Dopo 40 anni di chiusura apre per la prima volta Giardino San Biagio
La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma
La Lega vive settimane di profonda e sotterranea fibrillazione, e l’epicentro di questa scossa si trova, ancora una volta, in Veneto. L’esito del recente Consiglio federale di Roma, risoltosi con un congelamento delle nomine dei vicesegretari, ha plasticamente descritto lo stato di tesa tregua che attraversa via Bellerio. Quello che apparentemente si presenta come un rinvio tecnico, nei fatti nasconde un confronto serrato sul futuro identitario del partito, con il Veneto a fare da capofila di una richiesta chiara: rimettere i territori e i governatori al centro della cabina di regia.
Dal punto di vista della base e dei quadri veneti, il dibattito attuale va ben oltre la pura assegnazione delle poltrone. La trattativa reale si muove lungo l’asse tra il segretario federale Matteo Salvini e la figura più rappresentativa del leghismo veneto, Luca Zaia.
La prospettiva emersa nelle ultime ore non vede semplicemente l’ex Doge nel ruolo di vice, bensì come potenziale garante di una decisa “svolta a Nord” . Un assetto che sul piano dei pesi politici interni avrebbe lo scopo di blindare l’eredità e il controllo politico delle storiche roccaforti settentrionali.
Rucco, Alta velocità: “Serve il coraggio decidere per Vicenza una volta per tutte”
Più poteri alle Regioni: la Cgil mette in guardia
servizi alle pag. 4-5
Nuove cure più precise al San Bortolo con la chirurgia assistita dal computer
AUTONOMIA DIFFERENZIATA, CONFRONTO SERRATO, STEFANI: “RICHIESTE SACROSANTE”
E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA
• Nicola Stievano
l tempo scorre inesorabile: il 30 giugno 2026 non è più una data cerchiata in rosso sul calendario di amministratori e tecnici, ma una scadenza immediata che bussa alle porte dei nostri municipi e uff ici. Anche per il Veneto questa non è una scadenza qualunque: è il momento della verità per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’ora in cui i progetti devono trasformarsi definitivamente in opere compiute, i cantieri devono chiudersi e la burocrazia deve lasciare spazio ai fatti.
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UN’ ESTATE A TUTTO SPORT
NEI PARCHI CITTADINI
Anche il Parco della Pace entrerà per la prima volta a far parte del “circuito” delle aree verdi cittadine dove il Comune promuove attività sportive, ma non solo, guidate. La 19esima edizione dell’appuntamento per chi ama fare sport all’aria aperta ritorna infatti con lezioni libere e gratuite, aperte a tutti, promosse dall’assessorato allo sport in collaborazione con le associazioni e società sportive del territorio. Da questo giugno fino a settembre le attività si terranno a Parco Querini, Parco Fornaci, Parco Città e per la prima volta, come detto, a Parco della Pace. Varie e numerose le attività proposte da giugno a settembre, dal lunedì alla domenica, tutte a partecipazione libera: Yoga, Capoeira, Jazzercise, Pickleball, Pilates, Ju Jitsu, Social Walking, meditazione/ mindfulness e molto altro.
In caso di maltempo le lezioni saranno sospese, salvo diverse indicazioni degli istruttori dei rispettivi corsi.
Per aggiornamenti sulle iniziative consultare Facebook e Instagram estateneiparchivicenza. Calendario delle attività: https://www.comune. vicenza.it/Novita/Avvisi/Estate-nei-parchi#page-content
E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA
Guardando i dati del monitoraggio territoriale, emerge un quadro di indiscutibile orgoglio per il nostro Nord-Est. Il Veneto si conferma locomotiva d’Italia anche nella capacità di spendere e realizzare. Nella nostra regione viene gestita una mole finanziaria monumentale da 14,3 miliardi di euro per 64.800 progetti complessivi: una transizione che ha già portato alta tecnologia negli ospedali, nuove strutture di cura e assistenza e un tasso di completamento dei cantieri comunali superiore alla media nazionale.
Questi numeri ci dicono che la macchina amministrativa locale ha retto l’urto.
Da giugno a settembre, numerosi eventi
Laddove lo Stato centrale ha spesso mostrato fiatone e ritardi, stavolta il pragmatismo degli enti locali ha risposto positivamente. I sindaci e i tecnici dei piccoli comuni, spesso lasciati soli a combattere con la piattaforma ReGiS, hanno fatto i salti mortali, supportati negli ultimi mesi dalle task force di esperti per evitare il blocco delle autorizzazioni e dei cantieri e veder sfumare i generosi fondi messia disposizione. Ora è tempo di tirare le somme, di completare i cantieri e poi la rendicontazione. Tuttavia è necessaria una riflessione più profonda che vada oltre il 30 giugno e il 31 agosto, l’ultima data utile per la rendicontazione. La vera sfida, infatti, comincia il giorno dopo. Cosa ce ne faremo di queste
infrastrutture se non avremo le risorse umane per gestirla? Abbiamo costruito asili nido, ma avremo i fondi di bilancio corrente per assumere gli educatori? Stiamo digitalizzando la sanità e creando Case della Comunità, ma dove troveremo i medici e gli infermieri per riempirle, vista la crisi vocazionale del settore? A complicare ulteriormente il quadro, sul fronte sanitario, è lo stallo a livello nazionale sulla riforma della medicina territoriale che riguarda per l’appunto il ruolo dei medici di base nelle nuove Case della Comunità. Il PNRR è stato pensato come una straordinaria iniezione di capitale per le strutture, non per la spesa corrente. Il rischio concreto è di ritrovarsi con scatole tecnologiche bellissime, con edifici nuovi e all’avanguardia ma desolatamente vuoti. Il Veneto ha dimostrato di saper spendere e costruire rispettando quasi sempre tempi e procedure. Ora, però, la politica locale e nazionale deve pretendere una fase due, che va ben oltre il 2026: riforme strutturali e risorse correnti per far funzionare ciò che è stato realizzato, a partire dalla sanità, non certo questione di poco conto. Altrimenti, la più grande opportunità di questo quarto di nuovo secolo rischia di trasformarsi in un monumento all’eff icienza edilizia, privo di un’anima sociale e non in sintonia con le necessità quotidiane.
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LA PROVA DEI FATTI: DOVE SONO
FINITI I 57 MILIONI DESTINATI A VICENZA
iugno 2026: è questa la scadenza fissata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, entro la quale chi ha avuto accesso ai finanziamenti del vasto e differenziato programma europeo deve rendicontare le spese effettuate”. Così avevamo scritto in “Dentro la notizia” dell’ottobre dello scorso anno riportando i progetti in corso dei due principali soggetti pubblici di Vicenza: il Comune e l’Ulss 8 Berica. Ora siamo al “redde razionem”, cioè alla resa dei conti: il rendiconto finale. In queste pagine sono sintetizzati costi e progetti portati a termine, ma anche cosa resta ancora da fare. L’amministrazione comunale ha partecipato al Pnrr con una settantina di progetti (la maggior parte dei quali promossi dalla precedente amministrazione di centrodestra), per un totale di 57 milioni di euro in opere e servizi (43,3 milioni derivanti dal Pnrr, a cui si aggiungono 8,2 milioni di contributi nazionali o regionali e 5,4 milioni provenienti dalle casse comunali con risorse proprie per aumenti di spesa o varianti di progetto). I progetti finora conclusi sono 37 (13 dei quali già rendicontati), per una spesa complessiva di poco più di 31 milioni di euro, pari al 54,5% delle risorse a disposizione, mentre quelli ancora aperti sono 33. Tra questi il cantiere più complesso, che si sa già non terminerà nei tempi previsti per tutta una
serie di problematiche che sono emerse in corso d’opera, è quello del rifacimento del tetto del Palazzo del Territorio, finanziato per quasi un milione e mezzo di euro dal Pnrr e da 350 mila euro di fondi comunali. Si stanno cercando soluzioni alternative.
Gli otto progetti relativi all’ambito del sociale, trattandosi di servizi, proseguiranno fino al 30 giugno: dal conteggio vanno tolti sei progetti di adeguamento antincendio per gli asili nido della città, che andranno in scadenza a fine anno. Sono quattro i progetti in corso e sette sono quelli conclusi.
Sono due i progetti ancora aperti alla Rivoluzione verde e transizione ecologica: è infatti in corso la realizzazione della ciclabile lungo via Stadio e la posa dei dispositivi di ricarica nei depositi dei bus elettrici già acquistati. Sette progetti sono invece terminati.
Questo è un capitolo piuttosto importante che conta 10 progetti: quattro sono relativi alle strutture e sono ancora tutti in corso. Gli altri sei riguardano le norme antincendio e hanno scadenza a fine anno. È questo il capitolo più corposo con 29 progetti finanziati, per un investimento di 21,2 milioni di euro. Sono 23 quelli conclusi e due quelli già rendicontati, mentre altri sei sono conclusi o in via di conclusione. È stata completata la riqualificazione
di viale Roma, con un’ampia passeggiata in porfido, che ha drasticamente risotto la larghezza del tratto carrabile, e raddoppiato la sede pedonale vista come spazio ideale per mercati e manifestazioni. Anche l’illuminazione è stata migliorata e eff icientata. In corso i lavori di manutenzione della copertura e degli interni dell’ex scuola Giusti; del palazzetto dello sport, del doppio cantiere a palazzo Chiericati (sede del Museo civico) tra restauro e primo
L’assessore ai lavori pubblici Cristiano Spiller: «Lavoro complesso e impegnativo ma soddisfatti del risultato»
«Nel momento in cui ci siamo insediati sapevamo che la sfida dei cantieri finanziati con il Pnrr sarebbe stata impegnativa a causa dei tempi molto stretti e per la tipologia degli interventi, spesso complessi, che in molti casi hanno interessato immobili, parchi e infrastrutture vincolati dalla Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio, per l’alto valore artistico, storico e culturale. Nonostante le molteplici diff icoltà siamo soddisfatti perché
se è pur vero che abbiamo “ereditato” un elevato numero di progetti dalla precedente amministrazione, è altrettanto vero che siamo anche riusciti a portare avanti molte altre progettualità, cercando di scaglionare gli interventi in modo da non impattare troppo sulla viabilità e sulla funzionalità degli edifici, ma anche sui nostri uff ici comunali che, in condizioni diff icili, si sono trovati di fronte un enorme surplus di lavoro». Il commento dei capigruppo di minoranza
«Terminati gli oltre 70 progetti per circa 60 milioni di euro che l’amministrazione Rucco aveva lasciato in eredità all’attuale amministrazione, oggi, come avevamo più volte anticipato, il sindaco Possamai prosegue il periodo della inaugurazione dei cantieri altrui. iniziative private delle quali l’amministrazione Possamai se ne è impadronita in termini mediatici facendoli propri (vedi area ex Zenith, cinema Corso e Roma, Palazzo Magrè Angaran e altro
stralcio dei nuovi depositi, e del cantiere di Palazzo del Territorio, sede di uff ici comunali.
In questo settore ci sono, infine, due progetti: nell’area sportiva al Parco della Pace e al campo di atletica Perraro.
Un ulteriore progetto in corso riguarda l’inclusione e il potenziamento del Centro per l’impiego.
• Mauro Della Valle
ancora. Anche Confcommercio evidenzia che l’attuale amministrazione è monca di una visione strategica soprattutto su temi fondamentali legati all’accessibilità e alla vivibilità di zone particolarmente sensibili il cui abbandono porta “insicurezza, microcriminalità, riduzione del decoro urbano e perdita di valore degli immobili residenziali».
• (M.D.V.)
medici ospedalieri aff iancheranno i medici delle cure primarie
ULSS 8 BERICA: «NESSUN PROBLEMA PER OSPEDALI E CASE DI COMUNITÀ»
«Il cambiamento che andrà a realizzarsi con le Case della Comunità sarà di grande portata: saranno attivati percorsi di presa in carico più diretti e integrati e porteremo i professionisti ospedalieri, con le loro competenze specialistiche, nel territorio, dove lavoreranno fianco a fianco con i medici delle cure primarie». Così il direttore generale dell’Ulss 8 Berica Peter Assembergs, giunto da pochi mesi alla guida dell’azienda sanitaria. Una dichiarazione, la sua, che ha sollevato alcune perplessità da parte dei medici ospedalieri che temono che sguarnendo le corsie degli ospe-
Idali si finisca per allungare le liste d’attesa per le visite specialistiche negli ospedali. Insomma, il timore iniziale che queste strutture potessero essere sì concluse per tempo ma poi riempite con diff icoltà di personale sanitario, rimane.
Va ricordato che grazie ai fondi Pnrr, con un finanziamento di 27,5 milioni di euro, oltre a 6 milioni di contributi regionali e da altre fonti, l’Ulss 8 Berica ha potuto costruire o rinnovare le sedi di tutte le nove Case della Comunità previste nella loro forma più completa (si parla di Case della Comunità “hub”): aperte 24 ore su 24 e con la possibilità per
sette ospedali di comunità (Odc), sono strutture socio-sanitarie destinate alle cure intermedie, non più ospedaliere come quelle riservate ai casi acuti, ma a quei pazienti che dopo le dimissioni hanno la necessità di essere ancora curati e assisiti prima della completa guarigione e del rientro a casa o nelle Rsa. Alcuni sono operativi da tempo: a Vicenza nell’Ipab a Monte Crocetta; a Sandrigo nell’Ipab Suor Diodata Bertolo; a Lonigo e; a Valdagno all’ospedale San Lorenzo ed infine a Montecchio Maggiore nell’Ipab La Pieve. Sono in via di conclusione invece i lavori per un ulteriore Ospedale di Comunità a Vicenza, in corso San Felice, per un importo complessivo di sei milioni di euro; idem per quello di Noventa Vicentina, che ne prevede altrettanti, per una spesa di quasi tre milioni di euro.
Gli altri finanziamenti del Pnrr Sempre grazie ai finanziamenti previsti dal Pnrr e dal Fondo Sanitario Regionale (investimento complessivo di oltre 9 milioni di euro), è stato concluso il percorso di ammodernamento tecnologico con l’installazione di numerose apparecchiature diagnostiche di ultima generazione, destinate agli ospedali dell’Ulss Berica.
i cittadini di rivolgersi a qualsiasi struttura a prescindere dal proprio Comune di residenza.
Quanto alla loro messa a regime è lo stesso direttore generale Assembergs a rassicurare: «Nessun problema per la conclusione dei cantieri di Ospedali e Case di Comunità. Nelle ultime settimane abbiamo organizzato una serie di incontri ristretti, innanzitutto con i sindaci e gli assessori dei Comuni afferenti alle Case della Comunità, per presentare loro in anteprima le strutture e i servizi al loro interno. Inoltre, abbiamo definito un programma di open day per consentire ai cittadini di visitare le nuove strutture, quali
I cantieri ancora attivi Oltre ai lavori inerenti il Pnrr, l’Ulss 8 ha una serie di altri cantieri attivi: la ristrutturazione e l’ampiamento di reparti e del chiostro al San Bortolo; il parcheggio Sud dov’è posta l’entrata del San Bortolo; la costruzione del San Bortolo 2; la piastra sopraelevata del parcheggio di San Francesco all’interno del San Bortolo; il nuovo ospedale di Montecchio Maggiore.
• (M.D.V.)
professionisti possono trovare al loro interno e imparare a conoscere i nuovi percorsi, perché l’investimento fatto è di assoluto rilievo».
Di rilievo sarà anche il ruolo del futuro
Infermiere di Famiglia, una figura innovativa specificamente formata attraverso il Master in Infermiere di Famiglia e Comunità.
Nel territorio dell’ULSS 8 Berica le Case della Comunità sono state collo-
cate a Vicenza, Arzignano, Camisano Vicentino, Lonigo, Longare, Montecchio Maggiore, Noventa, Sandrigo e Valdagno, ma saranno un riferimento strategico anche per la popolazione dei Comuni limitrofi, con un bacino di utenza indicativo di circa 50 mila abitanti per ciascuna struttura, così come previsto dalle normative.
• Mauro Della Valle
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L’iniziativa.
AL VIA IL VOTO POPOLARE PER SCEGLIERE
I MIGLIORI PROGETTI NEI QUARTIERI
Resta da capire se i due progetti che si divideranno i 300 mila euro stanziati dal Comune saranno anche i migliori. Il dubbio nasce dal metodo scelto dall’amministrazione per individuare, tra i dieci progetti selezionati dai Consigli di quartiere per il Bilancio partecipativo 2026, quelli che saranno effettivamente finanziati.
Dal 16 al 30 giugno tutti i residenti di Vicenza dai 16 anni in su potranno votare fino a due progetti: quelli che riceveranno più preferenze saranno realizzati. Si potrà votare in due modi: online, attraverso il sito del Comune, oppure di persona, nei centri civici o nella sede dell’Ufficio
Partecipazione in Contrà Busato 19. Ogni quartiere potrà promuoverli come riterrà opportuno.
Sono stati il sindaco Giacomo Possamai e l’assessore ai quartieri Matteo Tosetto, a spiegare il senso dell’iniziativa: «È la prima edizione
e sappiamo che il lavoro è stato impegnativo e complesso. Ora si aprirà una sfida tra quartieri, ma così sarà la città a scegliere e, indipendentemente dall’esito del voto, i progetti resteranno patrimonio dei settori comunali e potranno essere realizzati anche in futuro». Il percorso è iniziato all’inizio dell’anno, quando la Giunta, dopo l’approvazione del bilancio di previsione, ha confermato lo stanziamento dei 300 mila euro e incaricato i Consigli di elaborare proposte concrete e realizzabili, con il supporto di una società esterna specializzata, spin off dell’Università di Padova. Questi, in sintesi, i progetti in gara: per il quartiere 1 la riqualificazione del percorso ciclopedonale tra le pendici di Monte Berico e viale Eretenio, con interventi contro il degrado e di valorizzazione dei resti del Teatro Eretenio; per il quartiere 2 interventi di rigenerazione urbana
nei parchi Riello e Città, nei quartieri di Sant’Andrea e San Francesco; per il quartiere 3 la valorizzazione del parco di Villa Tacchi come spazio per la comunità; per il quartiere 4 il miglioramento dell’illuminazione di un tratto della pista ciclopedonale Renato Casarotto; per il quartiere 5 la realizzazione di una pista di pattinaggio con il progetto “Pattini-amo Ferrovieri. Live Skate Arena”; per il quartiere 6 la riqualificazione delle aree verdi tra le vie Boito e Rossini con un percorso sportivo e Piazza del Dialogo, per creare un sistema più coeso di relazioni e spazi; per il quartiere 7 la riqualificazione del parco giochi di via Cadamosto, al Villaggio del Sole; per il quartiere 8 interventi di traffic calming e messa in sicurezza del nucleo urbano di Polegge; per il quartiere 9 la riqualificazione dei cortili di quattro scuole con il progetto “Quattro scuole, un quartiere: spazi aperti per bambini,
radici per la comunità”; per il quartiere 10 la riqualificazione dell’ex
Scuola Magrini e il potenziamento dell’illuminazione di sette passaggi pedonali tra Stanga, Bertesinella, Settecà e Bertesina, nell’ambito del progetto “Nuovo Hub Civico e percorsi pedonali sicuri per i Quartieri Est”.
COLDIRETTI: VA AUMENTATO IL VERDE URBANO IN CITTÀ
Nel rapporto “Ecosistema Urbano 2025” di Legambiente Vicenza si colloca al 61° posto assoluto nella classifica generale delle performance ambientali. Lo rileva una nota di Coldiretti nella quale si evidenzia come aumentare il verde urbano nelle città potrebbe permettere di abbassare le temperature fino a 3,5 gradi, con effetti benefici sulla salute delle persone e sulla vivibilità dei centri. Per quanto riguarda specificamente la dotazione di verde pubblico, Vicenza off re una disponibilità di quasi 29 mq
per abitante, posizionandosi nella media regionale, con 13 alberi ogni 100 abitanti. Una casa circondata da alberi – commenta Coldiretti Vicenza - può portare a un risparmio energetico tra gli 80 e i 200 euro all’anno. Le piante sono, infatti, dei grandi condizionatori naturali grazie all’ombreggiatura che creano e alla traspirazione e fotosintesi del fogliame. Altrettanto importante è la presenza delle aree agricole in prossimità della città. Anche queste cinture verdi possono ridurre l’isola di calore urbano di 2-4
gradi nelle aree urbane più vicine. Per portare reali benefici ai cittadini occorre però potenziare la presenza di aree verdi che ad oggi rappresentano appena il 3% della superficie comunale dei capoluoghi, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. “Puntare su piani di forestazione urbana –conclude Coldiretti Vicenza - porterebbe avere un eff etto positivo anche dal punto di vista economico. Secondo un’analisi Cnr, a fronte di un euro investito nel verde, ne possono rientrare in benefici ecosistemici da 1,3 a 3,07 euro”.
• Mauro Della Valle
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LA CITTÀ
Urbanistica. La lettera del numero uno dei commercianti chiede al Comune una spinta in più
Piccolo, Confcommercio: “Necessaria una visione strategica della città”
Confcommercio Vicenza torna a pungolare l’amministrazione comunale sul tema del Masterplan ma più in generale sulla visione strategica del futuro della città che, secondo il presidente Nicola Piccolo, non sembra essere così chiara. Lo fa – è scritto nella lettera inviata al Sindaco Giacomo Possamai e all’assessore allo Sviluppo Economico e al Territorio Cristina Balbi–, “…ribadendo alcuni concetti che hanno da sempre ispirato la propria azione indipendentemente dalle Amministrazioni in essere”.
S’inizia con le note positive che riguardano l’impegno messo in atto per il recupero e la valorizzazione della città, sia da parte del Comune sia da altri soggetti pubblici e privati, che si sta traducendo in interventi importanti, come ad esempio la riqualificazione dell’ex Macello comunale, il recupero e rifunzionalizzazione della caserma Borghesi, del cinema Corso e altri previsti come il potenziamento della biblioteca Bertoliana, la rifunzionalizzazione di san Biagio e dell’ex tribunale, per citarne alcuni dei più significativi.
Le note dolenti della lettera sono parte di un documento sulla strategia complessiva per la città redatto dal Comitato tecnico scientifico sull’urbanistica di Confcommercio, formato da tecnici e studiosi in materia che è stato approvato all’unanimità dal Consiglio della Delegazione di Vicenza, composta dai presidenti delle sette sezioni territoriali della città.
Il giudizio rimane quello ribadito più volte nel corso degli anni: è necessaria una visione strategica della città, riferibile – almeno - al prossimo decennio, rispetto alla quale ricomporre i singoli interventi: dalle varianti urbanistiche alla promozione degli interventi di riqualificazione urbana estesi all’intera città, dal risanamento ambientale alla riorganizzazione della mobilità, dal sistema di incentivi per il riuso del patrimonio immobiliare al contrasto alla desertificazione non solo commerciale.
«Partiamo da una constatazione –scrive il presidente Piccolo -: la città senza quello che noi in generale definiamo “Commercio”, muore. I progetti di riqualificazione e riuso di spazi in città in parte realizzati, annunciati o ancora da definire, sono certamente importanti, e non solo nel
Ricicleria Ovest aperta tutti i pomeriggi
centro storico, poiché delineano nuove opportunità abitative e lavorative e aumentano la frequentazione delle zone riqualificate. Tuttavia, restano tasselli di un puzzle che dovrebbe ricomporre l’idea della Vicenza che vogliamo, ma che non si riesce ancora a riconoscere, nonostante il lavoro fatto sul Masterplan 2030 e le indicazioni emerse dal Piano di Marketing redatto e consegnato all’Amministrazione da Confcommercio Vicenza. Questo modo di operare per singoli interventi e non con una programmazione unitaria, ci vede molto preoccupati – conclude Piccolo-: a maggior ragione oggi con
i nodi della Tav e del Brt che stanno venendo al pettine. Serve, senza dubbio, delineare una strategia riconoscibile nei contenuti e nella sequenza delle realizzazioni, secondo una scala di priorità e funzionalità, che deve necessariamente comprendere la rete commerciale di prossimità, la mobilità e i parcheggi, tutti elementi essenziali per orientare le scelte dei tanti operatori del commercio e del turismo che su questa città stanno investendo e intendono continuare a farlo in futuro».
• Mauro Della Valle
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Le gestiscono il 12% dei rifiuti totali raccolti a Vicenza, registrando un flusso di quasi 8.500 tonnellate nel corso del 2025. Confrontando il periodo luglio 2025 – maggio 2026 con lo stesso periodo dell’anno precedente, si registra un aumento degli utenti in ingresso superiore al 7%, a fronte di un’importante riduzione del 19% dei quantitativi di rifiuti conferiti. Più controlli, meno irregolari: gli accessi totali registrati con il nuovo sistema hanno superato quota 134.000. La presenza di utenti con Tari non regolari si è dimezzata, scendendo dall’oltre 15% al 7,2%. Dall’introduzione del nuovo sistema di controllo accessi dal 1° giugno 2025, su 4.167 soggetti respinti agli ecocentri per mancata regolarità, ben il 69% (oltre 2.900 cittadini) ha saldato il proprio debito TARI dopo il respingimento, regolarizzando la propria posizione e portando nelle casse comunali un imponibile complessivo di oltre 370.000 euro. Anche alla luce di queste evidenze il Comune ha deciso di ampliare l’orario di apertura della ricicleria Ovest di via delle Fornaci 5 in via sperimentale fino al 30 settembre. La struttura rimarrà infatti accessibile dalle 9 alle ore 18, garantendo per la prima volta l’apertura continuativa anche nelle ore pomeridiane della domenica, rispetto al precedente orario che prevedeva la chiusura alle 14
L’ampliamento del servizio nasce dal successo del nuovo sistema di accessi controllati, che ha ridotto i rifiuti del 19% e recuperato oltre 370 mila euro di evasione Tari. Per conoscere nel dettaglio tutte le modalità di accesso, incluse le linee guida dedicate alle utenze non domestiche, è possibile consultare la pagina specifica sul sito aimambiente.it.
La novità. Un piccolo gioiello che i vicentini non hanno mai potuto vedere torna alla Città
GIARDINO SAN BIAGIO APRE PER LA PRIMA VOLTA DOPO QUARANT’ANNI DI CHIUSURA
Dopo oltre 40 anni di chiusura, uno spazio mai frequentato dalla cittadinanza, custodito tra le mura di quello che in antichità fu convento, poi caserma e infine carcere fino al 1986, per la prima volta diviene spazio pubblico aperto alla città, restituendo così vita a un luogo dimenticato e off rendo ristoro tra il verde a residenti e cittadini. Si tratta del nuovo Giardino San Biagio, che occupa parte del complesso dell’ex carcere: un nuovo piccolo, ma ben curato spazio verde della città. «Un giardino che non c’era”, “Uno spazio nascosto, quasi dimenticato, mai vissuto”, “Un luogo di separazione che ora diventa luogo d’incontro”; queste le frasi che meglio sintetizzano il senso dei molti interventi, da parte di assessori, consiglieri comunali, tecnici e del sindaco, Giacomo Possamai e che hanno caratterizzato il momento inaugurale dell’apertura uff iciale alla cittadinanza il 30 maggio scorso.
Negli ultimi decenni sono stati proposti vari progetti per ridare vita all’area, ma nessuno è mai andato a buon fine. L’idea di provare a restituire ai cittadini l’area, è stata del consigliere comunale Stefano Dal Pra Caputo e dell’assessore allo sviluppo economico Cristina Balbi: «Tre anni fa, nel 2023 – hanno detto - siamo entrati qui in mezzo ai rovi e alla vegetazione cresciuti negli ultimi 40 anni: ci siamo trovati di fronte ad una foresta urbana che oggi è diventata uno spazio pubblico, aperto, vivo, restituito alla comunità». Per farlo sono stati necessari 270 mila euro: l’area è di 1.300 metri quadrati, dei quali 740 effettivamente fruibili, dove sono state posizionate alcune panchine e amache. Il tutto parzialmente all’ombra di nuovi alberi e arbusti e di una vegetazione spontanea. Lo spazio è adiacente all’università Iuav, per cui sarà sicuramente usufruito dagli studenti e all’area della Spiaggetta e rientra
– come ha sottolineato l’assessore ai lavori pubblici Cristiano Spiller: «In un percorso di valorizzazione e recupero degli spazi urbani abbandonati o degradati».
Orari di apertura del giardino: tutti i giorni maggio, giugno, luglio, agosto dalle 9 alle 20; settembre dalle 9 alle 19.30, ottobre dalle 9 alle 19; novembre dalle 9 alle 17; dicembre dalle 9
Bike for Children: missione compiuta
«Non siamo partiti per fare i turisti sotto la Torre Eiffel: 120 ore fa eravamo a Vicenza, oggi abbiamo staccato i pedali a Parigi. Nessuna epica, nessuna magia: solo una testardaggine fuori scala, con l’obiettivo di usare le nostre articolazioni per comprare un esoscopio 3D all’ospedale San Bortolo. 1250 chilometri di asfalto li abbiamo messi noi. Adesso tocca a voi».
È questo il messaggio che arriva da Parigi, a firma di Alessandro Baù e dei suoi tre compagni di viaggio (Simone, Diego e Albano,
con l’aiuto logistico di Luca, Linda e Fabio e dell’associazione Atletica Ardens), a dire che la “sfida solidale” di Bike for Children è compiuta: il primo passo per poter acquistare l’attrezzattura necessaria per acquistare un sistema di visualizzazione ottico-digitale, del valore di 16 mila euro da donare al reparto di chirurgia pediatrica dell’ospedale San Bortolo di Vicenza (link donazioni: https://vicenzaforchildren.it/attivita/bike-for-children/).
Gli “ambasciatori” di Vicenza for Children sono stati accolti a Parigi dal Console italiano ma prima hanno fatto tappa ad Annecy, città
alle 16.30. Gli orari del 2027 saranno oggetto di un’ulteriore comunicazione da parte del Comune
• Mauro Della Valle
gemellata con Vicenza, dove hanno donato al neoeletto sindaco del Comune francese, un libro su Vicenza, consegnato loro dal sindaco Possamai. Bike for Children è stata ideata da Alessandro Baù, un giovane vicentino che ha conosciuto l’associazione quando era ricoverato all’Ospedale di Vicenza. Alessandro ha trasformato anni di malattia e soff erenza in una straordinaria prova di forza, riuscendo a superare un tumore e numerosi interventi grazie alla sua determinazione e al supporto della famiglia.
Raff orzata la presenza sul territorio in diretta relazione con i consigli di quartiere e i cittadini
Potenziati i Vigili di quartiere per rendere la città più sicura
ogliamo consolidare il rapporto tra la cittadinanza e la polizia locale, per questo abbiamo deciso di riorganizzare il servizio degli agenti di quartiere creando un collegamento diretto anche con i Consigli di quartiere». Così il sindaco Giacomo Possamai, che detiene la delega alla sicurezza, ha spiegato il modo in cui l’amministrazione ha deciso rafforzare la presenza degli agenti sul territorio, che saranno presenti su due turni, mattina e pomeriggio, nei luoghi maggiormente frequentati come supermercati, chiese, parrocchie e scuole, in tutti i quartieri della città. Tra le centinaia di segnalazioni raccolte dall’inizio dell’anno dai vigili di quartiere, molte riguardano la segnaletica stradale mancante o danneggiata, il degrado urbano, l’abbandono di rifiuti, lo spaccio, il verde pubblico e le violazioni al Codice della strada. Il biglietto da visita lasciato dagli agenti alle attività presenti nei quartieri consente inoltre di effettuare segnalazioni telefoniche o via e-mail che vengono inoltrate
direttamente al responsabile della vigilanza di quartiere del comando di polizia locale. Le informazioni raccolte dagli agenti seguono poi un percorso operativo strutturato. Nell’ambito delle proprie competenze, il vigile di quartiere provvede in prima battuta a gestire le segnalazioni e a individuare eventuali soluzioni. Quando necessario, le informazioni vengono trasmesse agli uff ici o agli enti competenti.
«Sarà inoltre creato e gestito un archivio centrale – spiega l’assessore ai quartieri Matteo Tosetto - in grado di monitorare tutte le fasi di sviluppo delle singole segnalazioni, con una classificazione per aree tematiche e ambiti di intervento. Il numero della centrale operativa per segnalare problematiche o situazioni che richiedano attenzione, è lo 0444 545311.
Nasce a Vicenza “Il giardino delle 21 madri Costituenti”
Nell’ambito delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana, il parco di via Cattaneo si arricchisce di un nuovo spazio di memoria e cultura: “Il giardino delle 21 madri Costituenti”. All’interno dell’area verde è stato inaugurato un totem memoriale multimediale, pensato per raccontare e valorizzare i volti, le biografie e l’impegno delle 21 donne che, ottant’anni fa, parteciparono alla stesura della Carta Costituzionale insieme a 535 colleghi uomini.
Il totem non si limita a una fruizione visiva, ma off re un’esperienza interattiva grazie alla presenza di un QR code. Scansionando il codice, i visitatori possono accedere a una
serie di tracce audio per ascoltare la storia di ciascuna Costituente. I contributi sono disponibili in lingua italiana, narrati dalla voce dell’attore Carlo Presotto, e in diverse altre lingue straniere. L’iniziativa, che mira a restituire il giusto riconoscimento storico alle madri della patria e a diffondere i valori civici tra le nuove generazioni, è stata realizzata grazie alla preziosa sinergia tra l’amministrazione locale, il Centro per la Documentazione pedagogica e la didattica laboratoriale e l’associazione Toponomastica femminile. I contenuti audio e gli approfondimenti sul progetto sono consultabili anche online sul sito del Comune di Vicenza, nella sezione dedicata al Parco giochi Cattaneo.
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Adottiamo un papero e, tutti insieme, niente sarà impossibile.
obiettivi già raggiunti e da completare, nel 2026
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L’indagine. I dati raccolti da Cisl e Istituto Rezzara rivelano che un universitario su quattro vuole lasciare il territorio
Fuga di cervelli e mobilità bloccata: Vicenza rischia di diventare una città per anziani
“Il futuro degli studenti universitari a Vicenza”, è il titolo della ricerca, effettuata su un campione di 304 studenti, dal Centro studi Cisl e presentata congiuntamente con l’Istituto Rezzara, che ha consentito di mettere in luce una serie di criticità, ma anche di fattori positivi, che vanno ben oltre i confini dell’Ateneo, che ha la sua sede centrale in viale Margherita.
L’analisi ha consentito infatti di mettere a fuoco i desiderata, attuali e futuri, di chi oggi frequenta le aule universitarie. Aspetto rilevante, alla luce anche di precedenti report che rivelano come siano ormai centinaia all’anno i laureati vicentini che decidono di trasferirsi all’estero, in altre province o in altre regioni italiane. Dato confermato anche dalla ricerca in questione che indica tale volontà per uno
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studente su quattro (i rispondenti sono per oltre il 60% vicentini; 51% uomini, 46%donne), mentre uno su cinque è ancora indeciso sul da farsi. Le motivazioni sono note da tempo: migliori salari e maggiori occasioni di crescita professionale (36,8%), condizioni di vita migliori (34,2%), nuove esperienze (31.6%), valorizzazione del merito (21,1%). Tuttavia, il dato più preoccupante è “la sensazione generale di assenza di prospettive future”, che investe il 40% dei laureandi, che tradotto in termini di opportunità, significa una mobilità sociale bloccata. Chi decide di restare lo fa soprattutto per i legami e gli affetti familiari, o legati agli amici e al territorio: una scelta, dunque, dettata più che altro da criteri emotivi per il 45,7 del campione, mentre le opportunità lavorative soddisfacenti sono indicate solo dal 26%.
ad iniziare dalla questione abitativa».
di calcio venete e aggiornamenti in tempo reale delle squadre della nostra regione
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«Il problema – commenta Daniele Marini, docente di Sociologia dell’Università di Padova -, non è tanto che queste giovani generazioni vadano all’estero, bensì che non ritornano, perché considerano il lavoro nel nostro Paese precario, sottopagato e sfruttato. La soluzione? Costruire “ecosistemi territoriali”: imprese, attori istituzionali, enti e amministrazioni pubbliche, sistema scolastico e formativo, turismo e cultura, e altro ancora, che assieme rendano attrattivo il territorio,
A«L’alternativa – secondo Dal Pra Caputo, che ha elaborato la ricerca -, è un territorio che continuerà a perdere giovani (nel 2023 sono stati 5.700 in Veneto - circa 400 nel vicentino -, dei quali 2.500 laureati) e che nei prossimi 10/15 anni sarà abitato prevalentemente da pensionati e in cui mancheranno quasi 100 mila persone nel mercato del lavoro».
In questo quadro oscuro, ad uscirne in modo sostanzialmente positivo è proprio l’Università, scelta da quasi il 90%
nche nella prossima estate tornano i Centri ricreativi con 32 proposte che hanno aderito al progetto dell’assessorato all’istruzione. Sono 43 quest’anno le strutture coinvolte in città, dove società e associazioni proporranno attività sportive, culturali e multidisciplinari a bambini e ragazzi dai 3 ai 17 anni, dal lunedì al venerdì, mezza giornata o giornata intera. «Rispetto all’anno scorso è cresciuto il numero delle proposte estive, da 25 a 32, e anche i punti di erogazione, ovvero le strutture coinvolte e concesse gratuitamente dal Comune agli aderenti al progetto, passate da 35 a 43. Le 32 proposte sono raggruppate per aree di competenza che ricalcano le ex circoscrizioni e off rono attività per varie fasce d’età, dalla scuola dell’infanzia alla primaria fino alla secondaria di primo grado. Le tariff e del servizio sono intorno ai 65 euro a settimana per la mezza giornata e ai 95 euro per l’intera giornata. Rispetto a quanto indicato nel progetto educativo e organizzativo del Comune, i costi potranno leggermente variare, a discrezione delle associazioni e degli enti gestori e in coerenza con la proposta educativa, in base al numero di uscite fuori sede,
per l’ampia offerta formativa, i servizi digitali, le opportunità di stage/lavoro e i servizi bibliotecari, mentre potrebbe decisamente migliorare quanto a spazi di aggregazione, eventi culturali, servizi mensa. il territorio è stato “promosso” per i servizi sanitari, la qualità della vita, le opportunità lavorative e bocciato su trasporti e impianti sportivi.
alle attività speciali e alla tipologia di fornitura di pasti. I recapiti delle associazioni sportive, società ed enti a cui rivolgersi per avere informazioni dettagliate sulle singole iniziative organizzate sono riportati nel volantino con l’intera off erta estiva, disponibile nel sito del Comune
Tornano i
• Mauro Della Valle
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Innovazione. La piattaforma digitale consentirà una consultazione semplice e intuitiva da qualsiasi dispositivo
BICIPLAN: PRESTO IN UN PORTALE TUTTA LA RETE CICLABILE DELLA PROVINCIA
Quasi il 90% delle ciclovie del territorio vicentino risulta essere in buone condizioni. È questo uno dei principali risultati emersi dalla ricognizione completa della rete ciclabile provinciale, che ha permesso di fare il punto sugli itinerari esistenti, su quelli in fase di completamento e su quelli programmati nei prossimi anni. Stiamo parlando di circa mille chilometri complessivi della rete, di cui 820 separati dal traffico motorizzato.
Un lavoro preceduto da una lunga fase di analisi del territorio e di confronto con Comuni e associazioni che ha permesso di chiudere il progetto, denominato Biciplan: «L’obiettivo è duplice – spiega il presidente della Provincia Andrea Nardin –: da un lato promuovere una mobilità alternativa e sostenibile, dall’altro valorizzare il territorio attraverso il turismo, mettendo in rete le numerose eccellenze e i prodotti turistici della nostra provincia».
Il cuore dell’iniziativa è una piattaforma digitale interattiva che sarà pubblicata a luglio sul sito della Provincia. Lo strumento consentirà una consultazione semplice e intuitiva da qualsiasi dispositivo, con contenuti cartografici e descrittivi. La mappatura è articolata in sei macroaree: Vicenza e comuni di cintura, Ovest vicentino, Alto vicentino, area bassanese, area berica e Altopiano dei Sette Comuni. Per ciascuna sono stati analizzati i dati sull’incidentalità, le diverse tipologie di utenza ciclistica e le dinamiche del pendolarismo legato al lavoro. Sono stati inoltre individuati 19
assi principali, che comprendono direttrici come Treviso-Ostiglia, Collina Montagna, Bacchiglione, Brenta, Agno-Guà, Astico-Tesina, Camisano Vicentino-Vicenza, Folgaria-Asiago, Pedemontana e Riviera Berica, in raccordo con le principali ciclovie della pianificazione regionale. Il Biciplan ha un costo di circa 160 mila euro, finanziati dalla Provincia e dalla Camera di Commercio nell’ambito del bando “Vicenza Tourism Experience”.
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“Visit lands of Vicenza”: Nasce il nuovo portale web del turismo
Sarà online entro la fine di giugno il nuovo portale web turistico “Visit lands of Vicenza” (visitlandsofvicenza.com), che è di fatto l’invito ai turisti di tutto il mondo da parte della Consulta turismo del territorio a fermarsi qualche giorno e non solo poche ore nel Vicentino, territorio che presenta molteplici opportunità, finora non adeguatamente pubblicizzate, perché ciascuno ha fatto da sé. Con il risultato che sono pochi i pernottamenti in città, ma anche in altre parti del territorio e, non a caso, questa voce si trova al quarto posto di una classifica che vede in testa alimentari, ristorazione e abbigliamento, con uno scontrino di spesa media giornaliera di 36,64 euro, inferiore ai 41,69 euro della media regionale. Vicenza città, da sempre cenerentola del turismo, se paragonata a Padova e Verona (Venezia fa storia a sé), lo scorso anno lo è stata anche nei confronti di altri centri della provincia, a cominciare da Asiago con il suo altopiano e da Bassano del Grappa.
Le statistiche dicono infatti che se guardiamo al decennio 2014-2024, la provincia ha registrato una crescita straordinaria, con un +38,2% negli arrivi e un +32,4% nelle presenze, superando nettamente sia la media nazionale che quella regionale.
Questa volta si prova davvero a fare squadra. La consulta, guidata da Nicola Piccolo, presidente di Confcommercio, dal momento della sua nascita, nel settembre dello scorso anno, è riuscita a mettere insieme oltre un centinaio di soggetti, a partire da quelli istituzionali: oltre alla Camera di commercio, la Provincia e le tre Ogd - organizzazioni di gestione della destinazione - Terre vicentine, Pedemontana Veneta e Montagna Veneta.
«L’obiettivo – ha spiegato il coordinatore del progetto, Iosep Ejarque – non è quello di fare l’ennesimo sito web, bensì di costruire una sorta di catalogo digitale con le proposte e le offerte degli enti e degli operatori turistici vicentini di diversi ambiti».
CULTURA
La mostra. Esposti diademi, corone e guarnizioni per costumi di scena indossati dalle più famose cantanti liriche italiane
“DIVE E GIOIELLI IN SCENA”: ELEGANZA E PREZIOSITA’ SUL PALCOSCENICO
Fino al 30 settembre il Museo del Gioiello di Vicenza accoglie una mostra che invita a riflettere su una forma di preziosità ben più sottile di quella dettata dal valore intrinseco dei materiali. Gli oggetti custoditi nelle teche – diademi, corone e guarnizioni per costumi di scena – non colpiscono infatti per la ricchezza del metallo o delle pietre, bensì per il valore simbolico
Se teatrale che racchiudono visto che furono indossati dalle grandi interpreti della lirica del Novecento, figure entrate a pieno titolo nella storia del bel canto: Rosetta Pampanini, Margherita Carosio, Maria Caniglia, Giulietta Simionato, Renata Tebaldi e, naturalmente, la “Divina” Maria Callas. Il percorso, curato da Paola Venturelli, porta un titolo eloquente: Dive e Gioielli in Scena. Corbella per
ono quattro i filoni che l’estate culturale della Biblioteca civica Bertoliana propone quest’anno con l’iniziativa “Cortili aperti, Per incontrarsi”, rassegna che dal 2024 trasforma alcuni degli scorci più suggestivi della città in palcoscenici e che si chiuderà il 24 luglio.
Questa edizione propone 13 appuntamenti gratuiti, tra musica, letteratura e arte contemporanea, che si svolgeranno in chiostri e cortili del centro storico, nelle biblioteche di quartiere e nelle serre di Parco Querini. Il programma si articola in quattro filoni: “In Chiostro. Un’ora con...”, “Passo doppio. Scrittori che presentano scrittori”, “Al chiaro di note” e “Cortili aperti nei quartieri” (novità di quest’anno), a cui si aff ianca una mostra di arte contemporanea. Trova posto anche un altro nuovo appuntamento del Silent Book Club di Vicenza il 7 luglio alle Serre di Parco Querini».
Dal 2 al 24 luglio le sale espositive di Palazzo Cordellina accolgono la mostra “Systema Naturae – 8 pittori + 8 poeti”, a cura di Act – Arte contemporanea territorio. La mostra presenta otto opere pittoriche originali e otto
Renata Tebaldi, Maria Callas e le interpreti della lirica. Corbella è una storica azienda milanese fondata nel 1865 come “Prima Fabbrica di Gioielli ed Armi per il Teatro”, che per oltre un secolo è stata punto di riferimento autorevole per i maggiori teatri del mondo. I materiali impiegati – metallo dorato, filigrane, paste vitree, strass – non sono certo preziosi, lo è invece la sorprendente forza espressiva e scenografica, ulteriormente accresciuta dalla statura artistica di chi li portò in scena. Ecco la collana policroma in stile egizio appartenuta alla Callas, il diadema creato per Fedora di Umberto Giordano, l’imponente corona indossata dal soprano Rosa Raisa in Turandot di Giacomo Puccini – allestita per la prima volta alla Scala il 25 aprile 1926, di cui quest’anno ricorre il centenario – o ancora il reggiseno gioiello, forse ispirato al fascino esotico di Mata Hari, che introduce il percorso espositivo. Ad arricchire ulteriormente la mostra concorrono preziosi tessuti e documenti originali del secolo scorso; tra questi, due testimonianze assumono particolare rilievo, entrambe concesse in prestito dall’Archivio Storico vicentino “Tullio Serafin”: una partitura originale di Turandot e una lettera autografa che Maria Callas indirizzò nel 1967 al
poesie in un dialogo inedito tra figurazione e parola. I pittori coinvolti sono Ubaldo Bartolini, Davide Benati, Francesco Bocchini, Pietro Capogrosso, Luigi Carboni, Bruno Ceccobelli, Stefano Di Stasio e Giovanni Frangi. Il volume d’arte in edizione limitata (25 esemplari) è curato da Giovanni Turria e Isabella Leardini. Tutti gli eventi si svolgeranno anche in caso di maltempo. Per informazioni: consulenza.bertoliana@comune.vicenza. it, 0444 578211. Programma completo: https://eventi. comune.vicenza.it/Eventi/Cortili-aperti-2026-la-cultura-ritrova-il-suo-spazio-tra-musica-letteratura-e-arte
Maestro Serafin, suo mentore e guida anche per molte altre cantanti dell’epoca. Come ha osservato la curatrice in occasione dell’inaugurazione, il gioiello di scena non costituisce un mero ornamento, ma un autentico elemento narrativo, capace di vivere insieme all’artista, di amplificarne la presenza scenica e di contribuire in modo decisivo alla costruzione dell’identità del personaggio. Ne
emerge così un racconto in cui costume, storia dello spettacolo e arte orafa “povera” si intrecciano con rara eff icacia, restituendo alla scena tutta la sua potenza evocativa. La mostra è visitabile con un unico biglietto insieme all’esposizione permanente. Informazioni: www. museodelgioiello.it.
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• Mauro Della Valle
Q200 CENSER
IL CAMPUS DOVE ROVIGO
SPERIMENTA IL PROPRIO FUTURO
’era una volta lo zuccheri cio. Poi arrivò il quartiere eristico che per anni ha ospitato manifestazioni, eventi e appuntamenti economici di rilievo per il Polesine. Oggi quello stesso luogo sta vivendo una nuova trasformazione. L’area dell’ex Censer è diventata infatti Q200 Censer, il distretto dell’innovazione, della formazione, della ricerca e della cultura promosso dalla Fondazione Cariparo attraverso un importante progetto
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nella distribuzione di sensoristica per l’industria e la
loro. Per questo Q200 Censer non è stato concepito come una semplice somma di edi ci o servizi, ma come una comunità in cui persone e competenze diverse possono
La vicinanza alla stazione ferroviaria, la presenza di spazi per la formazione, di laboratori specializzati, di residenze per studenti e di aree dedicate agli eventi contribuiscono a rendere il campus un luogo sempre più vissuto e integrato nella città.
L’obiettivo non è soltanto recuperare spazi esistenti, ma costruire un ecosistema capace di mettere in relazione mondi diversi. Università, imprese, startup, laboratori, enti di formazione e realtà culturali condividono oggi lo stesso luogo, creando occasioni di collaborazione e nuove opportunità di crescita per il territorio.
Una delle presenze più importanti è quella dell’Università di Padova, che all’interno di Q200 Censer ha portato attività didattiche, ricerca scienti ca e laboratori avanzati.
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Tra questi c’è il laboratorio Te.Si. del Dipartimento di Ingegneria Industriale, specializzato nelle tecnologie e nei sistemi di lavorazione manifatturiera. Qui studenti, ricercatori e aziende collaborano per sviluppare nuove
CULTURA E TERRITORIO
Il progetto continua a evolversi e molte delle sue potenzialità devono ancora esprimersi completamente. Tuttavia una direzione appare già chiara: fare di Rovigo un punto di riferimento per l’innovazione e la conoscenza, valorizzando il capitale umano e creando connessioni tra chi produce ricerca, chi fa impresa e chi promuove
In un territorio spesso raccontato per le sue dif coltà, Q200 Censer rappresenta una scommessa sul futuro. Una scommessa che passa attraverso le idee, le competenze e la capacità di trasformare un luogo simbolo del passato
FABBRICA DELLO ZUCCHERO, LA CULTURA CHE DÀ IDENTITÀ A Q200 CENSER
Dalla memoria dell’antico zuccheri cio ai nuovi spazi per eventi e iniziative: la realtà guidata da Claudio Curina è il motore culturale del campus rodigino
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e ricerca e innovazione rappresentano il cuore tecnologico di Q200 Censer, la Fabbrica dello Zucchero ne custodisce invece parte della sua anima culturale. Già il nome racconta molto della sua missione: mantenere vivo il legame con la storia dell’area che oggi ospita il nuovo distretto dell’innovazione di Rovigo. Prima del quartiere eristico e del campus universitario, infatti, qui sorgeva lo storico
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evoluzione dell’esperienza di Rovigo Festival e si sviluppa grazie a un progetto nanziato attraverso un bando regionale che aveva l’obiettivo di valorizzare gli spazi del Censer anche dal punto di vista culturale. Nel corso degli anni la realtà ha acquisito attrezzature, competenze e professionalità necessarie per organizzare eventi e iniziative sia all’interno del campus sia nel resto della città.
Oggi il suo ruolo è quello di favorire l’incontro tra tutti i soggetti presenti nel complesso. La disponibilità di strutture come la Sala A. Bisaglia, che può ospitare
quasi 500 persone, rappresenta una risorsa importante per la vita culturale cittadina. Il progetto continua inoltre a evolversi.
Q200 CENSER RACCONTATO IN RADIO
La crescita del campus è al centro di una rubrica dedicata su Veneto24, con approfondimenti su ricerca, formazione, startup e innovazione.
destinato a diventare una sede per attività culturali e iniziative aperte al pubblico. L’idea è quella di ampliare ulteriormente le opportunità offerte dal campus, rendendolo sempre più un punto di riferimento non solo per studenti e ricercatori ma per l’intera comunità polesana.
In un contesto in cui si parla spesso di innovazione tecnologica, la Fabbrica dello Zucchero ricorda che anche la cultura è un elemento essenziale dello sviluppo. Perché un campus può crescere davvero solo se riesce a produrre conoscenza, ma anche partecipazione e identità.
DOVE LA RICERCA DIVENTA INNOVAZIONE PER LE IMPRESE
questo ospita non solo strumenti di caratterizzazione dei materiali, ma anche veri e propri impianti industriali che permettono di simulare e studiare le
per sviluppare nuove tecnologie manifatturiere
ll’interno di Q200 Censer trova spazio una delle realtà scientifiche più avanzate di tutta l’Università di Padova. È il laboratorio Te.Si., acronimo di Tecnologie e Sistemi di Lavorazione, struttura del Dipartimento di Ingegneria Industriale specializzata nello studio dei processi manifatturieri e delle loro applicazioni
Nato tra il 2007 e il 2008 grazie a un importante sostegno della Fondazione
Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, il laboratorio si è sviluppato con una vocazione molto chiara: costruire un collegamento diretto tra ricerca universitaria e mondo produttivo. Per
L’attività parte dall’analisi del comportamento dei materiali e arriva no alla quali cazione del prodotto nale. Un percorso che coinvolge numerosi settori, dall’automotive all’aerospazio, no al biomedicale. Proprio in quest’ultimo ambito il laboratorio è impegnato nello sviluppo di componenti e protesi realizzati attraverso tecnologie di stampa 3D metallica, con l’obiettivo di Grande attenzione viene dedicata anche alla sostenibilità. Ogni processo produttivo comporta infatti consumi energetici e impatti ambientali che possono essere ridotti grazie alla ricerca. L’obiettivo è ottimizzare le lavorazioni, limitando sprechi, consumi
LA STARTUP CHE MISURA IL MONDO ATTRAVERSO I DATI
a trasformazione digitale passa spesso da strumenti invisibili ma fondamentali: i sensori. È proprio su questo settore che ha costruito la propria attività IT Sensor, azienda fondata nel 2011 da Stefano Pirani e Andrea Spolaor e oggi presente all’interno del campus Q200 Censer. L’impresa nasce dall’esperienza dei due fondatori nel settore della strumentazione industriale. Osservando il mercato, individuarono una nicchia ancora poco presidiata: la vendita online di sensoristica destinata all’industria e alla building automation. Da quell’intuizione è nato un progetto imprenditoriale che negli anni si è consolidato, specializzandosi nella distribuzione di dispositivi in grado di monitorare temperatura, umidità, pressione, anidride carbonica e numerosi altri parametri ambientali.
un ambiente dinamico e aperto allo scambio di competenze.
Più che un semplice centro di ricerca, Te.Si. rappresenta oggi un laboratorio di idee dove università e imprese lavorano insieme per costruire le tecnologie del futuro.
Il legame con Rovigo si sviluppa attraverso il percorso di incubazione avviato negli spazi dedicati all’innovazione locale. Quando le attività di supporto alle startup si sono trasferite nell’area del Censer, anche l’azienda ha scelto di proseguire il proprio percorso all’interno di quello che oggi è diventato Q200 Censer. Tra i temi più attuali affrontati da IT Sensor c’è quello della qualità dell’aria e del monitoraggio ambientale. Le tecnologie sviluppate e distribuite dall’azienda trovano applicazione in edi ci, impianti industriali e sistemi di automazione, contribuendo a migliorare ef cienza energetica, sicurezza e controllo delle condizioni ambientali.
L’azienda guarda inoltre con interesse alle opportunità offerte dall’ecosistema Q200 Censer. La
presenza nello stesso spazio di laboratori universitari, imprese innovative e centri di ricerca potrebbe infatti favorire nuove collaborazioni e nuovi progetti.
Una dimostrazione concreta di come il campus rodigino stia diventando sempre più un luogo in cui idee, competenze e imprese possono incontrarsi e crescere insieme.
LA BOLGIA DEL PALAFERRARIN TRASCINA GLI MC CONTROL SUL TETTO D’ITALIA
Atmosfera di fuoco al palazzetto di Viale Ferrarin a Vicenza per gara 3 della finale scudetto. Più di 400 gli appassionati che hanno gremito gli spalti dello stadio berico per il derby. Moltissimi anche i sostenitori degli ospiti, che per 40 minuti hanno urlato, cantato e suonato per sostenere i ragazzi di Luca Rigoni. Alla fine, però, la qualità superiore dei padroni di casa ha avuto la meglio con un perentorio 7-3, stesso risultato di gara 1. Con l’8-3 ad Asiago in gara 2, gli MC
Control Vicenza alzano quindi la coppa tricolore, terzo titolo stagionale, in una stagione da sogno, che ha visto i berici dominare sul suolo nazionale tutte le 40 partite tra campionato e playoff s. Pronti, via e il match si mostra subito molto fisico, volano bastonate a destra e a manca ma la coppia arbitrale Lega-Rigoni lascia correre il più possibile. La prima parata è di Frigo, poi sale in cattedra anche l’estremo difensore asiaghese, Stevan, che mura una conclusione precisa di Rossetto all’incrocio dei pali.
Il primo gol arriva dopo quattro minuti da
un’azione confusa sotto la porta asiaghese, quando Gonzalez scarica in porta un disco rimasto libero tra i pattini dei difensori arancioneri. Lega è richiamato dal VAR, finalmente disponibile dopo qualche polemica per un presunto gol fantasma in gara 1. Dopo un paio di minuti di review, il fischietto torinese conferma il vantaggio Control.
Passano quattro minuti e Hodge raddoppia con un tiro preciso tra le gambe di Stevan dopo una lunga fase di possesso, ma dopo appena 30 secondi Spiller accorcia le distanze. Lievore serve il compagno a metà campo e l’attaccante asiaghese, da
destra, taglia tutta l’area, scarta Frigo e deposita di rovescio il disco nella porta vuota. Inizia una fase concitata in cui entrambi i portieri sfoggiano il proprio talento murando tiri da entrambe le parti. Notevole anche un intervento difensivo di Rossetto, che si immola su una sassata della stella vicentina Hodge e crolla a terra dolorante, applaudito da tutto lo stadio per il sacrificio e i riflessi. La coppia arbitrale ferma il gioco ma per fortuna l’asiaghese si rialza indolenzito.
A 6 minuti dall’intervallo Vicenza allunga con Dal Sasso, trovato libero in mezzo all’area da Delfino. Stevan si butta ma non può arrivarci e gli ospiti chiamano un timeout tecnico per riportare ordine tra le linee. Poco dopo il Vicenza viene pizzicato con 5 giocatori in campo e il primo powerplay è dell’Asiago, ma Lazzari abbatte Hodge e Vicenza trova la quarta rete in 3 contro 3. Resta un minuto di superiorità numerica per i padroni di casa, ma l’estremo difensore ospite blinda la porta fino alla sirena.
Il secondo tempo si apre con una bella
Due discipline “sorelle”, altrettanti “triplete” e quattro squadre in finale scudetto: per l’hockey vicentino la stagione 2025/26 è destinata a entrare nella storia. L’Hockey Trissino nella pista e gli MC Control nell’inline si sono infatti distinti per un dominio assoluto dei rispettivi campi di gioco. Ma come sono nate queste due corazzate? E cosa le ha trascinate sull’Olimpo dello sport tricolore? Per i Blucelesti dell’Alto Vicentino è il coronamento di ben 75 anni di storia, dalla fondazione nel lontano 1961, quando il Trissino iniziò a calcare i campi della serie D. Nel ’68 arrivò la prima promozione in massima serie, che il Trissino ha vinto in quattro delle ultime cinque edizioni. Tra le cause di
tutte le notizie del Trentino aggiornate in tempo reale. Hockey inline. I vicentini alzano il terzo trofeo di una stagione da record
incursione di Vendrame, murato ancora una volta da un grande Stevan, che viene travolto dal trevigiano regalando un secondo powerplay ad Asiago. Gli arancioneri sfruttano la superiorità e accorciano sul 4-2 con Tessari, che, largo di fianco alla porta vicentina, si gira e insacca tra le gambe di Frigo. Per i successivi cinque minuti i Control dominano e all’ottavo minuto della ripresa Vendrame tenta un’incursione, trova Dal Sasso solo al lato della porta e il compagno allarga dal lato opposto dove arriva Hodge. L’americano segna praticamente a porta vuota. Poco dopo Vicenza prende il largo con una deviazione di Centofante su un tiro di Hodge da metà campo. Per coach Rigoni, è il segnale che Stevan non ce la fa più e tra i pali asiaghesi viene schierato Fracaro. Ancora freddo, il secondo portiere non può nulla sulla conclusione di Hodge che vale l’immediato 7-2. Sarà l’unica rete subita dal giovane portiere Vipers, che nei successivi 9 minuti è autore di numerosi miracoli sugli assalti berici.
A 6 minuti dal termine con 5 reti di vantaggio, è il turno di Pierobon tra i pali del
I BERICI LEADER INDISCUSSI NEI CAMPIONATI SKATE ITALIA
questo straordinario successo, non si può dimenticare il ruolo chiave del portoghese Joao Pinto, approdato a Trissino come giocatore nel 2020 e da metà della scorsa stagione head coach della formazione. Opposti nell’ultima finale, i cugini rivali dell’Hockey Bassano, altra formazione storica dell’Hockey Pista nata nel 1954. Se nella pista domina la tradizione, nell’inline brillano i giovani, come dimostra la stagione da record dell’MC Control: 34 vittorie su altrettante partite tra Serie A, Coppa Italia e Supercoppa. Nessuna storia secolare ma una squadra costruita per vincere nel 2023, quando i draghi dominarono la serie B e conquistarono la promozione diretta in A nell’anno della fondazione. I Control non sono
credit: @Skate Italia
Vicenza. Il figlio del sindaco di Cittadella è accolto da un’ovazione dei numerosi supporter provenienti dall’Alta Padovana, tra cui l’omonimo presidente del Cittadella Hockey.
Gli ospiti soff rono ma i tifosi asiaghesi continuano a suonare la carica, cantando a squarciagola “Grazie ragazzi!” al ritmo scandito dai tamburi degli ultras. A 2 minuti dal triplice fischio, Lievore segna in contropiede il gol della bandiera, che congela il risultato sul 7-3. Il cronometro scorre e l’ultima esultanza è del Vicenza, che alza al cielo la coppa davanti al pubblico casalingo.
I Control si confermano corazzata irraggiungibile, ma resta il grande lavoro fatto dai Vipers, che conquistano un prezioso secondo posto con una squadra giovanissima e quasi interamente composta da giocatori del vivaio, come sottolinea al termine della partita l’allenatore arancionero Luca Rigoni, CT anche della nazionale azzurra.
l’unica squadra vicentina a brillare nemmeno in questa disciplina: i vicecampioni d’Italia sono infatti gli Asiago Vipers, squadra simbolo di questa giovane disciplina nata nel 1996. Gli arancioneri, nati nel 1998, vantano un palmarès spettacolare con ben 24 titoli nazionali senior (solo Milano è davanti con 30). E infatti la chiave del successo, qui, va cercata nella tradizione: un paese che vive per l’hockey e intere generazioni cresciute sul campo di via dei Cinque, compresi i giovanissimi vicecampioni d’Italia, arrivati in finale con la rosa più giovane del campionato.
• (N.C.)
• Nicola Canella
foto: @Vito De Romeo
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DE POLI E L’AUTONOMIA: “E’ UNA SFIDA DI RESPONSABILITÀ PER RAFFORZARE IL PAESE”
er troppo tempo il dibattito sull’autonomia differenziata
è stato raccontato come uno scontro tra chi vuole dividere l’Italia e chi vuole difenderne l’unità. È una rappresentazione semplicistica che non aiuta a comprendere la vera questione: l’autonomia serve per rendere le istituzioni più eff icaci e più vicine ai cittadini”.
Il senatore Antonio De Poli (Udc) interviene sul dibattito di questi giorni e afferma che la recente audizione del presidente del Veneto Alberto Stefani “ha riportato il confronto sul terreno giusto, quello della responsabilità. Principio che non solo condivido in pieno, - aggiunge il senatore ma da cui vorrei partire, l’autonomia non è una bandiera ideologica né una mera rivendicazione identitaria. È uno strumento per migliorare il funzionamento dello Stato, rendere più eff icaci le amministrazioni e costruire servizi più vicini alle esigenze dei cittadini e delle cittadine.
Per questo ho accolto con favore la decisione della Corte Costituzionale che ha
dichiarato inammissibile il referendum abrogativo sulla legge Calderoli. La Consulta ha ricordato che il percorso dell’autonomia rientra pienamente nel quadro costituzionale e che il confronto politico non può trasformarsi in un pregiudizio verso una riforma prevista dalla nostra Carta”.
De Poli richiama il referendum del 2017, con il quale oltre 2,3 milioni di veneti hanno chiesto più autonomia attraverso un referendum consultivo. “L’espressione democratica di una comunità che chiede di poter contribuire in modo più diretto all’organizzazione dei servizi e delle politiche pubbliche. Un mandato politico e istituzionale che merita rispetto. L’esperienza del Veneto dimostra che autonomia e unità nazionale non sono concetti in contrapposizione, al contrario possono rafforzarsi reciprocamente se l’obiettivo resta quello di off rire servizi migliori ai cittadini e rendere più efficiente l’azione pubblica. Naturalmente l’autonomia non può essere interpretata come una corsa solitaria delle Regioni più forti. L’Italia è una e indivisibile.
Ma proprio perché crediamo nell’unità del Paese dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e più capaci di rispondere ai bisogni dei territori, nel solco di quel principio di sussidiarietà che invita ad avvicinare le decisioni ai cittadini ogni volta che questo può migliorare la qualità dei servizi”. Il senatore porta l’esempio della sanità e si chiede; “Se una regione riesce a
organizzare i servizi in modo eff iciente, ridurre gli sprechi e liberare risorse, perché non dovrebbe poter reinvestire quei risparmi per valorizzare medici, infermieri e operatori sanitari? In una fase in cui la carenza di personale rappresenta una delle principali emergenze del sistema sanitario nazionale, poter rendere più attrattivi gli ospedali e i servizi territoriali significa offrire una
risposta che tenga presente le esigenze territoriali e cittadine”. Gli stessi presupposti valgono, continua De Poli, per la protezione civile, il lavoro e la formazione professionale. “Ecco che ritorniamo proprio al tema della responsabilità, riuscire a mettere l’eff icienza al servizio dei cittadini, governando in modo più diretto. Sapendo che più competenze comportano più responsabilità, trasparenza e una più chiara valutazione dei risultati ottenuti. A questo proposito - continua - esistono principi che non possono essere messi in discussione. I livelli essenziali delle prestazioni (LEP) devono essere garantiti in ogni parte del Paese. La solidarietà nazionale resta un pilastro irrinunciabile della Repubblica. L’autonomia è una grande occasione per l’Italia perché saprà premiare la buona amministrazione, responsabilizzare chi governa e migliorare concretamente la qualità dei servizi. La sfida non è trasferire competenze da Roma ai territori, ma utilizzare quelle competenze per dare risposte più rapide”.
Il senatore Udc Antonio De Poli
L’intervista. Francesco Rucco, vice presidente del Consiglio regionale, Fratelli d’Italia, ex sindaco di Vicenza
“ALTA VELOCITÀ: SERVE IL CORAGGIO
DI DECIDERE UNA VOLTA PER TUTTE”
Francesco Rucco, lei è stato a lungo sindaco di Vicenza e presidente della Provincia, oggi è vice presidente del Consiglio Regionale: c’è una sfida imminente che la città si accinge ad aff rontare, e che poi toccherà a tutto il resto del Nord-Est: quella dell’Alta Velocità. Dal suo punto di vista, si rischia un pantano burocratico e operativo?
Secondo me l’attuale sindaco Possamai sta di fatto rallentando l’opera per evitare di prendere decisioni nette. Credo che lo abbiano capito anche i vicentini: l’obiettivo è non fare scelte impopolari in vista delle elezioni del 2028, per evitare contraccolpi sul risultato elettorale. Bisogna però considerare che sono già passati tre anni, ne passeranno altri cinque e l’opera in città ancora non è arrivata. Parliamo di un cantiere che durerà oltre dieci anni nel tessuto cittadino, portando un disagio enorme. Chi fa l’amministratore non può fare calcoli elettorali, deve avere il coraggio di aff rontare la situazione e decidere una volta per tutte. Abbiamo ancora la possibilità di scegliere come il treno uscirà dalla stazione di Vicenza
verso Padova, incidendo quindi anche sul territorio padovano. Stiamo lavorando per sbloccare la situazione, ma credo che entro l’autunno una decisione definitiva vada presa.
La presidente di Confindustria Vicenza ha spiegato che siamo ormai al terzo anno di “decrescita infelice” della produzione industriale. In questo scenario economico, che ruolo sta avendo e può avere la Regione?
La Regione ha un ruolo fondamentale, e lo dimostra anche la recente e importante nomina di Massimo Giorgetti — già assessore regionale veronese — alla presidenza di Veneto Sviluppo. Veneto Sviluppo è la finanziaria che sostiene le nostre aziende. In questi anni è rimasta un po’ troppo ferma e deve riprendere il ruolo centrale del passato, immettendo liquidità e denaro dove necessario per sostenere imprese che oggi sono in netta difficoltà. Il Veneto non è più quello di venti o trent’anni fa, sta soff rendo. Durante la campagna elettorale ho visitato almeno un centinaio di aziende e continuo a farlo tuttora; pochi giorni fa ero in un’azienda casearia di livello
internazionale. La richiesta che arriva unanimemente dal mondo produttivo è chiara: meno burocrazia e più elasticità. Da questo punto di vista, il presidente Stefani e l’assessore Bitonci hanno aperto tavoli strategici per la sburocratizzazione. Sul fronte dei trasporti, inoltre, dopo la Pedemontana è vitale ragionare sull’A31 e sul collegamento a nord con l’Europa: non è solo un raccordo verso Trento, ma un’apertura commerciale, imprenditoriale e turistica verso l’Europa centrale e del Nord che sarebbe una manna dal cielo per l’economia veneta.
Spostandoci sul fronte politico, come si spiega l’alto consenso di tanti vicentini verso figure come Vannacci, Valdegamberi o Joe Formaggio? Sicuramente Vannacci rappresenta l’elemento di novità. Quando si apre uno spazio politico nuovo, com’era accaduto a suo tempo con il Movimento Cinque Stelle, si attirano inevitabilmente quelle persone che non hanno trovato risposte o spazio nei partiti classici. Si tratta di un fenomeno che non va sottovalutato, ma di cui bisogna comprendere a fondo il messaggio. Devo dire che alcune delle
posizioni che Vannacci sta esprimendo sono un po’ contraddittorie: sul tema del femminicidio, ad esempio, le sue dichiarazioni non mi trovano affatto d’accordo. Come si trova in questa nuova veste da consigliere regionale dopo tanti anni passati a fare il sindaco e cosa significa aver ricevuto un così alto numero di consensi?
Fare il sindaco è, a mio avviso, il ruolo più bello in assoluto in politica. C’è un legame viscerale: è la tua città, la ami naturalmente e ti trovi a lavorare ogni giorno per il tuo territorio e per la tua comunità. Il Consiglio regionale rappresenta una realtà completamente diversa. È un’assemblea legislativa, il cui approccio assomiglia molto a quello del Parlamento italiano, un vero e proprio “Parlamento veneto” che lavora sulla produzione delle leggi regionali. Devo dire, però, che il livello dei componenti di questo consiglio è molto alto e l’aula è composta da amministratori di ottimo spessore. Il risultato elettorale è un bellissimo risultato, frutto di un lavoro capillare e costante svolto sul territorio a stretto contatto con i cittadini.
SANITÀ, OSTANEL: “CASE DI COMUNITÀ A RISCHIO, GEROSA RIFERISCA IN COMMISSIONE”
Apoche settimane dalla scadenza per l’operatività delle Case di comunità, cresce il rischio che la riforma della sanità territoriale resti lettera morta. A lanciare l’allarme è Elena Ostanel, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha formalmente chiesto l’audizione in Commissione sanità dell’assessore competente. “Gli specialisti ospedalieri non vogliono coprire i vuoti sul territorio perché gli ospedali soff rono una cronica carenza di personale”, dichiara Ostanel, evidenziando come manchi ancora un accordo con i medici di medicina generale. “Apprendiamo dai giornali che la Regione avrebbe una proposta per i medici di base, ma Consiglio e cittadini non ne conoscono i
VIOLENZA
“Il Veneto può contare su una rete antiviolenza solida e strutturata, composta da 25 Centri Antiviolenza, 42 Case Rifugio e 37 Sportelli. Tuttavia, i dati ci confermano che la violenza contro le donne resta un fenomeno pervasivo e che c’è ancora molto lavoro da fare sul fronte della prevenzione e della promozione di una cultura del rispetto”. Manuela Lanzarin (Lega-Liga Veneta), presidente della Quinta Commissione, interviene con forza sul tema della violenza di genere e sull’attività dell’Osservatorio regionale permanente.
contenuti. L’assessore venga in Commissione a riferire su questo presunto accordo”. Secondo la consigliera di opposizione, la transizione verso il nuovo modello rischia di bloccarsi senza il coinvolgimento reale del personale e dei sindacati. “Quella delle Case di Comunità è solo l’ultima emergenza che si aggiunge a problemi strutturali irrisolti”, incalza l’esponente di AVS, citando la carenza dei medici di base dovuta a “anni di mancata programmazione regionale” e le continue denunce dei cittadini sulle liste d’attesa. “La Giunta racconta una sanità che funziona, ma la realtà restituisce un quadro diverso”.
I dati Istat tracciano un quadro drammatico: il 31,7% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito una forma di violenza nel corso della propria vita. Una realtà che bussa ogni giorno alle porte dei servizi territoriali: nel solo 2024, i Centri Antiviolenza e gli Sportelli veneti hanno registrato 8.366 contatti, prendendo in carico e accompagnando 3.780 donne. In questo contesto diventa centrale il lavoro dell’Osservatorio regionale, nato grazie a un voto condiviso da tutte le forze politiche. Durante la seduta della Quinta Commissione, la presidente
Roberta Ruggeri ha illustrato il bilancio dei primi sei mesi e le prossime iniziative. L’obiettivo è duplice: monitorare il fenomeno attraverso dati scientifici, grazie a un protocollo con l’Università di Padova, e far crescere una consapevolezza diff usa. “La formazione rappresenta uno strumento fondamentale – sottolinea Lanzarin – e dovrà coinvolgere avvocati, assistenti sociali, personale sanitario, giornalisti e personale scolastico”. Il prossimo passaggio sarà l’esame della relazione in Consiglio regionale.
Elena Ostanel
Francesco Rucco
PARTE DALL’UNIVERSITÀ DI PADOVA L’ULTIMA CACCIA A CARLOS, LO SCIACALLO
La Professoressa Valentine Lomellini, docente associata in Storia delle relazioni internazionali all’Università di Padova e direttrice di Securities (il Centro Studi italiano sulla sicurezza, il terrorismo e la criminalità organizzata), è da poco tornata in libreria con un saggio di grande spessore: Carlos lo sciacallo. Storia del più temuto terrorista internazionale (Edizioni Laterza). Attraverso un meticoloso lavoro d’archivio, Lomellini ha ricostruito la vera storia di un personaggio diventato un’icona, purtroppo in senso negativo, degli anni ‘70 e ’80.
Professoressa Lomellini, partiamo da un mini ritratto: chi è davvero Carlos lo Sciacallo?
Il suo vero nome è Ilich Ramírez Sánchez. È un terrorista internazionale nato
Quanto contano per persone come Carlos l’ideologia politica e la fede religiosa? Sono sentimenti sinceri o solo un’etichetta di facciata?
La “fede rivoluzionaria” è un elemento formativo in quello che oggi chiameremmo processo di radicalizzazione. Ramírez Sánchez nasce e cresce in una famiglia della piccola borghesia: il padre è un avvocato che milita nel Partito Comunista. Nasce quindi in un ambiente molto politicizzato. L’approdo alle istanze rivoluzionarie si sviluppa con il ‘68 globale, che lo vede parte attiva a Londra. Negli anni ‘70 Carlos si avvicina all’ala più radicale del FPLP, una formazione marxista-leninista, entrando nella sezione delle operazioni speciali diretta da Wadi Haddad, che sviluppava
Sulle tracce di Ilich Ramírez Sánchez, personaggio controverso accostato anche a Osama Bin Laden e al centro della cosiddetta “pista palestinese” per la strage di Bologna
in Venezuela, diventato poi studente all’Università Lumumba di Mosca, dove probabilmente è stato arruolato dal KGB. Ha militato nel Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e, con un’identità che è stata precorritrice dei tempi moderni, ha tentato di creare una rete internazionale del terrore nel corso degli anni ‘70. A metà di quel decennio si è persino convertito al jihadismo, anticipando quasi di quarant’anni gli sviluppi del terrorismo religioso contemporaneo. È un personaggio controverso, a cui sono stati dedicati libri, film e serie tv. È anche l’uomo al centro della cosiddetta “pista palestinese” per la strage di Bologna.
azioni terroristiche sul suolo occidentale. L’ideologia, dunque, ha un’importanza reale. Tuttavia, subentra un’altra dinamica: quando una persona entra nel mondo del terrorismo e della clandestinità, quello diventa il suo unico mondo di riferimento. Non si può tornare indietro. Carlos è stato arrestato in Sudan nel 1994, anni in cui anche Osama Bin Laden viveva in quel Paese. Un vecchio articolo de Il Manifesto che titolava “Il nuovo Carlos è Bin Laden”. C’è stato un passaggio di testimone o era solo una suggestione giornalistica?
Al momento non abbiamo prove che ci sia stato un legame diretto tra i due.
tutte le notizie del Trentino aggiornate in tempo reale. Il saggio. La Prof.ssa Lomellini, docente e direttrice
L’articolo de Il Manifesto la suggestione dell’esistenza di una centrale internazionale del terrore guidata da un singolo capo. Negli anni ‘70-’80 era Carlos, negli anni ‘90-2000 è diventato Bin Laden.I due condividono alcune caratteristiche: la fede islamica, un’ampia disponibilità economica e vasti contatti internazionali. Tuttavia, la modalità d’azione è diversa. Carlos realizza attentati appoggiandosi a un gruppo trasversale, composto da tedeschi occidentali, giapponesi e palestinesi. Bin Laden, invece, promuove una vera e propria “Internazionale del terrore”, un progetto globale di radicalizzazione e di esportazione del Jihad in vari Paesi. Veniamo alla “pista palestinese” per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Cosa ci dicono i documenti?
Nel libro ho analizzato storiograficamente la pista palestinese. Sappiamo che a livello giudiziario le sentenze hanno ritenuto responsabili della strage di Bologna alcuni esponenti del neofascismo italiano. Tuttavia, da tempo alcuni politici ribadiscono il loro scetticismo, sostenendo che la strage sia stata una vendetta del FPLP per l’arresto, avvenuto in Italia nell’autunno ‘79, del palestinese Abu Anzeh Saleh. Secondo questa teoria, l’arresto avrebbe violato il presunto “Lodo Moro”, l’accordo tra il fronte palestinese
e l’Italia per il libero transito delle armi in cambio della neutralizzazione del nostro territorio dagli attentati. Analizzando le fonti, la conclusione a cui arrivo — e che dimostro nel libro — è che questa pista è assolutamente inattendibile. Al contrario, la vicenda di Abu Anzeh Saleh conferma l’esistenza di quell’accordo per evitare attacchi in Italia. Dunque, nessuna ragione legata a questa dinamica può essere addotta come movente per la strage di Bologna.
Chiudiamo con un aspetto paradossale: il soprannome di Carlos, “lo Sciacallo”, arriva dal romanzo di Forsyth e dal film omonimo. Poi lo stesso Carlos ha ispirato i libri di Robert Ludlum su Jason Bourne. Essere così “pop” e mediatico si è rivelato un boomerang per un terrorista?
Assolutamente sì. A lungo si è creduto che Carlos fosse la longa manus di Mosca in Occidente. In realtà, consultando i documenti dei servizi segreti bulgari, cecoslovacchi e in parte rumeni, emerge che Carlos era tollerato, ma poi divenne del tutto indesiderato. Essere un terrorista richiede un grado estremo di riservatezza. Carlos, al contrario, aveva un temperamento esibizionista. I servizi dell’Est lo ritenevano un uomo incontrollabile e troppo “popolare” per svolgere un ruolo
strategico occulto. La grande notorietà esplosa nel 1973 gli si è ritorta contro: è stato costretto a fuggire di Paese in Paese fino all’arresto in Sudan nel ‘94, avvenuto anche grazie alle fotografie scattate anni prima dai servizi cecoslovacchi durante le sue permanenze a Praga. In un’epoca in cui di molti terroristi non si conosceva nemmeno il volto, Carlos, con la sua vanità, si è praticamente fregato da solo.
• Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Despar Nord investe sul Veneto
Ioccupazione e presenza sul territorio
l Veneto si conferma un’area strategica per Despar Nord che, nel 2025, ha consolidato la propria presenza in regione con un percorso capace di coniugare crescita economica, sviluppo territoriale e attenzione alle comunità locali. Accanto ai risultati commerciali, l’azienda ha rafforzato il proprio ruolo sociale attraverso iniziative dedicate all’inclusione, all’educazione e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. el corso dell’anno Despar Nord ha destinato oltre 160 mila euro ad attività sociali, culturali ed educative realizzate con associazioni, scuole, istituzioni e realtà locali. Tra i progetti più significativi, la collaborazione con la Cooperativa Vite Vere Down Dadi, con cui l’azienda ha promosso percorsi di integrazione sociale e opportunità lavorative per persone con disabilità, coinvolgendo direttamente anche alcuni punti vendita. È proseguita inoltre la partnership con
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che lo
DESPAR NORD RAFFORZA IL LEGAME CON IL VENETO: CRESCITA, FILIERE LOCALI E SOSTEGNO AL TERRITORIO
coinvolte nell’iniziativa. Oggi sono 81 le micro-realtà artigiane venete presenti sugli scaffali dei punti vendita, alle quali si aggiungono 41 produttori regionali per un totale di oltre mille referenze provenienti dal Veneto. Un modello che sostiene le filiere corte e valorizza i piccoli produttori.
U n percorso di crescita confermato
di euro con un incremento dell’1,49% rispetto al 2024. Sul territorio sono stati investiti oltre 24,5 milioni di euro per il potenziamento della rete vendita, che oggi in Veneto conta 155 punti vendita di cui 81 a gestione diretta e 74 aff iliati. È cresciuta anche l’occupazione, con 324 fra nuove assunzioni e stabilizzazioni contrattuali che portano a 4.287 il numero complessivo dei collaboratori
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proposito di persone, Despar Nord ha celebrato anche in Veneto i “Giubilei”, l’appuntamento annuale dedicato ai collaboratori e alle collaboratrici con importanti anzianità di servizio e che hanno raggiunto la pensione. L a cerimonia per il Veneto si è svolta nelle scorse settimane a Villa di Montruglio, a Barbarano Vicentino, coinvolgendo complessivamente 378 persone: 41 pensionati e 337 collaboratori premiati per traguardi professionali compresi tra i 15 e i 40 anni di attività in azienda. Nata oltre vent’anni fa, l’iniziativa rappresenta per Despar Nord un momento di riconoscimento dell’esperienza e della professionalità maturate nel tempo dai propri collaboratori e collaboratrici. Per l’azienda, celebrare questi percorsi significa perciò valorizzare il contributo che ogni persona ha dato alla crescita di Despar Nord e al consolidamento del legame con il territorio, confermando al tempo stesso l’impegno nello sviluppo occupazionale nelle regioni in cui opera.
scorso anno nel solo Veneto ha Despar Nord e il tessuto agroalimentare
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Al San Bortolo arriva la chirurgia assistita dal computer
Nuove tecnologie al servizio dei pazienti all’ospedale San Bortolo di Vicenza. Il reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale potrà infatti contare su un innovativo sistema digitale composto da uno scanner intraorale, un software dedicato e una stampante 3D, una dotazione presente soltanto in pochi centri specializzati in Italia. L’acquisto è stato possibile grazie a una donazione del valore di circa 50 mila euro, realizzata dalla Fondazione San Bortolo con i fondi messi a disposizione dall’Associazione Nazionale Alpini, raccolti in occasione dell’Adunata Nazionale ospitata a Vicenza nel 2024.
A spiegare le potenzialità della nuova strumentazione è il direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’ospedale di Vicenza, Riccardo Girotto. «Si tratta di un sistema all’avanguardia che ci consente di svolgere un’attività chirurgica assistita dal computer. Nei pazienti che necessitano di protesi possiamo acquisire immagini dettagliate delle arcate dentali e utilizzarle sia per pianificare con maggiore precisione l’intervento sia per realizzare dispositivi completamente personalizzati grazie alla nuova stampante 3D». Il nuovo metodo sostituisce procedure utilizzate in passato che richiedevano la realizzazione di impronte dentali con materiali
specifici. Una pratica che, soprattutto nei neonati con particolari malformazioni del volto e del palato, poteva comportare criticità durante l’esame. La scansione digitale permette invece di ottenere informazioni dettagliate sulla conformazione anatomica del paziente e di creare protesi su misura, adattando il trattamento alle singole esigenze. Tra i vantaggi evidenziati dal reparto c’è anche una maggiore autonomia organizzativa. L’équipe potrà infatti produrre direttamente le protesi necessarie senza dover ricorrere a fornitori esterni, con tempi più rapidi nella gestione dei casi. Il software consente inoltre di integrare le immagini ottenute con lo scanner con quelle provenienti dagli esami radiologici, offrendo ai chirurghi una ricostruzione tridimensionale molto dettagliata della situazione del paziente. La nuova tecnologia sarà impiegata in diversi ambiti. «Sarà particolarmente utile per i bambini con malformazioni del volto, soprattutto quelli affetti da labiopalatoschisi, patologia per la quale siamo centro di riferimento regionale ed europeo – spiega Girotto – ma anche per bambini e adulti con malformazioni complesse, persone che hanno subito traumi importanti e pazienti oncologici che necessitano di interventi ricostruttivi nella zona della testa e del collo. Per il reparto
rappresenta un ulteriore passo avanti che ci permetterà di migliorare ulteriormente la precisione degli interventi e i risultati delle cure».
Soddisfazione anche da parte del direttore generale dell’ULSS 8 Berica, Peter Assembergs. «Questa nuova dotazione conferma il livello raggiunto dalla Chirurgia Maxillo-Facciale di Vicenza, un reparto che negli anni ha restituito una buona qualità di vita a molti bambini nati con gravi malformazioni e ad adulti colpiti da tumori o traumi importanti. Le tecnologie più avanzate sono efficaci solo se accompagnate da professionalità adeguate e queste competenze non mancano al San Bortolo. Ringrazio l’Associazione Nazionale Alpini per la generosità dimostrata e la Fondazione San Bortolo per aver reso possibile la realizzazione del progetto».
Sulla stessa linea il presidente della Fondazione San Bortolo, Franco Scanagatta: «Siamo onorati di essere stati scelti dall’Associazione Nazionale Alpini per destinare i fondi raccolti durante la storica Adunata di Vicenza e siamo soddisfatti di aver portato a termine questo importante progetto a sostegno della Chirurgia Maxillo-Facciale del San Bortolo».
• Paola Bigon
Piano anti-caldo attivo
Con l’arrivo della prima vera ondata di caldo estivo, in Veneto si attiva il piano anti-caldo per proteggere soprattutto le persone più fragili, come anziani e cittadini con patologie croniche o condizioni di fragilità socio-sanitaria.
Il sistema è coordinato dalla Regione Veneto e vede coinvolta l’ULSS 8 Berica insieme ai servizi territoriali, ai medici di base, agli ospedali e ai Comuni, con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza sul territorio e prevenire situazioni di emergenza.
Fondamentale anche il ruolo di monitoraggio quotidiano dell’ARPAV, che attraverso bollettini giornalieri tiene sotto controllo non solo le temperature, ma anche la qualità dell’aria e i livelli di ozono. In caso di condizioni di disagio prolungato, viene attivato un sistema di allerta che coinvolge i servizi sanitari.
Quando scatta l’allarme, la rete di emergenza informa i pronto soccorso, i medici di famiglia, le strutture per anziani e i servizi territoriali, così da poter intervenire rapidamente sulle persone più a rischio. Anche i Comuni vengono coinvolti per attivare
eventuali interventi sociali a supporto della popolazione.
Sul territorio possono essere potenziati anche i servizi di assistenza a domicilio o, nei casi più delicati, valutati inserimenti temporanei in strutture protette, se la persona non può essere seguita a casa in sicurezza. Le autorità sanitarie ricordano inoltre l’importanza di usare correttamente i servizi di emergenza. Il numero del 118 va chiamato solo in caso di situazioni gravi o potenzialmente pericolose per la vita, come svenimenti, dolori improvvisi al petto, emorragie, incidenti o cadute importanti. Negli altri casi il primo riferimento resta il medico di famiglia oppure il numero unico 116117, che orienta i cittadini verso il servizio più adatto e può attivare anche interventi territoriali. Anche l’assistenza domiciliare può essere attivata tramite questi canali o tramite il medico curante. L’obiettivo del piano è ridurre i rischi legati alle alte temperature, intercettando in anticipo le situazioni critiche e garantendo una rete di supporto diffusa su tutto il territorio.
La tecnologia che cura: come GPI sta cambiando la sanità digitale italiana
GPI è un gruppo italiano con sede a Trento, quotato in Borsa dal 2016, che sviluppa software, servizi e tecnologie per la sanità. Con 7.800 persone, oltre 9.000 clienti tra strutture pubbliche e private e una presenza in più di 70 Paesi, è uno dei principali attori europei nella trasformazione digitale dei sistemi sanitari. I numeri del 2025 - 546 milioni di euro di ricavi, in progressivo aumento - raccontano un’azienda che sta trasformando decenni di esperienza in crescita concreta. Ma i numeri da soli dicono poco. Ciò che distingue GPI è la visione che orienta ogni scelta: la tecnologia in sanità non serve a sostituire i medici né a complicare il lavoro degli operatori o l’esperienza dei pazienti.
Serve a rimuovere gli ostacoli burocratici e informativi che oggi rallentano le cure, sprecano risorse e rendono più dif cile prendere decisioni cliniche nel momento giusto. Un approccio che si declina lungo l’intero percorso di cura: dall’ospedale al territorio, no all’assistenza a domicilio del In particolare, l’intelligenza arti ciale non è una componente che si aggiunge ai sistemi esistenti, bensì si integra direttamente negli strumenti che medici e specialisti usano ogni giorno. Le applicazioni spaziano dal riconoscimento vocale dei segnali precoci di patologie cardiovascolari, neurodegenerative o di burnout negli operatori, a modelli probabilistici che supportano i centri di prenotazione nell’ottimizzare le liste d’attesa, no a sistemi predittivi che anticipano con elevata precisione i picchi di accesso al pronto soccorso. Un impegno che GPI ha formalizzato anche sul piano internazionale, essendo tra i primi operatori ad aver ottenuto la certi cazione ISO/IEC 42001, lo standard che de nisce i requisiti per un uso etico e trasparente dell’intelligenza arti ciale.
La stessa attenzione si ritrova sul fronte della sicurezza dei dati sanitari, una questione che tocca direttamente ogni cittadino. GPI ha scelto di aderire con convinzione a Intacture, un progetto di partenariato pubblico-privato che ha pochi equivalenti in Europa: un data center ricavato all’interno di una miniera attiva in Trentino, dove la roccia garantisce protezione sica naturale e il raffrescamento passivo della montagna abbatte i consumi energetici. Un’infrastruttura progettata per garantire elevati standard di sicurezza, continuità operativa e sovranità del dato, temi sempre più centrali nella gestione delle informazioni sanitarie.
Trasformare la sanità attraverso la tecnologia è un lavoro lungo, fatto di competenze accumulate nel tempo e di scelte strategiche. Con oltre 35 anni di attività, GPI continua a investire nello sviluppo di soluzioni digitali per la sanità, rafforzando la propria presenza sia in Italia sia sui mercati internazionali, con visione e sguardo rivolto al futuro.
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