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Lanterna #35

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“Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone” John Steinbeck

# 35

Autunno 2011

LANTERNA Periodico dell’associazione studentesca “La Terna Sinistrorsa”

Speciale Foto Metropolitane del mondo

POLITECNICO


02 LUCCIOLE PER LANTERNE

EDITORIALE

02 04

PROGETTIAMO IL POLITECNICO DI DOMANI

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FALL OUT REFERENDARIO

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CARTOLINE DAL TERRITORIO DI NESSUNO

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LETTERA AL DIRETTORE

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HABEMUS PAPAM: PERCHÉ NOI?

EDITORIALE di Bruno Pizziol Dopo le feroci polemiche lasciate dal nostro ultimo numero con l’articolo “Comunione e Liberazione” avevamo deciso di dare ai nostri cuginetti di Lista Aperta la possibilità di difendersi a colpi di penna sul giornale che stringete tra le mani. In redazione si tremava per l’eccitazione, già sognavo l’incipit: “Dalla prima lettera di San Marco apostolo alla Terna”, ma alla fine la cosa non è andata in porto, tra tristi sospiri e pacche sulle spalle. Per l’occasione avevamo creato la rubrica del pensiero controcorrente, La pecora grigia, appena nata e già orfana. Il buon Morelli ha avuto il coraggio di riempire questo vuoto giocandosi l’asso nucleare, e si è guadagnato così il soprannome di “Palle di uranio”, anche perché dopo aver letto il suo articolo ci sono decaduti i maroni. Ma come potevamo non parlare del frizzante mix tra politica e fede? Le riflessioni di Ceraudo sulla laicità hanno spaccato in due la Terna tra contrari e favorevoli, da Erica “la bigotta” sino a Gianpietro detto Anubi. Alla fine si è patteggiato per la pubblicazione e l’autore se l’è cavata con una scomunica con la condizionale.


03 Restando in tema di future azioni legali vi presento anche la nuova Lucciole per lanterne. Cattiverie, scorrettezze, scandali, temi d’esame rubati, tante bugie. Oggi in versione editoriale, il dito medio del Lanterna vicino all’indice! Inizialmente la nostra responsabile era contraria alle due rubriche, ma con un po’ di buona volontà e un paio di foto incriminanti siamo riusciti a convincere anche lei. Lo abbiamo fatto perché più che mai vogliamo sentire la vostra voce, qualsiasi sia l’argomento o il tono. Pensate! Il vostro articolo potrebbe essere subito dopo l’accesa indagine della Fraticelli sui paesaggi degradati di “questo paese di merda”, come lo ha definito qualcuno. O magari dopo Le Baiser de l’hôtel de ville, dove potreste raccontare come col

tempo sia cambiato il significato del verbo baiser, e delle cinque dita dell’avvenente parigina sulla guancia del ragazzo che non lo sapeva, ma questa è un’altra storia.. Sapevate invece che Pisapia ha trasformato la ciminiera di piazza Leonardo in un minareto? Anche a questo serve la rappresentanza! A tenere informati gli studenti sulle Polinovità. Date un’occhio al resoconto delle ultime attività negli organi centrali. E’ un organo ed è centrale. Che cos’è? La soluzione a sta cippa di enigma su ternasinistrorsa.it, assieme a quelle degli altri indovinelli che vi proponiamo in questo numero. Buona lettura, buon Lanterna.

bruno.pizziol@gmail.com

Metropolitana di Mosca


04 PROGETTIAMO IL POLITECNICO DI DOMANI di David Rossi

Così recitava uno dei punti del nostro programma elettorale “Progettiamo il Politecnico di domani” per le elezioni studentesche, che si sono svolte il 13 e il 14 Aprile del 2011: “Quest’anno abbiamo chiesto ed ottenuto uno spostamento di fondi del Poli per integrare le 1.030 borse di studio tagliate dal Governo. Nell’immediato futuro la rappresentanza studentesca sarà chiamata a ristrutturare il sistema del Diritto allo Studio. La nostra linea guida fondamentale sarà sempre l’articolo 34 della Costituzione Repubblicana. <<La scuola è aperta a tutti. [..] I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.>>”. L’esito delle elezioni lo conoscete: siamo la prima lista con il 40% delle preferenze e 2 rappresentanti su 5 in Senato accademico. Ci poniamo da soli la celebre domanda da un milione di dollari:

“Cosa abbiamo fatto, dopo essere stati eletti, in tema di diritto allo studio e tasse universitarie?” Il lavoro è stato lungo, con grande impegno di noi rappresentanti, passando attraverso tutti gli organi di rappresentanza, ma anche attraverso incontri di natura più informale con il Rettore fino ad arrivare all’approvazione definitiva in Senato Accademico e Consiglio d’Amministrazione a fine giugno. Risultato di quest’impegno è un investimento di risorse proprie da parte dell’Ateneo di 1,7 milioni di euro anche per il prossimo anno (in aggiunta al fondo del Ministero e della Regione), con la previsione di ripetere i numeri dello scorso anno: coprire almeno il 90% degli aventi diritto alle borse di studio, rispetto al 75% nelle altre università della Lombardia. Con molta concretezza noi della Terna abbiamo fin dall’inizio cercato di portare avanti questa proposta che poi è diventata realtà, consapevoli che l’università è in difficoltà a causa dei continui tagli imposti dal Governo (nonostante il Poli sia con i bilanci a posto) e che i fondi per le borse di studio sarebbero prerogativa del Ministero e della Regione. Riteniamo che avere un finanziamento stabile nei prossimi anni sia l’unica prospettiva positiva per rendere sostenibile il sistema del Diritto allo Studio. Analizzando la proposta più nel dettaglio, come il precedente, anche quest’anno l’ateneo ha dovuto reagire


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Metropolitana di Monaco

Metropolitana di Toronto

ad un taglio dei finanziamenti nazionali e regionali per il Diritto allo Studio Universitario (DSU). Abbiamo ritenuto prioritario continuare a mantenere lo stesso numero di borse dell’anno precedente: 2471 borse, ovvero la conferma per tutti coloro che proseguono gli studi, e una buona parte delle nuove matricole per una copertura complessiva degli idonei maggiore del 90%. Per poter essere ragionevolmente sicuri di raggiungere questa copertura economica e per averla in modo continuativo anche nei prossimi anni risultava necessario uno stanziamento di 1,7 milioni di euro. Questi soldi deriveranno per circa metà da un aumento delle tasse pari all’inflazione (1,5%) e per l’altra metà dall’eliminazione del secondo pasto per gli studenti fuori sede e da fondi di bilancio dell’ateneo. Per quanto non si possa guardare con piacere ad un aumento delle tasse, bisogna anche saper accettare con senso di responsabilità misure comunque rivolte nell’interesse degli studenti, al fine di garantire il nostro diritto allo studio. Inoltre, a fronte dello sblocco dell’1,5%, inferiore all’inflazione realmente registrata nel primo quadrimestre del 2011 pari al 2,4% (dato ISTAT), abbiamo ottenuto che nell’anno accademico successivo non ci sarà nessun ulteriore aumento delle tasse (che sono, comunque, tra le più alte tra le università pubbliche). Presentando tali novità, il delegato del Rettore per il DSU ha sottolineato che l’intervento è una forma di ridistribu-


06 zione della ricchezza e mantiene alta l’attenzione nei confronti delle fasce più deboli. D’altronde l’1,5% corrisponde da un minimo di zero euro per la prima fascia ad un massimo di 50 euro all’anno per quella più alta, si tratta quindi di un aumento proporzionale alla fascia di reddito di appartenenza. Per quanto riguarda il servizio pasto, che negli anni passati è stato erogato prelevando dalla borsa di studio un contributo forfettario di 655 euro sia per gli studenti in sede (a cui è garantito solo un pasto) sia per i fuori sede (a cui invece ne venivano garantiti due), l’Ateneo è stato costretto a eliminare il secondo pasto per gli studenti fuori sede in quanto non previsto dalla normativa nazionale in materia. Anche in questo caso, la dura scelta esula dalle responsabilità della rappresentanza studentesca, ma anche dello stesso Politecnico: si tratta di un dovuto adeguamento a normative nazionali. Abbiamo però ottenuto che i soldi risparmiati da quest’eliminazione vengano comunque reinvestiti nel DSU, appunto coprendo le rimanenti borse mancanti. Facendo notare che gli studenti fuori sede sostengono una spesa per i pasti maggiore rispetto alle altre categorie, abbiamo ottenuto una differenziazione di trattamento (4,5euro/gg per studenti in sede e pendolari, 5euro/gg per studenti fuori sede), con la promessa che se il sistema risulterà stabile il prossimo anno si potrà incrementare ulteriormente

l’importo. Inoltre abbiamo fatto notare le singolari finestre orarie che obbligavano lo studente a spendere questi soldi solo dalle 11.45 alle 14.30 e dalle 18.30 alle 22.00: le finestre sono state abolite garantendo la possibilità di spesa durante l’arco di tutta la giornata. Infine c’è da evidenziare che, recependo la recente riforma di legge regionale sul DSU, sono cambiati i requisiti di merito per poter richiedere la borsa di studio. Per l’accesso alla borsa al primo anno è necessario passare il test d’ingresso senza OFA, mentre per il mantenimento agli anni successivi bisogna conseguire entro il 10 agosto del primo anno 35 CFU, 90 il secondo. Per chi volesse avere più dettagli in merito, è disponibile un resoconto dettagliato del Senato Accademico del 20 Giugno sul nostro sito (www.ternasinistrorsa.it). I rappresentanti negli organi centrali de La Terna Sinistrorsa

reds.89@gmail.com


07 LA PECORA GRIGIA

FALL OUT REFERENDARIO di Federico Morelli Benvenuti in questa nuova rubrica del “Lanterna”! “La pecora grigia” ospiterà articoli che affrontano in maniera “diversa” dal solito vari argomenti di attualità. Questi articoli non si pongono come una guida per affrontare la realtà, né come la smentita ufficiale dei canali d’informazione ordinari. Vuol essere solo il punto partenza di una riflessione – in primis di chi ha scritto e, poi, di chi leggerà- forti di una convinzione: la realtà che ci circonda è troppo complessa per pensare di poter classificare tutto in “buono e cattivo”, “giusto e sbagliato”. Tra bianco e nero quindi non abbiamo dubbi, c’è il grigio! In controtendenza rispetto ai canali tradizionali di ”informazione”, è stato dato finalmente ad un ingegnere energetico lo spazio per commentare l’esito del referendum di giugno, con il quale gli italiani hanno abrogato il ritorno all’atomo nel nostro paese (per i nucleari: siate fiduciosi, vi interpelleranno per il prossimo referendum). Ebbene, essendo un “Dott.”, ho potuto diagnosticare una scarsa significatività nel risultato del referendum, attribuibile

alla presenza di diversi malori cronici che hanno afflitto il tema che si andava ad abrogare: 1. Lo sbandieramento senza un progetto organico e lungimirante di organizzazione energetica del Paese, durante la campagna elettorale dell’attuale governo, conclusosi con la ritirata suonata tramite il decreto Omnibus (n°34 del 31 marzo) con cui il ministro Romani ha affondato il programma nucleare a pochi giorni dal referendum; 2. La dis-informazione (noccioli in preda alla fusione NUCLEARE e milliSIEMENS di radiazioni disperse) promossa dai mass-media nei mesi tra l’incidente di

Metropolitana di Parigi


08 Fukushima e il fatidico 12-13 giugno, per poi dimenticarsi dell’argomento una volta conclusosi il referendum, preferendo lasciare spazio ai saldi ormai alle porte; 3. L’attendibilità di documenti e ricerche scientifiche schiacciata brutalmente da luoghi comuni e pareri personali di individui più o meno qualificati; 4. Le percentuali “stranamente” uniformi nei risultati dei quattro quesiti referendari. Questi sono tutti chiari sintomi del virus “Politicizzazione” che rende l’energia nucleare di Destra e, per principio, non tollerabile dai soggetti che sposano un pensiero di Sinistra (con conseguente emarginazione degli individui ibridi). Così il gioco è fatto, le parti sono schierate e la scelta al referendum è quasi obbligata. La cura per questa sindrome è quanto mai di difficile somministrazione nel nostro paese ed anche poco duratura, come cantava Giorgio Gaber nella sua “Destra Sinistra”. Si potrebbe iniziare somministrando un prezioso sapere individuale, che fornirebbe ad ognuno di noi le capacità per districarsi nei problemi su cui non siamo sufficientemente competenti, oppure (panacea di molti mali) optare per una migliore classe politica che abbia il coraggio, la fermezza e la responsabilità necessaria per governare un paese con progetti condivisi da tutte le fazioni, senza lavarsi le mani dalle decisioni più impopolari e spinose. Il referendum può essere considerato

efficace quando è democratico, ovvero quando tutti i cittadini posseggono pari conoscenza e dimestichezza nella materia trattata nei quesiti. Non deve, dunque, essere usato come strumento di riscatto per un popolo che non si sente sufficientemente rappresentato da chi è al governo (per la qual cosa esiste la mozione di sfiducia da parte della Camera) e nemmeno come occasione per sopperire alla mancanza di responsabilità della classe politica. Dovrebbe servire, invece, per dirimere questioni di tipo etico e morale che dipendono dalla coscienza dei cittadini e non dalla loro preparazione scolastica (ad esempio il testamento biologico sul quale il nostro virus è già in agguato!). Abbiate pietà di tutti i vecchietti ancora scossi dal passaggio dal segnale televisivo analogico a quello digitale!

fedis88@yahoo.it


09 CARTOLINE DAL TERRITORIO DI NESSUNO di Chiara Fraticelli

Vi hanno mai chiesto di usare la tecnica del brainstorming? A scuola penso innumerevoli volte! Adesso provo a darvi io una parola: Paesaggio. Ebbene, che cosa vi viene in mente? Ipotizzo: veduta, distesa, natura, ambiente, quadro, orizzonte, occhio, verde, bene pubblico. Queste sono solo alcune delle parole che ho pensato (confesso: la mia esperienza è ormai certamente influenzata dagli studi che sto seguendo!). In ogni caso ho la presunzione di credere che anche quelle scelte da voi non sarebbero tanto diverse. Ora, le mie parole hanno tutte un’accezione positiva; del resto quando penso al Paesaggio, non mi viene in mente altro che l’immagine di una cartolina. Eppure lo stesso gioco potremmo farlo concentrandoci sugli aspetti più negativi: inquinamento, abusivismo, degrado, desolazione, abbandono, e così via. Ecco che davanti non ho più l’immagine della mia bella cartolina! In fondo, quanto di ciò che essa rappresenta è reale e quanto no?!

Viviamo nell’epoca delle immagini, tutto è immagine, o meglio, tutto viene percepito come tale, anche la realtà. (Jakob, 2009). L’archeologo e storico dell’arte, nonché direttore della Scuola Normale di Pisa, Salvatore Settis una volta ha detto: “Quella delle cartoline è l’Italia che vorremmo”. Come dargli torto davanti alle visioni, forse ormai in Italia quasi utopiche, di spiagge deserte e sconfinate distese collinari! Sì, quella è l’Italia che vorremmo; ma qual è il suo aspetto ora? Con le immagini-cartolina tentiamo di nascondere le brutture che in realtà sempre più

Oliviero Toscani


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Oliviero Toscani frequentemente ci circondano. Il fotografo Oliviero Toscani, in collaborazione sempre con Salvatore Settis, ha attivato un progetto, “Nuovo paesaggio urbano”, rivolto a tutti coloro che desiderino, come gli è possibile, documentare il degrado in cui viviamo, le brutture, gli scempi. Sì, ogni giorno cementifichiamo circa 161 ettari, per i più sportivi di voi, è come se ogni giorno edificassimo 250 campi di calcio; per ogni nuovo nato costruiamo la bellezza di circa 38 vani. (Settis, 2011) Tale tendenza trova conferma nel nuovo Piano di governo del territorio di Milano: si prefigura, infatti, entro il 2014 un aumento della popolazione residente di 150mila nuovi abitanti; entro il 2030 di 500mila. In un tale arco di tempo, solo tra gli anni ‘50 e ‘70, nell’intera provincia di Mila-

no, si è verificato un tale incremento (a cui tra l’altro è seguito un decremento quasi altrettanto significativo negli ultimi decenni del secolo). (Palermo, 2010) Certo nessuno intende bloccare il tanto acclamato sviluppo di una città: ma siamo sicuri, arrivati nell’anno 2011, che sia solo la cementificazione, l’edilizia, l’unico motore dello sviluppo economico? Forse c’è qualche calcolo che non torna. Inoltre, oggi, modernità sembra voler dire costruire in altezza. Eppure pensiamo poco a quali effetti potrebbero avere tali costruzioni sullo skyline di un paesaggio. L’Italia non è l’America; è da più di cento anni che il cosiddetto Nuovo Continente costruisce grattacieli. Forse siamo un po’ in ritardo! Per noi, la modernità, come suggerisce Settis, dovrebbe essere piuttosto perseguire una serie di altri obiettivi che tengano conto


11 del contesto in cui viviamo, della nostra realtà culturale e storica: integrare città e campagna, distribuire l’insediamento, accrescere il verde pubblico, far sì che la vita di tutti sia più felice. (Settis, 2011) L’architettura, nella nostra cara penisola, rappresenta una seconda natura, almeno stando al pensiero di Goethe; ma avrebbe affermato lo stesso davanti ad alcune mostruosità d’oggi?! Il paesaggio è un bene comune, in virtù dei nostri interessi individualistici, spesso sembriamo dimenticarcene. La sua tutela è sancita dall’articolo 9 della Costituzione

(articolo che Ciampi una volta definì addirittura come l’articolo più originale) ed è strettamente legata alla memoria di chi siamo e al nostro benessere mentale e fisico. (Settis, 2011) Beh, che altro dire … raccolgo l’invito di Oliviero Toscani e lo rivolgo anche voi: “Diventiamo delatori per migliorare il nostro ambiente!”

chiara.fratic@gmail.com

Oliviero Toscani


12 LETTERA AL DIRETTORE di Erica Lenzi

Gentile Direttore, il mio paese rischia il default! Sono giorni che penso a questa frase, alla manovra, alla mancanza di un governo coeso e capace di guidarci fuori dal pantano, alla crisi morale di tutte le parti politiche, alla totale mancanza di voler fare dei

Metropolitana di Stoccolma

sacrifici insieme, allo sciopero, ai lavoratori, alle famiglie e ai miei coetanei, soprattutto. Non conto nulla, sono un codice fiscale per l’ufficio delle entrate e una studentessa da mantenere per il ministero dell’istruzione, insomma: ho vent’anni ed una notte davanti per spiegare, a me stessa e a chi avrà voglia di comprendere, come vivo questo momento cruciale della vita del mio paese. Continuo a farmi sempre la stessa domanda: io cosa posso fare? C’è chi cercherebbe di affogarmi nel nichilismo, c’è chi mi spronerebbe a scioperare, c’è chi mi direbbe di tornare a studiare e chi, invece, mi guarderebbe sgranando gli


13 occhi dicendomi “ma davvero? Non ne sapevo nulla!”. Cerco di capire cosa poter fare, rifletto, vedo degli amici al bar e ne parliamo, mi informo arrivo addirittura a leggere la manovra, cerco risposte tra gli slogan delle opposizioni… Non le trovo. Collaboro alla stesura di un comunicato stampa in cui esprimo l’adesione dei giovani democratici allo sciopero della CGIL di oggi e lo faccio per responsabilità e stima verso gli amici del movimento politico giovanile che a livello locale rappresento. Invio il comunicato ai giornali intanto che gli altri stanno realizzando che io non scenderò in piazza con loro. Questo non sarà un problema: comprendono le mie ragioni e sanno il perché mi spingo a divulgarle. Sanno che in questo momento la vita di un ventenne si divide tra la voglia di elaborare innovazione e desiderio di essere autori di questi cambiamenti indispensabili, la tipica mania riformista che forse spingerà un’intera generazione ad un’apparente schizofrenia politica, ma che non si può far a meno di ascoltare. Ho sempre pensato che scendere in piazza volesse dire lottare e sostenere i propri principi e valori. Questa volta, invece, non trovo le ragioni per manifestare contro la manovra, non perché sia un disegno politico-economico coerente e ben fatto, anzi. Ma credo che un paese abbia il governo che si merita e che questa manovra sia

il prodotto di tutti coloro che nella propria vita hanno votato con superficialità l’amico, il parente, il conoscente e il vicino di casa solo perché almeno avrebbero potuto andare a lamentarsi con lui dei propri problemi, senza pensare alla competenza di queste persone che poi sono andate a costituire la base di una classe dirigente ancora più incompetente di loro. Non è scioperando che un tale vuoto istituzionale può essere colmato, non è scioperando che vedo una via per il futuro, non è la piazza troppo calpestata da mille colori che innoverà il nostro mercato del lavoro, regolerà il nostro mercato immobiliare e

Metro di Praga


14 stabilizzerà quello finanziario. Credo nella sana ed onesta politica, fatta da coloro che non si sono mai inchinati a nessuno per avere un posto e che hanno portato sempre con loro la competenza di un settore o di più aspetti della società civile. Credo nella possibilità che un giorno i giovani escogiteranno nuovi metodi di contestazione e che non avranno bisogno di far perdere né un giorno di paga ai lavoratori ne un giorno di produzione a chi cerca di investire in questo stanco, ma stupendo paese.

Metro di Rio de Janeiro

Credo nella necessità di riformare prima gli italiani e poi, ancora una volta, l’intera nazione. Voglio verità dalla politica, voglio una dialettica fatta di semplicità e poca programmazione neurolinguistica, voglio un paese unito sempre, anche nei momenti di difficoltà. Voglio che i funzionari e che i tecnici dei nostri enti pubblici siano più ascoltati e meno soggetti alle ingerenze della classe politica. Voglio dei professionisti non corruttibili e capaci di accettare un mondo in cui le corporazioni che ci portiamo avanti dal medioevo non esistano più. Voglio comuni capaci di ammettere che se unissero gli apparati amministrativi riuscirebbero a governare meglio le risorse. Voglio province che sappiano elaborare una proposta di riassorbimento delle competenze e dei lavoratori in un’ottica consorziale tra comuni. Di noi ventenni parlano le canzoni, qualche libro, le foto su face book, i sondaggi, qualche azienda che fa business su di noi, qualche professore particolarmente illuminato e le nostre madri… forse nessuno si rende conto che un giorno diventeremo adulti e che il paese si dovrà reggere sulle nostre spalle. A coloro che credono che noi giovani siamo tutti stupidi e assolutamente apatici dico che si sbagliano, dico che ci sono le riforme nel cuore e la voglia di realizzarle nella ragione. Dico che questo momento ci sta insegnando a vivere seguendo altri modelli morali


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Metro di Dubai

Metro di Montreal

e politici rispetto a quelli che vediamo. Dico che la ragione dello Stato sarà più forte quando, da questi momenti storici, si sarà compreso che la divisone sociale oltre che istituzionale non porta assolutamente a nulla. Dopo queste sudate righe il mio orologio mi fa notare che sono le 3:00 di notte, ma so che se potesse davvero esistere un dialogo tra macchine, come qualche mente futurista sta cercando di realizzare, sono certa che il mio computer direbbe a questo benedetto orologio di stare zitto perché sono rare le notti in cui stare svegli fino a tardi pensando al mio paese mi portano ad un grande risultato: quello della voglia di continuare a dare il massimo per migliorarlo, quello della voglia di coinvolgere e rimanere coinvolta dalla mia stessa generazione che ha la fortuna di toccare con mano i grandi spauracchi del pensiero politico moderno. La contemporaneità ci ha insegnato che il capitalismo, la globalizzazione, la liberalizzazione, il liberismo, la privatizzazione e la municipalizzazione sono piani di sopravvivenza a mio avviso ne buoni ne cattivi, dipendono da chi li usa e come. L’unico motivo per cui questa notte mi tiene sveglia è la certezza che questo paese non è una “merda”, ma un’occasione per mettere in gioco delle menti oneste e riformiste.

lenzi.erica@libero.it


16 HABEMUS PAPAM: PERCHÉ NOI? di Valerio Ceraudo Nel linguaggio comune con il termine laico si ha l’abitudine di indicare colui che si professa ateo e/o agnostico, quando invece con questo termine si vuole indicare in realtà l’essere (una persona o uno stato) slegato dalle confessioni religiose e non. Definizione che trova la sua eccezione proprio nella figura dello Stato

Italiano, teoricamente al 100% laico, come sancito nell’articolo 7 della Costituzione, ma che nella concretezza dei fatti, trova quotidianamente la possibilità di dimostrare il contrario. Lo Stato del Vaticano è riconosciuto come uno stato a tutti gli effetti, con le proprie leggi, il proprio territorio e la propria popolazione, eppure, per quanto esso sia uno stato straniero, partecipa più attivamente alla politica italiana di quanto faccia con la propria politica interna. Durante i 150 anni nei quali i due stati hanno convissuto, risulta ad oggi per l’Italia una posizione di netta subordinazione rispetto al Vaticano, non tanto

Metropolitana di Londra


17 da un punto di vista economico (sul quale si potrebbero scrivere altri 100 articoli giusto a titolo introduttivo), ma da un punto di vista morale ed esistenziale. Laico non significa essere figo o di moda, come spesso alcune voci in abito talare vogliano far passare, ma significa essere giusto, avere piena consapevolezza di essere al di sopra delle ideologie o delle religioni, le quali, per definizione, sono di parte. La laicità è fondamentale per uno stato perchè anche per essa passa la garazia che diritti e doveri siano per tutti eguali. Eppure basta guardare come spesso sia proprio la classe politica italiana, che per non deludere una fetta di elettorato, sia disposta a vendere parte della propria anima allo stato straniero. L’esempio classico lo si ritrova nel famoso “testamento biologico”, che impone a tutti, credenti e non, cristiani e non, di disporre della propria vità secondo il concetto biblico di essa: non è forse questo un piegare chiunque al volere di un ideologia, nonché il togliere il diritto fondamentale della libertà (e, forse un pò cinicamente, della proprietà privata)? Sarà forse secondo l’uso ed il costume del Vaticano, da sempre contro l’uso dei contraccettivi, di qualsiasi tipo, che sulla televisione italiana non si è mai vista una pubblicità riguardante questi prodotti? Questi sono solo alcuni esempi, ma se ne potrebbero citare in migliaia riguardanti il campo economico, della ricerca scientifica, della politica, o dei tanti tabù

imposti a giornali, tv o radio, affinchè non trattino liberamente temi che possano suscitare l’ira divina della Santa Sede. No, non è questo l’articolo giusto, quì si vuole parlare della laicità dello stato Italiano e, possibilmente, alla prossima inaugurazione di un asilo, di un ospedale, di un centro commerciale o di una qualsiasi altra cosa in cui vedrete la corvina presenza di un prelato, farvi porre nuovamente la fatidica domanda “lo Stato Italiano è veramente Laico?”.

valerio.ceraudo@gmail.com

Metro di Washington


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Robert Doisneau

“Le baiser de l’Hôtel de Ville”. Non mi piaceva questa fotografia. Tutto quel nero e quel bianco, quel grigio sfumato, erano proprio i colori che non avrei voluto per ricordo. L’amore afferrato al volo su un marciapiede, la gioventù insolente sullo sfondo del grigiore parigino certamente... ….Ma c’era la sigaretta che il ragazzo teneva nella sua mano sinistra. Non l’aveva gettata al momento del bacio. Eppure sembrava quasi consumata. Si percepiva che aveva in mano la situazione, che era lui che comandava. Voleva tutto, abbracciare e fumare, provocare e sedurre. Il modo in cui la sua sciarpa si insinuava nell’apertura della giacca denunciava autocompiaci-

mento ed una disinvoltura ostentata. Era giovane. Aveva soprattutto quel modo di essere giovane che non invidiavo, ma che mi faceva male, perché?..... c’era Parigi, un tavolo, la sedia di un caffè, l’Hôtel de Ville, la sagoma di una macchina. Nel rumore immaginato, nel grigio brumoso, c’era la Francia di tutta un’epoca. Troppo. Era troppo facile, la fotografia di Doisneau, troppo di tutto. La si trovava ovunque. “Le baiser de l’Hôtel de Ville”1950, neanche fosse ‘L’Embarquement pour Cythère’ o ‘Le Déjeuner sur l’herbe.” (Philippe Delerm, “Les amoureux de l’Hôtel de Ville”, 2004, edizioni Gallimard)


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REDAZIONE Valerio Ceraudo Fabrizio Cotini Chiara Fraticelli Federico Labriola Erica Lenzi Federico Morelli Bruno Pizziol David Rossi

GRAFICA Elena Marengoni

Speciale foto: metropolitane dal mondo!

RIUNIONI Tutti i mercoledì alle 18 in Leonardo o Bovisa. Controlla sul nostro sito: www.ternasinistrorsa.it

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