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Cavarzere nov2015 n142

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di Cavarzere

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Una polizza “cittadina” contro furti e rapine Sicurezza, l’amministrazione la adotta per i cittadini di Cavarzere, si parte con la campagna informativa. Con 25 euro i nuclei familiari possono assicurarsi per un anno

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na polizza assicurativa collettiva per il risarcimento dei danni causati da furti, rapine ed atti vandalici nelle case. Parte anche a Cavarzere la campagna informativa e di sensibilizzazione da parte dell’amministrazione comunale per informare sulla possibilità di sottoscrizione della polizza che il Comune stipulerà con una compagnia assicurativa finalizzata alla tutela della cittadinanza da furti e rapine.

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gennaio 2016 per sottoscrivere l’offerta di assicurazione che avrà decorrenza dal 1° febbraio e validità di un anno. Il costo di adesione per ciascuna famiglia residente è di 25 euro. L’assicurazione “copre” e garantisce il risarcimento, in caso di furti o rapine, i beni di proprietà dei componenti dei nuclei familiari che risiedono nel Comune. pag. 8

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Si tratta di una iniziativa che l’amministrazione di Cavarzere ha deciso di prendere in considerazione per contribuire ad accrescere il livello di tutela dei cittadini e rispondere alle richieste di sicurezza della cittadinanza. Dopo un periodo dedicato ad informare la cittadinanza, il prossimo 5 gennaio partirà la campagna di adesione alla polizza assicurativa. Ci sarà tempo fino al 30

Editoriale

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“Si è concluso il processo ai danni di un’organizzazione criminale che sfruttava l’immigrazione clandestina, la sentenza conclusiva ha fatto registrare parecchie condanne ma ha visto la piena assoluzione di Paola Garbin, coinvolta nella vicenda”. pag. 9

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Sanità La CTRP festeggia dieci anni di attività

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l prossimo 8 dicembre si aprirà il Giubileo straordinario della misericordia in un momento storico davvero difficile, per l’Italia, per Roma capitale – anche del malaffare - ma soprattutto per la Chiesa romana dei principi porporati, dei palazzi, della banca vaticana, degli intrighi. *direttore@lapiazzaweb.it continua a pag. 8

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veneto riciclone, ePPure brucerà rifiuti altrui

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intervista al regista andrea segre

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news da laPiazzaweb 3

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LE NOTIZIE PIÙ VISTE SUL SITO La notizia più letta sul nostro sito il mese scorso è stata samantha

muffato, la salzanese che balla per un sogno a seguire sono

stati cliccatissimi i servizi relativi Venicemarathon, dodicesimo posto per leonaro Calzavara di pianiga. ricordando Fabio galdiolo, la quarta notizia, invece porto tolle festeggia i due nonni simbolo della città seguici su www.facebook. com/lapiazzaweb

LE NOTIZIE PIÙ VISTE SUI SOCIAL

Sui social è volata la notizia con la piazza ti informi e... risparmi con i Coupin del risparmio!. Subito dopo la notizia più condivisa è stata roberto Favazza giovane agricoltore della provincia di Padova, fornirà le sue patate a mcdonald’s per il prossimo triennio. Ha interessato molto il popolo dei social la storia del patti territoriali di Chioggia, Cavarzere e Cona entro l’estate il via ai cantieri per sei maxi progetti per oltre 3 milioni e 700 mila euro, l’equipe ospedaliera del reparto di urologia di dolo ha operato tre uomini affetti da tumore alla prostata con il Robot Da Vinci, un sofisticato sistema robotizzato per la chirurgia di avanguardia www.facebook.com/ lapiazzaweb

EDIZIONI PIÙ VISTE SUL SITO: Le edizioni più lette dai lettori della piazzaweb sono state quelle di: piovese, Conselvano, miranese sud e Cavarzere seguici su www.lapiazzaweb.it

Salute: tante informazioni anche su www.Piazzaweb.it Sono sempre di più i pazienti internauti. Un italiano su 4 cerca in rete informazioni legate ai temi della salute. Una tendenza, questa, aumentata in modo consistente negli ultimi dieci anni

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a salute oggi corre sul web: 1 italiano su 4, infatti, si rivolge alla rete per cercare informazioni legate ai temi della salute. Una tendenza, questa, aumentata in modo consistente negli ultimi dieci anni: in questo lasso di tempo circa l’85% degli utenti ha cercato informazioni relative alla salute sui siti internet, mentre quasi il 30% ha partecipato a discussioni su questo tema su blog, forum e chat. Sono alcuni dei dati emersi da una ricerca condotta da GfK Eurisko (su un campione di 2mila italiani) e presentati nel corso dell’incontro ‘Biotecnologie ed innovazione in medicina sul web 2.0. Fonti di informazione, fruitori, linguaggi’. “Negli ultimi dieci anni- ha detto Stefania Fregosi, direttrice delle ricerche quantitative d Dipartimento Salute GfK Eurisko- e’ cresciuta esponenzialmente la quota degli internauti: dall’11% si e’ passati al 68% degli italiani maggiorenni. Ma ad aumentare in modo consistente e’ stata la percentuale di chi si informa sulla salute nel web: 1 italiano su 4, infatti, cerca informazioni sulla salute sul web”. Internet, insomma, e’ diventato il luogo cruciale per cercare e condividere informazioni ed esperienze. Quanto ai trend, questi mostrano “una crescente sensibilita’ al tema salute - ha proseguito l’esperta - mentre il paziente diventa sempre piu’ attento, sensibile e competente, con una conseguente ‘espansione’ delle pratiche di

salute: aumentano cosi’ i comportamenti ‘preventivi’ e cresce la popolazione attenta”. In questo nuovo contesto, dunque, la ricerca di informazioni appare centrale e sembra ridefinire la tradizionale relazione medicopaziente. “Sempre di piu’ oggi - ha sottolineato ancora Fregosi appare cruciale per chi opera nel settore della salute cogliere la sfida e far fronte ai bisogni del ‘cittadino -paziente internauta’. Si tratta di una sfida a due livelli: da un lato riguarda i servizi al cittadino, dall’altro riguarda la relazione medico-paziente, ovvero come ‘ri-definire’ un nuovo tipo di relazione che legittimi e valorizzi il bisogno di protagonismo e consapevolezza del paziente nella gestione della propria salute, senza mettere in difficolta’ il ruolo del medico - ha concluso - a cui il paziente vuole e continua ad affidarsi”. E’ anche per queste ragioni che noi de La piazza ci teniamo molto alle rubriche curate da medici locali che pubblichiamo anche sul nostro sito web. Crediamo importante divulgare informazioni utili a chi voglia rivolgersi a medici del territorio, conosciuti e apprezzati per la loro professionalità. Visitate la nostra sezione Salute, http://www.lapiazzaweb.it/category/salute/, e fateci sapere cosa ne pensate.

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Il BLOG DEL DIRETTORE Il 25 novembre si celebra in tutto il mondo la giornata contro la violenza alle donne, un fenomeno che colpisce anche il Veneto con numeri importanti. Complessivamente le strutture che si avvalgono del contributo finanziario della Regione hanno offerto ascolto telefonico a 6 mila persone, incontrato in colloqui di prima accoglienza 1821 donne e ne hanno ospitato 50 (di cui 36 insieme ai loro figli) nelle case rifugio e accompagnato in percorsi di reinserimento 77 (di cui 41 con figli minori) attraverso le case di secondo livello. Occorre, però, spingere ancora sulla prevenzione e sulla cultura del rispetto reciproco. seguici su www.lapiazzaweb.it/category/ilblog-del-direttore/

IL SONDAGGIO Il report diffuso dalla Iarc di Lione, la massima autorità di studio in materia di agenti cancerogeni dell’Organizzazione mondiale della Sanità, sulla connessione tra consumo di carni rosse, in particolare quelle ‘lavorate’, e insorgenza di tumori al colon e al retto, ha generato sgomento ma anche perplessità. In Veneto Zaia in primis si è lanciato nella difesa della qualità del prodotto veneto. Voi cosa ne pensate. La carne rossa fa davvero male?: la carne rossa fa male? seguici su www.lapiazzaweb.it/ sondaggio/

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L’attenzione verso questa rubrica e i suoi protagonisti è altissima. Questo mese in special modo abbiamo pubblicato le foto di fortunati cagnolini scelti da belle famiglie. Continuamo a ricevere tante foto di cuccioli che cercano casa. Segno della sensibilità dei nostri lettori e della bontà del nostro lavoro per gli animali. seguici su www.lapiazzaweb.it/ category/animali/ 10€

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4 Argomento del mese FORBICE SANITÀ Secondo il Governatore Zaia il Veneto, tra il 2015 e il 2016 subirà, per decisioni del Governo, tagli per 450 milioni di euro e dovrà affrontare nuove spese che peseranno sulle regioni per 2 miliardi 650 milioni

Annunciati nuovi tagli alla sani

di elisa dall’Aglio

In commissione Sanità presentate le modifiche al testo di legge Azienda Zero

Le minoranze: “Modificato del 75%, servono altre consultazioni. Fermiamoci”

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entre in regione si sta tentando di scrivere una pagina nuova per la Sanità veneta con una riforma che promette un risparmio tra i 40 e i 60 milioni di euro, dal Governo arrivano nuovi tagli ai trasferimenti. “Il Patto Nazionale per la Salute è oramai carta straccia – commenta l’Assessore alla Sanità veneta Luca Coletto -. Praticamente a solo un anno dalla ‘storica’ firma tra Governo e Regioni, Renzi e la Lorenzin non hanno mantenuto un impegno che sia uno. Di fatto si sta violando il diritto costituzionale alla sanità universale. Senza applicare i costi standard e risparmiare dove si spreca davvero l’insostenibilità è alle porte anche per i virtuosi come il Veneto”. “Dicano ciò che vogliono – incalza Coletto – ma la sanità sta finendo in ginocchio. La realtà è un taglio alle Regioni di 2,3 miliardi già quest’anno, ai quali si aggiungerà un 2016 da paura: rispetto a quanto previsto dal ‘fu’ Patto Nazionale per la Salute (un aumento del Fondo Sanitario di 3 miliardi) ne resta uno. Sulle spalle delle Regioni, alla faccia dei solenni impegni più volte sbandierati, resterà un ulteriore miliardo di spesa aggiuntiva determinata dai maggiori costi per erogare i nuovi farmaci per l’epatite e gli altri farmaci innovativi. Di fatto si tratta di almeno 3 miliardi di tagli”. Il Presidente Zaia, tornato insoddisfatto dell’esito del vertice delle

Regioni con il Presidente del Consiglio ha evidenziato come i tagli lineari non ci premino affatto, in quanto il Veneto è il più “risparmioso” d’Italia. “I costi del personale – fa notare Zaia - sono tra i più alti in assoluto, e quindi tra quelli dove si può fare meglio in assoluto in tema di costi standard e spending review. Sono perciò felice – aggiunge il Governatore– di quanto certificano i dati dell’Agenas, che ci indicano come i più risparmiosi d’Italia. Il costo medio annuo del personale del servizio sanitario pubblico in Veneto – rileva Zaia – è di 51.571 euro, contro una media nazionale di 56.273 euro e numerosi picchi che arrivano agli 82.384 euro l’anno della Provincia Autonoma di Bolzano, ai 62.439 della Campania, ai 60 mila e più di Lazio, Valle D’Aosta, Sicilia e Calabria. Siamo ultimi in Italia, quindi orgogliosamente primi!”. A fronte di tutto ciò la maggioranza a palazzo Ferro Fini considera sempre più urgente la riforma sanitaria e a fine ottobre ha depositato in Commissione Sanità un maxi-emendamento sul testo di legge Azienda Zero. “Il testo è il risultato di un importante lavoro di ascolto che ha visto coinvolte tutte le realtà della Sanità e del Sociale veneto, con particolare attenzione alle proposte che ci sono arrivate dagli amministratori locali – annunciano i capigruppo di maggioranza, Silvia Rizzotto, Nicola Finco, Massimi-

liano Barison, Sergio Berlato e Antonio Guadagnini -”. Secondo quanto affermato dai capigruppo la programmazione sanitaria resterà in capo al Consiglio regionale e alla Giunta, come previsto dalla carta statutaria del Veneto. “Per i cittadini non cambierà nulla rispetto agli attuali servizi – sottolineano – anzi, i risparmi ottenuti potranno essere investiti per il miglioramento delle prestazioni e per l’abbattimento delle liste di attesa; l’Azienda Zero si occuperà tra l’altro degli acquisti centralizzati, del modello assicurativo del sistema sanitario regionale, dell’autorizzazione e l’accreditamento delle strutture sanitarie e socio-sanitarie e della gestione del contezioso sanitario; resterà inalterato il ruolo della Conferenza dei Sindaci e la figura del Direttore servizi sociali”. Il maxiemendamento non è piaciuto alle minoranze in consiglio. Il Pd, accusa la maggioranaza di aver modificato, il 75% della proposta di legge iniziale. “Per noi una riforma così radicale e strutturale – ha detto Bruno Pigozzo, consigliere Pd - è possibile solo dopo un’ampia consultazione e dopo l’accordo tra le parti protagoniste. Per questo chiediamo che l’iter del Pdl 23 si fermi e ci sia il tempo utile – potrebbe essere una finestra temporale di un anno o due – per sviluppare una proposta concreta, sostenibile, non fantasiosa e realmente condivisa”.

sPerimentazione sanitaria

Med.it: oltre il Cup

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i chiama Oltre il Cup il progetto sperimentale che partirà a dicembre nell’Ulss 1 di Belluno. Il Progetto, realizzato dal Consorzio per l’Informatizzazione delle Ullss venete Arsenàl.it, prevede la possibilità per il paziente di prenotare direttamente dall’ambulatorio del proprio medico di famiglia le Luca Coletto visite e gli esami necessari, senza più doversi recare personalmente agli sportelli dei Centri Unici di Prenotazione. “Oltre il Cup” è stata una delle principali novità che presentate a MED.it 2015, Fiera dell’Innovazione e delle Tecnologie Sanitarie alla Fiera di Vicenza. “Mentre a Roma tagliano con la mannaia anche i fondi per la digitalizzazione – afferma l’assessore alla sanità Luca Coletto – nel Veneto ci crediamo e investiamo. Prima di tutto lo facciamo sui servizi al cittadino, ma anche guardando alle economie che la tecnologia consente di fare, che poi sono soldi in meno che escono dalle tasche della gente e risorse in più da investire in cure e ricerca”. “Una volta a regìme – fa notare Coletto – ‘Oltre il Cup’ garantirà circa 10 milioni di euro l’anno di economie, che si aggiungeranno ai 19 milioni che si risparmiano già da tempo con la possibilità di scaricare i referti direttamente dal computer o dagli smartphone, e ai 3,3 milioni di minori costi che derivano dall’entrata a regime in tutto il territorio della ricetta digitale. Il conto è pari a 32,3 milioni l’anno di risparmi per l’amministrazione e di minori costi per la gente”.

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Argomento del mese 5 Ulss 14

ità, a pagare saranno i cittadini Inaugurato il nuovo A Chioggia, un reparto all’avanguardia

Cavarzere La struttura ha curato circa 90 pazienti psichiatrici

Dieci anni per la comunità terapeutica protetta

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a CTRP – Comunità Terapeutica Riabilitativa Protetta – della Cittadella Socio Sanitaria di Cavarzere compie dieci anni. Dieci anni di attività dove, dal 2005 ad oggi, sono stati curati circa una novantina di giovani (l’età media degli ospiti si aggira attorno ai 35 anni), di cui ben il 60% è migliorato notevolmente ed è tornato a casa propria tra gli affetti famigliari, mentre il restante 40% ha continuato il percorso riabilitativo offerto dal territorio. “La CTRP – dice la psicologa e responsabile della struttura Francesca Checchin – è stata pensata e ideata in collaborazione con la Ulss 14 di Chioggia in modo che chi vi transita, la viva come una seconda casa”. Non a caso, gli ospiti che ne usufruiscono, ci possono abitare fino a due anni. “Le patologie predominanti – hanno spiegato lo psichiatra dell’Ulss 14 Alberto Menardi (importante la collaborazione col dipartimento di Salute Mentale diretto dalla dottoressa Marisa Marcato) insieme alla dottoressa Checchin – sono le psicosi e i disturbi affettivi. Ad ogni ospite viene realizzato un percorso riabilitativo personalizzato, che include una terapia farmacologica e attività di laboratorio eseguite singolarmente o in gruppo”. Nel corso degli anni, la CTRP ha scelto di aprirsi al territorio e, in collaborazione con la Biblioteca comunale e il Centro Giovanile di Cavarzere, ha arricchito l’offerta ai suoi ospiti, organizzando giornate alternative in questi luoghi dove si può accedere gratuitamente ad alcune postazioni internet, si può leggere e fare giochi di società. Importanti anche le collaborazioni col Comune di Cavarzere, la Caritas e alcune Aziende locali. Inoltre, da un paio di anni, la Comunità Terapeutica Riabilitativa Protetta organizza anche un soggiorno estivo di circa una settimana in una località di villeggiatura. “La CTRP della Cittadella di Cavarzere – ha evidenziato il direttore generale dell’Ulss 14 Giuseppe Dal Ben – è un esempio eccellente di potenziamento del territorio anche in campo psichiatrico. Dopo l’acuzie, che viene trattata in ospedale, infatti, c’è bisogno di avere strutture professionalmente preparate ad accogliere i pazienti che non sono ancora pronti a far rientro a casa propria e che necessitano di una riabilitazione. Una sorta di struttura intermedia, efficace e utile per preparare e garantire il rientro nella società”.

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re milioni novecentocinquantamila euro di finanziamento, millecinquecento metri quadrati dotati di tecnologie di ultima generazione. Un segnale controcorrente: in un momento di tagli, a Chioggia si inaugura un Pronto Soccorso all’avanguardia che per struttura e dotazione tecnologica si propone come punto di riferimento per ogni nuovo servizio ospedaliero di emergenza-urgenza in Veneto. La cerimonia lo scorso 9 novembre. “Non può mancare la nostra gratitudine nei confronti della Regione – ha commentato il direttore generale dell’Ulss 14 Giuseppe Dal Ben – e in particolare del Presidente Zaia, che in questi anni ha permesso a Chioggia di fare un vero e proprio salto di qualità. L’aiuto economico è stato importante, direi fondamentale a sostenere il progetto regionale di ammodernamento dell’Ospedale. Non dobbiamo mai dimenticare che siamo una delle principali mete turistiche della regione, e quindi le nostre strutture devono servire un bacino potenziale di milioni di persone. Il nuovo Pronto Soccorso è il risultato di un importante lavoro di progettazione e ampliamento del precedente reparto, dove il punto di forza è stato proprio quello di non essere stati vincolati a degli spazi già esistenti e da riadattare, perché il tutto è stato realizzato ex novo, secondo le più moderne necessità di assistenza e di cura. Un risultato importante che si inserisce all’interno di un progetto di ristrutturazione e riqualificazione dell’Ospedale di più ampio respiro, avviato tre anni fa, con l’obiettivo di restituirlo ai cittadini di Chioggia degno della sesta città del Veneto“. “Non esiste nella nostra regione – ha sottolineato il primario Andrea Tiozzo – un reparto così moderno sia per la sua flessibilità che per la dotazione tecnologica. In pratica un reparto decisamente all’avanguardia per le tecnologie, per come sono stati studiati gli spazi rispettando l’intensità di cura e per l’arredamento tutto su ruote”. Importante anche l’investimento economico: si tratta di un intervento da 3 milioni e 950mila euro, che si somma ai 4 milioni e 700mila euro utilizzati per la realizzazione delle sale operatorie. Le novità del reparto: si passa da quattro a otto ambulatori (contando anche quelli dell’area preesistente) e aumentano anche i posti dedicati all’osservazione breve intensiva (OBI), che da quattro unità diventano sedici. Si tratta di cinque stanze (una dedicata ai presunti casi infettivi che accedono direttamente dalla camera calda, che ospita le ambulanze), ciascuna con due posti letto, più una stanza “mista” con sei poltrone. L’Obi sarà preparato anche ad accogliere con professionalità la fascia di popolazione fragile degli anziani (il cosiddetto “Obi geriatrico”); particolare attenzione è rivolta ai disabili che saranno guidati attraverso percorsi facilitati e ai bambini, con spazio a loro dedicato all’interno della sala d’aspetto. Tutti gli ambulatori medici saranno dotati di tecnologie di ultima generazione per le indagini diagnostiche e saranno collegati in rete all’interno di un sistema innovativo capace di monitorare e valutare l’afflusso al Pronto Soccorso e di gestire le emergenze secondo il livello di gravità, il tempo di arrivo del paziente in Ospedale, il suo stato di salute e la sua storia pregressa (le visite mediche cui si è sottoposto in passato, gli esami clinici che ha effettuato, ecc.); uno strumento modernissimo che ottimizzerà e velocizzerà il servizio di assistenza. Il tutto per garantire un’assistenza con migliori standard di qualità in ambienti di altissima tecnologia. In più, nei nuovi locali è stata allestita la “Stanza di Jacopo”: una stanza dove i familiari di un paziente grave, nell’attesa dell’evolversi del quadro clinico del paziente, possono affrontare il momento di dolore con discrezione e dignità.


6 Economia Occupazione I dati dei Centri per l’impiego relativi al periodo gennaio-giugno 2015

Lavoro, primi spiragli di luce nel Basso Veneziano Dopo sette anni di “passione” si colgono i segnali di una significativa inversione di tendenza per l’area compresa tra Chioggia, Cavarzere e Cona, con un saldo occupazionale positivo pari a 2.085 unità. Nei tre comuni si sono contate complessivamente 6.165 assunzioni di Andrea Varagnolo

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avoro, primi spiragli dopo un settennio disastroso. Il 2015, dal punto di vista occupazionale, è iniziato sotto i migliori auspici e i dati diffusi dai centri per l’impiego confermano un’inversione di tendenza positiva. Migliora, infatti, il saldo occupazionale registrato nei comuni di Chioggia, Cavarzere e Cona. Nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2015, nei tre comuni si sono registrate, complessivamente, per i dipendenti (esclusi quindi gli autonomi), 6.165 assunzioni mentre, nello stesso periodo, le cessazioni sono state 4.080, facendo risultare un saldo occupazionale positivo pari a 2.085 unità. Nello stesso periodo dell’anno scorso, il saldo era pari a 1.900 unità (5.425 assunzioni contro 3.525 cessazioni). Dal 2008 il saldo occupazionale era progressivamente calato e, solo nel 2013, era iniziata a verificarsi una leggera inversione. Che si è confermata quest’anno. Le assunzioni, nei primi sei mesi di

A Chioggia le assunzioni nei primi sei mesi del 2015 hanno superato quelle dello stesso periodo del 2008: 4.995 contro 4.375 quest’anno, in particolare prendendo in esame il Centro per l’impiego di Chioggia, hanno addirittura superato quelle dello stesso periodo del 2008 (4.995 contro 4.375). La situazione di Cavarzere, invece, non fa entusiasmare, e rimane pressoché in linea con gli anni precedenti. Risalita invece a Cona, dove si è registrato un balzo in avanti delle assunzioni. Tornando al Cpi di Chioggia, quest’anno si possono apprezzare più assunzioni nel settore

dei servizi, con 4.550 avvii (nel 2008 erano 4.060) e nel settore dell’industria, con 820 assunzioni, in leggero aumento rispetto agli ultimi anni, anche se ancora lontane dalle 1.185 del 2008. Fotografia molto diversa per l’agricoltura, che dai dati dei centri per l’impiego ha registrato un aumento degli occupati, anche nel periodo di crisi. Chioggia, Cavarzere e Cona, comunque, pagano ancora il prezzo della carenza di

investimenti privati che, nonostante gli annunci, sono ancora assai poco rilevanti. Nel Clodiense, in particolare, l’economia si basa ancora molto sulla pesca, su cui ancora puntano moltissimi giovani, magari ereditando il mestiere dei genitori. La flotta peschereccia, d’altronde, rimane consistente, anche se non si arresta il trend negativo iniziato verso la fine degli anni Novanta. Se nel 1995, infatti, la flotta era composta complessivamente da

475 imbarcazioni, nel 2015 sono scese a 209 unità, meno della metà del 1995. Tornando ai dati relativi all’occupazione, nonostante i timidi segnali di ripresa, il tasso di disoccupazione nella Provincia di Venezia resta ancora elevato. Il tasso complessivo registrato nel 2014, infatti, è pari al 9,4%, contro il 3,5% del 2008. Bisognerà attendere il prossimo anno per sapere com’è andato il 2015. Nel frattempo la città non può che puntare ad incentivare i suoi settori chiave: il turismo, la pesca e l’agricoltura. D’estate la forza lavoro viene assorbita in maniera ottimale dal settore turistico, che dà lavoro anche ai giovanissimi. Ma nel periodo invernale la disoccupazione torna a livelli stellari, nonostante le potenzialità siano vertiginose. In altri termini, anche d’inverno Chioggia potrebbe mostrare i muscoli, ma non lo fa, perché nessuno ha ancora creduto in uno sviluppo complessivo, partendo proprio dal turismo. La speranza, però, non è ancora scemata.

cgia di mestre: nel veneziano il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere sotto il 9%

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alano le ore di cassa integrazione e aumentano i contratti a tempo indeterminato. Pare consolidarsi la ripresa economica e il Nord Est mostra tutte le carte in regola per fare da apripista nel panorama nazionale. Dopo sette anni di crisi ininterrotta, pian piano si sta tornando alla normalità, e le previsioni sull’aumento del Pil per la provincia di Venezia sono di buon auspicio. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, nei primi nove mesi di Paolo Zabeo quest’anno, come spiega l’ufficio studi della Cgia di Mestre, il numero di ore di cassa arresta. integrazione totali autorizzate dall’Inps in “La precarietà rimane ancora molto forte provincia sono scese del 38,4 per cento. È — continua Zabeo — tenendo conto del crollata sia quella straordinaria, che quella in gran numero di imprese turistiche concentrate deroga (-52,5 per cento). Quella ordinaria, lungo tutto il litorale, due assunzioni su però, ha subito un incremento del 9,6 per tre, comunque, sono state siglate con un cento. “Grazie alle decontribuzione totale contratto a tempo determinato. Con un Pil Inps e all’introduzione che per l’anno in corso a delle tutele crescenti In 6 mesi Venezia dovrebbe salire previste dal Jobs act — il 65% dell’1,3 per cento, il spiega il coordinatore di contratti tasso di disoccupazione dell’Ufficio studi della a tempo nel nostro territorio Cgia, Paolo Zabeo — nei indeterminato dovrebbe però scendere primi sei mesi del 2015 i al di sotto del 9 per contratti a tempo indeterminato attivati nella cento. Un’inversione di tendenza che ci nostra provincia hanno raggiunto quota consente di dire che, molto probabilmente, 12.190: il 65 per cento in più dello stesso il peggio è alle nostre spalle”. periodo dell’anno scorso”. Adesso si tratta di capire se i dati positivi Il saldo occupazionale, nei primi sei mesi siano solo un fuoco di paglia o se l’economia di quest’anno in provincia, ha superato quota italiana si sta effettivamente riprendendo, 31.500. Nonostante l’inversione di tendenza tornando pian piano ai livelli precrisi del A.V. positiva, però, la piaga della precarietà non si 2007.


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8 Cavarzere Il caso

Editoriale

Amministrazione e territorio Il Comune di Cavarzere parte con la campagna informativa

Una polizza “cittadina” contro furti e rapine di Ornella Jovane

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na polizza assicurativa collettiva per il risarcimento dei danni causati da furti, rapine ed atti vandalici nelle case. Parte anche a Cavarzere la campagna informativa e di sensibilizzazione da parte dell’amministrazione comunale per informare sulla possibilità di sottoscrizione della polizza che il Comune stipulerà con una compagnia assicurativa finalizzata alla tutela della cittadinanza da furti e rapine. Si tratta di una iniziativa che l’amministrazione di Cavarzere ha deciso di prendere in considerazione per contribuire ad accrescere il livello di tutela dei cittadini e rispondere alle richieste di sicurezza della cittadinanza. Dopo un periodo dedicato ad informare la cittadinanza, il prossimo 5 gennaio partirà la campagna di adesione alla polizza assicurativa. Ci sarà tempo fino al 30 gennaio 2016 per sottoscrivere l’offerta di assicurazione che avrà decorrenza dal 1° febbraio e validità di un anno. Il costo di adesione per ciascuna famiglia residente è di 25 euro. L’assicurazione “copre” e garantisce il risarcimento, in caso di furti o rapine, i beni di proprietà dei componenti dei nuclei familiari che risiedono nel Comune, quali arredamento, attrezzature, vetture, macchinari elettrici ed elettronici, vestiario, oggetti di valore artistico, libri e merci varie fino ad un massimo di 1.500 euro per assicurato. E’ incluso nell’elenco dei risarcibili anche il furto di denaro, fino ad un massimo di 500 euro, purchè sia commesso entro un’ora dall’operazione di prlievo effettuata presso lo sportello della Banca e della Posta. L’assicurazione comprende inoltre i guasti causati dai ladri o a seguito di atti vandalici, fino ad un massimo di 3.000 euro per nucleo familiare e con il limite di 1.000 euro per sinistro.

NEWS

Con 25 euro i nuclei familiari possono assicurarsi per un anno. Dal 5 al 30 gennaio si può sottoscrivere la polizza assicurativa, che avrà decorrenza dal 1° febbraio

Il sindaco Henri Tommasi

Sono invece esclusi i danni da incendi, esplosioni, scoppi, alluvioni. Coloro che fossero interessati potranno ottenere informazioni già dall’inizio di novembre telefonando, in orario d’ufficio, al numero 331.3332251. Per le adesioni, invece, sarà attivo un Ufficio comunale presso palazzo Danielato (al piano terra) nel periodo compreso tra il 5 e il 30 gennaio 2016 che sarà apeto al pubblco dal martedì al sabato, dalle 9 alle 12 e anche il giovedì pomeriggio dalle 15,30 alle 17,30. Il modulo di adesione è disponibile presso l’Ufficio comunale oppure può essere scaricato

dal sito del Comune www.comunecavarzere.it nell’apposito spazio riservato al Progetto sicurezza, nel quale è inserito anche il capitolato della copertura assicurativa e il modulo di valutazione adeguatezza. “Cavarzere non è una realtà particolarmente colpita dai furti e da episodi di microcriminalità - commenta il sindaco Henri Tommasi nel dare avvio alla campagna informativa - ma anche questa iniziativa promossa dall’amministrazione comunale va nella direzione di un progetto di sicurezza che noi vogliamo garantire nel territorio, anche attraverso una risposta efficace ai cittadini contro fenomeni che inevitabilmente creano allarme sociale”.

Basterà la misericordia a salvarci dal malaffare?! di germana urbani* segue da pag.

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Anche qui, nel Veneto bianco, nella terra degli scandali del Mose, la gente è davvero scossa dalle notizie emerse nelle ultime inchieste giornalistiche che hanno evidenziato come in questi due anni anche Papa Francesco non sia riuscito a invertire la rotta di prelati che a volte, come ha detto lui, hanno “una doppia vita”. I fedeli sono davvero delusi. Questo Papa ha smosso i cuori del popolo e ha avviato un processo di riforma che nessuno poteva immaginare fino a pochi anni fa. Così, la gente sta con lui, con Francesco, ma senza dimenticare quanto sta accadendo attorno a lui. Nessuno pensa che sia giusto generalizzare ma ciascuno di noi ha conosciuto almeno uno di quei preti chiacchierati che invece di essere pastori sono stati “carrieristi e arrampicatori”. O peggio, palancai. Figure che non hanno fatto il bene delle parrocchie in cui hanno operato. Che hanno chiesto soldi senza usare la giusta trasparenza per spiegare come li spendevano, che hanno impegnato gran parte delle risorse della parrocchia in opere di restauro così impegnative da non aver più sostanze per altro. E solo per metterci una targhetta con il proprio nome. Ma se prima il malcontento serpeggiava solo tra i parrocchiani delusi, oggi non è più così. E’ lo stesso Papa a chiedere con forza ai parroci di essere poveri tra i poveri. Senza mezze parole punta il dito contro i preti ricchi che invece di servire “si servono” intascando per sé. “Vescovi e sacerdoti vincano la tentazione di ‘una doppia vita’, la Chiesa è chiamata a servire, non a diventare ‘affarista’” ha ribadito in una recente omelia che rimarrà nella storia della chiesa. Parole semplici per un appello importante. Il papa sa bene, infatti, che dal comportamento dei preti di fronte al denaro dipende in maniera decisiva la risposta dei fedeli alla loro azione pastorale. I fedeli al loro prete perdonano il carattere difficile, gli sfoghi amari e anche cose più serie, ma non l’attaccamento al denaro. Perciò piace alla gente questo “povero” Papa che è diventato simile ad un eroe. Il suo popolo lo ama tanto da temere per la sua stessa vita; gli atei e i fedeli di altre religioni lo apprezzano, lo stimano. E tutti si preparano a partecipare al Giubileo straordinario della misericordia. Vien da chiedersi però se basterà la misericordia a salvare l’uomo dal malaffare dilagante.

*direttore@lapiazzaweb.it

Sicurezza idrogeologica

San Gaetano, Stanno per partire i lavori di rinforzo lungo l’argine sinistro del gorzone

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opo i lavori che sono iniziati in località Viola, presso la frazione di Boscochiaro, che interessano l’argine destro del Gorzone, sono in fase di partenza anche quelli relativi alla sponda sinistra, nella frazione di San Gaetano. Fanno parte di quei lavori di consolidamento arginale ed intercettazione delle infiltrazioni lungo il fiume Gorzone, nel tratto compreso tra Anguilllara e Chioggia, previsti nel Provvedimento della Presidenza

del Consiglio, del 23 marzo 2013, relativamente al Piano di interventi urgenti conseguenti agli eventi calamitosi del 10-13 novembre 2012. I lavori da eseguire consistono nell’infissione di palancole “Larssen”, ad intercettazioni delle infiltrazioni lungo l’argine sinistro del fiume per 70 metri presso il centro abitato in località San Gaetano e per altri 150 metri presso le case “cassetta”. E dunque il ripristino della sagoma arginale con la terra di scavo. Il costo

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dell’intervento è di 311.901 euro, i lavori saranno realizzati dall’impresa Cos. Idra srl, di Padova. La durata massima dei lavori è stimata in 120 giorni, ma - tempo permettendo - potrebbero essere anche molto meno. “In merito a questi lavori - ha dichiarato il sindaco Henri Tommasi - c’è grande soddisfazione da aparte dell’amministrazione comunale, visto che questi ultimi due interventi (oltre a quello eseguito circa un

anno fa nel lato destro dell’Adige a ridosso del centro storico di Cavarzere) sono tutti interventi richiesti dall’amministrazione comunale nelle sedi competenti per arginare e risolvere il problema idrogeologico del nostro territorio”. “Spero - prosegue - che il prima possibile siano stanziate ulteriori risorse per eseguire gli ulteriori interventi richiesti, con l’obiettivo di rafforzare i nostri agini, sia del fiume Gorzone che dell’Adige”.

SCHEDA D’ISCRIZIONE NOME

COGNOME

DATA DI NASCITA INDIRIZZO TELEFONO DATA

FIRMA

consegnare presso la sede AVIS di Cavarzere, presso Ospedale Civile - Tel. 0426 316436 (segr. Tel.)


Cavarzere 9 Lavori pubblici L’assessore Sacchetto illustra i lavori di asfaltatura del secondo stralcio

Via Spalato, via al bando per l’affidamento dei lavori di Nicla Sguotti

È

in via di ultimazione la prima fase dei lavori di asfaltatura in via Spalato, oggetto di un intervento che prevede vari stralci. Come evidenzia l’assessore ai lavori pubblici Renzo Sacchetto, l’intervento in corso riguarda il tratto di via Spalato che va dall’intersezione con via Visentin a quella con via Pio La Torre. “Il lavoro – così l’assessore – è eseguito a cura e a spese di Edison Gas che ha l’obbligo contrattuale di ripristinare l’asfalto dopo la posa delle tubazioni a servizio della nuova lottizzazione di via Spalato. Tale intervento di asfaltatura rappresenta solo una prima fase, con ulteriori lavori in programma già dai prossimi mesi”. Sacchetto fa anche alcune precisazioni inerenti il tratto di via Spalato che va dall’intersezione con via Pio La Torre fino al cimitero. “Fino a via La Torre – precisa – si procederà con un’asfaltatura su tutta la larghezza della strada e lì il lavoro sarà definitivo, mentre per il restante tratto di via Spalato l’asfaltatura sarà provvisoria e

servirà a mettere la via in sicurezza. A breve infatti si inizierà ad avviare il secondo stralcio dell’intervento, in accordo al progetto approvato dal Consiglio comunale”. L’assessore evidenzia poi che questo progetto denominato “Secondo stralcio di via Spalato”, dal costo di euro 180mila euro, è realizzato in collaborazione con Polesine acque e pagato compensando i crediti che il Comune vanta con tale società. “Sta per essere pubblicato il bando per l’affidamento dei lavori – afferma – si realizzerà un marciapiede sul lato destro, il taglio degli alberi e la loro sostituzione con altre piante meno invasive. Questa via è molto praticata, molti la usano per fare attività fisica ma soprattutto porta al cimitero del capoluogo e questo intervento permetterà di percorrerla in tutta sicurezza”. L’assessore aggiunge infine che i lavori si concluderanno, completate tutte le opere, con la sistemazione definitiva del manto stradale del tratto che va da via Pio La Torre sino al cimitero, oggetto di un altro affidamento dei lavori.

Via Spalato In alto l’assessore Renzo Sacchetto

NEWS Concluso il processo a Luca Keke Pan. Il sindaco Henri Tommasi

“Assolta Paola Garbin, ha operato correttamente. con coraggio ha dimostrato la propria innocenza”

“S

i è concluso, presso il tribunale di Venezia, il processo ai danni di un’organizzazione criminale che sfruttava l’immigrazione clandestina, la sentenza conclusiva ha fatto registrare parecchie condanne ma ha visto la piena assoluzione della dipendente dello Stato civile del nostro Comune, la signora Paola Garbin, coinvolta nella vicenda”. A parlare è il sindaco di Cavarzere, Henri Tommasi, il quale si sofferma a sottolineare la completa innocenza da parte della dipendente comunale, una delle persone di Cavarzere Paola Garbin coinvolte nelle indagini che hanno avuto come principale protagonista Luca Keke Pan, in un intreccio che aveva al suo centro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della prostituzione. “La soddisfazione – queste le parole del sindaco – deriva dal fatto che questo epilogo rappresenta la fine di un incubo per una dipendente che si è trovata spesso esposta ad una vera e propria gogna mediatica prima di riuscire, con coraggio e caparbietà, a dimostrare la propria innocenza. Ma anche dal fatto che le accurate indagini condotte dagli inquirenti, che hanno minuziosamente controllato molte pratiche presso il nostro municipio in un arco temporale di alcuni mesi, non hanno evidenziato atti illeciti”. Aggiunge che la sentenza ha confermato la correttezza delle operazioni dell’ufficio Stato civile di Cavarzere e in particolare della dipendente Paola Garbin. “Ha lavorato correttamente – afferma Tommasi – nel pieno rispetto della legge, garantendo ai cittadini un servizio adeguato e regolare. Esprimiamo a Paola Garbin e a tutto l’ufficio di Stato civile e dei Servizi demografici la nostra piena soddisfazione per la positiva conclusione della vicenda, che sancisce definitivamente la correttezza dell’operato dei nostri uffici e l’onestà e la professionalità di chi quotidianamente vi lavora”. N.S.

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10 Cavarzere Il caso La consigliera Marzia Tasso e Martina Ruzza (Movimento 5 Stelle) chiedono al sindaco di fare chiarezza

Ipab Danielato, quale futuro dopo la ristrutturazione?

La risposta del sindaco

“Riforma delle ipab, inevitabili. Non ci sarà fusione con Merlara”

Chiedono chiarimenti sul futuro numero di ospiti, sulla eventualità di unificare la struttura cavarzerana con quella di Merlara, in virtù del fatto che il direttore è lo stesso di Nicla Sguotti

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l futuro dell’Ipab “A. Danielato” di Cavarzere è l’oggetto di un’interrogazione al sindaco della consigliere Marzia Tasso e di una nota scritta da Martina Ruzza, attivista del Movimento 5 Stelle di Cavarzere. I due documenti si concentrato sull’attuale situazione dell’Ipab “A. Danielato”, in relazione al progetto in corso di realizzazione per la ristrutturazione e alla luce dei cambiamenti in atto a livello di programmazione regionale. Marzia Tasso, consigliere di opposizione, chiede al sindaco di conoscere quali atti ha intenzione di assumere l’amministrazione comunale dopo aver saputo che la “Danielato”, che ospita oggi 70 persone, a ristrutturazione compiuta non potrà averne più di 90. Chiede di sapere anche se esiste una proposta di unificare l’attuale struttura

Marzia Tasso cavarzerana con l’Ipab di Merlara, in considerazione del fatto che l’attuale direttore è incaricato di svolgere la sua funzione in ambedue le strutture. Domanda poi al sindaco quali azioni intende intraprendere in relazione alla trasparenza amministrativa, per verificare “l’utilizzo coerente del lascito Danielato e di tutti i lasciti effettuati nel corso del tempo” alla struttura. Il Movimento 5 Stelle ricorda invece che un progetto di legge regionale prevede la trasformazione in Aziende pubbliche di servizi alla persona per le Ipab

auguri Il sindaco Henri Tommasi le ha fatto gli auguri a nome dell’amministrazione

con più di 120 posti letto e volume dei ricavi degli ultimi tre anni non inferiore a 4milioni e mezzo di euro. “Alle strutture come quella cavarzerana – evidenzia Martina Ruzza – dovrebbe toccare diversa sorte e potrebbero venire privatizzate, ci chiediamo se, visto che la proposta di legge permette la fusione o il raggruppamento delle Ipab, con chi si fonderà la Danielato. Abbiamo appreso che vi sarebbe addirittura la proposta di unificarla con la casa di riposo di Merlara, perché l’attuale direttore è incaricato di svolgere

la sua funzione in entrambe le strutture”. L’attivista 5 Stelle prosegue con una serie di interrogativi su tale doppio incarico. “Vorremmo sapere se il direttore svolga questa seconda mansione nel proprio tempo libero o se vi sia una riduzione del tempo lavorativo dedicato all’Ipab di Cavarzere – scrive Ruzza – in questo caso, se al direttore avanza tempo da dedicare a un’altra struttura, è lecito chiedere se era il caso di fare un concorso per un direttore a tempo pieno, in più ci domandiamo se a un minore impegno dedicato alla casa di riposo di Cavarzere corrisponda una riduzione del compenso”. Infine Ruzza esprime la contrarietà del Movimento 5 Stelle rispetto a qualsiasi ipotesi di privatizzazione dell’Ipab “A. Danielato” e chiede al sindaco e al Cda garanzie atte a preservare il patrimonio dell’ente.

Società e servizi

Emanuele Pasquali apre Un punto di ascolto per aiutare i cittadini. darà consulenza a chi ne ha bisogno

nonna adelina ha compiuto 101 anni; da giovane non si perdeva una festa

A

farle gli auguri è arrivato anche il sindaco di Cavarzere, Henri Tommasi, per una ricorrenza davvero speciale: i suoi 101 anni. La signora Adelina Bernardinello ha festeggiato il 30 ottobre questo importante traguardo e a portarle gli auguri da parte dell’amministrazione comunale è arrivato anche il primo cittadino. La signora Adelina vive oggi nella frazione di Boscochiaro Nonna Adelina con ma fino a qualche anno fa, precisamente fino al 2000, il sindaco Henri Tommasi viveva in via Torricelli, nel capoluogo. Il sindaco Tommasi le ha portato anche un bel mazzo di fiori, un omaggio che idealmente le fa tutta la città di Cavarzere, e la festa per lo speciale compleanno di Adelina è stata resa ancor più bella grazie alla torta di compleanno, fatta preparare dalla nipote della signora, che si chiama Adelinda. Molte sono state le persone che hanno fatto visita ad Adelina nella giornata del suo compleanno, anche i giornalisti sono passati a salutarla e le hanno chiesto quale sia il segreto della sua longevità. Nonna Adelina ha accolto tutti con un sorriso e a rispondere per lei è stata la nipote. “Da giovane non si perdeva nessuna delle feste da ballo che si organizzavano nei dintorni – ha detto la nipote – è sempre stata molto attiva e ha continuato a cucinare lei la polenta, fino all’età di 95 anni”. Una giornata davvero speciale quella del 30 ottobre per Adelina, felice di salutare con un sorriso le tante persone che le hanno fatto visita. N.S.

U

n punto di ascolto riservato ai cittadini per essere loro di supporto, questo l’intento di Emanuele Pasquali, consigliere comunale di minoranza, che a fine ottobre ha inaugurato un suo ufficio nel centro di Cavarzere. “È un’iniziativa – così Pasquali – che da tempo desideravo realizzare, sarà possibile avere una consulenza sulle agevolazioni per le famiglie, informazioni sulla compilazione di documenti di vario genere, indicazioni per sapere a chi rivolgersi per le varie necessità che si presentano nella quotidianità, il tutto senza alcuna richiesta né di tessere né di alcun tipo di contributo economico”. In molti hanno partecipato alla cerimonia di inaugurazione dell’ufficio nel pomeriggio di sabato 24 ottobre, alla quale erano stati invitati diversi esponenti politici e i rappresentanti delle varie realtà associative della città. Era presente il sindaco di Chioggia, Giuseppe Casson, mentre non sono arrivati a Cavarzere il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e l’onorevole Andrea Causin, la cui presenza veniva annunciata

Il taglio del nastro del punto di ascolto nei manifesti che pubblicizzavano l’evento di inaugurazione. Causin ha però fatto in tempo ad arrivare in città in tarda serata e ha voluto rilasciare alcune dichiarazioni sull’iniziativa di Pasquali. “L’iniziativa di Pasquali – ha detto – dimostra come deve essere la politica: non una divisione tra chi è di destra o di sinistra, o tra chi appartiene a un partito piuttosto che a un altro, ma un servizio che si mette a disposizione di tutti”. Dopo l’inaugurazione anche Pasquali ha espresso qualche riflessione sul suo progetto. “Le tante persone che mi hanno fatto visita durante l’inaugurazione e soprattutto i loro commenti – queste le sue parole – mi hanno confermato come la gente abbia bisogno di essere ascoltata, di sentire la vicinanza di un mondo politico che sembra sempre più lontano dalle esigenze delle persone, anche nella nostra città. L’ufficio sarà aperto il mercoledì dalle 9.30 alle 11.30, il venerdì pomeriggio dalle 15.30 alle 18.30 e anche su appuntamento”. N.S.

Il sindaco Henri Tommasi

N

on ha fondamento l’ipotesi di unificazione dell’Ipab di Cavarzere con quella di Merlara, a dirlo è il sindaco Henri Tommasi che risponde punto su punto all’interrogazione presentata da Marzia Tasso, consigliere di minoranza, la quale aveva rivolto al sindaco alcune domande sul futuro del centro residenziale cavarzerano. “Come da delibera pubblicata sul sito istituzionale dell’Ipab – così il sindaco – è stata sottoscritta una convenzione per la gestione associata della sola figura del direttore, tali convenzioni avvengono in tutte le amministrazioni pubbliche, anche il Comune di Cavarzere vede la condivisione di personale con altri enti. Pur convinto che questi strumenti siano utili per i risparmi e i vantaggi che comportano per le amministrazioni pubbliche, non mi risulta comunque che l’Ipab Danielato abbia intrapreso percorsi di fusione, eventuali scelte di questo genere con altre realtà assistenziali comunque devono essere valutate anche dal Comune”. Per quanto riguarda il patrimonio dell’Ipab “Danielato” il sindaco afferma che esso è amministrato secondo la legge e non vi è in corso alcun procedimento che possa metterlo a rischio, come processi di dismissione o alienazione. “Sappiamo che l’impiego di questi ultimi anni – queste le parole del sindaco – con la nuova amministrazione, ha garantito introiti superiori a fronte di procedure finalmente ad evidenza pubblica e non più su base di contratti o proroghe certamente meno trasparenti, competitivi e quindi remunerativi, a vigilare sui patrimoni delle Ipab è anche la Regione”. Il primo cittadino si sofferma inoltre sulla riforma delle Ipab, dicendo che essa rappresenta un passo fondamentale per il futuro di queste strutture in Veneto. “Per procedere alla trasformazione c’è un anno a partire dall’approvazione della legge e non solo della presentazione della proposta – così Tommasi – c’è tempo ma non troppo e, come già accennato con il Cda, sarà opportuno che tale discussione venga affrontata pubblicamente a Cavarzere non appena saranno chiari tutti gli aspetti di questa riforma. Invito tutte le forze politiche ad affrontare il tema evitando informazioni scorrette o atte a suscitare inutili polemiche, i motivi per confrontarci ci sono, evitiamo di aggiungerne altri che non N.S. esistono allo stato delle cose”.


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12 Cavarzere Il Centro sollievo Il mondo del volontariato di Cavarzere e Cona insieme con le istituzioni

Un sollievo per i malati di Alzheimer

Sei mesi di attività per la struttura che ospita una ventina di persone. I volontari si occupano di creare uno spazio dedicato all’incontro e alle attività ricreative di Nicla Sguotti

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ei mesi di attività, un prezioso servizio quello del Centro sollievo di Cavarzere, nato grazie alla collaborazione tra il mondo del volontariato di Cavarzere e Cona e le istituzioni. Nella sede del Centro si concretizza un aiuto alle famiglie che assistono a domicilio persone con decadimento neuro-cognitivo e con l’Alzheimer in fase iniziale. L’associazione capofila è l’Auser e le associazioni che prestano attività presso il centro, compreso il trasporto degli ospiti, sono Unitalsi, Anteas, Auser, Comitato cittadino di Rottanova, Comitato cittadino di San Pietro e Gruppo Speranza di Cona. Il Centro ospita una ventina di persone divise in due gruppi, uno alla mattina e uno al pomeriggio, per tre ore al giorno. In queste ore volontari preparati accolgono gli ospiti in uno spazio dedicato all’incontro, in nome dello stare bene attraverso attività ricreative, musica, arte e gioco. “A sei mesi dall’apertura – così l’assessore al sociale Heidi Crocco – possiamo dire con grande soddisfazione che il Centro sollievo sta lavorando benissimo, grazie alla collaborazione delle associazioni e alla grande motivazione di ogni singolo volontario. L’obiettivo del progetto è anche quello dare ai familiari qualche momento di

NEWS

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L’assessore Heidi Crocco: “Il Centro sollievo sta lavorando benissimo, grazie alla collaborazione delle associazioni” pausa dal costante impegno di assistenza, oltre che supporto emotivo”. In aumento il numero degli ospiti, tanto che sono state aumentate le aperture del centro, da due volte a settimana a quattro su richiesta dei familiari e degli ospiti stessi, che trascorrono le ore di attività tra chiacchiere, canti e laboratori didattici. “Il progetto è finanziato per tutto il 2016 – afferma l’assessore – spero tanto possa

La sede del Centro Sollievo

esserlo anche negli anni successivi perché per il nostro territorio rappresenta una risorsa importante e un servizio fondamentale per tutte quelle persone e famiglie che convivono con questa malattia. Un plauso va a tutti i volontari coinvolti perché senza di loro non sarebbe stato possibile dare vita al Centro sollievo, un ringraziamento particolare alla coordinatrice Floriana Nicolè per l’impegno e la professionalità”.

Aree rurali

Chiude il gal “antico dogado”, dal 2002 si occupava di sviluppo del territorio

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hiude il Gal “Antico Dogado” e il ora in decine di misure a favore dei Comuni, territorio dice addio allo sviluppo delle delle aziende agricole, dell’ambiente, del aree rurali. Oltre un centinaio i progetti turismo rurale e del recupero del patrimonio finanziati solo nell’ultima programmazione edilizio rurale. Con i suoi trenta soci (pubblici 2007-2013, con l’assegnazione di risorse e privati) rappresentava un’area di 800,55 per quasi 5 milioni di euro che hanno Kmq (e 148 mila abitanti) distribuita su movimento oltre 10 milioni di euro di tredici comuni, sette padovani (Arzergrande, investimento totale. Un volano economico Bovolenta, Candiana, Codevigo, Correzzola, senza pari per questa area geografica. Pontelongo e Terrassa Padovana) e sei La Corte Benedettina e le scuderie di veneziani (Chioggia, Cavarzere, Cona, Correzzola, il Casone Azzurro di Arzergrande, Campolongo Maggiore, campagna Lupia la Villa Foscarini Erizzo e il nuovo museo e Mira). Decisiva la scelta della Regione di Gesta di Pontelongo, la Loggetta di tagliare il numero dei Gal veneti (ridotti da Candiana: sono solo alcuni dei beni del 14 a 9) e soprattutto di escludere dalla nuova patrimonio artistico programmazione che solo grazie a Con i suoi trenta soci 2014-2020 questi finanziamenti rappresentava un’area quelli a carattere è stato possibile di 800, 55 kmq distribuita interprovinciale. recuperare. Per su 13 comuni, “Una scelta non parlare anche padovani e veneziani assurda quella dei tanti privati della Regione che grazie ai finanziamenti hanno potuto esordisce il presidente dell’Antico Dogado, riconvertire fatiscenti casolari e tenute Iacopo Giraldo - che ha fissato sulla carta agricole in agriturismi, b&b, fattorie dei limiti territoriali in un momento in cui didattiche e aziende biologiche. Insomma si ovunque si parla invece di eliminare le tratta di un brutto colpo per l’economia locale provincie e istituire le città metropolitane”. che vede svanire di punto in bianco ciò che “L’amarezza è grande - continua - perché di buono era stato seminato in tredici anni di eravamo il Gal da più tempo in attività e il attività. L’ennesima batosta per un territorio solo interprovinciale, oltre ad essere l’unico già ai margini, ora privato anche dell’unica con un avanzo di gestione, frutto di una struttura organizzata e funzionante capace gestione oculata delle risorse assegnate e di offrire sviluppo, sostegno e promozione capace di fare economie di scala”. “Una turistica e culturale. Associazione senza perdita dovuta anche a una scarsa volontà fini di lucro, l’Antico Dogado dal 2002 si politica a livello locale - aggiunge polemico, occupava dello sviluppo rurale del territorio - mi batterò comunque perché in fase di della Laguna Sud veneta e del suo entroterra liquidazione almeno le risorse già assegnate attraverso il recepimento a livello locale di rimangano nel territorio”. iniziative comunitarie, nazionali e regionali in Alessandro Cesarato materia di Sviluppo Rurale, tradotte sino ad

Un finanziamento regionale di quasi 59mila euro per Chioggia, Cavarzere e Cona

Nella ex casa del pescatore il nuovo sportello antiviolenza, per dare assistenza alle donne

n nuovo sportello antiviolenza per Chioggia, Cavarzere e Cona. Il progetto sarà presto operativo, grazie a un finanziamento regionale. Lo scopo è quello di dare assistenza alle donne e ai figli vittime di violenza psicologica, sia a casa che nei luoghi di lavoro. I locali che ospiteranno lo sportello saranno quelli dell’ex casa del pescatore, in zona Tombola, a due passi dal centro storico di Chioggia. A dare l’annuncio dell’avvio imminente del nuovo servizio, l’assessore alle Pari opportunità Alessandra Lionello.

Chioggia è riuscita a fare squadra in maniera ottimale con i comuni di Cavarzere e Cona. Per la realizzazione del progetto la Regione ha assegnato, nel primo semestre di quest’anno, un contributo di euro 58.883,76. Con l’apertura del centro antiviolenza, verrà garantita alle donne vittime di violenza, la tutela e il sostegno con l’auspicio che possano “ripristinare la propria inviolabilità”. “Si potrà anche costruire ed affermare una cultura contro la violenza sulle donne, attraverso interventi di prevenzione e

1 al d a l 1 9o5s e r v i z i o vostr

sensibilizzazione — spiega l’assessore Alessandra Lionello — Il progetto già approvato dalla Regione del Veneto, prevede l’attivazione e il rafforzamento di una rete territoriale a contrasto della violenza di genere e per la promozione di buone prassi in stretta sinergia con l’Ulss 14, facilitando l’accesso al consultorio familiare e con l’attivazione con carattere d’urgenza del coordinamento dell’Uvdm, per la predisposizione dei progetti assistenziali in favore delle vittime di violenza”. A.V.

L’assessore Alessandra Lionello

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Frazioni 15 Rottanova Gran premio di moutain bike del 25 ottobre valida per il Trofeo d’autunno

Oltre 300 bikers ai nastri di partenza: un successo

Molti gli spettatori lungo il percorso, complessivamente di 8,5 km, uno dei più difficili con ben 41 rampe da affrontare e un notevole dislivello. Il presidente del Comitato cittadino Graziano Garbin ha ricordato Severino Tasso, al quale la corsa era intitolata di Nicla Sguotti

Nella foto in alto la partenza, in quelle sotto il podio primo Dei Tos, Visnelli e Pallaoro; il podio femminile e il momento di ricordo di Severino Tasso

E

dizione numero ventuno di successo per il Gran premio di mountain bike tra Adige e Gorzone, promosso a Rottanova dal Comitato cittadino. Oltre trecento bikers ai nastri di partenza nella giornata di domenica 25 ottobre per la gara che è stata l’ultima tappa del Trofeo d’autunno. Molti gli spettatori lungo il percorso, complessivamente di 8,5 km, uno dei più difficili con ben 41 rampe da affrontare e un notevole dislivello. Presenti gli atleti della Cicli Olympia con Dei Tos, Pallaoro, Dalto e l’emiliano del team Torpado Visinelli, per l’occasione c’era anche il velocista dell’Androni Marco Benfatto, ospite d’onore. Prima di dare inizio alla gara il presidente del Comitato cittadino, Graziano Garbin, ha ricordato l’amico Severino Tasso, al quale la corsa è intitolata. Anche il Comitato regionale veneto era presente con il consigliere Bevilacqua e il presidente provinciale lagunare, insieme all’assessore allo sport di Cavarzere, Paolo Fontolan. Quattro le tornate per i primi della classe con tempi attorno ai 20 minuti a giro, forcing iniziale con un quintetto composto dai due atleti della cicli Olympia, Dei Tos e Pallaoro, Visinelli del Torpado Carraro e Benfatto a chiudere, segue leggermente staccato Dalto con un terzetto under composto da Roccon-Sartena e Segat, leggermente staccati Bressan e De Bona. I primi a concludere, con un solo giro e tempo attorno ai 22 minuti, sono il bellunese dell’Agordina Mezzacasa Tommaso, Mariutti Tomas della Bike Tribe, terzo assoluto e primo del secondo anno, la femminile conferma per Martina Valeri del Velo Club Meduna. Alla seconda tornata, la conclusione tocca agli Allievi: Raizzaro del Barbieri e Vantaggiato dei Velociraptors primi della classe, la Tovo mostra classe certosina tra le ragazze, Specia e Favrin a chiudere. Il terzo giro conclude la gara per gli junior con un testa a testa tra Molinari e Zordan, la spunta il friulano della Caprivesi con un bel spunto per il veronese del Barbieri un ottimo argento solo bronzo per il promettente Cerisara del Velo ClubTorrebelvicino. Tocca pure ai Master 5 e Master 6 con un superlativo Morandin dei Pedali di Marca e Borsato dell’Este bike, colpo di scena nella femminile si aspetta l’arrivo della Teso, la maglia è la stessa ma la protagonista cambia è la Monica

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Santello della Salese ad alzare le braccia al cielo e a consegnare al presidente Tomaello la centesima vittoria stagionale. A lei la prima affermazione al Trofeo, la seconda è la Teso con un argento che vale oro, podio completato dall’ex tricolore Troldi della Cicli Olympia. Le ragazze Junior vedono la Prataviera dei Pedali di Marca anticipare la Pilat del Victoria bike. Nel gran finale è Dei Tos ad anticipare tutti, argento per Visinelli e bronzo per Pallaoro. Tra i master Elite il primo della classe è l’atleta di casa Gianluca Giraldin della Salese, prova maiuscola la sua, dopo quella precedente a Sant’Anna si conferma profeta in patria, il podio completato da Rossi dell’Adria bike e Marson del bike Tribe. Nei Master1 ancora una conferma con Piva della Salese, Bisetto e Pittino a completare il podio. Nei Master 2 una nuova vittoria per l’atleta dello Spezzotto, Nicola Terrin, oltre due i minuti su Simion e De Marchi. Nei Master 3 duello Kogler-Battistello ed è quest’ultimo a vincere, podio completato da Cazzaro e Ranzato. Nei Master 4 era previsto il ritorno da parte del trentino Alverà dell’Olympia, quasi accompagnato dal duo Zero 5 con Borriello e Pasquali.


16 Cona Conetta I profughi nella ex base militare. La visita degli europarlamentari Daniele Capezzone e Remo Sernagiotto

Il sindaco Panfilio: “Per la comunità solo oneri” Il primo cittadino chiede l’importo compensativo previsto dalla convenzione per la comunità di Cona che invece è stato messo a disposizione di progetti per l’integrazione di Martina Celegato

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i è tenuta sabato 24 ottobre scorso la conferenza stampa che ha seguito la visita presso l’ex base militare a Conetta degli Europarlamentari Daniele Capezzone e Remo Sernagiotto con la senatrice Cinzia Bonfrisco accompagnati da Leo Padrin, il sindaco Alberto Panfilio ed il vice sindaco Fabio Fontolan. “E’ stata una situazione contingente che ci ha permesso di avere maggiore visibilità e di poter portare avanti le nostre richieste su scala nazionale” ha affermato a riguardo il sindaco Alberto Panfilio. “Questa visita ci ha dato modo di rivendicare come all’interno della convenzione doveva essere presente un importo compensativo (2,5 euro al giorno) in termini di servizi per la comunità di Cona, che sta ospitando i profughi, importo che invece è stato messo a disposizione per la realizzazione di progetti volti all’integrazione e all’occupazione degli stessi profughi. Quindi alla comunità di Cona non

Dall’opposizione Antonio Bottin: “Indispensabile pianificare un’accoglienza diffusa, necessaria una cabina di regia regionale” La base di Conetta e alcuni profughi con il sindaco arriverebbe nulla se non un onere, difficilmente realizzabile, come quello di creare progetti per 300 e più persone. Con questa visita ho avuto modo di consegnare le richieste che può avere questo comune in termini di servizi per la popolazione”. Il nocciolo della trattativa, ha ribadito Panfilio, non sta nella questione profughi sì o profughi no, sulla quale si è già molto discusso, bensì sulle compensazioni per la comunità di Cona. A riguardo della questione si è espressa anche la minoranza consiliare attraverso Antonio Bottin che afferma “La situazione creatasi in questi mesi ha messo in luce le difficoltà che hanno le Prefetture e

le preoccupazioni della cittadinanza. Come Gruppo Consiliare di minoranza abbiamo sempre ritenuto necessario ed indispensabile che ci si debba impegnare per pianificare una accoglienza diffusa” ripercorrendo le attività degli ultimi mesi Bottin racconta “Abbiamo cercato la collaborazione del Partito Democratico, prima a livello Zonale, Chioggia, Cavarzere e Cona con la coordinatrice Silvia Vianello, poi con i Consiglieri Regionali Francesca Zottis, Bruno Pigozzo e Piero Ruzzante per predisporre una Mozione e/o Progetto di Legge Regionale perché dalla cabina di regia si possa avviare una distribuzione equa dei migranti in funzione del numero

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degli abitanti (2 migranti per ogni mille abitanti). Ora coinvolgendo anche il Consiglio Metropolitano con Elisa Fabian. Siamo impegnati nel far conoscere la situazione e condividere il più possibile la situazione di Conetta. La proposta di suddividere i profughi in modo diffuso consente un minor impatto sociale ed una migliore integrazione nei territori. Anche il Prefetto Morcone ha evidenziato che casi come quello di Cona non si devono ripetere e che i sindaci non possono dire non voglio fare accoglienza perché i Prefetti glieli manderanno lo stesso.

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Abbiamo avuto modo di incontrare anche la Cooperativa che gestisce la ex Base di Conetta e la stessa si è resa disponibile per sottoscrivere un protocollo d’intesa per l’impiego volontario dei migranti per attività socialmente utili così come sta già avvenendo in diversi comuni”. Concludendo Bottin afferma “La situazione a Cona, visti i rapporti tesi tra Prefetto e sindaco, non sembra per il momento favorevole a tale accordo, ma contiamo che nel breve tempo ci sia anche questa possibilità perché tali presenze diventino un’opportunità per il nostro territorio”.

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18 Cona Monsole Tra salute, paesaggio e sport

Nordic Walking, una camminata per riscoprire il territorio

NEWS Animali abbandonati

Ha riaperto il parco zoofilo in località Frapiero

Lo scorso 24 ottobre una iniziativa che ha coinvolto oltre 250 persone di Nicola Ruzza

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n’iniziativa all’insegna del benessere e della riscoperta del contatto con la natura quella che si è svolta sabato 24 ottobre a Monsole di Cona e che è stata accolta con favore da moltissimi cittadini e anche da un buon numero di abitanti delle aree limitrofe: il numero dei partecipanti, infatti, è stato di circa 250 persone. La manifestazione, denominata “Nordic Walking nel bosco di noci. Immergiti, scopri, vivi”, è iniziata con il ritrovo alle 15.30 presso la Corte Gemma dove gli organizzatori hanno presentato brevemente l’attività del Nordic Walking – la camminata con appositi bastoni che sta riscuotendo un successo sempre maggiore in Italia e all’estero – nonché l’area, immersa tra i noceti, nella quale si sarebbe svolta la passeggiata successiva. Mezz’ora dopo il folto gruppo, guidato da un agronomo dell’azienda ospitante, è partito per un tour naturalistico di 8 km, che è stato affrontato da alcuni con la tecnica del Nordic Walking, da altri semplicemente camminando, altri ancora si sono fatti accompagnare dal proprio cane: coloro che hanno

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La locandina della manifestazione “Nordic Walking nel bosco di noci. Immergiti, scopri e vivi” praticato la camminata con i bastoni, poi, hanno usufruito della consulenza di un’istruttrice molto preparata. Al termine dell’incantevole percorso, i partecipanti

hanno potuto godere di un gustoso buffet di dolci e prodotti salati a base di noci. L’evento era gratuito, tuttavia i presenti potevano offrire una donazione a favore dell’asilo di Pegolotte.

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Il parco zoofilo di via Malipiera

a riaperto il parco zoofilo di via Malipiera in località Frapiero. Si tratta di una delle eccellenze venete nel campo del recupero di animali abbandonati o randagi e della custodia temporanea di quelli d’affezione. In un terreno privato di oltre trenta mila metri quadri in isolata campagna, la struttura è capace di ospitare molti esemplari. Il rifugio si appoggia all’associazione “Parco Zoofilo di Frapiero”, il cui quadro direttivo fa capo alla famiglia Dondi Dall’Orologio, da decenni impegnata nella salvaguardia e nella tutela dei diritti degli animali. La struttura prevede moltissimi box per gli animali, anche riscaldati nei casi di cucciolate, e una grande disponibilità di spazi all’aperto. Si avvale inoltre di un veterinario che settimanalmente effettua una visita di controllo per tutti gli animali presenti, con una disponibilità immediata nei casi di urgenza. Tutti gli ospiti sono adottabili: a tal fine, è possibile visitare il parco tutti i giorni, sabato e domenica compresi, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18. A disposizione dei visitatori ci sarà un nutrito numero di volontari. Per informazioni: 348/7732107. Alessandro Cesarato

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Cultura locale 21 Musica Lo scorso 24 ottobre il tradizionale evento organizzato dal Circolo “Amici del Maestro Tullio Serafin” giunto quest’anno alla 37a edizione

Cavarzere fa le cose in grande per omaggiare il maestro Serafin Per ricordare l’illustre direttore d’orchestra si sono esibiti il soprano Giorgia Paci, il tenore Pietro Picone e il baritono Giorgio Valerio. Ospite d’onore della serata il maestro Sergio Fontana, fondatore del Festival lirico di Avenches di Nicola Ruzza

NEWS Rottanova

Dieci anni del coro giovani parrocchiale

Giorgia Paci, Pietro Picone e Giorgio Valerio alla serata d’omaggio al maestro Tullio Serafin

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na folla entusiasta ha accolto il tradizionale Omaggio a Tullio Serafin, svoltosi sabato 24 ottobre a Cavarzere, il concerto promosso dal Circolo “Amici del Maestro Tullio Serafin” giunto quest’anno alla sua 37ª edizione. L’iniziativa, realizzata dall’associazione culturale in collaborazione con l’assessorato alla Cultura, ha avuto come protagonisti tre solisti molto apprezzati dal pubblico e dalla critica, ai quali si sono uniti il Coro Lirico “Città di Faenza” e tre professori d’orchestra. Per ricordare l’illustre direttore d’orchestra si sono esibiti il soprano riminese Giorgia Paci, il tenore Pietro Picone e il baritono Giorgio Valerio con l’accompagnamento dei maestri Monica Ferrini al pianoforte, Nicolò Grassi al violino e Marcella Trioschi al violoncello. Presentatrice dell’evento è stata Nicla Sguotti, musicologa e autrice di “Tullio Serafin, il custode del bel canto”, opera monografica dedicata al grande maestro. Il concerto si è aperto con la Cavatina di Figaro dal Barbiere di Siviglia di Rossini, interpretata dal baritono Giorgio Valerio, ed è poi proseguito con “Benedette queste carte” da L’Elisir d’Amore di Donizetti, aria che ha preso vita grazie alla presenza del soprano Giorgia Paci e del Coro Lirico “Città di Faenza”. A seguire il tenore Pietro Picone, che si è presentato al pubblico con “E lucevan le stelle” da Tosca di Puccini: la serata è proseguita poi con l’esecuzione di alcune delle più belle pagine di Donizetti, Bellini, Rossini, Verdi, Puccini e Leoncavallo. Tra i momenti più significativi della serata la consegna della borsa di studio intitolata a Tullio Serafin a Giada Frigato, violinista e studentessa al Conservatorio “A. Buzzolla” di Adria, nonché l’ingresso dell’ospite d’onore della serata, il maestro Sergio Fontana, fondatore del Festival Lirico di Avenches, manifestazione che egli creò oltre vent’anni fa ispirandosi a quello che il maestro cavarzerano fece nel 1913, dando vita al Festival areniano di Verona. A Fontana il presidente del Circolo Maurizio Braga ha consegnato un riconoscimento per la sua carriera di basso, durante la quale è stato diretto dai più grandi maestri, ma anche per il ruolo di direttore artistico di festival lirici prestigiosi. Una serata ricca di emozioni nel ricordo di Tullio Serafin che sempre portò nel cuore la propria terra d’origine.

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ieci anni di servizio in parrocchia, di preghiera che si fa con gioia canto e lode, ma soprattutto di amicizia e spirito di collaborazione da parte di tutti i suoi componenti, di oggi e di ieri, capaci di rendere davvero speciale ogni occasione per stare insieme. Sono questi i motivi per i quali il Coro Giovani parrocchiale di Rottanova ha deciso di far festa, insieme al parroco don Andrea Rosada e a tutto il paese, per il decennio trascorso dalla sua nascita, un’occasione per ringraziare il Signore del dono dell’amicizia e del canto. È una grande famiglia quella del gruppo corale giovanile di Rottanova, cresciuta in questi anni nutrendosi delle occasioni gioiose e stringendosi in un grande abbraccio nei momenti di profonda tristezza che la comunità rottanovana si è trovata ad affrontare. Il Coro Giovani, formato soprattutto da bambini e ragazzi che nel corso dell’anno liturgico animano le Sante Messe, nasce nel 2005 grazie a un’idea dell’allora parroco don Nicola Nalin, il quale promuove la formazione di una corale di giovani che si renda disponibile al servizio di animazione liturgica in modo continuativo. L’idea trova terreno fertile tra i ragazzi della parrocchia, i quali con entusiasmo mettono insieme le loro forze e abilità formando un piccolo gruppo corale, che fa il proprio esordio nella Santa Messa del giorno di Natale del 2005. Fin dalla sua nascita, il Coro Giovani di Rottanova è diretto da Nicla Sguotti che ne cura tutt’oggi la preparazione. Nel corso degli anni diverse sono state le persone che hanno accompagnato il Coro, contribuendo alla sua crescita dal punto di vista del repertorio e della formazione, tutti giovani musicisti non professionisti che hanno svolto con generosità e costanza il proprio compito. Oggi il Coro Giovani prosegue la sua attività di animazione delle Sante Messe con l’entusiasmo di sempre, consapevole dei propri limiti ma allo stesso tempo felice di poter pregare e dar lode a Dio attraverso il canto. Il Coro Giovani dedica ai suoi primi dieci anni due occasioni di festa, la prima sarà una Santa Messa che i giovani coristi animeranno domenica 22 novembre alle 10,30 nella chiesa di Rottanova. Poi ci sarà un concerto, nella serata di sabato 28 novembre, durante il quale si ripercorreranno idealmente i dieci anni del Coro, con canti, racconti e filmati. La comunità parrocchiale è invitata a partecipare.


22 Sport locale Moto Campionato Italian Dragster Cup, a Modena lo scorso 18 ottobre si è corsa la finale

Il team Gilberto Corse conquista il Campionato Una vittoria nella categoria scooter carenati special 70cc ottenuta grazie al pilota Christian Bello che è rimasto in vetta alla classifica fin dalla prima gara del circuito di Nicola Ruzza

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omenica 18 ottobre all’aeroclub di Marzaglia (Modena) si è svolta la finale del campionato IDC (Italian Dragster Cup): nonostante il freddo, la nebbia e la pioggia il team cavarzerano Gilberto Corse è riuscito a conquistare il titolo italiano nella categoria scooter carenati special 70cc, grazie all’abilità del suo pilota Christian Bello che è rimasto in vetta alla classifica fin dalla prima gara del circuito. Gloria anche per l’altro pilota cavarzerano, Marco Greggio, che si è classificato secondo nella categoria carenati 100cc e quinto tra i carenati special 100cc. Molto soddisfatto il preparatore della squadra Marco Toffanello. “Abbiamo fatto tanti sacrifici, ma abbiamo ottenuto grandi risultati – afferma convinto – i motori sono stati preparati al meglio e di conseguenza hanno funzionato

Gloria anche per Marco Greggio, secondo nella categoria carenati 100cc e quinto tra i carenati special 100cc

molto bene, poi le modifiche e le tarature in corso d’opera sono servite ad affinare il lavoro svolto in precedenza tanto da permetterci di portare a casa l’ambito titolo”. “Non avrei mai pensato di arrivare fin qui – continua Toffanello – in quanto nel 2011 tutto è nato quasi per gioco e

allora partecipammo al campionato del Triveneto ottenendo scarsi risultati, ma il grande impegno, la passione, nonché la presenza di un bel gruppo affiatato hanno permesso al team Gilberto Corse di arrivare in cima ai campionati italiani per due anni consecutivi”. “Volevo ringraziare tutta

NEWS

Podismo. The Runner’s day

oltre 500 podisti all’ottava prova del circuito Adriatic Lng, la gara in memoria di pietro banzato

Piove di Sacco. Campionati Schoolboys

L’autunno porta una pioggia di medaglie alla boxe cavarzere che conquista tre titoli regionali con Abdelhak charkaoui, Matteo zambon e simone padoan

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nche quest’autunno ha portato una pioggia di medaglie alla Boxe Cavarzere: la pugilistica guidata da Nicola Fontolan, infatti, ha recentemente conquistato tre titoli ai campionati regionali Schoolboys nella categoria Youth (17-18 anni) svoltisi a Piove di Sacco. A questa manifestazione, nella quale sono presenti le migliori scuole di pugilato del Veneto, la Boxe Cavarzere si è presentata con quattro atleti in tre categorie di peso: piuma, welter e medio-massimi. Nei 56 kg Abdelhak Charkaoui della Boxe Cavarzere ha vinto la finale prima del limite contro Simone Andreoli della Ruga Verona, mentre negli 81 kg Matteo Zambon (Boxe Cavarzere), dopo aver passato il turno, ha disputato un fuori programma contro Pasquale Conte, un supermassimo molto esperto: nonostante la maggior abitudine al ring e il peso più elevato dell’avversario, il pugile di San Pietro di Cavarzere è riuscito ad ottenere un meritatissimo pari. Infine nei 69 kg, Simone Padoan della Boxe Cavarzere, al suo quinto match, ha perso di misura la semifinale contro Nicholas Marzari (Union Boxe Ring Castelfranco): il pugile allenato da Fontolan, comunque, ha ben figurato alla luce del fatto che il suo avversario ha ben 30 incontri all’attivo ed ha vinto il titolo nel 2013/2014, perciò la sconfitta dell’atleta cavarzerano è da imputare soltanto alla minor esperienza sul quadrato di gara. In ogni caso il titolo in questa categoria di peso è stato vinto da un pugile della Boxe Cavarzere: Riccardo Crepaldi – unico atleta a disputare tre incontri – ha battuto ai quarti Adam Lofti Salhi della Boxe Veronese, in semifinale Abdelrahman Kassem della Ruga Verona in un match che ha avuto il sapore della rivincita, in quanto Kassem aveva

la squadra che mi segue ovunque e mi supporta sempre – conclude il preparatore – cioè Massimo Tedeschi TRTEAM per l’aiuto e la preparazione dei motori che sono sempre scattanti e tutti gli sponsor che permettono questi risultati: Carrozzeria Castello, F.lli Gnocco, la Piazza, Arte Ferro, Almarap

Le premiazioni dei due dentauri rappresentanze, La Distilleria, Autofficina Longhin Fabiano, Autofficina Top Car, Villa Momi’s, Motors racing team, Pes di Lisa, Salone Mirco Martina e Lorella, Clip Art, Locanda i 7 Mari, Autoscuola Adige, Sacam carpenteria metallica, Paola professione capelli e Ristorante Al Caminetto”.

La Boxe Cavarzere al gran completo battuto il pugile adriese nel primo incontro disputato in carriera, ed in finale Nicholas Marzani, “vendicando” il suo compagno di palestra Padoan. Il prossimo appuntamento per la pugilistica cavarzerana è a metà novembre, quando la Boxe Cavarzere organizzerà a Chioggia la fase regionale dei campionati italiani assoluti Élite (il livello più alto nei dilettanti) che si svolgerà nel Palasport “G. Veronese” e che la vedrà impegnata con ben otto atleti (Petro Chiochiu e Mattia Lunardi nei 75 kg, Andrea Pavanello e Samuele Zanchi negli 81 kg, Mattia Bezzon e Pierpaolo Gasparello nei 91 kg, Thomas Busetto e Alex Rossi nei +91 kg), dimostrandosi in tal modo la squadra con il maggior numero di atleti presenti alla manifestazione; infine festeggerà l’atteso ritorno sul ring del professionista Andrea Roncon. Nicola Fontolan desidera ringraziare gli sponsor Eurogielle Sivento, Finpesca, Degre, Belcaro, Life Tree, Sbf servizi di bonifica e facchinaggio per il supporto alla sua associazione sportiva e i tecnici Antonio Penzo e Christian Bezzon che allenano con impegno e profitto gli atleti della Boxe Cavarzere nelle succursali di Chioggia e N.R. Tribano.

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i è svolta il 18 ottobre l’ottava edizione della “The Runner’s Day” (“Memorial Gian Pietro Banzato”, compianto atleta e vigile del fuoco di Cavarzere). La manifestazione podistica, che ha visto impegnati a Cavarzere oltre 500 podisti, era valida come ottava e ultima prova del Circuito Podistico 2015 “Adriatic Lng”. A dare il via alla manifestazione ci hanno pensato i piccolissimi atleti della mini podistica, davvero molto partecipata, seguiti dagli atleti della gara giovanile. A seguire la prova degli Assoluti e Master, con oltre 300 podisti a sfidarsi lungo gli 11,5 chilometri di percorso che si snodava su tre giri cittadini. La gara femminile, nelle sue prime fasi, ha visto l’atleta italo-ucraina Nadya Chubak (Atl. Lugo) marcare stretta la favorita Sonia Marongiu (Valsugana Trentino) che intorno al sesto km di gara ha impresso un’accelerazione al suo ritmo di crociera distanziando man mano l’avversaria. Dopo i quasi 11,5 km del pianeggiante ma tortuoso percorso, la podista di Piove di Sacco ha concluso al primo posto con il crono di 44’07” e alla media chilometrica di 3’53”. Raggiante anche Nadya Chubak, sia per il suo secondo posto che per aver chiuso le proprie otto fatiche previste nel Circuito Adriatic Lng, giungendo sotto l’arco d’arrivo in 44’44”. Ha viaggiato sempre tranquillamente, invece, al terzo posto la portacolori della Salcus, Manuela Magon (48’27”), seguita da Cinzia Fogli (Delta Ferrarese, 49’16”) e da Silvana Ban (Running Comacchio, 49’55”). Nella gara maschile, Michele Bedin, Tiziano Rosati e Saaid El Bouhali hanno viaggiato compatti nel gruppo di testa formato da sette atleti, che si è poi sgranato man mano che i chilometri aumentavano. I tre atleti, soli al comando, sono giunti al traguardo mano nella mano nel crono finale di 39’00”, in ricordo del loro ex allenatore Paolo Fantinato, recentemente scomparso. Alla fine i giudici di gara hanno assegnato la vittoria a Michele Bedin (Vigili del Fuoco Padova), che avendo vinto anche la speciale classifica dedicata ai vigili del

fuoco, ha lasciato il gradino più alto del podio assoluto a Saaid El Bouhali (Spak4 Padova) e il secondo posto a Tiziano Rosati (Podisti Adria). Quarto posto sudatissimo per Riccardo Tosi (Confindustria Rovigo, 39’44”), che ha avuto la meglio solo al fotofinish su Luca Favaro (Salcus, 39’45”). A seguire si sono classificati Omar Pecchielan, Davide Corritore e Daniele Finotti. Le classifiche finali del circuito vedono la vittoria di Nadya Chubak tra le donne e di Benazzouz Slimani negli assoluti maschili. Tra i master under 60 si è registrato il successo di Giovanni Bidese e negli over 60 di Maurizio Marchetti. Alessandro Cesarato


Sport locale 23 Bass fishing A Varese la gara nazionale che ha incoronato col titolo italiano i due atleti veneziani

Gambato e Menotti, sono di Cavarzere i campioni

Una nuova pratica sportiva che arriva dall’America e coinvolge sempre più gli atleti, appassionati del genere, anche in Italia. I due pescatori hanno avuto la meglio sui maggiori esperti a livello italiano di Nicla Sguotti

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i chiama bass fishing ed è una delle discipline di pesca più apprezzate del momento, una vera e propria pratica sportiva che arriva dall’America ma coinvolge sempre più atleti anche in Italia. E i campioni italiani di questo sport sono due giovani cavarzerani, Marco Gambato e Gianni Menotti, che si sono di recente aggiudicati il titolo di Campioni italiani alla gara nazionale di bass fishing da natante motore elettrico a coppie. La gara si è svolta a Varese ai primi di ottobre e i due pescatori di Cavarzere hanno avuto la meglio sui maggiori esperti del settore a livello italiano. La finale era organizzata dalla Fipsas e dall’ItalyBass, il bass fishing è uno sport americano, si pesca il persico trota, denominato black bass, solo con l’utilizzo di esche artificiali. È possibile tenere al massimo cinque pesci al giorno, se si pesca il sesto viene liberato il più piccolo, i pesci sono tenuti vivi

Alcune fasi della premiazione di Marco Gambato e Gianni Menotti all’interno di una vasca, in inglese livewell, presente in ogni barca e la gara dura otto ore al giorno. A conclusione della competizione, i pesci vengono pesati e poi ritornano liberi. “Quella di Varese – raccontano Marco Gambato e Gianni Menotti – era la nostra prima partecipazione a questa competizione, è stata dura perché molti

Karate

Desi Rubini centra l’argento ai campionati italiani

concorrenti sono nel settore da tanti anni ed erano preparatissimi, siamo riusciti a preparare bene la gara, a gestire perfettamente i due giorni e a svolgere un ottimo lavoro di squadra. Abbiamo scalato la classifica, arrivando primi e quindi affermandoci campioni italiani, la fortuna ci ha assistiti”.

La passione di Marco e Gianni per questa disciplina ha però radici lontane, da tempo i due giovani cavarzerani si sono avvicinanti a questa particolare sport e non era la loro prima gara anche se finora non avevano partecipato alla competizione nazionale di Varese. “Ci sono state delle gare di qualifica

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n altro importantissimo risultato va ad incrementare il ricchissimo palmarès dell’Asd Karate Shotokan Cavarzere: Desi Rubini, infatti, ha conquistato l’argento nella 30esima edizione dei campionati italiani cadetti di karate, specialità kumite (combattimento), svoltisi domenica 18 ottobre presso la splendida cornice del PalaPellicone il Centro Olimpico di Ostia. L’atleta cavarzerana, che ha preso parte alla manifestazione nella categoria 66kg, ha dovuto affrontare ben quattro incontri, gareggiando contro le karateke più titolate d’Italia, dando un’ulteriore prova del grande bagaglio tecnico in suo possesso. Nel primo combattimento Desi Rubini ha affrontato Anna Salvetti, una karateka molto preparata dell’Olimpia Karate Bergamo, ciò nonostante l’atleta dello Shotokan Cavarzere è riuscita ad imporsi per 3 a 0 grazie ad una pregevole tecnica di calcio; nel successivo incontro, poi, ha avuto la meglio su Ginevra Legnani dell’AS Spazio Sport di Viterbo con il medesimo punteggio: il match è stato molto tecnico e Desi è riuscita a vincere grazie ad una serie di finte e ad un calcio vincente. In semifinale o, per meglio dire, in finale di pool, Rubini ha incrociato Irene Vanzetti del Cus Torino: dopo un’iniziale fase di studio da parte di entrambe le ragazze, l’atleta cavarzerana ha

in tutta Italia, dalle qual sono uscite le quaranta imbarcazioni finaliste – spiegano – noi ci siamo qualificati nel canale Brian e anche nel fiume Brenta, la finale si è svolta sul Lago di Varese il 9, 10 e 11 ottobre e al termine della gara abbiamo vinto con una pesata complessiva di 7,440 kg”.

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aumentato il suo ritmo della gara, portando varie sequenze di attacchi, ed è riuscita ad imporsi per 2 a 0 grazie a due precise tecniche di pugno. Approdata in finale nel primo pomeriggio, la nostra karateka ha calcato il tatami per affrontare la milanese Carlotta Michelot dell’AS Karate Pozzuolo: la gara è stata combattutissima, con frequenti scambi di tecniche da parte di entrambe le atlete e si è decisa a 6 secondi dallo scadere del tempo, quando la lombarda è riuscita a mettere a segno una tecnica di pugno, vincendo l’incontro per 1 a 0 e aggiudicandosi il titolo iridato. Nonostante ci sia un po’ di rammarico per la distrazione costata cara, Desi Rubini, il tecnico Devis Braggion che l’ha accompagnata nella trasferta fornendole preziosi consigli e il direttore tecnico dell’Asd Karate Shotokan Cavarzere Ettore Mantovan sono molto soddisfatti per l’argento conquistato e per la convocazione al prossimo seminario della Nazionale per Desi: un trampolino di lancio che può aprirle le porte della N.R. Nazionale italiana di karate.

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IL VENETO

in PRIMO PIANO

25 novembre Una giornata di sensibilizzazione perché le vittime siano meno sole

Violenza: nel 93% dei casi il mostro è in casa anche nella nostra regione L’assessore Lanzarin: “Nel 2014 sono stati erogati oltre un milione di fondi pubblici tra finanziamenti statali e fondo regionale per sostenere i centri antiviolenza, le case rifugio e le strutture di secondo livello” di maria pavan

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ono 1.496 le donne che nel 2014 si sono rivolte ai Centri antiviolenza del Veneto, numeri che aumentano di anno in anno grazie anche all’incremento dei servizi di ascolto ed accoglienza sul territorio. Più del 50% di queste donne hanno un’età compresa tra i 30 e i 50 anni e vivono relazioni stabili in cui sono presenti nella maggior parte dei casi figli e figlie minori. Del totale delle donne, il 93% (1397) è vittime di violenza che si consuma all’interno delle mura domestiche, mentre il 7% (99) di queste sono state vittime di violenza extrafamiliare. È quindi quasi sempre all’interno della famiglia che avvengono le violenze per mano del marito/compagno, dove i figli e le figlie sono spesso spettatori e spettatrici, quando non coinvolti direttamente, e perciò vittime di violenza assistita. Questi gli ultimi dati veneti che riguardano questa piaga privata, troppo spesso taciuta, li ha diffusi il Coordinamento dei Centri Antiviolenza del Veneto e cioè delle richieste di aiuto arrivate nel 2014 ai Centri Antiviolenza delle città di Padova, Venezia, Belluno, Treviso, Verona e Bassano del Grappa. “Questi numeri – hanno commentato le responsabili dei Centri – non devono lasciare indifferenti e devono farci riflettere anche sulle politiche che la nostra Regione

propone per il contrasto al fenomeno della violenza maschile sulle donne. Politiche che ogni anno vengono ridiscusse e che vedono un taglio drastico dei finanziamenti, non permettendo così una programmazione che possa rispondere in modo efficiente ai bisogni delle donne. Dal canto suo la Regione ha pubblicato il bando per l’assegnazione delle risorse destinate per interventi di prevenzione e contrasto alla violenza di genere. “Nel 2014 sono stati erogati oltre un milione di fondi pubblici tra finanziamenti statali e fondo regionale per sostenere i centri antiviolenza, le case rifugio e le strutture di secondo livello – specifica Manuela Lanzarin, assessore regionale al sociale – La Regione Veneto, per parte sua, ha confermato l’erogazione anche quest’anno di 400mila euro. Siamo al lavoro per rendere più omogenea e capillare la rete delle strutture, i costi e le modalità di intervento. Attendiamo però di capire se anche lo Stato confermerà anche per il 2015 i 1.440.000 euro destinati al Veneto per i centri antiviolenza: sono fondi indispensabili per dare continuità alle iniziative di accoglienza, protezione e recupero attivati nelle sette province venete dalla collaborazione tra associazionismo, volontariato e istituzioni pubbliche”. Per dare corso ai propositi sopraindicati,

oltre zie oti n 0 0 0 . 12 na: o z a u t della PIÙ O I V I H L’ARC IO DEL AMP TO! VENE

l’assessore Lanzarin ha promosso a Palazzo Balbi un tavolo tecnico di coordinamento per monitorare il fenomeno delle violenze familiari e di genere e fare il punto sullo stato di applicazione della legge. La rappresentanza istituzionale al tavolo di coordinamento dovrà essere rinnovata entro la fine dell’anno, ma intanto l’assessore al sociale, che ne assumerà anche formalmente il coordinamento, ha voluto fare il punto sulle iniziative in corso, le modalità di rilevazione, il grado di copertura del territorio regionale, i progetti in corso, le risorse disponibili. L’incontro ha così fotografato una situazione molto variegata, che tiene conto del lavoro dei Centri anti violenza e di quello di associazioni o altro che si prodigano in quest’ambito. Quel che emerge è che a due anni dall’entrata in vigore della legge regionale di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne la rete veneta delle strutture attivate conta 15 centri antiviolenza, 9 case rifugio e 12 centri di secondo livello. Altri 6 centri antiviolenza sono in via di attivazione nel Padovano, nella Marca e a Chioggia. Complessivamente le strutture che si avvalgono del contributo finanziario della Regione hanno offerto ascolto telefonico a 6 mila persone, incontrato in colloqui di prima accoglienza 1821 donne e ne hanno ospitato 50 (di cui 36 insieme ai loro figli) nelle

Manuela Lanzarin case rifugio e accompagnato in percorsi di reinserimento 77 (di cui 41 con figli minori) attraverso le case di secondo livello. Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza di genere, saranno ricordate tutte le vittime ma anche il grande impegno di coloro che le aiutano ad uscire dall’incubo in cui vivono loro e, spesso, anche i loro figli. In queste giornate di sensibilizzazione, come

ricordano le volontarie dei Centri antiviolenza, occore “raccogliere l’energia per lavorare tutto il resto dell’anno affinché ogni donna possa esser libera nella propria vita. Libera dalle violenze, ma non solo. Libera di essere Donna, libera di poter esprimere la propria individualità e libera di muoversi in una società dove il rispetto reciproco nelle relazioni intime non sia più messo in discussione”.

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Il Veneto in primo piano 25 1 Venezia L’esperienza dal 1994 del Centro Anti violenza del Comune

Oltre 5000 le richieste di aiuto e 100 le donne ospitate Dispone di 2 case rifugio dove la donna può trovare ospitalità temporanea, anche per i propri figli. Attivo il progetto “Punto di ascolto sos violenza” di Alessandro Abbadir

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ono più di 5.000 le donne che si sono rivolte nel corso degli anni al Centro Antiviolenza del Comune di Venezia per cercare di uscire da una situazione davvero pesante. La media è di circa 300 donne che ogni anno si rivolgono per la prima volta a questo servizio. Provengono dal veneziano, ma dal resto del Veneto e si rivolgono al Centro autonomamente o inviate da altri servizi, dalle forze dell’ordine, dal Pronto Soccorso o dal proprio medico di base e da associazioni del territorio. Sono oltre un centinaio poi quelle che hanno trovato ospitalità nelle 2 case del Centro o in altre strutture dedicate. Hanno trovato un rifugio temporaneo che ha permesso loro di sottrarsi da una relazione violenta, in cui quasi sempre l’autore di violenza è il partner o l’ex partner. E’ aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 15 si trova a Mestre in viale Garibaldi, 155/A all’interno del Centro Donna. Ma chi si rivolge al Centro? “L’età media di chi ha chiesto aiuto all’istituzione di viale Garibaldi a Mestre nel 44% dei casi - spiega la responsabile del

Centro la dottoressa Gabriela Camozzi - è compresa tra i 31 e i 45 anni. Il 68% è di nazionalità italiana, il 29% ha un diploma di scuola superiore, il 19% è laureata, quindi il livello culturale conta poco, ma una particolare incidenza ce l’ha l’aspetto economico, dato che il 50% delle vittime ha un’occupazione part time o a tempo determinato, quindi sicuramente instabile”. Nel

Nella città lagunare l’intero mese è dedicato a iniziative e spettacoli sul tema resto della provincia, tanti comuni si sono impegnati aprendo ad esempio Sportelli Donna come a Mira o centri di ascolto contro la violenza di genere a Noale e Mirano. “Il Centro del Comune di Venezia - illustra Gabriela Camozzi - nasce come manifesta esigenza delle donne del veneziano e delle operatrici del Centro Donna, che pongono all’attenzione degli amministratori locali la

necessità di riconoscere il fenomeno della violenza di genere e di offrire uno spazio di ascolto e accoglienza per le donne che subiscono maltrattamenti e violenza. E’stato per lungo tempo il primo e l’unico esempio in Italia di Centro Antiviolenza istituzionale. Da subito il Centro, ha sentito la necessità di dotarsi di una “Casa ad indirizzo segreto” e nell’aprile del 1995, ha ospitato la prima donna veneziana, per una ospitalità temporanea sicura e segreta. Ancora oggi la casa è aperta e ospita donne e bambini”. Ma non solo. Un’altra casa è a disposizione del Centro dal 2009. Anche questa è sottoposta al vincolo della segretezza. Dispone di dieci posti letto per le donne e per i loro figli minori. Preparatissimo il personale che vi lavora. Lo staff è composto dalla responsabile del servizio “Cittadinanza delle donne e culture delle differenze”, dalla responsabile del Centro Antiviolenza, da 3 operatrici di accoglienza (2 assistenti sociali e una psicologa) e da una educatrice. Con il Centro collabora una cooperativa esterna, per la gestione della casa rifugio e della casa

di secondo livello e del progetto “Punto di ascolto sos violenza”. Ci sono 3 consulenti legali messi a disposizione dal Comune di Venezia. Per aiuto si può chiamare il 1522 “Numero Verde Antiviolenza” attivo 24 ore per 365 giorni all’anno. Per ulteriori informazioni scrivere a: centro.antiviolenza@comune.venezia. Sempre a Venezia il Comune ha deciso

di dedicare l’intero mese ad una serie di iniziative e spettacoli per sensibilizzare la cittadinanza su questo fenomeno. Per tutto novembre infine le facciate di Ca’ Farsetti e Ca’ Loredan sul Canal Grande e la fontana di piazzale Giovannacci a Marghera, saranno illuminate di arancione, colore simbolo della “Giornata internazionale contro la violenza alle donne”

Domenica a pranzo si inizia con il Menù Veneziano (specialità tipica del nostro territorio)

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26 4 Il Veneto in primo piano Scuola Il dibattito a Mira organizzato dall’assessorato alle Politiche educative e il 13 novembre il mondo della scuola è in agitazione ancora una volta contro la legge 107/2015

La riforma che non piace al mondo della scuola Civati e i deputati del Movimento 5 Stelle “bocciano” ancora una volta la Buona scuola: non risponde - sostengono - alle esigenze del mondo della scuola e la getta nel caos

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a Buona scuola o la scuola alla buona? Insomma la riforma della scuola, la “legge 107/2015”, anche in queste settimane in cui il piano delle assunzioni dei docenti è arrivato alla cosiddetta fase C, quella che interessa l’organico di potenziamento, continua a non convincere tutti e soprattutto molti insegnanti e addetti ai lavori. Questa posizione critica è emersa chiaramente anche lo scorso 10 ottobre, in occasione della serata di confronto e dibattito, organizzata a Mira, dall’assessorato alle Politiche educative del Comune veneziano, cui hanno preso parte, fra i politici, per il Movimento 5 Stelle i deputati Silvia Chimiento ed Emanuele Cozzolino e la cosigliera regionale del Veneto Erika Baldin, l’assessore comunale Orietta Vanin oltre a Pippo Civati, fuoriuscito dal Pd e ideatore della formazione “Possibile”. La contestazione “politica” alla riforma è sul metodo oltre che nella sostanza, a partire, come ha avuto modo di ribadire anche in questa occasione Silvia Chimiento, dall’atteggiamento di totale chiusura del Governo “che ha rifiutato - so-

stiene - un reale confronto soprattutto con gli addetti ai lavori - gli insegnanti - producendo come risultato finale inaspettato ed evidentemente non voluto un processo di aggregazione nella scuola come da tempo non si vedeva contro la riforma stessa, che viene percepita come un attacco non solo alla scuola ma alla democrazia”. Per chi è stata fatta la riforma? Di fatto, sostiene ancora Chimiento, non risponde a quelle che sono le esigenze del mondo della scuola, a partire dalla stabilizzazione dei tanti docenti precari. “Il piano di assunzione è un bluff - dice -: doveva abolire la supplentite e invece ha catapultato la scuola in un gran caos. Delle 148mila assunzioni sbandierate, di fatto ad oggi se ne contano 36mila, di cui 21mila dai pensionamenti e 15mila posti di sostegno, così come previsto ancora dal precedente ministro. Ci saranno le 55mila assunzioni, previste nella fase C, con cui si collocheranno i docenti stabilizzati in una sorta di limbo, costretti ad uno stravolgimento professionale che li porterà ad insegnare

materie per le quali non sono abilitati. Un piano assunzioni, questo, di cui il Governo si è servito per ricattare il parlamento e la società: l’approvazione della riforma in cambio delle assunzioni sbandierate”. Critiche condivise dallo stesso Civati che sono state fra i motivi, ha spiegato il politico, della sua uscita dal Partito democratico e che hanno ispirato anche uno degli otto referendum per i quali a settembre è partita, senza successo peraltro, la raccolta di firme. Si discute della legittimità della riforma anche in Regione Veneto, ha fatto notare la consigliera regionale Erika Baldin, soprattut-

to in merito alle competenze - in materia scolastica - che dovrebbero essere di pertinenza delle Regioni e su cui il Governo vuole con la Buona scuola interferire. La Buona scuola non è però solo un terreno di scontro politico ma rappresenta un contesto entro il quale gli stessi insegnanti fanno fatica a ritrovarsi e che continuano a criticare. Sotto accusa l’eccessivo potere discrezionale in mano ai presidi, i limiti delle modalità di reclutamento degli insegnanti, la solitudine in cui sono lasciati i piccoli plessi con le loro oggettive difficoltà, le modalità con cui viene trattata la formazione dei

Alcuni momenti del dibattito sulla cosiddetta Buona Scuola, il tavolo dei relatori e il pubblico intevenuto docenti, tema quest’ultimo su cui ha invitato a riflettere Antonio Giacobbi, presidente dell’Associazione professionale Proteo Fare Sapere Veneto. I genitori presenti si sono lamentati invece delle classi, cosiddette pollaio, e hanno espresso preoccupazione sulla ideologia gender. Preoccupazione su cui in blocco tutti gli intervenuti hanno rassicurato: sulla Buona scuola si può dire di tutto, ma non v’è traccia dell’intenzione di introdurre questa ideologia gender. Si tratta semmai di un equivoco creato ad arte da alcune associazioni cattoliche oscurantiste.

il Contenzioso dei doCenti Col diplomA mAgistrAle, giÀ A noVembre ArriVA Al pettine il nodo dei riCorrenti

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A novembre esiste il rischio che l’assetto del corpo docente debba essere in parte rivisto

a riforma della scuola varata dal Gover- che quelli ordinari di praticamente tutte le no Renzi rischia di portare con sé una province italiane, con esiti differenti: alcuni profonda spaccatura nel corpo docenti, a magistrati hanno ritenuto di accogliere i ricorlivello regionale e nazionale. Se in provincia si d’urgenza, mentre altri li hanno rigettati. di Rovigo infatti i prof In particolari, a fine che sono ricorsi al giu- I docenti con diploma agosto, è arrivata una dice del Lavoro sono magistrale ottenuto importante pronuncia un centinaio, con varie prima del 2002 chiedono del Consiglio di Stato, tranche di ricorsi, il nu- di essere inseriti nelle Gae; che decidendo su tre ricorsi che riunivano le mero aumenta via via ricorsi in tutta Italia posizioni di circa 1900 che si sale a un ambito docenti ha accolto la richiesta cautelare alla prima veneto poi italiano. La situazione al centro del difficile con- base dei tre ricorsi, fissando poi l’udienza di tenzioso è quella dei docenti che sono in merito al prossimo 1° dicembre. E’ quindi chiaro che già a novembre nella possesso del diploma magistrale, e non della laurea, ottenuto prima dell’anno scolastico scuola esiste il rischio che l’assetto del corpo 2002. Al momento queste figure professio- docente (stabilito a inzio anno scolastico) nali si trovano escluse dalle graduatorie a debba essere in parte rivisto, in modo da conesaurimento dalla quali andare a pescare per siderare, ai fini degli inserimenti in graduatoria, anche quelle posizioni che non erano le stabilizzazioni prestabilite dal Governo. La questione è estremamente comples- comprese nella prima bozza della ondata di sa e ha interessato sia i Tribunali del Lavoro stabilizzazioni.


1 Voci da palazzo

Voci da palazzo 29

L’intervista Dopo una lunga esperienza amministrativa è approdato in Consiglio Regionale nelle fila di Forza Italia

“Lavoro, sicurezza e sociale: parte da qui il nostro impegno” Il padovano Massimiliano Barison ha affrontato da assessore provinciale all’occupazione gli anni duri della crisi. Ha presentato un progetto di legge sulla sicurezza e ha chiesto il completamento dell’Idrovia Padova - mare

Massimiliano Barison, consigliere regionale (Fi) padovano

di martina Celegato

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assimiliano Barison è senza dubbio uno dei nomi più noti della politica locale grazie alle sue esperienze come sindaco di Albignasego, assessore provinciale e, attualmente, membro del Consiglio Regionale. Un’attività molto radicata nel territorio, la sua, che negli ultimi mesi lo ha portato ad affrontare diverse tematiche “calde” a livello Regionale e non solo.  Fra i vari ruoli che ha ricoperto quali maggiormente hanno contribuito a farla diventare il politico e l’amministratore che è ora? “Lavorare e impegnarsi nelle Istituzioni mi ha dato la straordinaria opportunità di entrare a contatto con molte persone e situazioni. Questo insegna ad ascoltare e ad usare sensibilità verso attese e richieste del territorio interpretandole al meglio. Da sindaco è emersa la responsabilità di rappresentare tutta la Comunità, impegnandomi verso le situazioni di sofferenza, emarginazione e difficoltà che rimangono “silenziose”. In Provincia, da assessore al lavoro, ho avuto l’opportunità di impegnarmi su un tema molto caldo. Ho affrontato molte vertenze per crisi aziendali e toccato con mano la disperazione di molti lavoratori ma ho avuto anche molte gratificazioni con situazioni di crisi risolte positivamente, tra

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tutte la Lofra in zona Colli, la Zen ad Albignasego, la Zanardi a Padova, etc. In Regione, facendo tesoro delle esperienze in Comune e Provincia, l’obiettivo è di dare risposte concrete su sociale, lavoro e sicurezza”.  Quali sono le attività che intende portare avanti in tali ambiti? “I cittadini reclamano sicurezza e la cronaca di queste settimane rafforza questa attesa; c’è bisogno di prevenzione e certezza della pena e qui lo Stato è troppo debole e incerto. Presenteremo un Progetto di Legge di riforma delle Polizie Locali per coordinare i vari corpi di Polizia. I cittadini devono sentirsi tranquilli così come è necessario inasprire le pene. Lavoro. E’ indispensabile aiutare le aziende e i lavoratori in difficoltà, attraverso politiche attive per la ricollocazione dei disoccupati. Non possiamo fare affidamento solo sugli ammortizzatori sociali. Sociale. Rafforzare l’integrazione socio-sanitaria con standard di altissimo livello e servizi di aiuto alle fasce più deboli è un obbligo. In questo senso, uno dei primi provvedimenti è stato il finanziamento di 6 milioni di euro per i servizi alla disabilità”.  Secondo lei a che punto siamo in Veneto per sanità e il sociale? “La preoccupazione deriva dai continui tagli

che opera lo Stato, come l’ultima sforbiciata di 250 milioni sulla sanità. La Regione è impegnata con fondi propri e non faremo venire meno il nostro modello positivo. La Riforma della sanità mira a ottimizzare le risorse e migliorare i servizi, riducendo il numero delle Ulss e la burocrazia e applicando uguali standard di qualità in tutto il Veneto. Nei riguardi della realizzazione di un hub per ospitare i migranti presso la base mili-

“Sui profughi dico no alle grandi concentrazioni come l’hub di Bagnoli, creano solo tensioni” tare di Bagnoli di Sopra ha avuto una presa di posizione forte, non semplice in una tematica così delicata. La concentrazione di migranti è un fatto negativo che continuo a denunciare con forza. A Bagnoli si rischia di avere più migranti che cittadini; se si considera poi che a Cona è insediato l’hub della Provincia di Venezia, si comprende la concentrazione che si sta operando nella zona. Questo crea gravi problemi di tenuta sociale; i fatti e le proteste di Este, Padova e altri luoghi testimoniano questo disagio. Per questo ho voluto presentare un provvedimento,

approvato dal Consiglio, che si esprime nettamente contro questo modello di accoglienza. Questa non è accoglienza ma ghettizzazione, e il territorio si è detto pienamente d’accordo. La gestione centralistica attraverso le Prefetture è un metodo intollerabile. Il mio provvedimento mira a lanciare un grido di allarme e sofferenza del territorio a un governo sordo. Per noi accoglienza significa attuare per i veri profughi seri progetti d’integrazione sociale e occupazionale”.  Passiamo alla viabilità, quali sono, secondo lei, le opere che necessitano di un intervento tempestivo? “L’antropizzazione e l’industrializzazione del Veneto necessita di infrastrutture adeguate e potenziate, cose che non sono andate di pari passo e che causano problemi quotidiani come incolonnamenti, traffico, inquinamento. Consapevoli che il periodo non assicura importanti risorse per nuove opere siamo concentrati su dare giusta conclusione alle “incompiute” del territorio (ad esempio la SR10 nella bassa da Carceri a Legnago passando per Montagnana) 2) e sul reperimento di risorse comunitarie per una diversa mobilità rispetto alla gomma (ad esempio l’idrovia Padova-Venezia o la metropolitana di superficie alta-bassa padovana)”.

 Tra le sue proposte di legge c’è anche quella relativa alla Fondazione Museo della Medioevalità a Montagnana. Può darci alcuni dettagli relativi alla proposta? “E’ una proposta che vuole valorizzare le piccole Città e i Borghi. Il Veneto è ricco di arte, storia, cultura e anche le nostre “piccole” Città rappresentano al meglio questa ricchezza. Valorizzare le mura di Montagnana significa ridare pregio e prestigio a tutto il territorio, legando storia, tradizione, cultura alle qualità specifiche del territorio: prodotti tipici, agroalimentare, artigianato. Si creano così nuove opportunità occupazionali ed economiche in un area che ha molto sofferto questo periodo di crisi. Un provvedimento semplice ma concreto e utile per il territorio”.  Quali sono le prossime scadenze relative alla sua attività in Regione? “Oltre al Progetto di Legge sulla Sicurezza, non mancherà il nostro impegno per il completamento dell’idrovia Padova – mare sia in ottica di canale scolmatore, che di tutela ambientale che di canale navigabile. Così potrà essere ripensato tutto il sistema dell’interporto di Padova come retroporto di Venezia nel nuovo modello di sviluppo del sistema portuale offshore – onshore”.

difesa idrogeologica

firmati gli accordi col governo

l presidente della Regione Luca Zaia ha firmato a palazzo Chigi per il Veneto gli accordi di programma con il governo per l’assegnazione alle Regioni e ai comuni dei 650 milioni previsti dalla prima parte del piano contro il dissesto idrogeologico nelle aree metropolitane e già stanziati dal Cipe. La firma con il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, a cui è intervenuto anche l’assessore regionale alla difesa del suolo Gianpaolo Bottacin, per la parte veneta si riferisce a “Interventi sulla rete idraulica del bacino Lusore” in comune di Venezia (importo 61.858.573,19 euro), alla “Realizzazione di un invaso sul torrente Astico” nei Comuni di Sandrigo e Breganze nel vicentino (importo 31.275.000 eur) e alla “Realizzazione di un’opera di invaso sul Torrente Orolo” in Comune di Costabissara ed Isola Vicentina (importo 11.000.000 euro). Il Presidente

del Consiglio dei Ministri con proprio decreto del 27 maggio 2014 ha istituito la Struttura di Missione Italia Sicura contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, indicando come obiettivi di provvedere alla semplificazione della governance e delle procedure, di attuare un controllo costante del territorio e di collaborare con tutte le strutture e le amministrazioni regionali per dare attuazione agli interventi di difesa idrogeologica. La strategia individuata è stata quella di ammettere a finanziamento interventi immediatamente cantierabili. “Ringrazio il ministro Galletti per il lavoro svolto – ha commento il presidente Zaia – perché è un buon segnale da parte del governo, non risolutivo ma importante per dare avvio ad altri cantieri, oltre ai 925 che in Veneto sono già stati aperti. Questi accordi cadono infatti in un momento in cui torna ancora viva la memoria

dell’alluvione del 2010, ma anche di tanti altri successivi eventi calamitosi che hanno martoriato il territorio della nostra regione”. “Mi è piaciuto il passaggio del ministro – ha aggiunto Zaia – sulla farraginosità burocratica che affligge le procedure per questi interventi. In Veneto abbiamo ancora cantieri aperti dopo cinque anni dalla grande alluvione. Occorre dare poteri speciali ai commissari nominati per le emergenze. E’ importante che si intervenga per modificare l’approccio culturale nei confronti del territorio, abbandonando la cementificazione per sostituirla con una nuova priorità: le opere per la difesa idrogeologica. Noi in Veneto stiamo facendo la nostra parte fino in fondo ed è all’esame del consiglio regionale una nuova legge sul consumo del suolo che si pone come obiettivo di arrivare nel tempo a “cubatura zero”, prevedendo la ristrutturazione e il risanamento delle

Il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, Il governatore Luca Zaia e l’assessore regionale alla difesa del suolo Gianpaolo Bottacin zone degradate nelle periferie cittadine e nelle aree agricole. Si può fare anche a livello nazionale con una buona legge e soprattutto a costo zero”.

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IL DIRITTO DI CAMBIARE


30 Voci da palazzo

Voci da palazzo 1

Regioni sul piede di guerra “Il Governo decide senza tener conto di chi è virtuoso e di chi non lo è”

Veneto riciclone, eppure un suo inceneritore brucerà rifiuti altrui Consiglio regionale

aPProvata la legge di riordino delle funzioni Provinciali

I cittadini sono virtuosi in fatto di rifiuti eppure il Governo non li premia con la decisione di trasformare il termovalorizzatore di Ca’ del Bue a San Michele veronese in un impianto strategico a livello nazionale

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di germana urbani

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are quasi una beffa. A fine Ottobre il Veneto ha visto Bottacin ha ribadito la volontà della giunta veneta di opconfermato il suo primato: è la migliore regione italia- porsi fortemente al proposito del Governo: “Non ci faremo na per la gestione dei rifiuti urbani. (E il merito va ai imporre da Renzi – ha sottolineato – un impianto che veneti davvero efficienti e attenti nella raccolta differenzia- brucia rifiuti di altre Regioni. Quella del Governo è una inta.) Nonostante questo, pare che non saranno premiati a gerenza inaccettabile e tutte le Regioni sono sulla nostra dovere, anzi. Il Governo centrale sembrerebbe intenzionato stessa linea”. E’ vero, però, che l’impianto individuato dal a procedere con quanto previsto dal decreto “Sblocca Italia” Governo per far parte della rete nazionale degli inceneritori, circa la realizzazione di 12 nuovi impianti di incenerimento e cioè quello di Cà del Bue in provincia di Verona, esiste dei rifiuti a valenza strategica nazionale in 10 regioni, uno già e rientrerebbe comunque tra i tre previsti dalla Regione dei quali dovrebbe essere nel territorio veneto. per il proprio fabbisogno. L’impianto in questione sarebbe Forte dei risultati della nostra regione il Governatore certamente riqualificato e l’unica differenza vera, rispetto ribadisce il suo no a qualsiasi ipotesi di arrivo di rifiuti indi- ai propositi della giunta Zaia, consisterebbe nel fatto che stinti da altre regioni. “E’ un no chiaro – spiega – netto e l’impianto riceverebbe e smaltirebbe i rifiuti di altre Regioni ampiamente motivato. Lo è stato in passato a fronte di altre meno virtuose della nostra. E la nostra è davvero eccellenanaloghe ipotesi, lo è anche oggi. Questa bella pensata te. L’ultimo rapporto sulla “Produzione e Gestione dei rifiuti – incalza Zaia – sarebbe l’ennesimo urbani nel Veneto”, curato dall’Osserschiaffo ai virtuosi e un immeritatissi- L’impianto di Cà vatorio Regionale Rifiuti istituito presso mo ennesimo regalo a chi non ha sa- del Bue rientrerebbe l’Agenzia regionale per la Prevenzione puto o voluto affrontare con raziocinio comunque tra i tre e Protezione Ambientale del Veneto, un problema come quello dei rifiuti, previsti a tutt’oggi conferma il trend positivo della raccolche non è certo un’emergenza nata dalla Regione ta differenziata che si attesta al 65%, ieri ma, purtroppo, la regola in alcuni quasi due punti percentuali in più rispetterritori del Paese”. to all’anno precedente (+1,8) a fronte di una produzione Fino ad oggi, la legge prevedeva che ogni regione fos- complessiva di rifiuti urbani di circa 2.241.000 tonnellate, se o diventasse via via autonoma in materia di gestione in lieve aumento (+1,3%), per 455 kg di produzione proe smaltimento dei rifiuti. Tanto che in Veneto, man mano capite (+1,2%), valore quest’ultimo tra i più bassi d’Italia che la differenziata migliorava, venivano chiuse alcune li- nonostante il Veneto abbia un PIL elevato e registri oltre 60 nee di inceneritori o termovalorizzatori. Anche per questo milioni di presenze turistiche annue. In totale i rifiuti urbani la maggioranza a Palazzo Balbi è concorde con Zaia. Anche avviati a recupero nel 2014 ammontano a circa 1,5 milioni l’assessore regionale alle politiche ambientali Gianpaolo di tonnellate con un aumento del 4,3% rispetto all’anno

In alto l’nceneritore di Cà del Bue (Verona). Sotto da sinistra Luca Zaia, Gianpaolo Bottacin e Stefano Fracasso precedente. Si registra inoltre la diminuzione dei rifiuti urbani inceneriti negli impianti di incenerimento di Padova e di Schio, pari a 188 mila tonnellate annue (-12,5%), e un leggero aumento (+1,9%) del conferimento nelle 11 discariche attive in Veneto, per complessive 128 mila tonnellate. A fronte di tutto questo il Pd, partito del premier Renzi, fatica qui in Veneto a sostenere la linea del proprio segretario nazionale e auspica un’azione più forte su quelle regioni che non sono virtuose come la nostra. “Il no agli inceneritori in Veneto va bene – afferma Stefano Fracasso consigliere regionale del Pd e vice presidente della Prima commissione – ma a patto però che gli obiettivi contenuti nel piano dei rifiuti, frutto degli emendamenti del Pd (76% di differenziata e 420 kg di produzione procapite all’anno) vengano rispettati”. Fracasso evidenzia, inoltre, come “il 44% dei rifiuti in uscita dagli impianti veneti di trattamento meccanico-biologico finiscono fuori regione: il Veneto – sottolinea – esporta circa 200 mila tonnellate all’anno di combustibile solido secondario”. Ed auspica che “il governo commissari le Regioni che non avviano una raccolta differenziata spinta, cosa che peraltro garantisce maggiore occupazione, basti guardare alle 1.300 aziende venete nelle quali lavorano ben 23 mila addetti”.

ora spetta al Consiglio approvarlo

la giunta ha adottato il Piano energetico

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a regione Veneto, dopo anni di attesa, si sta finalmente dotando di un Piano Energetico Regionale. Il Veneto, infatti, deve garantire che nel 2020 il 10,3% dell’energia termica, elettrica e dei trasporti, complessivamente consumata, derivi da fonti rinnovabili. A stabilirlo è il ‘burden sharing’ che fissa la misura con cui ogni singola Regione deve concorrere al raggiungimento dell’obiettivo nazionale in materia di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, che per l’Italia, in base alla Direttiva europea 2009/28/UE, è fissata al 17% del consumo energetico lordo. Per ora il piano è stato adottato dalla giunta veneta e trasmesso al consiglio per l’approvazione il Piano Energetico Regionale. Un passo che, come ha comunicato l’assessore allo sviluppo economico e all’energia Roberto Marcato “segna un momento importante per quanto riguarda l’energia e l’ambiente”. “Un ulteriore motivo di soddisfazione per me – aggiunge – è che da vicepresidente e assessore all’energia nell’amministrazione provinciale di Padova ho presentato il

primo piano energetico del Veneto. Vedo quindi la presentazione del piano regionale come una sorta di continuità operativa in questo settore. Ora finalmente anche il Veneto avrà il suo piano energetico. Si tratta del documento che delinea lo stato dell’arte in campo energetico e fornisce le indicazioni da adottare, con particolare riferimento agli obiettivi che le Regioni devono raggiungere in materia di fonti rinnovabili, il cosiddetto Burden sharing. Il Veneto farà la sua parte”. Il piano è il frutto di un lavoro di squadra che ha visto la partecipazione attiva di tutti gli attori interessati, dal mondo produttivo a quello delle associazioni ambientaliste, agli enti locali. E’ un lavoro di sintesi che ha accolto molte delle osservazioni che sono state formulate nelle fasi finali della sua stesura. Il piano in lunga parte era già stato presentato alla fine della scorsa legislatura grazie al lavoro dell’ex assessore Massimo Giorgetti e dello staff tecnico che lo ha seguito, consentendone l’aggiornamento e ora la presentazione”. “L’iter – conclude l’assessore Marcato – prevede il

L’Assessore regionale allo Sviluppo economico e all’energia Roberto Marcato passaggio in commissione e l’approvazione da parte del consiglio. Mi auguro davvero che la discussione non sia falsata da posizioni ideologiche ma che contribuisca semmai a miglioralo, arrivando a votare un testo condiviso e utile per la crescita del Veneto”. 10,3% dell’energia termica, elettrica e dei trasporti, complessivamente consumata, derivi da fonti rinnovabili.

utti i dipendenti delle provincie continueranno a fare il proprio lavoro nelle sedi in cui l’anno sempre fatto. A pagare i loro stipendi sarà la regione. Questo in soldoni quanto deciso con il Progetto di Legge n. 67 presentato dalla Giunta per il riordino delle funzioni amministrative provinciali e approvato dal Consiglio regionale , come richiesto dalla Legge “Delrio”. Se, infatti, la riforma Delrio ha confermato in capo alle province una serie di funzioni considerate fondamentali, tra le quali la viabilità, i trasporti, il governo del territorio e l’edilizia scolastica, per tutte le altre funzioni, ritenute “non fondamentali”, tra cui figurano anche cultura, difesa del suolo, sport, servizi sociali e formazione professionale, sono state chiamate a legiferare le Regioni. Il Progetto di Legge elaborato dalla Giunta decreta che tutte le funzioni, fondamentali e non, vengono mantenute in capo alle Province, che potranno continuare a svolgerle con il personale che attualmente se ne occupa. Sarà la Regione a sostenere i costi dei dipendenti delle Province, che continueranno a operare nelle attuali sedi di lavoro. Non vi saranno, perciò, esuberi di personale. Con un emendamento presentato dalla stessa Giunta viene stabilito che tra le funzioni oggetto di riorganizzazione rientrano anche quelle di vigilanza e controllo. La polizia provinciale resterà nella dotazione organica provinciale, in tal mondo conservando la qualità di Ufficiale di Polizia Giudiziaria, che avrebbe perduto se trasferita nei ruoli regionali. Sarà peraltro la Regione a garantire la copertura dei costi anche di questi lavoratori. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, sarà avviato un percorso di riordino delle società, enti strumentali ed agenzie di Province e Città Metropolitane. Particolare attenzione è dedicata sia alla Città metropolitana di Venezia, sia alla Provincia di Belluno, prevedendo che alla neo costituita città metropolitana potranno, successivamente, essere riconosciute ulteriori funzioni, mentre alla Provincia di Belluno, in ragione delle particolari forme e condizioni di autonomia che le sono state attribuite, vengono riconosciute funzioni ulteriori rispetto alle altre province. Delle spese relative alle funzioni, finanziamenti non superiori a 40milioni di euro annui.


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1 Cultura veneta

Cultura veneta 33

Grande schermo L’ultima pellicola, I sogni del lago salato, ha ottenuto forte apprezzamento sia di critica che di pubblico

Andrea Segre, un regista veneto che parla al mondo intero “Ho scelto di fare cinema perché ha il grande potere di stimolare la riflessione e la discussione tra le persone. Un confronto dal quale possono nascere nuove strategie d’azione sulla realtà” maria elena pattaro

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un anno di distanza dall’ultimo documentario Come il peso dell’acqua, il regista Andrea Segre, originario di Dolo, torna al cinema con il nuovo film I sogni del lago salato, ambientato tra l’Italia degli Anni Cinquanta e il Kazakistan di oggi. Il film, uscito a fine settembre, è stato presentato a numerosi festival fra cui quello di Internazionale a Ferrara, quello di Locarno e alle “Giornate degli autori” di Venezia, ottenendo l’apprezzamento sia del pubblico, sia della critica per la sensibilità con cui il regista riesce ad accostarsi ai temi sociali più delicati. Infatti, fin dal suo debutto sul grande schermo, avvenuto nel 1998 con il film Lo sterminio dei popoli zingari, Segre si è dedicato all’emarginazione etnica e culturale. Stavolta l’occhio della sua macchina da presa si è concentrato su luci e ombre di un paese che sta attraversando un rapido sviluppo economico. “In Kazakistan cercavo la voglia di perdermi in una dimensione spazio-temporale priva di punti di riferimento precisi, in modo da seguire il filo dei pensieri e degli interrogativi esistenziali suscitati da uno spazio senza confini. Immergendomi nella vastità dell’orizzonte kazako, ho girato un film costruito attorno ai sogni e alla crescita economica”.  In che cosa si assomigliano l’Italia degli Anni Cinquanta e il Kazakistan di oggi? “La somiglianza sta nella fiducia che entrambi i paesi hanno riposto nella crescita economico, una fiducia talmente cieca da nascondere le possibili conseguenze negative di uno sviluppo che sacrifica la sostenibilità umana al mito del benessere. Un tratto concreto che unisce lo sviluppo economico dei due paesi è la presenza dell’Eni. L’Azienda, che ha contribuito al boom

italiano nel secondo dopoguerra, è attualmente uno dei maggiori protagonisti dell’estrazione di petrolio e gas in Kazakistan. Questo collegamento è sicuramente un aspetto importante, ma l’intento del film va oltre la realtà geografica dei due paesi, proponendo e suscitando riflessioni esistenziali sul senso della vita e sul peso dell’economia: a quali valori dobbiamo dare importanza? Quali sono i costi dello sviluppo? Da che cosa dipende la qualità della vita?”.  Come avviene la distribuzione dei film non di cassetta e come si potrebbe avvicinare il pubblico a questo tipo di opere? “La diffusione dei film non di cassetta avviene attraverso l’impegno di sale coraggiose che fanno la scelta del cine-documentario, a differenza dei grandi mercati di distribuzione che preferiscono invece i film di intrattenimento. Credo che la gente non vada a vedere i documentari perché non è abituata a farlo, ma se conoscesse di più questa realtà, probabilmente la apprezzerebbe. Negli ultimi tempi, però, si sono registrati dei cambiamenti significativi: sta aumentando, infatti, il pubblico dei cine-documentari. Il mio ultimo film, per esempio, è stato proiettato in trenta sale raggiungendo i 10.000 spettatori nell’arco di un mese”.  Quali sono i punti di forza e quali invece gli svantaggi di un film-documentario rispetto ad un film di finzione? “Il cinema documentario è un linguaggio che riesce a creare delle sinergie inaspettate tra la rappresentazione e la realtà, perché fornisce l’occasione di incontrare persone da raccontare. Secondo me offre una libertà maggiore perché si è coautori delle cose che succedono realmente, invece il rischio della finzione è quello di non

essere abbastanza credibile. Io ho sempre lavorato su entrambi i versanti, tentando di intrecciare i due generi, in modo da arricchirli attraverso lo scambio reciproco2.  Perché ha scelto proprio il cinema come forma di espressione e di sensibilizzazione? “Ho scelto il cinema per trasmettere dei valori, attraverso una forma di comunicazione che sento vicina alla mia sensibilità. Sulla scia di questa convinzione ho deciso di intraprendere la strada di regista, con la

La mostra Rivelazione a Pordenone

sCoperto un grAnde ArtistA montAnAri. Assedio AllA FormA

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ualche genio viene scoperto solo dopo la morte, qualche altro solo in tarda età. Questo è il caso di Montanari, un pittore il cui talento è rimasto segreto fino a pochi anni fa e solo perché lui, l’artista, ha voluto che fosse così. Ma oggi gli amanti della grande arte hanno la possibilità di conoscere la sua opera grazie ad una antologica promossa dal Comune di Pordenone, in assoluto la prima organica esposizione in Italia del lavoro di Pordenone Montanari. La mostra, che rimarrà aperta sino al 17 gennaio, si svolge su una doppia sede: la Galleria “Harry Bertoia” dell’Amministrazione comunale e la sede direzionale di FriulAdria, che ha messo a disposizione cinque grandi spazi che si affacciano su piazza XX Settembre, dove sono esposte alcune tele di grande formato a testimoniare la produzione più recente dell’artista. Lui ha quasi ottant’anni e da un quarto di secolo si è totalmente sottratto al mondo. La sua vicenda ricorda quella della fotografa statunitense

Vivian Maier, nei termini analoghi di scoperta tardiva, e per certi versi fortuita, di una attività artistica di grande spessore condotta lungo un’intera esistenza. Nel caso di “Pordenone” Montanari, a scoprirlo e a restare abbagliato dalla sua arte è stato un imprenditore indiano, nel 2007; a proporlo all’attenzione del grande pubblico un ampio ed entusiastico articolo in cui The Observer, annunciando la prima esposizione delle sue opere a Londra (2010), ne ha svelato la storia e ne ha celebrato il lavoro. Quello dell’Observer è stato capofila di tanti successivi pronunciamenti della grande critica internazionale, che non ha lesinato i giudizi molto positivi su un artista sino a pochi mesi prima pressoché ignoto, essendosi ormai persa memoria delle sue mostre in alcune Gallerie milanesi negli anni ottanta. Per Edward Lucie-Smith, il critico intervistato dal grande quotidiano britannico a margine della mostra del pittore da lui curata all’Istituto Italiano di Cultura a Londra, “Montanari è un artista

unico, che scardina la storia convenzionale dell’arte postbellica italiana”. “Le nature morte – aggiunge – fanno venire in mente Cézanne e Braque”, mentre gli elementi picassiani e i tratti riecheggianti Francis Bacon che emergono dalla sua pittura si manifestano con caratteri di forte originalità, “in maniera che ancora non avevamo visto mai”. Molti dei dipinti sono caratterizzati da figure che contengono altre figure e riflessi nello specchio. Lucie-Smith in proposito ha detto: “Il messaggio è chiaro: ciò che sembra la rappresentazione oggettiva della realtà va invece letta come specchio della dimensione mentale dell’artista”.

consapevolezza che non tutti i film si imprimono allo stesso modo sulla realtà contemporanea. Le opere che esprimono le tensioni in corso incidono maggiormente la coscienza del pubblico, offrendogli l’occasione di interrogarsi sul mondo in cui è immerso. Il cinema infatti ha questo grande potere: stimolare la riflessione e la discussione con gli altri, e da tale confronto possono nascere nuove strategie d’azione sulla realtà”.


34 1 Turismo sÌ, viaggiare toscana/personaggi

Una Volterra dal cuore Genuino di Renato Malaman

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ono convinto che Volterra ci possa riservare qualche altra scoperta archeologica importante, magari un anfiteatro”. Genuino Del Duca volge lo sguardo all’orizzonte, guarda le balze e scuote la testa, quasi a dire: qui sotto c’è qualcos’altro che gli Etruschi e i Romani per oltre duemila anni ci hanno voluto celare. Poi riprende a cercare chiocciole nel suo giardino, a capo chino, con pazienza, rimuginando pensieri. Genuino, di nome e di fatto, non è un sensitivo, ma ama così tanto il suo territorio di adozione (lui è nato nel Teramano, a Basciano, ma a Volterra ci è arrivato poco più che adolescente con la divisa dell’Arma cucita addosso) che ne percepisce anche i palpiti più nascosti, pure quelli sotterranei. Ha costruito il suo piccolo paradiso in quel prezioso e fragile anfiteatro naturale che è il parco delle balze di Volterra, fatto di spettacolari dirupi, ardite creste, fianchi mozzafiato e desolanti bagliori. Il tutto creato nell’argilla e nell’arenaria dall’erosione del tempo. Genuino Del Duca, classe 1953, è uno dei pionieri del turismo a Volterra, lo è diventato per una vocazione innata (un talento naturale, direbbe qualcuno) e oggi di questo territorio dalle caratteristiche uniche ne è diventato ambasciatore e, quando serve, anche cicerone. In centro, a pochi passi da Piazza dei Priori, Genuino ha aperto nel 2001 il ristorante Del Duca, nel giudizio delle guide da anni il migliore di Volterra, mentre tra le balze ha costruito pietra su pietra l’agriturismo Marcampo, trasformando in tre anni di duro lavoro i ruderi dell’omonimo podere in un luogo di ospitalità, semplice ma curato. Una dimora rurale gettonatissima fra gli stranieri che prenotano on line o per effetto del passaparola. Un piccolo eden completato da cinque ettari di vigneto di nuovo impianto, Merlot e Sangiovese, che regalano ogni anno vini schietti e di qualità crescente. Perché l’arte del vino si apprende anno dopo anno, meditando sulle imperfezioni. Se l’azienda Marcampo oggi ha chiuso il cerchio (ristorazione, ospitalità e prodotti tipici) lo si deve anche alla moglie Ivana (pure lei nativa di Basciano) e alla figlia Claudia che, a differenza del fratello che ha scelto di sviluppare la sua carriera a Milano, dopo la laurea in lingue ha deciso di dedicarsi all’accoglienza nell’agriturismo di famiglia. Un lavoro di cui si è innamorata. La storia di Genuino Del Duca è emblematica. La prova vissuta che talvolta scommettere sul futuro, forti soltanto dall’avere in tasca un po’ di coraggio e tanta passione, può dare dei risultati sorprendenti. Il segreto è credere davvero che il “petrolio” dell’Italia è il turismo, ovvero le bellezze e le bontà di cui il paese è ricco. Un patrimonio da valorizzare con iniziative imprenditoriali nuove, create con fantasia, meglio se basate sui valori dell’ecosostenibilità. Quando all’improvviso Genuino Del Duca decise che la

Il suo cognome fa Del Duca e da giovane faceva il Carabiniere Della città prima etrusca e poi romana famosa per le sue balze, le sue rocche e per l’arte antica dell’alabastro è stato uno dei pionieri del turismo

Ristorante, poi agriturismo e cantina l’imprenditore fai-da-te e “cicerone” crede nel territorio che ama valorizzandolo in tanti modi ed è convinto che sotto terra si celino altri tesori da scoprire NELLA FOTO D’APERTURA GENUINO DEL DUCA NEL SUO PODERE MARCAMPO CHE SORGE FRA LE BALZE DI VOLTERRA. A DESTRA PANORAMA SULLE BALZE E, SOTTO, L’AGRITURISMO MARCAMPO. PIÙ IN BASSO: DEL DUCA CON LA FIGLIA CLAUDIA NELLA NUOVA CANTINA DEL MARCAMPO, LA BADIA A PICCO SULLE BALZE, UN ARTIGIANO MENTRE REALIZZA UNA SCULTURA DI ALABASTRO, UNA VEDUTA DEL CENTRO DI VOLTERRA E IL TEATRO ROMANO. PIÙ SOTTO: IL PALAZZO DEI PRIORI, UNO SCORCIO DELLA PIAZZA OMONIMA E PAESAGGI VOLTERRANI

carriera nei Carabinieri non faceva più per lui scelse di aprire un ristorante, il Vecchio Mulino a Saline di Volterra. “L’inizio fu disastroso” ricorda l’imprenditore “ci trovammo con talmente tante prenotazioni a Pasquetta che andammo in panico”. Confessa che sono stati soprattutto gli errori a insegnargli la strada da seguire. “Basta non arrendersi” aggiunge “e mantenere la rotta”. Scoprire Volterra insieme a lui è un’esperienza che ti prende, perché oltre a decantare le straordinarie bellezze storico-artistiche della città (dal Palazzo dei Priori, al Duomo, al teatro romano) o spiegarti con minuzia i segreti dell’arte dell’alabastro ereditata dagli Etruschi, Genuino Del Duca rivela anche i punti deboli della città. Dalla cronica mancanza di parcheggi (che talvolta scoraggia i visitatori, al punto da costringerli a tornare indietro) ai limitati orari di apertura di certi luoghi di interesse turistico. Questione di mentalità. Per lui tutto questo è inconcepibile perché una città bella come Volterra, il cui profilo dominato dal-

la fortezza è inconfondibile e si coglie da molto lontano, dovrebbe essere organizzata a misura di ospite. Sempre, tutto l’anno. Etruschi prima, Romani poi e le signorie medievali in seguito ci hanno regalato un patrimonio unico. Irripetibile. Genuino Del Duca è stato fra quelli che l’hanno preso in consegna quasi per caso. Ha imparato l’arte dell’accoglienza, ha imparato a fare della ristorazione seria recuperando un luogo magico, si è preso i diplomi Ais e Fisar da sommelier, ha partecipato ad eventi fuori Volterra per “esportare” la buona immagine della città e della sua azienda. E’ diventato anche agricoltore, “muratore”, tecnico, per costruire il suo agriturismo, complesso che è anche un contributo al miglioramento del paesaggio volterrano. Ma gli piace fare anche il “grillo parlante” nei confronti di chi amministra il Comune, trovando puntualmente tante pecche da eliminare. Ascoltare i suggerimenti di chi come lui vive la città come la propria casa aiuta a migliorarla. Volterra ringrazia.


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L’Editoriale BREVI RIFLESSIONI SUL RAPPORTO MEDICO PAZIENTE dott. giovanni leoni* nizia con questo articolo la collaborazione dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Venezia con “la Piazza” il giornale free press più diffuso del Veneto , un mensile d’informazione locale, recapitato – per primo in Italia – attraverso una distribuzione dedicata e poste italiane a oltre 260.000 nuclei familiari e attività commerciali, nelle sue 15 edizioni venete. Il tutto nell’adeguamento della comunicazione medico-paziente, utente, cittadino, che, pur nel rispetto dei differenti ruoli è la forma più intima e delicata della comunicazione fra persone, quella più segreta e sofferta. In fondo a nessuno fa piacere di dover dimostrare di aver bisogno, di dover ammettere la propria debolezza, la propria necessità, peggio ancora se ad essere malato è un bambino, un anziano, un “diversamente abile”. Mi riferisco al primo incontro fra sconosciuti in un ambulatorio o in un pronto soccorso, in una corsia di ospedale. La pressione del bisogno del dolore da una parte la risposta del medico dall’altra , in mezzo il fattore tempo e la comunione del linguaggio. al momento non più così scontata - mi riferisco alla percentuale di stranieri - ricchi e poveri - turisti con l’assicurazione e immigrati con l’amico che fa da interprete in un inglese o italiano improbabili, con cui ci si rapporta sempre più di frequente. Già, i medici, che vanno sui giornali o in televisione, perchè fanno il grande intervento o perchè fanno il morto, mentre la quotidianità che è fatta di innumerevoli piccole realtà risolte positivamente differenti per storia ed importanza non fa notizia lo so, ma appartengono alla reale vita vissuta. Così se mi fermo un attimo ed osservo con sguardo distaccato la vita dei miei colleghi e degli infermieri in un ambulatorio gremito di voci e persone, se vado in Pronto Soccorso per una consulenza e cerco il paziente che mi sembra più grave tra quelli in attesa sulle barelle con il parente sfinito in piedi a lato che aspetta da chissà quanto, se osservo il piccolo corteo in avvicinamento che contraddistingue il nuovo ricovero in una corsia di ospedale, i più distinti col trolley ma molti ancora con “i sacchetti”, mi ritrovo a pensare a come è progressivamente cambiata l’interazione fra questi due universi pazienti e parenti da una parte, medici ed infermieri dall’altra, ed al primo posto metto il fattore tempo. Continua nella pagina seguente *Presidente oMCeo Provincia di Venezia

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Un buon rapporto fra medico e paziente rende più efficace la terapia x Carico immediato: torna a sorridere

x Scuola: impariamo a “saper essere”

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x dorme Chi tanto è un genio

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DECRETO SULL’APPROPIATEZZA: 208 PRESTAZIONI A RISCHIO UN PROGETTO CHE PARTE DA ROVIGO di Francesco noce*

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er limitare la prescrizione di esami e accertamenti diagnostici ritenuti inutili o quantomeno superflui, al fine di ottenere un risparmio all’ onere economico del Sistema Sanitario Nazionale, sono state individuate dal Ministero della Salute 208 prestazioni diagnostiche a rischio di inappropiatezza,i cui oneri economici, se non prescritte dal medico secondo le indicazioni contenute nel Decreto, saranno direttamente imputati al medico che le ha richieste. L’ intenzione dichiarata da parte del Ministro della Salute è quella di evitare il più possibile il peso economico di quella che viene definita come medicina difensiva che sarebbe attuata dai medici per una eventuale prova del loro operato in caso di contestazioni e denunce che risultano sempre più frequenti nei loro confronti. Se questa è l’ intenzione non si poteva scegliere un modo peggiore per porvi rimedio,dal centro odontoiatrico Fisioterapia • Rieducazione • Pilates Therapy, corsidal a SSN numero momentoFunzionale che non farà altro che spostare il costo delle prestazioni alle tasche dei Vitaldent Fisiocenter - Via Corte Beggiolini 7 pazienti piuttosto che a quelle dei medici . Dir. San. Dott. 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Non si poteva scegliere un modo peggiore perché l’ appropiatezza clinica si fonda su di dott. giovanni leoni* basi scientifiche, sull’evidenza e sull’esperienza maturata, tenendo ben presente che che segue dalla prima pagina dell’inserto salute si curano persone e non malattie. Ogni medico, ma anche moltissimi cittadini possono testimoniare di come siano state ull’ importanza del tempo nella relazione di cura troverete svariate pubblicazioni , ma io individuate patologie emerse in conseguenza di accertamenti che secondo le disposiziomil limiterò all’ assunto che il tempo è “tiranno” ma anche “galantuomo”. Il tempo di ni ministeriali non si sarebbero dovuti prescrivere. attesa per una visita, aumentato anche per la diminuzione degli specialisti disponibili a farle Una ulteriore considerazione: è utile avvantaggiarsi di tecnologie diagnostiche che il visto che i medici continuano ad andare in pensione ma vengono sostituiti con il contagocce e progresso scientifico mette a disposizione per rendere accurata una ipotesi diagnostica o sono assunti anche in proporzione ai letti ospedalieri da seguire , che vengono progressivamente si devono lasciar marcire nei sottoscala apparecchi costosi e sottoutilizzati? sempre ridotti. Ciò detto, mentre contestiamo la metodologia usata che rende ancor più difficoltoso E’ vero che il progresso della medicina ha spostato molte prestazioni in attività ambulatoriale e poco sereno l’operare del medico e può mettere a rischio la salute dei cittadini, ci o di Day Hospital o di Day Surgery ma esistono degli incarichi fissi come servizio di guardia o rendiamo anche conto che eventuali sprechi vanno combattuti per rendere il sistema reperibilità per le urgenze che restano ineludibili e finiscono divise sempre per meno sanitari e la sanitario più efficiente e più equo. loro qualità di vita precipita. Riteniamo quindi indispensabile condividere sul piano scientifico-culturale le modalità L’attività del medico di medicina generale in questi ultimi anni è legato a doppio filo con il progresso informatico , ma la condidi intervento a tal fine migliorando l’ assistenza sia dal lato sanitario che organizzativo. visione dei programmi resta lontana e le linee sono spesso inadeguate al carico sempre crescente di flussi di dati da e per lo studio Un contributo che consideriamo praticabile parte dall’esperienza di un gruppo di del professionista ed il tutto si tramuta per il paziente nell’attesa a guardare un medico che guarda un monitor, perchè la maggior medici di Rovigo sulla prescrizione di esami di laboratorio che utilizzarono alcuni anni or parte dei processi avviene in remoto collegandosi ad altri computer centrali che devono dare le adeguate risposte. sono un programma informatico nato su iniziativa del Responsabile del laboratorio dell’ Il tempo è galantuomo perchè l’intimità del medico resta quella di un ragazzo di scuola che ha deciso per la sua vita di studiare Ospedale cittadino con la collaborazione di alcuni medici di famiglia, basato sull’evidenza e lottare per arrivare a curare il prossimo , di mettersi a contatto con la sofferenza ed il dolore fisico e psichico dello sconosciuto di scientifica e sull’esperienza clinica, che alla fine della sperimentazione portò al risultato turno o di far parte per la vita di una famiglia o di esserne il dentista di fiducia. di una prescrizione di esami inferiore di circa il 20-30%. Il progetto si è ulteriormente Qualsiasi sia il ruolo medico per fortuna nella stragrande maggioranza dei casi la gente capisce ed apprezza ed i casi isolati di sviluppato ed implementato, vi è un bord scientifico per la sua validazione ed è sempre inadeguatezza alla professione feriscono la categoria subendo l’amplificazione dei media tipica dei tempi, ma non possono scalfire aperto a considerazioni e ulteriori sviluppi in base alle conoscenze scientifiche e alle quello che resta alla fine un rapporto di fiducia far persone che può consumarsi in un incontro in corsia per un ricovero d’urgenza esperienze cliniche da parte di tutti i medici. in una notte di guardia o in un rapporto di una vita con il proprio medico di fiducia. Ovviamente riguarda per adesso solo l’aspetto delle prescrizioni diagnostiche di laboMai come in questi momenti i medici hanno bisogno dell’apprezzamento e della riconoscenza dei pazienti, certo devono ratorio, ma è un sistema per perseguire una certa appropiatezza non limitando la libertà e sapersela meritare ogni giorno, ma è sempre stata e sempre sarà la loro loro più grande motivazione e consolazione per resistere l’ autonomia professionale del medico e non togliendoli la dovuta serenità in una attività alle pressioni burocratiche economiche e legali che li assediano sempre più da vicino e cercano di condizionarli nel loro lavoro. così difficile ma così importante per la salute dei cittadini. Cari saluti a tutti *Presidente oMCeo Provincia di Venezia *Presidente dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di rovigo

L’opinione

BREVI RIFLESSIONI SUL RAPPORTO MEDICO PAZIENTE

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Chi dorme tanto è un genio

Da Leonardo a Einstein, gli artisti non perdono sonno. Valentino Rossi riesce a riposare per dodici ore

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ormire o non dormire? Questo è il problema. Fa bene riposare lunghe ore oppure no? In media l’essere umano dorme dalle sei alle otto ore al giorno, che significa non vivere un terzo o un quarto della vita. Ma come si fa a non riposare? Prendiamo a esempio i vip. Soggetti a uno stress maggiore rispetto ai comuni mortali. Così dicono. Bah! I capi di Stato dormono assai poco. È risaputo. Margaret Thatcher dormiva solo 3-4 ore a notte, Winston Churchill riposava poco di notte ma poi dopo pranzo faceva sempre un pisolino di un’ora e mezza. Silvio Berlusconi dorme appena due ore (magari passa il resto della notte a fare altre cose…). Negli Stati Uniti è diverso. I presidenti non fanno le alzatacce. Barack Obama ha rispettato la tradizione di Bill Clinton. Non quella di frequentare le stagiste – che avete capito? – ma quella di non svegliarsi prima delle sei ore. IL PISOLINO DEI FENOMENI Chi dorme non piglia pesci. Mah, è solo un luogo comune. Non sempre infatti è così. Perché due geni come Albert Einstein e Leonardo da Vinci adoravano dormire a lungo. Non meno di dieci ore a notte. Dei contemporanei Bill Gates è uno di quelli che riposa di più, con minimo sette ore di sonno. Quindi si deduce che i geni per essere tali debbano dormire molto? Ecco pronta la smentita. Sapete quante ore dormiva Michelangelo Buonarroti? Quattro. E Thomas Edison?

Ancora meno: tre ore di sonno e poi accendeva le sue idee luminose. I DORMIGLIONI Ma torniamo ai figli di Morfeo. Niente sveglia all’alba neanche per Franz Kafka che non si alzava mai prima delle nove ore di sonno. Pure Marilyn Monroe dormiva almeno dieci ore. Mai come due dormiglioni doc del calibro di Valentino Rossi (12 ore a notte) e di Mariah Carey (addirittura 15). Pensate come è corta la giornata per questi eroi del nostro tempo. A proposito di eroi e di grandi condottieri. A Napoleone Bonaparte bastavano 4 ore di sonno per vederlo in grande spolvero. Ad Alessandro Magno addirittura tre. Ma lì c’era da combattere. E poi dormire dentro una tenda non è poi che sia il massimo. Chi dorme poco pensa molto. Soprattutto ai debiti. Ma c’è pure chi pensa ai soldi. Come il miliardario americano Donald Trump che dorme solo tre ore e passa il resto della giornata a contare i dollari. Questa è senza dubbio la migliore patologia per l’insonnia. O no? gmflex - via del Commercio,12 località Borsea rovigo tel.0425474954 - angolo via Modena n°2 (ex autogamma) Mira (Ve) - tel 0414266455

scuola: impariamo a “saper essere”

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l mondo della Scuola, spesso oggetto di discussioni e critiche, rappresenta una complessa realtà di relazioni umane. Allievi, insegnanti e genitori sono i protagonisti di questa realtà che, a Scuola, si incontrano in modo collaborativo e talvolta si scontrano nell’incapacità di comunicare efficacemente desideri, necessità, obiettivi. Diventare adulti oggi significa prepararsi a rispondere con successo a complesse richieste e pressioni da parte della società e tutto questo richiede l’acquisizione di competenze molto trasversali. Così, all’interno della Scuola, i bambini e i ragazzi dovrebbero iniziare a sperimentare ciò che incontreranno lungo il loro percorso di vita; successi, insuccessi, soddisfazioni, frustrazioni. Gli adulti che li circondano sono chiamati a seguirli in questo loro difficile percorso sostenendoli e incoraggiandoli, oltre che spiegando loro le regole della convivenza civile. Accanto alle abilità del “saper fare”, appresa attraverso le tradizionali materie di studio (letteratura, scienze matematiche, lingue straniere ecc.), emerge l’esigenza di acquisire una competenza nuova: il “saper essere”. “Saper essere” significa imparare a conoscersi, avere consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza, saper dare ascolto alle proprie emozioni e saperle gestire, per poter affrontare con successo oggi le sfide dello studio e domani le sfide della vita. “Saper essere” si traduce anche in capacità relazionale, ovvero nella capacità di instaurare relazioni sane, nutrienti e durature, buone per la nostra crescita; imparare a costruire amicizie con i coetanei e a relazionarsi con rispetto ed efficacia con gli adulti. Apprendere il “saper essere” anche molto presto, fin dagli anni della scuola primaria, significa fare prevenzione rispetto al disagio esistenziale. Per la Scuola che ne capisce

l’importanza, rappresenta l’opportunità di offrire alla comunità uno strumento prezioso e non limitarsi a prevedere soltanto interventi compensativi, quando il disagio dei ragazzi Dott.ssa è conclamato e accompaErika Marangoni gnato al basso rendimento scolastico. Una Scuola al passo con i tempi e portatrice di futuro, investe in questo senso e diventa occasione di apprendimento anche per gli adulti che la “abitano”. Purtroppo infatti non sono rare le situazioni di incomprensione e conflitto tra genitori e insegnanti e tra i colleghi all’interno del corpo docente stesso. La dialettica spesso si fa accesa, genera frustrazioni e demotivazione allo svolgimento di un mestiere straordinariamente bello e importante quale è quello degli educatori. Avere la possibilità di imparare a comunicare bene e a sentirsi “capaci” diventa una risorsa preziosa non solo per i ragazzi ma anche per gli adulti chiamati ad educarli, in quanto, con il loro comportamento, fungono da modello per le nuove generazioni. L’Associazione Culturale Punto Gestalt organizza un incontro aperto al pubblico per parlare di Scuola e di competenze relazionali Sabato 28 Novembre presso il Museo dei Grandi Fiumi - Rovigo dalle 16.00 alle 18.00 dr.ssa erika Marangoni Counselor professionale laureata in Psicologia dell’educazione Via leopardi, 1 - rovigo 388-3637623 - erikacounselor@gmail.com

la crisi colpisce anche le terapie fisiche

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a Delibera della Giunta Regionale del Veneto n. 1169/2015 ha portato grandi (e poco gradite) novità per quanto riguarda la prescrizione delle terapie fisiche: infatti, dal 1 Ottobre 2015, la prescrizione delle terapie fisiche in regime di convenzione con il SSN (pagabili con ticket) è possibile solo da parte di fisiatri dipendenti di ospedali pubblici e solo 1 volta all’anno. Questo provvedimento è stato adottato dalla Giunta Regionale in recepimento dell’Intesa Stato-Regioni del Luglio 2015, inserendola in un “pacchetto” di decisioni volte a ridurre i costi della spesa sanitaria regionale, sebbene la regione Veneto sia sempre stata considerata regione “virtuosa”. Senza entrare nel merito di discussioni politiche sulla opportunità di tagli trasversali alla sanità, cosa cambia per i pazienti? Praticamente tutto! Dal 1 Ottobre, infatti, tutti i pazienti che si rivolgono ad un fisiatra di una struttura convenzionata con il SSN (anche quelli con esenzione parziale o totale dal pagamento del ticket sanitario) per la prescrizione di un ciclo di terapia fisica (laser, ultrasuoni, correnti antalgiche, elettrostimolazione…) si troveranno di fronte ad un medico che non potrà più effettuare tale prescrizione. L’unica terapia prescrivibile è rimasta la magnetoterapia, che deve essere scelta in maniera oculata, in quanto presenta alcune controindicazioni. Tenendo conto della buona offerta di strutture riabilitative convenzionate nel territorio e della alta incidenza dei pazienti “esenti ticket” tra i fruitori delle terapie fisiche, la conseguenza più evidente di tale provvedimento sarà un maggiore afflusso dei pazienti presso i servizi di riabilitazione ospedaliera, con conseguente allungamento delle liste d’attesa per la visita fisiatrica e, successivamente, per l’esecuzione delle terapie fisiche. Oltre ai pazienti con situazioni cronicizzate (artrosi o esiti stabilizzati di ictus) che dovranno affrontare tempi di attesa più lunghi, il disagio più

grande sarà per i pazienti con situazioni acute (esiti di traumi e/o di interventi chirurgici o sintomatologie acute, ad esempio sciatalgie), nel caso il sistema ospedaliero non sia in grado di esaudire le loro richieste. In queste situazioni, le alternative sono quella di ricorrere a terapie alternative per la gestione del dolore (compreso l’uso di farmaci antidolorifici) , oppure di rivolgersi ad un centro privato per l’effettuazione delle terapie. Scegliendo di ricorrere a terapie alternative, il fiorire di nuove frontiere mediche, di provenienza più o meno esotica, ci pone di fronte alla necessità di rivolgersi a personale qualificato nell’effettuazione di determinate manovre (attenzione ai “tiraossi” improvvisati…) poiché una manovra eseguita erroneamente o non indicata per una determinata patologia, può creare danni maggiori di quelli che doveva guarire. Fondamentale, in questa situazione, è partire almeno da una diagnosi certa del problema. Nella seconda ipotesi, come nella prima, è importante rivolgersi ad una struttura che offra le maggiori garanzie in termini di professionalità, di esperienza e che abbia i requisiti corretti per l’effettuazione delle terapie indicate. E’ inoltre necessario che la prescrizione delle terapie sia effettuata da un medico per essere accolta dal professionista (fisioterapista) che metterà in atto la prescrizione. Vale la pena sottolineare, visto che siamo partiti parlando di tagli e di risparmi, che le prestazioni eseguite dai professionisti (le visite mediche e le terapie erogate da un fisioterapista) possono essere detratte come spesa sanitaria, con l’esecuzione della dichiarazione dei redditi. Fisiocenter - Via Corte Beggiolini 7 - Cavarzere (Ve) tel. 0426.53600 - www.fisio-center.it - fisiocenter@tin.it direttore sanitario dott. luca Penzo


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RIDIAMOCI SU… Dal dottore… • “Dottore ci vedrò meglio con le lenti che mi ha prescritto?” - Certamente! - “E potrò anche leggere e scrivere?” - Sicuro! - “Benissimo dottò, e pensare che fino a ieri ero analfabeta” • Siamo in un ospedale; parenti e familiari ansiosi in sala d’attesa; entra un medico stanco e desolato che dice loro: “Mi dispiace, ma il vostro congiunto è grave, si può solo tentare un trapianto di cervello in via sperimentale, intervento non di sicura riuscita e molto costoso.” I familiari si guardano tutti in faccia, sconvolti, uno di loro chiede: “Dottore quanto costa un cervello”. Il dottore risponde: “Dipende, un cervello di uomo sui 5000 €, uno di donna circa 200 €”. Risatine soffocate da parte degli uomini presenti in sala; un parente domanda: “Ma a cosa è dovuta questa differenza di prezzo?” “È semplice” risponde il dottore “è perché quello

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N G

POPOLI HAITI ANTILLE REGIONE ISOLE BAHAMAS TARTARUGA KARIPO BERMUDA DA DIETRO TERREMOTI OCEANO CENTRO URAGANI PAESI CUBA Quale tra le tre alternative è il gruppo di figure viste PALME ETNIA da dietro (nel rettangolo grigio)? PESCI degli uomini non è GRENADA mai stato usato!!!” In banca… •Un si- Chiave (10,10) - Stato caraibico .......................................................... gnore viene contatun minuto poi decide che que- Fra moglie e marito… tato dalla Banca in cui ha il sto bambino di cui lei parla sia • Non esiste il marito ideale. Il conto ed invitato a dotarsi di il risultato dell’unica volta che marito ideale resta celibe. un libretto d’assegni. “Vede, lui tradì la moglie. Così dice alla • Tra amici: “Sono preoccupagli assegni sono comodi, ba- donna: “Sei tu la stripper che to, mia moglie passa sta scrivere la cifra e non deve saltò fuori dalla torta alla fe- le sue serate da un 1 2 3 nemmeno più usare il Banco- sta d’addio al celibato del mio bar all’altro.” “Ha il mat” dice l’impiegato. Dopo miglior amico, cinque anni fa? vizio di bere?” “No, un po’ di tempo il conto di Quella con cui feci sesso sul ta- ha il vizio di cercarquel signore è in rosso e l’im- volo della piscina mentre la tua mi” piegato telefona al cliente: amica mi frustava le natiche • Il marito alla moglie: “Maria, dico sempre - il triplo!” La “Beh, vede, dobbiamo avver- scoperte?” La donna lo guarda sei diventata una chiacchie- moglie: “Per forza, Franco: tirla che ci sono dei problemi. con orrore e dice: “No, io sono rona! Se io dico cento frasi al devo sempre ripeterti le cose Il suo conto è parecchio al di la maestra di suo figlio.” giorno, tu ne dici sempre - e tre volte!” sotto delle sue possibilità”. Il Soluzioni cliente risponde: “Ah, ma non si preoccupi! Domani passo e vi faccio un assegno!” Al supermercato… • Un tale entra in un supermercato e nota una bella donna che lo guarda incessantemente. Finalmente lui si fa coraggio e le chiede: “Scusi, forse ci conosciamo?” La signora risponde: “Credo che lei sia il padre di uno dei miei bambini.” Lui ci pensa su DA DIETRO: 3

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