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laPiazza del Conselvano - Mag26

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Bovolenta al voto il 24 e 25 maggio: sfida tra Melato e Pittarello

del Conselvano

Modello veneto: funziona davvero?

Con i cordoni della borsa ormai stretti dal bilancio approvato, il Consiglio Regionale del Veneto si è trasformato in un palcoscenico di scontri verbali che vanno ben oltre la semplice contabilità. È una sfida di visioni, un “botta e risposta” continuo che vede la maggioranza difendere il modello veneto e le opposizioni tentare di scardinarlo pezzo dopo pezzo. Il primo vero scontro frontale riguarda la mobilità. Carlo Cunegato, dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra, ha scosso l’aula con un attacco durissimo: “Presidente, mentre nel resto del mondo si corre verso il futuro, nel vicentino siamo fermi a treni a gasolio che sembrano reperti archeologici. Pagare abbonamenti esorbitanti per servizi da terzo mondo è un insulto ai lavoratori”.

Non si è fatta attendere la replica dai banchi della Lega e della Civica Zaia, che hanno risposto piccati: “Non abbiamo la bacchetta magica per elettrificare migliaia di chilometri in una notte, gli investimenti sono programmati e servono tempi tecnici, non slogan”.

Ma è stato Giovanni Manildo del Partito Democratico a rincarare la dose, spostando l’asse sul sociale: “I tempi tecnici non sfamano le famiglie.

Con 25 milioni, briciole rispetto ai 19 miliardi totali, potremmo dare trasporti gratuiti agli studenti. Non farlo è una scelta politica deliberata contro i giovani”.

Il Veneto vuole l’autonomia energetica, Bitonci: “Lavoriamo sulle concessioni”

SICUREZZA URBANA, UNA CHIMERA FRA AZIONE E PREVENZIONE

Psoriasi nei bambini, a Padova garantite diagnosi precoce e cure su misura

SOCIALE, WELFARE, PIANO CASA E GIOVANI,

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

• Nicola Stievano

Nel suo ultimo film, La grazia, Paolo Sorrentino ci consegna l’immagine di un Capo dello Stato che abita la «bellezza del dubbio». Così nelle sale austere e silenziose del Quirinale la burocrazia non è il mostro che tutti denunciamo, ma un argine saggio, un tempo sospeso di riflessione. “La burocrazia, tutti la detestano - afferma il presidente del film - perché è lenta ma serve proprio a questo: a non prendere decisioni aff rettate”.

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ILLUMINAZIONE PUBBLICA, SVOLTA A CONSELVE

Si accende una nuova luce su Conselve. È orma operativo il contratto d’appalto con Magis Smart, società a capitale pubblico nata dalla fusione tra Aim Vicenza e Agsm Verona, che per i prossimi anni si occuperà della gestione, manutenzione e ammodernamento dell’intera rete di illuminazione pubblica. Un passaggio che promette di coniugare eff icienza tecnologica e un importante taglio ai costi per la comunità.

“È una svolta cruciale che arriva dopo un lungo percorso preparatorio” ha dichiarato il sindaco Umberto Perilli, ricordando l’iter iniziato nel 2012 con l’adesione al “Patto dei sindaci”. I vantaggi per le casse comunali sono evidenti: a fronte di una spesa attuale di 340 mila euro annui tra bollette e manutenzione, il nuovo accordo permetterà un risparmio eff ettivo di circa 120 mila euro l’anno. Non solo: la semplificazione amministrativa, con il passaggio di 110 utenze alla società esterna, farà risparmiare agli uff ici comunali circa tre giorni di lavoro al mese precedentemente dedicati alla gestione delle fatture.

L’amministratore di Magis Smart, Barbara Biondani, ha illustrato i dettagli tecnici dell’operazione, che prevede un investimento di 800 mila euro: “Il progetto prevede la gestione di una rete di 2700 punti luce, 2100 dei quali saranno eff icientati. Ci occuperemo della gestione ordinaria e straordinaria... non si tratta solo della sostituzione delle lampadine ma di interventi su quadri elettrici e sostegni”. Tutti gli impianti saranno dotati di telecontrollo per la gestione da remoto, garantendo un pronto intervento attivo 24 ore su 24, 365 giorni l’anno.

Per i residenti, la novità si tradurrà in una maggiore rapidità nelle riparazioni. Le segnalazioni dei guasti potranno essere eff ettuate in tempo reale tramite un numero verde, un portale online o un’app dedicata. Il completamento dei lavori di sostituzione dei corpi illuminanti è previsto entro la fine dell’anno, segnando un passo decisivo verso una città più sostenibile.

Firmato il contratto d’appalto dopo un lungo percorso preparatorio

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

Peccato che, uscendo dalla sala e tornando alla cronaca, il dubbio si trasformi in sospetto e la saggezza della procedura in una fretta che lascia storditi.

Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti per ragioni umanitarie somiglia a un copione scritto male, dove la nobile “cura estrema dello Stato” inciampa su un nome che evoca i fantasmi di una stagione politica che è ancora lontana dall’essere archiviata e che continua a maturare i suoi frutti avvelenati. Perché tanta urgenza?

Perché quel velo di riservatezza che oggi, alla luce delle inchieste giornalistiche, appare anziché come la doverosa tutela verso un minore come piuttosto un maldestro tentativo di tenere sotto traccia una vicenda esplosiva?

A squarciare l’esile velo del silenzio è un’inchiesta giornalistica che prima rende pubblico il provvedimento firmato dal Presidente della Repubblica e in seguito ne svela i tanti lati oscuri, dagli intrighi in Venezuela in cui a farne le spese sono proprio dei bambini indifesi, alle visite fantasma in ospedali italiani che si aff rettano a smentire contatti o consulenze. Se queste fondamenta crollano, non siamo più di fronte a una scelta politica discutibile o ad una decisione che può sembrare superficiale ma a un vero e proprio corto circuito istituzionale. Nel caos che ne è seguito finisce anche il rimpallo delle reciproche respons-

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Conselvano

abilità. Il Quirinale non indaga, non fa il detective, si è detto: il Presidente della Repubblica esercita il suo potere di concedere o negare la grazia sulla base di un’istruttoria tecnica che gli viene consegnata. È il Ministero della Giustizia a dover garantire la genuinità di quel fascicolo che a sua volta ha ricevuto dalla Procura che ha condotto le indagini “sul campo” e tratto le proprie conclusioni. Ma in questo passaggio qualcosa si è rotto e qualcuno ha si è lasciato prendere la mano, quantomeno, da una insolita fretta o approssimazione, che di fronte a provvedimenti così definitivi come una grazia, è sempre cattiva consigliera.

Non si può permettere che lo strumento della grazia - un atto quasi sacro, per questo concesso con parsimonia dai capi di stato - venga profanato da procedure opache o, peggio, da falsità documentali. Ecco allora la richiesta di chiarimenti urgenti del Quirinale al ministro della Giustizia per fare luce su un caso che potrebbe condizionare pesantemente il confronto politico. Mentre il Governo fa quadrato attorno a un Guardasigilli sempre più in aff anno e la procura corre ai ripari con un rapido supplemento di indagine, resta l’amarezza per un’istituzione che meritava più rispetto. La grazia, diceva il film, è bellezza. Qui, purtroppo, sembra rimasta solo la bruttezza di una trappola tesa alla credibilità dello Stato.

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segue da pag. 1

Sicurezza urbana/1. Il rapporto illustrato da Marco Casella, consigliere con delega alla sicurezza e alla polizia locale

PATTUGLIE NELLE PIAZZE E NEI QUARTIERI: 262 SERVIZI A CONSELVE IN UN ANNO

La sicurezza a Conselve vive una fase di profondo rinnovamento, segnata dal raggiungimento di tutti gli obiettivi programmatici fissati per il corpo di Polizia Locale nel corso del 2025. Ne è convinto Marco Casella, consigliere delegato alla sicurezza e alla polizia locale, che presenta un resoconto dettagliato delle attività svolte. Nel commentare i risultati ottenuti, Casella fotografa il nuovo corso del comando cittadino: “L’arrivo dei nuovi agenti e del nuovo comandante di polizia locale hanno dato vita ad un rilevante incremento dei servizi e dei controlli sul territorio. Rispetto agli anni precedenti, è aumentata significativamente la presenza degli agenti sul territorio, anche a piedi per le vie del centro, tale da infondere un senso di sicurezza e di assidua presenza tra i Cittadini. L’incremento del comando ha altresì consentito, parimenti, di potersi dedicare per più tempo anche alle pratiche amministrative, nonché a tutte le segnalazioni dei cittadini che prima risultavano, inevitabilmente, di diff icile evasione. I risultati parlano da sé, segno di un’effettiva e costante presenza dei nostri vigili sul territorio che garantiscono, ogni giorno, la più ampia tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico”.

Uno dei pilastri fondamentali di questa strategia è stato il potenziamento del supporto amministrativo. Grazie a una specifica convenzione stipulata dall’attuale amministrazione con il Tribunale di Padova, è stato possibile inserire negli uff ici della Polizia Locale un lavoratore di pubblica utilità. Questa scelta, ricorda Casella ha permesso di sollevare gli agenti da numerose incombenze burocratiche, consentendo loro di trascorrere più tempo in strada per il monitoraggio operativo. Il controllo del territorio è stato infatti il primo obiettivo raggiunto, con un focus particolare sul rispetto del codice della strada. Gli agenti, aggiunge il consigliere con delega alla sicurezza, si sono concentrati sulle condotte di guida irrispettose, monitorando sia i tratti oggetto di segnalazione da parte dei residenti, sia le principali arterie a veloce percorrenza che portano ai centri abitati, come via Padova, via Verdi, via Levà e via Naveguaro. I numeri dell’anno trascorso restituiscono l’immagine di un controllo capillare: sono stati eseguiti 301 servizi di monitoraggio del territorio e 340 controlli di polizia stradale, che hanno portato all’emissione di 1.032 sanzioni e al sequestro di 15 veicoli. Particolare rilevanza è stata data alla sicurezza di prossimità attraverso i servizi

appiedati, con ben 262 uscite dedicate. Queste pattuglie hanno presidiato le piazze centrali e i quartieri limitrofi, estendendo l’attività anche all’abitato di Terrassa Padovana e alla frazione di Arzercavalli. Casella ha evidenziato come la presenza fisica degli agenti, specialmente nelle fasce orarie mattutine e serali, serva da deterrente per gli illeciti e off ra ai pedoni un supporto concreto per l’attraversamento delle sedi stradali in sicurezza.

Infine, la gestione delle criticità è stata affrontata con tempestività: 144 segnalazioni sono state evase con un approccio volto alla risoluzione bonaria, mentre sono proseguiti gli interventi di allontanamento dei nomadi dalla zona industriale e l’attività di recupero coatto delle sanzioni non pagate risalenti agli anni precedenti, con l’invio di 943 posizioni all’Agenzia delle Entrate.

• Nicola Stievano

Bovolenta e Cartura con la polizia locale dell’Unione Pratiarcati, controlli antidroga e turni serrati

Bovolenta e Cartura siglano la convenzione per la polizia locale con l’Unione dei Comuni Pratiarcati. E’ un ampliamento importante della collaborazione tra amministrazioni del territorio, che mette a disposizione personale, mezzi ed esperienza in un’ottica sempre più integrata. Un sistema che oggi coinvolge cinque Comuni e che consente di rafforzare in maniera concreta la presenza della Polizia Locale.

“La sicurezza è una delle priorità assolute delle amministrazioni locali, - spiega il sindaco di

Casalserugo e presidente dell’Unione Pratiarcati, Matteo Cecchinato - non soltanto sul fronte della viabilità ma anche rispetto ai fenomeni sociali e criminali che stanno emergendo con maggiore frequenza anche nei nostri territori”. Grazie al convenzionamento con Bovolenta e Cartura, il corpo di Polizia Locale può ora contare su 22 agenti complessivi. Un numero che consente di garantire stabilmente due pattuglie operative durante i turni diurni e una pattuglia dedicata al terzo turno, dalle 20 all’una di notte, dal lunedì al sabato. Un

potenziamento che ha già prodotto risultati tangibili: nell’ultimo periodo si registra infatti circa un 20% in più di controlli sul territorio tra pattugliamenti, posti di blocco e verifiche mirate.

Parallelamente è proseguito anche il raff orzamento delle dotazioni tecniche. Negli ultimi anni l’Unione ha investito nell’acquisto di nuovi strumenti per il controllo della sicurezza stradale, come telelaser ed etilometro, installati su un nuovo mezzo operativo ottenuto grazie a un contributo regionale. Sempre attraverso fondi

regionali è stato inoltre possibile rinnovare le motociclette in dotazione agli agenti. Particolare attenzione viene dedicata anche al contrasto dei fenomeni legati allo spaccio e al consumo di sostanze stupefacenti. Per questo motivo l’Unione ha introdotto un’unità cinofila operativa quotidianamente, composta da un agente specializzato e da un cane addestrato al rilevamento di sostanze. L’attività dell’unità cinofila ha già portato a risultati con il fermo di persone in possesso di droghe sia nei parchi che alle fermate dei bus.

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MINORANZA ALL’ATTACCO: “LA SITUAZIONE

È FUORI CONTROLLO”, SCOPPIA LA POLEMICA

Il clima politico a Conselve si fa rovente dopo gli ultimi episodi di cronaca che hanno scosso la tranquillità della cittadina. La clamorosa aggressione subita da un negoziante del centro, unita ad alcune incursioni nelle abitazioni private, ha riaperto una ferita mai del tutto rimarginata: quella della sicurezza urbana. Il dibattito che infiamma da settimane delinea una frattura profonda tra la visione della maggioranza e le denunce delle opposizioni. I consiglieri del gruppo Noi per Conselve, Nicolas Destro e Melania Bortoletto, hanno lanciato un attacco durissimo all’amministrazione, parlando di una situazione ormai fuori controllo. Secondo gli esponenti della minoranza, nelle ultime settimane si starebbe assistendo a una vera e propria escalation di fatti preoc-

cupanti, di fronte alla quale chi governa continuerebbe a minimizzare o, peggio, a tacere. Destro e Bortoletto sostengono che la realtà sia sotto gli occhi di tutti e che i cittadini si sentano sempre più soli. “Non bastano più le parole di circostanza: servono azioni concrete, - affermano i consiglieri - presenza sul territorio e decisioni immediate. A parlare sono i fatti e il problema della sicurezza non può più essere minimizzato, in quanto non è accettabile che continuino episodi di violenza in pieno centro. La sicurezza è un diritto dei cittadini e Conselve merita risposte immediate e non abbandono”.

A rinfocolare la polemica c’è il grave episodio ai danni di un negoziante del centro, derubato intorno alle undici di sera mentre raggiungeva la propria auto. Il sindaco Umberto Perilli ha voluto rispondere

prontamente ricevendo il commerciante in municipio, insieme ad alcuni assessori e a un rappresentante della Polizia locale, per esprimere la massima solidarietà dell’amministrazione e fare il punto sulle indagini. Tuttavia, l’incontro è servito al primo cittadino anche per replicare con fermezza alle accuse politiche. Perilli ha sottolineato che l’episodio è tenuto in seria e attenta considerazione, ma ha allo stesso tempo censurato quello che ha definito come l’ennesimo episodio di sciacallaggio politico da parte di alcuni esponenti delle minoranze. Il sindaco ha accusato apertamente l’opposizione di aver strumentalizzato la vittima a fini propagandistici, contattando persino le emittenti televisive per un ritorno di immagine personale. Nel difendere l’operato delle forze dell’ordine, Perilli ha confermato la sua piena stima ai Carabinieri della stazione locale, ricordando che

Dagli abbracci ai falsi allarmi: attenzione alle tru e a casa e per strada, l’appello dei sindaci

L’allarme sicurezza nel Conselvano corre anche sul filo della gentilezza e dei modi affabili, quelli utilizzati dai truffatori per raggirare le fasce più fragili della popolazione. A lanciare l’allerta è il sindaco Massimo Cavazzana, che di recente ha denunciato un amaro episodio avvenuto nel cuore del paese: una donna, con il pretesto di un gesto affettuoso, ha avvicinato un anziano derubandolo della fede nuziale.

“Un abbraccio, due parole di finta familiarità… e in un attimo gli ha sfilato la fede”, racconta il primo cittadino, spiegando come non si tratti di un caso isolato, ma di uno stratagemma collaudato che vede spesso coppie di sconosciuti fingersi amici o parenti dimenticati. Cavazzana invita alla massima prudenza, suggerendo regole semplici ma vitali: evitare contatti fisici con estranei, non mostrare oggetti di valore e diff idare di chi cerca di creare fretta o confusione. “La sicurezza non è solo repressione: è prevenzione, ascolto e collaborazione”, ribadisce il sindaco, esortando a segnalare ogni sospetto

ai Carabinieri.

La questione, tuttavia, travalica i confini comunali. Nella sua veste di vicepresidente nazionale dell’ANCI, Cavazzana sottolinea come i sindaci, specialmente nei piccoli centri, non possano essere lasciati soli nella gestione dell’ordine pubblico. Proprio l’Anci, in occasione di confronto con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha infatti chiesto un nuovo patto nazionale per il diritto alla sicurezza.

“La sicurezza urbana rappresenta una priorità per il governo e per i sindaci. Siamo a disposizione per fare la nostra parte ma occorrono risorse adeguate, politiche di sicurezza urbana integrata e soprattutto un raff orzamento della presenza delle forze dell’ordine per contrastare i fenomeni che creano insicurezza nelle nostre città”, ha dichiarato Cavazzana. Per i sindaci e gli amministratori locali l’obiettivo è chiaro: costruire una rete solida tra istituzioni per proteggere i cittadini e restituire piena fiducia.

sbraitare a sproposito sulla mancanza di sicurezza significa innanzitutto delegittimare chi rischia la vita ogni giorno per garantirla. “Le nostre pattuglie della Polizia municipale – continua il sindaco – sono in servizio fino alle 19.30 e controllano il centro e i quartieri. Anche i Carabinieri perlustrano il territorio anche nelle ore serali, intervenendo tempestivamente ogni qualvolta ce ne sia bisogno, come in questo caso. In Paese sono disseminate

più di 100 telecamere, a conferma di come l’Amministrazione comunale sia impegnata da sempre per garantire la sicurezza dei nostri abitanti”. Resta però il fatto che la percezione dei cittadini e la durezza dello scontro politico indicano come la sicurezza rimarrà il tema dominante della vita pubblica conselvana ancora per molto tempo.

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• Nicola Stievano
L’attività svolta in provincia di Padova (Comando provinciale Carabinieri)

CANTIERI DESERTI NELL’AREA DELL’OSPEDALE

DOPO I TIMORI ARRIVANO LE RASSICURAZIONI

Per diverse settimane il silenzio è diventato l’unico protagonista tra le impalcature e i corridoi dell’ex ospedale di Conselve. Una quiete preoccupante che non è passata inosservata ai cittadini e ai pazienti che frequentano la struttura. I lavori per la realizzazione della Casa di Comunità e dell’Ospedale di Comunità sono rimasti a lungo fermi, con i cantieri deserti e le gru immobili. A causare questo brusco stop non sono state scelte progettuali o intoppi burocratici locali, bensì le note diff icoltà finanziarie della ditta Manelli, l’impresa incaricata dell’esecuzione delle opere finanziate attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Si tratta di un intervento di portata storica per il territorio conselvano, con un investimento complessivo che sfiora i 15 milioni di euro destinati alla riqualificazione del vecchio ospedale e del monoblocco. Questo stallo, però, ha iniziato a pesare non solo

sulla tabella di marcia del Pnrr, ma anche sulle aspettative di un’intera comunità che attende da tempo il potenziamento dei servizi sanitari di prossimità. In particolare, a risentire pesantemente della situazione è il reparto di riabilitazione, la cui piena ripresa è strettamente legata al completamento dei nuovi spazi e all’attivazione dei posti letto previsti dal piano di riorganizzazione. Il sindaco Umberto Perilli, consapevole dell’urgenza e della preoccupazione che monta tra i residenti, ha voluto incontrare personalmente i vertici dell’Uls 6 Euganea per fare il punto della situazione e sollecitare garanzie certe. Il primo cittadino ha riferito di aver ricevuto rassicurazioni sull’impegno costante dell’azienda sanitaria nel trovare una via d’uscita che permetta di superare questo momento di stasi e portare a termine entrambi i progetti. Perilli ha spiegato che l’Uls si sta adoperando per superare lo stallo e che l’am-

ministrazione seguirà l’evoluzione nelle prossime settimane con la speranza che le attività riprendano al più presto. Le opere sono considerate fondamentali sia sul fronte dei servizi sanitari che su quello della riqualificazione urbanistica complessiva dell’area ospedaliera. In questo scenario d’incertezza, una luce di speranza arriva dalle recenti evoluzioni normative a livello nazionale. L’Uls 6 sguarda con attenzione all’approvazione del decreto legge Pnrr, che contiene la cosiddetta norma salva cantieri. Grazie a questa misura, gli enti appaltanti avranno la possibilità di procedere velocemente con l’assegnazione di un nuovo contratto in caso di blocco dei lavori dovuto a crisi aziendali dell’impresa esecutrice. Si tratterebbe di una scorciatoia legale fondamentale per aggirare le consuete e lunghe procedure di gara, permettendo così di rispettare la scadenza tassativa del 30 giugno

per la conclusione delle opere, evitando il rischio di perdere i preziosi fondi europei. Una volta che il cantiere ripartirà, il piano prevede l’attivazione dell’Ospedale di Comunità con circa 25 posti letto, mentre il reparto di riabilitazione dovrebbe finalmente tornare a pieno regime raggiungendo una disponibilità totale di circa cinquanta posti letto tra nuovi e preesistenti. L’auspicio dell’amministrazione comunale

L’ATTACCO DI LUCIANO SGUOTTI: “CONSELVE NON PUÒ CONTINUARE

A PERDERE PEZZI DEL PROPRIO WELFARE SANITARIO”

Sulla paralisi dei cantieri all’ex ospedale di Conselve interviene con durezza Luciano Sguotti, esponente del direttivo del Partito Democratico del Conselvano ed ex sindaco, denunciando un immobilismo che rischia di segnare negativamente il destino della sanità locale. Sguotti ricorda come i segnali di crisi fossero già emersi chiaramente nell’ottobre del 2025, quando i lavoratori della ditta Manelli, impegnati anche a Este

e in altri grandi appalti nazionali, avevano scioperato per il mancato pagamento degli stipendi, inserendosi in una vertenza che ha colpito diverse città italiane. L’esponente dem chiede conto di questo silenzio prolungato all’amministrazione locale, all’Aulss 6 e alla Regione Veneto, accusandole di non aver intrapreso azioni eff icaci per sbloccare quello che definisce uno dei cantieri più dimenticati dell’intera

provincia di Padova. Secondo Sguotti, mentre le impalcature restano deserte, si assiste a una preoccupante migrazione di servizi essenziali, come l’Igiene Pubblica e il Servizio Veterinario, che si stanno spostando verso Monselice. Viene inoltre sollevato il nodo della medicina associata Utap, attualmente collocata in spazi comunali provvisori e ritenuti inadatti alla fruizione pubblica,

e della cittadinanza è che queste prospettive non rimangano chiuse nel cassetto delle buone intenzioni a causa di un fallimento d’impresa. La riqualificazione dell’ex ospedale non è solo una questione di edilizia o di numeri, ma una necessità vitale per garantire un’assistenza moderna e capillare in un territorio che da troppo tempo osserva con timore l’incertezza che avvolge le proprie strutture di riferimento.

il cui trasferimento naturale nella nuova Casa della Comunità appare oggi una prospettiva lontana. La denuncia è netta: “Conselve non può restare prigioniera di un’opera incompiuta mentre il territorio perde pezzi fondamentali del proprio welfare sanitario”. Sguotti sollecita un intervento immediato aff inché la ripartenza dei lavori diventi realtà, sottraendo l’ospedale alle incertezze degli ultimi mesi.

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Il dibattito. Aspro confronto in consiglio comunale, Capuzzo: “Amministrazione confusa”

PRA’ COMUNALE, SCONTRO APERTO SUL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE

Il progetto di sistemazione del Pra’ Comunale continua a far discutere l’opinione pubblica conselvana, trasformandosi in uno dei temi più caldi dell’ultimo consiglio comunale. La discussione, sollecitata dai gruppi di minoranza, ha messo in luce una profonda divergenza di visioni tra l’amministrazione e l’opposizione, concentrandosi in particolare sulla gestione del verde e sulla contestata scelta dei materiali per i percorsi pedonali. L’aula è diventata così lo scenario di un confronto serrato, dove ai dubbi tecnici sollevati dai banchi della minoranza ha risposto la difesa del sindaco, supportata dai pareri degli esperti e della Soprintendenza.

Carlo Capuzzo, capogruppo di Idea Comune, ha dipinto un quadro di forte incertezza amministrativa. Secondo il consigliere, l’intero intervento sarebbe il riflesso di una gestione poco lucida. “Il consiglio comunale ha ben rappresentato lo stato di confusione della maggioranza. Ci siamo ritrovati di fronte un sindaco incapace di rispondere ai nostri quesiti, costretto alla marcia indietro sul vialone di cemento sovradimensionato e assolutamente superfluo, consapevole della morte alla quale andranno incontro molte piante senza la possibilità di irrigarle costantemente, considerata la scelta di non procedere con l’installazione di un adeguato impianto di irrigazione”, ha dichiarato Capuzzo. Per l’esponente di Fratelli d’Italia, il progetto rappresenterebbe l’ennesimo fallimento annunciato.

Altrettanto critico è stato l’intervento di Nicolas Destro, consigliere di Noi per Conselve, che ha focalizzato la sua attenzione sulla salute delle nuove piante e sull’impatto estetico delle opere. Destro ha denunciato quella che ritiene essere una mancanza di cura elementare nel mantenimento del parco, portando come esempio la condizione delle querce appena messe a dimora. “Un albero piantato ad aprile deve avere una manutenzione e un’irrigazione quotidiana. Se andate all’interno del Pra vi accorgerete subito del colpo d’occhio di come ci siano numerose querce ormai secche perché nessuno si è preoccupato effettivamente di andare lì ad irrigare”, ha osservato il consigliere. Destro ha poi aspramente criticato la scelta del cemento per i vialetti.

La replica del sindaco Umberto Perilli si è basata sulla necessità di garantire la sicurezza pubblica e sull’aderenza alle perizie degli esperti. Il primo cittadino ha voluto rassicurare l’aula spiegando che ogni abbattimento è stato dettato da ragioni di forza maggiore legate alla salute degli alberi. “Tutti gli alberi abbattuti o che si prevede di abbattere sono stati catalogati e qualificati

come piante malate all’esito di valutazioni tecniche strumentali. Noi ci siamo rimessi chiaramente alle valutazioni dei professionisti supportate da relazioni regolarmente inviate alla Soprintendenza”, ha chiarito Perilli. Il sindaco ha poi evidenziato come il bilancio arboreo finale sarà comunque vantaggioso per la cittadinanza.

Riguardo alla controversa questione dei vialetti, Perilli ha ammesso un ripensamento strategico legato al mancato ottenimento di alcuni fondi esterni, ma ha difeso l’idea originale legata all’abbattimento delle barriere architettoniche. “La scelta di materiali diversi dalla ghiaia era dettata dall’esigenza di consentire l’uso del parco anche nel

periodo invernale a chi si muove con una carrozzella o un passeggino, per evitare che restino infangati. Tuttavia, poiché il finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio non è stato erogato, abbiamo chiesto di soprassedere alla realizzazione del viale principale in questo momento per evitare di lasciare un’opera incompiuta senza la necessaria copertura economica per l’intero quadro progettuale”, ha concluso il sindaco, ribadendo che la priorità resta la messa in sicurezza e il completamento degli stralci finanziati entro il prossimo autunno.

• Nicola Stievano

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Surroga in consiglio comunale, entrano Antonio Bottin e Pamela Gargiulo

L’ultimo consiglio comunale ha sancito il completamento del rimpasto tra le fila della maggioranza “Conselve Riparte”, formalizzando l’ingresso dei nuovi componenti dopo le dimissioni degli assessori Gabriella Silvoni e Renato Borille. Con la surroga entrano uff icialmente in aula Antonio Bottin, 68 anni, e Pamela Gargiulo, 48 anni. Le deleghe di giunta erano invece già state riassegnate nelle scorse settimane, con Luca Bissacco al bilancio e Susanna Lazzarin alla protezione civile e al sociale.

Il passaggio di testimone ha innescato un acceso dibattito politico. Nicolas Destro, consigliere di “Noi per Conselve”, ha interpretato l’addio dei due ex assessori come la consapevolezza di essere entrati in un gruppo “smisuratamente eterogeneo, privo di obiettivi e totalmente fallimentare”. Destro ha ricordato che anche il Pd di Conselve ha espresso critiche all’amministrazione.

dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00 Tribano, Via Barbarigo, 22;

aperto il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.30 Anguillara Veneta, Via Fratelli Cervi, 9a; aperto il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.30

Agna, Via Corner, 8;

aperto il giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.30

Sulla stessa linea Carlo Capuzzo di “Idea Comune”, che ha rimarcato il peso elettorale di chi ha lasciato l’incarico: “Non sono due dimissioni trascurabili di consiglieri marginali, bensì dell’assessore al bilancio che aveva totalizzato il più alto numero di preferenze e di un esponente chiave della vostra operazione politica”. La replica del sindaco Umberto Perilli non si è fatta attendere, anzitutto ricordando alle opposizioni la frammentazione dei loro stessi gruppi: “Il gruppo unico originario si è diviso in due parti a pochi mesi dal voto”. Riguardo alla sua maggioranza, Perilli ha difeso la tenuta del progetto: “Il nostro gruppo è stato costruito sulla base della condivisione di ogni attività e sulla collaborazione e intercambiabilità dei ruoli. I due consiglieri che hanno ritenuto di interrompere la loro esperienza l’hanno fatto adducendo le loro ragioni, ne ho preso atto e i subentranti sono abbondantemente qualificati. Proseguiamo dunque con serenità”.

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Elezioni/1. Lista “Futuro è condivisione”

LA SFIDA DI MELATO PER L’ALTERNATIVA

E’ Michele Melato, 59 anni, laureato in architettura a Venezia e socio dirigente della Società di Ingegneria Siis di Padova, un forte impegno civico maturato da esterno alle politiche tradizionali, a presentarsi per l’alternativa a Bovolenta. Lo fa con la lista “Futuro è condivisione” il nuovo progetto civico nato negli ultimi mesi dalla collaborazione fra diverse forze politiche locali. “Sento il dovere di restituire al mio paese l’esperienza acquisita, offrendo un’alternativa che metta al centro i progetti e la concretezza. Credo che Bovolenta abbia bisogno di una guida tecnica e manageriale capace di trasformare le idee in realtà”, afferma il candidato sindaco. Il programma si configura come un progetto corale, un “cantiere di idee” che punta a trasformare Bovolenta in un modello di innovazione e benessere. Il nucleo centrale della proposta risiede nel superamento delle frammentazioni per riscoprire il valore dell’unione: “Futuro è Condivisione non è solo il nostro nome, è il nostro metodo”. Sul piano delle opere c’è la volontà di “passare da una gestione passiva del patrimonio a una strategia attiva di cura”. Tra i punti qualificanti

figurano la rigenerazione degli immobili comunali per fini sociali e la creazione di un Centro Polifunzionale nell’ex scuola materna. Fondamentale è anche il recupero dell’identità fluviale, con il progetto del “Parco Fluviale del Vecchio Alveo” e l’ambizioso obiettivo di ripristinare la navigabilità del Bacchiglione fino al mare. Grande attenzione è rivolta alle nuove generazioni e all’inclusività. Il programma prevede l’istituzione della “Consulta Giovani” e del Consiglio Comunale dei Ragazzi , oltre all’adozione del PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), strumento finora assente nel Comune. Per le famiglie, si propone l’attivazione di servizi di supporto psicologico e pediatrico in collaborazione con l’Uls.

Sotto il profilo amministrativo, la lista punta su una “macchina” aperta e digitalizzata. Si parla di streaming per le sedute del consiglio, giunta e sindaco che incontrano periodicamente i cittadini nelle frazioni. Ma anche bilanci spiegati in incontri pubblici e l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale per agevolare le pratiche burocratiche dei cittadini.

Elezioni/2. La lista “Bovolenta Viva”

ANNA PITTARELLO PUNTA SUL “TRIS”

La lista è la stessa che l’ha portata alla vittoria per due volte, “Bovolenva Viva”, composta da amministratori uscenti e volti nuovi. A capo di questo schieramento Anna Pittarello è in corsa per il suo terzo mandato da sindaco. Cinquant’anni, già dipendente di Veneto Agricoltura, una lunga attività politica, Pittarello scommette sulla rielezione nel segno della continuità e dei nuovi progetti per Bovolenta. “Vicini ad ogni cittadino, ogni giorno” è l’impegno che accompagna il suo programma elettorale.

Con una dichiarazione di solidità finanziaria che funge da pilastro per tutte le opere pubbliche previste Anna Pittarello rivendica con forza la gestione degli ultimi anni.” Oggi possiamo investire davvero: il Comune è senza debiti e senza mutui”. Uno dei punti centrali riguarda la riqualificazione urbana: l’obiettivo è l’acquisizione dell’ex scuola dell’infanzia S. Maria degli Angeli per trasformarla in un auditorium e centro polivalente dedicato sia ai giovani (con aule studio e registrazione) sia alla terza età.

Sul fronte del sociale, la lista punta a rafforzare il legame diretto con la cittadinanza. Oltre al

potenziamento dell’assistenza domiciliare e alla consegna della spesa per gli anziani soli , spicca una misura diretta a sostegno delle famiglie: la conferma di un “bonus bebè comunale di 400 € per ogni nuovo nato residente”. L’attenzione alle persone si riflette anche nella proposta di istituire uno sportello settimanale per aiutare i cittadini nella gestione delle pratiche amministrative e nell’acquisto di un nuovo mezzo attrezzato per il trasporto delle persone con disabilità.

Il programma prevede una fitta rete di nuove piste ciclabili per collegare diverse zone del territorio e il Santuario di Terrassa. Per la sicurezza, oltre al potenziamento della videosorveglianza, si punta sull’adesione all’Unione dei Comuni per il servizio di Polizia Locale di Albignasego.

La proposta di “Bovolenta Viva” si presenta come “un programma concreto, fatto di azioni reali, per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini”. Una sfida che punta sulla continuità amministrativa e sulla capacità di intercettare finanziamenti per modernizzare il paese senza gravare sulle tasche dei residenti, mantenendo l’esenzione Irpef per i redditi più bassi.

Anna Pittarello
Michele Melato

Q200 CENSER, IL CAMPUS

CHE TRASFORMA ROVIGO

NEL LABORATORIO DEL FUTURO

Sintoniz zati sul

’è un luogo a Rovigo dove formazione, ricerca e impresa smettono di essere mondi separati e iniziano a dialogare in modo concreto, quotidiano. Non è un progetto sulla carta, ma una realtà già attiva e in continua evoluzione: si chiama Q200 ed è il campus nato nell’area dell’ex Censer, oggi trasformato in uno dei poli più interessanti dell’innovazione in Veneto. Qui le idee non restano teoria. Si traducono in attività, percorsi formativi, laboratori avanzati e progetti che mettono insieme studenti, ricercatori e imprese. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Cariparo e sviluppato insieme a istituzioni e attori economici del territorio, rappresenta un cambio di passo per Rovigo, che da area percepita come marginale si propone sempre più come nodo capace di attrarre competenze e generare valore.

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Q200 Censer non è semplicemente un polo universitario. È pensato come un campus vero e proprio, dove la dimensione della formazione si integra con quella della ricerca e dell’innovazione applicata. L’Università degli Studi di Padova ha scelto di investire qui in modo strutturale, portando corsi di laurea, dipartimenti e attività scienti che di alto livello. Oggi sono circa 2000 gli studenti che gravitano attorno a questo spazio, destinati a crescere con l’attivazione di nuovi percorsi, tra cui quello legato alle scienze motorie. La presenza universitaria non si limita alla didattica. Q200 ospita infatti diversi dipartimenti e attività di ricerca che lo rendono un nodo attivo del sistema accademico. Non una

migliorare le prestazioni e rispondere a normative sempre più stringenti.

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RADIO VENETO2 4 SUL TUO SMARTPHONE

Il rapporto con il mondo produttivo non è accessorio, ma centrale. Q200 Censer nasce proprio con l’idea di creare un ecosistema in cui università e imprese possano crescere insieme, condividendo spazi, conoscenze e opportunità. In questo senso, il campus diventa anche un luogo di incontro stabile, dove si sviluppano collaborazioni, si costruiscono reti e si sperimentano nuovi modelli di sviluppo territoriale, con ricadute concrete sull’economia locale e sulle prospettive occupazionali.

Q200 è anche uno spazio pensato per essere vissuto. Non solo aule e laboratori, ma servizi per gli studenti, biblioteche,

Q200 CENSER RACCONTATO IN RADIO

aule studio, campi sportivi, spazi di socialità e residenze. L’obiettivo è costruire una comunità, un ambiente in cui chi

UN SISTEMA

CHE GUARDA ALL’EUROPA

Accanto alla dimensione sica, c’è poi quella del racconto. La rubrica radiofonica dedicata a Q200 Censer accompagna questo percorso, puntata dopo puntata, dando voce ai protagonisti e mettendo in luce le diverse anime del campus: dalla ricerca scienti ca alle applicazioni industriali, dalla formazione universitaria alle opportunità per le imprese e per il territorio.

in tutto il Veneto

Il risultato è un sistema in continua evoluzione, che non si limita a descrivere il presente ma prova ad anticipare il futuro. Q200 Censer rappresenta oggi un modello di sviluppo capace di mettere insieme sapere, innovazione e territorio, contribuendo a ride nire il ruolo di Rovigo nel panorama regionale e nazionale, con uno sguardo sempre più aperto verso le s de europee e internazionali.

La crescita del campus è al centro di una rubrica dedicata su Veneto24, con approfondimenti su ricerca, formazione, startup e innovazione.

PER ASCOLTARE L’UNIVERSO:

el cuore del campus Q200

Censer di Rovigo prende forma uno dei progetti scienti ci più ambiziosi a livello europeo. Si chiama COMET ed è il laboratorio che lavora su una s da affascinante: contribuire alla realizzazione dell’Einstein Telescope, lo strumento destinato a rilevare le onde gravitazionali e ad aprire una nuova frontiera nell’osservazione dell’universo.

L’Einstein Telescope rappresenta una delle grandi infrastrutture di ricerca previste dall’Unione Europea nei prossimi anni. L’Italia è tra i Paesi candidati a ospitarlo, con la Sardegna individuata come area ideale per le sue caratteristiche geologiche e sismiche. Tuttavia, la competizione è alta e non basta disporre di un territorio adatto: è necessario dimostrare di avere competenze scienti che e tecnologie in grado di sostenere un progetto di questa portata. Il laboratorio COMET

nasce proprio con questo obiettivo. Inserito in un progetto nazionale coordinato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, si occupa di studiare e sviluppare i materiali utilizzati per gli specchi del telescopio. Si tratta di componenti estremamente delicati, che devono garantire prestazioni ottiche e meccaniche di altissimo livello, indispensabili per intercettare segnali debolissimi provenienti dalle profondità

All’interno del laboratorio vengono utilizzate tecnologie avanzate, in particolare sistemi di deposizione di lm ottici attraverso processi controllati al plasma. Le macchine presenti permettono di lavorare sui materiali con un livello di precisione superiore rispetto agli standard industriali, consentendo ai ricercatori di sperimentare soluzioni innovative e di spingere al massimo le

Questa attività di ricerca non si limita alla fase teorica, ma punta a produrre risultati concreti, in grado di contribuire direttamente allo sviluppo del telescopio. La qualità degli specchi è infatti uno degli

STARTUP, IMPRESE

dall’automotive alla difesa, no alle tecnologie ottiche e digitali. L’obiettivo è quello di creare un ponte tra ricerca scienti ca e sistema produttivo, generando ricadute concrete anche sul piano economico.

La decisione nale sull’Einstein Telescope è attesa nei prossimi anni, ma il lavoro è già in corso. Progetti come COMET dimostrano che il sistema italiano è in grado di competere a livello internazionale, mettendo insieme ricerca, innovazione e capacità industriale.

E in questa s da anche Rovigo ha già conquistato un ruolo di primo piano, diventando uno dei punti in cui il futuro della ricerca europea inizia a prendere forma.

E SICUREZZA: IL LABORATORIO t2i AL SERVIZIO DELL’INNOVAZIONE

Tra le anime del campus Q200

Censer c’è anche quella più direttamente legata alle imprese e al trasferimento tecnologico. A rappresentarla è t2i, agenzia che opera a livello regionale con l’obiettivo di accompagnare le aziende nei processi di innovazione e sviluppo, mettendo a disposizione competenze, strumenti e infrastrutture avanzate.

dell’attività è rappresentato dai laboratori. Qui vengono testati materiali e prodotti secondo standard nazionali ed europei, veri cando prestazioni e conformità alle normative. Serramenti, facciate, componenti edilizi, pavimentazioni: ogni elemento viene analizzato per garantire qualità e sicurezza.

Presente a Rovigo con un incubatore certi cato dal Ministero, t2i segue numerose startup innovative in tutto il Veneto, offrendo supporto sia sico che virtuale. Un’attività che consente di trasformare idee in progetti concreti, aiutando le nuove imprese a strutturarsi, crescere e affrontare il mercato con maggiore solidità.

Accanto all’incubazione, il cuore

Un passaggio fondamentale, perché senza certi cazione un prodotto non può essere immesso sul mercato.

Proprio per questo t2i lavora a stretto contatto con le aziende già nelle fasi iniziali di sviluppo, evitando errori progettuali e riducendo tempi e costi legati alle veri che nali. Particolare attenzione è dedicata alla sicurezza, in particolare alla reazione al fuoco dei materiali, tema sempre più

centrale anche alla luce delle normative europee e dei recenti episodi che hanno evidenziato criticità nel settore delle costruzioni.

I numeri confermano il ruolo strategico di questa realtà: oltre 400 aziende clienti nel Nordest e un posizionamento che la rende una delle poche strutture in Italia in grado di offrire servizi di

questo livello. All’interno di Q200 Censer, t2i contribuisce così a rendere il campus non solo un luogo di ricerca e formazione, ma anche uno spazio concreto di supporto alle imprese, dove l’innovazione non resta teoria ma diventa applicazione e sviluppo reale per il territorio.

Il caso. La società è proprietaria dell’area acquistata dal fallimento Attiva, la Spa subentrata alla Cosecon

MEGA PARCO FOTOVOLTAICO DA 40 ETTARI, NUOVO PROGETTO SUI TERRENI DEL MORARO

Torna alla ribalta il piano per la realizzazione di un mega impianto fotovoltaico a terra da 26,66 MW, destinato a occupare gran parte dei quaranta ettari in località Moraro. La notizia è emersa attraverso una nota inviata dalla Regione Veneto al Comune, con la quale si informa l’amministrazione che la società proprietaria dei terreni, la milanese Chiron Energy, ha richiesto formalmente la riattivazione del procedimento autorizzativo.

La vicenda affonda le sue radici un passato industriale mai decollato. L’area del Moraro era stata infatti acquistata circa vent’anni fa dalla Spa Cosecon, controllata dai Comuni, con l’obiettivo di favorire l’espansione della zona industriale. Tuttavia, quel progetto di sviluppo produttivo rimase solo sulla carta. Dopo il fallimento di Attiva, la società che era subentrata alla Cosecon, il terreno finì all’asta insieme ad altri cespiti immobiliari. Nel 2021, la Chiron Energy lo acquistò con un investimento significativo, puntando a realizzare quello che sulla carta si presentava come il più grande impianto

fotovoltaico a terra dell’intera provincia di Padova.

Il progetto iniziale prevedeva la suddivisione della superficie in quattro sotto-impianti per una copertura effettiva di circa trenta ettari, accompagnata dalla costruzione di un elettrodotto interrato lungo quasi tre chilometri per il collegamento alla rete elettrica nazionale. Il percorso autorizzativo si era però bruscamente interrotto nel 2023, quando il comitato tecnico regionale per la valutazione d’impatto ambientale aveva espresso parere negativo. A pesare in modo decisivo era stato il giudizio dell’Autorità di bacino Alpi Orientali, che aveva classificato il Moraro come area a pericolosità moderata sotto il profilo del rischio idrogeologico. Nonostante l’azienda avesse proposto di innalzare l’intera quota del terreno di mezzo metro per mitigare il rischio alluvione e avesse cercato di rispondere alle tutele paesaggistiche legate alla vicinanza dello scolo Sardellon Sorgaglia, l’iniziativa era stata bocciata.

Oggi, il ritorno alla carica della società proprietaria riapre il dibattito, con l’am-

ministrazione comunale che si prepara a una nuova fase di monitoraggio. Il sindaco Matteo Ruzzon ha confermato di aver ricevuto notizia del nuovo procedimento e ha spiegato che la Regione ha già inviato all’azienda una lunga serie di richieste per integrare la documentazione necessaria. Si tratta di un iter burocratico complesso che dovrà passare anche al vaglio del ministero per le autorizzazioni ambientali. Pur ammettendo che il Comune ha poteri limitati su questo tipo di procedure sovraordinate, Ruzzon ha voluto ribadire

la sua ferma contrarietà all’opera.

“Queste installazioni sottraggano terreno a vocazione agricola - spiega Ruzzon - o potenzialmente produttiva. L’area, pur avendo una destinazione urbanistica industriale, è stata coltivata per anni e al più potrebbe ospitare insediamenti manifatturieri capaci di generare occupazione diretta, viste le manifestazioni d’interesse ricevute in passato”. Riportare l’area da industriale ad agricola, una eventualità sulla quale si continua a dibatere, potrebbe comportare oneri finanziari pesanti per

l’ente pubblico e innescare battaglie legali con la proprietà, intenzionata a tutelare il valore di mercato del proprio acquisto. Intanto, lo sguardo si allarga ai comuni confinanti come Anguillara, dove circola con insistenza l’ipotesi di un altro impianto da quasi sessanta ettari, confermando come la Bassa padovana sia diventata il nuovo terreno di conquista per la transizione energetica su vasta scala.

• Nicola Stievano

Messaggio Elettorale a Pagamento

Elezioni amministrative. I cittadini sono chiamati alle urne il 24 e 25 maggio

VERSO IL VOTO: ECCO CHI SONO I DUE CANDIDATI

Punta al terzo mandato il sindaco

Davide Moro, candidato della lista civica PraticaMente. C’è una parola che torna quasi come un mantra nel suo programma elettorale: comunità. “Non è uno slogan vuoto –spiega Moro, 48 anni, insegnante di matematica applicata all’IIS Kennedy di Monselice -, ma promessa concreta: rimettere al centro le persone, i legami, il senso di appartenenza a un luogo che ha una storia, delle radici e dei valori da scoprire e a cui aggrapparsi in questo periodo di incertezza internazionale”.

Per Moro l’attenzione alle persone troverà attuazione in azioni mirate: dai corsi di allattamento per i neogenitori e attività per vivere la genitorialità al progetto “Studio in Comune” per i ragazzi che trasforma gli spazi pubblici in luoghi di tutoraggio, orientamento, crescita; dalla rete di volontari in aiuto degli anziani nelle piccole commissioni

quotidiane ai corsi di alfabetizzazione digitale, allo psicologo di base in grado di fornire una prima consulenza gratuita ai cittadini che ne hanno bisogno.

“Una comunità non vive solo di servizi, vive anche di bellezza, di memoria, di orgoglio – prosegue Moro -. Nel 2027 si celebrerà il Millenario dell’Abbazia di

GABRIELE PAGGIARO: “UNITI PER DUE CARRARE”

“A

l centro la persona, Due Carrare nel cuore” è il motto che campeggia nel simbolo della lista civica “Uniti per Due Carrare” che candida alla poltrona di primo cittadino Gabriele Paggiaro. “Il nostro progetto nasce da un’idea semplice ma fondamentale: mettere al centro i cittadini – spiega Paggiaro sostenuto nella corsa elettorale dal centrodestra compatto e da un gruppo ambientalista -. La nostra comunità è cresciuta molto negli anni, ma spesso senza avere servizi e spazi adeguati per vivere al meglio il nostro territorio. Le frazioni sono rimaste distanti tra loro e, troppo spesso, le persone si sono sentite poco ascoltate. Noi vogliamo cambiare questo. Vogliamo costruire un paese più unito, più vicino alle persone, dove nessuno si senta escluso”. La lista “Uniti per Due Carrare” è intenzionata a tradurre il suo motto in un’attenzione concreta alle varie fasce della popolazione: “i giovani, che cercano opportunità e spazi; le famiglie, che hanno bisogno di servizi concreti; gli anziani, che rappresentano la nostra memoria e non devono mai essere lasciati soli – precisa Paggiaro, 68 anni, ex funzionario tecnico nei comuni di

Selvazzano Dentro, Anguillara Veneta e Saccolongo, già assessore dal 2005 al 2015 nell’amministrazione Vason -. Vogliamo un Comune più semplice, con meno burocrazia e servizi più veloci. Un Comune che ascolta, che risponde, che è presente”.

Potenziamento dei servizi sociali, tutela delle fasce più deboli, manutenzione costante di strade, parchi, patrimonio idraulico e beni pubblici, spazi e opportunità per i giovani sono le priorità su cui si concentrerà

l’azione della lista in caso di vittoria elettorale. “Vogliamo un paese vivo, con cultura, eventi, sport e momenti di incontro – conclude il candidato sindaco di Uniti per Due Carrare -, un territorio più sicuro, più curato e più verde: strade migliori, piste ciclabili e spazi pubblici accoglienti. Vogliamo sostenere il lavoro, le imprese e il commercio locale, perché senza economia non c’è futuro”.

Santo Stefano; occasione irripetibile per mettere Due Carrare al centro del turismo culturale. Contraltare della Abbazia ci sarà villa Soranzo-Petrobelli recentemente acquisita al patrimonio pubblico, che attraverso un percorso partecipato potrà riaprire i suoi spazi come polo vivo e accessibile a tutti”. Sul fronte mobilità, accanto alle manutenzioni di strade, marciapiedi e piste ciclabili, Moro annuncia l’obiettivo di realizzare nuove rotonde sulla SS16 e

una pista ciclabile di collegamento tra il centro di Santo Stefano e quello di San Giorgio. In ambito ambientale le priorità sono aumentare la percentuale della raccolta differenziata, incentivare la piantumazione di alberi, installare nuove casette dell’acqua, fornire supporto ai residenti nel reperire informazioni per installare pannelli fotovoltaici.

Gabriele Paggiaro
• Francesco Sturaro
Davide Moro

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L’anniversario. Il capogruppo Cavaliere: “Dal 1976 siamo presenza

costante e a idabile per il territorio”

IL GRUPPO ALPINI FESTEGGIA CINQUANTA ANNI DI ATTIVITÀ È

rgoglio e commozione l’hanno fatta da padrone alle celebrazioni del Cinquantesimo anniversario del Gruppo Alpini di Cartura. Aperti il 18 aprile dal concerto del coro alpino “La Torre” di Este al teatro parrocchiale, i festeggiamenti sono culminati nella cerimonia pubblica svoltasi l’indomani. Dopo la messa nella parrocchiale, un corteo composto da alpini di Cartura e di tutta la provincia ha sfilato per le vie del paese fino al monumento ai Caduti in piazza Alcide de Gasperi, dove si sono tenuti gli interventi istituzionali. Tra le autorità presenti il senatore Antonio De Poli, l’assessora regionale Elisa Venturini, la consigliera regionale Giorgia Bedin, il consigliere provinciale e sindaco di Casalserugo Matteo Cecchinato, numerosi primi cittadini e amministratori dei comuni limitrofi e il presidente della sezione Ana (Associazione nazionale alpini) di Padova, Carlo Casellato.

“Dal 1976 ad oggi il nostro gruppo è stato una presenza costante e aff idabile per il territorio di Cartura”, ha detto l’emozionato capogruppo Paolo Cavaliere, che nel suo intervento ha ricordato uno per uno gli alpini di Cartura che sono “andati avanti”.

“Cinquant’anni sono mezzo secolo di storia, di impegno, di sacrificio e soprattutto di valori vissuti e tramandati, valori che gli alpini incarnano da sempre: solidarietà, spirito di servizio, amore per la Patria e profondo senso di comunità. Guardando al futuro – ha proseguito Cavaliere – il nostro impegno resta fermo: continuare ad essere un punto di riferimento per il territorio, mantenendo vivi i valori alpini adattandoli alle sfide del nostro tempo”. Fondato il 15 febbraio 1976, quello di Cartura è stato uno dei primi gruppi Ana del padovano, distintosi subito per solidarietà e altruismo. Pochi mesi dopo la costituzione del gruppo, sette alpini carturani partirono alla volta del Friuli martoriato dal terremoto del 6 maggio 1976 per contribuire alla sua ricostruzione. Contemporaneamente il gruppo avviò a Cartura una raccolta fondi pro terremotati.

“In questo lungo cammino gli alpini hanno rappresentato un punto fermo per la nostra comunità, esempio di solidarietà e spirito di servizio – ha dichiarato il sindaco di Cartura Serenella Negrisolo -. Protagonisti silenziosi, ma fondamentali nella vita quotidiana del nostro territorio, nei momenti di diff icoltà,

nelle emergenze, nelle iniziative sociali. La vostra presenza è sempre stata concreta, generosa e instancabile. Il vostro essere alpino non è solo indossare un cappello con la penna nera, è portare nel cuore valori profondi come l’altruismo, la responsabilità e il senso di appartenenza, valori che oggi più che mai abbiamo il dovere di custodire e trasmettere alle nuove generazioni”.

• Francesco Sturaro

Bianca Annia rinnovato il Cda: lo storico presidente Sarti passa il testimone

Alessandro Terrin il nuovo presidente dell’istituto di credito con sede a Cartura. Padovano, classe 1954, commercialista e consulente tributario di grande esperienza, Terrin siede nel Consiglio di Amministrazione di Banca Annia dal 2009, dove ha ricoperto anche la carica di vicepresidente. Succede a Mario Sarti, figura storica dell’istituto, presente nella banca da cinquant’anni e presidente negli ultimi trenta, che l’Assemblea dei soci, riunitasi lo scorso 19 aprile a Padova Fiere, ha voluto omaggiare nominandolo presidente onorario. “Assumo questo incarico con senso di responsabilità e con grande rispetto per la storia di Banca Annia”, ha dichiarato il nuovo presidente Terrin. “Ricevo il testimone da Mario Sarti, che ha guidato l’istituto con equilibrio, visione e profondo radicamento nel territorio, e raccolgo un patrimonio di fiducia costruito nel tempo insieme ai soci, ai collaboratori e alle comunità locali. Banca Annia è una banca solida, credibile, vicina alle persone, e il mio impegno sarà di accompagnarla in una nuova fase di sviluppo, nel segno della continuità, della prudenza e della cooperazione”. “Per me questo è un momento carico di emozione”, ha commentato il presidente onorario Sarti. “In Banca Annia ho trascorso cinquant’anni della mia vita e per trenta anni ho avuto l’onore di presiederla, accompagnandone la crescita, i cambiamenti e le scelte più importanti. Lascio la presidenza con serenità e con gratitudine, perché consegniamo al nuovo Consiglio una banca forte, sana e profondamente legata al proprio territorio”. Il bilancio 2025 dell’istituto bancario, che lo scorso anno ha superato i diecimila soci, si è chiuso con un utile netto di 17 milioni di euro.

• (F.S.)

A San Luca. Fattoria ottocentesca restaurata con i fondi PNRR

LA BOARIA PENON TORNA AL SUO SPLENDORE

’ stata inaugurata la Boaria Penon, nella frazione di San Luca di Tribano, quasi interamente ristrutturata grazie ai fondi PNRR. Alla cerimonia erano presenti il sindaco Massimo Cavazzana, il parroco don Andrea Tieto, i proprietari Maddalena Penon e Roberto Turetta e molti cittadini. A illustrare il valore storico della fattoria e il contesto in cui è inserita sono stati preziosi gli interventi dello storico Roberto Valandro, della dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo “Don Paolo Galliero” Chiara Martin, degli architetti Serena Franceschi e Adelmo Lazzari. La fattoria di via Marconi, immersa nella campagna della frazione di San Luca, è stata sottoposta a un restauro conservativo che ha permesso di recuperare sia gli interni che gli esterni dell’ala ovest del fabbricato. I lavori sono stati preceduti da un’indagine conoscitiva con rilievi tramite scanner laser 3D drone, insieme all’analisi stratigrafica e dei materiali. La Boaria viene considerata tra le poche fattorie agricole ottocentesche ancora intatte, testimonianza dell’organizzazione

del lavoro nei campi rimasta invariata fino agli anni Cinquanta del secolo scorso: ora la Boaria Penon è tornata al suo splendore originario grazie al restauro finanziato – per 150 mila euro su un totale di 187 mila – con il progetto Pnrr Imprese Borghi. L’obiettivo era quello di conoscere nel dettaglio le caratteristiche del fabbricato per non comprometterne l’immagine architettonica e la struttura storica, rispettando le caratteristiche costruttive e gli elementi formali. Una volta completato il restauro, con il consolidamento degli elementi originali in pietra e in mattoni, una stanza del piano terra ospita una piccola esposizione degli attrezzi e degli strumenti dell’attività contadina. “Con questo restauro viene ridata voce a un luogo che ha custodito lavoro, storia e identità” sottolinea il sindaco Cavazzana “La Boaria Penon apre le sue porte e lo fa entro un progetto più grande, quello dei “Piccoli Borghi” che rinascono quando una comunità decide di crederci”. Tribano ha ottenuto infatti un finanziamento da 1,6 milioni con il Pnrr per il nuovo ostello, un’area camper, il

museo della Torre Civica, un’area a km zero per la valorizzazione dei prodotti del territorio, una ricerca storica. L’allestimento dell’ostello di Villa Brazolo, nell’ex scuola elementare, è ultimato e sarà la prossima struttura a essere inaugurata. Va sottolineato che nelle settimane scorse sono stati mostrati anche i primi disegni per il restauro della Sala Navarrini che diventerà di fatto il nuovo Teatro di Tribano.

• Cristina Lazzarin

Appuntamento sabato 24 maggio per la “Camminata dei 5 Sensi”

Sabato 24 maggio si terrà la “Camminata dei 5 Sensi” promossa dall’Istituto Comprensivo Don Paolo Galliero; si tratta di un percorso semplice e inclusivo che unisce movimento, natura e solidarietà. La partenza è prevista alle ore 8.30 davanti alla scuola primaria di Pozzonovo in via Dante Alighieri e si ritornerà sempre lì verso le 11.30. Si richiede a tutti i partecipanti un piccolo contributo di 5 euro per sostenere il progetto SensorialMente, al fine di acquistare materiali educativi dedicati all’inclusione sensoriale dei bambini dell’Istituto. La Camminata dei Cinque sensi è finalizzata alla realizzazione di un’aula multisensoriale per facilitare l’apprendimento per persone con disabilità intellettiva. Quella in programma non è soltanto una camminata: è un messaggio forte che parla di diritti, pari opportunità e dignità. Spiega la dirigente scolastica Chiara Martin: “Questa aula rappresenta uno spazio strutturato e accogliente, meticolosamente progettato per offrire

stimoli sensoriali diversificati (visivi, uditivi, tattili e olfattivi). Il suo obiettivo primario è promuovere il benessere e la crescita armoniosa di tutti gli studenti, con una particolare attenzione alle esigenze specifiche di coloro che presentano bisogni educativi speciali. Siamo convinti che un ambiente di questo tipo possa concretamente favorire la concentrazione, la calma, l’autoregolazione e, di conseguenza, l’apprendimento per ogni bambino, configurandosi non solo come uno strumento di inclusione, ma come un’opportunità per elevare la qualità dell’esperienza scolastica nel suo complesso all’interno del nostro Istituto” L’invito alla camminata è rivolto a tutti: famiglie, ragazzi, nonni, gruppi sportivi, chi ama stare insieme e chi vuole dare una mano concreta alla comunità e all’Istituto Comprensivo. Per informazioni: Elena tel. 348.7643801; Serena tel. 340.4617300.

• (C.L.)

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Oltre trentasei gusti, semifreddi, torte personalizzate e pasticceria gelato tra Tribano e Solesino: una realtà della Bassa Padovana che ha fatto della genuinità e del chilometro zero la propria firma, perché il gelato

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ha messo insieme quegli ingredienti sapeva quello che stava facendo o stava solo seguendo una ricetta. È da questa semplicità concreta e senza artifici che parte la storia della Gelateria Pink Panter, che dal 1997 rappresenta a Tribano, nel cuore della Bassa Padovana, una realtà costruita sulla qualità e sulla continuità silenziosa di chi non ha bisogno di reinventarsi ogni stagione perché sa già dove vuole arrivare. Fin dall’inizio la direzione è stata chiara: puntare sulla genuinità degli ingredienti e su un legame concreto con il territorio, con materie prime selezionate e spesso a chilometro zero, lavorate con l’obiettivo di mantenere intatto il sapore autentico del prodotto. Non una scelta di moda, non un’etichetta da apporre sul bancone per intercettare una tendenza, ma un principio rimasto invariato negli anni perché chi lo ha scel-

proccio dell’azienda. Ogni torta gelato è pensata per un’occasione specifica, costruita su misura con un’attenzione che va oltre l’aspetto estetico: è un prodotto che racconta una festa, un momento da condividere, qualcosa che resta nella memoria di chi lo riceve e di chi lo porta in tavola. Le vaschette termiche per l’asporto completano il servizio, permettendo di portare a casa la qualità del gelato appena fatto senza che il tragitto comprometta ciò che il bancone aveva promesso.

Particolare attenzione è rivolta anche alle diverse esigenze alimentari: la gelateria propone varianti senza glutine, senza lattosio e opzioni dedicate a chi ha necessità specifiche, con la convinzione che il gelato artigianale buono debba essere accessibile a tutti e che nessuno debba accontentarsi di una versione ridotta o meno curata di qualcosa che gli altri mangiano senza pensarci. Con due sedi, a Tribano e a Solesino, la Pink Panter si conferma una realtà solida e radicata nella Bassa Padovana, un punto di riferimento per chi cerca un gelato autentico fatto con coerenza. In un settore sempre più esposto alle mode, la scelta è rimasta semplice: continuare a fare bene il proprio lavoro. Perché il gelato artigianale vero non ha bisogno di raccontarsi troppo. Ha bisogno, prima di tutto, di essere buono.

torte personalizzate, con queste ultime che rappresentano uno dei prodotti più richiesti e più rappresentativi dell’ap-

L’APP

L’intervista. Colloquio con il presidente della Regione Alberto Stefani, dal sociale all’abitare, dal welfare ai giovani

“BADANTI CERTIFICATE E 69 MILIONI PER AIUTARE CHI HA I NONNI IN RSA”

“Per assicurare un alloggio a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un piano da 50 milioni di euro per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’o erta dell’edilizia residenziale”

Presidente Alberto Stefani, parliamo di sociale. Registro badanti e assistenti di quartiere, cosa cambia per i cittadini?

Per i cittadini si profila un nuovo sistema di welfare territoriale regionale, che avrà come punto di forza un’organizzazione dell’assistenza domiciliare più professionale e una rete di servizi sempre più integrata. Saranno potenziati gli sportelli oltre che raff orzato il registro dell’assistenza familiare. In parole semplici: abbiamo istituito un nuovo albo per le badanti, che saranno formate e controllate, per dare servizi migliori e consentire alle famiglie di sentirsi più sicure. Da questo registro, poi, attingeremo per identificare gli ‘assistenti domiciliare di vicinato’, ossia un nucleo di operatori qualificati, che saranno condivisi tra più nuclei familiari. In sostanza, avremo badanti più preparate e, per anziani parzialmente autosuff icienti, anche figure che possono occuparsi di assistenza e disbrigo di piccole faccende. Il provvedimento che avvia questo nuovo corso destina fondi per finanziare i 33 sportelli degli assistenti familiari gestiti dai Comuni e promuoverne di nuovi in territori, in collaborazione con Veneto Lavoro. Sarà una bella rivoluzione. Ma non tutte le situazioni sono risolvibili a livello domiciliare e molte famiglie sono costrette a misurarsi con i costi delle rette delle RSA. Come si muove la Regione?

La spesa per mantenere un familiare in RSA è un impegno importante per non pochi nuclei familiari. Un contesto complesso come quello attuale, segnato da aumenti dei costi come conseguenza della situazione internazionale, ci impone di dare risposte ai cittadini. Nell’ultimo bilancio di previsione, come Regione abbiamo stanziato 69 milioni di euro per sostenere le famiglie con anziani non autosufficienti, ospiti nelle RSA, e per i caregiver. Si tratta di un finanziamento con risorse proprie che non ha precedenti e va a contribuire a quello che è comunemente chiamato ‘bonus anziani’. Tra il sostegno alla domiciliarità e quello agli anziani in struttura ci stiamo impegnando verso un welfare regionale moderno e sostenibile. E, soprattutto, che non lascia sole le famiglie.

State lavorando anche al welfare aziendale, con quale obiettivo?

Per trattenere talenti e manodopera specializzata è necessario fare un passo avanti e creare condizioni di equilibrio tra occupazione e vita. Il lavoro è cambiato, infatti, e con esso gli approcci per sostenerlo. I servizi offerti devono essere sempre più strategici. Sono convinto che la nostra regione può diventare un laboratorio privilegiato perché il 25% delle nostre imprese ha già introdotto politiche a sostegno dei dipendenti; una percentuale superiore alla media nazionale che potrebbe crescere se tutti avessero a disposizione i mezzi per farlo. Come Regione non possiamo obbligare gli imprenditori

a varare o potenziare soluzioni di welfare aziendale, ma possiamo accompagnarli e sostenerli nei percorsi necessari. Attualmente Veneto Welfare è una direzione di Veneto Lavoro; l’intenzione è di renderla autonoma. Sarà non soltanto un ente strumentale dedicato all’erogazione di risorse mirate previste dai fondi europei, ma anche un compagno di strada nelle procedure che consentano di realizzare progetti di welfare come contributi per i trasporti, asili aziendali, buoni acquisto o voucher. La maggior parte del nostro tessuto produttivo è composto da PMI e la metà sembra già interessata. Altro tema caldo è il piano casa, l’abitare resta un’emergenza in tutta la regione, come a rontarla? Quella dell’abitare è una sfida strategica. Per assicurare un alloggi a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un programma per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’offerta dell’edilizia residenziale. Garantendo a giovani, lavoratori e

operatori sanitari, che oggi risultano esclusi dalla graduatorie, di poter trovare una casa a prezzi accettabili. Da subito, come amministrazione regionale, abbiamo messo sul tavolo un piano da 50 milioni di euro. Non solo: pensare alla casa significa dare più futuro al Veneto e, in quest’ottica, abbiamo tenuto in particolare considerazione le necessità degli studenti. In collaborazione con gli Esu regionali, abbiamo scelto di investire su un progetto che entro il 2029 farà raggiungere il numero di 4.819 alloggi per studenti, il 53% in più rispetto alla dotazione del 2025. Ad oggi si è raggiunto il numero di 3.138. Ne sono previsti per il prossimo triennio ulteriori 1.681. Questo significa che per l’anno accademico 2028/29 l’offerta raggiungerà 2.175 posti a Padova, 1.725 a Venezia, 919 a Verona.

Ha fatto molto discutere la sua proposta sul divieto di cellulare agli under 14, come intende concretizzarla?

Nessuno può negare che i social rappresentino un’opportunità e, contemporaneamente, un pericolo. La cronaca ci fornisce quotidianamente casi di cyberbullismo, violenza, disagio giovanile, patologie che sono conseguenza di troppa esposizione al digitale. Dobbiamo aff rontare la realtà di un ambiente ormai frequentato abitualmente da ragazzini di 10, 11 o 12 anni, che non hanno la maturità e la capacità critica per leggere molte storie che vengono postate. E’ inaccettabile che tanti nostri giovani siano esposti a tanti contenuti violenti senza alcun filtro. L’obiettivo che ci siamo proposti è solo di tutelarli, che significa non esporli a situazioni virtuali che possono generare comportamenti non corretti nel mondo reale. L’ultimo disegno di legge che ho firmato da deputato andava in questa direzione. Nei giorni scorsi, l’ho ripresentato in Consiglio regionale.

• (R.R.)

L’intervento. Il senatore Udc Antonio De Poli: “Bene il piano casa del Governo e della Regione Veneto”

“CASA, SERVE UNA SVOLTA: PIÙ TUTELE PER I PROPRIETARI E AFFITTI PIÙ

Il tema dell’abitare torna con decisione al centro del dibattito politico nazionale e locale. A dare voce a quella che definisce una priorità assoluta per il futuro del Paese è il senatore Antonio De Poli (Udc), che traccia una rotta chiara: la casa non deve essere più considerata un semplice bene privato, ma una risorsa collettiva strategica.

“Garantire il diritto all’abitare significa dare concretezza a un principio riconosciuto dalla nostra Costituzione come fondamentale per una vita dignitosa. Per questo”, spiega con convinzione il Senatore, “ritengo che la casa non sia semplicemente un bene materiale, ma una vera infrastruttura sociale ed economica”. Le proiezioni per il prossimo decennio sono allarmanti: l’Italia necessiterà di circa 700.000 alloggi accessibili. La sofferenza maggiore colpisce il ceto medio, quella fascia di popolazione troppo “ricca” per l’edilizia popolare

ma troppo povera per sostenere il mercato libero. De Poli guarda con favore alle mosse dell’Esecutivo, ma chiede un cambio di passo strutturale: “Accolgo positivamente l’annuncio del Governo e della Regione Veneto sul Piano Casa per la realizzazione di 100.000 nuovi alloggi nei prossimi dieci anni. Ma sono convinto che, per essere davvero eff icace, questo intervento debba essere accompagnato da riforme strutturali sul mercato delle locazioni”. Il nodo centrale è il paradosso degli 8,5 milioni di immobili vuoti. Perché restano sfitti? La risposta risiede nell’insicurezza giuridica. “Secondo il Censis, l’82% dei proprietari non aff itta per paura di non riuscire a rientrare in possesso dell’immobile in caso di morosità. È qui che bisogna intervenire”, incalza il parlamentare. Per scardinare questa situazione, De Poli ha messo sul tavolo tre proposte legislative concrete. La prima riguarda il DDL 774 sulla riforma

L’ASSESSORE GEROSA: “PNRR IN VENETO: MISURA 6 SANITÀ, IL TRAGUARDO DEL 30 GIUGNO È VICINO, TEMPI RISPETTATI”

La Misura 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la sanità in Veneto è ormai sulla via del completamento, con l’obiettivo di essere pienamente operativa entro il 30 giugno 2026. A confermarlo è l’Assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, che ha recentemente ricevuto un aggiornamento sullo stato dei lavori da parte dei tecnici coinvolti nella realizzazione del progetto.

“Il rush finale verso la scadenza del 30 giugno sta dando risultati decisamente positivi, superando

le previsioni più ottimistiche,” ha dichiarato Gerosa. “Grazie a un intenso lavoro di squadra tra la Regione e le Aziende Sanitarie, siamo in grado di rispettare i tempi e completare la Misura 6 sanitaria, fondamentale per il potenziamento del sistema sanitario veneto”.

Il programma, che coinvolge numerose iniziative in tutta la regione, ha già registrato progressi significativi, come ha sottolineato l’assessore:

“Abbiamo visto dei dati molto positivi in quasi tutte le voci della Misura 6, con risultati che

rispecchiano gli impegni assunti dalla Giunta regionale, come il rafforzamento dei servizi territoriali, il miglioramento della connessione tra ospedale e territorio, e il sostegno alle categorie vulnerabili, inclusi i giovani”.

A livello operativo, la Regione Veneto ha completato la costruzione di 73 Case di Comunità e, a giugno, saranno attive ben 101 strutture, superando così l’obiettivo di 91 stabilito dal PNRR. Anche i lavori per gli Ospedali di Comunità sono in fase avanzata, con 29 strutture già completate, a fronte delle 30

degli sfratti: l’obiettivo è dimezzare i tempi di esecuzione (da 6 a 3 mesi) e concludere l’esecuzione forzata entro 4 mesi, prevedendo sanzioni per ogni giorno di ritardo. “Serve dare ai proprietari tempi certi, contrastare gli abusi e riportare sul mercato migliaia di immobili oggi inutilizzati”. Parallelamente, il DDL 828 punta a reintrodurre la cedolare secca al 21% sugli immobili commerciali per “contrastare la desertificazione delle nostre città e ridare vitalità ai centri storici”, mentre il DDL 775 mira a fare chiarezza sulla cedolare al 10%, legandola alla destinazione dell’immobile e non alla natura del contraente.

“La casa torni al centro della politica”, conclude De Poli. “Le politiche abitative richiedono visione e coraggio riformatore. Con queste proposte vogliamo offrire un contributo concreto: rimettere la casa al centro significa rimettere al centro le persone”.

previste. “Siamo sulla buona strada per completare il programma entro la fine di giugno, con una rete sanitaria più forte e preparata per aff rontare le sfide future,” ha concluso Gerosa.

Antonio De Poli, senatore Udc
L’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa

Istruzione.

LA FILIERA “4+2” RIDISEGNA LA SCUOLA TECNICO-PROFESSIONALE ITALIANA

C’ è una data che segna una discontinuità nella storia recente dell’istruzione italiana: settembre 2025. Da quell’anno scolastico, la filiera tecnologico-professionale cessa di essere un cantiere sperimentale e diventa parte integrante dell’ordinamento nazionale. Non più un progetto pilota riservato a istituti selezionati, ma un canale formativo strutturale disponibile in ogni scuola tecnica e professionale del paese. È la riforma comunemente identificata con la formula “4+2”, promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il nome sintetizza l’architettura del modello: quattro anni di percorso negli istituti tecnici e professionali, al termine dei quali lo studente consegue il diploma professionale, seguiti da due anni opzionali di specializzazione presso gli ITS Academy. Un percorso complessivo di sei anni pensato come un continuum coerente tra scuola, impresa e alta formazione tecnica.

Nel panorama della formazione professionale veneta, ENAIP Veneto occupa una posizione di primo piano. Ente accreditato dalla Regione Veneto, presente dal 1951 — quest’anno ricorre il 75° anniversario dalla fondazione — opera oggi attraverso 18 scuole di formazione professionale distribuite in tutte le province regionali. Ciò che rende la storia di ENAIP particolarmente rilevante nel contesto della riforma è che il modello ora codificato dalla legge — formazione quadriennale, coinvolgimento diretto delle imprese, alternanza strutturale tra aula e contesto lavorativo — è nei suoi tratti essenziali il modello che ENAIP pratica da anni nei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Questi si articolano in un triennio, al termine del quale lo studente consegue la qualifica professionale di 3° livello EQF riconosciuta in Italia e in Europa, e in un quarto anno che porta al diploma professionale di Tecnico

di 4° livello EQF. Con la riforma a regime, questo diploma consente l’accesso diretto alle ITS Academy, replicando la sequenza logica che la riforma intende generalizzare all’intero sistema.

L’offerta di ENAIP Veneto copre nove settori professionali: amministrazione, automotive, benessere, elettrico, informatico, meccanico, ristorazione, turismo e vendite. Per ciascun settore sono disponibili percorsi triennali per la qualifica

e percorsi di quarto anno per il diploma professionale. Enaip con l’approvazione della Regione Veneto ha avviato 27 corsi di 4 anni di Diploma Professionale di Tecnico per l’anno in corso, distribuiti tra tutte le province e attivati nelle sedi dell’ente. In sperimentazione della filiera 4+2 attualmente ha un secondo anno partito nel 2024/2025, 9 primi anni avviati nel 2025/2026 e prevede di avviare tra i 15 e i 22 corsi con questo modello.

Con l’entrata a regime della riforma, le scuole di formazione professionale accreditate — come quelle della rete ENAIP — non sono soggetti marginali rispetto alla filiera, ma ne costituiscono un nodo strategico. La legge prevede esplicitamente la possibilità per le regioni di integrare i percorsi IeFP nell’architettura della nuova filiera. Ad aprile 2026 i dati della fase sperimentale restituiscono un quadro in rapida espansione: le scuole aderenti sono passate da 180 a 396 in un solo anno (+120%), i percorsi attivati da 225 a 628 (+210%). Il Ministero ha stanziato 105 milioni di euro per i campus formativi. Per il Veneto, che ha fatto della formazione professionale tecnica duale un elemento identitario del proprio sistema produttivo, questi investimenti rappresentano un’opportunità concreta di valorizzare un patrimonio costruito da soggetti come ENAIP, che hanno anticipato nella pratica quotidiana ciò che la riforma ora eleva a modello nazionale

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Modello veneto: funziona davvero? E’ scontro in Consiglio Regionale

Il clima si è fatto se possibile ancora più rovente quando il dibattito ha toccato l’autonomia, il vessillo storico della giunta. Il Presidente Alberto Stefani ha rivendicato con orgoglio il percorso intrapreso, definendo l’autonomia come una “moltiplicazione di libertà” che porterà risposte rapide e concrete ai territori. Una visione che però è stata attaccata da due lati opposti. Davide Lovat, per Resistere Veneto, ha gelato l’entusiasmo della maggioranza parlando di un “vicolo cieco a zero risorse”, una scatola vuota che lascerebbe

il Veneto ancora schiavo della burocrazia romana. Dall’altra parte, le minoranze di centrosinistra hanno ammonito sui rischi di una frammentazione dei diritti essenziali, paventando un Veneto a due velocità dove chi vive nelle valli bellunesi o nel Polesine rischia di diventare un cittadino di serie B. Non meno acceso è stato il confronto sulla sicurezza e il welfare. Stefano Valdegamberi ha lanciato una provocazione che ha fatto saltare sulla sedia diversi consiglieri, proponendo di responsabilizzare i genitori

per i reati dei figli minorenni, arrivando a ipotizzare la revoca dei benefici regionali per le famiglie inadempienti. “Il welfare non può finanziare chi non educa”, ha tuonato in aula. La risposta è arrivata immediata dalle opposizioni, che hanno definito la proposta “punitiva e miope”, sostenendo che il disagio sociale si cura con gli educatori di strada e i centri di aggregazione, non togliendo il pane di bocca a chi è già in diff icoltà. A chiudere il cerchio delle tensioni è intervenuta Elisa De Berti, che ha riportato l’attenzione

sulla gestione delle case popolari. Con un tono che non ammette repliche, ha ribadito la linea dura della Giunta: “La legalità non è un optional. Chi occupa abusivamente deve sapere che il Veneto non è terra di nessuno. Le case ERP vanno a chi rispetta le regole e sta in graduatoria, punto”. Un botta e risposta infinito che dimostra come, anche senza il bilancio da votare, la politica veneta del 2026 sia tutt’altro che una palude stanziale, ma un fiume in piena pronto a esondare a ogni seduta.

L’intervista. L’assessore regionale allo sviluppo economico Massimo Bitonci sui prossimi provvedimenti

LA SFIDA DELL’AUTONOMIA ENERGETICA

E IL PATTO TRA IMPRESE E UNIVERSITÀ

Abbiamo incontrato l’assessore regionale allo sviluppo economico, Massimo Bitonci per approfondire la strategia della Regione Veneto per la sicurezza energetica. Il bilancio di previsione 2026 sembra tracciare una rotta molto definita: in che modo sosterrete la crescita attraverso l’energia e l’innovazione? Il bilancio 2026 è guidato da una linea chiarissima: sostenere il sistema produttivo veneto attraverso l’innovazione, l’energia, l’accesso al credito e la valorizzazione dell’imprenditorialità. Lo facciamo con strumenti concreti e risorse mirate. Abbiamo approvato il bilancio e i relativi collegati includendo una serie di misure, tra cui un ordine del giorno della maggioranza nato da un mio suggerimento, che indica con precisione il nostro progetto energetico. Il punto focale sono le concessioni idroelettriche, sia le grandi che le medie derivazioni, che scadranno nel 2029. Da decenni queste concessioni sono condotte direttamente da ENEL, che ne gestisce il 70% in Veneto.

Una situazione cdiversa rispetto ad altre realtà. Qual è l’iniziativa che state lanciando insieme al Friuli

Venezia Giulia?

Esatto, la nostra situazione è differente da quella delle province autonome. In Trentino-Alto Adige, ad esempio, la società Dolomiti Energia è interamente di proprietà pubblica dei comuni di Trento, Rovereto e della Provincia. Per questo, insieme al Friuli Venezia Giulia, stiamo lanciando un’iniziativa per arrivare pronti al 2029 con l’obiettivo di lavorare sulla vera autonomia energetica del Veneto. Vogliamo che queste concessioni vadano “in house”, affidate a una realtà partecipata dalla Regione e dalla Provincia di Belluno, dove si trovano fisicamente gli impianti. Quali saranno i vantaggi per il territorio?

Siamo fortemente convinti, e i numeri di altre realtà lo confermano, che l’idroelettrico garantisca una forte marginalità. Vogliamo che queste risorse rimangano a casa nostra, ai veneti e alle aziende venete. Gestire internamente significa poter ribaltare il vantaggio economico

prodotto sul territorio direttamente alla Provincia di Belluno, alla Regione, alle imprese e ai cittadini. Il percorso è lungo, ma vogliamo essere prontissimi per la scadenza del 2029. Restando sul fronte energetico, stiamo vivendo un momento drammatico. Quanto è importante, in questa fase, investire sulle energie rinnovabili? È fondamentale. Attualmente il Veneto produce 1,7 gigawatt da fonti rinnovabili, ma l’obiettivo che l’Europa ci pone per il 2030 è di 5,8 gigawatt. È un percorso complesso, ma stiamo per approvare in giunta una delibera sulle “zone idonee” e sulle “zone di accelerazione”. L’idea è la massima semplificazione: togliamo burocrazia per l’installazione di pannelli fotovoltaici nelle zone dove il consumo di suolo è zero, come aree industriali, autostradali e cave. In questi luoghi la Regione si farà carico della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), eliminando la necessità della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per i singoli interventi. È una spinta fortissima alla realizzazione

di impianti rinnovabili su capannoni e insediamenti produttivi esistenti. Passiamo all’innovazione: nel 2026 sono previsti circa 760.000 euro complessivi per sostenere il sistema regionale?

In realtà le risorse sono anche maggiori. Bisogna capire che la Regione Veneto, non applicando l’addizionale regionale, utilizza prevalentemente i fondi di coesione per gli incentivi alle imprese e per il sociale. Recentemente abbiamo approvato un bando da 3 milioni di euro per le startup innovative, lavorando insieme ai rettori delle università venete e dello IUAV. Abbiamo fatto una scelta precisa: dare

priorità alle aziende che assumono o impiegano ricercatori, stagisti universitari e neolaureati. Vogliamo incentivare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa, spingendo aff inché i ragazzi possano fare stage qualificati. Questo approccio riguarda anche altri settori, come l’imprenditoria femminile?

Certamente. Abbiamo confermato il bando per l’imprenditoria femminile anche per quest’anno, con altri 3 milioni di euro. Solitamente era una misura alternata ogni due anni, ma ho voluto fortemente rifinanziarla perché, a fronte di un aumento generale delle partite IVA in Veneto, il settore femminile ha registrato un lieve calo. Dobbiamo incentivare i settori più deboli per contribuire alla parità di opportunità. Complessivamente, tra startup innovative e attrazione degli investimenti, abbiamo messo in campo quasi 50 milioni di euro, senza contare gli strumenti finanziari di Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione a favore delle nostre imprese.

Segue

La

città scaligera protagonista della Wings for Life

World Run

Uglobale a sostegno della ricerca sulle lesioni del midollo spinale. In contemporanea mondiale, alle 13.00, centinaia di migliaia di partecipanti si sono messi in movimento in diversi Paesi, uniti dall’obiettivo comune di contribuire al progresso scientifico.

DESPAR NORD IN CORSA A VERONA CON OLTRE 2.000 COLLEGHE E COLLEGHI

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Tra le città italiane protagoniste dell’edizione 2026, Verona è stata l’unica tappa veneta, affiancando altre App Run ufficiali come Roma, Milano, Palermo e Aosta. All’evento veronese hanno preso parte moltissime persone tra runner, camminatori e partecipanti in sedia a rotelle, in un contesto caratterizzato da inclusione e partecipazione diffusa.

A segnare in modo particolare l’appuntamento veronese è stata

della solidarietà”?

Anche quest’anno abbiamo scelto con entusiasmo di rinnovare questo impegno, coinvolgendo ancora una volta le nostre quasi 10.000 persone e sostenendo interamente il costo della loro iscrizione. La straordinaria adesione dei nostri collaboratori e delle nostre collaboratrici è il segno concreto del forte senso di responsabilità, appartenenza e comunità che ci unisce. Correre o camminare insieme, in contemporanea con il resto del mondo, per chi non può farlo, rappresenta per noi molto più di una partecipazione sportiva: è un gesto semplice, ma dal significato

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Spinale dell’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento, a testimonianza del legame tra la manifestazione e la ricerca medico-scientifica.

La particolarità della corsa è il suo format: non esiste un tra-

guardo fisso, ma una “Catcher Car” virtuale che parte trenta minuti dopo il via e raggiunge progressivamente i partecipanti, segnando la conclusione della prova per ciascuno.

delle persone e lo spirito di squadra siano elementi fondamentali del nostro modo di fare impresa. Iniziative come la Wings for Life World Run ci permettono di trasformare questi valori in un’esperienza concreta e condivisa, creando occasioni autentiche di incontro, conoscenza e relazione tra migliaia di colleghi e colleghe provenienti da territori diversi. Ritrovarsi insieme per una causa così importante rafforza il senso di appartenenza e ci ricorda che, anche attraverso piccoli gesti, possiamo contribuire a qualcosa di più grande. Sono momenti che consolidano il legame tra le persone e danno ancora più valore al

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Con i nostri progetti CSR vogliamo essere concretamente vicini alle comunità dei territori in cui operiamo, generando valore non solo economico, ma anche sociale. Questa iniziativa ci consente di sostenere la ricerca scientifica e, allo stesso tempo, di coinvolgere attivamente le nostre persone in un’esperienza che traduce in azione valori come partecipazione, collaborazione, inclusione e solidarietà. Per noi fare impresa significa anche questo: mettere al centro le persone, promuovere il loro benessere e contribuire, insieme, a costruire un impatto positivo e duraturo sulle comunità.

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Nel bambino la psoriasi non è soltanto una malattia della pelle. È una patologia infiammatoria cronica che può incidere profondamente sulla crescita, sul benessere psicologico e sulla qualità della vita quotidiana. Proprio da questa consapevolezza nasce l’approccio adottato all’Azienda Ospedale-Università di Padova, dove la presa in carico dei piccoli pazienti si fonda su diagnosi precoce, terapie mirate e un lavoro di squadra tra specialisti. Nel video divulgativo realizzato dalla struttura di Dermatologia Pediatrica, la professoressa Anna Belloni Fortina spiega come la psoriasi infantile presenti caratteristiche diverse rispetto a quella dell’adulto. Le manifestazioni cutanee possono essere meno tipiche, con lesioni talvolta più sottili, meno desquamanti e distribuite in aree differenti del corpo. Questo rende la diagnosi più complessa e richiede competenze specifiche per evitare ritardi nell’individuazione della malattia. Proprio la diagnosi precoce rappresenta uno degli elementi chiave. Intervenire tempestivamente permette non solo di controllare i sintomi, ma anche di ridurre il rischio di evoluzione verso forme più severe o di sviluppare patologie associate. La psoriasi, infatti, non è una condizione isolata: può essere collegata ad altre problematiche, anche sistemiche, che richiedono un monitoraggio attento nel tempo. Accanto agli aspetti clinici, emerge con forza il tema dell’impatto psicologico. Prurito, arrossamenti e lesioni visibili possono generare disagio, influenzare l’autostima e creare difficoltà nei rapporti con i coetanei. Nei bambini e negli adolescenti questo peso può tradursi in isolamento, insicurezza e sofferenza emotiva. Per questo la presa in carico non può limitarsi alla terapia dermatologica, ma deve includere una visione globale del paziente. È qui che entra in gioco l’approccio multidisciplinare adottato a Padova. Dermatologi, pe-

Psoriasi nei bambini a Padova: diagnosi precoce e cure su misura

diatri, ma anche altri specialisti collaborano per costruire percorsi personalizzati, in grado di rispondere alle diverse esigenze dei pazienti. L’obiettivo è offrire un’assistenza completa, che tenga insieme cura della malattia, prevenzione delle complicanze e attenzione alla qualità della vita. Sul fronte terapeutico, negli ultimi anni si sono registrati importanti progressi. Accanto ai trattamenti topici e sistemici tradizionali, oggi sono disponibili terapie innovative, inclusi farmaci biologici, che consentono di intervenire in modo mirato sui meccanismi dell’infiammazione. Questo permette di ottenere risultati più efficaci e duraturi, con un miglior controllo della malattia anche nei casi più complessi. La scelta del trattamento viene sempre calibrata sul singolo paziente, tenendo conto dell’età, della gravità della patologia e dell’impatto sulla vita quotidiana. L’obiettivo non è solo la remissione delle lesioni cutanee, ma anche la riduzione dei sintomi e il miglioramento del benessere complessivo del bambino. Un ruolo fondamentale è svolto anche dalla famiglia. Genitori informati e coinvolti diventano parte integrante del percorso di cura: saper riconoscere i segnali della malattia, seguire correttamente le terapie e mantenere un dialogo costante con i medici contribuisce in modo decisivo al successo del trattamento. L’educazione terapeutica diventa quindi uno strumento essenziale per affrontare la patologia nel lungo periodo. Il messaggio che arriva dalla Dermatologia Pediatrica padovana è chiaro: la psoriasi nei bambini si può gestire in modo efficace, ma è necessario un approccio integrato, precoce e personalizzato. Non basta intervenire sulla pelle, bisogna prendersi cura del bambino nella sua interezza, accompagnandolo in un percorso che unisce competenza clinica, innovazione terapeutica e attenzione alla dimensione umana.

Bigon

Padova Sud, impiantate lenti telescopiche intraoculari per pazienti ipovedenti

Importante traguardo per l’Oculistica degli Ospedali Riuniti Padova Sud: due pazienti ipovedenti, affetti da maculopatia avanzata, hanno ricevuto con successo l’impianto di lenti telescopiche intraoculari con sistema galileiano, una procedura altamente specializzata che consente di migliorare la visione centrale attraverso un ingrandimento selettivo dell’immagine su aree retiniche ancora funzionanti.

“Si tratta di un intervento complesso, già sperimentato lo scorso anno, disponibile in pochi centri a livello regionale”, spiega il dr. Giuseppe Lo Giudice, direttore dell’UOC Oculistica, che ha effettuato gli impianti. “Nei pazienti selezionati correttamente, può comportare un significativo miglioramento della qualità della vita, ma è fondamentale avere aspettative realistiche”.

L’accesso alla procedura è limitato a pazienti con maculopatia avanzata stabile e aree retiniche periferiche funzionanti, mentre sono esclusi coloro con precedenti interventi di cataratta, patologie retiniche diffuse o altre condizioni oculari che compro-

mettano la visione. Parte integrante del percorso è una riabilitazione visiva strutturata, indispensabile per il successo dell’intervento.

L’introduzione della chirurgia telescopica si inserisce in un contesto di crescente specializzazione e attività dell’UOC di Schiavonia: dal 2022 al 2026 gli interventi di cataratta sono passati da circa 2.300 a oltre 4.100 annui (+60%), mentre la chirurgia vitreoretinica è cresciuta da 50 a oltre 350 interventi (+400%). Le procedure complesse, tra cui retina, glaucoma e cornea, hanno registrato un aumento superiore a sette volte.

“Il dato significativo non è solo la quantità di interventi, ma la complessità dei casi trattati e la capacità di offrire prestazioni altamente specialistiche”, conclude il dr. Lo Giudice.

L’impianto di lenti telescopiche rappresenta un ulteriore passo avanti per la gestione di pazienti con grave compromissione visiva, contribuendo al consolidamento del centro come punto di riferimento regionale per la chirurgia oculare avanzata.

Redazione Salute

Padova, impiantato il catetere più sottile al mondo: svolta contro le aritmie

Un passo avanti concreto nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa arriva da Padova, dove l’Azienda Ospedale-Università ha impiantato con successo il più sottile elettrocatetere da defibrillazione transvenoso oggi disponibile. Un dispositivo di ultima generazione, utilizzato in pochissimi centri al mondo, con un diametro di appena 1,5 millimetri, capace di aprire nuove prospettive

Ogni 20 minuti tutte le notizie del Trentino aggiornate in tempo reale. All’Azienda Ospedaliera di Padova primo intervento con un elettrocatetere da 1,5 mm: più sicuro e meno invasivo

nella gestione delle aritmie più pericolose.

Per capire la portata dell’innovazione, è utile chiarire cos’è un elettrocatetere da defibrillazione transvenoso. Si tratta di un sottile filo conduttore collegato a un defibrillatore cardiaco impiantabile (ICD), inserito attraverso una vena fino al cuore, dove viene posizionato generalmente nel ventricolo destro. Il suo compito è duplice: da

un lato monitora continuamente il ritmo cardiaco, dall’altro interviene quando necessario, trasmettendo impulsi o scariche elettriche per interrompere aritmie potenzialmente letali.

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In questo contesto, la riduzione delle dimensioni rappresenta un elemento decisivo. I cateteri tradizionali, più grandi, possono infatti aumentare il rischio di complicanze legate al sistema venoso o alle strutture cardiache. Il nuovo dispositivo, grazie al diametro ultraridotto e a una struttura progettata per garantire resistenza e durata nel tempo, consente un approccio meno invasivo e più sicuro, soprattutto nei pazienti giovani o con vasi di piccolo calibro. L’intervento eseguito a Padova si inserisce in un percorso di innovazione che punta a rendere sempre più personalizzati i trattamenti cardiologici. La possibilità di utilizzare

elettrocateteri più sottili e affidabili riduce infatti il rischio di complicanze e la necessità di reinterventi, migliorando la qualità della vita dei pazienti e ampliando le indicazioni anche a categorie finora più difficili da trattare, come i pazienti pediatrici.

Si tratta di un risultato che conferma il ruolo della sanità veneta e

dell’ospedale padovano tra i centri di riferimento a livello nazionale e internazionale nella cardiologia interventistica. Un traguardo che non è solo tecnologico, ma clinico: perché ogni millimetro in meno può tradursi in maggiore sicurezza, meno invasività e più possibilità di cura.

Cittadella, operata a 88 anni: nove ore in sala e torna a casa

A88 anni affrontare un intervento maggiore al fegato per un tumore delle vie biliari è una sfida che fino a pochi anni fa sarebbe stata considerata proibitiva. Oggi, invece, grazie all’evoluzione della chirurgia e a un approccio sempre più personalizzato, anche casi ad altissima complessità possono trovare una risposta. È quanto accaduto all’ospedale di Cittadella, dove Rosa – nome di fantasia – è stata sottoposta a un intervento durato nove ore ed è tornata a casa dopo venti giorni di ricovero. Tutto inizia con un segnale evidente: l’ittero. Prima gli occhi, poi la pelle che si colora di giallo. Il figlio, medico, la accompagna in ospedale. Gli accertamenti rivelano un tumore delle vie biliari già avanzato, con una parte importante del fegato compromessa. Una diagnosi difficile, resa ancora più delicata dall’età della paziente. Eppure Rosa è lucida, determinata, pronta a capire e a scegliere.

Il caso viene valutato da un’équipe multidisciplinare che coinvolge chirurghi, radiologi e anestesisti. Il primo passo è preparatorio: viene posizionato un drenaggio biliare per ridurre l’ittero e consentire al fegato sano di recuperare funzionalità. Una fase delicata, che si rivela decisiva. Solo dopo questo passaggio si apre la possibilità dell’intervento.

La scelta non è scontata. L’età, i rischi, la complessità tecnica impongono valutazioni approfondite. Alla fine si decide di procedere con un’epatectomia destra allargata al lobo caudato, con ricostruzione vascolare: un intervento altamente impegnativo, sia dal punto di vista chirurgico sia per l’impatto sull’organismo.

Secondo il direttore della Chirurgia, si tratta di un caso di elevata complessità, raro anche nella letteratura scientifica per pazienti di questa età. Tuttavia, l’evo-

luzione della medicina consente oggi di superare limiti che un tempo erano considerati invalicabili, a condizione che ogni passaggio sia attentamente pianificato: dalla tempistica alla tecnica, dalla gestione anestesiologica alla riabilitazione precoce.

Il decorso post-operatorio conferma la bontà del percorso. Rosa recupera progressivamente e, dopo venti giorni, viene dimessa. Prima di lasciare l’ospedale, si rivolge al personale con parole semplici ma significative: per lei, in quel periodo, i medici e gli operatori sono stati una famiglia.

Una storia che racconta non solo un successo clinico, ma anche il cambiamento della chirurgia di fronte a una popolazione che invecchia e chiede risposte sempre più avanzate, senza rinunciare alla qualità della cura e alla dignità della persona.

Paola Bigon
Paola Bigon

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