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Il Bassano apr2022

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Periodico d’informazione locale - Anno II n.5

APRILE 2022 APRILE 2022

Pace per l'Ucraina

Pace per l'Ucraina

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STAVOLTA BASSANO FA DAVVERO PROVINCIA Tredici Comuni danno vita al progetto di Area Urbana Pedemontana

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servizio a pag 6

PLATEATICI

Spazi esterni bar: al via l’estensione stagionale OPPOSIZIONI

“Sui grandi temi della città mancano dialogo e confronto” SCUOLE

Calo delle nascite: tutti gli effetti sulle iscrizioni MOSTRE

Al Museo Civico l’autoritratto “ritrovato” del Canova MUSICA

Coro Giovani Voci: 32 anni di successi e nuovi traguardi RUGBY

Marco Zanon: vittoria in Galles e promessa di matrimonio

Truffe & raggiri, un aiuto ai cittadini Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

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Truffe & raggiri, un aiuto ai cittadini

iorno dopo giorno le cronache riferiscono di truffe e raggiri di vario genere, ai danni di persone sole e anziane, anche degli utenti del Nicola Stievano ma >direttore@givemotions.it < web. A parte i casi più eclatanti che sfociano in episodi di violenza, allegiorno conseguenze più estreme come iornofino dopo le cronache riferiscono di purtroppo visto anche di recente neldi nostro truffe abbiamo e raggiri di vario genere, ai danni perVeneto, delle volte le notizie date in sone soleil epiù anziane, ma anche deglivengono utenti del web. poche il problema esiste ed diffuso.di A parterighe. i casiEppure più eclatanti che sfociano inèepisodi violenza, fino alle conseguenze più estreme come segue pag 5 purtroppo abbiamo visto anche di recente nelanostro Veneto, il più delle volte le notizie vengono date in poche righe. Eppure il problema esiste ed è diffuso.

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Facciamo il punto

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Truffe & raggiri, un aiuto ai cittadini Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Plateatici, arriva l’estensione stagionale C

on la fine dello stato di emergenza sanitaria per Covid 19, dal primo aprile sono decadute le deroghe che hanno permesso ai pubblici esercizi si ampliare i plateatici e di sospendere il pagamento del canone. Dopo circa due anni, gli spazi esterni assegnati ai bar cittadini sono tornati nei limiti del periodo pre pandemia: sono state annullate le estensioni dei dehor concessi in via straordinaria a maggio 2020 per compensare le perdite subite con le chiusure forzate e ripristinata la tariffa per l’occupazione di suolo pubblico. Tuttavia, il Comune di Bassano ha previsto una formula nuova per andare incontro alle attività di consumazione. Si tratta di un aumento “stagionale” dello spazio esterno dei bar pari al 50 per cento di quello assegnato prima dell’emergenza, e comunque non superiore ai 30 metri quadrati, per un periodo temporale, a scelta, di 90 o 180 giorni, da marzo a settembre compreso, a pagamento secondo i parametri fissati. L’iniziativa è stata lanciata a livello sperimentale, dopo un confronto con le categorie economiche coinvolte. “Pensiamo possa incontrare i favori dei gestori interessati a sviluppare i plateatici durante la bella stagione – ha evidenziato il vicesindaco e assessore al Bilancio, Roberto Marin – Inoltre, la novità mette ordine e regolarizza le situazioni, soprattutto quelle nel centro storico, tenendo conto degli spazi, delle strade, delle abitazioni e dei negozi”. In qualsiasi caso, dall’inizio di aprile si paga anche per il plateatico tradizionale. La cifra non è stata ritoccata, ma confermata a 60 euro per metro quadrato. “È la stessa di due anni fa – ha fatto notare Marin – e rimane tra le più basse applicate nel circondario: a Vicenza è di 88,8 euro, a Cittadella di 167, 4 e ad Asolo di 110 euro”.

Iniziativa sperimentale introdotta dopo il confronto con le categorie economiche

Anzi, come confermano le forze dell’ordine, due anni di pandemia con le relative restrizioni hanno provocato un aumento del fenomeno. Anche noi vogliamo fare la nostra parte attraverso l’iniziativa di Apisag e Polizia di Stato per la prevenzione delle truffe, con la distribuzione del materiale informativo che trovate anche in allegato a questo numero de “La Piazza”. Viene facile pensare per lo più alle truffe on line, consumate davanti ad uno schermo, a distanza, messe in atto da personaggi abilissimi nel confondere le proprie vittime e spingerle a trasferire anche ingenti somme di denaro. Ma a risentirne sono stati anche gli anziani che vivono soli, tenuti a lungo a distanza dai propri cari, oppure esclusi anche dalle abituali occasioni di ritrovo, come i centri anziani o le altre occasioni di scambio e condivisione. Questo isolamento prolungato e forzato li ha esposti ancora di più al rischio di cadere nelle trappole dei truffatori: persone che spesso si presentano alla porta di casa con modi rassicuranti, che cercano di spacciarsi per amici dei figli o lontani parenti, oppure che fingono un’inesistente emergenza per confondere le loro vittime. Sono venute meno anche le classiche e preziose occasioni di informazione in presenza promosse dalle forze dell’ordine soprattutto per spiegare alle persone anziane e sole come difendersi. Gli espedienti usati dai malintenzionati sono più o meno sempre gli stessi, con qualche “aggiornamento” e qualche variante. Vi sono quindi numerosi atteggiamenti, modi di presentarsi, situazioni e richieste che possono suonare come altrettanti campanelli d’allarme e mettere in guardia le possibili vittime. A questo si aggiungono alcuni consigli utili che è sempre bene tenere a mente per evitare spiacevoli sorprese, poche accortezze e attenzioni che possono essere di aiuto. E’ tutto scritto con chiarezza nell’opuscolo che trovate con “La Piazza”, da leggere con attenzione e da consegnare anche a chi non l’ha ricevuto. Un piccolo gesto che può essere di aiuto.

Raffaella Forin

è un marchio proprietà di

Srl

È un periodico formato da 23 edizioni locali mensilmente recapitato a 506.187 famiglie del Veneto. Questa edizione raggiunge la città di Bassano del Grappa per un numero complessivo di 18.000 copie. Iscrizione al Tribunale di Vicenza n. 10/2021 dell’11/11/2021; numero iscrizione ROC 32199

Direzione, Amministrazione e

Redazione:

CENTRO STAMPA QUOTIDIANI S.p.A.

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>redazione@givemotions.it<

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via Lisbona, 10 · 35127 Padova

Direttore responsabile

Tel: +39.030.7725594

tel. 049 8704884 · fax 049 6988054

Nicola Stievano

Chiuso in redazione l’8 aprile 2022

>www.ilbassano.it<

>direttore@givemotions.it<

Periodico fondato nel 1994 da Giuseppe Bergantin


Attualità

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Grande Bassano. Il progetto vede riuniti i centri che si trovano sulla linea dell’autostrada con futuro capoluogo la città del Grappa

Tredici Comuni e la grande alleanza per l’Area Urbana Pedemontana “Quella che abbiamo di fronte è una modalità di lavoro basata sulla condivisione, destinata a portare ricadute positive anche sui Comuni limitrofi all’asse della superstrada Pedemontana Veneta” afferma il sindaco Elena Pavan

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redici Comuni per un territorio che si sviluppa su 364 chilometri quadrati coinvolgendo oltre 220mila abitanti. Sono i numeri della nuova alleanza stretta tra le amministrazioni degli enti che geograficamente si trovano sull’asse della nuova Superstrada Pedemontana Veneta. Un patto sottoscritto per dare vita ad un progetto comune e, soprattutto, lungimirante: la costituzione dell’Area urbana della Pedemontana, con l’obiettivo di presentare la candidatura del nuovo soggetto in Regione e quindi di accedere al relativo bando che mette in campo 20 milioni di euro di fondi europei, in cinque anni, da investire in politiche di sviluppo sostenibile. Una somma importante da utilizzare su diversi fronti, in particolare per rinforzare la rete viaria urbana, i servizi del trasporto pubblico, la sicurezza, la tutela dell’ambiente. Un’opportunità che i Comuni interessati non vogliono lasciarsi scappare. “E’ una nuova sfida che stiamo affrontando insieme”, ha osservato Elena Pavan, sindaco di Bassano che con Schio sono i due comuni capofila del progetto essendo i più popolosi della fascia territoriale coinvolta. Se la candidatura otterrà il parere favorevole dalla Regione i soggetti partecipanti potranno avviare un percorso che prevede la co-progettazione di interventi, con l’appoggio delle categorie economiche e delle forze sociali che hanno già condiviso il valore di questo percorso. “La fascia

della Pedemontana individuata ha molte specificità comuni – ha proseguito Pavan – Certi ambiti ci vendono già operare assieme, come quello socio-sanitario attraverso la Conferenza dei sindaci dell’Ulss 7, a livello di polizia locale, ma anche per l’adesione ai patti provinciali e per lo scambio di buone pratiche amministrative. Quella che abbiamo di fronte è una modalità di lavoro basata sulla condivisione che avrebbe ricadute positive anche sui Comuni limitrofi all’asse della Superstrada Pedemontana Veneta”. “Nell’area individuata sono concentrare molte realtà di spessore, con punte di eccellenza nei settori dei distretti commerciali e industriali, in ambito scolasticoformativo con le cittadelle degli studi e sul fronte delle politiche dell’innovazione – ha aggiunto il sindaco di Schio Valter Orsi - Una zona omogenea dalle molteplici affinità e non solo per posizione geografica, che ha deciso di unire le forze per crescere secondo i criteri della sostenibilità”. Tra i settori in cui potrebbero essere investiti i finanziamenti in ballo, ci sono quello della mobilità sostenibile che privilegia la sicurezza, le piste ciclabili e la viabilità dolce, della gestione del territorio soprattutto dove insistono le criticità, ad esempio quelle di carattere idrogeologico, ma anche dei collegamenti del trasporto pubblico, su gomma e su rotaia, e sul fronte degli interventi per favorire l’inclusione sociale con servizi destinati alle

Se la candidatura otterrà il parere favorevole dalla Regione i soggetti partecipanti potranno avviare un percorso che prevede la co-progettazione di interventi con l’appoggio delle categorie economiche e delle forze sociali fasce deboli della popolazione. È stato il celebre Ponte degli Alpini, reduce da una consistente opera di restauro, ad ospitare il lancio del nuovo patto. Un luogo fortemente simbolico: l’auspicio è infatti di costruire idealmente un ponte tra Comuni attigui che porti alla cosiddetta Area urbana. E rifacendosi alla celebre canzone “Sul Ponte di Bassano”, i 13 sindaci, o i loro rappresentanti, si sono dati la mano sotto le campate lignee del monumento nazionale. Con loro c’era anche il presidente della Provincia di Vicenza Francesco Rucco (primo

cittadino del centro berico), che ha espresso pieno appoggio alla nascita dell’Area urbana Pedemontana. “Crea aggregazione tra gli enti e permette di avere delle risorse consistenti da investire sul territorio”, ha detto. Sono nove i posti previsti nel bando regionale. Otto aree urbane del Veneto sono già state definite e ne chiederanno il rinnovo. Anche se dovessero essere tutte confermate, rimane una posizione libera che si giocherà tra le nuove candidature. Tuttavia, i protagonisti del progetto della Pedemontana vogliono essere

ottimisti e decisi ad andare fino in fondo e cogliere l’opportunità. Oltre a Bassano del Grappa e Schio, gli altri aspiranti al progetto dell’Area urbana Pedemontana sono: Breganze, Cassola, Colceresa, Malo, Marostica, Mussolente, Rosà, Sarcedo, Thiene, San Vito di Leguzzano e Valdagno. La sinergia resta aperta anche ad altri enti comunali del Bassanese nonché dell’Alto e Ovest Vicentino. L’aggregazione piace anche alle categorie economiche che saranno coinvolte direttamente nella progettazione degli interventi e per le quali la proposta rappresenta una carta importante da giocare per la crescita del territorio anche in termini economico-produttivi. Raffaella Forin


Politica

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Dibattito. Presentate interrogazioni sul progetto di riqualificazione del parco Ragazzi del ’99 e sulle borse di studio

Minoranze all’attacco: “Sui grandi temi della città scarso dialogo e nessun confronto Vernillo: “Spese decine di migliaia di euro per progetti fantasmagorici”. Taras: “Nei momenti di crisi mai abbassare gli assegni per gli studenti”

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carso dialogo e nessun confronto con le minoranze e nemmeno con i cittadini sui grandi temi che interessano la comunità”. È l’accusa mossa dai consiglieri di opposizione al governo della città. A dimostrazione della loro tesi citano come esempio il recente progetto di riqualificazione del parco Ragazzi del ’99 sul quale hanno presentato un’interrogazione nell’ultimo consiglio comunale. I lavori del primo stralcio del piano di sistemazione del parco sono iniziati alcune settimane fa e i consiglieri del centrosinistra contestano di aver appreso dell’intervento solo dalla pagina Facebook del Comune e dai mezzi di comunicazione, avendo avuto “poche o nulle informazioni sull’argomento”. Hanno fatto notare che esisteva già un piano di recupero del polmone verde, che poi era quello redatto dall’amministrazione precedente guidata da Riccardo Poletto, oggi consigliere di minoranza: uno studio di fattibilità elaborato dall’architetto Annabianca Compostella sintesi di un percorso di condivisione con il consiglio di quartiere Margnan, nel quale il parco ricade, le associazioni sportive, culturali, sociali ed altri gruppi “per garantire una fruizione ottimale della più grande area verde del centro città”. Sul piano di valorizzazione dello spazio verde appena iniziato, le opposizioni (Partito democratico, Bassano Passione Comune, Bassano per tutti, gruppo misto) hanno espresso diverse perplessità, a partire dalla realizzazione di due campi per il gioco del padel per i quali si sono chiesti se “siano una reale esigenza della comunità”. Hanno manifestato il timore che “alcune strutture sportive previste possano diventare a pagamento quando il parco Ragazzi del ‘99 è una struttura pubblica”. I consiglieri si sono detti inoltre preoccupati per il futuro della pista da skateboarding e vorrebbero sapere che fine farà il campo da basket, riqualificato di recente, “molto frequentato dai giovani, soprattutto d’estate, divenuto un luogo di socializzazione e di integrazione”. “Pochi progetti per la città e senza confronto”, ha ribadito Angelo Vernillo consigliere

di Bassano Passione Comune che, assieme ai colleghi degli altri gruppi di opposizione, Movimento 5 Stelle compreso, critica anche la decisione della maggioranza di ridurre l’importo delle singole borse di studio destinate agli alunni bassanesi meritevoli. “La giunta Pavan ne ha diminuito il valore – hanno osservato in consiglio comunale – : quello delle 26 borse di studio previste per le classi 1^-2^-3^4^ delle superiori è sceso da 250 a 100 euro; la somma assegnata agli studenti che hanno superato la classe 5^ superiore, ottenendo il diploma , è passata dai 250 ai 150 euro, mentre è stato ristretto il bacino dei beneficiari”. Dal canto suo, l’assessore all’Istruzione, Mariano Scotton, ha spiegato che la scelta di ridurre gli importi è stata dettata dall’elevato, ed inaspettato, numero di ragazzi che hanno presentato la domanda: tutti con i requisiti per beneficiare dell’assegno. “Nonostante avessimo aumentato la cifra a disposizione, portandola da 10mila euro a 14.750, non risultava comun-

que sufficiente a coprire tutte le richieste e siamo dovuti intervenire tagliando le singole somme – ha informato Scotton - Nel 2022 abbiamo registrato un notevole incremento di richieste, passando dalle 56 del 2020 alle 75 del 2021 arrivando alle 125 di quest’anno”. Una decisione che non è piaciuta alla minoranza. “La maggioranza spende decine e decine di migliaia di euro per commissionare studi di fattibilità fantasmagorici sulla città peraltro di improbabile realizzazione e poi non aggiunge qualche migliaia di euro per gratificare i nostri studenti meritevoli”, ha osservato Vernillo. “Non era il caso di abbassare gli assegni in questo periodo – ha aggiunto la consigliera di Bassano Passione Comune, Anna Taras – con le famiglie che spesso faticano a far quadrare i bilanci. Sarebbe stato opportuno rinforzare la somma almeno per i giovani neo diplomati con i massimi voti, che devono affrontare il percorso universitario e i relativi costi per il pagamento delle tasse, per i libri, i trasporti”. (r.f.)


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Pianificazione

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Piano antenne. Il Comune approva un regolamento per minimizzare l’impatto dei campi elettromagnetici

Nuove regole per i ripetitori telefonici B

assano ha adottato un nuovo piano e un nuovo regolamento per l’installazione dei ripetitori telefonici che si basano su due criteri di fondo: minimizzare l’impatto dei campi elettromagnetici sulla popolazione e sulla città; assicurare l’efficienza delle reti e una buona copertura territoriale ai gestori. È una pianificazione che, oltre a garantire il servizio di telefonia mobile e della trasmissione dati, tutela la salute pubblica, il patrimonio storico e architettonico, il paesaggio e le infrastrutture esistenti sul territorio comunale”, ha precisato l’assessore all’Ambiente, Andrea Viero. Sono 25 i punti del territorio comunale in cui sono attualmente presenti gli impianti. Il nuovo piano ne individua altri 26, ma fuori dal centro storico e lontano dai luoghi sensibili, sui quali i gestori potranno installare nuove antenne. “Dovranno essere a una distanza di almeno 75 metri da scuole, ospedali, case di riposo, parchi, oratori, centri di aggregazione – ha ricordato l’assessore – non interferire con il paesaggio, o con i monumenti e i siti storici, nonché rispettare le infrastrutture importanti”. Il nuovo piano è stato redatto dall’amministrazione con il contributo di un esperto, l’architetto Marco Turati. Suddivide il territorio in quattro zone di diverso colore. “In quella blu, corrispon-

Andrea Viero, assessore all’Ambiente

Nuovi criteri per la residenza pubblica comunale Interventi per 6 milioni di euro per riqualificare il patrimonio comunale di edilizia residenziale pubblica. L’amministrazione ha programmato un piano di lavori e di investimenti per valorizzare l’esistente e, allo steso tempo, mette sul mercato 41 appartamenti e un fabbricato. Sono 286 alloggi di proprietà comunale, per ciascuno dei quali è stata svolta un’indagine sul relativo stato. Passaggio che ha consentito poi di stilare un piano quadriennale (2022-2026) di rigenerazione e uno di alienazione. Sono 77 gli appartamenti da rigenerare, 74 dei quali sono sfitti proprio per la precarietà delle loro condizioni; 42 invece quelli da alienare, 14 dei quali locati. “Sul fronte della ristrutturazione, la spesa complessiva stimata supera i 5 milioni di euro, alla quale si aggiungono i costi di manutenzione degli altri immobili per 1 milione di euro: oltre 6 milioni in totale - ha spiegato il vicesindaco ed assessore al Patrimonio, Roberto Marin - Risorse che raccoglieremo sia dalla vendita di un nucleo di alloggi, dalla quale pensiamo di ricavare oltre 3 milioni di euro, sia attingendo ai previsti fondi regionali, il Veneto ha messo in campo 100milioni di euro, e infine dal Pnrr”. Al progetto di riqualificazione si affianca il piano delle alienazioni. “Non sempre è facile la via della ristrutturazione – ha puntualizzato Marin - Saranno

Sono 25 i punti del territorio comunale in cui sono presenti gli impianti. Il nuovo piano ne individua altri 26 non in centro dente al centro storico e ai siti sensibili, sarà vietato installare impianti – ha precisato Viero –. Ci sono poi le fasce rosse definite inidonee: in queste i gestori potranno prevedere degli impianti solo se dimostreranno che non vi è copertura nelle aree limitrofe. Nelle aree di colore verde saranno ammessi, ma con alcune limitazioni, mentre sono libere da condizioni le zone bianche, periferiche e spesso sovrapponibili agli insediamenti produttivi”. Sui 26 punti indicati sono state fatte delle simulazioni sulla potenza massima generata dai campi elettromagnetici. “In tutti, i dati si mantengono al di sotto dei 6 volt per metro che è il limite delle emissioni previsto dalla legge – ha informato Viero – Anche nei siti in cui già si trovano le antenne l’indagine svolta ha evidenziato un campo nettamente inferiore: solo in qualche caso arriva a 2 volt”. Raffaella Forin

Roberto Marin, assessore al Patrimonio

messi in vendita gli immobili dove è complicato per noi intervenire, ad esempio quelli inseriti in un contesto condominiale di privati nel quale l’amministrazione non può decidere in autonomia interventi e manutenzioni straordinarie senza l’approvazione dei proprietari delle altre unità. Le somme derivanti dalle alienazioni saranno poi investite per recuperare, in parte, gli altri alloggi”. Dall’alienazione sono esclusi tutti gli alloggi del Comune, che rientrano nel pacchetto degli “storici” e proprio per questo vincolati. Che in città sono numerosi dal momento che molti furono costruiti oltre un secolo fa. È il caso del “borgo” Bonaguro, a sud-ovest del Tempio Ossario, ma anche delle case Scalabrini, delle 11 unità di piazzale Terraglio, di quelle in via Porto di Brenta e di via Campo Marzio. (r.f.)


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La città che cambia

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Scuola. Già dal prossimo anno 2023/2024 alcuni plessi potrebbero non avere più la prima classe

Il continuo calo delle nascite sta svuotando le aule delle scuole dell’obbligo bassanesi Secondo una proiezione sviluppata dall’assessorato all’Istruzione, in collaborazione gli uffici statistica e demografici del Comune, entro due anni saranno 22 le classi in meno

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alo delle nascite e gli effetti sulle scuole. Secondo una proiezione sviluppata dall’assessorato all’Istruzione, in collaborazione gli uffici statistica e demografici del Comune, per il ciclo della primaria si prevede entro l’anno 2026-2027 una diminuzione di 17 classi e di 309 iscritti; alle medie ci saranno 5 classi con 87 iscritti in meno. Gli effetti della denatalità pesano sul futuro dei plessi, alcuni dei quali già dal prossimo anno scolastico potrebbero non avere più la prima classe. “Al momento non hanno i numeri per partire a settembre la prima elementare alla San Francesco d’Assisi di Rondò Brenta, finora gli iscritti sono 11, e la prima media alla don Gnocchi di Marchesane dove ci sono solo 7 preiscrizioni - ha spiegato l’assessore all’Istruzione, Mariano Scotton - Su 13 scuole primarie statali, 8 hanno oggi una sola sezione per annualità. È migliore la situazione alle medie dove su 5 scuole, solo quella di Marchesane ha una sezione su tutti i 3 anni”. Ad incidere sul saldo finale non è solo il calo delle nascite. “Abbiamo un 22 per cento di bambini bassanesi che frequentano la primaria fuori dal Comune – ha fatto notare Scotton – Mentre, quelli che risiedono nei paesi limitrofi e frequentano le elementari nella nostra città rappresentano il 20 per cento degli iscritti. Quindi, perdiamo allievi. Alle medie, invece, il rapporto è invertito: solo il 14 per cento dei residenti frequenta fuori Comune, mentre gli iscritti nelle nostre scuole che abitano altrove sono il 32 per cento. Evidentemente, l’offerta formativa delle medie bassanesi è più attrattiva”. Stringendo l’obiettivo sulle primarie, paritarie e statali, è evidente il calo di iscritti, passati dai 2.360 dell’anno scolastico 2011-2012 ai 2.054 di quello attuale. Più contenuta la diminuzione alle medie: gli allievi sono calati da

1.503 a 1.420. L’Istituto comprensivo 1 è quello che sta registrando la riduzione più consistente di iscrizioni alle elementari. Comprende le primarie Mazzini, Campesano e Gen.Giardino che sono passate da 34 classi dell’anno scolastico 2011-2012 alle attuali 23, con una diminuzione del 23,36 per cento degli iscritti. Tengono le primarie degli altri due Istituti comprensivi: il 2, con le elementari don Cremona, Canova e Marconi, ha avuto una riduzione di iscritti dell’11 per cento, ma non di classi; è invece in contro-

L’assessore all’Istruzione, Mariano Scotton: “Alla primaria molti bambini frequentano la primaria fuori dal Comune. Fenomeno contrario alla secondaria di primo grado” tendenza quello che corrisponde alla zona bassanese della destra Brenta, il 3, (comprende Pascoli, XXV Aprile, Papa Giovanni XXIII, San Francesco d’Assisi, IV Novembre, Gabelli e Merlo) che segna un incremento di iscritti del 3,5 per cento.

Replica del sindaco sulla Mazzini Tra le scuole che risentono degli effetti della denatalità c’è la primaria Mazzini che in 10 anni ha dimezzato il numero delle classi: dalle 10 dell’annualità 2011-2012 (con 147 alunni) alle 5 attuali (con 90 alunni) che, dopo la chiusura dell’edificio per inagibilità, sono ospitate nella vicina media Vittorelli. “Difficile con le proiezioni che abbiamo pensarne alla riapertura”, osserva il sindaco Elena Pavan rispondendo alle richieste dei genitori e della lista “Bassano per tutti” che ha lanciato una petizione per far tornare alunni ed insegnanti nella scuola una volta sistemata. “La Mazzini è stata costruita oltre un secolo fa ed è sottoposta a vincoli architettonici – aggiunge Pavan - E’ complicato trovare un equilibrio tra la manutenzione e valorizzazione di un bene monumentale e la necessità di garantire gli standard richiesti da un plesso moderno. Il fabbricato che si sviluppa su oltre 3mila metri quadrati di superficie ha bisogno di un consistente intervento di riqualificazione con una spesa stimata in oltre 8 milioni di euro e 5 anni di lavori. Costi che sarebbero a carico del bilancio comunale. Il Pnrr non prevede finanziamenti per restauri, ma solo per la demolizione e ricostruzione di edifici scolastici”. Nella lettera di risposta alla petizione lanciata da “Bassano per tutti”, il sindaco ricorda che “la chiusura della primaria è stata imposta dalle circostanze”, spiegando che ai problemi di staticità e di degenerazione dello stabile si era verificato anche il crollo di una porzione di soffitto di un bagno, motivo per cui gli alunni sono stati spostati nella vicina Vittorelli. Sul futuro della Mazzini, “che sta a cuore a tutti”, Pavan rilancia alcune alternative: “Potrebbe essere sede di un conservatorio, di corsi universitari o di un Istituto tecnico superiore di specializzazione”.


La città che cambia

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Istituto agrario “Parolini”. Pronto il progetto di ampliamento che riunirà in unico plesso le attuali due sedi

La Provincia investe 7 milioni di euro per una scuola moderna e funzionale U

na nuova sede per l’istituto agrario “Alberto Parolini” che si allarga e si rifà il look. Dopo anni di attese, è pronto il progetto di ampliamento della scuola superiore che permetterà di riunire in un unico plesso le due sedi (una si trova in via Sonda), trasformando l’attuale complesso scolastico di via San Bortolo in un polo moderno, funzionale e sostenibile. Un intervento da 7 milioni di euro messi a disposizione dalla Provincia di Vicenza attraverso un finanziamento europeo. Sono due le linee guida seguite nella progettazione: riunire gli studenti in un unico polo formativo (attualmente 17 classi sono nella sede centrale e 13 nella succursale) a ridosso dei terreni a loro servizio, per facilitare l’organizzazione didattica e la logistica, ma anche per far interagire i ragazzi con le medesime opportunità e gli stessi servizi; mettere a disposizione di studenti ed insegnanti locali confortevoli e una tecnologia d’avanguardia. Con i suoi numerosi indirizzi di studio, il “Parolini” ha saputo

sviluppare un’offerta formativa adeguata ai tempi, formando figure professionali specializzate e per questo sempre più gettonato. “Per l’anno prossimo abbiamo già 700 iscritti – ha spiegato la dirigente scolastica Carla Carraro durante la presentazione del progetto alla quale sono intervenuti il presidente della Provincia di Vicenza, Francesco Rucco, il consigliere con delega all’edilizia scolastica Davide Berton, i sindaci Elena Pavan e Francesco Dalmonte, rispettivamente di Bassano e Pove del Grappa, oltre ai progettisti e ai dirigenti tecnici provinciali - Il progetto redatto si inserisce bene in un contesto agricolo e ci permette di ampliare l’offerta di laboratori, puntando in particolare sulle produzioni locali.” Professionalità, quelle che escono dall’istituto, molto richieste dal territorio e non solo, come hanno sottolineato i sindaci Pavan e Dalmonte, evidenziando anche gli ottimi collegamenti ciclabili del Parolini con il territorio, rendendolo facilmente raggiungibile in sicurezza.

L’area individuata per l’ampliamento ricade nel comune di Pove del Grappa. E’ di proprietà della Fondazione Pirani Cremona e si sviluppa a nord degli attuali corpi di fabbrica adibiti ad aule e laboratori. Il progetto prevede la realizzazione di due edifici collegati fra loro che dialogano e si integrano con il complesso esistente. L’intervento sarà rispettoso del contesto agricolo in cui si inserisce, interpretando in chiave moderna l’architettura rurale e proponendo soluzioni innovative dal punto di vista tecnologico, impiantistico, dell’efficienza energetica e della sicurezza strutturale antisismica. Prevede inoltre la demolizione di tre edifici: il blocco prefabbricato che oggi ospita alcune aule, l’ex porcilaia, attuale rivendita dei prodotti dei campi coltivati dalla scuola e il torrino posto a nord. Il nuovo piano mantiene un carattere contemporaneo, caratterizzato da scelte tecnologiche che lo rendono un edificio dal basso consumo energetico e ad elevato comfort ambientale. Secondo il cronoprogramma,

nel 2022 si procederà con la progettazione definitiva (attualmente in corso), quella esecutiva e l’affidamento dei lavori tramite gara. Se non ci saranno intoppi, all’inizio del 2023 partirà il cantiere e in un paio d’anni l’opera sarà conclusa. Nel frattempo sono state eseguite le attività di bonifica bellica e le verifiche archeologiche con trincee esplorative. Durante i lavori, l’istituto continuerà ad essere operativo: l’esecuzione dei progetto avverrà creando il minore disagio possibile. Raffaella Forin


Mostre

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Biblioteca Civica. Fino al 4 giugno sarà possibile ammirare rare edizioni pubblicate tra XV e XVII secolo

Poemi epici e cavallereschi in mostra R

are edizioni dei più famosi poemi epico-cavalleresco pubblicati in Italia tra il XVI e il XVII secolo si possono ammirare fino al 4 giugno nello spazio espositivo della biblioteca civica bassanese. “Poemi cavallereschi tra Cinquecento e Seicento, gli eroi e l’amore cortese”, questo il titolo dell’interessante mostra interamente realizzata con i volumi appartenenti al vasto patrimonio storico della biblioteca. Un’occasione per fare un salto indietro nel tempo, addentrandosi nell’affascinante cultura e letteratura medievale. Soprattutto un’opportunità per conoscere questo genere di romanzi molto apprezzati, ispirati alla narrazione orale diffusa attraverso i poeti popolari, passati alla storia come giullari o canterini, che si esprimevano attraverso canti in ottave, spesso accompagnati dalla musica. Appartengono a questo filone i due grandi cicli francesi: quello bretone (ambientato in Inghilterra con le note vicende legate al mito di Re Artù) dove prevale l’esaltazione dello spirito d’avventura, e quello carolingio (ispirato al poema La chanson de Roland – le vicende di Carlo Ma-

gno e del suo paladino Orlando), dominato invece da uno spirito religioso e nazionale. Altri poemi o romanzi cavallereschi vedono protagonisti personaggi tratti dal mondo classico o da quello orientale, atteggiati anch’essi a cavalieri medievali. In Italia la diffusione di questi volumi ebbe inizio nel secolo XII, in particolare nell’area settentrionale, dove si traducevano i poemi dei cicli francesi, tra i quali Meliadus, Guiron le Courtois, i Cantari di Lancillotto, di Florio, della Pulzella gaia, del Liombruno, del Bel Gherardino e altri. Successivamente il genere ebbe un largo sviluppo: nel XIV secolo con il Filostrato di Boccaccio (tratto dal Roman de Troie), proseguendo nel XV e XVI secolo con le opere di Luigi Pulci, Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso. La mostra è divisa in due sezioni. Nella prima sono stati esposti: Le prodezze di Rodomontino figliuol di Rodomonte scritto da Legname Antonio nel XVI secolo e Il Drusian dal Leone, nel quale si raccontano le battaglie dopo la morte de’ paladini, entrambi pubblicati da Antonio Remondini nel XVIII secolo; un’edizione

A fiianco: pagina illustrata tratta da una delle grandi opere esposte fino al 4 giugno

“Poemi cavallereschi tra Cinquecento e Seicento, gli eroi e l’amore cortese”: questo il titolo dell’interessante esposizione interamente realizzata con i volumi appartenenti al vasto patrimonio storico della biblioteca del XVIII del catalogo di documenti e sigilli della famosa abbazia di Melk in Austria; gli statuti dell’Ordine di Santo Stefano oltre al noto poema Girone il cortese,

riscritto da Luigi Alamanni nel XVI secolo, ma nato nel corso del 1200. Nella seconda sezione sono presenti delle rare edizioni illu-

strate dei grandi poemi epici rinascimentali, sorti nelle città di Firenze, alla corte dei Medici, e di Ferrara presso gli Estensi. Tra questi, un’edizione dell’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo, due edizioni dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, di cui una particolarmente rara, pubblicata a Venezia nel 1553 da Giovanni Andrea Valvassore, e ancora, due edizioni della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso con le incisioni di Agostino Carracci e Giacomo Franco, su disegni di Bernardo Castello. Il percorso espositivo si conclude con la rielaborazione in forma di parodia dei poemi cavallereschi, come nel famosissimo romanzo spagnolo Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, scritto all’inizio del XVII secolo, e con l’esposizione di alcune marionette di pupi siciliani del Novecento in abiti cavallereschi. La rassegna è visitabile negli orari di apertura della Biblioteca civica. (r.f.)


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Mostre

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Museo Civico. L’artista e fotografo tedesco Matthias Schiller ha scomposto e indagato la celebre opera in gesso

Canova, l’autoritratto “ritrovato” I

l celebre “Autoritratto” in gesso di Antonio Canova, conservato nel Museo Gypsotheca di Possagno è stato fotografato, scomposto e indagato dall’artista e fotografo tedesco di fama internazionale Matthias Schaller. Il risultato è una grande installazione che accoglie il visitatore nell’ottagono appena restaurato del museo civico bassanese. Il progetto, ideato da Schaller e curato da Xavier F. Salomon, Deputy Director e Peter Jay Sharp Chief Curator della Frick Collection di New York, e che vede un’edizione contestuale al Museum Kunstpalast di Düsseldorf, rientra nel programma di celebrazioni canoviane che i musei bassanesi dedicano al grande scultore neoclassico di cui quest’anno ricorre il bicentenario della morte. Oltre alle iniziative espositive di taglio più classico, nel calendario sono stati inseriti alcuni eventi dedicati al legame tra Canova e la creatività contemporanea. L’installazione fotografica è di notevoli dimensioni e si compone di una serie di 16 ingrandimenti fotografici ad alta definizione che ritraggono, ad una distanza estremamente ravvicinata, alcune porzioni dell’Autoritratto in gessodi Canova fotografato da Schaller nel 2018. Assemblate in una composizione di quattro foto per quattro, le immagini sono presentate al pubblico per la prima volta e sono in dialogo con un Autoritratto, si tratta di un calco, del 1812 conservato nel museo bassanese e reduce da un’operazione di restauro, posizionato subito dietro l’installazione. Sedici ingrandimenti di piccole porzioni di viso che non permettono di riconoscere le fattezze del volto, ma scompongono e ricompongono la fisionomia di Canova in un continuo passaggio di morbidi chiaroscuri che variano dal bianco al grigio fino al nero dei puntini di bronzo (repére) che, avendo assunto la forma di grandi cerchi, attirano l’attenzione del visitatore. L’installazione è dunque uno degli eventi del programma con cui Bassano celebra l’artista trevigiano del quale il museo civico conserva

Il progetto rientra nel programma di celebrazioni canoviane che i musei bassanesi dedicano al grande scultore neoclassico di cui quest’anno ricorre il bicentenario della morte

migliaia fra documenti e opere frutto del lascito del fratellastro Giovanni Battista Sartori Canova. Oltre all’esposizione in corso di Ebe, la dea dell’eterna giovinezza, nonché coppiera degli dei, in autunno è prevista la grande mostra “Canova e l’Europa” con un percorso espositivo che prevede numerosi pezzi conservati nei musei di diversi Paesi. L’opera fotografica di Schaller è allestita in museo fino al prossimo 23 maggio (apertura tutti i giorni, festivi compresi, tranne il martedì, dalle 10 alle 19; la biglietteria chiude alle 18).

Proseguono le rassegne “Canova Ebe” e “Ruth Orkin” Sempre nel museo civico, fino al 30 maggio si potrà ammirare il gesso di Ebe, tra i più belli realizzati da Antonio Canova. L’opera è stata pazientemente ricomposta e poi esposta per la prima volta dopo il bombardamento alleato su Bassano del 24 aprile 1945 quando, colpita, andò in mille pezzi che furono raccolti e conservati per decenni nella convinzione che fosse impossibile rimetterli tutti al loro posto. Solo con le nuove tecnologie applicate al restauro è stato possibile ricomporla lo scorso anno grazie ad un intervento finanziato dal Rotary Bassano e dal Rotary Asolo Pedemontana del Grappa, permettendo a Ebe di ritrovare la sua grazia e di restituirla alla comunità. Chiuderà invece il 2 maggio, la rassegna “Ruth Orkin. Leggenda della fotografia”, unica tappa italiana dedicata alla fotoreporter e cineasta americana, figura di spicco della fotografia del Novecento. Realizzata dai musei civici in collaborazione con diChroma Photography, la rassegna celebra l’opera di una pioniera del fotogiornalismo nel centenario della sua nascita. In esposizione, oltre centodieci fotografie tra le più celebri della sua carriera - da “VE-Day” a “Jimmy rac-

conta una storia”, da “American Girl in Italy” ai ritratti di Robert Capa, Marlon Brando e Woody Allen - che testimoniano il talento di Orkin nel cogliere, con il suo obiettivo, situazioni potentemente iconiche e di saper fare di queste immagini i lemmi di una narrazione fortemente evocativa. Da Bassano, l’antologica proseguirà il suo tour europeo a San Sebastian, in Spagna, e a Cascais, in Portogallo.(r.f.)


Storie di casa nostra

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Curiosità. La rivelazione nel resoconto del notaio Andrea Mattiello custodito all’Archivio di Stato

Incredibile ma vero! A Nove 400 anni fa lo show di un elefante meravigliò tutti Era il marzo del 1654 quando i paesani assistettero allo spettacolo del pachiderma che faceva la riverenza, sventolava una bandiera, sparava con una pistola, tirava di scherma, batteva il tamburo e portava un secchio d’acqua agli spettatori

È

il 1654. In India terminano di costruire il Taj Mahal mentre a Firenze nascono le prime stazioni meteo. Da dodici anni è morto Galileo nella vicina Arcetri, condannato agli arresti domiciliari nonostante l’abiura. La Serenissima è, come al solito, in guerra con i turchi. È il quinto conflitto e sono diciotto anni che Venezia resiste all’assedio di Creta. Doge è Francesco Molin, uomo celebre più per la sua pietà che per il suo piglio militare. Venezia ha 140mila abitanti, la metà rispetto al secolo precedente. Del resto, la peste manzoniana è un ricordo ancora fresco. Vicenza ne ha 28mila e Nove un migliaio o poco più: la città s’è riunita a Marostica e il Comune resterà uno solo per altri cento anni. Nove a quel tempo non è ancora la capitale della ceramica: ci vorranno quasi 80 anni prima che Giovanni Battista Antonibon apra nel 1732 la sua fabbrica. È un venerdì quel 27 marzo del 1654 quando a Nove (o “alle Nove” come si chiamava allora) si verifica un episodio talmente fuori dell’ordinario che il notaio del luogo ne terrà una memoria scritta che è giunta fino a noi. A Nove in quel giorno di fine quaresima, infatti, arriva un elefante ammaestrato che è il protagonista di un autentico show. La testimonianza è di Andrea Mattiello, notaio a Nove, ed è conservata all’Archivio di Stato, che ha sede a Borgo Casale a Vicenza ed è diretto da Fabio Bortoluzzi. Gli 11 chilometri di scaffali della sede vicentina contengono milioni di documenti dal XIII secolo a oggi, tra cui questa curiosa cronaca che ha interessato un paludato e serissimo professionista del tempo. L’elefante, assieme al suo ammaestratore, era di passaggio a Nove, nel viaggio da Vicenza a Bassano. Il suo padrone avrà pensato di sfruttare la tappa per guadagnare qualcosa di extra. L’elefante aveva 25 anni, era maschio e proveniva dalle Indie orientali. Era così addomesticato – precisa il notaio – che sparava con una pistola, sventolava una bandiera benissimo, batteva il tamburo, tirava di scherma con una spada, portava un secchio d’acqua agli astanti perché si lavassero, spazzava per terra, raccoglieva un cappello da terra, se lo metteva e levava dalla testa come a fare una riverenza,

perfino inginocchiandosi piegando le gambe, levava i soldi dalla tasca del suo padrone e li rimetteva. Tutto questo, naturalmente, riusciva a farlo usando la proboscide come fosse una mano. Ma, come sottolinea il notaio, l’animale riusciva anche a compiere altri “meravigliosi giochi”. Era alto, sottolinea il notaio, come… “una carrozza alta”.

Il direttore dell’Archivio di Stato, Fabio Bortoluzzi, la copertina originale del fascicolo del notaio Andrea Mattiello e un dipinto di Pietro Longhi con un elefante a Venezia

Fin qui la cronaca. Che animali e domatori girassero per l’Italia a metà del XVII secolo non deve meravigliare: le radici dei “pubblici spettacoli” vanno cercate in quel periodo. È celebre il caso degli “orsanti” che portavano in giro orsi, ma, come si vede, anche altri animali esotici attiravano curiosità e quindi spettatori cioé introiti. Sono i prodromi di un’attività dei girovaghi che proseguirà per secoli e troverà il suo culmine in un doloroso evento nel 1819 a Venezia. Un elefante che dava spettacolo in riva degli Schiavoni, nel marzo di quell’anno s’imbufalì spaventato dagli spari a salve per festeggiare il varo dello yacht dell’imperatore austriaco. L’animale impazzì e cominciò a correre per la città, squassando quel che trovava. Un ragazzo che cercò di avvicinarlo con un po’ di cibo per ammansirlo e portarlo via, fu calpestato e ucciso dal pachiderma. Infine, l’elefante si rifugiò nella chiesa di Sant’Antonino dove si incastrò fra il pavimento e la cripta. Gli austriaci, che a quel tempo governavano la città, ruppero un muro della chiesa così da puntargli un cannone e lo uccisero letteralmente a cannonate. Ci pensò l’università di Padova all’autopsia e, per i curiosi, quello scheletro è ancora oggi conservato all’università. Antonio Di Lorenzo


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Musica

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Coro Giovani Voci Bassano. Una trentina i componenti tra bambini e ragazzi dagli otto fino ai vent’anni

Trentadue anni di successi, traguardi e ancora tanto da dire …e da cantare N

on si direbbe proprio ma per il Coro Giovani Voci Bassano, oggi composto da una trentina di bambini e ragazze di età compresa tra gli 8 e i 20 anni, ricorre quest’anno il 32° di attività. Si, lo so che si tratta dell’effetto del ricambio, era solo per destare con l’incipit un po’ di curiosità e dunque chiediamo qualcosa di più a Mario Libralato, attuale presidente dell’associazione corale. “Il Coro Giovani Voci – esordisce Libralato - nasce a San Vito nel 1990 con il dichiarato scopo di promuovere l’educazione corale tra i giovani. Il suo repertorio comprende brani di polifonia sacra, profana e di ispirazione popolare”. Il coro è iscritto all’Associazione per lo sviluppo delle attività corali (Asac) e dal 1996 al 1998 ha fatto parte della Federazione Nazionale dei Pueri Cantores. Nel 1997 ha partecipando al XII° Congresso Nazionale a Sorrento ed ha al suo attivo numerosi concerti dalla Repubblica Ceca, a Roma o in Germania dove nel 2009 è stato per un gemellaggio culturale con l’Augustana Chor di Ausburg riscuotendo gratificanti consensi. C’è dell’altro, presidente? “Certo, abbiamo collaborato come coro di voci bianche a Bassano Opera Festival” e ad altri spettacoli nei quali è previsto l’inserimento di tale formazione corale quali, ad esempio, l’opera di Pierangelo Valtinoni “La Regina delle Nevi” andata in scena in prima nazionale a Vicenza”. Quanto all’impegno locale? “Dal 2004 partecipiamo alla organizzazione dello spettacolo “Canticoro – Musica corale a Bassano” una manifestazione che annualmente ospita formazioni corali locali ed importanti gruppi internazionali. Di particolare vanto per noi è la collaborazione che da anni prestiamo per la realizzazione del Meeting corale per voci bianche e cori giovanili promosso proprio a Bassano del Grappa dall’Asac Veneto”. A cosa dobbiamo tanto successo e longevità? “Sin dalla sua fondazione il Coro è affidato all’abilità, competenza e professionalità della Maestra Cinzia Zanon diplomata in musica corale e direzione di coro. Cinzia ha un suo percorso formativo impreziosito da corsi di perfezionamento con docenti di fama internazionale; la sua capacità nel trasmettere anche ai più piccoli la passione, l’entusiasmo per il canto e la musica in generale le permettono letteralmente di “fare coro” e di questo le siamo grati”. Il presidente non si dilunga oltre ma effettivamente la Mae-

stra Zanon si è specializzata con stages in tutta Italia ed a sua volta tiene corsi di aggiornamento per insegnanti e direttori di coro per Asac e Feniarco. È membro di commissioni d’ascolto e giurie in rassegne e concorsi nazionali, direttrice di diverse formazioni corali e strumentali ed ha al suo attivo tournée in America, Canada, Argentina, Brasile, Giappone, Australia e in molti paesi dell’Unione Europea. Cinzia Zanon: una icona del canto giovanile e femminile e dell’ambiente musicale non solo bassanese, dunque. Presidente, avete anche registrato e diffuso qualche vostro lavoro? “Si, anche se il nostro primo cd “Alleluja”, risale al 2005”. Qual è l’offerta formativa che proponete ai giovani appassionati di canto? “Organizziamo un corso di primo livello per bambini dai 4 ai 6 anni, che prevede un approccio alla musica pratica attraverso giochi, canti, danze, ascolto e l’uso dello strumentario didattico. Poi c’è un corso di secondo livello fino agli 8 anni di età che offre all’alunno proposte mirate all’accrescimento delle competenze musicali con conseguente sviluppo della voce, dell’orecchio, del senso ritmico, dell’improvvisazione e della creatività. Organizziamo però anche corsi di canto solistico finalizzati alla conoscenza delle proprie capacità vocali con conseguente scelta di repertorio (lirico-moderno-poprock-jazz)”. Un bell’impegno, non c’è che dire. “Mi lasci allora finire citando il corso di Teoria musicale e letteratura cantata per facilitare la lettura dello spartito e, ancora, la proposta junior nel quale il giovane viene accompagnato nell’affinamento di intonazione, precisione ritmica o tenuta del suono che gli consentano di cantare bene qualsiasi tipo di musica”. Eh già, la musica, poteva mai l’associazione farsela mancare? “No, infatti organizziamo anche corsi di strumento per l’avvio al pianoforte ed al flauto traverso” Il tutto trova, poi, la sua compiuta espressione nel canto corale nel quale da sempre si esercitano le Giovani Voci Bassano in prove settimanali di sezione, d’insieme e individuali che si traducono in momenti concertistici, opere e spettacoli, Festival e scambi culturali dai quali la giovane compagine bassanese esce sempre tra gli applausi. Giancarlo Andolfatto


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Associazioni

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Volontariato. Cresce in tutto il bassanese il numero di nuovi gruppi di impegno sociale

Open Road Italy, sostegno amico dalla parte dei malati e delle loro famiglie P

ur non favorite dal periodo segnato dall’emergenza sanitaria, sono proseguite o addirittura sorte nuove iniziative di volontariato anche nel territorio bassanese. Fra esse facciamo conoscenza di Open Road Italy che ha appena fatto domanda di iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore in quanto Associazione di Promozione Sociale. Quali siano gli scopi lo chiediamo al presidente Franco Catania, ferrarese di nascita, bolognese per l’attività svolta ma da anni accasato a Lusiana, appena fuori Bassano, dove è anche fissata la sede della nuova associazione. Quali sono gli scopi statutari presidente? “Guardi, noi abbiamo individuato nel Codice del Terzo Settore e fatti nostri i seguenti ambiti di attività: la ricerca scientifica di particolare interesse sociale e la organizzazione e gestione di attività culturali e sociali da portare avanti anche con iniziative editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato in favore di soggetti svantaggiati dalle loro condizioni di salute”. Come sia scoccata la scintilla Franco Catania ce lo spiega nel riferire di aver recentemente perso per malattia la propria consorte ed ormai pensionato di aver voluto portare ad altri il sollievo che non è bastato alla moglie e non basterà neppure a lui in quanto famigliare. Toccato questo delicato tasto con ogni premura nella domanda e tanta dignità nella risposta, insistiamo con Catania. Come verranno declinati gli scopi statutari? “Sarà nostro compito sensibilizzare la comunità civile sulle problematiche di natura sanitaria e sociale causate dai tumori testa/ collo; favoriremo l’aiuto psicologico a persone e famiglie delle persone affette dalla citata patologia anche con aiuto concreto soprattutto nelle difficoltà personali, anche economiche nelle quali si dovessero trovare”. Per fare ciò i promotori pensano di organizzazione incontri, convegni ed altre iniziative per finanziare pubblicazioni, studi e borse di studio a ricercatori che si occupano dell’argomento e finanziamento della ricerca in materia di tumore testa/collo. Chi la sta aiutando presidente? “Ho trovato un gruppo di amici imprenditori bassanesi con i quali dar vita alla associazione e sto trovando tanta disponibilità negli ambienti sanitari che, purtroppo, mi sono ormai famigliari. Cerche-

Intervista al presidente Franco Catania, ferrarese di nascita, bolognese per l’attività svolta, ma da anni accasato a Lusiana, appena fuori Bassano, dove è anche fissata la sede della nuova associazione

remo però la collaborazione con Enti, Scuole, Università, Istituti di cura ed Associazioni sensibili ai nostri scopi istituzionali e che so già essere attive nel bassanese”. Che il taglio organizzativo sia di prim’ordine ce lo dice anche l’attività di ricerca che in presidente Catania ha avviato in Camera di Commercio per la tutela ed il deposito del nome della associazione che farà il paro con quello che sarà uno dei tratti caratteristici di chi vorrà associarsi. Esattamente di cosa si tratta, presidente? “E’ un oggetto fisico, una sorta di medaglietta che conterrà i dati personali anche sanitari che il socio vorrà far memorizzare e che costituiranno la sua ‘medical identity’ cui accedere – Dio non voglia – in caso di incidenti o ricoveri o semplicemente per recuperare documenti rubati o smarriti”. Un bell’impegno in tempi di privacy... “Nel rispetto dei più rigidi protocolli in fatto di privacy i dati saranno custoditi in un cloud accessibile solo all’interessato il quale li potrà estrarre, far estrarre e cancellare senza interventi di terze persone non autorizzate quali invece personale medico e di soccorso. Si è un bell’impegno ma oggi la tecnologia consente molte cose tanto che proposte similari con l’utilizzo

di bracciali o smart watch sono già molto diffuse”. Insomma, come come concludiamo presidente? “Open Road Italy è una associazione no profit per il sociale che nasce dalla condivisione di valori di massima importanza soprattutto per chi ha passato il calvario della perdita di un proprio famigliare. Essa esiste per sostenere i malati di tumore e per mettersi al servizio dei familiari che se ne prendono cura: il tumore sconvolge l’intera esistenza quotidiana, quella del malato e di chi lo assiste. Noi tenteremo di fornire loro un supporto adeguato al mantenimento della miglior qualità di vita possibile”. A tal fine l’Associazione sta tessendo la propria rete di oncologi, medici delle cure palliative, fisioterapisti, nutrizionisti, infermieri, assistenti sociali e di bioetica. Tutti costoro, contribuiranno a tenere attivo un forum di libero scambio di informazioni tra professionisti, malati e familiari nel quale non mancheranno neppure informazioni e riferimenti sui servizi alla persona, la tutela economica e l’assistenza legale per il malato e la sua famiglia. Al presidente di Open Road Italy, che breve manderà in linea l’omonimo sito web, vadano anche i nostri auguri di buon lavoro. Giancarlo Andolfatto


Sport

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Rugby. Sei Nazioni ricco di sorprese, tutte positive, per il 25enne atleta bassanese della Nazionale

Vittoria in Galles, ingaggio in Francia e promessa di matrimonio per Marco Zanon Sorprese al più blasonato torneo della palla ovale per il rugbista ex Benetton che chiuderà la stagione con il Pau. All’Olimpico ha strappato il “sì” all’azzurra del salto triplo Ottavia Cestonaro con cui è fidanzato da tempo

È

stato un Sei Nazioni ricco di sorprese, tutte positive, per il 25enne bassanese Marco Zanon. Dopo la storica vittoria in Galles, che ha evitato all’Italrugby il “cucchiaio di legno” a cui ormai la nostra Nazionale sembrava abbonata, non è infatti rientrato a Treviso ma è volato in Francia, a Pau, per prendere contatto con la sua nuova squadra: il forte centro azzurro, con effetto immediato, giocherà nella formazione francese che milita nel Top14; è stato ingaggiato come joker-medicale fino al termine della stagione 2021/22 per rimpolpare la trequarti della formazione pirenaica. “Si è presentata per me l’irripetibile opportunità di giocare con la Section Paloise in uno dei Paesi guida nel rugby – puntualizza – alla ricerca di un rinforzo nella linea arretrata. Ci ho riflettuto e poi deciso per il grande salto”. Nel massimo campionato transalpino raggiungerai Parisse (Tolone), Mori (Bordeaux) e Ceccarelli (Brive). “Un motivo in più per impegnarmi e, giocando contro tanti campioni, migliorarmi. Uno stimolo per spingere il Pau verso la salvezza”. Dopo cinque stagioni lasci il Benetton: spinto da cosa? “Il giocare in un campionato come quello francese è un po’ il sogno di ogni rugbista. Ed in questo particolare momento della mia carriera sportiva ho deciso di cogliere al volo l’occasione offertami che mi permette di poter continuare il mio percorso di crescita. Inutile dire che se questo sogno si sta avverando è anche grazie al supporto del Benetton, dello staff,

dei miei compagni di squadra e dei tifosi trevigiani. Senza dimenticare il Bassano Rugby dove ho mosso i miei primi passi sui campi di Cà Baroncello in maglia giallorossa”. “Il rapporto che mi lega al Benetton Rugby – continua Zanon, classe 1997, centro fisico e veloce, nato ai piedi del Grappa, diploma di geometra per ora riposto nel cassetto - è datato 2012, quando arrivai in Ghirada con l’U16. In questi dieci anni sono cresciuto molto come giocatore, ma soprattutto come uomo. Sarò sempre grato alla società biancoverde per aver creduto in me fin dall’inizio e per avermi permesso di vivere in una realtà rugbistica di altissimo livello anche qui in Italia”. Zanon, cresciuto come detto nel Rugby Bassano del presidente Antonio Filippucci, a 16 anni spicca il volo verso lidi più ambiziosi: Treviso giovanili, quindi Accademia zonale a Mogliano, è approdato con i Leoni nel settembre 2017 da permit player ed è proseguita con tanta stabilità nelle rotazioni condite da 47 presenze e 15 punti messi a segno. Nel frattempo hai trovato anche il modo di coronare quello che è il sogno di ogni giocatore: l’approdo in Nazionale. “Ho fatto la trafila con l’U20 e l’Italia Emergenti prima di debuttare con la Nazionale maggiore al Sei Nazioni 2019 sino a diventarne un elemento in pianta stabile”. Cosa ricordi di quell’esordio? “Quando mi sono ritrovato fra i 31 azzurri convocati dall’allora ct O’Shea per la partita che si giocava a Murrayfield contro lo spauracchio Scozia non ci credevo: mi era sembrato di toccare il cielo con un dito. Indossare la maglia azzurra

Marco Zanon in azione, sopra la proposta di matrimonio

è un’esperienza unica. All’inno ti vengono i brividi. Anche se questi ultimi anni non sono stati proprio da incorniciare per la palla ovale italiana”. Almeno sino all’ultima partita il 19 marzo scorso del 6 Nazioni 2022 quando avete sconfitto per 22 a 21 il Galles a domicilio: erano sette anni che l’Italia non vinceva un match al Sei Nazioni. “Una vittoria doppiamente storica, ottenuta all’ultimo secondo, dopo tante sconfitte ed umiliazioni: per come è arrivata e perché mai gli azzurri, nemmeno ai tempi d’oro, erano riusciti a vincere a Cardiff. Siamo una squadra con tanti giovani di sicuro avvenire per cui quello di Capuozzo non è stato un exploit isolato ”. Tra i giovani ci sei anche tu che ormai sei un veterano? “Lascia da parte il sottoscritto ma oltre a Capuozzo che fra l’altro è di scuola francese c’è gente con il turbo come Lamaro, Garbisi, Pettinelli, Marin, Fischetti ed altri

che con le giovanili hanno già vinto parecchio. Adesso che abbiamo rotto il ghiaccio sono davvero ottimista”. Per il bassanese, come detto, si è trattato di un Sei Nazioni ricco di sorprese. Anche se la più romantica l’ha confezionata lui stesso per la sua “storica” fidanzata, Ottavia Cestonaro, azzurra dell’atletica nel salto triplo. Tutto si è svolto all’Olimpico di Roma a conclusione dell’incontro con la Scozia, penultimo impegno della manifestazione: in ginocchio ha chiesto alla fidanzata di sposarlo donandole l’anello. “Stiamo assieme da sette anni e da tempo parlavamo di sposarci, è un’idea che abbiamo condiviso dal primo momento in cui abbiamo iniziato a parlarne. È stato davvero emozionante per entrambi. Dopo il suo “sì” ci siamo abbracciati a lungo in un’atmosfera irreale, fra gli applausi del pubblico che stava assistendo alla scena. Peccato per la sconfitta (22 a 33 ndr) con la

Scozia”. Perché all’Olimpico? “E’ uno stadio che per noi è un simbolo, visto che contiene entrambe le nostre passioni, il rugby e l’atletica leggera”. Quando vi sposerete? “Non c’è ancora una data. Lo decideremo non appena avremo un attimo di tempo e quindi decideremo con calma. Il dado è comunque tratto…”, sorride. Torniamo al Sei Nazioni. Dopo 37 sconfitte finalmente con il Galles è arrivata l’agognata vittoria. “La fine di un incubo anche per noi giocatori. Anche perché quando vesti la maglia azzurra ti senti più responsabilizzato. Speriamo che questo successo abbia un seguito”. Emozionato quando scendi in campo? “Non più di tanto. Il rugby è uno sport che ti butta subito nella mischia per cui non hai tempo di pensare a niente altro”. Domenico Lazzarotto


Fuori Porta

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Itinerari. Con lo schiudersi della bella stagione la proposta di passeggiate, a due passi da casa, alla portata di tutti

Alla scoperta del Santuario della Madonna dell’Acqua sul “Castellaro” di Mussolente C

on l’arrivo della stagione più mite non può che far bene al fisico, alla mente ed all’animo una ritemprante passeggiata fuori porta. Fin dove? A Mussolente, al Santuario della Madonna dell’Acqua. Lasciato viale Montegrappa confine ovest della città - laddove compie la sua prima svolta a sinistra, si prende a destra per le vie Col Fagheron, Monte Baldo, Ca’ Cornaro e poi ancora per mano destra verso San Giacomo per spuntare da via Madonnetta proprio in fronte alla chiesa parrocchiale passando avanti alla quale si prosegue per località Mardignon procedendo poi proprio fino al Santuario. Solo gli ultimi trecento metri sono in salita: un’erta che però, già caldi per la passeggiata, non spaventerà più di tanto. Il Santuario è sempre aperto: dalle sette del mattino per la santa messa, alla stessa ora del pomeriggio e generalmente troverete la compagnia di altri visitatori o di qualche padre confessore. La frescura e la pace sono assicurate. La Chiesa della Madonna dell’Acqua - posta a 230 metri di altezza sul Castellaro - già parrocchiale di Mussolente, è stata dichiarata “Santuario” per decreto vescovile nel 1964 ed oggi è affidata alla custodia dei Dehoniani o Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù dei quali Padre Mario Peron è l’attuale superiore. Dal colle che è il più alto di Mussolente, si gode di un bel panorama sulla Città di Bassano del Grappa a sud-ovest e sulla pianura a sud. Poco distante troviamo anche un capitello dedicato a San Nicolò e superata la selletta sul lato nord della chiesa si può giungere al locale cimitero da dove si dipartono le “scalette” dure a salire ma pur belle a scendere e che portano in basso sul lato nord del paese. La destinazione sacra del luogo risale al XII secolo, vero com’è che in una bolla papale del 1185 si cita la pieve di Mussolente con cappella dedicata a San Pietro e terreno di pertinenza ricadenti nelle competenze della Curia bellunese. Della chiesa vi sono altre testimonianze dal XVI secolo che la vorrebbero già con battistero, altare dedicato alla vergine e decorato con “Madonna e bambino” dove avrebbe trovato posto una pala, oggi custodita nel museo civico cittadino, già commissionata a Jacopo da Ponte e dedicata ai Santi Orsola, Giuseppe e Valentino. Risale invece al 1636 la storia,

Il Santuario è aperto dalle 7 del mattino alle 7 di sera. Posta a 230 metri di altezza la chiesa, già parrocchiale di Mussolente, è stata dichiarata Santuario nel 1964 e oggi è affidata alla custodia dei padri Dehoniani

forse a tanti già nota, del ritrovamento della statua lignea miracolosa. Tradizione vuole che il 15 luglio di quell’anno, una alluvione di eccezionale portata si abbattesse su di un eremo in valle Santa Felicita portando a valle ogni cosa complice il torrente Volon dal quale tale Sebastiano Favero di Mussolente recuperò la statua in legno che andava alla deriva e la custodisse in casa fino al 1639 quando venne portata in processione fino all’altare a lei dedicato nella chiesa del Castellaro. I fatti straordinari del suo ritrovamento e la protezione chiesta alla Vergine contro tali accadimenti suggerirono il nome di Madonna dell’Acqua col quale ancora oggi si venera a Mussolente nell’omonimo Santuario, appunto. Tanto si potrebbe ancora dire sulle vicende della chiesa a volte danneggiata dalla natura (terremoto del 1695, ad esempio) e comunque soggetta a ricorrenti ristrutturazioni nel corso dei secoli, ma non è di questi argomenti che si voleva parlare, quanto piuttosto del Santuario per una facile camminata fuori porta. Apprezzata la passeggiata ed il panorama, si può però riprendere fiato ammirando manufatto esternamente tanto semplice e lineare quanto adatto scrigno per opere di ben altra fattura. Quattro Angeli in pietra di Vi-

cenza adornano la balaustra esterna in cima alla scalinata; una Madonna con bambino è posta sul timpano del portale principale mentre sulla sommità del frontone troviamo Cristo con San Pietro sul vertice di destra e San Paolo a sinistra. All’interno l’impostazione è a croce greca con la navata centrale delimitata dai gradini che adducono al presbiterio ed alle due cappelle laterali. Il presbiterio è sormontato da quattro archi a sesto acuto che si incontrano a sostenere una finta volta istoriata con le figure dei quattro evangelisti, Trinità ed Angeli. Sempre ad adornare l’altare maggiore troviamo la pala su legno, dipinta ad olio, raffigurante la Madonna con Bambino ed i Santi Pietro, Nicolò e Giovanni Battista e Paolo ai loro piedi. La cappella minore sulla destra è dedicata a San Bovo mentre quella a sinistra proprio alla Madonna dell’Acqua, ovvero la mèta della nostra escursione. Se entrate in chiesa, alzate lo sguardo al ballatoio della cantoria dove è collocato l’organo “Giacobbi” - probabilmente in età da restauro - con cassa armonica e una trentina di canne disposte a tre cuspidi, realizzato nella seconda metà del diciannovesimo secolo dalla omonima ditta bassanese. Giancarlo Andolfatto


Libri

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L’autore. Dopo il baccalà e lo spiedo, Otello Fabris dedica il suo nuovo libro al prodotto più tipico della nostra zona

Quando da Bassano i Remondini portarono l’asparago bianco fino a San Pietroburgo “Asparago e contorni” è un viaggio nell’arte e nella letteratura oltre che nella gastronomia. Un libro ricco di aneddoti, con Giovanni Comisso che sognava una cena di asparagi sul ponte di Bassano

O

tello Fabris è persona squisita e cultore della gastronomia di alto livello. Ha pubblicato giusto all’inizio della stagione “Asparago e contorni” che segue gli altri suoi volumi sul baccalà, lo spiedo e i “canevaroli”. Fra i suoi meriti, c’è anche quello di aver fondato la rassegna “A tavola con Merlin Cocai” che da oltre trent’anni ricorda Merlin Cocai, alias Teofilo Folengo, sepolto a Campese, che nel suo latino “maccheronico” celebra molti piatti e costumi del suo Cinquecento. Ma torniamo al libro sull’asparago. Il fatto che più stupisce in Fabris è che riesce a condurre con inconsueta leggerezza il suo lettore attraverso la storia: dell’alimentazione, della medicina, dell’agronomia, della letteratura, dell’arte, della gastronomia, delle ricette. Fa vacillare stereotipi consolidati, che cadono inesorabilmente sotto le sue argomentazioni, basate su rigorose ricerche scientifiche. Riesce a farlo senza acrimonia e senza dare troppo nell’occhio. Quale sarà la sua specializzazione? Tutte, perché il gastronomo, come ricorda sempre Carlo Petrini, ricapitola quasi tutte le scienze: dall’arte alla fisica, dalla letteratura alla fisiologia. Fabris lo dimostra appunto con “Asparago & contorni”, che è, come al solito, una divertente e molto personale indagine che dalle allegre tavolate giovanili coinvolge l’esplorazione dei “contorni”: vale a dire documenti, memorie, dipinti, con un particolare accento su questi. Il testo diventa

così anche un libro d’arte, con un’inattesa rassegna di stupende nature morte, deliziando, oltre il palato, anche l’occhio che, come ben si sa, esige sempre la sua parte. Questo è quanto sostiene l’editore l’architetto Andrea Minchio, al timone dell’Editrice Artistica Bassanese. Fabris ripercorre la storia dell’asparago bianco di Bassano spiegando a spizzichi particolarità botaniche, culturali, gustative, culinarie, inframmezzando spassosi intermezzi letterari scomodando il Parini dell’annoiato e inappetente Giovin Signore; e Giovanni Comisso, che sogna una cena d’asparagi sul Ponte di Bassano; il poeta vicentino Emanuele Zuccato, secondo cui l’asparago ha un singolare potere: “fa diventare i poareti sciuri”. Persino il Nobel della letteratura Ernest Hemingway che medita sull’inutilità della vita sospirando invano un asparago bassanese viene messo a confronto con l’Achille Campanile di Asparago e immortalità dell’anima. Sorprendenti sono i percorsi di Fabris nella storia dei Remondini editori a Bassano, che nel 1812 pubblicano un trattatello di Giambattista Croce sul Modo di coltivare gli asparagi all’uso di Lombardia. Gli ambulanti tesini, che giravano il mondo a vendere questi libretti, hanno acquisito il gusto bassanese per le asparagiate e ne organizzano una nel maggio del 1900 a San Pietroburgo. Fabris ne rintraccia e ne commenta il

O T E L L O

F A B R I S

A S PA RAGO & C

E D I T R I C E

menu che comprende “Asparagi alla Remondini”. Tanto forte era il legame tra i tesini (austriaci) e Bassano, considerata seconda patria. Si passa anche attraverso casi assai curiosi, che “aiutano a capire perché lo Champagne sia sempre stato su di prezzo”. È un giardiniere di re Vittorio Emanuele II che lo

spiega, dicendo che nella regione “il consumo delle bottiglie di vetro è molto grande” poiché molte sono quelle che per l’eccessiva pressione si spaccano sul fondo. Con il resto s’incappellavano gli asparagi che uscivano dalla terra, mantenendoli bianchi, recuperando così il danno.

O N T O R N I

A R T I S T I C A

B A S S A N O

In alto un’immagine dell’autore, Otello Fabris, la copertina del libro e una curiosa zuppiera a forma di asparagi, prodotto naturalmente in cramica a Nove nell’Ottocento. In alto, un’immagine di asparagi nel quadro di un pittore fiammingo del Seicento


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RINNOVABILI. “Il Veneto è la sesta regione d’Italia per produzione di energia rinnovabile”. (Ecopolisnewsletter). Settimo, non rubare. O, come diceva Dario Fo: settimo, ruba un po’ meno. Anche l’energia. ENERGIA MENTALE. “Pnrr: ridurre il caro energia e investire sulle filiere industriali strategiche per limitare la vulnerabilità e per rilanciare lo sviluppo”. Risoluzione di Alberto Villanova: undici parole per spiegarla. Ma c’è chi (Venturini, Ostanel, Lorenzoni) ha fatto meglio arrivando anche a 17 parole. L’unica energia che non manca nel Veneto è quella mentale per i titoli. INDICE E MEDIO. “Saranno stabiliti indici di idoneità per individuare le aree più consone all’installazione degli impianti fotovoltaici”. Jonatan Montanariello, commentando il disegno di legge veneto sul

#Regione Il Punto

Energie sprecate di Antonio Di Lorenzo

tema discusso in commissione. Giusto. Ma è il 126esimo indice che viene inventato in Italia, da quello dei libri a quello dell’ascolto Rai. Finché non è il dito medio, avanti popolo. A CIASCUNO LA SUA CROCE. “La variante di Cortina non sarà pronta per le olimpiadi”. Valerio Luigi Sant’Andrea, commissario per i giochi 2026. Delle due l’una: o facciamo indagare il commissario Montalbano per scoprire il colpevole, altrimenti non salterà mai fuori, o troviamo un altro santo per i miracoli. A Sant’Andrea una croce basta.

SULLE STRADE DEL FUTURO. “In ogni caso, anche se dopo il 2026, le opere saranno comunque completate e i territori avranno quelle strade”. Luca Zaia, governatore del Veneto. Quando si rade la mattina in bagno canticchia “Strada facendo” di Claudio Baglioni. Ma solo come training autogeno. LA RABBIA DELL’UCRAINA. “Allerta rischio rabbia per gli animali da Kiev”. Istituto zooprofilattico delle Venezie. La rabbia dei cani è davvero l’ultima di cui preoccuparsi in questi giorni in Ucraina.

CHI FALCIA E CHI MIETE. “Autonomia, la Regione si può tenere una fetta delle tasse raccolte”. Livia Salvini, coordinatrice della commissione al ministero. Se andiamo avanti così, sarà però un’autonomia raccogliticcia. SUPER INOX GIULIANO. “Amato ci dà ragione, l’autonomia è irrinunciabile. È proprio un grande costituzionalista”. Luca Zaia. Ci crediamo: lui studiava enologia a Conegliano quando Amato già dava ragione a Craxi a palazzo Chigi. C’è un tempo per ogni cosa: anche per il dottor Sottile. LA ROSSA MANUELA. “Le Ulss procederanno con la sostituzione del turn over del personale e solo in un secondo momento ce lo comunicheranno”. Manuela Lanzarin, assessore alla Sanità. Tutto più veloce nella sanità, quindi. Manu meglio delle “rosse”. Potremmo commentare: a quando, allora, le liste d’attesa sprint? Ma sarebbe ingiusto. O no?

La strategia. Intanto l’assessore Marcato spinge sul Pnrr

Il dibattito. Il disegno di legge in votazione a maggio

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Zaia: “le priorità sono Un freno al fotovoltaico cambiate, serve l’autonomia a terra, ma ci vorrà ancora energetica” del tempo

er superare la crisi energetica e far fronte ai rincari delle bollette e delle materie prime che pesano su cittadini e aziende la strategia della Regione si chiama “sovranità energetica e alimentare”. Da oltre un mese lo sta ribadendo in tutte le occasioni il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, sottolineando come il conflitto in Ucraina non abbia fatto che accelerare il processo per una nuova strategia sul fronte energetico in particolare, in modo da recuperare il terreno impegnando al meglio le risorse del Pnrr. “Le priorità sono cambiate - ricorda Zaia Ora è urgente puntare alla sovranità alimentare ed energetica. Mi auguro che in sede europea si abbia la determinazione di prendere atto di una crisi inattesa di costi che sono schizzati alle stelle sia alla produzione che al consumo e che rischiano di minare gli obbiettivi economici, di ripresa, di occupazione”. Zaia concorda con il governo Draghi sulla necessità di intervenire con le risorse europee per un cambio di rotta sul fronte energetico e dell’approvvigionamento delle risorse, a partire da quelle alimentari. “Di fatto siamo di fronte alla necessità di un vero e proprio Recovery Plan, che si concentri sull’autonomia alimentare ed energetica, aumentando le coltivazioni e diversificando le fonti di importazione”, specifica il governatore veneto. Sulla stessa linea d’onda si muove anche l’assessore regionale allo sviluppo economico Roberto Marcato che, intervenendo

ad un incontro sul Pnrr e le Reti Innovative Regionali promosso da Confindustria Verona, ha ribadito sia “del tutto evidente che il tema energetico assume oggi importanza vitale, non solo perché negli ultimi 50 anni non abbiamo fatto i compiti per casa, ma perché i tempi sono scaduti e non possiamo più permetterci di giocare con il nostro futuro. Per tutto questo le Reti innovative regionali diventano, quindi, uno strumento strategico per il nostro sviluppo nella nostra Regione nel dialogo con il Governo sul tema del Pnrr, una grande opportunità che non dobbiamo lasciarci sfuggire.Noi ci siamo mossi per tempo, perché nell’agosto 2020 ho incontrato tutte le associazioni di categoria e chiesto di indicarci quali fossero le traiettorie di sviluppo interessanti da proporre al governo per quanto riguarda il Pnrr. Secondo me il Pnrr dovrebbe essere la sommatoria dei Pnrr regionali e, anche se così non sarà, resto dell’avviso che dovrebbe essere profondamente modificato rispetto allo status quo, visto che contingenza obbliga tutti noi a rivedere quanto meno le linee strategiche di intervento”.

a una parte c’è “fame” di energia, per non essere sopraffatti dall’eccessiva dipendenza verso l’estero che spinge i prezzi verso l’altro, dall’altra però c’è anche la necessità di tutelare il territorio dal consumo di suolo che nell’ultimo biennio si concretizza anche con il sempre maggiore impiego di superfici agricole per l’installazione di pannelli fotovoltaici. Da più parti arriva la richiesta di mettere un freno alla proliferazione di mega impianti a terra da decine di ettari, come quelli già realizzati per lo più in provincia di Rovigo e programmati nel padovano e nel veneziano. I primi a chiedere una normativa chiara sono gli agricoltori, preoccupati per la progressiva perdita di terreno fertile, mai come in questo frangente necessario per le coltivazioni di prodotti alimentari, a partire dal grano, che invece siamo costretti ad importare a caro prezzo dall’estero. Ben venga il fotovoltaico, aggiungono, meglio se sui tetti di abitazioni e aziende. Dopo una lunga attesa fa un passo avanti il progetto di legge regionale che punta proprio a chiarire la normativa sulle installazioni di impianti fotovoltaici di grandi dimensioni. Il testo presentato dal consigliere leghista Roberto Bet ha superato il primo passaggio in seconda commissione consiliare, attraverso la lettura ma senza votazioni. Una volta ottenuti i pareri della terza commissione e del Consiglio delle autonomie locali tornerà in seconda commis-

sione e infine in Consiglio regionale per il voto definitivo, entro maggio, stando alle previsioni. Le principali disposizioni, sulle quali continuerà il confronto, riguardano il limite di un megawatt per gli impianti a terra, in modo da salvaguardare l’attività agricola che dovrà rimanere predominante. Oltre il megawatt di potenza il fotovoltaico sui terreni agricoli dovrà essere agrovoltaico e per ogni ettaro di terreno occupato dai pannelli il proprietario dovrà dimostrare di avere almeno altri 20 ettari disponibili per l’attività agricola. Toccherà poi alle Province individuare le aree di pregio sulle quali i pannelli a terra proprio non dovranno essere installati, mentre saranno definite fra le aree più consone quelle già destinate a cave e a discariche. Fra i consiglieri il dibattito è più aperto che mai e le posizioni rimangono assai diverse, fra chi teme una legge troppo restrittiva per le energie alternative, con il rischio di bocciature sul fronte costituzionale, e chi invece chiede di non perdere altro tempo prezioso e arrivare ad una maggiore tutela delle campagne.


Regione

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Dal Veneto all’Europa. Il presidente del Consiglio regionale all’Europarlamento

Ciambetti a Bruxelles rilancia il ruolo della famiglia e della solidarietà A Bruxelles il terzo incontro di tecnici e firmatari della Carta di Venezia nel progetto sviluppato con le Nazioni Unite: “pandemia e guerra hanno sconvolto il vecchio mondo”

L

’impatto del Covid e quello della tragedia ucraina ma anche lo sguardo al futuro, alla città del domani e ai servizi per la famiglia e i più deboli, al centro dell’intervento con cui presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, ha inaugurato al Parlamento Europeo a Bruxelles il terzo incontro di esperti e firmatari della Carta di Venezia che si inserisce all’interno del Progetto “Città inclusive per Famiglie sostenibili” sviluppato con il dipartimento delle Nazioni Unite. “La tragedia umanitaria vissuta dalla popolazione ucraina mette in luce più che mai il ruolo chiave delle politiche a supporto delle famiglie – ha detto Ciambetti - La fuga dalla guerra ha portato alla divisione dei nuclei familiari contribuendo ad aggravare la vul-

nerabilità dei più deboli, anziani e donne. La solidarietà concreta per l’accoglienza delle famiglie è fondamentale. E’ un onore avere al mio fianco in questo tavolo il collega Marshall Piotr Franciszek Całbecki, presidente della regione Kujawsko-Pomorskie in Polonia impegnato in prima linea su questo fronte drammatico, e lanciare con lui un appello congiunto all’Europa per affrontare insieme queste sfide”. Entrando nel tema della città inclusive per famiglie sostenibili Ciambetti ha sottolineato che occorre “cogliere le opportunità di cambiamento ripensando al modo in cui vediamo e viviamo il mondo. La pandemia, come il recente conflitto europeo, hanno sconvolto il vecchio mondo facendo esplodere le contraddizioni che lo caratterizzava-

no. I maggiori impatti negativi di questo ritardo ricadono sulle persone più vulnerabili e deboli. Questo richiede un coinvolgimento attivo degli attori locali pubblici e privati per affrontare e guidare i cinque trend evidenziati dalle Nazioni Unite nel Rapporto per il 75° anniversario dell’ONU ‘Modellare le tendenze del nostro tempo’. Queste tendenze, cambiamento climatico, urbanizzazione, l’emergere di nuove tecnologie, cambiamento demografico e alle diseguaglianze, identificano una serie di politiche e interventi sulle quali propongo di lavorare assieme per contribuire a rimodellare le nostre città e territori. Dobbiamo re-inventare - ha aggiunto Ciambetti - un nuovo modello di cooperazione pubblico e privato: oggi dobbiamo

cogliere l’opportunità che viene data dal combinare assieme le esigenze sociali e culturali di tutela della famiglia con la tutela dell’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici e le occasioni della nuova economia avanzata. La città ecosostenibile è una straordinaria occasione di rinnovamento. concludendo

la chiave sarà organizzare e costruire il nuovo non ricostruire il vecchio usando le macerie di un mondo che non esiste più. La nuova città deve vedere le famiglie consapevoli e protagoniste della difesa della qualità del vivere che passa soprattutto ora attraverso la difesa della pace e della solidarietà”

De Poli chiama a raccolta i giovani: “Apriamo la politica alle nuove generazioni” “Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alle prossime generazioni. Le parole di Alcide De Gasperi, di cui quest’anno ricorrono i 141 anni dalla nascita, rappresentano la lezione più importante per tutti noi. Questo è il compito alto, direi più nobile, della politica”: con queste parole il senatore padovano Antonio De Poli, questore a Palazzo Madama, ha esordito aprendo la Spring School, scuola di formazione politica che si è svolta sull’altopiano di Asiago, a Gallio. “La politica è la bellezza di credere in un ideale, in un progetto per il bene della propria comunità. La vera sfida oggi - ha rimarcato De Poli - é far crescere un pensiero che ci faccia innamorare della politica, guardando al

futuro e alla crescita della nostra bellissima Nazione. La politica che non fa crescere le nuove generazioni, si chiude in se stessa e non ha prospettiva. Ecco perché è importante aprirsi alla novità e all’entusiasmo dei giovani. Se faremo questo, porremo le basi per una società migliore”, ha evidenziato De Poli. All’evento - dal titolo ‘Giovani e politica: si fa presto a dire ‘boomer’” hanno preso parte oltre 60 giovani partecipanti e 15 relatori che, in un weekend, hanno dato vita ad un percorso formativo con sessioni tematiche e lezioni frontali. Dal funzionamento dell’Ente comunale e delle principali istituzioni nazionali, a partire dal Parlamento, alla comunicazione social e al public speaking con gli

interventi di Roberto Inciocchi (Sky Tg24); Alex Orlowski (Social media intelligence) e Massimiliano Panarari (specialista comunicazione). Il weekend di formazione - con la regia organizzativa dei giovani Udc, Eric Pasqualon e Beatrice Biasia - si è concluso con la tavola rotonda e gli ospiti politici tra cui, oltre a De Poli, Anna Maria Bernini (Forza Italia), il presidente Pierferdinando Casini e Mario Conte (Anci Veneto). “Credo che al di là dei colori politici dobbiamo credere nella forza dei nostri giovani”, ha sottolineato ancora De Poli che ha ricordato, quindi, l’importanza della preparazione e della competenza per amministrare bene: “La formazione è essenziale. Dobbiamo ascoltare e soprattut-

to coinvolgere i giovani. La politica deve rinnovarsi e aprirsi alle nuove generazioni che, più di altre classi sociali, sono stanche di false promesse e slogan. Le battaglie per le quali si spendono le generazioni dei Millennials, spesso, non trovano riscontro nei partiti e per questo i giovani preferisco-

no scendere in piazza anziché conformarsi a un vecchio modo di fare politica. Ne è un esempio il successo di Fridays for Future, il movimento green che tutti abbiamo imparato a conoscere. Ecco perché oggi la politica è chiamata a rinnovarsi sì nel linguaggio ma soprattutto nei contenuti”.


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Verso il voto. Appuntamento con le amministrative per oltre un milione di veneti, ballottaggio il 26 giugno

Election day il 12 giugno, 86 Comuni alle urne S

i torna alla normalità anche per le elezioni. Dopo due anni di pandemia che hanno condizionato anche la data del voto, per il 2022 l’appuntamento con le urne ritrova la sua collocazione “naturale” alle soglie dell’estate. Quest’anno si voterà per le comunali e per i cinque referendum nell’election day fissato per 12 giugno, con l’eventuale ballottaggio per il secondo turno nei Comuni sopra i 15 mila abitanti il 26 giugno. In Veneto i numeri sono importanti: sono oltre un milione gli elettori chiamati a scegliere il proprio sindaco mentre tutti i cittadini sono chiamati al esprimersi sui referendum. Le elezioni amministrative si tengono in 86 comuni Veneti, 13 dei quali sopra i 15 mila abitanti, con la possibilità pertanto che sia necessario il doppio turno, fra questi tre sono i capoluoghi di provincia: Verona, Padova e Belluno. Sarà in queste tre città, pertanto che il voto assumerà anche una valenza che andrà oltre l’aspetto locale e rappresenterà un interessante test in

vista delle elezioni politiche del 2023. A Verona i riflettori sono puntati sul centrodestra: il sindaco uscente Federico Sboarina, Fratelli d’Italia, si ricandida con l’appoggio della Lega ma non di Forza Italia che invece si schiera con l’ex sindaco ed ex esponente del Carroccio Flavio Tosi. Ma la partita è ancora

Importanti test nei capoluoghi Verona, Padova e Belluno oltre che in altre dieci città sopra i 15 mila abitanti aperta perché se a livello locale gli “azzurri” sono orientati su Tosi la situazione potrebbe addirittura capovolgersi se sul fronte nazionale il tavolo del centrodestra troverà un’intesa che andrà a coinvolgere anche la città scaligera. Più chiaro il quadro nel centrosinistra che sostiene l’ex calciatore Damiano Tommasi. Anche a Padova invece il centrosinistra cerca

il più ampio consenso intorno alla ricandidatura del sindaco uscente Sergio Giordani che scommette sulla riconferma insieme alla sua squadra. Compatto il centrodestra al fianco di Francesco Peghin, imprenditore e già presidente di Confindustria Padova e ovviamente non mancano altre candidature che cercheranno di mettersi in evidenza fra i due big. Il centrodestra è unito anche a Belluno, dove sostiene il campione sportivo Oscar De Pellegrin mentre nel centrosinistra il confronto è ancora aperto e il Pd ha scelto di appoggiare Giuseppe Vignato. In provincia di Venezia le altre città chiave al voto sono Mira, Mirano, Jesolo, Marcon e Santa Maria di Sala. Nel padovano Abano Terme e Vigonza sono i Comuni sopra il 15 mila abitanti. In Polesine, appena sotto i 15 mila abitanti, troviamo Porto Viro. Nel vicentino il Comune maggiore è Thiene, seguito da Romano d’Ezzelino. Per la presentazione delle liste il tempo inizia a stringere, si chiude entro il 14 maggio.

IL PUNTO SUI REFERENDUM Cinque quesiti sulla giustizia, è necessario raggiungere il quorum Sono cinque i referendum sui quali gli elettori sono chiamati ad esprimersi il prossimo 12 giugno. I quesiti riguardano temi legati alla giustizia e sono stati promossi dalla Lega e dai Radicali. Ne erano stati proposti otto, poi la Corte Costituzionale ha ritenuto ammissibili i cinque relativi alla giustizia, sui quali ora la parola passai agli italiani. Uno di questi chiede di abrogare la legge Severino nella parte in cui prevede la sanzione accessoria dell’incandidabilità e del divieto di ricoprire cariche elettive e di governo dopo una condanna definitiva. C’è poi la richiesta di abolire la raccolta delle firme per presentare la candidatura al Consiglio Superiore della Magistratura. Un terzo quesito punta a ridurre i reati per cui è consentito il ricorso alle misure cautelari in carcere, e un altro chiede invece la separazione delle carriere dei magistrati: l’idea è obbligarli a scegliere all’inizio della loro carriera se percorrere la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale. Il quinto referendum vuole introdurre la possibilità che negli organi che hanno il compito di valutare l’operato dei magistrati possano votare anche i membri non togati, vale a dire gli avvocati. Come per tutti i referendum abrogativi è necessario che si presenti alle urne almeno il 50% più uno degli italiani. Se i votanti saranno meno della soglia del 50% più uno, i referendum verranno dichiarati nulli e non verrà apportato alcun tipo di cambiamento alle relative leggi.


La Piazza 2030

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Il geoportale. Un progetto di Assindustria Venetocentro, Province, Camere di Commercio e Bim Piave

L’economia circolare dei capannoni Riqualificazione e zero consumo di suolo C

he il cuore produttivo del Nordest sia tappezzato di capannoni non è certo una novità. Oltre 92mila in tutto il Veneto, disseminati in 5.679 aree produttive, per un equivalente di 41.300 ettari di terreno pari al 18,4 per cento della superficie di suolo consumata. E molti – undicimila, il 12 per cento del totale – sono capannoni dismessi e inutilizzati. Partendo da questa fotografia e dopo due anni di gestazione, Assindustria Venetocentro assieme alle Province e alle Camere di Commercio di Padova e Treviso oltre che grazie all’esperienza del consorzio Bim Piave ha lanciato un geoportale finalizzato alla ricognizione capillare, alla mappatura e alla ricerca online delle aree e degli edifici produttivi attivi o dismessi. Si chiama “Capannoni On/Off”, per il momento censisce solo il territorio padovano e trevigiano (fatto di 32mila capannoni industriali) e ha l’obiettivo di evitare nuovo consumo di suolo proprio attraverso la trasformazione e la rigenerazione dell’esistente. “Riqualificare e rigenerare è una scelta di sostenibilità”, spiega Paola Carron, vicepresidente di Assindustria Venetocentro. Una linea di pensiero e azioni sposata in pieno da Francesco Calzavara, assessore regionale al patrimonio e all’innovazione digitale, secondo il quale il percorso avviato a Padova e Treviso deve essere allargato a tutto il Veneto. “È uno strumento che, anche in ottica di economia circolare, in un territorio regionale in cui è già stato consumato tanto suolo, ci aiuterà a comprendere come utilizzare bene quello che c’è ed è disponibile. Con dati veri e la possibilità di lettura in tempo reale si pongono le condi-

zioni per avere la mappatura e una ricognizione di centinaia di migliaia di edifici a destinazione produttiva, favorendo anche l’incontro fra domanda e offerta, capace di dare vita a nuovi progetti di recupero edilizio nell’asse Padova-Treviso, motore dell’economia Made in Veneto”. Calzavara, sottolineando come i veneti fatichino a demolire anche un solo metro cubo, definisce l’operazione “Capannoni On/Off” come “economia circolare del costruito”, oltre che “un modello vincente per non consumare più suolo in una pianificazione su area vasta e non più per singolo comune”. Il portale, già operativo al sito www.capannonionoff.it, regala in modo facile un inedito Big Data fatto di una grande massa di dati e di informazioni che per la prima volta sono connessi fra loro, normalizzati e disponibili. Le banche dati di pubbliche amministrazioni, enti e multiutilities (Catasto, Agenzia delle Entrate, Comuni, Province, registro camerale delle imprese, gestori di rete telefonica, AcegasApsAmga, Ascopiave, Etra, Contarina) sono in dialogo fra loro e le informazioni vengono aggiornate costantemente. “Cervello tecnico” dell’operazione è il consorzio Bim Piave di Treviso e Belluno. “Già nel 2021 i nostri Comuni hanno creato una piattaforma per la condivisione e la gestione dei dati in modo integrato e questo adesso consente di averli disponibili in modo immediato, evoluto e aggiornato. Con il nuovo geoportale – spiega Cristina Da Soller, presidente del consorzio – potranno essere ulteriormente valorizzate le forme di collaborazione territoriale, l’integrazione di nuove classi di dati, la

Alcuni momenti della presentazione del progetto a Palazzo Giacomelli di Treviso, sede di rappresentanza di Assindustria Venetocentro

possibilità di programmare lo sviluppo del territorio con logiche di area vasta”. Il risultato è che chi è alla ricerca di un capannone nell’area di Padova e Treviso, nel portale oggi ha a disposizione la mappatura di circa duemila ettari di aree produttive (su 14.200) con 12.376 capannoni profilati (6.451 nella Marca e 5.925 nel padovano). Un motore che offre la ricognizione capillare, la mappatura e la ricerca online non solo dei capannoni attivi o dismessi e da riqualificare, ma consegna a chi effettua la ricerca tutte le informazioni utili: stato, annessi sottoservizi, infrastrutture materiali e digitali, piani urbanistici. Il portale è a disposizione sia della programmazione territoriale, sia di imprese, progettisti e operatori delle costruzioni per il recupero e il riuso degli edifici dismessi. Ma anche, come sottolinea il direttore generale di Assindustria Venetocentro, “uno strumento di marketing territoriale per attrarre i grossi investitori internazionali”. Sara Salin


Obbiettivo sicurezza

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L’iniziativa. Al via la nuova attività informativa in collaborazione con le Questure

Despar e Polizia di Stato: campagna per prevenire le truffe con La Piazza Alle casse dei supermercati Despar e in allegato a 470mila copie del mensile La Piazza saranno distribuiti volantini per sensibilizzare i cittadini su come difendersi e tutelarsi

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rosegue l’impegno di Aspiag Service, concessionaria dei marchi Despar, Eurospar ed Interspar per il Triveneto, Emilia-Romagna e Lombardia insieme alle Questure Provinciali per diffondere in modo sempre più capillare in tutto il territorio del Veneto, campagne di sensibilizzazione e informazione su temi e problemi sempre più presenti nella nostra società. Il progetto ha preso avvio nel 2021 con la campagna informativa sulla violenza di genere “La violenza non è un atto d’amore – Non sei sola” e successivamente “Stop Bullismo”, per sensibilizzare i cittadini del Veneto e della provincia di Padova su due fenomeni – la violenza sulle donne e il bullismo – con l’obiettivo di creare consapevolezza, promuovere la prevenzione, far conoscere gli strumenti per denunciare queste forme di violenza fisica e psicologica che colpiscono in modo sempre più frequente donne e adolescenti. L’iniziativa ha l’obiettivo di eliminare gli stereotipi, promuovere la prevenzione e costruire un filo diretto con le forze dell’ordine.

COME PREVENIRE LE TRUFFE Il nuovo anno si è aperto con il lancio della campagna informativa che riguarda le “Truffe. Impariamo a riconoscere il problema per agire in sicurezza!”. Fingersi un tecnico venuto per una riparazione oppure un operatore di un call center, fornitore di gas o simili, che contatta il cittadino per proporre di cambiare operatore; richiedere un pagamento per il ritiro di

un pacco postale, sono solo alcune delle modalità con cui un truffatore può avvicinarsi alle persone per poi cadere vittima della stessa trappola. Un problema che riguarda in particolar modo le persone più fragili. Un fenomeno sempre più diffuso, specialmente anche dopo questo periodo di isolamento delle persone e in linea con le precedenti campagne informative. ASPIAG, OBIETTIVO CREARE LEGAMI SEMPRE PIÙ FORTI CON LE COMUNITÀ Queste iniziative si inseriscono nell’ambito delle azioni di responsabilità sociale che Aspiag Service mette in campo nelle regioni in cui è presente, con l’obiettivo di creare legami sempre più forti con le comunità. “Siamo orgogliosi di essere ancora una volta al fianco della Polizia di Stato e delle Questure del Veneto – commenta Giovanni Taliana, Direttore Regionale Aspiag Service per il Veneto – per contribuire a dare voce a questa campagna di prevenzione alle truffe verso le persone più fragili, che spesso rimangono traumatizzati in maniera grave anche a livello psicologico.Questo progetto rappresenta un altro importante passo all’interno di un percorso che abbiamo scelto di intraprendere insieme alle istituzioni dei territori in cui siamo presenti, con l’obiettivo di portare avanti azioni e progetti di pubblica utilità a sostegno delle comunità. Crediamo che la Polizia di Stato oggi abbia anche la necessità di avere interlocutori che possono arriva-

Giovanni Taliana

re direttamente ai cittadini, in mododa far fruire alla maggior parte dei cittadini queste informazioni. Grazie alla nostra presenza capillare sul territorio, i nostri punti vendita saranno un ulteriore amplificatore di questo importante messaggio per contribuire a rendere le persone più attente e consapevoli”. INDICAZIONI PRATICHE E I NUMERI UTILI A CUI RIVOLGERSI Più di 75 mila opuscoli informativi sono stati messi a disposizione in tutti i 165 punti vendita Despar, Eurospar e Interspar del Veneto per le precedenti campagne. I volantini hanno il compito di for-

nire alle persone indicazioni pratiche e ricordare i numeri utili a cui rivolgersi per denunciare episodi di violenza. Per questa nuova campagna da aprile, saranno distribuiti opuscoli anche direttamente nella casa di cittadini, grazie alla diffusione capillare del mensile la Piazza con 470.000 copie su tutto il circuito veneto. Sarà un’operazione che a differenza delle altre, amplierà la sua proposta. Grazie, infatti, alla collaborazione con le Questure Provinciali di Padova, gli uomini in divisa saranno presenti nei punti vendita per dare maggiori dettagli e informazioni ai consumatori. Sara Busato

L’intervista. Il questore di Vicenza Paolo Sartori

“Un reato odioso a danno di indifesi” I

l questore di Vicenza, Paolo Sartori, approfondisce il fenomeno delle truffe nel territorio. Le truffe agli anziani sono un problema ricorrente. Cosa dicono i dati? C’è un aumento? “Si tratta, purtroppo, di un reato particolarmente odioso, che vede persone per lo più indifese, in età avanzata, cadere vittima di individui senza scrupoli, i quali non hanno alcun ritegno nel prendersi gioco della loro buona fede. Pur essendo difficile puntualizzare, al riguardo, dati numerici e statistici, si può tranquillamente affermare che tipologie delinquenziali di questo genere sono tutt’altro che occasionali. A tal proposito è necessario evidenziare come esista purtroppo un sommerso, un numero indefinito di casi mai giunti a conoscenza delle Forze dell’Ordine. Questo rappresenta un aspetto assai preoccupante, ed è dovuto sostanzialmente al senso di vergogna nei

confronti dei propri familiari che spesso attanaglia gli anziani truffati e che spinge molti di loro a non denunciare. Su questo aspetto è necessario intervenire il prima possibile” Il Covid ha influenzato il fenomeno? “Non abbiamo dati specifici al riguardo. Certamente i lunghi periodi di lockdownsono coincisi con un aumento esponenziale delle truffe online, a danno però di vittime di ogni genere ed età”. Come possono proteggersi gli anziani? “Seguendo gli accorgimenti che vengono suggeriti dalle Forze dell’Ordine, ripresi dalle campagne di informazione che sistematicamente vengono realizzate da Enti ed Associazioni che si occupano di assistenza alle persone in età avanzata. Ad esempio, non è opportuno far accedere nelle proprie abitazioni soggetti che si qualificano come funzionari di società di distribuzione di energia senza che

vi siano stati preventivi contatti ufficiali con l’Ente, così come non bisogna dar corso a richieste telefoniche di denaro formulate da soggetti che si qualificano come Avvocati ovvero appartenenti alle Forze dell’Ordine. La vendita di oggetti tra privati, inoltre, crea spesso i presupposti per pratiche illegali: il consiglio è di acquistare la merce soltanto sui siti dell’e-commerce più conosciuti”. Come è nata la collaborazione con ASPIAG e perché? “La collaborazione con “Aspiag Service”nasce con lo scopo di promuovere campagne di sensibilizzazione e informazione per diffondere in modo capillare importanti messaggi a sfondo sociale contro soprusi e fenomeni di discriminazione, come la violenza di genere, il bullismo e, da ultimo, le truffe agli anziani. Le brochure diffuse nei punti vendita Despar hanno il compito di fornire informazioni, dare indicazioni pra-

tiche e fornire i recapiti utili a cui rivolgersi per denunciare episodi di violenza o discriminazione. In esse viene inoltre menzionata YouPol, l’APP della Polizia di Stato che permette a vittime e testimoni di atti di violenza e di reati in generale di chiedere aiuto tramite un contatto diretto con la Centrale Operativa della Questura, anche in forma anonima”. Giorgia Gay


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APRILE APRILE2022 2022

on-line:

Salute Dal 1° aprile

Covid, è finito lo stato di emergenza

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Green pass, mascherine, vaccini: si cambia

a fine dello stato d’emergenza, lo scorso 31 marzo, comporta l’entrata in vigore, per tappe, delle nuove regole contro la diffusione del Coronavirus che guideranno il nostro comportamento nei prossimi mesi fino ad un graduale ritorno alla normalità, anche se naturalmente il buon senso e una certa dose di precauzione inducono a considerare il fatto che non si tratta di un “liberi tutti”. Una tabella di marcia, fino al prossimo 30 giugno, scandisce i vari passaggi. Dal 1° aprile per gli over 50 non è più obbligatorio il super green pass sul luogo di lavoro. E’ richiesto solo il certificato di base. L’obbligo del Green pass, di base o rafforzato, cade anche per hotel, strutture ricettive e servizi alla persona, e pure per viaggiare sui mezzi di trasporto pubblico locale. Se l’obbligo vaccinale resta in vigore fino a fine anno per il personale sanitario e delle Rsa, per le altre categorie lavorative è confermato invece fino al prossimo 15 giugno (compresi i docenti). Sono abolite le quarantene da contatto. Va in isolamento, infatti, solo chi risulta positivo, a prescindere dallo stato vaccinale. Prosegue alla pag. seguente


Salute

34 Aprile mese della prevenzione alcologica

I danni che provoca l’uso e l’abuso di alcol sui giovani

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Dal 1° aprile

Covid, è finito lo stato di emergenza

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prile è il mese della prevenzione alcologica. L’alcol è uno dei principali fattori di rischio di malattia, disabilità e mortalità prematura. Rappresenta la prima sostanza induttrice di dipendenza con alto impatto sociale e come sostanza tossica, cancerogena, calorica, e spesso associata ad altre dipendenze da sostanze e da comportamenti. A mettere in primo piano il tema è l’azienda Ulss 5 Polesana che ha voluto concentrare l’attenzione sui giovani e le conseguenze che l’abuso di alcol provoca su di loro, mettendo a fuoco, per nodi tematici, i punti fondamentali. Quali sono dunque gli effetti dell’alcool sui giovani? CHI HA MENO DI 18 ANNI NON DOVREBBE MAI ASSUMERE MAI BEVANDE ALCOLICHE. Nell’adolescenza, l’enzima che serve a metabolizzare l’alcol non si è ancora sviluppato nell’organismo e quantità anche molto piccole possono diventare subito tossiche. Ciò comporta che l’assunzione e l’abuso di alcol possono causare problemi di salute ai futuri adulti. DANNI CEREBRALI. Lo sviluppo cerebrale si completa intorno ai 25 anni e l’uso eccessivo di alcol può interferire con il processo di maturazione. Di conseguenza, i giovani che bevono rischiano di avere più difficoltà intellettuali, di orientamento e di memoria rispetto ai coetanei che non assumono alcol. DANNI AGLI ORGANI INTERNI. L’abuso di alcol può portare alla steatosi epatica, conosciuta anche come “fegato grasso”, che può causare in seguito altri segni di sofferenza epatica fino alla necrosi delle cellule. È inoltre responsabile di danni a molti altri organi, come cervello, cuore, stomaco e mammella. Eccesso di calorie. L’alcol ha un

I giovani che bevono rischiano di avere conseguenze sulla qualità della vita futura a livello cerebrale, ma anche agli organi interni e, per i maschi, alla salute sessuale e riproduttiva elevato contenuto calorico, di conseguenza un eccessivo consumo è associato a un aumento del grasso corporeo e in larga misura al deposito di grasso. SALUTE SESSUALE. L’alcol può essere particolarmente dannoso per la salute sessuale e riproduttiva degli adolescenti di sesso maschile, proprio perché in una fase delicata di sviluppo dell’apparato riproduttivo. RISCHIO DI DIPENDENZA. In fase adolescenziale è più facile che l’assunzione di alcol crei una dipendenza rispetto a quanto accade negli adulti. PERDITA DI CONTROLLO. L’alcol altera il comportamento

e spesso porta alla perdita di controllo, con l’assunzione di rischi che possono avere conseguenze molto gravi per se stessi e per gli altri. Per sensibilizzare i giovani a comportamenti consapevoli l’Ulss 5 Polesana insieme con la Conferenza dei Sindaci hanno promosso un progetto, “Strada facendo”, che vede gli operatori di strada impegnati direttamente sul territorio, nei luoghi di aggregazione e di consumo di bevande alcoliche per incontrare i giovani e informarli sull’uso e l’abuso di sostanze alcoliche. Attraverso i Dipartimento per le Dipendenze (SerD), l’azienda si rivolge alle scuole primarie e secondarie della provincia di Rovigo con progetti di prevenzione per gli studenti e le loro famiglie.

A scuola, quindi, si continua a fare ricorso alla didattica a distanza ma solo per chi è stato contagiato. Gli stadi tornano ad una capienza del 100 per cento e si accede con il Green pass base. E’ finito anche il ricorso al sistema delle regioni a colori. Il 30 aprile, invece, sarà il giorno in cui terminerà l’uso obbligatorio delle mascherine al chiuso. Il 1° maggio quello in cui non sarà più necessario esibire il Green pass. L’obbligo vaccinale per gli over 50 terminerà infine il 15 giugno prossimo. Le nuove regole a scuola. Con la cessazione dello stato di emergenza ci si muove in modo diverso anche nelle scuole, con una nuova revisione del protocollo adottato fino a fine marzo. I docenti non vaccinati potranno tornare a scuola, facendo un tampone, ma non possono stare a contatto con gli studenti. Resta l’obbligo di utilizzare le mascherine chirurgiche, ad eccezione dei bambini fino a sei anni d’età e dei soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso delle mascherine. Fino al 30 aprile le mascherine di tipo Ffp2 vanno comunque indossate sui mezzi di trasporto scolastici, ma non sono previste durante le attività sportive. Si raccomanda di mantenere il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, a meno che le condizioni logistiche non lo consentano. Tornano le uscite didattiche e i viaggi d’istruzione, comprese le partecipazioni alle manifestazioni sportive. Fino a tre casi positivi in classe per tutti gli studenti è prevista la frequenza con obbligo di mascherina chirurgica, se i casi sono almeno 4 tra gli alunni, le attività proseguono in presenza ma per docenti ed educatori e per gli stessi alunni che hanno un’età superiore ai sei anni è previsto l’uso di mascherine di tipo Ffp2 per dieci giorni dall’ultimo contatto con positivo. Nel caso si manifestassero sintomi è obbligatorio effettuare un test antigenico o molecolare. Basta contagi. Finisce lo stato di emergenza ma rimane la necessità di un comportamento responsabile e corretto al fine di ridurre il rischio dei contagi. “Basta contagi”: è un auspicio condiviso un po’ da tutti ma soprattutto una richiesta che viene dai più piccoli. Colpisce dunque il disegno, tra i tanti, che alcune settimane fa sono stati portati dal sindaco di Padova Sergio Giordani e dall’assessore all’Istruzione Cristina Piva al direttore generale dell’azienda Ulss 6 Euganea, Paolo Fortuna. Sono stati realizzati dagli studenti delle scuole di ogni ordine e grado della città. Rappresentazioni, con tecniche e linguaggi differenti, di cosa è stato il Covid per loro, come hanno vissuto la pandemia. Sono disegni realizzati per ringraziare il personale sanitario. Immagini che raccontano il virus, la paura, i vaccini, i tamponi e soprattutto la stanchezza generata da questa situazione. “Basta contagi”: è l’esclamazione che forte e chiara si legge in uno di questi disegni. E non si può deludere la richiesta così sensata di un bambino.


Salute

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Lo scorso 2 aprile la Giornata mondiale. Un fenomeno in crescita

Autismo, verso una sempre maggiore consapevolezza

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i sono dei premi che si mettono sul petto, altri nel cuore. Questo lo metto nel cuore”. E’ il commento di Damiano, quando aveva 14 anni, dopo essere arrivato ultimo, accompagnando una compagna ipovedente, in una gara di percorso ad ostacoli. Damiano abita a Treviso, ha una diagnosi di autismo e oggi di anni ne ha 20, vissuti intensamente e con molti obiettivi raggiunti: da quell’ultimo posto non si è più fermato, nel suo percorso di crescita, personale e sociale. È diventato cintura nera di karate; ama il teatro e adora Pirandello. E non scherza neanche a scuola: a giugno si diplomerà all’Istituto Fermi di Treviso. “Sono felicissimo - confessa perché prendere il diploma significa andare all’università e io voglio fare Giurisprudenza, e magari diventare avvocato”. “È un momento molto impegnativo, ma entusiasmante, per lui e, anche, per tutti noi e per la sua famiglia, mamma Margherita, papà Giuseppe e la sorella Romina, che ha sempre favorito i suoi interessi, supportandolo nelle sue scelte anche se impegnative e gioendo dei traguardi raggiunti”, commenta la dottoressa Gorini, responsabile del Centro Samarotto, la struttura da cui è stato seguito. E’ la storia che nella propria pagina Facebook, l’azienda Ulss 2 Marca trevigiana ha voluto raccontare lo scorso 2 aprile, in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo. L’augurio è che la vicenda di Damiano sia da esempio e stimolo per le persone che, come lui, convivono con disturbi dello spettro autistico. Secondo l’Osservatorio nazionale autismo in Italia 1 bambino su 77, nella fascia d’età tra 7 e 9 anni, è un bambino con autismo. Nell’Ulss 2 Marca Trevigiana, sulla base dei dati elaborati dai Servizi Età Evolutiva, sono attualmente 981 gli under 18 con autismo cui vanno aggiunti ulteriori 107 casi di persone di età compresa tra i 18 e 25 anni, ancora in carico ai servizi dell’età evolutiva, ed altri 222 adulti, seguiti da Servizi Disabilità, Servizio Inserimento Lavorativo e Dipartimento Salute Mentale. Complessivamente, quindi, le persone con autismo sono 1.310 soggetti. Confrontando i dati con le rilevazioni del 2010 risulta che ad oggi i numeri si sono quadruplicati. La Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo è stata istituita dall’Onu nel 2007 allo scopo di sensibilizzare le comunità e i cittadini degli Stati membri delle Nazioni

A Treviso, secondo i dati raccolti dall’Ulss 2 Marca Trevigiana, rispetto al 2010 i numeri sono quadruplicati. La toccante storia di Damiano

Unite alla conoscenza di questo disturbo e porre l’attenzione sui diritti delle persone che ne sono affette e delle loro famiglie. E’ necessario promuovere una sempre maggiore consapevolezza rispetto a un tema che coinvolge moltissime famiglie. L’Ulss 2 ha istituito il Centro di Riferimento Autismo che si interfaccia con tutti i servizi del territorio al fine di uniformare percorsi e azioni. I servizi direttamente coinvolti per l’età evolutiva vedono in ogni distretto un’equipe di primo livello dedicata ai bambini con autismo, oltre al grande lavoro svolto dal Centro “Adelina Samarotto”, centro di secondo livello specifico per l’autismo, ed anche dei Servizi per l’età adulta nel cui ambito si stanno strutturando équipe specificatamente dedicate. Proprio in questo periodo hanno avuto avvio due nuove iniziative: il

Sopra il giovane Damiano

Progetto Nida (Network Italiano riconoscimento precoce disturbi autistico - Rete veneta riconoscimento disturbi spettro autistico) prevede l’implementazione di personale dedicato alla osservazione dei bambini a rischio autismo, in sinergia con i pediatri e le patologie neonatali, al fine di una individuazione e successivo trattamento precoce; il Progetto Quality Life, invece, è dedicato a iniziative innovative nella fascia d’età 16-40, per fornire risposte alle esigenze delle persone con autismo e delle loro famiglie, contribuendo alla deistituzionalizzazione ed al miglioramento della qualità di vita di queste persone.


Salute

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La ricerca. Il professor Emanuele Cozzi spiega l’importanza dell’innovativa scoperta

Le valvole cardiache biologiche che non si deteriorano, una nuova risorsa Un team di ricercatori internazionale guidato dall’Università di Padova scopre come evitare la risposta anticorpale che porta alla degenerazione dei tessuti delle valvole biologiche

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e valvole cardiache biologiche ottenute da donatori animali ingegnerizzati possono evitare quella risposta anticorpale diretta verso le molecole zuccherine - normalmente presenti in valvole animali - che induce danni alla valvola impiantata e ne determina una sua degenerazione. E’ ciò che ha scoperto un team internazionale di ricercatori, coordinati dall’immunologo clinico Emanuele Cozzi, docente del dipartimento di Scienze cardio-toracovascolari e Sanità pubblica dell’Università di Padova. La ricerca è stata condotta nel contesto del Progetto Europeo TransLink, finanziato con un budget di 6 milioni di euro dal Settimo Programma Quadro della UE e ha coinvolto 14 partner appartenenti a 4 Paesi dell’Unione Europea (Italia, Spagna, Francia, Svezia), l’Inghilterra, gli Stati Uniti, il Canada ed Israele. Il risultato è stato pubblico sulla vista scientifica “Nature medicine” col titolo “The role of antibody responses

against glycans in bioprosthetic heart valve calcification and deterioration”. Nel mondo sono circa 400.000 i pazienti che, ogni anno, hanno bisogno della sostituzione di una valvola cardiaca. Per questi malati le valvole biologiche – ovvero le valvole di derivazione animale – sono le più idonee in quanto biocompatibili e, contrariamente alle valvole meccaniche, non necessitano di terapia anticoagulante. “Le valvole biologiche, usate per circa il 60% delle sostituzioni valvolari, presentano alcuni inconvenienti derivati soprattutto dal fatto che queste contengono degli antigeni zuccherini che invece non sono presenti nelle valvole umane – spiega il professor Cozzi -. Questi antigeni inducono una risposta immunitaria che aggredisce il tessuto delle valvole stesse e ne causa un precoce deterioramento, soprattutto in soggetti giovani con un sistema immunitario efficiente. Per scongiurare questo pericolo i

A fianco il professore Emanuele Cozzi

pazienti giovani ricevono valvole meccaniche che però necessitano di terapia anticoagulante: questo impone al paziente stili di vita e di lavoro con notevoli limitazioni, evitando tutto ciò che può causare traumi e conseguenti emorragie difficilmente contenibili”. I ricercatori hanno esaminato per un arco di 5 anni 1668 pazienti che hanno ricevuto valvole biologiche presso i centri di cardiochirurgia dell’Ospedale Bellvitge di Barcellona, dell’Ospedale

Universitario Vall d’Hebron di Barcellona, dell’Ospedale Universitario di Manitoba, dell’Ospedale Universitario di Nantes e dell’Azienda OspedaleUniversità di Padova, cercando di chiarire se la risposta anticorpale diretta contro le molecole di zuccheri presenti sulle valvole di derivazione animale potesse portare a un deterioramento valvolare precoce attraverso un processo di calcificazione. “Il nostro studio ha dimostrato che,

dal primo mese successivo all’impianto di valvole biologiche, il livello degli anticorpi diretti contro le molecole zuccherine aumenta significativamente – prosegue il professor Cozzi -. In un modello animale abbiamo visto come effettivamente la presenza di questi anticorpi sia in grado in un mese di causare depositi di calcio nelle valvole biologiche e quindi di determinarne il deterioramento. Al contrario, se impiantiamo valvole provenienti da animali ingegnerizzati in modo da non produrre le molecole zuccherine, gli anticorpi non “aggrediscono” la valvola e non inducono la calcificazione dei tessuti. Avremo così valvole biologiche che, da un lato, hanno una vita più lunga e, dall’altro, possono essere impiantate anche in pazienti giovani garantendo loro sicurezza e una migliore qualità di vita rispetto alla valvola meccanica”.


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Enogastronomia

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Il piatto tipico. La coltivazione dell’ortaggio, diffusa in tutto il Veneto, trova in questa zona uno dei risultati più apprezzati

Gli asparagi bassanesi, veri re della tavola Celebrati da Hemingway, la tradizione racconta che li portò a Bassano sant’Antonio. Ma non è vero. Da Giovanni Verga a Marcel Proust, da Maupassant e Le Carré sono molti i letterati che hanno inserito gli asparagi nei loro lavori

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essun altro prodotto del Veneto ha ricevuto una benedizione letteraria più illustre: di asparagi parla “Dì là dal fiume e tra gli alberi”, pubblicato da Ernest Hemingway nel 1950 e scritto fra Cuba, Cortina e Venezia. Arrigo Cipriani, neanche ventenne al tempo, se lo ricorda bene il vecchio Ernest che al tavolino nella “Stanza”, come lui chiama l’Harry’s bar, scriveva e prendeva appunti. Lo scrittore, che di lì a qualche anno riceverà il Pulitzer e il Nobel, è solo l’ultimo di una schiera di personaggi illustri che l’asparago ha incrociato nella sua millenaria vita. Tanto per ricordare qualche nome, ricordato da Giandomenico Cortese in un suo lavoro, c’è Guy de Maupassant che li cita in “Bel Ami”, Giovanni Verga nelle sue “Novelle Rusticane”, mentre Marcel Proust resta “rapito davanti agli asparagi, aspersi d’oltremare e di rosa”. Anche John Le Carrè in un suo racconto, “Single & single”, mette in tavola gli asparagi maturati nell’orto. L’asparago è patrimonio dell’umanità, d’accordo, ma nel Nordest è particolarmente di casa. I piatti legati a questo prodotto sono diventati tradizione: uova e asparagi alla bassanese, tanto per citare il più caratteristico, oppure il risotto o le fettuccine agli asparagi, la zuppa primavera, la crema di asparagi, il pasticcio oppure i bigoli agli asparagi, la frittata agli asparagi o quelli fritti in pastella… La materia prima arriva da 1800 ettari coltivati nel Veneto che producono 10mila tonnellate di asparagi bianchi e verdi: si va dalle tremila tonnellate l’anno del Padovano, soprattutto concentrate a Pernumia, ai mille quintali ciascuno delle zone di Bassano e Cimadolmo; Arcole e il Veronese producono altre tremila tonnellate,

Un piatto di tagliatelle agli asparagi bassanesi e uova & asparagi alla bassanese. Sono piatti classici della gastronomia di primavera

ma vanno ricordate anche le coltivazioni Badoere, del Rodigino e del Veneziano. Seguendo le zone d’acqua, la produzione si allarga al vicino Friuli, in particolare alla zona di Tavagnacco: 250 gli ettari coltivati, 150 le aziende coinvolte e mille le tonnellate di asparagi prodotte. Se il Friuli fa risalire la produzione a tre secoli fa, il Veneto ha perso la memoria di quanto antica sia la coltivazione, tant’è che parla di sant’Antonio da Padova come padrino del prodotto: non è assolutamente vero, perché il santo a Bassano aveva ben altro cui pensare che agli asparagi. Tuonava nelle chiese contro il vero peccato del tempo, che era l’usura dei banchieri. Oddio, anche oggi avrebbe da ridire… Però resta nella mente di tutti che la stagione degli asparagi va da san Giuseppe a sant’Antonio, dal 19 marzo al 13 giugno. Un retaggio del tempo in cui i contadini erano analfabeti e misuravano le stagioni con il calendario della canonica. Il Veneto è il secondo produttore in Italia di asparagi, dopo la Puglia. Ma deve guardarsi da una consistente invasione, ormai in atto da parecchi anni, che è quella degli asparagi peruviani, una marea a buon mercato che sta conquistando spazio ovunque nei negozi e supermercati. Del resto il Perù è il secondo produttore al mondo: il primo, naturalmente, è la Cina. Siete avvisati. Antonio Di Lorenzo


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