha portato a termine nove progetti digitali per quasi 400 mila euro, con interventi che hanno riguardato il trasferimento dei servizi sul cloud, la georeferenziazione dei numeri civici, il censimento del territorio e l’adeguamento del sito istituzionale agli standard AgID. Particolarmente significativo il capitolo dedicato al sociale. Il Comune di Este, in qualità di capofila dell’Ambito Territoriale Sociale ATS VEN_17, ha realizzato sette progetti per un valore vicino ai 6 milioni di euro. Le risorse sono state destinate al sostegno delle persone con disabilità, degli anziani e delle famiglie fragili, attraverso il recupero di immobili, l’eliminazione delle barriere architettoniche e l’attivazione di nuovi servizi. “Un indirizzo politico chiaro, una squadra competente e un impegno costante sono stati gli elementi che hanno permesso di raggiungere questi risultati – conclude il sindaco Pajola”. • Redazione Padova

SENTINELLA DEL FIUME BACCHIGLIONE

Sintonizzati sul

il Castello di San Martino della Vaneza fra storia e misteri

Una storia lunga più di mille anni lega il fiume Bacchiglione e il Castello di San Martino della Vaneza, a Cervarese Santa Croce. Un tempo in cui questa edificazione medievale ha cambiato più volte funzione, ma non ha mai smesso di dialogare con il fiume. Prima fortezza, poi porto fluviale, infine museo: oggi il castello narra tutta la sua storia e non nasconde anche qualche mistero. Molti degli oggetti conservati nel Museo Archeologico del fiume Bacchiglione sono stati recuperati proprio dall'acqua: reperti preromani e romani, ceramiche medievali, antiche imbarcazioni monossili. Oggetti comuni che oggi permettono di ricostruire e raccontare una storia fatta di gesti quotidiani e che lasciano in sospeso più di qualche interrogativo. Passeggiando tra le mura e lungo il fiume, viene spontaneo chiedersi quante storie il castello abbia vissuto, e quante ne siano andate perdute. Di molte si conoscono i protagonisti e le date. Di altre restano soltanto pochi oggetti, qualche traccia e molte domande. La struttura si trova inoltre lungo la Ciclovia Fiume Bacchiglione I1/I2, un itinerario di circa 60 chilometri che segue in gran parte gli argini del fiume attraversando campagne, borghi rurali e numerosi luoghi di interesse storico e architettonico. Il Castello di San Martino della Vaneza è oggi proprietà della Provincia di Padova Per informaUn patrimonio da scoprire Castello di zioni sulle visite guidate e sulle Episodio 5 San Martino ASCOLTACI SU della Vaneza attività, è possibile contattare il WWW.VENETO24.IT Museo a info@castellosanmartiAscoltaci in tutto il Veneto in auto sul SUL TUO PC O ALEXA nodellavaneza.it. Il Castello si trova in via San Martino, 23 a Cervarese Santa Croce (Padova). Clicca sui QR-code per vedere i video di presentazione.

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La storia. La raccolta è stata lanciata da Empatia Fvg su GoFundMe

In appena dieci giorni la comunità finanzia l’ascensore per Elia, 37enne atleta paralimpico “N on pensavo che in appena dieci giorni si potesse arrivare all’obiettivo. È stata una cosa straordinaria. Vuol dire che c’è ancora tanta buona gente che mi circonda”. Elia Bernardi fatica ancora a trovare le parole. A 37 anni, costretto su una sedia a rotelle fin da bambino a causa di un angioma che ha compresso il midollo spinale, ha visto realizzarsi quello che fino a pochi mesi fa sembrava un sogno irraggiungibile: raccogliere i fondi necessari per installare un ascensore esterno nella casa di Este dove vive con la madre. La campagna lanciata a inizio luglio dall’associazione Empatia Fvg sulla piattaforma GoFundMe

ha raggiunto l’obiettivo in appena dieci giorni, mobilitando centinaia di persone. Per Elia quell’ascensore non rappresenta un comfort, ma un’esigenza quotidiana. La sua abitazione è disposta su due piani e, da anni, vive al piano terra perché non può raggiungere il livello superiore. Ad assisterlo ogni giorno è la madre, che con il passare del tempo fatica sempre di più ad affrontare le scale. Un peso fisico ed emotivo che rischiava di compromettere la serenità di entrambi. La storia di Elia ha toccato il cuore di tantissime persone. Atleta paralimpico, primo classificato in Serie A di tennistavolo, non ha mai smesso di lottare. Lo sport gli ha insegnato a

rialzarsi dopo ogni difficoltà, ma questa volta aveva bisogno dell’aiuto degli altri. E quell’aiuto è arrivato. “Speravo tanto che le persone mi aiutassero, ma non pensavo che in così poco tempo si potesse raggiungere il traguardo, in questo modo si accorciano i tempi di attesa” racconta Elia “Le persone hanno davvero preso a cuore la mia storia. Per ora abbiamo raggiunto la cifra necessaria per l’acquisto dell’ascensore, ma quello è solo il punto di partenza: ci saranno anche lavori strutturali da affrontare e altre spese. Però sapere di non essere soli cambia tutto”. Ora per il trentasettenne inizia la fase operativa: “Mi sono già mosso

per richiedere i preventivi. Ne avrò uno già domani e un altro nei prossimi giorni. Adesso bisognerà scegliere la soluzione migliore e poi partire con i lavori. Spero davvero che per Natale l’ascensore sia installato: sarebbe il regalo più bello, un dono fatto da tutta una comunità”. Prima di tornare al lavoro, Elia affida un ultimo pensiero a chi si è speso per lui: “Devo ancora scrivere un

messaggio pubblico, ma lo farò presto voglio dire grazie con tutto il cuore. È stata una cosa straordinaria, non me l’aspettavo davvero. Questa raccolta fondi mi ha dimostrato che c’è ancora tanta solidarietà e che il cuore delle persone può fare la differenza nella vita di qualcuno”. • Giada Zandonà

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Conferma Tari invariata e sconto del 20%

N

essun aumento della Tari e uno sconto di circa il 20% confermato. È questa la scelta dell’amministrazione, che ha deciso di destinare 210 mila euro degli utili della partecipata Sesa alla riduzione della tassa sui rifiuti pagata da famiglie e imprese. “È una scelta politica precisa, che portiamo avanti dal 2022: restituire alla comunità una parte delle risorse generate dalla società partecipata, traducendole in un risparmio concreto per le famiglie” spiega il sindaco Matteo Pajola. “In un periodo in cui il costo della

Matteo Pajola

vita continua a pesare sui bilanci domestici, riteniamo fondamentale utilizzare responsabilmente queste risorse per contenere la pressione fiscale e sostenere i cittadini”. L’amministrazione ha inoltre annunciato l’intenzione di mantenere questa riduzione fino al termine del mandato. Dal 2022 a oggi, grazie a questa misura, il risparmio complessivo per la comunità estense ammonta a circa 910 mila euro. “I risultati di una buona gestione devono produrre benefici visibili per la città” aggiunge Pajola. “La riduzione della Tari non è un intervento occasionale, ma un impegno assunto con i cittadini e confermato ormai da quattro anni. È una scelta di continuità, concretezza e attenzione alle famiglie. L’obiettivo è mantenerla anche in futuro”. Come previsto dalla normativa, il costo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti era stato validato a fine giugno dal Consiglio di Bacino Padova Sud sulla base della proposta di Arera. Il Comune ha quindi recepito il Piano economico finanziario e approvato le tariffe, confermando per il 2026 gli stessi importi applicati lo scorso anno. • (G.Z.)

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ESTE

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L’ente. Ritorno operativo dei selecontrollori per tutelare biodiversità e sviluppo locale

PARCO COLLI, NUOVO CORSO: CINQUE MISSIONI STRATEGICHE U n nuovo modello di governance, un programma di mandato costruito insieme al territorio e il ritorno operativo dei selecontrollori. Sono questi i tre pilastri del nuovo corso del Parco Colli, delineati dal presidente Mauro Delluniversità dopo l’approvazione del nuovo assetto organizzativo da parte del Consiglio direttivo. La novità più rilevante riguarda il superamento del tradizionale sistema delle deleghe. Al suo posto vengono introdotte cinque “Missioni Strategiche”, che guideranno l’attività dell’ente per l’intero mandato e rappresenteranno la cornice entro cui sviluppare il programma amministrativo, il Piano ambientale e il futuro Piano delle azioni della Riserva della Biosfera Mab Unesco. Le missioni sono dedicate rispettivamente a governance e innovazione istituzionale, identità del Parco e turismo sostenibile, pianificazione territoriale, tutela della biodiversità e sviluppo dell’agricoltura e dell’economia locale. “Abbiamo voluto superare una logica settoriale delle deleghe” spiega il presidente Mauro Delluniversità “per costruire un sistema di governo fondato su responsabilità condivise, obiettivi misurabili e collaborazione costante. Il Parco deve essere sempre più un ente capace di programmare, ascoltare, progettare e realizzare”. Accanto alla riorganizzazione interna, il direttivo punta a rafforzare il confronto con il territorio. Il programma di mandato sarà infatti presentato progressivamente a Comuni, associazioni, categorie economiche, università e cittadini, con l’obiettivo di raccogliere osservazioni e proposte prima della sua definizione definitiva. “Crediamo nella partecipazione autentica” aggiunge Delluniversità “Un buon programma è quello capace di raccogliere competenze ed esperienze diverse”. Cambia anche il metodo di lavoro. L’intenzione è organizzare incontri periodici con i sindaci dei quindici Comuni del Parco e rendere itineranti le sedute del Consiglio direttivo, ospitandole a rotazione nei diversi municipi. Ogni mercoledì, inoltre, i componenti del direttivo riceveranno il pubblico nella sede dell’ente, su appuntamento, per favorire un dialogo diretto con cittadini, professionisti e portatori di interesse. Sul fronte della gestione faunistica arriva invece la riattivazione dei sele-

controlli. I selecontrollori torneranno operativi entro una decina di giorni, aff iancando la Squadra faunistica del Parco, che dall’inizio dell’anno ha effettuato 1.460 abbattimenti, oltre il 30% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. “Dobbiamo recuperare un equilibrio tra presenza degli ungulati, tutela della biodiversità, attività agricole e sicurezza stradale” conclude il presidente. “La ripartenza dei selecontrolli rappresenta un tassello fondamentale di questa strategia”. • Giada Zandonà

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Tre serate tutto esaurito e la città in vetrina

O

ltre 35mila spettatori due settimane, tre serate sold out e migliaia di persone arrivate da tutta Italia. Si è chiusa con il concerto di Shiva a fine luglio la prima parte della terza edizione dell’Este Music Festival, che conferma il successo della rassegna ospitata nell’anfiteatro del Castello Carrarese e guarda già all’estate del 2027. Nei primi undici appuntamenti il pubblico ha risposto con entusiasmo. Hanno registrato il tutto esaurito i concerti de Il Volo, Din Don Down e Deep Purple, mentre Pooh e Shiva hanno richiamato oltre 4 mila spettatori ciascuno. Un’affluenza che, secondo il Comune, ha animato il centro storico senza particolari criticità, con un pubblico ordinato e rispettoso. “Si tratta di uno straordinario riscontro senza precedenti, che conferma Este Music Festival come uno degli appuntamenti più importanti della scena italiana per lo spettacolo dal vivo” commenta il sindaco Matteo Pajola. “Oltre alla presenza che anima la città nelle serate dei concerti, è stato centrato l’obiettivo di ampliare la promozione turistica di Este”. L’impatto, infatti, non si misura soltanto nei biglietti venduti. L’amministrazione evidenzia come ogni concerto contribuisca a far conoscere la città a un pubblico molto più ampio grazie alla promozione online e offline. A questo si aggiunge la visibilità garantita dagli stessi artisti, che condividono immagini e video degli spettacoli sui propri canali social, raggiungendo milioni di follower e trasformando il Castello e il centro storico in una vetrina nazionale. Intanto l’organizzazione guarda già avanti. “Stiamo già ragionando sull’edizione 2027” conclude Pajola. “Posso assicurare che gli artisti che arriveranno il prossimo anno saranno strepitosi. L’obiettivo è continuare a far crescere l’Este Music Festival e consolidarlo tra gli eventi di riferimento del panorama musicale italiano”. • (G.Z.)


Messaggio pubbliredazionale

I N F O R M A

Sindaco Matteo Pajola

PISTA CICLOPEDONALE ESTE–BAONE–CINTO EUGANEO: Quasi 23 mila passaggi nei primi mesi di monitoraggio A poco più di un anno dall’inaugurazione della pista ciclopedonale che collega i Comuni di Este, Baone e Cinto Euganeo, i primi dati raccolti sul suo utilizzo confermano il crescente apprezzamento dell’infrastruttura da parte di cittadini e visitatori

naio e il 30 giugno 2026 sono stati

mesi di monitoraggio rappresen-

registrati 22.556 passaggi comples-

tano una conferma molto impor-

sivi, dei quali 18.787 effettuati da

tante – dichiara l’Assessore alla

pedoni e 3.769 da biciclette.

Viabilità Alberto Fornasiero –.

L’analisi

mensile

La scelta di realizzare il percorso

evidenzia una progressiva crescita

lungo la sommità arginale si è di-

dell’utilizzo con l’arrivo della bella

mostrata vincente, consentendo

stagione. Il mese di marzo ha fatto

di creare un collegamento sicu-

poco più di un anno dall’i-

registrare il valore più elevato, con

ro e funzionale tra Este, Baone

naugurazione della pista

6.731 passaggi complessivi (5.678

e Cinto Euganeo e di mettere in

ciclopedonale che colle-

pedoni e 1.053 biciclette), ed anche

rete questo itinerario con la Ci-

ga i Comuni di Este, Baone e Cinto

i mesi successivi hanno confermato

clovia delle Città Murate e con

Euganeo, i primi dati raccolti sul suo

una presenza costante e significati-

l’Anello Ciclabile dei Colli Euga-

utilizzo confermano il crescente ap-

va di utenti lungo il percorso.

nei.

prezzamento dell’infrastruttura da

I dati testimoniano come la pista sia

Disporre di dati oggettivi ci per-

parte di cittadini e visitatori.

ormai diventata un punto di riferi-

mette di misurare con precisione

Da metà gennaio 2026 è infatti ope-

mento non solo per i residenti che

l’effettivo utilizzo dell’opera e di

a valorizzare il nostro territorio.

costituiranno uno strumento pre-

rativo, sul lato di Este, un dispositi-

la utilizzano quotidianamente per

comprendere quanto questa in-

Il sistema di monitoraggio rimar-

zioso per programmare gli inter-

vo elettronico contapersone che ri-

passeggiare, correre o spostarsi in

frastruttura sia ormai entrata nelle

rà stabilmente in funzione anche

venti di manutenzione, pianificare

leva il transito di pedoni e biciclette

bicicletta, ma anche per numerosi

abitudini quotidiane di cittadini e

nei prossimi anni, consentendo di

eventuali miglioramenti del per-

in entrambe le direzioni, consenten-

visitatori che scelgono di scoprire

turisti. Si tratta di un investimento

seguire l’evoluzione dei flussi nel-

corso e orientare le future scelte

do di monitorare in modo oggettivo

il territorio in modo lento e sosteni-

che promuove una mobilità più

le diverse stagioni e di disporre di

dell’Amministrazione in materia

l’utilizzo del percorso.

bile.

sicura e sostenibile, incentiva l’at-

una base dati sempre più com-

di mobilità sostenibile e sviluppo

tività all’aria aperta e contribuisce

pleta. Le informazioni raccolte

della rete ciclopedonale.»

Nel periodo compreso tra il 16 gen-

dell’andamento

«I numeri raccolti in questi primi

PUBBLICA ILLUMINAZIONE: INVESTIMENTO DA QUASI 400 MILA EURO PER SOSTITUIRE 500 PUNTI LUCE Il Comune di Este investirà quasi 400.000 euro nella riqualificazione e nell’efficientamento energetico degli impianti di pubblica illuminazione. Nel corso dell’ultima seduta, il Consiglio Comunale ha autorizzato un’apposita richiesta di finanziamento, approvato la relativa variazione di bilancio e inserito l’opera nel Programma triennale dei lavori pubblici 2026-2028 e nell’elenco annuale 2026. «Circa 500 corpi illuminanti con tecnologia a vapori di sodio, caratterizzati da consumi energetici più elevati, saranno sostituiti con nuovi apparecchi a LED a basso consumo, più efficienti e con una

maggiore durata». – informa il Sindaco Matteo Pajola. «L’intervento permetterà una maggiore efficienza energetica, una riduzione dei consumi e una migliore qualità dell’illuminazione». L’investimento sarà finanziato per 300 mila euro grazie a un mutuo concesso dal Fondo nazionale per l’efficienza energetica, gestito da Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il finanziamento avrà una durata di 15 anni e un tasso agevolato. I restanti 100mila euro saranno coperti invece con risorse proprie del Comune.

«La riduzione dei consumi e dei costi energetici consentirà, secondo le previsioni, di compensare nel tempo le rate del finanziamento, rendendo l’investimento sostenibile sotto il profilo economico oltre che ambientale». – evidenzia il Sindaco. La rete comunale conta complessivamente 4.610 punti luce, dei quali circa il 19% è già dotato di tecnologia LED. Con la riqualificazione che avverrà nei prossimi mesi, la quota salirà a circa il 29% del totale. I lavori prenderanno il via nel corso dell’autunno e saranno realizzati attraverso un’azione capillare sul territorio, con una prima atten-

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zione alle frazioni. L’intervento permetterà di ridurre i consumi, migliorare l’efficienza degli impianti e aumentare la qualità dell’illuminazione degli spazi pubblici. «Abbiamo iniziato negli ultimi mesi un programma di riqualificazione dell’intera rete dell’illuminazione pubblica, dopo aver risolto anticipatamente il contratto con il vecchio gestore. Questo intervento darà una spinta importante alle nostre progettualità, ma sicuramente continueremo nel percorso di efficientamento dei punti luce, con l’obiettivo di rinnovare il sistema presente sul territorio comunale», promette il Sindaco.

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TERRITORIO

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Sicurezza idraulica. Approvati gli interventi, Venturini: “Prevenzione e cura del territorio sono una priorità”

LA REGIONE INVESTE 737 MILA EURO PER LA MANUTENZIONE DEI CORSI D’ACQUA I l Genio Civile di Padova ha approvato tre interventi di manutenzione ordinaria sui corsi d’acqua dei circondari idraulici di Padova ed Este, per un investimento complessivo di 737.500 euro. Le opere interesseranno numerosi fiumi e canali tra le province di Padova, Venezia, Vicenza, Verona e Treviso e consentiranno di mantenere efficiente il reticolo idraulico attraverso interventi di sfalcio della vegetazione, decespugliamento, disboscamento delle scarpate e degli argini, taglio delle alberature pericolanti e manutenzione delle piste di servizio. Nel dettaglio, il programma comprende un intervento da 437.500 euro relativo all’accordo quadro per la manutenzione ordinaria di tratti dei corsi d’acqua del circondario padovano e due ulteriori interventi da 150.000 euro ciascuno destinati rispettivamente ai circondari idraulici di Padova e di Este. Le attività saranno realizzate nei prossimi mesi lungo i principali corsi d’acqua del territorio e consentiranno di preservare la funzionalità delle opere idrauliche, favorendo il corretto deflusso delle acque e contribuendo alla prevenzione del rischio idraulico.

L’assessore regionale all’ambiente e alla protezione civile Elisa Venturini

«La manutenzione ordinaria rappresenta una delle azioni più efficaci per garantire la sicurezza idraulica del territorio – dichiara l’assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione Civile Elisa Venturini –. Intervenire con continuità sulla vegetazione, sugli argini e sulle pertinenze dei corsi d’acqua significa mantenere efficiente il reticolo idraulico e ridurre il rischio di criticità durante gli eventi meteorologici più intensi.» «Questi interventi – prosegue Venturini – confermano la volontà della Regione di investire in una prevenzione concreta e costante. La sicurezza del territorio si costruisce attraverso una manutenzione programmata, capillare e puntuale, che permette di tutelare cittadini, imprese, attività agricole e patrimonio ambientale prima ancora che si verifichino situazioni di emergenza». Ecco quali sono i corsi d’acqua interessati dagli interventi: - Fiume Adige, lungo l’argine sinistro, dal confine tra le province di Padova e Verona, nel comune di Castelbaldo, fino alla foce nel Mare Adriatico, nel comune di Chioggia. - Fiume Brenta, dal Ponte Vigodarzere nel comune di Padova fino al Ponte di Santa Margherita nel comune di Codevigo. - Torrente Muson dei Sassi, dal ponte della ferrovia nel comune di Castelfranco Veneto fino alla confluenza con il fiume Brenta nel comune di Padova. - Fiume Bacchiglione e relativi affluenti, dal confine con la provincia di Vicenza fino alla confluenza con il fiume Brenta in località Punta Gorzone, nel comune di Chioggia. - Canale Brentella, dall’incile sul fiume Brenta nel comune di Limena fino alla confluenza con il Bacchiglione nel comune di Padova. - Canale Battaglia, dall’incile sul Bacchiglione nel comune di Padova fino al sostegno della Bastarda, nel comune di Monselice. - Canale Roncajette, dal Ponte Kennedy nel comune di Padova fino al comune di Bovolenta. - Canale Cagnola, dal Ponte di Cagnola fino al comune di Bovolenta. - Canale Bagnarolo. - Fiume Fratta-Gorzone, dal ponte in località

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Sabbion, nel comune di Cologna Veneta, fino alla confluenza nel fiume Brenta in località Punta Gorzone, nel comune di Chioggia. Nell’ambito dello stesso corso d’acqua sono inoltre previsti interventi dal Ponte dell’Isoletta, nel comune di Pressana, fino al ponte della ferrovia nel comune di Stanghella. - Fiume Frassine – Brancaglia – Santa Caterina, dal comune di Montagnana fino alla confluenza con il Gorzone nel comune di Vescovana. Sono inoltre previsti interventi sul fiume Frassine dal Ponte della Torre nel comune di Este fino al Ponte

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della SR10 in località Prà. - Canale Bisatto, dal ponte della SP10 nel comune di Albettone (VI) fino al ponte della SP47 nel comune di Vo’, oltre al tratto dal Ponte di Cà Barbaro, nel comune di Este, fino al Bagnarolo, nel comune di Monselice. - Canal di Valle, lungo l’argine di ponente nel comune di Chioggia. - Nodo idraulico di Padova, comprendente Canale Scaricatore, Canale San Gregorio, Canale San Massimo, Canale Piovego, Canale Roncajette Superiore e Tronco Maestro.

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CULTURA

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L’esposizione. Al Palazzo della Gran Guardia di Padova fino al 13 settembre le creazioni in bianco e nero

Le magiche Terre Euganee viste attraverso l’obiettivo del fotografo Francesco Munaro C ’è tempo fino al prossimo 13 settembre per visitare la mostra “Terre Euganee” al Palazzo della Gran Guardia: un intenso racconto fotografico firmato da Francesco Munaro e dedicato a un territorio, quello dei Colli Euganei, che può riservare molte sorprese a un osservatore attento. In esposizione le creazioni in bianco e nero del fotografo, che per il tema della mostra si è ispirato all’inserimento dei Colli Euganei nel Patrimonio MAB UNESCO - L’uomo e la biosfera. Un importante traguardo raggiunto nel luglio del 2024, che coinvolge tutti i 15 comuni del Parco Regionale dei Colli Euganei e che non è da intendersi solo come un riconoscimento alle bellezze naturali, paesaggistiche e storico-culturali del territorio, ma anche come un significativo tributo all’impegno delle persone che costantemente lo valorizzano. Il programma MAB UNESCO nasce infatti nel 1971 per promuovere i territori in cui si manifesta un rapporto equilibrato fra uomo e ambiente, raggiungibile tramite la tutela della biodiversità e

le pratiche di sviluppo sostenibile. Un riconoscimento al territorio e alla sua gestione da parte dell’uomo quindi, che, nelle parole di Munaro, “pone una sfida rivolta al futuro, per uno sviluppo sostenibile che ne esalti le peculiarità e allo stesso tempo le preservi”. Gli scatti di Francesco Munaro esposti alla Gran Guardia suggeriscono come il dialogo fra uomo e ambiente, in questo territorio, sia armonico: anche se nelle foto non compaiono persone, la loro presenza si riconosce attraverso le tracce lasciate nei luoghi in cui vivono. Gli scatti in bianco e nero riflettono invece l’interesse dell’artista nei confronti della luce e della sua natura mutevole, che le permette di trasformarsi in ombra. È proprio nel passaggio fra luce ed ombra che lo spazio e il tempo sembrano fondersi, creando una zona in continua trasformazione e dando vita a delle suggestioni oniriche in cui, nell’intenzione di Munaro, ognuno può trovare il proprio, personale “incanto”. La mostra è un’occasione unica per conoscere l’opera di un artista che ha

iniziato il proprio percorso negli anni Novanta, per arrivare, a fine anni 2000, alla sperimentazione della fotografia all’infrarosso. È in questa fase che scopre un nuovo linguaggio espressivo che lo porterà ad indagare, attraverso l’obiettivo, il territorio: non solo i Colli Euganei, ma anche la campagna e la

Laguna Veneta, con un ficus sui luoghi di interesse storico-artistico e sui siti abbandonati in cui la natura riesce a riprendere il proprio spazio. Numerosi i premi e riconoscimenti ottenuti, inclusi il Premio Speciale Fulvio Roiter nell’ambito del V^ Concorso Europeo EBT (2009), il primo premio nella se-

zione “Persone” nel concorso del 2017 della rivista “National Geographic”, il “Portfolio Award” e il “Silver Award” nel San Francisco Bay International Photo Awards (2020). • Francesca Tessarollo

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Segue da pag. 1

Il fine vita torna al centro del dibattito regionale: l’attesa per il voto di settembre tra divisioni politiche e pressioni sociali

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a un lato persistono le resistenze e i prudenti scetticismi all’interno del centrodestra — preoccupati sia dai possibili profili di impugnazione statale sia dalle differenti sensibilità etiche — mentre dall’altro si registra la ferma opposizione del mondo cattolico. Di recente, il Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, ha definito la misura “inaccettabile”, ammonendo

sul rischio che una legge regionale possa aprire varchi impropri a pratiche eutanasiche. A stretto giro è arrivata la replica istituzionale, con il richiamo alla necessità di un confronto laico e rispettoso delle sofferenze umane, fondato sul perimetro già tracciato dai giudici costituzionali. Nel frattempo, il dibattito si arricchisce di nuove istanze trasversali. Le opposizioni, guidate dal Partito Democratico,

non solo premono per il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei pazienti in condizioni di sofferenza irreversibile, ma rilanciano con forza anche il tema della carenza strutturale delle cure palliative nella regione, ricordando come i posti letto negli hospice siano ancora ampiamente inferiori rispetto ai fabbisogni programmati. Con il mese di settembre ormai alle porte, la

maggioranza e le opposizioni si preparano a un confronto d’aula che si annuncia serrato e privo di sconti. La tenuta dei numeri in Consiglio e la capacità della politica veneta di dare una risposta concreta a un tema etico così complesso saranno determinanti, non solo per il futuro della legge regionale, ma per l’intero dibattito nazionale sui diritti dei malati terminali.

Tempo di bilanci. L’assessore Giacinti rassicura sui rilievi della Corte dei Conti: “Nessun rischio, fondi già accantonati”

REGIONE, VIA LIBERA AL RENDICONTO 2025, SFIDA APERTA PER OLIMPIADI E PEDEMONTANA E ’ passato con 30 voti della maggioranza in Consiglio regionale e 15 contrati il Rendiconto generale relativo all’esercizio finanziario 2025. Un passaggio contabile fondamentale che ratifica la tenuta delle casse regionali e che ha visto al centro dell’attenzione le riserve e i capitoli di spesa legati a due importanti partite per il futuro dell’amministrazione: la gestione degli oneri della Superstrada Pedemontana Veneta e i costi previsti per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026. Sulle due questioni, oggetto di specifici rilievi da parte della Corte dei Conti, l’assessore regionale al Bilancio, Filippo Giacinti, ha espresso la posizione ufficiale dell’esecutivo per rassicurare l’aula consiliare e la cittadinanza. “Abbiamo accolto le osservazioni della Corte con lo spirito di collaborazione istituzionale che da sempre contraddistingue la Regione del Veneto”, ha spiegato l’assessore Giacinti. “Su entrambi i fronti desidero rassicurare il Consiglio e i cittadini: gli accantonamenti necessari sono già stati effettuati e le risorse risultano pienamente disponibili. La programmazione finanziaria della Regione tiene conto di questi impegni e continuerà a garantire equilibrio e sostenibilità nel medio e lungo periodo”.

Al di là dei nodi legati alla Pedemontana e alla macchina olimpica, l’amministrazione ha sottolineato il valore complessivo di una gestione guidata dal contenimento dei costi e dall’efficienza operativa. Il Veneto si conferma tra i territori con le spese di funzionamento e di personale più basse a livello nazionale, registrando tempi di pagamento dei fornitori in anticipo di 18 giorni rispetto alle scadenze previste dalla legge. Un modello virtuoso che punta a tutelare

Filippo Giacinti

la qualità dei servizi al cittadino, con particolare riferimento alla sanità, limitando il ricorso alla leva fiscale. Conclusa l’approvazione del documento consuntivo, l’amministrazione ha già avviato i lavori per la stesura

del Bilancio di previsione 2027-2029. Il nuovo strumento programmatico punta a sviluppare un percorso fortemente condiviso con gli enti locali, le parti sociali e le categorie economiche territoriali. “Sarà un bilancio

compartecipato, costruito insieme ai territori, - conclude Giacinti - vogliamo superare definitivamente la logica del bilancio come semplice documento contabile e dare forma a uno strumento di programmazione condivisa”.

Il correlatore Paolo Galeano vota contro: “Manovra senza futuro per il Veneto”

I

l gruppo consiliare del Partito Democratico ha espresso voto contrario all’assestamento di bilancio della Regione Veneto, contestando l’assenza di una visione strategica per le infrastrutture economiche e sociali. A spiegare le ragioni della bocciatura è il consigliere regionale dem e correlatore della manovra, Paolo Galeano, che sollecita interventi più incisivi a sostegno della cittadinanza. “Dopo un rendiconto che ha chiuso un’epoca amministrativa dalla quale il Veneto è uscito impoverito, ci attendavamo una manovra capace di dare una prospettiva reale”, evidenzia Galeano, ricordando le proposte emendative avanzate dal proprio gruppo. “Con 130 milioni di euro a disposizione, era doveroso immettere stanziamenti mirati nelle urgenze. La cosa paradossale è che la stessa maggioranza ha ammesso la bontà dei nostri obiettivi, arrivando a dire che li avrebbe sostenuti se solo ci fossero state le risorse”, prosegue l’esponente del Pd. La critica dell’opposizione punta il dito contro quella che definisce una semplice gestione dell’ordinario, priva di coraggio politico. “E’ giunto il momento della verità per chi governa la Regione. Possono continuare con una politica

Paolo Galeano

di piccolo cabotaggio che si limita a gestire il presente verso una totale assenza di prospettiva, oppure decidere di ridare futuro e speranza a questo territorio”, sottolinea il consigliere. “Ogni amministratore ha il dovere di usare al massimo le leve a disposizione: davanti a una crisi evidente, la scelta della maggioranza è stata purtroppo quella di rimanere fermi”, conclude Galeano.


REGIONE

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Il dibattito. Le reazioni e il confronto in Consiglio Regionale dopo l’approvazione del Rendiconto 2025

Il centrodestra difende la manovra Pedemontana, l’affondo di Rocco, Barbisan e Soranzo: “Conti solidi” Manildo: “Maggioranza spaccata”

Enoch Soranzo

L

’approvazione del Rendiconto 2025 trova il pieno sostegno dei gruppi di maggioranza in Consiglio regionale, che rivendicano la stabilità dei conti e sottolineano come le scelte di bilancio garantiscano continuità, sviluppo e responsabilità finanziaria. Per Riccardo Barbisan, capogruppo della Lega – Liga Veneta, il documento contabile rappresenta la prosecuzione di una gestione virtuosa: “Il Veneto non riparte da zero, ma prosegue un percorso amministrativo che negli ultimi quindici anni ha consentito alla nostra Regione di costruire basi solide”. Barbisan evidenzia l’atteggiamento di apertura dialogante mostrato verso i banchi della minoranza in ambito sociale e difende la tenuta del sistema sanitario regionale: “Il Veneto continua a garantire livelli di assistenza tra i migliori d’Italia senza ricorrere all’addizionale regionale IRPEF. Questo è stato possibile grazie a una gestione attenta delle risorse e dei conti pubblici”. L’esponente del Carroccio rimarca inoltre il valore strategico delle infrastrutture come la Pedemontana, definita come “un’opera che ha cambiato la mobilità e reso più competitivo un territorio di piccole e medie imprese”, ribadendo l’importanza di

accelerare il percorso dell’Autonomia. Sulla stessa linea Enoch Soranzo, consigliere di Fratelli d’Italia e presidente della Sesta Commissione consiliare, che pone l’accento sul rigore finanziario: “La tenuta dei conti non è un merito da esibire, ma un dovere fondamentale per garantire stabilità e continuità ai servizi sul nostro territorio”. Entrando nel dettaglio dei numeri, Soranzo illustra le cifre del documento: “I dati contabili mostrano un quadro di stabilità finanziaria, con un risultato di amministrazione pari a 2.043 milioni di euro e un avanzo netto disponibile di 180,6 milioni. Questo equilibrio ci consente di coprire le spese programmate senza accumulare disavanzi”. Soranzo evidenzia inoltre la virtuosità dell’amministrazione nel saldare i fornitori con circa 18 giorni di anticipo sui tempi ordinari. Sul piano della spesa, oltre il 70% dei fondi impegnati — pari a 12,3 miliardi di euro — è andato alla sanità e al sociale, a cui si aggiungono 1,1 miliardi per i trasporti, oltre 2 miliardi di fondi europei e 1,5 miliardi del PNRR. “La parifica con la Corte dei conti conferma la correttezza delle procedure svolte: il nostro compito rimane lavorare in silenzio e con concretezza”, conclude Soranzo.

L

’approvazione del Rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2025 solleva accese polemiche tra i banchi dell’opposizione in Consiglio regionale. Sul fronte finanziario, il capogruppo di Riformisti Veneti in Azione, Nicolò Rocco, individua nei grandi dossier infrastrutturali il principale ostacolo agli investimenti. Pur ammettendo che la parità contabile rappresenti un elemento positivo, il consigliere evidenzia i pesanti vincoli che frenano l’ente: “L’assenza di addizionale regionale, che come evidenziato dal Presidente Stefani nelle altre Regioni vale oltre 40 miliardi di euro, unitamente ai debiti per la Pedemontana e le Olimpiadi ci consegnano un bilancio con pochi spazi per gli investimenti”. Analizzando le singole voci di spesa, Rocco rileva forti criticità sul partenariato per la Superstrada Pedemontana Veneta: “È emersa una beffa nei rapporti con il privato: a fronte di maggiori volumi di traffico non vi è riduzione degli oneri a carico della Regione perché il pubblico deve farsi carico di inflazione e manutenzioni”. Alttrettanto delicato il nodo legato a Milano Cortina 2026: “Sulle Olimpiadi ci sono 153 milioni congelati in attesa di capire quanto Regioni ed Enti locali dovranno versare per

Giovanni Manildo

coprire i debiti della società organizzatrice”. Per evitare la stagnazione economica, Rocco chiede di affrontare entro l’anno spending review e piano delle entrate. Allo scetticismo sulla tenuta economica si aggiunge l’affondo sferrato dal Partito Democratico. Il capogruppo Giovanni Manildo censura duramente lo scontro tra le forze di governo: “Un deragliamento simile non ha precedenti. Perché il dibattito andato in scena, che doveva essere dedicato al Rendiconto della Regione, si è trasformato subito in una sorta di seduta dall’analista, nella quale le forze del centrodestra, completamente balcanizzate in gruppi, hanno dato sfogo alle loro frustrazioni e guerre reciproche”. Secondo l’esponente dem, la coalizione di governo appare divisa tra nostalgie e veti incrociati. “Dispiace che il Consiglio regionale non sia il lettino dello psicologo e che ci siano mille cose da fare e decidere per far andare avanti questa Regione”, sottolinea Manildo, rivendicando la linea dell’opposizione: “Noi andiamo avanti per la nostra strada, proponendo in modo costruttivo una nostra visione del Veneto e provvedimenti concreti per dare nuovo slancio a questa regione”.

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REGIONE

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Energia. Il Garante della Concorrenza chiede gare pubbliche e stop alle proroghe. Federico Testa: “Meglio affidare le dighe ad aziende del territorio”

IL FARO DELL’ANTITRUST SULLE CONCESSIONI, INTANTO IL VENETO PUNTA SULL’AUTONOMIA L ’energia e la gestione delle grandi infrastrutture di rete finiscono al centro della nuova segnalazione inviata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) a Governo e Parlamento in vista del Disegno di Legge Concorrenza. Il documento firmato dal presidente Saverio Valentino punta il faro su tre nodi cruciali: le concessioni per la distribuzione elettrica, le gare per la distribuzione del gas e il rinnovo delle grandi derivazioni idroelettriche. Si tratta di settori strategici in cui l’assenza di procedure competitive rischia di frenare gli investimenti, penalizzare i consumatori e soffocare il mercato. Una partita che riguarda direttamente da vicino il Veneto, sia per il peso delle infrastrutture idroelettriche presenti sul territorio regionale, sia per la presenza di multiutility locali pronte a competere. A chiarire i termini della questione è Federico Testa, presidente di Magis: “Il parere dell’antitrust conferma che la situazione dei mercati delle infrastrutture energetiche in Italia è certamente problematica. l’Enel, con una delibera del governo di un anno e mezzo fa , è

Massimo Bitonci

titolata a mantenere più del 80% delle concessioni di distribuzione elettrica in Italia, caricando i consumatori di un canone che prima non esisteva in bolletta. Per quello che riguarda l’idroelettrico si continua a parlare della volontà del governo di fare altrettanto. Questo soprattutto nella nostra regione comporta il mantenimento all’Enel di 31 delle 34 grandi dighe della regione, con margini di centinaia di milioni. Meglio sarebbe che queste concessioni fossero affidate a soggetti del territorio capaci di gestirle e che potrebbero riversare parte di questi margini sul territorio,

penso a Magis ma anche a Ascopiave o APS Acegas, i Bim del bellunese insieme alla regione. Per quanto riguarda infine le concessioni della distribuzione gas c’è bisogno di una regolamentazione che eviti che Italgas, date le sue dimensioni sia in grado di vincere tutte le gare che saranno bandite, in spregio alle più elementari regole della concorrenza”. Per quanto riguarda la distribuzione elettrica, l’Antitrust critica le proroghe generalizzate e pluridecennali, evidenziando come la stasi attuale favorisca l’operatore dominante e rallenti gli investimenti necessari per la

Federico Testa

transizione. Soltanto gare trasparenti e contendibili sul piano degli impegni economici potrebbero garantire elevati standard di innovazione e qualità. Sul fronte dell’idroelettrico, bene chiave per il tessuto montano e produttivo veneto, l’Antitrust ribadisce che la gara pubblica deve rimanere la via maestra, chiedendo tempi certi per le leggi regionali e l’eliminazione di rendite di posizione. Infine, per le gare della distribuzione del gas, l’Autorità sollecita una revisione dei bandi e degli ambiti territoriali (Atem) per evitare che un unico grande operatore soffochi la concorrenza a discapito delle

aziende locali. Intanto l’assessore regionale alle attività produttive e sviluppo Massimo Bitonci conferma che il Veneto sta proseguendo sulla strada dell’autonomia energetica: “Abbiamo già individuato e abbiamo già incontrato insieme ai dirigenti di settore i professionisti che ci seguiranno dal punto di vista legale, economico e ingegneristico. Ai primi di settembre valuteremo delle ipotesi, c’è tutta una fase di studio e di lavorazione per poi decidere quale sarà la via più corretta da intraprendere in vista del 2029 con la scadenza delle grandi concessioni. Stiamo lavorando ad un progetto che permetta di gestire in proprio le grandi derivazioni idroelettriche attraverso società partecipate, ovviamente tenendo conto delle autonomie provinciali, dei Comuni e di quanto previsto dalla legge regionale sull’autonomia della provincia di Belluno. Mi pare corretto discuterne con professionisti che operano nel settore e che già seguono già alcuni regioni. Analizzeremo i dati e sceglieremo la soluzione migliore per cercare di ottimizzare il risultato”.

Programmazione. L’assessore all’ambiente, clima e Protezione Civile: “Prevenire è una condizione necessaria”

VENTURINI: “14 MILIONI PER LA DIFESA DEL SUOLO E DEL LITORALE, ALTRI 3 MILIONI PER I COMUNI” D alla programmazione strategica alla concretezza della prevenzione: per la Regione del Veneto è il momento di passare decisamente ai fatti. L’assessore regionale all’Ambiente, Clima e Protezione Civile, Elisa Venturini, ha delineato il pacchetto complessivo di risorse messe in campo dall’assessorato, pensato per anticipare le criticità del territorio, superare la logica della sola emergenza temporanea e agire in chiave strutturale. Il piano d’azione poggia su una visione di lungo periodo e su due pilastri finanziari complementari. Da un lato è stato perfezionato l’iter per l’accensione di un mutuo da 14 milioni di euro destinato a coprire il piano triennale di interventi per la sicurezza idraulica e la difesa della costa. Dall’altro, a queste risorse si

affiancano ulteriori 3 milioni di euro interamente dedicati ai Comuni per il 2026, che verranno assegnati tramite un apposito bando a cui le amministrazioni locali potranno partecipare direttamente. La scelta strategica di ricorrere a un mutuo che copre l’intero piano triennale — strutturato con 3 milioni di euro per l’annualità in corso e 2 milioni di euro per ciascuna delle due successive — nasce proprio con l’obiettivo di pianificare con lungimiranza e di impostare un’unica grande proce-

dura di gara per ciascun ambito. Questo passaggio permette di azzerare i passaggi burocratici superflui, accelerare l’affidamento dei lavori e garantire risposte rapide, certe e tempestive alle comunità locali. Il cuore della Elisa Venturini programmazione dell’Assessorato si fonda su un monitoraggio continuo, basato su dati oggettivi e su un dialogo stretto e costante con il territorio, per trasformare l’analisi in interventi mirati coordinati dai Geni

Civili. Per la sicurezza idraulica diffusa vengono stanziati 7 milioni di euro in totale, a favore di interventi di sistemazione, pulizia e messa in sicurezza dei corsi d’acqua e delle reti idrauliche nelle province di Belluno, Padova, Treviso, Verona, Vicenza, Venezia e Rovigo, essenziali per regimare i flussi idrici ed evitare criticità idrogeologiche. Altri 7 milioni vanno alla difesa del litorale e contrasto all’erosione. A Venezia sono in programma interventi mirati di ripascimento e di sistemazione delle difese del litorale veneto, estesi dalla foce del Tagliamento fino alla foce dell’Adige. A Rovigo interventi specifici per il mantenimento della linea di costa e il contrasto all’erosione del litorale veneto compreso tra la foce dell’Adige e la foce del Po di Goro.

Per il sostegno diretto ai Comuni vengono stanziati 3 milioni di euro per il 2026, si tratta di risorse messe a bando per supportare le amministrazioni comunali nella prevenzione e nella tutela ambientale locale. “Dobbiamo uscire dalla logica dell’emergenza temporanea e affrontare le sfide climatiche con una visione strategica e di lungo periodo. Questo piano rappresenta il vero cuore della nostra programmazione: prevenire significa agire prima che i fenomeni colpiscano il territorio. Con i 14 milioni a mutuo e i 3 milioni messi a bando per i Comuni diamo risposte concrete e capillari, lavorando fianco a fianco con le amministrazioni locali per tutelare l’ambiente, la sicurezza dei cittadini e la prosperità del nostro territorio.”


REGIONE

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Nuovo ospedale. Il sindaco Giordani spinge per la sinergia istituzionale mentre la Regione ricalcola le rate

POLO DI PADOVA EST NEL CAOS FINANZIARIO: PIANO INAIL, COSTI E SPONDA DEL COMUNE I l maxi-progetto del nuovo ospedale di Padova Est si muove su un crinale sempre più stretto, stretto tra l’impennata dei costi delle materie prime e la sostenibilità di un piano finanziario che continua a far discutere i livelli istituzionali. Al centro delle tensioni ci sono i dubbi sull’accordo originario con l’Inail, impostato su rate pluriennali

ingenti — stimate in circa 25 milioni di euro all’anno per un quarto di secolo — che al termine del periodo non assicurerebbero tuttavia alla Regione la proprietà finale dell’infrastruttura, lasciando aperta una pesante ipoteca sui conti futuri della sanità veneta. Su questo fronte si inserisce con fermezza la linea del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, il quale

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ha confermato la volontà di portare a termine l’opera ma senza subire passivamente i vincoli economici del vecchio schema. L’obiettivo dichiarato da Palazzo Balbi è esplorare canali di cofinanziamento statale a Roma per tagliare i costi e salvaguardare il patrimonio pubblico, stimando un potenziale risparmio superiore ai 200 milioni di euro. Nelle interlocuzioni con il territorio, il governatore ha inoltre garantito che il cronoprogramma non subirà rallentamenti e che il progetto terrà conto delle

nuove esigenze post-Covid, dell’intelligenza artificiale e del supporto agli operatori sanitari, inserendo anche la tutela e la valorizzazione di presidi storici strategici come l’ospedale Sant’Antonio. In questa delicata fase di transizione si muove il sindaco di Padova, Sergio Giordani, che ha chiesto e ottenuto un tavolo di confronto istituzionale congiunto insieme a Regione e Università per fare chiarezza sul futuro dell’opera e coordinare le tappe. Palazzo Moroni ribadisce la

massima disponibilità al dialogo costruttivo, ricordando gli investimenti già compiuti dal Comune sull’area est — a partire dal sistema tranviario e dalla viabilità di contorno — ma esige certezze sui tempi e garanzie sulla tenuta complessiva del sistema sanitario locale. Tra fondi da ricalcolare a Roma, ipotesi di mutuo alternative e la ricerca di un equilibrio tra innovazione tecnologica e stabilità di bilancio, la partita per il nuovo polo di Padova Est rimane aperta e complessa.

De Poli (Udc): “Il nuovo Ospedale di Padova sia riconosciuto come eccellenza nazionale. Ora servono le risorse, bisogna fare rete”

“I

l nuovo Polo della Salute di Padova ha tutte le carte in regola per diventare un’eccellenza sanitaria nazionale: una struttura di alta specializzazione, con una forte vocazione alla ricerca clinica”. Lo dichiara il senatore UDC Antonio De Poli, intervenendo nel dibattito pubblico sul nuovo Ospedale di Padova. “Come ha ricordato, di recente, il direttore generale dell’A zienda ospedaliera, Paolo Fortuna – prosegue De Poli – se il nuovo polo venisse usato per la sanità ordinaria sarebbe un fallimento per tutti. Il progetto dovrà avere le caratteristiche per diventare ospedale di terzo livello, secondo i criteri della riforma voluta dal ministro Schillaci: questo è il nostro auspicio. Lo merita Padova, lo merita la sua tradizione medica che, insieme all’Università, ha scritto pagine importanti nella storia della Medicina”. “Non a caso – aggiunge il senatore – va in questa direzione anche la posizione della rettrice Daniela Mapelli che, nei confronti con il presidente della Regione Alberto Stefani e il sindaco Sergio Giordani, ha ribadito la volontà comune Antonio De Poli di realizzare un ospedale moderno, punto di riferimento per il Veneto e per l’Italia. È la conferma che l’ambizione prossima Legge di Stabilità, come UDC chiederemo un su questo progetto non è solo politica, ma condivisa da adeguato sostegno finanziario dello Stato, per rispettare chi la sanità e la ricerca padovana le vive ogni giorno”. le tempistiche dei progetti e arrivare rapidamente alla Secondo De Poli “adesso bisogna passare ai fatti, tradu- messa a terra e all’avvio dei cantieri”, sottolinea il senatore. rre questa progettualità in cantieri: è una priorità della “Il progetto, primo in Italia per dotazione di posti letto, ha Regione. Il nuovo Ospedale è un ponte verso il futuro, nel suo Dna un valore aggiunto: la sinergia tra assistenza che si costruisce con solidità, campata dopo campata, clinica e ricerca accademica, grazie al ruolo centrale per reggere il peso delle generazioni future”. dell’Università. È un passaggio epocale per la sanità veneta Sul fronte della viabilità, De Poli fa presente che “l’intervento che avrà una struttura all’avanguardia per tecnologie e della Regione sulla Sr308 per l’accesso al nuovo ospedale digitale. Come istituzioni abbiamo una grande responsè un primo passo importante ma, da solo, - avverte - non abilità: farci trovare pronti. Per Padova ha vinto finora basta. Parliamo di una struttura che sarà un hub nazionale, il gioco di squadra, grazie al dialogo tra i diversi livelli non solo regionale: serve ripensare la viabilità a 360 gradi, istituzionali: con lo stesso metodo dobbiamo affrontare dalla zona San Lazzaro alla Sp47, alla Sr10, all’intera Sr308”. la questione delle risorse. Siamo fieri di questo risultato, “Le risorse vanno trovate, bisogna fare rete. Su questo ma ora più che mai è il momento di fare rete”. punto c’è già l’impegno concreto della Regione, con il Conclude De Poli: “Il nuovo Ospedale di Padova, che formerà presidente Stefani e l’assessore Gerosa, e sono fiducio- anche i medici del domani, sarà un modello per il futuro so che anche il Governo farà la sua parte. In vista della della sanità nazionale ed internazionale”.


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REGIONE

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Il regista. Cristian Tomassini racconta il suo instant-cult, un successo di pubblico costruito fuori dal sistema

“BRENTA CONNECTION”, IL FILM DI CULTO CHE HA CAMBIATO LE REGOLE DEL GIOCO C ristian Tomassini è una delle voci più originali e interessanti del cinema veneto. Di certo è l’unico regista indipendente al 100%. Il suo Brenta Connection, uscito in sordina ad aprile 2025, è diventato fenomeno di culto. Il film, scritto da Silvio Marotta e prodotto da Anima Film (società dello stesso Tomassini e di Marco Businaro) è costato quanto una utilitaria. Dopo un anno è ancora in giro, è stato visto da più di 35mila persone e ha abbondantemente ripagato l’investimento iniziale. Brenta Connection, grazie al passaparola e alla passione di tutta la crew che ci ha lavorato, è riuscito ad essere distribuito nei circuiti UCI Cinemas e The Space (cosa quasi di solito per un film indipendente). Insomma, la dimostrazione concreta che anche il cinema può essere industria, svincolata dall’assistenzialismo statale che da decenni affligge il settore. E, particolare da sottolineare, stiamo parlando di una produzione vera (vogliamo parlare della splendida fotografia di Beniaimo Gelain?), a

differenza di tanti presunti film d’autore che di fatto sono prodotti amatoriali fatti in casa, privi di distribuzione e, soprattutto, di pubblico. Per questi motivi, e anche perché Brenta Connection mi ha divertito moltissimo, ho voluto fare una chiacchierata con Tomassini. Volevo provare a capire com’è nato questo progetto che ha il gran pregio di non raccontare il Veneto attraverso i soliti cliché (la tristezza, il rimpianto e la delusione…). «Volevamo fare una commedia popolare, capace di parlare alle persone che vivono nei territori intorno a noi», spiega Tomassini. «Il film utilizza in larga parte il dialetto veneto, presenta personaggi riconoscibili e sceglie un tono leggero, ironico e irriverente. Una formula che il pubblico ha subito capito e apprezzato». Avete raggiunto risultati importanti partendo senza distribuzione: come avete fatto? «La distribuzione si è sviluppata quasi spontaneamente. Dopo le prime proiezioni, gli esercenti hanno

cominciato a contattarsi tra loro. Un cinema chiamava quello di un’altra provincia per chiedere informazioni sul film e poi lo inseriva in programmazione. In questo modo Brenta Connection è arrivato più di cento di sale e spazi di proiezione. In alcuni casi la permanenza in cartellone è stata prolungata grazie all’affluenza del pubblico. Ci siamo costruiti una rete di distribuzione perché i cinema vedevano che il film funzionava e ci chiamavano». Qual è l’ipotetica mappa regionale del film? «Il film ha funzionato soprattutto nei centri medio-piccoli, pur ottenendo buoni risultati anche a Padova, Verona e in altre città. Una parte importante della popolazione italiana vive in comuni di piccole dimensioni, ma il cinema nazionale di solito parla delle grandi città e usa modelli narrativi lontani dalla vita di province. Con Brenta Connection abbiamo scelto la strada opposta: abbiamo raccontato un territorio preciso, con la sua lingua, i suoi ambienti e i suoi personaggi». Qual è la lezione che ti porti a casa da questa esperienza? «Innanzitutto che il cinema indipendente deve costruire un rapporto diretto tra produzione, imprese del territorio, sale e pubblico. Questo significa pensare film da realizzare con budget contenuti, sostenuti anche da aziende interessate a legare il proprio nome a un progetto culturale e capaci di rientrare almeno in parte attraverso gli incassi. Per me il vero cinema indipendente nasce quando chi realizza un’opera si assume il rischio e trova il modo di portarla davanti agli spettatori. Questa posizione è maturata affrontando ogni fase del

lavoro: dalla scrittura alla regia, dalla produzione alla promozione e ai rapporti con le sale. In Veneto si sta affermando una new wave di autori: secondo me tu e il gruppo che ha dato vita a Brenta Connection siete una delle voci più forti di questa new wave, forse proprio perché avete fatto saltare il banco giocando con le vostre regole. Cosa ne pensi? «È vero, in Veneto esiste un movimento di indipendenti diffuso di autori, tecnici e piccole realtà produttive. Molti lavorano soprattutto sui cortometraggi, mentre il lungometraggio richiede più tempo, risorse e capacità organizzativa. I risultati ottenuti con Brenta Connection dimostrano che un percorso alternativo è possibile, a condizione di conoscere il proprio pubblico e di costruire un prodotto coerente con il territorio». Dopo questo exploit il telefono ha iniziato a squillare? «Sì, devo dire che si sono aperte nuove strade e siamo al lavoro su diversi progetti molto ambiziosi, anche se non vogliamo snaturarci perché altrimenti perderemmo la nostra forza».

Qualunque sarà il prossimo passo di Tomassini, Brenta Connection ha già ottenuto un risultato significativo: ha dimostrato che una storia veneta, realizzata con professionalità anche se con mezzi limitati e senza una grande macchina promozionale, può trovare il suo pubblico. Il successo è cresciuto attraverso il passaparola e ha trasformato una produzione indipendente in un fenomeno regionale. Una lezione semplice, ma che troppo spesso si fa finta di ignorare: per portare le persone al cinema bisogna prima di tutto raccontare storie nelle quali possano riconoscersi. • Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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on-line: www.lapiazzaweb.it •Rubriche •Salute

Case della Comunità, in Veneto arrivano i medici di base: accordo per rafforzare la sanità territoriale

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a sanità territoriale veneta compie un nuovo passo avanti. Medici di medicina generale e Case della Comunità saranno sempre più integrati per offrire ai cittadini un punto di riferimento vicino al territorio e ridurre il ricorso improprio agli ospedali e ai pronto soccorso. Regione Veneto ha infatti definito, insieme alle organizzazioni sindacali dei medici di famiglia Fimmg, Smi, Snami e Fmt, il documento operativo che dà attuazione alla delibera regionale approvata lo scorso giugno. Le indicazioni sono state trasmesse alle Ulss e riguardano l’inserimento dei medici di medicina generale all’interno della rete delle Case della Comunità realizzate con i fondi del Pnrr. In Veneto sono attualmente previste 99 Case della Comunità, strutture pensate per avvicinare i servizi sanitari ai cittadini e potenziare l’assistenza

fuori dagli ospedali. «Come promesso, si parte», ha dichiarato l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, sottolineando l’importanza dell’accordo raggiunto. Ai medici che svolgeranno attività aggiuntive all’interno delle Case della Comunità sarà riconosciuto un compenso di 60 euro all’ora, coperto da risorse regionali già stanziate. Il nuovo modello prevede la presenza del medico di medicina generale nella fascia oraria 8-20, attraverso turnazioni organizzate tra la Casa della Comunità, lo studio principale o eventuali ambulatori secondari. Tra i compiti affidati ai professionisti ci saranno la gestione delle richieste dei cittadini, anche attraverso il numero unico 116117, il supporto ai pazienti fragili e cronici, la collaborazione con gli infermieri di famiglia e di comunità, la partecipazione alle campagne

vaccinali e il monitoraggio dei pazienti dimessi dagli ospedali. Previsto anche il coinvolgimento dei medici nei percorsi di presa in carico dei malati cronici, con l’obiettivo di programmare visite e

prestazioni senza che il cittadino debba occuparsi autonomamente delle prenotazioni. Durante le ore notturne, dalle 20 alle 8, e nei giorni prefestivi e festivi, l’assistenza medica continuerà

a essere garantita dal servizio di continuità assistenziale, la cosiddetta guardia medica. «La presenza dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità significa portare davvero la sanità più vicina ai cittadini – ha spiegato Gerosa -. Questo nuovo assetto potrà contribuire anche a ridurre gli accessi non necessari ai pronto soccorso, lasciando spazio alle emergenze che richiedono cure immediate». Sul fronte dell’attuazione del Pnrr, la Regione comunica di aver raggiunto gli obiettivi previsti per la Missione 6. Le Case della Comunità attive sono distribuite tra tutte le Ulss venete: 4 nell’Ulss 1 Dolomiti, 15 nell’Ulss 2 Marca Trevigiana, 13 nell’Ulss 3 Serenissima, 5 nell’Ulss 4 Veneto Orientale, 5 nell’Ulss 5 Polesana, 20 nell’Ulss 6 Euganea, 8 nell’Ulss 7 Pedemontana, 9 nell’Ulss 8 Berica e 20 nell’Ulss 9 Scaligera.

Alessandra, nata a 615 grammi, dedica la laurea alla Patologia Neonatale che le salvò la vita

L

a sua storia personale è diventata il punto di partenza per una scelta di vita e di studio. Alessandra Favarato, quasi ventiduenne, si è laureata in Psicologia con il massimo dei voti, 110 e lode, dedicando la propria tesi alla Patologia Neonatale dell’ospedale di Camposampiero, il luogo dove la sua vita è iniziata in condizioni estremamente difficili. Il tema scelto per il suo lavoro di laurea riguarda l’impatto della prematurità sullo sviluppo dell’attaccamento nel bambino pretermine. Una scelta tutt’altro che casuale: Alessandra, infatti, conosce in prima persona il percorso affrontato dai piccoli nati molto prima del termine della gravidanza.

È venuta al mondo il 7 ottobre 2004, alla 26ª settimana di gestazione, con un peso di appena 615 grammi e una lunghezza di 31 centimetri. Dopo circa cento giorni di ricovero e cure intensive, trascorsi nella Patologia Neonatale di Camposampiero, è stata finalmente dimessa insieme alla sua famiglia. “Ho scelto questo argomento di tesi – racconta Alessandra – perché credo sia importante sensibilizzare le persone sul tema della prematurità, soprattutto quella severa, che comporta tante difficoltà e tante battaglie da affrontare”. Un’esperienza che ha influenzato anche il suo futuro professionale: “Fin da piccola ho sentito il

bisogno di svolgere una professione che mi permettesse di aiutare chi si trova in difficoltà. Per questo ho scelto Psicologia e spero, tra qualche anno, di diventare una psicoterapeuta capace di accompagnare concretamente i pazienti nei momenti più complessi della loro vita”. Nel suo percorso c’è però anche un profondo senso di riconoscenza verso chi si è preso cura di lei nei primi mesi di vita. “Sarò grata per sempre al personale che mi ha assistita durante il ricovero nella Patologia Neonatale di Camposampiero, che è stata la mia prima vera casa. Io e la mia famiglia non smetteremo mai di ringraziarli”. Proprio per questo Alessandra ha scelto di dedi-

care la sua tesi all’équipe sanitaria che l’ha accolta da neonata e ha voluto consegnare personalmente una copia del suo lavoro agli attuali professionisti della Pediatria e Patologia Neonatale di Camposampiero, diretta dal dottor Luca Vecchiato. Un incontro ricco di emozioni, vissuto insieme alla mamma Stefania, durante il quale Alessandra ha potuto riabbracciare anche alcuni operatori presenti già al momento della sua nascita. Tra loro l’ostetrica Alessandra Paggioro e l’infermiera Martina Coró, che avevano contribuito alle sue cure durante il ricovero in terapia intensiva neonatale.

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30 Lo studio. Analizzati 40 anni di dati veneti: grazie ai nuovi criteri diagnostici i decessi sono diminuiti

La risonanza cardiaca svela la forma più nascosta della cardiomiopatia aritmogena Operata al cuore a Padova una

L

a prevenzione della morte improvvisa negli atleti compie un nuovo passo avanti grazie alla ricerca padovana. Uno studio condotto dall’Unità di Patologia Cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliera e dell’Università di Padova ha analizzato quattro decenni di dati raccolti nel Registro regionale veneto della morte improvvisa giovanile, evidenziando come i nuovi strumenti diagnostici abbiano ridotto in modo significativo il numero di vittime, ma anche fatto emergere una forma della malattia più difficile da individuare. Al centro della ricerca c’è la cardiomiopatia aritmogena (ACM), una patologia genetica del cuore nella quale il tessuto muscolare del miocardio viene progressivamente sostituito da tessuto fibro-adiposo, creando un terreno favorevole allo sviluppo di aritmie potenzialmente letali. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Circulation: Arrhythmia and Electrophysiology, ha preso in esame i casi registrati tra il 1985 e il 2024, un patrimonio di dati unico per continuità e accuratezza diagnostica. I risultati mostrano un calo netto delle morti improvvise legate alla cardiomiopatia aritmogena negli atleti agonisti. Dopo l’introduzione nel 2010 dei criteri diagnostici aggiornati, i casi sono passati da 0,43 a 0,14 ogni 100mila persone all’anno. Anche la mortalità improvvisa complessiva nello sport è diminuita, passando da 1,41 a 0,64 casi ogni 100mila persone all’anno. Nella popolazione degli atleti veneti deceduti improvvisamente, la quota attribuita all’ACM è scesa dal 31% al 22%, un dato che conferma l’efficacia dei programmi di prevenzione e dello screening sportivo. La scoperta più rilevante riguarda però l’evoluzione della malattia. Se in passato la cardiomiopatia aritmogena si presentava soprattutto nella sua forma classica, con il coinvolgimento del ventricolo destro o di entrambi i ventricoli, oggi emerge con maggiore frequenza una variante che interessa principalmente il ventricolo sinistro.

Una forma definita dagli specialisti “mancina”, perché colpisce la parte sinistra del cuore, che risulta più difficile da individuare con gli esami tradizionali. Una trasformazione che rappresenta una nuova sfida per la medicina sportiva, perché questa variante può sfuggire ai controlli di primo livello. Secondo lo studio, elettrocardiogramma ed ecocardiogramma tradizionale possono non essere sufficienti per riconoscere la forma “mancina” della malattia. Nella casistica analizzata, composta da 51 atleti deceduti per ACM, l’ecocardiogramma era risultato positivo soltanto nel 5,8% dei casi in cui era stato eseguito. La risonanza magnetica cardiaca con mezzo di contrasto (CE-CMR) emerge invece come uno strumento fondamentale per individuare il danno del muscolo cardiaco, grazie alla capacità di evidenziare le aree di fibrosi che rappresentano il substrato delle aritmie. Nei casi in cui l’esame era stato effettuato prima del decesso, la risonanza aveva individuato le alterazioni compatibili con la malattia anche quando gli altri controlli risultavano normali. Per questo motivo gli autori dello studio suggeriscono di aumentare il livello di attenzione negli atleti che presentano segnali sospetti durante lo screening, come aritmie ventricolari provocate dallo sforzo, ridotti voltaggi elettrici o familiarità per malattie cardiache. In presenza di ulteriori elementi di rischio, la risonanza magnetica con contrasto potrebbe quindi diventare un passaggio decisivo per arrivare a una diagnosi più precoce. Lo studio conferma anche una marcata prevalenza maschile nei casi di morte improvvisa da cardiomiopatia aritmogena nello sport: dei 51 casi analizzati, soltanto uno ha riguardato un’atleta donna. La ricerca padovana dimostra come la prevenzione continui a essere un elemento centrale nella tutela degli sportivi, ma evidenzia anche la necessità di aggiornare continuamente gli strumenti diagnostici.

bambina arrivata dagli Emirati Arabi

È

arrivata a Padova dagli Emirati Arabi, quattro anni e un cuore che non teneva. La seguiva la Cardiochirurgia della Columbia University, ma per operarla la famiglia è salita su un aereo diretto in Veneto. A prenderla in carico è stata l’équipe di Vladimiro Vida, direttore della Uoc di Cardiochirurgia pediatrica e Cardiopatie congenite dell’Azienda Ospedale Università di Padova. Il quadro clinico era complesso: stenosi valvolare mitralica congenita severa, stenosi sopravalvolare e sottovalvolare, ipertensione polmonare secondaria, coartazione aortica. I chirurghi non hanno aperto lo sterno. Hanno lavorato attraverso una minitoracotomia ascellare destra — pochi centimetri sotto il braccio — con circolazione extracorporea periferica. Hanno resecato la membrana sopravalvolare, eseguito la commissurotomia, corretto l’apparato sottovalvolare. La valvola mitralica è rimasta la sua: nessuna protesi. La bambina è stata estubata in giornata, senza complicanze. Vida il proprio mestiere lo descrive con un verbo che appartiene più alla bottega che

alla sala operatoria. «Ripariamo i cuori malati». Riparare, non sostituire: è la logica della chirurgia conservativa, e a Padova passa anche dalla preparazione. Prima di entrare in sala l’équipe studia il cuore su modelli stampati in tre dimensioni e in realtà virtuale, provando la sequenza dei gesti su una copia dell’anatomia che troverà. È il passaggio che ha permesso di estendere l’accesso sottoascellare, nato per i difetti semplici, alle patologie valvolari e alle anatomie congenite complesse. Con trecento procedure l’anno, l’Azienda Ospedale Università di Padova è il centro italiano con la più vasta esperienza di cardiochirurgia mininvasiva. Il 48 per cento dei pazienti arriva da altre regioni o dall’estero, richiamato dalla tecnica, dalla tecnologia e dalla personalizzazione delle cure. Le cardiopatie congenite sono anomalie strutturali del cuore e dei grandi vasi presenti dalla nascita e riguardano otto nati su mille. Ma solo il 60 per cento viene individuato entro il primo anno di vita: quattro bambini su dieci con una malformazione cardiaca crescono senza che nessuno l’abbia ancora vista.

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