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lapiazza di adria - mag26

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Il nuovo mercatino

Aribo anima il centro di Bottrighe prossimo appuntamento il 14 giugno

Il Veneto vuole l’autonomia energetica, Bitonci: “Lavoriamo sulle concessioni”

Con i cordoni della borsa ormai stretti dal bilancio approvato, il Consiglio Regionale del Veneto si è trasformato in un palcoscenico di scontri verbali che vanno ben oltre la semplice contabilità. È una sfida di visioni, un “botta e risposta” continuo che vede la maggioranza difendere il modello veneto e le opposizioni tentare di scardinarlo pezzo dopo pezzo.

Il primo vero scontro frontale riguarda la mobilità. Carlo Cunegato, dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra, ha scosso l’aula con un attacco durissimo: “Presidente, mentre nel resto del mondo si corre verso il futuro, nel vicentino siamo fermi a treni a gasolio che sembrano reperti archeologici. Pagare abbonamenti esorbitanti per servizi da terzo mondo è un insulto ai lavoratori”.

Non si è fatta attendere la replica dai banchi della Lega e della Civica Zaia, che hanno risposto piccati: “Non abbiamo la bacchetta magica per elettrificare migliaia di chilometri in una notte, gli investimenti sono programmati e servono tempi tecnici, non slogan”.

Ma è stato Giovanni Manildo del Partito Democratico a rincarare la dose, spostando l’asse sul sociale: “I tempi tecnici non sfamano le famiglie.

Con 25 milioni, briciole rispetto ai 19 miliardi totali, potremmo dare trasporti gratuiti agli studenti. Non farlo è una scelta politica deliberata contro i giovani”.

SICUREZZA URBANA, UNA CHIMERA FRA AZIONE E PREVENZIONE

SOCIALE,

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

• Nicola Stievano

Nel suo ultimo film, La grazia, Paolo Sorrentino ci consegna l’immagine di un Capo dello Stato che abita la «bellezza del dubbio». Così nelle sale austere e silenziose del Quirinale la burocrazia non è il mostro che tutti denunciamo, ma un argine saggio, un tempo sospeso di riflessione. “La burocrazia, tutti la detestano - a erma il presidente del film - perché è lenta ma serve proprio a questo: a non prendere decisioni a rettate”.

Continuità delle cure, in Ulss 5 nasce il Dipartimento guidato da Lucia Rizzato

trovi: segue a pag. 5 servizi alle pag. 6-7

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di diverse metrature e tecnologie energetiche di ultima generazione

Ad Adria prende forma un nuovo progetto residenziale pensato per offrire comfort abitativo, efficienza energetica e soluzioni moderne per chi è alla ricerca di una casa nuova. Il complesCondominio Amolaretta dalla società immobiliare bal Investment, propone appartamenti di nuova costruzione in vendita diretta, situati nella zona Amolaretta.

Ad Adria nasce la residenza Amolaretta: appartamenti moderni ed e cienti

metri quadrati, adatte sia a single e coppie sia a famiglie che necessitano di spazi più ampi.

Particolare attenzione è stata dedicata all’efficienza energetica e alla sostenibilità. Gli appartamenti sono infatti senza utilizzo di gas, impianti completamente elettrici che garantiscono maggiore sicurezza e minori consumi energetici. Il comfort abitativo è assicurato dal una soluzione sempre più apprezzata per la distribuzione uniforme del calore negli ambienti.

Il progetto prevede complessivamente , distribuiti in un complesso residenziale moderno progettato per rispondere alle diverse esigenze abitative. Le unità disponibili presenmetrature variabili dai 50 ai 180

Il sistema impiantistico è completato pompe di calore, consentono sia il riscaldamento invernale sia il raffrescamento estivo, oltre pannelli solari una maggiore efficienza energetica dell’edificio. Tecnologie che permetto-

no di coniugare sostenibilità ambientale e qualità della vita quotidiana.

Il complesso dispone inoltre di auto coperti e garage, paratamente, oltre a spazi comuni pensati per garantire funzionalità e comodità ai residenti.

Situato in una zona tranquilla della citil nuovo condominio rappresenta un’opportunità interessante per chi desidera investire in una casa di nuova costruzione, caratterizzata da soluzioni tecnologiche moderne e da una progettazione attenta alle esigenze abitative contemporanee.

Per informazioni sugli appartamenti disponibili e sulle diverse tipologie è possibile contattare la società immobiliare Building Global Investment oppure scrivere all’indigruppobgi.service@gmail.com.

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IL CAMMINO DI ADELAIDE PASSA DA ADRIA

Dalle atmosfere silenziose del Delta del Po fino alle rive del Lago di Garda prende forma il Cammino di Adelaide, nuovo itinerario di 343 chilometri articolato in 16 tappe giornaliere. Un percorso che ripercorre la storia di Santa Adelaide di Borgogna, figura di riferimento della cristianità europea tra il 931 e il 999 d.C., e che vede Adria tra le località più significative dell’intero tracciato. Il riconoscimento u iciale del cammino è arrivato con una delibera della Giunta regionale del Veneto, su proposta del vicepresidente e assessore al Turismo Lucas Pavanetto, nell’ambito delle politiche dedicate alla valorizzazione dei cammini e del turismo sostenibile.

Dopo la partenza dall’Abbazia di Pomposa e la prima tappa fino ad Ariano nel Polesine, il secondo giorno di viaggio accompagna i camminatori proprio verso Adria, lungo un percorso pianeggiante di 23,3 chilometri tra argini, strade rurali, campi coltivati e canali che raccontano la tradizione agricola del Polesine. L’arrivo in città rappresenta uno dei momenti di interesse culturale del cammino. Adria, antichissimo centro Etrusco-Romano, fu uno dei porti più importanti dell’Adriatico e diede il nome stesso al mare Adriatico. Un patrimonio storico che ancora oggi emerge nelle testimonianze archeologiche e nell’identità urbana della città.

Punto di riferimento per i visitatori sarà il Museo Archeologico Nazionale di Adria, considerato una tappa di rilievo per chi percorre l’itinerario. Il museo custodisce reperti che raccontano il ruolo strategico di Adria nei commerci antichi e nei rapporti tra popoli mediterranei. Il giorno successivo il cammino proseguirà con la terza tappa da Adria a Cavarzere per 16,4 chilometri, confermando il ruolo della città Polesana come snodo strategico del percorso di un turismo esperienziale.

• Guendalina Ferro

Itinerario di 343 chilometri tra Delta del Po e Lago di Garda

LA GRAZIA, I DUBBI E LE TRAPPOLE

Peccato che, uscendo dalla sala e tornando alla cronaca, il dubbio si trasformi in sospetto e la saggezza della procedura in una fretta che lascia storditi.

Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti per ragioni umanitarie somiglia a un copione scritto male, dove la nobile “cura estrema dello Stato” inciampa su un nome che evoca i fantasmi di una stagione politica che è ancora lontana dall’essere archiviata e che continua a maturare i suoi frutti avvelenati. Perché tanta urgenza?

Perché quel velo di riservatezza che oggi, alla luce delle inchieste giornalistiche, appare anziché come la doverosa tutela verso un minore come piuttosto un maldestro tentativo di tenere sotto traccia una vicenda esplosiva?

A squarciare l’esile velo del silenzio è un’inchiesta giornalistica che prima rende pubblico il provvedimento firmato dal Presidente della Repubblica e in seguito ne svela i tanti lati oscuri, dagli intrighi in Venezuela in cui a farne le spese sono proprio dei bambini indifesi, alle visite fantasma in ospedali italiani che si a rettano a smentire contatti o consulenze. Se queste fondamenta crollano, non siamo più di fronte a una scelta politica discutibile o ad una decisione che può sembrare superficiale ma a un vero e proprio corto circuito istituzionale. Nel caos che ne è seguito finisce anche il rimpallo delle reciproche respons-

abilità. Il Quirinale non indaga, non fa il detective, si è detto: il Presidente della Repubblica esercita il suo potere di concedere o negare la grazia sulla base di un’istruttoria tecnica che gli viene consegnata. È il Ministero della Giustizia a dover garantire la genuinità di quel fascicolo che a sua volta ha ricevuto dalla Procura che ha condotto le indagini “sul campo” e tratto le proprie conclusioni. Ma in questo passaggio qualcosa si è rotto e qualcuno ha si è lasciato prendere la mano, quantomeno, da una insolita fretta o approssimazione, che di fronte a provvedimenti così definitivi come una grazia, è sempre cattiva consigliera. Non si può permettere che lo strumento della grazia - un atto quasi sacro, per questo concesso con parsimonia dai capi di stato - venga profanato da procedure opache o, peggio, da falsità documentali. Ecco allora la richiesta di chiarimenti urgenti del Quirinale al ministro della Giustizia per fare luce su un caso che potrebbe condizionare pesantemente il confronto politico. Mentre il Governo fa quadrato attorno a un Guardasigilli sempre più in a anno e la procura corre ai ripari con un rapido supplemento di indagine, resta l’amarezza per un’istituzione che meritava più rispetto. La grazia, diceva il film, è bellezza. Qui, purtroppo, sembra rimasta solo la bruttezza di una trappola tesa alla credibilità dello Stato.

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VARCHI ELETTRONICI E NUOVE STRATEGIE CONTRO LA CRIMINALITÀ

La sicurezza urbana ad Adria passa dal controllo del territorio, dalla prevenzione e da una nuova organizzazione della mobilità cittadina. È questa la direzione intrapresa dall’amministrazione comunale, che ha avviato una programmazione mirata a ra orzare il presidio urbano attraverso il potenziamento della polizia locale e investimenti sulla viabilità strategica. Dal 30 aprile è u icialmente entrato in servizio il nuovo dirigente della polizia locale, Pierantonio Moretto, attuale comandante della polizia locale di Adria. Una scelta politica che punta a consolidare le attività di sicurezza urbana, soprattutto nei periodi dell’anno caratterizzati dalla presenza di manifestazioni ed eventi che richiedono maggiore controllo del territorio. Tra gli obiettivi dell’amministrazione vi è anche l’aumento dell’organico della polizia locale, con l’intento di garantire una presenza più capillare sul territorio comunale. L’idea è quella di ra orzare il ruolo degli agenti, chiamati non solo a svolgere attività sanzionatorie, ma anche a diventare un punto di riferimento per

i cittadini sul fronte della prevenzione e della sicurezza quotidiana. La strategia di sicurezza urbana prevede inoltre un ampliamento del sistema di videosorveglianza, con nuove telecamere nelle frazioni e in alcune aree del centro storico. Saranno installati anche varchi elettronici, strumenti che potranno o rire un supporto concreto alle attività investigative e alla collaborazione con le forze dell’ordine

nella repressione della criminalità. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla sicurezza nei pressi delle scuole. Negli orari di ingresso e uscita degli studenti verrà infatti reintrodotta la figura del “nonno vigile”, presidio considerato importante per garantire maggiore sicurezza stradale e tutela degli alunni negli attraversamenti pedonali. Nel piano dell’amministrazione rientrano anche gli interventi sulla viabilità urbana,

Cresce la percezione di insicurezza tra i cittadini

Dal confronto tra istituzioni e forze dell’ordine, avvenuto in prefettura a Rovigo, è emerso un quadro chiaro: nel territorio Polesano, così come nel capoluogo e ad Adria, i reati risultano in calo. Un dato che però si scontra con una crescente percezione di insicurezza da parte dei cittadini, alimentata da episodi di vandalismo e disagio giovanile che negli ultimi mesi hanno avuto forte eco nell’opinione pubblica. Gli episodi sporadici di vandalismo o intemperanze giovanili, pur essendo da condannare, non sono quindi riconducibili alla criminalità organizzata o alle “baby gang”. I dati delle forze dell’ordine confermano questa distinzione. Dal primo gennaio ad aprile 2026, in tutta la provincia di Rovigo, il numero di denunce e di minori segnalati resta

contenuto, con poco più di una decina di casi complessivi. Un quadro che, secondo quanto emerso dal Comitato provinciale, risulta sostanzialmente in linea con quello di molte altre province medio-piccole del Nord Italia. Diverso, però, è il tema della percezione di sicurezza vissuta quotidianamente dai cittadini, soprattutto nei luoghi pubblici e nelle aree del centro urbano maggiormente frequentate dai giovani. A pesare sul clima cittadino restano infatti alcuni episodi vandalici che hanno colpito beni pubblici. Tra questi, il danneggiamento della pesante panchina divelta in piazza Cavour e l’episodio verificatosi alcuni mesi fa all’interno del teatro comunale, che ha provocato danni per oltre 80 mila euro a carico delle casse comunali. Per le istituzioni, tuttavia, il

fenomeno del disagio giovanile non può essere a rontato esclusivamente con strumenti repressivi. Proprio questo tema è oggetto di un monitoraggio costante a livello provinciale attraverso tavoli periodici di confronto tra forze dell’ordine, scuole e istituzioni, coordinati dalla Prefettura. Nel corso dell’ultima riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica è emersa infatti la necessità di rafforzare il supporto sociale rivolto ai giovani più fragili, spesso inseriti in contesti familiari poco integrati o caratterizzati da condizioni di particolare di icoltà economica e sociale. In questa prospettiva, la sicurezza urbana viene letta come un insieme di azioni che va oltre il semplice controllo del territorio. Accanto all’attività delle forze dell’ordine, diventa fondamentale

ritenuti strategici per la sicurezza cittadina. A fine mese prenderà infatti il via il cantiere per la realizzazione della nuova rotatoria all’incrocio tra via Emanuele Filiberto e via Monsignor Pozzato, uno dei nodi viari più delicati del territorio, soprattutto nel fine settimana. Si tratta di un punto particolarmente tra icato, dove convergono le strade regionali 495, 516 e 443, oltre alla rampa del cavalcaferrovia. L’attuale incrocio sarà trasformato in una rotatoria dal valore complessivo di 660 mila euro, finanziata per il 57% con fondi comunali e per la restante parte con contributi regionali. La nuova infrastruttura sarà completata da marciapiedi protetti per i pedoni, isole spartitra ico e un adeguamento della cartellonistica stradale. Interventi che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovranno contribuire a migliorare la sicurezza urbana e ridurre i rischi legati alla circolazione in uno dei punti più strategici della viabilità adriese.

costruire una rete integrata che coinvolga i servizi socio-sanitari dell’ULSS, il mondo della scuola e le realtà educative del territorio, con l’obiettivo di a iancare alla prevenzione anche percorsi di inclusione, integrazione e accompagnamento educativo per i giovani.

• (G.F.)

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Sicurezza urbana/2. In gioco la tutela di abitazioni, attività produttive e territori sempre più vulnerabili

ADRIA SOTTO IL LIVELLO DEL MARE: LA VERA EMERGENZA SICUREZZA È L’ACQUA

Nel Polesine la sicurezza urbana non può essere letta soltanto attraverso il presidio delle strade, il controllo del territorio o la presenza delle forze dell’ordine. Soprattutto nel Delta, la sicurezza assume un significato molto più ampio: coincide con la capacità di difendere un territorio fragile, sospeso tra terra e acqua, dove la tutela delle città dipende ogni giorno anche dall’equilibrio idraulico. È questo il messaggio emerso dal convegno nazionale “Subsidenza: vietato dimenticare”, promosso da ANBI Veneto, che ha riportato al centro il tema del rifinanziamento della legge 205, considerata strategica per la messa in sicurezza idraulica del Polesine, di Ferrara e del Riminese. Una questione che ad Adria assume un valore concreto e quotidiano. Qui la sicurezza urbana significa infatti protezione delle abitazioni, delle infrastrutture, delle attività produttive e della stessa vivibilità della città. A spiegare la delicatezza del sistema è Roberto Branco, presidente del Consorzio di Bonifica Adige Po.”Il Polesine si estende su un’area di poco meno di 200.000 ettari, racchiusa tra il Po, l’Adige e l’Adriatico: una piccola Mesopotamia dove, in molte zone, il suolo si trova a quota inferiore non solo ai grandi fiumi, ma anche al livello medio del mare. Una terra in cui l’acqua deve essere governata continuamente: quando è troppa bisogna allontanarla, quando manca occorre approvvigionare le campagne. Senza

il funzionamento costante di canali, pompe e impianti, intere aree urbane rischierebbero infatti allagamenti, danni alle infrastrutture e pesanti ripercussioni economiche e sociali”.

In questo quadro assume un ruolo simbolico e strategico l’idrovora di Cavanella Po, nel territorio adriese,

Adria e il Delta: senza impianti idrovori sicurezza urbana ed economia sarebbero a rischio

uno dei principali impianti della difesa idraulica polesana. La struttura nacque negli anni Sessanta per contrastare gli e etti della subsidenza provocata dall’estrazione di gas metano nel dopoguerra, fenomeno che causò un progressivo abbassamento del terreno.

“Già nel 1954 – ricorda Branco – i rilievi altimetrici evidenziavano di erenze di quota molto importanti rispetto agli anni precedenti. La situazione peggiorò rapidamente, rendendo necessaria la costruzione di nuove e potentissime macchine idrovore per garantire condizioni minime di sicurezza”. Da allora l’idrovora di Cavanella Po è diventata uno dei cardini della difesa del territorio. Oggi

l’impianto dispone di 13 pompe ed è in grado di sollevare oltre 55 mila litri d’acqua al secondo, numeri che ne fanno una delle strutture più grandi d’Italia. Un’infrastruttura fondamentale non solo per l’agricoltura, ma per la sopravvivenza stessa del tessuto urbano ed economico del Polesine.

“La gestione dell’acqua qui non è un’opzione – evidenzia Branco – ma una necessità quotidiana. In Polesine, tutto il sistema funziona grazie a circa 2.500 chilometri di canali artificiali, centinaia di impianti idrovori e migliaia di manufatti di regolazione. È una rete complessa che richiede controllo continuo e investimenti costanti”. Il solo Consorzio Adige Po, infatti, sostiene ogni anno circa 3 milioni e mezzo di euro di costi energetici, pari a quasi un quarto dell’intero bilancio dell’ente.“La subsidenza – osserva Branco – è un debito contratto nel passato per sostenere lo sviluppo dell’Italia. Un debito che continua ancora oggi a produrre e etti e costi che gravano sul nostro territorio”. Un concetto condiviso anche da Giovanni Boscolo Moretto, intervenuto al convegno in rappresentanza della Camera di Commercio Venezia-Rovigo. “Le province di Venezia e Rovigo –spiega – ospitano un sistema economico che trova proprio nelle aree costiere e nel Delta-lagunare uno dei suoi assi portanti: agricoltura, pesca, turismo, logistica portuale, artigianato e piccole imprese dipendono direttamente dalla sicurezza e dalla stabilità del territorio”.

Difendere il territorio significa mantenere vivibile, produttivo e sicuro l’intero sistema economico e sociale. Da qui la richiesta condivisa di rifinanziare la legge 205, ritenuta essenziale per sostenere opere e interventi necessari a contrastare gli e etti della subsidenza e garantire sicurezza alle comunità del Delta. Il convegno promosso da ANBI Veneto ha quindi rappresentato l’avvio di

una strategia comune tra istituzioni, Consorzi di Bonifica e sistema economico per ribadire che, nel Polesine, la sicurezza urbana non si misura soltanto con il controllo delle città, ma anche con la capacità di mantenere in equilibrio l’acqua e difendere un territorio unico e fragile.

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• Guendalina Ferro

Il ricordo. Guida per 23 anni del monastero di Porto Viro e fondatrice della comunità di Bottrighe

Scomparsa l’Abadessa delle suore di clausura Il territorio ha salutato Madre Giuliana Ravagnan

Un profondo sentimento di commozione attraversa tutto il territorio per la scomparsa di Madre Giuliana Ravagnan, morta il 5 maggio 2026 all’età di 76 anni. Una figura che negli anni ha lasciato un segno profondo nelle comunità di Bottrighe, Porto Viro, Villadose, Rosolina e in tutto il territorio del Delta. Originaria di Padova e proveniente da una famiglia benestante, Madre Giuliana aveva scelto fin da giovane una vita di fede, povertà e servizio. Entrata nel monastero di Montegrotto Terme per diventare suora di clausura, durante il suo percorso religioso era stata ricevuta anche da Papa Giovanni Paolo II in Vaticano.

Dopo la professione dei voti e gli anni di formazione, venne eletta abadessa, guidando per ben 23 anni il monastero di Porto Viro. Successivamente il suo cammino proseguì a Villadose, dove visse insieme ad altre cinque suore in una villetta in a itto, dopo essere stata ospitata per alcuni mesi da una famiglia di Rosolina. Fu poi il fratello Alberto Ravagnan ad acquistare una villa a

Bottrighe destinata alle religiose. Qui Madre Giuliana diede vita a un piccolo monastero, facendo costruire anche una chiesetta diventata negli anni luogo di preghiera e raccoglimento per tante persone del territorio. A Bottrighe la religiosa è rimasta fino agli ultimi giorni della sua vita. Accanto a lei, per molti anni, la figlia spirituale Gabriella, che l’ha seguita nelle diverse realtà guidate dall’abadessa.

“Durante tutta la sua vita ha sempre aiutato il prossimo – racconta Gabriella –. Ha ristrutturato il monastero di Porto Viro facendolo diventare uno dei più belli d’Italia. Aveva sempre una parola di conforto e ha aiutato tantissime persone. Era una donna di grande cultura, molto carismatica, portava sempre a termine quello che si prefiggeva”.

Tra le tante testimonianze raccolte in questi giorni anche quella di Lucia Monticelli, di Villadose, che ricorda con affetto il primo incontro con Madre Giuliana.

“Quando le monache e Madre Giuliana erano a Villadose non le conosce-

vo – racconta –. Invece, quando si trasferirono a Bottrighe, ho iniziato a frequentarle perché faccio volontariato con l’associazione Bandiera Gialla di Rovigo. Sono andata a casa loro. Madre Giuliana mi ha ringraziato per quello che facevo. Quando l’ho vista ho notato che era bellissima, con due occhi azzurri penetranti e dolcissimi.

Era molto carismatica, ma non mi dava soggezione, perché aveva un bel modo di parlare, lento e tranquillo. Era una donna di grande cultura e studiava sempre”.

Lucia conserva ancora vivo anche il ricordo degli ultimi momenti condivisi con lei.

“Ero felice di conoscerla e a Natale ho confezionato per lei e per le suore delle calze fatte a mano. Ne è stata felice e mi ha telefonato per ringraziarmi dicendomi anche che erano molto belle. Personalmente l’ho vista per l’ultima volta nell’estate del 2025 e abbiamo parlato del giardino e dei fiori che lei amava tanto”. Parole di riconoscenza arrivano anche da Sonia di Boccasette: “L’ho conosciuta nel momento del bisogno. È stata una persona molto buona e disponibile, ha sempre aiutato i più poveri e tante persone in di icoltà”.

I funerali di Madre Giuliana Ravagnan sono stati celebrati venerdì 8 maggio nella chiesa di Bottrighe in un clima di intensa partecipazione emotiva. A o iciare il rito sono stati don Massimo,

RIQUALIFICAZIONE IN CORSO PER LA STAZIONE FERROVIARIA

Partiti i lavori di riqualificazione della stazione ferroviaria di Adria, con un intervento complessivo che punta a migliorare funzionalità, decoro e qualità dell’accoglienza per i viaggiatori. L’opera è realizzata da Rete Ferroviaria Italiana, società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, con un investimento di circa 900 mila euro. I lavori interessano in particolare il fabbricato viaggiatori e gli spazi di stazione, con interventi sulla copertura, sui prospetti e sulle

terrazze dell’edificio. Previsti inoltre l’aggiornamento dell’illuminazione, il rinnovo della sala d’attesa e dell’atrio, oltre al rifacimento dei servizi igienici. Il progetto comprende anche interventi sui marciapiedi ferroviari, la riqualificazione del sottopasso e l’adeguamento della segnaletica di stazione, con l’obiettivo di rendere gli spazi più accessibili, sicuri e funzionali per l’utenza quotidiana. “Il locale un tempo adibito a bar, sarà sistemato e successivamente a idato in gestione

a un operatore privato” ha spiegato il primo cittadino di Adria. L’intervento si inserisce in un più ampio piano di miglioramento delle infrastrutture esistenti, volto a potenziare la qualità del servizio e l’esperienza dei viaggiatori. I lavori, a idati alla ditta G2 Srl di Modena, secondo il cronoprogramma avranno una durata di circa un anno.

• (G.F.)

don Mario, don Moreno, don Carlo e padre Sergio.

In prima fila le suore Giuseppina, Assunta, Veronica, Michela e Gabriella, sua figlia spirituale. Assente per motivi di salute suor Noemi. Durante la cerimonia suor Giuseppina ha letto una lettera dedicata all’abadessa, ringraziandola per tutto il bene seminato negli anni. Anche Valentino Lazzarin di Rosolina ha voluto ricordare pubblicamente i tre mesi trascorsi da Madre Giuliana nella casa della sua famiglia insieme ai genitori Oriana e Oliviero. Numerosi anche i messaggi di cordoglio arrivati da persone che nel tempo avevano conosciuto Madre Giuliana, ricordandone la disponibilità, la cultura, il carisma e soprattutto la capacità di ascoltare e aiutare chi attraversava momenti di icili. el Delta del Po resta così il ricordo di una donna che ha scelto il silenzio della clausura senza mai smettere di essere punto di riferimento umano e spirituale per tante comunità.

La fiaccolata. La cittadinanza ha aderito alla manifestazione promossa dal gruppo spontaneo “Uniti per la pace”

UN CORTEO SILENZIOSO PER DIRE “NO”

ALLE GUERRE E “SÌ” ALLA DIGNITÀ UMANA

Il gruppo spontaneo “Uniti per la pace” ha promosso una fiaccolata cittadina per manifestare preoccupazione e partecipazione di fronte al drammatico scenario internazionale, segnato dall’intensificarsi dei conflitti in Medio Oriente, Europa e Africa. Tra le situazioni richiamate dai promotori figurano la crisi nella Striscia di Gaza, l’estendersi della guerra in Libano, le tensioni in Iran e il perdurare dei conflitti in Ucraina e in Sudan. L’iniziativa si è svolta accogliendo gli appelli di Papa Leone XIV alla pace universale e ha visto la partecipazione di circa 200 persone, che hanno voluto testimoniare pubblicamente il proprio sostegno a un messaggio di dialogo e cessazione delle violenze. Una manifestazione aperta a tutti e senza appartenenze ideologiche, nella convinzione che, davanti alla so erenza dei popoli, non esistano bandiere di parte ma soltanto il valore universale della vita umana. È stato questo lo spirito che ha accompagnato il cammino silenzioso di pace, partito dal Monumento ai Caduti, (la chiesetta dei due Leoni), e snodatosi lungo corso Vittorio Emanuele fino al sagrato della Cattedrale. A comporre il

corteo soprattutto giovani donne, mamme e nonne. Presenze che hanno dato un volto concreto alla speranza e alla volontà di futuro. In testa lo striscione della manifestazione, a iancato dalle bandiere arcobaleno della pace, simbolo condiviso di dialogo e fratellanza. Una volta giunti in piazza, si sono susseguiti interventi intensi e partecipati. Irene e Anna hanno ricordato i numerosi conflitti ancora aperti nel mondo, restituendo il senso di una tragedia globale spesso percepita come lontana, ma capace di toccare ogni coscienza. Particolarmente significative anche le parole di don Albino Bizzotto e Lisa Clark dei Beati Costruttori di pace che, richiamando la “Lettera ai Mercanti della Morte” dell’arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia, hanno sottolineato come “... ci sono notti, in questo tempo, in cui l’umanità sembra smarrirsi”. Una riflessione profonda sul rischio di assuefarsi alla violenza e di perdere il senso dell’umano. Molto toccante anche la testimonianza di Chiara Saccardi, cooperante adriese impegnata a Beirut, in Libano, che è intervenuta in collegamento video, raccontando la drammatica realtà vissuta quotidianamente in una terra segnata

da instabilità e paura. Una voce diretta, capace di trasformare i numeri delle crisi internazionali in volti, storie e so erenze reali. Il messaggio lanciato da Adria è chiaro: contro la paura e la rassegnazione serve partecipazione. Contro l’indi erenza occorre costruire comunità. Perché la pace non nasce dal silenzio delle coscienze, ma dalla responsabilità collettiva. A ricordarlo, quasi come sigillo finale della giornata, la citazione di Tina Anselmi: “La democrazia è giustizia, rispetto della dignità umana, è tranquillità per i vecchi e speranza per i figli: è pace”.

Una giornata dedicata all’ambiente e alla cittadinanza attiva, ma anche l’ennesima conferma di quanto sia ancora necessario ra orzare il senso civico e il rispetto degli spazi comuni. Ad Adria si è svolto un nuovo evento di clean up promosso dai volontari locali di Plasticfree, coordinati da Antonino Porto e Maria Giovanna Pavan, articolato in due momenti tra sensibilizzazione e intervento concreto sul territorio. La mattinata si è aperta con un gazebo al mercato cittadino del sabato, alla presenza del sindaco Massimo Barbuiani. Un’occasione per incontrare cittadini e famiglie, distribuire gadget dell’associazione e far conoscere le attività svolte. Molto apprezzati anche i lavori esposti e curati da Maria Giovanna Pavan, che hanno attirato numerose persone interessate a conoscere il progetto. Nel pomeriggio, spazio invece alla raccolta rifiuti nella zona del ponte Chieppara e lungo la strada Molinterran, sull’argine del canale

di fronte ai cantieri navali. Il bilancio finale parla chiaro: 21 volontari hanno raccolto 40 sacchi di rifiuti, per un totale di circa 300 chilogrammi di materiale abbandonato. Un dato importante sotto il profilo dell’impegno civico, ma allo stesso tempo preoccupante per la quantità di rifiuti ancora lasciati nell’ambiente. “Bottiglie e lattine sono ormai una presenza costante, ma a colpire è soprattutto la varietà degli abbandoni ritrovati” si legge nella nota u iciale di Plasticfree. L’iniziativa è stata sostenuta dal Comune di Adria e da Ecoambiente, con il contributo dell’agenzia Unipol di Adria. L’impegno dei volontari rappresenta un esempio prezioso per la comunità, ma da solo non è su iciente. Un territorio pulito, infatti, non dipende soltanto da chi raccoglie i rifiuti, ma prima ancora da chi evita di abbandonarli.

Sintoniz zati sul

• (G.F.)
• Guendalina Ferro
Raccolti 300 chili di rifiuti

Q200 CENSER, IL CAMPUS

CHE TRASFORMA ROVIGO

NEL LABORATORIO DEL FUTURO

Sintoniz zati sul

’è un luogo a Rovigo dove formazione, ricerca e impresa smettono di essere mondi separati e iniziano a dialogare in modo concreto, quotidiano. Non è un progetto sulla carta, ma una realtà già attiva e in continua evoluzione: si chiama Q200 ed è il campus nato nell’area dell’ex Censer, oggi trasformato in uno dei poli più interessanti dell’innovazione in Veneto. Qui le idee non restano teoria. Si traducono in attività, percorsi formativi, laboratori avanzati e progetti che mettono insieme studenti, ricercatori e imprese. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Cariparo e sviluppato insieme a istituzioni e attori economici del territorio, rappresenta un cambio di passo per Rovigo, che da area percepita come marginale si propone sempre più come nodo capace di attrarre competenze e generare valore.

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Q200 Censer non è semplicemente un polo universitario. È pensato come un campus vero e proprio, dove la dimensione della formazione si integra con quella della ricerca e dell’innovazione applicata. L’Università degli Studi di Padova ha scelto di investire qui in modo strutturale, portando corsi di laurea, dipartimenti e attività scienti che di alto livello. Oggi sono circa 2000 gli studenti che gravitano attorno a questo spazio, destinati a crescere con l’attivazione di nuovi percorsi, tra cui quello legato alle scienze motorie. La presenza universitaria non si limita alla didattica. Q200 ospita infatti diversi dipartimenti e attività di ricerca che lo rendono un nodo attivo del sistema accademico. Non una

migliorare le prestazioni e rispondere a normative sempre più stringenti.

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RADIO VENETO2 4 SUL TUO SMARTPHONE

Il rapporto con il mondo produttivo non è accessorio, ma centrale. Q200 Censer nasce proprio con l’idea di creare un ecosistema in cui università e imprese possano crescere insieme, condividendo spazi, conoscenze e opportunità. In questo senso, il campus diventa anche un luogo di incontro stabile, dove si sviluppano collaborazioni, si costruiscono reti e si sperimentano nuovi modelli di sviluppo territoriale, con ricadute concrete sull’economia locale e sulle prospettive occupazionali.

Q200 è anche uno spazio pensato per essere vissuto. Non solo aule e laboratori, ma servizi per gli studenti, biblioteche,

Q200 CENSER RACCONTATO IN RADIO

aule studio, campi sportivi, spazi di socialità e residenze. L’obiettivo è costruire una comunità, un ambiente in cui chi

UN SISTEMA

CHE GUARDA ALL’EUROPA

Accanto alla dimensione sica, c’è poi quella del racconto. La rubrica radiofonica dedicata a Q200 Censer accompagna questo percorso, puntata dopo puntata, dando voce ai protagonisti e mettendo in luce le diverse anime del campus: dalla ricerca scienti ca alle applicazioni industriali, dalla formazione universitaria alle opportunità per le imprese e per il territorio.

in tutto il Veneto

Il risultato è un sistema in continua evoluzione, che non si limita a descrivere il presente ma prova ad anticipare il futuro. Q200 Censer rappresenta oggi un modello di sviluppo capace di mettere insieme sapere, innovazione e territorio, contribuendo a ride nire il ruolo di Rovigo nel panorama regionale e nazionale, con uno sguardo sempre più aperto verso le s de europee e internazionali.

La crescita del campus è al centro di una rubrica dedicata su Veneto24, con approfondimenti su ricerca, formazione, startup e innovazione.

PER ASCOLTARE L’UNIVERSO:

el cuore del campus Q200

Censer di Rovigo prende forma uno dei progetti scienti ci più ambiziosi a livello europeo. Si chiama COMET ed è il laboratorio che lavora su una s da affascinante: contribuire alla realizzazione dell’Einstein Telescope, lo strumento destinato a rilevare le onde gravitazionali e ad aprire una nuova frontiera nell’osservazione dell’universo.

L’Einstein Telescope rappresenta una delle grandi infrastrutture di ricerca previste dall’Unione Europea nei prossimi anni. L’Italia è tra i Paesi candidati a ospitarlo, con la Sardegna individuata come area ideale per le sue caratteristiche geologiche e sismiche. Tuttavia, la competizione è alta e non basta disporre di un territorio adatto: è necessario dimostrare di avere competenze scienti che e tecnologie in grado di sostenere un progetto di questa portata. Il laboratorio COMET

nasce proprio con questo obiettivo. Inserito in un progetto nazionale coordinato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, si occupa di studiare e sviluppare i materiali utilizzati per gli specchi del telescopio. Si tratta di componenti estremamente delicati, che devono garantire prestazioni ottiche e meccaniche di altissimo livello, indispensabili per intercettare segnali debolissimi provenienti dalle profondità

All’interno del laboratorio vengono utilizzate tecnologie avanzate, in particolare sistemi di deposizione di lm ottici attraverso processi controllati al plasma. Le macchine presenti permettono di lavorare sui materiali con un livello di precisione superiore rispetto agli standard industriali, consentendo ai ricercatori di sperimentare soluzioni innovative e di spingere al massimo le

Questa attività di ricerca non si limita alla fase teorica, ma punta a produrre risultati concreti, in grado di contribuire direttamente allo sviluppo del telescopio. La qualità degli specchi è infatti uno degli

STARTUP, IMPRESE

dall’automotive alla difesa, no alle tecnologie ottiche e digitali. L’obiettivo è quello di creare un ponte tra ricerca scienti ca e sistema produttivo, generando ricadute concrete anche sul piano economico.

La decisione nale sull’Einstein Telescope è attesa nei prossimi anni, ma il lavoro è già in corso. Progetti come COMET dimostrano che il sistema italiano è in grado di competere a livello internazionale, mettendo insieme ricerca, innovazione e capacità industriale.

E in questa s da anche Rovigo ha già conquistato un ruolo di primo piano, diventando uno dei punti in cui il futuro della ricerca europea inizia a prendere forma.

E SICUREZZA: IL LABORATORIO t2i AL SERVIZIO DELL’INNOVAZIONE

Tra le anime del campus Q200

Censer c’è anche quella più direttamente legata alle imprese e al trasferimento tecnologico. A rappresentarla è t2i, agenzia che opera a livello regionale con l’obiettivo di accompagnare le aziende nei processi di innovazione e sviluppo, mettendo a disposizione competenze, strumenti e infrastrutture avanzate.

dell’attività è rappresentato dai laboratori. Qui vengono testati materiali e prodotti secondo standard nazionali ed europei, veri cando prestazioni e conformità alle normative. Serramenti, facciate, componenti edilizi, pavimentazioni: ogni elemento viene analizzato per garantire qualità e sicurezza.

Presente a Rovigo con un incubatore certi cato dal Ministero, t2i segue numerose startup innovative in tutto il Veneto, offrendo supporto sia sico che virtuale. Un’attività che consente di trasformare idee in progetti concreti, aiutando le nuove imprese a strutturarsi, crescere e affrontare il mercato con maggiore solidità.

Accanto all’incubazione, il cuore

Un passaggio fondamentale, perché senza certi cazione un prodotto non può essere immesso sul mercato.

Proprio per questo t2i lavora a stretto contatto con le aziende già nelle fasi iniziali di sviluppo, evitando errori progettuali e riducendo tempi e costi legati alle veri che nali. Particolare attenzione è dedicata alla sicurezza, in particolare alla reazione al fuoco dei materiali, tema sempre più

centrale anche alla luce delle normative europee e dei recenti episodi che hanno evidenziato criticità nel settore delle costruzioni.

I numeri confermano il ruolo strategico di questa realtà: oltre 400 aziende clienti nel Nordest e un posizionamento che la rende una delle poche strutture in Italia in grado di offrire servizi di

questo livello. All’interno di Q200 Censer, t2i contribuisce così a rendere il campus non solo un luogo di ricerca e formazione, ma anche uno spazio concreto di supporto alle imprese, dove l’innovazione non resta teoria ma diventa applicazione e sviluppo reale per il territorio.

a cura di

Una scuola che guarda oltre l’aula. Cultura, tecnologia e orientamento al centro del percorso formativo della SFP Cavanis

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La Scuola di Formazione Professionale Cavanis di Chioggia: un modello educativo che cresce guardando al futuro

Dalla visione dei fratelli Marco e Antonio Cavanis ai progetti della sede clodiense: percorsi formativi, cultura e inclusione per accompagnare i giovani verso il mondo del lavoro e le sfide di domani

C’è un filo rosso che attraversa oltre due secoli di storia e unisce la Venezia del 1802 alla Chioggia di oggi: è la visione educativa dei fratelli Marco e Antonio Cavanis. Quella che nacque come una scelta coraggiosa per sottrarre i giovani all’abbandono e offrire loro un futuro dignitoso, nel tempo si è trasformata in una missione internazionale capace di parlare alle nuove generazioni con linguaggi sempre attuali. Oggi la Congregazione delle Scuole di Carità rappresenta molto più di una storica istituzione educativa. È una rete viva, dinamica, presente in diversi Paesi del mondo, capace di mettere in relazione scuole, studenti, docenti e comunità educanti attraverso un modello fondato sull’ascolto, sulla crescita personale e sulla valorizzazione dei talenti. La Rete Educativa Cavanis non è soltanto un coordinamento organizzativo, ma una vera comunità internazionale che condivide una stessa idea di formazione: mettere il giovane al centro, accompagnandolo verso il futuro con competenze, valori e consapevolezza. In questo scenario, la Scuola di Formazione Professionale Cavanis di Chioggia rappresenta uno degli esempi più concreti di come tradizione e innovazione possano convivere in modo efficace. Qui l’eredità educativa dei fondatori si traduce in percorsi formativi capaci di rispondere alle esigenze reali del mondo del lavoro, senza mai perdere di vista la dimensione

Accanto al potenziamento delle strutture, la scuola continua a distinguersi per progetti didattici innovativi che uniscono sapere tecnico, cultura scientifica e crescita personale. È il caso di “Stelle senza età”, iniziativa finanziata dalla Regione Veneto che rappresenta la naturale prosecuzione di percorsi di successo come “Artigiani del cielo” e “One click stars”. Attraverso l’astronomia, le tecnologie digitali e lo studio del cosmo, gli studenti imparano a guardare oltre i confini tradizionali della formazione professionale. Il progetto diventa così occasione di scoperta, ricerca e dialogo tra generazioni. Grazie alla collaborazione con l’Università

Popolare, infatti, “Stelle senza età” ha dato vita a un ponte intergenerazionale fatto di convegni, workshop pratici e uscite didattiche, dove l’entusiasmo dei giovani incontra l’esperienza degli adulti in un reciproco scambio di conoscenze. L’idea che emerge è quella di una scuola che non si limita a trasmettere competenze tecniche, ma costruisce comunità educanti capaci di creare relazioni, inclusione e partecipazione. Un approccio che trova conferma anche nei continui investimenti dedicati alla sicurezza e all’innovazione delle strutture scolastiche. Grazie ai finanziamenti della Regione Veneto, la Scuola di Formazione Professionale Cavanis di Chioggia ha infatti avviato importanti in-

Il percorso didattico si articola su tre livelli fondamentali: Qualifica Professionale (3 anni): Al termine del triennio, gli studenti ottengono una Qualifica di 3° livello EQF. È il primo passo concreto che permette di entrare nel mondo del lavoro come operatori esperti, grazie a una formazione che alterna teoria e molte ore di laboratorio.

Diploma Professionale (4° anno): Per chi desidera eccellere, il quarto anno offre un Diploma di 4° livello EQF. Qui l’accento si sposta sulla gestione dei processi e sull’auto-imprenditorialità, formando tecnici capaci di coordinare un team o gestire un’attività.

Abilitazione Professionale: Fondamentale per settori come il Benessere, il percorso formativo include i requisiti di legge necessari per l’abilitazione, permettendo ai futuri acconciatori ed estetiste di aprire e gestire il proprio salone. In un contesto sociale sempre più complesso, il progetto si propone come un vero strumento di rilancio personale e professionale. Al centro c’è l’orientamento individuale: ogni giovane viene accompagnato attraverso colloqui personalizzati, attività pratiche, workshop motivazionali e percorsi formativi specifici, pensati per valorizzare attitudini e competenze. Il prossimo anno segnerà una tappa fondamentale per la nostra strategia di crescita e cura della persona. Siamo entusiasti di annunciare l’avvio di una collaborazione d’eccellenza con il Poliestetico di Milano, istituzione di riferimento nel panorama della formazione e della ricerca nel settore benessere in Italia. Parallelamente, il nostro impegno si estende attraverso il progetto #Elettroskill 2026, un percorso formativo coordinato da Enel coinvolta nell’ambito del progetto “Energia per la scuola”, in collaborazione con partner tecnici e formativi. Un progetto pensato per rafforzare il collegamento tra formazione professionale e mondo del lavoro, attraverso un modello che integra didattica, pratica e innovazione. L’obiettivo non è soltanto formare lavoratori qualificati, ma aiutare i ragazzi a ritrovare fiducia nelle proprie capacità e costruire un nuovo progetto di vita. È la stessa intuizione che oltre due secoli fa guidò i fratelli Cavanis: offrire ai giovani una bussola sicura in un mondo in continua trasformazione. Oggi, tra laboratori tecnologici, progetti culturali, partnership con le aziende del territorio e una rete educativa internazionale, la SFP Cavanis di Chioggia continua a essere un presidio fondamentale contro la dispersione scolastica e un punto di riferimento per l’intera comunità. Una scuola che forma professionisti preparati, ma soprattutto persone capaci di guardare al futuro con competenza, responsabilità e coraggio.

artistica e sociale capace di coinvolgere studenti, famiglie

Ricorrenze. Ricordati, con l’occasione, i militanti scomparsi con targa ai famigliari

IL PD RENDE OMAGGIO A TINA ANSELMI

E AI PROTAGONISTI DELLA COMUNITÀ

Il partito Democratico di Adria, in collaborazione con i circoli di Ariano Polesine, Ceregnano, Porto Viro, Porto Tolle, Taglio di Po e Villadose, ha organizzato una serata dedicata alla figura di Tina Anselmi. Figura che rimane forte, ben radicata nella memoria e nelle culture politiche del territorio veneto, maggiormente valorizzata negli ultimi anni. A lei il PD nazionale ha voluto dedicare la tessera 2026 e molteplici altre iniziative saranno organizzate prossimamente anche in occasione dell’anniversario della nomina quale primo ministro donna della storia repubblicana. In Veneto c’è la proposta di intitolargli il futuro ospedale di Padova. La serata è stata moderata da Niccolò Bellini, vice segretario del PD adriese, coadiuvato dal referente cultura Edoardo Zambon. Dopo i saluti del segretario Giorgio Zanellato, è stato riprodotto un filmato curato da Gessica Ferrari, segretaria uscente, che riassume le

tante iniziative svolte dal circolo per la città ed il territorio. Il circolo l’ha ringraziata con un omaggio per il lavoro svolto, così anche per Rita Berto, colonna del circolo stesso. A seguire gli interventi di Margherita Miotto, già assessore alle politiche sociali della Regione e Matteo Favero neo commissario della federazione provinciale del PD. Miotto ha tracciato un profilo lucido della statista, ricordandone la fermezza, senza la necessità di “alzare la voce”, in un percorso di formazione iniziato con la scelta della Resistenza, dopo l’orrore dei martiri di Bassano, l’impegno nel sindacato, fino alla nascita del Servizio sanitario nazionale e alla presidenza della commissione P2. Una vita spesa per la libertà e per le istituzioni democratiche, senza mai cedere a compromessi o subalternità. Favero ha preso la parola ricordando la frase “per cambiare il mondo bisogna esserci” così come diceva Tina Anselmi, parole riprodotte nella

tessera del 2026, impegno che Anselmi ha portato avanti nelle battaglie per le istituzioni democratiche, per i diritti dei lavoratori e per la parità salariale tra uomo e donna, proposta, nei primi anni ’90, per la presidenza della Repubblica. Il PD adriese, insieme ai circoli organizzatori, ha poi reso omaggio ad alcune personalità donando ai familiari presenti una targa commemorativa. Un ricordo quindi per Claudio Bellini e Floriano Cantelli, entrambi di Bottrighe. Per loro, il pensiero di Sandro Gino Spinello, già sindaco della città, quali “Persone che hanno creduto nel progetto di mettere assieme le forze riformiste per creare il PD, altresì le capacità di stare in mezzo alla gente, Bellini con l’impegno nel sindacato a Porto Marghera, poi nella politica locale e nel sindacato pensionati, Cantelli quale assessore e nella politica, entrambi nel volontariato del proprio paese”. Una targa ricordo anche ai familiari di Nadia Ferrarese,

Meri, Marisa Trazzi, Vincenzo Melone, Renzo Padoan, Roberto Zanetti e Fiorenzo Nicolasi. Giorgio Zanellato ha infine lanciato un invito all’amministrazione comunale per ripristinare il cippo marmoreo rimosso, causa i

Incontro tra culture ad “Adria Due”

Un incontro nel segno della cultura, dell’amicizia tra i popoli e della cooperazione internazionale si è svolto all’Istituto Comprensivo Adria Due, che ha accolto una delegazione della Shandong Publishing & Media Co., Ltd., tra le più importanti realtà editoriali della Repubblica Popolare Cinese, giunta in città per la donazione di numerosi libri destinati alla scuola. La cerimonia, ospitata nell’Aula Magna dell’istituto, ha rappresentato un significativo momento di scambio culturale tra Italia e Cina, confermando il valore della scuola come luogo di incontro e crescita condivisa. Ad accogliere

gli ospiti è stata la docente Manuela Melato, collaboratrice della dirigente scolastica professoressa Arianna Vianello e referente per la scuola primaria, che ha espresso apprezzamento per il valore educativo dell’iniziativa e per l’attenzione riservata alla comunità scolastica adriese. Nel corso dell’incontro è intervenuto Li Tao,direttore generale della casa editrice cinese, che ha evidenziato come la collaborazione tra istituzioni culturali e scolastiche di Paesi diversi rappresenti uno strumento prezioso per favorire la lettura, la conoscenza reciproca e l’apertura mentale delle nuove generazioni. Insieme a Zhao Jing, Li Tao ha

lavori in corso Garibaldi, a inché torni ad essere collocato nello spazio verde dedicato a Tina Anselmi.

poi consegnato u icialmente i volumi donati alla scuola e alla professoressa Danqing Zhou, referente del progetto. Particolarmente apprezzato anche il momento artistico successivo, con l’esibizione musicale degli studenti del Conservatorio, introdotti dalla professoressa Zhou. Un contributo che ha saputo creare un clima di condivisione attraverso il linguaggio universale della musica. La giornata si è conclusa con una foto di gruppo, simbolo di una collaborazione che guarda al futuro e che ra orza il dialogo tra culture diverse.

• (G.F.)

Antonio
• Roberto Maragoni

La pubblicazione. L’autore, Manuel Bonafè, diciannovenne, studente e appassionato di storia

Umberto Maddalena, un nuovo libro sulla vita dell’eroe

n nuovo libro per Umberto Maddalena, la vita e le gesta eroiche di un figlio illustre di Bottrighe. L’intrepido aviatore e le sue imprese, motivo di fascino, orgoglio, curiosità ed interesse, hanno talmente entusiasmato Manuel Bonafè, diciannovenne, appassionato di storia e studente universitario di Bottrighe, da indurlo a scoprire, ricercare e produrre l’interessante pubblicazione presentata in sala polivalente “Loris Cominato”. Il volume, 118 pagine, ricco di informazioni ed illustrazioni, stampato da Nuova Tipografia, è stato reso possibile grazie all’associazione memoriale “Comandante Umberto Maddalena” il cui giovane fa parte in qualità di socio, con il patrocinio del Comune e con il contributo di Banca Adria Colli Euganei. A portare i saluti, i ringraziamenti e gli apprezzamenti, oltre al presidente della memoriale Gilberto Maddalena, con il coordinamento di Luciano Fantinati del direttivo, il presidente del consiglio comunale Fortunato Sandri ed il delegato del sindaco Fabrizio Romani. L’assessore regionale Valeria Mantovan,

impossibilitata a presenziare, ha inviato una lettera di compiacimento, o rendo l’opportunità di presentare l’opera anche in Regione. L’autore Manuel Bonafè, visibilmente emozionato, ha espresso i motivi che lo hanno spinto a dedicarsi alla ricerca delle imprese del grande eroico aviatore, consultando libri, autobiografie, periodici, riviste del tempo, permettendo di ampliare lo studio e di scoprire numerosi aspetti della vita di Maddalena, in particolare sugli anni 1920-1925, i meno documentati della sua

carriera. Sono quindi intervenuti Giorgio Fantinati, presidente della locale biblioteca di Babele, che ha proposto, altresì, di dedicare una giornata a Bottrighe, da ripetersi ogni anno, legata alle imprese di Maddalena, coinvolgendo le scuole, a inché le nuove generazioni possano mantenere sempre viva la memoria. Si sono poi succeduti gli interventi dello storico Valentino Zaghi e di Letizia Guerra presidente della Pro Loco di Adria. • Roberto Maragoni

Gran successo per la festa al parco 1° Maggio organizzata dal Gruppo Sportivo Bottrighe. Tantissimi i partecipanti. Per il pic-nic, tavoli e sedie disponibili, sono stati completamente esauriti. Festa iniziata con la messa al campo celebrata dal parroco don Massimo Barison, seguita dall’inaugurazione del nuovo capitello con l’e ige di Papa Wojtyla, realizzato dal Gruppo Sportivo per opera di Gianni Callegarin, in segno di protezione per il parco e dei suoi bambini. Molto partecipata la “Spedalata memorial

Walter Mario Rizzati” organizzata dall’associazione Aribo a beneficio della scuola materna. Immancabili le animazioni, i giochi e l’area gonfiabili strapiena di bambini. Pregevole l’intrattenimento del trio “Elvis e le Chiare”. “Tutto benissimo- ha detto il presidente Giuliano Romanin- questa è ormai una tradizione entrata a pieno titolo in paese. Un grazie sincero– ha concluso il presidente- ai tanti partecipanti, all’Aribo, a tutti i volontari, in particolare alle giovani leve del gruppo”.

• (R.M.)

20 minuti tutte le notizie del Trentino

Super festa al parco 1° Maggio

Sociale. Domenica 14 giugno anche il 20esimo Raduno regionale del folklore veneto

E’ PARTITO ALLA GRANDE IL MERCATINO DEGLI HOBBISTI FIRMATO DALL’ARIBO

E’ partito alla grande il nuovo mercatino degli hobbisti ideato dall’Aribo, l’associazione ricreativa Bottrighese. Tanti visitatori, sin dalle prime edizioni, hanno invaso il centro di Bottrighe, coinvolgendo non solo piazza Cinzio Cassetta, come annunciato inizialmente, ma anche i viali della centralissima piazza della Libertà, poiché le iscrizioni dei partecipanti con le loro bancarelle, oltre settanta, arrivati da ben oltre fuori provincia, hanno costretto gli organizzatori ad allargare subito l’area, coprendo così anche la piazza principale. La gente ha passeggiato tra le bancarelle ricche di creatività, idee originali, manufatti artigianali e oggettistica, frutto della

passione e del talento degli hobbisti. Altresì la presenza espositiva delle scuole, materna “Umberto Maddalena” e primaria “San Giovanni Bosco”, con i lavoretti degli alunni e delle famiglie, per sostenere i due istituti. Occasione per acquistare, fare solidarietà, ma anche per un modo nuovo di vivere il centro storico di Bottrighe, riscoprendo il piacere di stare insieme e appoggiare le iniziative che lo rendono sempre più dinamico e accogliente. La seconda edizione è stata animata anche dal folklore itinerante, grazie al locale gruppo “Bontemponi”, che in varie tappe, per tutta la mattinata, ha fatto spettacolo, coinvolgendo e divertendo. “Non ci aspettavamo così tanto succes-

Sono rientrati dal Kenya i coniugi Stefano D’Andrea e Milvia Bertaglia, volontari dell’associazione

“Insieme per una carezza”. Due mesi trascorsi tra villaggi e orfanatrofi, portando aiuti ai bisognosi. Hanno distribuito cibo, vestiti e beni di prima necessità alle comunità più indigenti, incontrando realtà segnate da profonde di icoltà, ma con una straordinaria dignità e forza d’animo. “Ogni sorriso che abbiamo ricevutohanno raccontato i D’Andrea- ci ha ricordato quanto, anche un piccolo gesto, possa fare la di erenza”. Tra le esperienze più significative, la riparazione di una pompa d’acqua potabile, che da oltre tre anni non funzionava e che oggi 4.000 persone la possono di nuovo utilizzare. Toccante la visita ad un orfanotrofio che ospita 350 persone, tra cui 80 bambini senza famiglia. Qui la consegna di vestiario, cibo e materiale didattico. Un contributo prezioso per il futuro dei ragazzini che mostrano un forte desiderio per imparare anche la lingua italiana. I volontari hanno altresì collaborato alle attività educative, quali leggere e scrivere. “I bambini, nonostante le di icoltà che vivono, ci hanno accolti

so- ha detto Fabrizio Romani, membro di Aribo e delegato del sindaco- ed è proprio quando si uniscono tutte le forze che si vedono i risultati più belli. Un ringraziamento di cuore a tutti e alla generosità dei Bontemponi. Nota particolare per i bambini delle scuole, davvero meravigliosi, partecipi e pieni di entusiasmo. Queste esperienze - ha concluso Romani - sono valori fondamentali che aiutano a trasmettere ai più giovani quanto sia importante fare volontariato, costruire insieme e fare gruppo”.

Soddisfazione anche per gli espositori che si sono complimentati con l’Aribo, contattata, nel frattempo, anche da altri nuovi hobbisti. Per chi desidera aggiungersi può contattare Fabrizio Romani al numero 331.5787981. Il prossimo mercatino si svolgerà nella mattinata di domenica 14 giugno, in concomitanza con il 20° Raduno Regionale del Folklore Veneto, organizzato da Venetnia, l’associazione veneta gruppi di tradizione popolare, con la collaborazione in loco dei Bontemponi, del Gruppo Sportivo Bottrighe e di Aribo. Si vedranno sfilare ed esibirsi in centro, svariati gruppi folkloristici provenienti da tutta la regione.

• Roberto Maragoni

con danze e canti, una vera festa, donandoci una grande gioia - hanno detto i missionari - impossibile non commuoversi. Esperienze - hanno concluso - che non si lasciano alle spalle, ma che continuano a vivere dentro, alimentando il desiderio di fare ancora di più”.

• (R.M.)

Le tre S-cioptà

> Chi gà di boni sàntuli, màgna di bòni boslà

> El mestier del michelasso: magna, beve el và a spasso

> Chi varda la luna, ninte sùna a cura di Roberto Marangoni

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RITROVATA LA TRINCIA RUBATA ALL’IDROVORA BRESEGA

La trincia rubata, nel gennaio scorso, al magazzino dell’Idrovora Bresega è stata ritrovata ed è tornata nella disponibilità del Consorzio di Bonifica Adige Po. Si tratta di una testata trinciante, strumento operativo fondamentale per la manutenzione del reticolo di canali e delle opere idrauliche del comprensorio, particolarmente importante per un territorio delicato come quello di Pettorazza Grimani. Il recupero è stato e ettuato dal Nucleo Provinciale dei Carabinieri di Rovigo, coordinato dal comandante

provinciale, colonnello Edoardo Campora. Dopo gli accertamenti necessari, il mezzo è stato restituito al legittimo proprietario.

Un risultato importante, ottenuto grazie a un’attività investigativa rapida e accurata. Soddisfazione è stata espressa dal presidente del Consorzio, Branco: “Il recupero della trincia, oltre a riportare al Consorzio uno strumento essenziale per il lavoro quotidiano sul territorio, è un evento che ci dimostra quanto la presenza delle istituzioni sia determinante nella tutela dei beni pubblici. Voglio ringraziare, a tal proposito, il comandante provinciale Edoardo Campora e l’intera sua struttura per l’attenzione e la determinazione dimostrate”.

Il lieto fine non cancella però le criticità che interessano il territorio. Negli ultimi mesi il Consorzio ha subito anche gravi furti di cavi di rame agli impianti idrovori di Val Pilotta a Pettorazza Grimani e di Cengiaretto a Adria, infrastrutture strategiche per la sicurezza idraulica di circa 12 mila ettari e per oltre 30 mila residenti.

I danni complessivi sono stati stimati attorno ai 100 mila euro, ma il tempestivo intervento del personale consortile ha consentito il completo ripristino delle

funzionalità. Sul tema il presidente Branco lancia un ulteriore monito: “Nel nostro territorio un’idrovora accesa o spenta non è un dettaglio tecnico: un impianto fuori uso, anche solo per poche ore, può fare la di erenza tra un territorio sicuro e un’alluvione, tra normalità ed emergenza. Per pochi euro di rame si possono mettere a rischio migliaia di ettari, famiglie, imprese e infrastrutture”. (foto di Dario Picelli).

• Guendalina Ferro

Il Tarassaco Ets ha rinnovato il direttivo

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l Tarassaco Ets ha rinnovato i propri vertici, confermando la continuità del percorso avviato negli ultimi anni. Nel corso dell’assemblea annuale dei soci, che ha visto la partecipazione di circa un centinaio di persone, è stato eletto all’unanimità il nuovo direttivo dell’associazione impegnata dal 2019 nella riqualificazione ambientale e nella valorizzazione del territorio. Alla guida del sodalizio è stato riconfermato Matteo Cesaretto, mentre Michele Turato manterrà il ruolo di vicepresidente e Diego Novo quello di segretario. Nel nuovo gruppo dirigente entrano inoltre Roberto Merlin e Francesco Fava, figure che porteranno nuove competenze e sensibilità all’interno dell’associazione. L’assemblea è stata l’occasione per fare il punto sull’intensa attività svolta nel 2025. Tra i risultati più significativi il progetto di forestazione Centoboschi, realizzato con la Fondazione Yves Rocher, che nel solo ultimo anno ha portato alla messa a dimora di oltre 2.600 alberi e arbusti, facendo salire a 9 mila il totale delle essenze piantate tra aree pubbliche e private. Un anno importante per l’associazione per l’acquisizione all’asta dell’area dell’ex corte Carrari Radetti, destinata a diventare il futuro “Bosco del Tarassaco”, spazio verde aperto alla comunità. Significativo l’impegno rivolto alle nuove generazioni, con laboratori didattici nelle scuole dedicati alla natura, alla biodiversità e alla conoscenza del paesaggio. La serata si è conclusa con la presentazione del volume Alberi e arbusti, vol.1, pubblicazione curata da Cesaretto con testi di Alessandro Pozzani e Valerio Sartori, illustrazioni e grafica di Sara Michieli, realizzata con il sostegno di Abafoods.

• (G.F.)

Matteo Cesaretto

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CULTURA

NEW YORK APPLAUDE “AMOR EMPIO TIRANNO”

L’eleganza veneziana e la musica italiana contemporanea conquistano gli Stati Uniti. È stato accolto con entusiasmo dal pubblico americano il cortometraggio “Amor Empio Tiranno”, presentato recentemente all’Istituto Italiano di Cultura di New York, nella prestigiosa sede di Park Avenue. La proiezione è avvenuta nell’ambito dell’applauditissimo concerto del soprano Dominika Zamara, accompagnata al pianoforte dal musicista statunitense Clipper Erickson. A colpire il pubblico newyorkese è stata soprattutto l’originalità del progetto: un cortometraggio ra inato e visionario, dove gli interpreti indossano suggestivi costumi veneziani, immergendo lo spettatore in un universo scenico di grande fascino tra storia, teatro e immaginazione. Elemento centrale dell’opera sono le musiche originali del compositore adriese Tiziano Bedetti, che ha curato anche la produzione del progetto. Le sue sonorità accompagnano il racconto con sensibilità evocativa, fondendo eleganza classica e intensità emotiva in un percorso artistico capace di unire passato e contemporaneità. Il video è stato realizzato dal regista torinese Michele Rossi ed è stato girato nello splendido Castello di Aymavilles, in Valle d’Aosta, location di grande impatto scenografico che contribuisce a rendere ancora più fiabesca l’opera.

Il progetto ha coinvolto numerosi enti e realtà culturali, tra cui la Regione Autonoma Valle d’Aosta, la Soprin-

tendenza per i beni culturali valdostana, il Comune di Aymavilles e l’associazione La Bottega dei Sogni. La musica di Bedetti, docente al Conservatorio Antonio Buzzolla di Adria, si ispira ai versi della poetessa seicentesca Isabella Canali Andreini e accompagna una narrazione sospesa tra realtà e sogno, nella quale il canto diventa motore drammaturgico e visivo. Molto calorosa la risposta del pubblico presente a New York, che ha tributato lunghi applausi ai protagonisti dell’iniziativa. Un risultato che conferma come la creatività italiana, quando unisce musica, immagine e identità culturale, sappia parlare anche oltre oceano. Dopo il successo nella Grande Mela, il cortometraggio sarà presentato, nelle prossime settimane, nelle emittenti televisive americane, aprendo così una nuova vetrina internazionale per il talento dell’adriese Tiziano Bedetti.

• Guendalina Ferro

“OMS EXPO”, quando la fotografia entra nei luoghi della città

La fotografia come linguaggio contemporaneo, capace di raccontare identità, estetica e visione. Nasce con questo spirito OMS EXPO, il nuovo progetto espositivo promosso da Focus Circolo Fotografico APS e ospitato presso il Pozzo dei Desideri. La scelta di allestire l’esposizione in un locale di Adria molto frequentato risponde alla volontà di portare la fotografia fuori dagli spazi tradizionali e renderla vicina alla quotidianità delle persone. Un ambiente pubblico diventa così luogo d’incontro tra arte e cittadinanza, dove le immagini possono essere osservate con spontaneità, curiosità e partecipazione. La fotografia possiede infatti la capacità di parlare a tutti con immediatezza: racconta emozioni, identità e visioni del presente senza bisogno di mediazioni. Esporla in uno spazio vissuto ogni giorno significa trasformarla in esperienza condivisa, capace di generare dialogo, riflessione e nuove sensibilità culturali. OMS EXPO propone un percorso visivo originale costruito attorno a sei modelle e due fotografi, in un dialogo artistico che supera il semplice ritratto e si avvicina ai codici della moda, dell’editoriale

e della ricerca fotografica contemporanea. Le protagoniste sono Giulia Ledda, Maly Sanchez, Laura Galvani, Cristina Nenov, Ericka Bunches e Giulia Marano, sei presenze narrative che diventano parte di un racconto fatto di sguardi, posture e interpretazioni. Il progetto si sviluppa attraverso una formula rigorosa: un dittico per ogni modella, con due immagini a idate a due autori di erenti, chiamati a confrontarsi senza sovrapporsi. Da una parte Sonny Boarolo, in arte Whoooa, che attraverso il colore costruisce una dimensione moderna e vibrante, dove luce e presenza scenica diventano dichiarazione espressiva. Dall’altra Sandro Bagno, che sceglie il bianco e nero per scavare nell’essenza della forma e restituire immagini intense, eleganti e senza tempo. Il risultato è una sequenza di opere che riflette sullo sguardo contemporaneo e sul modo in cui oggi viene rappresentata la donna. Un progetto che mette al centro rispetto, collaborazione e consapevolezza tra fotografo e modella, trasformando ogni scatto in un atto condiviso.

• (G.F.)

Vi aspettiamo nella nuova Serra Sintoniz zati sul

ENCOMI AL CHIRURGO ALBERTO BROLESE E AL CORAGGIO DI ALICE MATTIOLI

Due esempi concreti di responsabilità, umanità e senso del dovere. Con questo spirito, nel corso del primo punto all’ordine del giorno del Consiglio comunale di aprile, l’amministrazione adriese ha conferito due attestati di encomio al dottor Alberto Brolese e ad Alice Mattioli, protagonisti di due episodi distinti ma accomunati da straordinario senso civico. Il primo riconoscimento è stato assegnato al dottor Brolese, primario dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale 2 e direttore del Dipartimento chirurgico dell’Ospedale Santa Chiara. Il medico, originario di Cavarzere, si trovava ad Adria dai parenti durante le festività natalizie quando è stato contattato con urgenza all’ospedale trentino per un delicato intervento salvavita. Senza esitazione ha raggiunto Trento percorrendo circa 200 chilometri, riuscendo ad arrivare in tempo nonostante il tra ico, grazie anche alla scorta di

un’auto della polizia. L’operazione, particolarmente complessa, si è poi conclusa con esito positivo. Nel leggere la motivazione del riconoscimento, il sindaco Massimo Barbujani ha parlato di un gesto che rappresenta “un esempio di altissima dedizione alla professione medica e autentico senso del dovere”, sottolineando come la decisione di partire immediatamente abbia dimostrato non solo competenza tecnica, ma anche disponibilità al servizio degli altri, persino a costo di sacrifici personali. Ringraziando l’amministrazione e la città, Brolese ha ricordato il forte legame con Adria, dove ha vissuto per vent’anni frequentando il liceo Liceo Bocchi-Galilei. “Ho fatto semplicemente il mio dovere. Questo lavoro è prima di tutto passione e dedizione al paziente”, ha dichiarato, lanciando anche un messaggio ai giovani in un momento complesso per il settore sanitario. Il secondo attestato è stato conferito

ad Alice Mattioli, assistente di studio odontoiatrico adriese, protagonista di un gesto tanto semplice quanto decisivo. Insospettita dall’assenza di una paziente a un appuntamento, ha deciso di contattarla telefonicamente. A rispondere è stato il figlio di appena quattro anni. Restando al telefono con il bambino e intuendo la gravità della situazione, Alice Mattioli ha immediatamente allertato il 118, consentendo ai soccorritori di intervenire tempestivamente e salvare madre e figlio da un’intossicazione da monossido di carbonio.

Nel conferire l’encomio, il sindaco ha espresso “il più vivo apprezzamento e la più sincera gratitudine” per aver dimostrato elevato senso civico, prontezza di spirito e spiccata sensibilità umana, cogliendo una situazione di grave pericolo e attivando con tempestività i soccorsi. Un intervento che ha contribuito in modo determinante a salvare due vite umane.

Visibilmente emozionata, Alice Mattioli ha ricevuto il lungo applauso dell’aula consiliare, raccogliendo anche i complimenti dello stesso dottor Brolese, che ha voluto sottolineare il valore del suo gesto e della sua lucidità. Due storie diverse, un unico insegnamento: il senso civico non è un concetto astratto, ma la capacità concreta di agire per il bene degli altri nel momento in cui conta davvero.

• Guendalina Ferro

SUCCESSO PER LA SECONDA GIORNATA REGIONALE DEL TURISMO FLUVIALE

La Giornata regionale del turismo fluviale si conferma un evento di uso di grande interesse e capace di valorizzare uno dei patrimoni più identitari del Veneto: la rete di fiumi, canali, lagune e vie navigabili che attraversano il territorio regionale. Giunta alla seconda edizione, la manifestazione ha ampliato il raggio della propria proposta nel terzo weekend di aprile, con circa ottanta appuntamenti distribuiti in varie province venete. La ricorrenza, fissata nella terza domenica di aprile, è stata istituita con la legge regionale n. 5 del 13 marzo 2024, fortemente voluta dall’ex consigliera regionale polesana Laura Cestari, prima firmataria del provvedimento. Il

programma 2026, riassunto dallo slogan “Il fiume è vita”, ha proposto un’o erta ampia e diversificata, capace di unire turismo lento, attività sportive, cultura e scoperta ambientale. Accanto alle tradizionali esperienze leisure, come escursioni in motonave o su barche elettriche, spazio anche alle proposte active: kayak, canoa, gommone, vela e dragon boat. Non sono mancate inoltre visite guidate a musei e luoghi simbolo della civiltà dell’acqua. Tra i territori maggiormente coinvolti si è distinto il Polesine, con una dozzina di iniziative concentrate soprattutto nel Delta del Po, ma con appuntamenti anche in Alto Polesine e nel capoluogo. I Comuni protagonisti sono

stati Bagnolo di Po, Crespino, Loreo, Rosolina, Rovigo, Porto Tolle e Taglio di Po. Sette in particolare le proposte outdoor che hanno attirato l’attenzione del pubblico: itinerari in bicicletta tra storia e paesaggio, escursioni bike and boat nella riserva delle Bocche di Po di Pila, prove di voga alla veneta, percorsi naturalistici tra lagune e orti d’acqua, fino alla visita del giardino botanico di Porto Caleri. Importante anche il versante culturale, con iniziative dedicate al patrimonio archeologico e idraulico polesano. Tra le mete più apprezzate il Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, il Museo della Bonifica di Ca’ Vendramin a Taglio di Po, esempio di archeologia

industriale, e il Museo delle Acque, legato al mito di Fetonte. Soddisfazione è stata espressa dal presidente di Assonautica Acque Interne, Rudy Toninato: “Settantotto eventi a livello regionale in un weekend sono tanta roba. Parliamo di un movimento, quello del turismo in acque interne, capace con l’indotto di muovere milioni di visitatori ogni anno. Siamo soddisfatti che finalmente anche sul nostro territorio si respiri un’aria diversa e che questo tipo di visitazione, su cui da tempo abbiamo scommesso con decisione, stia iniziando a prendere sempre più piede”.

• (G.F.)

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L’intervista. Colloquio con il presidente della Regione Alberto Stefani, dal sociale all’abitare, dal welfare ai giovani

“BADANTI CERTIFICATE E 69 MILIONI PER AIUTARE CHI HA I NONNI IN RSA”

“Per assicurare un alloggio a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un piano da 50 milioni di euro per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’o erta dell’edilizia residenziale”

Presidente Alberto Stefani, parliamo di sociale. Registro badanti e assistenti di quartiere, cosa cambia per i cittadini?

Per i cittadini si profila un nuovo sistema di welfare territoriale regionale, che avrà come punto di forza un’organizzazione dell’assistenza domiciliare più professionale e una rete di servizi sempre più integrata. Saranno potenziati gli sportelli oltre che ra orzato il registro dell’assistenza familiare. In parole semplici: abbiamo istituito un nuovo albo per le badanti, che saranno formate e controllate, per dare servizi migliori e consentire alle famiglie di sentirsi più sicure. Da questo registro, poi, attingeremo per identificare gli ‘assistenti domiciliare di vicinato’, ossia un nucleo di operatori qualificati, che saranno condivisi tra più nuclei familiari. In sostanza, avremo badanti più preparate e, per anziani parzialmente autosu icienti, anche figure che possono occuparsi di assistenza e disbrigo di piccole faccende. Il provvedimento che avvia questo nuovo corso destina fondi per finanziare i 33 sportelli degli assistenti familiari gestiti dai Comuni e promuoverne di nuovi in territori, in collaborazione con Veneto Lavoro. Sarà una bella rivoluzione. Ma non tutte le situazioni sono risolvibili a livello domiciliare e molte famiglie sono costrette a misurarsi con i costi delle rette delle RSA. Come si muove la Regione?

La spesa per mantenere un familiare in RSA è un impegno importante per non pochi nuclei familiari. Un contesto complesso come quello attuale, segnato da aumenti dei costi come conseguenza della situazione internazionale, ci impone di dare risposte ai cittadini. Nell’ultimo bilancio di previsione, come Regione abbiamo stanziato 69 milioni di euro per sostenere le famiglie con anziani non autosu icienti, ospiti nelle RSA, e per i caregiver. Si tratta di un finanziamento con risorse proprie che non ha precedenti e va a contribuire a quello che è comunemente chiamato ‘bonus anziani’. Tra il sostegno alla domiciliarità e quello agli anziani in struttura ci stiamo impegnando verso un welfare regionale moderno e sostenibile. E, soprattutto, che non lascia sole le famiglie. State lavorando anche al welfare aziendale, con quale obiettivo?

Per trattenere talenti e manodopera specializzata è necessario fare un passo avanti e creare condizioni di equilibrio tra occupazione e vita. Il lavoro è cambiato, infatti, e con esso gli approcci per sostenerlo. I servizi o erti devono essere sempre più strategici. Sono convinto che la nostra regione può diventare un laboratorio privilegiato perché il 25% delle nostre imprese ha già introdotto politiche a sostegno dei dipendenti; una percentuale superiore alla media nazionale che potrebbe crescere se tutti avessero a disposizione i mezzi per farlo. Come Regione non possiamo obbligare gli imprenditori

a varare o potenziare soluzioni di welfare aziendale, ma possiamo accompagnarli e sostenerli nei percorsi necessari. Attualmente Veneto Welfare è una direzione di Veneto Lavoro; l’intenzione è di renderla autonoma. Sarà non soltanto un ente strumentale dedicato all’erogazione di risorse mirate previste dai fondi europei, ma anche un compagno di strada nelle procedure che consentano di realizzare progetti di welfare come contributi per i trasporti, asili aziendali, buoni acquisto o voucher. La maggior parte del nostro tessuto produttivo è composto da PMI e la metà sembra già interessata. Altro tema caldo è il piano casa, l’abitare resta un’emergenza in tutta la regione, come a rontarla? Quella dell’abitare è una sfida strategica. Per assicurare un alloggi a chi lavora, abbiamo varato Generazione Casa, un programma per riqualificare 8.800 immobili inutilizzati e migliorare l’offerta dell’edilizia residenziale. Garantendo a giovani, lavoratori e

operatori sanitari, che oggi risultano esclusi dalla graduatorie, di poter trovare una casa a prezzi accettabili. Da subito, come amministrazione regionale, abbiamo messo sul tavolo un piano da 50 milioni di euro. Non solo: pensare alla casa significa dare più futuro al Veneto e, in quest’ottica, abbiamo tenuto in particolare considerazione le necessità degli studenti. In collaborazione con gli Esu regionali, abbiamo scelto di investire su un progetto che entro il 2029 farà raggiungere il numero di 4.819 alloggi per studenti, il 53% in più rispetto alla dotazione del 2025. Ad oggi si è raggiunto il numero di 3.138. Ne sono previsti per il prossimo triennio ulteriori 1.681. Questo significa che per l’anno accademico 2028/29 l’o erta raggiungerà 2.175 posti a Padova, 1.725 a Venezia, 919 a Verona.

Ha fatto molto discutere la sua proposta sul divieto di cellulare agli under 14, come intende concretizzarla?

Nessuno può negare che i social rappresentino un’opportunità e, contemporaneamente, un pericolo. La cronaca ci fornisce quotidianamente casi di cyberbullismo, violenza, disagio giovanile, patologie che sono conseguenza di troppa esposizione al digitale. Dobbiamo a rontare la realtà di un ambiente ormai frequentato abitualmente da ragazzini di 10, 11 o 12 anni, che non hanno la maturità e la capacità critica per leggere molte storie che vengono postate. E’ inaccettabile che tanti nostri giovani siano esposti a tanti contenuti violenti senza alcun filtro. L’obiettivo che ci siamo proposti è solo di tutelarli, che significa non esporli a situazioni virtuali che possono generare comportamenti non corretti nel mondo reale. L’ultimo disegno di legge che ho firmato da deputato andava in questa direzione. Nei giorni scorsi, l’ho ripresentato in Consiglio regionale.

• (R.R.)

“CASA, SERVE UNA SVOLTA: PIÙ TUTELE

PER I PROPRIETARI E AFFITTI PIÙ ACCESSIBILI”

Il tema dell’abitare torna con decisione al centro del dibattito politico nazionale e locale. A dare voce a quella che definisce una priorità assoluta per il futuro del Paese è il senatore Antonio De Poli (Udc), che traccia una rotta chiara: la casa non deve essere più considerata un semplice bene privato, ma una risorsa collettiva strategica.

“Garantire il diritto all’abitare significa dare concretezza a un principio riconosciuto dalla nostra Costituzione come fondamentale per una vita dignitosa. Per questo”, spiega con convinzione il Senatore, “ritengo che la casa non sia semplicemente un bene materiale, ma una vera infrastruttura sociale ed economica”. Le proiezioni per il prossimo decennio sono allarmanti: l’Italia necessiterà di circa 700.000 alloggi accessibili. La so erenza maggiore colpisce il ceto medio, quella fascia di popolazione troppo “ricca” per l’edilizia popolare

ma troppo povera per sostenere il mercato libero. De Poli guarda con favore alle mosse dell’Esecutivo, ma chiede un cambio di passo strutturale: “Accolgo positivamente l’annuncio del Governo e della Regione Veneto sul Piano Casa per la realizzazione di 100.000 nuovi alloggi nei prossimi dieci anni. Ma sono convinto che, per essere davvero e icace, questo intervento debba essere accompagnato da riforme strutturali sul mercato delle locazioni”. Il nodo centrale è il paradosso degli 8,5 milioni di immobili vuoti. Perché restano sfitti? La risposta risiede nell’insicurezza giuridica. “Secondo il Censis, l’82% dei proprietari non a itta per paura di non riuscire a rientrare in possesso dell’immobile in caso di morosità. È qui che bisogna intervenire”, incalza il parlamentare. Per scardinare questa situazione, De Poli ha messo sul tavolo tre proposte legislative concrete. La prima riguarda il DDL 774 sulla riforma

L’ASSESSORE GEROSA: “PNRR IN VENETO: MISURA 6 SANITÀ, IL TRAGUARDO DEL 30 GIUGNO È VICINO, TEMPI RISPETTATI”

La Misura 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la sanità in Veneto è ormai sulla via del completamento, con l’obiettivo di essere pienamente operativa entro il 30 giugno 2026. A confermarlo è l’Assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, che ha recentemente ricevuto un aggiornamento sullo stato dei lavori da parte dei tecnici coinvolti nella realizzazione del progetto.

“Il rush finale verso la scadenza del 30 giugno sta dando risultati decisamente positivi, superando

le previsioni più ottimistiche,” ha dichiarato Gerosa. “Grazie a un intenso lavoro di squadra tra la Regione e le Aziende Sanitarie, siamo in grado di rispettare i tempi e completare la Misura 6 sanitaria, fondamentale per il potenziamento del sistema sanitario veneto”.

Il programma, che coinvolge numerose iniziative in tutta la regione, ha già registrato progressi significativi, come ha sottolineato l’assessore:

“Abbiamo visto dei dati molto positivi in quasi tutte le voci della Misura 6, con risultati che

rispecchiano gli impegni assunti dalla Giunta regionale, come il ra orzamento dei servizi territoriali, il miglioramento della connessione tra ospedale e territorio, e il sostegno alle categorie vulnerabili, inclusi i giovani”.

A livello operativo, la Regione Veneto ha completato la costruzione di 73 Case di Comunità e, a giugno, saranno attive ben 101 strutture, superando così l’obiettivo di 91 stabilito dal PNRR. Anche i lavori per gli Ospedali di Comunità sono in fase avanzata, con 29 strutture già completate, a fronte delle 30

degli sfratti: l’obiettivo è dimezzare i tempi di esecuzione (da 6 a 3 mesi) e concludere l’esecuzione forzata entro 4 mesi, prevedendo sanzioni per ogni giorno di ritardo. “Serve dare ai proprietari tempi certi, contrastare gli abusi e riportare sul mercato migliaia di immobili oggi inutilizzati”. Parallelamente, il DDL 828 punta a reintrodurre la cedolare secca al 21% sugli immobili commerciali per “contrastare la desertificazione delle nostre città e ridare vitalità ai centri storici”, mentre il DDL 775 mira a fare chiarezza sulla cedolare al 10%, legandola alla destinazione dell’immobile e non alla natura del contraente.

“La casa torni al centro della politica”, conclude De Poli. “Le politiche abitative richiedono visione e coraggio riformatore. Con queste proposte vogliamo o rire un contributo concreto: rimettere la casa al centro significa rimettere al centro le persone”.

previste. “Siamo sulla buona strada per completare il programma entro la fine di giugno, con una rete sanitaria più forte e preparata per a rontare le sfide future,” ha concluso Gerosa.

Antonio De Poli, senatore Udc
L’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa

Istruzione. Enaip Veneto da anni è pronto al cambiamento con un modello che anticipa nei fatti ciò che la legge ora codifica

LA FILIERA “4+2” RIDISEGNA LA SCUOLA TECNICO-PROFESSIONALE ITALIANA

C’ è una data che segna una discontinuità nella storia recente dell’istruzione italiana: settembre 2025. Da quell’anno scolastico, la filiera tecnologico-professionale cessa di essere un cantiere sperimentale e diventa parte integrante dell’ordinamento nazionale. Non più un progetto pilota riservato a istituti selezionati, ma un canale formativo strutturale disponibile in ogni scuola tecnica e professionale del paese. È la riforma comunemente identificata con la formula “4+2”, promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il nome sintetizza l’architettura del modello: quattro anni di percorso negli istituti tecnici e professionali, al termine dei quali lo studente consegue il diploma professionale, seguiti da due anni opzionali di specializzazione presso gli ITS Academy. Un percorso complessivo di sei anni pensato come un continuum coerente tra scuola, impresa e alta formazione tecnica.

Nel panorama della formazione professionale veneta, ENAIP Veneto occupa una posizione di primo piano. Ente accreditato dalla Regione Veneto, presente dal 1951 — quest’anno ricorre il 75° anniversario dalla fondazione — opera oggi attraverso 18 scuole di formazione professionale distribuite in tutte le province regionali. Ciò che rende la storia di ENAIP particolarmente rilevante nel contesto della riforma è che il modello ora codificato dalla legge — formazione quadriennale, coinvolgimento diretto delle imprese, alternanza strutturale tra aula e contesto lavorativo — è nei suoi tratti essenziali il modello che ENAIP pratica da anni nei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Questi si articolano in un triennio, al termine del quale lo studente consegue la qualifica professionale di 3° livello EQF riconosciuta in Italia e in Europa, e in un quarto anno che porta al diploma professionale di Tecnico

di 4° livello EQF. Con la riforma a regime, questo diploma consente l’accesso diretto alle ITS Academy, replicando la sequenza logica che la riforma intende generalizzare all’intero sistema.

L’offerta di ENAIP Veneto copre nove settori professionali: amministrazione, automotive, benessere, elettrico, informatico, meccanico, ristorazione, turismo e vendite. Per ciascun settore sono disponibili percorsi triennali per la qualifica

e percorsi di quarto anno per il diploma professionale. Enaip con l’approvazione della Regione Veneto ha avviato 27 corsi di 4 anni di Diploma Professionale di Tecnico per l’anno in corso, distribuiti tra tutte le province e attivati nelle sedi dell’ente. In sperimentazione della filiera 4+2 attualmente ha un secondo anno partito nel 2024/2025, 9 primi anni avviati nel 2025/2026 e prevede di avviare tra i 15 e i 22 corsi con questo modello.

Con l’entrata a regime della riforma, le scuole di formazione professionale accreditate — come quelle della rete ENAIP — non sono soggetti marginali rispetto alla filiera, ma ne costituiscono un nodo strategico. La legge prevede esplicitamente la possibilità per le regioni di integrare i percorsi IeFP nell’architettura della nuova filiera. Ad aprile 2026 i dati della fase sperimentale restituiscono un quadro in rapida espansione: le scuole aderenti sono passate da 180 a 396 in un solo anno (+120%), i percorsi attivati da 225 a 628 (+210%). Il Ministero ha stanziato 105 milioni di euro per i campus formativi. Per il Veneto, che ha fatto della formazione professionale tecnica duale un elemento identitario del proprio sistema produttivo, questi investimenti rappresentano un’opportunità concreta di valorizzare un patrimonio costruito da soggetti come ENAIP, che hanno anticipato nella pratica quotidiana ciò che la riforma ora eleva a modello nazionale

20 minuti tutte le notizie del Trentino

Modello veneto: funziona davvero? E’ scontro in Consiglio Regionale

Il clima si è fatto se possibile ancora più rovente quando il dibattito ha toccato l’autonomia, il vessillo storico della giunta. Il Presidente Alberto Stefani ha rivendicato con orgoglio il percorso intrapreso, definendo l’autonomia come una “moltiplicazione di libertà” che porterà risposte rapide e concrete ai territori. Una visione che però è stata attaccata da due lati opposti. Davide Lovat, per Resistere Veneto, ha gelato l’entusiasmo della maggioranza parlando di un “vicolo cieco a zero risorse”, una scatola vuota che lascerebbe

il Veneto ancora schiavo della burocrazia romana. Dall’altra parte, le minoranze di centrosinistra hanno ammonito sui rischi di una frammentazione dei diritti essenziali, paventando un Veneto a due velocità dove chi vive nelle valli bellunesi o nel Polesine rischia di diventare un cittadino di serie B. Non meno acceso è stato il confronto sulla sicurezza e il welfare. Stefano Valdegamberi ha lanciato una provocazione che ha fatto saltare sulla sedia diversi consiglieri, proponendo di responsabilizzare i genitori

per i reati dei figli minorenni, arrivando a ipotizzare la revoca dei benefici regionali per le famiglie inadempienti. “Il welfare non può finanziare chi non educa”, ha tuonato in aula. La risposta è arrivata immediata dalle opposizioni, che hanno definito la proposta “punitiva e miope”, sostenendo che il disagio sociale si cura con gli educatori di strada e i centri di aggregazione, non togliendo il pane di bocca a chi è già in di icoltà. A chiudere il cerchio delle tensioni è intervenuta Elisa De Berti, che ha riportato l’attenzione

sulla gestione delle case popolari. Con un tono che non ammette repliche, ha ribadito la linea dura della Giunta: “La legalità non è un optional. Chi occupa abusivamente deve sapere che il Veneto non è terra di nessuno. Le case ERP vanno a chi rispetta le regole e sta in graduatoria, punto”. Un botta e risposta infinito che dimostra come, anche senza il bilancio da votare, la politica veneta del 2026 sia tutt’altro che una palude stanziale, ma un fiume in piena pronto a esondare a ogni seduta.

L’intervista. L’assessore regionale allo sviluppo economico Massimo Bitonci sui prossimi provvedimenti

LA SFIDA DELL’AUTONOMIA ENERGETICA

E IL PATTO TRA IMPRESE E UNIVERSITÀ

Abbiamo incontrato l’assessore regionale allo sviluppo economico, Massimo Bitonci per approfondire la strategia della Regione Veneto per la sicurezza energetica. Il bilancio di previsione 2026 sembra tracciare una rotta molto definita: in che modo sosterrete la crescita attraverso l’energia e l’innovazione? Il bilancio 2026 è guidato da una linea chiarissima: sostenere il sistema produttivo veneto attraverso l’innovazione, l’energia, l’accesso al credito e la valorizzazione dell’imprenditorialità. Lo facciamo con strumenti concreti e risorse mirate. Abbiamo approvato il bilancio e i relativi collegati includendo una serie di misure, tra cui un ordine del giorno della maggioranza nato da un mio suggerimento, che indica con precisione il nostro progetto energetico. Il punto focale sono le concessioni idroelettriche, sia le grandi che le medie derivazioni, che scadranno nel 2029. Da decenni queste concessioni sono condotte direttamente da ENEL, che ne gestisce il 70% in Veneto.

Una situazione cdiversa rispetto ad altre realtà. Qual è l’iniziativa che state lanciando insieme al Friuli Venezia Giulia?

Esatto, la nostra situazione è di erente da quella delle province autonome. In Trentino-Alto Adige, ad esempio, la società Dolomiti Energia è interamente di proprietà pubblica dei comuni di Trento, Rovereto e della Provincia. Per questo, insieme al Friuli Venezia Giulia, stiamo lanciando un’iniziativa per arrivare pronti al 2029 con l’obiettivo di lavorare sulla vera autonomia energetica del Veneto. Vogliamo che queste concessioni vadano “in house”, a idate a una realtà partecipata dalla Regione e dalla Provincia di Belluno, dove si trovano fisicamente gli impianti.

Quali saranno i vantaggi per il territorio?

Siamo fortemente convinti, e i numeri di altre realtà lo confermano, che l’idroelettrico garantisca una forte marginalità. Vogliamo che queste risorse rimangano a casa nostra, ai veneti e alle aziende venete. Gestire internamente significa poter ribaltare il vantaggio economico

prodotto sul territorio direttamente alla Provincia di Belluno, alla Regione, alle imprese e ai cittadini. Il percorso è lungo, ma vogliamo essere prontissimi per la scadenza del 2029. Restando sul fronte energetico, stiamo vivendo un momento drammatico. Quanto è importante, in questa fase, investire sulle energie rinnovabili? È fondamentale. Attualmente il Veneto produce 1,7 gigawatt da fonti rinnovabili, ma l’obiettivo che l’Europa ci pone per il 2030 è di 5,8 gigawatt. È un percorso complesso, ma stiamo per approvare in giunta una delibera sulle “zone idonee” e sulle “zone di accelerazione”. L’idea è la massima semplificazione: togliamo burocrazia per l’installazione di pannelli fotovoltaici nelle zone dove il consumo di suolo è zero, come aree industriali, autostradali e cave. In questi luoghi la Regione si farà carico della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), eliminando la necessità della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per i singoli interventi. È una spinta fortissima alla realizzazione

di impianti rinnovabili su capannoni e insediamenti produttivi esistenti. Passiamo all’innovazione: nel 2026 sono previsti circa 760.000 euro complessivi per sostenere il sistema regionale?

In realtà le risorse sono anche maggiori. Bisogna capire che la Regione Veneto, non applicando l’addizionale regionale, utilizza prevalentemente i fondi di coesione per gli incentivi alle imprese e per il sociale. Recentemente abbiamo approvato un bando da 3 milioni di euro per le startup innovative, lavorando insieme ai rettori delle università venete e dello IUAV. Abbiamo fatto una scelta precisa: dare

priorità alle aziende che assumono o impiegano ricercatori, stagisti universitari e neolaureati. Vogliamo incentivare il collegamento tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa, spingendo a inché i ragazzi possano fare stage qualificati. Questo approccio riguarda anche altri settori, come l’imprenditoria femminile?

Certamente. Abbiamo confermato il bando per l’imprenditoria femminile anche per quest’anno, con altri 3 milioni di euro. Solitamente era una misura alternata ogni due anni, ma ho voluto fortemente rifinanziarla perché, a fronte di un aumento generale delle partite IVA in Veneto, il settore femminile ha registrato un lieve calo. Dobbiamo incentivare i settori più deboli per contribuire alla parità di opportunità. Complessivamente, tra startup innovative e attrazione degli investimenti, abbiamo messo in campo quasi 50 milioni di euro, senza contare gli strumenti finanziari di Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione a favore delle nostre imprese.

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Segue

L’evento.

La città scaligera protagonista della Wings for Life World Run

DESPAR NORD IN CORSA A VERONA

CON OLTRE 2.000 COLLEGHE E COLLEGHI

Una giornata all’insegna dello sport e della solidarietà ha animato il Parco Ottocento di Verona domenica 10 maggio, in occasione della tredicesima edizione della Wings for Life World Run, la corsa globale a sostegno della ricerca sulle lesioni del midollo spinale. In contemporanea mondiale, alle 13.00, centinaia di migliaia di partecipanti si sono messi in movimento in diversi Paesi, uniti dall’obiettivo comune di contribuire al progresso scientifico.

Tra le città italiane protagoniste dell’edizione 2026, Verona è stata l’unica tappa veneta, a iancando altre App Run u iciali come Roma, Milano, Palermo e Aosta. All’evento veronese hanno preso parte moltissime persone tra runner, camminatori e partecipanti in sedia a rotelle, in un contesto caratterizzato da inclusione e partecipazione di usa.

A segnare in modo particolare l’appuntamento veronese è stata

la presenza di Despar Nord, che ha coinvolto oltre 2.000 collaboratori e collaboratrici dell’Insegna dell’Abete in una vera e propria squadra della solidarietà. Guidati dal Presidente Christof Rissbacher e dagli amministratori delegati Francesco Montalvo e Massimo Salviato, i collaboratori e le collaboratrici hanno dato vita a una partecipazione corale che ha superato i risultati dello scorso anno, posizionando il team Despar tra i più numerosi in Italia e nel mondo. Un risultato che riflette l’impegno concreto dell’azienda nei confronti della comunità e della ricerca. La forte adesione interna ha evidenziato un senso di responsabilità condiviso e un’identità aziendale capace di tradursi in azioni concrete. Correre insieme, in contemporanea con migliaia di persone nel mondo, ha rappresentato non solo un’esperienza sportiva, ma anche un momento di coesione e consapevolezza, con Despar Nord che ha contribuito

alla causa con una donazione di oltre 50.000 euro destinata alla ricerca scientifica.

All’evento ha partecipato anche una rappresentanza dei pazienti del Dipartimento di Neurochirurgia

3 domande a… Massimo Salviato, Amministratore Delegato di Despar Nord

1. Alla Wings for Life World Run vi siete presentati come uno dei team più numerosi sia a livello nazionale che mondiale : come nasce questa forte adesione interna e che significato ha per l’azienda diventare una “squadra della solidarietà”?

Anche quest’anno abbiamo scelto con entusiasmo di rinnovare questo impegno, coinvolgendo ancora una volta le nostre quasi 10.000 persone e sostenendo interamente il costo della loro iscrizione. La straordinaria adesione dei nostri collaboratori e delle nostre collaboratrici è il segno concreto del forte senso di responsabilità, appartenenza e comunità che ci unisce. Correre o camminare insieme, in contemporanea con il resto del mondo, per chi non può farlo, rappresenta per noi molto più di una partecipazione sportiva: è un gesto semplice, ma dal significato

profondo, che ci rende una vera squadra della solidarietà.

2. In che modo iniziative come questa contribuiscono a rafforzare il senso di appartenenza in Despar Nord?

In Despar Nord crediamo che il benessere delle persone e lo spirito di squadra siano elementi fondamentali del nostro modo di fare impresa. Iniziative come la Wings for Life World Run ci permettono di trasformare questi valori in un’esperienza concreta e condivisa, creando occasioni autentiche di incontro, conoscenza e relazione tra migliaia di colleghi e colleghe provenienti da territori diversi. Ritrovarsi insieme per una causa così importante rafforza il senso di appartenenza e ci ricorda che, anche attraverso piccoli gesti, possiamo contribuire a qualcosa di più grande. Sono momenti che consolidano il legame tra le persone e danno ancora più valore al

Spinale dell’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento, a testimonianza del legame tra la manifestazione e la ricerca medico-scientifica. La particolarità della corsa è il suo format: non esiste un tra-

guardo fisso, ma una “Catcher Car” virtuale che parte trenta minuti dopo il via e raggiunge progressivamente i partecipanti, segnando la conclusione della prova per ciascuno.

concetto di squadra.

3. Come si lega questa partecipazione ai valori e all’impegno CSR di Despar Nord?

La partecipazione alla Wings for Life World Run rappresenta in modo autentico il nostro approccio alla responsabilità sociale. Con i nostri progetti CSR vogliamo essere concretamente vicini alle comunità dei territori in cui operiamo, generando valore non solo economico, ma anche sociale. Questa iniziativa ci consente di sostenere la ricerca scientifica e, allo stesso tempo, di coinvolgere attivamente le nostre persone in un’esperienza che traduce in azione valori come partecipazione, collaborazione, inclusione e solidarietà. Per noi fare impresa significa anche questo: mettere al centro le persone, promuovere il loro benessere e contribuire, insieme, a costruire un impatto positivo e duraturo sulle comunità.

IMPLANTOLOGIA E CHIRURGIA

Un team dedicato alla risoluzione delle riabilitazioni impiantare nei casi di scarsa presenza di osso. Rialzi del seno mascellare piccoli o grandi con innesti ossei o nei casi

RILASSAMENTO E BIORIVITALIZZAZIONE DEL VOLTO TERAPIA ANTALGICA E FISIOTERAPIA DELL'ARTICOLAZIONE MANDIBOLARE INFILTRAZIONI

disagi nel corso del giorno (pranzi, motivi di lavoro ... ) esistono allineatori con forze calibrate che consentono di giungere ai risultati indossando gli apparecchi solo durante il sonno.

LO STAFF

Erika, Michaela, Rossella, Cinzia

I PAZIENTI: VOI ... vi aspettiamo

Tutti i pagamenti sono finanziabili o dilazionabili senza richie sta di interessi

Nell’Ulss 5 Polesana nasce il nuovo Dipartimento per la continuità delle cure

ell’Azienda Ulss 5 Polesana è stato avviato nel corso del mese un nuovo modello organizzativo pensato per migliorare la continuità dell’assistenza ai pazienti più fragili nei passaggi tra ospedale e servizi territoriali. Il sistema prevede il coordinamento dei diversi servizi aziendali attraverso un nuovo Dipartimento funzionale per la continuità dell’assistenza. La direzione è affidata alla dottoressa Lucia Rizzato, infermiera e già responsabile delle professioni sanitarie dell’Azienda. Si tratta, come indicato, della prima esperienza di questo tipo a livello regionale. Secondo quanto sottolineato dal direttore generale Mauro Filippi, le professioni sanitarie sono presenti in tutti gli ambiti di cura, sia in ospedale sia sul territorio, con copertura continuativa nelle 24 ore. Questo elemento viene considerato centrale per gestire in modo più efficace i percorsi di assistenza, soprattutto in vista dell’avvio delle Case della Comunità, con particolare attenzione alle persone più fragili. La continuità delle cure resta affidata all’insieme dei professionisti coinvolti, ciascuno secondo le proprie competenze, mentre il nuovo Dipartimento avrà il compito di favorire lo sviluppo e l’attuazione di percorsi integrati. L’obiettivo è evi-

tare interruzioni nell’assistenza tra i diversi livelli di cura. Tra le strutture interessate rientrano medicina, geriatria, cure primarie, servizi per la disabilità, medicina territoriale, strutture intermedie, assistenza domiciliare e la Centrale Operativa Territoriale.

Tra gli obiettivi principali figurano il rafforzamento dei modelli organizzativi per la presa in carico delle persone con patologie croniche e più condizioni di salute concomitanti, il miglioramento della gestione dei passaggi tra ospedale e territorio e lo sviluppo della rete dei servizi territoriali secondo quanto previsto dal DM 77/2022. È previsto inoltre il potenziamento dei percorsi di cura condivisi con pazienti e familiari, insieme all’implementazione della telemedicina e alla maggiore integrazione dei dati tra i servizi.

Il Dipartimento opererà in collaborazione con la medicina del territorio, le strutture private accreditate e la rete dei servizi sociali e socio-sanitari, considerati elementi fondamentali per garantire una presa in carico continua e centrata sulla persona.

La dottoressa Rizzato ha evidenziato come l’incarico rappresenti una sfida e un’opportunità per valorizzare il ruolo delle

professioni sanitarie nei processi di integrazione tra ospedale e territorio. L’obiettivo dichiarato è costruire percorsi di cura centrati sulla persona, evitando frammentazioni e discontinuità, rafforzando la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti e promuovendo modelli organizzativi innovativi, anche attraverso la telemedicina e una gestione condivisa delle informazioni, per garantire risposte tempestive e coordinate ai pazienti fragili.

All’ospedale Santa Maria della Misericordia somministrato per la prima volta il farmaco ADZYNMA

Avviata terapia innovativa contro una rara malattia del sangue

Un passo significativo nella cura delle patologie rare arriva dall’AULSS 5 Polesana, dove è stata avviata una terapia innovativa per una malattia ematologica estremamente rara. Nell’ambulatorio di Medicina Trasfusionale dell’ospedale Ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo è stato somministrato per la prima volta in profilassi il farmaco ADZYNMA a una paziente della provincia.

Si tratta della prima terapia enzimatica sostitutiva approvata a livello internazionale per il trattamento della porpora trombotica trombocitopenica congenita (cTTP), patologia conosciuta anche come sindrome di Upshaw-Schulman. Una malattia genetica rara che comporta la carenza dell’enzima ADAMTS13, fondamentale per il corretto funzionamento della coagulazione del sangue.

Quando questo enzima manca o è insufficiente, si formano microtrombi nei vasi sanguigni che possono provocare complicanze anche gravi, tra cui riduzione delle piastrine e anemia emolitica.

Il nuovo farmaco agisce proprio sostituendo l’enzima mancante, contribuendo a prevenire la formazione di coaguli e riducendo il rischio

di episodi acuti. Una terapia considerata un avanzamento importante nella gestione della malattia, con un impatto diretto sulla qualità della vita dei pazienti.

“È un risultato che testimonia la capacità del nostro sistema di offrire cure avanzate anche in ambiti altamente specialistici e per patologie rarissime”, ha sottolineato la responsabile della Medicina Trasfusionale, Francesca Polese.

Soddisfazione anche dalla direzione generale dell’azienda sanitaria. Mauro Filippi ha evidenziato come l’intervento rappresenti un segnale di eccellenza del servizio sanitario locale, frutto della competenza dei professionisti e dell’investimento continuo sull’innovazione clinica.

Inaugurata la nuova vasca parto all’ospedale

Nell’ospedale di Rovigo è stata inaugurata la nuova vasca parto del Punto Nascita dell’ULSS 5 Polesana, un innovazione significativa pensata per offrire alle future mamme un’alternativa più naturale, sicura e accogliente al parto tradizionale. L’iniziativa, presieduta dal Sindaco Valeria Cittadin, dalla Dottoressa Federica Merlin, dal Direttore Generale dell’ULSS 5 Polesana Mauro Filippi ed insieme all’Assessore regionale Valeria Mantovan, ha voluto mostrare questo un ulteriore passo avanti nel percorso di crescita e innovazione della sanità polesana. Nel corso della presentazione è stato infatti sottolineato il forte impegno dell’azienda sanitaria nel migliorare la qualità dei servizi, anche grazie agli investimenti in tecnologie e nuove attrezzature che stanno interessando le strutture del territorio. Protagonista della giornata è stata la nuova vasca parto, una soluzione di ultima generazione che consente di affrontare una fase delicata come il travaglio e la successiva nascita in acqua, in un ambiente più intimo e rilassante. Questa modalità come dichiarato, sta prendendo sempre più piede, dato che favorisce il benessere della madre, aiuta a ridurre il dolore e rende più dolce anche il

passaggio del neonato, garantendo un’esperienza più naturale e meno stressante per entrambi.

Il servizio sarà destinato alle donne con gravidanze a basso rischio e sarà seguito da personale sanitario specializzato, il quale valuterà caso per caso le condizioni cliniche per assicurare la massima sicurezza durante tutto il percorso.

Durante l’inaugurazione, le autorità presenti hanno evidenziato come questo intervento non sia solo un miglioramento strutturale, ma anche un segnale concreto di attenzione verso le esigenze delle famiglie e delle nuove generazioni. Al termine della cerimonia è stata effettuata anche una visita ai locali del reparto, dove è stata illustrata nel dettaglio la nuova attrezzatura ed il conseguente taglio del nastro.

Con l’introduzione di questo nuovo servizio, il Punto Nascita di Rovigo amplia così le proprie possibilità assistenziali, offrendo un servizio più moderno, personalizzato e centrato sulla persona, con l’obiettivo di accompagnare le mamme in un momento delicato come quello della nascita in modo sempre più consapevole, sereno e sicuro.

Giacomo Trivellato

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