“Amo le scadenze, amo il rumore che fanno quando mi sfrecciano accanto”. Douglas Adams
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Autunno 2013
LAnTERnA
Periodico dell’associazione studentesca “La Terna Sinistrorsa”
“The ultimate answer to the ultimate question of life, the universe and everything”.
POLITECNICO
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Editoriale
di Nadia Barelli
La stagione del cinghiale di Bruno Pizziol
Burning Bras on the Web
di Claudia Ferrari
Mare Nostrum
di Shendbart Dalani
Il mito dell’università italiana quasiTgratis ED di Pietro De Nicolao
Porn Generation
di Valentina Simonetti
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L’angolo dell’arte
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Enigmi lineari
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E un’altra cosa...
a cura di Shendbart Dalani
a cura di Matteo Romeo
a cura di Andrea Soccini
BUS
EDITORIALE di Nadia Barelli
Per conoscere La Terna ci sono diversi modi: IL NOSTRO SITO ternasinistrorsa.it, per sapere quali sono le nostre iniziative e i nostri interventi negli organi di tutto l’ateneo. LA NOSTRA PAGINA FB La Terna Sinistrorsa, per rimanere sempre in contatto.
Cari lettori e care lettrici, eccoci tornati dalle vacanze estive con il nuovo numero del Lanterna. Siamo giunti alla 42^ edizione e prima di iniziare è bene fare le presentazioni per i nuovi lettori e soprattutto per le matricole: benvenuti al PoliMi! Chi pensa, scrive, realizza e distribuisce questo giornalino è La Terna Sinistrorsa, una delle liste di rappresentanza studentesca. Siamo studenti del Politecnico come voi e ci occupiamo sia di attività culturali, sia di rappresentanza in tutti i CCS (Consigli di Corso di Studio), in tutte le scuole e negli Organi Centrali dell’ateneo. Siamo slegati da qualsiasi partito o associazione esterna, orientiamo il nostro agire secondo principi di sinistra che sono il nostro punto di forza e di unione: equità, uguaglianza, solidarietà, rispetto delle diversità e centralità dello studente in ogni suo aspetto.
LA NOSTRA E-MAIL info@ternasinistrorsa.it, per chiederci informazioni e aiuto, per inviarci critiche e consigli. Le elezioni dei rappresentanti degli studenti si svolgono ogni due anni. Le ultime sono state lo scorso maggio (puoi trovare i nostri programmi su 2013.ternasinistrorsa.it). Le altre liste candidate, oltre La Terna, sono state SvoltaStudenti, Lista Aperta e Azione Politecnica. Maggio è stato un mese intenso di campagna elettorale. Tutti i candidati hanno dato il loro meglio per far conoscere agli studenti i programmi e i progetti per il nostro Politecnico. La Terna ha puntato soprattutto sul presentare i nostri obiettivi che ruotano intorno alle necessità dello studente, al confronto con i docenti per la soluzione dei problemi, alla miglioria delle infrastrutture presenti nei diversi campus e delle piattaforme online. Abbiamo parlato dal futuro della nostra università con temi come l’internazionalizzazione
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(come raggiungere questo obiettivo mantenendo alta la qualità della didattica) e la riforma delle scuole (la nuova “maxi-ingegneria” e l’accorpamento possibile delle due scuole di architettura), e dei valori chiave che ci contraddistinguono come il merito insieme all’uguaglianza, l’accesso di tutti al sapere, la trasparenza, la sostenibilità. Abbiamo girato tra le classi prima delle lezioni per esporvi i contenuti del nostro programma, abbiamo distribuito il nostro materiale durante le pause pranzo per farci conoscere e avere una possibilità di confronto.
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Nel seguente grafico sono rappresentati i risultati delle votazioni in merito al senato accademico, indicativi dei risultati in generale delle elezioni. La Terna ha confermato la sua buona rappresentanza con un’altra vittoria: l’elezione di due rappresentanti su quattro in senato accademico, uno su due in consiglio di amministrazione e moltissimi in organi di scuola e corsi di studio. Purtroppo, però, la sconfitta è stata un’altra, per tutte le liste: la bassa affluenza al voto. Solo il 16,5% di studenti del Politecnico ha espresso le sue preferenze. Il basso interesse
alla partecipazione è un segnale negativo; i rappresentanti lavorano e si impegnano per noi studenti, è sbagliato disinteressarsene. Come sempre votare è un diritto, ma anche un dovere: rappresentanti scelti da un maggior numero di studenti, sono più legittimati e sentono maggiormente il peso delle loro posizioni portate nei diversi organi. Probabilmente il problema è che non tutti sanno che ci sono dei rappresentanti degli studenti e non sanno quale e quanto è il nostro lavoro. Per questo uno dei nostri
principali obiettivi è quello di avvicinare gli studenti alle decisioni che si prendono nei diversi organi e rendere più attivo e partecipato il dibattito e il confronto. Speriamo sempre di poter ricevere da tutti voi consigli, suggerimenti, critiche su cui poter lavorare insieme per un Politecnico migliore e a misura di studente, ed avere una partecipazione più ampia alle prossime elezioni. Buon anno accademico a tutti e buona lettura!
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Lucciole per lanterne
La stagione del cinghiale di Bruno Pizziol La quarantaduesima edizione del Lanterna è aperta nel suo editoriale da un’accurata presentazione delle ultime elezioni studentesche. È tuttavia possibile un’analisi dei risultati secondo un approccio diverso, oltre i punti percentuali e il grafico a torta (che quest’anno è una ciambella). Quali sono stati i veri protagonisti delle ultime elezioni studentesche? Questa è la domanda. Ed ecco la risposta. Sono state le elezioni di Fabrizio, fondatore, responsabile, nonché unico membro di Azione Politecnica, astro nascente della rappresentanza studentesca. Nonostante le quotazioni iniziali della lista fossero modeste, i risultati sono andati oltre i migliori pronostici. Dopo le notti passate a studiare i regolamenti elettorali, le giornate a scavare negli archivi d’ateneo e una spesa di esattamente 600€, Fabrizio è infatti riuscito a convincere i membri della commissione elettorale (esattamente sei persone) ad accettare la sua candidatura in 12 corsi di studio
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diversi. I risultati delle urne hanno portato un’ondata di soddisfazione all’interno della lista! Ha destato stupore l’annuncio dello stesso neoeletto di rinunciare alla politica universitaria e dimettersi da ogni incarico per concentrarsi sulle 12 lauree da conseguire. La campagna elettorale di Lista Aperta non ha deluso le aspettative di nessuno. Fonti vicine al gruppo parlano di un fatturato dalla vendita di birra e salamelle simile al prodotto interno lordo della Baviera. Nel frattempo la scienza indaga sulla correlazione tra gli occhiali da sole gialli indossati dai militanti e gli insoliti 28 giorni di pioggia consecutivi in tarda primavera. Sono state le elezioni di Cinghio. Fascino, grinta, soprannome animale. In queste caratteristiche gli elettori hanno ritrovato una simpatia e un carisma secondi solo a quelli di Pino il pinguino. Ma purtroppo gli studenti non hanno premiato gli sforzi del candidato di Lista Aperta, sul quale forse lo stesso alter ego suino ha preso il sopravvento. Basti pensare che durante un dibattito tra candidati, alla domanda “Ma il tuo vero nome qual è?”, lo stesso Cinghio ha tentennato per qualche secondo. Nonostante i risultati sotto un certo aspetto deludenti, SvoltaStudenti è pienamente soddisfatta dell’elezione del proprio candidato al consiglio nazionale. Gli esperti di comunicazione delle altre liste sono tutti d’accordo nel dire che la chiave del successo degli arancioni risiede
nell’impostazione del manifesto del candidato, e nell’idea di coerenza trasmessa dall’avere i capelli dello stesso colore della bandiera. Sono state le elezioni di Vincenzo, che con il suo sorriso e la sua sicurezza ha conquistato il cuore di molti elettori. Resta a ogni modo all’interno di Svolta un certo senso di rammarico: in un’università occupata principalmente da aspiranti ingegneri allupati candidare una rossa anziché un rosso avrebbe portato, in prima approssimazione, ventisette/ventotto mila voti in più. Grazie alla fiducia degli elettori, La Terna Sinistrorsa ha vinto le elezioni!È stata la campagna di Bart, lo stacanovista coordinatore del gruppo. Per settimane Bart è rimasto chiuso negli uffici de La Terna a lavorare sulla campagna di comunicazione, sulla programmazione del sito internet e sulla stesura dei programmi elettorali, giorno dopo giorno e notte dopo notte, dimenticando la luce del Sole e mangiando solo morbidoni. La sera stessa del 22 maggio eravamo
tutti felicissimi per la vittoria, da lì in poi neanche una gioia. Sonno e studio arretrati, la sessione estiva alle porte e, fulmine a ciel sereno, l’arresto di Bart. Bianco come un cadavere, sfigurato dalle sue stesse occhiaie e ingrassato di 140 chili, è stato scambiato da un vigile per Bombolo, il giovane panda fuggito il giorno prima dallo zoo. A oggi non siamo ancora riusciti a pagare la cauzione per il rilascio di Bart, che l’ha presa però con filosofia e si sta abituando piano piano alla nuova vita: “Almeno la gabbia dei panda è più pulita dell’auletta de La Terna!”. Sono passati sei mesi dalle elezioni studentesche e dall’ultima edizione del Lanterna. Le elezioni sono alle spalle e non se ne parlerà più per 18 mesi. Il Lanterna invece c’è. Per offrire un’opinione a chi vuole ascoltare e una voce a chi vuole farsi sentire. Attuale oltre ogni limite imposto dai tempi di stampa, eterogeneo e aperto a tutto. Ma anche schietto, scomodo e irriverente, come quando a metà della frase
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BURNING BRAS ON THE WEB The new ways of 21st century feminism di Claudia Ferrari A year ago, in October 2012, a UK BBC radio programme invited, for two days in a row, exclusively male experts to talk about women’s issues such as breast cancer and teenage contraception. The BBC claimed that, despite their best efforts, they could not find female experts on those subjects and this led them to leave only men to discuss on those issues. Outraged by a similar statement, two women, Caroline Criado-Perez and Catherine Smith, decided to launch a Twitter campaign in order to prove that the BBC was wrong and that women experts about teenage contraception and breast cancer did exist. Indeed, within minutes of sending out the request on Twitter, they found a large number of female expertise on both the subjects. This episode led Criado-Perez and Smith to build The Women’s Room website, adatabase, which lists female experts in a large quantity of fields. The site offersa women’s specialism list searchable by country, area of specialism and keyword, useful to journalists or other people to find female experts easily. This is made
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possible by the fact that women experts (e.g. doctors, psychologists…) can create their own profile page on the website and use it as personal portfolio for those people that are in search of their knowledge. In this way, The Women’s Room shows that even though usually women are less visible and their voices are less heard in the media that does not mean there is a lack of female experts. Female experts do exist in many different fields and is the aim of online services such as The Women’s Room to connect, in a controlled and comfortable way, female specialists with those who are looking for women’s experiences, expertise and specialism. The Women’s Room is a clear example of what feminists can do today in order to take the feminist cause forward. By building online spaces such as blogs, websites, webzine (e.g. online magazines), women have the opportunity to create online platforms from where to start feminist projects. The digital environment has in fact proved its validity and its advantages for contemporary feminism, especially in the 21th century. Compared to the previous waves of feminism, the new e-movement has shown that women have the power, with the use of the web, to take forward political action and conscious-raising at unprecedented scale and exceptional speed. In the past, feminists needed weeks of preparation to collect thousands of women in one place for a rally or a march. On the contrary, nowadays,
online feminism can assemble and mobilise thousand within minutes. Indeed, signing feminists petitions, organising campaigns and writing about feminist issues has become infinitely easier for women due to the new technological tools such as social networks and blogs so widely available. The online environment has also helped feminists to create strong communities that cross territorial boundaries. Through the online feminist spaces, women can organize around their interests and beliefs instead of around the territorial boundaries in which they happened to be physically located. This fact permits feminists to reach more easily their goals as emotional connections and fulfilment of needs are closely matched. Moreover, the online ecosystem has made feminist projects, publications and actions more visible than ever and has showed to the world the large amount of women that are fighting to assure equal rights to men and women.
In conclusion, we do not have to forget, that the online environment led to the democratisation of the feminist movement. Indeed, every women around the world can be a maker of the online feminist culture. Women can in fact use different ways of self-publishing (e.g. webzine or personal blogs) to develop the feminist discourse and produce feminist articles and posts. These and many other advantages are the new key strength of contemporary feminism that need to be looked at in order to make use of the new technologies that the digital revolution has offered to women. If online feminists would be able to make use of the benefits that the written communication on the web generates, a bright and successful future can be envisaged for contemporary online feminism. Live long E-Feminism!!
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MARE nOsTRUM di Shendbart Dalani Una nave cola a picco portando con sè centinaia di persone. Pescatori e Guardia Costiera si danno la colpa a vicenda per i soccorsi tardivi. I superstiti vengo incriminati di immigrazione clandestina. I politici esprimono le loro condoglianze. A chi? Su quel barcone c’erano probabili pusher, donne col burqa, i vucumprà della prossima stagione balneare, presunti terroristi, la futura madre della punta azzurra ai mondiali ‘42, una manciata di aspiranti stupratori. C’erano anche i pellegrini del lavoro, partiti per farsi sfruttare ai limiti della decenza umana, sperando di sfamare la propria famiglia. Ma quelli non fanno notizia, la povertà in tempo di crisi non è più tratto esclusivo di un continente esotico. I profughi di guerra, quelli sì: una volta scappavano alle purghe etniche o religiose, ora anche dalle rivoluzioni. Se fossero stati falciati dai proiettili nella piazza principale di qualche capitale africana, avrebbero scatenato la rivolta popolare. Se fossero caduti stroncati dalle armi chimiche avrebbero scosso gli equilibri mondiali. Invece rivoluzionari, miliziani, vittime, carnefici, tutti sulla stessa barca, hanno scelto di provare a
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vivere. Una scommessa, una roulette russa in grande stile. Però non ricordo condoglianze alle famiglie dei morti d’azzardo. Se bisogna proprio consolare qualcuno, basta andare nei centri di identificazione ed espulsione. Luoghi beffardi, benvenuto e vaffanculo assieme. Le loro vere famiglie si trovano là, magari ci sarà il viavai di chi si rammarica dei morti in mezzo ai sopravvissuti. Volendo si può anche andare in trasferta, nei campi di concentramento d’oltremare (ovviamente non li chiamano cosi), le strutture libiche dove finiscono gli espulsi sono finanziate dall’Italia. Intanto, chi nei social mette il sole delle alpi come copertina chiede misure più drastiche: L’Italia fa gola ai clandestini perchè troppo ospitale, bisogna essere meno “attraenti”. Allora o si abbassa lo standard della vita e della democrazia a tal punto da far ribrezzo ai clandestini, o si fa il salto di qualità: magari facendo intervenire la Marina. Un paese che si limita a respingerli in mare aperto dà l’impressione di essere debole, insicuro, smidollato. Ma per chi è disposto a pagare per salire su una bagnarola con altre centinaia di persone, sapendo di poter finire su una trappola per tonni a implorare i soccorritori per ore, solo per vedersi rinchiuso come criminale, le coste italiane sono tutt’altro che ospitali. Però sono l’alternativa a certe cose che si sono lasciati dietro, che mi permetto di pensare siano ben peggiori dei tweet di Salvini&Co.
Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro? (domanda di un immigrato italiano in Brasile, Memoriale dell’Immigrato a Sao Paulo). Il concetto di emigrazione viene involontarimente legato al tenore di vita: si migra in cerca di una appagazione maggiore, materiale o professionale e i cervelli italiani in fuga lo dimostrano. Si và nei paesi dove si realizzano i propri sogni, le proprie aspirazioni. Gli immigrati italiani partiti alla volta dell’America (e spesso mai arrivati) fanno ancora parte dell’immaginario collettivo, che rifiuta il paragone con la flotta della miseria che sta soggiogando Lampedusa. Non si sale su quelle imbarcazioni in cerca di una vita migliore. Si cerca una vita e basta. Non si parla di sognatori, ma di chi spera di poter aprire gli occhi e vivere una vita normale, mandare i figli a scuola, andare al lavoro, cenare con la propria famiglia, pregare il proprio Dio non solo per arrivare al domani. Scrivere di attualità su un periodico studentesco è complicato, ma non è questo il caso: il Mediterraneo continuerà a ricevere sacrifici mai chiesti anche mentre starete leggendo.Com’è possibile che tra tutti, “il popolo di trasmigratori” si sia dimenticato la culla comune, sbirciando solo quando si trasforma in sepolcro? Il Mare Nostrum, concepito egoisticamente nei secoli, ricalca Cosa Nostra e non solo foneticamente: estorsione, zone di influenza, legge
ma non legalità, tutto su scala continentale. Una sponda degrada l’altra, ma il dazio è altissimo e non si paga materialmente. Bisogna capire che i conti tornano sempre e che il mare terrà lontana la responsabilità ancora per poco. Se l‘attenzione rimane solo sui disperati sui barconi, è perchè mancano sia le risorse, sia la percezione del mediterraneo nella sua interezza, che invece saltano fuori appena si fiutano affari. La Libia era a un passo quando c’era bisogno di gas, la Primavera Araba aveva un buon profumino e le vacanze in Egitto fanno ancora figo. Il mercato nero del profitto istantaneo a spese del futuro ha drenato non solo le risorse, ma anche le speranze: il Mediterraneo sembra abituato a produrre tragedie e sofferenze. Onestamente non credo ad una soluzione semplice ed univoca, ma mi permetto di suggerire un primo passo, il cambio di prospettiva: invece di considerare gli immigrati come il problema, proviamo a capire cosa possiamo fare per loro, per noi. Andare alla radice, capire cosa spinge le persone ad abbandonare la propria patria e rimediare. Provare a costruire un’alternativa all’immigrazione, non preoccuparci di come ospitarli, ma di creare un posto chiamato casa. L’Italia (e l’UE) non si può permettere di rimanere un’oasi in mezzo alla disperazione, perchè il Mediterraneo non è un deserto: è il mare che lega popoli diversi, che devono condividere le stesse sorti.
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IL MITO DELL’UnIVERsITÀ ITALIAnA “QUAsI gRATIs” di Pietro De Nicolao Uno slogan molto in voga tra alcuni opinionisti è quello che in Italia l’università costi molto poco agli studenti, anzi, sia quasi gratuita: dunque, si conclude, è necessario elevare ulteriormente le tasse universitarie.
“In Italia il principio del diritto allo studio è stato attuato attraverso l’università gratis, o quasi, per tutti. Questo meccanismo ha di fatto trasferito risorse dai poveri ai ricchi togliendo a molti meritevoli le risorse per frequentare.”
Il famoso economista Francesco Giavazzi – che fu studente del nostro Politecnico – il 24 ottobre 2010 scrisse un accorato editoriale sul Corriere della Sera: “[...] si abbia il coraggio di spiegare alle famiglie che non possiamo più permetterci un’università quasi gratuita, cioè rette che coprono meno di un terzo del costo degli studi.”
Ma siamo proprio sicuri che questo racconto corrisponda alla realtà dei fatti? Nel rapporto Education at a Glance 2013 rilasciato dall’OCSE c’è un interessante grafico che può rispondere a questa domanda.
E il 28 novembre 2012, lo stesso Giavazzi scriveva sul blog Lavoce.info: “I poveri non possono permettersi di mandare i figli all’università? Certo, ma il motivo è anche che gli stessi poveri, con le loro tasse, pagano l’università sostanzialmente gratuita per i figli dei ricchi.” Anche l’economista Andrea Moro conferma, sul blog liberista “Noise from AmeriKa”, questa visione:
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Ogni punto del grafico rappresenta una nazione. In verticale leggiamo l’ammontare medio delle tasse universitarie. In orizzontale leggiamo la percentuale di studenti che usufruiscono di forme di sostegno allo studio. L’università ideale (per lo studente) sta in basso a destra: le tasse universitarie sono basse e quasi tutti gli studenti godono di benefici relativi al diritto allo studio. L’università “infernale”, invece, è in alto a sinistra: tasse universitarie esorbitanti e poche
misure per il diritto allo studio. Dal grafico si vede che l’Italia è terza in Europa per l’ammontare medio delle tasse universitarie; le università sono più costose – in Europa – solo nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, e comunque pure questi paesi promuovono molto più di noi il diritto allo studio. Svizzera, Austria, Belgio, Francia, Norvegia, Svezia, Danimarca e Finlandia hanno delle tasse universitarie più basse delle nostre.
influenzando le recenti decisioni politiche nazionali sulla contribuzione studentesca. Si consideri poi che in Italia solo il 18,7% degli occupati tra i 15 e i 64 anni possiede una laurea, contro il 39,9% del Regno Unito, il 35,2% della Francia e il 28,9% della Germania (dati Unioncamere 2013). È saggio, dunque, porre ulteriori barriere economiche all’ingresso agli studi universitari?
Quello dell’università “quasi gratis” è dunque un falso mito che si è propagato negli anni a nostre spese,
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porn generation di Valentina Simonetti Ricordo con affetto gli anni dell’ignoranza sessuale, gli anni che vanno dal momento in cui sono venuta al mondo fino alla soglia della pubertà. La trasgressione più alta allora poteva essere il trovare un posto appartato dove scambiarsi un bacio furtivo e impacciato, più per spirito di imitazione che per effettivo desiderio. Purtroppo, però, madre natura deve pur portare avanti il suo compito e, con gli sbalzi ormonali, sono arrivate le eruzioni cutanee e problemi di ben altro tipo. Dramma e fortuna dei nostri anni migliori è stata la rivoluzione digitale, l’incontrollata evoluzione dei mezzi di divulgazione e il conseguente, e per certi aspetti brutale, adattamento evolutivo dell’industria del porno. Come per molte altre cose, anche nell’hard la precedente generazione ha potuto godere di prodotti che avevano tutt’altro fascino, lasciando che arrivassero alle porte del nuovo millennio curiose e a tratti disgustose evoluzioni della faccia più impudica della settima arte. Se la vecchia videocassetta era appariscente e ingombrante, ora nel magico portale della rete, il nostro domestico stargate, è sempre
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disponibile e gratuita la più grande collezione che nessun cultore del genere ha mai potuto vantare. You Porn, You Jizz, Files Tube, Porn Hub sono solo una sparuta rappresentanza della popolazione di siti hard presenti sulla rete che continua ad aumentare ogni giorno e che ospita amorevolmente più di ventimila pellegrini digitali al secondo (!). È come ritrovarsi in una fiera di oggettistica e c’è veramente di tutto: dal vintage al futuristico, dall’eccentrico al trash; c’è spazio per tutti, senza distinzione. Tra le varie e spudorate bancarelle di questa fiera sono celate tutte le più strane e imbarazzanti perversioni di un’intera società, anche le più riposte e degradanti, tanto che a volte si rimane decisamente spaventati constatando quanto oltre ci possiamo spingere, ma niente panico. Non dobbiamo iniziare a considerarci come il risultato malriuscito di un’evoluzione dei costumi che, dando i natali a una generazione tanto intelligente quanto deviata, avrebbe fondamentalmente affidato il futuro del mondo ad una manica di depravati; il passato ci conforta offrendoci tangibili prove di quanto la perversione sessuale sia stata una fedele compagna del genere umano da sempre. Gli antichi greci avevano praticamente posto a capo del pantheon olimpico uno stupratore seriale con dichiarate tendenze zoofile e a tratti incestuose, nell’antica Roma il culto misterico del dio del vino raggiungeva il suo culmine in rituali orgiastici, i baccanali, e in piena Rivoluzione Francese uno sconsiderato quanto
depravato marchese De Sade scrisse le sue “120 giornate di Sodoma”, di cui consiglio la lettura ad un lettore tanto pronto mentalmente quanto forte di stomaco. Ma questi sono solo alcuni degli esempi che si potrebbero menzionare al riguardo e che potrebbero farci sospettare che la specie umana, dal giorno in cui ha iniziato ad accoppiarsi non semplicemente per riprodursi, non abbia insito in sé il solo istinto di procreare, ma anche la curiosità per quei percorsi “alternativi” che si discostano in qualche modo dalla convenzione. Cosa ci differenzia dagli antichi è il mezzo di fruizione e la mole impressionante del materiale reperibile; possiamo entrarvi in contatto anche involontariamente e nei contesti più disparati: praticamente conviviamo con il porno. Mentre prima l’inesistenza del supporto video aveva relegato questo tipo di diletto generalmente alle riproduzioni cartacee, spesso soggette a censura e circoscritte alle sole classi sociali più alte, ora chiunque abbia a disposizione di un comune computer può in ogni momento ricercare un sostegno nei tristi momenti di solitudine. Molti vedono in questo stato delle cose la causa della nascita di comportamenti deviati nella popolazione: il filtro che il porno dà delle relazioni ci porterebbe a vedere e vivere l’amore e la sessualità in maniera sbagliata. Ciò che forse non
viene analizzato adeguatamente è il ruolo di causa o di effetto che la pornografia dovrebbe svolgere. Le critiche mosse contro la produzione, la distribuzione e i contenuti hard pubblicati in rete sono innumerevoli; la presenza di comportamenti comunemente considerati sessualmente “deviati” viene frequentemente attribuita a questo crollo delle barriere del pudore, quando si dovrebbe anche considerare che l’industria del porno, come ogni buona attività che si rispetti, mira all’ideazione di prodotti che vadano a colmare lacune nell’offerta corrispondente ad una possibile domanda sul mercato. Il fatto che prima non venissero inscenate, non vuol necessariamente dire che determinate tendenze non esistessero e forse questa immedesimazione indiretta, questa erotica catarsi offertaci dal porno, potrebbe essere considerata come un modo per demonizzare l’imbarazzo dei nostri stessi pensieri e conoscersi meglio. Una vera critica che si potrebbe sollevare contro la pornografia multimediale è di aver tolto spazio all’immaginazione e all’inventiva, per il resto la nostra libertà vede la sua fine dove ha inizio la libertà degli altri: se non si va contro alcuna legge e vi è profonda consensualità, ciò che accade nell’intimità delle unioni è lecito.
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cOnFEssO chE hO VIssUTO Durante il colpo di stato dell’ 11 settembre 1973, morì il presidente cileno Salvador Allende. A 12 giorni di distanza, in circostanze misteriose, si spense Pablo Neruda, Premio Nobel per la Letteratura 1971. Scrisse il secondo del primo: “Allende non è mai stato un grande oratore. E come statista era un governante che chiedeva consiglio per tutte le misure che prendeva. Fu un antidittatore, il democratico per principio fin nei minimi particolari. Gli toccò un paese che non era più il popolo principiante di Balmaceda; trovò una classe operaia potente, che sapeva di cosa si trattava. Allende era un dirigente collettivo, un uomo che, senza provenire dalle classi popolari, era un prodotto della lotta di quelle classi contro la stagnazione e la corruzione dei loro sfruttatori. Per queste cause e ragioni, l’opera realizzata da Allende in così breve tempo è superiore a quella di Balmaceda; non solo, è la più importante nella storia del Cile. Solo la nazionalizzazione del rame è stata un’impresa titanica. E la distruzione dei monopoli, e la profonda riforma agraria, e molti altri obiettivi che vennero realizzati sotto il suo governo essenzialmente collettivo. Le opere e i fatti di Allende, di incancellabile valore nazionale, resero furiosi i nemici della nostra liberazione. Il simbolismo tragico di questa crisi si rivela nel bombardamento del palazzo del governo, uno evoca la guerra lampo dell’aviazione nazista contro indifese città straniere, spagnole, inglesi, russe; adesso succedeva lo stesso crimine in Cile; piloti cileni attaccavano in picchiata il palazzo che per due secoli è stato il centro della vita civile del paese. Scrivo queste rapide righe a soli tre giorni dai fatti inqualificabili che hanno portato alla morte il mio grande compagno, il presidente Allende. Sul suo assassinio si è voluto fare silenzio; è stato sepolto segretamente; soltanto alla sua vedova fu concesso di accompagnare quell’immortale cadavere. La versione degli aggressori è che trovarono il suo corpo inerte, con visibili segni di suicidio. La versione che è stata resa pubblica all’estero è diversa. Immediatamente dopo il bombardamento aereo entrarono in azione i carri armati, molti carri armati, a lottare intrepidamente contro un sol uomo: il presidente della repubblica del Cile, Salvator Allende, che li aspettava nel suo ufficio, senz’altra compagnia che il suo grande cuore, avvolto dal fumo e dalle fiamme. Dovevano approfittare di un’occasione così bella. Bisognava mitragliarlo perché non si sarebbe mai dimesso dalla sua carica. Quel corpo è stato sepolto segretamente in un posto qualsiasi. Quel cadavere che andò alla sepoltura accompagnato da una sola donna che portava in sé tutto il dolore del mondo, quella gloriosa figura morta era crivellata e frantumata dai colpi delle mitragliatrici dei soldati del Cile, che ancora una volta avevano tradito il Cile. “Confesso che ho vissuto”-Pablo Neruda
a cura di Shendbart Dalani
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EnIgMI LInEARI a cura di Matteo Romeo Enigma1 Due colleghi ingegneri, facenti parte di due scaglioni diversi, si scambiano spesso le dispense di Analisi 1. Ognuno ha un certo numero di dispense. Se Gabriele dà una dispensa a Luca, allora Luca ne avrà il doppio di quelle di Gabriele; se invece Luca dà una dispensa a Gabriele, avranno entrambi lo stesso numero di dispense. Quante dispense hanno inizialmente i due studiosi?
Enigma2 In L01 ci sono 154 alunni. Tutti gli studenti sono vestiti di blu, nero o rosso, se ci sono 3 persone vestite di blu in meno rispetto alle persone vestite in rosso, ma 5 persone vestite di blu in più di quelle vestite di nero. Quante persone vestite di rosso ci sono?
Invia le soluzioni di entrambi gli enigmi a: laterna.sinistrorsa@ gmail.com Tra tutte le soluzioni esatte estrarremo un vincitore che avrà diritto a un premio ( [C2H6O] > 10%v ).
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Nonostante presenti alcune lacune e contenga molte notizie spurie, o se non altro alquanto imprecise, La Guida Galattica per Autostoppisti è considerata l’indiscussa depositaria di tutto il sapere e la conoscenza dell’universo. Alla voce “Politecnico di Milano”, la Guida recita: Il Politecnico di Milano, Polimi per i confidenti, Polimifaimale per le vittime, è una struttura socio ricreativa situata all’interno della città di Milano, dedicata alla formazione, deformazione e riproduzione di Ingegneri, Designer, Architetti e Paninari. L’ateneo è suddiviso in due campus principali: una sede si trova a Lambrate, in piazza Leonardo, e possiede l’incredibile pregio di esser particolarmente vicino alla sede di Agraria della Statale ( per approfondire vedere la voce “Incredibile pregio di esser particolarmente vicino alla sede di Agraria della Statale”), mentre la seconda sede è situata nel quartiere periferico e fiorente di Bovisa e possiede l’incredibile pregio di aver un rapporto Ragazzi/Ragazze/ Nerd circa pari a 1. Il Politecnico di Milano mette a disposizione dei più temerari autostoppisti diversi corsi di studio, che permetteranno al giovane vagabondo di specializzarsi liberamente, dall’Ingegneria Spaziale al panino Crudo, Rucola e Squacquerone. Gerarchicamente parlando, il Politecnico di Milano è suddiviso in più Dipartimenti, ognuno dei quali si occupa della ricerca di settore, della gestione dei finanziamenti e della preparazione di Cocktail di Dipartimento, particolarmente importanti per il proprio prestigio. Vale la pena citare il famoso “Un po’ di figa qua?” del Dipartimento di meccanica, un roseo mix di Rhum, Vodka, Bombardino e succo di Mirtillo, che si racconta abbia provocato visioni idilliache all’interno del dipartimento, il 13 Agosto 1994 ( per approfondire si vedano le voci “Visioni idilliache all’interno del Dipartimento di meccanica il 13 Agosto 1994” e “Avvistamento di studenti nudi al Dipartimento di meccanica il 13 Agosto 1994”). Qualora passaste nel praticamente innocuo pianeta Terra, non dimenticatevi dunque di visitare il Politecnico di Milano, e ricordate di portare con voi oltre al vostro asciugamano una confezione di noccioline di spepterax con cui intrattenere eventuali studenti curiosi. La Guida Galattica è infallibile. È la realtà, spesso, ad essere inesatta.
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a cura di Andrea Soccini
CONTATTI Vorresti organizzare con noi un’attività culturale, proporre un viaggio o una conferenza? Vuoi essere informato di tutte le nostre iniziative e della nostra attività di rappresentanza? Contattaci pure all’indirizzo: info@ternasinistrorsa.it LEONARDO: aula Terna (quarto piano della Nave, vicino B.4.1) telefono: 02 2399 2639 BOVISA_LA MASA: aula Terna accanto alla ex CLUP telefono: 02 2399 8510 BOVISA_DURANDO: aula Terna vicino all’ovale, ingresso del Lab. Colore telefono: 02 2399 5785
RIUNIONI Tutti i mercoledì alle 18 in Leonardo o Bovisa. Controlla sul nostro sito: www.ternasinistrorsa.it
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REDAZIONE Nadia Barelli barelli.nadia@gmail.com Shendbart Dalani shendbartdalani@gmail.com Pietro De Nicolao powerpdn@gmail.com Claudia Ferrari claudia.ferri04@gmail.com Bruno Pizziol bruno.pizziol@gmail.com Matteo Romeo omega888maister@gmail.com Valentina Simonetti valentinasimonetti91@gmail.com Andrea Soccini soccini.andrea@gmail.com
GRAFICA Martina Regis regis.martina@gmail.com
Recycled paper!
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Realizzato con il contributo del Politecnico di Milano
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Aula De Donato
Ediicio 3 Piazza Leonardo da Vinci, 32 h 20:45
LA TERNA SINISTRORSA ORGANIZZA IL
CINEFORUM D’AUTUNNO 2013 INGRESSO GRATUITO
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23 OTTOBRE SLOW FOOD STORY Stefano Sardo
29 OTTOBRE
in occasione della
GIORNATA DELLA SOSTENIBILITA’ in collaborazione con
L’UOMO CHE VERRA’ Giorgio Diritti
CAMPUS SOSTENIBILE
5 NOVEMBRE RE DELLA TERRA SELVAGGIA Benh Zeitlin
12 NOVEMBRE MILK Gus Van Sant
19 NOVEMBRE NO I GIORNI DELL’ARCOBALENO Richard Linklater
26 NOVEMBRE VIVA LA LIBERTA’ Roberto Andò
20 EVENTO REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL POLITECNICO DI MILANO
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