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FOTO: © shane_R/flickr

primopiano

giù le mani dal paesaggio In Campania un disegno di legge rischia di dare campo libero al cemento. A rischio anche zone di pregio come la Costiera amalfitana. Le associazioni si mobilitano di Tommaso Montanari*

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a prima immag ine che viene in mente, quando si legge il disegno di legge regionale sulle “Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio in Campania”, non è un paesaggio ma un volto: quello di Angelo Vassallo. Com’è possibile – ci si chiede – che proprio nella regione che ha visto il primo vero martire del paesaggio italiano si voglia far passare una legge la cui filosofia ultima è riassumibile nello slogan: “Mani libere sul paesaggio campano”? Se il disegno di legge passasse

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La nuova ecologia / novembre 2012

– hanno fatto notare alcuni professori dell’università “Federico II’ di Napoli – le conseguenze potrebbero essere gravissime. Citiamo solo la possibilità di costruire impianti produttivi a ridosso di centri abitati nei comuni privi di piano urbanistico, o quella di applicare le pessime deroghe previste dal piano casa anche in aree particolarmente preziose, come l’entroterra della Costiera amalfitana. Più in generale, è evidente il tentativo di abbandonare un disegno generale, di frammentare il territorio in piccole unità, e di aprire quindi la

Il disegno di legge consentirebbe le deroghe al piano casa anche nelle zone di pregio. Qui sopra uno scorcio della Costiera amalfitana. A fianco, il degrado della reggia di Carditello

porta all’aggressione di tutte quelle non protette da vincoli. La buona notizia è che la sollevazione delle associazioni ambientaliste e degli addetti ai lavori – confluita nell’appello promosso da Comitato per la bellezza, Eddyburg, Italia Nostra, Fai, Legambiente e Mountain Wilderness Italia – ha sortito qualche primo risultato: in primis l’irrituale, e provvidenziale, pronunciamento della Direzione regionale dei Beni culturali in Campania, tanto drastico da far credere che il ministero sarebbe disponibile a fare anche per la Campania ciò che ha appena fatto per il Lazio: impugnare la legge regionale di fronte alla Corte Costituzionale. Ma ciò che lascia forse più sgomenti, nel disegno di legge campano, sono la povertà culturale, la rozzezza, l’arretratezza. Il che giova a rammentare che la battaglia per la salvezza del paesaggio italiano si gioca soprattutto sul piano dell’educazione. Nell’aprile del 1516 Pietro Bembo scrisse al cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena che sarebbe andato in gita a Tivoli in compagnia di Raffaello e di Baldassare Castiglione: «Vederemo il vecchio et il nuovo, e ciò che di bello fia in quella contrada». In queste poche, ispiratissime parole c’è il senso più vero dell’identità del nostro paese, che non è un museo diffuso ma un organismo vivo, un ambiente culturale in cui la natura e l’arte sono tanto cementate dalla storia da non potersi salvare l’una senza l’altra. Una somma, una convivenza, un palinsesto, felicemente impuro e compromesso, del vecchio e del nuovo: un intreccio millenario che ci avvolge, e che segna ogni edificio e ogni contrada del nostro paese. C’è un disperato bisogno di insegnare a leggere tutto questo, di mettere in grado i cittadini italiani di capire a che cosa serve davvero il paesaggio, che non è uno spettacolo estetico, né un lusso per ricchi. Paradossalmente, i criminali che hanno devastato la


italiacercasi

Firma per la Costiera

La Regione Campania si accinge a dismettere il suo più importante strumento di tutela territoriale: quel Piano urbanistico della penisola sorrentina-amalfitana che da un quarto di secolo risparmia dalla cementificazione la costiera più bella al mondo. Un cartello di associazioni – Legambiente, Italia Nostra, Wwf, Rete dei comitati per la difesa del territorio, Fai, Comitato per la bellezza, l’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, Eddyburg.it – rivolge un appello al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e al ministro dei Beni culturali affinché scongiurino l’approvazione del provvedimento. Aderisci comunicando i tuoi dati a legambiente@legambiente.it o campania@legambiente.campania.it, oggetto “appello Campania”.

reggia di Carditello (fra Napoli e Caserta) rischiano di aver capito meglio di noi quale sia il vero ruolo della storia dell’arte e del paesaggio: li odiano e li distruggono perché sanno leggerli, come noi non sappiamo più fare. Li odiano perché nella bellezza, nell’ordine e nella gratuità della reggia borbonica e del suo ambiente un tempo meraviglioso vedono l’unico segno che ancora connette quel territorio alla civiltà. Ciò che infatti rende Carditello uno dei casi più esemplari del suicidio della Campania, e dell’Italia, è il fatto che in quel luogo si intrecciano in un nodo indissolubile la distruzione dell’ambiente (avvelenato capillarmente dai rifiuti tossici che inquinano la catena alimentare, condannandoci), quella del paesaggio (devastato dalla terrificante catena montuosa delle discariche) e del patrimonio artistico. Si fatica spesso a spiegare l’unità profonda che lega, storicamente e materialmente, questi tre profili del volto del nostro pae-

se. Ecco, a Carditello questa idea, solo apparentemente astratta, diventa orribilmente concreta. Una delle cose che fa più impressione, visitando quel territorio, è che mentre nessuno monta la guardia alla reggia, l’esercito controlla in modo assai efficiente le vicinissime discariche, apostrofando con durezza i cronisti e gli studiosi che usano le macchine fotografiche per documentare lo scempio. Grandi cartelli gialli avvertono che scattare foto è proibito perché le discariche sono “di interesse nazionale strategico” e dunque protette da “sorveglianza armata”. Per noi, insomma, non è Carditello, non è il patrimonio storico e artistico, non è il paesaggio né la salute ad essere strategica per il futuro del paese. Lo sono la monnezza e i suoi criminosi affari. Se non si riparte da qua, nessuna battaglia per il paesaggio potrà essere vinta. n * Professore di storia dell’arte dell’università università Federico II di Napoli

di Ermete Realacci

Al fianco di Giusi

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La notte fra il 20 e il 21 settembre, a Lampedusa, si sono verificati gravi atti intimidatori. Un incendio doloso ha distrutto una “carretta dei mari”, una delle imbarcazioni che ha trasportato – non senza pericoli – i migranti sulle coste dell’isola e che era stata destinata alla realizzazione del locale museo dell’immigrazione. Un incendio dalla chiara matrice dolosa, accompagnato da due fogli con minacce altrettanto eloquenti: “No ai clandestini liberi per l’isola u capisti? Alla prossima gruppo armato Lampedusa Libera”, evidentemente diretti al sindaco Giusi Nicolini. Di fronte alle violente intimidazioni subite da Giusi ognuno di noi non può che esprimere solidarietà e vicinanza umana. Ma anche sentire una profonda indignazione come cittadino. Per accendere i riflettori sul coraggioso lavoro del sindaco e di tutta la comunità dell’isola e anche perché possa proseguire il suo lavoro con il sostegno della società civile e delle Il sindaco istituzioni, a tutti i livelli, ho di Lampedusa, presentato un’interrogazione oggetto parlamentare al ministro di minacce, degli Interni Annamaria non va lasciata Cancellieri, chiedendo quali sola. Bisogna iniziative urgenti intenda continuare assumere per tutelare a investire su l’incolumità del primo ambiente, legalità cittadino, delle istituzioni e solidarietà locali, dei cittadini e dei migranti. E quali azioni intenda mettere in campo per salvaguardare il prezioso lavoro dell’amministrazione comunale e delle associazioni, che nelle isole Pelagie sperimentano nuovi modelli di sviluppo incentrati su legalità, sostenibilità ambientale e inclusione sociale. Giusi è un sindaco che si è distinto per aver portato avanti con convinzione una politica di accoglienza e inclusione verso i migranti che sbarcano sull’isola, nonché una donna che si impegna da sempre, come ambientalista ed esponente di Legambiente, per la tutela del territorio e la valorizzazione della riserva naturale di Lampedusa. Si devono alla sua determinazione e al suo coraggio la battaglia contro l’abusivismo edilizio e quella per la tutela della spiaggia dei Conigli, il luogo simbolo di Lampedusa, una delle tante meraviglie del nostro paesaggio, che rappresenta anche il più importante sito di nidificazione di tartarughe marine del nostro paese. Per anni Giusi Nicolini ha guidato e difeso la Riserva naturale isola di Lampedusa, riuscendo nella non semplice impresa di coniugare la tutela del territorio con il turismo (anche di massa), dimostrando che è possibile garantire futuro e qualità dello sviluppo investendo sull’ambiente, sulla legalità e sulla solidarietà.

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Giù le mani dal paesaggio