Bassano capitale
della Cultura, presentata la piattaforma digitale, giovani in campo

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Bassano capitale
della Cultura, presentata la piattaforma digitale, giovani in campo

Il Consiglio Regionale del Veneto ha superato uno scoglio, tutto interno: quello della prima infornata di nomine nei consigli di amministrazione delle società partecipate. Un tema che può non appassionare i più, ma che ha decisamente fatto tremare gli scranni di palazzo Balbi tra franchi tiratori, votazioni ripetute più volte per assenza di maggioranze, accordi trasversali.
La Sanità
Ora ci sarà il passaggio per l’approvazione degli equilibri di bilancio, che non dovrebbe riservare particolari sorprese, e poi il rompete le righe estivo. Ma per le vacanze Giunta e Consiglieri avranno molto da riflettere poiché i temi sul tavolo, in attesa della ripresa, sono molti e urgenti. Da sempre la materia principe della Regione ha bisogno di un sferzata. Si dovranno aggiornare e poi approvare le nuove schede: quegli strumenti che indicano, ospedale per ospedale, l’elenco dei reparti da mantenere, da ampliare, da ridurre o da chiudere. Ma non solo: nelle schede saranno contenuti anche le consistenze delle piante organiche e delle dotazioni tecniche. Non una passeggiata, insomma.
Il ciclone Vannacci sferza il Veneto tra consensi e qualche polemica












Attivite tutte le otto Case della Comunità dell’Ulss 7 Pedemontana, ora l’ampliamento dei servizi

































C’è un’immagine che restituisce la saturazione del nostro territorio: i lunghi serpentoni d’auto sui passi trentini, i centri balneari e turistici del Veneto sempre più congestionati. Non è una sensazione passeggera, ma il verdetto dei numeri: nel 2025 il Veneto ha registrato l’inedito picco storico di 74,2 milioni di presenze, mentre il Trentino (secondo i dati definitivi ISPAT, l’Istituto di ricerca statistica della Provincia autonoma) ha infranto per la prima volta il muro dei 20,2 milioni di pernottamenti (+3,2% rispetto all’anno precedente).



























Dieci dipinti di pregio, rubati nell’agosto del 2024 da un’abitazione di Bassano del Grappa, stanno tornando in Italia dopo essere stati recuperati in Romania al termine di una complessa indagine internazionale. Le opere, attribuite a maestri della pittura italiana tra il XV e il XVII secolo, erano state sottratte dalla casa di un collezionista bassanese, provocando un danno economico stimato in oltre 90 mila euro. Il recupero è il risultato dell’attività investigativa del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vicenza e sviluppata in stretta collaborazione con la magistratura e le forze di polizia romene. Dopo il furto, infatti, i dipinti erano stati trasferiti oltreconfine, finendo nei circuiti clandestini del traff ico illecito di opere d’arte. Determinante per risalire ai quadri è stata la consultazione della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti del Comando TPC, che ha consentito agli investigatori di confrontare le immagini delle opere e confermarne l’identità. Sul territorio romeno gli accertamenti sono stati condotti dalla Direzione Investigativa Criminale della Polizia, mentre lo scambio di informazioni tra i due Paesi è avvenuto attraverso i canali di cooperazione giudiziaria e di polizia, anche con il supporto degli strumenti messi a disposizione da Europol. La restituzione uff iciale dei dieci dipinti si è svolta il 9 luglio al Museo George Severeanu di Bucarest, durante una cerimonia organizzata dall’Ispettorato generale della Polizia romena alla presenza dei rappresentanti del Comando Carabinieri TPC, della Procura romena, dell’Ambasciata d’Italia e del museo della capitale. L’operazione si è conclusa con il recupero integrale delle opere e con l’individuazione dei responsabili del furto. Dall’Ambasciata italiana in Romania è stato sottolineato come il risultato rappresenti un esempio concreto dell’eff icacia della collaborazione tra i due Paesi nella tutela del patrimonio culturale e nel contrasto al traff ico internazionale di beni d’arte, confermando il ruolo decisivo delle indagini specialistiche nel riportare a casa opere sottratte illegalmente.
• Redazione Bassano
Le opere sono state ritrovate grazie all’indagine dei Carabinieri in collaborazione con le autorità romene
Ma c’è un’ombra ancora più sinistra dell’overtourism quantitativo: è il turismo “cafone”. È quel turismo antropofago che consuma i luoghi senza guardarli, che scambia un patrimonio naturale per uno sfondo social o una piazza storica per un bivacco. Se le grandi soluzioni politiche e i ticket d’ingresso faticano a frenare l’ondata è il momento di riscoprire il potere delle micro-scelte quotidiane. Cambiare rotta è possibile, partendo da piccole attenzioni che costano pochissimo ma valgono tutto. In montagna, dove il Soccorso Alpino trentino registra ormai un incremento strutturale del 20% degli interventi dovuto a escursionisti del tutto improvvisati, il primo passo è la responsabilità. A partire dalla scelta di un itinerario, valutandone il grado di diff icoltà ma anche l’impatto della nostra presenza. Se un parcheggio in quota è completo, torniamo indietro: l’accanimento di lasciare l’auto a bordo strada, calpestando i prati alpini pur di fare “quel” selfie da esibire online, è l’esatto manifesto della cafonaggine estiva. Al mare e nelle località lacustri ad altissima densità - come il litorale veneto che registra indici
di pressione turistica sempre più elevati - la rivoluzione parte dal rispetto dello spazio comune. Abbandonare mozziconi sotto la sabbia o occupare metri di bagnasciuga con fortini di ombrelloni alle sei del mattino distrugge la convivenza civile e il diritto al riposo altrui. Nelle città d’arte, l’esplosione delle locazioni brevi - che in Trentino gestiscono ormai oltre 6,2 milioni di presenze all’anno e in Veneto sono diffuse a macchia d’olio nelle principali destinazioni turistiche - ha fatto schizzare i prezzi immobiliari e svuotato i centri storici. Qui l’attenzione si sposta sul decoro e sui consumi, sul modo in cui ci avviciniamo alle nostre montagne al nostro mare, alle città d’arte come ai piccoli ma ricercati borghi delle nostre regioni. Diventare “ospiti” consapevoli e smettere di essere “clienti che hanno pagato e quindi hanno ragione” è l’unica via per salvare i nostri territori. Questa estate, quando ci spostiamo, ricordiamoci che l’impatto del turismo si misura anche dalle tracce che decidiamo di non lasciare al nostro passaggio.
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Tra fine luglio e la prima metà di agosto, il cartellone di Operaestate si concentra a Bassano del Grappa in una sequenza fitta di appuntamenti, tra il Teatro al Castello “Tito Gobbi”, il Chiostro del Museo Civico e le piazze del centro storico.
Il 24 luglio il Teatro Remondini ospita
“Polittico dell’infamia” di Anagoor, dipinto teatrale ispirato al romanzo di Pablo Montoya che interroga il rapporto tra arte, violenza e testimonianza. Il 26 luglio il Teatro al Castello si riempie per “Kind of Lives”, la dedica di Paolo Fresu a Miles Davis nel centenario della nascita, con Dino Rubino, Bebo Ferra e Filippo Vignato.
Il 27 luglio, al Chiostro del Museo Civico, il pianista ucraino Antonii Baryshevskyi propone un viaggio nella forma dell’étude tra Chopin, Liszt, Debussy e i contemporanei Lunyov e Shalygin. Chiude il mese, il 29 luglio, la coreografa belga Ayelen Parolin con “Irresistible Revolution”: dodici danzatori che trasformano murga e cumbia in un’esplosione di energia collettiva, sempre al Teatro al Castello.
Il 2 agosto arriva Enrico Ianniello, popolare per il commissario di “Un passo dal cielo”, con “Isidoro”: la storia di un bambino capace di comunicare fischiando, raccontata con la regia del catalano Pau Mirò. Il 4 agosto torna l’opera nel programma del festival, assente da tempo: la “Cavalleria Rusticana” di Mascagni, diretta da Marco Angius con l’Orchestra di Padova e del Veneto, interpretata dal soprano Alisa Kolosova, dal tenore Eduardo Niave e dal baritono mongolo Ariunbaatar Ganbaatar. Il 5 agosto, al Chiostro del Museo Civico, l’Eliot Quartett – tra gli ensemble di punta della scena internazionale – propone la Grande Fuga di Beethoven insieme a un’opera di Pavel Haas. Il 7 agosto Roberto Zappalà porta al Teatro al Castello “Brother to Brother – Dall’Etna al Fuji”, costruito
Bassano del Grappa apre parchi e spazi verdi allo sport gratuito. Fino al 31 luglio torna il programma “Attività a Cielo Aperto”, giunto a un’edizione che porta in città decine di appuntamenti gratuiti, distribuiti in diversi quartieri e pensati per ogni fascia d’età. Il calendario copre un ventaglio ampio di discipline. Ci sono fitness e camminate, yoga, meditazione e tai chi per chi cerca movimento dolce. Non mancano gli sport di squadra, con pallavolo e basket, e le discipline da combattimento, con karate e scherma storica. Completano il programma proposte più insolite come biodanza, hip hop e zumba, oltre a golf e nordic walking. Le attività sono gratuite e aperte a tutti, dai bambini ai ragazzi, dagli adulti ai senior. Non è richiesta alcuna iscrizione a pagamento: basta presentarsi negli spazi verdi indicati nel calendario per partecipare.
Il progetto punta a portare la città fuori casa nei mesi più caldi, trasformando parchi e giardini in palestre a cielo aperto. È anche un’occasione per conoscere nuove persone e vivere l’estate bassanese in modo attivo, muovendosi tra le diverse proposte senza vincoli di prenotazione. Il programma prosegue fino al 31 luglio, con appuntamenti diff usi in più quartieri della città: chi è interessato può consultare il calendario completo per orari e sedi

delle singole attività.
Ho tenuto lo stile diretto, dato che il testo è molto denso di discipline elencate. Fammi sapere se va bene così o se vuoi aggiustare tono, lunghezza o dettagli.
sulla relazione tra i due vulcani e sui tamburi tradizionali giapponesi dei Munedaiko. L’8 agosto, in una cornice diversa, l’Abbazia di Campese ospita “Ponzio di Cluny” de La Piccionaia: il racconto, arricchito da videoproiezioni, del monaco che nel 1124 fondò il monastero lungo la Romea Germanica. Il 9 agosto Zappalà torna al Castello con Ramin Bahrami per “Bach Dance Concert”, anteprima nazionale in cui la coreografia dialoga con il pianoforte. L’11 agosto,
ultimo appuntamento della finestra, Michele Di Stefano e la compagnia mk presentano “Smoking Rooms”: una collezione di danze ambientata in spazi di attesa sospesa, dove l’azione sembra sempre accadere altrove. Musica, teatro e danza: tre linguaggi che tengono il centro storico di Bassano costantemente in scena.




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Alberto Gottardo






















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Bassano del Grappa entra nella fase decisiva della candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029. Dopo aver trasmesso al Ministero della Cultura la manifestazione di interesse, il progetto apre ora la sua stagione più importante: quella della partecipazione. L’obiettivo dell’Amministrazione comunale è costruire un dossier che nasca dal confronto con la città, coinvolgendo cittadini, associazioni, imprese, operatori culturali e nuove generazioni in un percorso condiviso che porterà, il prossimo 23 settembre, alla consegna della candidatura ufficiale. Per sostenere questo processo nasce anche la nuova piattaforma digitale di Bassano 2029, composta dal sito internet e dai canali social ufficiali su Instagram, Facebook, LinkedIn e YouTube. Più che semplici strumenti di comunicazione, saranno luoghi di dialogo e confronto attraverso i quali seguire tutte le tappe del progetto, conoscere gli incontri pubblici, i laboratori di coprogettazione e contribuire direttamente alla definizione dei contenuti del dossier. Tra le iniziative più significative ci sarà infatti la call for ideas, che permetterà ai cittadini di proporre progetti, suggerimenti e contributi destinati ad arricchire la candidatura. Un modo concreto per trasformare Bassano 2029 in un percorso realmente partecipato, capace di valorizzare le idee e le energie del territorio. Grande attenzione viene riservata anche ai giovani. Si sono infatti concluse le selezioni del TAG - Tavolo Agenda Giovani, l’organismo consultivo e propositivo istituito per dare voce alle nuove generazioni. I dieci ragazzi selezionati, di età compresa tra i 18 e i 27 anni, prenderanno parte ai prossimi incontri di coprogettazione e saranno coinvolti nella definizione delle proposte che accompagneranno la candidatura nei prossimi mesi. Una scelta che conferma la volontà di aff idare ai giovani un ruolo attivo nella costruzione della Bassano del futuro. Anche l’identità visiva del progetto racconta questa visione. Le tre lettere dell’acronimo BDG diventano infatti elementi simbolici della città: la B richiama le arcate del Ponte degli Alpini, la D rappresenta una soglia aperta al dialogo e all’accoglienza, mentre la G assume la forma di una rosa dei venti, evocando un territorio capace di guardare oltre i propri confini e di mettere in rete idee, relazioni e opportunità.
«Con il lancio delle piattaforme di Bassano 2029 apriamo un nuovo spazio di incontro,

ascolto e partecipazione», sottolinea il sindaco Nicola Finco, ribadendo come gli strumenti digitali serviranno ad ampliare il coinvolgimento della comunità senza sostituire il confronto diretto già avviato nelle scorse settimane con cittadini, associazioni, imprese e realtà culturali. Il messaggio è chiaro: la candidatura non vuole essere soltanto un progetto dell’Amministrazione comunale, ma una sfida collettiva nella quale ogni componente della comunità possa contribuire a costruire una visione condivisa della città.
• Alessia Longhin
Due candidature, un solo Veneto: la sfida divide la regione
La corsa a Capitale Italiana della Cultura 2029 non mette in competizione soltanto Bassano del Grappa e Bardolino, ma apre anche un confronto politico e istituzionale tutto interno al Veneto. Due città della stessa regione hanno infatti scelto di presentare una propria candidatura, rinunciando a convergere su un progetto unitario che avrebbe potuto rappresentare l’intero territorio.












Bassano aveva impostato il proprio percorso con l’obiettivo di aggregare istituzioni, associazioni, imprese e operatori culturali in una proposta condivisa. L’ingresso di Bardolino ha però cambiato gli equilibri, dando vita a una competizione parallela che riflette anche le diverse sensibilità territoriali tra Vicentino e Veronese. La spaccatura è emersa con evidenza anche in Consiglio regionale, dove Palazzo Ferro Fini ha approvato due mozioni pressoché identiche a sostegno delle rispettive candidature. Un doppio via libera che certifica l’assenza di una posizione comune del Veneto.




Il rischio è evidente: due candidature della stessa regione finiranno inevitabilmente per contendersi gli stessi interlocutori, gli stessi sostegni e parte della stessa visibilità nazionale, mentre altre regioni potranno concentrare forze e consenso su un unico progetto.
Per Bassano la candidatura rappresenta uno degli obiettivi strategici dell’attuale amministrazione e il punto di arrivo di un ampio lavoro di coinvolgimento del territorio. Una rete di istituzioni, professionisti e associazioni che ora guarda con preoccupazione a una competizione interna che potrebbe indebolire le possibilità del Veneto di conquistare il titolo nazionale.







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Il servizio. Nel Palazzo della Loggia sarà realizzato un ambiente pubblico per la cura dei più piccoli
Nel cuore del centro storico di Bassano del Grappa sta per nascere un nuovo servizio pensato per le famiglie e, in particolare, per i genitori con bambini molto piccoli. Si chiamerà Baby Little Home il nuovo spazio pubblico dedicato all’allattamento, al cambio pannolini e alla cura della prima infanzia che troverà posto al piano terra di Palazzo della Loggia, sede del municipio, all’angolo tra Piazza Libertà e via Matteotti. L’iniziativa punta a offrire un punto di riferimento facilmente accessibile a mamme e papà che frequentano il centro storico, mettendo a disposizione un ambiente riservato, confortevole e attrezzato dove prendersi cura dei propri figli durante una passeggiata, una giornata di acquisti o semplicemente nel corso delle attività quotidiane.
Per l’amministrazione comunale si tratta di un intervento che si inserisce nel più ampio percorso di rafforzamento delle politiche dedicate alle famiglie e al welfare cittadino. «Con l’apertura della Baby Little Home

Pnel cuore del centro storico diamo un segnale concreto di vicinanza e supporto alle famiglie e alla prima infanzia. In un periodo storico in cui essere genitori comporta sempre maggiori sfide e criticità vogliamo dare un segnale di vicinanza a tutte le giovani famiglie, potenziando le politiche di welfare cittadino anche con piccoli gesti che, insieme, favoriscono lo sviluppo di una città sempre più inclusiva, accessibile e a misura di bambino», sottolinea il sindaco Nicola Finco.
L’idea è stata sviluppata con il contributo del Rotary Club Bassano, che ha promosso il progetto e parteciperà al suo finanziamento. Una collaborazione che il primo cittadino considera un esempio concreto di sinergia tra amministrazione comunale e realtà del territorio.
«Sostenere la genitorialità significa anche abbattere le barriere e creare spazi protetti e confortevoli dove potersi prendere cura dei propri figli in totale serenità. Ringrazio sentitamente il Rotary Club Bassano per
aver condiviso e sostenuto fin da subito questa visione, dimostrando ancora una volta il valore della collaborazione tra istituzioni e associazioni del territorio», aggiunge Finco.
Per ospitare la Baby Little Home sarà riqualificato il locale oggi utilizzato come sede di quartiere. Il progetto prevede un investimento complessivo di circa 25 mila euro e sarà realizzato in più fasi.
Nel primo lotto di lavori verranno installati un nuovo impianto di climatizzazione, nuovi serramenti, vetrofanie e una rampa di accesso in legno per eliminare il dislivello presente all’ingresso e garantire la piena accessibilità anche a passeggini e carrozzine.
Successivamente saranno completati gli interventi con il rifacimento dell’illuminazione, la realizzazione di nuovi punti presa, alcune opere di adeguamento della ringhiera esistente e la tinteggiatura degli ambienti, così da rendere lo spazio funzionale, moderno e accogliente.
Il progetto ha già completato l’iter auto-
rizzativo, compreso il parere favorevole della Soprintendenza, e può ora entrare nella fase operativa.
«Dopo la conclusione della progettazione e il via libera della Soprintendenza è tutto pronto per l’avvio del primo step degli interventi. Siamo pronti a consegnare alle neomamme uno spazio accogliente e confortevole, che permetta loro di prendersi cura dei bambini con la necessaria privacy anche in un luogo ad alta frequentazione», spiega l’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Viero.
Con la futura apertura della Baby Little Home, Bassano del Grappa arricchisce così la propria rete di servizi rivolti alla prima infanzia, offrendo un presidio concreto nel centro cittadino pensato per rendere più semplice la quotidianità delle famiglie e contribuire a costruire una città sempre più attenta alle esigenze dei bambini e dei loro genitori.
fas in alcuni pozzi privati dell’area di Marostica riporta al centro dell’attenzione il tema della qualità delle acque e della tutela della salute pubblica. Sul caso intervengono i consiglieri regionali del Partito Democratico Chiara Luisetto e Antonio Marco Dalla Pozza, che hanno presentato un’interrogazione alla Giunta regionale chiedendo un intervento tempestivo della Regione e di Arpav. Secondo i due esponenti dem, l’allarme emerso nel territorio richiede una risposta coordinata che non lasci soli i Comuni coinvolti, chiamati a gestire una situazione ancora in fase di

tutte le notizie del Veneto aggiornate in tempo reale. Pfas, il Pd
accertamento.
«Il Comune di Marostica ha già invitato i cittadini a eff ettuare analisi specifiche dei pozzi privati, stanziando 10 mila euro per avviare una prima campagna di monitoraggio preventivo», spiegano Luisetto e Dalla Pozza. «Tuttavia le verifiche ambientali e sanitarie sono ancora in corso e non è ancora possibile stabilire quale sia l’eff ettiva estensione della contaminazione.»
Con l’interrogazione, i consiglieri chiedono quindi alla Regione di chiarire quali iniziative intenda adottare, insieme ad Arpav, per definire
in tempi rapidi la diff usione del fenomeno e identificare la tipologia di Pfas presente nelle acque dei pozzi privati dei comuni limitrofi a Marostica.
Luisetto sottolinea inoltre una particolarità del territorio interessato. «L’area del Marosticense ricade nell’Ulss 7 Pedemontana, che non rientra tra quelle storicamente coinvolte dal piano regionale di sorveglianza sui Pfas. Per questo motivo è fondamentale agire con tempestività, evitando qualsiasi sottovalutazione.»
L’esponente del Partito Democratico richiama anche l’imminente entrata in vigore, prevista
per il 13 luglio, dei nuovi limiti nazionali per le acque destinate al consumo umano, che introducono parametri più rigorosi per la presenza di queste sostanze.
«L’emersione di nuove aree potenzialmente interessate dalla contaminazione impone un coordinamento immediato tra Regione, Arpav, Ulss e amministrazioni comunali», conclude Luisetto. «È necessario garantire monitoraggi puntuali e tutte le misure necessarie per la tutela della salute dei cittadini.»
• (r.b.)




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L’intervento. Investimento da 275 mila euro per riqualificare l’area sportiva di via Canove
Con un investimento complessivo di 275 mila euro prenderà il via nei prossimi mesi un importante intervento di riqualificazione del complesso sportivo di via Canove, nel quartiere XXV Aprile di Bassano del Grappa. Il progetto interesserà l’area di allenamento situata a sud del campo sportivo Baccini e del Pala Angarano, destinata a essere completamente trasformata in un moderno campo da calcio in erba sintetica.
L’intervento punta a restituire alla città e alle associazioni sportive una struttura rinnovata, più funzionale e sicura. Attualmente il terreno di gioco, in erba naturale, presenta infatti numerose criticità: il fondo è irregolare, le reti risultano fortemente deteriorate e l’intera area necessita di una riqualificazione profonda.
I lavori interesseranno ogni componente dell’impianto. Verranno sistemate e adeguate le recinzioni, con la sostituzione delle parti danneggiate e l’integrazione degli elementi mancanti. Sarà completamente rifatto il sottofondo, creando le corrette pendenze per favorire il

deflusso dell’acqua piovana e migliorando il sistema di drenaggio esistente. Successivamente sarà posato il nuovo manto in erba sintetica, insieme alle nuove porte da calcio e alle panchine per le squadre. Il progetto comprende inoltre la predisposizione dell’impianto di irrigazione e gli eventuali interventi di manutenzione o potenziamento dell’illuminazione già presente.
A rendere possibile l’avvio dell’opera è stata soprattutto la donazione di 150 mila euro effettuata da Maurizio

calcio e coordinatore tecnico delle nazionali giovanili maschili della FIGC. Un gesto che copre oltre la metà dell’investimento complessivo e che ha consentito di anticipare un intervento che altrimenti sarebbe stato rinviato. Il sindaco Nicola Finco ha evidenziato il valore del contributo di Viscidi, sottolineando come non sia scontato che chi raggiunge importanti traguardi professionali scelga di investire nella propria città. Grazie a questa iniziativa,
ha spiegato, Bassano potrà restituire ai giovani e agli appassionati un luogo rinnovato, favorendo la pratica sportiva e off rendo nuove opportunità di aggregazione in uno dei quartieri più popolosi della città.
Anche l’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Viero ha ricordato che la necessità di intervenire era nota da tempo, ma che senza il sostegno economico della donazione il progetto sarebbe probabilmente slittato agli anni successivi. Il nuovo campo sintetico, oltre a garantire una maggiore fruibilità durante tutto l’anno, richiederà costi di manutenzione sensibilmente inferiori rispetto all’attuale superficie naturale e rappresenterà il primo tassello di una più ampia riqualificazione dell’area. Il vicesindaco con delega allo Sport Mariano Scotton ha espresso riconoscenza nei confronti di Viscidi, definendolo un esempio di professionalità e di attaccamento alla città. L’auspicio dell’amministrazione è che il suo gesto possa diventare uno stimolo anche per altri cittadini e imprenditori intenzionati
a sostenere progetti dedicati ai giovani e allo sport.
Particolarmente significativo il messaggio dello stesso Maurizio Viscidi, che ha spiegato di aver scelto proprio quell’area perché rappresenta il luogo dove ha iniziato a giocare a calcio e dove è nata la sua vocazione da allenatore. Per questo ha voluto restituire qualcosa alla comunità attraverso un campo di allenamento che, oltre a essere uno spazio sportivo, possa diventare un luogo in cui trasmettere valori come impegno, rispetto, educazione e integrazione. Per Viscidi, infatti, il talento da solo non basta: risultati e crescita personale nascono soprattutto dal lavoro quotidiano, dall’allenamento e dalla dedizione.
Il cronoprogramma è già definito: la consegna dei lavori è prevista per settembre, mentre il nuovo campo in erba sintetica dovrebbe essere completato e riconsegnato alla città entro la fine dell’anno.
• Paola Bigon






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Sostenibilità. Tra gli obiettivi dell’Agenda 2030, un impegno che vede la multiutility in prima linea su più fronti
Differenziare! L’imperativo che orienta costantemente le attività di ETRA SpA Società benefit nell’erogazione del servizio di gestione e raccolta rifiuti è quello di differenziare. Un vero e proprio mantra per ETRA derivante direttamente dalle Nazioni Unite che hanno inserito all’interno dell’Agenda 2030 e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile anche la raccolta differenziata dei rifiuti nella consapevolezza che questa è essenziale da un lato per promuovere un consumo e una produzione di beni responsabili e dall’altro per puntare a città e comunità sostenibili. In tale prospettiva viene promosso e incentivato il riciclo e il riutilizzo e si lavora per ridurre l’impatto ambientale delle città. Parallelamente la gestione dei rifiuti urbani gioca un ruolo fondamentale in un’ottica, tra l’altro, che vuole far crescere sempre più l’economia circolare. Non stupisce dunque se l’imperativo “Differenziare!” da tempo ispiri in modo deciso l’azione della multiutility. Essa sta, infatti, mettendo in campo, nella consapevolezza che non si può fallire in questo obiettivo, tutta una serie di azioni e progetti per raggiungere entro il 2030 l’obiettivo dell’84% di differenziata e portare la produzione del rifiuto Secco residuo (quella minima parte di rifiuti che non può ancora essere riciclata) a 80 kg
Nall’anno per ogni cittadino. La raccolta differenziata viene incentivata attraverso numerosi servizi ad hoc che aiutano l’utente a svolgere al meglio la gestione dei propri rifiuti. I centri di raccolta rappresentano il luogo fondamentale dove conferire correttamente ciò che viene gettato. Questo è oggi facilitato dal principio della circolarità: ogni utente di ETRA può, infatti, decidere di volta in volta dove portare i propri rifiuti. Tutti gli utenti, infatti, muniti della propria eco tessera possono andare indifferentemente in uno dei Centri di Raccolta di ETRA. Le isole ecologiche H24, nel frattempo, sono migliorate significativamente, grazie ai sistemi smart si può avere un monitoraggio costante e preciso di quanto e cosa viene conferito e conoscere con precisione cosa ogni utente porta in un H24. Sul territorio poi, ci sono i Centri del Riuso con l’obiettivo di allungare la vita agli oggetti: c’è qualcosa che non usi più ma che è ancora in buono stato? Non buttarlo. Portalo ai Centri del riuso che lo rimetteranno in circolazione dandogli così una seconda vita.
Per alcune tipologie di rifiuto esistono poi progetti ad hoc, alcuni di questi sviluppati anche con realtà universitarie. E’ il caso del progetto InnoDABio realizzato in collaborazione con l’Università di Padova, Fondazione Cariverona e BTS
el corso del 2025 ETRA ha raccolto complessivamente 38.821 tonnellate di contenitori e imballaggi in plastica nei 66 Comuni serviti tra le province di Padova e Vicenza. Tutto il materiale viene inviato ai due impianti di proprietà dell’azienda a San Giorgio delle Pertiche e Bassano del Grappa, dove la plastica viene poi trasferita ad altri impianti esterni per le successive fasi di lavorazione. In questi centri, il materiale viene preso in carico e successivamente avviato al recupero, anche attraverso la vendita a soggetti privati e al COREPLA, il consorzio che coordina la filiera del riciclo degli imballaggi in plastica. Nonostante la buona risposta dei cittadini nella raccolta differenziata, il settore del riciclo sta attraversando una fase diff icile. A livello europeo e globale si registra infatti un aumento della plastica nuova, prodotta da fonti fossili e spesso proveniente da Paesi extra UE, venduta a prezzi più bassi rispetto alla plastica riciclata.
Questa differenza di prezzo sta riducendo la domanda di materiale riciclato da parte delle aziende, rendendo più complicate le gare del consorzio COREPLA e rallentando in alcuni casi il ritiro dei materiali a livello nazionale e regionale.
«I numeri del 2025 confermano lo straordinario impegno dei nostri utenti – spiega Flavio Frasson, presidente di ETRA – e l’eff icienza
Biogas dedicato alle bioplastiche e al rifiuto organico, o il progetto Texclim finanziato dall’Unione Europea per sviluppare nuovi modelli di recupero del rifiuto tessile o ancora il nuovo servizio dedicato ai RAEE (i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Grazie alla digitalizzazione si sta, poi, sviluppando un sistema avanzato di gestione della flotta aziendale per il servizio di raccolta, che consente, da una parte, di eff icientare il servizio, sia in termini di ore di lavoro, sia in chilometri percorsi sia in termini di qualità del servizio all’utenza. In tutto questo è decisiva la sensibilità degli utenti e a tale riguardo sono numerose le iniziative che puntano a far crescere la consapevolezza della cittadinanza. Sicuramente un ruolo di grande rilevanza è svolto dalle giovani generazioni e in questo campo dalle attività formative che ETRA Academy organizza ormai da più di 30 anni nelle scuole grazie a iniziative che coinvolgono ogni anno più di 30 mila alunni e studenti del territorio.
«I numeri - commenta Flavio Frasson, presidente di ETRA - ci dicono come stia crescendo in modo molto importante la sensibilità e l’attenzione dei cittadini e delle aziende rispetto alla tutela dell’ambiente in generale e alla raccolta differenziata dei rifiuti in
della macchina organizzativa della nostra azienda, capace di raccogliere e avviare al recupero quasi 39 mila tonnellate di plastica. Tuttavia stiamo vivendo una situazione paradossale: aumenta la disponibilità di plastica riciclata di qualità, ma il mercato continua a premiare quella nuova, prodotta da fonti fossili e più economica. È una dinamica che mette sotto pressione l’intera filiera del riciclo in Veneto e in Europa. Al momento, nel nostro territorio non si registrano particolari criticità o blocchi nei ritiri: i flussi e gli impianti stanno funzionando regolarmente. Restiamo comunque attenti e monitoriamo la situazione giorno per giorno, lavorando con tutti gli impianti coinvolti e restando a disposizione delle istituzioni regionali per aff rontare eventuali cambiamenti». «Si tratta di una criticità di sistema che va oltre i confini locali e non può ricadere solo sugli enti del territorio e sui gestori – aggiunge Germano Racchella, presidente del Consiglio di Bacino Brenta per i rifiuti –. Se vogliamo mantenere i risultati raggiunti in termini di raccolta differenziata ed economia circolare, è necessario un intervento delle istituzioni regionali e nazionali. Servono misure strutturali e incentivi per sostenere il mercato del riciclo e accompagnare questa fase di transizione».
• (p.b.)
particolare. Questa consapevolezza è assolutamente cruciale: senza l’impegno convinto delle comunità e delle aziende e la collaborazione con le amministrazioni comunali il nostro lavoro rischia di essere vano. Non siamo però ancora all’84 per cento di differenziata e per questo non dobbiamo rilassarci, ma anzi metterci ancora più determinazione, come peraltro testimoniano gli
investimenti programmati al riguardo. In questo senso è determinante anche la stretta e convinta collaborazione delle Amministrazioni comunali che possono svolgere un ruolo strategico per migliorare i nostri risultati e raggiungere anche nella raccolta differenziata l’obiettivo che ci siamo dati da tempo».
• Paola Bigon




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La sicurezza nei luoghi di lavoro continua a rappresentare una grave emergenza nel Vicentino. Secondo i dati diffusi dall’ Osservatorio sicurezza e salute VEGA, la provincia registra un livello di rischio tra i più elevati del Veneto e dell’intero Paese, con un indice di 18,2 morti ogni milione di lavoratori occupati, contro una media italiana ferma a 11,2. A rilanciare l’allarme è la Cgil Vicenza, che ha analizzato i dati relativi ai primi cinque mesi del 2026. Il quadro nazionale mostra un leggero miglioramento: in Italia le vittime sono scese da 386 a 370 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una diminuzione del 4,1%. Un calo che riguarda sia gli incidenti mortali avvenuti durante l’attività lavorativa sia quelli verificatisi nel tragitto casa-lavoro. La situazione appare però diversa in Veneto, dove il numero dei decessi è aumentato. Nei primi mesi dell’anno sono state registrate 44 vittime, rispetto alle 38 del 2025, con una crescita di circa il 16%. Un dato che mantiene la regione nella cosiddetta “zona rossa”, riservata ai territori con un’incidenza di mortalità superiore alla media nazionale. All’interno del Veneto, le province di Vicenza, Padova, Verona e Venezia hanno registrato il numero più alto di morti sul lavoro, con otto vittime ciascuna. Seguono Treviso e Belluno con cinque decessi, mentre Rovigo ne conta due.
Nel territorio vicentino, oltre alle otto vittime registrate tra gennaio e maggio 2026, sono state presentate 5.864 denunce di infortunio. Numeri che confermano una situazione considerata preoccupante dalle organizzazioni sindacali. Tra le cause più frequenti degli incidenti gravi e mortali restano le cadute dall’alto, fenomeno particolarmente presente nel settore dell’edilizia. Per questo motivo i sindacati chiedono interventi mirati di prevenzione e maggiori controlli nei comparti più esposti. I dati evidenziano inoltre una maggiore vulnerabilità tra i lavoratori più anziani, con un incremento degli infortuni nella fascia degli over 65. Particolare attenzione viene posta anche sulla situazione dei lavoratori stranieri, che in Veneto rappresentano una quota significativa delle vittime e risultano maggiormente esposti al rischio di incidenti. “Ci troviamo ancora una volta a commentare numeri che rappresentano vite spezzate e famiglie colpite dal dolore”, ha dichiarato Massimiliano Bianco, della segreteria della Cgil vicentina. Secondo il sindacalista, servono maggiori investimenti nella formazione dei lavoratori, soprattutto stranieri, e una più ampia conoscenza dei



diritti e delle norme di sicurezza. La Cgil torna inoltre a chiedere un rafforzamento degli Spisal, i servizi sanitari impegnati nella prevenzione degli incidenti sul lavoro. “Senza un investimento concreto – sottolinea Bianco – il rischio è quello di continuare a intervenire soltanto dopo l’ennesima tragedia”. Per il sindacato, invertire la tendenza significa aumentare prevenzione, controlli e formazione, con l’obiettivo di ridurre un fenomeno che continua a lasciare un pesante bilancio umano sul territorio.
• Alessia Longhin

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Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne: plauso alla nascita, ma l’allarme sulla “violenza istituzionale”
























La nascita dell’Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne viene accolta con favore da MovimentiAMOci Vicenza, che riconosce nel nuovo organismo previsto dalla Legge Regionale n. 30/2024 uno strumento importante per il monitoraggio del fenomeno, la raccolta dati, la formazione e il miglioramento delle politiche di prevenzione. A sottolinearlo è la presidente dell’associazione, Emanuela Natoli, che definisce l’iniziativa un passo significativo nella direzione della tutela delle donne vittime di violenza. Tuttavia, nel suo intervento, Natoli richiama l’attenzione su un aspetto che, a suo dire, rischia di rimanere fuori dal perimetro di analisi dell’Osservatorio: la cosiddetta violenza secondaria o istituzionale. Secondo l’associazione, accanto alle forme di violenza di genere più note, esisterebbero situazioni in cui madri e minori subirebbero ulteriori danni all’interno dei procedimenti civili e familiari, soprattutto nei casi in cui le denunce di maltrattamenti domestici non verrebbero adeguatamente considerate o verrebbero minimizzate. Nel comunicato, MovimentiAMOci Vicenza solleva una serie di interrogativi rivolti al sistema giudiziario e assistenziale: il numero di casi in cui, a fronte di denunce di violenza, si arriva all’allontanamento dei minori, le modalità con cui vengono valutati i rischi nei procedimenti e il ruolo delle consulenze tecniche d’uff icio nelle decisioni dei tribunali.
• (a.l.)










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Antonio Zavatteri
LE DIEU DU CARNAGE






15 → 18 APR
Ambra Angiolini, Ivana Monti LA REGINETTA DI LEENANE







Under 15. Il Coach evidenzia la crescita tecnica e umana dei ragazzi
Una finale persa non può cancellare una stagione praticamente perfetta. L’Orange1 Basket Bassano ha concluso il proprio percorso Under 15 con il secondo posto nazionale, arrendendosi soltanto alla Virtus Bologna nell’ultimo atto di un’annata che ha visto i bassanesi protagonisti assoluti in Italia e all’estero. “Il percorso è assolutamente positivo – racconta Matteo Bordignon, allenatore dell’Under 15 e assistente dell’Under 19 –. In due anni abbiamo fatto un grande cammino. Questa è stata una bellissima stagione. È chiaro che perdere una finale lascia un po’ di amaro in bocca, ma il bilancio resta straordinario”.
I numeri raccontano di una squadra dominante. L’Orange1 ha chiuso imbattuta la prima fase regionale contro le migliori formazioni di Veneto e Trentino, ha superato l’Interzona con tre vittorie su tre e ha raggiunto le finali nazionali senza mai conoscere la parola sconfitta. Dall’altra parte, in finale, c’era

però una super Virtus Bologna, a sua volta imbattuta.
“Non c’era molta differenza tra le due squadre – spiega Bordignon –.


Alla fine loro hanno meritato, ma in partite così serve anche un pizzico di fortuna. Forse c’è stata anche un po’ di tensione. Dovremo fare tesoro
di questa esperienza per ripartire il prossimo anno”.
Tra i momenti più significativi della stagione c’è anche il percorso internazionale affrontato dai giovani bassanesi, impegnati in un torneo europeo, l’EYBL, disputato tra Vilnius, Torino e Riga e concluso con la vittoria finale.
“È stata un’esperienza che ci ha arricchito molto. Abbiamo affrontato realtà straniere e visto un basket diverso dal nostro, più tattico e preparato sotto certi aspetti. In Italia il gioco è generalmente più fisico e più libero a queste età. Confrontarci con culture cestistiche diverse ci ha aiutato a crescere. L’aspetto più importante però riguarda l’extra campo. Siamo stati lontani da casa, insieme praticamente per tutto il giorno, e abbiamo legato molto. Si è creata una bella unione tra staff e giocatori e questo è quello che mi rimane maggiormente dentro”. Tornando all’Italia, dopo un predominio totale per l’intero arco della stagione, uno dei momenti più intensi è stato
quello della semifinale contro Forlì: “È stata una delle poche occasioni in cui ci siamo trovati davvero in difficoltà. In quel momento la squadra ha saputo reagire e ha dimostrato carattere. È probabilmente la partita che ci ha fatto crescere di più”. Il bilancio di Bordignon, nonostante la delusione finale, rimane assolutamente positivo: “La cosa più importante è che i ragazzi siano migliorati durante il percorso. Abbiamo creato rapporti umani forti, dentro e fuori dal campo. Il gruppo era molto unito e ha lavorato bene insieme. È questo l’aspetto che mi rende più orgoglioso”. Per l’allenatore bassanese il percorso proseguirà ora con l’Under 17, formata dai ragazzi delle annate 2010 e 2011. Una nuova sfida che partirà da una certezza: la finale persa non cancella una stagione che resterà tra le migliori nella storia recente di Orange1 Basket Bassano.
• Stefano Parpajola














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Allenamenti. Il Gm Giacomo Rossi racconta il progetto arancionero
Sei settimane di allenamenti, oltre sei ore di attività al giorno e ragazzi provenienti da tutta Italia, ma non solo. Il gm dell’Orange1 Basket Bassano Giacomo Rossi ha raccontato il progetto del Summer Camp: “È il sesto anno. In questa edizione sono arrivati anche ragazzi dagli Stati Uniti e abbiamo creato uno staff ancora più internazionale”. La crescita del progetto è stata costante negli anni, sia nei numeri sia nella qualità della proposta. Per sei settimane centinaia di ragazzi hanno vissuto un’esperienza immersiva che va ben oltre il semplice camp estivo. “Per noi è un modo per coinvolgere i ragazzi e per far conoscere il nostro modo di lavorare” - spiega Giacomo Rossi -. “Diamo loro la possibilità di vivere per una settimana come se fossero nostri giocatori, seguendo gli stessi ritmi e lo stesso approccio agli allenamenti che utilizziamo durante la stagione. L’obiettivo è farli crescere sia dal

punto di vista tecnico sia da quello fisico”. La grande novità dell’edizione 2026, come anticipato, è stata l’apertura al mondo americano con la presenza, oltre che di giocatori, anche di allenatori pronti a offrire un modo diverso di vivere il basket rispetto a quello europeo. Si tratta di una scelta
nata grazie ai rapporti costruiti nel tempo, anche attraverso le esperienze internazionali fatte dal club. “Portano un metodo di lavoro diverso rispetto a quello a cui siamo abituati e rappresentano un valore aggiunto per tutti i ragazzi”. Il programma è intenso e scandito con precisione. La giornata inizia intorno alle 7.30 con la colazione, prima di lasciare spazio agli allenamenti mattutini: tre ore complessive, divise tra preparazione fisica e lavoro sul campo. Dopo il pranzo e un momento di riposo, il gruppo torna in palestra nel pomeriggio per altre tre ore di attività, seguite dalla cena e da momenti ricreativi. In totale, ogni partecipante svolge circa sei ore di sport al giorno, vivendo una giornata da professionista.
Negli anni il Summer Camp è diventato anche un’importante occasione di scouting per la società del Grappa. “Ogni estate c’è qualche ragazzo che riesce a mettersi
“Al parco in movimento”, un progetto per tutti che fa bene alla città
Bassano si è confermata una città in cui lo sport ha una forte centralità. Con l’arrivo dell’estate, i parchi del territorio si sono infatti trasformati in palestre a cielo aperto. Da qualche settimana è in corso “Al Parco in Movimento”, iniziativa promossa dagli assessorati allo Sport e alle Politiche per la Salute del Comune in collaborazione con UISP, Ulss 7 Pedemontana e Dipartimento di Prevenzione D1. Rispetto alla scorsa edizione il progetto è cresciuto ulteriormente, coinvolgendo oltre venti associazioni sportive del territorio e proponendo 32 discipline diverse distribuite nei principali spazi verdi cittadini. Arti marziali, yoga, pilates, zumba, nordic walking, basket, atletica leggera, golf, scherma, pallavolo, biodanza, attività subacquea: una
vera e propria festa dello sport aperta a tutti i gusti. Il vicesindaco Mariano Scotton aveva sottolineato, presentandolo, l’importanza di questo progetto: “Come promesso lo scorso anno, questo progetto pilota non è stato solo rinnovato, ma anche potenziato coinvolgendo sempre più associazioni sportive che hanno dato una risposta eccezionale al nostro invito. Il programma è ricco e in grado di soddisfare le più svariate esigenze, per fare di Bassano del Grappa una città dello sport diffuso e accessibile nel corso di tutta l’estate”.
Procede Scotton, soffermandosi su un dato ISTAT preoccupante a cui Bassano vuole provare a ribellarsi: circa il 30% degli italiani non pratica alcuna attività motoria, con livelli di sedentarietà
che in Veneto risultano persino superiori alla media nazionale. “Tra queste persone figurano molti bambini, adolescenti e soggetti esposti al rischio di malattie croniche come diabete, obesità e patologie cardiovascolari. Con questa iniziativa diamo una risposta concreta ai fenomeni di sedentarietà attraverso proposte semplici, accattivanti e prive di barriere all’ingresso”. Ma il messaggio principale di “Al Parco in Movimento” sta nell’idea di sport come strumento di comunità che si pone l’obiettivo di creare dei legami: “L’attività motoria è uno strumento di inclusione, di costruzione di legami comunitari e di valorizzazione degli spazi pubblici e delle aree verdi della città come luoghi di salute”, ha concluso Scotton.
particolarmente in evidenza e noi iniziamo a seguirlo con interesse e magari lo portiamo a giocare da noi”, racconta Rossi. In questa edizione sono arrivati giovani atleti dalla California, dall’Olanda, dal Belgio, dalla Svizzera, dalla Serbia e dalla Croazia. Una partecipazione sempre più ampia, alla quale si aggiunge anche un dato particolarmente significativo: l’aumento delle ragazze iscritte. “Siamo molto contenti perché negli ultimi anni la presenza femminile è cresciuta sensibilmente. È un segnale importante e dimostra come il progetto riesca a coinvolgere sempre più giovani”.
Un camp che, anno dopo anno, continua a crescere di livello, confermando Bassano come un punto di riferimento internazionale per il basket giovanile di alto livello.
• Stefano Parpajola
Bassano ha risposto presente, con molti luoghi che hanno dato la loro adesione al progetto: dal Parco Ragazzi del ’99 al Giardino Parolini, dal Parco Rocca alla riva del Brenta, passando per i quartieri di San Lazzaro, San Vito, Marchesane e Angarano. Le attività si svolgono nelle fasce orarie più favorevoli, dalle 8 alle 10 e dalle 17 alle 19 fino al 31 luglio.
Due mesi a tutto sport per la città del Grappa: un’iniziativa di successo con i parchi che si sono trasformati in luoghi di movimento, incontro e comunità. “Al Parco in Movimento” è, ancora, una missione superata.
• (s.p.)






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Accanto a questo va aff rontato il nodo dei Medici di Base: le stime parlano, soltanto per la provincia di Venezia ma la situazione è uniforme in tutto il Veneto, di oltre 360 pensionamenti nel corso del prossimo anno. I bandi per la loro sostituzione prevedono, tra mille diff icoltà di reperimento, l’arruolamento di poco più di 150 medici di famiglia. Non certo una soluzione ottimale per una popolazione sempre più anziana. Le Case di Comunità, in fase di inaugurazione in queste settimane,
vanno riempite di personale e strutture. Sullo sfondo la spinosa vicenda del nuovo ospedale di Padova voluto da Regione e Comune, oggetto di accordi, delibere, stanziamenti e protocolli. Pare non ci sia più una completa copertura finanziaria. La Regione ha chiesto una pausa: problema decisamente non di poco conto.
Case di Riposo Il Veneto è l’unica regione, oltre la Sicilia, a non aver mai adottato una riforma delle Ipab
e questo rende meno performanti, in termini economici non certo di servizio, le case di riposo pubbliche. Oggi i dati parlano chiaro: ci sono circa 11mila anziani veneti in lista d’attesa per un posto in una struttura. Decisamente tanti.
Le infrastrutture per lo sviluppo
Alta velocità ferroviaria: avanti piano. Troppo piano. E questo è un grave limite per il territorio regionale. Romea: continua a essere la strada più pericolosa d’Italia. Anche qui dopo decenni di dibattiti urge una soluzione. Autostrada del Mare: si fa o non si fa? E se si come si risolve l’accesso al litorale? Holding autostradale
non se ne parla più: sogno finito? Biglietto unico per i mezzi pubblici, metropolitana di superficie, porti e aeroporti: i dossier sono decisamente molti e pesanti e nessuno di questi può attende. Saranno, dunque, vacanze molto intense se non ci si vorrà ritrovare impreparati alla ripresa quando si dovranno, anche, aff rontare i nodi dell’emergenza casa, della regolamentazione del fine vita e del braccio di ferro con Governo e Enel delle concessioni della rete elettrica e degli impianti idroelettrici in scadenza tra pochi anni. Sullo sfondo rimane il nodo dell’autonomia: ma questa è tutta un’altra storia.
Sanità. L’assessore regionale Gino Gerosa: “Va cambiata la mentalità del paziente nell’approccio con l’ospedale”
Dopo una carriera da cardiochirurgo e docente universitario, migliaia di interventi e vite salvate (“la soddisfazione più grande”), il professor Gino Gerosa si sta cimentando con la nuova sfida da assessore regionale alla sanità. “Dobbiamo fare delle scelte e agire oggi - spiega - pensando ai pazienti di domani. E chi saranno i pazienti di domani? Rispetto ai decenni scorsi la piramide sociale si è invertita, nel
una medicina reattiva, della serie sei ammalato - ti curo, ad una medicina di previsione che previene la fase acuta. In poche parole, vogliamo fare del Veneto il laboratorio internazionale per l’invecchiamento in buona salute”.
Di questa nuova sanità territoriale le Case della Comunità che stanno aprendo in tutta la Regione diventano un punto di riferimento e la base di partenza: “Le Case della Comunitàcontinua Gerosa - andranno adattate
“In futuro avremo molti pazienti anziani, con la prevenzione vogliamo fare del Veneto il laboratorio internazionale per l’invecchiamento in buona salute”
senso che una volta avevamo quattro figli, due genitori e un nonno, mentre oggi ci troviamo con un figlio e quattro nonni. La società è sempre più anziana e i pazienti di domani saranno over 80, fragili per definizione, con policomorbilità, vale a dire con più patologie, pazienti cronici da tenere il più possibile fuori dall’ospedale e seguire a casa. E per questo serve una sanità territoriale di vicinanza: dobbiamo passare da
alle esigenze dei singoli territori. Per questo bisogna fare una mappatura accurata: per esempio, se in una determinata area ci sono molti diabetici la Casa della Comunità di riferimento dovrà avere gli specialisti che affrontino questa situazione. La prevenzione non può essere considerata un lusso ma diventa un dovere e va adattata alla realtà territoriale in cui è calata”. Il primo mattone delle Case della
Comunità sono i medici di famiglia, con i quali la Regione ha raggiunto, per prima in Italia, un accordo che permette di fare fronte alle necessità di coprire gli orari di apertura delle nuove strutture. “L’accordo integrativo regionale è un primo passo, - aggiunge l’assessore - stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli per fare delle Case della Comunità il riferimento della sanità territoriale. E’ un cambio di mentalità che coinvolge anche i cittadini, finora abituati a rivolgersi ai Pronto Soccorso per ogni problema. Con le Case della Comunità vogliamo ridurre gli accessi ai pronto soccorso e dare ai pazienti le risposte direttamente sul territorio. Naturalmente vanno seguiti in maniera molto precisa i pazienti affetti da patologie croniche. E’ una sfida che passa anche attraverso la sostenibilità economica”. Nei prossimi mesi pertanto le Case della Comunità prenderanno sempre più forma e verranno calibrate sulle esigenze e sulla realtà dei singoli territori della nostra regione. Sulla carenza dei medici che in questi anni ha portato al ricorso ai “gettonisti” negli ospedali Gerosa fa notare che nei prossimi anni si passerà dalla carenza di medici attuale ad un eccesso di camici bianchi nel 2030. Ed è al futuro che il cardiochirurgo invita a guadare anche nella programmazione del nuovo

ospedale di Padova e, più in generale, di tutta l’organizzazione ospedaliera.
“Il nostro compito è quello di prevedere il futuro, per quanto possibile, e di pensare ad un sistema sanitario estremamente dinamico che possa dare le risposte alle esigenze della popolazione fra 15-20 anni. Chiaramente sappiamo quale direzione deve seguire la sanità ma questo deve avvenire in un sistema dinamico. E in questo approccio si inserisce anche il nuovo ospedale di Padova: noi oggi siamo chiamati a progettare una struttura che sarà a servizio dei pazienti del futuro, ed è quindi alle necessità del futuro che dobbiamo
rivolgerci, consapevoli che andiamo verso una società sempre più anziana che dobbiamo cercare di tenere il più possibile lontana dagli ospedali, che servono invece a curare la fase acuta”. In definitiva, chiediamo in chiusura, cosa ha spinto un cardiochirurgo aff ermato a cimentarsi nel ruolo di assessore regionale? “Il potere è la possibilità di fare cose buone per gli altri - risponde Gerosa - allora se c’è questa possibilità di fare qualcosa di buono anche a livello regionale, ben venga”.
Doveva essere il giorno del congresso nazionale della Uil con tanto di Giorgia Meloni ad intervenire dal palco, dopo aver dribblato i giornalisti, del centro congressi di Padova. Ed invece le parole che hanno fatto più rumore, sempre a Padova, sono state in quel primo weekend di luglio quelle di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil ma ancora con il piglio e la maglietta girocololo bianca sotto la camicia, di quando era segretario della Fiom.
Una parola ha avuto l’effetto di una fucilata: sfruttamento.
La tesi landiniana che ha mandato su tutte le furie mezzo schieramento politico e datoriale è che il “modello Veneto si è fermato, come si è fermato in tutta Italia un modello basato sullo sfruttamento e soprattutto sulla logica dell’appalto, del subappalto, del massimo ribasso e quindi, dello sfruttamento del caporalato. E non è una cosa che sta riguardando un settore, sta riguardando tutti i settori trasversalmente, e c’è bisogno di intervenire radicalmente”. Un “a margine” di un convegno del sindacato sul “lavoro
svenduto”.
Landini quella mattina era un fiume in piena davanti ai cronisti ed ha lanciato una raccolta di firme “per una legge di iniziativa popolare che chiede proprio di mettere mano a questa logica degli appalti, e il primo punto di fondo è la responsabilità del committente. Infortuni e morti sul lavoro riguardano in realtà giovani precari, nella maggioranza dei casi in aziende in subappalto; dall’altra parte stiamo vedendo come non si stanno applicando le leggi”.
Landini ha quindi chiesto “che venga introdotto in agricoltura, come esiste già in edilizia, un indicatore: se io ho un ettaro di terreno, so che in quell’ettaro ho una determinata produzione, e chiunque sa che per raccoglierla serve un certo numero di ore di lavoro. E quando vai a scoprire che le ore di lavoro sono un decimo di quelle che realmente ti servivano vuol dire che il 90% l’hai fatto in nero. Quindi, nell’era dell’intelligenza artificiale, l’utilizzo di tutte le tecnologie per controllare questi dati per sconfiggere questo fenomeno c’è, se non lo si vuol fare c’è una volontà politica


molto precisa, e noi stiamo denunciando questo, sia nei rapporti col governo, sia nei rapporti con le regioni di tutto il Paese. Gli imprenditori – ha concluso – debbono insieme a noi combattere i banditi, perché deve prevalere chi vuol fare l’imprenditore serio”.
Da capire poi in un parlamento che fa fatica a fare una riforma delle legge elettorale, che fine farà la proposta Landini.
• Alberto Gottardo

Meloni al congresso Uil: “Il lavoro è dignità, il Governo resta aperto al confronto”
Giorgia Meloni è intervenuta al congresso nazionale della Uil, rivendicando il metodo del dialogo con le parti sociali e indicando lavoro, salari, produttività, welfare e intelligenza artificiale come le principali sfide da aff rontare.
Uno dei passaggi centrali ha riguardato il tema del salario. La presidente del Consiglio ha difeso la scelta di puntare sulla contrattazione collettiva, sostenendo che il salario dignitoso debba essere garantito dai contratti nazionali più rappresentativi e non da una cifra fissata “a tavolino”. Secondo Meloni, il salario minimo avrebbe rischiato di indebolire le tutele, trasformandosi in un parametro al ribasso. La premier ha poi richiamato le misure adottate per sostenere il
potere d’acquisto, dal taglio del cuneo fiscale alla detassazione dei rinnovi contrattuali nel settore privato, misura che il Governo punta a confermare anche nella prossima legge di bilancio. Spazio anche al tema degli incentivi alle imprese: gli aiuti pubblici, ha detto, non devono più essere distribuiti “a pioggia”, ma concessi a chi rispetta le regole, applica contratti giusti, investe nel Paese e garantisce sicurezza. Sulla stessa linea la lotta al caporalato, definita “una battaglia di civiltà”.Sul fronte dell’intelligenza artificiale, ha invitato a governare la rivoluzione tecnologica senza subirla: l’IA può aumentare produttività e crescita, ma deve restare al servizio della persona e dei diritti.



















Scienza e salute. Giustina Destro, presidente Vimm, Istituto Veneto di Medicina Molecolare
Quest’anno l’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (Vimm) celebra il suo trentesimo anniversario, una realtà d’eccellenza nata nel 1996 dall’intuizione di Francesco Pagan e Giustina Destro, che oggi ne è la Presidente. Abbiamo intervistato la Presidente Destro, figura storica del territorio padovano — già imprenditrice, prima
donna sindaco di Padova e prima donna alla guida di Confindustria, parlamentare e presidente del Premio Campiello — per tracciare un bilancio e guardare alle sfide future della ricerca biomedica avanzata. Presidente Destro, il Vimm festeggia trent’anni di attività. Lei c’era fin dall’inizio, quando fu inaugurato proprio durante il suo mandato
da sindaco... Sì, ero sindaco di Padova quando abbiamo fatto l’inaugurazione. In seguito sono stata in consiglio per alcuni anni, poi mi sono dedicata ad altro: sono stata parlamentare e Presidente del Premio Campiello. Ma questi trent’anni al Vimm hanno portato grandi soddisfazioni e, soprattutto, risultati scientifici straordinari. Quali sono i numeri e i volti che oggi animano l’istituto?
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Oggi al Vimm accogliamo ben 320 giovani ricercatori divisi in gruppi di lavoro guidati da 12 eccellenti scienziati, tra cui il nostro direttore scientifico Nicola Elvassore, e i professori Corbetta, Sandri e Carrer. Quasi tutti sono docenti universitari e alcuni, come il professor Corbetta, svolgono anche attività clinica. Grazie a loro contribuiamo alla prevenzione di gravi malattie e alla fondamentale ricerca di base. Su quali aree terapeutiche vi concentrate maggiormente?
Sicuramente lo studio sugli organoidi, ovvero micro-organi generati in laboratorio dal professor Elvassore. Partendo da un capello o da un frammento di pelle, in laboratorio decidiamo di far crescere, per esempio, un cervello in miniatura. Grazie a questi organoidi possiamo individuare tempestivamente la malattia e approntare cure preventive mirate, prima che sia troppo tardi, come purtroppo spesso accade con i tumori cerebrali.
A questo proposito, quanto conta la prevenzione per la sanità pubblica?

Moltissimo, perché la prevenzione riduce drasticamente i costi sanitari. Ricordiamoci che il bilancio di una Regione è costituito per il 70% dalla sanità. Evitare la crescita di malattie devastanti migliora la vita del paziente, delle famiglie, del mondo del lavoro e la qualità della vita sociale. In questo senso è fondamentale la nostra biobanca di cellule staminali, prima nel suo genere, nata in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera.
La ricerca italiana soffre spesso di carenza di fondi. Qual è la situazione rispetto all’estero?


La nostra ricerca parte dal cervello, aff rontando patologie come ictus, Parkinson e Alzheimer, fino a fegato, pancreas e apparato muscolare, vitale per dare sostegno al corpo. Poiché oggi l’età media si allunga, l’obiettivo è far sì che l’uomo e la donna arrivino alla vecchiaia in salute.
Ci sono progetti particolarmente
Siamo ancora indietro: Paesi come la Germania dedicano il 5-6% della spesa alla ricerca, mentre in Italia siamo a malapena sopra l’1%. La strada
da fare è tanta. Tuttavia, vantiamo centri di eccellenza nazionali con cui collaboriamo costantemente, perché il confronto reciproco è ciò che fa crescere in ogni campo. Per celebrare questo legame tra scienza e bellezza, avete anche promosso un’iniziativa culturale originale, vuole ricordarla? Sì, abbiamo allestito la mostra “La terra è blu come un’arancia”, a Padova presso il Museo della Natura e dell’Uomo. Curata da Sylvain Bellenger, personalità culturale d’eccezione, in collaborazione con l’Università. Espone fotografie scientifiche dei nostri ricercatori che sembrano veri quadri per forme e colori. Sarà aperta fino al 30 novembre, ma probabilmente verrà prolungata di un mese o due.





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Entra nel vivo una nuova fase per l’idroelettrico veneto grazie a un accordo strategico tra la Regione e il Gruppo Enel. Attraverso la rideterminazione dei canoni idrici e la monetizzazione dell’energia gratuita che i concessionari devono fornire annualmente alla Regione sono stati recuperati ben 99 milioni di euro per il territorio. Nel dettaglio, la cifra è composta da 44 milioni di euro derivanti dalla quota fissa e variabile dei canoni idrici, che saranno destinati direttamente alla provincia di Belluno, e da altri 55 milioni provenienti dalla monetizzazione dell’energia. Il presidente del Veneto Alberto Stefani ha espresso soddisfazione per questo traguardo, sottolineando come l’operazione rappresenti un passo decisivo verso l’autonomia energetica: “E’ risultato storico, che testimonia l’esercizio di una forma ulteriore di autonomia regionale, che procede attraverso gli strumenti del dialogo”. L’assessore alla montagna Dario Bond ha poi spiegato l’impatto concreto che questi fondi avranno sul territorio: “Stiamo parlando di risorse che potranno sostenere il

sistema sociosanitario, i trasporti, le scuole, la valorizzazione della montagna e le infrastrutture e altro. E’ una forma di autonomia fondamentale per il nostro territorio e attiveremo una cabina di regia congiunta per concertare la destinazione delle risorse”.
Infine, lo sguardo è rivolto al futuro delle concessioni idroelettriche, per le quali l’assessore allo sviluppo economico Massimo Bitonci ha annunciato l’avvio di un’analisi approfondita: “Abbiamo aff idato lo studio delle soluzioni a un tavolo tecnico. Sulla base della relazione finale, prenderemo la decisione che porterà, secondo criteri oggettivi, il migliore beneficio al Veneto e ai veneti”. Idroelettrico, 99 milioni per il Veneto, Stefani: “Risultato storico, ulteriore forma di autonomia regionale”



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La Professoressa Valentine Lomellini, docente associata in Storia delle relazioni internazionali all’Università di Padova e direttrice di Securities (il Centro Studi italiano sulla sicurezza, il terrorismo e la criminalità organizzata), è da poco tornata in libreria con un saggio di grande spessore: Carlos lo sciacallo. Storia del più temuto terrorista internazionale (Edizioni Laterza). Attraverso un meticoloso lavoro d’archivio, Lomellini ha ricostruito la vera storia di un personaggio diventato un’icona, purtroppo in senso negativo, degli anni ‘70 e ’80.
Professoressa Lomellini, partiamo da un mini ritratto: chi è davvero Carlos lo Sciacallo?
Il suo vero nome è Ilich Ramírez Sánchez. È un terrorista internazionale nato
Quanto contano per persone come Carlos l’ideologia politica e la fede religiosa? Sono sentimenti sinceri o solo un’etichetta di facciata?
La “fede rivoluzionaria” è un elemento formativo in quello che oggi chiameremmo processo di radicalizzazione. Ramírez Sánchez nasce e cresce in una famiglia della piccola borghesia: il padre è un avvocato che milita nel Partito Comunista. Nasce quindi in un ambiente molto politicizzato. L’approdo alle istanze rivoluzionarie si sviluppa con il ‘68 globale, che lo vede parte attiva a Londra. Negli anni ‘70 Carlos si avvicina all’ala più radicale del FPLP, una formazione marxista-leninista, entrando nella sezione delle operazioni speciali diretta da Wadi Haddad, che sviluppava
Sulle tracce di Ilich Ramírez Sánchez, personaggio controverso accostato anche a Osama Bin Laden e al centro della cosiddetta “pista palestinese” per la strage di Bologna
in Venezuela, diventato poi studente all’Università Lumumba di Mosca, dove probabilmente è stato arruolato dal KGB. Ha militato nel Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e, con un’identità che è stata precorritrice dei tempi moderni, ha tentato di creare una rete internazionale del terrore nel corso degli anni ‘70. A metà di quel decennio si è persino convertito al jihadismo, anticipando quasi di quarant’anni gli sviluppi del terrorismo religioso contemporaneo. È un personaggio controverso, a cui sono stati dedicati libri, film e serie tv. È anche l’uomo al centro della cosiddetta “pista palestinese” per la strage di Bologna.

azioni terroristiche sul suolo occidentale.
L’ideologia, dunque, ha un’importanza reale. Tuttavia, subentra un’altra dinamica: quando una persona entra nel mondo del terrorismo e della clandestinità, quello diventa il suo unico mondo di riferimento. Non si può tornare indietro.
Carlos è stato arrestato in Sudan nel 1994, anni in cui anche Osama Bin Laden viveva in quel Paese. Un vecchio articolo de Il Manifesto che titolava “Il nuovo Carlos è Bin Laden”. C’è stato un passaggio di testimone o era solo una suggestione giornalistica?
Al momento non abbiamo prove che ci sia stato un legame diretto tra i due.

le notizie del

L’articolo de Il Manifesto la suggestione dell’esistenza di una centrale internazionale del terrore guidata da un singolo capo. Negli anni ‘70-’80 era Carlos, negli anni ‘90-2000 è diventato Bin Laden.I due condividono alcune caratteristiche: la fede islamica, un’ampia disponibilità economica e vasti contatti internazionali. Tuttavia, la modalità d’azione è diversa. Carlos realizza attentati appoggiandosi a un gruppo trasversale, composto da tedeschi occidentali, giapponesi e palestinesi. Bin Laden, invece, promuove una vera e propria “Internazionale del terrore”, un progetto globale di radicalizzazione e di esportazione del Jihad in vari Paesi. Veniamo alla “pista palestinese” per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Cosa ci dicono i documenti?
Nel libro ho analizzato storiograficamente la pista palestinese. Sappiamo che a livello giudiziario le sentenze hanno ritenuto responsabili della strage di Bologna alcuni esponenti del neofascismo italiano. Tuttavia, da tempo alcuni politici ribadiscono il loro scetticismo, sostenendo che la strage sia stata una vendetta del FPLP per l’arresto, avvenuto in Italia nell’autunno ‘79, del palestinese Abu Anzeh Saleh. Secondo questa teoria, l’arresto avrebbe violato il presunto “Lodo Moro”, l’accordo tra il fronte palestinese
e l’Italia per il libero transito delle armi in cambio della neutralizzazione del nostro territorio dagli attentati. Analizzando le fonti, la conclusione a cui arrivo — e che dimostro nel libro — è che questa pista è assolutamente inattendibile. Al contrario, la vicenda di Abu Anzeh Saleh conferma l’esistenza di quell’accordo per evitare attacchi in Italia. Dunque, nessuna ragione legata a questa dinamica può essere addotta come movente per la strage di Bologna.
Chiudiamo con un aspetto paradossale: il soprannome di Carlos, “lo Sciacallo”, arriva dal romanzo di Forsyth e dal film omonimo. Poi lo stesso Carlos ha ispirato i libri di Robert Ludlum su Jason Bourne. Essere così “pop” e mediatico si è rivelato un boomerang per un terrorista?
Assolutamente sì. A lungo si è creduto che Carlos fosse la longa manus di Mosca in Occidente. In realtà, consultando i documenti dei servizi segreti bulgari, cecoslovacchi e in parte rumeni, emerge che Carlos era tollerato, ma poi divenne del tutto indesiderato. Essere un terrorista richiede un grado estremo di riservatezza. Carlos, al contrario, aveva un temperamento esibizionista. I servizi dell’Est lo ritenevano un uomo incontrollabile e troppo “popolare” per svolgere un ruolo

strategico occulto. La grande notorietà esplosa nel 1973 gli si è ritorta contro: è stato costretto a fuggire di Paese in Paese fino all’arresto in Sudan nel ‘94, avvenuto anche grazie alle fotografie scattate anni prima dai servizi cecoslovacchi durante le sue permanenze a Praga. In un’epoca in cui di molti terroristi non si conosceva nemmeno il volto, Carlos, con la sua vanità, si è praticamente fregato da solo.
• Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.


















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Le otto Case della Comunità dell’ULSS 7 Pedemontana sono state completate e attivate entro il 30 giugno, rispettando la scadenza fissata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si apre ora una nuova fase, dedicata sia alla conoscenza dei servizi da parte dei cittadini sia al progressivo potenziamento delle prestazioni offerte nelle diverse sedi.
“Abbiamo iniziato una serie di incontri con le Amministrazioni comunali e parallelamente stiamo mappando i fabbisogni del territorio, per andare a implementare in modo dinamico e flessibile i servizi all’interno delle Case della Comunità», spiega il direttore generale Giovanni Carretta. L’azienda sanitaria ha già avviato una serie di incontri con i sindaci dei Comuni che fanno riferimento alle singole Case della Comunità per illustrare caratteristiche, servizi disponibili e modalità di accesso. L’obiettivo è accompagnare il nuovo assetto della sanità territoriale con un’attività di informazione rivolta alle amministrazioni locali e alla popolazione. Parallelamente prenderà forma anche il percorso di sviluppo delle strutture. Pur garantendo i servizi previsti dal decreto ministeriale 77 del 2022, l’intenzione è quella di ampliare progressivamente l’offerta, rendendo le
Case della Comunità il punto di riferimento della sanità di prossimità e della presa in carico continuativa dei pazienti. Alcune prestazioni specialistiche e diagnostiche potranno essere differenziate tra le varie sedi in base ai bisogni rilevati nei diversi territori. Le Case della Comunità attivate si trovano ad Arsiero, Asiago, Bassano del Grappa, Malo, Marostica, Romano d’Ezzelino, Schio e Thiene. L’investimento complessivo supera i 21,9 milioni di euro. Le strutture ospitano gli ambulatori medici e infermieristici operativi dalle 8 alle 20, il servizio di infermieristica di famiglia, gli ambulatori specialistici dedicati ai pazienti cronici, la Continuità assistenziale, il Punto unico di accesso, la Centrale operativa territoriale, i servizi diagnostici, la centrale dell’Assistenza domiciliare integrata e i servizi socio-sanitari. Per le richieste che non rivestono carattere di emergenza, il primo riferimento resta il medico di medicina generale. In alternativa è possibile contattare il numero 116117, attraverso il quale viene effettuata una prima valutazione per indirizzare il cittadino verso il percorso più appropriato: una visita dal proprio medico, un accesso alla Casa della Comunità oppure, quando necessario, al Pronto soccorso.
Un nuovo strumento a supporto della inclusione e della mobilità delle persone con disabilità entra a far parte dei servizi dell’ULSS 7 Pedemontana. È stato consegnato , davanti all’ospedale San Bassiano, un pulmino attrezzato destinato agli utenti dei Centri Diurni di via Rosmini, grazie alla donazione dell’associazione ELIOS ETS. La consegna ufficiale è avvenuta nel corso di una breve cerimonia alla presenza del direttore generale dell’ULSS 7 Pedemontana, Giovanni Carretta, del presidente di ELIOS ETS, Denis Vigo, e dei rappresentanti dell’associazione. Il nuovo veicolo, dotato di nove posti, pedana per l’accesso facilitato e sistemi pensati per garantire comfort e sicurezza durante il trasporto, sarà impiegato nelle attività quotidiane dei Centri Diurni, strutture che accolgono oltre 70 persone con diversi livelli di disabilità I servizi di via Rosmini rappresentano un importante punto di riferimento per il territorio, offrendo percorsi educativi, attività artistiche, ricreative e motorie, oltre a iniziative che favoriscono l’autonomia personale e l’inserimento sociale. Per alcuni utenti sono inoltre previste esperienze lavorative e uscite sul territorio con finalità formative e occupazionali. Secondo il direttore dell’Unità Operativa Complessa Disabilità e Non Autosufficienza dell’ULSS 7 Pedemontana, Fabio Lorico, il nuovo mezzo consen-
tirà di ampliare le opportunità di partecipazione alla vita della comunità, facilitando l’accesso a servizi, eventi culturali e attività inclusive organizzate anche in collaborazione con le realtà associative locali. Il pulmino sarà destinato in particolare agli utenti che necessitano di un supporto più elevato negli spostamenti. Soddisfazione è stata espressa anche dal direttore generale Giovanni Carretta, che ha sottolineato come la donazione rappresenti un aiuto concreto per migliorare la gestione delle attività esterne dei Centri Diurni. Le uscite sul territorio, ha evidenziato, costituiscono infatti uno strumento fondamentale per promuovere una reale inclusione sociale delle persone con disabilità. Il valore complessivo della donazione ammonta a 82.900 euro. Per Denis Vigo, presidente di ELIOS ETS, l’iniziativa riflette la missione dell’associazione, nata per sostenere le attività dell’ULSS 7 Pedemontana mettendo al centro il benessere delle persone. L’obiettivo, spiega, è contribuire non solo attraverso la fornitura di strumenti tecnologici e sanitari, ma anche favorendo accessibilità, mobilità e partecipazione sociale. Con questo nuovo mezzo, l’associazione intende offrire un supporto concreto alla quotidianità degli utenti e delle loro famiglie, migliorando la qualità dei percorsi assistenziali e favorendo una maggiore integrazione nella vita della comunità.
















Un importante attestato di qualità e competenza arriva per l’Ospedale San Bassiano, che entra tra le strutture sanitarie europee riconosciute per l’eccellenza nella gestione dell’ictus. Il reparto di Neurologia ha infatti ottenuto la certificazione “Gold” assegnata dal programma internazionale ESO-Angels Awards, organismo che valuta e monitora l’attività delle Stroke Unit nei Paesi europei.
Il riconoscimento premia la capacità dell’ospedale di garantire interventi rapidi ed efficaci nei casi di ictus ischemico, una delle principali emergenze neurologiche, nella quale il fattore tempo rappresenta un elemento decisivo per la sopravvivenza e il recupero dei pazienti.
La valutazione dell’ESO-Angels Awards prende in esame l’intero percorso assistenziale, dalla chiamata ai servizi di emergenza fino all’accesso in Pronto Soccorso, passando per la diagnosi radiologica e il successivo ricovero in ambiente specialistico. Tra i pa-
rametri più rilevanti figura la tempestività nella somministrazione della trombolisi, il trattamento farmacologico che consente di sciogliere il coagulo responsabile dell’ictus ischemico e di limitare i danni cerebrali.
Proprio su questo fronte il San Bassiano ha raggiunto risultati di assoluto rilievo: oltre il 50%dei pazienti colpiti da ictus ischemico riceve infatti la terapia trombolitica, quando indicata, entro un’ora dall’ingresso in Pronto Soccorso. Un dato particolarmente significativo alla luce delle evidenze scientifiche che dimostrano come la somministrazione del trattamento entro 90 minuti dall’esordio dell’ischemia con-
senta a un paziente su quattro di superare l’evento senza conseguenze neurologiche rilevanti.
«Questa certificazione è il risultato di una forte sinergia interna e di un grande lavoro multidisciplinare», spiega Alessandro Burlina, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neurologia del San Bassiano. «Il percorso coinvolge il personale del Pronto Soccorso, i neurologi e i radiologi che collaborano per arrivare rapidamente alla diagnosi e alla definizione della terapia più appropriata per ogni singolo pazienUna presa in carico che prosegue poi nell’Unità dedicata al trat-

tamento trombolitico, coordinata dal neurologo Emanuele Turinese, dove i pazienti vengono sottoposti a monitoraggio continuo e a percorsi terapeutici personalizzati. Soddisfazione anche da parte della direzione aziendale. «Questa certificazione riconosce il grande lavoro di squadra svolto da tutti i professionisti coinvolti per raggiungere standard assistenziali di altissimo livello», sottolinea il direttore generale dell’Azienda ULSS 7 Pedemontana, Giovanni Carretta. «Allo stesso tempo rappresenta una garanzia importante per i cittadini, che possono contare su cure d’eccellenza anche in una struttura sanitaria vicina al proprio territorio».
Il riconoscimento internazionale conferma così il ruolo strategico del San Bassiano nella rete dell’emergenza neurologica del Veneto e testimonia l’efficacia di un modello organizzativo che mette al centro la rapidità d’intervento, l’integrazione tra professionalità diverse e la qualità delle cure.
Per la prima volta il riconoscimento viene assegnato all’Ospedale Alto Vicentino, che amplia il proprio ruolo nella presa in carico dei pazienti con cefalee severe Il Centro per la Diagnosi e Cura delle Cefalee dell’ospedale di Santorso ha ottenuto l’accreditamento ufficiale di secondo livello dalla Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC). Si tratta del primo riconoscimento di questo tipo per l’Ospedale Alto Vicentino e certifica la qualità del percorso diagnostico-terapeutico dedicato ai pazienti affetti dalle forme più complesse di cefalea, con la possibilità di accedere a tutte le terapie oggi disponibili per la cura dell’emicrania. Il percorso assistenziale prende avvio con una visita neurologica di primo livello. I pazienti che non rispondono ad almeno tre trattamenti iniziali possono essere indirizzati al secondo livello sulla base di criteri clinici definiti, come la frequenza e l’intensità degli attacchi, ad esempio in presenza di emicrania episodica con oltre otto episodi mensili o di emicrania cronica con più di quindici giorni di mal di testa al mese.

Tra i punti di forza del Centro figura l’offerta di trattamenti innovativi: oltre alle più recenti terapie farmacologiche, viene proposta anche la dieta chetogenica, un approccio non farmacologico a effetto antinfiammatorio sviluppato in collaborazione con le dietiste dell’ospedale e indicato soprattutto per i pazienti che presentano controindicazioni ai farmaci. Tra le procedure disponibili rientra inoltre l’infiltrazione del ganglio sfenopalatino per il trattamento delle crisi acute di emicrania, eseguita dai neurologi in Pronto soccorso, con un’efficacia superiore al 90% nell’attenuazione degli attacchi in fase acuta. Il Centro utilizza anche gli anticorpi monoclonali, compresi quelli somministrati per via endovenosa grazie al supporto infermieristico del day service. La casistica supera i 30 pazienti e richiama persone anche da altri territori. Tra le possibilità terapeutiche è disponibile anche la tossina botulinica per il trattamento dell’emicrania cronica, opzione non prevista nei centri di primo livello. I risultati registrati evidenziano che circa il 15% dei pazienti raggiunge la remissione completa della malattia, mentre
nel 60% dei casi si osserva una riduzione di almeno la metà dei giorni di mal di testa. L’attività del servizio è significativa anche sotto il profilo dei numeri. L’ambulatorio di primo livello effettua circa 2.500 visite all’anno, mentre quello di secondo livello segue stabilmente circa 220 pazienti, rivalutati ogni tre-sei mesi anche attraverso la televisita, che consente di garantire il rinnovo dei piani terapeutici nei tempi previsti. L’emicrania, nelle sue forme più gravi, rappresenta una patologia altamente invalidante e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è tra le principali malattie neurologiche per impatto sociale e sanitario. Il direttore generale dell’ULSS 7 Pedemontana, Giovanni Carretta, sottolinea come l’accreditamento rappresenti un riconoscimento del lavoro svolto dall’équipe del Centro Cefalee e, allo stesso tempo, una garanzia per i cittadini, che possono contare su un presidio vicino a casa in grado di offrire competenze specialistiche e tutte le più avanzate possibilità di cura per una patologia che incide profondamente sulla qualità della vita e sull’attività lavorativa.














Le misure. Potenziata la rete di assistenza territoriale fino al 15 settembre
Con l’arrivo dell’estate e l’alternarsi di improvvise ondate di calore, l’ULSS 7 Pedemontana ha attivato il Piano anti-caldo 2026, un sistema organizzato di prevenzione e assistenza destinato a tutelare la salute della popolazione, con particolare attenzione alle persone più vulnerabili. L’iniziativa, che resterà operativa fino al 15 settembre, punta a rafforzare il coordinamento tra ospedale e territorio per garantire interventi tempestivi nei periodi di maggiore criticità. Il piano si basa su una stretta collaborazione tra servizi regionali, strutture ospedaliere e servizi territoriali, coinvolgendo Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta, Pronto Soccorso, Centrali Operative Territoriali, Assistenza Domiciliare Integrata, Infermieri di Famiglia e Comunità, Case di Comunità, Continuità Assistenziale, Amministrazioni comunali e servizi sociali. Un ruolo centrale è affidato anche al numero unico 116117, che rappresenta il principale punto di riferimento per i cittadini quando il medico di famiglia non è disponibile o quando è necessario essere orientati verso il servizio più appropriato.
L’attivazione delle misure è collegata al monitoraggio quotidiano effettuato da ARPAV, che attraverso un bollettino dedicato valuta non solo le previsioni meteorologiche, ma anche la qualità dell’aria, i livelli di ozono e l’indice di disagio fisico. Se viene prevista una situazione di caldo intenso e prolungato, scatta l’allerta: le informazioni vengono trasmesse ai Pronto Soccorso, ai servizi territoriali, ai medici di famiglia e ai Comuni affinché possano individuare tempestivamente le persone più fragili e intensificare l’assistenza domiciliare e il monitoraggio sanitario.
«Il piano anti-caldo è uno strumento di prevenzione basato su un coordinamento strutturato tra più soggetti – sottolinea il direttore generale dell’ULSS 7 Pedemontana, Giovanni Carretta –. La sua efficacia si basa sul gioco di squadra tra i servizi ospedalieri e socio-sanitari territoriali, le Amministrazioni comunali e le associazioni di volontariato. L’obiettivo comune è monitorare il territorio e proteggere i cittadini più fragili durante le ondate di calore».
L’Azienda sanitaria ricorda che le ondate di

calore possono rappresentare un rischio importante soprattutto per anziani, bambini, donne in gravidanza, persone con patologie croniche, soggetti in sovrappeso, persone sole o in condizioni di fragilità sociale. Un’attenzione particolare viene riservata anche ai lavoratori che operano all’aperto, come quelli impiegati in agricoltura, nell’edilizia e nei cantieri stradali, maggiormente esposti alle alte temperature durante le ore centrali della giornata.
Tra le raccomandazioni dell’ULSS 7 Pede-
montana figurano l’evitare di uscire tra le 11 e le 18, bere frequentemente senza aspettare lo stimolo della sete, mantenere gli ambienti domestici freschi, utilizzare abiti leggeri in fibre naturali e seguire un’alimentazione ricca di frutta e verdura. Per chi svolge attività fisica o lavorativa all’aperto è consigliato programmare pause regolari in zone ombreggiate e idratarsi costantemente. Particolare attenzione va inoltre posta alla corretta conservazione dei farmaci e alla protezione delle persone non autosufficienti, dei bambini piccoli e degli animali domestici.
L’ULSS ricorda infine che il ricorso al SUEM 118 e al Pronto Soccorso deve essere limitato alle reali emergenze. Per tutti gli altri bisogni assistenziali il primo riferimento resta il proprio medico di famiglia oppure il numero 116117, in grado di orientare il cittadino e attivare, quando necessario, i servizi territoriali più appropriati. È inoltre disponibile il numero verde regionale 800 535535, collegato al servizio di Telesoccorso e Telecontrollo, che offre informazioni e supporto durante tutto il periodo estivo.
Con l’arrivo della bella stagione aumentano le escursioni nei boschi, le passeggiate nei prati e le giornate all’aria aperta. Ma insieme agli escursionisti torna anche un rischio spesso sottovalutato: quello rappresentato dalle zecche, piccoli parassiti che possono trasmettere malattie anche gravi, come la malattia di Lyme e la TBE (encefalite da zecca).
La Regione del Veneto, nell’ambito della campagna informativa sulle arbovirosi, richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione, ricordando che il morso di una zecca è nella maggior parte dei casi innocuo, ma in alcune circostanze può provocare infezioni che richiedono cure tempestive. In Veneto, tra le patologie trasmesse dalle zecche, particolare atten-


zione è rivolta proprio alla TBE, una malattia virale che può interessare il sistema nervoso e che, nei casi più gravi, può provocare conseguenze permanenti. Per questa infezione non esiste una terapia specifica, ma è disponibile un vaccino raccomandato per chi vive o frequenta abitualmente le aree a rischio. Per ridurre il rischio è sufficiente adottare alcune semplici precauzioni. Prima di partire è consigliabile indossare pantaloni lunghi, maglie a maniche lunghe e calzini alti, preferendo abiti di colore chiaro, che consentono di individuare più facilmente eventuali zecche. È inoltre utile applicare repellenti cutanei a base di DEET o icaridina e trattare gli indumenti con prodotti a base di permetrina, particolarmente indicati per chi percorre sentieri con vegeta-
zione alta.
Durante l’escursione è preferibile rimanere sui sentieri battuti, evitando di attraversare erba alta, cespugli e vegetazione fitta. È inoltre sconsigliato sedersi o sdraiarsi direttamente sul terreno, dove le zecche attendono il passaggio di persone o animali.
Una volta rientrati a casa è importante controllare accuratamente tutto il corpo, prestando attenzione anche alle zone meno visibili, come il cuoio capelluto, dietro le ginocchia, le ascelle, l’ombelico e l’inguine. Anche gli animali domestici che hanno partecipato all’escursione devono essere ispezionati con cura. Gli indumenti utilizzati dovrebbero essere scossi e spazzolati prima di entrare in casa, per eliminare eventuali parassiti rimasti tra i tessuti.
Se viene individuata una zecca, è fondamentale rimuoverla correttamente con una pinzetta, evitando rimedi improvvisati, e monitorare nei giorni successivi l’eventuale comparsa di sintomi come febbre, affaticamento, dolori articolari o un caratteristico eritema cutaneo. In questi casi è necessario rivolgersi al proprio medico, segnalando la possibile esposizione. La Regione ricorda infine che i cambiamenti climatici stanno favorendo la diffusione di insetti e parassiti vettori di malattie, rendendo sempre più importante adottare comportamenti corretti quando si frequentano ambienti naturali. Informarsi e prevenire rappresentano oggi il modo più efficace per continuare a vivere in sicurezza la montagna, i boschi e le aree verdi del Veneto








Il furto. Riaccesa l’attenzione su uno degli oppioidi più potenti al mondo
Il furto di 80 fiale di fentanyl dalla farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma ha riportato sotto i riflettori uno dei farmaci più discussi degli ultimi anni. L’episodio, sul quale sono in corso le indagini delle autorità, ha inevitabilmente acceso i riflettori sui rischi legati alla sottrazione di un principio attivo tra i più potenti oggi disponibili in medicina. Ma, proprio mentre cresce la preoccupazione per il possibile utilizzo illecito del medicinale, gli esperti invitano a evitare facili allarmismi: il fentanyl resta uno strumento terapeutico indispensabile per migliaia di pazienti affetti da dolore severo e rappresenta uno dei pilastri della moderna terapia del dolore e dell’anestesia.
A sottolinearlo è anche Simona Pichini, direttrice del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo la quale si tratta di un episodio certamente grave, ma circoscritto, che non modifica il quadro complessivo della gestione degli oppioidi nel nostro Paese. L’Italia, infatti, ha rafforzato dal 2024 le attività di prevenzione attraverso uno specifico Piano nazionale dedicato al contrasto dell’uso improprio del fentanyl e degli altri oppioidi sintetici, con un sistema di sorveglianza, monitoraggio degli eventi sentinella, collaborazione tra autorità sanitarie e forze dell’ordine e sistemi di allerta rapida. Il fentanyl è un analgesico oppioide sintetico dalla straordinaria efficacia. La sua potenza è alme-
no ottanta volte superiore a quella della morfina e viene utilizzato quotidianamente negli ospedali sia come anestetico sia nel trattamento del dolore oncologico severo. Esiste in diverse formulazioni: fiale per uso iniettivo, cerotti transdermici, compresse o pastiglie transmucose e spray nasali destinati ai pazienti con specifiche indicazioni cliniche.
Proprio questa elevatissima efficacia analgesica rende però il fentanyl un farmaco da utilizzare esclusivamente sotto stretto controllo medico. Se assunto impropriamente o al di fuori delle indicazioni terapeutiche può provocare effetti gravissimi. Oltre alla capacità di indurre rapidamente tolleranza e dipendenza, il rischio principale è rappresentato dalla depressione respiratoria, che può condurre a un’overdose potenzialmente mortale. Il pericolo aumenta ulteriormente quando il fentanyl viene associato ad altre sostanze come eroina, cocaina, alcol o benzodiazepine, una combinazione purtroppo spesso presente nei casi di abuso registrati a livello internazionale.
È proprio sul mercato illegale che il fentanyl assume le caratteristiche più preoccupanti. Negli Stati Uniti la diffusione di fentanyl prodotto clandestinamente e mescolato ad altre droghe ha provocato negli ultimi anni una gravissima emergenza sanitaria, con decine di migliaia di decessi per overdose. Anche in Europa il fenomeno è attenta-
mente monitorato, soprattutto per la presenza di derivati sintetici ancora più potenti, come il carfentanil, sviluppato originariamente in ambito veterinario e migliaia di volte più potente della morfina. La situazione italiana, tuttavia, è profondamente diversa. Il fentanyl è classificato tra le sostanze sottoposte a rigoroso controllo dalla normativa sugli stupefacenti, ma contemporaneamente figura tra i medicinali destinati alla terapia del dolore severo con specifiche modalità prescrittive che consentono ai pazienti di accedere alle cure quando realmente necessarie. L’intera filiera, dalla distribuzione alla prescrizione fino alla somministrazione, è sottoposta a controlli stringenti proprio per ridurre al minimo il rischio di abuso.
Accanto alla cronaca, quindi, emerge anche il tema della corretta informazione. Ogni anno in Italia vengono diagnosticate circa 390 mila nuove neoplasie e almeno un paziente oncologico su due convive con il dolore durante il proprio percorso di cura. In molti casi si tratta di episodi improvvisi e particolarmente intensi, il cosiddetto “Breakthrough Cancer Pain”, che richiedono farmaci ad azione rapida. In questo contesto il fentanyl rappresenta una delle opzioni terapeutiche raccomandate dalle principali linee guida nazionali e internazionali grazie alla rapidità con cui riesce a controllare il dolore.
Proprio per contrastare la crescente disinforma-
zione, gli specialisti della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva hanno recentemente richiamato l’attenzione su alcuni falsi miti ancora molto diffusi. Non è vero, ad esempio, che gli oppioidi siano riservati esclusivamente alle fasi terminali della malattia o che il dolore oncologico debba essere sopportato. Allo stesso modo è errato pensare che tutti gli oppioidi siano uguali o che il fentanyl sia necessariamente pericoloso. Quando la terapia viene prescritta, dosata e monitorata dal medico, spiegano gli esperti, il farmaco è utilizzato da oltre sessant’anni nella pratica clinica mondiale con un profilo di sicurezza consolidato e rappresenta una risorsa essenziale per garantire qualità di vita ai pazienti. Il furto avvenuto a Roma dimostra dunque quanto sia fondamentale mantenere altissimo il livello di vigilanza sulla gestione di un medicinale tanto potente quanto prezioso. Ma non deve alimentare paure ingiustificate tra chi lo utilizza per ragioni terapeutiche. Il vero messaggio che arriva dagli specialisti è chiaro: combattere il traffico illecito e l’abuso del fentanyl è una priorità assoluta, ma altrettanto importante è non demonizzare un farmaco che, quando impiegato correttamente, continua a rappresentare una delle armi più efficaci per alleviare il dolore e migliorare la qualità di vita di migliaia di persone.
Paola Bigon





































