Il Consiglio Regionale del Veneto ha superato uno scoglio, tutto interno: quello della prima infornata di nomine nei consigli di amministrazione delle società partecipate. Un tema che può non appassionare i più, ma che ha decisamente fatto tremare gli scranni di palazzo Balbi tra franchi tiratori, votazioni ripetute più volte per assenza di maggioranze, accordi trasversali.
La Sanità
Ora ci sarà il passaggio per l’approvazione degli equilibri di bilancio, che non dovrebbe riservare particolari sorprese, e poi il rompete le righe estivo. Ma per le vacanze Giunta e Consiglieri avranno molto da riflettere poiché i temi sul tavolo, in attesa della ripresa, sono molti e urgenti. Da sempre la materia principe della Regione ha bisogno di un sferzata. Si dovranno aggiornare e poi approvare le nuove schede: quegli strumenti che indicano, ospedale per ospedale, l’elenco dei reparti da mantenere, da ampliare, da ridurre o da chiudere. Ma non solo: nelle schede saranno contenuti anche le consistenze delle piante organiche e delle dotazioni tecniche. Non una passeggiata, insomma.
Il ciclone Vannacci sferza il Veneto tra consensi e qualche polemica
Bacino termale euganeo, Giacinti: “Puntiamo su una forte identità”
ESTATE DA VIVERE:
E SOCIALITÀ PER TUTTI I GUSTI
Benini illustra la nuova sanità nel territorio dell’Ulss 6
C’è un’immagine che restituisce la saturazione del nostro territorio: i lunghi serpentoni d’auto sui passi trentini, i centri balneari e turistici del Veneto sempre più congestionati. Non è una sensazione passeggera, ma il verdetto dei numeri: nel 2025 il Veneto ha registrato l’inedito picco storico di 74,2 milioni di presenze, mentre il Trentino (secondo i dati definitivi ISPAT, l’Istituto di ricerca statistica della Provincia autonoma) ha infranto per la prima volta il muro dei 20,2 milioni di pernottamenti (+3,2% rispetto all’anno precedente).
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STOP ALLE POTATURE INVASIVE FINO AL 31 AGOSTO
Con l’estate torna anche il tempo delle potature nei giardini e nelle aree verdi private. Un’attività che, però, in questo periodo dell’anno deve essere svolta con particolare attenzione. Il Comune di Piove di Sacco, a questo proposito, rivolge un richiamo a cittadini, proprietari di aree verdi e amministratori di condominio ricordando le disposizioni che regolano gli interventi di manutenzione durante la stagione della nidificazione dell’avifauna. Fino al 31 agosto, spiega l’amministrazione, devono essere evitati gli interventi più invasivi, come potature straordinarie e capitozzature, quando possono compromettere nidi o arrecare disturbo alle specie selvatiche in riproduzione. L’obiettivo è conciliare la cura del verde con la tutela della biodiversità, salvaguardando gli habitat presenti anche all’interno dei centri abitati. Le deroghe sono previste esclusivamente nei casi in cui sussistano esigenze di pubblica incolumità, motivi di sicurezza o situazioni di comprovata urgenza. In queste circostanze la necessità di intervenire dovrà essere documentata attraverso una relazione tecnica predisposta da un agronomo o da un dottore forestale abilitato. Resta invece consentita la manutenzione ordinaria, come la rimozione dei rami secchi o l’abbattimento delle alberature ormai morte, purché venga verificata preventivamente l’assenza di nidificazioni. Il Comune ricorda inoltre che i proprietari restano responsabili della corretta manutenzione di alberi, siepi e arbusti, a inché non rappresentino un pericolo per la pubblica incolumità né un ostacolo alla circolazione di veicoli e pedoni. L’invito è infine a programmare gli interventi più consistenti durante il periodo di riposo vegetativo delle piante e ad a idarsi, quando necessario, a operatori qualificati.
• Alessandro Cesarato
Piove di Sacco vieta i tagli per tutelare i nidi
IL TURISMO SIAMO NOI
Ma c’è un’ombra ancora più sinistra dell’overtourism quantitativo: è il turismo “cafone”. È quel turismo antropofago che consuma i luoghi senza guardarli, che scambia un patrimonio naturale per uno sfondo social o una piazza storica per un bivacco. Se le grandi soluzioni politiche e i ticket d’ingresso faticano a frenare l’ondata è il momento di riscoprire il potere delle micro-scelte quotidiane. Cambiare rotta è possibile, partendo da piccole attenzioni che costano pochissimo ma valgono tutto. In montagna, dove il Soccorso Alpino trentino registra ormai un incremento strutturale del 20% degli interventi dovuto a escursionisti del tutto improvvisati, il primo passo è la responsabilità. A partire dalla scelta di un itinerario, valutandone il grado di di icoltà ma anche l’impatto della nostra presenza. Se un parcheggio in quota è completo, torniamo indietro: l’accanimento di lasciare l’auto a bordo strada, calpestando i prati alpini pur di fare “quel” selfie da esibire online, è l’esatto manifesto della cafonaggine estiva. Al mare e nelle località lacustri ad altissima densità - come il litorale veneto che registra indici
di pressione turistica sempre più elevati - la rivoluzione parte dal rispetto dello spazio comune. Abbandonare mozziconi sotto la sabbia o occupare metri di bagnasciuga con fortini di ombrelloni alle sei del mattino distrugge la convivenza civile e il diritto al riposo altrui. Nelle città d’arte, l’esplosione delle locazioni brevi - che in Trentino gestiscono ormai oltre 6,2 milioni di presenze all’anno e in Veneto sono di use a macchia d’olio nelle principali destinazioni turistiche - ha fatto schizzare i prezzi immobiliari e svuotato i centri storici. Qui l’attenzione si sposta sul decoro e sui consumi, sul modo in cui ci avviciniamo alle nostre montagne al nostro mare, alle città d’arte come ai piccoli ma ricercati borghi delle nostre regioni. Diventare “ospiti” consapevoli e smettere di essere “clienti che hanno pagato e quindi hanno ragione” è l’unica via per salvare i nostri territori. Questa estate, quando ci spostiamo, ricordiamoci che l’impatto del turismo si misura anche dalle tracce che decidiamo di non lasciare al nostro passaggio. • Nicola Stievano
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Estate da vivere/1. Musica live e Festa Siciliana, il centro e le frazioni si accendono fino a settembre
PIOVE DI SACCO, UN’ESTATE DA RECORD: EVENTI E SOCIALITÀ PER TUTTI I GUSTI
Saranno davvero molti e variegati gli eventi da vivere insieme nell’ estate piovese. Un ricco cartellone di appuntamenti accompagnerà i cittadini e i turisti fino alla seconda settimana di settembre, trasformando l’isola pedonale di Piove di Sacco in un grande palcoscenico a cielo aperto pensato per l’intrattenimento di tutti: dai residenti ai visitatori, fino alle famiglie con bambini. Accanto agli eventi ormai fissi e irrinunciabili del calendario locale, come il successo di “Piove è Musica” che si è tenuto a inizio luglio grazie alla collaborazione di Confesercenti, il 1° agosto ritornerà nel cuore del centro cittadino la tanto attesa “Notte Bianca”. Per l’occasione, le attività commerciali e i negozi del centro rimarranno aperti fino a tarda notte con grandi occasioni di shopping, mentre le piazze principali saranno animate dai concerti live delle cover band più amate. Un modo perfetto per celebrare l’estate e la sua grande voglia di divertimento e spensieratezza. Tutti i weekend di luglio e agosto saranno animati da eventi speciali, progettati per soddisfare i gusti di ogni tipo di pubblico, a cominciare proprio dai concerti delle tribute band, quest’anno realizzati in sinergia e stretta collaborazione con gli esercenti di Promopiove. Nel programma non mancheranno i tradizionali e frequentatissimi mercatini dei portici curati dalla
Proloco, i dinamici appuntamenti con il ritmo e la Zumba di Fun and Friends e i grandi eventi sportivi che richiamano sempre un folto pubblico di appassionati: il 24 luglio sarà la volta di “Corri che isola” con i Rain Runners, mentre il 25 luglio salirà sul ring la “Boxe sotto la torre”, spettacolare kermesse a cura della Boxe Piovese. Accanto al calendario del centro storico, si svilupperà inoltre il ricco e sentito programma delle Sagre e delle feste di frazione. Domenica 2 agosto partirà dalla frazione di Corte il 10° “Memorial Alfredo Fornasiero”, la manifestazione cicloturistica che attraverserà tutti i Comuni della Saccisica. Nei mesi di luglio, agosto e settembre ogni frazione si accenderà a festa con le sue imperdibili sagre tradizionali. “Nel territorio piovese - spiega la sindaca Lucia Pizzo - sarà impossibile annoiarsi con un ventaglio così ampio di occasioni di socialità, sarà un’estate da vivere fra le nostre piazze e il nostro territorio in un clima di socialità, divertimento e relax”. Per quanto riguarda il mese di luglio, a Tognana si è già tenuta con grande successo la “Sagra di San Paterniano”, mentre dal 18 al 26 luglio ci sarà invece la “Festa del Sorriso” a Sant’Anna. Ma non finisce certamente qui. Nel mese di agosto, dall’11 al 16, i riflettori saranno puntati sulla “Sagra dell’Assunta” a Piovega. Una grande novità di quest’anno è in
arrivo inoltre per il territorio di Piove: ci sarà infatti la “Festa Siciliana” nel centro storico, in piazza Castello, dal 21 al 23 agosto. A Tognana spazio invece alla “Festa della polpetta” nei giorni 29 e 30 agosto, per concludere in bellezza con la “Festa della Comunità di Arzerello” il 12 e 13 settembre. “Insomma - ribadisce e conclude Lucia Pizzo - oltre
Legnaro, eventi tra la Corte Benedettina e la Sagra di settembre
La cornice della Corte Benedettina a Legnaro farà da sfondo a una suggestiva rassegna estiva, unendo musica, teatro e grandi spettacoli. Il calendario è stato pensato per o rire a cittadini e visitatori appuntamenti per tutte le età. Per tutti gli eventi in programma l’inizio è fissato alle 21.15 e l’ingresso sarà gratuito. In caso di maltempo, la macchina organizzativa ha già predisposto lo spostamento degli spettacoli all’interno della Sala Agricoltura della stessa
Corte. Dopo i primi eventi di inizio luglio, venerdì 24 luglio arriverà la magia della finzione scenica portata sul palco dal “Teatro delle Arance”. In scena andrà “C’era Cenerentola”, una produzione firmata da Giovanna Digito. Si proseguirà poi il 31 luglio con l’evento “Cantautorando”. La serata è curata dal gruppo Lmi - Laboratorio Musicale Italiano. Il mese di agosto si aprirà sotto il segno della musica classica. Il 6 agosto ci sarà infatti il concerto di musica da camera firmato da
Taconic Music International. Per l’occasione, la Chiesa di Legnaro ospiterà un ensemble d’archi e pianoforte composto dai docenti provenienti da Italia e Stati Uniti. Ma non finisce qui. I primi 15 giorni di settembre arriva la sagra di Legnaro. “Sarà una sagra storica - dice il sindaco Vincenzo Danieletto - quella di Legnaro, più che secolare. Bisogna sottolineare anche la qualità di quello che si mangia. Si cerca ogni anno di dare qualche cosa di nuovo proprio
alle o erte nelle frazioni e a Sant’Anna ci sarà per l’estate del 2026, un vero e proprio record di proposte e di attenzione verso tutti i nostri concittadini e a chi sceglie di trascorrere il tempo libero a Piove di Sacco”.
• Alessandro Abbadir
per attirare i cittadini e non solo, e per stare tutti in compagnia”.
(A.A.)
La folla in certro a Piove di Sacco
La Corte Bendedettina di Legnaro
FESTA D’ESTATE 2026, ARZERGRANDE SI PREPARA A WEEKEND DI GRANDI EVENTI
va alla Pro Loco di Arzergrande e Vallonga Aps per l’impegno organizzativo e, soprattutto, a tutti i volontari che con passione, disponibilità e dedizione rendono possibile la realizzazione di questa manifestazione. Il loro contributo è fondamentale e testimonia il grande senso di appartenenza. Grazie al lavoro di squadra è stato costruito un bellissimo palinsesto di eventi, capace di coinvolgere persone di
tutte le età, con proposte musicali e momenti di aggregazione pensati per famiglie, giovani e adulti. L’invito è a tutti i cittadini e agli ospiti dei Comuni vicini a partecipare e a vivere insieme queste serate di festa, convivialità e divertimento nel cuore di Arzergrande”. Insomma l’invito è chiaro: non lasciarsi scappare l’occasione per divertirsi.
• Alessandro Abbadir
Aweekend di musica, spettacolo e convivialità nel cuore del paese. La Pro Loco di Arzergrande e Vallonga Aps, con il patrocinio del Comune di Arzergrande, sono pronte infatti all’edizione 2026 della tradizionale Festa d’Estate di Arzergrande, in programma in Piazza Don Luigi Segala fino al 26 luglio. Si tratta di un ricco calendario di appuntamenti che animerà il centro del paese per due fine settimana all’insegna della musica, dell’intrattenimento e della socialità, o rendo occasioni di svago pensate per tutte le
Pro
Le i grandi successi degli anni ’80, ’90 e 2000 e il concerto della Be.Na.Max (tribute band dedicata a Bertè, Nannini e 883) e anchel’esibizione dei Poker, con un repertorio pop e rock senza tempo. Venerdì 24 luglio ci sarà un appuntamento dance con Max Reba DJ e il format “Time to Dance”. Sabato 25 luglio invece è pronta la serata con “O icina Sonika”, protagonista del rock-pop italiano, mentre domenica 26 luglio ci sarà il gran finale con i Giubbox Boys, in uno spettacolo di beneficenza a favore dell’Ail di Padova. Per tutta
e Pro Loco sono il motore della valorizzazione del territorio, ma dietro le quinte della socialità si nascondono crescenti di icoltà. A tracciare il quadro è Emanuele Compagno, avvocato presidente della Pro Loco di Camponogara e membro dei Probiviri Unpli ( Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) Veneto. “Tante sono le risorse delle nostre Pro Loco, ma anche tante le di icoltà - spiega - Negli anni il modello è cambiato: non più solo sagre, ma eventi di qualità e festival per il recupero delle radici storiche”. I nodi cruciali sono legati alla gestione del Terzo Settore: in una società frenetica, mancano il ricambio generazionale e nuove forze. “È sempre più di icile trovare risorse economiche per organizzare eventi - ammette Compagno - ed è altrettanto di icile trovare il tempo, nuove forze e nuovi volontari”. A questo si aggiunge la burocrazia, con le nuove norme fiscali scattate il primo gennaio 2026, tra cui l’obbligo del registratore di cassa elettronico con Pos. L’Unpli nazionale si è attivata per chiedere il riconoscimento della “non commercialità” delle feste sui prodotti tipici, dato che i proventi sono reinvestiti nel sociale. I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate hanno rassicurato le 579 Pro Loco venete (60.000 volontari). “La
la durata della manifestazione, sarà attivo uno stand gastronomico con numerose specialità della tradizione e proposte per tutti i gusti, contribuendo a rendere la festa un momento di incontro e condivisione per cittadini e visitatori. Grande soddisfazione c’è da parte del sindaco Filippo Lazzarin per l’organizzazione dell’evento. “La Festa d’Estate - sottolinea il sindacorappresenta uno degli appuntamenti più attesi dalla nostra comunità e un’occasione preziosa per ritrovarsi insieme, valorizzando lo spirito di partecipazione che contraddistingue Arzergrande. Un sincero ringraziamento
preoccupazione è stata in parte rassicurata - conclude Compagno. Le Pro Loco potranno godere della contabilità forfettaria emettendo fattura senza Iva”. Resta l’appello: “per salvare queste realtà serve il supporto di tutti”.
• (A.A.)
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Il commento alle notizie del giorno
LO DO IO IL VENETO con Alberto Gottardo
Emanuele Compagno
DUE PISTE CICLOPEDONALI SOTTO
LA LENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE
Un collegamento ciclopedonale da progettare e finanziare, l’altro da riqualificare coordinando prima gli interventi sulle reti. Sono le due questioni sollevate in consiglio comunale dal consigliere Filippo Favarin (FdI), che ha chiesto aggiornamenti sulla pista tra la zona del Cristo di Arzerello e il centro della frazione e sul percorso di via Vivaldi verso il capoluogo. Il primo intervento è previsto nel programma amministrativo, ma non compare ancora nel Piano delle opere pubbliche: manca infatti il progetto di fattibilità tecnico-economica. L’obiettivo è collegare in sicurezza la zona del Cristo con il nucleo della frazione, dove si concentrano scuola,
asilo, parrocchia e impianti sportivi. Un tracciato di particolare interesse per pedoni e ciclisti, ma che presenta diverse criticità tecniche e patrimoniali. Il tratto principale è lungo circa 600 metri, ma l’intervento coinvolgerebbe complessivamente 800 metri. La strada è provinciale e, secondo le verifiche svolte dal Comune, richiederebbe l’allargamento della carreggiata, espropri o accordi con i proprietari, la revisione di alcuni accessi privati, tombinamenti e il rifacimento dell’illuminazione pubblica. La prima stima supera il milione di euro. Per questo l’amministrazione ha avviato un confronto con la Provincia, proprietaria della Sp 4, nella prospettiva di un cofinanziamento. La sindaca
Lucia Pizzo ha inoltre lasciato aperta la possibilità di procedere per stralci funzionali, concentrando inizialmente le risorse sul tratto più urbanizzato, tra via Dolomiti e l’incrocio con via Porto. L’altra interrogazione ha riguardato la pista ciclopedonale di via Vivaldi, collegamento tra Arzerello e Piove di Sacco da tempo segnalato per le condizioni del fondo. Il Comune ha a idato un incarico tecnico per i rilievi e ha aperto un confronto con AcegasApsAmga. L’intenzione è evitare di rifare il percorso per poi intervenire nuovamente con scavi e ripristini. Sotto la strada passa infatti una condotta dell’acquedotto in cemento-amianto, per la quale è in corso una valutazione
sulla sostituzione. Al gestore è stata inoltre chiesta l’estensione della rete fognaria, oggi assente lungo la via. A metà maggio il Comune ha trasmesso i dati necessari alla valutazione tecnica ed economica. Si attendono ora le determinazioni di AcegasApsAmga. Favarin si è detto soddisfatto delle risposte ricevute e ha annunciato che continuerà a seguire l’iter con nuove interrogazioni. Per entrambe le opere, dunque, il passaggio successivo sarà decisivo. Da una parte il confronto con la Provincia per reperire risorse, dall’altra il pronunciamento del gestore sulle reti di via Vivaldi.
• Alessandro Cesarato
CHIRURGIA UROLOGICA PIÙ PRECISA GRAZIE AL ROBOT DA VINCI IN RETE CON SCHIAVONIA
La chirurgia urologica compie un passo avanti grazie all’introduzione della tecnologia robotica. L’Urologia dell’ospedale Immacolata Concezione ha infatti avviato gli interventi con il sistema “Da Vinci” attraverso un modello organizzativo che mette in rete il presidio piovese con l’ospedale di Schiavonia, dove è installata la piattaforma robotica. Un’evoluzione che amplia le possibilità di cura o erte ai pazienti del territorio senza duplicare investimenti particolarmente onerosi. Dopo un periodo di formazione tecnica e organizzativa, i primi pazienti possono già accedere alla chirurgia robotica per gli interventi di maggiore complessità, in particolare nel trattamento delle principali patologie oncologiche di prostata, rene e vescica. Il percorso assistenziale è condiviso tra i due ospedali. L’operazione viene eseguita a Schiavonia, mentre la degenza si svolge a Piove di Sacco, consentendo ai pazienti di rientrare rapidamente nel proprio ospedale di riferimento. “La parte organizzativa è stata senz’altro la più
complessa” spiega il direttore dell’Urologia, Luca De Zorzi “perché il paziente viene trasferito a Schiavonia per l’intervento e poi ritorna a Piove di Sacco per completare il ricovero. Questo richiede un importante lavoro anche da parte degli anestesisti e dell’equipe infermieristica che seguono il paziente lungo tutto il percorso”. Dal punto di vista tecnico, invece, De Zorzi sottolinea come abbia inciso positivamente la lunga esperienza maturata dall’équipe nella chirurgia videolaparoscopica, oltre al supporto ricevuto dai professionisti di Schiavonia guidati dal direttore Nicola Zanovello e dal responsabile della Chirurgia Robotica Giuseppe Mostaccio. I vantaggi della chirurgia robotica sono ormai consolidati. Maggiore precisione del gesto chirurgico, visione tridimensionale del campo operatorio, riduzione del dolore post-operatorio, minori perdite ematiche, minore incidenza di complicanze e tempi di recupero generalmente più rapidi. “Il robot aggiunge precisione al
gesto chirurgico” osserva ancora De Zorzi, “in alcuni momenti si ha davvero la sensazione di lavorare con un microscopio che ingrandisce i tessuti e gli organi, consentendo un’altissima accuratezza”. La chirurgia robotica rappresenta oggi “il gold standard” per molte patologie oncologiche urologiche e la condivisione della
piattaforma costituisce un esempio concreto di collaborazione clinica, razionalizzazione delle risorse e sostenibilità degli investimenti. La piena valorizzazione della tecnologia passa infatti attraverso un utilizzo condiviso e ad alto volume di attività. L’obiettivo è garantire ai pazienti un’o erta terapeutica completa, integrando chirurgia tradizionale, laparoscopica e robotica in un unico percorso di cura che accompagna il malato dalla diagnosi fino al trattamento. Soddisfazione anche dalla direzione generale dell’Usl 6 Euganea. Il direttore generale Patrizia Benini e il direttore di presidio cittadino Claudio Pilerci sottolineano come la collaborazione tra equipe e l’utilizzo condiviso di tecnologie avanzate rappresentino la dimostrazione che lavorare in squadra fa crescere il sistema sanitario, garantendo pari opportunità di cura e valorizzando le competenze dei professionisti.
• (A.C.)
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Filippo Favarin
Q200 CENSER
IL CAMPUS DOVE IL FUTURO
uello che no a pochi anni fa era conosciuto come il quartiere eristico di Rovigo è oggi uno dei progetti di rigenerazione più signi cativi del territorio. Grazie all’investimento della Fondazione Cariparo, Q200 Censer si è trasformato in un campus che riunisce università, imprese, alta formazione,
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uando si parla di sicurezza energetica nazionale, Rovigo occupa una posizione strategica. A confermarlo è Adriatic LNG, la società che gestisce il terminale di rigassi cazione offshore situato a circa 15 chilometri dalla costa veneta, il più grande impianto di questo tipo presente in Italia. Dal terminale passa infatti circa il 14% del fabbisogno nazionale di gas naturale, una quota che rende l’infrastruttura centrale per l’approvvigionamento energetico del Paese. Dal 2021 Adriatic LNG ha deciso di rafforzare ulteriormente il proprio legame con il territorio trasferendo al Q200 Censer parte delle attività
ogni realtà contribuisce a costruire un luogo in cui ricerca, innovazione e sviluppo economico dialogano quotidianamente. Un modello che mira a fare di Rovigo un punto di riferimento per il Veneto, valorizzando il territorio e creando nuove opportunità per imprese,
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ADRIATIC LNG, IL RIGASSIFICATORE CHE GARANTISCE ENERGIA E INVESTE NEL TERRITORIO
spaziano dal sostegno alla cultura ai progetti dedicati allo sport inclusivo e alle attività rivolte alle comunità locali.
Tra le iniziative più recenti gura anche “Net Sapiens”, progetto educativo dedicato agli studenti delle scuole medie della provincia
FORMAZIONE
La presenza dell’azienda produce ricadute importanti anche sul tessuto economico locale. Circa il 40% del valore dei contratti necessari alla gestione del terminale viene infatti af dato a imprese venete, contribuendo a generare un signi cativo indotto per il territorio. A questo si af ancano numerose iniziative di responsabilità sociale che
ITS MARCO POLO ACADEMY, LA FORMAZIONE CHE PORTA DIRETTAMENTE AL LAVORO
Formare gure altamente specializzate in grado di rispondere alle esigenze delle imprese. È questa la missione dell’ITS Marco Polo Academy, presente all’interno di Q200 Censer con percorsi dedicati alla logistica e alla mobilità sostenibile. Gli ITS rappresentano oggi uno dei canali formativi più ef caci per accompagnare i giovani nel mondo del lavoro, grazie a corsi costruiti insieme alle aziende e orientati alle competenze realmente richieste dal mercato.
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L’offerta dell’ITS Marco Polo Academy spazia
dalla logistica tradizionale alla formazione dei macchinisti ferroviari, no ai percorsi dedicati agli uf ciali di macchina e di coperta per il settore navale. Accanto a questi trovano spazio corsi dedicati alla manutenzione dei mezzi di trasporto e per no alla logistica dell’arte, specializzazione che unisce le competenze organizzative con la valorizzazione del patrimonio culturale.
La scelta di trasferirsi al Q200 Censer nasce proprio dalla volontà di inserire la formazione in un ambiente dove convivono università, imprese, startup e centri di ricerca. Un contesto
Q200 CENSER RACCONTATO IN RADIO
La crescita del campus è al centro di una rubrica dedicata su Veneto24, con approfondimenti su ricerca, formazione, startup e innovazione.
che permette agli studenti di confrontarsi quotidianamente con il mondo del lavoro e con l’innovazione, comprendendo n da subito le competenze richieste dalle professioni del futuro. Grande attenzione è riservata anche ai temi della sostenibilità e della digitalizzazione. Intelligenza arti ciale, transizione energetica, nuove tecnologie applicate ai trasporti e alla logistica rappresentano ormai elementi centrali dei percorsi formativi, con l’obiettivo di preparare professionisti capaci di affrontare un mercato in continua evoluzione.
in tutto il Veneto
PLO STUDIO CHE PROGETTA
efficienti, sostenibili e vivibili significa affrontare contemporaneamente urbanistica, mobilità, ambiente ed energia. È questo il lavoro quotidiano di PUAM
– Pianificazione Urbana Ambiente, studio associato fondato nel 2012 da Alessandra Meneghetti e Paola Sartori e oggi ospitato all’interno di Q200 Censer.
Lo studio opera prevalentemente al fianco di Comuni e Province, sviluppando piani della mobilità sostenibile, studi di impatto viabilistico e attività di mobility management. L’obiettivo è migliorare gli spostamenti, ridurre le criticità del traffico e favorire una gestione
più efficiente della mobilità urbana. Un secondo importante ambito riguarda la gestione dell’energia. PUAM affianca infatti le amministrazioni nell’analisi dei consumi degli edifici pubblici, individuando gli interventi più efficaci per l’efficientamento energetico e le opportunità di finanziamento disponibili. Un’attività che si inserisce nel percorso avviato da molti enti locali attraverso il Patto dei Sindaci e i Piani d’Azione per
La presenza all’interno di Q200 Censer rappresenta per lo studio un’opportunità di confronto continuo con altre realtà innovative. Un ambiente nel quale ricerca, impresa e progettazione condividono spazi e competenze, favorendo un approccio multidisciplinare ai temi della trasformazione urbana. Perché, come sottolineano le professioniste dello studio, una
IL RISTORANTE
CHE ACCOMPAGNA LA CRESCITA
Da Mino è il ristorante di Q200 Censer, punto di riferimento per studenti, lavoratori e visitatori, dove qualità e tradizione accompagnano la vita del
In un campus dove convivono ricerca, università e imprese, anche i servizi svolgono un ruolo fondamentale. Tra questi c’è il ristorante
Da Mino, presente all’interno di Q200
Censer n dalle prime fasi di sviluppo del progetto e oggi punto di riferimento per studenti, lavoratori e visitatori del campus.
La gestione, af data alla famiglia Tempesta, nasce da una lunga tradizione nella ristorazione che supera i cinquant’anni. Dal 2020 il ristorante accompagna la crescita del nuovo polo rodigino, offrendo un servizio che si rivolge sia alla comunità universitaria
sia alle numerose aziende presenti
Accanto alla ristorazione tradizionale trova spazio un servizio self-service dedicato agli studenti, studiato per garantire tempi rapidi e prezzi accessibili senza rinunciare alla qualità delle materie prime e delle preparazioni. Una soluzione che consente di rispondere alle esigenze di un’utenza molto eterogenea, mantenendo elevati gli standard dell’offerta gastronomica. Il ristorante è aperto tutti i giorni a pranzo, mentre la sera ospita eventi e iniziative organizzate all’interno del campus. Tra le specialità più apprezzate gurano i risotti, considerati il piatto simbolo del locale insieme alle ricette della tradizione polesana e italiana. La struttura rappresenta, inoltre, un’opportunità di lavoro per alcuni studenti universitari, che trovano
qui la possibilità di conciliare studio e occupazione. A conferma di come, all’interno di Q200 Censer, anche un servizio di ristorazione contribuisca
a costruire quella comunità fatta di persone, relazioni e quotidianità che rende vivo il campus oltre le attività di ricerca e formazione.
coordinata che metta in relazione ambiente, energia, mobilità e qualità della vita.
L’incontro. Le manifestazioni ampliano il bacino di pubblico e generano nuove opportunità
Imprese in lieve calo, eventi e sinergie pubblico-privato per rilanciare il commercio
Una lieve flessione del numero di imprese, eventi capaci di richiamare visitatori anche da fuori regione e la necessità di un’alleanza sempre più stretta tra amministrazione e mondo economico. Sono questi i principali temi emersi dall’incontro promosso da Confcommercio Padova e Comune che nelle scorse settimane ha riunito a Palazzo Jappelli una sessantina di imprenditori del terziario per analizzare i dati del settore e ragionare sulle possibili strategie di sostegno al commercio locale. Al centro del confronto un quadro aggiornato dell’andamento del commercio e dei servizi, costruito attraverso dati statistici e strumenti di analisi dei flussi, con l’obiettivo di fornire agli operatori elementi utili per leggere i cambiamenti in atto e orientare le scelte future. I numeri confermano una lieve contrazione del comparto del terziario. Tra il primo trimestre 2025 e il primo trimestre 2026 le imprese sono scese a 3.993 nell’intero mandamento della Saccisica, con una flessione dello 0,98%, mentre nel solo Comune di Piove di Sacco risultano 1.640 attività, in calo dell’1,46%. Un dato contenuto ma significativo, che fotografa un settore ancora solido ma esposto alle trasformazioni del mercato e ai cambiamenti delle abitudini di consumo.
Accanto ai dati sul tessuto economico, la serata ha offerto anche un’analisi sui flussi dei visitatori, elaborata attraverso le rilevazioni delle celle telefoniche. Un sistema che consente di tracciare le presenze e i movimenti sul territorio, restituendo un quadro utile anche in chiave turistica e commerciale. Le evidenze mostrano una presenza sostanzialmente stabile nei fine settimana, indipendentemente dalla presenza o meno di eventi. Nei weekend ordinari la maggior parte dei visitatori proviene dalla provincia padovana, con una percentuale compresa tra il 60 e il 66%, seguita da un 30-32% di presenze regionali. Marginali, invece, i flussi nazionali e stranieri. Il quadro cambia in occasione delle manifestazioni, che contribuiscono ad allargare il bacino di provenienza. La “Fiera di San Martino”, ad esempio, richiama una quota più elevata di visitatori dal
resto del Veneto, mentre “Piove in Fiore” continua ad attrarre soprattutto pubblico dell’intera provincia. Tra gli eventi più capaci di intercettare visitatori da fuori regione spicca la “Suca Baruca”, che registra la quota più alta di presenze nazionali con il 4,14%, seguita da “Piove da Gustare” con il 4,13%. Proprio quest’ultima si distingue anche per la maggiore incidenza di visitatori stranieri, pari all’1,85%, confermandosi tra le manifestazioni più attrattive del calendario cittadino.
• Alessandro Cesarato
La città ricorda Giuseppe Brezil a trent’anni dalla morte in servizio
Trent’anni dopo la morte in servizio del sovrintendente capo della Polizia di Stato Giuseppe Brezil, la sua figura resta legata al distaccamento della Polizia stradale di Piove di Sacco e alla comunità in cui aveva lavorato. La commemorazione si è svolta ieri mattina nella caserma a lui intitolata. Accanto ai familiari erano presenti il sindaco Davide Gianella, il cappellano della Polizia don Ulisse Zaggia, il prefetto vicario Vitetti, la dirigente del Compartimento Veneto della Polizia stradale Barbara Barra e rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni della Polizia di Stato, insieme all’ANPS e a personale in servizio e in quiescenza. Brezil, in servizio al distaccamento piovese, perse la vita il 21 giugno 1996 a Padova mentre era in sella alla moto di servizio. Lungo l’argine Ziani si trovò di fronte uno scooter caduto a terra: nel tentativo di evitarlo perse il controllo del mezzo. Aveva 39 anni. Il suo ricordo è rimasto a idato negli anni ai colleghi e a chi ne ha condiviso il servizio, che ne hanno sempre sottolineato l’impegno e la disponibilità. Nel 2002 il distaccamento della Polizia stradale di Piove di Sacco è stato intitolato a suo nome, mentre nel 2008 il Comune gli ha dedicato una via nel quartiere dove abitava. La cerimonia di ieri ha rinnovato quel legame, in un momento di memoria che ha richiamato anche l’attenzione su chi continua a perdere la vita nell’attività di servizio.
ARZERGRANDE
Da allievo a relatore: Lazzarin porta la formazione politica cittadina a Roma
Dalla quotidianità amministrativa di un piccolo Comune della Saccisica all’aula della Scuola di Formazione Politica della Lega a Roma. Filippo Lazzarin, sindaco al secondo mandato, è stato tra i relatori del percorso nazionale di alta formazione promosso dal movimento per la preparazione delle future classi dirigenti. Un invito che lo ha riportato nel luogo dove, anni fa, aveva vissuto la stessa esperienza da corsi-
• Alessandro Cesarato L’intervento. Il
sta, nella scuola di formazione politica 2015-2016. Un passaggio che lo stesso Lazzarin ha voluto sottolineare con un richiamo personale al proprio percorso. “È stato un ritorno particolare” racconta “perché in quella stessa scuola ero stato allievo. Rivedere l’ambiente, i docenti e soprattutto i compagni di allora con cui ho condiviso quell’esperienza mi ha fatto riflettere su quanto sia importante la formazione politica continua e il confronto tra amministratori”. Nel suo intervento romano, il sindaco ha portato l’esperienza maturata sul campo alla guida del municipio di Arzergrande, concentrandosi in particolare sul ruolo dei sindaci di provincia e sul rapporto tra istituzioni locali e cittadini. Un percorso amministrativo costruito nel tempo, fatto di gestione quotidiana, ascolto e decisioni prese a contatto diretto con la comunità. Al centro della riflessione di Lazzarin, soprattutto il tema della comunicazione politica e istituzionale. “Oggi la comunicazione deve essere autentica, semplice e comprensibile” spiega, “la credibilità dell’amministratore
passa dalla capacità di parlare in modo diretto e trasparente, senza mediazioni eccessive, mantenendo saldo il legame con il territorio”. Lazzarin ha avuto modo di confrontarsi con giornalisti ed esponenti del mondo politico e istituzionale, inserendosi in un dibattito più ampio dedicato alle dinamiche della comunicazione pubblica e alla costruzione della classe dirigente. Un’esperienza che, nelle sue parole, conferma il valore della formazione politica come strumento di crescita personale e amministrativa, ma anche come occasione di confronto tra esperienze diverse, accumulate nei territori e nelle istituzioni locali. Il passaggio romano si inserisce così in un percorso che Lazzarin porta avanti da anni, legato all’attività amministrativa maturata ad Arzergrande e alla dimensione più ampia della formazione politica, vissuta prima da allievo e oggi anche da relatore. Un doppio punto di vista che restituisce la continuità di un’esperienza costruita tra territorio e confronto nazionale.
Scontro sui conti: opposizione boccia bilanci e contesta l’uso dell’avanzo per la palestra
Conti comunali al centro del confronto politico. Il gruppo consiliare di opposizione “Arzergrande Vallonga Progetto Comune” ha espresso, in consiglio comunale, voto contrario sia al Rendiconto 2025 sia al Bilancio di previsione 2026, criticando la gestione finanziaria dell’amministrazione e parlando di ritardi nella programmazione economica. Nel mirino, per prima cosa, l’aspetto formale della gestione, con i principali documenti contabili approvati oltre le scadenze previste dalla normativa. Entrando nel merito dei numeri, l’opposizione continua ad esprimere forte perplessità per il cantiere di ampliamento e riqualificazione della palestra della scuola media di via Roma. Il gruppo ritiene discutibile la scelta di finanziare quasi interamente l’intervento attraverso l’avanzo libero di amministrazione. L’opera ha un valore complessivo di circa 950mila euro, di
cui oltre 854mila coperti con risorse comunali. Secondo la minoranza sarebbero potute essere valutate forme di finanziamento alternative, come mutui agevolati o bandi pubblici, compresi quelli collegati al Pnrr. L’opposizione evidenzia inoltre come i tempi stretti imposti dalla rendicontazione regionale avrebbero portato a concentrare risorse e attenzioni sull’intervento, lasciando in secondo piano altre priorità considerate più urgenti per il territorio. Critiche arrivano anche dai dati del Rendiconto 2025. “Progetto Comune” interpreta l’ avanzo di amministrazione da quasi 2 milioni di euro come risorse non trasformate in servizi e investimenti per la comunità. Secondo l’opposizione, inoltre, gli stanziamenti destinati a viabilità e arredo urbano sarebbero insu icienti rispetto alle necessità del paese.
• (A.C.)
ACQUA E SICUREZZA IDRAULICA, IL CONSORZIO RILANCIA LA COLLABORAZIONE TRA ENTI
La gestione della risorsa idrica e la sicurezza del territorio sono state al centro del convegno “La Nostra Acqua dai colli al mare – Sinergia tra Enti del territorio”, promosso dal Consorzio di bonifica Bacchiglione nell’ambito della Settimana Nazionale della Bonifica e della Irrigazione.
L’iniziativa, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, organizzazioni agricole, amministratori locali, accademici, tecnici, esperti e sindaci del comprensorio per un confronto sulle nuove sfide legate ai cambiamenti climatici e alla prevenzione del rischio idraulico. Nel corso dei lavori sono stati presentati alcuni esempi di collaborazione tra enti, istituzioni e Consorzi di bonifica, evidenziando come la condivisione di competenze e conoscenze rappresenti uno strumento fondamentale per a rontare gli e etti dei cambiamenti climatici. Al centro del dibattito la necessità di ra orzare il dialogo tra competenze tecniche e pianificazione territoriale, con l’obiettivo di programmare interventi efficaci e realizzare le infrastrutture necessarie alla tutela del comprensorio. La gestione dell’acqua, è stato sottolineato, non riguarda esclusivamente gli aspetti ambientali, ma coinvolge anche quelli economici, sociali e agricoli. Da qui la richiesta di una visione condivisa e di lungo periodo, capace di valorizzare le competenze presenti sul territorio e di tradursi in azioni concrete, coordinate e sostenute da adeguate risorse.
“L’evento ha come obiettivo quello di consolidare la collaborazione tra enti, individuando le priorità e raccogliendo suggerimenti utili a migliorare la programmazione e la realizzazione delle infrastrutture necessarie per la messa in sicurezza del nostro comprensorio, così fragile ma allo stesso tempo ricco di storia, cultura e sapere”, ha dichiarato il presidente del Consorzio di bonifica Bacchiglione, Silvano Bugno. Bugno ha ricordato inoltre l’impegno del Consorzio nella manutenzione delle opere idrauliche e nella pianificazione degli interventi, precisando che il contributo consortile versato dai cittadini “non deve essere visto come una tassa, ma come un investimento nella manutenzione delle opere poste a tutela e presidio del territorio”,
rendendo così i contribuenti parte del percorso di salvaguardia del comprensorio. In chiusura è stata ribadita la necessità di continuare a lavorare in un’ottica di progettazione condivisa, considerando il territorio come un sistema unico e multifunzionale.
Un percorso che, secondo i partecipanti, dovrà essere accompagnato da risorse adeguate per sostenere opere, competenze e servizi indispensabili alla tutela dell’ambiente e alla sicurezza idraulica.
• Martina Maniero
“Restart”, un anno di ambiente, territorio e partecipazione
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i è concluso con un evento finale ospitato nella Sala Agricoltura della Corte Benedettina il progetto “Restart”, l’iniziativa che nell’ultimo anno ha unito tutela ambientale, partecipazione civica e creatività artistica con l’obiettivo di valorizzare la biodiversità del territorio padovano. L’appuntamento, ha rappresentato l’occasione per presentare i risultati di un percorso che ha coinvolto decine di cittadini, associazioni e realtà locali. Promosso dall’organizzazione di volontariato Spiritus Mundi grazie a un finanziamento europeo e realizzato in collaborazione con il Collettivo Pictor, “Restart” ha costituito un innovativo progetto di sensibilizzazione e di intervento concreto a favore degli ecosistemi forestali della pianura padovana. Le attività si sono concentrate in tre aree significative del territorio: il bosco di Piove di Sacco, l’ex polveriera di Albignasego e il Parco Etnografico di Rubano. Cuore dell’iniziativa è stata la messa a dimora di piccoli nuclei di piante nemorali autoctone, specie tipiche del sottobosco fondamentali per l’equilibrio ecologico. La loro di usione è stata pensata per incrementare nel tempo la biodiversità e la resilienza degli ecosistemi, favorendo la presenza di insetti impollinatori, piccoli animali e altre specie vegetali. Spiritus Mundi, associazione impegnata da anni nella riforestazione della provincia di Padova, ha ricordato i risultati raggiunti nel proprio percorso: oltre 20 ettari di boschi pubblici realizzati e più di 25 mila alberi messi a dimora. Un impegno che ha trovato proprio a Legnaro uno degli esempi più significativi e facilmente visitabili. Nel corso della manifestazione i partecipanti hanno preso parte anche a una visita guidata del bosco cittadino, realizzato dall’associazione tre anni prima e divenuto nel frattempo un modello di rinaturalizzazione e recupero ambientale. Durante l’ultimo anno “Restart” non si è limitato agli interventi naturalistici, ma ha coinvolto scuole, famiglie e cittadini attraverso laboratori artistici, attività educative, escursioni e un concorso fotografico dedicato al rapporto tra comunità e natura. Proprio questi percorsi sono stati al centro della giornata conclusiva. Dopo la presentazione delle attività svolte e la visita guidata al bosco di Legnaro, sono stati inaugurati la mostra finale, la premiazione del concorso fotografico e l’esposizione dei disegni e delle opere realizzate durante i laboratori.
• (M.M.)
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La delegazione.
L’associazione accoglie otto giovani bosniaci
AVIP E DOBOROVCI
RINNOVANO UN’AMICIZIA
Atrent’anni dalla prima missione umanitaria in Bosnia, l’AVIP (Associazione Volontari per Iniziative di Pace) di Sant’Angelo di Piove ha accolto una delegazione di otto giovani provenienti da Doborovci, il villaggio con cui l’associazione ha costruito, nel tempo, un rapporto di amicizia e collaborazione nato all’indomani della guerra nei Balcani. L’incontro ha rappresentato un momento di forte valore simbolico, durante il quale gli ospiti hanno ripercorso i ricordi delle prime visite dei volontari italiani. All’epoca erano bambini e aspettavano con entusiasmo l’arrivo dell’AVIP: giochi, momenti di condivisione, tè e biscotti scandivano giornate che, col tempo, hanno assunto un significato molto più profondo. “Da piccoli vivevamo quei momenti come un’occasione di gioco - ha raccontato il capo della delegazione - ma crescendo abbiamo compreso il valore della vostra presenza. Tornavate ogni
anno, durante le vostre ferie, in un luogo ancora segnato dalla guerra. La vostra costanza ci ha insegnato che l’amicizia tra popoli, culture e religioni diverse non è un’utopia, ma può diventare realtà”. Durante l’incontro è stato ricordato anche l’inizio di questo lungo percorso. A ripercorrerlo è stato il presidente dell’AVIP, Francesco Zanin, spiegando come l’associazione fosse intervenuta già dal 1992 nelle aree colpite dal conflitto nei Balcani, collaborando con altri gruppi della provincia di Padova coordinati da Lucia Zanarella e aderendo all’appello promosso dal pacifista Alex Langer. Terminata la guerra, all’AVIP venne a idato il villaggio di Doborovci, dando avvio a una collaborazione che prosegue ancora oggi. A spiegare il significato della visita in Italia è stato Eldar, presidente dell’associazione bosniaca Emanet, il cui nome significa “Fiducia”.
“Non siamo venuti soltanto per ringraziarvi. Dopo tanti anni in cui
siete stati voi a raggiungerci, sentivamo il desiderio di ricambiare la visita. La nostra associazione è nata anche grazie all’esempio del vostro impegno. Oggi vogliamo portare qui un messaggio di pace, solidarietà e collaborazione, con l’auspicio che questo sia solo il primo di molti altri scambi, soprattutto tra i giovani”. A chiudere l’incontro è stato ancora Zanin, ricordando che l’impegno dell’AVIP continua anche oggi con interventi di solidarietà in Bosnia, in particolare a favore della casa famiglia di Bihac che accoglie profughi della rotta balcanica. “La vostra presenza - ha sottolineato - ci conferma il senso del lavoro svolto in tutti questi anni. Abbiamo sempre cercato di di ondere anche nel nostro territorio il valore della solidarietà e oggi vediamo che quei legami sono diventati una testimonianza concreta di pace e di amicizia tra i popoli”.
• Martina Maniero
Prescuola, aperte le iscrizioni per il nuovo anno scolastico
Sono aperte le iscrizioni al servizio di prescuola per l’anno scolastico 2026-2027 a Sant’Angelo di Piove di Sacco. L’iniziativa, rivolta alle famiglie degli alunni delle scuole primarie Don Milani di Sant’Angelo, Collodi di Vigorovea e Marconi di Celeseo, prenderà il via dal secondo giorno di scuola e consentirà l’ingresso anticipato nei plessi a partire dalle 7.30. Le quote di partecipazione prevedono un costo annuale di 160 euro per il primo figlio e di 145 euro dal secondo figlio in poi, a cui si aggiunge la quota di iscrizione e assicurazione di 15 euro, valida per l’intero periodo del servizio. L’attivazione del prescuola sarà subordinata al raggiungimento di almeno dieci iscritti. Il servizio sarà inoltre garantito anche in
caso di sciopero del personale docente, fatta eccezione per gli scioperi del personale ausiliario, che comportano la chiusura dell’istituto scolastico. Le famiglie interessate potranno presentare domanda entro il 31 luglio 2026. Tutte le informazioni sulle modalità di iscrizione e la documentazione necessaria sono disponibili sul sito di Dafne, realtà che gestisce il servizio, all’indirizzo www. dafneweb.it. L’iniziativa punta a o rire un supporto concreto ai genitori che, per esigenze lavorative o organizzative, necessitano di accompagnare i figli a scuola prima dell’inizio delle lezioni, garantendo un’accoglienza in un ambiente sicuro e organizzato.
• (M.M.)
TERRITORIO
L’emergenza. Ne parliamo con l’assessore regionale all’ambiente, clima e protezione civile
CALDO RECORD, VENTURINI: “L’ADATTAMENTO
AL CLIMA È UNA SFIDA DEL FUTURO”
Il giugno 2026 verrà ricordato per aver superato, in intensità e durata, anche la storica estate del 2003. Con un’anomalia termica di oltre 3 gradi e un’ondata di calore che ha tenuto il Veneto col fiato sospeso per 15 giorni, il clima della nostra regione ha mostrato un volto nuovo. Ne abbiamo parlato con l’Assessore all’Ambiente, Clima e Protezione Civile, Elisa Venturini. Assessore Venturini, i dati ARPAV appena pubblicati fotografano un giugno da record. Siamo di fronte a un’anomalia statistica o a una nuova normalità?
“I dati non mentono: giugno 2026 non è stato un episodio isolato, ma la conferma di un trend di lungo periodo che non possiamo più permetterci di sottovalutare. Abbiamo registrato un’anomalia termica regionale di +3,1 °C rispetto alla media 1991-
2020, posizionandoci tra i quattro mesi di giugno più caldi dal 1991 a oggi. La vera eccezionalità risiede nella persistenza: l’ondata di calore che ha attraversato la seconda metà del mese, per estensione e durata, ha superato anche l’agosto del 2003. Dobbiamo uscire dalla logica dell’emergenza temporanea e a rontare questo cambiamento con una visione strategica di lungo periodo”.
Uno dei parametri più allarmanti è quello delle cosiddette “notti tropicali”. Ci spiega perché sono un indicatore così sensibile?
“Perché misurano direttamente il benessere delle persone. Una “notte tropicale” è un evento in cui la temperatura minima non scende mai sotto i 20°C, impedendo al nostro corpo di recuperare dallo stress termico diurno. La situazione
è evoluta in modo drastico: se negli anni ‘90 registravamo in media una notte tropicale ogni due anni, nell’ultimo decennio la frequenza è salita a sei all’anno. Arrivare a ben 11 notti tropicali registrate nel solo mese di giugno di quest’anno, in pianura, è un segnale tangibile di quanto la nostra qualità della vita sia sotto pressione. E sulla costa la situazione è ancora più estrema, con punte di 23 notti a Chioggia e 20 a Venezia-Cavanis”.
L’agricoltura e il bilancio idrico restano sotto osservazione. Qual è la risposta della Regione?
“Il sistema agricolo è il primo a subire l’accelerazione dei cicli biologici: la sommatoria termica ha segnato un anticipo di 11 giorni rispetto alla norma. A questo si aggiunge un bilancio idroclimatico negativo su quasi tutto il territorio, con un
deficit medio di 103 mm in pianura. Non stiamo a guardare: la nostra priorità, in costante confronto con i Consorzi e le categorie, è trasfor-
I Pionieri di Rodari alle Scuderie di Palazzo Moroni
Le Scuderie di Palazzo Moroni ospitano una mostra dedicata a una delle riviste per ragazzi più famose del Novecento: “I Pionieri di Rodari”, questo il titolo dell’evento, è visitabile fino al 13 settembre prossimo. Protagonista della mostra è “Pioniere”, la rivista di “Pionieri d’Italia”, associazione nata nel 1949 con l’obiettivo di proporre attività sociali e ricreative che fossero in grado di mettere al centro la creatività dei ragazzi. La rivisita, pubblicata negli anni Cinquanta e Sessanta, si componeva di fumetti ma anche di interventi di natura politica e sociale. Fra i protagonisti della rivista ci fu anche Gianni Rodari, che del “Pioniere” fu autore e direttore.
La mostra padovana, promossa dal Comune di Padova - Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Centro Studi Ettore Luccini e l’Associazione Crap (Comitato Ricerche Associazione Pionieri), con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, o re la possibilità di fare un viaggio a ritroso nel tempo per scoprire una rivista che ha avuto un ruolo importante nella cultura del nostro paese, con la creazione di alcuni personaggi celebri (come Cipollino di Rodari, che ebbe successo anche all’estero). La rivista, che proponeva anche tavole di provenienza estera tradotte in italiano, ebbe inoltre il merito di far conoscere in Italia alcuni
mare il dato scientifico di ARPAV in una gestione più razionale della risorsa idrica. Dobbiamo passare dal monitoraggio all’azione, investendo in infrastrutture e pratiche agronomiche che rendano il nostro sistema produttivo più resiliente”. Qual è, in definitiva, la bussola che guida l’Assessorato? “La visione “Veneto 2030”. Il mio Assessorato agisce come garante del territorio: basiamo le nostre scelte su dati oggettivi, evitiamo allarmismi e pianifichiamo interventi strutturali. Convivere con questa nuova variabilità climatica richiede consapevolezza: la resilienza non è più un’opzione, ma la condizione necessaria per tutelare l’ambiente e la prosperità del nostro territorio”.
• Redazione Padova
fumetti di produzione francese a puntate. La mostra si compone di tavole e pagine della rivista e presenta anche articoli di giornale dell’epoca che permettono al visitatore di entrare appieno nello spirito del tempo e conoscere il contesto in cui nacque e venne edita la rivista.
“Obiettivo dell’iniziativa - spiega l’assessore Andrea Colasio - è restituire un Rodari meno noto, inserito nel cuore delle trasformazioni culturali del secondo dopoguerra, tra impegno editoriale e tensioni della Guerra fredda, con un approccio rigoroso e documentato alla storia”. • (F.T.)
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Elisa Venturini, assessore regionale
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Compiti per le vacanze
Accanto a questo va a rontato il nodo dei Medici di Base: le stime parlano, soltanto per la provincia di Venezia ma la situazione è uniforme in tutto il Veneto, di oltre 360 pensionamenti nel corso del prossimo anno. I bandi per la loro sostituzione prevedono, tra mille di icoltà di reperimento, l’arruolamento di poco più di 150 medici di famiglia. Non certo una soluzione ottimale per una popolazione sempre più anziana. Le Case di Comunità, in fase di inaugurazione in queste settimane,
vanno riempite di personale e strutture. Sullo sfondo la spinosa vicenda del nuovo ospedale di Padova voluto da Regione e Comune, oggetto di accordi, delibere, stanziamenti e protocolli. Pare non ci sia più una completa copertura finanziaria. La Regione ha chiesto una pausa: problema decisamente non di poco conto.
Case di Riposo Il Veneto è l’unica regione, oltre la Sicilia, a non aver mai adottato una riforma delle Ipab
e questo rende meno performanti, in termini economici non certo di servizio, le case di riposo pubbliche. Oggi i dati parlano chiaro: ci sono circa 11mila anziani veneti in lista d’attesa per un posto in una struttura. Decisamente tanti.
Le infrastrutture per lo sviluppo
Alta velocità ferroviaria: avanti piano. Troppo piano. E questo è un grave limite per il territorio regionale. Romea: continua a essere la strada più pericolosa d’Italia. Anche qui dopo decenni di dibattiti urge una soluzione. Autostrada del Mare: si fa o non si fa? E se si come si risolve l’accesso al litorale? Holding autostradale
non se ne parla più: sogno finito? Biglietto unico per i mezzi pubblici, metropolitana di superficie, porti e aeroporti: i dossier sono decisamente molti e pesanti e nessuno di questi può attende. Saranno, dunque, vacanze molto intense se non ci si vorrà ritrovare impreparati alla ripresa quando si dovranno, anche, a rontare i nodi dell’emergenza casa, della regolamentazione del fine vita e del braccio di ferro con Governo e Enel delle concessioni della rete elettrica e degli impianti idroelettrici in scadenza tra pochi anni. Sullo sfondo rimane il nodo dell’autonomia: ma questa è tutta un’altra storia.
Sanità. L’assessore regionale Gino Gerosa: “Va cambiata la mentalità del paziente nell’approccio con l’ospedale”
“CON LE CASE DELLA COMUNITÀ VOGLIAMO RIDURRE GLI ACCESSI AI PRONTO SOCCORSO”
Dopo una carriera da cardiochirurgo e docente universitario, migliaia di interventi e vite salvate (“la soddisfazione più grande”), il professor Gino Gerosa si sta cimentando con la nuova sfida da assessore regionale alla sanità. “Dobbiamo fare delle scelte e agire oggi - spiega - pensando ai pazienti di domani. E chi saranno i pazienti di domani? Rispetto ai decenni scorsi la piramide sociale si è invertita, nel
una medicina reattiva, della serie sei ammalato - ti curo, ad una medicina di previsione che previene la fase acuta. In poche parole, vogliamo fare del Veneto il laboratorio internazionale per l’invecchiamento in buona salute”.
Di questa nuova sanità territoriale le Case della Comunità che stanno aprendo in tutta la Regione diventano un punto di riferimento e la base di partenza: “Le Case della Comunitàcontinua Gerosa - andranno adattate
“In futuro avremo molti pazienti anziani, con la prevenzione vogliamo fare del Veneto il laboratorio internazionale per l’invecchiamento in buona salute”
senso che una volta avevamo quattro figli, due genitori e un nonno, mentre oggi ci troviamo con un figlio e quattro nonni. La società è sempre più anziana e i pazienti di domani saranno over 80, fragili per definizione, con policomorbilità, vale a dire con più patologie, pazienti cronici da tenere il più possibile fuori dall’ospedale e seguire a casa. E per questo serve una sanità territoriale di vicinanza: dobbiamo passare da
alle esigenze dei singoli territori. Per questo bisogna fare una mappatura accurata: per esempio, se in una determinata area ci sono molti diabetici la Casa della Comunità di riferimento dovrà avere gli specialisti che a rontino questa situazione. La prevenzione non può essere considerata un lusso ma diventa un dovere e va adattata alla realtà territoriale in cui è calata”.
Il primo mattone delle Case della
Comunità sono i medici di famiglia, con i quali la Regione ha raggiunto, per prima in Italia, un accordo che permette di fare fronte alle necessità di coprire gli orari di apertura delle nuove strutture. “L’accordo integrativo regionale è un primo passo, - aggiunge l’assessore - stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli per fare delle Case della Comunità il riferimento della sanità territoriale. E’ un cambio di mentalità che coinvolge anche i cittadini, finora abituati a rivolgersi ai Pronto Soccorso per ogni problema. Con le Case della Comunità vogliamo ridurre gli accessi ai pronto soccorso e dare ai pazienti le risposte direttamente sul territorio. Naturalmente vanno seguiti in maniera molto precisa i pazienti affetti da patologie croniche. E’ una sfida che passa anche attraverso la sostenibilità economica”. Nei prossimi mesi pertanto le Case della Comunità prenderanno sempre più forma e verranno calibrate sulle esigenze e sulla realtà dei singoli territori della nostra regione. Sulla carenza dei medici che in questi anni ha portato al ricorso ai “gettonisti” negli ospedali Gerosa fa notare che nei prossimi anni si passerà dalla carenza di medici attuale ad un eccesso di camici bianchi nel 2030. Ed è al futuro che il cardiochirurgo invita a guadare anche nella programmazione del nuovo
ospedale di Padova e, più in generale, di tutta l’organizzazione ospedaliera. “Il nostro compito è quello di prevedere il futuro, per quanto possibile, e di pensare ad un sistema sanitario estremamente dinamico che possa dare le risposte alle esigenze della popolazione fra 15-20 anni. Chiaramente sappiamo quale direzione deve seguire la sanità ma questo deve avvenire in un sistema dinamico. E in questo approccio si inserisce anche il nuovo ospedale di Padova: noi oggi siamo chiamati a progettare una struttura che sarà a servizio dei pazienti del futuro, ed è quindi alle necessità del futuro che dobbiamo
rivolgerci, consapevoli che andiamo verso una società sempre più anziana che dobbiamo cercare di tenere il più possibile lontana dagli ospedali, che servono invece a curare la fase acuta”. In definitiva, chiediamo in chiusura, cosa ha spinto un cardiochirurgo a ermato a cimentarsi nel ruolo di assessore regionale? “Il potere è la possibilità di fare cose buone per gli altri - risponde Gerosa - allora se c’è questa possibilità di fare qualcosa di buono anche a livello regionale, ben venga”.
• Nicola Stievano
Gino Gerosa
Il provvedimento. Ne parliamo con il senatore Udc Antonio De Poli dopo il via libera in Governo e al Parlamento
DEBUTTA IL PIANO CASA DA 10 MILIARDI, “ORA VA GARANTITA LA PIENA ATTUAZIONE”
Senatore Antonio De Poli, perché serve un Piano casa?
Negli ultimi anni il costo degli a itti è aumentato (incremento, di certo, non attribuibile al fenomeno degli a itti brevi) e l’o erta di abitazioni è insu iciente. In Veneto ci sono 454.000 case private vuote e 7850 alloggi ATER non usati (il 20% del totale), mentre oltre 10.000 famiglie aspettando una casa in graduatoria. Giovani famiglie e lavoratori faticano a trovare abitazioni a costi sostenibili. Per noi la casa non è solo un bene ma il luogo in cui si costruiscono famiglia, stabilità e futuro. Il Piano approvato dal centrodestra al Governo e in Parlamento è una risposta strutturale a questa emergenza.
Quali sono i quattro pilastri su cui si fonda il Piano?
Il primo riguarda il recupero degli alloggi di edilizia popolare inutilizzati; il secondo è il rilancio dell’housing sociale, per o rire soluzioni abitative sostenibili a chi non riesce ad accedere né al mercato libero né all’edilizia popolare. Il terzo consiste nella realizzazione di nuovi alloggi a canone calmierato e, infine, il quarto
pilastro è la collaborazione tra pubblico e privato. Una sfida di queste dimensioni non può essere a rontata solo con risorse pubbliche.
Il Piano mobilita circa 10 miliardi di euro. Come verranno utilizzate queste risorse? L’obiettivo è realizzare 100.000 abitazioni nei prossimi 10 anni. Importante è anche il sostegno all’edilizia convenzionata, con abitazioni a prezzi accessibili a quella vasta fascia di cittadini che non ha i requisiti per l’edilizia popolare ma non può permettersi di acquistare una casa ai prezzi di mercato. È un segnale concreto per il ceto medio. Quali sono le misure operative che avranno un impatto più immediato sulla vita delle persone?
imprese, professionisti e operatori. Dal confronto sono nate proposte concrete: l’estensione della cedolare secca al 10% per le locazioni abitative, incentivi per la riqualificazione edilizia, la riforma delle locazioni per restituire maggiore fiducia ai proprietari e favorire l’aumento dell’o erta di alloggi. Stiamo inoltre lavorando alla riforma delle locazioni commerciali, con il canone concordato commerciale per rilanciare negozi di vicinato e botteghe. Molte di queste indicazioni hanno già trovato spazio nel Piano Casa. Questo Piano viene definito un punto di partenza. Quali saranno i prossimi passi?
La misura più saliente è il recupero di 60.000 alloggi di edilizia popolare oggi inutilizzati. A questa si aggiungono il ra orzamento del Fondo Prima Casa (con accesso prioritario per le famiglie con disabili), gli alloggi a canone calmierato e, in questo ambito, la previsione di una “corsia preferenziale” per forze dell’ordine, insegnanti, personale sanitario. Inoltre, è previsto il recupero di negozi sfitti consentendo il cambio di destinazione d’uso per creare alloggi destinati a studenti fuori sede. Infine, cedolare secca al 10% e IMU ridotta per chi a itta a giovani e genitori separati.
Qual è stato il contributo specifico
dell’UDC alla costruzione del Piano Casa?
Come UDC abbiamo promosso a Roma gli Stati Generali dell’Abitare, il punto di arrivo di un percorso iniziato molti mesi prima con tavoli tecnici che hanno coinvolto associazioni di categoria,
La vera sfida dei prossimi anni sarà dare piena attuazione agli strumenti previsti. Uno degli obiettivi prioritari è ampliare la partecipazione agli interventi previsti dal Piano, coinvolgendo in maniera sempre più significativa le piccole e medie imprese, anche artigiane, i professionisti e tutti gli altri operatori della filiera dell’edilizia. Dobbiamo trasformare il diritto all’abitare in una leva di sviluppo, coesione sociale e crescita per l’Italia.
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PARTE DALL’UNIVERSITÀ DI PADOVA L’ULTIMA CACCIA A CARLOS, LO SCIACALLO
La Professoressa Valentine Lomellini, docente associata in Storia delle relazioni internazionali all’Università di Padova e direttrice di Securities (il Centro Studi italiano sulla sicurezza, il terrorismo e la criminalità organizzata), è da poco tornata in libreria con un saggio di grande spessore: Carlos lo sciacallo. Storia del più temuto terrorista internazionale (Edizioni Laterza). Attraverso un meticoloso lavoro d’archivio, Lomellini ha ricostruito la vera storia di un personaggio diventato un’icona, purtroppo in senso negativo, degli anni ‘70 e ’80.
Professoressa Lomellini, partiamo da un mini ritratto: chi è davvero Carlos lo Sciacallo?
Il suo vero nome è Ilich Ramírez Sánchez. È un terrorista internazionale nato
Quanto contano per persone come Carlos l’ideologia politica e la fede religiosa? Sono sentimenti sinceri o solo un’etichetta di facciata?
La “fede rivoluzionaria” è un elemento formativo in quello che oggi chiameremmo processo di radicalizzazione. Ramírez Sánchez nasce e cresce in una famiglia della piccola borghesia: il padre è un avvocato che milita nel Partito Comunista. Nasce quindi in un ambiente molto politicizzato. L’approdo alle istanze rivoluzionarie si sviluppa con il ‘68 globale, che lo vede parte attiva a Londra. Negli anni ‘70 Carlos si avvicina all’ala più radicale del FPLP, una formazione marxista-leninista, entrando nella sezione delle operazioni speciali diretta da Wadi Haddad, che sviluppava
Sulle tracce di Ilich Ramírez Sánchez, personaggio controverso accostato anche a Osama Bin Laden e al centro della cosiddetta “pista palestinese” per la strage di Bologna
in Venezuela, diventato poi studente all’Università Lumumba di Mosca, dove probabilmente è stato arruolato dal KGB. Ha militato nel Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e, con un’identità che è stata precorritrice dei tempi moderni, ha tentato di creare una rete internazionale del terrore nel corso degli anni ‘70. A metà di quel decennio si è persino convertito al jihadismo, anticipando quasi di quarant’anni gli sviluppi del terrorismo religioso contemporaneo. È un personaggio controverso, a cui sono stati dedicati libri, film e serie tv. È anche l’uomo al centro della cosiddetta “pista palestinese” per la strage di Bologna.
azioni terroristiche sul suolo occidentale.
L’ideologia, dunque, ha un’importanza reale. Tuttavia, subentra un’altra dinamica: quando una persona entra nel mondo del terrorismo e della clandestinità, quello diventa il suo unico mondo di riferimento. Non si può tornare indietro.
Carlos è stato arrestato in Sudan nel 1994, anni in cui anche Osama Bin Laden viveva in quel Paese. Un vecchio articolo de Il Manifesto che titolava “Il nuovo Carlos è Bin Laden”. C’è stato un passaggio di testimone o era solo una suggestione giornalistica?
Al momento non abbiamo prove che ci sia stato un legame diretto tra i due.
le notizie del
L’articolo de Il Manifesto la suggestione dell’esistenza di una centrale internazionale del terrore guidata da un singolo capo. Negli anni ‘70-’80 era Carlos, negli anni ‘90-2000 è diventato Bin Laden.I due condividono alcune caratteristiche: la fede islamica, un’ampia disponibilità economica e vasti contatti internazionali. Tuttavia, la modalità d’azione è diversa. Carlos realizza attentati appoggiandosi a un gruppo trasversale, composto da tedeschi occidentali, giapponesi e palestinesi. Bin Laden, invece, promuove una vera e propria “Internazionale del terrore”, un progetto globale di radicalizzazione e di esportazione del Jihad in vari Paesi. Veniamo alla “pista palestinese” per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Cosa ci dicono i documenti?
Nel libro ho analizzato storiograficamente la pista palestinese. Sappiamo che a livello giudiziario le sentenze hanno ritenuto responsabili della strage di Bologna alcuni esponenti del neofascismo italiano. Tuttavia, da tempo alcuni politici ribadiscono il loro scetticismo, sostenendo che la strage sia stata una vendetta del FPLP per l’arresto, avvenuto in Italia nell’autunno ‘79, del palestinese Abu Anzeh Saleh. Secondo questa teoria, l’arresto avrebbe violato il presunto “Lodo Moro”, l’accordo tra il fronte palestinese
e l’Italia per il libero transito delle armi in cambio della neutralizzazione del nostro territorio dagli attentati. Analizzando le fonti, la conclusione a cui arrivo — e che dimostro nel libro — è che questa pista è assolutamente inattendibile. Al contrario, la vicenda di Abu Anzeh Saleh conferma l’esistenza di quell’accordo per evitare attacchi in Italia. Dunque, nessuna ragione legata a questa dinamica può essere addotta come movente per la strage di Bologna. Chiudiamo con un aspetto paradossale: il soprannome di Carlos, “lo Sciacallo”, arriva dal romanzo di Forsyth e dal film omonimo. Poi lo stesso Carlos ha ispirato i libri di Robert Ludlum su Jason Bourne. Essere così “pop” e mediatico si è rivelato un boomerang per un terrorista?
Assolutamente sì. A lungo si è creduto che Carlos fosse la longa manus di Mosca in Occidente. In realtà, consultando i documenti dei servizi segreti bulgari, cecoslovacchi e in parte rumeni, emerge che Carlos era tollerato, ma poi divenne del tutto indesiderato. Essere un terrorista richiede un grado estremo di riservatezza. Carlos, al contrario, aveva un temperamento esibizionista. I servizi dell’Est lo ritenevano un uomo incontrollabile e troppo “popolare” per svolgere un ruolo
strategico occulto. La grande notorietà esplosa nel 1973 gli si è ritorta contro: è stato costretto a fuggire di Paese in Paese fino all’arresto in Sudan nel ‘94, avvenuto anche grazie alle fotografie scattate anni prima dai servizi cecoslovacchi durante le sue permanenze a Praga. In un’epoca in cui di molti terroristi non si conosceva nemmeno il volto, Carlos, con la sua vanità, si è praticamente fregato da solo.
• Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Marmi e graniti selezionati, lavorazioni su misura, sculture e incisioni: una realtà specializzata nell’arte funeraria che accompagna le famiglie con discrezione tra Padova, Venezia e Chioggia,
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La scelta dei materiali è un passaggio fondamentale: Veneta Tombstone utilizza marmi e graniti selezionati, provenienti sia dall’Italia sia dall’estero, scelti per garantire resistenza nel tempo e la capacità di mantenere intatte le caratteristiche estetiche anche a distanza di anni, perché un’opera funeraria deve durare e deve farlo senza perdere dignità
modo più autentico per ricordare. Una lapide non è solo pietra: è memoria che prende forma, è un segno destinato a restare quando tutto il resto si fa sempre più lontano. In questo spazio delicato, che richiede competenza tecnica ma anche una sensibilità che i manuali non insegnano, si inserisce il lavoro di Veneta Tombstone, realtà con sede a Codevigo specializzata nella realizzazione di opere funerarie su misura, con una tradizione fondata sulla lavorazione del marmo e del granito e un’esperienza consolidata che oggi si traduce in una proposta capace di unire qualità dei materiali, precisione tecnica e attenzione ai dettagli che in questo tipo di lavoro non è mai un accessorio ma
La lavorazione unisce tecnologie moderne e intervento artigianale, dal taglio alla lucidatura fino all’assemblaggio e alla posa in opera, con ogni fase seguita con precisione e con quella continuità di controllo che solo chi conosce profondamente il proprio mestiere riesce a garantire. Ma in questo ambito la tecnica, da sola, non basta e non è mai bastata. La realizzazione di un’opera funeraria avviene in un momento particolarmente delicato della vita di una famiglia, e proprio per questo il rapporto umano assume un valore che non è secondario alla qualità del marmo o alla precisione dell’incisione, ma ne diventa parte integrante e inscindibile. Veneta Tombstone accompagna le famiglie con discrezione, offrendo consulenza e supporto nella scelta delle soluzioni più adatte, rispettando tempi, sensibilità e necessità di chi si trova ad affron-
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Dottoressa Benini, ci siamo. L’Ulss 6 Euganea ha avviato la rete delle sue 20 Case della Comunità nel Padovano: un investimento da 40 milioni di euro per una vera e propria rivoluzione culturale. C’è già l’accordo con 150 medici di base per coprire i turni diurni. Come si strutturerà concretamente il servizio per evitare che queste strutture restino “scatole vuote” e siano davvero utili ai cittadini?
Come dice la parola stessa, sono “Case della Comunità”: dentro non troveremo solo medici e infermieri di famiglia, ma un’intera rete di servizi integrati. Alcune prestazioni, già esistenti, vengono ricollocate in queste strutture riorganizzate o costruite ex novo; altre sono invece completamente inedite. La novità principale è la presenza del medico all’interno della struttura per 12 ore al giorno, in continuità diurna. A questo si affiancherà la continuità assistenziale per la notte e i fine settimana, che sarà garantita o direttamente nei presidi o tramite punti di riferimento sul territorio.
L’obiettivo è inserire stabilmente in ogni sede il medico, l’infermiere di famiglia, i punti prelievi e il Punto Unico d’Accesso (PUA). Inoltre, grazie alla collaborazione con i Comuni, ci sarà l’assistente sociale per garantire una risposta a 360 gradi. È importante però capire che non tutte le specialità mediche saranno presenti ovunque: distribuiremo gli specialisti in base alle risorse disponibili e alle specifiche necessità dei diversi territori. È un processo in itinere; non parliamo di un interruttore che si accende e si spegne, ma di un avvio graduale che richiede tempo.
A proposito di servizi assistenziali, il numero unico regionale 116117 ha registrato circa 20.000 chiamate in poco più di un mese. Ci spiega esattamente come funziona e come si integrerà con la rete delle Case della Comunità?
Il 116117 è il numero unico regionale per le cure mediche non urgenti, gestito da una centrale operativa che si trova a Vicenza. Gli operatori sono personale laico, non medici, ma sono in grado di orientare perfettamente il cittadino grazie a una mappatura totale e dettagliata della nostra organizzazione sanitaria
e all’ausilio dell’intelligenza artificiale.
In base alla domanda dell’utente — che spesso riguarda la guardia medica, ma può anche essere di tipo informativo o sociale — viene fornita la risposta più adatta. Se la richiesta si rivela un’urgenza sanitaria, interviene il medico di centrale o la chiamata viene trasferita direttamente al 118. I tempi di risposta della centrale sono rapidissimi, circa 5-6 minuti, mentre la successiva presa in carico da parte del medico per i casi non urgenti avviene in meno di 50-55 minuti. Un ottimo standard.
I sindaci del Veneto hanno grandi aspettative, ma temono anche di fare da “parafulmine” per eventuali disservizi iniziali. Qual è il loro ruolo e come possiamo rassicurarli?
Il sindaco è la massima autorità sanitaria della comunità che rappresenta. Possiamo rassicurarli sul fatto che questo progetto è governato in modo molto stringente. Stiamo potenziando i flussi informativi e sto incontrando personalmente molti primi cittadini, specialmente nei territori dove le strutture sono più ampie o presentano maggiori complessità.
I Comuni hanno in capo la gestione del sociale puro. L’integrazione con la sanità avverrà proprio nel Punto Unico d’Accesso della Casa della Comunità, dove è prevista la presenza dell’assistente sociale del Comune, se necessario su appuntamento. Non dobbiamo pensare a un passaggio drastico del tipo “chiudo una vecchia struttura la sera e ne apro una nuova e perfetta il mattino dopo”. È un’evoluzione continua che richiede un forte scambio informativo tra noi e i sindaci.
Ulss 6, parte la rivoluzione delle Case della Comunità
Benini: «ecco la nuova sanità del territorio»
Questa fusione tra sanità e sociale rappresenta quindi un vero cambio di paradigma? Assolutamente sì. Cambia il modello organizzativo: alla Casa della Comunità sul versante sanitario corrisponde l’ATS (Ambito Territoriale Sociale) sul versante dei Comuni. È un potenziamento necessario perché la nostra è una “Ulss” con due “S”, ovvero un’azienda socio-sanitaria che vive dell’integrazione tra prestazioni mediche e servizi sociali del territorio.
Passiamo alla cronaca. A Selvazzano è stato registrato il primo caso di Dengue, sollevando subito allerta e preoccupazione tra la popolazione. Qual è lo stato dell’arte e quali sono le previsioni per l’estate? Non parlerei di emergenza. Al momento si tratta di un caso singolo e d’importazione, contratto da un cittadino durante un viaggio all’estero e non sul nostro territorio. Il Dipartimento di Prevenzione è intervenuto con estrema tempestività subito dopo la diagnosi, avviando la disinfestazione in un raggio di 300 metri attorno all’abitazione per eliminare le zanzare che avrebbero potuto infettarsi pungendo la persona malata.
La guardia deve restare alta, ma l’aiuto fondamentale deve arrivare dai cittadini. Per contrastare la Dengue, così come il virus West Nile o la Chikungunya, è indispensabile svuotare
costantemente tutti i ricettacoli di acqua stagnante: sottovasi, bacinelle, piccole piscine. Evitare il ristagno d’acqua è la prima vera difesa per impedire la proliferazione delle zanzare. Un’ultima domanda personale. Guidare una macchina complessa come l’Ulss 6 Euganea richiede un impegno totale. Lei arriva dall’esperienza al vertice di Verona, ma a Padova era già stata direttore sanitario. Come vive questa nuova sfida che tocca anche la mentalità dei cittadini e delle istituzioni?
Sono convinta che cambiare sia bellissimo, perché porta sempre nuovi stimoli a prescindere dall’età e dall’esperienza. Torno a Padova arricchita dagli anni trascorsi a Verona, ma il segreto è arrivare sempre con l’umiltà di chi sa di dover approfondire ogni dinamica locale, unita alla determinazione di voler dare un’impronta chiara agli obiettivi da raggiungere. Questo si fa condividendo il progetto con la squadra. Non esiste un uomo solo al comando; il direttore generale è come il direttore di una grande orchestra. Se non creiamo senso di appartenenza e soddisfazione professionale nelle persone che lavorano con noi, le riforme rimarranno sulla carta. I rapporti personali che si creano all’interno dell’organizzazione sono il vero motore per raggiungere risultati incredibili.
Vincenzo Gottardoo
Solidarietà. Oltre 40 milioni investiti (65% Pnrr), più di 150 medici e potenziamento degli infermieri
L’Ulss 6 Euganea attiva le 20 Case della Comunità Oltre
Le venti Case di comunità dell’Ulss 6 Euganea sono state attivate e ora entrano nella fase di progressiva implementazione dei servizi. I cantieri si sono conclusi nei tempi previsti dal Pnrr e le strutture, distribuite nel territorio provinciale, sono pronte a diventare uno dei cardini della nuova sanità di prossimità.
L’investimento complessivo supera i 40 milioni di euro, di cui circa il 65% finanziato con fondi Pnrr. L’obiettivo è costruire una rete capace di offrire ai cittadini assistenza di base, prevenzione, presa in carico delle cronicità e servizi integrati tra ambito sanitario e sociale.
A fare il punto sull’avvio del nuovo modello è stata la direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea, Patrizia Benini, durante una conferenza stampa organizzata in contemporanea con le altre aziende sanitarie del Veneto, su indicazione della Regione.
«È una rivoluzione culturale, perché si modificano i modelli organizzativi e non si fanno solo traslochi di attività», ha spiegato Benini. Le Case di comunità, dunque, non nascono come semplici contenitori di servizi
La
tecnologia
già esistenti, ma come luoghi pensati per cambiare il modo in cui la sanità territoriale risponde ai bisogni dei cittadini.
Uno dei passaggi centrali riguarda la presenza dei medici. Sono oltre 150 quelli che hanno dato la propria disponibilità, per un totale di più di 1.100 ore. Il modello prevede, dal lunedì al venerdì, la presenza in ciascuna struttura di un medico di medicina generale o comunque di un medico H12. Nelle ore notturne, il sabato e la domenica, il riferimento resterà invece la continuità assistenziale, la cosiddetta guardia medica.
Accanto ai medici ci sarà anche l’infermiere di famiglia, figura già presente nel sistema e che l’Ulss punta a rafforzare nei prossimi mesi. Sarà uno degli elementi fondamentali per seguire i pazienti più fragili, accompagnare le persone con patologie croniche e favorire una presa in carico più vicina al territorio. La macchina organizzativa si è messa in moto dopo l’accordo sindacale. Il Veneto, ha ricordato la direzione dell’Ulss, è stata la prima Regione a chiuderlo, circa dieci giorni fa, prima dell’accordo na-
zionale. Da lì sono partiti i bandi ai quali i medici hanno risposto. Ora il lavoro dell’azienda sarà distribuire le disponibilità raccolte tra le venti sedi.
Resta ancora da completare la copertura dell’intero fabbisogno, ma l’Ulss rivendica il percorso avviato e il lavoro svolto per utilizzare al meglio le risorse disponibili, in un contesto in cui personale e ore restano comunque limitati.
«Sono soddisfatta del percorso soprattutto perché vedo un grande lavoro di squadra», ha aggiunto Benini, citando la collaborazione tra parte tecnica, amministrativa e sanitaria, medici di medicina generale, sindacati e continuità assistenziale.
«Quando tutti lavorano insieme, il risultato lo portiamo a casa».
L’avvio delle Case di comunità segna quindi un cambiamento importante, ma graduale. «Non è un interruttore che la sera si spegne e la mattina si riaccende con una cosa completamente diversa», ha concluso Benini. La sfida, ora, sarà trasformare queste strutture in punti di riferimento quotidiani per cittadini, famiglie e pazienti cronici.
Sara Busato
mille cinquantenni controllati
Sono già più di mille i cittadini sottoposti ai controlli del programma regionale Cardio50, lo screening cardiovascolare promosso dall’Ulss 6 Euganea e rivolto alle persone che nel 2026 compiono cinquant’anni.
L’iniziativa, partita lo scorso novembre, punta a intercettare in anticipo eventuali condizioni di rischio in persone che non hanno ancora ricevuto diagnosi di patologie cardiovascolari. I primi risultati mostrano un quadro significativo: circa un partecipante su tre ha scoperto valori anomali di pressione arteriosa, colesterolo o glicemia, mai rilevati prima, e dovrà ora approfondire la situazione con il proprio medico di famiglia.
Tra le oltre mille persone coinvolte prevalgono leggermente le donne, che rappresentano il 55%degli utenti. Un altro dato riguarda gli stili di vita: il 40% dei partecipanti, pur avendo parametri clinici nella norma, presenta almeno un fattore di rischio modificabile, come fumo, consumo eccessivo di alcol, dieta poco equilibrata, sedentarietà o sovrappeso. Per queste persone l’Ulss ha attivato percorsi di accompagna-
mento con consigli personalizzatie la possibilità di accedere a servizi dedicati, tra cui consulenze nutrizionali, programmi di attività fisica e supporto per smettere di fumare o ridurre il consumo di alcol.
Il progetto prevede anche un controllo successivo a circa sei mesi, per valutare se le indicazioni ricevute abbiano portato a un miglioramento delle abitudini quotidiane Lo screening è completamente gratuito e non serve l’impegnativa del medico. Le visite vengono effettuate nelle sedi di Padova Centro, Padova Ai Colli, Camposampiero e Monselice dal personale del Dipartimento di Prevenzione. Durante il controllo vengono raccolte informazioni sugli stili di vita e vengono misurati peso, altezza, circonferenza della vita e pressione arteriosa. Sono inoltre effettuati gli esami di glicemia e colesterolo attraverso un semplice prelievo di una goccia di sangue. I cittadini nati nel 1976 possono aderire autonomamente prenotando la visita attraverso il portale dedicato dell’Ulss 6 Euganea.
Redazione Salute
che
cura:
come GPI sta cambiando la sanità digitale italiana
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Gche sviluppa software, servizi e tecnologie per la sanità. Con 7.800 persone, oltre 9.000 clienti tra strutture pubbliche e private e una presenza in più di 70 Paesi, è uno dei principali attori europei nella trasformazione digitale dei sistemi sanitari. I numeri del 2025 - 546 milioni di euro di ricavi, in progressivo aumento - raccontano un’azienda che sta trasformando decenni di esperienza in crescita concreta. Ma i numeri da soli dicono poco. Ciò che distingue GPI è la visione che orienta ogni scelta: la tecnologia in sanità non serve a sostituire i medici né a complicare il lavoro degli operatori o l’esperienza dei pazienti.
Serve a rimuovere gli ostacoli burocratici e informativi che oggi rallentano le cure, sprecano risorse e rendono più dif cile prendere decisioni cliniche nel momento giusto. Un approccio che si declina lungo l’intero percorso di cura: dall’ospedale al territorio, no all’assistenza a domicilio del In particolare, l’intelligenza arti ciale non è una componente che si aggiunge ai sistemi esistenti, bensì si integra direttamente negli strumenti che medici e specialisti usano ogni giorno. Le applicazioni spaziano dal riconoscimento vocale dei segnali precoci di patologie cardiovascolari, neurodegenerative o di burnout negli operatori, a modelli probabilistici che supportano i centri di prenotazione nell’ottimizzare le liste d’attesa, no a sistemi predittivi che anticipano con elevata precisione i picchi di accesso al pronto soccorso. Un impegno che GPI ha formalizzato anche sul piano internazionale, essendo tra i primi operatori ad aver ottenuto la certi cazione ISO/IEC 42001, lo standard che de nisce i requisiti per un uso etico e trasparente dell’intelligenza arti ciale.
La stessa attenzione si ritrova sul fronte della sicurezza dei dati sanitari, una questione che tocca direttamente ogni cittadino. GPI ha scelto di aderire con convinzione a Intacture, un progetto di partenariato pubblico-privato che ha pochi equivalenti in Europa: un data center ricavato all’interno di una miniera attiva in Trentino, dove la roccia garantisce protezione sica naturale e il raffrescamento passivo della montagna abbatte i consumi energetici. Un’infrastruttura progettata per garantire elevati standard di sicurezza, continuità operativa e sovranità del dato, temi sempre più centrali nella gestione delle informazioni sanitarie.
Trasformare la sanità attraverso la tecnologia è un lavoro lungo, fatto di competenze accumulate nel tempo e di scelte strategiche. Con oltre 35 anni di attività, GPI continua a investire nello sviluppo di soluzioni digitali per la sanità, rafforzando la propria presenza sia in Italia sia sui mercati internazionali, con visione e sguardo rivolto al futuro.
Il confronto. Il direttore generale dell’Area Sanità e Sociale del Veneto incontra i vertici dell’Istituto di Ricerca Pediatrica di Padova
Ricerca pediatrica e prevenzione, Ruscitti visita Città della Speranza
Rafforzare il legame tra ricerca scientifica, prevenzione e sanità pubblica per costruire un futuro più sicuro per bambini, adolescenti e giovani generazioni. È questo il messaggio emerso dalla visita istituzionale del direttore generale dell’Area Sanità e Sociale della Regione Veneto, Giancarlo Ruscitti, all’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza di Padova. L’incontro, avvenuto venerdì 10 luglio, ha rappresentato un’occasione di confronto tra istituzioni e mondo della ricerca sulle prospettive della medicina pediatrica, della prevenzione e dell’innovazione clinica. Ad accogliere Ruscitti sono stati i vertici di Città della Speranza: il presidente della Fondazione Marino Finozzi, l’amministratore delegato dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Gen. Stefano Lupi e il direttore scientifico dell’IRP, professor Eugenio Baraldi. Durante la visita il direttore generale ha potuto conoscere da vicino le attività dei laboratori dedicati all’Oncoematologia, alla Genetica e alle Malattie Rare, all’Area di Medicina Predittiva e alla Microscopia, accompagnato dalla professoressa Alessandra Biffi, coordinatrice dell’Area Oncoematologia, e dal professor Leonardo Salviati, coordinatore dell’Area Genetica
e Malattie Rare. “È un piacere essere tornato in questa struttura con un ruolo istituzionale – ha dichiarato Ruscitti – e ho apprezzato il lavoro svolto nella ricerca, anche per la capacità di creare condizioni favorevoli affinché giovani ricercatori possano restare e sviluppare qui il proprio percorso professionale”. Al centro dell’intervento del direttore generale vi è stata la necessità di tradurre sempre più rapidamente i risultati della ricerca in applicazioni cliniche concrete, capaci di migliorare la qualità delle cure rivolte ai pazienti più giovani. “Il nostro obiettivo deve essere portare più pratica clinica nella ricerca, così da migliorare la qualità dell’assistenza per bambini, bambine e adolescenti con problemi di salute – ha spiegato Ruscitti -. Accanto a questo, diventa fondamentale lavorare sugli stili di vita e sulla prevenzione”. Secondo il direttore generale, il progressivo invecchiamento della popolazione impone nuove strategie sanitarie. Il Veneto, ha ricordato, punta a diventare un punto di riferimento nell’ambito dell’invecchiamento attivo, attraverso politiche di prevenzione e promozione della salute.
“Tra dieci anni una persona su cinque tra i residenti veneti avrà più di 80 anni e tra
vent’anni la quota salirà a una su quattro – ha sottolineato Ruscitti -. Dobbiamo quindi investire oggi sugli stili di vita corretti e sulla prevenzione secondaria, perché il futuro vedrà aumentare anche la presenza di patologie complesse che richiederanno risposte sempre più avanzate”. In questo scenario, la ricerca assume un ruolo strategico, soprattutto nella gestione delle malattie oncologiche e delle patologie rare. “Le possibilità di cura dei pazienti oncologici sono cresciute molto –ha aggiunto Ruscitti – ma dobbiamo continuare a impegnarci, intervenendo anche sui giovani e sugli adolescenti attraverso percorsi innovativi e una collaborazione sempre più stretta tra ricerca e sistema sanitario”.
La visita si è conclusa con l’auspicio di avviare una collaborazione stabile tra Regione Veneto e Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza, con l’obiettivo comune di sostenere la ricerca, promuovere la prevenzione e tutelare la salute delle nuove generazioni. “Sono certo – ha concluso Ruscitti – che su queste basi potremo costruire una collaborazione concreta e proficua. Questa giornata rappresenta soltanto l’inizio di un percorso condiviso”. Redazione Salute
Policlinico di Abano, primo intervento in Italia con protesi d’anca in ceramica di rivestimento
Il reparto di Ortopedia e Traumatologia del Policlinico di Abano segna un importante passo avanti nella chirurgia protesica dell’anca, eseguendo il primo intervento in Italia con protesi di rivestimento interamente in ceramica impiantata con tecnica mini-invasiva. L’innovativa procedura è stata realizzata dall’équipe guidata dal dottor Antonio Camporese, responsabile dell’unità operativa, su due pazienti, un uomo di 54 anni e una donna di 52, entrambi affetti da una grave forma di artrosi dell’anca.
I due interventi si sono conclusi con successo e i pazienti sono stati dimessi dopo appena tre giorni di degenza, avviando immediatamente il percorso riabilitativo.
La tecnica del “resurfacing” è indicata soprattutto per pazienti giovani e con uno stile di vita attivo. A differenza della tradizionale protesi totale d’anca, consente di conservare gran parte della testa e del collo del femore, sostituendo esclusivamente le superfici articolari compromesse dalla malattia e preservando così una maggiore quantità di tessuto osseo.
L’elemento più innovativo è rappresentato dall’impiego della ceramica. «Questa protesi – spiega il dottor Antonio Camporese – permette di preservare gran parte dell’osso del femore e rappresenta un significativo passo avanti nel trattamento dell’artrosi. La ceramica è un materiale a bassissima usura, altamente biocompatibile e progettato per mantenere inalterate le proprie caratteristiche nel tempo. Inoltre, non rilascia ioni metallici, eliminando uno dei principali limiti delle precedenti protesi metalliche, che potevano favorire fenomeni infiammatori». L’intervento conferma il ruolo del Policlinico di Abano tra i centri di riferimento nazionali per l’innovazione nella chirurgia ortopedica e nella ricerca di soluzioni sempre meno invasive e più efficaci per il recupero dei pazienti.
Azienda Ospedaliera di Padova capitale dei trapianti: primo posto in Italia
Nel 2025 l’Azienda Ospedale-Università conferma la leadership nazionale con 239 trapianti di rene, 37 di polmone e 12 di pancreas. Un risultato costruito su ricerca, innovazione e lavoro di squadra.
L’Azienda Ospedale-Università di Padova si conferma uno dei principali punti di riferimento della sanità italiana, conquistando anche nel 2025 il primo posto nazionale per numero di trapianti di rene, pancreas e polmoni. Un primato che non rappresenta soltanto un dato statistico, ma testimonia la capacità di un centro altamente specializzato di coniugare competenze chirurgiche, ricerca scientifica, innovazione tecnologica e organizzazione assistenziale, offrendo ogni anno una nuova possibilità di vita a centinaia di pazienti.
I numeri parlano da soli. Nel corso del 2025 sono stati effettuati 239 trapianti di rene, di cui ben 57 da donatore vivente, 37 trapianti di polmone e 12 di pancreas. Prestazioni che consentono all’ospedale padovano di mantenere la leadership italiana in tre tra le più complesse attività della chirurgia dei trapianti. Dietro questi risultati c’è il lavoro di équipe che coinvolge centinaia di professionisti. Un ruolo centrale è svolto dalla Chirurgia dei Trapianti di Rene e Pancreas diretta dalla professoressa Lucrezia Furian e dalla Chirurgia Toracica gui-
data dal professor Andrea Dell’Amore, reparti che negli ultimi anni hanno consolidato un’attività di altissimo livello, riconosciuta a livello nazionale e internazionale. La riuscita di un trapianto, infatti, è il risultato di un percorso che coinvolge chirurghi, anestesisti, infermieri,
immunologi, rianimatori, tecnici, personale di laboratorio e ricercatori, oltre alla complessa rete della donazione degli organi. Il dato sui trapianti da donatore vivente assume un significato particolare. I 57 interventi effettuati nel 2025 dimostrano infatti
Caldo record, l’ULSS 6 Euganea attiva il piano estivo per
L’Azienda ULSS 6 Euganea ha attivato il piano straordinario per affrontare l’emergenza caldo dell’estate 2026, con un sistema di interventi pensato per tutelare anziani, bambini, persone con patologie croniche e tutti i cittadini maggiormente esposti ai rischi delle alte temperature. Il protocollo coinvolge in modo coordinato ospedali, servizi territoriali, medici di famiglia, pediatri, continuità assistenziale, Suem 118, Numero Unico Europeo 116117, servizi sociali, volontariato ed enti locali. L’obiettivo è garantire un’assistenza tempestiva attraverso una rete integrata capace di monitorare le situazioni di maggiore fragilità, fornire informazioni utili per prevenire i colpi di calore e intervenire rapidamente in caso di necessità. Medici di medicina generale e pediatri assicurano la
quanto sia cresciuta la cultura della donazione e quanto l’esperienza maturata a Padova rappresenti un punto di riferimento per pazienti provenienti da tutto il Paese. L’attività dell’ospedale richiama infatti persone anche da fuori regione, confermando il ruolo dell’Azienda come polo di eccellenza del Servizio sanitario nazionale. La leadership nei trapianti si inserisce in un percorso di crescita costante. Già nei primi cinque mesi del 2026 il Centro Trapianti di Rene e Pancreas aveva raggiunto il traguardo dei primi cento interventi dell’anno, confermando un ritmo di attività tra i più elevati d’Europa e lasciando intravedere un’ulteriore stagione di risultati importanti. Il primato padovano è anche il simbolo di una sanità che continua a investire in innovazione, formazione e ricerca. In un settore dove ogni intervento richiede organizzazione perfetta, tecnologie avanzate e competenze multidisciplinari, i risultati ottenuti dimostrano come l’eccellenza non sia il frutto di un singolo reparto, ma di un sistema capace di lavorare in modo integrato. Per centinaia di pazienti in lista d’attesa, tutto questo significa una concreta possibilità di tornare a vivere grazie a cure di altissimo livello che fanno di Padova uno dei principali punti di riferimento italiani per la medicina dei trapianti.
disponibilità per le richieste di visite domiciliari nelle ore mattutine, mentre la continuità assistenziale resta operativa nelle fasce orarie notturne e nei giorni festivi. Sempre attivi, 24 ore su 24 e sette giorni su sette, anche il Servizio Infermieristico di Assistenza Domiciliare, la Centrale Operativa dell’assistenza domiciliare e la Centrale Operativa Territoriale. Un ruolo fondamentale è affidato al numero europeo 116117, che orienta i cittadini verso il servizio più appropriato per i bisogni sanitari e socio-sanitari non urgenti, lavorando in stretta sinergia con il Suem 118, che continua a gestire tutte le emergenze. Al piano partecipano inoltre l’Azienda Ospedale-Università di Padova, l’Istituto Oncologico Veneto e il Policlinico di Abano Terme, che collaborano nella presa in carico dei pazienti più vulnerabili.
Per facilitare l’accesso alle informazioni, la Regione Veneto mette inoltre a disposizione il numero verde gratuito 800 535 535, collegato al servizio di telesoccorso e telecontrollo.L’ULSS 6 richiama infine alcune semplici regole di prevenzione: evitare di uscire nelle ore più calde, bere frequentemente acqua, consumare pasti leggeri, indossare abiti chiari e leggeri, mantenere freschi gli ambienti domestici e prestare particolare attenzione alle persone anziane e a chi soffre di malattie cardiovascolari, respiratorie o diabete. In caso di sospetto colpo di calore è importante spostare la persona in un luogo fresco, raffreddarla gradualmente, idratarla se cosciente e chiamare immediatamente il 118 se compaiono perdita di coscienza o difficoltà respiratorie.
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