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Lanterna #45

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#45

Primavera 2014

LANTERNA

Periodico dell’associazione studentesca “La Terna Sinistrorsa” “El que busca la verdad corre el riesgo de encontrarla.” Isabel Allende

POLITECNICO

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INDICE

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Missione: Europa

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Che cos’è il CUG?

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#naovaitercopa

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di Fabrizio Colombelli

di Alba Bernini

di Mik Cuccu

Valparaíso

di Giulia Di Gregorio

10 cose che ti mancheranno del Nord Europa di Mariagloria Posani

Twitch Plays Pokémon di Federico Bortot

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PoLife

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Enigmi

a cura di Andrea Sposari

a cura di Bruno Pizziol e Matteo Romeo


EDITORIALE

MISSIONE:EUROPA di Fabrizio Colombelli

“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano”. Con queste parole Robert Schuman, l’allora ministro degli affari esteri del governo francese, ispirato dal collega Jean Monnet, il 9 maggio 1950 iniziava il celebre discorso con cui proponeva la creazione di una comunità europea del carbone e dell’acciaio: l’anno seguente, esattamente il 18 aprile 1951, Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi siglarono il Trattato di Parigi e istituirono la CECA. La “Dichiarazione Schuman” fu la prima tappa di quel processo di integrazione europea che mira a costruire un’unione economica e politica tra diversi stati del vecchio continente e che ha portato, tra le varie cose, alla nascita dell’Unione Europea (Trattato di Ma-

astricht, febbraio 1992), il cui parlamento saremo chiamati a rinnovare tramite le elezioni del 22-25 maggio. Oggi, purtroppo, quel processo di integrazione iniziato più di 60 anni fa, sta vivendo una fase di stallo e rischia addirittura di essere compromesso. L’intellettuale francese Bernard-Henri Levy si è spinto oltre, dichiarando nel suo manifesto “Europa o caos” che l’Europa, intesa come sogno e progetto di unione politico-economica, non è semplicemente in crisi, ma sta proprio morendo. Da qualche anno a questa parte, in effetti, le istituzioni europee non godono di buona reputazione e diversi sondaggi condotti in molti paesi dell’Unione sono concordi nel mostrare una progressiva perdita di consenso e di fiducia nei confronti delle stesse.

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Un recente studio effettuato dal Parlamento europeo ha messo in luce come la partecipazione al voto del Parlamento di Strasburgo nei paesi membri sia calata in media, dal 1979 al 2009, di circa 19 punti percentuali; ancora più preoccupante il dato relativo all’ultima tornata elettorale del 2009 che fissa il tasso di astensionismo al 70% fra i giovani tra i 18 e i 24 anni, e al 66% fra le persone che si dichiarano appartenenti alla fascia di popolazione dal reddito medio-basso. Cause principali dell’astensione sono la scarsa conoscenza dell’Unione europea e del funzionamento del Parlamento di Strasburgo, il mancato interesse per gli affari europei e la mancanza di dibattito pubblico in campagna elettorale. Un dato che non sorprende più di tanto poiché districarsi nel marasma delle istituzioni europee risulta un’impresa ardua anche per i più attenti e informati. Basti pensare che oltre all’UE esistono svariate istituzioni sovranazionali indipendenti come il Consiglio d’Europa e la Corte europea dei diritti dell’uomo che niente hanno a che vedere con il Consiglio europeo e con la Corte di giustizia dell’Unione europea. Quanti saprebbero delinearne le differenze e dire quali funzioni svolgono? Non dovrebbe quindi stupire che un cittadino non si senta invogliato a votare per qualcosa di cui non comprende chiaramente il senso e l’utilità. Oltre che dalla disaffezione e dall’astensionismo, il progetto di un’Europa unita è minacciato da un altro problema ancor più grave, ossia il

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proliferare e il successo elettorale di movimenti e partiti cosiddetti “euroscettici” quali il Front National francese, il PVV olandese, il Vlaams Belang belga, il movimento Jobbik ungherese, l’UKIP inglese e i nostrani Lega Nord e Movimento 5 Stelle. Questi sono solo alcuni degli esempi più noti ma simili esperienze hanno cominciato a farsi strada anche in Germania e nei paesi scandinavi e alcuni analisti stimano che, sommando insieme i seggi potenziali, l’antieuropeismo transnazionale potrebbe pesare per un terzo del nuovo Parlamento europeo. Del resto la storia insegna che in un contesto di crisi, quando la popolazione si impoverisce, le opportunità lavorative scarseggiano e le istituzioni sembrano latitare, trovano terreno fertile proposte politiche radicali che si pongono in netto contrasto con il potere politico dominante. Le crisi, infatti, generano incertezza e questi nuovi soggetti politici, semplificando demagogicamente la realtà economico-sociale, si offrono portatori di certezze e difensori dei bisogni insoddisfatti dei cittadini. Lo schema è semplice e prevede l’individuazione di un capro espiatorio additato come causa primaria di qualsiasi male (l’euro, la BCE, gli immigrati, …); dei valori universali, solitamente densi di carica emotiva, su cui far leva per riscuotere consenso (patria, nazione, religione, …); infine, delle soluzioni tanto semplici e immediate quanto inefficaci per superare qualsivoglia difficoltà contingente


(uscita dall’euro e dall’UE, ripristino dei dazi doganali, ...). Non a caso tutti i partiti e movimenti citati sono accomunati da istanze nazionaliste, regionaliste e di contenimento dell’immigrazione che spesso si tramutano in atteggiamenti di intolleranza, se non di manifesta xenofobia. Il quadro politico attuale rispecchia perfettamente questa condizione, tant’è che nel dibattito mediatico spesso si parla di Europa in termini negativi e dispregiativi: troika, poteri forti, banche, austerità, rigore, diktat sono tra i termini che vanno per la maggiore in abbinamento con la parola Europa. Si tratta tuttavia di un film già visto, di schemi già applicati che hanno portato solo danni, ultimo fra tutti la seconda guerra mondiale. Fu proprio per evitare il ripetersi di catastrofi simili che i padri fondatori dell’integrazione europea inventarono una delle proposte politiche più innovative, ardite e lungimiranti del secolo e che ancora fatica a concretizzarsi. Ecco che allora ritorniamo alla frase di apertura e al vero motivo che spinse gli stati europei a ideare un modello di sviluppo e di organizzazione diverso, che ridisegnasse concettualmente, allargandoli, i confini dei singoli paesi, al fine di trovare nuove forme di interazione e rapporto che creassero pace e stabilità nel continente. “Per secoli francesi, italiani, tedeschi, spagnoli e inglesi si sono spa-

rati a vista. Siamo in pace da meno di 70 anni e nessuno si ricorda più di questo capolavoro: che pensare a un conflitto Spagna-Francia, o ItaliaGermania, oggi suscita ilarità”. In poche e semplici parole Umberto Eco riesce a spiegare perfettamente come non sia per nulla banale il fatto che da quasi 70 anni si riesca a mantenere la pace in un territorio che per secoli è stato ininterrottamente teatro di guerre e battaglie. Non è banale perché la guerra non è un concetto appartenente al passato remoto ma è un qualcosa di vivo. La guerra non è in via di estinzione, ma è storia recente, contemporanea e futura e per rendersene conto basterebbe fare un giro nei Balcani, in Egitto, in Libia, in Medio Oriente, in Iraq, in Afghanistan, in Ucraina, in Mali e si potrebbe continuare ancora a lungo. Per sconfiggere astensionismo ed euroscetticismo bisogna quindi agire su diversi fronti. In primo luogo è prioritario ricomporre la frattura tra cittadini e istituzioni, migliorando la comunicazione e coinvolgendo maggiormente la cittadinanza nella politica europea. Il sistema scolastico e il sistema mediatico possono giocare un ruolo importantissimo in tal senso: il primo prevedendo spazi adeguati all’insegnamento della storia dell’integrazione e delle istituzioni europee, il secondo stimolando maggiormente il dibattito e l’approfondimento di tematiche inerenti l’Europa. Senza un’opinione pubblica informata, va da sé, l’Europa non può esistere. In secondo luogo è necessario risco-

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prire i valori fondativi del progetto di unità europea attorno ai quali costruire solide basi per l’Europa del futuro. Per allontanare lo spettro della devastazione, negli anni ‘50 le parole d’ordine erano cooperazione, unione, integrazione; oggi sono sovranità nazionale e autonomia, ma il ritorno ai particolarismi dei singoli stati e alle valute nazionali non è la strada giusta da intraprendere. Al contrario, c’è bisogno di una risposta collettiva, di obiettivi condivisi verso cui tendere, in poche parole, di più Europa: un’Europa che, è fuori di dubbio, dovrà essere ben diversa da quella attuale, certamente più forte e con una giurisdizione maggiore negli affari nazionali. Senza Unione i singoli stati membri andranno inesorabilmente incontro a un destino di irrilevanza politica ed economica, schiacciati dalle potenze asiatiche ed africane che emergeranno prepotentemente nei prossimi decenni. Costituzione europea, unione bancaria e esercito europeo sono solo alcune delle misure che si potrebbero adottare per cambiare in meglio l’Europa, per le quali è tuttavia indispensabile una grande legittimità politica. La mia speranza è che il progetto di integrazione europea esca rafforzato dal verdetto delle urne ma se così non dovesse accadere non si legga il risultato come una sconfitta, bensì come una sfida: all’uscita di questo numero del Lanterna gli esiti delle votazioni

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saranno già noti e starà a tutti noi cittadini europei valutare la situazione e decidere non se, ma in che direzione focalizzare i nostri sforzi e il nostro impegno civico. Noi studenti, probabilmente più di altri, possiamo contribuire in maniera determinante a rilanciare e legittimare quel progetto politico di Unione europea, non da soli però: insieme agli amici di infanzia che ora studiano o lavorano a Berlino o a Londra; insieme ai fratelli che han seguito in patria le fidanzate conosciute durante la tesi o il dottorato; insieme ai compagni di corso scandinavi, spagnoli, tedeschi o francesi conosciuti in erasmus; insomma, insieme a tutti i conoscenti, amici e parenti che hanno deciso di vivere la propria quotidianità parlando un’altra lingua, in un’altra terra. 09/05/2014


CHE COS’È IL CUG? di Alba Bernini “Ciao! Allora oggi vieni con noi?” “No, oggi non posso: ho la riunione del CUG!” “Ah ok! ...No aspetta, ma CHE COS’È IL CUG?!” ...Diciamo che ogni volta che nomino il CUG la scena è più o meno sempre la stessa. Per questo ho deciso di scrivere due righe per spiegare che cos’è e di cosa si occupa! CUG sta per Comitato Unico di Garanzia ed è l’organo dedito a prevenire, monitorare ed affrontare situazioni in cui si verificano discriminazioni di genere, orientamento sessuale, età, origine etnica, ...insomma, tutti i fattori di rischio che possono essere presi in considerazione. L’altro obiettivo del Comitato è rendere l’ambiente di lavoro/studio il più funzionale e il più confortevole possibile e, in quest’ottica, si sono portate avanti iniziative come ad esempio l’apertura di asili per i figli dei dipendenti del Poli. Inoltre, presso la sede del CUG, all’interno del Campus Leonardo, dal 2010 è presente la Consigliera di Fiducia, l’avvocato Tatiana Biagioni, che fornisce non solo una tutela legale, ma anche un’assistenza e una consulenza in caso di molestie o di mobbing (un insieme di atteggiamenti ripetuti nel tempo, sia da parte di superiori, sia da parte di colleghi, che prendono di mira un individuo all’interno di un ambiente ostile con l’obiettivo di emarginarlo e di umiliarlo). Da quest’anno, in via sperimentale, è stato aperto anche agli studenti lo Sportello di Consulenza al Ruolo e al Disagio Lavorativo che, a differenza di SpazioAscolto (il servizio del Poli che offre un aiuto e un sostegno psicologico per migliorare il rendimento accademico e l’organizzazione del carico di studio e per gestire l’ansia), offre un servizio a supporto della persona in caso di situazioni di disagio legate a discriminazioni e a difficoltà nei rapporti interpersonali. Dal 2013 per la prima volta sono entrati a far parte del CUG anche un rappresentante degli studenti (che sarei io) e uno dei dottorandi (il dr. Antonio Devito). Abbiamo cercato di capire come intervenire nel modo più utile per tutta la comunità politecnica, anche perché finora le attività del comitato sono andate incontro soprattutto ai bisogni dei docenti e del personale tecnico/amministrativo. Per questo sarebbe interessante avere una vostra opinione sui servizi che

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secondo voi mancano all’interno del Poli e che potrebbero essere introdotti. A breve sarà anche organizzato un concorso rivolto agli studenti per disegnare il logo del CUG. Stay tuned! :)

Foto di Elena Tecce

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#NAOVAITERCOPA di Mik Cuccu Brasile, terra di contrasti. Tutti si preparano per l'evento calcistico dell'anno. Fra poco più di un mese tutti gli occhi e le telecamere del mondo saranno puntati su questo paese, e l'attesa di squadre, tifosi e sponsor comincia ad

essere palpabile. Gadget, promozioni e pubblicità parlano tutte della Copa, e il giallo, il verde e il blu brasiliani si spiaccicano su qualsiasi grafica. Durante il mio intercambio Extra-UE a Curitiba, ho passato la settimana di Pasqua a Rio de Janeiro, il luogo simbolo di queste emozioni contrastanti. Scorci bellissimi, dove la natura penetra la città e inebria con viste stupende come quella del Corcovado e il suo trenino, le fotografatissime scale di Lapa, le emozionanti spiagge e locali di Ipanema e Copacabana, Praia Vermelha, l'architettura coloniale del centro storico, la samba alla Pedra do Sal, i locali alternativi di Botafogo, i colori, gli odori. Basta abituarsi all’accoglienza un po' stranita verso noi gringos, che sappiamo solo andare lì per qualche giorno, condividere selfie, comprare tutto quanto possibile e in ogni dove per poi ripartire dall'aeroporto Santos Dumont, con una bellissima vista di tutta la città all’alba. I carioca lo sanno bene, e offrono qualsiasi opportunità per consumare. Ciò che non si può comprare, per ora, è il tramonto mozzafiato dall'Arpoador, da condividere con turisti di tutte le lingue, in silenzio, e illuminati solo

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dagli schermi dei propri smartphone. E' come se buona parte del mondo intero in quel momento fosse lì, se non direttamente, attraverso i post di quelli che sono veramente lì, con la bocca aperta.

perché, se vogliono, possono partecipare al "Tour Alemão" per scattare in sicurezza una foto in mezzo a case precarie e occhi straniti: anche i problemi della città possono essere sfruttati in chiave turistica.

Tutto questo e molto altro è ciò che Rio può offrire, sempre a condizione che tu rimanga nel super controllato recinto dei gringo, dove tutto è patinato, perfetto, proprio come te lo aspettavi.

Basta perdersi un attimo come gli ingenui, tra Santa Teresa e il Corcovado, per sentire gli abitanti del posto avvisarti di non proseguire da solo perché è perigoso, e poi assistere alla lotta tra un ragazzino e una ragazza che vuole tenersi la sua borsa. E quando sei lì ad abbronzarti sulla spiaggia, e due bambini di non più di 6 anni passano a venderti le gomme da masticare, capisci che questo posto è dannatamente assurdo.

Ma bisogna essere veramente insensibili per non accorgersi di tutto il resto. Di fianco ai condomini di lusso da milioni di dollari, proprio lì accanto alla tua caipirinha o al tuo mate gelado, dietro l'angolo del tuo fast food etnico preferito, c'è tutto un altro mondo che vive Rio ogni giorno da una prospettiva diversa. Un mondo inascoltato che sta cercando di farsi sentire. L'hashtag #naovaitercopa è il simbolo di questa protesta. Pare che siano stati fatti tagli economici in molti settori, compreso quello della salute, per finalizzare i lavori di costruzione per la Copa do Mundo, poiché sono venuti a costare più del previsto (una storia che conosciamo bene anche noi). Nel contempo, il 30% della popolazione brasiliana, secondo dati ONU, vive in condizioni precarie, in quelle che tutto il mondo chiama favelas. I gringo conoscono questo termine

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Poi arriva l'ultimo giorno di vacanza. Solito giro di selfie turistici qua e là, temaki ad Ipanema, ed appuntamento con gli amici un po' più tardi per l'ultimo saluto a Copacabana. Proprio quella notte una mia amica mi invita a non muovermi da Botafogo, perché a Copacabana sta succedendo il "disastro". Succede che quando tiri un elastico prima o poi si spezza. Succede che una manifestazione degli abitanti di Pavão-Pavãozinho si tramuta in uno scontro armato con la polizia. Succede che alcuni ragazzi vengono uccisi, e se non fosse morto un ballerino della Globo (la rete nazionale), nessuno si sarebbe accorto di nulla. Qui la gente dice che queste cose succedono spesso, proprio come noi potremmo non scandalizzarci più


dell'ultima indagine sul politichetto di turno. Questo articolo non vuole essere una mera critica, né è mia intenzione fare l'opinionista - non ho gli strumenti né la conoscenza approfondita necessari - ma, caro gringo come me, concedimi per lo meno il lusso di informarti in merito all'altro lato di questo mondiale. L'hashtag #naovaitercopa è un buon punto di partenza, prova a interpretare il portoghese dei post, cerca gli articoli in italiano, guarda i video e condividili, insomma, lava via un po' di quella patina di "turbo/divertimento/tropicale" che è stata stesa sopra i problemi di questo paese, solo per aprire un po' di più il tuo portafoglio. Io non direi di boicottare il mondiale, vieni a sbatterci la faccia, vieni a provare con i tuoi occhi e le tue orecchie il

buono e il cattivo tempo. Vieni a percepire con la tua sensibilità di uomo che questa protesta è una cosa lecita, spontanea, che è quanto di più vicino a una bassa provocazione possa esistere, per una persona che qui è nata e vive, e non viene solo a sfruttarne le bellezze per una settimana. Quando passerai di qui con i tuoi occhiali luccicosi, sciarpe e magliette tricolore, ricordati di guardare in alto, verso i "muri", perché è lì, dietro i riflessi del tuo bicchiere gelado, che ti accorgerai dei contrasti di questo paese. Un abbraccio grande come il mondo. 06/05/2014 #douglasrafael #therewillnotbeworldcup #fifagohome #sinaotiverdireitosnaovaitercopa

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VALPARAÍSO di Giulia Di Gregorio

15 aprile 2014 Sono a Valparaíso da due mesi in scambio per un semestre e ho già assistito a un terremoto, a un allarme tsunami e a un incendio. Il grande incendio a Valparaíso, una tragedia di portata internazionale, poiché la città é patrimonio dell’UNESCO. Ieri abbiamo portato acqua e abbiamo aiutato la gente a ripulire dalle macerie quel posto che era la loro casa. È stato terribilmente intenso. Un sacco di giovani stanno portando aiuto e si lavora ancora per spegnere definitivamente i fuochi. La forma ad anfiteatro sul mare, le case in legno vicine e le colline ricche di vegetazione hanno fatto sì che l’incendio si propagasse in fretta. Ma la conformazione di Valparaíso e le sue case colorate, sono anche ciò che la rendono magica.

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Non esiste un’altra Valparaíso in tutto il Sud America e, in generale, nel mondo. Non ero mai stata in Sud America e nemmeno ho girato il mondo intero, so solo che é impossibile non innamorarsi di questa città coloratissima, ricca di murales, eterogenea sia dal punto di vista architettonico che sociale. È un porto, è sporca e piena di cani randagi, che quando esco scendendo le escaleras (le scale), mi tengono compagnia finché non raggiungo gli amici pronti per carretare (fare festa, in particolare si tratta di bere più che di ballare, in ogni caso musica raeggeton). Sono un popolo di bevitori e artisti, parlano velocissimo. È stato davvero difficile capirli all’inizio: inventano nuove parole nel corso della conversazione, mangiano tutte (e dico tutte!) le “s”, dicono “cachai?”


come “capito?”, “po” come l’italiano “cioè” e tra amici si chiamano amichevolmente “weon” (parola non più amichevole se detta fra sconosciuti, che preferisco non tradurre). Per di più il cileno non ha doppi sensi, bensì tripli o quadrupli. La gente é sincera e burlona, pronta ad aiutarti, ma anche a prendersi gioco di te con uno humour cinico che ha portato i cileni ad essere soprannominati “gli inglesi del Sud America”. Il cielo qui, e ancora di più al Sud, in Patagonia, dove siamo stati settimana scorsa, sembra più profondo rispetto al cielo che ho sempre guardato in Europa. Di giorno é di un blu indescrivibile, di notte è pieno di stelle che sembrano tanto vicine da poterle toccare. Un altro colore che mi ha col-

pito molto qui è stato l’oceano “verde acqua” di Isla Negra, che ho potuto ammirare quando siamo andati a visitare la casa del poeta Pablo Neruda, seppellito lì dopo essere stato riportato a casa sua dopo la morte di Pinochet. Per quanto riguarda la Patagonia, nessuna macchina fotografica è riuscita a rendere i colori e i giochi di luce che ho potuto ammirare al parco di Torres del Paine. Due settimane fa, la “clase” di spagnolo si è interrotta per un sit-in violento fuori dall’università. Siamo scappati perché la facoltà stava chiudendo e uscendo dall’aula si vedeva nel cielo del fumo, per strada fuoco e ragazzi che raccoglievano pietre. Scappando con il “Micro” (pulmino), abbiamo incrociato tre camionette militari,

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Vado a dormire ora, da voi in Italia è l’alba, anche se io preferisco i tramonti, quindi vi lascio con questo verso di Pablo Neruda: “Ho visto dalla mia finestra la festa del tramonto sui monti lontani. A volte, come una moneta mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.” Nos vemos! Instagram: giulialogo

Tumblr: http://cieloaperto.tumblr.com/

che avrebbero poi risposto con acqua e lacrimogeni alla protesta. Di tutti gli studenti e amici che ho conosciuto (e alla facoltà di Diseño della Universidad de Valparaíso ci si conosce un po’ tutti) nessuno ha mai preso parte parte alle rivolte violente, anche se percepisco del malcontento generale rispetto alle rette elevate. Insomma, qui è sempre un’avventura, non ci annoiamo mai e soprattutto le grandi emozioni ci stanno formando più di qualunque lezione all’università.

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L’Erasmus nel freddo nord della Germania, come tutte le esperienze, arriva presto alla fine. Impacchetti di nuovo tutte le tue cose - irrimediabilmente e misteriosamente triplicate in pochi mesi, e assolutamente intrasportabili - saluti i compagni di università, di viaggio e di serate-cliché, restituisci le chiavi del tuo quinto sudatissimo appartamento in città, e sei pronta per partire di nuovo. Impacchettare, spedire, metro, treno, aeroporto, check-in, liquidi, valigie, cos’ho dimenticato, partenza atterraggio Milano (che poi è Bergamo, che poi è Orio). Tornare a casa è sempre bello, è una cosa speciale, ti dà quella sensazione di familiarità e stabilità. In ovale ritroverai finalmente 28 gradi all’ombra insieme ai quali dimenticare la tesi fino al 22 luglio, ma ricorda sempre che ci saranno (almeno)

10 COSE CHE TI MANCHERANNO DEL NORD EUROPA di Mariagloria Posani Troverai “10 cose che ti mancheranno dell’Italia” sulla nostra pagina Facebook, oppure fissando al lungo e con concentrazione questo QRCode!

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Le carrellate di bambini Letteralmente. Papà in bici con porta-pupo, mamme che sembrano marsupiali e, soprattutto, babysitter che portano in giro carrelli stile Ikea con 8 piccoli nordici. Provate a restare indifferenti, provate.

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La puntualità Quando hai perso l’ultimo tram per un decimo di secondo perché è passato esattamente alle 00.58... Pensa alla 92 e fai un bel respiro.

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La carne Uno pure se è vegetariano lo deve apprezzare, il fatto che in Sassonia hanno almeno 25 parole per definire ogni tipo di cottura di salsiccia. E che le trovi tutte. Vivere a 30 m da una foresta C’è sempre parco Sempione! Se ti piace il ghiaino. Magari ci trovi pure un acero. Un pino nano. Una mimosa? Un cespuglio? Vabbè dai. La calma la mattina Sui mezzi di trasporto ci si può sentire pensare, e le persone fanno questa cosa stranissima per non correre come dei matti: si svegliano prima. È per questo che sembra di avere tutto il tempo del mondo andando in università, anche se poi arrivi in ritardo di mezz’ora in perfetto stile italiano. La metro in superficie Trovatemi un motivo per cui il tram e la metro non dovrebbero essere lo stesso mezzo, che scende e sale insieme ai binari. Niente?

L’informalità Credo che con tutta l’ansia e il tempo risparmiati nel decidere tra il Lei e il tu - per poi risolvere con “Salve” - i tedeschi ci abbiano ricostruito la nazione. E poi si siano detti “Ciao”. La stanza singola di 10 metri quadri Ok, il sovraffollamento nelle città è un problema. Ok, gli studenti a inizio anno non sanno mai dove andare. Ok, se solo scoprissero le stanze doppie, ci sarebbe il doppio dello spazio per tutti. Ma nella stanza media con parquet e vetrata dello studente universitario, a Milano ci abiterebbero in 3 più cucina.

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Potersi fidare In un paese dove anche nella capitale il postino ha le chiavi del palazzo e lascia la tua posta al vicino, e dove le porte degli appartamenti si chiudono solo per le vacanze, si respira un’aria diversa dalla M1 mani in tasca e zaino cucito addosso. Tutto qui.

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Il tempo libero Ora, non so se sia solo una mia impressione, ma lavorare dalle 9 alle 17 mangiando un panino a pranzo e avere tutto il resto del giorno per vivere non è poi una scelta così terribile. Per non parlare del “Ok, belle bozze, ci vediamo tra due settimane” in cui consiste la lezione media in facoltà. Non c’è posto al mondo come casa, vero?

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TWITCH PLAYS POKÉMON di Federico Bortot

Uno dei fenomeni più diffusi degli ultimi tempi in ambito videoludico è lo streaming: tramite un apposito programma che cattura le immagini sul nostro schermo e che le carica su internet in tempo reale, è possibile condividere le proprie sessioni di gioco con un bacino di utenti potenzialmente incredibile. La piattaforma più utilizzata a questo scopo è Twitch: basta registrare un account e in pochi passi si può andare online senza troppi sforzi. Chiunque potrà poi assistere alle nostre performance, magari durante una killstreak su Call of Duty o mentre abbattiamo il boss di turno su Dark Souls. La differenza tra Twitch e un più comune gameplay su Youtube, ovvero video preregistrati, è la trasmissione in tempo reale e la conseguente possibilità di interazione tra spettatore e giocatore: gli utenti possono infatti scrivere in una apposita chat per commentare tra di loro o per parlare direttamente con lo streamer. Molto successo riscontrano i tornei e i campionati degli e-sports, gli sport elettronici, tra cui i più seguiti sono League of Legends, Dota 2 e Starcraft

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2. Ma cosa c'entra tutto questo con i Pokémon? C'entra che "Qui stamo a fa’ la rivoluzione". Un utente, chiamatosi twitchplayspokemon, ha iniziato un'attività interessante: ha infatti cominciato a trasmettere una partita al comunissimo Pokémon Red, che praticamente chiunque di noi ha giocato in tempi più o meno recenti; fino a qui niente di innovativo dato che, invece di vedere AK-47 o mostri giganti, si assisteva al massacro del solito Pigliamosche o al titanico combattimento contro la Lega Pokémon. Lo streamer ha però introdotto una caratteristica unica: sviluppando un apposito programma ha reso possibile la lettura dei commenti sul proprio canale e l'utilizzo degli stessi come input in Pokémon. In poche parole, ogni volta che un utente scriveva "A", il programma riconosceva tale input e riproduceva l'effetto di tale comando nel gioco, e così via per "Up", "Down", "B", "Start" e quant'altro. Il risultato? Come prevedibile, un caos innominabile. Poco dopo il lancio, infatti, per aiutare il progresso all'interno del gioco l'autore ha poi aggiunto una modalità, Democracy, in cui il sistema prendeva solo il comando più frequente degli ultimi 20 secondi, diminuendo di conseguenza l'impatto degli utenti che inserivano commenti per disturbare l'avanzamento logico attraverso le palestre. Incredibilmente, alternando momenti di Democracy ad altri di Anarchy, gli utenti sono arrivati alla Lega Pokémon e sono addirittura riusciti a sconfiggerla, portando a termine l'avventura. Ma la vera vittoria non risiede solo nel completamento del gioco, bensì in tutti i contenuti generati dal successo di quest'operazione. Innanzitutto è da sottolineare l'uso innovativo che è stato fatto di una piattaforma come Twitch: se di solito gli utenti sono spettatori passivi, che al più possono interagire con il giocatore con qualche battuta o con qualche domanda, in questo caso i partecipanti sono diventati loro stessi giocatori attivi con i loro commenti. Secondariamente, ma non di minore importanza, bisogna porre l'attenzione anche a tutta la mitologia laterale nata

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durante il progresso: ad esempio i ripetuti comandi "A" e "Select" facevano sì che nel menù si accedesse spesso all'inventario selezionando il Fossile Helix, divenuto quindi una sorta di dio venerato da tutti; Pidgeot, il pokèmon di livello più alto nella squadra, è stato eletto leader indiscusso e gli è stato attribuito il ruolo di "Bird Jesus"; Flareon, al contrario, è stato soprannominato il "False Prophet", poiché generato involontariamente al posto di Vaporeon. Quindi, accanto ai canonici Team Rocket e Misty, sono nati nuovi personaggi con una storia e un contesto personali: tutti contenuti creati dagli utenti in seguito alle vicende di cui loro stessi sono stati i fautori. Il gioco è stato completato dopo 16 giorni, 7 ore, 45 minuti e 30 secondi, con una media di 30.000 partecipanti in contemporanea e un picco di 100.000. Un successo incredibile e indubbiamente involontario che ancora una volta ha dimostrato le potezialità della comunità di internet: un intero nuovo mondo con la propria storia e i propri eroi è uscito da un giochino semplice semplice come Pokémon Red. E adesso, se volete, potete continuare l'avventura con Twitch Plays Pokémon FireRed/GreenLeaf.

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POLIFE testi e disegni a cura di Andrea Sposari

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ENIGMA_1 a cura di Bruno Pizziol In un remoto futuro, Matteo e Bruno, due compagni di università ai tempi del Politecnico, si ritrovano casualmente seduti uno affianco all’altro in una sala cinematografica. I due si lanciano in una lunga conversazione, ricordando con piacere le giornate in Bovisa tra sole, malto ed enigmi per il Lanterna. Ad un certo punto, come spesso accade, cominciano a parlare dei propri figli. M: “E dimmi, che età hanno i tuoi tre figli?” B: “Mmm..diciamo che il prodotto delle loro età è pari a 36!” M: “Ho capito..e quanto vale invece la somma delle loro età?” B: “Quanto il prezzo che abbiamo dovuto pagare per entrare al cinema.” M: “...Un ultimo indizio?” B: “Giulia, la più piccola, ha i capelli rossi..” M: “Adesso è tutto chiaro!” Quali sono le età dei tre figli?

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ENIGMA_2 a cura di Matteo Romeo Dopo una nomination su Facebook da parte di Matteo, Bruno è messo a dura prova. Posto davanti a due scatole contenenti (in totale) 50 sferette di due diversi colori (25 bianche e 25 nere), dovrà estrarre una sfera nera da una scatola scelta a caso fra le due. Qualora fallisse, estraendo una sfera bianca, dovrà offrire a Matteo una bottiglia di Molinari. Tuttavia Bruno ha completa libertà nella sistemazione delle sfere all’interno dei due contenitori: può anche decidere di metterle tutte e 50 in una sola scatola. Come può disporre le 50 sfere nelle due scatole affinché le probabilità di estrarre una sfera nera siano massime, e costringere quindi Matteo a offrire la sambuca a un fortunato lettore del Lanterna?

Invia la tua soluzione (motivata!) di entrambi gli enigmi a: lanterna.sinistrorsa@gmail.com Tra tutte le soluzioni esatte estrarremo un vincitore che avrà diritto ad un premio ( [CH3CH2OH] > 10%V ). Le soluzioni saranno pubblicate a giochi fatti sulla pagina Facebook del Lanterna.

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CONTATTI Vorresti organizzare con noi un’attività culturale, proporre un viaggio o una conferenza? Vuoi essere informato di tutte le nostre iniziative e della nostra attività di rappresentanza? Contattaci pure all’indirizzo: info@ternasinistrorsa.it LEONARDO: aula Terna (quarto piano della Nave, vicino B.4.1) telefono: 02 2399 2639 BOVISA_LA MASA: aula Terna accanto alla ex CLUP telefono: 02 2399 8510 BOVISA_DURANDO: aula Terna vicino all’ovale, ingresso del Lab. Colore telefono: 02 2399 5785

Vuoi pubblicare il tuo articolo sul prossimo Lanterna? Mandaci una mail a : lanterna.sinistrorsa@gmail.com o vienici a trovare!

REDAZIONE Alba Bernini

albaquack@hotmail.it

Federico Bortot

bortot.frankie@gmail.com

Fabrizio Colombelli

fabriziocolombelli@gmail.com

Elisabetta Coppola

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