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Chioggia dic2013 n156

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di Chioggia

Periodico d’informazione locale. Anno XX n. 156 - Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, NE/PD

Primo Piano Dilagano i furti nelle abitazioni, la gente ha paura

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Protezione civile “Ragazzi con la tuta gialla” coordinati ed efficienti

Salvaguardia litorale Diga soffolta, il Magistrato alle acque rimanda la decisione

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EDITORIALE

Inquinamento, ritornano i divieti antismog

Amarezza metropolitana di Nicola Stievano

Sono iniziati nel 2013, ma continueranno fino ad aprile del 2014 i divieti anti smog introdotti dal comune di Venezia, Spinea, Mirano e Santa Maria di Sala. Una misura voluta per rendere l’aria più pulita e meno inquinata nei centro.24 pag. 24

Expo 2015, le ville venete aspettano i turisti

Expo 2015, una grande occasione anche per il Veneto di mettere in mostra i propri tesori artistici, architettonici, culturali ma anche paesaggistici ed enogastronomici. pag. 30 50%

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Soddisfazione del primo cittadino: “Promessa mantenuta, non abbiamo aumentato le tasse”

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l 2013 è finito e l’amministrazione Casson tira le somme sull’andamento economico del Comune di Chioggia. L’assestamento di bilancio votato il 30 novembre chiude sostanzialmente il bilancio economico 2013 e la relazione del collegio dei revisori certifica una situazione di equilibrio. Come per tutti i comuni italiani, il 2013 è stato un anno ricco di incertezze e cambiamenti (Imu, Tares, ecc.) durante il quale i sindaci e gli assessori hanno dovuto fornire

risposte adeguate al territorio. “Come promesso – dichiara il primo cittadino di Chioggia, Giuseppe Casson – non abbiamo aumentato la pressione fiscale ed abbiamo mantenuto invariate le aliquote, riducendo addirittura la quota Imu pagata sui terreni edificabili. Anche sul fronte Tares, a differenza di molti altri comuni, non solo non ci sono stati aumenti nel passaggio da TIA a Tares, ma anzi in molti casi siamo riusciti a diminuire le aliquote per le attività

produttive.” La delibera votata dal consiglio comunale il 12 dicembre ha permesso di sanare anche una serie di debiti fuori bilancio accumulati dalle amministrazioni precedenti dell’ammontare di circa un milione e centomila euro nei confronti della Provincia, di SST (la società dei servizi comunali) e di ditte private, permettendo al Comune di Chioggia di rimanere all’interno del Patto di pag. 8 stabilità.

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Amministrazione 2013, Casson tira le somme

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l 2014 dovrebbe essere l’anno della città metropolitana Padova - Venezia -Treviso, durante il quale il progetto prenderà forma e finalmente decollerà dopo un lungo dibattito politico. Ma l’anno nuovo non si apre certo sotto i migliori auspici visto che l’intento di dare vita ad un grande sistema di relazioni fra i tre centri e i territori interessati rischia di essere ridimensionato, se non addirittura affossato, dalle carenze della rete dei trasporti. In una città metropolitana che si rispetti i collegamenti ferroviari e stradali dovrebbero essere potenziati al massimo, resi più efficienti e messi a disposizione dei lavoratori e di tutti coloro che si muovono quotidianamente all’interno dell’area. Solo così è possibile accorciare le distanze, rendere più facili gli spostamenti di uomini e merci. Invece questo 2014 si apre con i problemi di sempre soprattutto sul fronte del trasporti ferroviari. Nonostante i notevoli investimenti, specialmente sulla linea Padova - Venezia, il sistema ferroviario metropolitano, del quale si sente parlare ormai da un ventennio buono, è ancora al palo e i collegamenti, dopo l’entrata in vigore del nuovo orario “cadenzato”, mostrano tutta la loro fragilità proprio in ambito locale.

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EDITORIALE

segue da pag.

Amarezza metropolitana

Economia

Segnali di ripresa per le imprese Segnali di ripresa dall’economia veneziana dai dati della Camera di Commercio: rispetto allo stesso periodo del 2012, fra giugno e settembre del 2013 hanno cessato l’attività quasi 800 aziende in meno, 3.978 contro 4.770. Sono piccoli segnali di una stabilizzazione della recessione che dovranno diventare più solidi nel 2014. Intanto analizzando nel dettaglio, il settore più in sofferenza, è quello delle costruzioni che ha perso oltre 500 ditte e l’industria in senso stretto che ne ha viste chiudere quasi 300.

Ormai le proteste dei pendolari sono all’ordine del giorno e le notizie dei disagi si moltiplicano, al punto che la Regione ha intenzione di cancellare l’accordo per il trasporto locale con Trenitalia e individuare altre soluzioni. Proprio mentre andiamo in stampa arriva la notizia che il Governatore del Veneto Zaia ha revocato il contratto con Trenitalia invocando la possibilità di fare una gara per assegnare il servizio. “Mettiamo in discussione il fatto che ci possa essere solo ed esclusivamente un gestore per i treni regionali. - ha detto - Facciamo una gara, è una facoltà che ci viene data dalla legge”. Non è accettabile che migliaia di lavoratori ogni giorno siano in balia di ritardi, cancellazioni, disservizi e molte altre incognite che causano problemi a non finire. Non è accettabile che chi sceglie o è costretto a ricorrere ai mezzi pubblici si trovi a dover affrontare temi di percorrenza insostenibili, almeno il doppio rispetto a chi ricorre all’automobile. Ma anche per gli automobilisti muoversi all’interno della città metropolitana comincia a costare caro, molto caro. Ad inizio anno gli aumenti dei pedaggi su sistema autostradale tra Padova, Venezia, Treviso e Rovigo sono un’amara realtà con la quale sono chiamati a fare i conti anche gli autotrasportatori. A quanto pare è il prezzo da pagare per la costruzione del Passante, il quale però, con queste cifre rischia di essere sempre meno frequentato, soprattutto dai pendolari. Anche loro devono far quadrare i conti con costi sempre più alti e stipendi al palo. Mentre la politica sta cercando di correre ai ripari prevedendo sconti e agevolazioni per i residenti, soluzioni che probabilmente dovevano essere messe a punto prima dell’introduzione degli aumenti, c’è chi prevede un sensibile aumento del traffico sulla viabilità locale. E qui siamo ancora in pieno scaricabarile fra entri e Regione. Davvero un pessimo debutto per l’anno della Pa-Tre-Ve. di Nicola Stievano

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Chioggia turismo A Jesolo ci sarà un unico luogo per dare risposte alle richieste delle centinaia di migliaia di turisti che arrivano li ogni anno. Questo il senso della “ Casa del turismo” un progetto della Provincia presentato nelle scorse settimane dalla presidente Francesca Zaccariotto. Il progetto prevede l’assegnazione alla rete associativa che la gestirà, degli spazi e dei locali, per 400 mq al primo piano dell’immobile Kursaal di Jesolo. La durata dei lavori è di 36 mesi, a partire dalla data di sottoscrizione del contratto, cioè inizio 2014. Sarà un modello per gli altri ambiti del territorio provinciale.

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Provincia Spazi aperti

Gli operatori chiedono lo steward “da spiaggia” pag.

Commercio

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Regione Politica

Turismo: dalla costa alle città d’arte, si torna a vedere positivo

Aria di votazioni, 345 sindaci al rinnovo

Negozi in sofferenza per il caro affitti, la proposta di Ascom

scuole

pag.

8

Un musical per celebrare la Giornata della memoria pag. 9

pag.

pag.

25

economia

32

spettacolo

Venezia stenta nella geografia veneta del benessere pag. 26

Intervista ad Aldo Tagliapietra, storico leader de “Le Orme” pag. 34

Dolo-Mirano, Chioggia-Cavarzere

Lavori per 500mila euro negli istituti superiori

Lavori per 500mila euro programmati e approvati dalla Provincia per i distretti scolastici di Dolo e Mirano, e, nel basso Veneziano, Chioggia e Cavarzere. Le scuole superiori di Dolo e Mirano saranno interessate da una serie di interventi di manutenzione straordinaria per un importo complessivo di 200mila euro. Il progetto definitivo prevede la sistemazione dei serramenti e delle pareti, compreso il ripristino dei manti di copertura, degli istituti Lazzari, Musatti e Galilei di Dolo e Maiorana-Corner, 8 Marzo-Lorenz e Ponti-Levi a Mirano. Il progetto definitivo dei lavori di manutenzione straordinaria è stato approvato anche per le scuole della zona di Chioggia e Cavarzere, per un importo complessivo di 300mila euro. Gli interventi riguardano il completamento del consolidamento statico all’Istituto Marconi a Cavarzere e la manutenzione interna ed esterna dell’istituto Righi di Chioggia. Sport e territorio

La regione sostiene le 4 maratone venete

C’è anche la “Venicemarathon” nell’elenco delle 4 maratone venete che beneficeranno di complessivi 150mila euro, a titolo di sostegno che la Regione ha stabilito di assegnare per l’organizzazione degli eventi nel 2014. Treviso Marathon, Maratona di S. Antonio, Verona Marathon e Venicemarathon sono i quattro grandi eventi sportivi presi in considerazione - come ha spiegato l’assessore regionale allo Sport Marino Zorzato - per la loro rilevanza sul piano sportivo, ma anche sotto il profilo sociale e culturale. Nel dettaglio all’Associazione Sportiva Dilettantistica “Venicemarathon Club” verranno attribuiti 80mila euro, 30mila dei quali per la maratona di Venezia e 50mila per quella di Padova.

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Questa edizione raggiunge le zone di Chioggia, Sottomarina, Sant’Anna per un numero complessivo di 15.248 copie. Iscrizione testata al Tribunale di Venezia n. 1142 del 12.04.1994; numero iscrizione ROC 22120

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Direttore responsabile

Mauro Gambin direttore@lapiazzaweb.it Ornella Jovane o.jovane@lapiazzaweb.it Chiuso in redazione il 29 dicembre 2013 Centro Stampa: Rotopress International Loreto, via breccia (An)

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4 Argomento del mese SICUREZZA Aggressioni e scippi per strada, di giorno e di notte, topi d’appartamento di nuovo all’opera in un crescendo di furti messi a segno nelle province venete. Una escalation che i soli agenti presenti nei territori non possono contrastare efficacemente

Allarme sicurezza: sempre pi

di Germana urbani

Pansa: “Nel 2014 caleranno ancora gli agenti di polizia e ci sarà ancora meno sicurezza”

Lipari: “Il problema è più complesso, riguarda il fatto che il sistema giustizia in Italia non funziona”

E

’ Andrea, 23 anni, la vittima più grave dell’escalation di rapine e furti che negli ultimi mesi del 2013 ha investito in modo preoccupante il Veneto. Lui, un commesso di dicount, si è visto puntare la pistola alla testa e poi ha sentito lo sparo che l’ha costretto ad una difficile lotta per la vita. Ma la cronaca racconta quasi ogni giorno di signore più o meno anziane colpite brutalmente lungo le vie delle nostre città anche per un bottino di pochi euro. La gente ha paura e la preoccupazione degli amministratori locali è altissima tanto che non si contano le richieste di aumentare le forze dell’ordine di pattuglia sui territori. Molti i primi cittadini che hanno fatto appello anche al Governatore Zaia chiedendo risorse economiche, finanziamenti ai propri distretti di polizia, soldi che il più delle volte erano a bilancio in Regione e sono stati cancellati, così come è accaduto per l’impegno a finanziare le telecamere. In alcuni territori, come a Padova e nella Saccisica, verso fine anno sono arrivati rinforzi nell’ambito di competenza dell’arma dei carabinieri. Così sono stati intensificati i pattugliamenti e la presenza di agenti là dove sono sempre più in

azione bande di ladri che non disdegnano di compiere danni e atti di vandalismo. Purtroppo però, operazioni come queste non potranno durare a lungo su un territorio e, soprattutto, non possono essere replicate all’infinito. Nel Veneziano i reati complessivi, nei primi otto mesi del 2013, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sono aumentati del 3,5 per cento. Con un’impennata dei reati predatori in particolare ad agosto dove i furti in casa sono aumentati del 14 per cento, mentre quelli nei negozi del 24 per cento. “Ogni tanto - ha affermato Alessandro Pansa, capo della Polizia all’assemblea dell’Associazione funzionari di polizia - qualcuno mi chiede di aumentare il livello dei controlli in alcune città. Voglio essere sincero con tutti: oggi non siamo in grado di accrescere la sicurezza da nessuna parte del territorio. E da nessuna parte vuol dire anche Venezia”. L’annuncio di Pansa è ancora più grave guardando al futuro. “Il prossimo anno caleranno ancora gli uomini e ci sarà ancora meno sicurezza”. E’ paradossale pensare che aumentano i reati e cala il numero di chi può contrastarli. “I reati predatori si com-

materIe prIme salgono prezzI e furtI

Sicurezza ferroviaria e furti di rame

4

23mila euro e 38mila chilogrammi di rame trafugato. A tanto ammontano i danni provocati dai furti di rame sulle linee ferroviarie venete nei soli primi nove mesi del 2013. Un fenomeno che mette seriamente a rischio il buon funzionamento del trasporto ferroviario. Nel periodo preso in esame sono stati coinvolti 291 treni per un totale di quasi ottomila minuti di ritardo. Furti che sin troppo spesso restano impuniti. L’ultimo episodio ha bloccato per ore quaranta treni sulla tratta Venezia-Padova a causa dell’ennesimo furto di rame. I ladri hanno agito sulla linea AV VeneziaPadova fra le stazioni di Venezia Mestre e Pado-va Interporto. L’anomalia lungo la linea è stata rilevata dai sistemi di sicurezza e i treni in entrambi i sensi di marcia sono stati deviati sulla linea convenzionale con ingenti ritardi. Per ora questi furti hanno provocato solo ritardi e disagi ai cittadini in viaggio e alle Ferrovie ma se i sistemi di rilevamento dei problemi un giorno avessero un guasto improvviso? Questi furti sono pericolossimi eppure sempre più frequenti. I dati dell’Osservatorio Nazionale sui furti di rame sono significativi se si guarda ai primi 6 mesi del 2013: 11.040 furti (+12,1% vs 2012) per 2.720 soggetti denunciati (+41%) di cui 1.631 (+36,7%) in stato di arresto.

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battono anche con la prevenzione - spiega infatti Diego Brentani, segretario provinciale del sindacato di polizia Siulp - e questa la si fa mettendo agenti in strada. In questo momento siamo al lumicino. Se abbiamo gli uomini non abbiamo le macchine e viceversa. Poi finiscono i soldi per la manutenzione delle auto e queste si fermano. A riprova che stare in strada porta a risultati l’abbiamo avuta a gennaio 2013, quando sono stati messi per le vie la metà dei poliziotti arrivati per sostituire quelli che sono stati trasferiti. In nemmeno quindici giorni sono calati, del sessanta per cento, i reati predatori denunciati”. “Non è solo una questione di organici e mezzi - afferma però Francesco Lipari, se-gretario provinciale del sindacato di polizia Coisp - Il problema è più complesso, riguarda il fatto che il sistema giustizia in Italia non funziona. Chi commette reati si rende conto che nella gran parte dei casi la fa franca. Non solo, da tempo in Italia non c’è la certezza della pena”. “Chi commette la gran parte dei reati predatori - conclude Lipari - è consapevole del fatto che pochi giorni dopo, se non ore, si ritrova fuori e torna a fare quello che sa fare meglio: delinquere”.

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Argomento del mese 5 10 Argomento del mese Nel veneziano

iù ladri e sempre meno agenti Tornano le ronde Le vere risposte dovrebbero venire dalle istituzioni

Zaia ringrazia ma chiede un impegno al Governo di Germana urbani

S spalla pag 5 per vene-

e la sicurezza non arriva dallo Stato i cittadini si organizzano e tornano sulla strada a far la ronda. Sulle ronde si era tanto discusso anni fa, quando l’argomento sicurezza era cavalcato di gran carriera dalla Lega e da An. Ma dopo la regolarizzazione delle ronde non se ne era più vista una. Di fronte a una crescente domanda di sicurezza, però, in tutta la regione stanno tornando di moda i pattugliamenti delle associazioni di volontari. Alcuni, soprattutto giovani, girano armati di telefonini pronti a documentano tutto il possibile e a pubblicarlo in diretta sui social media. Scelte che possono essere molto pericolose e che hanno allarmato anche il prefetto Domenico Cuttaia che ha sottolineato quanto sia rischioso postare su Facebook foto o altro materiale di presunte situazioni di reato. Ma certamente è rischioso anche sostituirsi agli agenti nel controllo del territorio, una soluzione dal fiato corto, come riconosce lo stesso Governatore Luca Zaia, leghista della prima ora. “Io apprezzo la generosità con la quale queste persone si rendono disponibili a collaborare con le forze dell’ordine ma è evidente che questa non può essere la soluzione dirimente per prevenire e contrastare gli episodi malavitosi - ha detto il governatore Zaia - “Gli episodi criminosi, in base alle statistiche, sono in aumento e per contro si registra, a causa dei tagli statali, una drastica riduzione dell’organico degli agenti: ciò significa esporre a eccessivi pericoli le famiglie e le aziende. Il governo riveda le sue priorità”. Ma anche la Regione ha le sue mancanze e basta dare un’occhiata al bilancio regionale per verificare se Zaia e la sua Giunta crede nella necessità di investire o no in sicurezza. “Occorre pensare - ha sottolineato Piero Ruzzante, Consigliere regionale del Pd - che si è passati dai 5,6 milioni di euro del 2010 ai 100 mila euro del 2011, fino agli zero euro messi a bilancio per il 2012. Ma non erano proprio la Lega e il Pdl a ritenere la sicurezza e la lotta alla criminalità obiettivi strategici per il loro mandato? Beh, a giudicare dai numeri non si direbbe affatto”.

ziane

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Allarme sociale

Furti in abitazione in forte aumento U

n 2013 da dimenticare sotto il profilo dell’ordine pubblico e della sicurezza in provincia di Venezia dove i ladri in alcune aree si sono letteralmente scatenati e hanno provocato allarme sociale. Per tutta risposta sono sorti sul territorio, gruppi di vigilanza e autodifesa. Le zone più colpite dalle scorrerie di vere e proprie bande organizzate, prevalentemente dell’est europeo sono state quelle del Miranese (zona di Martellago), della Riviera del Brenta, diversi quartieri di Mestre e Sandonatese. Ma a tracciare un quadro della situazione è stato a dicembre il Prefetto Domenico Cuttaia. In provincia di Venezia sono aumentati del 12 per cento i furti in abitazione e preoccupa anche l’aumento dei borseggi, cioè i “furti con destrezza”. Sono diminuiti di gran lunga i furti di automobili, che sono stati 55 in meno e soprattutto le rapine in banca e quelle nei negozi. Continuano ad essere stabili e numerose le rapine in abitazione. Sono aumentati arresti e denunce: 719 i primi 6556 le seconde. Questo è un segno di un maggior impegno delle forze dell’ordine rispetto all’anno precedente. Cuttaia ha spiegato che uno dei mezzi più utili per fermare i furti e le rapine sono le telecamere, il problema è poi la presenza nelle sale controllo per osservare ciò che registrano in tempo reale, altrimenti la loro presenza è inutile. Cuttaia ha proposto che i volontari dei gruppi di autodifesa stiano vicini ai video delle sale controllo delle telecamere piuttosto che andare in giro con le ronde. Il Prefetto nella sua analisi della situazione fatta a fine anno, non ha risparmiato il fatto che si hanno dei segnali di infiltrazioni mafiose nell’economia veneta e veneziana. Il prefetto poi ha spiegato che l’attenzione deve essere massima nei settori in cui possono svilupparsi le organizzazioni criminali, in particolare a partire dallo spaccio delle sostanze stupefacenti, dal commercio abusivo e spesso di prodotti contraffatti e lo sfruttamento della prostituzione. Ma la paura più grande dei residenti è quella dei furti in abitazione. Ci sono stati anziani e famiglie che si sono trovati i ladri in casa di notte e proprio per questo, sono sorti nelle scorse settimane in Riviera gruppi di vigilanza di vicinato da parte di cittadini, che controllano fino a tarda ora le strade per evitare i raid di bande di predoni che razziano tutto. La denuncia arriva dai sindaci della Riviera, preoccupati per la brutta piega che potrebbe derivare da azioni sconsiderate di autodifesa o “giustizia fai da te”. I gruppi attivi sarebbero attualmente almeno cinque, sparsi fra Mira, Compagna Lupia, Camponogara e Campolongo. I sindaci spiegano che succede. “I cittadini - spiega Fabio Livieri, sindaco di Campagna Lupia e presidente della Conferenza dei sindaci dell’Ulss13 - si sono organizzati da settimane in gruppi di autodifesa. Sono molto attivi nella frazione di Lova e anche a Campagna Lupia capoluogo. Sono gruppi di 10-15 persone che perlustrano il territorio e avvisano le forze dell’ordine in caso di movimenti sospetti. In un caso sono riusciti anche ad aiutare i carabinieri a fermare una banda di ladri pronta ad entrare in azione con arnesi da scasso. Ho anche incontrato i cittadini che partecipano a questi gruppi, e mi hanno assicurato che la loro funzione è quella di collaborare con le forze dell’ordine. Nessuno gira per le strade armato”. I primi a partire con questa esperienza erano stati a Mira ad agosto un gruppo di residenti della zona di via Molin Rotto a Gambarare. In estate quasi metà delle abitazioni erano state razziate. Per questo si era costituito un gruppo di vigilanza di vicinato. A.A.


6 Chioggia Sottomarina Salvaguardia del litorale

Diga soffolta, il comitato del Magistrato alle acque rimanda la decisione Le categorie turistiche e l’Amministrazione comunale: “Ci aspettiamo l’ok a gennaio per l’inizio dei lavori” di Sara Boscolo Marchi

N

on è arrivato il via libera che tutti si aspettavano dal Magistrato alle Acque per mettere in opera il progetto di realizzazione della diga soffolta che dovrebbe mettere definitivamente in sicurezza il litorale di Sottomarina dalle mareggiate. Una delusione per la città, l’Amministrazione comunale e le categorie turistiche. Ogni decisione era stata rimandata al 18 dicembre, ma, sebbene le categorie turistiche locali fossero già in allarme, non ci si aspettava l’ennesimo nulla di fatto. Invece è arrivata la doccia fredda: tutto rimandato ancora una volta. “Siamo molto delusi e amareggiati – afferma Luciano Serafini a nome di Gruppo Turismo Chioggia – e a questo punto, anche giustamente preoccupati. Il Magistrato alle Acque ha smentito se stesso. Ci era stata data la certezza della realizzazione dell’opera e invece ci troviamo a chiudere l’anno

al punto di prima. Ci risulta, e speriamo sia vero, che la questione venga affrontata di nuovo a gennaio. Invitiamo quindi l’amministrazione comunale ad intervenire in queste settimane per sensibilizzare l’ente, ancora una volta, sull’importanza di questo progetto”. Fa eco Giorgio Bellemo, presidente dell’Ascot: “Stoppare quest’opera e continuare con il ripascimento sarebbe uno spreco di soldi pubblici. Ricordo che nel 2009 il ripascimento fu fatto a novembre, ma in maggio si dovette rifare a causa di una mareggiata fuori stagione”. L’amministrazione comunale si schiera a fianco della categorie turistiche: “Quest’opera serve alla città - afferma il sindaco Giuseppe Casson - Ha seguito tutto il suo iter tecnico con tanto di prova sperimentale nel simulatore di Voltabarozzo. Ci auguriamo quindi che tutto si concluda positivamente

Da destra Giorgio Bellemo e Luciano Serafini

in modo da evitare di spendere ogni anno decine di milioni di euro della collettività che, di fatto, permettono solamente di concludere la stagione turistica con la spiaggia in condizioni dignitose, per poi ricominciare tutto quanto l’anno successivo”. Non essendo arrivata l’autorizzazione entro fine 2013, sorge però un altro problema: quello della tempistica di realizzazione dell’opera. Anche se il Magistrato desse l’ok a gennaio, quasi sicuramente non si farebbe

in tempo a finire la diga soffolta entro l’inizio della prossima stagione estiva. “Il progetto - spiega l’assessore al Turismo Silvia Vianello - è stato chiesto già nel 2009. Le risorse per cominciare ci sono, ma bisogna fare presto. I lavori dovevano cominciare a gennaio per rispettare la tabella di marcia e chiudere i cantieri prima dell’inizio della stagione turistica 2014”. L’ombra del ripascimento aleggia nuovamente su Sottomarina: “Le nostre speranze

sono due – afferma Serafini – la prima è che, ovviamente, il Magistrato dia davvero il suo consenso all’opera in gennaio; la seconda che i lavori siano rapidi. Visti però i tempi stretti, sarebbe già un successo se portassimo a casa la realizzazione della diga soffolta con inizio cantiere al termine della prossima stagione estiva”.

gli operatori turistici chiedono l’introduzione delLo Steward “Da spiaggia”

S

ottomarina sta pensando di allinearsi alla tendenza in voga in altri lidi del veneziano e introdurre la figura dello steward “da spiaggia”. Un servizio in più per turisti e residenti che potrebbe contribuire a tenere sotto controllo il fenomeno dell’abusivismo commerciale lungo il litorale. “I primi ad avere l’idea degli steward negli stabilimenti balneari eravamo stati proprio noi categorie turistiche di Sottomarina – afferma Luciano Serafini di Gruppo La spiaggia di Sottomarina Turismo – altre realtà come Jesolo sono state più rapide nel metterla in pratica. offrire questo servizio, ma dato che qui non Gruppo Turismo si è messo in contatto con c’è e in altri posti sì, dovremmo dotarcene la stessa agenzia che ha gestito altrove il al più presto, pena la svalutazione del noservizio e siamo in atstro litorale”. tesa di una risposta sui Una figura Lo steward non costi e le modalità. Tra professionale che dà potrebbe in alcun i punti di forza c’è si- informazioni, assiste modo sostituirsi alle curamente quello di ri- i bagnanti e si affianca forze dell’ordine, ma uscire a porre un freno alle forze dell’ordine piuttosto collaborare alla presenza massiccia con loro, segnalando dei venditori abusivi all’interno degli stabili- le situazioni che richiedono un intervento menti balneari. Chi cerca tranquillità, infatti, dei tutori della legge. “Tuttavia l’introduè infastidito dal loro continuo via vai sotto zione degli steward a Sottomarina dipende gli ombrelloni”. Oltre alla sorveglianza, gli dalla destinazione che avranno i soldi entrasteward si occuperebbero anche di assistere ti nelle casse comunali con la tassa di sogi bagnanti e dare informazioni turistiche sul giorno del 2013 – conclude Serafini - con la territorio. La loro presenza è vista positiva- speranza che il discorso sia allargato anche mente anche da Marco Boscolo Camiletto al 2012, di cui non si è mai parlato finora. del Consorzio ConChioggiaSi, che afferma: Contiamo di ricevere buone notizie e che le “Non potremo sfruttare l’introduzione degli cifre possano essere reinvestite sul territorio steward come una novità, visto che non anche per questo tipo di progetti”. S.B.M. saremmo i primi e nemmeno gli unici ad


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8 Chioggia Bilancio

FOCUS

Comune Andamento economico 2013, l’amministrazione tira le somme

Il sindaco: “Promessa mantenuta, non abbiamo aumentato le tasse”

Il giudizio delle opposizioni

Boscolo Capon: la crisi economica non può giustificare tutte le inadempienze Guarnieri: scelte per conquistare voti

di Sara Boscolo Marchi

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l 2013 è finito e l’amministrazione Casson tira le somme sull’andamento economico del Comune di Chioggia. L’assestamento di bilancio votato il 30 novembre chiude sostanzialmente il bilancio economico 2013 e la relazione del collegio dei revisori certifica una situazione di equilibrio. Come per tutti i comuni italiani, il 2013 è stato un anno ricco di incertezze e cambiamenti (Imu, Tares, ecc.) durante il quale i sindaci e gli assessori hanno dovuto fornire risposte adeguate al territorio. “Come promesso – dichiara il primo cittadino di Chioggia, Giuseppe Casson – non abbiamo aumentato la pressione fiscale ed abbiamo mantenuto invariate le aliquote, riducendo addirittura la quota Imu pagata sui terreni edificabili. Anche sul fronte Tares, a differenza di molti altri comuni, non solo non ci sono stati aumenti nel passaggio da TIA a Tares, ma anzi in molti casi siamo riusciti a diminuire le aliquote per le attività produttive.” La delibera votata dal consiglio comunale il 12 dicembre ha permesso di sanare anche una serie di debiti fuori bilancio accumulati dalle amministrazioni precedenti dell’ammontare di circa un milione e centomila euro nei confronti della Provincia, di SST (la società dei servizi comunali) e di ditte private, permettendo al Comune di Chioggia di rimanere all’interno del Patto di stabilità. Sempre in chiusura d’anno, è stato perfezionato anche l’accordo con Veritas relativamente alla cessione del 30% delle quote di SST, avviato con la delibera del 29 dicembre 2012, che tante polemiche

NEWS

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Giuseppe Casson ricorda anche gli sforzi compiuti dall’Amministrazione per rimanere all’interno del patto di stabilità e ammette: per il 2014 il futuro è incerto

Il sindaco Giuseppe Casson aveva suscitato. All’epoca, infatti, l’opposizione aveva criticato tale decisione, vista come un’“elusione”, perché la cessione (ancora sostanzialmente fittizia) e il milione e 800mila euro pagato da Veritas come opzione sulla vendita permisero all’amministrazione Casson di evitare lo sforamento del patto di stabilità 2012. “Nulla di più sbagliato - spiega oggi il sindaco – e i fatti dimostrano che la vendita fu una decisione presa in totale buona fede e sulla base, non dei problemi del patto (che, comunque, sono stati risolti in quella maniera), ma di considerazioni sulla spending review nazionale che sconsigliano il mantenimento

di piccole società partecipate dai comuni, come nel caso di Sst”. Rimane grande amarezza per un patto di stabilità che attualmente non permette di spendere le risorse disponibili. “Per il 2014 il futuro rimane incerto sul fronte delle entrate non essendoci sicurezza sui trasferimenti statali - conclude il sindaco di Chioggia - Speriamo che la nuova legge finanziaria allenti un po’ questa morsa che sta strangolando i comuni italiani. Noi continueremo le azioni volte alla vendita del patrimonio immobiliare e la battaglia per i fondi della Legge speciale, in modo da intervenire sul territorio in maniera strutturale con manutenzioni e nuove opere”.

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Da sx Fortunato Guarnieri e Beniamino Boscolo Capon

el e Forza Italia sono concordi nei confronti dell’operato della giunta Casson per il 2013: “Negli ultimi 3-4 anni lo stato centrale ha tagliato i fondi destinati alle amministrazioni locali, ma la crisi economica non può giustificare le inadempienze della giunta Casson”. Gli esponenti dell’opposizione, Fortunato Guarnieri (Sel) e Beniamino Boscolo Capon (FI), si chiedono che fine abbiano fatto alcune delle promesse fatte dal sindaco Casson per il 2013, ovvero l’installazione del wifi gratuito in centro storico, i grandi aiuti alle imprese, l’asfaltatura di Viale Mediterraneo, la risoluzione delle controversie sulla concessione dei posti barca, l’inaugurazione del nuovo Teatro Astra, la destinazione d’uso dell’ex-colonia Turati restaurata ormai da tempo, ecc. “Ho già sottoposto un’interrogazione al sindaco – dichiara Boscolo Capon – su alcuni punti oscuri delle azioni di questa amministrazione riguardo la monetizzazione dei parcheggi (specialmente quello in “zona Zanzibar”, misteriosamente rimasto gratuito anche dopo l’installazione delle colonnine), le sanzioni ambientali e l’uso della tassa di soggiorno. Sono ancora in attesa di risposte. Nel frattempo, assisto ad altre inefficienze amministrative, ad esempio un Segretario Comunale “part-time” che si divide tra Chioggia e Dolo”. Guarnieri, invece, accusa il sindaco Casson di perseguire una politica clientelare: “Nei momenti di difficoltà si potrebbero contenere le spese destinate al finanziamento di sagre ed eventi promossi dalle associazioni o per la costruzione di nuovi impianti sportivi (si parla di campi da tennis a Borgo San Giovanni) destinati a società private. Ma la giunta sembra preoccuparsi d’intrattenere rapporti privilegiati con quei soggetti privati che un domani potranno procurarle molti voti, piuttosto che concentrarsi sui problemi di tutti”. S.B.M.

Commercio

Negozi in centro storico in sofferenza per il caro affitti, ascom propone una possibile soluzione

egozianti in sofferenza a Chioggia. Ad essere in difficoltà per il calo dei consumi sono in particolare coloro che hanno il negozio in centro storico. In molti si recano, ormai un po’ per abitudine, nei grandi centri commerciali per fare shopping, con la convinzione di poter risparmiare. Il deterrente principale ad avvicinarsi al centro di Chioggia risulta essere la difficoltà di arrivare con l’auto a ridosso dei negozi. Tuttavia un altro fattore (meno visibile, ma altrettanto tagliente) che ogni anno rischia di far chiudere le saracinesche di molti negozi è il caro affitti. I proprietari delle “mura” degli esercizi commerciali, infatti, hanno la tendenza ad alzare i canoni di locazione appena la legge lo consente e, soprattutto nel caso il

negozio funzioni ed attiri molti clienti. Per i negozianti diventa difficile reggere l’impatto e alcuni decidono di spostarsi fuori dal centro storico, mentre altri chiudono definitivamente. “E’ un problema generalizzato – spiega il direttore di Ascom, Maria Grazia Marangon - che oggi, in un momento di crisi, si aggiunge alle altre difficoltà che incontrano le aziende del mondo del commercio: tasse esorbitanti, costo del lavoro elevato, controlli di tutti i tipi, concorrenza sleale, burocrazia. Sugli affitti esistono due tipi di proprietari: chi comprende sia preferibile un affitto ridotto e ripropone nuovi contratti sulla base della filosofia “meglio un negozio aperto che uno vuoto” ed altri che rischiano il negozio sfitto oppure ipotizzano un cambio di tipologia”. In que-

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ste ultime settimane Ascom ha intensificato i rapporti con l’amministrazione comunale discutendo anche di questo problema, soprattutto con l’assessore alle Attività produttive Maurizio Salvagno. “Una buona idea – afferma il presidente, Alessandro Da Re – sarebbe introdurre nel piano per il centro storico la possibilità che il livello rialzato possa diventare commerciale, con la logica di aumentare l’offerta e contenere i canoni. I negozi a due piani sono molto appetibili e ottengono anche un discreto successo da parte dei clienti. Ne stiamo discutendo con l’amministrazione e speriamo che si possa arrivare ad una conclusione positiva. Sarebbe un aiuto in più verso un settore in grosse difficoltà”. S.B.M.

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Chioggia 9 Protezione civile Resoconto delle attività 2013

I “ragazzi con la tuta gialla”, coordinati ed efficienti

NEWS Iniziativa rivolta alle scuole

il musical “fate della vostra vita un dono” per celebrare la giornata della memoria

Gli impegni di maggior rilevanza quest’anno in occasione delle Frecce Tricolore e “io, te e Rio”

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di Sara Boscolo Marchi

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ortunatamente il 2013 non è stato caratterizzato da emergenze di particolare gravità, a differenza del 2012, segnato da seri episodi alluvionali ed acque alte più che straordinarie. Ciò nonostante il Servizio Protezione Civile Comunale ed il Gruppo Volontari hanno svolto un’intensa attività. Sono stati segnalati 8 interventi in emergenza e ben 283 a supporto di pubbliche manifestazioni, eventi sportivi e turistici, spargimento sale, avvisi alla cittadinanza, nonché per addestramento dei volontari stessi. Gli impegni di maggiore rilevanza sono stati posti in essere durante l’estate, in occasione dei weekend in cui si sono svolte l’esibizione della Pattuglia Acrobatica Nazionale “Frecce Tricolori” e la manifestazione “Io, Te e Rio”. In entrambe le occasioni la Protezione Civile Comunale ha ben figurato, ottenendo anche il vivissimo plauso da parte dei responsabili militari per la coordinazione dei volontari provenienti da altre località e l’efficienza dei servizi durante la manifestazione delle “Frecce Tricolori”. Il Comandante delle “Frecce”, Magg. Jan Slangen si è dichiarato piacevolmente meravigliato della grande professionalità ed efficienza della Protezione civile chioggiotta, che è stata in grado di gestire a lungo un pubblico di migliaia di persone ed è riuscita a sgombrare completamente lo specchio d’acqua e la battigia di oltre nove chilometri in soli 25 minuti, un vero record. Il sindaco Giuseppe Casson ha voluto rinnovare i sentimenti di stima e riconoscenza, a nome di tutta la città, nei confronti di tutti i componenti del dispositivo comunale di Protezione Civile: il Dirigente Michele Tiozzo, il responsabile del Servizio Francesca Telloli, ma soprattutto i Volontari del Gruppo, che con il loro disinteressato senso del dovere, spirito di sacrificio, assoluta dedizione, profonda solidarietà umana, altissime professionalità e senso civico, costituiscono motivo di orgoglio per l’intera comunità di Chioggia. Un grazie sincero ai “ragazzi con la tuta gialla”, vicini alla cittadinanza e pronti a fornire il loro prezioso ausilio in ogni momento. Di notte, sulle strade più pericolose, nella nebbia, sotto la pioggia e l’alluvione, nell’acqua alta, sul ghiaccio o sulla neve, la Protezione civile è sempre presente e pronta a dare una mano nei momenti di difficoltà del singolo cittadino o di bisogno per la città.

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l prossimo 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, l’assessore alla Cultura e allo Sport della Città di Chioggia, Narciso Girotto in collaborazione con l’Accademia di Musica Arena Artis realizzerà una serie di iniziative collegate alle scuole che saranno anche una grande occasione di sensibilizzazione e di beneficenza per l’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova. Arena Artis presenterà al Palazzetto dello Sport di Borgo San Giovanni il musical “Fate della vostra vita un dono”, tratto dal libretto musicale di Daniele Ricci e liberamente ispirato alla vita del padre francescano San Massimiliano Kolbe, morto nel 1941 nel campo di concentramento di Auschwitz. Si tratta della seconda rappresentazione dello spettacolo, dopo l’anteprima di luglio durante Io, Te e Rio. giornata mondiale della Gioventù. Il musical su Padre Kolbe, con la regia e la direzione artistica di Antonia Varagnolo, si presenta come un appuntamento per apprezzare le qualità artistiche dei giovani ballerini e cantanti di Chioggia, ma anche come momento per far rivivere uno degli episodi più significativi e toccanti della 2^ Guerra Mondiale, con il sacrificio volontario del sacerdote che diede la propria vita per salvare quella di un padre di famiglia condannato a morte. Per il suo straordinario gesto di martirio, Massimiliano Kolbe è stato canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1982. Il musical sarà affiancato da una pubblicazione che verrà distribuita nei giorni precedenti nelle scuole del territorio: oltre alla genesi artistica del musical, l’iniziativa editoriale conterrà un fumetto inedito sulla vita del Santo realizzato appositamente per l’occasione. Queste iniziative hanno anche un importante risvolto benefico, in quanto i proventi che verranno raccolti saranno devoluti interamente all’Ospedale Pediatrico Gaslini, tramite il progetto di raccolta fondi Una Rosa per il Gaslini, che sostiene le attività dell’Istituto con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’accoglienza ai bambini e alle famiglie, l’assistenza medica e la ricerca pediatrica. L’assessorato alla Cultura e Arena Artis hanno collaborato nel mese di dicembre in un’altra occasione di beneficenza per il Gaslini, proponendo alla cittadinanza e alle scuole lo spettacolo musicale Una notte al Museo, con grande successo di pubblico.


10 Chioggia Riceviamo e pubblichiamo Le celebrazioni dell’8 dicembre

Sessant’anni di istituto Cavanis a Chioggia L’istituto di formazione professionale ha avuto un insostituibile ruolo sociale formando intere generazioni ai valori del lavoro e umani. Una costante innovazione gli consente di essere al passo e a servizio delle nuove esigenze lavorative

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a brillato un bel sole l’8 dicembre sul C.F.P. Cavanis, ma una particolare luce, lo splendore dell’Immacolata, ha illuminato i cuori e i volti dei tanti presenti. Con questa solenne celebrazione è stato aperto l’anno commemorativo del sessantesimo della presenza dei Padri Cavanis e del Centro professionale a Chioggia che si concluderà il prossimo otto dicembre 2014. La città di Chioggia vanta una storia gloriosa di secoli e fra le tante memorie recenti che la hanno fatta grande si può annoverare anche il Cavanis. Fu proprio il Vescovo Cavanis Mons.Giovanni Battista Piacentini a volere che nella ricostruzione del tessuto sociale di Chioggia e del suo territorio nel dopoguerra, ci fosse una scuola di arti e mestieri. In questi sessanta anni quanti religiosi si sono letteralmente rimboccate le maniche e hanno iniziato a tirare su muri e laboratori per accogliere ragazzi e giovani! Nelle testimonianze di tanti ex-allievi c’è un particolare e commosso ricordo dei bei tempi eroici, fatti di lavoro e di grandi valori educativi e sociali.

Quanti si sono fatti una vita e un nome, anche di prestigio, imparando sui banchi di scuola e nei laboratori la disciplina, il lavoro, la dura ma gratificante fatica di un mestiere, i valori cristiani della onestà e della fede semplice ma essenziale. Ecco perché tanti ex-allievi sono ancora oggi assidui frequentatori e collaboratori del Centro professionale Cavanis. Sessanta anni sono una bella storia da raccontare e sono un patrimonio che non è solo da conservare ma da spendere e diventare progetto per le nuove generazioni. I tempi non sono buoni e alle volte ci si trova a dover lottare contro delle forze miopi che non si rendono conto del grande valore della Formazione Professionale e della formazione umana e cristiana della nostra gioventù. In questi ultimi anni si è cercato di innovare i corsi mettendosi al passo e al servizio delle nuove esigenze e sbocchi lavorativi. I laboratori hanno una efficiente strumentazione e in certi settori sono nella assoluta eccellenza: probabilmente anche a Chioggia pochi se ne rendono conto! Tornando alla festa, diversi sono

La locandina della manifestazione e il logo dell’istituto

Con una solenne celebrazione è stato aperto l’anno commemorativo del 60esimo della presenza dei Padri Cavanis a Chioggia stati i momenti e le occasioni. Il P. Luigi Bellin come nuovo Rettore ha presentato alla assemblea le motivazioni e le personalità presenti: il neo eletto Preposito Generale dei Cavanis P. Piero Fietta e numerosi religiosi confratelli. Il Direttore della scuola Professor Gimmy Fabris, il Presidente Ing. Alberto Baradel, il Presidente degli Ex-allievi Bruno De Bei, il sindaco Giuseppe Casson, gli assessori alla Istruzione, del Turismo, i Consiglieri, il Presidente di Asso Arma, i Comandanti dei Carabinieri, della Finanza,

dei Vigili del fuoco dei Bersaglieri. Convinta è stata la partecipazione di allievi con le loro famiglie. Particolarmente significativo è stato il rito di benedizione e inaugurazione del monumento scultoreo dei Fondatori della Congregazione Cavanis, i Venerabili PP. Antonio e Marco. Il gruppo marmoreo, di pregiato marmo di Carrara, vigilerà sui giovani, sui professori e padri: la loro “passione educativa” non si spenga mai a Chioggia. Grandi congratulazioni e approvazioni ha ricevuto lo scultore Stefano

Corana, presente con la sua famiglia, per aver colto lo spirito dei Cavanis. La bella liturgia si è conclusa con un ricco e raffinato buffet preparato dai coniugi Alessandro e Valentina. Una piccola nuvola nel cielo della giornata: mancava P. Rocco! Mi rendo sempre più conto come tra Chioggia e Rocco ci sia ormai una simbiosi. Speriamo di rivederlo al più presto, “vecchia colonna”, rimesso a nuovo: per ora i nostri auguri di buona salute. P.L.B.

Tra musica e solidarietà, il tradizionale concerto natalizio alla scuola S. Pellico

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n un gremitissimo Auditorium San Nicolò si è tenuto anche quest’anno il 19 dicembre scorso il Concerto di Natale dell’orchestra della sezione musicale della scuola Silvio Pellico: studenti musicisti, affiancati e sostenuti dai loro insegnanti di strumento (Alessandro Bobisse per la chitarra, Raffaella Rizzi per il clarinetto, Filippo Maretto per il violino e Micaela Tiozzo per il pianoforte). Il programma musicale prevedeva l’esecuzione del celeberrimo “Deck the hall”, realizzato con la partecipazione del coro formato dalle classi quinte delle scuole primarie “G. Marchetti” e “P. Amedeo”, preparato e diretto dalla professoressa Rizzi. Subito dopo è stato il turno degli studenti della classe prima media che, pur studiando il loro strumento musicale da pochissimi mesi, sono stati in grado di offrire al caloroso pubblico l’esecuzione del tema di Mozart “Ah! Vous dirai-je, Maman”. L’orchestra, con i ragazzi di seconda e terza media, ha successivamente intonato altri tradizionali brani natalizi, passando da “White Christmas” a “Oh Tannenbaum”, dal “Cantique de Noel” a “Jingle Bells”, da “The first Noel” a “Il bel Danubio blu” e tanti altri. Gran finale con il popolarissimo “Happy Christmas” di J. Lennon. I brani musicali sono stati inframmezzati da alcune poesie sul tema del Natale, composte e lette dai ragazzi dell’orchestra. Fa piacere ricordare che al concerto hanno partecipato anche tre ex-allieve vio-

Un momento del concerto liniste, che ora frequentano il primo anno di liceo e che continuano il loro percorso di studi musicali presso il Conservatorio”A. Buzzolla” di Adria. Va segnalato l’intervento dei ragazzi della classe II A, che hanno presentato al pubblico il lavoro svolto con la loro professoressa di lettere Laura Casson, lavoro con cui hanno vinto il concorso grafico - letterario “Il mondo che vorrei” del settimanale diocesano “La Nuova Scintilla”. Anche quest’anno al concerto è stata abbinata la consueta vendita delle torte preparate dalle famiglie degli allievi, il cui ricavato verrà utilizzato per l’acquisto di materiale scolastico e per beneficenza. Il Dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Chioggia 1, Giuseppina Papa, l’ex Dirigente, Erminio Boscolo Bibi e l’Assessore alla Cultura Narciso Girotto hanno rivolto numerosi e sentiti complimenti a tutti coloro che hanno partecipato allo spettacolo.


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Ipab Danielato

Attività amministrativa 2013 Il sindaco Henri Tommasi fa un bilancio

Nonostante i tagli si va avanti di Nicla Sguotti

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l mese di dicembre rappresenta il momento più consono dell’anno per tracciare bilanci e fare previsioni per il futuro. Anche a Cavarzere si tirano le somme di questo 2013 che ha visto alla guida della Città l’amministrazione comunale di centrosinistra, presieduta dal sindaco Henri Tommasi, al suo terzo anno di governo cittadino. È il sindaco Henri Tommasi a illustrare la situazione attuale, partendo dal settore finanziario. “Nonostante un milione e 200mila euro di tagli ai trasferimenti statali in tre anni – esordisce – la situazione economica della Città è momentaneamente in equilibrio e siamo riusciti a rispettare tutti i parametri. Per il prossimo anno ci aspetta un ulteriore taglio di 550mila euro ai trasferimenti statali e, se continuiamo di questo passo, negli anni a venire ci troveremo in serie difficoltà nell’erogare servizi basilari sui quali non è possibile tagliare. Oltre a ciò, assistiamo a una crisi sociale alla quale non si riesce a dare una risposta adeguata, con sempre più richieste e minori risorse”. Il sindaco ricorda poi alcuni interventi che sono stati posti in essere nel corso dell’anno o che vedranno la luce nei prossimi mesi, tra essi il nuovo ponte di Boscochiaro, relativamente al quale informa che il progetto definitivo sta per essere approvato dal ministero e, dopo, i lavori dovrebbero partire entro l’anno nuovo. “Pronto a partire – così il sindaco – è anche il centro unico di cottura, i lavori sono quasi ultimati e ai primi di febbraio dovrebbe iniziare l’attività che prevede di creare qualche nuovo posto di lavoro e pasti direttamente preparati a Cavarzere con prodotti della zona”. Il sindaco esprime poi soddisfazione per la recente

FOCUS

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La riduzione dei trasferimenti statali mette in difficoltà i Comuni sull’erogazione dei servizi essenziali. Eppure l’elenco dei risultati e dei progetti regala qualche bella soddisfazione

Il sindaco Henri Tommasi approvazione, da parte della Commissione tecnica regionale, del progetto di ampliamento e ristrutturazione dell’Ipab “A. Danielato” in corso Europa, aggiungendo che, visto che l’iter è ormai quasi completato, si spera di poter a breve porre la prima pietra dei lavori. Ricorda inoltre che, in accordo a quanto deciso dalla quinta Commissione consiliare regionale, a Cavarzere dovrebbe sorgere un ospedale di comunità che, secondo quanto detto dal sindaco, troverebbe spazio nei locali dell’ex ospedale. Tommasi cita poi altri interventi portati avanti dalla sua amministrazione comunale. “Grazie al contributo di un privato, che investirà con proprie risorse – così il primo cittadino – sarà eseguita la copertura per il gioco del ten-

nis. Si sono conclusi i lavori nella frazione di San Pietro, con diversi interventi in più rispetto al progetto iniziale, e altri da realizzare a breve, oltre a questo presto contiamo di riuscire a intervenire a Boscochiaro e nel centro per porre rimedio ai problemi idraulici”. Rispetto invece al progetto che riguarda il bacino sudovest, preannuncia per i primi mesi dell’anno un incontro pubblico coi tecnici di Polesine Acque per esprimere i chiarimenti chiesti dai residenti con una petizione. Ricorda infine il successo della stagione di prosa e la vivacità culturale del Teatro Tullio Serafin, auspicando che il nuovo anno possa portare ancor nuove occasioni di condivisione e crescita per la Città.

Il “caso” della Città degli angeli a Grignella

L’assessore Crocco Risponde a Garbin: “nelle vicinanze si trovano 15 abitazioni”

ualche mese fa, a ridosso della visita a Città degli angeli, rifugio per cani e gatti di Grignella, da parte dei veterinari dell’Ulss 14 e della Polizia municipale, Marzia Tasso, consigliere comunale del Partito democratico, aveva inviato alla stampa una sua nota nella quale parlava di “assurdità che rasenta il ridicolo” in riferimento al fatto che gli animali ospiti a Città degli angeli potessero recare disturbo alle abitazioni della zona, dicendo che esse erano “lontane 150-200 metri” e definendo “improbabile il fastidio che gli animali recherebbero alla quiete pubblica di una frazione come Grignella, dove invece è possibile riscontrare situazioni di custodia di cani in catena e in numero superiore rispetto al regolamento”, riferendosi al regolamento comunale per la tutela degli animali. Recentemente, il consigliere comunale Roma-

no Angelo Garbin ha presentato al presidente del Consiglio comunale una interrogazione nella quale chiedeva se nelle vicinanze dell’area occupata dalla Città degli angeli sono ubicate delle civili abitazioni e, in caso affermativo, quante siano, quanti nuclei familiari vi abitino e quali distanze intercorrano tra le stesse e i confini dell’area del rifugio. Il consigliere comunale ex Sel chiedeva inoltre se agli uffici comunali competenti risultasse che a Grignella vi fossero situazioni di custodia di cani in catena e in numero superiore rispetto a quanto stabilito dal regolamento comunale. Garbin chiedeva, infine, se Marzia Tasso avesse eventualmente comunicato agli stessi uffici comunali i nominativi dei cittadini abitanti a Grignella interessati. Nella seduta consiliare del 28 novembre, all’interrogazione ha risposto l’assessore Heidi Crocco e, qualche giorno

dopo il consigliere Garbin ha invitato una sua nota alla stampa nella quale sottolineava quanto gli è stato risposto. “L’assessore Crocco – queste le parole di Garbin – ha evidenziato che nelle vicinanze dell’area occupata da Città degli angeli si trovano quindici abitazioni tra le quali una distante cento metri, una confinante occupata da due famiglie e due fronte strada occupate da tre famiglie. Ha inoltre detto che gli uffici comunali competenti non sono a conoscenza di cani custoditi in catena e in numero superiore rispetto a quanto stabilito dal regolamento comunale per la tutela degli animali e che non è nemmeno pervenuta agli uffici comunali competenti alcuna segnalazione in merito a cittadini abitanti a Grignella interessati a quanto sopra evidenziato”. N.S.

La Commissione tecnica regionale approva il progetto

Armarolli (sel): “Ampliamento e ristrutturazione: grande risultato”

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l 18 dicembre la Commissione tecnica regionale ha approvato il progetto di ristrutturazione e ampliamento dell’Ipab “A. Danielato” in corso Europa. Il costo dell’intervento è di 8 milioni e 200mila euro, dei Lisa Armarolli quali 4milioni e 500mila euro a carico del fondo della Regione Veneto, i restanti a carico della stessa Ipab. “È stato un lungo percorso durato due anni che ha visto un continuo e particolare impegno del Cda dell’Ipab – ha commentato Lisa Armarolli, coordinatrice locale di Sel – il Consiglio comunale ha autorizzato una deroga ai dieci metri di distanza tra i due fabbricati”. Aggiunge che adesso è ipotizzabile l’espletamento della gara di appalto nella primavera del 2014 e poi l’inizio dei lavori che dureranno oltre tre anni. “Quello raggiunto – prosegue Armarolli – è uno dei punti programmatici più importanti portati avanti dalla maggioranza che governa Cavarzere e dal Consiglio di amministrazione dell’Ipab, ossia ampliamento e ristrutturazione della casa di riposo nella sua attuale sede”. Precisa poi che la costruzione della nuova struttura permetterà di portare a novanta i posti disponibili per gli ospiti. “Oltre a ciò – così la coordinatrice di Sel – è stata presentata alla Regione Veneto una domanda per la realizzazione di un centro diurno per anziani non autosufficienti. In momenti così difficili per il paese, per la nostra comunità, la costruzione della nuova casa di riposo è un segnale positivo e incoraggiante, a tutti coloro che hanno dato il loro impegno e contributo va il grazie del nostro circolo”. N.S.

La visita dei Bersaglieri all’Ipab

Musica, balli, dolci e foto ricordo per allietare gli anziani

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gni anno si rinnova la consueta visita dell’associazione Bersaglieri, sezione di Cavarzere, agli anziani La foto ricordo con i bersaglieri ospiti dell’Ipab “Andrea Danielato”. Anche quest’anno i Bersaglieri di Cavarzere, lo scorso 8 dicembre, hanno dato vita a un pomeriggio di allegria e spensieratezza, rimanendo accanto agli anziani per festeggiare le imminenti festività del Natale. I nonni della casa di riposo attendono ogni anno l’appuntamento con impazienza, esso infatti rappresenta ormai una tradizione che si ripete da ben venticinque anni ed è sempre accolto positivamente dagli anziani ospiti, felici di riascoltare le canzoni di un tempo in compagnia e anche divertiti nel farsi fotografare con il caratteristico cappello con piume di gallo cedrone dei Bersaglieri. A intrattenere gli ospiti è stato il musicista Samuele Begheldo, legato da sempre ai Bersaglieri, che ha accompagnato la festa con musiche e canzoni dal vivo. L’incontro si è concluso con la consegna a tutti gli anziani di dolci e biscotti, offerti per l’occasione dal supermercato Aliper di Cavarzere, e dandosi l’appuntamento al prossimo anno. N.S.

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Dicembre 2013

Bollettino di informazione locale e amministrativa dell’Ulss 14

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NUOVO PRIMARIO DI PEDIATRIA MARIO LATTERE Il reparto di Pediatria si arricchisce di due ambulatori Il reparto di Pediatria dell’Ospedale di Chioggia si arricchisce di nuovi servizi con l’arrivo del primario Mario Lattere. Il nuovo direttore del reparto ha 61 anni ed è originario di Genova. Lattere ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 1976 all’Università di Genova. Nel 1979 si specializza in Pediatria con lode e, subito dopo, consegue altre specializzazioni: Anestesia e Rianimazione, Neonatologia, Diabetologia e Malattie del ricambio, Tossicologia Clinica. La sua ricerca scientifica si è rivolta soprattutto verso l’attività di Pronto Soccorso e Tossicologia, non trascurando altri argomenti come la pediatria d’urgenza, la rianimazione cardiopolmonare, la diabetologia e l’endocrinologia. Il primario è operativo da qualche mese in reparto, dove si nota una riorganizzazione del servizio e un potenziamento dell’attività. Il reparto è stato diviso in tre parti per garantire maggior efficienza e qualità all’utenza. L’ingresso è dedicato alla cosiddetta Osservazione breve, dove vengono ospitati per

una notte quei bambini che richiedono un periodo di osservazione prima di far ritorno a casa. La parte centrale ospita gli ambulatori, il cosiddetto “piatto forte” del reparto, dove continua la sua attività l’ambulatorio pediatrico con ben 300 visite al mese, e sono stati recentemente aperti due nuovi servizi: l’ambulatorio di neonatologia (dove si seguono tutti i neonati fino al primo mese di vita) e un ambulatorio di pneumoallergologia (dove si eseguono

prove allergiche e altre valutazioni respiratorie anche con l’ausilio della spirometria). L’ultima parte del reparto è dedicato invece ai ricoveri (già 30 al mese). “Per garantire un servizio migliore ai piccoli utenti – ha dichiarato il primario Lattere – ho cercato subito di riattivare la collaborazione con i pediatri di famiglia, grazie alla disponibilità del loro coordinatore Mattia Doria. Con loro stiamo valutando la possibilità di stendere delle

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Ulss 14

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linee guida condivise per alcune patologie. Un protocollo che permetta ai pediatri ospedalieri e quelli territoriali di parlare la stessa lingua quando si deve affrontare una malattia: ad esempio che ci permetta di capire fino a quando un piccolo può essere curato a casa in sicurezza, quando la malattia invece necessita di ricovero, capire e valutare i vari step della malattia per poter valutare in maniera appropriata la gravità. Il primo protocollo che realizzeremo insieme sarà dedicato alla bronchiolite, un male di stagione che colpisce soprattutto i bimbi al di sotto di un anno”. Nel reparto sono giunte di recente anche due nuove dottoresse: Fatima Hammad e Sara De Stefano. Un arricchimento ulteriore per la qualità dei servizi erogati. “Nuove professionalità, nuovi servizi, insieme al lavoro e all’impegno di squadra – ha ricordato il direttore generale dell’Ulss 14 Giuseppe Dal Ben – sono la più alta garanzia di prestazioni di qualità. Auguro al primario di continuare così, certo che la sua esperienza e professionalità non potranno che essere una sicurezza per i bambini di Chioggia”.

NUOVO SITO Da qualche giorno è on-line il nuovo sito internet dell’Azienda Ulss 14. L’indirizzo per accedervi è sempre lo stesso (www.asl14chioggia.veneto.it) ma la sua grafica, le foto, i contenuti sono cambiati. Il nuovo sito internet vuole essere più moderno ed accattivante (i colori e le foto richiamano non solo il logo dell’Azienda ma anche quelli della splendida città lagunare), immediato e facile da consultare per qualsiasi cittadino che desidera conoscere l’Azienda sanitaria e i servizi erogati. E’ diviso in varie aree: - Una barra orizzontale contenente le maggiori aree tematiche (famiglie, anziani, disabilità, dipendenze, salute mentale, laboratori e turisti) sulla base della cui appartenenza, il cittadino/utente potrà – navigando – trovare risposta alle proprie esigenze di informazioni e curiosità; - Una barra verticale principale sinistra in cui viene descritta la struttura dell’Ulss 14 (Azienda, Amministrazione, Ospedale, Reparti, Prevenzione e Distretto); - Una barra verticale destra dove viene dato risalto ai servizi online per il cittadino , come per esempio il ritiro dei referti online, cup prenotazioni e la possibilità di stampare la certificazione dell’esenzione per reddito; - Il corpo centrale è dedicato alle notizie e/o a progetti ed iniziative in evidenza. Nel nuovo sito ampio spazio è dedicato alla modulistica e alla documentazione online, che è possibile consultare filtrandola per argomento o area tematica. Si può accedere inoltre alla visualizzazione dei bandi, avvisi, gare e concorsi sempre nell’ottica della trasparenza e dell’accesso diretto dell’utenza ai servizi. Ogni notizia o pagina ha la possibilità di essere stampata, inviata via e-mail o condivisa mediante i principali social network.


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Dicembre 2013

Bollettino di informazione locale e amministrativa dell’Ulss 14

Per approfondimenti è possibile consultare le pagine dedicate ai servizi sul sito aziendale dell’A.Ulss 14: ww.asl14chioggia.veneto.it

EPATITE A, COME PREVENIRLA L’Ulss 14 aderisce alla campagna di prevenzione ministeriale Il Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 14 di Chioggia aderisce alla campagna del Ministero della Salute per sensibilizzare i cittadini ad alcune importanti attenzioni per evitare l’infezione da epatite A. L’epatite A è una forma di epatite virale causata dal virus dell’epatite A (Human Hepatitis A Virus, HAV). Il virus si trasmette per via oro-fecale, generalmente mediante l’ingestione di acqua o cibi contaminati (ad esempio insalate, frutta non sbucciata, frutti di mare, frutti di bosco surgelati). Il virus è eliminato con le feci sia prima che dopo la comparsa dei sintomi. La malattia è caratterizzata da sintomi quali ittero, febbre moderata, inappetenza, nausea, vomito, fatica, malessere, dolori articolari o muscolari, cefalea, fotofobia (fastidio nel vedere la luce), tosse, faringite. Nei bambini la malattia è solitamente asintomatica mentre 8 adulti su 10 sviluppano ittero. La malattia ha un decorso generalmente autolimitante e benigno ma a volte si possono avere forme gravi con decorso protratto e anche forme fulminanti rapidamente fatali. L’epatite A presenta una diffusione in tutto il mondo, in forma sporadica ed epidemica, e vengono stimati circa 1.4 milioni di casi all’anno. Le zone a più alta endemia sono il CentroSud America, l’Africa, il Medio-Oriente, l’Asia e il Pacifico occidentale. La prevalenza dell’infezione è maggiore nei luoghi con scarso livello igienico-sa-

nitario (es. sistema fognario inadeguato) e di sovraffollamento. Nei Paesi non industrializzati sono presenti focolai epidemici mentre nei Paesi industrializzati la maggior parte dei casi di epatite A si manifesta in forma sporadica anche se, in particolari condizioni, si possono registrare epidemie. Oltre all’osservanza delle comuni norme igieniche (lavaggio delle mani, eliminazione dei liquidi e del cibo contaminato), il miglior modo

Ulss 14 informa

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per proteggersi dalla malattia è il vaccino contro l’Epatite A che, somministrato in due dosi distanziate di sei mesi l’una dall’altra, garantisce una protezione duratura. Nell’Ulss 14 di Chioggia la vaccinazione viene effettuata nelle sedi ambulatoriali del Dipartimento di Prevenzione - Servizio Igiene e Sanità Pubblica di Chioggia e Cavarzere. Per informazioni: tel. 041-5572122 0426-316444.

FACEBOOK Il Direttore Generale Giuseppe Dal Ben è sbarcato anche in Facebook. Da qualche mese infatti è aperto il profilo personale del Direttore Generale dell’Azienda Ulss 14 di Chioggia e di Venezia. La scelta è assolutamente vincente in quanto da qualche tempo oramai ci si è resi conto che l comunicazione e la diffusione di notizie ed informazioni relative ad Aziende Pubbliche (pubblicizzare eventi, servizi, convegni o promuovere la salute) non viaggia più attraverso i tradizionali mezzi di comunicazione quali brochure, locandine, depliant, sito Intranet ed Internet, comunicati stampa, bollettini aziendali, etc… Evolve la tecnologia ed evolvono anche i mezzi di comunicazione e di socializzazione. Possiamo affermare che ormai l’informazione viaggia sul Web 2.0, gli smartphones, i tablet, i Social Network, i blog e molto altro ancora… La pagina Facebook del dr. Giuseppe Dal Ben è sempre aggiornata, soprattutto sullo stato dei lavori di ristrutturazione degli ospedali, come promesso dal patto di trasparenza fatto con i cittadini all’atto del suo insediamento ancora nel 2011. Questo strumento sta offrendo numerosi vantaggi per l’Azienda, in primis, la possibilità di “entrare” nel quotidiano dei cittadini che afferisce al territorio aziendale, promuovendo servizi ed eventi destinati alla popolazione (come gli screening o i convegni), interventi sull’educazione alla salute (fumo, alcool, ecc…), portando a conoscenza le eccellenze sanitarie territoriali o l’attivazione di nuovi servizi.


16 Sguardo a Cavarzere Consumi consapevoli Si costituisce l’associazione che mette in contatto consumatori e produttori

Prende il via a Cavarzere il primo Gruppo di acquisto solidale I

l Gruppo di acquisto solidale si è costituito a Cavarzere, si tratta di una nuova associazione di consumatori, attiva già in molti comuni, che si propone di portare il consumatore a scelte consapevoli sugli alimenti di cui si nutre. La sua presidente, Alessandra Giraldo, ha le idee ben chiare su quali siano i compiti e gli obiettivi di questa nuova realtà associativa. “Grazie al Gruppo di acquisto solidale – afferma – il rapporto tra produttore e consumatore è diretto, noi vogliamo infatti valorizzare le aziende del nostro territorio, andando incontro anche al desiderio, molto diffuso, di conoscere tutta la filiera dei prodotti che acquistiamo e che finiscono sulle nostre tavole, non sempre molto chiara”. Dare la propria adesione al progetto, come precisa la presidente, significa fare una scelta consapevole e condivisa su quello che si compra, infatti i soci si ritrovano con regolarità e scelgono, oltre ai prodotti da acquistare, da quali produttori rifornirsi. “Il Gas – prosegue Giraldo – intende proporsi come un’alternativa valida per gli acquisti, i soci possono visitare le aziende che ci riforniscono, questo perché la filosofia dell’associazione non è solo avere del cibo sano, ma anche rimettere in primo piano le relazioni tra soci e produttori, per valorizzare al massimo la persona umana”. Gli acquisti che il Gruppo fa avvengono ogni due settimane, nella giornata del lunedì i soci vengono messi a conoscenza del paniere coi vari prodotti disponibili e il venerdì viene comunicata la lista della spesa ai coordinatori del Gas, infine il sabato i soci possono ritirare l’ordine. Sono già più di dieci le aziende che hanno aderito al progetto, tra esse aziende agricole, caseifici e allevamenti di bestiame. Tra i prodotti attualmente disponibili per gli ordini del Gas vi sono mele, pere, radicchio, ma anche zucche, pollame, conserve e bistecche di vari tipi, ma l’offerta è in continua espansione. “Il servizio che il nostro gruppo offre – conclude Giraldo – fino ad oggi non era presente a Cavarzere, attraverso di esso vogliamo promuovere una riscoperta del nostro territorio e delle sue risorse, inoltre nostro obiettivo primario è anche riscoprire lo spirito critico verso i prodotti alimentari che acquistiamo e mangiamo, se fossimo tutti più consapevoli riusciremmo a vivere meglio”. La sede operativa del Gruppo di acquisto solidale è in via Dalmazia 7 ed è possibile avere tutte le informazioni del caso contattando la segreteria al 3333659330 o all’indirizzo gascavarzere@gmail.com.

Una decina di aziende agricole locali aderiscono al progetto di Nicla Sguotti

Unitalsi n pellegrinaggio a Roma

Il gruppo locale racconta l’emozionante incontro con papa francesco

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n pellegrinaggio molto emozionante quello vissuto di recente dall’Unitalsi di Chioggia e Cavarzere, che si è recata a Roma per l’udienza papale assieme all’Unitalsi di tutto il Triveneto. Il gruppo locale dell’associazione è rimasto nella capitale per quattro giorni, ai primi di novembre e, anche in questa occasione, sono state molte le persone disabili accompagnate in viaggio, grazie al fondamentale aiuto delle sorelle e dei barellieri dell’Unitalsi che le hanno accudite e aiutate durante tutti gli spostamenti. Nelle quattro giornate di permanenza a Roma, il gruppo ha visitato la Basilica di San Pietro dove ha potuto sostare e pregare sulla tomba di Giovanni Paolo II, i musei vaticani, la Cappella Sistina, San Paolo Fuori le mura e il Santuario del Divino Amore, a poca distanza da Roma. Il momento più emozionante è stata di certo l’udienza in piazza San Pietro con papa Francesco. “Arrivando nella piazza – racconta una pellegrina – papa Francesco si è fermato con diverse persone disabili, ascoltandole e dando conforto ai loro familiari. Indimenticabile l’esperienza per una mamma di Cavarzere e sua figlia affetta da una grave disabilità, il papa si è fermato per baciare e benedire le due donne, regalando loro un vero e proprio incontro a tu per tu, durante il quale la madre ha potuto ricevere parole di conforto da papa Bergoglio. Emozionante anche il bacio che ha ricevuto la più giovane pellegrina del gruppo, una bambina di Cavarzere di appena un anno, che è stata presa in braccio e baciata dal papa”. Una bella esperienza a detta di tutti coloro che da Cavarzere hanno partecipato al pellegrinaggio, in particolare l’incontro con papa Francesco ha toccato profondamente il cuore di tutti i pellegrini e i volontari dell’Unitalsi, donando N.S. loro una ritrovata spiritualità.


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Sguardo a Cavarzere 21 Politica Primarie del Pd a livello locale

Matteo Renzi stravince anche a Cavarzere

Il segretario Paolo Vallese: “Grande partecipazione, vince il Partito”. Il presidente di Adesso Cavarzere, Giuseppe Bergantin: “Il nuovo gruppo dirigente non è in sintonia con l’elettorato” di Nicla Sguotti

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ono state 446 le persone che hanno partito”. Ha poi dato alcune indicazioni sulle votato l’8 dicembre ai tre seggi istituiti a Cavarzere per le primarie del operazioni di voto che, ha sottolineato, si Partito democratico, uno nel centro e due sono svolte in maniera serena e hanno visto nelle frazioni, precisamente a Boscochiaro un’affluenza oltre le aspettative. “Ciò dimostra che i cavarzerani credono e Rottanova. Tra gli elettori, 315 hanno dato la pro- ancora e forse più di prima in un Partito depria preferenza a Matteo Renzi, in 87 han- mocratico aperto e veramente democratico no votato per Gianni Cuperlo e 44 persone – queste le parole del segretario – moltehanno invece scelto di dare il proprio voto a plici sono i commenti e i complimenti che durante la giornata e nella notte di votaPippo Civati. zione sono pervenuti, “È stata una bella campagna quella delle L’associazione fondata al circolo di Cavarzere, primarie – ha com- per sostenere Renzi fa per i risultati ottenuti, mentato il segretario presente che il gruppo per l’affluenza e solocale del Pd Paolo dirigente si era speso prattutto perché comitati e coordinamenti Vallese – con inizia- per altri candidati territoriali hanno ritrotive, gazebi, tante telefonate, il ritorno del porta a porta, molte vato una città viva e animata dal partito, discussioni in famiglia, sul posto di lavoro o nonostante tutte le questioni e le polemiche al bar, ore di ferie dedicate alla campagna, che spesso ci dividono e ci avevano connolezioni saltate, serate sottratte alla casa e tati. È stata una vittoria di tutto il Partito ai familiari, da parte di molti elettori e di democratico, prima che di un candidato o di tutti i comitati alla ricerca del sostegno per un comitato e lo stesso, a maggior ragione il proprio candidato. Così si fa in un grande a Cavarzere”.

Riccardo Tosello, capogruppo di Forza italia nel consiglio provinciale

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l consigliere provinciale Riccardo Tosello è stato tra i primi a Cavarzere ad aderire alla nuova Forza Italia e qualche giorno fa gli è arrivato un riconoscimento da parte dei colleghi consiglieri che, insieme a lui, hanno deciso di costituire il gruppo consiliare di Forza Italia in Consiglio provinciale. Tosello è infatti stato eletto capogruppo di Forza Italia in Consiglio provinciale e, subito dopo l’elezione, ha fatto il suo primo intervento nella nuova veste di capogruppo. Nel corso di tale intervento il politico cavarzerano, che era stato eletto in Provincia nel Popolo della libertà, ha evidenziato quali siano gli obiettivi per i prossimi mesi di governo provinciale. “Rivolgo il mio ringraziamento ai colleghi di gruppo per la stima e la fiducia che hanno riposto in me quale loro portavoce – così Tosello – in questo breve periodo, circa sei mesi, che ci rimane per la conclusione della esperienza amministrativa, è mia e nostra intenzione di gruppo proseguire nel consolidare e mantenere questa maggioranza, al fine di completare e raggiungere quegli obiettivi che sono in corso di attuazione”. L’esponente azzurro ha poi evidenziato la volontà di porsi come “serio interlocutore, fedele e coerente” con tutti i gruppi maggioranza e di opposizione, presenti in Consiglio provinciale, allo scopo di proseguire nello spirito di collaborazione che, ha detto Tosello, ha caratterizzato questi anni

Riccardo Tosello di amministrazione provinciale. “Mi auguro che tutta la macchina amministrativa, il personale provinciale e i loro dirigenti – queste le sue parole – continuino nel preservare quell’ottimo rapporto collaborativo che fin qui mi hanno dimostrato. Confido speranzoso di saper e poter svolgere con responsabilità questo nuovo ruolo affidatomi per il bene di tutta la nostra comunità provinciale”. Tosello ha anche aggiunto qualche parola a riguardo dell’azione politica che intende nei prossimi mesi portare avanti a Cavarzere, dove siede nei banchi del Consiglio comunale. “Convocherò il gruppo storico di Forza Italia – ha concluso – tutti i cittadini e gli amici per ricercare un radicamento con il territorio cavarzerano, lasciato per troppo tempo in mano ai soliti noti, che hanno depauperato il consenso del progetto di Berlusconi del 1990. Ai cittadini cavarzerani lancio questa nuova sfida, quella di riconquistare il Comune”. N.S.

Da sx Paolo Vallese, Giuseppe Bergantin Soddisfazione ed entusiasmo per il risultato ottenuto, anche a livello locale, ha espresso l’associazione Adesso Cavarzere, fondata diversi mesi fa a sostegno di Matteo Renzi e allo scopo di diffondere le idee che sono alla base della sua azione politica. “La straordinaria vittoria di Matteo Renzi a Cavarzere – ha commentato il presidente dell’associazione Giuseppe Bergantin – consente di guardare con più fiducia nel futuro perché, in tempi di disaffezione e di protesta dilagante, la risposta di domenica da parte della gente è un atto di fede nella

democrazia unito alla speranza di un cambiamento profondo della politica. A questo risultato, così limpido e indiscutibile, ha lavorato la nostra associazione che, per quanto priva di mezzi finanziari, è riuscita a coinvolgere i cittadini nell’idea che Cavarzere possa cambiare verso”. Bergantin è infine passato a commentare il risultato a livello locale. “Il nuovo gruppo dirigente del Pd locale – così Bergantin – si è speso nel sostegno di altri candidati alla segreteria, rivelandosi così chiaramente non in sintonia con l’elet-

torato, dovrebbe trarre ora le doverose conseguenze per palese carenza di legittimità politica”. Il presidente di Adesso Cavarzere conclude auspicando un cambiamento di rotta, a livello nazionale ma ancor prima nella sua città: “Questo che viviamo non è più il tempo dell’autoreferenzialità, ma quello della chiarezza delle scelte e dell’assunzione di responsabilità, Adesso Cavarzere, confortata del risultato ottenuto, continuerà più di prima nella sua attività di stimolo e proposta nell’interesse della città”.


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Sguardo al Delta polesano 23 L’Intervento

Centrale Nessuna decisione da parte di Enel. Bellan dal Ministro dell’Ambiente

Sì alla sicurezza alimentare, no alla demagogia

Governo deciso a far partire lo smantellamento dei serbatoi Prima di fine mese un incontro al quale parteciperanno ministero, regione, comune ed Enel che dovrebbe far chiarezza sull’eventualità che la riconversione prenda avvio

di Giovanni Taliana*

segue da pag.

Diego Bottacin

Bottacin: “Un iter burocratico talmente complicato e controverso da fare impallidire Kafka” vestimenti altrove”. In realtà sembrerebbe esserci ancora un po’ di margine di manovra nella trattativa tra Governo ed Enel, per la riconversione della Centrale di Polesine Camerini. In tal senso, recentemente, il sindaco Claudio Bellan ha ricevuto risposte incoraggianti dal ministro dell’Ambiente Adrea Orlando. Secondo quanto riportato dal primo cittadino lo scorso 30 dicembre, infatti, il Governo si sarebbe impegnato ufficialmente nell’ avviare una trattava con il colosso energetico per dare impulso alla prima fase dell’operazione riconversione, passando comunque per lo smantellamento immediato dei serbatoi e di uno dei quattro gruppi. In tal senso, inoltre, prima della fine del mese dovrebbe tenersi un incontro con il preidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e successivamente un tavolo al quale siederanno ministero, regione, comune ed Enel.

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L

a rinuncia da parte di Enel ai 100 milioni di finaziamento europeo per Porto Tolle ha messo tutti in allarme, in quanto la ricusa dell’ingente contributo di denaro da parte del colosso dell’energia è stato letto come la pietra tombale del progetto di conversione a carbone della centrale. E se non è già così molto probabilmente ci siamo vicini secondo il consigliere regionale di Verso Nord, Diego Bottacin intervenuto con un commento sulla situazione di stallo che da anni tine congelato il futuro dell’impianto di Polesine Camerini. “Ad azzoppare – speriamo non definitivamente - il progetto non è stata certo l’Enel, ma quel sistema burocratico italiano talmente complicato e controverso da fare impallidire Kafka. Dopo aver presentato il progetto di conversione nel 2005, passati la bellezza di 8 anni, Enel alla fine del 2013 non sa se e quando potrà procedere con l’apertura del cantiere. Nel frattempo il mercato energetico è mutato e continuerà a seguire movimenti e trasformazioni a un passo decisamente più rapido delle statuarie procedure italiane. Non abbiamo capito – ha concluso Bottacin - che il tempo per la decisione degli interventi non è infinito e le aziende che non trovano risposte se ne vanno, portando lavoro e in-

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Lo dimostra il primo sì di Bruxelles all’etichetta sulla provenienza delle materie prime, risultato della forte pressione di Confindustria. È in Europa che si gioca la tutela di tutta la filiera agroalimentare, dall’agricoltura alla trasformazione, non a Roma. Di questo farebbe bene a occuparsi il ministro De Girolamo. L’industria alimentare italiana assorbe il 72% dei prodotti agricoli nazionali ma è strutturalmente obbligata a importare materie prime agricole a integrazione di una produzione nazionale insufficiente. Questo nel pieno rispetto della normativa europea. Siamo i primi a sostenere il potenziamento dei controlli, così estesi e penetranti da rendere sicuro il prodotto alimentare trasformato in Italia. Ma ogni strumentalizzazione o demagogia protezionistica rischia di diffondere messaggi ambigui e di pregiudicare l’intero settore agroalimentare, che è il secondo in Italia con 132 miliardi di fatturato, di cui 27 alla voce export. Il Veneto, con 4.900 imprese agroalimentari e oltre 35mila addetti, realizza l’11% di questo fatturato, pari a 14 miliardi. Nel primo semestre del 2013 le esportazioni venete di prodotti alimentari sono cresciute del 7,4% (Italia +6,7%). L’appello è ad evitare gli integralismi e a spostare l’attenzione sul futuro del made in Italy agroalimentare e sulle strategie per allargare i mercati. Non si può ridurre il tema a una lotta di confine. La contraffazione si combatte presidiando i mercati, promuovendo con più incisività i prodotti italiani di qualità, rafforzandone la reputazione negli altri paesi europei e nel mondo, sbocchi decisivi per tutta la filiera agroalimentare. Occupiamoci di come valorizzarne il potenziale, visto che altri paesi, come la Germania, esportano più di noi senza avere la nostra qualità e tradizione enogastronomica. Possiamo fare ancora meglio, valorizzando l’assoluta qualità del prodotto trasformato in Italia e spingendo sull’internazionalizzazione rafforzando le reti lunghe, stimolando i processi di aggregazione tra imprese. Sono le priorità su cui essere compatti e che ci auguriamo siano al centro del confronto con le forze politiche, anche in vista delle prossime elezioni europee. Siamo convinti che anche la Regione sia determinata in questa direzione, per rendere sempre più moderna e competitiva la filiera agroalimentare. *Presidente della Sezione alimentari di Confindustria Padova


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VIAGGIO IN

PROVINCIA VENEZIA

Ambiente Stop ai veicoli a benzina “Euro 0”, “diesel Euro 0”, “Euro 1” e “Euro 2

Tornano i divieti anti smog Limitazioni in vigore fino al 30 aprile nei comuni di Venezia, Mirano, Spinea e Santa Maria di Sala

di Alessandro Abbadir

S

ono iniziati nel 2013, ma continueranno fino ad aprile del 2014 i divieti anti smog introdotti dal comune di Venezia, Spinea, Mirano e Santa Maria di Sala. Una misura voluta per rendere l’aria più pulita e meno inquinata nei centro. I divieti sono scattati per le auto più inquinanti, per gli automezzi che non sono uniformati con i regolamenti europei in materia di inquinamento. Il divieto resterà in vigore fino al 30 aprile nel comune di Venezia. Deroghe sono consentite ai residenti. Ma chi non potrà circolare? Le limitazioni riguardano i veicoli a benzina “Euro 0”, “diesel Euro 0”, “Euro 1” e “Euro 2”. A questi è vietato entrare in città. Dove non potranno circolare? L’area off-limits per questi veicoli comprende la gran parte della terraferma mestrina: il centro di Mestre, ma anche le zone periferiche, quindi Marghera, Asseggiano, Gazzera, Trivignano, l’area di Favaro fino al centro abitato di Dese e ancora

Inquinanti Campalto e via Orlanda in direzione di Tessera. All’interno si potranno percorrere alcuni tragitti fino ai parcheggi attivi nel centro di Mestre. Quali gli orari dei divieti? I divieti sono in vigore dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18 ma nelle giornate di martedì, mercoledì e giovedì sono previste finestre di libera circolazione per i veicoli dei residenti del Comune di Venezia dalle 10 alle 16. Il provvedimento è in vigore fino al 30 aprile 2014. Ma non finisce qui . Sono previste infatti dal piano comunale anche due domeniche senz’auto le cui date saranno concordate con Treviso e Padova. I provvedimenti riguardano non solo Mestre ma anche Mirano, Spinea e Santa Maria di Sala dove le auto inquinanti non potranno entrare con le stesse deroghe e limitazioni, nei centri dei paesi. Molte le deroghe previste che sono 23. Eccole: possono circolare infatti i veicoli a Gpl, gas metano; quelli con tre persone a bordo con la medesima

destinazione; trasporti pasti per mense e comunità; veicoli di portatori di handicap o destinati al trasporto verso strutture sanitarie pubblico o private; auto di medici, veterinari, forze dell’ordine, turisti stranieri e turisti diretti agli alberghi del centro cittadino, servizi manutentivi di emergenza, vigilanza privata, lavoratori dipendenti o autonomi con certificazione del datore di lavoro per i percorsi casa-lavoro, giornalisti in servizio di cronaca, autoscuole per lezioni di guida, operatori commerciali dei mercati rionali, agenti di commercio, trasporto merci. Per i genitori consentito l’accompagnamento dei figli a scuola (asili, materne, elementari e medie inferiori) per 30 minuti prima e dopo l’orario di entrata e uscita da scuola. Per le società sportive è consentito l’accompagnamento di giovani atleti limitatamente ai 60 minuti prima e dopo gli allenamenti.

benzo(a)pIrene nuovo “osservato speCIale”

P

olveri sottili Pm10, polveri fini 2,5 e ozono non sono i “soli” inquinanti da contrastare nell’emergenza smog che interessa le Regioni del Bacino Padano. Lo fa presente l’assessore regionale alle Politiche ambientali del Veneto, Maurizio Conte, che alla lista aggiunge il benzo(a)pirene. Si tratta di un inquinante generato dalla combustione delle biomasse (legna e pellet) che da alcuni anni viene tenuto sotto la lente d’ingrandimento come L’assessore “osservato speciale”. Alla luce di questi nuovi elementi che emerMaurizio Conte gono dalla sfida per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo la Regione Veneto si è organizzata con il nuovo Piano di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera per mettere in campo le misure necessarie anche alla riduzione dell’inquinamento da combustione da biomassa, senza naturalmente penalizzare il ricorso a questa importante fonte di energia alternativa. “Le azioni - spiega l’assessore - riguardano la materia prima, che dev’essere di qualità e a filiera più corta possibile; i sistemi di combustione, che devono essere tecnologicamente avanzati, con alti rendimenti e basse emissioni. L’ultima azione è la necessità di un’adeguata manutenzione degli impianti e delle canne fumarie per ridurre al minimo le emissioni”. Un percorso che si sta compiendo in linea con le Regioni e i ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico e dei Trasporti. O.J.

lOGISTICA “lOG IN vENEZIA”, MERCI NEI CAMIONCINI

U

n sistema per inquinare di meno c’è . Ed è quello ideato dalla ditta “ Log- In Venezia” . Quali risultati ha ottenuto?Il sistema di consegna ecologico “Log – In Venezia” in 4 anni di attività (dal 2009) ha permesso di abbattere il numero di transiti di mezzi pesanti nel centro di Mestre. Ogni piccolo furgoncino evita il transito a Mestre di 11 tir. A spiegarlo sono gli stessi titolari dell’azienda “ Si tratta - spiegano i responsabili di Muovosviluppo scrl di Padova che gestiscono il sistema in una nota - di un sistema di immagazzinamento e accorpamento delle merci che arrivate ad Oriago si muovono verso Mestre con furgoncini che sono caricati il più possibile, visto che invece i tir dovrebbero andare a destinazione per poca merce attraversando il centro città ed inquinando. Abbiamo vinto un bando di gara del Comune di Venezia che ci ha permesso di usufruire di contributi pubblici”. Dal quest’anno lo stesso sistema potrà

essere utilizzato per il centro storico veneziano. Il sistema è stato nella sede di Oriago di Mira in via Brianza, in occasione della visita di una delegazione francese patrocinata dal comune di Clermont Ferrant interessata a conoscere il magazzino e il servizio di distribuzione della “Log in Venezia” che utilizza veicoli ecologici. Erano presenti anche rappresentanti dell’agenzia per l’ambiente ed il territorio nazionale, un rappresentante del Ministero dell’Ambiente francese, alcuni operatori privati del trasporto. “Dal 2013concludono i responsabili- i mezzi che vengono utilizzati per fare la distribuzione ecologica delle merci sono passati da 2 a 5. Dal 2014 il servizio potrà essere svolto anche su Venezia. L’obiettivo del Comune era di ridurre l’inquinamento ed il traffico merci in città. Concentrando i camion fuori dal centro, in città entrano solo veicoli ecologici”. Insomma un altro modo per avere meno smog in centro. A.A.

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Spazi aperti 25 3 Dallo storico vitigno

Turismo I dati relativi al periodo gennaio-agosto 2013 di Apt e Provincia

Dalla costa alle città d’arte: si torna a vedere positivo S

ono soprattutto gli stranieri, in particolare i russi, a mantenere produttiva l’attività turistica nel Veneziano e a far tirare un sospiro di sollievo agli operatori del settore. Si salva la stagione lungo la costa, con qualche significativo incremento, ma sono le “prestazioni” delle città d’arte, Venezia in particolare, e dei territori interni a lanciare chiari segnali di ottimismo, verso il superamento di questo lungo periodo difficile. L’Azienda di promozione turistica, insieme all’assessorato provinciale del turismo, cominciano a tirare le somme della stagione 2013 nel Veneziano, riflettendo sui dati dell’intera provincia e delle singole località, rilevati da gennaio e settembre. Dal consuntivo emerge una complessiva stabilità, con 7.152.026 arrivi (+0,03% rispetto allo stesso periodo del 2012) e 31.373.339 presenze (-0,76%). Si riprende il settore balneare che, grazie ai turisti provenienti dai Paesi stranieri, pone un freno alla linea discendente di arrivi e presenze che aveva caratterizzato

l’andamento degli anni precedenti, e anzi fa intravedere una inversione di tendenza. A regalare le maggiori soddisfazioni agli operatori del settore sono soprattutto i turisti russi, che in tutte le località della costa veneziana fanno registrare percentuali positive a due cifre, sia per gli arrivi che per il numero delle notti trascorse. Jesolo è la località che piace particolarmente ai vacanzieri provenienti dalla Russia, che in questi mesi sono cresciuti del +9,5% negli arrivi e del +16,8% nelle presenze, ma anche meta apprezzata dai tedeschi che incrementano i loro arrivi del 2,3% e le presenze del 4,2%. Splende il sole sul bilancio di quasi fine stagione per Bibione e Caorle grazie soprattutto ai turisti svizzeri, ungheresi, polacchi e inglesi che per le loro vacanze italiane hanno scelto le due località della costa veneziana. Cavallino ed Eraclea sono state frequentate da un crescente numero di turisti provenienti dalla Repubblica Ceca, dalla Polonia e dal Regno Unito. Anche Chioggia, dove prevale rispetto alle altre città balneari del Veneziano la

ADOTTAMI Camillo. Maschio, taglia media contenuta circa kg.15 circa, 10-12 anni. Un quasi nonnino arrivato nei recinti a.p.a Di lui non c’è passato, ma essendo sterilizzato una casa sicuramente l’ha avuta! Al controllo veterinario risulta in buone condizioni. Camillo è stato operato ed aspetta una casa tutta per lui. Max. Cucciolotto maschio, giovane circa 7-8 mesi. Carattere tranquillo, taglia media circa kg.15-18. Recuperato ad una stazione di servizio. Era disorientato, seguiva tutte le auto, sperando di trovare quella che lo ha “mollato”. Max è buono, aspetta una casa, una famiglia e un po’ di serenità. Tre “neroni”. Cucciolotti di soli 3 mesi con il terrore negli occhi. Di loro non sappiamo nulla, solo che hanno paura di tutto. Sono 2 maschietti e 1 femminuccia. Se trovassero una famiglia amorevole con poco tempo e tanta buona volontà avrebbero più possibilità di recupero. Heidy. Femmina, taglia media circa kg.18. Di 7, 8 mesi circa. Carattere schivo e diffidente, ma tanto dolce se presa nel verso giusto. Heidy ha un vissuto tragico ed è per questo che la sua diffidenza prevale su tutto. La piccola è sterilizzata ed aspetta una persona comprensiva e piena di amore per lei. Punto. Maschio, taglia medio-piccola circa 10 kg. Di 8-10 anni . Il suo corpo e segnato dalla sofferenza. Recuperato per strada, ha il corpo curvo per due grosse ernie perianali. Dopo l’intervento che farà il prima possibile tornerà ad essere un cane normale e fiero. Loretta, associazione protezione animali di Chioggia O.nlus 3289620233

presenza di turisti italiani, quest’anno conta una significativa percentuale negli arrivi e nelle presenze di stranieri, tedeschi e austriaci in particolare. Per quanto riguarda l’entroterra e le città d’arte, Venezia centro storico spicca con un +1,06% negli arrivi e +2,31% nelle presenze. Soddisfacenti anche i numeri per il territorio di Mestre-Marghera, specialmente nel comparto alberghiero, e per la Riviera del Brenta. Come emerge un po’ da tutti gli studi ed i monitoraggi, anche i dati di Apt confermano le mutate abitudini dei turisti moderni che prediligono viaggi “contenuti”, accorciando la durata dei soggiorni, pur muovendosi di più nell’arco dell’anno.

E proprio l’analisi dettagliata della movimentazione turistica nel corso dell’anno può aiutare ad una migliore pianificazione, rinforzando le azioni di promozione dei periodi di maggior criticità. “Ora abbiamo a disposizione tutte le informazioni che serviranno a pianificare le future azioni di intervento, in vista della prossima stagione turistica” ribadisce l’assessore al Turismo Giorgia Andreuzza . Dopo aver analizzato i dati il presidente Apt Enrico Miotto ha confermato le aspettative per il futuro prossimo. “Per l’estate appena trascorsa la ripresa è iniziata con i turisti provenienti da paesi stranieri che auspico siano imitati per la prossima stagione anche dai turisti italiani”.

venIssa, Il vIno bIanCo CHe salva Il terrItorIo

E

’ stato giudicato tra i 100 migliori vini d’Italia dalla guida Golosario, curata da Paolo Massobrio e Marco Gatti. Decisamente apprezzabile per le sue qualità, il vino premiato risulta lodevole e meritorio per il prezioso contributo che ha saputo portare anche sul piano culturale e ambientale al territorio. Si tratta di Venissa 2010, il bianco figlio della prima vendemmia moderna di un vino antichissimo, ottenuto da uva Dorona in un vigneto creato nell’isola veneziana di Mazzorbo, dopo aver fortunosamente recuperato lo storico vitigno lagunare che rischiava la scomparsa. “E’ il riconoscimento di una viticoltura eroica e riscoperta, nel cuore della laguna veneziana, che premia un prodotto e forse prima ancora un’idea: quella di far rivivere e valorizzare un luogo che rischiava l’abbandono” ha commentato il presidente della Regione Luca Zaia riconoscendo alla famiglia Bisol, che ha realizzato il progetto di recupero insieme all’esperto del territorio Roberto Cipresso, un grande merito.


26 Economia

Economia 5

Il progetto “Oltre il Pil” Presentato il primo rapporto Unioncamere e Camera di Commercio di Venezia

neWs

Nella geografia veneta del benessere Venezia stenta L

l’indagine sul presente e le prospettive future

Il sIgnIfICatIvo Impatto deglI ImprendItorI dI Cultura e CreatIvItÀ nell’eConomIa venezIana

di Ornella Jovane

L

a provincia di Venezia, davanti solo a Rovigo, è quasi fanalino di coda del Veneto e decima tra quelle del Triveneto nella speciale graduatoria che misura il livello di benessere. A disegnare una nuova geografia del benessere nelle regioni italiane e nelle città metropolitane si sono cimentati Unioncamere Veneto insieme con la Camera di Commercio di Venezia e l’Università Ca’ Foscari che con il progetto “Oltre il Pil”, dal 2009, intendono revisionare gli strumenti e i parametri di misurazione puntando, oltre il dato del prodotto interno lordo appunto, a valorizzare le eccellenze e le qualità di un territorio. Sebbene il primo rapporto, dopo 4 anni di lavoro, metta in luce un Veneto ad elevato livello di benessere complessivo, tuttavia il Veneziano stenta a tenere il passo delle altre province venete. Non tanto sul piano materiale, in cui Venezia si posiziona bene tra le province nordestine, quanto piuttosto in relazione alle voci relative all’ambiente, la sicurezza, il lavoro, i rapporti personali e

Mentre il Veneto risulta secondo solo al Trentino, in Italia, Venezia si piazza al penultimo posto delle provincie venete sociali, senza riuscire ad eccellere nemmeno nell’istruzione. Complessivamente il valore rilevato nella graduatoria regionale è pari a 0,58 in una scala che varia da 0 (situazione di difficoltà e disagio rispetto la media) a 1. Un valore ben distante dallo 0,72 di Verona, che primeggia tra le province venete davanti a Padova (0,70), Vicenza (0,69), Belluno (0,67) e Treviso (0,62). A chiudere Rovigo con 0,46. Migliori i risultati di Venezia nel confronto con le altre città metropolitane nel quale si piazza in sesta posizione all’interno di una graduatoria guidata da Firenze, Genova

Bologna e Milano. Nella comparazione con le altre regioni il Veneto, invece, si posiziona nel primo gruppo, quello ad elevato benessere complessivo, dietro solo al Trentino Alto Adige (0,82), con un valore di 0,68 che gli consente di stare davanti a Marche, Toscana, Valle d’Aosta, Lombardia ed Emilia Romagna. Compongono il secondo gruppo Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Piemonte e Molise. Rientrano nel terzo gruppo Sardegna, Abruzzo, Basilicata, Puglia, Lazio, Campania, Sicilia e Calabria.

a cultura e la creatività hanno un peso non indifferente nell’economia veneziana che si è rivelato peraltro quantomeno stabile anche in tempo di crisi.Che anche con la cultura e la creatività si possa mangiare lo dimostra una ricerca commissionata dalla Camera di Commercio di Venezia al Laboratorio di Management delle Arti e della Cultura dell’Università Ca’ Foscari di Venezia i cui risultati sono stati presentati a fine dicembre. Dall’indagine emerge inoltre un’interessante connubio, che ha ampio margine di ulteriore potenziamento, tra sviluppo economico e sociale generato dai fenomeni di neo-imprenditorialità e di produzione culturale “informale” che vedono anche nell’universo dell’associazionismo e del non-profit un importante motore. Dalla “mappatura” di attività culturali e creative presenti nel territorio (condotta attraverso la classificazione Eurostat e adattata alle specificità della provincia) è risultato che le imprese e le unità locali presenti sono 13.975 e contano 32.738 addetti, rispettivamente l’8% e l’11% rispetto al totale provinciale. Di queste oltre la metà è da ascriversi alle attività classificate come appartenenti alle industrie creative. Dividendo il Veneziano in 5 ambiti (capoluogo di provincia e dintorni, Portogruarese, Sandonatese, area sud Chioggia, Cavarzere e Cona, area centrale), è emerso che le attività culturali sono preminenti nell’area di Venezia mentre quelle creative hanno un peso preponderante nell’ “area centrale”. Nel corso degli anni censiti la struttura produttiva ha avuto un andamento in costante crescita - in particolare le industrie creative - anche se con un tasso di sviluppo minore a quanto registrato dall’economia provinciale nel suo complesso. E tuttavia nel quadriennio 2009-2012, periodo di profonda crisi per l’economia nazionale e di stagnazione di quella provinciale, le attività culturali e creative sembrano dimostrare una certa tenuta. Quanto al contributo economico del settore, stimato come ricchezza generata in termini di valore aggiunto, nel complesso della provincia si stima 688.787.993 euro di valore aggiunto attribuibile al comparto culturale e 1.315.563.406 euro al comparto creativo, per un totale di 2.004.351.399 euro che se messo in relazione al dato complessivo del sistema economico provinciale equivale a poco più dell’8,5%. A questo andrebbero quindi sommati i 54 milioni di euro stimati di valore aggiunto generati dal non-profit.


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Concorso “SAVE THE ENVIRONMENT” rivolto alle s.m.s. del Comune di Chioggia

ideato da:

Incontri formativi alle scuole primarie e secondarie – Convegni aperti alla cittadinanza.

promosso da:

ARVI

ENERGIE

patrocinato dal: Comune di Chioggia VENEZIA

La società ARVI allo scopo di favorire una cultura permanente nelle nuove generazione sulla conoscenza delle energie rinnovabili , sostenere la cooperazione nei ragazzi coinvolgendo il mondo scolastico, promuove anche per l’anno 2013/14 un bando di concorso indirizzato ai ragazzi delle classi terze delle

scuole secondarie di 1° grado s.m.s. statali. Dato il successo e la benevolenza riscontrata l’anno scorso, sia da parte delle istituzioni che dei ragazzi, vogliamo portare avanti il progetto “SAVE THE ENVIRONMENT” anche quest’anno.

parteners: ART IN PROGRESS

Per favorire la ricerca e l’informazione, a supporto tecnicoscientifico al concorso, è in rete il sito www.arvi-energie.it, (nella sezione concorsi ) riferimento multimediale dinamico che i ragazzi possono consultare, anche al fine di scambiare molteplici informazioni.


n o u b i d i r u Aug

2014

tiraKKina速


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LO danza

SPORT in PRIMO PIANO Venezia Tredicesima edizione del premio organizzato dal comune di Venezia

A Mestre

una sCuola dI danza per tuttI

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estredanza è una scuola di danza; quest’arte si può praticare a ogni età all’interno di un livello di preparazione. Si può cominciare a danzare fin dall’età di 4 anni e poi procedere fino a novant’anni e oltre con il Pilates. Cristina Canetti è la titolare e insegnante di pilates e ci tiene a precisare che la danza è un’arte perché non è basata sulla preparazione atletica ma sul coinvolgimento di emozioni e gesti. “Abbiamo vinto diversi premi e partecipato a molte rassegne con concorsi comunali, provinciali e regionali – dice Cristina Canneti – per la danza classica abbiamo il maestro Franco Favaro e altri insegnanti italiani; non mancano quelli stranieri soprattutto francesi”. II corso di formazione gioco, per i più piccoli, è seguiti dalla propedeutica danza in generale per essere poi avviato alla danza classica contemporanea. La scuola di Mestre è una delle poche che offre anche un servizio di consulenza osteopatica ai suoi iscritti per tenere monitorati la salute di: ginocchia, piedi piatti e postura; consulenza importantissima soprattutto nell’età della formazione e dello sviluppo. La prossima primavera la scuola parteciperà alle rassegne e ai concorsi vari nella Regione e non solo. “Con rammarico dico che sarebbe bello fare rappresentazioni per la città se i costi dei teatri non fossero così proibitivi – conclude Cristina – sarebbe bello far vedere alla città il nostro lavoro rendendo tutti partecipi”. Per maggiori informazioni sulla scuola di danza si può visitare il sito: www.mestredanza.net; gli interessati possono partecipare gratuitamente a una R.P. lezione.

Atleta dell’anno, la gara comincia di Roberta pasqualetto

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enerdì 7 febbraio si terrà la tredicesima edizione del Premio Atleta dell’Anno del Comune di Venezia, al teatro Goldoni. Il premio sarà dato agli atleti segnalati dalle società sportive del comune di Venezia che, nel corso del 2013, hanno vinto un titolo italiano di qualsiasi disciplina sportiva, di qualsiasi federazione o ente di promozione e in qualsiasi categoria, oppure che abbiano partecipato a campionati europei o mondiali. Durante la serata di premiazione, sarà scelto l’Atleta dell’Anno, al quale sarà consegnato il Premio Giovani alla memoria di “Gianluigi Levorato” e il Premio “Master”. “Siamo giunti alla tredicesima edizione dell’Atleta dell’Anno la più importante manifestazione promossa dal Comune di Venezia che offre alle società sportive comunali e agli atleti una vetrina di qualità assoluta – dice l’assessore allo Sport Roberto Panciera. Questo appuntamento vuole dar risalto a un patrimonio prezioso e insostituibile: l’impegno quotidiano che è assicurato dagli atleti di tutte le discipline sportive, ma anche dai tanti volon-

tari e dai dirigenti, fondato in massima parte su di un generoso entusiasmo, su di una vera partecipazione dal basso”. Il prestigio di questo premio non si limita a far crescere solo il mondo dello sport, ma rappresenta un momento di crescita e una ricchezza in termini sociali per la città, grazie soprattutto all’insostituibile ruolo educativo-ludico-formativo svolto dallo sport. “Dobbiamo tutti essere orgogliosi delle

decine di atlete e di atleti che hanno dato e che continuano a dare grande lustro alla città di Venezia – conclude Panciera -. Portano il nome in giro per il mondo nelle competizioni più prestigiose e sui podi più alti dello sport nazionale ed internazionale. Donne e uomini, giovani e giovanissimi, che, con le loro società, hanno saputo coniugare al meglio i valori di impegno, di sport, di civiltà”. L’edizione dell’anno scorso ha visto premiare ben 258 atleti: 132 maschi e 126 femmine, nelle diverse categorie sportive. Venezia si è dimostrata una provincia molto prolifera per quanto riguarda gli atleti: fiori all’occhiello in tutto il mondo e in diverse discipline sportive. Le società hanno consegnato l’elenco dei loro atleti al comune che si è poi mobilitato per la partecipazione al premio e per la selezione del migliore. La manifestazione si svolgerà il 7 febbraio dalle 17, al Teatro Goldoni di Venezia, quest’anno arricchito, per la prima volta, da contributi artistici nel campo della danza, con elementi acrobatici di forte impatto visivo.

Arti marziali

Herrera presenta Il suo lIbro

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l maestro di arti marziali Christian Gonzales Y Herrera ha scritto il romanzo “L’orrore del lupo” e ha inventato un modo molto originale per presentarlo: un connubio di letteratura e karate. Le presentazioni del libro si tengono all’interno di palestre e nell’ambito della lezione; il maestro Herrera inizia raccontando la trama del libro e com’è nata l’idea poi legge alcuni passaggi del romanzo descrivendo minuziosamente i combattimenti tra i protagonisti e, con un allievo di karate, mostra le scene del combattimento con una sequenza di movimenti veloci e potenti. Da agosto 2013, a oggi, ha già fatto oltre trenta presentazioni tra queste: Trento, Trieste, Roma, Vicenza, Verona, Portogruaro, Udine, Padova e ovviamente Venezia nella sua palestra. Nel mese di gennaio inizierà il nuovo tour di presentazioni tra le varie tappe: Bergamo e Verona dove è molto richiesto. “Sicuramente il libro piace per l’abbinata romanzo e disciplina – dice il maestro Christian Gonzales Y Herrera – ho visto che nei motori di ricerca internet il mio metodo di presentare un libro è una prima mondiale: nessuno ha mai fatto niente del genere, io faccio il romanziere ma lo presento in veste di maestro karate”. Il metodo di presentare il libro di Herrera è sicuramente un modo per distinguere il suo romanzo nella marea di pubblicazioni, sfruttando la scia di successo che si lega al maestro che, nell’estate del 2013, ha vinto un

argento mondiale per la sua categoria. Le arti marziali interessano a tutti, e la possibilità di assistere anche a una scena di combattimento rende gli spettatori più partecipi. Il progetto nel quale si inserisce questo libro si intitola: “karate triller: leggere non è da sedentari”. Il libro si trova in alcuni siti online e in quello dell’associazione Alani Resquie onlus, in quest’ultima, il ricavato, è devoluto all’associazione per salvare gli alani maltrattati e abbandonati. “Le mie presentazioni sono molto affollate - conclude Herrera – finito l’incontro passo un’ora a firmare autografi, non mi aspettavo tutto questo successo per la mia prima pubblicazione”. Il libro è uscito nel marzo del 2013 e ha già ottenuto tre importanti riconoscimenti letterari. Le date di presentazione del libro saranno pubblicate nel sito del maestro da gennaio 2014; per maggiori informazioni www.karatevenezia.it o nel gruppo aperto di fecebook “L’orrore del lupo”. R.P.

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30 Cultura provinciale Architettura, enogastronomia e turismo A Stra un convegno sulle grandi occasioni che si aprono con l’evento internazionale

Expo 2015, le Ville venete aspettano i turisti Si stima che circa 4 milioni di visitatori da Milano si sposterà a Venezia per visitare la città lagunare e i tesori del suo entroterra: le prestigiose dimore settecentesche della Riviera del Brenta e dintorni possono essere una imperdibile meta di Ornella Jovane

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xpo 2015, una grande occasione anche per il Veneto di mettere in mostra i propri tesori artistici, architettonici, culturali ma anche paesaggistici ed enogastronomici. Le aspettative sono consistenti se già i primi studi sull’impatto che l’appuntamento internazionale avrà sul territorio fanno prevedere che ben 8 milioni di persone da tutto il mondo si recherà a Milano per visitare i padiglioni dell’Expo. Gli stessi studi rivelano che il tempo dedicato alla visita sarà di circa 7-8 ore e che rimarrà un ampio margine per girare, da turisti, le aree circostanti. Il 47 per cento di questi 8 milioni di potenziali visitatori ha già dichiarato che approfitterà dell’occasione per recarsi a Venezia e conoscere la città lagunare ma anche le terre e le bellezze che vi stanno attorno. Una prospettiva allettante per il Veneto che potrebbe essere meta di 4 milioni di turisti provenienti da tutto il mondo nel semestre “caldo” del 2015, quello della durata dell’Expo. La consapevolezza della grande occasione di rilancio dell’attività turistica ha ispirato anche il convegno che lo scorso 10 dicembre si è tenuto a “Villa Foscarini Rossi, a Stra nella Riviera del Brenta, “Expo 20105, opportunità per il prodotto turistico delle ville venete”, promosso dall’associazione “Ville venete e castelli” insieme con “Dimore storiche aperte Expo 2015” e “Comitato Expo Venezia”. Fra le tante offerte che Venezia, il suo entroterra e tutto il Veneto possono mettere sul piatto d’argento a disposizione di tanti turisti le Ville Venete rappresentano un patrimonio di grandissimo prestigio. Se ne contano 5400 in tutto il Veneto, di queste 200 hanno già sottoscritto una “carta dei servizi”, una sorta di mappatura delle strutture che già sono in grado di ospitare i turisti. Una buona percentuale delle ville venete, infatti, oltre ad essere parte di un ricco patrimonio architettonico di inestimabile pregio, è attrezzata per l’ospitalità ricettiva. Un buon numero di esse, peraltro, è sede di aziende agricole, dove si producono le eccellenze della tradizione enogastronomica nostrana. “Le ville venete vengono riscoperte anche nella loro dimensione di aziende agricole - sottolinea l’assessore regionale per le produzioni agroalimentari Franco Manzato - una proposta interessante per le eccellenze che questo territorio sa produrre in termini così intensivi”. Un connubio di cultura e colture che potrebbe risultare davvero vincente e che per questo va gestito con consapevolezza e valorizzato con una attenta programmazione nella fase preparatoria. Lo sa bene l’assessore regionale al Turismo Marino Finozzi che illustra le tappe di un articolato

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percorso. “Entro il 2014 - spiega - prepareremo un percorso di formazione per migliorare la cultura dell’accoglienza e affinare la capacità di ospitare. A metà anno creeremo un by Ville Venete, metteremo a disposizione questa importante rete di ville agli operatori turistici che organizzeranno i pacchetti di visitatori all’Expo”. Ingenti risorse sono destinate a questi e altri progetti legati all’evento. “Nel bilancio di previsione 2014 - conferma l’assessore Finozzi - insieme con il presidente della Regione stiamo studiando un capitolo apposito per Expo 2015 per le risorse da destinare sia al turismo e alle attività. Non è ancora stata definita una cifra perché prima andremo ad istituire una sorta di “cabina di regia” che servirà a capire quali sono i progetti in campo, molti dei quali sono già stati messi a punto, e quali sono le risorse necessarie per realizzarli”. “Milano - ha sottolineato Giulio Bellemo, presidente Ville e Castelli veneti - non poteva fare a meno di Venezia e, pertanto, grazie ad una deroga speciale, costruiremo un padiglione all’interno del Vega. Lo abbiamo chiamato “Acqua”, un elemento fondamentale per il futuro dell’umanità”.

NEWS Chioggia, nasce artechioggia.it

I tesori artistici on line in rete un nuovo “polo museale” veneto

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l patrimonio artistico di Chioggia sbarca per la prima volta sul web. Opere pittoriche dalla fine del Trecento ai primi del Novecento, arte sacra, architettura, e la peculiare pianta urbana a lisca di pesce del Centro storico sono visitabili attraverso una dettagliata galleria fotografica e i video girati ad alta definizione. Il sito internet www. artechioggia.it riunisce in un museo online 24 opere pittoriche tra tele, pale, affreschi e sculture, oltre al meccanismo dell’orologio della torre campanaria romanica della chiesa di Sant’Andrea, attribuito a Jacopo Dondi. La navigazione nel sito è suddivisa in cinque aree storiche riunite attorno alle principali chiese di Chioggia, dal Duomo a San Domenico. La raccolta di opere copre in modo netto due periodi: da quelle più preziose del Trecento alla rifioritura del Seicento, ben rappresentato da “La consacrazione di San Nicolò vescovo di Myra” di Pietro Damini, custodito nella pinacoteca della SS. Trinità, sino al Settecento della pala d’altare della “Visita di Maria a Santa Elisabetta” di Francesco Fontebasso. Nel mezzo, due secoli di totale silenzio dovuti alla devastante Guerra di Chioggia. Una sezione del sito è dedicata a fornire informazioni complete su orari di apertura e di visita, prenotazioni e costi del biglietto dei musei e delle chiese. I filmati sono commentati in italiano e in inglese su testi di Dino Memmo e Sergio Ravagnan. L’idea e la realizzazione di artechioggia.it nasce dall’associazione culturale Chioggia Film di Francesco Bonivento e Paolo Serafini, che ha potuto beneficiare di una quota dei fondi annuali messi a disposizione dalla Fondazione Clodiense Onlus e di contributi della Provincia di Venezia, di soggetti privati, del Rotary Club di Chioggia e del CoS.B.M. mune di Chioggia.


D.D.R. 796/2013 e D.D.R. 797/2013

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ORARI dalle 9.00 alle 12.00 dalle 14.30 alle 17.30

• 14 dicembre 2013 • 15 dicembre 2013 • 11 gennaio 2014

• 12 gennaio 2014 • 20 gennaio 2014


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IL VENETO

Sanità Inchiesta sul fine vita

in IlPRIMO PIANO Veneto in primo piano

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Sedazione palliativa Aria di votazioni: 345 sindaci a rinnovo o eutanasia mascherata? Molte le novità normative

Meno consiglieri, meno assessori e soprattutto Ridurre il dolore del paziente nei suoi ultimi meno minoranza. E se il comune non giorni raggiunge di vita èabitanti: una questione prima che etica. i mille solo ilumana, sindaco! Tuttavia la sedazione palliativa, a volte, viene percepita di Germana urbani come forma di eutanasia: un modo di troncare uello cheuna inizia è un anno che potremmo definire straordinario dal punto di vista eletla sofferenza insieme torale. Primo perché a primavera i veneti alla vita dell’ammalato

Rappresentanza di genere

doppIa preferenza e gIunte parItarIe

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saranno chiamati alle urne per eleggere i propri di Alessandro Abbadir rappresentanti in Europa ma anche perché si dovranno rinnovare ben 345 sindaci e relativi consigli ine vita,Il un tema fa paura, cile daè trattare comunali. dato piùche signifi cativo,diffiperò, che da e che pone problemi etici e medici importantissiquesta tornata di amministrative i consigli comumi. Quelloprofi cheli intendiamo affrontare condaquesto nali avranno e numeri molto diversi quelli numero della Piazza è il problema sempre che abbiamo conosciuto sino addell’utilizzo oggi. più diffuso nel caso dei malati terminali, delle cure Le elezioni amministrative impegneranno tutpalliative e della fase conclusiva delle cure, la te le province con numeri considerevoli disedaziocomuni ne terminale Va sgombrato subitoche il campo al voto ma palliativa. l’unico comune capoluogo va al da un equivoco, la sedazione terminale palliativa non rinnovo è Padova. Altri 60 i municipi da rinnovaère eutanasia (che invece è un’azione che porta nel resto della provincia, ben cinque quelli con con mezzi specificialdirettamente e volutamente la morte popolazione di sopra dei 15mila abitanti che del paziente). Per sedazione si potranno eleggere il primo terminale cittadino palliativa col doppio intende: “la riduzione intenzionale della vigilanza con turno: Cadoneghe, Monselice, Padova, Rubano, mezzi farmacologici, Selvazzano Dentro.fino alla perdita di coscienza, allo scopoNel di ridurre o abolire la percezione di un sintomo, vicentino saranno 88 le amministrazioni altrimenti intollerabile per il paziente, nonostante da rinnovare. Anche qui sono cinque i comunisiano al di stati in operaabitanti i mezzi più per il controllo sopramessi dei 15mila cheadeguati eleggeranno il primo del sintomo, chesicuramente risulta, quindi,alrefrattario”. Sono Sono 100 cittadino quasi secondo turno. mila i malati (prevalentemente oncologici) presi in Basano del Grappa, Schio, Valdagno, Arzignanoca-e rico ogni anno dal servizio di cure palliative in Italia. Montecchio. I datiInpiù recenti diriportano ricorsoi comuni alla sedazione provincia Verona,uninvece, al voto terminale negli ultimi giorni di vita in percentuali che saranno 52, quattro quelli al di sopra dei 15mila arrivano fi no anche all’88% dei casi per i differenti abitanti: Legnago, San Bonifacio, Negrar e Pescansetting tina. assistenziali (ad es. ospedale, hospice, assistenza domiciliare). Veneto lele persone in carico Belluno, invece, Inrinnoverà amministrazioni alle cure palliative sono circa 7-8 mila ogni anno. A di 38 comuni, quasi tutti sotto i 5mila abitanti, spiegare queste diffi cili questioni è il dottor Giovanni mentre Rovigo ne rinnoverà 34 ma solo tre di mePoles medico specialista in Oncologia nell’areaNelCure die dimensioni e comunque sotto i 15mila. vePalliative al Policlinico San Marco a Mestre, autore neziano si voterà per il sindaco solo in 15ecomuni, di pubblicazioni sull’argomento. fasi in numerose tre di questi, Spinea, Scorzè e Noale,“Nelle si voterà con il doppio turno. Le prossime amministrative, però, cambieranno il volto dei Consigli Comunali che potranno essere più “rosa”, grazie all’introduzione della doppia preferenza di genere che interesserà i comuni sopra i 5000 abitanti, ma soprattutto più ridotti per effetto della norma che, con l’obiettivo di ridurre i costi della politica, ha ridotto il numero di consiglieri e assessori comunali. In nome della famigerata spending review, nel 2011 il Governo Monti decise di tagliare le spese cominciando dal basso e, a dirla tutta, dalle briciole. Sì perché è vero che qualcosa si risparmierà ma è anche vero che il gettone di un consigliere

F

terminali della vita - spiega il dottor Poles - si avverte la necessità di dover difendere la dignità della persona da un tecnicismo spesso immotivato ed eccessivo. Del resto il problema a volte si pone in senso opposto, rischiando di ricadere nel quasi totale astensionismo terapeutico. Non sempre è chiaro come ci si deve comportare nei confronti di trattamenti “vitali” come la nutrizione e l’idratazione artificiali. Di analoga difficoltà può spesso risultare la valutazione se fare trasfusioni su un ammalato con una prospettiva di vita limitata. Per tentare una risposta a tali interrogativi, si deve cercare di capire quali sono i criteri che possono permettere al medico di inquadrare un trattamento come accanimento terapeutico o, all’opposto, come astensionismo e, al limite, come eutanasia”. Il dottor Poles studioso da anni del problema va nello specifico. “L’accanimento terapeutico - spiega- viene definito dal Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) come “un trattamento di documentata inefficacia in relazione all’obbiettivo, a cui si aggiunga la presenza di un rischio elevato o una particolare gravosità per il paziente con un’ulteriore sofferenza, in cui l’eccezionalità dei mezzi adoperati èConsigli chiaramente sproporzionata agli I nuovi obiettivi della condizione specifica. A volte però non Comunali vedranno è chiaro se anche per quanto alimentazione le minoranzeriguarda ridotte e idratazione artifi ciali si possa parlare di trattamena numeri scandalosi ti sproporzionati (in questo caso si potrebbe per la democrazia talora giustificarne la sospensione)”. Poles poi affronta il tema sedazione palliativa terminale questi di undella comune di medie dimensioni non “In è che una

minuscola frazione del compenso pagato ad un parlamentare o ad un consigliere regionale. Ma quel che è peggio è che con questi tagli a farne davvero le spese sono le minoranze che, anche nelle città più grandi, si troveranno con una manciata di consiglieri. Guardando in profondità alle normative è possibile capire la portata del dimagrimento dei consigli comunali. Governerà solo il sindaco, senza assessori, nei Comuni che hanno fino a mille abitanti. Accanto a lui verranno eletti sei consiglieri invece che nove e tutte le competenze della giunta comunale verranno attribuite esclusivamente al primo cittadino.

casi come medici ci troviamo – spiega - nella necessità di sedare un malato in fase terminale quando siamo di fronte a sintomi non altrimenti controllabili. In altre parole la sedazione terminale è indicata per quei sintomi che incidono pesantemente sulla qualità di vita del paziente e che rispondono solamente al trattamento sedativo. La sedazione può essere reversibile e spesso viene utilizzata per ridurre i disturbi respiratori, quando il dolore stesso e altri sintomi non sono controllabili con le usuali terapie”. Poles poi vuol chiarire un aspetto importante. Da recenti dati scientifici risulta che l’intervento della sedazione terminale è pari in media a 2.8 giorni (media ponderata). La sopravvivenza di pazienti sedati in fase terminale non differirebbe da questi dati da quella dei pazienti non sedati. “La sedazione palliativa – spiega Poles - non ha la finalità di abbreviare la vita del paziente, pertanto non ha nulla che vedere con l’eutanasia ma deve essere gestita in modo attento e competente da parte del personale medico e infermieristico. Oltre all’esperienza, emergono altri due aspetti importanti dell’agire medico che difficilmente possono essere inquadrati nell’ambito di una norma: basi etiche solide, equidistanti da eutanasia ed accanimento Il numero dei consiglieri passerà da nove a terapeutico ed il fatto che ogni intervento devedaessere sei, anche nei Comuni con popolazione 1.001 valutato nella date circostanze”. Problemi importanti a 3 mila abitanti, mentre gli assessori saranno al arrivano spesso massimo due.nella gestione di questa delicatissima fase, nei reparti ospedale piuttosto che neglie hospice I municipidicon residenti tra i 3.001 i 5 mila, oavranno nelle cure7 palliative a domicilio dove è consiglieri, non più 12, eillapersonale giunta sarà invece estremamente preparato. composta al massimo da tre persone. Cambierà

relativamente poco per i Comuni che contano tra i 5.001 e i 10 mila abitanti: il numero dei consiglieri scende da 12 a 10, mentre quello degli assessori resta fermo a quattro. Riduzioni previste anche nei centri più grandi. I Comuni con il numero di abitanti tra 10.001 e 30 mila avranno 16 consiglieri, non più 20, quelli che hanno tra 30.001 e 100 mila abitanti, ne avranno 24 invece di 30, mentre per quelli con più di 100 mila abitanti o per i capoluoghi di provincia, come Padova, il numero di consiglieri scenderà da 40 a 32.

foCus

la scelta

Il proCesso deCIsIonale

U

n aspetto etico di capitale importanza riguarda l’individuazione del “chi decide” l’inizio della sedazione terminale palliativa. Il percorso decisionale deve rispettare criteri etici internazionalmente riconosciuti e differenziati in base alla capacità mentale del malato. In particolare, se il malato è mentalmente capace al momento in cui insorge l’indicazione per compiere la sedazione, vale il criterio del consenso informato. In generale non si raccomanda né l’adozione di un modulo di consensora specifi co néche l’apposizione dellaquesta firma del malato; ritiene sufle novità investiranno tornata ci sisono quelle ficiente introdotte una registrazione del consenso verbalmente espresso in cartella dalla legge n.215 del 2012 pensata per rispondere clinica da curanti. Nel limitedelle del possibile è opportuno invitare allaparte sottodeirappresentazione donne nelle istituzioni pubil malato ad informare i suoi familiari delle decisioni prese, in modo da bliche, e in particolar modo “volta a promuovere il riequilibrio delle facilitarne l’accettazione e ridurre l’impatto emotivo. Se, invece, il marappresentanze di genere nelle amministrazioni locali”. Questa latolegge non èha,mentalmente capace lao non vuole partecipare alle dei decisioni, di fatto, cambiato normativa per l’elezione consivalgono, sul piano etico, le direttive o dichiarazioni anticipate. In assenza gli comunali dei comuni che superano i 5000 abitanti. I cittadini, di tali disposizioni anticipate, la decisione può essere dai sanitari infatti, potranno esprimere due preferenze per assunta i consiglieri comucuranti ricorrendo al giudizio sostitutivo, basato sulle volontà i desideri nali purché riguardanti candidati di sesso diverso. Se pere errore la espressi precedenza comunque dal malatonon ai suoi cari o all’équipe doppiainpreferenza, obbligatoria, dovessecurante. andare Ina casopersone di malato di cui non è possibile ricostruire dellomentalmente stesso sesso,incapace la seconda preferenza verrà annullata. volontàLa o orientamenti pregressi, o in caso di situazioni d’emergenza legge inoltre prevede la cosiddetta “quota di lista”, che (in fa cui sìnon sia possibiledeinédue ottenere il consenso o direttive anticiche nessuno sessi possa essereinformato rappresentato in lista per pateoltre né due formulare un giudizio devonochericorrere terzi del totale deisostitutivo), candidati. iE’sanitari vero, però, solo neial criterio del migliore interesse del malato, procedura decisionale che si comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, il mancato fonda sul bilancio fra i benefi ci attesi e gli oneri previsti del trattamento rispetto della quota potrà determinare la decadenza della lista. La terapeutico A.A. norma, entrata in vigore già lo scorso anno, ha già dimostrato la

T

sua efficacia in termini di presenze femminili nei neo-eletti Consigli Comunali. Si è registrata, infatti, una crescita robusta e diffusa delle donne, tanto che in termini assoluti esse raddoppiano mentre in termini percentuali la loro presenza è due volte e mezzo quella della precedente tornata. Da ultimo un recente emendamento, approvato alla Camera nella seduta notturna del 21 dicembre, nel corso dell’esame del ddl n. 1542-A di riforma degli enti locali (città metropolitana, province, unioni e fusioni di comuni) sancisce che nelle giunte comunali nessun genere può essere rappresentato in misura inferiore al 40 per cento. Saranno pertanto illegittime le giunte con meno del 40 per cento di donne. Il testo deve ancora passare all’esame del senato ma se passerà anche lì il volto delle prossime giunte cambierà molto con buona pace di tutti.


16 Cultura veneta 34 Intervista ad Aldo Tagliapietra

“Le mie verità nascoste” e “L’ angelo rinchiuso”, un’occasione per rivivere quarant’anni di carriera di Graziano Edi Corazza

A

ldo Tagliapietra ha una biografia lunga un braccio con Le Orme, band storica veneziana, di cui è stato leader; e poi ha una carriera solista importante. Scrive libri: “Le mie verità nascoste” è l’ultima fatica letteraria ma continua anche a cantare e con il suo nuovo disco “L’ angelo rinchiuso” ha toccato le corde più alte del “progressive”, nella migliore tradizione romantico/melodico/ progressiva italiana. Le due produzioni sono state l’occasione di questa intervista che ripercorre oltre quarant’anni della sua vita artistica. L’ultima volta che ti ho visto eri al concerto di Crosby, Stills, Nash... “Si’, belli, non li avevo mai visti conoscevo quattro/cinque loro canzoni e risentirle mi ha fatto piacere. Ero curioso di sentire e vedere come “tre” quasi settantenni se la cavavano dal vivo. Mi sono piaciuti ed ho visto come hanno conservato il loro entusiasmo”. Quali altri concerti sei andato a vedere negli ultimi anni? “Vedo spesso Tiziano Ferro e Gianna Nannini grazie al fatto che mio figlio Davide è chitarrista e lavora con loro. Davide è produttore e collabora anche con Ramazzotti ed Antonacci”. Pensavo mi parlassi anche dei Van Der Graaf Generator. So che sei loro amico soprattutto di David Jackson che ha suonato con te diverse volte... “Vuoi sapere una cosa? Non li ho mai visti dal vivo. Anche se siamo stati noi italiani a scoprirli prima dei loro paesi anglosassoni”. Hai presentato a fine estate 2013 il tuo ultimo disco “L’Angelo Rinchiuso” al Parco San Giuliano di Mestre suonandolo prima di “Felona e Sorona”... “Mi sembrava doveroso farlo vicino a casa. E’ stata una serata in cui il tempo ha tenuto e c’è stato un bell’afflusso di gente”. Il titolo: da dove nasce? “Da un vecchio quadro di Paul Whitehead. Quando viene in Italia mi manda sempre una cartolina. Una delle

ultime aveva impressa l’immagine di un suo quadro “Locked Angel”. E così è nato il titolo del mio ultimo disco”. Quali copertine ritieni le migliori che ha fatto? “Ne ha fatta di belle per i Genesis...” E anche per i VDGG. “Sì, giusto. Ma per me la più bella sua copertina è quella che ha disegnato per il mio penultimo disco del 2012 “Nella Pietra e nel Vento”. Poi come è andata a Milano in ottobre 2013? “E’ stata una serata esclusiva per i giornalisti nella quale ho presentato l’ultimo cd con “Felona e Sorona””. Cosa differenzia “Felona e Sorona” da questo tuo cd del 2013 e cosa li unisce? “Volevo che fosse una suite, il tema principale di questo mio ultimo lavoro discografico. Le mie composizioni rappresentano le mie due anime. Ho un’anima cantautorale da ballata ed un’anima progressive. In effetti se ascolti da “L’angelo rinchiuso” il brano “Passato e Futuro” ci sono arpeggi di organo che richiamano “Felona e Sorona””. Cosa ascoltavi quando avete composto con Le Orme “Collage” e cosa ascolti ora? “All’epoca 1969/1970 ascoltavo Quatermass, Atomic

Museo Diocesano di padova

dal 18 gennaIo “I ColorI del saCro”, glI IllustratorI raCContano Il vIaggIo

L

’uomo, fin dalle origini della sua storia, si è spostato, ha camminato per cercare terre fertili, nuovi orizzonti. Le tre grandi religioni monoteiste, inoltre, hanno tutte radici nella storia di popolazioni nomadi e le divinità si sono spesso rivelate a popoli in cammino o a singoli pellegrini. Il viaggio, dunque, è connaturato all’uomo e il viaggio è centrale anche nel suo rapporto con il soprannaturale. Per questo la settima edizione dell’ormai popolare mostra di illustrazioni e illustratori “I colori del sacro” sarà interamente dedicata al tema del viaggio. Dal 18 gennaio le tavole di illustratori di tutto il mondo, moltissimi da paesi “nuovi” finora non rappresentati, daranno corpo e colore all’esposizione che fino al prossimo 2 giugno rimarrà allestita al Museo Diocesano, di Padova. Abbiamo sollecitato illustrazioni – spiega Andrea Nante, direttore del Museo Diocesano e curatore della Rassegna - che esplicitino il tema approfondendo sia quegli aspetti legati al desiderio di conoscenza e di scoperta che da sempre caratterizza gli spostamenti verso terre e popoli lontani, sia tutti i risvolti più di tipo psicologico, emotivo e spirituale che accompagnano le fasi del viaggio e che accomunano il sentire di chi parte, per qualsiasi meta, fosse anche un partire simbolico”. L’edizione 2014 della rassegna vuole quindi raccontare il viaggio come esperienza di vita tout court, ripercorrendo la storia, i testi sacri e i racconti pagani e mitologici, i riti e le tradizioni, nel tentativo di rivelare la dimensione emotiva e spirituale di ogni partenza e di ogni ritorno.

Rooster, E.LP., Yes. Eravamo molto influenzati dai suoni delle bands che prediligevano ballads e suite tastieristiche. Oggi non ascolto molte cose nuove”. Oggi alcuni giovani non conoscono il “prog”. Altri lo definiscono “dinosauresco”... “I giovani non sono interessati più di tanto a questa musica. Per loro è un genere che considerano coma la “musica classica del rock”. Noi sappiamo quanto è bella, comunque. Sia il progressive che la musica classica. Io amo molto la melodia e questa mi viene molto facilmente”. Produzione e distribuzione di un disco oggi quanto sono cambiati rispetto a quando hai iniziato? “Noi siamo stati venti anni con la Phonogram, oggi Universal che aveva grandi mezzi di produzione e di distribuzione. Noi ci preoccupavamo solo di fare musica; al resto pensavano loro. Le case discografiche oggi stanno scomparendo e sono state ridimensionate con internet. Io, senza contratto discografico, ho optato anni fa per l’autoproduzione insieme a Gloria (Tagliapietra, sua figlia, nda). Abbiamo la Clamore che è una società di comunicazione e produzione che con la Self distribuisce i miei lavori discografici e libri. Così ho il controllo

completo su tutta la proprietà editoriale della mia produzione di oggi”. I rapporti con le altre “Orme” oggi come sono? “Ognuno sta’ facendo la sua vita. Non aggiungo altro”. Ora sei in tour? Vuoi dirci dove possiamo vederti nei prossimi mesi? “Inizieremo a fare qualcosa da fine gennaio 2014. Intanto proseguo con questi “reading parole e musica”. Ci parli di questo tuo ultimo libro? “Le mie verità nascoste” è una autobiografia che nasce dalla voglia di narrare non solo della musica che ho fatto, dei viaggi, del sistema musicale vigente, di Sanremo ma anche dei miei pensieri, delle mie opinioni, della vita. In effetti, si chiama “Le mie verità nascoste” perché sono le mie. Il titolo è in parte preso da una canzone delle Orme scritta da me “Verità nascoste” appunto”. Immagino che anche “L’ angelo rinchiuso” racconti di te? “Sì, the “locked angel”, sono io che parlo, che racconto i miei pensieri attuali attraverso la musica. Una suite progressiva di 12 brani scritti da me ed arrangiati con la complicità di Matteo Ballarin ed Andrea De Nardi. Una suite che ha qualche collegamento con “Felona e Sorona”. Racconti ai nostri lettori di quando viaggiavate con un furgoncino 238 Fiat per andare a vedere i concerti fino a Londra... “Viaggiavamo con una 1100 fiat scassata non nostra. E noleggiavamo un furgoncino 238 Fiat per le nostre serate. Poi abbiamo acquistato una 125 Fiat. Con quella siamo a andati a Londra ed all’isola di White...” Avete visto l’ultimo concerto di Jimi Hendrix! “Esatto! Ed anche il primo grande live di Emerson Lake & Palmer”. E con le macchine come andò? “Poi quando siamo diventati “relativamente benestanti” abbiamo acquistato un bel Mercedes blu ed abbiamo iniziato anche a viaggiare in aereo”.

Possagno, Museo e Gipsoteca Antonio Canova

La bellezza torna dopo l’orrore

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e Tre Grazie, sono una delle opere scultoree più ammirate e conosciute del Canova ma in realtà sono sei: tre sono quelle del gruppo commissionato da Josephine de Beauharnais, moglie di Napoleone, oggi all’Ermitage di San Pietroburgo, le altre tre invece andarono al Duca di Bedford che, visto il gesso conservato nell’atelier romano dello stesso scultore, lo supplicò di creargli un ulteriore esemplare in marmo. A Possagno rimasero solo i gessi sui quali Canova aveva lavorato per preparare le versioni in marmo. La prima versione non si spostò mai dalla casa dell’artista, il secondo gesso, invece, quello servito per le Grazie inglesi, arrivò più tardi, giusto in tempo per venire, con altre opere conservate nella Gipsoteca, investito dalla nuvola di calcinacci causata dai cannoneggiamenti austroungarici durante la Prima Grande Guerra, quando Possagno, ai piedi del Grappa, era zona di battaglia. All’indomani del conflitto, Stefano e Siro Serafin, custodi e abilissimi restauratori, sanarono molti dei danni riportati dai fessi del Canova ma non agirono sulle Grazie di Bedford che deturpate trovarono sede nella sala del consiglio comunale di Possagno come stridente ricordo di un guerra terribile per il paese. A cent’anni dallo scoppio della Grande Guerra, però, mentre l’Europa si appresta a ricordare quel centenario, anche le Grazie “inglesi” risorgono, ritrovando tutte le loro parti. Quello che i Serafin non si sentirono di fare lo consente ora la tecnologia. Grazie alla collaborazione delle National Galleries of Scotland, di Edinburgo, proprietari del prezioso marmo, è stato possibile fotografare e scansionare l’opera e grazie all’elettronica si è riusciti a ricomporre le parti mancanti al gesso di Possagno. In mostra, fino al prossimo 4 maggio, si potranno ammirare entrambi gruppi delle Grazie, quello “russo”, e quello “inglese”. Insieme ai bozzetti delle due opere, fanno parte dell’esposizione le tempere, i disegni, le incisioni preparati da Canova per le grazie mentre una vera mostra nella mostra è costituita dall’esposizione delle crude immagini della Gipstoteca e dei Gessi di Canova all’indomani dei bombardamenti: immagini concesse da due archivi pubblici, drammatiche nella volontà di costituire una precisa documentazione di un orrore.


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36 Cultura veneta

Cultura veneta 17

Grandi mostre Fino al prossimo 21 aprile al Museo d’Arte Moderna di Cortina

venezIa - Ca’ rezzonICo

Sironi e Cortellazzo, dialogo tra chi non si è mai conosciuto P

una mostra per rIsCoprIre pIetro bellottI

Pur non essendosi mai incontrati di persona, il loro lavoro presenta tratti comuni, il loro sensibile li portò ad affrontare, tematiche esistenziali, solopur con esiti stilistici differenti

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opo il successo di critica e di pubblico ottenuto dalla mostra Mario Sironi. Anni ’40 e ’50, il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi di Cortina d’Ampezzo prosegue l’approfondimento sull’opera di Sironi dedicando la mostra della stagione invernale, che proseguirà fino al prossimo 21 aprile, all’incontro e al confronto tra due artisti che non si sono mai conosciuti, ma il cui lavoro presenta dei forti tratti comuni: Mario Sironi e Gino Cortelazzo. Si tratta del primo omaggio che il Museo delle Regole dedica all’artista di Este di cui possiede una pregevole scultura in alabastro. Gino Cortelazzo fu una delle voci più originali della scultura italiana del dopoguerra. Alla sua scomparsa, nel 1985, ha lasciato più di cinquecento sculture oltre ad opere plastiche di vario tipo, disegni e grafica. Opere di Cortelazzo si trovano in varie città e musei come la Galleria internazionale d’arte moderna di Ca’ Pesaro, il MART e il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi appunto. Artista di ricerca, Cortelazzo, così come anche Mario Sironi, sperimentò ogni materiale: non smise di indagare le possibilità del bronzo ma lavorò anche la pietra, l’alabastro,

l’onice, perfino la cartapesta e la resina. Amò molto il ferro e il legno, ai quali spesso tornava. Sviluppò una personalissima idea di figurazione indiretta, basata sul suggerire stimoli visivi sui quali ogni spettatore potesse costruire una sua propria immagine, frutto del dialogo con la sua fantasia e la sua cultura. La mostra, curata da Luciano Gemin, architetto, collaboratore di Carlo Scarpa e grande amico di Cortelazzo, propone ventidue sculture messe a confronto con ventidue dipinti di Mario Sironi, tra cui il bellissimo Ritratto di Boccioni in trincea, dipinto quando Sironi e Boccioni condivisero i duri momenti della trincea durante la prima guerra mondiale e Il mio funerale piccola e struggente opera in cui Sironi immaginava il suo funerale con il carro funebre seguito da uno sparuto gruppo di persone: in effetti la sua previsione si avverò, morì a Milano in agosto e al suo funerale assistettero pochi intimi amici. Il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi custodisce nelle sue sale oltre novanta opere del pittore sassarese, quasi tutte appartenenti agli anni ’40 e ’50. Sono anni particolarmente difficili per Sironi, deluso dalla deriva totalitaria e

dal successivo crollo dell’ideologia fascista, straziato dalla morte della figlia, le opere che dipinse in questi anni, ispirate dal paesaggio montano di Cortina, sono intense e dure, di grande forza espressiva. Pur non essendosi mai incontrati di persona, molte sono le analogie che è possibile ravvisare nel lavoro di Sironi e Cortelazzo. Entrambi approfondirono con interesse ed attenzione l’arte contemporanea a loro, parteciparono, pur con il carattere schivo che li contraddistingueva, ai fermenti artistici e alle ricerche dei propri anni. Il loro animo sensibile li portò ad affrontare, nei propri lavori, tematiche esistenziali, pur con esiti stilistici differenti. L’opera di Sironi poi, pur utilizzando la pittura come mezzo espressivo, è estremamente scultorea, soprattutto negli anni di cui sono testimonianza le opere in mostra. Le montagne di Cortina, così forti e massicce, ispirarono molto il pittore e gli suggerirono un tratto altrettanto forte e dai volumi definiti per dare forma alle proprie sensazioni. Anche per Cortelazzo intensa fu l’esigenza di trovare, come scrisse il critico Mazzariol, nella materia la propria possibilità di essere messa in forma.

ietro Bellotti è l’ultimo nome di una dinastia famigliare già di per sé affascinante e ‘complicata’ dove tutti sono pittori, per di più specializzati in vedute. Bernardo Bellotto è suo fratello, Canaletto suo zio e forse sono stati i loro nomi ad eclissare il pur bravo Pietro. Per lungo tempo ritenuto un vedutista marginale oggi finalmente, grazie anche a recenti studi che ne hanno riabilitato il nome all’interno dell’arte veneziana del ‘700, Ca’ Rezzonico ospita la sua prima mostra monografica. L’esposizione curata da Charles Beddington, Alberto Craievich e Domenico Crivellari riunisce per la prima volta quarantatre dipinti provenienti da collezioni private europee e statunitensi, che ricostruiscono il percorso artistico di Bellotti, documentando con la maggior ampiezza oggi possibile il suo vasto repertorio figurativo. Faranno inoltre parte dell’esposizione, allestita nelle scenografiche sale al primo piano di Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento veneziano, i pochi dipinti firmati dal pittore e l’eccezionale nucleo di diciassette tele con vedute delle principali città europee, alcune delle quali firmate sul retro, il cui percorso collezionistico è documentato dal XVIII secolo: si tratta dei ‘dipinti pilota’ da cui è iniziata, a partire dal 1952, la riscoperta dell’artista. Il pittore, attraverso uno stile autonomo e personale, elabora le invenzioni di Canaletto ampliando il tradizionale repertorio veneziano con numerose vedute delle più importanti città d’Europa - oltre ad alcuni capricci architettonici - e rivelando, attraverso le opere oggi a lui attribuite, una personalità più complessa di quanto si potesse sospettare in passato.

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Sedazione palliativa o eutanasia mascherata? Ridurre il dolore del paziente nei suoi ultimi giorni di vita è una questione umana, prima che etica. Tuttavia la sedazione palliativa, a volte, viene percepita come una forma di eutanasia: un modo di troncare la sofferenza insieme alla vita dell’ammalato di Alessandro Abbadir

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ine vita, un tema che fa paura, difficile da trattare e che pone problemi etici e medici importantissimi. Quello che intendiamo affrontare con questo numero della Piazza è il problema dell’utilizzo sempre più diffuso nel caso dei malati terminali, delle cure palliative e della fase conclusiva delle cure, la sedazione terminale palliativa. Va sgombrato subito il campo da un equivoco, la sedazione terminale palliativa non è eutanasia (che invece è un’azione che porta con mezzi specifici direttamente e volutamente la morte del paziente). Per sedazione terminale palliativa si intende: “la riduzione intenzionale della vigilanza con mezzi farmacologici, fino alla perdita di coscienza, allo scopo di ridurre o abolire la percezione di un sintomo, altrimenti intollerabile per il paziente, nonostante siano stati messi in opera i mezzi più adeguati per il controllo del sintomo, che risulta, quindi, refrattario”. Sono 100 mila i malati (prevalentemente oncologici) presi in carico ogni anno dal servizio di cure palliative in Italia. I dati più recenti riportano un ricorso alla sedazione terminale negli ultimi giorni di vita in percentuali che arrivano fino anche all’88% dei casi per i differenti setting assistenziali (ad es. ospedale, hospice, assistenza domiciliare). In Veneto le persone in carico alle cure palliative sono circa 7-8 mila ogni anno. A spiegare queste difficili questioni è il dottor Giovanni Poles medico specialista in Oncologia nell’area Cure Palliative al Policlinico San Marco a Mestre, e autore di numerose pubblicazioni sull’argomento.

“Nelle fasi terminali della vita - spiega il dottor Poles - si avverte la necessità di dover difendere la dignità della persona da un tecnicismo spesso immotivato ed eccessivo. Del resto il problema a volte si pone in senso opposto, rischiando di ricadere nel quasi totale astensionismo terapeutico. Non sempre è chiaro come ci si deve comportare nei confronti di trattamenti “vitali” come la nutrizione e l’idratazione artificiali. Di analoga difficoltà può spesso risultare la valutazione se fare trasfusioni su un ammalato con una prospettiva di vita limitata. Per tentare una risposta a tali interrogativi, si deve cercare di capire quali sono i criteri che possono permettere al medico di inquadrare un trattamento come accanimento terapeutico o, all’opposto, come astensionismo e, al limite, come eutanasia”. Il dottor Poles studioso da anni del problema va nello specifico. “L’accanimento terapeutico - spiega- viene definito dal Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) come “un trattamento di documentata inefficacia in relazione all’obbiettivo, a cui si aggiunga


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Attualità

>> Sanità. inchiesta sul fine vita

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Sedazione palliativa o eutanasia mascherata? Ridurre il dolore del paziente nei suoi ultimi giorni di vita è una questione umana, prima che etica. Tuttavia la sedazione

Sedazione palliativa o eutanasia mascherata

La scelta il processo decisionale

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palliativa, a volte, viene percepita come una forma di eutanasia: un modo di troncare la sofferenza insieme alla vita dell’ammalato di Alessandro Abbadir

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ine vita, un tema che fa paura, difficile da trattare e che pone problemi etici e medici importantissimi. Quello che intendiamo affrontare con questo numero della Piazza è il problema dell’utilizzo sempre più diffuso nel caso dei malati terminali, delle cure palliative e della fase conclusiva delle cure, la sedazione terminale palliativa. Va sgombrato subito il campo da un equivoco, la sedazione terminale palliativa non è eutanasia (che invece è un’azione che porta con mezzi specifici direttamente e volutamente la morte del paziente). Per sedazione terminale palliativa si intende: “la riduzione intenzionale della vigilanza con mezzi farmacologici, fino alla perdita di coscienza, allo scopo di ridurre o abolire la percezione di un sintomo, altrimenti intollerabile per il paziente, nonostante siano stati messi in opera i mezzi più adeguati per il controllo del sintomo, che risulta, quindi, refrattario”. Sono 100 mila i malati (prevalentemente oncologici) presi in carico ogni anno dal servizio di cure palliative in Italia. I dati più recenti riportano un ricorso alla sedazione terminale negli ultimi giorni di vita in percentuali che arrivano fino anche all’88% dei casi per i differenti setting assistenziali (ad es. ospedale, hospice, assistenza domiciliare). In Veneto le persone in carico alle cure palliative sono circa 7-8 mila ogni anno. A spiegare queste difficili questioni è il dottor Giovanni Poles medico specialista in Oncologia nell’area Cure Palliative al Policlinico San Marco a Mestre, e autore di numerose pubblicazioni sull’argomento.

segue dalla pagina precedente

“Nelle fasi terminali della vita - spiega il dottor Poles - si avverte la necessità di dover difendere la dignità della persona da un tecnicismo spesso immotivato ed eccessivo. Del resto il problema a volte si pone in senso opposto, rischiando di ricadere nel quasi totale astensionismo terapeutico. Non sempre è chiaro come ci si deve comportare nei confronti di trattamenti “vitali” come la nutrizione e l’idratazione artificiali. Di analoga difficoltà può spesso risultare la valutazione se fare trasfusioni su un ammalato con una prospettiva di vita limitata. Per tentare una risposta a tali interrogativi, si deve cercare di capire quali sono i criteri che possono permettere al medico di inquadrare un trattamento come accanimento terapeutico o, all’opposto, come astensionismo e, al limite, come eutanasia”. Il dottor Poles studioso da anni del problema va nello specifico. “L’accanimento terapeutico - spiega- viene definito dal Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) come “un trattamento di documentata inefficacia in relazione all’obbiettivo, a cui si aggiunga

la presenza di un rischio elevato o una particolare gravosità per il paziente con un’ulteriore sofferenza, in cui l’eccezionalità dei mezzi adoperati è chiaramente sproporzionata agli obiettivi della condizione specifica. A volte però non è chiaro se anche per quanto riguarda alimentazione e idratazione artificiali si possa parlare di trattamenti sproporzionati (in questo caso si potrebbe talora giustificarne la sospensione)”. Poles poi affronta il tema della sedazione palliativa terminale “In questi casi come medici ci troviamo – spiega - nella necessità di sedare un malato in fase terminale quando siamo di fronte a sintomi non altrimenti controllabili. In altre parole la sedazione terminale è indicata per quei sintomi che incidono pesantemente sulla qualità di vita del paziente e che rispondono solamente al trattamento sedativo. La sedazione può essere reversibile e spesso viene utilizzata per ridurre i disturbi respiratori, quando il dolore stesso e altri sintomi non sono controllabili con le usuali terapie”. Poles poi vuol chiarire un aspetto importante. Da recenti dati scientifici risulta che l’intervento della sedazione terminale è pari in media a 2.8 giorni (media ponderata). La sopravvivenza di pazienti sedati in fase terminale

non differirebbe da questi dati da quella dei pazienti non sedati. “La sedazione palliativa – spiega Poles non ha la finalità di abbreviare la vita del paziente, pertanto non ha nulla che vedere con l’eutanasia ma deve essere gestita in modo attento e competente da parte del personale medico e infermieristico. Oltre all’esperienza, emergono altri due aspetti importanti dell’agire medico che difficilmente possono essere in-

quadrati nell’ambito di una norma: basi etiche solide, equidistanti da eutanasia ed accanimento terapeutico ed il fatto che ogni intervento deve essere valutato nella date circostanze”. Problemi importanti arrivano spesso nella gestione di questa delicatissima fase, nei reparti di ospedale piuttosto che negli hospice o nelle cure palliative a domicilio dove il personale è invece estremamente preparato.

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n aspetto etico di capitale importanza riguarda l’individuazione del “chi decide” l’inizio della sedazione terminale palliativa. Il percorso decisionale deve rispettare criteri etici internazionalmente riconosciuti e differenziati in base alla capacità mentale del malato. In particolare, se il malato è mentalmente capace al momento in cui insorge l’indicazione per compiere la sedazione, vale il criterio del consenso informato. In generale non si raccomanda né l’adozione di un modulo di consenso specifico né l’apposizione della firma del malato; si ritiene sufficiente una registrazione del consenso verbalmente espresso in cartella clinica da parte dei curanti. Nel limite del possibile è opportuno invitare il malato ad informare i suoi familiari delle decisioni prese, in modo da facilitarne l’accettazione e ridurre l’impatto emotivo. Se, invece, il malato non è mentalmente capace o non vuole partecipare alle decisioni, valgono, sul piano etico, le direttive o dichiarazioni anticipate. In assenza di tali disposizioni anticipate, la decisione può essere assunta dai sanitari curanti ricorrendo al giudizio sostitutivo, basato sulle volontà e i desideri espressi in precedenza dal malato ai suoi cari o all’équipe curante. In caso di malato mentalmente incapace di cui non è possibile ricostruire volontà o orientamenti pregressi, o in caso di situazioni d’emergenza (in cui non sia possibile né ottenere il consenso informato o direttive anticipate né formulare un giudizio sostitutivo), i sanitari devono ricorrere al criterio del migliore interesse del malato, procedura decisionale che si fonda sul bilancio fra i benefici attesi e gli oneri previsti del trattamento terapeutico A.A.


AttualitĂ

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Attualità

>> Fine vita Strutture specializzate nelle cure dei malati terminali

Hospice, un aiuto alle famiglie L’8O% dei ricoverati in queste strutture soffre di una malattia oncologica terminale, ma ci sono anche malati di Aids e Sla di Alessandro Abbadir

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ospice, delle strutture sempre più diffuse in Veneto per affrontare il tema delicatissimo della cura de malati terminali cioè alla fine della vita. In Italia, ogni anno circa un milione di persone si trovano a dover gestire una situazione estremamente difficile a causa di una prognosi infausta. Per andare incontro ai malati, ai famigliari e alle loro difficoltà sono nati gli hospice, strutture dedicate proprio a questo scopo. L’8O % dei ricoverati in queste strutture soffre di una malattia oncologica terminale, ma sono strutture aperte a tutti coloro che, in fin di vita, necessaria di un’assistenza, dai malati di Aids a quelli con malattie neurologiche a evoluzione progressiva, come la sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Come

funzionano queste strutture? Non essendoci direttive nazionali, il funzionamento è variabile. In linea generale gli hospice si occupano di assistere i malati con un’aspettativa di vita breve, di pochi giorni o poche settimane. L’obiettivo di queste strutture è quello di migliorare la qualità di vita fino alla fine, agendo a più livelli. Si interviene sul piano fisico, prescrivendo trattamenti farmacologici o di altro tipo, come massaggi rilassanti, tecniche di respirazione, che controllino i diversi sintomi. Esistono hospice convenzionati con il servizio sanitario nazionale che a pagamento. Nel primo caso, la famiglia non deve sostenere costi. Il vitto e l’alloggio sono gratuiti, anche per un famigliare. La persona che assiste il ma-

lato, ha diritto ai principali, alla biancheria per il letto e al bagno. C’è la possibilità di portare da casa oggetti e anche piccoli mobili, che possano servire a far stare meglio la persona. Nell’hospice non ci sono orari di visita. L’obiettivo è aiutare il malato e i suoi famigliari a vivere al meglio la situazione. Si lascia massima libertà anche in questo campo: parenti e amici possono far visita

alla persona quando vogliono e senza limiti di tempo. In quasi tutte le strutture c’è la possibilità di trascorrere la notte con il proprio caro: in ogni camera c’è un secondo letto, che può essere usato dai famigliari. L’idea è permettere al paziente di avere un parente accanto 24 ore su 24. Gli hospice dovrebbero rappresentare la soluzione ultima, da adottare quando l’assistenza

domiciliare non è fattibile per mancanza di fondi, per difficoltà della famiglia o perché il malato è solo. Invece oggi solo chi è in un hospice riceve l’assistenza e il supporto di cui ha bisogno. In Italia, e anche in Veneto sotto diversi aspetti insomma sembra mancare diffusamente la cultura dell’assistenza al malato terminale.

La mappa Dove sono le strutture a Padova, Venezia e Rovigo

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ono 20 in tutto il Veneto gli Hospice attivi e collegati alle Ulss di riferimento. La provincia che ne vede di più sul suo territorio è quella di Padova con 5 strutture, 4 sono in provincia di Venezia, 3 a Vicenza e 3 a Verona, 2 a Treviso, 2 a Belluno e infine una a Rovigo. Per le province in cui esce il nostro giornale e cioè Padova, Rovigo e Venezia, andiamo nel dettaglio. In provincia di Padova ci sono: l’ Hospice “Il Melograno” Centro Residenziale di cure palliative presso la Rsa “Anna Moretti Bonora” a Camposampiero. C’è poi l’Hospice di Montagnana. A Padova centro, l’Hospice “Casa S. Chiara” all’

Istituto Suore Terziarie, il “Centro Cura e Sollievo Paolo VI” alla Fondazione Opera Immacolata Concezione e per i bambini il “Centro regionale terapia antalgica e cure palliative pediatriche “Casa del Bambino” al dipartimento di pediatria dell’Ulss 16. A Rovigo l’Hospice “Casa del Vento Rosa” nucleo cure palliative a Lendirara. In provincia di Venezia, l’Hospice Casa Residenziale “Pia Opera Francescon” a Portogruaro e l’ Hospice Iris all’Ipab di San Donà”. C’è poi l’Hospice “Casa San Giovanni di Dio” all’Ospedale Fatebenefratelli a Venezia centro storico. Infine il centro Nazareth alla Fondazione Opera S.Maria della Carità padiglione Roncalli a Mestre.


Attualità

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>> La normativa sulla sedazione palliativa Parla Elisabetta De Sepits, avvocato, docente di Biodiritto

“Il rischio? Dosi troppo elevate di narcotici” La sedazione palliativa è regolata dalla legge n. 38 del 2010, che prevede l’assistenza domiciliare palliativa anche per i minori

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di Alessandro Abbadir

ulla questione abbiamo sentito per chiarirne i contorni legali della questione anche l’opinione di Elisabetta De Sepits, avvocato di Padova docente di Biodiritto, patrocinante in Cassazione, e autrice del libro “Eutanasia, tra bioetica e diritto”. “Curare non significa solo guarire, ma anche alleviare le sofferenze - spiega l’avvocato De Septis - la medicina palliativa vede ancora la possibilità di curare, nel senso di prendersi cura del malato, anche nei pazienti che presentano stati clinici ormai irreversibili. Le cure palliative consistono nella somministrazione di farmaci capaci di lenire i dolori intollerabili dei malati terminali. L’assistenza prende in considerazione il malato nella sua completezza, con particolare attenzione alle sue necessità oltre che fisiche, psicologiche ed emotive, e coinvolge il suo nucleo familiare. La famiglia viene adeguatamente assistita e psicologicamente sostenuta per essere messa in grado di affrontare con il proprio congiunto l’iter completo della malattia, anche nella fase finale della vita. La materia è regolata dalla legge n. 38 del 2010 (“Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”), la quale configura l’accesso alle cure palliative come “diritto del cittadino”, prevedendo per i minori, per prima, a livello mondiale , il diritto di essere assistiti a domicilio”. L’avvocato De Septis va nel dettaglio della legge. ”Le norme prescrivono - spiega De Septis - che le strutture sanitarie che erogano cure palliative debbano assicurare un programma di cura personalizzata per il paziente e per la sua famiglia, nel rispetto di alcuni principi fondamentali quali la tutela della dignità e dell’autonomia del malato, senza alcuna discriminazione, la tutela e promozione della qualità della vita fino al suo termine, l’adeguato sostegno sanitario e socio-assistenziale della persona malata e della famiglia”. Ma c’è differenza dall’eutanasia. “Alla somministrazione delle cure palliative - continua l’avvocato - si contrappone l’aiuto farmacologico a morire che si inquadra nell’eutanasia, praticata con iniezione

letale in Olanda, Belgio e Lussemburgo, dove da alcuni anni è stata legalizzata. Si tratta di fattispecie totalmente diverse. L’eutanasia fornisce un “aiuto a morire”, mentre al contrario le cure palliative rappresentano un “aiuto nel morire”. Le cure palliative non sono finalizzate alla morte del paziente, bensì ad esaudire la sua legittima richiesta di essere posto in condizione di sopportare i dolori causati dalla malattia e sono per questo riconosciute come doverose. L’eutanasia invece presuppone l’intenzione di provocare la morte del malato e, pur in mancanza di una definizione e di una disciplina specifica, nell’ordinamento giuridico italiano é configurata come reato, essendo riconducibile ad un delitto contro la vita”. L’avvocato fa anche una riflessione sociologica e di tipo penale. “In tempi nei quali il malato viene percepito

L’Avvocato Elisabetta de Septis

il mercato del lavoro punta sulla professionalità

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el campo bioetico le opinioni sulla questione fine vita sono differenziate. L’ ”Associazione Luca Coscioni” anche in Veneto insieme ai radicali si batte anche per l’interruzione delle terapie che come posizione va oltre l’utilizzo e il sostegno alla sedazione terminale. “Al contrario dell’eutanasia – spiega in una nota l’associazione - la sospensione delle cure o l’interruzione delle terapie (cosiddetta “eutanasia passiva”) costituisce un diritto inviolabile in base all’articolo 32 della Costituzione italiana in base al quale: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Principio affermato, tra l’altro, dalla sentenza con la quale il Tribunale di Roma ha prosciolto Mario Riccio, il medico che ha praticato a Welby la sedazione terminale. Tuttavia in Italia viene disatteso anche questo principio che conduce al fenomeno dell’eutanasia clandestina. In quest’ottica la battaglia radicale di Piergiorgio Welby ha incarnato la semplice applicazione del diritto di ogni malato a non essere sottoposto a terapie mediche contro la propria volontà. Altri casi dimostrano che nel nostro paese questo diritto viene spesso disatteso, anche in relazione agli anatemi integralisti lanciati quotidianamente dalle gerarchie vaticane”. Diversa l’opinione del mondo cattolico che con padre Ermanno Barucco dello Studio Generale Marcianum di Venezia, puntualizza le posizioni della chiesa sull’argomento. “Dal punto di vista

etico - spiega Barruco - la sedazione palliativa è legittima e doverosa, e non va identificata, sul piano delle intenzioni o dei mezzi usati, con un atto di eutanasia, che presuppone la deliberata finalità di accorciare e interrompere la vita per eliminare la sofferenza ad esempio con dosi eccessive di morfina senza motivi proporzionati”. “L’insegnamento della Chiesa cattolica – già espresso da Pio XII nel 1957 e confermato da Giovanni Paolo II nel 1997- spiega Barruco - afferma che è lecito sopprimere il dolore con narcotici, pur con la conseguenza non voluta di limitare la coscienza e di abbreviare la vita, se non esistono altri mezzi: in questo caso, infatti, la morte non è voluta o ricercata, nonostante che per motivi ragionevoli se ne corra il rischio, semplicemente si vuole lenire il dolore in maniera efficace (Evangelium vitae 65). Viene applicato il principio del duplice effetto: il fine oggettivo dell’azione e l’intenzione dell’agente è solo di lenire il dolore; l’effetto non voluto è di abbreviare di poco la vita. Ma la grande differenza rispetto all’eutanasia è che non si ottiene il primo effetto per mezzo del secondo, che rimane fuori dall’intenzione e non è direttamente provocato dai mezzi impiegati, ma dalla malattia che resta la causa della morte”.

sempre più come un costo che grava sulle limitate risorse della sanità pubblica - spiega - si teme che dietro cure palliative non correttamente somministrate, possano insinuarsi forme mascherate di eutanasia. Alle cure palliative può conseguire infatti l’accelerazione della fine del paziente. Nell’ipotesi in cui la cura sia proporzionata al dolore, l’eventuale anticipazione della morte non è imputabile al medico che abbia somministrato le terapie antalgiche nel pieno rispetto di tutte le regole di cautela. Diversamente, qualora il medico, somministrando cure palliative con farmaci o inadeguati o in dosi non proporzionate, si assuma il rischio dell’accelerazione della fine del paziente, la sua condotta è commissiva e causale dell’evento morte. La colpevolezza assume, in tal caso, i caratteri del “dolo eventuale” ed il medico è imputabile di omicidio. Le cure palliative correttamente somministrate rappresentano invece l’alternativa all’eutanasia, in quanto umanizzano il processo del morire, assicurando al malato, considerato come una persona e non come un inutile peso, una morte dignitosa perché assistita e senza sofferenze”.

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12 Attualità >> La tecnologia informatica ha portato a nuove forme di appropriazione indebita

Il furto d’identità digitale, or Con l’avvocato Fulvia Fois abbiamo parlato del recente intervento legislativo con il quale è stato normato e sanzionato un reato sempre più diffuso

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Nella foto l’avvocato Fulvia Fois

di Mauro Gambin

er me, io sono colei che mi si crede”. Luigi Pirandello aveva risolto così la questione dell’identità, con una manciata di parole. Del resto, chi meglio dell’autore di “Uno, nessuno, centomila” poteva riuscirci, mettendo tutto l’uomo in un concetto così efficace? Pirandello, con il tema dell’identità pone anche quello della percezione. Del credere. L’identità, appunto, è tutto quello che permette agli altri di credere, o ritenere, che io sia veramente io. Ma chi sono io? Un volto? Un nome? Un numero? Ai tempi di Pirandello l’identità poteva anche essere una questione squisitamente esistenziale ma oggi non lo è più in modo così esclusivo visto che dei nuovi elementi concorrono nel dar forma alla nostra identità. Qualcuno può continuare a credere che i suoi caratteri identitari siano esclusivamente l’etnia di appartenenza, la propria moralità o il livello culturale e sicuramente questi sono elementi che contribuiscono alla distinzio-

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ne dell’individuo da altri, ma per una banca l’identità è una questione decisamente più spicciola che si risolve con la sequenza delle lettere e dei numeri che compongono un codice “iban”. Nella posta elettronica, inoltre, l’identità è data da un “account” e il mio cellulare mi riconosce soltanto attraverso un “pin”, mortificando ogni mia altra fatica culturale condotta per distinguermi dalla “massa”. Tuttavia, guai se qualcuno entrasse in possesso di queste “identità”, potrebbe spacciarsi per me. E’ un grave rischio, diventato esponenziale con l’avvento delle tecnologie informatiche e per questo una sua trattazione in termini di giurisprudenza è una questione molto recente. Per saperne di più abbiamo chiesto il parere dell’avvocato Fulvia Fois che di recente ha tenuto diversi convegni sull’argomento. Avvocato che cos’è il furto di identità digitale? “Nel linguaggio comune, per furto d’identità digitale si intende il conseguimento delle informazioni personali di un soggetto in modo non autorizzato al fine di compiere azioni illecite a suo nome e all’insaputa di quest’ultimo. Con l’avvento delle tecnologie informatiche, delle comunicazioni elettroniche e ancor più dei social network, i casi di furto di identità si sono incrementati in maniera esponenziale al punto che una grande fetta degli utenti del web risulta essere a rischio di identitytheft”. Un furto, dunque. Sanzionabile come un’altra qualsiasi sottrazione indebita?

“Oltre all’elevato numero di utenti della rete e dei social network, la diffusione esponenziale del così detto furto d’identità è altresì imputabile alla facilità con cui nella realtà virtuale, diversamente da quelle reale, è possibile creare una nuova identità. E’ da precisare che fino all’agosto 2013 con l’espressione furto d’identità digitale si intendevano fattispecie tra loro diverse ancorché accomunate dall’abuso dei dati identificativi di un soggetto. In particolare si era soliti ricondurre al furto d’identità tanto la clonazione dei profili, ravvisabile nell’accesso al profilo di un determinato utente e nell’agire per conto di questo lasciando messaggi e commenti, quanto il “phishing”, vera e propria frode finalizzata a rubare l’identità di un utente. In particolare, il furto d’identità digitale, in assenza di un’espressa norma incriminatrice veniva generalmente ricondotto, a seconda delle circostanze del caso concreto, al reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) o a quello di frode informatica (art. 640 ter c.p.)”. Ora, invece che cosa è cambiato? Oltre ad una normativa specifica per il reato è stata individuata anche una specifica sanzione? “Con l’intervento legislativo dello scorso agosto, la condotta sopra indicata viene considerata quale aggravante della frode informatica. Con il D.L.14 agosto 2013, n. 93 convertito con modificazioni in L. 15 ottobre 2013, n. 119, riguardante “disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissacontinua alla pag. seguente


Attualità 13

ra è reato

riamento delle province”, è stata introdotto, nel Codice Penale, la nozione di “identità digitale”. Come si evince dalla Relazione al Parlamento le ragioni della legge si individuano nel “rendere più efficace il contrasto del preoccupante e crescente fenomeno del cosiddetto “furto d’identità digitale”, attraverso il quale vengono commesse frodi informatiche, talora con notevole danno economico per la vittima”. E per quanto riguarda la pena per

coloro che sono stati riconosciuti come trasgressori? “Certo anche questo è stato previsto inserendo nell’art. 640 ter c.p. (frode informatica) un terzo comma che, attraverso un’aggravante ad effetto speciale, punisce con la reclusione da due a sei anni e con una multa da 600 euro a 3.000 euro chiunque realizzi il fatto di frode informatica mediante il furto o l’indebito utilizzo dell’identità digitale in danno di uno o più continua alla pag. seguente


14 Attualità >> La tecnologia informatica ha portato a nuove forme di appropriazione indebita 12 L’intervista >> La tecnologia informatica ha portato a nuove forme di appropriazione indebita

Iban, pin, acount: sono forme d’identità

Il furto d’identità digitale, ora è reato Con l’avvocato Fulvia Fois abbiamo parlato del recente intervento legislativo con il quale è stato normato e sanzionato un reato sempre più diffuso

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Nella foto l’avvocato Fulvia Fois

di Mauro Gambin

er me, io sono colei che mi si crede”. Luigi Pirandello aveva risolto così la questione dell’identità, con una manciata di parole. Del resto, chi meglio dell’autore di “Uno, nessuno, centomila” poteva riuscirci, mettendo tutto l’uomo in un concetto così efficace? Pirandello, infatti, con il tema dell’identità pone anche quello della percezione. Del credere. L’identità, appunto, è tutto quello che permette agli altri di credere, o ritenere, che io sia veramente io. Ma chi sono io? Un volto? Un nome? Un numero? Ai tempi di Pirandello l’identità poteva anche essere una questione squisitamente esistenziale ma oggi non lo è più in modo così esclusivo visto che dei nuovi elementi concorrono nel dar forma alla nostra identità. Qualcuno può continuare a credere che i suoi caratteri identitari siano l’etnia di appartenenza, la propria moralità o il livello culturale e sicuramente questi sono elementi che contribuiscono alla distinzio-

ne dell’individuo da altri, ma per una banca l’identità è una questione decisamente più spicciola che si risolve con la sequenza delle lettere e dei numeri che compongono un codice “iban”. Nella posta elettronica, inoltre, l’identità è data da un “account” e il mio cellulare mi riconosce soltanto attraverso un “pin”, mortificando ogni mia altra fatica culturale condotta per distinguermi dalla “massa”. Tuttavia, guai se qualcuno entrasse in possesso di queste “identità”, potrebbe spacciarsi per me. E’ un grave rischio, diventato esponenziale con l’avvento delle tecnologie informatiche e per questo una sua trattazione in termini di giurisprudenza è una questione molto recente. Per saperne di più abbiamo chiesto il parere dell’avvocato Fulvia Fois che di recente ha tenuto diversi convegni sull’argomento.

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Avvocato che cos’è il furto di identità digitale? “Nel linguaggio comune, per furto d’identità digitale si intende il conseguimento delle informazioni personali di un soggetto in modo non autorizzato al fine di compiere azioni illecite a suo nome e all’insaputa di quest’ultimo. Con l’avvento delle tecnologie informatiche, delle comunicazioni elettroniche e ancor più dei social network, i casi di furto di identità si sono incrementati in maniera esponenziale al punto che una grande fetta degli utenti del web risulta essere a rischio di identitytheft”. Un furto, dunque. Sanzionabile come un’altra qualsiasi sottrazione indebita?

“Oltre all’elevato numero di utenti della rete e dei social network, la diffusione esponenziale del così detto furto d’identità è altresì imputabile alla facilità con cui nella realtà virtuale, diversamente da quelle reale, è possibile creare una nuova identità. E’ da precisare che fino all’agosto 2013 con l’espressione furto d’identità digitale si intendevano fattispecie tra loro diverse ancorché accomunate dall’abuso dei dati identificativi di un soggetto. In particolare si era soliti ricondurre al furto d’identità tanto la clonazione dei profili, ravvisabile nell’accesso al profilo di un determinato utente e nell’agire per conto di questo lasciando messaggi e commenti, quanto il “phishing”, vera e propria frode finalizzata a rubare l’identità di un utente. In particolare, il furto d’identità digitale, in assenza di un’espressa norma incriminatrice veniva generalmente ricondotto, a seconda delle circostanze del caso concreto, al reato di sostituzione di persona (art. 494 c.p.) o a quello di frode informatica (art. 640 ter c.p.)”. Ora, invece che cosa è cambiato? Oltre ad una normativa specifica per il reato è stata individuata anche una specifica sanzione? “Con l’intervento legislativo dello scorso agosto, la condotta sopra indicata viene considerata quale aggravante della frode informatica. Con il D.L.14 agosto 2013, n. 93 convertito con modificazioni in L. 15 ottobre 2013, n. 119, riguardante “disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissacontinua alla pag. seguente

Sei anni di carcere, una pena piuttosto severa! “Lo scopo dell’intervento normativo è quello di implementare la tutela dell’identità digitale al fine di aumentare la fiducia dei cittadini nell’utilizzazione dei servizi on-line e porre un argine al fenomeno delle frodi realizzate (principalmente nel settore del credito al consumo) mediante il furto di identità”. Ma come ci si accorge di essere vittima di un furto d’identità digitale? Se qualcuno inviasse delle mail usando il mio account di posta elettronica, rientrerebbe nella casistica del reato? “Nonostante il legislatore utilizzi l’e-

spressione “identità digitale” non è certamente chiaro cosa essa ricomprenda attesa l’assenza di una sua espressa definizione, come invece avrebbe dovuto fare. Questa lacuna dovrà essere necessariamente colmata tramite l’intervento della Giurisprudenza sul punto. Giusto per fornire una migliore indi-

cazione ritengo si possa riassumere nel concetto di identità digitale quel complesso di informazioni online relative a un determinato soggetto (non solo quindi username e password bensì quelle ulteriori inerenti la dimensione digitale, il profilo su social network o altri mezzi di comunicazione informatica.

Il furto di username e password sono, in realtà condotte più agevolmente riconducibili al diverso reato di detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso a sistemi informatici o telematici (art. 615 quater c.p.) che prevede però una pena più mite rispetto all’ipotesi di furto di identità digitale oggi previsto dall’art. 640 ter, comma

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terzo, del Codice Penale. Concludendo bisogna fare massima attenzione a divulgare i propri dati identificativi nonché provvedere periodicamente all’aggiornamento o alla modifica degli stessi avendo cura, inoltre, di aggiornare antivirus e firewall”.

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EDITORIALE

Davanti al “dio palanca” così fan tutti di Nicola Stievano

non ci avanti al dio palanca parenti”: sono fratelli, amici o è una delle frasi pronunciate intercettazioni della in una delle decine di rete di corruzione recente inchiesta sulla Poche parole legata agli appalti pubblici. una volta se ce ne che sintetizzano, ancora è il criterio adottato fosse il bisogno, qual infedeli e da imprenda funzionari pubblici ovviamente, che ditori complici. Il denaro, e grandi, gli “aggiustifica i favori piccoli procedure, il ritocco giustamenti” di gare e a danno del pubin corso d’opera, sempre di noi. ciascuno di conseguenza, blico e, di basta anche qualche CARCERE, IL pag. 8 Il denaro, sia “cash”, SERT euro di tanto in LE CONDIZION MIGLIORA banconota da 50-100 I SANITARIE di “regali” come pag. 26-27 tanto, che sottoforma anche una mano di il viaggio esotico ma piccolo lavoretto bianco in casa o qualche di piccorruzione nostrana, EDITORIALE dalla “extra”. E’ la pezzatura, quella dalla Giunta ed approvate colo cabotaggio e piccola consiliare predisposte regionale. Geremia Gennari, alla questione, la sala zona grigia di cui nessuno entro la C’è stato un taglio ad che alimenta una bassopolesane in merito è stata recentemente teatro V commissione Potranno avere inizio già chiarezza. E’ il primo l coro delle forze politiche l’ordine del giorno approvato portovirese di risorse, soprattutto considerevole conosce i contorni con riqualificazione di Porto ricordando e trasversalmente in consiglio comunale fine dell’anno i lavori di pubblico “L’ospedale tutti gli altri, fino ad di fornitura di si è alzato unanime certi farmaci, che al agosto all’unanimità schede dell’incontro passo che poi giustifica Rosolina che se del quartiere Norge di del presidio ospedalieIl tutto in nome la perdita decretata dalla da Venezia: pronto soccorso contro scandali. mutilato mantenimento Viro grandi il ai procurarsi pagando, vogliono devono per potersi arrivare ai residenti di capogruppo del presidio ospedaliema anche di Alessandro permetteranno quindi alle persone una volta precisare che soccorso” promosso dal del ospedaliere regionali “dio palanca”, ovviamente, detenute oltre a ro, ha voluto ancora Abbadir* all’aperto della Salute pronto di un millimetro: del alla libertà viene Viro Thomas Giacon e di moralità e di godere al meglio gli spazi ro della casa di cura Madonna “Porto Viro non arretrerà di di Uniti per Porto tolta di una distorta concezione centro della frazione scandalizzarsi loro anche la salute. alle Viro, appellativo che permetteva partecipato diversi rappresentanti se c’è da urlare o da sbarcare a Venezia, urne del 24 e18 pag. senso civico. Perché dunque 25 di Porto di assoluta cui hanno regionali Fondamentale emerge una situazionefebbraio compresi i consiglieri il nosocomio in posizione porrescorso l’intervento se “così fan tutti”? e che nel istituzionali Azzalin, oltre lo faremo. ine- alla sanità pubblica stricabile, o perlomeno davvero prestato dal Sert. parità rispetto Cristiano Corazzari e Graziano tutti accomu50% 40% pag. 3 difficilmente di Agenas (Agenzia Naziorisolvibile. 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e il Becco di mezzodì. Qui, praticamente sotto il pavimento di una capanna allestita da cacciatori mesoliti, fu sepolto questo cacciatore vissuto circa 7.500 anni fa e ritrovato nel 1985 perfettamente conservato col suo corredo funebre. Questa sepoltura costituisce, per diversi motivi, una scoperta culturalmente e scientificamente unica. E’ l’unica sepoltura mesolitica ad alta quota (2150) rinvenuta a tutt’oggi e quella che ha permesso più di ogni altra nuovi studi e scoperte. Accanto allo scheletro, sistemato in posizione supina, fu ritrovata una grande quantità di oggetti di pietra scheggiata, utensili e ornamenti in osso e denti di cervo. Certamente si trattava di un cacciatore delle Dolomiti. Era alto circa un metro e settanta, avrà avuto più o meno 40 anni e probabilmente morì per una frattura alla colonna verte-brale. La perfetta conservazione dello stesso scheletro e di altri reperti organici è già un fatto eccezionale, unico per la quota, quando normalmente si conserva solo la selce. Il ricco corredo ed i resti di pasto hanno dato risposte a molti interrogativi sui cacciatori mesolitici, dei quali fino a una quarantina di anni fa, la frequentazione dell’alta montagna era ancora sconosciuta. Lo scheletro è ancora oggetto di studi scientifici volti a una maggior conoscenza del modo di vita di questi cacciatori-raccoglitori. Le successive scoperte casuali della sepoltura di Val Rosna e della mummia del Similaun, hanno confermato la presenza e frequentazione tutt’altro che sporadica nell’arco alpino da parte degli uo-mini preistorici Se deciderete di visitare il Cadore d’Estate ricordate di programmare un’escursione a Mondeval, un magnifico sito di grande suggestione paesaggistica, raggiungibile dal Passo Giau attraverso Forcella Giau in neanche due ore di cammino.

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’uomo era stato posto supino con i piedi appoggiati su una pietra e poi era stato coperto con sassi di natura volutamente diversa da quelli che abbondavano nelle vicinanze. Come corredo funebre, sono stati trovati vicino al collo 7 denti di cervo forati, 3 lame di selce gialla di cui 2 sotto le spalle ed una sotto la testa, i due punteruoli in corno trovati sul petto e sulle ginocchia a probabilmente erano serviti per chiudere un sudario.

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on solo neve e sci. Le Dolomiti venete offrono moltissimi svaghi e anche qualche grande scoperta archeologica tra le più importanti d’Europa. Ci riferiamo all’ormai famoso “Uomo di Mondeval”, una sepoltura mesolitica del VI millennio a. C., rinvenuta a Mondeval de Sora, a 2150 metri d’altitudine. La sepoltura del cacciatore preistorico, del tipo Cro Magnon, e il suo ricco corredo funerario furono scoperti nel 1985 in corrispondenza di un grande masso erratico di dolomia. Se scegliete di passare qualche giorno dell’inverno in Alto Cadore, quindi, oltre a gustare il panorama e i prodotti tipici locali, dedicate una giornata a visitare il museo di selva di Cadore Vittorino Cazzetta (www.museoselvadicadore.it). Questo museo, davvero ben curato, prende il nome da chi si accorse per la prima volta che sotto un grande masso erratico di dolomia doveva esserci qualcosa di prezioso. Vittorino Cazzetta non era un archeologo ma una persona innamorata delle montagne in cui era nato, appassionato della sua terra e dalla storia che la caratterizzava e la caratterizza tuttora. Un giorno, durante una delle sue lunghe escursioni notò nel terriccio accumulato da una marmotta che stava scavando una tana, dei manufatti litici e dei resti da pasto. Così, grazie all’operosità di una marmotta e all’occhio esperto di un appassionato il professor Antonio Guerrreschi, docente di Paletnologia dell’Università di Ferrara, condusse uno scavo che riportò alla luce l’Uomo di Mondeval de Sora. Il sito precisamente si trova in territorio di San Vito di Cadore tra i Lastoni di Formin, la Croda da Lago

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ecisamente suggestiva è la visione della sala che contiene lo scheletro originale: ci accoglie il buio di una notte stellata, rappresentata dalla costellazione di Orione, dove si notano le stelle che formano l’arco del cacciatore, in onore dell’uomo preistorico che fu sepolto a Mondeval e che in questo Museo è stato portato per essere ammirato dal mondo intero.


11 Sì, viaggiare

Sì, viaggiare 17

L’AVVENTURA

Ghana, Togo e Benin memorie di schiavi e riti vudù

VIAGGIO SU ROTTE SCONOSCIUTE AL TURISMO DI MASSA CON LO SPIRITO DI VIAGGIATORI D’ALTRI TEMPI (CHATWIN VI AMBIENTÒ IL “VICERÈ DI OUIDAH”) PER RIPERCORRERE LA MEMORIA DEL TURPE COMMERCIO PRATICATO FINO AL 1885 DAI NEGRIERI E PER CONOSCERE DA VICINO CULTURE TRIBALI COME QUELLE DEI KOKOMBA, DEI BASSAR DEI TATA TAMBERMA E DEI SOMBA CUSTODI DI MISTERIOSE PRATICHE ANIMISTE E INFINE GANVIÉ, GRANDE CITTÀ LACUSTRE SULLE PALAFITTE

VIAGGIO SU ROTTE SCONOSCIUTE AL TURISMO DI MASSA CON LO SPIRITO DI VIAGGIATORI D’ALTRI TEMPI (CHATWIN VI AMBIENTÒ IL “VICERÈ DI OUIDAH”) PER RIPERCORRERE LA MEMORIA DEL TURPE COMMERCIO PRATICATO FINO AL 1885 DAI NEGRIERI E PER CONOSCERE DA VICINO CULTURE TRIBALI COME QUELLE DEI KOKOMBA, DEI BASSAR DEI TATA TAMBERMA E DEI SOMBA CUSTODI DI MISTERIOSE PRATICHE ANIMISTE E INFINE GANVIÉ, GRANDE CITTÀ LACUSTRE SULLE PALAFITTE

IN COPERTINA LA SFILATA DEL CORTEO REALE DURANTE L’AKWASIDAE FESTIVAL DI KUMASI: IN PRIMO PIANO IL RE (DEPOSTO) ASANTEHEN OSEI TUTU. IN ALTO: IL MERCATO GALLEGGIANTE DI GANVIÉ IN BENIN, LA PREPARAZIONE DEL FUFU E UN VILLAGGIO KOKOMBA IN GHANA. SOTTO: L’ALBA A BOUKOMBÈ IN BENIN, VENDITRICE DI ANANAS IN TOGO, LA FORTEZZA DI ELMINA (GHANA) E MERCATO DEI FETICCI AD ABOMEY IN BENIN. NELLE ALTRE PAGINE: UN VILLAGGIO DI ETNIA BASSAR (GHANA), LA COSTA GHANESE NEI PRESSI DI CAPE CROSS, BARCHE TIPICHE A GANVIÉ (BENIN) LA PIETRA DEI SACRIFICI ANIMALI FRA I BASSAR, DANZA TRADIZIONALE TOGOLESE, PASSERELLA AL KUKUMI NATIONAL PARK IN GHANA E LA PORTA DEL “NON RITORNO” A OUIDAH IN BENIN

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ver letto Bruce Chatwin nel suo “Vicerè di Ouidah” aiuta a capire meglio questa realtà a noi così lontana. Come la visione dell’inquietante film “Cobra verde” di Werner Herzog. Questo angolo di Africa misteriosa e profonda richiede una sorta di iniziazione culturale per essere colta nella sua essenza. E’ l’Africa della tratta degli schiavi, vergognosa pratica commerciale continuata fino al 1885 (quando da Ouidah in Benin salpò l’ultima nave portoghese diretta in Brasile con il suo carico di disperazione umana); l’Africa dei riti vudù, sospesa fra credenze animiste e magia. Un viaggio in Ghana, Togo e Benin, lontano dalle rotte turistiche, introduce a questo mondo ai nostri occhi così sconosciuto. Ci fa vedere un’Africa lontana dagli stereotipi dei depliant turistici, un’Africa che nemmeno la devastante piaga del colonialismo sembra aver scalfito più di tanto. Il Ghana è il paese più sviluppato dei

tre, è il paese che ha dato i natali all’ex segretario dell’Onu Kofi Annan). Quando si chiamava Costa d’Oro (l’attuale repubblica indipendente è nata nel 1957) ed era inglese le sue ricchezze erano i giacimenti auriferi e il cacao. Dal 2007 vi si è aggiunto anche il petrolio, scoperto lungo la costa. Il Ghana ha molti volti da mostrare. Lasciata la caotica Accra e costeggiato l’Atlantico bordato di palme da cocco si raggiungono Winneba, Cape Coast ed Elmina, pittoresche località animate dalla vita del porto peschereccio e dominate dalle possenti fortezze costruite dai Portoghesi quali punto di partenza verso le Americhe dei galeoni carichi di schiavi. Quattro anni fa hanno visto il pellegrinaggio anche del presidente americano Obama. Elmina in particolare, con il suo stile coloniale e il suo pullulare di gente intorno alle lunghe barche dei pescatori, suscita sensazioni e atmosfere già care a Chatwin. Lasciata la costa un brivido

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ver letto Bruce Chatwin nel suo “Vicerè di Ouidah” aiuta a capire meglio questa realtà a noi così lontana. Come la visione dell’inquietante film “Cobra verde” di Werner Herzog. Questo angolo di Africa misteriosa e profonda richiede una sorta di iniziazione culturale per essere colta nella sua essenza. E’ l’Africa della tratta degli schiavi, vergognosa pratica commerciale continuata fino al 1885 (quando da Ouidah in Benin salpò l’ultima nave portoghese diretta in Brasile con il suo carico di disperazione umana); l’Africa dei riti vudù, sospesa fra credenze animiste e magia. Un viaggio in Ghana, Togo e Benin, lontano dalle rotte turistiche, introduce a questo mondo ai nostri occhi così sconosciuto. Ci fa vedere un’Africa lontana dagli stereotipi dei depliant turistici, un’Africa che nemmeno la devastante piaga del colonialismo sembra aver scalfito più di tanto. Il Ghana è il paese più sviluppato dei

IN COPERTINA LA SFILATA DEL CORTEO REALE DURANTE L’AKWASIDAE FESTIVAL DI KUMASI: IN PRIMO PIANO IL RE (DEPOSTO) ASANTEHEN OSEI TUTU. IN ALTO: IL MERCATO GALLEGGIANTE DI GANVIÉ IN BENIN, LA PREPARAZIONE DEL FUFU E UN VILLAGGIO KOKOMBA IN GHANA. SOTTO: L’ALBA A BOUKOMBÈ IN BENIN, VENDITRICE DI ANANAS IN TOGO, LA FORTEZZA DI ELMINA (GHANA) E MERCATO DEI FETICCI AD ABOMEY IN BENIN. NELLE ALTRE PAGINE: UN VILLAGGIO DI ETNIA BASSAR (GHANA), LA COSTA GHANESE NEI PRESSI DI CAPE CROSS, BARCHE TIPICHE A GANVIÉ (BENIN) LA PIETRA DEI SACRIFICI ANIMALI FRA I BASSAR, DANZA TRADIZIONALE TOGOLESE, PASSERELLA AL KUKUMI NATIONAL PARK IN GHANA E LA PORTA DEL “NON RITORNO” A OUIDAH IN BENIN

tre, è il paese che ha dato i natali all’ex segretario dell’Onu Kofi Annan). Quando si chiamava Costa d’Oro (l’attuale repubblica indipendente è nata nel 1957) ed era inglese le sue ricchezze erano i giacimenti auriferi e il cacao. Dal 2007 vi si è aggiunto anche il petrolio, scoperto lungo la costa. Il Ghana ha molti volti da mostrare. Lasciata la caotica Accra e costeggiato l’Atlantico bordato di palme da cocco si raggiungono Winneba, Cape Coast ed Elmina, pittoresche località animate dalla vita del porto peschereccio e dominate dalle possenti fortezze costruite dai Portoghesi quali punto di partenza verso le Americhe dei galeoni carichi di schiavi. Quattro anni fa hanno visto il pellegrinaggio anche del presidente americano Obama. Elmina in particolare, con il suo stile coloniale e il suo pullulare di gente intorno alle lunghe barche dei pescatori, suscita sensazioni e atmosfere già care a Chatwin. Lasciata la costa un brivido

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12 Sì, viaggiare 18 9

L’AVVENTURA

Sì, viaggiare

L’avvenTura

Ghana, Togo e Benin memorie di schiavi e riti vudù

Viaggio su rotte sconosciute al turismo di massa con lo spirito di Viaggiatori d’altri tempi (chatwin Vi ambientò il “Vicerè di ouidah”) per ripercorrere la memoria del turpe commercio praticato fino al 1885 dai negrieri e per conoscere da Vicino culture tribali come quelle dei KoKomba, dei bassar dei tata tamberma e dei somba custodi di misteriose pratiche animiste e infine ganVié, grande città lacustre sulle palafitte in Copertina la sfilata del Corteo reale durante l’akwasidae festival di kumasi: in primo piano il re (deposto) asantehen osei tutu. in alto: il merCato galleggiante di ganvié in Benin, la preparazione del fufu e un villaggio kokomBa in ghana. sotto: l’alBa a BoukomBè in Benin, venditriCe di ananas in togo, la fortezza di elmina (ghana) e merCato dei fetiCCi ad aBomey in Benin. sotto: un villaggio di etnia Bassar (ghana), la Costa ghanese nei pressi di Cape Cross, BarChe tipiChe a ganvié (Benin) la pietra dei saCrifiCi animali fra i Bassar, danza tradizionale togolese, passerella al kukumi national park in ghana e la porta del “non ritorno” a ouidah in Benin

A

ver letto Bruce Chatwin nel suo “Vicerè di Ouidah” aiuta a capire meglio questa realtà a noi così lontana. Come la visione dell’inquietante film “Cobra verde” di Werner Herzog. Questo angolo di Africa misteriosa e profonda richiede una sorta di iniziazione culturale per essere colta nella sua essenza. E’ l’Africa della tratta degli schiavi, vergognosa pratica commerciale continuata fino al 1885 (quando da Ouidah in Benin salpò l’ultima nave portoghese diretta in Brasile con il suo carico di disperazione umana); l’Africa dei riti vudù, sospesa fra credenze animiste e magia. Un viaggio in Ghana, Togo e Benin, lontano dalle rotte turistiche, introduce a questo mondo ai nostri occhi così sconosciuto. Ci fa vedere un’Africa lontana dagli stereotipi dei depliant turistici, un’Africa che nemmeno la devastante piaga del colonialismo sembra aver scalfito più di tanto. Il Ghana è il paese più sviluppato dei

segue dalla pagina precedente

tre, è il paese che ha dato i natali all’ex segretario dell’Onu Kofi Annan). Quando si chiamava Costa d’Oro (l’attuale repubblica indipendente è nata nel 1957) ed era inglese le sue ricchezze erano i giacimenti auriferi e il cacao. Dal 2007 vi si è aggiunto anche il petrolio, scoperto lungo la costa. Il Ghana ha molti volti da mostrare. Lasciata la caotica Accra e costeggiato l’Atlantico bordato di palme da cocco si raggiungono Winneba, Cape Coast ed Elmina, pittoresche località animate dalla vita del porto peschereccio e dominate dalle possenti fortezze costruite dai Portoghesi quali punto di partenza verso le Americhe dei galeoni carichi di schiavi. Quattro anni fa hanno visto il pellegrinaggio anche del presidente americano Obama. Elmina in particolare, con il suo stile coloniale e il suo pullulare di gente intorno alle lunghe barche dei pescatori, suscita sensazioni e atmosfere già care a Chatwin. Lasciata la costa un brivido

lo offre la visita del Kakum National Park con le sue lunghe passerelle sospese a 40 metri d’altezza sopra gli alberi. Kumasi è tappa d’obbligo. E’ la città reale, la città della dinastia Ashanti, non più al potere ma ancora molto influente. L’attuale sovrano, Asantehen Osei Tutu, è personaggio ancora molto amato dai ghanesi. La fortuna è capitare a Kumasi durante l’Akwasidae Festival. Nel corso della festa il re viene portato in sfilata su una portantina seguito da un corteo di notabili protetti da grandi ombrelloni rossi simili a quelli esibiti con sfarzo nei riti copti in Etiopia. E tutt’intorno danze tradizionali accompagnate dai ritmi delle percussioni. A Bonwire c’è un villaggio di tessitori di stoffe kente con telai in legno. Il viaggio entra nel vivo nella regione di Tamale, il Brongo Alto, dove la savana comincia a dominare il paesaggio. A Pikworo ci sono i resti del campo in cui venivano concentrati gli schiavi catturati all’interno, una visita che stringe il cuore. Nei pressi di Bolgatanga sorgono dei vil-

Ghana, Togo e Benin memorie di schiavi e riti vudù

Continua alla pagina seguente

laggi di etnia Kokomba. I più tradizionali sorgono sulle Tongo Hills, fra spettacolari formazioni rocciose modellate dal vento e impreziosite da piante senza foglie ma dai grandi fiori rosa. La visita ai santuari, dove ancora si svolgono sacrifici animali (come del resto all’interno dei villaggi), avviene secondo antichi rituali: anche le donne devono entrarvi senza maglietta e a piedi scalzi. Ogni villaggio ha un re, o un capotribù, che in genere ha più mogli. Via terra, lungo una strada polverosa, si passa la frontiera per il Togo. E il paesaggio cambia di colpo: più verde, più montuoso. Lungo le strade un andirivieni costante di

gente. L’ex colonia tedesca (e poi francese) nella sua parte nord, nei pressi di Kara, propone la sua parte etnografica più interessante: i villaggi fortificati dei Tata Tamberma, oggi tutelati come patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Le case fortezza di paglia, fango e legno hanno permesso a queste popolazioni di difendersi da numerose minacce. Gli ingressi sono molto stretti e in molti casi bisogna entrare di spalla. Duchenne Il Benin è il paese più povero fra i tre, o n l u s ma turisticamente non meno interessante. Entrando dal Togo si penetra nella regione dei Somba, nome dato ai Betammaribe, popolo insediatosi fra le pietre del massic-

e r a f i Vuo ? a l l e b a s o c a . e n n u o i s s a ua p Duchenne o

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Sì, viaggiare 13 19 segue dalla pagina precedente

cio Atacora un migliaio di anni fa. I Somba amano costruire le loro case molto distanziate le une dalle altre. Durante gli attacchi mirati alla cattura degli schiavi queste genti si barricavano nelle loro case fortificate. In questi villaggi sopravvivono molti riti tribali, come quello della circoncisione, che si pratica a 25 anni (il giovane deve arrivarci “vergine”). Imprescindibile nel Benin la visita di Abomey, l’antica capitale dell’impero Dan-Homey (da cui Dahomey, nome originario del paese dopo l’indipendenza dalla Francia). Del grandioso palazzo reale, dopo le distruzioni operate dai francesi nel 1892, rimagono poche vestigia, recente-

mente restaurate su iniziativa dell’Unesco. La Casa delle perle è un tempio animista fato costruire da re Glele utilizzando anche il sangue di 41 schiavi... nell’esercito del Dan-Homey è leggendaria la presenza di seimila amazzoni armate fino ai denti. Bella l’atmosfera coloniale che si respira lungo le strade di Abomey e anche in qualche albergo (in qualche caso ricco di giardini con grandi sculture in legno). Nella zona non è raro imbattersi in qualche rito vudù, durante il quale lo stregone si fa da intermediario con gli spiriti tramite dei feticci (in genere parti di animale essiccate al sole) a fini propiziatori della fertilità o di altri auspici.

Ganvié è la Venezia del Benin, città di 35.000 abitanti costruita interamente su palafitte, dove la vita di tutti i giorni si svolge a bordo di barche e piroghe. Persino i commerci. Questo straordinario insediamento è stato costruito sul lago Nokouè, di fronte a Cotonou (la capitale economica del Benin), per sfuggire ai commercianti di schiavi. Offre scorci estremamente suggestivi. Infine Ouidah, dove il simbolo della memoria degli schiavi è rappresentato dalla “Porta del non ritorno”, da cui partivano i dolenti carichi umani per attraversare l’oceano. Ouidah è una roccaforte del vudù, rito che da qui fu esportato nei Caraibi dagli

schiavi di etnia Ewe. E’ una bella cittadina dall’atmosfera coloniale ricca di musei che raccontano della tratta degli schiavi. Da vedere anche il Tempio del pitone che conserva i segreti del culto del serpente. Imperdibile l’emozione di passare parte della notte sulla spiaggia ad ascoltare il ruggito minaccioso dell’Oceano... con l’accortezza di restare lontani dalla portata delle onde, in quanto il rischio di farsi travolgere e risucchiare è reale. Coinvolgenti anche le osservazioni notturne del cielo: la volta celeste, in assenza di inquinamento luminoso, sembra a portata di mano. Pare quasi di toccarla. E quante stelle cadenti...

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Giardinaggio 21 >> Nell’antichità i luoghi sacri venivano spazzati solo con ramoscelli di erica

Fate entrare le fate in casa vostra L’erica è uno dei fiori invernali più facili da coltivare sia in giardino che sul davanzale e, a detta degli esperti, è magico

P

di Germana Urbani

uò una piccola pianta fiorita aiutarci ad iniziare bene l’anno nuovo? Certo, se si tratta dell’Erica che viene considerata la pianta delle fate. Chi crede a questa leggenda sostiene che le magiche creature vivano proprio tra i suoi rametti ricchi di campanelline colorate. Ma è una pianta propizia per iniziare bene l’anno nuovo perché ad essa viene attribuito il potere di scacciare la negatività e gli spiritelli dispettosi come i folletti. Per questo si dice che regalarne una pianta ad un amico significa regalagli anche una buona dose di fortuna. Certo non sappiamo quanto la realtà si distanzi dalla fantasia ma certo ogni leggenda ha un’origine lontana e anche per le piante di Erica è così. Nota sin dall’antichità, i suoi rami venivano utilizzati per creare delle scope utilizzate per uno scopo più che nobile: i templi i luoghi sacri venivano infatti spazzati solo con i ramoscelli di erica. In altri paesi è stata da sempre molto utilizzata nei giardini ma solo da pochi anni gli italiani hanno riscoperto la sua utilità ornamentale. Non che prima fosse ignorata, al contrario! Per secoli, anzi, i nostri contadini si sono serviti di ‘eriche’ per fare scope, produrre miele, ricavare sostanze antireumatiche e così via, ma circa un loro uso precipuamente decorativo abbiamo dovuto imparare da altri popoli. Comunque sia, le Eriche sono piante perenni che crescono come piccoli cespugli, originarie del sud Africa. La fioritura avviene verso la fine del periodo autunnale quando si coprono di piccoli fiori campanulati di colore variabile, dal bianco al rosso vivo, a seconda della specie e della varietà. Sono talmente numerosi da far sembrare la pianta una nuvola colorata. Anche le foglie, piccole e aghiformi, possono assu-

fioritura sicura

L

’erica fiorisce a temperature tra i 7°C ed i 15°C e se si riesce a mantenere le temperature su questi valori, la fioritura durerà molti mesi. Attenzione dunque a dove posizionarla in casa perché con temperature più alte i fiori appassiscono. Durante il periodo della fioritura, è importante mantenere un ambiente umido e fresco intorno alla pianta.

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Cespugli di colore variabile: dal bianco al rosso vivo, a seconda della specie e della varietà mere delle sfumature che vanno dal giallo, al rosso, al ruggine all’arancione. Quindi, davvero, questi cespugli posizionati con intelligenza possono diventare per il vostro giardino delle bellissime macchie di colore. Così, scegliendo piante dai fiori diversi, anche sul balcone si potranno ottenere interessanti composizioni. Magari intervallando le Eriche con dei ciclamini. La cura di queste piante non è particolarmente impegnativa: necessitano di ambienti freschi ed arieggiati, dentro casa, e per questa ragione, durante il periodo estivo, è opportuno, se possibile, spostarle all’aperto in una zona ombreggiata. Infatti, amano la luce ma non la luce diretta del sole se non per poche ore la mattina presto. Attenzione a come le annaffiate. Questo, infatti, potrebbe rappresentare l’unico problema per ottenere buone fioriture. Sono piante che non tollerano in alcun modo il calcare. Se l’acqua della vostra casa è dura allora sarà meglio che utilizziate dell’acqua piovana o dell’acqua demineralizzata. Non ne serve molta. L’Erica va annaffiata con moderazione e con regolarità facendo il modo che il terriccio sia sempre leggermente umido. Meglio sarebbe nebularizzare spesso la chioma o poggiare il vaso sopra un sottovaso con della ghiaia o argilla espansa o altro materiale dove terrete sempre un po’ acqua che evaporando garantirà il microclima umido di cui questa pianta avrebbe bisogno.

una Buona potatura

E

’ importantissimo potare le piante dopo la fioritura. Occorre accorciare tutti i fusti che portano i fiori appassiti. Se è possibile potate le piante in primavera tenendo conto che queste piante fioriscono sui rami dell’anno precedente, e producono i boccioli floreali già in estate; per questo motivo, una potatura tardiva potrebbe asportare la gran parte della fioritura.


22 8 Benessere >> Un progetto di ricerca di medicina molecolare dell’università di Padova ottimizza il trat-tamento

L’epatite C è sempre più curabile Da Padova a New York nuove cure destinate ad aprire una nuova frontiera nella lotta ad una delle malattie più pericolose e diffuse

I

di Germana Urbani

l 2013 si è chiuso regalando notizie molto positive per i tantissimi malati di Epatite C che fino ad oggi potevano solo sperare in nuovi farmaci o nuove sperimentazioni per sconfiggere una malattia subdola che, potrebbe rimanere silente per sempre o attaccare il fegato da un giorno all’altro e portare il paziente alla morte in poche ore. Dai laboratori di ricerca di medicina molecolare dell’università di Padova è uscito Ottimo 2013, un sistema che, grazie a sofisticate formule personalizzate, ottimizza il trattamento della malattia. Una nuova frontiera accolta con entusiasmo dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che ha inserito Ottimo 2013 sul proprio portale web come primo esempio di algoritmi terapeutici personalizzati. A questo si aggiungono due nuovi farmaci che aprono davvero nuove frontiere in campo medico. “L’epatite C – spiega Giorgio Palù, direttore del dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, centro di riferimento virologico regionale – è una malattia che conta circa 170 milioni di malati al mondo, pur con considerevoli differenze nella distribuzione. In Italia le persone colpite sono circa un milione e mezzo”. Si tratta di una malattia cronica nel 75% dei casi e principale causa di cirrosi e tumore al fegato. I due nuovi farmaci (Boceprevir e Telaprevir) da poco in commercio vengono utilizzati per il trattamento dell’infezione da genotipo 1 del virus dell’epatite C (Hcv – 1), il più diffuso nel nostro Paese, e somministrati in associazione alla tradizionale terapia con interferone e ribavirina. La cura tuttavia, battezzata col nome di “triplice terapia”, ha anche un rovescio della medaglia. Se da un lato infatti si dimostra efficace, pur con significative differenze da paziente a paziente, perché per la prima volta va a colpire direttamente il virus, dall’altro presenta effetti collaterali importanti come l’aumento della tossicità midollare e dell’anemia cui si associa spesso anche una diminuzione dei leucociti e delle piastrine. A ciò si aggiunga che la

veneti penaLizzati: centinaia di cHiLometri per curarsi

S

terapia prevede l’assunzione di un numero elevato di compresse al giorno, dalle 6 alle 12 a seconda del farmaco, associate a un pasto “grasso” (un problema per chi soffre di epatite) e che mancano protocolli d’uso formalizzati, se si escludono le linee guida nazionali e internazionali. “Questo tipo di cura inoltre – sottolinea Palù – deve essere somministrato a un particolare stadio della malattia che non sia iniziale né troppo evoluto, ragion per cui non tutti i pazienti possono essere sottoposti al trattamento”. A fronte di tutto ciò si intuisce la complessità nella somministrazione del farmaco e la necessità di un monitoraggio continuo del paziente”. Oggi, tutto questo è più facile grazie al progetto messo a punto a Padova. “Per aiutare i medici a gestire il trattamento con i due nuovi farmaci – spiega Franco Noventa ideatore con Alfredo Alberti della nuova piattaforma informatica ed en-trambe docenti del dipartimento di medicina molecolare – abbiamo ideato un sistema di gestione guidato della terapia. Prima l’abbiamo formalizzato attraverso ‘algoritmi decisionali’, cioè una serie di schemi che illustrano come orientarsi nella somministrazione della cura, convertito poi in una piattaforma on line”. Ma se quella per cui è nato Ottimo 2013 è ancora una terapia complessa e che non sempre sconfigge il virus, dagli

Usa arriva una notizia che tutti gli scienziati hanno salutato come una vera e propria rivoluzione. La Fda (Food and Drug Administration) ha approvato un nuovo farmaco capace di debellare la malattia senza effetti collaterali di peso. La cura è davvero poco invasiva ed è risultata efficace sull’80% dei test effettuati fino ad oggi. Basterà assumere una pillola al giorno per tre mesi e, probabilmente si guarirà. Alla base di Sovaldi, questo il nome della pillola, sta il principio attivo che combatte il virus, sofosvubir, una molecola in grado di sconfiggere anche i ceppi più resistenti. A leggerla così, la cura sarà una passeggiata rispetto a quanto accade ogg. Per ora il rimedio più efficace sono le punture di interferone che portano con sé pesanti effetti collaterali: insonnia, nausea, depressione, sintomi influenzali. L’unico neo di questa nuova cura è il costo: per quattro settimane di cura servono 28mila dollari, che diventano 84mila per il ciclo consigliato di 12 settimane. E si arriva a quota 168mila per le 24 che sono necessarie per battere le infezioni più resistenti. E se il farmaco in America è pronto ad entrare in commercio già quest’anno in Italia, proprio per i costi elevati, forse arriverà solo fra qualche anno.

concerto dei medici e rabbia dei pazienti costretti a percorrere anche 100 km per ritirare i medicinali di cui hanno bisogno. Tutto questo grazie ad una decisone della Regione Veneto che ha stabilito con una delibera che i nuovi farmaci per l’epatite C (Boceprevir e Telaprevir) saranno dispensati ai pazienti unicamente da Centri di Riferimento, individuati in base a criteri “tecnico-scientifici” e “logistici”. I Centri attualmente designati sono i solo i reparti di Malattie Infettive, Gastrenterologia e Medicina situati presso i capoluoghi di provincia, escludendo tutti quelli che operano in periferia, nonostante il grande bacino d’utenza al quale si riferiscono (si pensi a Bassano, Castelfranco Veneto, Cittadella, Conegliano, Legnago, San Donà di Piave). Questo per i pazienti si traduce nella necessità di percorrere decine di chilometri per recarsi presso i Centri di Riferimento, almeno una volta al mese per tutta la durata della terapia. Ciò potrebbe trasformarsi nell’abbandono della terapia da parte dei pazienti che non possano permettersi di perdere tempo e giornate lavorative. Un gruppo di specialisti, coordinati dal dott. Pierangelo Rovere, ha presentato un’interrogazione al Consiglio Regionale del Veneto. E un’altra è stata presentata dal gruppo Pd. “La Giunta regionale deve intervenire tempestivamente per ottenere la revisione di questo decreto firmato dal Segretario regionale per la sanità” afferma Franco Bonfante (in foto), che sulla questione ha presentato un’interrogazio-ne assieme ai colleghi Lucio Tiozzo e Roberto Fasoli. “Escludere a priori - continua l’esponente democratico - tutti gli ospedali periferici, anche quelli che da anni si occupano del problema, spesso con grande professionalità, ha delle conseguenze pesantissime per i malati di epatite C. Autorizzando solo i centri delle città capoluogo, a discapito di realtà come Legnago, Bussolengo, Este, Castelfranco Veneto, Vittorio Veneto, Conegliano - spiega Bonfante - si obbligano i pazienti a muoversi per 50 o 60 km per più volte al mese e per lunghi periodi. Con la conseguenza che spesso dovranno essere accompagnati e perdere giornate di lavoro, quando già la malattia di per se’ causa problemi anche con il lavoro. In alcuni casi, con i malati più fragili sul piano economico o psicologico, si produrrà inevitabilmente una rinuncia od una riduzione della cura e solo quello sarà purtroppo il risparmio nell’acquisto delle medicine sperato da una scelta cervellotica e sbagliata, che nasconde probabilmente altre ragioni rispetto a quelle dichiarate”. A questo si aggiunga la preoccupazione degli esponenti del Pd “che la scelta accentratrice inoltre si allarghi ad altre tipologie di cura, portando ad un graduale depauperamento del ruolo di tali ospedali presenti sul territorio. La scusa del risparmio in molti casi e’ ridicola, come e’ già stato dimostrato in alte occasioni, ma quello che e’ peggio e’ che il ‘non risparmio’ viene fatto sulla pelle dei cittadini”.


24 14 Consigli di bellezza >> Essenze naturali che diventano sulla pelle note di carattere uniche

Per l’anno nuovo, un profumo nuovo Sentirsi bene nella propria pelle è fondamentale e, se usate il profumo, saper scegliere quello più adatto a voi è fondamentale di Germana Urbani

U

na fragranza che ci contraddistingue preannuncia il nostro arrivo e prolunga la nostra presenza, come ben insegnava Chanel. Perciò se nella lista delle novità 2014 che contraddistingueranno il vostro look c’è anche la ricerca di un nuovo profumo, abbiate cura di scegliere con calma. Solitamente, infatti, questa scelta non è mai casuale ma sempre dettata da un bisogno conscio o inconscio. Se arrivate al nuovo anno stanchi e avendo esaurito tutte le energie allora la fragranza più adatta sarà a base di incenso, un aroma che induce a quella calma dello spirito capace di generare nuove idee fino alla realizzazione delle proprie aspirazioni. Profondo, avvolgente con accenti freschi si dice sia efficace contro gli incubi, la tensione nervosa, la paura del futuro e che doni armonia a chi lo indossa. L’olio essenziale di incenso, inoltre, restituisce alla pelle l’elasticità perduta e la protegge dall’azione del tempo. Un effetto rilassante sulla psiche è proprio anche

della vaniglia, un’essenza capace di regalare consolazione e fascino. Le sue note golose infondono serenità e allentano le ten-sioni risvegliando dolci ricordi d’infanzia. Proprio per queste caratteristiche questo profumo è adatto a chi cade spesso vittima di pesanti tristezze e grigie malinconie. E se cercate un’essenza che vi doni un tocco in più di sensualità, la vaniglia fa proprio al caso vostro. Grazie al fatto che alcune molecole di cui è composta sono molto simili ai nostri feromoni è una delle essenze più sensuali in circolazione. Chi si pone, invece, come obiettivo primario il risveglio dei sensi scelga decisamente il gelsomino, capace di amplificare le onde celebrali dello stato di veglia e di stimolare un atteggiamento di grande apertura nei confronti dell’altro. Nella tradizione indiana è considerato un profumo afrodisiaco, tanto che le spose si inondano della sua essenza rotonda ancor oggi. Sempre legato al risveglio della sessualità, alla gioia dei sensi e alla riscoperta dell’amore per il proprio corpo

è il fiore dei fiori, Ylang ylang. L’olio essenziale è talmente efficace che, anche in situazione di forte stress, regola facilmente palpitazioni e tachicardia: bastano poche gocce sui polsi e angosce e paure si sciolgono come neve al sole. Ma se più in generale volete un essenza capace di rendervi felice scegliete l’arancio. Una ricerca dell’Università di Vienna ha recentemente dimostrato che quest’aroma aiuta a rilassarsi in periodi forte stress, aumenta la voglia di fare e risveglia affettività e amore.

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Consigli di bellezza 15 25 >> Essenze naturali che diventano sulla pelle note di carattere uniche

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Il mondo scintillante del profumo

P

rofumi meravigliosi creati dalle maggiori maison della moda italiana e custoditi dentro boccette disegnate da creativi che le rendono piccole opere d’arte da ammirare e annusare. Tutto questo, nel paese della Bellezza, qual’è l’Italia, rende il mondo dei profumi un regno scintillante che appaga tutti i sensi, anche l’udito. Occorre pensare che dietro un profumo di classe si muove un mondo vasto di professionisti. Da coloro che creano il bouquet, sempre nuovo e sorprendente, a coloro che disegnano la confezione e pensano alla promozione. Trussardi per My Name, ha ingaggiato l’architetto Antonio Citterio per creare la boccetta dagli angoli smussati protagonista dello spot girato da Gabrie-

Rosa e vaniglia sono protagoniste del nuovo profumo di Guess, Girl Belle, arricchito da peonia, gelsomino sambac, violetta e note finali di muschio e sandalo australiano

le Salvatores. Sono sempre di più le case di moda che lanciano edizioni extralusso dove la confezione conta anche di più della fragranza stessa. E non sono soldi buttati. A dirlo è l’ultimo rap-porto sull’industria dei profumi di lusso che rileva un trend in continua ascesa: si spende sempre di più pur di scegliere un profumo di lusso e in particolare in Italia dove, secondo i dati di Euromonitor International si è avuto un incremento del 12% del fatturato per i profumi d’alta gamma negli ultimi 5 anni. Anni di crisi profonda!?

“I prodotti sono scelti a cura di Germana Urbani”

La vaniglia è uno degli ingredienti principali scelti da Trussardi per My Name, una fra-granza floreale, arricchita da note di muschio e ambra

I delicati petali di gardenia e l’ipnotico gelsomino egiziano rivelano il suo lato romantico e sofisticato, esaltato da calde ambre el muschio


26 Crucilibro 20

Ogni fase della vita rende più struggente la nostalgia del grande amore Ognuno di noi può essere soltanto quello che è. Il vero splendore è la nostra singola, sofferta, diversità

Silvia Avallone

Margaret Mazzantini

Chiara Gamberale

Luca Bianchini

Marina Bellezza, 20 anni

Guido, rampollo trascurato di una famiglia altoborghese

Chiara

Matilde

Alter Ego

Andrea, 27 anni

Costantino, sensibile e massiccio figlio del portiere

L’abbandono

Don Mimì

Location

Valle Cervo, centro post industriale

Roma

La capitale

Polignano a Mare

L’impotenza generata dalla crisi

L’inaccettabile

La psicoanalista

Ninella, la consuocera

Marina è bellissima, cresciuta inseguendo l’affetto dei suoi genitori e un sogno su tutti: il riscatto e la fama. Andrea è un bibliotecario con un progetto folle e coraggioso: tornare a lavorare la campagna come suo nonno

Due ragazzi, due uomini, due destini. Uno eclettico e inquieto, l’altro sofferto e carnale. Si innamorano ma nel loro mondo questo sentimento è inaccettabile e resta come un filo d’acciaio te-so sul precipizio di una intera esistenza

Chiara a 36 anni viene abbandonata dal marito e la sua psicanalista la invita a riprendersi la vita giocando: ogni giorno per un mese dovrà impegnarsi per almeno dieci minuti in qualcosa che non ha mai fatto prima

La vigilia di Natale, Matilde riceve un anello con smeraldo da don Mimì, suo marito, “colpevo-le” di averla troppo trascurata. Improvvisa, allora, un cenone con l’obiettivo di sfidare Ninella, consuocera e grande amore di gioventù di suo marito

Marina e Andrea si attraggono I due protagonisti si allontanano, e respingono ma bruciano di crescono geograficamente distanti, un amore che vuole essere per stabiliscono nuovi legami, ma il sempre. Lei canta e balla ovunque bisogno dell’altro resiste in quel e punta alla Rai, lui vuol vivere primitivo abbandono che li riporta secondo i ritmi antichi delle a se stessi, pronti a mettere a stagioni. Loro due, insieme, sono la repentaglio tutto scintilla del cambiamento

Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Un minuto per volta è possibile tornare a vivere

Tra cocktail di gamberi, regali riciclati, frecciate e risate, ne succederanno di tutti i colori. Ma ai due consuoceri, Ninella e don Mimì, importerà solo essere seduti uno accanto all’altra

Eroe - Eroina

Co-Protagonisti

Intrigo

Finale

Cosa dire del libro

Leggere… Leggere

Il romanzo è un bel modo per rispondere a questo senso di generale impossibilità che ci circon-da e riflettere anche sul rapporto sempre difficile che lega padri-figli

Un libro magistrale sull’amore, l’amore omosessuale, ma soprattutto sul rimpianto che spesso la vita non coincida con ciò che siamo davvero

Con la profonda originalità che la contraddistingue, Chiara Gamberale più cattiva e ironica del solito, racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario

Un libro divertente dove i protagonisti, veri e propri casi umani, catturano il lettore in modo in-dimenticabile proprio come nel romanzo precedente: “Io che amo solo te”

Silvia Avallone Marina Bellezza Rizzoli, pp. 509 € 18.50

Margaret Mazzantini Splendore Mondadori, pp. 312 € 20.00

Chiara Gamberale Per dieci minuti Feltrinelli, pp. 201 € 16.00

Luca Bianchini Cena di Natale Mondadori, pp. 192 € 12.00

di Germana Urbani · rizzoli.rcslibri.corriere.it< >www.lafetrinelli.it< >www.mondadori.it<


36 Concerti e non solo Concerti e non solo 27

mille e ancora mille...

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pagina a cura di graziano edi corazza

in veneto Tornano con uno straordinario appuntamento con uno straordinario a giugno 2014 nello stadio di Trieste

iL grande ritorno Live in itaLia dei pearL Jam

22 giugno 2014 – TRIESTE – STADIO NEREO ROCCO. Ho visto i Pearl Jam la prima volta in concerto il 2 luglio 1993. Conoscevo il loro album di esordio “Ten” del 1991, ma non ero andato allo stadio di Verona quella sera per vedere loro. Ma... sorpresa, quando giunsi in prossimità del palco grande, vicini alle transenne, vidi un gruppo nutrito di ragazzi con un lungo striscione alto sopra le loro teste sul quale c’era scritto: “EHY PEARL JAM, WE’RE HERE FOR YOU, NOT FOR U2!” ... traduzione :” ... siamo qui per Voi (il YOU era scritto in rosso), non per gli U2!”. In effetti i Pearl Jam, in quel tour del 1993 degli U2, erano la “opening band”. “Gustai” dunque i loro suoni grintosi con la formazione storica: Stone Gossard - chitarre, Mike McCready - chitarra solista, Eddie Vedder - voce, Dave Krusen - batteria. Jeff Ament - basso; suonarono circa 45 minuti; poi una breve pausa: quindi ... U2. I Pearl Jam, gruppo grunge e alternative rock, oggi sono fra i più famosi al mondo, ed hanno annunciato che intraprenderanno un tour europeo di undici date a giugno e luglio 2014. Il tour estivo della band partirà il 16 giugno da Amsterdam, e farà tappa, come headliner, in due importanti festival europei (all’Open’er Festival in Polonia il 3 luglio e al Rock Werchter Festival in Belgio il 5 luglio). Comprenderà anche due date in Italia, allo Stadio San Siro di Milano il 20 giugno ed allo Stadio Nereo Rocco di Trieste il 22 giugno. Nel corso degli ultimi ventidue anni i Pearl Jam hanno rappresentato e sono tuttora una grandissima forza nel rock, grazie alla loro lealtà verso i loro fans e grazie ai loro principi sociali e politici. Il tour si concluderà l’11 luglio 2014 con un concerto al National Bowl di Milton Keynes, in Gran Bretagna. I Pearl Jam hanno pubblicato il loro attesissimo decimo lavoro discografico, “Lightning Bolt”, lo scorso 15 ottobre 2013 negli Stati Uniti, su etichetta Monkeywrench Records/Republic Records. Prodotto da Brendan O’Brien, “Lightning Bolt” è il primo album in studio dei Pearl Jam dopo l’acclamato “Backspacer” del 2009. “Lightning Bolt” ha debuttato al numero 1 della classifica Top 200 di Billboard es al numero 1 della classifica di iTunes in oltre 50 paesi. Ecco tutte le date del tour europeo dei Pearl Jam del 2014: 16 giugno Amsterdam, Olanda Ziggo Dome 20 giugno MILANO - STADIO SAN SIRO 22 giugno TRIESTE - STADIO NEREO ROCCO

eventi

sguardo a nordest

25 giugno Vienna, Austria Stadhalle 26 giugno Berlino, Germania Kindl-Buhne Wuhlheide 28 giugno Stoccolma, Svezia Friends Arena 29 giugno Oslo, Norvegia Telenor Arena 3 luglio Gdynia, Polonia Open’er Festival 5 luglio Werchter, Belgio Rock Werchter Festival 8 luglio Leeds, UK First Direct Arena 11 luglio Milton Keynes, UK The National Bowl Per maggiori informazioni www.pearljam.com, www.livenation.it e www. azalea.it. Ed anche www.tuttoeventiitalia.it, www.ecoveneto.it . A Padova

neL 2014 aL gran teatro geoX di padova arrivano: DREAM THEATER 23 GENNAIO, ONE REPUBLIC 11 FEBBRAIO, SKUNK ANANSIE 22 MARZO, YES 17 MAGGIO... MA ANCHE GLI ITALIANISSIMI: LUCA CARBONI 9 FEBBRAIO, ALEX BRITTI 21 MARZO, MASSIMO RANIERI 7 MARZO: tutte le info: www.zedlive.com

neL 2014 aL paLafaBris di padova arrivano: ELISA 8 MARZO, ALESSANDRA AMOROSO 29 MARZO, GIORGIA 3 MAGGIO; tutte le info: www.zedlive.com

sYzYgY, iL duo trevigiano con un progetto/disco Lungo un anno “space metaL” neL nuovo “8 BaLL” cHe si compone di 12 Brani

S

i chiama “8 BALL” il nuovo disco dei SYZYGY ed uscirà a distanza di 13 anni... dal precedente. Un tempo lunghissimo durante il quale il duo trevigiano ha sperimentato nuovi suoni, nuovi generi e, forse, ne ha coideato uno nuovo: lo “space metal”. Ma si è anche costruito uno studio di registrazione modernissimo (tutto suo) nel frattempo per realizzare un tale progetto discografico. Pietro ha continuato a studiare perfezionandosi nella ingegneria dei suoni e Carlo Alberto si è diplomato al Conservatorio di Venezia in “composizione musicale”. Sarà anche lunga la fase di pubblicazione del loro nuovo lavoro discografico. Il progetto infatti ha avuto avvio il 1 gennaio 2014 con l’inserimento del primo brano “Rach Bus” del cd nuovo sulla piattaforma musicale REVERBNATION e poi ad uno ad uno saranno inseriti 12 brani in tutto! Oltre REVERBNATION i pezzi di “8 BALL” verranno poi posizionati su ITunes, FaceBook, YouTube. Il primo brano è un inno alla follia onirica, un “viaggio/ bus” per Rach... scoprite voi dove si va... Andrà così avanti per tutto il 2014 con l’inserimento di altri undici brani, dopo “Rach Bus”, uno ogni mese, per la precisione uno ogni primo del mese. Il cd vero e proprio, quello fisico per intenderci, di “8 BALL” vedrà la luce il 1 dicembre 2014! I SYZYGY sono alla loro seconda prova discografica... Ecco le cronache di 12 anni fa circa... “Il gruppo vincitore del Secondo Rock Festival del Veneto è stato un duo trevigiano ed è entrato in sala di registrazione il 8 dicembre 2001 ed ha chiamato “Féerique” il loro primo cd. Si sono formati nel 1997 come gruppo metal, senza un nome, e non volendo adattarsi a fare la musica comune agli altri gruppi circolanti si sono specializzati nello sfruttare suoni digitali e campionati. Col passare degli anni chitarristi e batteristi si sono persi per strada; ma Pietro (tastiere, programmazione suoni) e Carlo Alberto (basso, chitarra) non si sono arresi: così nacquero i SYZYGY, gruppo trevigiano in cui i vuoti lasciati dagli elementi mancanti sono tuttora colmati da sequencer e computer. Difficile classificare la musica dei SYZYGY: la fantasia di Pietro, unita alla suggestiva visione del basso in titanio costruito da Carlo li rendono unici nel loro genere. “Féerique” è fatto di suoni nuovi e melodie idilliache.” I due musicisti, oggi, con il nuovo progetto discografico “8 BALL” , si propongono di esplorare sempre più a fondo il mondo della musica e dei suoni con l’intenzione di far volare l’ascoltatore con la fantasia --di cui il nome SYZYGY (fase lunare)-- :”... lo spazio è l’ unico limite: basta osare!” - dicono di se stessi i due componenti del gruppo. Uno “space metal” a tratti duro ed aggressivo, a tratti melodico/elettronico. Due mesi fa hanno partecipato al Metal Guitar God 2013 giungendo ai primi posti.

parLiamo di artisti veneti ivana spagna e massimo BuBoLa ivana spagna

I

vana Spagna, conosciuta anche come Spagna, è una cantautrice e scrittrice veneta. Con oltre 10 milioni di dischi venduti, traguardo per il quale nel 2006 le è stato consegnato dalla FIMI il Disco d’Oro alla carriera, è tra gli artisti italiani che hanno avuto maggiore successo commerciale in Italia e all’estero. Il 21 giugno 2009 è stata tra le artiste che parteciparono al concerto “Amiche per l’Abruzzo” allo stadio Meazza di Milano. Nell’estate del 2009 vince il Premio Lunezia assieme a Loredana Berte’ nella Categoria “Poesia rock 2009” per l’album “Lola & Angiolina Project”. A settembre esce, solo per il download digitale, “Easy Lady Remake 2009”. A novembre è stato lanciato il nuovo disco, una raccolta di canzoni tratte dalle colonne sonore dei cartoni animati della Walt Disney, Pixar e Dreamworks reinterpretate da Spagna. Il titolo dell’album è “Il cerchio della vita”. A febbraio 2010 esce, solo per il download digitale, “Call Me Remake 2010”, che raccoglie (come in “Easy Lady Remake 2009”) nuove versioni del suo secondo successo internazionale remixate dai migliori dj del momento. Il 25 maggio esce il cd “3 tituli - La compilation dei campioni” con il nuovo inno dedicato all’Inter scritto e interpretato da Spagna “Noi.. sempre con voi (un cuore nerazzurro)”. Il cd arriva fino al 2’ posto della classifica Fimi delle compilation più vendute in Italia. L’8 marzo 2011 e’ stata pubblicata la sua autobiografia, interamente scritta da Ivana Spagna, dal titolo “Quasi una confessione! A febbraio 2010 esce, solo per il download digitale, Call Me Remake 2010, che raccoglie (come in Easy Lady Remake 2009) nuove versioni del suo secondo successo internazionale remixate dai migliori dj del momento. Il 25 maggio 2010 esce il cd 3 tituli - La compilation dei campioni con

il nuovo inno dedicato all’Inter scritto e interpretato da Spagna Noi.. sempre con voi (un cuore nerazzurro). Il cd arriva fino al 2º posto della classifica Fimi delle compilation più vendute in Italia. Il 3 dicembre 2010 esce in tutte le edicole la rivista Music Magazine, interamente dedicata a Spagna, con in allegato il nuovo album Buon Natale che contiene cinque cover natalizie e sette canzoni tratte dal precedente album Il cerchio della vita. L’8 marzo 2011 è stata pubblicata la sua autobiografia, interamente scritta da Ivana Spagna, dal titolo Quasi una confessione! Tutto quello che non ho mai detto. Il libro, di 160 pagine con illustrazioni, è stato pubblicato dalla Azzurra Music. Il 17 gennaio 2012 è uscito “Four,” nuovo album di inediti in inglese realizzato con la collaborazione di musicisti di fama mondiale del calibro di: Brian Auger, Eumir Deodato, Dominic Miller, Lou Marini, Gregg Kofi Brown, Fabrizio Bosso e Ronnie Jones. In seguito diventa stilista per cani e gatti. Il nome della griffe per quadrupedi è “Belli Monelli”. Dal 2012 Ivana Spagna è testimonial ufficiale dell’associazione di volontariato dei City Angels. Il 17 dicembre 2012 ha partecipato al concerto di Natale “Valerio Scanu...and so this is Christmas” come ospite, duettando con il cantante con i brani Il cerchio della vita e “A whole new world”. I brani saranno presenti nel cofanetto CD/DVD Valerio Scanu Live in Roma. E poi...

massimo priviero

M

assimo Priviero è un rocker veneto fra i migliori degli ultimi venti anni e contemporaneamente uno dei più interessanti. E’ di San Donà di Piave. Vive a Milano. Massimo Priviero pubblica il primo album nel 1988, ‘’San Valentino’’. Nel 2000 Massimo cambia casa discografica e dà alle stampe il lavoro discografico : ‘’Poetika’’. A fine 2003 è uscito il nuovo disco dal titolo “Testimone”. Nel novembre 2006 esce “Dolce resistenza” un cd ancora più elettrico

del precedente. Nel novembre 2007 esce “ROCK AND POEMS”, il nono. Un album di covers, ma rifatte alla sua maniera e due sue songs. Massimo inizia in questo periodo anche una felice condivisione che lo porta a girare l’Italia con spettacoli che potremmo definire di “musica e teatro civile” prima con lo scrittore Roberto Curatolo (lo spettacolo storico si intitolerà’ “Dall’Adige al Don”) e poi contemporaneamente con il giornalista-scrittore Daniele Biacchessi ed i Gang, realizzando insieme e portando in tour le “Storie dell’altra Italia”. In termini di collaborazione, è importante comunque sottolineare come negli anni si sia rafforzato tanto il sodalizio con il chitarrista Alex Cambise, che firma insieme a Massimo gran parte degli arrangiamenti dei suoi brani, quanto sul palco col pianista Onofrio Laviola, compagni di live e tour senza fine, a cui è doveroso aggiungere Paolo Siconolfi, il tecnico del suono che da più di un decennio lo segue in studio di registrazione. Ed è anche in questi termini che è da considerare altresì notevole la recente collaborazione col violinista Michele Gazich, prima insieme a Massimo in molti suoi concerti e insieme al quale Priviero firma l’ultima pubblicazione del 2012 intitolata “Folkrock”, intenso ed emozionante viaggio acustico nei grandi classici della musica “popular” del “novecento”. Il nuovo capitolo, infine, è storia edita ormai di oggi e si chiama, quasi ad intitolare la storia di una vita, “Ali di libertà”. Da martedì 12 novembre 2013, in occasione dei 25 anni di carriera artistica di MASSIMO PRIVIERO, è in VINILE una limited edition del nuovo album “Ali di Libertà”. Il package contiene anche il cd già in distribuzione nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming. Nel LP è inclusa la bonus track “Bacio d’ addio” in versione elettrica e inedita.


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i nostri Esperti L’architetto

La riqualificazione energetica degli edifici esistenti (parte prima) Il patrimonio edilizio esistente consuma il 90% dell’energia necessaria per il riscaldamento; la sua riqualificazione energetica è un’esigenza economica e, con la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, un beneficio per la tutela dell’ambiente. Iniziamo con questo una serie di articoli sulla riqualificazione energetica degli edifici esistenti. In Europa il 40% del consumo energetico è destinato al riscaldamento degli edifici, alla produzione di acqua calda ed al funzionamento delle apparecchiature elettriche. Si stima che il patrimonio edilizio esistente consumi il 90% dell’energia necessaria per il riscaldamento e che col risanamento energetico degli edifici esistenti si possa risparmiare tra il 30% ed il 90% del consumo totale. La percentuale minore riguarda gli edifici soggetti a tutela, per i quali gli interventi di riqualificazione sono condizionati dalle loro caratteristiche storiche ed architettoniche. Se pensiamo agli edifici non vincolati ed a quelli costruiti negli anni sessanta-settanta il margine di miglioramento è notevole e spesso il rapporto tra i consumi prima e post risanamento energetico si approssima al rapporto di dieci ad uno. Una casa tradizionale costruita prima degli

Rubrica a cura di Renzo Carturan, architetto

Palazzo Provinciale di Bolzano: con la riqualificazione energetica sono stati ridotti del 90% i costi per il riscaldamento e raffrescamento.

anni ’90, già in vigenza quindi di norme sul contenimento dei consumi energetici, consuma comunque l’equivalente di circa 18-25 litri di gasolio per metro quadrato

di superficie dell’alloggio; con un buon risanamento energetico lo stesso edificio può consumare 3 litri per metro quadrato, con un margine di miglioramento di sei-otto

volte. Si comprende, quindi, l’importanza della riqualificazione energetica degli edifici esistenti: è in quest’ambito che si possono contenere efficacemente i consumi di energia e le emissioni di anidride carbonica, causa principale delle alterazioni climatiche. Le perdite maggiori di energia in un edificio non risanato sono quelle per trasmissione attraverso gli elementi che delimitano l’involucro dell’edificio: murature perimetrali, tetto, solaio verso lo scantinato e verso terra. Particolarmente critiche possono essere le finestre ed i ponti termici; questi ultimi sono individuabili nelle posizioni più fredde delle superfici interne (angoli, in prossimità del telaio delle finestre, attacco del pavimento contro terra, ecc.) ove spesso si ha condensa e formazione di muffa. Gli interventi, quindi, devono riguardare prioritariamente la riqualificazione dell’involucro, per contenere i consumi di energia, ancor prima di pensare alla sostituzione degli impianti; l’edificio deve prima di tutto consumare poco e l’energia di cui ha bisogno deve essere fornita con impianti efficienti. (Segue nel prossimo numero)

Per quesiti sugli argomenti trattati in questa rubrica il Lettore può inviare una mail a carturenzo@studiocarturan.it

La gestione del tempo Psicologia del lavoro

Dott. Lara Tasso

Saper gestire il proprio tempo (time management) è una abilità molto importante per riuscire a portare a termine con successo i propri obiettivi, senza rischiare un negativo eccesso di stress e una inutile dispersione di risorse. La frenesia di tutti i giorni, tuttavia, rende questo non sempre facile, e spesso i piani della giornata o della settimana vengono solo parzialmente raggiunti, aumentando le cose da fare nelle volte successive. Per facilitare la gestione del tempo, indicherò di seguito alcuni suggerimenti. In primis, è bene fare una lista scritta delle attività da svolgere, tagliandole una ad una appena terminate. E’ bene, inoltre, che gli obiettivi siano realistici e raggiungibili. Uno studente che, per esempio, deve organizzare lo studio in vista di un esame, non potrà pianificare di

studiare in un giorno duecento pagine, se in media riesce a farne cinquanta. Porsi obiettivi non realistici comporta, infatti, sconforto e abbandono del compito. Per programmare bene i propri impegni, è fondamentale conoscersi bene, tenendo conto che è importante prendersi delle pause e dei momenti di stacco. Alcune persone, per esempio, rendono meglio di mattina (morning people), mentre altre hanno livelli più alti la sera (evening people): capire a quale gruppo si appartiene permette di concentrare, se possibile, i compiti che richiedono più sforzo nel momento della giornata in cui siamo più produttivi. Dopo pranzo, inoltre, è bene ridurre i compiti che richiedono un maggiore sforzo cognitivo, in quanto le risorse del nostro organismo sono concentrate nella digestione.

Un altro importante aspetto, è di dare una diversa priorità ai compiti da svolgere, così da distinguere quelli che devono assolutamente essere terminati, da quelli che è possibile procrastinare. Teniamo anche conto che, dove è possibile, è bene delegare, sia in campo lavorativo sia domestico. Si pensi, per esempio, all’importanza dell’equa distribuzione dei compiti tra moglie e marito nella gestione della casa. Quando si pianifica, è bene stimare quanto tempo si pensa di dedicare a ciascun compito, stando pronti a modificare il proprio programma in itinere, nel caso in cui ci renda conto di aver sottostimato o sovrastimato il carico di lavoro. E’ sempre bene tener conto di possibili imprevisti, che possono ritardare il

programma. Per questo, è consigliabile non riempire ogni momento della giornata di cose da fare. Ricordiamo, inoltre, di lasciare il giusto spazio agli affetti, alle relazioni interpersonali, e anche ai momenti vuoti di attività, ma pieni di significato, poiché ci portano a pensare e riflettere.

DOTT. LARA TASSO - Psicologo del Lavoro – e-mail: lara.tasso@libero.it


I nostri esperti 29 Articoli e articolazioni

Lussazione della spalla e intervento chirurgico in artroscopia

Quando l’articolazione della spalla formata dalla testa dell’omero e dal piatto della scapola - è ruotata traumaticamente in avanti, la testa omerale scivola fuori della zona d’appoggio e si verifica la lussazione anteriore di spalla (sub lussazione se lo scivolamento è parziale e torna spontaneamente a posto). L’evento si verifica più spesso nei giovani al di sotto dei 30 anni, fisicamente attivi. Quando interessa persone più avanti negli anni si associa in generale ad altre patologie della spalla come fratture o rottura dei tendini. Vi sono anche persone che nascono con spalle “lasse”, soggette a sub lussazioni o lussazioni anche in assenza di traumi. Ma come si verifica il trauma? Generalmente con il movimento del braccio all’altezza della spalla o al di sopra di essa, come per lanciare un sasso; in alcuni casi si verificano lussazioni quando due persone si aggrappano l’una all’altra per evitare una caduta o quando si cade sulla propria spalla. Quando la spalla si lussa è opportuno riposizionare la testa omerale in sede il più rapidamente possibile: ad ogni

ulteriore lussazione aumenta la probabilità che vengano irrimediabilmente danneggiate le superfici ossee o legamentose, con sviluppo di processi artritici a carico dell’articolazione. Il corretto trattamento è rappresentato da un intervento chirurgico che è indispensabile nei giovani sotto i 25 anni (a rischio di recidiva nel 90% dei casi). In persone oltre tale età è opportuno tentare di stabilizzare la spalla con un periodo di riposo seguito da fisioterapia, mentre una seconda lussazione non lascia alternative. La riparazione chirurgica può essere effettuata nella maggior parte dei casi in artroscopia, inserendo un sottile telescopio con una telecamera che consente di vedere le strutture dell’articolazione dall’interno, per fissare nuovamente il legamento all’osso utilizzando fili di sutura ed eventualmente delle microscopiche ancorette metalliche. Nei casi in cui i legamenti siano staccati dalle loro sedi in maniera grave o siano molto allungati è necessario un intervento di chirurgia aperta, attraverso un’incisione di 5-7 centimetri. I vantaggi dell’intervento per via artroscopica sono: praticamente assenza

A cura di Dr. Marco Capuzzo. Specialista in Ortopedia

di cicatrici, modestissimo dolore, ridottissimi tempi di ricovero, ritorno ad una maggiore ampiezza del movimento dell’arto, minimi rischi d’infezione. In ambedue i casi il trattamento post operatorio prevede l’immobilizzazione della spalla per 3 settimane mentre vengono iniziati subito esercizi per la mobilizzazione di mano, polso e gomito. In seguito subentrano esercizi di mobilizzazione passiva e dopo 4-5 settimane esercizi in piscina. La mobilizzazione attiva inizia intorno alla 6a settimana con esercizi di tonificazione muscolare. Al 3° mese sono possibili esercizi con pesi liberi o macchine da palestra e, per gli atleti, esercizi complessi come il lancio. Al 4° mese possono essere effettuate tutte le attività desiderate. In sintesi, la ridotta incidenza del rischio chirurgico - soprattutto in artroscopia – giustifica ampiamente l’intervento verso una condizione notevolmente invalidante, che spesso porta ad artriti deformanti e al rischio di compromissione permanente dei nervi responsabili della sensibilità e del funzionamento della mano.

Articolo redatto dal Dr. Marco Capuzzo. Specialista in Ortopedia, ha frequentato presso l’Istituto Humanitas di Milano l’Unità Ortopedica di Chirurgia Mini-invasiva diretta dal Prof. Castagna, specializzandosi in artroscopia della spalla e del ginocchio. Ha ulteriormente affinato le competenze in ambito artroscopico in Australia presso il North Orthopedic and Sport Medicine Centre di Sydney e la Clinica Sportsmed di Adelaide.

Indirizzo email per maggiori informazioni: capuzzo.marco@libero.it.

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30 I nostri esperti

Il “nuovo” condominio: attenzione al passaggio delle spese

il diritto per il cittadino

Dott. Avv. Notaio Matteo Ceolin

La disciplina del condominio è stata recentemente modificata della L. n. 220/2012, in vigore dal 18.6.2013; di grande importanza sono alcune norme dettate in tema di responsabilità per le spese condo-miniali. Poiché le spese condominiali possono raggiungere cifre anche molto importanti, occorre prestare grande attenzione quando si vende o si acquista un appartamento in condominio; né chi vende né chi com-pra può dirsi davvero al sicuro se non si è provveduto nell’atto di compravendita a disciplinare in modo chiaro la sorte delle spese condominiali. In base alle nuove disposizioni, infatti, chi acquista in condominio è obbligato al pagamento delle spese non solo per l’anno in corso in cui acquista, ma pure per tutto l’anno precedente; quindi, si potrebbe essere tenuti a versare i contributi di spese anche piuttosto remote (es. se ho comprato nel novembre del 2013, sono obbligato per tutte le spese del 2013 ed, in più, per quelle del 2012). Il consiglio, dunque, potrebbe essere quello di pretendere dal venditore una dichiarazione in atto con la quale il medesimo dichiari di essere in regola con il pagamento delle spese ovvero, ancor meglio, pretendere un’attestazione da parte dell’amministratore di condominio dalla quale risulti lo stato dei pagamenti degli oneri condominiali da par-te di chi ci vende l’appartamento. Resta ferma, comunque, la possibilità di far assumere in atto al venditore la

garanzia per eventuali spese non saldate che dovessero emergere dopo il rogito. Anche chi vende, tuttavia, deve prestare grande attenzione alla sorte delle spese; non si creda, infatti, che, una volta venduto

l’appartamento, delle spese risponda semplicemente il nuovo proprietario; di-fatti l’art. 63 disp. att. c.c., nella sua nuova versione, stabilisce che chi vende non solo è obbligato per tutte le spese maturate prima dell’atto di vendita, ma che

pure resta obbligato con chi compra per tutti i contributi che dovessero maturare fino a quando una copia autentica (cioè notarile) dell’atto di compravendita non venga trasmessa all’amministratore. Si tratta di una formalità in più di grande importanza, che, tuttavi-a, spesso, viene tralasciata (un po’ per la novità della norma un po’ per impreparazione). Per capirne il rilie-vo basti questo semplice esempio: Tizio vende nel novembre 2013 a Caio un appartamento; l’atto di com-pravendita non viene trasmesso all’amministratore; supponiamo che Caio nel periodo successivo (es. nei due anni successivi 2014 e 2015) risulti moroso nel pagamento delle spese condominiali; ebbene l’amministratore di condominio potrebbe rivolgersi per il pagamento di queste spese anche a Tizio, che a suo tempo ha venduto l’appartamento a Caio e che, per ignoranza o non adeguatamente consigliato, non ha proceduto a trasmettere l’atto di compravendita all’amministratore: una bella sorpresa, dunque, che potrebbe arrivare anche a molti anni di distanza da quando si è venduto l’appartamento! DOTT. AVV. NOTAIO MATTEO CEOLIN mceolin@notariato.it


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l’INTARSIO Inserite all’interno dello schema le parole elencate in modo da completare il cruciverba. 3 LETTERE ASI - DAR - EVA - GEO - GPS ILA - ONU - PST - RAG - SEI TBC - UHI - URA 4 LETTERE ACRI - ALCE - ALEA - ARAL JEEP - PARC - TOTA 5 LETTERE ETHOS - LECCE - PINOT SAPOR - SUDAN - TAZZA TECCA 6 LETTERE GETICI - IPOPIO 9 LETTERE TRANSUNTO 10 LETTERE JAZZISTICO

Il Gioco del Mese

Heidi Klum

Il Puzzle

BIONDA - ELEGANTE FIGLI - FIRMA FORBES - GUEST HAIR - ISSUE MIAMI - MODA MONDO PARIGI - PRIMA PROGRAMMA RIC - RIVISTE SEAL - SHOW SPORTS - STAR STUDI - SUPER

Gli Animali

Chiave (8) - È di origini..................................................................................................

Aforismi sull’Amore • L’amore è la gioia di vivere. E’ l’unica stella che brilla nel cielo. • L’amore è come un profumo: facile da mettere, difficile da togliere e impossibile da dimenticare.

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Soluzioni: La lettera A

Dicci dove hai trovato tutto questo sangue!” Urlano gli altri pipistrelli. Il pipistrello allora cede e dice agli altri di seguirlo. Dopo dieci minuti di volo silenzioso nella notte, si avvicinano in una valle e poi dentro una foresta. A quel punto il pipistrello insanguinato dice: “Ci siamo! Vedete quell’albero laggiù?” “Si!” Dicono gli altri con la bava alla bocca. “Ecco, non l’ho visto.” • Perché gli elefanti nella foresta si muovono tutti in gruppo ben serrato? Perché è quello in mezzo che ha la radio. E perché anche i rinoceronti si muovono tutti in gruppo ben serrato? Per far credere agli elefanti che anche loro hanno la radio. • Cosa fanno due squali in una gara? Vengono squalificati.

Il Gioco del Mese

• Due pulci escono da teatro sul tardi e una dice, sbadigliando, all’altra: “Mamma mia! Con questo freddo dobbiamo farci un chilometro di notte per tornare a casa!” “No.” Dice l’altra. “Non ti preoccupare, aspettiamo qui che prendiamo il cane di mezzanotte.” • Una mucca dice ad un’altra mucca: “Cos’hai?” E l’altra: “Sono preoccupata per il morbo della mucca pazza. E tu? Non sei preoccupata?” “Io? No! Tanto sono un cavallo.” • Un pipistrello coperto di sangue, ritorna con andatura a zig zag alla sua grotta e si posa per riprendere fiato. Gli altri pipistrelli, risvegliati dall’odore del sangue, lo stressano per sapere dove ha trovato tanto sangue. “No! Lasciatemi dormire.” geme il vampiro insanguinato. “No! No!

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INGREDIENTI: 50 GR. DI BURRO, 20 GR. DI FARINA GR DI LATTE UOVA 75 GR. DI RASPADURA (FORMAGGIO GRANA CON SOLI 3 MESI DI STAGIONATURA TAGLIATO IN FOGLI SOTTILISSIMI GRAZIE AD UN’APPOSITA LAMA), 4 PORCINI FRESCHI MEDIO-PICCOLI, 4 CUCCHIAI DA ZUPPA DI OLIO EXTRAVERGINE, 2 CUCCHIAI DA CAFFÈ DI ACETO BALSAMICO TRADIZIONALE DI MODENA, LA PARTE BIANCA DI 1 PORRO. ESECUZIONE IN UN TEGAME IN ALLUMINIO ANTIADERENTE, FONDERE IL BURRO E UNIRE LA FARINA, FRUSTARE PER AMALGAMARE E AGGIUNGERE IL LATTE; SALARE E CUOCERE A FUOCO DOLCE SEMPRE FRUSTANDO FINCHÈ NON COMINCERÀ A BOLLIRE, SPEGNERE IL FUOCO ED UNIRE LA RASPADURA. MESCOLARE FINO A COMPLETO SCIOGLIMENTO ED AGGIUNGERE I DUE ROSSI D’UOVO, TENENDO DA PARTE I BIANCHI. INTANTO TAGLIARE IL PORRO IN DUE TRONCHETTI DI CIRCA 8 CM., DIVIDERLI E POI TAGLIARLI ALLA JULIENNE FINISSIMA PER IL LUNGO. METTERLI A BAGNO IN ACQUA FREDDA. PRENDERE I DUE BIANCHI D’UOVO E PORLI IN UNA CIOTOLA DI ACCIAIO, QUINDI APPOGGIARLI IN UN BAGNOMARIA TIEPIDO E ROMPERLI CON L’AIUTO DI UNA FORCHETTA; VERSARLI NEL COMPOSTO PREPARATO IN PRECEDENZA, SISTEMARLO DI SALE E DIVIDERLO IN 4 CIOTOLOINE DI ALLUMINIO IMBURRATE; CONSERVARLI IN FRIGORIFERO. SCOLARE I PORRI E FARLI ASCIUGARE IN UN COLINO PER POCHI MIN., DEVONO RESTARE UMIDI MA PERDERE L’ECCESSO DI ACQUA, INFARINARLI E FRIGGERLI IN OLIO NON TROPPO CALDO AFFINCHÈ SECCHINO SENZA COLORARE. ACCENDERE IL FORNO A 210° E POSIZIONARVI UNA PLACCA PIENA DI ACQUA PER FARE BAGNOMARIA, QUANDO SARÀ IN TEMPERATURA METTERVI A CUOCERE I FLAN PER 12 MIN.;INTANTO MONDARE E SPAZZOLARE PER BENE I PORCINI E TAGLIARLI A FETTE IL PIÙ SOTTILE POSSIBILE, DISTRIBUIRLE U 4 PIATTI PIANI E FREDDI, SALARE, PEPARE E CONDIRE CON OLIO E ACETO BALSAMICO PRECEDENTEMENTE MESCOLATI. QUANDO I FLAN SARANNO PRONTI (DEVONO ESSERE ANCORA UN PÒ CRUDI NEL LORO INTERNO) GIRARLI AL CENTRO DEI PIATTI E METTEVI SOPRA UN CIUFFO DI PORRI FRITTI. MESSAGGIO PUBBLICITARIO

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I CONSIGLI DI PAOLO

FAR SOFFRIGGERE L’AGLIO IN UN PENTOLINO CON L’OLIO, UNIRVI I FUNGHI E LE CASTAGNE SMINUZZATE, POI AROMATIZZARE CON LA SALVIA E SALARE. CUOCERE LA FREGOLA IN ACQUA BOLLENTE SALATA, SCOLARLA TENENDO DA PARTE UN PÒ DI ACQUA DI COTTURA. MESCOLARE LA FREGOLA CON IL PESTO DI BASILICO, UNIRVI I FUNGHI CON LE CASTAGNE ED AMMORBIDIRE CON L’ACQUA TENUTA DA PARTE. SERVIRE SPOLVERANDO A PIACERE CON FORMAGGIO PARMIGIANO.

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Commercializza e produce etichette per l’abbigliamento con oltre un centinaio di dipendenti

La Panama Trimmings azienda del piovese votata all’eccellenza Grazie all’intuizione e capacità imprenditoriale del presidente Paolo Pinato esporta in Europa e in centro e sud America fatturando oltre 10 milioni di euro Il suo ufficio è a dir poco accogliente, così come l’intero edificio della PANAMA TRIMMINGS in via Meucci al civico 24 di Piove di Sacco, da pochi anni ristrutturato secondo le direttive del presidente e amministratore delegato Paolo Pinato. Vetro, acciaio e legno dominano in una miscellanea piacevole e armoniosa che ti offre un colpo d’occhio luminoso. Nata a Vigorovea come ditta individuale nel lontano 1971, grazie all’intuito del padre Giuliano (prematuramente scomparso nell’89) successivamente ha preso in mano la conduzione dell’azienda Paolo Pinato 47 anni sposato con due figli. L’acume commerciale di Paolo ha fatto sì che la PANAMA TRIMMINGS crescesse sempre

più fino ad arrivare agli attuali 10 milioni di fatturato. L’azienda si è specializzata su due filoni: quello che commercializza accessori per il settore dell’abbigliamento, e quello della produzione di etichette di pelle e similpelle utilizzate dalle grandi marche e firme dell’abbigliamento mondiale. Il 70% del lavoro della PANAMA TRIMMINGS si rivolge all’estero e più precisamente nel nord e centro Europa oltre che al centro america. La PANAMA TRIMMINGS attualmente annovera una cinquantina di dipendenti, ma con quelli impiegati nell’indotto il numero oltrepassa il centinaio. Nel 2001 a Santiago del Cile per volontà di Paolo nasce Biesse Cile azienda che produce e

Paolo Pinato si è distinto anche nell’edilizia abitativa ed industriale. Quasi tutto suo l’investimento sulla Zona industriale Ovest di Piove di Sacco

commercializza in loco gli stessi prodotti (etichette ed accessori), oggi conta 35 dipendenti con una quota di penetrazione pari all’80% del consumo totale cileno di etichette per l’abbigliamento. Fino al 2006, vale a dire prima della crisi che ha attanagliato l’edilizia, Paolo Pinato si è distinto anche come costruttore edile in special modo nel saper investire nell’edificazione di capannoni industriali, tant’è che l’ampliamento della Zona Industriale ovest del piovese (in totale 60 mila mq coperti) è stata opera sua. “Ora però mi sono fermato – ci ha dichiarato - l’edilizia, sia quella industriale che abitativa, qui da noi non tira più e così mi sono orientato verso i Caraibi a S.Domingo dove il turismo mondiale richiede sempre più alloggi come riportato anche dal sole 24 ore del 21 novembre di quest’anno; là finora ho costruito 3 residence per una settantina di appartamenti totali e altri 30 sono in costruzione, oltre a 4 ville signorili. Brevettato pilota di aereo VFR, sin da giovane Paolo Pinato ha amato la velocità e le auto sportive. La sua passione lo ha portato a gareggiare nel Ferrari challenger e nel campionato europeo GT. “Ora però non corro più, ma non ho abbandonato del tutto le quattro ruote, mi piace con i miei due figli fare qualche giro in Kart a Jesolo. La sua filosofia di vita, comunque, è improntata alla ricerca del benessere fisico. Non manca mai, nella pausa pranzo, di frequentare la palestra che rimane vicino alla sua azienda: “Sono convinto che sia importante mantenersi in forma e non esagerare col cibo”. A 47 anni, insomma, Paolo Pinato si può considerare un imprenditore che sa come e dove investire le risorse e tracciare per la sua azienda un percorso sempre più votato alla crescita.

Paolo Pinato

Grande amante della velocità, Paolo Pinato ha acquisito il brevetto di pilota di aereo VFR ed ha gareggiato nel Ferrari challenger e nel campionato europeo GT


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