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Bassano - mag26

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Ristrutturazione del municipio con un intervento da 400 mila euro

Modello veneto: funziona davvero?

Con i cordoni della borsa ormai stretti dal bilancio approvato, il Consiglio Regionale del Veneto si è trasformato in un palcoscenico di scontri verbali che vanno ben oltre la semplice contabilità. È una sfida di visioni, un “botta e risposta” continuo che vede la maggioranza difendere il modello veneto e le opposizioni tentare di scardinarlo pezzo dopo pezzo.

Il primo vero scontro frontale riguarda la mobilità. Carlo Cunegato, dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra, ha scosso l’aula con un attacco durissimo: “Presidente, mentre nel resto del mondo si corre verso il futuro, nel vicentino siamo fermi a treni a gasolio che sembrano reperti archeologici. Pagare abbonamenti esorbitanti per servizi da terzo mondo è un insulto ai lavoratori”.

Non si è fatta attendere la replica dai banchi della Lega e della Civica Zaia, che hanno risposto piccati: “Non abbiamo la bacchetta magica per elettrificare migliaia di chilometri in una notte, gli investimenti sono programmati e servono tempi tecnici, non slogan”.

Ma è stato Giovanni Manildo del Partito Democratico a rincarare la dose, spostando l’asse sul sociale: “I tempi tecnici non sfamano le famiglie.

Con 25 milioni, briciole rispetto ai 19 miliardi totali, potremmo dare trasporti gratuiti agli studenti. Non farlo è una scelta politica deliberata contro i giovani”.

Il Veneto vuole

l’autonomia energetica, Bitonci: “Lavoriamo sulle concessioni”

SICUREZZA URBANA, UNA CHIMERA FRA AZIONE E PREVENZIONE

Ulss 7, Medicina

Trasfusionale: arriva la dottoressa Anna Colpo

SOCIALE, WELFARE, PIANO CASA E GIOVANI,

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

• Nicola Stievano

Nel suo ultimo film, La grazia, Paolo Sorrentino ci consegna l’immagine di un Capo dello Stato che abita la «bellezza del dubbio». Così nelle sale austere e silenziose del Quirinale la burocrazia non è il mostro che tutti denunciamo, ma un argine saggio, un tempo sospeso di riflessione. “La burocrazia, tutti la detestano - a erma il presidente del film - perché è lenta ma serve proprio a questo: a non prendere decisioni a rettate”.

Dove lo butto?

Sintoni

Olio alimentare

L’olio, se disperso nell’ambiente, inquina: , perché contamina i pozzi di acqua , perché impedisce alle radici delle piante l’assunzione delle sostanze nutritive; e compromette la vita della flora e della fauna.

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Non va gettato nel wc o nel lavandino perché causa tappi e intasamenti nelle condutture, anche domestiche, con conseguenti danni agli impianti.

L’olio per uso alimentare è: l’olio usato in cucina l’olio di conservazione dei l’olio, di oliva o di semi, usato

COME RACCOGLIERE L’OLIO ALIMENTARE

Raccogliere l’olio a temperatura ambiente in un contenitore a perdere (bottiglie o flaconi di plastica).

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Una volta riempito, chiudere bene il contenitore con il tappo

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Inserire il contenitore nelle cisterne gialle dislocate nel territorio.

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VENETO2 4

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QUATTRO LETTERE ARRICCHISCONO I MUSEI CIVICI

Un nuovo tassello si aggiunge al patrimonio culturale di Bassano del Grappa. I Musei Civici hanno ricevuto in dono quattro lettere storiche che portano le firme di Antonio Canova e di Giambattista Brocchi, documenti che aprono una finestra diretta sulla vita culturale e scientifica dell’Ottocento veneto. La donazione segna anche l’avvio u iciale delle attività del nuovo Circolo dedicato alla valorizzazione del patrimonio artistico e documentale cittadino. Le lettere entreranno a far parte delle raccolte conservate nel museo bassanese, già considerato uno dei punti di riferimento italiani per lo studio di Canova e della scuola neoclassica. Il fondo canoviano custodito a Bassano rappresenta infatti uno dei nuclei documentari più importanti legati allo scultore di Possagno, con migliaia di disegni, appunti ed epistolari che negli anni hanno attirato studiosi e ricercatori da tutta Europa. I nuovi documenti non hanno soltanto un valore storico, ma raccontano anche il legame tra Bassano e alcune delle figure che hanno segnato la cultura del territorio. Antonio Canova è il simbolo internazionale dell’arte neoclassica italiana, mentre Giambattista Brocchi fu uno dei grandi studiosi veneti di scienze naturali, geologia e botanica, molto legato alla città e alle collezioni museali bassanesi. Le lettere permettono di approfondire relazioni, contatti e dinamiche culturali di un’epoca in cui Bassano rappresentava un centro vivace di produzione artistica e intellettuale. L’iniziativa è stata presentata come il primo passo di un percorso più ampio che punta a ra orzare il ruolo dei Musei Civici nella vita culturale della città. Il nuovo Circolo nasce infatti con l’obiettivo di sostenere attività di ricerca, divulgazione e valorizzazione del patrimonio storico locale, coinvolgendo studiosi, appassionati e cittadini. Il debutto pubblico del progetto è previsto nella Sala Chilesotti del Museo Civico, dove si terrà il primo incontro aperto alla cittadinanza.

• Redazione Bassano

Documenti firmati da Canova e Brocchi entrano nelle collezioni dei Musei Civici

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

Peccato che, uscendo dalla sala e tornando alla cronaca, il dubbio si trasformi in sospetto e la saggezza della procedura in una fretta che lascia storditi.

Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti per ragioni umanitarie somiglia a un copione scritto male, dove la nobile “cura estrema dello Stato” inciampa su un nome che evoca i fantasmi di una stagione politica che è ancora lontana dall’essere archiviata e che continua a maturare i suoi frutti avvelenati. Perché tanta urgenza?

Perché quel velo di riservatezza che oggi, alla luce delle inchieste giornalistiche, appare anziché come la doverosa tutela verso un minore come piuttosto un maldestro tentativo di tenere sotto traccia una vicenda esplosiva?

A squarciare l’esile velo del silenzio è un’inchiesta giornalistica che prima rende pubblico il provvedimento firmato dal Presidente della Repubblica e in seguito ne svela i tanti lati oscuri, dagli intrighi in Venezuela in cui a farne le spese sono proprio dei bambini indifesi, alle visite fantasma in ospedali italiani che si a rettano a smentire contatti o consulenze. Se queste fondamenta crollano, non siamo più di fronte a una scelta politica discutibile o ad una decisione che può sembrare superficiale ma a un vero e proprio corto circuito istituzionale. Nel caos che ne è seguito finisce anche il rimpallo delle reciproche respons-

abilità. Il Quirinale non indaga, non fa il detective, si è detto: il Presidente della Repubblica esercita il suo potere di concedere o negare la grazia sulla base di un’istruttoria tecnica che gli viene consegnata. È il Ministero della Giustizia a dover garantire la genuinità di quel fascicolo che a sua volta ha ricevuto dalla Procura che ha condotto le indagini “sul campo” e tratto le proprie conclusioni. Ma in questo passaggio qualcosa si è rotto e qualcuno ha si è lasciato prendere la mano, quantomeno, da una insolita fretta o approssimazione, che di fronte a provvedimenti così definitivi come una grazia, è sempre cattiva consigliera. Non si può permettere che lo strumento della grazia - un atto quasi sacro, per questo concesso con parsimonia dai capi di stato - venga profanato da procedure opache o, peggio, da falsità documentali. Ecco allora la richiesta di chiarimenti urgenti del Quirinale al ministro della Giustizia per fare luce su un caso che potrebbe condizionare pesantemente il confronto politico. Mentre il Governo fa quadrato attorno a un Guardasigilli sempre più in a anno e la procura corre ai ripari con un rapido supplemento di indagine, resta l’amarezza per un’istituzione che meritava più rispetto. La grazia, diceva il film, è bellezza. Qui, purtroppo, sembra rimasta solo la bruttezza di una trappola tesa alla credibilità dello Stato.

Sintoniz

segue da pag. 1

Sicurezza urbana/1. Il sistema è già pienamente e icace o è solo all’inizio

Potenziata la polizia locale con assunzioni e videosorveglianza: la vera sfida resta aperta

Il Comune accelera il riassetto della Polizia Locale con nuove assunzioni e un piano di videosorveglianza esteso. Ma la vera sfida è ancora davanti. La sicurezza torna al centro del dibattito bassanese, e questa volta con fatti concreti alle spalle. Il 2026 si sta rivelando un anno di svolta per la Polizia Locale di Bassano del Grappa: dopo un lungo periodo di riorganizzazione, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Nicola Finco ha avviato una serie di interventi mirati a ra orzare il presidio del territorio, dalla gestione diretta del corpo fino all’assunzione di nuovi agenti. Il servizio di Polizia Locale è tornato pienamente operativo, garantendo continuità anche per i comuni dell’Unione Montana che non dispongono di agenti in organico. A guidare il rinnovato Corpo è il comandante Ivano Berti, figura centrale del nuovo corso. Con il suo arrivo, l’Amministrazione è passata alla fase operativa pubblicando i bandi per un funzionario e quattro istruttori. Il risultato è stato di sette candidati idonei, e quattro vincitori. Lo stesso sindaco Finco ha

commentato l’esito con soddisfazione: “Con l’arrivo dei nuovi agenti potenziamo la Polizia Locale, e quindi il servizio nei confronti dei cittadini, che potrà contare su nuove forze a disposizione. Il percorso che abbiamo intrapreso fin dal nostro insediamento sta proseguendo, così come il nostro impegno nel presidio del territorio, che passa necessariamente dalla vigilanza, dal controllo, dalla prevenzione”. Sul fronte tecnologico, l’amministrazione ha investito anche nell’espansione della rete di videosorveglianza. Il piano prevede l’installazione di nuove telecamere in undici zone strategiche della città, tra cui la Pieve Antica di Sant’Eusebio, i campi sportivi del quartiere San Fortunato, la Scuola Vittorelli, il Parco Lucio Battisti e il Brolo di Palazzo Bonaguro. Tutti dispositivi che saranno gestiti direttamente dalla centrale operativa della Polizia Locale, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la percezione di sicurezza dei residenti e supportare le attività di prevenzione.

Il quadro che emerge è quello di una città che ha scelto di investire in sicurezza con

decisione, ma che deve ancora dimostrare sul campo la tenuta del nuovo modello. La sfida non sarà solo numerica: bisognerà vedere se i nuovi innesti riusciranno a incidere subito sulla realtà quotidiana, o se i tempi

Centro storico in allarme: furti lampo e controlli interforze

Furti, aggressioni sembrano ormai all’ordine del giorno a Bassano del Grappa. Sempre più cittadini dichiarano di non sentirsi al sicuro e la paura cresce. Non è uno sfogo isolato: è la fotografia di una città che, nel 2026, si ritrova a fare i conti con una percezione di insicurezza di usa e di icile da arginare con le sole misure istituzionali. Sul fronte della piccola criminalità, i fatti parlano chiaro. Il 25 gennaio, due cittadini stranieri erano entrati in un locale di piazza Libertà e avevano sottratto circa 500 euro dal registratore di cassa, mentre un terzo faceva

da palo all’esterno. Grazie alle immagini della videosorveglianza, gli investigatori del Commissariato di Bassano avevano ricostruito i movimenti dei tre: arrivati in treno pochi minuti prima, ripartiti subito dopo verso Padova. Un colpo chirurgico, rapido, che ha mostrato quanto il centro storico resti un bersaglio vulnerabile. Sul fronte dell’ordine pubblico, la Questura di Vicenza ha risposto con operazioni straordinarie sul territorio. I controlli interforze, disposti dal Questore Paolo Sartori, hanno coinvolto oltre 30 uomini tra Commissariato, Carabinieri, Guardia di

Finanza e Polizia Locale, concentrandosi sul centro storico con servizi appiedati e sulle zone circostanti con pattuglie automontate. Polizia di Stato Sartori ha sottolineato che “è indispensabile applicare sul campo i concetti di sicurezza integrata e partecipata, con la massima integrazione possibile tra le Forze dell’Ordine e gli altri attori della vita sociale”, puntando sulla prossimità e sulla visibilità degli operatori come strumento di deterrenza.

• (s.b.)

del rodaggio amministrativo peseranno sulla percezione di sicurezza dei residenti.

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• Sara Busato

Sicurezza urbana/2. Il dibattito cittadino mette a confronto controllo diretto e tecnologia

Telecamere e nuovi agenti o modello integrato?

Mentre la Giunta Finco celebra l’arrivo dei nuovi agenti e l’espansione della rete di videosorveglianza, dal Consiglio Comunale si leva un coro di voci critiche che pone domande scomode: la sicurezza urbana si misura davvero con i bandi vinti e le telecamere installate? O serve qualcosa di più?

Le consigliere e i consiglieri di “È il Momento”, Europa Verde – Bassano per tutti, Bassano Passione Comune

e Partito Democratico hanno annunciato interrogazioni e mozioni mirate a risolvere criticità interne al Comando di Polizia Locale e a prevenire furti e tru e. Un fronte trasversale che unisce anime politiche diverse su un punto comune: la sicurezza richiede un approccio strutturale, non solo numerico. Al centro delle preoccupazioni c’è anzitutto la questione economica. La variazione al Bilancio di previsione 2026-2028 prevede un aumento

di 315 mila euro per la previdenza complementare degli operatori nel triennio, pari a circa il 4% dei costi già sostenuti. Una voce che si aggiunge alle spese generate dal ritorno della Polizia Locale sotto gestione diretta del Comune. Tra le preoccupazioni segnalate figura anche il ricorso a mezzi dell’Unione Montana Bassanese, a riprova che il distacco dall’ente sovracomunale non è ancora pienamente completato sul piano operativo. Ma la minoranza non si limita a contestare. Per a rontare i problemi alla radice propone un modello di “Sicurezza Integrata” con incontri itineranti nei quartieri su “Casa Sicura” e “Digitale Protetto”, con attenzione speciale agli anziani. Un’impostazione che guarda ai soggetti più vulnerabili e punta sulla prevenzione prima ancora che sul controllo. Il dibattito ha prodotto anche un episodio politicamente rivelatore. Fratelli d’Italia aveva chiesto di dotare la Polizia Locale di taser, segnalando un aumento di episodi di violenza in città. La replica dell’assessore Campagnolo era stata diretta: “Hanno sbagliato bersaglio. Si rivolgano all’Unione Montana, fino al reintegro in Comune della Polizia Locale dal 1 gennaio, su cui Fratelli d’Italia era contrario”.

Risse tra giovanissimi: l’uscita da scuola diventa pericolo

La fermata dei bus di via Rosmini. Il parcheggio del Centro Studi. Pochi minuti dopo l’uscita da scuola. È qui che, per settimane, Bassano del Grappa ha dovuto fare i conti con un fenomeno che ha scosso la comunità: aggressioni e risse scoppiate tra giovanissimi, con protagonisti di età compresa tra i 13 e i 17 anni, provenienti dal bassanese e dal vicentino. Il primo episodio a fare rumore risale a inizio marzo. Una 14enne è stata denunciata alla Procura della Repubblica per percosse e di amazione aggravata per avere colpito una 16enne in via Tommaso D’Aquino. Il giorno dopo, la situazione si è aggravata ulteriormente. Cinque giovani si sono resi protagonisti di una violenta rissa nell’area dei bus: quattro di loro, tra i 15 e i 17 anni, hanno ricevuto una denuncia alla Procura dei Minori di Venezia per rissa, mentre il quinto — un ragazzino di appena 13 anni, non imputabile — è stato segnalato alla medesima procura. I video della zu a, ripresi dai coetanei presenti, sono diventati virali sui social nel giro di poche ore. Il copione si è ripetuto ad aprile. Durante l’orario di uscita da scuola, due studenti hanno iniziato a litigare nel parcheggio dei bus: prima parole, poi botte. Un terzo giovane, intervenuto per dividerli, ha avuto la peggio ed è stato portato al pronto soccorso. Di fronte all’escalation, il 17 marzo il Comune ha convocato un tavolo d’emergenza. Attorno al sindaco Finco si sono seduti dirigenti scolastici, genitori, forze dell’ordine e amministratori, con

l’obiettivo di trovare un punto di svolta. La preoccupazione principale era che questi episodi rappresentassero una sorta di “apprendistato alla criminalità”, e che la chiave di volta fosse l’ascolto dei giovani più problematici, spesso con famiglie assenti. I rappresentanti degli studenti degli istituti Remondini ed Einaudi hanno lanciato un appello alla comunità educante, sostenendo che «la sicurezza non nasce soltanto dal controllo, ma dalla qualità delle relazioni». Una voce matura, che ha colpito per lucidità, e che richiama istituzioni e adulti a una responsabilità collettiva che va ben oltre le telecamere e i bandi.

• (s.b.)

Il tema è stato portato anche a livello regionale. I consiglieri di “È il Momento” hanno denunciato che “si continua a dire che non ci sono risorse per potenziare la Polizia Locale, aumentare i turni serali o ra orzare i controlli”, chiedendo che la Regione Veneto stanzi fondi diretti per liberare risorse comunali. La città è divisa non sull’obiettivo — più sicurezza — ma sul metodo. Da un lato un’amministrazione che punta su controllo diretto, assun-

zioni e telecamere. Dall’altro una minoranza che chiede partecipazione, prevenzione e trasparenza sui conti. Europa Verde aveva già criticato l’uscita della Polizia Locale dall’Unione Montana, sostenendo che Bassano “sceglie di amministrarsi come un condominio di tre piani”. La risposta definitiva, come sempre, la daranno le strade.

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• Sara Busato

Il tribunale della pedemontana divide la politica: tra rilancio del territorio e accuse di propaganda

Il futuro Tribunale della Pedemontana veneta torna al centro dello scontro politico regionale e nazionale. Da una parte la maggioranza di centrodestra rilancia la necessità di riattivare il presidio giudiziario di Bassano del Grappa, trasformandolo in un moderno tribunale con Procura della Repubblica autonoma al servizio di un’area da mezzo milione di abitanti. Dall’altra il Partito Democratico denuncia quella che definisce una “operazione propagandistica”, accusando Governo e Regione di alimentare aspettative senza chiarire da dove arriveranno uomini, fondi e strutture necessarie. La discussione si è riaccesa dopo la presentazione, a Palazzo Ferro Fini, della risoluzione illustrata dalla consigliera regionale Morena Martini. Il documento impegna la Regione Veneto a sostenere a Roma il progetto di legge nazionale che punta al ripristino del tribunale bassanese all’interno di una nuova configurazione giudiziaria denominata “Tribunale della Pedemontana Veneta”. Alla conferenza stampa erano presenti anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari e il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Ciro Maschio. L’obiettivo dichiarato dai promotori è quello di creare un presidio moderno e stabile, capace di rispondere alle esigenze di un territorio ad alta densità produttiva e industriale. Il progetto viene presentato come molto diverso rispetto alla stagione dei tagli del 2012, quando numerosi tribunali minori vennero soppressi nell’ambito della spending review. Stavolta, sostengono i favorevoli,

il piano sarebbe accompagnato da un ra orzamento di organici e strutture.

Tra i principali sostenitori figurano anche amministratori locali e rappresentanti del mondo economico. Il sindaco di Bassano Nicola Finco e quello di Cittadella Luca Pierobon hanno ribadito la necessità di garantire una giustizia più vicina e rapida per cittadini e imprese. A spingere nella stessa direzione è anche Confindustria Vicenza, che considera la rapidità dei procedimenti un elemento strategico per la competitività delle aziende che operano sui mercati internazionali. Nel corso dell’incontro veneziano, il sottosegretario Ostellari ha annunciato per il Veneto l’arrivo entro il 2026 di 180 assistenti giudiziari e la stabilizzazione di circa 300 addetti all’u icio per il processo. Numeri che, secondo il Governo, dovrebbero consentire di sostenere la nuova organizzazione senza penalizzare altri tribunali.

Ma proprio su questo punto si concentra la critica del Partito Democratico. I consiglieri regionali

Antonio Dalla Pozza, Giovanni Manildo e il vicepresidente del Consiglio regionale Andrea Micalizzi parlano di “tempismo sospetto” a pochi mesi dall’avvio della campagna elettorale nazionale. Secondo gli esponenti dem, il rischio concreto è che il nuovo tribunale venga annunciato senza a rontare la crisi degli organici che colpisce già oggi sedi come Vicenza, Padova e Treviso. Dalla Pozza sottolinea come il problema principale delle imprese non sia l’assenza del tribunale di

Bassano, ma la carenza di magistrati e personale amministrativo nei tribunali esistenti. Per il consigliere vicentino, il potenziamento degli organici garantirebbe risultati più concreti in termini di rapidità dei procedimenti e smaltimento dell’arretrato.

Anche Giovanni Manildo contesta l’impostazione dell’operazione. Secondo il capogruppo del Pd, in una fase storica in cui il processo telematico assume un ruolo sempre più centrale, la soluzione non può essere quella di moltiplicare i presidi giudiziari per ragioni territoriali o politiche. Manildo parla apertamente di “campanilismo” e sostiene che la battaglia sul tribunale rischi di trasformarsi più in una ricerca di consenso che in una reale riforma dell’e icienza giudiziaria.

Andrea Micalizzi insiste invece sulla necessità di un piano straordinario di investimenti per l’intero sistema giustizia. Secondo il vicepresidente del Consiglio regionale, il Governo dovrebbe chiarire in modo trasparente quali risorse economiche intenda destinare al progetto e come evitare che il nuovo presidio finisca per sottrarre personale agli u ici già esistenti e in so erenza. Intanto il percorso parlamentare prosegue. Ciro Maschio ha assicurato un’accelerazione delle audizioni con l’obiettivo di portare il provvedimento in Aula nella seconda metà del 2026. Lo stesso presidente della Commissione Giustizia ha però chiarito che non ci saranno ulteriori ampliamenti dell’elenco dei tribunali da ripristinare. Accanto agli aspetti economici e

organizzativi, i sostenitori del progetto evidenziano anche il valore strategico del nuovo presidio nella lotta alle infiltrazioni della criminalità organizzata in un’area considerata economicamente sensibile. Un tema che la maggioranza ritiene centrale per ra orzare la presenza dello Stato nella Pedemontana veneta. Resta quindi aperto il confronto politico su un progetto che continua a dividere. Da una parte chi vede nel Tribunale della Pedemontana un’infrastruttura necessaria per il futuro del territorio; dall’altra chi teme che dietro gli annunci non vi siano ancora garanzie concrete su risorse, tempi e sostenibilità dell’intero sistema giudiziario veneto.

• Paola Bigon

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SUCCEDE IN CITTA’

Politica. In Consiglio comunale il progetto urbanistico non passa, decisivi astensioni, assenze e voti contrari

Santissima Trinità: la maggioranza si divide sulla variante urbanistica

Il voto sulla variante urbanistica relativa all’area di Santissima Trinità ha cambiato il clima politico a Bassano del Grappa. In aula, infatti, la proposta è stata respinta al termine di una seduta caratterizzata da tensioni, distinguo e numeri che hanno certificato la di icoltà della maggioranza nel mantenere compattezza su uno dei dossier più rilevanti dell’ultimo periodo amministrativo.

Il risultato finale ha sorpreso molti osservatori: 8 consiglieri favorevoli, 9 contrari e 5 astensioni. Una fotografia politica che racconta molto più di una semplice bocciatura tecnica. A determinare l’esito sono stati infatti non solo i voti dell’opposizione, rimasta compatta, ma soprattutto le divisioni emerse nell’area di maggiornaza.

La discussione sulla variante si è trasformata rapidamente in un banco di prova interno agli equilibri della coalizione di governo cittadina. Alcuni consiglieri della maggioranza hanno scelto di non sostenere il provvedimento, optando per l’astensione. Un segnale politico evidente, maturato all’interno di settimane già segnate da malumori e confronti sempre più tesi.

A pesare è stata anche la nuova collocazione del consigliere Pietrosante, passato recentemente al Gruppo Misto dopo l’uscita da Fratelli d’Italia. La sua posizione ha contribuito a modificare i rapporti numerici in aula, rendendo più fragile la tenuta della coalizione. In un voto deciso da pochi numeri, ogni spostamento ha assunto un valore determinante.

Durante la seduta sono emerse anche le conseguenze di alcune assenze significative. Non erano presenti infatti i consiglieri Stefano Giunta ed Elena Pavan, entrambi appartenenti all’area politica vicina all’assessore all’Urbanistica Andrea Zonta. Un elemento che ha alimentato ulteriormente le interpretazioni politiche attorno all’esito della votazione. La variante urbanistica su Santissima Trinità era considerata un passaggio importante per l’amministrazione comunale. Per questo motivo la sua bocciatura viene letta come un segnale di di icoltà interna, soprattutto perché arrivata direttamente dai banchi della maggioranza. Più che il contenuto tecnico del provvedimento, ad attirare l’attenzione è stata infatti la dinamica politica che si è sviluppata attorno al voto. Nelle ore successive alla seduta, il confronto si è spostato inevitabilmente

sugli equilibri della coalizione e sul ruolo che il sindaco dovrà assumere nelle prossime settimane. Il Sindaco Nicola Finco si trova ora davanti alla necessità di ricompattare il gruppo e ristabilire una linea condivisa per evitare che quanto accaduto possa ripetersi su altri provvedimenti strategici. Anche all’interno di Fratelli d’Italia la situazione appare delicata. Il cambio di gruppo di Pietrosante, le astensioni registrate e le di erenti posizioni emerse in aula hanno mostrato un quadro meno compatto rispetto al passato. La seduta consiliare ha così aperto interrogativi sul futuro assetto politico della mag-

gioranza e sulle relazioni interne tra le varie componenti della coalizione. I prossimi consigli comunali saranno decisivi per capire se quello su Santissima Trinità resterà un episodio isolato oppure rappresenterà l’inizio di una fase più complessa per l’amministrazione bassanese. Molto dipenderà dalla capacità di trovare una sintesi politica e di ricostruire fiducia all’interno della maggioranza, evitando che le tensioni emerse si trasformino in una crisi più profonda.

• Paola Bigon Riapre il camminamento del Castello degli Ezzelini

Dal 25 aprile fino alla fine di ottobre torna accessibile uno dei luoghi più suggestivi di Bassano del Grappa: il camminamento del Castello degli Ezzelini. Un percorso immerso nella storia medievale della città che permette di passeggiare lungo le antiche mura e di a acciarsi su uno dei panorami più iconici del territorio, con vista sul Brenta e sul Ponte degli Alpini.

L’apertura al pubblico sarà garantita tutti i giorni dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 18.30, mentre il martedì resterà giorno di chiusura. L’accesso sarà gratuito. Il percorso conduce i visitatori tra mura in pietra e laterizio risalenti al Medioevo, lungo il tratto che un tempo aveva funzione difensiva e che oggi rappresenta uno degli scorci più apprezzati della città.

Il Castello degli Ezzelini è uno dei simboli storici di Bassano e conserva ancora oggi torri e fortificazioni che raccontano il ruolo strategico avuto nei secoli dalla città ai piedi del Grappa. Il camminamento termina in un punto panoramico dal quale è possibile osservare dall’alto il centro storico e il Ponte palladiano.

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L’accordo. Gli istituti Graziani e Filippin siglano una rete educativa integrata per rilanciare le iscrizioni

SCUOLE ALLEATE CONTRO IL CALO DEGLI STUDENTI:

NASCE IL PERCORSO UNICO DAL NIDO AL LICEO

La crisi demografica spinge le scuole a cambiare modello e a cercare nuove forme di collaborazione. A Bassano del Grappa la risposta arriva da un accordo che punta a costruire un sistema educativo integrato capace di accompagnare gli studenti dalla prima infanzia fino alla maturità. Gli istituti Graziani e Filippin hanno infatti deciso di unire competenze, strutture e progettualità per creare una rete scolastica continua tra Bassano e Pieve del Grappa, con l’obiettivo di o rire alle famiglie un percorso stabile e innovativo in un momento storico segnato dal drastico calo delle nascite. La scelta nasce da dati che non possono più essere ignorati. Negli ultimi anni il numero degli iscritti al Graziani si è ridotto in maniera significativa, soprattutto nel segmento delle scuole medie. Una contrazione che ha inciso sull’organizzazione interna e sulla sostenibilità di alcune classi, spingendo i responsabili dell’istituto a cercare una soluzione strutturale anziché limitarsi a interventi temporanei. Da qui l’idea di costruire un’alleanza educativa capace di ra orzare l’intera filiera scolastica. Il nuovo progetto prevede una suddivisione chiara dei percorsi. Il Graziani diventerà il punto di riferimento cittadino per la fascia che va dal nido alla scuola primaria, consolidando un’o erta dedicata ai bambini fino agli undici anni. Terminata

la quinta elementare, gli studenti potranno proseguire il proprio cammino formativo negli istituti Filippin di Pieve del Grappa, frequentando scuole medie e licei all’interno di un percorso già condiviso e coordinato tra le due realtà.

L’intesa vuole trasmettere alle famiglie un’idea di continuità educativa, evitando fratture tra i diversi cicli scolastici e garantendo una progettazione comune che accompagni la crescita degli studenti nel tempo. Alla base dell’accordo c’è anche la volontà di mantenere viva una presenza educativa forte nel territorio bassanese, cercando di trasformare una fase complessa in un’opportunità di rilancio. Per rendere concretamente accessibile il progetto, le due scuole hanno previsto un servizio navetta gratuito tra Bassano e Pieve del Grappa per i prossimi due anni. Una misura pensata per alleggerire il peso logistico sulle famiglie e facilitare il passaggio degli studenti verso i percorsi successivi. Il collegamento quotidiano rappresenta uno degli elementi chiave dell’accordo, perché punta a eliminare uno degli ostacoli principali che spesso frenano le iscrizioni fuori dal proprio comune di residenza. Accanto alla riorganizzazione dei percorsi, il progetto punta molto sull’innovazione didattica. Tra le novità previste c’è il ra orzamento dell’insegnamento bilingue attraverso il metodo Clil, con alcune

materie a rontate direttamente in lingua inglese e la presenza di tutor madrelingua già a partire dalla scuola dell’infanzia. Un investimento che guarda alle competenze linguistiche come elemento sempre più centrale nella formazione delle nuove generazioni.

Grande attenzione anche alla tecnologia e ai nuovi strumenti educativi. I programmi prevedono laboratori di robotica, atelier digitali e attività legate alla stampa 3D, con l’obiettivo di sviluppare capacità pratiche, pensiero logico e competenze trasversali.

L’idea è costruire un ambiente scolastico moderno, capace di

integrare strumenti innovativi senza perdere la dimensione educativa e relazionale. Sul piano organizzativo, la collaborazione consentirà anche una razionalizzazione delle risorse e una gestione condivisa di alcuni servizi, nel tentativo di garantire maggiore stabilità economica e progettuale alle due realtà scolastiche. Ma la sfida vera sarà quella di convincere le famiglie che investire in un percorso educativo strutturato e continuativo possa rappresentare una risposta concreta alle incertezze del presente.

L’esperienza avviata tra Bassano e Pieve del Grappa potrebbe

diventare un modello osservato con interesse anche da altre realtà del territorio. In molte zone d’Italia il calo demografico sta infatti mettendo sotto pressione scuole paritarie e istituti privati, costretti a ripensare organizzazione e o erta formativa. La strada scelta da Graziani e Filippin punta sulla collaborazione anziché sulla competizione, nella convinzione che fare rete possa essere l’unico modo per garantire qualità, servizi e prospettive future alle nuove generazioni.

• Paola Bigon

Lavori pubblici. Palazzo civico e simboli storici al centro di un intervento da 400 mila euro

RESTYLING DEL MUNICIPIO: VIA AL RECUPERO DELL’OROLOGIO FERRACINA

L’amministrazione comunale ha programmato un investimento da circa 400 mila euro destinato al recupero della facciata del municipio e al restauro del celebre orologio Ferracina, uno dei simboli più riconoscibili del centro storico cittadino. Un progetto che non riguarda soltanto il decoro urbano, ma che si inserisce nella strategia con cui la città intende rafforzare la propria immagine culturale e turistica in vista della candidatura a Capitale italiana della Cultura 2029.

Negli ultimi tempi le condizioni del quadrante storico avevano attirato l’attenzione di cittadini e frequentatori del centro. Colori sbiaditi, meridiane deteriorate e segni evidenti del tempo avevano reso sempre più evidente la necessità di un intervento conservativo.

L’orologio Ferracina rappresenta infatti molto più di un elemento architettonico: è una testimonianza storica che accompagna la vita della città da secoli e che continua a identificare Bassano anche agli occhi dei visitatori.

Il meccanismo ideato da Bartolomeo Ferracina fu collocato nel Settecento su un quadrante che risalirebbe ai primi decenni del Quattrocento. Una stratificazione storica che rende particolarmente delicato il lavoro di recupero previsto dall’amministrazione comunale. L’obiettivo è riportare all’antico splendore non solo l’orologio, ma l’intera facciata del palazzo municipale, intervenendo sugli intonaci, sui decori e sugli elementi architettonici oggi segnati dall’usura.

Il sindaco Nicola Finco ha spiegato che l’operazione non nasce da un’emergenza improvvisa, ma da una programmazione già inserita nel piano triennale delle opere pubbliche. Le risorse sono state stanziate e il cantiere dovrebbe partire all’inizio del prossimo anno. L’idea dell’amministrazione è arrivare al 2029 con un centro storico valorizzato e con edifici istituzionali all’altezza di una candidatura che punta a dare visibilità nazionale alla città.

Il progetto, però, non si limiterà agli interventi esterni. Palazzo civico

sarà interessato anche da opere di miglioramento interno destinate agli u ici comunali e ai servizi rivolti ai cittadini. Tra gli interventi annunciati figurano l’installazione di nuovi impianti di climatizzazione negli u ici dell’urbanistica e l’adeguamento di

alcuni spazi operativi. Una scelta che punta a migliorare le condizioni di lavoro del personale e la funzionalità degli ambienti comunali, soprattutto durante i mesi estivi.

La discussione sullo stato del municipio si è accesa anche sui social

network, dove molti cittadini hanno evidenziato le condizioni dell’orologio e della facciata. Il dibattito ha riportato al centro il tema della manutenzione del patrimonio storico cittadino e della capacità delle amministrazioni di programmare interventi nel lungo periodo. Da parte del Comune viene ribadita la volontà di affrontare il problema attraverso una pianificazione precisa, evitando operazioni estemporanee o interventi limitati al solo impatto estetico.

Per Bassano il recupero del municipio assume anche un forte valore simbolico. Il palazzo comunale rappresenta infatti uno dei luoghi più identificativi della vita pubblica cittadina e costituisce il primo biglietto da visita istituzionale per chi arriva in centro storico. Restituire dignità alla facciata e ai suoi elementi storici significa quindi ra orzare l’immagine della città e accompagnare il percorso di valorizzazione culturale avviato negli ultimi anni.

• Alessia Longhin

Economia. Oltre 94 milioni destinati alle infrastrutture, reti idriche intelligenti e sostenibilità

ETRA, investimenti record e utili reinvestiti: i sindaci approvano il bilancio 2025

ETRA chiude il 2025 con investimenti record e con la scelta di destinare gli utili al ra orzamento delle infrastrutture e dei servizi nei territori serviti. L’assemblea ordinaria dei sindaci soci, riunita a Cittadella, ha approvato all’unanimità il bilancio della multiutility, confermando la linea che punta su sostenibilità, resilienza idrica e innovazione energetica.

A tracciare il bilancio dell’anno è stato il presidente di ETRA Flavio Frasson, che ha parlato di “un anno di grande impegno” in un contesto segnato da tensioni internazionali, volatilità dei mercati energetici e crescente pressione sulle risorse naturali. Gli investimenti

hanno superato i 94,7 milioni di euro, pari a 162 euro per abitante servito, il valore più alto raggiunto dalla società benefit.

«Il nostro lavoro – ha spiegato Frasson – ha puntato a garantire servizi idrici e ambientali e icienti e di qualità, con la consapevolezza del ruolo strategico che questi servizi rivestono per il benessere delle comunità e per la tutela dell’ambiente». Il presidente ha sottolineato come oggi essere società benefit significhi soprattutto assicurare continuità, e icienza e capacità di risposta anche nelle situazioni più complesse. Tra i principali risultati raggiunti nel 2025 c’è il 95% di distrettualizzazione della rete

Cane

Uacquedottistica. Grazie a investimenti tecnologici e nuovi cantieri, ETRA ha trasformato gran parte della rete idrica in un sistema “intelligente”, capace di monitorare con maggiore precisione le perdite e intervenire rapidamente in caso di criticità. Nel corso dell’anno sono stati inoltre realizzati oltre 10 chilometri di nuove reti fognarie.

Parallelamente la multiutility ha avviato il calcolo completo delle emissioni prodotte dalle proprie attività, creando le basi per futuri interventi di decarbonizzazione e riduzione dell’impatto ambientale. Sul fronte energetico, ETRA ha accelerato la di usione delle Comunità Energetiche Rinnovabili con 14 CER attivate nei Comuni soci. La società ha inoltre ottenuto la certificazione ISO 50001 per l’e icienza energetica e potenziato gli impianti fotovoltaici interni, puntando a ridurre i consumi in un settore ad alto fabbisogno energetico.

Importanti anche gli interventi legati all’economia circolare. Nel 2025 sono stati attivati 13 ecocentri H24 ed estesa al 100% delle utenze non domestiche la tari azione puntuale. Avviato inoltre il progetto del nuovo polo logistico di Asiago, destinato a migliorare la gestione dei rifiuti riducendo emissioni e spostamenti dei mezzi. Crescono anche i centri di riuso, che hanno registrato quasi 1.500 accessi per la consegna di

nel bagagliaio: coppia denunciata

na serata trascorsa al cinema si è trasformata in una denuncia penale per una coppia di pensionati residenti a Romano d’Ezzelino. I carabinieri di Bassano del Grappa, intervenuti dopo una segnalazione, hanno trovato il loro cane rinchiuso nel bagagliaio dell’auto, lasciato all’interno del veicolo con i finestrini completamente chiusi. La Procura ha quindi formalizzato l’accusa di abbandono di animali.

Secondo la ricostruzione e ettuata dai militari, l’animale sarebbe rimasto solo nell’automobile per un periodo prolungato, pari alla durata di una proiezione cinematografica. A preoccupare sono state soprattutto le condizioni in cui il cane è stato lasciato: uno spazio ristretto, privo di adeguato ricambio d’aria e incompatibile con le normali esigenze fisiologiche dell’animale. L’episodio ha fatto scattare l’intervento dei carabinieri, che hanno ritenuto la situazione su icientemente grave da procedere con la denuncia. Il reato contestato è quello di abbandono di animali, previsto dal codice penale italiano nei casi in cui un animale venga lasciato in condizioni tali da mettere a rischio il suo benessere o la sua stessa sopravvivenza. Nel caso specifico, gli investigatori hanno considerato aggravante il fatto che il cane fosse chiuso nel bagagliaio dell’auto, senza ventilazione e impossibilitato a

muoversi liberamente. La vicenda riporta l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: la gestione degli animali domestici durante gli spostamenti e le soste. Anche in assenza di temperature estreme, lasciare un cane chiuso in automobile può provocare forti condizioni di stress, di icoltà respiratorie e conseguenze fisiche potenzialmente molto serie. Gli esperti ricordano che l’abitacolo di un’auto, soprattutto se sigillato, può trasformarsi rapidamente in un ambiente pericoloso. Determinante, in questo caso, è stata la segnalazione di alcuni cittadini, che hanno notato la presenza del cane e richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Un elemento che evidenzia il ruolo della comunità nella prevenzione di situazioni di maltrattamento o incuria nei confronti degli animali. Le segnalazioni tempestive consentono infatti alle autorità di verificare rapidamente le condizioni dell’animale e intervenire prima che la situazione possa degenerare. La denuncia formalizzata dalla Procura rappresenta dunque non solo un passaggio giudiziario, ma anche un richiamo alla responsabilità verso gli animali domestici, sempre più riconosciuti come esseri da tutelare e proteggere.

(a.l.)

beni recuperabili.

Dal punto di vista economico-finanziario, ETRA ha mantenuto una politica tari aria definita equilibrata, cercando di limitare il peso sulle famiglie pur continuando a sostenere un forte piano di investimenti grazie anche ai finanziamenti europei e nazionali.

Soddisfazione per i risultati è stata espressa anche dal presidente del

Per il biennio 2026-2027 la multiutility punta ora a completare le opere in corso, ra orzare la gestione dei rischi e proseguire gli investimenti sul personale e sull’innovazione.

Progettazione

Fornitura superfi ci gres, legno, resine

Consulenze globali

Consiglio di Bacino Brenta per i rifiuti Germano Racchella e dal presidente del Consiglio di Bacino Brenta Gianmaria Boscaro.
• Paola Bigon

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Viabilità. Controlli automatici agli accessi verso il Ponte degli Alpini per sicurezza, vivibilità e tutela del centro storico

BORGO ANGARANO CAMBIA VOLTO: ARRIVA IL VARCO ELETTRONICO PER LA ZTL

Borgo Angarano si prepara a una trasformazione destinata a cambiare la gestione della viabilità nella zona che collega la destra Brenta al Ponte degli Alpini. L’amministrazione comunale ha infatti scelto di introdurre un sistema elettronico di controllo degli accessi alla zona a tra ico limitato, sostituendo l’attuale segnaletica con un varco automatico capace di monitorare in tempo reale i transiti autorizzati e quelli irregolari. L’intervento nasce dalla volontà di ra orzare la tutela di una delle aree più frequentate della città, diventata negli ultimi anni un punto di forte richiamo grazie alla presenza di locali, spazi culturali e attività commerciali Il nuovo sistema entrerà in funzione dopo il via libera definitivo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Una volta operativo, il varco sarà in grado di rilevare automaticamente i mezzi in ingresso durante gli orari di chiusura della Ztl, registrando le targhe dei veicoli non autorizzati e permettendo l’applicazione delle sanzioni previste dal regolamento comunale.

La scelta della collocazione non è stata casuale. Il punto individuato si trova oltre il civico 73 di Borgo Angarano, una posizione studiata insieme alla Soprintendenza per evitare qualsiasi impatto sulla facciata di Palazzo Bonaguro, edificio storico che rappresenta uno dei simboli architettonici della zona. Il progetto punta quindi a conciliare innovazione tecnologica e rispetto del patrimonio artistico cittadino.

L’assessore alla viabilità Andrea Zonta ha spiegato che il provvedimento nasce dalla necessità di gestire in modo più e icace un’area che ormai viene vissuta come naturale estensione dell’isola pedonale del centro storico. La presenza crescente di pedoni, turisti e attività legate alla ristorazione e agli eventi avrebbe reso indispensabile un controllo più rigoroso degli accessi, soprattutto nelle fasce orarie serali e festive.

L’area interessata dal controllo elettronico comprenderà il tratto dal civico 75 fino al Ponte degli Alpini. Gli orari di attivazione saranno di erenziati durante la settimana: dal lunedì al venerdì il transito sarà vietato dalle 19.30 alle 5.30 del mattino; il sabato le limitazioni scatteranno dalle 14 fino a mezzanotte, oltre alla fascia notturna; domeniche e festivi, invece, la Ztl resterà attiva per l’intera giornata. Secondo il Comune, il nuovo assetto permetterà

di ra orzare la sicurezza pedonale e di rendere più ordinata la convivenza tra residenti, turisti e attività economiche.

L’obiettivo è trasformare Borgo Angarano in una naturale prosecuzione dell’area pedonale del centro storico, creando un collegamento più armonico con il Ponte degli Alpini e le zone di maggiore richiamo turistico.

L’introduzione del varco richiederà una fase di informazione dettagliata per evitare disagi a residenti, fornitori e mezzi di servizio.

Alessia Longhin

Il rap entra in patronato e diventa occasione di incontro

NOgni

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on solo campetti e attività sportive: gli spazi della parrocchia si trasformano anche in luoghi di musica, improvvisazione e confronto tra ragazzi. Nel patronato della Santissima Trinità sta infatti prendendo forma un’esperienza particolare che unisce cultura urban, freestyle e vita di quartiere, attirando giovani appassionati di hip hop e curiosi da diverse zone della città. Le serate dedicate alle rime improvvisate e alle sfide a colpi di parole stanno creando un nuovo punto di aggregazione, dove il linguaggio del rap viene utilizzato come strumento di socialità più che come semplice intrattenimento. Microfono, basi musicali e cerchio di ascoltatori diventano così l’occasione per conoscersi, confrontarsi e costruire relazioni in un contesto insolito rispetto agli stereotipi legati alla cultura hip hop.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di aprire gli spazi parrocchiali ai linguaggi delle nuove generazioni, senza contrapposizioni ma cercando un dialogo diretto con il territorio. Un approccio che, secondo gli organizzatori, ha permesso di coinvolgere ragazzi che spesso faticano a trovare luoghi in cui esprimersi liberamente. La partecipazione è cresciuta incontro dopo incontro, creando una comunità eterogenea fatta di adolescenti, studenti e giovani artisti locali. Il freestyle, nato storicamente come forma di espressione spontanea e popolare nei quartieri urbani, viene qui reinterpretato in chiave educativa e comunitaria. Non una competizione aggressiva, ma un’occasione per allenare creatività, ascolto reciproco e capacità di stare insieme. In un periodo in cui il rapporto tra giovani e spazi aggregativi è spesso complesso, l’esperienza bassanese prova così a costruire un ponte inatteso tra parrocchia e cultura di strada.

• (p.b.)

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Grandi eventi. Più di cento appuntamenti tra spettacoli, danza, teatro e musica:

OPERAESTATE 2026, IL FESTIVAL CHE TRASFORMA BASSANO IN UN PALCOSCENICO SENZA CONFINI

Bassano del Grappa e il territorio della Pedemontana tornano a trasformarsi in un grande teatro di uso con la 46ª edizione di Operaestate Festival Veneto, presentata u icialmente con il titolo “Il palcoscenico è ovunque”. Un claim che sintetizza la filosofia di un festival ormai riconosciuto a livello internazionale e capace di mettere in relazione arte contemporanea, comunità e territorio attraverso una programmazione che attraversa l’intera estate. L’edizione 2026 si svilupperà da giugno a settembre con oltre 110 spettacoli e la presenza di più di 680 artisti provenienti da 15 Paesi. Un programma articolato che coinvolgerà Bassano del Grappa e numerosi Comuni della Pedemontana veneta, confermando la natura di usa del progetto culturale. Non solo teatri, dunque, ma anche piazze, ville, giardini, paesaggi naturali e luoghi storici che diventano spazi di incontro tra pubblico e spettacolo dal vivo.

Operaestate continua così a rappresentare uno dei principali progetti culturali del Veneto, sostenuto da una

rete istituzionale che coinvolge enti locali, Regione Veneto, Ministero della Cultura e partner europei. Il festival viene descritto come un’esperienza che supera il semplice cartellone di eventi, costruendo relazioni tra artisti, cittadini e territori attraverso linguaggi diversi e accessibili.

La danza contemporanea rimane uno dei punti centrali della programmazione, con produzioni internazionali, prime nazionali e nuovi progetti artistici. Accanto alla danza trovano spazio il teatro contemporaneo, la musica, il circo e le produzioni multidisciplinari, in un percorso che punta a coinvolgere pubblici di erenti e generazioni diverse.

Tra gli obiettivi dichiarati del festival c’è anche quello di valorizzare il territorio attraverso la cultura. Operaestate continua infatti a proporre una visione in cui lo spettacolo dal vivo diventa uno strumento di rigenerazione urbana, promozione turistica e crescita sociale. Il rapporto con il paesaggio e con i luoghi della Pedemontana viene considerato parte integrante dell’esperienza artistica,

tanto che molti eventi saranno ospitati in contesti non convenzionali, trasformati per l’occasione in scenografie naturali. Grande attenzione viene dedicata anche alla dimensione internazionale. La presenza di artisti provenienti da diversi Paesi europei e non solo conferma il ruolo di

Bassano come punto di riferimento per la scena contemporanea. Il festival negli anni ha costruito collaborazioni con reti culturali internazionali e progetti europei che hanno contribuito a consolidarne il profilo fuori dai confini italiani. Operaestate non sarà però soltanto

spettacolo serale. Il programma comprenderà anche incontri, percorsi formativi, laboratori e momenti di approfondimento, con l’obiettivo di creare un dialogo continuo tra artisti e comunità. Una formula che negli anni ha permesso al festival di crescere non solo come evento culturale, ma anche come piattaforma di produzione e sperimentazione artistica.

La nuova edizione conferma quindi la volontà di mantenere forte il legame tra Bassano del Grappa e la cultura contemporanea, in un equilibrio tra innovazione artistica e radicamento territoriale. Per tre mesi il festival tornerà a ridisegnare la geografia culturale della Pedemontana, trasformando luoghi quotidiani in spazi di spettacolo e relazione.

Con Operaestate 2026 il messaggio è chiaro: il palcoscenico non è più soltanto un teatro, ma un intero territorio che si apre all’arte, alla creatività e alla partecipazione pubblica.

• Paola Bigon

Bassano Calcio. Il Direttore Generale analizza la stagione dei giallorossi

IL DG BERTAPELLE TRACCIA LA ROTTA

Il Bassano Calcio ha chiuso la sua annata nel girone C di Serie D. Ottavo posto con 50 punti, una salvezza ottenuta con anticipo e un sogno play o accarezzato per qualche settimana. I giallorossi hanno vissuto tre fasi nella loro stagione: un inizio quasi da record con la striscia da fine settembre a inizio gennaio di 14 risultati utili consecutivi; un percorso incredibile interrotto dall’Union Clodiense. Nel mezzo del cammino, poi, un fisiologico calo con un periodo complicato dove la vittoria è mancata per sei partite. Ma lo sprint finale ha restituito nuove energie alla squadra di Zecchin, con i play o che da miraggio, si erano fatti possibilità. Nelle ultime due un pareggio contro il Brian Lignano e la sconfitta interna contro il Calvi Noale hanno chiuso le porte al sogno. Rimane in ogni caso un percorso ricco di soddisfazioni, con il consolidamento di basi solide per il futuro. Il Direttore Generale Luca Bertapelle ha analizzato

il percorso della squadra, sottolineando una crescita che va ben oltre i numeri della classifica. Bertapelle sceglie di non dare voti, preferendo so ermarsi sull’evoluzione umana e tecnica della rosa. “Siamo sicuramente diversi da come eravamo partiti — spiega il DG — con maggiore autostima, qualità e sicurezza dentro e fuori dal campo”. Il segreto del successo risiede nella trasformazione della squadra in “gruppo e famiglia nel corso dei mesi”. “La società ha avuto il merito di restare onesta e credibile negli obiettivi sia verso l’esterno che all’interno dello spogliatoio. In ogni caso è stata una stagione molto gratificante e ricca di basi solide da cui ripartire, o meglio continuare, sempre mantenendo un occhio attento alle risorse che abbiamo a disposizione”. Uno dei pilastri del progetto giallorosso resta l’allenatore Gianpietro Zecchin: “Con lui c’è stata grande empatia e condivisione di intenti fin dal primo giorno”. In ogni

bella famiglia, però, possono esserci dei dissidi. Bertapelle non nasconde qualche momento di tensione durante l’annata: “Qualche scontro c’è stato, ma lo descriverei come un momento di crescita fondamentale per migliorare entrambe le parti. La sua conferma? La volontà della società è chiara: proseguire insieme anche nella prossima stagione consapevoli del fatto che ripetersi è sempre difficile”. Parallelamente, il Bassano conferma la sua vocazione per la valorizzazione dei giovani, che per il secondo anno consecutivo ha permesso al club di raggiungere il premio assegnato dalla Federazione. “Continueremo su questa strada per scelta societaria. Per noi è un punto fermo da cui ripartire”, assicura il Direttore. Nonostante la soddisfazione del buon percorso fatto, rimane del rammarico per come si è conclusa la stagione. “Un rimpianto c’è. Quando lo stimolo che arde dentro è quello di migliorare

MATTIA CUPANI È RINATO IN GIALLOROSSO

Arrivato a gennaio, Mattia Cupani ha avuto un ottimo impatto sull’universo del Bassano. Attaccante classe 2004, cresciuto nei settori giovanili di Cittadella e Bologna, il giovane ha trovato continuità dopo una prima parte di stagione di icile tra Seravezza e Vigasio. “La possibilità di venire a Bassano me l’ha data il direttore Mandato, che mi ha cercato personalmente – racconta Cupani – c’era già una possibilità in estate, ma non si era concretizzata. Sono contento perché questa è la piazza giusta per fare bene”. In poche settimane, Cupani ha mostrato le sue qualità: due gol e due assist, con un impatto immediato sul gruppo. “Ho trovato subito fiducia da parte di tutti, sia dello sta sia dei compagni. Il mister Zecchin mi ha capito sin dall’inizio e mi ha messo a mio agio”, aggiunge l’attaccante. Il rapporto con il gruppo è subito decollato: “Sono dei bravissimi

e migliorarsi ogni giorno come abbiamo sempre detto di voler fare da 2 anni a questa parte è normale sia così. Lo spirito dev’essere quello: migliorarsi ogni giorno e sapere di aver dato tutto. Abbiamo visto le feste di chi ce l’ha

ragazzi, ho trovato una squadra forte tecnicamente e tatticamente, ben preparata. E soprattutto mi hanno accolto benissimo dal primo momento”. Cupani ha un trascorso importante. Dopo aver vestito le maglie di Cittadella e Bologna nelle giovanili, ha giocato per quattro stagioni con il Campodarsego, superando quota 100 presenze: “Nelle giovanili ho fatto esperienze che mi hanno fatto crescere molto. In Primavera a Bologna ho avuto la fortuna di allenarmi in prima squadra con giocatori che vedevo solo in tv. In panchina c’era Siniša Mihajlović: era un grande uomo, è un onore averlo incontrato. Campodarsego, invece, mi ha formato e dato fiducia”. Anche l’esperienza internazionale con l’Under 18 dell’Albania ha lasciato il segno nei ricordi del 2004: “Siamo andati a Coverciano per un’amichevole con l’Italia, è stata una bella avventura. Così come quella in Rappresen-

fatta, Lignano e Este. A prescindere dal fatto che possano contare poco ai fini sportivi di eventuali ripescaggi in categoria superiore, lo spirito dev’essere quello”. Guardando al domani, la parola d’ordine è oculatezza. Bertapelle incontrerà presto la proprietà per costruire il Bassano che verrà. “Costruiremo una squadra che avrà bisogno di qualche innesto ma non di essere stravolta. Ovviamente bisogna agire sempre e compatibilmente con quelle che sono le risorse economiche che abbiamo a disposizione. La situazione economica del mondo attorno a noi è chiara e dobbiamo essere onesti con chi tifa Bassano e viene a difendere i nostri colori. Lavoreremo con attenzione per rendere duratura la permanenza in Serie D, valorizzando i giovani accompagnati da senatori di valore tecnico, ma soprattutto di “valori”!”

• Stefano Parpajola

tativa. Ho vissuto tanti momenti intensi”. Tornando all’attualità, nonostante i mancati playo , Cupani non ha rimpianti a Bassano: “Il nostro obiettivo era salvarci. Una volta raggiunto l’obiettivo, è normale aver pensato a qualcosa in più, ma non era facile, c’erano tante squadre forti. Abbiamo dato tutto e non possiamo rimproverarci nulla”. E per il futuro? “Spero di restare qui, mi sono trovato benissimo, con tifosi fantastici e un’ottima organizzazione. Il mio sogno è arrivare nel professionismo, lavoro ogni giorno per questo e non mollerò fino a quando non ce la farò”. Bassano ha pescato dal mercato Mattia Cupani e ora se lo coccola: talento e ambizione per far sognare i giallorossi.

• (s.p.)

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L’intervista. Colloquio con il presidente della Regione Alberto Stefani, dal sociale all’abitare, dal welfare ai giovani

“BADANTI CERTIFICATE E 69 MILIONI PER AIUTARE CHI HA I NONNI IN RSA”

“Per assicurare un alloggio a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un piano da 50 milioni di euro per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’o erta dell’edilizia residenziale”

Presidente Alberto Stefani, parliamo di sociale. Registro badanti e assistenti di quartiere, cosa cambia per i cittadini?

Per i cittadini si profila un nuovo sistema di welfare territoriale regionale, che avrà come punto di forza un’organizzazione dell’assistenza domiciliare più professionale e una rete di servizi sempre più integrata. Saranno potenziati gli sportelli oltre che ra orzato il registro dell’assistenza familiare. In parole semplici: abbiamo istituito un nuovo albo per le badanti, che saranno formate e controllate, per dare servizi migliori e consentire alle famiglie di sentirsi più sicure. Da questo registro, poi, attingeremo per identificare gli ‘assistenti domiciliare di vicinato’, ossia un nucleo di operatori qualificati, che saranno condivisi tra più nuclei familiari. In sostanza, avremo badanti più preparate e, per anziani parzialmente autosu icienti, anche figure che possono occuparsi di assistenza e disbrigo di piccole faccende. Il provvedimento che avvia questo nuovo corso destina fondi per finanziare i 33 sportelli degli assistenti familiari gestiti dai Comuni e promuoverne di nuovi in territori, in collaborazione con Veneto Lavoro. Sarà una bella rivoluzione. Ma non tutte le situazioni sono risolvibili a livello domiciliare e molte famiglie sono costrette a misurarsi con i costi delle rette delle RSA. Come si muove la Regione?

La spesa per mantenere un familiare in RSA è un impegno importante per non pochi nuclei familiari. Un contesto complesso come quello attuale, segnato da aumenti dei costi come conseguenza della situazione internazionale, ci impone di dare risposte ai cittadini. Nell’ultimo bilancio di previsione, come Regione abbiamo stanziato 69 milioni di euro per sostenere le famiglie con anziani non autosu icienti, ospiti nelle RSA, e per i caregiver. Si tratta di un finanziamento con risorse proprie che non ha precedenti e va a contribuire a quello che è comunemente chiamato ‘bonus anziani’. Tra il sostegno alla domiciliarità e quello agli anziani in struttura ci stiamo impegnando verso un welfare regionale moderno e sostenibile. E, soprattutto, che non lascia sole le famiglie. State lavorando anche al welfare aziendale, con quale obiettivo?

Per trattenere talenti e manodopera specializzata è necessario fare un passo avanti e creare condizioni di equilibrio tra occupazione e vita. Il lavoro è cambiato, infatti, e con esso gli approcci per sostenerlo. I servizi o erti devono essere sempre più strategici. Sono convinto che la nostra regione può diventare un laboratorio privilegiato perché il 25% delle nostre imprese ha già introdotto politiche a sostegno dei dipendenti; una percentuale superiore alla media nazionale che potrebbe crescere se tutti avessero a disposizione i mezzi per farlo. Come Regione non possiamo obbligare gli imprenditori

a varare o potenziare soluzioni di welfare aziendale, ma possiamo accompagnarli e sostenerli nei percorsi necessari. Attualmente Veneto Welfare è una direzione di Veneto Lavoro; l’intenzione è di renderla autonoma. Sarà non soltanto un ente strumentale dedicato all’erogazione di risorse mirate previste dai fondi europei, ma anche un compagno di strada nelle procedure che consentano di realizzare progetti di welfare come contributi per i trasporti, asili aziendali, buoni acquisto o voucher. La maggior parte del nostro tessuto produttivo è composto da PMI e la metà sembra già interessata. Altro tema caldo è il piano casa, l’abitare resta un’emergenza in tutta la regione, come a rontarla? Quella dell’abitare è una sfida strategica. Per assicurare un alloggi a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un programma per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’offerta dell’edilizia residenziale. Garantendo a giovani, lavoratori e

operatori sanitari, che oggi risultano esclusi dalla graduatorie, di poter trovare una casa a prezzi accettabili. Da subito, come amministrazione regionale, abbiamo messo sul tavolo un piano da 50 milioni di euro. Non solo: pensare alla casa significa dare più futuro al Veneto e, in quest’ottica, abbiamo tenuto in particolare considerazione le necessità degli studenti. In collaborazione con gli Esu regionali, abbiamo scelto di investire su un progetto che entro il 2029 farà raggiungere il numero di 4.819 alloggi per studenti, il 53% in più rispetto alla dotazione del 2025.

Ad oggi si è raggiunto il numero di 3.138. Ne sono previsti per il prossimo triennio ulteriori 1.681. Questo significa che per l’anno accademico 2028/29 l’o erta raggiungerà 2.175 posti a Padova, 1.725 a Venezia, 919 a Verona.

Ha fatto molto discutere la sua proposta sul divieto di cellulare agli under 14, come intende concretizzarla?

Nessuno può negare che i social rappresentino un’opportunità e, contemporaneamente, un pericolo. La cronaca ci fornisce quotidianamente casi di cyberbullismo, violenza, disagio giovanile, patologie che sono conseguenza di troppa esposizione al digitale. Dobbiamo a rontare la realtà di un ambiente ormai frequentato abitualmente da ragazzini di 10, 11 o 12 anni, che non hanno la maturità e la capacità critica per leggere molte storie che vengono postate. E’ inaccettabile che tanti nostri giovani siano esposti a tanti contenuti violenti senza alcun filtro. L’obiettivo che ci siamo proposti è solo di tutelarli, che significa non esporli a situazioni virtuali che possono generare comportamenti non corretti nel mondo reale. L’ultimo disegno di legge che ho firmato da deputato andava in questa direzione. Nei giorni scorsi, l’ho ripresentato in Consiglio regionale. • (R.R.)

L’intervento. Il senatore Udc Antonio De Poli: “Bene il piano casa del Governo e della Regione Veneto”

“CASA, SERVE UNA SVOLTA: PIÙ TUTELE PER I PROPRIETARI E AFFITTI PIÙ ACCESSIBILI”

Il tema dell’abitare torna con decisione al centro del dibattito politico nazionale e locale. A dare voce a quella che definisce una priorità assoluta per il futuro del Paese è il senatore Antonio De Poli (Udc), che traccia una rotta chiara: la casa non deve essere più considerata un semplice bene privato, ma una risorsa collettiva strategica.

“Garantire il diritto all’abitare significa dare concretezza a un principio riconosciuto dalla nostra Costituzione come fondamentale per una vita dignitosa. Per questo”, spiega con convinzione il Senatore, “ritengo che la casa non sia semplicemente un bene materiale, ma una vera infrastruttura sociale ed economica”. Le proiezioni per il prossimo decennio sono allarmanti: l’Italia necessiterà di circa 700.000 alloggi accessibili. La so erenza maggiore colpisce il ceto medio, quella fascia di popolazione troppo “ricca” per l’edilizia popolare

ma troppo povera per sostenere il mercato libero. De Poli guarda con favore alle mosse dell’Esecutivo, ma chiede un cambio di passo strutturale: “Accolgo positivamente l’annuncio del Governo e della Regione Veneto sul Piano Casa per la realizzazione di 100.000 nuovi alloggi nei prossimi dieci anni. Ma sono convinto che, per essere davvero e icace, questo intervento debba essere accompagnato da riforme strutturali sul mercato delle locazioni”. Il nodo centrale è il paradosso degli 8,5 milioni di immobili vuoti. Perché restano sfitti? La risposta risiede nell’insicurezza giuridica. “Secondo il Censis, l’82% dei proprietari non a itta per paura di non riuscire a rientrare in possesso dell’immobile in caso di morosità. È qui che bisogna intervenire”, incalza il parlamentare. Per scardinare questa situazione, De Poli ha messo sul tavolo tre proposte legislative concrete. La prima riguarda il DDL 774 sulla riforma

L’ASSESSORE GEROSA: “PNRR IN VENETO: MISURA 6 SANITÀ, IL TRAGUARDO DEL 30 GIUGNO È VICINO, TEMPI RISPETTATI”

La Misura 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la sanità in Veneto è ormai sulla via del completamento, con l’obiettivo di essere pienamente operativa entro il 30 giugno 2026. A confermarlo è l’Assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, che ha recentemente ricevuto un aggiornamento sullo stato dei lavori da parte dei tecnici coinvolti nella realizzazione del progetto.

“Il rush finale verso la scadenza del 30 giugno sta dando risultati decisamente positivi, superando

le previsioni più ottimistiche,” ha dichiarato Gerosa. “Grazie a un intenso lavoro di squadra tra la Regione e le Aziende Sanitarie, siamo in grado di rispettare i tempi e completare la Misura 6 sanitaria, fondamentale per il potenziamento del sistema sanitario veneto”.

Il programma, che coinvolge numerose iniziative in tutta la regione, ha già registrato progressi significativi, come ha sottolineato l’assessore:

“Abbiamo visto dei dati molto positivi in quasi tutte le voci della Misura 6, con risultati che

rispecchiano gli impegni assunti dalla Giunta regionale, come il ra orzamento dei servizi territoriali, il miglioramento della connessione tra ospedale e territorio, e il sostegno alle categorie vulnerabili, inclusi i giovani”.

A livello operativo, la Regione Veneto ha completato la costruzione di 73 Case di Comunità e, a giugno, saranno attive ben 101 strutture, superando così l’obiettivo di 91 stabilito dal PNRR. Anche i lavori per gli Ospedali di Comunità sono in fase avanzata, con 29 strutture già completate, a fronte delle 30

degli sfratti: l’obiettivo è dimezzare i tempi di esecuzione (da 6 a 3 mesi) e concludere l’esecuzione forzata entro 4 mesi, prevedendo sanzioni per ogni giorno di ritardo. “Serve dare ai proprietari tempi certi, contrastare gli abusi e riportare sul mercato migliaia di immobili oggi inutilizzati”. Parallelamente, il DDL 828 punta a reintrodurre la cedolare secca al 21% sugli immobili commerciali per “contrastare la desertificazione delle nostre città e ridare vitalità ai centri storici”, mentre il DDL 775 mira a fare chiarezza sulla cedolare al 10%, legandola alla destinazione dell’immobile e non alla natura del contraente.

“La casa torni al centro della politica”, conclude De Poli. “Le politiche abitative richiedono visione e coraggio riformatore. Con queste proposte vogliamo o rire un contributo concreto: rimettere la casa al centro significa rimettere al centro le persone”.

previste. “Siamo sulla buona strada per completare il programma entro la fine di giugno, con una rete sanitaria più forte e preparata per a rontare le sfide future,” ha concluso Gerosa.

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Antonio De Poli, senatore Udc
L’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa

Istruzione.

LA FILIERA “4+2” RIDISEGNA LA SCUOLA TECNICO-PROFESSIONALE ITALIANA

C’ è una data che segna una discontinuità nella storia recente dell’istruzione italiana: settembre 2025. Da quell’anno scolastico, la filiera tecnologico-professionale cessa di essere un cantiere sperimentale e diventa parte integrante dell’ordinamento nazionale. Non più un progetto pilota riservato a istituti selezionati, ma un canale formativo strutturale disponibile in ogni scuola tecnica e professionale del paese. È la riforma comunemente identificata con la formula “4+2”, promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il nome sintetizza l’architettura del modello: quattro anni di percorso negli istituti tecnici e professionali, al termine dei quali lo studente consegue il diploma professionale, seguiti da due anni opzionali di specializzazione presso gli ITS Academy. Un percorso complessivo di sei anni pensato come un continuum coerente tra scuola, impresa e alta formazione tecnica.

Nel panorama della formazione professionale veneta, ENAIP Veneto occupa una posizione di primo piano. Ente accreditato dalla Regione Veneto, presente dal 1951 — quest’anno ricorre il 75° anniversario dalla fondazione — opera oggi attraverso 18 scuole di formazione professionale distribuite in tutte le province regionali. Ciò che rende la storia di ENAIP particolarmente rilevante nel contesto della riforma è che il modello ora codificato dalla legge — formazione quadriennale, coinvolgimento diretto delle imprese, alternanza strutturale tra aula e contesto lavorativo — è nei suoi tratti essenziali il modello che ENAIP pratica da anni nei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Questi si articolano in un triennio, al termine del quale lo studente consegue la qualifica professionale di 3° livello EQF riconosciuta in Italia e in Europa, e in un quarto anno che porta al diploma professionale di Tecnico

di 4° livello EQF. Con la riforma a regime, questo diploma consente l’accesso diretto alle ITS Academy, replicando la sequenza logica che la riforma intende generalizzare all’intero sistema.

L’offerta di ENAIP Veneto copre nove settori professionali: amministrazione, automotive, benessere, elettrico, informatico, meccanico, ristorazione, turismo e vendite. Per ciascun settore sono disponibili percorsi triennali per la qualifica

e percorsi di quarto anno per il diploma professionale. Enaip con l’approvazione della Regione Veneto ha avviato 27 corsi di 4 anni di Diploma Professionale di Tecnico per l’anno in corso, distribuiti tra tutte le province e attivati nelle sedi dell’ente. In sperimentazione della filiera 4+2 attualmente ha un secondo anno partito nel 2024/2025, 9 primi anni avviati nel 2025/2026 e prevede di avviare tra i 15 e i 22 corsi con questo modello.

Con l’entrata a regime della riforma, le scuole di formazione professionale accreditate — come quelle della rete ENAIP — non sono soggetti marginali rispetto alla filiera, ma ne costituiscono un nodo strategico. La legge prevede esplicitamente la possibilità per le regioni di integrare i percorsi IeFP nell’architettura della nuova filiera. Ad aprile 2026 i dati della fase sperimentale restituiscono un quadro in rapida espansione: le scuole aderenti sono passate da 180 a 396 in un solo anno (+120%), i percorsi attivati da 225 a 628 (+210%). Il Ministero ha stanziato 105 milioni di euro per i campus formativi. Per il Veneto, che ha fatto della formazione professionale tecnica duale un elemento identitario del proprio sistema produttivo, questi investimenti rappresentano un’opportunità concreta di valorizzare un patrimonio costruito da soggetti come ENAIP, che hanno anticipato nella pratica quotidiana ciò che la riforma ora eleva a modello nazionale

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Modello veneto: funziona davvero? E’ scontro in Consiglio Regionale

Il clima si è fatto se possibile ancora più rovente quando il dibattito ha toccato l’autonomia, il vessillo storico della giunta. Il Presidente Alberto Stefani ha rivendicato con orgoglio il percorso intrapreso, definendo l’autonomia come una “moltiplicazione di libertà” che porterà risposte rapide e concrete ai territori. Una visione che però è stata attaccata da due lati opposti. Davide Lovat, per Resistere Veneto, ha gelato l’entusiasmo della maggioranza parlando di un “vicolo cieco a zero risorse”, una scatola vuota che lascerebbe

il Veneto ancora schiavo della burocrazia romana. Dall’altra parte, le minoranze di centrosinistra hanno ammonito sui rischi di una frammentazione dei diritti essenziali, paventando un Veneto a due velocità dove chi vive nelle valli bellunesi o nel Polesine rischia di diventare un cittadino di serie B.

Non meno acceso è stato il confronto sulla sicurezza e il welfare. Stefano Valdegamberi ha lanciato una provocazione che ha fatto saltare sulla sedia diversi consiglieri, proponendo di responsabilizzare i genitori

per i reati dei figli minorenni, arrivando a ipotizzare la revoca dei benefici regionali per le famiglie inadempienti. “Il welfare non può finanziare chi non educa”, ha tuonato in aula. La risposta è arrivata immediata dalle opposizioni, che hanno definito la proposta “punitiva e miope”, sostenendo che il disagio sociale si cura con gli educatori di strada e i centri di aggregazione, non togliendo il pane di bocca a chi è già in di icoltà. A chiudere il cerchio delle tensioni è intervenuta Elisa De Berti, che ha riportato l’attenzione

sulla gestione delle case popolari. Con un tono che non ammette repliche, ha ribadito la linea dura della Giunta: “La legalità non è un optional. Chi occupa abusivamente deve sapere che il Veneto non è terra di nessuno. Le case ERP vanno a chi rispetta le regole e sta in graduatoria, punto”. Un botta e risposta infinito che dimostra come, anche senza il bilancio da votare, la politica veneta del 2026 sia tutt’altro che una palude stanziale, ma un fiume in piena pronto a esondare a ogni seduta.

LA SFIDA DELL’AUTONOMIA ENERGETICA

E IL PATTO TRA IMPRESE E UNIVERSITÀ

Abbiamo incontrato l’assessore regionale allo sviluppo economico, Massimo Bitonci per approfondire la strategia della Regione Veneto per la sicurezza energetica. Il bilancio di previsione 2026 sembra tracciare una rotta molto definita: in che modo sosterrete la crescita attraverso l’energia e l’innovazione? Il bilancio 2026 è guidato da una linea chiarissima: sostenere il sistema produttivo veneto attraverso l’innovazione, l’energia, l’accesso al credito e la valorizzazione dell’imprenditorialità. Lo facciamo con strumenti concreti e risorse mirate. Abbiamo approvato il bilancio e i relativi collegati includendo una serie di misure, tra cui un ordine del giorno della maggioranza nato da un mio suggerimento, che indica con precisione il nostro progetto energetico. Il punto focale sono le concessioni idroelettriche, sia le grandi che le medie derivazioni, che scadranno nel 2029. Da decenni queste concessioni sono condotte direttamente da ENEL, che ne gestisce il 70% in Veneto.

Una situazione cdiversa rispetto ad altre realtà. Qual è l’iniziativa che state lanciando insieme al Friuli

Venezia Giulia?

Esatto, la nostra situazione è di erente da quella delle province autonome. In Trentino-Alto Adige, ad esempio, la società Dolomiti Energia è interamente di proprietà pubblica dei comuni di Trento, Rovereto e della Provincia. Per questo, insieme al Friuli Venezia Giulia, stiamo lanciando un’iniziativa per arrivare pronti al 2029 con l’obiettivo di lavorare sulla vera autonomia energetica del Veneto. Vogliamo che queste concessioni vadano “in house”, a idate a una realtà partecipata dalla Regione e dalla Provincia di Belluno, dove si trovano fisicamente gli impianti. Quali saranno i vantaggi per il territorio?

Siamo fortemente convinti, e i numeri di altre realtà lo confermano, che l’idroelettrico garantisca una forte marginalità. Vogliamo che queste risorse rimangano a casa nostra, ai veneti e alle aziende venete. Gestire internamente significa poter ribaltare il vantaggio economico

prodotto sul territorio direttamente alla Provincia di Belluno, alla Regione, alle imprese e ai cittadini. Il percorso è lungo, ma vogliamo essere prontissimi per la scadenza del 2029. Restando sul fronte energetico, stiamo vivendo un momento drammatico. Quanto è importante, in questa fase, investire sulle energie rinnovabili? È fondamentale. Attualmente il Veneto produce 1,7 gigawatt da fonti rinnovabili, ma l’obiettivo che l’Europa ci pone per il 2030 è di 5,8 gigawatt. È un percorso complesso, ma stiamo per approvare in giunta una delibera sulle “zone idonee” e sulle “zone di accelerazione”. L’idea è la massima semplificazione: togliamo burocrazia per l’installazione di pannelli fotovoltaici nelle zone dove il consumo di suolo è zero, come aree industriali, autostradali e cave. In questi luoghi la Regione si farà carico della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), eliminando la necessità della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per i singoli interventi. È una spinta fortissima alla realizzazione

di impianti rinnovabili su capannoni e insediamenti produttivi esistenti. Passiamo all’innovazione: nel 2026 sono previsti circa 760.000 euro complessivi per sostenere il sistema regionale?

In realtà le risorse sono anche maggiori. Bisogna capire che la Regione Veneto, non applicando l’addizionale regionale, utilizza prevalentemente i fondi di coesione per gli incentivi alle imprese e per il sociale. Recentemente abbiamo approvato un bando da 3 milioni di euro per le startup innovative, lavorando insieme ai rettori delle università venete e dello IUAV. Abbiamo fatto una scelta precisa: dare

priorità alle aziende che assumono o impiegano ricercatori, stagisti universitari e neolaureati. Vogliamo incentivare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa, spingendo a inché i ragazzi possano fare stage qualificati. Questo approccio riguarda anche altri settori, come l’imprenditoria femminile?

Certamente. Abbiamo confermato il bando per l’imprenditoria femminile anche per quest’anno, con altri 3 milioni di euro. Solitamente era una misura alternata ogni due anni, ma ho voluto fortemente rifinanziarla perché, a fronte di un aumento generale delle partite IVA in Veneto, il settore femminile ha registrato un lieve calo. Dobbiamo incentivare i settori più deboli per contribuire alla parità di opportunità. Complessivamente, tra startup innovative e attrazione degli investimenti, abbiamo messo in campo quasi 50 milioni di euro, senza contare gli strumenti finanziari di Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione a favore delle nostre imprese.

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ULa città scaligera protagonista della Wings for Life World Run

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globale a sostegno della ricerca sulle lesioni del midollo spinale. In contemporanea mondiale, alle 13.00, centinaia di migliaia di partecipanti si sono messi in movimento in diversi Paesi, uniti dall’obiettivo comune di contribuire al progresso scientifico.

DESPAR NORD IN CORSA A VERONA CON OLTRE 2.000 COLLEGHE E COLLEGHI

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Tra le città italiane protagoniste dell’edizione 2026, Verona è stata l’unica tappa veneta, a iancando altre App Run u iciali come Roma, Milano, Palermo e Aosta. All’evento veronese hanno preso parte moltissime persone tra runner, camminatori e partecipanti in sedia a rotelle, in un contesto caratterizzato da inclusione e partecipazione di usa.

A segnare in modo particolare l’appuntamento veronese è stata

della solidarietà”?

Anche quest’anno abbiamo scelto con entusiasmo di rinnovare questo impegno, coinvolgendo ancora una volta le nostre quasi 10.000 persone e sostenendo interamente il costo della loro iscrizione. La straordinaria adesione dei nostri collaboratori e delle nostre collaboratrici è il segno concreto del forte senso di responsabilità, appartenenza e comunità che ci unisce. Correre o camminare insieme, in contemporanea con il resto del mondo, per chi non può farlo, rappresenta per noi molto più di una partecipazione sportiva: è un gesto semplice, ma dal significato

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Spinale dell’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento, a testimonianza del legame tra la manifestazione e la ricerca medico-scientifica.

La particolarità della corsa è il suo format: non esiste un tra-

guardo fisso, ma una “Catcher Car” virtuale che parte trenta minuti dopo il via e raggiunge progressivamente i partecipanti, segnando la conclusione della prova per ciascuno.

delle persone e lo spirito di squadra siano elementi fondamentali del nostro modo di fare impresa. Iniziative come la Wings for Life World Run ci permettono di trasformare questi valori in un’esperienza concreta e condivisa, creando occasioni autentiche di incontro, conoscenza e relazione tra migliaia di colleghi e colleghe provenienti da territori diversi. Ritrovarsi insieme per una causa così importante rafforza il senso di appartenenza e ci ricorda che, anche attraverso piccoli gesti, possiamo contribuire a qualcosa di più grande. Sono momenti che consolidano il legame tra le persone e danno ancora più valore al

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Con i nostri progetti CSR vogliamo essere concretamente vicini alle comunità dei territori in cui operiamo, generando valore non solo economico, ma anche sociale. Questa iniziativa ci consente di sostenere la ricerca scientifica e, allo stesso tempo, di coinvolgere attivamente le nostre persone in un’esperienza che traduce in azione valori come partecipazione, collaborazione, inclusione e solidarietà. Per noi fare impresa significa anche questo: mettere al centro le persone, promuovere il loro benessere e contribuire, insieme, a costruire un impatto positivo e duraturo sulle comunità.

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Arriva da Padova la specialista ematologa che guiderà l’Unità Operativa Complessa. “Sviluppo e rete territoriale

Nuova guida per la Medicina Trasfusionale, nominata la dott.ssa Anna Colpo

Cambio al vertice per la Medicina Trasfusionale dell’ULSS 7 Pedemontana, che affida la direzione dell’Unità Operativa Complessa alla dott.ssa Anna Colpo, proveniente dall’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova.

Originaria di Conco, la nuova direttrice si è formata all’Università di Padova, dove ha conseguito laurea in Medicina e Chirurgia e specializzazione in Ematologia, costruendo negli anni un profilo clinico e scientifico di alto livello. Dal 2013 ha lavorato presso l’Unità Operativa di Immunotrasfusionale dell’Azienda Ospedaliera di Padova, fino a ricoprire dal 2022 il ruolo di

responsabile dell’unità dedicata alle attività di plasmaferesi a valenza regionale.

La sua carriera è segnata anche da riconoscimenti scientifici e attività di ricerca: tra questi il premio “Selena Palma” per uno studio sull’aferesi terapeutica in gravidanza, oltre a un’intensa attività congressuale e pubblicistica a livello internazionale. La dott.ssa Colpo ha inoltre coordinato gruppi di lavoro nazionali per la definizione di linee guida sul trattamento della GVHD post-trapianto e partecipa a organismi direttivi di società scientifiche del settore.

Nel suo primo intervento da direttrice, Colpo ha sottolineato la volontà di “rafforzare e sviluppa-

re ulteriormente l’Unità Operativa, valorizzando il lavoro già svolto e puntando su una crescita condivisa con il dipartimento, le associazioni dei donatori e i clinici del territorio”. Soddisfazione anche da parte del direttore generale dell’ULSS 7, Giovanni Carretta, che ha evidenziato come la nuova nomina si inserisca in un contesto sanitario fortemente strutturato e sostenuto dal volontariato: “La cultura della donazione nel nostro territorio è un patrimonio prezioso. Le associazioni e i volontari garantiscono numeri importanti e un impegno costante che rappresenta una risorsa fondamentale”. Carretta ha inoltre ricordato le infrastrutture del

sistema trasfusionale locale, tra cui il centro di Ospedale San Bassiano, il laboratorio dell’ospedale di Ospedale di Santorso e il rinnovamento dei centri trasfusionali territoriali, incluso quello di Thiene recentemente riaperto dopo lavori di ristrutturazione.

L’iniziativa, annunciata a Venezia dopo l’incontro con la rappresentanza dell’Organizzazione mondiale della sanità, punta a migliorare la qualità della vita e ad attrarre studiosi da tutto il mondo

In Veneto nascerà il primo laboratorio mondiale dedicato all’invecchiamento attivo

In Veneto sarà realizzato quello che viene definito il primo laboratorio al mondo interamente dedicato alle politiche per l’invecchiamento attivo. L’obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento internazio-

nale per migliorare la qualità della vita delle persone, promuovere stili di vita più sani, stimolare le attività cognitive e mettere in campo azioni di prevenzione.

L’annuncio è arrivato a Venezia al termine di un incontro con la rappresentanza dell’Organizzazione mondiale della sanità. A comunicarlo è il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha sottolineato come il progetto possa attirare ricercatori e specialisti da diversi Paesi, oltre a rafforzare il ruolo della regione in un settore considerato sempre più centrale. Secondo quanto spiegato, il laboratorio potrebbe diventare anche una leva per ottenere

maggiori risorse e per sviluppare nuove competenze nel campo delle politiche sociali e sanitarie. L’idea è quella di fare del Veneto un punto di riferimento nello studio delle trasformazioni legate all’aumento della longevità e all’invecchiamento della popolazione. Il tema, infatti, è già oggi al centro dell’attenzione delle istituzioni regionali. Tra meno di vent’anni, oltre un terzo della popolazione avrà più di 65 anni, e la crescita delle malattie croniche e della popolazione anziana rappresenta una delle principali sfide future.

L’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, ha definito l’invecchiamento attivo una sfida

ormai inevitabile. Ha ricordato come in Veneto sia già in corso da anni una strategia per ridurre i fattori di rischio e promuovere comportamenti più sani in tutte le fasce d’età e nei diversi contesti di vita.

Secondo Gerosa, la presenza di un centro internazionale in regione potrà avere un impatto significativo sulla tenuta del sistema sanitario. L’obiettivo è anche quello di valutare come l’aumento dell’età media della popolazione, l’introduzione di nuove tecnologie e la sostenibilità dei costi possano influire su un sistema sanitario pubblico e accessibile, individuando soluzioni adeguate.

Attivati sportelli e punto prelievi nella nuova sede dell’ULSS 7 Pedemontana: prende forma la sanità di prossimità sul territorio

Romano d’Ezzelino, partono i primi servizi nella Casa della Comunità

Primi passi concreti verso la piena operatività della nuova Casa della Comunità di Romano d’Ezzelino. Nella sede di via Gioberti 4, infatti, sono stati attivati i primi servizi, segnando l’avvio di un presidio destinato a diventare un punto di riferimento per la sanità territoriale dell’area pedemontana.

Sono entrati in funzione gli sportelli amministrativi del Distretto e il punto prelievi, trasferiti nella nuova struttura con l’obiettivo di semplificare l’accesso dei cittadini ai servizi sanitari e avvicinare le prestazioni al territorio.

L’attivazione rappresenta una fase intermedia ma significativa di un progetto più ampio, che mira a ridefinire il modello di assistenza sanitaria locale. La Casa della Comunità, infatti, è pensata come un hub di servizi integrati, dove medicina generale, specialistica, servizi sociali e prevenzione convivono in un unico spazio, favorendo continuità assistenziale e presa in carico globale del paziente.

L’intervento rientra nel percorso di rafforzamento della sanità territoriale previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. La struttura, realizzata con un investimento di circa 3,9 milioni di euro, è stata completata nei mesi scorsi e si sviluppa su due livelli per oltre mille metri quadrati complessivi.

All’interno troveranno progressivamente spazio numerosi servizi: dalle cure primarie con medici e infermieri al Punto Unico di Accesso, fino agli ambulatori specialistici. Sono previsti inoltre il consultorio familiare, la neuropsichiatria infantile, il centro di salute mentale e i servizi per le dipendenze, organizzati in modo da garantire anche la necessaria riservatezza per gli utenti.

La scelta di attivare fin da subito una parte dei servizi consente di accompagnare in modo graduale l’entrata a regime della struttura, evitando disagi e garantendo continità operativa. In questa fase iniziale, il trasferimento degli sportelli e del punto prelievi rappresenta un primo

test funzionale dell’organizzazione interna e dei flussi di accesso.

La Casa della Comunità di Romano d’Ezzelino si inserisce in una strategia regionale più ampia, che punta a portare diagnosi, assistenza e cura sempre più vicino ai cittadini, riducendo la pressione sugli ospedali e migliorando l’efficienza complessiva del sistema sanitario.

L’obiettivo è costruire un modello di sanità basato sulla prossimità, capace di intercettare precocemente i bisogni di salute e di offrire risposte rapide e coordinate. In questo contesto, le nuove strutture territoriali assumono un ruolo centrale, diventando il primo punto di contatto tra cittadini e sistema sanitario.

Con l’avvio dei primi servizi, la Casa della Comunità inizia dunque a prendere forma anche nella quotidianità dei cittadini, trasformandosi da progetto infrastrutturale a presidio concreto. Nei prossimi mesi è prevista l’attivazione progressiva di tutti gli altri servizi, completando così un’offerta che punta a rendere più accessibile, integrata ed efficiente l’assistenza sanitaria sul territorio.

Medico di base, cessa l’attività la dottoressa

Zambolin: cosa fare

Cambio di medico di base nell’area dell’ULSS 7 Pedemontana. Dal 1° maggio 2026 la dottoressa Stella Zambolin ha cessato l’incarico di medico di medicina generale: gli assistiti sono quindi chiamati a effettuare una nuova scelta. L’Azienda sanitaria invita a provvedere al più presto, utilizzando gli sportelli anagrafici, i servizi online o le farmacie abilitate. Per facilitare le operazioni, gli sportelli dell’Anagrafe sanitaria osservano generalmente i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30, con aperture pomeridiane in alcune sedi tra le 14.00 e le 16.00; il sabato apertura ridotta o su prenotazione. Resta sempre attivo il servizio online regionale, accessibile 24 ore su 24, che consente di effettuare il cambio medico in autonomia.

L’ULSS raccomanda di non attendere per evitare disagi, soprattutto in territori già segnati dalla carenza di medici di famiglia, e garantire così la continuità dell’assistenza.

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