Nell’ultimo biennio la mobilità nel nostro Veneto è tornata, a pieno regime, ai ritmi frenetici del periodo pre-pandemico. Spostamenti per lavoro, studio e un turismo sempre più pervasivo hanno riportato il traffico a livelli massimi. Ma cosa ci dicono i numeri dell’ultimo rapporto Istat sulla sicurezza stradale? Il quadro che emerge è in chiaroscuro, ma con un raggio di luce che merita la nostra attenzione. Il dato più incoraggiante riguarda gli incidenti mortali: la prima metà del 2025 ha mostrato una riduzione degli incidenti con lesioni (-1,3%) e delle vittime, in linea con un calo generale. Nel 2024, le vittime sulle nostre strade furono 269. Numeri ancora tragicamente alti, ma che raccontano un calo un calo significativo. L’indice di mortalità in Veneto è calato da 2,4 a 2,1 decessi ogni 100 incidenti. Si tratta di un risultato d’eccellenza se confrontato con la sostanziale stagnazione del dato nazionale. Guardando lontano, dal 2010 a oggi, la nostra regione ha ridotto la mortalità stradale di oltre il 32%, superando la media italiana. Tuttavia, non è il momento di brindare. Se le “croci” diminuiscono, il numero complessivo di incidenti e di feriti è in lieve aumento, rispettivamente dello 0,7% e dell’1,3%. Questo scollamento ci suggerisce che, sebbene la sicurezza dei veicoli e la tempestività dei soccorsi riescano a salvare più vite, la frequenza degli impatti resta legata a distrazioni e volumi di traffico critici. Il Veneto, inoltre, è tra le regioni più colpite per mortalità ciclistica, con 27 ciclisti deceduti registrati nel 2025. Ogni incidente rappresenta un costo umano e sociale immenso e non possiamo abbassare la guardia.
Veneto2
del Conselvano
I manager della sanità padovana: Fortuna in Azienda Ospedale, Benini all’Ulss 6
SICUREZZA STRADALE, SFIDA ANCORA APERTA:
URBANI
SI RISCHIA DI PIU’
Il grido d’allarme per la Monselice - mare: “Situazione preoccupante”, da Veneto Strade arriva l’impegno per un intervento entro giugno. Il Consiglio di Stato sblocca il cantiere della bretella nord di Bovolenta
Bilancio regionale ultimi ritocchi prima del varo definitivo: parla l’assessore Giacinti
“Quello di Lupin III”: Davide Zanella, artista punto di riferimento per la comunità pop
CASA DI RIPOSO BEGGIATO, POSIZIONI CONTRAPPOSTE, IL COMUNE PER IL RADDOPPIO
Braccio di ferro sulla gestione dei 123 posti e sulla convenzione, spunta l’ipotesi di ricorrere al privato, l’opposizione contraria: “Azzardo pericoloso”
VALERIA MANTOVAN: “LA CULTURA IN VENETO
L’assessore regionale: stanziati subito 18 milioni per le borse studio, attenzione al disagio giovanile
Liceo classico, scelta da eroi
Giampiero Beltotto
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ite la verità: non mandate i vostri figli al classico perché avete paura del loro fallimento, quindi, non scommettendo sulla loro intelligenza, sulla loro capacità di abnegazione, di sacrificio, di volontà ferrea, scegliete per loro un percorso agevole. Quanti dei lettori di questo giornale hanno frequentato il glorioso liceo classico? Ricorderanno le ore trascorse sui Promessi Sposi, sull’aoristo passivo, su Tacito (intraducibile tanto quanto Quintiliano) o su Platone, che mi toccò alla maturità.
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NUOVA ONDATA DI FURTI NELLA BASSA PADOVANA: cresce la corsa alla sicurezza intelligente
di dissuadere i ladri prima ancora che mettano in atto l’in
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mercianti c’è anche il pulsante SOS, integrato nei sistemi
Il ruolo delle telecamere e dei sistemi intelligenti per la protezione delle case.
Le famiglie che vivono in case o abitazioni indipendenti stanno mostrando un interesse crescente verso sistemi che proteggono anche il perimetro esterno. Un impianto smart visibile dall’esterno, spiegano alcuni installatori locali, ha spesso un forte effetto deterrente: i ladri preferiscono evitare obiettivi che richiedono più tempo o che possono far scattare una verifica da remoto.
Inoltre, la possibilità di controllare la propria abitazione tramite smartphone verificando in tempo reale mo-
durre i danneggiamenti.
Un ulteriore elemento che sta favorendo la diffusione di questi sistemi è la convenienza economica: molte soluzioni moderne, tra cui quella di WINDTRE, sono oggi disponibili a canoni accessibili, senza costi iniziali elevati e senza necessità di opere murarie, rendendo l’installazione rapida e non invasiva. Un dettaglio che sta convincendo anche chi finora aveva rimandato per timori legati ai lavori o al budget.
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Una tendenza, questa, che nella Bassa Padovana sembra destinata a crescere, spinta dal desiderio diffuso di non farsi trovare impreparati di fronte a un fenomeno che continua a preoccupare l’intera comunità.
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fragili. Una forma di sicurezza silenziosa, che permette di
Federica Silvoni lascia la giunta e il consiglio comunale
E’ destinato a cambiare l’assetto della giunta comunale di Conselve dopo le dimissioni dell’assessore al bilancio Federica Silvoni, che ha scelto di lasciare anche il consiglio comunale. Un addio che pesa sulla compagine di maggioranza e che è destinato a far discutere. Dal canto suo Silvoni sceglie una linea soft. “Le mie dimissioni dal Consiglio comunale sono dovute a motivi strettamente personali. Ringrazio le consigliere e i consiglieri per tutto ciò che abbiamo condiviso e per ciò ho imparato in questa esperienza amministrativa da ciascuno di loro. Ringrazio il personale del Comune e dell’Unione per l’indefesso lavoro e impegno giornaliero”. Poi si rivolge direttamente ai cittadini di Conselve: “Ancor più profondamente ringrazio voi che mi avete accordato la vostra fiducia per questo mandato. Posso assicurarvi che ho fatto del mio meglio per onorare tale incarico, ogni giorno, per il bene di tutta la cittadinanza.
Ho fiducia che il gruppo di maggioranza saprà completare il mandato raggiungendo gli obiettivi. E’ stato un onore essere amministratrice di Conselve”.
L’assessore al
Liceo classico, scelta da eroi Giampiero Beltotto
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Da parte della maggioranza è il sindaco Umberto Perilli a commentare la notizia, a nome dell’intera compagine: “Ringrazio Federica Silvoni per l’attività svolta in questi anni e per il prezioso aiuto che ci ha dato. Per quanto ci riguarda continueremo a lavorare ai nostri obiettivi, come prima e più di prima”. Più critico e articolato l’intervento del gruppo di minoranza “Noi per Conselve”: “In un momento già segnato da scelte controverse e tensioni interne, l’uscita di una figura chiave come quella dell’assessore al bilancio non può che sollevare interrogativi legittimi. La vicenda presenti elementi che vanno oltre la sfera privata. Le tempistiche, alcune decisioni recenti e il clima politico che si respira da mesi suggeriscono che le motivazioni possano avere una natura più profondamente politico amministrativa. Non mancano le perplessità”.
bilancio di Conselve si dimette: “Motivi strettamente personali”
Sapete che cosa diceva la mia insegnante nel liceo milanese di cui lei era Papessa riconosciuta e riverita? Che lì per lì avremmo trovato i Promessi Sposi noiosi, ma quando saremmo diventati vecchi o nei giorni della malinconia, proprio quelle pagine dell’eterno don Lisander ci avrebbero ristorato l’anima. La Papessa (unico arbitro della nostra esistenza in quegli anni) ci insegnò anche a leggere, nel senso di articolare le parole a voce alta in modo tale che gli altri capiscano perché “non leggi per te e basta, ma per tutto il mondo e devi leggere ad alta voce e lentamente per capire, per gustare le parole e per trasmetterle”. Leggo che al classico, proprio quello del 1923 pensato dal fascistissimo Giovanni Gentile, grazie al quale abbiamo la più bella scuola del mondo, ci va il cinque per cento dei nostri ragazzi. Credo che la percentuale corrisponda al numero di italiani che si entusiasmano per il bello in sé, cioè per ciò che ci rende umani. A casa mia anche figli e nipoti considerano il classico la scuola dell’obbligo perché non possiamo concepirci senza quelle cose inutili che sono la letteratura, il greco e il latino, la filosofia. Ho scoperto con orrore che il legislatore ha tolto la magnifica differenza con tutte le altre scuole, l’avere cioè la quarta e la quinta ginnasio. Tutti uguali ci vogliono. Nelle infinite porcherie commesse a danno della scuola, questa la considero tra le peggiori, come la fine del riassunto e la lallazione che insulta i nostri ragazzi perché li vuole incapaci di reggere allo stress del risultato, quasi che la vita sia una noiosa passeggiata sull’olio scivoloso della parità. Ah certo, dovete considerare i vostri figli un po’ eroi per iscriverli al classico, dei magnifici figli di Sparta e di Atene. Vostro figlio come Leonida che ci salvò con anche meno del cinque per cento dalle invasioni e che quando l’imperatore nemico gli ingiunse di abbassare lo scudo perché erano troppo pochi per salvare la pelle, rispose “vieni a prenderlo”. O vostra figlia come Aspasia di Atene compagna di Pericle e con lui all’origine di quella che noi poveracci chiamiamo democrazia: la ragazza potrebbe lavorare con onore nella comunicazione. Saranno gli unici, i vostri figli, che quando il telecronista dice “naiki” avvertiranno un brivido d’orrore lungo la schiena, ma saranno quelli che dopo cinque anni non rinunceranno a pensare con la propria testa e a concludere che “uno vale uno lo dici a tua sorella”. Se li volete forti i figli e se scommettete su di loro chiedete la sezione aspra e dura dove c’è il professore di filosofia che insegna Platone e Sant’Agostino e non comizia di politicamente corretto. Pure qualche scappellotto farebbe bene a chi decide per il classico ma so che questo finale potrebbe alzare un polverone. Rinuncio allo scappellotto, ma per favore ritorniamo al vecchio ma sempre giovanissimo ginnasio. Quarta e quinta, s’intende. Astenersi perditempo e perdigiorno. E poi come dice il Maestro Arbore, “meno siamo, meglio stiamo”.
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Il caso. Il Comune ha commissionato due incarichi per approfondire gli aspetti legali ed economici
Braccio di ferro sulla Rsa Beggiato, si fa strada l’idea di un partner privato
Dura presa di posizione del Cda: “Siamo autonomi rispetto al Comune, in mancanza di un beneficio effettivo abbiamo esercitato la facoltà di recesso”
Il futuro della Casa di Riposo Beggiato di Conselve si trova al centro di un complesso braccio di ferro istituzionale tra l’amministrazione comunale e il consiglio d’amministrazione dell’ente, mettendo in discussione il progetto del raddoppio dei posti letto per non autosufficienti. In gioco vi è la gestione di complessivi 123 posti, di cui 64 riconosciuti alla Beggiato sin dal 2014 e 59 trasferiti al Comune dopo la chiusura della locale RSA ospedaliera. Sebbene nell’autunno 2021 le parti avessero sottoscritto una convenzione per costruire una nuova struttura unitaria, lo scorso novembre il CdA della Beggiato ha operato una netta marcia indietro, giudicando il progetto di raddoppio troppo oneroso e incerto.
Di fronte a questa decisione, il sindaco Umberto Perilli ha ribadito con forza la volontà di percorrere la strada della struttura da 123 posti, conferendo due incarichi specialistici per circa 12.000 euro totali all’avvocato Andrea De Cecchi e alla società AS Advisory, al fine di valutare la tenuta legale dell’accordo e la fattibilità di un partenariato pubblico-privato. Sulla questione, il primo cittadino ha dichiarato: “Faremo tutto il possibile per realizzare i 120 posti in un unico contesto percorrendo tutte le strade possibili e mantenendo come punti essenziali e inderogabili la qualità dei servizi e il controllo dell’ente pubblico”.
Tuttavia, la posizione della Beggiato è diametralmente opposta e fondata sulla propria autonomia statutaria. Il CdA ha infatti chiarito che la Casa di Riposo è un’IPAB dotata di personalità giuridica pubblica autonoma e, come tale, non è soggetta a direzione o indirizzo politico del Comune. La nomina dei componenti del CdA da parte del sindaco non comporta alcun vincolo, poiché l’ente opera in piena responsabilità rispondendo esclusivamente allo Statuto e agli organi di vigilanza regionali, principio coerente con l’art. 15 della Legge n. 241/1990 sugli accordi tra pubbliche amministrazioni. Riguardo al recesso dall’accordo del 2021, il CdA ha evidenziato che la concessione dei 59 posti comunali non è ancora attuabile, come confermato dalla dirigenza ULSS nell’incontro del 3 ottobre 2025. Di fronte a obblighi economici rilevanti senza benefici effettivi, il CdA ha ritenuto doveroso riprendere il percorso relativo ai 64 posti già assegnati all’IPAB nel 2014, prevedendo la costruzione di quattro nuovi piani sopra le cucine. Questa scelta viene definita come un atto di gestione responsabile e urgente, dettato da un dato oggettivo: la provincia di Padova registra oggi oltre 1.700 anziani in lista d’attesa e un tasso di occupazione delle strutture superiore al 95%, rendendo indispensabile una risposta tempestiva e finan-
ziariamente sostenibile che l’ente ritiene di poter garantire solo attraverso la propria autonomia decisionale. “In questo contesto, - conclude il Cda - l’obiettivo dell’Ipab Beggiato resta quello di contribuire concretamente alla risposta ai bisogni del territorio, nel rispetto della propria autonomia istituzionale, della normativa vigente e della sostenibilità economico-finanziaria dell’Ente”.
Nicola Stievano
Dalle opposizioni una netta bocciatura: “Azione azzardata che mette in discussione il ruolo pubblico”
E’ netta la bocciatura da parte dei gruppi consiliari di opposizione della linea di condotta della maggioranza sul “dossier Beggiato”. Il gruppo consiliare Idea Comune esprime forte rammarico per le scelte politiche amministrative e per l’esito del consiglio comunale chiesto dalle opposizioni sul tema, che avrebbe potuto rappresentare l’occasione per una pronuncia unitaria che ribadisse la volontà di privilegiare la gestione pubblica, riallacciando una collaborazione con la Beggiato.
“Ci siamo trovati di fronte invece ad un vero e proprio blitz politicoamministrativo - sottolinea Carlo Capuzzo - da parte del sindaco che, senza passare per una pronuncia politica in giunta e dopo quasi quattro anni di sostanziale inattività, in due giorni ha disposto la redazione di altrettante determinazioni per esperire la possibilità di realizzare i 123 posti letto assegnati a Beggiato e Comune attraverso
un partenariato pubblico-privato, seppur avendone il propria titolarità come Comune solamente 59. Una azione azzardata che trova in noi assoluta contrarietà e che, se
portata fino in fondo, ammesso che sia ipotizzabile un percorso di questo tipo, rappresenterebbe il sigillo definitivo sul fallimento dell’azione del pubblico in questo
particolare dossier”.
Melania Bortoletto e Nicolas Destro di “Noi per Conselve” rincarano la dose: “Il sindaco, senza un atto di indirizzo politico della giunta ha imposto all’ufficio tecnico, settore non competente, due provvedimenti d’incarico, uno per analizzare giuridicamente l’accordo del 2021 e l’altro finalizzato alla valutazione di piani finanziari formulati da una scelta di partenariato pubblico-privato. Questo cambio di rotta e la modalità posta in essere, lascia attoniti e getta più di un ombra sospetta sulla reale volontà del sindaco, nel passato pubblicamente dichiarata, di perseguire la realizzazione della nuova Rsa a gestione pubblica. Un quadro d’insieme le cui premesse non rassicurano ma consolidano il perdurare del mancato potenziamento del servizio territoriale, un danno, un disagio ed un’umiliazione per i nostri cittadini della terza età e per le loro famiglie.
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Sicurezza stradale/1.
Dal Conselvano si alza il grido d’allarme: “Strade intasate e pericolose, è emergenza”
S icurezza stradale, non si può più attendere: il messaggio che arriva dal Conselvano è un misto di urgenza e pragmatismo politico. In un territorio che da troppo tempo si sente relegato ai margini della programmazione infrastrutturale regionale, oggi sembra aprirsi uno spiraglio grazie alla folta rappresentanza padovana nelle istituzioni veneziane. Tuttavia, la politica dei piccoli passi non basta più a un’area che vede nelle carenze della propria viabilità un freno alla crescita e una minaccia costante per la sicurezza dei cittadini. Massimo Cavazzana, sindaco di Tribano e vicepresidente nazionale dell’Anci, solleva il velo su una situazione che definisce ormai insostenibile, richiamando alle proprie responsabilità chi oggi siede nei posti di comando. Secondo il primo cittadino, il peso politico di Padova in Regione deve trasformarsi rapidamente in risultati tangibili per la Bassa, superando la stagione dei rinvii. “È un momento propizio per il nostro territorio - osserva Cavazzana -. La provincia di Padova ha oggi un peso politico significativo in Regione. Proprio per questo è il tempo delle scelte e delle responsabilità. Dobbiamo trasformare questa rappresentanza in risultati concreti”.
Al centro delle rivendicazioni c’è la SR104 Monselice-Mare, una dorsale che dovrebbe rappresentare il polmone commerciale, turistico e agricolo della zona, ma che oggi appare come un malato cronico. E’ il Conselvano a soffrire di più la debolezza strutturale di questa arteria che mostra tutti i segni del tempo nonostante l’aumento esponenziale del traffico e di conseguenza della sua pericolosità. I numerosi e frequenti tratti regolati a senso unico alternato, le barriere di sicurezza precarie e la fragilità strutturale manifestata a ogni ondata di maltempo raccontano di un’arteria satura e trascurata. La critica di Cavazzana è rivolta soprattutto a una gestione che finora è parsa troppo orientata ai semplici rattoppi piuttosto che a una visione d’insieme. Già gli scorsi anni il sindaco di Tribano si era fatto portavoce con i colleghi amministratori dei Comuni che insistono sulla Sr 104 chiedendo un deciso intervento di regione e Veneto Strade.
“La SR104 è una strada strategica per tutta la Bassa Padovana - afferma il sindaco -. Servono investimenti strutturali, non interventi tampone. Dobbiamo garantire continuità e sicurezza a cittadini e imprese”. La richiesta è chiara: uscire dalla logica dell’emergenza per entrare in quella della pianificazione, poiché ogni ritardo si traduce in un danno economico per le aziende che lottano per restare competitive. Non meno critica è la questione del casello autostradale di Monselice. L’attuale infrastruttura è un imbuto logistico che non riesce più a smaltire i flussi provenienti dalla zona industriale e dall’area Conselvana, riversando traffico pesante nei centri abitati e congestionando i collegamenti con le strade regionali. Spostare o modernizzare drasticamente il casello non è più un’opzione, ma una necessità per decongestionare la viabilità locale
e creare un nodo funzionale tra la SR10 e la Monselice-Mare. “È un’opera strategica che non può più essere rimandata - ribadisce Cavazzana -. Le nostre imprese hanno bisogno di collegamenti efficienti per restare competitive”.
Il quadro si completa con l’atavico problema della SR10, dove la saturazione del traffico pesante ha ormai superato ogni limite di guardia, rendendo il completamento della variante l’unica soluzione possibile
per restituire vivibilità ai residenti. La Bassa Padovana chiede dunque l’apertura di un tavolo permanente con Regione, Anas e Ministero, pretendendo un cronoprogramma pubblico che metta fine all’era delle promesse elettorali. La sopravvivenza sociale ed economica di questo distretto produttivo, conclude il sindaco, passa inevitabilmente per strade capaci di guardare ai prossimi vent’anni.
Nicola Stievano
Dopo l’appello della consigliera regionale Bedin Veneto Strade rassicura: “Asfaltature tra aprile e giugno”
Tra aprile e giugno prenderanno il via i lavori di manutenzione straordinaria e riasfaltatura sulla SR 104 “Monselice-mare” e sulla variante della SR 10 verso Schiavonia ed Este. Si tratta di due arterie vitali per la Bassa Padovana, quotidianamente messe a dura prova dal transito massiccio di mezzi pesanti e volumi di traffico in costante aumento. La conferma è arrivata dai vertici di Veneto Strade, in risposta a una precisa sollecitazione di Giorgia Bedin, consigliere regionale della Lega e già sindaco di Monselice. Bedin,
conoscendo profondamente le criticità del territorio, ha più volte evidenziato lo stato di degrado del manto stradale: “Nonostante i precedenti interventi, la situazione desta forte preoccupazione per la sicurezza. Queste strade rappresentano collegamenti strategici per i mezzi di soccorso diretti all’ospedale di Schiavonia”, ha sottolineato la consigliera, ricordando anche i gravi disagi dei residenti dovuti all’inquinamento acustico causato dal rimbalzo dei camion sulle irregolarità dell’asfalto.
Attualmente, i tecnici dell’ente gestore stanno ultimando i rilievi per definire il quadro tecnico definitivo degli interventi. Secondo quanto comunicato dal direttore generale Franco, i passaggi burocratici cruciali - individuazione dei finanziamenti e progettazionesono già stati completati con successo. Gli interventi programmati per il secondo trimestre dell’anno saranno particolarmente incisivi: riguarderanno infatti la quasi totalità della SR 10 var e tratti estremamente significativi della SR 104. (n.s.)
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Amministrative 24 - 25 Maggio 2026
Ascoltaci in tutto il Veneto in auto sul
ricorda ai soggetti interessati la propria disponibilità ad ospitare per le Elezioni amministrative del 24-25 Maggio 2026 messaggi politici elettorali e inserti pubblicitari allegati al giornale. (In ottemperanza alla legge 28 del 22 Febbraio 2000).
Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” alla sicurezza stradale. Torniamo su un tema particolarmente sentito per capire se è cambiato qualcosa in questi ultimi mesi
Bovolenta, dopo l’aspra battaglia legale ecco il verdetto: la camionabile si farà
Per Bovolenta, snodo cruciale nel collegamento tra Conselvano e Piovese, l’attesa per conoscere il verdetto sulla realizzazione della Bretella Nord è terminata il 16 marzo. Quel giorno infatti è arrivato il pronunciamento del Consiglio di Stato, chiamato a mettere la parola fine a una complessa contesa giudiziaria che ha congelato per mesi l’avvio del cantiere della cosiddetta “camionabile”, opera fortemente voluta dal sindaco Anna Pittarello in questi due mandati. “La gara indetta dalla Provincia è corretta - commenta Pittarelloquindi si può partire, è una bella notizia per Bovolenta”.
L’opera da oltre 4 milioni di euro è considerata vitale per sottrarre il traffico pesante e quello di attraversamento quotidiano dal cuore pulsante del paese, dove oggi i mezzi incolonnati compromettono sicurezza e qualità dell’aria.
Il progetto, già costellato di colpi di scena, aveva subito una nuova battuta d’arresto lo scorso autunno, quando il Tar del Veneto aveva annullato l’aggiudicazione dell’appalto assegnato dalla Provincia alla ditta Ecovie. Il ricorso era stato presentato da Salima, capogruppo di un raggruppamento escluso, che contestava i criteri di assegnazione del punteggio e la valutazione delle certificazioni. I
giudici amministrativi avevano accolto parzialmente le osservazioni, sancendo che la gara andava, di fatto, ricalcolata. Un colpo di scena che aveva spinto la Provincia di Padova e la stessa Ecovie a ricorrere al secondo grado di giudizio per difendere la correttezza della procedura. “Per la Provincia la bretella resta un’opera strategica – aveva ribadito Stefano Baraldo, consigliere provinciale alla viabilità – fondamentale per la sicurezza e la fluidità del traffico. Siamo pronti a partire”.
A metà marzo il Consiglio di Stato si è pronunciato sull’opera che eliminerà il traffico pesante e di passaggio in centro. Intanto la Provincia ha finanziato con 2,3 milioni il rifacimento dell’impalcato sul ponte di via San Gabriele
Nonostante lo stallo legale, la macchina operativa non si è fermata del tutto. Sono stati completati i lavori propedeutici e il prossimo 27 marzo è in programma l’inaugurazione della nuova idrovora sull’argine nord, tassello fondamentale per la sicurezza idraulica dell’area dove sorgerà la strada. “Lavoriamo in piena sintonia con la Provincia – aggiunge Pittarello – la nostra comunità attende da tempo quest’opera indispensabile per l’intero territorio”.
Ma la strategia per la sicurezza stradale di Bovolenta non si esaurisce con la bretella. L’Amministra-
zione ha infatti in cantiere altri due interventi di peso. Il primo riguarda la nuova rotatoria di via Madonna, un’opera da 770 mila euro complessivi, in parte coperto dalla Provincia con 200 mila euro e dagli oneri per 175 mila euro versati dalla Varem. “Stiamo attendendo dalla Regione l’ultimo finanziamento richiesto di 495 mila euro”, precisa il sindaco. Il secondo grande intervento riguarda il rifacimento dell’impalcato del ponte di Via San Gabriele, un progetto da 2,3 milioni di euro già inserito nel piano provinciale delle opere del 2026. “Siamo il Comune che ha ricevuto più contributi pro capite dalla Provincia sul fronte della viabilità - conclude il sindaco - un risultato frutto di una progettualità in cui abbiamo creduto fermamente”.
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Conselve teme l’impatto delle nuove scuole sul traffico
L’opposizione lancia l’allarme, il Comune ha un piano
Conselve si prepara a un autunno caldo sul fronte della viabilità. Con l’avvicinarsi del completamento della nuova cittadella scolastica in via Traverso, il dibattito cittadino si sposta dalle aule alla strada, dove il trasloco delle primarie Leonardo da Vinci e Diego Valeri promette di ridisegnare profondamente i flussi veicolari dell’intero quadrante. Da settembre, la concentrazione di alunni tra le medie Tommaseo, l’istituto superiore Mattei e le nuove scuole elementari rischia di trasformare l’ora di punta del mattino in un rompicapo logistico per centinaia di famiglie e residenti.
Le preoccupazioni sollevate dai gruppi di opposizione non si sono
fatte attendere e puntano dritto al cuore del problema: l’impatto di un simile affollamento su un’area già strutturalmente sotto pressione. Per i critici, le soluzioni prospettate finora dall’amministrazione mancano di incisività e il timore di un congestionamento permanente della zona è più che concreto. Secondo le minoranze, i correttivi urbanistici messi in campo potrebbero rivelarsi semplici palliativi, insufficienti a gestire un volume di traffico destinato a crescere in modo esponenziale con l’unificazione dei plessi.
A queste perplessità, il sindaco Umberto Perilli risponde con un piano di interventi basato su uno
studio urbanistico commissionato proprio per prevenire il caos. La strategia della giunta punta sulla messa in sicurezza dei percorsi pedonali e sul recupero di spazi per la sosta. Nel Documento unico di programmazione sono già stati stanziati 1 80 mila euro per l’ampliamento dei marciapiedi e la creazione di camminamenti protetti che correranno lungo tutto il perimetro della cittadella. Altri 200 mila euro sono previsti per il prossimo biennio, a conferma di quanto l’area sia considerata sensibile. Tra le misure figurano venti nuovi posti auto in via Vettorato e un accordo con la Provincia per allargare il passaggio vicino al Mattei. (n.s.)
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Il tracciato della bretella di Bovolenta
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Il caso. L’opposizione contesta la scelta, l’amministrazione: “Tolte piante per salvaguardare il boschetto
Area sgambamento cani in via Mascagni E’ polemica sul taglio di quindici di alberi
Sta prendendo forma la nuova area sgambamento cani di via Mascagni. Da tempo i conselvani chiedevano un’area attrezzata dove poter portare i loro amici a quattro zampe a socializzare; la zona doveva essere ombreggiata, spaziosa e facilmente raggiungibile. L’area idonea è stata individuata nel boschetto di via Mascagni, che si trova in prossimità della tensostruttura Palamascagni e della piscina comunale, che era stato catalogato nella perizia del 2023, stilata da agronomi forestali incaricati dal Comune, come zona da riqualificare in quanto gli alberi erano stati piantati troppo vicini e senza un criterio idoneo. Per dare spazio al nuovo impianto cinofilo sono stati abbattuti alcuni alberi che erano già stati individuati per garantire uno spazio fondamentale all’ecosistema di tutto il boschetto. Inoltre l’area da tempo era stata segnalata come zona da riqualificare, anche in virtù di una serie di episodi di atti di vandalismo e di disturbo perpetrati da ragazzini che approfittavano dell’area che si trovava praticamente in stato di abbandono. Identificare la nuova area per i cani in questa zona darà la possibilità di rendere più sicura questa parte del paese. Il nuovo campetto ha una dimensione di circa mille metri quadrati e sarà diviso in tre parti: un’area di entrata arredata con alcune panchine e una fontanella, e altre due aree divise e con entrate separate per garantire l’accesso in sicurezza e in contemporanea a diverse tipologie di cani. L’area, dotata di un cancello automatico, sarà chiusa e illuminata durante la notte.
“La realizzazione di questa area di sgambamento cani – spiega il sindaco di Conselve Umberto Perilli – ci ha permesso di riqualificare una zona che da tempi richiedeva un’attenzione particolare per la presenza notturna di persone che hanno commesso degli atti di vandalismo soprattutto a danno del Palamascagni e che ci sono costati svariate migliaia di euro per il ripristino. Siamo dell’idea che il nuovo progetto dia la possibilità di rivalorizzare il quartiere e di portare più sicurezza.
Abbattere gli alberi dispiace sempre molto, ma in questo caso c’era la necessità, dettata da una perizia, di togliere alcune piante per salvaguardare l’intero boschetto”. Solo nell’ultimo anno, a questa zona di Conselve, sono stati destinati quasi 400mila euro per sistemare il Palamascagni e il parchetto confinante. “Purtroppo anche negli ultimi tempi – spiega il consigliere delegato allo Sport Luca Bissacco – si sono verificati atti di vandalismo nelle nostre strutture sportive. Il Palamascagni l’anno scorso è stato danneggiato in maniera pesante con
alcuni tagli alla tensostruttura e ci sono volute alcune migliaia di euro per ripristinare. Di recente è stato distrutto il portabici in cemento davanti alla palestra e adesso bisognerà spendere altri soldi pubblici per sistemarlo. Gli atti di vandalismo stanno diventando un grosso problema, e non solo a Conselve”. La scelta di abbattere gli alberi in via Mascagni ha però sollevato la protesta del gruppo di opposizione “Noi per Conselve”: “Non si stratta solo di tronchi tagliati, - hanno dichiarato i consiglieri di minoranza - chi governa dovrebbe proteggere il
verde e non distruggerlo. Quegli alberi erano sani e patrimonio di tutta la comunità. Sono mancati il confronto e la trasparenza su una scelta così grave”.
Nicola Stievano
Borse di studio agli studenti eccellenti di Conselve
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Agna, Via Corner, 8; aperto il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.30
Conselve celebra i suoi talenti, a partire dai giovani che si sono distinti per l’impegno e i risultati nello studio. L’elenco dei premiati con le borse di studio “Città di Conselve”, dedicato a chi ha raggiunto la laurea con una valutazione superiore a 105/110, vede protagonisti: Chiara Guizzaro, laureatasi con 110 e lode in Computer Engineering all’Università di Padova; Daniele Businaro, ingegneria meccanica a Padova (105); Michele Maritan, farmacia a Padova (107); Giulia Nai, scienze della formazione primaria a Padova (110 e lode); Giulio Piva, informatica a Pisa (108) e Andrea Segala, computer engineering a Padova (110 e lode). Altrettanto nutrita la schiera dei diplomati eccellenti del 2025 che hanno ricevuto la borsa di studio comunale per aver raggiunto il massimo dei voti: Francesca Maddalena Betto (Kennedy di Monselice, 100 e lode); Silvia Breda (Duca degli Abruzzi di Padova, 100); Giulia Chiapperin (Ferrari di Este, 100); Tommaso De Mitri (Cattaneo Mattei di Conselve, 100); Gianmarco D’Onghia (Ferrari di Este, 100); Ilaria Delon (Ferrari di Este, 100); Giulia Pastò (Ferrari di Este, 100) e Marco Sattin (Euganeo di Este, 100).
A coronare questa parata di successi è stata la menzione speciale per Angelica Guizzaro, sorella della premiata Chiara, che ha brillato all’ateneo veneziano di Ca’ Foscari. Angelica è stata infatti riconosciuta come miglior studentessa dell’anno accademico 2024/2025 per il corso di laurea in Lingue, Civiltà e Scienze del linguaggio, ricevendo il premio della Fondazione Coin e il plauso della rettrice Tiziana Lippiello. “Siamo orgogliosi e felici per il risultato raggiunto da Angelica - ha sottolineato l’assessore all’istruzione Stefania Mastellaro, - un riconoscimento che dà lustro alla nostra città e che conferma l’eccellenza dei nostri studenti”.
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Elezioni amministrative. Il 24 e 25 maggio potrebbero essere tre i candidati in corsa
Bovolenta al voto: Pittarello punta al tris, l’opposizione si organizza, spunta Rangon
ABovolenta il countdown è ufficialmente iniziato. Tra due mesi i cittadini saranno chiamati a scegliere il volto che guiderà l’amministrazione comunale per i prossimi cinque anni. Al centro della scena c’è lei, Anna Pittarello, sindaca dal 2015, che ha sciolto le riserve: l’obiettivo è il terzo mandato consecutivo. A sostenerla ci sarà la storica lista “Bovolenta Viva”, una compagine che promette di rinnovarsi pur mantenendo salde le radici nel percorso intrapreso dieci anni fa.
La sfida della Pittarello non è solo elettorale, ma programmatica. Nel mirino c’è la chiusura di capitoli aperti da oltre un decennio, su tutti la Bretella nord, un’infrastruttura che è stata per anni al centro di un acceso dibattito tra polemiche, ricorsi legali e colpi di scena burocratici. La sindaca uscente si dice pronta a traghettare il paese verso il completamento di queste opere, puntando su una squadra che mescoli esperienza e nuova
linfa. Proprio il coinvolgimento delle nuove generazioni sembra essere uno dei pilastri della sua campagna: “L’aspetto positivo - sottolinea Pittarello - è che alcuni giovani mi hanno chiesto di fare qualcosa di concreto per il futuro di Bovolenta”.
Intanto spunta un nome che potrebbe rimescolare le carte: Giuseppe Rangon. Già consigliere comunale a Monselice, coordinatore della protezione civile nella città della Rocca e militante di Fratelli d’Italia, Rangon scioglierà a breve la riserva: £Intanto mi è stata chiesta la disponibilità, non c’è ancora nulla di deciso”, precisa con prudenza, mentre i tavoli di consultazione si susseguono frenetici per definire i dettagli di una candidatura che punta a rompere gli schemi attuali.
Sul fronte opposto, i gruppi di minoranza uscenti non sono rimasti a guardare. “Siamo Bovolenta” e “Voltiamo pagina” hanno infatti deciso di unire le forze, avviando una capillare at-
tività di ascolto che ha toccato il capoluogo e le frazioni di Brusadure e Fossaragna. L’obiettivo è proporre un’alternativa che parta dal coinvolgimento dei cittadini. “Abbiamo avviato un percorso innanzitutto di ascol-
Bagnoli di Sopra: il futuro di San Siro ancora tutto da scrivere
Non è ancora stata scritta l’ultima parola sul destino dell’ex base di lancio di San Siro. Il Comune di Bagnoli di Sopra sta valutando possibili ipotesi di riqualificazione attraverso una manifestazione di interesse esplorativa, con un diktat preciso: nessun impegno economico per le casse pubbliche.
Anche sulle due iniziative presentate nei mesi scorsi regna l’incertezza. Da un lato c’è T4i,
spin-off dell’Università di Padova specializzato in propulsione aerospaziale civile, a cui l’amministrazione ha chiesto ulteriori dettagli tecnici. Dall’altro sembra ormai tramontata la proposta della XNX (Gruppo Zen) per una fabbrica di fuochi d’artificio, la cui documentazione è però giunta fuori tempo massimo.
Il sindaco respinge con forza le polemiche nate in queste settima-
to con incontri a Brusadure, Fossaragna e Bovolenta e con la diffusione di un questionario on-line attraverso cui ogni cittadino potrà contribuire alla costruzione del programma condividendo idee e proposte.
ne: “Accostare queste realtà alla produzione di armamenti o a scenari bellici significa forzare i contenuti e confondere deliberatamente l’opinione pubblica. Il vero problema non è la contrapposizione ideologica ma la possibilità di ridare vita ad un’area pubblica, restituendole una funzione utile alla comunità, creando opportunità e garantendo tutela ambientale, senza gravare sulle tasche dei cittadini”.
La squadra è in costruzione e il candidato sarà scelto dal gruppo sulla base di chi sarà ritenuto più adeguato ad essere il garante del programma amministrativo”.
Nicola Stievano
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L’anniversario. La storica società ciclistica vanta numerosi titoli italiani e mondiali
Gs Cartura Nalin da settant’anni in sella
I
l Gruppo sportivo Cartura Nalin compie settant’anni. Un anniversario festeggiato il 22 febbraio con la messa officiata nella chiesa parrocchiale di Cartura da padre Giovanni Sanavio, da ragazzino portacolori del team ciclistico carturano, seguita dalle foto ufficiali di squadra e dal pranzo societario all’Azienda agricola Fondo San Benedetto di Correzzola.
La festa è stata l’occasione per ricordare imprese sportive, aneddoti e persone che hanno contribuito a scrivere questi primi settant’anni di storia del Gs Cartura Nalin, ma anche per aprire una finestra sul presente e lanciare uno sguardo al futuro della società. Sono centinaia e centinaia gli atleti che dal 1956, anno di fondazione del gruppo sportivo, hanno vestito la gloriosa divisa bianco rossa del Gs Cartura Nalin, insignito della Stella d’oro del Coni e della Medaglia d’oro della Fci (Federazione ciclistica italiana) per meriti sportivi. Copioso anche il palmarès della società che può vantare ben 18 titoli nazionali, 1 titolo europeo e 3 titoli mondiali, conquistati da ciclisti passati per
il Gs Cartura Nalin. “Attualmente abbiamo ventidue atleti suddivisi nelle categorie giovanissimi (7-12 anni) e allievi (15-16 anni) – racconta con orgoglio il presidente Edi Sturaro, che quattro anni fa ha raccolto il testimone da Enzo Rango, ora presidente onorario del sodalizio sportivo che ha guidato per ventidue anni -. La stagione agonistica dei nostri ragazzi, seguiti dallo staff tecnico, inizia ai primi di aprile e si con-
clude a fine settembre. La grande passione per il ciclismo e la dedizione sono alla base del nostro lavoro”, chiosa il presidente Sturaro, il cui sogno è di poter vedere qualche atleta del Gs Cartura Nalin passare al professionismo, come nel recente passato accaduto con Dario Bottaro, Stefano Finesso e con i fratelli Alberto e Rodolfo Ongarato.
Nel corso della festa per il settantesimo è stata presentata an-
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che la nuova stagione agonistica del gruppo sportivo, che vedrà la società direttamente impegnata nell’organizzazione di tre appuntamenti ciclistici: il 10 maggio sulle strade di Conselve si correranno il Gp Memorial Antonio Sturaro per la categoria giovanissimi e il Gp Eurotermoidraulica categoria allievi, gara valevole anche per il titolo provinciale; il 24 maggio è in programma il Gp Città di Casalserugo sempre per
giovanissimi; mentre in giugno si disputerà a Cartura il Gp che assegna la maglia di campione regionale “esordienti”. “Vedere in gara i nostri atleti è sempre una grande emozione – conclude il presidente Sturaro -. Come società vogliamo promuovere il ciclismo nelle scuole del territorio per far appassionare altri giovani al nostro meraviglioso sport e magari raccogliere nuove leve”. Francesco Sturaro
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Foto di Giampaolo Trevisan
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Nuova pista da pattinaggio e impianti sportivi riqualificati
Si sono da poco conclusi i lavori di riqualificazione e potenziamento degli impianti sportivi di Cornegliana, attigui alla scuola primaria “Edmondo de Amicis”. Un’operazione articolata, che ha avuto un costo complessivo di 750 mila euro. Spesa che il Comune di Due Carrare ha affrontato potendo contare su 500 mila euro di risorse statali, stanziati nell’ambito del bando nazionale “Sport e Periferie”, il Fondo istituito dal Governo per realizzare interventi edilizi per l’impiantistica sportiva, volti, in particolare, al recupero e alla riqualificazione degli impianti esistenti. “Con queste risorse siamo intervenuti su più fronti – dichiara il sindaco Davide Moro -. Sono stati ristrutturati gli spogliatoi, restituendo dignità e funzionalità a spazi che sono il primo punto di contatto con la struttura per atleti, famiglie e visitatori e non ultimo per gli studenti del plesso scolastico”. I lavori hanno previsto anche la sostituzione della copertura della tensostruttura, danneggiata dal forte temporale della scorsa estate. “Contestualmente – prosegue il sindaco Moro -, abbiamo provveduto alla riqualificazione energetica completa sia dell’impianto di riscaldamento che di quello di illuminazione, ottenendo risparmi notevoli sui consumi, con un oc-
chio di riguardo alla sostenibilità e al contenimento dei costi di gestione nel lungo periodo”.
L’intervento non si è limitato a riqualificare gli impianti sportivi esistenti. Con le risorse a disposizione il Comune ha anche realizzato ex novo una pista da pattinaggio artistico, omologata Coni. “Una struttura che mancava nel nostro territorio e che aprirà nuove opportunità: più ore disponibili per allenamenti e gare, la possibilità di ospitare competizioni di livello, senza doversi spostare altrove –spiega il primo cittadino -. Questo investimento non è solo un nuovo impianto o una semplice riqualificazione. È un messaggio preciso: crediamo nello sport come strumento di crescita, di aggregazione, di benessere. Crediamo che ogni
euro investito in una palestra, in una pista, in uno spogliatoio dignitoso sia un euro investito nei giovani atleti, nelle famiglie, nelle associazioni sportive che ogni giorno tengono viva la nostra comunità. Il risultato premia il nostro lavoro, ma soprattutto risponde a un bisogno concreto dei nostri cittadini e studenti: avere impianti sportivi moderni, sicuri e all’altezza delle ambizioni di chi li frequenta ogni giorno. Ringraziamo chi – conclude Moro -, nel tempo, ha creduto in questa struttura e ha continuato a farla funzionare anche nelle condizioni non sempre ottimali degli ultimi anni. E, soprattutto, ringraziamo maestre e studenti per la pazienza sopportata in questi mesi di cantiere”.
Francesco Sturaro
Villa Petrobelli acquisita al patrimonio comunale
Il Comune di Due Carrare ha acquistato Villa Priuli Talpo Petrobelli, il complesso immobiliare, culla della famiglia Da Carrara. Il 25 febbraio è stato firmato l’atto d’acquisto della villa con tutte le pertinenze. Un investimento da 700 mila euro. “Il percorso per rendere pubblico questo straordinario patrimonio ha seguito con rigore le procedure previste dalla normativa vigente – spiega il sindaco Davide Moro -. Il 19 dicembre era stato stipulato il primo atto per l’acquisizione del complesso: un momento atteso e simbolicamente significativo, che ha segnato l’avvio dell’iter amministrativo”. Come previsto dalla legge in materia di beni culturali, l’amministrazione ha dovuto attendere due mesi per consenti-
re alla Soprintendenza l’eventuale esercizio del diritto di prelazione.
“Non avendo ricevuto alcuna comunicazione da parte dell’ente nei termini stabiliti – prosegue Moro -, il 25 febbraio si è proceduto alla firma dell’atto definitivo davanti al notaio”. L’acquisizione è solo il
primo capitolo di un progetto più ampio. L’amministrazione intende partecipare al bando della Fondazione Cariparo dedicato al recupero dei beni artistici, con l’obiettivo di trovare i fondi necessari per mettere in sicurezza le coperture del complesso e rendere fruibile la parte esterna del parco. “La visione che guida questo impegno è chiara – afferma il sindaco -, la villa non deve rimanere un bene museificato e inaccessibile, ma diventare un luogo vivo, capace di ospitare eventi culturali, iniziative della comunità e manifestazioni aperte a tutti i cittadini. Restituire Due Carrare alla sua storia significa anche restituire ai suoi abitanti uno spazio in cui riconoscersi, incontrarsi e celebrare le proprie radici”. (f.s.)
Gli interventi hanno riguardato la ristrutturazione degli spogliatoi, la sostituzione della copertura della tensostruttura danneggiata da un temporale e l’efficientamento energetico
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100 mila euro per affrontare la nuova stagione sportiva
S arà grazie a un contributo a fondo perduto di 100mila euro che Tribano compirà un altro passo decisivo nel percorso di rigenerazione della propria area sportiva: la messa in sicurezza e l’adeguamento delle tribune e degli spogliatoi del campo da calcio “A. Rizzo” e l’efficientamento energetico dell’illuminazione del campo sportivo parrocchiale, attraverso un intervento di relamping. Si tratta di un finanziamento ottenuto attraverso il bando Work in sport – Strutture sportive 2025 promosso dalla Fondazione Cariparo. Il risultato nasce dalla collaborazione tra comune di Tribano e parrocchia di Tribano, che hanno presentato due progetti distinti ma complementari, inseriti in una visione condivisa di sviluppo di un polo sportivo moderno, accessibile e sostenibile. Per quanto riguarda gli spogliatoi del campo Rizzo, l’investimento complessivo previsto è pari a 105 mila euro, mentre la Parroc-
chia di Tribano realizzerà un intervento aggiuntivo da 66 mila euro, destinato al miglioramento energetico e illuminotecnico del campo parrocchiale. Il progetto si inserisce in un piano pluriennale di riqualificazione dell’area sportiva, che punta a trasformare Tribano in un punto di riferimento territoriale per lo sport e la socialità.
“Questo finanziamento –spiega il sindaco Cavazzana – contribuisce a rafforzare la visione della cittadella della torre, un’area dove sport, scuole, ricreazione e cultura convivono in un raggio di circa 500 metri dal municipio e dal centro parrocchiale. Un luogo pensato soprattutto per i giovani, ma capace di offrire opportunità di benessere e aggregazione a tutta la comunità”. Il consigliere delegato allo sport Nikolas Vigato sottolinea come il risultato rappresenti un tassello importante di un percorso avviato negli ultimi anni. “Negli ultimi sei anni l’area sportiva di Tribano
è stata oggetto di un’importante rigenerazione, con interventi sugli impianti esistenti e nuove progettualità che stanno ridisegnando l’identità sportiva del paese. Questo finanziamento ci permette di proseguire con coerenza lungo questa strada, migliorando la qualità delle strutture e creando spazi sempre più accessibili, sicuri e moderni per atleti, famiglie e associazioni”. Tra le prossime novità rientra anche il campo da padel, finanziato dal GAL per quasi 100 mila
euro, che andrà ad arricchire ulteriormente l’offerta sportiva del territorio. “Il riconoscimento ottenuto dalla Fondazione Cariparo – conclude il sindaco Cavazzana – premia la solidità dei progetti presentati e la capacità di collaborazione tra amministrazione comunale, parrocchia e associazioni sportive. È la dimostrazione che quando una comunità lavora insieme può costruire opportunità concrete per il futuro”.
Cristina Lazzarin
Colpo a Sine Modo: raccolta fondi per ripartire
E’ partita nei giorni scorsi la raccolta fondi per l’associazione Sine Modo di Tribano che nella notte tra l’11 e il 12 marzo ha subito furti di molte attrezzature. Ignoti si sono introdotti nel capannone portando via gran parte delle attrezzature utilizzate quotidianamente per le attività nei campi e nel laboratorio di falegnameria: tra queste la fresa, smerigliatrici, tagliaerba, sega circolare, motocoltivatore, mototrivella, decespugliatore, trapani, demolitore, levigatrici e numerosi altri strumenti di lavoro. Un danno economico significativo che rischia di fermare temporaneamente le attività dell’associazione, realtà preziosa del territorio di Tribano che ogni giorno offre opportunità di lavoro, autonomia e crescita personale a molte persone attraverso la cura dei campi e il lavoro manuale. Sulla vicenda indagano i carabinieri della Compagnia di Abano.
“Quello che è accaduto a Sine Modo ci lascia profondamente amareggiato- ha detto il sindaco Cavazzana -. Non è solo un furto di attrezzature: è un colpo inferto a un luogo dove il tempo si misura con le mani, con la cura dei campi, con la forza di un percorso condiviso. Come amministrazione e come comunità non possiamo restare indifferenti. Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per sostenerli, per aiutarli a ripartire e per non lasciare che un gesto vile rallenti un progetto che è essenziale per il nostro territorio. E invito tutti, se possono, a sostenere l’associazione attraverso una donazione o mettendo a disposizione attrezzature non più utilizzate. Sono certo che, insieme, sapremo trasformare questo dolore in una nuova ripartenza. L’associazione Sine Modo è operativa a Olmo di Tribano offrendo una casa e un cammino di accompagnamento al reinserimento sociale a persone con passati ed esperienze diversi tra loro, ma spesso tragici e dolorosi”. (c.l.)
p n
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Casa di Riposo, Cavazzana rilancia: “Possiamo farla qui”
I l sindaco di Tribano, Massimo Cavazzana, interviene con una proposta chiara e decisa sul futuro della nuova casa di riposo da 120 posti, inizialmente prevista a Conselve: provocatoriamente sostiene che si potrebbe realizzare a Tribano in un’area di circa 15mila metri quadrati, con annesso un palazzetto storico, area già di proprietà della Casa di Riposo. “La vicenda della nuova casa di riposo di Conselve – dichiara il sindaco Massimo Cavazzana – nasce dal progetto di realizzare una struttura da 120 posti: 60 in capo alla Beggiato e 60 dell’ex casa di riposo dell’ospedale oggi in carico al comune di Conselve. Quattro anni fa, durante la precedente amministrazione guidata dal sindaco Alberta Boccardo, mi ero impegnato nel comitato dei sindaci per difendere quei 60 posti assegnati a Conselve e i 60 che la Casa di Riposo Beggiato non aveva ancora realizzato, ottenendo con grande fatica una proroga”. Successivamente, era stato raggiunto un accordo tra la Casa di Riposo Beggiato e il comune di Conselve per procedere con il progetto. “Oggi però – prosegue Cavazzana – la Casa di Riposo ha cambiato posizione e non intende più realizzare i posti in quota al comune. Si tratta di un danno significativo per tutto il territorio, che rischia di perdere un
servizio fondamentale per le famiglie e per le persone anziane”. Si sa che sull’area sita a Tribano il comune aveva avanzato due proposte concrete: una prima, in collaborazione con ATER, per trasformare l’area agricola in area a servizi con alloggi per anziani e un centro diurno, senza costi né per la Casa di Riposo né per il comune; una seconda, sostenuta anche dalla Cooperativa Giovani e Amici, per realizzare una Casa di Comunità per persone con disabilità. Entrambe le proposte però non hanno avuto seguito. Da qui la proposta provocatoria ma concreta del primo cittadino di Tribano: “Si può seriamente ipotizzare di realizzare la nuova struttura a Tribano. L’area è già di proprietà della Casa di
Riposo, è immediatamente disponibile e non richiede alcun acquisto. Il comune di Tribano è pronto a dare il proprio assenso in tempi rapidi. Il nostro territorio non può permettersi di perdere 120 posti letto: è il momento di fare scelte coraggiose e nell’interesse della comunità. Dobbiamo anche avere la capacità di programmare il futuro. L’età media della popolazione è in costante aumento e le esigenze assistenziali cresceranno nei prossimi anni. Servono visione, responsabilità e pianificazione: non possiamo farci trovare impreparati di fronte a una società che invecchia e che avrà sempre più bisogno di strutture adeguate e servizi di qualità”.
Cristina Lazzarin
Tanti ragazzi premiati con le Borse di Studio
Si è svolta la cerimonia per la consegna delle Borse di studio ai ragazzi meritevoli del Comune di Tribano. E’ stata una serata che ha raccontato belle esperienze, ed è stata ricca di grandi emozioni.
Sugli spalti erano presenti insegnanti, associazioni, animatori, volontari, famiglie e naturalmente tanti ragazzi motore e cuore della comunità. Un grazie speciale è stato rivolto agli ospiti: Mario Grappi, Don Paulin Somda ed Enrico Coin, alla dirigente scolastica, dott.ssa Chiara Martin, e a tutto lo staff degli insegnanti. Queste le parole che sono riecheggiate durante la serata: “Fate in modo che i vostri sogni camminino accanto alla concretezza. La vita richiede entrambe le cose, e voi ne siete pienamente capaci. Spesso rimpiangiamo ciò che non abbiamo fatto molto più di ciò che abbiamo fatto. Rischia, col cuore coinvolto al massimo. Rischia, come il migliore degli incoscienti. Scegli non l’agio, ma il coraggio”. Molto significativa la testimonianza di Mario Grappi, che insieme alla moglie ha fatto crescere un sogno grande: dare futuro a mamme e bambini abbandonati in Kenya. Oggi quella scelta ha il volto di un ragazzo che cresce come un figlio, testimonianza concreta che l’amore può attraversare oceani. Un invito per tutti noi a riflettere su come possiamo migliorarci e aiutare, in un mondo sempre più complesso. (c.l.)
Il
presidente
Racconta ricerca, nuove sfide terapeutiche e valore della donazione.
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La Banca degli Occhi del Veneto tra innovazione e futuro: ricerca, donazione e nuove terapie.
È una fase di profondo rinnovamento
l’approccio a numerose patologie oculari, consentendo in alcuni casi di intervenire non più con tessuti, ma con cellule appositamente selezionate e preparate per svolgere funzioni
Un progresso che non prescinde mai da un principio fondamentale: la sicurezza. Il lavoro della Banca degli Occhi si fonda su criteri rigorosi e non negoziabili. Da un lato vi sono protocolli stringenti per garantire che non vi sia alcun rischio di trasmissione di patologie dal donatore al ricevente; dall’altro, una selezione biologica estremamente attenta dei tessuti, affinché questi possano assicurare qualità e durata nel tempo. Il trapianto deve essere non solo efficace, ma anche sicuro e sostenibile per tutta la vita del paziente. Alla base di questo sistema resta però il valore fondante della donazione. Il trapianto è
nella comunicazione, convinta che parlare di
Ncome esercizio di libertà creativa, affrontando con disincanto e leggerezza un tema complesso come quello della morte, presenza costante nella quotidianità di chi opera nel mondo dei trapianti. Racconti che diventano tentativi di risposta, di rielaborazione, di sguardo umano su un’esperienza universale.
Parallelamente proseguiranno le iniziative a livello regionale per rafforzare il messaggio della donazione. Un ambito in cui il Veneto rappresenta da anni un modello di riferimento, ma che richiede un impegno costante per mantenere alta la consapevolezza dei cittadini. Perché è proprio dal dono che nasce la possibilità di cura, di ricerca e di futuro. In questo contesto, il ruolo della Fondazione si conferma anche culturale e civile, capace di unire rigore scientifico, visione etica e responsabilità sociale. Un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, ricercatori e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il progresso medico in beneficio concreto per le persone e per l’intera comunità. Un impegno Con continuità, traspa-
che oggi permettono di compiere un salto di qualità significativo. Tecnologie sviluppate nel corso dei primi decenni del nuovo secolo stanno ora producendo effetti concreti, migliorando l’efficacia dei trapianti e ampliando le possibilità di intervento. All’orizzonte si affaccia inoltre la terapia cellulare, un ambito destinato a cambiare profondamente
Diego Ponzin.
Il presidente Diego Ponzin
La
rassegna. Padova ospita la quinta edizione fino al 19 aprile
Meridiani Paralleli Festival, danze e musiche in onore del patrimonio immateriale Unesco
Celebrare e far conoscere l’importanza della danza, della musica e della arti performative come forme di identità condivisa, parti essenziali del nostro patrimonio culturale e umano: è questo l’obiettivo di “Meridiani Paralleli Festival. Danze e Musiche del Patrimonio Immateriale UNESCO”, giunto alla sua quinta edizione.
Inaugurato questo mese con un evento dedicato al flamenco (riconosciuto parte del Patrimonio immateriale dell’Umanità dall’UNESCO) fino al 19 aprile il festival porterà in città artisti di livello nazionale e internazionale che si esibiranno in alcuni luoghi iconici della città, offrendo performance diverse ma tutte accomunate dallo stesso obiettivo: promuovere quello che è un patrimonio immateriale come testimonianza di identità e dialogo.
Un format culturale nato per
celebrare l’ingresso di Padova
Urbs Picta nella lista del patrimonio UNESCO, Meridiani Paralleli esprime già dal nome la volontà di celebrare l’incontro e creare un dialogo fra culture e tradizioni diverse ma tutte unite dal linguaggio universale dell’arte che rappresentano: come i meridiani e i paralleli che si incrociano, allo stesso modo durante il festival si intersecano linguaggi, luoghi e visioni diverse. Il programma del festival si compone di spettacoli e concerti, ma anche visite guidate e workshop, con un focus sulla danza, definita dalla direttrice artistica Marta Roverato come “memoria in movimento”, ossia un linguaggio antico e universale in grado di parlare a generazioni e culture diverse, valicando i limiti dello spazio e del tempo e continuando a vivere attraverso i corpi, i gesti e le comunità.
Imperdibili i prossimi eventi
in programma. Il 28 e il 29 marzo si terrà un workshop intensivo di flamenco curato dal ballerino e coreografo José Mericno: a lui sarà affidato il compito di guidare danzatori e danzatrici di diverso livello attraverso un percorso di studio incentrato su tecnica, ritmo ed espressione. Il 12 aprile sarà un sito di Padova Urbs Picta ad ospitare il penultimo evento in programma: presso la Reggia Carrarese si potrà infatti partecipare a una visita guidata, curata dall’Accademia Galileiana, che si concluderà con un concerto di musica medievale a cura dell’Ensemble Il giardino delle rose, diretto dal professore Simone Erre. “La cetra d’oro risuoni con limpide melodie”, questo il titolo dello spettacolo che si pone come un viaggio sonoro fra il IX e il XIII secolo. Il festival si conclude il 19 aprile al Liston a Palazzo Moroni con uno spettacolo dedicato al
La propaganda del prestito nazionale nella Grande Guerra
Strumenti di comunicazione fondamentali fra i soldati al fronte e le famiglie, ma anche potenti mezzi di propaganda, in un’epoca in cui buona parte della popolazione era analfabeta e immagini evocative valevano più di molte parole, le cartoline del prestito nazionale sono protagoniste della mostra “La propaganda del prestito nazionale della Grande Guerra” ospitata presso il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea di Padova fino al prossimo 28 giugno.
La mostra, promossa dalla Regione del Veneto e dall’assessorato alla Cultu-
ra del Comune di Padova e realizzata in collaborazione con il Memoriale Veneto Grande Guerra (MeVe) di Montebelluna, è parte di un progetto più ampio che comprende altre esposizioni dedicate alla comunicazione in periodo di guerra, visitabili in diverse città venete.
La mostra padovana è incentrata su una selezione di cartoline donate al Museo da Emilio Zunica Lavagna nel 2025 che raccontano un capitolo importante della storia del secolo scorso, quando le cartoline venivano usate non solo per gli scambi epistolari ma anche come mezzi di persuasione, essenziali
Dabke, una danza comunitaria originaria del Medio Oriente che è stata riconosciuta dall’UNESCO nel 2023. Con una lezionespettacolo aperta al pubblico e
per convincere la popolazione a finanziare lo sforzo bellico. Realizzate da alcuni dei migliori artisti e illustratori del tempo nei maggiori stabilimenti grafici ed editoriali nazionali, le cartoline rappresentavano temi familiari e simboli patriottici e si caratterizzavano per i colori accattivanti e la comprensibilità dei messaggi. Uno strumento in grado di unire informazione economica e la capacità di suscitare emozioni in chi le guardava, queste cartoline sono una testimonianza del ruolo giocato dalla propaganda durante la Grande Guerra. (f.t.)
guidata dal maestro Ali Chaalan, l’ultimo evento in programma si trasformerà in un momento di condivisione e festa collettiva. Francesca Tessarollo
La presentazione di Meridiani Paralleli Festival
L’analisi. Per i padovani a basso reddito l’integrazione sociale appare oggi fragile e instabile
La sfida del “lavoro povero”: erosione salariale
ed emergenza abitativa pesano sulle famiglie
Il tessuto economico e sociale di Padova e della sua provincia sta attraversando una mutazione profonda e silenziosa, una trasformazione che mette a nudo una realtà drammatica in cui la povertà non è più sinonimo di esclusione dal mercato del lavoro, ma colpisce con forza crescente anche chi un’occupazione ce l’ha già stabilmente. L’analisi degli indicatori economici locali evidenzia con chiarezza l’emergere dei cosiddetti “nuovi poveri”, ovvero quella vasta platea di lavoratori a basso reddito la cui integrazione sociale appare oggi estremamente fragile e instabile a causa di una erosione costante delle basi materiali del vivere quotidiano, un quadro reso ancora più allarmante dai dati recenti sul potere d’acquisto dei cittadini padovani che, negli ultimi cinque anni, hanno visto i salari reali subire una contrazione media dell’8%.
Questo dato diventa ancora più critico nel comparto del terziario e dei servizi, dove le perdite del valore reale degli stipendi raggiungono punte del 10%, alimentate dall’assenza di un rinnovo puntuale dei contratti collettivi nazionali e da un sistema fiscale che non tiene adeguatamente conto dell’inflazione accumulata, finendo per tutelare le rendite di posizione a discapito del lavoro dipendente.
In questo scenario, l’integrazione dei lavoratori è resa ancor più precaria dall’emergenza casa, che rappresenta oggi il principale punto di rottura sociale nel territorio poiché l’accesso a un alloggio dignitoso a costi sostenibili è diventato un miraggio per migliaia di famiglie. Proprio in risposta a questo disagio, nel gennaio 2025 è stato lanciato un appello fondamentale per la costituzione di un Fondo specifico per l’Abitare,
volto a dare risposte concrete a un’emergenza che non è più solo congiunturale ma strutturale.
L’iniziativa si è tradotta in un progetto concreto che vede la collaborazione sinergica di più attori istituzionali coordinati dal Comune di Padova, con l’obiettivo prioritario di intercettare le fragilità sociali prima che sfocino in una esclusione totale e irreversibile, correggendo con urgenza uno squilibrio profondo che vede la rendita erodere il valore reale del reddito da lavoro e rendendo l’abitazione un ostacolo insormontabile.
Per rispondere a questa sfida, le linee guida per il futuro devono puntare a una riforma strutturale del valore del lavoro e della protezione sociale attraverso pilastri fondamentali quali la giustizia salariale, garantita da un salario minimo legale e dal rinnovo dei contratti, una rinnovata respon-
sabilità sociale d’impresa per la creazione di valore condiviso e un welfare aziendale e territoriale inteso come modello sussidiario per supplire alle carenze del settore pubblico, supportando le famiglie e intercettando il disagio giovanile. In conclusione, la visione per una Padova più equa lega indissolubilmente la coesione sociale alla sicurezza economica, nella
A tavola Padova si scopre “città del mondo”: boom della ristorazione etnica e tradizione
Non serve più compiere il giro del mondo in ottanta giorni come Phileas Fogg per assaporare culture lontane, poiché oggi nel cuore di Padova e della sua provincia il mappamondo dei sapori è a portata di mano grazie a un’offerta gastronomica che conta oltre sessanta attività internazionali. Secondo le recenti analisi sul settore del commercio locale, la città sta vivendo una vera e propria metamorfosi culinaria dove le strade del centro e della cintura urbana ospitano una sorta di assemblea delle Nazioni Unite del gusto.
Dalle zuppe di noodle giapponesi allo zighinì eritreo, passando per il borsch russo, le specialità messicane, greche e cinesi, i
padovani dimostrano una curiosità sempre crescente verso ingredienti lontani dalle tradizioni locali. Questa esplosione di varietà riflette l’anima internazionale di una città universitaria e turistica dove la presenza di studenti e residenti stranieri ha fatto fiorire cucine da ogni angolo del pianeta, rendendo ormai familiare ciò che un tempo era considerato esotico. Tuttavia, nonostante l’avanzata delle spezie e dei piatti fusion, il cuore culinare del territorio non accenna a cedere il passo, con trattorie, osterie e locali tipici che resistono con vigore come canne al vento. Se da un lato il pubblico cerca la novità per soddisfare il palato e la curiosità, dall’altro si registra un forte e costante ritorno alle
consapevolezza che una comunità è realmente sicura non solo attraverso il controllo dell’ordine pubblico, ma soprattutto quando riduce le disuguaglianze, offre un lavoro dignitoso e non lascia indietro nessuno, poiché senza una base solida di giustizia sociale non può esistere alcuna sicurezza duratura per il territorio padovano. Vincenzo Gottardo
locale ben radicata
pietanze del tempo che richiamano la casa e le memorie d’infanzia. I piatti della tradizione euganea, come i celebri bigoli all’anatra, il baccalà alla vicentina, il musetto, la pasta e fagioli e la faraona con la polenta, rimangono simboli di un’identità culturale che né il tempo né le mode riescono a scalfire. Il fenomeno evidenzia dunque una convivenza virtuosa in cui l’offerta etnica non sostituisce quella locale ma ne stimola indirettamente la qualità e la specificità, confermando Padova come un laboratorio gastronomico dove il comfort food veneto e l’innovazione internazionale viaggiano su binari paralleli per intercettare un pubblico globale sempre più esigente e consapevole. (v.g.)
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Bilancio 2026 tra il “modello Stefani” e le barricate delle opposizioni
Il dibattito sul bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Veneto si è aperto in un clima di forte contrapposizione politica. La manovra, che muove complessivamente 18,95 miliardi di euro, è stata presentata dall’assessore Filippo Giacinti come un atto di “stabilità e coraggio”, ma ha subito innescato una pioggia di critiche dalle minoranze, che accusano la Giunta di muoversi tra “giochi di prestigio contabili” e tagli occulti. Il cuore finanziario della Regione resta la sanità, con uno stanziamento record di oltre 11 miliardi di euro. Il Presidente Stefani ha confermato il mantenimento dell’IRPEF zero, un pilastro identitario che la maggioranza difende come
scudo per il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il capogruppo del PD, Giovanni Manildo, ha ribaltato il racconto: per l’opposizione, la scelta di non toccare la leva fiscale è una “bandiera ideologica” pagata a caro prezzo dai cittadini. Il riferimento è ai 42 milioni di euro pubblici utilizzati per ripianare i mancati incassi della Pedemontana e alle liste d’attesa nelle RSA, dove oltre 11mila veneti restano esclusi dal supporto pubblico. Se da un lato la Giunta rivendica investimenti importanti (69 milioni per il sociale e 18 milioni per le borse di studio), le minoranze parlano di “fumo”. La critica principale riguarda la riallocazione di fondi già esistenti
L’intervista. Valeria Mantovan, assessore regionale alla cultura e formazione
”La
presentati come nuove risorse, specialmente per le aree montane e le piccole imprese. Sul fronte infrastrutture, lo scontro è totale: mentre la maggioranza stanzia oltre 140 milioni per la rete viaria, il centrosinistra e i movimenti ambientalisti chiedono “meno asfalto e più ferro”, invocando il rilancio del Sistema Ferroviario Metropolitano. In questo scenario, il bilancio 2026 non è solo un documento di numeri, ma il terreno di scontro su cui si misurerà la tenuta del Veneto post-zaiano, tra la promessa di un’amministrazione “tax-free” e l’urgenza di servizi che molti territori fragili sentono ormai come insufficienti.
cultura in Veneto? Non più per pochi, ma risorsa viva e feconda per il territorio”
Dal nuovo approccio alla gestione del patrimonio, fino all’impegno per i giovani e la sfida del disagio sociale
Valeria Mantovan, già sindaco di Porto Viro, è oggi alla guida di uno dei comparti più prestigiosi e complessi della Regione del Veneto: l’assessorato alla Cultura, all’Istruzione e alla Formazione. Una sfida che raccoglie con la grinta di chi viene dalla “trincea” dei Comuni e la visione di chi vuole svecchiare l’idea stessa di cultura. L’abbiamo incontrata negli studi di Veneto24 per fare il punto sulle priorità del suo mandato.
Assessore Mantovan, il Veneto vanta un patrimonio storico e artistico unico al mondo. Quali sono le linee guida della sua gestione?
Il nostro patrimonio architettonico e artistico è una ricchezza riconosciuta internazionalmente, ma non possiamo limitarci a contemplarlo. La parola d’ordine è tutela, certo, ma con una prospettiva innovativa. Questo significa far nascere le politiche culturali dal confronto costante con il territorio, con le fondazioni e con tutti quei soggetti che pro-
muovono la cosiddetta “cultura diffusa”. La mia è una visione di squadra: voglio scardinare l’idea che la cultura sia un bene d’élite, un lusso per pochi. Deve diventare un valore accessibile a ogni fascia sociale e generazionale.
In che modo questo settore può dialogare con l’economia reale?
Cultura significa impresa, occupazione e creazione di valore economico. Proprio in questi giorni, insieme a Confartigianato, abbiamo affrontato il tema delle nuove competenze. Non stiamo parlando di teoria, ma di formare figure altamente qualificate. Penso ai restauratori: negli ultimi dieci anni il Veneto ha investito oltre 25 milioni di euro, unici a livello nazionale, formando circa 600 esperti. Investire nel capitale umano significa rendere il nostro patrimonio un volano di sviluppo concreto.
A settembre ci sarà la Mostra del Cinema di Venezia, la sua prima da assessore. Che impronta vuole dare a questa vetrina inter-
nazionale?
La Regione confermerà e rafforzerà la sua presenza storica. Tuttavia, stiamo introducendo un approccio diverso: attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE), abbiamo deciso di investire pesantemente nella formazione specifica per il settore cinematografico. Non vogliamo solo ospitare le grandi produzioni, ma formare in Veneto le maestranze e i professionisti che quelle produzioni le rendono possibili.
Lei ha alle spalle un’esperienza da sindaco a Porto Viro. È più difficile amministrare una città o gestire un assessorato regionale?
Sono ruoli completamente differenti. Fare il sindaco significa essere il “front office” dei cittadini, spesso dovendo gestire emergenze con mezzi del tutto inadeguati. In Regione ci occupiamo di macro-temi e i tempi di reazione devono essere rapidissimi, ma posso contare su una struttura tecnica e organizzativa straordinaria. Dico sempre che i sindaci sono dei veri eroi: avendo vissuto entrambe le realtà, vedo chiaramente la differenza di risorse tra una macchina comunale e quella regionale.
Lei fa parte di una nuova generazione di amministratori. Non
teme che la sua giovane età e una visione diversa possano attirare critiche?
Ho imparato che la critica è il minimo comune denominatore di chiunque faccia amministrazione attiva. Ho iniziato dieci anni fa, passando per il Comune e la Provincia prima di arrivare qui. Un tempo ero più sensibile, oggi ascolto tutti ma vado avanti con le mie idee. Se per raggiungere un obiettivo strategico per i veneti dovrò accettare delle critiche, ne sarò ben lieta. Quello che conta è la strada che intento percorrere.
Sul fronte del diritto allo studio, ci sono novità importanti per le borse di studio. Com’è stato possibile recuperare i fondi necessari?
È stato fatto un lavoro enorme. Il Veneto, per scelta politica, non applica l’addizionale IRPEF, a differenza di altre regioni. Questo significa che non abbiamo “tasse extra” da cui attingere, quindi ogni investimento richiede sacrifici e una gestione oculata. Quest’anno, grazie allo sforzo del Presidente e dei colleghi in giunta, siamo riusciti a trovare subito 18 milioni di euro per coprire le borse di studio. È una risposta concreta alle necessità delle famiglie.
Chiudiamo con un tema delicato: il disagio giovanile. La formazione può essere un argine a questo fenomeno?
Assolutamente sì. Il disagio giovanile è ormai un’emergenza, alimentata anche da un uso smodato dei social media che propone modelli frustranti e tossici per i ragazzi. Non si può rispondere solo con le sospensioni o la repressione: abbiamo capito che non funziona. Stiamo studiando un protocollo coordinato tra Regione, Ufficio Scolastico Regionale, Ministero e ASL. Serve un approccio scientifico, ma soprattutto umano, per intercettare il malessere prima che esploda. Dobbiamo adattarci a questa nuova realtà con strumenti nuovi.
Valeria Mantovan
“Più risorse per assistenza e sanità territoriale, per le scuole e la manutenzione delle strade”
“Maratona” per uscire dall’esercizio provvisorio e nuovo piano di investimenti, razionalizzazione dei costi e priorità al territorio. “Siamo una squadra di ex sindaci, sappiamo cosa serve ai cittadini”
I n queste settimane i corridoi di Palazzo Balbi sono il teatro di una vera e propria maratona burocratica. Filippo Giacinti, assessore regionale al Bilancio, impegnato a far quadrare i conti di una regione che punta a uscire dall’esercizio provvisorio entro Pasqua. Lo abbiamo incontrato per capire dove andranno le risorse dei veneti.
Assessore Giacinti, quali sono le novità principali di questo bilancio?
Abbiamo puntato sulla razionalizzazione della spesa. Non si tratta di semplici tagli, ma di recuperare risorse intervenendo sui costi di funzionamento della macchina amministrativa e potenziando la lotta all’evasione fiscale. È un
principio di equità: non è giusto che qualcuno paghi sempre per gli altri. Sebbene gran parte del bilancio sia vincolato a sanità e trasporti, abbiamo trovato margini per dare segnali importanti.
La sanità territoriale resta una priorità. In che modo sosterrete i medici di medicina generale?
Siamo intervenuti su due fronti. Da un lato, abbiamo reperito i fondi per coprire gli aumenti previsti dal rinnovo del contratto nazionale per il personale delle medicine integrate. Dall’altro, abbiamo equiparato le borse di studio per la specializzazione in medicina generale alle altre specializzazioni. È una questione di dignità: non deve esserci una “serie B” nel percorso di studi medi-
ci, specialmente quando abbiamo bisogno di figure sul territorio. Scuole e infrastrutture: cosa troveranno i cittadini nel nuovo documento?
Per la prima volta abbiamo messo a bilancio subito tutte le risorse per il sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie. Sul fronte sociale, abbiamo stanziato fondi per i carichi assistenziali degli anziani, sia nelle case di riposo che a domicilio. Per quanto riguarda le infrastrutture, abbiamo più che raddoppiato i fondi per la manutenzione delle strade regionali, passando da 9 a 20 milioni, e previsto oltre 60 milioni complessivi per la sicurezza idraulica.
E per la Pedemontana? Il peso economico per la Regione spaventa ancora?
I costi a carico della Regione sono in diminuzione. È fisiologico che le grandi infrastrutture abbiano un carico maggiore all’inizio, ma con l’aumento delle entrate da pedaggio ci stiamo avviando
L’assessore regionale Filippo Giacinti
verso la sostenibilità dell’opera. Quando vedremo l’approvazione definitiva del bilancio?
Il Consiglio sta lavorando alacremente, maggioranza e minoranza incluse. L’obiettivo è approvare tutto entro Pasqua o la settimana successiva. È una sfida entusiasmante e sono convinto che daremo al Veneto le risposte che attende.
Lei è stato a lungo sindaco di Albignasego. Cosa si porta dietro di quell’esperienza nel suo nuovo ruolo?
Il capogruppo dem Manildo: “Bilancio, scelte ideologiche, fondi già stanziati spacciati per nuovi e servizi essenziali a rischio
“Dietro i quasi 1 9 miliardi di euro del bilancio di previsione 2026-2028 si nasconde un’eredità pesante che ricade sui cittadini e sulle imprese venete”. Così il capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Manildo, commenta l’illustrazione delle leggi di stabilità e bilancio avvenuta in Prima commissione a Palazzo Ferro Fini.Secondo Manildo, la giunta Stefani conferma una continuità preoccupante con la stagione Zaia, adottando “scelte puramente ideologiche”, come il mancato intervento sull’addizionale Irpef. “Rinunciare a una fiscalità progressiva significa tagliare
servizi essenziali – sottolinea -. È inaccettabile che le famiglie e le imprese paghino il prezzo di decisioni che dovrebbero garantire equità e investimenti sul territorio”.
Il capogruppo Pd evidenzia inoltre l’impatto sull’economia: “Mentre si celebra l’assenza di nuove tasse, resta intatta l’Irap, penalizzando le aziende che creano ricchezza e occupazione. Le attività produttive continuano a fungere da bancomat per ripianare i debiti della Pedemontana, un’opera che ipoteca il futuro della Regione”.
Manildo critica anche la comunicazione
della giunta: “Si dà risalto a fondi già stanziati, come i 30 milioni destinati alle aree interne, spacciandoli per nuove risorse. Le zone più fragili del Veneto avrebbero bisogno di investimenti strutturali e non di restyling contabili”. Il Partito Democratico annuncia proposte puntuali per garantire trasparenza e una riforma dei servizi: “Il Veneto merita una programmazione che guardi al futuro, non una gestione che si limita a tappare i buchi del passato. Sanità territoriale, sociale e diritto allo studio devono tornare al centro dell’agenda politica”.
Il legame con la propria città resta nel cuore, ma l’esperienza da sindaco è fondamentale per capire le esigenze reali dei cittadini. Il Presidente Stefani ha voluto una giunta composta quasi interamente da ex sindaci: parliamo la stessa lingua, a prescindere dall’appartenenza politica. Sappiamo che la buona amministrazione si misura sui servizi alla persona, come le piazze o gli auditorium che abbiamo creato ad Albignasego, rendendola una città a misura di famiglia.
Sicurezza idraulica e difesa del suolo, nuove risorse contro il rischio alluvioni
Il Veneto accelera sulla sicurezza idraulica e la difesa del suolo, confermando la tutela del territorio come una priorità dell’azione amministrativa. L’assessore all’Ambiente Elisa Venturini illustra i nuovi stanziamenti previsti nel bilancio di previsione 2026-2028, sottolineando come gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni abbiano reso indispensabile un rafforzamento degli interventi strutturali.
“La tutela del territorio e la sicurezza delle comunità restano priorità assolute dell’azione amministrativa”, dichiara l’assessore, evidenziando come il nuovo bilancio rafforzi gli interventi strategici per proteggere cittadini, imprese e infrastrutture. La strategia regionale si poggia su un solido piano finanziario: per il triennio a venire sono stati stanziati 9 milioni di euro che si sommano ai 25,6 milioni di mutui già contratti e ai 28 milioni ottenuti attraverso i fondi comunitari FESR. Secondo Venturini, “si tratta di un’operazione importante con cui riusciremo a impegnare su-
bito importanti risorse per la resilienza idrica e la messa in sicurezza del territorio dal rischio alluvioni”. Un pilastro centrale di questa difesa è rappresentato dai bacini di laminazione. Il programma complessivo prevede 23 invasi, con un investimento superiore ai 550 milioni di euro: a oggi 10 strutture sono operative, 3 in fase di realizzazione e 10 in progettazione. L’assessore ha definito tali opere come “una delle principali strategie di mitigazione del rischio idraulico dal momento che hanno scongiurato danni di enorme gravità durante le ondate di maltempo”.
Oltre ai grandi invasi, l’azione regionale si concentra sulla manutenzione di circa 8.000 chilometri di argini tra rete principale e secondaria. “La sicurezza del territorioaggiunge l’assessore - passa attraverso una visione di lungo periodo e investimenti costanti nella prevenzione. I risultati ottenuti finora dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta”.
Infine, il piano conferma il sup-
porto alla Protezione Civile con nuovi bandi per l’adeguamento dei piani comunali e il miglioramento delle attrezzature dei volontari. L’impegno della Regione proseguirà nei prossimi anni con il monitoraggio costante della rete e il completamento delle opere programmate per una resilienza sempre maggiore.
Veneto al voto, 38 Comuni alle urne il 24 e 25 maggio
Il Veneto si prepara ad un appuntamento elettorale decisivo per il futuro di diverse comunità locali. Il 24 e 25 maggio prossimi i cittadini di 38 Comuni della regione saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco e rinnovare il consiglio comunale. Gli occhi sono puntati soprattutto sulla Città Metropolitana di Venezia, unico capoluogo di provincia coinvolto in questa tornata amministrativa, dove l’attuale amministrazione guidata da Luigi Brugnaro si sottoporrà al giudizio degli elettori. Oltre alla sfida in laguna la competizione elettorale riguarda sei centri urbani con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, che rappresentano snodi politici e demografici fondamentali per il territorio regionale. Tra questi figurano Albignasego e Monselice nella provincia di Padova, Castelfranco Veneto in quella di Treviso, San Bonifacio nel veronese, Arzignano e Lonigo nel vicentino. Nelle diverse aree della regione il voto interesserà realtà eterogenee. In provincia di Padova si voterà, tra gli altri, in centri come Campodarsego e Due Carrare, mentre nel veneziano saranno coinvolti anche i comuni di Cavallino-Treporti e Torre di Mosto. La Marca Trevigiana vedrà alle urne anche gli abitanti di Spresiano e Silea, mentre nel rodigino si voterà a Villadose. Nel vicentino, oltre ai poli maggiori, la tornata elettorale toccherà tra gli altri Malo e Recoaro Terme. L’eventuale turno di ballottaggio per i comuni sopra i 15.000 abitanti è fissati nei giorni 7 e 8 giugno.
Elisa Venturini
Non solo Lupin, Davide Zanella si racconta: “Ho trasformato la passione in professione”
“Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro”
Per molti Davide Zanella, fondatore e titolare di Arte Zeta Studio, “è quello di Lupin”. Da anni infatti Davide è il titolare della licenza esclusiva per l’Italia per riprodurre Lupin III e la sua banda. Punto di riferimento per la comunità pop italiana, Davide però è andato oltre, esponendo a Lugano, Parigi, Miami, Milano e affermandosi a livello internazionale come artista che ha saputo reinventare l’immaginario pop contemporaneo con uno stile personalissimo e subito riconoscibile. Il critico d’arte Giorgio Chinea Canale lo definirebbe neopop probabilmente, dato che la sua visione artistica riesce a parlare a tutti in maniera diretta ed emozionale. Ho incontrato Davide nel suo studio a Vigonza e insieme abbiamo fatto il punto sulle sue attività e sul suo percorso artistico e professionale.
Ciao Davide, sei riuscito a trasformare una tua passione nel tuo lavoro: quando hai capito che la pittura, l’arte e la creatività erano ormai diventate una “cosa seria”?
Credo che il momento preciso non sia stato romantico, ma molto concreto. Non è stato “mi sento artista”, è stato “ok, ora devo far quadrare i conti con quello che creo”. Quando ho iniziato a fare preventivi, a gestire clienti, materiali, scadenze, a ragionare in termini di progettazione e non solo di ispirazione… lì ho capito che non
era più solo passione. Era una professione. La pittura è diventata una cosa seria quando qualcuno ha iniziato a fidarsi di me non solo per un disegno, ma per trasformare uno spazio, un locale, una scuola, una casa. Quando ho capito che il mio lavoro cambiava l’ambiente in cui le persone vivevano, allora ho sentito il peso – e la bellezza – della parola “professionista”.
A livello italiano sei associato a Lupin III da molti anni. Ci vuoi raccontare come è nata questa liaison con uno dei personaggi più iconici della pop culture contemporanea?
La mia storia con Lupin III è nata da una passione autentica. Lupin non è solo un personaggio: è stile, ironia, eleganza, movimento. È un equilibrio perfetto tra leggerezza e genialità. Negli anni ho iniziato a studiarne il tratto, i vari stili, la costruzione del personaggio. Non era copia, era comprensione. Questo mi ha portato a collaborazioni ufficiali in Italia come disegnatore autorizzato. Quello che mi ha sempre affascinato di Lupin e la sua banda è che sono in continuo movimento. Cambiano i disegnatori, i character designer, passano i decenni ma restano sempre unici. E in fondo mi rivedo in questa cosa: evolvere senza perdere identità. Negli ultimi anni con il tuo lavoro di artista hai fatto un salto di qualità verso produzioni più “ma-
ture”: hai aperto una temporary gallery a Milano, hai partecipato a importanti fiere internazionali in Svizzera, a Miami, a Parigi… com’è cambiato il tuo lavoro? È cambiato il livello di consapevolezza. Quando porti le tue opere in contesti internazionali, non puoi più lavorare solo di pancia. Devi avere una visione, una coerenza, una linea riconoscibile. Aprire una temporary gallery a Milano mi ha fatto capire quanto sia importante controllare l’esperienza dello spettatore. Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro. Il mio linguaggio si è fatto più stratificato. Meno decorativo fine a sé stesso, più concettuale. Più attenzione ai materiali, alle superfici, alla serialità ragionata. E soprattutto è cambiato il mio modo di pensare: oggi progetto una collezione, non solo un quadro.
Che consiglio daresti al giovane Davide di 30 anni fa? E che consiglio daresti a un ragazzo o a una ragazza che si approccia a questo
mondo?
Al Davide di 30 anni fa direi: “Non aspettare di sentirti pronto. Non succederà mai. Esponiti prima.” Investi di più sulla formazione. Costruisci una rete con altri professionisti-artisti. L’unione fa la forza. A un ragazzo o una ragazza direi una cosa molto chiara: il talento non basta. Servono disciplina, capacità relazionale e competenze imprenditoriali. Studiate l’arte, ma studiate anche contratti, marketing, comunicazione. E soprattutto costruite uno stile che vi appartenga davvero, non quello che funziona su Instagram per tre mesi.
Qual è stata la richiesta più bizzarra che hai ricevuto per un’opera su commissione? (se si può dire)
Sì, ma senza fare nomi! Una volta mi è stato chiesto di costruire un manichino di Lupin a grandezza naturale, con tutte le parti mobili. Quando il committente è venuto a ritirarlo l’ha seduto sul sedile del passeggero, gli ha messo la cintura di sicurezza e se n’è andato… Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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A CODEVIGO LA FRESCHEZZA
UN NOME: L’ORTO DI DANIELA
Dove la spesa diventa un gesto di cura
esatto della maturazione, delle verdure appena sistemate nelle cassette, dell’odore pieno e naturale della stagione che cambia. All’Orto di Daniela succede spesso così: prima si sente il profumo, poi si incontra Daniela dietro al banco, con quel sorriso discreto di chi lavora con la materia viva della terra. E si capisce subito che questo non è soltanto un negozio di ortofrutta, ma un luogo familiare dove la spesa torna a essere un gesto semplice, quasi quotidiano, fatto di fi ducia e abitudine.
Daniela questo mestiere lo conosce bene. Lo pratica da più di dieci anni, con quella sicurezza che nasce solo dal lavoro quotidiano, imparato sul campo. Nel 2013 ha iniziato a Padova, facendo esperienza e osservando da vicino cosa cercano davvero le persone quando entrano in un negozio di frutta e verdura. Non solo qualità, che naturalmente resta la prima condizione, ma anche semplicità, autenticità e un rapporto diretto con chi sta dall’altra parte del banco. Cinque anni
qualità costante che sanno garantire. Nel tempo il negozio ha saputo adattarsi ai ritmi contemporanei senza perdere la propria identità. Accanto alla frutta e alla verdura da cucinare si trovano insalate pronte, verdure lavate e tagliate a mano, mix già preparati per vellutate e zuppe, soluzioni pensate per chi rientra a casa dopo una giornata di lavoro e vuole portare in tavola qualcosa di sano senza passare ore ai fornelli. Non si tratta di prodotti industriali, ma di preparazioni realizzate ogni giorno nello stesso negozio con la stessa cura dedicata alla selezione del fresco. Molto apprezzate sono anche le box settimanali personalizzate, cassette di frutta e verdura costruite su misura per le esigenze delle famiglie e preparate in anticipo, pronte per il ritiro in negozio oppure per la consegna a domicilio. Il vero valore aggiunto resta però il rapporto umano. Daniela segue personalmente il negozio, conosce molti clienti per nome, sa cosa preferiscono e spesso suggerisce anche come cucinare un prodotto di stagione. Si entra per comprare della frutta e si finisce per fermarsi qualche minuto in più, per scambiare due parole o chiedere un consiglio su cosa preparare per cena. In un’epoca dominata dalla grande distribuzione e dalla spesa veloce, l’Orto di Daniela ha scelto una strada diversa: meno quantità e più qualità, meno distanza e più relazione. E a Codevigo c’è un luogo dove la freschezza non è uno slogan, ma una promessa che si rinnova ogni mattina.
to Adige, come le mele croccanti e profumate o le patate che mantengono perfettamente la cottura, prodotti scelti non per caso ma per la
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Il percorso di Despar Nord per condividere valore con il territorio
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coinvolgendo l’intera filiera. Grazie a certificazioni energia rinnovabile, economia circolare e mobilità
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la sintesi della visione di Despar Nord, azienda che ha scelto di fare della sostenibilità ambientale un pilastro strategico del proprio sviluppo, intraprendendo da oltre un decennio un percorso strutturato e in continua evoluzione. Il Marchio dell’Abete ha costruito negli anni un sistema di gestione ambientale capace di generare un miglioramento costante delle performance, coinvolgendo l’intera catena del valore: fornitori, collaboratori e clienti. Un impegno trasversale che si traduce in progetti concreti e risultati misurabili, anche in ambito di economia circolare. Un passaggio fondamentale è stata la certificazione UNI EN ISO 14001 che Despar Nord, prima realtà della grande distribuzione organizzata in Italia, ha ottenuto ancora nel 2013 e confermata nel 2025 per il tredicesimo anno consecutivo. Nel 2025 è salito a 90 il numero dei siti certificati tra punti vendita, sedi, piattaforme logistiche e polo agroalimentare Agrologic. Un risultato non scontato
che è frutto di oltre un decennio di investimenti in soluzioni tecniche sostenibili e di una strategia complessiva che ha incrementato, attraverso l’adozione di tecnologie innovative, sia l’efficienza energetica che la riduzione delle emissioni di gas effetto serra della rete di vendita e logistica in tutte le cinque regioni in cui è presente l’azienda. Nei punti vendita di nuova costruzione o ristrutturazione trovano spazio illuminazione full LED, impianti fotovoltaici, pompe di calore, sistemi di recupero del calore dagli impianti del freddo alimentare e soluzioni per l’ottimizzazione delle centrali frigorifere. A questo si aggiunge
Il percorso di Despar Nord tra certificazione ambientale e innovazione sostenibile
Wecity, Despar Nord ha promosso una challenge rivolta ai collaboraha permesso di incrementare e sviluppare il percorso di crescita sostenibile di Despar Nord, che ora più che mai rivolge lo sguardo a obiettivi importanti che mirano a rafforzare un percorso orientato alla creazione di valore condiviso,
Despar Nord, la tutela del territorio passa anche attraverso la riforestazione
protezione del territorio e tutela della biodiversità. Per questo Despar Nord è attiva anche sul fronte della riforestazione, con interventi che negli ultimi anni hanno portato alla piantumazione di migliaia di alberi in diverse aree d’Italia.
Già nel 2021, con il “Progetto Natura”, l’azienda ha collaborato con Etifor (spin-off dell’Università di Padova) e con l’iniziativa WOWnature, promuovendo un piano di riforestazione collegato alla vendita delle linee a marchio Verde Vera ed Econvivo riuscendo così a piantare, dal 2021 a oggi, quasi 4.000 alberi.
Dal 2023 questo impegno si è rafforzato anche grazie al progetto nazionale “Bosco Diffuso Despar”, promosso in collaborazione con Despar Italia e gli altri soci del con-
Emilia-Romagna, raggiungendo quota 650 alberi complessivi nelle aree interessate dal Bosco Diffuso nelle regioni di operatività.
A questo si aggiungono le attività finalizzate alla prevenzione e alla rigenerazione dei territori colpiti da calamità ambientali, con l’obiettivo di favorire il recupero delle aree danneggiate e di rafforzare la resilienza dei territori più esposti ai rischi climatici, come il caso dell’iniziativa in partnership con PlanBee e con il coinvolgimento attivo delle scuole dei territori selezionati, che ha permesso di piantare 250 nuovi alberi a Colle Umberto in provincia di Treviso presso i terreni di Feeducia, una microazienda agricola che segue pratiche di agricoltura rigenerativa.
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Undici mosse per risollevare la sanità veneta: Stefani presenta a Palazzo Balbi i nuovi Direttori Generali delle Ulss
Inuovi Direttori Generali della sanità regionale hanno sottoscritto formalmente il proprio impegno per il prossimo quinquennio.
Il Presidente della Regione Alberto Stefani, infatti, ha presentato quella che vuole essere una squadra solida e unita, undici curricula di grande prestigio che hanno saputo dimostrare le proprie capacità agli occhi della giunta. Tra volti già noti e nuovi entrati, andiamo a scoprire chi sono da oggi i “sindaci della sanità”, come li ha chiamati lo stesso Stefani.
All’Ulss 1, che coordina Belluno e tutta l’area dolomitica, sbarca Giuseppe Dal Ben, già direttore dell’Azienda Ospedaliera a Padova, dove, con il suo operato, si è confermato un “top manager” in ambito sanitario. Dal Ben ha seguito personalmente le fasi iniziali per la creazione del nuovo ospedale e l’apertura del nuovo reparto di pediatria. A differenza dei colleghi, resterà alla guida dell’Ulss dolomitica solo fino al 30 giugno, quando scadrà il suo incarico da commissario temporaneo. Sarà invece Giancarlo Bizzarri a prendere le redini della sanità nella Marca Trevigiana. Dopo aver coordinato servizi sociosanitari del Veneziano e con una carriera maturata in Liguria, sua terra d’origine, Bizzarri porta esperienza tecnica e logistica. Ha anche ricoperto prestigiosi incarichi nell’ambito della formazione, che testimoniano le sue eccellenti capacità comunicative, fondamentali per mettere in relazione le istituzioni e il cittadino.
Alla guida dell’Ulss 3 Serenissima arriva Massimo Zuin, già direttore dei Servizi Sociosanitari per il medesimo territorio. Docente allo IUAV e laureato in scienze politiche, rappresenta un profilo di prestigio sul piano logistico-organizzativo e conosce già molto bene il territorio e i suoi bisogni.
Spostandoci a nord nella medesima provincia, il Veneto Orientale sarà di competenza di Carlo Bramezza, che lascia quindi l’Ulss 7 per tornare a ricoprire un incarico già suo in passato. Con una lunga esperienza alla guida della sanità territoriale, si tratta di una delle scelte più solide a disposizione e su di lui viene riposta la massi-
ma fiducia della Giunta regionale per questo ritorno in Veneto Orientale.
Ed è proprio dalla guida dell’Ulss 4 che proviene Mauro Filippi, il nuovo Direttore Generale del Rodigino. Il 63enne vanta un curriculum completamente incentrato sulla sanità, che lo ha visto diventare il primo infermiere promosso a DG di una Ulss.
Patrizia Benini lascia invece Verona per assumere la guida di una differente Ulss, quella di Padova. Laureata in medicina e chirurgia con master conseguito proprio nel capoluogo euganeo, intende sfruttare la centralità della città del Santo per estendere la rete di servizi e formazione locale, puntando molto proprio sulla formazione di nuovi operatori sociosanitari.
A Vicenza arrivano invece Giovanni Carretta (Ulss 7 Pedemontana) e Peter Assembergs (Ulss 8 Berica). Il primo, padovano, ha recentemente diretto l’Ulss 3 Serenissima, che ha visto l’Ospedale dell’Angelo di Mestre eletto miglior ospedale d’Italia. Oltre a questo importante traguardo, ha avuto anche un incarico nella Commissione Regionale Vaccini. Assembergs, invece, è svedese
di nascita e lombardo d’adozione. Pur essendo un profilo di carattere più manageriale, è stato anche Direttore Generale dell’Asst Bergamo Ovest. Ultimo, ma non certo per importanza, è Pietro Girardi, che torna a dirigere l’Ulss 9 Scaligera dopo prestigiosi incarichi in altre province della regione, tra i quali quello di Direttore Amministrativo dello IOV. Fino a pochi giorni fa dirigeva l’Ulss 5 Polesana.
A questi nove Direttori Generali si affiancano altri quattro volti: Paolo Fortuna, ex DG della provincia di Padova, raccoglie l’eredità di Dal Ben alla giuda dell’Azienda Ospedale Università di Padova, mentre quella di Verona va a Paolo Petralia. Lo IOV e Azienda Zero, invece, passano invece sotto la responsabilità, rispettivamente, di Patrizia Simionato e Paolo Fattori. Anche in questo caso stiamo parlando di professionisti che hanno maturato grande competenza nell’ambito sociosanitario e amministrativo. Simionato è stata alla guida dell’Ulss 5 e ha appena concluso il mandato come DG dell’Ulss 8, mentre Fattori è stato membro della task force regionale per il contenimento della pandemia da Covid19.
L’evento non è stato, però, solo un elenco di nomi e curricula, infatti il Governatore Stefani ha presentato anche undici punti che faranno da filo conduttore per il prossimo quinquennio della sanità regionale, un “patto con i cittadini” per affrontare le più grandi sfide della salute e della vita dei Veneti. Vediamolo con ordine:
1. Promozione, rafforzamento e valorizzazione dei progetti di telemedicina e teleconsulto, per una sanità sempre più vicina a una popolazione che fa sempre più fatica a spostarsi per accedere alle cure;
2. Miglioramento dei tempi d’erogazione delle prestazioni specialistiche, per far fronte a quello che da anni è uno dei principali problemi della nostra sanità;
3. Potenziamento del rapporto ospedale-territorio, per garantire che il paziente sia seguito con approccio globale dalla presa in carico fino alla dimissione;
4. Monitoraggio delle Case di Comunità, presidi fondamentali per garantire capillarità sul territorio, specialmente nelle zone periferiche;
5. Monitoraggio del progetto PNRR “Casa come primo luogo di cura”, un piano che si integra strettamente con quello delle Case di Comunità e della telemedicina;
6. Gestione dei casi di cronicità e promozione di screening e stili di vita sani attraverso la formazione del cittadino;
7. Campagne di informazione territoriale sul funzionamento della telemedicina;
8. Valorizzazione di progetti volti all’umanizzazione delle cure, in modo particolare per quanto riguarda pazienti oncologici e malati terminali, con un focus sulle cure palliative;
9. Promozione della conciliazione vita-lavoro per il personale sanitario, attualmente oberato da ritmi insostenibili; 10. Attivazione di programmi di deblistering, per ridurre il costo dei farmaci, in particolare se di nuova generazione, 11. Dialogo col cittadino.
L’ultimo punto, un’aggiunta dell’ultimo secondo voluta fortemente dal Presidente Stefani, è un impegno solenne ad ascoltare la popolazione per capire le difficoltà e i bisogni con cui i Veneti devono fare i conti ogni giorno.
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Il nuovo DG Paolo Fortuna: «L’Azienda Ospedaliera rafforzerà la collaborazione con territorio e Università»
Ai nostri microfoni il nuovo direttore generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova sottolinea il ruolo formativo e strategico della sanità padovana ella rete regionale
La centralità di Padova nel sistema sanitario veneto, il ruolo della formazione universitaria e il rafforzamento delle collaborazioni con il territorio. Sono questi i temi al centro della prima dichiarazione rilasciata ai microfoni di Radio Veneto24 da Paolo Fortuna, nuovo direttore generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova. Partendo dal ruolo geografico e strategico del capoluogo euganeo, Fortuna evidenzia come Padova rappresenti prima di tutto un grande polo formativo per il sistema sanitario.
«Padova è innanzitutto una realtà formativa – spiega –. Qui si formano non solo i medici e gli specialisti, ma anche
Patrizia
Benini nuova
molte altre figure sanitarie che poi andranno a lavorare sul territorio. Questo aspetto è fondamentale perché significa contribuire direttamente alla crescita e al rafforzamento del sistema sanitario regionale».
La presenza dell’Università e della scuola di specializzazione rende infatti la città un punto di riferimento per la formazione di nuove professionalità, che successivamente saranno chiamate a operare nelle strutture ospedaliere e territoriali del Veneto.
Un altro elemento centrale riguarda il ruolo dell’Azienda Ospedale–Università di Padova all’interno della rete assistenziale locale. «Oggi l’azienda ospedaliera è
l’unico grande ospedale della città – sottolinea Fortuna – e fornisce assistenza anche a molti cittadini che rientrano nel territorio dell’Ulss 6 Euganea».
Per questo motivo il rapporto tra le due realtà sanitarie è destinato a essere sempre più stretto. «L’interazione con l’Ulss è fondamentale – spiega –. Si tratta soprattutto di rafforzare percorsi di collaborazione che in realtà esistono già, ma che possono essere ulteriormente sviluppati per migliorare l’organizzazione dell’assistenza».
Padova, inoltre, ospita importanti istituzioni sanitarie regionali che contribuiscono a rafforzare la rete della ricerca e della cura. Tra queste anche lo Iov – Istituto Oncologico Veneto, realtà di riferimento a livello regionale e nazionale. «La vicinanza dei cittadini a queste strutture le rende naturalmente più frequentate – osserva Fortuna – ma questo non significa che l’Azienda ospedaliera universitaria non sia aperta a tutto il territorio del Veneto e anche oltre».
direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea
«Un ritorno a casa, con grande responsabilità»
Un ritorno alle origini, ma anche una nuova sfida per la sanità padovana. Patrizia Benini, appena nominata direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea, ha commentato ai microfoni di Radio Veneto24 l’avvio del suo nuovo incarico, definendolo prima di tutto «un ritorno a casa».
«È un ritorno a casa – spiega – che affronto con molta soddisfazione e con molta gioia. Soddisfazione per il riconoscimento e per la conferma, ma anche gioia perché tornare in un ambiente che si conosce significa poter contare su interlocutori con cui si è già lavorato».
Un contesto familiare, dunque, ma che non riduce la complessità delle sfide da affrontare. «Quando si torna a casa è sempre un rischio – aggiunge – perché le aspettative sono alte. Tuttavia conoscere il territorio e le persone con cui si lavora rappresenta sicuramente un vantaggio nel momento in cui bisogna affrontare i problemi».
Tra i dossier più importanti sul tavolo della nuova direzione generale c’è il processo di riorganizzazione della sanità territoriale, un percorso che coinvolge tutte le aziende sanitarie del Veneto e che è legato anche agli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
«Le tempistiche per la riorganizzazione del territorio sono le stesse per tutte le Ulss – chiarisce Benini – e riguardano in particolare l’attivazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, molti dei quali finanziati con il Pnrr».
Un passaggio chiave sarà quello del rafforzamento degli organici. «Stiamo lavorando molto sul reclutamento del personale – sottolinea – che rappresenta uno dei punti nodali, soprattutto per garantire la presenza medica all’interno delle Case della Comunità nelle ore diurne. A questo si affianca tutto il lavoro di integrazione con il territorio e con le altre strutture della rete sanitaria».
L’ospedale padovano rappresenta infatti una delle più grandi realtà sanitarie del Paese e continua ad attrarre pazienti da tutta la regione e da molte altre aree d’Italia. «Siamo una delle più grandi aziende ospedaliere italiane – conclude il di-
Per quanto riguarda invece il progetto del nuovo ospedale di Padova Est, la direttrice generale precisa che si tratta di una competenza dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova. «È un tema che affronterà il collega – osserva – perché riguarda direttamente quell’azienda». Padova, però, riveste un ruolo particolare all’interno del sistema sanitario regionale. «È una realtà molto centrale dal punto di vista geografico e ha una grande fortuna: la presenza dell’Università e della facoltà di Medicina, che può rappresentare un vantaggio anche in termini di reclutamento delle risorse professionali».
Le criticità, tuttavia, sono simili a quelle che interessano molte altre aziende sanitarie italiane. «I problemi sono un po’ ovunque gli stessi – conclude Benini – e riguardano la riorganizzazione della rete ospedaliera, che deve essere sempre più qualificata, distribuita sul territorio ma anche efficiente». In questo contesto sarà fondamentale il lavoro di rete con tutti gli attori del sistema sanitario locale.
rettore generale – e il nostro compito è continuare a garantire un servizio di alto livello non solo ai cittadini di Padova, ma a tutto il territorio regionale e nazionale».
Paola Bigon
«A Padova abbiamo l’Azienda ospedaliera universitaria e sono certa che i rapporti saranno ottimi. Conosco già il collega e abbiamo lavorato insieme in passato. Inoltre esiste una rete molto importante di privato accreditato, soprattutto per la specialistica, oltre alle quattro strutture ospedaliere presenti. Con tutti loro dovremo costruire una vera partnership».
L’obiettivo, conclude la nuova direttrice generale, resta uno solo: «dare risposte ai cittadini. È questo il compito principale della sanità pubblica».
Il taglio del nastro. A Padova inaugurato il cantiere del nuovo edificio destinato a ospitare laboratori avanzati
La Seconda Torre prende forma: al via i lavori dell’“Orizzonte della Ricerca”
Si è tenuta a Padova la posa della prima pietra della Seconda Torre dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza, nuovo ampliamento destinato a diventare il cuore delle future attività scientifiche. La struttura, battezzata “Orizzonte della Ricerca”, ospiterà una Cell Factory di nuova concezione dedicata allo studio delle cellule RNA, delle CAR T e delle tecnologie di medicina personalizzata.
Alla cerimonia, svoltasi nel piazzale adiacente all’IRP in Corso Stati Uniti, hanno partecipato alcune centinaia di persone tra volontari, ricercatori e sostenitori. La benedizione della prima pietra è stata impartita da don Luca Facco, Vicario Episcopale della Diocesi di Padova. L’evento è stato anche l’occasione per la firma dell’Accordo Quadro che unisce Regione Veneto, Università di Padova, IOV, Azienda Ospedale-Università, Fondazione Cariparo, Fondazione Centro Nazionale Ricerca e Sviluppo terapia genica e Fondazione Città della Speranza per accelerare lo sviluppo di terapie avanzate. Il fondatore e presidente IRP Franco Masello ha sottolineato che la Seconda Torre rappresenta «il prosieguo dell’impegno tra pubblico e privato per far sì che la ricerca diventi più velocemente farmaco». Masello ha ricordato il valore simbolico della nuova costruzione, definita «l’Orizzonte della Ricerca, verso il quale salperemo tutti insie-
me».
Il presidente della Fondazione Città della Speranza, Marino Finozzi, ha evidenziato che la nuova struttura «non è solo un cantiere, ma il simbolo della nostra nuova statura», ribadendo l’obiettivo di trasformare la parola “incurabile” in un ricordo del passato. Per l’Istituto di Ricerca Pediatrica, l’amministratore delegato Stefano Lupi ha rimarcato la crescita dell’attività scientifica e la necessità di nuovi spazi. Andrea Camporese, vicepresidente IRP e responsabile del progetto Cell Factory, ha indicato sostenibilità e rapidità come i due cardini del nuovo investimento, ricordando che le nuove terapie dovranno essere non solo efficaci, ma anche accessibili.
Il direttore scientifico dell’IRP, prof. Eugenio Baraldi, ha definito la Cell Factory «un patrimonio importante per la sanità veneta» e un esempio virtuoso di collaborazione strutturata tra pubblico e privato.
Il sindaco di Padova Sergio Giordani ha richiamato il valore simbolico della giornata, ricordando che «da soli si va veloci, ma assieme si va lontano» e ribadendo l’obiettivo di non lasciare che «una malattia precluda il futuro a nessun bambino».
Il prorettore vicario dell’Università di Padova, Antonio Parbonetti, ha parlato di «investimento concreto nelle terapie avanzate» che rafforza il ruolo del Veneto nell’innova-
zione biomedica. Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha definito la nuova torre «la prova concreta che una scommessa ambiziosa può continuare a essere vinta», riconoscendo il contributo della comunità scientifica e dei volontari.
La nuova costruzione sarà collegata all’attuale sede dell’Istituto per ottimizzare costi e spazi comuni, tra cui reception, area accoglienza e direzione tecnica. L’edificio, articolato su tre piani più un livello destinato a parcheggio, coprirà circa 11mila metri quadrati complessivi. Il costo dell’intervento è
stimato in 21 milioni di euro. Il progetto architettonico punta alla massima sostenibilità: sono previste tecnologie impiantistiche a energia rinnovabile e una copertura piana destinata al fotovoltaico.
Nei nuovi laboratori troveranno posto unità di ricerca dedicate all’oncoematologia pediatrica, tra cui attività dell’Università di Padova e gruppi già operativi nell’Istituto, come Euroimmun e R&I.
Con l’avvio del cantiere partirà anche la campagna “Costruiamo insieme il futuro della ricerca”, finalizzata a sostenere economicamente la Seconda Torre. Il nome di ogni
benefattore sarà riportato negli ambienti del nuovo edificio e nell’Albo d’Oro della Fondazione.
La Fondazione Città della Speranza ha espresso gratitudine all’amministrazione comunale di Padova, alla Regione Veneto, all’Arma dei Carabinieri, ai Vigili del Fuoco, all’Interporto e ai professionisti coinvolti nella progettazione e nella direzione lavori. Un ringraziamento particolare va alle aziende che hanno già offerto materiali e supporto tecnico, oltre a Coldiretti per il buffet e a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita della giornata.
La proposta. Sotto la lente App finanziarie, sfide social e abuso di farmaci tra i più giovani
Pasqualon (UDC): “Una mozione per proteggere il Veneto dai rischi del trading online”
Non più soltanto slot machine e sale scommesse. In Veneto le dipendenze cambiano volto e corrono sugli smartphone. App di compravendita finanziaria, sfide sui social e un uso scorretto di farmaci tra i giovanissimi sono al centro della mozione depositata in Consiglio regionale da Eric Pasqualon (UDC).
A darne notizia è lo stesso consigliere, che parla di un fenomeno in rapida evoluzione anche nel territorio veneto. «Non più solo slot, ma App di trading e sfide social: le dipendenze in Veneto cambiano volto. Ho depositato una mozione per aggiornare le strategie regionali di prevenzione, puntando i riflettori sui rischi del guadagno facile online e sull’abuso di farmaci tra i giovanissimi», afferma Pasqualon.
L’iniziativa, spiega, nasce anche dall’esperienza maturata nel suo ruolo di vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico, realtà impegnata nel contrasto alle dipendenze e nella promozione della legalità. A preoccupare sono i numeri raccolti dai Servizi per le Dipendenze (Ser.D.) del Veneto: a Treviso, nell’area dell’Ulss 2, nel 2025 si è registrato un forte aumento dei casi di trading compulsivo, ovvero l’ossessione per le operazioni finanziarie online vissute come una scorciatoia per guadagnare.
Secondo i dati citati nella mozione, il 45% degli studenti veneti ha giocato d’azzardo almeno una volta. Un dato che, secondo Pasqualon, va letto alla luce di un contesto in cui il rischio è “a portata di smartphone”, tra investimenti finanziari ad alto rischio scambiati per opportunità di lavoro e pericolose sfide digitali che si diffondono sui social.
«Servono risposte immediate: dobbiamo portare l’educazione finanziaria e civica nelle scuole per smontare l’illusione del profitto immediato», sottolinea il consigliere.
Nel dettaglio, la mozione chiede alla Regione Veneto una strategia coordinata che parta da un nuovo accordo con l’Ufficio scolastico regionale per introdurre nelle scuole moduli dedicati ai rischi del tra-
ding compulsivo e delle truffe online. La proposta prevede anche di inserire formalmente le cosiddette “dipendenze finanziarie digitali” tra le priorità del prossimo Piano sanitario triennale e di rafforzare le risorse alle Ulss per controllare e seguire i casi legati a gioco online e acquisti compulsivi.
Infine, il documento punta a sollecitare il Governo nazionale affinché intervenga sulla pubblicità nascosta di prodotti finanziari ad alto rischio che circola sui social media, con particolare attenzione alla tutela dei minori dai messaggi ingannevoli.
«Il Veneto è un modello nel contrasto al gioco fisico, ma ora la battaglia si sposta sul digitale – conclude Pasqualon –. Proteggere le famiglie dal sovraindebitamento e i giovani dalle insidie del web deve essere una priorità assoluta per la nostra Regione».
PADOVA
Al via la quarta edizione di “Cambio Gioco”
Dal 9 al 13 marzo si è svolta la quarta edizione di “Cambio Gioco”, la settimana dedicata alla prevenzione e al contrasto del gioco d’azzardo patologico, promossa dal Dipartimento Dipendenze dell’Ulss 6 Euganea. L’iniziativa puntava a rafforzare il lavoro condiviso con istituzioni, operatori e cittadini, investendo su tempo e conoscenza per incrementare le strategie di prevenzione. Il tema di quest’anno, “giocare d’anticipo”, invitava a intervenire precocemente attraverso strumenti educativi innovativi e strategie che consolidino fattori protettivi sia a livello individuale sia sociale. Durante la settimana sono stati organizzati incontri, laboratori e momenti di confronto che integrano l’esperienza clinica degli ambulatori del Dipartimento con contributi multidisciplinari, con l’obiettivo di offrire alla comunità strumenti concreti per la riflessione e la sensibilizzazione, in particolare tra i giovani.
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