Case popolari, via libera alla vendita di 97 alloggi Aeep a Castelfranco
Modello veneto: funziona davvero?
Con i cordoni della borsa ormai stretti dal bilancio approvato, il Consiglio Regionale del Veneto si è trasformato in un palcoscenico di scontri verbali che vanno ben oltre la semplice contabilità. È una sfida di visioni, un “botta e risposta” continuo che vede la maggioranza difendere il modello veneto e le opposizioni tentare di scardinarlo pezzo dopo pezzo.
Il primo vero scontro frontale riguarda la mobilità. Carlo Cunegato, dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra, ha scosso l’aula con un attacco durissimo: “Presidente, mentre nel resto del mondo si corre verso il futuro, nel vicentino siamo fermi a treni a gasolio che sembrano reperti archeologici. Pagare abbonamenti esorbitanti per servizi da terzo mondo è un insulto ai lavoratori”.
Non si è fatta attendere la replica dai banchi della Lega e della Civica Zaia, che hanno risposto piccati: “Non abbiamo la bacchetta magica per elettrificare migliaia di chilometri in una notte, gli investimenti sono programmati e servono tempi tecnici, non slogan”. Ma è stato Giovanni Manildo del Partito Democratico a rincarare la dose, spostando l’asse sul sociale: “I tempi tecnici non sfamano le famiglie.
Con 25 milioni, briciole rispetto ai 19 miliardi totali, potremmo dare trasporti gratuiti agli studenti. Non farlo è una scelta politica deliberata contro i giovani”.
Il Veneto vuole l’autonomia energetica, Bitonci: “Lavoriamo sulle concessioni”
SICUREZZA URBANA, UNA CHIMERA FRA AZIONE E PREVENZIONE
RAPINE E BULLISMO
Centro Sollievo, rete in espansione e vicina alle famiglie nella Marca trevigiana
IN CORSA
SOCIALE, WELFARE, PIANO CASA E GIOVANI, STEFANI:
LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE
• Nicola Stievano
Nel suo ultimo film, La grazia, Paolo Sorrentino ci consegna l’immagine di un Capo dello Stato che abita la «bellezza del dubbio». Così nelle sale austere e silenziose del Quirinale la burocrazia non è il mostro che tutti denunciamo, ma un argine saggio, un tempo sospeso di riflessione. “La burocrazia, tutti la detestano - afferma il presidente del film - perché è lenta ma serve proprio a questo: a non prendere decisioni aff rettate”.
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AMMINISTRATIVE CASTELFRANCO
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SALVAROSA RINNOVA
L’AUDITORIUM NINA SCAPINELLO
Nuovo look per l’auditorium “Nina Scapinello” di Salvarosa, dove le vecchie panchine in legno sono state sostituite da più comode poltroncine. L’intervento, realizzato dal Comune con una spesa di circa 17 mila euro, ha portato all’installazione di 162 sedute fisse e 25 mobili, migliorando il comfort per il pubblico durante spettacoli ed eventi ospitati nella struttura collegata alla scuola primaria della frazione. I lavori sono stati completati nel giro di pochi giorni, consentendo così di rendere nuovamente disponibile l’auditorium in tempi rapidi. L’auditorium, dedicato all’autrice teatrale castellana Nina Scapinello, rappresenta infatti un importante punto di aggregazione per Salvarosa ed è utilizzato non solo per le attività scolastiche, ma anche per numerose iniziative extrascolastiche, incontri pubblici e rappresentazioni teatrali organizzate durante l’anno dalle associazioni del territorio. Proprio la scomodità delle vecchie panche aveva spinto l’associazione frazionale a chiedere un intervento di riqualificazione, dato che nel corso degli spettacoli il pubblico faticava a restare seduto a lungo. A promuovere l’idea sono stati Luigi Brunato e Sergio Pietrobon dell’associazione frazionale di Salvarosa, che ben conoscono le potenzialità della struttura. La proposta ha quindi trovato sostegno all’interno dell’amministrazione comunale, permettendo di accelerare l’iter necessario alla realizzazione dell’intervento. I lavori sono stati eseguiti dall’azienda Euroarredi Veneto Srl, conosciuta con il marchio Fior Arredamenti, che ha partecipato al bando presentando un’off erta vantaggiosa anche in considerazione del valore dell’opera per la comunità locale, territorio dove l’azienda stessa ha sede. Il nuovo allestimento rappresenta così un miglioramento non solo per gli eventi aperti al pubblico, ma anche per le attività della scuola primaria e per tutta la vita culturale della frazione.
• Leonardo Sernagiotto
Le vecchie panchine in legno sono state sostituite con le 162 nuove poltroncine per garantire più comfort agli spettatori
LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE
Peccato che, uscendo dalla sala e tornando alla cronaca, il dubbio si trasformi in sospetto e la saggezza della procedura in una fretta che lascia storditi.
Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti per ragioni umanitarie somiglia a un copione scritto male, dove la nobile “cura estrema dello Stato” inciampa su un nome che evoca i fantasmi di una stagione politica che è ancora lontana dall’essere archiviata e che continua a maturare i suoi frutti avvelenati. Perché tanta urgenza?
Perché quel velo di riservatezza che oggi, alla luce delle inchieste giornalistiche, appare anziché come la doverosa tutela verso un minore come piuttosto un maldestro tentativo di tenere sotto traccia una vicenda esplosiva?
A squarciare l’esile velo del silenzio è un’inchiesta giornalistica che prima rende pubblico il provvedimento firmato dal Presidente della Repubblica e in seguito ne svela i tanti lati oscuri, dagli intrighi in Venezuela in cui a farne le spese sono proprio dei bambini indifesi, alle visite fantasma in ospedali italiani che si aff rettano a smentire contatti o consulenze. Se queste fondamenta crollano, non siamo più di fronte a una scelta politica discutibile o ad una decisione che può sembrare superficiale ma a un vero e proprio corto circuito istituzionale. Nel caos che ne è seguito finisce anche il rimpallo delle reciproche respons-
abilità. Il Quirinale non indaga, non fa il detective, si è detto: il Presidente della Repubblica esercita il suo potere di concedere o negare la grazia sulla base di un’istruttoria tecnica che gli viene consegnata. È il Ministero della Giustizia a dover garantire la genuinità di quel fascicolo che a sua volta ha ricevuto dalla Procura che ha condotto le indagini “sul campo” e tratto le proprie conclusioni. Ma in questo passaggio qualcosa si è rotto e qualcuno ha si è lasciato prendere la mano, quantomeno, da una insolita fretta o approssimazione, che di fronte a provvedimenti così definitivi come una grazia, è sempre cattiva consigliera. Non si può permettere che lo strumento della grazia - un atto quasi sacro, per questo concesso con parsimonia dai capi di stato - venga profanato da procedure opache o, peggio, da falsità documentali. Ecco allora la richiesta di chiarimenti urgenti del Quirinale al ministro della Giustizia per fare luce su un caso che potrebbe condizionare pesantemente il confronto politico. Mentre il Governo fa quadrato attorno a un Guardasigilli sempre più in aff anno e la procura corre ai ripari con un rapido supplemento di indagine, resta l’amarezza per un’istituzione che meritava più rispetto. La grazia, diceva il film, è bellezza. Qui, purtroppo, sembra rimasta solo la bruttezza di una trappola tesa alla credibilità dello Stato.
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Cinque proposte a confronto tra videosorveglianza, controllo di vicinato e presidio sociale
Il tema della sicurezza è uno dei punti centrali della campagna elettorale amministrativa. Tra furti in casa, episodi di microcriminalità e devianze giovanili, nella cittadinanza cresce la richiesta di maggiore tutela. La cronaca locale contribuisce spesso ad alimentare il dibattito pubblico e i cinque candidati sindaci propongono soluzioni differenti, pur condividendo alcuni punti comuni: dal potenziamento della videosorveglianza a una maggiore presenza della polizia locale sul territorio. Luca Pozzobon, candidato del centrodestra punta al controllo di vicinato: “Il nostro approccio si basa sul modello di sicurezza urbana integrata, che deve unire prevenzione, controllo e partecipazione attiva della cittadinanza. Questo significa raff orzare i punti di videosorveglianza cittadina e l’illuminazione pubblica nei punti più sensibili, ma anche avviare il sistema del controllo di vicinato, attraverso associazioni che possano aiutare le forze dell’ordine con segnalazioni, presenza e interazione costante”. “La repressione da sola non limita i reati – commenta invece Maria Ghimenton, candidata del centrosinistra – Questo significa più illuminazione e cura nelle zone sensibili, per
eliminare quel senso di degrado che alimenta la percezione di insicurezza. Significa lavorare con le scuole e con le società sportive, per promuovere progetti di recupero dei giovani a rischio. Occorre presenza delle forze dell’ordine nelle aree più problematiche. Le zone rosse non funzionano: spostano il problema, non lo risolvono”. Per Daniele Manente (Avanti Castelfranco) il contrasto diretto spetta alle forze dell’ordine, ma l’amministrazione deve fare la propria parte attraverso il potenziamento della polizia locale, maggiore presidio delle aree sensibili e il contrasto al degrado urbano: “È la teoria dei vetri rotti: un luogo trascurato tende ad attirare la delinquenza. Per le bande giovanili, serve un progetto educativo di strada per intercettare il disagio, facendo rete con cooperative, parrocchie e società sportive per offrire alternative ai ragazzi”. Diego Giovine (Onestà e trasparenza), forte di 34 anni di esperienza nella polizia, si dice invece contrario al controllo di vicinato (“C’è il rischio dell’effetto “al lupo, al lupo”, per cui un pericolo reale finisce per non essere considerato”) e punta invece all’aumento della videosorveglianza, in particolare nelle frazioni e nei quartieri, e sul
L’omicidio Cristea: una ferita ancora aperta
L’omicidio di Lorenzo Cristea resta una ferita aperta per Castelfranco, non solo per la violenza dell’accaduto, ma anche per un iter giudiziario che continua ad alimentare tensioni tra la famiglia della vittima e le istituzioni. Tutto accade nella notte tra il 3 e il 4 maggio 2025, in via Pagnana, nelle vicinanze del locale Playa Loca. Una lite nata per motivi banali, pare per un tavolo conteso all’interno del locale, degenerata poi all’esterno in una rissa tra due gruppi di giovani: da una parte Lorenzo Cristea, ventenne di Trebaseleghe, con alcuni amici; dall’altra Taha Bennani e Badr Rouaji.
Lorenzo viene colpito con cinque coltellate; una recide l’aorta addominale risultando fatale. Nell’aggressione resta gravemente ferito anche l’amico Alessandro Bortolami. Le indagini dei Carabinieri e della Procura di Treviso hanno portato all’identificazione di sette giovani coinvolti. Taha Bennani è accusato di omicidio volontario e tentato omicidio, indicato come autore materiale dell’accoltellamento, mentre Badr Rouaji risponde in concorso. Gli amici di Lorenzo, pur considerati parte lesa, sono indagati per rissa aggravata per aver preso parte allo scontro. Per tre di loro (Alessandro
maggiore coordinamento tra le diverse forze di polizia. “È necessario anche un potenziamento della polizia ferroviaria, da anni ridotta ai minimi termini”. Priorità alla sicurezza per Paolo Ceschini di Nova Republica: “La polizia locale non deve servire solo a dare le multe. Non vogliamo che vessi la gente, ma stia maggiormente sul territorio agli orari che decidiamo insieme”. Tra le proposte figura anche lo sviluppo della sorveglianza di vicinato nei quartieri e nelle frazioni, ma anche l’introduzione degli “operatori di strada”, per intervenire nelle situazioni di disagio.
• Leonardo Sernagiotto
Pepe, Riccardo Gregato e Jacopo Baratto), la vicenda si è conclusa il mese scorso, con un patteggiamento a nove mesi, pena sospesa. Rimangono invece rinviati a giudizio Alessandro Bortolami ed Emanuele Biliato. La concessione a marzo dei domiciliari a Rouaji ha provocato la dura reazione della famiglia Cristea, che parla di una giustizia percepita come troppo indulgente. Il 27 maggio 2026 il Tribunale del Riesame dovrà ora pronunciarsi sulla richiesta di scarcerazione e assegnazione ai domiciliari di Taha Bennani. Se accolta, entrambi i presunti esecutori attenderebbero il processo, che inizierà
l’11 giugno, fuori dal carcere, uno scenario che la famiglia Cristea e gran parte dell’opinione pubblica definiscono inaccettabile.
• (L.S.)
Violenza minorile senza tregua: l’allarme che Treviso non riesce a spegnere
Il fenomeno baby gang pare non affievolirsi, restando di estrema attualità. A fine 2025 Treviso compariva in vetta alla classifica nazionale pubblicata sul Sole 24 Ore per numero di denunce relative alle scorribande di minori fuorilegge e a episodi di violenza giovanile, pur risultando tra le città più sicure d’Italia. L’allarme era stato lanciato anche dal sindaco, Mario Conte, che aveva definito il fenomeno“un’emergenza”. Molto diversa la sua posizione raccolta qualche giorno fa. “I dati oggi sono assolutamente incoraggianti. Non mi pare che Treviso in questo momento passi alla ribalta per fenomeni di baby gang, al netto di qualche misurata situazione che però è stata ben gestita dalle forze dell’ordine”. Purtroppo gli episodi di violenza con protagonisti i minori continuano però
Pa riempire le cronache cittadine.
È del 6 maggio, la conferma della condanna a 8 anni per uno dei componenti la gang formata da sei minorenni e quattro maggiorenni che ha aggredito il trevigiano Francesco Favaretto, di 22 anni, provocandone la morte. Il 16enne condannato in appello, la sera del 12 dicembre del 2024, avrebbe colpito il ragazzo con un coccio di bottiglia. Il 27 marzo scorso sono avvenuti altri due gravi fatti di cronaca. A Conegliano i carabinieri hanno denunciato tre giovani (due sedicenni e un diciassettenne) per tentata rapina ai danni di un coetaneo. Il fatto risale a febbraio, quando un ragazzo di 15 anni è stato aggredito all’esterno dell’istituto scolastico Galileo Galilei. Il tentativo di rubargli il denaro e il giubbotto è stato sventato solo per
revenzione del disagio adolescenziale, contrasto alla dispersione scolastica e promozione dello sport come strumento educativo e di inclusione, sono i tre cardini attorno ai quali ruota e prende forma il progetto “Orizzonte giovani”, promosso dalla Provincia di Treviso e finanziato con 137.500 euro, 110.000 dei quali ottenuti grazie al bando “Province per i Giovani”. Previsto innanzitutto il potenziamento dello sportello “Ti ascolto” e l’attivazione di percorsi psico-educativi personalizzati, ma fondamentale risulta quella che viene denominata “Azione di Educativa di Strada” per intercettare i gruppi giovanili più diff icili, con attività di street music e orientamento. Verranno incentivati inoltre la co-progettazione e realizzazione di laboratori in spazi urbani vulnerabili (per favorire la cittadinanza attiva e rivitalizzare i luoghi) e i percorsi di supporto personalizzato per studenti in dispersione scolastica. Fondamentale, nell’intento degli organizzatori, la realizzazione di altri percorsi formativi rivolti ad atleti, allenatori e dirigenti sportivi under 35 per la promozione di rispetto, empatia, gestione delle emozioni e prevenzione delle discriminazioni in ambito
sportivo.
il tempestivo intervento di un passante che ha allertato il locale comando dei carabinieri, ma la vittima ha riportato diverse lesioni personali. Individuati, gli aggressori sono stati deferiti all’autorità giudiziaria minorile competente. Il secondo episodio è avvenuto addirittura all’interno di un oratorio parrocchiale, quello di Trevignano. Per la prima volta nella Marca, i Carabinieri hanno contestato il reato di stalking a due minori italiani dopo che un tredicenne è riuscito a reagire alle angherie e alle violenze di una gang di quattordicenni che lo bullizzava dal settembre dell’anno scorso. La giovane vittima era stata costretta a subire una lunga serie di vessazioni fisiche e psicologiche durate mesi, ma l’episodio più grave è avvenuto in marzo, quando i tre hanno colpito ripetutamente il ragazzino provocandogli serie lesioni. Pochi giorni dopo, davanti all’istituto Cerletti di Conegliano, due studenti sono stati avvicinati da tre coetanei con la scusa di dover incontrare una ragazza, e sono stati quindi derubati, schiaff eggiati e minacciati, ma hanno avuto il coraggio di denunciare l’accaduto, dando il via alle indagini che hanno portato ad individuare i tre, stranieri incensurati. Anche a fine aprile una baby gang ha minacciato con un coltello due studenti 16enni a Conegliano, rapinandoli. Il tema della violenza giovanile resta perciò di estrema attualità, mentre si tenta
Il presidente, Marco Donadel, non nasconde la soddisfazione. “La Provincia si conferma ente capofila e punto di coordinamento tra istituzioni, scuole e partner, promuovendo il lavoro di rete per costruire risposte eff icaci e durature e accompagnare ragazze e ragazzi in un percorso di crescita più consapevole e inclusivo”. “Il lavoro di rete è il valore aggiunto – sottolinea il consigliere provinciale delegato alle Politiche Giovanili Matteo Bellinato - reso possibile grazie a una collaborazione intersettoriale tra tutti i partner coinvolti: Cooperativa Kirikù, Comunità Murialdo, Volontarinsieme, Sport Target, ULSS 2, CONI provinciale, Uff icio Scolastico Provinciale e Comune di Treviso.” Il 7 maggio, all’Istituto Sansovino-Obici di Oderzo, si è tenuto intanto un workshop dedicato a cittadinanza attiva e inclusione. Un momento di confronto diretto con studentesse e studenti. •
di correre ai ripari, come si può. Il 15 aprile è stato organizzato un flashmob dai genitori dei ragazzi aggrediti a Porta San Tomaso nel dicembre 2025, intitolato “Treviso dice no alla violenza giovanile”. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, dal canto suo, esprime “viva e motivata preoccupazione per il grave episodio di aggressione verificatosi lo scorso 27 aprile a Mignagola di Carbonera” ai danni del
tabaccaio Giovanni Galletti da parte di tre minori, che gli hanno spaccato il naso oltre ad avergli danneggiato il locale e il distributore automatico. “La vicendasempre secondo gli insegnanti - sollecita una riflessione sul ruolo dell’educazione e sulla necessità di dare piena attuazione alle finalità dell’educazione civica.”
• Aldina Vicenzi
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Elezioni amministrative/1. I cittadini
POLITICA
sono chiamati alle urne il 24 e 25 maggio
VERSO IL VOTO: ECCO CHI SONO I CINQUE CANDIDATI
Sarà una corsa a cinque quella che porterà Castelfranco Veneto al voto il 24 e 25 maggio per eleggere il nuovo sindaco dopo la fine dell’era Marcon. Se il numero dei candidati è il medesimo delle ultime votazioni del 2020, questa tornata elettorale presenta un’importante novità: tutti i nomi in corsa sono espressione di profili civici, pur sostenuti in diversi casi dai partiti tradizionali. A raccogliere l’eredità del centrodestra sarà Luca Pozzobon, architetto ed ex dirigente comunale, sostenuto da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e
dalla civica “Pozzobon sindaco”. Sul fronte opposto il centrosinistra punta invece sull’avvocata Maria Ghimenton, unica donna candidata alla fascia tricolore, appoggiata dal Partito Democratico e dalle liste civiche “Castelfranco Civica” e “Castelfranco Può”, con il supporto dei Verdi. Proverà a inserirsi nel confronto anche Daniele Manente, commercialista con un passato da consigliere comunale, sostenuto dalle civiche “Avanti Castelfranco”, “Cambiamo Castelfranco” e “Punto d’Incontro”, in una proposta che punta a raccogliere sensibilità politiche
LUCA POZZOBON: “UNA NUOVA VISIONE”
Dopo 16 anni di amministrazione, il centrodestra di Castelfranco punta su un profilo tecnico: Luca Pozzobon, 62 anni, architetto, con oltre quarant’anni di esperienza nella pubblica amministrazione tra Comune e Provincia di Treviso. Sposato, padre di due figli, ha completato la propria formazione con un master all’Università di Padova in governo dello sviluppo locale e rigenerazione urbana. La sua candidatura è sostenuta da una coalizione composta da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e dalla civica “Pozzobon sindaco”, con l’apporto anche di Udc e Noi Moderati. Le quattro
liste contano complessivamente 83 candidati, tra amministratori uscenti e nuovi ingressi. Dopo i due mandati del sindaco Stefano Marcon, la coalizione rivendica un percorso di continuità amministrativa, pur indicando alcuni ambiti di revisione. “In questi anni è stato colmato un gap infrastrutturale che durava da decenni. Ora serve proseguire, ma anche ascoltare di più comitati e quartieri” sottolinea Pozzobon. Tra le priorità indicate, la sicurezza urbana integrata e il rafforzamento del presidio del territorio, insieme al contrasto al disagio abitativo e al rilancio del commercio cittadino, con l’obiet-
PAOLO CESCHINI: “NOVA REPUBLICA”
Paolo Ceschini, 68 anni, medico chirurgo e odontoiatra, è il candidato sindaco scelto dalla lista indipendente “Nova Republica”, espressione del gruppo legato a “Resistere Veneto” di Riccardo Szumski. Residente a Vallà di Riese Pio X, Ceschini si presenta dopo il recente pensionamento, maturato al termine di una lunga carriera professionale. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova nel 1984, si è poi specializzato in Odontostomatologia e ha proseguito
la propria formazione con studi e master in medicina estetica. Per oltre quarant’anni ha svolto la professione tra studio privato e attività ospedaliera, anche a favore delle fasce meno abbienti. “Ora che sono in pensione e padrone del mio tempo, ho deciso di mettermi a disposizione della comunità” spiega. La candidatura nasce in un contesto civico e autonomo: “Non volevo allearmi con alcun partito, per essere libero e indipendente da diktat”. La lista, composta da 17 candidati in gran parte alla
differenti. Nell’area di centrodestra si colloca inoltre Diego Giovine, poliziotto in quiescenza, candidato con la lista “Onestà e Trasparenza”. A completare il quadro sarà Paolo Ceschini, medico odontoiatra in pensione, sostenuto da “Nova Republica”, lista collegata a Resistere Veneto. Le elezioni arrivano al termine di una legislatura particolarmente complessa, segnata da tensioni interne alla maggioranza, cambi di assetto in consiglio comunale e dalle dimissioni del sindaco Stefano Marcon, che hanno portato al commissariamento dell’ente.
tivo di contrastare la desertificazione dei negozi. Centrale anche il tema dello sviluppo economico e della capacità di attrarre nuove opportunità, per rafforzare il ruolo di Castelfranco come punto di riferimento della Castellana. Da qui la necessità di rendere più eff iciente la macchina comunale, semplificando procedure e tempi di risposta per cittadini e imprese. Particolare attenzione è poi riservata alla manutenzione urbana, con un bilancio spostato maggiormente su strade, verde e impianti sportivi. “Puntiamo a superare la frammentazione dei temi amministrativi: sicurezza, famiglia, sanità, casa,
Castelfranco, unico Comune della Marca sopra i 15 mila abitanti chiamato al voto in questa tornata, resta inoltre storicamente legata al ballottaggio: dal 1993, anno dell’introduzione dell’elezione diretta del sindaco, nessun candidato è mai riuscito a vincere al primo turno. Se anche quest’anno sarà necessario il ballottaggio, i castellani saranno chiamati nuovamente alle urne il 7 e 8 giugno.
accesso ai servizi e sostenibilità non sono ambiti separati, ma parti integrate di un unico progetto”.
• (L.S.)
prima esperienza politica, si richiama ai valori cristiani e all’identità veneta, proponendosi come realtà alternativa rispetto agli schieramenti tradizionali. “Portiamo avanti i nostri valori senza compromessi. Castelfranco deve tornare vitale come un tempo” afferma Ceschini. “Sono molti i temi a cui teniamo a partire dalla sicurezza, per evitare che anche nella nostra città si verifichino situazioni viste in altre realtà venete.
Su piazza Giorgione sono contrario a togliere i parcheggi e anzi, ripristinerei
gli stalli gratuiti per dare sostegno ai negozi”. Nel programma trovano posto inoltre proposte su scuola e famiglia, con un’attenzione alla libertà educativa, oltre a interventi su sport, verde e cultura. Spazio anche alla richiesta di monitorare l’impatto delle antenne 5G sul territorio. Dichiaratosi “free vax”, Ceschini ha avuto posizioni critiche verso le politiche sanitarie adottate durante la pandemia.
• (L.S.)
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• Leonardo Sernagiotto
Paolo Ceschini
Luca Pozzobon
DANIELE
MANENTE: “IL CORAGGIO DI CAMBIARE INSIEME”
Daniele Manente, 47 anni, commercialista, con radici a Salvatronda e residente a Salvarosa, si presenta con un progetto civico e una proposta di cambiamento per Castelfranco. Sposato, padre di due figli, accanto all’attività professionale è impegnato nel sociale: dall’associazione “Buoni Vicini” alla “Casa dei Sogni”, fino al volontariato con “Imprenditore Non Sei Solo”, a supporto degli imprenditori in difficoltà. Un percorso che si affianca a una precedente esperienza amministrativa come consigliere comunale tra il 2005 e il 2010. Manente guida una coalizione composta da tre liste civiche:
MARIA GHIMENTON:
Il centrosinistra di Castelfranco sceglie un profilo civico con una forte impronta associativa: Maria Ghimenton, avvocata penalista, da oltre vent’anni impegnata nella professione forense e nel volontariato locale. Laureata in giurisprudenza all’Università di Padova nel 2000, Ghimenton è presidente dell’associazione “Cittadini Ovunque”, realtà attiva sul territorio con progetti in collaborazione con enti pubblici, ed è stata componente della Commissione Pari Opportunità. Residente a Bella Venezia, dove da anni partecipa alla vita dell’associazione di quartiere, Ghimenton sottolinea
Avanti Castelfranco, Punto d’Incontro e Cambiamo Castelfranco. Sono 61 i candidati consiglieri, tra volti nuovi ed ex amministratori di diversa provenienza politica. “È tempo di un’esperienza civica: siamo liberi e non dobbiamo rispondere a logiche di partito, guardiamo unicamente al bene della nostra città – sottolinea il candidato – Mi considero un primus inter pares”. Il programma si sviluppa attorno alle tre “P” – persone, progetti, passione – e si articola in sette ambiti, con un orizzonte di medio-lungo periodo. “Basta con una progettazione a macchia di leopardo: dobbiamo guardare ai prossimi vent’anni
“CASTELFRANCO PUÒ”
la genesi della sua candidatura: “È una scelta nata dal basso, dalla società civile, dalle tante persone che mi hanno chiesto di mettermi a disposizione”. A sostegno, una coalizione composta dalle liste Castelfranco Può, Castelfranco Civica e dal Partito Democratico e che conta sull’appoggio dei Verdi. “È una candidatura civica appoggiata da progetti civici e da partiti: proprio questa pluralità rappresenta un valore aggiunto” afferma. Le tre liste raccolgono complessivamente 69 candidati, tra cui molti giovani e una significativa presenza femminile: “La partecipazione delle donne ai processi decisionali
DIEGO GIOVINE: “ONESTÀ E TRASPARENZA”
Diego Giovine, 63 anni, ex poliziotto dei reparti speciali e consigliere comunale uscente, si candida con la lista “Onestà e trasparenza”. Una proposta che si richiama ai valori della destra sociale e che mette al centro legalità, sicurezza e attenzione alle fasce più fragili. Classe 1962, ha maturato una lunga esperienza nelle forze dell’ordine, in particolare nel Nucleo artificieri antisabotaggio, ed è attualmente segretario provinciale del sindacato di polizia Fsp. Il suo
percorso politico parte dal Movimento sociale italiano e approda in consiglio comunale con Fratelli d’Italia, per poi distaccarsene e dichiararsi indipendente.
“A Castelfranco i rappresentanti del centrodestra sono lontani dal popolo e dai valori della destra sociale” afferma Giovine, che punta a marcare una netta discontinuità, non essendo mancate in passato critiche verso l’amministrazione.
Tra le priorità, il raff orzamento della sicurezza urbana, con estensione della videosorveglianza e potenziamento
con interventi sostenibili e verificabili”. Tra i punti principali, l’attenzione ai giovani e all’accesso alla casa, il rafforzamento dei servizi sociosanitari e la difesa dell’ospedale, oltre alla valorizzazione delle frazioni. Ampio spazio anche a urbanistica, manutenzioni e mobilità sostenibile, oltre a interventi per la gestione del territorio, allo sport e alle infrastrutture, fino a cultura e turismo, con l’obiettivo di candidare la città a Capitale italiana della cultura 2030. “Castelfranco è rimasta troppo a lungo in un “ego-sistema”, fatto di personalismi – conclude Manente – La nostra proposta è un
è un valore aggiunto, così come il coinvolgimento dei ragazzi, che hanno molto da dire”. Al centro della proposta, un metodo partecipativo: “Non credo ai programmi calati dall’alto, ma costruiti insieme a
“eco-sistema”, dove ogni cittadino diventa parte attiva della comunità”.
cittadini, associazioni e imprese”. Un approccio che si traduce anche nella proposta di un assessorato per i rapporti con le frazioni e i quartieri. Quattro le direttrici programmatiche: una città vicina, “per rafforzare i servizi sociali, la sanità e la mobilità sostenibile”; futura, “con politiche per giovani, casa e spazi di aggregazione”; bella, “valorizzando cultura ed eventi, a partire da Piazza Giorgione”; produttiva, “con una macchina comunale efficiente e capace di attrarre risorse”.
• (L.S.)
della polizia ferroviaria. Sicurezza anche sul fronte sanitario, con un presidio di vigilanza privata al pronto soccorso, per evitare aggressioni verso il personale ospedaliero. In ambito sociale, sostegno alle famiglie in difficoltà, recupero degli alloggi popolari e abbattimento delle barriere architettoniche. Spazio anche a cultura e giovani, con la proposta di un palco in piazza Giorgione da maggio a settembre per valorizzare artisti emergenti. In programma inoltre interventi su mobilità, piste ciclabili e
manutenzione urbana. Vi è poi la volontà di istituire la protezione civile comunale e di intervenire sulla viabilità, con la revisione del piano urbano del traff ico. La lista, composta da 17 candidati, in gran parte alla prima esperienza politica, si propone come espressione della società civile. “Vogliamo lavorare per il bene della città, con rigore e trasparenza” è il messaggio del candidato.
Diego Giovine
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Città di Castelfranco Veneto
Castelfranco programma il futuro: 27 milioni di opere tra sicurezza, scuole e mobilità
Aridosso della tornata elettorale che porterà la città di Castelfranco Veneto al rinnovo dell’Amministrazione Comunale, la macchina amministrativa continua il proprio lavoro sotto la guida del Commissario Prefettizio, dott. Alessandro Sallusto. Nelle scorse settimane sono stati approvati il rendiconto 2025 e il nuovo piano triennale delle opere pubbliche 2026-2028, due documenti che delineano la situazione economica dell’Ente e le principali direttrici degli investimenti previsti nei prossimi anni.
Il programma triennale delle opere pubbliche mette in campo investimenti complessivi per oltre 27 milioni di euro, con più di 15 milioni già programmati nel 2026. Una parte consistente delle risorse arriverà da fondi regionali, contributi europei e avanzo di amministrazione. Le linee principali degli interventi riguardano mobilità sostenibile, sicurezza idraulica, scuole, viabilità e valorizzazione del patrimonio storico cittadino.
Tra le opere considerate strategiche spicca il progetto di restauro e valorizzazione del sistema fortificato di Castelfranco Veneto, con un investimento
di 3 milioni di euro finalizzato a rafforzare l’attrattività turistica della città e sostenere il percorso verso il riconoscimento UNESCO. Sempre nel cuore della città rientra anche la riqualificazione dei Giardini pubblici del Castello, sostenuta attraverso fondi del programma FESR 2021-2027 della Regione Veneto. L’intervento interesserà uno degli spazi più frequentati e simbolici del centro storico. Ampio spazio viene riservato anche alla mobilità sostenibile e alla sicurezza della circolazione. Il piano prevede infatti la realizzazione della pista cicla-
bile lungo via Pozzetto tra Salvatronda e Albaredo, un investimento da 1,9 milioni di euro, oltre alla ciclopedonale di via Soranza a Sant’Andrea, al secondo stralcio della pista CastelfrancoCampigo lungo via Larga e alla nuova ciclabile di via Panigaia. Interventi che puntano a migliorare i collegamenti tra quartieri e frazioni e a incentivare forme di spostamento alternative all’auto. Un capitolo importante riguarda poi la sicurezza idraulica. Il programma inserisce infatti un investimento da 5 milioni di euro per il progetto di miglioramento del bacino dell’Avenale, con la realizzazione di un nuovo bacino di laminazione a protezione della città. Un’opera considerata strategica per limitare il rischio legato agli eventi meteorologici intensi che negli ultimi anni hanno interessato anche il territorio castellano. Nel piano trovano spazio anche gli interventi di manutenzione urbana e scolastica. Sono previsti fondi per la riqualificazione di strade e marciapiedi comunali, oltre al proseguimento dell’adeguamento sismico della scuola secondaria di primo grado. Ulteriori risorse saranno destinate al completamento di opere già av-
viate, come il restauro della Barchessa degli Strepiti e alcuni interventi viari. Dal rendiconto 2025 emerge inoltre una situazione finanziaria complessivamente stabile. L’avanzo di amministrazione supera i 16 milioni di euro, consentendo all’Ente di sostenere nuovi investimenti e finanziare servizi. Parte delle risorse è stata destinata ai Servizi Sociali, ai progetti collegati al PNRR, alla manutenzione del patrimonio pubblico e al welfare del personale. Il documento fotografa anche una struttura comunale particolarmente attiva sul piano amministrativo. Nel corso del 2025 sono aumentate le attività degli uffici, la formazione del personale e i servizi ai cittadini. Cresciuta anche l’attività della Polizia Locale, impegnata nei controlli sul territorio, nella sicurezza stradale e nella prevenzione del degrado urbano. Nel complesso, il quadro delineato dal Rendiconto e dal Piano delle Opere Pubbliche evidenzia una fase di continuità amministrativa in attesa del nuovo assetto politico cittadino, con una programmazione che guarda soprattutto a infrastrutture, sicurezza del territorio e qualità urbana.
CASTELFRANCO
Edilizia. 59 alloggi potranno essere comprati dagli assegnatari, 38 andranno all’asta
La Regione approva la vendita di 97 alloggi dell’Aeep, ma non mancano le polemiche
La Regione Veneto ha dato il via libera al piano di vendita di 97 alloggi di edilizia residenziale pubblica dell’Aeep di Castelfranco. L’autorizzazione è arrivata con una delibera approvata dalla giunta regionale lo scorso marzo, che rende operativo il piano predisposto dall’Aeep e già approvato dal consiglio comunale. Gli appartamenti interessati rappresentano circa un quarto del patrimonio abitativo gestito da Aeep: 59 risultano attualmente occupati e potranno essere acquistati dagli assegnatari, mentre 38 sono liberi e saranno messi in vendita attraverso asta pubblica. Il piano riguarda immobili situati in diversi quartieri cittadini, tra cui Borgo Padova, piazza Masaccio, via Verdi, via Catalani, via Marsala, via Sanudo, Largo Asiago, via Roana, via Cerchiara, via Goito e via Pozzetto. Secondo quanto previsto dalla normativa regionale, gli alloggi occupati potranno essere acquistati soltanto dagli assegnatari o dai componenti del nucleo familiare residenti da almeno cinque anni e in regola con il pagamento del canone.
Il prezzo sarà determinato attraverso una perizia asseverata e corrisponderà al valore di mercato ridotto del 20 per cento. Per gli alloggi liberi, invece, la cessione avverrà tramite asta pubblica. La motivazione alla base del piano è legata soprattutto alla vetustà di parte degli immobili e agli elevati costi di manutenzione. Nel provvedimento regionale si evidenzia infatti come molti alloggi si trovino in edifici già parzialmente alienati o necessitino di importanti interventi di recupero. Le risorse derivanti dalle vendite dovranno essere reinvestite esclusivamente nella manutenzione straordinaria del patrimonio esistente oppure nella realizzazione o acquisto di nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica. Aeep aveva spiegato nei mesi scorsi come l’obiettivo dell’operazione sia quello di reperire risorse economiche per recuperare appartamenti oggi inutilizzabili e quindi non assegnabili alle famiglie presenti in graduatoria. Una parte degli alloggi, infatti, necessita di lavori consistenti prima di poter
essere nuovamente messa a disposizione. Il piano, tuttavia, ha suscitato anche critiche e preoccupazioni sul fronte sociale, in merito alle politiche abitative cittadine.
In particolare viene contestata la scelta di ridurre il patrimonio pubblico destinato all’edilizia popolare in una fase caratterizzata da crescenti difficoltà nell’accesso alla casa e da un aumento della domanda abitativa.
• Leonardo Sernagiotto
Donazione
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n nuovo sostegno alla ricerca scientifica arriva nel campo dell’oncoematologia. L’associazione APE – AVIS per il Progresso Ematologico ha destinato una donazione di 25.000 euro allo Istituto Oncologico Veneto, con l’obiettivo di finanziare studi avanzati sulle leucemie acute. L’iniziativa si inserisce nell’attività dell’associazione, nata nel 1999 come estensione dell’AVIS e attiva nel sostegno alla ricerca sulle patologie ematologiche. La collaborazione con la struttura di Oncoematologia presente a Castelfranco Veneto ha permesso negli anni di sviluppare progetti clinici innovativi, anche attraverso protocolli terapeutici sperimentali. I fondi saranno impiegati in programmi di ricerca di livello internazionale, coordinati da gruppi guidati dal professor Antonio Rosato e dal professor Vincenzo Ciminale, con il coinvolgimento dell’équipe clinica dell’unità di Oncoematologia. Tra i professionisti impegnati anche il dottor Federico De Marchi, con esperienza internazionale nello studio dei dati genomici e metabolici. Secondo i ricercatori, questi progetti confermano il ruolo dell’istituto come punto di riferimento nella ricerca sulle leucemie acute, anche grazie all’integrazione tra attività clinica e sperimentazione. Soddisfazione è stata espressa dalla direzione dello IOV. La direttrice generale Patrizia Simionato ha sottolineato come il contributo del volontariato rappresenti un elemento fondamentale per sostenere l’innovazione scientifica e migliorare le prospettive terapeutiche dei pazienti. Anche dal punto di vista clinico, il sostegno viene considerato strategico. Il dottor Michele Gottardi, responsabile dell’unità operativa, ha evidenziato come queste risorse permettano di rafforzare la ricerca traslazionale e ampliare l’accesso a terapie innovative, consolidando il ruolo del centro nel panorama sanitario del Triveneto.
Il mistero. Ipotesi del gesto umano dietro la sparizione
UOVA DI CIGNO SCOMPARSE A SALVATRONDA: I VERDI PRESENTANO ESPOSTO ALLA FORESTALE
Mistero ornitologico alla cassa di laminazione di Salvatronda. Ad aprile sono scomparse le 6-7 uova che la coppia di cigni, presenza stabile dal 2022, aveva deposto. Ora sul caso è scattato anche l’esposto dei Verdi della Castellana ai Carabinieri Forestali di Asolo. A firmarlo è Agnese Scalco, co-portavoce del gruppo locale di AVS, che nella denuncia segnala come “presumibilmente nella notte tra il 10 e l’11 aprile ignoti malfattori abbiano sottratto le uova dal nido della coppia di cigni (Cygnus olor)”. Un episodio che, sottolinea, ha generato “sconcerto e indignazione tra i cittadini”. Nel documento si richiama anche il quadro normativo: il cigno è infatti una specie particolarmente protetta e la raccolta delle uova nei nidi è espressamente vietata. Da qui la richiesta alle autorità competenti di avviare indagini per individuare i responsabili e procedere con eventuali sanzioni. L’esposto ar-
riva dopo giorni di segnalazioni e dubbi da parte dei residenti e dei frequentatori dell’area naturalistica di Salvatronda, dove la presenza dei cigni era diventata negli anni un simbolo e un’attrazione per appassionati e famiglie. La scomparsa delle uova, già in fase di cova, difficilmente sarebbe riconducibile a cause naturali: non sono stati trovati gusci né avvistati i piccoli e anche l’ipotesi di predazione viene ritenuta poco probabile. Tra gli elementi che raff orzano il sospetto di un intervento umano, il ritrovamento nei pressi del nido di pezzi di legno parzialmente bruciati, forse utilizzati per allontanare gli animali. Non è chiaro il movente: si va dall’ipotesi del furto per fini commerciali o collezionistici fino a quella di un gesto vandalico. L’area della cassa di laminazione, oltre alla funzione idraulica e di fitodepurazione, rappresenta un importante habitat per numerose specie e negli ultimi anni era diventata un piccolo
presidio di biodiversità, anche grazie all’attenzione di residenti e volontari. Proprio per questo, l’episodio assume un significato ancora più grave. Tuttavia, la natura va avanti: a distanza di 20 giorni dalla scom-
parsa delle uova, nello stesso nido depredato sono comparse tre nuove uova, che potrebbero aumentare nei prossimi giorni. L’auspicio è che questa seconda nidiata non venga turbata da ulteriori azioni
umane, che potrebbero spingere la coppia di cigni ad abbandonare definitivamente il sito, percependolo come non sicuro.
• Leonardo Sernagiotto
Messaggio Elettorale a Pagamento
CASTELFRANCO
Il debutto. Presentata la docuserie di Emanuele Confortin e Fondazione
Dolomiti Unesco
Dolomitismo: racconti verticali di roccia, storia e alpinismo da parte di un team tutto castellano
Dopo il debutto al Trento Film Festival, la docuserie “Dolomitismo. Racconti Verticali” è approdata anche a Castelfranco. Il progetto ideato e diretto dal regista castellano Emanuele Confortin, prodotto dalla Fondazione Dolomiti Unesco con il patrocinio del Club Alpino Accademico Italiano e dei Cai del Triveneto, è stato
infatti presentato mercoledì 6 maggio al Cinema Hesperia nell’ambito del tour che porterà fino a fine giugno le proiezioni in diverse città del Nordest. La serie, selezionata alla 74esima edizione del più prestigioso festival trentino, ripercorre alcune delle ascensioni che hanno segnato la storia del dolomitismo. Nei nove episodi – tanti
quanti i sistemi dolomitici riconosciuti dall’Unesco – si intrecciano il presente delle esperienze degli alpinisti contemporanei, le testimonianze storiche e il “tempo profondo” della geologia che ha plasmato questi paesaggi nell’arco di 300 milioni di anni. Dal Civetta al Sass Maor, da Cima Mugoni sul Catinaccio fino al Campanile Basso del Brenta, la docuserie attraversa alcune delle cime più iconiche delle Dolomiti attraverso il racconto di uomini e donne accomunati da un legame autentico con la montagna. Dopo la prima proiezione a Trento, accolta da una sala gremita e da lunghi applausi, il progetto ha fatto tappa nella città dove è nato. All’Hesperia sono stati proiettati tre episodi: “Catinaccio – Ritorno a Cima Mugoni”, “Cadini di Misurina – La forza di un’immagine” e “Spiz di Lagunaz – Il diedro perfetto”. In sala anche il regista Emanuele Confortin, l’alpinista Piero Radin (protagonista dell’episodio dedicato allo Spiz di Lagunaz) e il team castellano di The Studio, realtà che ha seguito il montaggio e la post-produzione della serie, grazie al lavoro di Niccolò Mattia Colombo, Elena Barban e Lara Piovesan, aff iancati da Sebastian Soso per la parte musicale. Confortin, dal 2025 accademico del Cai, aveva raccontato come l’idea sia nata dall’anima alpinistica della città:
Treviso prima nel Veneto per la gestione dei rifiuti
Treviso eccellenza in Italia e prima nel Veneto per gestione dei rifiuti. In occasione della Giornata Mondiale della Terra, la Provincia di Treviso ha diramato l’analisi condotta dall’Uff icio Statistica dell’Ente basata su dati ISPRA 2024 che dimostra come il territorio della Marca sia uno dei fiori all’occhiello italiani con il primato assoluto nella regione d’appartenenza. In un quadro che vede l’Italia sempre più sostenibile dove aumentano i rifiuti ma cresce anche l’eff icienza della raccolta in tutta la penisola, Treviso comunque si distingue. La produzione pro capite è tra le più basse del Veneto (421,3 kg/ab·anno) e a questo modello virtuoso si aff ianca un’alta percentuale di raccolta differenziata, che si attesta al 89% dei rifiuti complessivamente prodotti dalla comunità. Tutti e 94 i comuni del territorio provinciale hanno superato la meta stabilita a livello nazionale nella percentuale del 65%, con 56 Comuni che registrano percentuali di raccolta differenziata anche oltre il 90%. Osservando i dati veneti sui rifiuti urbani pro capite, l’analisi evidenzia
come la provincia di Treviso sia, in valore assoluto, il territorio che produce meno rifiuti, con 421,3 kg di immondizia urbana per abitante all’anno, contro i 524,9 kg della media veneta totale. Nella Marca la raccolta differenziata supera del 10% la media regionale (che gravita attorno al 78,2%). Marco Donadel, a capo dell’Ente, riassume: “La Provincia di Treviso combina bassa produzione e altissima intercettazione delle frazioni diff erenziate, segno di un sistema di gestione maturo, un vero caso di riferimento”. L’Ente provinciale trevigiano, comunque, guarda già oltre. Contribuirà con 50.000 euro complessivi a sostenere i 19 progetti candidati dai Comuni della Marca Trevigiana al bando plastica 2025 che hanno ottenuto l’accesso all’incentivo. Tra le progettualità ammesse al finanziamento: eventi di sensibilizzazione a tema, acquisto di borracce e installazione di erogatori, adozione di vademecum e giornate di raccolta dei rifiuti nelle aree sensibili.
• (A.V.)
“A Castelfranco, città di pianura, esiste una forte cultura della montagna, fatta non solo di escursionismo ma anche di alpinismo e giovani coinvolti”. Da qui la volontà di raccontare le Dolomiti dal punto di vista dell’alpinista, attraverso uno sguardo fisico e diretto, fatto di contatto continuo con la roccia e con l’ambiente naturale. L’obiettivo della serie è anche quello di trasmettere i
valori dell’alpinismo e aumentare la consapevolezza rispetto a un territorio unico ma fragile, che necessita di essere preservato. Un messaggio che il pubblico di Trento prima e di Castelfranco poi ha accolto con grande partecipazione.
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• Leonardo Sernagiotto
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LA LOCANDA “ALLA SPERANZA” FESTEGGIA I SESSANTA ANNI
Sessant’anni e non sentirli. Il 1° maggio la Locanda “Alla Speranza”, storico locale di Borgo Vicenza, ha spento sessanta candeline: un traguardo che profuma di storia e di famiglia, restando fedele a quella cucina veneta di sostanza che l’ha resa un punto di riferimento per generazioni di castellani.
Era il 1° maggio 1966 quando Dilario Mion, originario di Rossano Veneto e camionista di professione, decise insieme alla moglie Gemma di intraprendere una nuova strada, rilevando una locanda con cucina a Castelfranco. Una scelta tutt’altro che isolata per l’epoca, ma che nel loro caso si è trasformata in una storia di successo costruita su lavoro, semplicità e rispetto della tradizione contadina. Oggi “Alla Speranza” è arrivata alla terza generazione. In cucina c’è Marco Mion, 30 anni, che da alcuni anni guida i fornelli con uno sguardo attento anche a leggere rivisitazioni, senza tradire l’identità del locale.
Accanto a lui il padre Davide Mion, anima della griglia e volto noto anche per i successi al Campionato mondiale del museto di Riese Pio X, la goliardica (ma non troppo) competizione a dimensione suina organizzata dall’Ingorda Confraternita del Museto. Completa il trio lo zio Nicola, presenza storica dietro al bancone del bar. In questi sessant’anni la locanda non ha mai smarrito la propria filosofia: proporre i sapori di una volta. Un principio che nasce dalle radici contadine della famiglia e dall’abitudine, voluta da Dilario, di portare in tavola prodotti propri, dall’orto e dai campi. Se un tempo la materia prima era davvero “a metro zero”, con il ricovero dei maiali e il cortile delle galline appena dietro le pareti del locale, oggi resta forte il legame con fornitori locali fidati e con una filiera che privilegia qualità e territorio. Con il grande focolare dove cuocere le carni che domina la sala, la Speranza ha sempre proposto i piatti tipici della cucina tradizionale, come il “musso”, pasta e fagioli, baccalà, fino alle famose martondele, polpette suine ricche di cuore, pancetta, polmone avvolte nel retino, la membrana esterna dello stomaco. Non mancano le trippe, il bollito, i piatti stagionali
e quelle serate a tema – come la cena del musso – che negli anni sono diventate appuntamenti fissi. La linea resta quella di sempre: pochi cambiamenti, attenzione alla materia prima e continuità con la tradizione di famiglia, con qualche aggiornamento aff idato alla nuova generazione in cucina. Sessant’anni dopo quel primo giorno, la “Speranza” resta un punto fermo della ristorazione castellana, capace di attraversare il tempo senza perdere la propria identità.
• Leonardo Sernagiotto
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Artofantasma tornano in città: il pulp rock risuona all’Improve
Tornano a Castelfranco gli Artofantasma. La band castellana salirà sul palco dell’Improve di via Sile giovedì 22 maggio, con inizio del concerto fissato alle 22. Il gruppo definisce il proprio stile “pulp rock”: un intreccio di sonorità che spazia dal punk al blues, passando per funk ed elettronica, con richiami progressive che contribuiscono a costruire una proposta originale nel panorama noise-rock alternativo italiano. Gli Artofantasma nascono da un’idea di Giovanni Rizzo, già conosciuto nella scena underground italiana come leader degli Elettrofandango e dei Serpe in Seno. La formazione è composta da due chitarre, synth, tromba, basso e batteria, con testi rigorosamente in italiano e cori potenti. Il risultato è un sound diretto e d’impatto, pensato per distinguersi dai trend contemporanei e coinvolgere il pubblico con una forte identità artistica. Nel manifesto della band si legge: “Artofantasma è una presenza/assenza. Un sentire che si fa invadente. È urgenza di esprimere. È energia che vibra. È elettricità”. Una dichiarazione che riassume bene l’approccio del gruppo, caratterizzato da ritmi serrati, melodie spiazzanti e una forte carica sonora. Ad aprire la serata saranno gli Halley DNA, formazione noise-rock/alternative nata dall’incontro di musicisti provenienti dalla scena underground DIY (Do It Yourself) della Padova degli anni Novanta. La band si distingue per una formazione particolare, composta da tre chitarre e batteria, e per un suono energico e tagliente. L’evento vedrà inoltre la partecipazione dello studio di arte e tatuaggi Stigmata, che esporrà le opere dei propri artisti. Tra questi anche Andrea Pietrobon, considerato tra i principali esponenti italiani del black tattoo e recentemente rientrato a Castelfranco dopo esperienze professionali tra Trieste, Treviso e diversi studi specializzati a livello nazionale. La serata si concluderà con il dj set “The Italo Job”. • (L.S.)
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Liberi accessi: Spazio Zephiro lancia un crowdfunding
Una raccolta fondi per rendere pienamente accessibile uno dei luoghi più vivi e innovativi della cultura a Castelfranco. Si chiama “Liberi accessi. Abbattiamo le barriere, apriamo la cultura” la campagna di crowdfunding lanciata da Spazio Zephiro, realtà nata dieci anni fa dalla rigenerazione di un ex capannone industriale degli anni
Settanta in via Sile e diventata nel tempo un punto di riferimento soprattutto per i più giovani. L’obiettivo della raccolta fondi è chiaro: rifare completamente i bagni, oggi non pienamente accessibili, con un investimento complessivo di 12 mila euro. Una cifra necessaria per adeguare gli spazi e permettere a tutti (anziani, bambini e persone con disabilità motorie) di frequentare corsi, eventi e attività senza ostacoli. La risposta della comunità non si è fatta attendere. Nei primi giorni di campagna è già stato raccolto quasi il 40% della somma necessaria, segnale di un legame forte tra Zephiro e il territorio. A dare una spinta importante è anche il contributo della Banca delle Terre Venete, che ha
garantito 2mila euro, pari al 20% del budget. Ma c’è una condizione: il resto dovrà arrivare dalle donazioni. La raccolta segue la formula del “tutto o niente”: se entro l’inizio di giugno non verrà raggiunta la cifra complessiva, tutte le donazioni saranno restituite e il progetto non partirà. Una corsa contro il tempo che punta a coinvolgere non solo chi già frequenta lo spazio, ma tutta la città. In questi anni Zephiro è cresciuto fino a contare oltre 4 mila soci, con più di 200 corsi attivati, performance, laboratori e un festival estivo che richiama pubblico anche da fuori.
Un luogo ibrido, dove convivono arti performative, coworking, ceramica, yoga e cineforum, e dove negli ultimi anni si è rafforzata anche la presenza delle nuove generazioni, con iniziative dedicate agli under 35. C’è tuttavia un limite strutturale: l’assenza di servizi adeguati rischia di escludere proprio quella parte di pubblico che più avrebbe bisogno di spazi aperti e accessibili.
Da qui la scelta di intervenire, con un progetto già pronto che prevede nuovi
bagni a norma e una doccia, utile anche per ospitare artisti in residenza (offrendo loro uno spazio dove vivere e creare) e attività legate al movimento, come laboratori corporei di danza e yoga. Il progetto tecnico, realizzato dallo Studio Mtma architetti, è già pronto: mancano solo i fondi per far partire il cantiere. “Liberi accessi” è quindi qualcosa di più di un intervento edilizio: è un passaggio necessario per permettere a Zephiro di continuare a crescere e restare un luogo aperto, senza barriere. Ora la parola passa alla città.
• Leonardo Sernagiotto
Aperyshow 2026, edizione da record
Numeri da capogiro per l’edizione 2026 di Aperyshow, il primo charity festival italiano, che si è svolto nella nuova location dell’ex Dogana di Treviso in due fine settimana consecutivi: dal 24 al 26 aprile e dal 30 aprile al 3 maggio. L’evento ha registrato 150.430 presenze complessive, con la partecipazione di 312 artisti e il contributo fondamentale di 1.055 volontari, elemento centrale dell’organizzazione e dello spirito solidale della manifestazione. Imponente anche il riscontro sul fronte digitale: oltre 20 milioni di interazioni
sui social network e più di 40 mila tra tag e hashtag, a conferma della forte capacità di coinvolgimento del festival anche oltre i confini fisici dell’evento. Aperyshow ha già fissato il ritorno a Treviso per il 2027, ancora una volta con la formula dei due weekend consecutivi: dal 23 al 25 aprile e dal 30 aprile al 2 maggio. Nel frattempo è stata annunciata anche la seconda edizione di Aperyshow On The Beach, prevista per domenica 2 agosto 2026 alla Spiaggia del Faro di Jesolo.
• (R.T.)
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ASD GIORGIONE 1911 RETROCESSO: CRISI E PROTESTE CHIUDONO LA STAGIONE
Finale di stagione amara per l’Asd Giorgione 1911. La sconfitta interna contro la Marosticense, maturata all’ultima giornata di campionato del 26 aprile, ha sancito la retrocessione diretta dei rossostellati dall’Eccellenza alla Promozione, chiudendo una delle stagioni più difficili della storia recente del club castellano. Allo stadio Giuseppe Ostani, dopo il triplice fischio, la delusione si è trasformata in contestazione, con un acceso confronto tra parte della tifoseria e il presidente Fabio Rosin. La gara contro i vicentini è stata lo specchio dell’intera annata del Giorgione: una squadra generosa ma fragile, capace di costruire senza concretizzare e punita nei momenti decisivi. Dopo un buon approccio, i rossostellati sono andati sotto di due reti, senza più riuscire a riaprire il match. A fine gara, il Giorgione è rimasto fermo a quota 28 punti, a sei lunghezze dalla
zona playout. Una retrocessione che affonda però le radici in mesi complicati, ben oltre il campo. Già dalla scorsa estate attorno al club aleggiavano forti preoccupazioni per la situazione societaria ed economica. Dopo la salvezza ottenuta un anno fa, molti giocatori avevano lasciato Castelfranco, mentre nel corso dell’estate si era consumata anche la rottura con parte del settore giovanile e degli allenatori dell’attività di base, confluiti nella nuova realtà dell’Asd Rossostellato Giorgione. La stagione è così iniziata in un clima di incertezza, con anche diversi cambi in panchina. Nonostante qualche risultato incoraggiante e alcuni segnali di ripresa, il Giorgione non è mai riuscito a trovare continuità. Troppe le sconfitte pesanti e i punti persi negli scontri diretti. A fine partita il presidente Fabio Rosin ha espresso amarezza per il verdetto del campo, assumendosi la responsabilità
della retrocessione e chiedendo scusa alla città e ai tifosi. Ha ribadito di aver profuso impegno e risorse per salvare la categoria, sottolineando come squadra e staff abbiano cercato fino all’ultimo di evitare l’epilogo più doloroso. Rosin ha inoltre criticato il clima di contestazione maturato attorno alla squadra, ritenendo che le tensioni abbiano contribuito a destabilizzare ulteriormente l’ambiente. Parole che difficilmente bastano però a spegnere il malcontento di una piazza storica, che negli anni Novanta aveva assaporato il professionismo e che oggi si ritrova a fare i conti con una realtà molto diversa. Ora per il Giorgione si apre una fase decisiva per ricostruire un legame con la città e provare a ripartire dopo una retrocessione che lascia molta amarezza.
• Leonardo Sernagiotto
MINIBASKET IN FESTA: OLTRE 300 GIOVANI E 21 SQUADRE AL 3° TORNEO DE CASTEO
Castelfranco si conferma città di sport e di giovani con il successo del 3° Torneo de Casteo, andato in scena sabato 25 aprile nell’ambito della Festa di San Liberale. Una giornata intensa e partecipata che ha trasformato la città del Giorgione in una piccola capitale del minibasket. L’evento, organizzato da Pallacanestro Castelfranco 1952 (PC52), ha portato in campo 21 squadre e oltre 300 mini-atleti, suddivisi nelle categorie Esordienti femminile, Esordienti maschile e Aquilotti maschile. Le partite si sono svolte in contemporanea su tre impianti cittadini (Palazzetto dello Sport, Palestra Sarto e PalAvenale) creando un vero circuito
sportivo che ha animato Castelfranco per tutta la giornata. Dalla mattina fino alle finali del pomeriggio, il torneo ha visto alternarsi sul parquet alcune delle realtà più attive del panorama veneto, tra cui Reyer Venezia, Montebelluna Basket, Basket Cittadella e Pallacanestro Treviso Pink Stars, in un clima che ha unito competizione, divertimento e spirito educativo. Sugli spalti l’entusiasmo di tante famiglie e volontari, a conferma del forte legame tra la società sportiva e il territorio. Sul piano dei risultati, il Leoncino Basket di Gazzera ha conquistato il primo posto sia tra gli Esordienti femminili sia tra gli Esordienti maschili, mentre
Montebelluna Basket si è imposto nella categoria Aquilotti maschile. Ma al di là delle classifiche, il vero successo è stato il clima di partecipazione e condivisione che ha accompagnato ogni partita. “Il 3° Torneo de Casteo è la conferma che il minibasket a Castelfranco è vivo, cresce e rappresenta un investimento importante per i nostri giovani e per la comunità. Vedere così tante squadre, famiglie e bambini in campo è il segnale più bello del lavoro che stiamo costruendo” ha sottolineato il vicepresidente della PC52 Francesco Frattin.
• (L.S.)
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L’attenzione a ogni singolo passaggio deriva da una consolidata esperienza di oltre ventidue anni del titolare, anni passati a imparare il mestiere, a capire come si comporta il metallo quando viene scaldato, come si piega, come risponde alla forgiatura. Perché il ferro non è un materiale inerte che subisce passivamente: ha una sua personalità, una sua risposta, e chi lo lavora deve saperla leggere. Un cancello in ferro battuto non è un pezzo di lamiera tagliato e saldato, è
L’azienda lavora cancelli, ringhiere, scale, porte e finestre in ferro, complementi d’arredo. Ogni categoria richiede competenze specifi che. Un cancello carraio deve essere solido, resistere alle intemperie, funzionare perfettamente anche dopo anni. Una ringhiera deve rispettare le normative di sicurezza ma essere anche elegante e proporzionata. Una porta in ferro e vetro deve garantire sicurezza, luminosità, isolamento. I complementi richiedono sensibilità diversa, più legata al design e alla ricerca estetica. Il ferro è il metallo più abbondante sulla Terra e il più usato dall’umanità, rappresenta il 95% della produzione mondiale di metalli. Un materiale antico quanto la civiltà, che ha accompagnato lo sviluppo umano dall’età del ferro. E che oggi continua a essere insostituibile quando si cerca solidità e durata. Perché un cancello in ferro ben fatto dura generazioni, attraversa i decenni acquistando quella patina che solo il tempo sa dare. A Castelfranco Veneto c’è chi ha scelto di continuare a lavo-
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L’intervista. Colloquio con il presidente della Regione Alberto Stefani, dal sociale all’abitare, dal welfare ai giovani
“BADANTI CERTIFICATE E 69 MILIONI PER AIUTARE CHI HA I NONNI IN RSA”
“Per assicurare un alloggio a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un piano da 50 milioni di euro per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’o erta dell’edilizia residenziale”
Presidente Alberto Stefani, parliamo di sociale. Registro badanti e assistenti di quartiere, cosa cambia per i cittadini?
Per i cittadini si profila un nuovo sistema di welfare territoriale regionale, che avrà come punto di forza un’organizzazione dell’assistenza domiciliare più professionale e una rete di servizi sempre più integrata. Saranno potenziati gli sportelli oltre che raff orzato il registro dell’assistenza familiare. In parole semplici: abbiamo istituito un nuovo albo per le badanti, che saranno formate e controllate, per dare servizi migliori e consentire alle famiglie di sentirsi più sicure. Da questo registro, poi, attingeremo per identificare gli ‘assistenti domiciliare di vicinato’, ossia un nucleo di operatori qualificati, che saranno condivisi tra più nuclei familiari. In sostanza, avremo badanti più preparate e, per anziani parzialmente autosuff icienti, anche figure che possono occuparsi di assistenza e disbrigo di piccole faccende. Il provvedimento che avvia questo nuovo corso destina fondi per finanziare i 33 sportelli degli assistenti familiari gestiti dai Comuni e promuoverne di nuovi in territori, in collaborazione con Veneto Lavoro. Sarà una bella rivoluzione. Ma non tutte le situazioni sono risolvibili a livello domiciliare e molte famiglie sono costrette a misurarsi con i costi delle rette delle RSA. Come si muove la Regione?
La spesa per mantenere un familiare in RSA è un impegno importante per non pochi nuclei familiari. Un contesto complesso come quello attuale, segnato da aumenti dei costi come conseguenza della situazione internazionale, ci impone di dare risposte ai cittadini. Nell’ultimo bilancio di previsione, come Regione abbiamo stanziato 69 milioni di euro per sostenere le famiglie con anziani non autosufficienti, ospiti nelle RSA, e per i caregiver. Si tratta di un finanziamento con risorse proprie che non ha precedenti e va a contribuire a quello che è comunemente chiamato ‘bonus anziani’. Tra il sostegno alla domiciliarità e quello agli anziani in struttura ci stiamo impegnando verso un welfare regionale moderno e sostenibile. E, soprattutto, che non lascia sole le famiglie. State lavorando anche al welfare aziendale, con quale obiettivo?
Per trattenere talenti e manodopera specializzata è necessario fare un passo avanti e creare condizioni di equilibrio tra occupazione e vita. Il lavoro è cambiato, infatti, e con esso gli approcci per sostenerlo. I servizi offerti devono essere sempre più strategici. Sono convinto che la nostra regione può diventare un laboratorio privilegiato perché il 25% delle nostre imprese ha già introdotto politiche a sostegno dei dipendenti; una percentuale superiore alla media nazionale che potrebbe crescere se tutti avessero a disposizione i mezzi per farlo. Come Regione non possiamo obbligare gli imprenditori
a varare o potenziare soluzioni di welfare aziendale, ma possiamo accompagnarli e sostenerli nei percorsi necessari. Attualmente Veneto Welfare è una direzione di Veneto Lavoro; l’intenzione è di renderla autonoma. Sarà non soltanto un ente strumentale dedicato all’erogazione di risorse mirate previste dai fondi europei, ma anche un compagno di strada nelle procedure che consentano di realizzare progetti di welfare come contributi per i trasporti, asili aziendali, buoni acquisto o voucher. La maggior parte del nostro tessuto produttivo è composto da PMI e la metà sembra già interessata. Altro tema caldo è il piano casa, l’abitare resta un’emergenza in tutta la regione, come a rontarla? Quella dell’abitare è una sfida strategica. Per assicurare un alloggi a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un programma per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’offerta dell’edilizia residenziale. Garantendo a giovani, lavoratori e
operatori sanitari, che oggi risultano esclusi dalla graduatorie, di poter trovare una casa a prezzi accettabili. Da subito, come amministrazione regionale, abbiamo messo sul tavolo un piano da 50 milioni di euro. Non solo: pensare alla casa significa dare più futuro al Veneto e, in quest’ottica, abbiamo tenuto in particolare considerazione le necessità degli studenti. In collaborazione con gli Esu regionali, abbiamo scelto di investire su un progetto che entro il 2029 farà raggiungere il numero di 4.819 alloggi per studenti, il 53% in più rispetto alla dotazione del 2025. Ad oggi si è raggiunto il numero di 3.138. Ne sono previsti per il prossimo triennio ulteriori 1.681. Questo significa che per l’anno accademico 2028/29 l’offerta raggiungerà 2.175 posti a Padova, 1.725 a Venezia, 919 a Verona.
Ha fatto molto discutere la sua proposta sul divieto di cellulare agli under 14, come intende concretizzarla?
Nessuno può negare che i social rappresentino un’opportunità e, contemporaneamente, un pericolo. La cronaca ci fornisce quotidianamente casi di cyberbullismo, violenza, disagio giovanile, patologie che sono conseguenza di troppa esposizione al digitale. Dobbiamo aff rontare la realtà di un ambiente ormai frequentato abitualmente da ragazzini di 10, 11 o 12 anni, che non hanno la maturità e la capacità critica per leggere molte storie che vengono postate. E’ inaccettabile che tanti nostri giovani siano esposti a tanti contenuti violenti senza alcun filtro. L’obiettivo che ci siamo proposti è solo di tutelarli, che significa non esporli a situazioni virtuali che possono generare comportamenti non corretti nel mondo reale. L’ultimo disegno di legge che ho firmato da deputato andava in questa direzione. Nei giorni scorsi, l’ho ripresentato in Consiglio regionale.
• (R.R.)
L’intervento. Il senatore Udc Antonio De Poli: “Bene il piano casa del Governo e della Regione Veneto”
“CASA, SERVE UNA SVOLTA: PIÙ TUTELE
PER I PROPRIETARI E AFFITTI PIÙ ACCESSIBILI”
Il tema dell’abitare torna con decisione al centro del dibattito politico nazionale e locale. A dare voce a quella che definisce una priorità assoluta per il futuro del Paese è il senatore Antonio De Poli (Udc), che traccia una rotta chiara: la casa non deve essere più considerata un semplice bene privato, ma una risorsa collettiva strategica.
“Garantire il diritto all’abitare significa dare concretezza a un principio riconosciuto dalla nostra Costituzione come fondamentale per una vita dignitosa. Per questo”, spiega con convinzione il Senatore, “ritengo che la casa non sia semplicemente un bene materiale, ma una vera infrastruttura sociale ed economica”. Le proiezioni per il prossimo decennio sono allarmanti: l’Italia necessiterà di circa 700.000 alloggi accessibili. La sofferenza maggiore colpisce il ceto medio, quella fascia di popolazione troppo “ricca” per l’edilizia popolare
ma troppo povera per sostenere il mercato libero. De Poli guarda con favore alle mosse dell’Esecutivo, ma chiede un cambio di passo strutturale: “Accolgo positivamente l’annuncio del Governo e della Regione Veneto sul Piano Casa per la realizzazione di 100.000 nuovi alloggi nei prossimi dieci anni. Ma sono convinto che, per essere davvero eff icace, questo intervento debba essere accompagnato da riforme strutturali sul mercato delle locazioni”.
Il nodo centrale è il paradosso degli 8,5 milioni di immobili vuoti. Perché restano sfitti? La risposta risiede nell’insicurezza giuridica. “Secondo il Censis, l’82% dei proprietari non aff itta per paura di non riuscire a rientrare in possesso dell’immobile in caso di morosità. È qui che bisogna intervenire”, incalza il parlamentare. Per scardinare questa situazione, De Poli ha messo sul tavolo tre proposte legislative concrete. La prima riguarda il DDL 774 sulla riforma
L’ASSESSORE GEROSA: “PNRR IN VENETO: MISURA 6 SANITÀ, IL TRAGUARDO DEL 30 GIUGNO È VICINO, TEMPI RISPETTATI”
La Misura 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la sanità in Veneto è ormai sulla via del completamento, con l’obiettivo di essere pienamente operativa entro il 30 giugno 2026. A confermarlo è l’Assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, che ha recentemente ricevuto un aggiornamento sullo stato dei lavori da parte dei tecnici coinvolti nella realizzazione del progetto.
“Il rush finale verso la scadenza del 30 giugno sta dando risultati decisamente positivi, superando
le previsioni più ottimistiche,” ha dichiarato Gerosa. “Grazie a un intenso lavoro di squadra tra la Regione e le Aziende Sanitarie, siamo in grado di rispettare i tempi e completare la Misura 6 sanitaria, fondamentale per il potenziamento del sistema sanitario veneto”.
Il programma, che coinvolge numerose iniziative in tutta la regione, ha già registrato progressi significativi, come ha sottolineato l’assessore:
“Abbiamo visto dei dati molto positivi in quasi tutte le voci della Misura 6, con risultati che
rispecchiano gli impegni assunti dalla Giunta regionale, come il rafforzamento dei servizi territoriali, il miglioramento della connessione tra ospedale e territorio, e il sostegno alle categorie vulnerabili, inclusi i giovani”.
A livello operativo, la Regione Veneto ha completato la costruzione di 73 Case di Comunità e, a giugno, saranno attive ben 101 strutture, superando così l’obiettivo di 91 stabilito dal PNRR. Anche i lavori per gli Ospedali di Comunità sono in fase avanzata, con 29 strutture già completate, a fronte delle 30
degli sfratti: l’obiettivo è dimezzare i tempi di esecuzione (da 6 a 3 mesi) e concludere l’esecuzione forzata entro 4 mesi, prevedendo sanzioni per ogni giorno di ritardo. “Serve dare ai proprietari tempi certi, contrastare gli abusi e riportare sul mercato migliaia di immobili oggi inutilizzati”. Parallelamente, il DDL 828 punta a reintrodurre la cedolare secca al 21% sugli immobili commerciali per “contrastare la desertificazione delle nostre città e ridare vitalità ai centri storici”, mentre il DDL 775 mira a fare chiarezza sulla cedolare al 10%, legandola alla destinazione dell’immobile e non alla natura del contraente.
“La casa torni al centro della politica”, conclude De Poli. “Le politiche abitative richiedono visione e coraggio riformatore. Con queste proposte vogliamo offrire un contributo concreto: rimettere la casa al centro significa rimettere al centro le persone”.
previste. “Siamo sulla buona strada per completare il programma entro la fine di giugno, con una rete sanitaria più forte e preparata per aff rontare le sfide future,” ha concluso Gerosa.
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Antonio De Poli, senatore Udc
L’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa
LA FILIERA “4+2” RIDISEGNA LA SCUOLA TECNICO-PROFESSIONALE ITALIANA
C’ è una data che segna una discontinuità nella storia recente dell’istruzione italiana: settembre 2025. Da quell’anno scolastico, la filiera tecnologico-professionale cessa di essere un cantiere sperimentale e diventa parte integrante dell’ordinamento nazionale. Non più un progetto pilota riservato a istituti selezionati, ma un canale formativo strutturale disponibile in ogni scuola tecnica e professionale del paese. È la riforma comunemente identificata con la formula “4+2”, promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il nome sintetizza l’architettura del modello: quattro anni di percorso negli istituti tecnici e professionali, al termine dei quali lo studente consegue il diploma professionale, seguiti da due anni opzionali di specializzazione presso gli ITS Academy. Un percorso complessivo di sei anni pensato come un continuum coerente tra scuola, impresa e alta formazione tecnica.
Nel panorama della formazione professionale veneta, ENAIP Veneto occupa una posizione di primo piano. Ente accreditato dalla Regione Veneto, presente dal 1951 — quest’anno ricorre il 75° anniversario dalla fondazione — opera oggi attraverso 18 scuole di formazione professionale distribuite in tutte le province regionali. Ciò che rende la storia di ENAIP particolarmente rilevante nel contesto della riforma è che il modello ora codificato dalla legge — formazione quadriennale, coinvolgimento diretto delle imprese, alternanza strutturale tra aula e contesto lavorativo — è nei suoi tratti essenziali il modello che ENAIP pratica da anni nei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Questi si articolano in un triennio, al termine del quale lo studente consegue la qualifica professionale di 3° livello EQF riconosciuta in Italia e in Europa, e in un quarto anno che porta al diploma professionale di Tecnico
di 4° livello EQF. Con la riforma a regime, questo diploma consente l’accesso diretto alle ITS Academy, replicando la sequenza logica che la riforma intende generalizzare all’intero sistema.
L’offerta di ENAIP Veneto copre nove settori professionali: amministrazione, automotive, benessere, elettrico, informatico, meccanico, ristorazione, turismo e vendite. Per ciascun settore sono disponibili percorsi triennali per la qualifica
e percorsi di quarto anno per il diploma professionale. Enaip con l’approvazione della Regione Veneto ha avviato 27 corsi di 4 anni di Diploma Professionale di Tecnico per l’anno in corso, distribuiti tra tutte le province e attivati nelle sedi dell’ente. In sperimentazione della filiera 4+2 attualmente ha un secondo anno partito nel 2024/2025, 9 primi anni avviati nel 2025/2026 e prevede di avviare tra i 15 e i 22 corsi con questo modello.
Con l’entrata a regime della riforma, le scuole di formazione professionale accreditate — come quelle della rete ENAIP — non sono soggetti marginali rispetto alla filiera, ma ne costituiscono un nodo strategico. La legge prevede esplicitamente la possibilità per le regioni di integrare i percorsi IeFP nell’architettura della nuova filiera. Ad aprile 2026 i dati della fase sperimentale restituiscono un quadro in rapida espansione: le scuole aderenti sono passate da 180 a 396 in un solo anno (+120%), i percorsi attivati da 225 a 628 (+210%). Il Ministero ha stanziato 105 milioni di euro per i campus formativi. Per il Veneto, che ha fatto della formazione professionale tecnica duale un elemento identitario del proprio sistema produttivo, questi investimenti rappresentano un’opportunità concreta di valorizzare un patrimonio costruito da soggetti come ENAIP, che hanno anticipato nella pratica quotidiana ciò che la riforma ora eleva a modello nazionale
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Modello veneto: funziona davvero? E’ scontro in Consiglio Regionale
Il clima si è fatto se possibile ancora più rovente quando il dibattito ha toccato l’autonomia, il vessillo storico della giunta. Il Presidente Alberto Stefani ha rivendicato con orgoglio il percorso intrapreso, definendo l’autonomia come una “moltiplicazione di libertà” che porterà risposte rapide e concrete ai territori. Una visione che però è stata attaccata da due lati opposti. Davide Lovat, per Resistere Veneto, ha gelato l’entusiasmo della maggioranza parlando di un “vicolo cieco a zero risorse”, una scatola vuota che lascerebbe
il Veneto ancora schiavo della burocrazia romana. Dall’altra parte, le minoranze di centrosinistra hanno ammonito sui rischi di una frammentazione dei diritti essenziali, paventando un Veneto a due velocità dove chi vive nelle valli bellunesi o nel Polesine rischia di diventare un cittadino di serie B. Non meno acceso è stato il confronto sulla sicurezza e il welfare. Stefano Valdegamberi ha lanciato una provocazione che ha fatto saltare sulla sedia diversi consiglieri, proponendo di responsabilizzare i genitori
per i reati dei figli minorenni, arrivando a ipotizzare la revoca dei benefici regionali per le famiglie inadempienti. “Il welfare non può finanziare chi non educa”, ha tuonato in aula. La risposta è arrivata immediata dalle opposizioni, che hanno definito la proposta “punitiva e miope”, sostenendo che il disagio sociale si cura con gli educatori di strada e i centri di aggregazione, non togliendo il pane di bocca a chi è già in diff icoltà. A chiudere il cerchio delle tensioni è intervenuta Elisa De Berti, che ha riportato l’attenzione
sulla gestione delle case popolari. Con un tono che non ammette repliche, ha ribadito la linea dura della Giunta: “La legalità non è un optional. Chi occupa abusivamente deve sapere che il Veneto non è terra di nessuno. Le case ERP vanno a chi rispetta le regole e sta in graduatoria, punto”. Un botta e risposta infinito che dimostra come, anche senza il bilancio da votare, la politica veneta del 2026 sia tutt’altro che una palude stanziale, ma un fiume in piena pronto a esondare a ogni seduta.
Abbiamo incontrato l’assessore regionale allo sviluppo economico, Massimo Bitonci per approfondire la strategia della Regione Veneto per la sicurezza energetica. Il bilancio di previsione 2026 sembra tracciare una rotta molto definita: in che modo sosterrete la crescita attraverso l’energia e l’innovazione? Il bilancio 2026 è guidato da una linea chiarissima: sostenere il sistema produttivo veneto attraverso l’innovazione, l’energia, l’accesso al credito e la valorizzazione dell’imprenditorialità. Lo facciamo con strumenti concreti e risorse mirate. Abbiamo approvato il bilancio e i relativi collegati includendo una serie di misure, tra cui un ordine del giorno della maggioranza nato da un mio suggerimento, che indica con precisione il nostro progetto energetico. Il punto focale sono le concessioni idroelettriche, sia le grandi che le medie derivazioni, che scadranno nel 2029. Da decenni queste concessioni sono condotte direttamente da ENEL, che ne gestisce il 70% in Veneto.
TRA IMPRESE E UNIVERSITÀ
Una situazione cdiversa rispetto ad altre realtà. Qual è l’iniziativa che state lanciando insieme al Friuli
Venezia Giulia?
Esatto, la nostra situazione è differente da quella delle province autonome. In Trentino-Alto Adige, ad esempio, la società Dolomiti Energia è interamente di proprietà pubblica dei comuni di Trento, Rovereto e della Provincia. Per questo, insieme al Friuli Venezia Giulia, stiamo lanciando un’iniziativa per arrivare pronti al 2029 con l’obiettivo di lavorare sulla vera autonomia energetica del Veneto. Vogliamo che queste concessioni vadano “in house”, affidate a una realtà partecipata dalla Regione e dalla Provincia di Belluno, dove si trovano fisicamente gli impianti. Quali saranno i vantaggi per il territorio?
Siamo fortemente convinti, e i numeri di altre realtà lo confermano, che l’idroelettrico garantisca una forte marginalità. Vogliamo che queste risorse rimangano a casa nostra, ai veneti e alle aziende venete. Gestire internamente significa poter ribaltare il vantaggio economico
prodotto sul territorio direttamente alla Provincia di Belluno, alla Regione, alle imprese e ai cittadini. Il percorso è lungo, ma vogliamo essere prontissimi per la scadenza del 2029.
Restando sul fronte energetico, stiamo vivendo un momento drammatico. Quanto è importante, in questa fase, investire sulle energie rinnovabili? È fondamentale. Attualmente il Veneto produce 1,7 gigawatt da fonti rinnovabili, ma l’obiettivo che l’Europa ci pone per il 2030 è di 5,8 gigawatt. È un percorso complesso, ma stiamo per approvare in giunta una delibera sulle “zone idonee” e sulle “zone di accelerazione”. L’idea è la massima semplificazione: togliamo burocrazia per l’installazione di pannelli fotovoltaici nelle zone dove il consumo di suolo è zero, come aree industriali, autostradali e cave. In questi luoghi la Regione si farà carico della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), eliminando la necessità della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per i singoli interventi. È una spinta fortissima alla realizzazione
di impianti rinnovabili su capannoni e insediamenti produttivi esistenti. Passiamo all’innovazione: nel 2026 sono previsti circa 760.000 euro complessivi per sostenere il sistema regionale?
In realtà le risorse sono anche maggiori. Bisogna capire che la Regione Veneto, non applicando l’addizionale regionale, utilizza prevalentemente i fondi di coesione per gli incentivi alle imprese e per il sociale. Recentemente abbiamo approvato un bando da 3 milioni di euro per le startup innovative, lavorando insieme ai rettori delle università venete e dello IUAV. Abbiamo fatto una scelta precisa: dare
priorità alle aziende che assumono o impiegano ricercatori, stagisti universitari e neolaureati. Vogliamo incentivare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa, spingendo aff inché i ragazzi possano fare stage qualificati. Questo approccio riguarda anche altri settori, come l’imprenditoria femminile?
Certamente. Abbiamo confermato il bando per l’imprenditoria femminile anche per quest’anno, con altri 3 milioni di euro. Solitamente era una misura alternata ogni due anni, ma ho voluto fortemente rifinanziarla perché, a fronte di un aumento generale delle partite IVA in Veneto, il settore femminile ha registrato un lieve calo. Dobbiamo incentivare i settori più deboli per contribuire alla parità di opportunità. Complessivamente, tra startup innovative e attrazione degli investimenti, abbiamo messo in campo quasi 50 milioni di euro, senza contare gli strumenti finanziari di Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione a favore delle nostre imprese.
Segue
La
città scaligera protagonista della Wings for Life
World Run
Uglobale a sostegno della ricerca sulle lesioni del midollo spinale. In contemporanea mondiale, alle 13.00, centinaia di migliaia di partecipanti si sono messi in movimento in diversi Paesi, uniti dall’obiettivo comune di contribuire al progresso scientifico.
DESPAR NORD IN CORSA A VERONA CON OLTRE 2.000 COLLEGHE E COLLEGHI
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Tra le città italiane protagoniste dell’edizione 2026, Verona è stata l’unica tappa veneta, affiancando altre App Run ufficiali come Roma, Milano, Palermo e Aosta. All’evento veronese hanno preso parte moltissime persone tra runner, camminatori e partecipanti in sedia a rotelle, in un contesto caratterizzato da inclusione e partecipazione diffusa.
A segnare in modo particolare l’appuntamento veronese è stata
Spinale dell’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento, a testimonianza del legame tra la manifestazione e la ricerca medico-scientifica.
La particolarità della corsa è il suo format: non esiste un tra-
della solidarietà”?
Anche quest’anno abbiamo scelto con entusiasmo di rinnovare questo impegno, coinvolgendo ancora una volta le nostre quasi 10.000 persone e sostenendo interamente il costo della loro iscrizione. La straordinaria adesione dei nostri collaboratori e delle nostre collaboratrici è il segno concreto del forte senso di responsabilità, appartenenza e comunità che ci unisce. Correre o camminare insieme, in contemporanea con il resto del mondo, per chi non può farlo, rappresenta per noi molto più di una partecipazione sportiva: è un gesto semplice, ma dal significato
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guardo fisso, ma una “Catcher Car” virtuale che parte trenta minuti dopo il via e raggiunge progressivamente i partecipanti, segnando la conclusione della prova per ciascuno.
delle persone e lo spirito di squadra siano elementi fondamentali del nostro modo di fare impresa. Iniziative come la Wings for Life World Run ci permettono di trasformare questi valori in un’esperienza concreta e condivisa, creando occasioni autentiche di incontro, conoscenza e relazione tra migliaia di colleghi e colleghe provenienti da territori diversi. Ritrovarsi insieme per una causa così importante rafforza il senso di appartenenza e ci ricorda che, anche attraverso piccoli gesti, possiamo contribuire a qualcosa di più grande. Sono momenti che consolidano il legame tra le persone e danno ancora più valore al
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Con i nostri progetti CSR vogliamo essere concretamente vicini alle comunità dei territori in cui operiamo, generando valore non solo economico, ma anche sociale. Questa iniziativa ci consente di sostenere la ricerca scientifica e, allo stesso tempo, di coinvolgere attivamente le nostre persone in un’esperienza che traduce in azione valori come partecipazione, collaborazione, inclusione e solidarietà. Per noi fare impresa significa anche questo: mettere al centro le persone, promuovere il loro benessere e contribuire, insieme, a costruire un impatto positivo e duraturo sulle comunità.
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In Veneto sarà realizzato quello che viene definito il primo laboratorio al mondo interamente dedicato alle politiche per l’invecchiamento attivo. L’obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento internazionale per migliorare la qualità della vita delle persone, promuovere stili di vita più sani, stimolare le attività cognitive e mettere in campo azioni di prevenzione.
L’annuncio è arrivato a Venezia al termine di un incontro con la rappresentanza dell’Organizzazione mondiale della sanità. A comunicarlo è il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha sottolineato come il progetto possa attirare ricercatori e specialisti da diversi Paesi, oltre a rafforzare il ruolo della regione in un settore considerato sempre più centrale.
Secondo quanto spiegato, il laboratorio potrebbe diventare anche una leva per ottenere maggiori risorse e per sviluppare nuove competenze nel campo delle politiche sociali e sanitarie. L’idea è quella di fare del Veneto un punto di riferimento nello studio delle trasformazioni legate all’aumento
della longevità e all’invecchiamento della popolazione. Il tema, infatti, è già oggi al centro dell’attenzione delle istituzioni regionali. Tra meno di vent’anni, oltre un terzo della popolazione avrà più di 65 anni, e la crescita delle malattie croniche e della popolazione anziana rappresenta una delle principali sfide future. L’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, ha definito l’invecchiamento attivo una sfida ormai inevitabile. Ha ricordato come in Veneto sia già in corso da anni una strategia per ridurre i fattori di rischio e promuovere comportamenti più sani in tutte le fasce d’età e nei diversi contesti di vita. Secondo Gerosa, la presenza di un centro internazionale in regione potrà avere un impatto significativo sulla tenuta del sistema sanitario. L’obiettivo è anche quello di valutare come l’aumento dell’età media della popolazione, l’introduzione di nuove tecnologie e la sostenibilità dei costi possano influire su un sistema sanitario pubblico e accessibile, individuando soluzioni adeguate.
In Veneto nascerà il primo laboratorio mondiale dedicato all’invecchiamento attivo
Centri Sollievo, una rete in espansione che rafforza assistenza e vicinanza alle famiglie
Una rete che si estende, si consolida e diventa sempre più punto di riferimento per pazienti e famiglie alle prese con le malattie neurodegenerative. I Centri Sollievo dell’Ulss 2 Marca trevigiana chiudono il 2025 con numeri in crescita e un impatto sociale sempre più evidente sul territorio. Sono oltre 880 le persone accolte nell’ultimo anno e quasi 5.000 le giornate complessive di accoglienza, a testimonianza di un servizio che non si limita all’assistenza, ma costruisce relazioni e continuità nella vita quotidiana delle famiglie coinvolte. I Centri attivi sono 55, di cui 49 dedicati all’Alzheimer e 6 al Parkinson. Un sistema che ha saputo rafforzarsi nel tempo e che oggi registra risultati significativi: 886 ospiti seguiti, 518 familiari supportati, 933 volontari impegnati e 1.232 giovani coinvolti in attività intergenerazionali. Particolarmente rilevante la crescita delle giornate di accoglienza, salite a 4.905, con un incremento superiore al 19% rispetto all’anno precedente. Un aumento che si traduce concretamente in più ore di sollievo per le famiglie e in maggiori opportunità di socialità e stimolo per le persone fragili. “I Centri Sollievo rappresentano molto più di un servizio assistenziale”, spiega la direttrice dei Servizi
socio sanitari Simona Sforzin. “Sono luoghi sicuri e accoglienti in cui le persone con decadimento cognitivo o Parkinson possono mantenere attive le proprie capacità e continuare a sentirsi parte della comunità. Parallelamente, offrono un sostegno concreto ai familiari, contribuendo a ridurre isolamento e solitudine”. Alla base del modello c’è una forte integrazione tra istituzioni e territorio. Comuni, associazioni di volontariato ed enti educativi collaborano in una logica di coprogettazione, costruendo risposte flessibili e calibrate sulle esigenze delle singole comunità. Determinante il ruolo dei volontari, definiti come la vera anima del progetto: la loro presenza quotidiana, fatta di ascolto e relazione, consente di trasformare la fragilità in un’esperienza condivisa, preservando dignità e identità anche nelle fasi più difficili della malattia. La partecipazione ai Centri Sollievo è gratuita e non vincolata al territorio di residenza. L’accesso avviene tramite valutazione del Centro Disturbi Cognitivi e Demenze per i casi di decadimento cognitivo lieve o medio, oppure tramite l’Unità operativa di Neurologia per i pazienti con Parkinson che non necessitano di assistenza sanitaria prevalente.
Il nuovo modello organizzativo, degenze ridotte a una sola notte e maggiore integrazione tra reparti per trattare fratture vertebrali
Al Ca’ Foncello parte la neuroradiologia interventistica
spinale con tre posti letto dedicati in Week Surgery
All’ospedale Ca’ Foncello prende forma un nuovo modello assistenziale per la cura delle patologie vertebrali, che punta a garantire massima efficacia clinica con il minimo impatto sulla vita del paziente. La novità nasce dalla collaborazione tra la Neuroradiologia Interventistica
Spinale e la Week Surgery e introduce una gestione dedicata con tre posti letto riservati ai ricoveri brevi.
Il servizio, attivo a meno di un anno dall’istituzione dell’unità diretta dal dottor Altin Stafa, è pensato per pazienti sottoposti a trattamenti mini-invasivi che richiedono una sola notte di osservazione in ospedale. Tra questi rientrano soprattutto interventi di vertebroplastica, eseguiti in una finestra operativa concentrata tra giovedì e venerdì, con dimissioni rapide e un recupero più veloce.
La gestione dei posti letto è affidata alla Week Surgery guidata dal dottor Davide Pozzobon, che sottolinea come il nuovo assetto consenta di coniugare alta specializzazione e sostenibilità del sistema, mantenendo il paziente al centro del percorso di cura.
letto e una migliore organizzazione complessiva dei reparti chirurgici.
I tre posti letto saranno destinati a pazienti con fratture vertebrali osteoporotiche, in costante aumento, ma anche a fratture legate a metastasi o a traumi sportivi, frequenti in discipline come sci, motociclismo e deltaplano. Le tecniche utilizzate includono
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Il dottor Stafa evidenzia come la disponibilità di posti dedicati rappresenti un cambiamento significativo per i casi più complessi, che dopo il trattamento necessitano di un breve ricovero. Il percorso, spiega, nasce da una stretta integrazione con la Neurochirurgia e con la Neurochirurgia Vertebrale, fondamentali nella selezione dei pazienti. Finora questi ultimi venivano temporaneamente collocati in area neurochirurgica, mentre ora possono contare su un percorso più strutturato e mirato.
Il nuovo modello organizzativo consente così di affiancare alla degenza ordinaria e al day hospital anche una forma di ricovero breve, con un uso più efficiente dei posti
Ulss 2 accorcia
le
impianti vertebrali di ultima generazione, termoablazioni mirate per il controllo del dolore e delle lesioni metastatiche, oltre a procedure consolidate come vertebroplastica e cifoplastica a palloncino. L’obiettivo è ridurre l’invasività degli interventi, limitare le complicanze e accorciare sensibilmente i tempi di degenza, favorendo un ritorno più rapido alla quotidianità.
distanze con i cittadini: attivato il nuovo canale WhatsApp
Il servizio, rivolto a cittadini e dipendenti, offre aggiornamenti su servizi, prevenzione, orari e avvisi utili con comunicazioni rapide e fino a due messaggi al giorno senza notifiche invasive
Più vicina ai cittadini e sempre più orientata alla comunicazione immediata. L’Ulss 2 Marca Trevigiana ha attivato un nuovo canale WhatsApp pensato per rendere più semplice e veloce l’accesso alle informazioni sanitarie, con aggiornamenti in tempo reale su servizi, percorsi di cura e novità dell’azienda.
L’iniziativa si rivolge sia agli utenti che al personale sanitario e amministrativo, con l’obiettivo di creare un filo diretto digitale per diffondere notizie utili e pratiche. Attraverso il canale sarà possibile ricevere aggiornamenti su campagne di prevenzione, variazioni di orario, aperture straordinarie e informazioni sui servizi, con un massimo di due messaggi al giorno per evitare sovraccarichi comunicativi. Lo strumento scelto non funziona come una chat di gruppo, ma come un canale informativo unidirezionale: solo gli amministratori possono pubblicare contenuti, mentre gli iscritti possono semplicemente visualizzarli e reagire. I messaggi restano disponibili per 30 giorni, garantendo così una consultazione sempre aggiornata ma ordinata.
Grande attenzione è stata riservata anche alla privacy. Il numero di telefono e l’immagine del profilo degli utenti non sono visibili né agli amministratori né agli altri iscritti, assicurando un utilizzo sicuro e riservato dello strumento.
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