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lapiazza del mir nord - giu26

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A Noale è scontro politico tra Celeghin e la giunta Sorino per le strisce blu

La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma

La Lega vive settimane di profonda e sotterranea fibrillazione, e l’epicentro di questa scossa si trova, ancora una volta, in Veneto. L’esito del recente Consiglio federale di Roma, risoltosi con un congelamento delle nomine dei vicesegretari, ha plasticamente descritto lo stato di tesa tregua che attraversa via Bellerio. Quello che apparentemente si presenta come un rinvio tecnico, nei fatti nasconde un confronto serrato sul futuro identitario del partito, con il Veneto a fare da capofila di una richiesta chiara: rimettere i territori e i governatori al centro della cabina di regia.

Dal punto di vista della base e dei quadri veneti, il dibattito attuale va ben oltre la pura assegnazione delle poltrone. La trattativa reale si muove lungo l’asse tra il segretario federale Matteo Salvini e la figura più rappresentativa del leghismo veneto, Luca Zaia.

La prospettiva emersa nelle ultime ore non vede semplicemente l’ex Doge nel ruolo di vice, bensì come potenziale garante di una decisa “svolta a Nord” . Un assetto che sul piano dei pesi politici interni avrebbe lo scopo di blindare l’eredità e il controllo politico delle storiche roccaforti settentrionali.

Più poteri alle Regioni: la Cgil mette in guardia

E OBIETTIVI RAGGIUNTI

servizi alle pag. 4-5

Veneto primo in Italia: medici di famiglia nelle Case di Comunità

AUTONOMIA DIFFERENZIATA, CONFRONTO SERRATO, STEFANI: “RICHIESTE SACROSANTE”

E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA

• Nicola Stievano

a pag. 21

Il tempo scorre inesorabile: il 30 giugno 2026 non è più una data cerchiata in rosso sul calendario di amministratori e tecnici, ma una scadenza immediata che bussa alle porte dei nostri municipi e u ici. Anche per il Veneto questa non è una scadenza qualunque: è il momento della verità per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’ora in cui i progetti devono trasformarsi definitivamente in opere compiute, i cantieri devono chiudersi e la burocrazia deve lasciare spazio ai fatti.

segue a pag. 3

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FACCIAMO IL PUNTO

UNIONE COMUNI DEL MIRANESE, NUOVO

STATUTO E SERVIZI RAFFORZATI

L’uscita del Comune di Spinea dall’Unione dei Comuni del Miranese non ha rallentato il percorso dell’ente sovracomunale. Al contrario, Mirano, Martellago, Noale e Salzano rilanciano il progetto con un nuovo Statuto che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027. L’obiettivo è ra orzare la gestione condivisa dei servizi e consolidare un modello amministrativo fondato sulla collaborazione tra i Comuni aderenti. Il nuovo articolo 9 dello Statuto definisce infatti le funzioni già gestite in forma associata e quelle che entreranno progressivamente nella competenza dell’Unione. Restano confermati Polizia Locale, Protezione Civile e Controllo di Gestione. Tra le novità figurano invece il servizio personale e le notifiche amministrative. In particolare, la gestione del personale sarà centralizzata: concorsi, selezioni, mobilità e assunzioni verranno coordinati in forma unitaria. Importanti cambiamenti riguardano anche la Protezione Civile. All’Unione spetteranno la pianificazione delle emergenze, l’aggiornamento dei piani e le attività di prevenzione, mentre ai sindaci resteranno le competenze operative previste dalla normativa nazionale.

È però sul fronte della Polizia Locale che il nuovo corso mostra già risultati concreti. Il servizio è stato riorganizzato con maggiore specializzazione nei settori dell’infortunistica, del commercio e dell’ambiente. L’organico è stato completato con sei nuovi operatori arrivati nel 2026, portando il totale a 32 unità tra agenti e u iciali. Nei primi quattro mesi dell’anno sono state contestate 1.885 sanzioni, rilevati 44 incidenti e svolti 75 controlli edilizi e ambientali. Attivata anche una nuova control room integrata per il monitoraggio in tempo reale.

“L’approvazione del nuovo Statuto rappresenta un passaggio importante per il futuro dell’Unione”, ha sottolineato il sindaco di Salzano e presidente pro tempore Luciano Betteto.

• Riccardo Musacco

Controlli in aumento del 30% nei primi mesi del 2026

E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA

Guardando i dati del monitoraggio territoriale, emerge un quadro di indiscutibile orgoglio per il nostro Nord-Est. Il Veneto si conferma locomotiva d’Italia anche nella capacità di spendere e realizzare. Nella nostra regione viene gestita una mole finanziaria monumentale da 14,3 miliardi di euro per 64.800 progetti complessivi: una transizione che ha già portato alta tecnologia negli ospedali, nuove strutture di cura e assistenza e un tasso di completamento dei cantieri comunali superiore alla media nazionale. Questi numeri ci dicono che la macchina amministrativa locale ha retto l’urto.

Laddove lo Stato centrale ha spesso mostrato fiatone e ritardi, stavolta il pragmatismo degli enti locali ha risposto positivamente. I sindaci e i tecnici dei piccoli comuni, spesso lasciati soli a combattere con la piattaforma ReGiS, hanno fatto i salti mortali, supportati negli ultimi mesi dalle task force di esperti per evitare il blocco delle autorizzazioni e dei cantieri e veder sfumare i generosi fondi messia disposizione. Ora è tempo di tirare le somme, di completare i cantieri e poi la rendicontazione. Tuttavia è necessaria una riflessione più profonda che vada oltre il 30 giugno e il 31 agosto, l’ultima data utile per la rendicontazione. La vera sfida, infatti, comincia il giorno dopo. Cosa ce ne faremo di queste

infrastrutture se non avremo le risorse umane per gestirla? Abbiamo costruito asili nido, ma avremo i fondi di bilancio corrente per assumere gli educatori? Stiamo digitalizzando la sanità e creando Case della Comunità, ma dove troveremo i medici e gli infermieri per riempirle, vista la crisi vocazionale del settore? A complicare ulteriormente il quadro, sul fronte sanitario, è lo stallo a livello nazionale sulla riforma della medicina territoriale che riguarda per l’appunto il ruolo dei medici di base nelle nuove Case della Comunità. Il PNRR è stato pensato come una straordinaria iniezione di capitale per le strutture, non per la spesa corrente. Il rischio concreto è di ritrovarsi con scatole tecnologiche bellissime, con edifici nuovi e all’avanguardia ma desolatamente vuoti. Il Veneto ha dimostrato di saper spendere e costruire rispettando quasi sempre tempi e procedure. Ora, però, la politica locale e nazionale deve pretendere una fase due, che va ben oltre il 2026: riforme strutturali e risorse correnti per far funzionare ciò che è stato realizzato, a partire dalla sanità, non certo questione di poco conto. Altrimenti, la più grande opportunità di questo quarto di nuovo secolo rischia di trasformarsi in un monumento all’e icienza edilizia, privo di un’anima sociale e non in sintonia con le necessità quotidiane.

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del Miranese Nord

PNRR/1. Confronto acceso a Martellago tra maggioranza e opposizione

CENTRI PER ANZIANI: CORSA CONTRO

IL TEMPO PER I PROGETTI, ED E’ POLEMICA

Tra i progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che stanno impegnando maggiormente l’amministrazione di Martellago c’è la realizzazione dei due nuovi centri di aggregazione per anziani, un intervento sostenuto da un contributo Pnrr di 1,54 milioni di euro e da una quota crescente di risorse comunali. Proprio quest’ultimo aspetto è stato al centro del dibattito sviluppatosi in consiglio comunale melle scorse settimane in occasione dell’approvazione di una nuova variazione di bilancio da 150 mila euro. Si tratta del secondo intervento correttivo sul quadro economico dell’opera dopo una precedente integrazione da 650 mila euro già approvata nei mesi scorsi. Complessivamente, il contributo richiesto al bilancio comunale sale così a 800 mila euro. Nel corso della discussione, il consigliere Alessio Boscolo (in foto) ha espresso le preoccupazioni della minoranza per il progressivo aumento delle risorse comunali necessarie a completare l’intervento. Al centro delle osservazioni non vi è soltanto la crescita dei costi rispetto alle previsioni iniziali, ma anche il contesto temporale nel quale tali variazioni si collocano. La data di fine giugno 2026 rappresenta infatti uno spartiacque per l’intero programma Pnrr. Le opere dovranno essere concluse, collaudate e rendicontate secondo le modalità previste dai finanziamenti europei. Un

cronoprogramma stringente che sta mettendo sotto pressione amministrazioni, progettisti e imprese in tutta Italia. Secondo le opposizioni, il susseguirsi di adeguamenti economici durante l’esecuzione dei lavori, potrebbe essere il segnale di di icoltà che meritano un monitoraggio costante, soprattutto alla luce dei tempi ridotti ancora disponibili. Il timore espresso in aula è che eventuali ritardi, imprevisti tecnici o ulteriori incrementi di spesa possano complicare il rispetto delle scadenze fissate. “La questione non è solamente amministrativa - sottolinea Boscolo. In caso di mancato completamento degli interventi nei termini previsti, il rischio teorico per gli enti beneficiari è quello di trovarsi esposti a contestazioni sulla rendicontazione dei fondi ricevuti, con possibili ripercussioni sul quadro finanziario delle opere. Uno scenario che, pur non essendo stato prospettato come imminente nel caso specifico, rappresenta uno dei temi più dibattuti a livello nazionale nella fase finale di attuazione del Pnrr”. A queste osservazioni ha replicato l’assessore comunale ai lavori pubblici Luca Faggian, che ha ricondotto la nuova variazione a esigenze emerse nel corso della realizzazione dell’intervento e ha ribadito la piena volontà del Comune di portare a termine le opere nei tempi previsti. L’assessore ha inoltre sottolineato come il contributo Pnrr continui

a rappresentare la componente principale del finanziamento e come gli adeguamenti approvati siano finalizzati proprio a garantire il completamento dei lavori e il raggiungimento degli obiettivi progettuali. In questo quadro, l’andamento dei lavori dei due centri di aggregazione per anziani rappresenta uno dei test più significativi per valutare lo stato di avanzamento

Scuola Marconi e riordino del centro, gli interventi simbolo a Scorzè

AScorzè uno degli interventi simbolo realizzati con i fondi del Pnrr è stato quello della costruzione della nuova scuola primaria “Guglielmo Marconi” in via Aosta. Sono state realizzate 20 nuove aule che ospitano fino a 520 allievi, spazi per laboratori didattici avanzati, una mensa e le aule docenti. Si è trattato della prima opera finanziata con fondi Pnrr a essere completata nel territorio veneziano: 3 dei 6,2 milioni di euro spesi provengono dai finanzia-

menti europei, mentre il resto è stato investito direttamente dal Comune. A ciò si aggiungono anche un auditorium (la nuova Sala Gatto) e una nuova palestra, per un totale complessivo di circa 12 milioni di euro per i tre stabili. La vecchia scuola elementare Marconi di via Martiri della Resistenza era stata aperta nel 1962. Il vecchio edificio di via Martiri è stato demolito per far posto a nuove aree di parcheggio e spazi verdi. In occasione dell’abbattimento della vecchia scuola, circa un

anno e mezzo fa, era stata concessa un’apertura speciale: un’occasione in cui a centinaia, di tutte le età, hanno potuto rivivere i ricordi d’infanzia e visitare per l’ultima volta un pezzo di storia locale. Fra gli altri interventi importanti del Pnrr a Scorzè, infine, non si può dimenticare la risistemazione delle aree del centro del paese. Per questo progetto sono stati investiti 4 milioni e 460 mila euro di fondi dal Pnrr e quasi un milione e mezzo di euro da fondi comunali. Gli interventi hanno

dei progetti Pnrr nel territorio.A l termine del dibattito il consiglio comunale ha proceduto alla votazione della variazione di bilancio da 150 mila euro, dando il via libera all’ulteriore stanziamento necessario al completamento dell’intervento.

• Alessandro Abbadir

riguardato le aree di via Roma, via Venezia, via Treviso e piazza Primo Maggio.
(A.A.)

PNRR/2. L’intervento dell’assessore comunale Claudio Bottacin

Nuovi servizi per l’infanzia: Salzano cambia volto alle scuole con i fondi europei

Sdue importanti interventi di edilizia scolastica nel Comune di Salzano. Con un investimento complessivo che supera i 2,4 milioni di euro, finanziati in larga parte dai fondi Pnrr e integrati da risorse comunali l’ammministrazione guidata dal sindaco Luciano Betteto punta a potenziare i servizi per l’infanzia e a rispondere concretamente ai bisogni delle famiglie del territorio. “Sono alle battute finali i lavori di ampliamento dell’asilo nido comunale “I Pollicini”, struttura pubblica da 30 posti - spiega l’assessore Claudio

voluto dall’amministrazione comunale per azzerare le liste d’attesa nella fascia d’età 0-3 anni, ha un valore complessivo di 1.100.000 euro. Il progetto ha permesso l’acquisizione di un’area agricola adiacente, dove verrà ricollocato e riqualificato il giardino didattico esterno per i bambini. Contestualmente, l’intervento prevede la realizzazione di un nuovo parcheggio a servizio dei plessi scolastici della zona, risolvendo così la storica carenza di posti auto per le famiglie e il personale. Con il completamento di quest’opera, la

polo per l’infanzia moderno, sicuro e pienamente rispondente ai fabbisogni del territorio”. Ma non solo: nello stesso comparto a Salzano sono in arrivo altre opere.”Parallelamente, procedono spediti - sottolinea sempre l’assessore Bottacin - i lavori per la realizzazione della nuova mensa scolastica della scuola primaria “San Giovanni Bosco”, che saranno completati in tempo per l’inizio del prossimo anno scolastico”. Rispetto agli interventi e ettuati al plesso “I Pollicini”, quest’opera si presenta decisamente più consistente. Il progetto è finanziato con

Assemblea e presidio nelle scorse settimane davanti alla sede del Tribunale di Venezia, in piazzale Roma. Decine di persone hanno manifestato contro la carenza di personale che colpisce il ministero della Giustizia e in particolare la situazione, contingente, dei precari assunti con il Pnrr, che rischiano di non vedere rinnovato il contratto dal 30 giugno 2026. Non si sa quali u ici si troveranno con più tagli e quali meno. Tutto questo in un contesto di strutturale carenza di personale. “Nel Distretto della Corte d’Appello di Venezia - spiega Fp Cgil - la scopertura degli organici delle Procure supera il 34%, e nei Tribunali una media del 40%, ma in molti u ici la situazione è addirittura drammatica. I Tribunali di Venezia, Vicenza e Belluno registrano carenze vicine al 50% del personale amministrativo previsto. La Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Venezia opera con una scopertura del 50% e la Procura Generale di Venezia invece del 52%, con un numero di funzionari ridotto all’osso. Gli U ici del Giudice di Pace di Venezia e Belluno presentano scoperture rispettivamente superiori al 66% e all’80%”. Il personale arrivato con il Pnrr ha dato una boccata d’ossigeno al lavoro degli

u ici, migliorando il servizio e permettendo di smaltire il pregresso, ma con il taglio di una parte dei precari Pnrr, unito ai pensionamenti registrati in questi anni e ancora in corso, il rischio di vedere disservizi allarma. Al presidio erano presenti anche diversi precari che, in questo momento, sperano di essere stabilizzati.

fondi europei Pnrr e fondi comunali per un importo complessivo pari a 1.390.000 euro. Andando nel dettaglio, la nuova struttura si svilupperà su una superficie coperta di 546 metri quadrati (con una superficie chiusa e riscaldata di 375 metri quadrati) e garantirà una capienza complessiva di 258 posti. Insomma, si tratta di un progetto molto utile e atteso dalla comunità e alle nuove famiglie. “La

nuova mensa - spiegano infine insieme l’assessore Bottacin e il sindaco Luciano Betteto - o rirà spazi più ampi, accoglienti e sicuri: un ambiente dignitoso e decoroso dove i bambini potranno vivere il momento del pasto come un’occasione di socialità e benessere, parte integrante del loro percorso educativo e di crescita”. • Alessandro Abbadir

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Politica. Polemica sui nuovi parcheggi a pagamento nel centro storico

Celeghin contro la giunta: “Si paga anche

per vivere la piazza”

Sorino replica: “Misura necessaria per commercio e servizi”

Le nuove strisce blu accendono il dibattito politico cittadino. A pochi giorni dall’entrata in vigore della sosta a pagamento in Piazza Castello e in Piazza XX Settembre, fissata per il 15 giugno, l’ex sindaco Michele Celeghin, oggi consigliere comunale di opposizione, lancia un duro attacco all’amministrazione guidata dal sindaco Stefano Sorino. Secondo Celeghin, il nuovo sistema rappresenta l’ennesimo aggravio economico per i cittadini dopo gli aumenti di Imu e Tari. “Da giugno anche andare in piazza avrà un prezzo”, a erma l’ex primo cittadino, che punta il dito contro quello che definisce il “piano Malvestio”, dal nome dell’assessore alla Viabilità. Al centro delle critiche vi è il Piano della Viabilità per il quale, ricorda Celeghin, all’inizio della legislatura erano stati stanziati 45 mila euro. “Di quel progetto complessivo – sostiene – i cittadini non hanno ancora visto risultati concreti. L’unica novità tangibile sono i parcheggi a pagamento”.

L’opposizione contesta inoltre la comunicazione relativa agli orari di applicazione delle tari e. Sul sito comunale, osserva Celeghin, una formulazione pubblicata nei giorni scorsi avrebbe generato dubbi

sull’e ettiva gratuità della sosta nelle ore notturne. “Una discrepanza che crea confusione e che un’amministrazione dovrebbe chiarire prima dell’avvio del servizio”, accusa. Le critiche si allargano

PIÙ SICUREZZA CON LE NUOVE TELECAMERE IN CITTÀ

Nuovi “occhi elettronici” per presidiare il territorio e aumentare la sicurezza urbana. Il Comune di Noale ha installato quattro nuove videocamere in altrettanti punti ritenuti strategici, proseguendo nel piano di potenziamento del sistema di videosorveglianza cittadino. I dispositivi sono stati collocati in via La Bova, ai giardini di via Gagliardi — dove sono operative due telecamere — e all’incrocio tra via Valli e via Vernice. Si tratta di aree particolarmente frequentate, tra spazi pubblici e nodi viari, dove il monitoraggio costante può contribuire a prevenire comportamenti illeciti e a garantire una maggiore tutela del patrimonio comune. Le telecamere

sono attive 24 ore su 24 e collegate direttamente alle forze dell’ordine, consentendo interventi più rapidi in caso di necessità. L’obiettivo è duplice: da un lato ra orzare la sicurezza percepita dai cittadini, dall’altro dotare gli organi competenti di strumenti più e icaci per il controllo del territorio.

“Un passo concreto per una città più sicura”, sottolinea l’assessore alla Sicurezza Livio Malvestio, evidenziando come la scelta dei punti sia stata mirata. La videosorveglianza, aggiunge, non sostituisce il presidio umano ma lo integra, rendendo Noale sempre più vivibile e protetta.

• (R.M.)

poi al quadro politico-amministrativo generale. Celeghin parla di una maggioranza fragile e di consigli comunali caratterizzati da frequenti assenze e da un crescente ricorso alle sedute online. Una situazione che, secondo l’ex sindaco, rischia di indebolire il ruolo delle istituzioni cittadine. Nel mirino finiscono anche le scelte culturali e di promozione del territorio. L’ex primo cittadino lamenta una perdita di centralità del Festival Letterario, nato durante le precedenti amministrazioni, e sostiene che manchi una visione strategica sui grandi temi cittadini, dalla viabilità alla sanità territoriale.

La replica del Comune non si è fatta attendere. L’amministrazione Sorino respinge tutte le accuse, definendole “polemiche strumentali” e ribadendo che la regolamentazione della sosta costituisce il primo tassello di una più ampia strategia per il centro storico.

“Non si tratta di una stangata – spiegano dalla maggioranza – ma di uno

strumento per favorire la rotazione dei veicoli e garantire a residenti, clienti e utenti dei servizi la possibilità di trovare parcheggio”. Il Comune precisa inoltre che la sosta a pagamento sarà attiva esclusivamente dalle 8 alle 20 nei giorni feriali, mentre resterà gratuita durante la notte e nei giorni festivi. Anche sul fronte dei consigli comunali l’amministrazione difende le proprie scelte, sostenendo che le modalità online e miste rappresentino un’opportunità di e icienza e modernizzazione, compatibile con gli impegni lavorativi e personali degli amministratori. Quanto alla programmazione culturale, la giunta rivendica gli eventi previsti per l’estate e l’organizzazione del Festival della Cultura, oltre all’arrivo del Rally, considerato un’importante occasione di promozione turistica ed economica per il territorio.

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• Riccardo Musacco

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Il dibattito. Il Consiglio comunale approva la deroga urbanistica

Sala San Giorgio, il progetto passa ma è scontro tra le opposizioni

Il recupero e l’ampliamento della Sala San Giorgio incassano il via libera del Consiglio comunale di Noale ma il dibattito sull’intervento si trasforma in un acceso confronto politico tra le forze di opposizione.

L’opera, promossa dalla Parrocchia di Noale, necessitava di una deroga urbanistica per superare alcune criticità legate alla volumetria del progetto, alle distanze dai confini, alla presenza di alberature da rimuovere e all’interessamento di una porzione di area pubblica. Aspetti che hanno richiesto il passaggio in aula per il pronunciamento del Consiglio comunale. Pur riconoscendo l’importanza sociale, culturale e aggregativa della struttura, Civica Democratica ha evidenziato alcune perplessità emerse durante l’esame del progetto, sottolineando tuttavia come gli ostacoli urbanistici fossero superabili attraverso il procedimento di deroga previsto dalla normativa. Proprio per questo il gruppo ha presentato un emendamento finalizzato a ra orzare il beneficio pubblico dell’intervento. La proposta, poi approvata dall’assemblea, prevede che a fronte della deroga venga garantita alla comunità la possibilità di utilizzare gratuitamente la struttura per un determinato numero di eventi.

“Si tratta di un risultato importante per la città”, sottolinea Civica Democratica, che rivendica di aver ottenuto un concreto vantaggio pubblico a fronte delle concessioni urbanistiche richieste dalla Parrocchia. Il gruppo parla di una scelta improntata al senso civico e alla tutela dell’interesse collettivo, esprimendo soddisfazione per il sostegno ricevuto dalla maggioranza. Di diverso avviso Impegno Comune, che ha votato a favore della deroga urbanistica ma contro l’emendamento. La consigliera Patrizia Andreotti ha spiegato che il gruppo non ha mai messo in discussione l’interesse pubblico della Sala San Giorgio, ricordando come la struttura ospiti già oggi prevalentemente iniziative comunali o patrocinati dall’amministrazione. Secondo Impegno Comune, tuttavia, l’introduzione di ulteriori utilizzi gratuiti senza un preventivo accordo con la Parrocchia rischia di creare problemi di sostenibilità economica. “Una sala comporta costi significativi di gestione, manutenzione, sicurezza e utenze”, osserva il gruppo, che ritiene più opportuno a rontare la questione attraverso una convenzione condivisa con la proprietà. Il confronto non si è fermato al merito della proposta. Civica Democratica ha criticato

duramente la posizione assunta dagli altri gruppi di opposizione, accusandoli di incoerenza politica. Impegno Comune ha invece respinto le accuse, sostenendo di aver mantenuto una linea coerente: favorevole all’opera e alla deroga, ma contraria a un emendamento ritenuto poco realistico e non preventivamente concordato. Al termine della discussione, il progetto ha comunque ottenuto il via libera necessario per proseguire il proprio iter amministrativo. Una decisione che consentirà alla Sala San Giorgio di guardare al futuro.

• Riccardo Musacco

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ARPAV rassicura, nessun rischio sanitario per i cittadini

Nessun pericolo per la salute pubblica, ma un problema di molestie olfattive che resta concreto e sul quale l’Amministrazione comunale intende continuare ad agire con decisione. È questo, in sintesi, l’esito della campagna di monitoraggio ambientale condotta da ARPAV nel territorio comunale di Noale tra il 5 e il 30 marzo, attraverso un laboratorio mobile installato in via Antonio Vivaldi. L’indagine era stata richiesta dal Comune dopo le numerose segnalazioni arrivate dai residenti, che da tempo lamentano la presenza di odori acri e persistenti in alcune zone della città. Per quasi un mese le centraline hanno monitorato in continuo la qualità dell’aria e la presenza di sostanze potenzialmente responsabili delle esalazioni percepite dalla popolazione. I risultati u iciali trasmessi da ARPAV rappresentano un elemento rassicurante sul piano sanitario. Tutti i parametri rilevati, infatti, sono risultati ben al di sotto dei limiti fissati dalla normativa vigente e dei valori guida indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il benzene, una delle sostanze maggiormente osservate, ha fatto registrare una media di 1,4 microgrammi per metro cubo, nettamente inferiore al limite annuale di 5 microgrammi. Anche toluene e stirene si sono mantenuti su valori molto bassi, rispettivamente entro i 4 e i 2 microgrammi per metro cubo, contro la soglia OMS fissata a 260. Dati confortanti anche per l’acido solfidrico, responsabile spesso di odori particolarmente pungenti, che ha registrato valori inferiori ai 3 microgrammi per metro cubo, lontanissimi dal limite giornaliero di 150. L’ammoniaca, infine, si è attestata su una media di 6,4 microgrammi per metro cubo rispetto a un valore guida di 270. Nonostante l’assenza di criticità sanitarie, il Comune sottolinea però che il disagio percepito dai cittadini non viene minimizzato. Secondo quanto emerge dalla relazione tecnica, le sostanze rilevate non sarebbero su icienti da sole a spiegare le frequenti za ate segnalate dai residenti. I tecnici ARPAV ipotizzano quindi la presenza di altre molecole odorigene non intercettabili con la strumentazione standard, ma capaci di provocare fastidio anche in concentrazioni infinitesimali. Per questo motivo l’Amministrazione comunale ha già trasmesso la relazione all’ULSS 3 Serenissima, chiedendo un ulteriore parere sanitario u iciale, e conferma la volontà di proseguire con approfondimenti mirati per individuare le possibili fonti del fenomeno.

Verde. La vicesindaco Cornello richiama l’attenzione sugli alberi più datati

PINI E SICUREZZA, SI RIAPRE IL DIBATTITO

SUL FUTURO DEL PATRIMONIO ARBOREO

Gestione del patrimonio arboreo comunale ancora al centro del dibattito politico a Martellago, in particolar modo a seguito dei danni provocati dai recenti fenomeni atmosferici che hanno colpito il territorio. La caduta di alcune alberature al Parco Laghetti, infatti, ha riportato sotto i riflettori il tema della sicurezza e della manutenzione del verde pubblico. A intervenire è la vicesindaco Monica Cornello, che invita ad a rontare il problema guardando anche all’età di alcune alberature presenti sul territorio.

“Faremo il punto nei prossimi mesi, visto che ci sono alcune essenze come i pini italici che hanno ormai raggiunto i 50 anni, il tempo massimo di vita che hanno in un clima come il nostro”, osserva. Una riflessione che nasce dalla necessità di monitorare alberi che, con il passare del tempo, possono diventare più vulnerabili agli eventi atmosferici estremi.

Cornello sottolinea però anche la de-

licatezza del tema, ricordando quanto il rapporto tra cittadini e patrimonio verde sia particolarmente sentito. “È una questione molto delicata”, a erma, richiamando le forti tensioni che in passato avevano accompagnato alcuni interventi di abbattimento, specie nei confronti del sindaco Andrea Saccarola. Un segnale di quanto il verde urbano sia percepito come un bene prezioso dalla comunità e di come ogni decisione debba essere valutata con particolare attenzione. Sul versante dell’opposizione interviene Alessio Boscolo, consigliere comunale della Civica Insieme, che invita a distinguere tra alberi e ettivamente pericolosi ed esemplari che possono invece essere mantenuti. “Prima di abbattere gli alberi bisogna analizzare la salute attuale di ogni essenza. So che un censimento del patrimonio arboreo a Martellago è stato fatto qualche anno fa”, sottolinea. Boscolo entra poi nel merito degli

aspetti tecnici, precisando che gli alberi presenti sul territorio sono prevalentemente pini domestici (Pinus pinea) e non pini marittimi. Una distinzione non secondaria perché, spiega, il pino

domestico è una specie generalmente resistente al vento grazie a un apparato radicale profondo e alla caratteristica chioma ad ombrello. La sua stabilità può però essere compromessa da

L’atleta Daniela Lazzaro trionfa nella 100 Km del Passatore

Martellago applaude una delle sue atlete più rappresentative. Daniela Lazzaro ha scritto infatti una nuova pagina della sua straordinaria carriera conquistando la 51esima edizione della 100 Km del Passatore, la celebre ultramaratona che collega Firenze a Faenza attraversando l’Appennino Tosco-Emiliano. La manifestazione ha messo a dura prova i partecipanti. Alla partenza da Firenze il termometro segnava circa 32 gradi e l’elevata umidità notturna ha reso ancora più impegnativo il lungo viaggio verso Faenza. Un’edizione particolarmente di icile, che ha visto al via 3.348 atleti su 3.523 iscritti e ben 1.577 debuttanti. Fin dai primi chilometri il

caldo ha rappresentato il principale avversario dei concorrenti. Gambe pesanti, sete e continui problemi di idratazione hanno accompagnato la corsa di molti partecipanti, provocando anche numerosi ritiri. Daniela Lazzaro non è stata immune alle di icoltà. Al Passo della Colla, al chilometro 48,5, e successivamente a Marradi, al chilometro 65, i riferimenti cronometrici la vedevano in ritardo rispetto all’edizione precedente. Ma la campionessa martellacense ha saputo reagire con esperienza e carattere. Chilometro dopo chilometro ha recuperato terreno, ritrovando energie nella seconda parte del percorso. Gli incontri con altri podisti, gli incoraggiamenti lungo la strada e la

interventi non corretti o da condizioni ambientali sfavorevoli, come potature errate, restrizioni dell’apparato radicale o ristagni idrici. Per il consigliere la strada da seguire è quella indicata dalle valutazioni degli esperti. “Se dall’analisi condotta da un agronomo dovesse emergere la pericolosità dell’albero, allora va abbattuto. Diversamente va mantenuto”, a erma.

Boscolo richiama inoltre il valore ambientale delle alberature urbane, ricordando che rappresentano un importante strumento di mitigazione delle temperature e contribuiscono alla qualità della vita nei centri abitati. “Il problema è la frequenza di questi eventi devastanti. Dovremmo concentrare i nostri sforzi su questi ultimi più che su un abbattimento indiscriminato che rischia di aggravare il problema”, conclude.

capacità di riprendere a correre nei momenti decisivi hanno alimentato una rimonta che l’ha portata fino al trionfo finale. Al traguardo di Faenza è arrivata addirittura con dieci minuti di anticipo rispetto al suo precedente risultato. Un successo che ha riempito d’orgoglio l’intera comunità. “Talento, determinazione, sacrificio e passione rappresentano i valori che Daniela incarna alla perfezione”, ha sottolineato l’assessore allo Sport del Comune di Martellago, Daniele Favaretto. “La sua impresa è un esempio per i giovani e per tutta la cittadinanza”.

•(R.M.)

CREAZIONI ABITI SARTORIALI DA DONNA

La sartoria Anadetta propone la possibilità di creare un guardaroba sartoriale che possono essere combinati tra loro per creare una serie di vestiti adatti a diverse occasioni. Questi capi, scelti con cura per la loro qualità e adattabilità, costituiscono la base di un guardaroba funzionale e al tempo stesso elegante. È possibile realizzare abiti da sposa su misura per soddisfare qualsiasi esigenza o necessità. Nadia ti affiancherà e consigliera per trovare l’abito da matrimonio giusto per te che più ti valorizza e rappresenta. E an-

oltaci in tutto il Veneto in auto sul

che possibile realizzare capi per la prima comunione, cresima, per le damigelle e testimoni o per una bella serata. Inoltre in sartoria potete trovare tessuti italiani di alta qualità o essere accompagnati nella scelta dei tessuti. E se avete un capo che ci tenete tanto, ma non vi va piu bene, potete portarlo in sartoria per farlo modificare e dargli una seconda vita. Potete ordinare maglieria da donna: maglioni, maglie, cardigan, abiti personalizzati su misura, con la scelta di filati naturali e di alta qualità italiana.

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• Riccardo Musacco

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L’Angelo conferma la certifi cazione UNICEF

’Angelo si conferma l’unico ospedale HUB del Veneto certificato da UNICEF Italia come “Amico delle Bambine e dei Bambini”, e consegue un ulteriore riconoscimento: le buone pratiche messe in atto all’Ospedale di Mestre per neomamme e neonati diventano un punto di riferimento anche per gli altri ospedali della Baby Friendly Hospital Initiative (BFHI), promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’UNICEF.

Unico HUB del Veneto “Amico delle Bambine e dei Bambini”

tidiano svolto dagli operatori sanitari e conferma l’efficacia di un modello organizzativo fondato sulla formazione continua, sull’accoglienza e sulla presa in carico globale della famiglia. Il team UNICEF ha apprezzato in particolare il percorso di formazione sul campo “Progetto BFHI 2025”, la piattaforma elearning dedicata al personale neoassunto, l’utilizzo di materiali informativi multilingue accessibili tramite QR code e l’organizzazione della Terapia Intensiva Neonatale, che garantisce la presenza dei genitori senza limitazioni di orario. “Questo percorso - ha

scimento UNICEF è arrivato al termine del positivo percorso intrapreso dall’ospedale nella promozione, protezione e sostegno dell’allattamento, dell’alimentazione infantile e della genitorialità responsiva. Promuovere l’allattamento significa costruire salute, equità e futuro. Ringrazio tutte le professioniste e i professionisti coinvolti per l’impegno quotidiano e la qualità del lavoro svolto”.

“Siamo molto orgogliosi di questo risultato – commenta il Direttore generale dell’Ulss 3, Massimo Zuin – l’Ospedale dell’Angelo è l’unico grande ospedale del Veneto ad aver ottenuto e questo importante riconoscimento UNICEF, e oggi vede riconfermata la propria eccellenza anche nell’ambito

ternazionali promossi da UNICEF e OMS”. Dopo un lungo e articolato monitoraggio, il team di valutazione ha riconosciuto l’elevata qualità dell’assistenza garantita alle mamme, ai neonati e alle famiglie, evidenziando in particolare la capacità delle diverse figure professionali di lavorare in modo integrato e condividere principi e obiettivi dell’iniziativa Baby Friendly Hospital Initiative. Dalle interviste è emerso inoltre il forte apprezzamento delle madri per il contatto pelle a pelle immediatamente dopo il parto, per il supporto pratico e il counselling ricevuti durante tutto il ricovero e per l’attenzione riservata al percorso di accompagnamento alla genitorialità. Un riconoscimento che valorizza il lavoro quo-

sistenziale alle famiglie anche dopo la dimissione, vizi a supporto della maternità, dell’allattamento e tuata dal team UNICEF dal 2 al 4 dicembre scorso, ha previsto interviste a personale sanitario, madri e donne in gravidanza, oltre all’osservazione diretta degli ambienti assistenziali e alla verifica della documentazione clinico-organizzativa. Dalla valutazione è emersa un’elevata qualità dell’assistenza offerta lungo tutto il percorso nascita, grazie a un lavoro multidisciplinare orientato ai diritti dell’infanzia e al sostegno delle famiglie. L’iniziativa Baby Friendly promossa da UNICEF e OMS sostiene la creazione di ambienti sanitari e comunitari capaci di tutelare i diritti di bambine e bambini e garantire il miglior inizio possibile di vita e ad oggi in Italia la rete UNICEF conta 36 Ospedali e strutture certificati; 12 Comunità Amiche dei bambini e delle bambine; oltre 1100 Baby Pit Stop UNICEF presenti sul territorio nazionale.

All’Ospedale di Chioggia

introdotto il

sistema

“Rezum”: l’ipertrofi a prostatica viene curata con il vapore acqueo

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to dell’ipertrofia prostatica benigna, una patologia molto frequente negli uomini con l’avanzare dell’età e spesso responsabile di disturbi urinari che incidono significativamente sulla qualità della vita.

“Il sistema ‘Rezum’ – spiega il Primario di Urologia, Wanni Battanello – è una metodica già utilizzata nei più avanzati centri ospedalieri italiani e internazionali.

Utilizza un sottile strumento introdotto attraverso l’uretra, e in questo modo consente di effettuare piccole iniezioni di vapore acqueo direttamente all’interno del tessuto prostatico responsabile dell’ostruzione. Il vapore, riscaldato a circa 103°C, trasferisce in modo controllato energia termica alle cellule trattate, determinandone la distruzione. Nel corso delle settimane successive, il tessuto trattato viene progressivamente riassorbito dall’organismo, con una conseguente riduzione del volume della prostata e un miglioramento del flusso urinario e dei sintomi correlati. I

benefici clinici iniziano generalmente a manifestarsi entro poche settimane dal trattamento e tendono a consolidarsi nei mesi successivi”.

Il sistema “Rezum”, in sostanza, porta un miglioramento dei sintomi urinari legati all’ipertrofia prostatica benigna. La procedura è mini-invasiva e non

Cinque sono stati i casi già trattati, in regime di day hospital, quindi dimessi il giorno stesso. “Il trattamento – sottolinea Battanello – può essere utilizzato in casi specifici, su indicazione dell’urologo. E’ particolarmente indicato per uomini con sintomi urinari dovuti a ipertrofia prostatica benigna che non desiderano assumere farmaci a lungo termine, che non hanno ottenuto risultati soddisfacenti dalla terapia medica o che desiderano evitare un intervento chirurgico tradizionale. Può rappresentare inoltre una valida opzione per pazienti portatori di catetere ve-

scicale e per coloro che presentano condizioni che rendono meno indicata l’anestesia generale”. Il nuovo trattamento è stato introdotto all’Ospedale di Chioggia grazie alla collaborazione multidisciplinare del Dipartimento Chirurgico diretto dal dottor Salvatore Ramuscello e dell’Urologia diretta dal Primario Battanello, con la collaborazione specialistica del dottor Giuseppe Alario. “L’introduzione del sistema ‘Rezum’ – sottolinea la dottoressa Chiara Bovo, Direttore sanitario dell’Ulss 3 Serenissima – conferma l’impegno complessivo dell’Ospedale di Chioggia, e in particolare dell’Urologia, nell’offrire ai pazienti soluzioni terapeutiche moderne, efficaci e sempre meno invasive. Si amplia così il ventaglio delle possibilità di cura personalizzata, riducendo al contempo i tempi di degenza e l’impatto del trattamento sulla vita quotidiana dei pazienti. Con l’introduzione di questa recente tecnologia, l’Ospedale di Chioggia si allinea ai più avanzati centri urologici nazionali, mettendo a disposizione del territorio, per gli utenti che a giudizio dell’urologo possono essere avviati al trattamento, una procedura innovativa, sicura e supportata da solide evidenze scientifiche”.

Un dipinto dal Premio Mestre di Pittura alle pareti

di un dipinto pregevole - spiega il direttore generale Massimo Zuin - che è stato donato all’Ulss 3 Serenissima da Federfarma Venezia, nel quadro di una collaborazione avviata quest’anno. E’ stato selezionato tra i dipinti partecipanti al ‘Premio Mestre di Pittura’, e la collocazione qui all’Angelo testimonia del rapporto stretto e della vicinanza della comunità cittadina, delle associazioni, dei professionisti, di chi fa arte, con questo Ospedale, che è sempre più un punto di riferimento, un luogo riconosciuto e considerato importante. Ringrazio quindi il ‘Premio’, e il ‘Circolo Veneto’ che promuove la rassegna di pittura, e ringrazio Federfarma, che ha scelto l’opera e ne fa dono all’Ospedale”.

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temi legati alla cura e all’assistenza e che, per il suo valore artistico, meriti di essere esposto in pubblico. Questo primo dipinto e quelli che selezioneremo di anno in anno vengono acquistati da Federfarma per farne dono all’Ulss 3 Serenissima; l’Ulss 3 Serenissima, quindi, collocherà le opere nei propri spazi aperti al pubblico”.

La prima opera selezionata, e collocata negli spazi del CUP dell’Angelo, si intitola “Madonna con bambino allergico” ed è stata dipinta da

che unisce i due protagonisti”. Presenti alla cerimonia, Christiano Costantini, presidente del Circolo Veneto, e Cesare Campa hanno voluto ringraziare l’Azienda sociosanitaria per per aver accolto la proposta di collaborazione, ed hanno sottolineato il desiderio di allargare ulteriormente le collaborazioni tra il ‘Premio’ e le istituzioni e gli enti della città, così che la rassegna possa continuare ad offrire alla cittadinanza, in spazi nuovi e diversi, quanto realizzato dai tantissimi artisti che partecipano alla rassegna.

Sociale. L’iniziativa per sostenere Fondazione Banca degli Occhi

Solidarietà, sport e ricerca: il calcio strumento per sostenere la lotta alle malattie oculari

Molto più di una semplice partita di calcio. Lo Stadio Comunale di Martellago si è trasformato nelle scorse settimane in un luogo di incontro tra sport, solidarietà e impegno civile grazie a “Un goal per la vista”, il quadrangolare benefico organizzato per sostenere Fondazione Banca degli Occhi e sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza della donazione di cornee e della ricerca scientifica contro le patologie oculari. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Martellago, ha coinvolto quattro squadre speciali: Giornalisti TV Pressing, Venezia Football Lawyers, la formazione interforze Fbov Team e Amministratori & Amici di Simone. Una giornata che ha visto scendere in campo professionisti dell’informazione, avvocati, rappresentanti delle forze dell’ordine e amministratori locali, uniti da un unico obiettivo: sostenere la ricerca e offrire nuove speranze ai pazienti colpiti da malattie della cornea e della retina. Accanto alle squadre, cinque associazioni partner, otto aziende sostenitrici e numerosi volontari hanno contribuito alla riuscita

dell’evento, arricchito dalla distribuzione di gadget per tutti i partecipanti, grandi e piccoli. Le donazioni raccolte saranno destinate in particolare al progetto Lucy, promosso dalla Fondazione per contrastare la degenerazione maculare senile, una delle principali cause di perdita della vista nella popolazione anziana. “Martellago apre le porte della città alla solidarietà e mette insieme un’ampia rete di associazioni e professionisti in un evento che abbiamo fortemente voluto”, ha sottolineato il sindaco Andrea Saccarola. “Solo una comunità coesa può raggiungere traguardi importanti, e noi lo faremo al fianco di Fondazione Banca degli Occhi”. Una missione che trova solide basi nei risultati raggiunti dalla Fondazione, oggi punto di riferimento nazionale nella cura delle patologie corneali. Nel 2025 sono stati registrati 3.601 consensi alla donazione, con 6.786 cornee raccolte e 4.685 tessuti corneali e sclere distribuiti per trapianto. Numeri che testimoniano l’importanza di una rete capace di trasformare la generosità dei donatori in opportunità concrete di cura. “Oggi il nostro impegno si concentra

anche sulla ricerca, per tutti quei pazienti che non trovano risposta nel trapianto”, ha spiegato Enrico Vidale, direttore Comunicazione e Raccolta fondi della Fondazione. “È un obiettivo che richiede il contributo di tutti, e iniziative come questa rappresentano un aiuto prezioso”. Sul terreno di gioco non è mancato lo spirito competitivo. A partire dalle 14.30, con la telecronaca di Paolo Levorato, le

quattro formazioni si sono a rontate in una serie di incontri che hanno unito agonismo e divertimento. Dai giornalisti di TV Pressing agli avvocati del Venezia Football Lawyers, fino alla squadra interforze guidata da Francesco Martucci e agli Amministratori & Amici di Simone, ogni partecipante ha portato in campo non solo passione sportiva, ma soprattutto la volontà di sostenere

una causa condivisa. A rendere possibile la manifestazione anche la collaborazione di Lega Nazionale Dilettanti Veneto, AIDO, FSP Polizia di Stato, Associazione Italiana Arbitri e Fervicredo, insieme al sostegno di numerose realtà imprenditoriali del territorio.

• Riccardo Musacco

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IL MIRANESE SI ACCENDE CON LA NOTTE LILLA: UN SUCCESSO DA 15.000 PRESENZE

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mila le presenze registrate a Salzano in occasione della Notte Lilla, il primo appuntamento delle Notti Colorate del Miranese che si è tenuta nelle scorse settimane. Un risultato che conferma il successo di una manifestazione capace di richiamare visitatori da tutto il territorio e di trasformare il centro cittadino in un grande spazio di incontro, divertimento e socialità. Via Roma e le vie limitrofe si sono riempite di persone attratte dal ricco programma di iniziative, dalle proposte

musicali alle attività per le famiglie, dalle esposizioni alle proposte culinarie. Una partecipazione che ha premiato il lavoro svolto da Confcommercio del Miranese, dal Comune, dalle attività commerciali e dalle numerose realtà che hanno collaborato all’organizzazione dell’evento. Particolarmente apprezzati gli spettacoli musicali di usi lungo il centro. Tra questi, successo ha riscosso l’esibizione degli Aritmia Rock Band, che con la loro energia e il loro repertorio hanno saputo coinvolgere un pubblico

800 alunni “scoprono” il territorio e i suoi corsi d’acqua vicini a casa

Le finalità idrauliche, ambientali e ricreative dei corsi d’acqua sono state oggetto di studio da parte degli oltre 830 alunni partecipanti al progetto didattico “Ama il tuo fiume” promosso, anche quest’anno, dal consorzio di bonifica Acque Risorgive in collaborazione con il Centro internazionale Civiltà dell’acqua. Guidati da esperti e tecnici, i ragazzi hanno partecipato a 132 laboratori, in aula e all’aperto, scoprendo quanto siano importanti canali e fiumi, non solo perché assicurano l’acqua all’agricoltura, ma anche perché o rono un habitat a tante specie animali e vegetali, contribuendo alla tutela della biodiversità. E proprio per questo hanno bisogno di cura e attenzione. Le scoperte fatte durante le lezioni in classe e le visite guidate sono state riassunte in cartelloni,

plastici, filmati presentati nel corso della festa svoltasi al palasport di Salzano, al termine della quindicesima edizione. A fare gli onori di casa, il sindaco Luciano Betteto e l’assessore all’ambiente Stefano Vecchiato. Ognuna delle 44 classi partecipanti, di scuole primarie e secondarie di primo grado del veneziano, padovano e trevigiano, ha ricevuto dal Consorzio di bonifica un buono spesa per l’acquisto di testi didattici. “Educare i ragazzi alla cura per il proprio territorio, a partire dai corsi d’acqua che scorrono vicino a casa, è il miglior investimento che il Consorzio di bonifica possa e ettuare per poter auspicare un cambio di rotta dopo decenni di sviluppo fatto a fatto a scapito dell’ambiente” ha detto Federico Zanchin, presidente di Acque Risorgive. Gli ha fatto eco Francesco Cazzaro, presidente

numeroso. Molto interesse hanno suscitato anche le auto d’epoca esposte dal gruppo Salzano Epoca Graticule Romanus, uno dei punti più fotografati della manifestazione. A colpire è stato soprattutto il coinvolgimento dell’intera comunità. Il colore lilla, simbolo della manifestazione, ha letteralmente invaso le strade di Salzano: vetrine, allestimenti e decorazioni hanno contribuito a creare un colpo d’occhio suggestivo. Emblematico il gesto di Laura Pellizzon, residente di Salzano, che ha trasformato il proprio giardino in un elegante salotto all’aperto completamente allestito in lilla, con tavoli apparecchiati, ombrelloni, sedute e perfino un dondolo, o rendo ai visitatori uno spazio accogliente dove concedersi una pausa durante la passeggiata in centro.

Un’iniziativa spontanea che testimonia quanto la Notte Lilla sia sentita dalla comunità e come l’evento riesca a coinvolgere non solo commercianti e associazioni, ma anche i cittadini.

“Questa prima serata delle Notti Colorate del Miranese ha registrato un flusso di visitatori importante, con circa 15.000 presenze che hanno animato il centro di Salzano fino a tarda sera – commenta Ennio Gallo, presidente di Confcommercio del Miranese. È un risultato che premia il lavoro condiviso e che ha permes-

di Civiltà dell’Acqua: “Questo progetto è utile ad avvicinare tanti ragazzi alla conoscenza di quanto hanno di più vicino e che spesso non conoscono. Solo così riusciamo a renderli responsabili della preziosità dell’ambiente che li circonda, e in particolare dell’acqua”.

• (A.A.)

so a migliaia di persone di vivere il centro, i negozi e i locali del paese. Un ringraziamento va alla Protezione Civile e alla Polizia Locale che hanno garantito la sicurezza e la corretta gestione dell’evento”. Soddisfazione dal Comune. “Vedere il centro di Salzano così vivo, animato da tante famiglie, bambini e persone di ogni età è stata la soddisfazione più grande

– dichiara il sindaco Luciano Betteto. Eventi come la Notte Lilla dimostrano quanto sia importante continuare a creare occasioni che valorizzino il centro cittadino e le attività che lo rendono vivo ogni giorno”.

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• Alessandro Abbadir

VARIANTE 12 NEL MIRINO: “MANCA UNA VISIONE STRATEGICA PER IL FUTURO”

Una pianificazione urbanistica frammentata, priva di una chiara visione d’insieme e troppo sbilanciata verso gli interessi dei privati a scapito della collettività. È questo il fulcro delle osservazioni dettagliate depositate nelle scorse settimane dal Gruppo Misto di minoranza alla Variante 12 al Piano degli Interventi del Comune di Salzano. I consiglieri d’opposizione Romano De Zuani, Vanni Fabris ed Eleonora Lanza hanno presentato un documento articolato con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico i temi della sostenibilità, della viabilità locale e del diritto alla casa, contestando in modo radicale le scelte più impattanti dell’amministrazione. Il primo nodo cruciale riguarda la gestione dell’area denominata “Cornaro” e la decisione della giunta di eliminare la cosiddetta “bretella nord”, il collegamento stradale concepito per unire Salzano nord alla Sp37. Secondo la minoranza, cancellare quest’opera strategica senza aver prima condotto uno studio scientifico e indipendente sui flussi di tra ico rappresenta una scelta azzardata. L’ambito Cornaro ospiterà un nuovo quartiere residenziale per centinaia di abitanti e una struttura commerciale da 1.500 metri quadrati. Un carico urbanistico pesante che, in assenza della bretella, rischia di riversarsi interamente sulle già congestionate arterie del centro, come via Roma, via Mazzini e via Mameli, asse delicato che serve i poli scolastici. Per questo il Gruppo Misto chiede di congelare la cancellazione dell’opera in attesa di verifiche tecniche approfondite. Altrettanto dura è la posizione sulla cancellazione totale della quota di Edilizia Residenziale Pubblica (Erp). La variante elimina circa 38 mila metri cubi di housing sociale senza proporre alcuna alternativa. Una scelta definita “anacronistica” dai consiglieri, in una fase storica segnata dalle crescenti di icoltà di giovani coppie e famiglie ad accedere a case a prezzi sostenibili. La minoranza chiede il ripristino di una quota pubblica tra il 30% e il 50%, ipotizzando il coinvolgimento diretto di Ater. “Salzano non può essere accessibile solo a chi ha grandi disponibilità economiche- attaccano i firmatari. Infine, il documento solleva forti perplessità sul massiccio

ricorso al credito edilizio per trasferire volumetrie dal centro storico alla periferia. Se lo strumento è utile per favorire la rigenerazione, l’assenza di criteri chiari rischia per il Gruppo di svuotare il cuore del paese della sua identità, mancando una progettualità sulle aree cedute al Comune dopo le demolizioni. “Le nostre proposte nascono dalla responsabilità - conclude Romano De Zuani per il gruppo di minoranza - perché le scelte urbanistiche di oggi segneranno Salzano per i prossimi decenni”.

• Alessandro Abbadir

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Gifa Ricam, nozze di diamante per Gianfranco e Flavia

Nozze di diamante nelle scorse settimane per l’imprenditore tessile fondatore della Gifa Ricami di Salzano, Gianfranco Fascina, e la moglie Flavia Olivi. Un traguardo, quello dei sessant’anni di matrimonio, segnato anche da molti altri successi, tutti condivisi sempre insieme: da quelli imprenditoriali a quelli associativi, fino a quelli di vita. Originario di Noale lui e di Massanzago lei, il loro destino è sempre stato legato da... un filo. Da giovanissimi, infatti, si conoscono proprio sul posto di lavoro, alla “Mec Confezioni”, un tempo importante laboratorio manifatturiero tessile del territorio, oggi chiuso. Nei primi anni ‘80 fanno insieme il grande salto: nel garage della casa del padre di lui, Gianfranco e la moglie Flavia aprono la prima sede della Gifa Ricami, armati di una sola macchina da ricamo meccanica e poco altro, ma con tantissima determinazione e voglia di aiutarsi. Oggi quel sogno, nato in un garage quasi mezzo secolo fa, si è spostato da Noale a Salzano. L’azienda conta una decina tra ricamatrici e lavoratori ad altissima specializzazione, dispone di macchinari modernissimi e all’avanguardia e lavora per grandi committenti e maison di moda. A guidarla c’è il figlio Gianluca, imprenditore e “Maestro Artigiano”, oltre che presidente della Federazione Moda di Venezia. Una passione e una dedizione per l’associazionismo datoriale evidentemente tramandata dal padre. Gianfranco Fascina, infatti, all’interno della Confartigianato veneziana ha compiuto l’intero percorso associativo, ricoprendo anche alti ruoli rappresentativi e, una volta in pensione, ha proseguito la sua attività per ben due mandati come presidente dell’Anap, l’associazione che rappresenta gli artigiani in pensione. Un impegno nella vita e nel lavoro condiviso sempre al fianco di Flavia, che lo ha visto anche ricevere la nomina a Cavaliere della Repubblica. Tanti traguardi raggiunti insieme, ma il più bello resta sicuramente quello delle loro luminose nozze di diamante.

• (A.A.)

La storia. Dal primo volo con il nonno alle scuole di Treviso, Caorle e Bologna

IL SOGNO DI VOLARE DIVENTA REALTÀ: ALBERTO È PILOTA COMMERCIALE A SOLI 21 ANNI

AScorzè, il sogno di Alberto Zampieri ha preso quota molto presto. A 21 anni, il giovane ha raggiunto uno dei traguardi più importanti per chi immagina il proprio futuro in volo: il 23 maggio 2026 ha ottenuto il brevetto di pilota commerciale, diventando uno dei più giovani italiani a conquistare questo risultato. Alberto ha scelto il proprio percorso dopo le scuole medie, con l’iscrizione all’istituto aeronautico Fleming di Treviso. La decisione definitiva è arrivata al terzo anno, quando l’esperienza in cabina ha trasformato una passione in una scelta di vita. “Al mio primo volo non ero convinto. Dopo il secondo ho capito che volevo fare quello, volevo andare fino in fondo. Avevo già scelto il mio lavoro”. Da quel momento è iniziata una corsa fatta di studio, lezioni e ore di pratica. Alberto ha frequentato l’Aeroclub di Treviso per il brevetto di pilota privato, poi ha proseguito la formazione anche alla Pegaso Flight Academy di Caorle e in un’altra scuola di volo di Bologna. Tutto questo mentre completava le superiori,

traguardo portato a termine con 96 su 100: “Studiavo per due scuole: finivo l’aeronautico alle 14 e la sera facevo lezione per la scuola di volo. Non è stato facile ma sono contentissimo di averlo fatto. Non mi è mai passato per la testa di mollare”.

La sua storia non comincia però in una scuola di volo, ma in famiglia. A trasmettergli la curiosità per gli aerei è stato il nonno paterno Sergio, che oggi non c’è più, ma che è riuscito a vivere con lui un momento speciale. Nel 2023, infatti, Alberto lo ha portato in volo come passeggero partendo da Treviso, dallo stesso aeroporto e con lo stesso aereo su cui il nonno aveva fatto la propria prova di volo, l’unica mai fatta, mezzo secolo prima. “Mio nonno è sempre stato appassionato di volo e pilotaggio. Anche lui voleva fare il brevetto di volo per diventare pilota, poi ha rinunciato perché non c’erano le possibilità economiche, ma ha fatto una prova di volo. Cinquant’anni dopo, dallo stesso aeroporto e con lo stesso aereo, siamo andati in volo: lui è stato

il mio primo passeggero - racconta Alberto - Era molto emozionato: vedere il proprio nipote molto giovane portarlo in volo, era un’emozione unica. È rimasto senza parole, non ha mai parlato”. Il brevetto commerciale ora gli consente ora di volare come copilota nell’aviazione commerciale, sia di linea sia cargo: per diventare comandante serviranno altre

1500 ore di volo. “Il brevetto che ho preso adesso è il punto di partenza, l’obiettivo è diventare comandante in qualche compagnia. Mi piacerebbe diventare pilota intercontinentale, ma per ora è un sogno, farò del mio meglio”. Sacrifici e rinunce, entusiasmo, incontri importanti e sostegno, così descrive il suo percorso, che, parole sue, “Può fare chiunque,

basta mettersi d’impegno, con studio e sacrificio, e tutti possono arrivare a questi traguardi. L’importante è non far mancare mai la dose di divertimento: ho incontrato sempre persone gentili, con cui mi sono divertito e che mi hanno sostenuto”.

• Davide Grosoli

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Mirano summer festival una storia lunga vent

Musica, solidarietà e comunità: il festival celebra un traguardo

Il Mirano Summer Festival celebra la ventesima edizione tra crescita nazionale, grandi nomi, volontariato e una comunità che ha trasformato una festa tra amici in un punto di riferimento dell’estate italiana

ent’anni. Ci vuole un momento per rendersene conto davvero. Vent’anni di musica, serate, incontri e un’intera comunità che ogni estate si ritrova ai Campi Sportivi di Mirano. Vent’anni di volontari che iniziano la giornata presto e la fi niscono a notte fonda, di famiglie che tornano puntuali, di ragazzi che crescono con il Summer come sfondo naturale della

Il Mirano Summer Festival oggi è molto più di un evento locale. Lo racconta bene il suo fondatore e presidente dell’Associazione Volare 4.0, Paolo Favaretto: “È nata vent’anni fa tra amici per fare una festa di musica ed è diventata un appuntamento a livello nazionale”. E la crescita si vede soprattutto da un segnale preciso. “Quello che è cambiato negli ultimi anni –spiega Favaretto – è che fi no a un anno e mezzo fa facevamo fatica a trovare gli artisti. Adesso sono loro che ci chiedono di suonare al Summer, perché la

manifestazione sta funzionando”. Un cambiamento che si rifl ette anche sul cartellone, sempre più ricco e trasversale. “È un programma importante – racconta – con Emma, Gabbani, Panariello, Elio, Cristina D’Avena e tanti altri artisti, oltre a cover band di grande livello”. Un segnale chiaro della direzione presa dal festival, che oggi si posiziona stabilmente tra gli appuntamenti estivi più seguiti del

Ma la crescita non è solo artistica. È anche organizzativa e strutturale. “Abbiamo aperto le iscrizioni per i gruppi musicali e a fine gennaio avevamo già 3.500 band candidate – racconta Favaretto – non sapevamo neanche come gestirle tutte, ma è un segnale straordinario di quanto il progetto sia diventato

Dietro le quinte, il lavoro è imponente. “Abbiamo 250 volontari e 90 persone dedicate alla sicurezza –spiega – tutti formati, con percorsi adeguati. L’intera manifestazione è controllata anche con sistemi di videosorveglianza collegati con la Prefettura”. Un’organizzazione complessa che negli anni è diventata sempre più strutturata e professionale. Il cuore però resta il volontariato. Favaretto lo sottolinea

con forza: “Non sono solo vent’anni di sacrifi cio, sono vent’anni di scelta. Ragazzi che potrebbero stare altrove e invece decidono di essere lì, dietro un banco o nel backstage, per far parte di qualcosa”. Un’altra dimensione fondamentale è quella sociale. Negli anni il festival ha sostenuto progetti solidali e continua a farlo. “Abbiamo già donato 10.000 euro alla Città della Speranza – spiega Favaretto – e anche quest’anno l’obiettivo principale è continuare a sostenere i bambini e le famiglie che ne hanno bisogno”. Accanto alla musica, il festival si arricchisce di nuove aree e iniziative. Tra queste l’area dedicata alla ristorazione e ai locali provenienti da diverse città del Nord Italia. “Abbiamo creato un’area bacari con locali di Milano, Treviso e Padova – racconta Favaretto – e uno spazio gastronomico completamente all’aperto, pensato per vivere l’esperienza del Summer a 360 gradi”. Non manca lo sport. Il 1° luglio, infatti, il festival ospiterà un momento speciale: “Premiamo le squadre che sono salite di categoria insieme alla Federazione Nazionale Calcio – spiega Favaretto – sarà una serata importante con la presenza di molti sindaci del territorio”.

A fare da cornice, una manifestazione che ormai ha superato i confi ni locali. “Quest’anno avremo anche diverse televisioni nazionali – conclude Favaretto – il Summer sta diventando davvero un punto di riferimento per l’estate”.

Una crescita che non cambia però lo spirito originario. Vent’anni dopo, il Mirano Summer Festival resta una cosa semplice nella sua origine e complessa nella sua realizzazione: una comunità che ogni estate si ritrova per costruire qualcosa insieme.

Ci vediamo ai Campi Sportivi. Il Summer è pronto.

IL CANTIERE DELLA NUOVA CICLABILE LUNGO VIA MOGLIANESE VECCHIA

Scorzé compie un nuovo passo verso una mobilità più sicura e sostenibile. Sono iniziati nei primi giorni di maggio i lavori per la realizzazione del percorso ciclopedonale lungo via Moglianese Vecchia, un intervento atteso da tempo e destinato a collegare in modo più organico Peseggia con il resto della rete ciclabile comunale. Il nuovo tratto interesserà il tratto compreso tra la rotatoria di via Spangaro e Villa Morchio Favaro. Una posizione considerata strategica dall’amministrazione, perché consentirà di mettere in continuità le piste già presenti tra Peseggia e Gardigiano con gli altri percorsi del territorio. L’obiettivo è permettere ai cittadini di muoversi più facilmente sulle due ruote lungo la direttrice est-ovest del Comune, riducendo la dipendenza dall’auto negli spostamenti brevi e rendendo più accessibili anche alcuni luoghi di

interesse pubblico. Tra questi rientra l’ex base missilistica di Peseggia, oggi trasformata in parco pubblico con percorsi ciclabili e spazio utilizzato per iniziative culturali. Il nuovo collegamento renderà più semplice raggiungerla a piedi o in bicicletta, inserendola meglio nel sistema degli itinerari lenti del territorio. L’opera, approvata in via definitiva lo scorso novembre, prevede un investimento complessivo di 700mila euro. La somma servirà non solo per la costruzione della pista ciclopedonale, ma anche per la realizzazione di nuovi posti auto in una zona residenziale coinvolta dal progetto. Il cantiere comprende inoltre interventi mirati alla sicurezza stradale, in particolare all’incrocio tra via Moglianese Vecchia e via Canove, davanti al complesso di Villa Morchio. Qui verranno realizzati attraversamenti pedonali rialzati, pensati per rallentare il tra ico e

rendere più sicuro il passaggio di pedoni e ciclisti. I lavori sono partiti u icialmente il 5 maggio e avranno una durata prevista di 180 giorni lavorativi. Se il cronoprogramma verrà rispettato, il nuovo percorso dovrebbe essere completato nei primi giorni di novembre, consegnando alla comunità un’infrastruttura attesa da anni. Il progetto si inserisce in un quadro più ampio di potenziamento della mobilità ciclopedonale a Scorzé. Sono infatti già previsti o avviati altri interventi: uno riguarda via Spangaro, con l’estensione della rete verso nord in direzione Zero Branco; un altro, di competenza della Città Metropolitana, collegherà Peseggia a Martellago, aprendo la possibilità di raggiungere Venezia in bicicletta attraverso un percorso più continuo e sicuro.

• Davide Grosoli

Torna sulle tavole la straecca delle nostre bisnonne

Nell’entroterra veneziano e nel padovano, un tempo, le nostre nonne, forse sarebbe meglio dire le nostre bisnonne, servivano, a tavola, la “straécca”, una fettina di carne sottile, ricavata dal diaframma del cavallo. Si tratta del principale muscolo respiratorio, che essendo in continua funzione, viene molto irrorato di sangue. Ha un colore rosso vivo, deciso e un sapore ferroso, dolciastro. Trattandosi di un muscolo che non deve esercitare una forza particolare, non contiene molto tessuto connettivo o misto ed è povero di grassi ma ricco di ferro e proteine. Queste caratteristiche rendevano e rendono la

straécca particolarmente tenera e dolciastra. Un alimento povero di lipidi e con quasi totale assenza di colesterolo. Ha un alto contenuto di ferro, totalmente assimilabile, vitamine del gruppo B e proteine nobili. Era consigliata da molti esperti anche nelle diete ipocaloriche dimagranti ed era ideale per chi so re di pressione bassa. Nel dialetto veneziano e padovano la “straleca” era un temporale ma veniva interpretato anche come descrizione di una botta molto forte. Fu così che il processo di battitura ed ammorbidimento portò a chiamare questa carne molto gustosa, in “straécca”. Come molte delle tradizioni della cucina veneta anche la straècca

viene oggi riproposta dai grandi cuochi, rivalutata come prelibatezza, come qualcosa di squisito, da riportare sulle mense, sulle tavole, ricordando a noi le nostre nonne, le nostre bisnonne che di mangiare e di tavole imbandite sapevano tutto. La straécca viene generalmente servita alla griglia, tra i 220 e i 240 gradi, il tempo di scottare i due lati per circa un minuto e mezzo, essendo un taglio particolarmente sottile, prima di seccare eccessivamente la carne. Viene servita semplicemente con un filo di’olio d’oliva extravergine e fior di sale.

• Lieta Naccari

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La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma

Acomplicare il risiko concorrono fattori esterni che spingono per una rapida definizione degli equilibri. Da un lato vi è il costante monitoraggio dei flussi elettorali, dall’altro la pressione esercitata dalle nuove correnti identitarie radicali legate alla nascita di movimenti come “Futuro Nazionale” di Roberto Vannacci, capace di intercettare parte del

dissenso ma guardato con forte prudenza dall’ala più istituzionale e pragmatica del settentrione. Per gli amministratori veneti, la priorità resta la tutela dell’autonomia e il radicamento sul territorio, elementi che hanno storicamente decretato il successo del brand Liga Veneta. Se l’accordo di mediazione interna dovesse reggere, la struttura del partito potrebbe

La Lega alla ricerca di una sintesi tra leadership nazionale e correnti identitarie

evolvere verso un modello a doppia trazione, simile alla storica dinamica della Csu bavarese: una leadership nazionale a iancata

da un forte e autonomo presidio del Nord. Al contrario, se la sintesi dovesse sfumare, il rischio è che il malcontento accumulato nei territori del Nord-Est si addensi attorno ai volti storici della governance regionale. La partita veneta, con le sue tese dinamiche congressuali e i posizionamenti in vista dei futuri appuntamenti elettorali, si conferma il vero termometro della tenuta della Lega.

Il dibattito. Da questo mese dedichiamo le pagine regionali ad un confronto su temi di attualità per il Veneto

STEFANI TIRA DRITTO SULL’ AUTONOMIA:

“SACROSANTE RICHIESTE DAL TERRITORIO”

L’obiettivo resta rafforzare l’efficienza amministrativa e dare risposte più rapide ai cittadini

L’autonomia infiamma il dibattito politico veneto e nazionale su fronti contrapposti. “A chi ci accusa di spaccare l’Italia, rispondiamo con la Costituzione e con le sacrosante richieste del nostro territorio”: con queste parole il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, è intervenuto al termine dell’audizione a Roma davanti alle Commissioni A ari costituzionali di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sull’autonomia di erenziata. Nel corso del confronto parlamentare, Stefani ha respinto le critiche mosse da alcuni esponenti dell’opposizione, secondo i quali la riforma rischierebbe di creare disparità tra i territori e di introdurre trattamenti di erenti tra i cittadini.

“Ci viene contestato di voler creare privilegi di erenziati, approvare norme non più uguali per tutti e aumentare gli stipendi nella sanità”, ha dichiarato il governatore, sottolineando di aver

ribadito in aula la volontà di tutelare gli interessi dei cittadini veneti.

Secondo Stefani, l’autonomia rappresenta uno strumento per ra orzare l’e icienza amministrativa e garantire risposte più rapide alle esigenze locali.

Tra gli obiettivi indicati dal presidente figurano il sostegno al sistema sanitario, l’aumento dell’attrattività del territorio e una maggiore capacità di intervento in caso di emergenze e calamità naturali.

“L’autonomia è responsabilità”, ha a ermato il governatore, evidenziando come il concetto implichi la capacità di rispondere concretamente delle scelte compiute. “I veneti conoscono bene il significato di questa parola e sono abituati a rendere conto del proprio operato”.

Stefani ha infine rilanciato il tema della valorizzazione del personale sanitario, sostenendo che le Regioni in grado di generare risparmi debbano poter destinare maggiori risorse ai lavoratori del settore. “Se una Regione, risparmiando, può aumentare gli stipendi e ra orzare la previdenza del personale della sanità, è giusto che lo faccia”, ha concluso.

Nei giorni successivi Stefani è tornato a difendere con decisione il percorso verso l’autonomia di erenziata, rivendicando la scelta come opportunità

istituzionale e non come fattore di divisione del Paese. L’occasione è venuta dai rilievi della Fondazione Gimbe emersi durante l’audizione in Commissione A ari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa relativi alla riforma, a proposito delle competenze richieste dalle Regioni su tariffe regionali differenziate, gestione autonoma delle risorse statali per edilizia sanitaria e tecnologie, istituzione di fondi sanitari integrativi regionali, assunzioni di personale e riallocazione di risorse nazionali vincolate

La Fondazione Gimbe ha ricordato che la Corte Costituzionale ha chiarito che il trasferimento di funzioni alle Regioni non può essere giustificato in modo generico, ma richiede un’istruttoria puntuale e motivata per ciascuna funzione oggetto di devoluzione, fondata sul principio di sussidiarietà e sulla dimostrazione che l’esercizio regionale sia in grado di perseguire meglio l’interesse pubblico. “Desta forti perplessità – ha detto Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione – che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente

sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse. Prima di attribuire nuove competenze – ha avvertito Cartabellotta – occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

Secondo Stefani il nodo centrale è il miglioramento della sanità regionale, con l’obiettivo di renderla più vicina ai cittadini e più aderente ai bisogni dei territori. “I veneti hanno diritto a una sanità migliore”, ha a ermato, sottolineando come l’autonomia non comporti sottrazione di risorse ad altre regioni ma una diversa organizzazione delle competenze. “Voglio ribadire un principio: equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi - insiste Stefani -. Stiamo parlando della salute delle persone. La riforma Calderoli non esclude nessuno: ciascuna Regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. - conclude il presidente della Regione del Veneto - Noi, ancora una volta, faremo gli apripista”.

• (R.R.)

Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani

“AUTONOMIA, STAGIONE ARCHIVIATA, NUOVA FASE PER IL REGIONALISMO”

Tra le fila dell’opposizione in Consiglio Regionale l’autonomia invocata da Stefani e dal centrodestra è bersaglio di critiche. Per Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico e portavoce delle opposizioni, il progetto dell’autonomia di erenziata sarebbe ormai giunto al termine e, con esso, anche una lunga fase politica segnata da promesse rimaste incompiute.

“Siamo alla fine di lunga stagionea erma - segnata dalla inconcludente propaganda della Lega e di Zaia. Quella eterna promessa di un Veneto che avrebbe ottenuto poteri su 23 materie e valanghe di soldi, quel modello, chiacchiere e distintivo, va agli archivi. Non solo perché oggi si sta parlando di sole quattro funzioni, ma perché lo stesso Stefani si dice convinto che a questo schema si agganceranno altre Regioni. Arrivando così alla stessa conclusione di quanto da tempo sosteniamo e indichiamo: ovvero che alcune funzioni possono essere trasferite a

tutte le Regioni a Statuto ordinario”

Per il rappresentante dem, dunque, si chiude una fase politica e se ne apre un’altra, in cui il rapporto tra Stato e Regioni dovrebbe basarsi su una collaborazione più stretta e condivisa, superando i modelli precedenti di autonomia di erenziata.“Parliamo sostanzialmente di nuova stagione del regionalismo, destinato a scrivere una nuova pagina fatta di leale cooperazione fra lo Stato e le Regioni all’insegna di una cooperazione ra orzata”. Chiara Luisetto, consigliere regionale del Pd, intervenuta a Veneto24 aggiunge: “Credo che sia arrivato il momento di smetterla di illudere le persone e sostenere che con l’autonomia risolviamo tutti i problemi economici di questa regione, di un bilancio che non paga adeguatamente il personale e che non fornisce servizi sociosanitari dignitosi alle persone. Penso che sia necessario invece fare un salto di qualità non a parole, ma con i fatti. Questa riforma invece è svuotata perché non stiamo parlando

di una reale redistribuzione di risorse, néstiamo parlando di un’autonomia cooperativa. E’ piuttosto un’autonomia che spacchetta e divide il paese e che sembrerebbe voler creare disuguaglianze, però senza dare sostanza a una legge, ad un’autonomia che è stata promessa per decenni. Inoltre è stata considerata incostituzionale, perché, lo ricordiamo, la legge Calderoli è stata su sette punti svuotata dalla dalla pronuncia della Corte Costituzionale. Rischiamo davvero una divisione del Paese non corretta e non sana”.

“Avevo chiesto al presidente Stefani di venire in Aula a spiegare ai veneti cosa sta succedendo con l’Autonomia di erenziata”, ha dichiarato Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in un intervento in Consiglio regionale. “Di recente è emerso - ha aggiunto il consigliere - che perfino i 300 milioni per la sanità promessi lo scorso anno da Luca Zaia, altro che i nove decimi delle tasse, sarebbero spariti dall’intesa firmata a febbraio. Senza

LA CGIL: “NON SI TRATTA DI RISPOSTE

Presente alla Commissione A ari Costituzionali della Camera con il segretario confederale Christian Ferrari e il responsabile delle riforme istituzionali Florindo Oliverio la Cgil bocca il percorso delle intese preliminari su alcune materie. “Stiamo parlando di “protezione civile”, di “professioni”, di “previdenza complementare e integrativa”, di “tutela della salute”: materie che incidono direttamente sui diritti delle persone, - sottolineano i sindacalisti - sulla qualità del lavoro e sulla coesione e unitarietà del sistema pubblico. Basti pensare alla protezione civile: in un tempo segnato dall’emergenza climatica e dall’aumento degli eventi estremi, davvero si può sostenere che si tratti di una funzione

trasparenza una democrazia diventa zoppa, mutilata”. “Abbiamo interrogazioni a risposta immediata scadute da gennaio; di fatto sono trascorsi cinque mesi, ma il regolamento prevede 15 giorni” ha puntalizzato Cunegato-. Ci sono interrogazioni a risposta scritta scadute a dicembre. Ho chiesto dati sui

da frammentare ulteriormente, sottraendola a una forte regia nazionale e assegnandola in via esclusiva a questa o quella Regione? E lo stesso vale per la sanità. Attribuire ulteriori margini di autonomia in questa materia significa: accentuare la frantumazione del Servizio sanitario nazionale; indebolire i principi di universalità e uguaglianza dei diritti sociali; rendere ancora più profondi gli attuali – insostenibili – divari territoriali. La salute delle cittadine e dei cittadini non può dipendere dal luogo di nascita o di residenza. E non meno rilevanti sono i rischi nelle altre materie oggetto di devoluzione. Sulle professioni, il pericolo è quello di incrinare l’unità del mercato del lavoro nazionale, creando una giungla di regimi giuridici

medici gettonisti nei Pronto Soccorso a gennaio, sollecitando più volte: ancora niente. I Pronto Soccorso veneti sono in grave crisi e abbiamo bisogno di capire cosa sta succedendo. Sono stato eletto per avere accesso ai dati, per capire come funziona la sanità che vale l’80% del bilancio regionale”.

diversi, vincoli, disparità e barriere localistiche. La Corte ha chiarito che qualsiasi ulteriore forma di autonomia deve essere giustificata da specificità concrete di ogni singola Regione. Nelle intese preliminari, questa specificità – come sottolineato da più parti durante queste audizioni – semplicemente non esiste: i testi sono identici, le richieste regionali assolutamente uguali e le motivazioni completamente generiche. Questo dimostra che non si tratta di risposte mirate a bisogni territoriali specifici, supportate da un’istruttoria oggettiva e scientificamente fondata, ma di una scelta puramente politica e ideologica: sostanzialmente, un atto di fede che non necessita né di spiegazioni né di motivazioni.

Chiara Luisetto Giovanni Manildo

L’intervento. Il senatore Udc: “Dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e capaci”

DE POLI E L’AUTONOMIA: “E’ UNA SFIDA DI RESPONSABILITÀ PER RAFFORZARE IL PAESE”

er troppo tempo il dibattito sull’autonomia di erenziata

è stato raccontato come uno scontro tra chi vuole dividere l’Italia e chi vuole difenderne l’unità. È una rappresentazione semplicistica che non aiuta a comprendere la vera questione: l’autonomia serve per rendere le istituzioni più e icaci e più vicine ai cittadini”.

Il senatore Antonio De Poli (Udc) interviene sul dibattito di questi giorni e a erma che la recente audizione del presidente del Veneto Alberto Stefani “ha riportato il confronto sul terreno giusto, quello della responsabilità. Principio che non solo condivido in pieno, - aggiunge il senatore ma da cui vorrei partire, l’autonomia non è una bandiera ideologica né una mera rivendicazione identitaria. È uno strumento per migliorare il funzionamento dello Stato, rendere più e icaci le amministrazioni e costruire servizi più vicini alle esigenze dei cittadini e delle cittadine.

Per questo ho accolto con favore la decisione della Corte Costituzionale che ha

dichiarato inammissibile il referendum abrogativo sulla legge Calderoli. La Consulta ha ricordato che il percorso dell’autonomia rientra pienamente nel quadro costituzionale e che il confronto politico non può trasformarsi in un pregiudizio verso una riforma prevista dalla nostra Carta”.

De Poli richiama il referendum del 2017, con il quale oltre 2,3 milioni di veneti hanno chiesto più autonomia attraverso un referendum consultivo. “L’espressione democratica di una comunità che chiede di poter contribuire in modo più diretto all’organizzazione dei servizi e delle politiche pubbliche. Un mandato politico e istituzionale che merita rispetto. L’esperienza del Veneto dimostra che autonomia e unità nazionale non sono concetti in contrapposizione, al contrario possono ra orzarsi reciprocamente se l’obiettivo resta quello di o rire servizi migliori ai cittadini e rendere più e iciente l’azione pubblica. Naturalmente l’autonomia non può essere interpretata come una corsa solitaria delle Regioni più forti. L’Italia è una e indivisibile.

Ma proprio perché crediamo nell’unità del Paese dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e più capaci di rispondere ai bisogni dei territori, nel solco di quel principio di sussidiarietà che invita ad avvicinare le decisioni ai cittadini ogni volta che questo può migliorare la qualità dei servizi”. Il senatore porta l’esempio della sanità e si chiede; “Se una regione riesce a

organizzare i servizi in modo e iciente, ridurre gli sprechi e liberare risorse, perché non dovrebbe poter reinvestire quei risparmi per valorizzare medici, infermieri e operatori sanitari? In una fase in cui la carenza di personale rappresenta una delle principali emergenze del sistema sanitario nazionale, poter rendere più attrattivi gli ospedali e i servizi territoriali significa o rire una

risposta che tenga presente le esigenze territoriali e cittadine”. Gli stessi presupposti valgono, continua De Poli, per la protezione civile, il lavoro e la formazione professionale. “Ecco che ritorniamo proprio al tema della responsabilità, riuscire a mettere l’e icienza al servizio dei cittadini, governando in modo più diretto. Sapendo che più competenze comportano più responsabilità, trasparenza e una più chiara valutazione dei risultati ottenuti. A questo proposito - continua - esistono principi che non possono essere messi in discussione. I livelli essenziali delle prestazioni (LEP) devono essere garantiti in ogni parte del Paese. La solidarietà nazionale resta un pilastro irrinunciabile della Repubblica. L’autonomia è una grande occasione per l’Italia perché saprà premiare la buona amministrazione, responsabilizzare chi governa e migliorare concretamente la qualità dei servizi. La sfida non è trasferire competenze da Roma ai territori, ma utilizzare quelle competenze per dare risposte più rapide”.

Il senatore Udc Antonio De Poli

L’intervista.

Francesco Rucco, vice presidente del Consiglio regionale, Fratelli d’Italia, ex sindaco di Vicenza

“ALTA VELOCITÀ: SERVE IL CORAGGIO

DI DECIDERE UNA VOLTA PER TUTTE”

Francesco Rucco, lei è stato a lungo sindaco di Vicenza e presidente della Provincia, oggi è vice presidente del Consiglio Regionale: c’è una sfida imminente che la città si accinge ad aff rontare, e che poi toccherà a tutto il resto del Nord-Est: quella dell’Alta Velocità. Dal suo punto di vista, si rischia un pantano burocratico e operativo?

Secondo me l’attuale sindaco Possamai sta di fatto rallentando l’opera per evitare di prendere decisioni nette. Credo che lo abbiano capito anche i vicentini: l’obiettivo è non fare scelte impopolari in vista delle elezioni del 2028, per evitare contraccolpi sul risultato elettorale. Bisogna però considerare che sono già passati tre anni, ne passeranno altri cinque e l’opera in città ancora non è arrivata. Parliamo di un cantiere che durerà oltre dieci anni nel tessuto cittadino, portando un disagio enorme. Chi fa l’amministratore non può fare calcoli elettorali, deve avere il coraggio di a rontare la situazione e decidere una volta per tutte. Abbiamo ancora la possibilità di scegliere come il treno uscirà dalla stazione di Vicenza

verso Padova, incidendo quindi anche sul territorio padovano. Stiamo lavorando per sbloccare la situazione, ma credo che entro l’autunno una decisione definitiva vada presa.

La presidente di Confindustria Vicenza ha spiegato che siamo ormai al terzo anno di “decrescita infelice” della produzione industriale. In questo scenario economico, che ruolo sta avendo e può avere la Regione?

La Regione ha un ruolo fondamentale, e lo dimostra anche la recente e importante nomina di Massimo Giorgetti — già assessore regionale veronese — alla presidenza di Veneto Sviluppo. Veneto Sviluppo è la finanziaria che sostiene le nostre aziende. In questi anni è rimasta un po’ troppo ferma e deve riprendere il ruolo centrale del passato, immettendo liquidità e denaro dove necessario per sostenere imprese che oggi sono in netta di icoltà. Il Veneto non è più quello di venti o trent’anni fa, sta so rendo. Durante la campagna elettorale ho visitato almeno un centinaio di aziende e continuo a farlo tuttora; pochi giorni fa ero in un’azienda casearia di livello

internazionale. La richiesta che arriva unanimemente dal mondo produttivo è chiara: meno burocrazia e più elasticità. Da questo punto di vista, il presidente Stefani e l’assessore Bitonci hanno aperto tavoli strategici per la sburocratizzazione. Sul fronte dei trasporti, inoltre, dopo la Pedemontana è vitale ragionare sull’A31 e sul collegamento a nord con l’Europa: non è solo un raccordo verso Trento, ma un’apertura commerciale, imprenditoriale e turistica verso l’Europa centrale e del Nord che sarebbe una manna dal cielo per l’economia veneta.

Spostandoci sul fronte politico, come si spiega l’alto consenso di tanti vicentini verso figure come Vannacci, Valdegamberi o Joe Formaggio? Sicuramente Vannacci rappresenta l’elemento di novità. Quando si apre uno spazio politico nuovo, com’era accaduto a suo tempo con il Movimento Cinque Stelle, si attirano inevitabilmente quelle persone che non hanno trovato risposte o spazio nei partiti classici. Si tratta di un fenomeno che non va sottovalutato, ma di cui bisogna comprendere a fondo il messaggio. Devo dire che alcune delle

posizioni che Vannacci sta esprimendo sono un po’ contraddittorie: sul tema del femminicidio, ad esempio, le sue dichiarazioni non mi trovano a atto d’accordo. Come si trova in questa nuova veste da consigliere regionale dopo tanti anni passati a fare il sindaco e cosa significa aver ricevuto un così alto numero di consensi?

Fare il sindaco è, a mio avviso, il ruolo più bello in assoluto in politica. C’è un legame viscerale: è la tua città, la ami naturalmente e ti trovi a lavorare ogni giorno per il tuo territorio e per la tua comunità. Il Consiglio regionale rappresenta una realtà completamente diversa. È un’assemblea legislativa, il cui approccio assomiglia molto a quello del Parlamento italiano, un vero e proprio “Parlamento veneto” che lavora sulla produzione delle leggi regionali. Devo dire, però, che il livello dei componenti di questo consiglio è molto alto e l’aula è composta da amministratori di ottimo spessore. Il risultato elettorale è un bellissimo risultato, frutto di un lavoro capillare e costante svolto sul territorio a stretto contatto con i cittadini.

VIOLENZA DI GENERE, LANZARIN: “PREVENZIONE E FORMAZIONE CONTRO UN FENOMENO PERVASIVO”

“Il Veneto può contare su una rete antiviolenza solida e strutturata, composta da 25 Centri Antiviolenza, 42 Case Rifugio e 37 Sportelli. Tuttavia, i dati ci confermano che la violenza contro le donne resta un fenomeno pervasivo e che c’è ancora molto lavoro da fare sul fronte della prevenzione e della promozione di una cultura del rispetto”. Manuela Lanzarin (Lega-Liga Veneta), presidente della Quinta Commissione, interviene con forza sul tema della violenza di genere e sull’attività dell’Osservatorio regionale permanente.

I dati Istat tracciano un quadro drammatico: il 31,7% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito una forma di violenza nel corso della propria vita. Una realtà che bussa ogni giorno alle porte dei servizi territoriali: nel solo 2024, i Centri Antiviolenza e gli Sportelli veneti hanno registrato 8.366 contatti, prendendo in carico e accompagnando 3.780 donne. In questo contesto diventa centrale il lavoro dell’Osservatorio regionale, nato grazie a un voto condiviso da tutte le forze politiche. Durante la seduta della Quinta Commissione,

la presidente Roberta Ruggeri ha illustrato il bilancio dei primi sei mesi e le prossime iniziative. L’obiettivo è duplice: monitorare il fenomeno attraverso dati scientifici, grazie a un protocollo con l’Università di Padova, e far crescere una consapevolezza di usa. “La formazione rappresenta uno strumento fondamentale – sottolinea Lanzarin – e dovrà coinvolgere avvocati, assistenti sociali, personale sanitario, giornalisti e personale scolastico”. Il prossimo passaggio sarà l’esame della relazione in Consiglio regionale.

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Despar Nord investe sul Veneto

Ioccupazione e presenza sul territorio

l Veneto si conferma un’area strategica per Despar Nord che, nel 2025, ha consolidato la propria presenza in regione con un percorso capace di coniugare crescita economica, sviluppo territoriale e attenzione alle comunità locali. Accanto ai risultati commerciali, l’azienda ha ra orzato il proprio ruolo sociale attraverso iniziative dedicate all’inclusione, all’educazione e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. el corso dell’anno Despar Nord ha destinato oltre 160 mila euro ad attività sociali, culturali ed educative realizzate con associazioni, scuole, istituzioni e realtà locali. Tra i progetti più significativi, la collaborazione con la Cooperativa Vite Vere Down Dadi, con cui l’azienda ha promosso percorsi di integrazione sociale e opportunità lavorative per persone con disabilità, coinvolgendo direttamente anche alcuni punti vendita. È proseguita inoltre la partnership con

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che

DESPAR NORD RAFFORZA IL LEGAME CON IL VENETO: CRESCITA, FILIERE LOCALI E SOSTEGNO AL TERRITORIO

coinvolte nell’iniziativa. Oggi sono 81 le micro-realtà artigiane venete presenti sugli sca ali dei punti vendita, alle quali si aggiungono 41 produttori regionali per un totale di oltre mille referenze provenienti dal Veneto. Un modello che sostiene le filiere corte e valorizza i piccoli produttori.

U n percorso di crescita confermato

di euro con un incremento dell’1,49% rispetto al 2024. Sul territorio sono stati investiti oltre 24,5 milioni di euro per il potenziamento della rete vendita, che oggi in Veneto conta 155 punti vendita di cui 81 a gestione diretta e 74 a iliati. È cresciuta anche l’occupazione, con 324 fra nuove assunzioni e stabilizzazioni contrattuali che portano a 4.287 il numero complessivo dei collaboratori

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proposito di persone, Despar Nord ha celebrato anche in Veneto i “Giubilei”, l’appuntamento annuale dedicato ai collaboratori e alle collaboratrici con importanti anzianità di servizio e che hanno raggiunto la pensione. L a cerimonia per il Veneto si è svolta nelle scorse settimane a Villa di Montruglio, a Barbarano Vicentino, coinvolgendo complessivamente 378 persone: 41 pensionati e 337 collaboratori premiati per traguardi professionali compresi tra i 15 e i 40 anni di attività in azienda. Nata oltre vent’anni fa, l’iniziativa rappresenta per Despar Nord un momento di riconoscimento dell’esperienza e della professionalità maturate nel tempo dai propri collaboratori e collaboratrici. Per l’azienda, celebrare questi percorsi significa perciò valorizzare il contributo che ogni persona ha dato alla crescita di Despar Nord e al consolidamento del legame con il territorio, confermando al tempo stesso l’impegno nello sviluppo occupazionale nelle regioni in cui opera.

lo scorso anno nel solo Veneto ha Despar Nord e il tessuto agroalimentare

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hi ha bambini lo sa: gli articoli si accumulano in fretta. Un passeggino usato pochi mesi, vestiti che non entrano già alla stagione suc-

l’occhio di chi sa esattamente cosa si guarda e cosa si pretende quando si compra per i propri figli. È questa doppia prospettiva a fare la differenza. Al suo fianco lavora Eleonora, collaboratrice storica, che condivide ogni giorno questo metodo e questa dedizione nel proprio lavoro. Vendere senza pensarci: come funziona il conto vendita Il funzionamento è più semplice di quanto si immagini. Chi porta i propri articoli firma un mandato di vendita: un documento che definisce con chiarezza il prezzo concordato, la durata di esposizione garantita e il rimborso che arriva entro quindici giorni dalla vendita. Non è una formalità burocratica, è la garanzia scritta che il negozio si impegna a fare la propria parte. Dopodiché, il resto lo fa il negozio: selezione, esposizione, valutazione del prezzo, vendita e incasso. Il venditore può tornare a casa e aspettare la notifica tramite l’app My BABYBAZAR, l’area personale che permette di seguire in tempo reale la situazione dei propri articoli. Il confronto con

ai propri figli. Chi entra in negozio non si affida alle fotografie di un privato: vede l’articolo di persona, lo tocca, lo esamina. Vale ancora di più per le categorie dove le condizioni fisiche contano: un passeggino, un seggiolone, un gioco con molti pezzi. C’è poi una tutela concreta per chi ha la BABYBAZAR card: il diritto di ripensamento entro sette giorni, con un Buono Acquisto pari al prezzo pagato. Nel peer-to-peer un acquisto sbagliato rimane quasi sempre un problema irrisolvibile. Da BABYBAZAR c’è un negozio fisico, uno staff, un indirizzo a cui tornare. Gli articoli cambiano in continuazione: il negozio lavora su una rotazione rapida, e chi vede qualcosa di interessante sa che aspettare può voler dire non trovarlo più. È la prova che la selezione funziona e che vale la pena tornare spesso. Un ciclo che fa bene alle famiglie del territorio Molte famiglie che portano articoli in conto vendita tornano poi come acquirenti. È una dinamica naturale: chi ha liberato spazio e ricevuto un rimborso scopre che il negozio è anche il posto giusto per trovare quello che serve nella fase successiva, quella in cui il bambino cresce e ha bisogno di qualcosa di diverso. Ogni scambio che passa per BABYBAZAR Scorzè tiene valore nelle tasche delle famiglie locali e dà una seconda vita agli articoli invece di farli finire nel dimenticatoio. BABYBAZAR Scorzè si trova in Via Castellana 14 a Scorzè (VE) ed è aperto dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 19:00, il mercoledì con orario continuato dalle 9:00 alle 17:00 e il sabato dalle 9:00 alle 12:30 e dalle 15:00 alle

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Accordo tra Regione e medici di base: Case di Comunità aperte 24 ore su 24

La Regione Veneto e i sindacati dei medici di medicina generale hanno raggiunto un accordo destinato a rendere pienamente operative le Case di Comunità, strutture considerate uno dei cardini della riorganizzazione della sanità territoriale. L’intesa è stata definita al termine di un incontro svoltosi oggi a Venezia tra il presidente della Regione Alberto Stefani, l’assessore alla Sanità Gino Gerosa, il direttore dell’Area Sanità e Sociale Giancarlo Ruscitti e le rappresentanze sindacali dei medici di famiglia. Mentre a livello nazionale la trattativa è ancora in fase critica, la Regione Veneto per prima in Italia raggiunge un accordo e funge da modello nazionale. L’obiettivo è rafforzare la medicina di prossimità e garantire una presenza stabile dei professionisti sanitari all’interno delle Case di Comunità, trasfor-

mandole in un punto di riferimento per i cittadini. I dettagli tecnici dell’accordo sono ancora in fase di definizione, ma il modello organizzativo è stato delineato. «Il Veneto si conferma un laboratorio di buone pratiche e un modello per il resto del Paese», ha dichiarato il presidente Stefani. «Fin dall’inizio abbiamo immaginato le Case di Comunità come il cuore della medicina territoriale, luoghi in cui i cittadini possano trovare assistenza continua e vicina ai loro bisogni». L’accordo prevede che i medici di medicina generale convenzionati, inseriti nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), garantiscano la loro presenza nelle Case di Comunità dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20. Nelle ore restanti sarà invece assicurato dai medici della continuità assistenziale, consentendo così

alle strutture di rimanere operative 24 ore su 24.

Per i medici con incarico a regime orario viene confermato l’impegno di 38 ore settimanali all’interno delle Case di Comunità, con attività prevalente nelle ore notturne e durante i fine settimana, contribuendo a rafforzare la copertura assistenziale nelle fasce orarie non coperte dai medici di famiglia. L’intesa prevede inoltre la possibilità, per entrambe le categorie di professionisti, di svolgere da sei a dieci ore aggiuntive settimanali, retribuite con un compenso di 60 euro lordi all’ora. Durante questi turni i medici potranno assistere non soltanto i propri assistiti, ma tutti i cittadini che accederanno alle strutture. Secondo l’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, l’accordo rappresenta un passaggio fondamentale per dare concreta attua-

zione a uno dei progetti strategici della sanità veneta. Le Case di Comunità, ha sottolineato, avranno il compito di intercettare i bisogni assistenziali prima che si trasformino in emergenze o richiedano il ricorso agli ospedali. L’obiettivo della Regione è ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso e

Medici di base, cambi negli ambulatori tra Campalto, Mestre, Mirano e Chioggia

Diverse novità per la medicina di base nel territorio dell’Ulss 3 Serenissima, con cessazioni di servizio e nuovi inserimenti che riguardano Campalto, Mestre, Mirano e Chioggia.

A Campalto è terminato a fine maggio l’attività della dottoressa Carlotta Moruzzi, che operava nella medicina di gruppo di via Orlanda. L’Ulss 3 Serenissima ha già individuato il sostituto, il dottor Pihe Kenao, che entrerà nella stessa struttura dal 15 luglio e prenderà in carico automaticamente gli assistiti della dottoressa Moruzzi. Fino a quella data sarà la stessa medicina di gruppo a garantire il servizio, an-

che con il supporto di un altro medico esterno. I pazienti potranno continuare a rivolgersi all’ambulatorio attraverso le modalità già in uso, contattando il numero 041.90320.

A Mestre Centro si è invece concluso il 17 maggio il servizio del dottor Matteo Vilardo, che riceveva in viale San Marco 184. Dal giorno successivo è subentrata la dottoressa Carolina Del Piccolo con un incarico a tempo determinato, nello stesso ambulatorio. Anche in questo caso gli assistiti sono stati trasferiti automaticamente nelle liste del nuovo medico.

Novità anche a Mirano, dove a fine maggio ha cessato l’attività il dottor Antonio Vesco, che

visitava nell’ambulatorio di via Vittoria. L’Ulss ha comunicato che i medici dello stesso territorio hanno ancora posti disponibili e per questo gli assistiti sono stati invitati, tramite lettera personale, a scegliere un nuovo medico tra quelli presenti nell’area. Il dottor Vesco operava anche nell’ambulatorio della frazione di Scaltenigo, ma nessun altro medico ha dato disponibilità a proseguire il servizio nella sede. I residenti di Scaltenigo dovranno quindi fare riferimento agli ambulatori di Mirano o Santa Maria di Sala.

A Chioggia ha terminato a fine maggio anche l’attività del dottor Massimo Naccari, che

garantire una maggiore vicinanza ai cittadini, in particolare alle persone fragili e ai pazienti cronici. Un risultato raggiunto attraverso il confronto con i rappresentanti dei medici di famiglia e la definizione di un modello organizzativo che punta a rendere la sanità territoriale più accessibile e capillare.

lavorava nella Medicina di Gruppo Integrata “Madonna Marina”, in via Madonna Marina. In attesa dell’arrivo di un nuovo medico con incarico temporaneo previsto per metà luglio, saranno i colleghi della struttura a seguire anche i suoi pazienti. Per informazioni e appuntamenti resta attiva la segreteria al numero 041.490520.

Sempre a Chioggia ha lasciato definitivamente il servizio anche la dottoressa Boscolo Lucia Rizzo. I suoi assistiti sono già stati presi in carico dall’ambulatorio pubblico attivato dall’Ulss 3 con i medici della continuità assistenziale, nella sede di Strada Marina 500.

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