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ilbassano - giu26

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Mozione antimafia, l’adesione ad Avviso Pubblico approda in consiglio e divide

La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma

La Lega vive settimane di profonda e sotterranea fibrillazione, e l’epicentro di questa scossa si trova, ancora una volta, in Veneto. L’esito del recente Consiglio federale di Roma, risoltosi con un congelamento delle nomine dei vicesegretari, ha plasticamente descritto lo stato di tesa tregua che attraversa via Bellerio. Quello che apparentemente si presenta come un rinvio tecnico, nei fatti nasconde un confronto serrato sul futuro identitario del partito, con il Veneto a fare da capofila di una richiesta chiara: rimettere i territori e i governatori al centro della cabina di regia.

Dal punto di vista della base e dei quadri veneti, il dibattito attuale va ben oltre la pura assegnazione delle poltrone. La trattativa reale si muove lungo l’asse tra il segretario federale Matteo Salvini e la figura più rappresentativa del leghismo veneto, Luca Zaia.

La prospettiva emersa nelle ultime ore non vede semplicemente l’ex Doge nel ruolo di vice, bensì come potenziale garante di una decisa “svolta a Nord” . Un assetto che sul piano dei pesi politici interni avrebbe lo scopo di blindare l’eredità e il controllo politico delle storiche roccaforti settentrionali.

Più poteri alle Regioni: la Cgil mette in guardia

Gli studenti di Bassano dicono di no al fumo e conquistano il primo posto nel concorso regionale

AUTONOMIA DIFFERENZIATA, CONFRONTO SERRATO, STEFANI: “RICHIESTE SACROSANTE”

E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA

• Nicola Stievano

l tempo scorre inesorabile: il 30 giugno 2026 non è più una data cerchiata in rosso sul calendario di amministratori e tecnici, ma una scadenza immediata che bussa alle porte dei nostri municipi e u ici. Anche per il Veneto questa non è una scadenza qualunque: è il momento della verità per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’ora in cui i progetti devono trasformarsi definitivamente in opere compiute, i cantieri devono chiudersi e la burocrazia deve lasciare spazio ai fatti.

Rucco, Alta velocità: “Serve il coraggio decidere per Vicenza una volta per tutte” segue a pag. 3

servizi alle pag. 4-5

Dove lo butto? Umido organico

L’Umido pulito è il rifiuto organico privo di

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Il rifiuto raccolto viene trasformato negli impianti di ETRA in fertilizzante naturale utilizzato in agricoltura per la concimazione organica dei terreni.

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FACCIAMO IL PUNTO

NASCE IL TAVOLO AGENDA

GIOVANI PER LA CANDIDATURA

A CAPITALE DELLA CULTURA 2029

Bassano punta sui giovani per costruire la propria candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029. Il Comune ha infatti istituito il TAG, Tavolo Agenda Giovani, un nuovo organismo consultivo e propositivo che coinvolgerà direttamente ragazze e ragazzi nella definizione di idee, progetti e visioni per il futuro culturale della città e dell’intero territorio della Pedemontana veneta. L’iniziativa è stata presentata dal sindaco Nicola Finco e dalla dirigente dell’Area 3 Barbara Guidi. Il Tavolo sarà composto da dieci giovani tra i 18 e i 27 anni, legati a Bassano del Grappa o al territorio pedemontano, che verranno selezionati attraverso una manifestazione di interesse pubblica. L’obiettivo è quello di rendere le nuove generazioni protagoniste di un percorso che non si limita alla preparazione del dossier di candidatura, ma punta a costruire una strategia culturale condivisa e duratura. I partecipanti saranno chiamati a confrontarsi sui temi della cultura, della cittadinanza attiva e della trasformazione urbana, contribuendo con proposte concrete e idee innovative. Il TAG accompagnerà tutte le fasi del percorso verso il 2029 attraverso attività di confronto e co-progettazione, la formulazione di contributi per il dossier di candidatura, lo sviluppo di iniziative culturali rivolte alla città e la partecipazione a incontri pubblici, laboratori e momenti di approfondimento. Sarà inoltre un’occasione per elaborare scenari e prospettive sul futuro culturale e urbano di Bassano. Per i giovani selezionati si tratterà anche di un’esperienza formativa. I componenti del Tavolo avranno infatti la possibilità di dialogare direttamente con professionisti del settore, progettisti, istituzioni culturali e soggetti coinvolti nella candidatura, acquisendo competenze utili nel campo della progettazione culturale e della partecipazione civica. Per valorizzare concretamente il loro impegno, il Comune ha previsto alcune agevolazioni dedicate. I membri del TAG riceveranno una MBA Club partner per l’accesso ai Musei Civici, un abbonamento agli eventi di Operaestate Festival Veneto 2026 e un buono libri del valore di 100 euro. Con questa iniziativa Bassano scommette sul contributo delle nuove generazioni, chiamate a diventare parte attiva di uno dei progetti più ambiziosi per il futuro della città

Il nuovo organismo consultivo voluto dal Comune rende i ragazzi protagonisti

E DOPO IL 2026? LA NUOVA SFIDA

Guardando i dati del monitoraggio territoriale, emerge un quadro di indiscutibile orgoglio per il nostro Nord-Est. Il Veneto si conferma locomotiva d’Italia anche nella capacità di spendere e realizzare. Nella nostra regione viene gestita una mole finanziaria monumentale da 14,3 miliardi di euro per 64.800 progetti complessivi: una transizione che ha già portato alta tecnologia negli ospedali, nuove strutture di cura e assistenza e un tasso di completamento dei cantieri comunali superiore alla media nazionale. Questi numeri ci dicono che la macchina amministrativa locale ha retto l’urto.

Laddove lo Stato centrale ha spesso mostrato fiatone e ritardi, stavolta il pragmatismo degli enti locali ha risposto positivamente. I sindaci e i tecnici dei piccoli comuni, spesso lasciati soli a combattere con la piattaforma ReGiS, hanno fatto i salti mortali, supportati negli ultimi mesi dalle task force di esperti per evitare il blocco delle autorizzazioni e dei cantieri e veder sfumare i generosi fondi messia disposizione. Ora è tempo di tirare le somme, di completare i cantieri e poi la rendicontazione. Tuttavia è necessaria una riflessione più profonda che vada oltre il 30 giugno e il 31 agosto, l’ultima data utile per la rendicontazione. La vera sfida, infatti, comincia il giorno dopo. Cosa ce ne faremo di queste

infrastrutture se non avremo le risorse umane per gestirla? Abbiamo costruito asili nido, ma avremo i fondi di bilancio corrente per assumere gli educatori? Stiamo digitalizzando la sanità e creando Case della Comunità, ma dove troveremo i medici e gli infermieri per riempirle, vista la crisi vocazionale del settore? A complicare ulteriormente il quadro, sul fronte sanitario, è lo stallo a livello nazionale sulla riforma della medicina territoriale che riguarda per l’appunto il ruolo dei medici di base nelle nuove Case della Comunità. Il PNRR è stato pensato come una straordinaria iniezione di capitale per le strutture, non per la spesa corrente. Il rischio concreto è di ritrovarsi con scatole tecnologiche bellissime, con edifici nuovi e all’avanguardia ma desolatamente vuoti. Il Veneto ha dimostrato di saper spendere e costruire rispettando quasi sempre tempi e procedure. Ora, però, la politica locale e nazionale deve pretendere una fase due, che va ben oltre il 2026: riforme strutturali e risorse correnti per far funzionare ciò che è stato realizzato, a partire dalla sanità, non certo questione di poco conto. Altrimenti, la più grande opportunità di questo quarto di nuovo secolo rischia di trasformarsi in un monumento all’e icienza edilizia, privo di un’anima sociale e non in sintonia con le necessità quotidiane.

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Nata per alleggerire il pronto soccorso: cosa cambia davvero nella Casa della Comunità

Prima i cantieri, i pilastri, i solai. Poi i mesi di allestimento, gli impianti, le pareti in cartongesso. E da maggio le porte aperte al piano terra di via Ca’ Dolfin: la Casa della Comunità di Bassano del Grappa è operativa. Sorge accanto all’ospedale San Bassiano, in una palazzina di nuova costruzione che si sviluppa su quattro livelli per circa 2.900 metri quadrati. Chi entra trova gli ambulatori di medicina generale e infermieristica attivi dalle otto alle venti, il servizio di infermieristica di famiglia, la Continuità Assistenziale — quella che fino a lunedì sera rispondeva da villa Serena — e il Punto Unico di Accesso, pensato per orientare i cittadini tra i diversi servizi sanitari e socio-sanitari senza passare dal pronto soccorso. Dietro ogni sportello, il tentativo di costruire una sanità che arrivi prima che la situazione diventi urgente. Il finanziamento arriva dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: sei milioni la quota PNRR del primo stralcio, altri 6,6 milioni dal fondo sanitario regionale, più 653mila euro dal fondo integrativo. In tutto, 13,4 milioni per la struttura principale. Un secondo stralcio da 3,6 milioni — che completerà i piani superiori e aggiungerà ulteriori servizi specialistici — è ancora in attesa di copertura finanziaria. Con Bassano, la Ulss 7 Pedemontana ha completato tutte le otto Case della Comunità previste nel suo

territorio. Le altre tre nel Distretto di Bassano sono già attive a Romano d’Ezzelino, Marostica e Asiago; nell’Alto Vicentino le strutture erano operative ad Arsiero, Malo, Schio e Thiene. “Avere completato l’attivazione di tutte le Case della Comunità nel rispetto dei tempi concordati con la Regione rappresenta un risultato molto importante”, ha dichiarato il direttore generale Giovanni Carretta. Poi ha aggiunto qualcosa che vale la pena non sottovalutare: ci vorrà pazienza, perché cambiare abitudini consolidate richiede tempo. La nuova Casa di Comunità entra in funzione a partire dal piano terra, dove sono concentrati i primi servizi aperti ai cittadini. Il punto di riferimento è il Punto Unico di Accesso, che valuta i bisogni sanitari e socio-sanitari e indirizza le persone verso il percorso più adatto, evitando passaggi tra u ici diversi. Nella stessa area è attivo anche il Cup per le prenotazioni. Tra i servizi già operativi ci sono l’ Ambulatorio di Assistenza Primaria, aperto dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20 per urgenze minori e gestione delle cronicità, e la Continuità Assistenziale, attiva di notte e nei festivi. Entrambi fanno riferimento al numero unico 116.117. È previsto anche il ruolo dell’ infermiere di famiglia e comunità, che seguirà i pazienti in ambulatorio e a domicilio, insieme all’ ambulatorio infermieristico attivo sette giorni su

L’acqua delle risorgive entra nell’era digitale

L’acqua delle risorgive entra nell’era digitale. Il Consorzio di Bonifica Brenta ha completato l’installazione di nuovi misuratori intelligenti in dieci punti di prelievo irriguo distribuiti lungo la fascia delle risorgive del Brenta, tra le province di Padova e Vicenza. Un intervento finanziato attraverso un bando del Ministero dell’Agricoltura nell’ambito del Pnrr, che punta a rendere più e iciente e sostenibile la gestione della risorsa idrica in uno dei territori agricoli più delicati dell’alta pianura veneta. Il progetto ha

interessato i pozzi irrigui di Casaretta, Vaglio, Giachele, Boschetti, Sesso, Ospitale, Spessa, Mezzalira, Albereria e il sollevamento Finesso. Oggi, però, questo sistema naturale è più fragile. Negli ultimi decenni l’acqua di falda che a iora in superficie si è ridotta sempre di più, cambiando l’equilibrio idrico del territorio. Per questo già negli anni Settanta il Consorzio aveva costruito impianti di sollevamento dalla falda, così da garantire l’irrigazione dei campi e sostenere la rete dei corsi d’acqua minori. Ora il

sette e all’ assistenza domiciliare integrata. La struttura ospita inoltre ambulatori specialistici dedicati alle cronicità: pneumologia, anemia, angiologia, scompenso cardiaco e ipertensione, accessibili con impegnativa e prenotazione al Cup. Da luglio è prevista anche l’attivazione della neurologia. Il punto prelievi, invece, resterà per ora in ospedale, in attesa del futuro trasferimento. Attualmente nella nuova sede lavorano circa 50

professionisti, ma il trasferimento proseguirà in modo graduale fino a coinvolgere i circa 180 operatori oggi presenti nella sede di via Monsignor Negrin, destinata alla progressiva dismissione. La Casa di Comunità si candida così a diventare uno dei principali presidi dell’assistenza territoriale nel Bassanese.

salto tecnologico. In ciascun impianto sono stati installati misuratori elettromagnetici di portata e volume, sistemi elettronici di acquisizione dati e dispositivi di telecontrollo collegati da connessioni dedicate. Il nuovo sistema consentirà di monitorare in tempo reale i volumi prelevati, migliorare la gestione dei turni irrigui e ridurre gli sprechi d’acqua. L’intervento rientra negli obiettivi del Pnrr legati alla digitalizzazione e alla resilienza dell’agricoltura. Per il Consorzio Brenta si tratta anche di una prova di

e icienza amministrativa: i lavori sono stati completati entro le scadenze previste dal piano nazionale.

• (s.b.)

Bassano a due velocità, digitale al top ma i progetti sociali rischiano milioni

Idati aggiornati a febbraio 2026 della piattaforma OpenPnrr delineano un quadro netto: da un lato la trasformazione tecnologica del Comune è stata portata a termine in ogni sua componente; dall’altro, gli interventi di welfare procedono con ritardi significativi a fronte di una scadenza improrogabile, il 30 giugno, e di quasi 4,5 milioni di euro da spendere e rendicontare.

Sul versante della transizione digitale, tutti i progetti finanziati risultano completati al 100%: migrazione al cloud dei servizi comunali, integrazione delle piattaforme PagoPA e App IO,

attivazione della Piattaforma Notifiche Digitali, interoperabilità tramite PDND e collegamento con la Carta d’Identità Elettronica. Investimenti contenuti — tra 13 mila e 281 mila euro — ma decisivi per semplificare il rapporto tra cittadinanza e pubblica amministrazione: pagamenti online, notifiche u iciali, accesso ai servizi con identità digitale sono oggi più rapidi e lineari.

Un traguardo ottenuto grazie alla capacità degli uffici comunali di muoversi con tempestività tra gare informatiche e rendicontazioni europee. Ben diverso lo scenario nel comparto

sociale. L’iniziativa economicamente più rilevante, le “Stazioni di Posta” per il contrasto alla povertà estrema, dispone di 1,09 milioni di euro ma registra pagamenti e ettivi fermi al 63%: restano dunque da spendere e certificare quasi 400 mila euro in poche settimane.

An cora più arretrati tre interventi dell’Ambito Territoriale Sociale con capofila Bassano del Grappa: il sostegno alla genitorialità e la prevenzione della vulnerabilità familiare è al 43%; il programma per prevenire il burn-out degli operatori sociali si ferma al 41%; il potenziamento dei servizi domiciliari per favorire dimissioni ospedaliere assistite ed evitare ricoveri impropri è al 42%. Percentuali ravvicinate che evidenziano tutte le di icoltà nel tradurre i finanziamenti europei in percorsi concreti di welfare locale. Due misure risultano particolarmente delicate perché rivolte alle fasce più fragili. I percorsi di autonomia per le persone con disabilità, dotati di 715 mila euro, sono al 73%, ma mancano ancora oltre 190 mila euro da impegnare e giustificare. L’“Housing First”, il modello che assicura un alloggio stabile alle persone senza dimora come premessa per il reinserimento sociale, è fermo al 69% su una dotazione di 710 mila euro.

Quasi 4 milioni per i giovani di Bassano

Quasi quattro milioni di euro in fondi PNRR per formare giovani in uscita dalla scuola media. Sul territorio di Bassano del Grappa la Regione del Veneto ha a idato a ENAIP Veneto e I.RI.GEM. — due enti accreditati — percorsi IeFP nei comparti edilizia e benessere, finanziati dalla Missione 5 del Piano nell’ambito del Programma GOL, Garanzia Occupabilità Lavoratori. I dati aggiornati al primo trimestre 2026 mostrano un quadro in chiusura. La maggior parte dei progetti registra pagamenti intorno al 92-93%. Tre interventi del terzo anno — edilizia e benessere — hanno raggiunto il 100% già nel primo trimestre. I.RI.GEM., che opera sui percorsi benessere, segna il 92% sulle annualità in corso e il 100% sul terzo anno concluso. I percorsi coinvolgono ragazzi dai 16 anni presi in carico dai Centri per l’Impiego e inseriti nel Percorso 3 GOL. La formula è quella del Sistema Duale: 990 ore annuali, con almeno il 40% di formazione in laboratorio e una quota in aziende partner del territorio. Al triennio corrisponde la qualifica professionale, al quarto anno il diploma. Secondo i dati ENAIP Veneto, oltre l’85% degli studenti trova lavoro

entro un anno dal conseguimento del titolo. La sede di Bassano del Grappa — via Cristoforo Colombo 94 — è una delle 18 operative in tutto il Veneto. I percorsi PNRR si innestano su un’o erta già consolidata, allargando la platea grazie alla copertura europea. Bassano. Formazione, occupazione, territorio: il PNRR è arrivato anche nelle aule.

Qui emerge uno dei nodi strutturali del Pnrr: se la digitalizzazione può essere accelerata con procedure tecniche e acquisti centralizzati, il welfare richiede relazioni, operatori, presa in carico, reti territoriali. Processi che di icilmente si comprimono nei tempi stringenti imposti dall’Europa, senza il rischio di ridurre la rendicontazione a un adempimento formale. Il 30 giugno resta la linea del Piave:

entro quella data tutte le risorse dovranno essere spese, certificate e rendicontate. Il governo ha già chiarito che le regole europee saranno applicate con rigore e che i fondi non utilizzati potranno tornare a Bruxelles. Per Bassano del Grappa le prossime settimane saranno decisive.

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• Sara Busato

Le prospettive. Turismo, cultura, investimenti e candidatura a Capitale italiana della Cultura 2029

Finco: “La Città sta vivendo un nuovo Rinascimento”

«Bassano sta vivendo veramente un bel periodo. Io lo definisco quasi un nuovo Rinascimento». Nicola Finco sceglie parole impegnative per descrivere il momento che sta attraversando la città. Nell’intervista concessa ad Alberto Gottardo ai microfoni di Radio Veneto24, il sindaco traccia un bilancio dei primi due anni di amministrazione e disegna le prospettive future di un territorio che punta a ra orzare il proprio ruolo nel panorama veneto. Tra i risultati rivendicati dal primo cittadino c’è innanzitutto la crescita del turismo. «Nell’ultimo anno abbiamo aumentato il turismo di quasi il 10%», sottolinea Finco, attribuendo parte del risultato anche ai collegamenti garantiti dalla Superstrada Pedemontana Veneta. Una maggiore accessibilità che ha consentito alla città di essere raggiunta più facilmente dai visitatori e di proporsi come meta attrattiva a livello nazionale e internazionale. Ma è soprattutto sulla cultura che l’amministrazione sta concentrando una parte importante delle proprie

energie. «La cultura fa la di erenza», afferma il sindaco, ricordando il successo della mostra dedicata a Giovanni Segantini che ha richiamato oltre 108 mila visitatori. Un dato particolarmente significativo riguarda il fatto che circa la metà delle persone arrivate per visitare l’esposizione non era mai stata in città prima di allora. Per Finco la candidatura a Capitale italiana della Cultura 2029 rappresenta il naturale approdo di questo percorso. Il dossier è in fase di preparazione e costituisce una delle sfide più ambiziose dell’attuale amministrazione. L’obiettivo non è soltanto ottenere un riconoscimento prestigioso, ma consolidare un modello di sviluppo capace di coniugare valorizzazione culturale, crescita economica e promozione del territorio. I numeri degli ultimi eventi sembrano confermare la validità della strategia. Il festival letterario organizzato insieme alla Libreria Palazzo Roberti ha celebrato il decimo anniversario con ospiti di rilievo internazionale come Steve McCurry e Alberto Angela. Migliaia di persone hanno riempito il

centro storico e gli incontri distribuiti nei luoghi simbolo della città hanno superato complessivamente le seimila presenze.

Secondo il sindaco, uno degli elementi che distingue la realtà bassanese è la collaborazione tra pubblico e privato. «Oggi il Museo Civico, le grandi mostre e gran parte dell’attività culturale che facciamo sono possibili grazie alle tante aziende del territorio che credono in questo progetto». Imprese che non si limitano a sostenere economicamente le iniziative, ma scelgono spesso la città come vetrina per presentare prodotti, organizzare eventi e accogliere clienti e stakeholder provenienti da tutto il mondo.

Accanto alla crescita culturale e turistica, Finco evidenzia anche il dinamismo economico. Il mercato immobiliare continua a mostrare segnali positivi e non mancano aziende interessate a investire nell’area. «Stiamo vedendo

un’attenzione particolare da parte degli investitori», osserva il sindaco, convinto che l’insieme di questi fattori stia contribuendo a ra orzare l’attrattività del territorio.

Sul fronte istituzionale resta centrale la battaglia per il Tribunale della Pedemontana. Finco continua a sostenere con forza il progetto, rispondendo alle perplessità espresse da alcuni amministratori del territorio. «Se abbiamo le garanzie da parte del Governo che non verranno sottratte risorse agli altri tribunali, non vedo perché dovremmo metterci contro», a erma. Secondo il primo cittadino, il nuovo presidio giudiziario consentirebbe di migliorare l’e icienza della giustizia in un’area caratterizzata da una forte presenza di imprese e attività produttive.

A due anni dall’elezione, arrivata nel 2024 con un margine ridotto ma sufficiente a conquistare Palazzo Sturm, Finco rivendica soprattutto il rapporto

costruito con il territorio. Quartieri, associazioni, società sportive e realtà del volontariato sono stati coinvolti in un dialogo costante che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrà proseguire anche nei prossimi anni. Le difficoltà non mancano. Il sindaco cita l’emergenza abitativa, il disagio sociale e le minori risorse a disposizione dei Comuni. Ma resta convinto che la strada intrapresa sia quella giusta. «Non facciamo miracoli, perché i miracoli non li fa più nessuno. Però ascoltiamo il territorio, individuiamo le priorità e cerchiamo di dare le risposte che la città aspetta da tempo». È con questo approccio che l’amministrazione guarda ai prossimi anni, tra la sfida della Capitale della Cultura, il ritorno del Tribunale e la volontà di consolidare una crescita che, almeno secondo il suo sindaco, assomiglia sempre di più a una nuova stagione di rinascita.

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Il sindaco Nicola Finco

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Il

dibattito.

L’adesione ad Avviso Pubblico

ATTUALITÀ

LEGALITÀ, BASSANO SI DIVIDE SULLA MOZIONE ANTI-MAFIA

Non è una grande opera, non è una variante urbanistica e non riguarda un investimento milionario. Eppure uno dei temi politici più significativi emersi nelle ultime settimane a Bassano del Grappa riguarda una questione destinata a lasciare un segno nel dibattito cittadino: la legalità amministrativa.

L’11 giugno il Consiglio comunale è stato chiamato a discutere una mozione sottoscritta dai consiglieri di opposizione Stefano Zonta, Gianni Moro, Marco Remonato, Riccardo Poletto, Paolo Retinò, Pierangelo Tessarolo e Roberto Campagnolo per chiedere l’adesione del Comune di Bassano del Grappa ad “Avviso Pubblico”, la rete nazionale di enti locali impegnata nella prevenzione delle infiltrazioni mafiose e nella promozione della trasparenza amministrativa.

La proposta arriva in un momento in cui il tema della corruzione e della criminalità economica è tornato al centro dell’attenzione nazionale. Proprio in questi giorni, infatti, associazioni e realtà impegnate sul fronte della legalità stanno promuovendo iniziative e campagne per richiamare l’attenzione delle istituzioni sul contrasto ai fenomeni corruttivi e alle infiltrazioni criminali nell’economia legale.

A Bassano il dibattito assume però un significato particolare. La città non è mai stata interessata da fenomeni tali da giustificare allarmi specifici, ma la mozione pone una domanda politica precisa: quale ruolo deve avere un’amministrazione comunale nella promozione della cultura della legalità?

I promotori dell’iniziativa sostengono che aderire alla rete significherebbe ra orzare gli strumenti di prevenzione, partecipare a percorsi formativi per amministratori e dipendenti pubblici e ribadire un impegno istituzionale a favore della trasparenza.

L’associazione, nata negli anni Novanta, riunisce centinaia di enti locali italiani e promuove attività di contrasto al conflitto di interessi, al clientelismo e alle pressioni indebite nella gestione della cosa pubblica. La discussione, tuttavia, va oltre il merito della singola adesione. In gioco c’è anche il rapporto tra maggioranza e opposizione e la capacità del Consiglio comunale di individuare temi condivisi sui quali costruire convergenze trasversali. Dopo mesi nei quali il confronto politico bassanese si è concentrato soprattutto sulla candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029, sugli investimenti e sulle grandi partite territoriali, la mozione sulla legalità ha riportato al centro il ruolo

dell’istituzione comunale e i valori che ne guidano l’azione amministrativa. Qualunque sia l’esito finale della discussione, il tema è destinato a rimanere nell’agenda politica cittadina. Perché la sfida della legalità non riguarda soltanto il contrasto ai fenomeni criminali, ma anche la qualità delle decisioni pubbliche, la trasparenza amministrativa e il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. In una fase storica caratterizzata da crescente disa ezione verso la politica, sono questioni che vanno ben oltre i confini di una singola mozione consiliare.

• Alessia Longhin

Aff itti brevi, la nuova sfida per il centro storico

L’aumento dei flussi turistici e la crescente attrattività di Bassano del Grappa stanno portando all’attenzione della politica cittadina un tema destinato a diventare sempre più rilevante nei prossimi anni: quello degli a itti brevi. Negli ultimi anni la città ha registrato una crescita costante delle presenze turistiche, favorita dalla valorizzazione del patrimonio culturale, dagli eventi e dalla posizione strategica nel cuore della Pedemontana veneta. Parallelamente è aumentata anche l’o erta di alloggi destinati alle locazioni turistiche, fenomeno che interessa in particolare il centro storico e le aree più attrattive della città. Si tratta di una trasformazione che porta con sé importanti opportunità economiche per proprietari e operatori del settore, ma che solleva anche interrogativi sul futuro della residenza nei quartieri centrali. In molte città italiane il dibattito sugli a itti brevi è ormai diventato una questione politica di primo piano, legata alla disponibilità di abitazioni per residenti, studenti e lavoratori. Anche Bassano potrebbe presto essere chiamata a confrontarsi con queste dinamiche. Se da un lato il turismo rappresenta una risorsa fondamentale per il commercio e per l’economia locale, dall’altro cresce l’attenzione verso la necessità di mantenere vivo il tessuto residenziale del centro storico, evitando che intere zone perdano progressivamente la propria funzione abitativa. Il tema si intreccia inoltre con la candidatura di Bassano a Capitale Italiana della Cultura 2029. Un eventuale riconoscimento porterebbe infatti ulteriore visibilità nazionale e nuovi flussi di visitatori, rendendo ancora più attuale la riflessione sulla gestione dell’accoglienza e sulla sostenibilità dello sviluppo turistico. Per il momento non sono all’orizzonte interventi normativi specifici da parte del Comune, ma il dibattito è destinato a crescere. La sfida sarà trovare un equilibrio tra la vocazione turistica della città e la tutela di una comunità residente che continua a rappresentare l’anima autentica del centro storico bassanese. • (a.l.)

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ETRA TRA LE ECCELLENZE ITALIANE DELLA SOSTENIBILITÀ PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO

ETRA si conferma tra le aziende italiane più virtuose sul fronte della sostenibilità. Per il secondo anno consecutivo la multiutility, che opera come società benefit, è stata inserita nella classifica “Leader della Sostenibilità” elaborata dal Sole 24 Ore in collaborazione con Statista, società internazionale specializzata in analisi e ricerche di mercato.

Il riconoscimento colloca ETRA tra le 200 grandi imprese italiane che si sono distinte per le proprie performance nei criteri ESG, acronimo che identifica le dimensioni ambientale, sociale e di governance. La graduatoria, giunta alla sesta edizione, rappresenta uno dei principali punti di riferimento nazionali per valutare l’impegno delle aziende verso modelli di sviluppo sostenibili e responsabili.

Per la realizzazione della classifica sono stati analizzati bilanci di sostenibilità,

report ESG, documenti finanziari pubblici e una serie di indicatori qualitativi e quantitativi. Nell’edizione più recente sono stati presi in esame 39 parametri legati alle tre aree della sostenibilità, tra cui la gestione delle emissioni e dei consumi energetici, l’utilizzo delle risorse, le politiche dedicate ai lavoratori, l’inclusione, la sicurezza sul lavoro e la trasparenza nella rendicontazione aziendale.

La selezione finale ha coinvolto 240 imprese italiane individuate tra circa 2.000 realtà analizzate. ETRA è stata inserita nel gruppo delle 200 aziende di maggiori dimensioni, ottenendo valutazioni particolarmente positive per la gestione della risorsa idrica, l’attenzione agli aspetti ambientali, la tutela della salute e della sicurezza dei dipendenti, le iniziative in ambito sociale e la qualità dei processi di governance.

Per la multiutility si tratta di una conferma che ra orza il percorso intrapreso negli ultimi anni verso una gestione sempre più orientata alla sostenibilità e alla creazione di valore per il territorio. Un cammino che ha trovato un passaggio significativo nella trasformazione in società benefit, scelta che ha consentito di integrare ulteriormente gli obiettivi economici con quelli ambientali e sociali. «Questa conferma nel ranking è per noi motivo di orgoglio – ha dichiarato il presidente Flavio Frasson – e testimonia che il lavoro portato avanti in questi anni sta andando nella giusta direzione ed è riconosciuto anche a livello nazionale. Il risultato premia sia il ra orzamento del percorso ESG sia la trasformazione in società benefit, avvenuta nel 2024 e consolidata nel 2025».

Cinque nuovi agenti rafforzano la Polizia Locale, l’organico del Comando sale a 37 agenti

Cinque nuovi agenti sono entrati a far parte del Comando di Polizia Locale di Bassano del Grappa, ra orzando un organico che raggiunge ora quota 37 operatori, oltre a due dipendenti amministrativi. I nuovi assunti sono stati presentati u icialmente nella sede del Comando alla presenza dell’amministrazione comunale e dei vertici della Polizia Locale.

I nuovi ingressi rappresentano un importante investimento sul fronte della sicurezza urbana e del presidio del territorio. Tutti i neoassunti ricoprono il

grado di vicecommissario e vanno ad a iancare gli u iciali e gli agenti già in servizio, contribuendo a ra orzare le attività di controllo, prevenzione e vigilanza in una città che negli ultimi anni ha visto crescere le esigenze legate alla sicurezza, alla mobilità e al rispetto delle regole.

L’inserimento dei nuovi agenti è il risultato del recente percorso concorsuale avviato dal Comune per potenziare il corpo di Polizia Locale. L’obiettivo è garantire una presenza sempre più capillare sul territorio, migliorando

la capacità di risposta alle richieste dei cittadini e aumentando l’e icacia delle attività di controllo della viabilità, della sicurezza stradale e del rispetto delle ordinanze comunali. L’arrivo delle nuove figure consente inoltre di abbassare l’età media del personale in servizio, favorendo un ricambio generazionale che permetterà al Comando di a rontare con maggiori risorse le sfide dei prossimi anni. Tra le priorità figurano il contrasto ai comportamenti che compromettono la sicurezza urbana, il monitoraggio

delle aree più sensibili della città e il ra orzamento della presenza degli agenti nei quartieri e durante gli eventi pubblici.

Con il completamento delle nuove assunzioni, l’amministrazione comunale punta quindi a consolidare il ruolo della Polizia Locale come presidio di prossimità, capace di coniugare attività di controllo, prevenzione e dialogo con la cittadinanza, in un contesto urbano sempre più complesso e dinamico • (a.l.)

Flavio Frasson - Presidente ETRA

L’iniziativa.

TORNA “AL PARCO IN MOVIMENTO”: 32 DISCIPLINE GRATUITE PER UN’ESTATE ALL’INSEGNA DEL BENESSERE

Bassano punta ancora una volta sullo sport come strumento di salute, inclusione e valorizzazione degli spazi pubblici. Dal 15 giugno al 31 luglio torna infatti “Al parco in movimento”, l’iniziativa promossa dagli assessorati allo Sport e alle Politiche per la Salute del Comune, in collaborazione con UISP Sport per tutti – Comitato di Vicenza, Ulss 7 Pedemontana e Dipartimento di Prevenzione D1.

Dopo la positiva esperienza dello scorso anno, il progetto si presenta con numeri decisamente più importanti. Saranno infatti oltre venti le associazioni sportive coinvolte in una proposta che comprende ben 32 discipline diverse, pensate per avvicinare la cittadinanza all’attività fisica e favorire stili di vita più sani. Un’o erta ampia e trasversale che spazia dalle arti marziali alla ginnastica, dallo yoga al pilates, dalla zumba al nordic walking, fino a basket, golf, atletica leggera, biodanza, scherma, pallavolo, attività subacquee e bocce su erba e sabbia.

Tra le iniziative confermate anche Dance Well, il progetto dedicato alle persone che convivono con il Parkinson e che da anni rappresenta una delle esperienze più significative nel panorama cittadino delle attività motorie inclusive. Il programma nasce con una finalità ben precisa: contrastare la crescente di usione della sedentarietà. I dati più recenti evidenziano infatti come circa un italiano su tre non pratichi alcuna attività motoria, una percen-

tuale che in Veneto supera addirittura la media nazionale. Una situazione che interessa non solo gli adulti, ma anche bambini e adolescenti e che contribuisce ad aumentare il rischio di patologie croniche come diabete, obesità, malattie cardiovascolari e alcune forme tumorali.

L’obiettivo dell’iniziativa è quindi quello di abbattere le barriere che spesso allontanano le persone dalla pratica sportiva, o rendo occasioni semplici, accessibili e gratuite per muoversi all’aria aperta. Accanto all’aspetto legato alla prevenzione sanitaria, il progetto punta anche a ra orzare la dimensione sociale dello sport, trasformando parchi e aree verdi in luoghi di incontro, aggregazione e benessere condiviso.

Le attività si svolgeranno in fasce orarie particolarmente favorevoli dal punto di vista climatico, dalle 8 alle 10 del mattino e dalle 17 alle 19 nel tardo pomeriggio. Numerosi gli spazi coinvolti in tutta la città: dal Parco Ragazzi del ’99 al Brolo

Bonaguro, dal Giardino Parolini al Parco Rocca, passando per il quartiere San Lazzaro, Marchesane, Angarano, Santa Croce, San Vito e le aree lungo il Brenta. Coinvolti anche il Bassano Golf Club, il campo di beach volley di via Ca’ Dolfin e la piscina del Circolo Tennis Bassano.

La partecipazione alle attività è gratuita. Per gli adulti over 18 è richiesto esclusivamente un contributo di 10 euro destinato alla copertura assicurativa e al tesseramento UISP.

Con questa iniziativa Bassano conferma la volontà di investire nello sport di uso, portando l’attività fisica fuori dagli impianti tradizionali e rendendola parte integrante della vita quotidiana dei cittadini. Un modello che unisce salute, prevenzione, socialità e valorizzazione del territorio, trasformando l’estate in un’occasione concreta per prendersi cura di sé e della propria comunità.

compromettere la continuità delle attività produttive. Confartigianato Imprese Vicenza ricorda alle istituzioni e parti sociali che, qualora si decidesse di adottare anche per il 2026 un’Ordinanza regionale per l’emergenza caldo nei cantieri, è pronta a portare il contributo della propria esperienza maturata nei cantieri del territorio, con spirito di collaborazione e responsabilità, per costruire insieme strumenti efficaci, capaci di tutelare la salute dei lavoratori e garantire la continuità delle attività produttive. Al momento è stato emanato il Protocollo della Regione Veneto, con misure rilevanti come la riorganizzazione degli orari di lavoro, l’obbligo di acqua e zone d’ombra nei cantieri, tutti aspetti positivi.

“I lavoratori sono la risorsa più preziosa delle nostre imprese e la loro sicurezza viene prima di tutto - commenta Sandro Venzo, presidente del Raggruppamento di Bassano del Grappa- allo stesso tempo, però, le aziende hanno bisogno di regole chiare e flessibili, che permettano di adattare l’organizzazione del lavoro alle reali condizioni meteo, evitando blocchi quando il clima migliora”.

Tra le criticità emerse nel 2025 c’è, infatti, la difficoltà a riprendere le lavorazioni anche in presenza di un abbassamento delle temperature, oltre all’impossibilità di anticipare l’orario di inizio dei lavori nelle giornate coperte dal protocollo. A questo si aggiunge l’assenza di deroghe ai limiti acustici, che di fatto rende inefficace qualsiasi tentativo di riorganizzazione degli orari. Il nodo è la certezza normativa: “Serve un quadro uniforme a livello nazionale. Le imprese non possono confrontarsi con re-

gole diverse da territorio a territorio. È fondamentale arrivare a linee guida condivise, e possibilmente approvate quanto prima, per consentire una programmazione seria

Un altro aspetto strategico riguarda l’innovazione tecnologica e la prevenzione. Importante quindi investire nei dispositivi di protezione individuale: “Esistono già soluzioni avanzate – indumenti tecnici, caschi ventilati, DPI specifici per le alte temperature – che possono fare la differenza nei cantieri. È necessario incentivare il loro utilizzo, anche attraverso il supporto di INAIL, soprattutto per le micro e piccole imprese”. Venzo ricorda poi la necessità di una maggiore flessibilità nei giorni di effettiva emergenza caldo, con orari di lavoro consoni e concentrati nelle fasce

più fresche della giornata; in questo quadro, le eventuali sospensioni obbligatorie dovrebbero essere automaticamente considerate come proroga dei tempi di esecuzione dei lavori, sia pubblici che privati, e andrebbero introdotte deroghe acustiche mirate nelle fasce mattutine o serali, così da rendere realmente praticabile la flessibilità oraria.

Messaggio Pubbliredazionale
• Paola Bigon

Il servizio. Due riconoscimenti assegnati nell’ambito della “Rete di Facilitazione Digitale”

Bassano premiata a Padova per i progetti dedicati all’inclusione digitale e alla collaborazione tra Comuni

Bassano del Grappa è stata premiata a Padova durante l’evento conclusivo del progetto PNRR “Rete di servizi di facilitazione digitale”, promosso dalla Regione del Veneto. La cerimonia si è svolta martedì 9 giugno nella sala Paladin di Palazzo Moroni ed è stata dedicata ai risultati raggiunti sul fronte dell’educazione all’uso degli strumenti digitali e dell’inclusione dei cittadini.

Il Comune bassanese ha ricevuto il

Uriconoscimento come ente capofila dell’hub territoriale per l’inclusione digitale che riunisce i Comuni di Asiago, Breganze, Cartigliano, Cassola, Colceresa, Marostica, Mussolente, Nove, Pianezze, Pove del Grappa, Romano d’Ezzelino, Rosà, Rossano Veneto, Schiavon, Tezze sul Brenta e Valbrenta.

Due i premi ottenuti dal territorio. Il primo posto nella categoria “Reti di territorio”, dedicata alle collaborazioni tra enti, è stato assegnato al progetto

na giovane studentessa di 19 anni è sopravvissuta a una terribile caduta nel vuoto da un’altezza di circa venti metri.

La ragazza, residente nel Bassanese e già seguita dalle strutture competenti per pregressi momenti di profonda fragilità, ha contattato direttamente il numero di emergenza 118, manifestando l’intenzione di compiere un gesto estremo. Purtroppo, proprio mentre il personale medico stava raggiungendo il Ponte della Vittoria, la diciannovenne ha scavalcato la protezione e si è gettata, impattando violentemente sul greto del fiume Brenta sottostante. I sanitari a bordo dell’ambulanza hanno immediatamente allertato i Carabinieri, descrivendo la drammatica scena. I militari dell’Arma, giunti sul posto in pochissimi istanti, hanno capito che ogni secondo sarebbe stato vitale: sono scesi lungo la ripida scarpata, si sono fatti strada aprendo un varco nella fitta e selvaggia vegetazione della riva e si sono immersi parzialmente nelle acque del fiume per raggiungere il corpo della giovane e prestarle i primissimi soccorsi. Una volta recuperata e stabilizzata grazie al lavoro

“Click e Dona – Facilitazione digitale con la rete dei donatori di sangue”. L’iniziativa ha proposto incontri formativi per aiutare i cittadini a prenotare online le donazioni attraverso il Portale del Donatore, in collaborazione con il Reparto Donatori di Sangue Monte Grappa. Secondo posto invece nella categoria “Generazioni Connesse”, riservata ai progetti rivolti ai giovani e alle scuole, per “The Victims of Our Wealth”. Si tratta della mostra fotografica curata dal reporter Stefano Stranges, che ha raccontato le conseguenze sociali e ambientali legate alla produzione e allo smaltimento delle tecnologie digitali in Africa, portando l’attenzione sugli e etti di modelli di consumo non sostenibili.

«Questi premi rappresentano un riconoscimento straordinario per il nostro territorio e per il lavoro di squadra svolto insieme ai Comuni del comprensorio e dell’Altopiano – dichiara il vicesindaco con delega ai Servizi Digitali, Mariano Scotton –. Abbiamo dimostrato che la facilitazione digitale non riguarda soltanto l’apprendimento degli strumenti tecnologici, ma può diventare anche un elemento di inclusione sociale e di maggiore consapevolezza della realtà che

sinergico tra forze dell’ordine e medici, la studentessa è stata trasportata d’urgenza al pronto soccorso più vicino. La diciannovenne si trova tuttora ricoverata in struttura ospedaliera; i medici mantengono la prognosi riservata a causa dei gravi traumi riportati nella caduta, ma hanno fortunatamente escluso il pericolo di vita.

• (a.l.)

ci circonda. Con il progetto “Click e Dona”, realizzato insieme al Reparto Donatori di Sangue Monte Grappa, abbiamo mostrato come la tecnologia possa sostenere concretamente la salute e la solidarietà. Con la mostra di Stefano Stranges abbiamo invece voluto invitare i più giovani

a riflettere sugli e etti che i nostri consumi digitali hanno a livello globale e ambientale. Continueremo a lavorare per una digitalizzazione sempre più vicina alle persone e al servizio della comunità».

Ogni 20 minuti tutte le notizie del Trentino aggiornate in tempo reale.

• Alessia Longhin
Il sicndaco Finco e il vicesindaco Scotton ritirano i premi

A PALAZZO STURM LA MOSTRA CHE RACCONTA IL MODELLO

OLIVETTI TRA DESIGN, INNOVAZIONE E CULTURA

Un percorso attraverso uno dei più straordinari esempi di innovazione industriale e culturale del Novecento. Dal 24 aprile al 27 settembre 2026 le sale a rescate di Palazzo Sturm ospiteranno la mostra Olivetti. L’arte di comunicare, curata da Fiorella Bulegato e Giorgio Cedolin, un’esposizione che racconta l’esperienza unica dell’azienda fondata a Ivrea da Camillo Olivetti e divenuta nel tempo un modello riconosciuto a livello internazionale.

L’iniziativa si inserisce nel contesto dei Musei Civici di Bassano del Grappa e dialoga direttamente con le collezioni permanenti del Museo della Stampa Remondini, custodite al piano terra dello storico palazzo. Un legame non casuale, perché la storia della famiglia Remondini e quella della Olivetti condividono una medesima capacità di superare i confini locali per a ermarsi su scala internazionale attraverso la qualità della produzione e l’innovazione nei linguaggi della comunicazione.

La mostra presenta circa 130 tra oggetti, opere e documenti provenienti da collezioni private e ripercorre la nascita e l’evoluzione di quello che nel tempo è stato definito il celebre “stile Olivetti”. Un’identità visiva e culturale che ha contribuito a trasformare una realtà industriale in un vero fenomeno sociale, capace di influenzare il design, la pubblicità, l’architettura e il rapporto stesso tra impresa e comunità. L’esposizione mette in evidenza come la comunicazione sia stata per Olivetti molto più di uno strumento promozionale. Attraverso manifesti, prodotti, materiali editoriali e documenti storici emerge una visione in cui ogni elemento dell’azienda contribuiva a costruire un linguaggio coerente e riconoscibile.

Dalla progettazione delle macchine per scrivere agli spazi di lavoro, dalle campagne pubblicitarie alle iniziative culturali, tutto era pensato per trasmettere valori di innovazione, qualità e attenzione alla persona.

Il percorso si sviluppa in cinque sezioni tematiche che approfondiscono i principali aspetti del modello olivettiano. Particolare attenzione è dedicata all’attività dell’U icio Sviluppo e Pubblicità, laboratorio multidisciplinare che ha coinvolto grafici, artisti, designer e intellettuali, contribuendo a definire un approccio rivoluzionario alla comunicazione d’impresa. Un’esperienza che ancora oggi viene studiata come

esempio di integrazione tra creatività, tecnologia e responsabilità sociale. Accanto all’esposizione sarà pubblicato il volume Olivetti. Storie da una collezione, edito da Ronzani Editore, mentre i visitatori potranno usufruire gratuitamente di un’audioguida in italiano e inglese realizzata in collaborazione con Audiogiro. A guidare il pubblico sarà la voce di Andrea Chimenti, cantautore e attore, che accompagnerà i visitatori alla scoperta delle vicende e dei protagonisti dell’universo olivettiano.

• Paola Bigon

Francesca
Michielin pronta alle nozze con Davide Spigarolo

GSintoniz zati sul

iornate ricche di novità per Francesca Michielin. Mentre il 12 giugno è uscito il suo nuovo album Magia bianca, la cantante di 31 anni celebra un importante passo nella vita privata: le pubblicazioni di matrimonio con Davide Spigarolo, 32 anni, sono state a isse nei Comuni di Bassano del Grappa e Marostica. La coppia è legata dal 2022 e la cerimonia si terrà nella chiesa di Sant’Eusebio, lo stesso luogo dove Michielin è cresciuta e ha mosso i primi passi nel mondo della musica cantando come corista durante la messa. La data u iciale delle nozze non è ancora stata resa nota, ma dovrà svolgersi entro sei mesi, termine di validità delle pubblicazioni. Il matrimonio dovrà quindi conciliarsi con gli impegni promozionali legati al nuovo disco e al tour, che si concluderà a novembre. Nonostante Francesca e Davide abbiano sempre preferito mantenere riservata la loro relazione, il compagno è apparso più volte accanto alla cantante sui social. Gli scatti mostrano momenti condivisi con l’amico Gianmarco Tamberi, escursioni in montagna, gite al Lucca Comics & Games e giornate dedicate alla Formula 1, passione di Michielin che in passato ha ispirato anche la canzone Alonso, dedicata al celebre pilota spagnolo. La coppia ha recentemente accolto nella propria vita Calogera, una bassotta che da ottobre è diventata un membro inseparabile della loro quotidianità. Davide Spigarolo proviene da una famiglia nota nel mondo sportivo: è figlio di Gabriella Dorio, oro olimpico nei 1500 metri a Los Angeles 1984. Nato a Marostica, Spigarolo è stato a sua volta atleta nel salto in alto e oggi lavora come osteopata, tecnico della Federazione Italiana di Atletica Leggera e allenatore del Gruppo Atletico Bassano 1948.

• (p.b.)

Missione scudetto. I ragazzi di Alessandro Bertolucci hanno riportato la finale scudetto al PalaUbroker

A UN PASSO DAL SOGNO: L’ANNO IN CUI HOCKEY BASSANO

HA FATTO TREMARE TUTTO IL CAMPIONATO

Aun passo dal sogno. Hockey Bassano ha sfiorato un’impresa leggendaria, con il ritorno in finale scudetto a 17 annidi distanza dall’ultima volta. La squadra di Alessandro Bertolucci si è arresa solo all’atto finale contro un super Trissino. Ma per spiegare cosa ha rappresentato questo percorso è necessario riavvolgere il nastro all’estate del 2024. Dopo anni complicati per la società del Grappa, il direttore sportivo Bergamin decide che è il momento di voltare pagina. Sul ponte di comando dell’area tecnica sale una vero e proprio top player: Alessandro Bertolucci. Il commissario tecnico della Nazionale azzurra arriva a Bassano con le idee chiare. “Qui si vive bene e c’è grande entusiasmo intorno all’Hockey. I tifosi sono il nostro sesto uomo in campo, ci seguono ovunque. Speriamo di regalare loro vittorie e riportare il Bassano ai vertici”, aveva spiegato il coach poco dopo il suo arrivo.

A distanza di due anni, quelle parole non suonano come semplici promesse da pre-campionato. Il club e suo allenatore

hanno dato vita a un progetto serio e sostenibile, e lo hanno rispettato millimetro per millimetro.

Se il primo anno serviva a rimettersi in scia alle grandi, il secondo capitolo della gestione Bertolucci aveva obiettivi ben più ambiziosi: ritrovare il palcoscenico della Champions League per misurarsi con i ritmi internazionali, riportare la gente a riempire le gradinate e cercare di raggiungere una finale. Missione compiuta. Il coach toscano ha innestato fin da subito la sua filosofia di gioco: un hockey dinamico, aggressivo sia in attacco che in difesa. Una mentalità europea, moderna, fisica, che ha trasformato il Bassano in una macchina da spettacolo. Una scelta che si è rivelata vincente, d’altronde, come aveva predetto lo stesso ds Bergamin poco dopo il suo arrivo: “Abbiamo preso un allenatore che è tra i migliori d’Europa. In Italia ce ne sono pochi di questo livello, basti pensare che ha portato l’Italia sul podio mondiale. Abbiamo avuto la possibilità di prenderlo al momento giusto e non ce la siamo fatta sfuggire”. Le risposte

della pista sono andate oltre le aspettative. In questa stagione di finali ne sono arrivate due, in Coppa Italia e nei playo scudetto, spezzando un digiuno che durava da oltre una decade per la coppa nazionale e da ben diciassette anni per il tricolore. E che non si tratti di un exploit passeggero lo testimonia il cammino in regular season: la squadra ha guardato l’intero campionato dall’alto

verso il basso per più di dieci settimane consecutive. Il vero capolavoro, però, si è compiuto sugli spalti. Il PalaUbroker si è riacceso di una passione d’altri tempi, registrando picchi superiori ai tremila spettatori durante la volata finale. È la dimostrazione che, quando si parla di hockey su pista, Bassano vanta numeri e un calore unico in tutta la penisola. Proprio in questo clima è andata in scena

una sfida strordinaria contro la corazzata Trissino. Alla vigilia, la maggior parte dei critici ipotizzava una serie a senso unico, un rapido e indolore trionfo per i campioni in carica. La realtà del campo ha invece regalato un copione diverso. I favoriti assoluti si sono trovati di fronte un gruppo compatto e ostico. Per tre sfide su quattro, quelli che venivano considerati “marziani” hanno dovuto lottare duramente contro la fisicità e l’organizzazione dei giallorossi, faticando enormemente per strappare la vittoria. Ecco perché, nonostante i trofei siano andati ai rivali, l’annata appena conclusa resta un punto fermo da incorniciare e da cui ripartire. Questo percorso spalanca inoltre le porte alla prossima Supercoppa Italiana in programma a novembre. Sarà ancora una volta Bassano contro Trissino. Il nuovo progetto Bassano entra ora nel suo terzo anno: la voglia è di continuare a sognare e provare a inseguire quel titolo che questa piazza ha dimostrato di meritare.

• Stefano Parpajola

Q200 CENSER

IL CAMPUS DOVE ROVIGO

SPERIMENTA IL PROPRIO FUTURO

’era una volta lo zuccheri cio. Poi arrivò il quartiere eristico che per anni ha ospitato manifestazioni, eventi e appuntamenti economici di rilievo per il Polesine. Oggi quello stesso luogo sta vivendo una nuova trasformazione. L’area dell’ex Censer è diventata infatti Q200 Censer, il distretto dell’innovazione, della formazione, della ricerca e della cultura promosso dalla Fondazione Cariparo attraverso un importante progetto

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nella distribuzione di sensoristica per l’industria e la

loro. Per questo Q200 Censer non è stato concepito come una semplice somma di edi ci o servizi, ma come una comunità in cui persone e competenze diverse possono

La vicinanza alla stazione ferroviaria, la presenza di spazi per la formazione, di laboratori specializzati, di residenze per studenti e di aree dedicate agli eventi contribuiscono a rendere il campus un luogo sempre più vissuto e integrato nella città.

L’obiettivo non è soltanto recuperare spazi esistenti, ma costruire un ecosistema capace di mettere in relazione mondi diversi. Università, imprese, startup, laboratori, enti di formazione e realtà culturali condividono oggi lo stesso luogo, creando occasioni di collaborazione e nuove opportunità di crescita per il territorio.

Una delle presenze più importanti è quella dell’Università di Padova, che all’interno di Q200 Censer ha portato attività didattiche, ricerca scienti ca e laboratori avanzati.

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Tra questi c’è il laboratorio Te.Si. del Dipartimento di Ingegneria Industriale, specializzato nelle tecnologie e nei sistemi di lavorazione manifatturiera. Qui studenti, ricercatori e aziende collaborano per sviluppare nuove

CULTURA E TERRITORIO

Il progetto continua a evolversi e molte delle sue potenzialità devono ancora esprimersi completamente. Tuttavia una direzione appare già chiara: fare di Rovigo un punto di riferimento per l’innovazione e la conoscenza, valorizzando il capitale umano e creando connessioni tra chi produce ricerca, chi fa impresa e chi promuove

In un territorio spesso raccontato per le sue dif coltà, Q200 Censer rappresenta una scommessa sul futuro. Una scommessa che passa attraverso le idee, le competenze e la capacità di trasformare un luogo simbolo del passato

FABBRICA DELLO ZUCCHERO, LA CULTURA CHE DÀ IDENTITÀ A Q200 CENSER

Dalla memoria dell’antico zuccheri cio ai nuovi spazi per eventi e iniziative: la realtà guidata da Claudio Curina è il motore culturale del campus rodigino

SSCARICA L’APP

e ricerca e innovazione rappresentano il cuore tecnologico di Q200 Censer, la Fabbrica dello Zucchero ne custodisce invece parte della sua anima culturale. Già il nome racconta molto della sua missione: mantenere vivo il legame con la storia dell’area che oggi ospita il nuovo distretto dell’innovazione di Rovigo. Prima del quartiere eristico e del campus universitario, infatti, qui sorgeva lo storico

RADIO VENETO2 4

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evoluzione dell’esperienza di Rovigo Festival e si sviluppa grazie a un progetto nanziato attraverso un bando regionale che aveva l’obiettivo di valorizzare gli spazi del Censer anche dal punto di vista culturale. Nel corso degli anni la realtà ha acquisito attrezzature, competenze e professionalità necessarie per organizzare eventi e iniziative sia all’interno del campus sia nel resto della città.

Oggi il suo ruolo è quello di favorire l’incontro tra tutti i soggetti presenti nel complesso. La disponibilità di strutture come la Sala A. Bisaglia, che può ospitare

quasi 500 persone, rappresenta una risorsa importante per la vita culturale cittadina. Il progetto continua inoltre a evolversi.

Q200 CENSER RACCONTATO IN RADIO

La crescita del campus è al centro di una rubrica dedicata su Veneto24, con approfondimenti su ricerca, formazione, startup e innovazione.

destinato a diventare una sede per attività culturali e iniziative aperte al pubblico. L’idea è quella di ampliare ulteriormente le opportunità offerte dal campus, rendendolo sempre più un punto di riferimento non solo per studenti e ricercatori ma per l’intera comunità polesana.

In un contesto in cui si parla spesso di innovazione tecnologica, la Fabbrica dello Zucchero ricorda che anche la cultura è un elemento essenziale dello sviluppo. Perché un campus può crescere davvero solo se riesce a produrre conoscenza, ma anche partecipazione e identità.

DOVE LA RICERCA DIVENTA INNOVAZIONE PER LE IMPRESE

questo ospita non solo strumenti di caratterizzazione dei materiali, ma anche veri e propri impianti industriali che permettono di simulare e studiare le

per sviluppare nuove tecnologie manifatturiere

ll’interno di Q200 Censer trova spazio una delle realtà scientifiche più avanzate di tutta l’Università di Padova. È il laboratorio Te.Si., acronimo di Tecnologie e Sistemi di Lavorazione, struttura del Dipartimento di Ingegneria Industriale specializzata nello studio dei processi manifatturieri e delle loro applicazioni

Nato tra il 2007 e il 2008 grazie a un importante sostegno della Fondazione

Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, il laboratorio si è sviluppato con una vocazione molto chiara: costruire un collegamento diretto tra ricerca universitaria e mondo produttivo. Per

L’attività parte dall’analisi del comportamento dei materiali e arriva no alla quali cazione del prodotto nale. Un percorso che coinvolge numerosi settori, dall’automotive all’aerospazio, no al biomedicale. Proprio in quest’ultimo ambito il laboratorio è impegnato nello sviluppo di componenti e protesi realizzati attraverso tecnologie di stampa 3D metallica, con l’obiettivo di Grande attenzione viene dedicata anche alla sostenibilità. Ogni processo produttivo comporta infatti consumi energetici e impatti ambientali che possono essere ridotti grazie alla ricerca. L’obiettivo è ottimizzare le lavorazioni, limitando sprechi, consumi

LA STARTUP CHE MISURA IL MONDO ATTRAVERSO I DATI

a trasformazione digitale passa spesso da strumenti invisibili ma fondamentali: i sensori. È proprio su questo settore che ha costruito la propria attività IT Sensor, azienda fondata nel 2011 da Stefano Pirani e Andrea Spolaor e oggi presente all’interno del campus Q200 Censer. L’impresa nasce dall’esperienza dei due fondatori nel settore della strumentazione industriale. Osservando il mercato, individuarono una nicchia ancora poco presidiata: la vendita online di sensoristica destinata all’industria e alla building automation. Da quell’intuizione è nato un progetto imprenditoriale che negli anni si è consolidato, specializzandosi nella distribuzione di dispositivi in grado di monitorare temperatura, umidità, pressione, anidride carbonica e numerosi altri parametri ambientali.

un ambiente dinamico e aperto allo scambio di competenze.

Più che un semplice centro di ricerca, Te.Si. rappresenta oggi un laboratorio di idee dove università e imprese lavorano insieme per costruire le tecnologie del futuro.

Il legame con Rovigo si sviluppa attraverso il percorso di incubazione avviato negli spazi dedicati all’innovazione locale. Quando le attività di supporto alle startup si sono trasferite nell’area del Censer, anche l’azienda ha scelto di proseguire il proprio percorso all’interno di quello che oggi è diventato Q200 Censer. Tra i temi più attuali affrontati da IT Sensor c’è quello della qualità dell’aria e del monitoraggio ambientale. Le tecnologie sviluppate e distribuite dall’azienda trovano applicazione in edi ci, impianti industriali e sistemi di automazione, contribuendo a migliorare ef cienza energetica, sicurezza e controllo delle condizioni ambientali.

L’azienda guarda inoltre con interesse alle opportunità offerte dall’ecosistema Q200 Censer. La

presenza nello stesso spazio di laboratori universitari, imprese innovative e centri di ricerca potrebbe infatti favorire nuove collaborazioni e nuovi progetti.

Una dimostrazione concreta di come il campus rodigino stia diventando sempre più un luogo in cui idee, competenze e imprese possono incontrarsi e crescere insieme.

L’isola che c’è: perché il modello Bassano è

frenesia

Per il FC Bassano la parola continuità è al centro di tutto. Il calcio italiano va di fretta e non ha tempo per costruire un qualcosa di duraturo. In Serie A la durata media di un allenatore sulla stessa panchina si aggira intorno ai 392 giorni, poco più di un anno. Allargando il raggio e considerando anche il dato degli esoneri a stagione in corso, il tempo a disposizione per i tecnici diminuisce ancora: la media è di circa 243-251 giorni (ovvero tra gli 8 e i 9 mesi). In pratica, moltissimi tecnici non riescono a completare nemmeno un’intera stagione. La società del Grappa invece sta cercando di inseguire una strada diversa e in controtendenza con il trend generale. Giampietro Zecchin sarà la guida tecnica della prima squadra giallorossa anche per la

prossima stagione. La firma sul rinnovo, fortemente voluta dalla presidente Lara Bertoncello e blindata dal Direttore Generale Luca Bertapelle e dal DS Antonio Mandato, certifica una totale sintonia d’intenti. Per il tecnico sarà la terza stagione consecutiva all’ombra del Grappa, con un percorso iniziato nel novembre 2024. Questa scelta rappresenta un vero e proprio manifesto programmatico. È la volontà di cercare un modo alternativo di fare calcio, lontano dalla nevrosi dei risultati a tutti i costi e più vicino alla cultura del “mattone dopo mattone”.

Ex calciatore di alto livello (ha vestito tra le altre le maglie di Padova, Grosseto, Ravenna e Varese), Zecchin ha trasferito la sua intelligenza tattica dal campo alla panchina. Arrivato a Bassano

in un momento delicato, il tecnico ha saputo calarsi sin dal primo momento in una piazza esigente e calda come quella giallorossa. Negli anni ha trasmesso alla squadra una mentalità pragmatica ma propositiva. Il suo Bassano è una squadra solida, di icile da affrontare, che rispecchia il carattere del suo allenatore: poche parole e tanto lavoro sul campo.

Nella stagione appena conclusa, i giallorossi hanno sfiorato l’accesso ai playoff, tra l’altro mettendo in evidenza numerosi giovani di belle prospettive. Ora l’obiettivo per il futuro potrebbe essere quello di alzare l’asticella, ma senza frenesia, lavorando appunto, passo dopo passo: “Bassano è una grande piazza e in questa società mi sono trovato bene fin dal primo momento. In questi anni abbiamo messo le basi per fare ottime cose e credo che potremo continuare a farle anche la prossima stagione.

L’obiettivo è dare continuità al progetto”, ha spiegato Zecchin dopo aver trovato l’accordo per il rinnovo.

L’allenatore ha poi evitato di lasciarsi andare a proclami, ma ha comunque parlato con ambizione:

“Ora attendiamo di capire come sarà costruita la squadra, perché è normale che molti dei nostri giocatori possano avere o erte allettanti dopo quanto mostrato nell’ultimo campionato. Forse non riusciremo ancora a lottare per vincere il campionato, ma sono

certo che, come abbiamo fatto finora, proveremo a toglierci le nostre soddisfazioni”.

La stabilità del Bassano non riguarda solo la panchina. Anche il quadro societario è stato confermato. Accanto alla Presidente Lara Bertoncello, continueranno a operare le due colonne portanti del club: il dg Luca Bertapelle, ormai un punto di riferimento, e il ds Antonio Mandato, che ha rinnovato l’accordo firmato un anno fa per dare seguito al

lavoro di scouting e gestione del gruppo.

Mentre il resto d’Italia continua a cambiare guida tecnica nell’illusione che una nuova faccia possa stravolgere il proprio universo, il Bassano si gode la sua eccezione. Una scelta controcorrente che profuma di calcio d’altri tempi, ma che ha in realtà sguardo lo sguardo rivolto verso la modernità.

• Stefano Parpajola
Foto @ Fc Bassano

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La “Svolta a Nord” e il fragile patto di Roma

Acomplicare il risiko concorrono fattori esterni che spingono per una rapida definizione degli equilibri. Da un lato vi è il costante monitoraggio dei flussi elettorali, dall’altro la pressione esercitata dalle nuove correnti identitarie radicali legate alla nascita di movimenti come “Futuro Nazionale” di Roberto Vannacci, capace di intercettare parte del

dissenso ma guardato con forte prudenza dall’ala più istituzionale e pragmatica del settentrione. Per gli amministratori veneti, la priorità resta la tutela dell’autonomia e il radicamento sul territorio, elementi che hanno storicamente decretato il successo del brand Liga Veneta. Se l’accordo di mediazione interna dovesse reggere, la struttura del partito potrebbe

La Lega alla ricerca di una sintesi tra leadership nazionale e correnti identitarie

evolvere verso un modello a doppia trazione, simile alla storica dinamica della Csu bavarese: una leadership nazionale a iancata

da un forte e autonomo presidio del Nord. Al contrario, se la sintesi dovesse sfumare, il rischio è che il malcontento accumulato nei territori del Nord-Est si addensi attorno ai volti storici della governance regionale. La partita veneta, con le sue tese dinamiche congressuali e i posizionamenti in vista dei futuri appuntamenti elettorali, si conferma il vero termometro della tenuta della Lega.

Il dibattito. Da questo mese dedichiamo le pagine regionali ad un confronto su temi di attualità per il Veneto

STEFANI TIRA DRITTO SULL’ AUTONOMIA:

“SACROSANTE RICHIESTE DAL TERRITORIO”

L’obiettivo resta rafforzare l’efficienza amministrativa e dare risposte più rapide ai cittadini

L’autonomia infiamma il dibattito politico veneto e nazionale su fronti contrapposti. “A chi ci accusa di spaccare l’Italia, rispondiamo con la Costituzione e con le sacrosante richieste del nostro territorio”: con queste parole il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, è intervenuto al termine dell’audizione a Roma davanti alle Commissioni A ari costituzionali di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame del disegno di legge sull’autonomia di erenziata. Nel corso del confronto parlamentare, Stefani ha respinto le critiche mosse da alcuni esponenti dell’opposizione, secondo i quali la riforma rischierebbe di creare disparità tra i territori e di introdurre trattamenti di erenti tra i cittadini.

“Ci viene contestato di voler creare privilegi di erenziati, approvare norme non più uguali per tutti e aumentare gli stipendi nella sanità”, ha dichiarato il governatore, sottolineando di aver

ribadito in aula la volontà di tutelare gli interessi dei cittadini veneti.

Secondo Stefani, l’autonomia rappresenta uno strumento per ra orzare l’e icienza amministrativa e garantire risposte più rapide alle esigenze locali.

Tra gli obiettivi indicati dal presidente figurano il sostegno al sistema sanitario, l’aumento dell’attrattività del territorio e una maggiore capacità di intervento in caso di emergenze e calamità naturali.

“L’autonomia è responsabilità”, ha a ermato il governatore, evidenziando come il concetto implichi la capacità di rispondere concretamente delle scelte compiute. “I veneti conoscono bene il significato di questa parola e sono abituati a rendere conto del proprio operato”.

Stefani ha infine rilanciato il tema della valorizzazione del personale sanitario, sostenendo che le Regioni in grado di generare risparmi debbano poter destinare maggiori risorse ai lavoratori del settore. “Se una Regione, risparmiando, può aumentare gli stipendi e ra orzare la previdenza del personale della sanità, è giusto che lo faccia”, ha concluso.

Nei giorni successivi Stefani è tornato a difendere con decisione il percorso verso l’autonomia di erenziata, rivendicando la scelta come opportunità

istituzionale e non come fattore di divisione del Paese. L’occasione è venuta dai rilievi della Fondazione Gimbe emersi durante l’audizione in Commissione A ari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa relativi alla riforma, a proposito delle competenze richieste dalle Regioni su tariffe regionali differenziate, gestione autonoma delle risorse statali per edilizia sanitaria e tecnologie, istituzione di fondi sanitari integrativi regionali, assunzioni di personale e riallocazione di risorse nazionali vincolate

La Fondazione Gimbe ha ricordato che la Corte Costituzionale ha chiarito che il trasferimento di funzioni alle Regioni non può essere giustificato in modo generico, ma richiede un’istruttoria puntuale e motivata per ciascuna funzione oggetto di devoluzione, fondata sul principio di sussidiarietà e sulla dimostrazione che l’esercizio regionale sia in grado di perseguire meglio l’interesse pubblico. “Desta forti perplessità – ha detto Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione – che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente

sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse. Prima di attribuire nuove competenze – ha avvertito Cartabellotta – occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

Secondo Stefani il nodo centrale è il miglioramento della sanità regionale, con l’obiettivo di renderla più vicina ai cittadini e più aderente ai bisogni dei territori. “I veneti hanno diritto a una sanità migliore”, ha a ermato, sottolineando come l’autonomia non comporti sottrazione di risorse ad altre regioni ma una diversa organizzazione delle competenze. “Voglio ribadire un principio: equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi - insiste Stefani -. Stiamo parlando della salute delle persone. La riforma Calderoli non esclude nessuno: ciascuna Regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. - conclude il presidente della Regione del Veneto - Noi, ancora una volta, faremo gli apripista”.

• (R.R.)

Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani

“AUTONOMIA, STAGIONE ARCHIVIATA, NUOVA FASE PER IL REGIONALISMO”

Tra le fila dell’opposizione in Consiglio Regionale l’autonomia invocata da Stefani e dal centrodestra è bersaglio di critiche. Per Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico e portavoce delle opposizioni, il progetto dell’autonomia di erenziata sarebbe ormai giunto al termine e, con esso, anche una lunga fase politica segnata da promesse rimaste incompiute.

“Siamo alla fine di lunga stagionea erma - segnata dalla inconcludente propaganda della Lega e di Zaia. Quella eterna promessa di un Veneto che avrebbe ottenuto poteri su 23 materie e valanghe di soldi, quel modello, chiacchiere e distintivo, va agli archivi. Non solo perché oggi si sta parlando di sole quattro funzioni, ma perché lo stesso Stefani si dice convinto che a questo schema si agganceranno altre Regioni. Arrivando così alla stessa conclusione di quanto da tempo sosteniamo e indichiamo: ovvero che alcune funzioni possono essere trasferite a

tutte le Regioni a Statuto ordinario”

Per il rappresentante dem, dunque, si chiude una fase politica e se ne apre un’altra, in cui il rapporto tra Stato e Regioni dovrebbe basarsi su una collaborazione più stretta e condivisa, superando i modelli precedenti di autonomia di erenziata.“Parliamo sostanzialmente di nuova stagione del regionalismo, destinato a scrivere una nuova pagina fatta di leale cooperazione fra lo Stato e le Regioni all’insegna di una cooperazione ra orzata”. Chiara Luisetto, consigliere regionale del Pd, intervenuta a Veneto24 aggiunge: “Credo che sia arrivato il momento di smetterla di illudere le persone e sostenere che con l’autonomia risolviamo tutti i problemi economici di questa regione, di un bilancio che non paga adeguatamente il personale e che non fornisce servizi sociosanitari dignitosi alle persone. Penso che sia necessario invece fare un salto di qualità non a parole, ma con i fatti. Questa riforma invece è svuotata perché non stiamo parlando

di una reale redistribuzione di risorse, néstiamo parlando di un’autonomia cooperativa. E’ piuttosto un’autonomia che spacchetta e divide il paese e che sembrerebbe voler creare disuguaglianze, però senza dare sostanza a una legge, ad un’autonomia che è stata promessa per decenni. Inoltre è stata considerata incostituzionale, perché, lo ricordiamo, la legge Calderoli è stata su sette punti svuotata dalla dalla pronuncia della Corte Costituzionale. Rischiamo davvero una divisione del Paese non corretta e non sana”.

“Avevo chiesto al presidente Stefani di venire in Aula a spiegare ai veneti cosa sta succedendo con l’Autonomia di erenziata”, ha dichiarato Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in un intervento in Consiglio regionale. “Di recente è emerso - ha aggiunto il consigliere - che perfino i 300 milioni per la sanità promessi lo scorso anno da Luca Zaia, altro che i nove decimi delle tasse, sarebbero spariti dall’intesa firmata a febbraio. Senza

LE OPPORTUNITÀ PER TUTTE LE REGIONI”

Sull’autonomia Francesco Rucco, vicentino, consigliere regionale di Fratelli d’Italia e vice presidente vicario del Consiglio Regionale, è certo che si arriverà a definire un percorso condiviso a livello nazionale, che porterà benefici per tutte le regioni. “L’autonomia è sicuramente un obiettivo primario per il nostro Veneto – a erma Rucco a “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24 - e il presidente Stefani sta lavorando nella direzione giusta per realizzarla. Sono però evidenti le resistenze a livello nazionale, resistenze che vanno superate per spiegare che l’autonomia di erenziata non mette in di icoltà altre regioni ma diventa piuttosto un’opportunità anche per le altre regioni d’Italia. È importante spiegare con chiarezza la natura di questo

trasparenza una democrazia diventa zoppa, mutilata”. “Abbiamo interrogazioni a risposta immediata scadute da gennaio; di fatto sono trascorsi cinque mesi, ma il regolamento prevede 15 giorni” ha puntalizzato Cunegato-. Ci sono interrogazioni a risposta scritta scadute a dicembre. Ho chiesto dati sui

FRANCESCO RUCCO: “CI SONO RESISTENZE DA VINCERE, VANNO SPIEGATE

provvedimento – conclude Rucco - e lo faremo ovviamente su tutti i tavoli in cui verrà a rontato il tema, principalmente sul tavolo nazionale”.

Avvocato, dal 2003 Rucco è stato eletto ininterrottamente nel Consiglio Comunale di Vicenza, ricoprendo anche il ruolo di capogruppo. Dal 2018 al 2023 ha ricoperto l’incarico di Sindaco di Vicenza e, nello stesso periodo, di Presidente della Provincia di Vicenza, a rontando sfide cruciali per il territorio, dalla gestione della pandemia all’attuazione del PNRR, oltre a importanti investimenti in sicurezza, edilizia scolastica e infrastrutture. Nel 2025 si è candidato alle elezioni regionali con Fratelli d’Italia, risultando il più votato della lista con 9.356 preferenze.

medici gettonisti nei Pronto Soccorso a gennaio, sollecitando più volte: ancora niente. I Pronto Soccorso veneti sono in grave crisi e abbiamo bisogno di capire cosa sta succedendo. Sono stato eletto per avere accesso ai dati, per capire come funziona la sanità che vale l’80% del bilancio regionale”.

le notizie del Trentino

Chiara Luisetto Giovanni Manildo

L’intervento. Il senatore Udc: “Dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e capaci”

DE POLI E L’AUTONOMIA: “E’ UNA SFIDA DI RESPONSABILITÀ PER RAFFORZARE IL PAESE”

er troppo tempo il dibattito sull’autonomia di erenziata

è stato raccontato come uno scontro tra chi vuole dividere l’Italia e chi vuole difenderne l’unità. È una rappresentazione semplicistica che non aiuta a comprendere la vera questione: l’autonomia serve per rendere le istituzioni più e icaci e più vicine ai cittadini”.

Il senatore Antonio De Poli (Udc) interviene sul dibattito di questi giorni e a erma che la recente audizione del presidente del Veneto Alberto Stefani “ha riportato il confronto sul terreno giusto, quello della responsabilità. Principio che non solo condivido in pieno, - aggiunge il senatore ma da cui vorrei partire, l’autonomia non è una bandiera ideologica né una mera rivendicazione identitaria. È uno strumento per migliorare il funzionamento dello Stato, rendere più e icaci le amministrazioni e costruire servizi più vicini alle esigenze dei cittadini e delle cittadine.

Per questo ho accolto con favore la decisione della Corte Costituzionale che ha

dichiarato inammissibile il referendum abrogativo sulla legge Calderoli. La Consulta ha ricordato che il percorso dell’autonomia rientra pienamente nel quadro costituzionale e che il confronto politico non può trasformarsi in un pregiudizio verso una riforma prevista dalla nostra Carta”.

De Poli richiama il referendum del 2017, con il quale oltre 2,3 milioni di veneti hanno chiesto più autonomia attraverso un referendum consultivo. “L’espressione democratica di una comunità che chiede di poter contribuire in modo più diretto all’organizzazione dei servizi e delle politiche pubbliche. Un mandato politico e istituzionale che merita rispetto. L’esperienza del Veneto dimostra che autonomia e unità nazionale non sono concetti in contrapposizione, al contrario possono ra orzarsi reciprocamente se l’obiettivo resta quello di o rire servizi migliori ai cittadini e rendere più e iciente l’azione pubblica. Naturalmente l’autonomia non può essere interpretata come una corsa solitaria delle Regioni più forti. L’Italia è una e indivisibile.

Ma proprio perché crediamo nell’unità del Paese dobbiamo avere il coraggio di costruire istituzioni più moderne e più capaci di rispondere ai bisogni dei territori, nel solco di quel principio di sussidiarietà che invita ad avvicinare le decisioni ai cittadini ogni volta che questo può migliorare la qualità dei servizi”. Il senatore porta l’esempio della sanità e si chiede; “Se una regione riesce a

organizzare i servizi in modo e iciente, ridurre gli sprechi e liberare risorse, perché non dovrebbe poter reinvestire quei risparmi per valorizzare medici, infermieri e operatori sanitari? In una fase in cui la carenza di personale rappresenta una delle principali emergenze del sistema sanitario nazionale, poter rendere più attrattivi gli ospedali e i servizi territoriali significa o rire una

risposta che tenga presente le esigenze territoriali e cittadine”. Gli stessi presupposti valgono, continua De Poli, per la protezione civile, il lavoro e la formazione professionale. “Ecco che ritorniamo proprio al tema della responsabilità, riuscire a mettere l’e icienza al servizio dei cittadini, governando in modo più diretto. Sapendo che più competenze comportano più responsabilità, trasparenza e una più chiara valutazione dei risultati ottenuti. A questo proposito - continua - esistono principi che non possono essere messi in discussione. I livelli essenziali delle prestazioni (LEP) devono essere garantiti in ogni parte del Paese. La solidarietà nazionale resta un pilastro irrinunciabile della Repubblica. L’autonomia è una grande occasione per l’Italia perché saprà premiare la buona amministrazione, responsabilizzare chi governa e migliorare concretamente la qualità dei servizi. La sfida non è trasferire competenze da Roma ai territori, ma utilizzare quelle competenze per dare risposte più rapide”.

Il senatore Udc Antonio De Poli

L’intervista. Francesco Rucco, vice presidente del Consiglio regionale, Fratelli d’Italia, ex sindaco di Vicenza

“ALTA VELOCITÀ: SERVE IL CORAGGIO DI DECIDERE UNA VOLTA PER TUTTE”

Francesco Rucco, lei è stato a lungo sindaco di Vicenza e presidente della Provincia, oggi è vice presidente del Consiglio Regionale: c’è una sfida imminente che la città si accinge ad aff rontare, e che poi toccherà a tutto il resto del Nord-Est: quella dell’Alta Velocità. Dal suo punto di vista, si rischia un pantano burocratico e operativo?

Secondo me l’attuale sindaco Possamai sta di fatto rallentando l’opera per evitare di prendere decisioni nette. Credo che lo abbiano capito anche i vicentini: l’obiettivo è non fare scelte impopolari in vista delle elezioni del 2028, per evitare contraccolpi sul risultato elettorale. Bisogna però considerare che sono già passati tre anni, ne passeranno altri cinque e l’opera in città ancora non è arrivata. Parliamo di un cantiere che durerà oltre dieci anni nel tessuto cittadino, portando un disagio enorme. Chi fa l’amministratore non può fare calcoli elettorali, deve avere il coraggio di a rontare la situazione e decidere una volta per tutte. Abbiamo ancora la possibilità di scegliere come il treno uscirà dalla stazione di Vicenza

verso Padova, incidendo quindi anche sul territorio padovano. Stiamo lavorando per sbloccare la situazione, ma credo che entro l’autunno una decisione definitiva vada presa.

La presidente di Confindustria Vicenza ha spiegato che siamo ormai al terzo anno di “decrescita infelice” della produzione industriale. In questo scenario economico, che ruolo sta avendo e può avere la Regione?

La Regione ha un ruolo fondamentale, e lo dimostra anche la recente e importante nomina di Massimo Giorgetti — già assessore regionale veronese — alla presidenza di Veneto Sviluppo. Veneto Sviluppo è la finanziaria che sostiene le nostre aziende. In questi anni è rimasta un po’ troppo ferma e deve riprendere il ruolo centrale del passato, immettendo liquidità e denaro dove necessario per sostenere imprese che oggi sono in netta di icoltà. Il Veneto non è più quello di venti o trent’anni fa, sta so rendo. Durante la campagna elettorale ho visitato almeno un centinaio di aziende e continuo a farlo tuttora; pochi giorni fa ero in un’azienda casearia di livello

“Il Veneto può contare su una rete antiviolenza solida e strutturata, composta da 25 Centri Antiviolenza, 42 Case Rifugio e 37 Sportelli. Tuttavia, i dati ci confermano che la violenza contro le donne resta un fenomeno pervasivo e che c’è ancora molto lavoro da fare sul fronte della prevenzione e della promozione di una cultura del rispetto”. Manuela Lanzarin (Lega-Liga Veneta), presidente della Quinta Commissione, interviene con forza sul tema della violenza di genere e sull’attività dell’Osservatorio regionale permanente.

internazionale. La richiesta che arriva unanimemente dal mondo produttivo è chiara: meno burocrazia e più elasticità. Da questo punto di vista, il presidente Stefani e l’assessore Bitonci hanno aperto tavoli strategici per la sburocratizzazione. Sul fronte dei trasporti, inoltre, dopo la Pedemontana è vitale ragionare sull’A31 e sul collegamento a nord con l’Europa: non è solo un raccordo verso Trento, ma un’apertura commerciale, imprenditoriale e turistica verso l’Europa centrale e del Nord che sarebbe una manna dal cielo per l’economia veneta.

Spostandoci sul fronte politico, come si spiega l’alto consenso di tanti vicentini verso figure come Vannacci, Valdegamberi o Joe Formaggio? Sicuramente Vannacci rappresenta l’elemento di novità. Quando si apre uno spazio politico nuovo, com’era accaduto a suo tempo con il Movimento Cinque Stelle, si attirano inevitabilmente quelle persone che non hanno trovato risposte o spazio nei partiti classici. Si tratta di un fenomeno che non va sottovalutato, ma di cui bisogna comprendere a fondo il messaggio. Devo dire che alcune delle

posizioni che Vannacci sta esprimendo sono un po’ contraddittorie: sul tema del femminicidio, ad esempio, le sue dichiarazioni non mi trovano a atto d’accordo. Come si trova in questa nuova veste da consigliere regionale dopo tanti anni passati a fare il sindaco e cosa significa aver ricevuto un così alto numero di consensi?

Fare il sindaco è, a mio avviso, il ruolo più bello in assoluto in politica. C’è un legame viscerale: è la tua città, la ami naturalmente e ti trovi a lavorare ogni giorno per il tuo territorio e per la tua comunità. Il Consiglio regionale rappresenta una realtà completamente diversa. È un’assemblea legislativa, il cui approccio assomiglia molto a quello del Parlamento italiano, un vero e proprio “Parlamento veneto” che lavora sulla produzione delle leggi regionali. Devo dire, però, che il livello dei componenti di questo consiglio è molto alto e l’aula è composta da amministratori di ottimo spessore. Il risultato elettorale è un bellissimo risultato, frutto di un lavoro capillare e costante svolto sul territorio a stretto contatto con i cittadini.

VIOLENZA DI GENERE, LANZARIN: “PREVENZIONE E FORMAZIONE CONTRO UN FENOMENO PERVASIVO”

I dati Istat tracciano un quadro drammatico: il 31,7% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito una forma di violenza nel corso della propria vita. Una realtà che bussa ogni giorno alle porte dei servizi territoriali: nel solo 2024, i Centri Antiviolenza e gli Sportelli veneti hanno registrato 8.366 contatti, prendendo in carico e accompagnando 3.780 donne. In questo contesto diventa centrale il lavoro dell’Osservatorio regionale, nato grazie a un voto condiviso da tutte le forze politiche. Durante la seduta della Quinta Commissione,

la presidente Roberta Ruggeri ha illustrato il bilancio dei primi sei mesi e le prossime iniziative. L’obiettivo è duplice: monitorare il fenomeno attraverso dati scientifici, grazie a un protocollo con l’Università di Padova, e far crescere una consapevolezza di usa. “La formazione rappresenta uno strumento fondamentale – sottolinea Lanzarin – e dovrà coinvolgere avvocati, assistenti sociali, personale sanitario, giornalisti e personale scolastico”. Il prossimo passaggio sarà l’esame della relazione in Consiglio regionale.

Manuela Lanzarin
Francesco Rucco

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Despar Nord investe sul Veneto

Ioccupazione e presenza sul territorio

l Veneto si conferma un’area strategica per Despar Nord che, nel 2025, ha consolidato la propria presenza in regione con un percorso capace di coniugare crescita economica, sviluppo territoriale e attenzione alle comunità locali. Accanto ai risultati commerciali, l’azienda ha ra orzato il proprio ruolo sociale attraverso iniziative dedicate all’inclusione, all’educazione e alla valorizzazione delle eccellenze del territorio. el corso dell’anno Despar Nord ha destinato oltre 160 mila euro ad attività sociali, culturali ed educative realizzate con associazioni, scuole, istituzioni e realtà locali. Tra i progetti più significativi, la collaborazione con la Cooperativa Vite Vere Down Dadi, con cui l’azienda ha promosso percorsi di integrazione sociale e opportunità lavorative per persone con disabilità, coinvolgendo direttamente anche alcuni punti vendita. È proseguita inoltre la partnership con

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che

DESPAR NORD RAFFORZA IL LEGAME CON IL VENETO: CRESCITA, FILIERE LOCALI E SOSTEGNO AL TERRITORIO

coinvolte nell’iniziativa. Oggi sono 81 le micro-realtà artigiane venete presenti sugli sca ali dei punti vendita, alle quali si aggiungono 41 produttori regionali per un totale di oltre mille referenze provenienti dal Veneto. Un modello che sostiene le filiere corte e valorizza i piccoli produttori.

U n percorso di crescita confermato

di euro con un incremento dell’1,49% rispetto al 2024. Sul territorio sono stati investiti oltre 24,5 milioni di euro per il potenziamento della rete vendita, che oggi in Veneto conta 155 punti vendita di cui 81 a gestione diretta e 74 a iliati. È cresciuta anche l’occupazione, con 324 fra nuove assunzioni e stabilizzazioni contrattuali che portano a 4.287 il numero complessivo dei collaboratori

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AAscoltaci in tutto il Veneto in auto sul

proposito di persone, Despar Nord ha celebrato anche in Veneto i “Giubilei”, l’appuntamento annuale dedicato ai collaboratori e alle collaboratrici con importanti anzianità di servizio e che hanno raggiunto la pensione. L a cerimonia per il Veneto si è svolta nelle scorse settimane a Villa di Montruglio, a Barbarano Vicentino, coinvolgendo complessivamente 378 persone: 41 pensionati e 337 collaboratori premiati per traguardi professionali compresi tra i 15 e i 40 anni di attività in azienda. Nata oltre vent’anni fa, l’iniziativa rappresenta per Despar Nord un momento di riconoscimento dell’esperienza e della professionalità maturate nel tempo dai propri collaboratori e collaboratrici. Per l’azienda, celebrare questi percorsi significa perciò valorizzare il contributo che ogni persona ha dato alla crescita di Despar Nord e al consolidamento del legame con il territorio, confermando al tempo stesso l’impegno nello sviluppo occupazionale nelle regioni in cui opera.

lo scorso anno nel solo Veneto ha Despar Nord e il tessuto agroalimentare

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Un risultato che parla di responsabilità, collaborazione e attenzione alla salute arriva dalla classe 2E della scuola secondaria di primo grado dell’IC3 G. Bellavitis 2.0, che si è aggiudicata la vittoria provinciale del concorso “Smoke Free Class” per l’anno 2025/2026.

L’iniziativa, promossa a livello regionale e realizzata nei diversi territori con il supporto delle aziende sanitarie locali tramite i servizi di educazione alla salute, rientra nel progetto Smoke Free Class. L’obiettivo è chiaro: aiutare gli studenti a non iniziare a fumare e a conoscere i rischi legati sia alle sigarette tradizionali sia a quelle elettroniche, sempre più diffuse tra i più giovani.

Per ottenere la vittoria, gli alunni hanno sottoscritto un impegno di classe a restare senza fumo dal 1° novembre al 30 aprile, superando verifiche mensili e lavorando anche a progetti creativi nati dalle discussioni svolte in aula. Un percorso che ha coinvolto non solo gli studenti, ma anche insegnanti e famiglie, rafforzando il senso di squadra. Il progetto punta anche a far riflettere sull’impatto ambientale del tabacco, che contribuisce all’inquinamento e alla produzione di rifiuti difficili da smaltire, oltre a favorire la deforestazione.

Con questa vittoria, gli studenti diventano veri e propri “ambasciatori di salute” tra i loro coetanei. L’iniziativa è inserita nel Piano di Prevenzio-

ne regionale e aziendale e rientra nel programma “Scuole che promuovono la salute”, che considera la scuola un luogo centrale per costruire abitudini sane. La cerimonia di premiazione si è svolta alla presenza del corpo docente e della dott.ssa Chiara Dalla Via, referente dell’ULSS 7 Pedemontana per la rete delle scuole che promuovono salute e per il progetto Smoke Free Class.

A complimentarsi con gli studenti è stato anche il Direttore Generale dell’ULSS 7 Pedemontana, il dott. Giovanni Carretta, che ha dichiarato: «Desidero esprimere le mie più vive congratulazioni agli alunni per questo brillante successo. La loro vittoria dimostra che, quando i giovani vengono coinvolti in modo creativo e responsabile, sanno compiere le scelte giuste per il proprio benessere. Questo premio è frutto di un grande lavoro di squadra all’interno della classe, ma rappresenta anche un chiaro riconoscimento della professionalità e dell’impegno con cui il nostro Dipartimento di Prevenzione, e nello specifico l’UOSD Prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili e Promozione della Salute, porta avanti le attività all’interno delle scuole del territorio. Investire sulla prevenzione è fondamentale per costruire una cultura della salute duratura e per questo i nostri operatori lavorano ogni giorno con dedizione al fianco degli istituti scolastici».

La 2E di Bassano del Grappa dice no al fumo e conquista il primo posto nel concorso regionale
“Smoke Free Class”
Nasce l’Azienda Speciale Consortile “Bassano del Grappa–Asiago”

Èstata formalmente costituita davanti al notaio l’Azienda Speciale Consortile “Bassano del Grappa–Asiago”, nuovo soggetto pubblico destinato a gestire in forma associata i servizi alla persona nell’ambito territoriale Ats Ven_03. L’operazione coinvolge 23 Comuni del Vicentino e un bacino di quasi 180 mila abitanti, con l’obiettivo di rafforzare la rete dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari e rendere più omogenea la presa in carico dei bisogni della popolazione. Il nuovo ente avrà competenza sulla organizzazione e l’erogazione dei servizi alla persona, con particolare riferimento all’integrazione tra area sociale e sanitaria, in un modello di gestione condivisa tra i diversi Comuni dell’ambito.

L’Ats Ven_03 comprende i Comuni di Asiago, Bassano del Grappa, Cartigliano, Cassola, Colceresa, Enego, Foza, Gallio, Lusiana Conco, Marostica, Mussolente, Nove, Pianezze, Pove del Grappa, Roana, Romano d’Ezzelino, Rosà, Rossano Veneto, Rotzo, Schiavon, Solagna, Tezze sul Brenta e Valbrenta.

Nel corso dell’atto costitutivo è stato inoltre definito il Consiglio di Amministrazione del nuovo organismo, che sarà articolato in cinque sub-ambiti territoriali per garantire una gestione più capillare: dall’area Bassano–Valbrenta fino all’Altopiano di Asiago, passando per le aree di Marostica, Romano d’Ezzelino e la zona di Rosà e Tezze sul Brenta. Per l’assessore regionale al Sociale Paola Roma, la nascita dell’Azienda consortile rappresenta “un passaggio significativo per il rafforzamento dei servizi sociali e sociosanitari del territorio vicentino e dell’intero Veneto”, frutto di un lavoro condiviso tra amministrazioni locali, tecnici e operatori del settore. Secondo la Regione, il nuovo assetto organizzativo consentirà una governance più integrata ed efficiente, con l’obiettivo di garantire maggiore uniformità dei servizi, tutela dei lavoratori e una gestione pubblica rafforzata dei presidi socio-assistenziali. Un modello che si inserisce nel più ampio percorso di strutturazione degli Ambiti Territoriali Sociali in Veneto.

Ospedali. Più continuità assistenziale, meno accessi impropri ai Pronto Soccorso

Accordo tra Regione e medici di base: Case di Comunità aperte 24 ore su 24

a Regione Veneto e i sindacati dei medici di medicina generale hanno raggiunto un accordo destinato a rendere pienamente operative le Case di Comunità, strutture considerate uno dei cardini della riorganizzazione della sanità territoriale. L’intesa è stata definita al termine di un incontro svoltosi a Venezia tra il presidente della Regione Alberto Stefani, l’assessore alla Sanità Gino Gerosa, il direttore dell’Area Sanità e Sociale Giancarlo Ruscitti e le rappresentanze sindacali dei medici di famiglia. Mentre a livello nazionale la trattativa è ancora in fase critica, la Regione Veneto per prima in Italia raggiunge un accordo e funge da modello nazionale. L’obiettivo è rafforzare la medicina di prossimità e

garantire una presenza stabile dei professionisti sanitari all’interno delle Case di Comunità, trasformandole in un punto di riferimento per i cittadini. I dettagli tecnici dell’accordo sono ancora in fase

di definizione, ma il modello organizzativo è stato delineato. «Il Veneto si conferma un laboratorio di buone pratiche e un modello per il resto del Paese», ha dichiarato il presidente Stefani. «Fin dall’inizio abbiamo immaginato le Case di Comunità come il cuore della medicina territoriale, luoghi in cui i cittadini possano trovare assistenza continua e vicina ai loro bisogni». L’accordo prevede che i medici di medicina generale convenzionati, inseriti nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), garantiscano la loro presenza nelle Case di Comunità dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20. Nelle ore restanti sarà invece assicurato dai medici della continuità assistenziale, consentendo

Asiago, Maltauro difende il Punto Nascite

Il Punto Nascite di Asiago deve continuare a rappresentare un presidio strategico per l’intero Altopiano dei Sette Comuni. Ne è convinto il consigliere regionale di Forza Italia Jacopo Maltauro, che interviene nel confronto aperto sul futuro dei punti nascita veneti sottolineando il valore dei servizi sanitari nelle aree montane.

Secondo Maltauro, il reparto dell’ospedale di Asiago svolge una funzione che va oltre il semplice dato numerico dei parti registrati ogni anno. In un territorio caratterizzato da distanze, condizioni clima-

tiche particolari e collegamenti non sempre agevoli, la presenza di un punto nascita rappresenta infatti una garanzia di sicurezza per le famiglie e per l’intera comunità.

Per il consigliere regionale, difendere questo servizio significa anche sostenere concretamente le giovani coppie che scelgono di vivere e lavorare sull’Altopiano. La disponibilità di servizi sanitari di prossimità viene infatti considerata uno degli elementi fondamentali per contrastare il fenomeno dello spopolamento che interessa molte aree montane.

così alle strutture di rimanere operative 24 ore su 24. Per i medici con incarico a regime orario viene confermato l’impegno di 38 ore settimanali all’interno delle Case di Comunità, con attività prevalente nelle ore notturne e durante i fine settimana, contribuendo a rafforzare la copertura assistenziale nelle fasce orarie non coperte dai medici di famiglia. L’intesa prevede inoltre la possibilità, per entrambe le categorie di professionisti, di svolgere da sei a dieci ore aggiuntive settimanali, retribuite con un compenso di 60 euro lordi all’ora. Durante questi turni i medici potranno assistere non soltanto i propri assistiti, ma tutti i cittadini che accederanno alle strutture. Secondo l’assessore regionale alla Sa-

nità, Gino Gerosa, l’accordo rappresenta un passaggio fondamentale per dare concreta attuazione a uno dei progetti strategici della sanità veneta. Le Case di Comunità, ha sottolineato, avranno il compito di intercettare i bisogni assistenziali prima che si trasformino in emergenze o richiedano il ricorso agli ospedali. L’obiettivo della Regione è ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso e garantire una maggiore vicinanza ai cittadini, in particolare alle persone fragili e ai pazienti cronici. Un risultato raggiunto attraverso il confronto con i rappresentanti dei medici di famiglia e la definizione di un modello organizzativo che punta a rendere la sanità territoriale più accessibile e capillare.

Maltauro richiama quindi la necessità di assicurare ai cittadini delle zone di montagna gli stessi livelli di assistenza garantiti nel resto del Veneto, tenendo conto delle specificità territoriali. Un obiettivo che, a suo giudizio, deve guidare le scelte future sulla programmazione sanitaria regionale. Il consigliere di Forza Italia assicura infine che continuerà a seguire con attenzione la vicenda, con l’obiettivo di garantire una prospettiva stabile e duratura al Punto Nascite di Asiago e ai servizi dell’ospedale dell’Altopiano.

La tecnologia che cura: come GPI sta cambiando la sanità digitale italiana

Gche sviluppa software, servizi e tecnologie per la sanità. Con 7.800 persone, oltre 9.000 clienti tra strutture pubbliche e private e una presenza in più di 70 Paesi, è uno dei principali attori europei nella trasformazione digitale dei sistemi sanitari. I numeri del 2025 - 546 milioni di euro di ricavi, in progressivo aumento - raccontano un’azienda che sta trasformando decenni di esperienza in crescita concreta.

L’APP

Ma i numeri da soli dicono poco. Ciò che distingue GPI è la visione che orienta ogni scelta: la tecnologia in sanità non serve a sostituire i medici né a complicare il lavoro degli operatori o l’esperienza dei pazienti.

Serve a rimuovere gli ostacoli burocratici e informativi che oggi rallentano le cure, sprecano risorse e rendono più dif cile prendere decisioni cliniche nel momento giusto. Un approccio che si declina lungo l’intero percorso di cura: dall’ospedale al territorio, no all’assistenza a domicilio del In particolare, l’intelligenza arti ciale non è una componente che si aggiunge ai sistemi esistenti, bensì si integra direttamente negli strumenti che medici e specialisti usano ogni giorno. Le applicazioni spaziano dal riconoscimento vocale dei segnali precoci di patologie cardiovascolari, neurodegenerative o di burnout negli operatori, a modelli probabilistici che supportano i centri di prenotazione nell’ottimizzare le liste d’attesa, no a sistemi predittivi che anticipano con elevata precisione i picchi di accesso al pronto soccorso. Un impegno che GPI ha formalizzato anche sul piano internazionale, essendo tra i primi operatori ad aver ottenuto la certi cazione ISO/IEC 42001, lo standard che de nisce i requisiti per un uso etico e trasparente dell’intelligenza arti ciale.

La stessa attenzione si ritrova sul fronte della sicurezza dei dati sanitari, una questione che tocca direttamente ogni cittadino. GPI ha scelto di aderire con convinzione a Intacture, un progetto di partenariato pubblico-privato che ha pochi equivalenti in Europa: un data center ricavato all’interno di una miniera attiva in Trentino, dove la roccia garantisce protezione sica naturale e il raffrescamento passivo della montagna abbatte i consumi energetici. Un’infrastruttura progettata per garantire elevati standard di sicurezza, continuità operativa e sovranità del dato, temi sempre più centrali nella gestione delle informazioni sanitarie.

Trasformare la sanità attraverso la tecnologia è un lavoro lungo, fatto di competenze accumulate nel tempo e di scelte strategiche. Con oltre 35 anni di attività, GPI continua a investire nello sviluppo di soluzioni digitali per la sanità, rafforzando la propria presenza sia in Italia sia sui mercati internazionali, con visione e sguardo rivolto al futuro.

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