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Inverno 2013
LAnTERnA
Periodico dell’associazione studentesca “La Terna Sinistrorsa”
POLITECNICO
“Babbo Natale ha avuto un’idea geniale: andare a trovare la gente una volta all’anno” Victor Borge
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EDITORIALE di Bruno Pizziol
l’illusione che potrò recuperare tutto a Natale. Quest’edizione del Lanterna vuole contribuire alla lietezza di queste giornate, alla quiete prima del disincanto. Si parte con l’articolo di Elena, che ci presenta “Il sabato della Bovisa”, fino al consueto appuntamento con Bortot, massimo esperto di videoludica della nostra Redazione.
Cara lettrice, caro lettore, il semestre è iniziato ieri, e siamo già a Natale. Una volta affrontavo il Natale con tutt’altro mood. Beata giovinezza, giornate di dolce far niente agli ultimi di dicembre, addirittura un po’ di noia ai primi di gennaio, e voglia di tornare alla routine quotidiana. Poi è arrivato il Politecnico, e tutto è cambiato. A Natale bisogna studiare, ma ci circondiamo di persone che sono in vacanza per davvero. Passa la voglia, i libri diventano pesanti, e si finisce col pensare che in fondo un po’ di riposo me lo merito anch’io. Dalle mie parti si dice “Buona fine, buon principio”, ma a gennaio è troppo tardi.
Lanterna eterogeneo, ed effettivamente senza una particolare impronta prenatalizia. Per questo motivo abbiamo pensato alla copertina/decorazione, ideata sia per gli sfarzosi alberi di Natale addobbati dalle madri più accorte (sto pensando a voi pendolari) che per gli striminziti alberi di Natale concepiti dai coninquilini più grotteschi (sto pensando a voi fuorisede). La natività nel logo del Poli - coccoliamocelo finché dura - e il compleanno di Newton, per la serie Non solo Cristo. Forse quest’anno il Natale non sarà poi un disastro. La Terna Sinistrorsa ti augura buone feste. Buona lettura, buon Lanterna.
Sono proprio queste giornate prenatalizie - Avvento in gergo tecnico le migliori dell’anno, quando ancora si regge in piedi
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INDICE 03
Editoriale
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Il sabato della Bovisa
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di Bruno Pizziol
di Elena Marengoni
Un trucco che scatena il panico di Mariagloria Posani
Il viaggio della Biennale di Federica Zambrini
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Le dieci persone che ti fanno sentire in colpa durante la settimana di Giulia Di Gregorio
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God Loves Uganda
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Inverni caleidoscopici
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Enigmi
di Ludovico Signori
di Federico Bortot
a cura di Bruno Pizziol e Matteo Romeo
Il sabato della bovisa di Elena Marengoni
Per tutti coloro che pensano che di Sabato il quartiere Bovisa sia un luogo triste e deserto, afflitto dalla routine delle poche persone che si vedono in giro per qualche semplice commissione, ecco una storia decisamente avvincente, che potrà dare una bella scossa a qualche sentire comune. Il Sabato della Bovisa è un progetto che nasce all’interno della Scuola del Design, grazie al concorso di vari attori, innanzitutto il professor Davide Fassi, che all’interno del suo corso “Temporary Urban Solutions” (un corso opzionale per le lauree magistrali) ha ampiamente esplorato il tema dell’integrazione tra università e quartiere e della creazione di una forte comunità su base locale.
seguente. Nell’arco di questa seconda edizione compare anche BO LEGGE, un’iniziativa di book crossing portata avanti sempre da quattro studenti del corso di Temporary Urban Solutions: Tommaso Martucci, Gonzalo Bascunan, Emiliano Carbona e Ludovica Vando. Sempre nella stessa edizione di “C’è spazio per tutti”, prende vita un’altra iniziativa di rilievo, COLTIVANDO, l’orto conviviale al Politecnico di Milano, un vero orto urbano all’interno del Campus Durando, sviluppato da Polimi DESIS lab, da alcuni ricercatori del dipartimento INDACO e da tre tesisti della Scuola. Attualmente l’orto è molto attivo e sono numerosi i cittadini che vi lavorano con costanza. Cosa ancor più interessante, è stato il coinvolgimento dei coltivatori fin dalle prime fasi di definizione dell’idea, con un lungo lavoro di progettazione partecipata in cui gli utilizzatori finali dell’orto
I primi consistenti frutti di questo lavoro appaiono nel 2011 con “C’è spazio per tutti”, un evento annuale ripetuto poi anche l’anno
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hanno potuto manifestare le proprie esigenze per sviluppare insieme le soluzioni più adatte. Allo stesso tempo, una studentessa del corso di Laurea Magistrale in Product Service System Design, Roberta Motter, da cui (così come da Ludovica) ho appreso tutta la storia del progetto, decide di affrontare il proprio lavoro di tesi sul tema dialogo universitàquartiere, sempre con il supporto di Polimi DESIS lab e di Polisocial, cercando di far crescere ancora di più il potenziale dell’iniziativa e di infittire e consolidare le relazioni già create dalle precedenti iniziative. Dal suo lavoro, nasce
proprio Il Sabato della Bovisa, un’idea che quest’anno è divenuta realtà. Il Sabato della Bovisa appuntamento mensile
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è un ormai
fisso: ha preso il via durante la primavera 2013 con un susseguirsi di appuntamenti da Marzo a Luglio. Ogni evento ha dei punti cardine, come i lavori nell’orto di COLTIVANDO, il book crossing all’aperto (legato generalmente ad un approccio artistico in cui i libri costituiscono una vera e propria installazione) e lo swapping di vestiti usati, mentre a rotazione si svolgono durante la giornate altre attività programmate con il concorso di ospiti o associazioni esterne. Dalla lezione gratuita di pilates, alle performance di Giò Pastori, che realizza splendidi ritratti-collage, all’esibizione canora del coro di quartiere InCanta, il prato accanto all’edificio della biblioteca nel campus durando e l’Ovale si animano ogni volta di vita nuova, conquistando l’interesse di un pubblico vasto e variegato, accomunato dal desiderio di vivere al meglio gli spazi offerti dal quartiere e dalla città e dal desiderio di trascorrere insieme un pomeriggio all’aria aperta, fatto di scambi umani ed esperienze di autenticità. Come mi racconta Roberta, ora il
terreno è già stato preparato dagli eventi del 2013, ma occorre ancora lavorare sodo per continuare ad allargare la rete di collaborazione all’interno del quartiere Bovisa, coinvolgendo i diversi attori locali per creare azioni partecipative nello spazio pubblico e generare processi di innovazione sociale. Il Sabato della Bovisa riprenderà le sue attività nella primavera 2014 e potrete seguire gli eventi tramite la pagina facebook ufficiale. Ogni evento si basa sulla presenza di studenti che volontariamente si offrono di dare una mano, anche semplicemente allestendo gli spazi del book crossing o dello swapping, trasportando tavoli oppure ancora offrendo indicazioni ed informazioni ai visitatori del campus. Che dire? Vi aspettiamo alla prossima edizione! facebook.com/ilsabatodellabovisa
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un trucco che scatena il panico di Mariagloria Posani Statale, qualche giorno fa. Cominciano a girare, come è solito, volantini che promuovono l’iniziativa di un cineforum. Il tema questa volta è “omosessualità e religione”, e sul volantino, ad accompagnare le informazioni, c’è un coloratissimo Ratzinger truccato con ombretto e rossetto. Il cineforum è una delle iniziative culturali di GayStatale, un gruppo nato all’interno dell’università per promuovere la cultura di genere, la lotta alla paura, l’informazione sulla sessualità e sui diritti GLBT, l’apertura verso altre realtà, la prevenzione. Vengono stampate poche centinaia di copie, all’evento partecipano una settantina di persone e a questo punto possiamo immaginare che, semplicemente, il volantino passi in molte mani, alcuni sorridano, altri storcano il naso, il film venga proiettato, i partecipanti escano dall’aula un po’ più arricchiti, e tutti vadano a casa. No? No.
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Qualcuno, a questo punto, decide di avviare una campagna mediatica contro questo particolare volantino, perché probabilmente offesi dall’immagine rappresentata. Girano notizie - completamente false - su fondi stanziati dalla Statale per il cineforum (su “Tempi”, dove la parola “omofobi” vicino a “cattolici” si mette tra virgolette, si parla di 4.000 euro senza nessuna fonte), “Il Giornale” parla addirittura di blasfemia e di vilipendio all’autorità religiosa, sui social il gruppo viene preso d’assalto con insulti, provocazioni e una vera e propria campagna d’odio, e i ragazzi di Gay Statale si trovano invischiati in un caso mediatico che nessuno si sarebbe aspettato. Qualche giorno più tardi, i rappresentanti del collettivo si scusano ufficialmente sulla loro pagina, perché “rammaricati per aver urtato la sensibilità di molti all’esterno e all’interno dell’Ateneo”.
In questa situazione, però, il punto non è più se il volantino poteva o no essere offensivo, punto su cui hanno fatto chiarezza scusandosi. In questa situazione, con le notizie false e il rancore che circolano contro non tanto quell’immagine, quanto l’iniziativa o il gruppo stesso, si deve parlare di libertà di espressione, e libertà degli studenti all’interno dell’Università di sentirsi al sicuro se promuovono cultura. A quanto pare, nella politica dei media che hanno diffuso il “caso”
e dell’Università degli Studi di Milano, che si è attivata per difendere la sensibilità di tutti gli studenti, la satira non è tollerata. L’istigazione all’odio, l’omofobia, gli insulti pubblici e le minacce di morte, sì. Eppure già all’asilo le maestre fanno di tutto per insegnarci, perché lo sanno bene, che l’importante non è “chi ha cominciato”, ma piuttosto che non bisogna mai difendere il violento.
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IL VIAGGIO DELLA BIENNALE di Federica Zambrini
25 ottobre, dopo un viaggio governato da ferree regole (!), arriviamo al check-in, dotato di bagni chimici salutati dall’entusiasmo generale. Scesi dal pullman riusciamo a vedere, seppure con poca profondità a causa delle pessime condizioni atmosferiche, la laguna e i battelli che ci conducono alla biglietteria della Biennale, tra piccioni che vogliono rubarci il pranzo ed entrare nelle nostre foto di gruppo. Lasciata la laguna nella nebbia, l’ingresso ai giardini apre un mondo, nel vero senso della parola (in realtà solo alcuni paesi, ma di questo parleremo poi): le esposizioni
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nazionali, allestite negli edifici storici, hanno un filo conduttore o un’installazione monotematica. C’è davvero di tutto e il pubblico che passeggia tra le opere è molto variegato, ci sono anche le scolaresche coi bimbetti strillanti ed eccitati. A dire il vero, qualcosa lascia un po’ perplessi: mi convince poco il padiglione spagnolo, dove l’allestimento consiste di cumuli di materiali (legno, vetro, terra, macerie)… Fuori da alcuni padiglioni c’è coda e non abbiamo molto tempo a disposizione (se solo esistesse un modo per sapere cosa ci fosse dentro!). Presi dall’entusiasmo di inizio giornata, e vogliosi di sgranchirci le gambe, vediamo molto in poco tempo, senza soffermarci troppo sul significato: in alcuni padiglioni preferiamo infatti lasciarci coinvolgere dalle atmosfere e dai colori creati dalle installazioni, come un gigantesco calco in cera di un tronco in una sala scura e in penombra, o le riflessioni finlandesi sulle piante e il rapporto
uomo/natura, con alberi smontati e ricostruiti quasi fossero lego, le foto dei vari pezzi di albero sminuzzati e raccolti. Poi il padiglione della Romania... vuoto! Già, nessun video, nessuna foto, nessuna scultura...solo attori, coi loro corpi e la loro espressività, in un’originale retrospettiva teatrale delle Biennale. Immersione diretta del pubblico nell’opera del padiglione tedesco: la prima sala è infatti piena di sgabelli che costituiscono una sorta di gabbia fino al soffitto! (Per essere precisi, è un’opera di Ai Weiwei, creata con 866 sgabelli); altre belle opere sono state le micro farfalline fatte con frammenti di carta stampata applicate alle pareti del padiglione australiano, il vortice di parole provenienti da chissà quali testi e i libri trasformati in buffe sculture
Passiamo poi alla seconda parte della Biennale, che inizia al padiglione centrale dei Giardini e prosegue sino all’Arsenale: l’esposizione
internazionale che quest’anno ha come titolo: “Il Palazzo Enciclopedico”. All’origine del nome c’è un progetto assai ambizioso, quello di raccogliere il meglio dello scibile umano, seguendo l’utopia di un italoamericano: Marino Auriti. L ’ e n o r m e modellino del palazzo che avrebbe dovuto ospitare il museo è esposto dell’Arsenale.
all’ingresso
Raccogliere, dicevamo, e in effetti le pareti, le sale, i soffitti, i tavoli e le teche pullulano di oggetti di vario genere, dai minerali, abituati alle più austere sale dei musei di storia naturale, ad un’enorme bambola di pezza che si vede sorridere da lontano salvo notare, una volta vicini, un taglio sulla pancia, dal quale fuoriescono organi di stoffa colorata! Tra i molti oggetti, anche qualche incontro con nomi piuttosto noti: il libro rosso di Jung, coi suoi disegni colorati e le lavagne di Steiner, e poi un edificio sacro salvato dalla distruzione, coi teli che decorano le pareti e lo scheletro in legno. Così, soprattutto per una persona non esperta, è difficile trovare un filo logico, o vivere “razionalmente” la
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visita della Biennale…eppure ne vale la pena lo stesso, perché la Biennale fa bene, perché ti concede una pausa, perché ti catapulta lontano, perché la Biennale...è la Biennale! La Biennale è un viaggio in luoghi che cambiano metro dopo metro, luoghi reali, magari evocati da fotografie o suoni, o tradizioni, oppure immaginati, come nei microcosmi a china rappresentati da un artista cinese, una sorta di perenne ciclo idrologico tracciato con un bastoncino di bambù. È uno straordinario viaggio tra racconti e vissuti di artisti provenienti da tutto il mondo, anche da situazioni in cui l’arte può diventare tutto: è
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così si trovano i racconti registrati dei sogni di un gruppo di carcerate, le incredibili creature in legno di un giovane autistico, le opere prodotte in manicomio da Arthur Bispo do Rosario, con quello che voleva salvare dell’umanità, a seguito di una visione che lo aveva designato come una sorta di nuovo Noè. La Biennale è un viaggio tra le persone: in una sala, ecco i volti della gente di Venezia, gente reale, alla quale Pawel Althamer ha “rubato” la faccia, facendone dei calchi che ha montato su corpi esili di metallo ricoperti da fasce di gomma: un risultato sicuramente affascinante per
un artista “ossessionato” dal corpo umano. Tra le molte storie di questo viaggio, è da ricordare quella del padiglione del Libano, (anche all’Arsenale sono presenti le esposizioni di qualche
nazione) dedicato ad un pilota che si rifiutò di completare la sua missione poiché consisteva nel bombardare una scuola. Come in ogni viaggio, c’è chi si lamenta: in questo caso i cileni, che hanno sistemato nel loro padiglione
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un’enorme vasca d’acqua giallognola. Questa vasca del tutto insignificante è circondata dal pubblico, a indicare l’arrivo di una sorpresa..(che in effetti c’è, sebbene per me sia stata rovinata da una visita guidata in corso). Dopo qualche minuto, anticipato dal rumore del meccanismo di sollevamento, emerge dall’acqua un modellino dei Giardini; giusto il tempo di vederlo ed è affondato di nuovo. Questa divertente trovata è una critica che l’artista ha voluto fare agli organizzatori: affondare simbolicamente i Giardini come segno di protesta perché solo alcune nazioni hanno il padiglione nell’area storica, mentre gli altri paesi si devono cercare, spesso in giro per la città. Il tempo stringe, e le gambe iniziano a non poterne più: così ripercorriamo il breve tratto di vie che porta alla
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fermata dei vaporetti, godendoci i colori del tramonto su una delle mete più sognate dai turisti di tutto il mondo. Per la cronaca, nessuno si è perso tra gondole e calli e, alla fine del viaggio, siamo tornati tutti interi in piazza Leo, con qualche immagine in più su macchine fotografiche/cellulari, qualche volantino in più in borsa e qualche euro in meno nel portafogli, vittima di prezzi non proprio convenienti! L a biennale 2013 ormai è finita, quindi se siete curiosi potete solo affidarvi a Google..nell’attesa di una nuova edizione! Stay tuned!
(SPERANDO NON AGISCANO TUTTE ASSIEME) di Giulia Di Gregorio
LUCCIOLE PER LANTERNE
LE DIEcI pERsOnE chE TI FAnnO sEnTIRE In cOLpA DuRAnTE LA sETTIMAnA
2 - La mail del Poli
1 - Il compagno di gruppo C’è sempre una persona nel tuo gruppo di lavoro che deve ricordare ai membri del team le singole responsabilità sul progetto. La faccenda si complica enormemente se si rifiuta di dividere il lavoro: Skype è bandito per lasciar posto ad incontri fisici inutili ed interminabili, la sua personale pet therapy o filosofia di vita. I sensi di colpa arrivano nel momento in cui ti rifiuti di assecondare le sue richieste. La frase incriminata: “ma quindi non riusciamo a trovarci domenica mattina?” o “Non vedo perché non passare la notte a casa mia a lavorare, nel caso finissimo per le 5 il divano è comodissimo”.
Sincronizzare la mail sull’indirizzo informale è facilissimo; FALLO o le scadenze scadranno, (per definizione), e tu ti sentirai in colpa. Perché? A causa del fenomeno dello snobbaggio della mail del Poli saltano di continuo esperienze erasmus, concorsi e bandi per borse di studio da migliaia di euro (con conseguente senso di colpa, proporzionale alla somma automaticamente persa).
3 - Il partner impaziente Ormai ti sei abituato a vivere al Poli. Per questo il venerdì sera verso le 8 è normale venire cacciati dal guardiano dell’edificio di turno. Il ritorno a
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casa sarebbe rilassante e rigenerante se se solo non ci fosse il partner impaziente. Questo personaggio, infatti, rivendica appena gli è possibile il suo ruolo predominante nella tua vita: l’importanza del vedersi il week end, la possibilità di saltare lezioni strategiche per esperienze a tu per tu nella spa di turno e così via. Hai due possibilità per raggirare il senso di colpa derivato dall’abbandono temporaneo della tua dolce metà in favore dei lavori di gruppo: o ti trovi un ragazzo/ragazza che faccia come te il Politecnico o rinunci ad abituarti a frasi del tipo “Potevi uscire un ora prima e stare con me”o ancora “Anche io studio/lavoro, ma riesco a metterti comunque al primo posto”. NO WAY.
dal silk-epìl”. Attenzione, colti dai sensi di colpa si potrebbe cadere in inutili e costose sedute laser, fanghi e alghe dagli odori improponibilie e vasetti di creme scrub mai utilizzati.
5 - La coinquilina Mary Poppins Perfettamente organizzata ed efficente, la coinquilina Mary Poppins non rinuncia a nulla: serate, mostre, convegni, cene con gli amici. La sua sola presenza ti ricorda a quanto tu stia rinunciando durante il periodo esami dove non solo vengono meno la tua dignità personale, i tuoi hobby, ma anche gli impegni presi in casa, come il proprio turno di pulizie del bagno, impegno a cui lei non si sottrae MAI.
4 - La drama estetista Studiando al Politecnico la prima cosa che viene trascurata sotto esame è il superfluo (compresi i peli). Per questo le ragazze si muniscono di lametta per mantenere un aspetto dignitoso con il partner. Finita la sessione esami ci si può finalmente concedere una full immersion dall’estetista. Tutto benefico se solo non arrivasse la fatidica frase: “aaaaaah, ma abbiamo fatto il rasoio, che brutta ricrescita” o anche “ahi ahi ahi, quei peli incarniti
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6 - Tua madre Solo una frase: “Ciao amore, come stai? NON TI FAI MAI SENTIRE!”
7 - Il moralista della 92 Un solo sbaglio: seduta e talmente
rincoglionita dalla nottata sul progetto da non aver visto la vecchietta in piedi davanti a te. Per (s)fortuna esiste il moralista della 92, sulla 50ina a ricordarti di alzarti e cedere il posto alla vecchina. Tutto nella norma, se solo la cosa non ti facesse sentire un insensibile “giovane d’oggi”.
8 - Il vicino è il mio nemico Non lo posso sopportare. O meglio, lui non può capire il senso delle nottate in piedi a lavorare coi compagni di gruppo in cucina, che solitamente confina con la sua camera da letto. A dividervi solo pochi centimetri di cemento- pasta frolla, frutto della schizzofrenia edile anni ‘60 (la colpa alla fine ricade sulla categoria architetti. Ironia della sorte). Seguono post-it, A4 intimidatori sulle porte o per i vicini rompicoglioni hard-core, il pronto intervento dell’amministratore.
9 - Facebook Non devi più perdere tempo sui social network! Lo perderai. Ti perderai, perché avevi appena aperto il computer per fare altro e ora non sai
più di che cosa si trattava. Maleddetto Facebook! Seguono frasi del tipo “È molto utile per i lavori di gruppo”, “Stavo guardando il gruppo del mio corso di studi”. Sai che non è vero e lo sa anche la tua cronologia. Il mio consiglio è quello di accettare il tuo oziare sulle bacheche altrui e ammetterlo almeno a te stesso.
10 - L’evento organizzato dal prof a cui non andrai Ebbene sì, quel sadico del tuo prof ha deciso di invitarvi ad una mostra la stessa settimana in cui lui, PROPRIO LUI, ha messo le itinere. L’evento è teoricamente facoltativo, ma praticamente imperdibile. Nonostante questo vi farete forza, tutta la classe, “insomma, come facciamo ad andare, ci ha messo la consegna!”. Non ci andrai, ma la lezione successiva, dopo che solo in 4 saranno andati alla mostra maledetta, dovrai sopportare l’ennesimo discorso intimidatorio sull’importanza della curiosità e della partecipazione per diventare, in futuro, dei bravi progettisti. Allora sì che ti sentirai un emerito nerd pantofolaio. Tutto questo per dirvi: Emotivi di tutto il mondo, unitevi!
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GOD LOvEs uGAnDA di Ludovico Signori
Sabato 5 ottobre ho guardato God Loves Uganda (GLU), un documentario all’interno della rassegna Mondovisioni proiettata al festival di Internazionale a Ferrara e che sarà in tour fino alla primavera 2014: ceCINEpas la porterà a Milano, andate! Dopo la visione di GLU rimarrete imbarazzati da tanta imbecillità. Increduli di fronte a uno scenario grottesco, forse non troppo increduli se pensate che la cristianità nella storia è stata molto poco portatrice di amore e beneficenza incondizionata. - In gioco c’è spesso stata la diffusione della religione, l’ubbidienza a un cieco credo e la distruzione delle culture altrui. L’imbecillità è evidente nei visi dei missionari statunitensi appartenenti a una chiesa evangelica (estremamente organizzata e macchina da soldi), soggetti giovani senza alcuno spirito critico che con entusiasmo recitano a memoria versetti del vangelo e trasformano le non accorte menti degli ugandesi, più che ignoranti,
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direi, accecate dalla faccia bianca della società capitalista. La stessa faccia bianca che esprime la ricchezza a cui aspirano. Questa chiesa evangelica con sede a Kansas City con la scusa di portare investimenti tramite missioni in Africa e in particolare in Uganda, sta tentando di incidere politicamente, attraverso la facilità di corruzione della classe politica ugandese, e di diffondere in una società già cristiana (85% della popolazione, il restante 15% è musulmano) i valori che appartengono solo a una cristianità conservatrice, malata e bigotta: castità prematrimoniale e omofobia. Omofobia intesa come il non riconoscere l’omosessualità un comportamento del tutto naturale, quando l’anormalità più evidente è l’imposizione della castità. Questo sta portando a due effetti indecenti: aumento di nuovi sieropositivi e instaurazione di un clima omofobo diffuso. Invece di investire risorse nel creare un tessuto di consapevolezza sulla sessualità e nella diffusione di metodi antivirali - i condom - predicano la castità (!) un atteggiamento che difficilmente appartiene all’io, e quindi naturalmente evaso, così il numero di nuovi sieropositivi sta crescendo, ribaltando i risultati positivi ottenuti dalla politiche progressiste di fine anni novanta, che facevano dell’Uganda uno dei paesi africani più all’avanguardia sulla lotta all’HIV. Inoltre è in discussione nel parlamen-
crimini contro l’umanità. Le autorità stanno lavorando per far crescere la credibilità e il lavoro di chi opera per la tutela dei diversi orientamenti sessuali e per la diffusione dei preservativi.
to ugandese una delle più terribili e abominevoli leggi omofobe che si siano mai viste in uno stato “democratico”: l’omosessualità è dichiarata illegale e punibile con la pena capitale. Tale discussione è accompagnata da un clima di odio nei confronti di chi ha diverso orientamento sessuale rispetto a quello dominante, che ha portato a un crescente aumento di violenze nei confronti degli appartenenti alla comunità LGBT, fino all’omicidio di David Kato, il padre del movimento della difesa dei diritti dei gay in Uganda. Il messaggio evangelico è accompagnato dall’accostamento dell’omosessualità alla pedofilia e a pratiche sessuali perverse (tipo lo scatting, una pratica piuttosto strana, ma legittima) diffondendo il terrore nelle famiglie ugandesi, impaurite dal messaggio: gli omosessuali, persone a cui piace cagarsi addosso, sono a caccia dei vostri figli! I tribunali internazionali stanno agendo incriminando, con prove documentate, i singoli soggetti, che hanno diffuso idee fuorvianti nelle menti ugandesi, con l’accusa di
Nonostante le pressioni internazionali, come evolverà la situazione dal punto di vista politico non è assolutamente chiaro. Sicuramente questa chiesa evangelica ha delle gravi responsabilità, e purtroppo sarà difficile evitare che continui a predicare l’ignoranza. C’è da dire che forse una posizione dalla forte chiesa cattolica, decisamente presente in Africa, sarebbe auspicabile: quando sentiremo dire dal Papa che l’omosessualità è un possibile orientamento sessuale e che la castità prematrimoniale è un valore anacronistico?! (Che poi è quello che pensano e praticano tutti i miei amici cattolici.) È un documentario che vi farà decisamente ridere, vi storpierà il viso e vi farà incazzare. http://www.cecinepas.it/
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inverni caleidoscopici di Federico Bortot Una delle più grandi ironie dell’autunno è che ti prepara all’inverno con un incredibile spettro di colori, quasi fosse l’ultima cena sfarzosa prima della dieta invernale. Questa volta, dunque, vi propongo alcuni titoli i cui temi principali saranno i colori e la luce.
Primo fra tutti il piccolo Closure, che potete trovare in due versioni: una gratuita, su siti come Kongregate e Armor Games che ospitano giochi in flash, e una a pagamento più ricca di contenuti e distribuita da Steam. Il gameplay ruota attorno ad un personaggio di ignota identità che deve affrontare una serie di livelli completamente avvolti nell’oscurità. L’originalità del titolo risiede nella caratteristica del mondo circostante di esistere, visivamente e soprattuto fisicamente, solo se illuminato (ciao Berkeley!). Per esempio, se un muro ci ostacola il cammino sarà sufficiente allontanare da esso ogni fonte di luce così che sparisca immanente.
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Ma attenzione! Anche il pavimento scomparirà con esso, e sarà dunque necessario spiccare un salto per superare il baratro. Gli enigmi e i puzzle si susseguono sfruttando questa brillante idea che, oltre a spremere sempre di più le nostre meningi, ci regala anche ambienti evocativi e ricchi d’atmosfera, con uno stile che ricorda il carboncino.
Il secondo videogioco presentato è Limbo. Questa piccola gemma narra le vicende di un bambino che attraversa una serie di ostacoli, probabilmente nel Limbo del titolo, alla ricerca di una bambina perduta. Se il tema è abbastanza semplice, nonchè abusato, l’atmosfera è invece molto particolare e suggestiva. Sfruttando infatti le sole tinte di grigio, gli sviluppatori hanno riprodotto un mondo che si trasforma in metafora: la ricerca della sorella dopo un’apocalisse cinerea che li ha divisi; l’avventura nell’Aldilà per riportarla in vita, magari in un tributo a Orfeo; o ancora una rappresentazione della grigia vita quotidiana fatta di insidie e pericolosi adulti. Le interpretazioni sono molteplici, ma gli enigmi ambientali, basati su di un’ottima riproduzione della fisica, sono un perfetto collante tra i diversi scenari e
tra le varie situazioni che ci troveremo ad affrontare.
Continuiamo con un altro, ed ecco Grey, anche questo disponibile sui più comuni portali di giochi gratuiti in flash. Anche lui si presenta con una grafica minimale e funzionale allo scopo, non senza un tocco di poesia. Il protagonista è infatti un ragazzo in un mondo completamente grigio, e l’avventura inizierà proprio al fianco di una ragazza seduta. Interagire con lei sarà impossibile, ma esplorando l’ambiente circostante potremo recuperare dei curiosi oggetti, ciascuno caratterizzato da un colore predominante: un palloncino rosso, un fiore giallo, una collana azzurra. Una volta raccolti questi cimeli e riportati alla ragazza, apparirà un lampo accecante che, dopo essere sparito, avrà aggiunto a tutto il mondo il colore predominante del memento consegnato. Poco a poco vedremo trasformarsi i fiori da grigi a gialli, i tetti delle case si coloreranno di un bel rosso mattone, l’erba si tingerà di verde, fino a che non raccoglieremo l’ultimo cimelio. La componente narrativa non è esplicitata tramite messaggi o dialoghi, ma il silenzio della ragazza e l’incredibile accompagnamento del pianoforte riescono a raccontare una storia meglio di chiunque altro.
Ultimo, ma non per questo meno meritevole, è Ex Amante, opera di due singoli sviluppatori. Un titolo molto particolare, visto che tratterà proprio il momento di rottura tra i due partner di una coppia. Il modo in cui lo affronta è però delicato e originale: non faremo altro che muoverci su degli isolotti sospesi in uno spazio bianchissimo, avvolto da una luce accecante. A un certo punto dovremo scegliere quale messaggio, tra due o tre proposti, mandare alla nostra metà, e a questo punto attenderemo la sua risposta in un box più avanti nel percorso. La risposta non sarà subito visibile, e avremo sempre il timore di non ricevere responso, se non addirittura di essere abbandonati. Mentre aspetteremo la risposta, però, potremo ingannare il tempo esplorando questi isolotti volanti e, benchè l’esplorazione sia molto limitata, sarà la nostra unica valvola di sfogo. Il tempo tra un messaggio e la sua risposta aumenterà avanzando nel livello, tenendoci sempre col fiato sospeso e col cuore in gola. Un gioco anomalo, che offrirà anche esperienze differenti a seconda dei messaggi inviati. Ecco qui ragazzi, una bella carrellata di titoli con cui confrontarsi, non tanto per vincere medaglie o battere record, ma per riscoprire anche qualcosa che avevamo dimenticato di apprezzare. Come i colori e la luce.
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ENIGMA_1 a cura di Bruno Pizziol Matteo, un giovane neolaureato in ingegneria energetica, ha trovato lavoro presso una raffineria, dove è il responsabile della sintesi di un carburante liquido per applicazioni particolari. Durante una notte brava passata con i colleghi, Matteo rovescia per errore una bottiglia di Montenegro all’interno di una delle 64 cisterne che deve sorvegliare, e al mattino proprio non riesce a ricordare quale. Per sua fortuna, all’interno della raffineria è presente un laboratorio dove è possibile analizzare fino a due provette di liquido al giorno (le analisi sono effettuate in contemporanea). Premesso che: - L’unico modo per individuare la cisterna contaminata è attraverso le analisi di laboratorio, non è possibile né verificare la qualità dei carburanti né assaggiarli. - Il test di laboratorio è assolutamente affidabile, nonché in grado di individuare anche la più infinitesima traccia di amaro all’interno del carburante. - Matteo è sfortunatissimo. La soluzione deve essere esatta anche nella peggiore delle ipotesi e non deve avere nessuna natura probabilistica. Qual’è il numero minimo di giorni necessario per individuare con esattezza la cisterna contaminata? Piccolo indizio: la soluzione non è 32..nessuno ha detto che in una provetta debba essere presente il contenuto di una sola cisterna..
È stato difficile, ma ce l’abbiamo fatta.
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ENIGMA_2 a cura di Matteo Romeo Bruno, novello ingegnere meccanico, è stato assunto da poco in un impianto di produzione tessile. I colleghi, provenienti da atenei diversi dal PoliMi, decidono di sottoporlo a una prova di iniziazione: un enigma. Portato in una stanza priva di finestre e completamente vuota, gli sono forniti un accendino e due funi di pari lunghezza. Entrambe le funi, di materiale tessile omogeneo, impiegano esattamente un’ora per bruciare. Per superare la prova, Bruno dovrà uscire dalla stanza esattamente 45 minuti dopo la chiusura della porta (secondo più, secondo meno). Premesso che: - Bruno non ha a disposizione alcun strumento per misurare lo scorrere del tempo. - Benché possa sembrare facile, Bruno non è in grado in nessun modo di determinare quale sia il centro delle funi (né tantomeno quanto sia un terzo, un quarto, etc.). Come fa Bruno a capire con esattezza (secondo più, secondo meno) quando sono passati i 45 minuti?
Invia le soluzioni di entrambi gli enigmi a: lanterna.sinistrorsa@gmail.com Tra tutte le soluzioni esatte estrarremo un vincitore che avrà diritto ad un premio ( [CH3CH2OH] > 10%V ). Le hai provate tutte ma proprio non ce la fai? Scrivici un saluto, e anche tu a giochi fatti scoprirai la soluzione!
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