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Lanterna #44

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#44

Primavera 2014

LANTERNA

Periodico dell’associazione studentesca “La Terna Sinistrorsa”

“La nostra sfida più grande in questo nuovo secolo è di adottare un’idea che sembra astratta: sviluppo sostenibile.” Kofi Annan

POLITECNICO

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INDICE 03

Consapevolmente sostenibili

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Wakhan Thanka

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di Elisabetta Coppola

di Daniele Adamo

La Goccia

di Shendbart Dalani

E pur non si muove di Bruno Pizziol

La democrazia a singhiozzo di Giuseppe Licata

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Le nuove linee guida per la mobilità internazionale di Fabrizio Colombelli

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10 cose che ti mancheranno dell’Italia

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Test sulla sostenibilità

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Enigma

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PoLife

di Mariagloria Posani di Giulia Di Gregorio

a cura di Matteo Romeo

a cura di Andrea Sposari


editoriale

consapevolmente sostenibili di Elisabetta Coppola

Nel 1987 la Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo (World Commission on Environment and Development, WCED) presenta “Our Common Future”( più comunemente detto Rapporto Brundtland, dal nome del primo ministro norvegese Gro Harlem Brundtland che presiedeva la Commissione), rapporto commissionato dalle Nazioni Unite qualche anno prima con l’obiettivo di inquadrare in un’ottica di cooperazione internazionale il concetto di sviluppo sostenibile. Il Rapporto Brundtland ha dato una definizione relativamente semplice di sostenibilità: lo sviluppo sostenibile per dirsi tale deve soddisfare i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri. Da questo momento il concetto dello

sviluppo sostenibile si estende a due dimensioni inscindibili: a quella temporale, l’ereditarietà del patrimonio ambientale e la parità tra i diritti di due generazioni successive, si affianca una dimensione etica che include nella definizione (ancora attuale) i fondamenti dell’equità socio-economica e della giustizia sociale. Parliamo in sostanza delle “Tre E” della sostenibilità: Environment, Equity, Economic. Dal 1987 ad oggi i marchi e le certificazioni di sostenibilità si moltiplicano e si diffondono ad ogni ambito, dagli alimenti all’edilizia, dall’ industria tessile agli allevamenti, fino all’ecoristorazione. E dunque? È lecito chiedersi quale sia l’impatto di tutte queste etichette sulla sensibilità del consumatore, ed è quello che si sono effettivamente chiesti i ricercatori dell’equipe di Klaus G. Grunert, docente dell’Università danese

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di Aarhus e coordinatore di uno studio pubblicato a Febbraio sulla rivista Food Policy, dal titolo “Sustainability labels on food products: Consumer motivation, understanding and use”. L’analisi ha valutato il grado di motivazione, comprensione e utilizzo dei marchi di sostenibilità che accompagnano il consumatore nella selezione dei prodotti alimentari, schematizzando come in figura il rapporto tra i tre parametri. I dati sono stati raccolti on line attraverso un sondaggio che ha coinvolto 4400 persone tra Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Svezia e Polonia; ai candidati sono stati sottoposti a titolo di esempio quattro marchi: due a carattere ambientale (Rainforest Alliance e Carbon Footprint) e altri due a carattere etico (Fair Trade, Animal Welfare). Sintetizzando barbaramente il risultato dello studio: gli intervistati sono potenzialmente ottimi filosofi dello sviluppo sostenibile in chiave ambientale, ma l’intuizione generale è ben lontana dalla concretezza dell’uso quotidiano, nonostante la chiarezza del significato dei marchi di sostenibilità. Alle domande che richiedevano di individuare in generale i fattori di interesse per la valutazione del grado di sostenibilità di un prodotto alimentare gli intervistati hanno dato risposte corrette e condivise (ad esempio la gestione responsabile delle risorse idriche e del terreno agricolo), ma andando a valutare nello specifico l’ impatto su prodotti d’uso comune (cioccolato, caffè, cereali per la co-

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lazione, bevande) una buona parte degli stessi intervistati non riesce rispondere e seleziona l’opzione ‘’I don’t know’’. Altra considerazione non meno grave riguarda l’individuazione di una componente etica nella valutazione del grado di sostenibilità: sfruttamento del lavoro minorile, condizioni dei lavoratori, fabbisogno alimentare mondiale...Tra le risposte proposte, quelle relative alla dimensione etica della sostenibilità risultano selezionate con una frequenza inferiore, così come i marchi di sostenibilità etica risultano in generale meno riconoscibili di quelli a carattere ambientale: soltanto chi conosceva già l’etichetta Fair Trade ha risposto correttamente alle relative domande; leggermente più promettente il risultato dell’ Animal Welfare, ma sempre inferiore rispetto agli altri due marchi. “Non esiste razionalità senza senso comune e concretezza’’, scriveva Pasolini quarant’anni fa. Il numero #44 del Lanterna abbraccia la causa della sostenibilità, con l’obiettivo di offrire ai suoi lettori alcuni stimoli in più ad una comprensione ed una sensibilità sempre più attive sul tema. Buona lettura!


Il Lanterna è stampato su carta riciclata!

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WAKhAN ThANKA

LA RECESSIONE È RIFLESSIONE? di Daniele Adamo

Da come può suggerire la parola “ri-flettere”, flettere nuovamente, astraendo liberamente senza vincoli, sembra essere arrivato il momento di rimettersi in discussione e chiedersi dove siamo. Studi di psicologia, divulgati da giornali e riviste, hanno portato all’attenzione l’importanza dei momenti di depressione (de-pressione, per continuare il giochino intrapreso all’inizio) per la “crescita” personale. In tali occasioni difatti il cervello elabora molte più informazioni di quante solitamente stimoli in condizioni di normalità (in condizioni di buona pressione), per far fronte alla contingenza “negativa”. Rimettersi in gioco per superare le difficoltà rinforzandosi, rimettere in discussione il proprio operato, il lavoro, il proprio carattere, dunque flettersi nuovamente per poi raccogliersi ancora, più preparati e forti di prima. Questo è il carattere nobile e proprio degli esseri viventi, piante comprese, dove tale pratica è una proprietà specifica chiamata resilienza. Osservato da lontano, da dove è possibile godere di una visione globale d’insieme, e considerato un arco di

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tempo molto più ampio, tale esercizio in questione diventa un processo che potrebbe essere accostato alla tensione evolutiva. Sovviene il principio darwiniano secondo il quale si riconosce che nessun organismo può (r)esistere per sempre, a meno che non si adatti all’ambiente nel tempo in cui si sviluppa. E l’effetto a “collo di bottiglia” delle grandi glaciazioni ha premiato la propaggine delle specie più resistenti, rafforzandole. E se lo stesso principio si potesse applicare alle idee, all’economia e alla politica? Il principio filosofico dell’economia politica classica nasce nel ‘700, con Adam Smith, adatto alle necessità dell’epoca, durante l’età degli imperi e delle espansioni coloniali. Sempre adattandosi alle mutate necessità, nella grande depressione del 1929, Keynes spiegò al mondo occidentale i fondamenti della macroeconomia, l’idea di supportare l’occupazione con l’intervento statale, l’inizio di una rivoluzione sviluppatasi poi nel dopoguerra.


Eccoci arrivati dunque a riflettere sulla recessione, rimettere in discussione l’operato dell’economia globale e della ricchezza reale. Quale miglior momento di questo per chiederci dove siamo arrivati? Ma soprattutto, qual è oggi la nostra idea di sviluppo? Qual è oggi la nostra idea per migliorarci? A partire da quest’anno accademico al Politecnico di Milano, sotto l’ala materna de La Terna Sinistrorsa, nasce un progetto apolitico di rinnovamento culturale, in forza a Ingegneri Ambientali, Urbanisti e Architetti: il “Wakhan Thanka”. L’idea di fondo è quella di coinvolgere e rendere consapevoli gli studenti su impellenti questioni di natura ambientale e sociale, spesso ignorate, attraverso l’organizzazione di incontri e la promozione di validi libri sui temi citati, nel tentativo di ripristinare un fruttifero e consapevole legame tra le nostre azioni e la Terra. Dai primi giorni di Aprile abbiamo preso posto attivo in solarium, sopra l’acquario, nella struttura a cubo già visibile e ultimata di recente. All’interno di questo spazio sono allestite due biblioteche, una più piccola e specifica con testi e autori scelti in merito allo spirito dell’iniziativa, l’altra, invece, di orientamento libero e operante nei termini e modalità del bookcrossing. È possibile presentarsi alla struttura e chiedere di prelevare un libro. Se la lettura d’interesse appartiene alla libreria piccola e specifica, sarà regi-

strato il nome del ricevente come in una normale biblioteca, e sarà contattato solo qualora ci fossero altri studenti in attesa dello stesso testo; altrimenti è possibile depositare un libro che si vuole condividere con altri nella cross-libreria e/o prelevarne uno dalla stessa, a proprio piacimento, senza limiti restituivi. Ma non è finita qua! Già nel primo semestre, il Wakhan Thanka, ha organizzato tre incontri che alcuni di voi ricorderanno: dal consumo di suolo all’insufficienza alimentare (Quale ricchezza per un pugno di Terra?), dall’acqua virtuale ai metodi di coltivazione moderni dei beni alimentari (Terre di Nessuno e Acqua senza nome: 2500 litri d’acqua per un panino?), fino alla spettacolare chiusura di fine anno con tre importanti professori del Politecnico a confronto, dall’economia globale ai costi ambientali e sociali (Sistemi produttivi in un sistema chiuso: finché ce n’è viva il Re?). Dal prossimo semestre continueremo la promozione di una rinnovata cultura attraverso altri incontri e workshop, in collaborazione con altre attività quali Campus Sostenibile, Policiclo e RigeneriAmo, per incentivare l’autonomia personale, incoraggiando la mobilità dolce, il riuso ed il riutilizzo dei rifiuti. Insomma, passa a trovarci e partecipa alla vita studentesca! facebook.com/LabWT

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Sono quasi 20.000 gli studenti che al polo di Bovisa trascorrono le giornate senza fermarsi un’attimo in più del dovuto. Si arriva la mattina con gli occhi socchiusi, lezione, caffè, esercitazione, pranzo, se si è fortunati pisolo sul prato di Durando, se no in biblioteca, al volo in stazione e chi s’è visto s’è visto. Reiterando cosi fino alla laurea, senza accorgersi di quello che c’è attorno, o meglio, di quello che non c’è: un campus, uno spazio vivibile, un quartiere. Proviamo a capire qualcosa di più, sopratutto dell’ultimo, partendo dagli indizzi più palesi: le strutture metalliche dei vecchi gasometri, la scritta “Ceretti e Tanfani” a Durando, i capannoni a La Masa. Il quartiere ha sempre ospitato industrie: quella chimica, nata dall’opera di Giuseppe Candiani all’alba del Novecento, quella farmaceutica della “Carlo Erba”, le fabbriche di sapone(la “Calamari” poi “Sirio”), vernici(la “Ivi”), officine metallurgiche (“Broggi”,“Bologna”), l’azienda di Giulio Ceretti e Vincenzo Tanfani, pionieri del trasporto sospeso e delle funivie, “L’Officina del Gas” che riforniva tutta Milano e tante altre, al punto da venir chiamato ”il Fabbricone”. Vista dall’alto, l’area tra le due linee ferroviarie che si intersecano, sembra una goccia, e da qui il nome della zona a ovest della stazione Bovisa. L’excursus sul passato serve per portarci al punto di questo articolo: sotto la goccia si nasconde un’onta di inquinamento, eredità di un secolo di industrializzazione. Lo

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LA gocciA di Shendbart Dalani scorso novembre, proprio dall’aula “De Carli” del Politecnico e con la partecipazione della vicesindaco di Milano Ada Lucia De Cesaris, si è provato a fare il punto sulla situazione: ci sono idrocarburi monoaromatici, metalli pesanti, arsenico e tanto altro ancora, nel suolo e nella falda acquifera. Il sito di Bovisa, una volta “sito di interesse nazionale”, ora è passato a livello regionale, il che dovrebbe facilitare le procedure per cominciare la bonifica, la chiave per il futuro della zona. Cambiamenti di normativa, di responsabilità e di metodi di monitoraggio hanno rallentato il processo fino ad ora, ma il vero nodo da sciogliere è quello dei fondi: da essi dipendono le tempistiche, i metodi e sopratutto la destinazione degli spazi bonificati. I soldi messi a disposizione fino ad ora non bastano, ed è qui che partono le considerazioni finanziarie: i costi del processo possono essere sostenuti destinando buona parte dell’area ricavata (che è di prorietà del Comune) all’edilizia residenziale e commerciale, garantendo una bonifica veloce e sostanziosa. Sembrano contrari all’idea i cittadini, organizzati in comitati per


la protezione e la valorizzazione della zona. Sono lì a ricordare la necessità del verde, non solo per il quartiere, ma per tutta Milano: infatti la Goccia è l’ultimo “polmone” rimasto nella parte nord della città. Sono contrari a nuove colate di cemento, puntano il dito verso i circostanti complessi residenziali semivuoti, allo scheletro di quella che doveva essere una casa dello studente e alla Triennale abbandonata tra l’indifferenza generale. Parlano di “bonifiche sostenibili”, di piante che dovrebbero filtrare gli inquinanti, parlano di salvare più di 2000 alberi che non mostrano segni di contaminazione, vogliono usare il parco come nodo di collegamento tra i vari fronti verdi dalla periferia al centro citta, citano anche tesi di studenti di architettura del PoliMI a sostegno dei loro progetti. Temono che il nuovo polo scientifico, del quale il Politecnico è promotore, diventi un cavallo di troia per aggevolare altri progetti edilizi che troncheranno ongi speranza di spazi pubblici condivisi e vivibili. In vista dell’Expo, anche le aziende di trasporto pubblico hanno cominciato a interessarsi della zona, cercando di collegare le due stazioni ferroviarie e la fermata del tram in p.zza Bausan,

possibilmente con percorsi pedonali, e a vedere i gruppi di studenti distratti che attraversano le strade tutte le mattine per andare a lezione, non sembra un’idea malvagia. Tutti questi progetti, queste considerazioni sembrano sfuggenti, cose che succedono altrove e che non ci appartengono. Spesso è così, ci sono troppe parti in questione ed è difficile farle sedere allo stesso tavolo(Campus Sostenibile ne è la prova), ma allo stesso tempo sono decisioni che cambiano e stanno cambiando il posto dove trascorriamo gran parte del nostro tempo. Se sentiamo il bisogno di spazi condivisi per fare cultura, di una zona pedonale, se abbiamo bisogno di un canestro per fare due schiacciate dopo le lezioni e se vogliamo un po’ di verde, ci basta capire che esistono percorsi per cambiare le cose e sopratutto che esistono persone che condividono i nostri stessi bisogni. E che siamo tutti a Bovisa.

fonte immagine: http://disegnoeprogetto.progettistiinrete.it

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E PUR NON SI MUOVE di Bruno Pizziol È difficile affrontare su scala globale il tema della sostenibilità senza parlare di energia. Le tecnologie per la produzione di potenza si sono evolute con continuità dal XVII secolo a oggi, in direzione di rendimenti sempre maggiori secondo i limiti imposti dalle leggi fondamentali della termodinamica. Ciononostante le tecnologie contemporanee sono tutte, in un modo o nell’altro, insostenibili. Il rinnovabile è ancora lontano dall’essere all’altezza del fabbisogno energetico mondiale, e lo sfruttamento di combustibili

fossili e nucleari ha un forte impatto sull’ambiente (emissioni in atmosfera per i primi e scorie radioattive per i secondi). La storia scientifica non è fatta solo di successi, e tra i fallimenti più affascinanti la menzione d’onore è per le macchine a moto perpetuo: la massima sostenibilità in contrasto con i principii della termodinamica. Il primo principio della termodinamica, o principio della conservazione dell’energia, afferma nella sua formulazione classica, che “L’energia non può essere né creata né distrutta, ma può solo cambiare forma.” Una macchina a moto perpetuo di prima specie è una macchina in grado di generare più potenza di quanta non ne riceva ingresso, e quindi in grado, una volta avviata, di autosostenere il proprio moto senza alcun input energetico. Esiste una quantità enorme di prototipi non funzionanti di macchine a moto perpetuo di prima specie: dalle più semplici ruote idrauliche alle più complesse combinazioni meccaniche di fenomeni magnetici e di capillarità, uniti alla quasi totale assenza d’attrito. In maniera del tutto analoga, una macchina a moto perpetuo di seconda specie è una macchina il cui funzionamento il cui funzionamento vìola il secondo principio della termodinamica, che afferma, secondo l’enunciato di Clausius, che “È impossibile realizzare una macchina con funzionamento ciclico il cui unico effetto sia il trasferimento di una quantità di calore da

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una sorgente a bassa temperatura a una sorgente a temperatura più alta.” L’esempio classico di macchina a moto perpetuo di seconda specie è sicuramente il demone di Maxwell, adoperato dal celebre fisico scozzese nel 1867 per dimostrare la natura statistica del secondo principio della termodinamica. Si considerano due volumi di controllo contenenti lo stesso gas nelle stesse condizioni di pressione e temperatura. La temperatura di un gas - su scala macroscopica - corrisponde - su scala microscopica - all’energia cinetica media delle molecole che lo compongono. I due volumi di controllo sono separati da un filtro - il suddetto demone - che consente il passaggio dalla prima alla seconda sezione solo alle molecole con velocità superiore alla media, e il passaggio dalla seconda sezione alla prima solo all’altra metà di molecole più lente. In questo modo è possibile raffreddare il primo volume e riscaldare il secondo - senza il consumo di potenza elettrica associato a frigoriferi e pompe di calore tradizionali - in contrasto con il secondo principio della termodinamica.

generazione di entropia da parte del demone stesso. In altre parole, il demone di Maxwell vìola il secondo principio, però non esiste! Nonostante la comunità scientifica sia molto diffidente nei confronti delle macchine a moto perpetuo, in tanti ancora inseguono questa chimera, e non sempre in buona fede. Qualche professore del Politecnico racconta di ricevere di tanto in tanto proposte di questo tipo, conseguenza delle evidenti difficoltà nell’ottenere un brevetto senza presentare un prototipo funzionante. Queste imprese possono farci sorridere, ma vanno prese per quello che sono: una sfida alla convenzione, come lo sono state le battaglie più o meno accese di Giordano Bruno e Galileo Galilei per la molteplicità dei mondi e il modello eliocentrico. A oggi non esiste una vera e propria dimostrazione matematica dei principii della termodinamica, considerati validi a fronte di una forte evidenza sperimentale. In queste condizioni chi può dire se mai ci sarà gloria per il moto perpetuo e i suoi pionieri?

Il demone di Maxwell è una macchina ideale, e pertanto irrealizzata. Il funzionamento del filtro sarebbe accompagnato da un consumo di potenza, necessario, banalmente, per individuare quali sono le particelle più veloci. In termini di irreversibilità, la diminuzione globale di entropia delle due sezioni sarebbe affiancata a una

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la Pecora GriGia

LA dEmocRAziA A siNghiozzo di Giuseppe Licata Era l’8 dicembre 2013 quando Matteo Renzi veniva eletto senza troppe difficoltà segretario del Partito Democratico, portando speranze di cambiamento grazie al suo indiscusso impatto mediatico e alle sue promesse di rottamazione. Rottamazione eseguita magistralmente all’interno del PD stesso, ma trascurata o dimenticata al momento di accogliere l’ex premier Berlusconi (condannato per frode fiscale) in via del Nazareno a Roma per raggiungere un compromesso in merito alla proposta di legge elettorale, con l’introduzione del secondo turno per far sì che si possa finalmente ottenere una maggioranza, ma con carenze importanti dal punto di vista della partecipazione democratica. Infatti la nuova proposta di legge elettorale prevede ancora i listini bloccati senza possibilità di preferenza (la Camera dei deputati ha votato contro) e lo sbarramento per i partiti che si presentano senza alleanze all’8% (4 milioni di voti). Inoltre il ricatto berlusconiano ha portato lo stesso premier ad affermare che con la nuova legge elettorale

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non si voterà per il Senato, proposta quanto meno incostituzionale visto che il Senato ancora esiste. Il segretario PD aveva promesso una legge elettorale entro gennaio, ma la proposta del cosiddetto “Italicum” è arrivata alla Camera soltanto a metà marzo, dove è stata poi approvata. L’intenzione di andare a votare con una buona legge elettorale dopo l’immobilità del governo Letta su alcuni punti fondamentali e dopo strafalcioni come i casi De Girolamo, Cancellieri e Shalabayeva, può essere ormai esclusa con l’avvento del nuovo Governo. E come far finta di non vedere cosa è accaduto all’interno del PD, con Letta messo da parte, senza nemmeno riferire in Parlamento, in favore di Renzi, nemmeno candidato? Una democrazia sempre più a singhiozzo che vede il terzo premier nominato dal Presidente della Repubblica senza essersi presentato alle elezioni in pochi anni; conseguenza dell’ingovernabilità e delle necessità del paese oppure mancata volontà nell’agire? Riconosco la dichiarazione di intenti


nel ripartire dalla scuola e dall’edilizia scolastica, ma come tradurre queste intenzioni in fatti al fianco di chi ha considerato per anni scuola e ricerca delle risorse secondarie, privandole di 8 miliardi di euro? E non si può, nel 2014, parlare di compromesso sui diritti civili quando chi fa parte del Governo stesso ha osteggiato proposte di legge contro l’omofobia e si è opposto a rendere l’Italia paragonabile agli altri paesi europei che riconoscono unioni civili e matrimonio tra persone dello stesso sesso. O ancora, chi sostiene leggi vergogna (e incostituzionali) come la Fini-Giovanardi. Non si può parlare di compromesso quando le necessità sono soltanto innovazione e cambiamento.

soliti schemi come la conferma della Bonino alla Farnesina o Nicola Gratteri (magistrato antimafia) al Ministero della Giustizia, sono venute meno. Il nuovo Governo ha la necessità di dare risposte in merito alla crisi e al mondo del lavoro e potrebbe cominciare col creare impiego sbloccando i fondi per il dissesto idrogeologico o un piano di Green New Deal, ma sarà davvero possibile anche solo una proposta con chi ha sostenuto il condono edilizio per anni e non esiterebbe probabilmente a utilizzarlo nuovamente? Mentre scrivo il Governo sta invece presentando alla Camera il Jobs Act, il piano del rilancio del lavoro che tuttavia ha già riscontrato critiche dalla CGIL.

Dal punto di vista più istituzionale la composizione del Governo ha più l’aspetto di un rimpasto e non di vero cambiamento, infatti quelle che potevano essere belle notizie fuori dai

Questo Governo ha davvero il compito di dare un’indicazione chiara in vista del semestre europeo, ma sarà difficile affrontare questo impegnativo passaggio internazionale eliminando ministeri fondamentali in questo senso come quello degli affari europei, integrazione e pari opportunità. L’Europa ha la necessità di uscire dalle elezioni di maggio con le idee chiare e con maggiore fermezza di quanta ne ha adoperata nell’odierno caso ucraino, contro l’autorità russa. Un’Europa post elezioni dovrebbe invece avere un ruolo centrale nella risoluzione dei conflitti interni e esterni all’Europa stessa, dovrebbe affrontare prontamente quelle che sono le emergenze dei migranti dovute ai conflitti in medio-oriente e alla “novità” dei cambiamenti climatici su cui la UE deve dare un indirizzo di svolta a livello globale

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trascinando Usa e Cina, che non hanno mai preso iniziative concrete in tal senso. Non può ignorare inoltre quelle che sono le falle del fiscal compact europeo, la mancanza di leggi appropriate sulla tassazione delle rendite finanziarie e il tetto massimo allo stipendio dei manager, provvedimento già proposto dalle opposizioni in Italia. Il Partito Democratico ha, nei giorni passati, aderito al Partito Socialista Europeo con cui correrà alle elezioni di maggio, scelta non proprio conforme alle prospettive di cambiamento del premier Renzi. Nel panorama di sinistra un’altra candidatura interessante caratterizzata da elementi di novità potrà forse essere quella

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di Tsipras, che si pone come obiettivo un’Europa alternativa senza fare ricorso all’antieuropeismo, al NO EURO, alle politiche che rifiutano l’integrazione dei popoli fino ad arrivare a nuove preoccupanti realtà di ultradestra. Il voto di maggio sarà anche un banco di prova per comprendere la reale partecipazione europea degli elettori e la volontà di rinnovare questa Europa che al momento non pare all’altezza dei tempi e che l’Italia ha il dovere di cambiare se vuole cambiare se stessa. 12/03/2014


le nuove linee guida per la mobilità internazionale di Fabrizio Colombelli

Dopo circa due mesi di discussione con l’amministrazione e la componente docente del Politecnico, lo scorso dicembre sono state finalmente approvate, sia dal Senato Accademico che dal Consiglio di Amministrazione, le nuove linee guida per la mobilità internazionale, il cui fine è chiarire agli studenti quali siano le possibilità e le relative procedure per partecipare a un programma di scambio in un paese estero. Vediamo quali sono le novità che hanno avuto (e avranno) maggior impatto sugli studenti: Al fine di permettere un’esperienza all’estero ad un maggior numero di studenti, la cosiddetta “formula Spinelli”, che calcola il grado in base al quale vengono stilate le graduatorie, è stata corredata di un termine (5N) che sottrae al candidato 5 punti per ogni esperienza di mobilità già effettuata. La nuova formula assume dunque la seguente forma:

(

(

CFU1°livello+CFU2°livello Media totale+0.1 -30 -5N anni di immatricolazione totali-1 È stata esplicitata la possibilità di inserire nel Learning Agreement degli insegnamenti che non si trovino necessariamente nell’offerta formativa del proprio corso di studio e che il piano degli studi approvato prima della partenza, se opportunamente svolto nell’università di destinazione, debba essere convalidato al ritorno senza variazioni.

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È stato definito in modo omogeneo e chiaro il metodo di valutazione per gli studenti di design e architettura: 10 punti per il portfolio, 10 per la conoscenza delle lingue/lettera di motivazione/CV, 10 per il colloquio e massimo 30 per la media (calcolata con la sopraccitata “formula Spinelli”). I punteggi parziali, inoltre, saranno pubblicati affinché i candidati possano comprendere i propri punti di forza e le proprie debolezze. È stata preclusa la possibilità di partire in scambio durante il primo semestre del primo anno di laurea magistrale (a meno che non si partecipi a particolari programmi quali doppie lauree e simili). Fra i cambiamenti introdotti, quest’ultimo è certamente quello che ha generato maggior scompiglio e malcontento tra gli studenti, oltre ad aver dato luogo ad alcune polemiche, soprattutto perché non ne è stato compreso il senso. Cerchiamo quindi di fare chiarezza sulle ragioni alla base di questo provvedimento che, fondamentalmente, derivano dalla necessità di risolvere un problema di natura tecnico-normativa legato allo status dello studente al terzo anno di laurea triennale: da quando è stato introdotto il sistema “3+2”, infatti, laurea triennale e laurea magistrale sono due percorsi di studio totalmente slegati tra loro (tant’è che cambia il numero di matricola); tecnicamente, quindi, uno studente del Politecnico al terzo anno della triennale risulta essere nella stessa situazione di uno studente del terzo anno iscritto in un altro ateneo o, per fare un altro esempio, di uno studente all’ultimo anno delle superiori. Così come a queste ultime due

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tipologie di studente è, ovviamente, preclusa la possibilità di partecipare al bando Erasmus, allo stesso modo dovrebbe essere preclusa agli studenti del Politecnico, semplicemente perché non si è iscritti al corso di laurea per il quale si sta chiedendo la mobilità! Nonostante ciò, negli ultimi anni, il Politecnico ha concesso ai propri studenti della triennale di fare richiesta di mobilità per l’anno successivo: questa opportunità, purtroppo, ha fatto sì che si verificassero alcuni episodi (esigui dal punto di vista numerico ma comunque rilevanti dal punto di vista dell’immagine che il Politecnico dà di sé alle istituzioni partner e, talvolta, anche dal punto di vista legale) che hanno portato alla luce l’incongruenza di tale situazione e, contestualmente, l’esigenza di una soluzione. Consapevoli che, ad oggi, circa un terzo degli studenti, per diverse ragioni pratiche e/o accademiche, sceglie di partire al primo semestre di LM, nei


diversi organi competenti (Senato Accademico, Consulta della Didattica e Commissione Permanente Studenti) abbiamo cercato di evitare che queste disposizioni, riducendo di fatto le opportunità, si ponessero come un effettivo freno alla mobilità internazionale degli studenti del Politecnico di Milano, contravvenendo alla linea strategica di internazionalizzazione intrapresa e fortemente supportata dall’ateneo: ci siamo quindi opposti alle iniziali proposte che prevedevano vincoli ancora più stringenti, come periodi di mobilità possibili esclusivamente al secondo anno di laurea magistrale o, addirittura, un numero massimo di 40 crediti riconoscibili dal Politecnico, e abbiamo infine trovato una soluzione di compromesso nella possibilità di poter partire anche durante il secondo semestre del primo anno magistrale.

puntale con gli esami italiani, sia per numero di crediti che per programma didattico).

Tuttavia, non soddisfatti, abbiamo preteso che il Senato Accademico si impegnasse formalmente a rimuovere o allentare ulteriori vincoli che, al momento, relegano la mobilità internazionale dell’ateneo ad un misero 2.6% della popolazione studentesca totale: insieme ai rappresentanti di Svolta Studenti, abbiamo quindi presentato un documento con cui si richiedeva di intervenire su quello che riteniamo essere il vincolo maggiore alla mobilità in uscita, ossia la difficoltà a farsi approvare un piano di studio (soprattutto ad ingegneria, dove è molto diffusa la logica secondo la quale gli esami svolti all’estero debbano avere una corrispondenza quasi

Nei prossimi mesi vigileremo sulla situazione e, dati alla mano, accerteremo se queste nuove linee guida abbiano determinato una contrazione della mobilità o meno: a seconda dei risultati trarremo le nostre conclusioni e, se necessario, richiederemo ulteriori interventi correttivi al fine di favorire il più possibile gli scambi culturali con altri paesi.

Le nostre proposte sono state recepite e accolte dal Senato Accademico, come si può evincere sia dalle nuove linee guida, sia dal Piano Strategico Triennale dell’ateneo, approvato all’unanimità, all’interno del quale è stata aggiunta appositamente la frase: “sostenere l’esperienza degli scambi in uscita, superando la logica della corrispondenza puntuale tra gli esami del Politecnico e gli esami degli atenei esteri, in favore di una logica di corrispondenza di competenze e abilità coerenti con gli obiettivi formativi di ciascun corso di laurea e rivedendo i regolamenti didattici affinché siano strutturati e organizzati in maniera tale da non limitare la mobilità degli studenti.”

Per chiarimenti e spiegazioni aggiuntive non esitate a scrivere; i contatti sono in retrocopertina.

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Decidi di partire in Erasmus. Molto bene. Scegli la Germania. Non è che ci siano tanti motivi per scegliere la Germania, ma speri di imparare in qualche mese una lingua nord-europea, che viene sempre utile in caso dovessi prima o poi scappare in un paese dove per lavorare vieni pagata. Ok, la Germania. Portfolio, nottata sull’application, lettera di motivazione irrimediabilmente banale, curriculum, inglese scolastico, colloquio. Ci sei. Ti prendono in una città più o meno casuale della terra delle patate, con o senza borsa di studio, tanto non la vedrai mai comunque. E sei pronta. Lasci a casa metà delle tue scarpe, tutti i tuoi libri, le riviste, le cose pesanti, i vestiti estivi, fai le valigie praticamente piangendo, cominci a pensare a come sarà. Che mal che vada è sempre “un’esperienza”, come si dice. Un po’ come fare loghi aggratis per gli amici di amici di amici. Un’esperienza. Prima di goderti il viaggio su un sedile gialloblu della Rayanair, devi sapere che comunque andrà, e ovunque andrai in nord Europa, ci saranno sempre

10 cose che ti mancheranno dell’italia di Mariagloria Posani

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Le giornate con 25 gradi O i gradi in generale. Puoi ripeterti quanto vuoi che anche in Sassonia la primavera arriverà, ma a fine marzo, non importa quanto sole splende, ci saranno sempre 3 gradi la sera e vento a 20km/h. E non vivi nemeno sull’oceano, il vento c’è e basta.

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Il contatto fisico Ti conviene sperare negli erasmus spagnoli e portoghesi, perché dopo i primi 2 o 3 tentativi, smetterai di provare ad abbracciare e baciare la gente che conosci perché al massimo ti stringeranno la mano.


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Il parmigiano O meglio, poterti permettere il parmigiano.

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Il cappuccino Ma anche il caffè che non sa di acqua bruciata (solo da BackFactory riescono a farlo così male). Se sei una persona che fa investimenti, puoi sempre trovare una moka. Auguri.

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Il fornello a gas Il fornello elettrico è uno di quegli shock culturali che richiedono ingegno. L’unica soluzione per cucinare una pasta è bollitore + pentola già calda + parecchia pazienza.

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La pizza da asporto E va bene, non c’è altro da aggiungere.

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La gente che sa scegliere le scarpe Non riuscirai mai a capire come possano seriamente andare a lavorare in giacca e cravatta, con il peggiore modello arancione di Nike mai visto. Gli ingegneri con le Puma saranno un caro ricordo.

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I risvolti ai pantaloni Magari a Berlino si sanno vestire. Magari perderai subito le speranze.

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Il bidet Senza entrare nel merito, scoprirai quante cose diventano subito più complicate, senza il bidet. Cose che voi umani...

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L’ovale Non proprio l’ovale tutto rami scheletrici, corvi e nebbia dell’ultimo semestre, quanto quella combinazione estiva unica di sole, cemento, erba, alberi e canna, dopo un po’ manca.

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TEST SULLA SOSTENIBILITÀ 1. Quale fra questi due tipi di imballaggi é più sostenibile?

a) confezione famiglia

b)confezione monodose

3. Quale di questi settori é responsabile del maggior consumo d’acqua? a) industria b) produzione energetica c) agricoltura e allevamento

5. Quale di queste due sedie é la più sostenibile?

2. Quale di questi due tipi di verdura é di stagione?

a) asparago

4. Quanti litri d’acqua servono per produrre un panino? a) 50 b) 150 c) 250

6. A che anno risale la prima definizione di sviluppo sostenibile? a) 1973 b) 1987 c) 1991

a) sedia in cartone

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b) sedia Luigi XIV (legno)

b) broccolo


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SOLUZIONI AL TEST SULLA SOSTENIBILITÀ 1. RISPOSTA ESATTA: A L’imballaggio A é più sostenibile, perché presenta packaging unico e più grande con una conseguente riduzione di materiale. 2. RISPOSTA ESATTA: A Comprare verdure di stagione comporta un minor costo di trasporto delle cibarie da altri stati del mondo. 3. RISPOSTA ESATTA: C Agricoltura e allevamento sono responsabili del 64% dei consumi idrici mondiali.

5. RISPOSTA ESATTA: B La sedia antica, essendo stata progettata per durare, risulta più sostenibile in quando ha un ciclo di vita molto maggiore rispetto al suo corrispettivo in cartone. 6. RISPOSTA ESATTA: B La prima definizione di sviluppo sostenibile è quella fornita nel 1987 dalla Commissione Indipendente sull’Ambiente e lo Sviluppo (World Commission on Environment and Development).

4. RISPOSTA ESATTA: C Per ogni hamburger di manzo vengono consumati approssimativamente 250 litri d’acqua. www.waterfootprint.org

Le soluzioni saranno pubblicate a giochi fatti sulla pagina Facebook del Lanterna. Invia la soluzione dell’enigma a: lanterna.sinistrorsa@gmail.com Tra tutte le soluzioni esatte estrarremo un vincitore che avrà diritto ad un premio ( [CH3CH2OH] > 10%V ). Nel 2020 arriva al Politecnico di Milano la prima generazione di studenti con un numero di matricola a sette cifre. Al termine della prima lezione di Analisi 1, il professore sottopone ai propri alunni il seguente quesito: “Quale sarà la prima matricola di sette cifre a rispettare le seguenti condizioni? - Il numero contiene tutte le cifre dall’1 al 7, estremi compresi. - La somma di ogni coppia di cifre consecutive è pari alla somma delle due cifre precedenti (se presenti) o successive (se presenti).” Il professore congeda gli studenti con un esempio: 4536271.

a cura di Matteo Romeo

ENIGMA


POlife testi e disegni a cura di Andrea Sposari

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