Este si mobilita per il Cristallo: raccolta fondi per il recupero
della Bassa Padovana
Più poteri alle Regioni: la Cgil mette in guardia
La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma
La Lega vive settimane di profonda e sotterranea fibrillazione, e l’epicentro di questa scossa si trova, ancora una volta, in Veneto. L’esito del recente Consiglio federale di Roma, risoltosi con un congelamento delle nomine dei vicesegretari, ha plasticamente descritto lo stato di tesa tregua che attraversa via Bellerio. Quello che apparentemente si presenta come un rinvio tecnico, nei fatti nasconde un confronto serrato sul futuro identitario del partito, con il Veneto a fare da capofila di una richiesta chiara: rimettere i territori e i governatori al centro della cabina di regia.
Dal punto di vista della base e dei quadri veneti, il dibattito attuale va ben oltre la pura assegnazione delle poltrone. La trattativa reale si muove lungo l’asse tra il segretario federale Matteo Salvini e la figura più rappresentativa del leghismo veneto, Luca Zaia.
La prospettiva emersa nelle ultime ore non vede semplicemente l’ex Doge nel ruolo di vice, bensì come potenziale garante di una decisa “svolta a Nord” . Un assetto che sul piano dei pesi politici interni avrebbe lo scopo di blindare l’eredità e il controllo politico delle storiche roccaforti settentrionali.
servizi alle pag. 6-7
Veneto primo in Italia: medici di famiglia nelle Case di Comunità
AUTONOMIA DIFFERENZIATA, CONFRONTO SERRATO, STEFANI: “RICHIESTE SACROSANTE”
E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA
• Nicola Stievano
l tempo scorre inesorabile: il 30 giugno 2026 non è più una data cerchiata in rosso sul calendario di amministratori e tecnici, ma una scadenza immediata che bussa alle porte dei nostri municipi e uff ici. Anche per il Veneto questa non è una scadenza qualunque: è il momento della verità per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’ora in cui i progetti devono trasformarsi definitivamente in opere compiute, i cantieri devono chiudersi e la burocrazia deve lasciare spazio ai fatti.
segue a pag. 5
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FACCIAMO IL PUNTO
MONSELICE VOLTA PAGINA:
FRANCO ENNIO SINDACO
Il ballottaggio consegna la città a Franco Ennio e fotografa una partecipazione in leggero calo rispetto al primo turno. Alle urne si sono presentati 8.131 elettori, pari al 55,29% degli aventi diritto, contro il 58,35% registrato due settimane prima. Una flessione di poco più di tre punti percentuali che non ha però modificato in modo sostanziale il quadro politico emerso dalla campagna elettorale. Ennio è stato eletto sindaco con 4.225 voti, pari al 53,22% dei consensi, mentre Stefano Peraro si è fermato a 3.713 preferenze, corrispondenti al 46,78%. Il distacco finale è di 512 voti. Particolarmente significativo il confronto con il primo turno. Il 25 maggio Peraro aveva chiuso in testa con 3.123 voti, precedendo Ennio di 191 preferenze. Il candidato del centrosinistra si era infatti fermato a 2.932 voti, mentre Fabio Conte aveva raccolto oltre 2.600 consensi risultando decisivo per gli equilibri del ballottaggio. Nel passaggio tra primo e secondo turno Ennio è riuscito ad aumentare il proprio consenso di quasi 1.300 voti, conquistando gran parte dell’elettorato rimasto senza candidato dopo l’esclusione di Conte dalla corsa a sindaco. Anche Peraro ha incrementato il proprio bottino elettorale, aggiungendo circa 600 voti rispetto al primo turno, ma senza riuscire a colmare il divario. Il dato politico più rilevante è il ribaltamento del risultato iniziale. In appena quindici giorni il centrosinistra è riuscito a recuperare lo svantaggio accumulato al primo turno e a trasformarlo in una vittoria netta, riportando la guida della città nell’area progressista dopo ventisette anni di amministrazioni di centrodestra. I numeri confermano quindi una tendenza già emersa nelle settimane precedenti: una parte consistente dell’elettorato ha scelto il cambiamento, premiando la coalizione che ha sostenuto Ennio e chiudendo una lunga stagione politica iniziata alla fine degli anni Novanta.
• Giada Zandonà
Il centrosinistra torna in Comune dopo 27 anni
E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA
Guardando i dati del monitoraggio territoriale, emerge un quadro di indiscutibile orgoglio per il nostro Nord-Est. Il Veneto si conferma locomotiva d’Italia anche nella capacità di spendere e realizzare. Nella nostra regione viene gestita una mole finanziaria monumentale da 14,3 miliardi di euro per 64.800 progetti complessivi: una transizione che ha già portato alta tecnologia negli ospedali, nuove strutture di cura e assistenza e un tasso di completamento dei cantieri comunali superiore alla media nazionale.
Questi numeri ci dicono che la macchina amministrativa locale ha retto l’urto.
Laddove lo Stato centrale ha spesso mostrato fiatone e ritardi, stavolta il pragmatismo degli enti locali ha risposto positivamente. I sindaci e i tecnici dei piccoli comuni, spesso lasciati soli a combattere con la piattaforma ReGiS, hanno fatto i salti mortali, supportati negli ultimi mesi dalle task force di esperti per evitare il blocco delle autorizzazioni e dei cantieri e veder sfumare i generosi fondi messia disposizione. Ora è tempo di tirare le somme, di completare i cantieri e poi la rendicontazione. Tuttavia è necessaria una riflessione più profonda che vada oltre il 30 giugno e il 31 agosto, l’ultima data utile per la rendicontazione. La vera sfida, infatti, comincia il giorno dopo. Cosa ce ne faremo di queste
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infrastrutture se non avremo le risorse umane per gestirla? Abbiamo costruito asili nido, ma avremo i fondi di bilancio corrente per assumere gli educatori? Stiamo digitalizzando la sanità e creando Case della Comunità, ma dove troveremo i medici e gli infermieri per riempirle, vista la crisi vocazionale del settore? A complicare ulteriormente il quadro, sul fronte sanitario, è lo stallo a livello nazionale sulla riforma della medicina territoriale che riguarda per l’appunto il ruolo dei medici di base nelle nuove Case della Comunità. Il PNRR è stato pensato come una straordinaria iniezione di capitale per le strutture, non per la spesa corrente. Il rischio concreto è di ritrovarsi con scatole tecnologiche bellissime, con edifici nuovi e all’avanguardia ma desolatamente vuoti. Il Veneto ha dimostrato di saper spendere e costruire rispettando quasi sempre tempi e procedure. Ora, però, la politica locale e nazionale deve pretendere una fase due, che va ben oltre il 2026: riforme strutturali e risorse correnti per far funzionare ciò che è stato realizzato, a partire dalla sanità, non certo questione di poco conto. Altrimenti, la più grande opportunità di questo quarto di nuovo secolo rischia di trasformarsi in un monumento all’eff icienza edilizia, privo di un’anima sociale e non in sintonia con le necessità quotidiane.
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della Bassa Padovana
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OPERE CONCLUSE O ALLA RINCORSA FINALE “SERVONO ALTRI FONDI PER SCUOLE E SPORT”
Este sta vivendo una fase di profondo rinnovamento grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con un totale di 118 progetti monitorati e aggiornati alle ultime rilevazioni del 2026. Gli investimenti complessivi riflettono una strategia diversificata: la fetta più consistente riguarda la transizione ecologica con oltre 43,5 milioni di euro, seguita dalle infrastrutture con circa 19,7 milioni e dall’inclusione sociale e impresa e lavoro, entrambi attestati sopra i 6,3 milioni di euro. Tra i principali soggetti attuatori, il Comune di Este gestisce direttamente 19 progetti per un importo complessivo di 7,86 milioni di euro, di cui 6,97 milioni finanziati direttamente dal PNRR. Sindaco Matteo Pajola, a che punto siamo con la realizzazione delle opere?
“Molti cantieri sono già terminati e per gli altri, in fase finale, siamo all’interno dei tempi”. Senza questi fondi quando si sarebbero realizzati questi progetti?
“Il Pnrr rappresenta un’occasione storica che l’Amministrazione di Este ha sfruttato al meglio”.
Quali le diff icoltà incontrate?
“Le solite che si incontrano nell’attivazione e nella gestione di un cantiere pubblico, oltre a un tema finanziario e di rendicontazione che con le decine di cantieri in corso è diventato molto pressante”. Ci sono opere escluse o realizzabili per le quali state cercando altri finanziamenti?
“Abbiamo già ottenuto nuovi contributi per la riqualificazione energetica delle scuole e continuiamo a dedicare tempo ed energie alla richiesta di nuovi contributi pubblici, in particolare per strutture sportive, di edilizia scolastica e viabilità. Senza un’attività dedicata con grande intensità, la città non sarebbe così dinamica”.
Guardando al dettaglio delle opere finanziate con il Pnrr spiccano opere come l’ampliamento dell’Asilo Nido in Via Salvo D’Acquisto per 1,17 milioni di euro e la realizzazione di una palestra e sala polivalente presso la scuola primaria Giuseppe Verdi nella frazione di Deserto per 447,64 mila euro. A questi si aggiungono 300 mila euro per l’asilo nido Arcobalena e circa 193 mila euro per il consolidamento statico
della scuola primaria Unità d’Italia. Tutte queste opere sono di fatto concluse, così come i lavori di efficientamento energetico dell’ex palestra Zanchi. Sul fronte dell’autonomia degli anziani non autosufficienti, un investimento di 2,46 milioni di euro è destinato a favorire l’indipendenza della terza età in Piazza Maggiore. Per le attività di contrasto alla povertà e disabilità sno stati stanziati 1,09 milioni
di euro per i centri servizi dedicati alla povertà estrema, oltre a 986 mila euro per percorsi di autonomia per persone con disabilità e 710 mila euro per il progetto di “Housing First”, che azione che riguarda tutto il territorio della Bassa di cui Este è capofila.
Il Comune ha avviato inoltre numerosi progetti per modernizzare i servizi al cittadino, tra cui la migrazione al cloud (121,99 mila euro), il miglioramento della Citizen Experience sui siti web (129,34 mila euro) e l’integrazione di piattaforme nazionali come PagoPA, l’App IO e le notifiche digitali. Risultano ormai completati tutti i pagamenti per i servizi digitali mentre restano ancora da completare i progetti in ambito sociale. In definitiva i servizi digitali, i programmi di istruzione e l’edilizia scolastica rappresentano la parte di Pnrr già concretamente erogata alla cittadinanza di Este, nel segno dell’innovazione e della sicurezza.
• Nicola Stievano
Corsa contro il tempo per la Casa della Comunità in ospedale
A Este stanziati milioni per l’edilizia pubblica e il patrimonio urbano
Dalla sanità all’abitare, dal recupero del patrimonio urbano alla formazione professionale: questi gli ambiti d’azione pubblica a Este finanziati con i milioni del Pnrr. La Regione del Veneto ha assunto un ruolo centrale in questa partita, coordinando e gestendo per Este ventisette progetti strategici per un valore complessivo di ben 26,17 milioni di euro. Gli interventi, per lo più conclusi o alle fasi finali, puntano con decisione su tre pilastri fondamentali per la comunità: il potenziamento della salute pubblica, la riqualificazione del tessuto urbano e il recupero del patrimonio edilizio storico e residenziale. Il progetto più significativo sul fronte sanitario riguarda la storica sede ospedaliera di via San Fermo, destinata a trasformarsi nella nuova
Casa della Comunità grazie a un investimento di 3,60 milioni di euro mirato a potenziare la medicina territoriale. Nei mesi scorsi i lavori avevano subito una battuta d’arresto per le diff icoltà finanziarie dell’impresa esecutrice e per alcuni ritrovamenti archeologici. L’Ulss 6 si sta muovendo per attivare i primi servizi e portare a temine l’opera per non perdere il finanziamento. Sempre in questo ambito si aff iancano oltre 664 mila euro per l’ammodernamento tecnologico dei complessi socio-sanitari locali e il potenziamento della Centrale Operativa Territoriale. Sul piano dell’edilizia residenziale pubblica e della rigenerazione urbana, il piano regionale mette in campo cifre importanti per ridare vita ad aree ed edifici dismessi. Spiccano i 2,91 milioni
di euro stanziati per la riqualificazione dell’ex area San Girolamo e i 2,68 milioni destinati al recupero energetico di un fabbricato a Schiavonia. Interventi analoghi toccheranno Palazzo Contarini in via Fiume, per cui sono previsti due milioni di euro, e l’ex plesso scolastico della frazione Prà, che rinascerà sotto forma di otto nuovi alloggi popolari con un investimento di 2,10 milioni. Altri 2,50 milioni serviranno invece a restituire alla città l’ex Palazzetto dello Sport di via Zanchi. Il programma si completa con una serie di manutenzioni diffuse ed efficientamenti energetici su dodici fabbricati di edilizia pubblica sparsi per la città, per un valore di 2,60 milioni, e con un fondo da 1,60 milioni dedicato all’abbattimento delle barriere architettoniche e al miglioramento
della viabilità. Non manca infine l’attenzione al tessuto economico, con risorse regionali destinate alla formazione professionale per il reinserimento lavorativo gestite da enti locali come la Fondazione Salesiani. Questi ultimi interventi sono pressoché completati.
• (N.S.)
“PER MONSELICE SI POTEVA FARE DI PIÙ”
CINQUE MILIONI DI EURO SOTTO LA ROCCA
Cinque milioni di euro di risorse targate
Ue sono state investite all’ombra della Rocca. Questo è quanto il Comune di Monselice ha portato a casa con i progetti del Pnrr, un’iniezione di risorse che ha permesso di incrementare notevolmente gli interventi e le opere pubbliche. Con i fondi arrivati dall’Europa è stata rifatta la pavimentazione del Campo della Fiera, un parcheggio che resterà gratuito, ma anche il restyling di piazza Mazzini e di via Argine Destro, si sta recuperando l’ex palestra di Ca’ Emo, si è avviato il restauro della chiesa di Santo Stefano e in queste settimane è partito il cantiere per la sistemazione del tratto di argine che va dalla Cavana al Ponte di Ferro. Ormai i lavori in corso sono alle
battute finali e la nuova amministrazione comunale sarà chiamata a chiudere gli interventi ancora aperti e a procedere con la rendicontazione, entro la fine di agosto.
Uno degli interventi più significativi è il recupero della chiesa di Santo Stefano per un importo complessivo di oltre 2,3 milioni di euro. Sono alle battute final i lavori del secondo stralcio, l’intervento che completa la trasformazione dell’antica pieve romanica in un auditorium e centro culturale aperto alla città. Inoltre è stato eseguito intervento urgente di messa in sicurezza dell’ex sacrestia, un manufatto ormai ridotto a rudere che presentava gravi criticità strutturali. Il restauro e consolidamento completa il recupero iniziato con il primo intervento,
concluso a fine 2024, che aveva interessato il miglioramento sismico e il rifacimento della copertura. L’intervento consente di avere degli spazi per il pubblico: la navata centrale ospiterà circa 180 posti a sedere per concerti, incontri e convegni, mentre le navate laterali saranno destinate a mostre ed eventi culturali. Sistemato anche il sagrato e sarà riaperto l’accesso laterale verso via Santo Stefano Superiore. Tutta l’area quindi, fino al vicino cinema Corallo, assumerà un nuovo aspetto e sarà parte di un polo culturale urbano. Intanto nella recente campagna elettorale l’allora candidato e oggi sindaco Franco Ennio era intervenuto proprio sulle risorse del Pnrr per Monselice, mettendo in luce alcune differenze sostanziali rispetto a quanto realizzato in altri centri vicini.
“Si tratta di lavori apprezzabili, - aveva dichiarato Ennio - portati avanti da tecnici comunali che meritano un riconoscimento per aver lavorato in condizioni di organico insuff iciente. Ma il confronto con i comuni vicini racconta un’altra storia.
Este, circa 16mila abitanti come noi, ha intercettato circa 15 milioni di euro. Ha riqualificato 81 alloggi popolari con 2 milioni e 100mila euro, recuperato 30 alloggi sfitti con 1 milione e 300mila euro, avviato il recupero dell’ex palazzetto dello sport per 2 milioni e mezzo. Piove di Sacco, con 10 milioni e mezzo, ha demolito una vecchia scuola e realizzato un co-housing sociale pubblico dedicato agli anziani, costruito una scuola
Rivoluzione digitale delle scuole a Monselice tra nuovi laboratori e formazione
Il panorama educativo di Monselice sta aff rontando una trasformazione radicale grazie ai fondi del PNRR, con un massiccio piano di investimenti che coinvolge i principali poli scolastici del territorio. Complessivamente, le risorse destinate al tema “Scuola, università e ricerca” nel comune ammontano a oltre 2,84 milioni di euro. Gli istituti cittadini infatti stanno trasformando le risorse europee in strumenti concreti, con la transizione digitale dei servizi amministrativi e gran parte delle dotazioni tecnologiche già pienamente operative.
L’Istituto superiore Cattaneo-Mattei è il soggetto che gestisce il volume di risorse più elevato tra i tre istituti, con 848,19 mila euro destinati a 10 progetti. L’eff icienza nell’allestimento degli spazi è evidente: l’acquisto di arredi e attrezzature per oltre 212 mila euro è quasi ultimato con oltre il 93% dei pagamenti eff ettuati. La tecnologia è già in aula: l’acquisto di attrezzature per la robotica e discipline STEM (16 mila euro), la migrazione al cloud e il nuovo sito web risultano interamente completati e pagati.
L’Istituto superiore Kennedy guida l’innovazione con 9 progetti
per un valore totale di 754,58 mila euro. La scuola punta sull’acquisto di attrezzature per laboratori digitali (164,64 mila euro) e arredi didattici (163,94 mila euro). Sebbene i pagamenti per queste forniture siano ancora in corso, la scuola ha già completato al 100% la standardizzazione del sito web. Di rilievo sono anche gli stanziamenti per il tutoraggio e la formazione contro la dispersione scolastica, che ammontano a 126,90 mila euro.
L’Istituto Comprensivo Zanellato mostra uno stato di avanzamento molto marcato, gestendo 7 progetti per un importo complessivo di 656,92 mila euro. L’investimento principale da 312,97 mila euro per arredi e attrezzature digitali ha già raggiunto una fase avanzata dei pagamenti.
L’istituto ha inoltre concluso con successo la migrazione al cloud, la formazione del personale alla transizione digitale e l’aggiornamento del sito web scolastico, tutti interventi già saldati al 100% • (N.S.)
media con palestra, rifatto integralmente piazzale Serenissima, demolito e ricostruito una scuola dell’infanzia e un nuovo asilo nido. Perfino Baone, poco più di 3mila abitanti, ha ottenuto 1 milione e mezzo. Abbiamo cercato di capire perché Monselice non sia riuscita a fare di più. - ha aggiunto Ennio - La risposta che ci hanno dato Este e Piove di Sacco è la stessa: quando sono usciti i bandi Pnrr, hanno immediatamente potenziato gli uff ici tecnici. A Monselice
questo non è stato fatto. I nostri tecnici, sottodimensionati rispetto alla mole di lavoro straordinaria del Pnrr, hanno dovuto portare avanti contemporaneamente anche l’attività ordinaria. Governare significa anche prevedere, organizzare, mettere i propri uffici nelle condizioni di cogliere le opportunità. Questo è il nostro impegno per Monselice”.
• Nicola Stievano
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L’intervento alla chiesa di Santo Stefano
Elezioni/1. La vittoria nasce dall’unità di coalizione, dal mix di esperienza e rinnovamento
ENNIO VINCE AL BALLOTTAGGIO E APRE LA STAGIONE DEL “MENO IO, PIÙ NOI”
Ventisette anni. Tanto è durata l’attesa del centrosinistra per tornare alla guida della città. La vittoria di Franco Ennio alle elezioni comunali non rappresenta soltanto un cambio di sindaco, ma la fine di una lunga stagione politica che aveva visto il centrodestra governare ininterrottamente Monselice. Un risultato maturato attraverso una coalizione ampia, capace di unire anime che in passato avevano corso separate e di intercettare una diff usa richiesta di cambiamento. Una vittoria costruita sull’unità del centrosinistra, sull’apporto determinante dell’area politica di Fabio Conte e sul lavoro di una squadra che ha saputo coinvolgere volti storici della politica cittadina e una nuova generazione di amministratori. La notte dello scrutinio si è trasformata in una festa che molti sostenitori aspettavano da anni. Da via 28 Aprile fino a Palazzo Tortorini, un lungo corteo di cittadini, bandiere, applausi e cori ha accompagnato Franco Ennio verso il municipio. In tanti, anche tra i veterani
della politica monselicense, faticano a ricordare una piazza così gremita per una vittoria elettorale. Un colpo d’occhio che ha restituito tutta la portata di un risultato destinato a entrare nella storia politica della città.
“Mi sembra di leggerlo negli occhi di tutti che è accaduto qualcosa di straordinario. Non ho ancora capito cosa è successo, però mi sembra di comprendere che è una cosa bella” aveva commentato Ennio tra sorrisi e abbracci. Tra le immagini simbolo di questa vittoria c’è anche quella di Sofia Tullio, diciannovenne, eletta in consiglio comunale mentre affrontava gli esami di maturità. Accanto a lei siedono giovani preparati come Niccolò Ruff in, Marco Baratella ed Eleonora Guizzaro, ma anche figure che da anni rappresentano il centrosinistra cittadino, come Francesco Miazzi e nuove entrate come Elisa Giarin. Un incontro tra esperienza e rinnovamento che caratterizza l’intera maggioranza. Per Ennio la vittoria non è mai stata raccontata come un
successo personale. Durante tutta la campagna elettorale il filo conduttore è stato il coinvolgimento della comunità, riassunto nello slogan “Meno io, più noi”. Una visione che punta a riportare al centro la partecipazione dei cittadini, il dialogo con le associazioni e l’attenzione alle persone più fragili. “È un risultato di tutti noi, delle cittadine e dei cittadini che
hanno creduto in un cambiamento già al primo turno e hanno ribadito questa intenzione. Noi siamo stati interpreti di questo” ha spiegato il sindaco. A distanza di settimane dal voto, resta soprattutto il significato politico di quella notte: dopo quasi tre decenni di opposizione, il centrosinistra è tornato a governare Monselice. Una svolta che segna l’inizio
di una nuova fase amministrativa e che aff ida alla squadra guidata da Franco Ennio il compito di trasformare la richiesta di cambiamento espressa dalle urne in azioni amministrative capaci di incidere sui bisogni dei cittadini e non su quelli della politica.
• Giada Zandonà
PERARO PERDE IL COMUNE DOPO MESI DI TENSIONI E DI DIVISIONI NEL CENTRODESTRA
Èil volto della sconfitta più pesante del centrodestra monselicense degli ultimi ventisette anni. Stefano Peraro lascia Palazzo Tortorini dopo pochi mesi da sindaco e vede sfumare la possibilità di raccogliere l’eredità politica di Giorgia Bedin, a cui è succeduto dopo il passaggio dell’ex sindaca nei banchi del consiglio regionale. Nella sede elettorale accanto al Duomo la speranza è rimasta viva fino agli ultimi seggi scrutinati. Peraro partiva da una posizione favorevole, quindici giorni dopo, però, il vantaggio si è trasformato in sconfitta. A pesare sono state soprattutto le divisioni interne al centrodestra. La frattura con Fabio Conte, il mancato accordo tra le
diverse anime della coalizione e mesi di tensioni culminati nel commissariamento dei circoli locali di Lega e Fratelli d’Italia hanno lasciato segni profondi nell’elettorato. Una parte significativa dei voti raccolti da Conte al primo turno è infatti confluita sul candidato del centrosinistra. Nonostante la delusione, Peraro ha scelto di non cercare alibi. “Siamo arrivati in finale, siamo arrivati ai calci di rigore, abbiamo calciato il nostro rigore ma in porta avevamo più portieri frutto del compromesso storico che è stato fatto nella città” ha commentato pochi minuti dopo la conferma della sconfitta. L’ex sindaco rivendica comunque il percorso compiuto. “Sono orgoglioso della mia
proposta, della mia squadra e del risultato che abbiamo raggiunto. Oggi Monselice ha scelto altri. Faremo la nostra opposizione cercando di capire e far capire le contraddizioni che ci sono all’interno di questa maggioranza”. Peraro respinge anche la ricerca di giustificazioni. “Chi vince vince, chi perde perde. Noi abbiamo perso. Non voglio trovare giustificazioni. Onore ai vincitori. Adesso cerchiamo di fare il nostro lavoro di sana e tenace opposizione”. Per Stefano Peraro inizia dunque una nuova stagione politica. Non più alla guida della città, ma dai banchi dell’opposizione.
• (G.Z.)
Sofia Tullio
Franco Ennio
Stefano Peraro
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La mossa di Conte consegna la vittoria a Ennio e apre una nuova stagione
Escluso dal ballottaggio, ma decisivo per il risultato finale. La vittoria di Franco Ennio porta anche la firma politica di Fabio Conte, l’ex sindaco che dopo il primo turno si è ritrovato nelle mani un pacchetto di oltre 2.600 voti e la possibilità di indirizzare il futuro amministrativo della città. Una posizione che Conte ha scelto di utilizzare per sostenere il candidato del centrosinistra, contribuendo in modo determinante alla sconfitta del centrodestra guidato da Stefano Peraro. La sua è stata probabilmente la figura più discussa dell’intera campagna elettorale. Da una parte le accuse di avere “consegnato Monselice alla sinistra”, dall’altra la rivendicazione di una scelta dettata dalla coerenza politica e dalla volontà di cambiare un sistema amministrativo che Conte criticava da anni dai banchi dell’opposizione. La rottura definitiva con il centrodestra si è consumata nei mesi precedenti al voto. Prima la richiesta di individuare un candidato unitario alternativo a Stefano Peraro, poi il tentativo di costruire un apparentamento formale dopo il primo turno. Entrambe le strade si sono chiuse senza accordi. «In ben due circostanze c’era la nostra totale disponibilità a percorrere una strada unitaria all’interno del centrodestra. Prima chiedendo la scelta di un candidato sindaco condiviso e non divisivo come Peraro, e poi proponendo un apparentamento formale che garantisse il reale cambiamento del metodo di governo. Due offerte specchiate che sono state respinte con arroganza. Chi ha preferito arroccarsi pur di non cedere un centimetro del proprio fortino di potere ha provocato questa spaccatura, e questo è il risultato”.
Per Conte il ballottaggio non è stato quindi una scelta tra destra e sinistra, ma tra continuità e cambiamento.
Da qui la decisione di sostenere Ennio, con il quale afferma di avere trovato una convergenza immediata sui temi programmatici e sul metodo amministrativo. “Tra la coerenza con quanto diciamo e denunciamo da sette anni e la scorciatoia di un accordo elettorale dell’ultimo minuto solo per rimediare qualche poltrona, abbiamo scelto la coerenza. Negli ultimi anni le cose a Monselice sono andate male e i numeri del declino demografico e commerciale sono sotto gli occhi di tutti. Non potendo fare il cambiamento
con loro, abbiamo deciso di fare il cambiamento nonostante loro”.
Ora si apre una nuova fase. Conte entrerà in consiglio comunale insieme ai consiglieri della sua area politica Filippo
Duse e Maria Chiara Bizzaro: “Contiamo, insieme alla nuova amministrazione, di rimettere in piedi la città e soprattutto di pacificarla, lasciandoci alle spalle le tensioni e i muri, visto che chi ha voluto dividerla ha perso. Da oggi si apre una stagione totalmente nuova per la nostra comunità”.
• Giada Zandonà
Miazzi record, Bedin fuori e consiglio
più giovane e femminile
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e elezioni comunali non hanno soltanto cambiato il colore politico della città dopo ventisette anni. Hanno anche prodotto una serie di curiosità e dati destinati a lasciare il segno nella storia politica monselicense. Il record personale spetta a Francesco Miazzi. Lo storico esponente ambientalista, volto del comitato Lasciateci Respirare, è risultato il consigliere più votato dell’intera tornata elettorale con 351 preferenze. Un risultato che assume un valore ancora maggiore considerando che per la prima volta nella sua lunga esperienza politica siederà tra i banchi della maggioranza e non dell’opposizione. Tra le sorprese più clamorose c’è invece l’esclusione di Giorgia Bedin. La sindaca eletta nel 2024, poi dimessasi per assumere l’incarico di consigliera regionale, non è riuscita a conquistare un seggio in consiglio comunale. Non va meglio a Fratelli d’Italia, che resta senza rappresentanti in consiglio comunale. Un risultato particolarmente significativo se si considera che il partito aveva scelto di commissariare il circolo cittadino per sostenere la candidatura di Peraro. Anche la Lega esce fortemente ridimensionata: dopo anni da protagonista della vita amministrativa monselicense, potrà contare su un solo consigliere comunale, Andrea Parolo. Il nuovo consiglio comunale sarà invece caratterizzato da una forte presenza femminile. Saranno infatti sei le donne che siederanno nell’assemblea cittadina, tra maggioranza e opposizione. Da segnalare anche il ricambio generazionale: tra gli eletti figurano diversi giovani e giovanissimi tra cui Sofia Tullio, impegnata negli esami di maturità. Un mix tra esperienza e nuove generazioni che accompagnerà Monselice nei prossimi cinque anni e che rappresenta uno degli elementi più interessanti emersi dalle urne.
Ennio e Conte insieme durante la chiusura della campagna elettorale
Francesco Miazzi
GIOVEDÌ 16 LUGLIO
PER TUTTI GLI APPUNTAMENTI: ingresso dalle ore 19.00 – inizio spettacolo alle ore 21.00 Informazioni, prenotazioni e acquisto biglietti: www.estemusicfestival.it
Anfiteatro del Castello POOH
VENERDÌ 24 LUGLIO
Anfiteatro del Castello DIN DON DOWN
VENERDÌ 17 LUGLIO
Anfiteatro del Castello DEEP PURPLE
LUNEDÌ 20 LUGLIO
Anfiteatro del Castello RICCARDO COCCIANTE
MARTEDÌ 21 LUGLIO
Anfiteatro del Castello GIORGIA
MERCOLEDÌ 22 LUGLIO
Anfiteatro del Castello K-POP LIVE SHOW
GIOVEDÌ 23 LUGLIO
Anfiteatro del Castello MARCO MASINI
SABATO 25 LUGLIO
Anfiteatro del Castello IL VOLO
LUNEDÌ 27 LUGLIO
Anfiteatro del Castello SAL DA VINCI
MARTEDÌ 28 LUGLIO
Anfiteatro del Castello SAVATAGE
MERCOLEDÌ 29 LUGLIO
Anfiteatro del Castello SHIVA
LUNEDÌ 31 AGOSTO
Anfiteatro del Castello GIANNI MORANDI
MERCOLEDÌ 2 SETTEMBRE
Anfiteatro del Castello HOLLYWOOD VAMPIRES
L’operazione. Dopo otto anni di chiusura la Rocca si prepara a riaprire con un intervento da 300 mila euro
LA NUOVA SCALA ARRIVA IN ELICOTTERO: IL MASTIO FEDERICIANO PRONTO A RIAPRIRE
Èarrivata sospesa nel cielo, agganciata a un elicottero, per tornare a collegare uno dei luoghi più simbolici della città. Dopo otto anni di attesa, è stata posata la nuova scala di accesso al Mastio Federiciano della Rocca, chiuso dal 2018 per problemi strutturali. Per oltre un’ora a inizio giugno un elicottero ha trasportato le componenti della nuova scala di accesso al Mastio Federiciano, compiendo continui viaggi tra il parcheggio della Cava, trasformata per l’occasione in una base logistica per il carico degli elementi della carpenteria metallica, e la sommità del Colle. Il forte rumore del velivolo e il continuo andirivieni tra il centro e la Rocca hanno richiamato numerose persone che si sono fermate a osservare l’insolita operazione portata avanti dalla Regione Veneto, proprietaria del bene, per un intervento dal costo complessivo di circa 300 mila euro. Particolarmente suggestiva l’immagine dell’elicottero in volo con un lungo verricello sospeso nel vuoto, al quale erano agganciati i
diversi componenti della struttura che lentamente risalivano verso il colle. I pezzi sono stati quindi posizionati ai piedi del Mastio, dove proseguiranno le operazioni di montaggio della nuova scala, a cui seguirà l’annuncio della Regione sulla riapertura di uno dei luoghi simbolo della città, chiuso ormai da otto anni. L’ultima visita al Mastio risale infatti al 2017. Da allora si sono susseguiti iter burocratici, progetti rimasti sulla carta, costi importanti, soluzioni provvisorie, annunci di riapertura e interrogazioni istituzionali. Un percorso lungo e complesso per restituire l’accesso alla fortezza fatta costruire nel 1239 per volontà dell’imperatore Federico II attraverso il suo alleato Ezzelino da Romano. La suggestione non proviene soltanto dalla sommità del colle. Il percorso inizia da piazza Mazzini e accompagna il visitatore lungo quella che il poeta Gian Antonio Cibotto definì “la più bella passeggiata del Veneto”. Si passa accanto al Castello, a Villa Nani, alla Pieve di Santa Giustina,
al Belvedere, alla Fossa dei Leoni, per raggiungere le Sette Chiesette e l’Esedra di San Francesco. Da qui una scalinata conduce al sentiero del colle e alla Locanda Longobarda. Un itinerario naturalistico di circa trenta minuti porta poi fino alla cima, dove domina appunto il Mastio. Per raggiungere la sommità il visitatore deve quindi affrontare un dislivello di circa 150
metri e proprio questa caratteristica ha alimentato negli anni diverse riflessioni sulle modalità di accesso. Circa vent’anni fa il cuore del colle è stato in parte sventrato per costruire un ascensore, poi bloccato dal tribunale, che avrebbe comunque condotto il visitatore in uno dei tornanti del sentiero e reso necessaria un’ulteriore soluzione per superare
Una rarità sui Colli Euganei: giovane aquila di Bonelli avvistata
Un giovane rapace venuto da lontano, un’apparizione durata pochi istanti e poi sparita nel cielo dei Colli Euganei. Per la prima volta in Veneto è stata osservata l’aquila di Bonelli, o aquila fasciata, una delle specie più rare d’Europa e mai segnalata prima nella regione. L’avvistamento risale a metà maggio ed è stato eff ettuato ad Arquà Petrarca dal naturalista e divulgatore Aldo Tonelli durante il monitoraggio dei rapaci migratori che ogni primavera attraversano il territorio euganeo. “Mi aspettavo di vedere bianconi e falchi di palude» racconta «ma a un certo punto ho notato un animale diverso”.
L’esemplare volava insieme ad altri migratori e sul momento identificarlo non è stato semplice. “Nessuno pensa subito all’aquila di Bonelli. In Italia vive soprattutto in Sicilia e conta appena poche decine di coppie”. Tonelli è riuscito però a fotografare il rapace e ha inviato le immagini ad alcuni specialisti italiani. Il responso è arrivato rapidamente: si trattava proprio di una giovane aquila di Bonelli, probabilmente al secondo anno di vita. A permettere il riconoscimento è stata l’assenza della tipica fascia scura sotto la coda che caratterizza gli adulti. Un dettaglio che ha confermato la giovane età dell’animale,
ancora privo del piumaggio definitivo. “L’aquila di Bonelli è una specie ancora fragile a livello europeo” spiega Tonelli. “Nel continente si stimano meno di mille coppie e in Italia la popolazione
l’ultimo importante dislivello. Per questo negli anni sono state avanzate proposte alternative a quella dello scavo interno al colle, come quella dell’utilizzo di piccole auto elettriche che potrebbero salire senza particolari difficoltà e senza impatto ambientale.
• Giada Zandonà
sta lentamente recuperando grazie ai progetti di conservazione avviati soprattutto in Sicilia”. Negli anni Ottanta il rapace si era persino estinto in Sardegna, dove oggi è in corso un programma di reintroduzione. L’avvistamento conferma ancora una volta il ruolo dei Colli Euganei come importante punto di riferimento per la fauna migratrice. “Questo territorio resta una sorta di isola verde nella pianura padana” conclude Tonelli.
• (G.Z.)
L’ area dell’Olmo svela solchi di carri e resti monumentali
L’ area dell’Olmo è tornata a raccontare la Este romana con risultati che hanno sorpreso anche gli archeologi. Si è conclusa a fine maggio la nuova campagna di scavi destinata a ridare forma a uno dei luoghi chiave dell’antica città e a diventare, in prospettiva, uno spazio verde e di socialità restituito alla comunità. Il progetto, cominciato all’inizio di maggio, è stato sostenuto dal Comune, che ha destinato 8 mila euro alle indagini archeologiche all’interno di un intervento complessivo da 300 mila euro per la riqualificazione dell’area.
“È abbastanza inusuale trovare un Comune che finanzia direttamente una campagna archeologica”, spiega l’assessora Beatrice Andreose. “Avevamo però previsto una quota specifica proprio per approfondire le indagini e capire cosa fosse rimasto dopo gli ultimi scavi effettuati negli anni Ottanta”. L’occasione è nata dalla collaborazione con l’Università di Verona, con interventi coordinati dalla professoressa Patrizia Basso del Dipartimento di Culture e Civiltà, aff iancata da studenti
• Giada Zandonà L’area.
di archeologia provenienti da diverse parti d’Italia. Le sorprese sono arrivate quasi subito.
“Già dal secondo giorno sono emersi resti monumentali molto più grandi di quanto ci si aspettasse”, continua Andreose. Le indagini hanno interessato due punti del decumano, la grande arteria che attraversava la città romana da est a ovest. Tra gli elementi che hanno colpito maggiormente gli studiosi c’è la presenza, ancora ben visibile su alcuni grandi blocchi di pietra, dei segni lasciati dai carri. Solchi profondi scavati dal passaggio ripetuto nel corso dei secoli.
“Per lasciare tracce così evidenti devono essere transitati migliaia di carri. Questo restituisce l’idea di quanto quel luogo fosse il cuore pulsante della città romana”, prosegue l’assessora. “Vicino all’area del foro sono inoltre emerse strutture murarie di dimensioni importanti, oltre a elementi architettonici che confermano il peso e la monumentalità della Este romana, una fase storica spesso meno conosciuta rispetto a quella paleoveneta”. I ritrovamenti contribuiranno ora ad
arricchire il quadro delle conoscenze sulla città antica e potranno orientare le future scelte di valorizzazione dell’area. L’obiettivo dell’amministrazione e dell’Università è infatti quello di dare continuità alle ricerche anche il prossimo anno, approfondendo ulteriormente quanto emerso in queste settimane. Gli scavi sono proseguiti fino alla fine di maggio e per consentire alla cittadinanza di osservare da vicino il lavoro degli archeologi sono state organizzate due visite straordinarie che hanno registrato una grande partecipazione.
Parte il “controllo di vicinato”
Firmate in Prefettura le intese per l’attivazione del cosiddetto “controllo di vicinato” nei Comuni di Este e Legnaro. All’incontro hanno preso parte il Prefetto Giuseppe Forlenza, il Questore, il Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri e un rappresentante della Guardia di Finanza. Il progetto si inserisce nel più ampio modello di collaborazione tra istituzioni e cittadini per la prevenzione dei fenomeni di criminalità diffusa e per il rafforzamento della percezione di sicurezza nei territori. L’iniziativa prevede il coinvolgimento attivo delle comunità locali attraverso la formazione di gruppi di residenti che svolgeranno attività di semplice osservazione e segnalazione alle Forze dell’Ordine. Il Prefetto ha sottolineato come il nuovo sistema non preveda in alcun modo forme di pattugliamento autonomo o iniziative personali di intervento, ma
esclusivamente un ruolo di supporto informativo. I cittadini aderenti saranno invitati a segnalare situazioni sospette o comportamenti anomali alle autorità competenti, lasciando ogni attività operativa agli organi istituzionali preposti. Secondo quanto evidenziato nel corso della firma, il “controllo di vicinato” non si limita agli aspetti di ordine pubblico, ma punta anche a rafforzare il tessuto sociale dei quartieri, creando una rete di “antenne” diffuse sul territorio in grado di intercettare non solo eventuali criticità, ma anche bisogni e situazioni di fragilità. Un modello che, nelle intenzioni delle istituzioni, mira a rendere più stretto il legame tra cittadini e apparato di sicurezza, valorizzando la collaborazione come strumento di prevenzione e coesione sociale.
• (R.P.)
Suolo. Incentivi al recupero edilizio e misure per la sicurezza idraulica
La città cambia rotta: 27 ettari da edificabili ad agricoli, maggiore tutela del territorio
Ventisette ettari di aree edificabili che tornano agricole o a verde privato, nessun nuovo consumo di suolo e una maggiore attenzione al recupero degli edifici esistenti. Sono alcuni dei punti cardine della variante 5 al Piano degli Interventi adottata dal consiglio comunale, con cui l’amministrazione ha delineato le scelte urbanistiche per i prossimi anni. Il provvedimento punta a coniugare tutela del territorio, rigenerazione urbana e contenimento dell’espansione edilizia.
Tra le misure più rilevanti figura proprio la riclassificazione di circa 27 ettari di aree precedentemente edificabili, che tornano ad avere destinazione agricola o verde privato. La variante interviene inoltre sul patrimonio edilizio esistente, con particolare attenzione al centro storico e agli edifici di pregio o della tradizione locale. Le modifiche riguardano complessivamente dieci immobili interessati da varianti specifiche, di cui sette edifici schedati e tre collocati nel centro storico. Accanto agli interventi puntuali, vengono
L’ articolato piano di asfaltature che interessa diverse aree del territorio prosegue a pieno ritmo per migliorare la viabilità, aumentare la sicurezza per automobilisti, ciclisti e pedoni e garantire il decoro urbano. Un progetto da 300 mila euro, cominciato mesi fa con i primi lavori che hanno interessato importanti arterie cittadine, tra cui via Zuccherificio, via Ferro, via Padana Inferiore, via Atheste, e altre zone periferiche come via Fuoghi e via Sperone. Lo scorso mese sono stati completati gli interventi in via Meggiaro, fino al confine con Baone, e in via Guola Larga, mentre stanno per terminare i lavori di sistemazione stradale in via Rovigo, via Chiesette Branchine e nella terza calata di via Riva di Fiume. Quasi al termine invece i lavori in una parte di via Papa Giovanni XXIII, all’area a parcheggio della stessa via e a via Belle. “Interventi che rappresentano l’attenzione che la nostra amministrazione dedica quotidianamente alla città e alla qualità della vita” sottolinea il sindaco Matteo Pajola “La manutenzione delle strade è una questione soprattutto di sicurezza e di eff icienza della rete viaria. Stiamo portando avanti un lavoro responsabile, con investimenti
introdotti aggiornamenti alle norme tecniche che consentiranno opere di riqualificazione, recupero dei sottotetti e ammodernamento degli edifici esistenti, mantenendo però le caratteristiche architettoniche e tipologiche che contribuiscono a definire l’identità urbana e rurale della città. Tra gli obiettivi indicati dall’amministrazione c’è quello di favorire una crescita equilibrata, limitando nuove espansioni e incentivando invece il recupero del patrimonio costruito. La variante aff ronta anche il tema della sicurezza idraulica attraverso l’adeguamento alle disposizioni del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (Pgra) e introduce verifiche sulla sostenibilità delle previsioni edificatorie ancora presenti nel piano. Importante anche il metodo adottato dall’amministrazione, che ha scelto di costruire la Variante attraverso un percorso partecipato, coinvolgendo professionisti, tecnici e cittadini mediante incontri pubblici e specifici momenti di confronto. Dal punto di vista urbanistico e ambientale, la Variante non comporta nuovo consumo di suolo né significative nuove impermeabilizzazioni, confermando un approccio prudente e responsabile nella gestione del territorio comunale. Una decisione che assume particolare rilevanza in un contesto storico in cui
importanti che continueranno anche nei prossimi mesi”.
Per l’assessore alla viabilità Alberto Fornasiero un fattore importante è stata la programmazione: “Abbiamo definito gli interventi dando priorità alle situazioni più critiche e alle strade maggiormente soggette a deterioramento. L’obiettivo è garantire una manutenzione costante e diff usa, rispondendo alle segnalazioni e migliorando progressivamente la percorribilità e la sicurezza delle nostre vie”.
il tema della sostenibilità ambientale, della sicurezza idraulica e della qualità urbana è sempre più centrale nelle politiche pubbliche:
“Questa variante rappresenta una scelta chiara di tutela e valorizzazione della città” sottolinea il sindaco Matteo Pajola
“Este conferma una visione urbanistica attenta alla qualità del territorio, al recupero degli edifici storici e alla
sostenibilità, riducendo il consumo di suolo e favorendo interventi che migliorano il patrimonio urbano e storico. Una visione di lungo periodo che mette al centro il bene comune e il futuro della città” conclude il primo cittadino.
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• Giada Zandonà
L’immobile. Il Club Ignoranti chiama a raccolta i cittadini per finanziare gli interventi urgenti
CINEMA CRISTALLO, APPELLO ALLA CITTÀ: “AIUTATECI A PRESERVARE LA SUA STORIA”
Salvare uno dei luoghi più simbolici della memoria cittadina prima che il tempo e il degrado lo cancellino definitivamente. Prosegue la campagna di crowdfunding promossa dal Club Ignoranti per finanziare la messa in sicurezza dell’ex Cinema Cristallo, storico edificio del centro cittadino chiuso ormai da oltre quindici anni. Per generazioni di atestini il Cinema Cristallo è stato molto più di una semplice sala cinematografica. Tra quelle mura si sono svolte proiezioni, spettacoli, incontri pubblici, iniziative associative e momenti di aggregazione che hanno accompagnato la crescita della comunità locale. Un luogo che conserva ancora oggi un forte valore affettivo per molti cittadini. Accanto all’importanza sociale si aggiunge quella storica e architettonica. La facciata dell’edificio, attribuita alla scuola dell’architetto rinascimentale Vincenzo Scamozzi, è sottoposta a tutela della Soprintendenza e costituisce uno degli elementi di pregio del patrimonio culturale cittadino. L’intero complesso è infatti vincolato per il suo interesse storico-artistico. Le condizioni strutturali dell’immobile sono però da anni motivo di preoccupazione. La chiusura dell’ex cinema risale al 2009 e la situazione si è aggravata ulteriormente il 14 ottobre dello scorso anno, quando il cedimento di una capriata ha provocato il crollo di una consistente porzione del tetto. Un episodio che ha reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco e l’adozione di misure di sicurezza nell’area circostante. Per il recupero e la messa in sicurezza dell’edificio sarà necessario un investimento non inferiore a 100 mila euro. Una cifra importante per il Club Ignoranti, proprietario dell’immobile, che non dispone delle risorse necessarie e ha quindi scelto di rivolgersi direttamente alla cittadinanza.
“Come Club Ignoranti” spiega la presidente Margarete Aberer “vogliamo custodire questo luogo storico e garantirne la messa in sicurezza. È un impegno collettivo che aff rontiamo con spirito positivo, confidando che i cittadini di Este sapranno sostenerci. La partecipazione e la sensibilità della
nostra comunità sono sempre state una forza straordinaria e siamo certi che lo dimostreranno anche questa volta”.
La raccolta fondi è aperta a tutti e consente di contribuire anche con piccole donazioni. L’obiettivo è proteggere un edificio che rappresenta una parte importante della storia cittadina, evitarne la perdita e avviare un percorso condiviso di tutela e valorizzazione. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito clubignorantieste.com
• Giada Zandonà
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Asilo Arcobalena: ampliamento in ritardo
Ritardi nell’ampliamento dell’asilo nido Arcobalena e costi lievitati oltre il milione di euro. È quanto denunciano le consigliere di minoranza Lucia Mulato e Roberta Gallana dopo la discussione avvenuta nel consiglio comunale di maggio, nel corso del quale è stata presentata un’interrogazione sullo stato di avanzamento dell’opera. L’iniziativa, spiegano i consiglieri, nasce dalle segnalazioni di 27 famiglie che risultano attualmente in lista d’attesa per l’accesso al servizio. Al centro delle richieste di chiarimento i tempi di conclusione dei lavori e l’effettiva apertura dei 30 nuovi posti annunciati dall’amministrazione comunale nell’ambito del progetto di ampliamento della struttura. Secondo quanto riferito dall’assessore ai Servizi sociali Spigolon durante la seduta, l’ingresso dei nuovi bambini non potrà avvenire prima di gennaio 2027. Una data che la minoranza considera incompatibile con le scadenze comunicate negli ultimi anni. Nel mirino anche i costi dell’intervento.
“Ad oggi per l’ampliamento sono già stati spesi circa 1 milione e 170 mila euro. Ai 720 mila euro finanziati con fondi Pnrr si sono aggiunti altri 450 mila euro provenienti dal bilancio comunale e mancano ancora gli arredi, con ulteriori spese da sostenere” spiega Gallana. La consigliera Mulato evidenzia inoltre come le famiglie si trovino ancora in una situazione di incertezza. “Sono 27 i bambini esclusi e in lista d’attesa. Nonostante gli open day e l’apertura delle iscrizioni, la struttura è ancora in fase di completamento, in attesa delle autorizzazioni necessarie e priva di arredi e attrezzature”.
INFORMA
ESTE D’ESTATE 2026: UN’ESTATE RICCA DI APPUNTAMENTI
Oltre cento appuntamenti tra spettacoli, incontri, festival e tradizioni
on oltre cento appuntamenti distribuiti tra maggio e ottobre, Este si prepara a vivere un’estate ricca di cultura, spettacolo, musica, sport e occasioni di incontro, trasformando il centro storico, i giardini, i chiostri e le frazioni in un grande palcoscenico diffuso.
Torna anche nel 2026 l’ampia rassegna “Este d’Estate”, il cartellone promosso dal Comune di Este in collaborazione con associazioni, realtà culturali e organizzatori del territorio. L’edizione 2026 assume un signi cato particolare perché si inserisce nell’anno degli 800 anni dalla morte della Beata Beatrice d’Este, gura simbolo della città, alla quale saranno dedicati numerosi appuntamenti culturali e spettacoli ispirati ai valori di spiritualità, armonia e bellezza che ne caratterizzano la memoria storica. Grande protagonista sarà la musica, con il ritorno dell’Este Music Festival nell’An teatro del Castello Carrarese, che porterà a Este artisti di rilievo nazionale e internazionale come Claudio Baglioni, Deep Purple, Pooh, Giorgia, Riccardo Cocciante, Il Volo, Gianni Morandi e Hollywood Vampires.
Accanto ai grandi concerti, spazio anche a teatro, danza, cinema all’aperto, incontri letterari, spettacoli per famiglie e appuntamenti dedicati alla valorizzazione della storia e del patrimonio cittadino. Per le rassegne teatrali, un ringraziamento va alle Associazioni Compagnia Teatro Veneto Città di Este, Associazione Villa Dol n Boldù, Associazione di giovani attori Carpe Diem.
Confermate anche le rassegne ormai consolidate e molto apprezzate dal pubblico, come “Parole d’Autore”, che ospiterà personalità del panorama culturale italiano tra cui Uto Ughi, Serena Dandini, Dacia Maraini, Antonio Caprarica, Antonella Viola ed Enrico Galiano, ma saranno in programma ulteriori appuntamenti con gli autori nei mesi di giugno e luglio, nella rassegna tutta al femminile “Una stanza tutta per loro” a cura di Libreria Gregoriana Estense, che vedrà ospiti Ilaria Capua, Manuela Faccon, Francesca Giannone e Stefania Auci.
Torna anche “Shopping al Chiar di Luna”, con aperture serali dei negozi e iniziative diffuse nel centro storico durante il mese di luglio.
Ampio spazio sarà dedicato anche alla valoriz-
zazione dei quartieri e delle frazioni: numerose le occasioni di festa curate dai Comitati di quartiere, ma anche molti appuntamenti con il cinema e il teatro. Vi saranno poi iniziative diffuse che coinvolgeranno diversi luoghi della città, oltre a eventi dedicati allo sport, al benessere e alle tradizioni locali, no agli appuntamenti di settembre con la Festa dello Sport, la Festa Europea e la Festa della Patrona Santa Tecla.
«Anche quest’anno - dichiara l’Amministrazione Comunale - la città si prepara a vivere
mesi intensi e partecipati, con un programma pensato per coinvolgere cittadini di tutte le età e visitatori. L’estate rappresenta un’occasione preziosa per riscoprire Este attraverso la cultura, la musica, il dialogo e la condivisione, valorizzando al tempo stesso i luoghi più suggestivi della città e il grande lavoro delle associazioni e delle realtà che collaborano alla costruzione del calendario».
Il programma completo sarà presto disponibile nei canali uf ciali del Comune di Este e sarà distribuito in formato cartaceo in tutta la Città.
ESTE SCEGLIE LA TUTELA DEL TERRITORIO
Adottata la variante n. 5 Al piano degli interventi: osservazioni entro l’11 luglio
Una scelta politica chiara, concreta e orientata al futuro della città. Con l’adozione della Variante n. 5 al Piano degli Interventi, approvata dal Consiglio Comunale nella seduta di giovedì 7 maggio, l’Amministrazione comunale di Este conferma una linea strategica fondata sulla tutela del territorio, sulla rigenerazione urbana e sul contenimento del consumo di suolo.
La Variante, elaborata dall’Uf cio Urbanistica del Comune di Este in attuazione del Documento del Sindaco approvato nel dicembre 2023, rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui l’Amministrazione de nisce la visione urbanistica della città per i prossimi anni.
In questo quadro si inserisce una delle scelte più signi cative contenute nella Variante: circa 27 ettari di aree precedentemente edicabili tornano a destinazione agricola o verde privato. Un risultato importante che testimonia la volontà politica dell’Amministrazione di limitare il consumo di suolo e salvaguardare il
paesaggio e l’identità territoriale di Este.
Una decisione che assume particolare rilevanza in un contesto storico in cui il tema della sostenibilità ambientale, della sicurezza idraulica e della qualità urbana è sempre più centrale nelle politiche pubbliche.
La Variante punta inoltre a rafforzare il recupero del patrimonio edilizio esistente, con particolare attenzione al centro storico e agli edi ci di pregio o della tradizione locale, attraverso adeguamenti normativi mirati che consentano interventi di riquali cazione e valorizzazione pienamente compatibili con il contesto urbano e storico della città.
Le modi che introdotte riguardano sia interventi puntuali sia aggiornamenti di carattere generale alle norme tecniche: complessivamente gli edi ci interessati da variante specica sono 10, di cui 7 edi ci schedati e 3 collocati nel centro storico.
Parallelamente, le varianti normative interesseranno una platea molto più ampia di immobili, rendendo possibili opere di ammo-
dernamento, recupero dei sottotetti e riquali cazione complessiva degli edi ci, mantenendo al tempo stesso le caratteristiche tipologiche e architettoniche che contribuiscono a de nire l’identità del paesaggio urbano e rurale di Este.
L’obiettivo politico dell’Amministrazione è quello di promuovere una crescita urbana equilibrata, capace di coniugare sviluppo, tutela ambientale e qualità della vita, evitando nuove espansioni non necessarie e incentivando invece il recupero e la rigenerazione del patrimonio già esistente.
La Variante affronta inoltre temi strategici legati alla sicurezza del territorio, con l’adeguamento alle norme del PGRA (Piano di Gestione del Rischio Alluvioni), e introduce valutazioni puntuali sulle previsioni edi catorie ancora presenti nel Piano, veri candone l’effettiva sostenibilità e utilità per la città.
Importante anche il metodo adottato dall’Amministrazione, che ha scelto di costruire la Variante attraverso un percorso partecipato,
www.comune.este.pd.it @comune.este
coinvolgendo professionisti, tecnici e cittadini mediante incontri pubblici e speci ci momenti di confronto.
Dal punto di vista urbanistico e ambientale, la Variante non comporta nuovo consumo di suolo né signi cative nuove impermeabilizzazioni, confermando un approccio prudente e responsabile nella gestione del territorio comunale.
Con l’adozione in Consiglio Comunale si apre ora la fase di pubblicazione del documento: cittadini e soggetti interessati potranno presentare osservazioni entro l’11 luglio.
«Questa Variante rappresenta una scelta chiara di tutela e valorizzazione della città», sottolinea il Sindaco di Este, Matteo Pajola, «Este conferma una visione urbanistica attenta alla qualità del territorio, al recupero degli edi ci storici e alla sostenibilità, riducendo il consumo di suolo e favorendo interventi che migliorano il patrimonio urbano e storico della città. Una visione di lungo periodo che mette al centro il bene comune e il futuro di Este.»
Sindaco Matteo Pajola
Messaggio pubbliredazionale
L’esposizione. Fino al 30 settembre al Museo della Natura e dell’Uomo per il trentesimo anniversario del Vimm
“LA TERRA È BLU COME UN’ARANCIA” QUANDO LA RICERCA SI FA MISTERO
Arte e scienza, immaginazione e medicina: mondi solo in apparenza distanti, come evidenzia la mostra “La Terra è blu come un’arancia. Il mistero della ricerca”, visitabile presso il Museo della Natura e dell’Uomo di Padova fino al prossimo 30 settembre. Prima mostra temporanea ospitata al Museo, l’esposizione nasce per celebrare il trentesimo anniversario della fondazione dell’Istituto VIMM - Veneto Institute of Molecular Medicine - , che dal 1996 promuove la ricerca scientifica nel campo della medicina molecolare. L’istituto VIMM si è inoltre occupato della produzione dell’evento, curato dallo storico dell’arte Sylvain Bellenger e realizzato con il contributo di Fondazione Cariparo.
Il nome della mostra riprende un celebre verso del poeta francese Paul Éluard e intende evocare un concetto fondamentale: arte e scienza condividono la stessa tensione verso l’invisibile, così come il bisogno di
dare forma al mistero del reale. Due forme di conoscenza animate dallo stesso spirito: la necessità di comprendere il mondo anche attraverso le immagini e le intuizioni, e non solo tramite le dimostrazioni razionali. Se il ruolo immaginifico dell’arte come veicolo preferenziale per dare forma a ciò che ancora non vediamo è noto e condiviso, anche
nella scienza la capacità di andare oltre, immaginando ciò che va oltre l’evidenza, si rivela fondamentale per accrescere la conoscenza.
La mostra intende sottolineare in modo immediato il forte connubio fra arte e scienza mettendo in connessione opere di artisti contemporanei, immagini anatomiche, ricostruzioni digitali e visualizzazioni scientifiche
prodotte nei laboratori del VIMM: immagini che riproducono strutture cellulari e reti neurali che sembrano appartenere al linguaggio dell’arte, e non solo a quello scientifico. Il percorso espositivo si apre con una grande installazione multimediale realizzata da Stefano Gargiulo che offre una suggestiva esperienza immersiva in cui l’associazione
visiva fra i due universi - arte e scienza - appare da subito evidente, mostrando come alla base della creazione di immagini, siano esse artistiche o scientifiche, ci sia sempre lo stesso atto di interpretazione e costruzione. Il percorso espositivo accompagna quindi il visitatore attraverso secoli di storia dell’immagine, a partire da uno dei simboli di Padova, la Cappella degli Scrovegni, con i falsi marmi dipinti da Giotto, per arrivare ad artisti del Novecento quali Kandinsky, Burri, Fontana, Rothko e Hirst e alle sperimentazioni dell’arte astratta. Le opere artistiche, all’interno del percorso, sono accompagnate dalle immagini prodotte dalla ricerca scientifica che rivelano una sorprendente qualità estetica in grado di evocare emozione e stupore. La mostra si conclude con quattro sezioni tematiche dedicate alla tradizione anatomica e medica di Padova.
• Francesca Tessarollo
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Caro-vita. L’allarme della Caritas:
L’INFLAZIONE SPAVENTA 7 PERSONE SU 10 COLPITI DISOCCUPATI, CASALINGHE E OPERAI
La corsa incessante dei prezzi e il caro-vita si confermano come le minacce più sentite e destabilizzanti per l’opinione pubblica del Nord Est. I dati della più recente indagine condotta da Demos per l’Osservatorio sul Nord Est, pubblicata a maggio scorso, delineano un quadro macroeconomico e sociale drammatico: ben il 70% degli intervistati (pari a 7 cittadini su 10) dichiara di provare una forte paura (“molto” o “moltissimo”) che la propria famiglia non riesca più a mantenere un tenore di vita dignitoso nel prossimo futuro. Soltanto una netta minoranza si dichiara poco preoccupata (26%) o per nulla intimorita (4%) dall’attuale spirale inflazionistica.
Il timore legato al caro-prezzi tende a crescere soprattutto tra i cittadini in età centrale, specificamente nella fascia tra i 30 e i 44 anni (77%) e tra i 55 e i 64 anni (75%), ovvero i segmenti di
popolazione maggiormente esposti ai carichi familiari, ai mutui e alla gestione dei figli, seguiti dal target 45-54 anni (69%) e dai più giovani tra i 18 e i 29 anni (66%), per chiudere con gli over 65 (65%). Al contrario, i rincari e la perdita di potere d’acquisto risultano sensibilmente meno sentiti all’interno delle grandi città e dei grandi centri urbani, dove la preoccupazione si ferma al 60%, rispetto ai comuni con meno di 15.000 abitanti, dove la quota di cittadini allarmati schizza al 71%.
Sul fronte professionale, l’inflazione si configura come una vera e propria tassa regressiva che colpisce in modo asimmetrico le fasce economicamente più deboli della società. Se tra gli imprenditori e i liberi professionisti l’allarme si attesta intorno al 50% e tra gli studenti scende al 58%, la percentuale sale vertiginosamente tra i disoccupati (81%), gli operai (78%),
le casalinghe (77%) e i pensionati (69%), seguiti da vicino da tecnici e impiegati (71%).
L’impatto sociale descritto dai dati trova drammatico riscontro nelle testimonianze sul campo delle organizzazioni assistenziali del territorio. La Caritas rileva un aumento delle richieste di aiuto da parte di famiglie inserite in una situazione di povertà e, sempre più spesso, non si tratta di persone senza lavoro o disoccupate. Si riscontrano crescenti diff icoltà anche tra le persone stabilmente occupate: molte famiglie continuano a vivere in condizioni di indigenza assoluta perché gli stipendi restano troppo bassi rispetto all’aumento del costo della vita. La fascia grigia è oggi composta da lavoratori dipendenti con stipendi bassi e qualifiche insufficienti, unita alla discontinuità lavorativa e alla disparità tra uomo e donna, in un contesto in cui
l’imprenditore spesso non riconosce adeguatamente il valore del lavoro. L’economista Paolo Legrenzi definisce l’inflazione come “una tassa iniqua che colpisce solo alcuni”, evidenziando come agisca in modo invisibile modificando
CONGRESSI E TURISMO, È BOOM A PADOVA E PROVINCIA
La provincia di Padova sta vivendo un’epoca da assoluta protagonista del panorama turistico nazionale. Le previsioni elaborate dalle associazioni di categoria confermano un trend straordinario, con le strutture ricettive del centro città, dell’area termale di Abano e Montegrotto e delle località dei Colli Euganei che viaggiano spedite verso il tutto esaurito per queste settimane estive. Secondo Confcommercio Padova si registra un tasso di occupazione dei posti letto che ha già toccato l’80% in moltissimi alberghi, con i sold-out che si stanno progressivamente estendendo anche alle strutture ricettive di dimensioni minori. A spingere i visitatori, che arrivano in massa sia da fuori regione sia dalle
aree limitrofe per un turismo a “chilometro zero”, è una combinazione vincente basata sull’attrattività culturale dei siti d’arte patavini, sul richiamo religioso della festività di Sant’Antonio e su un ricchissimo palinsesto di eventi collaterali.
Parallelamente ai successi del turismo del tempo libero, Padova consolida in modo definitivo il proprio posizionamento d’eccellenza nel settore congressuale internazionale. I dati uff iciali della classifica 2025 dell’ICCA (International Congress and Convention Association) incoronano il capoluogo del Santo come un hub di rilievo mondiale. Padova si piazza infatti al 7° posto assoluto in Italia e conquista un lusinghiero 63° posto nella classifica europea,
radicalmente la percezione psicologica del benessere economico dei singoli e riducendo il potere d’acquisto reale a parità di stipendio percepito.
• Vincenzo Gottardo
compiendo un balzo straordinario rispetto alla 90ª posizione occupata nel 2023 e alla 75ª del 2024. La città mantiene saldamente il record di prima città italiana non capoluogo di regione presente nel ranking globale.
Questo traguardo storico è stato reso possibile grazie ai 24 congressi internazionali di alto valore scientifico e accademico ospitati sul territorio, un risultato agevolato dalla presenza trainante dell’Università degli Studi di Padova, dei centri di ricerca e di un comparto medico-scientifico d’avanguardia.
• (V.G.)
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La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma
Acomplicare il risiko concorrono fattori esterni che spingono per una rapida definizione degli equilibri. Da un lato vi è il costante monitoraggio dei flussi elettorali, dall’altro la pressione esercitata dalle nuove correnti identitarie radicali legate alla nascita di movimenti come “Futuro Nazionale” di Roberto Vannacci, capace di intercettare parte del
dissenso ma guardato con forte prudenza dall’ala più istituzionale e pragmatica del settentrione. Per gli amministratori veneti, la priorità resta la tutela dell’autonomia e il radicamento sul territorio, elementi che hanno storicamente decretato il successo del brand Liga Veneta. Se l’accordo di mediazione interna dovesse reggere, la struttura del partito potrebbe
La Lega alla ricerca di una sintesi tra leadership nazionale e correnti identitarie
evolvere verso un modello a doppia trazione, simile alla storica dinamica della Csu bavarese: una leadership nazionale aff iancata
da un forte e autonomo presidio del Nord. Al contrario, se la sintesi dovesse sfumare, il rischio è che il malcontento accumulato nei territori del Nord-Est si addensi attorno ai volti storici della governance regionale. La partita veneta, con le sue tese dinamiche congressuali e i posizionamenti in vista dei futuri appuntamenti elettorali, si conferma il vero termometro della tenuta della Lega.
Il dibattito. Da questo mese dedichiamo le pagine regionali ad un confronto su temi di attualità per il Veneto
STEFANI TIRA DRITTO SULL’ AUTONOMIA:
“SACROSANTE RICHIESTE DAL TERRITORIO”
L’obiettivo resta rafforzare l’efficienza amministrativa e dare risposte più rapide ai cittadini
L’autonomia infiamma il dibattito politico veneto e nazionale su fronti contrapposti. “A chi ci accusa di spaccare l’Italia, rispondiamo con la Costituzione e con le sacrosante richieste del nostro territorio”: con queste parole il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, è intervenuto al termine dell’audizione a Roma davanti alle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sull’autonomia differenziata. Nel corso del confronto parlamentare, Stefani ha respinto le critiche mosse da alcuni esponenti dell’opposizione, secondo i quali la riforma rischierebbe di creare disparità tra i territori e di introdurre trattamenti differenti tra i cittadini.
“Ci viene contestato di voler creare privilegi differenziati, approvare norme non più uguali per tutti e aumentare gli stipendi nella sanità”, ha dichiarato il governatore, sottolineando di aver
ribadito in aula la volontà di tutelare gli interessi dei cittadini veneti.
Secondo Stefani, l’autonomia rappresenta uno strumento per rafforzare l’efficienza amministrativa e garantire risposte più rapide alle esigenze locali.
Tra gli obiettivi indicati dal presidente figurano il sostegno al sistema sanitario, l’aumento dell’attrattività del territorio e una maggiore capacità di intervento in caso di emergenze e calamità naturali.
“L’autonomia è responsabilità”, ha affermato il governatore, evidenziando come il concetto implichi la capacità di rispondere concretamente delle scelte compiute. “I veneti conoscono bene il significato di questa parola e sono abituati a rendere conto del proprio operato”.
Stefani ha infine rilanciato il tema della valorizzazione del personale sanitario, sostenendo che le Regioni in grado di generare risparmi debbano poter destinare maggiori risorse ai lavoratori del settore. “Se una Regione, risparmiando, può aumentare gli stipendi e rafforzare la previdenza del personale della sanità, è giusto che lo faccia”, ha concluso.
Nei giorni successivi Stefani è tornato a difendere con decisione il percorso verso l’autonomia differenziata, rivendicando la scelta come opportunità
istituzionale e non come fattore di divisione del Paese. L’occasione è venuta dai rilievi della Fondazione Gimbe emersi durante l’audizione in Commissione Affari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa relativi alla riforma, a proposito delle competenze richieste dalle Regioni su tariffe regionali differenziate, gestione autonoma delle risorse statali per edilizia sanitaria e tecnologie, istituzione di fondi sanitari integrativi regionali, assunzioni di personale e riallocazione di risorse nazionali vincolate
La Fondazione Gimbe ha ricordato che la Corte Costituzionale ha chiarito che il trasferimento di funzioni alle Regioni non può essere giustificato in modo generico, ma richiede un’istruttoria puntuale e motivata per ciascuna funzione oggetto di devoluzione, fondata sul principio di sussidiarietà e sulla dimostrazione che l’esercizio regionale sia in grado di perseguire meglio l’interesse pubblico. “Desta forti perplessità – ha detto Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione – che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente
sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse. Prima di attribuire nuove competenze – ha avvertito Cartabellotta – occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Secondo Stefani il nodo centrale è il miglioramento della sanità regionale, con l’obiettivo di renderla più vicina ai cittadini e più aderente ai bisogni dei territori. “I veneti hanno diritto a una sanità migliore”, ha aff ermato, sottolineando come l’autonomia non comporti sottrazione di risorse ad altre regioni ma una diversa organizzazione delle competenze. “Voglio ribadire un principio: equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi - insiste Stefani -. Stiamo parlando della salute delle persone. La riforma Calderoli non esclude nessuno: ciascuna Regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. - conclude il presidente della Regione del Veneto - Noi, ancora una volta, faremo gli apripista”.
• (R.R.)
Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani
“AUTONOMIA, STAGIONE ARCHIVIATA, NUOVA FASE PER IL REGIONALISMO”
Tra le fila dell’opposizione in Consiglio Regionale l’autonomia invocata da Stefani e dal centrodestra è bersaglio di critiche. Per Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico e portavoce delle opposizioni, il progetto dell’autonomia differenziata sarebbe ormai giunto al termine e, con esso, anche una lunga fase politica segnata da promesse rimaste incompiute.
“Siamo alla fine di lunga stagioneafferma - segnata dalla inconcludente propaganda della Lega e di Zaia. Quella eterna promessa di un Veneto che avrebbe ottenuto poteri su 23 materie e valanghe di soldi, quel modello, chiacchiere e distintivo, va agli archivi. Non solo perché oggi si sta parlando di sole quattro funzioni, ma perché lo stesso Stefani si dice convinto che a questo schema si agganceranno altre Regioni. Arrivando così alla stessa conclusione di quanto da tempo sosteniamo e indichiamo: ovvero che alcune funzioni possono essere trasferite a
tutte le Regioni a Statuto ordinario”
Per il rappresentante dem, dunque, si chiude una fase politica e se ne apre un’altra, in cui il rapporto tra Stato e Regioni dovrebbe basarsi su una collaborazione più stretta e condivisa, superando i modelli precedenti di autonomia differenziata.“Parliamo sostanzialmente di nuova stagione del regionalismo, destinato a scrivere una nuova pagina fatta di leale cooperazione fra lo Stato e le Regioni all’insegna di una cooperazione rafforzata”. Chiara Luisetto, consigliere regionale del Pd, intervenuta a Veneto24 aggiunge: “Credo che sia arrivato il momento di smetterla di illudere le persone e sostenere che con l’autonomia risolviamo tutti i problemi economici di questa regione, di un bilancio che non paga adeguatamente il personale e che non fornisce servizi sociosanitari dignitosi alle persone. Penso che sia necessario invece fare un salto di qualità non a parole, ma con i fatti. Questa riforma invece è svuotata perché non stiamo parlando
di una reale redistribuzione di risorse, néstiamo parlando di un’autonomia cooperativa. E’ piuttosto un’autonomia che spacchetta e divide il paese e che sembrerebbe voler creare disuguaglianze, però senza dare sostanza a una legge, ad un’autonomia che è stata promessa per decenni. Inoltre è stata considerata incostituzionale, perché, lo ricordiamo, la legge Calderoli è stata su sette punti svuotata dalla dalla pronuncia della Corte Costituzionale. Rischiamo davvero una divisione del Paese non corretta e non sana”.
“Avevo chiesto al presidente Stefani di venire in Aula a spiegare ai veneti cosa sta succedendo con l’Autonomia differenziata”, ha dichiarato Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in un intervento in Consiglio regionale. “Di recente è emerso - ha aggiunto il consigliere - che perfino i 300 milioni per la sanità promessi lo scorso anno da Luca Zaia, altro che i nove decimi delle tasse, sarebbero spariti dall’intesa firmata a febbraio. Senza
LA CGIL: “NON SI TRATTA DI RISPOSTE
Presente alla Commissione Aff ari Costituzionali della Camera con il segretario confederale Christian Ferrari e il responsabile delle riforme istituzionali Florindo Oliverio la Cgil bocca il percorso delle intese preliminari su alcune materie. “Stiamo parlando di “protezione civile”, di “professioni”, di “previdenza complementare e integrativa”, di “tutela della salute”: materie che incidono direttamente sui diritti delle persone, - sottolineano i sindacalisti - sulla qualità del lavoro e sulla coesione e unitarietà del sistema pubblico. Basti pensare alla protezione civile: in un tempo segnato dall’emergenza climatica e dall’aumento degli eventi estremi, davvero si può sostenere che si tratti di una funzione
trasparenza una democrazia diventa zoppa, mutilata”. “Abbiamo interrogazioni a risposta immediata scadute da gennaio; di fatto sono trascorsi cinque mesi, ma il regolamento prevede 15 giorni” ha puntalizzato Cunegato-. Ci sono interrogazioni a risposta scritta scadute a dicembre. Ho chiesto dati sui
da frammentare ulteriormente, sottraendola a una forte regia nazionale e assegnandola in via esclusiva a questa o quella Regione? E lo stesso vale per la sanità. Attribuire ulteriori margini di autonomia in questa materia significa: accentuare la frantumazione del Servizio sanitario nazionale; indebolire i principi di universalità e uguaglianza dei diritti sociali; rendere ancora più profondi gli attuali – insostenibili – divari territoriali. La salute delle cittadine e dei cittadini non può dipendere dal luogo di nascita o di residenza. E non meno rilevanti sono i rischi nelle altre materie oggetto di devoluzione. Sulle professioni, il pericolo è quello di incrinare l’unità del mercato del lavoro nazionale, creando una giungla di regimi giuridici
medici gettonisti nei Pronto Soccorso a gennaio, sollecitando più volte: ancora niente. I Pronto Soccorso veneti sono in grave crisi e abbiamo bisogno di capire cosa sta succedendo. Sono stato eletto per avere accesso ai dati, per capire come funziona la sanità che vale l’80% del bilancio regionale”.
diversi, vincoli, disparità e barriere localistiche. La Corte ha chiarito che qualsiasi ulteriore forma di autonomia deve essere giustificata da specificità concrete di ogni singola Regione. Nelle intese preliminari, questa specificità – come sottolineato da più parti durante queste audizioni – semplicemente non esiste: i testi sono identici, le richieste regionali assolutamente uguali e le motivazioni completamente generiche. Questo dimostra che non si tratta di risposte mirate a bisogni territoriali specifici, supportate da un’istruttoria oggettiva e scientificamente fondata, ma di una scelta puramente politica e ideologica: sostanzialmente, un atto di fede che non necessita né di spiegazioni né di motivazioni.
Chiara Luisetto Giovanni Manildo
L’intervento. Il senatore Udc: “Dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e capaci”
DE POLI E L’AUTONOMIA: “E’ UNA SFIDA DI RESPONSABILITÀ PER RAFFORZARE IL PAESE”
er troppo tempo il dibattito sull’autonomia differenziata
è stato raccontato come uno scontro tra chi vuole dividere l’Italia e chi vuole difenderne l’unità. È una rappresentazione semplicistica che non aiuta a comprendere la vera questione: l’autonomia serve per rendere le istituzioni più eff icaci e più vicine ai cittadini”.
Il senatore Antonio De Poli (Udc) interviene sul dibattito di questi giorni e afferma che la recente audizione del presidente del Veneto Alberto Stefani “ha riportato il confronto sul terreno giusto, quello della responsabilità. Principio che non solo condivido in pieno, - aggiunge il senatore ma da cui vorrei partire, l’autonomia non è una bandiera ideologica né una mera rivendicazione identitaria. È uno strumento per migliorare il funzionamento dello Stato, rendere più eff icaci le amministrazioni e costruire servizi più vicini alle esigenze dei cittadini e delle cittadine.
Per questo ho accolto con favore la decisione della Corte Costituzionale che ha
dichiarato inammissibile il referendum abrogativo sulla legge Calderoli. La Consulta ha ricordato che il percorso dell’autonomia rientra pienamente nel quadro costituzionale e che il confronto politico non può trasformarsi in un pregiudizio verso una riforma prevista dalla nostra Carta”.
De Poli richiama il referendum del 2017, con il quale oltre 2,3 milioni di veneti hanno chiesto più autonomia attraverso un referendum consultivo. “L’espressione democratica di una comunità che chiede di poter contribuire in modo più diretto all’organizzazione dei servizi e delle politiche pubbliche. Un mandato politico e istituzionale che merita rispetto. L’esperienza del Veneto dimostra che autonomia e unità nazionale non sono concetti in contrapposizione, al contrario possono rafforzarsi reciprocamente se l’obiettivo resta quello di off rire servizi migliori ai cittadini e rendere più efficiente l’azione pubblica. Naturalmente l’autonomia non può essere interpretata come una corsa solitaria delle Regioni più forti. L’Italia è una e indivisibile.
Ma proprio perché crediamo nell’unità del Paese dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e più capaci di rispondere ai bisogni dei territori, nel solco di quel principio di sussidiarietà che invita ad avvicinare le decisioni ai cittadini ogni volta che questo può migliorare la qualità dei servizi”. Il senatore porta l’esempio della sanità e si chiede; “Se una regione riesce a
organizzare i servizi in modo eff iciente, ridurre gli sprechi e liberare risorse, perché non dovrebbe poter reinvestire quei risparmi per valorizzare medici, infermieri e operatori sanitari? In una fase in cui la carenza di personale rappresenta una delle principali emergenze del sistema sanitario nazionale, poter rendere più attrattivi gli ospedali e i servizi territoriali significa offrire una
risposta che tenga presente le esigenze territoriali e cittadine”.
Gli stessi presupposti valgono, continua De Poli, per la protezione civile, il lavoro e la formazione professionale. “Ecco che ritorniamo proprio al tema della responsabilità, riuscire a mettere l’eff icienza al servizio dei cittadini, governando in modo più diretto. Sapendo che più competenze comportano più responsabilità, trasparenza e una più chiara valutazione dei risultati ottenuti. A questo proposito - continua - esistono principi che non possono essere messi in discussione. I livelli essenziali delle prestazioni (LEP) devono essere garantiti in ogni parte del Paese. La solidarietà nazionale resta un pilastro irrinunciabile della Repubblica. L’autonomia è una grande occasione per l’Italia perché saprà premiare la buona amministrazione, responsabilizzare chi governa e migliorare concretamente la qualità dei servizi. La sfida non è trasferire competenze da Roma ai territori, ma utilizzare quelle competenze per dare risposte più rapide”.
Il senatore Udc Antonio De Poli
L’intervista. Francesco Rucco, vice presidente del Consiglio regionale, Fratelli d’Italia, ex sindaco di Vicenza
“ALTA VELOCITÀ: SERVE IL CORAGGIO
DI DECIDERE UNA VOLTA PER TUTTE”
Francesco Rucco, lei è stato a lungo sindaco di Vicenza e presidente della Provincia, oggi è vice presidente del Consiglio Regionale: c’è una sfida imminente che la città si accinge ad aff rontare, e che poi toccherà a tutto il resto del Nord-Est: quella dell’Alta Velocità. Dal suo punto di vista, si rischia un pantano burocratico e operativo?
Secondo me l’attuale sindaco Possamai sta di fatto rallentando l’opera per evitare di prendere decisioni nette. Credo che lo abbiano capito anche i vicentini: l’obiettivo è non fare scelte impopolari in vista delle elezioni del 2028, per evitare contraccolpi sul risultato elettorale. Bisogna però considerare che sono già passati tre anni, ne passeranno altri cinque e l’opera in città ancora non è arrivata. Parliamo di un cantiere che durerà oltre dieci anni nel tessuto cittadino, portando un disagio enorme. Chi fa l’amministratore non può fare calcoli elettorali, deve avere il coraggio di aff rontare la situazione e decidere una volta per tutte. Abbiamo ancora la possibilità di scegliere come il treno uscirà dalla stazione di Vicenza
verso Padova, incidendo quindi anche sul territorio padovano. Stiamo lavorando per sbloccare la situazione, ma credo che entro l’autunno una decisione definitiva vada presa.
La presidente di Confindustria Vicenza ha spiegato che siamo ormai al terzo anno di “decrescita infelice” della produzione industriale. In questo scenario economico, che ruolo sta avendo e può avere la Regione?
La Regione ha un ruolo fondamentale, e lo dimostra anche la recente e importante nomina di Massimo Giorgetti — già assessore regionale veronese — alla presidenza di Veneto Sviluppo. Veneto Sviluppo è la finanziaria che sostiene le nostre aziende. In questi anni è rimasta un po’ troppo ferma e deve riprendere il ruolo centrale del passato, immettendo liquidità e denaro dove necessario per sostenere imprese che oggi sono in netta difficoltà. Il Veneto non è più quello di venti o trent’anni fa, sta soff rendo. Durante la campagna elettorale ho visitato almeno un centinaio di aziende e continuo a farlo tuttora; pochi giorni fa ero in un’azienda casearia di livello
internazionale. La richiesta che arriva unanimemente dal mondo produttivo è chiara: meno burocrazia e più elasticità. Da questo punto di vista, il presidente Stefani e l’assessore Bitonci hanno aperto tavoli strategici per la sburocratizzazione. Sul fronte dei trasporti, inoltre, dopo la Pedemontana è vitale ragionare sull’A31 e sul collegamento a nord con l’Europa: non è solo un raccordo verso Trento, ma un’apertura commerciale, imprenditoriale e turistica verso l’Europa centrale e del Nord che sarebbe una manna dal cielo per l’economia veneta.
Spostandoci sul fronte politico, come si spiega l’alto consenso di tanti vicentini verso figure come Vannacci, Valdegamberi o Joe Formaggio? Sicuramente Vannacci rappresenta l’elemento di novità. Quando si apre uno spazio politico nuovo, com’era accaduto a suo tempo con il Movimento Cinque Stelle, si attirano inevitabilmente quelle persone che non hanno trovato risposte o spazio nei partiti classici. Si tratta di un fenomeno che non va sottovalutato, ma di cui bisogna comprendere a fondo il messaggio. Devo dire che alcune delle
posizioni che Vannacci sta esprimendo sono un po’ contraddittorie: sul tema del femminicidio, ad esempio, le sue dichiarazioni non mi trovano affatto d’accordo. Come si trova in questa nuova veste da consigliere regionale dopo tanti anni passati a fare il sindaco e cosa significa aver ricevuto un così alto numero di consensi?
Fare il sindaco è, a mio avviso, il ruolo più bello in assoluto in politica. C’è un legame viscerale: è la tua città, la ami naturalmente e ti trovi a lavorare ogni giorno per il tuo territorio e per la tua comunità. Il Consiglio regionale rappresenta una realtà completamente diversa. È un’assemblea legislativa, il cui approccio assomiglia molto a quello del Parlamento italiano, un vero e proprio “Parlamento veneto” che lavora sulla produzione delle leggi regionali. Devo dire, però, che il livello dei componenti di questo consiglio è molto alto e l’aula è composta da amministratori di ottimo spessore. Il risultato elettorale è un bellissimo risultato, frutto di un lavoro capillare e costante svolto sul territorio a stretto contatto con i cittadini.
VIOLENZA DI GENERE, LANZARIN:
“PREVENZIONE E FORMAZIONE CONTRO UN FENOMENO PERVASIVO”
Consiglio Provinciale, si impone lo schieramento di centrodestra, alta l’affluenza al voto
E“I’ il centrodestra ad imporsi alle elezioni per il nuovo Consiglio della Provincia di Padova con oltre il 61% delle preferenze e 10 seggi. Il voto, espresso in modo esclusivo da Sindaci e Consiglieri comunali in carica, ha registrato un’altissima affluenza alle urne: hanno infatti votato ben 1.122 elettori sui 1.380 aventi diritto, un dato finale pari all’81,30% del corpo elettorale. Il meccanismo normativo del voto ponderato, calcolato attribuendo pesi specifici e indici differenziati in base alle diverse fasce demografiche
l Veneto può contare su una rete antiviolenza solida e strutturata, composta da 25 Centri Antiviolenza, 42 Case Rifugio e 37 Sportelli. Tuttavia, i dati ci confermano che la violenza contro le donne resta un fenomeno pervasivo e che c’è ancora molto lavoro da fare sul fronte della prevenzione e della promozione di una cultura del rispetto”. Manuela Lanzarin (Lega-Liga Veneta), presidente della Quinta Commissione, interviene con forza sul tema della violenza di genere e sull’attività dell’Osservatorio regionale permanente.
I dati Istat tracciano un quadro drammatico: il 31,7% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito una forma di violenza nel corso della propria vita. Una realtà che bussa ogni giorno alle porte dei servizi territoriali: nel solo 2024, i Centri Antiviolenza e gli Sportelli veneti hanno registrato 8.366 contatti, prendendo in carico e accompagnando 3.780 donne. In questo contesto diventa centrale il lavoro dell’Osservatorio regionale, nato grazie a un voto condiviso da tutte le forze politiche. Durante la seduta della Quinta Commissione,
dei Comuni, ha decretato la netta affermazione della lista “Centrodestra per Padova e Provincia”. La coalizione vincente, che ha riproposto alcuni consiglieri uscenti accanto a nomi nuovi, ha ottenuto il 61,38% dei consensi complessivi, raggiungendo una cifra elettorale finale pari a 51.889 voti ponderati. Alla seconda forza politica in campo, l “Tutta la Provincia uniti per il territorio”, è andato il restante 38,62% delle preferenze, corrispondente a 32.651 voti ponderati. Sulla base di questi conteggi formali, i 16 seggi previsti per
comporre l’assemblea di Palazzo Santo Stefano sono stati proporzionalmente ripartiti in 10 seggi alla lista di centrodestra e 6 seggi all’altra formazione. Il nuovo Consiglio Provinciale risulta dunque ufficialmente composto dai consiglieri elencati per voti di preferenza ponderati, fra loro diversi sindaci: Michele Sigolotto (7.617 voti), Davide Moro (5.471), Luigi Sabatino (5.367), Moreno Giacomazzi (5.046), Umberto Perilli (4.686), Elena Pagetta (4.122), Stefano Agujari Stoppa (4.113), Sofia Pinato (4.040), Enrico Perusin (4.026), Stefano Baraldo (3.993),
la presidente Roberta Ruggeri ha illustrato il bilancio dei primi sei mesi e le prossime iniziative. L’obiettivo è duplice: monitorare il fenomeno attraverso dati scientifici, grazie a un protocollo con l’Università di Padova, e far crescere una consapevolezza diff usa. “La formazione rappresenta uno strumento fondamentale – sottolinea Lanzarin – e dovrà coinvolgere avvocati, assistenti sociali, personale sanitario, giornalisti e personale scolastico”. Il prossimo passaggio sarà l’esame della relazione in Consiglio regionale.
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Manuela Lanzarin
Francesco Rucco
Vincenzo Gottardo (3.896), Bruno Cacciavillani (3.823), Enrico Turrin (3.801), Marco Concolato (3.799), Massimo Cavazzana (3.673) ed Emanuela Gastaldello (3.365).
Il nuovo Consiglio della Provincia di Padova
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Despar Nord investe sul Veneto
Ioccupazione e presenza sul territorio
l Veneto si conferma un’area strategica per Despar Nord che, nel 2025, ha consolidato la propria presenza in regione con un percorso capace di coniugare crescita economica, sviluppo territoriale e attenzione alle comunità locali. Accanto ai risultati commerciali, l’azienda ha rafforzato il proprio ruolo sociale attraverso iniziative dedicate all’inclusione, all’educazione e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. el corso dell’anno Despar Nord ha destinato oltre 160 mila euro ad attività sociali, culturali ed educative realizzate con associazioni, scuole, istituzioni e realtà locali. Tra i progetti più significativi, la collaborazione con la Cooperativa Vite Vere Down Dadi, con cui l’azienda ha promosso percorsi di integrazione sociale e opportunità lavorative per persone con disabilità, coinvolgendo direttamente anche alcuni punti vendita. È proseguita inoltre la partnership con
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che
DESPAR NORD RAFFORZA IL LEGAME CON IL VENETO: CRESCITA, FILIERE LOCALI E SOSTEGNO AL TERRITORIO
coinvolte nell’iniziativa. Oggi sono 81 le micro-realtà artigiane venete presenti sugli scaffali dei punti vendita, alle quali si aggiungono 41 produttori regionali per un totale di oltre mille referenze provenienti dal Veneto. Un modello che sostiene le filiere corte e valorizza i piccoli produttori.
U n percorso di crescita confermato
di euro con un incremento dell’1,49% rispetto al 2024. Sul territorio sono stati investiti oltre 24,5 milioni di euro per il potenziamento della rete vendita, che oggi in Veneto conta 155 punti vendita di cui 81 a gestione diretta e 74 aff iliati. È cresciuta anche l’occupazione, con 324 fra nuove assunzioni e stabilizzazioni contrattuali che portano a 4.287 il numero complessivo dei collaboratori
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proposito di persone, Despar Nord ha celebrato anche in Veneto i “Giubilei”, l’appuntamento annuale dedicato ai collaboratori e alle collaboratrici con importanti anzianità di servizio e che hanno raggiunto la pensione. L a cerimonia per il Veneto si è svolta nelle scorse settimane a Villa di Montruglio, a Barbarano Vicentino, coinvolgendo complessivamente 378 persone: 41 pensionati e 337 collaboratori premiati per traguardi professionali compresi tra i 15 e i 40 anni di attività in azienda. Nata oltre vent’anni fa, l’iniziativa rappresenta per Despar Nord un momento di riconoscimento dell’esperienza e della professionalità maturate nel tempo dai propri collaboratori e collaboratrici. Per l’azienda, celebrare questi percorsi significa perciò valorizzare il contributo che ogni persona ha dato alla crescita di Despar Nord e al consolidamento del legame con il territorio, confermando al tempo stesso l’impegno nello sviluppo occupazionale nelle regioni in cui opera.
lo scorso anno nel solo Veneto ha Despar Nord e il tessuto agroalimentare
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Apoco più di due settimane dall’attivazione, il numero europeo armonizzato 116117 sta già entrando nelle abitudini dei cittadini padovani. Il servizio, operativo dal 19 maggio nel territorio dell’Ulss 6 Euganea, ha infatti registrato oltre 6.800 chiamate nei primi quattordici giorni di attività, confermando l’interesse e la necessità di uno strumento dedicato alle esigenze sanitarie non urgenti.
Il 116117 rappresenta una delle principali novità introdotte nel sistema sanitario territoriale. Si tratta del numero telefonico gratuito che permette ai cittadini di entrare in contatto con la continuità assistenziale, ottenere informazioni sui servizi sanitari e ricevere indicazioni appropriate quando il problema di salute non richiede l’intervento immediato del Pronto Soccorso.
I dati raccolti nelle prime due settimane mostrano una media di quasi 500 chiamate al giorno, con picchi particolarmente elevati nelle fasce orarie serali e durante i fine settimana, quando gli ambulatori dei medici di medicina generale sono chiusi. Un risultato che evidenzia come il servizio stia rispondendo a un’esigenza concreta della popolazione, offrendo un punto di riferimento unico per orientarsi all’interno della rete sanitaria. Attraverso il 116117 è possibile contattare il servizio di continuità assistenziale, ex guardia medi-
ca, ricevere informazioni su medici di famiglia e pediatri di libera scelta, ottenere indicazioni sulle farmacie di turno e sugli altri servizi sanitari presenti sul territorio. Il numero non sostituisce invece il 118 o il 112 per le emergenze e le urgenze, che continuano a rappresentare il riferimento per tutte le situazioni che richiedono un intervento immediato. L’introduzione del servizio rientra nel percorso di riorganizzazione dell’assistenza territoriale promosso a livello nazionale e regionale, con l’obiettivo di semplificare l’accesso ai servizi sanitari e ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. Il sistema consente infatti di indirizzare il cittadino verso la risposta più adeguata al proprio bisogno, evitando sovraccarichi alle strutture di emergenza per problematiche che possono essere gestite in altri contesti assistenziali.
I numeri registrati nelle prime settimane testimoniano una risposta positiva da parte della popolazione di Padova e provincia. Per questo l’Ulss Euganea invita i cittadini a ricordare e utilizzare il 116117 ogni volta che si presenta un problema sanitario non urgente o quando si ha bisogno di informazioni e orientamento all’interno del sistema sanitario. Un servizio destinato a diventare sempre più centrale nella gestione dell’assistenza territoriale e nel rapporto quotidiano tra cittadini e sanità pubblica.
Quasi 7 mila chiamate in due settimane al 116117, il nuovo numero sanitario entra nelle abitudini dei cittadini
“Ho provato il 116117 e vi racconto com’è andata”
• di Nicola Stievano
Sono una delle circa settemila persone che hanno composto il numero unico 116117 per le richieste sanitarie non urgenti in Veneto nelle prime settimane di attività. Il Numero Europeo Armonizzato, che di fatto dal mese scorso rappresenta l’accesso al servizio di continuità assistenziale - l’ex guardia medica - ma anche il punto di prima informazione di carattere sanitario, è gratuito e raggiungibile sia dal telefono fisso che dal cellulare. Ma veniamo alla mia personale esperienza proprio nei primi giorni di avvio del nuovo numero unico. Dopo una notte pressoché insonne a casua di un insistente dolore ad un orecchio, di buon mattino, alle 6.50 per la precisione, ho composto il 116117 per chiedere l’eventuale assistenza della guardia medica, visto che era sabato. L’attesa è durata qualche istante e la risposta pressoché immediata. Sono stato messo in comunicazione con una giovane donna che ha raccolto la mia segnalazione e i miei dati. Dopo avermi fatto qualche domanda per completare il quadro mi ha
spiegato che avrebbe girato la segnalazione alla continuità assistenziale del mio distretto dell Ulss 6 e che sarei stato contattato direttamente dal medico. Mi ha raccomandato infine di rispondere anche ad un eventuale numero privato. Da quel momento è iniziata l’attesa ma non è stato un problema visto che non si trattava di un’urgenza, per la quale altrimenti avrei agito diversamente. La telefonata è arrivata dopo mezz’ora, da un numero privato in effetti. Il medico aveva le informazioni lasciate al numero unico e, dopo qualche altra domanda, mi ha dato appuntamento all’ambulatorio della continuità assistenziale alle 10.45. Anche in questo caso l’attesa davanti all’ambulatorio è durata pochi istanti. Dopo una breve visita il medico ha prescritto la cura e sono tornato a casa. L’esperienza pertanto è stata positiva, con attese ridotte, nessun disguido e con un riscontro immediato e positivo. Se il servizio confermerà questa prima impressione rappresenterà senz’altro un passo avanti nel rendere più semplice il rapporto tra assistenza sanitaria e cittadini.
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