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laPiazza di Castelfranco - Aprile26

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La Pro Loco di Castelfranco celebra al Teatro Accademico sei decenni di musica

Dalla Valdastico alla Holding

Il Veneto sta attraversando una stagione di pragmatismo politico che sembra voler mandare in so itta decenni di veti incrociati e dossier impolverati. Se fino a poco tempo fa parlare di gestione autonoma delle autostrade o del completamento della Valdastico Nord appariva come un esercizio di retorica elettorale destinato a scontrarsi con il muro della burocrazia romana o delle resistenze locali, oggi lo scenario è radicalmente mutato. Il cambio di passo impresso da Alberto Stefani, in stretta sinergia con il Ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, ha trasformato queste “eterne incompiute” in obiettivi a portata di mano, delineando un modello di governance territoriale che fa della concretezza la sua cifra distintiva. Il caso della holding autostradale regionale è emblematico. Per anni il controllo delle tratte strategiche, a partire dalla BresciaPadova, è rimasto sospeso in un limbo di concessioni in scadenza e rimpalli normativi. Lo sblocco arrivato negli ultimi giorni rappresenta una discontinuità netta rispetto al passato: l’idea di una società “in house” controllata dalla Regione non è più un’ipotesi di scuola, ma un progetto operativo che ha incassato il via libera politico di via Nomentana.

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di Castelfranco

Trasporto pubblico e biglietto unico, l’assessore Ruzza traccia il percorso

Vertici Ulss 2: De Marco alla direzione sanitaria, Sforzin ai servizi socio-sanitari

PARADOSSO VENETO, TRA LAVORO POVERO

E VERTENZE APERTE

SENZA PERDERE L’INDUSTRIA

LE SFIDE DELL’OCCUPAZIONE

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GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO

l mercato del lavoro veneto di questa prima parte del 2026 ci consegna una fotografia in chiaroscuro. Se da un lato la dinamica delle assunzioni resta in terreno positivo non possiamo ignorare il segnale di un rallentamento: il bilancio del primo bimestre (+7.200 unità) è sensibilmente inferiore a quello dell’anno precedente. Siamo di fronte a una fase di “mantenimento della base occupazionale” , dove la crescita è frenata da un’intensificazione delle cessazioni, in particolare per i contratti a termine.

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QUATTRO CANDIDATI IN CORSA PER CASTELFRANCO VENETO

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AMMINISTRATIVE CASTELFRANCO VENETO

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Committente Responsabile: Camilla Pozzobon

IL “RED KING” DI RINO BERNARDI IN FINALE AI MONDIALI DEL GELATO 2026

Dalle campagne di Salvarosa fino al palcoscenico mondiale di Las Vegas: è il percorso che ha portato Rino Bernardi, 73 anni, castellano residente in Germania da oltre mezzo secolo, a rappresentare il suo Paese d’adozione ai Mondiali del Gelato 2026. Bernardi, titolare di una storica attività a Ochsenhausen, ha gareggiato con i colori della Germania, portando però negli Stati Uniti un prodotto profondamente legato alle sue radici venete: il “Red King”, sorbetto al melograno realizzato con i frutti coltivati nei terreni di famiglia a Salvarosa, in collaborazione con Coldiretti. Pur senza conquistare il podio, l’accesso alla finale mondiale rappresenta per lui un traguardo di grande prestigio. “Dopo cinquant’anni di lavoro arrivare in America con un gelato nato dai prodotti della mia terra è una soddisfazione enorme. A livello emotivo è come aver vinto” racconta. Il cammino verso la finale è iniziato nel 2022, con una selezione internazionale che ha visto oltre 3.500 partecipanti ridotti progressivamente a poche decine di finalisti. Per la Germania sono stati scelti tre maestri gelatieri, tra cui Bernardi. L’idea del Red King nasce quasi per caso, osservando i melograni maturi e inutilizzati nelle campagne di famiglia. “Vederli marcire sugli alberi mi ha fatto pensare che non fosse giusto lasciare sprecare un frutto così prezioso”. Da quell’intuizione è nato un vero investimento produttivo: oggi la famiglia Bernardi trasforma ogni anno tra i 60 e i 70 quintali di melograni grazie a macchinari dedicati per sgranatura, spremitura e conservazione del succo. Per equilibrare l’acidità naturale del frutto, nella ricetta viene aggiunto miele proveniente da apicoltori dell’area tra Grappa e Piave. Accanto al Red King, Bernardi continua a sperimentare gusti ispirati alla tradizione veneta: dal gelato all’uva fragola Isabella, chiamato “Lilli”, fino alle ultime creazioni al caco e a Fregolì, il gelato al gusto fregolotta.

• Leonardo Sernagiotto

Porta le radici venete sul palcoscenico mondiale con i colori della Germania

GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO

In questo scenario, dominato da incertezza economica e di icoltà nel reperimento di manodopera in un contesto demografico sfavorevole, emerge con forza la questione giovanile. La ricerca Iusve-Veneto Lavoro presentata agli inizi di aprile ci svela un mondo che sfida i luoghi comuni. I nostri giovani non sono spettatori passivi: quasi uno su due (47,5%) è pronto a cercare un nuovo lavoro se quello attuale compromette il proprio benessere, anche a costo dell’instabilità. Non è un segnale di fragilità, ma di una maturata proattività e di una nuova scala di valori. Tuttavia, i punti di debolezza restano nodi strutturali che non possiamo più eludere.

La “questione salariale” è la preoccupazione principale per il 65% degli intervistati, seguita dalla precarietà contrattuale (29,4%). I dati confermano che l’ingresso nel mercato avviene ancora prevalentemente con contratti a termine, spesso nel settore dei servizi e del turismo, e con un ricorso frequente al part-time (quasi uno su tre). È un paradosso: chiediamo competenze e “consapevolezza delle proprie

capacità”, ma o riamo percorsi che faticano a garantire quella stabilità (richiesta dal 51,1% dei giovani) necessaria per costruire un futuro.

Eppure, tra le pieghe di questi dati, si scorgono segnali che fanno ben sperare. C’è una rinnovata voglia di “squadra”: il 67,5% dei giovani desidera collaborare e aiutarsi tra colleghi, ripudiando la competizione esasperata. Questa spinta alla cooperazione e al dialogo costruttivo con le figure senior è un patrimonio sociale immenso.

Il Veneto del 2026 si trova a un bivio: per trasformare il “rallentamento” in una nuova opportunità occorre rispondere con politiche coraggiose alla domanda di reddito e stabilità dei giovani. Investire su di loro non è solo un atto di giustizia, ma l’unica strategia per garantire la tenuta di un sistema produttivo che, pur tra mille fatiche, continua a generare valore. Infine non può essere ignorato il tema del “lavoro povero”, che investe giovani e meno giovani: il Veneto non ne è immune, anzi, so re di queste disparità evidenti che vanno sradicate.

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• Nicola Stievano

Meno fabbriche, più servizi. Ma il motore reggerà?

Castelfranco si conferma uno dei motori economici della Marca trevigiana. I dati elaborati dall’U icio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Treviso-Belluno su base Infocamere, aggiornati al 31 dicembre 2024, delineano un tessuto imprenditoriale solido ma in evoluzione, capace di coniugare una radicata tradizione manifatturiera con una crescita dinamica dei servizi specializzati, in un contesto globale sempre più complesso. Il sistema produttivo castellano conta 4.133 unità locali attive, un dato che riflette una sostanziale tenuta nel tempo. Le sedi d’impresa sono 3.181, in lieve flessione rispetto al decennio precedente anche per e etto delle cancellazioni amministrative di posizioni inattive. A distinguersi è soprattutto il dato occupazionale: con 17.020 addetti complessivi, il territorio evidenzia un’elevata densità lavorativa, segno di un sistema produttivo strutturato. Il settore agricolo incide in misura marginale, con lo 0,8% degli addetti totali, una quota inferiore rispetto alla media provinciale. Resta invece centrale la vocazione industriale di Castelfranco: le attività manifatturiere rappresentano il 25% dell’occupazione e trovano nella metalmeccanica il comparto di punta, con 2.810 addetti, confermando una specializzazione produttiva consolidata. La trasformazione più

evidente riguarda però i servizi alle imprese. Con 5.134 addetti, pari al 30,2% del totale, il comparto ha ormai superato la manifattura in termini occupazionali, segnando il passaggio verso un’economia sempre più orientata al terziario

avanzato, ai servizi professionali, all’informatica e al supporto logistico. Il commercio si conferma un altro asse portante, con 1.103 unità locali e oltre 3.000 addetti, ra orzando il ruolo di Castelfranco come polo attrattivo per l’intero comprensorio.

Battocchio Srl, la nuova generazione guida la crescita internazionale

ACastelfranco c’è un’azienda che racconta come la tradizione industriale italiana possa evolvere senza perdere identità. La Battocchio Srl, attiva dal 1973 nella progettazione e produzione di pannelli di controllo, tastiere e interfacce uomo-macchina, vive oggi una nuova fase grazie al passaggio generazionale che unisce esperienza e visione contemporanea. Dopo oltre cinquant’anni alla guida, il fondatore Gianni Battocchio osserva con orgoglio il percorso dei figli Annalisa e Maurizio, protagonisti di una crescita sempre più orientata ai mercati esteri. Il 2025 ha segnato

un punto di svolta, con una forte presenza nelle fiere internazionali e l’apertura a nuovi mercati. A distinguere l’azienda è la capacità di lavorare su misura, con produzione interamente Made in Italy e tempi rapidi. Un approccio che consente di operare in diversi ambiti: dall’industriale all’alimentare, dal medicale all’aeronautico. Una flessibilità che è oggi uno dei principali punti di forza in un mercato globale sempre più competitivo. Non manca però il confronto con uno scenario complesso: in questa primavera 2026, l’instabilità geopolitica – soprattutto in Medio Oriente – sta spingendo al rialzo i costi, in

particolare delle materie prime. Una pressione che si fa sentire, ma che Battocchio Srl a ronta continuando a guardare all’estero, da cui arrivano ordini anche da nuovi clienti. In questo percorso si inserisce Annalisa Battocchio, figura chiave della nuova generazione e presenza femminile in un settore ancora fortemente maschile. La sua guida rappresenta continuità e cambiamento: un’industria più aperta e attenta alle esigenze delle lavoratrici (su 16 dipendenti, 12 sono donne), capace di valorizzare competenze diverse. “Il nostro territorio cresce grazie al lavoro e alle persone che ogni giorno si mettono in gioco

Accanto a questi settori, l’artigianato continua a rappresentare un fiore all’occhiello: le 791 imprese artigiane costituiscono circa un quarto del tessuto produttivo e garantiscono occupazione a un numero rilevante di addetti, mantenendo vivo un patrimonio diffuso di competenze e tradizione. A caratterizzare il sistema economico locale è anche la sua composizione articolata e inclusiva. Le imprese femminili superano le 600 unità (19,9% del totale), mentre quelle a conduzione straniera sono circa 350 (10,9%), contribuendo in modo significativo alla vitalità imprenditoriale e all’integrazione economica. Le imprese giovanili, pari a 255 unità (8%), si configurano invece una risorsa strategica per il ricambio generazionale e l’innovazione futura. Guardando ai prossimi anni, la crescita dei servizi professionali e tecnici – aumentati di oltre 50 unità locali nell’ultimo decennio – indica una direzione chiara: Castelfranco si sta evolvendo verso un modello economico sempre più orientato all’innovazione, alla digitalizzazione e alla qualità del lavoro. Non più soltanto città manifatturiera, ma vero e proprio hub di competenze. La sfida, ora, sarà sostenere questa transizione con investimenti in innovazione e competenze.

• Leonardo Sernagiotto

– commenta – Spero che sempre più donne trovino il coraggio di entrare anche nei settori tecnici e industriali”. • (l.s.)

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Emergenza

lavoro/2. Proroga fino al 31 luglio

ma chiusura è stata confermata

BERCO: ADDIO RIMANDATO, IL FUTURO DELL’AREA RESTA INCERTO PIÙ CHE MAI

La chiusura sembrava ormai imminente, fissata al 31 marzo 2026. Per lo stabilimento Berco di Castelfranco Veneto, invece, il calendario si è spostato in avanti: i cancelli resteranno aperti fino al 31 luglio. Una proroga di quattro mesi che non modifica l’esito finale, ma ridefinisce tempi e modalità di un addio industriale che resta carico di incognite. Nel sito di Borgo Padova sono rimasti circa una trentina di lavoratori, impegnati a

garantire le ultime attività produttive o di dismissione. La prosecuzione dell’attività è stata proposta su base volontaria e rappresenta, più che un rilancio, una gestione ordinata della chiusura. Negli ultimi anni, infatti, lo stabilimento ha vissuto un progressivo svuotamento: da oltre cinquecento addetti del passato si è arrivati a poche decine, con fuoriuscite accompagnate da incentivi all’esodo e ricollocazioni sul territorio. Il prolungamento deciso dal

gruppo ThyssenKrupp si inserisce in un quadro più ampio di riorganizzazione, che continua però a mostrare ritardi e criticità. I sindacati Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil hanno espresso forte preoccupazione per l’assenza di prospettive industriali chiare, sottolineando come, a distanza di un anno dagli impegni assunti, restino aperti nodi cruciali sul piano produttivo e sulle possibili partnership. Se da un lato l’azienda conferma investimenti per circa 12 milioni di euro e segnali positivi sul fronte degli ordini – in particolare dal Nord America – dall’altro ammette ritardi nello sviluppo del comparto dei ricambi post-vendita, aggravati anche dalla perdita di competenze legata alle uscite del personale. Elementi che, tuttavia, riguardano soprattutto il sito principale emiliano di Copparo, in provincia di Ferrara, e non sembrano in grado di incidere sul destino di Castelfranco. Il vero punto irrisolto resta ora il futuro dell’area in Borgo Padova. I 65mila metri quadrati dello stabilimento, a ridosso del centro cittadino, rischiano di trasformarsi nell’ennesimo vuoto produttivo. Un destino che si sommerebbe all’impianto dismesso della limitrofa Fervet, chiusa da oltre un decennio, con

Controlli a tappeto nei cantieri trevigiani

ICarabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Treviso, insieme all’Arma territoriale, hanno individuato numerose irregolarità che hanno portato alla denuncia di 18 persone e a sanzioni complessive per circa 160 mila euro. Nel mirino soprattutto sicurezza e lavoro nero. Il caso più grave è emerso a Mogliano Veneto, dove durante un’ispezione è stato trovato un lavoratore di origine albanese presente

irregolarmente sul territorio e impiegato senza contratto. L’uomo, oltre a essere in nero, non aveva ricevuto alcuna formazione sulla sicurezza né era sottoposto a sorveglianza sanitaria. Le verifiche hanno riguardato anche il settore edile. Due aziende, una a Conegliano e una a Trevignano, sono state sospese per la mancanza del Piano operativo di sicurezza (Pos), documento obbligatorio per i cantieri. Le attività sono riprese solo dopo la regolarizzazione e il pagamento delle sanzioni. Situazioni di rischio sono state riscontrate anche a Zero Branco e San Polo di Piave, dove operai lavoravano in quota senza dispositivi di protezione contro le cadute. A San Polo, inoltre, è stato individuato un lavoratore impiegato senza contributi previdenziali né copertura assicurativa: l’attività è stata sospesa fino alla sua regolarizzazione. Nel complesso, i controlli hanno fatto emergere un quadro di uso di violazioni in materia di lavoro e sicurezza. “Interventi che – sottolineano gli investigatori – hanno consentito non solo di sanzionare le irregolarità, ma anche di prevenire potenziali incidenti nei luoghi di lavoro”, evitando conseguenze che avrebbero potuto essere ben più gravi.

oltre 92 mila metri quadrati di terreno e capannoni abbandonati. Un vuoto che alimenta interrogativi urbanistici e sociali oltre che industriali. Le ipotesi di riconversione – anche in ambito militare – evocate nei mesi scorsi non hanno trovato finora sviluppi concreti a Castelfranco, nonostante interlocuzioni istituzionali e interessamenti informali. Una riconversione, invece, avviata dalla vicina Faber, azienda friulana i cui

stabilimenti a Castelfranco confinano con quelli della Berco, un tempo parte degli impianti della storica Simmel, attiva nella produzione di munizioni e ordigni. E proprio gli stabilimenti Faber hanno attratto diversi ex lavoratori della Berco, mettendo a disposizione la loro esperienza e competenza.

• Leonardo Sernagiotto

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IN PRIMO PIANO

Elezioni/1. Il centrodestra schiera Pozzobon, il Pd Ghimenton. A confrontarsi anche Manente e Giovine

QUATTRO IN CORSA PER LA FASCIA TRICOLORE

Sarà una corsa a quattro per la carica di sindaco a Castelfranco Veneto, chiamata alle urne il 24 e 25 maggio per eleggere il primo cittadino. L’elemento di novità delle elezioni 2026 è la presenza di candidati di estrazione civica, non direttamente riconducibili ai partiti. Salvo sorprese dell’ultimo momento (con la chiusura delle liste fissata al 25 aprile) al momento della chiusura del nostro giornale i candidati sono Maria Ghimenton per il centrosinistra e Luca Pozzobon per il centrodestra, a iancati dai civici Daniele Manente e Diego Giovine. La maggioranza uscente, composta da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, ha scelto Luca Pozzobon, architetto ed ex dirigente dei lavori pubblici del Comune. A sostenerlo anche la lista civica “Pozzobon sindaco” con esponenti centristi (Udc e Noi Moderati). Figura tecnica con lunga esperienza amministrativa, conosce i principali progetti avviati negli ultimi anni, dalla gestione del territorio al sociale. Con lo slogan “Una nuova visione”, propone un cambio di passo nel metodo, puntando su

maggiore ascolto dei cittadini e più attenzione alla manutenzione delle infrastrutture, a partire da quelle sportive. In lista figurano diversi amministratori uscenti, tra cui l’ex sindaco Stefano Marcon, oggi consigliere regionale. Sul fronte opposto si colloca Maria Ghimenton, avvocata impegnata nel sociale, sostenuta da Partito Democratico, Castelfranco Civica e “Castelfranco Può”. La sua candidatura nasce dalla società civile e si fonda su un approccio partecipativo, con il coinvolgimento di cittadini, associazioni e categorie economiche nei processi decisionali. Tra le proposte, una maggiore presenza dell’amministrazione nelle frazioni e nei quartieri. Il programma tocca temi quali casa, ambiente, decoro urbano e cultura, con l’obiettivo di una città più inclusiva e accessibile. Attenzione anche al coinvolgimento di giovani e donne. Tra i candidati figura Valentina Magrin, nipote di Tina Anselmi. Si presenta come civica e trasversale la candidatura di Daniele Manente, commercialista con una breve esperienza da consigliere comunale nel 2005. È sostenuto da tre

GHIMENTON SI CANDIDA A SINDACA

Maria Ghimenton ha u icialmente presentato la sua candidatura a sindaca di Castelfranco Veneto, aprendo la corsa alle elezioni amministrative della prossima primavera. La conferenza stampa si è tenuta presso la sede elettorale di via Giorgio Saviane 5, alla presenza di rappresentanti delle tre liste che la sostengono: Castelfranco Può, Partito Democratico e Castelfranco Civica. Accanto a Ghimenton erano presenti alcuni candidati consiglieri, tra cui Serena Stangerlin e Anna Bassani (Castelfranco Può), Valentina Magrin (Pd) e Pierluigi Brustolon (Castelfranco Civica). La candidata ha spiegato che la scelta di scendere in campo nasce dalla società civile: “Tante persone nel tempo mi hanno chiesto di mettermi a disposizione. È una candidatura civica, accolta poi dai partiti, che punta su radicamento nel volontariato e nell’associazionismo

liste: Avanti Castelfranco, Cambiamo Castelfranco e Punto d’Incontro. Lo slogan è “Il coraggio di cambiare”, mentre il programma si articola attorno a tre parole chiave: persone, progetti, passione. Ampio spazio a giovani, sociale e sport, con proposte sul breve e lungo raggio, per un miglioramento di Castelfranco. Nelle

liste compaiono esponenti provenienti da diverse esperienze politiche, da Fratelli d’Italia al Movimento 5 Stelle, compresi i leghisti entrati in collisione con il sindaco Marcon. Completa il quadro Diego Giovine, candidato con la lista “Onestà e Trasparenza”. Poliziotto in pensione ed ex consigliere comunale, già eletto

con Fratelli d’Italia e poi indipendente, incentra la proposta sui valori della destra sociale. Tra le priorità il ra orzamento della sicurezza sul territorio e attenzione per l’edilizia popolare. Alla chiusura del nostro giornale potrebbe scendere in campo un quinto candidato: Paolo Ceschini, 68 anni, già medico odontoiatra, ora in pensione. Si potrebbe presentare con “Nova Republica”, lista collegata a Szumski–Resistere Veneto e che rimarca i valori cristiani e veneti. Tra i punti che lo distinguono dagli altri candidati, il monitoraggio costante dell’inquinamento elettromagnetico e il sostegno alla libertà educativa delle famiglie, inclusa l’istruzione parentale. Dal 1993, anno in cui è stata introdotta l’elezione diretta del sindaco, Castelfranco è sempre andata al ballottaggio, registrando ogni volta un calo dell’a luenza (nel 2020 la flessione è stata del 22,3%). Se anche quest’anno sarà rispettata la “tradizione”, il secondo turno si terrà il 7 e 8 giugno.

locale”. Ghimenton ha sottolineato la forte presenza femminile nelle liste, definendola “un invito a esserci” e un segnale che va oltre le quote di legge. Tra i temi programmatici al centro dell’intervento: emergenza casa, valorizzazione dei giovani, verde pubblico, decoro urbano e amministrazione partecipativa. La candidata propone anche una giunta itinerante nelle frazioni, per avvicinare l’amministrazione a tutti i quartieri. Sulla sanità, Ghimenton ha ribadito l’importanza di una partecipazione attiva dell’amministrazione ai tavoli regionali: “Dobbiamo sentirci protagonisti della nostra sanità”, ha dichiarato, sottolineando il ruolo dell’ospedale di Castelfranco come risorsa centrale per la comunità.

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Ascoltaci in tutto il Veneto in auto sul

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Amministrative 24 - 25 Maggio 2026

ricorda ai soggetti interessati la propria disponibilità ad ospitare per le Elezioni amministrative del 24-25 Maggio 2026 messaggi politici elettorali e inserti pubblicitari allegati al giornale. (In ottemperanza alla legge 28 del 22 Febbraio 2000).

A partire da in alto a sinistra, in senso orario: Luca Pozzobon, Maria Ghimenton, Diego Giovine, Daniele Manente

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IN PRIMO PIANO

Il centrodestra lancia Luca Pozzobon: “Scelto per unire”

ÈLuca Pozzobon il candidato scelto dal centrodestra per le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio. L’architetto, nato e cresciuto a Castelfranco, guiderà una coalizione unita composta da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e da una lista civica a suo sostegno. Pozzobon ha lavorato per trent’anni in Comune, dove nel 2019 è diventato dirigente dei lavori pubblici. È stato attivo anche nella Protezione civile e nel 2024 ha a iancato il sindaco Stefano Marcon nella gestione delle alluvioni che hanno colpito la città. A fine gennaio ha lasciato il municipio per trasferirsi in Provincia. Una figura tecnica con una lunga esperienza all’interno della macchina comunale, indicato come profilo capace di coniugare conoscenza amministrativa e visione per la città. E proprio “Una nuova visione” è lo slogan scelto per accompagnare la campagna elettorale. Un concetto che lo stesso candidato declina nella necessità di mettere in relazione ambiti diversi dell’azione amministrativa, dal sociale all’urbanistica, fino al commercio, con l’obiettivo di rendere più coordinati ed e icaci gli interventi sul territorio. La coalizione punta infatti a dare continuità all’azione di governo degli ultimi 15 anni, ma allo stesso tempo a introdurre elementi di discontinuità nei metodi e nelle priorità. «È la mia prima esperienza in politica – spiega Pozzobon –. Ho accettato per senso di responsabilità verso la città. La proposta è nata da un’area moderata e poi si è allargata fino a vedere in me un nome che può ricompattare il centrodestra». Sul piano amministrativo, il candidato riconosce il lavoro svolto negli ultimi anni sul fronte delle infrastrutture, ma indica anche la necessità di un cambio di passo: “Si è riusciti a colmare un gap infrastrutturale che si trascinava da 30 anni. Sono state realizzate rotatorie, un nuovo asilo nido, si è recuperata Casa Cattani. Da questo punto di vista serve continuità. È necessaria tuttavia anche discontinuità in altri ambiti, ad esempio un maggiore e più frequente ascolto dei comitati frazionali e di quartiere, che hanno il polso del territorio”. Tra i temi indicati, anche alcune partite urbanistiche aperte: “Ci sono interventi da completare, come l’area davanti alla stazione o il piano dell’ex Fracarro, su cui è necessario trovare una sintesi”. Attenzione poi alla manutenzione dell’esistente: “Castelfranco ha molte strutture che vanno tenute in ordine, a partire dagli impianti sportivi. Il bilancio dovrà dare più spazio a questi interventi”.

Accanto ai partiti, un ruolo centrale sarà svolto dalla lista civica “Luca Pozzobon Sindaco”, che riunisce esponenti dell’area moderata e civica, tra Udc, Noi Moderati e realtà locali. Il percorso verso la candidatura unitaria non è stato immediato. Nei giorni precedenti all’annuncio, Forza Italia aveva inizialmente indicato un proprio candidato, l’ex assessore Gianfranco Giovine. La scelta finale è stata però quella di convergere su Pozzobon, in un’ottica di unità della coalizione.

• Leonardo Sernagiotto

Incentivi del Comune per la pulizia degli impianti a biomassa

Il Comune di Castelfranco

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Veneto ha stanziato 10 mila euro per incentivare la pulizia degli impianti domestici a biomassa. Il bando è rivolto ai cittadini proprietari o locatari di abitazioni dotate di stufe, caminetti o caldaie alimentate a legna, pellet o cippato. Il contributo previsto copre il 50 per cento della spesa sostenuta per la pulizia degli impianti e delle canne fumarie, fino a un massimo di 120 euro per intervento. L’iniziativa punta a promuovere una corretta manutenzione degli impianti di riscaldamento domestici, migliorandone l’e icienza e riducendo le emissioni inquinanti. Il bando è destinato agli impianti installati in abitazioni situate nel territorio comunale e regolarmente registrati nel catasto regionale degli impianti termici. Le domande potranno essere presentate fino al 30 novembre 2026 e i contributi saranno assegnati fino a esaurimento delle risorse disponibili, seguendo l’ordine di arrivo delle richieste. Gli interventi devono essere eseguiti da operatori qualificati (iscritti alla Camera di Commercio) e riguardano la pulizia di stufe, caldaie, caminetti e canne fumarie. L’obiettivo è anche quello di aumentare la sicurezza domestica, prevenendo rischi legati a cattiva manutenzione, come incendi o accumuli di monossido di carbonio. Il bando e la relativa modulistica sono disponibili sul sito internet u iciale del Comune di Castelfranco Veneto. L’iniziativa è stata promossa dall’assessorato all’ambiente anche alla luce di episodi recenti. A marzo, a Riese Pio X, i vigili del fuoco di Castelfranco sono intervenuti in una casa abitata da un’anziana dopo che dal comignolo uscivano fiamme. Il principio d’incendio era stato causato dall’ostruzione della canna fumaria per un nido di calabroni, con accumulo di fuliggine e catrame, e aveva comportato l’accumulo di monossido di carbonio nei locali superiori dell’abitazione.

Città di Castelfranco Veneto

Weekend ecologico a Castelfranco Veneto, cittadini e associazioni uniti per l’ambiente

In due giorni rimossi rifiuti anche pericolosi, forte adesione nelle frazioni e nei quartieri cittadini

C’è un modo silenzioso ma potente di dare il benvenuto alla stagione del rinnovo, ed è quello di prendersi cura della propria “casa comune”. A Castelfranco, il primo weekend di primavera non è stato solo un passaggio formale sul calendario, ma si è trasformato in una mobilitazione collettiva sotto lo slogan “Tutti insieme per un territorio più pulito”. Un appello che l’Amministrazione Comunale e Contarina hanno lanciato alla cittadinanza e che ha trovato una risposta concreta, fatta di guanti, pinze e tanta determinazione, coinvolgendo oltre sessanta volontari che hanno deciso di dedicare il proprio tempo libero al bene pubblico.

I numeri finali dell’iniziativa raccontano una realtà che oscilla tra l’orgoglio della partecipazione e l’amarezza per l’inciviltà residua: in sole due giornate sono state rimosse dall’ambiente quasi due tonnellate di rifiuti. Non si è trattato solo delle “classiche” cartacce o delle onnipresenti bottiglie di plastica e vetro che purtroppo punteggiano i nostri margini stradali. Il bilancio del weekend ecologico ha portato alla luce un campionario di degrado più profondo, che va dai vecchi elettrodomestici a componenti elet-

tronici, fino a pesanti residui metallici e scarti dell’edilizia. Particolarmente critico è stato il ritrovamento di diverse batterie d’auto: un vero attentato all’ecosistema locale, considerando che una sola batteria esausta, se lasciata deteriorare, può contaminare centinaia di litri d’acqua, infiltrando acidi e metalli pesanti nelle falde acquifere con rischi diretti per la salute di tutti.

La forza di questa edizione è stata senza dubbio la sua capillarità. L’intervento non è rimasto confinato al centro storico, ma ha pulsato nelle frazioni e nei quartie-

ri, vere arterie del territorio castellano. Sabato mattina 21 marzo le operazioni sono iniziate nei quartieri Abruzzo e Verdi, per poi passare il testimone domenica ai comitati di Campigo, Salvarosa, Sant’Andrea oltre il Muson e del quartiere San Giorgio. È stata una lezione di educazione civica trasversale, capace di unire generazioni e culture diverse. Accanto ai residenti storici e ai membri delle associazioni locali, si è distinta la partecipazione operosa di una ventina di fedeli musulmani, impegnati nella pulizia dell’area attorno al centro di preghiera di via per San Floriano. Un segnale forte di come il rispetto per il luogo in cui si vive sia un linguaggio universale, in grado di abbattere barriere e costruire integrazione attraverso l’azione pratica. Un’operazione di questa portata ha richiesto una macchina organizzativa precisa. La sicurezza è stata messa al primo posto: tutti i partecipanti iscritti tramite le associazioni di quartiere, inclusi i più giovani accompagnati dalle famiglie, sono stati coperti da apposita polizza assicurativa, trasformando la giornata in una “scuola di ecologia” sicura e formativa. Fondamentale è stato il supporto

logistico dell’Associazione Carabinieri in congedo, che hanno presidiato le operazioni e coordinato il momento conviviale finale in Piazza Giorgione, oltre all’ausilio della vigilanza ambientale, pronta a intervenire per risalire ai responsabili degli abbandoni più gravi. Cosa resta, dunque, dopo che i camion hanno portato via l’ultimo sacco di immondizia? Resta un territorio visibilmente più decoroso, ma soprattutto resta la consapevolezza che la comunità possiede gli anticorpi necessari contro l’incuria. Tuttavia, il Weekend Ecologico non deve essere considerato un punto d’arrivo, ma un monito costante. Se da un lato è rincuorante vedere decine di persone rimboccarsi le maniche, dall’altro resta la sfida culturale di azzerare quei comportamenti incivili che rendono necessari tali sforzi straordinari. La bellezza di Castelfranco e delle sue frazioni è un patrimonio fragile che richiede una custodia quotidiana. L’auspicio è che il seme gettato in queste giornate di marzo possa germogliare in un’attenzione costante, affinché il rispetto per l’ambiente non sia più un evento eccezionale, ma la normalità della nostra convivenza civile.

PIAZZA GIORGIONE PEDONALE ENTRA NELLA SFIDA ELETTORALE

Il futuro di Piazza Giorgione, cuore pulsante di Castelfranco, torna ad animare la politica castellana in piena campagna elettorale per le amministrative del 24 e 25 maggio. Al centro del dibattito c’è la questione della sua pedonalizzazione, totale o parziale: un tema discusso da decenni, che finora non ha mai trovato una soluzione concreta e duratura. L’idea di intervenire su questo grande spazio è condivisa dagli attuali quattro candidati sindaco, che sottolineano la necessità di ripensare un’area oggi utilizzata soprattutto come grande parcheggio, incentivandone la trasformazione in luogo culturale e di socializzazione. “La pedonalizzazione di Piazza Giorgione non è un sogno: è una scelta concreta, che comporta una serie di decisioni non semplici”, dichiara Luca Pozzobon, candidato del centrodestra, che, allegando un render di un parcheggio multipiano vicino al palazzetto dello sport, aggiunge: “Non basta chiudere la piazza. Serve ripensare

• (l.s.) Il dibattito. Favorevoli i candidati sindaci, scettici i commercianti. Sul tavolo, il nodo parcheggi

tutto questo spazio in modo organico, condiviso e partecipato, perché una piazza funziona solo se o re motivi per fermarsi”. Anche Maria Ghimenton, candidata del centrosinistra, si dice favorevole a un intervento sulla piazza, purché frutto di una progettazione partecipata: “Occorre ascoltare tutti gli attori coinvolti, dai residenti ai commercianti, e ci sono diversi strumenti per farlo. Si può discutere di una chiusura parziale o totale, oppure di interventi di “depaving”, sostituendo parti della pavimentazione con spazi verdi. È un percorso da costruire insieme, senza programmi calati dall’alto”. Condividendo il rendering di una piazza con verde e ciclabili, il civico Daniele Manente (Avanti Castelfranco) dichiara: “Una piazza nasce come punto d’incontro per la comunità. Noi vogliamo ripartire da qui. Immaginiamo una Castelfranco in cui il centro torni a essere delle persone: uno spazio in cui fermarsi, incontrarsi, condividere momenti, far crescere relazioni e attività. Ridare centralità alle persone

significa costruire una città più viva e attrattiva”. Infine Diego Giovine (Onestà e Trasparenza) propone: “La proposta è pedonalizzare almeno due quadranti della piazza. E questo permetterà di favorire concerti ed eventi estivi”. Più preoccupati,

280 km di piccoli fossi spariti

Negli ultimi quarant’anni il territorio castellano ha perso circa 280 chilometri di piccoli fossi e canali minori, progressivamente interrati con la trasformazione del paesaggio agrario. Una rete idrica secondaria che un tempo contribuiva in modo determinante alla raccolta e al deflusso delle acque piovane e la cui scomparsa pesa oggi sulla capacità del territorio di reggere eventi meteorologici estremi. Se ne è parlato al convegno “Il paesaggio e la dimensione idrica: governance delle

acque e implicazioni di pianificazione del territorio”, promosso dall’Osservatorio locale per il Paesaggio della Castellana, occasione di confronto tra tecnici, docenti universitari ed esperti sulla gestione delle acque e sulla sicurezza idraulica del territorio. A margine degli interventi, è stato fatto il punto sulle opere previste per mitigare il rischio esondazioni, in particolare nell’area di Bella Venezia. Tra gli interventi già finanziati dal Consorzio di Bonifica Piave figura il canale scolmatore che

invece, i commercianti: pur apprezzando la volontà di abbellire la piazza, vedono nella perdita di preziosi parcheggi una minaccia alla sopravvivenza dei negozi, già messi sotto pressione da supermercati e acquisti online. Inoltre, sottolineano

come l’eventuale pedonalizzazione debba seguire, e non precedere, misure volte a rendere più attrattivo il centro cittadino. “Prima di pensare a pedonalizzare, bisogna creare le condizioni per far arrivare la gente a Castelfranco. Altrimenti rischiamo di rendere pedonale una piazza vuota” è il pensiero condiviso da diversi commercianti. Il nodo principale resta quindi quello dei parcheggi. Attualmente la piazza o re 223 posti auto, di cui 208 a pagamento e 15 riservati. Qualsiasi ipotesi di pedonalizzazione dovrà quindi attendere almeno due interventi fondamentali: lo spostamento del terminal bus vicino al parcheggio nord della stazione ferroviaria, con la conseguente liberazione di spazio utile in via Podgora, e il ra orzamento del ponte di Ca’ Duodo, così da consentire il passaggio degli autobus e modificare le linee interne alla città, evitando il transito attraverso Piazza Giorgione. • Leonardo Sernagiotto

consentirà di convogliare nel Muson l’eventuale acqua in eccesso dell’Avenale, per un investimento complessivo di circa 500 mila euro, cui si aggiungerà un canale diversore lungo un chilometro e mezzo. In programma anche una cassa di espansione destinata a intercettare il torrente Roi e l’Avenale lungo l’asse della SR53, opera per la quale il Comune ha richiesto un finanziamento da 5 milioni di euro. Dal convegno è emersa però anche una riflessione più ampia: per a rontare davvero il rischio

idraulico non basteranno nuove opere, ma servirà restituire spazio all’acqua. “È necessario dare più spazio ai fiumi, utilizzando terreni agricoli adiacenti ai corsi d’acqua per allargare gli alvei” ha sottolineato Francesco Comiti dell’Università di Padova, richiamando l’attenzione sul ruolo delle cosiddette “zone spugna”, aree verdi capaci di assorbire naturalmente le piene.

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Associazioni. Il Teatro Accademico sei decenni di

musica, testimonianze e manifestazioni

La Pro Loco festeggia 60 anni tra ricordi, aneddoti e musica

Sessant’anni di storia, volontariato e vita cittadina racchiusi in una serata di festa e memoria. Lo scorso 25 marzo, in un Teatro Accademico gremito, la Pro Loco di Castelfranco ha celebrato il sessantesimo anniversario dalla fondazione con un evento che ha ripercorso sei decenni di impegno nella promozione del territorio tra testimonianze, musica e ricordi. Accompagnato dalle note dell’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta diretta dal maestro Walter Bertolo e dalla voce di Laura Ivan, il conduttore Gianluca Mancuso ha guidato il pubblico in un viaggio nella storia dell’associazione. La Pro Loco nasce u icialmente il 25 marzo 1966, erede della precedente “Pro Castelfranco”, attiva già negli anni Cinquanta con iniziative pionieristiche come il Premio Giorgione di pittura, il concorso musicale “La Nota d’Oro” e la sagra della “Cusina paesana”. In un racconto scandito per decenni, alternato ai brani simbolo delle diverse epoche, sono stati ricordati le persone che hanno segnato il cammino della Pro Loco, ad iniziare dai primi presidenti Francesco

“Chechi” Battiston, Pietro Serena, Giovanni “Gianni” Scapinello, Angelo Battistel. A condividere testimonianze e aneddoti delle rispettive gestioni sono saliti poi sul palco gli ex presidenti Gherardo “Dino” Battistel, Gaetano Sartoretto e Roberto Pinto, a iancati dall’attuale presidente Barbara Grassi. Il racconto ha ripercorso gli anni in cui la Pro Loco svolgeva anche servizi pubblici per la cittadinanza, fino alla nascita di manifestazioni divenute simbolo della città come la Passeggiata del Giorgione, ideata nel 1978 e ancora oggi tra gli appuntamenti più partecipati. Negli anni Ottanta e Novanta l’associazione si fece promotrice della valorizzazione del radicchio variegato di Castelfranco, a iancando all’attività istituzionale eventi popolari e originali come la Befana Volante, la Fritola d’Oro e il cinema all’aperto a Villa Bolasco. Tra le iniziative più recenti figurano invece il premio letterario “Anna Maria Castellano”, il riconoscimento “Castellano dell’Anno” e la “Castelfranco in Rosa”, capace di richiamare migliaia di partecipanti. La serata è stata anche occasione per

ringraziare le centinaia di volontari che in sessant’anni hanno contribuito alla crescita dell’associazione. A chiudere l’evento, le parole della presidente Grassi: “Abbiamo ereditato un patrimonio straordinario, costruito da generazioni di volontari. Il nostro compito è custodirlo e portarlo avanti, adeguandolo ai tempi e continuando a far crescere il legame tra la Pro Loco e la città”.

• Leonardo Sernagiotto

Il Conservatorio Ste ani porta la musica italiana a New York

Il Conservatorio Statale di Musica

“Agostino Ste ani” di Castelfranco Veneto è protagonista a livello internazionale grazie al programma PNRR “Music Theater and New Technologies”. Dal 26 al 28 marzo, i risultati del progetto sono stati presentati presso la Casa Italiana della New York University, in un evento che ha attirato l’attenzione di istituzioni culturali e accademiche statunitensi. Il Conservatorio ha curato 13 iniziative chiave del programma, tra cui masterclass internazionali, la produzione de L’Olimpiade di Antonio Vivaldi, ricerche musicologiche con pubblicazione di opere teatrali inedite di autori veneti del Sei-Settecento, borse di dottorato, eventi internazionali, la creazione del Centro Studi Internazionale dedicato ad Agostino Ste ani e la pubblicazione di CD. Durante la missione a New York, il direttore Paolo Troncon ha incontrato i vertici della Manhattan School of Music, tra cui il presidente James Gandre, avviando nuove prospettive di collaborazione sull’opera italiana e la ricerca musicale. Particolare interesse è stato manifestato anche dall’Istituto Italiano di Cultura di New York, guidato dal direttore Clau-

dio Pagliara, per i progetti sui libretti di Lorenzo Da Ponte, storico primo professore di letteratura italiana alla Columbia University. Contatti sono stati inoltre avviati con la Juilliard School.

Un momento significativo è stato l’incontro con la leggenda del jazz George Coleman, storico collaboratore di Miles Davis, invitato a tenere un incontro con gli studenti del Conservatorio. “Nonostante le enormi di erenze nelle dotazioni e nelle risorse economiche tra gli istituti italiani e quelli statunitensi — ha dichiarato Troncon — ho potuto constatare un grande interesse per la cultura e la musica italiane. Dovremmo essere più consapevoli della nostra straordinaria tradizione, per continuare a mantenerla e rinnovarla”.

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CASTELFRANCO

Storia cittadina. Recuperati dal degrado una piastra del 1697

LA CITTÀ RISCOPRE I SUOI TESORI, GRAZIE AL CONTRIBUTO DI PRIVATI E ISTITUZIONI

Castelfranco è conosciuta soprattutto per essere la città di Giorgione, maestro del Rinascimento veneto, ma anche per aver dato i natali ad altre importanti personalità legate all’arte, dall’architetto Francesco Maria Preti al pittore Paolo Piazza, per citarne alcuni. Tuttavia, il patrimonio artistico cittadino è costituito anche da una moltitudine di opere, reperti e cimeli forse minori, ma fondamentali testimonianze della storia e della cultura locale. Grazie all’impegno di istituzioni, associazioni

e privati cittadini, molti di questi beni sono oggi oggetto di recupero, al fine di preservarli dal naturale degrado del tempo. Tra questi si annovera una piastra da camino appartenente alle Civiche collezioni museali di Castelfranco: una placca metallica datata 1697, siglata “NDV”, che ra igura tre divinità femminili, Venere, Giunone e Atena. Esposta in occasione della mostra del 2023 “Temporanea”, l’opera ha attirato l’attenzione di Roberto Conte, che ne ha segnalato l’importanza artistica a Roberto Ceron, socio del Rotary Club

Un sistema più avanzato per leggere in tempo reale l’andamento delle piene del torrente Muson e migliorare la capacità di risposta in caso di eventi meteorologici intensi. La Regione del Veneto ha completato un nuovo intervento di potenziamento della cassa di espansione situata tra Fonte e Riese Pio X, a monte di Castelfranco Veneto, dotando l’infrastruttura di un innovativo sistema di monitoraggio idrometrico. L’opera, realizzata dal Genio Civile di Treviso, vede l’installazione di quattro stazioni di controllo posizionate nei punti più strategici della cassa: alle opere di derivazione del Muson e del suo a luente Lastego, allo sfioratore intermedio e

Castelfranco-Asolo. Il Club si è successivamente fatto carico di sostenere le spese per il restauro. L’importanza artistica è dovuta dalla decorazione della piastra, che riprende un disegno del pittore Jan van der Straet, detto Giovanni Stradano (Bruges, 1523 –Firenze, 1605). L’iniziativa del Rotary riflette pienamente il messaggio della mostra del 2023, che aveva come sottotitolo “Esibire, documentare, recuperare”. Il Club auspica ora che questo intervento possa stimolare ulteriori studi sui beni conservati nei depositi museali, favorendo nuovi ritrovamenti e il loro recupero. Lo stesso Rotary Club Castelfranco-Asolo aveva già finanziato nel 2022 la ricostruzione multimediale della “Testa”, strappata nel corso del XIX secolo dal fregio attribuito a Giorgione. All’interno del Museo Casa Giorgione è stato inoltre collocato un bassorilievo ra igurante il “Cristo in pietà”, legato all’antico Monte di Pietà, fondato nel 1493. La scultura, gravemente deteriorata, è stata rimossa dalla sua collocazione originaria all’esterno, restaurata e infine musealizzata, anche grazie a una donazione privata e ettuata tramite l’Art Bonus. L’opera, seppur

all’opera di restituzione. Il sistema, fornito dalla ditta emiliana CAE, consente la rilevazione continua dei livelli idrici e la trasmissione immediata dei dati ai tecnici, integrandosi con la rete regionale di ARPAV. Il sistema è dotato anche di sensori e telecamere ad alta resistenza, alimentati da pannelli solari per garantire autonomia energetica anche in condizioni critiche. Un intervento che si inserisce nel più ampio percorso di completamento dell’infrastruttura idraulica, già rivelatasi decisiva nell’ottobre 2023, quando la cassa di espansione contribuì a ridurre in modo significativo la portata della piena del Muson, evitando criticità a valle e proteggendo in particolare i territori di Castelfranco Veneto e Castello di Godego. “La sicurezza dei nostri cittadini passa attraverso una gestione consapevole e scientifica della forza dell’acqua” sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini. “Abbiamo installato degli ‘occhi elettronici’ intelligenti: webcam e sensori che resistono a ogni tempesta. Con queste nuove stazioni mettiamo i tecnici del Genio Civile nelle condizioni di prendere decisioni rapide e precise sulla movimentazione delle paratoie, basandosi su dati certi e immagini in tempo reale”.

rovinata, contribuisce a illuminare il contesto culturale in cui crebbe e si formò il giovane Giorgione. In città, un ulteriore intervento di restauro ha riguardato la vera da pozzo situata di fronte al padiglione K dell’ospedale San Giacomo. Risalente al XVI secolo, la vera è legata alla Fraglia dei Battuti e ne reca sulla sommità, in piombo, il simbolo: un flagello, strumento di penitenza. Sui lati è invece ra igurato

San Giorgio che uccide il drago. Il restauro è stato promosso dall’Ulss 2 Marca Trevigiana. La vera costituisce inoltre una delle rarissime testimonianze superstiti dell’antico convento e della chiesa dei Cappuccini, soppressi alla fine del XVIII secolo e demoliti nel 1969.

• Leonardo Sernagiotto

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DOPO SETTE ANNI IL CIELO CITTADINO È TORNATO A COLORARSI DI SPERANZA

Dopo sette anni di assenza, il cielo sopra Castelfranco Veneto è tornato a riempirsi di colori. A metà aprile, negli spazi di Campoverde, la Festa degli Aquiloni ha segnato un ritorno atteso e partecipato, capace di richiamare oltre settemila persone tra famiglie, giovani e cittadini arrivati anche dai comuni vicini. Una giornata resa ideale da una leggera brezza e da ampi spazi verdi, che hanno fatto da cornice a uno degli appuntamenti più amati del territorio, organizzato dalla cooperativa sociale L’Incontro. Un evento che, oltre al valore ricreativo, porta con sé un significato profondo: quello di creare relazioni, aprire spazi di comunità e raccontare un modo inclusivo di vivere il territorio. Il ritorno della festa arriva in un anno simbolico, quello del 35esimo anniversario della cooperativa. Un’occasione per “tornare a esserci”, come sottolinea il presidente Matteo Stefanato: “L’edizione di quest’anno è nata con tanta energia e con la voglia di tornare a esserci dopo molto tempo. È una manifestazione da sempre molto partecipata dalla città di Castelfranco e dai comuni vicini. Quest’anno per noi è un anno speciale, perché la cooperativa compie 35 anni”.

La risposta del pubblico ha superato le aspettative: “L’a luenza è stata inaspettata – aggiunge Stefanato – abbiamo calcolato oltre 7mila persone. C’erano tantissime famiglie, ma anche persone che venivano a farsi una passeggiata. Inoltre, grazie all’aiuto delle band che hanno suonato al pomeriggio, tanti anche i giovani”.

Un flusso continuo che ha animato per tutta la giornata i prati di Campoverde, trasformati in un grande spazio condiviso tra picnic, musica dal vivo e attività all’aria aperta. Ampio il programma, pensato soprattutto per i più piccoli: laboratori creativi, attività con la creta, una parete di arrampicata, e persino la possibilità di cavalcare cavalli. Al centro, naturalmente, il grande campo volo, con aquiloni colorati in gran parte realizzati all’interno dell’atelier della cooperativa, coinvolgendo utenti della salute mentale insieme ai volontari.

Un elemento che racconta bene lo spirito dell’iniziativa, come emerge anche dalle parole dello stesso Stefanato: “La Festa degli Aquiloni è una di quelle giornate che raccontano bene chi siamo. Un momento in cui le relazioni diventano visibili, leggere, libere. E in cui la comunità si ritrova”. Determinante anche il contributo di oltre

cento volontari, che hanno reso possibile l’organizzazione della giornata, insieme al supporto degli sponsor. La festa ha avuto inoltre una funzione concreta di sostegno alle attività della cooperativa, inserendosi in una logica di fundraising a supporto, in particolare, della gestione delle aree agricole. Il successo dell’edizione 2026 non rappresenta solo un ritorno, ma anche una ripartenza. Tanto che l’appuntamento è già proiettato al futuro: la Festa degli Aquiloni è pronta a tornare anche il prossimo anno.

• Leonardo Sernagiotto

Autoimprenditorialità giovanile: ecco i vincitori del “Bollicine”

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ecretati il primo aprile scorso i vincitori del progetto “Bollicine”, iniziativa cofinanziata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Giovanili e ANCI, frutto di sinergia tra il comune di Treviso (capofila del progetto), IPA Marca Trevigiana, Confcommercio, Confcooperative e Cooperativa La Esse per supportare l’autoimprenditorialità giovanile.

Gattini Nails, Cycle-up e Training Details sono le tre realtà che portano a casa i voucher di duemila euro ciascuno per la loro idea di start up innovativa e originale messi a disposizione da Ascom Confcommercio Treviso per servizi completi di avvio d’impresa.

La sfida del pitching finale li ha visti emergere sugli altri 4 finalisti, ma il percorso ha accompagnato decine di giovani nello sviluppo delle proprie idee imprenditoriali, o rendo strumenti, competenze e occasioni di confronto con il mondo economico e istituzionale.

Nell’edizione di quest’anno si sono registrate 50 iscrizioni al portale, 20 consulenze specialistiche, oltre a 100 giovani coinvolti in 4 eventi di orientamento e 6 workshop formativi. Delle 32 idee iniziali presentate alla Call for Ideas, 12 hanno avuto accesso alla fase di pre-accelerazione “Vitamina€”, fino ad arrivare ai 7 progetti finalisti.

Giorgio Gallina, direttore di Confcooperative Belluno e Treviso, durante la premiazione ha ribadito la «necessità di trattenere il talento sul territorio, o rendo opportunità concrete di crescita», mentre Maurizio Piovesan (Vicepresidente EBICOM e Confcommercio) ha sottolineato come “Bollicine” rappresenti «un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni e sistema economico, capace di costruire un ecosistema completo a supporto delle nuove imprese».

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CULTURA

Gli appuntamenti. Una Primavera tra jazz, grandi mostre e lirica

Dal Richiamo internazionale del “treviso suona jazz”

Maggio a Treviso non è solo il mese della fioritura lungo i canali del Sile, ma il momento in cui la città esprime il massimo del suo fermento culturale. Il 2026 conferma questa vocazione, trasformando piazze, palazzi storici e teatri in un palcoscenico a cielo aperto che spazia dall’arte figurativa alla musica sperimentale, fino alla prestigiosa tradizione operistica.

L’onda azzurra: Treviso Suona Jazz Festival L’evento cardine del mese è senza dubbio la XII edizione del Treviso Suona Jazz Festival. La kermesse, che si snoda per tutto il mese fino alla chiusura del 31 maggio, celebra quest’anno il centenario della nascita di Miles Davis con una programmazione di respiro mondiale. Il cuore pulsante del festival sarà il Teatro Comunale Mario Del Monaco, che sabato 30 maggio ospiterà l’attesissimo concerto di Fabrizio Bosso & Javier Girotto con il progetto “Latin Mood”. Ma il jazz a Treviso è soprattutto “di uso”: concerti aperitivo sotto la Loggia dei Cavalieri e performance nei musei cittadini permettono di vivere la musica in simbiosi con l’architettura medievale e rinascimentale della città.

L’Arte al centro: Da Picasso a Van Gogh Per gli amanti dell’arte, il polo museale

di Santa Caterina e le sedi di Ca’ dei Carraresi restano mete imprescindibili. Continua con successo la mostra dedicata ai capolavori del Toledo Museum of Art, un viaggio che attraversa la storia della pittura dall’impressionismo all’astrazione.

Poter ammirare opere di Picasso e Van Gogh a pochi passi dai Buranelli o re un contrasto visivo che esalta la bellezza della collezione.

Parallelamente, la mostra dedicata a Nino Springolo, figura chiave del Novecento trevigiano, permette di riscoprire il legame profondo tra il paesaggio veneto e la pittura moderna. A Casa Robegan, invece, si conclude il 3 maggio la mostra “Riconosciuti” di Jirair Orakian, che apre la strada alle celebrazioni della cultura armena.

La rassegna “Ci saranno albe sulla terra” Proprio la cultura armena sarà protagonista di un evento unico: sabato 9 maggio, la Chiesa di San Francesco ospiterà il Gurdjie Ensemble. Sotto la direzione di Levon Eskenian, l’ensemble porterà a Treviso la musica sacra e i canti della tradizione armena, mescolando suoni antichi di duduk e kanon con letture tratte dal “Libro delle Lamentazioni”. Un momento di altissima spiritualità in uno dei luoghi più suggestivi della città.

Il ritorno della Lirica: Il Concorso Toti Dal Monte Maggio segna anche il ritorno del prestigioso concorso internazionale per cantanti lirici “Toti Dal Monte”. Dal 18 al 23 maggio, il Teatro Del Monaco diventerà la sede delle audizioni per la 52ª edizione. Quest’anno il titolo scelto è “La Traviata” di Giuseppe Verdi: un’occasione rara per il pubblico e per gli appassionati di assistere alla nascita delle nuove stelle del firmamento operistico mondiale, mantenendo viva la memoria della celebre soprano trevigiana. Aperyshow sbarca a Treviso e punta ad ancorarsi a lungo nella Marca Gioiosa et Amorosa.

L’evento, capace di attirare più di 170.000 persone grazie al suo mix di intrattenimento, solidarietà e valori, avrà come location l’ex Dogana, area che ha già ospitato manifestazioni di grande portata. Il programma si svilupperà per la prima volta in 7 giornate, dal 24 al 26 aprile e dal 30 aprile al 3 maggio. È l’event manager Riccardo Checchin a motivarne le innovazioni. “Aperyshow ha cambiato casa per proseguire nella sua crescita ed evoluzione, con due palchi distinti, intrattenimento e generi musicali di erenti e trasversali, grazie ad oltre 300 artisti confermati, per poter continuare ad essere il festival di tutti, giovani ed adulti.”

Il progetto è stato presentato a fine marzo nell’elegante sala Guadagnin di Ca’ Sugana, presente il sindaco Mario Conte che ha creduto fortemente nell’arrivo a Treviso “di un esempio concreto di come si possano coinvolgere migliaia di persone con una linea up di artisti di livello, promuovendo al tempo stesso inclusione, attenzione sociale e sostegno a chi ha più bisogno”.

Nel 2026, le associazioni e le onlus individuate per la condivisione del ricavato, come da intenti degli organizzatori, sono Casa Priscilla, Fondazione Giulia Cecchettin, Fondazione Libra, Fondazione Solo per Te, I Bambini delle Fate e Spaceland APS.

Spettacolo di “cuore”, lo scorso anno Aperyshow ha devoluto oltre 151.000 euro in beneficenza e radunato oltre 300 artisti - tra deejay, cantanti, gruppi live e performer che hanno partecipato a titolo gratuito.

Tra le ulteriori novità di Aperyshow 2026, spicca la presenza di un bar analcolico a cura di Freely, il marchio che ha rivoluzionato il modo di intendere l’aperitivo, “perché il piacere di stare insieme non dipende da quello che c’è nel bicchiere”.

• Redazione Treviso

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Pallavolo. La squadra guidata da Bracci approda al nuovo campionato nazionale con 6 giornate d’anticipo

PROMOZIONE STORICA: AZIMUT GIORGIONE IN SERIE A

Il 22 marzo 2026 resterà una data simbolo per l’Azimut Giorgione e per tutto lo sport di Castelfranco. Con sei giornate d’anticipo, le rossoblù hanno conquistato la promozione nella nuova Serie A3 2026/2027, al termine di un percorso straordinario per continuità, qualità e solidità. I numeri raccontano in modo inequivocabile la stagione in B1: 20 vittorie in 21 gare, una sola sconfitta e un dominio costante nel girone. Un cammino che non lascia spazio a interpretazioni e che certifica la maturità di un gruppo capace di imporsi con autorevolezza, settimana dopo settimana. La promozione è arrivata anche grazie al netto 3-0 contro le bresciane della Promoball Sanitars, in un palazzetto gremito e partecipe, con oltre 500 tifosi sugli spalti, teatro perfetto per celebrare un traguardo storico. Dietro al successo non c’è nulla di casuale. Il risultato è figlio di un progetto costruito negli ultimi anni, fondato su basi solide e su una visione chiara. Determinante il lavoro avviato dalla presidente Barbara Concolato,

TRE BRONZI ALLA OPEN LEAGUE DI KARATE DI RICCIONE

Trasferta positiva per la Germinal Sport Target di Castelfranco Veneto, che dalla venticinquesima edizione dell’Adidas Open League di karate, disputata al PlayHall di Riccione, rientra in Veneto con tre medaglie di bronzo nella categoria Under 21. A salire sul podio nel combattimento sono Carlotta Dalle Fusine nella categoria oltre 68 kg, Francesca Amarante nei 68 kg e il fratello Antonio Amarante nei 60 kg. Tutti e tre hanno centrato il terzo posto al termine di incontri combattuti fino all’ultimo punto. Per Dalle Fusine si tratta di una conferma dopo il bronzo già ottenuto nella precedente tappa di Vigevano: a Riccione ha avuto la meglio nello spareggio per

che nel biennio recente ha guidato un rinnovamento profondo, puntando su organizzazione, sostenibilità e crescita tecnica. La promozione rappresenta così il punto di arrivo di un percorso fatto di sacrifici condivisi tra società, staff, atlete e sponsor. Uno degli elementi chiave è stata la scelta di affidare la guida tecnica a Marco Bracci, figura di grande esperienza e carisma. Classe 1966 con un passato di schiacciatore nella nazionale ribattezzata la “Generazione di fenomeni”, l’allenatore toscano ha plasmato una squadra che fin da inizio campionato ha imposto il proprio ritmo con continuità, raccogliendo vittorie quasi sempre per 3-0 e 3-1. Il gruppo si è dimostrato compatto, capace di mettere il collettivo davanti ai singoli, trasformando ogni partita in un’espressione di unità e determinazione. Fondamentale anche il legame con il territorio. Il Giorgione ha saputo coinvolgere tifosi, famiglie e settore giovanile, creando un senso di appartenenza che ha accompagnato la squadra lungo tutta la stagione. Le

giovani atlete rappresentano il futuro del club e sono già parte integrante di un progetto che guarda lontano, con l’obiettivo di consolidarsi anche a livello nazionale. Ora, pur la promozione già in tasca, le ragazze di Bracci continuano a giocare senza cali di tensione: la squadra ha già dimostrato di voler onorare ogni impegno fino all’ultima partita del 9 maggio. Parallelamente, la società è al lavoro per preparare la nuova sfida della Serie A3, consapevole dell’aumento del livello competitivo ma forte di basi costruite con coerenza. Per Castelfranco e per tutto il movimento pallavolistico locale si tratta di un risultato di grande prestigio. Il Giorgione entra in una nuova dimensione di livello nazionale, portando con sé entusiasmo, progettualità e la convinzione che questo traguardo non sia un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova storia.

• Leonardo Sernagiotto

il terzo posto contro Giusy Federica Tuccillo con il punteggio di 4-0. Francesca Amarante ha invece conquistato la medaglia dopo un incontro equilibrato chiuso sullo 0-0 nei tempi regolamentari e deciso successivamente, mentre il fratello Antonio ha superato di misura Luca Serri per 6-5 in un confronto molto tirato. La manifestazione, tra le più partecipate del circuito nazionale giovanile, ha visto la presenza di 1665 atleti e atlete provenienti da 321 società italiane, impegnati nelle specialità del combattimento e delle forme tecniche, nelle diverse categorie giovanili fino agli Under 21. In palio, ancora una volta, punti utili per la classifica individuale che contribuisce alle future convoca-

zioni nelle rappresentative giovanili azzurre. “Era una gara con i migliori atleti d’Italia e utile per il ranking nazionale”, ha commentato l’allenatore Leonardo Alberton. “La strada è quella giusta, ma serve ancora lavoro in vista dei prossimi appuntamenti: l’obiettivo è farsi trovare pronti per la Serie A e per i Campionati italiani Under 21”. Assente invece Alvise Toniolo, impegnato in Cina insieme al maestro Niki Mardegan per partecipare alla Karate Premier League di Leshan, competizione internazionale del circuito della World Karate Federation.

• (r.c.)

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Dalla Valdastico alla Holding, il nuovo volto del Veneto

Questo significa poter trattenere sul territorio circa 400 milioni di euro di pedaggi all’anno, risorse che in precedenza prendevano la via del bilancio centrale o dei soci privati e che ora potranno essere reinvestite direttamente per la manutenzione delle strade venete e la riduzione delle tari e. È il passaggio da una subalternità gestionale a una sovranità infrastrutturale che il Veneto rivendicava da tempo senza successo.

Lo stesso dinamismo si respira sul fronte della Valdastico Nord. La prospettiva di collegare l’A31 al Trentino è stata per trent’anni l’emblema dello

stallo istituzionale, prigioniera del “no” ideologico delle amministrazioni confinanti e della mancanza di una spinta governativa univoca. Oggi, l’intesa raggiunta sulla variante con sbocco a Trento Sud segna il superamento di un tabù storico. Mentre in passato il progetto naufragava regolarmente tra ricorsi e mancate intese tecniche, l’attuale convergenza tra Venezia e Trento, sostenuta dal potere di coordinamento del Ministero, ha creato un corridoio negoziale finora inesistente. Non si tratta solo di posare asfalto, ma di chiudere una ferita logistica che penalizzava l’intero sistema produttivo del Nord-

Est, o rendo finalmente un’alternativa concreta al congestionamento del Brennero. Il motore di questa improvvisa accelerazione risiede in gran parte nella solidità del rapporto tra Alberto Stefani e Matteo Salvini. Questo “asse” ha permesso di superare le frizioni che storicamente rallentavano i rapporti tra la periferia e il centro. La sintonia politica tra il leader della Lega veneta e il titolare del MIT ha creato una corsia preferenziale per le istanze del territorio, trasformando le rivendicazioni regionali in priorità dell’agenda di governo. Stefani è riuscito a capitalizzare il proprio peso politico a Roma per

ottenere garanzie e decreti, mentre Salvini ha trovato nel Veneto il laboratorio ideale per dimostrare la capacità del Ministero di sbloccare i cantieri. È questa filiera corta del potere, priva delle mediazioni estenuanti del passato, a spiegare perché dossier rimasti chiusi nei cassetti per trent’anni stiano trovando una soluzione proprio in questi mesi, segnando una stagione di realismo che punta dritto ai risultati tangibili. Ora non resta che attendere per vedere se questi accordi saranno e ettivamente realizzate o se si tratterà di “pre – intese” che, come quelle dell’Autonomia, sono rimaste tali per molto tempo.

L’intervista. L’assessore Lucas Pavanetto fa il punto sul mondo del lavoro e sulle potenzialità della regione più visitata d’Italia

TRA SFIDE OCCUPAZIONALI E IL NUOVO

ORIZZONTE DEL TURISMO TUTTO L’ANNO

Assessore Pavanetto, viviamo un periodo di forti incertezze economiche. Quali sono le risposte concrete che le imprese e i lavoratori trovano oggi nel suo?

Fin dalla prima seduta di consiglio, la giunta Stefani ha messo al centro del dibattito la necessità di potenziare il welfare aziendale e a rontare l’emergenza sociale in senso ampio. Non si tratta solo di grandi investimenti, che pure vedranno nuovi strumenti presentati a breve, ma di una analisi profonda su cosa serva realmente per attrarre e mantenere i lavoratori nel nostro territorio. Il problema oggi non è solo la mancanza di o erta, ma la di icoltà di far incontrare domanda e opportunità a causa di fattori esterni come l’emergenza abitativa. Molte opportunità di lavoro non vengono colte perché mancano alloggi vicini alle sedi aziendali o perché il trasporto pubblico non copre adeguatamente i collegamenti. Su questi due assi - casa e mobilitàstiamo concentrando il nostro lavoro. In questo contesto, che ruolo giocano i centri per l’impiego, spesso visti in passato solo come u ici burocratici per la disoccupazione?

Oggi la prospettiva è radicalmente cambiata. Veneto Lavoro è diventato un’eccellenza rispetto ad altre regioni

proprio per la sua capacità di agire in modo proattivo. Non parliamo più solo di gestione dell’urgenza o di lavoro stagionale, ma di un punto di incontro strategico tra competenze e richieste. Abbiamo messo in campo figure fondamentali come i case manager e gli account manager. I primi si occupano di costruire curriculum “ad hoc” sulle specializzazioni del lavoratore, mentre i secondi mantengono il contatto diretto con le imprese per comprenderne le necessità. Evitiamo così che il lavoratore disperda energie portando curriculum nelle aziende sbagliate, puntando invece tutto sulla precisione del match tra domanda e o erta.

Passando al turismo, lei viene da una realtà come Jesolo. Qual è lo stato di salute del settore nel litorale e nell’intera regione?

Il Veneto si conferma per l’ennesima volta la prima regione in Italia per presenze turistiche, con 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi. Se guardiamo al comprensorio di Jesolo e Cavallino, parliamo di circa 12 milioni di presenze sicure: una cifra impressionante che rappresenta quasi tre volte gli abitanti dell’intero Veneto. La mia esperienza come amministratore a Jesolo, prima come consigliere e poi come presidente

del consiglio comunale, mi ha permesso di vivere queste dinamiche dall’interno. Il turismo è una leva economica imprescindibile, ma la vera sfida della nostra amministrazione è cambiare paradigma. Lei ha parlato spesso della necessità di superare il concetto di “destagionalizzazione”. Cosa intende esattamente?

L’obiettivo è smettere di parlare di “destagionalizzazione”, perché quel termine implica l’accettazione passiva di una stagionalità che oggi non dovrebbe più esistere. Dobbiamo ragionare su “città turistiche che vivono tutto l’anno”. Questo non serve solo ad aumentare le presenze attraverso eventi invernali, ma è un messaggio vitale per chi investe e per chi lavora. Chi sceglie di impegnarsi nel turismo non può farlo solo per quattro o cinque mesi per poi dover cercare un altro impiego. Dobbiamo dare stabilità e dignità a chi vive “di” turismo. È un modello che vogliamo applicare ovunque: dal litorale alla montagna, fino alle terme, che hanno potenzialità ancora inesplorate.

I dati dicono però che il turismo è molto concentrato. Come pensa di coinvolgere il resto del territorio veneto?

È un dato su cui riflettere: l’80% dei 74 milioni di presenze si concentra in sole

20 località. Questo significa in Veneto ci sono potenzialità ancora da sfruttare. Parlo del turismo dei cammini, delle ciclabili, del turismo esperienziale e della ricerca. Non c’è solo il “sole e mare” o le grandi città d’arte come Venezia e la montagna di Cortina. Centinaia di piccoli comuni possono e devono diventare protagonisti di un’o erta turistica diversificata, la nostra Giunta lavorerà intensamente su questo fronte. Un esempio di promozione integrata è stato “Casa Veneto” durante le Olimpiadi, un progetto che ha permesso

di mostrare alla stampa internazionale non solo lo sport, ma le eccellenze di tutte le nostre province. Infine, uno sguardo alla politica locale. In vista delle amministrative a Venezia, qual è il profilo ideale per il dopo-Brugnaro?

Credo che Luigi Brugnaro abbia fatto un lavoro straordinario, portando una modernità che altri sindaci non avevano saputo imprimere, specialmente nella riqualificazione di Mestre e con progetti come il “Bosco dello Sport”, una struttura di livello europeo strategica per l’attrattività del Veneto. Proprio a Mestre abbiamo recentemente inaugurato la nuova sede di Veneto Lavoro, recuperando u ici provinciali disabitati: un segnale forte di collaborazione tra Regione e Città. Per il futuro, la mia esperienza come coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e ora come capogruppo e assessore mi dice che serve una squadra coesa. Non cerchiamo necessariamente un nome di bandiera, ma l’uomo giusto al momento giusto. In questo senso, Simone Venturini è un ottimo candidato: ha lavorato bene in questi anni e ha saputo creare un forte spirito di squadra attorno a sé.

Lucas Pavanetto

I conti della Regione. L’assessore Filippo Giacinti

Bilancio da 18,9 miliardi

Le novità per il Veneto

Assessore Filippo Giacinti, i tempi di approvazione del bilancio regionale sono stati rispettati. Cosa significa questo per i cittadini veneti?

Siamo riusciti ad approvare il bilancio di previsione con un mese di anticipo rispetto alla scadenza di legge del 30 aprile. È un risultato politico e tecnico di rilievo perché ci permette di essere pienamente operativi da subito. Invece di procedere con la spesa in dodicesimi, come fatto nei primi tre mesi dell’anno, ora possiamo attuare gli obiettivi dell’amministrazione disponendo dell’intera capacità di spesa per i restanti tre quarti dell’esercizio. Parliamo di una manovra da 18,9 miliardi di euro. Sebbene sia un “bilancio ponte” tra due amministrazioni, introduce novità sostanziali su fronti caldi come la sanità e il diritto allo studio. Quali sono i settori che beneficeranno maggiormente di queste risorse? Il sociale e la sanità territoriale sono le nostre bussole. Abbiamo stanziato fondi specifici per equiparare le borse di studio dei medici di medicina generale a quelle delle altre specialità e per coprire i costi del rinnovo contrattuale delle medicine di gruppo integrate. Per la prima volta nella storia della Regione, finanziamo al 100% le borse di studio per gli studenti universitari del Veneto e garantiamo risorse immediate per il sostegno delle scuole dell’infanzia paritarie.

Sul fronte delle infrastrutture, abbiamo raddoppiato i fondi per la manutenzione straordinaria delle strade tramite Veneto Strade e rifinanziato la Legge 39 con 18 milioni di euro destinati ai Comuni per la sicurezza stradale. Non abbiamo dimenticato la prevenzione del rischio idraulico, aggiungendo 9 milioni di euro agli stanziamenti già programmati.

Avete scelto di non aumentare l’addizio-

nale IRPEF, nonostante le critiche delle opposizioni. Come pensate di sostenere questa strategia nel lungo periodo?

La nostra strada è quella dell’e icienza e della sussidiarietà, non dell’aumento della pressione fiscale. Puntiamo molto su “Venexus”, un’iniziativa del Presidente Stefani che permette alle imprese di far confluire risorse destinate a scopi sociali e sanitari direttamente in progetti regionali, liberando così fondi per altre iniziative. Inoltre, attendiamo per giugno l’approvazione del federalismo fiscale. L’auspicio è che una parte consistente delle tasse pagate dai veneti rimanga finalmente sul territorio, garantendoci maggiore autonomia finanziaria. Quali i prossimi impegni in questo periodo non facile?

Da maggio inizieremo il “bilancio partecipativo”: incontreremo sindaci, sindacati e associazioni di categoria per condividere le scelte in vista del prossimo esercizio economico. Nel segno della condivisione e della responsabilità.

Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza

“Biglietto unico, avanti con la sperimentazione”

Assessore Diego Ruzza, tra cinque anni che tipo di mobilità troveranno i cittadini veneti?

L’obiettivo condiviso con il Presidente Stefani e l’intera Giunta è consegnare un Veneto moderno, e icace e realmente fruibile. Stiamo lavorando per portare a termine la riforma del trasporto pubblico locale (TPL) basata sulla Legge n. 8 del 2025. La Regione tornerà a essere protagonista come coordinatrice dei distretti, con l’intento di uniformare il servizio e correggere le criticità attuali. Il mondo degli spostamenti sta cambiando e dobbiamo rispondere alle esigenze non solo dei centri urbani, ma soprattutto delle periferie e delle aree extraurbane.

Da anni si parla del “biglietto unico”. Quali i tempi e le risorse?

Per trasformare questo progetto in realtà, abbiamo già iniziato a stanziare risorse a bilancio per la progettazione e la sperimentazione. L’idea è un sistema moderno tramite app che permetta a turisti, pendolari e studenti di muoversi tra traghetti, autobus e treni regionali con un solo titolo di viaggio. È un’operazione complessa vista la varietà del nostro territorio, che spazia dal mare alla montagna. L’obiettivo è arrivare a una fase di sperimentazione concreta nei prossimi due anni.

Un punto critico sono i collegamenti ferroviari con gli aeroporti. Quando potremo arrivare in treno al Marco Polo di Venezia o al Catullo di Verona?

Non voglio fare promesse a vanvera, quindi non fornirò date certe finché non saremo pronti, ma posso garantire che i progetti stanno procedendo rapidamente, sia su Venezia che su Verona. Per Verona, l’obiettivo è collegare il Catullo alla stazione di Porta Nuova e alla sponda orientale del Lago di Garda. Riuscire a portare il treno direttamente in questi due scali rappresenterebbe un salto di qualità enorme per tutta la regione.

Il trasporto su gomma appare oggi molto

frammentato. Come intendete riorganizzarlo?

Stiamo definendo con Province e Comuni i “bacini ottimali” per uniformare i flussi di utenza. La vera svolta sarà la creazione di un’Agenzia Regionale, prevista dalla Legge 8/2025, che gestirà questi bacini in una “triangolazione perfetta” tra Regione, aziende e territorio. Questo nuovo modello genererà ritorni economici che verranno reinvestiti nel TPL, permettendoci di aumentare le corse anche nelle zone più lontane dai centri. Solo o rendo servizi capillari possiamo incentivare lo “shift modale” e togliere auto dalle strade. Infine, capitolo sicurezza stradale. Cosa bolle in pentola per i Comuni?

Con l’approvazione del bilancio 2026 rifinanzieremo la Legge 39 con 18 milioni di euro. Questi fondi daranno risposta a circa cinquanta Comuni per interventi su viabilità e sicurezza di pedoni, ciclisti e automobilisti. Una volta assegnate le risorse, i Comuni avranno un anno di tempo per aggiudicare le gare e iniziare i lavori: vogliamo che i cantieri partano subito.

• (R.R.)

Veneto2 4 passa al sistema di ultima

generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.

Filippo Giacinti
Diego Ruzza

L’iniziativa. Al Forum Lavoro di Trento la presentazione con l’intervento del professor Carlo Cottarelli

CARTA, RADIO E WEB: IL GRUPPO EDITORIALE LA PIAZZA RACCONTA ANCHE IL TRENTINO

oi proviamo sempre a fare una cosa di icile: dare ai territori oltre alla rappresentazione di ciò che sta accadendo, anche una prospettiva della direzione che le comunità stanno prendendo”. Una frase dell’editore del gruppo La Piazza - LaPiazzaweb e Radio Veneto24 che esemplifica benissimo perché a Trento lo scorso 9 aprile il gruppo abbia deciso di invitare il professore Carlo Cottarelli a tenere a battesimo al Castello del Buonconsiglio la presentazione di Radio Trentino24 e dell’edizione di Trento de La Piazza. Pochi in Italia infatti sono in grado di raggiungere vette di chiarezza e di solidità accademica nell’indicare ad un pubblico vasto, e non per forza così informato sulle dinamiche della macro economia, prospettive di futuro. E così la presentazione di radio ed edizione cartacea e online sono diventate occasione per una lezione sul futuro del Trentino, del Nord Est e di questo pezzo di mondo che chiamiamo Italia. Non poteva esserci viatico migliore per spiegare appunto l’idea di fondo dei tre media che nascono in Trentino per dare una voce

in più al territorio, come ha ricordato in chiusura del convegno il nostro editore Giuseppe Bergantin, ma appunto con un approccio glocal: raccontare il particolare senza mai perdere di vista il contesto.

“Siamo qui per restare e vi diamo appuntamento all’anno prossimo” ha detto l’editore rinnovando l’intenzione appunto di rendere il Forum Lavoro un appuntamento fisso nell’agenda già fitta di eventi della primavera trentina. Ospite d’onore della giornata è stato il professor Carlo Cottarelli, economista di chiarissima fama. Prima di Cottarelli, che ha spiegato le dinamiche che rendono più faticoso che in altre regioni d’Europa, mantenere la competitività nel Nord Est d’Italia, hanno preso la parola il sindaco di Trento Franco Ianeselli e il vice presidente della Provincia, con delega al lavoro, Achille Spinelli. “La situazione del Trentino è positiva dal punto di vista occupazionale e mantiene il trend degli ultimi anni, senza segnali di cedimento” ha detto Spinelli. “Dobbiamo intervenire su demografia, competenze e innovazione tecnologica che incideranno profondamente sulle dinamiche del lavoro

nel prossimo futuro - ha aggiunto -. Per questo abbiamo avviato un percorso di crescita dei salari e delle retribuzioni, un patto sviluppato all’interno delle categorie economiche e sindacali con i quali siamo impegnati nella costruzione di politiche di stimolo rivolte ai settori industriali, per sviluppare ulteriormente politiche di welfare e benessere lavorativo. Abbiamo poi diversi indicatori che dimostrano come l’attivazione femminile sul nostro territorio sia significativa”. Carlo Cottarelli

ha sottolineato durante la sua esposizione le ripercussioni relative alle recenti tensioni internazionali in Medio Oriente. “Lo shock energetico dovuto all’incertezza geopolitica globale - ha aggiunto - può portare a inflazione, recessione e quindi ad un più alto rischio di perdere il lavoro e in generale a una crescita minore del reddito delle famiglie. Servono interventi immediati come aiuti economici per sostenere chi è in di icoltà mentre nel lungo periodo la priorità deve essere liberarsi dalla schiavitù

degli idrocarburi, sia con le rinnovabili ma anche con l’energia nucleare”. “Essere parte di un momento tanto importante per comprendere i nostri territori è per noi una grande sfida e motivo di soddisfazione; con la nostra nuova proposta editoriale locale vogliamo raccontare il Trentino in modo fruibile da tutti in forma gratuita”, ha concluso l’editore Bergantin.

• Alberto Gottardo

La presentazione a Trento L’editore Giuseppe Bergantin

Il libro. “Perseveranza” è il nuovo romanzo della scrittrice e giornalista padovana, una storia disturbante e a ascinante

IL PERSEVERARE DI BARBARA CODOGNO, “DIABOLICO” E SENZA COMPROMESSI

“Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale”

Giornalista, scrittrice, curatrice d’arte, viaggiatrice… Barbara Codogno riesce a vivere mille vite diverse, tutte controcorrente.

“Perseveranza” (Apogeo Editore), il nuovo romanzo di Codogno, è una storia disturbante e a ascinante. Una storia che racconta il lato oscuro della nostra società e che mette il lettore di fronte a una serie di provocazioni impossibili da ignorare. Un libro da leggere, insomma. Per questo ho incontrato Codogno per approfondire insieme a lei i tanti spunti del suo splendido romanzo.

“Perseveranza” è un libro che non fa compromessi. Da dove sei partita per raccontare questa storia?

L’incipit è un fatto reale: un violinista che a un concerto resiste alla sua tosse fino alla fine dell’esecuzione del pezzo. Ricordo benissimo: ero al Pollini di Padova e ne rimasi impressionata. Cominciai a riflettere sulla fatica che aveva fatto quel musicista: resistere a qualcosa di fisico per un bene più grande. Da qui l’idea di parlare di un uomo che, invece, non aveva mai amato nulla che gli fosse valso la decisione di uno sforzo.

La genesi di questo romanzo è stata molto lunga, come mai?

Io non sono una scrittrice prolifica, ho sempre tempi lunghi. Inseguo idee,

intuizioni. Il mio processo di scrittura prevede che il personaggio si incarni in me: finché non lo sento pronto, non scrivo. E non faccio progetti, non so che cosa succederà… il personaggio prende vita da solo e mi guida nella scrittura. Poi sai, io scrivo amalgamando tutto: pensiero, parola, voce narrante… tutto in un unico flusso continuo e anche questo comporta che io debba entrare in quel particolare stato emotivo che mi permette una fusione perfetta.

Lo stile di questo libro è molto personale, un flusso di coscienza in cui si mescolano più piani temporali, realtà e percezione, memoria e invenzione, lampi e oscurità. Come nasce una scrittura così potente?

Ti svelo un segreto. Dopo la laurea in filosofia ero in crisi, mi avvicinavo al giornalismo e alla curatela d’arte ma i primi passi mi trovarono timida e spaesata. Così decisi di fare un corso di teatro. In città era arrivato il figlio di Lee Strasberg, John. Faceva delle audizioni e io mi presentai con una cosa super drammatica in stile Carmelo Bene, della serie: spiriti, apparite! Strasberg rise come un pazzo e mi scelse perché a suo avviso avevo incredibili potenzialità comiche. Quel suo corso mi ha cambiato la vita. Sul paco lui interrompeva la tua recitazione,

chiedendoti: ma il personaggio ha fatto colazione? E fuori che tempo fa? Ti spiazzava! È stata una rivelazione che poi è confluita nella scrittura: il personaggio è nel mondo: dentro alla pagine ma soprattutto fuori da queste. Il personaggio è pensiero, corpo, vita. Una lezione che ha lasciato il segno. Il tuo è un romanzo che non rassicura il lettore. Negli ultimi anni, invece, si sono moltiplicare opere rassicuranti, che cercano di mettere le cose a posto. Cosa ne pensi? Credo di essere per natura lontana dal mainstream. Oggi o devi mettere in piazza il tuo disagio, con storie tipo che sei guarita da un male incurabile, che hai un passato da tossico, oppure che la vita è bellissima e che felicità sta nelle piccole cose. Una ipocrisia provinciale, una menzogna banale

che edulcora la vita reale. Ma non parlerei di amore per la verità: nel mio caso è gusto estetico. Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale, che vogliamo comprendere con categorie psichiche e sociali. Strano cortocircuito. Di cui sono ovviamente orgogliosa! Il tuo protagonista, Berto, è una persona ributtante. Quanto è stato di icile “scriverlo”, raccontarlo?

Entrare in contatto con lui è stato molto complesso. Poi è scattata la scintilla e tutto quello che per 4 anni avevo accumulato pensando a lui l’ho sputato sulla carta in meno di un mese. Certo, Berto è un vero stronzo,

ma sai che molte persone a lettura ultimata mi han detto: beh, ma anche io mi sento un po’ Berto… perché chi di noi non ha augurato la morte al tipo che ti so ia il parcheggio? Io credo che Berto sia anche la parte oscura e inconfessabile di noi tutti. Una parte eh? Lui è uno stronzo con s maiuscola.

Oltre alla scrittura sei impegnati su diversi fronti artistici: hai altri progetti di cui ci vuoi parlare?

Ti ho appena citato un grandissimo regista rumeno, io ho la fortuna di avere in copertina un’opera di Radu Belcin, grandissimo pittore anche lui rumeno. Che assieme a Flavia Pitis e ad altri grandi artisti sarà protagonista di una mostra dedicata alla pittura contemporanea che curerò a settembre a Padova. La mostra titola: “Sul futuro del corpo”. E come vedi, io sempre là torno: il corpo è la centralità della mia indagine. Corpo inteso come un tutt’uno di carne, pensiero, ambiente, parola… in questo caso il futuro del corpo è il futuro del corpo della pittura oggi in grande trasformazione.

• Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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LUISETTO SERVIZI ECOLOGICI SRL

DEMOLIZIONE E GESTIONE DEI RIFIUTI Strategie sostenibili per il recupero dei materiali

Utuizione di Oscar Luisetto. Dietro ad ogni gesto di riciclo ci sono valori: rispetto per la Terra, responsabilità verso le generazioni future.

Nata nel 1981, a Massanzago, in provincia di Padova, come autodemolizione, l’azienda Luisetto in breve tempo ha esteso i suoi servizi alle attività di recupero e smaltimento di rottami ferrosi, rivolgendosi sia ad aziende che a privati.

Con continui interventi di miglioramento ha formato e qualifi cato il personale tecnico, specializzandolo nelle attività di demolizione industriale, demolizioni speciali e di grandi dimensioni, nonché nelle demolizioni di impiantistica interna. Parallelamente ha sviluppato anche un servizio dedicato al recupero e allo smaltimento dei rottami derivanti dalle lavorazioni.

Recuperare e smaltire correttamente significa proteggere l’ambien-

servizio di qualità in tutta sicurezza. Negli anni, la Luisetto srl ha potuto aggiungere al suo parco macchine due nuove cesoie a rotazione idraulica completa a 360 gradi, da installare sugli escavatori presenti nella ditta e nuove attrezzature d’avanguardia.

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Con attrezzature specializzate e un team altamente qualificato, l’azienda Luisetto srl offre anche un servizio completo di recupero e smaltimento di rifiuti non ferrosi, tra cui plastica, legno, rifiuti non pericolosi di ogni tipo e rifiuti ingombranti. L’azienda ha inoltre ampliato i propri servizi includendo lo sgombero di magazzini e attività commerciali.

Attenta alla tutela dell’ambiente, fornisce consulenza ambientale e burocratica per la corretta compilazione di modulistica e registri, nel rispetto della normativa vigente. Offre ai suoi clienti un servizio sicuro, di qualità garantita e fiducia certificata: rispondendo ai requisiti, è certificata ISO 14001 per la gestione dell’impianto di recupero di rifiuti non pericolosi; dispone delle autorizzazioni di trasporto CAT 1, CAT 4, CAT 5 e CAT 8.

Ogni lavorazione della Luisetto srl viene svolta nel totale rispetto della normativa comunitaria e nazionale in tema di sicurezza. Crediamo e riteniamo importante che un servizio di qualità debba avvenire tutelando, in ogni momento dell’intervento, la salute dei suoi tecnici, dei suoi collaboratori, dei clienti e dell’ambiente che lo circonda.

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Produzione e vendita con posa di Lapidi - Loculi - Monumenti

Sede e lavorazione: Codevigo (Pd) Via Garubbio 9 Esposizione: Chioggia (Ve) Campo Marconi 165 www.venetatombstone.it Cel. 348 8283216

Educazione, territorio e futuro: quando impresa e scuola

crescono insieme

DESPAR NORD E LE SCUOLE: UN IMPEGNO

CHE NUTRE LE NUOVE GENERAZIONI

Dalla sana alimentazione ai progetti per la didattica: vent’anni di iniziative per accompagnare bambini, famiglie e insegnanti verso uno stile di vita più consapevole

Un percorso condiviso con le istituzioni scolastiche, le amministrazioni pubbliche, il mondo dell’associazionismo locale e quello delle imprese territoriali del mercato agroalimentare. Questo il programma di lungo corso e ampio respiro che Despar Nord ha intrapreso nell’ultimo ventennio per diventare partner di percorsi e progetti educativi a favore dei più piccoli, favorendo la di usione delle buone pratiche per la migliore educazione alimentare, raccontando l’importanza dei corretti stili di vita e dell’attività fisica, incoraggiando la conoscenza dell’ambiente e della natura e sostenendo la didattica nelle scuole. Un piano di idee e iniziative per investire con responsabilità nel futuro delle comunità e generare valore condiviso nei territori in cui il marchio dell’Abete è presente. Negli anni, queste iniziative sono cresciute e si sono trasformate, coinvolgendo sempre più insegnanti, studenti e famiglie. L’obiettivo è rimasto lo stesso: unire apprendimento e diverti-

mento, portando nelle scuole – ma anche fuori – esperienze nuove, stimolanti e coinvolgenti.

Tra i progetti più rappresentativi c’è “Le Buone Abitudini Despar”, un vero e proprio punto di riferimento per l’educazione alimentare nato con l’obiettivo di supportare scuole e famiglie nel raggiungere un concetto ampio di qualità della vita, con particolare attenzione ai temi della sana alimentazione e dell’adozione di stili di vita salutari. Nato per promuovere corretti stili di vita tra i più giovani, dal suo avvio vent’anni fa ha coinvolto numerosi comuni del Veneto, promuovendo il coinvolgimento e l’adesione di centinaia di insegnanti e migliaia di alunni, diventando un’occasione preziosa per parlare di benessere in modo semplice e concreto.

Il progetto accompagna bambini, insegnanti e famiglie lungo tutto il percorso della scuola primaria, grazie a programmi pensati su misura per ogni classe e sviluppati insieme a specialisti del settore. Un

percorso educativo completo, che aiuta a costruire abitudini sane fin da piccoli. Negli ultimi mesi, “Le Buone Abitudini” ha preso vita anche in modo nuovo e originale, trasformando alcuni punti vendita Interspar in vere e proprie aule didattiche.

A Bassano del Grappa, oltre 250 bambini di sei scuole tra infanzia e primaria hanno partecipato a laboratori dedicati alla scoperta della piramide alimentare. Guidati da un’educatrice professionista, hanno imparato a riconoscere i diversi

gruppi di alimenti e a capire quanto sia importante seguire una dieta varia ed equilibrata. A Castelfranco Veneto, invece, i più piccoli sono stati accompagnati in un viaggio fatto di storie, profumi e colori. Attraverso il racconto animato di una cantastorie e attività manuali ed esperienziali, i bambini hanno esplorato il mondo dei legumi, delle spezie, delle erbe aromatiche e dei cereali, scoprendone caratteristiche, sapori e proprietà. Accanto a questi percorsi educativi, Despar Nord sostiene concretamente

anche la didattica nelle scuole di tutta Italia con iniziative come “Scuola Facendo” e “Stickermania”. Solo negli ultimi due anni, questi progetti hanno permesso di raccogliere oltre 1,1 milioni di euro, destinati all’acquisto di materiali e attrezzature per più di 4.700 scuole, tra istituti pubblici e paritari di ogni ordine e grado. Un impegno che va oltre il semplice sostegno economico: è una scelta che guarda lontano, mettendo al centro le persone, l’educazione e il futuro delle nuove generazioni.

Dalla natura al supermercato: i bambini scoprono la biodiversità con Despar Nord

Imparare a rispettare l’ambiente partendo da esperienze concrete, da vivere con curiosità e meraviglia. È questo lo spirito del nuovo percorso educativo avviato da Despar Nord, pensato per avvicinare i più piccoli ai temi della sostenibilità e della tutela degli ecosistemi. Per farlo, l’azienda ha scelto di collaborare con Moretto Farm, una realtà trevigiana giovane e innovativa che ha fatto della sostenibilità la propria missione. Qui, infatti, si applicano ogni giorno i principi dell’economia circolare e si lavora per proteggere e valorizzare la biodiversità, attraverso attività come l’acquaponica e l’apicoltura sostenibile. Moretto Farm è anche una delle eccellenze promosse da Despar Nord all’interno del progetto “Sapori del Territorio”, nato per dare valore alle produzioni locali e sostenere uno sviluppo responsabile, legato alla qualità e al

rispetto dell’ambiente.

Proprio da questa collaborazione è nato un percorso educativo speciale, che ha visto protagonisti gli alunni delle classi terze della scuola primaria “Ugo Foscolo” di Montebelluna (TV).

La prima tappa si è svolta direttamente in azienda, dove i bambini hanno potuto osservare da vicino la serra acquaponica e scoprire come nasce il miele, imparando a conoscere i processi naturali e le tecniche sostenibili utilizzate.

Il percorso si è poi concluso all’Interspar di Montebelluna, trasformato per l’occasione in uno spazio di condivisione e scoperta. Qui i bambini hanno ripercorso il viaggio del miele e presentato disegni, lavori e riflessioni nati dall’esperienza vissuta, diventando veri protagonisti di un progetto che lega natura, cibo e lavoro.

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Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

Èstata presentata dal direttore generale Giancarlo Bizzarri la dr.ssa Maria Caterina De Marco, nuovo direttore sanitario dell’Ulss 2, che assumerà servizio martedì 7 aprile. Proveniente dall’Ulss 1, dove ricopriva lo stesso ruolo, la dottoressa De Marco porta con sé una lunga esperienza nel management sanitario.

Nata nel 1969 e laureata in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova, con specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, la dr.ssa De Marco ha svolto incarichi di vertice nell’ex Ulss 9 di Treviso, tra cui dirigente medico e responsabile della struttura “Servizio pianificazione, valutazione e gestione delle tecnologie sanitarie”. Ha inoltre coordinato il presidio ospedaliero di Oderzo e ha ricoperto la funzione di direttore facente funzioni della direzione sanitaria di Treviso fino al 2016.

Dal 2016 al 2021 è stata direttore della funzione ospedaliera e della struttura complessa direzione medica all’Ulss 4 Veneto Orientale, prima di assumere la direzione sanitaria dell’Ulss 1, dove ha affrontato sfi-

de importanti come l’emergenza COVID-19 e l’attuazione dei piani di ripresa del PNRR. Tra i suoi ambiti di competenza vi sono lo sviluppo della medicina di prossimità, l’abbattimento delle liste d’attesa, l’implementazione della telemedicina e il coordinamento del tavolo aziendale per i Giochi Olimpici e Paralimpici Milano-Cortina 2026.

Con la nomina all’Ulss 2, la dr.ssa De Marco prosegue il suo percorso nel sistema sanitario veneto, portando competenze cliniche e gestionali consolidate. Il direttore generale Bizzarri ha ringraziato il predecessore, dr. Formentini, per il lavoro svolto negli ultimi cinque anni, sottolineando la continuità del lavoro di squadra e l’integrazione della nuova direzione.

La dottoressa De Marco ha espresso entusiasmo per il ritorno in Ulss 2, promettendo impegno e determinazione al servizio dei professionisti e dei cittadini. Il dr. Formentini ha a sua volta ribadito fiducia e collaborazione nella nuova fase di gestione, auspicando un lavoro condiviso che valorizzi le competenze di tutti al servizio della popolazione.

La dottoressa Maria Caterina De Marco nominata nuovo direttore sanitario dell’Ulss 2

Guiderà ora la rete ospedaliera trevigiana

Treviso,

nuova guida per i servizi socio-sanitari dell’Ulss 2: nominata la dottoressa

Via libera unanime della Conferenza dei sindaci. Soligo eletto presidente: “Serve lavoro di squadra per la sanità del futuro”

Cambio ai vertici della governance socio-sanitaria nel Trevigiano. La Conferenza dei sindaci ha espresso parere favorevole alla nomina della dottoressa Simona Sforzin a direttore dei Servizi socio-sanitari dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, segnando un passaggio ritenuto strategico per il rafforzamento della sanità territoriale.

La decisione è arrivata nel corso della stessa seduta in cui i primi cittadini hanno eletto all’unanimità Francesco Soligo nuovo presidente della Conferenza dei sindaci, chiamato a subentrare a Paola Roma. Secondo quanto emerso dall’incontro, la

Sforzin

nomina di Sforzin è stata accolta come una scelta di continuità e competenza in un momento in cui il sistema sanitario è chiamato a riorganizzarsi attorno ai nuovi modelli di assistenza territoriale, come le Case di Comunità e l’integrazione tra ospedale e territorio.

La nuova direttrice, forte di un lungo percorso professionale tra Trentino e Veneto, ha sottolineato la necessità di consolidare la collaborazione tra istituzioni, professionisti e comunità locali per garantire servizi più efficaci e vicini ai cittadini.

Sulla stessa linea il nuovo presidente Soligo, che ha ribadito il ruolo centrale della Conferenza dei sindaci come luogo di sintesi tra i Comuni e di raccordo con la cittadinanza, in un modello di governance basato sulla condivisione.

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Pediatria: arte e solidarietà cambiano volto al reparto oncologico

I reparti pediatrici di Ca’ Foncello si vestono di colori e speranza

Fenicotteri rosa, boschi animati e arcobaleni: l’ospedale di Treviso trasforma sale d’attesa e stanze di cura per rendere più accogliente il percorso dei bambini malati

L’Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Ca’ Foncello cambia volto e diventa un luogo più caldo e accogliente per i piccoli pazienti e le loro famiglie. Fenicotteri rosa che nuotano in un laghetto, una volpe tra i fiori, fondali marini affollati di creature colorate e persino un arcobaleno: sono solo alcune delle immagini che oggi, grazie al progetto “Accoglienza”, trasformano i corridoi, le sale d’attesa e le stanze del reparto.

tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto”.

Anche i responsabili del reparto evidenziano il valore della nuova veste del reparto: “Umanizzare le cure significa mettere al centro i bisogni dei bambini e delle famiglie – spiega la dottoressa Pizzato –. Stiamo inoltre lavorando per migliorare gli ambienti dedicati agli adolescenti e creare strumenti pratici per aiutare i genitori nella gestione quotidiana del percorso di cura”.

Bambina di due anni salva grazie a un intervento delicato all’Ospedale di

Una bambina di appena due anni è stata sottoposta con successo a un intervento chirurgico di estrema complessità all’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, a causa di una grave complicanza dell’otite media. La piccola, nata prematura e con un peso di soli 7,5 kg, era ricoverata in Pediatria per un’otomastoidite destra, condizione che può provocare meningite, ascessi cerebrali e danni permanenti all’udito se non trattata tempestivamente.

All’inaugurazione erano presenti il direttore generale dell’Ulss 2, Giancarlo Bizzarri, il direttore della Pediatria Stefano Martelossi, la responsabile dell’Oncoematologia pediatrica Cristina Pizzato e Daniela Buranello, presidente dell’associazione “Il Sorriso di Giovanni”. Il progetto, realizzato con il supporto delle associazioni “Il Sorriso di Giovanni”, “Amici del Trodetto” e “Babby

Bike”, ha avuto un costo complessivo di 16mila euro, interamente coperto dalle donazioni. L’obiettivo è chiaro: trasformare l’esperienza ospedaliera in un percorso più umano, dove la cura medica convive con spazi che incoraggiano la serenità e il benessere emotivo.

“Ogni dettaglio conta quando si parla di bambini gravemente malati – sottolinea Bizzarri –. Ambienti più accoglienti aiutano a ridurre l’impatto emotivo della malattia e sostengono le famiglie durante tutto il percorso di cura. Ringraziamo le associazioni e

Un momento toccante ha concluso la cerimonia: Daniela Buranello ha ricordato la propria esperienza come mamma, sottolineando il valore della condivisione e del lavoro di squadra che ha reso possibile il progetto.

Attiva dal 1998 e diventata Unità operativa nel 2017, l’Oncoematologia pediatrica di Ca’ Foncello segue ogni anno 20-25 nuovi casi oncologici, offrendo assistenza ambulatoriale, terapie, chemioterapia e supporto psicologico, con numerose iniziative di umanizzazione delle cure, tra cui la scuola in ospedale.

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L’operazione, una mastoidectomia con drenaggio, è stata eseguita dall’équipe della Chirurgia Funzionale dell’Orecchio guidata dal dottor Daniele Frezza, con il supporto multidisciplinare di anestesisti, pediatri e infermieri specializzati. “La complessità è stata massima, considerando il peso ridotto e le dimensioni molto piccole del cranio, oltre alla vicinanza di strutture delicate come il nervo facciale”, ha spiegato Frezza.

Dopo cinque giorni di degenza, la bambina è stata dimessa in buone condizioni, confermando l’efficacia di un approccio integrato che combina precisione chirurgica ed esperienza specialistica. Si tratta del caso più piccolo, in termini di peso e caratteristiche anatomiche, tra gli oltre cinquanta trattati negli ultimi tre anni dall’équipe trevigiana, 32 dei quali con intervento chirurgico.

L’Ospedale di Treviso ribadisce l’importanza della formazione continua dei pediatri, per favorire il riconoscimento precoce delle complicanze dell’otite e prevenire quadri clinici più gravi.

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Fascicolo sanitario elettronico, scattata la scadenza del 31 marzo per l’adeguamento delle strutture

Nuove regole per ospedali e ambulatori: referti entro cinque giorni e dati condivisi per migliorare le cure. Veneto capofila nell’utilizzo del servizio digitale, lo usano due cittadini su tre

anche in caso di accesso al pronto soccorso in un’altra zona del Paese, i sanitari potranno avere subito un quadro chiaro delle condizioni del paziente.

I numeri mostrano una crescita significativa dell’utilizzo. Tra luglio e settembre 2025, il 27% degli italiani ha consultato il Fascicolo sanitario elettronico. Il Veneto si distingue con una delle percentuali più alte: il 66% dei cittadini ha già utilizzato il servizio. Complessivamente, oltre 6,4 milioni di persone hanno effettuato almeno un accesso, mentre per circa 23 milioni di cittadini è stato caricato almeno un documento.

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Prosegue anche in Veneto il percorso del Fascicolo sanitario elettronico, destinato a diventare il fulcro della sanità digitale. Il 31 marzo ha segnato una data importante: entro questo termine tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, si sono dovute adeguare alle nuove modalità di trasmissione dei dati. L’obiettivo è rendere più semplice e immediato l’accesso alle informazioni sanitarie dei cittadini. Il Fascicolo rappresenta infatti una sorta di archivio digitale personale dove vengono raccolti documenti, esami e referti legati alla storia clinica di ciascun assistito. Attraverso questo strumento, ogni cittadino può consultare i propri dati e condividerli con medici e specialisti, favorendo cure più rapide e coordinate.

Per rendere il sistema davvero efficace, tutte le strutture dovranno utilizzare un linguaggio comune e rispettare tempi precisi: i referti dovranno essere caricati entro cinque giorni dalla visita o dall’esame. In questo modo,

Resta però ancora limitata la quota di chi ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati da parte dei medici, ferma al 44%. Molto alta, invece, la partecipazione dei medici di famiglia e dei pediatri, con oltre il 95% già presenti nel sistema.

Tra gli strumenti più importanti c’è il cosiddetto profilo sanitario sintetico, una scheda aggiornata dal medico di base o dal pediatra che riassume le informazioni principali sulla salute del paziente. Si tratta di un documento essenziale per permettere ai sanitari di capire rapidamente la situazione clinica, soprattutto nei casi di urgenza.

I cittadini possono accedere al Fascicolo tramite identità digitale e hanno pieno controllo sui propri dati: possono decidere chi può consultarli, modificare in qualsiasi momento le autorizzazioni e verificare chi ha avuto accesso alle informazioni. Anche la revoca del consenso è sempre possibile e non comporta conseguenze sull’assistenza sanitaria.

Fascicolo sanitario elettronico: accesso in pochi clic con i video tutorial della Regione Veneto

La Regione del Veneto punta sulla semplicità per avvicinare i cittadini al Fascicolo Sanitario Elettronico. Sono infatti disponibili una serie di video tutorial chiari e immediati, pensati per guidare passo dopo passo nell’utilizzo dei servizi sanitari online e nella gestione della propria salute digitale. I video accompagnano l’utente nelle principali funzionalità del fascicolo: dall’accesso tramite identità digitale alla consultazione di referti, ricette e documenti clinici, fino alla possibilità di monitorare il proprio percorso sanitario e avere sempre a disposizione

la propria storia medica in modo sicuro e organizzato. Non mancano indicazioni pratiche anche su come aggiornare i dati, condividere le informazioni con i professionisti sanitari e sfruttare al meglio i servizi disponibili.

I contenuti, realizzati da Give Emotions – società editrice de La Piazza, LaPiazzaweb e Radio Veneto24 – nascono con l’obiettivo di rendere più accessibili e intuitivi gli strumenti messi a disposizione dal sistema sanitario regionale, favorendone così una diffusione sempre più ampia tra gli utenti.

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