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laPiazza del Camposampierese Ovest - Febb26

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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

Filippo la rotta della saranno in

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

SULLE PERSONE SOLE

Nel camposampierese la fragilità non è solo economica: cresce il rischio di esclusione tra minori senza adeguato sostegno familiare

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Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

VILLANOVA INVESTE SUL FUTURO: SICUREZZA E NUOVI SPAZI PUBBLICI

Tra fondi comunali, Pnrr e nuovi progetti, l’amministrazione rafforza il proprio impegno inaugurando anche la prima area di sgambamento cani

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

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Oltre le sbarre del silenzio

CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Trent’anni di musica per celebrare la vita

Grandi emozioni e grande partecipazione al Teatro Parrocchiale di Santa Giustina in Colle in occasione della 30esima edizione del Concerto per la Giornata della Vita, appuntamento ormai storico per il territorio. Davanti a un pubblico numeroso, che ha riempito ogni posto disponibile, la serata ha confermato il valore di un’iniziativa capace di unire qualità artistica, impegno educativo e dimensione solidale. Protagonista sul palco l’Orchestra Giovanile Agimus, diretta dal maestro Giancarlo Valerio, che ha offerto un’esecuzione intensa e curata, mettendo in luce il lavoro svolto con i giovani musicisti nel corso dell’anno. Accanto all’orchestra, la Scuola di Danza A.S.D. L’Etoile, guidata dal maestro Stefania Marchioro, ha arricchito il concerto con interventi coreografici eleganti e coinvolgenti, capaci di dialogare con la musica in modo armonico. A completare il programma, il Quinsestetto di Ottoni O.F.V., diretto dal maestro Thomas Vedovato, che ha portato sul palco energia e precisione interpretativa. Nel corso della serata, il parroco don Claudio, il sindaco Moreno Giacomazzi e gli assessori Ornella De Santi e Massimo Cavinato hanno sottolineato il significato di un traguardo importante: trent’anni di continuità, varietà di proposte e attenzione alla qualità artistica. Un percorso che ha saputo rinnovarsi nel tempo, mantenendo al centro la musica come strumento di crescita, incontro e condivisione. Il Concerto per la Giornata della Vita si conferma così non solo come evento musicale, ma come momento collettivo capace di coinvolgere generazioni diverse e di trasmettere un messaggio positivo, in cui l’arte diventa occasione per celebrare la vita e rafforzare il senso di comunità. Una serata intensa, accolta da lunghi applausi, che ha ribadito il valore culturale e umano di un appuntamento ormai entrato nel cuore del pubblico.

Un concerto partecipato che ha unito giovani talenti e solidarietà

Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.

del Camposampierese

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Pedalare insieme per crescere: lo sport come spazio di comunità e partecipazione

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ltre sessanta persone hanno partecipato all’incontro per il tesseramento 2026 di Mtb Gravel Campodarsego. Un appuntamento annuale che, per l’associazione sportiva dilettantistica di Campodarsego, rappresenta non solo un passaggio organizzativo, ma anche un momento di confronto e condivisione tra soci. Mtb Gravel Campodarsego riunisce appas-

gruppo, che ha presentato il corso BLSD in programma per febbraio. Si tratta di un corso di primo soccorso che insegna come intervenire in situazioni di emergenza, in particolare in caso di arresto cardiaco, attraverso le manovre di rianimazione e l’utilizzo del defibrillatore. Un’iniziativa concreta, pensata per rendere le uscite di gruppo più sicure, che ha raccolto subi-

sionati di ciclismo amatoriale, in particolare mountain bike e gravel, e da quindici anni organizza uscite di gruppo ed eventi non competitivi sul territorio, promuovendo uno sport accessibile, attento alla sicurezza e alla dimensione della socialità. La serata ha confermato questa identità, con una sala gremita e un clima di partecipazione diffusa.

Ad aprire l’incontro è stato l’intervento di Salvatore Noto, medico-chirurgo e socio del

to un’ampia adesione, con oltre venti iscritti. Durante la serata è stato poi illustrato il tesseramento 2026, che avverrà tramite una piattaforma digitale e con tessera ASI, scelta per le attività ciclistiche amatoriali. Un passaggio necessario per consentire all’associazione di continuare a operare in modo strutturato, organizzando uscite ed eventi nel rispetto delle regole.

Lo sguardo si è quindi spostato sul 2026, con la conferma della partecipazione al Criterium

Veneto, un circuito regionale di eventi ciclistici amatoriali che privilegia la partecipazione e lo spirito di gruppo rispetto alla competizione. Alla serata ha partecipato anche ASD Team RDB Cycling, realtà attiva nel ciclismo amatoriale e gravel, che ha presentato Gravelhombre, una pedalata organizzata e non competitiva, pensata per pedalare insieme su strade bianche

e sterrati, senza classifiche né cronometro, mettendo al centro l’esperienza condivisa. Un momento particolarmente sentito è stato il ringraziamento del direttivo di MIVAO – Vado di Corsa, che ha riconosciuto il contributo dei volontari di Mtb Gravel Campodarsego nella gestione della sicurezza delle proprie manifestazioni, rinnovando la collaborazione anche per il 2026.

La serata si è chiusa con un racconto dell’anno 2025 attraverso immagini e testimonianze di chi, grazie al gruppo, ha superato i propri limiti. Un lungo applauso ha salutato volontari e collaboratori, cuore silenzioso di un’associazione che continua a crescere, unita dalla passione per lo sport e dal valore dello stare insieme.

Quando il calcio diventa disobbedienza

Si è svolto, al Teatro Aurora, lo spettacolo Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce, portando sul palco una storia poco conosciuta ma di grande forza civile, capace di intrecciare teatro, sport e memoria storica. La serata ha registrato una partecipazione numerosa e attenta, confermando l’interesse del pubblico per una proposta culturale capace di unire intrattenimento e riflessione. In scena Rossana Mola, Federica Fabiani e Rita Pelusio, protagoniste di un racconto intenso e coinvolgente, tratto dal romanzo di Federica Seneghini e dai saggi storici di Marco Giani. La regia di Laura Curino, con la collaborazione artistica di Marco Rampoldi, ha guidato lo spettacolo con uno sguardo sensibile e rigoroso, capace di alternare ironia e profondità. L’adattamento drammaturgico, firmato da Domenico Ferrari con la collaborazione della stessa Curino e di Rita Pelusio, ha restituito una narrazione agile, efficace e fortemente attuale. La narrazione si concen-

tra sul 1932, decimo anno dell’era fascista, quando a Milano un gruppo di ragazze decide, quasi per gioco e per sfida, di fondare una squadra di calcio femminile. Da quell’idea nasce il GFC, Gruppo Femminile Calcistico, la prima squadra di calcio femminile italiana, che in breve tempo riesce a coinvolgere decine di atlete. In un primo momento l’iniziativa viene tollerata dagli organi federali, che consentono allenamenti e attività, ma ben presto l’esperienza viene ostacolata da restrizioni sempre più pesanti, fino a scontrarsi con un sistema che non riconosce alle donne il diritto di occupare lo

spazio sportivo e pubblico. Attraverso un linguaggio leggero, spesso ironico ma mai superficiale, Giovinette ha mostrato come la passione per lo sport possa trasformarsi in un atto di resistenza e di affermazione dei diritti. Una storia del passato che ha saputo parlare al presente, mettendo in luce quanto certi pregiudizi siano duri a morire e come la conquista della libertà passi anche attraverso luoghi apparentemente inattesi, come un campo di calcio. “Le Giovinette” ha conquistato il pubblico con una rappresentazione intensa, attuale e profondamente coinvolgente. Una serata di grande teatro, fatta di emozioni, riflessione e applausi sinceri, che ha confermato la forza e la qualità della rassegna Palcoscenico 35011. Al termine dello spettacolo, il Sindaco e l’Amministrazione Comunale hanno ringraziato la compagnia per lo splendido lavoro sul palco e il pubblico presente per l’energia e la partecipazione dimostrata. (el.s.)

Elena Scapin

Focus povertà/1. Le fragilità economiche si riflettono sull’accesso ai percorsi di supporto

Villanova, il doposcuola che allarga gli spazi per non lasciare indietro nessuno

N on è solo un servizio pomeridiano. È una risposta sociale. A Villanova di Camposampiero il progetto “Doposcuola di Più – La famiglia al centro Tomasoni”, attivo da nove anni, si prepara all’anno scolastico con un ampliamento che parla chiaramente alle famiglie, soprattutto a quelle più fragili. Dietro il titolo c’è una scelta politica e comunitaria: mettere davvero la famiglia al centro. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Amministrazione comunale, Istituto Comprensivo, associazioni del territorio e realtà imprenditoriali locali. Una rete che non è formale, ma operativa. E in un tempo in cui la povertà educativa corre parallela a quella economica, non è un dettaglio. La novità più evidente riguarda le sedi. Il doposcuola “Di Più” si sposterà alla

scuola media di Villanova: aule più ampie, mensa con maggiore capienza, palestra a disposizione, grande giardino esterno. Tradotto: meno spostamenti per le famiglie, meno tempi morti, più sicurezza. Il doposcuola specialistico per DSA e BES sarà invece ospitato al Centro Tomasoni. Qui il servizio cresce, con piccoli gruppi (rapporto 1:3), personale specializzato – psicologi, educatori, pedagogisti, strumenti compensativi personalizzati e lavoro di rete con scuola, Ulss e famiglie. In un territorio dove sempre più genitori faticano a sostenere privatamente percorsi specialistici, l’integrazione tra doposcuola ordinario e specialistico diventa una forma concreta di equità. Il servizio copre l’intero pomeriggio: dall’arrivo dopo scuola al pranzo, dall’aiuto compiti ai la-

boratori, fino all’uscita alle 18. È previsto anche un servizio prescuola alla primaria di Murelle, dalle 7.30 alle 8, pensato esplicitamente per la conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Non mancano il trasporto personalizzato – con pulmino o auto su richiesta – e il pedibus per i bambini delle elementari di Villanova, oltre al pullman gratuito per gli alunni di Murelle. Piccoli tasselli che, sommati, alleggeriscono il carico organizzativo ed economico delle famiglie. La quota di iscrizione annuale è di 25 euro, le tariffe mensili variano in base ai giorni di frequenza (da 110 a 160 euro, escluso il pasto), con sconti per fratelli. Per i non residenti sono previsti piccoli incrementi. Il doposcuola specialistico e i servizi per l’età evolutiva prevedono invece un preventivo personaliz-

zato dopo colloquio con la coordinatrice. Non sono cifre simboliche, ma nemmeno fuori mercato. E in un momento in cui molte famiglie si trovano a scegliere tra lavoro e presenza a casa, tra sostegno scolastico e bilancio domestico, un servizio strutturato e territoriale può fare la differenza. Il progetto punta esplicitamente al benessere di bambini e ragazzi. Lavoro in sinergia tra coordinatore, tutor, scuola e genitori; strategie condivise; controllo dei registri elettronici; preparazione a verifiche e interrogazioni; inserimento nei gruppi per età e bisogni. Non un parcheggio pomeridiano, ma un presidio educativo. E poi i servizi per l’età evolutiva: valutazioni degli apprendimenti, potenziamento del metodo di studio, psicoterapia, logopedia, educativa domiciliare e scolasti-

La rete dei 28 comuni per intervenire prima che la crisi diventi cronica

Un numero attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette, per intercettare le emergenze sociali prima che diventino cronicità. Nell’Ambito territoriale sociale – che riunisce i 28 Comuni del Distretto 4 dell’ULSS 6 Euganea – prende forma il nuovo Pronto Intervento Sociale (PIS), servizio previsto nell’ambito dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, introdotti dalla legge 328/2000 e rilanciati dal Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021–2023, confermati anche per il triennio 2024–2026. L’obiettivo è chiaro: garantire una risposta immediata e qualificata alle situazioni di crisi e di disa-

gio acuto. Il servizio sarà operativo h24 per affrontare casi complessi e improvvisi: donne vittime di violenza, minori in condizioni di grave rischio o abbandono, famiglie rimaste senza casa a seguito di calamità naturali, persone fragili prive di riferimenti e sostegno. Il PIS funzionerà come una centrale operativa territoriale, capace di coordinare in tempo reale forze dell’ordine, servizi sociali comunali ed enti del Terzo settore. Non solo intervento nell’urgenza, ma anche lettura del territorio: tra le funzioni previste ci sono la mappatura delle vulnerabilità emergenti, l’analisi delle risorse disponibili e

l’attivazione di percorsi di presa in carico strutturati, con l’invio ai servizi competenti per avviare progetti di inclusione e tutela. Cuore del sistema sarà una struttura organizzativa attiva giorno e notte, fondata su protocolli condivisi e su procedure operative comuni ai 28 Comuni dell’ambito. È prevista una valutazione immediata dei rischi e dei bisogni della persona o del nucleo coinvolto, l’attivazione delle risorse necessarie per la messa in sicurezza e un sistema informativo dedicato per monitorare ogni fase dell’intervento, garantendo tracciabilità e continuità. A gennaio si è conclusa la fase di co-progettazio-

ne con un gruppo di cooperative del territorio. Una volta ultimate le attività preparatorie, il Pronto Intervento Sociale sarà attivato in modo uniforme su tutto l’Ambito ,

ca, gruppo adolescenti. Un’offerta che intercetta bisogni sempre più diffusi e che, senza una rete territoriale, rischierebbero di restare invisibili.

In questi anni si è parlato molto di povertà economica. Meno di quella educativa. Eppure sono due facce della stessa medaglia. Dove mancano strumenti, supporto e tempo, cresce il rischio di dispersione, isolamento, disuguaglianza. Il “Doposcuola di Più” prova a intervenire prima che il disagio diventi esclusione. Non risolve tutto, ma costruisce un contesto: spazi adeguati, adulti competenti, rete istituzionale, costi calibrati. Cresce, soprattutto, l’idea che nessun bambino debba restare indietro perché la sua famiglia non ce la fa da sola.

con l’obiettivo di rafforzare la rete di protezione sociale e assicurare a ogni cittadino una risposta tempestiva nei momenti di maggiore fragilità. (s.b.)

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Focus povertà/2. Bisogni invisibili e fragilità crescente

Housing First e Stazione di Posta per ricostruire vite nel Camposampierese

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el Camposampierese la povertà non ha più un solo volto. È fatta di persone che hanno perso il lavoro, di nuclei familiari scivolati in una fragilità improvvisa, di uomini e donne rimasti senza casa. A loro si rivolge il progetto “Housing First”, finanziato con 710 mila euro nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 5 – Componente 2 – Investimento 1.3 dedicato all’housing temporaneo. L’obiettivo è chiaro: partire dalla casa per ricostruire tutto il resto. Non un dormitorio, ma quattro alloggi temporanei pensati per offrire stabilità e dignità a persone senza dimora o in grave marginalità abitativa. Appartamenti di circa 40 metri quadrati, completamente arredati e dotati di cucina attrezzata, con soggiorno-pranzo, camera, bagno e ripostiglio. Tre unità possono accogliere fino a due adulti e un minore; una, al piano terra, è strutturata per ospitare due adulti e due minori. Il target minimo fissato dal progetto era di 10 beneficiari. Ad oggi le persone accolte sono già 11. Un dato che racconta non solo il bisogno presente sul territorio, ma anche la capacità di attivare risposte concrete. Il cuore dell’intervento, però, non è solo l’alloggio. Accanto alla soluzione abitativa si muove un’equipe multidisciplinare che accompagna ciascun beneficiario in un percorso personalizzato verso l’autonomia. I progetti individuali comprendono integrazione sociale, reinserimento lavorativo e ricerca di nuove soluzioni abitative stabili. Un lavoro di rete che punta a valorizzare le risorse personali e a costruire risultati duraturi, non interventi tampone. Il modello è quello della partecipazione attiva: chi entra negli alloggi non è semplice destinatario di assistenza, ma protagonista di un percorso di ricostruzione, mantenendo un rapporto costante con i servizi sociali di base. Fondamentale la collaborazione tra enti e territorio. L’UOS Attività Sociali Delegate dell’Ulss 6 Euganea si occupa della segnalazione dei potenziali beneficiari; il Centro Servizi A.M. Bonora ha messo

a disposizione gli appartamenti; il Gruppo R cura la presa in carico e l’accompagnamento. In un’area dove la fragilità abitativa è spesso invisibile ma crescente, “Housing First” rappresenta un cambio di paradigma: prima la casa, poi il resto. Perché senza un luogo sicuro in cui abitare, ogni progetto di autonomia rischia di restare incompiuto.

Ma la povertà non è più soltanto mancanza di reddito. È solitudine, fragilità amministrativa, difficoltà linguistiche, lavoro precario. Per intercettare questi bisogni, l’Ambito Territoriale Sociale VEN_15 ha attivato la “Stazione di Posta”, un nuovo servizio finanziato con 1 milione e 90 mila euro nell’ambito del PNRR dedicato all’housing temporaneo e alle stazioni di posta. Il progetto si rivolge a uomini e donne maggiorenni in condizione di marginalità sociale, offrendo non solo un sostegno materiale, ma un accompagnamento strutturato verso l’autonomia. Il target minimo fissato era di 88 beneficiari; ad oggi le persone raggiunte sono già 98. Un dato che restituisce la misura di un bisogno diffuso e in crescita. La “Stazione di Posta” nasce come punto di accesso integrato ai servizi. Qui si trovano ascolto e orientamento, ma anche supporto concreto nella gestione delle pratiche – digitali e cartacee – spesso ostaco-

lo insormontabile per chi vive ai margini. È previsto un servizio di consulenza economica familiare, laboratori formativi su bisogni emergenti, corsi di lingua italiana, orientamento al lavoro e avvio di tirocini formativi in collaborazione con i Centri per l’Impiego. Non manca il tutoraggio continuativo, con un monitoraggio delle azioni concordate, né un servizio di domiciliazione postale – il cosiddetto fermo posta – fondamentale per chi non ha una residenza e rischia di restare escluso da comunicazioni ufficiali, opportunità lavorative o percorsi di regolarizzazione. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Comune di Vigodarzere e il Gruppo R, all’interno di una rete territoriale che punta a mettere in connessione servizi sociali, istituzioni e Terzo settore. La logica non è quella dell’intervento episodico. Al centro c’è la costruzione di percorsi personalizzati, capaci di trasformare l’assistenza in accompagnamento e il bisogno in opportunità di ripartenza. In un territorio dove la marginalità assume forme nuove e spesso invisibili, la “Stazione di Posta” si propone come presidio stabile di inclusione, con l’obiettivo dichiarato di restituire autonomia e dignità a chi rischia di restare ai margini.

Si offrono alloggi temporanei e servizi integrati per riportare autonomia e dignità a oltre 100 persone

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San Giorgio delle Pertiche

Una nuova sede per la Protezione Civile

L a Protezione Civile di San Giorgio delle Pertiche avrà una nuova sede. Lo ha annunciato a metà gennaio l’amministrazione comunale dopo l’acquisizione di un capannone da un privato in via Lardona. “Una struttura ampia e funzionale - sottolinea una nota - pensata per migliorare l’organizzazione e la gestione delle emergenze, utilizzata anche per il deposito di attrezzature, locali per le riunioni e spazi per la formazione: un vero centro operativo. L’investimento complessivo è di circa 350 mila euro, con un contributo di 100 mila euro dalla Regione Veneto”. Entusiasta l’assessore al Patrimonio e alla Protezione Civile Andrea Carnio che ha dichiarato: “Quello di oggi è il compimento di una promessa, finalmente entriamo in pieno possesso della sede definitiva della Protezione Civile di San Giorgio delle Pertiche. È un impegno che questa amministrazione ha preso con convinzione e che oggi, con orgoglio, portiamo a termine. Per me, personalmente, è forse uno dei traguardi più emozionanti di questo mandato” ha proseguito Carnio.

“Un nuovo centro operativo fondamentale: qui ci saranno il magazzino per le attrezzature, gli spazi per le riunioni e, soprattutto, i luoghi per la formazione. Quando arriva l’emergenza, il tempo è il nemico numero uno. Avere una struttura efficiente ed organizzata significa essere pronti ed efficienti. Se dovesse succedere, i primi ad arrivare, i primi a tendere la mano a chi è in difficoltà, sono i nostri angeli gialli. Ma questa sede vuole essere anche un investimento per il futuro. Il mio augurio è che queste mura diventino un punto di riferimento e uno stimolo per i nostri giovani che guardassero a questo luogo con curiosità e ammirazione, decidendo di avvicinarsi al volontariato. Abbiamo bisogno di forze nuove e di entusiasmo. Grazie ai volontari, per tutto quello che fate e per quello che farete da oggi in questa nuova casa” ha chiosato l’assessore.

Soddisfatto anche il sindaco Daniele Canella che ha commentato: “Dopo quasi 25 anni dalla fondazione del nostro gruppo finalmente siamo fieri di poter avere questo immobile da destinare ai nostri volontari. Un acquisto importante che segna una svolta, un cambio

di passo, siamo sicuri che potrà essere un luogo speciale dedicato a tante attività di formazione, di crescita, di volontariato e, soprattutto, un edificio pronto per tutte le emergenze con una sala operativa ad hoc” ha concluso il primo cittadino. Il gruppo di PC di San Giorgio delle Pertiche è attivo da anni ed è composto da 35 volontari che si coordinano, come da normativa, con il Distretto PD2 e con gli altri volontari di PC dei comuni della Federazione del Camposampierese. Al momento l’edificio si presenta ancora grezzo e spoglio ma l’amministrazione pronostica che la struttura potrebbe essere operativa già entro quest’estate.

Verde e sicurezza idraulica, continua la manutenzione

Sono proseguiti anche durante il mese di gennaio i lavori pubblici programmati dall’amministrazione di San Giorgio delle Pertiche, in particolare in tema di verde pubblico e sulla sicurezza idraulica. A spiegare alla cittadinanza i dettagli degli interventi è l’assessore Andrea Carnio: “Continuano senza sosta i nostri interventi di escavazione e manutenzione dei fossi. Come da programma, stiamo lavorando per garantire la massima efficienza del reticolo idrografico locale. La sicurezza idraulica non è solo una questione di scavo, ma di prevenzione:

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assicurare il corretto deflusso delle acque significa proteggere le infrastrutture, le abitazioni e il territorio dai rischi del maltempo” ha puntualizzato Carnio. A fine gennaio sono poi iniziati i lavori di potatura, rotazione e, più in generale, cura del verde pubblico come ha illustrato ancora l’assessore: “Sono iniziati i lavori di potatura sul territorio comunale che fanno parte di un Piano Strategico Annuale basato su criteri di rotazione in base alle necessità. Gestiamo il patrimonio arboreo della nostra comunità per garantire salute alle piante e sicurezza a tutti noi. Gli interventi non coprono tutto il territorio contemporaneamente, ma seguiamo una rotazione ciclica basata sulle priorità. Ogni anno facciamo un censimento per individuare gli alberi che richiedono interventi urgenti (rami malati, interferenze con edifici o linee elettriche). Questi interventi sono stati programmati in questo periodo per rispettare il ciclo vitale delle piante e minimizzare l’impatto sulla fauna locale. I lavori potrebbero comportare temporanee modifiche alla viabilità o divieti di sosta nelle aree interessate. Ci scusiamo per il disagio, ma è un impegno necessario per un territorio più curato” ha concluso l’assessore. (a.b.)

Tecnologia,

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dell’audio passa dall’autenticità

La radio non è più soltanto una

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Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.

Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-

l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere

che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a

Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-

po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist

però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.

In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-

Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale.

La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.

Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world

Giovani. Edoardo Vicario eletto sindaco dei ragazzi con 110 voti

Debutta il nuovo Consiglio Comunale dei Ragazzi

C i sono il ballo di primavera, il progetto sulle api e quello per il verde. Sono alcune delle idee presentate da studenti e studentesse dell’Istituto Comprensivo Statale di San Giorgio delle Pertiche e Santa Giustina in Colle - Scuola secondaria di 1° grado Marco Polo (coadiuvati dalla Cooperativa La Bottega dei Ragazzi) contestualmente all’elezione del nuovo consiglio comunale dei ragazzi lo scorso dicembre. La votazione ha portato all’elezione a sindaco di Edoardo Vicario con 110 voti, seguito da Nicolò Mario con 55 preferenze che è diventato vicesindaco. La presentazione ufficiale alla cittadinanza si è svolta nella mattina di sabato 7 feb-

braio presso la sala consiliare del municipio. I rappresentanti istituzionali hanno ricordato che il Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze (CCRR) è un progetto di educazione civica che promuove la partecipazione attiva, il dialogo e la collaborazione tra studenti, scuola e territorio. È composto da studenti eletti ogni anno attraverso votazioni regolari nelle classi e si è da poco conclusa l’elezione del nuovo sindaco e dei progetti collegati. E proprio scorrendo la graduatoria dei progetti si può apprezzare non solo l’impegno ma anche la creatività e la sensibilità di ragazzi e ragazze in merito ad alcuni temi di grande attualità. A pri-

meggiare in termini di voti troviamo “Fashion week – Unità della moda” con 118 preferenze. “Vogliamo proporre, in primavera, una settimana fashion

Giornata della Memoria in ricordo di don Verzotto

Anche San Giorgio delle Pertiche ha ricordato, il 27 gennaio, la giornata della Memoria. Nel corso della cerimonia, alla presenza delle autorità civili, militari e delle scuole, è stata in particolare ricordata la figura di don Giorgio Verzotto, scomparso lo scorso anno, che aveva condiviso proprio con gli studenti e le studentesse delle scuole la sua esperienza durante la seconda

guerra mondiale. “La cerimonia si è svolta nel piazzale della Biblioteca, dove, nel portico è stata posta nel 2024 la targa dedicata agli Internati Militari Italiani di San Giorgio delle Pertiche, simbolo della memoria di chi rifiutò la collaborazione con il nazismo dopo l’8 settembre 1943” ha ricordato il sindaco Daniele Canella al termine della commemorazione. “Da qualche mese,

Etra contro lo spreco alimentare

Un anno di risultati concreti nella lotta allo spreco alimentare: 98 tonnellate di prodotti recuperati, 127.586 pasti equivalenti distribuiti, oltre 2,4 milioni di kg di CO risparmiati, quasi 2 milioni di metri cubi di acqua salvaguardati e 300 mila metri quadrati di suolo protetti. Sono i numeri del progetto “Fino all’ultima briciola”, promosso da ETRA S.p.A. Società Benefit con il sostegno del Consiglio di Bacino Brenta per i rifiuti. L’iniziativa, avviata un anno fa, ha creato una rete

nel porticato, abbiamo voluto realizzare anche il murales ‘Testimoni di memoria’ dell’artista Shife. L’opera rappresenta due mani che si passano idealmente il testimone – una di chi ha vissuto la deportazione, l’altra di un giovane – simboleggiando la catena viva della memoria che vogliamo continuare a stringere con i ragazzi e la comunità” ha concluso il sindaco. (a.b.)

in cui ogni giorno ci si veste a tema, per sentirci una scuola unita e creativa. Con questo progetto vorremmo promuovere l’unità che c’è tra di noi

anche se siamo tutti diversi. Vorremmo che dalla ricerca degli abiti o degli accessori necessari al tema delle varie giornate nascessero nuove amicizie e relazioni” scrivono i giovani. L’attenzione di studenti e studentesse è stata posta anche all’ambiente con il progetto “Bee happy”, un gioco di parole che rimanda al benessere delle api. Obiettivo dell’idea è quella di installare nel territorio del comune delle casette per le api, in collaborazione con la cooperativa “Il graticolato”, al fine di contribuire alla salvaguardia delle api e migliorare lo stato dell’ambiente e incrementare la flora.

che coinvolge 34 aziende donatrici, 33 enti no-profit e associazioni di volontariato e 19 comuni soci di ETRA. L’obiettivo è trasformare le eccedenze alimentari in risorse, generando benefici concreti sul piano ambientale, economico e sociale. Il progetto si inserisce nel contesto della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare. “Lo spreco alimentare è un problema etico e culturale” – sottolinea Flavio Frasson, presidente di ETRA – “che riflette mo-

delli di consumo eccessivi e scarsa consapevolezza del valore del cibo. Ridurre gli sprechi significa anche diminuire le emissioni di gas serra e contribuire all’obiettivo regionale dell’84% di raccolta differenziata entro il 2030”. (r.p.)

Dalla commemorazione alla consapevolezza: la memoria come responsabilità collettiva

L a memoria come educazione civica, responsabilità collettiva e dialogo con le nuove generazioni. È questo il filo conduttore di “Memoriae 2026”, progetto condiviso promosso dai Comuni del Camposampierese, che a Santa Giustina in Colle ha visto un coinvolgimento diretto e consapevole delle scuole del territorio in occasione delle iniziative dedicate al Giorno della Memoria. L’obiettivo è stato quello di superare una commemorazione puramente formale, per trasformare il ricordo in uno strumento di consapevolezza e crescita. “La memoria non è solo passato” – ha sottolineato l’Assessore alla Cultura e Istruzione Ornella De Santi – “ma un modo concreto per formare cittadini capaci di scegliere ogni giorno il rispetto, il dialogo e la responsabilità”. Un principio che ha guidato l’intero percorso, costruito come progetto culturale ed educativo rivolto in particolare ai più giovani.

Nel paese sono stati allestiti spazi simbolici per ricordare le vittime della deportazione nazifascista: sa-

gome che evocano i deportati dell’Olocausto, accompagnate da pannelli grafici ispirati alle pietre d’inciampo. I materiali sono stati realizzati dagli studenti della scuola secondaria di primo grado J. F. Kennedy e arricchiti dai lavori di tutte le classi, frutto di riflessioni condivise sul tema delle differenze e del rifiuto di ogni forma di violenza. “Abbiamo voluto che fossero i ragazzi a lasciare un segno visibile nel territorio” – ha spiegato De Santi – perché la memoria diventa davvero viva quando passa attraverso il loro sguardo. Momento centrale del percorso è stato il reading teatrale “Ultimo cielo di aprile – Voci dall’Eccidio”, dedicato all’ottantesimo anniversario dell’eccidio del 27 aprile 1945, uno degli episodi più dolorosi della storia locale. Negli ultimi giorni del secondo conflitto mondiale, una ventina di cittadini furono uccisi sul sagrato della chiesa insieme al parroco e al giovane cappellano, come rappresaglia nazista. A ottant’anni di distanza, quelle voci sono tornate idealmente nello stesso luogo attraverso un racconto teatra-

le costruito su testimonianze reali, parole e musica dal vivo. Alla rappresentazione, proposta in una replica dedicata alle scuole, hanno assistito circa 150 tra studenti e docenti delle classi seconde e terze della J. F.

Kennedy. Un’esperienza preceduta da un accurato lavoro preparatorio svolto in classe, che ha permesso ai ragazzi di affrontare lo spettacolo con una conoscenza storica già solida. “La scuola ha avuto un ruolo

fondamentale” – ha evidenziato l’Assessore – perché ha reso l’incontro più consapevole e partecipato, permettendo ai ragazzi di sentirsi parte della storia della propria comunità. Il progetto è nato da un lavoro avviato già nel dicembre 2024, quando l’Assessorato ha coinvolto artisti, scrittori e musicisti per dare vita a uno spettacolo inedito. “Volevamo un evento che non fosse solo commemorativo” – ha aggiunto De Santi – “ma capace di parlare ai giovani attraverso linguaggi diversi, unendo rigore storico ed emozione”.

“Memoriae 2026”, progetto condiviso promosso dai Comuni del Camposampierese, si è conclusa il 10 febbraio con lo spettacolo “Il rumore del silenzio”, dedicato al tema delle foibe. Un ultimo momento di riflessione che ha chiuso un percorso pensato come cammino condiviso, in cui il ricordo è diventato strumento per comprendere il presente e promuovere, attraverso il dialogo, una cultura di prevenzione dei conflitti.

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”Illumina il Natale”, premiati i commercianti

Dopo il concorso indetto durante le feste natalizie

sono state premiate le vetrine più belle, mentre proseguono i progetti per dare forma al neonato

Distretto del commercio

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Èpassato un mese esatto dal Natale ma ancora se ne parla a Villa del Conte. Il sindaco Antonella Argenti e il consigliere comunale delegato Valerio Zanchin hanno infatti incontrato, a fine gennaio, i commercianti che hanno aderito al progetto “Illumina il Natale”, un’iniziativa pensata per valorizzare il commercio di prossimità. E sono stati proprio i commercianti ad essere premiati per l’allestimento delle loro vetrine. In particolare sono due le attività che hanno ottenuto un riconoscimento, una nel capoluogo e una nella frazione, oltre all’assegnazione di un terzo premio per l’originalità, a testimonianza della qualità e dell’impegno dimostrati da tutte le attività partecipanti. Nel corso della simbolica cerimonia il sindaco Antonella Argenti ha commentato: “Abbiamo avuto il piacere e l’onore della presenza dei delegati di Ascom, in particolare Silvano Ruffato ed Enrico Baggio, Presidente Ascom servizi e membri del direttivo e del mandamento, che a nome del presidente Bertin hanno sottolineato l’importanza della collaborazione tra istituzioni e mondo del commercio. I vincitori del concorso sono risultati Ottica Pelosin, Pizzeria Trendy, Chalet Abbigliamento per l’originalità. Ai vincitori è stato consegnato un diploma di bene-

merenza, quale riconoscimento dell’impegno e della passione dimostrati, mentre a tutti i partecipanti è stato rilasciato un attestato di stima. Continuiamo con convinzione a valorizzare i negozi di prossimità, a fare rete e a costruire iniziative condivise che rendano il nostro territorio sempre più vivo, attrattivo e partecipato, a beneficio di tutta la comunità. E grazie a tutte le attività partecipanti, anche per il loro lavoro quotidiano, che garantisce beni e servizi a tutti” ha concluso Argenti.

Il concorso era, in un certo senso, “abbinato” ad un’altra iniziativa promossa dal comune. Poco prima delle festività natalizie sono stati consegnati ai neo diciottenni di Villa del Conte dei buoni da spendere nei negozi del comune, assieme a una copia della Costituzione. Un gesto simbolico per

mantenere il legame dei giovani con il territorio. Un ulteriore tassello che va ad inserirsi in un più ampio progetto di tutela e valorizzazione del commercio di prossimità, così come il nuovo Distretto del Commercio riconosciuto dalla Regione Veneto lo scorso novembre, che vede uniti il comune di Villa del Conte e quello di Santa Giustina. “Territorio al centro”questo il nome del neo costituito Distretto - sarà un moderno sistema di rete composto dalle attività commerciali del territorio, che collaborano con associazioni e realtà interessate, coordinati da un manager dedicato. Insieme sviluppano azioni strategiche, sinergiche e condivise per valorizzare le eccellenze locali, produttive e culturali e migliorare la vitalità del tessuto commerciale

Compleanni ultranovantenni: auguri e visite del sindaco

Villa del Conte invecchia, in linea con il trend nazionale. Ma se la tendenza demografica difficilmente si può invertire nel breve, quantomeno si cerca di creare le condizioni per avere anziani in buona salute e inseriti in una rete sociale efficiente. È questo lo spirito con cui sempre più spesso l’amministrazione si reca a far visita a molti/e nonni/e ultranovantenni in occasione dei loro compleanni. Gennaio è stato un mese particolarmente ricco di “candeline” come dimostrano le numerose foto postate dal sindaco Antonella Argenti sui social, spesso assieme all’assessore alle politiche sociali Graziella Vigri. Sono per esempio 94 le primavere di Antonietta. “Ad accoglierci, un sorriso felice, una saggezza com-

movente e una memoria davvero invidiabile, con cui ha raccontato il paese e la sua vita di tanti anni fa” ha commentato il sindaco poco dopo aver reso omaggio all’anziana. “Novant’anni portati splendidamente per Bruna Bacchin, una donna straordinaria che con il suo sorriso e la sua saggezza ha regalato a tutti una bellissima lezione di vita. Bruna ha raccon-

tato di non portare rancore verso nessuno e di aver sempre lavorato tanto: parole semplici ma profonde, che testimoniano valori autentici e senza tempo”. Infine la signora Lea che per i suoi 92 anni ha espresso il desiderio di conoscere di persona il primo cittadino che le ha fatto una sorpresa andandola a trovare. “È stato un momento profondamente emozionante, mi ha accolta con stupore, mi ha riempita di un affetto sincero che arriva dritto al cuore. Lea è una donna speciale, una vita di lavoro, quattro figli cresciuti con amore, un marito accudito con dedizione fin da giovane. Incontri che ti ricordano perché vale la pena esserci, ogni giorno, con impegno e umanità” ha chiosato Argenti al termine della visita. (a.b.)

Bilancio. Risorse destinate a politiche sociali e investimenti

Approvato il Piano Esecutivo di Gestione

Bilancio 2026-28 di Villa del Conte: variazioni per scuole e biblioteca, risorse per l’inclusione e 100mila euro accantonati per le piste ciclabili; l’IMU resta la principale entrata

Dopo le tre importanti variazioni di bilancio approvate nel corso dell’ultimo consiglio comunale dell’anno, con una delibera di giunta di inizio gennaio sono state pubblicate nel dettaglio le cifre di entrate e uscite previste nel Piano Esecutivo di Gestione 2026-2028. Numeri importanti che andranno ad incidere nel sociale, sui lavori pubblici e sull’istruzione come hanno spiegato il sindaco Antonella Argenti e il vicesindaco e assessore al bilancio Giacinto Pegoraro. Proprio quest’ultimo ha preso parola nel corso del consiglio comunale di fine dicembre: “Ogni anno diamo alle scuole un contributo che si orienta intorno ai 10 mila euro. Quest’anno, oltre al contributo ordinario, ci è stato chiesto un supporto - che chiaramente abbiamo approvatoper quanto riguarda i progetti di Rete Mosaico - Insegnami come imparo. Per cui abbiamo prelevato dal fondo di riserva 1.559 euro e li abbiamo messi nel capitolo dedicato ai contributi scolastici.” Altro impegno di spesa riguarda l’acquisto di libri per la biblioteca, come ha spiegato sempre Pegoraro: “La necessità si manifesta a seguito dell’assegnazione del nostro comune del Fondo per il sostegno dell’editoria libraria, per un importo complessivo pari a

12.669,58 euro. L’urgenza deriva dai tempi stringenti imposti dal finanziamento stesso, che richiedono l’iscrizione e l’utilizzo delle risorse entro l’esercizio di competenza”.

Altra variazione vede un versamento all’azienda ASL 6 Euganea della somma di 7.578 euro relativa al fondo per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità per l’anno 2025. Risorse vincolate, la cui tempestiva

movimentazione servirà a garantire la continuità dei servizi a favore di studenti con disabilità. Ancora, l’amministrazione ha approvato l’accantonamento di 100 mila euro per far fronte a una potenziale richiesta di pagamento o di deposito dell’indennità di espropriazione conseguente alla mancata accettazione dell’indennità provvisoria. “Tale accantonamento - ha spiegato il vicesindaco - si rende necessario nell’ambito dell’intervento per la realizzazione di connessioni ciclabili, per uno sviluppo sostenibile del sistema delle piste ciclabili del Camposampierese; intervento strategico sotto il profilo della mobilità sostenibile e della sicurezza”.

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Dando infine uno sguardo alla previsione delle entrate del triennio 2026-28 si legge che l’IMU continua a rappresentare una grossa fetta del bilancio con quasi un milione di euro previsto per ciascun anno, così come l’addizionale comunale per 640 mila euro. In merito alle uscite, una voce consistente riguarda le retribuzioni al personale dell’ufficio tecnico per circa 130 mila euro annui, così come le utenze e i canoni di spese di manutenzione e funzionamento delle scuole elementari e medie per 137 mila euro ogni anno. Importanti anche i trasferimenti alla Federazione dei Comuni del Camposampierese, per circa 25 mila euro nell’anno corrente che diventeranno poco più di 40 mila euro nel prossimo biennio. Il sociale continua poi a rivestire una voce di spesa corposa, con 75 mila euro annui alle scuole private materne, 40 mila euro per spese di trasporto scolastico ai quali si aggiungono 17 mila euro quest’anno e 21 mila euro nei prossimi due anni per il trasporto scolastico dei minori diversamente abili.

“Il bilancio conferma l’attenzione alle politiche sociali e agli investimenti sul territorio. Il Comune conferma un’impostazione improntata a responsabilità, programmazione e attenzione ai bisogni della comunità di Villa del Conte” ha commentato in una nota l’amministrazione dopo l’approvazione.

Villa del Conte

Seconda conferma come “Comune Attivo”

V illanova di Camposampiero conferma il titolo di “Comune Attivo” per un altro biennio. Un riconoscimento che, per la seconda volta consecutiva premia l’impegno costante dell’amministrazione nella promozione del benessere, della salute e della partecipazione della comunità. La conferma arriva grazie al ricco pacchetto di iniziative e progetti presentati, che spaziano dalla riqualificazione del verde pubblico, allo sport inclusivo, fino alle politiche sociali e intergenerazionali. Determinanti sono stati gli interventi avviati a partire dal 2023, con la riqualificazione di due importanti aree verdi come il parco nel centro di Murelle e quello nel capoluogo, pensato anche per future espansioni. Nuove piantumazioni di essenze autoctone, arredi eco-friendly e attrezzature fitness all’aperto hanno trasformato questi spazi in luoghi di incontro, movimento e benessere, riducendo l’impatto ambientale e migliorando la qualità della vita di tutti. Grande attenzione è stata riservata anche all’aspetto culturale e sociale, grazie al progetto Urbart, che ha saputo unire arte e natura recuperando ceppaie di alberi abbattuti e trasformandole in opere d’arte, panchine e punti di bookcrossing. Un percorso che ha reso i parchi veri e propri centri di aggregazione. Lo sguardo al futuro però è rappresentato dal parco inclusivo

di via Pascoli, nella frazione di Mussolini, che sarà dotato a breve di strutture sportive accessibili a bambini, adulti e persone con disabilità. Un progetto che si integra con le realtà sociali già presenti sul territorio e rafforza la vocazione inclusiva del comune. Numerose anche le attività legate allo sport e al movimento con percorsi ciclopedonali, gruppi di cammino, iniziative con le associazioni sportive, eventi di sensibilizzazione e manifestazioni che hanno coinvolto centinaia di cittadini di tutte le età. “Questa ri-conferma – commenta l’assessore ai Servizi sociali Elena Pagetta – è il risultato di un lavoro corale che mette in rilievo le persone, la salute e la comunità. Essere “Comune Attivo” significa investire ogni giorno in inclusione, prevenzione e qualità della vita. È uno stimolo a continuare su questa strada con ancora maggiore convinzione”.

Endrius Salvalaggio

Nuova area di sgambamento cani a Mussolini

Completata la prima area di sgambamento per cani in via Carducci, nella frazione di Mussolini. A darne notizia è il sindaco Sarah Gaiani, che ha espresso soddisfazione per la conclusione di un intervento atteso da tempo da molti cittadini. “L’area rappresenta la concreta realizzazione di un impegno assunto nel programma elettorale dell’attuale amministrazione comunale - spiega il sindaco Gaiani - si tratta di uno spazio recintato e sicuro, appositamente pensato per permettere ai cani di muoversi liberamente, correre e socializzare senza guinzaglio, nel rispetto delle regole e della convivenza civile. Le aree di sgambamento sono infatti luoghi dedicati al benessere degli animali, dove i proprietari possono accompagnare i propri cani sapendo di trovarsi in un contesto idoneo e controllato”.

Non è previsto un numero massimo di cani ammessi contemporaneamente, poiché la capienza dipende anche dalla taglia degli animali presenti. Pertanto, l’amministrazione confida nel buon senso dei cittadini, anche considerando che l’area è molto ampia e offre spazio sufficiente per tutti. Al suo interno sono presenti una panchina, una fontanella d’acqua per gli animali e un cestino per i rifiuti, così da garantire comfort e pulizia a tutti i presenti.

L’ingresso all’area è gratuito. “Siamo soddisfatti di aver portato a termine questo progetto –continua il primo cittadino, il sindaco Sarah Gaiani – che risponde alle richieste di tante famiglie e contribuisce a migliorare la qualità della vita nel nostro comune. L’amministrazione comunale rivolge infine un appello al senso civico degli utenti, invitandoli a utilizzare correttamente l’area e a rispettare le strutture, affinché lo spazio possa rimanere decoroso, funzionale e fruibile nel tempo. La nuova area di sgambamento rappresenta un primo passo concreto verso una maggiore attenzione al benessere degli animali e alla valorizzazione degli spazi pubblici del territorio comunale. L’amministrazione sta infatti già lavorando di realizzare un’area di sgambamento cani in ogni frazione del Comune”. (e.s.)

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arrivo per territorio

160mila euro per scuole più sicure e beni comunali riqualificati

L’inizio del nuovo anno è segnato con due buone notizie che confermano l’impegno dell’amministrazione comunale nel reperire risorse per investire nel territorio e della comunità. Il primo finanziamento (ottenuto recentemente) riguarda il comune che ha ottenuto 32mila euro grazie al bando “Risorse in Comune”. Soldi che saranno destinati alla sistemazione e all’implementazione di alcuni beni comunali. Un contributo importante che consentirà di valorizzare spazi e strutture, rendendoli più funzionali, sicuri e fruibili per tutti. Si tratta di interventi diretti al decoro del patrimonio pubblico. A questo si aggiunge un ulteriore finanziamento ancora più consistente, infatti, l’intero ammonta a 130mila euro provenienti dal

Rilasciato

Pnrr ed ottenuti per la messa in sicurezza delle prevenzione incendi della scuola secondaria di primo grado B. Scardeone. Un intervento fondamentale

che rafforza i livelli di sicurezza dell’edificio scolastico e garantisce maggiore tutela per studenti e personale scolastico. Sono poi in dirittura d’arrivo anche i lavo-

ri per l’aggiornamento del Certificato di Prevenzione Incendi della scuola primaria di Murelle, per un importo di lavori di circa 30mila euro. Sono in corso le fasi di progettazione per la partecipazione al Conto Termico 3.0, finalizzate all’efficientamento energetico delle due scuole primarie di Villanova, per le quali si stimano interventi pari a circa 1 milione di euro per ciascuna struttura. Un investimento strategico che guarda alla sostenibilità ambientale, al risparmio energetico e al miglioramento del comfort degli ambienti scolastici. “Questi risultati sono il frutto di un lavoro costante e attento - spiega il primo cittadino, il sindaco di Villanova di Camposampiero, Sarah Gaiani - di un’amministrazione impegnata ogni giorno nella ricerca di

il marchio “evento di qualità” all’antica sagra del Santo Sepolcro

La certificazione di “evento di qualità”, ottenuta a seguito di un’ispezione da parte degli ispettori Unpli, all’Antica Sagra del Santo Sepolcro, rappresenta un traguardo per tutta la comunità di Villanova di Camposampiero e un riconoscimento ufficiale al lavoro portato avanti negli anni in modo serio, appassionato e costante, dalla Pro Loco locale e associazioni.

Un risultato che premia non solo l’organizzazione dell’evento, ma anche la sua capacità di custodire e valorizzare una tradizione profondamente radicata nella storia e nell’identità del territorio.

Grande è la soddisfazione espressa dall’assessore al volontariato Angela Bombo, che ha voluto sottolineare come questo riconoscimento sia “la dimostrazione concreta di quanto il volontariato rappresenti una risorsa fondamentale - dice l’assessore Bombo - fra donne e uomini che, con impegno silenzioso e spirito di servizio, dedicano tempo ed energie alla crescita culturale e sociale della comunità”. Sulla stessa linea anche l’assessore agli Eventi Tobia Gelasio, che evidenzia come la certificazione di “evento di qualità” confermi l’alto livello “organizzativo

opportunità di finanziamento per migliorare i servizi e le strutture pubbliche”.

Anche l’assessore all’istruzione e ai bandi Elena Pagetta, molto spesso diretto interessato al recepimento di finanziamenti di vario tipo, evidenzia l’attenzione particolare riservata al mondo della scuola. “Investire sulla sicurezza, sull’efficienza energetica e sulla qualità degli edifici scolastici significa investire sul futuro dei ragazzi e dell’intera cittadinanza. L’amministrazione continuerà a monitorare bandi e opportunità per rispondere in modo concreto ai bisogni del territorio, confermando una visione di sviluppo attenta, responsabile e condivisa” conclude l’assessore Pagetta.

Endrius Salvalaggio

raggiunto e la capacità della sagra di attrarre pubblico, promuovendo al contempo tradizioni autentiche e valori condivisi”.

Un ringraziamento particolare, fa sapere l’amministrazione comunale, va alla presidente della Pro Loco, Luigina Zin, a tutto il direttivo e a tutti i volontari che, con passione e competenza, rendono possibile ogni edizione della sagra. “Il loro lavoro è frutto di una visione condivisa e di una collaborazione costante che mette al centro la comunità. Fondamentale è anche il contributo di tutte le associazioni del territorio, che con entusiasmo

partecipano alla riuscita dell’evento, creando una rete virtuosa capace di unire generazioni diverse attorno a tradizione, cultura e identità” conclude il sindaco Sarah Gaiani L’antica sagra del Santo Se-

polcro non è solo una festa, ma un momento di incontro, di memoria e appartenenza. Un patrimonio che oggi, grazie a questo riconoscimento, viene valorizzato maggiormente. (e.s.)

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segue da pag. 1

La grande attesa del bilancio regionale

Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader

del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.

Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.

Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.

“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”

Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.

Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?

“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.

Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.

“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo

meno burocrazia in Veneto”

economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.

il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.

Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?

“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”

Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?

“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie

Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?

“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.

Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?

“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio

pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.

Alberto Gottardo

Massimo Bitonci

Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza

Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità

Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.

Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?

Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?

Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.

Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.

Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».

A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?

Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di

rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.

Perché puntare proprio sul metano?

«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.

Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?

Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.

Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?

Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.

Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?

Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.

I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”

Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.

Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?

La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?

In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini.

Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?

Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.

Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?

La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.

Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?

Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.

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Diego Ruzza
Filippo Giacinti

Riforma della giustizia, scocca l’ora della verità

La politica si divide sul futuro della magistratura

Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo

Il prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione

definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai

magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.

Elly Schlein
Flavio Tosi

L’intervista.

“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”

M

aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).

Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?

Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.

Nel libro emerge forte il lega-

me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.

Oggi che uomo è Felice Maniero?

Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?

Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso.

Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.

Installazione

Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.

Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-

cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.

Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?

vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?

La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.

Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?

La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.

Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

Sintoniz zati

LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

Sintoniz zati

Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.

D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.

nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-

a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-

propria identità, portando sulle

nate da un profondo legame con

Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza

Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”

Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.

Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta . Ascoltaci in tutto il Veneto in

Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.

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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-

Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.

Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.

Tenuta Amadio
prosecco,

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IL CUORE ANTICO E LO SGUARDO GIOVANE

L’Arte del Restauro secondo Il Marangon

Vil tempo non è un nemico, bensì un prezioso alleato: la bottega Il Marangon Restauri. Non è una semplice falegnameria, ma un vero e proprio laboratorio di cultura e manualità, un posto in cui Il Marangon lavora sull’emozione. Chi non possiede un vecchio mobile di famiglia – l’armadio della nonna, la credenza ereditata – magari un po’ rovinato, ma carico di ricordi? Spesso si pensa che siano oggetti da scartare. Invece, Il Marangon offre la possibilità di compiere un vero e proprio recupero. L’oggetto viene sottoposto a un meticoloso restauro che lo salva dal degrado e, se lo si desidera, può essere ripensato e trasformato in un pezzo attuale. Si adatterà perfettamente a una casa moderna,

non si ricorda più, è un luogo dove il lavoro artigianale di pialle e scalpelli regna incontrastato, simboleggiando il tempo e la cura dedicati a ogni singolo progetto. Ed è qui che il cerchio si chiude: l’abilità del restauro è il punto di partenza per l’innovazione. Le tecniche antiche vengono messe al servizio della decorazione e del design, creando pezzi unici. Che si tratti di dare una nuova laccatura o una finitura particolare a un mobile ereditato per renderlo moderno, o di realizzare un pezzo completamente nuovo e su misura, Il Marangon garantisce la massima personalizzazione. È la sintesi perfetta tra il rispetto per il passato e la libertà creativa per il futuro.

In un mondo in cui la velocità spesso sacrifi ca la qualità, l’opera de Il Marangon Restauri ci ricorda il valore inestimabile della durata e della bellezza che resiste. È una testimonianza viva di come la sapienza artigianale, fatta di pazienza, cura e profondo rispetto per la materia, sia non solo un baluardo culturale, ma anche la chiave per un futuro più consapevole e duraturo. La missione è dare forma e nuova vita, trasformando il passato in un elemento essenziale per l’estetica del domani. Il Marangon Restauri è la prova che il vero artigianato locale sa guardare avanti, offrendo un valore che dura nel tempo. Scegliere i suoi

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Alta complessità, innovazione e nuove infrastrutture: il bilancio di fine mandato

Giuseppe Dal Ben chiude il mandato il 28 febbraio 2026, salvo eventuali proroghe tecniche, all’Azienda Ospedale di Padova: investimenti, primati clinici e la sfida di Padova Est

IIl 28 febbraio 2026, salvo eventuali proroghe tecniche, si chiuderà il mandato del Direttore Generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova, una delle realtà sanitarie di riferimento a livello nazionale per l’alta complessità. Sono stati anni segnati da investimenti strutturali, innovazioni cliniche e passaggi decisivi per il futuro, dal Nuovo Ospedale Pediatrico al percorso verso Padova Est – San Lazzaro. Un bilancio che intreccia risultati concreti e visione strategica. L’Azienda Ospedaliera di Padova è un punto di riferimento nazionale per l’alta complessità: che bilancio traccia oggi del percorso compiuto sotto la sua direzione?

Sono stati anni di grande impegno e concentrazione. Il primo ringraziamento va ai medici, agli infermieri e a tutto il personale sanitario per la professionalità dimostrata.

L’ultimo anno ha segnato passaggi concreti, non solo annunci. Nel 2024 abbiamo completato interventi strutturali strategici: l’adeguamento del Pronto Soccorso con la nuova Tac, la risonanza magnetica al Sant’Antonio, i laboratori di citofluorimetria e immunometria al Giustinianeo e l’ammodernamento della Medicina Nucleare. Sono state inaugurate nuove terapie intensive e i laboratori di biologia molecolare, con investimenti complessivi di diversi milioni di euro.

Parallelamente sono in corso opere rilevanti, dalla nuova Anatomia Patologica alla riqualificazione di reparti e laboratori, mentre il 2025 ha segnato un traguardo storico con l’apertura del Nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto “Salus Pueri” e il passaggio decisivo della conferenza dei

servizi per il Nuovo Ospedale di Padova Est – San Lazzaro.

Il filo conduttore è stato investire in spazi, tecnologie e organizzazione per sostenere l’alta complessità e rafforzare la rete regionale.

Quali traguardi di eccellenza clinica e scientifica ritiene più significativi raggiunti in questi anni?

L’eccellenza è frutto di un lavoro multidisciplinare che ha rafforzato l’attrattività del centro per pazienti e professionisti da tutta Italia. Nel 2024 sono stati eseguiti 413 trapianti, con 179 interventi in urgenza nazionale. Padova è prima in Italia per trapianti di rene e di polmone e seconda nella classifica complessiva. Tra i risultati più significativi, il primo trapianto di fegato completamente robotico al mondo, con l’organo mantenuto in perfusione durante

l’intervento, e il raggiungimento del 700° trapianto di polmone. Non meno rilevante l’intervento neurochirurgico su un bambino operato da sveglio per una lesione profonda: una procedura rarissima a livello internazionale, che ha permesso di monitorare in tempo reale le funzioni cognitive riducendo al minimo il rischio di deficit permanenti. Risultati che confermano la capacità dell’Azienda di essere polo di innovazione oltre che di assistenza.

La nuova Pediatria rappresenta uno degli interventi più attesi e simbolici: che valore ha per Padova e per il Veneto?

Il Nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto “Salus Pueri” è molto più di un edificio: è una scelta strategica. Si sviluppa su 20 mila metri quadrati, con 155 posti letto e sei sale operatorie interamente dedicate,

per un investimento complessivo di 107 milioni di euro.

È oggi il più grande istituto pediatrico del Nord Est: ogni anno registra circa 10 mila ricoveri, 25 mila accessi al Pronto Soccorso e oltre 320 mila visite ambulatoriali. Le camere sono progettate per accogliere anche i caregiver, perché la cura pediatrica coinvolge sempre l’intera famiglia. Rappresenta un presidio di eccellenza per il Veneto e un investimento sul futuro della sanità pediatrica ad alta specializzazione. Come si tiene insieme il ruolo di grande hub ospedaliero, la collaborazione con l’Università e la sostenibilità di un sistema sempre più complesso?

L’integrazione con l’Università è il motore che trasforma ricerca e formazione in qualità delle cure. Il modello dell’Azienda Ospedale–Università integra assistenza,

didattica e innovazione in un unico sistema. Un esempio concreto è la galenica clinica personalizzata: nei reparti pediatrici il 44% dei farmaci è sottoposto a manipolazione per adattare le terapie ai singoli pazienti. Oggi possiamo contare su una tecnologia di stampa 3D, unica in Italia, capace di produrre dosi personalizzate, compresse multistrato e formulazioni su misura. È medicina personalizzata applicata alla pratica clinica quotidiana. Guardando avanti, quale sfida considera prioritaria per mantenere l’Azienda ai vertici della sanità italiana ed europea? La sfida ha un nome preciso: il Nuovo Ospedale di Padova Est – San Lazzaro. Non è solo un ampliamento, ma un cambio di paradigma. Consentirà di superare la frammentazione delle sedi storiche e progettare percorsi di cura costruiti attorno al paziente. La conferenza dei servizi ha segnato un punto di svolta: ora la sfida è trasformare il progetto in cantiere e il cantiere in una struttura operativa capace di rispondere alla crescente domanda di alta complessità, con tecnologie avanzate e modelli organizzativi innovativi. Mantenere la leadership significa avere infrastrutture adeguate alla medicina del futuro. Il bilancio di fine mandato restituisce l’immagine di un’Azienda che ha consolidato il proprio ruolo di hub nazionale dell’alta specializzazione, investendo in infrastrutture, tecnologia e integrazione con l’Università. Dai primati nei trapianti alla nuova Pediatria, fino alla prospettiva di Padova Est, il percorso compiuto traccia una linea chiara: rafforzare l’eccellenza clinica e preparare la sanità padovana alle sfide dei prossimi decenni.

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Sanità e IA. 244 milioni e più servizi nel piano 2021-2025

ULSS 6 Euganea, Fortuna alla fine del mandato: “Fare memoria per costruire il futuro”

Il direttore generale di Ulss 6 Euganea, in scadenza il 28 febbraio, presenta il Bilancio 2021-2025: 244 milioni di investimenti, crescita dell’attività e una sanità che dialoga con l’AI.

Apochi giorni dalla scadenza del suo mandato, fissata per il 28 febbraio, Paolo Fortuna traccia un bilancio dei cinque anni alla guida dell’ULSS 6 Euganea. Non un consuntivo celebrativo, ma – come lui stesso precisa – un esercizio di responsabilità verso il territorio.

“Il bilancio di mandato non nasce per celebrare quello che è stato fatto, ma per fare memoria di cosa è successo”, afferma. “Partire da ciò che è accaduto serve per dare le linee attraverso cui l’azienda dovrà mantenere e sviluppare la sanità nel territorio di Padova”.

Il documento ripercorre il quinquennio 2021-2025, anni complessi segnati prima dalla pandemia e poi dalla ripartenza, fino alla piena attuazione degli interventi del PNRR. È una pubblicazione “agile ma densa”, costruita sui dati del controllo di gestione e delle principali fonti istituzionali, ma con una caratteristica innovativa. “È un bilancio molto interattivo. Troverete molti QR code attraverso i quali ci si aggancia a un sistema di intelligenza artificiale locale. I dati possono essere letti facendo domande specifiche”. In questo modo il cittadino può “aprire un mondo di analisi e informazioni su quello che è stato fatto”, dialogando direttamente con il documento.

I numeri raccontano un’azienda che ha continuato a crescere nonostante le difficoltà. Gli investimenti complessivi hanno raggiunto i 244,5 milioni di euro, in gran parte destinati all’edilizia sanitaria e alle tecnologie. L’attività è aumentata: +20% i ricoveri nel quinquennio, +7% le prestazioni ambulatoriali, +30% la chirurgia programmata. Significativi anche i risultati della prevenzione, come la riduzione del

65% dei ricoveri per bronchiolite nei neonati grazie alla campagna vaccinale. Ma per Fortuna il risultato più importante non è solo nei numeri. “Questo lavoro non è stato fatto da Paolo Fortuna, ma dall’azienda, dai dipendenti, dai dirigenti. È frutto dei più di 7.000 dipendenti”. E sottolinea: “Il migliore valore aggiunto che ho potuto apprezzare in questi anni è stata l’identità aziendale. Si è partiti da Ulss e oggi c’è un’azienda che si sente azienda, con un forte aumento del senso di appartenenza”.

Un percorso che non è stato privo di difficoltà. “Evolvono i bisogni, evolvono le risposte. Ci sono punti di caduta in un sistema così complesso, ma è importante sottolineare che grazie a tutti ci si rialza”. Il riferimento va ai momenti più critici del mandato: la campagna vaccinale Covid, con picchi di 13 mila somministrazioni al giorno, e la pronta reazione all’attacco hacker che ha garantito continuità operativa.

Con la fine del mandato alle porte, Fortuna indica anche le direttrici che dovranno guidare il futuro dell’azienda. La prima è etica: “La prossimità e l’accompagnamento della persona fragile devono essere parole chiave. Dobbiamo chiederci quotidianamente se l’accesso è garantito a tutti”. Universalità, equità, trasparenza e sobrietà restano i principi cardine.

La seconda è epidemiologica. Denatalità, invecchiamento e fragilità crescente richiedono nuovi modelli organizzativi. “Internet è spesso corriere di fake news. Dobbiamo contrastare la sanità fai da te con asset comunicativi rapidi e sicuri”. La terza direttrice è organizzativa. “C’è bisogno di una sanità flessibile, che si reingegnerizzi continuamente”. Case di

Comunità, Ospedali di Comunità, telemedicina e sostegno ai Pronto Soccorso sono le priorità, insieme alla valorizzazione del personale. “La retention e il welfare aziendale sono fondamentali. Trattenere le persone e farle vivere bene nell’ambiente lavorativo è un’azione strategica”. Infine la traiettoria tecnologica. “La rapida evoluzione tecnologica, dalla robotica alla telemedicina, sarà un supporto fondamentale, sempre nel rispetto della sicurezza dei dati”. Anche l’intelligenza artificiale, precisa, “deve essere sicura e il medico deve rimanere l’ultimo a decidere”, pur potendo contribuire a snellire i processi amministrativi. Alla vigilia della conclusione del suo incarico, il direttore generale consegna così un bilancio che è anche un passaggio di testimone. “Non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova fase. Dai bisogni che continueranno ad evolvere dovrà nascere una sanità moderna, resiliente e sempre più vicina alle persone”.

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Territorio. Concluso il maxi trasloco nel nuovo polo pediatrico da 107 milioni di euro

Salus Pueri: nuovo ospedale pediatrico del Veneto operativo

Il trasferimento è iniziato alle 7.50, con il primo paziente accolto in Terapia intensiva pediatrica. Si è concluso poco dopo mezzogiorno, alle 12, con l’ingresso dell’ultimo bambino in Nefrologia pediatrica. In mezzo, una mattinata scandita da tempi precisi, percorsi dedicati e un’organizzazione chirurgica: 61 bambini e ragazzi, dai 30 giorni ai 17 anni, sono stati trasferiti senza criticità nel nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto Salus Pueri, ora pienamente operativo. Un passaggio simbolico e concreto insieme, che segna l’avvio definitivo della nuova struttura nata per rispondere a un’esigenza ormai non più rinviabile: dotare il Veneto di un ospedale pediatrico più ampio e moderno, capace di razionalizzare i percorsi assistenziali e di concentrare in un unico luogo l’attività intensiva e chirurgica.

Il nuovo edificio sorge nel cuore dell’area est del complesso ospedaliero a padiglioni, in posizione baricentrica e con collegamenti diretti agli spazi destinati all’attività ostetrico-ginecologica. Si sviluppa su otto piani, là dove un tempo trovava posto la Pneumologia, e dispone di 155 posti letto distribuiti su una superficie complessiva di 20 mila metri quadrati. Al settimo piano sono collocate sei sale operatorie, mentre ogni stanza è stata progettata prevedendo spazi adeguati anche per i caregiver, a conferma di un modello di cura che tiene insieme assistenza sanitaria e dimensione familiare.

L’investimento complessivo ammonta a 107 milioni di euro: 92 milioni per la realizzazione del fabbricato e 15 milioni per le attrezzature sanitarie, di cui un milione finanziato con fondi PNRR. Numeri che raccontano anche la portata del cantiere: 1.570 maestranze coinvolte, 157 imprese al lavoro, nove ascensori, 1.860 metri quadrati di facciate vetrate e 5.400 di superfici opache, oltre a 1.141 porte interne, 241 serramenti in facciata, 2.000 lampade a led e 24 unità per il trattamento dell’aria. Il nuovo ospedale ospita 26 unità operative e

si inserisce all’interno di un sistema che fa della Pediatria di Padova il più grande istituto dedicato alla cura del bambino nel Nord Est. Ogni anno vengono mediamente ricoverati 10 mila piccoli pazienti, con 25 mila accessi al pronto soccorso e circa 320 mila visite ambulatoriali. Nei dodici mesi nascono in media 2.800 bambini. Con l’apertura di Salus Pueri, questa mole di attività trova ora spazi e tecnologie pensati per affrontare le sfide della pediatria dei prossimi decenni.

Cardio50: in 80 giorni oltre 300 cinquantenni sottoposti a screening cardiovascolare

Parte con numeri significativi la nuova stagione di Cardio50, il programma di screening cardiovascolare gratuito promosso dall’ULSS 6 Euganea per le persone che compiono 50 anni. Nei primi 80 giorni, oltre 300 cittadini hanno già effettuato la visita e altrettanti sono in lista per partecipare.

Lo screening, pensato per individuare precocemente fattori di rischio come pressione alta, colesterolo o glicemia fuori norma, ha permesso di scoprire valori anomali nel 38% dei partecipanti. Altri invece, pur avendo parametri nella norma, presentano comportamenti a rischio – fumo, consumo eccessivo di alcol, sedentarietà o alimentazione non equilibrata – sui quali hanno ricevuto consigli personalizzati e indicazioni per accedere a visite nutrizionali, attività motoria o programmi di disassuefazione da fumo e alcol.

«L’obiettivo è prevenire le malattie cardiovascolari agendo tempestivamente sui fattori di rischio, sia clinici sia comportamentali – spiega l’ULSS 6 -. Chi partecipa verrà richiamato per un follow-up a distanza di almeno sei mesi per valutare l’efficacia delle azioni intraprese».

Le visite si svolgono in diversi ambulatori dell’ULSS, a Padova centro, Camposampiero, Monselice e presso il complesso Ai Colli, e coinvolgono circa 30 operatori sanitari formati. Ogni appuntamento prevede la rilevazione di peso, altezza, girovita, pressione arteriosa, glicemia e colesterolo tramite goccia di sangue, oltre a un colloquio per analizzare abitudini e stili di vita.

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Eccellenza. Successo per l’équipe padovana in un raro caso di chirurgia neonatale

Prima in Italia: EXIT to ECMO salva una neonata rimuovendo una massa polmonare fetale da 14 cm

er la prima volta in Italia una rara malformazione polmonare fetale, associata a idrope, è stata trattata con una nascita programmata mediante procedura EXIT to ECMO e con un successivo intervento chirurgico neonatale. Protagonista una bambina, operata subito dopo il parto, alla quale è stata asportata una massa polmonare benigna che, se non rimossa, avrebbe compromesso lo sviluppo degli alveoli e la futura capacità respiratoria.

Il parto è avvenuto con taglio cesareo attraverso la procedura EXIT (Ex Utero Intrapartum Treatment), una tecnica che consente di mantenere il feto parzialmente in utero, ancora collegato alla placenta, garantendo l’ossigenazione durante le fasi più critiche della nascita. In questo caso all’EXIT è stata associata l’ECMO, la macchina cuore-polmone che sostituisce temporaneamente la funzione cardiaca e respiratoria. Una combinazione decisiva per assicurare la stabilità della neonata subito dopo il parto.

Una volta avviato correttamente il supporto ECMO, la bambina è stata estratta completamente, il cordone ombelicale clampato e la paziente trasferita in una sala operatoria adiacente. Qui è stata sottoposta a una toracotomia neonatale con l’asportazione della massa polmonare, di circa 14 centimetri. Il decorso post-operatorio è stato favorevole: la piccola è stata dimessa dopo 30 giorni di degenza, con un follow up ambulatoriale pro-

grammato. La gestione del caso ha richiesto una complessa e stretta collaborazione multidisciplinare. Sono state coinvolte le unità operative di Ostetricia e Ginecologia, Cardiochirurgia pediatrica, Chirurgia pediatrica, Otorinolaringoiatria, Rianimazione e Anestesia, Neonatologia. Tra i professionisti impegnati figurano la dottoressa Paola Veronese, il dottor Cesare Cutrone, il professor Vladimiro Vida, la professoressa Patrizia Dall’Igna e il professor Francesco Leon Fascetti.

Si tratta del primo caso in Italia di EXIT to ECMO per una massa polmonare fetale e rappresenta un modello di eccellenza nella gestione delle patologie fetali complesse. Un risultato che apre nuove prospettive per la medicina fetale e conferma il ruolo di riferimento dell’Azienda Ospedale Università Padova nello sviluppo di interventi salvavita sempre più precoci e innovativi, già durante la vita intrauterina.

Sara Busato

Rivoluzione nella chirurgia: primo trapianto di fegato robotico

All’Azienda Ospedale-Università di Padova è stato eseguito un trapianto di fegato completamente robotico, sulla scorta dell’esperienza maturata a Modena qualche tempo fa. Nel capoluogo veneto, tuttavia, per la prima volta al mondo l’équipe guidata dal professor Umberto Cillo, direttore della Chirurgia epatobiliopancreatica e dei Trapianti di fegato, ha impiantato il nuovo fegato mantenendolo costantemente protetto da una macchina di perfusione durante l’intera fase di inserimento. L’impiego della piattaforma robotica ha consentito di operare attraverso piccole incisioni cutanee, evitando la chirurgia a cielo aperto; parallelamente, l’uso delle sofisticate tecnologie di perfusione ha garantito la vitalità dell’organo espiantato, ottimizzandone i parametri funzionali prima e durante l’impianto. La sfida, di altissima complessità, è stata portare a termine un trapianto epatico in regime di mininvasività, preservando il fegato in ogni passaggio dell’intervento. Un lavoro di precisione estrema, paragonabile a costruire l’Amerigo Vespucci dentro una bottiglia di vetro intervenendo solo dal collo, curando ogni minimo dettaglio con in gioco la vita dei pazienti. La chirurgia italiana, almeno nei centri di massima specializzazione, segna così il compimento del percorso che ha condotto dalla chirurgia aperta, cruenta e macroinvasiva, alle tecniche mininvasive, raggiungendo la vetta più impegnativa rappresentata dal trapianto di fegato. Per i malati, i potenziali benefici sono molteplici: riduzione della permanenza in terapia intensiva e della degenza in reparto, dolore post-operatorio più breve e meglio controllato, minore rischio di complicanze di parete e di infezioni, oltre a un esito estetico più favorevole. Padova si conferma anche quest’anno primo centro italiano per numero di trapianti di fegato e per la presa in carico delle persone affette da tumore epatico. (s.b.)

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